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Ascolta la Parola

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Ascolta
la Parola
Una lettera damore
per gli abitanti della terra

a cura di Giuseppe Marrazzo

EDIZIONI ADV

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Segni dei tempi, anno LI, n. 1/2004


Pubblicazione semestrale gi registrata presso
il tribunale di Firenze n. 837 del 12/02/1954.
In fase di registrazione presso il tribunale di Roma
Coordinatore: Giuseppe Marrazzo
Redazione: Maurizio Caracciolo
Grafica di copertina: Valeria Rizzo
Impaginazione: Enza Laterza
Editore: Edizioni ADV dellEnte Patrimoniale U.I.C.C.A.
Falciani, Impruneta FI
Tel. 55/2326291 Fax 55/2326241
Sito: www.edizioniadv.it; E-mail: segni@edizioniadv.it
Stampatore: Legoprint SpA - Lavis TN
ISBN 88-7659-151-6
Direttore responsabile: Franco Evangelisti
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Una copia (anche arretrata): 3,30
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2004 Edizioni ADV dellEnte Patrimoniale U.I.C.C.A.
Tutti i diritti sono riservati alleditore. La riproduzione in qualsiasi forma, intera o parziale vietata in italiano e in ogni altra lingua. I diritti sono riservati in tutto il mondo.
I testi biblici riportati, salvo diversa indicazione, sono tratti dalla versione Nuova Riveduta, 1994 Societ Biblica di Ginevra, CH 1211 Ginevra (Svizzera). Questa versione
traduce il tetragramma ebraico YHWH con SIGNORE in maiuscoletto per distinguerlo
dalla parola Signore che traduce adhonai. L dove ricorre adhonai YHWH, lespressione stata resa con il Signore, DIO per evitare la ripetizione.
Tiratura: 6.000 copie

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PREFAZIONE
La Riforma protestante del XVI secolo ha semplificato e
purificato la religione cristiana, ponendo al centro della
devozione Cristo Ges e la predicazione della Parola.
La Bibbia ha ritrovato il posto centrale nella vita della chiesa. Di fronte al moltiplicarsi di tradizioni, usanze,
dottrine e riti non sempre vagliati e verificati, i riformatori hanno ritrovato il fondamento della verit nelle
Scritture ed esse sono diventate il solo criterio di fede.
La chiesa non ha il potere di esercitare il suo ministero definendo infallibili le verit della fede o dei dogmi,
ma deve vegliare che la dottrina e linsegnamento siano
fondati sulla Bibbia.
I credenti di Berea, nellaccogliere con entusiasmo la
predicazione di Paolo, verificarono che il suo messaggio
fosse in armonia con le Scritture. Or questi erano di
sentimenti pi nobili di quelli di Tessalonica, perch ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni
giorno le Scritture per vedere se le cose stavano cos
(Atti 17:11).
Nessun libro stato amato, odiato, riverito come la
Bibbia. Nel suo nome, uomini e donne sono stati perseguitati. Ha ispirato le pi elevate e nobili azioni; ha dato
senso alla malattia e alla guarigione, alla vita e alla morte, al passato e al futuro.
La Bibbia resta un libro unico e la sua unicit non deriva da influssi culturali, politici e filosofici, ma dalla sua
origine: essa la rivelazione del Padre e di Ges Cristo,
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il Salvatore del mondo, e contiene un messaggio damore per gli uomini di tutti i tempi.
Un proverbio cinese dice: meglio accendere una
candela che maledire loscurit.
In un contesto di crisi e di conflittualit, i credenti,
con laiuto dello Spirito Santo, hanno il compito di riappropriarsi di una predicazione che sappia infondere fiducia, voglia di vivere, capacit di sognare e di immergersi nella vita quotidiana con la consapevolezza che Dio
ci ama. Occorre accendere un lume!
Ascolta la Parola una presentazione semplice e sistematica delle verit contenute nella Scrittura e unesortazione a vegliare per non restare esclusi dalla nuova terra e dal nuovo cielo. Se non vegliamo, il Regno
verr e non ce ne accorgeremo.
Occorre una conversione completa del cuore e della
coscienza per trasformare un luogo di dolore in una
porta di speranza, una vita senza senso in una colma
di gioia e con tanta voglia di fare festa.
Nellora della fatica, della sonnolenza o in quella delladdio continueremo ad affidarci alla misericordia e alla grazia del Signore, sapendo di potervi contare.
Gli Editori

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Capitolo 1

CHE COS LA BIBBIA?


Il punto fondamentale da cui deve partire lesperienza
di una comunit cristiana la Bibbia. Solo nella Bibbia
Dio ha rivelato il suo carattere, i suoi scopi, il suo piano
per la salvezza delluomo. Certo, la natura e la stessa coscienza umana possono fornire delle tracce della presenza del Signore nel mondo, ma per diversi aspetti sono
indicazioni contraddittorie.
La religione cristiana per definizione una religione
rivelata; essa non il frutto di una scoperta interiore,
ma si basa su una lettera damore, a volte scomoda, che
Dio ha indirizzato alluomo.
Certo, anche nella Bibbia possibile osservare punti
poco chiari, a volte necessario inserire questa rivelazione divina nel suo contesto storico. Ma un dato di
fatto che luomo trova in essa il piano di Dio, la consolazione per la sua sofferenza, il coraggio per affrontare
loggi, la speranza per un domani migliore. Soprattutto
vi trova lamore di Dio che pi di ogni altra cosa si concretizzato nellesperienza di Ges Cristo, vissuto, morto
e risorto per la salvezza dellumanit.
La chiesa avventista, come altre denominazioni, accetta la Bibbia nella sua totalit: lAntico Testamento secondo il canone ebraico e il Nuovo secondo il canone
cristiano (V. Fantoni e R. Vacca).
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Capitolo 1

1. Che cosa significa la parola Bibbia?


Questo termine viene dal greco biblia, che significa libri. In verit la Bibbia, pur presentandosi come un unico libro, costituita da una collezione di libri divisi in
due grandi parti, dette Antico Testamento e Nuovo Testamento. Molti di questi libri, per, non sono tali nel
senso corrente della parola: alcuni sono semplicemente
delle lettere e altri dei messaggi cos brevi da potersi copiare in due o tre pagine dattiloscritte.
2. Antico e Nuovo Testamento
LAntico Testamento raggruppa gli scritti compilati prima della venuta di Ges Cristo; il Nuovo Testamento
quelli redatti dopo la morte del Salvatore. La parola Testamento usata con il significato di alleanza e lAntico Testamento indica appunto linsieme degli scritti sacri che si riferiscono allantica alleanza, quella cio che
Dio concluse con il popolo dIsraele per mezzo di Mos.
Il Nuovo Testamento designa invece i libri della nuova
alleanza, quella contratta da Dio con il popolo cristiano
mediante il Figlio suo.
Gli antichi ebrei raggruppavano i libri dellAntico Testamento in tre grandi classi: la Torah, termine ebraico
che significa legge e che comprendeva i primi cinque
libri della Bibbia detti anche Pentateuco; i Nebiim, ossia
i Profeti e i Ketubim, Scritti, cio gli altri libri rimasti fuori dalle due precedenti raccolte.
Se si considera il contenuto, i libri si possono raggruppare in:
a. Legali, riguardanti specialmente la legislazione sacra del popolo dIsraele.
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b. Storici, contenenti la narrazione degli avvenimenti


relativi al popolo eletto.
c. Profetici, che trattano delle rivelazioni divine date
ai profeti.
d. Didattici, che contengono specialmente norme pratiche per agire con rettitudine e saggezza.
Per analogia con i libri dellAntico, anche quelli del
Nuovo Testamento si possono suddividere in libri storici
(i quattro evangeli e gli Atti degli Apostoli), didattici (le
epistole paoline e apostoliche) e profetici (lApocalisse).
3. Da chi fu scritta la Bibbia?
La redazione dei libri della Bibbia copre un periodo di
circa 1600 anni. I libri pi antichi si ritiene siano stati
scritti da Mos intorno al 1500 a.C., mentre lultimo libro, lApocalisse, fu scritto dallapostolo Giovanni verso
il 96 d.C.
LAntico Testamento fu redatto originariamente in
ebraico, salvo pochi brani in aramaico, e il Nuovo Testamento in greco. I libri, opuscoli o messaggi come meglio piace chiamarli, sono opera di una quarantina circa
di autori, dei quali Mos per lAntico Testamento e Paolo per il Nuovo furono i pi fecondi. A Mos si attribuiscono i primi cinque libri dellAntico Testamento, e precisamente: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Paolo scrisse la maggior parte delle epistole, o
lettere, contenute nel Nuovo Testamento.
Altri scrittori notevoli furono Davide che scrisse una
gran parte dei salmi; Salomone, a cui sono attribuiti i libri dei Proverbi, dellEcclesiaste e del Cantico dei Cantici; Luca, che redasse lEvangelo omonimo e il libro degli
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Capitolo 1

Atti degli Apostoli, e Giovanni, autore del quarto Evangelo, di tre epistole e dellApocalisse.
I numerosi autori biblici rappresentano unampia variet di cultura e di esperienze.
Mos fu educato in tutta la sapienza degli egizi e
guid uno dei pi imponenti movimenti di emancipazione di tutti i tempi.
Giosu fu il valente condottiero che introdusse Israele nella terra promessa.
Davide cominci la sua esperienza come pastore e
ascese poi agli onori regali.
Il re Salomone port Israele alle pi alte vette della
gloria e della ricchezza; Daniele fu primo ministro di Babilonia per parecchi anni; Amos era un semplice mandriano; Matteo un esattore delle imposte; Luca un medico; Pietro un pescatore; Paolo un dottore della legge.
Quale moltitudine di uomini per scrivere un libro! E
la cosa pi straordinaria che i loro scritti si fondono in
modo cos perfetto che sono rimasti insieme da quasi
duemila anni.
Considerando il luogo dove la Bibbia fu redatta si sa
che alcune sue parti furono scritte nel deserto del Sinai,
altre a Gerusalemme, altre ancora in Babilonia mentre
gli ebrei vi dimoravano in esilio. Diversi dei suoi libri furono scritti in una buia cella di Roma e lultimo nellisola di Patmos, nel Mediterraneo orientale.
Il materiale usato era, evidentemente, quello dellepoca: papiri, pergamene, pennelli, penne doca o dosso.
Non straordinario che gli scritti di tanti autori cos
diversi, vissuti in luoghi distanti gli uni dagli altri, separati fra loro da secoli e secoli, siano diventati, una volta
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riuniti insieme, il pi grande, il pi conosciuto e il pi


amato libro del mondo?
4. La Bibbia fu ispirata da Dio
Perch la Bibbia un libro tanto straordinario? La spiegazione va ricercata nel fatto che i libri da cui composta sono da ritenersi non semplici libri umani, ma divini, perch furono scritti sotto quella particolare assistenza divina che chiamata ispirazione.
Lapostolo Paolo, riferendosi ai libri dellAntico Testamento, dice infatti in una sua epistola: Ogni scrittura
ispirata da Dio (1 Timoteo 3:16). E lapostolo Pietro afferma: Infatti nessuna profezia venne mai dalla volont
delluomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di
Dio, perch sospinti dallo Spirito Santo (2 Pietro 1:21).
Oltre duemilacinquecento volte gli scrittori della Bibbia testimoniano che quanto stato da essi scritto non
il frutto del loro pensiero, della loro immaginazione, ma
il risultato di ci che stato rivelato loro da Dio e ispirato dallo Spirito Santo. E questo affermano con le espressioni seguenti: E il SIGNORE mi disse: Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca (Geremia 1:9; cfr. 30:2;
Esodo 17:14; Isaia 30:8; 2 Samuele 23:2; Matteo 1:11; Atti 28:25).
Una prova speciale, decisiva per i cristiani, dellispirazione divina della Bibbia la testimonianza data da Ges Cristo stesso e dagli apostoli. Per essi le Scritture (cio
lAntico Testamento perch il Nuovo Testamento era ancora in via di formazione) avevano unautorit assoluta,
incontestabile: esse non solo contenevano ma erano
realmente gli oracoli di Dio, la Parola di Dio.
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Capitolo 1

Di particolare interesse sono le seguenti dichiarazioni di Ges Cristo: Poich in verit vi dico: finch non
siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passer senza che tutto sia adempiuto
(Matteo 5:18); la Scrittura non pu essere annullata
(Giovanni 10:35).
Per quanto riguarda il Nuovo Testamento, si pu dire
che esso contiene la rivelazione di Dio per eccellenza,
poich narra la vita, le opere e la predicazione di Ges,
il Messia, il Figlio di Dio, la Parola di Dio fatta carne.
Dice lautore dellepistola agli Ebrei: Dio, dopo aver
parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai
padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha
parlato a noi per mezzo del Figlio (Ebrei 1:1,2).
quindi ancora Dio che parla anche nel Nuovo Testamento, e gli scrittori dei libri di esso sono pure ispirati. Dice lapostolo Paolo: Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da
Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; e noi ne
parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali (1 Corinzi 2:12,13).
E lapostolo Giovanni inizia lApocalisse, il libro conclusivo dellintera collezione biblica, con queste parole:
Rivelazione di Ges Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve, e che
egli ha fatto conoscere mandando il suo angelo al suo servo Giovanni. Egli ha attestato come parola di Dio e testimonianza di Ges Cristo tutto ci che ha visto (1:1,2).
Non bisogna tuttavia pensare che gli scrittori biblici
siano stati degli automi o dei semplici amanuensi che
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hanno scritto sotto dettatura! I libri della Bibbia, pur


manifestando una mirabile unit per via del loro autore
principale, Dio, rivelano la diversa personalit dei loro
redattori umani.
Mos non ha scritto come Samuele, n Isaia come
Michea od Osea. I libri di Geremia, Ezechiele, Daniele e
Giovanni sono lontani dallavere lo stesso valore letterario. Giacomo, Paolo, Pietro e Marco si esprimono con
stile ben diverso. Dio, per rivelarsi allumanit, si servito di uomini ai quali ha fornito il contenuto del messaggio e una speciale assistenza per la stesura di esso, senza per violare la loro libert e comprimerne o sminuirne la personalit. Ecco perch si dice che una delle particolarit della Bibbia quella di essere al tempo stesso
parola di Dio e parola delluomo.
5. I manoscritti
Esiste oggi qualche manoscritto originale della Bibbia?
No! Nessuno, come non esistono quelli di Omero o di
Pindaro, di Cesare o di Cicerone.
Per quanto ne sappiamo, tutti questi documenti di valore inestimabile sono andati smarriti da lungo tempo. Probabilmente si sono dissolti in polvere gi molti secoli fa.
Per fortuna in quei tempi molto lontani, degli uomini
pii ne compresero limportanza e li copiarono. Poi, con
il passare dei secoli, furono copiati moltissime volte e
oggi, nei grandi musei e nelle biblioteche del mondo, si
conservano in gran numero questi documenti antichi o
parti di essi. Quasi sempre il lavoro di copiatura veniva
eseguito con una cura cos meticolosa che le differenze
dovute a errori di trascrizione, differenze rilevabili a un
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Capitolo 1

confronto tra le copie, sono cos lievi da non incidere sul


significato del testo.
interessante ricordare che intorno allanno 500 d.C.
un gruppo di sapienti israeliti, i Massoreti, si assunse il
compito di garantire la trasmissione esatta dal testo dellAntico Testamento alle generazioni future. Questi studiosi stabilirono delle regole precise che tutti i copisti
avrebbero dovuto seguire da quel tempo in poi. Nessuna
parola, nessuna lettera doveva essere scritta a memoria.
Lamanuense doveva considerare attentamente ogni parola, e leggerla ad alta voce prima di trascriverla. Si doveva perfino contare le parole e le lettere di ogni periodo, e se queste non corrispondevano a quelle del testo
che il copista aveva sottocchio, il lavoro veniva scartato
e si ricominciava daccapo.
Grazie alla preoccupazione degli studiosi moderni di
ricostruire il pi fedelmente possibile il testo originale,
ogni manoscritto biblico scoperto nel tempo presente
viene studiato con paziente abilit.
Di qui lentusiasmo straordinario che suscit nel 1947
la notizia del ritrovamento di un numero notevole di antichissimi manoscritti in una caverna nei pressi del mar
Morto (rotoli di Qumran). Questo interesse si accrebbe
ancora quando gli studiosi annunciarono che i rotoli di
Isaia e di altri autori dellAntico Testamento, da poco
scoperti, erano di parecchi secoli pi antichi di qualunque manoscritto trovato in precedenza, risalendo probabilmente al secondo secolo a.C.
Quindi i manoscritti pi antichi che si conoscono,
cio le copie di alcuni libri dellAntico Testamento, risalgono a poco pi di un centinaio di anni prima di Cristo.
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Anche del Nuovo Testamento non si conosce alcun


documento originale. LEvangelo autografo di Giovanni
varrebbe oggigiorno un regno, ma nessuno sa dove sia.
probabile che sia finito bruciato durante una delle feroci persecuzioni subite dalla chiesa.
Provvidenzialmente dei cristiani devoti fecero numerosissime copie dei libri del Nuovo Testamento, delle
quali circa 4.500 sono custodite nei musei e nelle biblioteche di molti paesi del mondo.
Il pi antico manoscritto di tutto il Nuovo Testamento un minuscolo frammento che si trova nella biblioteca di John Rylands, a Manchester, Inghilterra. Si tratta di un testo incompleto del vangelo di Giovanni (18:3133,37,38), che misura solo cm 6,2x8,7. Fu scritto in Egitto durante la prima met del secondo secolo, a meno di
cinquantanni dalla morte dellautore.
Il Codice Vaticano probabilmente la pi antica copia quasi completa della Bibbia. Il suo nome deriva dal
fatto che il manoscritto custodito nella Biblioteca Vaticana sin dal 1481. Ben poco si sa della sua storia prima
di questa data, ma gli specialisti ci dicono che esso appartiene alla prima met del quarto secolo.
Un altro manoscritto di gran valore custodito nel Museo Britannico il Codice Sinaitico, scoperto nel 1844
dallo studioso tedesco Costantino Tischendorf nel monastero ortodosso di S. Caterina sul monte Sinai. Gli
specialisti lo fanno risalire allincirca alla met del quarto secolo, sicch esso ha pi o meno la stessa et del Codice Vaticano.
Un terzo manoscritto di notevole pregio, denominato
Codice Alessandrino e custodito anchesso nel Museo
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Capitolo 1

Britannico, data dalla prima met del quinto secolo d.C.


Oltre a questi tre grandi volumi giuntici dai primi secoli, si sono pure conservati centinaia di altri frammenti del Nuovo Testamento dimportanza vitale. Molti di essi sono venuti alla luce negli anni recenti. Ognuno di
questi manoscritti, appena scoperto, stato studiato criticamente dagli specialisti del Nuovo Testamento, per
poter stabilire un testo greco che rassomigli il pi possibile alloriginale perduto.
Di conseguenza, sebbene non esista pi nessuno degli scritti originali di Mos, di Davide, di Isaia, di Matteo,
di Marco, di Giovanni, ecc., si pu affermare nondimeno con sicurezza che lattuale testo ebraico dellAntico
Testamento e quello greco del Nuovo sono tanto accurati quanto hanno potuto renderli uomini dalla pi alta
capacit, onest e devozione.
interessante notare che per i classici della letteratura lintervallo di tempo tra la loro redazione e il pi antico manoscritto giunto fino a noi addirittura enorme:
quattordici secoli per le tragedie di Sofocle, altrettanti
per Eschilo, Aristofane e Tucidide, sedici per Euripide e
Catullo, tredici per Platone, dodici per Demostene!
6. Suddivisione in capitoli e versetti
Al principio del secolo XIII, ogni libro della Bibbia fu
suddiviso in capitoli, di lunghezza pressappoco uguale,
da Stefano Langton, professore dellUniversit di Parigi.
I capitoli furono poi suddivisi a loro volta in brevi frasi, chiamate versetti dalleditore Roberto Estienne,
quando pubblic la Bibbia nel 1551.
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Queste suddivisioni hanno un valore esclusivamente


pratico e insieme allindicazione del titolo del libro servono a facilitare il ritrovamento del passo o del brano
che si vuol citare.
Ecco alcuni esempi tipici di citazioni:
a. Se si trova scritto: Genesi 1:5, vuol dire che si cita il
libro della Genesi (il primo libro della Bibbia) e precisamente il primo capitolo e il quinto versetto. Cio la prima indicazione riguarda il titolo del libro, il primo numero indica il capitolo e quello che viene dopo i due
punti indica il versetto.
b. Con Isaia 20:7-12, si indica invece il libro del profeta Isaia, capitolo 20, dal versetto 7 al versetto 12 compresi. Il trattino, sta a indicare dal versetto al versetto.
c. Con Apocalisse 5:1,5,7 si intende il libro dellApocalisse, capitolo quinto, versetti 1,5 e 7. La virgola segna
il distacco tra i versetti citati.
Conclusione
La Bibbia il libro pi tradotto e pi venduto nel mondo. Nessun altro libro stato amato, letto, studiato come
la Bibbia. Il messaggio che contiene universale; ogni
uomo, credente e non, dellemisfero nord o dellemisfero
sud ha limpegno morale di confrontarsi con la Scrittura, vero patrimonio dellumanit.
La Bibbia il documento fondamentale per una riflessione di fede in vista della fede dei suoi lettori. Chi
ignora le Scritture, ignora la forza di Dio e la sua esperienza (Girolamo).

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Capitolo 2

IL MISTERO DELLA TRINIT


Il termine trinit non di origine biblica. Ma si ritenuto che questa parola fosse la migliore possibile per far riferimento al Dio unico, che ha rivelato se stesso nelle
Scritture quale Padre, Figlio e Spirito Santo.
Questo concetto suggerisce lidea che allinterno dellessenza unica della divinit, dobbiamo distinguere tre
persone che non sono tre parti, o tre espressioni di Dio,
bens tre persone distinte e coeterne.
Alcuni avranno la tendenza a opporsi a questa dottrina in quanto non espressamente enunciata nelle Scritture. Ma bench possa apparire a prima vista contraddittoria, occorre non rifiutarla in partenza, con il pretesto che non ha senso, perch senza di essa molte affermazioni bibliche perderebbero di significato.
Una rivelazione ancora velata
Il contributo essenziale dellAntico Testamento alla dottrina della trinit la sua insistenza sullunicit di Dio.
Dio non uno tra i tanti (cfr. Esodo 20:2,3). Egli il solo, lunico: Il SIGNORE, il nostro Dio, lunico SIGNORE
(Deuteronomio 6:4).
Lebraico usa il termine echad per indicare sia il numero cardinale primo (primo giorno Genesi 1:5) sia
ununit composita, invece per ununit semplice utiliz16

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za yachid. Per esempio, per descrivere il matrimonio, la


Bibbia dice: Perci luomo lascer suo padre e sua madre e si unir a sua moglie, e saranno una stessa carne
(Genesi 2:24). Lespressione una stessa carne (lebasar
echad) implica ununit plurale: i due coniugi sono uniti pur rimanendo personalit distinte.
Tuttavia gi nellAntico Testamento noi troviamo un
insegnamento implicitamente trinitario, come se Dio
preparasse lentamente e progressivamente la via a una
piena rivelazione della sua natura. La dottrina della trinit non la sola in queste condizioni. Ci sono anche altre verit cristiane importanti, quali la morte sostitutiva
di Cristo o il millennio.
Nonostante si debba fare attenzione a non leggere il
Nuovo nellAntico Testamento, queste referenze sono
molto pi numerose di quanto non sembri a prima vista.
Fin dai primi versetti della Bibbia, Dio e lo Spirito di Dio
appaiono come distinti. Per cui si legge che, quando Dio
cre i cieli e la terra, lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque (Genesi 1:1,2). Si fa allusione ripetutamente allo stesso Spirito di Dio in altri brani dellAntico Testamento (Genesi 41:38; Esodo 31:3; 1 Samuele
10:10; Isaia 61:1).
Lo Spirito di Dio, o lo Spirito del Signore, d la vita
(Giobbe 33:4). Ha ispirato Mos e i profeti (Numeri
11:24; 2 Cronache 15:1), ha spinto persone allazione
(Giudici 13:25) e ha parlato per mezzo dei profeti (2 Samuele 23:2).
Consideriamo il testo di Isaia 48:16 in cui il Servo del
Signore, il Messia promesso, dichiara: Avvicinatevi a
me, ascoltate questo: fin dal principio io non ho parlato
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Capitolo 2

in segreto; quando questi fatti avvenivano, io ero presente; ora, il Signore, Dio, mi manda con il suo Spirito.
Qui vengono menzionate tre persone. Il Messia promesso parla del Signore che lo ha mandato e dello Spirito
per il quale mandato. Si tratta di chiare allusioni - a dispetto di un contesto fortemente monoteista - allunicit
di Dio, al carattere distinto delle tre persone menzionate e alla complementariet che esiste tra di loro. Tutto
questo si avvicina molto a unaffermazione trinitaria.
Lo stesso avviene per i frequenti riferimenti allangelo del Signore. Dio presentato come un mediatore divino che appare sotto forma umana e parla faccia a faccia con personaggi dellAntico Testamento. Per due volte
aiuta e incoraggia Agar (Genesi 16:7-14; 21:17). A due riprese chiama dal cielo Abraamo (Genesi 22:11,15-19).
langelo del Signore che appare a Mos nel pruno ardente e che identifica se stesso con il Signore (Esodo 3:2-6).
Questo stesso angelo ha protetto Israele nel suo esodo dallEgitto (Esodo 14:19,20; 13:21). Moltissime volte
in queste narrazioni, langelo chiamato: Signore, bench sia inviato di Dio (Esodo 23:20; 32:34). Si parla di lui
come del Signore e dellangelo del Signore. Tutto ci
suggerisce una volta di pi una chiara anticipazione della rivelazione completa della trinit cos come si trova
nel Nuovo Testamento, come se questo insegnamento
fosse stato accuratamente tenuto in serbo per essere rivelato a tempo debito.
Dilemma per gli apostoli
Tutto si chiarisce quando si arriva al Nuovo Testamento,
dove sembra che lincarnazione di Ges, la crocifissione,
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la risurrezione, la venuta dello Spirito Santo alla Pentecoste - e il suo influsso nella chiesa - abbiano portato gli
apostoli a chiedersi come rendere conto di questi avvenimenti pur mantenendo la fede in un Dio unico. Come
pu Dio essere uno e trino? possibile conciliare sia lunicit di Dio sia la divinit di Cristo? Levento Cristo pone una domanda irrisolvibile.
Gli apostoli non pensavano minimamente di contestare la divinit del Padre e la sua personalit (1 Corinzi 1:3;
8:4,6; 15:24; Galati 1:1,3); Ges stesso li aveva spesso
esortati a sottomettersi al Padre che nei cieli (Matteo
6:1; 7:11; 18:14; 23:9) e parlava di lui come Dio. In Matteo 6:26 Ges ricorda a chi lo ascolta che il nostro Padre
celeste nutre gli uccelli del cielo e, al v. 30, che il nostro
Dio riveste lerba dei campi. Ges conclude dicendo che
non dobbiamo preoccuparci di quello che mangeremo,
di quello che berremo e di che cosa ci vestiremo, perch
il vostro Padre celeste sa di che cosa avete bisogno (vv.
31,32). evidente che per Ges, Dio e il vostro Padre celeste sono espressioni interscambiabili che descrivono
una persona al di fuori di se stesso.
Per cui Ges e il Padre sono due persone distinte.
Questo fatto viene sottolineato in diversi brani nei quali
il Signore parla del Padre come di suo Padre (Matteo
7:21; 10:32,33; 11:27; Luca 10:22; 22:29; Giovanni 5:17;
6:32) e si rivolge a lui dicendo semplicemente Padre
(cfr. Matteo 11:25,26; Marco 14:36; Luca 22:42; Giovanni 17:1,5,21,24).
Non solo il Padre chiamato Dio, ma gli attributi che
lo caratterizzano appartengono solo a lui. Egli santo
(cfr. Giovanni 17:11,25), sovrano (Matteo 6:10; 11:25;
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Capitolo 2

Luca 10:21), eterno (Giovanni 5:26; 6:57), onnipotente


(Marco 14:36; Apocalisse 3:21), glorioso (Matteo 16:27;
Efesini 1:17) e onnisciente (Matteo 6:8; Marco 13:32; Luca 12:30). Si deve adorare il Padre (Giovanni 4:23; Efesini 3:14). Chi santo, onnipotente, eterno, glorioso, onnisciente e degno di essere adorato se non Dio stesso?
Non fu per facile per i primi cristiani di origine giudaica riconoscere la divinit di Cristo; tuttavia gli scritti
del Nuovo Testamento confermano questa radicale inversione di marcia, attribuendogli tutti i titoli.
Facendo eco alle rivendicazioni implicite di Ges alla
divinit (Giovanni 8:58; 17:5; Marco 2:1-12), i primi cristiani parlano di lui come Dio (Tito 2:13; Ebrei 1:8; Romani 9:5) e lo chiamano spesso Signore (Atti 11:16;
19:17; 22:10; Romani 1:4,7; 10:9; Filippesi 4:5), non esitando, alloccasione, a usare superlativi quali: Il Signore di tutti (Atti 10:36), il Signore della gloria (1 Corinzi 2:8), Ges nostro Signore (1 Corinzi 9:1), nostro
Signore e Dio (Apocalisse 4:11), il Signore dei signori
(Apocalisse 17:14; 19:16).
Scritto allincirca sessantacinque anni dopo la risurrezione del Signore, il vangelo di Giovanni inizia con la
seguente affermazione: La Parola era con Dio, e la Parola era Dio (1:1). Anche qui, il Figlio chiaramente distinto dal Padre. Tuttavia esiste tra di loro una stretta comunione, infatti la preposizione greca pros (con) non
esprime solo una prossimit fisica, ma ancor pi unintimit di rapporto tra il Padre e il Figlio.
Questo stesso punto di vista risalta in Filippesi 2:5-11,
dove Paolo descrive Ges prima della sua incarnazione
come esistente in forma di Dio (v. 6). In questo brano,
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lapostolo utilizza un termine greco che indica la somma


delle caratteristiche che fanno di una cosa ci che cio la sostanza - e non semplicemente la forma o lapparenza esteriore.
Il Cristo celebrato come eterno (Matteo 28:20; 1
Giovanni 1:2), non creato, nato da nessuno (Giovanni
1:1; Apocalisse 22:13), santo (Ebrei 7:26; 1 Pietro 1:19;
Apocalisse 3:17), immutabile (Ebrei 1:12;13:8), onnipresente (Matteo 28:20; 18:20). Dobbiamo stupircene? Come il Padre, egli impegnato nelle opere divine della
creazione (Giovanni 3:35; Colossesi 1:16), della provvidenza (Giovanni 3:35; Colossesi 1:17; Ebrei 1:3), del perdono dei peccati (Matteo 9:1-8); Colossesi 3:13) della risurrezione e del giudizio (Matteo 25:31-46; Giovanni
5:19-29; 2 Timoteo 4:1,8), della dissoluzione finale e del
rinnovamento di ogni cosa (Filippesi 3:21; 2 Pietro 3:813; Apocalisse 21:5).
Aggiungiamo che se il Padre degno di adorazione,
altrettanto lo Ges Cristo. Degno lAgnello, che stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, lonore, la gloria e la lode, cantano gli
esseri celesti (Apocalisse 5:12). Ed proprio volont del
Padre che tutti onorino il Figlio come onorano il Padre (Giovanni 5:23). Gli angeli stessi, su richiesta del
Padre, sono chiamati ad adorare Ges (Ebrei 1:6).
Nei brani menzionati - e in altri ancora - Ges non
visto come un semidio, una parte di Dio o come uno simile a Dio ma, nel senso pieno del termine, come vero
Dio. Molto spesso gli autori biblici sottolineano lunit
essenziale e luguaglianza che esistono tra il Padre e il Figlio. Tuttavia, non ci autorizzano a concludere che Dio
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Capitolo 2

a volte Padre e a volte Figlio. Sono tutte e due al tempo


stesso uguali e chiaramente distinti.
La misteriosa terza persona
Che ne dello Spirito Santo? anchessa una persona distinta dal Padre e dal Figlio? Senza dubbio il termine Spirito non suggerisce in modo cos diretto la nozione di personalit come lo fanno le espressioni Figlio di Dio o
Dio Padre. Oltre a ci, contrariamente al Figlio di Dio,
lo Spirito Santo non venuto in mezzo a noi come un essere umano. Si pu capire perch nel corso della storia, alcuni cristiani abbiano negato la personalit dello Spirito.
Tuttavia non possiamo non rimanere colpiti dallinsegnamento continuo del Nuovo Testamento sulla personalit dello Spirito. Spesso si detto che questi brani
non erano che semplici personificazioni dello Spirito e
che di conseguenza non implicassero la nozione di personalit. Ma questo genere di spiegazione difficilmente
si armonizza con le affermazioni bibliche. Si noti, per
esempio, che lo Spirito Santo parla di se stesso in prima
persona. Dice a Pietro, parlando dei servitori di Cornelio, io li ho inviati (Atti 10:20), e, alla chiesa di Antiochia, a proposito di Paolo e di Barnaba, io li ho chiamati (Atti 13:2). Chi, se non una persona, pu dire io?
Daltronde lo Spirito agisce come solo una persona
pu fare: parla (Atti 8:29), insegna (Luca 12:12), attesta
(Atti 20:23), rivela (Luca 2:26), sonda (1 Corinzi 2:10,11),
invia (Atti 13:2), guida, conduce e dirige (Atti 8:29;
11:12), annuncia le cose future (Giovanni 16:13) e testimonia (Romani 8:15,16).
Nelloriginale il termine Spirito, pneuma, gramma22

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ticalmente neutro. In greco, i pronomi che si riferiscono


a un termine neutro sono normalmente anchessi neutri
(Giovanni 14:17,26; 15:26). Ma quando, a pi riprese, si
trovano i pronomi che si riferiscono a pneuma al maschile, si obbligati a concludere che lo Spirito non
semplicemente la potenza di Dio o una personificazione
di questultimo, ma che gli apostoli hanno voluto sottolineare la personalit dello Spirito Santo. Ed quanto
accaduto molte volte (cfr. Giovanni 14:26; 15:26; 16:13).
Anche in questultimo caso viene descritto non solo come una persona, ma come una persona distinta dal Padre e dal Figlio (Giovanni 14:16,26; 15:26).
Se lo Spirito Santo una persona, egli Dio? Sicuramente, almeno agli occhi degli autori del Nuovo Testamento. Non solo onnisciente (1 Corinzi 2:10,11), ma le
sue opere sono quelle di Dio stesso. Dalle Scritture apprendiamo che lo Spirito Santo a parlare ai nostri padri per bocca dei profeti (Atti 28:25), che rende testimonianza della verit che in Cristo (Giovanni 15:26), che
fortifica la fede (1 Corinzi 6:19), che convince il mondo
del giudizio divino (Giovanni 16:8-11), che rigenera o d
nuova vita (Giovanni 3:8), che santifica (2 Tessalonicesi
2:13; 1 Pietro 1:2) e accorda alla chiesa i doni legati al
ministero (1 Corinzi 12:4-11). una persona divina.
Su un piano di uguaglianza
Senza la minima esitazione - perch cos stato rivelato
- gli apostoli mettono lo Spirito Santo sullo stesso piano
di uguaglianza del Padre e del Figlio. Non solo il Padre
e il Figlio sono menzionati congiuntamente come degni
di adorazione e donore (1 Corinzi 1:3; 2 Tessalonicesi
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Capitolo 2

1:12; Efesini 5:5; 2 Pietro 1:1), ma altres lo Spirito Santo presentato con loro fin dallorigine, fonte stessa della grazia che Dio accorda.
Nei primi scritti di Paolo come negli ultimi, le tre persone sono menzionate insieme come fonti di benedizioni
e di salvezza (cfr. 1 Tessalonicesi 1:2-5; 2 Tessalonicesi
2:13,14; 1 Corinzi 12:4,5; Efesini 2:18; 3:2-6). Questa unione e uguaglianza tra le tre persone della divinit, sono sottolineate nella maniera pi esplicita da Paolo: La grazia
del Signore Ges Cristo e lamore di Dio e la comunione
dello Spirito Santo siano con tutti voi (2 Corinzi 13:13).
anche il punto di vista di Ges: Andate dunque e
fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Matteo
28:19). Limportanza eccezionale di questa dichiarazione sta nel fatto che essa afferma in modo impressionante lunit del Padre, del Figlio e dello Spirito collegandoli strettamente con lespressione nel nome di (al singolare) pur mettendo laccento sul loro carattere specifico per mezzo della ripetizione dellarticolo definitivo davanti a ognuno di loro.
Conclusione
Dio uno. Ci sono tre persone, ma un solo Dio.
Anche se apparentemente contraddittoria, questaffermazione tuttavia in armonia con le Scritture, che mostrano poco interesse per le formulazioni puramente speculative sullunicit di Dio. I numerosi sforzi che sono stati fatti per tentare di spiegare questo concetto hanno portato allo sviluppo delle teorie triteiste e modaliste di Dio (le
triteiste negano lunit dellessenza divina, le modaliste ne24

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gano la realt di tre persone distinte in seno alla divinit).


Tutte le obiezioni razionali e le speculazioni umane si
confondono perch tentano di spiegare il Creatore in termini di creatura e lunicit di Dio in termini di unit matematica. Mentre i cristiani, basandosi sulla Bibbia, imparano a conoscere Dio cos come egli stesso si rivelato in
essa. Non si stupiscono di fronte a un elemento che rimane un mistero, perch Dio Dio e noi siamo solo esseri
umani. Noi crediamo, in armonia con le Scritture che Dio
uno, ma anche che in lui e per leternit c il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: un solo Dio in tre persone.
La divinit di Ges, insegnata nel Nuovo Testamento
e proclamata dalla chiesa primitiva, stata oggetto di disputa teologica per alcuni secoli prima di raggiungere
una parola finale con la confessione di fede di Nicea (nel
325): Cristo Unigenito Figlio di Dio [monogens uis],
nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, luce da
luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della
stessa sostanza del Padre.
Nel 1530 La confessione augustana manifesta il completo accordo sul decreto del Concilio di Nicea: c
ununica essenza divina la quale chiamata ed Dio, eterno, incorporeo, indivisibile, dimmensa potenza, sapienza, bont, creatore e conservatore di tutte le cose visibili e
invisibili; e tuttavia che sono tre le Persone, della medesima essenza e potenza, e coeterne: il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo. E si usa il termine Persona con il significato con cui lo usarono, a questo proposito, i Padri della
chiesa, per indicare non una parte o una qualit inerente
a un altro essere, ma quel che esiste di per s (La confessione augustana del 1530, Claudiana, Torino, p. 115).
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Capitolo 3

LA CREAZIONE
Uno degli attributi fondamentali di Dio in relazione alluomo e al mondo quello di creatore. Dio creatore
non solo delluomo, ma di tutte le cose: luniverso la sua
opera. Questo , per il credente, oggetto primario di fede: Per fede intendiamo che i mondi sono stati formati
dalla parola di Dio (Ebrei 11:3).
Tuttavia, secondo la Bibbia, la natura e la ragione offrono ampi indizi della loro origine (e della grandezza
del Dio creatore) a chi si accosta a esse con animo disponibile e senza pregiudizi.
Il racconto della creazione della terra e delluomo trova posto nelle prime pagine della Scrittura (cfr. Genesi
capp. 1 e 2), pur con il linguaggio del tempo e in una cornice pedagogica.
La narrazione della Genesi e il quadro complessivo
del messaggio biblico sono in evidente e insanabile antitesi con levoluzionismo, unideologia che, comunque
adattata, contrasta con alcune verit bibliche essenziali.
Il genere umano stato fatto da Dio amministratore e guardiano della creazione: lattuale situazione di
irrefrenabile degrado del nostro pianeta mostra quanto
luomo abbia tradito questo suo elevato compito (V.
Fantoni e R. Vacca).
Nel dialogo tra scienza e fede, lostacolo nellannun26

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ciare la fede nella creazione dato dallatteggiamento


della teologia ufficiale che ha demandato agli studiosi di
scienze naturali il compito di spiegare le origini del
mondo e delluomo.
Questi specialisti, basandosi sui presupposti teoretici
della conoscenza scientifica, sono difficilmente in grado
di fornire prove verificabili, anche dai profani, delle loro
affermazioni, lasciando un notevole spazio al dubbio e
allincertezza. Tuttavia, pi il tentativo degli scienziati di
spiegare il mondo incerto, pi la concezione del cosmo, in ambito secolarizzato, diventa una realt autonoma e autosufficiente.
Le teorie pi acclamate per spiegare le origini del cosmo e della vita sono il Big bang, lesplosione iniziale e
lespansione progressiva delluniverso, e lipotesi di unevoluzione trasformista (neodarwinismo) che escludono
e contrastano linsegnamento biblico e non perch il testo sacro debba essere considerato un libro scientifico,
ma perch lorientamento dinsieme della Bibbia prevede lintervento di un Dio creatore.
Cercare in tutti i modi di conciliare i dati della scienza
con il testo biblico un esercizio che pu facilmente indurre in errore. La Bibbia non un libro di informazioni
scientifiche e il tentativo di conciliare le sue affermazioni
con la scienza porta a snaturare lintenzione stessa degli
autori sacri. Lintenzione del testo della Genesi non
quella di informare ma di insegnare.
La risposta delluomo la fede: Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; cos le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti (Ebrei 11:3).
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Capitolo 3

Secondo il prologo del vangelo di Giovanni, non necessario dimostrare in che cosa si differenzino i racconti
mitologici della creazione e le affermazioni bibliche, perch lo scopo della creazione non prevede la modalit: luomo non sa come Dio abbia creato. Nel principio era la
Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era
nel principio con Dio. Ogni cosa stata fatta per mezzo di
lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte stata fatta
(Giovanni 1:1-3). Tu, Signore, nel principio, fondasti la
terra, e i cieli sono opera delle tue mani (Ebrei 1:10).
Dio cre dal nulla, non fu un demiurgo, come indicano i miti antichi, che trasformava la materia gi esistente; non vi neppure il sospetto che Dio possa confondersi con la materia, un dio panteista. Dio precede la
materia ed distinto da essa.
La creazione voluta da Dio
Nel principio Dio cre cieli e terra (Genesi 1:1). Dio
cre; non c nessuna incertezza n ambiguit di alcun
genere; latto della creazione puntuale e definitivo, non
prolungato nel tempo. Il verbo qui usato corrisponde
al nostro passato remoto e indica unazione completa e
compiuta in un momento ben determinato.
Il verbo br ha come soggetto esclusivamente Dio
che chiama allesistenza il mondo e le singole creature.
Tutte queste cose lodino il nome del SIGNORE, perchegli comand, e furono create (Salmo 148:5).
Poich, ecco, egli forma i monti, crea il vento, e fa
conoscere alluomo il suo pensiero; egli muta laurora in
tenebre, e cammina sulle alture della terra. Il suo nome
il SIGNORE, Dio degli eserciti (Amos 4:13).
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Dio non ha bisogno n di tempo n di intermediari:


sufficiente la sua parola per creare. Dio chiama allesistenza le cose che non sono (Romani 4:17). Poichegli parl, e la cosa fu; egli comand e la cosa apparve
(Salmo 33:9).
La creazione appare compiuta e non in divenire. Infatti cos parla il Signore che ha creato i cieli, il Dio che
ha formato la terra, lha fatta, lha stabilita, non lha creata perch rimanesse deserta, ma lha formata perch fosse abitata: Io sono il Signore e non ce n alcun altro
(Isaia 45:18).
Tutto era molto buono
Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno (Genesi
1:31). Dio cre ogni cosa buona e molto buona. Una
valutazione che lautore della Genesi ripete sette volte
(Genesi 1:4,10,12,18,21,26,31). Una creazione perfetta
contrasta con lidea del progresso continuo dellevoluzione trasformista, mito moderno per spiegare le origini
ma che la Bibbia, fin dalle prime pagine, sconfessa.
Dio crea per amore
Nei racconti babilonesi gli di, schiacciati da pene e fardelli, creano luomo per poter scaricare su di lui i pesi che
gravavano su di loro: essi ne hanno bisogno. Non per il
Dio della Bibbia! Egli non ha bisogno di creare luomo:
egli crea in modo libero ed mosso solo dallamore. Corre fino in fondo il rischio associato e cio che la creatura
dotata di libero arbitrio possa anche allontanarsi da lui.
Solo un Dio libero pu creare creature libere.
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Capitolo 3

Luomo, una creatura particolare


Io ti celebrer, perch sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere e lanima mia lo sa
molto bene (Salmo 139:14). Poi Dio disse: Facciamo
luomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra (Genesi 1:26). Luomo come immagine di Dio lessere libero e responsabile,
vero ambasciatore di Dio che ha il compito di preservare lambiente, ma anche di dominare la natura senza deturparla e senza distruggerla. Luomo amministratore
di beni non suoi, ma dei quali deve rispondere.
Un mondo sorretto da Dio
Egli, con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua sapienza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua in
ntelligenza ha disteso i cieli (Geremia
emia 10:12).
).
(
Ah, Signore, SIGNORE! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua gran potenza e con il tuo braccio steso; non
c nulla di troppo difficile per te (32:17).
Perch da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen (Romani 11:36).
Dio ha creato a partire da se stesso, dalla sua potenza. Dio onnipotente e trasforma la sua potenza e la
sua energia in materia. In questo senso ritroviamo la
teoria della relativit di Einstein, ma al contrario: luomo
trasforma la materia in energia, ma non pu fare il contrario. Dio s.
Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono
in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abi30

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ta in templi costruiti da mani duomo; e non servito


dalle mani delluomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che d a tutti la vita, il respiro e ogni cosa. Egli ha
tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perch
abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato
le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione, affinch cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, bench egli non sia lontano da ciascuno
di noi. Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: Poich siamo
anche sua discendenza (Atti 17:24-28).
Nessuna forma di vita si mantiene da se stessa. Nessuno di noi pu determinare i suoi giorni, la sua statura;
nessuno pu vivere indipendentemente dalle leggi della
vita con le sole proprie forze. Dio non solo crea ma sostiene e mantiene in vita ogni cosa!
Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. In lui abbiamo
la redenzione, il perdono dei peccati. Egli limmagine
del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poich
in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e
sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di
lui e in vista di lui. Egli prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui (Colossesi 1:13-17).
Ges colui che continuamente mantiene la vita con
un piano perfetto. Nulla stato creato per caso, ma anzi per uno scopo ben preciso, per una vocazione unica e
particolare. Niente vive in autonomia, dissociato dalla
fonte unica della vita. C un piano per ogni uomo che si
realizza tramite la comunione con il creatore.
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Capitolo 3

Conclusione
Il messaggio biblico della creazione in realt il messaggio del Creatore. La nostra conoscenza e la nostra relazione con la creazione diventano altra cosa se passano
attraverso la conoscenza del Creatore. E poich si fatto uomo ed entrato nella nostra storia, possibile vivere con lui una relazione personale. Da questa conoscenza procede la vera vita: Tutto questo allo scopo di
conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui
nella sua morte (Filippesi 3:10).

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Capitolo 4

UOMO, IMMAGINE DI DIO


Capire la natura dellessere umano fondamentale per
confrontarsi anche con i problemi della storia. Chi
luomo? Una macchina, un elemento produttivo? O semplicemente un animale? La Bibbia ci insegna che luomo
stato fatto a immagine di Dio.
Questa sacralit delluomo, che in forma diversa fa
parte anche del patrimonio morale dei non credenti,
alla base della sua dignit, delluguaglianza tra i popoli,
del suo diritto a una vita esuberante. Lidea dellimmagine di Dio, che perdura nelluomo come marchio indelebile del suo Creatore, fondamento di tanti atti di solidariet tra gli uomini: parliamo dei malati, degli handicappati, dei deboli.
perch luomo a immagine di Dio che tanti cristiani si adoperano anche in favore di chi ha sbagliato,
di chi si trova nel vizio, dei tossicodipendenti, degli ammalati di Aids, degli alcolizzati. Ma parlare di immagine di Dio non sufficiente. Ci sono infatti varie teorie
relative alla natura delluomo che hanno inciso pesantemente sulla storia e sulla prassi delle chiese cristiane.
Ad esempio, tradizionalmente, luomo stato concepito secondo i criteri ellenistici che vedevano unanima
immortale imprigionata nel corpo mortale. A ci era collegata una superiorit dello spirito sulla materia con gra33

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Capitolo 4

vi conseguenze pratiche, come ad esempio la svalutazione di ogni attivit corporea. La divisione fra anima e corpo, spirito e materia, ha lasciato delle eredit che pesano ancora oggi: dalla diversa dignit del lavoro (quello
intellettuale pi considerato e remunerato), alla catastrofe ecologica, ecc. Ma la concezione biblica diversa;
luomo ununit psicosomatica, unanima vivente
(cfr. Genesi 2:7). Le distinzioni presenti nella Bibbia fra
anima, spirito, corpo, carne, soffio esprimono, nella cultura del tempo, le varie manifestazioni dellesistenza.
importante sottolineare tutto ci per due motivi:
1. che la chiesa deve adoperarsi per luomo nella sua
totalit, deve essere al servizio delle esigenze spirituali,
ma se occorre anche di quelle fisiche, sociali ed educative.
2. per cui una giusta concezione delluomo fondamentale, riguarda il nostro destino dopo la morte. Se
non esiste unanima immortale, che ne sar di noi?
Fedele alla tradizione ebraica anche il Nuovo Testamento non parla della sopravvivenza dellanima, ma di
una risurrezione di ogni uomo alla fine dei tempi. Questa la promessa di Dio. Le conseguenze dottrinali di
questa visione delluomo che la Scrittura presenta e che
la chiesa avventista accetta sono immaginabili: per
esempio essa rende inammissibile il culto dei morti, la
vita dellaldil, cos com concepita da molti cristiani, lo
spiritismo, ecc.
La morte, che lascia luomo nellincoscienza sino alla
risurrezione finale, resta la sua grande nemica e non il
passaporto per unaltra dimensione.
Essa sar vinta definitivamente al ritorno di Ges (cfr.
1 Corinzi 15:52-54) (V. Fantoni e R. Vacca).
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Poi Dio disse: Facciamo luomo a nostra immagine,


conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui
pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su
tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.
Dio cre luomo a immagine di Dio; li cre maschio e
femmina (Genesi 1:26,27).
1. MODI DIVERSI DINTERPRETARE
La dottrina dellimago Dei ha trovato spazio in molti
trattati sulluomo senza per riuscire a stabilire una concordia sul suo significato. Per Filone di Alessandria, primo filosofo ebreo che cerc una mediazione tra la fede
religiosa e la ragione filosofica, limmagine di Dio una
idea, un genere o unimpronta, intellegibile, incorporea, n maschio n femmina, immortale per natura.
Nel periodo patristico linterpretazione dellimmagine di Dio si situa su due piani: ontologico e soteriologico (legato alla redenzione).
a. Sul piano ontologico
Limmagine di Dio la facolt umana razionale che rispecchia la sapienza di Dio.
Per Clemente Alessandrino limmagine di Dio consiste nella capacit di fare e di agire in modo simile a quello di Dio. Per Gregorio di Nissa la libert delluomo,
per la libert che luomo uguale a Dio. Per Agostino,
fondamentalmente seguace di Platone, la somiglianza
delluomo con Dio da ricercarsi nella scintilla divina
dellimmortalit dellanima e nelle funzioni della mente
umana distinta dal regno animale. Dobbiamo quindi
coltivare in noi stessi la facolt per la quale siamo supe35

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Capitolo 4

riori alle bestie, e rimodellarla in qualche modo Utilizziamo allora la nostra intelligenza per giudicare il nostro comportamento - A. McGrath, Teologica cristiana,
Claudiana, Torino, p. 424.
Tommaso dAquino, seguace di Aristotele, ritiene che
il peccato non abbia cancellato limmagine di Dio, infatti luomo continua ad avere lanima immortale. La riflessione cristiana sulluomo fu affascinata dal tema dellimmagine di Dio. La categoria principale dellantropologia patristica era appunto uno sviluppo speculativo di
tale tema.
b. Sul piano della redenzione
La dottrina della creazione a immagine di Dio stata vista anche in stretta relazione con la redenzione. Tertulliano e Origene ritenevano che la salvezza elevasse luomo alla sua massima pienezza con una relazione perfetta in Dio, lo sviluppo culminante non poteva che essere
limmortalit. Atanasio insegnava che Dio aveva creato
gli esseri umani dotati della capacit di relazionarsi con
la vita di Dio. La comunione con il Logos divino aveva la
sua massima partecipazione nel giardino dellEden, ma
poi le cose si sciuparono. Per lui Adamo ed Eva avrebbero potuto godere una relazione perfetta con Dio.
Per i padri cappadoci luomo era esente dalle normali debolezze che in seguito colpirono la natura umana,
per esempio la morte. Cirillo di Gerusalemme riteneva
che Adamo ed Eva non avessero alcuna necessit di perdere lo stato di grazia. Dopo la caduta per scelta volontaria, limmagine di Dio stata deturpata, una tara estesa a tutta lumanit.
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In genere lo sviluppo del tema uomo-immagine di


Dio fortemente influenzato dal pensiero ellenistico,
che attribuiva allimmagine una sorta di partecipazione
a propriet ontologiche. Gli studiosi erano preoccupati
di definire le caratteristiche dellessere, dimenticando
che la Bibbia pone luomo pi su un piano esistenziale
(dinamico) che su quello ontologico (statico).
2. QUAL LINSEGNAMENTO BIBLICO AL RIGUARDO?
a. Una creazione speciale per luomo
Dio riserva alluomo un trattamento speciale: Facciamo
luomo a nostra immagine e somiglianza. Selem e demut sono quasi sinonimi, il primo indica la riproduzione plastica, la statua, e demut invece indica laspetto,
limmagine. Non pensabile che tale somiglianza possa
esprimersi unicamente sul piano fisico. LAntico Testamento dichiaratamente contrario a ogni riproduzione
di Dio; ogni tentativo di riprodurre materialmente limmagine di Dio espone luomo al rischio di confondere la
cosa e loggetto con la persona rappresentata. Il prof. Alberto Soggin dichiara: Luomo sta a Dio come la copia
sta alloriginale. Copia per cos dire di autore e quindi
preziosissima, ma sempre e irrimediabilmente inferiore
alloriginale, sul piano qualitativo.
b. Luomo una creatura
Il primo significato delluomo in qualit di immagine di
Dio insito nel fatto che egli una creatura.
Lincontro personale delluomo con Dio comporta anche laccettazione del Creatore delluniverso intero e
quindi luomo prende consapevolezza del suo stato di
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Capitolo 4

creatura. Le due cose vanno insieme. Lantropologia biblica si fonda sul legame che unisce luomo con Dio e
questo legame basato sul presupposto di accettare se
stesso come creatura e Dio come creatore.
Non una questione teoretica, ma fondamentalmente esistenziale. Nel racconto della Genesi tutte le cose
create, luce, astri, mare, terra, vegetazione, animali sono
trattate in modo impersonale, sia la luce, produca la
terra solo luomo diventa linterlocutore di Dio sulla
terra. Questo il primo significato delluomo biblico;
egli lambasciatore di Dio nei confronti e in rapporto
agli altri esseri che lo circondano.
La dipendenza delluomo da Dio non alienante, scaturisce da una libera scelta e da un rapporto damore.
Giobbe, dal profondo del suo dolore e della sua rivolta
contro Dio, lo implora: Ricordati che mi hai plasmato
come argilla e tu mi fai ritornare in polvere! (Giobbe
10:9; 33:6). Il poeta Davide, parlando dellimmensit e
dellonniscienza di Dio, guarda se stesso e si riconosce
come un essere creato: Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrer, perch sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere e lanima mia lo sa molto bene (Salmo 139:13,14).
Luomo non pu trovare in s la propria ragion dessere: una creatura che dipende da Dio. Dio il sovrano
che crea a partire dalla sua parola (Salmo 33:9), luomo
unesistenza effimera e bisognosa.
Ma la dipendenza da Dio non va intesa nel rapporto
padrone-schiavo, ma in quello di padre-figlio. Si tratta di
una dipendenza liberatoria, perch libera luomo da tut38

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te le altre dipendenze, come per esempio quella delluomo dalluomo.


Davide cantava: Come un padre pietoso verso i
suoi figli, cos pietoso il SIGNORE verso quelli che lo temono. Poich egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere (Salmo 103:13,14).
c. Il ruolo dellimmagine
Il ruolo e la funzione dellimmagine consistono nel rappresentare qualcuno. Nelle province lontane che il monarca non poteva visitare, faceva elevare delle statue della sua effigie e queste statue indicavano la sua reale presenza in mezzo a quel popolo; erano il segno visibile dellaffermazione del suo diritto sovrano. Allo stesso modo
luomo posto sulla terra come immagine di Dio, come
rappresentante del suo governo e come segno della sua
maest. Nel mondo dei faraoni, dei regnanti, dalla Mesopotamia allEgitto, solo il re era limmagine di Dio.
Se nellAntico Testamento luomo tramite lubbidienza alla Torah pu ripristinare limmagine di Dio nella
sua vita, nel Nuovo Testamento limmagine di Dio Cristo Ges (Colossesi 1:15 e Ebrei 1:23). Il credente riceve
la grazia, il dono, di diventare partecipe della vera immagine, vivendo la sua vita en to Christos, in Cristo.
Con Cristo la domanda circa luomo trova una risposta
esauriente. Il Figlio delluomo si identifica con i malati e
li cura, si occupa dei peccatori, dei disprezzati, di coloro
che sono lontani da Dio. In Cristo le differenze fra gli uomini sono abolite.
Il messaggio di Ges acquista un respiro universale e
la fede nel Risorto la risposta al vero problema delluo39

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Capitolo 4

mo. Per Jrgen Moltmann lantropologia cristiana


unantropologia del crocifisso: per rapporto al Figlio
delluomo che luomo conosce la sua verit e diventa
autentico.
Solo Cristo limmagine di Dio che viene, tramite la
fede, trasferita alluomo. Tra il corpo attuale e quello rigenerato non c soluzione di continuit. La continuit
assicurata da Dio tramite un miracolo. La continuit
creata unicamente da quel Dio che, quale creatore, non
abbandona la propria creatura neppure dopo la caduta,
e tanto meno nel segno della promessa e della grazia. In
tutta la storia, la continuit risulta unicamente dalla fedelt di Dio, e quindi si manifesta nel miracolo.
La Bibbia non divinizza n disprezza luomo, ma
quando Dio cre luomo a sua immagine ne fece un essere responsabile e gli affid una missione. Alluomo e
alla donna Dio ha affidato una duplice missione da realizzare: dominio sul creato e crescita biologica.
Dominio sulla terra
Luomo ha la responsabilit di gestire la natura, di governare sugli animali. Dio li benedisse e disse loro:
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra (Genesi 1:28).
Grazie alla sua intelligenza, al suo alto livello biologico, luomo pu organizzarsi, inventare delle tecniche per
governare sul creato e per sviluppare il suo dominio. Si
capisce che il testo biblico non intende sopravvalutare la
natura al punto da farla diventare un idolo da venerare,
n per doveva essere sfruttata, come facciamo noi oggi, al punto da danneggiare seriamente il fragile equili40

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brio dellecosistema. Luomo sta compromettendo il proseguimento della vita per le prossime generazioni. Era
compito delluomo costruire, sviluppare, proteggere
lambiente naturale dal quale dipende la sua stessa sopravvivenza.
Purtroppo la sua azione non assimilabile a quella di
un benefattore, ma piuttosto a quella di un despota che
sfrutta il sottosuolo, distrugge la vegetazione, inquina
laria e lacqua. La sua vocazione era tuttaltra; venuto
meno. Dio aveva posto ogni cosa sotto i suoi piedi
(Salmo 8:6), ma luomo ha calpestato questo capitale
non suo, lo sta lentamente distruggendo, si prospetta in
futuro una lenta morte per suicidio.
Crescete e moltiplicate
Il secondo aspetto della missione affidata alluomo riguarda la trasmissione della vita che a sua volta ha ricevuto in dono dal Padre suo, Dio stesso.
Luomo chiamato a partecipare allopera creativa
trasmettendo ai suoi figli limmagine di Dio che egli stesso ha ricevuto e da ora innanzi i figli saranno anche allimmagine delluomo. Nel giorno che Dio cre luomo,
lo fece a somiglianza di Dio, li cre maschio e femmina,
li benedisse e diede loro il nome di uomo, nel giorno
che furono creati. Adamo visse centotrentanni, gener
un figlio a sua somiglianza, a sua immagine e lo chiam
Set (Genesi 5:1-3).
Fare lesperienza del genitore significa riscoprire il
senso e il valore dellindividuo. Come il Dio unico crea
un essere unico, cos anche luomo non clona se stesso,
ma capace di creativit, di trasmettere lindividualit
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Capitolo 4

ad altre creature, suoi figli. Il figlio quindi non la copia


del padre o della madre, ma un essere umano che conserva tutta la sua originalit.
La paternit e la maternit, secondo il piano di Dio,
sono unesperienza che arricchisce. Lordine di Dio crescete e moltiplicate non un invito a vivere irresponsabilmente il ruolo del genitore. Il Signore non chiede alluomo di crescere alla rinfusa, senza criterio.
Permettere ad altre creature di affacciarsi allesistenza terrena richiede passione, energia, intelligenza. La vera paternit e maternit devono essere responsabili, se
necessario controllate, perch il figlio possa essere accettato, accolto con amore, desiderato.
d. Luomo in relazione
Dio cre luomo a sua immagine lo cre maschio e
femmina (Genesi 1:27). La Bibbia ignora qualsiasi distinzione che possa discriminare gli esseri umani; n la
razza, n la cultura, n il ceto, n lideologia, n il sesso
dovranno mai costituire i presupposti per frapporre delle disuguaglianze tra gli esseri umani.
La Scrittura afferma che gli abitanti del pianeta terra
sono fondamentalmente uguali. Luomo la donna sono
stati creati allimmagine di Dio. La differenziazione sessuale esiste, ma non per dividere o per rendere superiore luomo rispetto alla donna, ma solo perch luomo e
la donna scoprano di essere in relazione con. Solo
accettando la diversit dellaltro possibile apprezzare
la bellezza e la gioia del vero amore coniugale. Il mio
amico mio, e io sono sua (Cantico dei Cantici 2:16)
sono due versi che esprimono il senso di appartenenza,
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il bisogno di relazione, il rincorrersi dei cuori e infine lestasi dellabbandono nellaltro, senza confondersi, senza
perdersi totalmente, ma continuando a restare laltro.
Uguaglianza
Nel mondo antico solo il re possedeva limmagine di Dio,
solo il faraone era il figlio di Dio e quindi aveva pieni diritti per trattare gli altri come suoi sudditi. La Bibbia allarga questo privilegio a tutto il genere umano, lumanit
intera creata a immagine di Dio.
Nel nome di questa fondamentale uguaglianza vengono abbattute le pareti che la mentalit maschilista, presente in tutte le culture, ha eretto fra luomo e la donna,
per gettare unombra di discriminazione su questultima.
Il disprezzo per la donna non si esprime solamente nel
considerarla un essere di serie b o nel trasformarla in
serva, schiava di un tiranno possessivo; spesse volte il disprezzo ha delle connotazioni pi sottili, psicologiche.
Sessualit
La polarit sessuale strettamente collegata allimmagine di Dio nelluomo. Luomo e la donna si cercano e si
amano perch il sesso non qualcosa di sporco, dimmorale. Non neppure un dio esigente. Lamore si esprime attraverso la globalit della persona umana, non solo la sua mente e il suo spirito sono attraversate dalle onde, ma anche il corpo partecipa, senza falsi pudori, senza paura, senza angoscia, senza frustrazioni. Luomo e la
donna, proprio perch sono stati creati a immagine di
Dio, continuano a rincorrersi e a cercarsi. Lamore ricerca costante, non qualcosa di acquisito una volta per
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Capitolo 4

tutte, ma una crescita continua che si nutre di piccoli


gesti quotidiani, allinterno del piano di Dio per la coppia umana, per costituire una nuova famiglia, la cellula
vitale per il benessere (o il malessere) della societ.
Una sessualit vissuta nel concetto biblico delluomo
che da considerarsi un tuttuno e nel quale non sussiste il dualismo che nobilita i processi mentali e degrada
tutto ci che legato alla corporeit, diventa una benedizione per luomo e la donna. Godi la vita con la moglie che ami, per tutti i giorni della vita della tua vanit,
che Dio ti ha dato sotto il sole (Ecclesiaste 9:9). Vivi
lieto con la sposa della tua giovent (Proverbi 5:18). Il
marito renda alla moglie ci che le dovuto; lo stesso
faccia la moglie verso il marito (1 Corinzi 7:3).
Luomo androgino esiste nella mitologia greca, dominata dalla visione dualista delluomo. Landrogino ama se
stesso e vive per se stesso. Il personaggio mitologico che
impersona questo aspetto Narciso il quale contempla se
stesso con amore. Egli si guarda come se fosse una realt
diversa, sfuggente, lessere che si osserva non pu mai vedersi completamente come oggetto. Locchio di chi guarda non pu vedersi, perch il mezzo della visione. Questo concetto apre le porte al dualismo: il soggetto si vede
diviso in due sfere distinte: il mondo interiore e quello
esteriore, luomo materiale contrapposto a quello spirituale, lanima da una parte e il corpo dallaltra. Per il
pensiero biblico, dichiara Emil Brunner, lamore non
significa mai narcisismo o amore di s, perch lamore
sempre comunicazione di s, volont di comunit.
Luomo, in quanto immagine di Dio, significa quindi
che non vive ripiegato su se stesso, ma si apre verso gli
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altri e tale apertura si esprime nelluguaglianza e nellamore, compreso quello fisico nellambito della coppia.
Tuttavia, il vero amore si esprime solo l dove ci sono la
libert e la responsabilit.
e. Libert e responsabilit
La nozione delluomo in quanto immagine di Dio conduce verso la libert e la responsabilit. Luomo deve rispondere delle sue scelte e delle sue mancate scelte. Nelluomo Dio non cercava il riflesso automatico, non ha
creato un robot n una marionetta, ma una persona in
grado di rispondere al suo appello damore. Dio cercava
il riflesso vivente del suo amore, che per pu comunicarsi solo l dove c piena libert.
Luomo creato da Dio, ora deve inventare il suo destino, la sua vita e la sua morte dipendono anche da lui,
dalla sua libera decisione. In mezzo al giardino dEden
si trovava lalbero della vita (Genesi 2:9), il cui accesso
era affatto libero. Solo in questo modo luomo avrebbe
riconosciuto che la vita, la sua vita, dipendeva da qualcosa che non fosse insito in se stesso, ma che veniva dallesterno. La fonte della vita Dio stesso; luomo libero
di accettare o rifiutare la dipendenza da lui. Se accetta
diventa suo figlio, se rifiuta corre il rischio di sentirsi
lui stesso come un dio.
Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinch tu
viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, il tuo
Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui,
poich egli la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni (Deuteronomio 30:19-20). Scegli la vita dice il Si45

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Capitolo 4

gnore: in questo modo luomo invitato a fare un uso responsabile della sua libert, dicendogli di s. Dio ha corso dei rischi grandi nel creare luomo libero di scegliere,
ma era questo lunico modo per garantirgli una dignit
superiore al cane, al gatto, alla scimmia. Molto peggio
sarebbe stato per luomo se gli fosse stata sequestrata la
libert, se fosse stato programmato per fare solo il bene,
un bene non frutto di una libera scelta, di una volont
che coscientemente accetta lo stato di figliolanza, o il risultato di un rapporto di fiducia e damore. Il rischio
sembra che sia stato attenuato dal fatto che Dio cre ogni
cosa molto buona (Genesi 1:31).
Lespressione tov meod applicata al creato e quindi anche alluomo, sta a indicare che, fin dalle origini, luomo
non stato catapultato in un processo evolutivo per migliorare il suo bagaglio genetico e il suo cervello. Alla fine
dellatto creatore Dio vide che tutto quello che aveva fatto, era molto buono (tov meod). Nelluomo cera inclinazione verso il bene, lamore e la pace. Luomo cercava naturalmente lamicizia con Dio e Dio alimentava nel cuore
delluomo la pianta del bene, in modo che non potesse
mai stancarsi di continuare a rispondere al suo amore. La
libert delluomo, bench sia relativa perch quella assoluta appartiene solo a Dio, la riprova che lessere umano non totalmente determinato e programmato.
f. Luomo e il sabato
Il primo giorno delluomo fu un sabato. Il settimo giorno Dio comp lopera che aveva fatta, e si ripos il settimo
giorno da tutta lopera che aveva fatta. Dio benedisse il
settimo giorno e lo santific, perch in esso Dio si ripos
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da tutta lopera che aveva creata e fatta (Genesi 2:2,3).


Il riposo di Dio della Genesi dimostra che la creazione era molto buona; Dio aveva completato lopera,
non aveva solo fatto la bozza iniziale che il tempo avrebbe poi compiuto attraverso un processo evolutivo. No.
Durante il sabato Dio stesso prende la giusta distanza
dal mondo appena creato per contemplare.
Luomo, durante il sabato, ricorda il suo stato di creatura, dipendente da Dio e la sua identit consiste nel ricercare la comunione con lui. Il sabato, il settimo giorno, diventa cos il giorno dellincontro con Dio, con i fratelli, con la famiglia e con la natura.
Nel contesto lavorativo contemporaneo il tempo
stato sacrificato per ottenere un profitto maggiore. Chiss se le tante nevrosi delluomo moderno non derivino
anche da una vita convulsa! Il grande successo dei maestri orientali che hanno predicato la meditazione come
terapia mentale forse deriva dal fatto che in occidente il
riposo stato completamente abbandonato.
Conclusione
Luomo un essere creato a immagine di Dio e ci comporta una responsabilit, una missione e una comprensione del senso della vita.
Questaffermazione ci permette di scoprire la vera
identit dellessere umano, quella di creatura dipendente
da Dio. La vita presente e futura derivano da una relazione damore con lui, basata su verit e ubbidienza. La
creatura dotata di libero arbitrio pu amare Dio e, per la
stessa legge di libert, anche rivoltarglisi contro. Ogni
scelta per loggi impegna il presente ma anche il futuro.
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Capitolo 4

Che cos luomo perch tu lo ricordi? - dice il salmista - tu lo hai fatto solo di poco inferiore a Dio, lo hai
coronato di gloria e donore (Salmo 8:4-6).
Eppure in presenza di tanta ricchezza di senso, di vita realizzata, di felicit, di pace e damore accaduto
qualcosa che ha seminato la diffidenza ed apparsa
lombra della disperazione. Che cosa successo?

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Capitolo 5

CRISI DIDENTIT
Oggi il concetto di peccato sempre pi fuori moda.
Recenti statistiche confermano che ben pochi sono i
peccati tradizionali considerati ancora tali. La coscienza
della gente condanna ancora gesti come lomicidio, il
furto, la menzogna, mentre riabilita ladulterio, la bestemmia, la violazione delle feste e in genere tutto ci
che non comporta danni immediati alla societ.
Cos in realt il peccato?
Per rispondere occorre rifarsi al testo biblico, precisamente ai primi capitoli della Genesi, in cui descritto
il primo peccato dellumanit. Lepisodio, al di l della
lettera, appare profondamente significativo.
Siamo di fronte a un dramma che, inserito in una cornice pedagogica adatta a ogni tempo, pone alla nostra
attenzione un problema esistenziale molto attuale: chi
deve decidere ci che giusto o sbagliato? Chi stabilisce
il codice etico a cui attenersi? Luomo risponde in modo
chiaro disubbidendo allordine divino e affermando cos
la propria autonomia, la propria sovranit.
La sfida alla sovranit di Dio sinserisce, daltra parte,
in una situazione di ribellione che trascende la terra e
abbraccia luniverso intero. In questo conflitto presente linquietante personaggio di Satana.
Il desiderio di autonomia il presupposto ideologico
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Capitolo 5

della nostra societ: luomo vuole liberarsi da un Dio


concepito come un limite alle proprie potenzialit. Egli
vuole una libert assoluta. Ma per quali mete?
Scopriamo, oggi pi di ieri, che la nostra libert si
trasformata in arbitrio e le relative conseguenze ricadono pesantemente su di noi. Per esempio, nel suo rapporto con il creato, luomo ha aggredito la natura per
sfruttarla senza pudore, ponendo le basi per una prossima distruzione dellecosistema mondiale; sul piano etico ha aggredito il fratello, disinteressandosi della sua
sorte, della sua fame, della sua miseria.
Abbiamo pensato di essere simili agli di e ci ritroviamo, credenti e non, a parlare di una prossima fine del
mondo. In realt questi gravissimi problemi globali, che
lumanit affronta per la prima volta in maniera cos
drammatica, hanno origine nel peccato di ogni singolo
individuo, nellegoismo, nella superficialit, nel desiderio di potere, nel clima di sospetto e di critica, in cui
ognuno di noi inserito.
La vita senza Dio appare a molti senza un preciso significato. Occorre una svolta: diversi avvertono confusamente questo bisogno, ma cercano ancora delle soluzioni allinterno della logica umana. C bisogno invece di
un atto di umilt: come cristiani crediamo che il sovrano del mondo non sia luomo ma Dio.
Ci siamo smarriti lungo la strada, ma il Signore non
ci ha persi di vista. Abbiamo fallito, abbiamo dilapidato
le nostre risorse fisiche e morali, ma Dio desidera strapparci da questa situazione senza uscita, per la quale ha
previsto una via di salvezza: il suo meraviglioso perdono (V. Fantoni e R. Vacca).
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In ogni tempo lumanit ha sperimentato, suo malgrado, la triste realt del dolore, della malattia, della
morte e di ogni altra perturbazione fisica e morale, giungendo cos a una scoperta terribile, quella del male.
Il problema del male trattato a fondo nella Bibbia;
anzi, lintera Scrittura una descrizione drammatica
della vicenda umana, vista come tremendo conflitto tra
il bene e il male. Questo conflitto, che ha avuto un inizio, avr pure una fine: il bene trionfer e il male sar
annientato.
1. Origine del male
La Bibbia non spiega lorigine del male, ne constata la
presenza. Il male inspiegabile, irrazionale e ingiustificato, se lo si spiega diventa comprensibile alla ragione.
Da vari passi biblici si pu ricavare che il male stato introdotto nelluniverso da Satana e dai suoi accoliti.
Alcuni potranno sorprendersi nelludir parlare di Satana come di un essere e non di un principio. Ma la
Scrittura non lascia dubbi circa la concreta esistenza del
maligno. Ges stesso lo ha chiaramente affermato: Io
vedevo Satana cadere dal cielo come folgore (Luca
10:18); egli stato omicida fin dal principio e non si
attenuto alla verit, perch non c verit in lui. Quando
dice il falso, parla di quel che suo perch bugiardo e
padre della menzogna (Giovanni 8:44).
Altrove Satana descritto come un angelo, decaduto,
diventato il nemico di ogni giustizia, lingannatore,
colui che seduce tutto il mondo, il tentatore, colui
che esercita la potenza delle tenebre, in breve il nemico
di Dio e degli uomini.
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Capitolo 5

Per la Scrittura, pur soffermandosi sullesistenza e


sullazione nefasta di Satana, non dice chiaramente in
che modo egli sia decaduto dalla sua eccelsa condizione
primitiva. Quello che essa ribadisce con sicurezza che
il maligno ha iniziato un tempo la sua offensiva contro
Dio; un conflitto che ha proseguito e prosegue anche
contro luomo, con grande spiegamento di forze.
Ma la sua azione avr un termine: la sua fine, insieme
con quella degli altri angeli ribelli, segnata, come afferma Giuda: Egli ha pure custodito nelle tenebre e in
catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli
che non conservarono la loro dignit e abbandonarono
la loro dimora (v. 6).
2. Luomo nellEden
Vediamo ora com avvenuto, secondo la Bibbia, il primo contatto tra luomo e il male. Luomo era il capolavoro della creazione. Ne era anche il re, sebbene non in
senso assoluto.
Egli era libero nella sua volont, ma se si fosse servito della sua libert per agire contrariamente al volere del
Creatore sarebbe caduto nel male, perch tutto ci che
non conforme alla volont di Dio male. La felicit
presente e futura delluomo dipendeva, dunque, dallarmonia della sua volont con quella di Dio. Questi laveva creato appunto per la felicit e perci laveva avvertito di non gustare dellalbero della conoscenza del bene e
del male, gli aveva cio detto di non violare le prescrizioni che egli, suo Creatore, gli aveva date per il bene suo
e dei suoi discendenti.
Adamo ed Eva si trovavano cos, proprio perch libe52

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ri, dinanzi a due vie: la via del bene o dellarmonia con


Dio, e quella del male o dellopposizione a Dio: garanzia
di felicit e di vita la prima, certezza di dolore e di morte la seconda.
3. Tentazione e caduta
Purtroppo i nostri progenitori non vollero seguire la via
del bene, e agirono contrariamente al volere di Dio.
Loccasione della caduta fu offerta da Satana. Questi,
presentandosi in veste innocua, abilmente tent di
confondere la donna mescolando parole di Dio e parole
sue, sino a giungere ad affermare esattamente il contrario di quello che Dio aveva detto! Infatti, mentre il Signore aveva avvertito la prima coppia umana che la conseguenza inevitabile della violazione del suo divieto sarebbe stata la morte, Satana pretese che non sarebbe
stato cos. E la trasgressione fu da lui presentata nella veste pi seducente: nella mistificazione del maligno, la
conoscenza del bene e del male veniva mostrata come
degna di essere ambita e sperimentata e tale da rendere
intelligenti, anzi pari alla divinit. ... Sarete come Dio,
avendo la conoscenza del bene e del male (Genesi 3:5)
fu la conclusione del diabolico discorso.
La donna, e poi luomo, credendo non pi a Dio ma a Satana, dettero ascolto alle insinuazioni di questo e vollero
sperimentare tale conoscenza.
Cos il male, che Dio intendeva fosse ignorato dagli uomini, entr in questo mondo, attraverso una breccia che
and sempre pi allargandosi. Lumanit stava per essere lasciata in balia di Satana, dellusurpatore, che poteva
ormai fregiarsi del titolo di Principe di questo mondo.
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Capitolo 5

4. Conseguenze di una scelta sbagliata


Disastrose furono le conseguenze della caduta e noi, purtroppo, continuiamo a risentirne gli effetti dolorosi.
Adamo e Eva, vendutisi al loro nuovo padrone, ne erano ormai gli schiavi, e non avevano pi il diritto di rimanere nel giardino dellEden. Abbandonarono quel luogo
di delizie sotto il peso della condanna divina. Dio disse ad
Adamo: Poich hai dato ascolto alla voce di tua moglie e
hai mangiato del frutto dallalbero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sar maledetto per
causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni
della tua vita. Esso ti produrr spine e rovi, e tu mangerai
lerba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo
volto, finch tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perch sei polvere e in polvere ritornerai (Genesi 3:17-19).
Prima gli aveva detto: Perch nel giorno che tu ne
mangerai, certamente morirai (Genesi 2:17). Infatti,
come se Adamo ed Eva siano morti virtualmente il giorno funesto in cui sostituirono le forze positive di Dio con
quelle negative di Satana, e larmonia con il disordine.
Adamo sarebbe stato ben presto il testimone impotente della dissoluzione del suo organismo. A lungo lott coraggiosamente contro la disgregazione del suo corpo, dopo aver pianto sul gelido cadavere del figlio Abele, e dovette, alla fine, cedere alla morte e ritornare alla terra dalla quale era stato tratto e alla quale ormai apparteneva.
Il male si estese gradatamente diminuendo la longevit umana, assoggettando gli uomini a ogni tipo di malattie, indebolendo le loro facolt intellettuali e morali e
finendo con il minare la natura stessa, la cui bellezza
primitiva progressivamente scemata.
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5. Universalit del peccato


Nellepistola ai Romani lapostolo Paolo dichiara: Perci,
come per mezzo di un solo uomo il peccato entrato nel
mondo, e per mezzo del peccato la morte, e cos la morte
passata su tutti gli uomini, perch tutti hanno peccato...
Non c nessun giusto, neppure uno. Non c nessuno che
capisca, non c nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c nessuno che pratichi la bont, no, neppure uno... tutti hanno peccato e sono
privi della gloria di Dio (Romani 5:12; 3:10-12,23).
Tra Adamo e i suoi discendenti non si pu pensare a
una separazione netta. Egli, in qualit di unico antenato
dellumanit, la conteneva interamente in potenza: tutti
gli uomini hanno il suo sangue, la sua essenza, la sua immagine divina e la sua vita. Santo, avrebbe trasmesso loro la sua natura santificata. Decaduto, essi hanno ereditato da lui una natura corrotta.
Ma eredit non responsabilit. La colpa di Adamo
non pu esserci n imputata n trasmessa. Ci che egli
ci ha trasmesso, la deviazione morale e linclinazione al
male, sono il risultato del suo atto colpevole. Noi nasciamo tutti peccatori, non nel senso che abbiamo gi
peccato, ma in quanto portiamo in noi il germe del male, che si svilupper immancabilmente. E questo germe
gi una contaminazione e una causa sufficiente di separazione tra Dio e noi.
6. Promessa di redenzione
Da quanto sopra detto emerge la tragedia della nostra
volont che, pur essendo attratta dal bene, pi facilmente incline al male, che pure non vorrebbe fare: tra55

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Capitolo 5

gedia espressa dallapostolo Paolo come segue: Sappiamo infatti che la legge spirituale; ma io sono carnale,
venduto schiavo al peccato. Poich, ci che faccio, io
non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma
faccio quello che odio. Difatti, io so che in me, cio nella mia carne, non abita alcun bene; poich in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. Infatti il
bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio,
quello faccio... Mi trovo dunque sotto questa legge:
quando voglio fare il bene, il male si trova in me. Infatti
io mi compiaccio della legge di Dio, secondo luomo interiore, ma vedo unaltra legge nelle mie membra, che
combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che nelle mie membra.
Me infelice! Chi mi liberer da questo corpo di morte?
(Romani 7:14,15,18,19,21-24).
Per uscire da questa angosciosa contraddizione, da
cui umanamente non c via duscita, necessaria la grazia, il soccorso divino.
La promessa del Redentore brilla gi sin dalle prime
pagine della Genesi, nelloscura notte della prova delluomo. I nostri progenitori non furono lasciati nella disperazione. Prima ancora che lasciassero lEden, risuon
per loro una promessa nelle parole rivolte dal Signore a
Satana: Io porr inimicizia fra te e la donna, e fra la tua
progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccer il capo e tu le ferirai il calcagno (Genesi 3:15).
Come vedremo nel prossimo capitolo, la progenie
della donna che schiaccer il capo al serpente, cio che
sconfigger Satana liberando lumanit dalla schiavit
del male, si materializzer nella persona di Ges Cristo.
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Capitolo 6

CHI GES?
Allora fissata da Dio, Ges Cristo apparve per compiere
la sua missione di Salvatore del mondo: Ma quando
giunse la pienezza del tempo - scrive Paolo - Dio mand
suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge (Galati 4:4).
1. Il mistero dellincarnazione
E la Parola diventata carne e ha abitato per un tempo
fra di noi afferma Giovanni (1:14).
Figlio di Maria, ma concepito per virt dello Spirito
Santo, Ges nacque innocente, come innocenti erano
Adamo ed Eva prima della loro disubbidienza. Cristo
il secondo Adamo. Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente; lultimo Adamo spirito vivificante... Il primo uomo, tratto dalla terra, terrestre; il secondo uomo
dal cielo (1 Corinzi 15:45,47).
Cristo stato veramente il Figlio delluomo, nome
che egli preferiva a ogni altro. La sua umanit stata reale, effettiva: cresciuto come noi, come noi ha conosciuto
fame, sete, sonno, stanchezza, gioia e dolore. Come noi
stato esposto al peccato e tentato in ogni cosa ma, a
differenza di noi, non ha peccato. Ges perfino passato per la morte e in tal modo stato veramente fatto simile ai suoi fratelli in ogni cosa (Ebrei 4:15; 2:17).
Cristo si abbassato fino a noi per innalzarci sino a
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Capitolo 6

Dio. La sua incarnazione ha avuto leffetto di:


a. Rivelare Dio al mondo.
b. Espiare il peccato con il sacrificio della croce.
c. Riconciliare luomo con Dio.
d. Distruggere il male.
Se Cristo stato il Figlio delluomo per eccellenza, tanto che Pilato, nel presentarlo alla folla ebbe a esclamare:
Ecce Homo - ecco lUomo! anche stato, ed il Figlio
di Dio. Ges esiste da prima della creazione. Egli stesso
ha affermato la sua preesistenza quando, ai giudei increduli che lo schernivano dicendo: Tu non hai ancora cinquantanni e hai veduto Abramo?, rispondeva: Prima
che Abramo fosse nato, io sono (Giovanni 8:57,58).
Prima di venire a nascere in una mangiatoia, Ges
Cristo era, dunque, in cielo con Dio Padre. Agli stessi interlocutori sopra menzionati egli dichiar: Voi siete di
quaggi; io sono di lass; voi siete di questo mondo; io
non sono di questo mondo (Giovanni 8:23).
La gloria che Cristo possedeva era allora quella divina. A essa egli allude nella sua famosa preghiera detta
sacerdotale: Ora, o Padre, glorificami tu presso di te
della gloria che avevo presso di te prima che il mondo
esistesse (Giovanni 17:5). Venendo su questa terra, Ges
ha rivelato il Padre: Nessuno ha mai visto Dio; lunigenito
Dio, che nel seno del Padre, quello che lha fatto conoscere (Giovanni 1:18). Egli era partecipe delle perfezioni
di Dio: vita, luce, amore, giustizia, sapienza e potenza.
In lui abita corporalmente tutta la pienezza della
Deit (Colossesi 2:9).
Si aggiunga che la natura divina di Cristo Ges attestata non soltanto da Cristo stesso, ma anche da Dio: Lo
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Spirito Santo scese su di lui in forma corporea, come


una colomba; e venne una voce dal cielo: Tu sei il mio
diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto (Luca 3:22);
dagli angeli: E langelo disse loro...: Oggi, nella citt di
Davide, v nato un salvatore che Cristo, il Signore
(Luca 2:10,11); dagli apostoli: Queste cose sono scritte,
affinch crediate che Ges il Cristo, il Figlio di Dio
(Giovanni 20:31). Gli stessi demoni riconoscono che Ges il Figlio di Dio: Anche i demoni uscivano da molti,
gridando e dicendo: Tu sei il Figlio di Dio! (Luca 4:41).
La mente umana non pu arrivare, quaggi, a investigare il mistero dei rapporti esistenti fra Dio e il suo Figlio, n quello dellunione in Ges della natura divina e
umana. Per, credendo a queste verit, essa trova vita e
luce, pace e forza.
3. La vita di Ges Cristo
Intorno allanno 750 dalla fondazione di Roma, e cio
quattro o cinque anni prima dellinizio della nostra era,
il Figlio di Dio e delluomo nacque a Betlemme.
Fu chiamato Ges, che vuol dire Salvatore; e in seguito, agli inizi del suo ministero messianico, egli assunse il titolo di Cristo, che significa Unto. Infatti, ricevette ununzione, non di olio come la ricevevano in segno di consacrazione al loro ufficio i sacerdoti e i re dellAntico Testamento, ma di Spirito Santo.
Ges trascorse linfanzia e la giovinezza a Nazaret. Se
si eccettua il racconto dellincontro che egli, dodicenne,
ebbe con i dottori della legge a Gerusalemme, i vangeli
non forniscono particolari su questo primo periodo della sua vita. Ges era sottomesso ai genitori e cresceva
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Capitolo 6

in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini (Luca 2:52). Sebbene Ges sapesse gi allet di
dodici anni che la missione della sua vita era quella di
adempiere la volont del Padre, nondimeno dovette
aspettare fino ai trenta per intraprendere il suo ministero pubblico, iniziatosi solennemente con il battesimo
che Giovanni il battista gli amministr nelle acque del
Giordano. Questo ministero dur tre anni e mezzo.
4. Il suo insegnamento
Ges percorreva tutte le citt e i villaggi, insegnando
nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e
guarendo ogni malattia e ogni infermit (Matteo 9:35).
Linsegnamento di Cristo, il Maestro per eccellenza,
era veramente unico, impartito con autorit. Il modo poi
con cui veniva presentato attirava e continua ad attirare
fortemente lattenzione delle moltitudini. Ges rivestiva
verit altissime con immagini tratte dalla natura e dalla
vita di tutti i giorni, riuscendo cos accessibile a ogni categoria di ascoltatori.
Essendo Cristo splendore della sua gloria e impronta
della sua essenza (Ebrei 1:3), il contenuto del messaggio
suo agli uomini verteva principalmente sul carattere e
sulla volont del Padre, che egli cos rivelava al mondo, e
sul regno di Dio, che annunziava agli uomini come molto vicino e di cui precisava le condizioni per farne parte:
pentimento e conversione. Legge di questo regno il decalogo, compreso da Cristo nel suo vero significato spirituale e riassunto in due precetti positivi, amore per Dio e
amore per il prossimo. In tale regno gli uomini sono tutti fratelli, in quanto figli di un unico Padre.
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5. I suoi miracoli
Il libro degli Atti (10:38) dice che: Dio lo ha unto di Spirito Santo e di potenza; e comegli andato dappertutto
facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano sotto
il potere del diavolo, perch Dio era con lui.
Ges fece moltissimi miracoli, e solo una parte di essi sono narrati nei vangeli. Manifestazioni della sua misericordia e potenza, essi consistevano principalmente
in guarigioni di lebbrosi, ciechi, paralitici e sordomuti,
per non parlare della risurrezione dei morti e dei miracoli sulla natura. Questi miracoli Ges li comp mediante la sua parola, ma ne va ricercato il segreto nella sua
perfetta comunione con il Padre. Daltra parte, Ges poneva generalmente una condizione per ladempimento
dei miracoli stessi: la fede. Molte volte, infatti disse: Se
tu credi, Se avete fede.
6. Le sue sofferenze e la sua morte
Per cercare e salvare ci che era perduto (Luca 19:10),
Ges ha dovuto patire, e poi morire. Nel corso del suo ministero soffr per lincomprensione dei discepoli, uno dei
quali, Giuda, lo trad, e un altro, Pietro, lo rinneg; per lostilit dei capi religiosi e, soprattutto, per lempiet generale. Sofferenze particolarmente crudeli e amare furono
poi per lui quelle della Passione. Nessuna umiliazione gli
fu risparmiata. Il supplizio della croce, considerato infamante, era sommamente doloroso, ma unangoscia ancora pi grande era aggiunta alle sue sofferenze dal peso assuntosi dei peccati del mondo che, separandolo per un
istante dal Padre, gli strapp il grido doloroso: Dio mio,
Dio mio, perch mi hai abbandonato? (Matteo 27:46).
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Capitolo 6

Ges, rimettendo il suo spirito nelle mani del Padre,


grid compiuto! (Giovanni 19:30), volendo significare,
con queste parole, che era stato raggiunto lo scopo principale della sua morte: la redenzione dellumanit colpevole.
Cristo morto per i nostri peccati (1 Corinzi 15:3).
In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue
(Efesini 1:7). Quello che Adamo, cedendo alle tentazioni
di Satana, aveva perduto per s e per i suoi discendenti,
Cristo lo ha riconquistato vincendo il male, vivendo cio
una vita di perfetta giustizia e in piena armonia con la
volont del Padre. Grazie a questa vita santa egli non sarebbe dovuto morire, perch la morte la conseguenza
del peccato; eppure il Cristo morto, evidentemente non
per i propri peccati ma per quelli dellumanit intera.
Dice lapostolo Paolo, mettendo in relazione la caduta
dAdamo con la redenzione di Cristo: Dunque, come con
una sola trasgressione la condanna si estesa a tutti gli
uomini, cos pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che d la vita si estesa a tutti gli uomini. Infatti,
come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono
stati resi peccatori, cos anche per lubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti (Romani 5:18,19).
7. La sua risurrezione e ascensione
Ges risuscit al terzo giorno. Santo, signore della vita,
non poteva essere trattenuto dai legami della morte. Il
giorno stesso della sua risurrezione si present a Maria
Maddalena, alle pie donne, allapostolo Pietro, ai due discepoli di Emmaus, e finalmente, agli apostoli.
Queste apparizioni continuarono sino alla sua ascensione al cielo, avvenuta quaranta giorni dopo la risurrezio62

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ne, alla presenza dei discepoli riuniti sul monte degli Ulivi.
La risurrezione di Cristo, solennemente attestata dalla testimonianza e dalla vita degli apostoli , insieme con
la sua morte, levento pi importante di tutta la storia.
Senza di essa, la fede cristiana crolla e il sacrificio di Cristo perde ogni suo significato. Infatti solo grazie alla risurrezione noi abbiamo la certezza di un Salvatore vivente; essa garanzia della nostra stessa risurrezione
spirituale e di quella futura dellintero nostro essere.
Dice lapostolo Paolo: Ma ora Cristo stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti,
poich per mezzo di un uomo venuta la morte, cos anche per mezzo di un uomo venuta la risurrezione dei
morti. Poich, come tutti muoiono in Adamo, cos anche
in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo (1
Corinzi 15:20-23).
Cristo ha dunque trionfato sulla morte, e cos sul male e su Satana, attuando le promesse fatte da Dio ad Adamo ed Eva, ai patriarchi e ai profeti. Egli un Salvatore
perfetto, unico: In nessun altro la salvezza; perch
non vi sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati (Atti 4:12).
E ai suoi discepoli, dice la Bibbia, offerta la stessa
possibilit di trionfo. Vincere il male pu diventare
realt effettiva fin da ora, mentre il trionfo sulla morte e
il definitivo instaurarsi del regno di Dio restano prospettive future, che troveranno il loro adempimento in seguito al verificarsi dellevento di cui ci occuperemo nel
prossimo capitolo.
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Capitolo 7

IL SEGRETO DELLA FELICIT


Lesperienza della salvezza nasce necessariamente da
quella della perdizione. Pare strano parlare di perdizione
in un momento storico come il nostro in cui generalmente i fenomeni psicologici dellautonomia, dellautosufficienza, dellautorientamento sono alla base della
concezione individualista della societ occidentale. Eppure, guardando al di l dei modelli culturali proposti dai
mass media, scorgiamo un uomo profondamente perplesso, incapace spesso di porsi in relazione con gli altri,
incapace di cogliere il significato ultimo della propria esistenza, ma anche di rassegnarsi a non vederne alcuno.
Al di l degli slogan che propongono luomo sempre
giovane, bello, attivo vediamo masse di individui che si
sentono emarginate, che sentono di non avere o di aver
perduto, i requisiti indispensabili per soddisfare le esigenze di una societ basata pi sullideologia dellavere
che su quella dellessere.
Ma proprio quando luomo scende nella profondit
della sua esistenza, quando sente il rimpianto per una vita spesa inutilmente, pu essere raggiunto dalla grazia
di Dio. Una grazia che lo aiuta a ritrovare la pace con se
stesso e con gli altri, perch solo nellesperienza del
perdono di Dio che si instaurano anche relazioni interpersonali positive.
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A volte siamo imprigionati in una gabbia di rancori o


siamo ossessionati dai nostri errori. Ebbene, Ges ci invita a vivere lesperienza del perdono e della trasformazione. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi dar riposo (Matteo 11:28). Ricordiamo
lesperienza del figlio prodigo: ritornando a casa, si
aspettava dincontrare un padre adirato, pronto a recriminare e invece lincontro ha smentito ogni sua aspettativa. Il padre gli butta le braccia al collo, lo bacia e lo riporta a casa, la sua casa (V. Fantoni e R. Vacca).
Non si sono mai presentati alla vostra mente interrogativi come: ma che cos in fondo la vita? Perch ci presenta tanti turbamenti, delusioni e dolori? Che significato ha? possibile essere felici in questo mondo che sembra dominato da una sorte crudele?
Prima di cercare una risposta a tutte queste domande, fermiamoci un po a riflettere; qui e l vi sono alcune
persone che vivono nello stesso mondo difficile in cui viviamo noi, eppure sono gioiose. Conoscono la tranquillit danimo. Niente ha il potere di spegnere loro il sorriso sulle labbra. Non possiamo fare a meno di notare che
anchessi hanno i nostri medesimi problemi, eppure non
si mostrano delusi e scoraggiati. Che cosa mai li rende
diversi dalla maggior parte della gente che conosciamo?
Che cosa hanno essi che gli altri non posseggono? Come
possono affrontare le difficolt coraggiosamente, con il
sorriso sulle labbra? Qual il loro segreto?
1. Che cosa ci manca?
evidente che, se alcuni hanno in s un quid che li
mette in grado di affrontare la vita con coraggio e fiducia
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Capitolo 7

nonostante le delusioni, e se a noi manca, la vita diventa


pesante. Ma che cosa non abbiamo?
proprio questo che la Bibbia dice dellesperienza di
fede: Chi presta attenzione alla parola se ne trover bene,
e beato colui che confida nel SIGNORE! (Proverbi 16:20).
A colui che fermo nei suoi sentimenti tu conservi
la pace, la pace, perch in te confida (Isaia 26:3).
Questi versetti danno subito lidea che la vita spirituale
qualcosa di pi di una semplice professione di fede o di
una dottrina. Essa una vita in comunione con il divino.
Il credente sicuro della realt di Dio ed unito con
lui in stretta relazione. La pace di cui egli gode mostra la
realt dellesperienza indicata nel versetto: Porgete lorecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete (Isaia 55:3).
Ecco un rimedio contro la preoccupazione e il timore:
fare di Dio il nostro amico personale, adottarne gli insegnamenti sulla condotta della vita. Cambieranno cos completamente i nostri atteggiamenti e le nostre prospettive.
Nelle prove della vita, i credenti fiduciosi reagiranno
ben diversamente da coloro che non hanno fede in Dio!
Consideriamo, per esempio, la casa su cui si abbattuta allimprovviso una malattia minacciosa. Nel focolare cristiano chi afflitto si volge a Dio per chiedergli di
venire incontro alla sua difficolt. Ha gran fiducia che
egli sinteressi personalmente al suo caso. Porta a lui i
problemi che lo angustiano e prega con fede per ottenere consolazione e aiuto. Mette il proprio caso nelle sue
mani, credendo che egli risponder con amore per il suo
bene eterno. Chi ha imparato a portare a lui le proprie
preoccupazioni diventa tranquillo: Nel giorno della
paura, io confido in te (Salmo 56:3).
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Un uomo che si credeva cristiano, si preoccupava e si


tormentava per tutto e viveva nel timore continuo di cose che non succedevano mai. Una notte sogn di essere,
come al solito, preoccupato: si girava e rigirava nel letto
tormentatissimo al pensiero dellavvenire. In risposta alla sua preghiera lamentosa: O Dio, che cosa far mai
gli sembr di udire come una risposta: Dormi e lascia
che alle tue preoccupazioni ci pensi io. Lapostolo Paolo era riuscito a confidare in Dio proprio in questo modo: Perch so in chi ho creduto, e sono convinto che
egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel
giorno (2 Timoteo 1:12). Chi ha fede in Dio occupato
senza per essere preoccupato.
Secoli prima dellapostolo, Davide conosceva per
esperienza che il Signore colui che ti protegge... non
permetter che il tuo pi vacilli... il Signore ti protegger
quando esci e quando entri (Salmo 121:5,3,8).
2. Come ottenere la fiducia?
Rispondere a questa domanda abbastanza semplice,
ma prima di poter mettere in pratica la risposta c qualcosa da imparare. Anzi, per parecchie persone il caso
di dire che, prima di poter apprendere le semplici verit
della fede, hanno molto da disimparare.
Invece di accettare la nostra situazione interiore cos
com e pensare sconsideratamente che la vita debba
procedere sempre su di uno stesso binario, miriamo con
ardore al possesso di una fiducia tale da cambiare totalmente il corso della nostra esistenza, e da darci pace al
posto del timore. Possiamo ottenerla. Ma come?
Il primo versetto biblico di questo capitolo ci dice che
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Capitolo 7

il nostro animo deve essere ancorato a Dio per poter trovare una simile pace. Per riuscirci occorre entrare in relazione con lui mediante una conoscenza personale della sua volont e della vita che egli ha tracciato per noi. A
mano a mano che ci familiarizzeremo con la sua Parola
vedremo accrescersi in noi la fede e la fiducia. Paolo ci
assicura del buon esito di questo procedimento: Cos la
fede viene da ci che si ascolta, e ci che si ascolta viene
dalla parola di Cristo (Romani 10:17).
Davide sapeva bene come ancorarsi a Dio e lo spieg
cos: Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non
peccare contro di te (Salmo 119:11).
I credenti ripongono la Parola di Dio nel cuore e nella mente. Dio ci d la certezza della sua pace nella nostra
vita, se facciamo dei principi della Scrittura la nostra regola di fede. Ges ha spiegato che essa importante per
noi non meno dello stesso pane quotidiano: Non di pane soltanto vivr luomo, ma di ogni parola che proviene
dalla bocca di Dio (Matteo 4:4).
Il profeta Geremia trov il segreto della pace perfetta
in mezzo alle difficolt, e cos si espresse: Appena ho
trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono
state la mia gioia, la delizia del mio cuore, perch il tuo
nome invocato su di me, SIGNORE, Dio degli eserciti
(Geremia 15:16).
Non un mistero che molti abbiano paura di divorare gli insegnamenti contenuti nel Libro e di vivere in
armonia con essi. Farlo, li metterebbe contro corrente.
Cos, ogni volta che si propongono di vivere secondo
questi insegnamenti, il loro cuore si riempie di timore.
Ma Ges ci assicura che, se faremo della Parola la nostra
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regola di fede e di condotta, non avremo motivo di temere, perch Dio si prender cura delle nostre necessit
materiali come di quelle spirituali.
Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte
queste cose vi saranno date in pi (Matteo 6:33).
Vi sono delle promesse meravigliose per tutti quelli
che mettono Dio al primo posto nella vita quotidiana:
Io metter le mie leggi nelle loro menti, le scriver sui
loro cuori; e sar il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo (Ebrei 8:10).
Il segreto della pace sta nellappartenere a Dio e nellaverlo dimorante in noi. Una tale relazione fa cessare il
nostro timore del presente e del futuro: Il SIGNORE per
me; io non temer; che cosa pu farmi luomo? (Salmo
118:6).
3. Lesperienza di una fede operante
La Bibbia contiene, dal principio alla fine, narrazioni
mirabili di fede operante. Un capitolo intero, lundicesimo dellepistola agli Ebrei, dedicato agli eroi della fede,
i veri grandi uomini della storia. Nel corso dei secoli sono esistite delle persone che hanno trovato il senso della
propria esistenza e il resoconto ispirato di questa scoperta prodigiosa ci stato trasmesso per nostra guida.
Alla possibile obiezione: Questi racconti sono tutti molto interessanti, ma noi viviamo in tempi diversi, e cose simili, oggi, non succedono pi, si pu rispondere ricordando una verit eterna: Io, il Signore, non cambio
(Malachia 3:6), Ges Cristo lo stesso ieri, oggi e in
eterno (Ebrei 13:8).
Il segreto del benessere oggi lo stesso dei tempi bi69

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Capitolo 7

blici. La fede tuttora una forza positiva. Pace e soddisfazione sopravvengono se impariamo ad avere fiducia
in Dio, sorgente di vera gioia. Tu minsegni la via della
vita; vi son gioie a saziet in tua presenza (Salmo
16:11).
Un operaio, schiavo dei liquori, era diventato alla fine
un alcolizzato cronico. Quando non aveva bevuto lo si
poteva dire una brava persona; ma, reso folle dal bere,
somigliava a un leone furioso. La pessima abitudine lo
priv del denaro, del lavoro e perfino dei mobili di casa.
La moglie e i figli vennero a trovarsi nellindigenza, e
avevano paura di vederselo tornare a casa in preda ai fumi dellalcol.
Ma una sera questuomo entr barcollando in una
chiesa e si sedette su di una panca per ritrovare lequilibrio. Qui, nonostante il suo ottenebramento mentale,
qualcosa gli tocc il cuore ed egli si consacr a Dio.
Rinsav, divenne temperante e continu a esserlo. La
gente diceva che non sarebbe durata. Ma Dio dimorava
ormai in quelluomo e la cosa dur. Loperaio riprese a
lavorare, ricostitu la sua casa, vest i figli e riusc persino ad acquistare un negozio. La moglie ebbe presto un
aspetto diverso, e la casa divenne per lei un piccolo paradiso in terra. I figli, che prima temevano larrivo serale del padre, ora gli correvano incontro per salutarlo.
Quelluomo aveva riportato la vittoria grazie alla potenza salvatrice di Dio. Aveva ormai la pace in s e nella
casa. S, il Signore sempre la fonte di pace e di forza per
vincere il peccato! La fede in lui risponde a ogni necessit umana. Egli non ha riguardi personali (Atti 10:34),
e far per voi quanto ha fatto per moltissimi altri.
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Naturalmente bisogna ricordarsi anche che la fede


non unassicurazione che copre tutti i rischi. La malattia, la sofferenza ed esperienze negative non sono risparmiate ai credenti, ma la fede pu darci la forza per
non lasciarsi sopraffare dal pessimismo e dallo sconforto.
Una credente venne colpita da un brutto male e dopo
lintervento chirurgico, costretta a letto, i suoi familiari e
lei stessa vollero organizzare un incontro di preghiera al
suo capezzale.
Dopo la lettura di alcuni brani biblici il pastore invit
i presenti a rivolgere delle preghiere al Signore ricordando che non sta alluomo dare ordini a Dio, che lintervento divino fosse solo per la sua gloria e per il bene
della nostra amica. In loro presenza la donna fece confessione di fede in Dio, e, rivolgendosi a sua sorella che
non aveva ancora scelto di seguire il Signore, le disse di
arrendersi al suo amore e poi aggiunse: Abbiamo un
appuntamento nel cielo!.
Le figlie, il marito, la sorella e le altre persone presenti furono profondamente colpite e commosse. Subito si
elevarono preghiere di lode e ringraziamento a Dio per
il dono della grazia in Cristo Ges e per il perdono dei
peccati. Negli atteggiamenti e nelle parole non cera nulla di concitato n traccia di teatralit; si era creata, invece, unatmosfera calma e colma di riverenza, mentre si
elevavano a Dio preghiere perch intervenisse come aveva gi fatto fino a quel momento.
La guarigione non avvenne. Dopo circa un mese si
addorment nel Signore, in pace con se stessa e con i
suoi cari. Dio aveva risposto in un modo diverso da come generalmente ci si aspetta.
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Capitolo 7

Conclusione
La fede in Dio ci permette di scoprire quel misterioso
quid che trasforma la nostra natura e ci d una pace
che supera ogni intelligenza, anche quando la vita ci costringe a percorrere strade dure e scoraggianti.
Se a volte, paure segrete, problemi impossibili da risolvere sembrano avvelenare la nostra esistenza, possiamo portare queste nostre esitazioni al Signore con la
certezza che quandanche il nostro grido restasse appeso nel vuoto, il Signore accompagna il nostro cammino
difficile. La Parola di Dio contiene la sapienza celeste e
la guida divina. Se poi cerchiamo la felicit non occorre
ingannarsi; la si pu trovare soltanto in unamicizia continua con il Signore.
Nella Bibbia sono contenuti i principi di vita che portano alla felicit, e quando percorriamo i gradini che Dio
ha stabilito in vista di essa, troviamo una pace duratura.
Se tu fossi stato attento ai miei comandamenti la tua
pace sarebbe come un fiume, la tua giustizia, come le
onde del mare (Isaia 48:18). provato che grande pace hanno quelli che amano la tua legge e non c nulla
che possa farli cadere (Salmo 119:165).

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Capitolo 8

COME OTTENERE LA SALVEZZA


Lopera della redenzione, virtualmente compiuta sul Calvario, avr il suo coronamento alla fine dei tempi, quando Cristo ritorner per introdurre i suoi nel regno della
beatitudine eterna.
Ma non tutti gli uomini saranno nel numero degli eletti,
e questo non certamente per un arbitrario decreto di
Dio, il quale anzi vuole che tutti gli uomini siano salvati, bens per la loro libera scelta. Infatti Dio, pur offrendo a tutti la salvezza, non costringe nessuno ad accettarla, e la parola definitiva in merito spetta quindi alluomo.
1. Solo Dio pu salvare luomo
evidente che luomo non pu accettare la salvezza se
prima non si reso conto di essere perduto e incapace
di salvarsi da solo. Ora, la Bibbia afferma con forza che
tutti gli uomini sono peccatori e quindi perduti, essendo
la morte il risultato del peccato. Essa dice infatti: Tutti
hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani
3:23). Non c nessun giusto, neppure uno. Non c nessuno che capisca, non c nessuno che cerchi Dio. Tutti
si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c nessuno che pratichi la bont, no, neppure uno (vv. 10-12).
Se i peccatori rimangono in questa condizione, non
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Capitolo 8

accettando la salvezza, lunica loro prospettiva la distruzione. Di loro dice infatti Paolo: Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e
dalla gloria della sua potenza (2 Tessalonicesi 1:9). E lo
stesso concetto espresso in unaltra epistola, dove si
parla del giorno del giudizio e della perdizione degli
empi (2 Pietro 3:7). Non solo luomo un peccatore, e
quindi un essere perduto ma - come gi dicevamo - anche incapace di porre rimedio al suo triste destino.
La Bibbia afferma ripetutamente che nessun sacrificio, nessuna opera buona compiuta dalluomo sufficiente per procurargli la salvezza. Egli ci ha salvati non
per opere giuste da noi compiute dice lapostolo Paolo
nellepistola a Tito (3:5). E altrove: luomo non giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Ges (Galati 2:16).
Cio, anche se il peccatore smettesse di peccare e, con
lintento di salvarsi, vivesse una vita perfettamente santa
in piena armonia con la legge divina, non riuscirebbe a
guadagnarsi la salvezza, perch la nuova vita non potrebbe in alcun modo annullare quella trascorsa nel peccato e la sua conseguenza inevitabile, che la morte.
Visto ci, e considerando la peccaminosit intrinseca
della natura umana, che non permette di compiere opere buone in senso assoluto, alluomo non resta che sperare nella salvezza offerta da Dio. Io, io sono il Signore
e fuori di me non c salvatore! (Isaia 43:11).
E Dio agisce in favore delluomo per mezzo di Ges
Cristo, suo Figlio. Come ha detto Pietro: In nessun altro la salvezza; perch non vi sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del
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quale noi dobbiamo essere salvati (Atti 4:12).


La salvezza del peccatore non dunque il frutto dei
suoi meriti, la ricompensa delle sue opere o delle sue
mortificazioni - qualunque cosa egli faccia sempre un
condannato a morte - ma una grazia che Dio gli fa, un
dono gratuito che gli offre e che gli stato acquistato
esclusivamente dai meriti di Cristo.
2. Necessit di un cambiamento
Per sperimentare questa potenza redentrice, occorre
per che luomo senta il bisogno di essere salvato.
Il giorno della Pentecoste migliaia di persone, riunite
in una piazza di Gerusalemme, sentirono questo bisogno e chiesero agli apostoli: Fratelli che dobbiamo fare? (Atti 2:37). Il carceriere di Filippi era spinto dal medesimo sentimento quando, gettandosi ai piedi di Paolo
esclam: Signori, che debbo fare per essere salvato?
(Atti 16:30). La risposta di Pietro fu: Ravvedetevi! e
quella di Paolo: Credi nel Signore Ges!. Queste due
risposte si accordano perfettamente per indicare i due
aspetti di una stessa esperienza.
Per desiderare la salvezza, luomo deve essere convinto del suo stato di perdizione, riconoscere che il suo cuore incurabilmente malvagio, incapace di liberarsi da
s, con le sole sue forze. Deve per, allo stesso tempo,
avere la rivelazione dellamore di Dio, con i mille mezzi
di cui si serve la Provvidenza: amore che gli permetter
di scoprire le perfezioni divine e, conseguentemente, di
valutare la propria miseria spirituale. Allora, curvo sotto
il peso della colpevolezza, luomo fa unammissione di
responsabilit e, sinceramente pentito e deciso a cam75

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Capitolo 8

biar vita, implora la liberazione di Dio.


3. Lammissione di responsabilit
Dal pentimento sincero derivano la confessione dei peccati da parte delluomo e il perdono accordato da Dio.
Per essere pienamente riabilitato davanti al Signore, il
peccatore deve compiere un atto che prima gli risulta penoso, quello cio di accusarsi e di confessare a Dio i suoi
peccati, esclamando come il pubblicano della parabola:
Oh Dio, abbi piet di me peccatore! (Luca 18:13).
Questa confessione, ben diversa da un riconoscimento vago e anonimo di colpe non specificate, deve essere
individuale, sincera e completa. Chi copre le sue colpe
non prosperer, ma chi le confessa e le abbandona otterr misericordia (Proverbi 28:13).
Si aggiunga che la confessione sincera impegna il
peccatore a indennizzare in tutti i modi possibili coloro
che furono da lui frodati e danneggiati. Se ogni peccato
, in primo luogo, unoffesa a Dio e deve essere perci
confessato a lui, il danno arrecato agli altri deve essere
pure confessato e riparato nella misura del possibile.
Questo, talvolta, implica dei passi difficili, che per procurano grande gioia a chi li compie.
4. Il perdono di Dio
La confessione sincera del peccatore porta al perdono di
Dio. Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho
taciuto la mia iniquit. Ho detto: Confesser le mie trasgressioni al SIGNORE, e tu hai perdonato liniquit del
mio peccato (Salmo 32:5).
Dio dichiara testualmente: Io, io, sono colui che per
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amor di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi


ricorder pi dei tuoi peccati (Isaia 43:25). E Giovanni
aggiunge: Se confessiamo i nostri peccati, egli fedele
e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquit (1 Giovanni 1:9).
Se Dio perdona cos il peccatore pentito, ci non avviene perch le sue divine perfezioni si accordino con le
nostre umane imperfezioni, o perch la sua purezza sopporti il contatto con la nostra miseria; bens perch Ges,
il giusto, il santo, linnocente, ha riscattato la nostra vita,
morto per noi, ed diventato nostro redentore e mediatore. C un solo Dio e anche un solo mediatore fra
Dio e gli uomini, Cristo Ges uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti (1 Timoteo 2:5,6).
5. Luomo riabilitato
Dio, perdonando, assolve e giustifica il colpevole pentito. Il peccatore dichiarato giusto da Dio e trattato come tale. La sentenza di assoluzione non dipende dallinnocenza dellaccusato, ma dalla misericordia del Giudice e dallespiazione di Cristo.
In Ges Cristo si conciliano la giustizia di Dio e il suo
amore. In lui, Dio perdona, senza per questo rendersi
complice del male, senza essere tollerante verso il peccato n indifferente nei confronti del peccatore. Ges
Cristo, versando il suo sangue, ci purifica da ogni peccato, ci dichiara giusti davanti a Dio e dona un significato
profondo alla vita.
Senza spargimento di sangue non c perdono
(Ebrei 9:22); Il sangue di Ges, suo figlio, ci purifica da
ogni peccato Essendo ora giustificati per il suo san77

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Capitolo 8

gue (1 Giovanni 1:7; Romani 5:9).


Cristo ha aperto per noi un nuovo cammino di fede:
Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinch noi diventassimo giustizia di Dio in lui (2 Corinzi 5:21).
6. La parte delluomo
La morte di Cristo mette la giustificazione alla portata di
tutti gli uomini indistintamente. Per il disegno misericordioso del Padre si realizza solo per quelli che accettano tale giustificazione credendo alla validit del sacrificio espiatorio di Cristo.
Lo afferma egli stesso nella sua meravigliosa dichiarazione che riassume, per cos dire, tutto il vangelo:
Perch Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo
unigenito Figlio, affinch chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3:16).
E ancora dichiara: Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedr la vita, ma lira di Dio rimane su di lui (3:36).
Quindi la sola condizione che Dio pone per la nostra
salvezza che noi laccettiamo con fede. La nostra giustificazione dunque una grazia che Dio dona e di cui
noi ci impossessiamo mediante la fede. Questo dono divino ci offerto esclusivamente per i meriti di Cristo.
Riassumendo: Infatti per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ci non viene da voi; il dono di
Dio. Non in virt di opere affinch nessuno se ne vanti;
infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Ges per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente
preparate affinch le pratichiamo (Efesini 2:8-10).
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Allora, Dio lautore della salvezza del peccatore, il


suo amore ne la sorgente; la morte di Cristo, il mezzo;
la fede del peccatore che fa propri i meriti di Cristo, la
condizione. Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Ges Cristo, nostro Signore
(Romani 5:1).

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Capitolo 9

VIVERE IN CRISTO
Nel capitolo precedente si visto che nessuno pu diventare giusto con le proprie opere, e che sorgente della nostra giustificazione lamore di Dio, mezzo il
sangue di Ges, condizione la nostra fede. Per essa noi siamo considerati giusti: Il giusto per fede vivr
(Romani 1:17).
1. Che cos la fede?
La fede di cui parla la Bibbia ha tre componenti fondamentali:
1. Un elemento intellettuale: la dottrina, che chiama in causa il nostro intelletto; bisogna conoscere Dio
per amarlo, bisogna avere delle ragioni per credere.
2. Un elemento sentimentale, la fiducia, che fa appello al nostro cuore: dopo aver conosciuto in qualche misura Dio, lo amiamo, e quanto pi lo amiamo, tanto pi
vogliamo conoscerlo. La dottrina e la fiducia, procedendo
luna accanto allaltra, si sviluppano simultaneamente.
3. Un elemento volitivo, lubbidienza, che frutto
della volont e, anche della conoscenza e dellamore.
Lubbidienza la prova che noi effettivamente conosciamo e amiamo il Signore.
La fede, dunque, non pu essere definita solo come
sentimento o come dottrina o come contemplazione di
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realt eterne. Essa un atto che riguarda luomo nella sua


completezza e coinvolge intelligenza, cuore e volont.
Lepistola agli Ebrei ne rivela solo alcuni aspetti quando enuncia il principio: Or la fede certezza di cose che
si sperano, dimostrazione di realt che non si vedono
(Ebrei 11:1). Nondimeno, questa definizione mette in
evidenza il fatto che la fede trasporta luomo sul terreno
delle verit e delle ricchezze spirituali ed eterne, il cui
pieno possesso si realizzer soltanto al momento della
restaurazione di tutte le cose (Atti 3:21).
La fede fondamentale per stabilire una relazione
personale con Dio: Or senza fede impossibile piacergli (Ebrei 11:6).
2. La nuova nascita
Quando la fede nasce nel cuore del peccatore, questi diviene consapevole della propria miseria morale e spirituale e implora la liberazione e la salvezza di Dio. Il peccatore cio viene a conoscere il vero pentimento, che lo
induce a confessare i propri errori a Dio da cui sar perdonato e considerato giusto, grazie a Ges.
Ma il pentimento non conduce solo al perdono, cio
alla liberazione della colpa, ma anche a un cambiamento di mentalit, vale a dire a ci che la Bibbia chiama
conversione o nuova nascita.
Questultima espressione fu usata da Cristo nel rispondere a un noto dottore della legge, Nicodemo: Se
uno non nato di nuovo non pu vedere il regno di Dio
(Giovanni 3:3).
La conversione, dunque, la nascita nel mondo dello
spirito, cio un movimento interno, della mente, del cuo81

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Capitolo 9

re e della volont, che d origine a un nuovo orientamento spirituale: non pi verso il mondo ma verso Dio.
Il peccatore, che era morto a causa delle sue scelte
sbagliate, ora restituito alla vita, grazie a Cristo e insieme con Cristo. Ma Dio, che ricco in misericordia,
per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando
eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo,
per grazia che siete stati salvati (Efesini 2:4,5).
Luomo, che a motivo del peccato aveva perduto il diritto di essere chiamato figlio di Dio, ritorna ora a essere tale mediante la fede: A tutti quelli che lhanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cio, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, n da volont di carne, n da volont duomo, ma sono nati da Dio (Giovanni 1:12,13).
Questa nuova nascita una rigenerazione. La conversione indispensabile. Nessuno pu farne a meno, se
vuole essere salvato: Ma se non vi ravvedete perirete
tutti (Luca 13:3).
3. Parabola del figlio prodigo
La nuova nascita un miracolo della grazia di Dio. Gli
esempi di conversione che le Scritture riportano, dimostrano lincapacit delluomo di rigenerarsi con le sole
sue forze e lassoluta necessit dellintervento divino. Si
aggiunga a questo la dimostrazione offerta dallesperienza della vita di tutti i giorni.
Famoso, commovente fra tutti, e illustrazione di
quanto detto sopra, lesempio biblico del figlio prodigo. Com noto, il protagonista di questa bellissima parabola cos significativa ha abbandonato la casa paterna,
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ribellandosi al padre da lui considerato un tiranno, per


vivere la sua vita. Ma, nella sua presunta libert, in breve divenne servo; dilapid una ricchezza non sua per ritrovarsi, alla fine, povero e senza amici in un paese lontano, dimenticandosi della casa paterna. Ridottosi a fare il guardiano di porci, si rese conto finalmente della
gravit della sua condizione e il ricordo della casa paterna riaffior alla sua mente: nel cuore, a poco a poco, si
fece strada il pentimento. E un giorno decise: Io mi alzer e andr da mio padre. La conversione latto
che riporta il figlio a casa. Accolto e perdonato il giovane conosce la gioia di una redenzione completa.
4. Una vita come piace a Dio
Se la conversione la conseguenza del pentimento, la vita del credente a sua volta lo sviluppo della conversione. Non basta, infatti, che il peccatore sia riabilitato nella sua dignit di figlio, occorre pure che sia messo in
grado di ricevere la potenza per vincere il male e di compiere il bene, vivendo cio in armonia con la volont di
Dio: questa la vita in Cristo.
Si tratta, in altre parole, dello sviluppo della vita spirituale che il peccatore pentito ha ricevuto al momento
della sua conversione, o nuova nascita. Il credente rinnova ogni giorno il suo S al Signore: come se ogni
giorno avvenisse la conversione.
Nella giustificazione Dio agisce per noi: non tiene
conto del nostro passato, ci dichiara giusti e ci esorta a
praticare la giustizia; nella vita cristiana Dio agisce in
noi, tramite lo Spirito Santo e ci dona la forza di correggere il nostro carattere e renderlo alla sua immagine.
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Capitolo 9

5. Ubbidienza e rottura con il male


In questa crescita progressiva c un aspetto negativo e
uno positivo. Il primo consiste nella rottura con il male: il peccato anche la trasgressione della legge di Dio,
espressione della sua santa e buona volont, che il trasgressore non prende in considerazione.
Laspetto positivo consiste in una totale consacrazione a Dio, che occorre rinnovare continuamente. Lubbidienza ai comandamenti diventa un modo per esprimere gratitudine al Signore per la salvezza ottenuta e
non per ottenerla.
Se dunque uno in Cristo, egli una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate
nuove. E tutto questo viene da Dio (2 Corinzi 5:17,18).
Sono stato crocifisso con Cristo: non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me (Galati 2:20).
Tutta la vita del credente coinvolta in questo processo dinamico: spirito, anima e corpo (1 Tessalonicesi 5:23). Occorre essere in pace con tutti e vivere come
piace a Dio altrimenti nessuno potr vedere il Signore
(Ebrei 12:14 Tilc).
6. La guida dello Spirito Santo
Lo Spirito Santo svolge unopera importantissima nel
pentimento, nella conversione e nella santificazione.
Egli ci convince quanto al peccato, alla giustizia e al
giudizio (Giovanni 16:8), risvegliando in noi la coscienza del peccato, rivelandoci la giustizia di Dio e facendoci temere il giudizio finale. Questa la prima fase della
sua azione.
Nella seconda fase egli opera per illuminarci nella ve84

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rit, in vista della nostra rigenerazione, venendo in aiuto alla debolezza umana.
Lo Spirito Santo fa di noi dei vincitori: Se viviamo
nello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito
(Galati 5:25).
Lo Spirito, come terza persona della divinit pu essere contristato con la disubbidienza e con lostinazione
volontaria. A chi lo chiede con fede, lo Spirito accordato da Dio, Padre celeste. Siate ripieni dello Spirito
(Efesini 5:18).
7. Studio della Parola di Dio e preghiera
I mezzi pi importanti per la crescita spirituale del credente sono lo studio della Parola di Dio e la preghiera.
Lo studio delle Scritture rappresenta, per la vita spirituale, quello che il pane rappresenta per la vita fisica: un
nutrimento necessario. A questo proposito Cristo ha detto parole molto significative: Non di pane soltanto vivr
luomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di
Dio (Matteo 4:4).
Questa parola va studiata con umilt e fede, con il sincero desiderio di uniformare la propria vita ai consigli e
agli ordini in essa contenuti, con la ferma determinazione di calcare le orme di colui che ne il motivo centrale
e la cui luce si riverbera sulle sue pagine: Ges Cristo.
Quanto alla preghiera, non sinsister mai abbastanza
sul suo valore e sulla necessit che ne abbiamo. Grazie
alla preghiera il credente pu, nel nome di Ges, mettersi in comunicazione con Dio che gli infonde la sua potenza. In ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a
Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringra85

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Capitolo 9

ziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza,


custodir i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Ges
(Filippesi 4:6,7). Questo, per, a condizione che si ricordi il consiglio di Ges: Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole (Matteo 6:7).
Conclusione
Il credente chiamato a vivere per la fede che opera nellamore; ma questo non viene da noi: si tratta di una grazia di Dio.
La nuova nascita, che frutto del pentimento, della
confessione dei peccati e del perdono di questi, il momento iniziale della santificazione la quale, a sua volta,
non che lo sviluppo graduale e normale delluomo nuovo generato dallo Spirito Santo.
Dio mette a nostra disposizione la potenza del suo
Spirito e tutte le risorse della sua Parola alle quali abbiamo libero accesso mediante la preghiera, la meditazione e lo studio.
Scopo ultimo del credente camminare verso la
perfezione, verso cui tende incessantemente senza raggiungerla ma sapendo che un giorno essa diventer
realt. Ho questa fiducia: che colui che ha cominciato
in voi unopera buona, la condurr a compimento fino al
giorno di Cristo Ges (Filippesi 1:6).

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Capitolo 10

LA CHIESA
La chiesa, cos com concepita negli scritti neotestamentari e vissuta nel periodo apostolico, la comunit
dei credenti che accettano Ges Cristo come Signore e
Salvatore e pongono la rivelazione divina alla base della
propria solidale esperienza di fede.
In continuit con il popolo di Dio dellAntico Testamento, la chiesa chiamata a un mandato nel mondo:
una missione di servizio e di evangelizzazione. Linvito di
Ges rivolto agli apostoli diretto a tutti i credenti: Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose
che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i
giorni, sino alla fine dellet presente (Matteo 28:19,20).
La chiesa riceve la propria autorit direttamente dal suo
fondatore e capo, Ges Cristo, e dalla Parola di Dio.
La chiesa la famiglia di Dio e come tale deve realizzare al suo interno un clima di ordine, solidariet, impegno. La chiesa che il Nuovo Testamento presenta
una comunit in cui si entra a far parte per scelta responsabile, per accettazione di Cristo, non per etnia o
per nascita. La chiesa unistituzione democratica, le
cui decisioni devono essere in armonia con la rivelazione e gli insegnamenti di Dio, e in cui i vari compiti sono
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Capitolo 9

assegnati in base alle scelte responsabili dei suoi membri. In una celebre immagine paolina la chiesa definita come il corpo di Cristo; questa espressione offre
unidea chiara dello spirito di unit, di simpatia, di tolleranza e damore che deve regnare fra coloro che, sapendosi salvati dalla grazia divina, si uniscono per compiere la sua missione.
Lesperienza cristiana senza la comunit imperfetta
perch manca di una dimensione essenziale, quella orizzontale. Il credente chiamato a percorrere il suo cammino con gli altri suoi fratelli per crescere insieme seguendo le orme di Ges Cristo (V. Fantoni e R. Vacca).
Questo capitolo dedicato alla chiesa di Cristo che, fedele allinsegnamento delle Scritture, si distingue nel
mondo per la sua perseveranza, lobbedienza ai comandamenti e la fede nel suo Signore (cfr. Apocalisse 14:12).
1. Origine della chiesa
Cristo, prima di lasciare questo mondo, riun i discepoli
in una societ religiosa, la chiesa - parola etimologicamente legata al vocabolo greco ecclesia, che significa
assemblea, adunanza.
Per i cristiani il termine chiesa venuto a indicare
lassemblea dei credenti, linsieme dei discepoli di Ges
chiamati fuori dal mondo da un appello amorevole di
Dio in vista di una nuova vita in Cristo, il Signore.
Nelle Scritture la chiesa indicata anche con altre
espressioni quali il popolo di Dio (1 Pietro 2:10), lIsraele di Dio (Galati 6:16), la sposa di Cristo (Apocalisse 21:2 e 22:17), ecc.

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2. Il capo della chiesa


Il capo della chiesa incontestabilmente Ges Cristo.
Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi e lo ha dato per
capo supremo alla chiesa, che il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti (Efesini 1:22,23). Cos la chiesa costituita in modo
tale che essa deve obbedire al suo sposo (5:23,24). questo uno dei motivi per cui la profezia simboleggia con la
figura di una donna, lassemblea dei credenti.
Cristo, capo unico della chiesa, pure il centro che assicura lunit dei credenti, unit che lideale verso cui
tutti i cristiani debbono tendere con tutte le loro forze
(Giovanni 10:16; Efesini 4:3-6). La persona del Salvatore il centro vivente dellunit cristiana, che si fonda sul
suo sacrificio e si compie mediante il suo Spirito.
Lapostolo Paolo, per aiutarci a comprendere lazione
di Cristo come capo della chiesa, si serve di unimmagine: un corpo, di cui Ges il capo e i credenti le membra. Il capo deve ovviamente dirigere il corpo, e le membra, solidali le une con le altre, devono accettare lautorit del capo.
Una chiesa priva di Ges Cristo come un corpo senza testa, che si viene a trovare per conseguenza nella totale impossibilit di vivere. Il binomio testa-corpo d lidea di un legame organico, e non di un semplice avvicinamento o contatto esteriore tra Cristo e i discepoli.
Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua (1 Corinzi 12:27,12).
Unaltra immagine di Paolo, sempre relativa alla chiesa, quella di un edificio, di cui Cristo la pietra angolare, i profeti e gli apostoli le pietre fondamentali, e gli
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Capitolo 10

altri credenti il resto della costruzione (Efesini 2:20-22; 1


Corinzi 3:11). Cos, i credenti che entrano a far parte della chiesa diventano delle pietre viventi.
Cristo guida la sua chiesa attraverso il Paracleto, il
Consolatore, cio lo Spirito Santo: E io pregher il Padre, ed egli vi dar un altro consolatore, perch stia con
voi per sempre, lo Spirito della verit. Quando per sar
venuto lui, lo Spirito della verit, egli vi guider in tutta la
verit, perch non parler di suo, ma dir tutto quello che
avr udito, e vi annuncer le cose a venire. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre mander nel mio
nome, vi insegner ogni cosa e vi ricorder tutto quello
che vi ho detto (Giovanni 14:16; 16:13,14; 14:26).
3. La missione della chiesa
La chiesa un mezzo di cui Dio si serve per tutelare la
verit nel mondo e per diffonderla. Perch questo obiettivo sia raggiunto la chiesa, quale colonna e base della
verit (1 Timoteo 3:15), deve:
a. Custodire gelosamente il deposito della verit, e
particolarmente le Scritture canoniche che ne sono il
documento (1 Timoteo 6:20; Romani 3:2; 9:4,5).
b. Reclutare i propri membri nel mondo intero, in tutte le nazioni e in tutte le classi della societ, mediante la
predicazione evangelica e la testimonianza cristiana individuale (Marco 16:15,16).
c. Istruire, formare, educare questi membri finch
siano giunti tutti alla statura di Cristo (1 Corinzi 14:12;
Efesini 4:13,14; Colossesi 1:28).
Levangelizzazione devessere universale sia rispetto
agli agenti che la trasmettono sia rispetto ai destinatari:
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tutti devono andare, e verso tutti. Il Signore, nel salire in cielo, ha lasciato in eredit a tutti i credenti il dovere e il privilegio di far conoscere il messaggio del vangelo a ogni essere vivente, nel tempo pi breve e con il
metodo pi efficace possibile.
Questo si pu avverare a due condizioni, entrambi
importanti: che lopera dellevangelizzazione sia portata
avanti dalla chiesa intera e che la potenza necessaria sia
data alla chiesa dallo Spirito Santo.
Ogni credente devessere un testimone, un operaio di
Dio. Lideale delle Scritture lintero corpo dei credenti
allopera per la salvezza degli individui.
4. I doni spirituali
La chiesa non sarebbe in grado di compiere la propria
missione nel mondo, se non potesse contare sui doni
spirituali che si manifestano nel suo seno.
Salendo al cielo, Cristo la ricolm dei suoi doni celesti. Lo Spirito Santo, suo rappresentante, agisce con potenza distribuendo i suoi doni secondo le possibilit dei
singoli membri e per ledificazione di tutti: Ora a ciascuno la manifestazione dello Spirito per il bene comune (1 Corinzi 12:7).
I membri della chiesa sono responsabili delluso dei
doni affidati loro dallo Spirito Santo: essi sono dunque
degli economi, degli amministratori di beni dati loro in
custodia. Lenumerazione dei doni si trova nella prima
lettera ai Corinzi. Infatti, a uno data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza,
secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante
il medesimo Spirito; a un altro, carismi di guarigioni, per
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Capitolo 10

mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversit di lingue e a un
altro, linterpretazione delle lingue; ma tutte queste cose
le opera quellunico e medesimo Spirito, distribuendo i
doni a ciascuno in particolare come vuole (12:8-11).
5. I ministeri
A questi corrispondono i ministeri. Tutti coloro cio
che hanno ricevuto dei doni, devono metterli al servizio
della chiesa, che quanto dire al servizio del mondo per
la salvezza dei peccatori. questo il significato dellespressione: esercitare un ministero.
Sempre negli scritti di Paolo contenuta unenumerazione, non completa, dei ministeri: lui cha ha dato
alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dellopera del ministero e delledificazione del corpo di Cristo (Efesini 4:11,12).
Questi sono i cosiddetti ministeri itineranti: gli apostoli che fondano le comunit, i profeti che le edificano;
gli evangelisti, i pastori e i dottori che le istruiscono. Si
tratta di pionieri, di missionari, che vanno da un luogo
allaltro. Essi operano in collegamento con la chiesa.
Si aggiungono, per completare lenumerazione, i ministeri a posto fisso: gli anziani e i diaconi, che esercitano la loro attivit nei singoli gruppi di credenti.
Lanziano, cos chiamato per la sua et ed esperienza,
il pastore del gregge, il sovrintendente, il vescovo (nel
Nuovo Testamento i termini di anziano, pastore e
vescovo indicano una sola e stessa funzione).
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Lanziano ha soprattutto il compito di condurre la comunit e di garantire ai membri il necessario cibo spirituale. I diaconi, invece, coadiuvati dalle diaconesse,
hanno compiti di genere piuttosto pratico come lassistenza ai malati e ai bisognosi, la preparazione della santa Cena, ecc.
Lenumerazione dei doveri dellanziano e del diacono
si trova nella prima lettera a Timoteo (3:1-13) e in quella a Tito (1:5-9).
6. I doveri reciproci dei membri
I doveri del cristiano verso i suoi fratelli spirituali si riassumono nellamore fraterno, che si presenta sotto varie
forme:
a. La sottomissione reciproca (Efesini 5:21; Pietro 5:5).
b. La tolleranza reciproca (Filippesi 3:15,16; Romani 14:1), tolleranza che ha per dei limiti (Efesini 6:24;1
Corinzi 16:22).
c. La confessione reciproca e il perdono delle offese (Giacomo 5:16; Efesini 4:32).
d. Il servizio (1 Corinzi 12:7; 1 Pietro 4:10) che comprende la sollecitudine (Ebrei 10:24), la preghiera
(Efesini 6:18), linflusso del buon esempio (Filippesi
3:17; 2 Tessalonicesi 3:9), lesortazione (Ebrei 3:13;
10:25), ledificazione (1 Tessalonicesi 5:11), la consolazione (4:18) e la riprensione fraterna (Galati 6:1).
e. La generosit (Galati 6:10). Questa devessere
praticata verso tutti, ma specialmente:
- verso i predicatori del Vangelo (Galati 6:6).
- verso i poveri (2 Corinzi 9:5-14).
- verso i fratelli di passaggio (Ebrei 13:1,2).
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Capitolo 10

7. Condizioni di appartenenza
Abbiamo il privilegio di appartenere alla chiesa di Ges?
Essa come una grande famiglia, che ci offre su questa terra lesempio di una societ pi vasta, di una convivenza su scala universale, che ci fa uscire dalla nostra
solitudine talvolta angosciosa e dalla nostra limitatezza
insegnandoci a vivere in mezzo a fratelli di ununica fede e a condividere i loro dolori e le loro gioie.
La chiesa, che limmagine della citt superna
(Manzoni), sostiene i nostri passi guidandoci appunto
verso la citt di Dio, dove faremo parte di una famiglia
ancora pi vasta, la famiglia celeste.
Non rendiamoci schiavi delle cose terrene, non cambiamo con queste uneternit di gloria: far parte della
chiesa provvedere al proprio bene supremo.
Le porte della famiglia dei credenti sono aperte dal rito del battesimo. Sono il pentimento e la fede a condurci a esso; e il battesimo, a sua volta, cintroduce nella
chiesa dove troviamo le condizioni pi favorevoli per
servire Dio, per realizzare la nostra crescita spirituale e
per collaborare alla salvezza dei nostri simili.

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Capitolo 11

IL BATTESIMO
Per natura luomo ha bisogno di segni, manifestazioni
esteriori, impegni formali in relazione ai momenti fondamentali della sua esistenza.
Il battesimo forse il rito della chiesa pi carico di significati affettivi e di fede. Esso non un atto che ha un
valore in s, come un segno magico, ma un simbolo
che testimonia laccettazione di Ges Cristo come personale Salvatore da parte di ogni credente.
Gli avventisti praticano il battesimo per immersione
degli adulti, come nella chiesa apostolica.
Il battesimo dei neonati non ha una base biblica, perch avviene senza unespressione di fede esplicita e responsabile da parte di chi lo riceve.
Solo chi in grado di intendere e di volere e ha conseguito una sufficiente conoscenza dei principi biblici,
cos come sono compresi dalla chiesa, pu richiedere alla stessa di essere battezzato. Coloro che amministrano
il battesimo sono i pastori e gli anziani ai quali la comunit delega, per elezione, anche questa autorit.
Il battesimo simbolo innanzitutto di morte e risurrezione, cio del processo spirituale della conversione
che richiede rinnovamento totale dellesistenza.
Scrive Paolo: ... quanti siamo stati battezzati in Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi sia95

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Capitolo 11

mo dunque stati con lui seppelliti mediante il battesimo


nella sua morte, affinch come Cristo risuscitato dai
morti... cos anche noi camminassimo in novit di vita
(Romani 6:3,4).
Ovviamente, affinch la cerimonia abbia un significato, necessario avere la fede nel Signor Ges e vivere il
ravvedimento.
Il battesimo dunque un patto, una promessa fra Dio
e luomo, di cui la chiesa testimone. Mediante il battesimo si entra con pieno diritto, anche formale, nella comunit ecclesiale, con i privilegi e i doveri che questo ingresso comporta.
Il giorno del battesimo quindi un nuovo compleanno per il credente, nato alla vita fisica e psichica dal seno materno, e rinato per mezzo dello Spirito con il battesimo, per vivere una nuova esistenza accanto al suo
Creatore e Salvatore (V. Fantoni e R. Vacca).
Il battesimo da considerarsi una delle istituzioni
fondamentali del cristianesimo. Le sue origini risalgono
al rito praticato da Giovanni il battista, il precursore di
Cristo, il quale immergeva nelle acque del fiume Giordano coloro che accettavano la sua predicazione mirante al ravvedimento e alla preparazione per la venuta del
Messia. Appunto per questa pratica Giovanni venne soprannominato il battista, cio il battezzatore.
1. Cristo e il battesimo
Il rito del battesimo doveva acquistare pienezza di significato e di efficacia spirituale con Cristo. lo stesso Giovanni ad affermarlo: Giovanni rispose, dicendo a tutti:
Io vi battezzo in acqua; ma viene colui che pi forte
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di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio


dei calzari. Egli vi battezzer in Spirito Santo e fuoco
(Luca 3:16).
Prima di compiere questopera, Cristo fu battezzato
lui stesso e ricevette lo Spirito Santo.
Allora Ges dalla Galilea si rec al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Ma questi vi si opponeva dicendo: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?. Ma Ges gli rispose: Sia
cos ora, poich conviene che noi adempiamo in questo
modo ogni giustizia. Allora Giovanni lo lasci fare. Ges, appena fu battezzato, sal fuori dallacqua; ed ecco i
cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai
cieli che disse: Questo il mio diletto Figlio, nel quale
mi sono compiaciuto (Matteo 3:13-17).
Ges, che non aveva bisogno di ravvedimento, chiese
e ottenne il battesimo per identificarsi completamente
con lumanit peccatrice. Cominciava ad adempiersi cos la profezia di Isaia riguardo al Servo del Signore: Egli
stato contato fra i malfattori (Isaia 53:12).
Cos, Cristo guarda alla croce fin dagli inizi del suo
ministero. E la voce dal cielo conferisce pubblicamente
al battesimo di Ges il significato di una prima manifestazione della sua dignit di Messia. Lo Spirito Santo,
nella sua pienezza, scese su lui per dotare la sua umanit
di tutte le grazie e di tutti i doni necessari per il compimento dellopera per cui egli era venuto al mondo.
Una differenza sostanziale tra il battesimo di Giovanni e quello cristiano da ricercarsi nella promessa del
dono dello Spirito Santo che accompagna il secondo.
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Capitolo 11

Lapostolo Pietro, nel suo discorso della Pentecoste,


alla moltitudine che ascoltava disse: E Pietro a loro:
Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di
Ges Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo... (Atti 2:38).
Questo dono il contrassegno dellet messianica, la
prova che la nuova era, data come imminente dal battesimo di Giovanni, aveva avuto inizio.
3. Il mandato della chiesa
Ai suoi discepoli Cristo ha dato lordine di amministrare
il battesimo sino alla fine dei secoli: Andate dunque, e
fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate... (Matteo 28:19). Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avr creduto e sar
stato battezzato sar salvato; ma chi non avr creduto
sar condannato (Marco 16:15,16).
La menzione del nome (al singolare) del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, invocato sul neofita, significa
che la nuova vita, iniziata dal catecumeno al momento
del battesimo, resa possibile dallazione coordinata e
unitaria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
4. Simbolo della morte e della vita
Che cosa significa esattamente il termine battesimo? La
forma del rito fa pensare di per s a una morte, a un seppellimento seguito da una risurrezione. Infatti il senso
profondo della cerimonia consiste in una specie dincorporazione alla morte e alla risurrezione di Cristo.
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Due dichiarazioni di Paolo chiariscono il significato


del battesimo:
Siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti (Colossesi
2:12). O ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua
morte? Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il
battesimo nella sua morte, affinch, come Cristo stato
risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, cos anche noi camminassimo in novit di vita (Romani 6:3,4).
Queste ultime parole, unite a quelle del versetto 8:
Ora se siamo morti in Cristo, noi crediamo che altres
vivremo con lui, fanno vedere che da parte del neofita
c stata una rottura con il peccato e un inizio di vita rinnovata, preludio di quella beata che incomincer alla risurrezione.
Labate Crampon cos commenta il brano di Romani:
Nei primi secoli il battesimo veniva conferito per immersione; il catecumeno veniva interamente sommerso
nellacqua, dalla quale usciva subito. Paolo, in questo
duplice rito, non vede solo un simbolo esteriore della
morte (seguita da seppellimento) e della risurrezione
(luscita dal sepolcro) di Ges Cristo; egli vi attribuisce
un significato pi intimo: limmersione la morte al peccato, il vecchio uomo, luomo secondo la carne, che
scompare sotto le acque e viene seppellito come in un sepolcro; lemersione la nascita delluomo nuovo, delluomo rigenerato dallo Spirito Santo.
E a proposito dello stesso versetto un altro commentatore dice: La discesa nellacqua rappresenta sempre
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Capitolo 11

unimmersione e perci un seppellimento, mentre luscita dallacqua raffigura una risurrezione. Come il seppellimento la definitiva constatazione della realt della
morte e la rottura dellultimo legame delluomo con la
sua vita terrena, cos il battesimo del credente dimostra
pubblicamente la sua morte al peccato implicata nella
sua fede e la radicale rottura con la sua vecchia vita
mondana ed egoistica - F. Godet, Commentaire sur lpitre aux Romains, vol. 2, p. 20.
5. Un atto di rinuncia
Il battesimo non il mezzo, ma il simbolo del grande rinnovamento morale che fa passare il peccatore dalla morte alla vita. Questo miracolo opera dello Spirito Santo.
Il rito in questione solo il segno esteriore mediante
il quale il catecumeno fa atto di rinuncia al mondo, alla
vita passata e manifesta il desiderio di vivere una vita
nuova in Cristo.
Se uno non nato di nuovo, non pu vedere il regno
di Dio... Se uno non nato dacqua e di Spirito non pu
entrare nel regno di Dio. Voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo... Sono stato
crocifisso con Cristo, e non son pi io che vivo, ma Cristo che vive in me.... Se dunque uno in Cristo egli
una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco
sono diventate nuove. Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo cercate le cose di sopra dove Cristo seduto alla destra di Dio. Abbiate lanimo alle cose di sopra,
non a quelle che sono sulla terra; poich voi moriste e la
vita vostra nascosta con Cristo in Dio (Giovanni 3:3,5;
Galati 3:27; 2:20; 2 Corinzi 5:17; Colossesi 3:1-3).
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6. Le condizioni del battesimo


Per essere valido, il battesimo richiede da parte del candidato ladempimento di due condizioni fondamentali:
pentimento e fede.
Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome
di Ges Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo (Atti 2:38,37), fu la
risposta di Pietro alla folla assetata di verit e di pace che
aveva chiesto agli apostoli: Fratelli, che dobbiamo fare?
E alla domanda: Ecco dellacqua; che impedisce che io
sia battezzato? fatta dallo statista etiope incontrato e
istruito in viaggio da Filippo, la risposta di questo fu: Se
tu credi con tutto il cuore possibile (Atti 8:36,37). E
non dimentichiamo le parole di Cristo: Chi avr creduto
e sar stato battezzato, sar salvato (Marco 16:16).
Mediante il battesimo il catecumeno entra nella chiesa; egli diventa una pietra vivente delledificio di cui Cristo pietra angolare, un membro del corpo di Cristo:
Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito per formare un unico corpo, giudei e greci,
schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo
Spirito (1 Corinzi 12:13).
7. La forma del battesimo
Dopo quanto abbiamo detto sul significato del battesimo non sarebbe quasi necessario precisarne la forma,
perch evidente non poter trattarsi che di un seppellimento, cio di unimmersione totale.
questo daltronde, il significato etimologico del verbo battezzare, che viene dal greco baptizein equivalente a tuffare interamente nellacqua un uomo o un og101

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Capitolo 11

getto per poi ritirarli successivamente. Purtroppo il sostantivo battesimo ha perduto il suo significato originario e perci si costretti generalmente ad aggiungervi, per indicare con precisione tale significato, lespressione per immersione, che in realt un pleonasma.
Che la forma biblica del battesimo sia quella per immersione risulta non solo dagli argomenti teologici e linguistici citati, ma anche da altri particolari di notevole
importanza.
La Bibbia ci dice infatti che Giovanni battezzava nel
fiume Giordano (Marco 1:5); che battezzava a Enon,
presso Salim, perch cera l molta acqua (Giovanni
3:23); che dopo il suo battesimo Ges sal fuori dellacqua (Marco 1:10); che letiope e il diacono Filippo scesero nellacqua e poi ne uscirono.
Simbolo della morte e della risurrezione con Cristo,
cio del seppellimento del vecchio uomo e della nascita delluomo nuovo rigenerato dallo Spirito Santo; testimonianza pubblica che rinuncia al mondo; condizione dingresso nella chiesa; frutto del pentimento e della
fede: il battesimo biblico ha unimportanza fondamentale. Ancora oggi Cristo ci ripete: Chi avr creduto e
sar stato battezzato sar salvato.

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Capitolo 12

LA SANTA CENA
Anche questa cerimonia, istituita da Cristo come sostituzione e continuazione della Pasqua giudaica, considerata dagli avventisti, come da altri cristiani, un simbolo, un segno, senza possedere in s unefficacia indipendente dal sentimento di chi vi partecipa.
Partecipare alla Cena del Signore significa commemorare il sacrificio di Cristo attraverso i simboli del corpo e del sangue del Salvatore rappresentati dal pane e
dal vino. Essa quindi unespressione di fede nellazione
salvifica della croce.
Accanto allelemento della commemorazione, la santa Cena presenta anche quello della speranza, dellannuncio del ritorno di Ges. Scrive lapostolo Paolo: Poich ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di
questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finchegli venga (1 Corinzi 11:26).
A questa cerimonia, che simboleggia lopera di salvezza di Dio per luomo, occorre accostarsi in pace con Dio
e con gli uomini. Essa quindi anche unoccasione di verifica periodica della condizione spirituale del credente.
Gli avventisti, seguendo lesempio di Ges, fanno precedere al servizio di comunione quello della lavanda dei
piedi. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro,
vho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni
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Capitolo 12

agli altri (Giovanni 13:14). La lavanda dei piedi una


cerimonia che, ricordando lumilt di Cristo, ha il compito di risvegliare questo sentimento nei credenti. Essi
sono invitati a cogliere laspetto comunitario della vita
cristiana che richiede tolleranza, spirito di perdono e disponibilit reciproci. Nelle chiese avventiste il servizio di
santa Cena aperto a tutti i credenti in Cristo (V. Fantoni e R. Vacca).
Alla vigilia della sua morte Cristo istitu in presenza
dei discepoli la santa Cena o Eucarestia, rito dotato di
una particolare carica emotiva e destinato a essere per i
credenti di ogni epoca un potente mezzo di grazia.
1. Una sublime lezione di umilt
Prima di procedere allistituzione vera e propria del rito
eucaristico Ges, che ben conosceva i sentimenti di invidia e di gelosia che agitavano ancora nellintimo i dodici, li volle rendere consapevoli delle loro lacune morali e, con sublime atto damore, dare loro una lezione di
umilt che non fosse mai dimenticata.
Ecco come lapostolo Giovanni, molti anni dopo riferisce i fatti: Or prima della festa di Pasqua, Ges, sapendo che era venuta per lui lora di passare da questo
mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel
mondo, li am sino alla fine. Durante la cena, quando il
diavolo aveva gi messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio
di Simone, di tradirlo, Ges, sapendo che il Padre gli
aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a
Dio se ne tornava, si alz da tavola, depose le sue vesti e,
preso un asciugatoio, se lo cinse. Poi mise dellacqua in
una bacinella, e cominci a lavare i piedi ai discepoli, e
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ad asciugarli con lasciugatoio del quale era cinto...


Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso
le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: Capite quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perch lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi
dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un
esempio, affinch anche voi facciate come vi ho fatto io.
In verit, in verit vi dico che il servo non maggiore del
suo signore, n il messaggero maggiore di colui che lo
ha mandato. Se sapete queste cose, siete beati se le fate
(Giovanni 13:1-5,12-17).
La lavanda dei piedi che Ges, dopo averne dato lesempio, chiede ai discepoli di praticare tra loro, un atto di umilt che i cristiani di tutti i tempi sono invitati a
ripetere. Essa offre loccasione di piegare il proprio orgoglio, la propria ambizione, di confessarsi miseri peccatori e di riconoscersi servitori gli uni degli altri: degna preparazione, questa, per accostarsi alla mensa eucaristica.
2. La Pasqua ebraica
Gli ebrei avevano labitudine di celebrare ogni anno la
Pasqua, festa di antica data. Essa era stata istituita nel
deserto per ricordare luscita del popolo dIsraele dallEgitto e la conseguente liberazione dalla schiavit.
Il termine Pasqua - da Psakh passaggio, e da pasakh passare oltre - rievocava al vivo quanto avvenne
in quelloccasione, quando cio langelo inviato da Dio
per sterminare i primogeniti egiziani, pass oltre le case delle famiglie ebraiche risparmiandole perch esse,
ubbidendo agli ordini divini, avevano asperso gli stipiti e
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Capitolo 12

larchitrave delle loro porte con il sangue di un agnello.


La Pasqua era una festa non solo commemorativa,
ma anche tipica e prefigurativa. Annunziava e simboleggiava una liberazione molto pi grande: quella che Cristo avrebbe compiuto salvando il suo popolo dai peccati.
Cristo lAgnello senza difetto n macchia di cui
non si doveva spezzare nessun osso. Spruzzando con il
sangue di un agnello gli stipiti e larchitrave della porta,
lisraelita, anche lo straniero, sfuggiva alla morte; analogamente, accettando il sacrificio espiatorio di Cristo sul
Calvario, il credente ottiene per fede la giustificazione
che lo libera dalla condanna a morte.
La Pasqua si era tramandata attraverso i secoli. Al
tempo di Ges essa veniva ancora celebrata in pompa
magna, e per loccasione una folla numerosa saliva a Gerusalemme. Anche Cristo nel corso del suo ministero
partecip a questa festa per quattro volte, lultima delle
quali fu il gioved della settimana di passione. Il giorno
successivo, venerd, Ges stesso moriva come lAgnello
senza macchia che la Pasqua prefigurava.
3. Una nuova situazione
Prima di morire, Cristo volle sostituire il vecchio rito con
il nuovo. La Pasqua ebraica, infatti, non aveva pi motivo di esistere. Tutto linsieme dei riti e delle cerimonie
che annunciavano la morte di Cristo stava per essere
abolito. Ges, servendosi di due elementi che aveva dinanzi, il pane e il vino, istitu appunto la santa Cena.
Questa cerimonia era destinata a diventare nel corso
dei secoli, il grande memoriale della morte di Cristo, come pure il simbolo perfetto della liberazione assicurata
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al credente dal sacrificio del Calvario e della necessit,


per il credente stesso, di nutrirsi ogni giorno del pane
spirituale che la Parola della vita.
Ecco il racconto particolarmente commovente, che
lapostolo Paolo fa della cerimonia: Poich ho ricevuto
dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cio, che
il Signore Ges, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: Questo il
mio corpo che dato per voi; fate questo in memoria di
me. Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il
calice, dicendo: Questo calice il nuovo patto nel mio
sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poich ogni volta che mangiate questo pane e
bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finch egli venga.
Al racconto, lapostolo aggiunge un avvertimento circa le condizioni spirituali necessarie ai partecipanti:
Perci, chiunque manger il pane o berr dal calice del
Signore indegnamente, sar colpevole verso il corpo e il
sangue del Signore. Ora ciascuno esamini se stesso, e cos mangi del pane e beva dal calice; poich chi mangia e
beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non
discerne il corpo del Signore (1 Corinzi 11:23-29).
4. Il corpo e il sangue di Cristo
Le parole di Cristo: Questo (il pane) il mio corpo
questo (il vino) il mio sangue hanno dato origine a
molte controversie. Si tratta di espressioni che vanno
comprese alla luce dello stile biblico in generale e di
quello adoperato da Cristo in particolare.
Ges, rivolgendosi ai discepoli, si serviva di modi di
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Capitolo 12

dire, quali voi siete il sale della terra, la luce del mondo che hanno, evidentemente, un senso figurato (voi
rappresentate, rispetto al resto del genere umano, quello che il sale per le vivande, ecc.). Lo stesso valore hanno immagini adoperate da Cristo in riferimento a se
stesso come: Io sono la vera vite, la via, la porta,
la stella rilucente del mattino (rappresento, per la vita
spirituale delluomo, una guida sicura, paragonabile a
una strada, ecc.).
Ancora, altre espressioni analoghe a quelle usate da
Ges nella santa Cena erano note nellambiente ebraico
con il senso figurato. Difatti troviamo nella Scrittura
molti passi in cui le benedizioni spirituali sono descritte
come un mangiare e un bere. Per esempio, nel libro dei
Proverbi, scritto: La saggezza ha fabbricato la sua casa, ha apparecchiato la sua mensa. Ha mandato fuori le
sue ancelle; dallalto dei luoghi elevati della citt dice: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho preparato! (9:1-5). Nel libro del profeta Isaia leggiamo ancora: O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi
che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!
(Isaia 55:1). E anche nel Nuovo Testamento leggiamo
brani simili: Beati quelli che sono affamati e assetati di
giustizia perch saranno saziati (Matteo 5:6).
Un episodio avvenuto pochi giorni prima della santa
Cena chiarir ancora meglio il senso delle espressioni
usate da Cristo nella Cena stessa.
Dopo aver compiuto il miracolo dei pani e dei pesci
Ges dichiar ai presenti che il Padre dava loro il vero
pane che viene dal cielo. E, credendo gli uditori che si
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trattasse di pane materiale, egli si diede cura di spiegare: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avr fame e chi crede in me non avr mai pi sete (Giovanni
6:35). Con queste parole Cristo ci fa capire in che senso
dobbiamo intendere quelle che seguono: Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna (v. 54).
Mangiare la carne di Cristo e bere il suo sangue significa andare a lui e credere. Cristo stesso ha cura di spiegare ai giudei di allora e a noi, oggi, che queste cose si
devono comprendere in senso spirituale: lo spirito
che vivifica; la carne non di alcuna utilit, le parole che
vi ho dette sono spirito e vita (v. 63).
5. Una commemorazione e un simbolo
Nellinsegnamento biblico la santa Cena , soprattutto,
una commemorazione del sacrificio puro e perfetto consumato da Cristo, Agnello senza difetto n macchia.
Fate questo in memoria di me, ha detto il Salvatore.
Il pane spezzato rappresenta il corpo di Ges che
stato trafitto per noi. Il vino il simbolo del sangue sparso per i peccatori ed , anche, il suggello di una nuova alleanza. Essendo il pane e il vino i simboli del corpo e del
sangue di Ges, latto della loro consumazione rappresenta la comunione personale del credente con il suo
Salvatore.
Il pane unimmagine del sostentamento dellesistenza: mangiarne significa nutrirsi spiritualmente. Il vino
unimmagine del sangue, che la vita (La vita della carne nel sangue Levitico 17:11). Cos il pane e il vino
simboleggiano la pienezza della vita che Cristo trasmette ai suoi. Questa vita deve sostituirsi alla loro, cos co109

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Capitolo 12

me il ceppo della vite trasmette la sua vita ai tralci. Il cristiano deve poter esclamare con Paolo: Sono stato crocifisso con Cristo, non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me (Galati 2:20).
6. La grande speranza
Infine, la santa Cena annunzia e prepara un grande avvenimento, quello che fa divenire realt la speranza pi
profonda del cristiano: il ritorno del Signore.
Forse questo laspetto del rito che ha procurato pi
consolazione ai discepoli. Ges infatti disse loro: Vi dico che da ora in poi non berr pi di questo frutto della
vigna, fino al giorno che lo berr nuovo con voi nel regno del Padre mio (Matteo 26:29). E aggiunse (lo riporta Paolo): Poich ogni volta che mangiate questo
pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte
del Signore, finch egli venga (1 Corinzi 11:26).
Cos, la santa Cena commemora la morte di Cristo,
rappresenta la sua vita che alimenta la vita spirituale del
credente e annunzia il ritorno in gloria del Signore. Accanto al simbolo, in essa si scorge una grazia che comunica a chi vi partecipa gli effetti della morte del Salvatore, della sua risurrezione, della sua vita e la speranza del
suo ritorno in gloria.

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Capitolo 13

LA LEGGE DI DIO
Gli avventisti si sentono chiamati da Dio al compito
particolare di riproporre con forza al mondo contemporaneo il valore eterno dei dieci comandamenti.
I credenti fedeli sono definiti nellApocalisse come coloro ... che osservano i comandamenti di Dio e la fede
in Ges (Apocalisse 14:12).
Le dieci parole del Sinai restano un punto di riferimento fondamentale con cui anche la morale laica deve
fare i conti. Ogni cosa nelluniverso risponde a delle leggi; la vita fisica stessa si regge su leggi immutabili. Ma il
nostro vivere abbraccia anche valori non materiali: intelligenza, bellezza, volont, etica, spiritualit. E anche
questi valori hanno le loro leggi.
Solo Dio, che ci ha creati, conosce le leggi che ci permettono di vivere in armonia con lui, con il suo progetto, con il prossimo, con la natura. La Bibbia afferma che
il nostro malessere morale deriva proprio dalla volont
di sottrarci alle leggi che Dio ha donato e che sono
espressione del suo carattere; fra di esse i dieci comandamenti sono i pi importanti.
Lapostolo Giacomo afferma: Parlate e operate come
dovendo esser giudicati da una legge di libert (2:12).
Levangelista Giovanni scrive: E da questo sappiamo
che labbiam conosciuto: se osserviamo i suoi comanda111

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Capitolo 13

menti... Perch questo lamor di Dio: che osserviamo i


suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono
gravosi (1 Giovanni 2:3; 5:3).
Il decalogo non scadr mai perch la volont umana
avr sempre bisogno di una guida chiara e sicura. Ma
anche unespressione cos elevata di giustizia pu trovare il suo senso pi profondo solo nel messaggio di Cristo. Egli, con la sua vita, ha mostrato come lubbidienza
al Creatore resti il dovere fondamentale delluomo.
La legge dunque un dono divino e come tale va accolta. Grazie a essa comprendiamo noi stessi, i nostri
ambiti, i nostri obblighi morali, vediamo i nostri limiti e
le nostre colpe; la legge uno specchio che ci propone
continuamente lesigenza del perdono divino.
Lubbidienza alla volont di Dio frutto della grazia e
della nuova nascita. Chi si sente salvato dal Signore sa
che il suo privilegio quello di essergli fedele e che la sua
felicit legata allarmonia con i suoi precetti.
Gli avventisti accettano i dieci comandamenti nella
lettera e nello spirito con cui sono scritti in Esodo al capitolo 20 (V. Fantoni e R. Vacca).
Luniverso regolato da leggi che luomo cerca di scoprire. Gli astri si muovono secondo leggi determinate e
linfinitamente piccolo ugualmente sottoposto a leggi.
Anche gli uomini, sia collettivamente sia individualmente,
sono regolati da un insieme di norme. Ovunque troviamo
delle leggi. Questo significa che sono indispensabili.
1. Il decalogo
Sarebbe qui fuori luogo prendere in esame le leggi matematiche, fisiche, chimiche, psicologiche, sociali, ecc.; si
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parler piuttosto della legge per eccellenza che servita


come base alla legislazione morale dei popoli, della legge
che desta lammirazione degli uomini, la cui osservanza
la condizione fondamentale della felicit dei popoli e
degli individui. Il decalogo o dieci comandamenti.
2. La sua promulgazione
I principi di questa legge Dio li fece conoscere ad Adamo
ed Eva, che furono incaricati di trasmetterli ai loro discendenti. I patriarchi la conoscevano bene dal momento che Dio nel rivolgersi a Isacco, si espresse nel modo
seguente: Abraamo ubbid alla mia voce e osserv quello che gli avevo ordinato: i miei comandamenti, i miei
statuti e le mie leggi (Genesi 26:5).
Nondimeno Dio si proponeva di comunicare la sua
legge in forma concisa, lapidaria. Voleva proclamarla solennemente alla presenza di numerosi testimoni, in una
cornice indimenticabile e grandiosa di potenza. Questa
promulgazione avvenne sul monte Sinai, alla presenza
di tutto il popolo dIsraele riunito in un deserto, lontano
da ogni contatto con le altre nazioni, dal fuoco, dalla
nuvola, dalloscurit (Deuteronomio 5:22-27).
3. Una legge divina, perfetta e immutabile
Promulgata in modo cos solenne, dallalto di un monte,
in presenza di un popolo scelto e incaricato di una missione speciale, questa legge mostra, nei confronti di quelle precedenti e contemporanee, in particolare del codice
di Hammurabi, re di Babilonia vissuto fra il XVIII e il XVI
secolo a.C., una superiorit grandissima. La legge del Signore perfetta... La legge santa, e il comandamento
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Capitolo 13

santo e giusto e buono (Salmo 19:7; Romani 7:12). Essendo volont di Dio immutabile ed eterna, la sua legge,
che ne lespressione stessa, ugualmente immutabile
ed eterna. Volerla modificare o abolire equivarrebbe a
voler distruggere il carattere di Dio, che impossibile.
Dio non cambia (Malachia 3:6); in lui non c variazione n ombra di mutamento (Giacomo 1:17).
Di lui detto che: Tutto quel che Dio fa per sempre; niente c da aggiungervi, niente da togliervi (Ecclesiaste 3:14). Egli stesso dichiara: Non violer il mio
patto e non muter quanto ho promesso (Salmo 89:34).
La legge necessaria tra Dio e le sue creature; la legge essenziale alla nostra natura morale, in quanto la
nostra coscienza dice a noi tutti che abbiamo dei doveri
e che siamo fatti per obbedire; la legge eterna come i
nostri rapporti con Dio e come Dio stesso; la legge la
verit nellordine morale: ora la verit pu essere abolita? (Alessandro Vinet).
4. Due leggi
Oltre alla legge dei dieci comandamenti, Dio dette al popolo dIsraele un insieme di leggi cerimoniali e rituali
profondamente diverse per carattere e scopo. Mentre la
legge morale spirituale, immutabile ed eterna - destinata a tutta lumanit attraverso i secoli - la seconda,
cio la legge cerimoniale, era transitoria e prefigurativa.
Questultima aveva lo scopo di regolare le cerimonie,
i riti e i sacrifici, tutte cose che rappresentavano anticipatamente il sacrificio di Cristo. Essa aveva, di conseguenza, un valore profetico, e cess di essere in vigore
dal momento in cui Cristo mor sulla croce. Allora il ve114

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lo del tempio che separava il luogo santo da quello santissimo (le due parti principali del tempio) si lacer in
due parti, per indicare appunto labolizione delle leggi rituali e la fine del servizio levitico.
5. Cristo e la legge
Pur avendo, con la sua morte, messo fine al regime legale dellantica alleanza, Cristo ha proclamato con forza,
mediante la vita e linsegnamento, i principi eterni che
sono alla base del decalogo.
La sua missione era al tempo stesso quella di salvare
lumanit morendo per essa, e rivelare il carattere e la
volont del Padre suo: Perch io non ho parlato di mio;
ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato lui
quello che devo dire e di cui devo parlare... Le cose dunque che io dico, le dico cos come il Padre le ha dette a
me (Giovanni 12:49,50).
Piena conformit nel pensiero e nellazione: ecco ci
che caratterizza i rapporti tra il Padre e il Figlio. Il Padre, come abbiamo visto, non cambia; la stessa cosa possiamo dire del Figlio: Ges Cristo lo stesso ieri, oggi e
in eterno (Ebrei 13:8).
Poteva egli fare altro che proclamare la santit, limmutabilit, leternit della legge e uniformarvisi? In due
dichiarazioni che non danno adito a equivoci, Cristo indica la perennit di questa legge che egli ha daltra parte osservato in ogni circostanza.
Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o
i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare
a compimento. Poich in verit vi dico: finch non siano
passati il cielo e la terra, neppure uno iota o un apice del115

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Capitolo 13

la legge passer senza che tutto sia adempiuto... pi facile che passino cielo e terra, anzich cada un solo apice
della legge (Matteo 5:17,18; Luca 16:17).
Cristo ha adempiuto la legge. Non lha abolita; anzi,
lha esaltata, magnificata, evidenziandone il contenuto
spirituale. Egli lha anche liberata dalle tradizioni con
cui i giudei lavevano appesantita e lha elevata al di sopra del materialismo dei farisei che ne osservavano la
lettera respingendone, per, lo spirito. A questo proposito il sermone sulla montagna veramente significativo.
6. La sintesi della legge
Cristo ha mirabilmente riassunto il decalogo in questa
dichiarazione: ... Ama il Signore Dio tuo con tutto il
tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, : Ama il tuo prossimo come te
stesso (Matteo 22:37-39).
Infatti il decalogo stabilisce i rapporti che devono, o
dovrebbero, esistere tra il Creatore e la creatura da una
parte, e fra luomo e il suo simile dallaltra; la base dei
nostri doveri religiosi e dei nostri obblighi sociali; elemento fondamentale di stabilit, sicurezza e progresso.
Nellobbedienza volontaria a questa legge si trova la
condizione della libert totale delluomo dal male morale, e, di conseguenza, della vera felicit.
I primi quattro comandamenti prescrivono i nostri
doveri verso Dio; gli ultimi sei, quelli verso il prossimo.
7. Il testo della legge
Allora Dio pronunzi tutte queste parole:
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I. Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal


paese dEgitto, dalla casa di schiavit. Non avere altri di
oltre a me.
II. Non farti scultura, n immagine alcuna delle cose che
sono lass nel cielo o quaggi sulla terra o nelle acque
sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perch io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco liniquit dei padri sui figli fino alla terza e
alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso
bont, fino alla millesima generazione, verso quelli che
mi amano e osservano i miei comandamenti.
III. Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano; perch il SIGNORE non riterr innocente chi pronuncia il suo nome invano.
IV. Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa tutto il tuo lavoro, ma il settimo giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in
esso nessun lavoro ordinario, n tu, n tuo figlio, n tua
figlia, n il tuo servo, n la tua serva, n il tuo bestiame,
n lo straniero che abita nella tua citt; poich in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ci che
in essi, e si ripos il settimo giorno; perci il SIGNORE ha
benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.
V. Onora tuo padre e tua madre, affinch i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il SIGNORE il Dio tuo, ti d.
VI. Non uccidere.
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Capitolo 13

VII. Non commettere adulterio.


VIII. Non rubare.
IX. Non attestare il falso contro il tuo prossimo.
X. Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, n il suo servo, n la sua
serva, n il suo bue, n il suo asino, n cosa alcuna del
tuo prossimo (Esodo 20:1-17).
La legge di Dio non cambia. Oggi e per sempre, deve
essere osservata nella sua integrit. Lubbidienza alla legge dimostra lamore che proviamo per il nostro prossimo e per Dio. Da questo sappiamo che amiamo i figli
di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. Perch questo lamore di Dio: che osserviamo
i suoi comandamenti, e i suoi comandamenti non sono
gravosi (1 Giovanni 5:2,3).
Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perch
questo il tutto per luomo (Ecclesiaste 12:15).

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Capitolo 14

LA LEGGE E LA GRAZIA
Sono sotto la legge o sotto la grazia? una domanda
che pu facilmente affacciarsi alla mente del cristiano.
Pu sembrare, infatti, che i due regimi si escludano a vicenda. Se egli non vuole riconoscere limportanza della
legge, si metter sotto il regime della grazia senza la legge; se egli poi singanna sul senso della grazia, cercher di
ottenere la salvezza mediante le opere della legge. In entrambi i casi, manca la comprensione esatta della funzione che la legge e la grazia svolgono rispettivamente nella
salvezza delluomo come ci rivelata nelle Scritture.
Non sar dunque superfluo esaminare questo importante soggetto alla luce della Bibbia.
1. Le esigenze della legge
La legge divina, o decalogo, lespressione del carattere
e della volont di Dio. Essa perfetta, santa, giusta e
buona, in quanto riflesso di attributi divini: perfezione,
santit, giustizia e bont. Dal momento che Dio immutabile ed eterno, la legge non pu essere che immutabile ed eterna a sua volta.
Essa richiede, da parte delluomo, unubbidienza perfetta. Non conosce mezze misure, responsabilit mitigate, osservanza incompleta dei suoi comandamenti. La
legge condanna inesorabilmente coloro che la trasgredi119

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Capitolo 14

scono. Perch nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai aveva detto Dio ad Adamo, alludendo alle conseguenze terribili di uneventuale disobbedienza
(Genesi 2:17). E tale disobbedienza, che ci fu, ha portato la condanna a morte su tutta lumanit. Il peccato dice Giovanni anche la violazione della legge (1 Giovanni 3:4). E il salario del peccato la morte aggiunge Paolo (Romani 6:23).
Per mezzo di un solo uomo il peccato entrato nel
mondo, e per mezzo del peccato la morte, e cos la morte passata su tutti gli uomini... perch tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 5:12; 3:23).
2. La legge uno specchio
La legge come uno specchio, dichiara Giacomo, nel
quale luomo si vede com nella realt.
Effettivamente, in questo specchio il peccatore scopre
Dio e le perfezioni divine e nello stesso tempo la sua propria miseria morale e il suo egoismo, il suo orgoglio, la
bruttezza del suo peccato.
La legge, rivelando al peccatore le trasgressioni e le innumerevoli deviazioni, fa s che egli acquisisca progressivamente coscienza della sua colpevolezza e dellimpossibilit di liberarsene con le sole sue forze. In questo modo il peccato viene inesorabilmente smascherato.
3. La legge: un pedagogo
La legge dunque non salva il peccatore, anzi lo condanna ed egli non pu sottrarsi. Tutti i suoi sforzi sono inutili, perch gli impossibile non solo osservare perfettamente la legge, ma anche cancellare mediante atti di ge120

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nerosit o di eroismo la condanna che essa ha pronunciato a suo carico, e riconciliarsi cos con Dio. Luomo
non giustificato per le opere della legge... per le opere
della legge nessuno sar giustificato davanti a lui (Galati 2:16; Romani 3:20).
La legge, convincendo luomo della sua miseria morale e del suo stato di colpa, lo conduce a poco a poco al
pentimento e lo accompagna ai piedi di Cristo dove si
trovano perdono e giustificazione. Il suo compito dunque quello di un pedagogo - come dice Paolo - che, dopo aver rivelato la condizione di malattia spirituale del
peccatore, non potendolo guarire, lo conduce a Cristo, il
grande Medico.
La legge stata come un precettore per condurci a Cristo, affinch noi fossimo giustificati per fede (Galati 3:24).
4. La grazia di Dio
Cristo pu salvarci perch Dio ci ama. Dio amore,
dice lapostolo (1 Giovanni 4:8).
Egli cerca di sottrarre luomo alla condanna a morte
alla quale la legge lo ha destinato. Egli sa che luomo merita la morte, per questo ci accorda la grazia: suo Figlio preferisce morire piuttosto che rinunciare a manifestare il suo amore per lumanit caduta.
Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio... e
sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che in Cristo Ges... Infatti per grazia
che siete stati salvati, mediante la fede; e ci non viene da
voi; il dono di Dio (Romani 3:23,24; Efesini 2:8).
Non meritiamo questa grazia. Non possiamo nemmeno considerarla una ricompensa delle nostre opere o
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Capitolo 14

delle nostre mortificazioni; essa un dono gratuito


che stato meritato per noi dalle sofferenze e dalla morte di Ges Cristo in croce.
Il peccatore, beneficiando di questa concessione che
accetta mediante la fede, passa dal regime della legge a
quello della grazia. Il castigo, per cui abbiamo pace,
caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati
guariti (Isaia 53:5).
Non c dunque pi nessuna condanna per quelli che
sono in Cristo Ges (Romani 8:1). Egli salva pienamente tutti coloro che accettano la sua grazia.
5. La legge mantiene il suo compito
Il regime della grazia non abolisce la legge, che continua
ad avere un suo compito preciso.
Se si fosse potuto salvare il genere umano abolendo la
legge, non ci sarebbe stato bisogno di Cristo, della sua
nascita senza peccato, della sua morte in croce e della
sua risurrezione. proprio perch la legge mantiene tutto il suo vigore che necessaria la grazia. Dove non c
legge non c neppure trasgressione (Romani 4:15).
Senza legge, non vi pi peccato, come pure senza grazia non vi pi salvezza.
La morte di Ges sul Calvario certamente largomento principe in favore dellimmutabilit della legge.
Morendo, Cristo ne ha riconosciuto una volta per sempre lautorit; lha esaltata come fondamento del governo di Dio, e ha condannato definitivamente i principi di
anarchia di Satana, le cui opere venuto a distruggere.
La croce il trionfo sia della legge sia della grazia, e costituisce per Satana il segno definitivo della sua sconfit122

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ta irrimediabile. Nella morte di Cristo sono stati riuniti,


per la salvezza del peccatore, i due attributi fondamentali di Dio: giustizia e amore.
La legge ha dunque il suo ruolo anche nella nuova alleanza. sempre necessaria per smascherare il peccato.
lo specchio che rivela le trasgressioni, e il pedagogo
che conduce il peccatore a Cristo, dal quale ottiene la
giustificazione per fede.
Legge e grazia, lungi dallescludersi, si completano a
vicenda armonicamente. La legge rivela il peccato, condanna il peccatore e lo conduce alla grazia, ma non lo
salva, non pu dare la giustizia di cui ha bisogno. La grazia interviene, giustifica il peccatore per mezzo di Cristo
tenendo conto della fede e riconduce a sua volta il peccatore alla legge.
6. Non sotto la legge ma sotto la grazia
Il credente non pi sotto la legge. Ma se siete guidati
dallo Spirito, non siete sotto la legge (Galati 5:18).
Luomo che resta sotto il regime della legge propone
unautosalvezza. Non c salvezza nella legge, senza la
grazia. Voi che volete essere giustificati dalla legge, siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia... Per le
opere della legge; nessuna carne sar giustificata (Galati 5:4; 2:16).
Nessuno pu, con le proprie forze conquistare il cielo,
data la peccaminosit intrinseca della natura umana.
Tutta la nostra giustizia come un abito sporco (Isaia
64:6). Ma il fatto di essere liberati dalla condanna della
legge e di trovarsi sotto il regime della grazia non dispensa il credente dallobbligo di osservare la legge di Dio.
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Capitolo 14

Paolo dice: Il peccato non avr pi potere su di voi; perch non siete sotto la legge ma sotto la grazia. Che faremo dunque? Peccheremo forse perch non siamo sotto la
legge ma sotto la grazia? No di certo! (Romani 6:14,15).
Questa dichiarazione di Paolo pu essere illustrata
con un esempio. Un criminale stato condannato a
morte per aver trasgredito la legge del suo paese. Ma, a
un certo momento, viene graziato, nonostante meriti la
condanna. Torna cos in libert. Quale uso far di questa
libert? Gli dar forse il diritto di ricominciare a trasgredire la legge? O, per meglio dire, lex-condannato
avr limpressione che dal momento in cui stato graziato non vi pi legge per lui, e pu cos agire a suo piacimento? Certamente no. Egli ammetter che, in riconoscenza della libert ottenuta, e anche in seguito allesperienza diretta dellimportanza della legge e della gravit della punizione, suo dovere sottomettersi alla legge ed evitare in tal modo una nuova condanna.
No, la grazia non contro la legge, n la legge contro
la grazia. La giustificazione , s, un dono della grazia, al
di fuori della legge, ma in perfetto accordo con questa.
La fede del peccatore, che fa sua la grazia, non abolisce
la legge, anzi, la conferma. Annulliamo dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi, confermiamo la
legge (Romani 3:31).
7. Sotto la grazia con la legge
Passando da un regime allaltro, il cristiano non respinge la legge, ma ha piuttosto la possibilit di osservarla.
Lo Spirito opera in lui il miracolo della rigenerazione.
La grazia di Dio trasfonde la vita di Ges nella sua. La
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vita di Cristo ha dimostrato che possibile vivere in armonia con i comandamenti di Dio e indicare il vero volto di Dio agli uomini.
Analogamente, anche nel credente deve realizzarsi la
giustizia della legge, e ci pu avvenire solamente mediante la potenza dello Spirito che opera in lui la nuova
nascita. Se dunque uno in Cristo, egli una nuova
creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove (2 Corinzi 5:17). Sono stato crocifisso con
Cristo: non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me!
(Galati 2:20).
Il credente rigenerato, divenuto partecipe della natura divina, compie le opere dello Spirito che sono: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bont, fedelt,
mansuetudine, autocontrollo (Galati 5:22). A proposito
di queste lapostolo aggiunge: Contro queste cose non
c legge.
Il compito della grazia di Cristo di portare a compimento in noi quello che il comandamento, a causa della
debolezza umana, non in grado di fare. Infatti, ci che
era impossibile alla legge, perch la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in
carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato,
ha condannato il peccato nella carne, affinch il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito
(Romani 8:3,4).
Mediante la potenza dello Spirito, il cristiano attua
dunque la giustizia della legge. Cos, egli non sotto la
legge ma con la legge, perch sotto la grazia.
Lopera della grazia proprio quella di stabilire dure125

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Capitolo 14

volmente la legge nel cuore delluomo, di scolpirgliela


nel cuore, come dice la Bibbia con espressione efficace.
Il credente adempie non per essere salvato, ma perch salvato. Ladempimento della legge non un
mezzo di salvezza, ma una conseguenza di questa
salvezza, che una grazia ricevuta mediante la fede.
Cos, passando dal regime della condanna della legge
a quello della grazia, il cristiano non sotto la legge senza la grazia, n sotto la grazia senza la legge, ma sotto
la grazia con la legge.

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Capitolo 15

UN GIORNO APPARTIENE A DIO


Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora
sei giorni e fa tutto il tuo lavoro, ma il settimo giorno di
riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso
nessun lavoro ordinario, n tu, n tuo figlio, n tua figlia,
n il tuo servo, n la tua serva, n il tuo bestiame, n lo
straniero che abita nella tua citt; poich in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ci che in essi,
e si ripos il settimo giorno; perci il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato (Esodo 20:8-11).
Tra i comandamenti del decalogo uno dei pi controversi, del quale attualmente difficile comprendere la
portata e lapplicazione: il sabato va sperimentato oltre
che compreso. Possiamo domandarci: non un atto formale linterruzione delle normali attivit umane? Quale
vantaggio ne ha il Signore? La risposta semplice: luomo che ne pu trarre il maggior beneficio.
Nella storia dellumanit il giorno festivo ha attenuato la schiavit delluomo e gli ha ricordato che esiste un
padrone nel cielo, superiore a qualunque padrone terreno, che dalla parte dei poveri e degli oppressi.
E anche oggi il giorno festivo settimanale assolve una
funzione importante. La nostra attenzione viene infatti
continuamente sollecitata per proporci consumi, per
imporci un attivismo frenetico, per insegnarci a divertir127

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Capitolo 15

ci spendendo. Tra questi stimoli rischiamo di dimenticare noi stessi. Il sabato biblico serve al credente per riscoprire se stesso e il suo rapporto con il Creatore.
Non dobbiamo concepire il tempo come radicalmente diviso fra sacro e profano: tutto il tempo pu essere
dedicato alla gloria di Dio, anche quello utilizzato lavorando. Ma il Signore ci conosce e sa che solo fissando
dei limiti possiamo regolare la nostra vita secondo un
progetto equilibrato.
Ecco che, paradossalmente, un divieto, invece di rappresentare un limite per la libert e la dignit delluomo,
tende a esaltarne tutte le potenzialit.
Il sabato non va vissuto come facevano i farisei, come
un insopportabile codice di divieti. Ges ha rovesciato
questa concezione: ... Il sabato stato fatto per luomo
e non luomo per il sabato (Marco 2:27).
Ma perch proprio il sabato e non la domenica o un
altro giorno? La risposta allo stesso tempo semplice e
complessa. Il fatto che la domenica non abbia basi bibliche risulta evidente anche a una lettura superficiale
del Nuovo Testamento. Perch allora proprio il sabato?
Nel racconto biblico il sabato risale direttamente alla
settimana creativa, il settimo giorno durante il quale
Dio si ripos dando un esempio alluomo, offrendo un
dono non a un popolo ma allintera umanit.
Gli avventisti credono che nessuna autorit terrena,
neppure la chiesa, possa cambiare o eliminare un comandamento di Dio.
Come sarebbero diversi, migliori, gli uomini se riuscissero un giorno su sette a ritrovare la propria dimensione pi profonda, riscoprendo il loro Dio e Creatore!
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La chiesa avventista invita tutti a fare questa esperienza


che, se capita nel suo giusto valore, pu arricchire enormemente la vita di ognuno (V. Fantoni e R. Vacca).
La Bibbia insegna che un giorno della settimana deve essere dedicato a Dio in modo particolare: si tratta del
giorno chiamato generalmente negli scritti sacri giorno
di riposo, settimo giorno o sabato.
1. Origine del giorno di riposo
Listituzione del giorno di riposo antichissima, risale
addirittura allepoca della creazione. Dice infatti il libro
della Genesi: Cos furono compiuti i cieli e la terra e tutto lesercito loro. Il settimo giorno, Dio comp lopera che
aveva fatta, e si ripos il settimo giorno da tutta lopera
che aveva fatta. Dio benedisse il settimo giorno e lo santific, perch in esso Dio si ripos da tutta lopera che
aveva creata e fatta (Genesi 2:1-3).
Dio stesso, dunque, istitu questo giorno, dando in
qualche modo il primo esempio della sua osservanza:
Dio si ripos il settimo giorno detto infatti nel brano
citato. ovvio che il riposo di Dio non pu avere lo stesso significato del riposo delluomo. Il Creatore non si
stanc, non sent il bisogno di riposarsi (Dio non si affatica e non si stanca, Isaia 40:28), ma piuttosto cess
lattivit creativa, essendo ormai lopera sua completa e
perfetta. Infatti il termine ebraico tradotto con si ripos significa letteralmente cess, da shbat, che significa cessare; analogamente shabbt, sabato, vuol dire
cessazione. Dio, quindi, cess di creare nel settimo
giorno e per questo benedisse e santific il sabato, quale suggello dellopera creativa.
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Capitolo 15

Il settimo giorno fu cos consacrato come giorno festivo, e questa sua fisionomia gli conferisce dei caratteri particolari che lo distinguono nettamente dagli altri
giorni della settimana, caratteri che devono essere conosciuti dagli uomini, perch Dio istitu il giorno di riposo
proprio per il loro bene.
2. Un comandamento del decalogo
tanta limportanza che Dio attribuisce al giorno di riposo da ricordarne alluomo losservanza con uno specifico comandamento del decalogo.
Ecco la traduzione integrale del comandamento che
trascriviamo dalla Bibbia annotata dallabate Giuseppe
Ricciotti: Ricordati di santificare il giorno del sabato.
Per sei giorni lavorerai, e attenderai a tutte le tue opere.
Ma il settimo giorno il sabato del Signore Dio tuo; in
esso non farai alcun lavoro, il tuo figlio, la tua figlia, il tuo
servo, la tua ancella, il tuo giumento, e il forestiero che si
trova fra le tue porte. In sei giorni infatti il Signore fece
il cielo, la terra, il mare e tutto ci che in essi, e nel settimo giorno si ripos; per questo, benedisse il Signore il
giorno del sabato, e lo dichiar santo (Esodo 20:8-11).
3. Quattro caratteristiche del sabato
1. Il sabato un memoriale, il giorno commemorativo del maggior prodigio di tutti i tempi: la creazione,
lapparizione cio delle cose dal nulla in favore delluomo, lespressione vivente dellamore traboccante di Dio.
Cos Filone, un filosofo contemporaneo di Cristo, diceva
del sabato: Questo giorno la festa, non di una citt o
di una contrada, ma di tutta la terra. lunico giorno de130

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gno di essere chiamato giorno di festa per tutti i popoli


e anniversario della nascita del mondo.
2. Il sabato un giorno di riposo e di contemplazione. Unattivit senza sosta, fatta per amore del denaro
o dellambizione rischierebbe di minare la salute delluomo e di soffocarne le aspirazioni pi elevate. Il sabato offre a ognuno la necessaria distensione oltre alla
gioia di appartenere a Dio e alla soddisfazione di ammirarne lopera. Se tu trattieni il piede dal violare il sabato, facendo i tuoi affari nel mio santo giorno; se chiami
il sabato una delizia e venerabile ci che sacro al SIGNORE; se onori quel giorno anzich seguire le tue vie e
fare i tuoi affari e discutere le tue cause, allora troverai
la tua delizia nel SIGNORE (Isaia 58:13,14).
3. Il sabato un giorno di culto e di pi intensa vita
spirituale, un giorno in cui luomo invitato a dimenticare le preoccupazioni e le ansie della vita quotidiana, e
a ricercare una pi intima comunione con il suo Dio,
con i propri simili e con le cose create. Chi osserva il sabato pensando con amore al suo Creatore, vede brillare
nella sua vita una luce reale: Beato luomo che fa cos,
il figlio delluomo che si attiene a questo, che osserva il
sabato astenendosi dal profanarlo (Isaia 56:2).
4. Il sabato un segno tra Dio e luomo. Il SIGNORE parl ancora a Mos e disse: quanto a te, parla ai figli
dIsraele e di loro: badate bene di osservare i miei sabati, perch il sabato un segno tra me e voi per tutte le vostre generazioni, affinch conosciate che io sono il SIGNORE che vi santifica. I figli dIsraele quindi dovranno
osservare il sabato, lo celebreranno di generazione in generazione, come un patto perenne. Esso un segno pe131

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Capitolo 15

renne tra me e i figli dIsraele; poich in sei giorni il SIGNORE fece i cieli e la terra, e il settimo giorno cess di
lavorare e si ripos (Esodo 31:12,13,16,17). Santificate i miei sabati e siano essi un segno fra me e voi, dal
quale si conosca che io sono il SIGNORE, il vostro Dio
(Ezechiele 20:20).
4. Losservanza del sabato nellAntico Testamento
Tutto ci permette di supporre che il riposo sabatico sia
stato osservato regolarmente dagli uomini di Dio, dalla
creazione sino alla solenne promulgazione della legge al
Sinai. A proposito di uno dei maggiori patriarchi, per
esempio, Dio dice: Perch Abraamo ubbid alla mia voce e osserv quello che gli avevo ordinato: i miei comandamenti, i miei statuti e le mie leggi (Genesi 26:5).
vero che durante il soggiorno in Egitto gli israeliti
probabilmente ebbero delle difficolt a osservare il riposo del sabato ma, una volta liberi ripresero, sotto lenergica guida di Mos, losservanza del sabato. Lo testimonia il miracolo della manna, durante il soggiorno nel deserto. Per quarantanni, allo scopo di permettere appunto agli israeliti losservanza del sabato, Dio ogni settimana oper un triplice miracolo riguardante la manna, il
loro cibo nel deserto: il sesto giorno ne cadeva una quantit doppia, il settimo invece non cadeva mai, si poteva
solo conservare per il sabato quella del sesto giorno.
Infine, come si gi visto, alla promulgazione della
legge dal Sinai, il riposo del sabato diventa oggetto di un
comandamento specifico, in cui Dio non solo spiega come rispettare questo santo giorno, ma ha anche cura di
ricordarne il significato profondo.
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Stabilito definitivamente Israele in nazione, il comandamento del sabato assume un nuovo aspetto: diviene una norma della legge civile. Non bisogna dimenticare che Israele era stato scelto da Dio per mantenere
nella loro integrit le verit divine in mezzo al paganesimo universale, e che doveva trasmettere queste verit al
resto del mondo. Occorreva dunque che il popolo eletto
si rendesse conto dellimportanza degli ordini divini in
generale e del comandamento del sabato in particolare,
e imparasse a metterlo in atto scrupolosamente.
5. Ges e il sabato
Ai tempi di Cristo lintera legge del decalogo era appesantita da un cumulo di tradizioni umane aggiunte dai
farisei. Come si gi visto, il Signore liber la legge da
queste sovrastrutture, la esalt, ne mise in rilievo il carattere spirituale e si attenne sempre a essa. Da questopera di ripristino della volont divina trasse particolare
giovamento il sabato.
La casistica farisaica con formule, proibizioni e cavilli
aveva trasformato listituzione sabatica da comandamento divino a precetto umano. Ma Cristo ritorn allessenza
del comandamento affermando: Il sabato stato fatto
per luomo e non luomo per il sabato (Marco 2:27). Non
potendo accettarlo come lo osservavano i suoi contemporanei n tanto meno abolirlo senza mettersi in contraddizione con se stesso, egli restitu il sabato alla sua
primitiva funzione, quella di essere il giorno santo di
gioia e di comunione profonda con il Signore, che i patriarchi e i profeti avevano conosciuto, e che tutti i figli di
Dio sono chiamati a conoscere sino alla fine del mondo.
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Capitolo 15

Dio ordina di non fare nessun lavoro di sabato, ma


questo non significa che non si debba fare del bene. Infatti
alla domanda rivolta dai farisei a Cristo se fosse permesso guarire in giorno di sabato, egli rispose: Chi colui tra
di voi che, avendo una pecora, se questa cade in giorno di
sabato in una fossa, non la prenda e la tiri fuori? Certo un
uomo vale molto pi di una pecora! dunque lecito far
del bene in giorno di sabato (Matteo 12:11,12).
Ges era solito andare in giorno di sabato nella sinagoga (Luca 4:16) e desiderava che i suoi discepoli continuassero a osservare il sabato anche dopo la sua ascesa al cielo. Infatti, mentre parlava loro prevedendo la rovina di Gerusalemme, che doveva verificarsi quarantanni dopo la sua morte, disse: Pregate che la vostra fuga
non avvenga dinverno n di sabato (Matteo 24:20).
Con queste parole Cristo lascia intendere, per la futura
chiesa cristiana, la normalit e la necessit dellosservanza del giorno di Dio.
6. Gli apostoli e il sabato
Il profondo rispetto che avevano del sabato coloro che
avevano vissuto con Ges, testimoniato, subito dopo la
morte del Salvatore, dallatteggiamento di Maria di Magdala e di altre pie donne.
Pur desiderose di rendere a Cristo gli ultimi doveri, esse non furono tentate di violare il comandamento, ma attesero pazientemente la fine del sabato prima di recarsi
al sepolcro per procedere al lavoro dimbalsamazione del
corpo del Maestro: Ma il primo giorno della settimana,
la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati (Luca 24:1).
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Anche gli apostoli si dimostrarono fedeli osservatori


del sabato. Dellapostolo Paolo, per esempio, detto che,
mentre dimorava a Corinto ospite dei coniugi Aquila e
Priscilla proveniente dallItalia, ogni sabato insegnava
nella sinagoga e persuadeva giudei e greci (Atti 18:4).
Di lui e di alcuni suoi collaboratori detto ancora: Ed
essi, passando oltre Perga, giunsero ad Antiochia di Pisidia; ed entrati di sabato nella sinagoga, si sedettero...
Mentre uscivano, furono pregati di parlare di quelle medesime cose il sabato seguente. Dopo che la riunione si fu
sciolta, molti giudei e proseliti pii seguirono Paolo e Barnaba; i quali, parlando loro, li convincevano a perseverare nella grazia di Dio. Il sabato seguente quasi tutta la citt
si radun per udire la Parola di Dio (Atti 13:14,42,44).
La professione di fede degli apostoli implica la loro
perfetta adesione alla sua osservanza. In effetti, come
avrebbero potuto pretendere di credere tutte le cose
che sono scritte nella legge e nei profeti (Atti 24:14) se
avessero respinto un comandamento? Perch questo
lamore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i
suoi comandamenti non sono gravosi (1 Giovanni 5:3).
7. Il sabato nella nuova terra
Il sabato, questistituzione divina, valida non solo per
gli uomini di tutti i tempi, ma destinata a sussistere
nelleternit. Sulla nuova terra avverr che di sabato in sabato, ogni carne verr a prostrarsi dinanzi a
me, dice il SIGNORE (Isaia 66:22,23).
Il sabato sar allora il giorno di Dio osservato da tutti i redenti, una festa solenne e meravigliosa, un giorno
di dolce e inimmaginabile soddisfazione.
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Capitolo 16

STILE DI VITA
La salvezza che Dio ci offre in Cristo comprende lintero
nostro essere: spirito, anima e corpo. Non deve quindi
meravigliare il fatto che le Scritture contengano dei precetti relativi alla salute fisica.
1. Luomo: un capolavoro
Creato a immagine di Dio, luomo era destinato a divenire un eccellente amministratore della creazione. Egli era
un riflesso della perfezione divina: le sue facolt spirituali, mentali e fisiche, armoniosamente equilibrate, facevano di lui un capolavoro. Purtroppo la sua caduta a causa
della trasgressione della legge di Dio ha turbato questarmonia e ha provocato conseguenze gravissime, tra cui la
peggiore la morte. Ma bench secoli e secoli di peccato
abbiano lasciato la loro triste traccia sul nostro corpo, esso continua, e continuer sempre, a meravigliare gli
scienziati per la complessit della costituzione e la perfezione del funzionamento. Nessuna macchina, per quanto perfetta e complicata, potr mai gareggiare con la stupefacente complessit dellorganismo umano.
2. Salute del corpo e della mente
Lorganismo umano sempre pi inteso come unit
mente-corpo. La scienza sta, faticosamente, abbando136

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nando lidea di un corpo come macchina, separato


dalla testa, lasciando il posto al concetto di network.
In altre parole, lorganismo da intendersi come una
rete che grazie allazione di cellule nervose, ormoni e neurotrasmettitori mette in relazione gli organi del corpo, attivando un dialogo a livello biomolecolare e in reciproco
condizionamento. Quando questo dialogo funziona e
non trova ostacoli, possiamo godere di buona salute.
Questo risultato lo raggiungiamo mettendo in pratica
un completo stile di vita salutare che va dalla scelta di
una buona alimentazione a quella di svolgere dellattivit fisica, fino alla ricerca di serenit interiore, frutto
della condivisione di valori che mettono al primo posto
il rispetto di se stessi e degli altri, nonch lapprofondimento della relazione con Dio.
Parlare di benessere del corpo significa anche riferirsi
alla salute della mente. E viceversa. In questa prospettiva, la salute del corpo ha una grande influenza sulla vita
psichica e spirituale. Con un corpo indebolito pi arduo
compiere atti di volont; anche lo spirito stanco. La sofferenza e le malattie possono portare alla depressione e
diminuire cos lattivit e la resistenza morale. Chi ha poca salute assolve con maggiore difficolt i propri doveri
verso se stesso, verso gli altri e verso il suo Creatore. Un
buon equilibrio psicofisico, invece, rafforza le risoluzioni
dello spirito e favorisce i progressi del carattere.
Carissimo - scrive Giovanni a Gaio - io prego che in
ogni cosa tu prosperi e goda buona salute, come prospera lanima tua (3 Giovanni 2).
Cristo ben sapeva tutto ci, dal momento che dedic
la maggior parte del suo ministero a guarire gli amma137

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Capitolo 16

lati: Ges percorreva tutte le citt e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e
guarendo ogni malattia e ogni infermit (Matteo 9:35).
3. Il corpo, tempio dello Spirito Santo
Il corpo, come tutta la persona, appartiene a Dio che lha
creato e che ne assicura ogni giorno il funzionamento. Esso stato pure redento, e rivivr grazie alla risurrezione.
Deve perci partecipare alla santificazione e prepararsi
per la glorificazione.
Inoltre i nostri pensieri vanno sottoposti allinflusso divino perch da essi possiamo trarre risorse fondamentali
per lintero essere: Vigila sui tuoi pensieri: la tua vita dipende da come pensi (Proverbi 4:23); Un cuore allegro
un buon rimedio, ma uno spirito abbattuto secca le ossa (Proverbi 17:22).
Vivere in condizioni di forte stress, coltivare pensieri
negativi, di rancore e ostilit provoca un abbassamento
delle nostre difese immunitarie.
Nella Bibbia, quindi, circa tre millenni fa vennero anticipate le ultime acquisizioni della neurobiologia e delle discipline mediche sui condizionamenti corpo-mente.
Per questo, la Parola di Dio, lungi dal trascurare il corpo umano, lo considera un tempio, il tempio dello Spirito Santo. Non sapete che il vostro corpo il tempio dello Spirito Santo che in voi e che avete ricevuto da Dio?
Quindi non appartenete a voi stessi. Poich siete stati
comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro
corpo (1 Corinzi 6:19,20).
E chi non glorifica Dio nel corpo e non tiene conto delle leggi fisiche da lui stabilite, come di quelle morali, va
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incontro a dolorose conseguenze: Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guaster lui; poich il tempio di Dio
santo; e questo tempio siete voi (1 Corinzi 3:17).
La salute non leffetto del caso n un dono della sorte, bens il risultato di una buona armonia con se stessi,
con gli altri e con Dio.
Ges conferma questo principio quando guarisce il
paralitico di Capernaum (Marco 2:1-12). In quellepisodio il Messia interviene sulla salute del paralitico perdonando i suoi peccati, sottolineando cos la responsabilit
di quelluomo per le sue gravi condizioni di salute.
4. Tutto alla gloria di Dio
Tutte le nostre facolt devono essere sviluppate armoniosamente, e non unilateralmente, e cos il nostro essere non deve essere trascurato: Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi
in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo il vostro culto spirituale (Romani 12:1).
Se Ges ha preso possesso del nostro cuore, noi saremo felici di mettere al servizio del Maestro tutto ci che
abbiamo: forze, attivit e talenti.
Ma quale servizio ci si pu aspettare da chi si sente
stanco, privo di energie fisiche e mentali a causa dello
scarso riposo e per laffaticamento eccessivo, di un sistema nervoso scosso da stress e stili di vita poco equilibrati, di un corpo reso meno efficiente dal dolore?
Trascurare la propria salute come suicidarsi a lunga
scadenza: modo pi sottile, ma quasi altrettanto riprovevole quanto quello di darsi la morte.
Trascurare la propria salute significa abbreviare la vi139

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Capitolo 16

ta, privare Dio del tempo e delle forze che avrebbero potuto essere consacrate allo sviluppo della sua opera.
Noi non dobbiamo n abusare delle leggi che soggiacciono al buon funzionamento dellorganismo, facendo scelte che mettano a rischio la nostra salute, n cadere nelleccesso contrario, trattando il nostro fisico e le
nostre energie mentali come risorse prive di valore o addirittura spregevoli, di cui bisogna continuamente soffocare i desideri.
Dio ha creato i nostri sensi per la gioia: ha fornito i
fiori di profumo soave e vario per deliziare il senso dellolfatto; ha creato lo splendore della natura per la gioia
degli occhi e la frutta fragrante e succosa per il godimento del palato; Dio non proibisce la soddisfazione legittima, condanna soltanto gli eccessi e i desideri malsani che danno lassalto contro lanima (1 Pietro 2:11).
Per guidarci nella scelta di ci che ragionevole e utile
per noi, la Scrittura d un grande principio: Sia dunque
che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio (1 Corinzi 10:31).
Daltronde Dio stesso desidera che i suoi figli godano
di buona salute, e a tal fine prodigo di consigli: Figlio
mio, sta attento alle mie parole, inclina lorecchio ai miei
detti; non si allontanino mai dai tuoi occhi, conservali in
fondo al cuore; poich sono vita per quelli che li trovano,
salute per tutto il loro corpo (Proverbi 4:20-22).
5. La dieta secondo la Bibbia
Qual il cibo migliore per luomo? Ce lo dice la Bibbia.
Cos commenta in un suo libro Franco Berrino, direttore del Dipartimento di epidemiologia dellIstituto tumori
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di Milano (Il cibo delluomo, Franco Angeli, 1999, p. 3).


Egli fa riferimento, in particolare, alle direttive che
Dio diede alla creazione, indicando cos il regime pi
adatto per lessere che aveva creato: Dio disse: Ecco, io
vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la
terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servir di nutrimento (Genesi 1:29).
Come si vede, il regime indicato alluomo nella Bibbia
quello vegetariano: cereali, legumi, frutta e verdura.
Recenti scoperte scientifiche ne hanno confermato leccellenza. E non deve quindi stupire pi di tanto se eminenti studiosi facciano riferimento alle linee guida alimentari presenti nella Bibbia.
Attualmente, soprattutto nei paesi occidentali pi ricchi, ci si progressivamente allontanati dalla dieta ideale, dando il primo posto a cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti alimenti animali (carni e latticini) o che non erano affatto conosciuti,
come zucchero, farine molto raffinate (ottenibili solo da
procedimenti moderni), oli raffinati (estratti chimicamente da semi o frutti oleosi); o addirittura che non esistono in natura (additivi, conservanti, grassi presenti in
alcune margarine).
Soltanto dopo che il diluvio ebbe devastato la terra facendo sparire temporaneamente la vegetazione, la Scrittura accenna al permesso concesso alluomo di nutrirsi
di carne. A partire da questo momento si rileva un brusco accorciamento della vita, di cui probabilmente
causa fondamentale il passaggio al regime carneo e il
cambiamento dei fattori ambientali. Per le dieci generazioni antidiluviane la durata media della vita era di 912
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Capitolo 16

anni, mentre per le prime dieci postdiluviane precipita a


317 anni (e quella attuale, come tutti sappiamo, ancora molto inferiore a questultima!).
Tuttavia, per limitare i pericoli provenienti dalluso
della carne, fu indicata una norma di scelta, per cui erano giudicati commestibili alcuni animali detti puri, e
inadatti allalimentazione gli altri, detti impuri.
La formulazione precisa di questa distinzione si trova
nel capitolo 11 del libro del Levitico, dove sono elencati
vari criteri distintivi a seconda degli animali. Due comunque sono i pi importanti, e li riportiamo qui sotto.
Si considerano puri, e quindi commestibili, gli animali che presentano le tre caratteristiche di cui al v. 3:
Mangerete ogni animale che ha lunghia spartita, il piede forcuto e che rumina. E per i pesci: Tutto ci che
ha pinne e squame nelle acque, tanto nei mari quanto
nei fiumi (v. 9). La mancanza di una sola di queste caratteristiche sopra menzionate toglie allanimale o pesce
la qualifica di puro, cio di adatto allalimentazione.
Fra gli animali impuri, si menziona e si condanna
particolarmente il maiale: e anche il porco che ha
lunghia spartita ma non rumina; lo considererete impuro. Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro
corpi morti (Deuteronomio 14:8).
La scienza conferma la pericolosit delluso della carne di questanimale per la salute dellorganismo umano.
La distinzione tra animali puri e impuri non ha
certamente niente darbitrario. ragionevole supporre
che essa definisca inadatta allorganismo umano la carne degli animali impuri per i suoi effetti fisiologici diretti. Alcuni eminenti studiosi come il prof. Luciano Pec142

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chiai, ipotizza che alla base di alcune malattie genetiche


ci sia il consumo protratto nei secoli di questo tipo di carne. nostro interesse dunque astenercene mettendo in
pratica le sagge istruzioni che ci sono date nella Bibbia.
6. Lautocontrollo cristiano
Ma non sufficiente saper distinguere tra cibi adatti e cibi inadatti allalimentazione per servirsi dei primi e astenersi dai secondi. Occorre pure far uso moderato degli
alimenti leciti, cio essere temperati.
La temperanza o lautocontrollo riguarda, ovviamente, non soltanto lalimentazione, ma tutte le attivit dellessere umano, una virt biblica, un frutto dello Spirito. Essa la vera saggezza di chi ha imparato a moderare i suoi desideri e a vivere secondo principi basati
sulla Parola di Dio.
Lautocontrollo stabilisce un equilibrio intelligente tra
lavoro e riposo, evitando sia laffaticamento eccessivo sia
lozio, e permette di svolgere una pratica sana e giudiziosa nellambito dello sport. Essa condanna ogni esagerazione, favorendo sotto ogni aspetto una vita sana, semplice e felice. ben lontana quindi dallessere un ostacolo al benessere e alla gioia, come alcuni pretendono.
7. Lalcolismo
Parlare di autocontrollo ci fa pensare subito a uno degli
abusi pi noti e dannosi della nostra societ, quello delle bevande alcoliche.
La Bibbia ci avverte al riguardo: Il vino schernitore, la bevanda alcolica turbolenta, chiunque se ne lascia sopraffare non saggio. Guai a quelli che la mat143

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Capitolo 16

tina si alzano presto per correre dietro alle bevande alcoliche e fanno tardi la sera, finch il vino li infiammi
(Proverbi 20:1; Isaia 5:11). Anche Paolo mette in guardia
i credenti contro i pericoli dellubriachezza: Non ubriacatevi, il vino porta alla dissolutezza; ma siate ricolmi di
Spirito (Efesini 5:18).
Lalcol degrada e deprava tutti quelli che cadono sotto il suo dominio. Lalcolismo una delle maggiori piaghe del mondo moderno. Questo nemico dellindividuo
e della specie umana la causa della maggior parte degli incidenti stradali e riempie prigioni e cliniche di esseri umani a lui dipendenti, quando non fa terminare i
giorni delle sue vittime in liti tremende.
La Bibbia d un giudizio severo su tutti coloro che sono schiavi dellalcol: n ubriachi, n oltraggiatori, n
rapinatori erediteranno il regno di Dio (1 Corinzi 6:10).
8. Lesempio di Daniele e dei suoi compagni
LAntico Testamento offre alla nostra meditazione un
notevole esempio degli effetti benefici di una sana alimentazione.
Giovanissimo, il profeta Daniele fu fatto prigionero e
deportato a Babilonia e fu scelto insieme con altri tre
giovani ebrei, nobili come lui, per servire nel palazzo del
re. Qui egli prese in cuor suo la risoluzione di non contaminarsi con le vivande del re e col vino che il re beveva. Per questo, convinse il suo sorvegliante a nutrire lui
e i compagni con una semplice dieta vegetariana, per un
periodo di prova di dieci giorni. Alla fine dei dieci giorni, essi avevano miglior aspetto ed erano pi prosperosi
di tutti i giovani che avevano mangiato i cibi del re.
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Giunto il momento della loro presentazione, il capo degli eunuchi condusse i giovani da Nabucodonosor. Il re
parl con loro; ma fra tutti quei giovani non se ne trov
nessuno che fosse pari a Daniele, Anania, Misael e Azaria, i quali furono ammessi al servizio del re. Su tutti i
punti che richiedevano saggezza e intelletto, sui quali il
re li interrogasse, li trovava dieci volte superiori a tutti i
magi e astrologi che erano in tutto il suo regno (Daniele 1:8,15,18-20).
Lesempio di Daniele e dei suoi compagni, e molti altri che si potrebbero citare, mostrano eloquentemente
che, se luomo mettesse in pratica i principi enunciati
dalla Bibbia e praticasse lequilibrio e lautocontrollo
nelle cose permesse, e lastinenza in quelle nocive, non
solo vivrebbe pi a lungo, ma godrebbe di una vita pi
sana e felice.
[Aggiornato da Ennio Battista]

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Capitolo 17

MATRIMONIO E FAMIGLIA
Il matrimonio fu istituito da Dio in Eden, e da Ges fu
definito ununione damore, per tutta la vita, fra un uomo e una donna.
Per il cristiano il matrimonio un impegno con Dio
oltre che con il coniuge e perci bene che sia contratto solo fra due persone che condividono la stessa fede.
Lamore, lonore, il rispetto e la responsabilit reciproci
sono gli elementi essenziali di questa relazione che deve
riflettere lamore, la santit, lintimit e la perpetuit della relazione esistente fra il Cristo e la sua chiesa.
Circa il divorzio, Ges insegn che la persona che lo
attua - salvo che per fornicazione - e contrae un nuovo
matrimonio, colpevole di adulterio. Sebbene alcuni
rapporti coniugali possano allontanarsi dallideale, quei
coniugi che si sono impegnati reciprocamente in Ges
Cristo, potranno raggiungere una vera unione grazie alla guida dello Spirito Santo e allaiuto della chiesa. Dio
benedice la famiglia e vuole che i suoi membri si sostengano a vicenda per il raggiungimento di una completa maturit. I genitori devono educare i loro figli ad
amare e ubbidire a Dio. Con il loro esempio e con le loro parole devono insegnare loro che il Cristo un Maestro affettuoso, tenero e pieno di attenzioni, che vuole
aiutarli a diventare membra del suo corpo che la fa146

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miglia di Dio. Una delle caratteristiche del messaggio


evangelico finale la maggiore unione familiare.
Introduzione
Le tre istituzioni create da Dio nellEden per il bene delluomo (famiglia, lavoro e sabato) sono diventate oggetto di un particolare attacco del nemico per snaturale e
modificarle.
La famiglia sta subendo un processo degenerativo tale da modificarne il suo senso originale. Eppure tutte le
istanze sociali sono concordi nel riconoscere alla famiglia un ruolo primario nella formazione di nuovi individui, nuovi cittadini, nuove persone. Se sussiste lideale
della famiglia come luogo privilegiato per facilitare la
crescita dellindividuo, sfortunatamente dobbiamo riconoscere che essa anche il luogo delle liti, dei soprusi,
delle rivalit, dellodio, spesso della violenza sui minori.
Vendette, risentimenti, prepotenze, arroganze, abusi di
potere sono frequenti nei conflitti coniugali al punto che
la cattiveria di coppia diventata un filone cinematografico a s stante che ha come modello archetipico il
film A letto con il nemico, storie delle quotidiane angherie che un uomo possessivo esercita sulla personalit insicura di sua moglie - W. Pasini, Volersi bene volersi
male, Mondadori, 1993, p. 158.
Ges disse: Allinizio non era cos (Matteo 19:8).
I. IL MATRIMONIO BIBLICO
1. La famiglia al principio
Il Signore ha stabilito la famiglia per provvedere alluomo lunit di base per la vita sociale, per fornire agli in147

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Capitolo 17

dividui il senso dappartenenza e sviluppare delle persone che sappiano essere al servizio di Dio e degli altri.
a. Luomo e la donna sono stati creati a immagine di
Dio (Genesi 1:26,27). Il termine uomo usato in senso generale per indicare sia luomo sia la donna. inconcepibile pensare che il maschio sia stato creato allimmagine di Dio e la donna allimmagine delluomo.
b. Entrambi i generi sono inseriti nel tov meod (molto buono) di Dio (Genesi 1:31). Luguaglianza fra luomo e la donna, nel contesto di due ruoli diversi, garantita fin dallinizio della creazione.
c. Per Adamo non ci fu aiuto che fosse adatto a lui
(Genesi 2:20). Il termine neged tradotto con adatto
una preposizione che significa davanti a , di fronte
a, corrispondente a. In questo caso la persona
chiamata a stare accanto a lui doveva essere una compagna di pari dignit, capace di essere complementare;
ella la sua controparte.
d. Adamo riconosce nella persona che gli sta di fronte e che chiamer ishah (donna), cio colei che stata
tratta da ish (uomo), (Genesi 2:23), quella con la quale
pu stabilire una relazione intima e profonda.
2. Il matrimonio
Dalla polarizzazione sessuale, due poli uno di fronte allaltro, il Signore cre lunit. Lunione dei due li trasforma in uno solo. In questo modo il matrimonio diventa il
fondamento della famiglia e della societ.
Il Signore benedisse la prima coppia (Genesi 1:28) e
diede loro lordine di moltiplicarsi.
Il fondamento del matrimonio indicato in Genesi
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2:24. Secondo la Scrittura esso latto legale del distacco dalle rispettive famiglie per unirsi fra di loro e creare
una nuova entit: la coppia. Secondo questo brano il
matrimonio biblico prevede quattro elementi: distacco,
unione, patto e intimit sessuale.
Il distacco. vitale prendere le distanze dalle relazioni
precedenti. Il distacco indispensabile per realizzare
lunione. La separazione dal nucleo precedente non significa abbandonare i propri genitori. Molti matrimoni falliscono perch il distacco non realmente avvenuto.
Lunione. Il verbo utilizzato significa unirsi, incollarsi, saldarsi. Walter Trobish afferma: Non potete veramente unirvi se non vi siete distaccati. Non potete veramente distaccarvi se non avete deciso di unirvi - Ti ho
sposato, ed. GBU, 1973, p. 28.
Il legame utilizzato da Dio per unire luomo e la donna mostra la natura stessa del matrimonio. Lo stesso verbo viene utilizzato dalla Bibbia per indicare il rapporto
che unisce Dio al suo popolo (Deuteronomio 10:20).
La promessa un patto. Nella Bibbia il voto matrimoniale viene chiamato patto (cfr. Malachia 2:14; Proverbi 2:16,17). Le relazioni fra marito e moglie vengono
inserite nella cornice pi ampia del patto esistente fra
Dio e la sua chiesa (cfr. Efesini 5:21-33).
Limpegno di fedelt reciproca caratterizza anche il
patto con il Signore (cfr. Salmo 89:34; Lamentazioni
3:23). La coppia di credenti intesa come un patto di fedelt per tutta la vita (Matteo 19:6).
Intimit sessuale. Il distacco, lunione e il patto portano al mistero dellintimit che non solamente sessuale,
ma implica uno stesso percorso, uno stesso indirizzo,
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uno stesso obiettivo per vivere una profonda intimit


tanto sul piano fisico quanto su quello emotivo. Il sesso
la cerniera che unisce gli aspetti fisici, emotivi, psicologici e spirituali.
3. La vita coniugale
Per i credenti un buon matrimonio una relazione serena, semplice, intensa e armoniosa. Occorre impegno e
amicizia per conservare intatto nel tempo questo cocktail di intensit e di leggerezza.
Il legame di coppia diventa ancora pi saldo se marito e moglie si sottomettono allinflusso dello Spirito Santo. Quel Dio che ha benedetto la prima coppia e che, con
la sua presenza a Cana, ha esaltato lunione matrimoniale, pu aiutare, incoraggiare e sostenere anche gli
sposi di oggi.
Camminare insieme
Due uomini camminano forse insieme, se prima non si
sono accordati? (Amos 3:3). Paolo esorta i membri della chiesa di Corinto a non mettersi sotto il giogo degli infedeli (2 Corinzi 6:14-16; 17-18). Lunione tra i coniugi richiede anche un accordo sullindirizzo da dare alla vita
e allesperienza religiosa. La diversit della fede implica
anche la diversit nello stile di vita.
Stare luno accanto allaltro
Diventare una stessa carne significa restare totalmente
leali luno allaltro. Con il matrimonio si rischia tutto e
sinveste tutto. Vuol dire che due persone condividono
tutto ci che hanno, i loro beni, ma anche tutto ci che
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sono; condividono i loro pensieri, i loro sentimenti, le loro gioie e le loro sofferenze, le speranze, le paure, i successi e le sconfitte. Pur continuando a rimanere due individualit distinte, i coniugi realizzano lunione.
Intimit
Diventare una stessa carne implica lintimit sessuale:
Adamo conobbe Eva (Genesi 4:1).
Laffiatamento della coppia si esprime anche nella fisicit tramite quel leggero rincorrersi dei corpi che ci
cercano, si toccano e si possiedono nella gioia e nellerotismo biblico (Proverbi 5:18,19).
Questo termine un po sospetto, secondo il nostro
modo di vedere, ma la raccolta dei canti amorosi, il Cantico dei Cantici, nella Bibbia per dimostrare che la coppia, nella completa santit (Ebrei 13:4), chiamata a vivere questo momento piacevole senza sensi di colpa (Ecclesiaste 9:9). Il giovane sposo veniva esentato dal servizio militare perch doveva fare lieta la moglie che ha
sposato (Deuteronomio 24:5).
Lo scambio sessuale armonioso pu realizzarsi nella misura in cui ognuno dei coniugi si sente a proprio
agio, senza pregiudizi sfavorevoli, senza rimorsi n rimpianti. La paura e langoscia sono i maggiori ostacoli al
successo dello scambio damore (George Vandenvelde).
Amore biblico
Lamore coniugale una relazione reciproca costruita su
unamicizia incondizionata, affettuosa e intima che ha lo
scopo di incoraggiare la crescita reciproca a immagine
di Dio sul piano fisico, emotivo, intellettuale e spirituale.
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Nel matrimonio convivono diversi tipi damore: romantico, appassionato, sentimentale, senso di appartenenza, ma il vincolo che maggiormente rende solido
lamore (agape), descritto nel Nuovo Testamento come
un cemento che tiene unite tutte le altre emozioni. Ges
ha manifestato questo tipo di amore verso i suoi amici
(cfr. Giovanni 13:1), ma ha amato lumanit nonostante
questa lo abbia rifiutato. Lamore (agape) ha il suo monumento in 1 Corinzi 13.
Responsabilit individuale e spiritualit
Tramite il matrimonio i due contraenti hanno stipulato
un patto, un impegno reciproco, entrambi devono portare lonere della responsabilit che deriva dalle loro
scelte (2 Corinzi 5:10). Questo vuol dire che non possono scaricare la responsabilit su nessun altro se non su
loro stessi.
II. GLI EFFETTI DELLA CADUTA SUL MATRIMONIO
La disubbidienza di Adamo ed Eva ha avuto come conseguenza quella di sovvertire lo scopo della creazione.
Limmagine iniziale di Dio stata offuscata dallegoismo, motore principale di tutte le azioni delluomo. La
paura e lincomunicabilit hanno messo una forte ipoteca non solo sulla relazione fra uomo e Dio, ma anche nei
rapporti umani. Lo spirito di accusa reciproca manifestato subito dopo il peccato dimostra in che modo la relazione affettiva della prima coppia, stabilita da Dio alla
creazione, era stata deteriorata.
Subito dopo il peccato Dio disse alla donna: I tuoi
desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominer
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su te (Genesi 3:16). Dio aveva previsto per la prima coppia una parit di diritti, disgraziatamente questo principio venne distorto dalla trasgressione.
Alla creazione, Dio le aveva dato pari dignit rispetto ad Adamo. Se la coppia avesse ubbidito alla grande
legge dellamore, entrambi sarebbero vissuti per sempre
in perfetta armonia. Il peccato invece li aveva divisi, suscitando la discordia: cos la loro unione si sarebbe mantenuta solo se una delle parti si fosse sottomessa allaltra - Ellen G. White, Patriarchi e profeti, Ed. Adv, Impruneta, 2003, p. 43.
Alcune deviazioni sono state introdotte nella vita di
coppia, distruggendo il senso originario del matrimonio.
1. Poligamia
Pur essendo la poligamia una pratica culturale ammessa nella vita dei patriarchi, essa non fu mai, per il popolo di Dio, fonte di grandi benedizioni.
La pratica di avere pi spose per un solo maschio divenne anche una fonte di maggiori risentimenti, amarezze, rivendicazioni e alienazioni:
- Agar e Sara si separarono a causa di Ismaele e di
Isacco (Genesi 16:1,2; 21:9-10).
- Giacobbe, innamorato di Rachele, ebbe un occhio di
riguardo per Giuseppe e Beniamino, suscitando lodio
degli altri fratelli (Genesi 37:4).
La coppia monogamica d un maggiore senso di appartenenza e un legame pi intenso di intimit. Solo il
matrimonio monogamico riflette in modo pi chiaro la
relazione esistente fra Cristo e la sua chiesa.

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2. Fornicazione e adulterio
Nel matrimonio cristiano i due sottoscrivono un impegno di fedelt reciproca finch la morte non li separi.
Ogni relazione sessuale al di fuori del vincolo matrimoniale viene considerata adulterio.
1. Un comandamento vieta ladulterio (Esodo 20:14).
2. Pur vivendo in unepoca permissiva nella quale ladulterio stato cancellato dai codici della nostra civilt,
lAntico e il Nuovo Testamento condannano questa pratica (cfr. Levitico 20:10-12; Proverbi 6:24-32; 1 Corinzi
6:9,13,18; Galati 5:19; Efesini 5:3; 1 Tessalonicesi 4:3).
3. Queste relazioni possono avere effetti deleteri prolungati nel tempo: sfiducia nel partner, ferite fisiche ed
emozionali, conseguenze finanziarie, sociali e legali,
concetto di famiglia allargata, rischio di malattie veneree, bambini illegittimi. Senza considerare che spesso si
deve fare ricorso alla menzogna e alla disonest che distruggono per sempre le relazioni.
3. Pensieri impuri
Il peccato non solamente latto compiuto, ma raggiunge gli aspetti pi profondi della mente umana, la Bibbia
parla del cuore (il termine ebraico lev indica la parte
non visibile, la parte pi intima e interiore delluomo).
Ges dice che i pensieri malvagi nascono nel cuore:
Poich dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi,
adultri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni (Matteo 15:19). Ges sa da dove proviene lagente inquinante che porta la vita di un individuo verso
il disastro morale.
Nel sermone sul Monte, egli ribad che linfedelt po154

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trebbe situarsi gi a livello del pensiero e delle emozioni


(Matteo 5:27,28).
Lindustria della pornografia sviluppa la perversione
dellimmaginazione. La cinematografia e la letteratura
sensuale non solo riducono le barriere morali, ma trasformano gli uomini e le donne in semplici oggetti sessuali. Non questo il senso originale della sessualit secondo il piano di Dio. Invece di coltivare pensieri morbosi e insani, i credenti sono esortati a praticare ligiene
mentale.
4. Lincesto
Alcuni genitori oltrepassano la barriera dellespressione
affettiva e intrattengono relazioni intime sul piano fisico
ed emozionale con i loro figli. In certe culture ci avviene con il tacito consenso della moglie che sa e preferisce
che ladulterio si consumi in casa piuttosto che fuori.
I danni psicologici e fisici in questi giovani a volte diventano irreparabili. Il senso di colpa e di vergogna diventano pesi insopportabili, anche quando chi ha subito
simili violenze si sposa regolarmente. NellAntico Testamento lincesto venne proibito: Maledetto chi si corica
con la moglie di suo padre, perch ha sollevato il lembo
della coperta di suo padre! (Deuteronomio 27:20). Maledetto chi si corica con la propria sorella, figlia di suo
padre o figlia di sua madre! (v. 22; cfr. Levitico 18:6-29).
Nel Nuovo Testamento, Paolo si espresse contro lincesto: Si ode addirittura affermare che vi tra di voi
fornicazione; e tale immoralit, che non si trova neppure fra gli stranieri; al punto che uno di voi si tiene la moglie di suo padre! E voi siete gonfi, e non avete invece fat155

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to cordoglio, perch colui che ha commesso quellazione


fosse tolto di mezzo a voi! (1 Corinzi 5:1,2).
5. Divorzio
Secondo un espressione di Ges il divorzio non sarebbe
dovuto comparire nellorizzonte della coppia (cfr. Matteo 19:6; Marco 10:7-9). Cos il matrimonio sacro perch stato consacrato da Dio. Dio ha unito marito e moglie. Laffermazione di Ges ci fa capire che un matrimonio indissolubile cos come laveva concepito Dio
nel giardino dellEden. La legge di Mos circa il divorzio
era una concessione da parte di Dio a causa della durezza del vostro cuore (Matteo 19:8). La sola ragione
che consente la separazione quando uno dei due ha
rotto la fedelt del patto reciproco (Matteo 5:32; 19:9).
Il matrimonio dovrebbe riflettere limmagine di Dio in
una unione permanente e anche nel caso di infedelt, il
coniuge credente chiamato al pentimento e al perdono.
6. Omosessualit
Dio ha creato luomo e la donna per essere complementari luno verso laltro. Il desiderio rivolto verso il sesso
opposto al proprio, in una relazione eterosessuale (eteros
= altro). Linversione di questo desiderio iniziale stato
pervertito e cos migliaia di uomini e donne vengono attratte dallo stesso sesso (omoios = simile).
La Scrittura condanna lomosessualit in termini
molto negativi (cfr. Genesi 19:4-10; Giuda 7,8; Levitico
18:22; 20:13; Romani 1:26-28; 1 Timoteo 1:8-10). Queste
pratiche producono distorsioni serie dellimmagine di
Dio nelluomo e nella donna.
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Poich ogni peccato ci priva della gloria di Dio, i credenti non devono esprimere condanne e giudizi severi,
ma sapranno relazionarsi con persone che vivono un
simile disordine con sensibilit.
Latteggiamento di Ges verso la donna colta in adulterio fu di perdono: Neppure io ti condanno, va e non
peccare pi. Questo atteggiamento non deve essere
usato solo con chi ha tendenze omosessuali ma anche
con coloro che sono intrappolati da comportamenti ossessivi legati allansiet, senso di colpa, vergogna. Il credente deve sviluppare un orecchio esercitato per ascoltare con attenzione e sensibilit le sofferenze che derivano dallaver abbandonato la via tracciata dal Signore.
Conclusione
Dio aveva un piano per luomo e la donna. Attraverso la
parabola vivente del matrimonio i due hanno lopportunit di modellare il proprio carattere e di valorizzare
il senso della dedizione, della responsabilit, dellabnegazione. Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il
letto coniugale non sia macchiato da infedelt; poich
Dio giudicher i fornicatori e gli adulteri (Ebrei 13:4).
Vivendo insieme, volendosi bene e discutendo insieme, i coniugi imparano ad affrontare i conflitti in modo costruttivo, cio come momenti di confronto e di
dialogo. Il matrimonio cristiano non la tomba dellamore, ma un pozzo profondo, nel quale si pu gettare
il secchio mille volte, milioni di volte e si pu essere sicuri che verr su sempre pieno di acqua fresca. Potranno passare i mesi e gli anni, ma lamore pu restare giovane e fresco come quando si giovani sposi.
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CRISTO RITORNA!
Dinanzi ai problemi drammatici che angosciano la societ moderna, a volte anche i cristiani restano disorientati o sprofondano nel pessimismo. Questo avviene perch troppi fra loro hanno dimenticato che la storia, al di
l delle sue contraddizioni, non allo sbando, ma sfocer in una rivoluzione operata da Dio stesso.
Si tratta di una promessa del Signore, ribadita tante
volte negli scritti neotestamentari: Io torner. Anche
se, per la coscienza moderna, tutto ci pu sembrare
una facile deresponsabilizzazione, il Signore ci invita a
guardare al futuro con speranza e ottimismo, pur non
dimenticando i nostri fratelli che oggi soffrono.
Il messaggio della Bibbia che il destino del mondo
non lasciato in balia del caso e delle passioni umane;
esso ci dice che il Signor Ges torner materialmente e
visibilmente per giudicare ogni uomo, per offrire la vita
eterna ai credenti e per far cessare il peccato, la sofferenza, lingiustizia e la morte. Questattesa era parte integrante della fede della chiesa primitiva. Era la beata
speranza di cui parla lapostolo Paolo (cfr. Tito 2:13).
Nessuno conosce la data del ritorno del Signore, Vegliate dunque, perch non sapete n il giorno n lora
(Matteo 25:13), e questo anzich un ostacolo rappresenta uno stimolo per ogni credente a "essere pronto", a non
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appiattirsi mai sui modelli del proprio tempo come se


fossero verit definitive, come se il presente fosse lunica
dimensione della propria esistenza.
Una chiesa che vive veramente la sua missione in
questa prospettiva, non si difende dal mondo con le sue
stesse armi (violenza, potere, ricchezza, ecc.), n corre
il rischio di identificarsi attualmente col regno di Dio.
Lannuncio del prossimo ritorno di Ges il fondamento della missione della chiesa avventista nel mondo (V. Fantoni e R. Vacca).
Levento glorioso che le Scritture presentano quale
conclusione della storia umana e preludio dellinstaurarsi del Regno di Dio, il ritorno di Cristo, Re dei re.
La prima venuta di Ges e il suo ritorno sono due momenti strettamente collegati al piano della salvezza del
genere umano e della terra intera: luno iniziale, laltro
conclusivo, del trionfo del bene.
1. Io torner
Alla vigilia della sua crocifissione, in uno degli ultimi
colloqui con i discepoli, Ges descrisse gli eventi che si
sarebbero succeduti nel mondo e parl della sua morte,
seguita dalla risurrezione e dal ritorno in cielo.
I discepoli che lo ascoltavano, cercando di afferrare il
significato e la portata della sua missione terrena, a poco a poco si sentirono pervadere da una grande tristezza. Lidea di una separazione dal Maestro risultava loro
inaccettabile. Ges, che sapeva leggere nei cuori, li consol con una promessa dicendo: Il vostro cuore non sia
turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!
Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi
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Capitolo 18

avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?


Quando sar andato e vi avr preparato un luogo, torner e vi accoglier presso di me, affinch dove sono io,
siate anche voi (Giovanni 14:1-3).
2. Conferma della promessa
Torner. Questa breve affermazione bast a tranquillizzare i discepoli. Non cera motivo di temere, Ges non li
abbandonava. Dopo essere salito in cielo per preparar loro le dimore sarebbe tornato e cos essi sarebbero stati
sempre con lui. La promessa del Maestro ricevette poi miracolosa conferma nel giorno della sua ascensione. Ai discepoli che fissavano lo sguardo sulla nuvola che aveva
accolto Ges, due angeli, apparsi allimprovviso, rivolsero
la parola in questi termini: Uomini di Galilea, perch state a guardare verso il cielo? Questo Ges, che vi stato tolto, ed stato elevato in cielo, ritorner nella medesima
maniera in cui lo avete visto andare in cielo (Atti 1:11).
Da allora lidea del ritorno di Cristo infuse coraggio e
sostenne i discepoli nel loro difficile ministero. Per tre
anni e mezzo la loro esistenza era stata strettamente legata a quella del Maestro e il solo pensiero di una possibile separazione li rattristava. Eppure, come riferisce
Luca, dopo lascensione tornarono a Gerusalemme con
grande gioia (Luca 24:52).
Le parole degli angeli confermavano la promessa di
Cristo, e cos la prospettiva di rivedere un giorno il Maestro che tanto amavano li riempiva di gioia. La stessa
prospettiva, trasmessa dal loro cuore a quello dei cristiani della chiesa apostolica, divenne la leva irresistibile della fede e della speranza.
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3. Il tema dominante della Bibbia


La Bibbia intera pu essere riassunta cos: Cristo sta
per venire, venuto, ritorner.
- Cristo sta per venire: lannuncio di tutto lAntico
Testamento.
- Cristo venuto: la testimonianza concorde del
Nuovo Testamento.
- Cristo ritorner: la speranza gloriosa che anima
tutta la Bibbia, dalla Genesi allApocalisse.
A questultimo e persistente motivo, alludono circa
duemila passi, pi o meno direttamente. La seconda venuta di Cristo postulata nellAntico Testamento, annunciata nel Nuovo, sostanzialmente dappertutto;
impossibile toglierla dalle Scritture cos come impossibile estrarre da un foglio di carta da lettere la filigrana
visibile in trasparenza che incorporata nella carta stessa (Wilfred Monod).
Il ritorno di Ges Cristo, ancor pi della sua nascita,
costituisce attraverso tutta la Bibbia la grande speranza
che sostiene i credenti, lancora sicura e salda che sostiene la fede nei giorni difficili, lalba benedetta che porta luce oltre il buio che avvolge il mondo.
Nella rivelazione biblica tutto si avvia sempre verso la
conclusione finale e definitiva della salvezza. La seconda
venuta di Cristo realizza in pieno il ristabilimento ultimo
di tutte le cose.
Pietro proclama questa verit ricorrendo allautorit
dellAntico Testamento: Ravvedetevi dunque e convertitevi, perch i vostri peccati siano cancellati e affinch vengano dalla presenza del Signore dei tempi di ristoro e che
egli mandi il Cristo che vi stato predestinato, cio Ges,
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Capitolo 18

che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; di cui Dio ha parlato fin dallantichit per bocca dei suoi santi profeti (Atti 3:19-21).
4. La testimonianza dei patriarchi e dei profeti
Patriarchi e profeti salutarono effettivamente da lontano
la restaurazione finale di tutte le cose, grazie al ritorno
di Cristo come giudice e re.
Le profezie che ci hanno presentato sul primo avvento di Cristo e che si sono poi avverate sono la garanzia
che anche il suo ritorno si adempier.
Pietro dice che essi avevano fatto della salvezza loggetto delle loro ricerche e investigazioni, e che lo Spirito che li animava anticipatamente testimoniava delle
sofferenze di Cristo, e delle glorie che dovevano seguire
(1 Pietro 1:10,11). Certamente, la prima venuta e il ritorno di Cristo erano divenuti lo scopo essenziale della
loro fede e delle loro predizioni.
Enoc, il settimo dei discendenti di Adamo, predisse:
Ecco, il Signore venuto con le sue sante miriadi per
giudicare tutti (Giuda 14).
Giobbe, nellora della prova e della sofferenza atroce,
dette gloria a Dio e proclam: Ma io so che il mio Redentore vive e che alla fine si alzer sulla polvere... e lo
vedr (Giobbe 19:25,26).
Il salmista annunci la venuta del re-giudice: Poichegli viene, viene a giudicare la terra. Egli giudicher il
mondo con giustizia, e i popoli con verit (Salmo
96:13). Il profeta Isaia esalt la felicit degli eletti con le
seguenti parole: In quel giorno, si dir: Ecco, questo
il nostro Dio; in lui abbiamo sperato, ed egli ci ha salva162

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ti. Questo il Signore in cui abbiamo sperato; esultiamo,


rallegriamoci per la sua salvezza! (Isaia 25:9).
Il profeta Daniele infine, contempl in visione la fine
dei regni di questo mondo e linstaurazione del regno
eterno, e assist, sempre in visione, alla scena grandiosa
del giudizio (Daniele 2 e 7).
5. La testimonianza di Cristo
Nei discorsi e nelle parabole, sia con riferimenti precisi
sia con allusioni, Cristo parl spesso del suo ritorno.
Abbiamo gi visto la promessa fatta ai suoi discepoli.
Poi, durante il discorso profetico, disse altre cose: Come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, cos sar la venuta del Figlio delluomo... Allora apparir
nel cielo il segno del Figlio delluomo; e allora tutte le
trib della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio
delluomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza
e gloria... Nellora che non pensate il Figlio delluomo
verr (Matteo 24:27,30,44).
E ancora, davanti al sommo sacerdote Caiafa e al Sinedrio, Ges dichiar: Vedrete il Figlio delluomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo (Matteo 26:64).
Nel libro dellApocalisse, che la rivelazione di Ges
Cristo, egli viene descritto come il capo della chiesa,
nellatto di camminare tra i candelabri, immagine della
chiesa nei suoi momenti successivi. E verso la fine del libro si leggono queste sue parole, ripetute per ben tre volte: Io vengo presto (22:7,12,20). Con ci egli indica il
suo ritorno e la conseguente naturale conclusione della
storia terrena della chiesa.
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Capitolo 18

Il Figlio di Dio fece dunque del suo secondo avvento


uno dei punti chiave della sua predicazione. Gli apostoli ripresero lo stesso argomento e lo presentarono come
uno dei temi fondamentali del loro insegnamento. I fedeli che li ascoltavano erano cos pervasi da quella speranza che avevano labitudine di salutarsi dicendo: Maran-at, che significa: il Signore viene.
Giovanni esorta i fedeli a dimorare in Dio e a purificarsi in vista dellavvento: Ora, figlioli, rimanete in lui
affinch, quandegli apparir, possiamo aver fiducia e alla sua venuta non siamo costretti a ritirarci da lui, coperti di vergogna.. Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma
non stato ancora manifestato ci che saremo. Sappiamo che quandegli sar manifestato saremo simili a lui,
perch lo vedremo comegli (1 Giovanni 2:28; 3:2,3).
Lo stesso apostolo, nel descrivere la sua visione apocalittica, afferma: Ecco, egli viene con le nuvole e ogni
occhio lo vedr; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le trib della terra faranno lamenti per lui
(Apocalisse 1:7).
Pietro aspettava la fine dellet presente e desiderava
il ritorno del Salvatore glorioso.
Nelle sue due epistole, egli esorta i fedeli a condurre
una vita santa in previsione di quel giorno: Perci, dopo aver predisposto la vostra mente allazione, state sobri, e abbiate piena speranza nella grazia che vi sar recata al momento della rivelazione di Ges Cristo... Poich dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali
non dovete essere voi, per santit di condotta e per piet,
mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio
(1 Pietro 1:13; 2 Pietro 3:11,1).
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Giacomo esorta i credenti alla pazienza in attesa dellavvento del Signore: Siate dunque pazienti, fratelli, fino
alla venuta del Signore. Osservate come lagricoltore
aspetta il frutto prezioso della terra pazientando, finch
esso abbia ricevuto la pioggia della prima e dellultima stagione. Siate pazienti anche voi; fortificate i vostri cuori,
perch la venuta del Signore vicina (Giacomo 5:7,8).
Di tutti gli apostoli per, Paolo quello che tratta pi
diffusamente nei suoi scritti largomento del ritorno di
Cristo. Scrivendo al discepolo Tito, egli sottolinea la la
beata speranza e lapparizione della gloria del nostro
grande Dio e Salvatore, Cristo Ges (Tito 2:13). Rivolgendosi alla chiesa di Filippi, afferma: La nostra cittadinanza nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Ges Cristo, il Signore (Filippesi 3:20).
E ai membri della chiesa di Tessalonica, scrive: il Signore stesso, con un ordine, con voce darcangelo e con la
tromba di Dio, scender dal cielo (1 Tessalonicesi 4:16).
Giunto al termine del suo ministero, il grande apostolo, parlando della sua fine ormai prossima e del premio che lo aspetta, cita ancora il ritorno di Cristo: Ormai mi riservata la corona di giustizia che il Signore, il
giusto giudice, mi assegner in quel giorno; e non solo a
me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione (2 Timoteo 4:8).
Degno di nota anche il passo di Ebrei 9:28 dove sono
messi a confronto gli effetti della prima e della seconda
venuta di Ges: Cos anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparir una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo
aspettano per la loro salvezza.
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Capitolo 18

Ecco, quindi, la considerevole testimonianza degli


apostoli che si aggiunge a quella di Cristo, dei patriarchi
e dei profeti. Tutte le dichiarazioni riportate, e altre ancora che non si sono potute citare per mancanza di spazio, gettano sul grande tema della Parusia una luce tale
da non dare adito a dubbi di sorta circa la sua realt.

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Capitolo 19

I SEGNI DEI TEMPI


Un giorno uno studioso distratto che stava viaggiando in
treno, era totalmente immerso nella sua lettura, quando
sopraggiunse il controllore e gli chiese di mostrargli il biglietto. Il ricercatore cominci a frugarsi le tasche freneticamente. Non riusciva a trovare il biglietto, proprio
non ci riusciva. Allora il controllore gli disse gentilmente: Non importa, signore, quando lo avr trovato, lo
spedisca alla compagnia. Sono certo che ce lha.
Lo studioso replic in preda al panico: Sono certo di
averlo, ma quello che vorrei sapere in quale parte del
mondo mi sto recando!. Quel poveruomo si era dimenticato dove era diretto.
davvero possibile dimenticare dove siamo diretti,
perdere di vista la nostra destinazione? possibile essere cos assorbiti nel presente al punto tale che il futuro
diventa buio per noi?
Lultimo libro della Bibbia ci offre un esame della realt,
rivelandoci con chiarezza dove siamo diretti, sottoponendo alla nostra attenzione la seconda venuta del Signore.
Questo tema ritorna continuamente: Ecco, egli viene con
le nuvole e ogni occhio lo vedr (Apocalisse 1:7).
Cristo ritorner. Egli stesso lo ha preannunciato e ha
mostrato i segni dei tempi come indicatori nel calendario della storia, per comprendere in quale punto pos167

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Capitolo 19

siamo collocarci nel piano di Dio in relazione al tempo


del suo compimento finale. Questi segni sono importanti per alimentare la nostra speranza. Ma si pu veramente conoscere il tempo, il modo e lo scopo del ritorno
glorioso di Ges?
1. Che cos un segno?
In ebraico il segno (hoth) qualcosa che rappresenta
in modo visibile ci che invisibile.
Nessuno in grado di rappresentare Dio, il suo regno,
il suo amore; attraverso il segno possiamo ricordare
lalleanza, la promessa, la speranza circa il compimento
di un evento futuro. Esso quindi ha valore nella misura
in cui ricorda un fatto, una qualit o un evento.
In Genesi capitolo 1 troviamo il segno nel cielo che
riguarda le stelle, la luna, il sole. Pi avanti, dopo il diluvio, larcobaleno ricorda la fedelt e la promessa di Dio.
Il sabato diventa un segno nel tempo che ci ricorda
che Dio Creatore e Salvatore e libera il suo popolo dalla schiavit dEgitto, ma ci ricorda anche che un giorno
saremo con lui, quindi anche un segno di speranza.
Nella Scrittura esistono anche eventi che diventano
segni nella storia. LEsodo dallEgitto per opera di un
liberatore, Mos, ma soprattutto, frutto della potenza divina, per opera di miracoli e prodigi, ricorda la presenza
di Dio che accompagna le vicende del suo popolo. Il profeta Daniele parla di segni: la sua liberazione dalla fossa
dei leoni ricorda lazione di Dio.
Nel Nuovo Testamento i segni (semeia, termine usato 75 volte e sempre al plurale) indicano la potenza di Dio
nelloperare prodigi e miracoli e questi diventano i segni
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del suo regno concreto, di liberazione e di creazione.


Alcune volte degli oggetti si trasformano in segni.
Caino viene segnato affinch nessuno lo tocchi. La
pietra eretta a Betel (Genesi 31:13) da Giacobbe diventa
il segno della casa di Dio.
Tuttavia pi che gli oggetti, i veri segni nella Scrittura
sono le persone: Osea costretto a sposare Gomer, una
prostituta; lui il segno di Dio, sposo fedele, che deve
convivere con un popolo infedele. Anche i figli di Osea,
di Isaia sono in qualche modo segni. Perfino Israele diventa il segno della presenza del Signore, perch porta
nel suo nome il nome di Dio. Isaia si spoglia e cammina
nudo per le strade della citt, per indicare la realt della
nudit del popolo. Geremia va in giro con un giogo sulle spalle. Ezechiele diviene muto e si mette a fare dei gesti, esponendosi perfino al ridicolo, come quando fa lassedio del mattone su cui disegnata Gerusalemme (cfr.
Ezechiele 4:1).
Anche nel Nuovo Testamento si parla di uomini che
diventano segni. Ges stesso ne incarna uno. Quando dice: Non avrete altro segno che quello di Giona (Matteo 16:4; Luca 11:29), allude a se stesso.
2. Il segno crea il sospetto
Se, come abbiamo visto, il segno rende visibile linvisibile, non pu non suscitare, nella mentalit ebraica e in
tutta la Bibbia, sospetto e diffidenza. Mos il portavoce visibile del Dio invisibile, ma ecco che si ritirato sul
monte e da molti giorni non si fa pi vedere. Il popolo
comincia a preoccuparsi e chiede con insistenza che Aaronne faccia qualcosa per rendere visibile linvisibile: la
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Capitolo 19

rivolta sfocia nel vitello doro. Il vero Dio nella Bibbia


il Dio che non si vede.
Per Israele il Dio nascosto (Deus absconditus) la
caratteristica che contraddistingue la verit su lEssere
supremo. Gli idoli sono quindi dei segni riduttivi, rischiosi, negativi e il Signore ricorda nel comandamento:
Non ti fare scultura alcuna. Tutti i popoli che confinavano con Israele avevano queste divinit visibili.
Anche nel Nuovo Testamento troviamo lo stesso sospetto nei confronti dei segni. Tutte le volte che i contemporanei di Ges chiedono un segno egli rifiuta di
accontentarli, perch il segno potrebbe diventare la prova tangibile e se qualcuno ha bisogno di una prova per
poter credere vuol dire che non ha veramente fede.
Scendi dalla croce e noi crederemo in te!. Quale segno fai per dimostrare la tua autorit?, ecc.
Quando il segno diventa la prova tangibile della
presenza di Dio, si trasforma in qualcosa di sospettoso,
dubbioso, pericoloso e perfino fuorviante. Dio non vuole darci la prova tangibile della sua presenza perch rispetta la nostra libert di credere e di non credere, di accettarlo o di rifiutarlo. Dio non costringe nessuno a credere in lui, non forza e non estorce il nostro consenso.
Forse anche il dubbio utile per avere la libert di credere, anzi il dubbio potrebbe essere il segno della fede!
3. I segni del suo ritorno
Ai discepoli che affascinati osservano il tempio di Gerusalemme facendo notare a Cristo la magnificenza, egli
rispose: Io vi dico in verit: Non sar lasciata qui pietra
su pietra che non sia diroccata (Matteo 24:2).
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Gli interlocutori, che erano abituati a vedere nella


grandiosit del tempio un segno dellapprovazione divina, furono turbati da una simile risposta. Essi non volevano ammettere questa possibilit ma, se proprio dovevano adattarvisi, lunica loro conclusione era che ci potesse avvenire solo in seguito a una catastrofe senza precedenti e cio alla fine del mondo, alla consumazione
dei secoli, contemporaneamente al ritorno di Ges. Di
qui la domanda a Cristo: Dicci, quando avverranno
queste cose e quale sar il segno della tua venuta e della
fine dellet presente? (Matteo 24:3).
Ges rispose con il celebre discorso escatologico (relativo alle cose finali), nel quale indic una serie di segni
destinati ad annunciare sia la distruzione di Gerusalemme sia la consumazione dei secoli.
risaputo che la distruzione della capitale ebraica
avvenne una quarantina danni pi tardi, e cio nel 70
d.C., per opera di Tito.
Circa la data della fine dellet presente (o fine del
mondo), che coincide con quella del suo ritorno, Cristo
dichiar: Ma quanto a quel giorno e a quellora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma
il Padre solo (Matteo 24:36). E prima di salire al cielo,
egli disse ancora: Non spetta a voi di sapere i tempi o i
momenti che il Padre ha riservato alla propria autorit
(Atti 1:7).
Nessuno pu stabilire la data del ritorno di Cristo;
nessun versetto biblico vi fa riferimento. Cristo ha lasciato gli animi in sospeso su questa importante questione allo scopo di mantenerli vigilanti. Tuttavia, anche
se una data non stata fissata, n pu esserlo, sono sta171

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Capitolo 19

ti indicati dei segni precursori della fine, dai quali possibile desumere la prossimit del ritorno di Cristo. Ges
stesso infatti disse: Or imparate dal fico questa similitudine: quando gi i suoi rami si fanno teneri e mettono
le foglie, voi sapete che lestate vicina. Cos anche voi,
quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli vicino, proprio alle porte (Matteo 24:32,33).
Ma quali sono tutte queste cose, o segni, di cui parla il Cristo?
4. Non sono le catastrofi
Molti diventano talmente ansiosi di conoscere i tempi e
i momenti, da leggere in chiave futuristica ogni evento
sensazionale: la pi recente dichiarazione di guerra, lultimo atto terroristico, i danni irreversibili dellambiente,
lesaurimento delle risorse energetiche.
Coloro che accarezzano questa passione creano un
clima di paura e di terrore perch sono in attesa del segno catastrofico finale, quello che porr fine alla parentesi del male. Ges invitava i suoi discepoli a non lasciarsi sedurre da questa frenesia (cfr. Matteo 24:4,5).
a. Ges verr in un tempo di crescente instabilit politica, di tensioni etniche in aumento, di sanguinosi conflitti internazionali e di mortali pericoli provenienti dallimpiego dellenergia nucleare.
La prima catastrofe citata dal Signore la guerra.
Egli disse: Gli uomini verranno meno per la paurosa attesa di quello che star per accadere al mondo (Luca
21:26). Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; sorgeranno nazioni contro nazioni, guardate di non
turbarvi (Matteo 24:6). Infine lApocalisse inquadra il
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tempo che preceder la venuta di Cristo in questo modo:


Le nazioni si erano adirate (11:18).
Basta ripensare alle guerre della nostra epoca! La prima e la seconda guerra mondiale, la guerra di Corea,
quella del Vietnam, la guerra tra Iran e Iraq, le guerre
Arabo-israeliane, le guerre della Bosnia, del Kossovo, della ex-Jugoslavia, in Afghanistan, Cecenia, Irlanda, Iraq e
quelle nel continente africano: dal Ruanda alla Somalia,
dal Sudan al Congo, e la lista potrebbe continuare.
Una fonte dinformazione stima che siano state uccise nelle sole guerre del XX secolo 180 milioni di persone. Sono morte pi persone nelle guerre del XX secolo
che in quelle di tutti i secoli passati messi insieme.
In unepoca di crescenti conflitti etnici e di fragili trattati di pace, le armi nucleari sono ben pi accessibili di
quanto non lo siano state in passato. Il club dei paesi nuclearizzati cresce paurosamente: lIndia, il Pakistan, lIran, lIraq, la Corea del Nord e la Cina continuano a incrementare la loro potenza in questo campo.
Cristo torner in un tempo in cui la razza umana avr
acquisito la capacit di autodistruggersi. Ma il Signore
aggiunge: Infatti bisogna che questo avvenga, ma non
sar ancora la fine (Matteo 24:6). Non sar ancora la
fine perch la chiesa non aspetta la fine, ma il fine. E il
fine ultimo non pu essere la capacit autodistruttiva
dellumanit, ma qualcosa di pi.
b. Ges verr in unepoca di disastri naturali senza precedenti, come gravi carestie e lincremento rapido di strane malattie. In Matteo 24:7 Ges afferma: Ci saranno
carestie e terremoti in vari luoghi. La Bibbia predice il
grido della natura che vuole esser liberata da un pianeta
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Capitolo 19

ribelle. Epidemie possono prodursi sia per cause naturali sia per negligenza umana. Linquinamento ambientale divenuto un problema internazionale rilevante. Le
fabbriche americane da sole immettono nellatmosfera
pi di un milione di tonnellate di sostanze inquinanti, e
quasi centomila casi di morte prematura negli Stati Uniti sono associati allesposizione a queste sostanze. Laria
stessa che respiriamo piena di veleni.
Quelle che le Scritture chiamano pestilenze possono
essere anche identificate con malattie inconsuete che
per giunta sfidano ogni tentativo di cura. possibile che
il rapido sviluppo di malattie quali il virus Ebola, quello
di Marburg, la malattia di Lyme, linfezione della Sars,
influenze che resistono agli antibiotici e, infine, lAids
possano essere tutti quanti classificati tra le pestilenze? Ci sono 35 milioni di casi documentati di Aids in
tutto il mondo e ben 9 milioni di bambini che soffrono
di questa malattia. E potremmo continuare. Ges ha
detto che ci saranno dei terremoti e oggi si verificano
continuamente in Messico, Grecia, Turchia e Taiwan.
Tutta la natura sembra annunciare la venuta del Signore. Ma Ges aggiunge che questo non altro che il
principio dei dolori (v. 8).
c. Ges verr in un momento in cui il tessuto morale
della societ sul punto di lacerarsi. La decadenza morale della societ occidentale grida il compimento delle parole di Ges in Matteo 24:37: Come fu ai giorni di No,
cos sar alla venuta del Figlio delluomo.
Genesi 6:5-11 rivela le condizioni corrotte dei giorni
di No: Il Signore vide che la malvagit degli uomini
era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva sol174

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tanto disegni malvagi in ogni tempo... Or la terra era corrotta davanti a Dio; la terra era piena di violenza.
Perfino uno sguardo distratto a quanto accade nella
nostra societ indica che c qualcosa di tragicamente
sbagliato. Negli Stati Uniti, un ragazzo di 14 anni ha potuto vedere in televisione in media 12.000 omicidi. La famiglia, che un tempo era un baluardo di forza e una specie di promontorio di Gibilterra, oggi in pericolo.
Negli anni Novanta c stato in media un divorzio
ogni due matrimoni nella societ occidentale, senza
contare la diffusione della pornografia e della pedofilia.
Ma neppure il degrado morale pu essere il segno del regno che viene!
d. Ges verr in un clima di persecuzione e di sospetto
verso i suoi discepoli. Ges disse: Allora vi abbandoneranno alloppressione e vi uccideranno e sarete odiati da
tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. Molti falsi
profeti sorgeranno e sedurranno molti (Matteo 24:9-11).
N le beghe interne della chiesa n la persecuzione sono il segno della sua prossima venuta perch i discepoli
del Signore sono invitati a essere un segno di contraddizione in una societ che vive e pensa solo per s, e sar
cos fino alla fine.
e. Ci sar laumento della malvagit e lamore si raffredder. Poich liniquit aumenter, lamore dei pi si
raffredder. Ma chi avr perseverato sino alla fine sar
salvato (Matteo 24:12,13).
La stanchezza della chiesa per la lunga attesa non
ancora il segno del regno che sta per venire. Se la fatica
di credere si esprime attraverso la rassegnazione o laf175

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Capitolo 19

fievolimento della speranza, alcuni invece, sapranno tenere in alto la fiaccola dello Spirito con perseveranza e
senza stancarsi saranno pronti a scommettere sullamore anche se mille volte traditi.
I segni precursori non sono le calamit, le guerre, le
carestie, i terremoti, le pestilenze, le persecuzioni o la
chiesa addormentata. I credenti non sono in attesa dellangoscia e della paura. Aspettano qualcosa daltro, anzi aspettano Qualcuno.
5. Lattesa vigilante
Ges disse: Questo vangelo del regno sar predicato in
tutto il mondo, affinch ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verr la fine (Matteo 24:14).
Ci che caratterizza il popolo del tempo della fine sono la felicit, la gioia e la speranza. Beato chi veglia
(Apocalisse 16:15). Il popolo di Dio chiamato a vivere
nella gioia perch i segni dei tempi ci invitano a gioire
della vita, perch la creazione un dono di Dio. Se i credenti pensano di essere pi vicini a Dio se sono tristi o
se fanno pi rinunce, si sbagliano.
Vivere lattesa del regno significa avere la consapevolezza che ogni schema culturale, etico e religioso pu essere smentito. La speranza della prossima venuta di Cristo ci permette di prendere le distanze da ogni accampamento terreno, ma allo stesso tempo d a noi stessi,
alla nostra vita quotidiana, ai nostri progetti, alla nostra
storia e alla nostra teologia un senso nuovo.
Senza questa continua vigilanza corriamo il rischio di
accontentarci di una vita di fede assonnata, opaca, priva
di passione. Se non vegliamo sullapprovvigionamento
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spirituale delle nostre chiese corriamo il rischio di trovarci nelle sacche di aridit o nelle paludi della stanchezza. Occorre un ritorno alla Scrittura, per riappropriarci di quella Parola capace di colmare la nostra sete
e di dare gusto alla vita. In questo modo limpegno della
chiesa, oggi, alimenta lattesa di domani e viceversa.
Beato chi veglia!. La felicit non consiste nel mettersi a calcolare i tempi e i modi, ma nellannunciare il
regno di Dio in mezzo ai conflitti, alle crisi e alle speranze del nostro tempo. Per fare questo occorre che ogni
credente diventi lui stesso un segno.
La chiesa di Dio non dovrebbe vedere i segni della seconda venuta di Cristo nella caduta delle stelle o nel sole o nella luna, ma dovrebbe diventare, con senso di responsabilit, essa stessa un segno. Per fare questo non
basta la buona volont, occorre abbandonare i surrogati della fede e riformare la nostra coscienza con una conversione personale al messaggio del regno di Dio.
Il confronto diretto con il Vangelo pu offrirci una
nuova intelligenza della storia; questo annuncio pu dare un senso nuovo anche a una societ smarrita e frammentata. Il credente-segno proclama a tutti, fuori e
dentro le chiese, che il futuro si preannuncia pieno di
speranza, che lamore prende il posto della paura, che la
fiducia sostituisce la rassegnazione e la rabbia impotente, perch il nostro futuro nelle mani di Dio e soprattutto perch Dio avr lultima parola.
6. Siate pronti!
Cristo ritorner: questa la grande verit che deve far
palpitare il cuore dei credenti, che sono chiamati ad
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Capitolo 19

aspettare il ritorno del Maestro in uno spirito di pazienza e di misericordia. Non deve essere unattesa passiva,
ma continua e attiva, in grado di contribuire efficacemente alla proclamazione del regno di Ges.
Pietro pronuncia al riguardo la seguente esortazione:
Poich dunque tutte queste cose devono dissolversi,
quali non dovete essere voi, per santit di condotta e per
piet, mentre attendete e affrettate la venuta del giorno
di Dio (2 Pietro 3:11,12).
Paolo pronuncia sui credenti questa mirabile benedizione: Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e lintero essere vostro, lo spirito, lanima e
il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del
Signore nostro Ges Cristo (1 Tessalonicesi 5:23).
Ges Cristo stesso, infine, invita a vegliare, a pregare
e a essere pronti: State in guardia, vegliate, poich non
sapete quando sar quel momento. come un uomo
che si messo in viaggio, dopo aver lasciato la sua casa,
dandone la responsabilit ai suoi servi, a ciascuno il proprio compito, e comandando al portinaio di vegliare. Vegliate dunque perch non sapete quando viene il padrone di casa; se a sera, o a mezzanotte, o al cantare del gallo, o la mattina; perch, venendo allimprovviso, non vi
trovi addormentati. Quel che dico a voi, lo dico a tutti:
vegliate (Marco 13:33-37).
Perci, anche voi siate pronti; perch, nellora che
non pensate, il Figlio delluomo verr (Matteo 24:44).

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Capitolo 20

OLTRE LA MORTE
Da dove veniamo e dove andiamo? Ecco due domande
che gli uomini si pongono da millenni. Se vero che essi si preoccupano del problema della loro origine, altrettanto certo che sinteressano, e forse di pi, a quello
del loro destino. Pascal, parlando del destino delluomo,
disse che bisogna aver perduto ogni sentimento per essere indifferenti a ci che ne sar.
1. Luomo un essere immortale?
La Scrittura non considera luomo un essere immortale
n attribuisce immortalit allanima. Laggettivo immortale, che si trova una sola volta nella Bibbia, attribuito a Dio: Al Re eterno, immortale, invisibile, allunico Dio, siano onore e gloria nei secoli dei secoli (1 Timoteo 1:17). Il sostantivo immortalit, citato cinque
volte, non mai riferito alla condizione attuale delluomo. In 1 Timoteo, lapostolo Paolo afferma chiaramente
che Dio solo possiede limmortalit (6:15,16).
Luomo non pu dirsi immortale per natura. Dio, dopo averlo creato, gli disse: Ma dellalbero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perch nel
giorno che tu ne mangerai, certamente morirai (Genesi 2:17). Invece luomo disobbed andando incontro alla
morte (Il salario del peccato la morte Romani 6:23).
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Capitolo 20

Se luomo non avesse peccato avrebbe goduto dellimmortalit; ma cadendo, divenne soggetto alla morte.
Tuttavia Dio, come gi sappiamo, non ha lasciato le
sue creature senza speranza. Cristo venuto su questa
terra proprio per restituire allumanit la possibilit di
avere la vita, la vita eterna, limmortalit. Molte sono le
dichiarazioni bibliche al riguardo: Perch il salario del
peccato la morte, ma il dono di Dio la vita eterna in
Cristo Ges, nostro Signore (Romani 6:23).
Perch Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il
suo unigenito Figlio, affinch chiunque crede in lui non
perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3:16).
Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta
di credere al Figlio non vedr la vita, ma lira di Dio rimane su di lui (Giovanni 3:36).
Il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e limmortalit mediante il vangelo (2 Timoteo 1:10).
Dio render a ciascuno secondo le sue opere: vita
eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalit (Romani 2:7).
Limmortalit delluomo ora condizionata allaccettazione della salvezza in Cristo mediante la fede. Essa diventer realt dopo la risurrezione.
2. Il soggiorno dei morti
Dove si va quando si muore? La Scrittura dice che i defunti scendono nel soggiorno dei morti, o Shel-Ades. La
parola ebraica Shel si trova sessantacinque volte nellAntico Testamento, e il termine greco Ades menzionato
undici volte nel Nuovo. I due termini sono equivalenti.
Lo Shel-Ades indica il sepolcro, la tomba, il soggior180

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no dei morti. un luogo di tenebre paragonato a un carcere munito di porte che trattiene i suoi prigionieri fino
al giorno della risurrezione: Cos luomo giace, e non risorge pi; finch non vi siano pi cieli, egli non si risveglier n sar pi destato dal suo sonno (Giobbe 14:12).
3. Un sonno e un riposo
Nel soggiorno dei morti non c nessuna attivit. I morti non sanno nulla: sono incoscienti; non sentono, non
vedono, non soffrono e non godono: dormono.
Sulla base di quanto scritto dalla Bibbia, lo stato dei
morti pu riassumersi con queste cinque parole: silenzio, oblio, incoscienza, sonno, riposo. Se il SIGNORE non
fosse stato il mio aiuto, a questora lanima mia abiterebbe il luogo del silenzio (Salmo 94:17). Non sono i
morti che lodano il SIGNORE, n alcuno di quelli che
scendono nella tomba (Salmo 115:17).
Infatti, i viventi sanno che moriranno; ma i morti
non sanno nulla, e per essi non c pi salario; poich la
loro memoria dimenticata. Il loro amore come il loro
odio e la loro invidia sono da lungo tempo periti, ed essi non hanno pi n avranno mai alcuna parte in tutto
quello che si fa sotto il sole (Ecclesiaste 9:5,6).
Molti di quelli che dormono nella polvere della terra
si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la
vergogna e per una eterna infamia (Daniele 12:2).
4. Linsegnamento di Ges e degli apostoli
Linsegnamento di Ges e degli apostoli interamente
conforme a quello dellAntico Testamento: la morte
uno stato dincoscienza.
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Capitolo 20

Il racconto della morte e della risurrezione di Lazzaro illustra molto bene questinsegnamento: Ges disse
loro: Il nostro amico Lazzaro si addormentato; ma vado a svegliarlo. Perci i discepoli gli dissero: Signore,
se egli dorme, sar salvo. Or Ges aveva parlato della
morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del
dormire del sonno. Allora Ges disse loro apertamente:
Lazzaro morto (Giovanni 11:11-14).
Il silenzio di Lazzaro la chiara evidenza dello stato
dincoscienza dei morti. Se Lazzaro avesse visto qualcosa nei cinque giorni successivi alla sua morte, non lavrebbe raccontato? Paolo, per indicare i morti, si serve
ripetutamente del termine addormentati: Fratelli,
non vogliamo che siate nellignoranza riguardo a quelli
che dormono, affinch non siate tristi come gli altri che
non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Ges mor
e risuscit, crediamo pure che Dio, per mezzo di Ges,
ricondurr con lui quelli che si sono addormentati. Poich vi diciamo questo fondandoci sulla parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati (1 Tessalonicesi 4:13-15).
5. I morti rivivranno
Il Nuovo Testamento mette in luce la verit della risurrezione dei morti e stabilisce uno stretto legame fra questa verit e la vita eterna. Questultima espressione, che
si ritrova quaranta volte, indica una vita diversa da quella attuale, che invece temporanea, interrotta dalla morte. La vita eterna concessa al momento della risurrezione rappresenta il premio del fedele.
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Questa la volont di colui che mi ha mandato: che


io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma
che li risusciti nellultimo giorno. Poich questa la volont del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e
crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciter nellultimo giorno (Giovanni 6:39,40).
Non vi meravigliate di questo; perch lora viene in
cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in
risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio (5:28,29).
6. La risurrezione di Cristo
La realt della risurrezione e, quindi la possibilit della
vita eterna trovano la loro base sicura nella risurrezione
di Cristo, che la manifestazione della fedelt di Dio.
Lapostolo Pietro davanti a una moltitudine di israeliti testimoni della risurrezione di Cristo in questi termini: Uomini dIsraele, ascoltate queste parole! Ges il
Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per
mezzo di lui, tra di voi, come voi stessi ben sapete, questuomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo
risuscit, avendolo sciolto dagli angosciosi legami della
morte, perch non era possibile che egli fosse da essa
trattenuto. Infatti Davide dice di lui: perch tu non lascerai lanima mia nel soggiorno dei morti, e non permetterai che il tuo Santo subisca la decomposizione...
Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli
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Capitolo 20

aveva promesso con giuramento che sul suo trono


avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, previde la
risurrezione di Cristo e ne parl dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti, e che la sua
carne non avrebbe subito la decomposizione. Questo
Ges, Dio lo ha risuscitato; di ci, noi tutti siamo testimoni (Atti 2:22-25,27,30-32).
Ges non sal quindi al cielo, subito dopo la sua morte, ma discese nel soggiorno dei morti, da cui usc quando risorse. Prova ne sono le parole che egli stesso rivolse a Maria Maddalena: Non trattenermi perch non sono ancora salito al Padre (Giovanni 20:17).
La Scrittura dice anche: Dio, come ha risuscitato il
Signore, cos risusciter anche noi mediante la sua potenza (1 Corinzi 6:14). Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Ges dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Ges dai morti vivificher anche i vostri
corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi
(Romani 8:11).
La risurrezione del Figlio di Dio la garanzia della nostra, e ci d la certezza che un giorno la morte sar vinta.
7. Sintesi
Linsegnamento della Scrittura sullimportante soggetto
esaminato pu riassumersi nel modo seguente:
1. Solo Dio possiede limmortalit.
2. Luomo non immortale per natura, bens mortale
a causa del peccato. Egli pu ottenere limmortalit credendo in Cristo.
3. I morti dormono in uno stato di assoluta incoscienza, in attesa della risurrezione.
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Cos, pur non essendo immortali per natura, possiamo per diventarlo. Mediante la fede possiamo ricevere
la vita eterna, che si trova in Cristo Ges, il quale ha detto: Io sono la risurrezione e la vita (Giovanni 11:25).
Linvito di Dio risuona oggi, come gi echeggi secoli
prima agli orecchi degli israeliti: Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto
davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita (Deuteronomio 30:19).

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Capitolo 21

ESISTE LINFERNO?
Abbiamo gi visto nel capitolo precedente che la natura
delluomo non immortale. Egli pu ricevere la vita
eterna accettando per fede la redenzione in Cristo. anche detto che la vita eterna riservata a coloro che con
perseveranza nel fare il bene, cercano gloria e onore e
immortalit (Romani 2:7).
1. Le due vie delluomo
Ma qual la sorte di chi rifiuta il dono della salvezza?
Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di
credere al Figlio non vedr la vita, ma lira di Dio rimane su di lui (Giovanni 3:36).
In questo versetto descritta la sorte di chi, non credendo in Dio e in Cristo, respinge la salvezza: non avr
la vita e quindi morir per sempre, torner nel nulla.
Tutti risorgeranno, vero, ma la risurrezione di chi
non ha creduto sar un temporaneo ritorno alla vita fisica, con lunica prospettiva di andare incontro alle conseguenze estreme del giudizio: Lora viene in cui tutti
quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne
verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio (Giovanni 5:28,29).
La Bibbia dice che Dio rispetta la libert delluomo, lo
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ha creato libero, offrendogli la possibilit di scegliere tra


la vita, ottenuta mediante la fede o il rifiuto della stessa,
cio la morte e il ritorno al nulla. La prospettiva degli
empi , quindi, quella della distruzione totale e irrimediabile, dellannientamento. Non possibile citare tutti i
passi della Bibbia nei quali ricorre, in una forma o nellaltra, questa idea. Eccone alcuni, citati secondo lordine dei vari libri: Lempio perir per sempre...; quelli che
lo vedevano diranno: Dov? Se ne voler via come un
sogno, non si trover pi; si dileguer come una visione
notturna (Giobbe 20:7,8).
Gli empi periranno; i nemici del SIGNORE, come grasso
dagnelli, saranno consumati e andranno in fumo... (Salmo 37:20). Poich, ecco, quelli che sallontanano da te periranno; tu distruggi chiunque ti tradisce e ti abbandona
(Salmo 73:27). Chi pecca morir (Ezechiele 18:4).
Poich, ecco, il giorno viene, ardente come una fornace; allora tutti i superbi e tutti i malfattori saranno come stoppia. Il giorno che viene li incendier, dice il SIGNORE degli eserciti, e non lascer loro n radice n ramo (Malachia 4:1). Voi calpesterete gli empi, che saranno come cenere sotto la pianta dei vostri piedi, nel
giorno che io preparo, dice il SIGNORE degli eserciti (v. 3).
Ma per i codardi, glincreduli, gli abominevoli, gli
omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sar nello stagno ardente di fuoco e
di zolfo, che la morte seconda (Apocalisse 21:8).
3. Immagini eloquenti
A questa lista gi lunga si potrebbero aggiungere molti altri passi. Gli empi sono paragonati a materie infiamma187

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Capitolo 21

bili, destinate a estinguersi: essi sono come pula che il


vento disperde, saranno interamente consumati, come
stoppia secca. Come la cera si scioglie dinanzi al fuoco
cos periranno gli empi dinanzi a Dio. Non c avvenire per il malvagio; la lucerna degli empi sar spenta.
Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano
con il fuoco, cos avverr alla fine dellet presente. Il Figlio delluomo mander i suoi angeli che raccoglieranno
dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono liniquit e li getteranno nella fornace del fuoco (Salmo 1:4; Naum 1:10; Salmo 68:2; Proverbi 24:20;
Matteo 13:40,41).
4. Una pena proporzionata
Per questa distruzione totale non avverr senza sofferenza, che sar patita nella fase preliminare della distruzione e varier secondo il grado di colpevolezza, grado
che determinato dai pensieri, dalle parole e dalle azioni, in rapporto alla responsabilit del singolo. Dalla distruzione istantanea alla lenta e dolorosa dissoluzione,
c posto per tutti i vari gradi di colpevolezza. Quel servo che ha conosciuto la volont del suo padrone e non ha
preparato n fatto nulla per compiere la sua volont, ricever molte percosse; ma colui che non lha conosciuta
e ha fatto cose degne di castigo, ne ricever poche. A chi
molto stato dato, molto sar richiesto; e a chi molto
stato affidato, tanto pi si richieder (Luca 12:47,48).
5. Il fuoco eterno
Vi sono, a proposito della fine degli empi, dei versetti
biblici che hanno bisogno di chiarimenti: Cristo af188

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ferm che essi sarebbero stati gettati nella geenna del


fuoco. Se locchio tuo ti fa cadere in peccato, cavalo;
meglio per te entrare con un occhio solo nel regno di
Dio, che avere due occhi ed essere gettato nella geenna,
dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne
(Marco 9:47,48).
Ripensando alla Palestina del tempo di Cristo, appare
evidente il significato del versetto. La geenna, chiamata
anche valle di Hinnon, era un burrone stretto e profondo,
con pareti ripide e rocciose, situato nelle vicinanze di Gerusalemme. La parte sud-est di tale burrone, denominata
Tophet - ossia luogo di fuoco e valle di uccisione ai tempi di Cristo era limmondezzaio della citt e accoglieva anche i cadaveri degli animali da soma e dei condannati. Il fuoco continuo che divorava i cadaveri diede
luogo allespressione geenna del fuoco. Da questo burrone si elevava giorno e notte un fumo, segno di un fuoco
che non si spegne perch continuamente alimentato.
Anche in un altro discorso di Cristo ritorna limmagine di
tale fuoco: Allora dir anche a quelli della sua sinistra:
Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato
per il diavolo e per i suoi angeli! (Matteo 25:41).
Ges voleva forse dire con questo che i malvagi saranno condannati a bruciare in eterno?
No! Esaminando pi da vicino i passi citati, si nota che
essi non attribuiscono ai malvagi una vita eterna, una coscienza che sopravvive. Le espressioni di continuit e di
perennit sono usate soltanto in riferimento al fuoco e ai
vermi, cio agli strumenti che devono eliminare i malvagi
stessi, significa che saranno distrutti per opera di quei due
agenti, annientati e, dopo i primi tormenti, una volta mor189

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Capitolo 21

ti non sentiranno pi dolore, mentre i vermi e il fuoco non


avranno interrotto la loro azione. questa la precisa visione di Isaia: Quando gli adoratori usciranno, vedranno
i cadaveri degli uomini che si sono ribellati a me; poich il
loro verme non morir, e il loro fuoco non si estinguer; e
saranno in orrore a ogni carne (Isaia 66:24).
Ci sar quindi un tempo in cui i malvagi saranno cadaveri, divorati dai vermi e bruciati dal fuoco che non si
spegner. Ma fino a quando brucer questo fuoco?
Quando esaurir la sua funzione? Leggiamo ancora
qualche passo della Scrittura: Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le citt vicine, che si abbandonarono,
come loro, alla fornicazione e ai vizi contro natura, sono
date come esempio, portando la pena di un fuoco eterno (Giuda 7).
Anche lapostolo Pietro cita queste due citt e dice:
Riducendole in cenere, perch servissero da esempio a
quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente (2
Pietro 2:6). chiaro dunque che le due citt sono poste
come esempio della fine degli empi; e che sono state distrutte portando la pena di un fuoco eterno.
Non c bisogno di dire che il fuoco caduto su Sodoma e Gomorra, sebbene sia definito eterno, ha smesso di bruciare! Ma nessuno, a suo tempo, ha potuto spegnerlo e salvare la citt: era inestinguibile.
Si comprende allora che cosa significhi fuoco eterno. Si tratta di unespressione ardita, consona allo stile
biblico, che sintetizza brevemente due concetti: fuoco
che non si estingue o che non pu essere estinto prima
di aver terminato il suo compito, e fuoco che determina
risultati eterni.
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Sodoma e Gomorra furono distrutte per leternit.


Non sorgeranno mai pi. Cos i malvagi saranno distrutti per leternit; non rivivranno mai pi.
Ha scritto lapostolo Paolo: e a voi che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Ges apparir dal
cielo con gli angeli della sua potenza, in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del
nostro Signore Ges. Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza (2 Tessalonicesi 1:7-9).
Ges stesso ha affermato, e si pu dire in modo esplicito, che il corpo e lanima di coloro che non temono Dio
saranno distrutti. Ecco le sue parole: E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere lanima; temete piuttosto colui che pu far perire lanima e
il corpo nella geenna (Matteo 10:28).
Verr dunque un tempo in cui gli empi saranno distrutti, e la stessa sorte la subiranno Satana, gli angeli ribelli, il peccato e la morte. Allora, non esistendo pi tutto ci che male, regner solo il bene e per sempre.
Poi verr la fine, quando consegner il regno nelle
mani di Dio Padre, dopo che avr ridotto al nulla ogni
principato, ogni potest e ogni potenza. Poich bisogna
chegli regni finch abbia messo tutti i suoi nemici sotto
i suoi piedi. Lultimo nemico che sar distrutto, sar la
morte. Quando ogni cosa gli sar stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sar sottoposto a colui che gli ha
sottoposto ogni cosa, affinch Dio sia tutto in tutti (1
Corinzi 15:24-26,28).

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Capitolo 22

LA NUOVA TERRA
Nella nuova terra, in cui vivranno i giusti, Dio assicurer una dimora eterna per i redenti e un ambiente perfetto per la vita eterna, lamore, la gioia e la conoscenza
in sua presenza. Dio stesso infatti abiter con il suo popolo e la sofferenza e la morte non ci saranno pi. Il gran
conflitto finito e il peccato stato eliminato. Ogni essere vivente e tutta la creazione dichiareranno che Dio
amore ed egli regner per sempre.
La Bibbia dice chiaramente che il paradiso ci sar. In
misura limitata, esso esisteva invero gi allinizio della
storia umana, quando Dio, dopo aver compiuto cielo e
terra, vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono (Genesi 1:31).
Il giardino dellEden era un vero paradiso. Lumanit
doveva trascorrervi unesistenza di piena felicit, in condizioni di cui noi, ora, possiamo avere soltanto una pallida idea. Re della creazione, plasmato a somiglianza di
Dio, luomo era chiamato a esercitare il suo dominio su
tutte le creature e a coltivare il fiorente giardino dellEden che, continuamente estendendosi con laccrescimento della popolazione, avrebbe finito con il coprire
lintera superficie terrestre. Il dolore e la morte erano
sconosciuti e unarmonia perfetta regnava incontrastata
nel nostro pianeta. Nessuna nota stonata turbava linin192

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terrotta sinfonia eseguita dalla natura. Veramente, tutto era molto buono (V. Fantoni e R. Vacca).
1. Il paradiso perduto
Purtroppo con il peccato di Adamo ed Eva, tutta questa
felicit doveva istantaneamente dileguarsi. Abbiamo gi
visto che essa dipendeva dalla fiducia che i nostri progenitori avevano nelle direttive del Creatore. La dipendenza, la fiducia e lamore delle creature per il Signore avevano come risultato la vita, mentre la sfiducia, il dubbio
e la disubbidienza hanno introdotto la morte. Malauguratamente, come sappiamo dal racconto biblico e dalla
nostra dolorosa esperienza personale, il paradiso fu perduto. Ebbe cos inizio per lumanit la via dolorosa della sofferenza e della morte rischiarata qua e l da bagliori di speranza. Il peccato aveva fatto il suo ingresso
nel mondo, e con esso il corteo di miserie che costituiscono il triste retaggio delle generazioni umane. Da quel
momento, il dominio della terra fu usurpato dallavversario, il principe delle tenebre, che soggiog i suoi abitanti. La maledizione era scesa sullumanit e sulla terra
da essa abitata. Il suolo sar maledetto per colpa tua,
ne mangerai il frutto con affanno tutti i giorni della tua
vita (Genesi 3:17).
2. La promessa di una terra rinnovata
Questa maledizione, per, non doveva pesare in eterno.
Sin dai tempi pi remoti, i patriarchi hanno potuto intravedere la speranza di un mondo nuovo, di un paradiso rinnovato, di un nuovo Eden paragonabile e persino
superiore allantico.
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Capitolo 22

La prima promessa di un paradiso futuro ricordata nella


Bibbia quella che Dio fece ad Abraamo: Alza ora gli occhi e guarda, dal luogo dove sei, a settentrione, a meridione, a oriente, a occidente. Tutto il paese che vedi lo dar a
te e alla tua discendenza, per sempre... A te e alla tua discendenza dopo di te dar il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan (Genesi 13:14,15; 17:8).
Questa promessa era suscettibile di un duplice adempimento: il primo si doveva verificare al momento in cui
il paese di Canaan sarebbe stato abitato dai discendenti
di Abraamo; mentre il secondo, che non concerne la terra nel suo stato attuale, si riferisce a uneredit futura, a
una terra rinnovata.
Stefano, il primo martire cristiano, pensava soprattutto a questa seconda applicazione, la sola che qui ci interessi, nel suo discorso di difesa davanti al Sinedrio che
lo accusava: In esso per non gli diede in propriet neppure un palmo di terra, ma gli promise di darla in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, quando
egli non aveva ancora nessun figlio (Atti 7:5).
Lautore dellepistola agli Ebrei dimostra ugualmente
che il patriarca aspettava, ma per unaltra esistenza, leredit eterna che gli era stata promessa, e che visse sulla terra come straniero e pellegrino.
Per fede soggiorn nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe,
eredi con lui della stessa promessa, perch aspettava la
citt che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore Dio (Ebrei 11:9,10).

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3. La progenie di Abraamo
Ma qual questa discendenza di Abraamo che deve beneficiare della promessa fatta al suo capostipite? Chi sono i figli della promessa?
Uno studio attento dei testi biblici che trattano largomento permette di giungere alla conclusione, cio che il
riferimento non agli israeliti secondo la carne, ma agli
israeliti secondo lo spirito.
Per non che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti non tutti i discendenti dIsraele sono Israele; n per
il fatto di essere stirpe dAbraamo, sono tutti figli dAbraamo; anzi: in Isacco che ti sar riconosciuta una discendenza. Cio, non i figli della carne sono figli di Dio;
ma i figli della promessa sono considerati come discendenza (Romani 9:6-8).
Paolo scrive ancora: Se siete di Cristo, siete dunque
discendenza dAbraamo, eredi secondo la promessa
(Galati 3:29).
Perci gli autentici discepoli di Cristo, veri israeliti secondo lo spirito, parteciperanno alleredit della nuova
terra. Eredi di Dio, coeredi di Cristo: ecco i gloriosi titoli che la Scrittura attribuisce loro. Se siete di Cristo, siete dunque discendenza dAbraamo, eredi secondo la promessa (Romani 8:16,17).
4. Una nuova terra
Le promesse della Scrittura riguardano dunque una terra restaurata, stabilita nel futuro. Ma questa nuova terra, destinata a sostituire il paradiso perduto, sar il nostro pianeta purificato in precedenza, oppure costituir
un pianeta a s, dopo la distruzione del nostro?
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Capitolo 22

La Bibbia dice che non ci sar annientamento n sparizione del nostro pianeta, ma piuttosto un rinnovamento, una trasformazione completa della sua superficie purificata dal fuoco. in questo senso che va inteso Giovanni quando dichiara: Poi vidi un nuovo cielo e una
nuova terra, poich il primo cielo e la prima terra erano
scomparsi, e il mare non cera pi (Apocalisse 21:1).
Si tratta allora di una nuova creazione (Matteo
19:28), della restaurazione di tutte le cose annunziata
da Pietro (Atti 3:21); della grande purificazione finale il
cui agente il fuoco, intorno alla quale afferma lo stesso
apostolo: I cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono
in essa saranno arse. Cos mediante il fuoco spariscono
gli effetti della lunga maledizione che pesata sulla terra e la creazione stessa, la quale geme e aspetta la
manifestazione dei figli di Dio, viene a beneficiare dellopera di Cristo il quale appunto venuto per cercare
e salvare ci che era perito (Romani 8:22; Luca 19:10).
5. Il paradiso nellimmaginazione umana
Subito dopo la creazione, il giardino dellEden era perfetto. Cos sar la terra rinnovata, un nuovo Eden pi
bello e pi grande, altrettanto perfetta.
Lanelito delluomo verso questo mondo perfetto
espresso nellarte, spesso in belle forme. I pittori hanno
rappresentato le magnificenze del paradiso e i poeti ne
hanno cantato le beatitudini.
Nellultimo canto della Divina Commedia, Dante descrive gli incanti dei luoghi celesti, mentre Milton, nel
suo Paradiso perduto ne rievoca le delizie.
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Ed ecco i teologi esporci le loro concezioni: gli uni, ultraspiritualisti, non vedono che simboli nelle descrizioni
bibliche del paradiso e immaginano la patria degli eletti
come un luogo di contemplazione inoperosa, di immobilit costante; gli altri, ultramaterialisti, si dilungano
nel dare infiniti particolari di unesistenza eterna, ma a
tinte nettamente materialistiche.
Tutti i concetti estremisti al riguardo non sono convalidati dalla Parola di Dio; essa raccomanda un sano equilibrio. Ma che cosa dice della futura patria degli eletti?
6. La fine del male
Premettendo che le cose che occhio non vide, e che
orecchio non ud, e che mai salirono nel cuore delluomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo
amano (1 Corinzi 2:9), le Scritture delineano il nuovo
paradiso innanzitutto sotto due aspetti: quello delle cose
attualmente esistenti, che non ci saranno pi, e quello
delle cose quaggi, inesistenti o presenti in misura limitata, che l si troveranno in grande abbondanza. Fra le
cose che non vi saranno pi occorre citare in primo luogo il male, la sofferenza e la morte.
LApocalisse (22:3) ci dice che non ci sar pi nulla
di maledetto, quindi il male sar definitivamente eliminato. Con la sua soppressione spariranno anche le conseguenze. Non ci sar pi alcuna forma di sofferenza:
Egli asciugher ogni lacrima dai loro occhi e non ci
sar pi la morte, n cordoglio, n grido, n dolore, perch le cose di prima sono passate (Apocalisse 21:4).
Annienter per sempre la morte; il Signore, Dio,
asciugher le lacrime da ogni viso, toglier via da tutta
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Capitolo 22

la terra la vergogna del suo popolo, perch il SIGNORE ha


parlato (Isaia 25:8). Lultimo nemico che sar distrutto, sar la morte (1 Corinzi 15:26).
7. Giustizia, pace e gioia
Lingiustizia non turber pi i rapporti tra gli uomini, linsicurezza non provocher guerre, il malcontento non far
scoppiare sommosse: solo giustizia, sicurezza e pace.
Allora la rettitudine abiter nel deserto, e la giustizia
abiter nel frutteto. Lopera della giustizia sar la pace e lazione della giustizia, tranquillit e sicurezza per sempre. Il
mio popolo abiter in un territorio di pace, in abitazioni sicure, in quieti luoghi di riposo (Isaia 32:16-18). E vi sar
un nuovo cielo e una nuova terra dove giustizia abita.
Ogni tristezza verr dissipata; tutti saranno consolati.
Una gioia senza infiltrazioni estranee regner in eterno,
alimentata dalla perenne presenza di Dio in seno ai riscattati. Aspirazioni, sogni, desideri, tutto verr soddisfatto. Il paradiso rinnovato, il cui splendore e la cui bellezza non possono venire descritti che in misura molto
limitata da esseri umani, sar lespressione immutabile
ed eterna dellimmutabile ed eterno amore di Dio verso
le sue creature.
Dio, essendo tutto in tutti, riempir la terra della
sua gloria e una felicit senza fine rallegrer i credenti:
Poich, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra;
non ci si ricorder pi delle cose di prima; esse non torneranno pi in memoria. Gioite, s, esultate in eterno
per quanto io sto per creare; poich, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio, e il suo popolo per la gioia
(Isaia 65:17,18).
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NellApocalisse, libro ricco di raffigurazioni simboliche, lapostolo Giovanni descrive la visione che gli fu
mostrata della santa citt o nuova Gerusalemme,
centro della vita futura dei figli di Dio: Egli mi trasport
in spirito su una grande e alta montagna, e mi mostr la
santa citt, Gerusalemme, che scendeva dal cielo da
presso Dio, con la gloria di Dio. Il suo splendore era simile a quello di una pietra preziosissima, come una pietra di diaspro cristallino. Aveva delle mura grandi e alte;
aveva dodici porte, e alle porte dodici angeli. Sulle porte
erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici trib
dei figli dIsraele... le mura della citt avevano dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi di dodici apostoli dellAgnello... E la citt era quadrata, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza... Le mura erano costruite con diaspro e la citt era doro puro, simile a terso
cristallo. I fondamenti delle mura della citt erano adorni dogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento
era di diaspro; il secondo di zaffiro; il terzo di calcedonio;
il quarto di smeraldo; il quinto di sardonico; il sesto di
sardio; il settimo di crislito; lottavo di berillo; il nono di
topazio; il decimo di crisopazio; lundicesimo di giacinto;
il dodicesimo di ametista. Le dodici porte erano dodici
perle e ciascuna era fatta da una perla sola. La piazza della citt era doro puro, simile a cristallo trasparente. Nella citt non vidi alcun tempio, perch il Signore, Dio onnipotente, e lAgnello sono il suo tempio. La citt non ha
bisogno di sole, n di luna che la illumini, perch la gloria di Dio la illumina, e lAgnello la sua lampada... Poi
mi mostr il fiume dellacqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dellAgnello. In
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Capitolo 22

mezzo alla piazza della citt e sulle due rive del fiume stava lalbero della vita. Esso d dodici raccolti allanno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dellalbero sono per la
guarigione delle nazioni. Non ci sar pi nulla di maledetto. Nella citt vi sar il trono di Dio e dellAgnello; i
suoi servi lo serviranno, non ci sar pi notte; non avranno bisogno di luce di lampada, n di luce di sole, perch
il Signore Dio li illuminer e regneranno nei secoli (Apocalisse 21:10-12,14,16,18-23,27; 22:1-5).

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Capitolo 23

IL GIUDIZIO
Lapostolo Paolo scrive: Il salario del peccato la morte; ma il dono di Dio la vita eterna in Cristo Ges, nostro Signore (Romani 6:23).
Il dono della vita eterna si realizzer completamente
al ritorno di Ges quando coloro che sono morti conservando la loro fede nel Signore risusciteranno per primi unendosi coi viventi fedeli nel tempo della fine.
Limmortalit non appartiene alla natura umana. Dio
solo possiede limmortalit (1 Timoteo 6:16).
La risurrezione costituir ladempimento dellopera
della salvezza individuale. La Scrittura (cfr. Apocalisse 20)
parla di un periodo di mille anni (il millennio) in cui i
redenti saranno con Cristo, mentre i perduti aspetteranno nel sonno della morte la loro risurrezione per il giudizio finale in seguito al quale saranno come se non fossero mai esistiti. Questa chiamata la morte seconda
(cfr. Apocalisse 20:14).
Alla fine del millennio, insieme agli empi, saranno
giudicati anche Satana e i suoi angeli che verranno annientati dalla giustizia divina. Allora si compir lintero
piano di Dio che prevede la scomparsa del male, della
sofferenza e della morte, e uneternit piena di significato in un mondo rinnovato per sempre.
La Parola di Dio non autorizza a credere allesistenza
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Capitolo 23

di un inferno di pene eterne, del purgatorio e del limbo


(V. Fantoni e R. Vacca).
Quando il Figlio delluomo verr nella sua gloria con
tutti gli angeli, prender posto sul suo trono glorioso. E
tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separer gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore
dai capri; e metter le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dir a quelli della sua destra: Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che
v stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perch ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi
vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da
bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai
ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti
a trovarti?. E il re risponder loro: In verit vi dico che
in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lavete fatto a me. Allora dir anche a quelli della
sua sinistra: Andate via da me, maledetti, nel fuoco
eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perch ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e
non mi deste da bere; fui straniero e non maccoglieste;
nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi
visitaste. Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete,
o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e
non ti abbiamo assistito? Allora risponder loro: In ve202

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rit vi dico che in quanto non lavete fatto a uno di questi minimi, non lavete fatto neppure a me. Questi se ne
andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna
(Matteo 25:31-46).
Questo brano toccante e insieme ammonitore, che fa
parte del discorso profetico pronunciato da Ges poco
prima della settimana della passione, insegna esplicitamente che vi sar un giudizio.
La storia del genere umano sfocia, secondo la Scrittura, in questo avvenimento solenne al cui avverarsi ci
sar la definitiva separazione tra giusti e gli empi: i primi entreranno in possesso delleredit preparata da Dio,
mentre i secondi subiranno la pena del fuoco eterno
cio, come abbiamo gi visto ampiamente, saranno colpiti di eterna distruzione.
1. Certezza del giudizio
Frequentemente gli scrittori biblici affermano la solenne
realt del giudizio.
Il patriarca Enoc presenta la venuta del Signore per
procedere al giudizio verso la totalit del genere umano:
Ecco il Signore venuto con le sue sante miriadi per
giudicare tutti (Giuda 14). Anche Isaia descrive il Signore in atto di sopraggiungere per il giudizio: Il Signore verr nel fuoco il Signore eserciter il suo giudizio
con fuoco e spada contro ogni carne (Isaia 66:15,16).
Il profeta Geremia ci pone davanti al tempo terribile
in cui ... il SIGNORE, tuona la sua voce dalla sua santa
abitazione; egli entra in giudizio contro ogni carne; gli
empi li d in bala della spada, dice il SIGNORE
(25:30,31).
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Capitolo 23

Daniele descrive nel suo libro una grande visione del


giudizio e Gioele profetizza che il Signore sieder per
giudicare tutte le nazioni circostanti (Gioele 3:12).
Ges Cristo, oltre alleloquente dichiarazione riportata inizialmente, ne fece altre riguardo al giudizio finale.
Egli afferm, per esempio, che le citt di Sodoma e di
Gomorra, avendo rifiutato la luce inviata loro, sarebbero state trattate al giudizio con pi clemenza delle citt
del suo tempo che lo avevano disprezzato; che, analogamente, le citt pagane di Tiro e Sidone avrebbero ricevuto al giudizio una condanna meno grave di Chorazin,
Betsaida e Capernaum, che lo avevano respinto.
Intorno al giudizio futuro Paolo predic con tale sicurezza davanti al procuratore romano Felice da farlo
tremare. Altrove, lapostolo mostr che la convinzione di
un giudizio futuro si trova impressa nella coscienza
umana e che per gli empi questa una prospettiva terribile: Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver
ricevuto la conoscenza della verit, non rimane pi alcun sacrificio per i peccati; ma una terribile attesa del
giudizio e lardore di un fuoco che divorer i ribelli
(Ebrei 10:26,27).
Pietro mise in rilievo che sia gli angeli malvagi sia gli
uomini empi sono riservati al giudizio: Dio infatti non
risparmi gli angeli che avevano peccato, ma li inabiss,
confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per
il giudizio (2 Pietro 2:4). Ci vuol dire che il Signore sa
liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio (v. 9). Al giudizio degli
angeli decaduti devono partecipare i santi, cio i redenti: Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se
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dunque il mondo giudicato da voi, siete voi indegni di


giudicare delle cose minime? Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto pi possiamo giudicare le cose
di questa vita! (Corinzi 6:2,3).
2. Dio ne ha fissato il tempo
Dio ha determinato in maniera precisa il tempo del giudizio. Dio giudicher il giusto e lempio poich c un
tempo per il giudizio di qualsiasi azione e, nel luogo fissato, sar giudicata ogni opera (Ecclesiaste 3:17).
Paolo avverte che Dio ha fissato un giorno nel quale
giudicher il mondo con giustizia (Atti 17:31), mentre
Pietro dice: I cieli e la terra attuali sono conservati dalla
medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi (2 Pietro 3:7).
Come risulta anche da altri passi, il giudizio di cui
parlano le Scritture un giudizio determinato per unepoca stabilita, ci implica che gli uomini non possono ricevere la loro rimunerazione prima di questa epoca.
Questo punto diventa pi chiaro se collegato con linsegnamento biblico riguardante limmortalit e lo stato
dei morti: immortalit condizionata, riservata ai credenti, e incoscienza dei morti in attesa della risurrezione
chiamata anche, nella Bibbia, risveglio.
3. Il giudizio universale alla fine dei tempi
implicito che il giudizio biblico sar universale e avverr alla fine dei tempi. Dei malvagi si legge: Cos avverr alla fine dellet presente. Verranno gli angeli, e toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti, e li getteranno nella fornace del fuoco. Anche la retribuzione dei giusti
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Capitolo 23

differita alla conclusione della storia, cio al ritorno di


Cristo: Cos avverr alla fine dellet presente. Verranno
gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Mi riservata la corona di
giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegner in
quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che
avranno amato la sua apparizione (Matteo 13:49,50; 2
Timoteo 4:8). Ancora, il giudizio sar giusto, decisivo e
conseguentemente eterno (Ebrei 6:2). Tu, invece, con
la tua ostinazione e con limpenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro dira per il giorno dellira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio. Egli render a ciascuno
secondo le sue opere (Romani 2:5,6).
4. Giudizi parziali
Come incoraggiamento a proseguire nella via del bene,
e insieme ammonimento per evitare quella opposta, si
possono segnalare alcune manifestazioni della giustizia
divina, o giudizi parziali, che la Bibbia riporta.
Uno di questi lincendio che consum le citt di Sodoma e di Gomorra allepoca di Abraamo. Questo evento raccontato nel libro della Genesi e riportato dallapostolo Pietro nei termini seguenti: Dio condann alla
distruzione le citt di Sodoma e Gomorra, riducendole
in cenere, perch servissero da esempio a quelli che in
futuro sarebbero vissuti empiamente (2 Pietro 2:6).
Altri giudizi divini sono la caduta di Ninive, quella di
Babilonia, la rovina di Gerusalemme per opera di Tito e,
successivamente, di Adriano. Ma lintervento divino di
maggiore evidenza il cataclisma universale avvenuto ai
tempi di No per queste stesse cause, il mondo di allo206

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ra, sommerso dalle acque, per, mentre i cieli e la terra


attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati
al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi (2 Pietro 3:6,7).
5. Il Giudice
Numerosi passi biblici affermano che Dio, in qualit di Sovrano delluniverso sar il Giudice supremo. Tutti compariremo davanti al tribunale di Dio (Romani 14:10).
Altrove, la funzione di giudice invece attribuita a
Cristo: Dobbiamo tutti comparire dinanzi al tribunale
di Cristo (2 Corinzi 5:10). Cristo Ges che ha da giudicare i vivi e i morti (2 Timoteo 4:1).
La contraddizione apparente si spiega con una dichiarazione dellapostolo Paolo secondo la quale Dio
giudicher il mondo mediante suo Figlio: Tutto ci si
vedr nel giorno in cui Dio giudicher i segreti degli uomini per mezzo di Ges Cristo (Romani 2:16). A Ges,
Dio ha dato autorit di giudicare, perch il Figlio delluomo (Giovanni 5:27).
In molti brani del Nuovo Testamento sottolineato
che Giudice sar il Figlio delluomo. Il genere umano
sar cos giudicato da uno dei suoi rappresentanti e precisamente da colui che, pur avendo assunto tutte le caratteristiche della natura umana, ha vissuto una vita perfetta. Il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio (5:22).
6. La norma del giudizio
Dice Giacomo: Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo la legge di libert (2:12).
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Capitolo 23

Norma del giudizio sar quindi la legge divina: la legge scritta per chi la conosce, quella della coscienza per
gli altri.
Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge
periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella
legge; perch non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che losservano saranno giustificati. Infatti quando degli stranieri, che non hanno
legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi; essi
dimostrano che quanto la legge comanda scritto nei loro cuori, perch la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda. Tutto ci si vedr nel giorno in cui Dio giudicher
i segreti degli uomini per mezzo di Ges Cristo, secondo
il mio vangelo (Romani 2:12-16).
7. Oggetto del giudizio
gi implicito in quanto si detto che per giudizio futuro si intende il giudizio di ogni singolo essere umano.
Infatti sta scritto: Come vero che vivo, dice il Signore,
ogni ginocchio si piegher davanti a me, e ogni lingua
dar gloria a Dio. Quindi ciascuno di noi render conto
di s stesso a Dio (Romani 14:11,12).
Questo giudizio avverr in base ai pensieri, alle parole e alle azioni: Io vi dico che di ogni parola oziosa che
avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno
del giudizio; poich in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato.
Dobbiamo tutti comparire in giudizio affinch cia208

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scuno riceva la retribuzione di ci che ha fatto quando


era nel corpo, sia in bene sia in male (Matteo 12:36,37;
2 Corinzi 5:10).
La Bibbia parla anche di libri che un giorno riveleranno il loro contenuto: I libri furono aperti... e i morti
furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere (Apocalisse 20:12).
Ma non c niente di nascosto che non sar svelato,
n di segreto che non sar conosciuto. Perci tutto quello che avete detto nelle tenebre, sar udito nella luce; e
quel che avete detto allorecchio nelle stanze interne,
sar proclamato sui tetti (Luca 12:2,3). Tutto ci che
occulto in terra ben conosciuto in cielo e diverr manifesto alla fine dei tempi.
E potremmo terminare con le parole stesse dellEcclesiaste: Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il
discorso: temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perch questo il tutto per luomo. Dio infatti far venire in
giudizio ogni opera, tutto ci che occulto, sia bene, sia
male (12:15,16).

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Capitolo 24

QUESTA LA VIA
Questultimo capitolo un breve riepilogo delle verit
meravigliose che abbiamo scoperto nella Parola di Dio.
1. La Bibbia
La Bibbia, bench composta di parti scritte da autori diversi e in epoche diverse, rivela ununit dovuta alla sua
ispirazione divina. Essa la Rivelazione di Dio.
Questo libro, che comincia presentandoci, in rapidi
scorci, la storia dellumanit - dalla creazione del mondo e delluomo alla caduta di questo e al sorgere del popolo ebraico - si sofferma poi sulle vicende di questo popolo, scelto da Dio come suo particolare rappresentante
in vista della salvezza del genere umano. Questa missione, vista chiaramente dai profeti ma non attuata da
Israele nella sua completezza, stata realizzata da Cristo, che ha lasciato la continuazione della sua opera ai
discepoli, guidati dallo Spirito Santo.
Al suo termine, la Bibbia si spinge profeticamente sino
alla conclusione dei tempi preannunciando il rinnovamento di tutte le cose con linstaurazione del Regno di Dio.
2. Lorigine del male
Il male presentato dalla Scrittura come problema fondamentale delluomo.
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Capolavoro della creazione, fatto a immagine di Dio,


luomo invitato a seguire le prescrizioni del Creatore:
questa la condizione della sua felicit. Disubbidendo dimostra di non fidarsi della sua parola e accorda maggiore credito alle parole dellavversario.
Il male si estende a tutta la terra e tutti gli uomini sono soggetti alla sofferenza e alla morte.
3. Ges Cristo nostro Salvatore
Dio, per, non intende abbandonare luomo in questa situazione, anzi vuole salvarlo perch Dio amore (1
Giovanni 4:8).
Egli annuncia ad Adamo ed Eva la liberazione futura
grazie alla venuta di un Salvatore e una serie di promesse
e di anticipazioni a lui relative. Il Messia promesso appare alla fine dei tempi. lunigenito di Dio che, rivestendo
la condizione umana, diventa nello stesso tempo Figlio
delluomoe Figlio di Dio. La sua vita senza peccato un
esempio per tutti gli uomini e gli d la facolt di riscattare
con la propria morte tutti i peccatori. Egli lAgnello di
Dio che toglie i peccati del mondo (Giovanni 1:29).
4. Cristo ritorner
Inviando suo Figlio, Dio ha proposto il ristabilimento finale di tutte le cose, cio la fine del male, la distruzione
degli empi e la felicit eterna dei riscattati. Gli avvenimenti di questo mondo contribuiscono in un modo o
nellaltro al conseguimento di questo risultato.
Levento che introdurr questa restaurazione finale
sar il ritorno di Cristo. Io ritorner (Giovanni 14:1-3),
promette Ges ai discepoli.
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Capitolo 24

Quando ritorner? Nessuno pu fissare la data del ritorno. Per molti dei segni predetti si sono verificati o
sono in via dadempimento.
Come ritorner? Nella stessa maniera in cui salito in
cielo: sar quindi personalmente e universalmente visibile.
Perch ritorner? Per instaurare il suo regno eterno e
dare a ognuno secondo le sue opere (Apocalisse 22:12).
5. Giustificazione e santificazione
Al ritorno di Ges saranno accolti da lui solo gli eletti,
coloro che, pentendosi delle loro colpe, hanno affidato la
loro vita al Signore, pronti a compiere la sua volont anche se in modo imperfetto e incompleto e, perdonati da
Dio, sono da lui considerati giusti. Ogni uomo pu essere un eletto, purch lo voglia. Dio infatti offre a tutti la
salvezza, ma non costringe nessuno ad accettarla.
Nellopera della giustificazione lamore di Dio la sorgente, la morte di Cristo il mezzo, la fede delluomo la risposta. Il peccatore non pu in nessun modo conseguire questa giustificazione con le proprie opere.
La giustificazione il punto di partenza, mentre la vita in Cristo un progresso continuo. Nella giustificazione Dio fa qualcosa per noi: perdona i nostri peccati;
nella santificazione Dio compie qualcosa in noi: ci
guarisce progressivamente dalla nostra inclinazione al
male. La preghiera uno dei mezzi fondamentali per
coltivare lamicizia con Dio.
6. La legge di Dio e le sue esigenze
La regola universale, che stabilisce la giustizia o meno
dei nostri atti, la legge di Dio, che Cristo cos compen212

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di: Ama il Signore Dio tuo ama il prossimo tuo come te stesso (Matteo 22:37-40; Esodo 20:1-17).
I primi quattro comandamenti del decalogo prescrivono i nostri doversi verso Dio, gli altri sei i doveri verso
il prossimo.
La legge di Dio perfetta, santa e immutabile. Cristo
lha osservata scrupolosamente, lha esaltata e magnificata, mettendone in risalto lessenza spirituale.
La legge non salva il peccatore, anzi lo condanna.
Per, convincendolo della sua colpevolezza, lo accompagna ai piedi di Cristo, dove si trovano perdono e giustificazione. Il suo compito dunque, secondo Paolo,
quello di pedagogo che, dopo aver rivelato - ma senza
guarirlo - lo stato spirituale del malato, lo conduce dal
grande Medico, Cristo.
Accettando il Salvatore, che morto per noi, riceviamo la grazia e la forza di osservare la legge stessa.
In questo modo, la grazia non contro la legge, n
questa contro quella. Passando dal regime della legge a
quello della grazia il peccatore salvato non rinuncia alla
legge ma riceve, al contrario, la forza di osservarla. Cos
egli non pi sotto la legge, ma con la legge.
Il quarto comandamento del decalogo prescrive losservanza del settimo giorno, il sabato, istituito alla creazione e destinato allumanit intera. Cristo non ha abolito il sabato, anzi lha osservato, confermando cos per
la sua chiesa la necessit di santificare questo giorno. Gli
apostoli hanno fatto altrettanto.
Osservando il sabato, noi non facciamo altro che seguire lesempio di Dio, dei patriarchi, dei profeti, di Ges e degli apostoli.
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Capitolo 24

7. Luomo e il suo destino


Le Scritture non attribuiscono immortalit allanima.
Esse dichiarano che Dio solo immortale e che luomo ne avrebbe goduto se non avesse peccato ma che, in
seguito alla caduta, ha perduto questo privilegio ed ormai un essere mortale.
Grazie al sacrificio di Cristo, Dio offre nuovamente alluomo la possibilit di ottenere limmortalit, per fede.
Essa, per, verr data solo alla risurrezione finale. La
morte di conseguenza, uno stato di incoscienza assoluta, simile a un sonno. Mentre gli eletti godranno della
vita eterna, agli empi riservata leterna distruzione.
8. Il battesimo
Il battesimo, che Cristo stesso ricevette a trentanni (fu
Giovanni il battista a immergerlo nelle acque del Giordano) e che raccomand alla sua chiesa di praticare sino alla fine dei secoli, un rito dal significato profondo.
Limmersione significa la morte del vecchio uomo,
cio delluomo secondo la carne; mentre lemersione la
nascita delluomo nuovo, rigenerato dallo Spirito.
Il battesimo quindi il simbolo del grande rinnovamento morale che fa passare il peccatore dalla morte alla vita, oltre a ricordare la morte e la risurrezione di Cristo. Le condizioni necessarie per riceverlo sono il pentimento e la fede; la sua forma biblica, quella dellimmersione totale, praticata in et adulta.
9. La santa Cena
La santa Cena, che sostituisce la Pasqua ebraica, fu istituita da Cristo poco prima della sua morte. Questa ceri214

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monia il grande memoriale del sacrificio di Cristo,


rappresenta la sua vita che alimenta la vita spirituale del
credente e annuncia il ritorno in gloria del Signore. Il rito che la precede, la lavanda dei piedi, una lezione di
umilt e un simbolo di purificazione morale la cui validit si estende ai cristiani di tutti i tempi.
10. Il nostro corpo: un tempio
La rigenerazione in Cristo, comprendendo lintero essere, si estende al corpo. Di qui la presenza nella Bibbia di
precetti relativi alla salute, precetti che nostro interesse seguire. Il nostro corpo definito tempio dello Spirito Santo e noi siamo invitati a fare tutto alla gloria di
Dio (1 Corinzi 6:19; 10:31).
Osservando i principi della temperanza cristiana, godremo di maggiore gioia in questa vita e offriremo al nostro Salvatore un servizio pi efficiente.
11. La chiesa
La chiesa di Cristo, caratterizzata dalla perseveranza, dallubbidienza ai comandamenti e dalla fede nel Salvatore,
trova nelle Scritture la sua regola di fede e di condotta.
Fondata da Ges Cristo, essa come un corpo di cui
egli il capo, e i credenti le membra, come un edificio di
cui egli la pietra angolare e i membri le pietre viventi.
Guidata dallo Spirito Santo, arricchita spiritualmente dai suoi doni, dotata di coesione interna in virt dellamore fraterno dei credenti, la chiesa strumento nelle mani di Dio per custodire la verit e farla conoscere a
tutto il mondo attraverso tutti i suoi membri.

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Capitolo 24

12. Il paradiso e la terra


La Bibbia afferma che vi sar un paradiso che ora non
possiamo immaginare, dal momento che scritto: Le
cose che occhio non vide, e che orecchio non ud, e che
mai salirono nel cuore delluomo, sono quelle che Dio ha
preparate per coloro che lo amano (1 Corinzi 2:9).
In questo nuovo Eden si potr infine realizzare loriginario piano divino di una terra senza contaminazione
- dove non vi saranno pi n male, n sofferenza, n
morte, abitata da creature sante che godranno di una felicit eterna, in comunione con Dio e con Ges Cristo.
La certezza biblica di questo futuro trionfo del bene
fa sentire i suoi benefici anche in questa vita terrena
infondendoci consolazione e serenit.
La comunione con Dio pu gi attuarsi in una certa
misura in questa terra, grazie alla Parola di Dio e alla
preghiera. Agendo in collaborazione con il cielo e cercando prima il regno e la giustizia di Dio (Matteo
6:33), possiamo sin da ora pregustare quella gioia che
sulla nuova terra godremo in modo pieno e perfetto.
13. Questa la via: camminate per essa
Abbiamo studiato insieme le grandi verit rivelate da
Dio e contenute nella Scrittura. Abbiamo compreso che,
naufraghi nel grande mare dellesistenza, abbiamo una
sola via di salvezza, quella della fede in Cristo e dellubbidienza alla volont del nostro Creatore. Abbiamo deciso di accettare linvito che Dio, tramite la Bibbia, ancora una volta ci rivolge: Oggi, se udite la sua voce, non
indurite i vostri cuori (Ebrei 3:7,8). Questa la via:
camminate per essa (Isaia 30:21).
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CONCLUSIONE
Nel breve spazio di un tascabile come Ascolta la Parola
non stato possibile affrontare tutti i temi relativi allinsegnamento biblico. Su un punto, per, siamo certi: la
Bibbia interpella luomo.
La Scrittura, pur trattandosi di un libro complesso,
scritto da uomini inseriti in un contesto storico specifico, con un linguaggio, una cultura e una teologia propri,
la testimonianza della rivelazione divina. Non un libro sacro nel senso magico. Non si tratta di credere ciecamente e in modo acritico.
Una lettura troppo letteralistica non serve, occorre
piuttosto uno studio storico e critico che sbocchi in un
approccio intelligente, che non si scandalizzi delle contraddizioni e della sua umanit, ma colga lappello che
Dio rivolge agli abitanti della terra: lumanit fragile, debole, incompleta pu essere riscattata solo tramite Ges
Cristo, nostra salvezza e nostra speranza.
La speranza cristiana non lottimismo che deriva dalla costruzione di un mondo migliore ad opera delluomo.
piuttosto la certezza che Dio fedele al suo mondo e al
suo popolo. Dio ha agito nel passato, agisce oggi e continuer a farlo nel futuro.
Lavvenire si presenta come un evento possibile nonostante i disastri compiuti dalla tecnologia. La speranza
del credente sperare contro ogni speranza, in quanto la
nostra debolezza tradisce ogni attesa. Ma nello stesso
tempo siamo ancorati a Cristo, vero caposaldo della redenzione e della giustizia divina.

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INDICE
Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
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Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo
Capitolo

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24

Che cos la Bibbia? . . . . . . . . . . . . . 5


Il mistero della Trinit . . . . . . . . . . 16
La creazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
Uomo, immagine di Dio . . . . . . . . 33
Crisi didentit . . . . . . . . . . . . . . . . 49
Chi Ges? . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57
Il segreto della felicit . . . . . . . . . . 64
Come ottenere la salvezza . . . . . . . 73
Vivere in Cristo . . . . . . . . . . . . . . . 80
La chiesa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87
Il battesimo . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
La santa Cena . . . . . . . . . . . . . . . 103
La legge di Dio . . . . . . . . . . . . . . . 111
La legge e la grazia . . . . . . . . . . . 119
Un giorno appartiene a Dio . . . . . 127
Stile di vita . . . . . . . . . . . . . . . . . . 136
Matrimonio e famiglia . . . . . . . . . 146
Cristo ritorna! . . . . . . . . . . . . . . . 158
I segni dei tempi . . . . . . . . . . . . . 167
Oltre la morte . . . . . . . . . . . . . . . . 179
Esiste linferno? . . . . . . . . . . . . . . 186
La nuova terra . . . . . . . . . . . . . . . 192
Il giudizio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 201
Questa la via . . . . . . . . . . . . . . . 210

Conclusione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 217
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HO LETTO CON ATTENZIONE QUESTO LIBRO E VORREI CONOSCERE


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nellapparente banalit delle piccole cose, Ges riesce a portare ogni persona
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Ascolta la Parola

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Appuntamento con Dio


Come sentire ogni giorno la sua presenza? Come avere familiarit con la
Parola del Signore? Come riconoscere la sua voce tra mille altre?
Dieci parole per amare la vita
La legge dei comandamenti un dono di Dio. Tramite essa luomo comprende se stesso, le proprie responsabilit, i doveri etici, i limiti e le colpe.
Le dieci parole contengono saggezza,
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Rinascere mille volte
Il tema della reincarnazione mostra
lurgenza, anche per luomo moderno,
di trovare una risposta circa laldil.

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La ginnastica della preghiera


Una riflessione sul Padre nostro, modello del nostro modo di pregare. Gli
autori hanno ideato una sorta di jogging della fede per imparare la disciplina della preghiera e sviluppare i
muscoli dello spirito.
Cristo risorto
I discepoli non sono stati n vittime di
allucinazioni collettive n creduloni, ma
hanno visto, toccato e parlato con il Cristo risorto. La loro autorevole testimonianza merita di essere considerata.
Per informazioni telefonare al numero verde 800/865167 dal luned
al gioved dalle 14 alle 16,45.

Giuseppe Marrazzo

QUALE MARIA?
Che cosa hanno in comune la fanciulla di Nazaret
e la Madonna dei dogmi?
Codice: ST2/03
Prezzo: 3,30
Le poche notizie contenute nei vangeli su Maria di Nazaret, borgo della Galilea, ci aiutano a guardarla come una sorella della chiesa primitiva, umile credente, fidanzata e poi moglie di Giuseppe, il carpentiere. La sua vita stata
prima turbata poi illuminata dalla presenza del Signore. Maria della tradizione
diventata una madre generosa e attenta, una creatura umana s, ma beatissima e santissima, una regina del cielo da venerare e pregare. Quale delle due merita la nostra particolare attenzione?

Richiedere il volume a:
EDIZIONI ADV - C.P. 111 - 50029 Tavarnuzze FI

Ascolta la Parola

29-04-2004

13:52

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Samuele Bacchiocchi

IMMORTALIT

RISURREZIONE?

Ricerca biblica sulla natura


e il destino delluomo
Prefazione del Prof. Clark Pinnock

Anche nel nostro paese una fetta


sempre pi grande di italiani
convinta che la morte non la fine
ma linizio di una vita immortale.
Il prof. Samuele Bacchiocchi
compie uno studio biblico completo circa la natura e il destino
umano, per sottolineare e approfondire una conclusione gi nota:
cio che il concetto dellimmortalit dellanima estraneo alla mentalit biblica. Luomo, secondo le Scritture, ununit psicosomatica indivisibile.
Autore
Samuele Bacchiocchi stato il primo studente non cattolico a frequentare la
Pontificia Universit Gregoriana di Roma dove ha conseguito la laurea in storia ecclesiastica ottenendo la distinzione accademica di summa cum laude e
una medaglia doro offerta dal pontefice Paolo VI.

Immortalit o risurrezione
Codice: UT15
Prezzo: 16,00

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29-04-2004

13:52

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CORSO BIBLICO GRATUITO


LA VOCE DELLA SPERANZA
La vita ha un senso: vivila nella sua pienezza!
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conoscere meglio il messaggio biblico).
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(timbro della comunit locale)

Finito di stampare nel mese di maggio 2004


da Legoprint s.p.a. - Lavis TN

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