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IL FOGLIO

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: LARGO CORSIA DEI SERVI 3 - 20122 - MILANO

ANNO IX NUMERO 1 - VENERD 2 GENNAIO 2004

Parla il deputato verde

Potere di grazia, la
proposta di Boato pu
essere legge in tre mesi
Luned la riunione dei capigruppo della
Camera per decidere di anticipare
lesame della bozza a fine gennaio

Le obiezioni di Taormina
Roma. Si pu realisticamente immaginare, escludendo pur possibili incidenti di
percorso, che entro la fine del prossimo
marzo la legge sar approvata dice Marco
Boato al Foglio. Boato, presidente dei deputati del Gruppo misto, il primo firmatario della proposta di legge di attuazione costituzionale che chiarirebbe il potere del
presidente della Repubblica di conceder e
la grazia con proprio decreto, controfirmato in questo caso dal presidente del Consiglio (La sua sottoscrizione non assume il
significato di corresponsabilit dellatto
spiega Boato ma semplicemente attesta
lavvenuto esercizio di un potere proprio
del presidente della Repubblica). Carlo
Azeglio Ciampi si informato marted scorso sulliter della proposta, firmata da ventisei deputati di tutti gli schieramenti eccet to la Lega, il ministro della Giustizia Castelli ha chiesto delucidazioni sulla legge
allo stesso Boato, dichiarandosi favor evole
allapprovazione in un intervento sulla Padania, e Pier Ferdinando Casini ha convocato per luned
prossimo la conferenza dei capigruppo, allo scopo di anticipare la discussione del disegno di
legge (Che comunque era gi stata inserita dal presidente Casini, dietro mia
richiesta, nel calendario trimestrale, alla fine di febbraio
MARCO BOATO
dice Boato). A vevo
presentato la mia
proposta lestate scorsa, ma durante il convegno giuridico di settembre, in cui esposi
il significato della legge di attuazione, Marco Pannella mi chiese di aspettar e ancora
qualche giorno, voleva sollecitar e da parte
del presidente una presa di posizione autonoma, e io accettai per ch ho sempre condiviso la posizione di Pannella: il potere autonomo di Ciampi di concedere la grazia in
base alla lettera della Costituzione gi c.
Per evidentemente vanno cambiate le leggi che finora hanno impedito lesercizio di
questa prerogativa. Marco Boato ha aspettato due mesi e mezzo, poi non ha aspettato
pi. La proposta di legge (ordinaria, quindi
approvabile a maggioranza semplice) ha
iniziato l iter in sede r eferente il 4 dicem bre scorso alla commissione Af fari costituzionali della Camera, con relatore Carlo
Taormina, che, illustrandone il contenuto,
ha subito avanzato perplessit: Questa proposta sembra voler abbandonare il percorso compiuto con la riforma del Codice di
procedura penale, delineando la concessione della grazia come una sorta di potere
assoluto di tipo monarchico, da esercitare
senza alcuna forma di confronto. Boato ha
risposto in commissione, osservando che la
proposta ovviamente perfettibile, ma se il
relatore si trovasse a non condividere lintero spirito della norma, farebbe forse bene
a rinunciare al mandato.
Luned prossimo si porr il problema,
con il consenso dei gruppi parlamentari, di
anticipare la discussione della proposta
spiega Boato ma anche in assenza di un
largo consenso, che per dovrebbe esserci,
pu decidere il presidente della Camera:
lesame potrebbe essere anticipato alla fine
di gennaio, chiedendo naturalmente alla
commissione Affari costituzionali di intensificare i lavori, come spesso succede. C
anche unaltra ipotesi: dato il trasversale
consenso dei gruppi parlamentari (eccetto
la Lega, che per trova il favore alla legge
in due dei suoi massimi esponenti, Umberto Bossi e Roberto Castelli), il presidente
della Camera potrebbe, dopo aver verificato la disponibilit dei gruppi, consentire
che la proposta venga esaminata non pi in
sede referente ma invece in sede legislativa. Cos si salterebbe lAula e il tutto si
esaurirebbe in Commissione dice Boato
ma in ogni caso lesame sar concluso al pi
tardi nella seconda settimana di febbraio.
Lo stesso avverr in Senato, dove tutto dipende dallatteggiamento dei capigruppo.
La solitudine assistita di Ciampi
Nella logica parlamentare realistico
immaginare, durante l esame della legge,
perfezionamenti tecnici, ma non cer to uno
stravolgimento della norma dice Boato, riferendosi alle dichiarazioni di T aormina
sulla necessit di un emendamento che preveda la domanda di grazia da parte dell interessato: Sarebbe assurdo introdurre ci
che escluso dal Codice di procedura penale, un passo indietro invece di uno avanti. Come ha detto Umber to Bossi, in due
mesi, se siamo tutti d accordo, dovremmo
farcela ad approvare la legge. E allora sar
Ciampi a decidere, in solitudine assistita
(visto che, secondo la lettera della norma,
il ministro della Giustizia trasmette in forma riservata al presidente della Repubblica le informazioni che questi richiede ai fini dellesercizio del potere) per Sofri, per
Bompressi e per tutti gli altri detenuti.

quotidiano

TEL 02771295.1 - SPED.ABB. POST.- 45% -ART. 2 COMMA 20/b LEGGE 662/96 - FIL. MILANO

DIRETTORE GIULIANO FERRARA

La Giornata
* * *
In Italia

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Nel mondo

CIAMPI AGLI ITALIANI: LA FIDUCIA


E TUTTO, E LA FORZA CHE CI MUOVE e
ci permette di costruire il nostro futuro .
Nel consueto messaggio di fine anno, il presidente della Repubblica enuncia i problemi economici del paese ( ma si vede la ripresa), invoca chiarezza sulla crisi di alcune grosse imprese e richiama alla necessit di coltivare quella volont di concordia espressa dai cittadini. Ciampi esordisce ricordando i soldati morti a N assiriyah e cita con orgoglio i nostri militari
impegnati a contrastare loscuro disegno di
destabilizzazione mondiale perseguito dai
terroristi. In tema di politica estera, parla
di progressi importanti verso lunit dellEuropa e invita a non drammatizzare il fallimento della Conferenza intergovernativa.
Poi un richiamo alla concordia religiosa
(occorre tendere la mano a tutte le civilt)
e un appello per il rafforzamento delle istituzioni multilaterali a garanzia della pace.
Al mondo politico, Ciampi chiede di lavorare con spirito costituente e lar go incontro
di volont. Infine un pensiero ai giovani:
Mettete alla prova lamore per la natura.
Il messaggio di Ciampi, quasi 17 minuti
(un anno fa furono 22), stato seguito da oltre 13 milioni di telespettatori (63,3 per cen to di share, 2 punti in pi dellanno scorso).

GLI STATI UNITI ALLEGGERISCONO


LE SANZIONI CONTRO L IRAN. La decisione di Bush, parziale e temporanea, mira
a rendere pi facile linvio di aiuti umani tari nel paese colpito dal ter remoto. A
Teheran parlano di segnali positivi (il
commento dellex presidente Rafsanjani,
ieri a Bam). Il ministro degli Esteri iraniano, Khar razi, chiede che la r evoca delle
sanzioni sia totale: Questo creerebbe un
clima nuovo nelle nostre relazioni.
Nonostante sia passata una settimana
dal terremoto, a Bam si continua a scava re: ieri tre persone, tra cui una bimba di 9
anni, sono state estratte ancora in vita dalle macerie (sono cir ca 2 mila le persone
tratte in salvo dai soccorritori).

* * *

Elogi da entrambi i Poli per il discorso di


Ciampi. Ottimo per Bondi (FI) e La Rus sa (An), patriottico per Follini (Udc),
lungimirante per Castagnetti (Mar gherita). Fassino (Ds) apprezza le parole di speranza. Critiche, invece, da Lega e Rifon dazione. Bossi: Il presidente sembrato
tiepido sulla questione delle riforme. Bertinotti: Assenti, nelle parole di Ciampi, popolo della pace e lavoratori in scioper o.
Assegnate da Ciampi le medaglie al va lore e merito civile. Tra gli altri, alla mae stra della scuola di San Giuliano mor ta
nelledificio crollato il 31 ottobr e 2002; al
senzatetto che il 14 dicembre, a Roma, difese alcune ragazze da unaggressione.

* * *

Nove arresti per il crac di Par malat, ordinati mercoled dalla procura di Parma nei
confronti di: Fausto Tonna, ex direttore generale, Luciano Del Soldato, dir ettore finanziario e consigliere damministrazione,
Gianfranco Bocchi, Claudio Pessina, Gian franco Zini (gr uppo Epicur um), i r evisori
dei conti della Grant Thor nton Maurizio
Bianchi e Lor enzo Penca, il r esponsabile
della Parmalat in Venezuela, Giovanni Bonici (che starebbe tornando in Italia dagli
Stati Uniti). Lultima ordinanza per Calisto
Tanzi, gi in carcere. Accuse: associazione
a delinquere, bancarotta fraudolenta, false
comunicazioni sociali, vari r eati societari.
Avviate le rogatorie internazionali per accertamenti sugli istituti di credito collegati
con il gruppo Parmalat.
Il presidente di San Paolo Imi, Rainer
Masera, stato ascoltato dai magistrati di
Parma come persona informata dei fatti.

* * *

Berlusconi andr a Nassiriyah, dice il


ministro La Loggia, ma per ragioni di si curezza tutto sar reso noto a cose fatte.
Il premier ha ricevuto gli auguri di buon
anno dal presidente americano Bush, che
per telefono lo ha ringraziato dell aiuto offerto dallItalia contro il terrorismo.

* * *

Un nuovo or dinamento inter nazionale


che metta a fr utto lesperienza dellOnu.
Lo vuole il Papa, che tornato sulla necessit di costruire insieme vie per la pace.

* * *

Leuro ha chiuso lanno con un altro record.


Mercoled ha sfondato quota 1,26 sul dollaro (1,2649): +21 per cento in dodici mesi.

* * *

Autobomba contro un ristorante a Baghdad


lultimo giorno dellanno: il bilancio finale
di otto mor ti e circa 30 feriti (tra lor o anche tre giornalisti del Los Angeles T imes).
Per gli americani, opera dei sostenitori di
Saddam. Ieri un civile iracheno stato ucciso da una bomba vicino Kirkuk; un bam bino in una sparatoria a Nassiriyah.

* * *

Attentato in Indonesia a Capodanno. Una


bomba esplosa nella pr ovincia di Aceh,
nellisola di Sumatra, durante un concer to
per festeggiare il nuovo anno: nove i mor ti,
oltre 30 i feriti. Per la polizia, i responsabili sono i separatisti del Gam, che dal 1975
lottano per lindipendenza da Giacarta.

* * *

Perquisito per tre ore un aereo britannico


atterrato mercoled allaeroporto Dulles di
Washington (bloccati anche i passeggeri).
Negli ultimi giorni il cielo Usa stato interdetto a due voli dal Messico: si temeva che
al Qaida potesse usarli per un attentato.

* * *

Un inviato egiziano da Arafat. Osama elBaz, consigliere di Mubarak, ha visto ieri il


capo dellAnp per cercare di arrivare a una
tregua tra le fazioni palestinesi e Israele.

* * *

Musharraf rester al poter e fino al 2007.


Ieri il Parlamento pachistano ha votato la
fiducia al pr esidente che pr ese il poter e
con un golpe nel 1999, ma non aveva mai ottenuto la legittimazione dellassemblea.
Ripresi i voli tra India e Pakistan. Per la
prima volta da due anni, un aereo commerciale pachistano ha effettuato un volo andata e ritorno da Nuova Delhi. Sabato atteso
a Islamabad il premier indiano Vajpayee.

* * *

Afghanistan: la Loya Jirga ancora in stallo.


Ieri almeno un quar to dei 502 delegati si
rifiutato di votare alcuni emendamenti alla
nuova Costituzione. Contestate soprattutto le
norme sui poteri presidenziali, lo status delle lingue delle minoranze, l aumento della
percentuale di donne e nomadi nel futur o
Parlamento. Al presidente Kar zai, che ha
gi approvato la bozza, si oppongono gli uo mini dellAlleanza del Nord (il pashtun Rabbani, il tagiko Dostum e lislamico Sayyaf).

* * *

Pyongyang vuole rafforzarsi militarmente:


E la nostra priorit, scrivono tutti i gior nali nordcoreani, che poi citano anche la
volont del regime di cercare un accordo
negoziale con gli Stati Uniti sul nucleare.

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Nessun morto per i botti di fine anno, 586


i feriti (di cui 39 gravi).

Koizumi va al tempio degli eroi di guerra e


irrita Cina e Corea del Sud. Il premier giapponese ha visitato (per la terza volta) il mausoleo Yasukuni, in cui sono sepolte le vitti me giapponesi di tutti i conflitti dal 1853.
Chirac invita Schr oeder alle cerimonie
dellestate prossima in ricordo del D-Day. E
la prima volta per un leader tedesco.

La Giornata realizzata in collaborazione con Dir e

Questo numero stato chiuso in redazione alle 20,15

Buon anno, felice 2004.


N el 2003 si saputo
che Parmalat metteva
a bilancio i soldi del
Monopoli. Non se nera
accorto nessuno per 15
anni. Si saputo che la
Cirio metteva in scato la i risparmiatori, in salsa e a pezzetti. E le
banche coprivano. N el 2003 si saputo
che il massimo dirigente del Monte dei
Paschi di Siena spacciava titoli volatili.
Nel 2003 si scoperto che la Banca d Italia doveva vigilare, ma non poteva. O che
poteva, ma non voleva. Oppure che voleva,
ma non sapeva. Comunque che non vigilava. Nel 2003 si scoperto che neanche la
Consob poteva. O che voleva ma non poteva. O che non poteva e non sapeva. Oppu re che voleva ma non voleva. Poi si scoperto che non poteva e anche se sapeva
non faceva, anche se voleva. Nel 2003 si
scoperto che le auto Fiat andavano a br omuro. E che voraci manovre erano intanto
in corso a Parma. E che qualche pubblico
ministero sogna ritorni al passato. Per cui,
buon anno. Si spera che nel 2004 il capitalismo italiano e la sua finanza ritr ovino
limpidit e trasparenza adottando lunica
misura rigor osa e risolutiva: mandar e
Emilio Fede sul satellite. Subito.

Dopo le parole di Powell sui segnali in coraggianti (da cogliere) a Teheran, arrivata la decisione americana di alleggerir e,
parzialmente e temporaneamente, le san zioni contro il regime degli ayatollah per
permettere il miglior afflusso degli aiuti
nella zona colpita dal terribile terremoto. E
solo una misura provvisoria, ma un segnale. Che il governo riformista di Teheran,
indebolito se non del tutto sconfitto dalla
forza dei conservatori, non in grado di
sfruttare. Tanto che il presidente Khatami
ha detto, dopo l apertura del segretario di
Stato americano, che le r elazioni dei due
paesi non sarebbero comunque cambiate, e
ora che un piccolo cambiamento c stato il
ministro degli Esteri Kharrazi, pur giudicando positivo il passo di Washington, rilancia chiedendo l abolizione totale delle
sanzioni. Insomma, non in mano lor o la
trattativa. E con i conservatori pragmatici
alla Rafsanjani che ieri ha detto due cose:
che dagli Stati Uniti giungono segnali posi tivi e che i religiosi devono mantenere il loro ruolo politico in Iran e nel mondo isla mico e i super falchi alla Khamenei che,
se si vuole, si deve tentare una difficile partita politica. Chiss che cosa ne pensano gli
studenti che la scorsa estate hanno pr otestato e si sono fatti arrestare sul viale della
Rivoluzione? E i neocon di Washington?

* * *

Esplosione su una nave cisterna ancorata


a Porto Torres (Sassari). Due dispersi.

* * *

Scosse iraniane

IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + LIBRO (abbinamento facoltativo) 5,90 (1+4,90)

Crac senza collasso

Occidentalia

Come affrontare il caso Parmalat


dosando lezioni americane ed
europee, senza eccessi colpevolisti

Dialogo tra amanti maturi.


La superiorit antropologica
delle terroncelle italiane

Roma. Un collasso per il sistema Italia


ma con colpe del capitalismo americano ,
ha scritto a proposito del crac Par malat
Marco Vitale sul Corriere del 31 dicembre.
Un caso italiano solo nelle sue origini ,
per il resto americane sono le grandi ban che che hanno per anni asseverato conti e
depositi del gruppo di Collecchio, americane e internazionali sono le agenzie di rating
che valutavano i bond decisi a Collecchio,
idem dicasi per le societ di auditing e revisione dei conti che bilanci e bond hanno
certificato per anni. Il ragionamento di V itale in questo non fa una piega. Costruttivamente, tende a respingere le generalizzazioni colpevoliste che testate come il Fi nancial Times hanno cercato subito di alimentare contro qualunque obbligazione
italiana, chiunque labbia emessa e comunque solido e credibile sia il suo business. In
questo spirito, Vitale ha riservato un composto dissenso rispetto alla tesi espr essa
dal Foglio allindomani del decreto Marzano, che ha innovato le procedure concorsuali italiane per consentir e a Enrico Bon di di puntare alla sopravvivenza in dustriale del gruppo di Parma,
evitando i difetti sia della legge
Prodi finita quasi sempr e in
spezzatini a prezzi di realizzo sia dell amministrazione
controllata. Luigi Einaudi
avrebbe firmato quella legge, scrive V itale, e cos
Ronald Reagan e
Margaret Thatcher.
Inutile accusarla di leso liberismo, insomma.
Penso abbia ragione nel ricordare a tutti
noi che il sistema anglosassone imprese a propriet diffusa sul mercato, forte ruolo degli
investitori finanziari, autorit di
sorveglianza dotate di for ti poteri
ulteriormente rafforzati in questi
due anni non certo immune dalle
frodi societarie, anzi, ci dice Ari Weinberg,
che per lautorevole settimanale Forbes ha
appena stilato il lungo elenco degli scandali finanziari americani nel 2003. La carcerazione di Sam W aksal di ImClone, il processo a Dennis Kozlowski della T yco, lo
scandalo Martha Stewart, lo scricchiolio sinistro dei conti dei due colossi immobiliari
Freddi Mac e Fanny Mae, le dimissioni forzate del presidente del N YSE Richar
d
Grasso. Malgrado lavvento del nuovo presidente della Sec Henr y Donaldson, lattivismo del procuratore di Manhattan Eliot
Spitzer, e le nuove sanzioni della SarbanesOxley, qui da noi continua a esser cene per
tutti i gusti. Ci malgrado, conclude Weinberg, il problema non si risolve facendosi
le bucce lun laltro, con i paesi anglosassoni market-oriented che accusano delle frodi peggiori quelli bank-oriented come voi
italiani e in generale gli europei, e gli europei che al contrario accusano di tutto noi
americani per leccesso di finanziarizzazione e derivati. I due sistemi coesisteranno e
non diventeranno eguali, quindi devono imparare a collaborar e, conclude Weinberg.
Per questo la squadra inviata dalla SEC si
preciptata a Milano e Par ma nellarco di
24 ore. E la stessa tesi sostenuta ieri in un
suo editoriale dal Guar dian, che invece di
sparare a zero sull Italia sottolinea che almeno oggi il nostro paese, dopo il caso Parmalat, ha tutto l interesse a cambiare in
fretta ci che va cambiato, senza per questo
credere di dover adottar e impossibili modelli americani.

FIAT LUX - Oltre il solstizio


Tra il primo e il trentuno gennaio si guadagnano quarantasette minuti di luce. A
fine mese albegger prima delle sette e
far buio solo un quarto alle sei. Il sole lascia il severo Capricorno alle diciotto e
quarantadue del giorno venti. Con una
bella Venere pescina il T oro rischia una
sbandata. E il momento di concimar e gli
ulivi e di piantare ravanelli e ruchetta.
Con tintura madre di ranunculus bulbosus
o infuso di cardo mariano ci si depura degli eccessi alcolici. La dieta d ottimi risultati tra l otto e il ventuno. Alla Fiera
del bianco si comprano tovaglie e lenzuo la. Ultimi giorni per prenotare la settimana di sci. In montagna si comincer a vagheggiare il caldo e il mare. I bagnini
affollano i bricocenter alla ricer ca di pittura per tinteggiare le cabine.

Procedure fallimentari a confronto


A dare ragione al Foglio per unattenta ricercatrice delle procedure fallimentari di qua e di l dallOceano, Michelle White, che dall Universit della Califor nia ha
scritto paper che fanno testo in materia. Se
si mette a confr onto la legislazione falli mentare americana, nella vulgata il Chap ter 11, con la disciplina dell Europa continentale, il problema non di stabilire a tavolino quale sistema sia superiore. Quello
americano favorisce la riorganizzazione dei
gruppi in stress finanziario, per ch considera la continuiit del cash flow lunica vera possibilit di contenere il danno peggiore, cio linsolvenza. Voi europei, compresa
lItalia fino alla legge Pr odi, miravate invece alla liquidazione controllata, pensando
che solo dalla cessione si potesser o ricavare cespiti da riser vare a creditori e dipendenti. La Marzano supera l esame. Dun que, ci avvicina agli States? No, secondo la
White. No, se il suo obiettivo prioritario, rispetto al rientro finanziario di creditori,
azionisti e obbligazionisti, diventa invece la
difesa dei posti di lavoro. Mi pare che sia il
vostro problema di sempre. Negli Stati Uniti la continuit aziendale si r ealizza tagliando, se necessario, perch quel che conta il cash flow delle attivit da preservare,
non il numero dei loro dipendenti.
Si pu essere liberisti, dunque, senza credere a unimpossibile recezione del modello americano. Senza dimenticar e che gli
scandali fioriscono qui come l . E al con tempo evitando generalizzazioni colpevoli ste come quelle del Financial T imes. O di
Aris Accornero, che al New Y ork Times
tornato a ripetere la balla che tutto si deve
alla legge sulle scrittur e contabili varata
dallattuale governo.

ERA ESTETICA - E bello ci che bello


Secondo Virginia Postrel, analista eco nomica del New York Times, siamo definitivamente entrati
nellEra estetica. Oggi, per essere pienamente vita, una vita
deve avere anche un
design gradevole.
Meglio avere un
ottimo aspetto e
sembrare gay dice Postrel che apparire straight ma anche vecchi, trascurati e grossolani. Sar per reazione all iperpraticit del secolo scorso.
Sar perch i
baby boomers sono grandiosi consumisti, e perch
la tecnologia ci
stringe la gola. Secondo Postrel, tuttavia,
il bisogno di valor e aggiunto estetico si radica nella
nostra biologia. Abbiamo pr ecise responsabilit su come apparia mo, e non solo su ci che siamo e facciamo. Se i ragazzini r ompono i coglioni con
il look c un suo perch.
ETA ESTATICA - Almeno un bacio
Cera quella cosa che dovevi dirmi.
Vuoi che te la dica? . Se ti fa piacere.
Io te la dico, ma poi non so come la prendi. E cos terribile?. Ma no. E carina.
Ma tu sei cos rigido. Adesso per ho
bevuto un po. E che quella volta, il po meriggio, prima che ci si vedesse, dico,
avevo dormito un po . S. Ero molto
stanca, e mi sono buttata a letto . S.
Poi la sera avrei voluto dirtelo, ma ti ricordi? Poi ho preferito di no . Che cosa?. Che ti ho sognato. Poi mi sono sve gliata ed ero molto felice . Mi hai sognato?. Un sogno. Te lo volevo dir e, ma poi
tua moglie venuta a sedersi l. Per dopo ti ho chiamato nellaltra stanza e siamo
rimasti soli e l ti ho chiesto di dir melo.
Adesso te lho detto. E comera?. Era
bellissimo. Era una cosa d amore. Ah.
Lo vedi? Non dovevo dirtelo. No, che
mi emoziono un po. Grande come sei?.
Grande come sono. Ti ho sognato. Eravamo in macchina . Grandi come siamo?. Ma non era sesso. Era proprio amore. Tesoro. Ti voglio bene. Te ne ho
voluto da subito. Amore mio. Non so
cosa si pu fare. Non lo so. Non so come mi sia successo. Non so. Anchio ti ho
sempre voluto bene. Sapessi. Mi sono dannato per te. Almeno un bacio. Basterebbe un bacio.
Dialogo tra due maturi amanti occidentali, professionisti urbani.
TERRONCELLE - Altro che J.Lo
Certe belle terroncelle come le trovi solo a Milano e a Torino, le unghie squadrate bordeaux e uno strascico di Sud nella
voce anche se sono nate alla Mangiagalli,
anche se a Molfetta e a Locorotondo ci sono state s e no un paio di volte d estate, e
ogni volta che ci sono state hanno cer cato
di fidanzarle con un paesano con gli occhi
avidi e verdi e loro manco morte l hanno
voluto, quando su ci sono certi biondini
bergamaschi che non vedono lora di mettere le mani sulle loro tette olivastre. Certe terroncelle con addosso il jeans glitte rato e strappato su certi culi che geneticamente restano quelli delle lor o madri, fecondi, ospitali e bassi, e che da quando ci
sono in giro i culi ancora pi bassi delle
superterrone del Maghreb hanno fatto un
salto di categoria, e ora fanno le commes se in jeanseria o le sciampiste da un coif feur, e un giorno puoi giurarci apriranno
un negozio tutto lor o dove faranno i tagli
quelli giusti, non porcherie come queste
che devono fare ora, e anche un camerino
per il tattoo. E parlano con una esse sibilante proprio giusta e hanno un piercing
da bastarde alla fine del sopracciglio, e comunque non hanno dimenticato come si fa
la passata e le orecchiette fatte in casa con
una frustata del polso e il pollice trascinato sul piano infarinato, come fare lamore, una cosa che ce l hai nel sangue, e
prima o poi restano incinte, oh cazzo sono
incinta, ma lui ti sposa? Certo che mi sposa, un bravo ragazzo, di Napoli, vuole
aprire un autofficina. Certe terroncelle
che se fossero a New York altro che J.Lo.

Tbilisi al voto domenica

Un giovane triumvirato
guider la Georgia
del dopo Shevardnadze
Il patto: Saakashvili presidente affiancato
da un premier e da Burdzhanadze, tosta
speaker del Parlamento. Durer?

C un pericolo di secessione
Tbilisi. Entusiasma poco questa corsa alla presidenza della Georgia, carica lasciata
vacante il 23 novembre da un Eduard Shevardnadze travolto da due settimane di pacifiche proteste di piazza contro i risultati,
giudicati truffaldini, delle elezioni per il
rinnovo del Parlamento. Lesito del voto di
dopodomani a dir poco scontato: al declinante prestigio internazionale dellex ministro degli Esteri della perestrojka gorbacioviana succeder la trascinante irruenza di
Mikhail Saakashvili, lappena 35enne avvocato che a novembre riuscito a reggere le
fila delle manifestazioni impedendo un esito violento della rivolta contro lanziano padre della Repubblica. C chi sostiene che il
merito non sia del tutto suo e che alla nuo va variante della rivoluzione di velluto
molto abbia contribuito il discr eto ma sostanziale appoggio di non meglio pr ecisati
consiglieri statunitensi. Poco impor ta: domenica Saakashvili diventer il terzo presidente della Georgia dallindipendenza del
91. Tutti lo sanno e nessuno fa ressa di fronte ai teleschermi dove infuocati programmi
preelettorali sono trasmessi dalle tr e alle
cinque del pomeriggio, ora infausta per gli
ascolti al punto da provocare lindignazione
degli altri cinque candidati in lizza che denunciano in ogni occasione di partire svantaggiati. N gli elettori si sentono coinvolti
pi di tanto. Il principale pr ovvedimento
antibrogli, tanto per non ripeter e l esperienza del 2 novembr e scorso, consiste nel lobbligo per ogni avente diritto di r egistrarsi ex novo nelle liste elettorali. Ma la riregistrazione procede a rilento: manca allappello un milione dei quasi tre di aventi
diritto di novembre. E non certo colpa della Repubblica autonoma dellAdzharja, tendenzialmente secessionista, che ha comin ciato le operazioni solo il 27 dicembre dopo
pressioni statunitensi e russe, ma che mette
in campo al massimo 250 mila elettori.
Entusiasmano poco queste presidenziali,
cui seguir il 25 gennaio una nuova tornata
di elezioni legislative, per ch tutti sanno
che il bello ver r dopo. Saakashvili si pr esenta come il candidato unico dei due
movimenti di opposizione delle giornate di novembre, il
suo Movimento nazionale e i Democratici di
N ino
Burdzhanadze, la
40enne di ferro che
svolge le funzioni di
presidente ad interim. Ma Saakashvili
MIKHAIL SAAKASHVILI
non sar un presidente con gli stessi
poteri del suo predecessore Shevardnadze.
Laccordo preelettorale prevede che l alleanza si ripresenti unita anche tra tre settimane per fare il pieno di seggi e garantire
alla Burdzhanadze, a capo della lista unica,
la carica di presidente del Parlamento.
Ruolo non secondario, visto che la prossima
legislatura prender in esame una rifor ma
costituzionale che dovrebbe stravolgere
lamministrazione del paese. E, considerato
lenergico piglio con cui la Bur dzhanadze
ha retto la presidenza, c da scommettere
che il pi elevato scranno parlamentare si
trasformer in un potere decisivo. Non solo:
Saakashvili dovr cedere parte delle sue
prerogative al terzo leader dellopposizione,
Zurab Zhvania, cui spetter il coor dinamento delle attivit di governo. In altre parole, funger da pr emier, ruolo finora assente e prossima acquisizione della riforma
costituzionale.
Il gioco delle influenze russe e americane
Sulla debolezza di questa tripartizione
sono in molti a puntare. Primo fra tutti
Aslan Abashidze, il padre-padrone dellAdzharja, che, dopo aver acconsentito di
far partecipare la sua Repubblica alle presidenziali, ha invitato gli elettori della sua
Unione per la rinascita democratica a disertare le urne o a votare contro tutti i candidati. Lanziano Abashidze deve certo considerarsi un politico di lungo corso rispetto
ai giovani emersi a Tblisi e di conseguenza
ha deciso di giocare una complessa partita,
la cui posta rappresentata dalla secessione. Una partita nella quale pu contare sullappoggio della Russia che vede in lui il difensore degli interessi di Mosca nel Cauca so e luomo disposto a impedire la rimozione dal proprio territorio delle basi militari
del Cremlino. Vladimir Putin continua a ripetere di voler preservare sopra ogni altra
cosa l integrit territoriale della Georgia,
ma un fatto che il nuovo triumvirato al potere a Tbilisi visto a Mosca come la longa
manus degli Stati Uniti, decisi a espellere la
Russia dal Caucaso. Una prospettiva che il
Cremlino non pu accettare n strategicamente n tatticamente, visto che il territorio
georgiano sembra essere ancora zona fran ca per il transito dei guer riglieri ceceni.
Abashidze la carta pi alta in mano a Putin in attesa che i triumviri geor giani finiscano col cedere alle loro rivalit di potere.

ANNO IX NUMERO 1 - PAG 2

Tre palle, un soldo

Previsioni inutili, lItalia


prenda coscienza del declino
Discutere di percentuali del pil non ha
senso, si cambi il modello di sviluppo
Altro che botti. Leconomia italiana, come
quella europea, inizia il 2004 vedendo affievolirsi la speranza di poter contare su un
anno di crescita apprezzabile. Infatti, nonostante il contesto globale si mostri pi vitale del recente passato, il supereuro da un
lato e le difficolt dallUe dallaltro, si stanno rivelando zavorre troppo pesanti per essere sostenute solo dalla (scarsa) crescita
delle esportazioni trainata dalla ripresa
Usa. Gli economisti si aspettavano per Eu rolandia una chiusura di 2003 in crescita,
per dare labbrivio al 2004 e riportare laumento del pil vicino al 2 per cento. Non sta
succedendo. E anche se la locomotiva americana ha ripreso a correre, ben difficilmente in un anno elettorale e dopo una recessione, lAmministrazione Bush smetter di
bruciare le riserve future (lo dimostra la continua ascesa dei deficit
gemelli del bilancio
pubblico e delle partite
con lestero). Purtroppo
per noi, lunica precauzione presa a
Washington per contrastare squilibri eccessivi consiste nella svalutazione del dollaro. La quale, producendo la sopravvalutazione delleuro, ha come effetto deleterio
lo sganciamento del vagone europeo. A
conferma si possono citare gli ultimi dati
sulla produzione industriale italiana (a dicembre -0,4 per cento rispetto a novembre),
come pure la contrazione sul mercato estero, tanto forte (-2,4), da pi che compensare
laumento su quello interno (+1,9). Daltra
parte, per lItalia landamento della congiuntura appare decisamente marginale rispetto alle questioni strutturali, che impongono di ripensare il modello di sviluppo. Di fronte allenormit di questo problema non ha senso cercare di prevedere se il
pil sar in grado di superare il fatidico 1
per cento per la prima volta dal 2000. Il
2004 potrebbe segnare un punto di svolta
solo se prendesse corpo, nellestablishment
politico ed economico, la consapevolezza
del declino e dei passi necessari per ri cucire i molti strappi subiti dal tessuto
produttivo italiano. Invece, a 10 anni di distanza non sono ancora stati studiati i meccanismi che hanno reso inservibile il nostro modello di sviluppo, collassato a inizio
anni 90 (causa ed effetto degli sconvolgimenti di Tangentopoli). La cosiddetta Seconda Repubblica non ha spiegato agli italiani (mancanza di coraggio o ignoranza?)
che i tre pilastri su cui dal Dopoguerra si
retta la crescita protezionismo, debito
pubblico e svalutazione competitiva della
lira sono crollati per fattori esogeni ma
ineluttabili (globalizzazione e moneta uni ca), e che nulla avrebbe pi potuto essere
come prima. A cominciare dalla vastit e
ricchezza dei ceti medi, non paragonabile
a nessunaltra esperienza occidentale, certo basata su un meccanismo che in buona
misura spediva il conto alle generazioni future, ma che era stata indubitabilmente
funzionale alla trasformazione dellItalia
da paese agricolo a sesta potenza mondia le. Per esempio, la continua diminuzione
del tasso di cambio nominale della lira nei
confronti delle principali monete (70 per
cento tra il 70 e l89) ha permesso laffermazione di una crescita fondata sullexport,
che a sua volta ha mascherato una crescente erosione della competitivit e della
produttivit delle imprese italiane. A sua
volta, i tanti salvataggi dello Stato-impr enditore e gli enormi aiuti a fondo perduto
concessi ai privati, come pure le diverse
forme di protezionismo dei nostri prodotti,
hanno consentito al capitalismo italiano di
agire a scapito delle regole del mercato e
di salvarsi dalle sue inefficienze, tanto che
la tolleranza verso una diffusa evasione fiscale o lutilizzo di lavoro nero ha finito per
incidere pesantemente sulla performance
economica del ventennio 70-90.
Bello o brutto che fosse quel modello
non stato sostituito da niente, mentre lignavia della politica e la miopia degli im prenditori hanno impedito che si aprisse
un dibattito sulle possibili opzioni alternative. Semplicemente, ci si illusi che il microcapitalismo e i distretti garantissero stabilit e dinamismo, supplendo allassenza
delle grandi imprese. Allo stesso modo si
sperato che lEuropa cancellasse i vizi ge netici del capitalismo familiare allitaliana.
Ora, le crisi industriali sempre pi frequenti, nonch le pesanti conseguenze sui
risparmiatori, sono la pi evidente dimostrazione che questo declino da incuria
non pu essere ignorato ulteriormente. E il
2004 sar un anno buono solo se ci saranno consapevolezza e impegno in quantit
sufficiente (cio tanto).
Enrico Cisnetto

OGGI Nord: coperto con piogge, neve


anche a quote collinari. Centr o: molto
nuvoloso con piogge sparse sulle r egioni tirreniche, neve oltr e i 1.000 metri.
Sud: intensificazione della nuvolosit
con piogge, neve sopra i 1.300 metri.
DOMANI Nord: generalmente sereno
o poco nuvoloso. Centro: nuvolosit irregolare, precipitazioni sparse, nevose
a quote collinari sul versante adriatico.
Sud: nuvoloso con pr ecipitazioni a carattere sparso, neve sopra i 1.000 metri.

IL FOGLIO QUOTIDIANO

VENERD 2 GENNAIO 2004

LA LEZIONE DELLAUTORE DE IL PASSA TO DI UNILLUSIONE

Cos Furet spieg agli storici europei che lantifascismo non bastava
STUDIOSO DELLA RIVOLUZIONE E DEL BOLSCEVISMO HA SVELATO LA CECIT DELLA SINISTRA NEI CONFRONTI DEL COMUNISMO

Roma. A legare i destini di Fran ois Furet e Renzo De Felice non solo laffinit
anagrafica, lidentico abbaglio politico, l analoga forma di riscatto storiografico che
LANNO DEL REVISIONISMO - 5

rese entrambi oggetto di polemiche fer oci.


E soprattutto il fatto che stato Furet, storico della Rivoluzione francese, critico della mitologia che dal giacobinismo al bol scevismo ha nutrito la cultura di sinistra e
i suoi dogmi, a spiegare come mai le idee di
De Felice siano state oggetto nellItalia del
Dopoguerra di un tenace ostracismo. La ragione, come sanno i lettori del Passato di
unillusione, lultimo grande libro di Furet
sullidea comunista nel ventesimo secolo,
sta nellantifascismo democratico. Ma sta
anche nel tab dellanticomunismo a esso
correlato, vista lambigua natura di quellideologia di massa indipendente ma al
tempo stesso inseparabile dal comunismo,
come scrive Furet nel 1995. Dagli albori
dellidea, a met degli anni Trenta, al suo
rilancio nellItalia degli anni Settanta, Fu ret infatti fornisce dellantifascismo democratico tutto linventario politico-ideologico. A cominciare dalla genesi, negli anni
dello stalinismo, quando il Cominter n rinuncia a tacciare di fascismo i socialisti e i
liberali, a condizione che diventino i suoi
alleati contro la minaccia fascista, cosicch
lUrss, patria del proletariato, diventa capofila delle democrazie in lotta contr o le
potenze fasciste. Furet ne segue poi le metamorfosi durante la guerra di Spagna. Ne
analizza le incongruenze allinizio della Seconda guerra mondiale, quando l alleanza
con Hilter impone a Stalin altre priorit .
Ne ricostruisce il revival dopo il rovesciamento di alleanze, quando la battaglia di
Stalingrado con la sconfitta dell esercito
nazista ricandida lUrss al ruolo di alleato
delle democrazie, fra le potenze vincitrici
della Seconda guerra mondiale, con tutto
ci che ne consegue in ter mini di rimozione delle due fasi del conflitto, 1939-1941,
1941-1945. Sino allimmediato Dopoguerra,
quando molti paesi dell Occidente si ritrovano in bala di un antifascismo democratico emiplegico, come dice Furet, perch
democratico s , ma non al punto da condannare, insieme col nazifascismo, anche il
comunismo sovietico in nome dello stesso
rifiuto del totalitarismo e della stessa logica della libert. E dunque tale da condizionare l opinione laica e liberale europea,
rendendola succube dellegemonia comunista, con conseguenze fatali non solo per
quello che Milan Kundera ha chiamato il
sequestro dellEst Europa, ma per la stessa vita politica delle democrazie occidentali e i lor o ingranaggi, con danni di cui solo
oggi riusciamo a valutare la portata.
E di sicuro un danno grave aver aspettato quarantanni per la fine dellembargo sul-

le idee di Renzo De Felice e sulle sue ri serve in fatto di legittimazione democratica


della Resistenza. E oggi che con le idee di
De Felice mostra di convenir e persino lazionismo torinese, nella figura eletta di Vittorio Foa o in quella minore di Angelo DOrsi lo studioso della cultura torinese tra le
due guerre che si dovuto pentire d aver
dato ragione a De Felice contro Norberto
Bobbio, anche se ci non gli ha evitato la
punizione di vedersi sfilare all ultimo momento la cura degli scritti di Leone Ginzburg pu essere utile rileggersi le accuse
lanciate negli anni Sessanta e Settanta contro De Felice, in nome dell ortodossia democratica e antifascista. Servir a misurare
il tasso di politicizzazione e di ideologizza zione che soffocava in quegli anni la cultu ra italiana, sino a impedire la libera discussione e condizionare la ricerca storica.

A lanciare tali accuse erano personaggi


leggendari come il socialista Leo V aliani,
che aveva vissuto in prima persona il terrore stalinista prima di aderire al Partito dAzione. Fu lui per esempio, ricorda il biografo di De Felice Paolo Simoncelli, a mettere in dubbio in una lettera a Franco Venturi, scritta a ridosso del caso Piccardi, lo
scrupolo e la professionalit dello storico
che aveva osato infamare il nome dellesponente del Partito radicale coinvolto nel 1938
nel convegno italo-germanico su Razza e
diritto. Erano figure specchiate dell antifascismo militante, come il repubblicano
Giovanni Ferrara, che nel 1975, all epoca
dellIntervista sul fascismo , puntualizz
sul Giorno: Pensare che farsi storici obiettivi del fascismo in Italia, oggi, sia soltanto
correre l onesto e al limite divertente rischio di una spr egiudicata avventura intellettuale significa, nel caso migliore, credere
che fare storia sia solo una elegante professione accademica. Ma non cos. Fare storia evidentemente, per i custodi dellantifascismo democratico, un altro modo di
combattere gli avversari politici. E pazienza se a cadere sul campo di battaglia erano

i principi stessi della conoscenza, il metodo


scientifico, lanalisi delle fonti, il vaglio critico dei documenti, preliminari alla costituzione del fatto. Era lepoca in cui il Pci sfiorava il sorpasso sulla Dc, e l impegno militante spingeva su Rinascita Giampasquale
Santomassimo ad accusare con una certa
brutalit De Felice ricorda Pierluigi Battista di avallare pi o meno occulti disegni politici attraverso le pagine candidamente apologetiche di Mussolini.
Certo oggi lo stesso Santomassimo sem bra aver cambiato idea, almeno a giudica re dalla voce Consenso scritta per il Dizionario del fascismo Einaudi . Ma una
cosa il modo in cui lo storico fa i conti col
fascismo avverte Gianni Belar delli, fra i
massimi conoscitori delle polemiche anti
De Felice, altra cosa perpetuar e nei
giornali i toni aggressivi della militanza, come fa Furio Colombo sull Unit. Il fatto
che siamo ancora alla prese con una sorta
di autarchia delle memoria, aggiunge Belardelli. La nostra memoria collettiva de ve compr endere il fascismo e l antifascismo. Ma non pu includer e lanticomunismo. Il che una fesseria. Non possiamo far
entrare nellUnione europea paesi come la
Polonia e l Ungheria che non possono ri nunciare all anticomunismo per la lor o
identit, e continuare a sostenere che non
possiamo occuparci di anticomunismo perch da noi in Italia c stato il fascismo, e la
dittatura per noi stata quella di Mussoli ni e non di Stalin.
Il rapporto coi dissidenti dellEst
Non caso perci se a infrangere il tab
dellanticomunismo non sia stato lo storico
italiano, ma un francese come Fur et, cosmopolita per tradizione, universalista per
scelta ed eur opeo per passione, tanto da
accogliere a Parigi i dissidenti dell Est negli anni Settanta e trar ne ispirazione per
denunciare lideologia totalitaria sottoponendo a critica il giacobinismo rivoluzio nario. E stato Furet a spiegare come mai
per tutto il Dopoguer ra l anticomunismo
sia gravato sulle coscienze non solo di noi
italiani, ma soprattutto dei tedeschi. Lo ha
fatto tra le righe nei vari capitoli del Passato di unillusione dedicati al tema opposto e simmetrico allantifascismo. Ma lo ha
fatto soprattutto nel car teggio con lo stori co berlinese Er nst N olte, una cor rispondenza che resta ancora una piccola pietra
miliare nellintelligenza del ventesimo se colo, nata da quel libro e pubblicata, un anno prima della mor te di Furet, da Liberal,
il mensile di Ferdinando Adornato e Ernesto Galli della Loggia.
Allo storico del nazionalsocialismo, fau tore heideggeriano dellontogenesi del nazismo come reazione al bolscevismo, considerato un paria nella cultura di sinistra europea, persino dopo che lo stesso Furet ave-

va cercato di sdoganarlo segnalandone limportanza dellopera in una nota del Passato di unillusione, lo storico francese cercava di spiegare il riflesso che i crimini del
nazismo avevano avuto sulla coscienza eu ropea del Dopoguerra. Era stato quello, secondo lui, il terreno di cultura dell antifascismo democratico. Nell orrore che quei
crimini moderni, prodotti delle nostre societ, ispiravano alla coscienza, e nella ne cessit di vigilare affinch non si riproducessero, Furet vedeva la migliore giustificazione dellossessione antifascista. Poi per,
accanto alleredit di orrori del nazifascismo, cera la strumentalizzazione del movimento comunista, mai tanto evidente e influente come nell immediato Dopoguerra,
quando la storia, con la sconfitta di Hitler,
sembrava attribuire a Stalin un cer tificato
di democrazia, come se l antifascismo, nella sua definizione puramente negativa fos se sufficiente alla libert . Cos lantifascismo, spiegava a Nolte Furet, aveva aggiunto
alla sua funzione necessaria un ef fetto nefasto rendendo difficile, se non impossibile l analisi dei regimi comunisti . In Germania, osservava N olte, la sinistra aveva
mostrato totale cecit nei confronti del comunismo. La mobilitazione era avvenuta solo contro il nazismo. E facile capire come
mai, concludeva Furet, l argomento anticomunista sia stato oggetto di una sorta di
tab. Era servito anche a Hitler. E la stessa
cosa vale, mutatis mutandis, e per ragioni
analoghe, in Italia.
N on che avesse aspettato di scrivere a
Nolte per liberarsi dell altro tab del Dopoguerra, la comparazione tra nazismo e comunismo, e l idea di una loro interdipendenza, Furet considerava quei movimenti
due figure potenziali della democrazia. Da
studioso della rivoluzione, e dell idea comunista aveva gi superato da tempo la condanna morale che per anni aveva impedito
non solo di studiarli, ma di rendere conto
dellattrazione esercitata sulle masse e sugli intellettuali. Era arrivato per altre vie alle stesse conclusioni di De Felice uno dei
rari studiosi che ebbero l audacia intellettuale di esercitare le regole del mestiere di
storico su un tema circondato da forti passioni collettive. Ma la dimostrazione, in Italia, fu accolta da una generale indifferenza.
Gli ex trozkisti, come Marcello Flores, la
lessero come una spiegazione consolatoria del comunismo, fornita per rendere
scienza la banalit del giudizio dei vincitori. Gli azionisti, De Luna, Revelli, T ranfaglia, si misero a ripetere la litania dellantifascismo, un anticocorpo pronto a scattare
quando la malattia diventa mortale, sostenendo che era stato l antifascismo democratico a egemonizzare il comunismo. Ma
sulla contraddizione tra comunismo e democrazia, silenzio.
Marina Valensise

LEGGENDO UN BEL LIBRO DI EASTERBROOK

Felicit & progresso, sembra uno slogan invece un paradosso

quel fumetto americano col cane intelligente. Sgobba come un cane, apC
punto e finalmente un gior no si compra

la spider che desiderava tanto. Ci monta


sopra, si siede al volante, poi ci guar da in
faccia e ci domanda, malinconicamente:
E adesso?.
Permettete per svariare dai ritmi con sueti una divagazione vagamente celibe?
Loccasione la procura un libro americano
del giornalista Gregg Easterbrook, nel qua le la situazione analizzata sestende ben oltre i confini degli States e tocca anche i no stri comuni scenari occidentali. Il titolo di
Easterbrook unonorata carriera da articolista a New Republic e Atlantic Monthly
The Progress Paradox (Random House), il paradosso del pr ogresso, sottotitolo:
Come la vita va meglio mentr e la gente si
sente peggio. The Progress Paradox comincia come un accurata indagine sulla
consistenza socioeconomica della vita a di sposizione dellamericano medio, spaziando dalla medicina all intrattenimento. Ma
proseguendo nellesplorazione Easterbrook
presto simbatte in ci di cui a caccia: i dati e le verifiche del fatto che nel paradiso
della modernit il cittadino assai meno felice di quanto si potr ebbe presupporre. Da
qui lautore formula la domanda-chiave su
cui incentrata la sua ricer ca: perch, dal
momento che le cose ci stanno andando co s bene, siamo cos poco felici? Forse il neomaterialismo americano una risposta
inappropriata alla crescente crisi di valori?
E si pu ancora ipotizzar e un tao occi dentale della felicit, a misura di XXI secolo? Questione da bilancio all imbocco del
nuovo anno, dunque, misurando la perso nale valutazione di una sensazione dif fusa
nellaria: prosperit ed espansione orizzontale e trasversale del consumismo non rie scono a disinnescar e un disagio serpeg giante, su cui regna la convizione che i no stri genitori se la passasser o meglio di noi,
pi sereni, pi compatti, protesi verso obiettivi pi chiari e visibili, seppure di lontano.
Easterbrook comincia a smontare il teorema della felicit contemporanea a partire dal fattore-cardine: il denaro, la sua circolazione, i suoi accumuli irregolari: Fare soldi lo scopo di quasi tutti, perch tutti sappiamo come si fa. Ci non equivale
per a dire che tutti si sappia quale sia la
strada giusta per raggiungere la felicit.
Certo, questo un punto di vista che de nuncia una provenienza locale, ben ficcato nel cromosoma psichico su cui s fondata lAmerica: nati per essere felici, per
aspirare a tale condizione con tutte le proprie forze. I padri fondatori della Costituzione non erano certo gente nota per la loro autoindulgenza continua Easterbrook,
non pi di quanto lo sia Aristotele quan do parla di felicit come merce suprema.
Diciamo che gli uni e laltro considerano la
felicit semplicemente il motivo per cui ci
troviamo qui.

La frizione insanabile, sostiene l autore


procedendo nel ragionamento, allora forse quella tra la stessa materia prima del
contemporaneo e questa tensione colletti va alla felicit che per espandersi avrebbe
bisogno duna solennit, di una serenit, di
una calma e di una concentrazione che non
riesce pi a reperire nei cicli del quotidiano. Easterbrook chiama in causa il flusso
no limit dellinformazione, la concezione di
connessione globale a cui lOccidente si va
assogettando a dispetto della volont del
singolo a par tire dallesposizione ventiquattro ore al gior no, allo scorrere di notizie in arrivo da tutti i punti di crisi del pia neta. Dispacci dalla preoccupazione, si potrebbe chiamarli: Ci sono uninfinit dorribili problemi e grandi ingiustizie delle
quali siamo chiamati a pr eoccuparci. Mostrandoci ogni giorno le immagini e le voci
dellinfinita catena di or rori che accadono
in giro per il mondo dal vivo, in pr esa diretta, nel momento stesso in cui accadono
la tv fa somigliare la vita collettiva a una sequenza infinita di disastri . Anche se in
quel momento ce la passiamo bene, se il
nostro orto sembra in ordine e pulito, il malessere serpeggia. La r eazione pi diffusa,
a questo punto, quella di staccar e la spina e, per quanto consenta il por tafoglio,
dandare a caccia di distrazioni. Ma, secondo il giornalista, anche questa attivit non
esente da rischi: se vero che luomo occidentale del presente dispone di un tempo libero decisamente superiore a quello
del suo bisnonno di un secolo fa, l organizzazione di questa pausa dagli obblighi altro
non che un reticolato di scadenze e stress,
si tratti delle fr ustrazioni da consumismo
(compri qualcosa che desideri pensando ti
renda felice, ma subito dopo l acquisto inspiegabilmente ti senti solo agitato. In
America la chiamano la vendetta della
credit card), o si tratti di finir e il proprio
tempo bloccati in unautomobile nel mezzo
di un ingorgo. Altro che smell the roses
Il Lucifero di tutti gli stress collettivi
Easterbrook a questo punto chiama in
gioco il Lucifero di tutti gli stress collettivi:
l11 settembre, il giorno dopo il quale nes suno si pi sentito al sicur o, il giorno in
cui il male alieno tornato a disseminarsi
sulla Terra, come ai tempi in cui un messo
giunto di lontano annunciava l arrivo di
una pestilenza. Ma, sostiene lautore in modo anticonvenzionale, non dovremmo caricare quella data tragica di significati superiori a quanti gi ne rivesta. Non vero che
abbiamo cominciato a sentir ci strani il 12
settembre 2001. Ben da prima sondaggi e
indagini parlavano d un Occidente sfidu ciato e confuso, di unAmerica a rischio depressione, di un capitalismo e di una de mocrazia liberale che, a dispetto della tensione verso un mondo giusto ed equo, vivo no in un solco d insoddisfazione. Eppure i
presupposti dovrebbero andare in direzio-

ne diversa, se solo di parla di salute, longevit, servizi, forme dintrattenimento. Basterebbe affrontare la questione in termini
di spazio, sostiene Easterbr ook: La famiglia media americana oggi dispone di cin que camere per un nucleo di 2,6 persone.
Qualsiasi bambino o teenager per primo
nella storia delluomo dispone perlomeno
duna stanza interamente per s e i suoi bisogni. E invece niente: ci stiamo abituan do a vedere il bicchiere mezzo vuoto e non
mezzo pieno. E i motivi, sar ebbero pi numerosi di quanto possiamo pensare, ben oltre la proliferazione di notizie che ci fanno
preoccupare per il maltempo al Nor d anche se abitiamo nel pr ofondo Sud. Dipendono, secondo il gusto teorico di Easter brook, dal carattere irregolare del progresso stesso. Dal fatto che dobbiamo accettare
il fatto (non sempre facile) che la risolu zione di un problema porti inevitabilmen-

PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri

E gi quasi l una mentre


scrivo. Finora lanno nuovo
ha abbastanza mantenuto
le sue promesse.
te nei dintor ni del pr oblema successivo,
che pu pr esentarsi ancor pi spinoso e
sgradevole. Che tr ovato il rimedio per un
male, sia il male stesso a cambiare forma e
linguaggio. Insomma inventiamo un prodigio tecnologico come il telefono cellulare e
uno sconosciuto alla guida duna grossa auto cinveste perch guidava distrattamente,
occupato in una conversazione telefonica.
Siamo fabbricati come animali efficienti
scrive lo psicologo dellevoluzione Robert
Wright, ma non necessariamente come
animali felici. E alcune delle modificazioni che la regola collettiva sta apportando al
nostro modo di esistere possono generare
effetti collaterali: ad esempio il fatto che
oggi si dorme due o tre ore di media meno
che un secolo fa. Che abbiamo imparato a
tenere lontano quel pessimismo sospettoso
che era invece consentito nelle generazio ni precedenti, fungendo da scher mo protettivo, scongiur o e circospetta for ma di
prevenzione dalle sconfitte. La stessa parola democratica diffondendosi ha strutturato aspettative che alla pr ova dei fatti sono
tuttaltro che suffragate dalla realt. Ai nostri padri veniva spiegata senza ar zigogoli
la condizione di suddivisione della ric chezza, concentrata in poche mani a fronte
di tante mani vuote. Labbondanza non era
un dato assodato, tutt altro. Oggi consolidato il diritto ad aspirare a una condizione
che poi tarda a materializzarsi. Le possibi li conseguenze sono la fr ustrazione, linvidia, linarrestabile comparazione tra quanto si ha, quanto si pensa di meritar e, quanto hanno gli altri. E i media non fanno altro

che farcelo sapere con travolgente dovizia


di particolari: laffresco quotidiano dei vip
e dei potenti, dei loro stili di vita e di quanto si possiede quando si tali, altro non
che un gigantesco specchio defor mante da
cui la nostra immagine pu uscire misera
ben oltre il vero. Chiamateli, se volete, modelli: personaggi di successo, riferimenti
del contemporaneo. Er oi, per l appunto.
Perch al di fuori delle catastr ofi e di coloro che impariamo ad ammirar e su una
base circoscritta alla tragedia, siano pompieri delle Torri, carabinieri di Nassiriyah,
Medici senza fr ontiere siamo a cor to di
eroi del quotidiano, modelli di riferimento
cui ispirare i comportamenti, leader carismatici, della stirpe dei JFK, manipolazio ni a parte. Non che non ci sia gente in gamba che fa straordinariamente il proprio lavoro. Ma raramente entra a far par te del
circolo vir tuoso dell informazione, se la
grandeur della cronaca non li reclama. Siamo nella societ che sa trovare le medicine
con cui curare mostruose malattie, ma poi
le immette sul mercato a prezzi che la maggioranza degli abitanti del pianeta non pu
pagare. C un impeto, ma anche un incoerenza, in questi tempi confusi, e pu essere
interessante rifletterci, una volta tanto massimalizzando i discorsi attraverso cui, poi
ad esempio individuare le strade d una
possibile politica nazionale e le vie alla sanit mentale dun sistema-nazione.
Invece e a questo pu servire lo scettico complesso di ragionamenti del nostro
Easterbrook siamo in un presente che ha
scelto di funzionare prima di tutto in base
allautosuggestione, in assenza di seri piani a medio-lungo termine. Che succeder
tra un anno da oggi, attorno al Natale del
2004? Nessuno sazzarda a parlare, per timore di magre. Ricordate l adagio di Robert Stevenson: The world is so full of a
number of things/ Im sure we should be as
happy as kings. Il mondo pieno di meraviglie, ce la dovremmo godere come dei
re. E avete mai sentito parlare del Cou ismo, il movimento che ebbe una straordinaria popolarit negli anni Venti in America, Inghilterra e Francia, ma fin nel dimenticatoio non appena il fondatore, il
farmacista francese Emile Cou, mor? Fece impazzire legioni di seguaci del mondo
reduce dallo shock della Prima guerra
mondiale coloro che vedevano sfavorevolmente le scelte nichiliste o i cambiamenti radicali sospinti dal socialismo e
dal fascismo. Questo archetipo del self
help non faceva altro che predicare il verbo del positive thinking. Per aderire non
bisognava far altro che pensare che domani sarebbe stato meglio di oggi e ripetere
allossessione la formuletta: Giorno dopo
giorno, in ogni modo, le cose vanno sempre meglio. Il bicchiere era ancora mez zo vuoto, ma la voglia era di vederlo pieno.
Strano come cambi il mondo, no?
Stefano Pistolini

Pignolerie
Appunto per Farkas: il razzista
senatore Thurmond inizi la sua
carriera tra i democratici
Il Corriere della Sera di vener d 19 dicembre, per la penna di Alessandra
Farkas, si occupa delle r ecenti rivelazioni
della signora Essie Mae W ashington Williams che ha confessato di esser e la figlia
illegittima del defunto senator e J. Str om
Thurmond. Nulla di sensazionale, non fos se che la signora nera (la madre era una
domestica dei Thur mond), nel mentr e il
compianto uomo politico si sempr e segnalato per la sua opposizione a ogni aper tura nei confronti delle minoranze etniche
negli Stati Uniti. Fra laltro, Farkas, nel testo, ricordando come la questione fosse da
tempo, sia pur e non uf ficialmente, nota,
scrive: Per anni i democratici tentarono di
far scoppiare lo scandalo, ma finch Thurmond fu vivo Essie Mae neg sempr e.

AGENDA MIELI
Discorso Ciamp. Complimentarsi con Peluff. Fatto.
Leadership. Arrivata
partita vernici da barca.
Ottima per Ma. DAl. Rass.

Fass.
Santa Messa Epifania. Segreteria Ruini. Confermare.
Film su Luisa Sanfelice. Fratelli Tav.
chiedono ammaestramenti di revisionismo per Laetitia Casta. Dargliene.
Vittorio Emanue. e Clotilde. Presente
per piccola Vittoria. Inviare. Padrino battesimo no. Rass. Peluff.

Ora, per la storia, J. Strom Thurmond, negli


anni Quaranta del trascorso Novecento, apparteneva proprio al par tito democratico
che (l abbiamo ricor dato pi volte anche
parlando di George Wallace e della sua avventura nel 1968 e nel 1972), in specie nel
Sud degli Stati Uniti, sempre stato contrariamente alla rappresentazione che ne
danno i media segregazionista e razzista.
Nel 1948, lallora governatore democratico
del South Carolina usc dal partito per presentarsi come esponente dei Dixiecrats
alle presidenziali e solo successivamente
ader al repubblicanesimo nel quale si ri conobbe non cer tamente per le posizioni
assunte dal partito dellelefante in materia
di diritti civili. Rammentiamo a Farkas che
la vera rivoluzione in materia si ebbe negli
anni Cinquanta, allorch la Corte suprema
americana sentenzi a pi riprese contro le
leggi locali che ancora pr evedevano la separazione tra neri e bianchi in svariati
campi. Il pr esidente di quella Cor te, vero
ispiratore delle decisioni pr ese, era il r epubblicano Earl Warren. Daltra parte, i repubblicani nacquero nel 1854 proprio per
combattere la schiavit che il par tito democratico, allepoca dominante, sosteneva.
Repubblicano era Lincoln, r epubblicano
lor ora citato Warren, repubblicano George Walker Bush che ha chiesto a due neri di
far parte del suo staff in posizioni di gran de responsabilit. Mai un democratico ha
solo pensato di fare altrettanto.
Mauro della Porta Raffo

IL RIEMPITIVO

di Pietrangelo Buttafuoco

Abbiamo provato a
fare una recensione televisiva comparata del messaggio
di fine anno di tre capi di Stato e di governo.
Jacques Chirac ha iniziato, senza leggere fogli, rivolgendosi ai cittadini, lasciandosi inquadrare in mezzo primo piano per non oscurare i colori di Francia,
strapazzando la risibile bandiera europea
e facendo la sua chiacchierata molto d contract.
Il discorso di Capodanno di Vladimir
Putin, al contrario, presuppone un saluto
ai patrioti, mettendosi al fianco la bandiera con laquila. E tanto basta per capire che presto leveranno alto il calice gli
ataman, altro che i costituzionalisti.
Il discorso di fine anno del pr esidente
della Repubblica italiana, appr ezzato da
tutti eccetto Umberto Bossi, stato invece
un capolavoro dell estetica da cameraman. Carlo Azeglio Ciampi che leggeva
parlando alle italiane e agli italiani
aveva intorno tutto il coccod da tinello
sbrigativo e retorico che tipico dei cameraman quando arrivano per raccogliere una dichiarazione e devono apparecchiare alla meglio la scena: Ci sarebbe
un libbro da mette sulla scrivania? Potemo mette dritta meglio sta penna? Potemo posiziona sto quadro? Preside, mentre me fa na finta de parla ar telefono me
po presta un foglio pe ffa er bianco?.

IL FOGLIO
ORGANO

DELLA

quotidiano

CONVENZIONE

PER LA

GIUSTIZIA

DIRETTORE RESPONSABILE: GIULIANO FERRARA


CONDIRETTORE: GIUSEPPE SOTTILE
VICEDIRETTORE: UBALDO CASOTTO
REDAZIONE: DANIELE BELLASIO, BEPPE BENVENUTO,
MAURIZIO CRIPPA, STEFANO DI MICHELE, MATTIA FELTRI,
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ANNO IX NUMERO 1 - PAG 3

EDITORIALI
Il protocollo del presidente
Le buone maniere sono un attrezzo politico utile, Ciampi sa usarle

on sempre un capo politico ha il


dovere di eccitare, stimolare, trascinare, scuotere, illuminare i cittadini. Deve anche saper dosare le sue medicine, ricorrere ai sedativi del protocollo istituzionale, al linguaggio di le gno del cerimoniale. Le buone manie re sono un attrezzo politico utile, e
Ciampi sa usarle, come ha fatto nel
messaggio di fine danno. E nella condizione giusta per la carica ricoper ta,
costituzionalmente irresponsabile. Per
il modo della sua elezione, unanimistico. Per la sua storia e car riera di noneletto, di notabile e di tecnico rispettato che prende parte, mostra i segni dellappartenenza, ma non ha partito,
fuori dai conflitti pi aspri, attraversa
i fuochi della storia patria senza mai
bruciarsi. In un paese fazioso come noi
siamo, e in unepoca segnata da forti
correnti di reciproca delegittimazione,
non affatto improprio che al ver tice
delle istituzioni si pratichi la cultura
della mediazione, e si abbia di tanto in
tanto il coraggio di una ben organizzata reticenza.
La bussola di questa presidenza
garantire lalternanza di governo che
per adesso lunico portato di dieci anni di convulsioni. Di fronte alle anomalie del governo e dellopposizione,

proporre la normale dialettica tra le


parti senza furti di sovranit e senza
debordamenti in nome della sovranit.
Ciampi potrebbe essere pi intraprendente, pi audace, ma il rispetto del
suo ruolo gli suggerisce un abito di ri serva che era evidente nelle ineccepibili ed innocue divagazioni del 31 dicembre. E comprensibile che sia cos.
Ed anche utile che qualcuno eserciti
autorevolmente larte del sopire.
Il gioco delle interpretazioni sar oggi come sempre stucchevole, e saranno
in pochi a rilevare, come facciamo noi,
che Ciampi ha scelto giustamente di
non dire niente di incisivo, di particolarmente significativo, usando con cautela e precisione millimetrica del suo
potere di esternare anche la vaghezza
protocollare, se necessario. Ma il messaggio c, arrivato per contrasto con
i discorsi avvelenati del suo predecessore, indica la volont fredda e caparbia di non cedere ai fanatismi, allo spirito apocalittico e ad altri tremendismi. Un elemento di bonariet familiare, di patriottismo dolce e in tono minore, nella consapevolezza anche dei
tormenti di un tempo difficile per la
Repubblica, poi senza tante storie il
concerto e lo champagne: questo stato il Ciampi del 2003. Bene augurale.

121, la banca del bluff


Ha fatto i soldi con titoli che sembravano Btp. Ora del Monte Paschi

l giallo finanziario della Parmalat ha


gettato ombra su un episodio, sotto
certi aspetti, pi inquietante per i rischi e lattendibilit del sistema bancario e di chi dovrebbe vigilare. Si tratta dei titoli Btp-Tel, Btp-Index, Btp-On
line, venduti dalla Banca del Salento,
poi Banca 121, ora del Monte dei Paschi di Siena (Mps), sequestrati dalla
procura di T rani, per una presunta
truffa continuata a carico di 2.500 risparmiatori che hanno perso il 65-70
per cento del capitale. Il manager bancario che ha inventato questoperazione di finanza innovativa, da dir ettore generale della modesta Banca del
Salento passato a ricoprire la stessa
carica al vertice del Mps, perla della finanza rossa. Chi comperava questi Btp,
dato il nome, pensava davere Buoni
del Tesoro Poliennali, ma riceveva in
restituzione il controvalore di un giardinetto svalutato di obbligazioni, al
quale essi erano indicizzati. In sostan za, chi credeva di comprare una Ferrari alla consegna riceva la Panda cui la
Ferrari era indicizzata.
I magistrati ora indagano per stabilire se i risparmiatori avessero capito di

che si trattava. E, inoltre, se vero che


gli eventuali inganni alla clientela de rivassero dal fatto che direttori di filiali e sportellisti erano vessati dai vertici
della banca, che pretendevano il pieno
successo delloperazione. Mps, ha pagato 2.500 miliardi di lire per acquistare la Banca del Salento, perch in essa
cera una ricca plusvalenza, derivante
dal lucro che andava emergendo dai
presunti Btp. Ma ora, dopo le denunce
penali, Mps, per evitare il peggio, sta effettuando caso per caso rimborsi ai
clienti eventualmente ingannati. Per
prevenire questi rischi Bankitalia, in
base al potere regolamentare dellart. 6
del Testo Unico sullintermediazione finanziaria, dovrebbe imporre alle banche che smerciano ambigui prodotti
nuovi di accompagnarli con un prospetto illustrativo duna pagina (che il
cliente dovrebbe leggere e firmare) in
cui si spiega bene di che si tratta. In
questo modo si tutelerebbe un po meglio il risparmio, si eviterebbero processi per truffa ai manager e richieste
di rimborso da par te di clienti esaspe rati. Si eviterebbero anche altre pessime figure al nostro sistema bancario.

Da Abele a Bertinotti
Per i nuovi manichei tutto il male nella finanza, il bene nellindustria

austo Bertinotti convinto che la


crisi Parmalat sia lindizio di una
crisi insuperabile del capitalismo, formazione economico-sociale a suo parere irriformabile. T uttavia, pur rendendosi conto dellintima contraddizione, propone una commissione di inchiesta parlamentare per studiare la
crisi del capitalismo italiano. Dal suo
punto di vista, si tratta di costruire loccasione per una denuncia propagandistica. Ma non infondata la sua osser vazione secondo la quale chi ritiene
riformabile il sistema dovrebbe essere interessato a questa sfida. Si tratta
di capire se e quanto sia straccione
il capitalismo italiano, secondo la celebre definizione di Giorgio Amendola
(per la verit mutuata dal sovversivi smo delle classi dominanti di Antonio
Gramsci), citata da Bertinotti che per
ne contesta la tempestivit, postdatandola a oggi. Il punto, secondo Bertinotti che lo stesso pr ocesso produttivo
diventato servile nei confronti del
processo finanziario che ha accompagnato la globalizzazione. Qualcosa del

genere si legge anche in un articolo del


Monde, secondo cui Parmalat illustra
la deriva finanziaria del capitalismo.
Insomma tutto il male sta nella finan za, tutto il bene nella produzione, cio
nellindustria. Forse per, quando si
capir come sono andate le cose, si scoprir che lorigine del dissesto era proprio industriale, e che il ricorso a dir
poco avventuroso alla finanza stato
un tentativo, condotto con disperata
spregiudicatezza, di porvi rimedio. Ovviamente un problema finanziario, e
grande come una casa, esiste, ma forse
di segno opposto, riguarda leccessiva disponibilit a sostenere i comparti
produttivi al di l del ragionevole e, a
volte, del lecito. Fare chiarezza su questo punto sarebbe interessante, con o
senza una commissione di indagine.
Ma c poco da sperarci. Il pregiudizio morale sulla finanza fortissimo,
ha un carattere quasi religioso, come
quello che, nella Genesi, colpisce lagricoltore Caino, i cui sacrifici non erano graditi come quelli del pastore Abele. Ma i profeti erano figli di pastori.

IL FOGLIO QUOTIDIANO VENERD 2 GENNAIO 2004


Un sondaggio in Iraq smentisce i catastrofismi nostrani sulla cattura del rais

Consigli agli editorialisti, ascoltate lopinione degli iracheni


Milano. La notizia, ovviamente, non si tr ova sui giornali
internazionali ma sui blog iracheni, i siti Internet indipendenti che, nel nuovo Iraq liberato, si moltiplicano gior no
dopo giorno, al pari dei quotidiani e delle riviste. La noti LANNO IRACHENO - 2

zia questa: gli iracheni sono entusiasti della cattura del


loro ex torturatore Saddam Hussein. Il quotidiano di Ba ghdad, Azzaman, ha pubblicato un paio di giorni fa un lungo e dettagliato sondaggio condotto dal Centro iracheno per
la ricerca e gli studi strategici (ICRSS). Il testo in arabo
ma sul sito Healing Iraq, guarir e lIraq, se ne pu tr ovare una traduzione in inglese. Lo studio sullimpatto della
cattura di Saddam stato compiuto in otto citt irachene
(Baghdad, Arbil, Diyala, Bassora, Karbala, Mosul, Ramadi,
Falluja) e vi hanno par tecipato un migliaio di cittadini di
diversa estrazione, educazione e cultura. Ebbene: il 59 per
cento degli interpellati ha detto che la r eazione alla cattura di Saddam stata di travolgente gioia. Il 20 per cento
di shock e confusione, mentr e il 16 per cento ha pr ovato
tristezza e il 5% nessuno di questi sentimenti. Il risultato
smonta le tesi care a molti editorialisti nostrani, come Barbara Spinelli o il cardinale Renato Martino, secondo i quali le immagini della cattura di Saddam sono state di una

violenza subdola e sconcertante. Repubblica, invece, ieri ha ospitato unopinione di Khaled Fouad Allam pi vicina al risultato del sondaggio iracheno.
L86,9 per cento crede che luomo catturato sia davver o
Saddam e quasi la stessa per centuale di iracheni (84 per
cento) pensa che il dittatore meriti un processo equo e giusto (il 16 per cento ne far ebbe a meno). Sessanta iracheni
su cento vorrebbero un processo organizzato da una tribunale locale, altri quindici da un tribunale iracheno aiutato
da esperti internazionali, mentre solo 25 su cento preferirebbero una corte di giustizia internazionale.
Quanto alla pena da comminare a Saddam, il 56 per cento degli iracheni vor rebbe condannarlo a mor te, il 25 per
cento al carcere, e il restante 19 per cento preferirebbe un
provvedimento di clemenza. I ricercatori hanno chiesto lopinione degli iracheni anche sugli ef fetti che un processo
veloce potrebbe avere sul futuro del paese. Il 45 per cento
crede che un processo veloce al dittatore eviter uno scisma o un conflitto civile, il 30 per cento sostiene che il processo migliorer la sicurezza e la stabilit interna, il 14 per
cento teme che possa aumentare il caos, mentre 10 iracheni su 100 credono che aiuter a far ter minare loccupazione. Riguardo alla guerriglia condotta dai fedeli di Saddam,
per il 53 per cento degli iracheni la cattura del dittator e

diminuir le attivit, per il 20 per cento far cessar e la


resistenza (totale: 73 per cento), mentr e solo per il 27 per
cento contribuir ad aumentare le attivit terroristiche.
Al campione stato chiesto quale fosse la cosa pi im portante in questo momento: il 54,9 per cento ha risposto
garantire la sicurezza, il 35,8 per cento fornire la benzina, il 34,4 la cattura di Saddam, il 28,8 lelettricit, il
5,3 migliorare la situazione economica. Quanto ai crimi ni commessi da Saddam la risposta ar ticolata. Solo il 12
per cento degli iracheni ritiene che color o che hanno sof ferto sotto il r egime debbano esser e in qualche modo ri compensati. Il 77 per cento degli ex sudditi di Saddam crede che la guerra con lIran sia stata un crimine del rais (per
il 23 per cento, invece, si trattato di unazione giustifica ta). Percentuali simili sullinvasione del Kuwait (79 per
cento crimine, 21 per cento azione giustificata), sulle
fosse comuni (81/19 per cento), sulluso dei gas contro i curdi (87/13), sulle deportazioni forzate (82/18), sugli omicidi di
esponenti religiosi (83/17). Di segno opposto, invece, la va lutazione dellattacco iracheno a Israele nel 1991: secondo
il 18 per cento del campione, il lancio dei missili Scud su
Tel Aviv stato un crimine, mentr e per l82 per cento
stata unazione giustificata. Ecco, finalmente, un dato che
conferma le tesi di qualche editorialista occidentale.

Non saranno pi i tempi doro di Saddam e Breznev, ma il Cremlino sa ancora dosare diplomazia e affari

La Lukoil ritorna in Iraq per merito suo e astuzia di Putin


Mosca. La trattativa sui debiti di Baghdad
per la Russia loccasione per garantir e il
suo ritorno in Iraq. Limpressione si consolidata dopo la visita di James Baker, messaggero di Bush e dopo lof ferta del presidente Vladimir Putin di tagliar e il debito
iracheno da 8 a 3,5 miliar di di dollari. Risultati immediati: la seconda compagnia petrolifera russa, la Lukoil, ha subito potuto
rivitalizzare laccordo multimiliardario
per lo sviluppo di giacimenti. Allinizio della settimana una delegazione ha trattato a
Baghdad, col ministero del Petrolio, il futuro del patto da 3,7 miliardi di dollari firmato nel 97, ma rotto lanno scorso da Saddam.
Putin si adopera in prima persona per far
tornare le imprese russe in Iraq. Si saputo poco del contenuto delle sue conversa zioni con Baker, ma si ritiene che lAmmi nistrazione Bush ora sia soddisfatta: senza
il suo nullaosta la visita a Mosca del capo

del Consiglio di governo iracheno, Abdel


Aziz al Hakim, che ha avuto luogo qualche
giorno dopo, non avrebbe potuto realizzarsi
o si sarebbe tradotta in un evento pura mente cerimoniale. Putin ha parlato ad al
Hakim di 4 miliar di di dollari che impr enditori russi sono pronti a investire nelleconomia dellIraq e degli amici dei russi presenti tra ingegneri e specialisti iracheni.
Questultimo punto stato decifrato dal ministro dellEconomia German Gref: lipotesi
migliore per la ricostruzione laggi include
una partecipazione delle compagnie russe
che avevano edificato da quelle par ti fabbriche e stabilimenti industriali. La base
industriale dellIraq insiste il ministro
costruita utilizzando prevalentemente tecnologie sovietiche e russe. LAmministrazione Putin ha cos organizzato anche un incontro della delegazione irachena con uo mini daffari russi. La Borsa ha r eagito con

il rialzo delle azioni delle compagnie pe trolifere, soprattutto quando V aghit Alekperov, presidente Lukoil, la maggiore compagnia attiva in Iraq, ha spiegato il viaggio
dei suoi rappresentanti a Baghdad: si ap punto discussa, positivamente, la r ealizzazione del contratto sui giacimenti della Kurna occidentale, un accordo del valore di sei
miliardi di barili. La Lukoil, del r esto, aveva cominciato a negoziare con lopposizione
a Saddam prima delloperazione militar e
anglo-americana. Per questo il rais aveva
annullato il contratto. Ora quel fatto va a
vantaggio della Lukoil. Ma il successo di
questa e altre trattative industriali legato
alla questione dei debiti. Putin non ne par la volentieri. Mosca sborsa somme notevoli
per pagare i debiti dellUrss, nel 2003 17 miliardi di dollari. C una specie di invidia
collettiva quando si ricordano gli aiuti americani del Dopoguerra ai paesi europei o si

discutono quelli allIraq. Quando la Russia


si addossata i debiti dellUrss spiega lesperto di finanza Andr ei Cerepanov non
aveva possibilit maggiori allIraq attuale.
Non ci hanno cancellato per neanche un
rublo. Non del tutto ver o, ma un ragionamento diffuso in Russia, dove non si tie ne in considerazione il fatto che pi di met
del debito iracheno dovuto a vendite di
armi. Putin ha promesso ad al Hakim di discutere nellambito del club di Parigi il 65
per cento dei debiti. Il r estante 35 sar ristrutturato. Il Cremlino definir dunque la
sua posizione legandola alla disponibilit
di Baghdad di tener conto degli inter essi
russi. Ma a Mosca nessuno si illude; scrive il
quotidiano Izvestia: non si potr ritor nare
alle relazioni economiche particolari dei
tempi di Saddam e Breznev. LIraq dice al
Hakim un mercato libero. Chi assicurer
migliori condizioni, avr contratti.

Unazione congiunta dei servizi segreti ha intercettato un traffico di attrezzature nucleari vietate

Cos agenti italiani e tedeschi hanno convinto Gheddafi


Roma. C stata anche una riuscita operazione del Sismi
italiano, in collaborazione coi servizi tedeschi, americani e
britannici, dietro il precipitare che ha indotto Gheddafi, il
19 dicembre, alla rinuncia a sorpresa delle armi di distruzione di massa . Ed la prova che nel mondo del post 11 settembre la nuova architettura della sicurezza funziona, nellombra, meglio di quanto non si creda. Da marzo scorso,
compreso che americani e britannici facevano sul serio in
Iraq, Gheddafi era in trattative segrete con Tony Blair. Ma il
s definitivo alle condizioni chieste da Londra e Washington
tardava, Tripoli la tirava per le lunghe. A farla decidere, prima della cattura di Saddam, stato un colpo che gli agenti
occidentali sono riusciti a mettere a segno verso met ottobre. Da settembre, Sismi e MI6 separatamente avevano ricevuto segnalazione che su un cer to cargo tedesco, la BBc
China in lenta rotta dallOceano indiano verso il Mediterraneo, erano state forse stivate componenti di centrifughe a
gas necessarie per larricchimento di combustibile fissile.
Apparati i cui brevetti sono stati rubati anni fa alla Urenco,
un consorzio europeo, con ogni probabilit da agenti pachistani, o siriani che li hanno girati ai pachistani per il loro
programma nucleare. A Dubai, ultimo por to prima del canale di Suez, le orecchie e gli occhi locali dei ser vizi occidentali, senza creare incidenti diplomatici, hanno avuto

conferma che sulla nave tedesca era stato caricato qualco sa di diverso da quanto dichiarato al commissario di bor do
e alla compagnia responsabile del nolo. Ma la scelta stata
quella di non inter venire subito: per non cr eare problemi
agli Emirati Arabi Uniti, per dar tempo ai tedeschi di con durre adeguate indagini sulle responsabilit e i coinvolgimenti eventualmente nazionali. Ma soprattutto per evitare che il risalto sui media inducesse Tripoli, pronta a negare che gli apparati fossero destinati a lei e a controbattere
aspramente alle accuse, a un immediato dietr ofront nella
trattativa riservata in piedi da mesi. Si deciso cos di attendere. Solo quando al cargo mancavano poche ore di Mediterraneo per attraccare in Libia, dalla compagnia tedesca
venuto un contrordine che pregava il comandante di fare
un carico straordinario in un porto italiano. In Italia, uni spezione doganale ordinaria, condotta in realt alla presenza di agenti italiani, tedeschi e americani, ha confermato che le componenti delle centrifughe erano in imballaggi
dichiarati per pompe idrauliche. Neanche allora, per, si
data pubblicit alla cosa. Tripoli ha capito che non valeva
pi la pena di traccheggiar e, bisognava accettare le condizioni americane e aprire le porte allAiea. Proprio ieri John
Bolton, lundersecretary of State responsabile del coordinamento contro le armi di distruzione di massa, da Londra,

dove sta concordando coi britannici proprie ispezioni in Libia al di l di quelle dellAiea, ha confermato limportanza
dellazione segreta, un grande successo innanzitutto dei nostri alleati italiani e tedeschi.
La soddisfazione americana doppia, perch ha pieno
successo una delle nuove iniziative per il nuovo ordine mondiale cui lAmministrazione ha puntato, senza impantanarsi nelle logiche dellOnu e dei suoi veti incrociati. La collaborazione dei servizi infatti avvenuta nellambito della
PSI, la Proliferation Security Initiative lanciata nel mar zo
scorso e alla quale gi aderiscono 11 paesi, non solo Spagna
e Italia, Giappone e Australia impegnati in Iraq, ma anche
Francia e Germania del fronte del no. Da settembre, le
manovre congiunte di abbordaggio e neutralizzazione di navi sospette sono state 4, nei diversi oceani. Il 99,7 per cen to dei traffici internazionali passa a bordo di 46 mila cargo
e per 4 mila porti, dichiara il capo delle operazioni navali
degli Stati Uniti, ammiraglio Vern Clark. Contare sulla piena collaborazione sui mari significa bloccare i traffici verso
i paesi canaglia, pi efficace di ogni altra cosa. In mare
la guerra ferve in effetti con numeri sconosciuti ai media.
Nel solo 2002 sono state 2.917 le navi abbordate per ispezioni in acque internazionali, e 2.229 dirottate per controlli.
Quasi 10 al giorno, e nel 2003 le cifre sono cresciute.

Red. Corr. su Massimo Giannini che invoca il codice fascista e non sa che nel 1989 cambiata la procedura penale

Rec. Rep. e scoprire che pu e, se vuole, deve evitare le bugie

a prima pagina del quotidiano di Largo


L
Fochetti, cio La Repubblica (Rep.), il
31 dicembre si apriva con Tanzi mente, re-

sti in carcere. Rep. continua la sua batta glia double-face, giustizialista nei confronti
di Parmalat e garantista nei confronti degli
organi preposti al controllo e alla verifica
delle operazioni finanziarie di Parmalat.
Leditoriale di apertura, invece, era di Massimo Giannini, laddetto alle questioni delicate, delicatissime. Giannini ha scritto del
caso Sofri e del potere di Grazia scrivendo
cose parecchio imprecise, spacciandole per
verit inoppugnabili. Secondo Giannini,
Ciampi non pu dare la Grazia a Sofri di
sua sponte nonostante larticolo 87 dica il
contrario. La Costituzione scrive Giannini
prevede genericamente che il Capo dello
Stato pu concedere grazia e commutare
pene. Ma, aggiunge il republicones, il codice penale integra questa norma primaria,
essun mito politico pu vantare in
N
Russia una longevit analoga a quel la di Pietro il Grande. Dal panegirico di

Michail Lomonosov del 1755 al recente


trionfo elettorale di Edinaja Rossija che
non nasconde di ravvisare nelle fattezze di
Vladimir Putin quelle dello zar riformatore, non c riflessione sul destino russo
che non faccia i conti con la volont devastatrice di Pietro I. Poco pi di cinquantanni di esistenza terrena, dal 1672 al
1725, che progressivamente sono stati congelati in una rappresentazione sacrale, come se lirruzione dellimpero zarista sulla
scena europea fosse stata governata da
una demiurgica lucidit. Il Pietro dellimmaginario collettivo resta quello dei primi
versi del Cavaliere di bronzo di Aleksandr Puskin: luomo che sul limitare acquitrino profeticamente intravede la citt
che riuscir a imporsi sul mondo. Nessuno per si sofferma a riflettere sullaltro
Pietro che compare nel poema, il vendicativo cavaliere che si anima dal monumento del Falconet per scagliarsi malevol-

disponendo che la grazia un atto proposto


e controfirmato dal ministro della Giustizia. Conclude Giannini, che non cita quale
sia larticolo in questione: Se questa lattuale cornice giuridica, per la grazia a Sofri
occorre una duplice iniziativa del ministr o
Castelli. E lui che, in prima istanza, deve
sottoporre la richiesta al Quirinale, ed lui
che in un secondo momento deve controfirmarla. Solo che non questa lattuale cornice giuridica. N lattuale, n quella passata. Giannini evidentemente non sa che
nel 1989 il codice di procedura penale stato modificato. Ora la materia regolata dallarticolo 681, comma IV, che recita: La grazia pu essere concessa anche in assenza di
domanda o proposta. Che Giannini non sapesse di cosa stesse parlando si evince da
questaltro passaggio: Non un caso che la
definizione amministrativa e funzionale del
Guardasigilli sia sempre stata quella di mi-

LIBRI
Lindsey Hughes
PIETRO IL GRANDE
342 pp. Einaudi, euro 30
mente contro linnamorato affranto dallannegamento della fidanzata.
Lindsey Hughes ha tratto la biografia di
Pietro da una precedente opera sui decenni a cavallo tra Seicento e Settecento.
Lo scopo del volume anche quello di dare un giusto peso al Pietr o di solito liquidato come privato, al crudele uomo che
giunse a condannare a morte il figlio maggiore. Elementi perlopi relegati in secondo piano. La tesi della Hughes inve ce che poco si capisca dello zar senza te ner debito conto della sua anormalit,

nistro di Grazia e Giustizia. E cos? No,


non cos. Da quando cambiato il codice,
cio quando stato inserito quel comma IV
di cui Giannini non sa niente, il Ministero
non si chiama pi di Grazia e Giustizia. Ma
solo di Giustizia. Senza Grazia. Non un caso, direbbe Giannini.
Va aggiunto, peraltro, che anche quando
vigeva il codice fascista invocato oggi da
Giannini, la Grazia poteva essere concessa
senza la proposta del Ministro, come scrive
Costantino Mortati, il pi grande giurista costituzionale della storia r epubblicana, nella sua opera Istituzioni di diritto pubblico. Ecco il passaggio: In ordine ai provvedimenti di grazia si indotti a ritenere che
essi appartengano alla competenza propria
del capo dello stato, nella sua veste di organo dellunit nazionale, tale da offrire garanzia che il suo esercizio si svolga allinfuori dellinfluenza di interessi di parte, e
della tendenza a ribaltare il mondo delle
convenzioni. Si prenda uno degli atti pi
importanti del regno, la promulgazione
nel 1722 di quella tabella dei ranghi che
avrebbe dato alla Russia laspetto coer citivo raccontato da tanta letteratura. Ebbene, la tabella realizzata in un paio di
giorni dopo una visita al Collegio della
sbornia, congrega di amici impegnati in
una messinscena di cerimonie religiose.
Se poi si considera che la definizione dei
ranghi distrae Pietro da un lavoro di settimane nella messa a punto di nuovi fuochi
dartificio, si capisce che limposizione del
taglio della barba e lobbligo di vestire alloccidentale, tanto per citare due tra i
provvedimenti pi clamorosi, non sono le
inevitabili bizzarrie di un riformatore,
bens i necessari tasselli di una rappresentazione del potere originale perch
pensata come parodia del potere fino allora esistito. Unico protagonista Pietro, capace di governarla sia nei panni a lui cari
di cavadenti sia in quelli gloriosi del vin citore del re di Svezia a Poltava.

che pertanto la controfirma apposta al decreto dal ministro guardasigilli abbia soltanto carattere formale. A questa interpr etazione non fa ostacolo la pr ocedura prevista dallarticolo 595 c.p.p. perch questa non
esclude che liniziativa parta dallo stesso
presidente della repubblica, salvo a seguire successivamente la procedura medesima. Tanto che gi nel 1965 il pr esidente
Saragat, con il d.p.r. del 26/3/1965 in favor e
di un cittadino jugoslavo condannato allergastolo, concesse la grazia motu pr oprio
senza aspettare alcuna proposta del mini stro che, come ha spiegato Manzella pr oprio su Rep. il 28 dicembre, non pu essere
competente per mille motivi. Uno tra tanti:
lesecutivo non pu aver e il potere di sovvertire o modificare sentenze dellordine
giudiziario. Viceversa, il Cav. non avrebbe
trasformato Cirami in una legge, ma in ministro di Giustizia.
(continua)

LA DEFICIENTE
a cura di Guia

Anchor 1. Per ch? Per ch


erano tutti l a pr eoccuparsi
che la Piersilvia conducendo Nonsolomoda portasse a casa lambito praticantato e
diventasse una di loro, e nessuno, nessuno che si preoccupi del fatto che a Sipa rio del Tg4 non solo c uno che fa le in terviste e la domanda pi pregnante che
fa a unex valletta di Ger ry Scotti e il
jeans?, ma a presentare i servizi c una
che ci spiega che Elenoire Casalegno ora
protagonista di una commedia comica
perch fanno finta che sia nor male?
Anchor 2. Mi si nota di pi se lo faccio
esotico? N el dubbio, quelli della Sette
hanno messo a condur re il tg una che ha
con litaliano la stessa dimestichezza di
Dan Peterson. La si osserva con tenerezza, pensando alle gomitate di sufficienza
che si scambieranno le anchor indigene
scalzate, ascoltandola, dai monitor della
redazione, dire sotto mntite spoglie o
macere.

ANNO IX NUMERO 1 - PAG 4

IL FOGLIO QUOTIDIANO

VENERD 2 GENNAIO 2004

Sullo scontro tra Fazio e Tremonti basta accertare, e decidere di conseguenza


Al direttore - Maledetto luomo che ha fidu cia nelluomo, dice Geremia (capitolo 9). Per
c un limite, quando la fiducia pubblica per
i compiti che si svolgono e i doveri verso ter zi.
E quando scoppiano scandali enor mi come
Parmalat. Siamo antigiustizialisti, tagliare le
teste non fa crescere le idee. Ma anche ver o
che ci sono teste che ci si ficcano da sole, sotto
la mannaia. Un ministr o dellEconomia e un
governatore della Banca dItalia che pubbli camente si sbugiardano, il primo sostenendo
di aver avvisato del rischio Parmalat a luglio
e il secondo dicendo che non vero, consegnano la soluzione al loro scontro. Chi mente, vada a casa. Si riordiner meglio la vigilanza sui
mercati, se intanto si fa pulizia dellalto men dacio istituzionale, che poi sarebbe quel delitto
di perjury per cui gli uomini pubblici ameri-

cani perdono reputazione e incarichi prima di


ogni condanna civile o penale. Lerba del vicino non affatto pi verde in materia di scan dali finanziari, ma i due ex pr esidenti della
Sec, Arthur Levitt e Har vey Pitt, nel 2001 e
2002 sono saltati per molto meno.
Oscar Giannino
Al direttore - Oltre oceano, anche coloro che
ci vogliono bene, sono sommessamente delusi.
Si aspettavano riforme di politica interna che
promuovessero un maggior contr ollo demo cratico su tutti i poteri: da quelli dellesecutivo
e giudiziario a quello economico. Ora sono sorpresi e non compr endono limpegno e luso di
risorse mediatiche e politiche per casi personali
come quello di Adriano Sofri. Mi sembra ritorni negli Stati Uniti la convinzione che, in fin

dei conti, agli italiani ci che impor ta sono i


casi di famiglia, la cosa nostra.
Giorgio Abbo, via Internet
Al direttore - Dica al signor Pistolini che il
veterano, negli Stati Uniti, non affatto destinato allo squallore, non una pedina della
triste mediocrazia del ritor no o un asociale
dellimmondizia mediatica. E la societ pi
greca al mondo quella americana, non avvie-

Alta Societ
N eve a Copenaghen. La regina di
Danimarca ha fatto il pieno di
Dom Perignon.

ne come da noi che il soldato di ritorno dal


Don con un polmone br uciato venga ignorato o visto come fastidioso. La guer ra al terrorismo, di cui i ventenni spauriti sono gli alfieri, pura Iliade, una visione micenea impo nente della politica e dell uomo, e se ad essa
far seguito la storia errabonda e spostata dellOdissea, il protagonista, come Jessica, non
avr certo le paturnie del mancato successo di
Monica Lewinsky, come Pistolini avanza.
Giulio Meotti, Arezzo
Linfelicit della condizione di reduce e
la complicazione dannata delle procedure
di accoglienza post factum sembrano acclarate dalla nuda cronaca, anche nella
societ americana. Parlarne con disinvoltura pu irritare, ma un catalogo trash non

un quaderno di buoni pensieri.


Gentile direttore - V isto lottimo lavoro del
Feltrino su Tangentopoli dieci anni dopo, posso proporre di rivedere i giornali nostrani di un
anno fa in merito alla guer ra in Iraq? Le pr evisioni degli esperti militari, dei sociologi, degli
esperti Onu e dei filologi, giusto per fare un po
di giustizia.
Davide Romano, via Internet
N on ha letto Andr ew Sullivan il 31 di cembre? Pi che rammentar e, meglio in calzare, come ha fatto Panebianco sul Cor riere con le supponenze franco-tedesche.
La posta va inviata a lettere@ilfoglio.it
(non pi di 15 righe - 900 battute)

Lo scontro di Algeri
Gli ultimi fuochi del panarabismo
fallito accendono la crisi nel Fln
spaccato tra Bouteflika e Benflis
a vita politica di Algeri si sta avvitan do in un intricato braccio di ferro tra
L
due leader, il presidente Abdelaziz Bou-

teflika e il suo ex primo ministro Ali Benflis, che ha per sfondo la cronica guerra civile algerina e per effetto immediato quello di sancire la spaccatura verticale del
Fln, partito di regime da ben 41 anni. Una
forza politica che s identifica totalmente
con lo Stato, dopo aver condotto la guerra
di liberazione nazionale dal 1944 al 1962,
e che ha gestito malissimo il potere per
otto lustri.
Il 30 dicembre la Corte di Algeri ha pronunciato una sentenza che annulla gli atti
dellottavo congresso del Fln del marzo
scorso e della sua appendice del 18 ottobre, che ha sancito la candidatura unica
per il Fronte nazionale di liberazione di
Ali Benflis alla carica di presidente della
Repubblica nelle elezioni di primavera
(con linterdizione per la fazione di Benflis
a usare i fondi del Fln). T rionfa cos la fazione del ministro degli Esteri, Abdelaziz
Belkarem e del presidente Abdelaziz Bouteflika, che si candider alla riconferma
alla presidenza della Repubblica quale
unico candidato del Fln. Prima di questa
svolta, quando due erano i candidati antagonisti dello stesso Fln, i sondaggi davano
comunque Bouteflika in vantaggio col
trentaquattro per cento dei favori e riservavano a Benflis solo il diciannove per
cento delle preferenze. Fatta salva la possibilit di nuovi capovolgimenti della sentenza, resta il dato di fatto di una frattura
politica nel regime che non ha pr ecedenti: il Fronte nazionale di liberazione gode
infatti della maggioranza assoluta dei seggi parlamentari (203 su 389), ma Bouteflika
in netta minoranza tra i deputati del suo
stesso partito, 128 dei quali sono schierati
con il rivale Benflis.
Questo intrico segnala l affanno di una
classe dirigente che riuscita a spr ecare
le enormi risorse petrolifere del paese,
letteralmente bruciando migliaia di miliardi in progetti industriali faraonici elaborati dal terzomondismo gauchiste francese ( lindustrialisation industrialisante), che riuscita a vincere una guerra civile antifondamentalista scoppiata nel
1991 e che costata centocinquantamila
morti, ma che ora impegnata in una nuova guerra civile contro i berberi della Ca bilia che ha prodotto novecento morti soltanto nellarco del 2003. Sprecata la possibilit di costruire una nazione prospera e
ricca del suo petrolio (e delle sue grandi
risorse turistiche e agricole, anch esse distrutte dall isolazionismo autarchico socialisteggiante), nel nome del terzomondismo antagonista del naturale retroterra
economico europeo, l Algeria del Fln ha
risolto tutte le sue crisi, soltanto ricor rendo ai militari. Cos stato nel 1991 quando
sono state revocate con un colpo di Stato
le elezioni che avrebbero dato il governo
agli integralisti islamici del Fronte islamico di salvezza (Fis) dello sheik Madani,
cos stato per la guerra civile che ne
seguita, cos oggi contro le rivendicazioni dei berberi, non pi disposti a subire le
discriminazioni da parte degli arabi. Bouteflika un civile, ma rappresenta il blocco militare; Benflis, che stato per anni il
suo pi stretto collaboratore, prima di essere destituito nel maggio scorso dalla carica di primo ministro, rappresenta invece
il grande corpo del partito di regime, timoroso di perdere privilegi e prebende a
causa delle novit che il timido riformismo dei militari ipotizza.
Le similitudini egiziane
Per uscire dalla crisi economica e sociale, Bouteflika e i militari hanno abboz zato una discreta ma incerta apertura
nei confronti degli Stati Uniti e un riavvi cinamento allUnione europea (sancito dal
recente viaggio ad Algeri di Jacques Chirac, il primo di un presidente francese),
nella prospettiva di un tardivo, ma fondamentale, aggancio delleconomia algerina
a quella europea. La crisi del Fln dunque lultimo episodio del fallimento storico del panarabismo, lideologia autoritaria
nazionalista che and al potere in Egitto
nel 1953 con Nasser e che poi si ir radi in
Iraq, Siria e Algeria. E la crisi di un mo dello di potere incentrato su corrotte gerarchie militari, incapaci di creare crescita economica, in grado soltanto di attuar e
reazioni repressive, che di fronte alle tensioni sociali, ideologiche o nazionali non
sanno sviluppare capacit riformista. E la
rappresentazione algerina della crisi di
quel blocco storico di potere, come dimostra la stessa, simile, crisi del regime egiziano di Mubarak, l unico regime panarabista che pure con Sadat, diede prova di
un eccezionale coraggio riformista a partire dalla decisione di abolir e il principale
caposaldo del panarabismo che era la di struzione dello Stato di Israele, ma che oggi in preda alla paralisi pi completa.
Carlo Panella

Dj & Ds

di Pierluigi Diaco

I BUON I PROPOSITI
PER IL 2004
1) Consolidare la posizione per facilitare la mia preannunciata vittoria elettorale del 2006;
2) Nomina a direttore di Tv, Dj e canzoni;
3) Trovare una Pamela con cui rilegge re la Recherche di Marcel Proust;
4) Avere unAgenda Mieli-Diaco;
5) Rischiare la felicit;
6) De Michelis e Mar telli e Irene Ghergo in Europa;
7) Rizzo Nervo sempre a Europa;
8) Tanta dolcezza, pochi sms;
9) Tanto amore clandestino;
10) Essere e avere pi Diaco.