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MARIA

CASTRONOVO

STELLE SEGRETE E QUIETE

il mistero inedito della Divina Commedia

ai compagni di viaggio

Cara Lettrice Caro Lettore,

non si pu trasformare in un libro austero quello che accaduto per pura magia.
Questa solo una fiaba che narra di tesori nascosti, e che, come tutte le fiabe, non
ha altra spiegazione che il caso e lo stupore. La sfida del gioco e la corsa anarchica
della fantasia.
E questo solo linizio della fiaba della quale non Vi potr svelare la
conclusione perch questa appartiene a Voi. Ognuno di Voi scriver la Sua.
Io ho fortunosamente pescato una mappa dentro un baule abbandonato in soffitta:
lisola del tesoro lontana per tutti, ma dalle mappe possono cominciare i viaggi e
nessuno pu prevedere il loro traguardo. Potrete partire per i Caraibi o per i confini
della galassia, a vostro piacere e la fiaba inizia da qui perch questa mappa ve la
voglio proprio regalare.
E poi non aprite questo libro pensando che sia solo un noioso saggio letterario,
ma leggetelo per quello che : la cronaca di una avventurosa caccia al tesoro, come
realmente stata, senza correre alle ultime pagine per vedere la soluzione perch vi
perdereste il meglio: le ipotesi, le congetture, gli indizi, le intuizioni, e, passo dopo
passo, le sorprese. E nemmeno pensiate che sia opera di fantasia: tutto ci che
contenuto in questo libro solo dentro il testo del Poema dantesco, e in nessun altro
luogo.
Buon viaggio!
Maria

1 Listante del Tempo

LA NOTTE DEL DIECI DEL DIECI DEL DIECI


Miserere di me, gridai a lui

Domenica 10 ottobre del 2010, ore 22


La notte in cui dal fondo del baule uscita la mappa.
La data lho ricostruita dopo, a distanza di mesi. Come al solito ero distratta, anche
se date cos capitano una volta allanno, e solo nei primi 12 anni di un secolo, e
quindi il 10 del 10 del 10 una volta sola in cento anni.
Il gioved successivo, il 14 di ottobre, avrei iniziato il mio corso annuale di Lectura
Dantis con la presentazione del Proemio.
Quella sera ho riaperto il Sapegno, sulla vecchia scrivania della vecchia prof.
Da quando? Da quanto? Da un giorno di primavera del 1961. Rannicchiata sopra il
travertino di una finestra stretta - potevo permettermelo, avevo sette anni - affacciata
su un fazzolettino verde di bosso ortensie ed aspidistre, lunico posto in cui a
Venezia potevo sentire il profumo della terra bagnata.
Avevo rubato lInferno dal vietatissimo scaffale dei libri, unedizione
danteguerra, con la carta velina ancora preziosamente intatta a protezione della
copertina, qualche miniatura delle tavole del Dor il libro del mistero e di un
divieto da trasgredire.
Nel mezzo del
Lingua difficile! Ho ancora nelle orecchie il rintocco delle ore della campana dei
Frari, il suono delle trombe basse e lontane delle barche nei canali, il calpestio
frusciante dei passi nella calle Sono uscita dalla finestra per camminare fra le
ortensie, dentro un luogo che non mi apparteneva.
Intrusa allinferno e intrusa nel giardino: doppia trasgressione, ottima giornata.
Dice Hillman1 che pu capitare nei primissimi anni dellinfanzia di toccare
qualcosa con la netta sensazione che quella cosa ci riguardi da vicino lui dice che
la chiamata del dimon, il sussurro lieve del destino, di una vocazione annunciata
Infatti quando leggo Dante mi sento sempre unintrusa, una che entra di soppiatto,
ladra dilettante, elefante nella cristalleria.
Non mi sento mai degna di entrare dentro ci che per SUA NATURA
inaccessibile.
La sera del dieci del dieci del dieci gli ho chiesto di farmi vedere dentro i suoi
versi qualcosa che non avevo mai visto, perch lo so che Lui cos: non rivela mai le
stesse cose.
1

James Hillman, Il codice dellanima, Adelphi

Gli ho chiesto di farmi vedere le orme dei suoi passi smarriti: il tracciato vero,
reale, concreto del suo lungo cammino notturno dentro la selva. Lesatta fotografia
del percorso che pu rischiare di compiere chi si smarrisce. La Mappa del Dolore
chiedevo la sua precisa geografia, il suo territorio e i punti cardinali per non
rischiare mai di metterci un piede, o per uscirne in fretta, caso mai avvenisse.
Pi onestamente: per uscirne in fretta, visto che gi era avvenuto.
Lo so, adesso lo so: gli ho chiesto di svelarmi il nome dellassassino, di indicarmi il
covo del Drago, la formula precisa per stanarlo Quella sera non volevo letteratura:
volevo una fiaba e una formula magica per uccidere il Drago.
E vietato leggere cos la Divina Commedia. Ma anche vietato calarsi dalla
finestra per entrare nel giardino del vicino. Il mio non un dimon per bene.
Se inorridite, riconosco appieno le Vostre buone ragioni.
Non per mia difesa, ma per mia giustificazione mi appello al Canto XVII del
Paradiso
e sio al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico.

... e lascia pur grattar ov la rogna.


Ch se la voce tua sar molesta
nel primo gusto, vital nutrimento
lascer poi, quando sar digesta.
Questo tuo grido far come vento,
che le pi alte cime pi percuote2
Dante espone a Cacciaguida le sue perplessit sulla missione indicatagli dallavo:
se scrivo tutto quello che ho visto saranno in molti ad offendersi. Ma se io non dico
tutta la verit, saranno i posteri a negarmi la loro fiducia (non mi lasceranno vivere
tra di loro) E lascia pure che i tuoi contemporanei si grattino risponde il Saggio
Beato perch se la tua voce sar molesta in prima battuta, pi passer il tempo pi
diventer nutrimento vitale. Il tuo grido far come fa il vento che percuote le cime pi
alte
Siamo noi le cime pi alte quelli che possono chiamare antico il tempo di Dante.
Siamo noi che possiamo dobbiamo sentire pi forte il suo grido ed lui stesso che
ci invita a considerarlo nutrimento di vita, e tutto il resto letteratura.
La sera del dieci del dieci del dieci gli ho chiesto di aiutarmi a vivere e, forse,
glielho chiesto proprio come i bambini chiedono le fiabe, per provarne terrore e
consolazione. Perch questo si vorrebbe facesse anche la vita. Atterrirci e consolarci.
La cosa strana che Dante mi ha esaudita.

vv. 118-133

2 In movimento

SOTTO L VELAME DELLI VERSI STRANI


cos come raia
dallun, se si conosce, il cinque e il sei.
Par., XV, 56-57

Guardare il testo come se non si fosse mai visto, qui il trucco?


Nemmeno quello che ti accompagna da decenni e che canti a memoria nelle
classi per il gioco infantile di sentirti dire ma professore la sa tutta a memoria la
Divina Commedia???
E solo per poter rispondere eh magari! solo qualche pezzetto da poter cantare quando
si un po tristi
No, nemmeno quello Guardami, mi diceva, guardami come se fosse la prima
volta
O voi ch'avete li 'ntelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani.3
Cos nel Canto IX dellInferno una terzina impertinente ci fa sapere che la caccia al
tesoro aperta, ma solo per glintelletti sani Non sono certo io quella che pu
mettersi in gara.
E guardiamo il testo come se fosse la prima volta
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ch la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant' amara che poco pi morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dir de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
3

vv. 61-63

Questi sono gli unici versi in cui Dante parla del suo smarrimento. Quasi fosse un
cammeo minore, un brevissimo espediente per dar fuoco alle polveri.
Se penso solo a quanti oggi riescano a farcire risme e quinterni narrando la loro
unica e originale e individuale e inimitabile depressione!
Ma posso ribattezzare cos lo smarrimento?
Con labusato vocabolo della modernit?
Una buona quantit di manuali scolastici inducono gli allievi a credere
fermamente alla perdita della via del Bene e allesperienza del Peccato minimali
informazioni facili da utilizzare per i test a crocette applicati anche a Dante, tipo
Perch Dante si smarrito?
-

perch ha lasciato a casa il tomtom


perch ha perso la via del Bene ed caduto nel peccato
perch non ha consultato la cartina

Se non ci credete andate a leggervi i test in qualsiasi libreria scolastica.


Motivazione teologicamente (teologia cattolica) inconsistente: per peccare ci
vogliono piena avvertenza e deliberato consenso, ma Dante era pien di sonno in quel
punto: dimensione lontanissima anni luce dalle scelte avvertite e consapevoli.
Il Dolore ci coglie sempre impreparati e quasi sempre in totale assenza di nostre
complicit.
Certo lo cor mi parte
di cotanto dolore,
pensando il grande onore
e la ricca potenza
che suole aver Fiorenza
quasi nel mondo tutto,
ed io in tal corrutto,
pensando a capo chino,
perdei il gran cammino,
e tenni a la traversa
duna selva diversa.
Sono versi di Brunetto Latini, il Maestro di Dante, che comincia cos il suo
Tesoretto.
Il Tesoretto il sussidiario su cui ha studiato Dante bambino, mandando a
memoria parecchi brani.
Non manca nulla: dalla zoologia allastronomia, dalla botanica alla storia alla
geografia alla teologia.
la conoscenza delluniverso mondo narrata ai bambini in settenari a rima
baciata.
Ser Brunetto, ritornando dalla Francia verso Firenze incontra un suo studente che
lo informa delle tragiche vicende fiorentine. Sopraffatto dal dolore perde il gran
cammino ed entra in una selva sconosciuta. Ma lui non trova le belve e Virgilio e
labisso infernale Lui trova la Natura in persona che lo invita a scrivere di tutte le
bellezze del Creato.
10

Se chiudete gli occhi potreste anche vederlo un Dante di otto anni che lancia una
palla di stracci contro un muro tenendo il ritmo cantando settenari ed io in tal
corrutto tonf pensando a capo chino tonf perdei il gran cammino tonf
Perch questo facevano i bambini del tempo antico prima di essere messi a cuccia
con una playstation.
Vedete come sono i vecchi bauli abbandonati, gonfi di oggetti e cianfrusaglie e
detriti di ricordi? E la mappa del tesoro sta sempre in fondo in fondo in fondo
Dobbiamo condividere la fatica di svuotarlo e, nello svuotarlo, ci si smarrisce ancora
di pi.
Ma poi, che fiaba se non ci si perde in una foresta, o dentro il labirinto delle cose
vecchie e abbandonate?
Accantonate il dagherrotipo di Dante che gioca adesso c anche questo: Dante
sconfitto, condannato a morte in contumacia, esule e pellegrino, che abbandona una
Firenze ancora pi annientata di quella descritta da Ser Brunetto, che si sorprende a
dover estrarre dalla filastrocca dellinfanzia il presagio oscuro della sua disfatta. Il
frutto di quella tragedia il suo Poema.
Il Dolore ci coglie sempre impreparati.
Dante non lo nasconde che dentro la selva lha trascinato unimmane valanga di
Dolore.
Lo svela a modo suo, disseminando indizi, dettagli irrilevanti, fugaci simmetrie,
sottili analogie.
Ce lo fa intuire con la raffigurazione delle tre belve, che gli impediscono la salita
del colle, che lo vogliono ricacciare nella selva l dove il sol tace.
Certo che lo possono far riprecipitare in basso loco: sono le stesse identiche
sovrumane forze che nella selva lavevano incarcerato quando era pien di sonno.
Toccato da un disegno di Grazia, di cui ancora non ha notizia, lui le pu vedere
solo dopo la fine di quella notte trascorsa con tanta pita e cos riconoscerne
appieno la loro mostruosit.
Il dolore che ci procuriamo da soli: la Lonza.
Il dolore che disseminiamo in noi e attorno a noi con la pretesa di poter
disprezzare controllare trasformare e distruggere il Mistero che ci ospita (chiamatelo
Vita, chiamatelo Mondo, chiamatelo Dio il risultato non cambia): il Leone.
Il dolore che ci portiamo gli uni contro gli altri armati e carchi di tutte brame: la
Lupa.4
4

Le tre fiere sono solitamente interpretate come lallegoria dei Sette Peccati Capitali enunciati nella teologia
cattolica. Il loro tratto simbolico, quasi a livello letterale, lo si pu anche rintracciare nella tradizione popolare
che riconosce ai felini la loro spiccata sensualit (lonza), al leone la superbia, e ai lupi la fame insaziabile.
A una pi approfondita analisi si pu rilevare che le tre fiere suggeriscono a Dante la geografia infernale - una
vera e propria Geografia del Dolore che organizza lInferno non solo nei Nove Cerchi visibili a tutti, ma anche
in TRE precisi territori dominati dalle singole belve. Dal II al V cerchio (territorio della lonza) sono collocati i
dannati che, trascinati dalle loro passioni e dai loro eccessi, hanno fatto del male solo a se stessi (lussuriosi,
golosi, avari, prodighi, iracondi, accidiosi). Al VI cerchio gli Eretici che hanno negato e disprezzato leterno
mistero della Vita (territorio del leone).
Ancor pi nel VII cerchio, suddiviso nei tre gironi dei violenti, dove si ha proprio limpressione che le tre belve
abbiano il loro domicilio: violenti contro il prossimo (lupa), contro se stessi (lonza) contro Dio e le sue cose
(leone).
Nel profondo abisso dellInferno (VIII e IX cerchio le Male Bolgie e i Traditori) domina la lupa.
Allo stesso modo, simmetrico ed opposto, si configura il Purgatorio: i Negligenti nel pentirsi di colpe contro il
prossimo (lupa), i Superbi della Prima Cornice (leone), fino alla Settima cornice (ancora transitando per
invidiosi, iracondi, accidiosi, avari e golosi, e quindi nel territorio della lonza) dei Lussuriosi che chiudono
limmaginario cerchio l dove lInferno era iniziato (V canto) con lalta poesia di Paolo e Francesca.

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Dopo la comparsa delle tre fiere il Lettore (da quello pi attento a quello pi
distratto) pu percepire che quella trama lo sta coinvolgendo molto di pi di quanto
potesse sospettare.
Perch non pu essere che quelle belve riguardino solo Dante: leco del primo
verso leco della nostra vita che si ripresenta sotto unaltra forma.
In pochi attimi quelle belve neutralizzano i dati biografici dellAlighieri Autore, e
ci restituiscono lUomo Dante, e noi con lui, travolti e minacciati dalla medesima
valanga, dal Dolore immenso dei suoi tempi, di ogni tempo, di questi tempi, il dolore
che si prova quando si soffre per se stessi, ma ancor pi per gli Altri.
C qualcuno che non sa quanto sentiamo vicino il fiato della morte dentro una
selva dolorosa?
Ma io volevo limpossibile la notte del dieci del dieci del dieci: volevo contare i
suoi passi, seguirli, spiarli magari ripercorrerli a ritroso e salvarmi con poco
dignitose, ma tanto rapide scorciatoie. Volevo la luna. Nelle fiabe si pu.
Fosse davvero esistito un segreto, quello doveva per forza essere chiuso dentro le
prime 4 terzine. E tutto l dentro, il camminare inesausto e caparbio di una terribile
notte. E tutto in dodici versi in 33 sillabe moltiplicate per 4.
Se voglio contare i passi mi servono i numeri se voglio smascherare un tracciato,
mi serve una linea e allora mi servono dei punti sempre numeri! numeri
speciali per, numeri sacri, numeri divini quelli che sanno spiegare come raia
dallun, se si conosce, il cinque e il sei.
Se si conosce Pitagora, se si conosce larmonia perfetta del suo mondo tradotto in
cifre, se si conoscono glimpronunciabili segreti della Sacra Tetrachtis della Sacra
Decina.
Ho impiegato dei mesi per rendermi conto che la notte del dieci del dieci del
dieci notte unica dei Cento Anni la Sacra Decina, come una nebbia morgana,
era scesa dal Tempo scegliendo la mia casa.
Quando si dice la discrezione di unantica e nobile Signora

Totalmente trasfigurate, le fiere disegnano anche la Geografia della Salvezza nel Paradiso: dal Cielo di Mercurio
al Cielo del Sole, gli Spiriti Attivi, Amanti e Sapienti ripropongono, cambiati di segno, tutti i tratti della lonza
traslati nella passione per lAzione, per lAmore, e per la fame di Sapienza, cibo dellanima e non del corpo. Dal
Cielo di Marte a quello di Giove gli Spiriti Militanti e Giusti trasfigurano i tratti della lupa nella lotta per
lAmore del prossimo e di Dio, e per la fame di Giustizia.
Nel Cielo di Saturno i Contemplanti sono leoni splendidi e radiosi per lAmor di Dio e delle sue cose.

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3 Il primo traguardo

DALLUNO AL DODICI PASSANDO PER IL DIECI


Quando sei in cammino non tagliare alberi
Giamblico - Summa Pitagorica

Non possibile sgombrar soffitte, svuotar bauli in un battito di ciglia.


Vedo trascorrere adesso nelle vostre memorie lincubo dei traslochi andati, il
panico dei periodici smottamenti domestici, le inevitabili paralisi ritmate dai lo
tengo? lo butto e se poi mi serve??? E linfondato desiderio di accelerare il tempo
perch nel tramestio convulso si ha la sensazione di poter trovare tra le cose smesse e
dimenticate qualcosa di prezioso
Avevo chiesto a Dante di farmi vedere qualcosa che non avevo mai visto stasera
dammi una carta buona cos gli avevo detto.
Quale oscura ragione mi confermava nellidea che sarebbe potuto accadere?
Non avrebbe dovuto essercene nessuna, ma ancora rovistavo incessantemente tra
le cose smesse e dimenticate.
Una parabola Cassidica mi arrivata in mano, mi tornata alla mente, chi pu
saperlo? Ma la rileggo con Voi volentieri, il resto del baule dorme un altro po.
Quando avvertiva che la sventura stava per abbattersi sul suo popolo, il Baal-Schem Tov
usava ritirarsi in raccoglimento in un dato punto del bosco. Ivi giunto, accendeva un fuoco e
recitava al cielo una sua preghiera: e il miracolo si compiva, e la sventura era scongiurata.
Gli anni passarono. E tocc al suo discepolo, il Maghid di Mesritsch intervenire per
scongiurare le sventure che via via, minacciose, si profilavano. In quei momenti il Maghid si
recava nel bosco e diceva. Signore del cielo, prestami ascolto. Come vada acceso il fuoco non
lo so, nessuno me lo ha insegnato oppure lho dimenticato. Per la preghiera sono ancora
capace di recitarla, e credo che baster. E il miracolo si compiva,
Gli anni passarono, nubi cariche di sventura si addensavano. Dal suo ritiro nascosto nel
bosco Rabbi Mosche Loeb di Sasow diceva: Non so come vada acceso il fuoco, non conosco la
preghiera: perch nessuno mi ha insegnato il modo e le parole, oppure perch io stesso li ho
dimenticati. Per il luogo so come trovarlo, e forse baster. E ancora il miracolo si compiva.
Poi tocc a Rabbi Israel di Riin scongiurare le minacce che incombevano sul suo popolo.
Seduto su un pancaccio, si prese il capo fra le mani e mormor: Non so come vada acceso il
fuoco, non conosco la preghiera, non so pi trovare quel punto nel bosco: niente di tutto
questo so, nessuno me lha insegnato oppure lho dimenticato: Tutto quel che so fare, tener
viva la memoria di questa storia: baster?.5
Adesso potete capire come mi sentivo, avrei voluto godere di questo privilegio: di
ricordarmi daver dimenticato. Che impagabile lusso sarebbe di questi tempi!
Non ricordarsi di COSA si dimenticato, ma di AVER dimenticato.
5

Clara Sereni, Il gioco dei regni, Rizzoli

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Questa lenza sottile da lanciare nelloceano delloblio potrebbe essere lultima


possibilit di contattare i sogni sommersi che ci hanno preceduti.
Resta aperto il quesito: labbiamo dimenticato noi o non ce lhanno insegnato?
vero, il risultato apparentemente non cambia, ma se fosse vera la seconda ipotesi
sinsinuerebbe il sospetto di una colpa: chi ha tagliato gli alberi nonostante fosse in
cammino?
Questa la ventesima raccomandazione (di 39) prescritta da Pitagora ai suoi
discepoli; Giamblico6 le chiama simboli perch un linguaggio cifrato, ermetico, e il
suo contenuto non va accolto nel senso letterale.
Anche se mi torna alla mente il racconto di unamica sul cammino di Santiago, il
sole a picco e lasperit desertica della Mesetas, il disperato desiderio di unombra
lieve, il miraggio di un albero tu non puoi immaginare cosa darebbe un pellegrino che
cammina anche per un albero con due rami
Noi, Voi pellegrini di questa terra, umanit che incessantemente cammina
quante benefiche oasi dombra ci sono state usurpate?
Giamblico spiega cos il simbolo: mai tagliare alle radici lunica vera filosofia che
pu essere praticata, mai farsi vincere dalla tentazione delle filosofie che vogliono
spiegare ci che muta ed corruttibile nelle sue precarie e fugaci manifestazioni,
perch
la filosofia che procede attraverso ci che incorporeo e intelligibile e immateriale ed
eterno, e che sempre identico a se stesso e non ammette mai n corruzione n
mutamento solo questa filosofia infallibile e stabile, e costruttrice di dimostrazioni
solide e indeclinabili Scegli questa filosofia anche perch il CAMMINO verso la sapienza,
nella quale tu non acquisirai dottrine spezzettate n contraddittorie, ma stabili e consolidate
nel loro essere sempre identiche a se stesse per mezzo di una dimostrazione scientifica
attraverso le MATEMATICHE e la contemplazione, il che significa: filosofa alla maniera
pitagorica. 7
Dove siamo finiti? Nello spazio del baule occupato dalle anticaglie buttate e
sepolte dal VI secolo a.C.
Ecco le cose pi strane: sassolini, lenzuola che erano bianche e che ora soffrono di
un giallo estenuato da 26 secoli, delle corde e dei pesi di bronzo per tenerle tese, una
lira tarlata e muta lo spettro di Pitagora (Samo, c. 575 a.C. Metaponto, c. 495 a.C)
arrivato.
Oggi, pigmei, non intendiamo di Dante che il verso e la prepotente immaginazione; ma
un giorno, quando saremo fatti pi degni di lui, guardando indietro alle orme gigantesche
chegli stamp sulle vie del pensiero sociale, andremo tutti in pellegrinaggio a Ravenna, a
trarre dalla terra ove dormono le sue ossa gli auspicii delle sorti future e le forze necessarie a
mantenerci su quellaltezza chegli, fin dal decimoquarto secolo additava ai suoi fratelli di
patria.
E quando saremo fatti degni di Dante, troveremo oltre a quel segreto, nelle pagine chei ci
lasciava, una lingua, quale oggi gli sfibrati scrittori che tengono in Italia il campo delle
6
Nato a Calcide in Celesiria (regione dellodierna Siria) probabilmente tra il 265 e il 270 d.C. La sua Opera
quindi si colloca allinizio del IV secolo, ed quanto di pi completo possediamo attorno alla Vita e agli
insegnamenti di Pitagora. Fra Giamblico e Pitagora sono trascorsi quasi 800 anni.
7
Giamblico, Summa pitagorica, a c. di Francesco Romano, Bompiani, pag.459

15

lettere, guasti da Francesi, guasti da Tedeschi, guasti da tutti e pure armeggianti a


dichiararsi indipendenti da tutti, neppure sospettano: troveremo una Filosofia, nazionale
davvero, anello tra la Scuola Italiana di Pitagora e i pensatori italiani troveremo le basi
di una Poesia, vincolo fra il reale e lideale, fra terra e cielo, che lEuropa, incadaverita nello
scetticismo e nellegoismo, ha perduta: troveremo i germi duna credenza che tutte le anime
invocano senza raggiungerla.8
Cos Giuseppe Mazzini nella Prefazione agli Studi Danteschi di Ugo Foscolo,
pubblicati nel 1842.
Schola Italica: laveva definita cos Aristotele la Scuola Pitagorica di Crotone.
E Foscolo fu il primo a rilevare il pitagorismo sostanziale e non formale del
Poema, inaugurando il percorso esoterico dellesegesi dantesca.
(Non lamentatevi: tutti i vecchi bauli sono molto disordinati.)
Foscolo scopr che Dante non uno che si permette di tagliare gli alberi.
Tutta lUmanit cammina con Lui: pagana, cristiana, planetaria, passata, presente
e futura. La potente radicalit del suo ecumenismo pu essere solo il risultato di un
pensiero che procede attraverso ci che incorporeo e intelligibile e immateriale ed eterno.
(Se poi volete rovistare anche dentro la tarlata cassapanca dellOccidente
incadaverito scettico ed egoista, vi lascio tutto il tempo che volete.)
Del formalismo pitagorico dantesco sappiamo quasi tutto, sfacciatamente essoterico
nel disegno del Poema: 3 cantiche, 33 canti, in TERzine di 33 sillabe, pi un Proemio
che fa 100, il quadrato del 10, la Sacra Tetrachtis, il quadrato della Perfezione.
Nessuno ci ha insegnato (o labbiamo dimenticato?) perch il 3 e il 10 fossero sacri
per la Schola Italica, perch avessero addirittura il diritto agli altari - insieme ad altri
numeri - e fossero venerati, invocati e pregati come divinit.
Perch troppi Posteri hanno tagliato gli alberi, e perch i Posteri sono sempre
indotti a pensare che chi li ha preceduti non pu essere pi intelligente di loro.
Perch dovrebbero essere sacri i numeri? Servono a calcolare, a misurare per noi
moderni i numeri sono solo cifre e basta cos.
A Pitagora non bastava: il numero era cifra calcolo e misura, ma anche armonia e
filosofia.
Misura aritmetica geometrica astronomica
Armonia musicale naturale sociale
Filosofia cosmologica teologica etica
Tutti i segreti di questi 9 territori del pensiero astratto ed applicato erano ben
criptati dentro la Sacra Decina.
E il numero del Calcolo - la cifra - diventa Immagine Simbolica quando nasconde
le conoscenze dellArmonia e i Principi della Filosofia.
Lopera di Arturo Reghini, I numeri sacri nella tradizione pitagorica, se amate
lalgebra, la pi completa dal punto di vista matematico: scoprireste per esempio
che lo stesso Galilei ha dovuto ricorrere a unequazione criptata nella Sacra Decina
per il suo studio sulla Caduta dei Gravi. Ma per spaventarci sufficiente la sintesi di
Giamblico:

Dalla Prefazione di Giuseppe Mazzini alla Commedia di Dante Alighieri illustrata da Ugo Foscolo, Londra,
Pietro Rolandi, 1842

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dentro il 10 contenuta in germe ogni cosa: numeri solidi e piani, pari e dispari e paridispari e numeri perfetti di ogni tipo, numeri primi e non composti, uguaglianza e
disuguaglianza, nonch le dieci relazioni, numeri diametrali e sferici e circolari9
Dentro la Tetrachtis10 abitano anche gli accordi di ottava, quinta e quarta con i
quali Pitagora stabil le 7 note usando corde appese e tese con pesi di bronzo.
(Pitagora) riteneva che la musica contribuisce grandemente alla salute ed esistevano
alcune melodie che erano composte per combattere le passioni dellanima i suoi stati di
scoraggiamento e di rimorso per i momenti dira e dimpetuosit e per ogni distorsione
dellanima in preda a tali sentimenti11
Nella sua tunica di lino bianco, chiuso dentro una tenda di lino bianco teneva
lezioni parlando a discepoli (Uditori) che sedevano fuori dalla tenda: potevano solo
ascoltare senza porre domande. Gli Iniziati (scelti fior da fiore dopo anni - minimo
quattordici - di osservazione) sedevano dentro col Maestro, a bassa voce
sussurravano cose intorno agli impronunciabili segreti. Sacro il giuramento di non
diffonderli, pena la morte civile: alcuni discepoli spergiuri vennero cacciati, ma
dentro il recinto della scuola venne costruito il loro sepolcro.
LImmagine della Tetrachtis solitamente viene rappresentata dal triangolo che
contiene un cerchio:
O
O O
O O O
O O O O
formata per da 10 sassolini (rtmoi in greco e calcula in latino) che servivano in
assenza delle cifre arabe a sostituire il numero, e lunico possibile strumento di
calcolo era labaco. Viene anche chiamato Pentalfa Pitagorico, da panta=tutte le cose, e
alfa=origine: lorigine inoltre si fonda sulla Sacra Tetrade, i primi quattro numeri
cosmogonici secondo la loro somma (dal vertice alla base) 1+2+3+4=10.
Solo per i pochi Eletti a volte Pitagora la disponeva cos:
O O O O O O O O O O
Dieci sassolini in fila, che diventavano 12 (la Sacra Dozzina) per gli Eletti ancora
pi eletti.
12, come i versi delle prime 4 terzine del Proemio.

Giamblico, op.cit., pag. 943


Per la Sacra Tetrachtis i Pitagorici avevano coniato una preghiera:
Benedici a noi, o numero divino, tu da cui derivano gli dei e gli uomini, O santa, santa Tetrachtis, tu che
contieni la radice, la sorgente delleterno flusso della creazione. Il numero divino si inizia collunit pura e
profonda, e raggiunge il quattro sacro; poi produce la matrice di tutto, quella che TUTTO comprende, che
TUTTO collega; il primo nato, quello che giammai devia, che non affatica, il sacro dieci, che ha in s la chiave
di tutte le cose
(DANTZIG, Le nombre, Paot, Paris 1931, pag.127)
11
Giamblico, op.cit., pagg. 164-165
10

17

S, i versi sono numerati per individuarli, per nominarli, per citarli. Per noi
Posteri sono le uniche motivazioni possibili.
Ma se Dante a questa innocua numerazione avesse sovrapposto anche il valore
matematico, armonico e filosofico dei Pitagorici che potrebbe accadere?
Per un Poema universalmente considerato insuperabile e inimitabile, non si pu
sospettare una spericolata operazione per il suo incipit?
Un fiume sotterraneo, discretamente silenzioso, ha trasportato per secoli questi
principi dottrinali, salvati da uomini che non hanno innalzato dighe, deviato acque,
tagliato alberi; dai Platonici, agli orfico-pitagorici latini, a Virgilio, a Plotino, agli
stessi Padri della Chiesa fino a Dante che a questi segreti era stato iniziato fin
dallinfanzia e sapeva come raia dallun, se si conosce, il cinque e il sei come si
irradia dall1, il 5 e il 6.
Al 57 verso (5+7=12) del XV canto della Terza Cantica (57+15+3=75 7+5=12)
vengono indicati sia gli addendi del 12 sia il principio pitagorico della potenza
emanatrice dell1, che non un numero, ma il motore che genera il TUTTO. Banali
coincidenze? Il CASO per Dante sempre stato un elemento da non tenere MAI in
considerazione
So quello che temete: adesso dal baule saltano fuori tutti i valori esoterici dei primi
dodici numeri!.
Certo che SI!

18

19

4 Quello che Pitagora ha creato

VIA AUREA, VIA REGIA, VIA DIRITTA


I numeri regnano sullUniverso
Pitagora

12 sassolini in fila costruiscono una linea diritta. Una diritta via che i Pitagorici
definivano anche aurea o regia. Insomma, una strada veramente speciale.
La strada che disegna il cammino verso il TUTTO: un tracciato sapienziale che
guidava lIniziato in un lunghissimo percorso di disciplina, studio e contemplazione.
La disciplina del corpo, delle emozioni e delle passioni; del benessere fisico, vitale
e spirituale. Lo studio e lapplicazione dellaritmetica, della geometria e della logica;
della grammatica, della dialettica e della filosofia; della poesia, della musica e della
danza; dellastronomia, della cosmologia e della fisica (intesa alla greca come fsis,
studio dei fenomeni naturali); della politica, delletica e della teologia.
E la contemplazione dellincorporeo intelligibile immateriale ed eterno.
Vero che sembra di intravedere in un siffatto programma scolastico il sunto del
sunto del sunto del poema dantesco? Strano pensare che possa essere esistita una
scuola di questo tipo. E soprattutto che sia nata in Italia!
Probabilmente anni di duro lavoro e impegno e sacrificio anche per raggiungere
un solo sasso, sotto la guida severa e indagatrice e giudicante del Maestro.
Insegnamenti e segreti sapientemente graduati e svelati secondo un preciso e
indefettibile progetto matematico tutto chiuso dentro la decina (per pochi) e la
dozzina (per pochissimi). S, state pensando la cosa giusta: Dante fra i pochissimi.
Se vero che i numeri regnano sullUniverso, regnano anche sulla nostra vita, ne
traducono i passaggi e levoluzione, possono anche decidere di fermarci o di farci
procedere, di farci andare dritti o di farci smarrire. La via dellascesi, la via della
salita in 10 numeri, cos apparentemente breve e indolore
Torniamo al baule.

SACRA TETRADE o Sacra Quaternit

I primi quattro numeri: la loro pi semplice rappresentazione quella geometrica.


Dallastrazione del concetto di PUNTO GEOMETRICO (1) alla RETTA (2) al
PIANO (3) e allo SPAZIO (4).
1. Il punto: O
2. La geometria della retta: O--------------------------O
20

3. La geometria piana:

4. la geometria solida:

con tre punti si delimita un piano


con quattro punti si conquista lo spazio

Tutte le dimensioni geometriche sono contenute nella Sacra Tetrade.


Ma essa costituisce anche le radici della Decina non solo perch la somma dei
primi quattro numeri d 10, ma anche perch i primi quattro numeri sono i princpi
delle propriet del numero. L1 della sua identit pensata per se stessa, il 2 della sua
diversit e del suo essere gi in rapporto ad altro, il 3 della singolarit del numero e
del dispari in atto, il 4 del pari in atto e la loro somma il 10, quasi pi in termini
filosofici che aritmetici.
Il perfetto 10 deve necessariamente radicarsi sulla forza dellindividualit (1), su
quella della diversit per s e in relazione allaltro (2), e su quella della potenzialit di
agire in un senso (3) o nel suo opposto (4).
Ricordatevi di questa astrusa riflessione pitagorica la prossima volta che
consiglierete a un amico di entrare in analisi per sapere chi , il perch non sta bene
con se stesso e con gli altri, ma soprattutto per capire cosa gli impedisce di fare delle
scelte.
Se poi riuscite a visualizzare in un amen le tonnellate di libri di psicanalisi
prodotti nel XX secolo e dintorni, forse riuscite anche a immaginare perch i discepoli
pi dotati impiegassero una decina di anni solo per dominare i segreti dei primi
quattro numeri.
E adesso forse sospettate anche perch i Pitagorici da Socrate a Platone da
Virgilio a Dante da Marsilio Ficino a Leonardo da Vinci a Giordano Bruno a
Galilei solo per citarne alcuni siano sempre stati tipi strani.
Ma la radice forte sta nella Sacra Triade e nella perfezione del numero 3, e per
capirla non potete usare la cifra araba, ma dovete mettere tre sassi in fila:
O O O
Inizio, divenire, fine se preferite: partenza, cammino, traguardo.
Di cosa? Di TUTTO. Di un viaggio, di una giornata, della vita, di unazione - farsi
un caff o inviare un e.mail -, di un progetto, di unopera di una Creazione, vostra
o di qualsiasi altro.
Un due tre, e si comincia di nuovo un due tre, il Grande Valzer della Divina
Commedia terzina dopo terzina, il Valzer della Vita, azione dopo azione. Che sia
pitagorico o viennese non importa: il ritmo di Dante il Valzer della Sacra Triade,
anche se ancora non so dove ha messo i piedi, ma prima o poi me lo dir.
Volete saperlo un segreto? Se un po per gradi nel vostro giorno imparate a
ritmare lunduetre in ogni cosa che fate, e provare gioia al terzo sasso nella piena
consapevolezza del traguardo raggiunto una volta o laltra riuscirete anche a
divertirvi.
(Vi sto svelando uno dei precetti di Pitagora: ai discepoli chiedeva questo, di non
addormentarsi mai prima di non aver esaminato tutti i gesti della giornata e di
21

individuare quanti fossero andati a buon fine, quanti avessero raggiunto il terzo sasso. In
caso positivo DOVEVANO addormentarsi serenamente. Allo stesso modo, al
risveglio, prima di alzarsi dovevano progettare tutti gli unduetre della giornata per
affrontarli con determinata e cosciente volont, analizzando tutti i limiti e tutte le
possibilit per il successo. Era vietato agitarsi scomporsi e scalmanarsi alla sua
scuola: compostezza e calma, modi misurati ed eleganti non risate ed urla, ma
sorriso e sussurro; niente eccessi prefigurandosi progetti immani da non portare a
termine, ma fare poco e concluderlo bene chi non era cos non era accettato alla sua
scuola).
Fin da bambini ma nessuno ve lha insegnato o lavete dimenticato siete entrati
in possesso del Mistero della Sacra Triade: ogni volta che pronunciate il numero 4 la
state venerando. QUA-TER in latino vuol dire ancora tre, e allo stesso modo in greco
TETRAS arriva da te-treis che vuol dire ancora tre.
Che significa tre sassi e poi ancora tre sassi sempre cos allinfinito, i numeri per
Pitagora procedono per triadi: dalluno al tre dallOrigine alla Creazione, dal
quattro al sei dalla Materia al Cosmo, dal sette al nove dal Mistero alla Potenza
Dnamis (3 = 9), dal dieci al dodici non ve lo posso ancora dire.

SACRA TETRACHTIS o Sacra Decina


Ora che possedete gli elementi essenziali della Tetrade, esamineremo alcuni aspetti
della simbologia di tutti i numeri fino al 10.12
1.

2.

3.

Intelligenza. Inizio. Istante del tempo. Vita. Veniva chiamato anche Hestia (la
Vesta dei Latini), perch, come questa divinit femminile alimenta il fuoco in
un braciere circolare posto al centro della casa, l1 trova la sua dimora in un
cubo infuocato che sta al centro dei quattro elementi (fuoco, aria, terra,
acqua), li genera e li alimenta. L1 anche lEquilibrio perch sta sempre al
centro, cio nel mezzo delle cose.
Divenire. Andare o passare attraverso. Movimento. Audacia. Sventura
(perch conosce il dolore della separazione). chiamato anche Erato (Musa
del canto corale e della poesia amorosa e lirica, sempre raffigurata con la Lira
e il Plettro, invocata dagli antichi aedi allinizio del loro canto). Appartiene ad
Eros e ne subisce lassalto amoroso, come il 2 subisce quello dell1 generando da
questa unione tutti i rimanenti numeri.13
Traguardo. Compimento. Perfezione. Ma anche Indomabile e Instancabile
(non smette mai di creare). E Assennatezza e Prudenza, cio quella virt degli
uomini che agiscono con correttezza rispetto al presente e con la previsione del futuro
e secondo lesperienza acquisita dal passato: cos la prudenza contempla in qualche
modo le tre parti del tempo, sicch anche la conoscenza si svolge in funzione del 3. I
Pitagorici chiamano il 3 Piet e perci il nome 3 deriva da tremare, cio temere e
quindi essere cauti.14 (Nel Proemio dantesco la LUPA, la TERZA belva, che fa
TREmare le vene i polsi e per la quale chiede miserere, PIETA, allo spettro di
Virgilio).

12

Tutti i significati simbolici sono tratti da Giamblico, op. cit.,cap. La teologia dellaritmetica
op. cit. pag. 855
14
Giamblico, op. cit., pag. 859
13

22

4.
5.

6.

7.

8.

9.

Materia, tutto ci che stato Creato: i 4 elementi (fuoco acqua terra aria) e
nellaria il 4 si espande creando la Geometria Solida.
Giustizia. Civilt. Il mondo organico e vegetale. Vita vegetativa dellanima.
Enumera il quinto elemento, lEtere, che separa la Terra dal Cielo, e quindi
viene anche chiamato Unione e Luce. Pi precisamente, in quanto Luce
indica il lampo mediatico e misterioso dellIntuizione.
Ordine. Perfezione. Integrit delle membra. Unione damore. Salute.
Incudine. Resistenza. La figura geometrica corrispondente il Cerchio, che
irradiato da sei segmenti che si incrociano al centro a forma di stella. Inoltre il
6 protetto da Afrodite.
Numero venerabile, veniva chiamato settade, perch anchesso, come il 3, il 4
e il 10, delimita un ciclo (Triade, Tetrade, Settade, Decade). Numero venerando,
perch la provvidenza di Dio, creatore del mondo, produsse tutti gli enti traendo il
principio e la radice della loro generazione dallUno primogenito, giacch luniverso
procede a impronta e immagine della suprema bellezza, e poich egli poneva la
perfezione e la conclusione del realizzarsi della sua opera creativa nella stessa decade,
dio creatore del mondo dovette necessariamente considerare il 7 come un suo
strumento e come il nesso pi dominante e la forza che assumeva il suo proprio
potere creativo 15 Strumento di Creazione, quindi, e dominava i principi
vitali, i cicli lunari, quelli femminili, le et della Vita, la dentizione, le
malattie Sommando il 7 con i numeri che lo precedono si ottiene 28, i
giorni del ciclo lunare diviso in 4 fasi di 4 settimane il ciclo delle maree,
della proliferazione dei molluschi, della fecondit delle semine e dei raccolti,
per cui era anche chiamato il Foraggiere. E protetto da Atena perch anche
strumento dell Intelligenza Razionale, Illuminata e Speculativa: numero
filosofale.
La panarmonia: i cieli sono nove, i cieli delle sette sfere celesti pi il cielo delle
Stelle Fisse e il cielo Cristallino detto anche Primo Mobile; quindi 9 sfere e 8
intervalli, intesi dai Pitagorici anche come accordi armonici, per cui l8 produce
larmonia di tutto lUniverso. un numero soave, dedicato a Euterpe,
lottava Musa preposta alla Musica. Il Bene Perfetto. La Grazia Divina.
Il numero 9 il pi grande tra i numeri inferiori a 10 e costituisce il Limite
Insuperabile, per cui viene anche chiamato Orizzonte e Oceano. lUltimo
Numero perch enumera e contiene e domina i Nove cieli che sono tutto
lUniverso conosciuto, e perch il 10 non altro che il ritorno all1 e ne
perpetua tutte le propriet come ben conosce Dante quando nel Convivio
scrive dal diece in su non si va se non esso diece alterando cogli altri nove e con
se stesso.16 Dedicato a Tersicore, Musa della danza, perch il 9 dirige e fa girare
come un coro - di danzatori - la ricorrenza e la convergenza dei rapporti numerici,
come se da un certo punto finale si muovessero verso il centro e quindi verso
linizio17 :verso l1. Perfettissimo numero perch 3 volte 3: la potenza, la
Dnamis dellatto creativo che conclude un ciclo, iniziandone un altro
allInfinito per cui detto anche Progetto. Per tre volte tre, esso domina il
Passato, il Presente e il Futuro. Non dimentichiamoci che per i Pitagorici il
filosofico 3 lInfinito, la Triade Instancabile nella perpetuazione della

15

op. cit. pag. 915


Convivio, 2, XIV, 3
17
op. cit. pag. 941
16

23

10.

Creazione. Perch in ogni istante lUniverso sempre in potenza Pura


Creazione. La somma dei numeri che precedono il 9 d 36, e quindi 3+6
ancora 9, ma 36 anche uguale a 4x9 = il Creato (4) moltiplicato per la sua
Potenza (9). E Nove sono le Muse - storia, commedia, tragedia, poesia,
danza, musica, astronomia, retorica, eloquenza che indirizzano sostengono
e proteggono gli Atti Creanti dellUmanit. (Ecco, dal baule appare lei,
Beatrice, il numero 9 della Vita Nova, conosciuta a 9 anni, rivista a 18
apparve a me una mirabile visione, nella quale io vidi cose che mi fecero proporre di
non dire pi di questa benedetta infino a tanto che io potessi pi degnamente trattare
di lei. E di venire acci io studio quanto posso, s comella sa, veracemente, s che, se
piacere sar di Colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni,
io spero di dire di lei quello che mai non fu detto dalcuna. E poi piaccia a colui che
sire della cortesia che la mia anima sen possa gire a vedere la gloria della sua donna,
cio di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira nella faccia di Colui
qui est per omnia saecula benedictus18. Al termine della Vita Nova, Dante fa
solenne promessa di scrivere unopera per la donna della sua anima, e di dire di
lei ci che non fu mai detto per nessunaltra per Beatrice, s, il 9: Potenza di
Eterna Creazione. (Non vi sussulta il cuore solo a pensarci?)
Cosmo. Cielo. Tutto. Destino. Eternit. Forza. Fiducia. Necessit. Atlante. Il
Consapevole, proprio perch non pu sfuggirgli un grammo dellUniverso
Intero. Pu essere pensato - oltre ai numerosi procedimenti aritmetici che vi
risparmio e che ovviamente comprendono anche 10 alla - come il 9+1: il
Creatore che guarda il suo Creato e che ne contempla non solo la Potenza che
lha generato ma anche ci che In Potenza lo pu trasformare. Il gesto del
Pittore che si discosta dalla tela che ha appena dipinto, la legge, la contempla,
la scruta progettando le altre che verranno Per questo i Pitagorici lo
chiamano Il Consapevole e Intelletto Contemplativo.

Vorrei provare a convincervi che non si tratta di una Smorfia per menti
aristocratiche.
Tutto ci che loblio dei secoli si divorato tutto quello che ricordo di aver
dimenticato come faceva Pitagora a convincere i giovani discepoli, per esempio,
che il 2 non pu essere il doppio dell1? E che il 6 il primo vero numero? Quello che
nelle scuole viene ancora spacciato come il fragile balbettio degli antichi, un po
magico e un po infantile, il pilastro su cui poggiano duemila anni di mondo,
duemila anni di Umanit.
Per noi Moderni e Civili non pi concesso di poter pensare razionalmente
lInvisibile.
L1 irradia il 5 e il 6, diceva Dante, ma il 5 e il 6 non sono irradiati allo stesso
modo: c un come per luno e un come per laltro. L1 il contenitore di tutti i numeri,
lInfinito in potenza e in essenza, e quindi non pu essere la met del due: la diade
generata dall1 ed uguale all1, e non lo raddoppia; come per mitosi l1 va verso il
completamento di s procedendo attraverso il 2 e raggiungendo il 3. Se preferite
pensare alla clonazione, il risultato non cambia: l1 il 2 e il 3 sono una unica entit, pur
formando una Triade di tre entit. I Padri della Chiesa Romana non riuscirono a fare
a meno del pagano Pitagora per riuscire ad enunciare il dogma del Dio Uno e Trino.
18

Dante, Vita Nova, cap.31

24

E anche il Concilio di Trento (1545 -1563 d.C.) ripropone nella preghiera del Credo il
linguaggio Pitagorico:
Credo in un solo Signore, Ges Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di
tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della
stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui (attraverso lui) tutte le cose sono state create.
Credo nello Spirito Santo, che Signore e d la vita, e procede dal Padre e dal Figlio.
Non uninutile digressione rovistare nel baule alla ricerca di un dogma
cattolico a tutti stato insegnato a scuola che Dante ha usato il 3 nel suo Poema per
ancorarsi alla misteriosa perfezione della Trinit. Guardatela adesso con gli occhi di
Pitagora nellimmagine sottostante, e tutto ci che dogmatico e inattingibile e
Invisibile, diventa perfettamente intelligibile e rappresentabile.
Traduzione
irriverente: quelli che
noi consideriamo i
primi tre numeri o le
prime tre cifre, dal
punto di vista della
metafisica pitagorica
non sono altro che tre
tempi
chiusi
in
ununica
battuta,
praticamente il segmento minimo dello spartito di un valzer.
Il 4, lo ripeto, solo unaltra volta il tre perch sempre per triadi si procede.
Il 5 si irradia dall1 come giustapposizione (somma) di Diade e Triade (2+3)
oppure della Tetrade e della Monade (4+1): viene chiamato Unione, Legge, Civilt e
Giustizia proprio per questo, perch generato nella Tetrade ma costituisce anche il
Bilanciere, il Fulcro, il punto dEquilibrio dei primi 9 numeri sacri. (In fondo gli unici
veri numeri, perch col 10 si ritorna all1).
OOOO O OOOO
Il 6 invece il prodotto di Diade e Triade (2x3), il primo numero perfetto (uguale
alla somma dei suoi propri divisori - 1, 2, 3 - escluso se stesso) e inaugura la seconda
met della Tetrachtis. E il numero del Cerchio, della Bellezza dellOrdine
dellUniverso: ksmos e kosm, dicevano i Greci. Protetto da Afrodite perch Unione
dAmore, e non soltanto Unione giustapposta per sommatoria combinazione come
quella del 5.
Pure le relazioni matrimoniali dentro la Decade? S, pure quelle.
Vengono prese in considerazione anche le Costituzioni degli Stati, se vi
interessano proprio le minutaglie del baule: se il 7 lo strumento della creazione
divina, la Carta Costituzionale lo strumento umano della creazione dello Stato, per
essere perfetta deve essere fondata sul numero 7 no, non bastano sette articoli la
scorciatoia non vale! Ma ci vogliono sette cardini ben precisi ed equidistanti, e sei
intervalli armonici in perfetto accordo come le 7 note sul pentagramma. (Oggi in Italia
va di moda definirli contrappesi, ma ma che siderale distanza dalla Bellezza!)
25

Sette sono le Stelle che avvolgono la Terra coi loro sette Cieli, Luna Mercurio Venere
Marte Sole Giove Saturno.
La Tetrachtis una Cosmogonia, un grande racconto che pu essere letto mutando
di volta in volta il Protagonista, ma mantenendo fermi i valori (numerici, e non fittizi
e precari). Il personaggio principale pu essere Dio, ma anche la Materia, i minerali, i
vegetali, gli animali e gli Uomini un singolo individuo, la storia della sua anima
ma anche uno Stato, o lUmanit tutta Su tutto lUniverso regnano i numeri: come
pesci immersi nel loro Oceano, li respiriamo senza accorgercene.
Giamblico si ferma al numero 10: un Iniziato di lusso conquistato il 10 aveva
percorso correttamente la Via Diritta. Giunto alla Consapevolezza poteva chiamarsi
fuori dal Dolore e dalle Passioni, dalle Armi e dalle Ferite, dalle Paure e dalle
Colpe aveva conquistato la FORZA del Tetragono (della Tetrachtis) e poteva
OSSERVARE - ricordate che siete solo degli osservatori, diceva Pitagora ai discepoli
- il tutto completamente indenne dai colpi della sorte e dalle follie del mondo.
Quanto coraggio ci vuole per diventare un 10?
Ma il precetto pi grande di tutti in rapporto al coraggio quello di proporre come scopo
pi importante di preservare e liberare lintelletto da tutte quante le pastoie e le catene che lo
frenano fin dallinfanzia, senza di che non affatto possibile n apprendere n scorgere nulla
di sensato n di vero, qualunque sia la facolt sensitiva con cui si operi. Lintelletto infatti
vede tutto e intende tutto, e tutto il resto sordo e cieco. A un intelletto che sia stato
purificato di tutto il resto e reso capace di applicarsi a vari studi mediante iniziazioni
matematiche, viene come secondo compito, a quel punto, quello di instillargli e comunicargli
qualcosa di proficuo e di divino, di modo che non provi sbigottimento quando si allontana
dalle cose corporee, n, accostandosi agli incorporei, distolga il suo sguardo a causa del loro
assoluto fulgore, n volga la sua attenzione alle passioni che inchiodano lanima al corpo e ve
la conficcano, ma sia assolutamente inflessibile nei confronti di tutte le passioni che
portano lanima verso il basso: esercitarsi in tutte queste cose ed elevare la loro anima: in
questo consisteva la loro pratica del coraggio. Ecco quello che dobbiamo stabilire quale prova
del coraggio di Pitagora e dei Pitagorici.19
La Via Diritta. La Via dellAscesi, la Via che porta lanima verso lalto peccato
che ci abbiano tagliato gli alberi, che nemmeno come Uditori possiamo accostare
lorecchio alla tenda bianca e percepirne i sussurri che parole usavano per liberare
le teste dalle pastoie e dalle catene? con quali discorsi si disegnava il doloroso
mestiere della vita? Con quale gesto si indicava luscita di sicurezza? E poi gli
assoluti fulgori degli incorporei sembra gi di stare con Dante in Paradiso
Gli Iniziati di extralusso potevano salire al 12. Il 12 si incardina sul numero 7, cade
allinterno della Tetrade ed il prodotto di 4 x 3, e la somma di Tetrade e Triade d 7.
Somma del Creato e del Creante, somma di tutto ci che lUomo sa di se stesso e di
ci che il Creante sa di S e dellUomo. Dal baule esce una menorah il candelabro a
sette bracci di cui Dante fa un uso sfarzoso, a dir poco, nel XXIX canto del Purgatorio.
La tradizione ebraica vuole che siano sette perch lo sguardo di Dio, che tutto vede,
pu rivolgersi in sette direzioni: est, ovest, nord, sud, sopra, sotto e dentro di te.
19

Giamblico, op. cit. XXXII, 228, pag.251

26

Non si sa quanti Pitagorici abbiano raggiunto il 12 si sa che uno solo lha


raccontato: Dante.
All11 lanima si RISVEGLIA ed in grado di staccarsi dal corpo vivo, e al 12
raggiunge lUnione con Dio, condividendone, oltre ad altri segreti, anche
limmortalit e lo sguardo nelle sette direzioni.
giunsi
laspetto mio col valore infinito20
Valore numerico = infinito: diventai immortale.
Nel suo profondo vidi che sinterna
legato con amore in un volume,
ci che per lUniverso si squaderna.21
Nella profondit di quella luce vidi tutte le cose dellUniverso, passate, presenti e
future.
Vidi tutta la potenza del 3 (inTERna) manifestarsi nel 4 (sQUATERna).
Per i Pitagorici la Palingenesi: unirsi a Dio, non post mortem, ma da VIVI. Unirsi a
Dio, Assimilarsi allAssoluto, e vedere tutto.
ma, tralasciando ogni sottigliezza, per parlare brevemente, l'obiettivo della Commedia
e di questa cantica consiste nell'allontanare i viventi, durante la loro esistenza, dallo stato di
miseria spirituale, per condurli alla salvezza.22
Cos si esprime Dante nella Lettera a Can Grande della Scala che accompagnava il
suo regaluccio - la Cantica del Paradiso - al Signore di Verona.
Durante la nostra esistenza, unirsi a Dio e vedere tutto. Ah, finalmente la
Dal 10 al 12, adesso ve lo posso svelare dalla Consapevolezza (10),
allIlluminazione del Risveglio (11), alla VERITA (12).
Tanto sono solo parole, addomesticate, rese innocue, imbelli ceneri di antiche
ubbie.
Non pu pi esistere nella Civilt delle Grandi Comunicazioni Democratiche
lesoterico che per lo pi viene confuso con le pratiche dellocculto, perch impastoiare
i vocaboli una delle nostre pi riuscite operazioni.
Dottrina da mantenere segreta e da poter rivelare solo a pochi iniziati questo vuol dire
esoterico.
Ogni uomo serio deve con grande cura evitare di dare mai in pasto le cose serie, scrivendo
su di esse, all'invidia e all'incapacit di capire degli uomini.23

20

Par. XXXIII, 80-81


ibidem, 85 87
22
Dante Alighieri, Lettera a Can Grande della Scala, 15
23
Platone, Epistola VII
21

27

Cos si esprimeva Platone, e non perch un sapere esoterico fosse da considerare


uno strumento di prestigio o di potere, ma solo perch avrebbe turbato le anime e le
menti degli indifesi. Si vive oggi nella convinzione che tutto brilli alla luce del sole,
tutto si sa e tutto messo a disposizione quanti biologi ci raccontano come si fa ad
alterare il DNA, quanti fisici ci spiegano come fatto un reattore quanti matematici
ci svelano come si fa a far crollare le borse applicando le leggi dei numeri allalta
finanza? Esistono manuali del fai da te in queste materie?
Ma i vostri insegnanti di Economia vi insegnano a falsificare un bilancio?
Con questa domanda i miei allievi futuri ragionieri cominciano a sospettare che
ancora a questo mondo esiste ci che pu essere detto e ci che NON PU essere
detto.
Un matematico del secolo scorso disse che la prima guerra mondiale stata
controllata dai chimici, la seconda dai fisici, e che la terza la faranno i matematici
speciale guerra, non si sprecano soldi negli armamenti, si ricava denaro, e soprattutto
inutile dichiararla
Non sapevate ancora nulla del sapere esoterico finalizzato al gioco al massacro?
Ma le cose serie di cui parlava il Pitagorico Platone riguardavano la conquista della
Sapienza, la sconfitta del Dolore, il traguardo della Felicit. Adesso riuscite anche a
dare un preciso nome a chi ha voluto tagliare gli alberi a chi ha dato fuoco alla
scuola pitagorica di Crotone, a chi ha carbonizzato i matematici, a chi ha condannato
a morte Dante, a chi ha arso vivo il pitagorico Bruno a chi rastrella le Borse per
ripagare il furto col furto a chi trasforma le scuole e le universit nel grande circo
dellanalfabetismo di andata e di ritorno provate a chiamarli lupi e vedrete che i
conti tornano.
Chi mi d il coraggio di dire queste cose? La mappa che mi ha regalato Dante, e che
giace ancora nel fondo del fondo del baule.

28

5 Lintuizione

CRONACA DI UN GIOCO E DI UN MISTERO


Come in alto, cos in basso.
Proverbio ermetico

Sappi che sei un altro mondo in miniatura


e hai in te Sole e Luna e anche le stelle.
ORIGENE, Homiliae in Leviticum, 5,2

La notte del dieci del dieci del dieci non avevo le articolate nozioni che vi ho
esposto ricordavo solo una sommaria definizione dei valori esoterici della Decade:
lazzardo di cui le notti si nutrono, la sfida infantile che avevo lanciato a Dante,
limprovviso sospetto che ai numeri dei versi avrebbero potuto corrispondere i valori
attribuiti da Pitagora leco lontana di una frase di Borges nel libro di Dante non c
una parola priva di giustificazione24 forse solo il desiderio di improvvisare un gioco
per passare il tempo: tutto questo insieme e non ne so ancora dare una
spiegazione.
Ma avevo dei numeri, il progressivo tracciato lineare dei versi
come Dante li ha disposti una linea, ecco questo il film di
quella notte.
Ci vuole una matita, un righello, solo un gioco dodici sassi
in fila Perch ti sei perso se dodici sassi in fila sembrano
unautostrada? Hai fatto avanti e indietro clamorosamente
sbagliando i caselli duscita?
Meccanicamente disegno una linea con 12 valori positivi e 12
negativi no, togliere lo zero. Si pu partire solo dalluno dallun
si raia
Una specie di termometro, una linea verticale davanti a me 11
numeri in su, 11 numeri in gi e luno al centro.
Un gioco: se il valore della tappa non quello diritto si scende
se il valore giusto, si sale solo un gioco, caro il mio Dante, nel
cuore della notte mi piace lidea di poter davvero seguire i tuoi
passi, avanti e indietro, mentre ti perdi e poi nemmeno so se
sono valide le regole del gioco sar poi vero che ogni verso
nasconde il messaggio pitagorico che appartiene al numero che gli spetta?
Inchiodo la matita sul punto 1 lOrigine di tutto Colui che sta nel Mezzo,
lIstante del Tempo, la Vita Nel mezzo del cammin di nostra vita Il verso risponde
alla domanda quando? l1 sta proprio in mezzo al mio termometro e l1 la Vita

24

Jorge Luis Borges, Saggi danteschi, Prologo

29

Che strana coincidenza! Abbiamo vinto il giro, ma siamo ancora fermi, luno solo
lo starter: come raggiungo il 2? Il 2 il Divenire, il mettersi in cammino, landare
attraverso per una selva oscura quel per secondo me ha un valore positivo, un
moto attraverso luogo, non ti sei dato per vinto, hai continuato a camminare
raggiungo il punto 2 verso lalto e collego il segmento con una mezza luna.
Il 3 questo facile, il traguardo i primi tre numeri insegnano alluomo il
tempo dellazione e della cre-azione: inizio divenire fine, inizio divenire fine come
un valzer unduetre il segreto del lavoro e del suo compimento per inaugurarne
un altro ma la diritta via era smarrita.
Ma il 3 anche la Prudenza quella virt degli uomini che agiscono con correttezza
rispetto al presente e con la previsione del futuro e secondo lesperienza acquisita dal passato.
Riporto la spiegazione di Giamblico perch, nella sua accezione negativa, mi sembra
la pi sintetica ed esaustiva definizione di SMARRIMENTO.
Gente che non sa da che parte prendere il presente, che non prevede il futuro, che
non fa tesoro del passato ma non vi sentite inghiottiti da una selva di smarriti???
Altro che traguardo si precipita al meno tre! E si scende sotto zero, pardon,
sotto luno.
Come si arriva al numero 4? Conquistato il tempo dellazione, al quattro si
apprende la terza dimensione, ci si muove nello spazio la leggerezza, la fluidit
lanima che pretende il suo respiro, il primo tentativo del volo ah quanto a dir qual
era cosa dura cosa dura? Geniale semantizzazione acrobatica della geometria solida?
O solo un casuale cortocircuito lessicale? Comunque totale opposizione semantica
alla leggerezza: si scende a meno quattro, unaltra mezza luna fra il 3 e il 4.
Il 5 lingegno: aggiungere la forza del pensiero a quella delle braccia e della
gambe, lespansione magica delluomo vitruviano e leonardesco, la mente verso
linfinito, oltre lo spazio e oltre il tempo ma anche la vita vegetale, e la Legge e la
Civilt esta selva selvaggia e aspra e forte non ci siamo, Civilt e Barbarie si
oppongono, si va a meno cinque.
Il 6 lingegno che irradia il suo ordine, i sei diametri del cerchio che fanno
esplodere una stella, la luce radiosa che salda luomo al suo coraggio di tentare
tutte le strade del sapere, di pretendere lordinato svelamento delle leggi (il numero
che insegna che si nati per seguir virtute e conoscenza) ma anche lintegrit delle
membra, la salute, la Forza dellIncudine su cui si forgia il ferro Che nel pensier rinova
la paura. La paura il totale disordine del cuore, della mente e del corpo, si precipita
a meno sei.
Il 7: nessun ingegno pu misurarsi col 7. Eil mistero di tutti i misteri, il segreto di
tutti i segreti, linspiegabile, linsvelabile Lo strumento che Dio ha usato per creare
la VITA Tant amara che poco pi morte Mi viene il dubbio che Dante non si sia
perso: sta solo precipitando in un abisso senza fondo. Unaltra mezza circonferenza
tra meno sei e meno sette. Ne sono certa: la morte il contrario della vita ma non
so perch continuo a fare un gioco cos poco serio.
Il numero 8: anche questo facile, il numero della Perfezione, il numero del
Bene e della Grazia.
Ma per trattar del ben chio vi trovai non si precipita pi: un volo altissimo verso
pi otto
30

Il 9: la dnamis, la potenza, il progetto; la tappa in


cui lanima pitagorica deve cominciare a progettare
lelevazione verso Dio, ma anche quella che appartiene
a ogni Creatore nel momento in cui indirizza la sua
potenzialit verso loggetto da creare.
Dir dellaltre cose chi vho scorte. Nulla di meglio di
un tempo futuro per indicare un progetto, si sale a
nove, con unaltra mezza luna.
Il 10: la potenza congiunta al principio generante:
il Creatore che ammira il suo Creato. La tappa che
insegna la Consapevolezza.
Io non so ben ridir comio ventrai Pi inconsapevole
di cos la matita corre inesorabile a meno dieci.
Allora vero! Le orme il tracciato dei passi smarriti
di Dante si disegnano sul foglio io so che nessuno li
ha mai visti prima di me, e anche se i segni sono
improvvisati e infantili restituiscono angoscia e
terrore.
Il numero 11: lIlluminazione, il Risveglio dello
Spirito
Tantera pien di sonno a quel punto Era un gioco,
come lanciare i dadi al Giro dellOca e avrebbe
dovuto uscirne solo un ridicolo pasticcio e adesso come faccio a dire che pu
essere soltanto un caso?
Si va gi, ancora gi, a meno undici.
Il 12: Pitagora aveva le idee chiare. Consapevolezza e Illuminazione
conducono allo Svelamento della Verit.
Che la verace via abbandonai gli ultimi passi di Dante in fondo al pozzo.
Meno dodici.
Sono le tre e mezzo del mattino ripasso con gli occhi il tuo viaggio, il disegno che
lasciano le mosche sopra i muri dagosto. Si sta inverando di Te una fisicit che ho
sempre creduto irraggiungibile mi riconosco nei tuoi segmenti impazziti, nellandare
e venire, nel salire e cadere Per appartenere di pi alle tue strade sbagliate,
distrattamente le ricompongo, con la matita chiudo le mezze lune, ne faccio cerchi goffi e
infantili..
Otto cerchietti, un po vicini un po distanti, hanno unaria famigliare otto cerchi
su una retta metto il foglio orizzontale uno perfettamente al centro sei a
sinistra uno a destra, qualcosa che conosco ma cosa?
Sette cerchi Meccanicamente fermo lago di un compasso nel mezzo del segmento
fra l1 e il 2, puntandolo progressivamente nel mezzo di tutti gli altri segmenti Esplodono
circonferenze concentriche. La TERRA al centro e i sette cieli che la incoronano.

31

Eccola la selva dove hai perso i


passi la mappa tolemaica si
staglia perfetta sul foglio.
MARTE, isolato e ben armato
nel cielo alto, ti sta chiamando
alla guerra.
Usando parole solo 4
terzine e 12 versi (la
quaternit, dicono i pitagorici,
la fonte delleterno ordine delle
cose) hai disegnato lUniverso.
Sai che oggi la chiamerebbero
immagine subliminale? Ma non
questo che mi interessa ora
Ti ho solo prestato una matita,
ho ascoltato i Tuoi versi e io,
che sono unemerita imbecille di
numeri e di sfere, ora vedo
apparire tutto il sistema solare
tolemaico sopra un foglio
malamente schizzato. 25
Tutto lUniverso conosciuto nel 1300 fino allultimo pianeta: Saturno.
Se il Poema si apre criptando lUniverso ma come si pu chiudere il Paradiso?
Non ho il coraggio di controllare, ci penso un giorno intero, ci vuole la spinta di una cara
amica a buttarmi nellimpresa. la Prova Somma: se il Paradiso non restituisce la stessa
magia stato solo un gioco infondato e pazzo, forzato e casuale.26

25

Maria Castronovo, Leggere Dante: cronaca di un gioco e di un mistero, Ellin Selae, rivista letteraria, pag.14,
100 numero: completato il ventisette dicembre duemiladieci, nel giorno di San Giovanni Evangelista
26
ibidem

32

6 Il cerchio si chiude

COME PINTURA
in tenebrosa parte
che non si pu mostrare
n dar diletto di color n darte.
Dante Alighieri, Rime, XC

Ricordo che in quelle ore mi misi alla ricerca di un qualsiasi elemento che potesse
smentire il disegno apparso sul foglio, e solo grazie a un semplice meccanismo totalmente autonomo e insospettabile - che aveva operato in completa assenza della
mia volont. Su dozzine di fogli ho ridisegnato linee, ripresi i punti, ricontati i cerchi,
le sfere, i cieli il risultato non cambiava mai. Ho davvero sperato nellinconsistenza
della scoperta quando la lettura della fine del Poema mi ha messo davanti 13 versi e
non 12 il Paradiso si conclude con 4 terzine caudate: la coda di un tredicesimo
verso. La simmetrica armonia pitagorica veniva a cadere, i 12 sassi della via diritta
non avrebbero dovuto diventare 13!
Lanima di ogni uomo ha solo una missione da compiere: quella di andare a vedere Dio.
E un Verso Aureo attribuito a Pitagora. Ma chi riesce a vedere Dio lo pu
raccontare, lo pu descrivere. Dio deve irrompere per forza come il Soggetto Totale
dentro la parabola del 12 umano e farsi 13, diventare un 13, trasfigurandosi nella
sua matericit, cos come luomo si trasfigura nel suo indarsi, nel suo trasumanar il
13 verso la dovuta restituzione dellUmanit allInfinito che lha generata
allAmor che move il Sol e laltre stelle. Questo Amore origine e fine, unica regia e
motore della fatica umana contenuta nel 12. Mi arrendo: Dante non sbaglia mai! E
allora ho sperato che i versi del Paradiso non fossero stati scritti rinviando ai valori
metafisici del numero pitagorico. Ormai era il gioco stesso a dettare le sue regole:
non avrei dovuto alterare i valori utilizzati per i 12 versi del Proemio.
Per la seconda volta mi attendeva un traguardo inimmaginabile.
Qual 'l geomtra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond'elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l'imago al cerchio e come vi s'indova;
ma non eran da ci le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.
A l'alta fantasia qui manc possa;
ma gi volgeva il mio disio e 'l velle,
s come rota ch'igualmente mossa,
l'amor che move il sole e l'altre stelle27.
27

Paradiso, XXXIII, 133 145

33

Dante qui si trova davanti alla visione di Dio e al Mistero della sua Trinit. Dentro
il secondo cerchio vede la nostra effige, e il suo volto perfettamente inscritto e
contenuto dentro larcobaleno, dentro liride infinita, del Cristo. Non riesce a
comprendere come quellimmagine umana possa collocarsi dentro linfinit divina: al
di l di ogni limite, con tutte le sue forze si concentra per tentare di capire
Come il geometra che tutto si concentra
per trovare la quadratura del cerchio, e non riesce,
anche pensando tanto, a trovare la formula che gli manca,
cos ero io davanti a quella vista nova:
volevo vedere come riusciva ad adattarsi
limmagine del mio volto al cerchio divino e come potesse collocarvisi;
ma non poteva il mio ingegno volare cos in alto:
se non che la mia mente fu colpita
da un lampo di luce per mezzo del quale ci che la mente voleva avvenne e si
comp.
Ma io non posso tradurlo in parole;
ormai volgea tutto il mio desiderio, tutta la mia volont
cos come una ruota che mossa da moto costante uniforme
lAmore che muove il sole e laltre stelle.28
Il tredicesimo e ultimo verso Dio, ma gli altri dodici insistono sul valore
sapienziale del numero pitagorico? Criptano unaltra mappa?
un caso che il primo verso citi il geometra, e che Pitagora sia conosciuto come il
Geometra per antonomasia?
luomo che si accinge al lavoro, che si concentra sulla madre di tutte le scoperte
la quadratura del cerchio : lorigine di un atto creante.
l1 pitagorico. Si parte.
Il 2. Per misurar lo cerchio e non ritrova suona come uneco lontana del secondo
verso del Proemio mi ritrovai per una selva oscura. Il Divenire del per, la sincera
aspirazione al raggiungimento di un traguardo: si sale al 2.
Il 3. Il traguardo. Non si risolve la quadratura del cerchio. Bersaglio mancato, si
scende a meno 3.
Il 4. La conquista dello spazio. La leggerezza. Ma tal era io a quella vista nova
come il geometra: bloccato e sconfitto. Si scende a meno 4.
Il 5. Lingegno. Tutto il mio ingegno era concentrato a tentar di capire veder
voleva come si convenne comprendere la Legge che avrebbe potuto spiegare questo
Mistero perch il 5 anche Legge. Si scende a meno 5.
Il 6. Limago al cerchio e come vi sindova Il cerchio corrisponde al numero 6 per i
Pitagorici. Ma anche sacro ad Afrodite perch Unione Perfetta dAmore. gi
difficile poter comprendere quellAmore che ha portato Dio a farsi Uomo, ma come
diventa ancora pi arduo capire il percorso simmetrico e contrario: quello di vedere
28

da intendere: ormai lAmore che muove il sole e laltre stelle


gi volgea tutto il mio desiderio, tutta la mia volont
cos come una ruota che mossa da moto costante uniforme.

34

se stessi, e lumanit tutta, perfettamente inscritti dentro il cerchio del Figlio! un


segreto irraggiungibile, pur essendone al cospetto. Si scende a meno 6.
Il 7. Per quanto geniale, la sola forza dellUomo non pu penetrare il Mistero (il 7
pitagorico).
Ma non eran da ci le proprie penne Si scende a meno 7.
L8. Il Bene e la Grazia. Tutta la forza
della Divina Grazia ci vuole per innalzare la
mente umana Se non che la mia mente fu
percossa Si vola a pi 8!
Il 9. E tutta la sua Potenza. Volont divina
e volont umana, progetto divino e progetto
umano si incontrano in unesplosione di
Luce. Da un fulgore in che sua voglia venne
Si sale al 9.
Il 10. Allalta fantasia qui manc possa
leco sottile del decimo verso del Proemio: io
non so ben ridir comi ventrai Pur alta e
sublime, la fantasia la folgorante
illuminazione (dal greco phainein: mostrare
ci che a noi si mostra per inspiegabile
miracolo) che gli ha svelato lArcano del
Mistero non trova parole o forse, pi
semplicemente, non pu pi essere
sostenuta. una consapevolezza, ma
ineffabile: la Suprema Rivelazione del
Mistero,
listante
ultimo
dellestasi
immortale copre (alla lettura) il tempo materico di un verso e lo spazio di 11 sillabe,
ma nella mappa nascosta contiene tutto il tempo psichico durante il quale Dante
ripercorre interamente tutta lorbita di Giove: si scende a meno 10 e si continua il
percorso verso lalto fino a toccare il numero 11: il Cielo di Saturno. Krnos, dio del
Tempo, cattura Dante nella sua orbita in senso orario e lo capovolge in senso antiorario.
L11. ma gi volgea il mio disio e il velle LIlluminazione. Il Risveglio. La Nova
Vita. Tutti i miei desideri, tutta la mia volont ormai erano nelle Sue mani (dentro la
SUA volont, dentro i SUOI desideri), e li dirigeva e li muoveva a Suo disegno
Come si pu rimanere indifferenti nel vedere materializzato e concretizzato nel
disegno della mappa questo incredibile capovolgimento: una vera e propria
inversione ad U dentro gli spazi siderali! Queste sublimi 11 sillabe che gli fanno
percorrere tutta lorbita delle Stelle Fisse centinaia di migliaia di anni-luce per noi
moderni che abbiamo imparato a misurare tutto ( e forse a com-prendere poco) e
che lo fanno approdare
al 12. Al primo Mobile. Alla Verit. A Suo disegno li muoveva e MI muoveva, di
moto costante e uniforme, in ordine e in armonia, fonte suprema di Beatitudine al
cospetto dello svelamento della Verit
Il 13. e del supremo infinito eterno desiderato Amore.

35

Dante crea la struttura fisica del


Paradiso in sostanziale accordo con
l'astronomia classica e le acquisizioni
del suo tempo. Intorno alla terra
stanno, cos, nove cieli concentrici,
costituiti di materia: i primi sette
contengono i pianeti, l'ottavo contiene
le Stelle Fisse, il nono il cielo
cristallino o Primo Mobile. Il Primo
Mobile, inoltre, l'ultimo dei cieli
materiali e tuttavia invisibile dalla
terra, essendo il cielo pi vicino a Dio,
il pi grande e il pi veloce, e ha la
funzione di imprimere agli altri cieli il
movimento rotatorio che in esso
determinato dal desiderio di Dio. Il
decimo cielo l'Empireo, sede effettiva
di Dio e dei beati. Esso non un cielo
materiale, come i precedenti nove, ma costituito da luce ed amor (Pd. XXVII,112) e
solo amore e luce ha per confine (Pd. XXVIII, 54).
E questo ci che si apprende in tutti i manuali che spiegano le geografie
dantesche ma cos non lavevo mai visto! Non soltanto perfettamente disegnato dai
versi di Dante, ma addirittura trasformato nellimmagine didascalica di se stesso.
Pensate pure alla pellicola non ancora prodotta, al film pi hollywoodiano
possibile, agli effetti speciali pi strabilianti ebbene nulla di tutto questo pu
competere con la sublime perfezione di questa mappa nascosta. Il tesoro pi
inimmaginabile sepolto nel baule.
Il suo disegno segue la stessa meccanica di quello criptato nel Proemio, solo che si
parte dal cielo della Luna. Al sesto cielo, il cielo di Giove, e allottavo verso se non
che la mia mente fu percossa Dante riceve la sua folgorazione: banale sottolineare che
spetta a Giove il potere della Folgore?
Con il nono verso da un fulgore in che sua voglia venne si chiude lorbita di Giove,
ma Dante, nel tempo minimo che spetta allintervallo fra due versi, precipita dal
punto pi alto raggiunto nella sua estasi allalta fantasia qui manc possa
Da dove precipita? Verso dove?
Lindizio celato nella preghiera di San Bernardo che inaugura il XXXIII del
Paradiso.
La celebre Lauda che inizia Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio contiene anche
la supplica del Santo per Dante: Bernardo che intercede perch sia concessa questa
Grazia a un mortale: di poter alzare gli occhi verso lultima salute.
Poter vedere Dio, ma non basta: altre due richieste necessarie vengono precisate
dal Santo: che gli sia permesso per qualche istante di diventare immortale perch
solo in questa forma pu avvicinare Dio perch tu ogni nube li disleghi di sua
mortalit co prieghi tuoi, s che l sommo piacer li si dispieghi (31-32). (perch tu Maria
con le tue preghiere possa scioglierlo dalle nubi della sua mortalit in modo che il
Sommo Piacere gli si dispieghi).
36

E la terza richiesta riguarda la sua salvezza mentale:


Ancor ti priego, regina che conservi sani, dopo tanto veder, li affetti suoi. (34-36)
S, avete letto bene: che questuomo non diventi pazzo, che non perda la ragione
dopo tanto veder
Vinca tua guardia i movimenti umani(37)
Solo la Santa Vergine pu diventare la guardia della fragilit di un mortale: la sua
difesa estrema, il Miracolo.
Quello
che
San
Bernardo aveva previsto,
accade sotto i nostri occhi
al decimo verso delle 4
terzine che chiudono il
Paradiso.
Dal
SUBLIME
(etimologicamente
sublimen, ci che sta sotto il
confine al quale giungono
i nostri occhi Il sublime
semplicemente linizio del
terribile che molti di noi
appena sopportano, diceva
Rilke),
dallESTASI
SUPREMA, dallestremo
volto della VERITA
qualche divinit deve
proteggere i mortali. Forse
questo listante in cui Dante ha rischiato di non conservare sani gli affetti suoi
precipita, precipita come se rivedessimo la scena di Odissea nello Spazio in cui il corpo
dellastronauta viene inghiottito dai siderali abissi.
Il Miracolo avviene, la Guardia Divina interviene, lo riprende per i capelli, lo
riconduce allorbita salvifica, restituisce Dante a se stesso.
Allundicesimo verso ma gi volgea il mio desio e il velle risalito dallabisso.
Disegna lorbita di Saturno, attraversa il Cielo delle Stelle Fisse, e nel nono cielo, nel
Primo Mobile, dal quale deriva per divina volont desiderio e amore tutto il moto
armonico e rotatorio delluniverso - dai pianeti allUomo si potrebbe dire ora -
proprio qui - al dodicesimo verso - si inscrive la metamorfosi di Dante in rota
chigualmente mossa e lEmpireo ( che solo Amore e Luce ha per confine 29) - al
tredicesimo - esplode di tutto quellAmore che lo informa.
Finalmente anche noi VEDIAMO quellAmore che lo volge, lo avvolge, lo involge,
lo capovolge lo prende fra le braccia come si fa con i bambini spaventati,
uniformemente cullandoli e amorosamente evitando dolorosi sbalzi e ulteriori
sussulti lo cattura nellorbita di Saturno e lo fa trasvolare dentro le costellazioni. E
29

Paradiso, XXVIII, 54

37

nel nono cielo lo restituisce a una nuova materia di s, a una Vi(s)ta Nova Celeste
Sfera ordinata dentro il Cosmo ordinato, veramente rinato Angelico e Mortale.
Fino ad ora, nessuna esegesi degli ultimi versi del Paradiso stata pi precisa
nello svelarne i significati che ci vengono - letteralmente - visualizzati (ah! Civilt
dellImmagine! E per questo che Dante ce la restituisce oggi?) da questa mappa.
Per questo motivo il dodicesimo verso doveva per forza cadere dentro il Primo
Mobile, e allora regalatevi questo volo orbitale, ruotate la mappa sotto i vostri occhi,
percorrete anche voi milioni di anni luce ruotando di moto costante uniforme.
Beatitudine Pura generata da una divinit che non ha un nome perch pu
possederli tutti, ma alla quale di diritto appartiene il tredicesimo verso, traguardo
ultimo (per tutti i pensieri religiosi che lUmanit ha creato) in cui risiede la VERITA.
LAmor (il numero1, lorigine) che move (il numero 2, il movimento) il sol e laltre
stelle (il numero 3, la Creazione). Dio o Sacra Triade o Santissima Trinit o
AMORE scrive Dante nella Canzone XC:
sanza te distrutto
quanto avemo in potenzia di ben fare,
come pintura in tenebrosa parte,
che non si pu mostrare
n dar diletto di color n darte.
Senza AMORE i nostri progetti finiscono nel nulla come un disegno nascosto
nelle tenebre che non si pu mostrare a nessuno, e nessuno pu trarre piacere dai
suoi colori e dalla sua bellezza.
Anche questi versi sembrano acquistare oggi un rinnovato senso ora che si sa
che la pintura nascosta in tenebrosa parte esiste davvero, da 700 anni esiste, e non
sepolta in un baule, ma, come la lettera rubata di Edgar Allan Poe, sapientemente
nascosta nel luogo pi visibile a tutti.
Ma vi svelo un altro segreto, del quale, per altro, vi sarete gi accorti: non si
possono disegnare completamente le due mappe sopra un foglio normale.
Tutti i versi costituiscono unorbita planetaria (attenzione: nella loro doppia
natura quella per la quale sono generati da sillabe e quella che semanticamente
invia alla reale dimensione dellorbita), per esempio fra l8 e il 9, nel cielo di Giove
nello spazio di un centimetro si dovrebbe scrivere lintero endecasillabo da un
fulgore in che sua voglia venne e cos per tutti gli altri versi. Non basta un foglio di
carta se volessimo veramente scrivere i versi nella loro materica e terrena
lunghezza ci vorrebbe una piazza!
Per questo confido in tutta la forza immaginifica della vostra FANTASIA: chiudete
gli occhi ed estendete il disegno per tutta larea che sarebbe necessaria a contenerlo
scrivendo i versi nella loro sferica integrit, o, se volete catturate i versi rispettando
la loro seconda natura ed estendetelo allInfinito.
Chiudete gli occhi e volate!

38

39

7 Strumento di creazione

LE

GRIGLIE PITAGORICHE DEI VERSI

Queste griglie riassumono visivamente il percorso criptico dei versi e il loro valore
numerico-filosofico in chiave pitagorica, e sono il punto di arrivo del primordiale
termometro tracciato per gioco allinizio di questa avventura.
Ho chiesto un calcolo a un matematico: quante possibilit ci sono di poter
costruire le mappe tolemaiche in questo modo e cio che nella prima sia isolato il
pianeta Marte nel cielo alto (dio della musica e della guerra, complice divinit che
incita il pellegrino smarrito al Canto, al Lavoro e alla Lotta) e che nella seconda
invece il cielo alto sia regalmente - e di diritto - occupato dai grandi Padri Divini:
Giove, Saturno, Urano (Stelle Fisse) e lultimo indeclinabile Amor che move
Risultato: una sola possibilit su 120 per la prima, e una sola su 130 per la seconda.
E adesso che sapete tutto della forza vitale e filosofica dei numeri pitagorici, potete
anche intuire perch queste mappe siano tornate alla luce di questa Terra nel decimo
giorno del decimo mese del decimo anno del terzo millennio.
E non pensiate che sia letteraria finzione: avvenimenti, circostanze e testimoni a
sua dimostrazione si sprecano.

40

PROEMIO
Lo svelamento della VERITA

12

LIlluminazione Il Risveglio dello Spirito

11

Lintelletto contemplativo La consapevolezza


Il Creatore che guarda il suo Creato
La dnamis Lorizzonte Il progetto Il
limite insuperabile Il sublime
Il Bene perfetto Lamore La panarmonia
La Grazia
Strumento di creazione Mistero della Vita
Numero venerabile - Intelletto e Luce
Il mondo inorganico Il Cosmo Larmonia
dellanima e lintegrit delle membra - Cerchio
Il mondo vegetativo e organico LIngegno La semidivinit La salute La civilt La Legge
La terza dimensione Lo spazio La
geometria solida Laria La leggerezza
Il traguardo
Lattraverso - Il divenire

10
9 dir dellaltre cose chi vho scorte.
8 Ma per trattar del ben chi vi trovai
7
6
5
4
3
2 mi ritrovai per una selva oscura

NEL

MEZZO
DEL
CAMMIN
DI
NOSTRA
1. Inizio. Nel mezzo delle cose. Istante del Tempo. Vita
2
Lattraverso - Il divenire

VITA

3 che la diritta via era smarrita.

Il traguardo
La terza dimensione Lo spazio La geometria
solida Laria La leggerezza
Il mondo vegetativo e organico LIngegno - La
semidivinit La salute La civilt La Legge
Il mondo inorganico Il Cosmo Larmonia
dellanima e lintegrit delle membra Cerchio
Strumento di creazione Mistero della Vita
Numero venerabile - Intelletto e Luce
Il Bene perfetto Lamore La panarmonia
La Grazia
La dnamis Lorizzonte Il progetto Il limite
insuperabile Il sublime
Lintelletto contemplativo La consapevolezza
Il Creatore che guarda il suo Creato
LIlluminazione Il Risveglio dello Spirito

4 Ahi quanto a dir qual era cosa dura


5 esta selva selvaggia e aspra e forte
6 che nel pensier rinova la paura.
7 Tant amara che poco pi morte.
8
9
10 I non so ben ridir comi ventrai
11 tantera pien di sonno a quel punto
12 che la verace via abbandonai

Lo svelamento della VERITA

41

PARADISO CANTO XXXIII


13 lamor che move il sole e laltre stelle
12 s come rota chigualmente mossa,
(orbita completa del Primo Mobile)
11 ma gi volgea il mio desio e il velle,
(chiude lorbita di Saturno capovolgendo il
senso di marcia da orario in anti-orario, e ne
compie una completa nel Cielo delle Stelle Fisse)
10 allalta fantasia qui manc possa;
Lintelletto contemplativo La consapevolezza
(mezza orbita verso lalto - apre lorbita di
Il Creatore che guarda il suo Creato
Saturno)
9 da un fulgore in che sua voglia venne.
La dnamis Lorizzonte Il progetto Il
limite insuperabile Il sublime
8 se non che la mia mente fu percossa
Il Bene perfetto Lamore La panarmonia
La Grazia
7
Strumento di creazione Mistero della Vita
Numero venerabile - Intelletto e Luce
6
Il mondo inorganico Il Cosmo Larmonia
dellanima e lintegrit delle membra - Cerchio
5
Il mondo vegetativo e organico LIngegno La semidivinit La salute La civilt - La Legge
4
La terza dimensione Lo spazio La
geometria solida Laria La leggerezza
3
Il traguardo

Lo svelamento della VERITA Palingenesi (da


vivi assunti in cielo)
LIlluminazione Il Risveglio dello Spirito

Lattraverso - Il divenire
QUAL

2 per ritrovar lo cerchio e non ritrova

IL
GEOMETRA
CHE
TUTTO
SAFFIGE
1. Inizio. Nel mezzo delle cose. Istante del Tempo. Vita
2
Lattraverso - Il divenire
3 pensando, il principio ondelli indige
Il traguardo
4 tal era io a quella vista nova:
La terza dimensione Lo spazio La
geometria solida Laria La leggerezza
5 veder volea come si convenne
Il mondo vegetativo e organico LIngegno La semidivinit La salute La civilt La Legge
6 limago al cerchio e come vi sindova:
Il mondo inorganico Il Cosmo Larmonia
dellanima e lintegrit delle membra Cerchio
7 ma non eran da ci le proprie penne:
Strumento di creazione Mistero della Vita
Numero venerabile - Intelletto e Luce
8
Il Bene perfetto Lamore La panarmonia
La Grazia
9
La dnamis Lorizzonte Il progetto Il
limite insuperabile Il sublime
10 Allalta fantasia qui manc possa;
Lintelletto contemplativo La consapevolezza
(mezza orbita verso il basso)
Il Creatore che guarda il suo Creato
11
LIlluminazione Il Risveglio dello Spirito
Lo svelamento della VERITA - Palingenesi (da
vivi assunti in cielo)

42

12

8 Il Bene e la Grazia

O ANIMAL GRAZIOSO E BENIGNO


che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno
Inferno, V, 88-90

Resta aperto un problema: a che serve una mappa se non si pu conoscere il luogo
preciso al quale si riferisce?
Temo che il vecchio baule non abbia ancora esaurito tutto il suo compito e che ci
serva ancora del tempo per poter raggiungere il suo fondo, semmai fosse possibile
raggiungerlo. So quello che state pensando che il modello tolemaico gi per se stesso
un luogo, anzi proprio il luogo di tutti i luoghi: il Cosmo conosciuto e codificato
da millenni fino alla Rivoluzione Copernicana. E che dovrei accontentarmi di questo
prodigio, di questo dono inedito e prezioso tornato alla luce come un reperto di
scavo archeologico e che ci restituisce completa la genialit di un Poeta che coniando
25 endecasillabi - e quali! - ha occultato per due volte lUniverso.
La palese bellezza di questa acrobazia ci lascia stupiti e appagati fino a quando
non arriva impertinente la domanda di tutte le domande perch?
Perch nascondere sotto i versi ci che da sempre sta davanti agli occhi di tutti?
Anche i pi distratti almeno una volta nella vita hanno incrociato unimmagine
della geografia dantesca maturando la certezza che nullaltro pu essere se non il
Modello di Tolomeo.
Perch rendere invisibile ci che visibile? E perch queste pinture in tenebrosa parte
hanno dormito un sonno di settecento anni?
Nessun amico di Dante era stato messo a parte di questo segreto? Non si
divertito Dante a condividerlo con i suoi fidatissimi? Con Can Grande, per fare un
nome o con i figli e se cos fosse stato, a tal punto fedeli al silenzio da relegarle
nelloblio? Perch?
Un gioco, un criptoglifo (non so perch, ma mi piace battezzarlo cos), un capriccio
di Poeta esauriente come risposta dentro la notte di sette secoli?
Mi tremano le vene e i polsi nel tentar lazzardo daltre risposte ed ecco perch
fermamente credo che ogni Lettore abbia il diritto di raccontarsi da solo la fine di
questa storia, ma non so che darei per entrare dentro il cuore di Dante con tutta la
fulminea sapienza che appartiene a Francesca quando lo saluta nel quinto canto
dellInferno.
O animal grazioso e benigno
Che visitando vai per laere perso
Noi che tignemmo il mondo di sanguigno.
Se fosse amico il re delluniverso
Noi pregheremmo lui per la tua pace
Poi chhai piet del nostro mal perverso (88-93)
43

Non lo conosce, non lha mai visto, ma le bastano due battute per spogliare la
Verit della sua anima. Per emanazione della Divina Sapienza della quale anche i
dannati hanno notizia? O per sua spiccata intelligenza femminile?
Al verso 88 mi va bene tutto, anche che fermamente vi opponiate appellandovi al
potere supremo del Caso e delle Coincidenze al verso 88 Francesca declina due
valori metafisici e pitagorici dell8: Grazia e Bont. E quindi il verso andrebbe
interpretato cos: io so che tu sei unanima viva perch ancora chiusa in un corpo
vivo (animal) sulla quale vegliano la Grazia e la Bont di Dio. Ma so anche che come
Uomo stai sperimentando la disperazione, disperatamente cerchi Pace (noi
pregheremmo lui per la tua pace) e te la meriteresti perch possiedi la forza e la virt
della Piet, di una Piet Totale (oggi qualcuno direbbe senza se e senza ma) che non
esclude nemmeno coloro che hanno deliberatamente scelto la via del Male e del
Dolore (poi chhai piet del nostro mal perverso).
Nessun altro dannato sa catturare il cuore di Dante come Francesca, nel senso che
solo lei ha il potere di comprenderne la natura (pietosa e disperata) e il destino
(divino). Per vedere ancora lanima di Dante svelata nella sua pi nascosta interiorit
occorre attendere Beatrice.
Uso il numero 88, lindizio di Francesca, cos come Teseo ha usato il filo di
Arianna: ancora una volta ha ragione lei, non si pu fingere di non sapere che Dante
ha costruito i suoi criptoglifi utilizzando il codice di Pitagora.

44

LEGGERE
Voi mi state leggendo ed io sto scrivendo sperando solo di indovinare la giusta
magia che serve per farmi capire.
Mi venuto in mano un relitto di cianfrusaglia, che trappole mefitiche i bauli
abbandonati! Vecchio ciarpame ministeriale di indicazioni metodologiche e
didattiche applicate al fantasma della scuola italiana col probabile intento di farla
diventare ancora pi fantasma. Sappiano i Docenti che LEGGERE e ASCOLTARE
sono abilit PASSIVE, e che SCRIVERE e PARLARE sono abilit ATTIVE.
Correvano gli Anni Novanta e ci precipitammo a redigere programmazioni piene
di passivi e di attivi (in seguito raggiungemmo anche i debiti e i crediti quando si
dice la possente vendetta del Verbo!).
I manuali di grammatica, se non fossero stati dismessi insieme ai poli siderurgici,
avrebbero potuto affermare il contrario: leggere, ascoltare e scrivere sono verbi
transitivi (attivi e passivi) e parlare (tranne luso impersonale del si parla di o del si
parlato di) solamente attivo.
Per solitaria vendetta infilai nella programmazione il verbo LEGGERE come
indicatore di valutazione. Il Preside, contrariato, volle informarmi che TUTTI a
quindici anni sanno leggere!
Mi rifiutai di perder tempo a spiegargli che fra il COMPITARE e il LEGGERE
intercorre labisso. Compitare: vocabolo espunto, estinto, scomparso, lunico che
sarebbe in grado di rispondere alla vexata quaestio perch la gente in Italia legge
sempre meno? Semplice, perch non sa compitare.
Eppure ci furono tempi in cui certo ser Alighieri non remunerato da Ministeri
dellIstruzione, ci mancherebbe! si permetteva di istruire adulti e sapienti monarchi
sulla difficile arte della Lettura.
Perch leggere unarte, e, come tutte le Arti, una difficile attivit.
La Cantica del Paradiso fu inviata - fino al 22 canto - a Can Grande della Scala,
Signore di Verona, come un regaluccio opportunamente accompagnato da un breve
manuale di istruzioni per luso rigorosamente scritto in perfetta lingua latina.
Quella che poi sar comunemente chiamata lEpistola a Can Grande della Scala
contiene nel suo testo, breve ma densissimo, la descrizione dellOpera (cio di tutta la
Commedia) e le indicazioni per poterla leggere.
occorre sapere che non uno solo il senso di quest'opera: anzi, essa pu essere definita
polisensa, ossia dotata di pi significati. Infatti, il primo significato quello ricavato da una
lettura alla lettera; un altro prodotto da una lettura che va al significato profondo. Il primo
si definisce significato letterale, il secondo, di tipo allegorico, morale e anagogico.30
Dante riprende qui in forma sintetica gli argomenti illustrati nel Trattato Secondo
del Convivio nel quale delinea i quattro sensi che indicano le direzioni esegetiche di
un testo, specificando che
Lo quarto senso si chiama anagogico, cio sovrasenso; e questo quando spiritualmente si
spone una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso letterale, per le cose
significate significa de le superne cose de letternal gloria.31
30
31

D. Alighieri, Lettera a Can Grande della Scala, par.7


D. Alighieri, Convivio, 1,6

45

(Non lo vorreste avere tra le mani, adesso, il pedagogista profumatamente


prezzolato dal Ministero che va dicendo in giro che la LETTURA PASSIVA???)
Una qualsiasi Opera Dottrinale e la Commedia per definizione dello stesso
Dante rientra fra queste va letta sQUATERnandola. (Giunge leco del Paradiso... di
ci che per luniverso si squaderna.)
Il testo va colto nella sua letteralit, ma va interrogato nel suo senso pi profondo
e nascosto (allegorico) che a sua volta genera necessariamente, rinviando ad altro
significato, il rispecchiamento ontologico (il senso morale) che forse oggi noi
chiameremmo problemi di natura esistenziale perch parlare di etica metafisica fa
troppo demod. Il quarto, lanagogico, tutto in salita (ana ago, lett. in greco:
conduco in alto): SOVRAsenso. Con le parole di Dante: la scrittura spirituale, pur non
alterando la sua verit letterale, tuttavia indica (significa) attraverso le cose letteralmente
indicate (significate) le superne cose della gloria eterna.
Gli assoluti fulgori degli incorporei - scriveva Giamblico - contemplare ci che
incorporeo e intelligibile e immateriale ed eterno, e che sempre identico a se stesso e non
ammette mai n corruzione n mutamento solo questa filosofia infallibile e stabile
E lo spirito che in gioco, la spiritual scrittura non ammette mezze misure,
compromissioni, sfumature o scorciatoie: il traguardo e sempre deve essere
lAssoluto. Da VIVI.
E dunque fuor di dubbio che la Divina Commedia, nel suo insieme, possa essere
interpretata in pi dun senso, poich a questo proposito abbiamo la testimonianza
dellautore, sicuramente il pi qualificato a informarci sulle proprie intenzioni. Le difficolt
hanno inizio quando si tratta di determinare quali siano questi diversi significati In
generale i commentatori concordano sul senso letterale del racconto poetico, sul significato
filosofico-teologico e su quello politico e sociale ma Dante ci avverte di cercarne quattro,
qual dunque il quarto? Secondo noi, questo pu solo essere un senso propriamente
iniziatico ed esoterico32
Cos scriveva Ren Gunon nel 1925 in un piccolo volume che per di molto ha
arricchito il dibattito sul Dante segreto ed esoterico.
Tuttavia la questione ancora aperta ed molto pi complicata di quanto possiate
immaginare. Ridotta e semplificata ai minimi termini pu essere cos formulata:
1.

2.

32

O il patrimonio anagogico di riferimento contenuto nel Poema solamente


quello di carattere teologico cattolico e quindi, per attingere al cosiddetto
sovrasenso, si pu solo tenere conto delle citazioni dalle Sacre Scritture. (Non
pensiate che sia improponibile nei testi scolastici amanti dei quiz a crocette
ne ho trovato uno che recitava cos quali sono i riferimenti anagogici del
Poema? Risposta esatta: i Salmi e le Sacre Scritture. Punto)
Oppure lOpera di Dante dottrinale in ogni sua parte - nel rispetto di come
lo stesso Alighieri la presenta a Can Grande - e quindi in ogni sua parte deve
essere anagogica.

Ren Gunon, Lesoterismo di Dante, Adelphi, pag,12, 2009

46

Se dessimo per buona la prima soluzione tutta la materia allegorica dantesca che si
riferisce al mondo pagano (andiamo a caso una buona met dellOpera?) sarebbe
solo giustificata dalla pura dimensione narrativa descrittiva e poetica. Quella che
Dante pi compiutamente definisce cos: la forma concepita come modo del trattare
poetica, inventiva, descrittiva, digressiva, transuntiva e insieme definitiva, divisiva,
probativa, reprobativa ed esemplificativa.33 Tutta questa fatica solo per narrare?
Lo stesso Virgilio, pagano orfico pitagorico e limbicolo starebbe l, dallInferno
al Paradiso Terrestre, solo per narrare e poetare e non per condurlo agli incorporei
fulgori degli assoluti, alle superne cose della gloria eterna Strano, no? Proprio Lui che lo
mise dentro alle segrete cose
Se accettassimo la seconda, come ha fatto Gunon e come molti altri stanno
facendo, inevitabilmente incontreremmo lUniversalismo Radicale di Dante, il
Cammino Grande dellUmanit (tutti convegnon qui dogne paese dice Virgilio nel III
dellInferno), incontreremmo la possente e smisurata eredit simbolica del mondo
conosciuto fin da quando ne conserviamo il ricordo. Che grande boccata dossigeno
respireremmo in un mondo che include sempre e non esclude mai!
Ma dovremmo anche essere capaci di imparare che Dante non fa gioco di squadra:
mai potremmo recluderlo nello stretto carcere di un unico segmento, sia esso cataro,
alchemico, ermetico, templare, massonico, pitagorico, cabalistico, fedele dAmore,
cristiano, mistico o cattolico anche se la disseminazione pervasiva e irrompente dei
suoi segni a tutti questi segmenti pu indubbiamente condurre. Dovremmo invece
imparare a scendere a questi patti: chi ama lAssoluto non pu permettersi di
perderne nemmeno una briciola.
Ci siamo persi i criptoglifi? No: tutta questa dissertazione per dirvi che Dante
SCEGLIE il codice pitagorico per i suoi disegni segreti, ma che non me la sento
proprio di risolvere il suo SOVRASENSO solo ed unicamente dentro il Pitagorismo.
Anche se relazioni connessioni e coincidenze esondano da ogni argine. E solo un
patrimonio simbolico, filosofico e dottrinale al quale non avrebbe mai potuto
rinunciare. Linfa vitale per un progetto sovrumano. Cos come, pur sapendo che il
Poema una Grande Opera, non si pu affermare che Dante sia solo alchimista.
Forse questi 12 sassolini sono molto pi macigni di quanto possiamo immaginare.
Qualche risposta per labbiamo trovata: LEGGERE un AGIRE, e AGIRE
SCEGLIERE.
Scelgo la strada pi facile:
Nascondere le sfere celesti sotto il velo delle parole non un vanitoso o
capriccioso virtuosismo poetico: troppo silenzio per essere vanit, troppa fatica per
essere capriccio.
Il sistema tolemaico visibile a tutti essoterico. Quello nascosto indubbiamente di
natura esoterica. Ma assomiglia molto al messaggio del naufrago affidato a una
bottiglia che galleggia sui flutti per 700 anni. Ok, lesoterismo non per tutti, ma uno
sparuto gruppo di adepti iniziati ci deve sempre pur essere per conservar segreti. In
ogni caso questi disegni aggiungono patrimonio anagogico al testo e temo, data la
loro invisibilit, che ne aggiungano molto.

33

D. Alighieri, Lettera a Can Grande della Scala, par.9

47

Rispettando la lezione di Dante, anche i criptoglifi devono per forza possedere un


senso letterale, uno allegorico, uno metafisico e uno anagogico.
Al senso letterale forse ci sono arrivata. Per gli altri tre sono una naufraga in un
mare di guai.

AD LITTERAM
Dopo i Formalisti russi, dopo gli Strutturalisti francesi e dopo i loro nipotini
Decostruzionisti siamo arrivati a capire che linterpretazione letterale adesso si chiama
Livello di Superficie del Testo. Ragazzi, ne abbiamo fatta di strada nel Novecento!
Non voglio essere dissacrante, la verit che mi taglierei anche un dito pur di
parlare con un Derrida, un Deleuze, un Blanchot anche un semiologo qualsiasi e
potergli dire ho un problema. Anche se lo chiamo Livello di Superficie il risultato non
cambia: arduo leggere e scegliere.
Scelgo una prima interpretazione ad litteram: costruire lUniverso usando 12 versi,
i 12 numeri sacri pitagorici che rappresentano e declinano il TUTTO significa
semplicemente dimostrare che VERO. Et voil in un opl e in 12 mosse ti servo su
un piatto dargento il TUTTO dallameba alla Via Lattea e magari anche qualcosa
di pi e come fai a non dargli ragione?
Ma che raffinata e sublime ironia in questa totale e totalizzante letteralit! Spero
che Pitagora ne sorrida ancora, ovunque si trovi.
Una seconda possibile interpretazione invece riservata allesegesi cattolica e
credo che da sola meriterebbe un romanzo.
Non un romanzo, no, perch arriva da ci che stato vero, ma con discrezione
estrema.
I Grandi Poeti seminano Grandi Silenzi. Il silenzio di Dante esteso e
infrantumabile molto di pi di tutto ci che ha scritto. Direi ancora: lindagine sulla
sua Opera ormai sembra preoccupata a rivelare soprattutto quello che Dante tace. E
credo che debba essere cos, per tempi in cui gi soltanto il pensare era un delitto.
sono assillato dalla povert, per cui devo tralasciare queste e altre cose utili alla
collettivit. Ma spero che la vostra Magnificenza conceda che in altre circostanze sia possibile
procedere all'utile esposizione34.
Lamicizia di Can Grande non lo esime dallumiliazione. Dopo aver scritto cose
attorno al Poema e al suo Paradiso che da sole valgono un patrimonio, gli confessa
che non pu pi esporlo, deve ancora lavorarci, ma non pu farlo perch non ha
soldi e deve tralasciare ma la Magnificenza del Signore conceder speriamo! che
il Poeta possa ancora parlargli
Traduciamo: scusa se ti regalo solo 22 canti del Paradiso, ma sono povero e gli altri
devo ancora finirli. (Anche se sarebbero tanto utili alla collettivit lo riscrivo perch
certe coltellate pi si ripetono e pi giungono al segno). Intanto devo lavorare per
vivere. Ma appena li finisco spero che tu mi concederai di regalarteli.
34

ibidem, par.32

48

Se questo era il suo Grande Protettore, figuriamoci gli altri... avversari nemici
invidiosi detrattori persecutori inquisitori Faceva bene a tacere, ma il suo Genio
poteva prendersi sottili e invisibili vendette.
Nella stessa lettera Dante illustra al Signore lOntologica Essenza della Divina
Intelligenza, e perch nellUniverso penetra e risplende: unacrobazia della pi pura
ortodossia scolastica. Da Aristotele a Dionigi allEcclesiaste a Geremia pi la
rileggo e pi aumenta limpressione che Dante scrivesse solo per togliergli il fiato,
per disorientarlo o per fargli credere di essere lunico sapiente della terra in grado
di districarsi fra le cause prime e le seconde e la natura degli effetti che procedono
dalle une e dalle altre e lo doveva credere perch Dante lo credeva.
Strategia invincibile del Suddito col Potente, solleticarne la vanit e trasformarlo in
mosca cocchiera. A quei tempi con grande classe e raffinatezza!
S, non ho dubbi, il Poeta per davvero si divertito, toscanaccio comera e di feroce
penna. Nel mezzo di una lectio magistralis che avrebbe frastornato anche S.Tommaso,
Dante, come se fosse la citazione meno importante, butta l
e nel Salmo "Dove mi nasconder dal tuo spirito? e dove fuggir dalla tua vista? Se
ascender in cielo tu sei l, se scender nell'inferno, sarai presente. Se mi rivestir delle mie
penne, ecc.".35
Butta l il Salmo di Davide numero 139: sublime quellecc. che dice inutile che
continuo, tanto, grande uomo che sei, lo sai tutto a memoria; ma dice anche vai
pure di fretta qui che non poi cos rilevante.
(E solo la didascalia del disegno che ho nascosto nel Proemio, perch anche
allInferno Dio penetra e risplende e i cieli che tu, Magnificenza, credi che siano la
dimora divina perch li vedi azzurri luminosi e stellati quegli stessi cieli sono
ospizio e territorio dellInferno perch nemmeno le tenebre per il Signore sono oscure, e
la notte chiara come il giorno; per il Signore le tenebre sono come luce36. Ma se le parole di
Davide restano parole, tu, Magnificenza, non le senti e non le intendi, non hanno un
peso per te e non valgono nemmeno laria che muove il mio fiato. Ma se vedessi, con
i tuoi occhi, che la strada che porta allInferno e che tutto lo avvolge e lo attraversa ha
consumato i miei piedi nei Cieli se tu le VEDESSI quelle parole, salde come pu
essere salda una pintura, anche tu, Can Grande e Ghibellino, anche tu alzeresti contro
di me la spada.)
Scrivendo questa lettera Dante ha masticato veleno e sferza. Il veleno della
cortigianeria, che certo nel suo cuore non poteva essere sinonimo di cortesia, nello
stendere lincipit in cui costretto a catturare la benevolenza del Potente
E siccome stimo la vostra amicizia come un tesoro preziosissimo, desidero coltivarla con
diligenza previdente e cura sollecita. E pertanto, dal momento che i principi morali insegnano
che ricambiare significa conservare l'amicizia, vorrei seguire questo assunto ricambiando i
benefici ricevuti pi d'una volta. Per cui sovente ho esaminato i miei regalucci e li ho
differenziati e poi vagliati, alla ricerca del pi degno e gradito a voi. E non ne ho trovato uno
35
36

ibidem, par.22
Salmo di Davide, 139

49

adeguato alla vostra eccellenza pi di quella sublime Cantica della Commedia che si intitola
Paradiso.37
E la sferza della sua satira ben armata quando scende a valanga dentro la testa del
Principe travolgendolo con la sintesi illustrata di 22 canti che da soli pesano quanto
una catena alpina.
Provate a leggere questo brano non nella sua dimensione letteraria, ma come
fosse, perch lo , un inimitabile testo satirico:
Tutto quanto si muove, si muove ad opera di qualcosa che non ha moto, ma che causa e
termine del suo moto stesso; come il cielo della Luna si muove per una certa parte di s, che in
s non ha la Causa verso cui muove; e poich una parte di cielo, e ci impossibile, non pu
scegliersi un luogo, cos si muove alla ricerca di un altro, e da qui discende la ragione del suo
movimento e non sta mai fermo, ed questo il suo desiderio. E ci che dico a proposito del
cielo della Luna, pu essere esteso a ogni altro, tranne che al primo (Empireo). Tutto ci che si
muove manca di qualche cosa e non possiede integro tutto il suo essere. Pertanto quel cielo
che non mosso da alcunch, possiede in s la perfezione del suo essere. E poich ogni
perfezione discende dalla prima perfezione, che perfezione in sommo grado, ne deriva
chiaramente che il primo cielo riceve di pi la luce del primo essere, cio Dio. Pertanto questo
ragionamento sembra argomentare sulla distruzione del precedente, cos che non attua la
dimostrazione linearmente e secondo la forma del sillogismo. Ma se consideriamo la materia
di quello, attua una dimostrazione adeguata, perch si parla di una realt eterna, in cui si pu
eternare la mancanza, cosicch, se Dio non gli diede il moto, palesemente non gli diede
neppure materia proprio perch non difettasse in qualcosa. E attraverso questa supposizione
l'argomento regge in ragione della materia. Argomentare cos come se dicessi: Se l'uomo
esiste, capace di ridere. Infatti in tutte le proposizioni convertibili si ha simile sostegno
grazie alla materia. Quindi cos risulta chiaro: quando la Cantica dice "in quel cielo che pi
riceve la luce di Dio" intende parlare, in forma di perifrasi, del Paradiso, cio del cielo
Empireo.
Lo sentite anche voi il frastorno della valanga?
Immaginatevi il povero Can Grande .
S, Dante qui parla dei SUOI cieli, di quelli presi al volo come si catturano farfalle,
con una rete pi piccola di una mano, con una rete di 12 versi, e ben assestati col suo
compasso su fogli di carta inghiottiti dal Nulla e consegnati per sempre alla totale
immaterialit. E cos doveva essere, perch ASSENZA DI MATERIA la perfezione
massima della MATERIA, garanzia inoppugnabile della sua eternit (questo
lEmpireo!). Come sta urlando forte il disegno nascosto dal Poeta, come sta urlando
forte la sua anima, e come sono sorde le orecchie del Potente!
Traduciamo: vedi come semplice, caro il mio Scaligero quando si ragiona di
MATERIA facile argomentare (e qui ce la dovete mettere tutta leco della risata di
un antesignano Fisico Quantistico): potrei anche dire che lUomo sa ridere solo perch
esiste o forse no (proposizione convertibile) non detto che tutti gli uomini siano
capaci di ridere solo per il fatto che esistono. (In realt, sapendo quanto siamo
distratti davanti alle parole, Dante laveva scritta meglio la sua verit: SE luomo
esiste solo se un uomo veramente un uomo capace di ridere.)
37

Lettera a Can Grande, par. 3

50

Chi frequenta la scrittura sa che non c artifizio o virtuosismo o autocontrollo che


tengano, prima o poi con una gran zampata LEI ti strappa dal cuore la Verit e al
paragrafo 26, alla conclusione della sua acrobazia, il Poeta per davvero rideva come
un matto alle spalle del Potente. (Mai dimenticarla la Vis Comica della Commedia!).

AD SENSUM
Danzava da folle sopra labisso delleresia. E questo non un segreto per nessuno.
Cercarono le sue ossa per bruciarlo da morto, non avendo potuto bruciarlo da vivo.
La pietosa mano di qualcuno le aveva fatte sparire e allora si accontentarono di dar
fuoco a un fantoccio e a una copia del De Monarchia. Questo sapevano fare i Potenti.
Nessuno mai avrebbe potuto essergli complice fino a tal segno, fino al punto di
poter rivelare a qualcuno il luogo segreto della pintura in tenebrosa parte.
Ma la lettura ad litteram mi porta a credere che Dante abbia sorriso molto nello
scolpire quei 25 endecasillabi lanciando la sua sfida al Tempo, alle alte cime a
coloro che questo tempo chiameranno antico lanciando al Futuro il suo guanto
macchiato dinchiostro e mi par anche di sentirlo nel suo bel fiorentino parlar da
solo con glincorporei fulgori oh uesta s he gli proprio bella, haro il mi Virgilio, prima
o poi vedrai ch arriver lEpopto
Premesso e ben sottolineato che l Epopto non sono io, ma a mala pena sono il
postino alla ricerca del vero destinatario, mi corre lobbligo di spiegarvi chi sia
questo Convitato di Pietra.
Di lui abbiamo rare e rade notizie appartiene al fiume che corre sotto il fiume,
agli alberi tagliati, alle cose che ci siamo dimenticati daver dimenticato, a quei pezzi
di Assoluto che si perdono molto pi facilmente di quanto si perdano ombrelli e
accendini.
Affonda le sue radici archetipe in Edipo che si cavato gli occhi per vedere meglio
le forme della sua tragedia. Epopto, in greco, Colui che Vede con gli Occhi Chiusi. E il
terzo grado di iniziazione nei Misteri Eleusini, il suo Segno sono gli occhi bendati da
un lino bianco. La parola, perch le cose non sono mai facili come sembrano, ha un
doppio significato: quello di porre sopra gli occhi una benda, e quello di guardare
sopra le cose visibili, verso le superne cose, inviando lo sguardo l dove comunemente
non pu giungere. Comunque sia per guardare sopra, per vedere lInvisibile,
bisogna avere gli occhi chiusi. LEpopto fa la sua apparizione, e senza neanche tanti
infingimenti, nel nono canto dellInferno.
Volgiti 'n dietro e tien lo viso chiuso;
ch se 'l Gorgn si mostra e tu 'l vedessi,
nulla sarebbe di tornar mai suso.
Cos disse 'l maestro; ed elli stessi
mi volse, e non si tenne a le mie mani,
che con le sue ancor non mi chiudessi.
O voi ch'avete li 'ntelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde

51

sotto 'l velame de li versi strani.38


Il passo lo riconoscete specialmente dallultima e intrigante terzina. Ma vale la
pena farlo uscire per pochi istanti dal baule per rileggerlo attentamente. Siamo
allingresso della Citt di Dite, la fortezza di Satana, il megacentro dirigenziale delle
forze demoniache. Un portone chiuso sbarra la porta ai due viaggiatori. Virgilio vive
attimi dansia e di terrore: i demoni impediscono loro la strada con determinata e
tracotante violenza e nemmeno le sue parole, che cos bene avevano convinto
Caronte e Minosse, riescono a persuaderli a spalancare la seconda e pi temibile
porta infernale. Sa che deve arrivare un aiuto dal cielo il messo celeste che li deve
soccorrere, ma, incredibile a dirsi, linviato divino in clamoroso ritardo. Intanto
sulla Torre della Citt, Dante riconosce le tre Furie, le greche Erinni, che dalla rabbia
con i loro stessi artigli si feriscono il petto e lanciano con alte grida tutto il loro furore
e minacciano di porre fine al prodigioso viaggio di un Vivo allInferno. Urlano
invocando lintervento della Grgone perch con il suo sguardo pietrifichi il
malcapitato. Virgilio entra nel panico pi totale: Dante per davvero in pericolo di
vita.
Voltati indietro, presto, e copriti tutto il viso con le mani, perch se arrivasse
Grgone e tu la guardassi mai pi potresti tornare tra i vivi. Cos disse il Maestro,
ed egli stesso mi fece girare le spalle alla torre, e non si fid della forza delle mie
mani, ma per mettermi ancora di pi al riparo, mise le sue mani sopra le mie.
Gran pezzo di teatro, vero? Che Dante sigilla col pi gorgonico dei ferma
immagine mai realizzato: o voi chavete lintelletti sani, mirate la dottrina che sasconde
sotto l velame delli versi strani.
Eccolo: fotogramma bloccato, pi fermo di una statua di marmo, guardatelo bene
(mirate) e cercate di capire che cosa nasconde: un uomo, che sta rischiando la morte,
col viso sotto le sue mani, e un altro, alle sue spalle, che gli comprime ben forte le
mani con le sue.
Alcuni interpreti propendono a credere che questa terzina si riferisca ai versi che
seguono e specialmente alla descrizione del messo celeste. Solo che questa terzina
chiude la sequenza. Lazione qui si blocca perch finalmente - colpo di scena - con
gran fracasso e vento di bufera arriva il messo, apre la porta, rimprovera duramente i
demoni, e Virgilio tira il suo meritato sospiro di sollievo.
E quindi, secondo me, la dottrina nascosta va cercata nel fotogramma bloccato, e
non nella situazione mutata e successiva.
I Misteri Eleusini - ben radicati nelle dottrine orfico-pitagoriche e praticati ad
Eleusi fin dal sesto secolo a.C. - giunsero a Roma pi o meno quando Graecia capta
ferum captorem cepit.39 Tra la fine del secondo secolo e linizio del primo secolo a.C.
In et augustea erano molto diffusi (documenti inequivocabili gli affreschi della
Villa dei Misteri a Pompei). Che il pitagorico Virgilio fosse un Epopto non lo
sappiamo per certo, ma certo che nel nono canto Dante fa compiere al suo Maestro
tutti i gesti rituali dellEpoptia. Anzi, in questo fotogramma bloccato Dante stesso a
ottenere lintroduzione iniziatica allEpoptia, e quindi a Virgilio viene
necessariamente attribuito un grado di appartenenza superiore, che, come possiamo
desumere da altri passi del Poema, si tratta del grado Sacerdotale, il quinto ma per
38
39

Inf., IX, 55-63


La Grecia conquistata conquist il feroce conquistatore

52

dimostrarvelo mi servirebbero un altro baule e un altro libro. E poi devo tentare,


ahim, di non uscire dal seminato.
Ad Eleusi infatti i riti misterici si svolgevano attraverso sette gradi di iniziazione, di cui i
primi tre c.d. inferiori, altri tre c.d.superiori e lultimo c.d. supremo:
1. iniziazione ai piccoli Misteri;
2. iniziazione ai grandi Misteri;
3. iniziazione allepoptia (intuizione) o visione degli Dei
4. iniziazione della Corona;
5. iniziazione Sacerdotale;
6. iniziazione Ierofantica o regale;
7. iniziazione Suprema;
naturalmente, molto pochi arrivavano oltre al secondo/terzo grado di iniziazione e
pochissimi al settimo.40
Virgilio accompagna Dante dal primo al quarto; per il quinto e il sesto sono
necessari Beatrice e S.Bernardo; solo lassimilazione (proprio nel senso letterale di
diventare simile) allAssoluto lo pu sigillare, come rota chigualmente mossa,
allIniziazione Suprema del Settimo Grado.
(Non riesco a tacerlo il verso 102 del Canto Quarto dellInferno s chio fui
SESTO tra cotanto senno la segreta profezia che Dante annuncia di/a se stesso
tra tutti quei QUINTI io ero lunico SESTO anche se ancora non lo sapevo41).
Virgilio abbandona Dante al Canto Ventisettesimo del Purgatorio con queste
parole
Non aspettar mio dir pi n mio cenno;
libero, dritto e sano tuo arbitrio,
e fallo fora non fare a suo senno:
perchio te sovra te corono e mitrio.
Da me non aspettarti altre parole n altri segni: ormai la tua facolt di scegliere
libera, giusta e in perfetta salute. E sarebbe un errore imperdonabile non agire
secondo il suo consiglio: perci Io sopra di Te ti incorono con la Corona
dellImperatore e con quella del Pontefice.
40

Paolo Menarin, Breve introduzione ai Misteri di Eleusi ,http://www.teosofica.org


Alla fine della cerimonia diniziazione di quinto grado al rango di Filosofo e Sacerdote liniziato veniva fatto
sedere insieme ad altri filosofi allo stesso desco, in tale frangente erano rappresentati simbolicamente anche i
filosofi del passato; e in seguito il suo compito sarebbe stato quello di elevarsi fino a contemplare ci che
veramente reale, quindi tornare sulla Terra per essere da Guida. (Paolo Menarin, ibidem)
Sono la prima a non amare lesegesi capziosa e le acrobazie spericolate che il Poema pu suggerire a piene
mani ma non poi cos difficile cogliere qui la descrizione del Limbo, la valletta degli Spiriti Magni, dove i
Poeti e i Filosofi dellantichit sono occupati in sussurrate conversazioni. Sulla funzione di Guida Filosofica e
Sacerdotale di Virgilio vale la pena poi di spendere due righe: allinizio del nono canto, vedendo una seria
preoccupazione dipinta sul volto del suo Duca, Dante osa chiedere a Virgilio se qualcuno avesse gi percorso per
intero litinerario infernale - se avesse contemplato fino in fondo ci che veramente reale - ritornando salvo da
quel pericoloso viaggio. Virgilio lo rassicura confermando che lui stesso laveva fatto. Seguitando poi ad
applicare lallegoria eleusina, si pu escludere che Virgilio abbia raggiunto la regalit del sesto grado, perch
liniziato elevato al sesto faceva ingresso nel Santuario ove, da solo, contemplava la divinit faccia a faccia
ricevendo cos lilluminazione perfetta, e diventando cos capace di illuminare a sua volta. (Paolo Menarin,
ibidem) Limpossibilit di vedere Dio la pena dolorosamente eterna per le anime destinate al Limbo.
41

53

Liniziazione della Corona era il primo dei tre gradi iniziatici c.d. superiori. Colui che
aveva beneficiato di tale iniziazione assurgeva al rango di dignitario, egli quindi avrebbe
potuto diventare un mistagogo, poeta, medico o anche capo politico allinterno della societ
civile. Chi non era stato iniziato alla Corona non poteva ricoprire nessuno degli incarichi, n
svolgere alcuna delle professioni sopra citate.42
A parte il fatto che qui si pu ben riconoscere quella che stata la reale parabola
terrena dellautore del Poema (poeta, medico e speziale, capo politico e auctoritas
spirituale-mistagogo) ora ho il compito di svelarvi perch lallegoria orfico-pitagoricoeleusina, di cui Dante fa ampio uso in questi passi, possa offrire qualche notizia certa
attorno al valore allegorico dei criptoglifi.
AllEpopto venivano bendati gli occhi del corpo perch solo aprendo gli occhi
interiori (lanima intuitiva) avrebbe potuto accedere a ci che veramente reale senza
restarne pietrificato (privi di uno stato di Grazia non si pu incrociare il mortale
sguardo della Medusa, e lo stato di Grazia spalancare lanima allintuizione del divino).
Ma occorre anche sapere che ogni superamento di grado coincideva con la mimesis di
una morte e di una rinascita, morte e resurrezione, per ogni grado un passaggio, per
ogni grado una Pasqua.
Assistito dalla protezione di Virgilio, Dante per quattro volte muore e per quattro
volte resuscita. La dottrina che sasconde in grado di dimostrarci sotto altri versi
strani se questi quattro passaggi siano realmente avvenuti? E di quali morti si doveva
morire grado per grado?
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.

Morire a se stessi
Morire al mondo
Morire al visibile per accedere allinvisibile
Morire alla schiavit del carcere terreno
Morire alla memoria di s
Morire alle tenebre
Morire alla mortalit

(Il senso allegorico della dottrina pitagorica non pu che condurci verso il suo senso
morale: lo trovate apprezzabile come programmino esistenziale?)
1.
2.
3.

Dante muore a se stesso dopo il passaggio dellAcheronte e caddi come


luom che l sonno piglia. (Inf. III)43
Muore al mondo (al SUO mondo) dopo il racconto straziante di Francesca
e caddi come corpo morto cade. (Inf. V)
Muore al Visibile sotto la possente stretta delle mani di Virgilio. Li occhi mi
sciolse e disse: Or drizza il nerbo / del viso su per quella schiuma antica (IX, 7374), quando lo libera dalle sue mani, gli occhi di Dante (il nerbo del viso) sono
gi diventati unaltra cosa. Fatti pi potenti e acuti, aggrediscono il vero e lo

42

(Paolo Menarin, ibidem)


Anche Giovanni Pascoli, autore che si inscrive nella rosa degli esegeti orfico-pitagorici di Dante, a questo
proposito scrive: LAcheronte , per i corporalmente morti, la seconda morte: quella inflitta dal peccato in
genere, dal peccato dorigine, dal peccato che il peccato. Ma per i corporalmente vivi, il passarlo morire a
quella morte, a quel peccato.
Da Sotto l velame, Saggio di uninterpretazione generale del poema sacro, parte quarta, 1900
43

54

4.

5.

6.

7.

penetrano come fossero una terribile sferza. Il passaggio si consumato. E se


ancora non fosse chiaro che proprio di Epoptia si tratta, introdotto nella Citt
di Dite, Dante incontra le anime doppiamente morte, e ben chiuse in sepolcri
di fuoco che saranno ermeticamente sigillati dopo lUltimo Giudizio: le
anime di coloro che lanima col corpo morta fanno (X,15): gli Epicurei folgorati
dalla Grgone perch non seppero chiudere gli occhi del corpo per
spalancare quelli dellanima. (Inf. IX)
Muore alla schiavit superando la mimesis della morte nel Fuoco (Purg.
XXVII), e la libert conquistata lo pone moralmente al grado della Corona
Imperiale e spiritualmente al grado della Corona Mitriale. Muore alla
schiavit cancellando i sette P sulla sua fronte44 (la rinnovata catabasi, discesa,
necessaria dentro il Dolore) e conquistando (anabasi, risalita) il dominio delle
quattro Virt Cardinali: Giustizia Fortezza Sapienza e Temperanza. Il tuo
arbitrio dice Virgilio libero (sapiente e temperante), dritto (giusto) e sano
(forte).45 Ma due corone, una di rex e una di pontifex, indicano anche
lavvenuta conquista delle tre Virt Teologali: Fede, Speranza Carit. (Purg.
XXVII)
Muore alla memoria di s superando la mimesis della morte per annegamento
nelle acque del fiume Lete (oblio in greco) nel XXXI del Purgatorio
abbracciommi la testa e mi sommerse / ove convenne chio lacqua inghiottissi. (101102). Nellacqua dellEuno (della Buona Conoscenza) Dante la tramortita
sua virt ravviva (XXXIII, 129) fino a resuscitarlo rifatto s come piante
novelle / rinovellate di novella fronda / puro e disposto a salire alle stelle. (ibidem
143-145)
Muore alle tenebre provando la cecit: cos mi circunfulse luce viva; / e
lasciommi fasciato di tal velo / del suo fulgor, che nulla mappariva. (Par., XXX, 4951). Per rinascere subito dopo e di novella vista mi raccesi / tale, che nulla luce
tanto mera, che li occhi miei non si fosser difesi. (ibidem 58-60). La mia nuova
vista avrebbe potuto sopportare qualsiasi luce.
Muore alla mortalit tanto chi giunsi laspetto mio col valore infinito (Par.,
XXXIII, 80-81). La mia persona, in corpo anima e spirito (aspetto), si
congiunta e assimilata allinfinito.

Facciamo il punto:
I criptoglifi sono costruiti col codice pitagorico.

44

Lingresso nel Purgatorio vero e proprio viene narrato nel IX canto della Seconda Cantica. Il passaggio
dallAntipurgatorio al Purgatorio prevede un rito celebrato dallAngelo Portiere che con la punta della spada
incide sette P sulla fronte di Dante. Attraversando le 7 cornici, dove sostano le anime purganti di chi ha
commesso i 7 peccati capitali, Dante ottiene la cancellazione delle sette P. AllInizio del XXVII canto, messo
alla prova del superamento del muro di fuoco, che lo separa da Beatrice, il Poeta, senza avvisare il Lettore come
accaduto per le precedenti sei volte, cancella dalla fronte la settima P. Questa costituisce limmagine della
mimesis di una nuova discesa (catabasi) che lAnima compie quando, scendendo dal Cielo torna ad abitare un
corpo mortale (secondo gli insegnamenti di Pitagora e quelli successivi di Platone). Scende di 7 gradi come di 7
gradi dovr risalire.
45
Pur saldamente presenti nella Catechesi Cattolica, le Quattro Virt Cardinali sono ben individuate gi nella
scuola pitagorica e giungono ad occupare salienti spazi dellindagine Socratico-Platonica (Protagora,
Repubblica, Simposio per citarne i pi rilevanti).

55

Il patrimonio dottrinale pitagorico fin qui esaminato e soprattutto quello che ci


parla degli Occhi e del Visibile e dellInvisibile ci induce a credere che una stretta
relazione semantica leghi la filosofia di Pitagora ai disegni nascosti.
La ragione per cui i riti misterici erano segreti consta nel fatto che gli uomini antichi (cos
come ci ricorda Giuliano Imperatore nelle Orazioni) credevano che la Natura amasse
nascondersi. Infatti la Verit non poteva essere scorta senza sforzo, in quanto Divina di per se
stessa. La Verit infatti conferisce grande potere a coloro che la possiedono, nonch sorpassa le
facolt degli uomini comuni (i quali invero potrebbero disprezzarla per arrivare financo ad
utilizzarla per fini malvagi).46
Quello che noi crediamo di vedere perfettamente vero e reale nella sua apparenza,
perfettamente nascosto e invisibile nella sua sostanza.
Credo che questa sia la forza allegorica dei criptoglifi.
Oggi 26 settembre 2011 tutto il mondo parla dei neutrini.
Rendiamo grazie alla bont dei Cieli che ogni tanto si ricordano di porre le loro
mani sopra i nostri occhi.

46

(Paolo Menarin, ibidem)

56

9 Linsuperabile limite

CIELI E PIETRE
Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete,
udite il ragionar ch' nel mio core,
ch'io nol so dire altrui, s mi par novo.
Prima Canzone
Trattato Secondo Convivio

Perch i Cieli sempre ci rammentano, nella loro maestosa visibilit, che non
sappiamo perch ci sono, e di cosa sono composti, e per quale finalit esistano.
Perch ogni cosa necessariamente possiede causa sostanza e finalit direbbe
Aristotele.
(Unduetre gli fa da eco il segreto ritmo di Pitagora.)
Privati di Urano Stellato, orfani delle Tenebre e sciamanti naufraghi dentro i
titanici marosi della luce artificiale gli umani approdano alla pi pura e gorgonica
autoreferenzialit: in loro stessi si specchiano con gli occhi spalancati, gi fatti di
pietra ma supponendosi vivi.
Ai tempi di Dante gli umani pretendevano di rispecchiarsi al Cielo.
Questa fatica improba escono dal baule quintali di marmo, forza!, proviamo a
sollevarli tutti insieme!
Eccolo: il giro torto!
Entrando nel Battistero di Firenze, sul
lato est, presso la Porta del Paradiso del
Ghiberti, troviamo una lastra marmorea
con inciso lo zodiaco e, al centro, un sole
circondato da una misteriosa scritta
(detta il rotor) che pu leggersi anche in
senso inverso en giro torte sol ciclos et
rotor igne - cos tradotta: [io] sole col fuoco
faccio girare tortamente i cerchi e giro
anch'io. In origine la lastra era, per,
collocata presso la porta nord e, nel
solstizio d'estate, il sole che penetrava
attraverso un foro nel soffitto andava a
colpire proprio il centro dello zodiaco, quello con la scritta palindroma.47
EN GIRO TORTE SOL CICLOS ET ROTOR IGNE
Provate e riprovate, sia da destra che da sinistra il risultato sempre uguale.
(Forse).
47

http://www.coopfirenze.it/informazioni

57

quello che resta dellantico pavimento del Battistero di San Giovanni in Firenze,
e lorologio solare era gi presente nella sua naturale collocazione (successivamente
mutata nel XIII secolo e quindi non si pu pi ammirare il prodigio del raggio
solstiziale nel giorno dedicato al Battista) fin dallAnno Mille, quando il San Giovanni
aveva ancora la funzione di Cattedrale fiorentina prima di essere trasformato in
Battistero nel 1128.
Lautore del marmo scolpito fu Strozzo Strozzi, architetto, scultore e astronomo
fiorentino (950 ca.-1012). In occasione del restauro dellimpiantito del Battistero nel
1351 fu trovata la sua tomba, vicino alla sua opera.
Da molti considerata una meta importante degli Itinerari Templari in quanto la
sua funzione di calendario solare e la trama simbolica di tutta la narrazione del
mosaico rinviano non solo ad altri elementi presenti nelle Cattedrali Gotiche, ma
anche allo stesso patrimonio dottrinale dellOrdine Templare.
Lintero pavimento a mosaico che circonda il rotor, in tasselli colorati di marmo
bianco, nero, verde e rosso (completato gi alla fine del XII secolo) rappresent per
secoli un modello dispirazione irrinunciabile per la Corporazione dei Setaioli
fiorentini.
Sopra
questo
pavimento
Dante
la
prima volta ci fu portato
in volo, fra le braccia di
chi lo stava conducendo
al Fonte Battesimale.
Il fonte ottagonale
aveva una splendida
balaustra di marmo con
formelle
di
stile
romanico.
Ad
ogni
angolo si trovava un
pozzetto (per un totale di
8) nel quale i fanciulli
venivano
battezzati
tuffandoli
tre
volte
nellacqua battesimale.
Fu rimosso dalla sua
primitiva
collocazione
nella seconda met del
1500 per volont del Granduca Francesco I de Medici, e ancora adesso si notano le
pietre mancanti del mosaico.
Dante salv un bimbo che era caduto in uno di questi pozzetti, e ne fa cenno lui
stesso nel XIX canto dellInferno:
Non mi parean meno ampi n maggiori
che quei, che son nel mio bel S. Giovanni,
fatti per luogo de battezzatori;
lun delli quali, ancor non moltanni,
58

ruppio per un che dentro vannegava. (16-20)


Pare che il bambino si chiamasse Antonio di Baldinaccio de Caviccioli e vi era
caduto mentre stava giocando con degli amici intorno al fonte battesimale.
Non so immaginare se anche il Dante fanciullo si sia mai impegnato in simili
giochi, ma riesco bene a incrociare il suo sguardo incantato e infantile mentre sceglie
in mezzo a quei segni quelli pi magici, misteriosi e intriganti. Quali segrete fiabe ha
tramato con piccoli passi avanzando sui grifoni e le sirene, come ha compitato per la
prima volta i segni dello Zodiaco, e quante volte si costretto alla sfida di non uscir
coi piedi dai margini ridisegnando i cerchi, e da se stesso tortando48 le curve e le
spirali?
La magica missione di conquistare il centro, di possedere il sole e di mirare attorno
a s il gran ricamo tramato dal mistero, protetti e benedetti.. esiste gioco pi
irrinunciabile di questo per tutti i bambini del mondo?
E poi la stretta forte delladulto che per un polso ti ripiglia dallabisso del sogno
e con lo sguardo duro ti conferma che con ci che sacro non si scherza e non si
gioca!
Nella infernale trasfigurazione dei pozzetti del suo Bel San Giovanni, Dante, da
bambino diventato grande, ci infiler i Simoniaci (i rapaci seguaci di Simon Mago che
scambiarono le cose di Dio per oro e per argento), con la testa in gi e i piedi in alto.
Battezzati al contrario: dalla lupa affogati nellavida cecit del soldo, tumulati nel
fango e non toccati dallacqua della Grazia.
S! Vendetta, palindroma vendetta!
(Mi dici per favore che c scritto qui??? Aveva chiesto un giorno di tanti e tanti anni
fa un bambino dentro il Battistero. Il solito adulto distratto e contrariato aveva
risposto solo un gioco, vedi? si pu girare da destra o da sinistra, ma la frase non
cambia)
Quando gli umani volevano specchiarsi al Cielo, respiravano aria di cui oggi a noi
moderni non pu pi giungere notizia.
Su quel mosaico di pietra cera scritta (e ancora c' per chi vuol leggerla) una storia
antica e segreta, un viatico di benedizione per chi fosse stato in grado di vederla e di
intenderla: che sia lUomo capace di oltrepassare il territorio dei grifoni e delle sirene, lo
spazio oscuro del terrore e dellinganno e delle facili illusioni che piano cammini e sicuro
verso la luce trasvolando sui segni delle stelle che al centro del suo affanno possa trovare il
suo specchio e il suo motore.
O forse a quei tempi lo sapevano tutti, e solo per noi resta una storia enigmatica e
segreta.
Un vero enigma c, e temo che sia insondabile: perch nellundicesimo secolo una
rappresentazione copernicana del sistema solare? Il sole che col suo fuoco muove
tutte le orbite (ciclos) dei pianeti e anche se stesso sparito Tolomeo 600 anni prima
che fosse definitivamente archiviato da Keplero, Copernico e Galilei? Ma per pensare
a un Sole che si muove pur restando al centro bisogna ben immaginarle le galassie e
tutti gli altri sistemi allinfinito Interrogare questo enigma non materia di questo
libro, preferisco la fiaba raccontata dalle pietre.
48

Tortamente e tortisce sono vocaboli usati da Dante nella sua dissertazione sul movimento del sole in Convivio,
Trattato Terzo, 13 - 20

59

Il palindromo e lo zodiaco sono contornati a giro da un'ulteriore iscrizione latina


che adesso appare leggibile solo in parte. La dicitura rimanente
Huc veniat quicumque volunt miranda videre.
Et videant quae visa valent pro jure placere.
Ima pavimenti perhibent insignia Templi.
ci permette di tradurre all'incirca cos: Lascia che tutti quelli che desiderano scorgere
mirabili cose vengano qui. Lascia che loro vedano quello che una volta che si visto
certamente in grado di dare massimo piacere... Le cose pi alte del cielo circondano la parte
pi bassa del tempio.
Leco percepibile e chiara del proverbio ermetico Come sopra, cos sotto.
Mi sono distratta un attimo trasportando lastre di marmo, ma solo per tentare di
immaginare insieme a Voi quanto Dante sia stato immerso e pervaso fin da bambino
dentro allegoriche trame e spericolati misteri. Non riusciremo mai a comprendere
appieno come il suo Genio e il suo Cuore ne siano stati plasmati, ma lo possiamo ben
cogliere dai risultati che ha raggiunto. E certo per che fin dai suoi primi giorni di
vita il Cielo era una cosa che lo riguardava da vicino.
Questo bambino fu mandato in una scuola completamente priva di libri: 180 anni
prima che arrivasse Gutenberg esistevano solo preziosissimi codici manoscritti che
solo pochi eletti potevano prendere fra le mani.
Costosa la carta e costoso linchiostro, ci voleva grande memoria nel fissare ci che
veniva letto in pubbliche letture, e molta pazienza nel trascrivere a mano ci che si
voleva conservare, per studiare per imparare per approfondire. (Non sognatevi di
trovare questi verbi dentro le tonnellate di carta della scuola moderna).
Pavimenti e affreschi, mosaici e pinture erano irrinunciabili e mirabili testi
scolastici.
Esisteva un programma scolastico? La redazione di una programmazione
didattico - pedagogico - educativa - formativa come si dice oggi?
Certo che s. Solo che a quei tempi non la scrivevano i Docenti, ma stava gi scritta
nel Cielo.
In
questo
insuperabile
eptagramma,
in
pochi
centimetri quadrati - cosa
vuol dire il costo della carta! contenuto tutto il curriculum
scolastico di una scuola
superiore ai tempi in cui
Dante andava a scuola.
No, potete rigirarlo quanto
volete, non ci troverete mai
scritto che leggere e ascoltare
sono abilit passive.
Le discipline del Trivio e del
Quadrivio (triade + tetrade =
settade) erano protette dai
60

Sette Cieli, e dalle Divinit Planetarie che li governano. Il Trivio riguardava:


Grammatica Dialettica e Retorica. Il Quadrivio: Aritmetica Musica Geometria e
Astronomia.
(Cominciate a sospettare che le mappe tolemaiche ci stanno conducendo verso
altri porti? Sentite odore di Etica e di Anagogia? Non spaventatevi, siete nel giusto).
Ma allora che cosa erano veramente i Cieli per Dante?
A questo punto credo che debba essere lui in persona a raccontarcelo con le parole
del suo Convivio (Trattato Secondo Paragrafo XIII):
1.
2.
3.

4.

5.

6.

7.

8.

9.

Prima di esaminare cosa si debba intendere per Terzo Cielo, meglio che io
spieghi cosa intendo dire per Cielo.
Dico che per Cielo io intendo la Scienza e per Cieli intendo le Scienze, e lo
dico perch Cieli e Scienze soprattutto in tre cose si assomigliano
La prima somiglianza riguarda il fatto che sia il Cielo sia la Scienza orbitano
attorno a un oggetto che per se stesso rimane immobile Ogni Cielo Mobile
gira intorno al suo centro immobile; e cos ogni Scienza si muove attorno al
suo oggetto di indagine, ma non lo pu muovere, in quanto ogni Scienza pu
solo indicare il suo oggetto di indagine, ma non pu mai conoscerne a priori
la sua vera identit.
La seconda somiglianza riguarda la facolt di illuminare che possiedono il
Cielo e la Scienza: ogni Cielo illumina le cose visibili, e ogni Scienza illumina
quelle intelligibili.
E la terza somiglianza riguarda la potenza di indurre la perfezione nelle cose
alle quali Scienze e Cieli sono preposti. Tutti i filosofi concordano sul fatto
che i Cieli sono la causa della perfezione del Cosmo
Cos le Scienze inducono la perfezione in noi uomini. Perch grazie a loro noi
possiamo cercare la Verit che il nostro ultimo obiettivo di perfezione, cos
come dice Aristotele nel Sesto Libro dellEtica, quando dice che solo la Verit
il Bene dellIntelletto. Per questo, e per altre molte somiglianze, si pu
chiamare la Scienza Cielo.
I sette cieli pi vicini a noi sono quelli dei pianeti; poi ci sono ancora due
cieli mobili (il Cielo delle Stelle Fisse e il Primo Mobile, n.d.t.) e uno al di sopra di
tutti detto quieto (Empireo, n.d.t.)
Ai sette primi cieli corrispondono le sette scienze del Trivio e del Quadrivio,
cio Grammatica, Dialettica, Retorica, Aritmetica, Musica, Geometria e
Astrologia. All'ottava sfera, cio al Cielo delle Stelle Fisse, corrisponde la
Scienza Naturale, che Fisica si chiama, e la Prima Scienza che si chiama
Metafisica; alla nona sfera corrisponde la Scienza Morale; e al Cielo Quieto
corrisponde la Scienza Divina, che chiamata Teologia
Dico che il Cielo della Luna assomiglia alla Grammatica, perch ad essa si
pu comparare [per due propriet]. Perch se si guarda bene la Luna si
vedono in lei due cose che la caratterizzano, che non esistono nelle altre
stelle. Luna lombra che in essa e che costituisce una vera rarit per le
stelle, perch i raggi del sole, se terminassero nella sua ombra, ne sarebbero
riflessi, ma questo non avviene; laltra riguarda la variazione della sua

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12.

13.

14.

15.

16.

luminosit, perch ora manda luce da un lato e ora dallaltro, a seconda di


come il Sole la vede.
E queste due propriet appartengono anche alla Grammatica perch, data la
sua infinita materia, non possono terminare in essa i raggi della Ragione, e
specialmente per quanto attiene al destino dei vocaboli; e manda luce or di
qua or di l, [in] quanto certi vocaboli, certe declinazioni, certe costruzioni
entrano nelluso comune senza essere mai esistite, e molte invece sono
scomparse ma un giorno torneranno come dice Orazio nellIntroduzione
della sua Ars Poetica, quando dice: "Molti vocaboli rinasceranno che gi
caddero".
E il Cielo di Mercurio si pu comparare alla Dialettica per due propriet:
perch Mercurio la pi piccola stella del cielo: la misura del suo diametro
non pi di duecentotrentadue miglia, secondo quanto afferma lastronomo
Alfagrano, che dice che pari a un ventottesimo del diametro terrestre che
di seimilacinquecento miglia49. L'altra propriet va ricercata nel fatto che il
pianeta pi nascosto dai raggi del Sole.
E queste due propriet appartengono alla Dialettica: perch la Dialettica la
pi piccola di tutte le scienze in quanto stata perfettamente indagata e
codificata nella sua organicit pi di tutte le altre; e va pi velata di tutte le
altre Scienze in quanto procede con argomenti pi sofistici e pi ipotetici che
in tutte le altre.
E il Cielo di Venere lo si pu comparare alla Retorica per due propriet: l'una
data dalla chiarezza del suo aspetto, che soavissima a vedere pi che altra
stella; l'altra riguarda la posizione in cui si trova rispetto alla Terra: allalba
(ad occidente) e al tramonto (ad oriente).
E queste due propriet sono caratteristiche della Retorica: perch la Retorica
soavissima sopra tutte le altre scienze, perch soprattutto della soavit si
occupa; [e] appare al mattino dentro la luce delloccidente (di fronte al Sole
che sorge a oriente) come parla il Retore di fronte ai suoi Uditori ragionando
delle cose che tutti possono vedere (filosofia essoterica n.d.t.); e appare la sera
nel cielo ad oriente (quando il sole tramontato n.d.t.) quando il Retore pu
ragionare di cose che non tutti possono vedere (filosofia esoterica n.d.t. da
intendersi: quando il Retore pu andare di retro alla lettera come Venere va di
retro al Sole, e cio quando il Retore pu indagare il senso che si nasconde
sotto quello letterale.).
E il cielo del Sole si pu comparare all'Aritmetica per due propriet: la prima
riguarda il fatto che tutte le altre stelle si illuminano della sua luce; la
seconda che l'occhio non lo pu mirare.
E queste due propriet sono nell'Aritmetica: perch della sua luce tutte
s'illuminano le scienze perch le scienze studiano i loro oggetti
procedendo sempre secondo i numeri.

49

Considerando il valore del miglio romano pari a 1,609 km. risulta che secondo tale misurazione la Terra abbia
un diametro di km.10.458, e Mercurio di km.373. Secondo i calcoli di oggi il pi piccolo tra i pianeti ha un
diametro di km.4.880, e la Terra di km.12.756. Se Alfagrano ha sottovalutato di molto le dimensioni di
Mercurio, per quelle della Terra aveva calcolato circa 2000 km. in meno (molto prima di Cristoforo
Colombo). Ne consegue che nella fantasia di Dante lintero percorso infernale da un antipodo allaltro del
pianeta sia misurabile per poco pi di 10.000 km.

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prima di tutto va considerato che i principi delle cose naturali sono 3,


materia privazione50 e forma, nei quali si vede questo numero. E poi tutti i
corpi mobili possiedono in potenza la continuit e questa non pu essere che
un numero infinito.
perch Pitagora, come dice Aristotele nel primo Libro della Fisica,
considerava ogni cosa governata dai numeri e i principi delle cose potevano
essere solo o pari o dispari.
L'altra propriet del Sole ancora si vede nel numero, del quale si occupa
l'Aritmetica: perch l'occhio dellintelletto non lo pu mirare; perch il
numero, considerato in s, infinito, e questo noi non possiamo intenderlo.
E il cielo di Marte si pu comparare alla Musica per due propriet: l'una
consiste nella sua bellissima relazione col resto dei cieli: perch, enumerando
i 9 cieli mobili, da qualunque si cominci, o dal pi basso o dal pi alto, il cielo
di Marte sempre il quinto, esso lo mezzo di tutti, cio delli primi, delli
secondi, delli terzi e delli quarti. (numero 5, il Bilanciere, lEquilibrio, la
Civilt, La Legge, strumento di Armonia n.d.t.)
L'altra che lo stesso Marte dissecca e arde le cose, perch il suo calore
simile a quello del fuoco
E dice Albumasar che l'accendimento di questi vapori significa morte di re
e transmutamento di regni, e sono effetti della signoria di Marte. E Seneca
dice anche che alla morte d'Augusto imperatore vide in alto una palla di
fuoco; e a Fiorenza, nel principio della sua distruzione, fu vista nell'aere, in
figura d'una croce, una grande quantit di questi vapori seguaci della stella
di Marte.
E queste due propriet appartengono alla Musica: primo perch la Musica
deve sempre creare relazioni armoniche come si vede nelle canzoni quando
la parola messa in musica: pi la relazione bella e pi dolce larmonia
risulta
E, secondo, perch la Musica attrae a s li spiriti umani, che quasi sono
principalmente vapori del cuore, tanto da distrarli dalle loro naturali
occupazioni: tutta lanima, quando ascolta la Musica, corre verso lo spirito
sensibile che sente il suo suono.
E il cielo di Giove pu compararsi alla Geometria per due propriet: l'una
che Giove si muove tra due cieli che respingono (repugnano) la sua buona
temperanza, come quello di Marte e quello di Saturno; onde Tolomeo dice
che Giove stella di temperata complessione in mezzo al gelo di Saturno e
allinfuocato calore di Marte.
L'altra che tra tutte le stelle si mostra bianca, quasi argentata. E queste [due]
cose appartengono anche alla scienza della Geometria. La Geometria si
muove tra due principi repugnanti ad essa: tra il punto e il cerchio perch,
come dice Euclide, il punto il principio che la genera e il cerchio cos
perfettissima figura che non pu che costituirne il suo unico fine.
Cos che la Geometria si muove tra punto e cerchio come se si muovesse fra
principio e fine, e questi due repugnano alla sua certezza: perch il punto
non misurabile data la sua invisibilit, e il cerchio non si pu quadrare e

50

Il valzer di Pitagora! Riflettete sul dolore di quel 2, come ci ha insegnato Giamblico: il 2 soffre la separazione
dall1, ed sincronicamente privato del suo punto dorigine (1-materia) e del suo traguardo (3-forma).

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30.

quindi anchesso immensurabile. E ancora: la Geometria bianchissima, in


quanto senza macula d'errore e certissima per s e per la sua ancella, che si
chiama Prospettiva.
E il cielo di Saturno ha due propriet per le quali si pu comparare
all'Astrologia51: l'una la tardezza del suo movimento che necessario per
completare il cerchio dello Zodiaco, perch impiega pi di 29 anni a quanto
dicono gli astrologi; l'altra che Saturno il pi alto sopra tutti i pianeti.
E queste due propriet sono nell'Astrologia: perch per compiere il suo
cerchio, cio per apprenderla bene, ci vuole moltissimo tempo sia per
capire le sue formule sia per lesperienza che ci vuole per ben interpretarle.
E ancora: altissima sopra tutte l'altre; perch, come dice Aristotele pi
nobile il soggetto della scienza pi la scienza nobile: e lAstrologia la
pi nobile e la pi alta di tutte la scienze perch il suo soggetto, il movimento
del cielo, il pi alto e il pi nobile; ed alta e nobile per la sua certezza, la
quale senza ogni difetto, poich procede da perfettissimo e regolatissimo
principio. E se qualcuno crede che sia una scienza che conduce allerrore,
questo non certo imputabile alla scienza, ma, come dice Tolomeo, lerrore
da imputare solo alla negligenza nostra.

Lo so, pi che un baule questo il pozzo di San Patrizio. Ma quanto avreste


apprezzato al liceo una lezione di Epistemologia delle Scienze di tal fattura? E come
vi sentite adesso che vi siete specchiati al Cielo?
Se tornate a guardare leptagramma scoprirete che ad ogni Cielo, ad ogni Scienza,
congiunta la sua finalit etica:
La Luna-Grammatica conduce alla Giustizia: derogare alle sue Leggi, la
sgrammaticatura!, il primo passo verso il Reato.
Mercurio-Dialettica conduce alla Purezza: privo della trasparenza cristallina di un
impianto saldamente logico qualsiasi Discorso tracolla dentro limpurit del Sofisma,
del Falso, dellInganno, del Raggiro, del Plagio, della Demagogia.
Venere-Retorica conduce alla Soavit: e par che della sua labbia si mova uno spirto
soave e pien dAmore52 le labbra di Beatrice, le labbra di Venere, le labbra del Retore.
Di quanta tenerezza, di quanta dolcezza e soavit afroditiche dovremmo
necessitare per essere condotti piano, con spirituale leggerezza, verso il sentiero
ardito del Pensiero e della Contemplazione? E non il figlio di Venere, Amore-Eros
in persona, il solo che pu governare questa ineffabile elevazione, questo espandersi
del fiato verso il Cielo che va dicendo allanima: Sospira? (In tre endecasillabi la
mirabile sintesi del Simposio platonico).
Sole-Aritmetica conduce alla Fede: strano che oggi i docenti di matematica dicano
sempre che gli allievi sbagliano perch non si fidano di loro stessi
Marte-Musica conduce al Lavoro: muscoli vene nervi tendini, tutti dentro il
crogiuolo del suo Fuoco, tutti sotto il governo della sua energia che affatica allo
spasimo e solo per il premio di una tappa conquistata. Tutti dannati e protetti dalla
bellicosa benedizione della sua spada: dallo spaccapietre a Mozart.
51
52

Ai tempi di Dante Astrologia e Astronomia erano assimilate in ununica Scienza.


Tanto gentil e tanto onesta pare, Vita Nova, XXVI

64

Giove-Geometria conduce allImpegno: qual l Geomtra che tutto saffige per


misurar lo cerchiolimpegno con i pugni e i denti stretti, di chi si affida, coagulando
giustizia purezza pensiero fede e lavoro, anche alla pi folle delle imprese
macerando Tempo e Carne e Intelletto.
Saturno-Astrologia conduce alla Discrezione: nel suo doppio valore di lento
paziente e tardo Discernimento della Verit delle cose, e del silenzio opportuno e
discreto che deve tacerla.
So che adesso gi state raccontandovela da soli la vostra fine di questa fiaba, so
che state trovando molte pi informazioni in ci che ho taciuto che in ci che ho
detto e se cos vuol dire che il prodigioso dono di Dante si sta concretizzando
grazie a voi, voi che adesso riporterete i piedi sulla mappa nascosta allInferno,
quella che arriva solo al Cielo di Saturno perch, ad litteram, dallInferno il cielo delle
stelle non si vede.
Ma quanti passi anagrammati, persi, sbagliati, intortati dentro la perfezione dei
sette cieli: come si pu fotografare meglio lo smarrimento di chi in totale incoscienza
ha perso del tutto i punti cardinali della giustizia, della purezza, della bellezza, della
fede, del lavoro, dellimpegno, del discernimento e della discrezione? Ma, se
volete, potreste anche applicare una lettura palindroma: lo smarrimento di chi si
trovato costretto a camminare sui territori conquistati dalle Belve che, persi ogni
ritegno e ogni catena, sanno egregiamente fare strazio dei lacerti azzannati divorati
defecati della giustizia, della purezza, della bellezza, della fede, del lavoro,
dellimpegno, del discernimento e della discrezione. Adesso lo sentite tutto sulle
vostre spalle il peso di Quanto e Quale Dolore?
E percepite anche il senso morale e anagogico del criptoglifo infernale.
Quasi quasi pare che sia diventata una foto di gruppo, riconoscete qualche volto?
Se lo riconoscete, fateglielo sapere: soltanto Marte, benefico e potente, potrebbe
aiutarlo a lavorare e a cantare.
Terminate le scuole superiori (quelle che stilavano la programmazione dentro un
cerchio immensurabile) ai tempi di Dante si andava allUniversit per affrontare gli
ultimi tre Cieli: la Fisica e la Metafisica (Stelle Fisse), la Filosofia Morale (Primo
Mobile) e la Teologia (Empireo). Nel XIV Paragrafo del Trattato Secondo del Convivio,
Dante, proseguendo nello schema logico del paragrafo precedente, dimostra perch
costellazioni e stelle e pianeti (visibili) siano preposti alla Fisica, e perch le galassie
(invisibili) alla Metafisica; perch il Primo Mobile (cielo che, mosso dallAmore di
Dio, mette in moto tutto il Cosmo) non possa fare a meno di governare lEtica:
motore e movimento dellumano agire; e infine
Lo Cielo Empireo (che) per la sua pace assomiglia alla divina scienza, che piena di tutta
pace: la quale non soffre lite alcuna d'opinioni o di sofistici argomenti, per la eccellentissima
certezza del suo soggetto, lo quale Dio. E di questa dice lui stesso ai suoi discepoli: "La pace
mia do a voi, la pace mia lascio a voi", dando e lasciando a loro la sua dottrina, che questa
scienza di cui io parlo.53

53

Convivio, Trattato Secondo, 19

65

Ma vale la pena anche spiegare perch Dante conduca questa ampia dissertazione
sui Cieli e le Scienze. Il suo fine dichiarato era quello di poter enunciare che cosa lui
intendesse veramente per Terzo Cielo. Quello che ai suoi tempi veniva definito pi
comunemente il Cielo della Retorica. E ancora ai nostri giorni le Arti del Trivio
vengono spesso declinate come Grammatica Dialettica Retorica, intendendo per
questultima la doppia valenza di Ars Dicendi e Ars Dictandi: arte del dire e arte dello
scrivere, posizionando quindi la Retorica nello spazio dellapplicazione tecnica della
parola, ed esiliandola da quello dellattivit speculativa.
Qui Dante, in piena consapevolezza, vuole destabilizzare la comune tradizione e
pretende, come Orazio gi aveva messo in conto affermando che vocaboli scomparsi
prima o poi sarebbero tornati nelluso comune pretende che al Terzo Cielo sia
riconosciuta la Nobilt della Filosofia.
E cos, in fine di questo secondo trattato, dico e affermo che la donna di cui io innamorai
appresso lo primo amore fu la bellissima e onestissima figlia dello Imperadore dell'universo,
alla quale Pitagora puose nome Filosofia.54
Filosofia: Amore di Sapienza e Sapienza dAmore.
Omaggio di un Discepolo Grande a uno dei suoi Grandi Maestri.
Scontato rilevare che Dante conclude i suoi studi Universitari nellalto dei Cieli, o
meglio, li conclude proprio nel luogo dal quale vengono emanati per raggiungere
lUmanit. E fin troppo palese per tutti che il suo Poema ne intriso fino allultima
goccia miliardi di tessere di un puzzle anagrammato e scombinato vengono
ricollocate al loro posto, e come eteree e diafane danzatrici - dal centro alla periferia
e dalla periferia al centro - davanti ai nostri occhi disegnano, in perpetua creazione
ma con ferma determinazione, le tracce delle regole corrette ed ordinate della
Grammatica, della Dialettica, della Filosofia e della Storia, delle Dottrine e dei Miti,
dellAritmetica, della Musica, della Geometria, dellAstronomia, delle Scienze
Naturali (Fisica) siano Chimica Biologia Geografia Geologia Botanica Meteorologia
(e continuate), dellardita Metafisica che ha sete dellInvisibile, dellacrobatica
Morale che ha sete di Giustizia, della elevatissima (nello Spazio) ed eccelsa (nella
Sapienza) Teologia che ha sete di Pace di Verit e dAmore.
Un giorno di tanti anni fa il professore di Chimica ci domand che cosa fosse la
Divina Commedia. Dallaltezza bassissima dei miei 14 anni risposi che era unopera
letteraria. Con sguardo di infinita tenerezza e di infinita riprovazione mi rispose se
lei dice cos, vuol dire che non ha capito nulla della Divina Commedia.
Il prof. Giosu Desio, ovunque ora si trovi, ancora mi ricorda che io, in tal Poema,
sono unintrusa. Ma certo che la serratura della porta stretta che conduce a Dante
lha aperta per me la misteriosa chiave della Chimica.
Chi ha aperto al Poeta linaccessibile Porta al Mistero?
Un inquietante indizio mi costringe a tentare di chiudere il cerchio.
Ritorno ai consigli che Dante offre attorno alla materia del LEGGERE.

54

ibidem, XV, 12

66

Nel sesto paragrafo del Convivio, Trattato Secondo, scrive


Il terzo senso con cui si deve interpretare si chiama morale, e questo quel senso che i
lettori devono attentamente indagare cercando il suo significato nascosto dentro le allegorie
dei testi dottrinali, sia per il bene loro che per quello dei loro discepoli: per esempio
dallallegoria del Vangelo, quando vi si racconta che Cristo sal sul monte per transfigurarsi,
e che di dodici Apostoli ne port con s soltanto tre, si pu moralmente dedurre che noi con le
secretissime cose dobbiamo avere poca compagnia.
E allora chi ha portato Dante al di l del possibile e dellimpossibile? Chi lha
condotto a varcare linsuperabile orizzonte? Chi gli ha concesso di diventare compagno
delle secretissime cose?

67

68

10 Il Creatore guarda il suo Creato

IL TEMPIO
La pietra che i costruttori hanno scartata
diventata pietra angolare,
e questa lopera meravigliosa del Signore.
(Salmo 118, 22-23)

Mentre un giorno io riflettevo sugli esseri e il mio pensiero s'era elevato e tutte le mie
sensazioni s'erano assopite - come avviene a chi immerso nel sonno per saziet, per lussuria
o per stanchezza - mi parve che un essere immenso, senza limiti, mi chiamasse per nome e mi
dicesse: "Che cosa vuoi udire e vedere? Che cosa vuoi apprendere e conoscere? "E chi sei tu?"
dissi io. "Io sono - rispose - Pimandro , l'Intelligenza suprema. Io sono quel che tu vuoi e
dovunque io sono con te". "Io voglio - dissi - essere istruito sugli esseri, comprendere la loro
natura e conoscere Dio"."Raccogli nel tuo pensiero tutto quello che vuoi sapere - mi disse perch io t'istruir". Ci detto, egli mut di forma e allora, subitamente, tutto mi fu chiaro ed
io vidi uno spettacolo prodigioso. Tutto diventava una dolce e gaia luce la cui vista mi
rallegrava. Ma tosto discesero tenebre cupe e orribili di forme tortuose: mi parve che queste
tenebre mutassero in non so quale natura umida indicibilmente sconvolta esalante fumo come
da fuoco e sentii un rumore indescrivibile e lugubre. E ne usc un grido inarticolato che
sembrava la voce stessa della luce. Una parola santa discese dalla luce sulla natura e un fuoco
puro si sollev dalla natura umida verso l'alto, ed era sottile, penetrante e, nello stesso tempo,
attivo. E l'aria, per la sua leggerezza, seguiva il fluido sollevandosi dalla terra e dall'acqua
sino al fuoco, talch sembrava sospesa. La terra poi e l'acqua restavano mescolate insieme in
modo che non si poteva scorgere la terra attraverso l'acqua ed entrambe si muovevano per la
parola spirituale che si udiva. "Hai compreso - mi disse Pimandro - il significato di questa
visione? "Sto per comprenderlo" risposi. "Questa luce - disse - sono io, l'Intelligenza, il tuo
Dio che precede la natura umida uscita dalle tenebre, e il Verbo luminoso che emana
dall'Intelligenza figlio di Dio. "Che vuoi dire?" domandai. "Ascolta: quello che in te vede e
intende il Verbo, la parola di Dio; l'Intelligenza il Dio Padre. Essi non sono separati
poich l'unione la loro vita". "Io ti ringrazio" risposi.
Quella che avete letto la prima pagina del Pimandro che a sua volta una sezione
del Corpus Hermeticum attribuito ad Ermete Trimegisto.
Apparsi in Europa fra il secondo e il terzo secolo d.C., i libri ermetici (il Corpus)
sono privi di autori certi, e ne anche incerta la loro vera data di nascita.
Attribuiti ad Ermete il tre volte grande rintraccerebbero la loro origine storica in
tempi lontanissimi.
Ermete Trimegisto una figura mitica nata dallidentificazione del greco Hermes (che
diverr poi Mercurio) con il pi antico Ermete Thoth, il "misterioso e primigenio iniziatore
dellEgitto alle sacre dottrine". Fu anche indicato quale patriarca indiscusso della Scienza
Alchemica. Ermete dunque un nome che ritorna pi volte nella tradizione filosoficospirituale della nostra cultura, trattandosi di qualcuno che "presiede alla regione ultraterrena
delliniziazione celeste", quelliniziazione cui numerosi eletti si sono avviati alla ricerca del
loro vero S. Possiamo oggi riconoscerlo, ed in questi termini che qui lo incontriamo, quale
69

archetipo dellevento mistico stesso: Ermete come colui che ha pi volte incarnato, in tempi
differenti, lincontro-rivelazione tra umano e divino, lasciandone intuire loriginaria ed
essenziale consustanzialit. Se vero che c un filo invisibile che unisce le varie
manifestazioni dello spirito nel corso dei millenni, per quanto esse permangano per lo pi
misteriose, Ermete "il talismano che le riassume, il suono magico che le evoca". Non
casuale il riferimento originario allantico Egitto, culla della pi antica e per molti versi ancor
oggi misteriosa conoscenza esoterica, che ha raccolto le rivelazioni di quella sapienza profonda
e segreta tramandata solo tra iniziati, che conflu nella pi tarda dottrina che fu detta
"ermetica".55
Ufficialmente presenti alla corte
medicea di Firenze dal 1461,
tradotti da Marsilio Ficino, studiati
da Pico della Mirandola e indagati e
discussi alla scuola di S.Marco alla
stessa presenza del Magnifico e di
un giovanissimo Michelangelo, i
libri del Corpus Hermeticum gi
avevano
conosciuto
la
loro
diffusione molto elitaria sin dal
XII secolo, se diamo per vero che la
prima traduzione in latino risale all
11 febbraio 1144 ad opera di
Morieno arcidiacono di Pamplona.
E considerata questultima la prima
stesura latina di un trattato
alchemico, il che ci conferma che di
questa scienza esistessero gi fin da quei tempi alcuni estimatori. La prova provata
che in Europa esistessero gli alchimisti ermetici data inoltre dallenciclica Spondent
pariter, emanata nel 1317 dal Pontefice Giovanni XXII - Dante vivente -, in cui, per la
prima volta, vengono condannate le pratiche alchemiche.
La figura di Ermete rappresentata in mosaico sul pavimento del Duomo di Siena
dimostra quanto licona di questo personaggio fosse presente negli ambienti artistici
e culturali nel 1400 e considerata degna di entrare in un tempio cristiano con la
didascalia che lo definisce Ermete Mercurio Trimegisto contemporaneo di Mos.
Ma ci sono leggende che lo collocano molto pi indietro nei tempi arrivando fino
al secondo millennio a.C.
S lo so, verrebbe voglia di bruciarlo questo baule, ma la seriet della trattazione si
ferma qua.
Io preferisco le fiabe. E questa che voglio raccontarvi la pi bella che io conosca:
la fiaba del Mediterraneo.
E il mare pi terricolo del pianeta, migliaia di chilometri di coste lo chiudono e ne
ricevono le onde, tre continenti hanno imparato fin dal profondo oscuro dei tempi ad
ascoltare la sua musica blu.
E qualcuno si avventurato sopra questacqua quando ancora sulle sue coste, dal
Libano al Marocco dalla Francia allEgitto, abitavano poche migliaia di persone.
55

Agnese Galotti, Ermete Trimegisto, in Individuazione,


sperimentale a cura dell'Associazione GEA, n.20, anno 6

70

Trimestrale di psicologia analitica e filosofia

Il mare pi alchemico del mondo separa ed unisce56 a suo piacere. O forse solo
inseguendo per secoli le affaticate orme dei suoi pellegrini: gente strana, che va per
mare solo perch ha bisogno della terra.
Fu cos che fenici e franchi, greci e romani, egizi e turchi cominciarono ad
imparare a com-prendersi (coagulare) e ad aggredirsi (solvere).
Non c mai stato un tempo per una cosa e un tempo per laltra, ma sempre tutto
in unico tempo che in sincronia ha generato e genera stupori e furori. Per questo alla
storia preferisco le fiabe.
Un Primo Giorno, che racconta almeno otto millenni, la magia di Demetra
cominci ad offrire a questacqua infiniti tributi di grano e olio e vino e spezie e
balsami e profumi perch la Terra si era sposata allAcqua generando Cibo. Ma la
Magia Prima dei campi lavorati e fertili ancora di pi leg la Terra al Cielo. I primi
contadini, Babilonesi Sumeri Assiri Egizi indagarono le tenebre stellate,
catturarono i pianeti, fedelmente ne trascrissero i cicli e il loro infinito andare:
intuirono che Luce e Movimento fossero Specchio alla Terra e al Sacro, e i Sapienti in
silenzio conservarono segreti, ma a quei segreti innalzarono templi.
Passarono i millenni e giunse la luce di un nuovo Primo Giorno. La Magia
Seconda condusse gli uomini dentro le viscere della Terra, in tenebre senza stelle,
perch nel secondo millennio a.C. nacque lUomo dei Metalli. Apprese a strappare
roccia allutero di Gea, e seppe farne fuoco e controllarne limpeto e i venefici vapori,
e trasmutarla in liquida e rovente lava di ferro. Morte e dolore conobbe lUomo dei
Metalli, ma qualcuno intu che anche la Terra e il Fuoco fossero specchio allUomo e
al Sacro.
Nacque lAlchimia, perch, vedete, ci fu un tempo in cui gli uomini veramente
credevano che tutto si fosse generato e addensato rispondendo alle stesse leggi dai
pianeti alluva, dai vulcani ai gatti si chiama visione olistica del mondo che insegna
alluomo che ogni cosa che vede che sente e che tocca lo riguarda da vicino.
Qualcuno sospett che tenebre e miniere e pietra e fuoco e lava e incandescenza e
bagliore stellare del metallo raffreddato molto somigliassero allumano cammino
delluomo, ai suoi dolori e alle sue passioni, alla sua nascita e al suo destino, al suo
corpo e al suo spirito. Nacque lAlchimia e in silenzio i Sapienti conservarono segreti.
Discretamente scivolarono sulle onde del Mediterraneo trasportati dai piedi di chi
volle coagulare le sue sponde, nei giorni in cui Ulisse le ricuc tutte, nel giorno in cui
Pitagora sbarc al Cairo e poi a Crotone, nellora in cui uomini senza nome si
rifiutarono di tagliare alberi da Platone alla rinascenza grande del neoplatonismo e
della scienza ermetica allombra dei tetti fiorentini, per secoli protetti dal velo
dellenigma e del silenzio, e oggi devastati e sradicati dal fracasso dellorgoglio.
Una leggenda vuole che una mattina Sara, la moglie di Abramo, usc dalla sua
tenda e la luce di una pietra di smeraldo ferm i suoi passi: sulla Tavola Smeraldina
erano incise queste parole:
vero senza errore e menzogna, certo e verissimo. Ci che in basso come ci che in
alto, e ci che in alto come ci che in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una (di
una cosa sola). Come tutte le cose sono sempre state e venute dall'Uno, per mediazione
dellUno, cos tutte le cose nacquero da questa Cosa Unica per adattamento. Il Sole ne il
padre, la Luna ne la madre, il Vento lha portata nel suo ventre, la Terra la sua nutrice. Il
56

Solve et coagula, separa ed unisci, il pi conosciuto dei precetti alchemici.

71

padre di tutto, il Telesma di tutto il mondo qui. La sua potenza illimitata se viene
convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il Sottile dal Denso, delicatamente, con
grande cura. Ascende dalla terra al cielo e ridiscende in terra raccogliendo le forze delle cose
superiori ed inferiori. Tu avrai cos la gloria di tutto il mondo e fuggir da te ogni oscurit.
Qui consiste la Forza forte di ogni Forza, perch vincer tutto quello che sottile e penetrer
tutto quello che solido57. Cos fu creato il mondo. Da ci deriveranno innumerevoli
adattamenti mirabili il cui segreto sta tutto qui. Pertanto io fui chiamato Ermete Trismegisto,
possessore delle tre parti della Filosofia di tutto il mondo. Ci che dissi sullopera del Sole
perfetto e completo.
(Pare proprio che i neutrini riescano a penetrare ci che solido, ma noi non
abbiamo pi n il tempo n gli strumenti per sospettare che dentro la materia sia
scritta la trama della nostra missione e dei nostri destini).
La leggenda fa risalire la Tavola di Smeraldo allEt del Ferro, quando le onde di
questo mare hanno trasportato navi dalla greca Atene alla turca Troia, quando
Abramo ha lasciato Ur - periferia di Nassiriya, 300 chilometri a sud di Baghdad - per
conquistare un brandello delle sue sponde.
Per davvero il fiume ha continuato la sua corsa scorrendo sotto il fiume diverse
lingue navigarono e naufragarono e tornarono alla superficie affidandosi alle fragili
zattere dei simboli e dei segni, miscelandoli confondendoli distillandoli per secoli
lungo un tracciato mediterraneo, un invisibile tenace filo scarsa la documentazione
storica, ma ben evidenti connessioni relazioni e risultati che incatena ermetismo
pitagorismo platonismo alchimisti ebrei cristiani arabi templari e massoni.
Perch tutti costoro fermamente condividono ununica certezza: che dentro
lUomo necessariamente si addensano la Luce e il Movimento, il Fuoco e la Pietra, i
Cieli e la Terra.
Solo questa fiaba pu spiegarci perch il Poema dantesco sia scritto in tutte queste
lingue, perch tutte queste zattere siano giunte al suo porto perch in un mondo di
sordi Dante continui disperatamente ad urlare tutti i suoni di questo mare.
Il museo di Vienna custodisce due medaglie: una raffigura Dante, laltra il pittore Pietro
da Pisa; sul rovescio di entrambe sono incise le lettere F.S.K.I.P.F.T.58
Gunon interpreta lacronimo in questo modo: Fidei Sanctae Kadosch, Imperialis
Principatus, Frater Templarius.
Sacerdote (trad. dellebraico Kadosch) della Santa Fede, Principe Imperiale, Fratello
Templare. Pochi vocaboli che racchiudono il mondo veterotestamentario, il mondo
massonico il titolo di Principe presente in molti gradi di iniziazione della Loggia
Massonica di Rito Scozzese nella quale i membri dei Consigli Supremi vengono
anche indicati come dignitari del Sacro Impero, spiega R. Gunon, - e il mondo
cattolico nella figura del Fratello Templare.
57

Per entro s letterna margarita / ne ricevette, comacqua recepe / raggio di luce permanendo unita. (Par., I.
34-47). La margherita eterna (la Luna) ci fece penetrare in s (Beatrice ed io) come un raggio di luce penetra
dentro lacqua in lei stessa fondendosi e diventando una cosa sola. (Ed era soltanto al cielo della Luna!)
58
R. Gunon, op. cit., p.17

72

Allora Dante era una specie di Rabbino massone templare???


Se mi mettessi anche a raccontare come Gunon motivi tutte queste relazioni mi
buttereste gi dal tetto con tutto il baule, ma qualcosa deve essere necessariamente
rilevato.
1.

2.

3.

4.

Nella Loggia Massonica di Rito Scozzese sono contemplati 33 gradi di


iniziazione. Il 30 grado corrisponde al Kadosch; e viene chiamata la Scala dei
Kadosch una scala di legno a compasso, umile e necessario arnese dei
muratori, che viene collocata nella sala dove si celebra il rito che corrisponde
a questo grado di iniziazione. Questa scala la conoscete gi, solo che lavete
vista nella forma delleptagramma inscritto nel cerchio: ora prendete una
scala a compasso con sette pioli, su quelli di sinistra collocate cieli pianeti e
saperi, e su quelli di destra le loro corrispondenti Virt. E il gioco fatto.
Il 26 grado quello in cui ladepto conquista il titolo di Principe della
Grazia (Principatus Imperialis di Mercy). In questo rito viene collocata nella
sala una statua di donna che rappresenta la Verit, vestita di Bianco Verde e
Rosso indizio della Grande Opera della Natura alle cui fasi alludono i tre colori.59
(Sovra candido vel cinta doliva /donna mapparve sotto verde manto /vestita di
color di fiamma viva. (Purg. XXVII, 31-33). Cos appare Beatrice a Dante.)
Nel 1307 inizia la persecuzione dei Templari e nel 1314 viene arso vivo il
Gran Maestro Jacques de Molay davanti a Notre Dame a Parigi. Pur
testimone vigile di questi fatti, Dante non ne parla nel suo Poema (anche se
non mancano invettive contro la monarchia francese responsabile unica e
diretta del massacro), ma sceglie S.Bernardo di Chiaravalle come sua terza
guida dopo Virgilio e Beatrice: nel 1128 il Santo aveva stilato la Regola
Latina dellOrdine Templare approvata nel Concilio di Troyes dal pontefice
Onorio II nello stesso anno. Bernardo (XXXIII Paradiso) onora la Vergine con
la pi bella preghiera che sia mai stata scritta e incrocia lo sguardo di Maria
come nessun altro potrebbe ardire di fare; Jacques de Molay aveva chiesto al
suo boia che lo legasse al palo del rogo in modo da poter guardare fino
allultimo respiro la statua della Vergine di Notre Dame. Fu esaudito.
La Loggia Massonica di Rito Scozzese da molti considerata la lineare e
sincronica continuazione del soppresso e scomunicato (da Clemente V)
Ordine Templare. La Cappella di Rosslyn, che risale al 1450 e si trova a 16
chilometri da Edimburgo, il documento di pietra che nei modi pi palesi
conferma questo legame. Con tutta probabilit alcuni Templari, scampati
alla persecuzione e al massacro, trovarono riparo in Scozia fin dal 1307
ospitati e protetti da quegli stessi conti di St. Clair che faranno costruire la
cappella, ma che erano anche discendenti di sangue di cavalieri crociati e di
Templari.

E qui mi fermo perch queste sono le poche certezze storiche di cui siamo a
disposizione. Nulla ammantato di mistero quanto la verit storica, e quei tempi
sono solo disseminati di indizi. Anche se la carta fosse stata meno preziosa, anche se
lopera degli amanuensi fosse stata meno lenta e faticosa, certe cose non avrebbero
59

ibidem, p.27

73

mai potuto essere scritte. Ma queste cose erano Dottrine e Saperi, Idee e Conoscenze.
Con il loro immutabile duplice destino: o di trasformarsi in temibile Strumento di
Potere o di essere dai Potenti devastate.
Hanno camminato per secoli sui piedi degli Eletti, sono state travasate in silenzio
da calice a calice, da Graal a Graal, lunico che gli uomini conoscono e sanno di avere
perch un calice che si fabbrica col cervello e col cuore, e nei cervelli e nei cuori
sono state con-tenute e preservate.
Lentamente sono andate depositandosi e stratificandosi nellOceano dei Simboli,
nelle Opere, nei Templi. Il Mediterraneo ne stato il Mezzo, il Complice e il Gran
Cerimoniere.
Che cosa hanno in comune alchimisti, pitagorici e templari oltre al fatto di
considerare gli uomini come specchio del cielo e della terra?
Gli Alchimisti controllano la Materia, i Pitagorici controllano i Numeri che la
traducono, i Templari sono i muratori che usano materia e numeri per costruire
templi.
Attorno allAnno Mille inspiegabilmente dal Mediterraneo approdarono alle terre
dEuropa immense navi di pietra.
Smisurate chiglie, le NAVate, coperte da vele di pietra, innalzarono acrobatici
pennoni e alberi maestri fino a toccare il cielo. Le Cattedrali Gotiche.
I loro cantieri furono luoghi di
Scienza in continua lotta con le ferree
logiche della gravit, della statica, del
carico e della distribuzione dei pesi.
Grandi Universit di Fisica e di
Ingegneria. Furono anche luoghi di
Metafisica
Pura:
scientemente
costruite utilizzando i 6 elementi del
cosmo: la terra, il fuoco, lacqua,
laria, letere, la luce.
Lacqua trasportava i marmi e
fiumi dacqua servirono a lavarli e a
purificarli dalla sgrezzatura, nel
fuoco saddens il ferro che li sostiene, e anche il vetro che si trasforma in filtro di
luce e di colore. Si innalzano nelletere (elemento di cui anche costituita lanima
secondo Pitagora) che fa da ponte fra la terra e il cielo (come lanima il ponte fra
conscio e inconscio, direbbe Jung). Al cardinale gelido del Nord veniva indirizzata la
fiamma del raggio solstiziale. Le sostengono fondazioni ctonie, invisibili profonde e
tenebrose. La luce del giorno ad ogni istante le trasfigura ed esse stesse sono in grado
di trasfigurare il giorno (come sapeva bene Monet). Guardate Notre Dame: che
immensa nave da crociera ferma alla banchina (e i due campanili sono gi presagio
di una nave a vapore?), basterebbe disancorarla dai suoi contrafforti arcati e
salperebbe subito per il suo lungo viaggio dagli inferi verso il cielo. (Quanto
paghereste per vedere il filmato di un cantiere di tal natura?)
Strani e anonimi architetti filosofi inspiegabilmente vinsero i segreti delle altezze
che dal tempo delle piramidi non erano mai state pi raggiunte.

74

Secondo Fulcanelli lespressione arte gotica non ha a che fare con i Goti e cio non
intende unarte di derivazione francese, ma invece proprio ar-got, linguaggio
cifrato, usato dai pochi che non vogliono o non possono farsi comprendere dai molti.
Anche ai nostri giorni gli umili, i miserabili, i disprezzati, i ribelli avidi di libert e
d'indipendenza, i proscritti, i vagabondi e i nomadi parlano in argot, dialetto maledetto,
bandito dalla buona societ, da quei nobili che non lo sono affatto, dai borghesi pasciuti e
benpensanti, avvoltolati nell'ermellino della loro ignoranza e della loro fatuit. L'argot resta
il linguaggio d'una minoranza d'individui che vivono al di fuori delle leggi codificate, delle
convenzioni, degli usi, del protocollo, ad essi si applica l'epiteto di voyous(veggenti).
Infatti, l'arte gotica lart got o cot, larte della Luce e dello Spirito.60
Che questi anonimi architetti filosofi fossero maestri ermetici alchimisti pitagorici e
templari Fulcanelli lo dimostra bene in tutto il suo libro che contiene la sua ampia
indagine eseguita in Notre Dame e nelle cattedrali di Amiens e di Bourges.
Questi grandi libri di pietra, come lui le ha definite, costituiscono il racconto per
immagini di ci che il segreto per secoli aveva conservato.
Santuario della Tradizione, della Scienza e dell'Arte, la cattedrale non deve essere
guardata come un'opera dedicata unicamente alla gloria del cristianesimo, ma piuttosto come
un vasto agglomerato d'idee, di tendenze, di credo popolari, un insieme perfetto al quale ci si
pu riferire senza timore ogni volta che c' bisogno di approfondire il pensiero degli antenati
in qualsiasi campo: religioso, laico, filosofico o sociale.61
Se esistono libri di pietra, esistono anche cattedrali di carta. E il poema dantesco
possiede le sue belle tre navate, e le volte a vela dei canti e gli archetti rampanti e
terzinati di endecasillabi, e condivide col tempio gotico le folle dei mostri e dei
grifoni fino a quelle dei Beati e dei cerchi angelici, e le storie infinite e le chimere. E
anche il suo bel portone del Proemio, un vero trittico (la Selva, le Belve, Virgilio) in
arco a sesto acuto e il suo gran rosone di vetro e marmo scolpito nei sette cieli.
Ma le Cattedrali vere contengono anche un segreto scientifico e dottrinale insieme.
Il segreto della Pietra Angolare.
Una pietra unica, ma di triplice entit. La leggenda vuole che la Prima Pietra, la
pietra della fondazione, quella che rimarr invisibile per sempre sepolta nella cavit
pi profonda delle fondamenta fosse scolpita e istoriata e ornata e meravigliosa a
vedersi. Sulla sua forza materica e sulla sua indescrivibile bellezza avrebbe dovuto
sostenersi lintero edificio.
Allo stesso modo, in corso dopera una Pietra Angolare, emanazione e riflesso della
prima, avrebbe garantito lelevazione sicura del tempio.
LUltima Pietra, quella pi vicina al cielo, emanazione e riflesso della prima e della
seconda, veniva posta a sigillo e corona dellincredibile impresa.
La prima inaccessibile, la terza forse chiss potrebbe mostrarsi a qualche
temerario scalatore, langolare invece ben in vista e nella sua visibilit testimone
certa della sua triplice natura e ne diffonde tutta la sua potenza sacra.
A Notre Dame di Parigi scrive Fulcanelli la pietra angolare si nasconde sotto le
spoglie di Lucifero (il portatore di Luce, la stella del mattino), e infatti la statua
60
61

Fulcanelli, Il mistero delle Cattedrali, Mediterrane 2005, p.66


ibidem, p.60

75

veniva popolarmente chiamata Mastro Pietro del Cantone, appunto la pietra maestra
del cantone, la pietra dangolo.
Ma esaminandone anche il valore dottrinale, diciamo che si tratta di
unespressione storicamente dorigine ebraica (Isaia, 28,16-17):
Pertanto, cos parla il Signore Jahve:
"Eccomi, io pongo una pietra in Sion,
una pietra scelta,
angolare, preziosa, da fondamento;
chi vi crede non vaciller.
Io dispongo il diritto come misura
e la giustizia come livella.
Ma ancora pi suggestiva la cabalistica Zohar, che citando i Salmi (118, 22) cos la
commenta:
La pietra scartata (cio quella che si staccata dal trono di Dio ed precipitata nellabisso)
dai costruttori (e cio dalle Sefirot delledificio cosmico) diventata pietra dangolo (cio
fondamento del mondo).
Il medesimo concetto, ricordato dal Cristo, lo ritroviamo anche nei Vangeli
canonici del Nuovo Testamento (Matteo, 21,42):
La pietra che hanno scartato i costruttori,
questa diventata capo dangolo.
Questa lopera del Signore,
ed meravigliosa agli occhi nostri.
Lespressione simbolica della pietra dangolo ha comunque un triplice significato:
la pietra posta a fondamento di una costruzione, ma anche la pietra angolare che
non sta nelle fondamenta bens unisce e rende stabili due muri al loro punto
dincontro, ma sta anche sulla sommit dove completa ledificio e al contempo lo
tiene unito. E, analogicamente, lalfa e lomega, il principio e la fine, la pietra grezza
e la pietra digrossata, lUomo che aspira a trasformarsi ritualmente in Tempio,
proiezione su scala microcosmica dellUniversale Tempio.
Ed una pietra - dicono i testi alchemici - familiare a tutti gli uomini, giovani e vecchi,
la si trova nelle campagne, nei villaggi, in citt, in tutte le cose create; eppure tutti la
disprezzano. Ricchi e poveri lhanno per le mani tutti i giorni. Le donne di faccenda la gettano
tutti i giorni per strada. I bambini ci giocano. Eppure nessuno d valore ad essa, che ha il
potere di abbattere re e principi. Eppure di tutte le cose della terra stimata la pi bassa e la
pi spregevole.
E una Cattedrale di Parole avrebbe potuto essere priva di una Pietra Angolare?
No, non li ho perduti i criptoglifi in questo bailamme indecoroso di cose perse e
ritrovate: i cieli (e dio solo sa quante volte ce ne sbarazziamo con lacqua sporca
come se non esistessero perch nessuno ci ha insegnato, o labbiamo dimenticato, che
si devono alzare gli occhi alla terra e abbassarli al cielo come diceva il Trimegisto)
i cieli sono la pietra angolare del Poema.
E le pietre sono tre, e i criptoglifi sono tre. Solo cos il Tempio completo.

76

77

78

11 Risveglio e Luce

LA PIETRA ANGOLARE
Se mai continga che 'l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra
Par., XXV, 1-2

Non correte alle ultime pagine per scoprire la vera identit di questa pietra: come
si fa ad anticipare la conclusione di un libro giallo? Godetevi il disvelamento un poco
per volta.
Chi ha avuto la pazienza di leggere fino a qui tutte le righe, ora ha le mani piene di
indizi e nemmeno sa di saperlo. Ci occorre solo la pazienza di collocarli al loro posto.
Posso solo anticiparvi che la pietra una e trina sempre la stessa, e quindi il terzo
criptoglifo ancora scolpito con le sfere celesti come gli altri due.
Per, che la pensiate come Galilei o che la pensiate come Tolomeo, il risultato non
cambia: solo il Cielo cos come da milioni di anni lo vediamo.
Sono solo le stelle perch nel Cielo tutto brilla, pianeti compresi, e quindi stelle
anche loro. Sono le STELLE che chiudono tutte e tre le cantiche del Poema.62 Buon
risultato di inventio e dispositio, secondo la medievale ars dictandi: buona invenzione
poetica e felice disposizione delle parole. Per 700 anni quelle tre STELLE hanno
saldamente sostenuto il respiro (mi verrebbe da dire pneuma) di tutta lOpera. Ora
oso affermare che siano anche la misteriosa freccia che indica la segreta strada verso i
criptoglifi.
Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto dice ser Brunetto a Dante nel
XV dellInferno, mentre i due poeti insieme conversano di libri e di selve oscure.
La buona stella di Dante Mercurio-Hermes, il pianeta che domina il segno dei
Gemelli. E nel XXII del Paradiso da buon astrologo ci informa di essere nato sotto
questo segno. Tutti i viaggi di tutti i sapienti sono sempre guidati dalle stelle. Dalla
cometa dei Magi di Betlemme, alla Stella Mattutina, la luciferina Venere, per gli
Ermetici e gli Alchimisti.
Anchio ho seguito le stelle, ma non per sapienza: solo perch i libri gialli mi
hanno sempre fatto tanta compagnia. Alla fine lindagine porta sempre l dove si
addensano gli indizi. No, non si legge cos la Divina Commedia, ma io vi ho
promesso una fiaba perch le fiabe le comprendo meglio e anche perch anchesse
sono anagogia: non forse il mondo delle fiabe il primo che spalanca ai bambini lo
stupore verso linvisibile e lo sconosciuto verso le superne cose?
Le STELLE si addensano nel Poema quando il viaggio attraversa il Cielo delle
Stelle Fisse, quello preposto alla Fisica e alla Metafisica. Sono cinque canti, dal XXIII
al XXVII.
Potete immaginarlo come un Polittico del Duecento o del Trecento, quelle grandi
tavole istoriate e dipinte divise in Atti come una narrazione teatrale, la tavola
centrale che domina per dimensione le laterali simmetricamente collocate ai suoi lati.
Come questa che vedete, attribuita a Giotto e conservata alla Pinacoteca Nazionale di
62

E risalimmo a riveder le STELLE (Inf.) / Puro e disposto a salire alle STELLE (Purg.) / LAmor che move il
sole e laltre STELLE (Par.)

79

Bologna. Si crede che Dante e Giotto si siano incontrati a Padova, mentre il pittore era
intento agli affreschi della Cappella Scrovegni ma certo che quelle tavole gotiche
diffuse ormai in tutti i luoghi sacri allepoca di Dante, luminose e dorate e sacre nella
compostezza e nel silenzio, abbiano nutrito, molto pi di adesso, la mente e gli occhi.
Ho scelto questo polittico
anche perch tutti e 6 i
personaggi
rappresentati
intervengono
da
protagonisti nei cinque
canti danteschi: 4 di loro
realmente visibili a Dante:
lArcangelo
Gabriele,
Maria, Ges e S. Pietro.
Invece
S.
Paolo
e
lArcangelo Michele sono in
qualche
modo
evocati,
nascosti in trasparenza
dietro le quinte della
filigrana del racconto: il primo perch viene citato dallo stesso Dante nelle risposte ai
quesiti teologali dellapostolo Pietro, e il secondo perch lo spirito beato di Adamo,
nel canto XXVI, narra anche la cacciata dallEden per volont divina e per opera di
S.Michele.
Il polittico di Giotto nella sua aurea potenza ci spalanca gli occhi e ci rallenta il
cuore nel racconto di Dante - riuscite a vedere? - tutto avviene dentro le stelle:
S.Pietro una cometa, Maria, e Gabriele sono fuoco solare e siderale (in Paradiso sole
e stelle brillano insieme), il Cristo dentro il Sole che dallalto irradia su tutti la sua
luce da tutta quella luce, e dalle altre che seguiranno il poeta rester accecato ed
ebbe lo viso spento della fulgida fiamma che lo spense63
Nel polittico pensato da Dante, cos come lui lha disposto, la tavola centrale il
canto XXV proviamo a stenderlo su una tavola gotica, e che Giotto ci perdoni

63

Par., XXVI, 1-2

80

XXIII
Il sole di
Cristo
illumina
i
Beati
1. Alla luce
di quel sole la
mente di Dante
oltrepassa
i
limiti
della
natura umana,
ed esce dallo
spazio e dal
tempo
cos
come noi li
intendiamo.
2. Visione di
Maria
e
dellarcangelo
Gabriele.

XXIV
Il sole di
Cristo
illumina
i
Beati
1. S. Pietro
esce dalla sua
cometa e la sua
luce

di
fiamma.
2. Interroga
Dante attorno
alla virt della
Fede e Dante
risponde con le
parole di San
Paolo

XXV
Il sole di
Cristo
illumina
i
Beati
1.
San
Giacomo esce
dalla luminosa
schiera
dei
Beati.
2. Si unisce a
San Pietro e
interroga Dante
sulla virt della
Speranza.
3.
Appare
pi splendente
che
mai
S.Giovanni, che
si unisce al
gruppo.
4. Cecit di
Dante.

XXVI
Il sole di
Cristo
illumina
i
Beati
1.
San
Giovanni
interroga
Dante
sulla
virt
della
Carit.
2.
Dante
riacquista
la
vista.
3.
Si
presenta
Adamo
che
conversa con il
poeta e ricorda
la cacciata dal
Paradiso
Terrestre.

XXVII
Il sole di
Cristo
illumina
i
Beati
1. San Pietro,
ancora
pi
fiammeggiante,
inveisce contro
la
corruzione
della Chiesa.
2. Dante e
Beatrice
salgono
al
Primo Mobile.
Guardandosi
indietro Dante
riesce a vedere
tutto lo spazio
che ha percorso
dalla terra fino
a l.

Che grande sfida per un pittore, se ancora fossimo un po medievali e un po


gotici!
Premesso che in tutte le sequenze presente anche la luce radiosa e splendente di
Beatrice, la prima domanda che si farebbe un pittore del tempo sarebbe questa: come
possibile relegare Maria e Gabriele in una tavola laterale?
Anche nel polittico di Giotto la Madonna la dove dovrebbe sempre stare: sulla
tavola centrale in piena Maest. Perch il canto XXV in un certo modo oscura
addirittura la Maest della Vergine?
Strane cose accadono in quel canto e strane cose vengono dette.
Quellimmaginario pittore, navigato e ben formato a quella cultura, dopo qualche
secondo di riflessione con un bel colpo di mano sulla fronte esclamerebbe giusto
che sia cos, come ho fatto a non capirlo prima!!!
Me li vedo adesso i vostri punti interrogativi dipinti negli occhi davanti a un baule
che pare proprio non voglia svuotarsi mai!
S, non siete in errore se intuite che solo il Cristo potrebbe sostituire in Maest la
figura di Maria. Ma quel Sole Radioso illumina tutti e cinque i canti, e allora che cosa
cambia? Perch solo nel XXV impone la sua Maest?
Ma perch ci sono anche Pietro, Giacomo e Giovanni, tutti e tre insieme come
quando un giorno il Maestro li chiam in segreto perch con lui salissero sul monte,
perch lo potessero vedere - da vivi - nella sua Verit e contemplare la sua
luminosa divinit. Ne rimasero folgorati, cos come Dante davanti alla triplice
81

folgorante luce dei tre apostoli eletti e prediletti - ma soprattutto quella di San
Giovanni - diventa cieco.
Quellimmaginario pittore lavrebbe chiamata Tavola della Trasfigurazione.
Ma Dante aveva anche scritto nel Convivio che questo brano del Vangelo ci
insegna che noi non dobbiamo essere compagni delle secretissime cose64.
E allora, in cuor suo, questo per forza il Canto delle secretissime cose ma s,
criptoglifi compresi.
25 Natale. Cos nella Smorfia dei Semplici il 25 parla della nascita; non so se
Dante labbia cercato o se solo per caso sia avvenuto, ma certo che in questo canto si
parla di Battesimi, strettamente collegati alle nascite per chi cristiano. E si parla di
Speranza che, se ci pensate bene, proprio quando nasce qualcuno si fa sentire pi
forte dentro i cuori a colpi secchi di piccone.
Se mai continga che 'l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra,
s che m'ha fatto per molti anni macro,
vinca la crudelt che fuor mi serra
del bello ovile ov' io dormi' agnello,
nimico ai lupi che li danno guerra;
con altra voce omai, con altro vello
ritorner poeta, e in sul fonte
del mio battesmo prender 'l cappello;
Se mai potesse avvenire che il poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra,
tanto che per molti anni mi ha consumato (mi ha fatto magro), riuscisse a vincere la
crudelt che ancora mi chiude fuori dal bellovile (il bel San Giovanni) in cui dormii
innocente, e nemico solo per i lupi che a questo stesso ovile portano guerra; con
diversa voce e con i capelli bianchi ritorner poeta, e sul fonte del mio battesimo sar
incoronato poeta.
Al primo verso Dante impone un nome alla sua Opera, la battezza poema sacro. Ma
gi qui si avverte una prima stranezza: qui si frantuma il tempo finzionale dellazione
narrata a favore del tempo reale. Il tempo dellazione la domenica di Pasqua del 1300
- finzione narrativa -: il Dante protagonista nulla dovrebbe sapere del suo tempo
futuro, del suo esilio e del suo poema fin qui hanno parlato solo oscure profezie;
allimprovviso il Dante Auctor (lo scrittore) scarta sorpassa e sostituisce il Dante Agens
(il personaggio). E si rivolge a noi lettori luomo che ha gi vissuto tutta la sua vita
fino a quel giorno, il giorno in cui nelle sue mani tutta lopera si gi compiuta. E
nata, e le impone il Nome pensando al bello ovile ovio dormi agnello: perch ci vuole il
bel San Giovanni per un battesimo, e al quinto verso del canto anche lo zodiaco del rotor
viene a collocarsi dentro linfinito coro delle stelle fisse. Assistiamo a una
commovente trasfigurazione, per tanti canti abbiamo seguito affascinati un Danteeroe smarrito impaurito spaventato curioso sdegnato affaticato innamorato
estasiato ed ora, quasi al calar del sipario, esce sul palco lAlighieri, il Creatore di
Dante, per ritagliarsi leco di un lontano applauso. Davanti ai nostri occhi appare un
uomo reale in tempo reale. E questuomo che, gi assunto da vivo in Paradiso, non
dovrebbe aspettarsi pi nulla dalla vita questuomo SPERA e sogna (pu esistere
64

v. cap. 8

82

speranza senza sogni?) sogna di tornare alla sua Firenze con altra voce omai, con
altro vello65 (invecchiato, con la voce pi stanca e con i capelli bianchi) ritorner poeta.
e in sul fonte / del mio battesmo prender 'l cappello. E sogna un suo secondo
battesimo dentro il suo San Giovanni: lalloro di poeta.
Il sogno viene interrotto dallarrivo dellApostolo della Speranza: Giacomo. E il
Santo inizia la sua prova dottrinale ponendo a Dante tre quesiti: cos la Speranza,
quanta ne possiedi, e da dove lhai acquisita: di' quel ch'ell', di' come se ne 'nfiora / la
mente tua, e d onde a te venne. (46-47)
E qui si assiste a unaltra Trasfigurazione e a un altro Battesimo. Beatrice toglie la
parola a Dante, si sostituisce a lui per rispondere alla seconda domanda lei pu
ben dirlo e ben confermarlo che sulla terra non esiste uomo pi ricco di speranza:
La Chiesa militante alcun figliuolo
non ha con pi speranza, com' scritto
nel Sol che raggia tutto nostro stuolo. (53-55)
Il Cristo stesso (il Sol) ne testimone cos come lo fu il Padre al battesimo del Figlio
nelle acque del Giordano ad opera del Battista. E Beatrice si trasfigura in Dante per
coloro che non hanno ancora messo a fuoco che loro sono due in una stessa cosa.
Premesso che questo gi sarebbe materia di un altro libro, ora dobbiamo solo
capire chi sia Giacomo: lui, Santiago de Compostela, il barone per cui l gi si vicita
Galizia (17-18), il santo delle stelle al quale nella fantasia popolare appartiene tutta
intera la Via Lattea (linvisibile Galassia del Convivio). Racconta la leggenda che
leremita Pelagio scoprisse il suo sepolcro perch delle stelle misteriose una notte si
erano sospese a illuminare un campo: il Campo delle Stelle, il campo dove era stato
sepolto Giacomo. Decapitato a Gerusalemme, il corpo del santo, con un altro viaggio
argonautico, fu trasportato per tutto il mar Mediterraneo, oltrepassando Gibilterra,
fino alla costa atlantica di Finis Terrae. (Cosa vuol dire ricucire coste e cosa vuol dire
un Vittorioso Ulisse se riuscissimo a sentire in paradiso leco dellinferno)
Difficile pensare a un canto pi pieno di stelle di questo. E poich i criptoglifi sono
le stelle, avete gi intuito che in questo canto si celebra il loro battesimo, testimoni gli
Apostoli diletti: Pietro, Giacomo e Giovanni, fede, speranza e carit. Alle tre
immateriali e invisibili mappe tolemaiche vengono imposti questi nomi e queste
virt.
Come si intenerisce il cuore se si pensa che anche i tre figli di Dante con questi
nomi erano stati battezzati!

65

Se letteralmente laltro vello sono i capelli bianchi, non difficile collegarsi con questa immagine al Mito di
Giasone e al viaggio incredibile degli Argonauti. I marinai dellargot li definisce acrobaticamente Fulcanelli, ma
non allontanandosi dal vero se si pensa quanto quei personaggi del Mito si siano avvicinati alle secretissime
cose. Nel XXXIII del Paradiso Dante immagina se stesso galleggiare sulla mente di Dio cos come la minuscola
chiglia di Argo ha navigato sul mare di Nettuno. E quindi non tornare a Firenze soltanto da vecchio, ma tornarci
anche arricchito di nuova voce (conoscenze) e di nuovo vello (loro ermetico e alchemico, loro lucente della
Sapienza). Per gli orfico-pitagorici Giasone era un 10: lUomo della Consapevolezza, e il suo mito costituiva uno
dei loro fondamenti se pensiamo anche che lo stesso Orfeo fu Argonauta e cantore di quellimpresa. Inoltre
Dante e Orfeo incarnano i due volti dello stesso mito: il secondo, che ha tenuto gli occhi del corpo avidamente
spalancati, fallisce la sua missione ultraterrena e perde Euridice. Dante invece, appresa la lezione, non alzer mai
gli occhi da terra fino a quando non glielo ordiner imperiosamente Beatrice. (cfr. Purg. XXVII). Liberi di dare a
questa allegoria sublime tutti i significati che volete.

83

IL TERZO CRIPTOGLIFO

I pi ingegneri fra i Lettori sanno gi dove si trova la pietra angolare. Allunione di


due muri possenti questo gigante di marmo deve assorbire il peso e trattenere le
forze per non far scoppiare ledificio.
Aprite la Cantica del Purgatorio alla sua met precisa, al suo mezzo, 33:2=16,5.
Questo sedicesimo canto il 50 di 100.
Al 73 verso, di 139, iniziano le 4 terzine che la disegnano66.
Credo che non si potrebbe essere pi provetti ingegneri di cos. Stiamo sempre nel
mezzo, alla met dopera: punto nevralgico per la sua futura elevazione, garantita
dalla forza della pietra angolare, e a questa posa dopera stiamo assistendo, stavolta
nel centro preciso in cui si incontrano (una sopra laltra) le due imponenti mura del
poema e di che cosa si parla? Ma proprio delle stelle, a va sans dir!
Siamo nella Terza Cornice degli Iracondi e i fumi densi e neri della loro ira
avvolgono e soffocano il Pellegrino che non distingue pi ci che lo circonda.
Buio dinferno e di notte privata / dogni pianeto cos comincia il canto sotto un
povero cielo denso di nubi e privo di stelle. Virgilio e Dante si abbracciano
camminando dentro le nere tenebre nel timore di perdersi luno allaltro. Da
quellaere amaro e sozzo si alza una voce: uno spirito si rivolge a Dante riconoscendolo
vivo fra i trapassati e gli chiede chi or tu chi se che il nostro fummo fendi67 E la
conversazione continuer utilizzando solo il suono della voce, totalmente immersi
nella cecit.
Forse per questo si arriver a parlar di stelle? Perch viene spontaneo declinare in
parole quello che maggiormente ci manca?
Lo spirito che far da guida col suono delle sue parole Marco Lombardo che di
se stesso dice del mondo seppi, e quel valore amai / al quale ha or ciascun disteso larco.
I fumi densi avvolgono le cose ma anche le parole e i significati: non sapremo mai
di quale sapienza fosse ricco il Lombardo, n di quale valore fosse stato amante per
il qual valore tutti sulla terra hanno deposto le armi. Era stato un uomo facile allira e
ci piace immaginarlo come un infuriato Apollo che dallalto dei cieli ancora scaglia
frecce contro chi ha offeso la sua divinit.
Dante in un lampo intuisce largomento buono della conversazione: vero quello
che dici, oggi il mondo abbandonato da tutte le virt ed fecondato e ingravidato
solo dal Male.
Lo mondo ben cos tutto diserto
d'ogne virtute, come tu mi sone,
e di malizia gravido e coverto; (58-60)

66

A questo punto si precisa con inequivocabile chiarezza larchitettura del Tempio-Poema: immaginatevi 49
canti e mezzo separati - punto di demarcazione delledificazione in altezza - ma ben saldati insieme da questa
pietra dangolo, e, al di sopra di essi, il XXXIII canto del Paradiso, coronamento fulgido e immateriale
dellEmpireo: lultima pietra.
67
Chi sei tu che da vivo penetri il nostro fumo? Chi sei tu che da vivo riesci a penetrare il nostro essere stati?
(fummo anche come passato remoto del verbo essere). Nessun commento lecito a tal bellezza.

84

E allora tu rivelami quale sia la vera causa di questo orrore, in modo che io possa
capirla e diffonderla, perch laggi sulla terra qualcuno dice che tutta colpa delle
stelle e qualcun altro dice che invece la colpa degli uomini.
ma priego che m'addite la cagione,
s ch'i' la veggia e ch'i' la mostri altrui;
ch nel cielo uno, e un qua gi la pone.(61-63)
S, si parla di astrologia. Di saturnina astrologia: e si intuisce che il cortese Marco
Lombardo, vivente, abbia intrattenuto in cortesi salotti amabili conversazioni
intessute di tal materia. (La sentite leco lontana ma tu di che segno sei?)
Fratello, il mondo cieco, e tu proprio da quel mondo arrivi Frate, lo mondo
cieco, e tu vien ben da lui.
(Quante cieche tenebre in questo canto, e quante secretissime cose!)
I vivi continuano a credere che sia sempre e solo colpa delle stelle tutto ci che
accade sulla terra, ma, se cos fosse, sarebbe distrutta per gli uomini la libera volont
di agire e di scegliere tra il bene e il male, e senza questa libert mai potrebbe essere
fatta giustizia, e ottenere premio (letizia) se si procede secondo il bene, e la condanna
(lutto) se si procede secondo il male.
Voi che vivete ogne cagion recate
pur suso al cielo, pur come se tutto
movesse seco di necessitate.
Se cos fosse, in voi fora distrutto
libero arbitrio, e non fora giustizia
per ben letizia, e per male aver lutto. (67-72)
Chiss perch si comincia ad avere il sospetto che questa pietra, nonostante sia
scolpita come le altre due nelle orbite delle stelle, soffra di un peso pi insostenibile
delle sue gemelle
Ma dobbiamo avere ancora la certezza che le seguenti quattro terzine superino la
prova dei valori pitagorici e possano quindi comporre il terzo criptoglifo.
Lo cielo i vostri movimenti inizia;
non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica
lume v' dato a bene e a malizia,
e libero voler; che, se fatica
ne le prime battaglie col ciel dura,
poi vince tutto, se ben si notrica.
A maggior forza e a miglior natura
liberi soggiacete; e quella cria
la mente in voi, che 'l ciel non ha in sua cura.
Per, se 'l mondo presente disvia,
in voi la cagione, in voi si cheggia;
e io te ne sar or vera spia. (73-81)
Traduciamo:

85

Il cielo (il sole, la luna, i pianeti, i segni zodiacali) d origine alle vostre
inclinazioni;
non dico proprio tutte, ma, ammesso che io dica cos,
vi anche data la luce che vi porta a distinguere il bene dal male,
e anche il libero arbitrio vi dato; che
se nei primi anni della vostra vita costretto a combattere faticosamente con il
cielo (cio faticher a individuare la sua forza e a temperare le vostre inclinazioni)
poi ne uscir vincitore, se ricever un buon nutrimento.
A una forza e a una natura pi grande di voi
soggiacete liberi; e quella forza crea
in voi lintelligenza, che le stelle non possono creare.
Perci se il mondo di oggi prende la strada sbagliata,
la causa dentro di voi, e a voi se ne deve chiedere ragione;
e adesso io ti dimostrer che quanto ho detto vero.
1. Lo starter attivato: il cielo inizia
2. Si sale al due, Marco Lombardo vuole che il
discorso proceda, vada verso posto chi l dica
3. Il traguardo raggiunto: data agli uomini la
possibilit di raggiungere e discernere la differenza che
passa fra il bene e il male.
4. La compiutezza della creazione e la libert di
elevarsi nello spazio: ci dato tutto questo con il libero
arbitrio. Si sale al 4.
5. Ma prima di raggiungerne il pieno controllo (le
sue leggi e il suo equilibrio) occorre combattere dure
battaglie. Si scende.
6. Ordine e perfezione: si raggiungono se la libert
viene ben nutrita e ben assestata. Si sale a 6.
7. La forza e la natura pi grandi di noi, qui non si
scherza, Dio in persona. Si sale.
8. Il Bene e la Grazia: quella forza crea, e vi fa la
grazia
9. dellIntelligenza, progetto di grazia ed esecuzione
dopera che solo a Dio possono appartenere e non certo
alle stelle. Si sale all8 e al 9.
10. Il consapevole: se prendi la strada sbagliata non lo sei. Si scende.
11. Illuminazione: vi si chiede ragione, ma non siete in grado di darla. Si scende.
12. La verit: te ne sar or vera spia. Si sale a 12.
Eccola la mappa tolemaica: il pellegrino delle celesti sfere con 12 versi ce la
restituisce fino al Cielo delle Stelle Fisse, perch dal purgatorio gli astri si vedono,
eccome se si vedono!
Oggi il 13 ottobre 2011, un anno fa nemmeno sospettavo che per davvero con
infiniti passi Dante avesse consumato lUniverso.

86

Ora qui davanti a me e


mi sorride alzando lindice
al Cielo, e mi rammenta di
quando gli avevo chiesto di
indicarmi la scorciatoia pi
breve verso luscita di
sicurezza, verso luscita dal
dolore. Adesso possiedo la
fotografia esatta di quella
scorciatoia, moltiplicata tre
volte se stessa, in eterna
estensione e tre infiniti
spazi e tre infiniti tempi nulla di pi folle di questo
in matematico linguaggio! non
potrebbero
mai
contenerla: la guardo e
non ho pi paura.

87

PURGATORIO - CANTO XVI, 73-84

Lo svelamento della VERITA

12 e io te ne sar or vera spia.

LIlluminazione Il Risveglio dello Spirito


11
Lintelletto contemplativo La consapevolezza
Il Creatore che guarda il suo Creato
La dnamis Lorizzonte Il progetto Il
limite insuperabile Il sublime
Il Bene perfetto Lamore La panarmonia
La Grazia
Strumento di creazione Mistero della Vita
Numero venerabile - Intelletto e Luce
Il mondo inorganico Il Cosmo Larmonia
dellanima e lintegrit delle membra - Cerchio
Il mondo vegetativo e organico LIngegno La semidivinit La salute La civilt
La terza dimensione Lo spazio La
geometria solida Laria
Il traguardo

10
9 la mente in voi, che l ciel non ha in sua cura.
8 liberi soggiacete; e quella cria
7 A maggior forza ed a miglior natura
6 poi vince tutto, se ben si notrica.
5
4 e libero voler; che, se fatica,
3 lume v dato a bene e a malizia

Il mezzo
Il divenire

LO

2 non dico tutti, ma posto chil dica

CIELO

VOSTRI

Il mezzo
Il divenire
Il traguardo

MOVIMENTI

INIZIA

2
3

La terza dimensione Lo spazio La


geometria solida Laria
Il mondo vegetativo e organico LIngegno La semidivinit La salute La civilt
Il mondo inorganico Il Cosmo Larmonia
dellanima e lintegrit delle membra Cerchio
Strumento di creazione Mistero della Vita
Numero venerabile - -Intelletto e Luce
Il Bene perfetto Lamore La panarmonia
La Grazia
La dnamis Lorizzonte Il progetto Il
limite insuperabile Il sublime
Lintelletto contemplativo La consapevolezza
Il Creatore che guarda il suo Creato
LIlluminazione Il Risveglio dello Spirito

4
5 nelle prime battaglie col ciel dura,
6
7
8
9
10 Per, se l mondo presente disvia,
11 in voi la cagione, in voi si cheggia;

Lo svelamento della VERITA


12

88

89

12

Svelamenti

TERRESTRI CIELI
in voi la cagione, in voi si cheggia

Non di questa terra, e non possiedo penne che mi possano far volare cos in alto.
Lintrusa cade unaltra volta nel reato di violazione di domicilio. La purezza logica
dellesegesi, la cristallina argomentazione non oso nemmeno sfiorarle. Ora di me
salvo soltanto unanima bambina che vede i criptoglifi come scarabei giganti, scolpiti
nello smeraldo, verde di acqua e di luce, e con le ali tempestate di diamanti
incastonati, e tumulati nellutero di Gea in assorta attesa di resurrezione.
Uninnocente intimit, denudata pura e segreta, mi coglie impreparata, e vorrei
discretamente volgere altrove gli occhi. Quella di un uomo che in un silenzio
siderale, gi dalladolescenza intrecciandone lOrdito, per decenni ha tramato
lOpera e la Vita, insieme fondendole e distillandole fino alla lacrima pi ultima e pi
perfetta: quella che esiste in totale assenza di materia. Una Lacrima da Cielo Quieto.
Pianti brividi e sorrisi, e colpi forti dentro il cuore, e scalpellate secche al muro del
silenzio e fuoco che arde il sangue e ghiaccio che dentro lanima scava abissi nuovi
e nuove vene. Cos questo lago del cuore68 che dentro di s ha inabissato le giovani
ferite dellamore, il divino orgoglio di un padre che ha tumulato le sue pietre nel
nome dei tre figli i veleni del disinganno della sconfitta dellesilio e
dellabbandono, adhaesit pavimento anima mea69, e privazioni e lutti, e nostalgie e
rancori, e umiliazioni e consolazioni, studio caparbio fatiche spossanti e salvezze
serbate con le labbra chiuse Cos questo lago che ha dilavato e sciolto nelle sue
onde il tutto della Vita e il tutto del Mistero, trasfigurando, nella luce di cieli involati
dal furto dei versi70 , linfinito peso dellumano cammino, e sfociando infine nel
fiume dellEterno
Vi prego, perdonatemi: non di questa terra.
Ma tutto su questa terra si realizzato e si consumato.
E perdonatemi se io non riesco a fare di pi di quello che fanno i bambini, quando
provano una gioia intraducibile nel sentirsi trasportati in alto e sopra il vento dal
volo degli aquiloni, magico e temerario, e nulla sanno del filo che trattengono nel
pugno. Io non so di che cosa sia fatto il filo che mi ha portato dentro questo labirinto
e che continuo a dipanare fra le dita nellillusione assurda di inseguire ancora una via
facile e veloce verso luscita.
Credo che da questo momento in poi le nostre strade si dividano, che il filo che
sceglierete voi non sar uguale al mio, ma che tutti i fili porteranno a innumerevoli e
prodigiosi finali di questa fiaba.

68
Cfr. Inf. I, 19-21 allor fu la paura un poco queta / che nel lago del cor mera durata / la notte chi passai
con tanta pieta.
69
Salmo 119, 26. Purg. XIX, 73, si schiacciata sul pavimento lanima mia.
70
Cfr. Inf. XXVI, 41-42 ch nessuna mostra il furto, e ogni fiamma un peccatore invola.

90

Mi resta solo da offrirvi lultimo indizio: a quali luoghi concreti fanno riferimento i
criptoglifi? Sulla carta geografica della Vita i loro paralleli e i loro meridiani
incrociano la precisa realt di un punto?
Le istruzioni per luso le conoscete gi: la mia solo una delle tante ipotesi di
soluzione dellenigma.

FACCIAMO IL PUNTO

Nel Proemio del Poema Virgilio ferma i suoi passi, e anche quelli dei Lettori,
enunciando la Profezia del Veltro infin che l veltro verr, che la far morir con doglia.
(I, 101-102)
Questo nobile e superbo cane da caccia sar lunico in grado di annientare
linsaziabile fame della lupa e la caccer di villa in villa, finch lavr rimessa nello
nferno, l onde invidia prima dipartilla.(ibidem, 109-111)71
I passi oscuri del Poema sempre si irradiano in molteplici sentieri interpretativi, e
questo uno dei tanti. Sia per ricerca letterale
sia per ricerca allegorica resta impenetrabile il
volto del Veltro, a meno che non si accetti la
soluzione che a me pare lunica plausibile: solo
un potere divino pu far morire la lupa, e
questo potere spetta al Cristo dellUltimo
Giorno, al Cristo del Trionfo: nel XXIII del
Paradiso, il primo canto dedicato al Cielo delle
Stelle, Beatrice cos definisce i Beati ecco le
schiere del triunfo di Cristo e tutto l frutto ricolto
del girar di queste spere!. (19-20)
Ma a me piace anche lesegesi immaginifica
che vuol leggere il vocabolo VELTRO come
lanagramma dellacrostico di un precetto
Lalchimista scava la terra. Scavare o penetrare
alchemico:
la terra il primo passo del processo alchemico.
Visita Interiora Terrae Rectificando La terra il corpo, o se stessi. Penetrare la terra
corrisponde a penetrare, conoscere, il proprio s
Invenies
Occultum
Lapidem
Veram interiore.
Medicinam.72
Visita linterno della terra, e rettificando (correggendo cercando la via diritta)
troverai la pietra nascosta che la vera medicina.
Visita Enteriora Lapidem Terrae Rectificando (invenies) Occultum
Cambia qualcosa a livello interpretativo?
Io la leggo cos:
vero che luniversale salvezza pu essere solo affidata a un intervento divino,
ma pu anche essere vero che ognuno di noi possa diventare il Veltro di se stesso,
e strappare dalle proprie carni, in vita, le zanne feroci della lupa: sradicarla dalla
propria anima e dal proprio agire fino a respingerla per sempre dentro il carcere del
suo inferno.
71

fino a quando arriver il Veltro che la far morire con dolore la caccer da ogni luogo fino a quando non
lavr riportata nellinferno da dove la prima invidia (la ribellione di Lucifero) laveva liberata.
72
E il famoso acrostico alchemico VITRIOLVM.

91

Potremmo anche sentire (ah! vecchio e disordinato baule!) leco di Jung: "Chi
guarda in uno specchio dacqua, inizialmente vede la propria immagine. Chi guarda se stesso,
rischia di incontrare se stesso. Lo specchio non lusinga, mostra diligentemente ci che riflette,
cio quella faccia che non mostriamo mai al mondo perch la nascondiamo dietro il
personaggio, la maschera dellattore. Questa la prima prova di coraggio nel percorso
interiore. Una prova che basta a spaventare la maggior parte delle persone, perch lincontro
con se stessi appartiene a quelle cose spiacevoli che si evitano fino a quando si pu proiettare il
negativo sullambiente."
Scavare dentro di noi pu anche coincidere col rintracciare proprio in noi stessi la
chiamata di correit. Ci vuole una intera nigredo, unintera Opera al Nero, un Inferno
intero per lasciarci alle spalle la complicit nostra e inconsapevole (piena di sonno?)
che fabbrica pasti per i lupi.
Sono in molti ormai a considerare il Poema una Grande Opera Alchemica,
suddivisa nelle sue tre grandi fasi: nigredo (Inferno), albedo (Purgatorio), rubedo
(Paradiso).
Al Nero, al Bianco, al Rosso ma i Maestri Alchemici contemplavano anche la
viriditas e la citrinitas: lOpera al Verde e lOpera al Giallo tutti e cinque sono i colori
del pavimento musivo del Bel San Giovanni (il rotor giallo).
Fra nero e bianco sinseriva il verde. Fra bianco e rosso sinseriva il giallo. Come
fossero rapporti armonici, direbbe Pitagora. Pi o meno cos:
NERO verde BIANCO giallo ROSSO
Ma le tre grandi fasi sempre partivano da un lapis occultus, da una pietra nascosta.
Nel suo Poema Dante ha inserito tutte e cinque le fasi costringendoci a varcare i
limiti di uneccessiva semplificazione. La nigredo occupa lInferno e gran parte del
Purgatorio, fino alla prova del fuoco, XXVII canto, quando, tuffandosi dentro il muro
di fuoco, il poeta giunge al massimo dellin-candescenza, candisce, diventa bianco
candido perch cos fanno i metalli che giungono al culmine del calore di fusione, il
bianco della purificazione, ma anche il bianco che conosciamo quando si frigge
nellattesa
Ma non basta per arrivare allalbedo: prima le acque del Lete e dellEuno devono
traghettarlo alla Viriditas: io ritornai da la santissima onda rifatto s come piante novelle
rinnovellate di novella fronda (XXXIII,142-144). S, proprio il verde che singemma nelle
verdi gemme di primavera
Lalbedo vera e propria inizia nel Cielo della Luna (Paradiso) dentro la bianca luce
delletterna margarita e toccher il rapporto armonico della citrinitas solo
arrivando nel giallo de la rosa sempiterna (Par. XXX, 124). Da qui fino allAmor che
move rubedo. Rosso dAmore.
Perch vi annoio spostando cose smesse e ritrovate? Perch normale pensare che
i dannati stiano dentro il nero, che i purganti stiano dentro il bianco (e candiscanofriggano-si purifichino dattesa), e che appena si mette piede in paradiso tutto diventi
perfettamente rosso infuocato dAmore.
Ma questa solo la parabola semplificata dellumanit, degli uomini presi come
universale collettivit quella che racconta il Poema anche la parabola, il percorso,
di ogni individuo preso per se stesso.
E in ogni vita, per se stessa presa, la nigredo sembra sempre eterna.
92

Ci vogliono 67 canti per giungere alla viriditas, 97 per la citrinitas, solo 3 per la
rubedo.
Traduciamo: il percorso molto pi lungo e faticoso di quanto possiamo
immaginare!
Ma non spaventiamoci pi di tanto: le tre pietre nascoste sono quelle che ci
interessano, e una nera, una bianca e una rossa73. Non so se il filo che ho trovato
sia quello giusto, ma quello che mi porta a credere che per davvero il Poema sia il
racconto parallelo di due avventure, sincroniche e diverse: quella di TUTTI e quella
di CIASCUNO.
Molte volte, durante la mia inchiesta che dura da un anno, queste strane cose che
mi sono arrivate in mano la notte del dieci del dieci del dieci molte volte hanno
cambiato il loro nome.
Da mappe tolemaiche a disegni nascosti74 a cieli. a criptoglifi a pietre maestre
a lacrime da cielo quieto ed ora lapis occultus che poi sarebbe la pietra nascosta: la
pietra filosofale. Questultima mi piace tanto, e mi piace perch parla alla mia, alla
vostra e a tutte le singole vite del mondo. Quelle vite che sospettano di poter
condividere il sogno degli Alchimisti, e di poter trasformare ciascuno di noi nel
Veltro di noi stessi.
Questo - giuro! - lultimo sforzo che vi chiedo, di condividere con me questa
ipotesi: che Dante veramente ci abbia narrato il suo mondo apertis verbis et occulto
lapide.
Che con le parole affidate alla luce della scrittura (apertis verbis) ci abbia raccontato
sia un destino universale sia unesperienza personale, ma ancora fortemente connessi
(per ovvia necessit) allortodossia e allessoterico del suo Presente, e dunque
saldamente incastonati nel tempo che noi chiamiamo Basso Medio Evo: preziosissimi
quarzi che col loro bagliore respingono nellombra del velo ci che si nasconde sotto
versi strani.
Invece le pietre nascoste (occulto lapide) - mi vengono in mano quegli ometti di
pietra che indicano i sentieri segreti sulle montagne alte delle alpi e degli appennini, il
cifrato argot dei montanari e dei pellegrini - ci parlano di qualcosa che risulta
indipendente (oserei dire sciolto, absolutus) dal tempo e dallo spazio e dalla cultura
dentro i quali ciascuno di noi intraprende il nostro umano percorso. Le pietre
nascoste sono fonte e specchio di quellUmanesimo Radicale, perfettamente scolpito
nel cuore di Dante, che contiene ogni spazio e ogni tempo, ogni cultura e ogni
73

Se il codice simbolico di Pitagora mi ha permesso la visibilit delle mappe tolemaiche, per la loro
interpretazione sono stata traghettata nel territorio alchemico. I disegni sono diventati Pietre e il Poema
diventato Tempio Gotico e Grande Opera. Fulcanelli nel suo Mistero delle Cattedrali cita il precetto alchemico
che sostiene il lavoro dellOpera (alla quale deve essere dato inizio nei giorni dellequinozio di primavera,
quando inizia anche il viaggio dantesco): getta la crosta, prendi il nucleo, purga tre volte con acqua e sale.
Cosa che si far facilmente se Saturno ha visto la sua immagine nello specchio di Marte. Le tre fasi di
purificazione della materia prevedevano luso dello zolfo (nigredo), del sale bianco (albedo) e del sale rosso e
mercuriale (rubedo). La coincidenza curiosa, e come tale ve la faccio notare, riguarda il fatto che in tutti e tre i
criptoglifi Saturno e Marte sono sempre opposti e luno si rispecchia allaltro. Quella che invece non una
coincidenza, ma che tengo a ribadire come una realt di fatto, che Dante - affidando inoltre le pietre a Pietro,
Giacomo e Giovanni - per davvero urla in tutte le lingue pur di farsi sentire.
74
I disegni non sono miei: la mia mediocrit non sarebbe MAI giunta a tal segno! Per mesi ho cercato di carpirne
le regole di stesura che riassumo per quanti volessero - a ragione - ottenere la controprova: Primo: ogni verso
costituisce unorbita. Secondo: mai staccare la matita dal foglio o deviarne la linea tornando indietro. Procedere
sempre in avanti come le celesti sfere. Terzo: solo una volta ammesso tornare indietro, in inversione ad U (e
quindi andando sempre avanti) quando lAmore capovolge Dante. Ma questa unimperativa indicazione del
Poeta e dobbiamo obbedire.

93

religione perch i suoi confini possono solo coincidere con i confini della stessa
umanit.
Sono - passatemi lazzardo dellossimoro - CIELI TERRESTRI, e noi siamo la causa
dei loro movimenti e delle loro orbite (in voi la cagione) e siamo noi che dobbiamo
renderne ragione (in voi si cheggia).
Queste pietre traducono un imperativo morale e civile e superno che immisurabile
si estende a questi confini: confini dichiaratamente laici, nel senso greco del vocabolo
(laos=popolo), perch popoli e nazioni, lingue e culture, uomini e donne tutti
convengon qui dogne paese.
La carta didentit dei criptoglifi ci stata consegnata: i loro nomi sono Pietro,
Giacomo e Giovanni; i cognomi sono Fede, Speranza e Carit. Il loro indirizzo (ad
litteram: il traguardo verso cui ci indirizzano l dove si incrociano i meridiani e i
paralleli della Vita) si declina in vocaboli che fanno tremare le vene e i polsi: PACE,
LIBERT, AMORE.
Per saperne di pi necessario interrogarli uno alla volta.

94

PIETRO
Tu es Petrus, et super hanc
petram aedificabo Ecclesiam meam,
et portae inferi non praevalebunt
adversum eam. Et tibi dabo claves
regni coelorum. (Mt. 16, 18-19)
Tu sei Pietro, e su questa
pietra edificher la mia Chiesa, e
le
porte
dellinferno
non
prevarranno contro di lei. E a te
dar le chiavi del regno dei cieli.
Su questa stessa pietra Dante
ha edificato tutto il suo Poema75.
Pu esistere un viatico migliore
di questo per il Pellegrino che si
appresta a varcare la porta
dellinferno? Ma poich leggere
agire, e agire scegliere, e
scegliere schierarsi confermo
che su questa stessa pietra Dante
ha edificato il suo Umanesimo
Radicale: il suo imperativo morale, civile, laico e superno. E aggiungo anche che
lEcclesia dantesca (in occulto lapide) non altro che lUmanit Tutta senza differenza
di Spazio e di Tempo e di tutte le altre innumerevoli cose che aggiungerete voi.
Ma con un elemento in pi: non umanit racchiusa in un nome collettivo, generico
e quindi privo di una qualche precisa fisionomia. Ma miliardi di persone prese ad
una ad una, ciascuna pellegrina del suo viaggio. In questo senso va ridisegnata anche
la figura di Pietro, cogliendola nella sua specifica singolarit (e non questa la vera
colonna sonora del Poema? Voci soliste raccolte ad una ad una perch di s hanno
qualcosa da dire.)
Torniamo alla Trasfigurazione, al luogo delle secretissime cose:
Signore, bello per noi restare qui; se vuoi, far qui tre tende, una per te, una per Mos e
una per Elia (Mt. 17,4).
Sono parole di Pietro che ci rivelano che gi dentro di s nutriva il compito
delledificatore, del Templare, del costruttore di templi: delluomo che offre una
mano agli dei perch gli dei possano abitare vicini agli uomini. Delluomo che
desidera che il divino possa sostare su questa terra, e a questo desiderio offre tutta
loperosit delle sue mani. Per quale motivo? Per il motivo pi semplice e pi
complicato del mondo: perch bello. Punto. Esiste un tempio sul pianeta che possa
sfuggire a questa legge? DallIndia al Tibet, dal Messico allEgitto, da Gerusalemme
ad Atene alla pi anonima e semplice edicola incastonata in un muro di una
fattoria Senza la mano di un uomo, viva martoriata tremante bruciata di calce,

75

Non vi scuote un brivido? Se lavessero saputo lavrebbero bruciato vivo dieci volte di seguito.

95

senza quella mano nessuna divinit pu presentarsi a noi e folgorarci della sua
bellezza. Anche il Tempio Dantesco non sfugge a questa legge.
FEDE: Alla domanda di Pietro nel XXIV del Paradiso, Dante risponde apertis
verbis, e citando S.Paolo, che la fede sustanza di cose sperate e argomento de le non
parventi (64-65)76.
Ma in occulto lapide a Pietro vengono affidate le chiavi dei Sette Cieli fino a
Saturno, quegli stessi cieli che sono specchio alle Scienze e ai Saperi e ai Valori. Che
luminosa e illuminante professione di fede per ci che umana architettura,
determinazione di ricerca, curiosit dindagine, sete di conoscenza, energia di
creazione fede nella ragione, nellintelletto, nelle domande, nel dubbio fede
nellassorta attesa di tutto ci che la scienza potr ancora rivelare e che ancora non
sappiamo come scrive nel Convivio quando dice che il Sapere sempre certo ed
lUomo che in errore fino a quando non riuscir a conquistarlo del tutto. Cosa
farebbe oggi Dante? Lastrofisico al CERN o il docente di Teologia alla Gregoriana?
Probabilmente entrambe le cose, perch il suo Umanesimo non gli avrebbe mai
permesso di studiare solo discipline finalizzate al mestiere, non gli avrebbe mai
timbrato sulle labbra la classica frase a che fine studiare cose inutili se per lavorare non
serve?: punto forte delle premesse concettuali alla cultura e allistruzione moderne e
civilizzate. Ma anche feroce premessa del Petrus in vinculis: del Pietro incatenato,
sottomesso al dominio delle false opportunit, del becero utilitarismo, del potere
infernale di chi rimane cieco e sordo al TUTTO.
Studio caparbio e fatiche spossanti solo per il premio della conquista di un tempo
di valzer, di una terzina bella e perfetta. Che sia questo il primo sorso della Vera
Medicina, quello che potrebbe servirci a diventare il Veltro di noi stessi? Londa
umana che oggi attraversa il pianeta e varca mari e cerca terre pretende anche
studio e saperi e conoscenze e istruzione. E non sentite come si fa pi forte il latrato
dei lupi, non vedete come meglio si affilano le loro zanne?
PACE: E il traguardo dellinchiesta infernale, annunciato dalle parole di
Francesca nel canto quinto noi pregheremmo lui per la tua pace
Grazia e pace sia concessa a voi in abbondanza nella conoscenza di Dio e di Ges Signore
nostro annuncia la Seconda Epistola di Pietro.
Pare proprio che in occulto lapide pace e conoscenza non possano essere separate.
Anzi, se la pace non fondazione, pietra fondante e scolpita di pace, nessun muro
pu essere innalzato. Nessun sentiero di bene pu essere inaugurato. Il 5: lequilibrio,
il bilanciere, la legge, la civilt il cinque pitagorico trasfigura la pace. E questo
cinque viene affidato alla custodia di Pietro. Perch?
C una favola zen che esce dal baule Un giorno unanziana falena chiese alle
farfalle giovani che cosa fosse la luce. Una inizi il suo volo verso una torcia accesa e torn
indietro dicendo che aveva visto la luce. Lanziana le disse: tu non sai cos la luce. Una
seconda farfalla si avvicin alla torcia fino a sentirne la forza del calore e torn indietro
dicendo che conosceva la luce. Tu non sai cos la luce, ribad la saggia falena. Una terza si
76

La fede il fondamento sostanziale delle nostre speranze e la premessa concettuale con la quale possiamo
argomentare le cose invisibili.

96

alz in volo, si avvicin al fuoco e ne fu arsa viva. Ecco, quella s che adesso sa che cos la
luce, concluse la falena zen.
Solo lapostolo che alza la spada contro il soldato, solo lui si bruciato al fuoco
della conoscenza della violenza. Ed Pietro. Cos come lo ha ustionato bene la brace
della paura, prima di giurare per tre volte che non aveva mai frequentato il
Nazareno. A questo Pietro, cos umanamente umano, indignato e irato fino ad
armarsi, paralizzato dal terrore di essere ritenuto complice di un nemico degli Ebrei e
dei Romani a questo suo cuore cos pronto ad esperire limiti e fragilit e a soffrirne
la lezione al suo Graal che miscela sete di conoscenza, infinito coraggio e smisurate
paure affidata la pace.
Ancora una volta ha ragione Francesca: solo la piet del nostro esistere uomini e
fragili ed erranti, solo piet varco unico alla pace. Non dimentichiamo che questa
pietra scolpita nella fede, nella pace, ma anche nello smarrimento narrato nei primi
dodici versi del Proemio, e la prima parola che Dante pronuncia a viva voce nel suo
Poema, urlando e piangendo e rovinando in basso loco non pu essere altro che
PIETA: miserere di me
Nella lapidaria (perch di marmo il criptoglifo) potenza figurale di Pietro,
conquistare Pace semplice come bere un bicchiere dacqua: si rinfodera la spada, si
depongono le armi, ci si arrende. Non esiste nessun altro gesto da compiere. Se il
nostro cuore un campo di battaglia, se nelle nostre vene marciano soldati, se noi
stessi diventiamo nemici del nostro cuore e delle nostre vene si deve deporre le
armi. Inutile combattere a pugni nudi contro le nostre belve, ci si arrende e, se
troviamo una buona guida, si comincia anche a riconoscere che solo una totale resa
incondizionata linizio del viaggio verso il capire, verso la conoscenza. Solo con la
pace del cuore e nel cuore si edifica sapienza: prima di s, e poi anche delle
secretissime cose.
Mi corre lobbligo di ricordarvi che in occulto lapide Dante parla dentro la
solitudine di ciascuno di noi77, si rivolge al nostro silenzio dentro il quale siamo
chiamati a tramare vita e pensieri, sogni ed azioni: non cerchiamo furbescamente
lopportunit di nasconderci dietro il dito della storia, che pu anche stanarci e
trascinarci nel suo fiume di sangue e follia - lo sentite tutto il terrore di Pietro? - lo
pu fare perch lha sempre fatto, e lintero Poema in apertis verbis ne fedele
testimone e trascrittore. La domanda unaltra: tu che mi leggi, io che scrivo noi, io
e te Io e te riusciamo a capire che non la pace del mondo, ma la tua, la mia
quelle che sono a rischio? Potremmo mai accostare un lupo e pietosamente chiedergli
di parlarci del suo dolore? Potremmo ascoltarlo e farci testimoni della sua voce? Ah,
com amaro il primo sorso di medicina verso la pace!.

77
Con la pietra occulta necessariamente ci troviamo dentro il livello semantico dellAlchimia. Il Bagatto
alchemico, lermetico Trismegisto, sempre solo. La Grande Opera liberarci dal nero piombo per ottenere
loro della sapienza, se mi passate leccessiva semplificazione pu essere esclusivamente unazione solitaria,
unica e irripetibile.

97

GIACOMO
Andando oltre, vide altri due
fratelli, Giacomo, figlio di
Zebedo, e Giovanni suo fratello,
che nella barca, insieme a
Zebedeo loro padre, riparavano le
loro reti, e li chiam. Ed essi
subito lasciarono la barca e il
loro padre e lo seguirono. (Mt. 4,
12-25)
Giacomo,
Giacobbe,
Iacopo, Iago comunque lo si
chiami, questo apostolo la
strada
che
unisce
Gerusalemme allAtlantico, e
che per lEuropa si dirama
biforcando
sentieri
dallInghilterra ai Paesi Bassi
alla Germania alla Francia alle
Alpi fino a Firenze a Roma e
al Gargano Se Pietro
costruisce, Giacomo cammina.
Se chiudiamo gli occhi e viaggiamo fino alla Firenze della fine del Duecento,
potremmo vederli i Pellegrini entrare nelle taverne e chiedere sosta ed asilo e pane in
cambio di lunghi e magici racconti, e potremmo anche percepire quanto e come i
fiorentini vibrassero alle trame di quelle narrazioni. Anche Dante, e non ci difficile
immaginarlo. Eroi di unincredibile avventura che durava anni interi per coloro che
sceglievano lintero percorso, eleggevano la strada come loro dimora e cucivano terre
lingue e popoli diventando il libro vivente del mondo di allora, chiamateli reporter o
giornalisti o documentaristi: erano attesi e interrogati e ascoltati perch sui loro piedi
camminavano notizie ed esperienze. Oggi ancora se ne vede qualcuno sulla
Francigena da Siena a Roma camminare sul ciglio di una statale rombante e
trafficata camminare dentro assordanti silenzi.
SPERANZA: Alla domanda di Giacomo, Dante cos risponde
Spene, diss'io, uno attender certo
de la gloria futura, il qual produce
grazia divina e precedente merto.
Da molte stelle mi vien questa luce(XXV, 67-70)
La speranza lattesa certa della futura gloria (delleterno premio della
beatitudine) e questa certezza dellattesa generata dalla grazia divina e dai meriti
acquisiti in vita.
98

In apertis verbis la formulazione della risposta teologicamente perfetta.


Lendecasillabo che segue, e che guarda caso parla di stelle, introduce i due grandi
Maestri della Speranza: uno Davide e laltro lo stesso Giacomo con riferimento
alla sua unica Epistola inserita negli Atti degli Apostoli. 78 Quali siano le altre stelle
che hanno insegnato a Dante la Speranza non dato a sapere forse pensava a i suoi
cieli nascosti? Lipotesi azzardata e qui la accenno e qui la nego. Ma tenter di
interrogarli per averne qualche notizia.
1.
Pietro e Andrea, fratelli, vengono chiamati dal Cristo mentre erano intenti a
pescare. Matteo scrive che cos Ges disse: Vi far pescatori di uomini. Pietro e
Andrea abbandonarono le reti e lo seguirono. Giacomo e Giovanni, fratelli,
erano intenti a rammendare le reti col loro padre. Il Cristo li chiama e non
aggiunge nulla. Loro abbandonano reti e padre, e lo seguono.
2.
I due episodi raccontano la stessa cosa, ma sono diversi. A Pietro e Andrea
viene fatta una promessa, a Giacomo e Giovanni non viene promesso nulla. I
primi abbandonano solo le reti. I secondi anche il padre. I primi stavano
pescando, i secondi riparavano i loro strumenti di lavoro.
3.
Se giusta la regola che mi sono data, e cio che in occulto lapide Dante ci
parla del nostro umanamente essere uomini, dovremmo fare lo sforzo di
penetrare a fondo il gesto del pescatore che riannoda le sue reti stracciate. In
quel momento non pu pescare, e forse era proprio il momento giusto visto
che Pietro e Andrea stavano pescando. Quel giorno forse non avr nulla da
vendere, o, ancora peggio, nulla da mangiare. In un momento cos si
comincia a sperare. Il filo dellago che entra ed esce dalla trama della rete
disegna il filo dei pensieri che sperano che sia fatto un buon lavoro, che
sperano che il giorno dopo il tempo sia ancora clemente cos si spera, e cos
si desidera che accada.
4.
Da molte stelle mi vien questa luce, scrive Dante De sideris multis, in latino
DESIDERIsmultis la radice etimologica del vocabolo desiderare sta scritta
nelle stelle. Non dimentichiamo che proprio allinizio del Canto delle Stelle
lui ci confida il desiderio il sogno la speranza di poter tornare nella sua
Firenze per merito acquisito dal suo Poema che mha fatto per molti anni macro
(XXV, 3).
5.
Macro nel senso di magro e consunto, o macro - alla greca nel senso di
grande e cresciuto? Con Dante non si pu mai sapere: gli basta una
consonante per spalancarci un labirinto. Ci che sappiamo che pur alla
presenza dellinfinita schiera dei Beati, pur con la sua Beatrice al fianco lui
continua a sperare della speranza umanamente umana: di una speranza
cieca, quella che ci fu donata da Prometeo per alleviarci il peso dellesistere,
quella che come dice Marco Aurelio Imperatore - ci fa sollevare dal letto al
mattino per andare nel mondo a fare il mestiere di uomini. Come sono
dolorosamente avverse attesa certa e speranza cieca!
6.
Giochiamo ancora con le consonanti: Beatrice definisce spere le orbite dei cieli
(XXXIII, 20): dalle stelle arriva la speranza? E Dante chiama la speranza spene
(XXV, 67): un latinista come lui avrebbe scritto speme, dall accusativo spem.
78

Ai tempi di Dante era attribuita al Giacomo Maggiore di Compostela; successivamente, pur non avendone
piena certezza, fu attribuita a Giacomo Minore vescovo di Gerusalemme.

99

7.

8.

Ma ci avrebbe tolto il piacere di poter vedere in due sillabe, e racchiuse


insieme, la natura, lorigine e la finalit della speranza in s, della sua
quidditas avrebbero detto gli Scolastici: la madre di tutte le speranze il
sogno di vivere s-penati, in totale assenza di pene e di dolori. Ne conoscete
una migliore di implorazione, di preghiera da dedicare alla Speranza?
Padre, allontana da me questo calice amaro salvami dalla pena: il Cristo del
Getsenami79 che si affida al filo esile e forte della speranza cieca, a che serve
sapere se in quel momento fosse solo Uomo o solo Dio o le cose insieme?
Tutti noi implorando un segmento solo di quel filo tutti noi diventiamo
divinamente umani.
Giacomo abbandona il filo delle sue reti per sceglierne un altro: cos, alla
cieca, senza promesse, senza sapere nulla, senza chiedere nulla: la chiamata
del Cristo, forse, lo salver dal Dolore. Che luminosa e illuminante
professione di speranza. La pietra angolare del Poema, locculta lapide, a
Giacomo consegna la chiave del Cielo delle Stelle, parlando (apertis verbis) di
stelle e (occulto lapide) di libero arbitrio. Perch? Esiste davvero un filo invisibile
che lega le stelle alla speranza e alla libert?

LIBERT: E il traguardo dellinchiesta del Purgatorio, la seconda conquista del


viaggio, annunciata da Virgilio nelle parole che rivolge a Catone: libert va cercando
ch s cara / come sa chi per lei vita rifiuta80.
E dallo stesso Virgilio ratificata quando sul capo di Dante porr le due corone di
Uomo Libero: libero, dritto e sano tuo arbitrio
Ma la parola libert viene solennemente pronunciata da Virgilio solo nel primo
canto del Purgatorio: successivamente il Poema a pi riprese affronter la questione
del libero arbitrio (XVI e XVIII del Purgatorio, e VII del Paradiso).
Nelle parole di Marco Lombardo si parla infatti di libero voler. E Virgilio avviser
Dante nel XVIII canto che
La nobile virt Beatrice intende
per lo libero arbitrio, e per guarda
che labbi a mente, sa parlar prende. (73-75)
Linnata libertade, la nobile virt che gli uomini possiedono come dono divino e che
devono esercitare nel discernere il bene dal male, viene chiamata da Beatrice (intende)
libero arbitrio. E quindi tienilo bene in mente e ricordatene quando lei ritorner
sullargomento.
Cosa che Beatrice far puntualmente nel Settimo del Paradiso.
In apertis verbis e nel rispetto dellortodossia dottrinale Dante non fallisce una
virgola: il libero voler innato, perch un dono divino: se luomo lo esercita
correttamente (messo in moto dallAmore verso il Bene Supremo) trover la sua

79

Per trascorrere la notte dellangosciosa attesa, il Cristo chiama vicini a s Pietro, Giacomo e Giovanni. Cfr. Mt.
26, 36-46
80
Purg. I, 71-72. Dante va cercando la libert che cosa cara come sa colui che in nome della libert si uccide.
Catone si ucciso in Utica nel 46 a.C., per non cadere vivo nelle mani di Cesare e per sdegno di sopravvivere
alla caduta delle libert repubblicane. (sic Sapegno). A Catone, pagano e suicida, viene affidata la custodia del
Purgatorio proprio perch viene considerato un martire della libert.

100

salvezza; in caso contrario, se si lascer attrarre dalle basse cose, trover la sua
perdizione.
Ci che da essa sanza mezzo piove
Libero tutto, perch non soggiace
Alla virtute delle cose nove.
Pi l conforme, e per pi le piace;
ch lardor santo chogni cosa raggia,
nella pi somigliante pi vivace.
Di tutte queste dote savvantaggia
Lumana creatura, e suna manca,
di sua nobilt convien che caggia. (Par. VII, 73 78)
Ci che la Bont Divina ha creato direttamente, e cio senza servirsi di altri mezzi
(cause seconde) di creazione, TUTTO LIBERO, perch non sottomesso agli influssi
(virtute) delle cose successivamente create nel tempo. Pi la cosa creata simile a Dio
(conforme) e pi da Dio amata; perch il fuoco santo che illumina tutte le cose,
ancora di pi si ravviva entrando in quella che pi gli assomiglia. Di tutti questi doni
si avvantaggia la creatura umana (e cio di Immortalit, Libera Volont e
Somiglianza a Dio); e se una creatura non esercita bene la Libera Volont,
automatico e necessario che decada dalla sua nobilt81 perch, pur rimanendo
immortale e somigliante a Dio82, perder eternamente la sua salvezza.
Fino a qui lortodossia, ma in occulto lapide non si parla di libero arbitrio, si parla di
libert.
Questa pietra scolpita nella libert mi fa paura: ad litteram, e dal punto di vista
dellingegneria statica, ci dice che senza di essa nessun edificio pu giungere al tetto,
senza di essa non pu esserci elevazione. Ma ci dice anche che la pietra angolare non
un innato dono, al contrario un faticosissimo e arrischiato traguardo intermedio
della dura e improba fatica delledificare: a ciascuno di noi, umanamente umani,
racconta che la libert una conquista e duramente si lavora per ottenerla. ( libert
va cercando)
La pietra angolare il vero titano granitico del Tempio; le altre due, la prima e
lultima, possono anche essere di minori dimensioni parlando da ingegneri.
la pietra che i costruttori hanno scartata secondo la Bibbia, perch inutilizzabile
nella sua mancata bellezza e nella sua mancata perfezione la cosa pi comune che
abbiamo tutti sotto gli occhi - dicono gli Alchimisti - e i bambini distrattamente ci
giocano, e le donne se ne sbarazzano facendo pulizie e buttandola in strada insieme
allacqua sporca.
Eppure nessuno d valore ad essa, che ha il potere di abbattere re e principi. Eppure di
tutte le cose della terra stimata la pi bassa e la pi spregevole.
A questa pietra Dante impone il nome di LIBERT.
81

Vorrei farvi notare che in tutti e tre i passi del Poema in cui Dante affronta il tema del libero arbitrio, si parte
sempre dal verso 73. Sacra Decina (7+3) formata dallo Strumento di Creazione (7) e dalla Triade (3) che
contiene il compimento della stessa, come se la libert umana fosse proprio causa forma e compimento della
creazione divina. Ora potreste anche versarvi un buon rosso da meditazione, accendervi una sigaretta, e
cominciare a dissertare sul Caso e le Coincidenze .
82
Cfr, Inf, XIII, 103 e sgg.: le anime dannate non perdono la somiglianza a Dio e limmortalit: anche loro
nellultimo giorno risorgeranno in corpo e spirito, ma in dannazione eterna.

101

E Giacomo ne laffidatissimo Custode, come Pietro lo per la Pace.


Ma il Bagatto alchemico ci insegna anche che edificare il tempio equivale a
costruire noi stessi, e la strada lunga impervia e faticosa, necessariamente si deve
frammentare in fasi, in obbligate tappe di sosta.
Che vuol dire? Che Dante il percorso lo disegna bene: se non ci siamo ancora
abituati a fondarci sulla Pace la Libert non potr mai essere la nostra prossima
conquista.
E adesso sapete anche perch questa una pietra che fa paura.
Nel nostro immaginario abituale, la libert ha le ali ai piedi ed leggera e si alza in
volo: e allora perch questo immane macigno di granito???
Se parlassimo di libero arbitrio la risposta sarebbe automatica e facilmente
percorribile e ci porterebbe dritti dritti al macigno della RESPONSABILIT: voi siete
la causa e voi dovete renderne ragione, dice il Lombardo. Solo a leggerle queste
parole, si incurvano le spalle. Chiss perch ci viene facile portarle in alto, le spalle, e
quasi ci alziamo da terra se pronunciamo: libert.
Da quale peso dobbiamo essere schiacciati per diventare liberi?
Questo segreto dentro il cuore di Giacomo, dentro il suo Graal.
Dentro la trama del racconto che lo narra, e dentro i Simboli che lo significano.
La libera volont si esprime nellatto della scelta, passa attraverso ragione e genera
un gesto che rimane vincolato al momento stesso in cui quel gesto viene messo in
atto. In ogni istante della giornata siamo chiamati a vigilare sulla biforcazione del
nostro sentiero83, e non detto che questa veglia possa sempre essere lucidamente e
razionalmente vigile. Dentro i limiti umanamente umani la costellazione delle scelte
illimitata. E ne viene previsto anche il ripensamento, la correzione dellatto, la
riparazione, il pentimento. Luomo che ha perso la sua nobilt dice Beatrice non
pu essere reintegrato nella sua dignit se non riempie dove colpa vota, contra mal
dilettar con giuste pene (VII, 82-83): se non colma il vuoto creato dalla colpa con il
pentimento e lespiazione. Insomma, come se esercitare il libero arbitrio comprendesse
di diritto anche la possibilit della totale revisione del processo, e, se ci pensate bene,
non poi tanto male come clausola contrattuale.
La libert non una costellazione di gesti o di scelte: qualcosa che avviene in
pochi attimi nellintero arco di una vita, e, se accade, per sempre: dalla libert non
si pu mai tornare indietro - mai potr avvenire una totale revisione del processo -,
tuttal pi se ne diventa martiri (nel senso greco di testimoni), come Catone e come
Giacomo. Non si accede alla libert attraverso ragione, anzi, al contrario, una
ragionevolezza estrema e caparbia impedisce del tutto laprirsi delle porte verso la
libert. Il primo millimetrico passo che si compie verso la libert inevitabilmente
destinato a misurarsi in lotta dura e strenua contro una montagna di granito.
Il primo passo che Giacomo compie alla chiamata del Cristo, contiene, dentro
linvisibilit dellattimo, tutto il percorso che ciascuno di noi, umanamente umani,
compie per interi decenni nellarco di una vita camminando con scarpe di ferro, e
non detto che ciascuno di noi a un certo punto decida di porre fine a questa lenta
agonia affidandosi alla libert: perch, se la libera volont un innato dono, la libert
va duramente pagata.

83

La Y pitagorica che simbolicamente rappresenta la biforcazione del Bene e del Male.

102

Nel leggero e breve passo di Giacomo abitano e latrano i grandi mostri della
rinuncia, del distacco totale, dellabbandono, del disconoscimento di s (mai pi far il
pescatore), dellesilio della perdita e del disconoscimento del vero che ci sostiene e che
ci significa (il padre la casa il mestiere gli amici i luoghi lappartenenza) e il
risultato che inevitabile ne consegue: lanima schiacciata al pavimento dal peso della
colpa, perch non per nulla logico, giusto, convenzionalmente normale ci che si
sta compiendo soprattutto se si compie con laggravante di una totale assenza di
promesse.
E, dopo la colpa, lesiliante e dura questua del perdono: chi potrebbe perdonare
colui che abbandona seminando dietro di s dolore e smarrimento?
Cos si paga la libert.
Il cuore di Giacomo gi invaso da Pace, quando il Cristo lo chiama. Lui ripara le
reti lacerate - ad litteram -, lui gi conosce il potere della Pace e della Piet e pu
perdonare e perdonarsi (riparare) il vuoto (la lacerazione) della colpa (ad sensum).
I suoi passi vanno leggeri e senza pietre sul cuore verso la libert perch sorretti e
sospinti dalla Speranza Cieca che indica davanti a lui la libert di sperare la liberazione
dal dolore, sperare dessere s-penati. Da VIVI.
E tutto questo, lo sapete bene, non ortodosso nemmeno in una vocale sola.
E non perch la Teologia della Chiesa Romana, ai tempi di Dante e in tutti i tempi,
abbia sempre negato e neghi lesistenza di un paradiso in terra. Questo sarebbe il
punto pi irrilevante della questione.
Ma perch la Libert di Sognare siamo noi stessi che ce la strappiamo dal cuore,
anche perch ci hanno insegnato bene - in questo bosco s che sono stati bravi e non
hanno mai tagliato alberi ci hanno insegnato che doveroso e giusto strapparcela
dal cuore.
Non contemplata in nessuna carta costituzionale, e non nemmeno titolo di una
facolt universitaria84, abrogata da tutti i libri di scuola ed cassata da tutte le
nostre conversazioni, ma, quello che peggio, ben regolata da leggi legali che ai
sogni chiudono e sbarrano frontiere (letterali e allegoriche), e da leggi criminali che
permettono naufragi e morti di quegli stessi sogni (allegorici e letterali).
Impedire agli uomini di Sognare il Bene come impedire a un fiume di correre
verso il mare, eppure solo il sospettare che si possa nutrirlo questo sogno gi una
colpa.
Divorare in un solo boccone la speranza dessere s-penati (la speranza dellaltezza?)85
il pasto preferito dai lupi.
Perch il libero arbitrio facile scudo ad ogni ortodossia: scegliere di volta in volta,
in un gesto che pu essere errante ma riparabile, scegliere in molteplici occasioni che
possono anche essere differite o del tutto dimenticate tutto questo facile come
camminare su un tappeto di fiori.
La Libert di Sognare, per chi la conquista, data per sempre e le si vive accanto in
ogni secondo: per questo abrogata da tutti i catechismi del mondo.
Possiede regole ferree e ardite questa libert: se un pensiero del male ti corrode il
cervello, devi strapparlo dalla tua mente; se una lama del male ti penetra il corpo,
devi sradicarla da te a costo di strappare anche la tua carne; se il Dolore marcia
84

La Libert di Sognare ben consistente e contemplata allUniversit del Cielo delle Stelle Fisse.
Ed una lupa, che di tutte brame / sembrava carca nella sua magrezza, / e molti genti fe gi viver grame, /
questa mi porse tanto di gravezza / con la paura chusca di sua vista, / chio perdei la speranza dellaltezza.
Inf. I, 49-54

85

103

contro di te armato di mille eserciti, devi separartene innalzando davanti a te il titano


granitico della pietra angolare. Solo cos si diventa il veltro di noi stessi.
Per tutta la vita Dante lha lavorata e scolpita, la pietra scartata, col preciso intento
di mettere argine allinondazione del Dolore, e mai, nemmeno per un secondo, mai si
separato dalla Libert di Sognare, perch un singolo gesto che puoi agire l dove il
sentiero si biforca, sia che tu vada ad est sia che tu vada ad ovest, finir sempre con
lessere leterna perpetuazione della biforcazione, ma permettersi il lusso di Sognare
sempre la propria Speranza, per sempre ti preserver dal dolore della dualit (lo
ricordate il 2 pitagorico: il dolore della biforcazione, della separazione, della perdita,
il 2 orfano e pellegrino e smarrito?) e ti consegner al perdono: alla riparazione di
tutte le tue lacerazioni.
Voglio spingermi con maggior risolutezza oltre la frontiera di tutte le ortodossie:
la Libert di Sognare il Bene (per TUTTI e per TUTTO ovviamente) gi per se stessa
Assoluzione Totale.
Dante amava lEpistola di Giacomo perch la Carta Costituzionale della Libert
di Sognare e di Desiderare il Bene, e conosco anche il punto in cui per pi fiate li
occhi sospinse nella sua lettura questa la religiosit pura e senza macchia davanti a
Dio Padre: visitare gli orfani e le vedove nella loro afflizione, custodire se stesso immune dal
contagio del mondo.86
Traduciamo: non smettere mai di esercitare la piet verso coloro che soffrono la
disperazione del lutto della perdita della separazione della biforcazione e devi
diventare pietra granitica di non-afflizione (per te e per gli altri) perch TI sia scudo
e fortezza di immunit contro il contagioso oltraggio dei lupi.
(Al singolare, mi raccomando, sempre al singolare!)
Regole ardite e ferree di Libert.
Virgilio lo incorona Uomo Libero: a pochi passi dallAlbedo (e dopo il terrore del
passaggio del muro di fuoco che il Poeta riesce a vincere solo pensando che dallaltra
parte lo attende Beatrice) si riconosce in Dante lavvenuta conquista di questa
Libert, sotterranea e ctonia, criptata nella pietra angolare, e che biforca la scelta solo
in due direzioni: o tu ti fai fare a pezzi dai lupi, o tu decidi di fare a pezzi te stesso:
nel primo caso di te non rester un granello di polvere, nel secondo caso rinascerai
rifatto s come piante novelle rinovellate di novella fronda.
Miliardi incalcolabili di passi pellegrini hanno coperto le strade aperte e cucite da
Giacomo: in ciascuno di quei passi scritta la fitta trama del farsi a pezzi: il racconto
dellabbandono (si faceva testamento prima di partire, perch il ritorno non era dato),
del peso della colpa, della questua del perdono, della speranza di essere s-penati,
dellaffidamento cieco e senza promesse fra le braccia della Libert di Sognare la
sconfitta del Dolore. Da VIVI. E questa libert va pagata camminando su un
cammino che non un tappeto di fiori.
Ma ognuno di quei passi contiene questi sogni, brilla di queste stelle, esprime
questi desideri: Giacomo cammina leggero verso il Cristo, nemmeno si volta indietro,
e le sue mani sono gi piene di tutte le stelle dellUniverso.

86

Lettera di Giacomo, I, 27

104

GIOVANNI
Allora il Signore disse a
Pietro: Seguimi!. Pietro,
voltatosi, vide che li seguiva
il discepolo che Ges amava,
quello che pure era adagiato
durante la cena proprio
vicino a lui Vistolo,
dunque, Pietro disse a Ges:
Signore, e lui?. Ges gli
rispose: Se voglio che lui
rimanga finch io venga, che
te
ne
importa?
Tu
87
seguimi!.
Questo
passo
del
Vangelo di Giovanni, in
cui lEvangelista definisce
se stesso il discepolo che
Ges amava, stato scelto
apertis verbis da Dante
come patrimonio anagogico del XXV e del XXVI del Paradiso, e tenteremo di
indagare un po alla volta questa sua specificit. Per adesso cogliamo la curiosit di
Pietro - il suo cuore cos umanamente umano - perch Signore non dici anche a
Giovanni di seguirti???Io s e lui no? Perch?
Si scatenata una tempesta nella domanda, e nel cuore, di Pietro. Tentiamo di
comprenderla: questo lepisodio che narra la terza apparizione del Cristo ai suoi
discepoli dopo la Resurrezione. Siamo sul lago di Tiberiade e Pietro e altri discepoli,
fra i quali Giacomo e Giovanni, pur dopo numerosi tentativi non sono riusciti a
pescare nulla. Un uomo in piedi sulla riva del lago chiede loro: Ragazzi, non avete
qualcosa da mangiare?88 Al loro diniego, luomo li invita a buttare le reti dalla parte
destra della barca, e pescano in una sola volta 153 pesci.
Giovanni riconosce quelluomo e sussurra a Pietro la rivelazione: E il Signore.
Tornati a riva fanno colazione e il Cristo diede a loro ugualmente il pane e il pesce.
Finito il pranzo Ges per tre volte chiede a Pietro: Simone di Giovanni, mi ami tu?,
per tre volte pretende una professione damore dal discepolo che per tre volte laveva
rinnegato. Alla terza volta, scrive Giovanni, Pietro si rattrista (primo vento di
tempesta: perch vuole da me una terza conferma? Per rimproverare cos duramente
il mio terrore e la mia vigliaccheria? Non si fida di me lui, il Signore, che sa tutto di
me?). E infatti cos risponde Signore, tu sai tutto, tu conosci che ti amo. E per la terza
volta il Cristo gli risponde: Pasci le mie pecore e i miei agnelli.
Tutto questo avviene, anche se la narrazione non lo dice esplicitamente, mentre i
discepoli e il Cristo risorto passeggiano lungo la riva del lago, quasi in fila indiana se
87
88

Gv. 21, 19 - 22
ibidem, 5

105

immaginiamo, nella successiva sequenza, il Maestro per primo, Pietro che lo segue, e
Giovanni subito dietro a lui.
A questo punto giunge forte e chiaro il comando del Cristo: Seguimi! E arriva il
secondo vento di tempesta a turbare i pensieri di Pietro: Pietro si volta e vede
Giovanni che lo segue a pochi passi sono vicini, perch il Signore non lo chiama
come sta chiamando me? Giovanni ama di pi e di pi riamato, lui dovrebbe
seguire il Signore a maggior titolo di me. Oppure, fosse vero il contrario, proprio
perch il Signore lo ama di pi non gli chiede di seguirlo?
Se ci pensate bene un dramma che nessuno di noi si augurerebbe di vivere per
un solo secondo, eppure cos umanamente umano sospettare che lamore che noi
mortali proviamo definisca gerarchie e priorit, e possa distribuirsi in diversi pesi e
diverse misure; ma nemmeno si pu umanamente sospettare che addirittura anche
nella mente di Dio possa scattare una simile trappola, e che per i suoi stessi discepoli
possa nutrire amore di diversa intensit Pietro smarrito, destabilizzato,
impotente a comprendere un timidissimo filo di voce placa la tempesta: e lui?
Il Signore risponde con la pi dura e temibile delle risposte: che te ne importa?
Giovanni questo: un dramma dAmore, dramma nel senso greco: movimento
dAmore, e a lui la terza pietra nascosta consegna le chiavi del Cielo Mobile e
dellEmpireo: chiave di movimento (s come rota chigualmente mossa), chiave
dAmore (lAmor che move il sol e laltre stelle).
E nella sua parabola umana chi Giovanni? Anche lui, come il fratello Giacomo,
senza voltarsi indietro, abbandona tutto e risponde alla chiamata del Cristo senza
promessa alcuna. Ci facile immaginarlo come un ragazzino fra i 14 e 16 anni 89, e
quindi ancora molto sottomesso alle rigide regole e al controllo dellautorit paterna.
Ma non basta: se liberate la fantasia non vi sar difficile ascoltare le parole del padre
o dei parenti anziani quando parlavano di quel ragazzino, in un tempo in cui gli
adulti si preoccupavano di leggere i segni del destino di un cucciolo di casa per
indirizzarlo verso il suo futuro scommettendo sulle sue attitudini e sulle sue
predisposizioni. Non avevano dubbi, anche se era un figlio di pescatori, a Giovanni
piaceva studiare, dimostrava di possedere un segreto e misterioso dono che lo
portava a parlar bene, ad essere curioso delle parole, a pretendere di capirle forse il
suo futuro era nel Tempio in veste di Rabbino o Scriba avrebbero fatto molti
sacrifici per farlo studiare, non si possono gettare al vento i doni del Signore. Ma
Giovanni, in un attimo, alza i tacchi e se ne va. Rispettando le indicazioni di Dante
larco che scaglia la freccia il motivo che fa fare il primo passo a Giovanni si chiama
in un solo modo: Amore90.
89

Il mistero che avvolge la vera et di Giovanni fitto: la sua morte, ad Efeso, databile sotto limpero di
Traiano fra il 98 e il 104 d.C. E la leggenda vuole che sia morto fra i 90 e i 100 anni di et. Per cui la data di
nascita dovrebbe essere definita nei primi dieci anni del primo secolo. Questo non corrisponde ad un altro suo
dato biografico che vuole che Giovanni non abbia mai frequentato la Scuola del Tempio, tant vero che per
questo veniva chiamato lIncolto. A questa scuola si poteva accedere tra i 16 e i 18 anni e quindi si pu
ipotizzare che abbia rinunciato alla scuola per seguire il suo apostolato al fianco del Cristo. Inoltre tutta
liconografia tradizionale (ultime cene e crocifissioni per la maggior parte) ce lo rappresenta sempre come un
giovane attorno ai ventanni. Ne consegue che dovrebbe essere morto attorno ai 78 anni, per quei tempi una
misura quasi centenaria.
90
Doveroso aggiungere che non si tratta di una folgorazione: Giovanni e Giacomo gi erano discepoli del
Battista e ne seguivano le predicazioni, e pare che fossero stati anche testimoni del battesimo di Cristo. Quello
che davvero folgorante limmediatezza della scelta, la velocit di un gesto irrevocabile.

106

Se Pietro costruisce per fede e per conoscenza, e Giacomo cammina per speranza e
per libert cucendo le strade terrene, Giovanni cuce la strada che porta dalla terra al
cielo, dallUomo a Dio, per carit e per amore. Giovanni vola e laquila il suo
simbolo.91
Lapostolo prediletto esamina Dante nel XXVI del Paradiso attorno alla virt della
Carit, virt dAmore, mentre il Poeta ancora cieco, forse meglio dire abbagliato,
dalla potente luce irradiata da Giovanni stesso. Infatti gli occhi di Dante non sono
ciechi di tenebre, ma ciechi di luce. A tutti capitato qualche volta di rivolgersi al
sole con poca prudenza e poi non vedere pi nulla perch persiste dentro i nostri
occhi troppa luce. Il bel volto di Beatrice si nasconde a Dante non perch oscurato,
ma perch inabissato nella luce.
Perch lanima del discepolo diletto rifulge e abbaglia come un sole superando per
splendore la luce di Pietro e Giacomo? Prima di indagare lesame (ortodosso) di
Dante e il valore (eterodosso) del criptoglifo, dobbiamo soffermarci proprio dove il
Poeta ci dirige disseminando, a parer mio, una notevole quantit di secretissimi indizi.
Nel Canto delle Stelle (XXV), Giacomo pone unultima domanda a Dante ed
emmi a grato che tu diche quello che la speranza ti promette (86-87): mi sarebbe gradito che
tu dicessi ci che ti promette la speranza.
Citando Isaia e citando lApocalisse di Giovanni, Dante risponde che la massima
promessa della speranza la resurrezione del corpo, e quando corpo e anima
saranno riuniti dopo lUltimo Giorno, i Beati nella loro doppia vesta raddoppieranno
la loro luce.
Si alza nei cieli il Salmo di Davide Sperent in te e in mezzo alle schiere un lume si
schiar / s che se l Cancro avesse un tal cristallo, / linverno avrebbe un mese dun solo d.
(100-102).
Lastronomo colpisce ancora! Se la costellazione del solstizio destate (Cancro)
possedesse un astro cos potente, la costellazione opposta, quella del solstizio
invernale (Capricorno) ci regalerebbe un brevissimo inverno. Ma nel tempo in cui gli
uomini volevano specchiarsi al Cielo, astronomia era anche teologia. Il 24 giugno
dedicato a Giovanni Battista (solstizio destate, ricordate il rotor del Battistero
fiorentino?), il 27 dicembre dedicato a Giovanni Evangelista (solstizio dinverno).
Il Battista, posto nel Solstizio destate, rappresenta il culmine dello splendore del sole,
mentre lEvangelista, nel Solstizio dinverno, rappresenta quasi la morte dellastro. Ma non
cos perch sappiamo che ci che raggiunge il massimo deve poi diminuire, mentre ci che
pervenuto al minimo di se stesso deve cominciare a crescere, come testimonia il Vangelo:
"Bisogna che egli cresca e chio diminuisca" (Giov. III, 30).
Il Battista chiude lantica Legge o lantico Patto come afferma Geremia (XXXI, 31):
"E io per certo concluder con la casa di Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto; non
come il patto che conclusi coi loro antenati nel giorno che li presi per mano per farli uscire dal
paese dEgitto ...", dove Geremia allude ai due "patti" conclusi tra Dio e luomo: lantico
patto, quello che si fondava sulla Legge, ed il nuovo patto che si fonda sulla Grazia che Matteo
ci conferma: "Bevetene tutti, questo il mio sangue, il sangue del patto ..." (XXVI, 28). 92
E Giovanni aggiungerebbe che questo stesso patto si fonda sullAmore e sulla
Luce, perch in ci che ha lasciato scritto (dal suo Vangelo, allApocalisse, alle
91
92

Nel Bestiario medievale laquila era lunico animale che poteva guardare il sole senza rimanerne accecata.
Caio Mario Aceti, Lesoterismo di San Giovanni, in Antigua Tau, www.antiguatau.it

107

Epistole) la divinit sempre si costituisce in Amore e Luce (luce intellettual piena


damore che solo amore e luce ha per confine come precisa bene Dante in questi ed
altri versi del Poema).
Appare Giovanni e si schiarisce il lume della Teologia. Come fu Teologo Giovanni:
non Studioso di Dio, come convenzionalmente viene inteso il vocabolo, ma come colui
che fu pi vicino al Logos di Dio: lEvangelista pi vicino al Verbo alla Parola.
Questi colui che giacque sopra l petto / del nostro pellicano (ibidem 112-113), precisa
Beatrice rivelando a Dante lidentit del chiaro lume: si pu essere pi vicini di cos ad
litteram e ad sensum?
Ma con queste parole entriamo anche nel passo evangelico citato allinizio, quando
si ricorda che Cristo disse a Pietro: Se voglio che lui rimanga finch io venga, che te ne
importa?
Da questo versetto comincia la leggenda del corpo di Giovanni: alcuni discepoli
credettero che il Signore con questa frase avesse promesso al suo prediletto
limmortalit, e che quindi, come Maria, sarebbe stato assunto in cielo in anima e
corpo. Lo crede anche Dante: sospetta, ma non lo dice, che il maggiore splendore
dellapostolo sia dovuto alla sua doppia vesta gi presente in Paradiso prima
dellultimo giorno. Giovanni stesso (leggendo i pensieri di Dante) gli strapper dalla
mente la falsit di questa credenza: In terra terra il mio corpo (124) e ricordati di dire
che solo Cristo e Maria sono con le due stole nel beato chiostro (127).
Strani versi? Strana e stralunata dissertazione? Si rimane un po interdetti se
pensiamo che se avessimo davanti a noi lAutore dellApocalisse forse nella nostra
testa si accenderebbero altri punti interrogativi Pietro Giacomo e Giovanni
danzano in cerchio (rota) e cantano il Salmo e nel loro girotondo sono felici di
ritrovarsi insieme e Dante pensa alla doppia vesta. Forse solo perch il Lettore
comprenda che la tempesta di Pietro aveva le sue buone ragioni: Giovanni arde di
doppia luce perch arde dAmore, e brucia dAmore perch il discepolo pi vicino
al Verbo di Dio.
Anche al cospetto di un Infinito Amore (siamo o non siamo in Paradiso?) pu
rivelarsi la gerarchia, una gradazione dintensit un pi o un meno. Pietro aveva
ben ragione di smarrirsi sospettando che il Signore potesse nutrire due differenti
modi damare? e Cristo aveva ben ragione di rispondergli che te ne importa?93
Questa immagine damore cos umanamente umana nellalto dei cieli ci lascia
perplessi e pi avanti cercheremo di comprenderla meglio. Ma ci conferma anche
che il Patrono dei Candelai (per la luce della sua Carit), il Patrono degli Scrittori e
degli Editori (per la luce del suo Verbo), il Patrono dei Teologi (per la luce del suo
Amore) insomma lui, sempre Giovanni, condivide con Dante un patrimonio
immenso di cose. Chi se la sentirebbe di affrontare Dante a quattrocchi e di
conversare con lui di Amore e di Scrittura? Ne resteremmo abbagliati.
E chi se la sente di affrontare Giovanni per conversare di Amore e di Scrittura?
Dante, ovvio e ne rimane abbagliato.

93

Va chiarito che per il Cristo i discepoli sono tutti uguali davanti a lui. Il brano evangelico in questione precisa
che pani e pesci furono egualmente distribuiti fra gli apostoli. Il che significa che il cibo del corpo (pane) e il
cibo dellanima (i pesci liktus greco, il cristogramma Ges Cristo figlio di Dio Salvatore) sono per tutti
sempre ed esclusivamente donati in parti uguali.
Lamore - che te ne importa? - lamore, si sa, sempre unaltra cosa.

108

Ma non pensiate che si tratti solo di questo: stiamo andando ad assistere a un


incontro di Giganti inarrivabili in entrambe le due discipline. Aspettatevi pure gli
effetti speciali!
CARIT Non ve la posso risparmiare la prova desame che Dante sostiene con
Giovanni: sono due aquile che si stanno contendendo la maggior altezza. Anche
apertis verbis questa conversazione lacrobazia pi temeraria di tutto il Poema, cera
anche da aspettarselo con un interlocutore di tal prestigio, come anche presumibile
attendersi che Dante dal suo cappello di poeta faccia uscire mirabili prodigi.
Accostiamone la pura parafrasi prima di indagare ci che si nasconde sotto il testo.
Mentr' io dubbiava per lo viso spento,
de la fulgida fiamma che lo spense
usc un spiro che mi fece attento,
3
dicendo: Intanto che tu ti risense
de la vista che ha in me consunta,
ben che ragionando la compense.
6
Mentre io ancora nutrivo esitazioni per il volto di Beatrice spento agli occhi miei94,
dalla fulgida fiamma che laveva spento (lo splendore dellapostolo Giovanni), usc
un respiro (da Giovanni) che mi costrinse allattenzione, e sentii dire: Mentre tu
riconquisti il senso della vista che hai consumato dentro la mia luce, bene
compensare la tua cecit con un po di conversazione.
Comincia dunque; e d ove s'appunta
l'anima tua, e fa ragion che sia
la vista in te smarrita e non defunta: 9
perch la donna che per questa dia
regon ti conduce, ha ne lo sguardo
la virt ch'ebbe la man d'Anania.
12
Dunque comincia a rispondere; e dimmi dove vuole dirigersi la tua anima, e
convinciti che la tua vista solo momentaneamente smarrita e non morta del tutto:
perch la donna che per questa divina regione ti fa da guida, ha nei suoi occhi la
stessa virt che ebbe la mano di Anania.95
Io dissi: Al suo piacere e tosto e tardo
vegna remedio a li occhi, che fuor porte
quand' ella entr col foco ond' io sempr' ardo. 15
Lo ben che fa contenta questa corte,
Alfa ed O di quanta scrittura
mi legge Amore o lievemente o forte.
18

94

Allesegetica pi diffusa che riferisce il viso spento agli occhi dello stesso Dante, preferisco questa, infatti alla
conclusione del canto precedente il Poeta si commosse quando si rese conto che la sua Beatrice era scomparsa
alla sua vista.
95
Anania: il discepolo di Cristo che cur e guar gli occhi di Paolo di Tarso dopo la folgorazione sulla strada per
Damasco.

109

Io dissi: Quando sar suo piacere, o subito o tardi, arrivi la guarigione dei miei
occhi, che furono porte quando lei entr dentro di loro col fuoco per il quale io
sempre brucio.
Il bene che la causa della vostra beatitudine, lunico principio e lunica fine (
lalfa e lomega) di tutta quanta quella scrittura che mi definisce (mi legge) lAmore in
tutti i suoi diversi gradi di intensit (o lievemente o forte).
Quella medesma voce che paura
tolta m'avea del sbito abbarbaglio,
di ragionare ancor mi mise in cura;
21
e disse: Certo a pi angusto vaglio
ti conviene schiarar: dicer convienti
chi drizz l'arco tuo a tal berzaglio. 24
Quella stessa voce che mi aveva sollevato dallo spavento della mia cecit, mi
spinse ancora a continuare il ragionamento; e disse: Certo che adesso con analisi pi
accurata ti conviene chiarire quanto hai affermato: ti conviene dire chi ha posizionato
il tuo arco facendoti mirare a tale bersaglio.
E io: Per filosofici argomenti
e per autorit che quinci scende
cotale amor convien che in me si 'mprenti. 27
Ch 'l bene, in quanto ben, come s'intende,
cos accende amore, e tanto maggio
quanto pi di bontate in s comprende.
30
Ed io risposi: Mi hanno raddrizzato (leco della diritta via?) larco lo studio delle
argomentazioni filosofiche e lautorit che da qui proviene (la rivelazione del Cristo)
verso questo amore che conviene che in me simpronti: perch il bene, in quanto
bene, come lo si intende (cio Supremo ed Eterno) cos in grado di accendere
lamore, che sar pi intenso e pi forte (maggio=maggiore) quanta pi la bont che
riesce a contenere.
Dunque a l'essenza ov' tanto avvantaggio,
che ciascun ben che fuor di lei si trova
altro non ch'un lume di suo raggio,
33
pi che in altra convien che si mova
la mente, amando, di ciascun che cerne
il vero in che si fonda questa prova.
36
Dunque la mente di ciascun che cerne il vero in che si fonda questa prova, pi che in altra
convien che si mova, amando, a lessenza ov tanto avvantaggio, che ciascun ben che fuor di
lei trova altro non chun lume di suo raggio.
Ne consegue che la mente di ognuno che comprende la verit di questo argomento
probante (solo un bene eterno causa di eterno amore), conviene che si muova,
amando, verso la sola essenza (Dio) dove questo bene si concentra pi che in altre,
perch qualsiasi bene si possa trovare al di fuori di questa non altro che un
lumicino al confronto di un suo solo raggio.
110

Tal vero allintelletto mio sterne


colui che mi dimostra il primo amore
di tutte le sustanze sempiterne.
39
Sternel la voce del verace autore,
che dice a Mois, di s parlando:
Io ti far vedere ogni valore.
42
Questa verit la evidenzia (sterne) al mio intelletto colui che mi dimostra che tutte
le sostanze sempre eterne (angeli e uomini) si inclinano naturalmente verso il primo
amore che le ha create (prob.rif. ad Aristotele). E me la evidenzia anche la voce
dellunico vero autore (del Vecchio Testamento, cio Dio), quando dice a Mos,
parlando di se stesso: Io ti far vedere tutto il Bene(sic nel testo biblico, ma ogni
valore per Dante: un indizio da tenere a mente).
Sternilmi tu ancora, incominciando
lalto preconio che grida larcano
di qua l gi sovra ogni bando.
45
E io udi: Per intelletto umano
e per autoritadi a lui concorde
de tuoi amori a Dio guarda il sovrano. 48
E ancora tu stesso me lo dimostri, nellincipit del tuo alto vangelo96 che urla il
mistero di Dio da qui fino alla terra sopra ogni altra legge. E io sentii dire: Per le
argomentazioni della tua mente e per lautorit delle scritture che concordano con
essa, il pi grande di tutti i tuoi amori rivolto a Dio.
Ma di ancor se tu senti altre corde
tirarti verso lui, s che tu suone
con quanti denti questo amor ti morde. 51
Non fu latente la santa intenzione
dellaguglia di Cristo, anzi maccorsi
dove volea menar mia professione.
54
Ma dimmi ancora se tu senti la forza di altre corde che ti tirano verso di lui, in
modo che tu faccia sentire con quanti denti questo amor ti morde. Non fu nascosta
la santa intenzione dellaquila di Cristo, anzi mi accorsi subito dove voleva che
andasse a parare la mia professione di carit.
Per ricominciai: Tutti quei morsi
che posson far lo cor volgere a Dio,
a la mia caritate son concorsi:
57
ch l'essere del mondo e l'esser mio,
la morte ch'el sostenne perch' io viva,
e quel che spera ogne fedel com' io,
60
con la predetta conoscenza viva,
tratto m'hanno del mar de l'amor torto,
96

In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Gv., I,1

111

e del diritto m'han posto a la riva.


Le fronde onde s'infronda tutto l'orto
de l'ortolano etterno, am' io cotanto
quanto da lui a lor di bene porto.

63

66

Perci ricominciai a parlare. Tutti quei morsi che possono far rivolgere il cuore a
Dio, tutti hanno concorso a formare la mia carit: perch lesistenza delluniverso e la
mia stessa esistenza, la morte che Dio stesso ha patito per la mia salvezza, e tutto ci
che spera un fedele uguale a me (la salvezza eterna), insieme alla conoscenza viva
delle scritture che prima ti ho dimostrato, tutte queste cose insieme mi hanno
ripescato dal mare dellamore sbagliato deponendomi alla spiaggia dellamore vero e
giusto. Le fronde (gli uomini) di cui si infronda tutto lorto dellortolano eterno, io le
amo tanto quanto il bene che a loro dato da lui stesso.
Prima osservazione: per dire quello che ha detto a uno come Dante sarebbero state
sufficienti parole pi conte. S, pi contate e pi contenute. Al contrario un dialogo
esteso, sostenuto da unarchitettura precisa, praticamente unopera in tre atti.
Seconda: lortodossia della Carit, cos come espressa nei Vangeli, fulminea,
telegrafica, vibra secca e precisa come fanno gli ordini perentori e non pu lasciare
tanti spazi ai ragionamenti:
Ges disse: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con
tutta la tua mente". Questo il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo,
"Ama il tuo prossimo come te stesso. (Matteo, 22, 37-39)
Come il Padre ha amato me, cos anchio ho amato voi Questo il mio comandamento:
che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. (Gv., 15, 9-17)
In ogni caso, con dovizia di argomenti, Dante ha superato lesame sulla Carit, in
tre domande e in tre risposte. Riassumiamo:
Ove s appunta l anima tua? AllAmore di Dio che alfa e omega, principio e fine
di tutte le cose.
Chi drizz larco al tuo berzaglio? La filosofia e la rivelazione del Cristo. Con maggior
precisione: Aristotele, il Vecchio Testamento e il tuo Vangelo. Questi mi hanno fatto
capire che il Bene di Dio lunico vero amore.
Senti altre corde tirarti verso lui? S: il mondo, la mia vita, il sacrificio di Cristo, la
speranza della vita eterna, e il fatto che io amo tutti gli uomini come Dio li ama.
Promosso.
AMORE: e in occulto lapide? Entriamo nel cuore di Dante. Questuomo ha criptato
tre disegni sotto i suoi versi, e solo lui lo sa. Per tre volte ha disegnato lUniverso e ha
insignito i Cieli (le stelle) del compito di essere le pietre portanti del suo Tempio.
La pietra una e trina, la pietra angolare, la pietra scartata sullimmagine della
quale vengono scolpite la pietra fondante e lultima pietra ora si chiama Giovanni.
Sta conversando con lapostolo che lui stesso ha disegnato con lInfinito, tutti e dieci i
cieli fino allEmpireo che solo Amore e luce ha per confine (e scolpiti, dobbiamo
112

ricordarlo, nel Mistero impenetrabile del volto di Dante indovato nellarcobaleno


senza fine del Cristo).
Questa lunica e lultima occasione che ha per parlare della sua pietra, per farle
dire quello che lui non pu dire ad alta voce, per plasmarla a vera e unica testimone
della sua anima messa a nudo per poi andarsene, definitivamente andarsene, col
suo segreto. Ascoltatelo, questuomo, nella sua solitudine esprimere il pi semplice,
il pi umanamente umano, dei sui dubbi: le troveranno le mie pietre? No, non le
troveranno mai, le ho nascoste bene. E se le trovassero? Le farebbero parlare? Si
alza un muro di fuoco davanti a lui, e questo un gioco che non ammette di essere
truccato: la pietra deve solo poter dire la verit, tutta la verit, nientaltro che la
verit. E io non ho paura di dirla perch tanto non la troveranno mai ma se
Credo che questa corona di pensieri gli sia stata fedele compagna in tutti i suoi
giorni.
E la pietra che si chiama Giovanni, la pietra che si chiama Amore, il diadema del
Tempio: la mater (la materia alchemica) partita dalle tenebre profonde della terra,
per tre volte stata purificata e distillata, per raggiungere in purezza totale (in
assenza di materia) il punto pi alto del cielo, e lunico tempio gotico che riuscito
ad arrivare cos in alto il Poema di Dante.
Questa pietra ci che pi perfetto sopra ogni cosa proprio perch esiste in
totale assenza di materia, e si chiama AMORE. Le parole aperte del canto, fuor di ogni
dubbio sempre ben cercate e ben tramate, non le rendono lonore che merita, sono
solo un lumicino fioco di candela che si annulla davanti a un solo raggio di sole.
Figuriamoci davanti al sole con tutti i suoi raggi! Amore, s, c unaltra cosa che sia
stata pi sovrana di questa nei pensieri nella vita nella scrittura di Dante? E lamore
investe sempre di tempeste il cuore, lo nutre di grandine e bufere, lo dissangua e lo
alimenta a morsi e coltellate: pensate a Pietro che sospetta di non essere amato come
amato Giovanni, che non comprende perch il Signore possa amare in diverso
modo come scompare il sangue dalle vene e come sembra di poter morire! E
lincubo della Vita Nova in cui Beatrice si alimenta del cuore di Dante divorandolo a
morsi? Oh s, dai gli ordina Giovanni, fallo suonare bene con quanti denti questo
amor ti morde!
Questo lamore che conosce Dante: quello che brucia e consuma e riconverte la
cenere in fiamma, non forse lamore per Beatrice (il fuoco di Beatrice) lincipit
fondante della conversazione? I miei occhi come porte si sono spalancati per far
entrare il suo fuoco che ancora brucia e sempre brucer Giuramento
incondizionato e conferma dincessante amore e perpetua passione per la donna
della sua anima: che illuminante e luminosa professione di carit!
E lamore lunica cosa che pu dar vita alle nostre azioni ai nostri progetti, senza
amore resterebbero innati e sepolti come pintura in tenebrosa parte
Lamore ci assalta ed esplodono il cuore, la testa, il corpo lamore ci assalta ed
entriamo in movimento.
Questo lamore che conosce Dante e si chiama Eros: dal greco errein, irrompere
come irrompe una piena che trascina travolge sconvolge straripa e inonda. Arriva
Eros e si entra in movimento.
Giovanni lo sa. Non gli chiede cos la carit, cos lamore domanda inutile,
nessuno sa rispondere; gli chiede come ti mette in movimento lamore? E Giovanni lo
sa perch lha imparato dal Cristo: mi ami e quindi mettiti in movimento: seguimi!
113

Quello che Pietro non sapeva che lamore imprime movimenti diversi a seconda
dellanima in cui cade per travolgerla, perch solo allanima parla lamore: Pietro per
due volte risponde al Signore s ti amo ma solo la terza volta trova la risposta esatta:
tu conosci la mia anima. E allora seguimi!, mi serve il movimento dei tuoi piedi, il
movimento delle tue mani per pascolare il gregge per edificare una chiesa perch
la tua anima che vuole cos e io conosco la tua anima.
Posso dirlo ancora ? Che luminosa e illuminante professione di carit! Chi ama di
vero amore sa che lamato pu rispondere solo con le corde della sua anima, e il
miracolo questo: lamore uno, ma infiniti sono i movimenti che imprime. (Non si
pu diventare complici di questo miracolo se prima non si ben lavorata la pietra
della Libert, se non si ben appreso che nulla pu prevalere sulla libert dellessere
amato, come nulla pu prevalere sulla libert di chi ama.)97 Lanima di Giovanni era
destinata a rispondere col movimento del volo Pietro, di questo, che te ne importa?
Nella visione di Dante Giovanni che ha amato con maggiore intensit e solo per
questo conquista il massimo splendore. Cos il cerchio si chiude sulla strana
dissertazione della doppia vesta: non era il cuore del Cristo che offriva amore in
misure diverse, ma era il cuore di Giovanni che batteva pi forte.
Alla fine della conversazione il poeta dir che ama gli uomini come Dio li ama, che
poi la trascrizione esatta del comandamento del vangelo di Giovanni: amatevi gli
uni gli altri come io vi ho amati. Dante ama di questo amore, che scaturisce dalla
parabola giovannea: vi ho amati liberi di accogliere il mio amore come la vostra
anima decider di accoglierlo, o lievemente o forte (XXVI, 18), e anche se non lo
accoglierete del tutto, non importa: io, sempre e comunque, dello stesso identico
amore vi amo, e vi amo liberi.
Ove sappunta lanima tua? Verso quale traguardo la tua anima vuole mettersi in
cammino? Come suona diversamente adesso la domanda, con gli indizi che abbiamo
raccolto! Adesso che sappiamo che per davvero lanima il vaso alchemico, il Graal
che d la Forma allAmore che di s lo riempie, e ogni Graal infinite e irripetibili
Forme di movimenti diversi.
La prima di tre domande, la prima di 3 movimenti: s, sospettate bene, comincia il
valzer! Pitagora alla cetra e alle percussioni!
E Dante col cappello ermetico del Bagatto opera magie!
Siamo al numero 1 (lanima ferma allo starter) e gli occhi contemplano un 3 (un
traguardo) che ancora tutto da raggiungere: viene chiesto il preciso indirizzo di un
moto a luogo. E con un moto a luogo bisogna rispondere se la dialettica pura e
mercuriale.
E infatti Dante con un moto a luogo risponde: al suo piacere e tosto e tardo.
La mia anima sappunta a raggiungere il suo piacere, sia quello immediato che
quello futuro.
97

I'mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch'e' ditta dentro vo significando. Purg., XXIV,
52-54
Cos dice Dante di s rispondendo a Bonagiunta da Lucca che gli chiede se proprio lui, lautore di Donne
chavete intelletto damore Questi sono considerati i versi che maggiormente traducono la poetica stilnovista,
ma possono anche rivelare un reale fondamento dottrinale oltre che poetico: la mia anima, ispirata da Amore,
parla nel modo in cui lei accoglie il suo dettato. Che non scrivere sotto dettatura, ma dare forma al movimento
imposto dallAmore cos come lanima laccoglie, nella sua irripetibile singolarit.

114

Che sta succedendo? Non si legge cos la Divina Commedia! No, ma io sono
unintrusa, e gli intrusi cambiano posto alle cose e forse anche le rubano.
E poi sto solo seguendo le indicazioni del Poeta: lui che ha nascosto un testo
sotto il testo; lo so, vi sto invitando sulle montagne russe, vi voglio far assistere a
unacrobazia folle e spericolata ma come avrebbe potuto Dante non diventare
spericolato nel momento in cui doveva scolpire la sua pietra pi amata? Doveva far
finta di nulla, davanti a se stesso? Proprio con la persona con cui non si pu mai
barare? Ormai lacrobata si alzato in volo e nessuno lo pu pi fermare.
Le tre domande di Giovanni:
Ove s appunta l anima tua?
Chi drizz larco al tuo bersaglio?
Senti altre corde tirarti verso lui?
Sono formule squisitamente pitagoriche fondate sulla Sacra Triade: la prima
domanda individua il numero 1, la partenza; e anche il numero 3, il traguardo. Il
principio e la fine della triade o di una battuta di valzer: lalfa e lomega. E infatti
nella prima risposta alfa e omega non mancano:
Lo ben che fa contenta questa corte,
Alfa e O di quanta scrittura
mi legge Amore o lievemente o forte.
E adesso proviamo a leggere questa terzina come si legge un enigma che contiene
la chiave della caccia al tesoro. Guardatela bene e non vi sar difficile vedere che solo
a un enigma pu assomigliare: anche nella gabbia terribile degli endecasillabi Dante
non abbandona mai la purezza della dialettica. E i passi oscuri del Poema sono oscuri
solo perch lui si sta divertendo come un matto. Questo uno di questi. Non esiste
nessun commentatore in grado di spiegarla esaurientemente. Primo: perch una
risposta obliqua e non individua il moto a luogo espressamente richiesto da
Giovanni: non viene formulata una risposta diretta. Secondo: resta misteriosa la
scrittura alla quale si riferisce: le sacre scritture al plurale? Tutte le scritture che
parlano dellamore comprese quelle filosofiche e letterarie? La scrittura ispirata dello
stesso Giovanni? Tutto quello che Dante ha scritto attorno allAmore? Tutte queste
scritture insieme? Non c risposta. Terzo: perch inserisce concettualmente il
problema delle diverse intensit dellamore? Sta strizzando locchio a Giovanni come
lunico interlocutore in grado di capirlo? O sta ammiccando al Lettore che ha
compreso che per davvero laquila ha amato pi intensamente delledificatore? Ma se
lAmore fosse Dio in persona, come si dovrebbe rilevare apertis verbis, allora sarebbe
amore perfetto e assoluto e immutabile (tutta la dissertazione sulla doppia vesta non
voleva proprio rivelarci che lamore di Dio sempre uguale a se stesso, ma che sono
diverse le risposte dei cuori amati?) e quindi perch gli si dovrebbero attribuire gradi
diversi di intensit? Non c risposta.
Io mi sono spericolata a interpretarla cos:
(La definizione del)lAmore che rende beata la gente del paradiso
(celata nel)lalfa e (nel)lomega di quanto sto scrivendo in questo momento
(e che) mi legge (mi definisce) (l) Amore o lievemente o forte.
(e che vuole dimostrare che lAmore sempre Amore
115

a qualsiasi grado di intensit lo si voglia vivere).


La seconda domanda di Giovanni riguarda il bersaglio: il numero 3.
E la terza dedicata al numero 2, al divenire: altre corde ti tirano verso la tua meta?
La caccia al tesoro pu cominciare:
- dalla prima risposta (1 e 3, principio e fine) si estraggono il primo e lultimo
verso
- dalla seconda risposta (il 3, il termine) si estraggono tutti gli ultimi versi di tutti
i paragrafi
- dalla terza risposta (il 2, il mezzo) si estraggono i versi che stanno nel mezzo, il
sesto e il settimo.
E questo il risultato:
1 2 Diove sappunta lanima tua.
13 Io dissi: Al suo piacere e tosto e tardo
18 mi legge Amore o lievemente o forte.
24 Chi drizz larco al tuo berzaglio?
27 Cotale amor convien che in me simpronti
30 quanto pi di bontade in s comprende
36 il vero in che si fonda questa prova.
39 Di tutte le sustanze sempiterne
42 io ti far vedere ogni valore
45 di qua l gi sovra ogni bando.
49 50 Senti altre corde tirarti verso lui?
60 Quello che spera ogni fedel comio
61 con la predetta conoscenza viva.
Prima di interpretare il testo nascosto sotto il testo voglio precisare che questo il
risultato di una semplice operazione numerica fondata sui valori metafisici della
Triade Pitagorica.98
E come tutte le operazioni numeriche ingabbiata in un preciso procedimento che
ho chiarito prima e che stato pedissequamente applicato. I tredici endecasillabi
disseminati nel canto, col calcolo delle probabilit, avrebbero dovuto sortire un testo
come minimo sgangherato e incomprensibile. Ma non stato cos, e quindi sono
obbligata a tenerne conto.
98

Visto che siamo sulle montagne russe ci buttiamo gi in un altro precipizio: la Triade Pitagorica coincide
perfettamente con lincipit del Vangelo di Giovanni.
In principio era il Verbo (lUno infinito, increato e creatore) e il Verbo era presso Dio (il Due: emanazione della
Diade) e il Verbo era Dio (il 3: fusione di Monade e Diade, alfa-1 ed omega-3 dellatto creante-2). Questi
(lUno: il Verbo) era in principio presso Dio (presso la Diade). Tutto per mezzo di lui (del 2: il Figlio
neotestamentario) fu fatto e senza di lui non fu fatto assolutamente nulla di ci che stato fatto. (Gv., I, 1-3).
Con un interlocutore di tale altezza come avrebbe potuto Dante impedirsi di volare?

116

Provo a interpretarlo: Dove si dirige la tua anima? Al suo piacere e, sia nellimmediato
sia nel futuro, lAmore mi trova (mi legge) sempre pronto ad accoglierlo e a viverlo ad ogni
grado di intensit possibile (o lievemente o forte).
Questa professione dAmore, sete damore, insaziet damore. Rileggiamola
questa sfida, breve, fulminea, imperiosa e sfacciata: che venga Amore in qualsiasi
tempo, ora, dopo, da vivo e da morto sempre mi trover col viso aperto, con gli
occhi aperti, con lanima pronta a tutti i suoi colpi deboli o forti che siano, perch
questo il piacere dellanima mia!
Nessuna anima si alimenta senza questo vital nutrimento e alla corte di Dante non
si accettano anime anoressiche, incapaci o pavide di bruciarsi di passione di
infiammarsi di desiderio, o peggio, anime che si sottraggono allAssoluto perch
preferiscono accontentarsi delle briciole e forse nemmeno di quelle. Bruciare al fuoco
del TUTTO: questo il PIACERE dellanima, e verso questo piacere Dante scaglia se
stesso come freccia o come stella cometa che beve e simbeve dUniverso (chiamatelo
anche Dio, o Infinito o Mistero il risultato non cambia).
Chi ti ha fatto prendere la diritta mira verso il tuo bersaglio? Proprio questo Amore che di
necessit mi marchier con limpronta del suo sigillo che sar pi profonda quanto pi grande
sar il Bene che trover e che in s contiene la Verit su cui si fonda questa prova. Di tutte le
cose sempre eterne io ti far vedere ogni valore, qui nei cieli, laggi in terra, al di sopra di
tutte le leggi, di tutti i limiti e di tutti i divieti.
La PROVA al di sopra di tutte le prove, tuttaltro che la raffinata argomentazione
sillogistica e probante come si rileva apertis verbis!: il suo viaggio, il poema, la Grande
Opera, il suo Tempio, ledificazione della sua anima, lassimilazione incondizionata
al divino che non passeggiata di salute, non capriccio letterario, ma fondata su
Verit ben compresa ed emanata dal Bene della Grazia, che poi ancora amore,
sempre amore, solo amore. Io ti far vedere (a Te Lettore!) ogni valore delle cose
eterne, eterne in cielo, eterne in terra, al di sopra delle leggi comuni e convenzionali,
al di sopra dei catechismi che si danno piccole regole perch tremano di terrore
davanti allInfinito e ringrazia Dio, Lettore, che son nato nel Dugento perch
altrimenti avrei trasvolato altre terre altri oceani, altre lingue altre nazioni, e tutte le
avrei usate per urlare che se non ti bevi lAssoluto come fai a dire che vali qualcosa?
Ancora pi umanit avrei fatto scorrere nelle mie vene e sogni e desideri e speranze
avrei miscelato e distillato specchiandoli ai Cieli che poi sono solo amore, ancora
amore, sempre amore. E devi tremare, Lettore, perch lo affermo con le stesse parole
che Dio ha usato con Mos! Ma non mi basta il Bene, il VALORE del TUTTO che mi
sta a cuore: da me devi imparare che anche Dannazione e Inferno, smarrimento e
terrore, perdersi e arrancare, cercare e sbagliare, sperare e disperare ogni cosa oro
per lanima, diamante per la sua fatica, quarzi per le sue lacrime, diademi per il suo
piacere che poi amore soltanto amore sempre amore99.
Senti altre corde che ti tirano verso questo Amore? S, certo che s, la corda della speranza
di ci che spera ogni fedele che fedele alla mia stessa fede, intrecciata insieme alla corda della
conoscenza viva.
99

Eccolo il Poema Sacro al quale ha posto mano e cielo e terra! E per la seconda volta nei Canti delle Stelle
scompare Dante, e svetta potente sul palcoscenico lAlighieri, lAquila che sfida lAquila deponendo ai suoi
piedi il principio, il divenire, il traguardo del suo Amore: il suo viaggio estenuante, linestimabile Commedia.

117

E adesso ditelo che un caso che in tre versi Pietro Giacomo e Giovanni (Fede,
Speranza e Carit) siano rinsaldati insieme con la forza del granito. In occulto lapide:
pace e conoscenza, libert e sempre amore, solo amore, ancora amore.
Conoscenza che si fonda sulla pace e si alimenta di pace, e che deve essere VIVA, e
non perch dimostra unottima e salda acquisizione teorica! ma conoscenza viva e
piagata, forgiata e temprata col sangue e col fuoco, che se lo deve bere intero il dolore
prima di imparare a staccarlo da s semplicemente alzando il palmo della mano,
conoscenza che lascia cicatrici ma che ti ripaga con Libert, della pi perfetta delle
libert, la libert di sognare il Bene, hic et nunc, di farselo compagno di viaggio in
vita, di non barattarlo mai con la tepidezza, con lacquiescenza, col falso alibi dei
nostri limiti, tenerselo sempre vicino e sovrano dei nostri sogni, il Bene, che poi
amore, ancora amore, solo amore, sempre amore.
E come si chiama la fede di Dante? Che nome pu avere la fede di un uomo che
dellAssoluto non vuole perdere nemmeno un atomo? E solo fede in qualcosa che
potrebbe accadere, fede in un sogno liberamente sognato, fede tramata edificata
consolidata con lOpera e la Vita che un giorno si spalanchino gli occhi di ciascuno
di noi, come porte immense si spalanchino, per fare entrare il fuoco di questi terrestri
cieli che segnano i sentieri di una mappa che semplice e dura come la vita
umanamente umana semplice e dura come la nostra vita.
Deponete le armi, rinfoderate le spade (che da maestri usate contro Voi Stessi, contro la
Vita e il suo Mistero, contro gli Altri come voi) crescete in sapienza, cercate la Verit,
pretendete il volo, conquistate la libert di respingere il dolore, riprendetevi la libert di
sognare il bene, specchiatevi alle stelle e amatevi gli uni gli altri per quello che veramente
siete: amatevi gli uni gli altri come divinit mortali.

QUESTO, IN OCCULTO LAPIDE


27 ottobre 2011

118

13 Pu essere solo Amore

PARTENZE
Chi getta semi al vento far fiorire i cieli
Ponte Principe Amedeo Savoia Aosta Roma
Lato Chiesa S.Giovanni de Fiorentini
Vernice nera su marmo bianco
Anonimo

I libri seri alla fine tirano le conclusioni. Questo pu solo nutrire il desiderio di
irradiare partenze. La vera cosa seria di questo libro sono i disegni nascosti da Dante
e che probabilmente aveva destinati alla loro perfetta eterna intoccabile
immaterialit.
Che possa perdonarmi, ovunque si trovi. Lintrusa ancora una volta entrata dove
non avrebbe dovuto e ha dissennatamente distrutto insostituibili diamanti.
Solo una cosa potrebbe attutire linquietudine della mia colpa: la gioia di poterli
condividere con qualcuno questi prodigiosi e misteriosi segreti, e che altri, pi esperti
e pi avveduti di me, possano offrire pi adeguate e pi illuminanti interpretazioni.
Il Filo dArianna che ha condotto la mia indagine coincide con quello proposto da
Ren Gunon nel suo Dante esoterico e che individuava nel pitagorismo e
nellermetismo (alchemico e templare) i terreni fertili di un processo iniziatico e di un
percorso sapienziale. La volont di Dante mi ha condotta anche verso lesoterismo
cristiano e magicamente il Poeta ha chiuso il cerchio del suo progetto radicalmente
universale e cos saldamente fondato sopra i suoi cieli per tre volte innalzati
allinfinito nelle profondit sotterranee del Poema. Va reso un doveroso omaggio a
Gunon che gi nel 1925 ha offerto il suo commento alla pintura in tenebrosa parte,
senza averla vista, quando scrive:
Dal punto di vista propriamente iniziatico lessere deve prima di tutto identificare il
centro della propria individualit con il centro cosmico dello stato di esistenza al quale
appartiene questa individualit, prendendolo come base per elevarsi agli stati superiori
Ecco perch Dante, per potersi elevare ai Cieli, doveva innanzitutto situarsi in un punto che
fosse veramente il centro del mondo terrestre; e quel punto lo secondo il tempo e secondo lo
spazio, ossia in rapporto alle due condizioni essenziali che caratterizzano lesistenza in questo
mondo100.
Ci che i disegni nascosti rivelano in pi rispetto al commento di Gunon
questo: e cio che Dante non pensava al centro fisico del mondo terrestre (il territorio
infernale), ma per tre volte ha proiettato sul suo invisibile schermo il Centro
dellUniverso che non necessariamente coincide con la terra e men che meno con il
geocentrismo tolemaico. Ma invece un Centro Metafisico che coincide e pu solo
coincidere con lUmanit. Da qui vorrei ri-partire (potendo): dal fatto che per
millenni la centralit dellUomo (pi metafisica che reale) ci ha permesso di
specchiarci allAssoluto, in qualsiasi modo fosse chiamato, almeno quanto quattro
100

R. Gunon, op.cit., pp. 92-93

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secoli di eliocentrismo (pi reale che metafisico) ci hanno consegnato alla


drammatica deriva dellautoreferenzialit.
Sopra la nostra testa, anche oggi, ogni notte si accende il cielo cos come Dante lha
visto e contemplato. E vero, sono mutati e mutano e muteranno i modelli
astronomici, ma per noi umanamente umani il sole che tramonta rester sempre un
sole che se ne va, e nessuno di noi si chiede, davanti a quel tramonto, quale sia il
numero esatto delle fusioni nucleari che servono a dipingerlo.
I cieli di Dante, per tre volte percorsi e camminati nella lunghezza inimmaginabile
delle orbite planetarie, sono gli stessi nostri cieli e Tolomeo solo una delle tante
tappe della Storia della Scienza. E vi sveler anche un altro segreto: nemmeno
lUmanit, per Dante, pu coincidere con il punto centrale della Terra. Sulla terra ci
camminiamo di passaggio, dentro la nostra avventura di pellegrini densa pi di
smarrimenti che di certezze. Ma qualcosa di molto strano accade negli ultimi versi
del Paradiso: uno di questi pellegrini ha edificato il suo centro, n geografico n
astronomico, e da sempre ce lo narra prendendosi gioco di noi, cos come il sole da
sempre ci inganna facendoci credere di muoversi pur nella sua accertata immobilit.
Anche nel suo criptoglifo Dante si disegna come celeste sfera che ordinatamente
prende il suo moto orbitale costante ed uniforme nel Cielo Primo Mobile: ed orbita,
scientificamente per i medievali, attorno alla Terra. Cos come, scientificamente per
noi moderni, il Sole immobile.
Ma a noi piace cadere
nellinganno:
senza
spiegazione logica alcuna, per
noi Dante pu solo orbitare
attorno
al
centro
di
quellEterno Infinito che non
pu avere un nome perch li
possiede tutti, e che lui
sapientemente
declina
nellAmore.
Perch
si
dovrebbe ancora girare attorno
alla terra - o attorno al sole,
indifferentemente - se si
conosciuto, se si visto se si
assimilato lAmore, se si diventati tuttUno con lAmore?
Non esister mai un modello astronomico in grado di raccontarci, e di convincerci,
che noi umani orbitiamo attorno allInfinito, anche se Dante ce lo vuol fare credere,
anche se stato gi poeticamente illustrato da Botticelli: guardate come Beatrice e
Dante sono lontanissimi da quella scheggia minuscola di cosmo che il sistema
tolemaico compiutamente disegnato fino allEmpireo. Sono i dieci cieli che orbitano
attorno a loro o il contrario? E anche se fosse il contrario: se linfinito Empireo cos
lontano tanto che Beatrice lo indica come volesse salutarlo dove si trovano allora
gli Amanti Invitti? Cosa sapeva Botticelli che noi non sappiamo?
A questo punto, come direbbe Gunon, si dovrebbe lasciare spazio allinesprimibile,
che nellordine della metafisica pura anzi ci che conta di pi.101
101

ibidem, p.104

120

Ma io non sono programmata per tali altezze: di me posso solo dire che una notte
ho giocato con i versi di Dante e Lui mi ha risposto regalandomi magie.
Molte ve le ho narrate e molte ve le ho nascoste, ma questa volentieri ve la confido:
a un anno di distanza, l11 ottobre del 2011, mi ero data per sconfitta. Non sarei mai
riuscita ad affrontare il Canto delle Stelle - mi dicevo - e Giacomo e il tema della
Speranza mi spaventavano come un salto nel vuoto da cento piani. Sono scappata a
Roma e la citt mi ha accolta parlandomi di cieli e di fiori. Ho vagato per ore dalla
riva destra alla riva sinistra del Tevere nella ferrea e inspiegabile convinzione che l
dove mi sarei fermata avrei trovato la risposta. Seduta sui marmi di Palazzo Farnese,
perch l la stanchezza mi aveva condotta, ho percorso i versi decine di volte, ma non
si accendevano epifanie. Al tramonto, tentando di scendere a patti con la delusione,
mi sono incamminata verso luscita della Piazza, ma, a loro insaputa, due angeli
travestiti da ragazzi mi hanno fermata. Achille e Mattia si sono rivolti a me
dicendomi signora, ma lei lo sa che noi dobbiamo sperare soprattutto per quelli che non
possono pi sperare?
Parlavano dei bambini di tutto questo globo cos troppo umanamente umano, di
quei bambini che hanno fame di pane e di istruzione e che, senza saperlo, si affidano
alla speranza di ragazzi che liberamente sperano il loro bene.
Achille e Mattia - e a loro va il mio ringraziamento - mi hanno insegnato che la
libert di sognare il bene gi per se stessa totale assoluzione, ma mi hanno anche
svelato perch Beatrice con insolita passione presenti Dante a Giacomo come luomo
pi ricco di speranza di tutto il pianeta. Perch lui non ha mai cessato di sperare per
ciascuno di noi: lui per noi spera sempre, anche quando noi stessi da noi
allontaniamo lultimo sospetto della speranza e ci rifiutiamo di consegnarci
allunico vero centro che ci potrebbe e ci saprebbe catturare allimmateriale stella
segreta e quieta dellAmore.
Ma anche i bambini mi hanno insegnato qualcosa: che i tesori diventano
veramente tesori solo quando si seppelliscono. Nell'infanzia si apprende cos il
miracolo del segreto, tumulando vecchie scatole di latta con pennini arrugginiti e
sbiadite figurine... di inestimabile valore. Questi Cieli Sepolti sono il tesoro che
abbiamo perduto: le pareti della nostra comune dimora, il tetto sotto il quale
disegniamo le ragnatele dei nostri passi, del nostro cammino, del nostro viaggio.
Nessuno escluso. Qualsiasi barriera che innalziamo, anche la pi astratta perch
vuole solo frantumarci i pensieri e il cuore... qualsiasi barriera solo un'immonda
ferita.

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