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IL FOGLIO

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: LARGO CORSIA DEI SERVI 3 - 20122 - MILANO

ANNO IX NUMERO 137 - MERCOLED 19 MAGGIO 2004

Patrie (dorigine) galere

Carceri allestero, anche


il multiculturalismo
penitenziario realt
LAustriacostruirsueprigioniinRomania
per far scontare le pene ai detenuti
rumeni. Lidea piace alla Svizzera

La prima intesa con Bucarest


Vienna. LAustria costruir prigioni in
Romania. Per il ministr o della Giustizia
svizzero, Christoph Blocher, unidea da seguire con molta attenzione, scriveva due
giorni fa il quotidiano Der Standard. La novit per la quale Blocher , durante la sua
prima visita allestero in veste di ministr o,
ha manifestato un vivace inter essamento
la seguente: costruire carceri nei paesi dorigine e rispedirvi i detenuti perch scontino l la pena. Non solo, fare in modo che anche tutta la procedura penale si svolga sempre nel paese di provenienza dellindagato.
Autore del progetto il ministro della Giustizia, Dieter Bhmdorfer, della Fp.
Lidea non nuova, diversi paesi lhanno

S s, no no

Una mozione per il ritir o delle truppe


adesso? No, sono contrario, assolutamente
contrario. E se lopposizione la presentasse
lo stesso, io sarei contrario ad approvarla.
Giuliano Amato
(la Repubblica, 4 maggio 2004)
gi presa in considerazione, senza per at tuarla. Ora che il gover no austriaco ha dato
il via libera, il ministro spera che il suo progetto pilota venga prima o poi adottato in to to dallUnione europea. A convincere il governo Schssel sembrano essere stati soprattutto i recenti rapporti sulla situazione
delle carceri nazionali. Situazione allarmante, che rischia di diventar e esplosiva con lo
spostamento delle frontiere dellUnione europea. Nel 2003 si r egistrato in Austria un
aumento del 13 per cento di crimini rispetto
al 2002. Secondo i dati del minister o della
Giustizia di Vienna, i carcerati sono passati
dai 6.840 del 2002 agli attuali 8.300. Par ticolarmente impressionante la crescita dei detenuti provenienti dallEst. T ra questi appunto i rumeni, che dopo labolizione del visto dingresso, sono triplicati. Soltanto lanno
scorso ne sono stati arrestati 1.100 (prevalentemente per furti) mentre 507 sono state le
sentenze di condanna definitiva. Blocher ha
motivato il suo interesse soprattutto alla luce del fatto che la Confederazione svizzera
assillata dallo stesso problema: dei 5.000 detenuti il 70 per cento costituito da stranieri
(mentre rispetto alla popolazione complessiva gli stranieri sono il 20 per cento). Lui stesso, come riporta la Neue Zrcher Zeitung,
aveva proposto il 23 aprile, in occasione dellapertura della nuova casa circondariale di
Cazis nei Grigioni, di valutare lipotesi e la
fattibilit di far scontare la pena detentiva
nei paesi dorigine.
Tre sono per Bhmdorfer gli indiscutibili vantaggi del suo progetto. Il primo economico. Anche se finanziata con i soldi dei
contribuenti, la costruzione di case di pena
in Romania verrebbe comunque a costare
molto meno agli austriaci. Per un car cere
che ospita 250 persone ci vorrebbero in Romania 3,5 milioni di eur o, in patria dieci
volte tanto. Stesso dicasi per il manteni mento. Se in Austria un gior no di detenzione costa 100 euro, in Romania sarebbero
soltanto 10. Il secondo riguar da il reinserimento sociale del detenuto, che per in Austria spesso non ha domicilio. Infine risol verebbe il problema della custodia cautelare. Nel 90 per cento dei casi deve essere applicata, perch gli indiziati sono clandestini ma appartengono a pericolose organizzazioni criminali. Dunque la custodia cautelare si rende necessaria per motivi di sicurezza e per impedire la fuga.
La recente risoluzione del Consiglio europeo
Bhmdorfer nel suo progetto si appoggiato innanzitutto, come scrive la Sddeut sche Zeitung, a una r ecente risoluzione del
Consiglio europeo. La stessa fissa due principi. Il primo che pu essere rimandato in
patria per la detenzione chi, a pena sconta ta, verrebbe comunque estradato. Il secondo che si pu far uso di questa soluzione
soltanto se il sistema car cerario del paese
dorigine garantisce il rispetto dei diritti
umani. Motivo per il quale il ministr o austriaco si concentrato sui rumeni e non sui
nigeriani e i serbi, che costituiscono, nei fatti, i due gruppi di detenuti pi numerosi. Il
passo successivo stato poi, inizio marzo, la
sottoscrizione da parte di Bhmdorfer e della sua collega rumena, Mihaela-Rodica Stanoui, di una dichiarazione dintenti che prevede lestradizione immediata dellindiziato affinch anche il pr ocedimento penale
avvenga nel paese dorigine. Questa secon da parte piace, infine, a Blocher perch potrebbe rivelarsi un efficace deterrente a
commettere crimini, essendo le condizioni
di carcerazione nei paesi dorigine spesso
peggiori che in Svizzera. Durante lincontro
con il collega svizzer o, Bhmdorfer non ha
saputo ancora dire quali saranno le citt rumene in cui ver ranno costruiti i nuovi car ceri o ristrutturati quelli gi esistenti, ma
ha indicato in pochi anni, il tempo necessario perch sia realizzato (soprattutto da imprese austriache, cos spera) questo pi va sto Haftraum (spazio detentivo).

Sonia si ferma
Mrs Gandhi fiaccata da alleati e
Borsa. La figlia spera ancora, ma c
gi il nome di un altro premier
N ew Delhi. I quar ti di nobilt ce li ha
messi il destino, il r esto stato opera sua,
ma alla favola agr o-dolce di Sonia Gandhi
sfugge ancora una volta il lieto fine. Fune stata dallo scricchiolare delle alleanze, dalla reazione dei mercati alla sua investitura
e della virulenta campagna denigratoria dei
nazionalisti hindu, la corsa dellitaliana
per ora si fer ma, anche se la figlia consi gliere Priyanka spera ancora che ci ripensi.
Per tutto il giorno si rincorrono le indiscrezioni, Sonia appare provata. I contatti
con il presidente Abdul Kalam non lascia no presagire niente di buono. Dal Congresso fioccano le smentite e il suo entourage fa
sapere che il giuramento avr luogo mer coled 19, come pr evisto. Ma davanti alla
residenza della first family a N ew Delhi
latmosfera grave. I sostenitori lattendo no e le voci sono di ora in ora pi fosche.
Dopo un colloquio con il presidente Abdul
Kalam, Sonia esce senza mandato. Ci in contreremo ancora domani e presenter le
lettere di sostegno di tutti i par tner della
coalizione. Accanto a lei c Manmohan
Singh, esponente del Congr esso ed ex ministro delle Finanze. Un segnale, dicono in
molti, che la candidatura di Sonia salta e
che linvestitura di Kalam ricadr su Singh.
Di ritorno al suo quartier generale Sonia
appare: Devo rinuciare allincarico, an nuncia con voce piana. Poche par ole per
arginare la delusione dei fedelissimi e non
lasciar trapelare la propria. Del r esto non
la prima volta che Sonia var ca la porta
del palazzo pr esidenziale di Rashtrapati
Bhavan a un passo dalla premiership. Era
gi accaduto nel 99: il gover no di Atal
Bihari Vajpayee aveva perso la maggioranza e la vedova di Rajiv si candid a for mare un nuovo esecutivo for te delle rassicurazioni del leader comunista mar
xista
Harkishan Singh Surjeet. Fu il suo battesimo politico e si rivel amar o. I conti non
tornarono e il Congresso incass la sconfitta. Ma stavolta la sof ferenza di Sonia sar
pi cocente.
La bahu (nuora in hindi) ideale di Indira
non pi la leader per caso degli esor di e
la vittoria a sorpr esa del Congr esso deve
molto alla capacit della straniera di sa per leggere gli umori della
pi popolosa democrazia
del mondo. Lo sconfitto
Bjp e il par tito nazionalista hindu avevano con lar go anticipo annunciato
lintenzione di disertare la
sua cerimonia di insedia mento. Solo il premer Atal
Bihari Vajpayee ha evitato
gli anatemi e confer mato
SONIA GANDHI
la propria presenza. La
gioiosa macchina da guerra orchestrata dal Bjp per scr editarla si
rimessa in moto. Non ha convinto la mag gioranza degli indiani, ma aveva qualche
chance di intimidire la premiership di So nia, chiamando a raccolta tutti i puristi dellhindutva. Rahul e Priyanka Gandhi ave vano espresso riserve allincarico della madre, preoccupati che potesse trasformarsi
in un bersaglio. Ma sulla decisione di Sonia
e di Abdul Kalam pesano anche le defezioni degli alleati del Congresso.
La rete dei partiti ha maglie tr oppo larghe
La rete di accordi tessuta da Sonia in
questi mesi stata il principale atout della
sua presidenza, il cavallo di T roia che ha
permesso di espugnare il fortino splendente del Bjp. Per conquistarsi il rispetto degli
alleati, Sonia ha molto concesso, in termini
di numero di candidature per i partiti locali. Il Congresso aveva bisogno degli al leati per vincere e non lo ha nascosto. Ma
non sempre la lealt paga. Le stesse al leanze che hanno determinato la vittoria
del Congresso mettono adesso in dubbio la
leadership di Sonia. Il partito dei Gandhi
poteva contare su 220 voti dei 543 della Lok
Sabha, la Camera bassa indiana. Gli altri 62
seggi dovevano essere garantiti da due partiti di sinistra: il parito comunista e il par tito comunista marxista indiano. Ma allimprovviso lintesa mostra crepe vistose. I
partiti comunisti sono stati dapprima sibillini, poi hanno detto che appoggeranno il
nuovo esecutivo ma non ne faranno parte.
Stavolta per Sonia Gandhi non pi la
novellina di cinque anni fa, sa che il bal letto degli alleati potrebbe tradirla in qualunque momento alla Lok Sabha. E poi non
sono solo i nazionalisti hindu a pensar e
che Sonia is unfit to lead. La bufera dei
mercati non un buon viatico per il gover no del Congresso. Meglio una cr escita pi
lenta per tutti che unavventuristica scala ta di pochi, ha ripetuto Sonia su e gi per il
paese. Ma gli slogan che hanno convinto
lIndia profonda e rurale non commuovono
gli investitori. Che ne sar dei pr ogrammi
di liberalizzazione e della privatizzazione
delle grandi aziende di Stato si chiesto il
big business? La paura si abbattuta sul
Bombay Stock Exchange colpito dal peg giore calo dallinizio della sua storia nel
1875. E a questo punto che Sonia Gandhi
ha manifestato i primi segni di incertezza
sulla sua premiership. Mentre un impressionante e repentino capovolgimento fa registrare alla Borsa indiana una cr escita
dell8,3 per cento, il risultato pi alto rag giunto in una giornata dal 1999, circola gi
il nome di Singh, ar tefice negli anni 90 di
un primo ambizioso progetto di riforme.

quotidiano

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DIRETTORE GIULIANO FERRARA

La Giornata
* * *
In Italia
BERLUSCON I: VOGLIAMO ESSERE
CERTI CHE IN IRAQ ci sia una svolta net ta. Secondo il premier, che ieri sera giunto a New York, la sovranit deve passar e a
un governo nominato dal r esponsabile dellOnu per indire le elezioni il pi presto possibile. Berlusconi ha aggiunto che le regole dingaggio dei nostri soldati garantiscono
la sicurezza loro e dei civili, ma se neces sario hanno la possibilit di sparare per primi. Il ministro Martino alle commissioni Difesa delle Camere (assenti le opposizioni per
protesta contro il mancato dibattito parla mentare): Non una rivolta generalizzata
ma lazione di gruppi minoritari.

* * *

Ad accogliere la salma di MatteoVanzan allareoporto di Ciampino erano pr esenti


Ciampi, Casini e il vicepr emier Fini. Do mani i funerali a Venezia.

* * *

Per Emergency gli ostaggi stanno bene e


saranno liberati. Luned Gino Strada ha incontrato alcuni intermediari, che per non
si sono impegnati sui tempi del rilascio.

OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO

APPUNTI PER
UN INTERVENTO
CHE COSA DOVREBBE DIRE Ber-

lusconi domani alla Camera sullI raq: Buttafuoco, Rocca, Giannino,


Giuli, Ginzberg, Maglie (inserto I)

SFOGO CON TRO BUSH di Mark

Helprin che sul WSJ critica la con duzione della guerra in Iraq: ora ci
si preoccupi di vincere (pagina tre)

AL CAPEZZALE delluniversit.
Dialogare con la Moratti? For um
con Galli della Loggia, Schiavone,
De Maio e Mancini
(inserto II)

Bush aspetta Berlusconi

Sorpresa a Washington per


lincontro tra il Cav. e Annan
Poi lambasciatore spiega tutto. Italiani
bravi mediatori con gli sciiti moderati

* * *

George W. Bush aspetta Silvio Berlusconi.


Oggi i due leader si incontreranno alla Casa
Bianca. Lincontro ben preparato. Vi hanno lavorato da parte italiana il ministro de-

* * *

gli Esteri Franco Frattini, il consigliere diplomatico del premier Gianni Castellaneta,
lambasciatore a Washington Sergio Vento e
lo staff di Palazzo Chigi, in primis il sottosegretario Paolo Bonaiuti. Da parte americana lambasciatore a Roma Mel Sembler , il
segretario di Stato Colin Powell, il Consi gliere per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice. Vento ha tenuto i contatti con la
Casa Bianca per definire con precisione la
tabella della giornata washingtoniana di
Berlusconi (che dopo lincontro con Bush
non dormir a Washington ma torner subito in Italia, per rispondere in Senato alle interrogazioni sullIraq). Vento ha avuto molto da fare in questi giorni. Soprattutto fra
domenica e luned, quando ha dovuto spie gare agli americani la decisione del primo
ministro italiano di incontrare prima di Bush il segretario generale dellOnu Kofi Annan. La decisione, pr esa nel week-end, ha
suscitato qualche sorpresa sul Potomac.
Foggy Bottom ha compilato per il consigliere per la Sicurezza nazionale un denso memo sullItalia, lIraq, le elezioni, il ter rorismo, lopinione pubblica, lopposizione in
Parlamento e nel paese. V i hanno lavorato
a Roma lo stesso Sembler e il consiglier e
per gli Affari politici Thomas M. Countryman, un diplomatico di grande esperienza.
Il dossier venuto da Foggy Bottom stato filtrato alla Sicurezza nazionale, sotto il controllo diretto di Rice e trasformato in un memo, molto schematico e veloce, per il presidente. Gli americani, ovviamente, vogliono
che lItalia resti in Iraq. E il gover no italiano appare daccordo. Nei colloqui, prevedono gli americani, salter fuori qualche se e
qualche ma, si parler di qualche data. A
Foggy Bottom sanno che Berlusconi, ma Bush si trova nella stessa situazione, deve po ter delineare qualcosa di molto concreto sul
futuro dellimpegno in Iraq. In modo da
spiazzare lopposizione. Lattenzione concentrata sul processo di formazione del
prossimo governo iracheno. L Italia sta facendo un ottimo lavoro sugli sciiti moderati
come Sistani e al Hakim. La nostra diplo mazia, e soprattutto il Sismi, si sono mossi
sul terreno iracheno con notevole bravura.
A Foggy Bottom e alla Casa Bianca si analizzato il ruolo dellopposizione. E stata
messa a fuoco la figura di Romano Prodi, visto ormai con molta diffidenza, dato che propugna, seppure con gesuitiche cautele, il ritiro dallIraq. E proprio mentre un altro organo dellUnione, il consiglio dei ministri
degli Esteri, invoca linter vento dellOnu.
Dallincontro Bush-Berlusconi ci si attendono chiarimenti e decisioni. LItalia un alleato sicuro e indispensabile. E importante,
secondo Foggy Bottom, che la Chiesa di Roma sia orientata ad appoggiare la permanenza degli alleati in Iraq, pur sotto intesa
Onu, e non la grande fuga che i pacifisti propongono. Bush e Berlusconi parleranno anche della visita del pr esidente a Roma.
Lambasciatore in Vaticano, Jim Nicholson,
ha avuto un grande ruolo nel trattare con la
Santa Sede i dettagli anche pi spinosi dellagenda Bush-Giovanni Paolo II. Al dipartimento di Stato e al Metropolitan Club qualche vecchio diplomatico ricor da la controversa visita di Richard Nixon a Roma, nel
72. I dimostranti anti V ietnam arrivarono
fin sotto le finestre del Quirinale. Le urla fecero tintinnare i bicchieri di cristallo nella
sala da pranzo. Si spera che i facinorosi siano bloccati dalla polizia italiana in aree ben
distanti dai palazzi degli incontri di Bush.

Berlusconi sul fisco: Attueremo il piano


dopo le europee. Cos il premier: Non
affatto vero che intendiamo ridurre le imposte ai contribuenti pi ricchi, abbiamo
sempre pensato che bisogna ridurle a tutti.
La Camera vota la fiducia al decreto sulle
emergenze sanitarie.

* * *

Elio Catania il nuovo pr esidente e ad


delle Ferrovie dello Stato.

* * *

LIstat: Il 2003 un anno di stagnazione.


Nel rapporto annuale si legge che i pr ezzi
sono cresciuti pi che nel resto dEuropa,
salita la pressione fiscale .

* * *

Borsa di Milano. Mibtel: 20.358 (+0,50%).


Leuro (1,1970) perde 0,0030 sul dollaro.

Nel mondo
INCURSIONE ISRAELIANA A RAFAH:
19 I PALESTINESI MORTI, tra cui sei civili. Iniziato nella notte di luned, il raid del le truppe di Gerusalemme ha lobiettivo di
bonificare il sud della Striscia di Gaza per
impedire ai terroristi di contrabbandar e
armi dallEgitto. Il pr esidente Bush: Si tuazione inquietante.
Arafat dovrebbe farsi un pr ofondo esame di coscienza e decider e se mettersi da
parte. Lo ha detto al New Y ork Times re
Abdullah di Giordania.

* * *

Quattro arresti per la decapitazione di Nicholas Berg (tra lor o non ci sar ebbero gli
autori materiali del delitto). Ancora scontri
a Kerbala e N ajaf. Layatollah Sistani ha
chiesto ad americani e ribelli di lasciar e i
luoghi santi. A Mosul uccisi due civili sta tunitensi e una guar dia privata, due mari ne morti nella zona di al Anbar.

* * *

Stato demergenza nel centro della Nigeria:


lha deciso il presidente Obasanjo dopo gli
scontri tra cristiani e islamici.

* * *

Alan Greenspan, numero uno della Fed,


stato riconfer mato alla guida alla banca
centrale statunitense per altri quattro anni
dalla Casa Bianca. Il 78enne banchiere al
quinto mandato consecutivo. Il candidato
democratico John F. Kerry aveva invece annunciato che in caso di vittoria delle presidenziali il nuovo presidente della Fed sarebbe stato Robert Rubin, segretario al Tesoro con Clinton.

* * *

Imboscata dei ribelli nel sud della Cece nia: almeno dodici militari russi sono rimasti uccisi.
La Giornata realizzata in collaborazione con Dir e
Questo numero stato chiuso in r edazione alle 20,15

Ai generali pacifisti ci
abbiamo fatto labitudine. Per chi se lo ricorda,
era pacifista il generale
Nino Pasti, divent pa cifista il generale Cali garis, si avvicin al pa cifismo lammiraglio Falco Accame e non
parliamo del glorioso generale Angioni. Si
trova qualche belligerante tra i giornalisti,
ma gli alti gradi pr eposti alle ostilit uf ficiali sono quasi sempre per la pace, miti,
pacati, mansueti, bonari, non parlategli di
guerra perch si infastidiscono. Il genera le Carlo Cabigiosu, invece, un tipo che
non si tira indietro. Intervistato sullIraq,
ha detto che guai a ritirarsi, che il gover natore va difeso, che al Sadr a Najaf ri dotto nellangolo, e che gli sciiti di qua, e i
sunniti di l, insomma, che un po si spa racchia ma un altro po si tratta. Com ra gionevole, dopo tutto, ma Cabigiosu lha
spiegato in un modo intelligente. E in ma niera altrettanto disincantata ha aggiunto,
alla fine, che con i guer riglieri di al Sadr
si pu anche pensare, senza scandalo, alla via del denaro, perch meglio spendere
qualche cifra in pi che spender e vite
umane. N essuno scandalo, generale, al
contrario: compreremo le reni alla Grecia.

FOGGY BOTTOM

Il corrispondente del New Y ork Times


stato espulso dal Brasile. Ma non vi stato
alcun incidente diplomatico fra Foggy Bot tom e lo Stato carioca. T utti i diplomatici a
Brasilia sanno che il pr esidente Lula beve.
E cercano di vederlo al mattino allora del
caff. Non la prima volta che gli amba sciatori si trovano di fronte a un presidente
con alto tasso alcolico. Beveva Janio Qua dros (eletto nel 1960), non trascuravano i
drink nemmeno gli ultimi presidenti. Ora la
caipirinha diventato un drink nazionale
per decreto presidenziale.

IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + LIBRO (abbinamento facoltativo) 5 (1+4)

Sostiene lo Sciri
La coalizione deve restare in Iraq
Brahimi? Un aiuto, non un piano.
Moqtada? Il suo seguito esiguo
Roma. Se ci chiederanno di andar cene,
lo faremo. Il futuro della presenza militare
della coalizione oltre il 30 giugno, ha chia rito il segretario di Stato Colin Powell nelle mani del governo provvisorio. Ma per ora
la possibilit del ritiro non conquista proseliti tra le forze politiche irachene. Non ci
sar un ritiro in tempi brevi e nessuno lo invocher, ha affermato il portavoce del Consiglio di governo Hamid Kifai. Una posizione che prevale anche tra i partiti islamici
meno morbidi nei confronti degli Stati Uniti, come il Dawa e lo Sciri (Consiglio supr emo per la rivoluzione in Iraq). La nostra capacit difensiva si sta raf forzando, ma la
possibilit di un deterioramento della sicurezza dice il portavoce dello Sciri Hamid
al Bayati r ende necessaria la pr esenza di
una forza di sostegno. Il ritiro ci causerebbe
gravi problemi. Concorda, con venature
critiche, Abdolkarim Hashim, rappresentante dello Sciri in Francia. La questione
della sicurezza e della sovranit era stata
posta alle autorit americane prima della
caduta di Saddam, ma non siamo stati
ascoltati. Ora dice al Foglio Hashim troppo tardi, da soli non
ce la possiamo fare.
Per lo Sciri la coalizione non
pu detenere il monopolio della
sicurezza: Dopo il 30 giugno, con il
rafforzamento delle autorit irachene, ci aspettiamo un atteggiamento
pi collaborativo in merito a tutte le
questioni relative alla sicurezza.
Hashim auspica un allargamento della coalizione e guar da
allOnu e allipotesi di una
nuova risoluzione per la
formazione di una forza in
cui la predominanza del
contingente anglo-americano sia meno smaccata. Ma
per il rappresentante dello
Sciri lOnu lungi dallesser e
una panacea. Il piano dellin viato dellOnu? Non c nessun
piano Brahimi, lunico piano per lIraq
quello contenuto nella legge fondamentale
(la Costituzione provvisoria, ndr) che precisa i tempi e i modi per ar rivare alle elezioni. I responsabili del processo di transizione sottolinea Hashim sono il Consiglio di
governo iracheno e la Coalition Provisional
Authority guidata da Paul Bremer. Il ruolo
di Brahimi solo quello di un consulente,
non c niente di cogente o definitivo nei
suoi suggerimenti, si tratta di semplici pr oposte e lOnu ne sempre stata consapevole. Lo stesso ayatollah Sistani, dice Ha shim, anche quando ha manifestato per plessit, ha ribadito che liniziativa politica
spetta al Consiglio di governo. Forte di questa attribuzione, il rappresentante dello Sciri risponde a chi attende dalla missione
Brahimi linvestitura di un nuovo esecutivo
pi rappresentativo: Lamministrazione ad
interim non sconta un deficit di legittimit
ma di potere. Questo governo espressione
di tutte le tendenze e le componenti politi che e confessionali del paese. Hanno da ri dire sulla presenza di molti esuli nellese cutivo, ma unaccusa pr etestuosa, tutti
sanno che sotto Saddam gli oppositori del
regime avevano due alternative, lesilio o la
morte.
I guerriglieri stranieri
Come si fa a dire che non sono rappresentativi i partiti curdi di Talabani e Barzani, i comunisti, il Dawa o lo Sciri?, si chiede
Hashim. Ci detto, il rappr esentante dello
Sciri non nega che il Consiglio sia immune
dal malcontento popolare. Gli iracheni sono esasperati e questo un sentimento
strettamente legato allincertezza, alla mancanza di sicurezza. E naturale che la po polazione si lamenti, anche se bisogna sottolineare che il Consiglio di governo non ha
lautorit per af frontare i problemi, ha le
mani legate. Dove ha potuto dice Hashim
ha concentrato i suoi sforzi per pacificare
il paese. Lo Sciri si impegnato per ripor tare a pi saggi consigli il riottoso Moqtada
al Sadr. Laccordo era vicino spiega poi
allimprovviso ha denunciato gli americani
e mandato tutto allaria. Al Sadr non esprime rivendicazioni logiche, ha una persona lit labile facilmente manipolabile, racconta. LIran potrebbe giocare un ruolo, ma larmata di al Mahdi anche massicciamente
infiltrata da ex agenti del Baath e dai fed dayn di Saddam. Per Hashim, il seguito di al
Sadr presso gli sciiti esiguo, come dimo strano le manifestazioni di pr otesta: Sono
un pugno di uomini che da soli tengono in
ostaggio Kerbala e Najaf. Gli eventi degli
ultimi due mesi testimoniano per una co munanza di obiettivi tra lestremismo sunnita e quello sciita, riconosce Hashim. La simultaneit dei disor dini a Fallujah e a
Najaf, le espressioni di solidariet del Consiglio degli ulema verso Moqtada, la r ecente visita di esponenti sunniti al capo delle
milizie al Mahdi testimoniano lesistenza di
una comunanza dintenti. Ma la violenza
non trionfer in Iraq dice Hashim la lo gica barbara delle bombe suicide non ci appartiene. Lontana appar e al rappresentante dello Sciri lipotesi di una guerra civile tra sunniti e sciiti: Lo dicevano anche
dopo la caduta di Saddam, ma non acca duto. Il problema per Hashim non sono
tanto gli iracheni, ma gli stranieri che per
fare guerra allAmerica hanno eletto come
terreno di scontro lIraq.

Dibattito parlamentare 90-91

Contro Saddam cerano


Onu e arabi moderati,
ma il Pci: Ritiriamoci
Occhetto denunciava teorie unipolari
anche senza i neocon. Prima no, poi s
allembargo. Con la Nato non si pu

Vecchi e nuovi surrealismi


Milano. Il 2 agosto 1990 lIraq di Saddam
Hussein invase il Kuwait, nove gior ni dopo
si riunirono le commissioni Esteri e Difesa
del Parlamento. LOnu aveva gi condannato lannessione. La posizione dellopposizione di sinistra al gover no Andreotti affidata al comunista antagonista Mario Capanna
e al comunista moderato Gior gio Napolitano. Capanna: E stato lOccidente ad armarlo, a pagarlo e a spingerlo a fare la guerra
per 8 anni allIran; In altri termini dice: Mi
sono scannato per 8 anni per voi Stati Uniti,
governo italiano, Europa occidentale, Francia e Gran Bretagna, almeno date qualcosa!; La reazione delloccidente non pu essere di pari livello: mi rifiuto di credere che
si ragioni in base al principio secon do cui a una palese illegalit - qual
loccupazione di uno Stato - si ri sponde pensando e praticando ul teriori illegalit, In medio
oriente non c soltanto il
Kuwait sotto occupazione,
c buona parte del Libano,
ci sono le alture del Golan,
c Gerusalemme Est, c la
Cisgiordania. Quali sanzioni
avete preso voi dellOccidente,
nei confronti di Israele?. Notare
quel Voi delloccidente.
Pi fumoso, invece, N apolitano: N on
consideri, signor ministr o, come
fuor dopera o un divagare il richiamo allesigenza di una revisione concr eta e urgente
dei rapporti tra paesi indu strializzati e paesi arabi e
del terzo mondo produttori
di petrolio, di una r evisione
dei rapporti tra Comunit eur opea e paesi
della sponda del Mediter raneo, quella tal
nuova politica mediterranea della Comunit
che ancora non decolla, per non parlar e pi
in generale dellesigenza di una r evisione
dei rapporti nord-sud nel loro complesso da
parte dellEuropa. Poi un po pi chiar o:
Non parlo neppure di unipotesi di coinvolgimento dellItalia come membro della Nato,
perch, tranne in caso di aggr essione alla
Turchia, ci da escludere nel modo pi tassativo. Nove anni dopo, in Kosovo, sar ebbe
stato meno tassativo.
Violante sul concetto di ultimatum
LAmerica mise in piedi la pi grande
coalizione multilaterale della storia, con i
paesi arabi, escluso il solito Arafat. Cera lOnu, cerano tutti tranne la sinistra italiana,
oggi divisa tra Ds, lista Occhetto-Di Pietro,
Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani. A
loro si aggiunse, in dissenso dal gruppo Dc e
con il cuore spezzato, uno dei leader dellattuale Margherita: Pierluigi Castagnetti.
Onu o non Onu, Nato o non Nato, Lega araba o non Lega araba, unilaterale o multilaterale, preventiva o successiva, allora come
oggi la gioiosa macchina da guerra sempre
stata coerente nellevitare che il dittatore
Saddam venisse cacciato da Baghdad.
Il 23 agosto 1990 la Camera si riun per discutere linvio delle navi nel Golfo. Non per
la guerra, ma per lembargo. Per il Pci intervenne il segretario Achille Occhetto, che la
prese alla larga: Cerchiamo di collocare
lattuale crisi in un orizzonte pi ampio, ca pace di prefigurare un modo nuovo di risol vere controversie internazionali, di affermare e di far rispettare il principio di lega lit nei rapporti internazionali eccetera.
Occhetto invoca lOnu e teme che lembargo
militare prefiguri la guerra. I neocon allora
non cerano, ma era come se ci fosser o: C
poi il timore, per la verit alimentato da teorizzazioni e da comportamenti che trovano
spazio oltre Atlantico, che la fine del bipo larismo si traduca in nullaltro che in unegemonia unipolare degli Stati Uniti dAme rica. Qual era, allora, la posizione dei comunisti? Non c, non esiste sul campo una
strategia politica degna di questo nome per
affrontare e dare risposta ai molteplici ed
intricatissimi problemi del vicino medio
oriente. I deputati Pci, infatti, si astennero.
Ma, un paio di gior ni dopo, il 25 agosto, lO nu arriv. Ne seguirono altre due, lultima,
del 29 novembre, fiss un ultimatum, scaduto il quale autorizzava luso della for za.
La controffensiva del Pci fu simile a quella di oggi: dopo aver tanto invocato lOnu, lo
si ignorato quando arrivato. Luciano Violante spieg che lultimatum dellOnu, in
realt, non si trattava di un ultimatum ma,
al contrario, del divieto di usare la forza prima della scadenza dellultimatum stesso.
Una volta scaduto, infine, si sarebbe dovuto
trovare una soluzione negoziale. Occhetto
disse invece che le sanzioni, le stesse per cui
il Pci si astenne, funzionavano benissimo e
che la via pi saggia ed efficace, lunica da
seguire e da sostenere fosse il mantenimento e laccentuazione della pressione sullIraq. Il 17 gennaio 1992 il Pci vot contr o
la mozione che autorizzava le forze armate a
partecipare alle operazioni militari e spieg
al paese che venivano meno le motivazioni
su cui si basa la presenza del contingente
italiano nel Golfo. Concluse Occhetto: In somma... bisogna ritirare le nostre navi.

ANNO IX NUMERO 137 - PAG 2

Leterosocialista
Jospin torna e si separa dal suo
partito piuttosto che celebrare
matrimoni omosessuali
n paio danni dopo il suo ritiro dalla viU
ta politica attiva, lex premier socialista Lionel Jospin torna alla carica e crea

scompiglio nel partito. Con un intervento


sul Journal du Dimanche punta il dito contro i matrimoni omosessuali. Quasi a voler
correggere lerrore della direzione del partito, che soltanto pochi giorni fa, sotto la
pressione dei verdi e in particolare di Dominique Strauss-Khan, si era detto daccordo con lufficializzazione dei legami omosessuali. E la prima volta che lex primo
ministro francese interviene su un argomento che divide il partito dopo aver lasciato Matignon.
Jospin torna in scena mentre il Massachusetts compie un passo storico: il riconoscimento dei matrimoni gay . Luned 17
maggio segna la svolta per il primo Stato
degli Stati Uniti che inizia a registrare ufficialmente tali unioni, su
ordine di una sentenza della Cor te suprema, mentre i due candidati in lizza per la Casa Bianca, il
presidente in carica George W .
Bush e il suo rivale John F. Kerry,
si dicono entrambi contrari. Come la
maggior parte degli americani. Per Bush, in
particolare, listituzione sacra del matrimonio non deve essere ridefinita da qualche giudice militante. E mentre il Massachusetts si unisce a quei pochissimi Stati in
cui il matrimonio omosessuale viene rico nosciuto legalmente Olanda, Belgio e tr e
province canadesi la Francia sinterroga.
Il governo Raffarin e il presidente Jacques
Chirac si schierano contro, lopposizione
socialista a favore. E ora, spunta lex primo
ministro che sembra voler tirar e i compagni di partito per un gomito. V edo delinearsi scrive sul Journal du Dimanche
una nuova tentazione benpensante, ovvero
una paura dellimputazione omofobica che
potrebbe impedire di condurre onestamente la discussione. E aggiunge: Si pu
provare riprovazione e combattere lomofobia senza essere favorevoli al matrimonio omosessuale, come nel mio caso.
Per Jospin il matrimonio unistituzione
come la scuola, concetto che forse ben pochi socialisti condividono. E celebrarlo tra
persone dello stesso sesso costituisce una
perdita di punti di riferimento per il bam bino, che comunque nasce sempr e da una
coppia formata da un uomo e da una don na. Parole che hanno leffetto di un detonatore nel Partito socialista, in cui gi molti
rappresentati (da Elisabeth Guigou ad Arnaud Montebourg) hanno mostrato le proprie riserve sul tema. Compr esa Sgolne
Royal, compagna del segretario nazionale
Franois Hollande.
Lo stesso Jean-Marc Ayrault, presidente
del gruppo socialista allAssemblea nazio nale, chiede pi tempo per discutere su un
argomento cos delicato: Non si ridefinisce il diritto familiare, i rapporti tra genitori e figli, come un abbassamento dellIva.
Niente peggio che il legiferare nella precipitazione e sotto linfluenza mediatica,
scrive in una rivista parlamentare.

Perch lha fatto? La stampa indaga


Jospin accusa cos Hollande e lo mette
in guardia dal rischio di far e imboccare
una direzione sbagliata al partito in nome
del principio delluguaglianza. Ma va oltre
e colpisce anche coloro che facevano parte dello stretto entourage dei fedeli di Jospin: lex ministro dellEconomia StraussKhan, il sindaco di Parigi Ber trand Delanoe e persino lex premier Laurent Fabius.
Hollande ha reagito minimizzando: Jospin, secondo lui, ha il diritto di dire tutto
ci che vuole, ma si tenga presente che non
candidato da nessuna parte.
Ma che cosa ha voluto dir e con questo
colpo di scena lex pr emier? Per il quoti diano Libration, Jospin intende mostrare
di essere ancora ben pr esente nel partito.
Secondo Le Figaro, ci costituisce un duro
colpo per Hollande, che con la vittoria al le regionali si era illuso che il Ps potesse
vincere senza Jospin. Per il quotidiano
conservatore pu significare anche un ritorno di Jospin alla vita politica attiva. Per
Le Monde, lex capo del gover no ha voluto
richiamare allordine il par tito rompendo
il riserbo nel quale si era mantenuto an che di fronte a grosse questioni politiche
come lattacco del super ministro dellEconomia, Nicolas Sarkozy, al suo governo. E
paradossalmente ricomparso in scena
quando il Ps, nella campagna elettorale
per le europee di giugno, sta cer cando di
mettere laccento sulla previdenza sociale
e sulloccupazione, riabilitando proprio lesecutivo Jospin.
Elisabetta Carli

OGGI Nord: sereno o poco nuvoloso


con temporanei annuvolamenti sulle zone alpine orientali. Centro: sereno o poco nuvoloso con possibilit di locali fo schie dense lungo i litorali occidentali
della Sardegna. Sud: sereno o al pi velato per nubi alte e sottili.
DOMANI Nord: sereno con locali r ovesci sui rilievi. Centro: sereno con annuvolamenti lungo la dorsale appenninica e rovesci sui rilievi abruzzesi. Sud:
poco nuvoloso con addensamenti lungo
le coste tirreniche e sulle zone interne.

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 19 MAGGIO 2004

IL FRANCESE CHE SI FERMER SOLO ALL ELISEO (FORSE)

Nicolas Paul Stphane Sarkozy de Nagy-Bocsa, non basta?

CANNES

IL CREDO DI SARKO: IN POLITICA IL PEGGIOR RISCHIO NON PRENDERNE ALCUNO E NON SEI NESSUNO FINCH NON TRADISCI

uno di quelli che pensa che il peggior


rischio in politica sia quello di non
E
prenderne alcuno. Cos nel 2002, quando

venne il gior no del gran per dono, sar rischi. E chiese apertamente al presidente
di essere il numero 1. No, ho bisogno di te
allInterno, sarai il numer o 2. Aiutami e ti
prometto che non te ne pentirai, rispose
Jacques Chirac che scelse come primo mi nistro il signor Raf farin. Agli amici che si
domandavano perch avesse accettato il ministero della sicurezza e della matraque,
dellimmigrazione e della liber t di culto,
insomma il minister o delle grane, rispose
che era diventato numero 2 proprio perch
aveva chiesto di essere il numero 1. Lossessione per le classifiche lavora ai fianchi, se
vero che ancora nel gennaio scorso chie deva al presidente cinese in visita a Parigi:
Lei che stato tanto tempo numer o 2, che
effetto fa essere ora il numero 1?.
A marzo del 2004, per, dopo la W aterloo
delle regionali, non chiede nulla: si vede gi
a Matignon per la for za delle cose. No, ho
bisogno di te alle Finanze, sarai numer o 2.
Aiutami e ti prometto che non te ne pentirai, risponde Chirac che riconferma alla testa del governo un Raffarin sempre pi trasparente. Ma questa volta gli amici non borbottano: sanno che luomo che stato sindaco a 28 anni, deputato a 34, ministro a 38,
ormai al posto giusto, in imboscata, pr on-

Sindaco a 28 anni, deputato a


34, ministro a 38, ora al posto
giusto, pronto allo scatto finale per
impossessarsi della casa del padre
to allo scatto verso lultimo obiettivo: pr endere possesso della casa del padre: lEliseo.
Perch Nicolas Paul Stphane Sarkozy
de Nagy-Bocsa, nato il 28 gennaio 1955 a Parigi da un aristocratico e industriale ungherese che scapp dal suo paese nascosto in
un treno quando i comunisti ar rivarono al
potere, non solo unambizione. O un pu gnale e una ferita, come lui stesso ha detto
di s. O larte di rendersi indispensabili per
poi tradire, come dicono gli altri. E anche
un metodo che lha portato in testa nei sondaggi, a essere il simbolo del rinnovamento,
della destra del futur o. E ovviamente il
maggior pericolo per Chirac.
Che il piccoletto dalle grandi orecchie sia
une boule dambition cosa di dominio
pubblico. Dicono che fin da ragazzo aveva
denti cos lunghi da rigare il parquet. E che
in fondo giovane non mai stato, per ch
uno della vecchia scuola, quella dei Mitter rand e degli Chirac, degli animali politici
sempre pi rari, folgorati fin da piccoli dal la prospettiva del potere supremo. Glielo
hanno chiesto nel corso di una trasmissione
radiofonica se non pensasse allEliseo tutte
le mattine mentre si faceva la barba. E lui:
Non soltanto quando mi rado.
Che fosse un ambizioso, audace e sfrontato, Chirac lo cap al primo sguardo, la prima volta che lo incontr nel 1975, a Nizza. E
ne rimase colpito. Lattuale presidente, allora primo ministro, lo invit a Matignon. Il
giovane militante ne usc soggiogato, pr eso
dal suo charme, ma anche caricato a mille.
Chirac poi lo forma, lo plasma in una r elazione che sar tormentata e che fin dallinizio sconfina nella mozione degli affetti. Nel
giovane perennemente in movimento, cari co come una pila e compr esso come una
molla, il capo del gollismo rivede se stesso,
la sua giovinezza, la sua frenesia: il figlio
maschio che non ha mai avuto. La famiglia
lo accoglie: la moglie Bernadette, aristocratica dal portamento altero e dallapproccio
non proprio caloroso, lo prende in simpatia.
E della figlia Claude diventa ben pr esto il
confidente e lamico inseparabile. Le foto di
allora che li ritraggono tutti insieme sono
una panoplia di sorrisi, complici ammiccamenti. Sembra un magico accor do, sar il
preludio del tradimento.
Lo cap al volo anche Franois Mitter rand che lo incroci per due anni in Consi glio dei ministri: Il ragazzo ha abbastanza
talento per mordere e per tradire. Ma non
ha ancora qualit sufficienti per aspirare ai
primi ranghi. Comunque dotato e si far.
Quello di cui gi era capace, Sarkozy lo
mostr in meno di un amen. N el 1994, in
previsione delle presidenziali che si devo no tenere lanno dopo, il movimento gollista
si spacca: da una par te Chirac dallaltra il
primo ministro Edouard Balladur, barone

del pompidolismo che peraltro di Chirac era


stato fino alla vigilia maestro e consigliere.
Sarkozy ministro del Bilancio e portavoce
del gover no. In pochi mesi si r eso indispensabile al punto da essere chiamato vicepremier: e si schiera con lui, dato favorito
dai sondaggi. Spiegher un giorno che fu sedotto dai discorsi articolati di Balladur, dalla sua visione strategica in rottura con le frasi fatte, i banali inviti a fare quadrato del politico Chirac. Della campagna di Balladur
sar il principale or ganizzatore: si concluder con unamara sorpresa. E lui fu bollato
con il marchio del traditore.
Chirac, che raramente perdona e mai dimentica, si convinto di avere a che fare con
uno che non indietr eggia di fronte a nulla:
per tre anni e mezzo non gli rivolger la pa rola. Gli amici di Sarkozy giurano che tut to un quid pro quo, che tutta una questione politica in cui gli af fetti non centrano
nulla, che il giovane non vedeva af fatto in
Chirac un secondo padr e anche perch gli
sarebbero bastate le r elazioni caotiche che
aveva con il padre vero. Che non ha mai fatto scene di gelosia, che ha sempre mantenuto il rapporto nei confini della politica. Non
ci sarebbe stato dunque parricidio ma semplice dissenso. Sarkozy parla di Chirac come
di un clanico anaffettivo che si fida solo della moglie e della figlia, commenta che in politica non sei nessuno fin tanto che non tra disci. Si prepara alla traversata del deserto.
Per tre anni e mezzo sar de V illepin, allora segretario generale dellEliseo, a far e
da tramite tra i due. I primi segnali vengono
nel 97, guarda caso quando il presidente
nellangolo, costretto a coabitare con il governo del socialista Jospin dopo la catastrofica decisione di andare alle elezioni anticipate vinte dalla gauche plurielle. Sarkozy
ormai in grado di ritagliarsi il suo spazio.
Nel suo libro Libero, pubblicato nel 2001,
sintetizza cos i suoi rappor ti con il pr esidente: Con lui sono passato attraverso sta tuti successivi: militante, dirigente di par tito, collaboratore ascoltato, sostegno deter minato, prima di esser e considerato come
uomo politico, con tutto quello che ci sot tintende di sfiducia e attenzione.
Sarkozy ormai corre in proprio. Riesce
persino a farsi eleggere segretario generale
del partito, capolista alle eur opee del 99:
la lista unitaria del Rpr con la destra liberale prender meno voti della lista dissidente
di Charles Pasqua e poco pi dei Verdi. Una
sconfitta netta di cui Sarkozy porta poche responsabilit. E per loccasione per vedere
che i francesi lo amano poco. Spiegher al
settimanale Le Point di esser ne consapevole ma di sapere anche che circondato da
pigri che lavorano solo 9 ore al giorno, lui
ne lavora 15. Sar questa capacit di lavor o
a convincere Chirac a dargli nel 2002 il ministero dellInterno. Dicono che il presidente, ormai preso da ci che pi ama, la grande politica internazionale, nutra un sovrano
disprezzo per la pochezza meschina del di battito interno. E apprezzi solo quelli che
agiscono. Pare che la sera stessa in cui assume le funzioni di ministr
o dellInterno
Sarkozy sincaponisca a voler fare un primo
giro dei commissariati nei quar tieri a ri-

IL RIEMPITIVO

di Pietrangelo Buttafuoco

AGEN ZIA WAFFEN AKBAR.


Grandissimo Schrder: In Iraq non ser ve la Nato ma tr uppe musulmane. Gi
sperimentato. E la prova che uno pu essere pure un socialdemocratico, ma quando ci si ritr ova a esser e Cancellier e di
Germania, si pu mai pensar e che il sangue gli diventi acqua?
schio e che sia stato il presidente a dissuaderlo. Ma a partire dallindomani, dalla place Beauvau, alla testa di 200 mila poliziotti e
funzionari, si abbatter sulla Francia come
un ciclone. Non ci sar pi crimine che non
lo veda sbarcare sul posto, di preferenza prima dei telegiornali delle 20. Ogni domenica
mattina alla 7 telefona a tutti i pr
efetti.
Sarko, come lo chiamano familiar mente i
giornalisti e gli stessi francesi, ubiquo. La
notte di San Silvestro del 2003 viene visto alla stessa ora al ministero, sugli Champs-Elyses dove sciamano i giovani bianchi black
e beur, in un commissariato di quar tiere, in
una caserma dei pompieri, con una compagnia di CRS, negli uffici di una brigata territoriale della polizia mentre commenta i vantaggi delle nuove unifor mi. Scrive il quoti -

diano il Monde: Sono le tr e del mattino e


Sarkozy sempre l. E il cavalier e bianco
che rotea la spada contr o la sindrome dellinsicurezza, dando al passaggio la caccia ai
voti dellestrema destra lepenista. Per i gio vani delle banlieue monsieur Char ter
per la rapidit con cui rispedisce a casa gli
immigrati clandestini, ma per la maggioranza dei francesi diventa in pochi mesi luomo
politico pi popolare. Fatto ancor pi straordinario per un ministro dellInterno, che ha
fatto peraltro i suoi bravi er rori, come il referendum in Corsica e la cr eazione di un

PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri

Il padre del caporale Matteo


Vanzan ha replicato a qualche intervistatore che citava
pietosamente i 23 anni di suo fi glio, che 23 anni sono abbastanza per fa re di un giovane un uomo e r enderlo responsabile delle sue scelte. Bel pensiero
e benvenuto, di fr onte alla r etorica paternalista (infatti il paternalismo insidia
lItalia pi del maternalismo) sui nostri
ragazzi, spinta buf famente a compr endere graduati e padri di famiglia ultra quarantenni.
Consiglio nazionale del culto musulmano in
cui stanno prendendo il sopravvento le teste
di turco dellislam estremista.
Il quotidiano Libration racconta che in
una notte di stanca allAssemblea naziona le, in cui il dibattito sulla nuova legge sulla
sicurezza impantanato tra bar occhi giuridismi e frusta sociologia, il ministro prende
la parola. E legge la lettera di un adolescente di sedici anni che gli chiede aiuto contr o
una banda di quartiere che rende la vita impossibile a lui e alla sua famiglia. La cr udelt della vita vissuta, racconta il gior nale,
esplode con fragore in unaula ammutolita.
E questa lessenza del metodo e, se esiste,
del sarkozysmo: mettersi sempre dalla parte delle vittime, dei cittadini che tanti go verni successivi avr ebbero abbandonato,
chiamare le cose con il loro nome perch i
giovani che assaltano un car ro della polizia
o fanno la tournante passandosi lun lal tro le ragazze delle cits dopo averle violentate non sono giovani, ma criminali contr o i
quali usare la massima fer mezza. Sarkozy
parla il linguaggio di tutti i gior ni, al limite
del dialetto, meno delle 300 par ole consigliate nelle vecchie scuole di gior nalismo.
Cura gli incipit dei discorsi, inventa formule chiare che colpiscono. E per dare sempre
limpressione del movimento, quindi del lefficacia e del cambiamento, non si fa mai
riprendere seduto dietro un ufficio. L dove
la sinistra scommetteva sui tempi lunghi
della sociologia, del ripensamento delle
citt, lui dice che il tempo scaduto. E pr oprio questo suo esser e naturalmente di de stra, liberale senza orpelli n complessi, che
irrita e piace nel suo stesso campo. Pare che
vedendolo una volta in azione in televisione
Bernadette Chirac abbia esclamato: Per
quel piccolo figlio di puttana, che talento!.
Se a vegliare sulla carriera di Chirac c
Bernadette moglie nonch consiglier e pi
ascoltato, accanto e dietro Nicolas c Ccilia. E le relazioni che cor rono tra i due uo mini rispecchiano quelle tra le due donne.
Ma chi quella l e che ne pensate?: chiese un giorno a un amico la signora Chirac,
indicando con lo sguardo la signora Sarkozy.
Era lepoca del grande fr eddo ma sar co munque Bernadette a fare il primo passo e
a convincere il marito che era venuto il tempo di mettere una pietra sul passato, perch
in politica chi non sa girar e la pagina non
va da nessuna parte. E mentre il presidente moltiplicher i gesti di attenzione dif fidente nei confronti dellex pupillo, lei, la first lady, si applicher con piacere a frequentare Ccilia. Questione per tutti e quattro di
studiarsi da vicino, di mar carsi stretto per
meglio captare le intenzioni delluno e del laltro. Colazioni, th, a-part: e tanta atmosfera da tagliarsi con il coltello: i Talleyrand
e i Fouch dei gior ni nostri aspettano uno
Chateaubriant che li metta in prosa.
Cecilia lamministratore delle ambizioni del marito. Gli nega il cioccolato perch
prende subito due chili in pi e non pu
proprio permetterselo. Compila i suoi planning lasciando sempre il tempo per la corsa
mattutina, sei chilometri attorno al Campo
di Marte ogni giorno che dio manda in ter ra
perch se non suda non decomprime.

Senza di lei, lui saffloscia, dicono gli amici. Non sopporta di non averla vicino nem meno per un gior no. E un amor e fusionale.
Siamo una sola persona, dice lei.
Gli fa da addetto stampa e da consulente
immagine, gli sbriga le richieste delle asso ciazioni e della clientela. Una volta a setti mana partecipa al consiglio municipale di
N euilly, il ricchissimo Comune nella ban lieue chic di Parigi di cui Nicolas sindaco
dal lontano 1983 e in cui stato rieletto lul tima volta con quasi il 75 per cento dei voti.
Nicolas vorrebbe che si lanciasse a sua
volta nella politica, la spinge a pr esentarsi
alle cantonali e magari a succederle come
sindaco nel 2007. E se in quellanno lui sar
primo ministro o presidente? Non fa niente,
risponde lei: faremo fronte, basta essere mobili e organizzati. Intanto lo segue passo passo: quando il marito era allInter no stava
nellanticamera del suo ufficio bench non
avesse alcun incarico uf ficiale. Per i poli ziotti era Madame. Ma per il minister o
delle Finanze il marito ha ben pensato di
darle un posto e un incarico nel gabinetto. A
Bercy, nel cuore dello Stato colbertista, tutti quegli snob con i nasi allins
Quando viene nominato ministro di Stato
dellEconomia, delle Finanze e dellIndu stria, il barone Seillire, presidente del Medef, lassociazione degli industriali, dice che
finalmente a Bercy arrivato uno Zinedine
Zidane. I sindacati ironizzano su tanto entusiasmo padronale e ricor dano che uno dei
fratelli del ministro vicepresidente dello
stesso Medef nonch assertore convinto delle delocalizzazioni. Un ex di Ber cy, il socialista riformista Dominique Strass-Kahn, dice che a conti fatti Sarkozy solo un Balla dur in short e sandaletti. Ma il neoministr o
sa di essere forte del suo. Ha a suo favor e la
leggera ripresa delleconomia, una cr escita
del 2 per cento: si impegnato a metter e a
dieta tutti i ministeri, difesa compr esa, per
riportare il rapporto tra deficit e Pil sotto il
3 per cento imposto dal patto eur opeo di
stabilit. Se riuscir, potr rivendicar e per
s una parte dei meriti, in caso dinsuccesso
potr sempre dire che la colpa di una po litica che non la sua e che lui ha ser vito
con lealt. I suoi rappor ti con Chirac sono
pi che chiari. Sa che non deve attendersi
nulla, perch come gli disse un giorno un altro grande del gollismo, Charles Pasqua, le
promesse impegnano soltanto quelli che le
ricevono. Cos non sono nemmeno due mesi ed gi partito a razzo. Il 23 aprile approfitta della riunione a Washington dei ministri delle Finanze del G7 per incontrar e

Nel giovane perennemente in


movimento, carico come una pila
e compresso come una molla,
Chirac rivedeva se stesso
Condoleezza Rice, Colin Powell e la comu nit ebraica di New Y ork. Americani e in glesi vedono in lui the best hope, la pi
grande speranza per i pr ossimi dieci anni
che le relazioni con la Francia possano mi gliorare. Per gli osservatori di politica interna luomo in agguato, a un passo dal Rubicone. Che aspetta paziente il momento in cui
Chirac decider di uscire dalla riserva. Si sa
che il presidente non intende per ora passare la mano: e nel 2007 vuole succedere a se
stesso, malgrado secondo i sondaggi la mag gioranza dei francesi pensi che un settennato e due quinquennali, come dir e un diciassettennato, siano troppo anche per una mo narchia repubblicana. Se il pr esidente non
dovesse abdicare amichevolmente, gli amici
di Sarkozy sono pronti a giurare che lui dar
battaglia. Con lex primo ministr o Alain
Jupp fatto fuori dai magistrati e lattuale
fattosi fuori da s, sa di non aver e pi rivali
della sua generazione. Sa che ogni volta che
attacca il vecchio modo di far e politica, la
destra ammuffita e corrosa dalle cattive abitudini, sale nei sondaggi. Sa anche che or mai ha abbastanza autocontrollo per poter
smentire quelli che dicono che sia lui stesso
il suo peggior nemico. Cos colui che stato
figlio spirituale, traditore, traditore pentito
e perdonato, colui che salito, caduto, risa lito e ricaduto e poi definitivamente risorto,
se la sogna tutte le notti una campagna elettorale da condurre alla ussara, cavalli ven tre a terra. E si vede a un passo dal raggiun gere quello che trentanni fa gli sembrava
solo un lontanissimo miraggio.
Lanfranco Pace

IL PESO DI PARIGI SU BRUXELLES

Sarkozy ci riesce anche con Monti, per la Alstom salvataggio di Stato


Roma. Laccordo ancora non c ma ci
siamo vicini, e in ogni caso la Commissione
non intende commentare le speculazioni
della stampa. Sar, ma le parole di Tilman
Lueder, portavoce del commissario europeo per la Concorrenza, non hanno affatto
impedito che sul salvataggio di Alstom da
parte del governo di Parigi il mercato capisse tutto quel che cera da capire, in quel
davvero un ottimo lavoro con cui Nikolas
Sarkozy si accomiatato dal terzo incontro
in 10 giorni con Mario Monti. Ha capito cio
quel che le fonti francesi si sono precipitate a spifferare, ottenendo un balzo del 17
per cento del titolo. Roba da intervento della Commissione che sorveglia i mercati mobiliari francesi, visto che non dovrebbe essere questo il modo di trattare il salvataggio di una societ quotata, a 13 mesi dal primo intervento dello Stato in suo favore, e
cio continuando a non dire una sola parola di comunicazione ufficiale a operatori e
investitori. E lasciando il tutto alle trattative nelle segrete stanze di Bruxelles. Che
opache restano, in questo caso, anche se dimora di quel maestro che il professor
Monti. Quando poi a fronteggiare Monti
un recidivo forgiatore di campioni nazionali a spese del contribuente francese e

della concorrenza, il sospetto legittimo.


Visto che si resta in attesa di conoscere la
valutazione definitiva della Commissione
sui 450 milioni di eur o di debito abbuonati
per intervento dello Stato francese alla
Bull. Nonch del verdetto sullannuncio di
prestiti pubblici per 9 miliardi da parte dello stesso governo alla disastrata France Telecom, quando nel 2002 sembrava dovesse
essere schiacciata da una montagna di 70
miliardi di euro di debiti e anche se poi
quella linea di credito fu trasformata in
unemissione obbligazionaria. E mentre poi
lEdf in questi mesi si r egolata la partita
dei 900 milioni di sanzione che Monti aveva
pensato di comminare, a fronte dellesenzione fiscale garantita dal governo francese
al gigante elettrico, e alla garanzia pubblica
illimitata fornita al gigantesco debito del
suo fondo previdenziale.
Certo la Francia fa sistema, come usa
dire oggi nel nuovo verbo confindustriale
italiano (vedi palinodia di Carlo De Benedetti a proposito della nazionalizzazione
Alitalia, ieri un po nascosta sul Sole), e a
Parigi il sistema lo Stato, vedi i casi ancora precedenti di Pchiney e di Thomson.
Perch salvare una grande impresa francese non un diritto, ma un preciso dovere

dello Stato, ha ribadito Sarkozy assumen do le Finanze a Bercy. Peccato per che ci
che la Francia si voluta e saputa pr endere in questi anni, con trattative durissime a
Bruxelles presso le direzioni generali del
mercato interno e della concorrenza, esattamente ci che spesso apparso negato in
radice ad altri paesi. Vedi le condizioni giugulatorie sullaumento di capitale Alitalia,
che produssero anni fa conseguenze devastanti su flotta e tratte da coprire prima che
la Corte di giustizia le riconoscesse infondate, a danno ormai fatto. Non si tratta affatto di un pregiudizio favorevole di Monti o
del suo collega Fritz Bolkenstein verso il governo di Parigi, ma innanzitutto della diversa osmosi che questo ha sempre saputo intrattenere con la tecnocrazia di Bruxelles. Ancora una volta Sarkozy sembra por tare a casa la difesa abbastanza integrale
del perimetro di business di almeno due su
tre delle precedenti attivit di Alstom, le nergia e il trasporto. Con impugnative minacciate anche dai tedeschi di Siemens, che
speravano nella nascita di un gigante con giunto nel settore delle turbine, giusta la dichiarazione sui campioni franco-tedeschi
sottoscritta da Jacques Chirac e Gerhard
Schrder la settimana scorsa, appena dopo

aver sbattuto la porta sul naso ai tedeschi


interessati a che la Novar tis si pappasse la
farmaceutica Aventis francese, pilotata
invece da Bercy nelle pi autarchiche mani
della francese Sanofi. Per evitar e reazioni
di Berlino su Alstom, Sarkozy faceva dire alla stampa che entro la settimana avr nuovi
incontri riservati coi tedeschi, per associarli comunque alla soluzione. T utto questo,
mentre sul mercato fino a ieri sera fiorivano le ipotesi pi diverse sulla quota che rester in mano pubblica e su quella sottoscritta dalle banche, al termine del salvataggio da 4 e oltre miliardi di euro. L Italia,
dopo aver ceduto anni fa alla Alstom la Fiat
Ferroviaria che produceva il pendolino,
proprio alla Alstom che ne ha ordinati 7 per
oltre 300 milioni di eur o. Contribuiamo anche noi, al salvataggio. Dopo non aver nep pure saputo fare un passo avanti, sei mesi
fa, per proporre di associare le attivit affini che nel settore energetico e in quello del
trasporto fanno ancora capo alla Finmeccanica civile. Con tutto il rispetto per il professor Monti, che rabbia. Disse sei mesi fa
che un salvataggio di Stato a certe condizioni sar autorizzato solo ogni dieci anni.
Per Parigi, ogni anno il decennio giusto.
OFG

BAD SANTA di Terry Zwigoff, con Billy Bob


Thornton, John Ritter (fuori concorso)
Mai riso tanto a un festival. Dopo Shrek
2, arriva il Babbo N atale deviato che si
scopa le donne extra lar ge nei camerini di
prova. Oppure una bella ragazza ebrea che
lo considera un frutto proibito. Intanto i
mocciosi in fila aspettano il loro turno, per
render noto il desiderio. Con il complice,
un elfo ner o e nano (non licenziabile, sa rebbe discriminazione) fa una rapina al lanno nei centri commer ciali. Cerano tipi
cos nei racconti di N athan Englander e
David Sedaris. Al cinema sono una novit.
Gi imitata: un altr o paio di titoli per gli
odiatori del N atale usciranno negli Stati
Uniti in tempo per le feste.
THE LADYKILLERS di Joel & Ethan Coen,
con Tom Hanks, Irma P. Hall (concorso)
Pi gli inglesi erano scettici allidea che
Ethan e Joel rifacessero La signora omicidi, pi i due Coen si divertivano a smontare e a rimontare i pezzi della commedia. La
dirottano dagli anni 50 a oggi, nel profondo
sud degli Stati Uniti, con una vedova nera
e grassa. Che pazza per il gospel, odia il
rap e lo trova razzista, per ch dicono nigger. Quando arriva Tom Hanks, vestito da
professore di lettere classiche con gilet, accento e dentoni esagerati, lincauta gli af fitta una stanza (era la parte di Alec Guinness). Pi la cantina per far le pr ove con
lorchestrina di musica bar occa. Si ritrova
in casa la banda dei soliti ignoti. Snobbato
dalla critica americana, per eccesso di gag.
TROPICAL MALADY di Apichatpong W eerasethakul (concorso)
Le parole non bastano per descriver e
tanta lentezza. Cera anche il r umor di poltrone dei giornalisti che lasciavano la sala,
il russare dei dormienti, la sof ferenza dei
diligenti che i film li vedono sempre fino in
fondo. Eppure le attese erano al minimo.
Avevamo gi dato un paio danni fa, quan do Blissfully Yours pass al Cer tain regard. Era il debutto dellindipendente r egista thailandese. Con lunghissima scena
allospedale, qui bissata dallecografia nello studio veterinario (quando si dice aver e
uno stile, unossessione ricorrente, un tema
prediletto). Keng un soldato, Tong un giovanotto di campagna. Parlano damore come in un fotoromanzo, finch un misterioso
animale venuto dalla giungla sgozza le vacche dei dintor ni. T ong sparisce. Keng lo
cerca. Miti e simboli incombono.
THE ASSASSIN A TION OF RICHARD
N IXON di N iels Mueller , con Sean Penn,
Naomi Watts (Un certain regard)
I registi sono nar cisi, i produttori pure,
Alfonso Cuarn li batte tutti. Il messicano
di Y tu mama tambin (qui tra i pr oduttori del film, e r egista incaricato del pr ossimo Harry Potter) alla conferenza stampa dichiara: E come se Bush avesse or ganizzato tutto quel casino in Afghanistan e in
Iraq per valorizzar e il nostr o film. Sean
Penn, che sullIraq ha cambiato idea unaltra volta, alza un peana a Nixon, pi demo cratico di Bush. Ovver o: come promuovere
un film che senn passer ebbe inosservato.
Racconta di Sam Bicke, venditor e di automobili bianco, solo e sfigato. V uole iscriversi alle Pantere Nere (basterebbere chiamarle zebre, spiega, per raddoppiar e i seguaci). Vuole assassinare Nixon, principe
degli imbroglioni. Sean Penn fa tutto da solo, lasciato allo sbando da un regista timido
di fronte al mostro sacro.
KON TROLL di N imrd Antal, con Sndor
Badr, Eszter Balla (Un certain regard)
Dura la vita per i contr ollori nella me tropolitana di Budapest. Chi sale senza bi glietto o un pappone con pr ostitute al seguito (e ti of fre una ragazza se gli levi la
multa) o finge di non capir e la lingua, o ti
allunga un cazzotto sul naso. Come se non
bastasse, c un giovanotto spernacchiatore
che corre sui mar ciapiedi e si fa chiamar e
bip bip. Peggio ancora, un uomo incappuc ciato che spinge i passeggeri sui binari al larrivo del tr eno. (Gli investigatori se ne
accorgono perch il numero dei suicidi supera la media). Thriller con risvolti umani,
campione dincassi in Ungheria. Vietato ai
claustrofobi e a chi teme la metr opolitana:
non si esce mai dai cunicoli.
THE HEART IS DECEITFUL ABOVE ALL
THINGS di Asia Argento (Un certain regard)
Un giornalista americano lo ha bollato
come il Br own Bunny del 2004. Come il
vanity movie del festival. L anno scorso
era Vincent Gallo, questanno tocca a Asia
Argento. Vuol dire che uno sta in scena tutto il tempo, spesso al di sopra dei suoi ta lenti, e chiama gli amici a dar man for te.
Gallo aveva Chloe Sevigny, Asia sfoggia Ornella Muti, Marilyn Manson (ir riconoscibile come guar diano del par cheggio), Peter
Fonda. E J. T . Leroy che ha scritto il r omanzo. Su consiglio del suo psicoanalista,
per esorcizzare uninfanzia di molestie.

AGENDA MIELI
Aracnofobia. Scorpioni in
fuga da magazzini Malpensa. Rass. Berlusc.
Forse Lilli dovrebbe fare incursioni
mirate ai Parioli. Giov. Meland. dovrebbe
accompagnarla. Dirglielo. Coinvolgere anche Giov. Malag. Utile gir etto su Bmw ca briolet. Dirglielo
Pigi. Batt&Ribat. Invitarmi.

ANNO IX NUMERO 137 - PAG 3

EDITORIALI

Sfogo contro Bush, il comandante che non sa usare la forza

Razzismo liberal

MARK HELPRIN DURO SULLA CONDUZIONE DELLA GUERRA IN IRAQ: BASTA NATION-BUILDING, PREOCCUPIAMOCI DI VINCERE

Repubblica fa abuso delle tesi di Huntington, che gli si ritorcono contro

certo interessante lintervista di


Repubblica a Samuel Huntington.
Ma dire che il docente di Harvard teorico dello scontro di civilt attacca la
guerra di Bush con un tono da pure
lui si pentito! una prima manipo lazione. Non solo perch lo stesso Huntington ricorda correttamente di non
essere mai stato un neoconservatore
ma un conservatore realista di scuola
kissingeriana, e di essere stato ostile
alla guerra da subito. C dellaltro.
Nellintervista, infatti, il politologo
insiste sui rischi di islamizzazione
dellEuropa, con toni che ricordano
Giovanni Sartori (auguri), se non addirittura Oriana Fallaci. E dallesperienza americana si permette di darci
lezioni di cui sar ebbe interessante sapere se Repubblica le fa proprie, come
avviene per linvito a ritirarsi dallIraq.
Gli immigrati che provengono da culture diverse devono essere dispersi nel
territorio. Bisogna spezzare le loro comunit. Lassimilazione degli immigrati fu aiutata dal fatto che negli anni Venti ci fu un vero e proprio blocco
delle frontiere Usa. I flussi migratori
verso gli Stati Uniti furono fermati per
legge durante un periodo consistente.
Lasciar perdere lIraq e mettere le
briglie agli islamici di casa nostra:

proprio ci che hanno fatto la Ger mania e la Francia, ostili alla guerra a
Saddam, e assieme fautrici di leggi
draconiane sul velo. E Zapatero, che
ha richiamato le truppe nel mentre annunciava di voler trasformare gli imam
in dipendenti statali. Il problema chiarito dall11 settembre 2001 semplice
nella sua definizione: c gente aliena
ai nostri costumi che viene da noi per
distruggerci. Per evitarlo, le soluzioni
logicamente possibili sono due, e soltanto due. Primo: portare i valori che
consideriamo universali da loro. Ci
stanno provando il destro Bush e il sinistro Blair. Secondo: dire che ci impossibile o immorale, perch ogni civilt si nutre di valori relativi e autonomi. Ma allora bisogna impedire loro
di venire da noi o cacciare o sottomettere chi c e non accetta le nostr e regole. Da Zapatero-Schroeder a Huntington-Chirac, anche questa dottrina
ha estimatori a sinistra e a destra. Ma
non a caso i pi fervidi sostenitori di
Saddam in Europa sono Jean-Marie Le
Pen e Jrg Haider. Curioso che in quella compagnia adesso si ritrovino le bestioline politicamente corrette che
scrivono sui giornali liberal e si battono il petto contro lo scontro tra le civilt. Molto curioso.

Lo scambio elettrico
Perch lintesa fra Enel ed Edf va oltre i reciproci interessi commerciali

o scambio elettrico fra Francia e


Italia sul rettilineo di arrivo, anche se ci sono rinvii tattici. Paolo Sca roni, amministratore delegato dellEnel ha concluso con Franois Roussely,
presidente di Electricit de France
(Edf), un accordo in base al quale Enel
ricever dalle centrali nucleari di Edf
3 o 4 mila megawatt di energia con cui
eserciter in Francia la fornitura elettrica a clienti professionali. Parigi si
impegnata a liberalizzare questo comparto sino a una quota del 70 per cen to. In cambio dellingr esso di Enel nel
mercato francese, Edf riceverebbe dalla societ italiana solo 900 megawatt
prodotti in Italia e Spagna. Ma pu ottenere, dal nostro governo, un beneficio ben pi importante: lo scongelamento dei diritti di voto del pacchetto
azionario di maggioranza relativa in
Italenergia bis (Ieb), che detiene il controllo di Edison. La quale ha, a sua volta, il 10 per cento del mercato elettrico
italiano (ed uno dei soci principali
del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera). Questo scambio elettrico piace
molto a Roussely e allo zar del Ministero francese delleconomia, Nicolas

Sarkozy, data la quota di mercato in


Italia e dato che, a far concor renza in
Francia ad Edf, sarebbe una societ
amica come lEnel, cui essa fornisce da
anni elettricit per la r ete domestica.
Ma i sindacati si preparano a scioperare ben sapendo che proprio in questi
giorni Edf dovrebbe diventare societ
per azioni ed essere immessa in Borsa
con lintento di venderne ampie quote
ai privati. Di qui il rinvio, forse di due
mesi, dellaccordo.
Frattanto Edf cerca di ottenere la
proroga da parte degli altri soci di Ieb,
del loro diritto di vendita (put) a Edf
delle proprie quote, che scade ora. Si
tratta di Fiat, di banche come Intesa e
San Paolo Imi e del gruppo Tassara. Se
essi esercitassero il put, Edf diventerebbe proprietaria di Ieb e, superando
il 32 per cento di Edison, dovrebbe lanciare una Opa per prendersela tutta. Il
costo di svariati miliardi di euro che
Edf non ha. Non si sa come finiranno i
negoziati, in cui i gover ni hanno lultima parola. Ma sembra chiaro che Parigi e Roma, spesso in disaccordo su questioni di politica estera, per lelettricit
preferiscono dedicarsi al baratto.

C svolta e svolta
Quella chiesta da Ruini diversa da quella sbandierata dallopposizione

IL FOGLIO QUOTIDIANO MERCOLED 19 MAGGIO 2004

ino a pochi giorni fa lopposizione


rivendicava una svolta definita di
volta in volta vera, radicale, netta come condizione per non chiedere il
rientro immediato delle truppe italiane dallIraq. Ora, invece, che questa
svolta appare necessaria e auspicabile
agli altri, dal cardinale Camillo Ruini
allo stesso Silvio Berlusconi, mentre si
lavora intensamente al Palazzo di vetro per realizzarla, la svolta sparita
dallorizzonte dellopposizione. Il ritiro
deve essere immediato e incondizionato. Caso mai, se la svolta si realizzasse,
si potrebbe sempre tornare. E se nel
frattempo la popolazione della zona di
Nassyriah, priva di protezione, sar abbandonata alla vendetta dei guerriglieri, poco importa.
Al di l delle assurdit demagogiche, al fondo c una profonda differenza nel modo di intendere la svolta.
Per Ruini le violenze in Iraq rappresentano una battuta darresto nel cammino verso la pacificazione e la r estituzione della sovranit agli iracheni.
Il cambiamento netto ed evidente
dunque necessario perch la situazio-

ne non sfugga di mano. Per chi invece vuole il ritiro, la svolta consiste nella cessazione della pr esunta occupazione e il potere in Iraq pu benissi mo essere il palio della lotta tra fazioni armate, che qualcuno definisce ad dirittura resistenza. Non si tratta del la divisione tra chi giustific lintervento armato e chi vi si oppose. Pure
la Chiesa fu contraria, ma ora ricono sce con realismo che lobiettivo fondamentale evitare di fare dellIraq un
focolaio di crisi e di destabilizzazione
dellarea circostante. Questa preoccupazione pacificatrice invece non
tocca i pacifisti. Il che non toglie che
una svolta sia necessaria. Si tratta di
sciogliere la contraddizione tra una
presenza esterna che punta a realizzare le condizioni per lautogoverno dellIraq e la sensazione diffusa dagli agitatori ma penetrata in vasti strati del la popolazione, che questa presenza
esterna impedisca lautogoverno. A
questo punta il piano di Lakhdar
Brahimi, che allopposizione del senza se, senza ma e senza Onu non interessa pi.

Mark Helprin, senior fellow del Clar emont Institute e della American Academy
di Roma, un famoso gior nalista e scrittore, vincitore di diversi premi internazionali.
Nato nel 1947 a New York, cresciuto nella
Hudson River Valley e nelle Indie occidentali britanniche, ha studiato prima allUni versit di Harvard e poi in quella di Oxford.
Ha prestato servizio nella British Mer chant
Navy, nella Israeli Infantr y e nella Israeli
Air Force. Ha collaborato per diversi gior nali e riviste (The Atlantic Monthly , The
New Criterion, National Review, The American Heritage, The New York Times), e attualmente editorialista del W all Street
Journal. Tra i suoi libri pi famosi vi sono
Ellis Island and other Stories (in italiano
Bianchi Pascoli, Frassinelli), Winters Tale (Una citt in inver no, Mondadori),
Swan Lake (Il lago dei cigni, Mondadori), A Soldier of the Gr eat War e Memoir
from Antproof Case.

mentale errore strategico che lobiettivo


primario fosse lIraq anzich la stessa mentalit del mondo arabo, la quale, se colpita
emotivamente con sufficiente energia, sarebbe facilmente ricaduta in quel finora facilmente indotto fatalismo che la fa esitar e
di fronte alla guerra contro loccidente. Dopo lautentico shock and awe di una campagna condotta con un massiccio e imponente
dispiegamento di mezzi, come nel caso del la prima guerra del Golfo, nessuno Stato
avrebbe rischiato la propria sopravvivenza

ebbene lAmerica le abbia condannate,


le crudelt di Abu Ghraib r estano nonS
dimeno un simbolo del fatto innegabile che

la guerra stata condotta in modo incom petente, con un apparentemente deliberato


disprezzo per gli insegnamenti della storia,
della strategia e del pensier o, nonch con
pochissima preoccupazione per le tr uppe
americane, le cui per dite sempre maggiori
non sembrano produrre alcun effetto sulla
presunzione della leadership civile.
LAmministrazione Bush, prima dellinizio della guerra come anche dopo l11 set tembre, nonostante tutte le sue pr omesse,
non affatto riuscita a rimediare allo sconquasso dellesercito causato da Bill Clinton.
Il presidente non si presentato davanti al
Congresso il 12 settembr e per richiedere
una dichiarazione di guer ra. E quando si
poi presentato al Congresso, non lo ha interpellato sugli strumenti e i modi con cui
combattere. E non ha neppure chiesto apertamente al popolo americano se sia pr onto
al sacrificio. Ma i figli dellAmerica sono sacrificati in Iraq ogni giorno.
Quando i soldati vengono uccisi per ch
non hanno lequipaggiamento necessario
(per dirlo con le parole di un ufficiale da
poco rientrato in patria: Un numero insufficiente di veicoli, di munizioni, di medici ne; e non abbastanza acqua), quando i ri -

Un indugio di un anno e mezzo


tra lattacco a Kabul e quello a
Baghdad, e poi pochi soldi, poche
truppe e pochi rifornimenti
servisti sono mantenuti in servizio per anni,
senza fare rotazioni, tutto questo la conseguenza di una politica fiscale che sembra
orientata pi sul panorama elettorale del
2004 che sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Se gli Usa destinassero alla difesa
la stessa percentuale del proprio pil che vi
era destinata durante gli anni di pace del lultimo cinquantennio, spenderemmo (eccettuando i costi puramente operativi della
guerra) quasi il doppio di quanto stiamo
spendendo ora.
Lindugio durato un anno e mezzo tra la
guerra in Afghanistan e quella in Iraq ha
permesso la mobilitazione degli arabi e della sinistra internazionale, ha indebolito laggancio con l11 settembre e ha spinto alcuni
paesi alleati a togliersi dal gioco. Il ritar do
stato particolarmente incosciente in quanto dovuto non semplicemente a dif ficolt
materiali, ma alle sopra descritte car enze
militari e a unindecisione camuf fata da
prudenza. Dopo che leser cito e i marines
avevano iniziato le operazioni, le loro linee
di rifornimento sono state lasciate delibe ratamente scoperte, e sono ancora in questo
momento in condizioni di vulnerabilit.
Perch? Perch i generali, con un tono di
evidente e superbo sussiego, ripetono con tinuamente di non aver e bisogno di altro
che dellesiguo numero di truppe (per occupare un paese di tali dimensioni!) che gli
stato assegnato? Perch questi generali, e
anche lAmministrazione, continuano a
mantenere questa linea quando ci che ac cade ogni giorno in Iraq dovrebbe aprire i
loro occhi meschini sullinconsistenza dei
piani che hanno elaborato?
Fin dallinizio, lampiezza e la por tata
della guerra sono state basate sul fonda hi dal cinema ha imparato tutto, ricor da con rabbia la scena finale di Le
C
piace Brahms?. Ingrid Bergman, arreda-

trice parigina, aveva una storia con un


playboy (cos il Mereghetti, nel dizionario
con il suo nome). L attore era Y ves Montand. Il personaggio, uno che la invitava
per il week end solo se non era riuscito a
rimediare una biondina da scor tare a
Saint-Tropez. La svedese aveva per lepoca
un piede nella tomba, pari a una quarantina danni. Disponeva per di un corteggiatore devoto con la faccia di Anthony
Perkins. La decisione di dare il benservito
al giovanottino (che ladorava, andava con
lei ai concerti, si fingeva interessato perfino a Brahms) tenendosi Montand (che gi
nella scena dopo le dava buca) cr e una
frattura. La maggior parte delle spettatrici
applaud, per il luogo comune che farsi
strapazzare da ver e femmine. La mino ranza url, alla maniera del pubblico che
fa il tifo per le sceneggiate napoletane:
Tieniti il giovanotto e molla il bugiar do.
Tra le ragazze che tifavano per Perkins
cera Berry Berenson, nipote di Elsa
Schiaparelli, pronipote del critico Ber nard Berenson, sorella della Marisa che
recitava in Cabaret. Innamorata dellattore fin dallet di quattordici anni, riusc
a sposarlo quando ne aveva venticinque,
il 9 agosto del 1973 (cerimonia sulla spiaggia, sposa a piedi nudi, anello indiano con
turchese per regalo, mamma dello sposo
con fidanzata lesbica). Attorno allepiso-

rifiutandosi di mettersi alla caccia dei terroristi operanti allinterno del territorio liberato. Ma una campagna condotta invece
con un dispiegamento di mezzi appena suf ficiente, che ha avuto dif ficolt a colpir e
persino bande di irregolari disorganizzati,
ha dimostrato agli arabi che si pu combattere con successo contro di noi.
Essendo erroneamente concentrati sul
controllo fisico dellIraq, non siamo riusciti
a capire che, se dovessimo abbandonarlo, la
conseguente anarchia potrebbe trovare una
soluzione molto pi rapida dellagonia in definitamente prolungata a cui la nostra
presenza ha sottoposto il paese. Cer cando
una motivazione post eventum, abbiamo deciso di fare dellIraq una democrazia di sti le occidentale; poi, quando questo piano
deragliato, di farne semplicemente un
esempio per un medio oriente democratico.
Naturalmente, invece di un modello che li
ispiri (di cui ce ne sono a disposizione gi
molti, come la Svizzera, ad esempio), ci di
cui gli arabi hanno bisogno innanzitutto
della volont e poi dei mezzi per rovesciare
gli Stati dittatoriali che li opprimono; ma un
Iraq riformato, anche se fosse possibile, non
fornirebbe nessuna di queste due cose. Il
Giappone e la Ger mania sono spesso citati
come prova della realizzabilit di questo
obiettivo: ma, nella Seconda guer ra mondiale, invece di congelar e i nostri eserciti
sui territori riconquistati obbligandoli a
svolgere compiti di polizia e di amministrazione civile, abbiamo aspettato fino allottenimento della vittoria.
Un soldato ogni 240 abitanti
Avendo deciso di rifar e un paese di 26
milioni di abitanti, diviso in sottoculture in
continua rivalit e con una comune disposizione al martirio e alla conservazione delle
tradizioni, lAmministrazione ha pensato di
poterlo fare con circa 100.000 soldati. Israele, che praticamente circonda la Cisgiordania, capisce perfettamente la lingua parlata nella regione, e ha alle spalle 37 anni di
esperienza di occupazione, tiene grosso modo un soldato in servizio per ogni 40 abitanti, e il rapporto col territorio di un soldato ogni 100 metri quadrati cir ca; e tutti conoscono i miseri risultati ottenuti. In Iraq,
abbiamo un soldato ogni 240 abitanti e su
una superficie di oltre 1.700 metri quadrati.
Per dirlo in termini pi chiari: si tratta del la stessa percentuale di poliziotti in uniforme che pattuglia le strade di New York City.
Ma la polizia di New York non si trova allestremit finale di una linea di rifornimento
lunga 9.000 miglia, non deve pr oteggere le
postazioni, viaggiare in convogli armati, organizzare il servizio ospedaliero, amministrare un servizio civile, riformare il governo, costruire scuole; e, soprattutto, non deve combattere contro una popolazione inferocita che parla una lingua straniera e in comprensibile, vive su un territorio immenso ed armata con mitragliatori, razzi e granate. E che per di pi pu contare su attentatori suicidi. Se volete raf figurarvi lIraq,
immaginatevi la polizia newyorkese in condizioni simili. Poi immaginatevi il sindaco
della citt che proclama: Non abbiamo bi-

LIBRI
Michelangelo Capua
ANTHONY PERKINS,
PRIGIONIERO DELLA PAURA
256 pp. Lindau, euro 22
dio, forse non del tutto vero ma ben ornato Michelangelo Capua costruisce buona
parte di questa biografia. Scritta per ch
molte volte, fin da ragazzo, mi hanno detto che assomigliavo a Anthony Perkins.
Quando Perkins mor, i gior nali titolarono morto Norman Bates. Il fantasma
di Psycho - il film che lo aveva fatto di ventare famoso, inchiodandolo per sem pre al ruolo di psicopatico - continuava a
riapparire. Oggi gli agenti consigliano agli
attori di non accettar e ruoli da gay, pena
il sospetto sulla vita privata, e il rischio
che la scarsa fantasia dei dir ettori di casting rechi in futuro soltanto offerte dello
stesso genere. A Hitchcock Perkins dove va tutto. Forse ne avr ebbe fatto a meno.
Per un po cerc di combattere, di fare altro, di recitare in teatro, provare a dirigere film. Ma i suoi occhi rimasero per sempre gli occhi di Norman Bates (il film era
tratto dallo stesso caso criminale che poi

sogno di alcun rinfor zo; soltanto questione di perseveranza. Pr oseguiamo cos, e


avrete lAmministrazione Bush.
Lasciando da parte la nostra autoinflitta
incapacit di affrontare le principali emergenze dellAsia, abbiamo fatto un br evissimo sommario degli errori commessi, una
completa esposizione dei quali riempir ebbe un libro molto spesso. Ma al posto di tutti questi errori, la sinistra non sa pr oporre
alternative migliori. Infatti, se la destra ha
fallito nellesecuzione dei suoi pr ogetti, il
fallimento della sinistra, sul ter reno della
politica, ancora pi profondo.
John Kerry pu dire qualsiasi cosa, ma il
fondamento ideologico del par tito democratico resta ancora un deprimente e sciocco pacifismo, una pretenziosa e illogica de ferenza alla cultura europea, e la incrollabile convinzione che lAmerica, per sua
stessa natura, trasformi ogni aspetto della
propria autodifesa in unaggr essione che
giustifica la stessa offesa dalla quale si di fende. Dopo che il nemico ha attaccato le
nostre navi, le nostr e ambasciate, la nostra
aviazione, la nostra capitale e la nostra pi
grande citt, uccidendo tremila persone innocenti, coloro che si domandano per ch
abbiamo agito in modo errato non appaiono
in grado di offrire unenergica difesa.
La loro allergia alle spese militari una
prova certa del fatto che, a differenza dei repubblicani (i quali hanno fornito soltanto il
minimo necessario per realizzare un piano
grandioso), non fornirebbero nemmeno
quanto necessario per un piano senza
grandi pretese. Sostengono che la guer ra
non la risposta giusta e professano la loro
fede nel successo delle operazioni speciali.
Ma dobbiamo dare credito alla loro presunta indignazione sul fatto che allinizio della
presidenza Bush si sia verificata una carenza di attivit segr ete allestero, una mancanza di collaborazione con i ser vizi segreti dei regimi dittatoriali e un insufficiente finanziamento delle operazioni clandestine?
O prendere sul serio la stravagante supposizione che questa sia stata una guer ra per
il petrolio, il prezzo del quale, dopo la guerra, aumentato? E allora per ch non abbiamo invaso il Venezuela? E pi vicino, e
il cibo pi buono.
Pregiudizio mistico contro lunilateralismo
Senza altro da offrire che contraddizioni
e una paralitica iner zia, i democratici e il
loro candidato presidenziale hanno fondato la loro politica su un pregiudizio mistico
e irrazionale contro lunilateralismo. Si tratta di una novit in questo mondo, di unas surdit propugnata dalle stesse persone che
spesso raccomandano agli Stati Uniti di in traprendere iniziative unilaterali quando
gli Usa evitano, ad esempio, di inter venire
in Africa per impedire genocidi o per combattere lAids. Per quale motivo lAmerica,
muovendosi di concerto con lInghilterra e
la Spagna per invader e lIraq, deve esser e
pi unilaterale o multilaterale della Fran cia, che agisce in accor do con la Ger mania
e il Belgio, per opporsi a questa invasione?
E un atto sbagliato smette di esser e sbagliato se sono in molti a commetterlo? O, viceversa, un diritto cessa di essere un diritto
se nessuno lo rispetta?
Proprio come molti r epubblicani dete stano lidea di un gover no internazionale e
si illuminano invece alla pr ospettiva dellimpero, parecchi democratici sono since ramente anti-imperialisti ma hanno gli oc chi offuscati riguardo al governo mondiale.
Cos, la politica di Kerry per la guerra un

Kerry pu dire qualsiasi cosa,


ma il fondamento ideologico del
partito democratico resta un
deprimente e sciocco pacifismo
mucchio di sciocchezze sullOnu e i nostri
alleati, con i quali si intende pr obabilmente riferirsi a chi in questo momento non
con noi in Iraq. Sono lor o e le N azioni
Unite che nella magica atmosfera del multilateralismo sapranno risolvere questo difficilissimo problema. Ma in realt non hanno n la volont n la forza per farlo. O il senatore Kerry sa che la sua soltanto una
strategia di copertura per un semplice e
ignominoso ritiro oppure n inconsapevole, il che persino peggio.
sar sfruttato da Ed Harris per il suo Hannibal Lecter). Alla fine cedette. Gir Psycho 2, poi Psycho 3. Dei due, si salva
una sola battuta: questa non una mamma, una mummia.
Durato ventanni, il matrimonio con
Berry Berenson (lei morir lundici set tembre 2001, era sullaereo partito da Boston che si schiant al W orld Trade Center) mise fine alle chiacchier e sulla vita
privata dellattore. Finite le complicate
coperture per non far saper e che si in contrava con giovanotti. Finiti gli strata gemmi e le fidanzate finte ogni volta che
girava un film. Allorigine del cambia mento di rotta pare ci fosse una psicoanalista, una cer ta Mildred Newman, seria mente convinta che i gay andassero riportati sulla retta via. Sembra una scena tratta da Lontano dal paradiso di T odd
Haynes, quando marito e moglie si pr esentano insieme dallo psicologo (lui era
stato sorpreso in ufficio fuoriorario a ba ciare un giovanotto). Allepoca, erano considerati bravi e seri pr ofessionisti: di sua
volont, anche Patricia Highsmith and a
farsi curare lomosessualit. La Newman
ebbe in cura anche Ber ry Berenson, e a
questo punto non vogliamo saper e altro.
Michelangelo Capua indaga e racconta,
interessato pi alla vita privata dellattore che alla vita pubblica. Era stato altr ettanto pettegolo Charles Winecoff in Split
Image The Life of Anthony Perkins
(Plume, 1997). Ma scriveva molto meglio.

Sebbene entrambi i partiti si siano dimostrati incompetenti, nullaltro che la politica impedisce loro di rimediare ai propri difetti; e a questo punto, anche se i pr ofessionisti della politica non sono in grado di ca pirlo, rimedi concreti e radicali sarebbero
la politica miglior e. La situazione non ri marr cos critica se si dar nuovamente la
giusta importanza ad alcuni principi fondamentali.
Lesercito deve essere riformato in modo
che abbia un surplus di potenza senza do ver scegliere tra trasformazione e tradizione, tra qualit e quantit, tra ar mamento
pesante e leggero: sono necessarie tutte
queste cose insieme. Sar molto costoso, e
richieder parole chiare e meno tergiversazioni da parte di chi governa, ma consentir un uso rapido e schiacciante della for za, la creazione di un poter e stabile, la so luzione di varie contingenze e, soprattutto,
lefficacia della deterrenza. E sempre meglio spaventare il nemico anzich incoraggiarlo a nuove azioni mostrando debolezza.
Oltre a condurre operazioni non convenzionali di polizia e paramilitari contro le varie frange della legione terrorista, dobbiamo anche rafforzare la difesa civile. Sebbene colpire un migliaio di obiettivi sia pi facile che difenderne un milione, non pos sibile controllare ogni laboratorio e na scondiglio del pianeta. Per quanto i costi sociali ed economici necessari per unef ficace difesa contr o le armi di distruzione di
massa appaiano un onere molto pesante, diventano insignificanti di fr onte alla prospettiva di un epidemia o di una bomba atomica in una grande citt.
Nel medio oriente, il nostro obiettivo originario, travisato da miopia strategica, era

In medio oriente il nostro


obiettivo torni a essere lautodifesa,
diamo lIraq a curdi e sciiti, e
piazziamoci nelle basi in Arabia
lautodifesa. Il ritorno a questo obiettivo si
avvantaggerebbe del fatto che i paesi della
regione non devono essere necessariamente delle democrazie prima di poter lor o
chiedere di non attaccarci; che un regime
con un controllo stabile sulla nazione pu
essere costretto a sradicare le organizzazioni terroristiche nel proprio territorio; e che,
infine, lo strumento ideale per tutto ci un
rinnovato e adeguatamente rifornito esercito americano, liberato dallimpegno del nation-building e capace di dispiegare una potenza invincibile.
Nel giro di pochi giorni, i curdi e gli sciiti dellIraq potrebbero affermare il controllo sui propri territori. Abbiamo gi ceduto
parte dellIraq sunnita. Ci che r esta da fare trovare un uomo for te, dargli il nostro
appoggio, creare una federazione e sperare
che tutto vada bene; nel frattempo, riorganizzare lesercito e ritirarsi, con o senza
lapprovazione saudita, nelle basi dellArabia Saudita, pi o meno equidistanti da Baghdad, Damasco e Riad. Qui, protetti dal deserto, con infrastrutture moderne, e vicini
al mare, potremmo comandar e il centro di
gravit del medio oriente, con la capacit di
colpire duro, presto e dovunque, e riuscir e
in questo modo a costringer e a un compor tamento responsabile i regimi che sono stati le cittadelle dei nostri nemici.
In una guerra che ha superato di gran
lunga tutte le nostr e previsioni negative,
lAmerica stata servita malissimo da chi la
governa. I democratici sono colpevoli di
una apparentemente innata confusione
ideologica su ci che significa la parola autodifesa, e i r epubblicani sono colpevoli di
un cosciente disprezzo nei confronti di una
paziente e ponderata riflessione. Ed en trambi sono colpevoli di una grave man canza di immaginazione, integrit e pr eparazione, nonch, soprattutto, di aver e subordinato le esigenze pi importanti della
nazione a una rozza partigianeria. A vendo
ottenuto dei risultati pessimi, entrambi i
partiti hanno bisogno di un sever o rimprovero da parte del popolo americano, il quale deve imporgli nuove direttive per cor reggere gli errori e rafforzare la difesa comune.
The Wall Street Journal
per concessione di Milano Finanza
(traduzione di Aldo Piccato)

LA DEFICIENTE
a cura di Guia

Vi invidio, voialtri. V oialtri


che stasera vi sbatterete vergini in poltrona con una buona ragione
per tralasciare Bonolis, dimenticare Striscia la notizia e persino oddio, com
che si chiama? Di, quel programma che
va alle otto e mezza su La7 niente, non
mi viene in mente. Non importa. Perch
stasera, alle 20,30, voialtri fortunati che
non siete andati apposta in America, non
avete piratato dvd n supplicato amici di
registrare per voi la Hbo, voialtri ancora
vergini sperimenterete la gioia di veder e
per la prima volta (su Jimmy) la prima
puntata della sesta serie di Sex and the
city. Che lasciatemelo dir e con lobiettivit che sempre mi caratterizza quando
parlo di questo telefilm (il che accade pi
raramente di quanto tutti vorremmo)
una puntata perfetta. Dico solo che Miranda litiga con Steve con un pr etesto, si
precipita a casa di Carrie e le dice una cosa tipo ho capito che era luomo della
mia vita, e allora ho cer cato in fretta una
scusa per buttarlo fuori di casa, e sono
quelle intuizioni di genio che o le capite o
inutile che ve le spieghi. Utile invece
che vi inviti a non per der tempo: lo spolverino indossato da Carrie per andare allapertura della Borsa un fucking vintage dellarmadio di Sarah Jessica Parker ,
non perdete tempo a cercarlo, labbiamo
gi perso invano io e la mia amica Silvia.

ANNO IX NUMERO 137 - PAG 4

Froci
Sami, palestinese torturato e
seviziato in patria, fuggito in Italia,
non rivendica il diritto al ritorno
Da Gaza a Milano
Vediamo chi gira la testa dallaltra par te. Vediamo cosa ne dicono i sodali italia ni di Arafat, le comari che inneggiano piene di ammirazione ai resistenti iracheni e
agli eroi delle brigate al Aqsa, i difensori
del relativismo culturale, quelli che ogni
paese ha le sue tradizioni ed esportare democrazia e civilt insensato. Gli stessi
che urlano come galline (e fanno benissi mo, sia inteso) quando un frocio italiano
viene insultato per una strada italiana o
minacciato in un ufficio italiano o preso a
sberloni (e peggio) in una famiglia italiana.
Vediamo se e dove hanno le palle questi
signori. La storia questa. C a Milano un
ragazzo palestinese di ventinove anni che
risponde al nome di Sami Saleh e che ri schia di essere rispedito a casa. Meglio dire: allinferno. Sami Saleh (come si legge
bene nellintervista che Mario Cirrito gli
ha fatto su gay.it e che tutti dovrebbero leggere con la dovuta attenzione) ha avuto il
torto di essere omosessuale in quel bel
paese che molti difendono con lo stesso
amore e la stessa passione che spendono
per un altro campione dellinfernalit terrestre: la Cuba del signor Castr o
che tiene chiusi in galera
centinaia di omosessuali colpevoli di infangare la potente
idea del maschio latino. T orniamo a Sami
Saleh, ventinove anni,
palestinese, omosessuale, giovane che tenta di sottrarsi alla tortura e alla morte. A Gaza, sua citt natale,
aveva un ragazzo. Con lui si vedeva di na scosto grazie alla complicit di un amico.
La sua famiglia di quelle che fanno tr emare il mondo: fondamentalisti duri, un
fratello che si prepara per diventare
imam, leggi dacciaio e scuola per kamikaze. Sami e il suo compagno, ospitati da un
amico e complice che offre loro un rifugio
provvisorio, vengono per scoperti in un
pomeriggio da incubo. Per due ore una
banda di torturatori li picchia, li sevizia, li
bruciacchia con i mozziconi di sigar ette e
dio solo sa come sono riusciti a sopravvi vere. La forza della disperazione e i confini labili della regione rendono impossibile una fuga in Giordania. Da l arrivano a
Milano. Siamo al settembre 2001 quando
vengono bloccati alla Malpensa. Le autorit italiane chiedono ai due ragazzi di dimostrare di essere omosessuali e loro, al
di l delle par ole, non sanno che altr o fare. Quindi, sci. Fuori dai piedi. Ami e il
suo compagno puntano allora verso la Svezia ma la polizia tedesca li blocca a Neumunster e li chiude in un campo di acco glienza dove vengono fatti segno di bef fe,
insulti e umiliazioni da parte degli altri
profughi. Alla fine vengono separati. Sami
deve tornare in Italia. Si taglia i polsi perch lidea di non stare pi con il suo com pagno gli pare insopportabile. Curato viene impacchettato e mandato oltre confine.
Ora Sami se ne sta in Italia terrorizzato allidea di essere messo su un aereo e riportato nella gloriosa terra di Palestina. Se ci
arriva lo massacrano. Vediamo adesso chi
gira la testa dallaltra parte.
Lessico familiare
Flag/flagging (inglese). Letteralmente:
bandiera/sbandieramento. E luso ancora molto in voga in alcune comunit gay
americane di fazzoletti colorati (appunto
flags o hankies) secondo un codice preciso
che esplicita il gusto sessuale di chi li porta. Il fazzoletto viene di solito inserito in
una delle tue tasche posteriori dei panta loni (a destra o a sinistra indica se si at tivi o passivi in quel dato gusto).
Intersessuale. T ermine usato da
Edward Stevenson (alias Xavier Mayne) in
The Intersexes (1908) e diffuso in Italia
negli anni Venti e Trenta.
Unisessuale. Termine che per un breve
periodo fu usato con il significato di omo sessuale (vedi il testo di Marc Andr Raffalovich Uranisme et unisexualit del
1896). E in ef fetti in botanica che si parla
di piante unisessuali (o dioiche) riferendosi a quelle a sessi separati (che hanno
quindi fiori maschili e fiori femminili).
Fashion (anche Dolce & Gabbana, Bim ba). Giovane gay solitamente dai modi ef femminati molto interessato alla moda fatta di abiti aderenti (non a caso Dolce e
Gabbana). Attento molto anche allimmagine del viso non disdegna scolpiture
delle sopracciglia.
Daniele Scalise

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 19 MAGGIO 2004

Sulla petulante e malmostosa aggressione dellOrdine al Foglio


Al direttore - I tre scorpioni velenosissimi trovati ieri alla Malpensa, interrogati da Branko,
non erano come sembrava a prima vista tre kamikaze camuffati ma normali terroristi senza
intenzioni suicide. Ora sono agli ar resti domiciliari e sono assistiti dallavvocato Taormina.
Gianni Boncompagni
Al direttore - Regole dingaggio. L occidente
ingagger dei sicari per farsi suicidare.
Maurizio Crippa
Al direttore - Qualche eletto dellUlivo forse
voter il ritiro delle nostre truppe dallIraq con
la morte nel cuore. Qualche elettore dellUlivo,
tra cui il sottoscritto, non se ne dar pace. Perch non pu accettare che le ragioni di chi pensa che la disfatta degli Stati Uniti sar ebbe anche quella dellItalia vengano travolte da una
logica da bassa cucina elettorale. Giuliano
Amato o Enrico Letta sono ancora in tempo a
battere un colpo. E vero: la realt irachena
ormai una realt di guerra. Lamministrazione
Bush non ha una strategia chiara. La posizione del governo Berlusconi stata fino a oggi
tartufesca. Una buona occasione per avanzare
nuove analisi e proposte strategiche, mostrando consapevolezza dellinteresse generale della
nazione. Il rompiamo le righe non certo un
esempio di riformismo coraggioso. La lista unitaria potr forse acchiappare qualche voto in
pi, magari mettendosi la coscienza a posto con
qualche sottile distinguo rispetto a Bertinotti e
Diliberto. Ma, dopo il 13 giugno, cosa pensa di
fare?
Michele Magno, della direzione dei Ds
Al direttore - Complimenti per la dura verit,
esposta senza mezzi termini nelleditoriale La
guerra che rischiamo di perdere, pubblicato sul
Foglio del 18 maggio. Mi sembra che possano
servire, a sostegno della sua tesi, alcune consi derazioni giuridiche, che a me sembrano ovvie,
anche se nessuno ne parla. La guerra, per il diritto internazionale, lo scontro armato tra
Stati sovrani per raggiungere, suo tramite, uno
scopo determinato. Nel senso sopra esposto, la
guerra finita pi dun anno fa con loccupazione del territorio dellIraq e la deposizione del
governo di allora. Il conflitto attuale deriva dallinsurrezione di alcuni settori della popolazio ne irachena contro gli occupanti e la conseguente repressione da parte di questi per ragione di ordine pubbico. La cosiddetta missione di
pace, svolta dal corpo di spedizione italiano deve essere, pertanto, pi esattamente definita
una missione di pacificazione, premessa necessaria perch possa determinarsi la pace. Se
quanto sopra esposto vero, consegue che i soldati italiani debbono usare le armi per pacificare il territorio e le regole dingaggio non possono prescindere dal reale carattere della loro
missione. Cordiali saluti
Luigi Bitto, Bergamo
Tutte queste sagge cose sono talmente ovvie che fa tristezza doverle ripetere nel contesto di un delirio formalistico. Non vero?
Al direttore - Ho il piacere di vederla tutte le
sere alla conduzione di Otto e mezzo; dico il
piacere perch raro, nel panorama informativo italiano, trovare delle persone che abbiano capito che quello da cui dobbiamo guardarci il nemico. E una tesi che sostengo,
da sempre, in discussioni con amici; r egolarmente vengo bollato con lepiteto guer rafondaio.
Giuliano Xillo, via Internet

Trovi un epiteto efficace, risponda a tono.


Al direttore - Un branco di belve umane ti
spara addosso dallinterno dun ospedale facendosi scudo di vecchi, donne e malati e tu
muori perch le regole dingaggio non ti permettono di rispondere al fuoco. Potendo, forse,
nemmeno lavresti fatto. Ma che Francesco
Merlo e Antonio Padellaro sparino addosso al
presidente di una squadra diversa dalla loro facendosi scudo col tuo cadavere - beh, ragazzo
mio, adesso il tuo fantasma sa chi andare a visitare stanotte!
Luigi Castaldi, Napoli
Al direttore - Un presidente del Consiglio che
festeggia il Milan mentre in Iraq si muore (in
che mani siamo? si chiede DAlema) inadeguato, si dimetta, dice lopposizione. E una
maggioranza, composta in gran parte da atei,
che decide di santificare la Pasqua (visitando
mostre, ndr) anzich presentarsi sulla banchina del molo di Brindisi dopo che una nave di
albanesi era affondata nel golfo di Otranto, a fine marzo 97, e dove morirono una ottantina di
persone era degna di rimanere al potere? Si dimise qualcuno?
Adriano Nardini, Trieste
Al direttore - Si dice che sia nei momenti di
crisi e di grande tragedia che si rivela la vera
natura degli uomini e dei popoli, nel bene e nel
male. Ebbene le dure prove a cui gli italiani,
militari e civili, sono sottoposti nellinferno iracheno stanno mostrando un volto del nostro
paese nuovo, forse inaspettato. In Iraq gli ita liani stanno infatti dimostrando al mondo e a
se stessi di sapersi battere con onore, stanno dimostrando di saper portare avanti una missione con intelligenza ed equilibrio, ma anche con
sacrificio e fermezza. Stanno dimostrando perfino di saper anche morire con eroismo. I nostri
soldati stanno dimostrando di essere i migliori
da molti punti di vista di tutti i contingenti impegnati in quello scenario e non solo nellabilit
diplomatica, come in altre occasioni avevano
gi dimostrato, ma anche dal punto di vista
professionale e in combattimento, ma soprattutto nel comportamento esemplare tenuto in
ogni occasione. Non una parola o un gesto fuori posto, non un abuso n una recriminazione,
dignit e consapevolezza anche tra chi torna ferito a casa. Di questo dovremo essere assai grati a questi ragazzi perch, comunque vada questa difficile missione, dora in poi gli italiani potranno guardare alle loro forze armate e a se
stessi con occhi diversi, cos come credo saremo
guardati e considerati in modo diverso in tutto
il mondo.
Stefano Angeli, Cesena (Fo)
Al direttore - Il Pci prendeva i soldi da Mosca
durante la guerra fredda, ovvero dal nemico. I
verdi da Gheddafi per contrastare lenergia nucleare a favore di quella a petrolio, venduto dalla Libia. V edendo linsostenibile difesa delle
istanze del fondamentalismo islamico, si pu
supporre che una certa area politica abbia trovato nuovi finanziamenti? Sperando in una risposta, anche in una rispostaccia, la saluto cordialmente.
Vincenzo Tabacco, via Internet
No rispostaccia, no querelaccia.
Al direttore - In merito alla lettera di Roberta della prima liceo scientifico, vorrei comunicare quanto segue: magari potrebbe essere una
postilla alla sua relazione. Una mia amica mu-

sulmana, moderata, credente ma di quelle che


non portano il velo, tanto per capirci, parlando
con unirachena proveniente da Baghdad si era
convinta che l le bombe per gli attentati le
mettono gli americani. Li hanno visti metter le al mercato di Baghdad, le ha detto la ragazza irachena, e questa mia amica le ha cr eduto. Pensa che bei regali fanno, gli americani. E poi, da l non se ne andranno mai, com mentava mentre mi raccontava del colloquio
con lirachena. Io cercavo di farla ragionare,
ma non mi riusciva proprio di farle percepire
lassurdit di tutto quello che mi stava raccontando. Poi, lidea: le ho chiesto se era disposta a
vedere il video della decapitazione di Berg, e lei
mi ha risposto di s. Me lo avevano spedito per
posta elettronica, e ci ero stata male per tutta
la mattinata dopo averlo visto. La cosa pi terribile di quel filmato laudio, ma non avrei
mai immaginato la reazione della mia amica
(che, ovviamente, parla e capisce larabo). Con
le lacrime agli occhi, ha detto come prima cosa:
Ma questi bestemmiano! Come si permettono
di pronunciare quel nome mentre uccidono
peggio che bestie? E poi: Questo peccato! Un
peccato orribile!. Le ho risposto che, paradossalmente, il problema non era solo la decapitazione, ma che dagli arabi avessimo sentito solo
qualche isolatissima protesta. Mentre per Abu
Ghraib sta venendo gi il mondo. E allora il tono della conversazione cambiato: non si par-

Alta Societ
Sempre ben frequentato dagli italiani
il Caf Costes in r ue Saint-Honor. Ci va
sempre Emanuele Filiberto di Savoia. Ci
sono passati gior ni fa Valentino, Walter
Veltroni. Si vista Monica Bellucci.
Tutti adorano il tonno con mousse
di cetrioli freschi.
lato pi di americani, di occupazione: la mia
amica ha ricordato che sgozzati in quel modo
sono morti tanti musulmani, in Algeria, e ne
continuano a morire. La mia amica mi ha confessato di avere paura di quella gente. Per questo adesso non posso scrivere il suo nome. Ma la
mia amica mi ha anche detto che finch la
maggior parte di loro, musulmani normali (lei
si definisce cos) non parler aper tamente e si
ribeller, saranno sempre pi proprio loro le
principali vittime di tutto questo orrore. Adesso
spedisco il filmato via mail a tutti quelli che me
lo chiedono. Penso possa essere un buon contributo alla relazione di Roberta. Cordialmente
Assuntina Morresi, Perugia
Penso di s.
Al direttore - E se anche il video sullo sgoz zamento di Nick Berg fosse un falso?
Marco Rivalta, Torino
Hanno trovato il cadavere, la testa non
cera.
Al direttore - Secondo Serventi Longhi lei, e
solo lei, non conosce cosa sia la sensibilit. Poi,
sempre per il Servente, lei ha omesso di spiegare la foto della decapitazione prima e dopo
la sua pubblicazione. Impari dai suoi colleghi
dellEspresso che nel pr ossimo numero pubblicheranno il manuale del giovane torturatore.
Francesco Chiappetta, via Internet
La logica di piccola e malmostosa aggres-

sione del dottor Abruzzo e del dottor Serventi Longhi proprio non la capisco. Luned
sera da Socci il presidente dellOrdine
Abruzzo ha assolto Mentana per aver dato il
video alluna di notte e ha ribadito la condanna del Foglio e di Libero in nome della
legge del 48 sulle immagini raccapriccianti. Dovevamo fare unedizione alluna
di notte per essere assolti da Abruzzo? E come mai non censura le immagini raccapriccianti delle torture, vere e false, pubblicate
da tutti i giornali? E la W elt, lautorevole
quotidiano di Amburgo che ha pubblicato
la stessa foto, non gli dice niente? Quanto a
Serventi Longhi, dice che pubblicando
quelle foto abbiamo dato addosso in modo
scorretto alla civilt islamica: e dove mai
abbiamo scritto o significato questo? Come
si permette di tradire il senso esplicito della nostra decisione editoriale? Il nostro scopo era incidere sulla nozione di nemico,
aborrita e negata dalla civilt occidentale
che non vuole vederlo, come ha detto Andr Gluksmann. E il nemico non la civilt
islamica ma il partito del terrore. Perch
non la piantano con le molestie e le delazioni?
Al direttore - Quasi tutti i giornali si sono
stupiti che, secondo una comparazione internazionale, lItalia, abbia il minor numero di casi di mobbing, ovvero di prevaricazioni sui sottoposti nei luoghi di lavoro pur senza avere
una legislazione specifica. Una legislazione che
manca forse perch, aggiungo io, umanamente impossibile mettere nuove norme nel tutelatissimo mondo del lavoro italiano. Forse se
ne potrebbe mettere qualcuna contro il mobbing che le leggi fanno agli imprenditori. Oppure contro le prevaricazioni che i sindacati
con picchetti fanno a imprese ed economia (vedi Melfi). O meglio far rispettare qualche straccio di legge contro gli sgarbi che lavoratori fanno ad altri lavoratori non lasciandoli entrare
nel luogo di lavoro o fotografando chi entra
scortato dalla polizia (vedi Melfi). E magari fi nalmente una legge contro le vessazioni e le assurdit che subiamo noi utenti di enti pubblici
perch molti impiegati pubblici se dovessero lavorare si sentirebbero vittime di mobbing (vedi
tuttItalia).
Jas Gawronski, europarlamentare di FI
Al direttore - In relazione allarticolo di Camillo Langone, divertente, desidero precisare
che in realt Tot chiese alla domestica di disinfettare i punti della sua casa in cui si era seduto Ninetto Davoli e non Pasolini, il quale,
probabilmente ben pulito e profumato, aveva
lunico torto di aver accompagnato in quella
occasione Davoli in casa de Cur tis. Altrimenti
qua finisce sempre in puzza
Rodolfo Lorenzoni, via Internet
Al direttore - Lultima cosa che avrei voluto
in questa mia vita mascalzona essere in disaccordo, seppur parziale, con Camillo Lango ne: ma il suo un errore di metodo. Di Capossela bisogna ammirare i dischi e non cadere
nella tentazione di andarlo ad ascoltare dal vivo, quando troppo ubriaco per ricordare note
e parole, o solo per compitare gli spartiti. Il suo
libro, che rimesta e impiastriccia le canzoni (lo
si sa a priori: folle cercarne conferma), vizio di
vanit e di conto in banca. Del resto, anche il
romanzo di Langone non degno di sciogliere i
lacci dei sandali ai lenzuoli sabatali sul
Foglio.
Ludovico Sforza, via Internet

Manetta, vignettista di sinistra che a sinistra si trova come in esilio


Roma. Mi ritengo di sinistra, ma non
trovo una sinistra che mi somigli. Dino Manetta un vignettista. Ha lavorato a Paese
Sera, al Tg3 dellera Curzi, allUnit dellera Colombo. Ora lavora per Il pr ocesso di
Biscardi, e i suoi disegni li trovate principalmente sul suo sito Internet. Nei giorni
scorsi, ha mandato tre vignette: una allUnit, una al Manifesto, una a Liberazione.
Solo il quotidiano di Rifondazione lha pubblicata: si vede il direttore, Sandro Curzi, al
computer, davanti allimmagine di uno dei
prigionieri iracheni torturati dagli americani, e da dietro la mano di un redattore gli
porge la testa mozzata del giovane Berg decapitato dagli integralisti islamici: Dir ettore, ci sarebbe questa!. E Curzi: Buttala
nel cestino. Insieme alla vignetta, al suo
ex direttore Manetta ha mandato anche
una lettera, per dirgli che non ho apprezzato latteggiamento del tuo giornale nei
confronti dellagghiacciante vicenda dellamericano decapitato.
Manetta un uomo di sinistra. I giornali
a cui si rivolto sono tutti di sinistra. Ma
Manetta anche deluso dalla sinistra. Tanto, scrive a Curzi, da quella fricchettona e
terzomondista che sa solo sporcare i muri a ogni cor teo e proporre slogan e con -

cetti che fanno a pugni con la logica; quanto deluso dalla sinistra riformista, allinseguimento del modello consumistico. E
unita, aggiunge Manetta, si fa paladina
dellinseminazione eterologa, una autentica mostruosit che pretende di far nascere
gli individui dalle seghe di imbecilli narcisisti in delirio di onnipotenza.
Poi, la guer ra in Iraq.
Meglio: gli Usa. N on
che Manetta sia uno
sfegatato filoameri cano, anzi. Spiega:
Gli americani hanno
il torto di voler dif fondere il loro modello in
tutto il mondo, ma noi non possiamo di menticarci che senza di loro il nazismo probabilmente avrebbe vinto in Eur opa ed
sicuramente grazie alla lor o presenza se
non siamo finiti nel tunnel del socialismo
reale. Nella dura r eplica sul suo gior nale
Curzi parla di manifestazione di odio. E
il titolo a tutta pagina dice: Un vignettista
desolatamente solo.
Fin qui la polemica pubblica. Dice Manetta al Foglio: Io mi ritengo di sinistra, ma
la sinistra che c adesso non mi convince.
Sono daccordo su alcune cose, ma a questo

punto non so se sono quelle decisive. Non


trovo una sinistra che mi somigli. Detto
questo, va subito detto che non alle viste
una conversione berlusconiana del vignet tista, che anzi precisa: Sono contro Berlusconi per il modello di societ che rappr esenta e che trovo assolutamente deleterio.
E allora ha ragione Curzi, quando titola che
Manetta desolatamente solo? Il dir etto
interessato conferma: S, cos. N on ho
certo intenzione di lavorare su un giornale
come il vostro o altri di centrodestra, e non
ho spazio su quelli di centrosinistra. E quindi, sto da Biscardi. Ma anche quella sua
presa di posizione sulla fecondazione eterologa Non riesco a capire come la sinistra non tenga conto dei sentimenti veri. C
un tab femminista che pensa si possa fare
tutto, che tutto concesso. Ma allAmerica e alla guerra in Iraq che sempre si torna.
Manetta, da uomo di sinistra, stato daccordo con lintervento, perch gli Usa hanno reagito a un attacco subito. E i fatti in
qualche modo mi danno ragione, non ci sono state pi aggressioni. Secondo il vignettista, c dellingratitudine nella sinistra
nei confronti dellAmerica. E non solo da
parte della sinistra. Se lAmerica nei
guai, lEuropa, che dallAmerica ha ricevu -

to tanto, non pi chiamarsi fuori. Questo


un atteggiamento opportunista. DallUnit
andato via oltre un anno. Non fa la vittima.
Onestamente ammette che si trattato, in nanzi tutto, di questo: V olevo uno spazio
preciso e stabile. Invece ogni giorno la vignetta sbalzava, cambiava pagina, magari
non cera posto. Sinceramente, stato il
motivo principale. Poi, con linizio della
guerra in Iraq, ho sentito la sofferenza notevole che uno pr ova quando vuole dir e la
sua e c una certa atmosfera e magari sente che non la pu dire. Ho solo fatto un conto unico.
Cos parla Manetta, vignettista di sinistra
in esilio dentro la sua sinistra. E Curzi, cosa
dice? E meno netto, il dir ettore di Liberazione, rispetto alla risposta data sul giornale. Quelli di Manetta sono sentimenti e sono parole che stanno nella testa di un sacco
di gente. Ho pubblicato la sua lettera, anche
se so che adesso mi beccher un sacco di
critiche. Ci ha ripensato a lungo, racconta. Manetta non un opportunista, non
uno che passa a destra e che fa la leccata a
Berlusconi Anzi, vorrei che Liberazione
diventasse il giornale capace di raccogliere
e raccontare anche questi stati danimo. Cos arroccati, come siamo, non mi piace.

Scandali
Non solo a Nick Berg, addio anche
allamica della numero 3, quella
che voleva ancoravedere il mare
altra notte morta una delle protagoniL
ste in incognito della saga di Padri e figli. Dico in incognito perch si chiamava
Emanuela ed era unamichetta e compagna
PADRI E FIGLI

di classe di Gloria, la numero 3, che dalla


malattia di Emanuela traeva, mi pare, ancora pi pensosit (e spigolosit) di carattere di quanto gi non ne avesse per indole
naturale e per condizione di viaggiatrice sul
nostro ottovolante. Emanuela aveva 13 anni
ed era la figlia primogenita di una coppia di
sposi arabi, egiziani, cristiani di fede copta.
Se ne andata nel sonno, serenamente, poich la morfina le ha almeno reso pi lieve
il dolore del cancro che lha uccisa. Dicendo il Rosario, con Gloria e il resto della
truppa, devo anche esplicitare tutta la vittoria della resurrezione di Cristo contro tutta
la vittoria del nulla. Contro il nulla della
malattia e contro il nulla della dimenticanza, distrazione e cattiveria di cui siamo ca paci. E dicendo queste cose, dico, semplificando, ci che Gloria ha sentito nelle ultime
parole di Emanuela e che io ho sentito da
Rose, una negra ciellina che lavora a Kampala, Uganda, in un dispensario di malati
terminali di Aids. E cio che la cosa statisticamente pi riscontrabile tra questi mo renti la scoperta che la vita bella e,
tuttal contrario di ci di cui si parla ultimamente in Europa nonostante i film e le
cliniche a lieto fine, il desiderio pi grande
quello di viverla fino allultimo respiro.
Naturalmente questa cosa, che certezza
naturale che vibra in ogni bambino tra le
braccia di suo padre o di sua madre, non
centra con il film di Roberto Benigni o i Tavor che blandiscono di qualche buona sensazione lemisfero cerebrale dellimmaginazione non verbale. Si tratta invece di una
cosa che, come un bernoccolo, spunta in
concomitanza con lemergere nella vita di
un imprevisto, di un incontro, di un avvenimento, di fenomeno fisico che, dicono per
esempio i malati di Rose, sor gente di positivit e di un desiderio di beatitudine che
trova sicuro segnacolo in una presenza. Una
presenza che noi cristiani chiamiamo Ge s Cristo e che, devono sapere i non cristiani e, putacaso, anche i tagliatori di teste
islamici che alla presenza di Cristo sono comunque destinati, non rilevazione della
fantasia dellal di l (Allah? Chiss), ma
proprio una cosa dellal di qua, un amico,
una compagnia, un popolo e, dal fr utto capirete lalbero, che mostra nellattualit e
nellesperienza, che io sono con voi fino alla fine del mondo e che l dove due si riuniranno nel mio nome, l sar io. E da uno
dei suoi malati che Rose ha desunto losservazione: Vedi, per alleviare il dolore basta lanestesia, ma per tener e desto il desiderio di infinito in cui mi ha concepito mia
madre, mi occorre uno alla cui presenza il
mio essere vibri di infinito, non per ch mi
d una definizione dellinfinito ma per ch
mi fa fare esperienza dellinfinito.
La macina girata dallasino
Dunque, Emanuela si addormentata
senza poter verbalizzare di nuovo la mattina prima gi aveva perduto la facolt della parola il desiderio di qualche giorno fa,
mamma vorrei vedere il mare. Dunque,
probabile che qualche altro malato del dispensario di Rose si sia addormentato senza vedere la nostra bella Italia che tanti
qui desidererebbero vedere, che Rose ha
visto e rivede, con i suoi amici, almeno una
volta lanno. Dunque, Emanuela, i malati di
Rose, Nick Berg che non si addormentato e Dio solo sa come ha sofferto io, Gloria
e Rose sappiamo che conoscono gi la vittoria della resurrezione di Cristo sulla vitto ria di tutto il nulla di questo mondo. Soltanto i Giuda dellumano, cio i traditori della
natura stessa di Dio poich qualunque cosa dicano abbia detto Maometto la verit
che Dio non pu contraddire la Sua natura
consegnando la Sua creazione e linfallibilit del Suo giudizio a un libr o o alla mano
di una Sua creatura che si fa boia del Suo
creato si sono condannati da se stessi a vagare per il mondo, ciechi e, se lo augurino
almeno loro, imploranti misericordia allAltissimo. Per hanno scandalizzato i no stri bambini uccidendo come hanno ucciso
Nick Berg. E questo un guaio, perch il
Cristo alla cui presenza anche al Zarkawi
destinato, ha detto: Chi scandalizza anche
uno solo di questi bambini che cr edono in
me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e
fosse gettato negli abissi del mare.
Luigi Amicone

ANNO IX NUMERO 137 - PAG I

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 19 MAGGIO 2004

APPUNTI PER UN INTERVENTO


Che cosa dovrebbe dire Berlusconi domani alla Camera
Riscatto

Antitotalitarismo

Antinichilismo

Realismo

Pressing

Leadership

Dichiari la guerra o la pace,


ma ci liberi dall8 settembre
e dallumanitarismo

Li chiami col loro nome, fascisti


islamici, e spieghi che per batterli
servono pi soldati, non la fuga

Signori del Parlamento, non in


questione la rielezione di Bush o la
mia, ma le vostre libere elezioni

Abbiamo detto s a uninvasione,


ora ci sparano addosso,
dobbiamo andare fino in fondo

Nessuna fuga, ma la minaccia


del ritiro italiano pu spingere
Bush a trovare la soluzione

Premesso che non ci dovrebbe


andare, citi lOnu, Ruini, Vattimo e
linno dei Lagunari

ovrebbe dire che siamo in guerra.


E pure spaventosa come guerra,
questa, peggio di quella che fece di
Dresda una Pompei. Silvio Berlusconi
che tra una cosa e laltra si trova questincombenza essere anche primo ministro della sovranit politica chiusa
nei confini dItalia, oltre che presidente del Milan dovrebbe fare un appello allunit nazionale, dovrebbe farlo
parlando alla Camera dei deputati, ovviamente dovrebbe ricordare il precedente di provata responsabilit,
quando al tempo dei bombardamenti
del Kosovo, con armi italiane e da postazioni italiane, al tempo di quella
guerra definita anchessa umanitaria,
lopposizione di allora non fece mancare lappoggio al gover no di ieri, questa
sinistra dopposizione irresponsabilmente finita nelle mani di Romano Prodi. Dovrebbe dunque dire che siamo
tutti sul baratro di una scelta e dovrebbe svegliare la responsabilit di tutti,
superando le divisioni, chiedendo loro
di essere pronti a dare una risposta comune per tutti, superando perfino gli
errori, assumendosi il compito di can cellare da s la faciloneria dellaver
sperato di farla franca pensando di
comprare gli iracheni smutandando le
loro donne e i loro mullah perch non
ci sono segnorine n Cln a Baghdad; non si sentono liberati e in fondo
hanno tutto il diritto di incazzarsi e di
sparare, loro. Per ci fermi tutti dovrebbe dire, ragioniamo la cosa dovrebbe dire, e chiedere quel gesto di
responsabilit alle opposizioni perch
alla fine della fiera vale linter esse supremo della nazione. N on retorica,
sar pure petrolio, ma ci sono in ballo
equilibri mondiali nello scacchiere internazionale che ci riguardano, e siccome in questo momento lesercito italiano impegnato a perderci la sua porca
parte di carne di cannone in unoperazione che vero, partita come operazione di pace ma diventata nel tempo
tiro a segno nei confronti dei nostri soldati Berlusconi dovrebbe finalmente entrare nel buco
della storia. E la risposta la
pu trovare solo nei due opposti corni del dilemma: o
una resa senza condizioni,
con le conseguenze della r esa,
cio fischi e piriti, o un cambio
strategico, anche se in corsa, in ogni
modo un cambio, perch a differenza di
Pietro Badoglio che disse la guerra
continua, Berlusconi, dovendo alzar e
il livello della poltiglia italiota, deve dire o la guerra comincia o la guer ra
finisce. Una sola posizione, un solo popolo, questo dovrebbe fabbricarsi domani in aula Berlusconi, e per questo
pu passare alla storia, non certo col
Ponte di Messina.
Via dalla non-co-belligeranza
Potrebbe essere la sua occasione,
questa, uscirne da gigante, smontando il
clich della missione di pace, reclamando per s e per questo popolo rinchiuso nei confini della sovranit poli tica dItalia la dignit di decidere senza
affogare tra i miasmi della non-co-belligeranza. La guerra guerra, non
non-co-belligeranza. La guerra interesse, famelico istinto di sopravvivenza dei popoli che decidono il grande
salto. La guerra leterna regola della
politica che forse non pu pi reggere
la menzogna umanitaria, forse anche
troppo spacciarla come vetrina della redenzione democratica e liberale, solo la
pedagogia americana, infatti, pu piegare larte della guerra allossimoro della guerra di liberazione. La guerra
sempre conquista di spazio vitale, noi
labbiamo perduto a suo tempo, campiamo con lelemosina atlantica, questo il teatro dove siamo costretti a recitare. Pacta sunt servanda. Linteresse e
il prestigio del popolo italiano sono i
due corni di un altro dilemma, corna
che abbiamo tenuto in testa opportunamente tagliate e mozze, quando nellultima guerra abbiamo cambiato allean za. Potrebbe essere proprio questa
guerra loccasione per cancellare la vergogna dell8 settembre, quella data che
incombe con la sua vera didascalia:
Morte della Patria. Checch ne dica il
Quirinale, ci che ormai brucia nel sacello del Milite Ignoto questa macchia, e su questa guer ra forse meglio
che il Quirinale non metta verbo. Anche
questo dovrebbe dire Berlusconi.
Pietrangelo Buttafuoco

a cosa che Silvio Berlusconi non deve assolutissimamente fare seguire i consigli dei cosiddetti esperti di
geopolitica. Prepari, piuttosto, il suo discorso parlamentare di domani senza
neanche sbirciare le cose che gli suggeriscono ambasciatori e giornalisti.
Sono sofismi, politichese, feluchese,
chiacchiere e distintivi. Faccia di testa
sua, come gi fa le formazioni del Milan, dica quello che un imprenditore farebbe se fosse a capo dellazienda Iraq,
dica quello che chiedono le forze politiche irachene, comprese quelle pi antiamericane, dica quello che ogni per sona di buon senso sa e cio che allIraq servono le truppe occidentali, da
sole o con la Nato non importa, per garantire a) la sicurezza dei cittadini; b) la
transizione a un governo democratico.
Ogni imprenditore, ogni persona di
buon senso, perfino ogni allenatore di
pallone sa e capisce alla perfezione che
in Iraq bisogna restare anche oltre il
primo di luglio, quando gli iracheni,
con legida dellOnu, si autogoverneranno. Signor presidente imprenditore,
spieghi la mission dellimpresa in Iraq:
liberare il paese dalla dittatura (ed
stato fatto) e aiutarlo a costruire un futuro libero, democratico e di benesse re. Per riuscire nellimpresa la miglior
difesa lattacco, come diceva il teorico dellesportazione del bel giuoco, Arrigo Sacchi. In Champions League ser vono due punte e Gattuso su Zidane, in
Iraq servono pi truppe, non di meno, e
la risolutezza di chi sa che sta combat tendo per difendere non solo se stesso
ma anche lIslam dal suo scisma ter rorista.
Dica che al momento della nuova risoluzione Onu e del nuovo governo iracheno, se richiesti, mander altri soldati e altri civili e altri soldi e altri tecnici e altri ingegneri e altri, come can tava Edoardo Bennato, dotti, medici e
sapienti per parlare, giudicare, valutare e provvedere e trovare dei rimedi
per la giovane democrazia in questione. Rivendichi quanto stato gi
ottenuto, non solo la cacciata degli as sassini talebani, ma anche la caduta di
una dittatura imperialista che condivideva il medesimo progetto politico di
Osama bin Laden: conquistar e il mondo arabo e musulmano, colpire gli americani, distruggere Israele.
Le difficolt sono enormi e aumentano. Ed ovvio, visto che per i fascisti di
Osama e di Saddam e di T eheran (la
prego, li chiami per nome in Parlamento: fascisti islamici) con il trenta giugno
e la democrazia si metter male. Intensificheranno gli sforzi, i fascisti. Contro
gli americani, contro gli iracheni democratici e, certo, contro di noi, alleati
pi deboli. E sconfortante, ma non ceda alla sindrome di Caldarola: raddoppi gli sforzi per sconfiggere lultimo totalitarismo del Novecento.
Faccia le corna a Caracciolo
Lesperto Lucio Caracciolo, sullEspresso delle patacche, aveva gi suggerito di esportare in Iraq, testuale, la
democrazia alla beduina. Ieri andato oltre. Su Repubblica le ha fatto un
elenco di tre richieste irrevocabili
(trittico strategico, lo chiama lui) da
rivolgere a Bush, pena il ritiro, senza
sapere, lesperto, che le prime due sono
state gi attuate (copertura Onu per
preparare le elezioni entro i primi mesi del 2005; e nomina da parte di Brahimi di un governo iracheno provvisorio
entro il 30 giugno) mentre la terza (forza militare Onu) gi una richiesta
americana. Caracciolo, di suo, vorrebbe
anche gli eserciti della Lega Araba in
Iraq. Gli risponda in Parlamento che,
altro che democrazia alla beduina, questa esportazione della dittatura. L esperto gliene ha suggerita unaltra geniale: di spiegare a George W . che il
nuovo governo iracheno dovrebbe essere composto anche da irriducibili
baathisti, radicali sciiti, mafiosi curdi.
Gli risponda con le corna, come fece a
quel vertice europeo. E dica, piuttosto,
che si impegner con Bush per far processare e punire i volenterosi torturatori di Abu Ghraib, purch non se ne
parli pi. E si batta, ora che campionato e coppe sono finite, per anticipare le
elezioni irachene, per mostrare come
la battaglia sia per la democrazia. Credo che seguir a pieno il mio consiglio,
cio non mi ascolter affatto e quindi
non dir niente di tutto ci.
Christian Rocca

ignori del Parlamento, e voi, voi tra


gli italiani, che nutrite lopinione
che lintervento angloamericano in Iraq
sia stato un errore, e che la presenza del
contingente italiano a Nassiriyah sia un
errore ancor pi grave, cui porre riparo
unilateralmente e al pi presto. E a voi
che mi rivolgo, prima che a ogni altro.
La catena di eventi prodottasi dopo l11
settembre chiede a una grande democrazia giudizi e scelte politiche che prescindano da contese e avversioni interne. I militari italiani in Iraq non sono i
bersaglieri inviati sulla Cernaia per
conquistare un ruolo nel concerto delle
potenze. Questo non il parlamento subalpino. N io sono Cavour. Sono il presidente del Consiglio cui toccato gui dare lItalia negli anni in cui si scatenato lattacco planetario conseguente
alla dichiarazione per il jihad del fronte islamico mondiale contro gli ebrei e
i crociati americani e occidentali, resa
da Osama bin Laden il 23 febbraio 1998.
Fu a lungo sottovalutata. Poi, fu attacco
feroce, che ha infranto lillusione che
pochi seppero intuire, dopo i grandi
eventi del 1989. Penso a intellettuali il luminati come Pascal Br uckner, a quel
suo Lillusione democratica: come vivere senza nemici, in cui gi 14 anni fa
si descriveva il moto che oggi allopera nelle opinioni pubbliche, di fronte alle vittime jihadiste. Distogliere lo sguardo, lasciare che si sfoghi altrove la belva terrorista, separare il proprio destino, da chi quella minaccia intende affrontarla. Loccidente laveva sottovalutato. Noi tutti non lavevamo capito. Il
mondo non aveva un ordinamento internazionale allaltezza dellattacco. Ma
i paesi liberi hanno nellintegralismo fanatico di minoranze terroriste un nemico implacabile. Questo ho detto a George Bush. Non in questione il giudizio
politico sul suo governo, la sua rielezione a novembre, quella di Tony Blair. Come non il calcolo elettorale interno su
come gli italiani giudicheranno la scelta del mio governo di impegnare il contingente italiano in Iraq, ad averci indotto a compierla. Il punto un altro. E
la lezione del 900, che ci ha spinto a sostenere la lotta al ter rorismo, labbattimento dei talebani in Afghanistan,
quello di Saddam Hussein in Iraq. Come lItalia pu fare, nei limiti e condizioni delle nostre forze, e nella misura
che il nostro giudizio politico ha ritenuto opportuna. Nel 900, labisso fu varcato, quello che sembrava separare bene
e male assoluto. Oggi ci si ripropone:
il nichilismo terrorista, per cui omicidio
e suicidio sono le due facce di una stessa medaglia. Quello che ha colpito le
Torri, che ha ucciso Fabrizio Quattr occhi e altri 20 dei nostri, che ha mietuto
le 190 vittime delle stazioni di Madrid e
tagliato la testa a Nick Berg. E il nichilismo che non affatto resistenza nazionale, tanto meno nellIraq dove la
stragrande maggioranza di curdi, sciiti
e sunniti pensa che ben altro, da bombe
e scimitarre, sia il mezzo per giungere
al pi presto al giusto autogoverno. E al
nichilismo, che lasceremmo la maggioranza degli iracheni se la coalizione abbandonasse le sue posizioni. E ci che
va scongiurato, per farlo Europa, paesi
arabi e di tutto il mondo devono trovare
la forza di accelerare il proprio coinvolgimento sotto legida di ci che lOnu
ha gi legittimato.

Nessuno pi al riparo dal ricatto omicida


Loccidente per primo chiamato allaltezza di un pensiero e di unazione
antinichilista. Capace di difendere le
ragioni della vita e libert, prima che ad
affermare un impossibile modello democratico eguale per tutti. C un nuovo
nucleo di civilt, su cui fondare il nuovo
sistema antinichilista: solo la libert degli altri fondamento della sicurezza
comune. Adoperiamoci a convincerne
chi in Europa e nel mondo la confonde
con le pretese unilaterali dellAmerica.
Punire gli abusi di Abu Ghraib, r ealizzare la transizione irachena, assicurare
la pi vasta garanzia inter nazionale allindipendenza di quel paese. Niente di
tutto questo impossibile, se si condivide la sfida. Non dir che chi si chiama
fuori si arrende al terrorismo. Il giorno
in cui gli iracheni fossero lasciati in balia dei terroristi, lAmerica isolata e
lEuropa convinta di lucrare col proprio
isolamento, non pi una sola libera elezione al mondo sarebbe al riparo dal ricatto omicida.
Oscar Fulvio Giannino

Lequivoco attorno alla parola pace


Non so se, oggi, la macelleria del dopoguerra invalidi le nostre ragioni. Certamente rinvia allurgenza di andare sino in fondo. Ci costringe al riconoscimento tardivo di essere parte in causa
in un conflitto mai terminato, sopportandone le conseguenze politiche con
lo stesso realismo con cui i nostri soldati a N assiriyah vedono arrivare le
pallottole dei miliziani sciiti. Questo il
punto e sempre che a muoverci sia il
dovere dessere allaltezza dei nostri
convincimenti. Diversamente, sostando
nellequivoco raggrumato attorno alla
parola pace, fuggendo dallIraq, offriremmo limpressione daver posizionato le nostre poltrone nel verso di quel la che abbiamo confuso con la corrente
della storia. Il resto solo un affare sindacabile di tattiche militari, strategie
di conquista, geometrie variabili che
non modificano i nostri obiettivi e alloccorrenza passano anche per una
riabilitazione post-bellica dellOnu e il
coinvolgimento di altri paesi. Ma r esta
che c anche il dovere di fare chiarezza e restituire alla sincerit un posto
nelle nostre coscienze: siamo in guerra,
troppo tardi per immaginarsi altrove.
Alessandro Giuli

La sintonia con Zapatero


Gi qualche giorno prima, il mio ministro degli Esteri, Frattini, aveva anticipato la nostra posizione ricordando
che sovranit irachena vuol dire anche potest di invitare le forze straniere a restare o andarsene e che se lItalia non sar invitata a restare rispetter le scelte del governo iracheno e se
ne andr. Ho ricordato a Bush che
purtroppo ero stato profeta quando un
anni fa dissi che se fossero stati gli Usa
da soli ad aprir e il conflitto i risultati
sarebbero stati catastrofici per lEuropa. Da allora lItalia ha
dedicato tutte le sue energie a ricucire, in Europa e
tra Europa e Usa, anche se
purtroppo non s visto
molto. Ho continuato a farlo col collega spagnolo Zapatero, la cui visione molto pi simile alla mia di quel che sia apparsa in
molti commenti.
Vorrei che non ci fossero equivoci.
La nostra non una resa al ricatto
dei terroristi, un cedimento a chi pratica la violenza e vuole il caos, n abbandonare gli amici in difficolt. A Bush ho
ricordato anche come Londra e lEuropa avevano fatto in definitiva un favore
agli Stati Uniti rifiutandosi di mandare
truppe a pacificare il Vietnam: cos avevano creato le premesse per la sconfitta definitiva dellImpero del male comunista. Gli ho mostrato una bozza di
comunicato che ho nel cassetto della
mia scrivania, e che dice: Il governo
italiano, riconosciuta limpossibilit di
continuare limpari lotta contro il caos
soverchiante, nellintento di risparmiare ulteriori e pi gravi sciagure alla nazione ha chiesto di procedere al ritiro
Conseguentemente ogni atto di ostilit
deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse per r eagiranno
a eventuali attacchi di qualsiasi provenienza. E lultima cosa che vorrei dover sottoporre a unapprovazione bipartisan del mio Parlamento, gli ho detto. Era pallido, teso, ma ha capito.
Siegmund Ginzberg

Da uno spaesato american ghost-writer


Ricordi che andato s a parlare con
lamico George W. Bush, ma prima e soprattutto al segretario dellOnu, il capo
di quellelefante zoppo e un po gi marcio che viene invocato ogni due per tr e
dallEuropa, e dalla sua opposizione,
come salvatore; dica che di non portare
via le truppe glielo ha chiesto pr oprio
Annan, che linviato Brahimi sta met tendo insieme lelenco del gover no sovrano dIraq, presidente e premier compresi, che anche lui gradirebbe non essere boicottato per ch tocca esser e
uniti nellUlivo. Sostenga che George
W. pronto a restituire il potere agli iracheni, anzi non vede lora, e pur e concedere allOnu la sorveglianza politica,
ma che gli americani devono continua re a mantener e lordine e il contr ollo
militari, perch gli altri non lo possono,
non lo vogliono, non sono in grado di
farlo. Citi il cardinal Ruini, aiutare lIraq, aiutar e lOnu, ma in modo e con
forme nuove, anche se nessuno ha capito che cosa voglia dire, fa comunque effetto, sui banchi di destra e su quelli di
sinistra. N on pr onunci mai la par ola
comunista, per legga una citazione del
comunista Vattimo quando nel 99, al
governo DAlema, incitava alla guer ra
per liberare un paese da uno spietato
dittatore, Milosevic, ho con me il testo
integrale. Se crede, concluda con altra
citazione, lInno dei Lagunari, a noi la
morte non ci fa paura, no. Questo
quanto dal suo appena acquisito e un
po spaesato american ghost-writer.
Maria Giovanna Maglie

iamo un paese in guer ra e abbiamo


sbagliato a non ammetterlo da subi to. Prima ancora che giusta o sbagliata,
la guerra in corso ha i tratti dellinelut tabilit e come tale va gestita, per vin cerla e far s che a giudicar e la nostra
vittoria siano anzitutto i nemici. Stiamo
combattendo in Iraq a fianco degli an gloamericani, ispirati da una cer ta idea
delloccidente. Che poi il secondo no me di una precisa idea del mondo, infi nitamente presuntuosa, radicata nella
sacralit della democrazia, nelluniversalit dei diritti delluomo e nel
dovere di proteggerli per quanto possibile dopo la chiamata
alle armi dell11 settembre. Proteggere una concezione del
mondo liberale, la nostra, signi fica anche estenderla senza timore di proclamarne implicita mente la superiorit, nella certezza
che rappresenti la dose minor e di
violenza da immettere nel mercato delle ideologie; anche se i fatti si ostinano a
darci torto. Esportarla con la persuasione, tale idea, non sempre possibile, imporla con la for za pu essere la necessit dettata dallemergenza che da quasi tre anni diciamo di condividere con il
resto delloccidente. A chi ci accusa di
collaborazionismo con il presunto piano
di un governo globale americanomorfo,
siamo costretti a risponder e: sia pure.
Perch non sarebbe che il gover no di
una delle potenze di questo mondo. Inevitabilmente oppressivo rispetto alle altrui pretese egemoniche.
Dunque abbiamo detto s allaggr essione contro Saddam Hussein, allinvasione di un Iraq laico ma per noi non
abbastanza immune dalle seduzioni
terroristiche, e non abbastanza libero
per immunizzarsene da s. Accettando
lopinione angloamericana per cui la
resistenza delle N azioni Unite e lostruzione del direttorio franco-tedesco
non erano che ostacoli di fronte alle minacce alla nostra sopravvivenza. Scon trandoci con alcuni Stati del vecchio
continente che abbiamo accusato di vischiosa obliquit; e che ai nostri occhi
hanno travestito di europeismo le leggi
non scritte della preferenza nazionale.
Tuttavia abbiamo offerto il nostro sostegno alla coalizione occidentale sapendoci al riparo della nostra Costituzione, che ci vietava un intervento attivo in un quadro di legittimit internazionale ancora inedito. E se abbiamo
commeso degli errori, ripeto, uno di
questi aver preso parte a una missione unilaterale senza il coraggio neces sario per farci coinvolgere a pieno titolo fra i paesi belligeranti. Sperando di
poter gestire pacificamente gli effetti di
una guerra le cui ragioni abbiamo condiviso, lontani dallidea fastidiosa di
mettere in questione larretratezza giuridica che ha ingabbiato la nostra con dotta. Dopodich, piegato Saddam, ab biamo esultato illudendoci che il gr osso del lavoro fosse concluso. Altro errore. Alla fastidiosa litania degli scettici,
pi che rammaricarci per il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di
massa, abbiamo risposto notando fiduciosi limbarazzato timore di altri Stati
che siano tentati di produrne.

ignor presidente, onorevoli colleghi,


il governo italiano ha inviato proprie forze in Iraq in una missione di pace, al servizio del popolo iracheno. Restiamo assolutamente convinti che non
si possa consegnare lIraq al caos e alla
guerra civile. Non intendiamo fuggire
n abbandonare i nostri alleati. Non ci
spaventano le bande di predoni e assassini. Siamo pronti a raddoppiare il
nostro impegno e il nostro sacrificio,
anche in uomini e mezzi per questo
obiettivo. Purch siano chiare alcune
condizioni: che la nostra sia una presenza militare accettata e richiesta dal
popolo iracheno, non qualcosa percepito come occupazione; che avvenga
nel quadro di una pi vasta legittimazione internazionale, in particolare in
rappresentanza di tutta lEuropa, anche se non tutti verranno al nostro fianco; che serva davvero alla lotta mondiale contro il terrorismo e non finisca
per incoraggiarne e propagarne i veleni; che sia ben chiaro cosa ci stiamo a
fare. Noi ci adopereremo in ogni modo
e in ogni sede perch si verifichino
queste circostanze. Anche annunciando che altrimenti non avremo altra
scelta che ritirare il nostro contingente.
Ne ho parlato con franchezza anche col
presidente Bush. Cos come un anno fa
avevo detto con altrettanta franchezza
e lealt che non avremmo partecipato
direttamente ad azioni militari, non siamo una nazione belligerante, ce lo vieta la nostra Costituzione. Ma non solo
per questo. Gli ho spiegato che prospettare un ritiro delle truppe italiane
anche un modo per aiutarlo a trovare
una via duscita dal pasticcio in cui si
trova. Che forse lunico modo per far
s che alla fine ci possano andare tutti,
evitare che finisca male per gli iracheni, per gli americani e per loccidente.
Che lo consideriamo un modo per premere in questa direzione, uniniziativa
da veri e sinceri amici dellAmerica,
per evitare che restino soli. Lunico forse a nostra portata per convincere gli
amici ancora riluttanti in Europa e nel
mondo a dirgli ci andiamo anche noi
purch non ve ne andiate voi americani, e magari far s che gli iracheni ci e
gli chiedano di restare. Altrimenti il rischio che a contenere la polveriera
non basti tutto lesercito americano, figurarsi un contingente italiano.

remesso che quando si attaccati


dal nemico si pensa a come difen dersi con successo, tutti assieme, mag gioranza che decide e opposizione che
collabora, e che dunque non ci dovr ebbe essere alcun dibattito e tantomeno
un voto del Parlamento, insomma lei
non ci dovrebbe proprio andare domani alla Camera, una cosa disdicevole
pi o meno come festeggiare il Milan domenica scorsa, perci mi chiedo prima
di tutto perch lei invece abbia deciso
che ci andr; premesso che quel dibattito e quel voto daranno nel contempo
una formidabile indicazione di debolezza e di divisione nazionali, e rideranno i mandanti dei ter roristi che vi sparano addosso nel vedere ancora una volta che gallinaio che siete, ma anche una
pericolosa indicazione di testardaggine
se non di arroganza, e sinfurieranno i
mandanti dei terroristi che vi sparano
addosso nel vedere che glielo dite pure
con i numeri che intendete restare; premesso che lopposizione al suo gover no
tra le peggiori che uno Stato democratico possa esprimere, priva com di leader autentici, di una linea, se non unica,
comprensibile, di senso di responsabilit nazionale, che insomma si comporta come se mai fosse stata for za di governo e mai intendesse tornarci al governo, preoccupata e bramosa solo di
campagna elettorale; premesso che la
sua alleanza di governo tra le pi confuse, raffazzonate, litigiose e infantili
che uno Stato democratico possa espri mere, priva com di unit di intenti e
perfino di buona volont di gover no;
premesso che per candidati alle elezioni europee avete messo insieme tanto
voi del governo quanto quelli dellopposizione una bella serie di nani e ballerine che al confronto quelli di buona memoria erano accademici di Francia; premesso che lopposizione non conta
quanto pu e deve contare la leadership
di governo, e questo non trascurabile
dettaglio andrebbe detto con chiarezza
agli italiani, nel caso lavessero dimenticato; premesso che il vostro appoggio
alla coalizione che ha liberato lIraq
dalla brutale dittatura di Saddam e che,
sia pur tra molti errori di valutazione e
prospettiva, si prova a portare a termine
quel compito instaurando un governo
democratico, i cui costituenti iracheni
vengono infatti sparati addosso e mas sacrati come e quanto i soldati stranieri, lappoggio, dicevo, stato fin dallinizio malinteso, sottovalutato, non chiari to al popolo italiano, che avete pronunciato un milione di volte di troppo la parola missione di pace, mentr e peace
enforcing e peace keeping gi vogliono
dire cosa diversa; tutto ci premesso,
perch lonorario importante, ma nel
mio delicato mestiere, almeno privatamente, necessario dire al committente
come stanno le cose, vengo a suggerirle
qualche tattica, pi che strategia.

AL CAPEZZALE DELLUNIVERSIT

Dialogare con la Moratti? Qui si dice che si pu


Il documento delle Commisssione
cultura della Conferenza dei rettori delle universit italiane (Crui) sul governo
del sistema universitario, (il Foglio del
22/4) riafferma alcuni princpi generali
e avanza proposte concrete, come, per
esempio, il rafforzamento del ruolo dei
rettori. Ne discutiamo con due dei pr omotori, Ernesto Galli della Loggia e Aldo Schiavone, con Adriano De Maio,
rettore della Luiss, e con Mar co Mancini, rettore dellUniversit della Tuscia.
Il Foglio - Il documento della Commis sione cultura della Cr ui ha sollevato con sensi e polemiche, ed era pr evedibile, nellattuale fase di discussione sulla rifor ma
delluniversit. Sembra evidente, comun que, la sua funzione di riaper tura di dialogo tra mondo accademico e minister o. Con
quali obiettivi?
Galli della Loggia - Quel documento parte dal presupposto che la str uttura tradizionale delluniversit italiana ha molto di
buono da conser vare, ma tiene conto del
fatto che la rappr esentativit democratica
degli organi di governo oggi sottoposta a
ADRIAN O DE MAIO, r ettore al Politecnico di Milano dal 1994 al 2002, r ettore della Luiss di Roma e coor dinatore della Commissione di consulenza sulluniversit del ministro Moratti.
una fortissima tensione, dato il nuovo con testo di competizione in cui luniversit deve operare, che mal si adatta alla for ma
iperconsensualistica che caratterizzava la
vecchia governance. Ecco perch pensiamo
che lattuale gover no delluniversit, pur
restando fermissimo il suo carattere di rappresentativit democratica, debba esser e
dotato di maggiore incisivit dei poteri, con
adeguata cr escita dei contr olli. Il docu mento parla di rafforzamento del ruolo del
rettore, pur mantenendone la rappresentativit democratica, mentr e il consiglio
damministrazione vede ridotti i propri poteri, e mentr e aumentano i poteri di con trollo del Senato accademico. V ogliamo
uscire da quella cattiva for ma di democrazia, finora imperante nelluniversit, che
la cosiddetta cogestione. Il Senato, cio la
rappresentanza delle facolt e dei dipar timenti, degli studenti e degli amministrati vi, deve essere radicato in una funzione di
controllo, non di cogestione. N elluniver sit, finora, gli organi di gestione vedono la
rappresentanza dei docenti per categorie e
per aree scientifiche. Per cui in sostanza
dentro gli organi si riproducono automaticamente le esigenze corporative dei ricer catori, degli associati, degli or dinari e poi
dellarea scientifica, umanistica eccetera.
Una modalit di rappresentanza dinteressi che rende difficilissimo il perseguimento di strategie generali. Oggi il nuovo con testo universitario implica e chiede esattamente lopposto, e cio la focalizzazione di
strategie complessive. Cos cr edo che sia
giusto rivedere le modalit dellaccesso alle carriere universitarie e del loro sviluppo
allinterno delluniversit stessa. Da qui si
spiega lesigenza di introdurre la figura del
professore deccellenza. Cio lidea che con
una maggioranza di due terzi del Senato accademico (procedura molto garantista ri spetto a eventuali personalismi clientelari)
luniversit possa indicare, su proposta dei
presidi, professori sui quali intende inve stire, anche per ser virsene come biglietto
da visita allesterno.
Schiavone - Nei princpi generali del documento c, da un lato, la riaf fermazione
delluniversit come sistema a for te prevalenza pubblica, dallaltro parliamo di autonomia e di competitivit. I fautori della
competitivit sono, generalmente, anche

ANNO IX NUMERO 137 - PAG II

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 19 MAGGIO 2004

Schiavone - Vogliamo un
sistema che tenga insieme
laumento della competitivit e il
permanere della struttura pubblica
per una privatizzazione del sistema. N oi
proponiamo una strada diversa, che vuole
tenere insieme un aumento della competi tivit e il per manere della struttura pub blica. Come ottenerlo? Una bella osser vazione emersa durante i lavori della com missione: allinterno di una struttura che rimane sostanzialmente pubblica, possiamo
simulare, attraverso meccanismi rigorosi di
valutazione, le dif ferenziazioni che, in un
sistema privatistico, sono indotte dal mer cato. Significa intr odurre meccanismi di
auto ed eterovalutazione, capaci di dar e
premi e penalit. Oggi questo non esiste. In
molte situazioni universitarie esistono gi
meccanismi di valutazione (da par te degli
studenti, da parte di nuclei di valutazione
locali e nazionali). Ma queste valutazioni
quasi sempre non hanno conseguenze. Se
invece intr oduciamo pr emi e penalit,
apriamo delle dif ferenziazioni: nelle uni versit, nelle car riere dei docenti. Cer to,
cos tocchiamo il mostr o sacro del vecchio
sistema, legualitarismo diffuso a tutti i livelli (egualitarismo formale tra universit,
egualitarismo allinterno del corpo docen te e cos via).
Mancini - Sono a mia volta convinto che
lo snodo fondamentale, se vogliamo che ci
sia competizione e al tempo stesso si man tenga lassetto pubblico delluniversit, sia
quello della valutazione. Spesso mal ef fettuata, anche perch sappiamo come vanno
le cose, quando i pr ofessori valutano altri
professori. Lesempio classico quello dei
concorsi, come quelli di straor dinariato, il

pi delle volte mer e ratifiche di attivit


praticamente nulle. Ma gli str umenti, in
teoria, gi esistono. Ho visto con par ticolare favore lidea di distribuir e una quota,
pari a circa un terzo del fondo di finanzia mento ordinario, sulla base della valuta zione della ricerca. Una riforma dei sistemi di assegnazione delle risorse alluniversit pu esser e una buona strada da per correre. Su altri aspetti del documento della Commissione cultura della Crui ho qualche perplessit. Torno a una delle par ole
pi evocate, la competizione. Che cosa si gnifica? Sicuramente c stata unidea sba gliata, che ha preso piede negli ultimi anni,
basata sulla presunzione di efficacia didattica correlata al numero degli studenti. Ma
pensare che la competizione si basi unica mente su come avere pi studenti un errore, eppure i meccanismi di valutazione in
vigore fino a questanno ci inducono a pensarlo. Quindi, ben venga lidea che si valu tino gli iscritti e non gli immatricolati, per ch pi impor tante conservarli, gli stu denti, piuttosto che attirarli allinizio. In un
sistema pubblico la competizione dovrebbe
significare espressione delleccellenza della ricerca del sistema stesso, piuttosto che
nel reperimento delle risorse. Per esser e
pi brutali: oggi le risorse non pubbliche,
che cio non vengono dal fondo di finan ziamento ordinario distribuito dal Miur e a
sua volta dal Tesoro, ci servono per fare ricerca ma non per pagar e gli stipendi. Le
gabbie e i vincoli sulleconomia delle uni versit fanno s che lidea della competi zione in autonomia sia un artificio. Con le
tasse degli studenti, per esempio, ci sono
cose che per legge, non possono esser e finanziate. I fondi arrivano sempre etichettati, con la pr escrizione di usarli per de terminate cose non altre. Insomma: se dobbiamo fare competizione in autonomia, al lora vogliamo che lautonomia sia effettiva.
Altrimenti ha poco senso qualsiasi discor so sul governo dellautonomia stessa. Unultima osservazione: logico che il nodo ne vralgico sia quello dello stato giuridico dei
professori. Se il professore non soggetto a
una vera valutazione e non rischia di esse re veramente penalizzato, fa quello che gli
pare. Sulla governance vera e propria: sono
daccordo con il fatto che negli or gani pesano troppo le categorie e vedo con favor e
la presenza dei direttori di dipartimento allinterno degli or gani. Ma vedo con ancor
pi favore lidea che ci sia un bilanciamento, non necessariamente tra il r ettore e il
Senato accademico o, eventualmente, il
consiglio damministrazione. N on cr edo

cente. Listruzione universitaria, nel mondo, propone migliaia di sistemi diversi e io


ancora non so quale sia il migliore. E non
detto che le regole che possono valer e per
la Sapienza debbano essere assolutamente
uguali a quelle migliori per il Politecnico
di Milano o di Torino. Diverse le storie, le
culture, lambiente, le comunit accademiche. Ripeto, ciascuno si dia le pr oprie regole per essere pi competitivo.
Il Foglio - Competitivit significa sostanzialmente capacit di assicurar e, ai propri
ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA ,
dal 1987, professore ordinario di Storia dei
partiti e movimenti politici alla Facolt di
Scienze politiche dellUniversit di Per ugia. E editorialista del Corriere della Sera.
laureati, migliori e sicuri sbocchi pr ofessionali. A questo, dovrebbe far riscontro la
possibilit di scelta, ef fettiva e non vir tuale, da parte di studenti e famiglie. Entra in
gioco, allora, il pr oblema del valore legale
del titolo di studio, sul quale il documento
della Commissione cultura della Crui non
prende posizione.
Galli della Loggia - Finch il sistema universitario deve funzionare perlopi con fi nanziamenti pubblici, giusto che ci siano
direttive emanate da chi, in base ai princ pi della nostra Costituzione, dei soldi pub blici responsabile, e cio il governo. Deve
continuare a esserci una politica nazionale
delluniversit. Lobiettivo utopico ognuno
faccia come vuole non si pu r ealizzare
finch tutti gli ognuno mar ciano con i
soldi di tutti. Il ministero deve almeno dare direttive che orientino gli obiettivi del sistema universitario nazionale. Il guaio
che oggi i soldi pubblici dedicati allo stu -

in unottica di realismo, di dialogo con lattuale ministro, che ha un orientamento r esponsabile e che pu esser e un vero interfaccia. Basta con lattesa della grande riforma, del grande toccasana che sistemer tutto. Basta con lo scagliar ci contro tutto ci
che non incar na perfettamente i nostri
ideali.
Schiavone - E vero quello che dice De
Maio. Siamo in un sistema iperprotetto e alcune protezioni vanno smantellate. Non totalmente, per, e il punto delicato sapere
dove fermarsi. Perch una parte (magari anche piccola) di queste tocca quello che noi
chiamiamo principio della libert dinsegnamento. La parte dello statuto dei docenti che tocca la lor o inamovibilit politica, e quindi una parte di questo sistema di
protezioni, in un insieme pubblico come il
nostro riguarda alcune garanzie fondamentali e irrinunciabili. Dobbiamo capir e fino
a che punto, su alcune protezioni sacrosante, frutto di grande fatica storica e teorica, si
sono sovrapposte incrostazioni di tutela corporativa, rendite di posizione e parassitismo pubblico. E dobbiamo incidere fin dove non si tocca la carne viva delle libert
fondamentali. Un dubbio su quanto detto
dal professor De Maio a proposito del triennio, e delle lauree che sarebbero in qualche
modo licealizzate, oltre che del tutto sganciate dalle lauree specialistiche, dai dotto rati e dai post dottorati. In linea di massima
sono daccordo sulla distinzione: distinguere i percorsi era, daltra parte, lispirazione
fondamentale della riforma Berlinguer-Zecchino. Ma dobbiamo mantenere dei momenti di unit del sistema. Se questo vuol
dire creare ununiversit in cui il rappor to
tra didattica e ricerca non deve esistere pi,
ho molte perplessit. Il problema di capire fin dove la distinzione sia positiva e vada
accolta. Non possiamo pensare, per il triennio, allo stesso rapporto didattica-ricerca

della missione pubblica delluniversit, peraltro ribadita nei princpi generali del documento della Commissione della Cr ui. La
missione quella di fornire un sapere critico a tutti. In questo senso, nella proposizione del sapere pubblico, un certo egualitarismo ci deve essere.
Galli della Loggia - La commissione parla di capaci e meritevoli, non di un generico tutti.
Mancini - Ma io credo che le universit
debbano essere in grado di fornire, almeno
sul triennio, un sapere con certe caratteristiche. Sono daccordo, devono esserci due
percorsi. Ma per il primo chiedo una garanzia di egualitarismo, almeno in partenza.
Certo, se poi lo studente non n capace n
meritevole, sar penalizzato. Cos come
chiaro che la ricerca un fatto qualitativo,
e che possa e debba comportare differenziazioni, anche sul piano dellincentivazione e anche tra le diverse universit. Sappiamo che i professori non sono tutti in grado di fare ricerca, ed fatale che le universit non siano tutte uguali. Le regole devono essere per abbastanza diffuse tra tutti
gli atenei, e questi devono essere subordinati a una programmazione.
De Maio - Devo aver chiaro lobiettivo a
cui tendere, perch altrimenti non posso
neanche ragionare sui passi immediati. Il
mio obiettivo che non esista pi il valore
legale del titolo di studio, e che ci sia la pi
ampia autonomia effettiva delle universit,
con la possibilit di valutazione dei risultati. Per avere il bollo sul nuovo corso di laurea impieghiamo un anno e mezzo, e dopo
la decisione dellateneo passa al vaglio del
Cun e di altre sigle, e alla fine c limprimatur: guai a non presentare la cosa in termini perfetti, normati, disciplinati. Ma che
ci siano risultati non interessa a nessuno. Si
fa ma non si dice, si dice ma non si fa: il
motto delluniversit italiana. Anchio so
che sarebbe irrealistico, oggi, proporre lattuazione immediata di certe misure radicali, ma se lobiettivo di cui parlavo poco fa
condiviso, possono esserci mille modi di
perseguirlo: la discussione aperta. T ornando alla governance, molti ricevono soldi
dallo Stato e non sono obbligati a sistemi di
governance: pensiamo a come sovvenzionata la cosiddetta ricerca privata. Attualmente la nostra universit tutta incentrata sullautorizzazione a fare. Io vedo piuttosto ununiversit che orientata alla valu tazione dei risultati. Dare la possibilit alle

De Maio - Atenei troppo


protetti, abolire il valore legale del
titolo di studio e permettere agli
studenti di votare con i piedi

Galli della Loggia - Abolire il


valore legale delle lauree
irrealistico e vuol dire condannare
le universit del meridione

che, di per s, un maggior poter e del rettore sia la risposta. Perch poi rischiamo di
cadere nellerrore di pensare che il rettore
debba essere un manager e non pi un professore.

singole universit di aumentare le tasse? Si


pu fare subito, se si vuole. Ho pr oposto di
far pagare quello che si vuole agli studenti,
per cui se uno ricco mi faccio pagare tanto. E se in questo modo arrivo al cinquanta
per cento dei fondi provenienti dalle tasse,
e cio ben sopra lattuale venti per cento obbligatorio, il trenta in pi lo posso utilizzare per il diritto allo studio.

De Maio - Una considerazione prima di


tutto: oggi luniversit eccessivamente
protetta. Dobbiamo fare dei passi, magari
piccoli e graduali, per ridur re questa protezione, che copre tutti i possibili aspetti: la
competizione che non c, gli studenti che
di fatto non possono scegliere, perch manca il diritto allo studio. Solo quelli ricchi,
possono, eventualmente, sceglier e di trasferirsi da Palermo a Milano e viceversa, gli
altri no. Non un problema di tasse: chiunque abbia avuto dei figli alluniversit, sa
che le tasse sono una per centuale ridottissima del costo di un figlio che studia. V ogliamo aumentare la competitivit? Allora
dobbiamo far s che, secondo un vecchio
detto, gli studenti votino con i piedi, e quindi vadano dove ritengano che ci sia il posto
migliore. Questo possibile soltanto se, in
una politica seria di diritto allo studio, i migliori possono avere sovvenzioni per andare dove vogliono. Solo questo fatto costituirebbe una valutazione indir etta, ma autorevolissima, delluniversit. Rispetto al problema dellautonomia, sono un estr emista:
ciascuna universit si dia le proprie regole
di autogoverno. Ma la par te privata, le fa miglie, devono esser e in grado di andar e
dove meglio credono, e i soldi pubblici de vono essere erogati in base a una valuta zione. E non dimentichiamo che alluniversit oggi si chiede quello che la scuola me dia superiore non d pi. Il triennio, nelle
scuole di ingegneria o nelle facolt scientifiche, deve per esempio fornire quelle competenze di base che un tempo ar rivavano
dalla media superior e. Ci sar bisogno di
questi istituti di for mazione (chiamiamoli
ancora universit) post scuola superiore. E
poi ci saranno le universit di eccellenza,
da valutare sulla for mazione superiore e
sulla ricer ca. N el triennio c bisogno di
una ricerca di mantenimento, di un ag giornamento (ci sono matricole di econo mia che non sanno fare la somma di frazioni). Il ministero, infine, dovrebbe avere un
ruolo di verifica e di tutela e pr essoch
scomparire. Valuta ex post e aggior na, d
un inquadramento generale, assolve a una
sorta di grande coordinamento. Sono anche
per la netta separazione tra Senato acca demico e consiglio damministrazione, senza duplicazioni. Il primo deve esser e rappresentativo della comunit scientifica e
definisce la strategia didattica e di ricerca.
Il consiglio damministrazione amministra,
non pu giudicar e se il pr ogramma di un
corso corretto o non corretto. Ma ora Senato e Cda sono doppioni. E mi si deve
spiegare che cosa centrano gli studenti nel
Senato, mentre sono fondamentali nel consiglio damministrazione, e lo stesso vale
per i rappresentanti del personale non do-

Il Foglio - Quali sono le resistenze a questa proposta?


dio, e al diritto allo studio, vengono dalle
regioni. Ed soprattutto questo a impedire
che, come dice il professor De Maio, si voti
con i piedi. Perch lassessor e allistruzione dellUmbria non ha alcun inter esse a
dare dei soldi a gente che poi vota in Cala bria o in Puglia, perch amministrare soldi
pubblici serve anche a ottener e consenso.
Con la bufera federalista che spira, non
vorrei si ratificasse questa impossibilit
delle singole sedi universitarie a operar e
in modo competitivo, avvalendosi di uno
strumento fondamentale, che va r estituito
alle universit. Rispetto allabolizione del
valore legale del titolo di studio, dobbiamo
rimanere su un piano di r ealismo: non
possibile, per ch i politici non potranno
mai approvarla e perch significa spezzare
il legame, or mai fondato nella mentalit
collettiva, tra mobilit sociale, migliora mento del r eddito e istr uzione. Si vuole
avere la garanzia legale che far andar e il
proprio figlio in quelluniversit gli con sentir di acquisire il titolo legale di studio
che, a sua volta, gli permetter di accedere
a fasce di lavoro e di reddito superiore. E
poi, abolire il valore legale del titolo di studio significherebbe introdurre brutalmente una gerar chia in cui tutte le universit
meridionali sarebbero, allo stato dei fatti,
destinate a occupare gli ultimi posti. Non
il caso di Catania, Bari o Napoli, ma molte
altre precipiterebbero in serie zeta. Per ch, piuttosto, non pensar e a liberalizzare
le tasse? Dare alle universit la possibilit
di fissare autonomamente limpor to delle
tasse universitarie sarebbe una forma cospicua di liberalizzazione. E giusto dir e:
rendiamo reale la valutazione, penalizzia mo i professori che se lo meritano, ma non
realistico pensare che il tacchino decida
di anticipare il Natale. E molto meglio premiare i meritevoli, anche come forma indiretta di punizione per chi meritevole non
. Premiare i bravi, dar e alle singole uni versit la possibilit di aumentare le tasse,
togliere alle regioni il diritto allo studio e
anche le cose di cui parlava De Maio, eli minare il dualismo tra consiglio dammini strazione e Senato accademico. Intor no a
questi obiettivi realistici credo sia possibile, oggi, costr uire nelluniversit un con senso maggioritario. E su questo obiettivo
chi opera nella politica deve impegnarsi.
Oggi lambiente universitario deve entrar e

che vale per il dottorato, ovvio, ma immaginare che i professori debbano essere buoni ripetitori e divulgatori, mentre la ricerca
si far solo dopo, mi pare una forzatura. Sulle regole: sono daccordo, quando De Maio
dice che dobbiamo guardarci dalla prescrittivit ossessiva, altrimenti lautonomia
va a farsi benedire. Ma credo, visto che ho
firmato il documento da cui abbiamo preso
spunto per questa discussione, che in un sistema in cui il finanziamento pubblico rimane la parte dominante alcune regole bisogna pur darle. Per fare un esempio, non
credo che la Sapienza possa avere un rettore nominato da un board mentre a Firenze
lo elegge lintero corpo docente.
Mancini - Ma noi le regole di governance
ce le avremmo gi. Princpi molto generali
erano gi contenuti nella legge 168. Dobbiamo chiederci se vogliamo cambiar e alcuni
di questi princpi generali. Per esempio la
divisione delle funzioni degli or gani di governo, come Senato accademico e consiglio
damministrazione, una cosa che si pu
tranquillamente realizzare. Ma anchio penMARCO MANCINI ordinario di Glottologia presso la facolt di Lingue e lette rature straniere dellUniversit della Tuscia (Viterbo), di cui rettore dal 1999.
so che vada raccolto il richiamo al realismo,
nel senso che dobbiamo pensare a interventi utili ma chirurgici, che non sconvolgano limpianto generale. Per fare questo ci
vuole consenso, quantomeno maggioritario,
e per ottenerlo bisogna essere gradualisti,
anche se De Maio, che pure si dice tale, non
mi pare lo sia molto. Perch abbiamo avuto
tanti annunci, alcuni passati dal Consiglio
dei ministri, di provvedimenti che sconvolgono la struttura del mondo universitario?
Penso agli annunci sulla governance, e in
particolare a quelli sullo stato giuridico dei
docenti. Annunciare provvedimenti generali che vorrebbero rivedere in toto la struttura del mondo universitario , secondo me,
un errore politico, perch significa scatenare la rivolta (sia essa giustificata o meno).
Dobbiamo allora lavorare sui punti critici e
su quelli cominciare a intervenire. Favoriamo la competizione, ma ricordiamoci

nascere quel livello in un sistema generale


in cui si parte dalla scuola elementare e in
cui le lauree triennali abbiano unimportanza strategica, anche dal punto di vista
della circolazione dei docenti. In America,
i grandi professori universitari, durante il
semestre al college, magari spiegano alle
matricole come funziona la biblioteca (cosa
che noi faremmo fare allultimo dei nostri
ricercatori e che ho visto fare a grandissimi
professori di Princeton). Si possono seguire
due strade diverse: o scavalcare luniversit
e far nascere tutto dallesterno o passare
dallinterno delle universit. In linea di
principio preferisco il secondo sistema, sebbene sappia, per esperienza personale,
quanto sia faticoso e complesso. Per quanto
riguarda i professori di eccellenza, che
qualcuno ha definito baroni vip: sciocchezze. Abbiamo una massa enorme di
energie, di disponibilit, di risorse, in questo momento penalizzate dalla mancanza di
prospettive che obbliga a car riere improprie, cio alla ricerca di gratificazioni e di
segnali di riconoscimento fuori dalluniversit, nel rapporto con i grandi giornali, con
le grandi case editrici, con i circuiti internazionali di ricerca. Dobbiamo ricondurre
(nellinteresse di tutti), queste carriere al-

Mancini - La legge dice che il


diritto allo studio competenza
delle regioni, se non la cambiamo
addio allautonomia degli atenei
linterno della nostra universit, trovando
meccanismi di gratificazione a cui tutti possano accedere, sulla base del merito.
Galli della Loggia - V orrei attirare lattenzione su un altro aspetto. Lenfasi posta
sulle regole, sulla competizione, sullautonomia e sulla necessit che le universit
trovino finanziamenti in proprio (enfasi che
tutti siamo pronti a sottoscrivere), sta creando tuttavia una forte penalizzazione delle
facolt umanistiche. Nelluniversit italiana si sta pericolosamente accentuando una
differenza di status fra facolt scientifiche e
umanistiche. Molto pericolosa, perch sono
convinto che lo status culturale e limmagine culturale delluniversit siano legati in timamente, per ragioni storiche, alla cifra
umanistica, non a quella scientifica. Ma oggi le facolt umanistiche sono quelle che
con maggiore difficolt riescono ad adeguarsi alla ricerca di finanziamenti. E reagiscono attraverso un pericoloso snaturamento: lincidenza dei corsi di scienze della
comunicazione, per esempio, uno dei sintomi pi preoccupanti di questo fenomeno.
Per dimostrare che anche le facolt umanistiche possono raccogliere tante iscrizioni,
si attirano ragazzi che vengono illusi. Ci sono corsi di scienze della comunicazione in
cui non c neanche un professore ordinario, ma solo docenti a contratto, pagati una
miseria. Autonomia, allora, significa anche
immaginare diversificazione di percorsi e
di status fra le diverse universit. Se non
pi possibile pensare a una regolamentazione nazionale che vada bene per tutte le
sedi, forse non pi possibile nemmeno
una regolamentazione identica, nelle singole sedi, per facolt scientifiche e facolt
umanistiche. Un altro punto molto inquietante che i nuovi iscritti, nelle facolt
scientifiche, diminuiscono sempre di pi.

De Maio - Si dice che ne sarebbero penalizzate le universit del sud, perch l non ci
sono ricchi ai quali far pagare di pi e non
si possono aumentare le tasse, neanche allo
scopo di utilizzarle per i pi poveri e meritevoli. Ma anche dando per buona questa
obiezione, non ha senso bloccare il meccanismo per tutti. Si potrebbero, semmai, pensare compensazioni per le universit particolarmente disagiate. Dobbiamo ragionar e
per rimuovere i vincoli, non per vincolare
tutti. So anchio che ora la liberalizzazione
assoluta impossibile, ma nel futuro a quella dobbiamo tendere.

De Maio - La diminuzione di iscrizioni


nelle facolt scientifiche non un fenome no solo italiano, ma europeo. La mia idea
che dipenda dalla mancanza di preparazione scientifica dei professori preuniversitari. Non abbiamo pi nessuno che sia laureato in chimica e che vada a insegnare chimica, e tra un po nessun laureato in matematica insegner matematica. A parte i santi, chi pu desiderare di insegnare matematica in un liceo? E come pu, un ragazzo, essere incentivato a iscriversi a matematica, a
fisica, a chimica, quando ha avuto una pre-

Mancini - La realt che negli ultimi mesi abbiamo avuto segnali contraddittori, e
proprio sullaspetto dellautonomia. Lo stesso disegno sullo stato giuridico contiene elementi pericolosamente centralistici. V ogliamo parlare del fatto che i decr eti sono
fatti dal Miur, sentiti la Funzione pubblica
e il ministero dellEconomia, quando prima
li facevano i rettori? E chi che fa la valu tazione del controllo giuridico dei concorsi?
Il Cun, mentre oggi competenza delle universit. E linfame normativa sulle deroghe?
cosa c di pi centralistico? Oggi facciamo
assunzioni non sulla base dei nostri finan ziamenti ma sulla base di finanziamenti
elargiti dal ministero delle Finanze in quote predeterminate. Quindi faccio un concorso, lo bandisco, emano il decreto, va sulla Gazzetta, si svolge il concorso, vengono
proclamati i vincitori e poi non li assumo io,
che ho i soldi per farlo, nella mia autonomia, ma li assume il minister o dellEconomia, quando lo ritiene opportuno. Questo
non centralismo? Capisco i problemi economici, ma allora bloccate le assunzioni.
Basta dire: assumi se hai i soldi per farlo.

ALDO SCHIAVONE ordinario di Istituzioni di Diritto romano allUniversit di


Firenze e direttore dellIstituto italiano di
Scienze umane.

Schiavone - Ancora una notazione sul discorso delleccellenza, che pr eferisco chiamare alta e altissima formazione e sullistituzione dei cosiddetti professori deccellenza, una nostra proposta che stata molto fraintesa. Tutti sostengono di condividere lobiettivo strategico di costruire in Italia
un livello accademico e organizzativo dedicato allalta e altissima formazione. Ma come? Il problema non dare limpressione,
dal punto di vista delle strategie comunicative del Ministero, di legare questa attenzione a una trascuratezza nei confronti delle lauree di base. Il problema quello di far

parazione di bassissimo livello? Riguardo


allo stato giuridico, ho coordinato la commissione che se ne occupata, e alcune sue
conclusioni possono essere corrette. Ma lobiettivo di dare la possibilit alluniversit di negoziare con il singolo professore.
Qualcosa che non riguarda solo il superbarone, ma la possibilit di chieder e, per
esempio, a un docente che mi sembra adatto, di curare per due anni il sistema bibliotecario, non con lottica del bibliotecario ma
del docente, offrendogli un contributo ad
hoc. In giro per il mondo le migliori universit si comportano cos. C una base mini ma di diritti e di doveri, e poi c il negoziato: su un progetto, chiaro. Anche questo
migliorare la competitivit.
Mancini - Ma mentre noi stiamo, giustamente, ragionando a medio e lungo termine,
stiamo anche governando luniversit. Tutti
i problemi che abbiamo denunciato si stanno aggravando: centralismo, finanziamenti,
non valutazione dei docenti e cos via. V orrei che pensassimo ad alcuni interventi settoriali, da realizzare rapidamente. Uno per
tutti: il federalismo. Per la nostra legge il diritto allo studio competenza delle regioni.
Vorrei un ripensamento su questo, prima
che sia troppo tardi. Se le universit non
riescono a entrare in un sitsema di programmazione delle risorse, se su questo non
hanno voce in capitolo, rischiamo di vederci a nostra volta eterodiretti dalle regioni.
Con buona pace dei sogni di autonomia.

ANNO IX NUMERO 137 - PAG III

Germanica
Chi incastr Willy Brandt?
La Cri sinterroga sul suo silenzio
Lultima vittima dei dossier Stasi
Sono stati Wehner e Honecker
Fece un respiro profondo poi disse:
Sono stati Wehner e Honecker. Dopo aver
pronunciato queste parole la sera del 14 luglio del 1978, il suo viso si distese. Final mente me ne sono liberato, cos ricor da
Brigitte Seebacher, la terza moglie di Willy
Brandt nel suo libro/biografia, appena uscito in Germania. Per il fautor e della Ostpolitik e premio Nobel per la pace sono stati
dunque lallora potentissimo capo gruppo
parlamentare Herbert Wehner e il segretario generale del par tito comunista della
DDR Erich Honecker a tramar e contro di
lui. A mettergli la spia della Ddr , Gnter
Guillaume, al seguito, a dipingerlo come
don Giovanni incallito e semialcoolizzato,
costringendolo, infine, il 7 maggio del 1974,
alle dimissioni. Quando due anni dopo la
morte dello statista, la Seebacher parl di
appunti lasciati da Brandt in cui indicava
in Wehner e Honecker i suoi nemici, Der
Spiegel, che non dava cr edito a quanto so steneva, le dedic una coper tina feroce:
La vendetta della vedova. Per il nuovo libro, invece, non solo ha fatto la coper tina,
ma ha deciso di pubblicar e stralci della
biografia in due puntate. La teoria del
complotto non nuova, ma in questo libro
le d atto Hans Joachim Noack, per decenni giornalista al seguito di Brandt, la See bacher racconta la grande congiura di pa lazzo supportandola con una quantit considerevole di nuovi indizi. La Seebacher si
riferisce a documenti che si tr overebbero
nei sotterranei della Lubjanka e in diversi
archivi moscoviti. Costituivano il dossier
che Mosca aveva appr ontato su Brandt.
Nellestate 2003 scrive la vedova mi
stato inviato un elenco di 500 documenti
che si riferiscono agli anni 1969-1974. La
maggior parte riguarda questioni quotidiane, ma una ventina di questi potr ebbero
definitivamente chiarir e perch e come
Wehner tramasse alle sue spalle. Soprat tutto uno, nel quale sarebbero documentati gli incontri tra Wehner e Honecker di cui
Brandt non sapeva niente, ma cer to ne era
al corrente il Cremlino. Alla richiesta di
poterli legger e stato sinora risposto
njet. Dunque, commenta Noack, supposizioni suggestive ancora da pr ovare e nei
fatti fino a oggi smentite dalle ricerche. Ma
chiude Noack se un gior no dovessero
trovare conferma, costringerebbero a riscrivere uno dei capitoli pi bui della Spd.
Parlare o non parlare, questo il problema
Al quartier generale del Comitato internazionale della Croce Rossa di Berna laria
tesa. I capi dellorganizzazione svizzera si
chiedono riporta la Neue Zrcher Zeitung
E corretto di fronte a certe efferatezze e
violenze, continuare a mantenere il silenzio, o sarebbe pi giusto denunciarle subito? Una domanda antica, quanto antica
la Croce rossa inter nazionale, fondata nel
1863. Quanto accaduto in Iraq mette in discussione il suo codice di compor tamento
improntato sulla diplomazia. Rapporti sulle torture, le violazioni dei diritti umani, la
Cri li aveva aveva gi stilati, e dettagliatis simi, nellottobre 2003. Rapporti che, come
spiega alla Zeit la portavoce Antonella Notari, erano ancora pi choccanti delle fo to. Poi vennero fatti avere discretamente
a chi di dovere. Ed proprio la discrezione
a essere messa in discussione. Una condotta rafforzatasi sotto la guida del dir ettore
Jakob Kellenberger, nominato a capo della
Cri nel 99. Cos, negli ultimi tempi, il com pito di informare tempestivamente lopinione pubblica su cosa succede sembra
passato nelle mani di or ganizzazioni come
Amnesty Inter national e Human Rights
Watch. Ma pensar e che alle denunce se guano immediatamente condizioni migliori per le vittime, i prigionieri, una pia illusione, spiega Notari. Anche i rappor ti
sul carcere di Abu Ghraib di Amnesty In ternational e Human Rights Watch ricorda erano stati stilati mesi fa senza aver
sortito effetti. Tra i tanti motivi che sugge riscono la prudenza c quello della pr otezione dei prigionieri. In cer te aree geografiche e condizioni politiche, accuse rese affrettatamente pubbliche potrebbe precludere alla Cri laccesso alle vittime, lasciandole sole senza soccorso. Nessuna poltrona
vacilla, ma il dibattito appena iniziato.
Linformatore ufficioso
Anche se, come scriveva qualche mese fa
Der Spiegel, vittime eccellenti lultimo de gli archivi Stasi consegnato dagli americani non ne doveva pi fare, un pesce, seppur
non grossissimo, nelle maglie della Ro senholz-Datei finito: il capo della CondNast Germania Bernd Runge. Lo scheletro
nellarmadio lhanno svelato Focus e Der
Spiegel, raccontando che, sulla base dei documenti ora accessibili, Runge (che in passato aveva sempre negato qualsiasi colla borazione con il regime della Ddr) si era
iscritto alla Sed nel 1980 e ancora studente
a Mosca era stato ingaggiato in veste di
informatore ufficioso nell81 dalla Stasi.
Come corrispondente ester o dellagenzia
Adn a Budapest avrebbe poi stilato rapporti su politici ungheresi, oppositori della
Ddr, giornasti di El Pas, Les Echos e Reu ters. Runge inizialmente ha taciuto poi, curiosamente nota la Faz ha attaccato solo
Focus, senza dissipar e le accuse. T utti
sanno quanto di parte e manipolati fossero
i rapporti della Stasi. Focus pratica un giornalismo che viola i principi democratici di
questa professione. Lasciando fuori dalla
polemica Spiegel, Runge cer ca forse di
avallare la tesi della faida. Fu proprio il direttore di Focus ad avere avuto riserve sulla nomina di Ruge a uomo delleditoria
dellanno 2003. La Sddeutsche poi aveva
gi dato per certa la sua defenestrazione da
parte del boss della Cond-Nast Inter national, Jonathan Newhouse. Di cer to non
avrebbe voluto un ex informatore comunista a dirigere i suoi giornali. Ma Newhouse
gli ha confermato la fiducia.

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 19 MAGGIO 2004

Marcel Gauchet invita lEuropa a rimettere la civilt al centro


Come si fa a essere unione politica mantenendo la volont dei singoli Stati? Il politologo francese risponde con un saggio sulla rivista
Dbat Lambivalenza del principio nazionale e il rischio di irrealt che minaccia il progetto di Costituzione Il nodo nazione-popolo
per lImpero senza territorio e senza potere Come raggiungere lequilibrio nella dialettica tra universale e particolare
Parigi. A un mese dal Consiglio eur opeo
che il 17 e 18 giugno prossimo dovr adottare, sotto la presidenza irlandese, il nuovo
progetto di Costituzione europea, sono ripresi a Bruxelles, dopo uninterruzione di
cinque mesi, i negoziati tra i ministri degli
Esteri dellUnione europea. A Parigi, intanto, le menti pensanti dellintelligencija riflettono sul dilemma che attanaglia le nostre nazioni, cercando di spiegare in che cosa consiste la forza e la debolezza dellEuropa, il suo universalismo policentrico e
non esclusivo nei confronti del mondo
esterno, e lambizione del suo progetto. Come si fa a costruire unEuropa unita che
non sia n una semplice zona di libero
scambio, n una federazione di Stati con vocazione sopranazionale? Come si fa a concepire ununione politica di Stati nazionali
che mantenga per la volont dei singoli
Stati nazionali? Per rendersi conto del travaglio, e trovare una risposta, bisogna leggere il saggio di Marcel Gauchet nellultimo
numero di Dbat, la rivista francese diretta
da Pierre Nora per Gallimard. E una piccola lezione su quello che il genio tipico
della storia europea, e cio il principio nazionale e la sua ambivalenza che lo rende
un principio non solo di scontr o ma anche
di cooperazione e pacificazione tra Stati.
Ma anche una riflessione sul destino della civilt, termine nobile che Gauchet ri propone in senso forte come voce singolare,
contro il discredito in cui lha gettata il r elativismo consacrandone la forma plurale,
recuperandone laccezione originaria legata al progresso, come movimento nel tempo
dellumanit verso il meglio, come somma
delle applicazioni pratiche del per fezionamento della conoscenza nelle arti meccaniche, nelle leggi e nei costumi. E questa la
nozione di civilt che permette di pensare
secondo Gauchet la missione duna comunit universale di nazioni fondata sulleguaglianza delle parti e sul loro libero accordo. E permette al tempo stesso di spiegare come mai la diffusione planetaria dei
vettori universali della civilt sviluppata in
occidente saccompagni a un antioccidenta-

lismo identitario e culturale, motivo per il


quale ci sentiamo di raccomandare la lettura di Gauchet non solo ai politici di Bruxelles ma anche ai lettori di Ian Buruma e Avishai Margalit.
Certo difficile supporre che tra i politici impegnati nella discussione di Bruxelles
e i filosofi che riflettono sull universalismo
europeo, non nazionale come quello americano, ma policentrico e frutto del confronto
tra nazioni, vi sia una qualche forma di collaborazione, vista la sufficienza con cui la
eurocrazia guarda a ogni forma di speculazione filosofica, e considerato il dileggio con
cui di solito viene ripagata da unintelligencija pronta a denunciare leuromostro anche a rischio di fomentare indesiderati rigurgiti tribali. Eppure, da un mutuo scam bio tra le parti ci sarebbe tutto da guadagnare: i politici potrebbero affrontare con
pi serenit le vie impervie dellingegneria
istituzionale, trovando magari il modo di risolvere la questione delle radici cristiane
da inserire nel preambolo della Costituzione come vorrebbero i polacchi, o della ripartizione dei voti in Consiglio dei ministri
secondo il principio della doppia maggioranza che richiede laccordo del 50 per cento degli Stati rappresentanti il 60 per cento
della popolazione, sistema che Spagna e Polonia hanno finito per accettare, anche se
ora chiedono soglie pi elevate. I filosofi, da
parte loro, potrebbero abbandonare la supponenza verso la burocrazia missionaria
tanto miope quanto ambiziosa, per dirla
con Gauchet, e guardare con pi umilt alla costruzione europea e alle sue insidie.
Che i problemi siano molto pi complicati evidente, anche se gli eurocrati pi ottimisti parlano gi di conciliazione quando
si tratta di stabilire, per esempio, su quali
settori gli Stati nazionali potranno decidere
a maggioranza qualificata la cooperazione
giudiziaria in materia penale, la politica
estera, il fisco, la sicurezza sociale, la cooperazione rafforzata o quando annuncia no i possibili compromessi sul commissario
per ogni Stato membro da istituire per accontentare i nuovi arrivati, anche se solo

per un periodo transitorio che resta da definire, o sulle nuove pr ocedure per approvare il bilancio, magari da contemperare
tra Consiglio e Parlamento. Di quanto la decisione sia complicata insomma sono consapevoli sia i pragmatici alle prese con le
alchimie del consenso, sia gli idealisti alle
prese con lastrazione. Quello che invece
forse sfugge ai primi e appar e chiaro ai secondi il rischio di irrealt che minaccia
lEuropa e i suoi Stati, rischio legato alleccezionalit della sua stessa ambizione e allincertezza storica in cui questambizione si
dispiega.
Marcel Gauchet, un passato di studi illu -

minanti su T ocqueville e lavvenire delle


democrazie, controversi sul disincanto del
mondo e il cristianesimo come fine della religione, inappuntabili sullorigine della democrazia e la rivoluzione dei diritti delluomo, oltre a essere un guru del pensiero costretto a tenere seminari riservati allEcole
des Hautes Etudes per arginare il fiume di
aspiranti seguaci, uno dei pi ascoltati interlocutori di Jacques Chirac. Nel suo saggio parte da una constatazione paradossale:
lEuropa, impero di civilt, senza territorio
e senza potere in cui incarnarlo, non pu

che fondarsi sul concorso attivo delle nazioni che deve trascendere. Andr avanti
solo attraverso i popoli che la compongono,
o non andr avanti per niente. Altrimenti
sar condannata allinterminabile stallo di
una decostruzione delle sue componenti
sotto la direzione di una burocrazia missionaria miope quanto ambiziosa.
La forza di due correnti
Il problema europeo dunque sta nellarticolazione tra nazione e civilt. E lo stesso
problema formulato centanni fa da Charles
Seignebos: La civilt comune crea una corrente internazionale che spinge i popoli a
sentirsi solidali e vicini, le rivalit e gli odi
creano una corrente nazionale che spinge i
popoli a isolarsi e trattarsi da nemici. Dalle
forze di queste due correnti dipender lavvenire del mondo. Con la differenza che
oggi, frutto di una diversa tensione, d luo go a nuove incertezze. A questo dunque serve la storia: a legare due termini consustanziali allidentit europea, per spiegare come
a una prima fase di armonia reciproca, dove la civilt sesprime attraverso la nazione,
segue una fase di contraddizione tra i termini, dove i nazionalismi simpongono in
nome della civilt o contro la civilt, per arrivare infine, caduto in modo indolore il comunismo, alla forma attuale della civilt
senza nazioni, o del superamento delle na zioni in nome della civilt. La civilt, comune prodotto delle nazioni e loro orizzonte
universale, giustifica il superamento delle
nazioni e fonda il progetto di ununione in
cui si realizza ci che vi di pi puro allopera nelle comunit particolari. Ma la civilt non pu esistere al di l delle nazioni,
che presuppone come agenti e vettori del
suo sviluppo. Da qui la ricerca di un equilibrio tra le nazioni che, prive di prospettiva
comune, rischiano di negar e se stesse, e la
civilt che, per esistere nella sua universalit senza comunit politiche particolari, rischia di autoabolirsi. Una dialettica vertiginosa tra universale e particolare per disegnare il nostro futuro.
Marina Valensise

Se Blair non vuole perdere le sue elettrici osservi i supermercati


commerciaIcerlel gigante
Marks and Spenriforniva di bian-

cheria non solo la signora Margaret Thatcher, ma quasi il 70 per


cento delle donne inglesi. Come laltra istituzio-

LETTERA DA LONDRA
ne della middle class negli anni del governo Thatcher , la catena di supermercati
Sainsbury, anche Marks and Sparks sta
perdendo la sua fetta di mercato e il contatto con la nuova e meno raffinata middle
class erede del thatcherismo, e proprio nel
momento in cui la borghesia fiorisce, con
una classe operaia socialmente in ascesa.
Oggi una sterlina su sette spesa nel vistoso supermercato Tesco. M&S ha cercato di
ristabilire il rapporto con lun tempo fedele
middle class lanciando una campagna pubblicitaria incentrata sulla donna comune.
Ma le vendite non sono aumentate.
I leader politici e la crema tonificante
Sono state le donne, e non, come affermato dal Sun, il leader laburista Neil Kin nock, il chiaccherone gallese, a far vincere le elezioni al piccolo e carino John
Major nel 1992. Il piano fiscale 1992 di Gordon Brown non avrebbe aumentato le tasse
per lelettrice media, tassando invece la
sua aspirazione alla ricchezza, proprio come M&S minacciava la sua ambizione di essere una topo model .
Ora arrivata una campagna pubblicitaria per la crema tonificante Dove, con nove sorridenti donne normali in mutandine e reggiseno bianchi anzich magrissime

e abbronzate ragazze distese su una spiaggia tropicale. Le donne compreranno questa crema per diventare come gi in r ealt
sono? Il prodotto pu non avere nessun valore, ma laspirazione che rappr esenta a
non avere prezzo. In politica, esattamente
come nel marketing, ci che la gente dice di
volere veramente ci che desidera? Que sto particolarmente vero per le donne, che
non soltanto superano per numero gli uomini, ma votano anche molto pi regolarmente degli uomini.
Tre gruppi da conquistare
Per nessuno questo pi importante che
per Tony Blair, che ha vinto sia nel 1997 sia
nel 2001 grazie allaccaparramento di una
solida maggioranza del voto femminile.
Blair era un uomo giovane, con una famiglia
giovane e una moglie di grande successo
che guadagnava il doppio del marito. Tuttavia la Fawcett Society ora riferisce che
Blair sta perdendo questo sostegno femminile in tre gruppi cruciali. Come far T ony
Blair a evitare il destino di Marks and Spencer e di Sainsbury?
Il primo gruppo rappresentato da donne ultracinquantacinquenni della middle
class, che indossano senza dubbio biancheria del tutto normale. Sono un gruppo numeroso. Ora sono state influenzate con successo dai Liberal Democrats, che si possono
permettere il lusso di promettere la realizzazione dei loro impegnati sogni, comodi
come una scarpa da passeggio, senza dover
alzare le tasse per farlo. L Iraq costituisce
per loro il principale problema perch queste donne, proprio come le donne del 1914
(che non avevano diritto di voto) e quelle
del 1939 (che invece lo avevano), ritengono
che Saddam Hussein diventer ebbe un bra-

vo ragazzi se soltanto fosse affidato ai servizi sociali.


Il secondo gruppo identificato dai sondaggi come le donne Worcester; si tratta
di donne tra i 45 e i 54 anni, appartenenti alla nuova middle/lower class, con bambini,
vacanze trascorse in Florida (e non a Firenze, come le donne del primo gruppo),
che fanno shopping da T esco e vogliono
maggiori spese per la sanit, listr uzione e
la polizia, e naturalmente meno tasse. Hanno avuto unimportanza essenziale nelle vittorie del 1997 e del 2001. Ora il 71 per cento
deluso dal partito laburista. La per cezione del funzionamento della sanit, dellistruzione e della prevenzione del crimine
in realt nettamente inferiore alla loro effettiva esperienza di questi servizi, nei quali Gordon Brown ha investito miliardi e miliardi fin dal 1997. Quanto alla politica estera: se lo si guarda da un centro commerciale, lIraq un paese lontano del quale sappiamo molto poco, proprio come disse Neville Chamberlain della Cecoslovacchia tornando da Monaco nel 1938.
Politica estera e pessimismo femminile
Il terzo gruppo sono le donne della clas se operaia, sotto i 24 anni, che un tempo erano le pi fedeli sostenitrici del partito laburista. Con assegni familiari e esenzioni fiscali, ammontanti a circa 500 euro al mese,
questo gruppo ha tratto grandi vantaggi dal
governo laburista; ma ora soltanto il 20 per
cento dice che voter laburista. Lapatia la
conseguenza del successo: le cose sono mi gliorate. Ma adesso? LIraq percepito come un gioco da maschi e pi Blair parla
di politica estera pi perde elettrici.
Pitt, Lloyd George, Churchill: gli inglesi
nelle elezioni bocciano i leader di guerra

vittoriosi. Che cosa accadr a Blair?


Un governo conservatore sarebbe molto
meno bellicoso?, si chiedono le elettrici.
Soltanto i 50 membri del Parlamento appartenenti ai Liberal-Democrats si sono opposti alla guerra, anche se, naturalmente,
un voto per i Liberal-Democrats da parte
del primo gruppo di donne, o viceversa
unastensione del terzo gruppo, avrebbe come effetto una spaccatura di voto che farebbe vincere un conservatore (come avvenuto nel caso della signora Thatcher); il
che esattamente lopposto di ci che questi due gruppi desiderano. Il secondo gruppo pu essere deluso dai laburisti ma nutre
ancora sospetti nei confronti dei conservatori, soprattutto sui temi dellassistenza sanitaria e dellistruzione, e si sente minacciato dalle idee di un partito T ory che, proprio a causa del monopolio del centro mantenuto da Blair, si spinto sempre pi a destra. Di fatto, il partito laburista si trova, da
una prospettiva storica, in una buona posi zione elettorale, ma non soltanto la faccia
del partito laburista a dover apparire pi
femminile, ma anche la sua voce. Tesco non
vende cibo e vestiti vantandosi delle proprie virt maschili di management dimagrito e di rinnovato controllo dei costi. I
ministri devono parlare della serenit interna che accompagna la buona salute, le
scuole efficienti e la sicurezza sulle strade.
Devono vendere sogni e aspirazioni che non
siano offuscati dalle realt quotidiane del le tasse e della politica estera: non per ch
le donne non vogliano affrontare la dura
realt, ma perch la conoscono fin troppo
bene, essendo pi pratiche e pi pessimiste
degli uomini.
Richard Newbury
(traduzione di Aldo Piccato)

Parigi rilancia in piazza la tolleranza zero per lantisemitismo

Roma. Ventimila persone, secondo lassociazione Sos Racisme, hanno sfilato sabato scorso nelle strade di Parigi per testi moniare contro la new wave antisemita degli ultimi due anni ed esprimer e solidariet alla comunit ebraica.
Dal 1990 il problema si a dir poco ingi gantito. Eppure furono centomila le perso ne che sfilar ono allora con Francois Mit terrand quando venne distrutta la sinagoga
di Carpentras. L ex ministr o degli Esteri,
Hubert Vdrine, liquid come hooligani sm i quattrocento attacchi dellaprile del
2002. Sabato, come al solito, lunit dei ma nifestanti non c stata. I militanti della
Lega dei diritti delluomo hanno sfilato
in fondo al corteo. Avrebbero voluto che la
piattaforma della manifestazione venisse
allargata ad altr e forme di razzismo. Ri chiesta che non piaciuta agli organizzatori, visto che a Durban i diritti umani furono
un cavallo di Troia contro Israele. Non so lo, ma nel maggio del 2002 numerosi slogan
antisemiti furono scanditi dalle principali
organizzazioni antirazziste francesi. C
quindi bisogno di ricucir e strappi che ri salgono alla primavera di quellanno. An che per questo, oltr e che per i meriti sul
dialogo interreligioso, Nicolas Sarkozy, ha
consegnato al presidente dellesecutivo del
World Jewish Congress, Israel Singer, le insegne della Legion donore francese.
Accanto al presidente del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di
Francia, Roger Cukier man, cerano il sin daco di Parigi, Bertrand Delanoe, il leader
socialista, Francois Hollande, il ministr o

della Sanit, Philippe Douste-Blazy e quello per gli ex-combattenti, Hamlaoui Mekachera.
Giorni fa, tra laltro, stata imbrattata a
Parigi la statua dedicata ai soldati francesi
di origine ebraica caduti durante la prima
guerra mondiale. Stessa sorte per quella di
Verdun. In una sinagoga al nord della citt

stata ritrovata una borsa con una carica


esplosiva.
Alla manifestazione hanno aderito an che Fadela Amara, presidente della Fdration de la Maison des Potes, deputati europei del Pse come Harlem Dsir ed ex ministri come Jack Lang e Laur ent Fabius.
Sarkozy orgoglioso del lavoro che lesecu-

tivo sta svolgendo: Dopo cinque anni di governo Jospin si era ar rivati a far cr edere
agli Stati Uniti che la Francia fosse un paese antisemita. Sono stato invitato dalla to talit delle associazioni degli ebr ei americani che hanno ringraziato la Francia per
la lotta decisa da noi condotta contr o lantisemitismo. Il pr oblema per rimane.
Non vuole sentir parlar e di allar me lambasciatore francese in Italia, Loc Hen nekinne, inter vistato dal mensile Sha lom, visto che gli Stati Uniti, a dif ferenza
della Francia, non hanno mai avuto presidenti ebr ei. Cifr e del Jer usalem Post
parlano di pi di ottanta attacchi dallinizio
dellanno. Per Liberation il livello cresce.
Per questo Jacques Tarnero, regista di Dcryptage, ritiene che quello che sta accadendo agli ebrei in questi gior ni un problema della societ francese. Un fenome no che si andato via via globalizzando, aggiunge Charles Krauthammer sul Phila delphia Inquirer. Ovvero allantico pregiudizio della patrie di san Luigi e Giovanna
dArco, la merda falsa, traditrice e rinnegata, Giudea la sver gognata, malvagia e
sleale, che odia il bene e ama il male di
una poesia di Guillaume de Machaut (ana lizzata da Ren Girard ne Il capro espiatorio), si saldano gli ar
gomenti su
lobby&dominio usati dallex primo mini stro malesiano Mahatir. Tesi sostenuta anche da The Nation e che in Russia tr ova
conferma in un saggio che la Russian Re view ha dedicato allera post-comunista, dove lantisemitismo si intr eccia con il nome
di Mikhail Kodorkowsky . Alain Finkielk -

raut parla di una Islamo-pr ogressive alliance. Gli ebrei hanno tutto, noi non ab biamo niente: questo, ha spiegato
Finkielkraut al New York Times, lo slogan
pi in voga tra i maghr ebini delle ban lieues. Lenracinement, il prender radici
dellantisemitismo islamista, il pr oblema che nessun gover no pu eludere. Qualcosa per si muove. Hanno aderito alla manifestazione anche Le Mouvement des musulmans laics de France, i Maghrbins
Laques e Les scouts musulmans de
France.
Cosa succeder con lallargamento a Est?
Il World Jewish Congress, per bocca del
suo presidente, Edgar Br onfman, ha lan ciato anche lallarme sullallargamento della Ue alle nazioni dellEst dove lantisemi tismo pi virulento. Sarkozy rimane il ministro che si mosso con maggior e tempestivit e consapevolezza. Fu lui, nel maggio
del 2002, a lanciar e, nella sinagoga di Cli chy-sous Bois, lo slogan tolleranza zer o
per lantisemitismo. Premiando Singer, ha
ripetuto, dopo Raffarin, che un problema per gli ebr ei ma soprattutto per gli es seri umani. Se diamo ascolto alla cliome trica, lo studio della storia con metodi sta tistici, questa lepoca pi cupa per gli
ebrei europei dalla fine della guerra. Charles Pguy mise gi in guar dia la Francia
dal toccare il rapporto fra razza e nazione,
e fra entrambe e il concetto di fede religiosa. E cos che passiamo dalla politique
alla mystique.
Giulio Meotti

Occidentalia
I co.co.co. del fetish newyorchese
Il fascino degli orrori quotidiani
Polemologia prossima ventura
MALE (E BENE) / 1 - La vita bella
Le cose sono, dovunque, completamen te buone e al tempo stesso completamente
cattive. Cos si bilanciano, dovunque e sempre. Io non ho mai la sensazione che devo
volgere qualcosa in bene, tutto sempre un
bene cos com. Ogni situazione, per quan to penosa, qualcosa di assoluto e contiene
in s il bene come il male. Non voglio es sere cronista di orrori. E neanche di fatti
sensazionali Arrivo sempre alla stessa
conclusione: la vita bella. E cr edo in Dio.
E voglio stare proprio in mezzo ai cosiddet ti orrori e dire ugualmente che la vita bella. Etty Hillesum, Lettere e Diario.
MALE (E BENE) / 2 - Il segr eto di Dio
(Disse Ges): Tutto sar bene, e ogni specie di cosa sar bene. Queste parole mi furono rivelate con grande tenerezza, senza
alcuna ombra di biasimo per me e per tutti
quelli che saranno salvati. Allora sarebbe
davvero innaturale che io biasimassi Dio o
mi stupissi con lui per il mio peccato, dal
momento che egli non mi biasima per il
peccato. E in queste stesse parole io vidi un
profondo e meraviglioso segreto nascosto in
Dio, segreto che egli ci riveler e ci far conoscere in cielo. Quando lo conosceremo
potremo vedere il motivo per cui egli lasci
entrare il peccato nel mondo, e vedendo ci
saremo nella gioia senza fine. Giuliana di
Norwich, Libro delle rivelazioni.
SADOMASO/ 1 - Dominatrix
Fare la dominatrice non poi tanto di verso da fare la giornalista. In entrambi i
casi devi saper ascoltare e devi chiamare la
gente con il nome giusto. Un giornalista deve dire la verit, e una dominatrice deve
raccontare la storia che il suo cliente ha voglia di sentire. Due anni fa facevo la giornalista in un periodico di New York. Ho perso
il posto con la crisi dopo l11 settembr e. Un
anno dopo ero ancora nei guai e mi pagavo
laffitto portando a spasso i cani. Cos sono
diventata dominatrice e manager notturna
di un locale fetish e di giochi di ruolo, conosciuto anche come catacomba. Abbiamo
cinque stanze e 15 donne, e ogni due mesi
arrivano dominatrici da altre parti del paese. Insieme a Elena, che la manager diur na, seleziono le ragazze e le addestro. La padrona del locale una nota dominatrice,
star di film fetish. Cerco di convincermi in
tutti i modi che non c niente di male a fare
questo lavoro. Sono andata a scuola dalle
suore e mia madre era una cattolica irlan dese. Leggo i libri e vedo i film che vedono
tutti, di l che tiro fuori lispirazione per le
perversioni: dalla repressione sessuale del
Cattolicesimo Romano, dal sadomasochismo
latente in James Bond A seconda del tipo
di sessione giochi di ruolo, bondage, punizioni corporali, cross dressing la tariffa varia tra i 150 e i 300 dollari. Ma se si vuole dominare la ragazza o lottare con lei, allora si
spende di pi. Dichiarazioni di una domi natrice allObserver Magazine.
SADOMASO / 2 - Mutande
Qualunque sia luso che si intenda fare di
slip e lingerie, ecco le ultime tendenze in
occidente. Abbinate alla vita bassa del pantalone, che scende fino a bassezze vertiginose, per lei dobbligo tanga o minimi
string, nei classici bianco e nero, in rosa,
difficilissimo colore di stagione, o anche in
un luminoso pistacchio. Pizzo e raso a vista,
ma anche fantasie baby, fiori, farfalle e fruttini per le perverse. Il top non rinuncia al
ferretto e allimbottitura push up, e il corsetto ruggisce ancora. Se si predilige invece
lintimo mare, ecco il classico fazzoletto
alla Saint-Tropez con slip basso annodato,
alternato a costumi olimpionici problematizzati da obl e dettagli asimmetrici. Nel
caso la mutanda servisse invece a mortificare lei, lintimo uomo consente di alter nare al boxer classico uno slippone alto, bianco o nero, con fascia regolamentare che sbuca dalla cintola e logo a vista. D&G, Empo rio Armani, Calvin Klein e Ralph Lauren i
marchi pi up to date.
GUERRA - La tecnologia aiuta
C mai stato un tempo umano senza
guerra? Ve ne sar mai uno? Secondo alcu ne teorie antropologiche si cominci a far
guerra quando i cacciatori-raccoglitori divennero stanziali e diedero vita a forme
complesse di vita politica. A par ere dei polemologi, non detto che in futuro non si
possano trovare modi meno distruttivi di dirimere i conflitti. Una buona notizia che il
tasso di mortalit in guerra diminuisce costantemente, dal 30 per cento e pi delle
guerre tribali al 10 per cento nella Seconda
guerra mondiale, e ancora a scendere. La
tecnologia aiuta.

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ANNO IX NUMERO 137 - PAG IV

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 19 MAGGIO 2004

Secondo Stratfor Bush per vincere deve fare almeno finta di ritirarsi dalle citt
Per il sito di strategie militari sono allo studio diverse ipotesi per uscire dalla situazione irachena Il ritiro completo escluso perch considerato irrealistico La concentrazione delle truppe in basi sparse
allesterno dei grandi centri abitati non eviterebbe gli scontri che rischiano di coinvolgere la popolazione Il ridispiegamento in basi a ridosso dei confini equivarrebbe a rinunciare a portare ordine nel resto
del paese Il fondatore di Stratfor, George Friedman, scrive che tempi straordinari richiedono misure straordinarie Riplasmare la societ irachena fuori dalla portata degli Stati Uniti
lora delle scelte strategiche. In Iraq
le cose non vanno bene. Dietro le reiE
terate affermazioni che si intende ferma-

mente mantenere la rotta prefissata (stay


the course) e che il fallimento non unopzione (failure is not an option) in corso, a
cominciare da Washington e da Londra, un
febbrile ripensamento su che cosa invece
bisognerebbe cambiare perch non finisca
male. I giornali britannici hanno citato fonti di Downing Street secondo cui il presidente americano e il premier britannico
sarebbero in queste ore impegnati in frenetiche consultazioni per individuare il
modo di accelerare lexit, luscita dallIraq (che un concetto pi ampio e complesso del mero andarsene via o meno).
Gli avversari politici interni li attendono al
varco, ma non hanno al momento consigli
precisi da dargli su cosa farebbero di diverso per salvare la situazione (non Gordon
Brown che soffia sul collo di Blair in Inghilterra, non John Kerry in America; anche loro sono impelagati dai calcoli elettorali in casa propria). Presumibilmente gli
farebbe comodo avere anche qualche contributo di idee, non di approvazione per
compiacere e basta, da parte di amici fuori
dalla cerchia pi intima. Gliene arrivano
comunque di tutti i tipi, anche non richiesti. Alcuni possono apparire bizzarri, ma
gettano in qualche modo luce su una di-

scussione che in corso tra i loro pi stretti collaboratori.


Il sito americano di analisi strategiche on
line Stratfor, non sempre attendibile ma
spesso indicatore di umori che circolano tra
gli addetti ai lavori del Pentagono e dellintelligence, da qualche giorno insiste sul
concetto che gli Stati Uniti dovr ebbero cominciare a disimpegnarsi in Iraq, per potersi meglio impegnare nella guerra strategica contro il terrorismo e di posizionamento in medio oriente. La tesi che per
mitigare il danno militare e politico ci siano a questo punto sulla carta tre possibilit
che il Central Command Usa sta considerando. La prima, il ritiro completo dallIraq,
considerata irrealistica perch rappresenterebbe un fallimento strategico di proporzioni colossali. La seconda definita
una strategia delle enclave, per cui le
truppe di occupazione si concentrerebbero
nelle proprie basi sparse allesterno delle
citt (o nella zona verde allinterno di
Baghdad). La terza prevede non solo labbandonano delle citt, ma anche il ridispiegamento in aree spopolate del paese,
in grandi basi a ridosso dei confini. Entrambe queste opzioni li sottrar rebbero allinferno delle citt incontrollabili (qualcuno ha sostenuto che, a differenza del V ietnam in Iraq sarebbero i centri cittadini che
concentrano la stragrande parte della po-

polazione a essere lequivalente del pantano della giungla e delle risaie). E ridurrebbero il compito logorante di pattugliare
giorno per giorno i centri abitati, quello che
attualmente comporta il maggior aggravio
di uomini e mezzi e produce il grosso dello
stillicidio di attacchi e per dite. La soluzione delle basi ed enclave sparse in prossimit dei centri abitati non eviterebbe gli
scontri che rischiano di coinvolgere la popolazione e rischierebbe di rivelarsi un incubo logistico per il rifornimento degli
avamposti e non risolverebbe il problema
dei costanti attacchi notturni con mortai e
lanciarazzi (uno dei principali problemi
costituito dalla difficolt a controllare le
principali arterie di comunicazione, strade,
ponti, laddove devono passare i convogli).
La terza ipotesi, secondo le fonti militari su
cui si basa Stratfor, avrebbe il vantaggio di
garantire una presenza pi sicura, e di mantenere pienamente uno degli obiettivi strategici originari della guerra, il segnalare la
presenza americana al centro dellintera
area strategica tra il vicino Oriente e lHindu Kush, in particolare ai vicini dellIraq.
Ma equivarrebbe a rinunciare definitivamente a portare ordine nel resto del paese,
alla possibilit di controllare e assicurare
una ricostruzione, e in buona parte anche
ad una rinuncia allattivit anti-insurrezionale estesa a tutto il territorio.

Le idee che circolano su questultimo ti po possibile di ridispiegamento concen trerebbero una massiccia presenza di truppe e basi Usa nel nord curdo, ancora relativamente tranquillo, in funzione di cuscinetto nei confronti della Turchia; a ovest, nella
provincia di Al-anbar, e la grande estensione in gran parte desertica a ridosso dei con-

fini con la Siria e la Giordania; a sud-ovest,


in posizione pi arretrata rispetto ai grandi
centri sciiti di Najaf, Karbala e Nassiriyah,
ma a ridosso dellArabia Saudita; a sud, nella provincia di Bassora, ora contr ollata da-

gli inglesi, dove si concentra l80 per cento


del petrolio e a ridosso del Kuwait e degli
Emirati. Sarebbero pi facilmente rifor nibili dallesterno, senza dover controllare le
vie di comunicazione pi interne. Consentirebbero di non restare impegolati nel
triangolo sunnita e nelle lotte di potere nelle zone sciite, insomma di restare completamente fuori da situazioni come quella di
Fallujah, Najaf e Nassiriyah. E al tempo
stesso basterebbero come avvertimento
ai vicini maleintenzionati.
La controindicazione che la presenza
militare non avrebbe pi nulla a che fare
con la ricostruzione e il peacekeeping,
che hanno inevitabilmente il loro centro fisico di gravit nelle citt e nei centri abitati. Insomma, a questo punto non si capirebbe pi che ci stiano a fare i nostri carabinieri. Il trasferimento dei poteri e della sovranit agli iracheni coinciderebbe con la
scelta di lasciarli bollire nel loro brodo. Un
po come successo col lasciare ampio terreno ai signori della guerra locali in Afghanistan, concentrando lattivit dei soldati Usa a compiti specifici come la protezione del governo centrale di Hamis Karzai
e le periodiche battute di caccia ad al Qaida nelle zone impervie dellHindu Kush.
Sulla proposta tornato ieri, con un intervento insolitamente firmato, lo stesso
fondatore e gran patron del sito Stratfor ,

George Friedman. Largomento che tempi straordinari richiedono misure straordinarie, e che, per quanto estremo, un ripiegamento del genere consentirebbe alle forze Usa di sottrarsi a una missione per cui
non sono preparate (compiti di polizia e ricostruzione) e soprattutto alla trappola della counter-insurgency warfare. Insomma,
gli Stati Uniti dovrebbero rassegnarsi allidea che non possono in alcun modo pacificare lIraq con le forze militari disponibili,
e nemmeno con una forza anche pi ampia, che lobiettivo di riplasmare la societ irachena semplicemente al di fuori
della loro portata. Ricordandosi invece
della loro missione originaria, che era la
guerra contro al Qaida.
Parola di uno come Friedman che si dichiara lungi dallessere neutrale su qual siasi cosa che riguardi gli interessi Usa, ma
sostiene che il compito degli specialisti
avvertire di come stanno le cose. Traduce in
termini di analisi puramente militare un
suggerimento che in America viene da pi
parti a Bush: per vincere deve almeno far
finta di ritirarsi. Le alter native, si osserva,
sarebbero continuare cos (ma non si sa fi no a quando), ritirarsi davvero (prima di essere costretti a farlo), oppur e usare maniere forti, di cui si hanno certo i mezzi, ma che
finirebbero per aggravare la situazione.
Siegmund Ginzberg

Il WSJ ricorda ai demagoghi di Ginevra che la Convenzione non cos buona con i prigionieri
enerale Pace, se lei vedesse il video di
G
un marine degli Stati Uniti o di un cit tadino americano sotto contr ollo di una

potenza straniera, in un carcere, nudo con


un cappuccio sulla testa, costretto a stare
rannicchiato con le braccia alzate per quarantacinque minuti, riter rebbe ci una
buona tecnica di inter rogatorio o una vio lazione della Convenzione di Ginevra?. A
questa domanda, formulata gioved scorso
dal senatore del Rhode Island Jack Reed
durante unaudizione pr esso la Commis sione forze armate del Senato di Washington, il generale Peter Pace ha convenuto:
Lo definirei una violazione. Ma il W all
Street Journal ha invece risposto con un
veemente editoriale intitolato senza mezzi
termini Ginevra per i demagoghi. Ed ha
dunque riproposto il pr oblema su cui la

Corte suprema stessa stata chiamata a


pronunciarsi a pr oposito dei detenuti di
Guantanamo.
Il problema, evidentemente, non la tortura, il cui divieto senza se e senza ma
non deriva dalla Convenzione di Ginevra
ma da tutta una serie di altri str umenti di
diritto inter nazionale. Primo fra tutti la
Convenzione di New York del 10 dicembre
1984. Ma, osserva il Wall Street Journal, se
al senator e Reed qualcuno del suo staf f
glielavesse fatta leggere questa Convenzione di Ginevra, avrebbe scoperto che il trattamento ipotizzato nella sua domanda
vietato perch i soldati statunitensi indossanti ununifor me sarebbero classificati
prigionieri di guerra. E anche cercare di ottenere informazioni oltre il nome, il grado
e il numero di matricola a un prigioniero di

guerra promettendogli una caramella viola


la Terza convenzione di Ginevra. Mentre lipotetico cittadino americano beneficerebbe della pr otezione della Quar ta convenzione di Ginevra.
Leditoriale ricorda polemicamente che
una simile lettura avr ebbe anche informato il senatore che eccetto i soldati irache ni catturati mentre portavano luniforme e
certi membri della catena di comando di
Saddam Hussein, gli altri iracheni detenu ti sono stati arrestati come civili e cadono
dunque sotto la protezione non della Terza
convenzione di Ginevra, ma della Quar ta.
E questa Quarta convenzione permette
anzi obbliga una potenza occupante a
adoperarsi a sua discr ezione entr o ampi
parametri per mantenere la legge e lor dine (articolo 64), senza contener e alcuna

specifica restrizione sugli interrogatori, eccetto che le persone protette non debbano
essere soggette a coercizione fisica o morale (articolo 31). Ma nota bene le persone
protette sono definite come persone che
non prendano parte attiva alle ostilit (ar ticolo 3).
Da ci leditoriale deduce che Quaran tacinque minuti di posizione scomoda e
altre tecniche sulla lista del generale Sanchez, se inflitte ai guerriglieri baathisti e
jihadisti, sar ebbero perfettamente in li nea con le Convenzioni di Ginevra (non il
denudare i prigionieri, che non era nella
lista dei metodi da applicar e, e si configura dunque come abuso da punir e).
E chiede anche al senator e Reed di
prendersi tutte le r esponsabilit per
quanto riguarda le vittime americane e ira-

chene provocate dallimpossibilit di


spremere ai terroristi informazioni adeguate in seguito al divieto di questo tipo di
misure. E su questo sviluppo si pu ma gari ampiamente dissentire: appunto, perch anche chi non tutelato dalle Convenzioni di Ginevra comunque tutelato da altre convenzioni.
Tra queste, per, non c il Pr otocollo
addizionale I del 1977, che gli Stati Uniti
non hanno mai ratificato. Per questo il
Wall Street Journal si fer ma al disposto
delle Convenzioni Terza e Quarta del 1949,
che fanno chiara distinzione tra prigio nieri di guer ra e prigionieri che non ne
hanno i requisiti; ed chiaro che i terroristi detenuti a Guantanamo non li hanno.
Tesi contestata da un ar ticolo dellaprile
2002 da Le Monde Diplomatique, secondo

cui ogni individuo pr eso con le ar mi in


mano prigioniero di guerra, salvo prova
contraria. Ma lo stesso Monde Diplomati que ammetteva che paradossalmente, gli
Stati Uniti avrebbero potuto far riferimento al Protocollo addizionale del 1977, che rifiuta ai mercenari lo status di prigionieri
di guerra. Ma non hanno accettato questo
protocollo. Questo Pr otocollo per metterebbe di qualificare i guerriglieri iracheni
come legittimi combattenti, ma non gli atti
di terrorismo come legittimi atti di guer ra.
Se gli Stati Uniti improvvisamente lo ratificassero, dovrebbero considerare prigionieri di guerra molti detenuti nelle carceri irachene. Ma avrebbero nel contempo lappi glio legale per condannar ne a morte altri,
oltre a tutti i detenuti di Guantanamo.
Maurizio Stefanini

Da Baghdad alle nuove Br, terrorismo e antiterrorismo hanno unarma a doppio taglio, gli sms
Roma. Ci sono milleottocento foto e un
certo numero di video, apparentemente
fatte dagli stessi soldati, che hanno utilizzato le loro macchine fotografiche digitali personali. E lo stesso generale Taguba
a riconoscere il ruolo che nel rivelar e le
torture in Iraq hanno avuto le nuove tecnologie. In particolare quei telefoni cellulari di terza generazione che permettono di scattare foto e trasmetterle allistante in ogni parte del mondo, e di cui sono ormai in giro per il pianeta oltre un miliardo di esemplari. E Rumsfeld conferma: Lavoriamo con considerazioni di pace, esigenze legali, in una situazione di
guerra nellera dellinformazione in cui la
gente va con macchine fotografiche digi tali e prendendo foto incredibili e poi
passandole, contro la legge, ai mass media, per nostra sorpresa, quando neanche
erano arrivate al Pentagono.
E una tappa ulteriore nella lunga rivo-

luzione dei media che da or mai un secolo


e mezzo continua a sconvolgere la percezione psicologica della guerra. Quasi centocinquanta anni fa comparvero infatti tra

la Guerra di Crimea e la Guerra civile


americana i primi fotoreporter, da cui le
prime immagini di campi di battaglia reali, e non pi con le mediazioni, pi o meno
fantasiose, di pittori o incisori. Novantanni fa, con la Prima guerra mondiale, i cinegiornali diedero alle immagini la dimensione del movimento. La Seconda
guerra mondiale fu invece la guerra della
radio, dal tamburo di Francis Drake che
chiamava gli inglesi alla resistenza da Radio Londra alle nostalgiche note di Lili
Marlen diffuse da Belgrado appena occu pata. Il Vietnam fu la prima guerra televisiva, e sciocc a tal punto il pubblico da
costringere gli americani al ritiro. Da allora il Pentagono ha emanato disposizioni
severissime sui giornalisti, che possono seguire le operazioni militari solo inquadrati nelle colonne di soldati. Il che non imped per alla prima guer ra irachena del
1990-91 di essere un altro conflitto televi-

sivo, stavolta per nella formula satellitare della Cnn, con le ripr ese in diretta dei
bombardamenti dagli alberghi di Baghdad.
Di l al Kosovo fa in tempo a esplodere
il fenomeno Internet, sfruttato per la prima volta in modo massiccio dalla rivolta
zapatista. E infatti da Belgrado il net a
coprire il ruolo che nella Seconda guerra
mondiale era stato svolto dalla radio. Poi
sempre via Internet che al Qaida muove
le sue pedine per lassalto dell11 settem bre, anche se poi nellarretrato Afghanistan collegarsi pr oibitivo. Con un appa rente salto indietro nel tempo si tor na alla guerra televisiva del 1991, salvo che stavolta il monopolio della Cnn vittoriosamente scosso prima dalla qatarina al-Jazeera, poi sulle sue tracce da al-Arabiya,
degli Emirati Arabi Uniti. Ma lultimo conflitto iracheno ha ripercorso tutte le tappe
per saltare infine in avanti: inizia con la
centralit dei corrispondenti tv, continua

con i blogger di Baghdad, e esplode ora


nella rivoluzione dei cellulari, che fa sal tare i controlli posti dal Pentagono al lavoro della stampa fin dai tempi del V ietnam.
Non daltronde un problema solo degli Stati Uniti, n si risolve solo sorvegliando che abusi come quelli che hanno
scatenato lultimo scandalo non abbiano
a ripetersi. Il Jerusalem Post ha appena
ricordato le preoccupazioni dellesercito
israeliano per il recente vizio dei soldati
di passarsi Sms che violano i silenzi radio
pi rigorosi. Immaginiamo uno di loro
che chiama un suo amico per dirgli che
saranno a Gaza in unora, spiegava
preoccupato un ufficiale al giornale. V i
sono sistemi che possono intercettare
queste chiamate, e farli cader e in unimboscata. Mentre esiste ancora una censura militare che passa al vaglio le lette re scritte (per controllare non vi siano

informazioni riservate) dicono sconsolati i


comandi, non si possono togliere ai soldati i telefonini che spesso sono stati i loro
stessi genitori a regargli, come viatico per
la naja.
Daltra parte, si pu ricordare che stato proprio a colpi di intercettazioni dei
cellulari che sono state condotte sia le
operazioni della polizia spagnola contro
gli attentatori di Madrid, sia le indagini in
Italia contro le nuove Brigate Rosse, aiutate anche dallanalisi del palmare di Nadia Desdemona Lioce. E pi ancora che alle societ aperte le nuove tecnologie dan no fastidio a quelle chiuse, se si pensa al lo sforzo con cui il governo cubano sta cercando di impedire laccesso privato a Internet; ai cybercaff che il governo cinese
sta facendo chiudere a migliaia con pretesti di sicurezza risibili; agli internauti che
in Siria sono stati perfino torturati.
(m. s.)

Perch Fondo monetario e Banca mondiale tengono in cassaforte 32 miliardi di dollari per lIraq
Washington. La ricostruzione dellIraq
potrebbe ripartire allindomani del passaggio di consegne dalle for ze di occupazione della coalizione al governo interinale, riconosciuto dalle N azioni Unite,
messo in piedi dallinviato speciale di Kofi Annan, Lakhtar Brahimi. La data del 30
giugno diventa quindi cruciale non solo
per motivi di sicurezza ma anche per lo
sblocco dei finanziamenti promessi, e in
parte gi versati, dai donatori che si era no riuniti a Madrid nellottobre del 2003.
Trentadue miliardi di dollari, esclusi i costi legati allassistenza umanitaria, ai crediti sulle esportazioni e altri tipi di supporto alla popolazione. Soldi depositati in
un fondo fiduciario diviso in due parti e
gestito separatamente dalla Banca mondiale e dalle Nazioni Unite. Per i pr ossi-

mi cinque anni, limpegno della Banca


mondiale sar compreso tra i 2,5 e i 4,5 miliardi di dollari mentre quello del Fondo
monetario sar compreso tra i 1,7 e i 3,4
miliardi di dollari. Anche il denaro promesso dalle organizzazioni di Washington
stato depositato su un fondo fiduciario
attualmente congelato a causa della situazione politica nella quale si trova il paese.
Sino al momento in cui le Nazioni Unite
non riconosceranno il gover no interinale,
sar impossibile, anche dal punto di vista
giuridico, versare alcuna cifra agli iracheni. Un nodo sul quale si sono confrontati
anche i ministri degli esteri del G8 conve nuti nella capitale statunitense venerd
scorso. Il Fondo monetario e il braccio finanziario della Banca mondiale, lInternational Finance Committee, sono in atte-

sa del via libera del Palazzo di V etro. Ma


non solo. Sino a quando nel paese non
verr riportato un livello di sicurezza tale
da garantire il ritorno di costruttori, ingegneri e societ gi impegnate nella ricostruzione delle infrastrutture in Iraq, i fondi rimarranno nel trust messo a punto
nei mesi scorsi. Miliardi di dollari che potrebbero rimanere chiusi nelle casseforti
statunitensi anche per altri diciotto mesi.
Fonti vicine al Fondo monetario hanno
sottolineato come uno dei nodi sui quali si
dibattuto nelle ultime settimane lega to alla legittimit del governo interinale
iracheno: seppur riconosciuto dallOnu,
lautorit irachena presenta delle particolarit che potrebbero spingere Fondo e
Banca mondiale a ritardare lavvio dellapparato burocratico incaricato di elar -

gire i primi fondi. Studi di fattibilit, invio


di missioni esplorative sono in stand-by da
oltre sette mesi. E con il deteriorarsi del la situazione nel paese, si allontana la possibilit che questi finanziamenti vengano
girati nelle casse degli iracheni. Gli uf fici
di rappresentanza del progetto iracheno
targato World Bank sono stati aperti ad
Amman, in Giordania, lo scorso mese di
dicembre. Da allora il lavoro di organizzazione e distribuzione dei compiti pr oseguito come da programma, anche se ufficialmente nessun rappresentante delle organizzazioni di Washington ha mai effettuato valutazioni sul territorio. Pesano poi
sullavvio del piano di investimenti, gli arretrati e gli interessi passivi accumulati
dallamministrazione precedente. Ed soprattutto il Fondo monetario a temere che

il prossimo governo iracheno non solo


non sia in grado di af frontare lemergenza nella quale si trover ad operare nei
prossimi mesi, ma anche che abbia difficolt a mettere a punto un piano che, nel
medio lungo periodo, consenta il rimbor so dei prestiti che verranno erogati.
Seppur non ufficialmente, i donatori, il
Fondo monetario, la Banca mondiale e le
organizzazioni non governative hanno fatto affidamento sulle riserve petrolifere
del paese. Giacimenti da milioni di barili
in grado di garantire allIraq una fonte di
ricchezza unica: diversi rapporti pubblicati nei mesi scorsi sia dalle compagnie
petrolifere americane e britanniche che
dallIfc hanno confermato che la qualit
del petrolio iracheno tra le migliori del
pianeta. In particolare quello della zona

meridionale del paese. Loro nero presente nel triangolo sunnita del nord del paese, per quanto giudicato ottimo dagli
esperti presenti in Iraq, necessita di un
passaggio di purificazione da acqua e altre impurit che ne fa lievitar e il costo di
estrazione. Ovvero ne diminuisce il valore
sul mercato. I profitti stimati dal gover no
iracheno potrebbero subire una riduzione
per causa di forza maggiore. Questo preoccupa gli uomini del Fondo monetario: co me pu un paese uscito da oltr e ventanni
di dittatura, incapace dinteragire con i
mercati internazionali, trovare nuove fonti di guadagno al di fuori del petrolio? Una
domanda alla quale anche il nuovo numero uno del Fondo Rodrigo Rato deve affrettarsi a trovare una risposta.
Sabrina Cohen

In novantanni i paesi arabi hanno tradotto diecimila libri stranieri, come la Spagna in un anno
Roma. La nascita dellhomo videns arabo, che apprende e conosce lattualit del
mondo attraverso i network indigeni come al Jazeera o al Arabiya, il segno di
una metamorfosi culturale che riguarda i
mezzi ma non i contenuti. Semplicemente
la tradizionale avversione islamica per la
modernit ha cambiato caratter e e da rifiuto pregiudiziale del progresso divenuta accettazione di questo, purch subordinato alla religione. E cos Internet,
le televisioni, gran parte dei giornali sono
strumenti convenzionali in una battaglia
per legemonia culturale contro loccidente. Accanto alle pr ediche degli imam
nelle moschee ed alla lettura dei testi sa cri, la pubblica opinione musulmana pu
ora guardare da lontano (tele-vedere),
senza leggere i suoi libri e avendo in mano il Corano, i mali delloccidente,
deformati dalle telecamere delle tv locali
che alimentano un credo religioso totaliz-

zante. Passano le immagini delle torture


del carcere di Abu Ghraib ma non passa no quelle della decapitazione di N ick
Berg. Identico discorso per le fotografie
sui giornali. E lhomo videns musulmano,
gi fondamentalista per educazione, si
in-forma su una par te, pro domo sua, del la realt. Una situazione sconsolante che
soltanto un occidente con la sindr ome di
Narciso, tormentato dallimmagine di s e
dalle sue immagini, non riesce ad affrontare con la dovuta forza.
La libert di stampa, i giornali clandestini (che esistevano persino nella Russia
sovietica), la libera circolazione delle
idee, la lettura dei libri occidentali,
linformazione di media par ziali ma pubblicamente noti per il loro essere di parte,
nei paesi arabi sono praticamente inesistenti. Quando, i sostenitori del ritir o dallIraq e del pacifismo come soluzione politica, invocano il dialogo con la pubblica

opinione araba, dovrebbero rendersene


conto. Lopinione pubblica, quella che il
New York Times defin, alla vigilia della
guerra contro lIraq, la seconda potenza
del mondo, occidentale: quella che
sindigna per le torture e si specchia nella
commiserazione di s, lasciando fuori le
oscenit (nel senso letterale, al di l della
scena) dei fondamentalisti.
Un recente rapporto sulla situazione
della libert di stampa, redatto dallArab
Human Development Report e presentato
ad Amman, in Giordania, fotografa e ci
mette sotto gli occhi la realt sconsolante
dellinformazione nel mondo musulmano.
A cominciare dalleditoria.
I libri. Le traduzioni di testi occidentali
e stranieri, comunque estranei alla cultu ra religiosa islamica, che sarebbero importanti per il trasferimento di conoscen za e per la circolazione delle idee, sono
praticamente inesistenti. Basti pensare

che negli ultimi novantanni il numero delle opere straniere tradotte nei paesi arabi
stato inferiore a 10.000, lequivalente, in
difetto, delle traduzioni che avvengono
ogni anno in Spagna. Tra questi circa il 20
per cento sono libri monografici dedicati
alla religione. Oltre a questo i pochi testi
accettati devono subire il vaglio di commissione censorie e, in alcuni casi, tr ovare editori non istituzionali disposti a pub blicarli. Un caso per tutti: nel giugno scorso un tribunale di Ankara, nella T urchia
laica e kemalista, ordin la confisca e la
distruzione di tutte le copie esistenti nel
paese de La filosofia nel boudoir, del
Marchese De Sade, perch contrarie alla
morale religiosa.
I giornali. Un discorso legger mente diverso investe, invece, i quotidiani. L avvento della tecnologia e dellinnovazione,
seppur ancora limitato, sta aumentando la
diffusione (parliamo sempre di un pubbli-

co elitario) di quotidiani, ora anche onli ne. Ma i contenuti, spesso vagliati da au torit di controllo, restano vincolati allunanimismo culturale e fortemente censu-

rati. Il rapporto parla esplicitamente di


fallimento del sistema educativo ed informativo arabo nel collegarsi alla vita r eale
nella societ.
Media, tv e loro propriet. Scorrendo il
dossier ci si rende immediatamente conto
della situazione dei network nel mondo
islamico: La quasi totalit delle istituzioni mediali, negli ultimi anni soprattutto televisioni e radio, sono di propriet dei vari Stati. () Per queste ragioni certi aspetti della politica araba, della societ e del la religione sono semplicemente non affrontati. Attraverso un filtro del genere, e
a differenza delluomo occidentale, lhomo
videns arabo vive nelloblio mediatico.
Non conosce la realt che produce se non
attraverso la mediazione fideistica della
religione, la predichi il Corano o la diffonda la televisione. Cambiando i mezzi, cer to, ma senza dubitare mai di s.
Massimiliano Lenzi