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Matematiche Complementari

Esercitazioni
Stefano Pasotti
4 settembre 2005

Indice
1. Assiomatica elementare del concetto di grandezza
1.
Relazione di equivalenza e operazione di somma . . . . . . . .
2.
Grandezze assolute e divisibili, ordinamento, differenza . . . .
3.
La continuit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4.
Multiplo di una grandezza. Grandezze comunque piccole . . .
5.
Consistenza del sistema di assiomi . . . . . . . . . . . . . . .
6.
Sottomultipli di una grandezza. I numeri razionali . . . . . .
6.1.
Relazione dordine e operazioni sui numeri razionali .
7.
I numeri reali assoluti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.1.
Relazione dordine e operazioni sui numeri reali assoluti
8.
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

4
4
5
8
9
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20

2. Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici
1.
Definizioni fondamentali . . . . . . . . . . . . . .
2.
Costruzioni con la sola riga . . . . . . . . . . . .
3.
Costruzioni con riga e compasso . . . . . . . . . .
4.
Costruzioni con il solo compasso . . . . . . . . .
5.
I problemi classici dellantichit`a . . . . . . . . . .
5.1.
La duplicazione del cubo . . . . . . . . . .
5.2.
La trisezione dellangolo . . . . . . . . . .
5.3.
La quadratura del cerchio . . . . . . . . .
6.
Il teorema di Petersen . . . . . . . . . . . . . . .
7.
La ciclotomia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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A. Assiomi elementari delle grandezze


B. Assiomi del piano assoluto
1.
Assiomi di incidenza . . .
2.
Assiomi di ordinamento .
3.
Assiomi di congruenza . .
4.
Assiomi della parallela . .
5.
Assiomi di continuit`a . . .

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2

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57

INDICE

C. Propriet`
a di omotetie ed inversioni circolari
58
1.
Omotetia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
2.
Inversione circolare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
2.1.
Linversione circolare e il teorema di Mascheroni . . . 60
Indice analitico

62

Bibliografia

65

Capitolo 1

Assiomatica elementare del


concetto di grandezza
1

Relazione di equivalenza e operazione di somma

Nel seguito di questo capitolo G rappresenta un insieme, che chiameremo


insieme delle grandezze omogenee.

 

Esiste una relazione E su G G tale che, presi comunque X, Y, Z G
valgono:
1. XEX

(propriet`a riflessiva);

2. XEZ e Y EZ = XEY

(propriet`a transitiva).

Teorema 1. Vale la propriet`a simmetrica, ovvero, presi comunque


X, Y G si ha:
3. XEY = Y EX
Dimostrazione. Per la propriet`a 1 Y EY . Del resto per ipotesi XEY e
dunque, per la propriet`a 2, Y EX.
1.1 Osservazione. La relazione E `e una relazione di equivalenza.
1.2 Definizione. La relazione E sar`
a chiamata relazione equaliforme e sar`
a
indicata con =, pertanto scriveremo
X = Y XEY ;
X 6= Y (XEY ).
4

2. Grandezze assolute e divisibili, ordinamento, differenza

   

Esiste in G una legge di composizione interna S : G G G tale che,


presi comunque X, Y, Z G si ha:
4. S(X, Y ) = S(Y, X) (propriet`a commutativa);


5. S S(X, Y ), Z = S X, S(Y, Z)
(propriet`a associativa);
6. O G t.c. S(X, O) = X

(elemento neutro);

7. S(X, Z) = S(Y, Z) = X = Y

(legge di cancellazione).

Tra la legge di composizione S e loperazione di somma tra numeri c`e unanalogia formale: entrambe verificano le stesse propriet`a, quindi nel seguito
utilizzeremo al posto della scrittura S(X, Y ) la scrittura X + Y .
1.3 Osservazione. Della propriet`a 7. vale anche il viceversa, basta considerare +Z come un operatore sulle grandezze:
+

Z:

   


G G
X 7 X + Z

Esistono in G grandezze diverse dalla grandezza nulla O.


Teorema 2. La grandezza nulla O `e unica.
Dimostrazione. Sia O 0 G tale che, per ogni X G, X + O 0 = X. Allora
7.

X + O = X = X + O 0 = O = O 0

Grandezze assolute e divisibili, ordinamento,


differenza

   


Presi comunque X, Y G, si ha che


X + Y = O = X = O.

Assiomatica elementare del concetto di grandezza

2.1 Osservazione.
(Ax4)

X + Y = O = X = O = O + Y = O = Y = O.
2.2 Definizione. Le grandezze che verificano lassioma 4 si dicono grandezze assolute.
2.3 Osservazione. (G, +, O) `e un monoide commutativo.

 


 di divisibilit`a 

Per ogni X G \ {O} esistono Y, Z G \ {O} tali che X = Y + Z.


Teorema 3. La cardinalit`
a dellinsieme G `e infinita.
Dimostrazione. In forza dellassioma 3, sia X G \ {O}. Per lassioma di
divisibilit`a esistono Y, Z G \ {O} tali che Y + Z = X. X 6= Y , infatti se
per contraddizione fosse X = Y si avrebbe
7.

X + O = X = Y + Z = X + Z = Z = 0
contro le ipotesi su Z. Analogamente si pu`o provare anche che X 6= Z.
Dunque in G ci sono almeno tre grandezze distinte: O, X, Y . Ripetendo il
ragionamento con Y si ottiene che esistono U, V G\{O} tali che Y = U +V ,
Y 6= U e Y 6= V . Del resto anche X 6= U , infatti se per assurdo fosse X = U
si avrebbe
X + O = X = Y + Z = (U + V ) + Z = U + (V + Z) =
7.

4.

= X + (V + Z) = V + Z = 0 = V = O e Z = O
ma questa conclusione `e assurda. In modo analogo X 6= V . Abbiamo
pertanto ottenuto che in G esistono almeno quattro grandezze distinte O,
X, Y , U . Iterando il procedimento si ottiene la tesi.
2.4 Definizione. Siano X, Y G. Diremo che X `e minore o uguale ad Y ,
e scriveremo X 6 Y , se esiste Z G tale che X + Z = Y .
Teorema 4. La relazione 6 introdotta nella definizione precedente `e
una relazione dordine su G G, cio`e, presi comunque X, Y, Z G,
(a) X 6 Y e Y 6 X = X = Y

( propriet`a antisimmetrica);

(b) X 6 Y e Y 6 Z = X 6 Z

( propriet`a transitiva);

(c) X 6 X

( propriet`a riflessiva).
6

2. Grandezze assolute e divisibili, ordinamento, differenza

Dimostrazione.
(a) Essendo X 6 Y e Y 6 X esistono Z, U G tali che X + Z = Y e
Y + U = X. Si ha allora
Y + O = Y = X + Z = (Y + U ) + Z = Y + (U + Z)
da cui, per le leggi di cancellazione, U + Z = O; la tesi ricordando
lassioma 4.
(b) Essendo X 6 Y e Y 6 Z esistono U, V G tali che X + U = Y e
Y + V = Z. Si ha allora
Z = Y + V = (X + U ) + V = X + (U + V )
che mostra che X 6 Z.
(c) Per ogni X G, X + O = X, dunque X 6 X.
Notazioni. Sono comode le seguenti notazioni:
Y >X X 6Y;
X < Y X 6 Y e X 6= Y ;
X > Y X > Y e X 6= Y .
2.5 Proposizione. Valgono le seguenti propriet`
a:
(a) X 6 Y e Y < Z = X < Z;
(b) X < Y e Y 6 Z = X < Z;
(c) X < Y e Y < Z = X < Z.
Teorema 5. Presi comunque X, Y, Z G si ha:
X 6 Y X + Z 6 Y + Z.
Dimostrazione.
= Essendo X 6 Y esiste U G tale che X +U = Y . Considerando loperatore + Z e applicandolo ai due membri della precedente uguaglianza
si ottiene
(X + U ) + Z = + Z(X + U ) = + Z(Y ) = Y + Z.
Ricordando allora le propriet`a delloperazione di somma tra grandezze
di ricava che
U + (X + Z) = Y + Z
che, per definizione, mostra che X + Z 6 Y + Z.
7

Assiomatica elementare del concetto di grandezza

= La dimostrazione `e analoga alla precedente.

 

Presi comunque X, Y G vale almeno una delle due relazioni
X 6Y

Y 6 X.

Teorema 6 (Legge di tricotomia). Prese comunque X, Y G vale una ed


una sola delle seguenti relazioni:
X <Y

X=Y

Y < X.

Dimostrazione. Segue immediatamente dalla definizione di < e dallassioma 6.


2.6 Definizione. Siano X, Y G tali che X 6 Y e sia Z G tale che
X + Z = Y , allora Z si dice differenza tra X e Y e si scrive X Y := Z.
Teorema 7. Presi comunque X, Y G si ha:
(a) X 6 Y = X + (Y X) = Y
(b) (X + Y ) X = Y
Dimostrazione. Esercizio
2.7 Osservazione. Siano X, Y G tali che X 6 Y . Possiamo considerare

{Y G | X 6 Y } G

X:
Y
7 Y X
e si ha, tenendo conto del teorema precedente,
+X

+X

Y 7 Y + X 7 (Y + X) X = Y
Y 7 Y X 7 (Y X) + X = Y
e quindi, a meno di restringere opportunamente i domini,
+

X X = id = X + X.

La continuit`
a

Teorema 8. In G non esiste alcuna grandezza M che sia maggiore di tutte


le altre grandezze.
8

4. Multiplo di una grandezza. Grandezze comunque piccole


` sufficiente provare che, presa una qualsiasi grandezza non
Dimostrazione. E
nulla, `e possibile costruire una grandezza strettamente maggiore di quella
assegnata.
Per lassioma 3 sia X G \ {O}. Per lassioma di divisibilit`a esistono
Y, Z G \ {O} tali che X = Y + Z e, per lassioma 6, Y 6 Z oppure Z 6 Y .
Non `e restrittivo supporre che sia Y 6 Z. Allora, per il teorema 5, si ha
Y + Z 6 Z + Z e dunque, essendo Z 6= O,
X = Y + Z 6 Z + Z < (Z + Z) + Z.
3.1 Definizione. Sia G; diciamo che `e superiormente limitato se
esiste S G tale che, per ogni X si ha X 6 S. Diciamo che `e completo se, quando contiene una grandezza X, contiene ogni altra grandezza
Y < X.
3.2 Definizione. Sia G superiormente limitato e completo; S G `e
un estremo superiore per in G se soddisfa:
1. per ogni X , X 6 S;
2. per ogni A G tale che A < S esiste X tale che X > A.
Teorema 9 (unicit`a dellestremo superiore). Sia G superiormente
limitato e completo. Se ammette estremo superiore S, tale estremo
superiore `e unico.
Dimostrazione. Supponiamo per assurdo che esista un estremo superiore
S 0 6= S. Allora, per la legge di tricotomia, deve essere S 0 < S oppure S < S 0 .
Se fosse S 0 < S, per definizione di estremo superiore dovrebbe esistere X
tale che S 0 < X, contro il fatto che S 0 `e un estremo superiore. Analogamente
per il caso S < S 0 .

   


 di continuit`a 

Ogni sottoinsieme di G di grandezze superiormente limitato e


completo ammette estremo superiore.

Multiplo di una grandezza. Grandezze comunque piccole

4.1 Definizione. Chiamiamo prodotto di un numero naturale n N per


una grandezza X G la grandezza nX G definita tramite ricorsione nel
9

Assiomatica elementare del concetto di grandezza

modo seguente:
0X := O
(n + 1)X := nX + X.
nX `e detto multiplo di X e sar`
a indicato anche con Xn.
4.2 Proposizione. Per ogni X, Y G, per ogni m, n N, valgono le
seguenti propriet`
a:
(a) 1X = X;
(b) (n + m)X = nX + mX;
(c) n(X + Y ) = nX + nY ;
(d) n(mX) = (nm)X;
(e) nO = O;
(f) X 6= O e n 6= 0 = nX 6= O;
(g) X = Y = nX = nY ;
(h) X 6 Y = nX 6 nY ;
(i) X 6= O e n < m = nX < mX;
(l) nX = nY e nY 6= O = X = Y .
Dimostrazione. Le propriet`a sono facilmente verificabili per induzione.
4.3 Osservazione. In forza della propriet`a (g) della precedente proposizione i numeri naturali possono essere interpretati anche come operatori sulle
grandezze.
4.4 Lemma. Per ogni n N \ {0} esiste m N tale che n < 2 m .
Dimostrazione. Procediamo per induzione su n. Se n = 1 la tesi `e vera con
m = 1. Supponiamo ora vero il lemma per n e mostriamolo per n + 1. Per
ipotesi esiste m N tale che n < 2m , dunque si ha
(n + 1) 6 n + n = 2n < 2 2m = 2m+1
che conclude la dimostrazione.
Teorema 10 (esistenza di grandezze comunque piccole). Per ogni
A G \ {O} e per ogni n N \ {0} esiste X G \ {O} tale che nX 6 A.
10

4. Multiplo di una grandezza. Grandezze comunque piccole

Dimostrazione. Sia A G \ {O}. Per lassioma di divisibilit`a esistono


Y, Z G \ {O} tali che A = Y + Z. Per lassioma 6 deve essere Y 6 Z
oppure Z 6 Y ; senza perdita di generalit`a si pu`o supporre che si verifichi la
prima delle due situazioni, e dunque
def.

(a)

2Y = (1 + 1)Y = 1Y + Y = Y + Y 6 Y + Z = A
Sia ora X1 = Y . Ragionando in modo analogo su X1 si ottiene che esiste
una grandezza X2 G \ {O} tale che 2X2 6 X1 , ovvero tale che 22 X2 6 A.
In generale, dopo m passi, si avr`a che esiste una grandezza X m G \ {O}
tale che 2m Xm 6 A. Per il lemma precedente sia m tale che n < 2 m ; allora
(i)

nXm < 2m Xm 6 A
da cui la tesi con X = Xm .
Teorema 11 (propriet`a di Archimede). Per ogni A G \ {O} e per ogni
X G \ {O} tali che X < A esiste n N tale che nX > A.
Dimostrazione. Supponiamo per assurdo che esista Y G \ {O} tale che,
per ogni n N, si abbia nY 6 A. Consideriamo il sottoinsieme di G
= {Z G | per ogni n N : nZ 6 A}
Tale insieme `e non vuoto (Y ) e superiormente limitato da A. Inoltre `e
completo, siano infatti Z e Z 0 G tale che Z 0 < Z. Se, per assurdo,
fosse Z 0
/ allora dovrebbe esistere n N tale che nZ 0 > A, da cui
nZ > nZ 0 > A, ma questo `e in contraddizione con lappartenenza di Z a .
Per lassioma di continuit`a ammette estremo superiore S, inoltre S 6= O,
altrimenti dovrebbe essere = {O}. Per lassioma di divisibilit`a esistono
U, V G \{O} tali che S = U +V , per lassioma 6 deve essere U 6 V oppure
V 6 U e non `e restrittivo supporre che sia verificata la prima possibilit`a.
Essendo S = U + V per definizione V < S, e dunque V .
Sia ora W := 3V . Si ha
S = U + V 6 V + V = 2V < 3V = W
pertanto W
/ . Questo comporta che esiste m N tale che mW > A, ma
allora
A < mW = m(3V ) = (3m)V
e dunque V
/ , in contraddizione con quanto osservato precedentemente.
11

Assiomatica elementare del concetto di grandezza

Consistenza del sistema di assiomi

5.1 Definizione. Sia T una teoria assiomatizzata da un sistema di assiomi A1 , . . . , An . Diremo che A1 , . . . , An sono assolutamente indipendenti
se nessun assioma pu`
o essere dedotto dai rimanenti, ovvero se, per ogni
k = 1, 2, . . . , n esiste un modello Mk dove

Ai vero i 6= k
Ak falso.
Diremo che A1 , . . . , An sono ordinatamente indipendenti se nessun assioma
pu`
o essere dedotto da quelli che lo precedono, ovvero se, per ogni k = 1, . . . , n,
esiste un modello Mk dove

Ai vero i < k
A falso
k
Ai indifferente i > k.

Evidentemente un sistema di assiomi che sia assolutamente indipendente


`e anche ordinatamente indipendente; vale anche il viceversa:
Teorema 12 (di Beppo Levi). Se T `e una teoria assiomatizzata da
A1 , . . . , An ordinatamente indipendenti, allora si pu`
o costruire mediante
i due soli connettivi logici e un nuovo sistema di assiomi B 1 , . . . , Bn
equivalente al primo e costituito da assiomi assolutamente indipendenti.
Dimostrazione. Consideriamo il seguente sistema di assiomi:
B1 := A1
Bi := (A1 ) (A2 ) (Ai1 ) Ai ,

i = 2, 3, . . . , n.

Poiche A1 , . . . An sono ordinatamente indipendenti, per ogni k {1, . . . , n}


esistono dei modelli Mk tali che

Ai vero i < k
A falso
k
Ai indifferente i > k.
` facile verificare che, mediante la scelta di questi stessi modelli, gli assiomi
E
B1 , . . . , Bn risultano essere assolutamente indipendenti.
Lequivalenza tra i due sistemi di assiomi si verifica per induzione su n > 1.
Se n = 1, B1 = A1 . Se la tesi `e vera per un certo n, allora
B1 . . . Bn Bn+1 = (A1 . . . An ) Bn+1 =


= (A1 . . . An ) (A1 ) (A2 ) (An ) An+1 =

= (A1 . . . An ) (A1 . . . An ) An+1 =

= (A1 . . . An ) (A1 . . . An ) (A1 . . . An An+1 ).
12

6. Sottomultipli di una grandezza. I numeri razionali

La prima parte di questultima proposizione `e evidentemente sempre falsa,


quindi
(A1 . . . An+1 ) (B1 . . . Bn+1 )
Applicare il metodo dei modelli al nostro sistema di assiomi significa esibire, per ogni assioma della teoria delle grandezze, un insieme G che verifichi
tutti gli assiomi precedenti, ma non quello preso in esame. Tali modelli sono,
per esempio, i seguenti:
(Ax2)

4. G = GL(n, Z).

5. Strutture algebriche commutative ma non associative.


6. G = (N \ {0} , +).
7. G = (Z6 , ).

(Ax3) G = ({0} , +).


(Ax4) Mantisse razionali (numeri razionali identificati a meno degli interi).
(Ax5) G = (N, +).


(Ax6) G = (x, y) R2 | x > 0 e y > 0 {(0, 0)}.


(Ax7) G = Q+ = {q Q | q > 0}, = x G | x < 2 .

Sottomultipli di una grandezza. I numeri razionali

Teorema 13. Per ogni A G e per ogni n N \ {0} esiste X G tale


che nX = A.
Dimostrazione. Se A = O `e sufficiente scegliere X = O.
Siano dunque A diverso da O e n N. Consideriamo il seguente sottoinsieme
di G:
= {Z G | nZ 6 A} .
Tale insieme `e non vuoto e non ridotto al singoletto {O}, infatti per il
teorema 11 esiste Y G \ {O} tale che nY 6 A. Inoltre `e superiormente
limitato da A e completo, infatti se Z e Z 0 < Z, allora nZ 0 < nZ 6 A.
Dunque, per lassioma 7, ha estremo superiore S.
Mostriamo che nS = A.
Se fosse nS < A, esiste D G \ {O} tale che nS + D = A. Per il teorema
10 esiste U G \ {O} tale che nU 6 D, e dunque
A = nS + D > nS + nU = n(S + U )
13

Assiomatica elementare del concetto di grandezza

da cui segue che S + U , in contraddizione col fatto che S + U > S. In


modo analogo si prova che non pu`o nemmeno essere nS > A, e dunque, per
la legge di tricotomia, la tesi.
6.1 Definizione. La grandezza X introdotta nel teorema precedente si chiama sottomultiplo di A secondo il numero naturale n, o anche n-esimo di A;
lo indicheremo con
 
A
1
A
oppure
.
n
n
Teorema 14. Per ogni n, m N \ {0} e per ogni A G \ {O} si ha:
 
  
1
1
(mA) = m
A .
n
n
Dimostrazione. Sia V = (1/n)(mA), ovvero, per definizione, nV = mA e
sia U = (1/n)A, ovvero nU = A. Si ha allora che
nV = mA = m(nU ) = (mn)U = (nm)U = n(mU )
da cui si ricava che V = mU , ovvero
 
  
1
1
(mA) = m
A .
n
n
6.2 Definizione. Per ogni m, n N \ {0} scriveremo
 
m
mA
1
A=
(mA).
:=
n
n
n
Il simbolo m/n viene chiamato frazione.
Teorema 15. Per ogni k N \ {0} e per ogni A G
mA
(mk)A
=
.
n
nk
Dimostrazione. La dimostrazione `e analoga a quella del teorema 14.
6.3 Osservazione. Tra le frazioni `e possibile introdurre una relazione di
equivalenza nel seguente modo: per ogni p/q e m/n
 
m
p
m
p
A=
A.
=
AG:
q
n
q
n
Per il teorema 15, per ogni k N \ {0} si ha
m
mk
=
.
n
nk
14

6. Sottomultipli di una grandezza. I numeri razionali

6.4 Definizione. Chiamiamo numero razionale assoluto un operatore su


grandezze che pu`
o essere rappresentato da una qualunque tra le frazioni che
sono tra loro equivalenti. Indicheremo linsieme dei numeri razionali assoluti
con il simbolo Qa .

6.1

Relazione dordine e operazioni sui numeri razionali

6.5 Definizione. se m/n e p/q sono due numeri razionali assoluti si dice
che n/m `e minore o uguale di p/q se
 
m
p
p
m
6
AG:
A6
A.
n
q
n
q
6.6 Osservazione. La relazione 6 introdotta tra numeri razionali, come
conseguenza del teorema 15 `e indipendente dalla scelta del rappresentante
per la frazione, inoltre `e semplice verificare che si tratta di una relazione
dordine sullinsieme dei numeri razionali assoluti (propriet`a ereditate dalla
relazione dordine definita tra le grandezze).
Vogliamo ora introdurre una operazione di prodotto tra numeri razionali.
Prima proviamo:
Teorema 16. Siano m/n e p/q due numeri razionali assoluti e sia A G;
allora
 m   p    mp 
A =
A.
n
q
nq
Dimostrazione. Sia V := (1/n)[(p/q)A]; allora nV = (p/q)A = (1/q)(pA),
da cui si ricava che q(nV ) = pA. Sia ora U := mp
nq A, allora
(nq)U = (mp)A = m(pA) = m[(qn)V ] = (mqn)V = (qn)(mV )
da cui si ricava che U = mV , ovvero la tesi.
6.7 Definizione. Se m/n e p/q sono due numeri razionali definiamo il
prodotto tra tali numeri nel seguente modo:
m p
mp

:=
.
n
q
nq
6.8 Osservazione. La definizione `e indipendente dalla scelta dei rappresentanti per i numeri razionali m/n e p/q, infatti, presi comunque h, k N\{0}
si ha
(mk)(ph)
(mp)(kh)
mp
mk ph

=
=
=
.
nk qh
(nk)(qh)
(np)(kh)
nq
15

Assiomatica elementare del concetto di grandezza

Inoltre seguono direttamente dalle corrispondenti propriet`a del prodotto


tra grandezze le propriet`a commutativa ed associativa. Per il teorema 15
lelemento neutro `e la classe di equivalenza k/k per k N \ {0}, infatti
m k
mk
m
k m
=
=
=
n k
nk
n
k n
e linverso di un numero razionale m/n `e il numero razionale n/m, infatti
mn
k
m n

=
= ,
n m
nm
k

k N \ {0} .

6.9 Definizione. Dati due numeri razionali m/n e p/q si definisce loro
somma il numero razionale r/s tale che, per ogni A G si abbia
r
m
p
A = A + A;
s
n
q

in tal caso scriveremo


r
m p
+ := .
n
q
s
` semplice verificare che la somma cos` definita non
6.10 Osservazione. E
dipende dai rappresentanti scelti per gli addendi, inoltre dalle corrispondenti
propriet`a della somma tra grandezze si deduce che tale operazione `e commutativa, associativa e distributiva rispetto al prodotto. Lelemento neutro
`e il razionale 0/k per k N \ {0}: tale fatto si pu`o dedurre immediatamente
dopo aver provato che per i numeri razionali cos` introdotti continua a valere
lusuale regola di somma, oggetto della prossima proposizione.
6.11 Proposizione. Presi comunque due numeri razionali assoluti m/n e
p/q si ha
mq + pn
m p
+ =
.
n
q
nq
Dimostrazione. Per quanto visto si ha


mq + pn
1
A = (mq + pn) A =
nq
nq
  
  
1
1
= (mq)
A + (pn)
A =
nq
nq


 


mq
pn
m
p
m p
=
A+
A= A+ A=
A.
+
nq
nq
n
q
n
q
6.12 Definizione. Dati due numeri razionali m/n e p/q tali che p/q < m/n
si definisce loro differenza il numero razionale r/s tale che, per ogni A G
si abbia
r
m
p
A = A A;
s
n
q
16

7. I numeri reali assoluti

in tal caso scriveremo


m p
r
:= .
n
q
s
Ancora una volta tale definizione `e indipendente dalla scelta del rappresentante per i numeri razionali coinvolti e gode delle abituali propriet`a. Vale
inoltre latteso risultato, la cui dimostrazione `e del tutto analoga a quella
effettuata nel caso della somma:
6.13 Proposizione. Per ogni coppia di numeri razionali m/n e p/q tali
che p/q < m/n si ha
m p
mq pn
=
.
n
q
nq
6.14 Osservazione. Possiamo considerare, allinterno dellinsieme dei numeri razionali assoluti, il sottoinsieme costituito dalle frazioni del tipo
kn
,
k N \ {0} , n N.
k
Tale sottoinsieme `e chiuso rispetto alle operazioni di somma e di prodotto, inoltre pu`o essere messo in corrispondenza biunivoca con linsieme N
mediante lapplicazione
kn
k
che, di pi`
u, risulta essere un monomorfismo tra monoidi sia nella struttura
moltiplicativa che in quella additiva. In virt`
u dellapplicazione linsieme N
pu`o essere immerso nellinsieme dei numeri razionali assoluti o, equivalentemente, linsieme dei numeri razionali assoluti costituisce un ampliamento
dellinsieme dei numeri naturali.
: n 7

6.15 Definizione. Se A = (m/n)B si dice che m/n `e il rapporto tra A e


B e si scrive
 
 
A
1
1
m
B=
A.
:=
oppure mB = nA oppure
B
n
n
m

I numeri reali assoluti

7.1 Definizione. Due grandezze A, B G si dicono commensurabili tra loro


se ammettono un multiplo o un sottomultiplo comune (secondo un numero
naturale), incommensurabili in caso contrario.
Siano A, B G due grandezze incommensurabili, consideriamo linsieme
I definito nel seguente modo:
IA,B := {m/n Qa | (m/n)B < A} .
17

Assiomatica elementare del concetto di grandezza

7.2 Proposizione. Valgono i seguenti fatti:


(a) IA,B 6= ;
(b) IA,B contiene infiniti numeri razionali;
(c) esistono numeri razionali che non appartengono ad I A,B .
Dimostrazione.
(a) Essendo A e B incommensurabili, nessuna delle due pu`o essere la
grandezza nulla. Se B < A, allora 1 I A,B , in caso contrario per la
propriet`a di Archimede, esiste r N \ {0} tale che B < rA, e dunque
1/r IA,B .
(b) Sia m/n IA,B , allora (m/n)B < A e dunque mB < nA. Sia ora
p N tale che n < p, allora mB < nA < pA e dunque (m/p)B < A
ovvero m/p IA,B ; poiche ci sono infiniti p > n, la tesi `e provata.
(c) Sia m/n IA,B , ovvero (m/n)B < A. Per la propriet`a di Archimede
esiste r N tale che
 m  rm
B =
B
A<r
n
n
e dunque (rm)/n
/ IA,B .
Analogamente a quanto fatto per linsieme G delle grandezze diamo la
seguente definizione:
7.3 Definizione. Un sottoinsieme dellinsieme Q a dei numeri razionali assoluti si dice superiormente limitato se esiste almeno un numero razionale
assoluto maggiore di ogni numero dellinsieme; si dice completo se, quando
contiene un numero razionale, allora contiene anche tutti i numeri razionali
minori di questo.
7.4 Osservazione. Come conseguenza della precedente proposizione si ottiene che, preso comunque un numero razionale m/n il singoletto {m/n}
`e superiormente limitato. Inoltre esiste un unico sottoinsieme completo
di Q che contiene un solo elemento, ovvero linsieme {0}, tutti gli altri
sottoinsiemi completi contengono infiniti elementi.
7.5 Osservazione. Un numero razionale assoluto m/n da luogo a una
classe superiormente limitata e completa di numeri razionali e precisamente
quella costituita dai numeri razionali x Q a tali che x 6 m/n. Il numero
razionale m/n appartiene a tale classe e viene chiamato massimo della classe.
Non `e difficile verificare che il massimo `e unico.
18

7. I numeri reali assoluti

7.6 Definizione. Chiameremo numero reale assoluto ogni insieme Q a


superiormente limitato e completo di numeri razionali assoluti e indicheremo
con Ra linsieme di tali numeri. Chiameremo speciale un numero reale
tale per cui esiste un razionale m/n tale che valga x 6 m/n per ogni x .
Chiameremo irrazionale ogni reale che non `e speciale.

7.1

Relazione dordine e operazioni sui numeri reali assoluti

7.7 Definizione. Siano , Ra due numeri reali assoluti. Diremo che


6 se come insiemi. Analogamente diremo che > se .
Scriveremo anche < per indicare che 6 e 6= e, analogamente,
> .
` ben noto che la relazione di inclusione insiemistica `e una relazione
E
` facile verificare, inoltre, che, ristretta allinsieme dei numeri
dordine. E
reali, `e anche totale, pertanto in (R a , 6) vale la legge di tricotomia.
7.8 Definizione. Siano , due numeri reali. Consideriamo il sottoinsieme di Qa che si ottiene sommando in tutti i modi possibili un numero
dellinsieme e un numero dellinsieme e aggiungendo a tale insieme
ogni numero razionale assoluto che sia minore di un elemento dellinsieme
stesso. Tale insieme prende il nome di somma di e e si indica con +.
7.9 Osservazione. Essendo e superiormente limitati anche il sottoinsieme + `e superiormente limitato, inoltre `e completo per definizione,
` inoltre
pertanto la somma di due numeri reali `e ancora un numero reale. E
facile verificare che tale operazione verifica le propriet`a usuali della somma.
7.10 Definizione. Siano , due numeri reali assoluti. Consideriamo il
sottoinsieme di Qa che si ottiene moltiplicando in tutti i modi possibili un
numero dellinsieme e un numero dellinsieme e aggiungendo a tale
insieme ogni numero razionale assoluto che sia minore di un elemento dellinsieme stesso. Tale insieme prende il nome di prodotto di e e si
indica con .
7.11 Osservazione. Come prima dal fatto che e sono superiormente
limitati segue che anche il sottoinsieme `e superiormente limitato, inoltre
`e completo per definizione, pertanto il prodotto di due numeri reali `e ben
definito. Gode inoltre, come `e facile verificare, delle usuali propriet`a del
prodotto. Lelemento neutro `e il reale speciale associato a 1/1.
7.12 Definizione. Sia Ra diverso da 0 := {0}. Chiamiamo inverso di
il numero reale costituito dal sottoinsieme di Q a contenente i reciproci di
tutti i numeri razionali dellinsieme Q a \ complementare di in Qa , opportunamente completato aggiungendo ogni numero razionale che sia minore
19

Assiomatica elementare del concetto di grandezza

di un elemento dellinsieme stesso. Indicheremo tale numero con il simbolo


1/.
Se e sono due numeri reali con 6= 0 chiamiamo rapporto tra e il
numero reale
 

1
.
:=

7.13 Osservazione. Il sottoinsieme 1/ `e superiormente limitato essendo


Qa \ inferiormente limitato, pertanto le operazioni di passaggio allinverso
e, conseguentemente, di quoziente sono ben definite in R a .
7.14 Definizione. Siano , Ra tali che < . Consideriamo il sottoinsieme di Qa che si ottiene sottraendo in tutti i modi possibili da un
numero della classe un numero della classe che sia minore di tale numero e aggiungendo a tale insieme ogni numero razionale che sia minore di
un elemento dellinsieme stesso. Tale insieme prende il nome di differenza
di e e si indica con .
7.15 Osservazione. Al solito tale operazione `e ben definita e gode delle
usuali propriet`a gi`a enunciate per la differenza tra grandezze.
Consideriamo ora, per ogni numero reale speciale il numero razionale
max() massimo dellinsieme e la funzione
: 7 max().
Per quanto osservato tale funzione `e una biiezione tra linsieme dei numeri
` semplice verifireali speciali e linsieme dei numeri razionali assoluti. E
care, inoltre, che, se , sono numeri reali speciali, allora anche + e
sono numeri reali speciali e precisamente sono i numeri reali speciali corrispondenti rispettivamente ai numeri razionali max() + max() e
max() max(). Lapplicazione costituisce pertanto un omomorfismo sia
tra i monoidi (Ra , +) e (Qa , +) sia tra i monoidi (Ra , ) e (Qa , ), e dunque
linsieme Ra costituisce un ampliamento dellinsieme Q a .

Esercizi

8.1 Esercizio. Dimostrare la Proposizione 2.5 di pag. 7, il Teorema 7 di


pag. 8, la Proposizione 4.2 a pag. 10.
8.2 Esercizio (*). Dimostrare che sono fatti equivalenti:
(a) Assioma di Continuit`a;
(b) Per ogni A, B G, A 6= 6= B tali che A B = e tali che, per ogni
a A e b B, a 6 b, esiste g G tale che, a A, b B, a 6 g 6 b
(Assioma di Dedekind).
20

8. Esercizi

8.3 Esercizio. Sia A = K[x] lanello dei polinomi in una indeterminata


a coefficienti nel campo ordinato (K, 6) e si consideri su A la relazione
binaria 4 definita, presi comunque p(x) e q(x) appartenenti ad A e posto
p(x) q(x) := a0 + a1 x + . . . + an xn con an 6= 0, da
p(x) 4 q(x)

an 6 0.

1. Mostrare che la relazione 4 `e una relazione dordine totale su A.


2. Mostrare che lanello A ordinato con tale relazione non `e archimedeo.
8.4 Esercizio. Sia (K, 6) un campo totalmente ordinato non archimedeo.
1. Mostrare che esiste un elemento K tale che, per ogni n N,
n < .
2. Mostrare che esiste un elemento K tale che, per ogni n N,
< 1/n e dunque tale che, per ogni x K, < x.

21

Capitolo 2

Risolubilit`
a elementare dei
problemi geometrici
Qual `e l geom`etra che tutto saffigge,
per misurare lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ondelli indige,
tale era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
limago al cerchio e come vi sindova;
ma non eran da ci`
o le proprie penne.
D. Alighieri - Paradiso
Canto XXXIII (vv. 133-139)

Definizioni fondamentali

Ogni problema geometrico che coinvolge rette e circonferenze si riduce ad un


problema del tipo: dati in un piano alcuni punti in numero finito costruire
uno o pi`
u punti che abbiano con i dati relazioni assegnate (ogni retta pu`o
essere sostituita con due suoi punti distinti e ogni circonferenza con il suo
centro e un suo punto).
1.1 Definizione. Diremo risolubile elementarmente ogni problema geometrico la cui costruzione `e effettuata solo mediante la riga (non graduata) e/o
il compasso, utilizzati solo per realizzare le seguenti costruzioni:
1. tracciare la retta che passa per due punti;
2. costruire (quando esiste) il punto comune a due rette;
3. tracciare la circonferenza
(a) di centro un punto dato e raggio pari alla distanza tra due punti
dati
22

1. Definizioni fondamentali

(b) di centro dato e passante per un secondo punto;


4. costruire (quando esistono) i punti comuni a due circonferenze assegnate mediante
(a) il centro e un punto di passaggio
(b) il centro e il raggio uguale alla distanza tra due punti dati;
5. costruire (quando esistono) i punti comuni a una retta data mediante
due suoi punti e a una circonferenza assegnata mediante
(a) il centro e un punto di passaggio
(b) il centro e il raggio uguale alla distanza tra due punti dati.
1.2 Osservazione. Osserviamo che le costruzioni 1. e 2. sono realizzabili
con la sola riga, le costruzioni 3. e 4. con il solo compasso, mentre la costruzione 5. mediante luso congiunto di entrambi gli strumenti. Osserviamo
inoltre che le costruzioni che effettivamente ci permettono di ottenere dei
nuovi punti a partire da un certo insieme di punti assegnati sono le 2., 4. e
5..
1.3 Osservazione. In realt`a le costruzioni 4.(b) e 5.(b) sono ridondanti, si
pu`o infatti provare che sono riconducibili alle costruzioni 4.(a) e 5.(a) (cfr.
esercizio 8.1).
` opportuno osservare ancora una volta che la scelta
1.4 Osservazione. E
degli strumenti (la riga e il compasso) e del loro impiego `e convenzionale:
strumenti diversi permettono, ovviamente, costruzioni diverse.
Il problema della risolubilit`a elementare di un problema geometrico diventa allora: quali punti `e possibile costruire, partendo da un certo numero
di punti dati, utilizzando solo la riga e il compasso nel senso indicato dalla
definizione 1.1? Dopo aver risposto a questa domanda avremo anche modo di
stabilire se i problemi classici dellantichit`a (duplicazione del cubo, trisezione dellangolo e quadratura del cerchio) sono risolubili elementarmente. Per
affrontare questo problema abbiamo bisogno in qualche modo di identificare i punti mediante un opportuno sistema di riferimento, trasformando il
nostro problema sintetico in un problema analitico, mediante lintroduzione
nel piano di un sistema di coordinate (proiettive omogenee).
1.5 Definizione. Dato un insieme di numeri reali {x 1 , x2 , . . . , xn } si definisce campo di razionalit`a dei numeri dati linsieme costituito da questi e
da tutti quelli che si possono ottenere da essi mediante somma, differenza,
moltiplicazione e divisione. Indicheremo il campo di razionalit`
a con
K = [x1 , x2 , . . . , xn ].
23

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici
` immediato verificare che il campo di razionalit`a `e
1.6 Osservazione. E
effettivamente un campo e, in particolare, `e il pi`
u piccolo campo che contiene
{x1 , . . . , xn }.
1.7 Osservazione. Il pi`
u piccolo campo di razionalit`a possibile `e [1]; tale
campo coincide con Q e si chiama anche campo assoluto di razionalit`
a.
1.8 Osservazione. Se K `e un campo di razionalit`a, allora Q 6 K, infatti
a K = aa1 = 1 K = [1] 6 K.

Nel seguito
indicheremo la retta
passante per i due
punti p e q con il
simbolo p, q.

Costruzioni con la sola riga

Prendiamo in esame la costruzione identificata da 2. nella definizione 1.1,


con lintento di stabilire quali siano i punti raggiungibili mediante lutilizzo
della sola riga. A tal fine siano p1 (x1 , y1 ), p2 (x2 , y2 ), p3 (x3 , y3 ) e p4 (x4 , y4 )
quattro punti distinti del piano e siano R ed S rispettivamente la retta per
p1 e p2 e la retta per p3 e p4 1 . Tali rette hanno equazione rispettivamente
R:
S:

(x x1 )(y2 y1 ) = (y y1 )(x2 x1 )

(x x3 )(y4 y3 ) = (y y3 )(x4 x3 )

e quindi, si possono scrivere nella forma:


R:

ax + by + c = 0

S:

a0 x + b0 y + c0 = 0

dove si `e evidentemente posto c = x1 (y2 y1 ) + y1 (x2 x1 ), b = x1 x2 ,


a = y2 y1 , e, analogamente, per a0 , b0 e c0 . Il campo di razionalit`a dei dati,
dunque, `e K = [x1 , x2 , x3 , x4 , y1 , y2 , y3 , y4 ] e a, b, c, a0 , b0 , c0 K. Effettuare
la costruzione 2. significa determinare il punto p(x, y) di intersezione tra le
due rette R ed S, ovvero determinare x, y che risolvano il sistema lineare

ax + by + c = 0
a0 x + b 0 y + c 0 = 0
Per il teorema di Cramer tale sistema ammette ununica soluzione se e
soltanto se `e diverso da zero il determinante


a b


a0 b0 6= 0
e in questo caso la soluzione `e:



c b
a



c0 b0
a0

x=
y=
a b
a



a0 b0
a0


c
c0

b
b0

e dunque x, y K. Abbiamo quindi provato:


24

3. Costruzioni con riga e compasso

Teorema 1. Se la costruzione di un punto `e effettuabile mediante un numero finito di passaggi effettuabili con la sola riga, allora le sue coordinate
appartengono al campo di razionalit`
a dei dati.
Di tale risultato `e vero anche il viceversa:
Teorema 2. Ogni punto del piano che, nel riferimento proiettivo omogeneo definito da quattro dei punti dati, abbia coordinate (non omogenee)
appartenenti al campo di razionalit`
a K dei dati `e costruibile con limpiego
della sola riga.
` possibile provare che, con la sola riga, e quindi utilizzando
Dimostrazione. E
solo la costruzione 2., `e possibile:
(a) passare da un punto alle sue proiezioni sugli assi coordinati e viceversa, ovvero passare da p(x, y, 1) a px (x, 0, 1) e py (0, y, 1), e viceversa;
(b) Passare da p(0, x, 1) a q(x, 0, 1);
(c) Costruire il punto che ha per ascissa la somma delle scisse di due
punti dati, ovvero passare da p(x1 , 0, 1) e q(x2 , 0, 1) a r(x1 + x2 , 0, 1);
(d) Costruire il punto che abbia per ascissa il prodotto o il quoziente di
due
 ovvero passare da p(x 1 , 0, 1), q(x2 , 0, 1) e r(x3 , 0, 1) a
 punti dati,
x1 x2
, 0, 1 .
s
x3
Le costruzioni (a), (b), (c) e (d) permettono di raggiungere con la sola riga
tutti i punti che hanno coordinate in K.
Concludendo, quindi, possiamo affermare che condizione necessaria e sufficiente affinche un punto possa ottenersi dai punti dati mediante un numero
finito di operazioni grafiche che coinvolgono la sola riga `e che le sue coordinate nel sistema di riferimento definito da quattro dei punti dati appartengano
al campo di razionalit`a dei dati. In altre parole `e possibile risolvere con la
sola riga tutti e soli i problemi analitici di primo grado (o riconducibili al
primo grado).

Costruzioni con riga e compasso

Utilizzando sia la riga che il compasso abbiamo a disposizione, oltre alla


costruzione 2., anche le costruzioni 4. e 5., pertanto dovremo caratterizzare
i punti ottenibili per questa via. In pi`
u con luso congiunto dei due strumenti
`e possibile, a partire da due soli punti dati, fissare un sistema di riferimento
cartesiano ortogonale, infatti con il compasso si possono costruire angoli
retti e si possono trasferire segmenti da un lato ad un altro di un angolo.
25

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

Pi`
u precisamente, scelti tra i punti assegnati i due punti o ed a che avranno
coordinate o(0, 0) e a(1, 0), `e possibile costruire la retta per o perpendicolare
a o, a e individuare su tale retta il punto b(1, 0)
Sia ora K = [0, 1, x3 , x4 , . . . , xn ] il campo di razionalit`a dei dati. La
costruzione 3. da luogo allequazione
(x )2 + (y )2 = r 2 ,

, , r K

che pu`o essere riscritta anche nella forma


x2 + y 2 + Ax + By + C = 0,

A, B, C K.

La 5. corrisponde allora, con ovvie notazioni, alla risoluzione del sistema:


 2
x + y 2 + Ax + By + C = 0
(2.1)
A0 x + B 0 y + C 0 = 0
Non `e restrittivo supporre B 0 6= 0, quindi ricavando dalla seconda
y=

A0 x C 0
B0

e sostituendo nella prima si ottiene, in generale, unequazione di secondo


grado nellincognita x.
La costruzione 4. `e riconducibile al caso appena visto, infatti dal sistema
 2
x + y 2 + Ax + By + C = 0
x2 + y 2 + A 0 x + B 0 y + C 0 = 0
e possibile ottenere, sottraendo la seconda equazione dalla prima, il sistema
equivalente
 2
x + y 2 + Ax + By + C = 0
(A A0 )x + (B B 0 )y + C C 0 = 0
le cui soluzioni sono analoghe a quelle di (2.1).
Le radici di queste equazioni di secondo grado sono le coordinate dei punti richiesti, e si ottengono eseguendo sui dati, oltre ad operazioni razionali,
una eventuale operazione di estrazione di radice quadrata sopra un elemento positivo di K. Le coordinate dei nuovi punti, dunque, appartengono al
campo di razionalit`a K1 che si ottiene da K estendendolo mediante la radice
quadrata di uno dei suoi elementi. A questo punto `e possibile procedere
nuovamente alle costruzioni 4. e 5. a partire dai punti di K 1 e ottenere che
i punti costruibili elementarmente a partire da questi hanno coordinate che
appartengono al campo K2 ottenuto da K1 estendendolo mediante la radice
quadrata di un suo elemento positivo, e cos` via.
26

4. Costruzioni con il solo compasso

3.1 Definizione. Siano K ed F due campi tali che K 6 F e sia F.


L estensione di K mediante , indicata con K() `e il pi`
u piccolo sottocampo
di F che contiene K {}.
3.2 Definizione. Dato un insieme di dati {0, 1, x 3 , x4 , . . . , xn } chiamiamo
campo euclideo dei dati un campo Ke che si
ottiene estendendo il campo di
razionalit`
a dei dati K ad un campo K 1 = K( k) con k elemento positivo e
non quadrato
di K, quindi estendendo il campo cos` ottenuto ad un campo
K2 = K1 ( k1 ) con k1 elemento positivo e non quadrato del campo K 1 , e
cos` via per p
un numero finito di volte fino ad estendere K e1 ad un campo
Ke = Ke1 ( ke1 ) con ke1 elemento positivo e non quadrato di K e1 .
Con le osservazioni precedenti abbiamo allora provato:

Teorema 3. Se la costruzione di un punto `e effettuabile mediante un


numero finito di costruzioni realizzabili con riga e compasso, allora le sue
coordinate appartengono al campo euclideo dei dati.
E viceversa:
Teorema 4. Tutti i punti le cui coordinate, nel sistema di riferimento
fissato da due punti dati, hanno coordinate che appartengono al campo
euclideo dei dati Ke , cono costruibili con riga e compasso.
Dimostrazione. Utilizzando riga e compasso `e ancora possibile realizzare le
costruzioni (a), (b), (c) e (d) del teorema 2 e, in pi`
u, `e possibile:
(e) costruire il punto che abbia come ascissa la radice quadrata dellascissa diun punto
 dato, ovvero passare dai punti p(a, 0) e q(b, 0) al

punto r
ab, 0 .

Costruzioni con il solo compasso

Nelle sezioni precedenti abbiamo visto che, come era prevedibile, ampliando
linsieme degli strumenti a disposizione per realizzare le costruzioni, ovvero
passando dalla sola riga alla riga e al compasso, si ha in generale facolt`a di
costruire un numero maggiore di punti. Per analogia ci si aspetterebbe che,
limitando linsieme degli strumenti al solo compasso, si perda la possibilit`a
di raggiungere certi punti. Ebbene, in questo paragrafo dimostreremo un
risultato a prima vista sorprendente: tutte le costruzioni che si possono
fare con riga e compasso si possono realizzare anche con il solo compasso.
Tale risultato `e noto come teorema di Mascheroni, dal nome del matematico
bergamasco che lo ha provato in
G. Mascheroni. Geometria del Compasso. Pavia, 1737.
27

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

In realt`a il teorema succitato non `e esplicitamente enunciato nel lavoro di


Mascheroni, che aveva come scopo il fornire delle costruzioni che utilizzassero
solo il compasso perche meno soggette ad errori grafici, ma nella presentazione di tali costruzioni `e di fatto dimostrata la sua validit`a. Lo stesso risultato
compare (anche qui non esplicitamente) in unopera sconosciuta fino al 1928
di un matematico danese, G. Mohr:
Mohr. Euclides Danicus. 1692.
Cominciamo a provare il seguente lemma:
4.1 Lemma. Con il solo compasso sono possibili le seguenti costruzioni:
x y

(f) costruire il multiplo di un segmento dato ab ;


(g) costruire il simmetrico p0 di un punto p rispetto ad una retta a, b;
x y

(m) (Mascheroni) costruire il punto medio di un segmento ab .


Dimostrazione. Le costruzioni (f) e (g) sono illustrate nelle figure 2.1 e 2.2
rispettivamente.
Occupiamoci della costruzione (m). Siano {n, n 0 } := a(b) a00 (a) (cfr.
figura 2.3). Allora il punto medio m cercato `e il punto
{m} = n(a) n0 (a) \ {a} .
a

PSfrag replacements

x y

Figura 2.1: Multiplo del segmento ab .


a
b
PSfrag replacements
p

p0

Figura 2.2: Simmetrico di p rispetto alla retta a, b.


28

4. Costruzioni con il solo compasso

PSfrag replacements

l
m

a00

a000

n0
Figura 2.3: Costruzione del punto medio
x y

Se infatti indichiamo con l il punto medio del segmento am, allora per il
teorema di Euclide applicato al triangolo rettangolo 4(a, n, a 000 ), si ottiene
x y

x y

al : an = an : aa000
x y

x y

ovvero
x y

x y

x y2

x y2

al 4 ab = an = ab
da cui si ricava
x y

x y

ab
ab
am= 2 al = 2
=
.
4
2
x y

x y

Teorema 5 (di Mascheroni). Tutte le costruzioni che si possono fare con


riga e compasso di possono realizzare anche impiegando il solo compasso.
Dimostrazione. Mostriamo anzitutto che con il solo compasso `e possibile
fissare il sistema di riferimento cartesiano a partire da due punti dati o e a,
x y
cio`e che `e possibile costruire il quadrato di lato oa .
Cominciamo col costruire la circonferenza a(o) (cfr. figura 2.4) e i vertici
a1 , a2 e a3 del semiesagono regolare inscritto (costruzione (f) del lemma).
Indicato con e o(a2 ) a3 (a1 ) il punto evidenziato in figura, si ha
x y2

x y2

x y2

ae = oe oa .

Del resto, considerando il triangolo rettangolo 4(o, a 2 , a3 ), si ha che


x y2

x y2

x y2

x y 2

x y2

x y2

x y2

oe =oa2 =oa3 a2 a3 = 4 oa oa = 3 oa
29

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici
e
PSfrag replacements
c

a1

a2

a3

Figura 2.4: Costruzione del sistema di riferimento.


e dunque
x y2

x y2

x y2

x y2

ae = 3 oa oa = 2 oa

x y

x y

cio`e ae `e la diagonale del quadrato di lato oa . Il terzo vertice del quadrato


x y
`e dunque il punto c o( ae ) a(o) evidenziato in figura.
La dimostrazione prosegue ora mostrando nellordine che le costruzioni
(a), (b), (c), (e) e (d) sono realizzabili con il solo compasso. Proviamo il risultato solo nel caso (d),
 ovvero
 proviamo che `e possibile passare da p(x 1 , 0),
x1 x2
q(x2 , 0) e r(x3 , 0) a s x3 , 0 (cfr. figura 2.5).

Mediante la costruzione (e) `e possibile ottenere il punto a(0, x1 x2 ). Siano


{m, m0 } = o(a) r(o) e sia n diametralmente opposto a m 0 su o(a) (costrux y
x y
zione (f)); si ha allora mn= 2 omx . Applicando il teorema di Euclide a
4(o, m, r 0 ) si ottiene
x y

x y

x y

x y

omx : om = om : (2 or )

PSfrag replacements

mx

r0

m0

Figura 2.5: Costruzione del punto di ascissa ab/c.


30

5. I problemi classici dellantichit`


a

da cui si ricava
x y

x y

x y

| nm | = 2|

x y
omx

|=

| om |2
x y

| or |

| oa |2
x y

| or |

x1 x2
.
x3

x y

Per ottenere il punto s basta allora traslare mn sullasse x, ovvero completare


il parallelogramma che ha per vertici m, n ed o.
4.2 Osservazione. Il teorema di Mascheroni pu`o essere dimostrato anche
attraverso le propriet`a dellinversione circolare (cfr. [Ded62] e appendice
C).
4.3 Osservazione. Abbiamo gi`a visto che, con la sola riga, non `e possibile
abbandonare il campo di razionalit`a dei dati. Jacob Stainer (1796-1863),
cercando di limitare al massimo limpiego del compasso, `e riuscito a provare
che tutte le costruzioni che si possono realizzare nel piano con riga e compasso si possono eseguire anche con la sola riga purche siano assegnati una
circonferenza ed il suo centro. La dimostrazione di questo fatto richiede tecniche di geometria proiettiva e non sar`a presentata qui; il lettore interessato
pu`o consultare [Ded62].

I problemi classici dellantichit`


a

Abbiamo ora raccolto gli strumenti e le informazioni necessarie per affrontare la questione della risolubilit`a dei problemi classici dellantichit`a.
Analizziamoli uno per uno.

5.1

La duplicazione del cubo

5.1 Problema. Dato il lato di un cubo, costruire con riga e compasso il


lato di un cubo avente volume doppio del volume del cubo assegnato.
Mostreremo che tale problema non `e risolubile elementarmente, pertanto
non `e restrittivo supporre che il cubo assegnato abbia lato 1. In forma
analitica il problema diventa allora di determinare x tale che x 3 = 2, ovvero
x che sia radice di
x3 2 = 0.

(2.2)

Il campo di razionalit`a dei dati `e K = [1] = Q.


5.2 Proposizione. Il problema della duplicazione del cubo non `e risolubile
elementarmente.
Dimostrazione. Cominciamo a mostrare che il problema non `e risolubile con
la sola riga. Se infatti, per assurdo, esistesse un numero razionale p/q Q
31

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

con (p, q) = 1 che fosse radice di (2.2) si avrebbe che necessariamente p deve
essere pari, infatti
p3 = 2 q 3 .
Del resto se p `e pari esiste p0 Z tale che p = 2p0 e q, che `e coprimo con p,
deve essere dispari. Si ha allora
p3 = 8p03 = 2q 3

4p03 = q 3

q pari

ma questo `e assurdo.
Supponiamo ora che m Q non sia un quadrato e consideriamo lesten

sione Q ( m) di Q. Supponiamo per assurdo che un certo x Q( m) sia

soluzione; x sar`a della forma x = a + b m per opportuni a, b Q (cfr.


esercizio 8.3), ed essendo soluzione si ha
x3 2 = 0

a3 + b3 m m + 3a2 b m + 3ab2 m 2 = 0

(a3 + 3ab2 m 2) + (b3 m + 3a2 b) m = 0


da cui, posto A = (a3 + 3ab2 m 2) Q e B = (b3 m + 3a2 b) Q si ha:

B m = A.

Se B fosse diverso da 0 si avrebbe

A
m= Q
B
contro la scelta di m, pertanto necessariamente B = 0 e allora, immedia
tamente, anche A = 0. In questo caso anche x
e := a b m `e soluzione,
infatti

x
e3 2 = a3 b3 m m 3a2 b m + 3ab2 m 2 = 0

= (a3 + 3ab2 m 2) (b3 m + 3a2 b) m = A B m = 0

dunque, per il teorema di Ruffini, esiste un opportuno tale che


x3 2 = (x x)(x x
e)(x )

Si ha allora che

x3 2
x3 2

=
=
(x x)(x x
e)
(x a b m)(x a + b m)
x3 2
=
Q[x]
(x a)2 b2 m

x =

32

5. I problemi classici dellantichit`


a

e dunque Q, in contraddizione con quanto provato precedentemente.

Ampliando ora Q( m) mediante unaltra radice quadrata e imponendo che


(2.2) abbia soluzioni in questa nuova estensione, procedendo in modo analo
go, si otterrebbe che (2.2) dovrebbe avere una radice anche in Q( m), che,
abbiamo appena visto, `e assurdo. Iterando il procedimento abbiamo provato
che non pu`o esistere una radice di (2.2) nel campo euclideo dei dati, pertanto
il problema della duplicazione del cubo non `e risolubile elementarmente.
5.3 Osservazione. Ovviamente il problema diviene risolubile se si ammette lutilizzo di altri strumenti accanto alla riga e al compasso. Alcune di
queste soluzioni erano note fin dallantichit`a, come quella basata sulle medie
proporzionali di Ippocrate:
Problema. trovare x, y tali che, assegnato un certo a, si abbia
a : x = x : y = y : 2a.
Tale problema `e equivalente a quello in esame, infatti dal primo e dal secondo
membro della proporzione si ricava che x 2 = ay, dal primo e dal terzo che
xy = 2a2 e, risolvendo il sistema
 2
x = ay
xy = 2a2
si ottiene lequazione x3 = 2a3 . Il problema della duplicazione del cubo
diventa dunque risolubile se si dispone di uno strumento che consenta di
disegnare le parabole y = ax2 + bx + c e le iperboli equilatere xy = k (in
generale si pu`o provare che con tali strumenti sarebbe possibile risolvere ogni
equazione di terzo grado).
Sono stati anche realizzati degli strumenti meccanici appositamente ideati per risolvere il problema delle medie proporzionali, come quello illustrato
nella figura 2.6.
PSfrag replacements
e
c
y

2a
b

a
o

Figura 2.6: Rettangolo di Platone-D


urer.
33

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici
l0

t
PSfrag replacements

Figura 2.7: Cissoide di Diocle.


Un altro strumento ideato per la risoluzione di questo problema `e la
cissoide di Diocle, la curva di equazione polare
= 2r

sin2
,
cos

r R.

rappresentata in figura 2.7. Tale curva, posto a = 2r `e il luogo degli zeri


dellequazione cartesiana
y 3 = x2 (a y).
x y

Se prendiamo sullasse delle ascisse un punto l tale che ol = 2a, indicati con
t il punto dellasse delle ordinate di ordinata a, con p il punto di intersezione
tra la cissoide e la retta l, t e con (x, y) le coordinate del punto p si ha, dalla
similitudine dei triangoli 4(l, o, t) e 4(p, k, t), che
(a y) : x = a : 2a
ovvero che a y = x/2, da cui, sostituendo nellequazione della cicloide,
si ricava x3 = 2y 3 . Se ora indichiamo con l 0 il punto di intersezione della
retta o, p con la retta parallela allasse delle ascisse e passante per t, dalla
similitudine dei triangoli 4(o, t, l 0 ) e 4(o, k, p) si ricava
x y
0

tl : a = x : y

e dunque
x y3
0

tl

xa
y

3

2y 3 a3
= 2a3
y3
x y

che mostra che il segmento tl0 risolve il problema della duplicazione del cubo
di lato a.
34

5. I problemi classici dellantichit`


a

5.2

La trisezione dellangolo

5.4 Problema. Dato un angolo determinare la sua terza parte.


Cerchiamo una formulazione analitica per il problema 5.4. A tale scopo possiamo convenire di identificare langolo mediante il suo coseno,
pertanto, indicato con = /3, si ottiene:
cos = cos(3) = . . . = 4 cos 3 3 cos
Se ora indichiamo con := cos e con x := cos il problema della trisezione
dellangolo `e equivalente alla risoluzione dellequazione
4x3 3x = 0

(2.3)

definita nel campo di razionalit`a dei dati K = [] = Q().


5.5 Proposizione. Il problema della trisezione dellangolo non `e, in generale, risolubile elementarmente.
Dimostrazione. Il nostro intento `e mostrare che il problema in questione non
`e risolubile elementarmente, pertanto possiamo senza perdita di generalit`a,
mostrare che non esiste soluzione, per esempio, per il valore particolare
= /3. In questo caso lequazione (2.3) diventa
8x3 6x 1 = 0
da cui, posto y = 2x,
y 3 3y 1 = 0.

(2.4)

Il campo di razionalit`a dei dati `e Q. Cominciamo col supporre, per contraddizione, che esista un numero razionale p/q Q con (p, q) = 1 che sia
soluzione di (2.4); questo vorrebbe dire che
p3 3pq 2 q 3 = 0
da cui si ricava
q 3 = p p2 3q 2


p3 = q q 2 + 3pq .

(2.5)

La prima delle (2.5) mostra che p divide q 3 , quindi, essendo p e q coprimi,


che p divide q, cosa possibile solo se p = 1; analogamente dalla seconda
delle (2.5) si deduce che anche q = 1, pertanto gli unici numeri razionali
che potrebbero essere soluzione sono 1; una verifica immediata mostra che
nessuno di questi `e radice di (2.4), quindi non esistono soluzioni nel campo
di razionalit`a dei dati, ovvero il problema non `e risolubile con la sola riga.
35

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

Supponiamo ora che m Q non sia un quadrato e che x Q( m) sia


una soluzione di (2.4). Procedendo in modo del tutto analogo alla dimostrazione della proposizione 5.2 si deduce allora che dovrebbe esistere una
soluzione di (2.4) anche in Q, contro quanto precedentemente provato. In
generale, iterando il procedimento, si prova che non esistono soluzioni nel
campo euclideo dei dati, pertanto che il problema della trisezione dellangolo
non `e risolubile elementarmente.
5.6 Osservazione. Ci sono casi particolari di angoli che sono, in effetti, trisecabili elementarmente. Per esempio sono trisecabili elementarmente tutti
gli angoli della forma
=

2
n

con

36|n

e quindi, al variare di m Z tutti gli angoli


m =

2m
n

con

3 6 | n.

Essendo, infatti, il massimo comun divisore tra 3 ed n uguale ad 1, esistono


certamente x, y Z tali che
nx 3y = 1
da cui, moltiplicando ambo i membri per

2
3n ,

2
2
2
=
x
y=
3
n
3n
3
e dunque langolo /3 si pu`o ottenere elementarmente come differenza tra
un angolo multiplo di 2/3 e un angolo multiplo di .
5.7 Osservazione. Ancora una volta la scelta di strumenti diversi dalla riga e dal compasso consente di risolvere il problema della trisezione.
Consideriamo ad esempio la seguente costruzione di Archimede (cfr. figura
2.8): sia r arbitrario, a vincolato a stare sulla retta L e b, c vincolati a stare
x y

sulla circonferenza tali che | ab | = r. Allora


= + oca

e
oca
= cbo
= + boa
= 2
cbo
e dunque = + 2 = 3.
Uno strumento che permette di realizzare questa costruzione `e, per esempio, la riga graduata.
36

5. I problemi classici dellantichit`


a
PSfrag replacements
c

Figura 2.8: Problema di inserimento.


b

p
PSfrag replacements

Figura 2.9: Quadratrice di Ippia-Dinostrato.


Un altro metodo, gi`a noto ai greci, per realizzare la trisezione dellangolo, e dovuto ad Ippia, impiega invece una curva, chiamata trisettrice o
quadratrice di Ippia-Dinostrato. La quadratrice `e la curva di equazione
y = x cotg

x
2r

e consente di riportare in misura lineare una misura angolare.

5.3

La quadratura del cerchio

5.8 Problema. Costruire il lato di un quadrato avente area uguale a quella


di un cerchio di assegnato raggio r.
Cercando una formulazione analitica per il nostro problema possiamo
supporre di fissare il sistema di riferimento in modo che il raggio r della
circonferenza assegnata sia 1. In tale situazione il problema della quadratura
37

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

del cerchio `e equivalente a determinare x tale che sia soddisfatta lequazione


x2 = .
Una svolta decisiva verso la risoluzione di questo problema `e dovuta a Lindemann che, nel 1882, estendendo una tecnica gi`a impiegata da Hermite per
dimostrare la trascendenza del numero e, dimostra il teorema seguente.
Teorema 6 (Lindemann, 1882). `e un numero trascendente.
Grazie a questo risultato `e immediato dimostrare:
5.9 Proposizione. Il problema della quadratura del cerchio non `e risolubile
elementarmente.
Dimostrazione. Se il problema della quadratura del cerchio fosse risolubile
elementarmente e x fosse la misura del lato richiesta dal problema, allora x
sarebbe algebrico su Q e dunque anche = x 2 sarebbe algebrico su Q, in
contraddizione con il teorema precedente.
5.10 Osservazione. Ancora una volta cambiare gli strumenti consente la
risoluzione del problema. In particolare la quadratrice di Ippia-Dinostrato,
descritta nellosservazione 5.7, `e stata impiegata per questo scopo da Dinostrato Vediamo come.
Cominciamo a provare che, nelle notazioni della figura 2.10, si ha
_

ab
x y

x y

ob

ob

x y.

op

x y

x y

x y

Per assurdo supponiamo esista r ob con or > op tale che


_

ab
x y

x y

ob

ob

x y.

or

x y

Siano t o(r) oa e s rt Q. Archi corrispondenti di circonferenze


concentriche stanno tra loro come i rispettivi raggi, dunque
_

ab

rt

=x y
or
ob
che, confrontato con luguaglianza assunta per ipotesi, permette di conclux y

x y

dere che rt= ob . Del resto, per la propriet`a che definisce la quadratrice
Q
_

tr

x y

ob

sr
x y

su

38

6. Il teorema di Petersen
b

r
PSfrag replacements
p

Figura 2.10: Quadratrice impiegata per la quadratura del cerchio.


_

x y

da cui si ricava che sr= su, chiaramente assurdo.


In modo analogo si prova che un assurdo deriva anche dallassumere lex y

x y

x y

sistenza di un r ob con or < op , pertanto abbiamo provato la nostra


affermazione.
Nota la quadratrice si pu`o quindi costruire un segmento di lunghezza
_

pari ad ab con una costruzione di quarto proporzionale. Il rettangolo di lati


_

x y

2 ab ed ob ha area
_

x y

2 ab ob = 2

r
r = r 2
2

basta pertanto costruire (mediante una costruzione di medio proporzionale) il quadrato equivalente a tale rettangolo per risolvere il problema della
quadratura del cerchio di raggio r.

Il teorema di Petersen

Abbiamo visto come spesso, nella formulazione analitica dei problemi affrontati, ci si trovi a dover stabilire se le soluzioni di una determinata equazione
sono costruibili elementarmente. Tale problema `e interessante di per s`e,
pertanto ci proponiamo in questo paragrafo di dimostrare una condizione
necessaria per la risolubilit`a elementare delle equazioni algebriche, provata
dal matematico danese J. Petersen nella sua tesi e pubblicata da Petersen
stesso in un suo lavoro sulle costruzioni elementari del 1880.
39

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

Nel seguito K sar`a un campo e Ke un campo euclideo associato a K.


Avremo bisogno di alcune considerazioni preliminari prima di poter condurre a buon fine la dimostrazione del teorema di Petersen. Cominciamo con
alcune definizioni ed un lemma che generalizza unosservazione gi`a utilizzata
pi`
u volte nei precedente paragrafi.
6.1 Definizione. Diremo risolubile elementarmente unequazione algebrica
a coefficienti in un determinato campo K le cui soluzioni appartengono a K e
(ovvero sono costruibili elementarmente).

Tale generatore
esiste sicuramente
essendo K[x] un
dominio a ideali
principali.

6.2 Definizione. Siano K un campo, F una sua estensione e F. Lelemento si dice trascendente su K se non `e radice di alcun polinomio a
coefficienti in K, si dice algebrico su K in caso contrario. Se `e algebrico
su K il suo polinomio minimo su K, indicato con min K (), `e il generatore
monico dellideale di K[x] costituito dai polinomi che ammettono tra le
loro radici (cfr. esercizio 8.3).2
` un fatto generale della teoria di Galois che il polinomio minimo di un
E
elemento algebrico `e irriducibile in K[x] (cfr. esercizio 8.3).
6.3 Definizione. Sia x Ke . Si chiamano coniugati di x gli elementi di
Ke che si ottengono da x scambiando in tutti i modi possibili il segno dei
radicali introdotti per costruire lestensione K e di K a cui x appartiene.
6.4 Lemma. Sia f (x) un polinomio di K[x] che ammette come radice un
elemento x appartenente al campo euclideo dei dati K e , allora tale polinomio
ammette come radici anche tutti i coniugati di x.
Dimostrazione. Per ogni 1 6 i 6 e sia K i il campo ottenuto da Ki1 estendendolo con la radice quadrata di un certo k i1 Ki1 che non sia un
quadrato in tale campo. Poiche x K e tale x si pu`o sempre scrivere nella
forma
p
x = ae1 + be1 ke1
per opportuni ae1 e be1 appartenenti a Ke1 (cfr. esercizio 8.3). Essendo
x soluzione dellequazione assegnata si avr`a:
p
0 = f (x) = Ae1 + Be1 ke1
con Ae1 e Be1 appartenenti a Ke1 . Perche questultima
pespressione sia
verificata `e necessario che A = B = 0, altrimenti il radicale ke1 si potrebbe ricavare come rapporto di A e B, quindi apparterrebbe a K e1 , contro le
assunzioni. Questo consente di affermare che anche
p
x
e = ae1 be1 ke1
40

6. Il teorema di Petersen

`e soluzione, infatti
f (e
x) = Ae1 Be1

p
ke1 = 0.

Consideriamo ora i p
due termini Ae1 e Be1 ed esprimiamoli mettendo in
evidenza il radicale ke2 che estende Ke2 per ottenere Ke1 . Per esempio
per Ae1 si avr`a
p
Ae1 = Ae2 + Be2 ke2
con Ae2 e Be2 appartenenti a Ke2 . Perche sia nullo Ae1 occorrer`a allora
che siano nulli entrambi Ae2 e Be2 , e pertanto lequazione Ae1 = 0 sar`a
verificata anche dal coniugato di x ottenuto cambiando segno al radicale
p
ke2 , dunque tale numero sar`a soluzione anche dellequazione di partenza.
In modo analogo si pu`o provare la tesi per tutti i coniugati di x.
6.5 Osservazione. Sia f (x) K[x] un polinomio che ammetta una radice
multipla . Tale `e allora radice anche della derivata formale del polinomio
f (x) (cfr. esercizio 8.4), e dunque f (x) `e sempre divisibile per il massimo
comun divisore tra f (x) e f 0 (x). Se la caratteristica di K `e zero, tale divisore
`e certamente distinto da f (x) e si pu`o determinare razionalmente (mediante
lalgoritmo di Euclide), pertanto appartiene a K[x], e dunque f (x) risulta
essere riducibile. Equivalentemente un polinomio irriducibile a coefficienti
in un campo di caratteristica zero non pu`o avere radici multiple (tale fatto,
in alcuni casi significativi, resta vero anche in caratteristica positiva, cfr.
esercizio 8.4).
6.6 Lemma. Sia s0 Ke e sia = {s0 , s1 , . . . , sn } linsieme di tutti i
coniugati (distinti) di s0 . Allora il polinomio
F (x) =

n
Y
i=0

(x si ) = (x s0 )(x s1 ) (x sn )

appartiene a K[x] ed `e il polinomio minimo di s 0 su K.


Dimostrazione. Mostriamo che tutti i coefficienti di F (x) appartengono a
K. Se supponiamo
infatti che un certo coefficiente a i di F (x) contenga un
p
radicale kj tale ai dovrebbe essere della forma
ai = A j + B j

kj

per opportuni Aj , Bj . Cambiando il segno di tale radicale i fattori di F (x)


si scambiano tra di loro, pertanto il loro prodotto non cambia e dunque, in
particolare, resta inalterato il coefficiente a i . Si ha dunque
p
p
Aj B j k j = A j + B j k j
41

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici
p
da cui si ricava che Bj = 0, ovvero che ai non contiene il radicale kj .
Se g(x) `e un altro polinomio di K[x] che ammette s 0 tra le sue radici, allora
per il lemma 6.4 ammette per radici anche tutti i coniugati di s 0 , pertanto
F (x)|g(x), che mostra che F (x) `e il polinomio minimo di s 0 su K.
6.7 Osservazione. Alcuni degli elementi coniugati ad un certo s 0 Ke
possono coincidere tra di loro, pertanto il numero di tali coniugati `e, in
generale, minore o uguale a 2e , corrispondente al numero delle disposizioni
con ripetizione di 2 oggetti (i segni + e degli e radicali che compaiono)
ad e ad e.
p

Per esempiopsiano a, b K distinti e siano K 1 = K( b), K2 = K1 ( a + b)

e K3 = K2 ( a b). Allora il coniugato di


s0 =

b+

a+ b

ottenuto cambiando il segno a

b coincide con s0 stesso.

6.8 Corollario. Se f (x) K[x] `e un polinomio irriducibile che ammette


una radice s0 in un certo Ke , allora tutte le sue radici in Ke sono coniugate
tra loro.
Dimostrazione. Per contrapposizione assumiamo che f (x) ammetta in K e
due radici distinte s0 e s00 non coniugate tra di loro. Allora, per il lemma
6.4, ammette tra le sue radici anche tutti i coniugati di s 0 e dunque, se
indichiamo F (x) = minK (s0 ), per il lemma precedente si ha:
f (x) = F (x) q(x),

q(x) K[x].

Inoltre, q(x) non `e invertibile visto che deve ammettere tra le sue radici s 00 ;
questo mostra che f (x) `e riducibile in K[x].
Siamo finalmente pronti a dimostrare il teorema annunciato.
Teorema 7 (di Petersen). Una equazione algebrica a coefficienti in
un campo K di caratteristica zero e irriducibile in tale campo che sia
soddisfatta da un elemento s0 di Ke ha come grado una potenza di 2.
Dimostrazione. Sia f (x) = 0 una tale equazione algebrica. Il polinomio
f (x) K[x] `e irriducibile per ipotesi, pertanto per losservazione 6.5 non pu`o
avere radici multiple e, per il lemma 6.6, se indichiamo F (x) = min K (s0 )
si deve avere che F (x)|f (x). Essendo f (x) irriducibile deve allora essere
F (x) = kf (x) per k K , quindi in particolare deg(f (x)) = deg(F (x)).
Se tutti i coniugati di s0 sono distinti tra di loro, allora il grado di F (x) `e
42

7. La ciclotomia

2e (cfr. oss. 6.7). In caso contrario consideriamo il polinomio


G(x) :=

l
Y

(x sj )

j=0

dove gli sj questa volta sono tutti i coniugati (anche ripetuti) di s 0 che si
ottengono scambiano in ogni modo possibile i segni dei radicali; evidentemente deg(G(x)) = 2e . Ogni fattore irriducibile di G(x), avendo come radice
un coniugato di s0 , deve necessariamente coincidere con F (x), pertanto la
decomposizione in irriducibili di G(x) `e del tipo
m
G(x) = F (x) ,
mN

da cui si ricava che il grado di F (x) `e un divisore del grado di G(x), e


pertanto `e ancora una potenza di 2 come desiderato.

6.9 Osservazione. Di fatto dal teorema di Petersen `e possibile ricavare in


modo pi`
u semplice rispetto alla via seguita nella precedente esposizione la
risposta negativa ai problemi della duplicazione del cubo e della trisezione
dellangolo.

La ciclotomia

7.1 Problema. Suddividere una circonferenza in n parti uguali (ovvero


iscrivere un poligono regolare di n lati in una circonferenza).
Le costruzioni nel caso n = 2h , n = 3, n = 5, n = 6, n = 10 erano note
gi`a ai greci. Vediamole.
1. n = 2h
Tutto si riduce a costruire diametri e bisettrici.
2. n = 6, n = 3
Il raggio della circonferenza `e uguale al lato dellesagono iscritto. Considerando alternativamente i vertici dellesagono si ottengono i vertici
del triangolo equilatero.
3. n = 10, n = 5
7.2 Definizione. Dividere in sezione aurea un segmento significa dividerlo in due parti tali che una di esse sia media proporzionale tra
lintero segmento e laltra parte; la prima delle due parti si chiama
sezione aurea.
x y

Teorema 8. La sezione aurea di un segmento


elementarmente.
43

ab `e costruibile

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

d
PSfrag replacements

o
c

Figura 2.11: Costruzione della sezione aurea.


x y

Dimostrazione. Si conduca da b la perpendicolare al segmento ab (cfr.


figura 2.11) e si consideri il punto o su tale perpendicolare tale che
x y

x y

x y

ab = 2 ob . Siano inoltre {c, d} = a, o o(b) e {e} = ab a(c). Il


x y
segmento ae `e la sezione aurea cercata, infatti, applicando il teorema
di Pitagora al triangolo 4(a, o, b) si ha
x y2

x y2

x y2

x y

x y

x y

x y

x y

x y

x y

x y

: ac

ab = ao ob = ( ao ob )( ao + ob ) =
x y

x y

= ( ao oc )( ao + od ) = ac ad
dunque
x y

x y

x y

x y

ad : ab = ab : ac
e anche
x y

x y

ad ab
x y

x y

x y

x y

ab ac

: ab =

x y

x y

ma, essendo ab = cd ,
x y

x y

x y

x y

x y

x y

ad ab = ad cd = ac = ae

x y

x y

x y

x y

x y

ab ac = ab ae = eb
e dunque, finalmente,
x y

x y

x y

x y

ab : ae = ae : eb .
Teorema 9. Il lato del decagono regolare iscritto in una circonferenza `e
la sezione aurea del raggio della circonferenza.
44

7. La ciclotomia
o

PSfrag replacements

d
2
2

Figura 2.12: Decagono regolare.


Dimostrazione. Siano a, b due vertici consecutivi del decagono regolare
x y

e sia langolo al centro sotteso alla corda ab (cfr. figura 2.12). Sia
x y

I due triangoli
d ao tale che b, d sia la bisettrice dellangolo abo.
4(a, b, d) e 4(a, o, b) sono simili, pertanto
x y

x y

x y

r : ab = ab : (r od ).
x y

x y

x y

x y

Del resto od = db = ab , e questo prova che ab `e la sezione aurea di


r.
Nota la costruzione per il decagono regolare, considerando alternativamente i vertici di tale poligono si ottengono i vertici del pentagono
regolare.
7.3 Osservazione. Immediata conseguenza delle precedenti costruzioni `e
la costruibilit`a del poligono regolare di 15 lati, infatti
1
1
1
=
15
6 10
e dunque larco sotteso al lato del poligono regolare di 15 lati si ottiene
sottraendo da quello sotteso al lato dellesagono quello sotteso al lato del
decagono.
Prima di occuparci del caso generale mostriamo che esistono dei poligoni
che non sono costruibili elementarmente.
7.4 Proposizione. Il poligono regolare di 7 lati non `e costruibile elementarmente.
45

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

Dimostrazione. Consideriamo in C lequazione z 7 1 = 0. Di tale equazione


`e nota la soluzione z = 1, dunque
z 7 1 = (z 1)(z 6 + z 5 + z 4 + z 3 + z 2 + z + 1).
Risolvere il problema della costruzione dellettagono regolare `e equivalente a
determinare unaltra soluzione della precedente equazione, pertanto per mostrare che il poligono regolare di 7 vertici non `e costruibile elementarmente
mostreremo che non `e risolubile elementarmente lequazione
z 6 + z 5 + z 4 + z 3 + z 2 + z + 1 = 0.
Poiche z = 0 non `e soluzione dellequazione `e possibile moltiplicare entrambi
i membri per z3 e, osservando che z
z = 1, ottenere
z 3 + z 2 + z + 1 + z + z2 + z3 = 0.
Posto z = x + iy si ha
z + z = 2x
z 2 + z2 = (z + z)2 2z
z = 4x2 2

z 3 + z3 = (z + z)3 3z
z 2 3z 2 z = 8x3 3z
z (z + z) = 8x3 6x

e dunque, sostituendo,
8x3 + 4x2 4x 1 = 0.
Posto t = 2x si ottiene, infine, lequazione
t3 + t2 2t 1 = 0.

` possibile anche
E
utilizzare il teorema di
Petersen, dopo aver
provato che il
polinomio
t3 + t2 2t 1 `e
irriducibile in Q[t].

(2.6)

Il campo di razionalit`a dei dati `e K = [1] = Q. La dimostrazione dellimpossibilit`a di risolvere elementarmente lequazione (2.6) `e del tutto analoga
a quella della proposizione 5.53 .
Affrontiamo ora il caso generale. Il problema della costruzione del poligono regolare di n lati si traduce analiticamente nella risoluzione in C
dellequazione z n = 1, ovvero nella determinazione delle radici n-esime dellunit`a.
In virt`
u del seguente teorema il problema `e completamente risolto una volta
che si sia trattato il caso in cui n `e potenza di un primo p.
Teorema 10. Noto il poligono regolare di pq lati si possono costruire
elementarmente i poligoni di p lati e di q lati. Viceversa, noti i poligoni
regolari di p lati e di q lati, con p e q primi tra loro, si pu`
o costruire
elementarmente il poligono di pq lati.
46

7. La ciclotomia

Dimostrazione. La prima parte `e ovvia: basta riportare sulla circonferenza


q volte larco sotteso dal lato del poligono di pq lati per avere larco sotteso
dal lato del poligono regolare di p lati.
Viceversa, riportando x volte larco sotteso dal poligono di p lati e y volte
larco sotteso dal poligono di q lati si ottiene la fazione di circonferenza
x y
xq + yp
+ =
.
p q
pq
Essendo (p, q) = 1, esistono x, y Z tali che xq + yp = 1; per tale scelta di
x e y si ottiene larco sotteso al lato del poligono regolare di pq lati.
Sia dunque p un numero primo e consideriamo il polinomio z p 1. Esso
ammette sempre, come gi`a osservato, la radice z = 1.
7.5 Lemma. Sia p un numero primo. Il polinomio
zp 1
= z p1 + z p2 + + z + 1
z1

(2.7)

`e irriducibile in Q[x].
Dimostrazione. Se (2.7) fosse riducibile lo sarebbe anche il polinomio ottenuto da (2.7) operando la sostituzione z = x + 1, ovvero il polinomio
(x + 1)p 1
.
x
Sviluppando la potenza del binomio e semplificando si ottiene il polinomio




 
 
p
p
p p3
p p2
p1
x+
x
+ +
x
+
x
+
p1
p2
2
1
che `e irriducibile in Q[x] per il criterio di Eisenstein con primo p.
Teorema 11. Un poligono regolare di un numero primo p di lati non `e
costruibile elementarmente quando p non sia della forma
p = 2 + 1
Dimostrazione. Per il teorema 7, affinch`e la (2.7), che `e irriducibile, sia
risolubile con riga e compasso occorre che il suo grado sia una potenza di 2,
dunque deve esistere N tale che
p 1 = 2
ovvero
p = 2 + 1.
47

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

7.6 Definizione. I numeri F della forma F = 2 +1 si chiamano numeri


di Fermat.
7.7 Osservazione. Condizione necessaria perche un numero di Fermat diverso da F0 sia primo `e che = 2h , infatti se contenesse un fattore dispari
d si avrebbe
 d
2 + 1 = 2dk + 1 = 2k + 1
e la somma di due potenze di esponente (uguale) dispari `e sempre divisibile
per la somma delle basi.
Gli unici numeri di Fermat primi noti sono
F0 = 2

F1 = 3

F2 = 5

F4 = 17

F8 = 257

F16 = 65537.

Del precedente teorema vale anche il viceversa, ma per la sua dimostrazione


occorre ricordare alcune definizioni e alcuni risultati di natura algebrica.
7.8 Definizione. Chiameremo radice n-esima dellunit`a (modulo q) ogni x
soluzione dellequazione
xn = 1
nel campo di Galois Fq . Chiameremo radice primitiva n-esima dellunit`a una
radice n-esima che abbia ordine n nel gruppo moltiplicativo F q = Fq \ {0}.
7.9 Definizione. Si chiama funzione di Eulero la funzione : N \ {0} N
che ad ogni naturale non nullo n associa la cardinalit`
a del sottoinsieme di
N costituito dai numeri naturali non nulli minori di n e coprimi con n:


(n) = {i N | 1 6 i 6 n e (i, n) = 1} .
Teorema 12 (di Eulero-Fermat). Siano m un intero positivo e a Z/mZ
tali che (a, m) = 1. Allora
a(m) 1( mod m).
Teorema 13. Sia K un campo e (H, , 1K ) un sottogruppo del gruppo moltiplicativo K degli elementi invertibili di K. Se H `e finito, allora H `e ciclico;
in particolare il gruppo moltiplicativo di un campo di Galois `e ciclico.
Dimostriamo ora i seguenti due lemmi:
7.10 Lemma. Se q e n < q sono interi positivi, il campo F q contiene
esattamente (n, q 1) radici n-esime dellunit`
a. In particolare F q contiene
48

7. La ciclotomia

una radice primitiva n-esima se e soltanto se n|q 1 e, se `e una tale


radice primitiva, allora le altre sono tutti e soli gli i Fq con (i, n) = 1, e
pertanto sono in numero di (n). In particolare, se p `e un primo, nel campo
Fp esistono sempre (p 1) radici primitive (p 1)-esime dellunit`
a modulo
p.
Dimostrazione. Una radice n-esima dellunit`a in F q `e un elemento del
gruppo ciclico Fq che ha ordine un divisore di n. Poiche F q ha ordine q 1,
le radici n-esime sono esattamente gli elementi dellunico sottogruppo ciclico
di Fq di ordine (n, q 1). Tale gruppo contiene un elemento di ordine n se
e soltanto se (n, q 1) = n, ovvero se e soltanto se n|q 1, il che giustifica
la seconda affermazione nellenunciato del teorema. Per concludere basta
ricordare che se `e una radice primitiva n-esima `e anche un generatore del
gruppo delle radici n-esime, pertanto gli altri elementi di tale gruppo che
hanno ordine n sono gli i per cui (i, n) = 1, e dunque sono (n).
7.11 Lemma. Linsieme delle radici primitive p-esime dellunit`
a in C si
pu`
o scrivere nella forma
n
o
2
p1
= 1, r , r , . . . , r
dove `e una qualsiasi radice primitiva p-esima dellunit`
a non banale e r `e
un opportuno intero positivo minore di p 1.
Dimostrazione. Se `e una qualsiasi radice (primitiva) p-esima non banale
in C, con considerazioni analoghe a quelle effettuate nella dimostrazione del
lemma precedente `e semplice provare che linsieme `e del tipo:


= 1, , 2 , . . . , p1 .

Sia ora r una radice primitiva (p 1)-esima dellunit`a modulo p. Le potenze


successive
r, r 2 , . . . , r p1
per definizione di radice primitiva sono tutte distinte tra loro modulo p,
pertanto coincidono, a meno eventualmente di multipli di p, con linsieme
{1, 2, . . . , p 1} degli interi positivi minori di p e non congrui a 0 modulo p.
` allora possibile concludere la tesi osservando che, per 0 6 j 6 i 6 p 1,
E
i = j

ij = 1

o() = p | i j.

Siamo ora pronti per provare il teorema annunciato:


Teorema 14 (Gauss, 1796). I poligoni regolari aventi come numero di lati
un numero primo p di Fermat sono costruibili con riga e compasso.
49

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

Dimostrazione. Per mostrare che tali poligoni regolari sono costruibili elementarmente basta provare che `e possibile costruire elementarmente le soluzioni non banali dellequazione
zp 1 = 0
ovvero che `e possibile costruire elementarmente le radici (primitive) p-esime
dellunit`a non banali, che, per il lemma precedente, si possono scrivere nella
forma
2

r , r , . . . , r

p1

(2.8)

per un opportuno r Z. Consideriamo i numeri d ed p ottenuti sommando


rispettivamente i termini di posto dispari e quelli di posto pari in (2.8):
3

d := r + r + + r
2

p2

p := r + r + + r

p1

Dal fatto generale che la somma di tutte le radici p-esime dellunit`a `e zero,
segue che
d + p = 1
pertanto la somma d + p appartiene al campo K di razionalit`a dei dati.
Mostriamo che anche il prodotto d p appartiene a K. Si ha
t1

t2

d p = r + r + . . . + r k

(2.9)

2
per opportuni ti N (non necessariamente distinti) e k = ( p1
2 ) . Se indir
chiamo con s il numero di volte in cui la radice compare nellespressione
i
(2.9), allora anche ogni altra radice r compare s volte, infatti sostituendo
con r i termini di d si mutano ordinatamente nei termini di p e viceversa,
pertanto il prodotto non cambia, mentre tutti e soli i termini della somma
2
2
(2.9) che erano uguali a r divengono uguali a r , pertanto anche r deve
i
comparire s volte. Analogamente tutti e soli i termini uguali a r sono
i+1
mutati nei termini uguali a r , il che permette di concludere che tutte le
radici compaiono esattamente s volte. Il prodotto p d `e pertanto uguale
ad s volte la somma delle radici p-esime dellunit`a non banali, e dunque

d p = s.
I due numeri d e p sono dunque soluzioni dellequazione di secondo grado
x2 + x s = 0
e sono quindi costruibili elementarmente a partire dai dati. Operiamo ora
in modo analogo sui numeri ottenuti sommando i termini di posto dispari
50

7. La ciclotomia

e i termini di posto pari dei due numeri d ed p . Ad esempio per d si


considerino
5

d,d := r + r + + r
3

p4

d,p := r + r + + r

p2

La somma d,d + d,p = d `e costruibile elementarmente, mentre il prodotto


t1

t2

d,d d,p = r + r + . . . + r k
2

non varia se, analogamente a prima, si sostituisce con r , in modo tale che
i
i termini di d,d si mutino nei termini di d,p e viceversa, e ogni r diventi
i+2
r . Tale prodotto, pertanto, contiene uno stesso numero s 1 di volte ogni
termine di d e uno stesso numero s2 di volte ciascun termine di p . Si ha
quindi:
d,d d,p = s1 d + s2 p
e tale numero `e costruibile elementarmente a partire dai dati. I numeri d,d
ed d,p sono dunque costruibili elementarmente, e altrettanto vale per p,d ed
p,p . Procedendo in questo modo si considerano successivamente somme che
contengono un numero di termini pari alla met`a delle somme considerate al
passo precedente. Poiche per ipotesi p 1 `e una potenza di 2, si arriver`a in
un numero finito di passi alla determinazione di somme che contengono un
solo termine e che sono costruibili elementarmente, che `e quanto richiesto
per provare il teorema.
Occupiamoci ora del caso in cui n sia una potenza di un numero primo p.
Se n = p2 lequazione che caratterizza analiticamente i vertici del poligono
regolare di n lati `e
2

0 = z p 1 = (z p )p 1.
Il polinomio (z p )p 1 `e divisibile per z p 1, inoltre, in modo del tutto
analogo a quello usato nella dimostrazione del lemma 7.5 `e possibile provare
che il polinomio
2

zp 2
zp 1

(2.10)

`e irriducibile in Q[x].
Teorema 15. Non sono costruibili elementarmente i poligoni regolari il
cui numero di lati n sia il quadrato di un numero primo superiore a 2.
51

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

Dimostrazione. Perche la (2.10) sia risolubile elementarmente occorre che il


suo grado sia una potenza di 2, dunque deve esistere N tale che
2 = p2 p = p(p 1)
il che `e possibile solo se p = 2.
Teorema 16. Non sono costruibili elementarmente i poligoni regolari il
cui numero di lati n sia la potenza di un numero primo superiore a 2.
Dimostrazione. Se fosse costruibile il poligono di p lati si potrebbe costruire, a norma del teorema 10, anche quello di p 1 lati; la tesi segue allora
per induzione su ricordando il teorema precedente.
Riassumendo: Sono costruibili elementarmente tutti e soli i poligoni
regolari con n lati quando n `e della forma
n = 2k (22

h1

+ 1) (22

ht

+ 1)

dove i numeri 22 i + 1 sono primi distinti (i = 1, 2, . . . , t) e k, h 1 , . . . , ht N.

Esercizi

8.1 Esercizio. Provare che le costruzioni 4.(b) e 5.(b) della definizione 1.1
sono riconducibili alle costruzioni 4.(a) e 5.(a), ovvero provare che, noti il
centro c di una circonferenza e il suo raggio pari alla distanza tra due punti
distinti assegnati a e b, `e possibile costruire un punto a 0 appartenente alla
circonferenza.
(Suggerimento: si considerino i punti d ed e intersezione delle circonferenze
b(c) e c(b) e sia a0 il simmetrico di a rispetto alla retta d, e. . . ).
8.2 Esercizio. Mostrare utilizzando il teorema di Petersen che i problemi
della duplicazione del cubo e della trisezione dellangolo non sono risolubili
elementarmente.
8.3 Esercizio (*). Siano K un campo, L una sua estensione e L.
1. Provare che linsieme I = {f (x) K[x] | f () = 0} `e un ideale di K[x].
2. Mostrare che, se `e algebrico su K, allora min K () `e irriducibile in
K[x]. Viceversa mostrare che se m(x) K[x] `e un polinomio monico
irriducibile che ammette come radice, allora `e algebrico su K e
m(x) = minK ().
52

8. Esercizi

3. Mostrare che lapplicazione



K[x] L
:
f (x) 7 f ()
`e un omomorfismo di anelli di nucleo lideale (min K ()). Concludere
che
im()
=

K[x]

= K().
minK ()

4. Sempre nellipotesi che sia algebrico su K provare che



dimK K() = deg minK () = n


e 0 , 1 , . . . , n1 `e una base per K() su K.
(Suggerimento: identificare K() con im() come nel punto precedente
e applicare il teorema del quoziente e del resto ai polinomi preimmagine
degli elementi di K()).

5. Mostrare che `e algebrico su K se e soltanto se dim K K() = n < .
6. Sia f (x) K[x] irriducibile e si consideri il campo
M=

K[x]
.
f (x)

Mostrare che lapplicazione



K M 
i:
k 7 f (x) + kx0

e lapplicazione indotta sugli anelli di polinomi:



K[x]
M[x]
:
a0 + + an xn 7 i(a0 ) + + i(an )xn


sono monomorfismi di anelli. Mostrare inoltre che = f (x) +x M
`e una radice di (f (x)), concludendo che ogni polinomio di K[x] ammette sempre una radice in una opportuna estensione del campo K.
8.4 Esercizio (*). Sia f (x) K[x] un polinomio a coefficienti in un campo
K.
1. Mostrare che un elemento K `e radice multipla per f (x) se e soltanto se `e radice di f (x) e anche della derivata formale f 0 (x) di f (x).
Dedurne che f (x) non ammette radici multiple (e allora f (x) si dice
semplice) se e soltanto se (f (x), f 0 (x)) = 1.
53

Risolubilit`
a elementare dei problemi geometrici

2. Sia char(K) = p > 0. Mostrare che i polinomi di K[x] che hanno


derivata formale identicamente nulla sono quelli della forma
f (x) = a0 + a1 xp + a2 x2p + . . . + an xpn .
Concludere che anche nel campo di Galois F pm un polinomio irriducibile non ammette mai radici multiple. Come si pu`o indebolire la
richiesta di essere in un campo finito?
3. Sia K un campo di caratteristica p > 0 (non necessariamente finito).
Mostrare che, preso comunque k K, il polinomio f (x) = x p k K[x]
`e irriducibile in K[x] oppure `e potenza p-esima di un polinomio di K[x].
(Suggerimento: si consideri una sua radice in una opportuna estensione di K (cfr. esercizio 8.3-6.)).
4. Sia p un numero primo e si considerino il campo K = F p (t) dei quozienti
dellanello Fp [t] e il polinomio f (x) = xp t K[x]. Mostrare che f (x)
`e irriducibile in K[x] e che, detta una sua radice in una opportuna
estensione di K (cfr. esercizio 8.3-6.), tale `e radice multipla per f (x).
8.5 Esercizio. Siano la funzione di Eulero e m, n Z.
1. Provare che gli elementi invertibili dellanello Z m := Z/mZ delle classi
di resto modulo m sono le classi di resto rappresentate da interi coprimi
con m. Quanti sono gli elementi invertibili di Z m ?
2. Provare che, se p `e un numero primo, (p) = p1 e (p n ) = pn1 (p1).
(Suggerimento: ricordare che Z/pn Z `e un anello locale ed utilizzare il
punto 1).
3. Mostrare che la funzione `e moltiplicativa, ovvero se (m, n) = 1,
allora (mn) = (n)(n).
(Suggerimento: utilizzare il teorema cinese dei resti).
4. Concludere che, in generale, si ha:

Y
1
.
(n) = n
1
p
p|n

5. Dimostrare il teorema di Eulero-Fermat.

54

Appendice A

Assiomi elementari delle


grandezze
(Ax1) Esiste una relazione = su G G tale che, per ogni X, Y, Z G si
abbia:
1. X = X (propriet`a riflessiva)
2. X = Z e Y = Z = X = Y (propriet`a transitiva).
(Ax2) Esiste in G una legge di composizione interna + : G G G tale
che, per ogni X, Y, Z G si abbia:
4. X + Y = Y + X (propriet`a commutativa)
5. ((X + Y ) + Z) = (X + (Y + Z)) (propriet`a associativa)
6. esiste O G tale che X + O = X (elemento neutro)

7. X + Z = Y + Z = X = Y (legge di cancellazione).
(Ax3) Esistono in G grandezze diverse dalla grandezza nulla O.
(Ax4) Presi comunque X, Y G, si ha che
X + Y = 0 = X = 0.
(Ax5 - di divisibilit`
a) Per ogni X G \ {O} esistono Y, Z G \ {O} tali
che X = Y + Z.
(Ax6) Presi comunque X, Y G vale almeno una delle due relazioni
X 6Y

Y 6 X.

(Ax7 - di continuit`
a) Ogni sottoinsieme G di grandezze superiormente limitato e completo ammette estremo superiore.

55

Appendice B

Assiomi del piano assoluto


1

Assiomi di incidenza

I1) Dati due punti a e b distinti, esiste ununica retta (indicata con a, b) a
cui a e b appartengono.
I2) Ogni retta contiene almeno 3 punti.
I3) Esistono almeno due rette distinte.

Assiomi di ordinamento
0

T1) (a, b, c) P 3 : (a | b, c) = (a | c, b)
0

T2) (a, b, c), (a, b, d) P 3 : (a | b, c) (a | c, d) = (a | b, d)


0

T3) (a, b, c) P 3 vale esattamente uno dei seguenti casi:


(a | b, c) = 1

(b | a, c) = 1

(c | a, b) = 1

T4) a 6= b P c a, b : (b | a, c) = 1
Assioma di Pasch. Presi comunque una terna di punti non allineati a, b, c
e una retta R non incidente alcuno dei punti, se la retta R interseca
x y x y

x y

uno dei segmenti ab , ac o bc , allora interseca necessariemente anche


uno dei due segmenti rimanenti.

Assiomi di congruenza

C1) Per ogni a, b, c P, per ogni R R con c R esistono unici


x1 , x2 P tali che (a, b) (c, x1 ) (c, x2 ).
56

4. Assiomi della parallela

C2) Per ogni a, b, c P allineati e distinti tali che (a, c) (a, b) si ha


(a | b, c) = 1.
C3) Per ogni a, b, c P, a0 , b0 , c0 P rispettivamente distinti e allineati, se (a, b) (a0 , b0 ), (b, c) (b0 , c0 ) e (b | a, c) = (b0 | a0 , c0 ), allora
(a, c) (a0 , c0 ).
C4) Presi comunque a, b, c P non allineati, presi comunque a 0 , b0 P
tali che (a, b) (a0 , b0 ) esistono e sono unici x1 , x2 P tali che
(a, c) (a0 , x1 ) (a0 , x2 ) e (b, c) (b0 , x1 ) (b0 , x2 ).
C5) Per ogni a, b, c P non allineati, d a, b, a 0 , b0 , c0 P tali che
(a, b) (a0 , b0 ), (b, c) (b0 , c0 ), (a, c) (a0 , c0 ) e (a, d) (a0 , d0 ) si ha
(d, c) (d0 , c0 )
C6) Presi comunque a, b, c, c0 P (non allineati) tali che (a, c) (a, c 0 ) e
(b, c) (b, c0 ) si ha a, b | c, c0 = 1.

Assiomi della parallela

P) Data una retta R ed un punto p non appartenente ad R, esiste ununica


retta S passante per p e non incidente R.

Assiomi di continuit`
a

Assioma di Archimede. Siano a, b e a1 tre punti di una retta tali che a1


stia tra a e b. Si costruiscano i punti a 2 , a3 , a4 , . . . in modo che a1
stia tra a e a2 , a2 stia tra a1 e a3 , a3 stia tra a2 e a4 ,. . . e in modo
x y
x y
x y
x y
che i segmenti aa1 , a1 a2 , a2 a3 , a3 a4 ,. . . siano congruenti. Allora la
successione di punti a2 , a3 , a4 , . . . contiene un punto an tale che b sta
tra a e an .
Assioma di Cantor Due insiemi qualunque di punti di una retta separati
e contigui ammettono un unico punto di separazione.

57

Appendice C

Propriet`
a di omotetie ed
inversioni circolari
1

Omotetia

1.1 Definizione. Chiamiamo omotetia di un piano in s`e una omologia


di avente come asse di omologia la retta impropria di .
Dalla definizione si ricava immediatamente che:
rette corrispondenti tramite unomotetia sono parallele
angoli corrispondenti tramite unomotetia sono congruenti
triangoli corrispondenti tramite unomotetia sono simili.
Alternativamente si pu`o definire una omotetia anche nel seguente modo:
1.2 Definizione. Fissato un punto s del piano , detto centro, e un numero
reale k detto rapporto, si dice omotetia lapplicazione del piano in s`e che
fa corrispondere al punto p un punto p 0 allineato con s e con p tale che
sp0 = k sp.
Teorema 1. Sia una omotetia di un piano in s`e e sia una circonferenza di di centro c; allora () `e una circonferenza di centro
(c).
Teorema 2. Esistono due omotetie che mutano luna nellaltra due
circonferenze date.
58

2. Inversione circolare

Inversione circolare

2.1 Definizione. Sia un piano, o un punto di e k un numero reale. Chiamiamo inversione circolare unapplicazione di in s`e che fa corrispondere ad un punto p di un punto p 0 allineato con o e con p tale
che
1
op0 = k
op
Il punto o `e detto centro e il numero k `e detto potenza dellinversione
circolare.
Dalla definizione si ricava immediatamente che:
ogni inversione circolare J `e involutoria: J 1 = J;
il centro o di una inversione circolare non ha corrispondenti nel piano
euclideo
linversione circolare di centro o e potenza k ammette come
punti uniti tutti i punti della circonferenza di centro o e raggio k. Tale circonferenza ha punti reali solo per k > 0 e viene detta circonferenza
fondamentale.
2.2 Proposizione. Sia J linversione circolare di centro o e potenza k.
Allora per ogni punto p del piano si ha che p e p 0 := J(p) sono coniugati
rispetto alla circonferenza fondamentale di J.
Teorema 3. Sia J linversione circolare di centro o e potenza k. Allora:
ogni retta passante per o `e unita in J;
ogni retta R non passante per o si muta, mediante J, in una circonferenza passante per o; la retta R risulta essere lasse radicale della
circonferenza fondamentale e della circonferenza J(R).
2.3 Corollario. Sia J linversione circolare di centro o e potenza k. Allora
ogni circonferenza passante per o si muta, mediante J, in una retta R
non passante per o; la retta R = J() risulta essere lasse radicale della
circonferenza fondamentale di J e di .
Teorema 4. Sia J linversione circolare di centro o e potenza k. Allora ogni circonferenza non passante per o si muta, mediante J, in una
circonferenza non passante per o.
59

Propriet`
a di omotetie ed inversioni circolari

Teorema 5. Sia J linversione circolare di centro o e potenza k. Allora


sono unite per J tutte le circonferenze passanti per due punti corrispondenti
nella J.
Teorema 6. Sia J linversione circolare di centro o e potenza k. Allora
le circonferenze che sono unite per J risultano tagliare ortogonalmente la
circonferenza fondamentale dellinversione J.
Teorema 7. Sia J linversione circolare di centro o e potenza k. Allora tutte le circonferenze che tagliano ortogonalmente la circonferenza
fondamentale di J sono circonferenze unite per J.
1

Una applicazione `e
conforme quando
langolo formato dalle
tangenti a due curve
in un loro punto di
intersezione p `e uguale
allangolo formato
dalle loro
corrispondenti nel loro
punto di intersezione
corrispondente a p.

Teorema 8. Le inversioni circolari sono trasformazioni conformi 1


Teorema 9. Una inversione circolare conserva il birapporto di quattro punti qualsiasi di una circonferenza non passante per il centro
dellinversione.

2.1

Linversione circolare e il teorema di Mascheroni

Diamo unaltra dimostrazione del teorema di Mascheroni (teorema 5 pag.


29) utilizzando le propriet`a dellinversione circolare.
Cominciamo col provare che, mediante luso esclusivo del compasso, `e
possibile costruire i trasformati per una inversione circolare J (che sia assegnata mediante il centro o e la circonferenza fondamentale C ) di un punto,
una retta e una circonferenza.
(a) Costruzione dellinverso di un punto p.
x y
Supponiamo sia 2 op > r, dove r `e il raggio della circonferenza fondamentale. Siano
{m, n} := p(o) C
e sia
 0
p = m(o) n(o).
La circonferenza m(o) viene trasformata dallinversione circolare in
una retta che `e lasse radicale della circonferenza stessa e della circonferenza fondamentale C , cio`e, essendo le due circonferenze uguali,
x y
`e asse del segmento om. Tale retta passa per p, quindi la circonferenza m(o) passa per il punto inverso di p, che dunque risulta essere p 0 .
60

2. Inversione circolare

x y

x y

x y

x y

Sia ora 2 op < r. Se oq = m op `e un multiplo del segmento op e


x y

x y

q 0 = J(q) allora op0 = m oq 0 infatti


x y
0

oq = r 2

1
x y

oq

= r2

1
x y

m op

1 x y0
op .
m
x y

x y

Sar`a allora sufficiente considerare un opportuno multiplo oq di op


x y
tale che 2 oq > r e applicare la costruzione precedente.

(b) Costruzione dellinverso di una retta R (non passante per o).


Siano c il simmetrico del punto o rispetto alla retta R, c 0 := J(c) e
x y
{h} = oc R. Allora 1 = (och), e dunque, poiche linversione J
subordina una proiettivit`a sulla retta o, c, anche
(J(o)J(c)J(h)J()) = (c0 h0 o) = 1.
x y

Il punto c0 `e quindi il punto medio del diametro h0 o della circonferenza


J(R), e pertanto `e il centro di tale circonferenza.
(c) Costruzione dellinverso di una circonferenza K (non passante per
o).
Siano c il centro della circonferenza K , I linversione circolare di
centro c e circonferenza fondamentale K , o 0 := I(o) e c0 := J(o0 ).
Allora c0 `e il centro della circonferenza J(K ). Per vederlo osserviamo
che essendo
(oo0 ab) = (I(o)I(o0 )I(a)I(b)) = (o0 oab)
la quaterna o, o0 , a, b `e armonica. Del resto
1 = (oo0 ab) = (J(o)J(o0 )J(a)J(b)) = (c0 a0 b0 )
x y

e dunque c0 `e il punto medio del diametro a0 b0 di J(K ). Per costruire J(K ) `e allora sufficiente applicare due volte la costruzione (a)
rispetto alla circonferenza C e una volta rispetto alla circonferenza
K.
Per dimostrare il teorema di Mascheroni `e sufficiente ora mostrare che le
costruzioni 2. e 5. della definizione 1.1 di pag. 22 sono realizzabili tramite
le costruzioni (a), (b) e (c) appena provate. Del resto questo `e immediato:
2. Per costruire il punto comune a due rette `e sufficiente trasformare le
due rette in due circonferenze tramite uninversione circolare J opportuna, determinare il loro punto di intersezione diverso dal centro di
inversione o mediante 4. e trovarne linverso di tale punto tramite J.
61

Propriet`
a di omotetie ed inversioni circolari

5. Analogamente per costruire i punti comuni a una circonferenza e a


una retta basta trasformare tramite unopportuna inversione la retta
e la circonferenza in due circonferenze, e poi procedere come nel caso
precedente

62

Indice analitico
anello non archimedeo, 21
Archimede, 36
Assioma
di Archimede, 57
di Cantor, 57
di continuit`a, 9, 55
di Dedekind, 20
di divisibilit`a, 6, 55
di Pasch, 56
Assiomi
assolutamente indipendenti, 12
della parallela, 57
di congruenza, 56
di continuit`a, 57
di incidenza, 56
di ordinamento, 56
ordinatamente indipendenti, 12

Diocle, 34
dividere in sezione aurea, 43
duplicazione del cubo, 31
elemento
algebrico, 40
neutro, 5, 55
trascendente, 40
estensione di un campo, 27
estremo superiore, 9
frazione, 14
funzione di Eulero, 48, 54
Gauss, 49
grandezze
assolute, 6
commensurabili, 17
incommensurabili, 17
multiplo di una grandezza, 9
nulla, 5
relazione dordine, 6
sottomultiplo di una grandezza,
14

campo
di razionalit`a dei dati, 23
estensione di un campo, 27
euclideo dei dati, 27
ciclotomia, 43
circonferenza fondamentale, 59
cissoide di Diocle, 34
coniugato, 40
costruzioni
con il solo compasso, 27
con la sola riga, 24
con riga e compasso, 25
dei trasformati mediante uninversione circolare, 60
del punto medio, 28
del riferimento cartesiano, 29
della sezione aurea, 43

legge di cancellazione, 5, 55
Legge di tricotomia, 8
Lindemann, 38

Dinostrato, 38

Mascheroni, G., 27, 29

insieme
completo, 9, 18
delle grandezze, 4
superiormente limitato, 9, 18
inversione circolare, 31, 59
Ippia, 37
Ippocrate, 33

63

INDICE ANALITICO

medie proporzionali di Ippocrate, 33


Mohr, G., 28
multiplo di una grandezza, 9

di Archimede, 11
di Beppo Levi, 12
di Eulero-Fermat, 48
di Gauss, 49
di Lindemann, 38
di Mascheroni, 29, 61
di Petersen, 42
trisettrice di Ippia-Dinostrato, 37
trisezione dellangolo, 35

numeri
di Fermat, 48
razionali assoluti, 15
reali assoluti, 19
omotetia, 58
Petersen, J., 39
polinomio
minimo, 40
semplice, 53
primi di Fermat, 48
propriet`a
antisimmetrica, 6
associativa, 5, 55
commutativa, 5, 55
di Archimede, 11
controesempio, 21
riflessiva, 4, 6, 55
simmetrica, 4
transitiva, 4, 6, 55
quadratrice di Ippia-Dinostrato, 37,
38
quadratura del cerchio, 37
radici n-esime dellunit`a modulo q,
48
relazione
dordine, 6
tra numeri razionali, 15
tra numeri reali, 19
equaliforme, 4
risolubilit`a
con riga e compasso, 22
elementare, 22, 40
sezione aurea, 43
sottomultiplo di una grandezza, 14
Stainer, J., 31
Teorema

64

Bibliografia
[Cal71] Renato Calapso. Problemi risolubili con riga e compasso e problemi
classici. In M. Villa, editor, Repertorio di Matematiche, pages 171
194. Cedam, Padova, 1971.
[CR00] Richard Courant and Herbert Robbins. Che cos`e la Matematica?
Bollati Boringhieri, Torino, 2000.
[Ded62] Modesto Ded`o. Matematiche Elementari, volume 1.
Editore, Napoli, 1962.

65

Liguori