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CONDANNATA MA APPROVATA

L'Opera di Maria Valtorta e la Chiesa


a cura di Emilio Pisani
ISBN 978-88-7987-138-9
Copyright 2006 by
Centro Editoriale Valtortiano srl. 03036 Isola del Liri (FR)

Condannata dal Sant'Uffizio per la disobbedienza di alcuni Religiosi, l'Opera di Maria Valtorta
non ha avuto mai censure dall'Autorit Ecclesiastica. Lo provano quattro documenti, che
vengono esaminati nei quattro capitoli del presente opuscolo.
I primi tre capitoli sono stati estratti, con qualche adattamento, dal volume "Pro e contro Maria
Valtorta" di Emilio Pisani. L'ultimo capitolo un aggiornamento.

Capitolo I
Il vero motivo della condanna
Il Decreto
L'Osservatore Romano del 6 gennaio 1960 (in edicola dal pomeriggio del giorno 5) pubblicava in
prima pagina il testo del Decreto del Sant' Uffizio del 16 dicembre 1959, che condannava l'Opera
valtortiana e disponeva il suo inserimento nell'Indice dei libri proibiti. Era redatto in lingua latina:
Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii
DECRETUM. Proscriptio Librorum. Feria IV, die 16 Decembris 1959.
In generali consessu Supremae Sacrae Congregationis Sancti Officii Em.mi ac Rev.mi Domini
Cardinales rebus fidei ac morum tutandis praepositi, praehabito Consulto-rum voto, damnarunt
atque in Indicem librorum prohibitorum inserendum mandarunt opus anonymum, quattuor
complectens volumina, quorum primum:
Il Poema di Ges (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);
reliqua vero
Il Poema dell'Uomo-Dio (Ibidem)
inscribuntur.
Feria autem VI, die 18 eiusdem mensis et anni, SS.mus D. N. D. IOANNES Divina Providentia Pp.
XXIII, in Audientia Em.mo ac Rev.mo D.no Cardinali Secretario S. Officii concessa, relatam Sibi
Em.morum Patrum resolutionem adprobavit et publicari iussit.
Datum Romae, ex aedibus S. Officii, die 5 ianuarii 1960.
Sebastianus Masala
Notarius
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Ci sembra superfluo tradurre in italiano il Decreto. per necessario chiarire che l'Opera era stata
pubblicata senza il nome dell'autore (opus anonymum) per desiderio di Maria Valtorta, che non
voleva essere conosciuta in vita: il suo nome non entrato nell'Indice. Inoltre, i titoli sono due (Il
Poema di Ges e Il Poema dell'Uomo-Dio) perch il primo titolo, cambiato non appena si era saputo
che un'altra casa editrice lo aveva gi messo ad un libro in versi, era rimasto su pochi esemplari del
primo dei quattro volumi dell'Opera.
Le motivazioni
Sulla stessa prima pagina de L'Osservatore Romano un articolo senza firma, dal titolo "Una vita di
Ges malamente romanzata", spiegava i motivi della condanna.
L'articolo, che occupava un'intera colonna del giornale, si componeva di quattro parti, che
riportiamo integralmente inserendo un nostro commento alla fine di ciascuna di esse.
Ecco l'inizio:
In altra parte del nostro Giornale riportato il Decreto del S. Offizio con cui viene messa all'Indice
un'Opera in quattro volumi, di autore anonimo (almeno in questa stampa) edita all'Isola del Liri.
Pur trattando esclusivamente di argomenti religiosi, detti volumi non hanno alcun imprimatur,
come richiede il Can. 1385, 1 n. 2 C.I.C.
L'Editore, in una breve prefazione, scrive che l'Autore, a somiglianza di Dante, ci ha dato un'opera
in cui, incorniciati da splendide descrizioni di tempi e di luoghi, si presentano innumerevoli
personaggi i quali si rivolgono e ci rivolgono la loro dolce, o forte, o ammonitrice parola.
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Foto de
La prima pagina de L'Osservatore Romano del 6 gennaio 1960.
Il testo (che riproduciamo ingrandito) del Decreto
del Sant'Uffizio sulla prima colonna.
Sull'ultima colonna l'articolo giustificativo del Decreto.
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Ne risultata un'Opera umile ed imponente: l'omaggio letterario di un dolorante infermo al Grande
Consolatore Ges.
Invece, ad un attento lettore questi volumi appaiono nient'altro che una lunga, prolissa vita
romanzata di Ges.
A parte la vanit dell'accostamento a Dante e nonostante che illustri personalit (la cui indubbia
buona fede stata sorpresa) abbiano dato il loro appoggio alla pubblicazione, il S. Offizio ha
creduto necessario metterla nell'Indice dei Libri proibiti.
I motivi sono facilmente individuabili da chi abbia la certosina pazienza di leggere le quasi
quattromila pagine di fitta stampa.
Ci fermiamo per il primo commento.
I volumi non hanno l'imprimatur non perch non sia stato chiesto, ma perch non stato possibile
ottenerlo.
La lunghezza della narrazione, la sua prolissit e la sua forma romanzata non possono essere
oggetto di censura ecclesiastica. Tanto meno pu esserlo la vanit di un accostamento non preteso
dall'anonimo autore, ma azzardato dall'editore nella breve prefazione allo scopo di dare
una parvenza di finzione letteraria alle "visioni" di cui 1' Opera si compone.

Le illustri personalit che hanno dato il loro appoggio alla pubblicazione potrebbero sentirsi offese
dall'insinuazione di essere state ingannate. Il prestigio dei loro nomi, la consistenza dei loro
attestati, l'impegno di alcune di loro nel diffondere i volumi stampati e la solidariet che
avranno per l'editore dopo la messa all'Indice contraddicono tale insinuazione.
Infine, la "certosina pazienza" richiesta per leggere "le quasi quattromila pagine" appartiene al
soggettivismo del censore, che trova noiosa un' Opera che continuer a
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diffondersi nel tempo e senza soste, conquistando lettori di ogni lingua, di ogni condizione sociale e
di ogni livello culturale. Non bisogna ancora dimenticare che la sua condanna all'Indice poteva
essere giustificata solo con motivi che riguardano la fede e i costumi.
Leggiamo la seconda parte dell'articolo:
Anzitutto il lettore viene colpito dalla lunghezza dei discorsi attribuiti a Ges e alla Vergine Ss.ma;
dagli interminabili dialoghi tra i molteplici personaggi che popolano quelle pagine.
I quattro Vangeli ci presentano Ges umile, riservato; i suoi discorsi sono scarni, incisivi, ma della
massima efficacia. Invece in questa specie di storia romanzata, Ges loquace al massimo, quasi
reclamistico, sempre pronto a proclamarsi Messia e Figlio di Dio e ad impartire lezioni di teologia
con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni.
Nel racconto dei Vangeli noi ammiriamo l'umilt ed il silenzio della Madre di Ges; invece per
l'autore (o l'autrice) di quest'opera la Vergine Ss.ma ha la facondia di una moderna propagandista,
sempre presente dappertutto, sempre pronta ad impartire lezioni di teologia mariana,
aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia.
Il racconto si svolge lento, quasi pettegolo; vi troviamo nuovi fatti, nuove parabole, nuovi
personaggi e tante, tante donne al seguito di Ges.
Alcune pagine, poi, sono piuttosto scabrose e ricordano certe descrizioni e certe scene di romanzi
moderni, come, per portare solo qualche esempio, la confessione fatta a Maria da una certa Aglae,
donna di cattivi costumi (vol. I, p. 790 ss.), il racconto poco edificante a p. 887 ss. del I vol., un
balletto eseguito, non certo pudicamente, davanti a Pilato, nel Pretorio (vol. IV, p. 75), etc.
A questo punto viene spontanea una particolare riflessione: l'Opera, per la sua natura e in
conformit con le intenzioni dell'autore e dell'Editore, potrebbe facilmente
- 11 pervenire nelle mani delle religiose e delle alunne dei loro collegi. In questo caso, la lettura di brani
del genere, come quelli citati, difficilmente potrebbe essere compiuta senza pericolo o danno
spirituale.
Ci fermiamo per il secondo commento.
Ancora una volta il lettore-censore punta il dito sulle lungaggini dell' Opera, fungendo da critico
letterario. Quando finalmente entra nel campo di sua pertinenza, si lascia sfuggire grandi elogi:
"lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni" e "lezioni di
teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia".
Poich si tratta di apprezzamenti tendenziosi, si possono collocare sullo stesso piano della loquacit
quasi reclamistica di Ges, della facondia propagandistica della Vergine Ss.ma e della sua continua
presenza sulla scena.
A questo proposito apprendiamo dai Vangeli che Ges, che faceva miracoli pur di imporsi come
Messia e Figlio di Dio, alcune volte invece ha comandato di tacere sulla natura divina e sulla figura
messianica della propria Persona, senza spiegarne il motivo. Ebbene, l'Opera valtortiana presenta
almeno sette casi nei quali Ges raccomanda di non dire chi Egli , o di non proclamare ci che Egli
ha fatto. Per giunta, viene spiegato il motivo di certe reticenze.
A riguardo, poi, della Vergine Ss.ma, solo chi ha il paraocchi del pregiudizio astioso non vede che
l'Opera, oltre a celebrare i privilegi di Lei, ne manifesta le virt, compresa la santa umilt.

Quasi tornando sui propri passi, il lettore-censore ancora una volta critica la forma espressiva.
Senza volergli controbattere che l' Opera della Valtorta si afferma anche
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come capolavoro letterario, basterebbe fargli notare che un "racconto lento e quasi pettegolo" (del
quale non cita neppure un esempio) non moralmente censurabile se non si dimostra che
scandaloso o irriverente o blasfemo.
Quanto ai nuovi fatti e alle nuove parabole, rimandiamo al Vangelo di Giovanni (20,30 e 21,25).
Per le donne al seguito di Ges, andiamo a rileggere un passo di Luca (8,2-3).
Solo a questo punto troviamo il primo giudizio morale, fondato su tre esempi. Il puntuale
riferimento ai volumi e alle pagine consente di andare a verificare se in quei tre brani incriminabili
c' compiacimento (come in certi "romanzi moderni") o se piuttosto ci sono riprovazione del male e
rifiuto del peccato. Se si giudica in modo indiscriminato, anche la Bibbia finisce all'Indice. Nel
nostro caso, tuttavia, il censore prospetta un pericolo o danno spirituale solo come ipotesi e per
determinate categorie di lettori (le religiose e le alunne dei loro collegi).
Passiamo alla parte terza dell'articolo:
Gli specialisti di studi biblici vi troveranno certamente molti svarioni storici, geografici e simili. Ma
trattandosi di un... romanzo, queste invenzioni evidentemente aumentano il pittoresco e il fantastico
del libro.
[
NDBlogger: Oggi comincia ad essere perfettamente documentato esattamente il contrario
Vedi in merito - anche su questo stesso sito - i volumi di J.F.Lavre : Enigme Valtorta;
S.Austen: Summa and encyclopedia to M.Valtorta extraordinary work; L. De Caro: I Cieli
raccontano - indagine storica su Ges nell'Opera di M. Valtorta attraverso l'astronomia,
ecc . . .
]
Ma, in mezzo a tanta ostentata cultura teologica, si possono prendere alcune... perle che non brillano
certo per l'ortodossia cattolica.
Qua e l si esprime, circa il peccato di Adamo ed Eva, un'opinione piuttosto peregrina ed inesatta.
Nel vol. I a pag. 63 si legge questo titolo: Maria pu essere chiamata la secondogenita del Padre:
affermazione ripetuta nel testo alla pagina seguente. La spiegazione ne limita il significato, evitando
un'autentica eresia; ma non toglie la fondata impressione che si voglia costruire una nuova
mariologia, che passa facilmente i limiti della convenienza.
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Nel II vol. a pag. 772 si legge: Il Paradiso Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse
il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in
futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinit, luce,
profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della met.
Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perch, se si dovesse
prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura.
Per finire, accenno ad un'altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: Tu,
nel tempo che resterai sulla Terra, seconda a Pietro come gerarchia ecclesiastica... (il corsivo
nostro. N.d.R.).
Fermiamoci per il terzo commento.
La presenza di svarioni storici, geografici e simili data per certa, ma accertata non . Qualora ci
fossero, gli svarioni di carattere scientifico potrebbero meritare la riprovazione degli specialisti di
studi biblici, non la condanna di chi preposto a tutelare la fede e la morale. Per questo, forse, il
censore si risparmiato di rintracciarli.
Riappropriandosi infine del proprio compito, egli si mette ad esplorare "in mezzo a tanta ostentata

cultura teologica" (tutt'altro che un romanzo, dunque) e ne ricava quattro "perle" (una per ogni mille
pagine di fitta stampa!) che non brillerebbero di luce ortodossa. Vediamole.
La prima "un'opinione piuttosto peregrina ed inesatta". Non necessariamente errata, perci.
La seconda un'affermazione che potrebbe essere eretica se la sua spiegazione non ne limitasse il
significato; e sarebbe sconveniente se dovesse scaturirne una nuova
mariologia. In sostanza, perci, non si pu provare che sia eretica o almeno sconveniente.
La terza un concetto espresso in forma ermetica e
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confusa. Se cos non fosse, non si salverebbe da severa censura. Insomma, incensurabile (ed egli
stesso aggiunge: per fortuna).
La quarta ed ultima addirittura una "perla" inesistente. Si tratta di un'affermazione che il censore
riporta incompleta. Se al posto dei puntini di sospensione avesse messo il seguito (che dice: egli
capo e tu fedele) il concetto
sarebbe tornato limpido.
Tutto qui. Supponendo che siano state scelte le "perle" che meno brillano di ortodossia cattolica, c'
da figurarsi la lucentezza delle altre.
Ed ora leggiamo la conclusione:
L'Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo,
se non altro per motivi di irriverenza.
Ma in realt l'intenzione dell'autore pretende di pi.
Scorrendo i volumi, qua e l si leggono le parole Ges dice..., Maria dice...; oppure: Io
vedo... e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l'autore si rivela... un'autrice e scrive
di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria.
Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che
contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorit Ecclesiastica
aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla
circolazione.
Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera.
Perci questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione tanto pi opportuna, a motivo
della grave disobbedienza.
Anche noi concludiamo il nostro commento all'articolo che spiega i motivi della condanna.
- 15 L'autore (anonimo) dell'articolo, che in precedenza ha usato per cinque volte il sostantivo
"romanzo" o l'aggettivo "romanzato" nel definire l'Opera, comincia qui ad ammettere che essa non
un romanzo. Comunque sia, non vediamo il nesso con i presunti "motivi di irriverenza".
Si comprende bene, invece, che il vero motivo della condanna stata la "grave disobbedienza" al
veto ecclesiastico di dieci anni prima. Due considerazioni, a questo riguardo.
Innanzi tutto ricordiamo che quella proibizione fu imposta ad alcuni Religiosi. Perci il Sant'
Uffizio ha dovuto supporre che la pubblicazione dell' Opera, dovuta all'accordo formale tra autore
ed editore (laici entrambi), sia stata pilotata in segreto da qualcuno di quei Religiosi, il quale si
sarebbe reso disubbidiente all'Autorit Ecclesiastica. E ci chiediamo se una sentenza, soprattutto se
di condanna, possa essere fondata su una supposizione.
In secondo luogo facciamo notare che stato colpito non il colpevole, vero o presunto, ma un
innocente: l'Opera di Maria Valtorta. A carico di questa, infatti, non stato riscontrato nulla di tanto
grave da poter giustificare la sua "pubblica condanna".
Gli effetti della condanna

La messa all'Indice rimase a pesare sull'Opera anche quando il Papa Paolo VI, dopo aver riformato
il Sant' Uffizio, soppresse l'Indice dei libri proibiti, istituito quattro secoli prima. (Pu darsi che
quella di Maria Valtorta sia stata l'ultima opera letteraria ad essere iscritta nell'Indice). Successive
notificazioni confermarono la validit della condanna, perch l'Indice, che essendo abrogato perde16
va la forza di legge ecclesiastica con le annesse censure, conservava tuttavia ogni valore morale.
Solo per un volere del Cielo l' Opera di Maria Valtorta non ha mai cessato di diffondersi, senza
pubblicit e continuando a fare un gran bene.
Gli attacchi che ha dovuto subire in campo cattolico non possono passare come legittimati dalla
condanna del Sant'Uffizio se si interpreta rettamente l'articolo giustificativo de L'Osservatore
Romano.
- 17 18 Capitolo II
La condanna era per gli sprovveduti
Nel 1985, a distanza di venticinque anni dalla condanna all'Indice (decretata il 16 dicembre 1959,
ma resa nota su L'Osservatore Romano del 6 gennaio 1960) venne divulgata una lettera privata del
card. Ratzinger, che nella Chiesa era la massima autorit, dopo il Papa, in campo dottrinale.
Ricordiamo che la condanna all'Indice era stata giustificata sul giornale vaticano con motivazioni
inconsistenti: lo abbiamo dimostrato nel capitolo precedente. Aggiungiamo che l' Opera continuava
la sua lenta espansione con naturalezza, come per una esigenza congenita. Le traduzioni
aumentavano perch erano sollecitate e il legittimo editore doveva perfino contrastare qualche
edizione abusiva. Capitava ogni tanto un fatto curioso: se un personaggio cattolico esprimeva un
parere favorevole in merito all'Opera, si affrettava a sottoporlo alla riserva di ubbidire comunque al
futuro giudizio della Chiesa, che invece si era gi pronunciata (per bocca del Sant' Uffizio). In
genere, dunque, quel "grave provvedimento" era o ignorato, o preso alla leggera, o considerato
come non definitivo. Solo i nemici dichiarati e i fedeli scrupolosi lo ricordavano: i primi per ferire, i
secondi per interpellare.
Il card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant' Uffizio),
nel 1985 accontent i nemici dell' Opera confermando il valore della condanna e tranquillizz la
coscienza dei lettori osservanti con una precisazione. Lo fece in una lettera indirizzata al card.
Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova. Eccola:
- 19 SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
Prot. N. 144/58
Roma, 31 gennaio 1985
Eminenza Reverendissima,
con lettera del 18 Maggio p.p., il Reverendo Padre Umberto Losacco, Cappuccino (Via Montani, 1 16148 Genova) chiedeva a questa S. Congregazione una chiarificazione circa gli scritti di Maria
Valtorta, raccolti sotto il titolo "Il Poema dell'Uomo-Dio", e se esisteva una valutazione del
Magistero della Chiesa sulla pubblicazione in questione con il corrispettivo riferimento
bibliografico.
In merito mi pregio significare all'Eminenza Vostra la quale valuter l'opportunit di informare il
Reverendo Padre Losacco che effettivamente l'Opera in parola fu posta all'Indice il 16 Dicembre
1959 e definita da "L'Osservatore Romano" del 6 Gennaio 1960, "Vita di Ges malamente
romanzata". Le disposizioni del Decreto vennero ripubblicate con nota esplicativa ancora su
L'Osservatore Romano del 1 Dicembre 1961, come rilevabile dalla documentazione qui allegata.
Avendo poi alcuni ritenuto lecita la stampa e diffusione dell'Opera in oggetto, dopo l'avvenuta
abrogazione dell'Indice, sempre su l'Osservatore Romano (15 Giugno 1966) si fece presente quanto

pubblicato su A.A.S. (1966) che, bench abolito, 1' "Index" conservava "tutto il suo valore morale"
per cui non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un'Opera la cui condanna non fu
presa alla leggera ma dopo ponderate motivazioni al fine di neutralizzare i danni che tale
pubblicazione pu arrecare ai fedeli pi sprovveduti.
Grato di ogni Sua cortese disposizione in proposito, profitto dell'occasione per confermarmi con
sensi di profonda stima
dell'Eminenza Vostra Reverendissima
Dev.mo
Joseph Card. Ratzinger
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La lettera di una tale importanza da richiedere un esame scrupoloso.
All'inizio non pu sfuggire un probabile errore di battuta nel numero di protocollo, che dovrebbe
essere "144/85" (non "144/58") in relazione all'anno 1985.
La lettera la risposta ad una richiesta di otto mesi prima. Tanto ritardo nel rispondere potrebbe
essere una norma per le Congregazioni vaticane. Se cos non fosse, si potrebbe pensare che la
risposta sia stata vagliata a lungo.
La risposta diretta non a chi dovuta (a Padre Lo-sacco, della diocesi di Genova) ma al suo
Vescovo (l'arcivescovo card. Siri). Se non anche questa una prassi curiale, si pu pensare che
l'oggetto della risposta sia stato ritenuto di tale delicatezza da richiedere la mediazione del Vescovo.
Questa congettura si rafforza se si nota che al Vescovo viene data la facolt non di trasmettere la
lettera al suo sottoposto, ma di informarlo del contenuto di essa se lo ritiene opportuno.
A questo punto, per, non si riesce a capire perch la lettera privata del card. Ratzinger fu
ampiamente riprodotta in fotocopie e divulgata. All'editore dell'Opera valtortiana pervenne una
fotocopia (sulla quale erano stati coperti il nome e l'indirizzo del "Reverendo") addirittura
dall'America. Su una seconda fotocopia, ricevuta dall'Italia, non vi erano cancellazioni.
Ma veniamo alla sostanza.
Nella sua lettera il card. Ratzinger ripete i termini della richiesta del "Reverendo Padre Umberto
Losacco" e risponde fornendo informazioni precise e documentate, ma senza pronunciarsi nel
merito, almeno in un primo momento. Si tratta, infatti, di dare relazione di un atto che gli
estraneo, perch compiuto da un suo lontano pre- 21
decessore nella carica al Sant' Uffizio, quando Ratzinger era un giovane sacerdote che in Germania
insegnava teologia. Sorprende, anzi, che alla richiesta di una semplice informazione, cui avrebbe
potuto soddisfare con altrettanta correttezza e completezza un qualsiasi addetto di quel Dicastero, si
sia scomodato a rispondere il cardinale Prefetto.
La ragione del suo intervento personale si chiarisce verso la fine della lettera, dove egli aggiunge
che "non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un'Opera la cui condanna non fu
presa alla leggera, ma dopo ponderate motivazioni al fine di neutralizzare i danni che tale
pubblicazione pu arrecare ai fedeli pi sprovveduti".
Riteniamo che il cardinale Prefetto intendeva dire che "la decisione" della condanna (non "la
condanna") non fu presa alla leggera, oppure che la condanna non fu "decisa" (anzich "presa") alla
leggera. Ci chiarito, si pu pensare che il cappuccino P. Losacco abbia insinuato che il decreto di
condanna del Sant'Uffizio fu un atto di leggerezza. Altrimenti, si tratta di una giustificazione non
richiesta (excusatio non petita accusatio manifesta).
Pi interessante la successiva dichiarazione del card. Ratzinger, il quale non si ferma alle
"ponderate motivazioni", ma specifica che queste avevano lo scopo "di neutralizzare i danni che tale
pubblicazione pu arrecare ai fedeli pi sprovveduti".
Dobbiamo qui ricordare che quando un libro veniva messo all'Indice s'intendeva vietarne la lettura a
tutti i cattolici, esclusi soltanto coloro ai quali, per particolari motivi, veniva accordato il permesso
di leggerlo. Stando, invece, all'autorevole interpretazione del card. Ratzinger, la condanna di cui ci

stiamo occupando aveva lo scopo


- 22 di precludere la lettura dell' Opera di Maria Valtorta non a tutti i fedeli, ma solo a quelli pi
sprovveduti. Infatti l'articolo giustificativo de L'Osservatore Romano del 6 gennaio 1960 (che
abbiamo riportato e ampiamente commentato) si preoccupava del "pericolo o danno spirituale" che
la lettura di alcuni "brani" avrebbe potuto arrecare se l' Opera fosse pervenuta "nelle mani delle
religiose e delle alunne dei loro collegi".
Una domanda legittima: se nell'anno 1960 i fedeli pi sprovveduti erano le suore e le collegiali, nel
1985 (anno della lettera di Ratzinger) chi erano? e oggi (nel Duemila) chi sono? Dovremmo
concludere che oggi 1' Opera valtortiana pu essere letta da tutti senza danno. Tuttavia la lettera del
card. Ratzinger non ci autorizza a trarre tale conclusione, perch non prospetta alcun aggiornamento
quando afferma che "non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione" di quest' Opera.
La nostra conclusione sar possibile nel 1992, quando il Segretario Generale della Conferenza
Episcopale Italiana invier una lettera all'editore dell' Opera di Maria Valtorta.
- 23 24 Capitolo III
Approvata nella sostanza, assolta nella forma
Nel 1992 l'editore degli scritti di Maria Valtorta riceveva una lettera del Segretario Generale della
Conferenza Episcopale Italiana. Poteva essere arrivato il momento di un dialogo diretto con
l'Autorit Ecclesiastica.
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Prot. N. 324/92
Roma, 6 maggio 1992
Stimatissimo Editore,
in seguito a frequenti richieste, che giungono anche a questa Segreteria, di un parere circa
l'atteggiamento dell'Autorit Ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, attualmente pubblicati dal
"Centro Editoriale Valtortiano", rispondo rimandando al chiarimento offerto dalle "Note" pubblicate
da "L'Osservatore Romano" il 6 gennaio 1960 e il 15 giugno 1966.
Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa,
sono a chiederLe che, in un'eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime
pagine che le "visioni" e i "dettati" in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine
soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si servita
l'Autrice per narrare, a suo modo, la vita di Ges.
Grato per questa collaborazione, Le esprimo la mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali
saluti.
+ Dionigi Tettamanzi
Segretario Generale
- 25 Il nostro commento porta subito ad una conclusione: l' Opera di Maria Valtorta non contiene errori
o inesattezze riguardo alla fede e alla morale, e neppure pagine scabrose o espressioni irriverenti;
altrimenti mons. Tettamanzi avrebbe chiesto all'editore "per il vero bene dei lettori" di
eliminare gli errori dottrinali, di chiarire i concetti imprecisi, di depurare il testo da qualche
sconcezza.
Nulla di tutto ci. Egli chiedeva solo di mettere una dichiarazione del genere: "Questi scritti non
possono essere ritenuti di origine soprannaturale". Ma quando la Chiesa disapprova uno scritto,
giudicandolo contrario alla fede o alla morale, o ad entrambe, non sta a vedere se di origine
naturale o soprannaturale, perch ne valuta la sostanza. Perci ora veniva ammesso, implicitamente,

che la sostanza dell'Opera di Maria Valtorta sana, non ha nulla di censurabile.


Mons. Tettamanzi non chiedeva neppure che fossero corrette quelle forme espressive che
denunciano un'origine soprannaturale, perch riteneva che la sola dichiarazione dell'editore, messa
all'inizio dei volumi, bastasse per fare "il vero bene dei lettori" e per agire "nello spirito di un
autentico servizio alla fede della Chiesa". Se ne deduceva che chi legge l' Opera badando al suo
contenuto non pu ricavarne altro che bene, per giunta a vantaggio della fede della Chiesa.
Approvata nella sostanza e assolta nella forma: cos possiamo riassumere l'ultima posizione
dell'Autorit Ecclesiastica in merito all'Opera di Maria Valtorta.
All'editore spettava, per, di decidere se aderire alla richiesta che il Segretario Generale della CEI
(che l'assemblea di tutti i Vescovi d'Italia) prospettava come forma di "collaborazione", per la
quale si diceva "grato" in
- 26 una lettera deferente e cordiale.
Per la verit, l'editore non aveva mai dichiarato, in proprio, che gli scritti di Maria Valtorta sono di
origine soprannaturale. Allo stesso modo egli riteneva, ora, di non avere l'autorit di dichiarare il
contrario. Lo fece presente, rispettosamente, in una lettera di risposta, che esprimeva riconoscenza e
confessava il proprio "naturale disagio". Dopo qualche tempo mand un'altra risposta che integrava
la prima, perch chiedeva il permesso di mettere sui volumi quella dichiarazione motivandola con
l'osservanza ad una disposizione dell'Autorit Ecclesiastica e rendendo esplicito il sottinteso "nulla
osta" per i cattolici.
Silenzio sulla prima risposta e silenzio sulla seconda. Era gi sfumata la speranza di un dialogo.
Restava la consolazione di sapere che la Chiesa, dopo la condanna del Sant' Uffizio e qualche
sforzo per giustificarla e ridimensionarla, era tornata sulla posizione di Papa Pio XII, che nel 1948
aveva suggerito di pubblicare 1' Opera senza fare ritocchi e senza una prefazione che parlasse di
soprannaturale.
- 27 28 Capitolo IV
Approvazione confermata
Siamo arrivati all'anno 2006. Il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana mons.
Giuseppe Betori. A lui invia il seguente esposto l'Editore delle opere valtortiane:
Eccellenza,
mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione i dati e le circostanze di un contatto epistolare che
ebbi, quattordici anni fa, con S.E. mons. Tettamanzi, Vostro predecessore nella carica di Segretario
Generale della Conferenza Episcopale Italiana.
Con una cortese lettera del 6 maggio 1992 - Prot. N. 324/92 - mons. Tettamanzi mi faceva presente
di ricevere "frequenti richieste di un parere circa l'atteggiamento dell'Autorit Ecclesiastica sugli
scritti di Maria Valtorta" e concludeva:
Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa,
sono a chiederLe che, in un'eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime
pagine che le "visioni" e i "dettati" in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine
soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si servita
l'Autrice per narrare, a suo modo, la vita di Ges. Grato per questa collaborazione, Le esprimo la
mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali saluti.
La lettera di mons. Tettamanzi apriva lo spiraglio ad un auspicato dialogo con l'Autorit
Ecclesiastica per l'Editore di Maria Valtorta, ma nel contempo poneva lo stesso Editore dinanzi ad
un caso di coscienza. Egli, infatti, non solo aveva sempre avvertito come suo dovere irrinunciabile
quello di pubblicare gli scritti valtortiani fedelmente e

- 29 integralmente, ma anche ha avuto sempre l'intima certezza di essere al servizio di un'autentica


rivelazione privata, data per l'evangelizzazione del mondo di oggi nella fede della Chiesa. Tuttavia
l'Editore non ha mai dichiarato sui volumi la propria certezza, ben sapendo di non averne la facolt.
Allo stesso modo sentiva, ora, di non avere l'autorit di avvertire i lettori, con una dichiarazione a
proprio nome, che quegli scritti "non possono essere ritenuti di origine soprannaturale".
Il disagio dell'Editore (continuo a parlare di me in terza persona) era attenuato, oltre che dal tono di
rispetto e di stima di quella lettera, anche dalla conferma, implicita nella richiesta di mons.
Tettamanzi, che l'Opera di Maria Valtorta non contiene nulla contro le verit della fede e contro la
morale cristiana. Infatti la lettera faceva chiaramente intendere che basterebbe presentare le
"visioni" e i "dettati" come semplici "forme letterarie" per ottenere "il vero bene dei lettori" e per
giunta "nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa". Ci equivaleva ad affermare (a
me sembrava e sembra tuttora) che il contenuto dell'Opera incensurabile. D'altronde, anche le
ragioni della condanna all'Indice, come furono esposte su L'Osservatore Romano del 6 gennaio
1960, si muovevano su tentativi di censura per colpire, in effetti, una "grave disobbedienza"
(peraltro imputabile ad alcuni Religiosi, non alla scrittrice e al suo editore).
Risposi a mons. Tettamanzi in data 27 maggio 1992 con sentimenti di riconoscenza, ma anche
esponendo il motivo del mio "naturale disagio" per la dichiarazione che mi era stata chiesta. Facevo
poi seguire, in data 6 luglio 1992, un'altra lettera, nella quale chiedevo di poter mettere sui volumi
quella dichiarazione motivandola, per, come osservanza ad una disposizione dell'Autorit
Ecclesiastica e rendendo esplicito il sottinteso permesso ai cattolici di leggere e diffondere quei
volumi. Non ho mai avuto alcun riscontro, n per iscritto n a voce, a quelle mie due lettere di
risposta interlocutoria a mons. Tettamanzi.
Successivamente mi venne segnalato dall'Estero che la
30
- 30 - Congregazione per la Dottrina della Fede, interpellata in merito all'Opera di Maria Valtorta,
rispondeva rendendo nota la richiesta di mons. Tettamanzi come se si trattasse di un aggiornamento
nella posizione dell'Autorit Ecclesiastica. Naturalmente si taceva sulla posizione dell'Editore, che
aveva rispettato il carattere privato della lettera ed aveva risposto privatamente con ragioni di
coscienza. Egli appariva solo inadempiente.
Allora decisi di confidarmi con il mio Vescovo, mons. Lorenzo Chiarinelli, con il quale avevo
rapporti molto cordiali, anche perch ero un laico impegnato e quando egli era succeduto a mons.
Minchiatti io ero ancora il Presidente diocesano dell'Azione Cattolica. Per poter fissare bene i
termini della questione gli mandai un esposto scritto in data 21 gennaio 1993. Qualche tempo dopo
ne parlammo passeggiando di sera, lui ed io, in un corridoio dell'Episcopio, a Sora. Ricordo che mi
promise il suo interessamento, ma tutto fin l, forse perch era prossimo il suo trasferimento alla
Diocesi di Aversa.
Riguardo, per, alla ventilata nuova posizione dell'Autorit Ecclesiastica c'era stato un fatto che
ritenevo di non dover rivelare. Il 30 giugno 1992 (quando avevo gi inviato la mia prima lettera a
mons. Tettamanzi, ma non ancora la seconda) ebbi l'opportunit, rimasta unica nella mia vita, di
recarmi nel Palazzo del Sant'Uffizio. Accompagnavo il P. Gilles Collicelli, superiore dei Paolini in
Canada, dove la benefica diffusione dell'edizione inglese dell'Opera era stata improvvisamente
contrastata dalla campagna denigratoria di un frate cappuccino. Ebbene, in quella occasione appresi
che era stato deciso "dall'Alto" (ed io pensai al Cardinale Prefetto o addirittura al Santo Padre) che
l'Opera di Maria Valtorta poteva essere letta da chiunque "come un buon libro". Mi fu detto che si
trattava della nuova posizione dell'Autorit Ecclesiastica. Ma come notificarla senza un documento?
Pensai allora di scrivere la seconda lettera a mons. Tettamanzi, quella del 6 luglio 1992, senza
accennare al fatto di cui ora ho parlato. In seguito indirizzai al Card. Prefetto una rispettosa
domanda
- 31 -

formale, che non ha mai avuto risposta. Sono cos trascorsi quattordici anni di dubbi e incertezze.
L'Opera di Maria Valtorta da cinquant'anni penetra con discrezione, senza alcuna spinta
pubblicitaria, in ogni angolo del mondo, conquistando i cuori al Vangelo. Conservo lettere anche di
Vescovi. Mi commuove ancora quella del gesuita mons. Aldo Patroni, gi vescovo di Calicut in
India, che mi scriveva di aver parlato dell'Opera "a parecchi Vescovi indiani che vennero a farmi
visita" (poich era ammalato) e di averne parlato anche a molte religiose "in conversazione e in
prediche" e concludeva: "Sia buono, caro signore, e mi faccia sapere, se pu, se questa edizione
inglese gi pronta, dove si pu avere e a qual prezzo. Voglia fare questo favore a un vecchio
Vescovo che nel suo riposo e convalescenza legge ben poco che non sia Il Poema oppure I quaderni
dal 1943 al 1950". Il suo successore, mons. Maxwell V. Noronha, nel notificarmi la sua morte nel
1988, aggiungeva questa notizia (traduco dall'inglese): "Il giorno prima della sua morte egli aveva
inviato alla stampa un apprezzamento del libro The Poem of the Man God perch si diffondesse.
Ma mor il giorno seguente e non lo vide stampato. Perci lo abbiamo stampato e diffuso tra tutti i
sacerdoti e le suore. Si allega copia di quella lettera stampata".
Mi sto rendendo conto, Eccellenza, che non posso continuare a riferire le testimonianze, che
sostengono il nostro impegno e ci compensano dei sacrifici e delle amarezze. Perci riferisco solo le
due pi recenti e passo alla conclusione.
Verso la fine dello scorso febbraio abbiamo avuto la visita di un sacerdote italiano che missionario
nel Kazakistan e che sta facendo tradurre in russo l'Opera. Egli mi ha detto, nell'accomiatarsi: "Lei
non potr mai immaginare il bene che quest'Opera ha fatto nella nostra regione". Le medesime
parole mi erano state dette, appena due settimane prima, da un sacerdote messicano, salesiano, che
sta completando gli studi a Roma nell'Ateneo Salesiano. E qui mi fermo.
32
La mia conclusione prende l'avvio da una lettera non recente, che ho riscovato quasi per caso e che
ha avuto in me un effetto illuminante, tanto da spingermi a riprendere con Vostra Eccellenza il
discorso rimasto in sospeso con il Vostro illustre Predecessore. La lettera indirizzata ad un lettore
che volle trasmettermela in fotocopia. scritta interamente a mano, con grafia nitida, su carta
intestata de "La Civilt Cattolica". La trascrivo testualmente:
Roma, 23.IV.96
Gentile Signore, rispondo alla Sua lettera dello scorso 27 marzo, a nome del Padre Direttore, per
quanto riguarda il Suo quesito sulla attuale obbligatoriet dell'Index librorum prohibitorum. Come
Lei stesso afferma, evidente che, dall'epoca del decreto del 1966 che lo ha soppresso, l'Index non
ha pi valore giuridico ossia non obbliga pi in forza di legge ecclesiastica. Rimane moralmente
impegnativo, nel senso che bisogna evitare la lettura e lo studio di quelle opere in esso contenute
che, o per esperienza o per fondata ragione, la coscienza giudica essere pericolose per la fede e
per il costume cristiano. L'Index segnala un orientamento, ma la coscienza che chiamata a
decidere. Poich chiaro che i libri di Maria Valtorta non solo non costituiscono per Lei un
pericolo per la fede, ma anzi irrobustiscono la Sua fede, e in questa lettura la Sua coscienza
tranquilla anche a motivo del conforto che Le proviene dalle autorevoli testimonianze da Lei citate,
mi sembra che Lei possa continuare questa Sua lettura senza cedere a dubbi o a scrupoli o, tanto
meno, al dissenso che alcuni studiosi esprimono sull'opera della Valtorta.
Altro non so dirLe. Per il resto, La esorto a consultare il Suo confessore ordinario.
Suo nel Signore, Giandomenico Mucci S.J.
un'esposizione chiara e semplice. Quasi riprendendo, forse inconsapevolmente, il saggio consiglio
del Papa Pio XII, tace sull'origine soprannaturale, vera o presunta, dell'Opera di Maria Valtorta, e
piuttosto rispetta la coscienza cristiana dell'individuo. Una risposta del genere darebbe
- 33 tranquillit ai cattolici osservanti e toglierebbe ai malevoli l'abitudine di fermarsi al senso letterale

dei documenti che richiedono un esercizio d'interpretazione. Perci chiedo a Vostra Eccellenza se la
lettera de "La Civilt Cattolica", che ho riportata testualmente per intero, rispecchia l'odierna
posizione della competente Autorit Ecclesiastica in merito agli scritti di Maria Valtorta.
Grazie. Vogliate credere ai miei sentimenti di devozione.
Isola del Liri, 14 marzo 2006
La risposta non si fa attendere:
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Prot. N. 299/06
Roma, 27 marzo 2006
Gentile Signore,
riscontro la Sua del 14 marzo 2006, relativa alla pubblicazione degli scritti della signorina Maria
Valtorta.
Quanto a eventuali ristampe delle predette opere, non ho motivo di discostarmi dalle indicazioni a
suo tempo fornite dal mio eminente Predecessore, S.E. Mons. Dionigi Tettamanzi, con lettera a Lei
indirizzata il 6 maggio 1992 (Prot. n. 324/92).
Mi gradita la circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio
dev.mo
e Giuseppe Betori
Segretario Generale
La lettera farebbe pensare, di primo impulso, ad un modello di paternit che fu biasimato da Ges:
"Chi tra
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di voi al figlio che gli chiede un pane dar una pietra? O se gli chiede un pesce dar una serpe?"
(Matteo 7, 9-10).
Con la qualifica di "signorina", che in genere si omette per le persone semplicemente decedute,
vuole ignorare la notoriet di un nome; e dando per "eventuali" le ristampe delle opere vuole
ignorare le edizioni ininterrotte.
Infine conferma, per, le "indicazioni" di mons. Tettamanzi, la cui lettera del 6 maggio 1992 aveva
portato, senza ombra di dubbio, ad una duplice conclusione:
1) L'Opera di Maria Valtorta incensurabile.
2) La vita di Ges, cos come la propone l'opera letteraria della Valtorta, pu fare un "vero bene"
anche a quei lettori che per ubbidienza all'Autorit Ecclesiastica, o per altri motivi, non ne accettano
l'origine soprannaturale.
Maria Valtorta desiderava che l'Opera fosse riconosciuta come rivelata, ma non lo pretendeva. Si
sarebbe accontentata di un'approvazione ecclesiastica che, riconoscendo anche implicitamente che
l'Opera non contiene nulla contro la fede e la morale, avesse permesso la sua diffusione per il bene
delle anime.
Ci si ottenuto. Ormai, dopo cinquant'anni, non serve per la diffusione dell'Opera, ma serve
ancora per difenderla e per levare gli ultimi scrupoli.
35

Indice
Premessa
I. Il vero motivo della condanna
(da L'Osservatore Romano del 6 gennaio 1960)
II. La condanna era per gli sprovveduti
(Lettera del card. Ratzinger del 31 gennaio 1985)

5
7
19

III. Approvata nella sostanza, assolta nella forma


(Lettera di mons. Tettamanzi del 6 maggio 1992)
IV. Approvazione confermata
(Un esposto dell'Editore al Segretario della CEI e risposta
di mons. Betori del 27 marzo 2006)
37

25

29

Per saperne di pi
su Maria Valtorta e la sua Opera
Emilio Pisani
PRO E CONTRO MARIA VALTORTA
Pagine 272 - Euro 16,00
(edizione dell'anno 2005)
SOMMARIO
Cenni introduttivi su Maria Valtorta e le sue opere
La persona - La scrittrice e la mistica - Le opere - L' epilogo
Padre Migliorini e gli scritti valtortiani
Chi era Padre Migliorini - L' operato di Padre Migliorini
L'assenso di Pio XII e il veto del Sant'Uffizio
Il parere di Pio XII - L' intervento del Sant' Uffizio
Gli attestati del 1952 e una petizione a Pio XII
Agostino Bea - Alfonso Carinci - Camillo Corsanego - Lorenzo Ferri - Giorgio La Pira - Ugo
Lattanzi - Angelo Mercati - Nicola Pende - Maurizio Raffa - Vittorio Tredici - Una petizione al
Papa
Una lettera del card. Siri
La condanna all'Indice dei libri proibiti
Il decreto - Le motivazioni - Gli effetti della condanna
Un articolo di "Civilt Cattolica" Gli attestati di Padre Allegra
Dalle sue lettere - Dal suo diario - Una relazione completa
Trasmissioni radiofoniche
Virginio Rotondi - Anna Maria Romagnoli - La storia di Frida e Francesco
I pareri di alcuni dotti
Gianfranco Nolli - Gabriele M. Roschini - Diego Fabbri -Gregorio Penco - Cornelio Fabro
La disputa tra Mir e Gregori La lettera del card. Ratzinger Il libro di Gramaglia
Contenuto, finalit e natura del libro - Le intenzioni palesi dell'autore - Le intenzioni nascoste
dell'autore - Una conclusione sull'autore - Le reazioni dei lettori - La segnalazione di "Civilt
Cattolica"
I Paolini e un servizio sul mensile "Jesus"
La posizione dei Paolini - Il servizio di "Jesus"
Un capitolo tra le scrittrici mistiche Saggi e tesi di laurea
Fabrizio Braccini - Michele Dolz - Bruno Amadio - Luigi De Candido - Le tesi di laurea
La lettera di mons. Tettamanzi
Il mancato inizio della causa di beatificazione
In appendice
Per ricordare Marta Diciotti
La personalit della donna che visse accanto a Maria Valtorta e l'accud per tutta la vita.
Dedicato a Padre Berti
La figura e l'operato del p. Corrado M. Berti o.s.m., regista di un trentennio di storia valtortiana e
primo curatore delle pubblicazioni.

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