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Come volano le oche di Tony Rizzo

Probabilmente non vi siete mai soffermati a pensarci, ma vorrei


parlarvi del modo in cui volano le oche. Ogni autunno innumerevoli
stormi di oche adornano il cielo in graziose formazioni a V, allo scopo
di poter raggiungere quelle regioni del globo dove il clima migliore ed
il cibo pi abbondante. Ma vi siete mai domandati perch volano in
quel modo cos ben coordinato? Ebbene, la risposta sta nella
ottimizzazione locale, null'altro.
Quando vediamo un formazione in volo a V, stiamo osservando il
risultato di un sistema che funziona. Ma per capire la ragione per cui
questo sistema ha successo, noi dobbiamo guardare al pi piccolo
componente del sistema. Dobbiamo guardare all'oca stessa. Inoltre
abbiamo bisogno anche di capire alcuni fondamenti di aerodinamica.
Cominciamo da questi ultimi, cos potremo capire meglio il
comportamento di un'oca.
un fatto naturale che qualsiasi cosa che abbia delle ali crei delle
spirali di flusso di aria mentre vola. Queste increspature di vento
scaturiscano dal bordo di entrata dell'ala di qualunque cosa stia
volando. I vortici hanno rotazioni in direzioni opposte. Quello generato
dall'ala sinistra ruota in senso orario, mentre il vortice dell'ala destra
ha senso antiorario. Se abitate molto vicini ad un aeroporto, vi potr
essere capitato di vedere questi vortici che si generano sulle ali di un
aereo che sta atterrando, in giornate fredde ed umide. Sono piuttosto
affascinanti da vedersi.
Ma se voi foste un'oca, la vostra percezione di questi vortici sarebbe
basata su un criterio completamente differente. Infatti, i vortici
sarebbero influenzati dalla vostra posizione di volo relativa all'oca che
sta di fronte a voi. Consideriamo questo aspetto. Se i vortici girano in
senso opposto l'uno con l'altro, con il sinistro che gira in senso orario
ed il destro in senso antiorario, allora l'aria direttamente dietro un'oca
in volo ha un movimento netto verso il basso. Immediatamente dietro
ciascuna oca si trova un flusso verso il basso. Immaginatevi di cercare
di battere le ali verso la vostra meta a sud per qualche migliaio di
chilometri con un flusso continuo che cerca di spingervi verso terra.
Se voi foste un'oca, e se fosse possibile trovare una posizione pi
favorevole per volare, non la cerchereste subito?
Ci potrebbero essere due posizioni migliori rispetto alla posizione
dell'oca che vi sta davanti. Stare un po' dietro e su uno dei due fianchi
dell'oca che vi sta di fronte. Ripensiamo ai vortici. Alla sinistra o alla
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destra dell'oca che vola, i vortici provocano nell'aria un movimento


verso l'alto. Proprio cos . Mentre appena dietro l'oca l'aria si muove
verso il basso, l'aria che sta dietro sui due lati ha un leggero
movimento verso l'alto. Ora, io sono il primo ad ammettere che n le
oche n i paperi conoscono l'aerodinamica. Ma tutti loro sentono la
differenza. Se un'oca stanca, e trova che pi facile volare in una
certa posizione rispetto alla compagna che le sta davanti, si
posizioner in quel modo, nient'altro. Ma questo cosa c'entra con
l'ottimizzazione locale?
Bene, l'abbiamo spiegato il problema dell'ottimizzazione locale, o no?
Ciascuna oca in formazione a V risponde fermamente ad un'ottica di
ottimizzazione locale. Le oche non volano in simile formazione perch
hanno un senso estetico. N volano cos perch seguono qualche
politica di volo. Le oche non hanno politiche. Loro hanno solo istinti,
ed uno di questi quello della autoconservazione. Volare dietro e
leggermente spostati su di un lato rispetto all'oca che precede,
permette di rendersi la vita pi facile e ottimizzando si aumentano le
probabilit di sopravvivenza. Noi, che le guardiamo con stupore e
spesso a bocca aperta, stiamo osservando il comportamento di un
sistema in cui la singola oca un componente. Stiamo vedendo il
risultato di una ottimizzazione locale diffusa e riuscita.
Ora parliamo di questo istinto di sopravvivenza. Non lo posso ancora
provare, ma ho il forte sospetto che ogni organismo complesso (ogni
animale) che ha perso questo istinto scomparso dalla faccia della
terra soprattutto perch ha perso un istinto primario e fondamentale.
Se cos , allora devo aspettarmi che ogni organismo complesso si
comporti in una maniera in qualche modo predicibile. Ad esempio, io
mi aspetto che un'oca eviti quelle cose che la danneggiano, come il
volare immediatamente dietro un'altra oca. Cos , mi aspetto che
un'oca faccia cose che favoriscono la sua sopravvivenza, come volare
s dietro ma spostata di un lato dietro un'altra oca. Inoltre, mi aspetto
che la maggior parte delle oche, come gli altri organismi complessi,
siano indifferenti alle cose che non danneggiano n favoriscono la loro
sopravvivenza. Ma come ho detto, non lo posso ancora provare. Ci sto
lavorando sopra, e con l'aiuto di qualche mente veramente capace. Ah!
Devo dire che le persone sono organismi complessi?
Le persone sono organismi molto complessi, e possiedono anche un
forte istinto per la sopravvivenza. E il comportamento delle
organizzazioni che le persone creano (le chiamiamo aziende) il
risultato di una ottimizzazione locale diffusa e riuscita. Quando
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osserviamo una azienda che sperimenta un formidabile successo,


stiamo osservando il comportamento di un sistema in cui si imposta
una ottimizzazione ben riuscita . Quando osserviamo una azienda che
mostra una mediocrit che la immobilizza, stiamo ancora osservando
il comportamento di un sistema in cui si imposta una ottimizzazione
ben riuscita. Ogni volta che osserviamo una qualsiasi azienda,
possiamo concludere con sicurezza che in quella azienda deve esistere
una ottimizzazione locale ben riuscita. Ma allora, dov' la differenza
tra aziende che hanno formidabili successi ed aziende che offrono
risultati ampiamente mediocri? C' una differenza.
La differenza si trova nelle regole che esistono all'interno delle
aziende. Queste regole (politiche e sistemi di misurazione) sono la
fisica del sistema. Come le leggi dell'aerodinamica creano gli stormi di
anatre che volano in formazione a V, le politiche e i sistemi di
misurazione all'interno di una azienda creano il comportamento
complessivo di un sistema organizzativo che l'azienda. Ottengono
questo portando gli individui a scegliere un insieme specifico di azioni
che, all'interno del contesto dell'organizzazione, danno come risultato
o il pi grande guadagno o il peggiore danno agli individui che la
compongono.
Durante la nostra escursione nel regno dei constraints e del pensiero
sistemico, molti di noi potrebbero aver concluso che l'ottimizzazione
locale una cosa pessima, da evitare a tutti i costi. Ma non una cosa
cattiva n una buona, appartiene solo alla natura delle cose. Ogni
cosa
vivente
in
questo
momento

costantemente
tesa
all'ottimizzazione locale. E cos deve essere, in molti casi
semplicemente per continuare a sopravvivere. La tragedia non
l'esistenza dell'ottimizzazione locale, che non la comprendiamo come
uno scienziato comprende la fisica dell'universo. Se noi capissimo la
fisica dell'organizzazione solo per la met della misura in cui un fisico
capisce, per esempio, l'aerodinamica, allora potremmo cominciare a
sfruttare la grande energia delle persone che creano le nostre
organizzazioni.
Forse proprio questo l'argomento pi persuasivo a favore della
Teoria dei Constraints (TOC). La TOC fornisce una struttura e gli
strumenti con cui possibile scoprire la fisica delle organizzazioni che
disperatamente necessitiamo di comprendere, se vogliamo disegnare i
nostri sistemi organizzativi in modo efficace.
Tony Rizzo, 1996.

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