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Pakistan: serial killer omofobo usava social media per attirare le

vittime.
Larresto della scorsa settimana di un paramedico di 28 anni, padre di due figli, accusato di aver drogato e
ucciso 3 gay a Lahore dopo averli contattati su un social network, non ha fatto tirare un sospiro di sollievo
alla comunit LGBT del Pakistan.
L'uomo, che dopo larresto ha confessato gli omicidi, afferma che voleva mandare un messaggio sui mali
della pedofilia e dell'omosessualit. Alcuni attivisti temono che luomo potrebbe
essere acclamato [en, come i seguenti, salvo dove diversamente indicato] come eroe anti-LGBT.
Lomosessualit complicata in Pakistan. Qui il sesso gay illegale [it], e mentre il governo non prende
apertamente di mira gli omosessuali e raramente tralascia le lunghe pene detentive autorizzate ai sensi di
legge, la tolleranza per chi fa coming out bassa.
In un paese a maggioranza musulmana, i gay, uomini e donne, devono affrontare lo stigma sociale, la
disapprovazione e la discriminazione in molti settori. Alcuni membri della comunit LGBT abbracciano la
loro identit e lottano per i diritti in Pakistan. Ma molti scelgono di vivere nell'ombra vogliono una moglie,
dei bambini e il rispetto sociale, pur avendo, occasionalmente, rapporti omosessuali.
L'uomo ha utilizzato il sedicente social network gay Manjam per mettersi in contatto con le sue vittime,
secondo quanto ha riportato in un'intervista in prigione di 20 minuti con con la TV urda Samaa TV.
L'intervista ha attirato sul web le ire degli attivisti per aver concesso all'omicida una vetrina. Il sito vietato
in Pakistan, e ha annunciato che chiuder i battenti ai non membri fino a nuovo ordine.
Durante lintervista luomo ha confessato gli omicidi e ha detto che stato adescato e violentato quando
era in quinta elementare da uno studente pi grande. Ha affermato di aver denunciato laccaduto alla
polizia e alla scuola, ma che laggressore non mai stato accusato perch proveniente da una famiglia
importante.
Di seguito alcuni estratti the dell'intervista tradotti dall'Urdu:
Ho una causa, i mali che si stanno diffondendo nella nostra societ a causa di queste persone. Essi hanno
lasciato la retta via e stanno rovinando la vita di altra gente. Non sono realmente gay, per loro il sesso uno
svago, lo definiscono attivit sportiva. [04:13-31]
Giornalista: Non ti senti in colpa per aver ucciso un essere umano? No, ho pulito dell'immondizia [...] Ma
mi sento in colpa per i loro familiari [...] I miei modi sono stati sbagliati [08:00-45]
A causa del sesso gay un sacco di ingiustizie si stanno diffondendo nella societ. Alcuni lo fanno solo con
un ragazzo, lo fanno per abitudine, poi si forzano a farlo con qualcun altro. [13:35-49]
Non penso che queste persone siano immondizia. Penso che le loro abitudini lo siano [...] [14:45-54]
In risposta alla sua confessione su Samaa TV, lattivista pakistana per i diritti LGBT Hadi Hossain ha
scritto una lettera aperta su Scroll.in, dicendo che il caso ha has involontariamente rotto il silenzio del
Pakistan sullomosessualit:

Voglio rispondere a alcune cose che hai detto in quello show. importante per me perch sono parte della
immondizia, il termine che hai usato per descrivere i gay.
[ ... ]
Pensavi che le tue azioni avrebbero instillato la paura della morte in noi. I membri della comunit
inizialmente erano in preda al panico. Alcuni forum e gruppi online sono stati cancellati. Ma hai dimenticato
la nostra continua capacit di ripresa che ci ha motivato fin dall'infanzia. Siamo stati vittima di bullismo, di
abusi, siamo stati presi a calci, derisi, spinti, scherniti, puniti, violati. Per tutte la nostra vita ci stato detto
dai fanatici di questa societ etero-normativa che dobbiamo cambiare, o vivere nella vergogna per essere
quello che siamo, vivere nella paura costante di essere scoperti e di sentirci in colpa per quello che
facciamo. Quello che abbiamo affrontato stato pi spaventoso della morte.
Un blogger anonimo su Pious Sluts ha accusato Samaa TV di rendere il colpevole un eroe religioso nel loro
programma:
Vi siete mai chiesti che il ragazzo che ha ucciso altri tre ragazzi un mostro? Ci che peggio che avete
fatto di un paziente di necrofilia un eroe! Wow! Devo lodare i vostri sforzi per spostare sorprendentemente
la colpa sulle vittime. Non forse quello che questa societ vi ha detto? Come i nostri leader nazionali e
baroni islamici i quali esigono che se una donna violentata non pu portare 4 uomini come testimoni
oculari deve mantenere il silenzio o morire!
Il ruolo dei media in Pakistan spesso messo in discussione nel dibattito sui diritti dei gay. Pochi mesi fa, un
giornalista TV entrato in casa di una coppia, accusando i due uomini di avere una relazione omosessuale e
li ha consegnati alla polizia, chiedendo leggi pi severe contro l'omosessualit. Il giornalista di Samaa TV,
tuttavia, non ha dato verbalmente un giudizio sull'omosessualit durante lintervista con lassassino.
Su Twitter, il regista Sana Haq ha constatato l'impatto del caso:
Il Pakistan non pronto per questa conversazione, nonostante sia presente sotto forma di tre gay morti.

Originl link: http://globalvoicesonline.org/2014/05/03/pakistan-confessed-serial-killer-of-gay-men-usedsocial-website-to-lure-victims/

Siria: Io sono Aleppo ed Aleppo come me


Chi sono? Ho sempre considerato questa domanda la pi difficile a cui rispondere o di cui scrivere,
soprattutto oggi, a tre anni dallinizio della rivoluzione siriana. La verit che non so realmente quanto io
possa somigliare alla giovane donna che ero prima. Scrivere per Global Voices potrebbe essere per me
lopportunit di rimettermi in contatto con me stessa, almeno ricordarmi chi sia questa persona con cui
vivo,
come

diventata,
chi
sono.
Oggi ho 29 anni. Mi chiamo Marcell. Il nome significa giovane guerriero. Vengo da una piccola famiglia. Il
mio defunto padre, possa Dio avere misericordia di lui, era un prete ortodosso. E la mia defunta
madre [en], possa Dio avere misericordia anche di lei, era una casalinga e una madre meravigliosa. Ho
studiato odontoiatria ad Aleppo finch non sono arrivata al punto in cui mi sono resa conto che ero pi
interessata alle questioni sociali. Ho lasciato medicina e ho studiato scienze politiche, per la precisione
relazioni internazionali e diplomatiche. Non posso presentarmi senza parlarvi della mia citt, Aleppo, dato
che siamo esattamente identiche: distrutte, esauste, piene di fuoco, piene di voglia di vivere,
confuse. Aleppo la seconda citt pi grande della Siria. Secondo le statistiche, la popolazione dovrebbe
essere di 5 milioni. Non sono sicura di quanti di loro ci siano ancora e di quanti rifugiati di altri paesi siano
venuti a vivere qui. Ho scoperto la mia abilit di esprimermi oralmente e per iscritto fin da quando ero
piccola potrebbe essere una qualit che ho ereditato da mio padre. Mi divertiva scrivere i temi a scuola, un
lavoro di routine che gli altri studenti consideravano noioso. Leggevo tutto ci che mi capitava tra le mani.
Avevo anche labitudine di scrivere su qualsiasi cosa su cui si poteva scrivere: bollette, fazzoletti di carta dei
ristoranti e nei margini dei libri che stavo leggendo. E quando arrivarono i blog, naturalmente, ne
approfittai subito. E questo quello che successo. Ho iniziato a scrivere sul mio blog nel 2008. Allepoca
avevo amici che stavano pagando il prezzo della libert di parola nelle prigioni del regime siriano. Questo
stato sufficiente affinch la libert di parola diventasse la mia missione, il ch mi trasform ben presto in
una oppositore del regime. Loppositore di un regime che sopprimeva la libert generale e la vita civile.
Quando iniziata la rivoluzione in Egitto, questa paralizz la nostra possibilit di muoverci verso altre
direzioni, se non verso la nostra speranza che anche in Siria scoppiasse una rivoluzione. Cos, senza ulteriori
indugi, mi sono unita allondata rivoluzionaria. In un primo momento ho scritto, poi ho partecipato alle
proteste. Mi ricordo ancora leuforia mista a preoccupazione, e la paura e limbarazzo nella mia voce
mentre scandivo lo slogan La gente vuole rovesciare il regime!. Durante una protesta, raffiche di
proiettili cominciarono a pioverci addosso da parte delle forze di sicurezza siriane e quelli attorno a me
cominciarono a correre. l che ho scoperto di essere una di quelle persone che restano paralizzate dalla
paura, mimpediva di muovermi trasformandomi in un ostacolo per chi cercava di fuggire. I miei amici mi
afferrarono dalle mani e mi spinsero via per proteggermi, fino a quel momento avevo raccolto
testimonianze sullessere in punto di morte, feriti o arrestati, e su come gente pi razionale di me sarebbe
intervenuta a salvarmi. C voluto un p ai servizi segreti siriani per produrre un dossier su di me,
specialmente visto che c almeno un informatore ogni 10 siriani. Durante quel periodo, e dopo un anno di
proteste e di consigli sul fare attenzione alla famiglia e agli amici, il punto di svolta era arrivato: mia madre
era stata martirizzata [en] in un posto di blocco delle forze armate siriane ad Aleppo. Ho perso una parte di
me per sempre. A causa dellincredibile funerale organizzato dai molti rivoluzionari, che hanno manifestato
il mio dolore con rose rosse, le autorit cominciarono a convocarmi e ad interrogarmi sul mio attivismo con
frequenza settimanale. La rivoluzione armata si stava avvicinando ad Aleppo. All'epoca ero contro le armi
sotto tutte le forme. Credevo che i cambiamenti pacifici avrebbero garantito ai siriani i loro diritti e risultati
con il minor numero di sacrifici. Infatti, gran parte della mia citt era gi stata liberata, ad eccezione del mio
vicinato e dei posti a me cari, che erano rimasti sotto il controllo del regime siriano. Quando gli

interrogatori si fecero pi seri e sembrava inevitabile che ben presto sarei stata arrestata, decisi di
accettare una borsa di studio per un master in Diritti Umani nel Regno Unito. Come ogni sopravvissuto ad
eventi sanguinosi come quelli a cui avevo assistito io, durante quellanno sono tornata in Siria
ripetutamente, ad Aleppo, guidata dal senso di colpa. Mi spostavo da casa di un amico allaltro, come se
fosse pericoloso per me ritornare a casa mia, finch anche la vita dei miei amici era a rischio, messa in
pericolo dalla loro unione con un attivista come me. Sono stata obbligata a fare ci che ovviamente era la
decisione giusta, spostarmi nella parte libera di Aleppo lasciandomi alle spalle gli amici, la famiglia, i ricordi,
casa mia e la tomba dei miei genitori. In breve, la maggior parte della vita a cui ero abituata. Vivere per
conto mio come attivista durante la guerra, sola e lontana dalla famiglia e dai posti a me cari, mi ha posto
nuove sfide. Mi ero spostata in una zona di cui non sapevo niente, tranne il fatto che le forze armate del
regime non erano presenti l. Ma non era libera da tutte le altre forme di morte. Come una delle pochissime
donne che non portano il velo in un ambiente conservatore e umile, tra gente davvero molto gentile
nonostante la violenza che c intorno, soffro a volte di una solitudine pietrificante. Vivo con la paura
costante di essere rapita. A volte riesco a resistere, ma altre volte scoppio, esausta. Sono circondata da
storie di eroi, il cui eroismo potrebbe ispirare altri a cambiare se stessi. A causa di tutto questo, e perch le
nostre vite sono piene di eventi che potrebbero non bastare per una vita intera, ho deciso di scrivere per
voi. I miei articoli riguarderanno a volte la mia vita quotidiana, altre volte toccheranno i ricordi e come ci
piacerebbe che fossero le nostre vite, nonostante gli orrori che vediamo. Siete liberi di scegliere se essere
solidali con me, o essere duri con i vostri giudizi. Ma la mia speranza che ci che vi racconter rifletta
alcuni dei sogni, dei desideri di cambiamento, e la fiducia che questo cambiamento sia possibile, per quanto
inverosimile o doloroso quel sogno possa essere. Marcell Shehwaro scrive sia nel blog marcellita.com che
su Twitter @Marcellita, entrambi soprattutto in lingua araba.

Original link: http://globalvoicesonline.org/2014/03/12/syria-i-am-aleppo-aleppo-is-me/

Russia: i cattivi bulli dei media russi


La condizione dei media in Russia in questo momento non delle migliori. I lettori di RunNet Echo
conoscono bene gli attacchi verso alti profili di Tv Rain, lunico canale televisivo indipendente della
Russia, cos come le minacce legali contro LEco di Mosca, la stazione radio pi popolare del paese,
e Alexey Navalny, il pi famoso blogger politico russo. In tutti questi casi sono implicate delle
affermazioni pubblicate online che politici e personalit dei media conservatori hanno considerato
offensive e antipatriottiche. TV Rain ha fatto un sondaggio [en] chiedendo agli spettatori di
valutare labbandono di Leningrado ai nazisti durante la seconda guerra mondiale; lEco di
Mosca ha pubblicato un articolo [en] di Victor Shenderovich, in cui confronta certi aspetti delle
Olimpiadi di Sochi con le Olimpiadi di Berlino del 1936; e Navalny ha fatto una battuta
enigmatica [en] su un giudice assassinato in Ucraina, scherzando sul fatto che la stessa cosa
potrebbe accadere ai giudici russi.
Mentre i russi discutono su quanto trovino offensivi Tv Rain, Shenderovic o Navalny, limportanza
della stazione tv e di questi due uomini nella politica russa fuori discussione. A questo proposito,
nonostante tutte le insensatezze della caccia alle streghe della Russia moderna contro i presunti
traditori, una certa logica ha accompagnato il prendere di mira persone e istituzioni.
La scorsa settimana la logica sembrava essere crollata, quando la Tv popolare russa e il giornalista
radiofonico Vladimir Solovyov hanno dedicato un intero programmaradio [ru, come tutti i link
seguenti] ad esaminare e riportare i tweet in sostegno di Maidan di un manipolo di studenti della
Scuola Superiore di Economia di Mosca. (Vedi la relazione dettagliata di Sultan Suleimanov in
merito, in russo.) Yulia Arkhipova ha accusato il colpo degli attacchi di Solovyov, calunniata (in sua
assenza) per essere una cittadina ucraina sostenitrice degli omosessuali.
Solovyov sembra aver appreso della Arkhipova grazie a Vitalii Milonov, consigliere comunale a San
Pietroburgo, tristemente famoso per aver dato il via alla repressione legale della propaganda
gay in Russia nel 2011. Milonov ha attaccato la Arkhipova proprio il giorno prima del programma
radiofonico di Solovyov, prendendosi giocodelle sue sue preoccupazioni riguardo ai manifestanti
feriti a Kiev e sostenendo che la sua apprensione fuori luogo fosse un esempio della carente
istruzione superiore russa. Quando la Arkhipova, pi tardi, ha insultato Solovyov, scrivendo su
Twitter che proprio per lui aveva indossato gli abiti ucraini tradizionali e tenuto con cura il suo
passaporto russo in tasca, Solovyov ha risposto dicendo che la sua anima resta marcia,
nonostante il cambio di guardaroba.
Perch Solovyov ha perseguitato un gruppo di studenti universitari sconosciuti in un paio di post
su Twitter collegati allUcraina? La stessa Arkhipova ha ipotizzato che Dimitri Kiselyov promosso
di recente, giornalista pro-Cremlino che regolarmente sconvolge la societ liberale con attacchi
allopposizione russa, abbia innalzato la bandier della lealt nella sfera dei media russi. Solovyov
stato a lungo un polemico sostenitore di Putin, ma le sue abituali buffonate impallidiscono in
confronto a quelle di Kiselyov, che ha fatto sembrare Milonov come Harvey Milk, quando (nel
2012 sulla Tv nazionale) Kiselyov sosteneva con rabbia di bruciare i cuori delle vittime gay di
incidenti stradali. Il giornalismo popolare e il dibattito pubblico nellera di Kiselyov erano diventati

molto sensibili ai due temi ricorrenti del liberalismo russo: la critica del Cremlino e la lode
allOccidente.
Mentre Solovyov potrebbe aver alzato la posta in gioco prendendo di mira la battaglia dei
ventenni su Twitter, il pi grande obbiettivo era di sicuro la Scuola Superiore di Economia, che
Milonov ha condannato come covo di liberalismo. In altre parole, la logica che guida i reazionari
russi potrebbe non essere scomparsa dopo tutto.
Allo stesso tempo, Vyshka (come conosciuta luniversit in gergo) ha fatto del suo meglio per
restare al di sopra dalle parti in questa controversia. Il 21 febbraio 2014, la pagina Facebook della
scuola ha pubblicato una nota in cui chiamava il comportamento di Solovyov una provocazione.
Il post includeva, inoltre, una foto di Mark Twain con la citazione: Mai discutere con gli idioti, ti
trascinano al loro livello e poi ti battono con lesperienza.

Original link: http://ru.globalvoicesonline.org/2014/02/24/28244/