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Articoli scelti dal blog


Croce-via
Ermeneutica della Continuit
AA. VV.

TEMPONAUTICA

Dove realismo tomista e Magistero Cattolico disputano con la contemporaneit.

Sommario
Lermeneutica della continuit dimostrata (I)..................................................................................................... 3
LErmeneutica della continuit dimostrata (II) .................................................................................................... 6
In PaceAlcune domande del Sig. Nessuno al dott. Arnaldo Xavier da Silveira .................................................... 7
Alcune domande del Sig. Nessuno al dott. Arnaldo Xavier da Silveira................................................................ 8
LERMENEUTICA DELLA CONTINUIT DIMOSTRATA (III) : Prima sintesi ........................................................... 12
Livi e la luce del criterio di continuit ............................................................................................................ 15
E se Mic chiede dialogo .................................................................................................................................. 17
ECCLESIAM SUAM: Per quali vie la Chiesa cattolica debba oggi adempiere al suo mandato. .......................... 20
Ermeneutica della continuit: un altro punto di vista....................................................................................... 26
Il Magistero di Francesco: La Tradizione come via per Adorare ....................................................................... 29
Francescani dellImmacolata, Papa Francesco e lermeneutica della continuit.............................................. 30
Grande Mons. Antonio Livi ! .............................................................................................................................. 32

Lermeneutica della continuit dimostrata (I)


By Simon de Cyrne on 29 agosto 2013 ( 35 )

Continuity or Severance?
In un commento al post sui Francescani dellImmacolata, accennando allermeneutica della (riforma
nella) continuit Kerygmatico ricorda che le posizioni tradizionaliste pare chiedano dove sia questa
continuit, la quale dicono pi apoftegma che verit: insomma tutta da dimostrare.
Personalmente, sono convinto che ci troviamo in realt pi davanti al caso di uno slogan per
nascondere la miseria dei propri ragionamenti che di fronte ad una sincera richiesta di chiarezza: ci
nonostante questo ritornello ripreso dai difensori di unermeneutica della rottura per chiudere il
becco rapidamente a chi non condivide il loro punto di vista.
In realt, S.S. Benedetto XVI stesso, quando illustr il significato di questermeneutica in un suo
discorso magistrale dato in occasione degli auguri natalizi alla Curia romana del 22 dicembre 2005 (
leggibile qui
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2005/december/documents/hf_ben_xvi_sp
e_20051222_roman-curia_it.html ) dette il seguente esempio concreto di applicazione e, quindi, di
dimostrazione.
Applicazione che, a mia conoscenza, non ha mai ricevuto una smentita formale: a questo stadio,
siamo tutti in diritto di dire, che, in realt, lo slogan su rimembrato sia proprio esso, invece, tutto
da dimostrare
Questo insegnamento del Santo Padre riguardava proprio lesempio il pi sovente citato come
paradigmatico della rottura, anzi, della contraddizione con linsegnamento del Magistero del XIX
secolo circa la nozione di libert religiosa.
Come tutti ben sappiamo la questione si pone in questi termini: da un lato abbiamo il terzo paragrafo
dell Syllabus promulgato dal Beato Pio IX che condanna la seguente affermazione, citata e gi
condannata dalla Lettera Apostolica Multiplices inter del 10 giugno 1851: libero ciascun uomo di
abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avr reputato
essere vera.
Da un altro lato v affermata nella Dichiarazione Conciliare Dignitatis Humanae, al secondo
3

paragrafo, la proposizione seguente Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il
diritto alla libert religiosa.
Vi indubbiamente apparente contraddizione e non per caso che S.S. Benedetto XVI ha preso
questa asserzione come luminoso esempio dellapplicazione del principio ermeneutico di riforma
nella continuit.
La dimostrazione procede in quattro tappe che sono programmatiche per chiunque voglia accingersi
a questo tipo esercizio:
(1) Per cominciare, il Papa ci rimembra un principio di filosofia perenne che tutti dovremmo
ricordare: se un giudizio riguarda materia circostanziale ed accidentale allora questo giudizio lui
stesso circostanziale ed accidentale.
Quindi va da essere separato in un insegnamento dato dal Magistero passato quel che
principio da quel che mutevole.
Ecco il testo esatto:
Bisognava imparare a riconoscere che, in tali decisioni, solo i principi esprimono laspetto
duraturo, rimanendo nel sottofondo e motivando la decisione dal di dentro. Non sono invece
ugualmente permanenti le forme concrete, che dipendono dalla situazione storica e possono quindi
essere sottoposte a mutamenti
(2) In seguito, il Papa ricorda che ci sono possono essere discontinuit tra Magistero antecedente e
Quello successivo, a condizione ovviamente di verificarsi solo nelle materie circostanziali e non a
livello di principi: se ci fosse avremmo rottura e non pi riforma nella continuit dei principi.
chiaro che si era manifestata di fatto una discontinuit, nella quale tuttavia, fatte le diverse
distinzioni tra le concrete situazioni storiche e le loro esigenze, risultava non abbandonata la
continuit nei principi
Ed ancora:
Cos le decisioni di fondo possono restare valide, mentre le forme della loro applicazione a
contesti nuovi possono cambiare.
(3) Il Santo Padre spiega allora perch la sentenza del Syllabus fa sempre senso e in quale contesto:
se la libert di religione viene considerata come espressione dellincapacit delluomo di trovare
la verit e di conseguenza diventa canonizzazione del relativismo, allora essa da necessit sociale e
storica elevata in modo improprio a livello metafisico ed cos privata del suo vero senso, con la
conseguenza di non poter essere accettata da colui che crede che luomo capace di conoscere la
verit di Dio
Ecco cosa ha condannato il Syllabus: la canonizzazione del relativismo che impropriamente
eleva a livello metafisico lincapacit delluomo di trovare la verit. Questa affermazione e sar
sempre inaccettabile.
Oltre al contesto storico in generale e quello letterario di Quanta Cura e del Syllabus, lespressione
stessa Reputare essere vera esprime di per s una concezione relativista che, quando
assolutizzata, cozza con loggettiva capacit di conoscenza di Dio professata dalla Chiesa.
(4) In fine il Santo Padre ci ricorda di cosa parla Dignitatis Humanae:
Una cosa completamente diversa invece il considerare la libert di religione come una necessit
derivante dalla convivenza umana, anzi come una conseguenza intrinseca della verit che non pu
essere imposta dallesterno, ma deve essere fatta propria dalluomo solo mediante il processo del
convincimento
4

E cio vi si considera la libert religiosa non come un assentimento al credo relativista


dellimpossibilit di conoscere la verit su Dio, ma in quanto processo di convincimento
proprio alluomo, processo dal quale non si scampa, ma che in s garantisce il raggiungimento
dello scopo, cio la conoscenza della verit su Dio.
Che questa conoscenza sia realmente possibile e non solo reputata essere vera lo esprime senza
mezzi termini la stessa Dignitatis Humanae nel seguente paragrafo E [gli esseri umani, ndr] sono
pure tenuti ad aderire alla verit una volta conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le
sue esigenze.
Non ci sono quindi contraddizioni sui principi stabiliti dal Syllabus e quelli enunciati da Humanae
Dignitatis, ma solo sviluppo coerente della dottrina con continuit a livello dei principi anche se con
riforma del giudizio in funzione del mutato significato dellespressione libert religiosa tra il
1851 e il 1965 nella societ e nei documenti magistrali stessi.
Spiriti malevoli diranno che queste spiegazioni intervengono a posteriori per giustificare un discorso
che questo non intendeva: per rispondere a ci ci vorrebbe un altro post. Per adesso sia sufficiente
riportare questa frase alla fine del prologo di Dignitatis Humanae:
Inoltre il sacro Concilio, trattando di questa libert religiosa, si propone di sviluppare la dottrina
dei sommi Pontefici pi recenti intorno ai diritti inviolabili della persona umana e allordinamento
giuridico della societ.
In Pace

LErmeneutica della continuit dimostrata (II)


By Simon de Cyrne on 4 settembre 2013 ( 3 )

Rottura o continuit.
Nel primo post su questo soggetto in risposta alla critica sollevata superficialmente in certi
ambienti tradi-protestanti quanto al fatto che lermeneutica della riforma nella continuit non era
mai stata dimostrata, abbiamo voluto mostrare quanto falsa fosse questaffermazione dando
come esempio la dimostrazione stessa che aveva fatto in suo tempo lattuale Papa Emerito
Benedetto XVI di unapplicazione concreta di questo principio ermeneutico al caso specifico della
questione sulla libert religiosa.
Per illustrare la fondatezza di questa ermenutica della riforma nella continuit il Santo Padre non si
era, per, limitato a darne un esempio applicativo, ma aveva anche mostrato che essa non era giusto
unidea peregrina e casuale ma una realt coscientemente ben fondata nellintenzione stessa del
Magistero eppoi ne aveva anche inquadrato le ragioni filosofico-teologiche che la rendevano non
solo plausibile ma addirittura necessaria come anche ben fondata teologicamente.
Nel suo discorso del 22 dicembre 2005, S.S. Benedetto XVI procedette nel senso inverso con il quale
con il quale presentiamo la sua dimostrazione dellermeneutica della continuit su questo blog:
dapprima dette le ragioni ontologiche, poi ricord che tale ben stato latteggiamento del Magistero
ed infine illustr il suo proposito con il caso particolare della libert religiosa.
Per illustrare quanto il fatto che la lermeneutica della continuit sia stata realizzata nei
documenti del Magistero non fosse solo fortuita o una costruzione a posteriori ma il risultato
di unintenzione esplicita, Benedetto XVI ricorda come questintenzione di continuit sia stata
espressa prima, durante e dopo la celebrazione del Sacro Santo Concilio Vaticano II.
Prima: Papa Giovanni XXIII nel suo discorso dapertura del Concilio l11 ottobre 1962 dice che il
Concilio vuole trasmettere pura ed integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti e
continua: Il nostro dovere non soltanto di custodire questo tesoro prezioso, come se ci
preoccupassimo unicamente dellantichit, ma di dedicarci con alacre volont e senza timore a
6

quellopera, che la nostra et esige necessario che questa dottrina certa ed immutabile, che
deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che corrisponda alle
esigenze del nostro tempo. Una cosa infatti il deposito della fede, cio le verit contenute nella
nostra veneranda dottrina, e altra cosa il modo col quale esse sono enunciate, conservando ad
esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata
Vi troviamo quindi la stessa distinzione operata da Benedetto XVI circa i principi che non possono
essere intaccati, chiamata qui dottrina certa ed immutabile e gli elementi circostanziali che possono
cambiare senza intaccare il senso e la portata del deposito della fede.
Bench nel suo discorso alla Curia Benedetto XVI citi direttamente Papa Giovanni XXIII in
relazione alla continuit ermeneutica e Paolo VI per il posizionamento del Concilio nel contesto
storico culturale nel quale stato celebrato, non si possono non ricordare le parole seguenti di Papa
Paolo VI nello stesso discorso di conclusione del 7 dicembre 1965 :
Ma non possiamo trascurare unosservazione capitale nellesame del significato religioso di questo
Concilio: esso stato vivamente interessato dallo studio del mondo moderno fino al punto da
suggerire ad alcuni il sospetto che un tollerante e soverchio relativismo al mondo esteriore, alla
storia fuggente, alla moda culturale, ai bisogni contingenti, al pensiero altrui, abbia dominato
persone ed atti del Sinodo ecumenico, a scapito della fedelt dovuta alla tradizione e a danno
dellorientamento religioso del Concilio medesimo. Noi non crediamo che questo malanno si debba
ad esso imputare nelle sue vere e profonde intenzioni e nelle sue autentiche manifestazioni.
Mostrata quale era lintenzione di chi aveva convocato il Concilio e di chi laveva celebrato e rato,
Benedetto XVI ricorda lerrore teologico fondamentale di chi vuole vedere una rottura tra
linsegnamento del Concilio ed i principi che fondano la Chiesa:
Costoro affermerebbero che Proprio perch i testi rispecchierebbero solo in modo imperfetto il
vero spirito del Concilio e la sua novit, sarebbe necessario andare coraggiosamente al di l dei
testi, facendo spazio alla novit nella quale si esprimerebbe lintenzione pi profonda, sebbene
ancora indistinta, del Concilio : questo errore lo fanno sia i progressisti che i tradizionalisti non
tradizionali, i primi per tirare la coperta a s e introdurre novit a-cattoliche, i secondi per far portare
le colpe di tali novit al Concilio stesso dal quale si vogliono esimere dallobbedire.
Risponde Benedetto XVI: I Padri non avevano un tale mandato e nessuno lo aveva mai dato loro;
nessuno, del resto, poteva darlo, perch la costituzione essenziale della Chiesa viene dal Signore I
Vescovi, mediante il Sacramento che hanno ricevuto, sono fiduciari del dono del Signore. Sono
amministratori dei misteri di Dio (1 Cor 4,1); come tali devono essere trovati fedeli e saggi
(cfr Lc 12,41-48) In queste parabole evangeliche si esprime la dinamica della fedelt, che
interessa nel servizio del Signore, e in esse si rende anche evidente, come in un Concilio dinamica e
fedelt debbano diventare una cosa sola.
Dopo aver ricordato il Magistero di Benedetto XVI lermeneutica della riforma nella continuit e la
dimostrazione che ne ha fatto, nei prossimi interventi riporteremo e commenteremo altre
dimostrazioni fatte da emeriti autori che la giustificano teologicamente e filosoficamente come anche
che lapplicano a certi casi particolari: cos che mai pi sia ripetuto in buona fede che non stata
dimostrata!
In Pace
7

Alcune domande del Sig. Nessuno al dott. Arnaldo Xavier da Silveira


By minstrel on 9 settembre 2013 ( 5 )

Magistero.exe: fatal error


Ceci nest pas un Magritte.
Gentile Dott. Arnaldo Xavier da Silveira,
ho letto per tramite del blog Chiesa e post concilio, il suo ultimo articolo dedicato al sentre cum
Ecclesia e ai Frati dellImmacolata. Leggendolo sono nate in me, sig. Nessuno che non pu vantare
molti titoli se non quello di essere un animale razionale, molte domande che desidererei esternare
pubblicamente, certo che tali domande chiariscano ai competenti la mia ignoranza in merito alle
tematiche trattate. Ovviamente chiedo risposte, non accontentandomi della bellezza di domandare. E
se le domande sono errate mi piacerebbe sapere dove lo sono. Grazie.
Rileggiamo insieme larticolo, nella sua traduzione italiana gentilmente concessaci dal sito unavox.it
Quando lei scrive:
i numerosi commenti sullargomento, pubblicati nei siti antimodernisti, indicano che il fondatore e
Superiore generale, P. Stefano Mannelli, stava orientando lIstituto in senso tradizionale.
Lintervento, quindi, non mirerebbe tanto ad allontanare i frati dalla celebrazione della Messa di
San Pio V, quanto, e soprattutto, a porre fine alle resistenze di molti di essi nei confronti delle
controverse dottrine del Vaticano II e delle inaudite novit del post-Concilio.
mi sembra che non specifichi cosa intende per senso tradizionale. Se Manelli vuole orientare
listituto da lui fondato in senso tradizionale e il risultato che il Magistero non riconosce questo
senso come sentire cum significa che:
a) quello che per lei senso tradizionale non lo per il Magistero e ha ragione il Magistero
b) quello che per lei senso tradizionale non lo per il Magistero e ha ragione lei
Delle due luna. Ora, da sig. Nessuno qual io sono, mi chiedo: se il Magistero a stabilire cosa
8

significa da oggi e da sempre sentire cum Ecclesia perch sbagliata la prima proposizione? E se
invece giusta la seconda proposizione, mi spiega perch lei identificherebbe il Vero Magistero e
non il Magistero stesso? Ovvio che mi pu rispondere con un bel: io ripeto quello che diceva il
Magistero preconciliare dogmato!. Ma allora mi sorge unaltra domanda: che razza di Magistero
un Magistero che pu errare sempre se non quando dogma in modo infallibile? Cio deve essere
credibile un Magistero che si pu sempre sbagliare, tranne quando lui dice che non sta sbagliando?
Lei mi dice che perch Dio che in quei casi lo dice. Ma io le chiedo a questo punto come fa ad
essere sicuro che Dio ha parlato? Perch glielo dice un Magistero passibile di errore che le impone di
credere che in quel momento quel che dice viene da Dio? Ma in tutta questa autoreferenzialit, dove
sta la ragionevolezza, la coerenza interna? Io ce la vedrei se il Magistero, per voce della Chiesa
Gerarchica, si dichiara come unica voce autorevole per stabilire cosa il Magistero stesso. Perch io,
sig. Nessuno, dovrei avere la legittima pretesa che quanto ho appreso del Magistero sia pi
autorevole del Magistero stesso? Lei certamente ha pi titoli di me per parlare del Magistero, ma mi
spiega perch dovrebbe possedere titoli per criticare come erroneo il Magistero stesso del Magistero
stesso? E forse lei in contatto con il divino pi del Magistero stesso? Ovvio che no, sono ignorante,
ma nessuno qui fesso. Quindi chiaro che lei critica e procede a ritenere erroneo il Magistero per
motivi ben pi profondi. A questo punto le chiedo: quali? Grazie.
Ah, mi corre lobbligo qui di sottolinearle con mio piacere come il suo parere sia del tutto simile a
quello di Wolfgang Boekenfoerde. Egli per prevede la fallibilit delle encicliche papali (cfr.
Boekenfoerde Wolfgang, Roma ha parlato, la discussione aperta Struttura comunionale della
Chiesa e parresia del cristiano, Il Regno Attualit, n.22, 2005, pp.739-744) e il risultato giusto
lesatto opposto del suo e come lei non distrugge alcun dogma. Perch lei e la sua critica ad un
Magistero erroneo pi credibile rispetto a Boekenfoerde?
Ancora: io non sto dicendo che non sia possibile quello che lei dice, cio che il Magistero possa
essere, diciamo cos, imprudente. Si figuri che anche Benedetto XVI scrisse che il Magistero,
nellambito biblico, ha compiuto decisioni imprudenti. Rilegga quanto disse nel 2003 in un discorso
di sicuro da lei conosciuto: Rimane vero che il Magistero, con le decisioni citate, ha allargato
troppo lambito delle certezze che la fede pu garantire; per questo resta vero che stata con
ci diminuita la credibilit del Magistero
Ratzinger, Joseph. Il rapporto fra Magistero della Chiesa ed Esegesi, 2003, Pontificia
Commissione Biblica, 10 maggio 2003
Per noto delle differenze! Qui si da per scontato che in termini di fede e morale, cio negli ambiti
CERTI DELLA FEDE (gli unici che per Ratzinger Papa il Magistero pu GARANTIRE!), il
Magistero non pu ERRARE. E si dice: se il Magistero travalica questi ambiti beh, non si pu
pretendere che non sbagli! Accidenti: mi spiega dove sbaglio a ritenere questa affermazione
perfettamente lecita, coerente con il Magistero stesso e credibile? Posizione che trovo sia allopposto
della sua, o mi sbaglio? E se non lo , dove la mia ignoranza sta agendo e mi sta ingannando?
Quanto piuttosto alla sua sicurezza che il Commissariamento derivi dalle resistenze di molti di essi
nei confronti delle controverse dottrine del Vaticano II e delle inaudite novit del post-Concilio , mi
chiedo che fonti autorevoli possiede per questa affermazione e a questo punto se le pu mettere
pubblicamente a disposizione.
Grazie per il sunto del sentire cum Ecclesia di SantIgnazio, anche e soprattutto per aver
sottolineato questo punto che sta molto a cuore a me, sig. Nessuno, e al blog che mi ospita:
9a regola Lodare tutti i precetti della Santa Chiesa ed essere disposti a cercare le ragioni in loro
difesa e mai per criticarli.
9

Benvenuti nellermeneutica della continuit! Ma allora mi chiedo: perch poi lei fa di tutto per
criticare i precetti magisteriali fino tentare di minare lermeneutica della continuit nel Vaticano II?
Mi sono risposto perch in fondo questa nona regola non un dogma infallibile della Chiesa
Poi inizia il percorso logico che prevede in conclusione la dimostrazione che esista in relazione sia
ai Papi, sia ai concilii ecumenici, una dottrina attenuata e solida secondo la quale il Magistero
possa cadere in errore e perfino nelleresia, quando non rispetta le condizioni dellinfallibilit. Al
che mi sta benissimo, perch quello che a quanto pare diceva anche Ratzinger nel discorso che le
ho (ri)citato. Per egli lo inquadrava nel fatto che il Magistero, che in materia di fede e morale NON
PUO ERRARE, andato OLTRE IL MAGISTERO STESSO ergo pu anche errare (ma questo non
significa che errore certo!).
Mi ripeto: perch lei nel giusto e non lo Ratzinger? Perch ci sono ventanni di studi
antimodernisti che lo provano? Posso chiederle se al corrente che altrettanti decenni di studi
che lei considererebbe modernisti dicono lesatto opposto? Perch loro sono nellerrore (anche se
molti in linea con il Magistero di oggi) e lei e i suoi studi antimodernisti no? Lei magari mi chiede:
quali studi?! Di chi?! E io allora le chiedo: ma come! Se c un dibattito significa che ci sono due
posizioni antitetiche a confronto. Che ci siano studi in tal senso sicuro come e quanto lesistenza
del dibattito in corso! E lesistenza di tale dibattito ne la prova. Io sono il sig. Nessuno, che non
conosce nulla, per questo non mi permetto di citarle studi, ma certo pretendere, da grande professore
che , che lei li conosca e li tenga in considerazione. E cio: dando per scontato che esistono studi
contrari, perch non li cita e fa passare lidea che il dibattito oramai chiuso e sepolto e gli studi
antimodernisti hanno vinto? Se cos, perch si ritrova a scrivere il risaputo con articoli come
questo suo, del quale ringrazio di nuovo?
Unultima cosa perch il sig. Nessuno ha purtroppo altro nella vita da fare, anche se in fondo mi
piace lidea di non disturbarla pi con le mie domande ignoranti.
Quando lei scrive:
Per comprendere come tale possibilit di fallo magisteriale non si opponga alle promesse di
Nostro Signore, importante osservare che, secondo la vera dottrina del Magistero ordinario (6),
una condizione essenziale per linfallibilit dei suoi insegnamenti che essi siano accettati
pacificamente dalla Chiesa universale, entro un tempo sufficiente ad essere ritenuti come
appartenenti alla Fede, e quindi essere doverosamente professati dai fedeli.
mi sovvengono queste domande:
le promesse di Nostro Signore? Ma che promesse? Quelle forse scritte in un Vangelo che non
esiste in originale, scelto da un Magistero che pu errare anche in materia di fede?
accettati pacificamente? Scusi, ma secondo lei cosa si intende per pacificamente? Io sono
ignorante, ma da quello che so ad ogni Concilio c sempre stato un bel caos nella Chiesa! Sempre e
a tutti i concili. E a volte cera bisogno di un secondo Concilio ravvicinato per accertare di uno
scisma certo. Dove questa pacificazione vista come la vede lei dopo Trento? E dove dopo
Costanza? Sa invece dove la vedo in Trento, Costanza e Vaticano II? Nei fedeli semplici che
semplicemente accettano e si affidano e si fidano. Lei vede la Chiesa spaccata completamente in due.
Lo dimostra anche quando scrive evidente che le novit eretizzanti del Vaticano II, anche dopo
cinquantanni di aggiornamento conciliare, non hanno mai contato sul consenso nella Santa Chiesa,
sia da parte del corpo docente sia da parte del discente.. Ma al che mi chiedo: ma lei come fa ad
essere sicuro che di quello che il consenso della Santa Chiesa?! Che sondaggi ha in mano? Quanti
sono quelli che la pensano come lei? Siete un miliardo e cinquanta milioni di cattolici pi uno per
10

dire che un miliardo e quantanoveenovecentonovantanove milioni di cattolici stanno


spadroneggiando eresie che la maggioranza non approva?! E sempre la sua fonte autorevole che le
da queste certezze statistiche?
Interessante la sua lettura di Kasper. Mi piacerebbe sapere dallo stesso Cardinale se questa lettura del
suo scritto sia giusta. E soprattutto desidererei capire come il Card. Kasper stesso, dopo aver
constatato che il Magistero di cui fa parte non che una burla di pessimo gusto, possa ancora essere
Cardinale di Santa Romana Chiesa ed essere in pace con la sua coscienza e con il principio di non
contraddizione. Ma avremo modo di tornare anche su questaltre domande, temo ignoranti quanto
quelle precedenti.
Buon cammino Dott. Arnaldo.
Il suo
Sig. Nessuno

11

LERMENEUTICA DELLA CONTINUIT DIMOSTRATA (III) : Prima sintesi


By Simon de Cyrne on 14 settembre 2013 ( 12 )

Magistero che combacia


Chi si dato la pena di leggermi, e lo ringrazio davanzi, avr notato il mio ripetuto richiamo a
cercare sempre soluzioni nel dialogo che non vadano alla ricerca di un minimo comune
denominatore ma, al contrario, di un massimo comune moltiplicatore, affinch le differenze
diventino forze e che i nostri concetti siano sinergistici.
Ho cercato di darne unesempio nellapproccio delle due forme dellunico rito romano dove ho
tentato di dimostrare che la loro forza nellessere davvero differenti e che lo sforzo dei pastori
dovrebbe essere quello di aiutare le due forme a vivificarsi, non in unottica di competizione tra
loro come vorrebbe P. Aug ed alcuni, a lui speculari, estremisti del tradi-protestantesimo, ma in
unottica di ecclesiale ricerca delleccellenza per ognuna delle due forme.
Grazie al dialogo stabilito con alcuni cari utenti come Kerygmatico, Marchesini e non ultimo
Giuseppe sarei felice di proporre un sunto dellapplicazione del concetto di ermeneutica della
riforma nella continuit al principio della libert religiosa, in unottica dinamica che ricerca il
famoso massimo comune moltiplicatore di cui sopra.
Nei post precedenti abbiamo presentato le riflessioni di Benedetto XVI specifiche allermeneutica
della riforma nella continuit, lesempio di applicazione che lui ne fa nel caso della libert religiosa e
anche linquadramento magisteriale generale del S.S. Concilio Vaticano II sulla voluta continuit dei
Papi allora in carica.
Analisi e argomenti accessibili direttamente in linea sul web e che potete trovare nella nostra
bliblioteca che andr allargandosi sempre pi nelle prossime settimane e mesi , mostrano senza
ombra di dubbio che le critiche di Gherardini e De Mattei sono state magistralmente smontate in loro
tempo in particolare da Valuet , Rhonheimer e Ocariz per citarne alcuni, mentre gli stessi hanno
provveduto analisi di e a livello accademico che dimostrano, seppur con angolature diverse,
loggettiva continuit tra il Magistero su questo soggetto del XIX secolo e quelle della Chiesa dal
Concilio Vaticano II fino ad oggi.
Oggi per, vorrei ripresentare, la continuit della dottrina della Chiesa sulla materia in un
modo nuovo, non analitico, ma sintetico, riassumendo le discussioni su citate e incorporandone
12

lessenza, sperando essere abbastanza provocatorio per sollevare interesse e mandare avanti un
contraddittorio costruttivo.
Il punto di partenza di questa sintesi quello di considerare che, ambo il Syllabus ( e Quanta Cura) e
la Dignitatis Humanae chinandosi sulla relazione tra gli individui e lo stato, sono nellambito proprio
della dottrina sociale della Chiesa intesa in senso generale. Ci sono due principi fari nella dottrina
sociale della Chiesa: il principio di sussidiariet e quello di solidariet.
Il principio di sussidiariet antico quanto Aristotele stesso e recepito pienamente da San Tommaso
dAquino: quindi, in quanto linguaggio tradizionale, dovrebbe informare perfettamente sia gli
insegnamenti del B. Pio IX che quello di Dignitatis Humanae almeno implicitamente e essere
accettabile anche per le sensibilit le pi tradizionali. Questo principio stato utilizzato
autenticamente nei vari magisteri pontificali fin la Leone XIII nella Rerum Novarum e senza
discontinuit fino al giorno doggi. Esso doce in Quadragesimo Anno: Come illecito togliere agli
individui ci che essi possono compiere con le loro forze cos ingiusto rimettere ad una
maggiore e pi alta societ quello che dalle minori ed inferiori comunit si pu fare [...] perch
loggetto naturale di qualsiasi intervento nella societ stessa quello di aiutare in maniera
suppletiva le membra del corpo sociale, non gi di distruggerle e assorbirle.
A questo principio di sussidiariet fa contrappeso quello di solidariet che ci viene da Cristo stesso e
ben descritto in Solicitudo Rei Socialis Quando linterdipendenza viene cos riconosciuta, la
correlativa risposta, come atteggiamento morale e sociale, come virt, la solidariet. Questa
la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di
tutti e di ciascuno, perch tutti siamo veramente responsabili di tutti.
E dottrina tradizionale che non c immunit per lessere umano dal dovere di ciascuno di
cercare e trovare la verit: questo dovere proprio allindividuo. Applicando il principio di
sussidiariet, immediatamente se ne deduce che illecito togliere agli individui quello che costoro
possono e devono compiere con le loro forze: cio lo stato non pu impedire gli individui in
questa ricerca che rimane loro propria.
Daltro canto lo stato deve anche controbilanciare questatteggiamento di rispetto della
sussidiariet con una vigorosa politica di solidariet e impegnarsi per il bene comune, cio di tutti e
ciascuno favorendo in particolare la ricerca della verit che ognuno individualmente deve
percorrere.
La novit di Dignitatis Humanae che accoglie, nel suo secondo paragrafo, nella definizione di
natura umana le nozioni di libert psicologica e limmunit dalla coercizione esterna come
assolutamente strumentali affinch la verit sia cercata e trovata. Questo dato antropologico
alquanto moderno e, in questo, introduce un elemento supplementare nelle considerazioni magistrali:
esso rompe una simmetria nel ragionamento del Magistero e Lo obbliga a trovare una
generalizzazione alle Sue affermazioni precedenti al fine di ritrovarne una nuova.
In effetti, senza questo dato antropologico, in materia di libert religiosa, il principio di
solidariet e quello di sussidiariet combaciavano perfettamente nella loro relazione
simmetrica: lo stato perfettamente solidale propone a tutti i suoi sudditi tutti gli strumenti
considerati necessari affinch loro possano trovare la verit e, al suddito, basta fare lo sforzo di
associarsi allimpegno dello stato che si occupa del bene comune incluso laiuto allindividuo per
trovare la verit.

13

In questo contesto, manifestare pubblicamente unerrore o dissociarsi da quel che lo stato presenta
come via regale per trovare la verit diventa proprio un atto che va contro il principio di solidariet e
in quanto tale, e solo per motivi prudenziali, pu essere tollerato entro certi limiti dallo stato per
evitare un male maggiore. E quindi ovvio che, in questo contesto, la libert religiosa intesa
come deviazione dallaiuto dello stato un crimine contro lo stesso stato perch contro il principio
di solidariet. E un semplice lemma che la proposizione libero ciascun uomo di abbracciare e
professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avr reputato essere vera va,
allora, da essere condannata come eretica nel Syllabus.
Il nuovo dato antropologico, riconosciuto come oggettivo nella Dignitatis Humanae, introduce
una nuova simmetria nel Magistero , cio che uno stato perfettamente solidale propone a tutti i suoi
sudditi tutti gli strumenti necessari affinch possano trovare la verit il che include libert
psicologica e immunit da coercizione garantita, quanto al suddito egli deve associarsi allimpegno
dello stato che si occupa del bene comune nella misura nella quale la sua natura umana
perfettamente rispettata al fine di cercare e trovare la verit.
Sembra niente, ma in realt il significato dellinsegnamento di Dignitatis Humanae generalizza
quello dellinsegnamento del Beato Pio IX: infatti ritorniamo nelinsegnamento del Syllabus se
siamo in uno stato perfettamente solidale e che si occupa per davvero del bene comune e che offre
tutti i mezzi rispettosi dei (nuovi) dati antropologici che definiscono la natura umana, allora la
tolleranza di chi desidera professare unaltra religione ridiventa una considerazione puramente
prudenziale.
Invece, se siamo in una situazione storica dove lo stato non solidale con i suoi sudditi nella loro
ricerca del bene comune, allora laffermazione di Dignitatis Humanae che la persona umana ha il
diritto alla libert religiosa vera e la tolleranza non ne pi laccettazione di un male minore, ma
proprio un diritto buono in s che si deduce direttamente dallessenza della natura umana.
E questi due esempi corrispondono alle due spiegazioni date dal Papa Benedetto XVI per illustrare la
continuit tra i due magisteri autentici a due epoche differenti sulla libert religiosa.
Il fatto di mostrare che Dignitatis Humanae ha, in atto, generalizzato linsegnamento del
Syllabus rompendone liniziale simmetria concettuale tra i principi di sussidiariet e di
solidariet che vi erano implicitamente, per stabilirne unaltra che include la prima come caso
particolare, sembra, secondo il mio umile parere, un passo in avanti per superare le apparenti
controversie semantiche, storiche e culturali tra i due tempi del Magistero in questa materia.
E intanto certo che ai progressisti ed ai tradi-protestanti non , da tempo, pi permesso sul piano
intellettuale, affermare che le riforme magistrali proposte dal S.S. Concilio Vaticano II siano
lespressione di una rottura nei contenuti del Magistero invece che unovvia evoluzione in
continuit che rende conto delle problematiche attuali. Evoluzione che, secondo me, procede per
generalizzazioni prima ancora che per differenziazioni.
Infatti, vedendosi e sapendosi confutati, gli ideologhi della rottura spostano ormai i loro discorsi
dal campo del Magistero autenticamente annunciato a quel che avviene de facto nella Chiesa
quotidianamente , scendendo cos dalluniversale al particolare, dal ragionamento al
pettegolezzo, impresa molto pi facile, in quanto ci sar sempre chi, circostanziatamente,
contraddir il Magistero passato e presente ed esprimer una rottura.
In Pace
14

Livi e la luce del criterio di continuit


By minstrel on 19 settembre 2013 ( 4 )

Paul Ricoeur riconosce ogni contesto


Con questo breve post segnaliamo il nuovo articolo di Mons. Livi reperibile su La Nuova Bussola
quotidiana che analizza i fatti concernenti la lettera di Papa Francesco a Scalfari e il baillame nato
da questa.
Larticolo condivisibile in toto poich oltre a fornire una sintesi perfetta dei problemi in campo
ad esempio quando spiega cosa intendano con il termine dialogo gli atei alla Scalfari o gli antiassolutisti come Ferrara chiarisce, il caso di dirlo DI NUOVO, lunico metodo
didattico/ermeneutico per la lettura di certe uscite ecclesiali. UNICO Metodo ermeneutico che a
questo punto, ora di dirlo chiaro, deve sempre pi caratterizzare lazione di coloro che si
definiscono cattolici su web e nella apologetica pratica.
Indovinate? Esatto: continuit.
Con-ti-nui-t. Punto.
il criterio unico e valido non pu che essere quello della riforma nella continuit, non quello
della rottura scrive Livi. Come a dire che non tutte le letture ermeneutiche sono valide, non pu
esserci relativismo ermeneutico!
E esattamente quanto ha sempre sostenuto Simon.
Ma Livi non si ferma qui. E chiarisce un altro punto del criterio di continuit: la lettura
INTEGRALE di ogni documento alla luce del suo CONTESTO (dove scrive se si legge il testo del
documento nella sua interezza ecc)
15

Ecco dunque cosa offre questo splendido articolo che invitiamoa a leggere. Esplica in modo
magistrale due punti cari al blog Croce-via: continuit e contestualizzazione.
Quella continuit che non viene ricercata o che spesso viene accantonata per teorie di rottura
(sedevaticaniste o ultraprogressiste che siano) tanto affascinanti quanto campate per aria.
Quella contestualizzazione (detta anche Referenza) che viene bellamente ignorata da moltissimi
che scrivono testi con ermeneutiche di rottura, senza nemmeno rendersi conto di usare le armi che
le teorie della comunicazione studiano e che noi chiediamo siano comprese per un preciso atto
ermeneutico in continuit.
Perch tutti noi scriviamo, involontariamente o meno, usando categorie quali lettore implicito,
autore reale o, in caso di narrazione (come quella evangelica) narratario e narratore e cos via.
Conoscere un minimo di teoria della comunicazione fondamentale per la comprensione di ogni
scritto. La conoscenza di tale argomento poi fondamentale in questo periodo di confusione
terminologica e ignoranza dei principi, soprattutto per noi cristiani dove un termine rettamente inteso
nasconde un preciso principio veritativo.
Su tutti consiglio un libro: Ricoeur, Paul, Dal testo allazione, saggi di ermeneutica, anteprima di
Google. (aggiunto in biblioteca del blog)
Inoltre mi permetto di linkare questi appunti dellamico Don Barbaglia, biblista in quel di Novara,
che allinizio di ogni suo corso di esegesi biblica solito esplicare in modo preciso e netto la teoria
dellopera letteraria di Ricoeur.
Strepitose a mio dire anche queste lezioni mp3 sullo stesso argomento:
Spiegazione della intra-testualit e introduzione alle teorie di Ricoeur
Metodologia esegetica di matrice sincronica di Paul Ricoeur (I)
Metodologia esegetica di matrice sincronica di Paul Ricoeur (II)
Metodologia esegetica di matrice sincronica di Paul Ricoeur (III)
I file linkati sono estrapolati da un corso di esegesi biblica dellanno universitario 2008/2009 di
Teologia in Novara. Lintero semestre in formato audio reperibile qui mentre gli appunti scritti
sono qui.
Mi si potrebbe rispondere che puro buon senso sapere che il Papa quando scrive coscienza
intende un atto della retta ragione, in linea con il Magistero e la dottrina cattolica.
Eh ad una considerazione tanto banale quanto vera, non posso che sorridere e alzare le braccia al
cielo.

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E se Mic chiede dialogo


By minstrel on 23 settembre 2013 ( 10 )

Towards C
noi siamo prontissimi.
Il fatto: Mic nel suo ultimo post dedicato allintervista del Papa (a breve anche noi metteremo
qualche cosa, sapete com, abbiamo anche una gran bella vita a cui rendere conto) scrive sul finale
due precisazioni secche. La prima suona cos:
Essere fedeli alla Tradizione non significa essere chiusi alle novit o essere ancorati alla chiesa
pre-conciliare. Non esiste la chiesa pre e quella post conciliare: esiste la Chiesa punto. Essa corpo
mistico di Cristo e Popolo di Dio in cammino. E noi non rifiutiamo il concilio. Solo che non lo
vediamo come un nuovo superdogma e ci limitiamo a metterne in discussione alcuni punti
controversi. Su questo vorremmo si potesse instaurare un fruttuoso dialogo con i nostri pastori,
che sembrano aborrire lodore delle pecore che amano la Tradizione, sia pur se esse non sono
affette chiusure n da deformazioni ideologiche. Vogliamo dunque parlarne? Noi non apparteniamo
ad un altro gregge, cos come non facciamo parte di nessuna lobby, ch non ci riguarda!
Pare proprio una richiesta di dialogo. Con i pastori ovviamente, non con noi di Croce-via.
Ma abbiamo lardire di sentirci chiamati in causa.
Non sarebbe male infatti tentare di instaurare un dialogo proficuo nel tentativo di comprendere le
difficolt che emergono dai moltissimi studi sul Vaticano II che Mic conosce (e ne conosce
davvero tanti) e riconosce come autorevoli. Non per smontarli, quanto piuttosto per comprenderne
insieme la portata ed eventualmente la validit. E confrontarli con gli altri innumerevoli che dicono
lesatto contrario di quelli che lei spesso cita.
Mi ha colpito nellaffermazione, la riga in cui Mic esprime ci che la Chiesa. Perfetta. E dove dice
che la Chiesa non predica una morale ma sacramento? Ma se la stessa cosa che continua ad
esprimere Papa Francesco!
Ed su queste fondamenta che il dialogo va costruito.
17

Ma con un ma.
O meglio, con una precisazione.
Non si pu assolutamente (!) prescindere dalla ricerca continua e senza scrupoli della continuit! Il
Concilio va letto con intenzione di continuit! Non pu essere letto, soprattutto nei punti
controversi, n come rottura n come possibile rottura n come probabile errore di Magistero.
Sono tre condizioni che non devono essere previste nellermeneutica conciliare perch
decontestualizzano gli scritti, rendendoli facili prede di riletture tese a sottolinearne la possibile
erranza.
E non lo diciamo perch la nostra idea o per ingannarci. Ma perch lermeneutica richiesta da
chi ha avuto, aveva, e ha in custodia il deposito della cosidetta Tradizione.
Mic probabilmente mi dir che se gli scritti fossero stati chiari non ci sarebbe stata bisogno di
ermeneutica di continuit. Va innanzitutto analizzato unovviet di fondo che questo argomento
tralascia: lermeneutica metodologia presente sempre e comunque, in ogni forma di
comunicazione, metodologia spesso (ahim) applicata in modo distorto e ignorandone lesistenza.
Esempi di errori ermeneutici causa decontestualizzazione:
Togliere contesto alle narrazioni evangeliche distruggerne il significato: i Testimoni di Geova,
per fare un esempio banale, ne sono la dimostrazione.
Non tener conto delluditorio di alcune frasi, porta alcune critiche ad annullarsi perch
completamente avulse dalluditorio stesso. Non si pu ad esempio lamentarsi del modo semplice (a
tratti semplicistico) con il quale si parla della fede cristiana con i bambini di 6 anni.
Una lettera ha dei contesti, narratari e narratori.
Unintervista ha contesto diverso, intervistatore che sceglie le parole da pubblicare, intervistato che
pu anche permettersi i voli pindarici delloralit.
Un saggio accademico deve sottostare alle regole della scienza moderna per essere accettato,
lamentarsi che un biblista in questa sede possa rileggere un dogma non aver compreso il contesto.
E cos via. Di esempi ce ne sarebbero a iosa poich ogni comunicazione necessita, per essere
comunicazione, di ermeneutica.
Questo significa che gli scritti conciliari sono chiari? No, significa al massimo che gli scritti
Conciliari sono volutamente senza anathema sit (ed un metodo di procedere che lermeneutica
degli stessi DEVE tener conto!) e presentano un approfondimento dottrinale di una fede gi molto
profonda. Insomma non sono facili da comprendere.
La dimostrazione lha fornita il dibattito avvenuto su queste pagine fra Simon, Marco e Beppe sulla
libert. Dibattito che non certo finito, ma che di fondo possiede quella ricerca di continuit da
parte di tutti gli intervenuti. E questo che rende proficuo il lavoro. E difatti su questo terreno che
lavorano alcuni degli intellettuali cui solita affidarsi Mic come Livi o Lanzetta. Il primo soprattutto
appalesa la sua chiara intenzione ogni due per tre.
Mi si conceda questa analogia marina, la quale va presa ovviamente con le pinze (ed lermeneutica
dellanalogia ad obbligarci!).
Su una stessa barca nessuno dei rematori interessato a remare contro gli altri con il rischio di
ribaltare la barca stessa. Un rematore libero di pensare potr invece chiedersi dove si sta andando,
quindi smettere di remare e chiedere al vicino che rema forsennatamente perch lo fa. E se la risposta
biascicata e senza argomenti che porta non soddisfa, potr chiedere ad un altro che sorridendo rema
tranquillo.

18

Ma lo fa sapendo che la barca deve proseguire e che c bisogno anche della sua remata.
E che pi le remate si fanno simili, pi la barca viaggia spedita.
Tutti dunque dobbiamo pensarla allo stesso modo?
Naturalmente no. Lanalogia fa riferimento ai principi cardine del dialogo che poi sono il cardine del
Magistero stesso.
La continuit, appunto.

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ECCLESIAM SUAM: Per quali vie la Chiesa cattolica debba oggi adempiere al
suo mandato.
By minstrel on 2 ottobre 2013 ( 4 )

Anche Paolo ci fa volare!


Sentendo personalmente il dovere di formulare una risposta degna di questo nome a DR che mi ha
omaggiato di una replica su MiL, risposta che purtroppo necessita di tempo che ora non ho causa
impegni di lavoro e di studio;
personalmente stanco di dover rincorrere tutti i qui pro quo che alcuni leggono nelle parole di Papa
Francesco come fanno ad esempio coloro che il termine proselitismo in modo positivo ed
evangelico, quando palese che il Papa lo citi come nozione protestante, da setta americana di turno
(il cristianesimo non fa proselitismo, fa apostolato!) ;
Spinto dallennesima rilettura di Mic della Mortalium animos, enciclica che oramai anche i sassi
conoscono a memoria nella sua traduzione italiana visto che ogni mese viene riproposta da qualcuno
con grande spreco di memoria fisica dei server web;
ho deciso ieri di leggermi una Enciclica, citata da Papa Francesco nel suo discorso allincontro
internazionale per la pace del 30 settembre 2013, sulla quale non mi ero mai soffermato e che ho
trovato davvero attuale!
Ecclesiam Suam.
Paolo VI scrive ai Padri che a breve si riuniranno nella seconda sessione del Vaticano II.
E il 6 agosto 1964.
Ci state a leggerla insieme?
Estrapoler, a rischio di essere tacciato di fondamentalismo, solo le parole della traduzione offerta
dal sito del Vaticano che mi pi mi appaiono interessanti.
Non commento, consapevole che si pu discutere tramite i commenti in calce circa il valore
contemporaneo (Francescano per cos dire) di alcune frasi.
Cito, consapevole che si pu riprendere lintera frase e il suo contesto semplicemente leggendosi
lintera Enciclica.
Suddivider lenciclica in
20

- TITOLI (miei personali)


ed eventualmente in ulteriori
- Titoli (come pensati da Paolo VI stesso.)
Buona lettura!
PREMESSA
7. Non vuole questa Nostra Enciclica rivestire carattere solenne e propriamente dottrinale, n
proporre insegnamenti determinati, morali o sociali, ma semplicemente vuol essere un messaggio
fraterno e familiare.
I TRE DESIDERI E UN PENSIERO ALLA PACE
9. Vi diremo subito, Venerabili Fratelli, che tre sono i pensieri, che vanno agitando lanimo [...]
10. Il pensiero che sia questa lora in cui la Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa,
meditare sul mistero che le proprio, esplorare a propria istruzione ed edificazione la dottrina, gi a
lei nota e gi in questo ultimo secolo enucleata e diffusa, sopra la propria origine, la propria natura,
la propria missione, la propria sorte finale, ma dottrina non mai abbastanza studiata e compresa,
come quella che contiene il piano provvidenziale del mistero nascosto da secoli in Dio affinch sia
manifestato per mezzo della Chiesa [...]
12. E deriva perci un bisogno generoso e quasi impaziente di rinnovamento, di emendamento
cio dei difetti, che quella coscienza, quasi un esame interiore allo specchio del modello che Cristo di
s ci lasci, denuncia e rigetta. [...]
13. Terzo pensiero Nostro, e vostro certamente, sorgente dai primi due sopra enunciati, quello
delle relazioni che oggi la Chiesa deve stabilire col mondo che la circonda ed in cui essa vive e
lavora.[...]
15. Si presenta cio il problema, cos detto, del dialogo fra la Chiesa ed il mondo moderno.
problema questo che tocca al Concilio descrivere nella sua vastit e complessit, e risolvere, per
quanto possibile, nei termini migliori. [...]
Assiduo e illimitato zelo per la pace
17. Alla grande e universale questione della pace nel mondo Noi diciamo fin dora che Ci sentiremo
particolarmente obbligati a rivolgere [...] linteressamento altres pi assiduo ed efficace [...]
premuroso di contribuire alla educazione dellumanit a sentimenti ed a procedimenti contrari ad
ogni violento e micidiale conflitto, e favorevoli ad ogni civile e razionale pacifico regolamento dei
rapporti fra le nazioni; e sollecito parimenti di assistere, con la proclamazione dei principi umani
superiori, che possano giovare a temperare gli egoismi e le passioni donde scaturiscono gli
scontri bellici, larmonica convivenza e la fruttuosa collaborazione fra i popoli; e dintervenire, ove
lopportunit ci sia offerta, per coadiuvare le parti contendenti a onorevoli e fraterne soluzioni.
LA COSCIENZA
19. Noi pensiamo che sia doveroso oggi per la Chiesa approfondire la coscienza chella deve avere di
s [...]
20. Pare infatti a Noi che tale atto di riflessione possa riferirsi al modo stesso scelto da Dio per
rivelarsi agli uomini e per stabilire con essi quei rapporti religiosi di cui la Chiesa al tempo stesso
strumento ed espressione. [...]
28. a tutti noto che la Chiesa immersa nellumanit, ne fa parte, ne trae i suoi membri, ne deriva
preziosi tesori di cultura, ne subisce le vicende storiche, ne favorisce le fortune. Il suo [dell'umanit]
21

pensiero, la sua cultura, il suo spirito sono intimamente modificati sia dal progresso scientifico,
tecnico e sociale, sia dalle correnti di pensiero filosofico e politico che la invadono e la
attraversano.[...] Ora pare a Noi che, per immunizzarsi da tale incombente e molteplice pericolo
proveniente da varie parti, buono e ovvio rimedio sia lapprofondimento di coscienza della Chiesa in
ci chessa veramente [...]
30. [il pensiero dell'uomo moderno] si curva facilmente su se stesso, e allora gode di certezza e di
pienezza, quando sillumina nella propria coscienza. Non che questa abitudine sia senza pericoli
gravi; correnti filosofiche di grande nome hanno esplorato e magnificato questa forma di attivit
spirituale delluomo come definitiva e suprema, anzi come misura e sorgente della realt, spingendo
il pensiero a conclusioni astruse, desolate, paradossali e radicalmente fallaci; ma ci non toglie che
leducazione alla ricerca della verit riflessa nellinterno della coscienza sia di per s altamente
apprezzabile e oggi praticamente diffusa come espressione squisita della moderna cultura; come
non toglie che, bene coordinata con la formazione del pensiero a scoprire la verit dove essa
coincide con la realt dellessere obbiettivo, lesercizio della coscienza riveli sempre meglio a chi
lo compie il fatto dellesistenza del proprio essere, della propria spirituale dignit, della propria
capacit di conoscere e di agire.
32. [...]il Concilio Ecumenico Vaticano II altro non che una continuazione e un completamento del
Vaticano I
35. Noi ci asteniamo di proposito dal pronunciare qualsiasi Nostra sentenza, in questa Nostra
Enciclica, sopra i punti dottrinali relativi alla Chiesa, posti ora allesame del Concilio stesso, cui
siamo chiamati a presiedere: a cos alto e autorevole consesso vogliamo ora lasciare libert di studio
e di parola
39. Il mistero della Chiesa non semplice oggetto di conoscenza teologica, devessere un fatto
vissuto, in cui ancora prima duna sua chiara nozione lanima fedele pu avere quasi connaturata
esperienza
40. Che se noi sapremo accendere in noi stessi e educare nei fedeli, con alta e vigilante pedagogia,
questo corroborante senso della Chiesa, molte antinomie che oggi affaticano il pensiero di studiosi
di ecclesiologia
IL RINNOVAMENTO
44. Questo studio di perfezionamento religioso e morale stimolato anche esteriormente dalle
condizioni in cui la Chiesa svolge la sua vita. [...] Da un lato la vita cristiana, quale la Chiesa difende
e promuove, deve continuamente e strenuamente guardarsi da quanto pu illuderla, profanarla,
soffocarla, quasi cercasse di immunizzarsi dal contagio dellerrore, e del male; dallaltro lato la vita
cristiana deve non solo adattarsi alle forme di pensiero e di costume, che lambiente temporale le
offre e le impone, quando siano compatibili con le esigenze essenziali del suo programma religioso e
morale, ma deve cercare di avvicinarle, di purificarle, di nobilitarle, di vivificarle, di
santificarle: altro compito questo che impone alla Chiesa un perenne esame di vigilanza morale, che
il nostro tempo reclama con particolare urgenza e con singolare gravit. [...]
In quale senso intendere la riforma
46. [...] A voi, perci, Venerabili Fratelli, spetter indicarci quali provvedimenti saranno da prendere
per mondare e ringiovanire il volto della santa Chiesa [...] per infondere nuovo spirituale vigore nel
Corpo Mistico di Cristo, in quanto societ visibile, purificandolo da difetti di molti suoi membri e
stimolandolo a nuove virt.
48. [La riforma] non pu riguardare n la concezione essenziale, n le strutture fondamentali della
Chiesa cattolica. La parola riforma sarebbe male usata se in tale senso fosse da noi impiegata.
49. Cos che, su questo punto, se si pu parlare di riforma, non si deve intendere cambiamento, ma

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piuttosto conferma nellimpegno di mantenere alla Chiesa la fisionomia che Cristo le impresse, anzi
di volerla sempre riportare alla sua forma perfetta
Danni e pericoli della concezione profana della vita
51. [...] il relativismo, che tutto giustifica e tutto qualifica di pari valore, attenta al carattere assoluto
dei principi cristiani; [...] talvolta il desiderio apostolico davvicinare ambienti profani o di farsi
accogliere dagli animi moderni, da quelli giovani specialmente, si traduce in una rinuncia alle forme
proprie della vita cristiana e a quello stile stesso di contegno [non rumoreggiate voi ai primi banchi,
vi sento che sparlate dei Vescovi a Rio... n.d.r], che deve dare a tale premura di accostamento e di
influsso educativo il suo senso ed il suo vigore. Non forse vero che spesso il giovane Clero, ovvero
anche qualche zelante Religioso guidato dalla buona intenzione di penetrare nelle masse popolari o
in ceti particolari cerca di confondersi con essi invece di distinguersi, rinunciando con inutile
mimetismo allefficacia genuina del suo apostolato?
Non immobilit, ma aggiornamento
52. Ci non vuol dire che debba essere nostra intenzione credere che la perfezione sia limmobilit
delle forme, di cui la Chiesa s, lungo i secoli, rivestita;
Obbedienza, energie morali, sacrificio
53. Ma sia ancora una volta ripetuto a nostro comune ammonimento e profitto: non tanto cambiando
le sue leggi esteriori la Chiesa ritrover la sua rinascente giovinezza, quanto mettendo
interiormente il suo spirito in attitudine di obbedire a Cristo, e perci di osservare quelle leggi
che la Chiesa nellintento di seguire la via di Cristo prescrive a se stessa: qui sta il segreto del suo
rinnovamento, qui la sua metanoia [...] la vita cristiana, quale la Chiesa viene interpretando e
codificando in sapienti disposizioni, esiger sempre fedelt, impegno, mortificazione e sacrificio;
sar sempre segnata dalla via stretta, di cui nostro Signore ci parla;(34) domander a noi cristiani
moderni non minori, anzi forse maggiori energie morali che non ai cristiani di ieri, una
prontezza allobbedienza, oggi non meno che in passato doverosa e forse pi difficile. [...]Non
molle e vile il cristiano, ma forte e fedele.
Lo spirito di povert, lora della carit
56. Accenniamo dapprima allo spirito di povert. Pensiamo che esso sia cos proclamato nel santo
Vangelo, che sia cos insito nel disegno della nostra destinazione al regno di Dio, che sia messo cos
in pericolo dalla valutazione dei beni nella mentalit moderna, che sia cos necessario per farci
comprendere tante nostre debolezze e rovine nel tempo passato [...] Noi attendiamo che voi, quale
voce autorevole che interpreta gli impulsi migliori, onde palpita lo Spirito di Cristo nella santa
Chiesa, diciate come debbano Pastori e fedeli alla povert educare oggi il linguaggio e la condotta:
57. [...] non Ci esonera dal ricordare che tale spirito non Ci preclude la comprensione e limpiego, a
Noi consentito, del fatto economicoPensiamo anzi che linteriore liberazione, prodotta dallo spirito
della povert evangelica, ci renda pi sensibili e pi idonei a comprendere i fenomeni umani
collegati con i fattori economici. [...] Tutto quanto si riferisce a questi beni economici, inferiori a
quelli spirituali ed eterni, ma necessari alla vita presente, trova lalunno del Vangelo capace di
valutazione sapiente e di cooperazione umanissima
58. Noi pensiamo [...] che la carit debba oggi assumere il posto che le compete, il primo, il
sommo, nella scala dei valori religiosi e morali, non solo nella teorica estimazione, ma altres nella
pratica attuazione della vita cristiana. Ci sia detto della carit verso Dio, che la sua Carit rivers
sopra di noi, come della carit che di riflesso noi dobbiamo effondere verso il nostro prossimo, vale a
dire il genere umano. La carit tutto spiega. La carit tutto ispira. La carit tutto rende possibile. La
carit tutto rinnova.
Chi di noi ignora queste cose? E se le sappiamo, non forse questa lora della carit?
23

IL DIALOGO
60. Vi un terzo atteggiamento che la Chiesa cattolica deve assumere in questora della storia del
mondo, ed quello caratterizzato dallo studio dei contatti chessa deve tenere con lumanit. [...]
61. Il Vangelo, che conosce e denuncia e compatisce e guarisce le umane miserie con penetrante e
talora straziante sincerit, non cede tuttavia n allillusione della bont naturale delluomo
64. Ecco come san Paolo medesimo educava i cristiani della prima generazione: Non unitevi [...]
65. Ma questa distinzione non separazione. Anzi non indifferenza, non timore, non
disprezzo. Quando la Chiesa si distingue dallumanit non si oppone ad essa, anzi si congiunge.
Come il medico, che, conoscendo le insidie duna pestilenza, cerca di guardare s e gli altri da tale
infezione, ma nello stesso tempo si consacra alla guarigione di coloro che ne sono colpiti, cos la
Chiesa non fa della misericordia a lei concessa dalla bont divina un esclusivo privilegio. [...]
annuncio da diffondere. il dovere dellevangelizzazione. il mandato missionario. lufficio
apostolico.
67. La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la
Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio.
CARATTERISTICHE DEL DIALOGO DELLA SALVEZZA
74. Il dialogo della salvezza fu aperto spontaneamente dalla iniziativa divina [...]
75. Il dialogo della salvezza part dalla carit, dalla bont divin [...]
76. Il dialogo della salvezza non si commisur ai meriti di coloro a cui era rivolto [...]
77. Il dialogo della salvezza non obblig fisicamente alcuno ad accoglierlo [...] Cos la Nostra
missione, anche se annuncio di verit indiscutibile e di salute necessaria, non si presenter
armata di esteriore coercizione, ma solo per le vie legittime dellumana educazione, dellinteriore
persuasione, della comune conversazione offrir il suo dono di salvezza, sempre nel rispetto della
libert personale e civile.
78. Il dialogo della salvezza fu reso possibile a tutti; a tutti senza discriminazione alcuna [...]
79. Il dialogo della salvezza ha conosciuto normalmente delle gradualit
80. Sembra a Noi invece che il rapporto della Chiesa col mondo, senza precludersi altre forme
legittime, possa meglio raffigurarsi in un dialogo, e neppure questo in modo univoco, ma adattato
allindole dellinterlocutore e delle circostanze di fatto
81. Questa forma di rapporto indica un proposito di correttezza, di stima, di simpatia, di bont da
parte di chi lo instaura; esclude la condanna aprioristica, la polemica offensiva ed abituale, la
vanit dinutile conversazione.
83. Il colloquio perci un modo desercitare la missione apostolica; unarte di spirituale
comunicazione. Suoi caratteri sono i seguenti. La chiarezza [...] la mitezza [...] la fiducia [...] e la
prudenza pedagogica la quale fa grande conto delle condizioni psicologiche e morali di chi
ascolta
SIMON ECCOCI AL MASSIMO COMUN MOLTIPLICATORE?
86. Nel dialogo si scopre come diverse sono le vie che conducono alla luce della fede, e come sia
possibile farle convergere allo stesso fine. Anche se divergenti, possono diventare complementari,
spingendo il nostro ragionamento fuori dei sentieri comuni e obbligandolo ad approfondire le sue
ricerche, a rinnovare le sue espressioni. La dialettica di questo esercizio di pensiero e di pazienza
ci far scoprire elementi di verit anche nelle opinioni altrui, ci obbligher ad esprimere con
grande lealt il nostro insegnamento e ci dar merito per la fatica daverlo esposto allaltrui
obiezione, allaltrui lenta assimilazione. Ci far sapienti, ci far maestri. [...]
91. Larte dellapostolato rischiosa. La sollecitudine di accostare i fratelli non deve tradursi in una
24

attenuazione, in una diminuzione della verit. [...]


92. E solo chi vive in pienezza la vocazione cristiana pu essere immunizzato dal contagio di
errori con cui viene a contatto.
Con chi il dialogo
97. [... ] la Chiesa cattolica oggi deve assumere con rinnovato fervore, vogliamo semplicemente
accennare che essa devessere pronta a sostenere il dialogo con tutti gli uomini di buona volont,
dentro e fuori lambito suo proprio.
98. Nessuno estraneo al suo cuore. [...]
101. Dovunque luomo in cerca di comprendere se stesso e il mondo, noi possiamo comunicare con
lui; dovunque i consessi dei popoli si riuniscono per stabilire i diritti e i doveri delluomo, noi siamo
onorati, quando ce lo consentono, di assiderci fra loro. Se esiste nelluomo unanima naturalmente
cristiana, noi vogliamo onorarla della nostra stima e del nostro colloquio.
TRE CERCHI: GLI ATEI,I CREDENTI IN DIO, I FRATELLI SEPARATI
La negazione di Dio: ostacolo al dialogo
103. Noi sappiamo per che in questo cerchio sconfinato sono molti, moltissimi purtroppo, che non
professano alcuna religione; sappiamo anzi che molti, in diversissime forme, si professano atei. [...]
106. Lipotesi dun dialogo si fa assai difficile in tali condizioni, per non dire impossibile, sebbene
nel nostro animo non vi sia ancor oggi alcuna preconcetta esclusione verso le persone che
professano i suddetti sistemi e aderiscono ai regimi stessi. Per chi ama la verit, la discussione
sempre possibile.
109. [...] Noi non disperiamo che essi [i movimenti atei] possano aprire un giorno con la Chiesa
altro positivo colloquio, che non quello presente della Nostra deplorazione e del Nostro obbligato
lamento.
Secondo cerchio: i credenti in Dio
111. Noi non possiamo evidentemente condividere queste varie espressioni religiose, n possiamo
rimanere indifferenti, quasi che tutte, a loro modo, si equivalessero [...]
112. Ma non vogliamo rifiutare il nostro rispettoso riconoscimento ai valori spirituali e morali delle
varie confessioni religiose non cristiane, vogliamo con esse promuovere e difendere gli ideali, che
possono essere comuni nel campo della libert religiosa, della fratellanza umana, della buona
cultura, della beneficenza sociale e dellordine civile. In ordine a questi comuni ideali un dialogo da
parte nostra possibile; e noi non mancheremo di offrirlo l dove, in reciproco e leale rispetto, sar
benevolmente accettato
Terzio cerchio: i Cristiani Fratelli Separati
113. In questo campo il dialogo, che ha assunto la qualifica di ecumenico, gi aperto; in alcuni
settori gi in fase di iniziale e positivo svolgimento [...] mettiamo in evidenza anzitutto ci che ci
comune, prima di notare ci che ci divide. questo un tema buono e fecondo per il nostro
dialogo. Siamo disposti a proseguirlo cordialmente. Diremo di pi: che su tanti punti differenziali,
relativi alla tradizione, alla spiritualit, alle leggi canoniche, al culto, Noi siamo disposti a studiare
come assecondare i legittimi desideri dei Fratelli cristiani, tuttora da noi separati.

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Ermeneutica della continuit: un altro punto di vista


By minstrel on 7 ottobre 2013 ( 12 )

Un altra mano per il puzzle.


Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri un articolo di Giuseppe gibici dedicato allermeneutica
della continuit, che tratta anche della possibile fallibilit delle Encicliche Papali; fallibilit che
personalmente non escludo, ma non nei termini indicati da Giuseppe stesso. Se ne parler nei
commenti, ovviamente.
Grazie Giuseppe!
_____________________________________
1.

Lermeneutica della continuita

Vorrei comunicare alcune riflessioni che spero possano essere utili per la discussione
sullermeneutica della continuita raccomandata da Benedetto XVI a proposito dellinterpretazione
dei documenti del Vaticano II, e contrapposta allermeneutica della rottura.
Lermeneutica riguarda i principi che devono essere applicati nellinterpretazione, e di essa si puo
parlare nel contesto teorico di una teoria dellinterpretazione o in contesti meno tecnici come quello
in cui si esprimeva il papa, che non voleva certamente delineare una teoria ermeneutica, ma
contrastare tendenze interpretative di rottura fatte dentro e fuori della Chiesa.
E chiaro che nellinterpretazione dei testi da un punto di vista teorico non puo esserci che ununica
ermeneutica corretta, cio quella che giunge a stabilire cio che e stato espresso nel testo al termine
di un percorso interpretativo e non prima di esso. Infatti, non si puo stabilire a priori se il testo
interpretato sara o no in continuita con il senso di precedenti testi sullo stesso argomento.
Ma il papa non voleva evidentemente dichiare illegittimo il lavoro di interpreti onesti e coscienziosi,
lavoro di cui non parla, quanto invece ricordare cio che ogni cattolico dovrebbe sapere e cioe che i
vescovi del Vaticano II non volevano certo contraddire la tradizione della Chiesa e che gli ampi
dibattiti prima di ogni approvazione dei testi miravano ad assicurare la continuita con quella
tradizione, oltre che a chiarire gli argomenti e a spiegare i testi proposti. Quindi i testi vanno
affrontati ricercando in primo luogo in che senso le novita portate dal concilio siano sostanzialmente
in continuita con le dottrine precedenti.
La seconda osservazione riguarda la precisazione di cio che deve essere in continuita, essendo
chiaro che discontinuita ce ne sono. E cio che ho indicato con sostanzialmente, che deve far da
limite alla continuita. Anche il papa accenna ad un limite, rifacendosi ad una distinzione classica del
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linguaggio ecclesiastico ufficiale, quella tra principi ed applicazioni concrete, i primi immutabili, le
seconde contingenti e percio non suscettibili di definizioni immutabili. Ma questa distinzione mi
sembra improponibile e di fatto non e stata utilizzata con rigore dal papa, che ha preferito indicarla e
poi abbandonarla. La sua improponibilita deriva da due carenze, una di carattere epistemologico,
perche non e vero che noi procediamo nella conoscenza e nella valutazione della realta attraverso
deduzioni da principi quindi la loro enunciazione astratta non sarebbe di grande aiuto in funzione dei
casi concreti, come invece si riteneva. Laltra carenza e di carattere fattuale, perche se noi
escludessimo le materie contingenti metteremmo a rischio tutte le principali dottrine della Chiesa,
a iniziare dallesistenza di Gesu , degli apostoli e dei discepoli, della salvezza da lui portata, della
fondazione della Chiesa per opera sua, ecc. In tutti questi casi infatti si ha a che fare con fatti
contingenti e non con principi teorici, ma se non fosse possibile parlare infallibilmente su questi fatti,
non ci sarebbe.
In che cosa e percio da cercare la continuita? Nella continuita con la tradizione, continuita che
non esclude sviluppi ed approfondimenti nei secoli.
Tradizione e tradizioni
Il punto principale sul quale verte la polemica cd tradizionalista e proprio la mancanza di
continuita di alcune innovazioni del concilio con la tradizione precedente il Vaticano II.
Lerrore di questa polemica e che non si tiene presente quanto delle tradizioni vigenti nel periodo
preconciliare fossero in accordo con lautentica tradizione evangelica. In questa polemica si da
infatti per scontato che laccordo con la tradizione autentica sia garantito automaticamente quando
qualcosa sia proposto o accettato da parte dellautorita ecclesiastica, cioe di qualche papa o anche
dellepiscopato. Il secondo presupposto che si da per scontato e che in questi campi le espressioni
dellautorita ecclesiastica siano infallibili.
Si dimentica pero che papa, vescovi, concili possono essere considerati infallibili solo quando le
loro dichiarazioni sottostanno ad alcuni canoni formali, ma anche ad una condizione sostanziale
ineludibile, quella della conformita al messaggio evangelico. Quindi bisogna che sia accertato il
legame tra le spiegazioni dellautorita ecclesiastica e la Tradizione evangelica, non basta che questo
legame sia stato ritenuto esistente dallautorita che ha emanato un qualche documento.
Di fatto considerando la storia della Chiesa si vede che la tradizione evangelica e stata sempre
incorporata e tramandata allinterno di tradizioni culturali locali, e che talora queste ultime hanno
oscurato almeno in parte il messaggio evangelico, come quelle legate al paternalismo, a concezioni
sociali classiste, feudali, addirittura allo schiavismo, ecc. In sintesi accanto al nucleo della Tradizione
evangelica e dei suoi autentici sviluppi, si sono sempre anche sviluppate tradizioni con altre origini
culturali, spesso non compatibili con il vangelo. Come gli individui hanno un continuo bisogno di
conversione, cosi la Chiesa semper reformanda est.
Bisogna percio distinguere cio che e in accordo con lautentica Tradizione ecclesiale, da cio che
e tradizione ecclesiale non autenticamente evangelica, nei confronti della quale la rottura e
doverosa. Per non restare nella pura teoria, mi sembra che si possa tranquillamente dire che un caso
di rottura simile e avvenuto con il documento Dignitatis humanae, che ha accolto il principio della
liberta di coscienza e di espressione, cambiando gli indirizzi dati dai papi, dallottocento fino a quel
momento. Non mi sembra che in questo caso possano avere fortuna i tentativi di negare la novita del
Vaticano II per affermare invece la continuitadi quel concilio con gli insegnamenti dei 130 anni
precedenti.
Un aspetto molto delicato nel richiamo allautentica Tradizione evangelica riguarda la
determinazione di chi debba dare il giudizio di autenticita. Ce infatti nel campo cattolico un
riflesso condizionato di fiducia nei confronti del papato: e il papa, eventualmente con la
collaborazione dei vescovi, a dover prendere una decisione valida per tutti. Quindi si aspetti la sua
decisione e vi si adegui. Questo riflesso condizionato pero e figlio di una semplificazione teologica
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dei compiti e della figura del papato e rischia di portare alla papolatria, per lattribuzione al papa di
poteri di origine soprannaturale che non gli competono. Si puo sbagliare per eccesso o per difetto.
Nella Chiesa ci sono varie competenze e ritengo che esse non possano essere adeguatamente
utilizzate e salvaguardate senza il ricorso al principio di sussidiarieta. E vero che questa opinione e
finora in minoranza, ma non ne ce ne finora unaltra concorrente.
In breve, il papa e lultima risorsa, proprio perche e la suprema ed entra in funzione quando le
risorse dei livelli inferiori non possono rispondere piu in modo adeguato. Non ha percio senso
tarpare prematuramente le ali, ad esempio, della ricerca teologica, in primo luogo di carattere
esegetico e storico, ma anche di carattere sistematico. Cosi come non ha senso il non far precedere
ad un intervento papale la discussione ed elaborazione al livello locale, della quale hanno dato un
ottimo esempio le chiese degli USA qualche anno fa, prima di essere fermate da Roma.
2.

La pretesa infallibilita delle encicliche

Una questione collegata a quella della tradizione e quella dello stato teologico dei documenti
pontifici in particolare delle encicliche, ma anche antiche bolle (la forma dei documenti pontifici che
ha preceduto le encicliche).
Come abbiamo detto nella nota precedente la Tradizione e individuata dai tradizionalisti con il
semplice rinvio ad un documento autoritativo del papa, documento che si considera spesso come
infallibile e pertanto per definizione come esplicitazione della fede apostolica, quindi della vera
tradizione. Non importa che il legame con il messaggio evangelico non sia evidente o che si tratti di
encicliche che per lo piu non vengano considerate documenti formalmente infallibili.
Si ricordi che Newman, oppositore del dogma dellinfallibilita pontificia prima della sua
promulgazione, che tuttavia accetto, si consolo con losservazione che per lo meno la dichiarazione
dinfallibilita non poteva applicarsi alla Quanta cura e al Sillabo allegato.
Come ha osservato H.Kueng nel famoso opuscolo Infallibile? Paolo VI era stato probabilmente
mosso a contraddire le conclusioni della commissione teologica da lui nominata sulla contraccezione
dal fatto che le precedenti prese di posizione dei suoi predecessori e con loro della gerarchia cattolica
erano state contrarie, cosi che largomento potesse ormai ritenersi definito irrevocabilmente. Lo
stesso ragionamento sembra essere stato alla base del documento di Giovanni Paolo II
sullordinazione delle donne.Infatti, ce stato un allargamento dellapplicazione dellinfallibilita al
di la dei casi limitatissimi previsti dal Vaticano I per il magistero straordinario, per includere,
sembrerebbe senza limiti, il magistero ordinario. Cio di cui non si discute e la limitazione
contenutistica che, come abbiamo detto e applicabile a qualsiasi attribuzione dinfallibilita, cioe
che la dichiarazione sia ricollegabile alla verita rivelata, cioe della vera Tradizione ecclesiale
risalente a Cristo.
Nello specifico, ho limpressione che una normale enciclica non possieda i requisiti formali per
essere considerata infallibile e che molte delle encicliche degli ultimi cento e cinquanta anni non
possedessero il requisito sostanziale della conformita alla Tradizione evangelica nel modo nel quale
affrontavano i problemi del loro tempo, spesso inadeguato dal punto di vista filosofico o teologico.
Giuseppe Gibici

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Il Magistero di Francesco: La Tradizione come via per Adorare


By Simon de Cyrne on 10 gennaio 2014 ( 2 )

Pastore della Chiesa


Insegnamento magnifico impartito da Papa Francesco oggi durante la messa a Santa Marta:
La fede confessare Dio, ma il Dio che si rivelato a noi, dal tempo dei nostri padri fino ad ora;
il Dio della storia. E questo quello che tutti i giorni noi recitiamo nel Credo. E una cosa recitare
il Credo dal cuore e unaltra come pappagalli, no? Credo, credo in Dio, credo in Ges Cristo,
credo Io credo in quello che dico? ha domandato Francesco Questa confessione di fede vera
o io la dico un po a memoria, perch si deve dire? O credo a met?.
Confessare la fede! ha esortato Tutta, non una parte! Tutta! E questa fede custodirla tutta,
come arrivata a noi, per la strada della tradizione: tutta la fede! E come posso sapere se io
confesso bene la fede? C un segno: chi confessa bene la fede, e tutta la fede, ha capacit di
adorare, adorare Dio.
Grazie, Santo Padre di confermarci nella fede.
In Pace

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Francescani dellImmacolata, Papa Francesco e lermeneutica


della continuit
By Simon de Cyrne on 23 giugno 2014 ( 133 )

Papa Francesco coi FFI la scorsa settimana


Ribadiamo che ci che conta sono e saranno solo ed esclusivamente le conclusioni, espresse in documenti
ufficiali, che la Santa Sede indicher al termine del Commissariamento apostolico e quindi, sin da ora siamo
pronti ad accettarle in pieno. Fino a quando la Chiesa non si pronuncer ufficialmente come lecito che i
discepoli di Manelli ne parlino sempre e solo in termini di esaltazione e di elogio, in questo momento e fino
alla conclusione delle indagini altrettanto lecito, per chi ne ha esperienza o conoscenza, produrre
testimonianze, riflessioni, documentazioni e opinioni personali sui punti negativi dellIstituto e sostenere
con vigore la necessit, la giustezza e la piena legittimit del commissariamento, opponendosi anche ad una
illecita canonizzazione in vita che non rientra nella Tradizione della Chiesa.

Un paio di settimane fa il Santo Padre ha ricevuto ben 60 frati dellImmacolata a Santa Marta ed
impariamo da un articolo odierno del sempre ottimo Dr Tornielli i seguenti elementi:
a) I problemi allorigine del commissariamento erano i seguenti: dissidi interni legati al governo,
allamministrazione, al rapporto con il ramo femminile e alluso divenuto ormai quasi esclusivo del
messale antico e allinterpretazione dellultimo Concilio
b) Quanto al numero dei disertori in seguito al commissariamento: Su 400 religiosi nel mondo sono
una quarantina quelli che hanno chiesto la dispensa dai voti, circa la met dei quali sono
seminaristi e dunque ancora studenti che avevano emesso soltanto voti temporanei.
c) Rispetto alluso del rito nella sua forma straordinaria : ci deve essere libert, sia per chi vuole
celebrare con lantico, sia per chi vuole celebrare col nuovo rito, senza che il rito diventi una
bandiera ideologica
d) Riguardo linterpretazione del Sacro Santo Concilio Vaticano II: pur essendo stato pastorale,
contiene elementi dottrinali ed un concilio cattolico, ribadendo la linea dellermeneutica della
riforma nella continuit dellunico soggetto Chiesa presentata da Benedetto XVI nel discorso alla
Curia romana del dicembre 2005

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e) A chi domanda, anche tra alcuni utenti di questo blog, se listanza veritativa nella Chiesa cattolica
siano le Scritture e/o la Tradizione, : Ha poi precisato che lortodossia viene garantita dalla
Chiesa attraverso il successore di Pietro.
f) Che i frati che non stanno bene tra i FFI sono quelli che non stanno bene colla Chiesa Una, Santa,
Cattolica ed Apostolica: Uno di questi due seminaristi alcuni giorni dopo lincontro ha annunciato
la sua decisione di lasciare il noviziato perch si detto contrario al Concilio Vaticano II.
Non possiamo su Croce-Via che rallegrarci di queste informazioni in quanto:
1) confermata dal Santo Padre stesso la nostra linea ermeneutica circa il Concilio Vaticano
II (espressa qui)
2) confermata dal Santo Padre il nostro punto di vista sulla liturgia e cio che si deve lasciare
piena libert a chi vuole celebrare il rito antico (espresssa qui)
3) completamente confermata la nostra linea di fiducia nel Santo Padre per le decisioni prese
al riguardo dei FFI e di prudenza nelle nostre esternazioni al soggetto limitandoci a rilevare le
incongruit e ovvie disonest intellettuali ( ad esempio qui)
Oremus et pro Pontefice nostro.
In Pace

EDIT: Il Dr Tornielli ha corretto larticolo citato togliendo nell ultimissima frase lespressione
perch si detto contrario al Concilio Vaticano II. Speriamo in effetti che questa non sia la
ragione, in quanto non possibile per un cattolico dirsi ancora tale se rifiuta il dovuto religioso
ossequio dellintelligenza e della volont a parte o alla totalit del Magistero Autentico in
materia di fede e di morale espresso da un Concilio Ecumenico di Santa Romana Chiesa
dovutamente convocato, celebrato e rato . E se ci non possibile per un cattolico, a fortiori per
un religioso o un sacerdote.

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Grande Mons. Antonio Livi !


By Simon de Cyrne on 18 settembre 2014 ( 0 )

Mons. Antonio Livi a sinistra


Come sanno coloro che hanno seguito questo blog fin dallinizio, siamo tra coloro che condividono lapproccio di questo vero maestro in filosofia che
Mons. Antonio Livi , il cui sito da sempre presente tra quelli che consigliamo. Quel che ci ha sempre convinto proprio il metodo Livi, che con
spirito squisitamente epistemologico costruisce la metafisica sulla logica che diventa per lui, e in questo lo seguiamo assoluatmente, aletica e daltro
lato sul senso comune che il punto di partenza di ogni pensiero sensato.
Alcuni ambienti de facto fuori della Chiesa cattolica come quelli tradi-protestanti hanno cercato di appropriarselo ancora una volta torcendo la verit,
come sempre loro incancrenato vizio, citandone frasi fuori contesto secondo loro abitudini e commentandolo a torto e a casaccio. Gi in gennaio di
questanno abbiamo avuto occasione nel nostro post Sculacciata di Mons. Antonio Livi ai filo-tradi-protestanti di ogni risma di mostrare quanto egli
fosse lontano da quelle posizioni che sono il tarlo di quel pensiero para-cattolico.
Oggi abbiamo il piacere di rinviare caldamente i nostri lettori ad unintervista di Mons Livi apparsa sul sito Cooperatores Veritatis, dove questo
maggiore filosofo cattolico si esprime esattamente su tutti i principali soggetti che da sempre sono a cuore a Croce-Via come la metafisica, lermeneutica
della continuit, lobbedienza al Magistero , lincombente Sinodo sulla Famiglia. Ne diamo qualche citazione e rinviiamo i lettori al sito originale per la
lettura completa e contestualizzata

Circa la Metafisica e la Teologia:


La metafisica non un optional per lintelligenza. Essa lessenza stessa della filosofia, in quanto
esigenza razionale delluomo che desidera orientarsi nel mondo in cui vive e si domanda da dove
viene, dove va e che ruolo gli spetta nella vita. La filosofia ricerca di quella sapienza che molto
pi necessaria per luomo di quanto non siano le conoscenze tecniche offerte dalle scienze
particolari. Questa sapienza luomo la trova in s stesso, inizialmente, nelle certezze fondamentali
che costituiscono il senso comune, e poi anche nella religione naturale, che presente in forme
diverse tutte le civilt. Ma un approccio propriamente scientifico (ossia rigoroso e dimostrativo) ai
grandi temi della sapienza pure necessario, e per questo la civilt greca classica elabor una
scienza dellintero che appunto la metafisica. Essa fu ed tuttora talmente ricca di vera
sapienza naturale che il cristianesimo, quando si diffuse nel modo ellenistico, ne fece lo strumento
privilegiato dellinterpretazione razionale della verit rivelata.

la dignit delluomo stata difesa e attuta nella prassi sociale proprio dalla teologia cristiana,
che ha elaborato gi nellet patristica loriginale e feconda nozione delluomo come persona. E
questa preziosa nozione di natura schiettamente metafisica, tant che coloro che la mettono da

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parte non hanno pi argomenti per difendere la vita dalla prassi abortista e dalle leggi che la
giustificano.

La vera teologia quella scienza che fa un cristiano che crede alla rivelazione divina, formalizzata
nei dogmi della Chiesa, e tenta di illustrare razionalmente i contenuti di questa rivelazione,
svolgendo cos una missione culturale preziosa al servizio della fede di tutti noi. Quando invece uno
studioso, cattolico o luterano che sia, prescinde dalla verit della rivelazione divina e mette i dubbio
o interpreta arbitrariamente i dogmi della fede, le sue tesi sono mera filosofia religiosa. La
filosofia religiosa si riconosce subito, perch sempre un discorso ambiguo, spesso soltanto
retorico, che tenta di imporre anche ai credenti una sapienza meramente umana, con la pretesa di
possedere una conoscenza superiore rispetto alla fede dei semplici e persino rispetto al
magistero della Chiesa (tecnicamente questo si chiama gnosticismo).
. Pierre Teilhard de Chardin, Karl Rahner, Edward Schillebeeckx, Bernhard Hring, Johann
Baptist Metz e Hans Kng sono tutti autori di teorie teologiche false, in quanto contrarie allo spirito
e talvolta anche alla lettera del dogma cattolico. Le loro opere sono tutte espressioni della medesima
filosofia religiosa di stampo immanentistico e progressistico, anche se ciascuno di essi ha lavorato
in campi diversi. [Di Henri de Lubac, Jean Danilou, Hans Urs von Balthasar, John Courtney
Murray; Yves Congar, Dominique Chenu, Louis Bouyer] si pu dire che sono teologi seri, autori di
opere importanti, anche se alcuni di loro hanno aderito talvolta a correnti di pensiero di
orientamento fideistico. Ci sono poi altri nomi da ricordare tra i veri teologi, ad esempio lo svizzero
Charles Journet e naturalmente il tedesco Joseph Ratzinger.

Circa il Magistero della Chiesa:


il criterio cattolico per discernere il vero profeta dal falso profeta e il buon maestro dal cattivo
maestro la fedelt ai dogma cattolico. . Poi Ges ha voluto affidare la rivelazione dei misteri
della salvezza agli Apostoli, dicendo: Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi disprezza me.
Quindi, noi cattolici dobbiamo dare retta sempre e soltanto al magistero della Chiesa, ossia alla
dottrina degli Apostoli e dei loro successori, una dottrina che costituisce una catena ininterrotta di
fedele trasmissione degli insegnamenti e dei comandamenti di Cristo Maestro.
Circa lermeneutica della continuit:
Sono state dette tante cose sul Vaticano II in questi cinquantanni. Io, come cattolico, non voglio
parlarne se non come un momento di quella evoluzione omogenea del dogma (secondo
lespressione felice di Marin Sola) che assicura sempre ai fedeli la trasmissione fedele della dottrina
di Cristo e la sua opportuna applicazione pastorale in ogni tempo. Questo concilio ecumenico non
ha voluto introdurre alcuna variazione sostanziale nel dogma, ma solo aprire la strada a una nuova
evangelizzazione, nei modi ritenuti pi confacenti alla situazione culturale del mondo moderno. Le
riforme conciliari, come quella della liturgia, sono state viste come utili alla pastorale anche da
personalit ecclesiastiche di profonda spiritualit e di sicura ortodossia, come il cardinale Siri (vedi
Giuseppe Siri, Dogma e liturgia, a cura di Antonio Livi, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma
2014). Certo, ci sono stati anche tanti orribili abusi liturgici, ma sono tutti contrari alla lettera e
allo spirito dei decreti conciliari. Como sono contrari alla lettera e allo spirito dei decreti conciliari
i discorsi di chi manipola il Vaticano II per imporre, sotto letichetta di teologia conciliare, la
propria ideologia. Il Vaticano II un momento del magistero ecclesiastico, che ha come unici
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titolari i vescovi in comunione con il Papa. Un concilio autorevole perch un Papa lo ha


convocato, un Papa lo ha presieduto e infine un Papa lo ha promulgato. Il Concilio non
unassemblea di teologi, con una maggioranza (i progressisti) che ha vinto e una minoranza (i
conservatori) che stata sconfitta. Lo ha spiegato bene papa Benedetto XVI, quando ha voluto
distinguere opportunamente tra il vero Concilio e il concilio dei media. E qui torniamo al discorso
dei falsi profeti e dei cattivi maestri, il cui imperdonabile peccato di essersi sostituiti
arbitrariamente, con luso accorto della retorica, a chi nella Chiesa ha autorit (divina) per
insegnare, dirigere e santificare.
Circa Papa Francesco :
Papa Francesco, quando ha parlato come maestro della fede, non ha mai contraddetto i suoi
predecessori. I suoi due unici documenti dottrinali (lenciclica Lumen fidei e lesortazione
apostolica Evangelii gaudium) non contengono alcun insegnamento in contrasto con quelli di
Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.
Circa lobbedienza :
Preciso solo una cosa: la disobbedienza al papa si ha solo quando si agisce contro ci che
stabilito dal Diritto canonico o stato formalmente ordinato dallautorit pontificia attraverso uno
dei dicasteri della Santa Sede. Non c disobbedienza se un fedele cattolico assume opinioni e attua
iniziative allinterno di quei precisi margini di libert che la Chiesa gli riconosce.
Circa i prossimi Sinodi
Se da una parte il cardinal Kasper (che come teologo assai ambiguo e incoerente) vaneggia di
una presunta pastorale che di fatto mette da parte il dogma sacramentario e il diritto canonico,
altri cardinali teologicamente molto pi credibili (tra gli altri, Carlo Caffarra, Mauro Piacenza e
Walter Brandmller) hanno chiarito a pi riprese che nella Chiesa la pastorale unapplicazione
fedele e intelligente del dogma allopera di santificazione dei fedeli. Non una mera prassi di
accoglienza e di benevolenza umana con le persone che sono in stato di peccato mortale e non ne
vogliono uscire, cambiando vita e ricorrendo al sacramento della riconciliazione. La pastorale
incoraggiamento alla conversione, non connivenza con il peccato altrui (forse per rendere la
propria coscienza meno avvertita circa i peccati propri).

Escludo nel modo pi categorico la possibilit che il Papa avalli un sinodo dei vescovi nel quale
venga abolita la dottrina sacramentaria e canonica sul matrimonio e lEucaristia. La Chiesa
di Cristo, ripeteva Benedetto XVI negli ultimi giorni del suo pontificato. Ci significa che noi,
semplici fedeli, nel tempo del nostro pellegrinaggio terreno non dobbiamo fare altro che essere
personalmente fedeli, cio vivere uniti a Cristo con la grazia santificante, e poi adoperarci con tutti
i mezzi dellapostolato affinch anche gli altri (quelli che possiamo orientare con il nostro esempio e
la nostra parola) lo siano. Poi, lasciamo tutto nella mani della Provvidenza, e non pretendiamo di
sostituirci ad essa.
In Pace

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