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Metodi e strumenti dellindagine astronomica

La sfera celeste: una meravigliosa illusione

-Astronomia una scienza che studia le caratteristiche dei corpi celestie i loro movimenti
La Volta celeste una grande cupola immaginaria nella quale individuiamo le stelle e i pianeti e le
loro rispettive posizioni rispetto a noi che osserviamo
La volta celeste un utile sistema di riferimento per losservazione.
LA SFERA CELESTE COME SISTEMA DI RIFERIMENTO
STELLE: sono corpi celesti dotati di luce propria perch su di essa avvengono reazioni di fusione
nucleare
Le stelle non sembrano variare le loro distanze sono dette perci fisse.
Le costellazioni sono un altro sistema di riferimento utile: sono insiemi di stelle ben visibili e
apparentemente vicine fra loro
Punti di riferimento sulla volta celeste:
ASSE DEL MONDO
EQUATORE CELESTE
PARALLELI E MERIDIANI CELESTI
PARALLELO E MERIDIANO FONDAMENTALI
Coordinate astronomiche equatoriali:
ZENIT
NADIR
CIRCOLI VERTICALI
MERIDIANO LOCALE
4 PUNTI CARDINALI
MODIFICAZIONI GIORNALIERE E STAGIONALI DELLA SFERA CELESTE
Stelle occidue: sorgono, raggiungono la massima altezza e poi tramontano
Stelle circumpolari: compiono circonferenze pi piccole intorno alla Stella Polare e non finiscono
mai sotto il piano dellorizzonte
ANALISI SPETTRALE

SPETTRI DI EMISSIONE CONTINUI : rendendo incandescente un solido, un liquido o un


gas compresso : sono visibili tutti i colori
SPETTRI DI EMISSIONE A RIGHE O A BANDE: prodotti da gas rarefatti incandescenti:
sono costituite da righe sottili o bande
SPETTRI DI ASSORBIMENTO: luce policromatica bianca attraverso un gas rarefatto:
spettro continuo interrotto da righe o bande

DISTANZE ASTRONOMICHE:
LANGOLO DI PARALLASSE: angolo sotto il quale, dalla stella in esame si vedrebbe il semiasse
maggiore dellorbita terrestre

LUMINOSIT E MAGNITUDINE DELLE STELLE


Stelle non sono tutte ugualmente luminose
SCALA DELLE MAGNITUDINI: per misurare la luminosit delle stelleallinizio da 1 a 6, grazie
al fotometro si arriva fino a una magnitudine pari a 29 e alcune sono in negativo (Sole)
MAGNITUDINE ASSOLUTA: la magnitudine apparente che le stelle avrebbero se fossero
collocate tutte alla stessa distanza di 10 parsec dalla Terra:
LA MASSA DELLE STELLE
La massa di una stella determina la sua evoluzione, ma determinabile solo nel caso delle stelle
doppie, sistemi binari in cui i due corpi celesti si muovono intorno a un baricentro comune
IL DIAGRAMMA HERTZPRUNG-RUSSELL
In ascissa: la classe spettrale
In ordinata: la magnitudine assoluta
La maggior parte delle stelle si distribuisce lungo una fascia obliqua detta sequenza principale
Le stelle in basso a destra sono poco luminose e fredde, in alto a sinistra si trovano le stelle molto
luminose e molto calde.
Il Sole si trova al centro della sequenza
In alto a destra si trovano le giganti rosse e le supergiganti rosse stelle relativamente fredde ma
molto luminose
In basso a destra si collocano le nane bianche, calde ma poco luminose, quindi di piccole
dimensioni
STELLE PARTICOLARI
STELLE VARIABILI: modificano la loro luminosit nel tempo
VARIABILI PULSANTI: variazione regolare della luminosit
VARIABILI ERUTTIVE O ESPLOSIVE: modificano la loro luminosit in modo irregolare
STELLE DOPPIE: coppie di stelle che ruotano intorno ad unaltra
SISTEMI MULTIPLI: tre o pi stelle che si influenzano gravitazionalmente a vicenda
LO SPAZIO INTERSTELLARE
Nello spazio interstellare sono presenti idrogeno ed elio, molecole inorganiche e organiche, radicali
e polvere cosmica
NEBULOSE: zone a maggior concentrazione di materia, ammassi di gas e di polvere cosmica
Nebulose luminose:

1. nebulose a riflessione : che riflettono la luce delle stelle vicine


2. nebulose a emissione: lidrogeno si ionizza per la presenza di stelle al
suo interno
3. nebulose planetarie: al centro hanno una nana bianca
4. residuo dellesplosione di una supernova

Nebulose oscure: sono prive di stelle al loro interno e assorbono la luce delle
stelle retrostanti contengono globuli di Bok.

COME NASCE UNA STELLA


Si originano da enormi nubi di gas e polveri che si contraggono sotto leffetto della forza
gravitazionale, indotta dallesplosione di una vicina supernova o dalla collisione di una o pi
nebulose
Si formano protostelle la cui temperatura cresce, non sono vere e proprie stelle perch la loro
temperatura interna non sufficiente ad innescare una reazione di fusione nuclare
La fase delle protostelle dipende dalla massa dei materiali in condensazione, quando la protostella
raggiunge i 10 milioni di kelvin si innescano le reazioni di fusione nucleare e la protostella diventa
una stella.
LA FASE DI STABILIT
Se la massa oltre 10 volte qualle solare allora il processo di fusione prevalente il ciclo carbonioazoto-ossigeno.
Le stelle di massa simile o inferiore al Sole si collocano al centro o in basso nel diagramma HR ,
inesse prevale la reazione protone-protone.
FASI FINALI DI VITA DI UNA STELLA
Il nucleo della stella in assenza di energia nucleare comincia a contrarsi per la gravit e aumenta di
temperatura.
STELLE DI MASSA INFERIORE A 0,5 MASSE SOLARI: la temperatura
non sufficiente a innescare reazioni di fusione e la stella si contrae fino a
diventare una nana bianca, fino a quando non si spegne del tutto
STELLE DI MASSA SUPERIORE A 0,5 MASSE SOLARI: temperatura
sufficiente a innescare reazioni di fusione, e la stella si espande e diventa una
gigante o supergigante rossa, e le fasi successive dipendono dalla sua massa
GIGANTE ROSSA CON MASSA <1,44: la stella non raggiunge la
temperatura e si trasforma in una nebulosa planetaria
MASSA >1,44: la stella inizia dei processi di fusione sempre pi rapidi,
formazione di elementi sempre pi pesanti, le reazioni si fermano quando si
arriva alla produzione di ferro, la stella esplode violentemente dando origine
a una supernova il nucleo della stella che non esploso si trasforma in un
buco nero o in una stella di neutroni
SUPERNOVA <3-4 MASSE: si trasforma in una stella di neutroni
SUPERNOVA >4 MASSE: si trasforma in un buco nero

SUPERNOVA >40 MASSE: buco nero+ lampi di raggi gamma


LA VIA LATTEA
La Via Lattea una galassia a spirale, con una zona centrale NUCLEO GALATTICO che emette
radiazioni, e da cui escono bracci a spirale disposti su un unico piano.
Intono al nucleo vi un ALONE GALATTICO sferoidale e poco addensato
Le stelle sono raggruppate in ammassi stellari :
Ammassi aperti: giovani stelle di popolazione I
Ammassi globulari: nellalone galattico, antiche stelle di popolazione II
GALASSIE E AMMASSI GALATTICI
GALASSIE ELLITTICHE: hanno forma ellissoidale, distribuzione
omogenea delle stelle, luminosit decrescente dal centro allesterno.
GALASSIE A DISCO O A SPIRALE: caratterizzate dalla presenza di
braccia a spirale che si dipartono dal centroo dagli estremi di una sorta di
barra che attraversa il nucleo
GALASSIE IRREGOLARI: hanno forme diverse e contengono solo stelle
giovani.
IL SISTEMA SOLARE
ORIGINE DEL SISTEMA SOLARE
Si suppone che una nebulosa fredda in rotazione abbia iniziato a contrarsi, con la formazione di un
protosole in continuo accrescimento, che caus un ulteriore contrazione con un incremento della
velocit di rotazione
Nel frattempo si creano centri di condensazione e si condensarono acqua, ammoniaca e metano, con
la formazione dei pianeti rocciosi. Vicino al Sole non si riuscirono a formare stelle di grandi
dimensioni, mentre nella zona esterna pi fredda si formarono i pianeti pi grandi.
IL SOLE
una stella di medie dimensioni e di media temperatura situata al centro del diagramma HR
Possiede un movimento rotatorio da ovest verso est, intorno ad un asse quasi perpendicolare al
piano orbitale della Terra
LA STRUTTURA DEL SOLE
Nucleo: zona centrale, 14-15 milioni di kelvin, costituita da idrogeno allo
stato di plasma.
Zona radiativa: assorbe lenergia prodotta dal nucleo trasmettendola verso
lesterno per irraggiamento
Zona convettiva: trasporto di energia attraverso movimenti convettivi,
movimenti circolatori di materia solare
Fotosfera: ci che vediamo quando guardiamo il Sole, la superficie non
uniforme presenta infatti dei granuli che sono zone pi calde; il fenomeno
delle macchie solari sono aree di ridotta luminosit poich relativamente
fredde

Cromosfera: involucro trasparente e incandescente, dal colore rosso vivo,


visibile unicamente durante le eclissi solari, presenta dei margini irregolari
per la presenza di turbamenti quali brillamenti o protuberanze, facole e
spicole
Corona solare: si estende per milioni di chilometri costituita da gas
fortemente ionizzati e sempre pi rarefatti
I PIANETI DEL SISTEMA SOLARE
Leggi di Keplero
1. I pianeti descrivono intorno al sole orbite ellittiche di cui i sole occupa uno dei due fuochi
2. Il raggio vettore di un pianeta che unisce il centro del pianeta al centro del sole spazza aree
uguali in tempi uguali
3. I quadrati dei tempi di rivoluzione dei pianeti intorno al sole sono proporzionali al cubo
della distanza media dal sole
LE CARATTERISTICHE DEI PIANETI

Tipo terrestre: Mercurio Venere Terra Marte, pi vicini al sole, sono di piccole dimensioni,
con superficie rocciosa
Tipo gioviano: Giove Saturno Urano Nettuno, sono di grandi dimensioni, freddi, con una
parte esterna fluida e una parte interna solida

I CORPI MINORI

Asteroidi: corpi rocciosi di forma irregolarela maggior parte concentrata tra Giove e Marte
Comete: costituite da massa solida contenente acqua e anidride carbonica congelate,
frammenti rocciosi e metano, passando vicino al sole lalta temperatura fa evaporare le
sostanze che conferiscono alla cometa la sua caratteristica coda; le comete vengono dalla
nube di Oort
Meteore o meteoriti: sono fenomeni luminosi provocati dallimpatto con latmosfera di
frammenti di comete o asteroidi che si incendiano per lattrito

I MOTI DELLA TERRA


I movimenti della terra
La terra compie una serie molto complessa di movimenti: i pi importanti sono il moto di rotazione
intorno al proprio asse e quello di rivoluzione intorno al sole, ma ne effettua altri meno evidenti
detti moti millenari, quali la precessione luni-solare, lo spostamento della linea degli apsidi, la
variazione dellinclinazione dellasse terrestre, la variazione delleccentricit dellorbita. questi
movimenti sono dovuto allattrazione gravitazionale che gli altri corpi del sistema solare esercitano
sulla terra o su parti di essa.
La terra coinvolta nel moto di traslazione che l intero sistema solare compie verso la costellazione
d ercole e nel moto di recessione della galassia da tutte le altre, dovuto allespansione delluniverso.
tutti questi movimenti avvengono contemporaneamente, producendo un unico movimento
complesso impossibile da descrivere:in conclusione, la terra non passa mai due volte per lo stesso
punto delluniverso.

Caratteristiche del moto di rotazione terrestre


la terra compie una rotazione completa intorno al proprio asse in 23h, 56min 4s(giorno sidereo). il
movimento avviene in senso antiorario(per un osservatore posto al polo nord celeste):se invece si fa
riferimento al piano dellorizzonte, il moto avviene da ovest verso est. ogni punto della terra compie
una rotazione di 360 in un giorno sidereo:tutti i punti della terra possiedono la medesima velocit
angolare, intesa come l angolo percorso da un corpo di in rotazione nellunit di tempo. ciascun
punto della superficie terrestre in un giorno una circonferenza di lunghezza diversa in relazione alla
sua latitudine, dato che i paralleli sono di diverso diametro. Di conseguenza la velocit lineare di
rotazione varia in basa alla latitudine:allequatore ha un valore massimo di 463m/s mentre al tropici
scende a 420m/s e ai poli nulla.
Prove e conseguenze del moto di rotazione terrestre
il moto di rotazione della terra non percepito dai nostri sensi, per due motivi:avviene a velocit
costane e l atmosfera ruota insieme al pianeta. da alcuni anni le immagini che i giungono dai
satelliti artificiali sono una prova inconfutabile della rotazione terrestre, ma l esistenza di questo
movimento stata diostrata gi da molto tempo. una prova di tipo indiretto l analogia con gli altri
pianeti.
Esperienza di Guglielmini: egli fece cadere, numerose volte, un peso dalla terra degli asinelli a
Bologna. Osserv che il grave caduto da un altezza di 100m, giungeva al suolo spostato rispetto alla
verticale di 17 mm verso est. il fenomeno definito come deviazione dei corpi in caduta libera e
non accadrebbe se la terra fosse ferma. quando, infatti, il peso si trova in cima alla torre, partecipa al
moto di rotazione terrestre e si muove verso est con una velocit lineare maggiore rispetto al suolo
sottostante. mentre sta cadendo, per la legge di inerzia, esso tende a mantenere la propria velocit di
spostamento verso est e quindi non cade in verticale. l entit dello spostamento aumenta con l
altezza della torre e diminuisce al crescere della latitudine del luogo dellesperimento.
Esperienza di Foucault: un pendolo, costituito da un filo metallico sottile ma molto lungo(67m) e
da un corpo d ottone perfettamente sferico fu appeso tramite un perno girevole alla volta del
pantheon. la massa notevole garantiva una lunga durata delloscillazione e il perno girevole
permetteva al pendolo di oscillare su un qualsiasi piano. alla sfera era applicato uno stilo che
sfiorava il terreno cosparso di sabbia umida, lasciandovi un traccia. il pendolo, oscillando, non
produceva sempre lo stesso solco nella sabbia ma, con il passare del tempo, lasciava tracce a
raggiera, come se il suo piano di oscillazione ruotasse in senso orario. poich era noto che il piano
di oscillazione di un pendolo non varia nel tempo in un sistema di riferimento assoluto, si deduceva
che era il pavimento, e quindi il nostro pianeta a ruotare in senso antiorario.
Legge di Ferrel(forza di Coriolis): A causa del moto di rotazione della terra, un corpo che si
muove liberamente modificando la propria latitudine, devia dalla sua direzione originaria:verso la
sua destra se si trova nel emisfero boreale, verso la sua sinistra se si trova nellemisfero australe. La
forza che causa tale deviazione definita forza di Coriolis, ed una forza apparente, ossia un
artificio utile per descrivere un fenomeno causato dalla variazione della velocit di rotazione lineare
della superficie terrestre alle differenti latitudini. Un corpo che si sposta dalla zona equatoriale
verso il polo nord, nel corso del suo viaggio incontra punti della superficie terrestre che possiedono
minore velocit lineare di rotazione rispetto allequatore da cui esso proviene. un corpo si sposta
dalla zona equatoriale verso il polo nord, nel corso del suo viaggio incontra due punti della
superficie terrestre che possiedono minore velocit rispetto allequatore da cui esso proviene.
Poich, per la legge di inerzia, il corpo tende a mantenere la velocit lineare di rotazione che aveva
al momento della partenza, esso si trover in anticipo rispetto ai paralleli che sta attraversando:per
questo motivo subisce una deviazione verso la sua destra. un corpo che si muove dal polo nord
verso l equatore possiede, invece, una velocit lineare di rotazione inferiore rispetto ai luoghi che

raggiunge e quindi s trover in ritardo anche se in questo caso devier verso la sua destra.
Nellemisfero australe il ragionamento lo stesso ma ci sar una deviazione verso la sinistra di chi
si muove. l intensit della forza di Coriolis espressa dalla formula
,dove F la
forza di Coriolis, m la massa del corpo in movimento, v la sua velocit, la velocit angolare di
rotazione della terra e
la latitudine. Il fenomeno di grande importanza geografica, perch
determina il movimento circolatorio delle correnti atmosferiche e oceaniche. non mancano
conseguenze curiose:i tronchi trasportati per via fluviale si ammassano lungo la sponda destra del
fiume nel nostro emisfero e lungo quella sinistra in quello australe, le rotaie dei binari ferroviari
disposti lungo il meridiano si consumano in modo disuguale perche premono di pi su una di esse.
La principale conseguenza del moto di rotazione terrestre lalternanza del di e della notte.
rispetto al sole il globo terrestre sempre diviso in due emisferi dal circolo di illuminazione: nella
parte illuminata d e in quella illuminata notte. in realt il circolo di illuminazione non una
linea netta , ma una fascia di una certa larghezza dove l illuminazione varia con gradualit. il
motivo per cui il passaggio dal di alla notte detto crepuscolo la presenza dellatmosfera. infatti i
raggi solari che la attraversano producono fenomeni di diffusione di luce, che sono una delle cause
dellesistenza dellalba e del tramonto. si producono inoltre fenomeni di rifrazione:i raggi solari che
penetrano obliquamente nellatmosfera, attraversano strati a densit crescente man mano ch si
avvicinano al suolo. per effetto dei fenomeni descritti noi vediamo una certa luminosit anche
quando il sole deve ancora sorgere o gi tramontato. la durata dei crepuscoli dipende dallo
spessore dello strato di atmosfera che la luce ha attraversato: quindi maggiore alle alte latitudini,
dove i raggi solari arrivano al suolo pi inclinati.
Movimento di rivoluzione terrestre
La terra esegue un moto di rivoluzione intorno al sole, descrivendo un orbita ellittica in cui il sole
occupa uno dei due fuochi (legge di keplero). si muove in senso antiorario per un osservatore posto
al polo nord celeste. l orbita, di eccentricit assai ridotta, prende il nome di eclittica e permette i
individuare un piano su cui si trovano sia il sole sia la terra, definito come piano delleclittica. il
nostro pianeta impiega 365d 6h 9min e 10s a compiere una completa rivoluzione e tale periodo
detto anno sidereo. il punto di massima distanza tra terra e sole detto afelio mentre il punto di
massima vicinanza al sole detto perielio e la linea che unisce afelio e perielio detta linea degli
apsidi.
Le prove del moto di rivoluzione:
Esistono prove indirette del moto di rivoluzione terrestre ma si ritengono per pi significative le
prove sperimentali,che sono:laberrazione stellare,leffetto Doppler e leffetto di paralasse.
-Laberrazione stellare annua un fenomeno ottico che fu scoperto da un astronomo che osservando
la posizione di alcune stelle al telescopio not che essa cambiava in modo significativamente
regolare nel corso dellanno,comprendendo che in realt era uno spostamento apparente,causato dal
moto di rivoluzione terrestre. Questo difatti spiegabile perch la direzione verso cui noi puntiamo
il telescopio per osservare una stella inclinata leggermente in avanti,nel verso del moto di
rivoluzione terrestre,rispetto alla posizione reale;langolo tra la direzione vera e quella apparente
langolo di aberrazione,che pu essere ampio al massimo 20,5,quindi molto piccolo. La
direzione verso cui puntiamo il telescopio non nientaltro che la risultante della somma di due
vettori:uno rappresenta la direzione reale dei raggi stellari e laltro la velocit di rivoluzione della
terra.

Questa appena descritta laberrazione annua,oltre a questa esiste anche laberrazione


diurna,causata dalla rotazione terrestre che per minima in quanto la velocit lineare di rotazione
decisamente inferiore alla velocit di rivoluzione.
-Leffetto di parallasse spiega sempre il perch una stella occupa posizioni diverse nel corso
dellanno, tramite lo spostamento della terra da un estremo allaltro della sua orbita;il fenomeno si
somma a quello di aberrazione ma meno evidente,infatti langolo di parallasse non supera 1.
-Leffetto Doppler la causa per cui lo spettro di emissione prodotto da una stella presenta
variazioni annuali causate dal fatto che la terra muove verso la stella o si allontana da essa mentre
compie il suo moto di rivoluzione.
Conseguenze del moto di rivoluzione:
Le conseguenze del moto di rivoluzione sono diverse:lalternanza delle stagioni,la differente
durata del d e della notte nel corso dellanno,lesistenza delle zone astronomiche,la diversa
durata del giorno sidereo e del giorno solare,il moto apparente del Sole attraverso le
costellazioni dello zodiaco.
-Lalternanza delle stagioni : a causa del moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole,langolo
che lasse terrestre forma con i raggi solari si modifica. Ne derivano due importanti fenomeni: nel
corso dellanno cambia linclinazione con cui i raggi solari colpiscono la terra; nel corso dellanno
si modifica la durata del d e della notte. Per descrivere questi cambiamenti individuiamo quattro
zone particolari occupate dal nostro pianeta durante il moto di rivoluzione:i due equinozi e i due
solstizi. Agli equinozi di primavera e dautunno (21 marzo e 23 settembre) il Sole in
culminazione raggiunge lo zenit allequatore. Al solstizio destate (21 giugno) il Sole in
culminazione alo zenit sul parallelo situato a 2327 a Nord dellequatore,definito come tropico
del cancro. Al solstizio dinverno (22 dicembre) i raggi del Sole in culminazione arrivano
perpendicolari al tropico del Capricorno situato a 2327 a Sud dellequatore.
Linclinazione dei raggi solari contribuisce fortemente al clima di un luogo;un fascio di raggi solari
infatti si distribuisce in maniera pi o meno ampia a seconda dellangolo che forma con il suolo:se
langolo molto elevato (90) il fascio si distribuisce su una superficie minore riscaldandola di
pi,mentre se langolo piccolo (30) il fascio si distribuisce su una superficie maggiore
riscaldandola di meno. Anche la durata del d influenza notevolmente il clima di un luogo,perch
da essa dipende la quantit di energia che un luogo riceve giornalmente. C da ricordare che nei
due emisferi le stagioni sono invertite e hanno differente durata. Le stagioni definite facendo
riferimento ai solstizi e agli equinozi sono dette stagioni astronomiche. Dal punto di vista
astronomico per un equinozio o un solstizio non sono linizio di una stagione ma il suo momento
centrale.

-Differente durata del d e della notte: Il d e la notte sono uguali in ogni luogo della Terra solo nei
giorni degli equinozi,quando cio il circolo di illuminazione taglia tutti i paralleli in due parti
uguali;nel corso del resto dellanno invece il d e la notte sono diversi,poich il circolo di
illuminazione taglia i paralleli in parti diseguali:destate pi lungo il d e dinverno di pi la notte
a seconda del prevalere della parte del parallelo illuminata. Tutto questo dipende dalla variazione
dellangolo tra lasse terrestre e il piano individuato dal circolo di illuminazione: nullo (0) nei
giorni degli equinozi, massimo nei giorni dei solstizi (2327). Ovviamente c qualche caso
particolare:Allequatore il giorno e la notte sono sempre uguali,12 ore,perch il parallelo sempre
tagliato in due parti uguali;nel circolo polare artico nel giorno del solstizio destate,il circolo di
illuminazione non tagli i circoli polari ma loro tangente e quindi il sole non tramonta e il d dura
24 ore e si unisce con il giorno dopo in cui ha la stessa durata per un totale di 48 ore consecutive.
Questo fenomeno detto Sole di mezzanotte;ovviamente mentre il sole non tramonta in quello
artico non sorge in quello antartico,quindi il d ai circoli ha una durata nulla durante il solstizio
dinverno e massima durante quello destate. Ai poli invece il d e la notte sono lunghi
rispettivamente 6 mesi;il grande d va dallequinozio di primavera a quello di autunno e la grande
notte va dallequinozio di autunno fino a quello di primavera.
-Esistenza delle zone astronomiche: Possiamo dividere il globo in 5 zone climatiche dette zone
astronomiche: la zona torrida,tra i due tropici;le due zone temperate,boreale e australe,tra i
tropici e i circoli polari;le due calotte polari,entro i circoli polari. La zona torrida ha un clima
sempre caldo in quanto i raggi solari formano ampi angoli con il suolo in qualsiasi stagione e non vi
differenza sostanziale tra il d e la notte. Nelle calotte polari invece il clima sempre freddo
perch i raggi solari formano con il suolo angoli molto piccoli anche destate. Nelle zone temperate
esistono vere e proprie stagioni in quanto i raggi solari formano ampi angoli destate in cui fa
caldo,e angoli piccoli dinverno in cui fa freddo e il di e la notte hanno diversa durata durante
lanno.
-Diversa durata del giorno sidereo e del giorno solare: il giorno sidereo il tempo che la Terra
impiega per compiere una rotazione di 360 intorno al proprio asse: 23h 56min 4s. Si definisce
giorno sidereo come il tempo che intercorre tra due successive culminazioni di una stella lontana sul
meridiano dellosservatore.
Il giorno solare invece lintervallo di tempo che intercorre tra due successive culminazione del
Sole sul meridiano delosservatore e ha una durata di 24 ore. La differenza di circa 4 minuti
dovuta la fatto che le due successive culminazioni del sole sul meridiano dellosservatore si
verificano solo quando la terra compie una rotazione aggiuntiva di circa un grado,che impiega 4
minuti a compiere.
Moto apparente del Sole attraverso lo zodiaco: Lo spostamento giornaliero del nostro punto di
osservazione dovuto al moto di rivoluzione,si traduce per noi in una variazione della posizione del
Sole,relativamente vicino, rispetto alle stelle fisse,molto lontane. Ne consegue che il Sole compie
un moto apparente attraverso le costellazioni della volta celeste per tornare alla posizione iniziale
dopo un anno. Infatti se fissiamo ogni giorno sulla sfera celeste la posizione del Sole a mezzogiorno
notiamo che esso descrive un semicirconferenza chiamata eclittica;questultima ci permette di
individuare lo zodiaco,una fascia di costellazioni che il Sole attraversa nel corso dellanno,esse
sono circa 12.

LA LUNA
Carta didentit:
Massa 1/81 di quella terreste

Raggio medio 1738 Km


Densit media 3,3 kg/dm3
Forza di gravit 1/6 di quella terrestre
Non corretto dire che la Luna un satellite della Terra,perch date le dimensioni reciproche, i due
corpi formano un sistema biplanetario.

Entrambi ruotano infatti intorno ad un baricentro


comune, situato 1700 km sotto la superficie terrestre. Inoltre la Luna, oltre che dellattrazione
gravitazionale terrestre, risente fortemente anche di quella solare. Il campo gravitazionale lunare
esercita infine forti influssi sulla Terra, che vanno dalle maree, allazione frenante sulla rotazione
del nostro pianeta. A causa di questultimo effetto, la rotazione terrestre si allunga di circa 2
millesimi di secondo per secolo. Allo stesso tempo, la Terra trasferisce parte della sua energia
cinetica alla Luna, provocando un aumento della velocit di rivoluzione lunare, cosa che, a sua
volta, tende a far allontanare la Luna dalla Terra.
Morfologia della superficie lunare:
La superficie lunare si presenta suddivisa in zone chiare
e zone scure. Le prime costituiscono le cosiddette terre
alte, zone rilevate ed accidentate, formate da altopiani,
colline o vere e proprie catene montuose, che
rappresentano oltre l85% della superficie lunare. Le
terre alte formano la parte di crosta originaria,
modificata solo dagli impatti meteorici. La superficie
dei mari coperta da uno spesso
strato di detrito, detto regolite,
formato da ceneri, lave basaltiche
sminuzzate e sferule vetrose, prodotto
dagli impatti delle meteoriti sulle
rocce lunari. Sulla Luna non
sembrano esservi stati fenomeni
tettonici complessi come quelli che
hanno originato il rilievo terrestre. I
basalti evidenziano invece unattivit
vulcanica con et di 3-4 miliardi di
anni. Le emissioni di lave provenienti
dal mantello si sono verificate quando
la crosta era ancora sottile, in
conseguenza delle fratture prodotte

da violenti impatti meteoritici. Sono dovuti agli impatti delle meteoriti, che, per lassenza di
atmosfera, risultano particolarmente violenti.Spesso i crateri sono circondati dal materiale roccioso
sollevato dallurto. Gli impatti meteorici sono lunico agente modificatore attuale della superficie
lunare, morta ad ogni altro avvenimento geologico.La ridotta gravit lunare non riesce a trattenere i
gas e quindi la Luna, come gi detto, priva di atmosfera (e di acqua).A causa di ci sulla
superficie lunare manca qualsiasi forma di modellamento (ad esclusione degli impatti meteorici). Il
cielo lunare inoltre nero, non vi sono albe o tramonti e lescursione termica fortissima.
La crosta delle terre alte formata da anortosite,
roccia intrusiva ricchissima in plagioclasi, rara
sulla Terra; i mari sono invece riempiti di detriti
ed effusioni basaltiche. Il mantello sottostante, di
natura silicatica, sarebbe diviso in unaparte
superficiale rigida (simile al mantello litosferico
terrestre) ed in una pi profonda plastica (simile
allastenosfera terrestre). Al centro abbiamo
infine il nucleo metallico.
Teorie sulla formazione della Luna:
Teoria della fissione:La Luna si formata
per separazione con la terra. Quando sulla
Terra, ancora allo stato fuso, i materiali
pesanti migrarono verso il nucleo, la
conservazione del momento angolare determin un aumento della velocit di rotazione.
Dalle zone equatoriali, a maggior velocit lineare, si sarebbe staccata una grossa goccia di
materiale fluido terrestre, che avrebbe iniziato ad orbitare intorno alla Terra. Ci
spiegherebbe la minor densit della Luna rispetto alla Terra. Infatti dalla Terra si sarebbero
separati gli strati pi esterni, dove la differenziazione gravitativa avrebbe collocato i
materiali pi leggeri.Lipotesi implicherebbe tuttavia che il piano di rivoluzione lunare coincidesse con quello della rotazione terrestre, cosa che per non avviene.
Teoria della cattura: La Luna era un corpo in movimento nel sistema solare che, transitando
vicino alla Terra, venne catturato dal suo campo gravitazionale e si mise a ruotare intorno
ad essa.La teoria spiegherebbe le differenze nella composizione litologica delIl meccanismo
di cattura sembra per piuttosto improbabile.Infatti, per consentire il perfetto aggancio,
lavvicinamento sarebbe dovuto avvenire con una velocit precisa e solo fino ad una
particolare distanza tra Luna e Terra.
Teoria dellaccrescimento: La Luna si sarebbe formata per aggregazione di materiali un
tempo in orbita intorno alla Terra.Le analisi chimiche attesterebbero infatti che i materiali di
cui formata la Luna si sarebbero formati nella stessa regione del sistema solare in cui si
aggreg la Terra.Il meccanismo di formazione della Luna sarebbe quindi analogo a quello
col quale si sono formati tutti i pianeti del sistema solare.
Le maree:
La marea consiste nel ritmico elevarsi (flusso) ed abbassarsi (riflusso) del livello marino, provocato
dallazione gravitazionale della Luna e del Sole; lazione del Sole per meno della met di quella
della Luna. La parte di Terra rivolta verso la Luna
subisce la massima attrazione gravitazionale, mentre
sulla parte opposto lattrazione lunare minima. Il
sistema Terra Luna soggetto per anche alla
forza centrifuga legata alla rivoluzione che compie
attorno al proprio centro di massa. Tale forza
massima nei punti della Terra sul lato opposto alla
Luna. Sullemisfero affacciato alla Luna la risultante
delle due forze diretta verso la Luna, mentre

sullaltro emisfero la risultante ha verso opposto. Si formano cos due rigonfiamenti (alte maree),
uno sulla faccia terrestre rivolta alla Luna e laltro sulla faccia opposta. Nelle zone intermedia
lacqua invece si abbassa (basse maree), perch richiamata verso i rigonfiamenti. A causa della
rotazione terrestre, in 24 ore una stessa localit passa due volte dalle zone di rigonfiamento e due
volte dalle zone di abbassamento. Anche il Sole provoca due maree, la cui escursione un po
meno della met di quelle lunari. I due gruppi di maree non sono sincroni: quelle solari si ripetono
infatti ogni 24h, mentre quelle lunari si ripetono ogni 24h e 50 (giorno lunare). In 24h la Luna
percorre infatti oltre 12 della propria rivoluzione, angolo che la rotazione terrestre copre appunto in
circa 50. Nelle sizigie le forze gravitazionali di Sole e Luna si sommano, generando le massime
escursioni di marea (maree sizigiali). Le maree di quadratura generano invece escursioni di marea
minori del livello marino. Lentit dellescursione (o ampiezza) di marea non dipende per solo da
motivi di natura astronomica. I dislivelli di marea dipendono infatti anche dalla distribuzione delle
terre e dei mari, dalla profondit e dallestensione degli stessi nonch dalla forma della linea di
costa. Lescursioni sono deboli in pieno oceano e nei mari chiusi, mentre aumentano verso le coste
oceaniche, assumendo particolare sviluppo lungo estuari e golfi stretti e lunghi, dove posso superare
anche 15 metri.
FASI LUNARI ED ECLISSI
La luna illuminata in ogni istante a met dai raggi solari.
Vi sono 4 fasi lunari:
1fase: NOVILUNIO dove la terra,la luna e il sole sono allineati( la luna ,si dice in
congiunzione )
2fase:FASE DI QUADRATURA,il primo quarto di luna
3fase:FASE DI PLENILUNIO,la luna piena
4fase:LUNA CALANTE,
Lintervallo fra due fasi uguali si chiama MESE SINODICO ed uguale a 29 giorni,14ore e 44
minuti.
Esistono 2 eclissi (leclissi avviene con lallineamento di sole.luna e terra
Sole
Luna
Leclisse di luna avviene quando la luna in plenilunio ed oscurata dallombra della terra
Leclisse di sole quando la luna in novilunio e scherma i raggi solari.
Lelissi di sole pu essere parziale o totale
I minerali

I minerali
I materiali della Terra solida
La superficie solida della Terra composta da rocce. Quando le osserviamo da vicino, scopriamo
che queste sono costituite da componenti pi piccoli, i minerali. Le caratteristiche dei minerali
derivano dalla natura e dalla disposizione nello spazio degli atomi che li costituiscono. Studiando la
struttura dei solidi a livello essi sono divisibili in due grandi gruppi, quello dei solidi amorfi e
quello dei solidi cristallini.
Solidi amorfi
Nei solidi amorfi gli atomi e le molecole, pur rimanendo fissi al loro posto, sono disposti in modo
caotico, per cui non possibile riconoscere alcun ordine nella loro distribuzione nello spazio.
Un tipico solido amorfo il vetro, che si forma in seguito alla rapida solidificazione di materiali
silicatici fusi. Se la solidificazione del vetro fosse avvenuta molto lentamente gli atomi si sarebbero
distribuiti nello spazio in modo regolare. Invece la solidificazione rapida ha come bloccato gli

atomi nella posizione casuale che avevano nel momento della solidificazione, per cui il vetro, pur
comportandosi tecnicamente come un solido, mantiene la stessa struttura disordinata che aveva
allo stato liquido.
La struttura amorfa del vetro per instabile. Infatti dopo milioni di anni, usando le quantit
relativamente modeste di energia presenti nell' ambiente, gli atomi cambiano la loro posizione fino
a raggiungere la struttura ordinata e stabile caratteristica dei cristalli. quanto successo ad alcune
rocce derivate da antiche effusioni di lava, in cui il rapido raffreddamento aveva prodotto pasta
vetrosa di fondo che ha ormai assunto una struttura microcristallina.
Solidi cristallini
I materiali che costituiscono la Terra solida sono in buona parte solidi cristallini. Gli atomi che li
costituiscono sono disposti nello spazio in modo perfettamente ordinato, tanto che in molti casi la
loro forma esterna una manifestazione di questa regolarit della struttura a livello atomico.
Vi un modo per provare se un certo materiale ha una struttura cristallina oppure una struttura
amorfa. Misurare la temperatura di fusione del solido: se la temperatura di fusione corrisponde a un
valore ben definito (detto punto di fusione) allora un materiale con struttura cristallina.
I solidi amorfi, invece, non hanno un punto di fusione definito.
CRISTALLI, MINERALI, ROCCE
Difficilmente un corpo roccioso costituito da un unico tipo di materiale e tanto meno formato da
un unico cristallo. Nella maggior parte dei casi i singoli cristalli sono di piccole dimensioni (da 1 a
3 mm).
Cristalli
Un cristallo definibile come un solido poliedrico regolare, dove per poliedro si intende una
forma geometrica delimitata da superfici piane a contatto tra loro per mezzo di spigoli e vertici.
In molti casi non facile riconoscere la regolarit della forma in un cristallo, perch le dimensioni
relative delle facce sono deformate rispetto a quelle del poliedro corrispondente. La regolarit
della forma tipica di un determinato cristallo descritta dalla legge di Stenone (1669) o legge della
costanza dell'angolo diedro. Essa afferma che i cristalli mantengono costanti gli angoli diedri
compresi tra le facce omologhe. Crescita dei cristalli: si formano per deposizione di nuovi atomi
attorno a un nucleo di cristallizzazione che ha la forma tipica del cristallo. I nuovi atomi che si
aggiungono si dispongono riproducendo la struttura sottostante, ma la velocit di crescita del
cristallo pu essere diversa nelle varie direzioni. Solitamente ogni faccia aumenta con la sua
velocit e, quanto maggiore questa velocit, tanto pi estesa sar la faccia del cristallo definitivo.
Minerali
I cristalli con abito cristallino tipico sono piuttosto rari, ma forse ancora pi raro trovare cristalli
puri come composizione chimica e perfetti a livello della disposizione degli atomi nel loro
interno.
Il motivo ancora nelle modalit di cristallizzazione. Tutto questo discorso porta a dire che
estremamente improbabile trovare cristalli che realizzino in pieno il modello della struttura
cristallina. In natura esistono perci i minerali che qualche volta si avvicinano molto al cristallo
puro previsto dal modello teorico, ma che di solito se ne discostano in misura pi o meno elevata.
La definizione pi comune di minerale: sostanza naturale che ha composizione chimica definita ed
omogenea per le sue caratteristiche fisiche; si trova in giacimenti pi o meno grandi. Il termine
definita, relativo alla composizione chimica, vuole sottolineare che questa perfettamente
costante, ma nemmeno variabile da non poter essere descritta mediante una formula. Anche il
termine omogenea, relativo alle caratteristiche fisiche dei minerali, indica che questi hanno
caratteristiche leggermente variabili rispetto a quelle teoriche di un cristallo perfetto.
Rocce
Tutti i corpi che troviamo sulla superfcie terrestre e l'intera Terra solida sono costituiti da rocce o
da derivati dalla loro frammentazione.

Le rocce sono grandi ammassi di materiale costituiti da aggregati di minerali in proporzioni


abbastanza costanti.. Il termine roccia si usa sia per corpi compatti (roccia coerente), come un
basalto derivato dalla solidificazione di una colata lavica, sia per ammassi non compatti (roccia
incoerente), come una ghiaia. Raramente una roccia composta da un solo tipo di minerale (roccia
monomineralogica). Di solito le rocce sono plurimineralogiche, sono cio costituite da un
aggregato di minerali diversi mescolati in un rapporto abbastanza costante che permette di
classificarle.
La struttura cristallina
Per determinare sperimentalmente la natura di un qualsiasi materiale occorre farne l'analisi chimica
e studiarne la struttura.
Quando per il materiale un cristallo sufficiente lo studio della sua forma per conoscerne con
certa affidabilit la natura. Le forme reali dei cristalli difficilmente corrispondono a quelle teoriche.
Pertanto per classificare i cristalli si individua l'abito cristallino tipico facendo uso della legge di
Stenone. Si misurano pertanto i valori degli angoli diedri tra le facce del cristallo e da questo valore
si risale alla forma poliedrica dell'abito cristallino tipico.
Le forme cristalline
La classificazione delle forme macroscopiche dei minerali ottenuta mediante un sistema di assi
cartesiani scelto in modo opportuno. Questo schema prevede la suddivisione delle forme cristalline
in tre gruppi monometrico, dimetrico e trimetrico. Il gruppo monometrico comprende tutti i cristalli
in cui le distanze di facce, spigoli e vertici rispetto all'origine dei tre assi cartesiani sono descrivibili
con un solo parametro. Per i cristalli dimetrici occorrono due parametri e per i trimetrici ne
occorrono tre. I gruppi a loro volta sono divisi in sistemi (in totale sette) in base all'angolo che i tre
assi cartesiani formano tra loro. Tutti gli abiti cristallini tipici sono catalogabili in base a questo
schema.
La struttura dei cristalli
Per descrivere la struttura di un cristallo si utilizza il concetto di cella cristallina elementare. Essa
il pi piccolo gruppo di atomi, costituenti il cristallo disposti ordinatamente e pu essere
considerato l'unit costitutiva del reticolo cristallino. Un cristallo pu essere cos pensato come il
ripetersi regolare della cella elementare nelle tre direzioni dello spazio. Va tenuto presente che la
cella elementare non si ripete fisicamente, si ripete invece la sua struttura.
Il reticolo cristallino
La disposizione degli atomi nei reticoli cristallini determinata in gran parte da due caratteristiche:
le dimensioni degli atomi e il loro numero di ossidazione. Gli atomi che costituiscono un cristallo di
solito sono allo stato di ioni, hanno cio elettroni in pi o in meno rispetto allo stato neutro. Per
quanto riguarda il numero di ossidazione esprimendoci con una certa approssimazione possiamo
dire che corrisponde al numero delle cariche elettriche di cui ogni atomo dispone per legarsi agli
atomi vicini. In conclusione ogni atomo presente in un cristallo pu essere pensato come una "sfera"
di una certa dimensione, in possesso di cariche elettriche che devono essere neutralizzate dagli
atomi vicini. Nel reticolo cristallino gli atomi tendono a "impacchettarsi" nel modo pi compatto
possibile pareggiando le cariche elettriche che possiedono. Quando vi una grande differenza di
dimensioni tra gli ioni positivi e negativi, viene favorita una disposizione triangolare in cui lo ione
piccolo circondato e nascosto da tre ioni di grosse dimensioni. Quando la differenza tra le
dimensioni degli ioni che formano i legami si riduce, quello pi piccolo riesce a legare un numero
progressivamente maggiore (4, 6, 8) di ioni grandi e, quando gli ioni hanno circa la stessa
dimensione, si raggiunge la struttura pi compatta possibile con uno positivo circondato da 12 ioni
negativi.
La vicarianza
Quanto abbiamo detto circa i reticoli cristallini permette di spiegare un fenomeno che si verifica in
minerali molto importanti in natura, come per esempio le olivine e i plagioclasi. Si tratta della

vicarianza per cui, nel reticolo cristallino di un certo minerale, atomi diversi si possono sostituire
l'uno all'altro, basta che abbiano circa lo stesso volume ionico e che la referenza di carica non
generi alterazioni nell'equilibrio elettrico del cristallo. (es. olivine e plagioclasi)
Lisomorfismo
Fenomeno dell'isomorfismo, la cui spiegazione va cercata nella vicarianza. Col termine di
isomorfismo si intende il fatto che minerali di composizione chimica diversa non solo presentano la
stessa forma cristallina, ma possono anche dare origine a cristalli "misti", la cui composizione
chimica pu oscillare ampiamente tra due estremi costituiti da cristalli puri. (es. olivine e
plagioclasi)
La classificazione dei minerali
La crosta terrestre costituita da minerali. Se ne conoscono pi di 2000 tipi differenti, alcuni
abbondanti, altri molto rari.
Circa l'80% della crosta terrestre costituito da O, Si e Al ed quindi comprensibile che buona
parte dei minerali della crosta siano dei silicati. Di conseguenza lo studio dei minerali che
costituiscono le rocce della crosta terrestre si riduce fondamentalmente allo studio dei silicati, con
l'importante eccezione dei calcari e delle dolomie. I minerali non silicati invece hanno grande
rilevanza come fonte di materie prime per ottenere metalli. La classificazione dei minerali non tiene
conto della struttura cristallina, ma viene effettuata in base alla composizione chimica. I minerali
vengono divisi in due grandi gruppi: quello dei silicati che il pi omogeneo e anche il pi
numeroso e quello dei non silicati che, per quanto riguarda la composizione chimica, risulta pi
vario.
I minerali non silicati
Si dividono in:
- Elementi nativi;
- Aloidi;
- Ossidi e idrossidi;
- Carbonati, solfati e fosfati.
I Silicati
Questi minerali formano un gruppo chimicamente molto omogeneo, con una struttura cristallina in
cui riconoscibile una radice comune. Formano pi del 90% delle rocce della crosta terrestre ed
quindi comprensibile come il loro studio sia fondamentale per le Scienze della Terra.
L'unit strutturale presente nei reticoli cristallini di tutti i silicati il tetraedro [SiO4]4-, costituito da
un atomo di silicio circondato da 4 atomi di ossigeno. Questo gruppo di atomi assume la forma di
un tetraedro regolare, cio una piramide a base triangolare in cui le 4 facce sono triangoli equilateri.
Il silicio occupa il centro geometrico del tetraedro, mentre gli ossigeni occupano i 4 vertici.
Quando i tetraedri [SiO4]4- si uniscono a formare i silicati non si creano legami diretti Si-Si, ma
soltanto legami Si-O-Si. In altri termini la posizione del vertice in comune a due tetraedri sempre
occupata da un ossigeno.
Spesso i tetraedri sono collegati tra loro tramite i vertici a formare lunghe file o superfici piane
oppure strutture compatte estese nelle tre direzioni dello spazio.
Il modo in cui sono disposti i tetraedri nel reticolo cristallino serve da criterio di classificazione dei
silicati.
Nesosillicati
Sono i silicati a struttura pi semplice con tetraedri [SiO4]4- isolati (nesosilicati: dal greco nesos =
isola), tenuti assieme da ioni metallici che fanno da ponte tra gli ossigeni dei tetraedri vicini. Vi
appartengono, oltre al topazio e allo zircone, le olivine e la famiglia dei granati.

Sorosilicati
La loro struttura base costituita da tetraedri (di solito 6) uniti tra loro per i vertici a formare un
gruppo chiuso ad anello (sorosilicati: dal greco soros = gruppo). Ogni gruppo di tetraedri poi
collegato con gli altri attraverso gli ioni metallici.
Oltre al berillo appartengono ai sorosilicati le tormaline.
Inosilicati
In questi silicati i tetraedri [SiO4]4- sono uniti tra loro a formare delle catene, lunghe praticamente
quanto il cristallo, che possono essere singole o doppie (inosilicati: dal greco inos = catena).
Agli inosilicati appartengono i pirosseni egli anfiboli. Questi minerali sono costituenti essenziali di
buona parte delle rocce ignee e di quelle metamorfiche.
I pirosseni sono gli inosilicati con i tetraedri disposti a formare lunghe catene singole.
Negli anfiboli, invece, i tetraedri [SiO4]4- sono disposti a formare lunghe catene doppie.
Fillosilicati
In questi silicati i tetraedri [SiO4]4- sono uniti in modo da formare uno strato piano di tetraedri
(fillosilicati: dal greco fillon = foglia). A livello di struttura cristallina, nei fillosilicati ciascuno dei
tetraedri collegato tramite 3 dei suoi atomi di ossigeno ai 3 tetraedri vicini in una struttura
esagonale. Il 4 ossigeno sporge perpendicolarmente sempre dalla stessa parte rispetto al piano dei
tetraedri. Ogni strato cos formato collegato ai due strati che gli stanno sopra e sotto attraverso gli
ioni metallici, dando origine a una struttura che pu essere paragonata a un sandwich.
A livello macroscopico, i fillosilicati si presentano di solito in forme cristalline piatte facilmente
sfaldabili in lamine. Tra i fillosilicati ricordare talco, miche e minerali delle argille.
Tectosilicati
Si pu avere la forma pi compatta possibile, in cui i tetraedri [SiO4]4- sono uniti tra loro per i 4
vertici, in modo che ogni ossigeno sia comune a tetraedri (tectosilicati: dal greco tectonich =
architettura). Il rapporto tra il numero di Si e di O diventa cos 1:2 e si ha il quarzo, la cui formula
Si02.
Negli altri tectosilicati, in alcuni tetraedri l'atomo di silicio posto al centro di un tetraedro viene
sostituito da un atomo di alluminio che ha solo 3 elettroni di legame per cui la carica negativa in pi
di questi tetraedri richiede l'inserimento nel reticolo cristallino di ioni metallici capaci di neutralizzarla con la loro carica positiva.
Gli ioni metallici che pi frequentemente trovano posto nei tectosilicati sono Na+, K+ e Ca2+.
Quarzo: Il quarzo (Si02) il minerale pi abbondante della crosta terrestre. Quando ben
cristallizzato assume l'aspetto di cristalli prismatici terminanti con una piramide. I cristalli di quarzo
sono abitualmente incolori e trasparenti, con lucentezza vitrea.
Feldspati:
- Ortoclasio: detto anche feldspato potassico;
- Plagioclasi: serie isomorfa di feldspati sodico-calcici.
Feldspatoidi: caratteristici delle rocce effusive.
PROCESSO MAGMATICO E ROCCE IGNEE:
-IL PROCESSO MAGATICO:
Le rocce che derivano dal raffreddamento del magma fuso, sono dette IGNEE, MAGMATICHE o
ERUTTIVE.
Il PROCESSO MAGMATICO, responsabile della formazione della crosta terrestre, ancora attivo
tutt'oggi, rappresenta l'insieme di quei fenomeni che per raffreddamento e solidificazione di un
originaria massa fusa ad alta temperatura, detta MAGMA formano le rocce ignee.

Le ROCCE IGNEE( ignis =fuoco), dette che magmatiche o eruttive si formano per raffreddamento
di magma incandescente, caratterizzato da temperature comprese tra 650 e 1300C.
Le rocce ignee costituiscono circa l'80% della crosta terrestre e possono essere distinte in due grosse
categorie:
1) ROCCE VULCANICHE o anche ROCCE EFFUSIVE, sono generate dalla solidificazione di un
magma che trabocca sulla superficie terrestre.
2) ROCCE PLUTONICHE o anche ROCCE INFUSIVE sono originate dalla solidificazione per
lento raffreddamento di un magma che ristagna all'interno della crosta.
A condizioni intermedie, cio a piccola profondit si originano le rocce subvulcaniche.
L'incremento della temperatura con la profondit il GRADIENTE GEOTERMICO (30C\Km );
l'incremento della pressione con la profondit detto GRADIENTE GEOBARICO.
Il processo magmatico caratterizzato da temperature sempre elevate e da pressioni che variano da
quelle in ambiente subaereo(rocce vulcaniche), a pressioni medio-basse(rocce subvulcaniche) fino a
elevate(rocce plutoniche).
-IL MAGMA:
Il magma un sistema chimico-fisico complesso costituito da una fase liquida prevalente, il fuso, da
una o pi fasi solide minerali ed eventualmente da una fase gassosa.
Si presenta generalmente come un liquido incandescente caratterizzato da temperature variabili tra
630 e 1300C.
La composizione sempre silicata e pu avere una notevole variabilit.
Prima della completa solidificazione il magma passa attraverso uno stato semiliquido.
Il magma che trabocca sulla superficie terrestre e viene a diretto contatto con l'acqua o l'aria detto
LAVA.
Siccome la lava si raffredda velocemente, perdendo i gas disciolti, presenta caratteristiche diverse
dal magma da cui deriva; durante la risalita lo stesso magma subisce vari cambiamenti sia fisici che
chimici.
Le temperature a cui fondono i vari minerali silicati dipendono da molti fattori; ogni minerale ha il
suo punto di fusione alla pressione esistente sulla superficie terrestre.
Un aumento di pressione pu far aumentare la temperatura di fusione dei minerali e di conseguenza
anche delle rocce in cui sono contenuti.
I magmi ricchi di acqua possono avvicinarsi molto di pi alla superficie terrestre prima di
solidificare, hanno pi probabilit di traboccare sotto forma di lava.
L'acqua presente nel magma sotto forma di gas in soluzione e costituisce circa il 90% in volume
di gas disciolti.
L'acqua e gli altri gas presenti nel magma vengono indicati collettivamente con il nome di
VOLATILI.
I volatili sono elementi o composti che rimangono allo stato liquido o gassoso a temperature molto
inferiori a quelle dei minerali silicati, perci vengono separati dalla restante massa magmatica, man
mano che la temperatura scende e che i minerali silicatici mineralizzano.
L'emissione dei volatili dal magma che trabocca in superficie chiamata DEGASSAZIONE.
Altri importanti caratteri fisici sono la DENSITA' e LA VISCOSITA'.
-La DENSITA' dei magmi dipende dalla composizione chimica e dalle condizioni di temperatura e
pressione a cui si trovano.
-La VISCOSOTA' la resistenza a fluire, varia in funzione della composizione chimica essendo
influenzata dal grado di polimerizzazione del liquido silicatico e quindi dal suo contenuto in silice: i
magmi acidi, sono molto pi viscosi di quelli basici.
-GENESI DEI MAGMI:

Sono detti SOLIDUS i valori limite di temperatura e pressione in un qualsiasi punto della crosta o
del mantello, a cui inizia la fusione del primo minerale di una roccia.
L a fusione parziale pu verificarsi a causa dei seguenti processi:
1) AMENTO DELLA TEMPERATURA, a causa di un locale innalzamento del gradiente
geotermico.
2) ABBASSAMENTO DEL SOLIDUS, cio dei limiti critici di P e T a causa dell'introduzione di
elementi fondamentali come per esempio l'acqua.
3) DECOMPRESSIONE ADIABATICA, cio la diminuzione della pressione senza perdita di
calore.
La maggior parte dei magmi che si formano in natura ha la composizione basica e prende il nome di
MAGMI PRIMARI.
I MAGMI PRIMARI derivano da processi di fusione parziale(non oltre il 30%) di rocce del
mantello superiore, le cosiddette peridotiti.
Una minoranza di magmi, di composizione acida prende il nome di MAGMI ANATETTICI, si
generano per fusione parziale di rocce della crosta, per via di un processo chiamato anatessi crostale
che si verifica dove le placche litosferiche si avvicinano l'una all'altra, in corrispondenza dei loro
limiti convergenti.
In queste situazioni geologiche, le condizioni per il superamento del solidus possono essere
raggiunte a causa dell'aumento del gradiente geotermico regionale.
-Tra e rocce felsiche sono dominanti quelle intrusive, mentre tra quelle mafiche sono dominanti
quelle effusive.
Con il termine ANATESSI (dal greco fusione) si designa il processo di fusione parziale di rocce
crostali a causa dell'aumento del gradiente geotermico locale o per l'azione dei gas e dei fluidi ad
alta temperatura in risalita da parti pi profonde della crosta.
-CRISTALLIZZAZIONE MAGMATICA E DIFFERENZIAZIONE:
I magmi basici, che si generano per fusione parziale del mantello, tendono poi a riunirsi in masse di
dimensioni sempre maggiori e a risalire verso la superficie terrestre.
Questa tendenza legata alla minore densit dei fusi magmatici rispetto alle rocce circostanti.
L'effetto principale della risalita dei magmi verso zone superficiali via via pi fredde il loro
progressivo raffreddamento, il che comporta l'inizio della CRISTALLIZAZIONE, cio il processo
di trasformazione da liquido a solido.
Una successione ordinata di cambiamenti nella cristallizzazione magmatica detta SERIE DI
REAZIONE.
La reazione pu verificarsi in due modi diversi.
Possiamo avere:-Una REAZIONE CONTINUA quando il minerale formatosi per primo cambia
gradualmente di composizione mediante sostituzione di ioni.
-Una REAZIONE DISCONTINUA quando la cristallizzazione procede da una specie minerale
all'altra con cambiamento di struttura crstallina ed tipica dei minerali mafici.
La serie di reazioni sopradescritte detta SERIE DI BOWEN.
La serie di Bowen prevede che i minerali cristallizzano per progressiva diminuzione di temperatura.
In molti casi i minerali gi cristallizzati vengono separati dalla restante massa fusa mediante il
processo di CRISTALLIZZAZIONE FRAZIONATA.
I cristalli formati per primi possono:-decantare verso il basso;
-rimanere intrappolati in basso mentre il magma migra in alto.
-LE ROCCE IGNEE:
Le rocce ignee possono essere suddivise in plutoniche(intrusive) e vulcaniche(effusive).

L'attribuzione basata essenzialmente sul grado di cristallinit e sulla dimensione dei cristalli
presenti, due propriet che vengono chiamate TESSITURA.
-Le rocce intrusive, sono quindi completamente cristalline, hanno una grana pi grossolana (si parla
anche di rocce fanelitiche.)
-Le rocce effusive hanno una grana fine(a volte sembrano vetro), data dalla velocit di
raffreddamento.
Vi possono comunque essere cristalli isolati di maggiori dimensioni distinguibili a occhio nudo, i
FENOCRISTALLI, formati in precedenza, all'interno del serbatoio magmatico.
Questa tessitura dei cristalli in cui quelli grossi flottano in una massa di fondo molto pi fine detta
PORIFICA.
A seconda dei minerali che contengono, le rocce ignee possono risultare chiare o scure.
Le rocce chiare sono dette FELSICHE, quelle scure MAFICHE.
In base alla quantit di silice tra il 40 e il 70 %, le rocce ignee vengono distinte in:
-Acide (SiO2 >66%)
-Intermedie(SiO2 compresa tra 66 e 56%)
-Basiche(SiO2 tra 52 e 45%)
-Ultra basiche(SiO2 < 45%)
-LE SERIE MAGMATICHE:
Le rocce magmatiche presenti sulla Terra sono geneticamente legate e accomunate da caratteri di
parentela che definiscono le serie magmatiche.
Una SERIE MAGMATICA un insieme di rocce ignee diverse, ma unite tra loro dall'origine
comune e dal rapporto silice/alcali.
Il parametro chimico utilizzato il grado di alcalinit(misurato come abbondanza degli alcali).
1) SERIE SUBALCALINA: quella pi comune.
2) SERIE ALCALINE: divisibile in due sub-serie rispettivamente a carattere potassico e sodico.
3) SERIE IPERALCALINA: costituita da rocce ricche di feldspatoidi e povere di silice.
-LE ROCCE IGNEE NEL SOTTOSUOLO:
Sappiamo molto dei vulcani e dei processi effusivi, ma i fenomeni plutonici sono al di fuori della
nostra portata, la loro esistenza ci fornita dallo studio delle rocce plutoniche.
I corpi magmatici che si sono consolidati nel sottosuolo sono detti PLUTONI.
Esistono vari tipi di plutoni: batoliti, ammassi, filone strato, dicchi e laccolite.
I BATOLITI sono plutoni maggiori e si estendono per centinaia di migliaia di chilometri quadrati.
Nel caso di dimensioni minori si chiamano AMMASSI.
I batoliti, costituiti da rocce feldspatiche formano l'ossatura dei continenti e si trovano nel cuore
delle grandi catene montuose.
L'anatessi un fenomeno di enorme rilevanza che spiega la grande abbondanza delle rocce
granitiche.
Tutto ci che indica che i batoliti si formarono in situ per progressiva granitizzazione delle rocce
circostanti a seguito del processo di anatessi.
I FILONI STRATO sono corpi concordanti di forma tabulare e spessore da qualche centimetro a
centinaia di metri.
Si distinguono a una normale colata per due elementi:
1) La maggior DIMENSIONE dei cristalli;
2) Gli effetti TERMICI quali cottura o dissoluzioni.

Anche i LACCOLITI si formano per iniezione di magma lungo i piani di stratificazione delle rocce,
ma invece di essere tabulari sono convessi verso l'alto, essi INARCANO LE ROCCE
SOVRASTANTI.
I corpi discordanti, detti DICCHI o filoni sono tabulari e tagliano secondo vari angoli la
stratificazione delle rocce incassanti. I dicchi si intrudono lungo fessure aperte dalla pressione
dell'iniezione magmatica o nelle fratture che si formano in zone di sprofondamento.
PLUTONI E VULCANI
Il magma destinato a solidificare in modo differente secondo la profondit cui avviene il processo.
La solidificazione del magma in profondit un fenomeno piuttosto lento.
Possiamo avere un riscontro diretto di questi eventi profondi solo dopo molti anni quando lo strato
roccioso sovrastante il materiale solidificato in superficie, viene eroso dagli agenti atmosferici.
Allinterno della crosta terrestre, oltre i 10km non sono presenti cavit quindi il magma in risalita
costretto a SFRUTTARE FRATTURE ALLARGANDOLE, INGLOBANDO LA ROCCIA
SOVRASTANTE E FONDENDO LE ROCCE INCASSANTI, i corpi magmatici consolidatisi
allinterno della crosta sono detti PLUTONI.
I plutoni di maggiore dimensioni vengono chiamati BATOLITI hanno una composizione
prevalentemente ACIDA possono occupare centinaia di km quadrati a formare il nucleo di catene
montuose (lasse delle cordigliere del continente americano sulla costa pacifica).
I batoliti sono COSTITUITI DA ROCCE GRANITICHE non giustificabile con la modesta quantit
di fuso residuo della cristallizzazione frazionata, il processo principale di formazione potrebbe
essere il fenomeno di ANATESSI con successiva solidificazione di masse granitiche: la viscosit
del magma anatettico non ne permetterebbe la risalita perci esso solidificher nello stesso luogo in
cui si formato, formando lossatura della catena montuosa.
I plutoni di dimensioni ridotte vengono chiamati AMMASSI.
I plutoni possono anche avere composizione BASICA, se formati dai primi minerali a solidificare
(femici come lolivina e i pirosseni) accumulatisi alla base del complesso magmatico stratificato per
gravit secondo cristallizzazione frazionata.
I plutoni basici non sono molto estesi ma importanti perch al loro interno si possono trovare
concentrazioni di nichel, cobalto, cromo e platino come per il pi importante plutone basico,
maggior giacimento di platino al mondo, quello sudafricano del BUSHVELD.
Plutoni-- CORPI IPOABISSALI

Alcuni corpi plutonici di dimensioni modeste possono arrivare a solidificare in prossimit della
superficie: l INIEZIONE di questi corpi pu essere CONCORDANTE (parallela) o
DISCORDANTE (perpendicolare) rispetto alla stratificazione delle rocce in cui si introducono.
I FILONI STRATO sono corpi concordanti inseriti tra strati di rocce sedimentarie con spessore
variabile (10cm10m) hanno una composizione basica e vengono alimentati dalla stessa fonte che
provoca le eruzioni.
I LACCOLITI sono dei filoni concordanti che inarcano gli strati sovrastanti creando una forma
convessa verso lalto ( Colli Euganei).
I DICCHI sono corpi discordanti che tagliano trasversalmente gli strati della roccia incassante
utilizzando come via di fuga numerose fratture che accompagnano la risalita del magma.
I VULCANI

Il magma in risalita allinterno della crosta terrestre forma strutture come gocce con la radice rivolta
verso il basso, sono dette DIAPIRI, si introducono nella crosta sfruttando fratture gi esistenti o
inglobando blocchi sovrastanti.
PROVOCANO TREMORI cio terremoti associati al movimento dei magmi allinterno della crosta
terrestre.
Se molti DIAPIRI SI UNISCONO occupando uno spazio pi o meno ampio, questo spazio verr
chiamato CAMERA MAGMATICA la cui profondit pu variare dai 2 ai 10km.
Nelle zone geologicamente attive la camera viene continuamente alimentata ed COLLEGATA
AD UN CAMINO VULCANICO che rappresenta una via di fuga del magma quando la pressione
dei gas aumenta fino a provocare eruzioni vulcaniche.
Il magma arriva in superficie fuoriuscendo da fratture oppure da una struttura localizzata detta
CRATERE.
Il magma che fluisce in superficie prende il nome di LAVA.
I gas disciolti nel magma (bi- e ossido di carbonio, acido cloridrico, solfidrico, anidride solforica e
solforosa, metano, ammoniaca ma soprattutto il VAPORE ACQUEO) si concentrano nella parte
superiore della camera magmatica se la pressione litostatica diminuisce e questi passano alla fase
gassosa.
Le rocce precedentemente consolidatesi formano una specie di tappo che impedisce luscita dei gas:
se la pressione dei gas supera quella esercitata dalle rocce sovrastanti, le rocce vengono
frantumate e si abbassa ulteriormente la pressione della camera magmatica in cui si formano
grosse BOLLE che si espandono verso lalto portando con s anche il magma.
Fino a quando la camera magmatica viene alimentata dal basso i vulcani sono attivi, le eruzioni
sono perci fenomeni ciclici.
Una volta esaurita la forza dei gas, il materiale rimasto allinterno del camino si consolida formando
un altro tappo.
MODALITA DI ERUZIONE:esplosiva, effusiva, eruzioni centrali.
ATTIVITA VULCANICA ESPLOSIVA
Quella caratterizzata da MAGMA VISCOSO, ACIDO con la fuoriuscita violenta delle bolle di gas.
Il magma viene ridotto a brandelli nella fuoriuscita e, unendosi, ai frammenti delle rocce
preesistenti, forma il vulcano.
I frammenti generati dalle eruzioni vulcaniche vengono chiamati PIROCLASTI :
I pi piccoli, le CENERI, possono essere trasportate dai venti per anni e disperdersi
omogeneamente abbassando la temperatura media del pianeta riflettendo anche solo una piccola
parte dellenergia solare.
Medi sono i LAPILLI che cadono molto lontano dal cratere.
I pi grossi le BOMBE cadono in prossimit del centro demissione seguendo una traiettoria
balistica data dalla gravit.

Meccanismi di caduta dei piroclasti:


CADUTA GRAVITATIVA
I lapilli cadono a grandi distanze dal centro di emissione , le bombe in prossimit e le ceneri ad
enormi distanze, con traiettoria balistica poi si consolideranno dando origine a CINERITI, TUFI,

BRECCE VULCANICE oppure, se si mescolano con i sedimenti di origine differente, in mare a


TUFITI.
FLUSSO PIROCLASTICO
I flussi piroclastici sono caratterizzati dal movimento verso valle di materiale piroclastico tenuto in
sospensione da gas ad alte temperature:
NUBI ARDENDTI = nubi con densit e temperatura elevate in grado di percorrere grandi distanze
mantenendo alta la temperatura dei piroclasti, i frammenti poi si saldano a caldo per dare origine
alle ignibriti. I volumi di magma coinvolti sono molto grandi e i depositi tendono a colmare le
depressioni del terreno.
Se sul vulcano interessato da flusso piroclastico ci sono GHIACCIAI O LAGHI si genereranno vere
e proprie COLATE DI FANGO BOLLENTE dette LAHAR che trasporter con s molti detriti.
ONDATE BASALI
Flussi di gas e materiale piroclastico con bassa densit ma elevate temperature, molto veloci e dal
flusso turbolento.
Osservate per la prima volta nel 1946 in seguito all esplosione nucleare di Bikini.
Sono CORRENTI CHE SI MUOVONO RADIALMENTE AD ANELLO RASOTERRA
RISPETTO AD UNA COLONNA ESPLOSIVA IL CUI PESO SCHIACCIA VERSO IL BASSO
IL MATERIALE NUOVO CHE STA FUORIUSCENDO.
Fenomeni d ondata basale si generano quando il magma viene a contatto con lacqua circolante nel
sottosuolo, che evapora istantaneamente provocando unesplosione detta eruzione FREATO
MAGMATICA che pu distruggere il vulcano stesso.
Uneruzione di questo tipo fu quella del 79 d.C. del Vesuvio che distrusse Ercolano e Pompei.

ATTIVITA VULCANICA EFFUSIVA


Il magma fuoriesce dal condotto senza subire frammentazioni, di
solito sono lave BASALTICHE molto fluide che vengono emesse a temperature di circa 1001200C e scorrono tranquillamente verso valle creando veri e propri FIUMI DI LAVA.
Le lave pi acide a composizione RIOLITICA fuoriescono a minore temperatura 800-900C e
tendono a solidificarsi in prossimit del centro di emissione formando dei RISTAGNI A FORMA
DI CUPOLA.
Lattivit si distingue in subaerea se la lava solidifica a contatto con latmosfera e subacquea se a
contatto con lacqua.
LAVE SUBAREE quando le superfici delle colate sono LISCE si parla di lave PAHOEHOE; una
variante la LAVA A CORDA che solidifica con dei corrugamenti perch ha incontrato asperit
topografiche.
Le superfici possono anche essere irregolari, VETROSE E SPINOSE dette lave AA con il termine
onomatopeico hawaiiano che si formano per unaccelerazione del flusso.
Se la lava sovrastante solidificata funge da isolante alla lava sottostante creando dei tunnel che poi
si svuotano, si parla di struttura tubolare.
LAVE SUBACQUEE se le lave FLUIDE entrano a contatto con lacqua si solidificano a bolle ed
onde, si forma la lava detta A CUSCINO.

ERUZIONI CENTRALI E TIPI DI EDIFICI VULCANICI


Si parla di eruzione centrale quando il punto di emissione una sorgente localizzata e puntiforme,
la forma delledificio vulcanico dipende dalla viscosit della lava:

VULCANI A SCUDO
Forma con CONVESSITA VERSO LALTO, fianchi per nulla ripidi, generati da lave
BASALTICHE molto fluide che solidificano a grandi distanze dal centro di emissione.
Kilauea e Mauna Loa, Hawaii.

STRATOVULCANI
Hanno un attivit mista cio eruttano alternativamente piroclasti e lava, hanno forma a CONO
SIMMETRICO.
La lava pu inoltre fuoriuscire da crateri avventizi o secondari e lava pu solidificare in fessure
formando dicchi che rafforzano la struttura del vulcano.
Vesuvio, Fujiyama, Etna e Stromboli.
Il VULCANESIMO ESPLOSIVO potrebbe produrre un cratere di esplosione chiamato MAAR
Oppure da antichi condotti vulcanici possono rimanere dei NECKS cio rimane solo il tappo del
condotto e le rocce incassanti vengono erose.

CONI DI SCORIE
Unattivit di tipo esplosivo genera anche i cosiddetti coni di scorie, caratterizzati da pendii molto
ripidi e altezze ridotte: circa 300m; inoltre possono essere facilmente erosi. La formazione pi
comune determinata dal susseguirsi di eventi come eruzione, formazione del cono con deposito di
clasti, formazione del cratere, colate di lava.
Paricutin, Messico.

PROTUSIONI SOLIDE
Se la lava SIALICA, non riesce a tracimare dal cratere e forma strutture dette DUOMI o
PROTUSIONI SOLIDE che si formano solitamente nelle fasi finali dellattivit di un vulcano di
tipo esplosivo.
Vulcano di St.Helens, USA.
La Pele .
CALDERE
Strutture depresse di forma subcircolare, spesso occupate da laghi, ghiacciai oppure sepolte dai
sedimenti (esplosivi) o da lava(effusivi),.
CALDERE DI
SPROFONDAMENTO
Si formano quando lentit
dei prodotti espulsi provoca un
collasso della parte sommitale
delledificio vulcanico.
Laghi di Bolsena, Bracciano e
Crater Lake, Oregon.

CALDERE DI
ESPLOSIONE
Depressioni a imbuto genera_
te dalla distruzione di tutto il
cono per la violenza delles_
plosione.

ERUZIONI FISSURALI
Se il magma fuoriesce in grandi quantit da fratture allungate e strette il materiale espulso si
distribuir omogeneamente ai lati della frattura formando espandimenti di lava pianeggianti detti
PLATEAUX.
BASICI
ACIDI
BASALTICI
IGNIMBRITICI

VULCANESIMO SECONDARIO
Se si assiste allemissione di gas o vapor dacqua che provengono dal magma in raffreddamento nel
suolo e il riscaldamento dellacqua nelle falde freatiche, si assiste ad un fenomeno di vulcanesimo
secondario.
La vaporizzazione dellacqua di falda provocata dalla temperatura ancora elevata della camera
magmatica:
SOFFIONI BORACIFERI
Larderello in Toscana vapor dacqua surriscaldato misto ad acido borico, sfruttate per produrre
energia elettrica.
FUMAROLE
Vengono emessi gas insieme allacqua:
SOLFATARA
Gas emesso H S acido solfidrico
con produzione di zolfo a contatto
con latmosfera.

MOFETE
Emissione di anidride
carbonica CO .

Settimana scorsa riunione di vulcanologi


Ai Campi Flegrei per discutere su trivellazione
a 5 km profondit per sfruttare energia geotermica.

GEYSER
In Islanda e nel Wyoming. Sono emissioni ad intervalli regolari di acqua bollente che si accumula
nel sottosuolo in un condotto e viene spinta ad elevate altezze quando i gas sottostanti vincono la
pressione idrostatica.
VULCANETTI DI FANGO
Fenomeni che fanno ribollire le acque fangose depositate in piccoli laghetti.
Nel Modenese.
DISTRIBUZIONE DEI VULCANI SULLA TERRA
I vulcani attivi sulla Terra sono circa 500, si trovano sui bordi dei continenti e negli Oceani
raggruppati in fasce come l ANELLO DI FUOCO CIRCUMPACIFICO.
RISCHIO VULCANICO
Si definisce rischio vulcanico il prodotto tra la probabilit che avvenga il fenomeno vulcanico e i
danni che esso provocherebbe, in Italia ci sono 6 zone a rischio:

l Etna, lo Stromboli e Vulcano in Sicilia; il Vesuvio e i Campi Flegrei e lisola d Ischia in


Campania.
Le aree vulcaniche sono caratterizzate da terreni fertili, presenza di materiali utilizzabili in edilizia,
clima mite, e sono attrazioni turistiche, perci, nonostante il rischio, sono fortemente abitate.
Perci tra gestione locale e protezione civile, sono stati redatti dei piani demergenza per
levacuazione delle zone a rischio.

ROCCE SEDIMENTARIE
processo sedimentario: processo complesso che pu durare decine di milioni di anni e che si realizza
attraverso:
1. degradazione ed erosione:
a. degradazione meteorica: lalterazione e la disgregazione di rocce affioranti;
b. degradazione fisica o meccanica: le rocce disgregate producono frammenti della stessa composizione
della roccia madre. Cause: gelo,
disgelo, sbalzi di temperatura;
c. degradazione chimica o disfacimento: alcuni o tutti i minerali della roccia vengono trasformati in minerali
differenti, prevalentemente per
lazione di acqua, del biossido di carbonio o dellossigeno.
La degradazione ha come risultato lerosione cio la distruzione parziale o totale di rocce affiorante e ne
produce tre tipi di materiali: detriti, sostanze
solubili e minerali di alterazione insolubili.
2. trasporto;
3. sedimentazione: corrisponde alla fase di accumulo dei detriti, dei Sali minerali o dei resti abbandonati
dagli organismi dopo la loro morte. Pu essere:
a. meccanica: riguarda i detriti che vengono abbandonati quando diminuisce la forza degli agenti di
trasporto;
b. chimica: riguarda le sostanze minerali che lacqua trasporta un soluzione che precipitano;
c. biochimica: riguarda i Sali trasportati in soluzione e utilizzati da organismi per costruire i loro scheletri che
verranno depositati dopo la morte.
4. diagenesi: linsieme di fenomeni fisici e chimici che trasformano i sedimenti incoerenti in una roccia
coerente. Si divide in tre fasi:
a. compattazione: i sedimenti depistati vengono nel tempo sepolti da nuovi strati di materiale, i granuli si
fanno molto pi vicini gli uni agli altri;
b. cementazione: determinata dalla precipitazione di sostanza poco solubili negli spazi tra i granuli, riduce
ulteriormente la porosit e svolge
azione cementante. Le sostanze cementanti pi comuni sono il calcare (carbonato di calcio) e la silice.
c. ricristallizzazione: per effetto di reazioni chimiche tra i minerali presenti.
CARATTERISTICHE:
presenza di fossili;
stratificazione.

ghiaie CONGLOMERATI: contengono ciottoli grossolani. Il


cemento pi comune il calcare. Quando i ciottoli sono arrotondati si
parla di conglomerati, quando hanno frammenti spigolosi prendono il
nome di brecce. Ambienti di sedimentazione tipici delle ghiaie da cui
derivano i conglomerati sono le pendici delle pareti montuose soggette a
frani, o i litorali lungo le coste rocciose.
sabbie ARENARIE: Roccia sedimentaria costituita da granuli di
sabbia, prevalentemente di quarzo, legati da silice, carbonato di calcio o
ossido di ferro. Il colore della roccia determinato dal cemento: gli ossidi
di ferro conferiscono un colore rosso o rosso-brunastro; gli altri materiali
producono colorazioni bianche, giallastre o grigiastre.
silt SILTITI: Materiale sedimentario costituito da grani di dimensioni
comprese tra 0,062 e 0,004 mm (intermedie tra quelle della sabbia e
quelle dell'argilla), di composizione varia. Si agglomera a formare rocce
sedimentarie chiamate siltiti.
argille ARGILLITI: Roccia sedimentaria a grana fine formatasi per
consolidamento di depositi di argilla; presenta generalmente una fine

laminazione parallela al piano di deposizione. Le argilliti sono di solito


costituite da mica e minerali dell'argilla, anche se la struttura cos fine
da non poter essere riconosciuta se non con l'ausilio del microscopio.
Come distinguere una marna da un argillite:
la marna reagisce allacido cloridrico;
la marna pi ruvida dellargillite

EVAPORITI: precipitazione di sali in bacini di acqua dolce o salata


che formano rocce che presentano una struttura cristallina. Le evaporiti
pi frequenti sono il salgemma, il gesso e il talco.
CALCARI INORGANICI: contengono carbonato di calcio
depositato per precipitazione. Tra le rocce carbonati che si considerano
anche le stalattiti e le stalagmiti.
ROCCE SILICEE: si formano il seguito alla precipitazione di silice. La
pi comune la selce, una roccia dura e compatta in cui presente il
quarzo in forma microcristallina.
CALCARI ORGANOGENI: si formano principalmente in ambiente
marino e talvolta anche in acque dolci, da gusci e conchiglie formati di
carbonato di calcio. I calcari si formano anche per opera di organismi
costruttori, come i coralli e le alghe calcaree che popolano le barriere
coralline dei mari tropicali e che producono unimpalcatura calcarea, con
la quale si ancorano sui resti di colonie morte. Tra i calcari organogeni
ricordiamo, infine, le stromatoliti, tipiche strutture a strati costituite da
lamine convesse dello spessore di qualche millimetro. Le stromatoliti
sono prodotte dalle alghe azzurre che vivono in acque basse e fissano il
carbonato di calcio presente nellacqua.
DOLOMIE: sono rocce costituite dal minerale dolomite (carbonato di
calcio e magnesio) simili ai calcari. La maggior parte delle dolomie non
si forma direttamente ma deriva per diagenesi da calcari marini. La
presenza caratteristica di buchini indica il processo di auto
trasformazione o dolomitizzazione, ovvero la sostituzione parziale o
totale di ioni calcio con ioni magnesio. Le dolomiti sono costituite in gran
parte da dolomie che formano gruppi o massicci isolati, corrispondenti
ad antiche scogliere coralline.
ROCCIA SEDIMENTARIA STRATIFICATA caratterizzata dallalternarsi di strati di argillite e
Calcare

I TERREMOTI
NATURA E ORIGINE DEL TERREMOTO
I sismi o terremoti, che sono unimprovvisa vibrazione del terreno prodotta da una brusca
liberazione di energia, si manifestano solo in alcune fasce della superficie terrestre dette sismiche. Il
punto preciso da cui si propaga il terremoto detto ipocentro: da esso poi lenergia si libera per
onde sferiche.
Il sismologo Reid nel 1906 giunse a capire quali sono le condizioni per cui si verificherebbero le
deformazioni allorigine dei sismi. Quando ci fu il terremoto di San Francisco avvennero anche dei
movimenti lungo la faglia di SantAndrea. Subito dopo il terremoto si not che parte degli elementi
del paesaggio si erano spostati lateralmente luno allaltro anche di 6 metri: la faglia aveva un
movimento trascorrente. Secondo gli studi di Reid quegli stessi elementi nel corso degli anni si
erano progressivamente incurvati nel tratto in cui attraversavano il percorso della faglia. Il
sismologo giunse perci alla conclusione che le rocce comportandosi in modo elastico si deformano
gradualmente fino al limite di rottura: si crea una faglia (linea di minore resistenza della roccia
sottoposta a pressioni e quindi la rottura avviene sempre lungo questa linea), le due parti della
roccia originaria reagiscono elasticamente, si riappropriano del loro volume (che era stato
compresso) e della loro posizione con una serie di scosse. Reid parl di rimbalzo elastico, teoria
tuttora accettata: quando un blocco crostale sottoposto a sforzi, si comporta elasticamente: anzich

fratturarsi subito si deforma lentamente, ma nel contempo accumula energia elastica. Continuando
lo sforzo, lenergia accumulata supera un punto critico, detto carico di rottura, e le rocce si spaccano
improvvisamente. Lenergia elastica, che si era andata accumulando per decine o centinaia danni,
si libera improvvisamente sotto forma di intense vibrazioni che si propagano in tutte le direzioni.
PROPAGAZIONE E REGISTRAZIONE DELLE ONDE SISMICHE
I movimenti allipocentro generano vari tipi di deformazione e dato che la terra ha una struttura
complessa (si alternano vari materiali), nelle onde che si propagano si formano fenomeni di
rifrazione e riflessione, per cui alcune onde possono arrivare in superficie: il punto dellipocentro
portato in verticale sulla superficie si chiama epicentro. Si distinguono tre tipi di onde:
Onde longitudinali o di compressione.
Onde trasversali o di taglio.
Onde superficiali.
Le onde longitudinali si propagano per compressioni e dilatazioni, provocano cio variazioni di
volume, infatti le particelle che compongono la roccia vibrano nella direzione della propagazione
dellonda stessa. Sono onde veloci dette P (perch vengono rilevate per prime dal sismografo) che si
muovono in ogni mezzo (fluido, liquido) alla velocit di 4/8 Km/s.
Quando le masse rocciose scivolano lungo il piano della faglia provocano deformazioni di taglio
che si propagano con le cosiddette onde trasversali, nelle quali le vibrazioni delle particelle hanno
luogo in piani perpendicolari alla direzione di propagazione. Scuotono il terreno sia orizzontalmente
che verticalmente; sono dette onde S e si muovono alla velocit di 2.3/4.6 Km/s; la loro
caratteristica sta nel fatto che non riescono a propagarsi nello stato fluido, quindi se incontrano
masse di magma fuso non si propagano oltre in quella direzione.
Le onde P e quelle S vengono dette onde di volume.
Tra le onde superficiali, quelle cio che arrivano in superficie, ci sono le onde R nelle quali le
particelle compiono orbite ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, e ci
sono le onde L,(hanno un movimento radiale sulla superficie terrestre e si smorzano in profondit)
le quali come le onde S si muovono trasversalmente alla direzione di propagazione, ma solo nel
piano orizzontale. Le onde superficiali sono pi lente e pi lunghe rispetto a quelle interne, ma
possono percorrere distanze molto lunghe.
Le onde provenienti da lontano arrivano molto attenuate e i nostri sensi non sono in grado di
percepirle. Per questo motivo i geofisici usano strumenti chiamati sismografi, sensibili alle pi lievi
vibrazioni del terreno. Il sismografo rileva il passaggio delle onde sismiche, le registra e produce un
grafico del movimento del terreno. Dalla lettura del grafico, che prende il nome di sismogramma, si
possono ricavare tutte le caratteristiche del terremoto: energia, distanza dellepicentro, profondit
dellepicentro, lestensione della faglia dalla quale si generato il terremoto, ecc.
Il funzionamento del sismografo si basa sul principio di inerzia. Nel sismografo presente un corpo
di massa elevate, non vincolata al terreno. Questo corpo, per inerzia, tende a mantenere il proprio
stato di quiete. Al corpo collegato un pennino che scrive su un rullo di carta solidale al terreno,
che scorre con velocit costante. Al passaggio delle onde sismiche la massa pesante tende a
rimanere immobile e registra lo spostamento del terreno che vibra.
LA FORZA DI UN TERREMOTO
Per capire la forza di un terremoto, la sismologia ha adottato una scala delle intensit basata sugli
effetti, alla quale stata affiancata la valutazione della magnitudo che meglio definisce la forza di
un terremoto a prescindere dagli effetti con cui si manifesta. La scala di intensit pi utilizzata in
europa la scala Mercalli, che rileva i dati macrosismici, (valuta cio gli effetti prodotti dalla sisma
su cose e persone) circoscritti alla zona in cui il terremoto percepito. Con lo studio macrosismico
viene assegnata ad ogni posto un grado dintensit che ovviamente sar massimo nella zona
epicentrale e via via decrescente. Le isosisme sono linee che separano zone di superficie in cui un

terremoto si manifestato con intensit diversa, dove la pi interna rappresenta larea dellepicentro
del terremoto mentre quelle pi esterne indicano le aree in cui gli effetti sono stati minimi. Le
isosisme sono importanti poich ci danno delle informazione sulla struttura morfologica delle aree
prese in considerazione. La magnitudo rappresenta la forza di un terremoto a confronto con un
terremoto standard preso come riferimento. Nella scala Richter, messa a punto nel 1935
dallomonimo sismologo, la magnitudine espressa con un logaritmo in base 10 del rapporto tra
lampiezza max del terremoto e lampiezza che verrebbe prodotta dal terremoto standard alla stessa
distanza epicentrale. M=log10A (A lampiezza max della traccia, espressa in millimetri, registrata
da uno strumento standard.
La scala Mercalli una delle varie scale empiriche con cui si misura lintensit di un terremoto.
Pu cos accadere che un terremoto di elevata magnitudo, verificatosi a grande profondit, faccia
registrare in una data localit una intensit inferiore a quella di un terremoto di magnitudo pi
piccola, il cui ipocentro per situato in prossimit delle superficie terrestre.
A differenza della magnitudo, ottenuta da dati strumenti, lintensit ricavata da dati in parte
soggettivi, come la valutazione degli effetti del sisma, ed per questo motivo una grandezza meno
attendibile. Inoltre il grado di intensit di uno stesso terremoto varia da zona a zona, poich a
distanze diverse si riproducono effetti diversi.
GLI EFFETTI DEL TERREMOTO
I terremoti possono causare danni ad edifici e sul terreno (frane, faglie). Certi tipi di terreno perdono
consistenza e si verifica dunque una liquefazione, perci gli edifici sovrastanti cadono su di essi.
Tra gli effetti dobbiamo ricordare labbassamento e il sollevamento del suolo, la variazione del
livello dacqua nei pozzise il terremoto si verifica nel mare si genera un maremoto:
labbassamento brusco di un tratto del fondo del mare genera onde molto alte, oltre 20 metri e
veloci (500/1000Km/h).
TERREMOTI E INTERNO DELLA TERRA
Attraverso lo studio della propagazione delle onde si potuto risalire alla struttura interna della
terra: essa formata da strati concentrici separati da discontinuit sismica (superficie che separa due
materiali diversi per caratteristiche fisiche che influenzano la propagazione delle onde elastiche; in
queste zone le onde subiscono una variazione di velocit a cui corrisponde un cambiamento di
direzione della loro traiettoria):
Crosta si estende dalla superficie fino a 10-35 Km di profondit ( solida anche se si sono
osservati fenomeni di rifrazione nella propagazione delle onde, che hanno evidenziato la
presenza di materiali in parte fusi, come sotto le dorsali oceaniche)
Segue la discontinuit di Moho.
Mantello, si estende dalla moho fino a 2.900 Km; solido tranne che nella zona
dellastenosfera (tra i 70 e i 250 Km di profondit) dove le onde di taglio subiscono una
forte diminuzione per poi tornare a crescere in profondit.
Tra il mantello e il nucleo esterno c la discontinuit di Gutenberg.
Nucleo esterno da 2.900 a 5.170 Km fluido poich le onde P diminuiscono la velocit
mentre le onde S non riescono ad attraversarlo.
Il nucleo interno va da 5.170 fino al centro della terra; solido e subisce la pressione degli
strati sovrastanti ed ricco di ferro e di nichel (pesanti).
L insieme di crosta e parte del mantello formano la litosfera che al contrario della astenosfera
solida.
DISTRIBUZIONE DEI TERREMOTI
Da un punto di vista morfologico e geologico si possono distinguere quattro principali tipi di zone
sismiche attive:

Lungo lasse delle dorsali medio-oceaniche, in corrispondenza delle quali i terremoti sono
poco profondi (meno di 70 Km)
Lungo le grandi fratture della crosta terrestre (per esempio la faglia di santAndrea e la
faglia dellAnatolia) caratterizzate da terremoti poco profondi e assenza di attivit
vulcanica.
Presso le fosse oceaniche e i sistemi di archi insulari, tipo quelli che bordano il pacifico
occidentale. In queste zone i terremoti possono essere superficiali (fino a 70 km) intermedi
(da 70 a 300) e profondi (da 300 a 700). La litosfera oceanica discende nel mantello presso
le fosse lungo un piano inclinato detto piano di Benioff, altamente attivo dal punto di vista
sismico.
Lungo la zona continentale associata a elevate catene montuose (Himalaia, hindukush..) che
si estende attraverso lAsia, dalla Birmania al Mediterraneo.
La dinamica della litosfera

Diversamente dalla superficie del globo, le parti pi interne sono pi uniformi. Sotto la crosta vi
uno spesso mantello, al quale attinge una parte dei vulcani, composto di una crosta originaria molto
basica e quindi pesante e ad alta densit. Ancor pi in profondit vi il nucleo terrestre, un grosso
nocciolo in gran parte allo stato fuso.
Densit media

D = M = 5,52 g/cm3).
V

Un aiuto determinante nello studio dellinterno del globo terrestre dato dalla sismologia e dalla
geofisica grazie allo studio delle onde sismiche che hanno evidenziato la presenza di superfici di
discontinuit sismiche.
La crosta.
E la parte pi esterna, un involucro rigido e sottile dalla composizione eterogenea (35 km sotto i
continenti, 6 km sotto gli oceani).
La base della crosta indicata da una brusca discontinuit sismica nota come superficie di Moho,
considerata il limite tra la crosta e il mantello.
Il mantello.
Si estende tra la Moho e la superficie di Gutenberg (2900 km di profondit). La Moho
corrisponde a un brusco aumento della velocit con cui si propagano le onde sismiche, e questo
significa che le rocce del mantello devono avere una maggiore rigidit.
La temperatura cresce progressivamente in vicinanza del nucleo, mentre la rigidit decresce in
prossimit dellastenosfera (zona di debolezza; tra i 70 e i 250 km di profondit), per poi
aumentare nuovamente. Tale zona detta plastica poich il mantello parzialmente fuso.
Le lave di certi vulcani che si originano nelle parti pi alte del mantello hanno portato alla luce
frammenti di natura peridotitica (rocce ultrabasiche formate da olivina e pirosseni), detti xenoliti.
Dalla mescolanza di peridotiti e basalti si sono poi ottenuti le piroliti (costituite da olivina (6070%), pirosseni, granato).

Nelle zone di discontinuit sismiche si assiste a un cambiamento di fase: i materiali restano gli
stessi ma i reticoli sono pi compatti (olivina spinello; silicati di Fe e Mg ossidi [MgO e
SiO2]).
Si possono distinguere due zone:
Mantello superiore (crosta - -700 km), caratterizzato da discontinuit come la zona di
debolezza e i due bruschi aumenti di rigidit;
Mantello inferiore (-700 km - nucleo), con caratteristiche pi omogenee.
Linsieme della crosta e del mantello fino allastenosfera viene definito litosfera (pi resistente
dellastenosfera).
Il nucleo.
La discontinuit sismica di Gutenberg segna il passaggio al nucleo, che ha un raggio di 3470 km.
La parte pi esterna del nucleo (fino a -5170 km) ha le caratteristiche di un fluido, mentre a
quella profondit una nuova discontinuit sismica (superficie di Lehmann) segna il passaggio a
una zona solida, che giunge fino al centro della Terra.
Esso composto in prevalenza da ferro e nichel, forse alleggerito da silicio e zolfo.

TEORIA DELLA TETTONICA DELLE PLACCHE (1966-1967,Wilson)

Giustifica lesistenza dei grandi fenomeni geologici che fanno della Terra un pianeta dinamico, in
continua evoluzione.
La Terra presenta un involucro esterno rigido: la litosfera. Questo involucro galleggia sulla
sottostante astenosfera (parzialmente fusa). La litosfera non un guscio continuo ma costituito da
circa venti frammenti principali rigidi chiamate placche. Queste placche non sono ferme, ma si
muovono reciprocamente sullastenosfera trascinate passivamente dai moti convettivi del mantello.
Nuova litosfera viene continuamente prodotta (per compensazione isostatica) in corrispondenza
delle dorsali medio-oceaniche, mentre altra viene riassorbita in corrispondenza delle fosse
oceaniche\zone di subduzione. Il volume globale della Terra rimane costante.
La teoria della tettonica delle placche sostiene che:

i continenti si spostano lateralmente

i bacini oceanici si sono formati per allontanamento dei blocchi continentali

quando due massi continentali collidono, si originano delle catene montuose


* Materiale caldo del mantello sale e d origine alla placche, che divergono e si allontanano. Dove
le placche convergono, una placca, raffreddatasi, viene trascinata al di sotto della placca adiacente,
sprofonda, si riscalda e sale di nuovo.
* La litosfera, che si forma calda e plastica in corrispondenza delle dorsali oceaniche, ridiscende
poi, fredda e pesante, nelle zone di subduzione.
* Linterno della Terra rimescolato da lenti movimenti di materiale, detti correnti convettive, che
servono a disperdere lelevatissimo calore presente allinterno del pianeta.

Le zone ad alta sismicit si identificano con aree strutturali caratteristiche, quali le


dorsali oceaniche, le fosse oceaniche, le catene montuose recenti, le zone ad elevata attivit
vulcanica e le valli continentali di sprofondamento note come fosse tettoniche. Si distinguono
4 tipi di zone sismiche:

1)lasse delle dorsali oceaniche dove i terremoti sono poco profondi e accompagnati da attivit
vulcanica e alto flusso di calore.
2)zona caratterizzata da terremoti poco profondi ma con attivit vulcanica assente.
3)le fosse oceaniche e i sistemi di archi insulari. In queste zone si verificano terremoti
superficiali, intermedi o profondi. La profondit dei sismi aumenta con la distanza della fossa,
seguendo un ipotetico piano inclinato detto Piano di Benioff, fortemente attivo simicamente.
4)Zona continentale con sismicit diffusa, in cui i terremoti, generalmente superficiali, sono
associati ad elevate catene montuose chiaramente originate da fenomeni di compressione.

MARGINI DELLE PLACCHE : 95% dellattivit sismica si verifica in corrispondenza


dei margini delle placche.
o
MARGINI DIVERGENTI O IN ACCRESCIMENTO: lungo lasse delle dorsali le placche
si separano, mentre tra luna e laltra si genera continuamente nuova crosta oceanica. Le
dorsali costituiscono i margini.
o
MARGINI CONVERGENTI O IN CONSUNZIONE: nelle zone di subduzione le
placche convergono e una di esse sprofonda nell astenosfera, si consuma e perde la
propria identit. Quando le placche litosferiche vanno in subduzione al di sotto di altre si
determinano margini.
o MARGINI TRASFORMI O CONSERVATIVI: lungo le grandi
fratture oceaniche e le grandi faglie continentali a
scorrimento orizzontale, le placche scivolano luna
accanto allaltra, mentre le superfici i gioco rimangono
immutate. Le grandi faglie a scorrimento orizzontale
corrispondono a margini.

Le caratteristiche meccaniche delle placche variano a seconda dello spessore, della composizione e
della loro storia strutturale. La litosfera oceanica, vicino alla dorsale, calda, molto sottile e quindi
pi debole. Le placche che trasportano un continente, a parit di spessore, sono pi facilmente
deformabili di quelle oceaniche, tuttavia la litosfera continentale, a causa della bassa densit, non
pu essere subdotta e riassorbita del mantello.

Per MARGINI CONTINENTALI sintende la parte pi esterna dei blocchi di crosta


continentale, la quale pi sottile e fa da transizione pi o meno graduale alla crosta oceanica.
I margini dei continenti possono trovarsi distanti dai margini di placca, oppure coincidere con i
margini di placca. Nel primo caso avremo MARGINI CONTINENTALI PASSIVI O MARGINI
CONTINENTALI TRASFORMI, nel secondo caso MARGINI CONTINENTALI ATTIVI. I margini
continentali passivi e trasformi sono caratterizzati da assenza di fenomeni sismici e vulcanici. I
margini continentali attivi sono interessati in modo significativo dai fenomeni endogeni.
Esistono tre tipi di margini continentali:
PASSIVI: tipici dei continenti che si trovano ai bordi degli oceani in espansione
(pu essere lontano dai margini di placca).
o
TRASFORMI: corrispondono a bruschi rigetti o deviazioni della spaccatura iniziale,
in corrispondenza della quale si attuer poi la separazione continentale. Tipici degli oceani
in espansione. (Pu essere lontano dai margini di placca).
o
ATTIVI: soggetti a sforzi compressivi. Sono situati sul bordo dei continenti in
posizione anteriore rispetto al verso dello spostamento e coincidono con il confine della
placca. Si tratta di margini tettonicamente attivi, che caratterizzano oceani in contrazione.
o

Le OFIOLITI sono rocce che corrispondono a lembi di crosta oceanica o di


mantello, variamente metamorfosati, coinvolti in unorogenesi.
Per ofiolite non si intende una singola roccia ma unassociazione di rocce mafiche e
ultramafiche disposte in una ben definita successione: sedimenti pelagici, lave basaltiche a
pillow, complesso di dicchi verticali e stratiformi, complesso di gabbri, complesso peridotitico.
Le ofioliti sono prova che la crosta oceanica ha dato luogo alla formazione delle montagne. ( e
stata coinvolta nellorogenesi). Infatti sono localizzate nelle zone dove si verific uninterazione
tra crosta continentale e crosta oceanica.

Raramente le serie ofiolitiche si presentano indisturbate. Spesso sono state


smembrate da i sollevamenti successivi, che ne hanno confuso la stratigrafia originaria e hanno
prodotto associazioni caotiche dette MELANGE TETTONICI. Questi sono appunto caotici
assembramenti di rocce molto deformate, prodotti lungo i margini di placca in consumazione,
pi in particolare nei prismi di accrezione.
Le ofioliti sono rocce formatesi su un fondo oceanico in espansione mentre i melange al
contrario testimoniano il fenomeno inverso cio la subduzione.
Ofioliti e melange tettonici si trovano esclusivamente su catene montuose. Testimoniano la
collisione fra due blocchi continentali con interposto un braccio di mare.

OROGENESI il processo che porta alla nascita di una catena montuosa. Si


verifica ai limiti di placca convergenti, dove in atto subduzione . Vengono proposti tre
processi orogenetici:
1)
Orogenesi da collisione o di tipo Himalayano: vi la convergenza tra due blocchi
continentali. La litosfera oceanica interposta viene subdotta mentre sul margine attivo si
crea un sistema arco-fossa. Il bacino oceanico si riduce progressivamente , si originano
cunei di crosta oceanica che tendono ad accavallarsi verso la placca oceanica in subduzione
mentre i sedimenti oceanici tendono anchessi ad accavallarsi. La collisione fra i due
continenti provoca la massima compressione e deformazione: la crosta oceanica, i
sedimenti e le rocce continentali sono ridotti in scaglie o cunei che si sovrappongono
reciprocamente. Lincastro provoca un forte ispessimento crostale che in seguito, a causa
della compensazione isostatica, originer un notevole sollevamento. (es.: Alpi, Himalaya,
Urali).
2)
Orogenesi da attivazione: si verifica quando una placca oceanica va in subduzione
sotto un margine continentale. In questo tipo di collisione, tipica ad esempio della
Cordigliera delle Ande (dove la placca di Nazca si immerge sotto la placca Sudamericana), si
forma un arco magmatico sulla placca con crosta continentale. Larea alle spalle dellarco
magmatico viene fortemente compressa e vengono deformate le rocce presenti. Fenomeni
sismici e vulcanici sono frequenti e intensi. (es.: Ande argentine e cilene, Montagne
Rocciose).
3)
Orogenesi per accrescimento crostale: simile a quella collisionale, consiste
nellarrivo scaglionato di diversi blocchi crostali che si accumulano contro il margine di un
grande continente. Questo tipo di meccanismo orogenetico si verificato nella maggior
parte delle regioni pacifiche del Nordamerica, della California fino allAlaska. La regione
costituita da un mosaico di blocchi crostali, veri e propri micro continenti che sembrano
essersi accumulati in successione lungo i margini del continente nordamericano durante gli

ultimi 150-200 milioni di anni. Tra un blocco e laltro si trovano anche dei lembi di crosta
oceanica.

La struttura dei continenti caratterizzata da una parte centrale stabile,


chiamata cratone. Nei cratoni si distinguono gli scudi, formati dalle rocce magmatiche e
metamorfiche pi antiche spianate dallerosione, e le piattaforme, costituite da rocce
sedimentarie a giacitura sub orizzontale disposte intorno agli scudi. (es.: cratone canadese,
baltico, siberiano, australiano). I cratoni possono essere la testimonianza di catene montuose
dellArcheozoico.