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L'antropocentrismo (dal greco anthropos - uomo, essere umano, kentron - centro) la

tendenza a considerare l'uomo e tutto ci che gli proprio come centrale nell'Universo.
Questa centralit pu essere intesa come semplice superiorit rispetto al resto del mondo
animale o preminenza ontologica su tutta la realt in quanto si intende l'uomo come
espressione immanente ( risiede nell'essere, ha in s il proprio principio e fine e non pu
avere un'esistenza da questo separata) dello spirito che alla base dell'Universo. Il primo
esempio dell'antropocentrismo lo ritroviamo nel V secolo avanti Cristo con Socrate e i
sofisti.Proprio con Socrate l'attenzione passa dalla natura (quele era il centro degli studi di
presocratici) all'uomo. Socrate diceva "conosci te stesso proprio indicando la superiorit
della conoscenza dell'uomo stesso rispetto alla conosceza del natura. Protagora invece
diceva che
" l'uomo la misura di tutte le cose" e ponendo quindi l'essere umano come
criterio al centro di universo. Da sempre l'uomo infatti stato oggetto di grande attenzione e
profonda curiosit. Tale interesse, nonostante sia nato in tempi ben pi antichi, raggiunse
uno dei suoi apici pi importanti e venne quindi ancor pi acuendosi in quel momento della
storia che vuole essere chiamato con il nome di Umaneismo. Il Medioevo infatti aveva una
concezione del mondo di tipo teocentrico: Dio era posto al centro dell'universo come motore
di tutta la realt ed autore della storia, che era vista come un progetto del suo disegno
provvidenziale. L'uomo era concepito invece come una creatura fragile ed effimera,
continuamente tormentata dalle miserie del corpo; la sua vita terrena era solo un transito
temporaneo e la sua vera patria era il cielo, a cui doveva tendere per raggiungere la pace e
la beatitudine. Nell'Umanesimo invece si afferma una visione ottimistica dell'uomo, dal
momento che egli appare sicuro e ricco di forze, capace di contrastare il gioco capriccioso
della fortuna con la propria energia ed intelligenza e di costruirsi il proprio destino. Per
questo uno dei temi prediletti dalla cultura quattrocentesca proprio l'esaltazione della
dignit dell'uomo. Come l'uomo domina la realt esterna, cos pu dominare se stesso: non
si scorge pi opposizione tra facolt spirituali e corpo, ma la possibilit di un armonico
equilibrio, che esalta le facolt dell'uomo e permette una realizzazione pi compiuta delle
potenzialit insite nella sua essenza. Questo equilibrio nasce anche da una facolt di
controllare razionalmente impulsi ed istinti, realizzando un'ideale misura di dominio del
proprio comportamento. Fondamentale in questo ambito ricordare che il nucleo
dell'antropologia umanistica risiede nella celebre affermazione attinta dal mondo classico
secondo cui: homo faber ipsius fortunae , mediante la quale gli scrittori del Rinascimento
intendevano dire che la prerogativa specifica dell'uomo, vale a dire la sua particolarit nei
confronti degli altri esseri, risiede nel forgiare se medesimo ed il proprio destino nel mondo.
L'antropocentrismo, inteso come pensiero e atteggiamento che considera l'uomo al centro
dell'Universo e superiore a tutte le altre entit naturali, pu anche essere considerato un
prodotto della gerarchia e dell'autorit (esasperate esponenzialmente dal capitalismo)
nonch la base di altrettanti pensieri e atteggiamenti, che costituiscono le fondamenta di
gran parte delle condizioni negative (in costante peggioramento) in cui riversano la
stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta (comprese le societ umane). Alcuni di
questi aspetti e manifestazioni sono lo specismo(con tutto ci che ne consegue) e la
distruzione dell'ambiente e della Terra. L'antropocentrismo spesso la fonte di pensieri e
atteggiamenti discriminatori nei confronti di sfere di interesse che non riguardano
prettamente l'uomo. Sotto questo punto di vista il principale frutto dell'antropocentrismo
lo specismo. Questo pensiero quello che discrimina esseri viventi senzienti in base alla
specie di appartenenza, esattamente come fa il razzismo con il colore della pelle e
il sessismo con il genere, con l'unica differenza che lo specismo non bilaterale ma
prettamente umano. Lo stesso meccanismo che si manifesta nella favorita comparsa e
evoluzione di atteggiamenti discriminatori verso sfere di interesse non prettamente umane,
sfocia spesso anche nella degenerazione ambientale, poich l'ottica secondo la quale da
secoli la Terra considerata dalla cultura e la tradizione, in continua evoluzione a senso

unico, come uno strumento in mano all'uomo per l'uomo: cos che vengono tagliate o
bruciate foreste per allevamenti o coltura industriale, vengono sfruttati i terreni, e la
desertificazione e l'urbanizzazione aumentano.
Fino al 1859 era generalmente ritenuto che l'uomo fosse qualche cosa di interamente
diverso dal resto del creato. Di conseguenza sembrava ovvio che egli considerasse la natura
dal suo particolare punto di vista e applicasse una sua scala di valori a tutti i fenomeni e
processi che si verificavano sulla terra. Darwin priv l'antropocentrismo dei suoi fondamenti.
Secondo la teoria da lui chiaramente espressa, tutti gli organismi, ivi compreso l'uomo,
hanno una comune origine ancestrale: nel caso dell'uomo ci significa che esso discende dai
primati, in particolare dalle grandi scimmie. Tra tutte le tesi di Darwin questa fu forse la pi
devastante per i suoi contemporanei dell'et vittoriana. Tuttavia andrebbe ricordato che il
concetto di una speciale posizione dell'uomo nella natura era stato gi minato nel secolo
XVIII quando era stato inserito nella grande catena dell'essere e addirittura non ne era alla
sommit. Kant, infatti, nel 1755 scrisse: la natura umana si pone sui gradini di mezzo della
scala degli esseri. Questa affermazione ampiamente condivisa da filosofi e poeti aveva
avuto in realt uno scarso impatto sul pensiero dell'uomo medio; per esso l'uomo era
sempre il capolavoro della creazione e includerlo nel mondo animale rappresentava una vera
e propria eresia. L'uomo si infatti evoluto in un essere unico, caratterizzato non soltanto
da elevata intelligenza ma anche dal possesso del linguaggio, cio di una peculiare modalit
di comunicazione che non presente nelle grandi scimmie e gli permette di trasmettere la
cultura di generazione in generazione; inoltre l'uomo l'unica creatura che ha sviluppato
principi etici. Tuttavia l'attuale rappresentazione dell'uomo ben diversa da quella che ne
dava lantropocentrismo predarwiniano; n mancarono reazioni, sostenute con grande valore
dai rispettivi paladini, spesso portate avanti per ragioni emotive, religiose o filosofiche,
anzich scientifiche. Ne prova un famoso episodio avvenuto a Oxford nel giugno del 1860
in occasione della riunione della British Association for Advancement of Science. Huxley,
discepolo di Darwin, tenne in quella circostanza una dotta conferenza sulla nuova teoria
evoluzionistica; il vescovo anglicano Samuel Wilberforce singegn di stroncarla, e concluse
col domandare in tono provocatorio, se fosse per parte del nonno o della nonna che lo stesso
Huxley vantava i suoi diritti di discendenza da una scimmia. Arguta e pacata la risposta del
biologo: egli non si sarebbe vergognato di avere come antenato una scimmia, ma avrebbe
considerato vergogna essere imparentato con un uomo che usa le sue grandi doti
intellettuali per oscurare la verit. Come facile immaginare le maggiori opposizioni
vennero dagli ambienti religiosi; emblematica in tal senso e la risposta di Raffaello
Lambruschini, uno degli uomini pi illuminati del clero liberale dellOttocento, ad un articolo
del fisiologo russo Alessandro Herzen: una legge naturale non implica la negazione delle
Divinit soltanto se la legge sia imposta dalla Divinit stessa. [] S la scienza libera di
investigare, anzi ne ha lobbligo, perch suo nobile ufficio di scoprire la verit; ma non
libera di dare per verit affermazioni che distruggano verit di un altro ordine, da non poter
essere in alcun modo oppugnate. Ella allora si arrogherebbe la verit dellerrore; libert che
non le si pu contendere, ma della quale valendosi ella cesserebbe desser scienza. Nel
1862 Marx scrisse a Engels: Darwin, che ho riletto, mi diverte quando dice di applicare la
teoria maltusiana anche alle piante e agli animali, come se i limiti del signor Malthus fossero
rintracciabili nel fatto che egli non applica la sua teoria a piante o animali, ma solo a esseri
umani.
Anche Engels rifiutava la rozza descrizione e il gergo di Darwin e commentava:
lerrore di Darwin consiste nel fatto che egli nella selezione naturale o sopravvivenza del
pi adatto, mescola due cose assolutamente diverse:

1. Selezione per la pressione della sovrappopolazione, nel qual caso forse sopravvivono in
primo luogo i pi forti; tuttavia anche quelli che sotto certi aspetti sono pi deboli possono
farlo.
2. Selezione per la maggior capacit dadattamento a circostanze modificate, nel qual caso i
sopravviventi sono pi adatti a queste circostanze, ma tale adattamento da un punto di vista
complessivo, pu rappresentare tanto un progresso quanto un regresso. Nella storia delle
idee viene riconosciuto a Darwin il pieno merito di avere proposto le teorie evoluzionistiche
soprattutto perch esse hanno influenzato due componenti dello Zeitgeist del XIX secolo, il
creazionismo e l'antropocentrismo. Si dimentica per spesso l'impatto che le idee darwiniane
ebbero su tre altri principali componenti del Zeitgeist di quel secolo: essenzialismo,
fisicalismo e fede nella teleologia cosmica. Ma proprio per il rifiuto di queste tre teorie che
Darwin ha avuto un'influenza fondamentale sulla filosofia e sul modo di pensare dell'uomo
comune.
Il processo che ha portato al cambiamento della concezione della natura umana da parte
dell'uomo stesso stato qualcosa di rivoluzionante per tutta la cultura e la teologia. Nel

dialogo sui massimi sistemi di Galileo Galilei si spiega come l'accettazione di questo
nuovo tipo di mentalit stato un lungo e faticoso processo storico. La figura
dell'uomo come centro dell'universo era il caposaldo su cui si fondava ogni credenza
religiosa e scientifica. La serie di cartoni animti dei Puffi un grande esempio del
contrasto che si ebbe tra cultura antropocentrica e anti-antropocentrica in epoca barocca.
Come hanno dichiarato i realizzatori del cartone, grandi esperti di storia oltre che di
fumettistica, la figura dei Puffi rappresenta il pensiero rivoluzionario barocco in quanto tutto
per loro in armonia con la natura, madre e creatrice di tutte le cose, della quale loro si
sentono parte e mai e per nessun motivo figure provilegiate. Il loro opposto e simbolo della
traizione culturale precedente ovviamente Gargamella, il quale crede che la natura e gli
stessi Puffi siano stati creati col solo scopo della sua (di Gargamella) felicit e fagocit. Non
un caso che il palazzo di Gargamella, nella rare volte che si intravede, sia una reggia, in
perfetto stile barocco.