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ATTI DEL

a cura di Maria Grazia Melis


VOLUME PUBBLICATO CON IL CONTRIBUTO DI:

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI


FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DEI BENI CULTURALI

Nuova Stampa Color


07030 Muros, Sassari
Tel. 079 345945 - 079 345999 fax 079 345634

Muros 2009
INDICE

Presentazione 7
Attilio Mastino

Giovani archeologi tra entusiasmo, aspettative e incertezze. 9


Maria Grazia Melis

Saluti 11
Ercole Contu, Giuseppe Meloni, Maria Margherita Satta, Luca Doro

SESSIONE PREISTORIA E PROTOSTORIA

COMUNICAZIONI 23

A LESSANDRO S PERA , Contributo allo studio delle società di cacciatori e rac- 25


coglitori fra il Paleolitico medio avanzato e il Paleolitico superiore arcaico
nella Puglia meridionale, ipotesi e modelli comportamentali.

GIUSEPPINA MUTRI, Approvvigionamento delle materie prime silicee e scelte 32


insediamentali durante il Pleistocene finale nell’area di Shakshuk (Jebel
Gharbi, Libia).

RAMONA CAPPAI, Lo sfruttamento delle risorse litiche tra Paleolitico e Neolitico 38


antico in Sardegna.

F RANCESCO BELSITO - ROBERTO VANNATA , La prima neolitizzazione 46


dell’Appennino campano: le vie di penetrazione e insediamenti.

STEFANIA PIRAS, Materie prime vegetali dalle zone umide tra etnologia e archeo- 54
logia sperimentale.

ANTONELLA DEIANA, Materiali di cultura Ozieri dalla collezione Miele. 61

GRAZIANO DORE, La muraglia megalitica a Punta Corrales-Chiaramonti (SS). 69


L’influenza dei fattori ambientali sulle scelte insediamentali.

VERONICA NICCOLAI - NEVA CHIARENZA, La facies eneolitica di Laterza: scel- 77


te territoriali e viabilità.

GIOVANNA CONGIU, Modalità insediative preistoriche in Barbagia: il caso di 83


Sirilò (Orgosolo-NU).

573
M ARIA A NTONIETTA TADEU , Gli insediamenti preistorici nel territorio di 90
Lodè (NU).

G IACOMO PAGLIETTI , Origini del megalitismo nell’occidente mediterraneo: 97


le tombe a circolo.

C LAUDIA PAU , Oggetti d’ornamento e bottoni della cultura del Vaso 104
Campaniforme in Sardegna e Sicilia.

CINZIA LOI, Modelli di insediamento nel territorio del Barigadu. 112

VALENTINA SANNA, Aspetti e problemi di preistoria e protostoria nel territorio 120


di Thiesi.

MICHELA DANESI - VALENTINA COPAT - ALESSANDRO DE DOMINICIS - CRISTIANA 128


RUGGINI, Modelli di popolamento durante l’età del Bronzo nellaValle del
Biferno.

FEDERICA SULAS, Sviluppo archeologico nell’Etiopia settentrionale: note da 134


Aksum.

THIBAULT LACHENAL - KEWIN PECHE-QUILICHINI, Relazioni culturali nel 141


Mediterraneo nord-occidentale durante il Bronzo medio. Contributo delle
tipologie ceramiche.

CARMEN LOCCI, Il ruolo della risorsa idrica nell’Età del Bronzo in un’area 149
campione della Marmilla (Sardegna centro-meridionale).

D AVIDE D ELFINO , Val Bormida: nuovi dati per lo studio della metallurgia 156
nell’età del Bronzo ligure.

SILVIA VIDILI, Relazioni territoriali tra tombe collettive e insediamenti nella 163
Sardegna nuragica.

FABIO SERCHISU, Considerazioni sulla circolazione del rame in Sardegna e nel 170
Mediterraneo: i lingotti ox-hide.

DANIELA MANCINI, La valle del Sacco durante l’Età del Bronzo e la Prima età 177
del Ferro: modelli insediamentali.

DANIELA MURPHY, Studio delle incisioni rupestri delle regioni del Cu-Ili e del 185
Karatau, due casi di studio: Tamgaly e Arpauezen (Kazakistan meridionale).

NICOLA SANNA, I templi in antis protosardi e mediterranei: significato cultua- 193


le e ruolo socio-economico.

EMILI GARCIA, Il processo costruttivo di un edificio dell’età del Bronzo a Minorca. 201

574
Il caso di Son Marcer de Baix (Ferreries, Minorca).

VIVIANA ARDESIA, Dinamiche insediamentali e organizzazione territoriale 209


della Val Pescara nell’età del Ferro.

213

SESSIONE PREISTORIA E PROTOSTORIA

POSTER 217

FRANCESCO BELSITO, Le ceramiche decorate del Neolitico antico da La Starza, 219


Ariano Irpino.

ROBERTO VANNATA, La ceramica non decorata del Neolitico antico da La Starza 222
di Ariano Irpino (AV).

PAOLA MANCINI, Dinamiche di frequentazione della Gallura costiera in età 225


neolitica nell’ambito della diffusione dell’ossidiana e della selce.

FRANCESCO BELLU, Ipogeismo nella media valle del Tirso: la domus de janas n. 1 228
in località Su Campu-Luzzanas – Benettutti (SS).

GIOVANNI FRAU, Aspetti dell’ipogeismo nel territorio di Ozieri. 231

LAURA SORO, Distribuzione degli idoli cicladici della Sardegna preistoria. 234

LUCA LAI, Territorio e risorse alimentari in Sardegna tra 4000 e 1900 a.C. 237
circa: riesame dei dati e nuove prospettive.

LUCA DORO, L’uso delle grotte nella cultura eneolitica di Monte Claro. 240

ELISABETTA ALBA, Strategie di insediamento nella Sardegna protostorica. 243

A LICE M ELONI , Architetture cultuali e culto delle acque in età nuragica: 246
le rotonde.

EMANUELA ATZENI - MARIA LUCIA ATZENI - FELICITA FARCI, Monumenti nura- 249
gici in territorio di Carlo Forte.

SARA PUGGIONI, Il contesto funerario nell’ambito delle dinamiche di insedia- 252


mento della Gallura preistorica e nuragica. Un esempio di analisi territoriale.

SILVIA MADEDDU, Pugnale inedito dal nuraghe Coa ‘e Serra-Baunei. 255

575
SESSIONE ANTICHITÀ ITALICHE, FENICIO-PUNICA
E CLASSICA

COMUNICAZIONI 261

PIER MATTEO BARONE, Geoarcheologia ed “Antropocene”: esempi di conflit- 263


tualità tra archeologia, geologia e sviluppo moderno in alcune zone della
costa molisana di epoca sannitico-romana.

FABRIZIO VISTOLI, Tra Veio e Roma. Contributo all’individuazione dei markers 271
territoriali di due “comunità cittadine organizzate” dalla bassa valle del fiume
Tevere.

S IMONA M ARIANELLI , Magliano in Toscana. Dinamiche del popolamento 279


rurale a nord dell’Albegna tra III e I secolo a.C.

ANGELO AMOROSO - PIETRO BARBINA - FABIOLA FRAIOLI, Etruria Meridionale, 287


Lazio e Sabina, Abruzzo: l’esame di situazioni territoriali diverse dall’epoca
arcaica alla romanizzazione.

ANDREA ROPPA, Impostazione metodologica ed esiti interpretativi nella rico- 295


gnizione archeologica: il caso studio del transetto 17 nel Riu Mannu survey
(Sardegna).

GIANLUCA MASTROCINQUE, Dinamiche di frequentazione del paesaggio urbano 303


a Taranto in età imperiale.

MARIA RAFFAELLA CIUCCARELLI, Dinamiche di popolamento e romanizzazione 311


nel Piceno meridionale.

M ARCO G ERMANI , Casinum: una città su terrazze. Criteri di sfruttamento 319


e occupazione dell’area urbana.

STEFANIA CAPORALI, Il sito di Nora (CA): dinamiche di popolamento. 326

ANDREA GHIOTTO - LORENZA CAMPANELLA, Lo sfruttamento del sale marino 333


nella Sardegna antica.

STEFANIA ATZORI, La viabilità sulcitana: l’esempio della “A Karalibus- 341


Sulcos”.

PAOLO TOGNINELLI, Ager Nomentanus: modalità insediative, vie di comunica- 347


zione ed attività produttive in rapporto alla geografia del territorio.

ELISA POMPIANU, Prospezione archeologica nel “Territorium Neapolitanum” 355


(Sardegna).

576
CINZIA OLIANAS, Il diaspro verde in Sardegna. I giacimenti, le caratteristiche 363
e il suo utilizzo nelle botteghe incisorie della Sardegna fenicio-punica.

MICHELE GUIRGUIS, Indicatori di attività rituale e diversificazioni dei corredi 370


nella necropoli fenicia di Monte Sirai (Sardegna). La campagna di scavo
2006.

PIETRO BARBINA - GERARDO FRATIANNI, Il sistema di approvvigionamento 377


idrico di un complesso edilizio di epoca romana del suburbio nord-orientale
di Roma.

DOLORES TOMEI, Il tempio di Antas tra Sardegna e Libano. 385

FEDERICA DETTORI, Il nuraghe Nuracale: un esempio di controllo del territo- 393


rio nel Montiferru.

FEDERICA MICHELA ROSSI, Nuove testimonianza di attività estrattive di tufo 400


nell’area sud-ovest del Palatino.

N ADIA C ANU , Dinamiche insediative nella media valle del Mascari (SS): 408
tracce inedite della viabilità antica.

ROSITA GIANNOTTU, Aspetti dell’insediamento umano nel territorio di Turris 416


Libisonis in età romana. Un esempio di G.I.S. in archeologia.

MARCELLA GIULIA PAVONI, Le campagne dell’Italia settentrionale in età romana: 422


dinamiche di frequentazione attraverso i rinvenimenti monetari.

FLORINDA CORRIAS, Il territorio di Villa Speciosa. Censimento e interpretazio- 430


ne delle evidenze archeologiche in epoca romana.

SESSIONE ANTICHITÀ ITALICHE, FENICIO-PUNICA


E CLASSICA

POSTER 439

NICOLETTA CAMEDDA, Insediamenti rurali nell’ager Tharrense: alcuni esempi. 441

GIANFRANCO CANINO, Un miliario di età romana da Villamassargia (CI, Sardegna 444


sud-occidentale).

GIORGIO BAZZUCCHI - FRANCESCA LEZZI - MARINA MAIETTA - FRANCESCA 447


SANTINI - CARLO VIRILI, La villa dei Bruttii Praesentes: autori antichi e risor-
se alimentari a confronto.

577
C ARLA C ICCOZZI - A LESSANDRA G RANATA - WALTER G ROSSI , Il territorio, 450
l’uomo e la transumanza nell’Abruzzo interno in età romana. Testimonianze
epigrafiche.

M YRIAM G IANNACE - A NDREA M ASI - C ARMINE S ANCHIRICO , La persistenza 453


del paesaggio vitinicolo di età protostorica ed estrusca in area medio-tirre-
nica: il Progetto VINUM.

SESSIONE ARCHEOLOGIA CRISTIANA E MEDIEVALE

COMUNICAZIONI 459

CHIARA BRUNALE, Linee evolutive ed aspetti di archeologia medievale nel ter- 461
ritorio di Agnone in Molise.

CLAUDIO FILIPPO MANGIARACINA, Uomo e territorio nelle divisae del monastero 469
benedettino di Santa Maria La Nuova di Monreale tra XII e XIII secolo.

G IUSEPPE M AISOLA , Note su alcuni villaggi abbandonati della Sardegna 477


centrale.

MICHELE CASTOLDI, Insediamenti dell’Ogliastra centro-orientale nell’alto 485


medioevo.

PAOLO DAL MIGLIO - VINCENZO DESIDERIO - PAOLA DI GIUSEPPANTONIO DI 493


FRANCO - TIZIANA FIORDIPONTI - NICOLETTA GIANNINI - SERENA ORAZI -
ROBERTA TOZZI, Metodologie di approccio allo studio degli abitati rupestri
medievali nel Lazio.

ALESSANDRA SPINA, Territorio, dieta e stato di salute nel Medioevo: analisi 501
paleopatologica della necropoli altomedievale di Ferento (VT).

SARA VIAN, Guerrieri, contadini e monaci nella valle Muzia (RI): dinamiche 509
di popolamento ed ottimizzazione della montagna.

A NTONIETTA B UGLIONE , Paesaggi e risorsa animale in Puglia fra Tardoantico 515


e Altomedioevo: il contributo dell’archeozoologia.

GIOVANNI DE VENUTO, Economie d’allevamento in tre villaggi abbandonati 523


d’età medievale in Puglia: analisi archeozoologiche ad Ordona (FG),
Vaccarizza (FG) e Apigliano (LE).

G IOVANNA B ALDASARRE , Produzione di materiali da costruzione nella 531


Puglia centro-settentrionale, in età tardoantica: i casi di Canosa ed Ascoli

578
Satriano-Faragola.

ALBINA MOSCARIELLO, Un contributo per l’individuazione di alcune cave di 538


travertino e l’organizzazione del cantiere medievale di San Vincenzo al
Volturno (IS).

DONATELLA DE BERNARDIS - MICHELE TOMMASO FORTUNATO - MADDALENA 546


VOLPINI, Acquapendente (VT): studio interdisciplinare di 2 pozzi da butto.

SESSIONE ARCHEOLOGIA CRISTIANA E MEDIEVALE

POSTER 555

G IORGIO BAZZUCCHI - F RANCESCA LEZZI - M ARINA M AIETTA - F RANCESCA 557


S ANTINI - CARLO V IRILI, La villa dei Bruttii Praesentes (RI): frequentazione
e trasformazione dall’età tardo-antica al medioevo.

G IOVANNA B ENNI - B ARBARA V ENANTI - L UCA D ONNINI - F ILIPPO PACIOTTI , 560


Insediamenti fortificati tra Tardo antico ed Altomedioevo in Umbria set-
tentrionale: alcune precisazioni.

G ABRIELE C ARENTI , La fauna dello scavo in Largo Monache Cappuccine 563


a Sassari.

BARBARA LIPPI - EMMANUELE PETITI, Per una osteoarcheologia del postme- 566
dioevo.

S ILVIA S ERUGERI , Le vie di comunicazione e il territorio del nord Italia: 569


la navigazione nel Lago di Garda in epoca medievale.

I NDICE 573

579
Dinamiche insediative nella media valle del Mascari (SS):
tracce inedite della viabilità antica

Nadia Canu*

Parole chiave: Sardegna, valle Mascari, viabilità antica


Keywords: Sardinia, valley Mascari, ancient roads

RIASSUNTO – DINAMICHE INSEDIATIVE NELLA MEDIA VALLE DEL MASCARI (SS): TRACCE INE-
DITE DELLA VIABILITÀ ANTICA – La media valle del Mascari (SS) costituisce un passaggio
obbligato per l’accesso dalla costa nord-occidentale della Sardegna verso l’entroterra: per
questo motivo è caratterizzata dalla presenza di vie di comunicazione e insediamenti stabili
a partire dall’età preistorica per arrivare a quella contemporanea. Viene delineato un quadro
delle modalità di occupazione del territorio con riferimento specifico all’età romana, sulla
base delle fonti storiche e d’archivio, delle attestazioni epigrafiche e archeologiche, della
toponomastica e delle fonti orali. Tra le attestazioni inedite alcuni materiali dal santuario di
Sa Turricula dedicato ad una dea delle messi, le tracce della viabilità antica nelle regioni di
San Leonardo e Badde Ivos, le tracce di riutilizzo di ipogei preistorici ancora in località
Badde Ivos.

SUMMARY – SETTLEMENT DYNAMICS IN THE MIDDLE VALLEY OF MASCARI (SS): NEW SIGNS
OF ANCIENT ROADS – The middle valley of Mascari (SS) constitutes an obliged passageway
for the access from the north-western coast of Sardinia to the hinterland: for this reason is
characterised from the presence of highway and stable settlements starting from the prehis-
toric age to the contemporaneous age. A picture of the manners of the territory occupation is
underlined, with specific reference to roman age, based on historical and archives sources,
on epigraphy and archaeological attestations, on toponimy and oral sources. Among the
unpublished attestations, some materials of Sa Turricula sanctuary, consacrated to a goddess
of the harvest, traces of ancients roads and of the re-use of prehistoric hypogeal in the area
of San Leonardo and Badde Ivos.

Il contributo è volto a delineare un profilo delle dinamiche insediative nella media valle del
Rio Mascari (SS), con specifico riferimento all’occupazione e all’infrastrutturazione del ter-
ritorio in età romana1. I dati e la documentazione analizzati allo scopo comprendono fonti
storiche, archivistiche, orali, attestazioni epigrafiche, toponomastica, documentazione
archeologica, edita e inedita, relativa all’antropizzazione del territorio, integrate dall’analisi
della cartografia storica e attuale, delle fotografie aeree e dalle immagini da satellite.
Il Rio Mascari è un affluente del Rio Mannu, che sfocia a Porto Torres: l’importanza come
corso d’acqua è limitata, ma la parte alta della valle da esso modellata, attualmente attraver-
sata dalla SS 131 e corrispondente alle località di Scala di Giocca e Campomela (fig. 1), ha
costituito la principale via di comunicazione tra la costa settentrionale e l’interno dell’isola

* Dipartimento di Storia - Università degli studi di Sassari, viale Umberto I, 52, 07100, Sassari,
canunadia@tiscali.it.

408
già in età preistorica e protostorica e successivamente in età punica. Si tratta quindi di un ter-
ritorio che ha avuto nei secoli un’importante valenza strategica, grazie al controllo sulla via
di comunicazione da una parte, e alla ricchezza delle risorse (abbondanza di sorgenti, buona
qualità dei suoli) dall’altra.
L’immediata vicinanza alla via di comunicazione e i fattori geomorfologici hanno favorito
l’occupazione del territorio a partire dal neolitico antico, come mostrano i materiali rinvenu-
ti nella Grotta dell’Inferno, contesto dal quale provengono anche attestazioni databili al neo-
litico medio e recente (Contu 1970, p. 435; Loria, Trump 1978, pp. 130-132, 175-176, fig.
11 e tav. X; Lilliu 1999, p. 384, scheda 191). Pertinente al neolitico medio una statuina fem-
minile rinvenuta a Muros, in località Su Monte, ora al Museo Nazionale G.A. Sanna di
Sassari, appartenente alla classe degli “idoletti” di stile geometrico e volumetrico (Loria-
Trump 1978, pp. 153-154; Lilliu 1999, p. 180, scheda 3). Per quanto riguarda l’antica età del
bronzo, un posto di primo piano spetta al sito di Sa Turricula, che dà il nome alla facies fina-
le della Cultura di Bonnanaro, marcando il passaggio dall’età prenuragica all’età nuragica.
È il primo insediamento di cultura Bonnanaro riconosciuto nell’isola, presso il quale sono
anche un dolmen e un nuraghe. Le indagini archeologiche, concentrate negli anni ’70 e con-
dotte da Maria Luisa Ferrarese Ceruti, hanno riguardato una delle capanne del villaggio, il
dolmen situato non molto distante, in località Funtana ‘e Casu, e il nuraghe, arroccato su uno
sperone roccioso lungo lo spartiacque tra il Monte Tudurighe e il Monte Muros (Ferrarese
Ceruti 1978, pp. 444-445; Ferrarese Ceruti 1997, pp. 224-225). La capanna e il dolmen
hanno restituito una serie di materiali omogenei (facies di Sa Turricula): le analisi radiome-
triche sui resti di un focolare hanno indicato una datazione intorno al 1500 a.C.2; dal nura-
ghe proverrebbero esclusivamente materiali inerenti una fase di rioccupazione in età punica
e romana (il condizionale è d’obbligo giacché a differenza di quelli della capanna e del dol-
men, non sono stati pubblicati). Riferibili all’età nuragica nuraghi, tombe megalitiche,
domus a prospetto architettonico.
Scarsa ma significativa è la documentazione relativa al periodo punico, consistente in una serie
di reperti provenienti dal nuraghe Sa Turricula, segnalati dalla scavatrice senza ulteriori speci-
fiche: tra questi, pubblicate solo quattro monete puniche della zecca di Sardegna, ora nel meda-
gliere del museo Sanna, datate tra il 241 e il 216 a.C. (Guido 1978, pp. 227-228). Alcune veri-
fiche preliminari, effettuate dalla scrivente su 1/9 ca. dei materiali conservati nei magazzini del
museo, hanno consentito di individuare la presenza di almeno 33 thymiateria fittili a testa fem-
minile4, indizi di un riutilizzo del nuraghe in senso cultuale già in età punica.
La valle riveste un’estrema importanza nel corso dell’età romana.
Nel nuraghe del villaggio di Sa Turricula è attestata una fase di riutilizzo a fini cultuali:
durante lo scavo del 1976 si rinvenne una cospicua serie di materiali, alcuni dei quali elen-
cati in un documento dell’archivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle pro-
vince di Sassari e Nuoro5, ciascuno con una sommaria descrizione. Di questi si hanno solo
laconiche notizie in bibliografia: “In età romana la costruzione era stata adibita ad edificio
cultuale e vi si doveva esplicare il culto a Cerere. Numerosi piccoli busti in terracotta di que-
sta divinità si rinvennero in associazione con lucerne, per lo più bilicni, con o senza bollo di
fabbricazione e databili alla prima metà del I sec. d.C.” (Ferrarese Ceruti 1978, p. 444).
Tali materiali sono rimasti inediti per oltre 30 anni e solo recentemente l’accesso ai magaz-
zini del Museo Sanna ha permesso un’analisi autoptica di parte di essi e la realizzazione di
documentazione fotografica, solo parzialmente pubblicata (Canu 2007 b). Spiccano numero-
si frammenti dei busti fittili tipici della Sardegna romana, rinvenuti in particolare nella zona
NW dell’isola, raffiguranti una divinità femminile delle messi nota in letteratura come Sarda

409
Ceres. Nel 1980 Cinzia Vismara raccolse tutte le attestazioni note di questa particolare pro-
duzione (Vismara 1980)6, fornendo una scheda tipo7 e distinguendo due sottotipi, il primo
più naturalistico, con il piedistallo basso, busto più sagomato, proporzioni e panneggio più
realistici, con firma e di produzione più accurata; il secondo dalle forme più slanciate ma
appiattite, panneggio stilizzato a forma di fiore di loto, sul retro motivo a spina di pesce a
indicare le pieghe del velo (Vismara 1980, p. 14). Tra i busti rinvenuti a Sa Turricula sono
presenti almeno due esemplari del primo sottotipo: uno (fig. 2)8 mancante della parte superio-
re della testa, recante FRVCT inciso a stilo sulla parte posteriore; l’altro9, costituito da due
frammenti combacianti del volto. La maggioranza dei votivi è invece pertinente al secondo
sottotipo: 5 busti sono stati ricostruiti dai rispettivi frammenti10; 8 sono le teste complete di
polos11; 6 i busti privi di testa12; 1 framm. di polos e 3 di torso13. In associazione a questi voti-
vi sono presenti materiali ceramici, in prevalenza lucerne (per la maggioranza bilicni a volu-
te con ansa plastica del I sec. d.C., ma anche esemplari a disco del II-III sec. d.C. e un’africa-
na I B Hayes del IV-V sec. d.C.), reperti bronzei, vitrei, ossa animali14. Lo studio integrale dei
materiali e la revisione della documentazione dello scavo sarebbe di estrema importanza per
la comprensione di quello che, già ad un’analisi preliminare, si rivela come un notevole con-
testo santuariale a sfondo rurale, il cui sviluppo si snoda ininterrottamente dal III sec. a.C. al
V sec. d.C.15.
La presenza di questo santuario deve essere letta in connessione alle attestazioni della viabi-
lità primaria e secondaria nel territorio in esame, per le quali la documentazione è piuttosto
nutrita.
La valle era infatti attraversata dalla strada a Turre Karalis16, la cui costruzione, risalente
nelle prime fasi alla seconda metà del I sec. a.C., ha favorito l’intensivo sfruttamento agri-
colo del retroterra turritano. La via partiva dal foro della colonia di Turris Libisonis, oggi
Porto Torres (SS), passava per Ottava (toponimo che testimonia l’ottavo miglio da Turris)
superando con un ponte l’omonimo rio; nella prima parte del tracciato la strada era affianca-
ta dall’acquedotto che aveva origine in territorio di Sassari, e convogliava diverse sorgenti,
tra le quali quelle dell’Eba Ciara-Rosello e delle Conce-Lu Regnu (Satta 2000). Il primo
miliario con l’indicazione della distanza è stato rinvenuto nel 1822 a Scala di Giocca (CIL
X 8014 e recentemente Ibba 2007), presso il ponte situato appena a monte della confluenza
tra il rio Bunnari e il Mascari: è datato agli anni finali del principato di Nerone e indica il
XVI miglio a Turre17. In base a tale rinvenimento si può ipotizzare che lo stesso ponte (fig.
3), a due arcate e realizzato in blocchi di calcare locale, possa nelle sue prime fasi essere per-
tinente alla viabilità romana18: sicuramente esisteva nel 1580, quando viene citato da Fara
(Fara 1975, p. 76), ma ad un mero esame autoptico non può essere attribuito ad età romana
a causa delle superfetazioni successive. Da questo punto la strada seguiva la valle in esame,
passando per Campomela, dove, sempre Fara ricorda il ponte sul Mascari (Fara 1975, p. 76),
mentre una fonte archivistica del 177619 segnala la presenza dei resti dell’antico selciato.
Nel territorio di Muros tracce della viabilità secondaria sono state individuate durante una
serie di ricognizioni a carattere intensivo, effettuate nel 2003 e finalizzate al riconoscimento
di evidenze archeologiche in un’area di concessione mineraria.
In località Badde Ivos è visibile un tratto di strada antica, che si dirige verso est. La strada
versa in cattive condizioni e si presenta invasa dalla vegetazione (fig. 4). La pavimentazio-
ne è realizzata con pietrame calcareo, di media e grande pezzatura, di morfologia piuttosto
irregolare; i margines sono realizzati con pietre di maggiori dimensioni e si possono osser-
vare delle modine in blocchi squadrati. Si tratta della tecnica costruttiva maggiormente dif-
fusa per le strade romane della Sardegna, che erano principalmente viae glareae stratae: il

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rivestimento lapideo non prevedeva l’uso di basoli ma di un acciottolato costruito con accor-
gimenti particolari (Belli 1988, p. 380). Dopo 140 m ca., si perdono le tracce della strada
antica, ma il sentiero prosegue per un tratto di 750 m ca., fino ad immettersi nella SS 131,
pressoché coincidente in questo tratto con la a Turre Karalis. Con grande probabilità, la stra-
da di Badde Ivos è un esempio di viabilità secondaria, che collegava la via principale a un
insediamento rurale. In effetti nella zona di S. Leonardo, area utilizzata negli anni passati
come cava di sabbia, dove ha inizio il percorso, le fonti orali segnalano la presenza di sepol-
ture in ziro, ad indicare la presenza di una necropoli e quindi di un villaggio, databile dalla
fine dell’età punica ai primi secoli dell’occupazione romana. Sembra che in una di queste
deposizioni sia stato trovato un anello in oro recante una spiga di grano, perduto, perfetta-
mente coerente con la vocazione agricola dell’insediamento e con il culto di Cerere attesta-
to a Sa Turricula. Si aggiunga che il toponimo catastale della strada, Coa de Redulas20, indi-
cherebbe “il sentiero delle anime”, avvalorando la notizia della necropoli.
Al relativo insediamento è con tutta probabilità ascrivibile il riutilizzo e il rimaneggiamento
di una domus de janas del neolitico recente che si trova a poche decine di metri dalla strada,
affiancata da un secondo ipogeo realizzato in epoca successiva (fig. 5).
L’ingresso, di largh. 0,70 m, è costituito da un vano trapezoidale di lungh. 1,60 m, realizza-
to in pietrame di medie dimensioni con volta a botte (h sul piano di campagna 1,80 m) e giu-
stapposto all’ipogeo vero e proprio ricavato nella roccia. All’interno si succedono due vani,
il primo, di forma ellissoidale, lungh. 3,80 m, larg. 2,77 m, h media 1,80 m; il secondo sub-
trapezoidale, con largh. dell’ingresso di 1,10 m, largh. massima 2,50 m, lungh. totale di 5,60
m ca., h media di 1,78 m; nella parte più interna si osserva a destra una vasca quadrangola-
re scavata nella roccia, di 2,10 x 1,93 m (largh. del bancone 0,42 m), profonda 0,85 m; a sini-
stra una nicchia quadrangolare larga 1,07 m. A ca. 3 m di distanza si trova un secondo ipo-
geo con sezione grosso modo semicircolare e planimetria sub-rettangolare (largh. ingresso
1,51 m; largh. max 2,08; lungh. totale 4,52 m; h da 1,40 a 1,88 m). Vista la presenza della
strada antica e l’uso della volta, si può ipotizzare una fase di riutilizzo in epoca romana o
altomedievale, per un uso forse anche abitativo, produttivo o cultuale (presenza della vasca),
mentre il secondo ipogeo può essere interpretato come vano di servizio, realizzato con gran-
de probabilità contestualmente alla fase di riutilizzo.
In diretta connessione con la strada denominata di Badde Ivos, si può osservare un secondo
esempio di viabilità antica: il sentiero di Canechervu, denominato nelle mappe catastali stra-
da di Santu Lionardu; il sentiero si inerpica in direzione nord, verso la cima di Canechervu;
dopo 80 m iniziano a riconoscersi i resti della strada. Questa è percorribile per una lungh. di
ca. 180 m, poi prosegue, infestata dagli arbusti per un tratto di 140 m; qui è tagliata da un
gradone trasversale di un fronte di cava; la carreggiata (tra 1,60 m e 4,40 m) è delimitata da
muretti a secco; la pavimentazione è realizzata con la stessa tecnica della strada di Badde
Ivos. Si osservano le modine trasversali in grossi blocchi. Considerando la connessione tra i
due tratti descritti, si osserva chiaramente come dalla valle del Mascari (e quindi dalla via
principale) si diramasse un deverticulum che in primo luogo portava ad un insediamento
(testimoniato dalla necropoli di tombe in ziro segnalata dalle fonti orali) e in secondo luogo
procedeva inerpicandosi sulla cima del monte Canechervu, dove si rilevano evidenti tracce
di frequentazione, raggiungendo un punto di assoluto dominio sulla vallata circostante. Un
confronto significativo per i due tratti presentati è la strada di Sos Baiolos (Manca di Mores
1998, pp. 767-770), nel vicino territorio di Cargeghe, che si avvicina per tipologia e per esse-
re stata usata e rimaneggiata fino ad epoca recente.
In conclusione, sono stati identificati elementi che contribuiscono a chiarire le dinamiche

411
d’occupazione di un’area a vocazione agricola gravitante lungo la via a Turre: una dirama-
zione rispetto alla via principale, un insediamento al quale può essere ascritto il rimaneggia-
mento dell’ipogeo, e, in posizione dominante, un santuario dedicato alla dea delle messi a
garantire l’abbondanza dei prodotti della terra alla popolazione contadina.

NOTE
1 Sullo stesso argomento Canu 2007.
2 Cfr. Archivio Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Sassari e Nuoro, documento
datato 21 marzo 1974 (Analisi C14 comunicate al prof. E. Contu dalla dott.ssa M. L. Ferrarese Ceruti),
con risultato 3460±50 BP, equivalente al 1510 a.C.
3 Canu 2007 b, fig. 1. Il primo, sul quale non è riportato l’inventario, ricostituito da 5 frammenti, h 13,2
cm, matrice stanca; il secondo, inv. R 293/77, è un frammento di volto, di lungh. 8,4 cm, così come il
terzo, inv. R 300/77, di lungh. 5,0 cm.
4 Sulla diffusione della tipologia in Sardegna Regoli 1991; Moscati 1993, pp. 83-92; Garbati 2005, pp.
41-43 e 74-86.
5 Archivio Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Sassari e Nuoro, prot. 3619 del 23
novembre 1976 (Restauro e analisi, Elenco dettagliato del materiale, Materiali da Muros-Nuraghe Sa
Turricula).
6 Vengono schedati 66 reperti. Ritrovamenti editi dopo il 1980 in Basoli 1984, pp. 255-257 e Solinas-
Lissia 1997, pp.133-136, Rovina 2001, pp. 28-30. Inediti gli esemplari rinvenuti durante una ricogni-
zione diretta dal prof. M. Milanese del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari e coordinata
dal dott. F. Campus e dalla dott.ssa L. Biccone in località Santa Giusta-Osilo, attualmente in corso di
studio da parte del dott. M. Biagini.
7 I busti si presentano cavi all’interno, formati da due parti, anteriore e posteriore, non unite sul fondo. La
figura è rappresentata a mezzo busto, su un piedistallo, con il capo diademato e coperto da un polos sul
quale poggia un velo; sul copricapo è una spiga in rilievo; i capelli sono divisi a metà sulla fronte e scen-
dono lungo il volto; spesso sono visibili le orecchie adorne di orecchini emisferici; la veste è indicata da
un panneggio; sul retro può essere impressa o graffita la firma del ceramista. Vismara 1980, p. 13.
8 R 291/77; h. 9,0 cm.
9 R 295/77; h. 3,9 cm. Cfr. esemplare 9 in Vismara 1980, pp. 23-24, tav. IX (Museo di Cagliari, pro-
venienza ignota).
10 R 277, 278, 279, 289, 299/77.
11 R 273, 274, 275, 288, 294, 297, 298/77; 687.
12 R 280, 283, 285, 286, 287, 290/77.
13 Framm. di polos e 1 framm. di torso senza inventario; 2 framm. di torso 687 e 695.
14 I reperti faunistici costituiscono la maggioranza dei reperti in quanto delle 27 cassette conservate nei
magazzini del Museo Sanna, ben 13 contengono esclusivamente ossa.
15 Oltre ai materiali ceramici cfr. i ritrovamenti numismatici in Guido 1978, pp. 228-230: insieme alle
4 monete puniche cit. alla nota 6, sono stati rinvenuti altri 28 esemplari, di cui 24 decifrati, datati dal
secondo quarto del III sec. d.C. (Salonina post 235 d.C.) alla fine del IV secolo (Teodosio).
16 La strada, almeno nel suo primo tratto, non è ricordata dall’Itinerario Antoniniano, ma è ben docu-
mentata grazie ai miliari nei quali è denominata a Turre Karalis (CIL X, 8022, 8025; EE VIII, 743), a
Turre (CIL X, 8014, 8016, 8017, 8023, 8024; ILDS I, 383), a Karalibus Turrem (CIL X, 8011= ILS 530;
CIL X, 8019). La prima denominazione è quella più antica, mentre l’inversione del caput viae è docu-
mentata a partire dalla prima metà del III sec. d.C. (Meloni 1975, pp. 266-269, 424).
17 La distanza indicata pone una problematica, se il percorso aggirasse l’area attualmente occupata da
Sassari, da est (Carbonazzi 1832, pp. 66-68; La Marmora 2001, p. 90), da ovest, come finora ritenuto
più probabile (Spano 2001, p. 58; Meloni 1975, p. 269; Belli 1988, pp. 356-358), o se passasse per la
città, lungo la direttrice del Corso e l’attuale via Roma proseguendo lungo la vecchia Carlo Felice e
Scala di Giocca, come propone Mastino (Mastino 2005, p. 365), considerando l’esistenza del toponimo

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medievale Iscala de Clocha, che sembra implicare un percorso a tornanti già esistente in tale periodo.
18 L’ipotesi viene ventilata anche in Belli 1988, p. 343.
19 Archivio di Stato di Cagliari, Fondo 1383, Segreteria di stato e di guerra, II, serie, n° XI, 1776,
Informativa redatta dall’Arciprete della cattedrale di Sassari G. Battista Simon intitolata “Dell’antica
strada romana tra Sassari e Cagliari”.
20 Catasto Comunale di Muros, foglio 7.

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Fig. 1 - Stralcio IGM, Foglio 459, sezz. I, Sassari e II, Ossi, con localizzazione dei siti
menzionati nel testo.

Fig. 2 - Busto fittile di Sarda Ceres, primo sottotipo, visione frontale, laterale, poste-
riore (da Canu 2007b).

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Fig. 3 - Ponte sul Rio Bunnari presso la confluenza con il Rio Mascari (Foto N. Canu).

Fig. 4 - Muros, loc. Badde Ivos: strada di Coa de Fig. 5 - Muros, loc. Badde Ivos: planimetria
Redulas, particolare (Foto N. Canu). e prospetto. Rilievo C. Giuffrida (da AA.VV.
2007).

415