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LA CARIT PASTORALE DEL PRESBITERO

E LA FIGURA DEL BUON PASTORE


Sia dovere damore pascere il gregge del Signore (Agostino).
Nei testi neotestamentari il popolo della nuova alleanza definito sacerdotale:
Cristo si acquistato un popolo di sacerdoti. Il sacerdozio comune consiste nella
lode a Dio Padre, che proclama le sue meraviglie (1 Pietro 2, 9). LEucarestia
il luogo principale di questa adorante preghiera nel sacrificio del Figlio Ges.
Questo tratto dellesistenza cristiana non esclude, anzi richiede il sacerdozio
ministeriale, perch Ges si fa presente ai fratelli sacramentalmente per
mezzo dei segni e delle persone che Lui ha scelto. Uno di questi elementi
comunicativi, il primo e il pi essenziale, il ministero apostolico, dove la
precedenza permanente di Cristo sul popolo di Dio continua ad essere il
fondamento della chiesa. Una volta conclusa let apostolica, questo
fondamento degli apostoli, iscritto nella chiesa come suo elemento portante, ha
bisogno di titolari personali, di ministri, poich il fondamento non una
presenza indistinta e impercettibile, ma si configura nella testimonianza
personale e autorizzata (Greshake). In tal modo i ministri ordinati rendono
possibile il sacerdozio dei fratelli in una comunit, che precede ciascuno dei
fedeli e a tutti si rivolge coi suoi doni. I preti dunque sono non delegati del
popolo sacerdotale, ma strumenti viventi del Cristo, alla cui immagine di
Pastore sono configurati.

Testo biblico di riferimento


Dal vangelo di Giovanni 10, 14-18.
Io sono il buon pastore. Il buon pastore d la propria vita per le pecore. Il
mercenario- che non pastore e al quale le pecore non appartengono-vede
venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde,
perch un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon
pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, cos come il
Padre conosce me e io conosco il Padre e do la mia vita per le pecore. E ho
altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo
guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo
pastore. Per questo il Padre mi ama perch io do la mia vita per riprenderla
poi di nuovo. Nessuno me la toglie: io do da me stesso. Ho il potere di darla
e il potere di riprenderla di nuovo. Questo il comando che ho ricevuto dal
Padre mio.
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INVOCAZIONI
Signore Ges tu il nostro Pastore: Kyrie eleison.
Signore che ci convochi come popolo sacerdotale: Kyrie eleison.
Signore, che hai chiamato gli apostoli per farne pescatori di uomini: Kyrie eleison.
Signore eterno e vero Sacerdote della Nuova Alleanza: Kyrie eleison.
Signore che ti offri a noi ogni giorno nella mensa eucaristica per farci vivere
dellAlleanza col Padre: Kyrie eleison.
Signore che ci difendi dal mercenario e dal lupo: Kyrie eleison.
Signore, che sei andato alla ricerca della pecora sperduta e lhai portata sulle tue
spalle: Kyrie eleison.

PREGHIAMO
Ges mio, sono anchio una tua pecorella: quante volte ho voluto allontanarmi
da te, ho lasciato i pascoli erbosi, le acque tranquille, dove tu mi conducevi, ho
rifiutato di seguirti, di stare dentro il tuo gregge, ma ho trovato sassi e spine,
acque amare e serpenti velenosi; nella solitudine e nel buio, ho belato di paura,
ho bramato di vedere il tuo volto, di sentire la tua voce E tu pure hai provato
tanta pena per me, mi hai chiamato e cercato, nei fossi e tra i dirupi, infine mi
hai raccolto, tremante, tra le tue braccia, sul tuo cuore mi hai fatto riposare, hai
fasciato il mio piede sanguinante. Ed ora che ci siamo ritrovati, o mio Signore,
voglio restare sempre con te, vicino a te, non voglio pi separarmi. Ti amo,
Ges, mio Buon Pastore, mio Signore e mio Dio: fa che possa restare sempre
con te in questo mondo e per leternit (vaticanoweb.com preghiere).

Per la riflessione
Diverse domande sorgono dalla lettura biblica:
chi questo pastore e chi sono le pecore? Sono solo le sue?
Cosa significa che le porta fuori, verso dove?
Chi il nemico?
Se la polemica coi giudei forte, non lunico motivo. Il testo un appello al
lettore a decidersi su Ges, in particolare ai suoi discepoli. L immagine del
Buon Pastore e di Dio come Pastore si ritrova in Ezechiele 34, con la severa
critica ai pastori, che non avevano cura dei loro fratelli. Centro di questo brano
sarebbe proprio la libert che giunge persino a dare la vita Questa libert
proviene da un legame stretto tra Ges e il suo gregge, specchio tra quello tra il
Figlio e il Padre: questo vincolo legato ancora una volta al tema della
conoscenza (vv. 14-15), conoscenza difficile, come mostra, per contrasto, la
figura del mercenario (Flori). Lunione con Dio sta in questa accoglienza tra
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Padre e Figlio; proprio per questo il Padre ama il Figlio perch la voce
ascoltata e accolta. Il tema dellascolto richiama Deuteronomio 6,4 (Ascolta
Israele: il Signore il nostro Dio, il Signore uno solo), cui si oppone la
resistenza delluomo ad ascoltare il Padre rivelato da Ges.
Imitamini quod tractatis, recita la Liturgia di ordinazione. Lesercizio del
sacerdozio ministeriale non pu essere ridotto ad appendice della piet
personale o ad atto amministrativo e burocratico; il ministero esige la
conformazione a Cristo. Quando proferiamo, nella celebrazione eucaristica, le
parole: Questo il mio corpo dato per voi parliamo in persona Christi, al
posto di Cristo o meglio Cristo che parla per mezzo di noi. La parola di Cristo
si comunica per mezzo della parola del sacerdote. Pu essere soltanto una
espressione rituale, sacramentale-ministeriale? Questo potr bastare a garantire
la validit della mediazione salvifica oggettiva. Ma Cristo intende manifestarsi
nellinterezza della persona. Per cui le parole: Questo il mio corpo, che stato
dato per voi devono diventare parole personali del sacerdote ed allora
significano: Questo il mio corpo, cio la mia persona, la mia vita, cha da
vostro sacerdote e pastore io do per voi, comunit, con Cristo e in Cristo. Se
questo non dovesse essere il senso delle parole della consacrazione-o almeno
come intenzione-si evidenzierebbe uno stridente contrasto tra lagire
sacramentale-ministeriale e la vita personale (Greshake). La Pastores dabo
vobis (n.21) ricorda che la configurazione al Buon pastore da parte del ministro
ordinato consiste nel dono di s, nella dedizione umile e generosa alla sposaChiesa scaturita dal sangue di Cristo. Il che rende il sacerdote non solo fratello
tra fratelli (nella chiesa), ma anche di fronte alla chiesa.
Il sacerdote proprio in quanto inviato dal Signore, deve lasciarsi riempire
dellamore di Dio, lasciarsi permeare dalla sua grazia, ascoltarne la voce. Il prete
uomo di Dio plasmato dalla sequela personale del Maestro, chiamato a
vivere in modo concreto il suo stile di vita. Nel vangelo di Giovanni, il
conferimento del ministero a Pietro lamore per Cristo: Mi ami tu pi di
costoro? (Gv. 21,15). Questo elemento esemplare per la trasmissione di ogni
altro ministero.
Lesercizio della santit del ministero ordinato si attua nella carit.
Sullesemplarit di Cristo, si attua lunit, contro il rischio della frammentazione
e della disunit personali, tra vita attiva e vita di preghiera, esercizio del
ministero e cura della vita spirituale personale (Prebyterorum ordinis 14).
Il card. Mercier (1851-1926) consigliava al suo clero quello che lui riteneva il
segreto della santit e della gioia. Tutti i giorni, per cinque minuti, sapere
imporre il silenzio alla immaginazione e chiudere gli occhi a tutte le cose
esterne, gli orecchi ai rumori della terra per entrare dentro di s e l, nel santuario
dellanima battezzata, che il tempio dello Spirito Santo, parlare al divino ospite
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dicendo: O Spirito Santo, anima della mia anima, io ti adoro! Illuminami.


Guidami, fortificami, consolami, dimmi quello che debbo fare, dammi i tuoi
ordini. Ti prometto di sottomettermi in tutto al tuo desiderio ed accettare quanto
vuoi inviarmi. Insegnami solamente la tua volont. In questo modo la vita,
anche del sacerdote, potr essere serena e consolata, pur nelle tribolazioni
proporzionate alla prova, perch la grazia dar la forza per sopportarla e arrivare
alla meta del cielo.
La santit del prete si misura sulla carit del Buon Pastore. Lobbedienza del
Figlio si realizza nella dedizione totale al Padre sino alla morte in croce, dunque
anche il ministero posto sotto il segno della croce. Paolo afferma: Che noi
che siamo vivi, veniamo esposti alla morte alla causa di Cristo (2 Corinti 4, 10
s.). Al morire dellapostolo corrisponde la vita della comunit: Tutto infatti
per voi, perch la grazia, ancora pi abbondante ad opera di un maggior numero,
moltiplichi linno di lode alla gloria di Dio (2 Corinti 15,15). La vita spirituale
della comunit dipende per lapostolo dalla sua dedizione e dalla conformazione
a Cristo. Chi vuole guadagnare uomini alla causa del Regno di Dio deve
impegnare la propria vita personalmente, esistenzialmente in questo
coinvolgimento profondo. Nei riti esplicativi dellOrdinazione Sacerdotale, il
vescovo consegna allordinato le offerte per il rito eucaristico,
accompagnandole con queste parole: Ricevi le offerte del popolo santo per il
sacrificio eucaristico. Renditi conto di ci che farai, imita ci che celebrerai,
conforma la tua vita al mistero della Croce del Signore Ges. La croce come
luogo di glorificazione del Padre e di vittoria sul peccato e sulla morte diventa
anche vittoria rispetto alle delusioni, ai peccati del nostro ministero sacerdotale.
Lasciamoci provocare da tre riflessioni di papa Francesco, allinizio del suo
ministero petrino:
*Il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando
i suoi nomi incisi nel cuore. Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula
pu farci bene sentire sopra e sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del
nostro popolo fedele, dei nostri santi e ei nostri martiri, che in questo tempo
sono tanti! Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo;
questa una prova chiara. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia
lo si nota: per esempio, quando esce dalla messa con il volto di chi ha ricevuto
una buona notizia. La nostra gente gradisce il vangelo predicato con lunzione,
gradisce quando il vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana,
quando scende come lolio di Aronne fino ai bordi della realt, quando illumina
le situazioni limite, le periferie dove il popolo fedele pi esposto
allinvasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede. La gente ci ringrazia
perch abbiamo pregato con le realt della sua vita di ogni giorno, le sue pene e
le sue gioie, le sue angustie e le sue speranze. E quando sente che il profumo
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dellUnto di Cristo, giunge attraverso di noi, incoraggiato ad affidarci tutto


quello che desidera arrivi al Signore Il sacerdote che esce poco da s, che
unge poco si perde il meglio del nostro popolo, quello che capace di attivare
la parte pi profonda del suo cuore presbiterale Da qui deriva
linsoddisfazione di alcuni che finiscono per essere tristi, preti tristi e trasformati
in una sorta di collezionisti di antichit oppure di novit, invece di essere pastori
con lodore delle pecore- questo io vi chiedo: siate pastori con lodore delle
pecore, che si senta quello- invece di essere pastori in mezzo al proprio gregge
e pescatori di uomini (Omelia della Messa del Crisma, 28 marzo 2013).
*Se ai sacerdoti, Gioved Santo, ho chiesto di essere pastori con lodore delle
pecore, a voi, cari fratelli e sorelle, dico: siate ovunque portatori della Parola di
vita nei nostri quartieri, nei luoghi di lavoro e dovunque le persone si ritrovino
e sviluppino relazioni. Voi dovete andare fuori. Io non capisco le comunit
cristiane che sono chiuse, in parrocchia. Voglio dirvi una cosa. Nel Vangelo
bello quel brano che ci parla del pastore che, quando torna allovile, si accorge
che manca una pecora, lascia le novantanove e va a cercarla, a cercarne una.
Ma, fratelli e sorelle, noi ne abbiamo una: ci mancano le novantanove!
Dobbiamo uscire, dobbiamo andare da loro! In questa cultura-diciamoci la
verit-ne abbiamo soltanto una, siamo minoranza! E noi sentiamo il fervore, lo
zelo apostolico di andare e uscire e trovare le altre novantanove? Questa una
responsabilit grande e dobbiamo chiedere al Signore la grazia della generosit
e il coraggio e la pazienza per uscire, per uscire ad annunziare il Vangelo! Ah,
questo difficile. E pi facile restare a casa, con quellunica pecorella! E pi
facile con quella pecorella, pettinarla, accarezzarla, ma noi preti, anche voi
cristiani, tutti il Signore ci vuole pastori, non pettinatori di pecorelle; pastori. E
quando una comunit chiusa, sempre tra le stesse persone che parlano, questa
comunit non una comunit che d vita. E una comunit sterile, non
feconda. La fecondit del Vangelo viene per la grazia di Ges Cristo, ma
attraverso noi, la nostra predicazione, il nostro coraggio, la nostra pazienza
(Discorso ai partecipanti al Convegno Ecclesiale di Roma,17 giugno 2013).
* Che cosa significa pascere, avere abituale e quotidiana cura del gregge?
Accogliete con magnanimit. Il vostro cuore sia grande da saper accogliere tutti
gli uomini e le donne che incontrerete lungo le vostre giornate e che andrete a
cercare quando vi metterete in cammino nelle vostre parrocchie ed in ogni
comunit. Fin dora chiedetevi: coloro che busseranno alla porta della mia casa,
come la troveranno? Se la troveranno aperta, attraverso la vostra bont, la vostra
disponibilit, sperimenteranno la paternit di Dio e capiranno come la Chiesa
sia una buona madre che sempre accoglie e ama (Udienza al Convegno per i
nuovi vescovi, 19 settembre 2013).
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Per la condivisione
Cerco di vivere e di lasciarmi penetrare nellamore di Ges?
Riesco a ravvivare il desiderio di conformarmi al suo modo di amare?
La mia esistenza vissuta come offerta gradita al Padre per il servizio e la
salvezza dei fratelli oppure si riduce a puro gesto esteriore?
Lagire sacramentale, la evangelizzazione e la guida della comunit cristiana si
accompagnano alla crescita della mia vita di fede-speranza-carit teologali?
Come riesco a fare sintesi nella mia vita personale?
In quale modo riesco a tradurre quelle attenzioni e sollecitudini che papa
Francesco ha rivolto e rivolge ai pastori (lodore delle pecore, la missione
verso le periferie esistenziali, il senso della vicinanza ad ogni uomo, la fecondit
della vita ministeriale e comunitaria)?

PREGHIAMO
Ges Cristo Signore, lo so che importa poco che io abbia successo, se mieter
elogi e riconoscimenti. Io so che una cosa sola importa: che non Ti sia
dintralcio, ma rimanga sempre lo strumento delle Tue mani, per condurre tutti
a Te, non a me. Ges Cristo Signore, preservami dallillusione di dovere salvare
il mondo, fa che io non dimentichi mai che Tu lo hai gi salvato e che per me la
vita al Tuo servizio non sar ancora finita quando le forze mi verranno meno. Io
sono la finestra, Tu la luce. Tu puoi attraversarmi, io no. Tu ti servi di me, povera
sottile cruna di un ago, Per infilarti in questo mondo. E cos mi sollevi dal peso
di dovere fare ci che va oltre le mie forze. Mi dai dunque il coraggio necessario
per esercitare quel potere che Tu hai posto in me, nella mia debolezza, nella mia
miseria. S, Tu in me! Per vivere con serenit e autenticit tutta la mia vita, dopo
essermi abbandonato in Te vivente dentro di me.
(K. H. Menke, La preghiera di un sacerdote)

Altri testi biblici:


Geremia 23,1-6;
Ezechiele 34;
Zaccaria 13, 7-9;
2 Corinti, 4;
Lettera agli Ebrei;
1 Pietro 5, 1-4.

Riferimenti magisteriali
Presbyterorum ordinis 14 (Lunit di vita nel ministero presbiterale).
Pastores dabo vobis (1992)
Pastori. Le parole di Francesco, Ave 2014.

Bibliografia
G. Greshake, Essere preti in questo tempo, teologia- prassi pastoralespiritualit, Queriniana, Brescia 2008.
R. Bonetti-L.Pedroli, Il prete: uno sposo, Cittadella editrice, Assisi 2015.
Associazione teologica Italiana, Il ministero ordinato. Nodi teologici e prassi
ecclesiali, a cura di Marino Qualizza, San Paolo, Cinisello Balsamo 2008.
L. Flori, Le domande del vangelo di Giovanni. Analisi narrativa delle questioni
presenti in Giovanni 1-12, Cittadella editrice, Assisi 2013.