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IL FOGLIO

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: LARGO CORSIA DEI SERVI 3 - 20122 - MILANO

ANNO IX NUMERO 11 - LUNED 12 GENNAIO 2004

DELITTI
Carollova Renata, di anni 48, bionda, molto bella, altrettanto gentile. Ex cameriera,
fuggita dalla Cecoslovacchia ventanni fa,
viveva nel vicentino e sorrideva raggiante
sul sito internet della sua azienda di prodotti di antifortunistica. Un anno fa sera
presentato per lavorare alle sue dipendenze Portoghese Giovanni, di anni 52. Ne era
rimasta folgorata, se lera preso in casa, dopo un po laveva scaricato. All1 di mercoled, senza preavviso, se lo ritrov in salotto che sbraitava. Prov invano a calmarlo e,
quando lui scese in cantina, colse loccasione per chiudercelo dentro. In pochi minuti, per, il Portoghese fece saltare la serratura, con una pistola sbucata da chiss
dove. Tornato in soggiorno, le spar due
volte nelle viscere. Sinfil poi nella camera del figlio, Zaspal Mario, di anni 25, e fece
fuori pure lui. Laltra figlia della donna,
Eva, di anni 29, si cal svelta dalla finestra
e fugg in campagna. Non avendo pi nulla
da fare, il Portoghese se ne torn nella sua
casa, a Rettorgole di Caldogno. Sparse intorno a s dodici lettere di motivazioni e si
spar in bocca, cadendo cadavere accanto
al proprio passaporto. In una porzione delle villette a schiera di Molina di Maio, provincia di Vicenza.
Celestre Pietro, di anni 32, operaio stagionale della forestale, altrimenti venditore ambulante, violento e incline alla rissa,
ammorb lesistenza della moglie Leto Saveria, di anni 29, casalinga, finch lei, stufa, lo fece secco nel garage, con due proiettili alla schiena. In casa, i tre figli di 10, 5 e
3 anni. A Borgetto, una ventina di chilometri da Palermo.
Frioni Lucia, di anni 34. Mezza sbandata, era in cura dallo psichiatra e viveva sola, a Roma, coi soldi che le passavano i genitori, residenti a Frosinone. A settembre
sera presa in casa Crai Eugene, romeno,
arrivato in Italia da irregolare un mese
prima. Lultimo dellanno costui la prese a
calci e pugni, poi se ne and a festeggiare
con gli amici. Quando torn, la trov semincosciente sul letto. Il giorno dopo si decise a farla portare allospedale, dove lei
mor, per unemorragia interna, allalba di
sabato 3.
Terrone Adriano, di anni 32. Nato in Germania da genitori pugliesi, da tempo era
tornato in Italia e sera messo a fare la
guardia giurata. Sposato da quattro mesi,
neo assunto alla Vegapol di Bari, non voleva far mai il turno di notte. Laltra sera,
per sbaglio, gli tocc. Intorno alluna arriv al cantiere edile dellAries, alla periferia di Canosa. Al primo giro non registr
nulla di strano. Al secondo, intorno alle
tre, trov il cancello socchiuso e la scena
cambiata. Insospettito, chiese rinforzi e si
vide arrivare il capoturno, Di Gioia Luigi,
di anni 38. Costui si guard intorno, poi si
ferm allinferriata. Non savvide che, trecento metri pi in l, la canna di un fucile
faceva capolino da un foro di una baracca
in lamiera. Fu ferito al fianco da una scarica di pallettoni corazzati e safflosci a
terra. Su di lui il Terrone, colpito subito
dopo alla testa, in due punti. Nella notte
tra marted e mercoled.

SUICIDI
G. M., di anni 38. Nel pomeriggio di gioved si port in un luogo isolato, si chiuse
nella propria auto e si spar alla tempia. Il
cadavere fu notato poco dopo da un passante. In localita Vivaio Fungipendola, nella foresta Mercadante, Cassano delle Murge, Bari.
Orr Francesco, di anni 60. Autista di
Iglesias, Cagliari, sposato con figli, da un
mese aveva perso il lavoro. Il giorno dellEpifania disse ai suoi che andava a caccia, in
una zona impervia chera tra le sue preferite, nelle campagne di Marganai. Parcheggi
lauto, cammin per oltre mezzora, poi si
spar una fucilata alla testa.
R. V., di anni 35, depresso da mesi, viveva con gli anziani genitori nel popoloso
quartiere di Campo dellOro, Civitavecchia.
Nella tarda mattinata di venerd decise salire sulla stessa finestra da cui, 15 anni prima, si era lanciato suo fratello. Volo di dodici metri.
Un artigiano, di anni 34. Fidanzato, viveva coi genitori in un paesino del biellese.
Avendo perso un amico in un incidente
stradale, dieci giorni fa usc per andarsi a
impiccare in un casolare poco lontano dalla propria abitazione. Fu portato in ospedale ancora rantolante nellospedale di
Biella. Tra domenica e luned scorso ne
uscirono un polmone, reni, cuore, fegato.

quotidiano

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DIRETTORE GIULIANO FERRARA

IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + LIBRO (abbinamento facoltativo) 5,90 (1+4,90)

Come fu che gli Usa presero Marte lasciando a terra la Ue


Il Beagle 2 europeo non d pi notizie di s, lo Spirit statunitense manda foto dal Pianeta Rosso. AllEsa si consolano cos: Gli americani non hanno ancora trovato niente
Da sessantamila anni Marte non mai stato cos vicino alla Terra come ora, un allineamento spaziale che lo ha portato a soli 35 milioni di miglia
(poco pi di 56 milioni di chilometri). La Nasa ne
approfitter per mandare ogni 26 mesi una sonda, tutte le volte che i due pianeti incrociano le
loro orbite intorno al Sole. [1]
La perfezione ha segnato lintera spedizione della Nasa iniziata col lancio da Cape Canaveral il 10
giugno scorso. Dopo un viaggio di 487 milioni di
chilometri, Spirit si tuffa nellatmosfera marziana con unesattezza tale da rendere superflue le
ultime manovre daggiustamento. Preoccupano
le tempeste di sabbia scoppiate nelle ultime settimane: latmosfera s riscaldata e un po gonfiata. Cos Richard Cook, il pilota delle traiettorie
di tante spedizioni interplanetarie, anticipa di un
paio di secondi lapertura del paracadute per
controllare meglio la discesa. [2]
Allinizio i due lander americani erano solo
Mars Exploration Rovers (Mer) A e B. Poi sono arrivati i nomi, Spirit e Opportunity, scelti da una
bambina di nove anni durante un concorso. [3]
Spirit, 173 chili di peso, arriva su Marte in perfetto orario, alle 5,35 (ora italiana) di domenica 4
gennaio. Otto secondi prima di toccare il suolo
enormi airbag le creano unimbottitura tuttintorno. Cos Spirit pu schiudere i petali della sua
capsula e dispiegare i pannelli solari coi quali ricaricher le batterie. La sonda subito issa la macchina fotografica ad alta definizione e comincia
a trasmettere foto alla sonda-madre Odyssey,
mentre questa passa sopra: pochi minuti dopo
immagini di Marte giungono al centro di controllo di Pasadena, in California. [4]
Appena tocca il suolo Spirit incomincia a rimbalzare protetto dagli airbag, una decina di salti
che, prima di smorzarsi, in due minuti e mezzo lo
portano a un chilometro di distanza: effetto rock
and roll, lo chiamano alla Nasa. [5]
I ricercatori del Jpl hanno scelto come punto
darrivo di Spirit il cratere Gusev, dal nome dellastronomo russo Matvei Gusev. La regione poco
accidentata e potrebbe essere un antico bacino
prosciugato: le sue rocce sembrano promettenti
per la ricerca di tracce di vita. Il clima di Marte
non mite. La temperatura di notte scende a 100
gradi sotto zero, in pieno giorno raggiunge a stento lo zero. Spirit dovr lavorare per 90 Sol, cio
per novanta giornate marziane, equivalenti a 92
giorni terrestri. [5]
Gi coi Viking (poi col Mars Global Surveyor e il Mars Odissey) gli americani sono responsabili di tre delle missioni sul Pianeta Rosso.
Ma poi, nel 99, vedono svanire una dopo laltra
due sonde, il Mars Climate Orbiter e il Mars
Polar Lander: la prima perch qualcuno aveva
dimenticato di convertire alcuni dati al sistema
metrico; la seconda per un errore di software. [6]
Were baaaack, siamo tornati, grida nella notte di sabato 3 gennaio nel controllo missione di
Spirit il direttore della Nasa, Sean OKeefe, riprendendo la battuta di un film di Schwarzenegger. [7] una gran notte per la Nasa e per la storia dellesplorazione cosmica, commenta stappando una bottiglia di champagne, annata 82. [2]
Art Thompson, capo dellattivit tattica dei rover:

La realt ha superato la fantasia. Siamo come


dei bambini in un negozio di caramelle. [8]

Planitia, intorno a 9 gradi di latitudine Nord e 91


gradi di longitudine Est. [12]

lEsa (Marcello Coradini, responsabile dellesplorazione del sistema solare dellEsa). [17]

Lo scrittore 83enne Ray Bradbury: Non possiamo rimanere sulla Terra, sarebbe troppo noioso. E
ci lasceremo alle spalle le guerre, cos come
quando siamo arrivati in America 500 anni fa ci
siamo lasciati alle spalle le futili politiche europee e abbiamo formato un nuova nazione. [9]

Sette gli strumenti italiani a bordo di Mars Express, tra questi: il radar Marsis che deve tracciare una mappa della distribuzione dellacqua
sulla crosta marziana; Pfs, uno spettrometro planetario per studiare latmosfera del pianeta. [13]

Marziani e Venusiani. ora di finirla di credere che europei e americani condividano il


punto di vista sul mondo o che vivano lo stesso
mondo. Su una questione essenziale, quella del
potere le prospettive americane e quelle europee divergono. LEuropa sta voltando le spalle al
potere, o se si preferisce, sta andando verso un
mondo autonomo di leggi e regole, di negoziati e
cooperazione transnazionali. Sta entrando in un
paradiso post-storico di pace e relativa prosperit: la realizzazione della pace perpetua di
Kant. Gli Stati Uniti, invece, restano impigliati
nella storia, a esercitare il potere in un mondo
anarchico, hobbesiano, dove le leggi e le regole
internazionali sono inaffidabili, e la vera sicurezza e la difesa e la promozione dellordine ancora dipendono dal possesso e dallutilizzo della
forza militare. Questo il motivo per cui sulle
maggiori questioni internazionali, oggi, si pu dire che gli americani vengono da Marte e gli europei da Venere: su poche cose son daccordo e
sintendono sempre meno (Robert Kagan). [18]

Per garantirne il successo, la Nasa ha sottoposto


Spirit e Opportunity a test senza precedenti, esponendole a fonti di luce due volte pi potenti del Sole e a suoni di una tale forza che, da soli, possono
provocare un terremoto. Louis Friedman: Nello
spazio puoi fare bene 10 mila cose. Poi ne sbagli
una e sei finito. [6]
Spirit, 6 ruote e 4 pannelli solari per ricaricare
batterie al litio da 140 Watt, sormontato da un braccio verticale: una coppia di telecamere panoramiche ( come vedere Marte con gli occhi di un
astronauta), e accanto altre due che servono a individuare gli ostacoli e a pilotare i movimenti. Sul
dorso, tre antenne. I dati vengono inviati a una
navicella in orbita, che poi li rimanda alla Terra.
Sul lato anteriore, una telecamera mobile fornita di microscopio per fotografie particolareggiate. Davanti al microscopio, uno strumento che ricorda un trapano da dentista (progettato da un
odontotecnico di Hong Kong) raschia le rocce e
mette a nudo gli strati interni, dove, non arrivando radiazioni e particelle del vento solare, potrebbe annidarsi qualche forma di vita. [5]
Opportunity atterrer il 24 gennaio nel Meridianum Planum, pianura vicina alla linea zero della
longitudine. Qui stata rilevata lematite, la cui
formazione sarebbe legata alla presenza dellacqua. La ricerca dellacqua lobiettivo principale delle spedizioni marziane. [10]
Spirit lungo quasi come unutilitaria (1,6 metri), ha ruote da 26 centimetri e pu superare pietre
e arrampicarsi su pendenze di 45 gradi alla velocit di 5 centimetri al secondo (180 metri allora).
Durante la notte marziana, quando la temperatura scende a -105 C, le batterie non possono funzionare e tutte le apparecchiature vanno in letargo fino al ritorno del Sole. [5]
Nel giorno di Natale la navicella Mars Express,
lanciata con un razzo russo il 2 giugno da Baikonour per conto dellAgenzia spaziale europea (Esa),
avrebbe dovuto raggiungere il pianeta e far scendere sul suolo di Marte un piccolo robot, chiamato Beagle 2 in onore della nave su cui Charles
Darwin comp il viaggio che gli permise di elaborare la teoria evolutiva. Questo avrebbe raccolto dati da trasmettere a Mars Express, che a
sua volta li avrebbe rilanciati verso la Terra, al
Deep Space Network, un sistema di antenne
sparse in Australia, in Sud America (Kourou) e
negli Stati Uniti. [11]
Le prime manovre sono andate bene. Il 19 dicembre alle 9,31 ora italiana gli scienziati dellEsa
hanno impartito lordine di separazione tra la madre Mars Express e il figlio Beagle 2, che da quellistante non pi stato controllabile: lesplosione che lo ha liberato dal grembo materno paragonabile al colpo di racchetta di un tennista, si
poteva solo sperare che la mira fosse giusta, e che
la sonda finisse come programmato nella Isidis

Grande pi o meno come una ruota di bicicletta


(chiuso ha un diametro di 65 centimetri scarsi),
Beagle 2 ha la struttura duna conchiglia bivalve,
fatta in modo che non abbia importanza su quale dei due lati sappoggia. Il Beagle 2 europeo differisce dai lander americani perch non ha ruote. Il braccio robotico, lungo 110 centimetri e dotato di 5 tipi di movimento, progettato per tastare il suolo e le rocce, portarne dei campioni in
un micro-laboratorio chimico e qui riscaldarli a
centinaia di gradi per verificare leventuale presenza di organismi fossili. [10]
Il computer della sonda programmato per
compiere altri 13 tentativi di collegamento radio.
Attualmente vengono trasmessi messaggi pulsati di un minuto ciascuno: 10 secondi di segnale e
50 di silenzio, una specie di lentissimo codice
Morse. Le ultime tre chiamate avverranno il 12,
il 13 e il 17 gennaio. Poi bisogner rassegnarsi: i
marziani non ascolteranno la canzone del complesso rock Blur che Beagle 2 porta con s. [12]
Che cosa pu essere successo? Forse lesplosione che ha prodotto il distacco ha rotto qualche
pezzo vitale. Forse langolo di ingresso nellatmosfera marziana non era quello previsto e la
sonda s arrostita per lattrito. Forse il paracadute non s aperto. Forse lairbag ha urtato qualche roccia aguzza e s danneggiato (i test a terra
tendono a escludere questa eventualit). Forse il
contatto col suolo stato pi brutale del previsto
e ha guastato limpianto radio. Forse, semplicemente, la sonda finita un po troppo lontano
dalla zona datterraggio programmata (lo scarto
massimo tollerabile era di 200 chilometri) e adesso bisogna cercarla a tentoni. Forse, ancora, la
posizione in cui si trova ostacola il collegamento
radio: potrebbe essere finita in una cavit. La potenza di radio-Beagle appena di 5 watt, inferiore a quella di un telefono cellulare. [12]
Il tedesco Der Tagesspiegel difende la missione europea nonostante latterraggio riuscito di
Spirit voglia dire che lEuropa ha perso la corsa
su Marte. Laustriaco Die Presse: Considerando le sue capacit politiche e scientifiche,
lEuropa probabilmente dovr continuare ad agire senza il titolo di potenza mondiale. [14]
In fondo non andata cos male... La missione
del Mars Express come una torta a sette strati
con la ciliegina sopra. I sette strati sono i 7 strumenti scientifici che sono a bordo della sonda in
orbita intorno a Marte, e la ciliegina Beagle 2
sul pianeta. Ma la torta rimane buonissima (il
portavoce dellEsa, Franco Bonacina). [15]
Rosicate/1. Gli americani sono arrivati sul pianeta, ma ancora non hanno trovato nulla (Colin
Pillinger, che ha partecipato al progetto Ue). [16]
Rosicate/2. Il solo programma Nasa per Marte corrisponde a una volta e mezzo tutto il programma dellesplorazione del sistema solare del-

LEuropa non lunica ad aver fallito. La sonda


giapponese Nozomi (speranza) part verso Marte
il 4 luglio 1998. Laccensione difettosa la port su
una traiettoria sbagliata, che avrebbe finito per
farla perdere definitivamente nel cosmo. Ma gli
ingegneri dellAgenzia spaziale giapponese riuscirono a guidarla verso una rotta di emergenza.
Ci avrebbe messo molto pi tempo, ma sarebbe
comunque arrivata a destinazione. La sonda fu
poi investita da una dose spaventosa di radiazioni causate da alcune esplosioni solari. Riport
danni molto seri. Doveva entrare nellorbita di
Marte il primo gennaio, ma si prefer lasciarla
andare a morire lontano nello spazio. Poteva precipitare su Marte e sarebbe stato un guaio: non
era stata sterilizzata e poteva portare batteri terrestri sul pianeta, contaminando lambiente. [3]
LEsa ipotizza lo sbarco con equipaggio umano
per il 2030; la Nasa non fissa date e aspetta un segnale politico. Imponenti i costi, lordine di grandezza quello della Stazione Spaziale Internazionale, cio sui 100 miliardi di dollari: quasi il
doppio del pil dellIraq, un quarto della spesa
militare Usa nel 2004. [19]
La Casa Bianca ha annunciato che il presidente Bush far un discorso per tracciare le linee della grande iniziativa spaziale americana. Le amministrazioni ufficiali fanno sapere daspettarsi che
Mr. Bush proponga un programma di ricerca e
sviluppo con lo scopo di stabilire una stazione
sulla Luna, come preludio a un progetto a lungo
termine: mandare luomo su Marte. [20]
Cinesi. Saranno loro a volerci arrivare per
primi, e noi li rincorreremo come sfidammo i
russi per la Luna (Ray Bradbury). [21]
Oriente rosso. Dopo 14 giri intorno alla Terra e
21 ore di volo sulla Shenzhou V (veicolo divino), prima sonda cinese con equipaggio, il cosmonauta Yang Liwei rientrato la notte tra il 15
e il 16 ottobre nel deserto del Gobi. Il debutto
spaziale della Cina, negli anni 70 quando un razzo Chang Zheng port in orbita il loro primo satellite, che ruotava attorno alla Terra trasmettendo linno patriottico LOriente rosso. [22]

I seguaci di Bobbio che hanno scoperto il dubbio senza sofferenza


I

l filosofo sa, magari di non sapere, il professore dubita. Il filosofo rischia, il professore insegna. C naturalmente bisogno di
buoni professori, e Bobbio era del novero, ma
guardatevi dai loro cattivi allievi. Sopra tutto
da quelli che si riparano allombra del dubbio,
che glorificano il dubbio, che fingono il dubbio. In morte del maestro, su quei giornali
che sono stati in vita la sua dannazione, la sua
corte, rifioriscono i chierichetti del pi abborracciato Illuminismo.
Dietro e a lato di tanta insopportabile ideologia italiana, e perbenista, c lidolatria del
dubbio, non come tormento radicale, come
afasia e nichilismo, ma come petulante e accademico metodo per rendere piena la vita e
svelta la carriera del proprio Io. Chi dubita soffre, vicino al suicidio della mente e del cuore, ma questi dubitano e godono, godono e dubitano con la stessa intensit. Lo scettico sa di
dover sospendere il giudizio, un credente
dissimulato. E Bobbio fu scettico, se non credente, come tutti i positivisti giuridici, come

tutti coloro che rinunciano a legittimare il


buon regime, che rinunciano alla ricerca di
quel che obbliga e fonda il diritto al di l
della legge scritta.
Ma i suoi cattivi allievi, la quasi totalit dei
seguaci del papa laico, nel dubbio formale e
metodologico si crogiolano contenti, sanno
che unarma di dominio intellettuale fondata su quella sciagura che lignavia, la rinuncia a decidere e a decidersi, lobbedienza alla
Storia. Il Bobbio dei giornali, il Bobbio della
consacrazione in vita, stato la via di fuga e il
lavacro facile di un paese totalitario e concordatario, ma sempre da commedia, che per non
fare i conti con se stesso ha stabilito che bisogna sempre fare i conti con tutto, senza mai tirare la riga aritmetica finale. Il conto viene
meglio, pi sostanzioso, se corroborato dal
dubbio finale. Viene sempre, in quei casi, ed
sempre lo stesso conto.
Bobbio era davvero mite, la pavidit si costituiva come forma della gentilezza, era la sua
virt professorale. Il suo dubbio si rivel alla fi-

ne personale, umano, sofferente. Era fantastico


il suo non sapere che pesci pigliare, meno bella la pesca abbondante dei suoi esegeti e illustratori. Era un dualista, come ricorda con la solita finezza Gustavo Zagrebelsky, e gli toccava la
fatica di mettere in tensione la legge senza natura di Hans Kelsen e la natura senza legge di
Thomas Hobbes. Sono avventure della testa o
dello spirito, piuttosto scomode. Ma il dubbio
formale del seguace, del laico da Fondazione o
da enoteca, del laico al barolo non ignaro della
bont delle vongole, quello ha qualcosa di facile, rapido, consumabile e riciclabile, ed quello che ha trionfato nella pubblicistica di derivazione bobbiana, sopra tutto in politica.
Il liberalismo simulato dei bobbiani si regge, oltre che sulla glorificazione del dubbio,
sulla simulazione della libert, la libert come
pedagogia, la libert che sempre si cerca e mai
non si trova, perch quella che vedi, sporca, lacera, contusa nelle battaglie dellesistenza,
non ti accontenta mai, anzi tinquieta e timpaurisce: non sia mai poi si debba esercitarla,

prendere posizione e addirittura tenerla. Il


maestro del dubbio e il maestro di libert, formule abusate di questi giorni di lutto accademico, sono due ideogrammi ideologici sottilmente ingannevoli. Nessuno pu ammaestrarti al dubbio, nessuno alla libert: contraddittorio. Al credo e allobbedienza si pu ammaestrare luomo, altro che storie.
Almeno in morte, avremmo dovuto farci forza della fragilit di Bobbio, appoggiarci l dove il suo lavoro filosofico cede, inoltrarci nei
suoi sentieri interrotti, che sono un lascito
dualista, uneredit cui nessuno pu aspirare
per intero, come capiscono i pochi, e necessari, tra i suoi veri allievi. Invece ancora una volta mettiamo su la festa del compiuto, del pensiero e dellopera e della personalit compiuti, e ci ritraiamo con orrore conformista dallabisso delle cose che contano per imboccare
il binario abbandonato dei diritti umani, della pace perpetua, del virtuismo azionista e altre bellurie. Cos
al lutto si aggiunge la pena.

NOTE

ni, la Repubblica 5/1/2004; [5] Piero Bianucci, La Stampa 5/1/2004; [6] Lorenzo Soria, La Stampa 2/1/2004; [7] Vittorio Zucconi, la Repubblica 5/1/2004; [8] http:// marsovers.jpl.nasa.gov/; [9] Silvia Bizio, la Repubblica 5/1/2004;
[10] Giovanni Caprara, Corriere della Sera 21/12/2003; [11]

La Stampa 20/12/2003; [12] Piero Bianucci, La Stampa


27/12/2003; [13] Antonio Lo Campo, La Stampa 27/12/2003;
[14] Bbc News 5/1/2004; [15] c.d.gio., la Repubblica 3/1/2004;
[16] Paola De Carolis, Corriere della Sera 8/1/2004; [17] Luca Tancredi Barone, il manifesto 6/1/2004; [18] Robert Ka-

gan, Of Paradise and Power: America and Europe in the New


World Order, Knopf, 2003; [19] Claudia Di Giorgio, la Repubblica 6/1/2004; [20] Matthew Wald, David Sanger, The
New York Times 9/1/2004; [21] Matteo Persivale, Corriere
della Sera 5/1/2004; [22] James Oberg, "Le Scienze" 10/2003.

[1] Vanna Vannuccini, la Repubblica 5/1/2004; [2] Giovanni Caprara, Corriere della Sera 5/1/2004; [3] Americo Bonanni, Macchina del Tempo 12/2003; [4] Vanna Vannucci-

AMORI
PRIMOGENITI 1
Vittoria Cristina Adelaide Chiara Maria,
il nome scelto da Emanuele Filiberto e dalla moglie Clotilde Courau per la figlia nata
lo scorso 28 dicembre. Vittoria come il
nonno Vittorio Emanuele di Savoia; Cristina per rispetto alla tradizione della famiglia Courau che impone a tutte le discendenti nomi inizianti con la c; Adelaide
e Maria ricorrenti nella tradizione dei Savoia. Chiara una novit e si ispira alla
santa di Assisi (Barbara Romano, Libero
30/12/2003).
PRIMOGENITI 2
Alle 23 e 40 di luned scorso nato a Mariano Comense Icaro del Ronco, primo figlio
di Varenne, 9 anni. Settanta chili, mantello
marrone con criniera e coda nere, longilineo, testolina espressiva, una stella bianca in fronte come il padre, si alzato dritto
sulle zampe unora e mezza dopo la nascita.
Fino a giugno il campione di trotto avr altri
154 puledri: 119 italiani, 12 svedesi, 12 americani, 7 tedeschi, 4 austriaci. Per il prossimo
anno previsto che ingravidi 200 cavalle
(ogni monta costa 15 mila euro, ogni gestazione dura 340 giorni) (Alberto Cagnato, il
Giornale 7/1/2004).
PARGOLI
Paolo Bonolis, 42 anni, e la moglie Sonia
Bruganelli, 29, aspettano il loro secondo figlio (la prima, Silvia, nata un anno fa). Hanno appena scodellato pargoli: Ambra Angiolini, 26 anni, showgirl, e Francesco Renga, 35
anni, cantante (la figlia si chiama Jolanda, in
ricordo della mamma di lui); Romina Mondello, 29 anni, attrice, sposata con Nicola
Veccia Scavalli, 27 (il neonato stato battezzato Lupo) (Valerio Palmieri, Chi 14/1/2004).
DI PIETRO
Mi sento maschio e le donne mi piacciono in tutte le varianti (Antonio Di Pietro)
(Sara Faillaci, Vanity fair 15/1/2004).
SPRAY
Prodotto dalla Palatin Technologies nel
New Jersey PT-141, spray che dovrebbe risolvere le disfunzioni sessuali maschili: una
sniffata, mezzora dattesa e via. Il rimedio
non regola direttamente il flusso di sangue
nei vasi del pene (come fa il Viagra), ma stimola i centri del cervello che controllano
lerezione (Giovanni Sabato, Lespresso
31/12/2003).
FERTILIT
Allarme dal centro per la fertilit di Aberdeen, Scozia: unanalisi condotta su 16 mila
campioni di sperma prelevati da circa ottomila donatori rivela che tra il 1989 e il 2002 il
conteggio delle unit passato da 87 a 62 milioni per millilitro (praticamente si dato
alla macchia uno spermatozoo su tre) (Elena Loewenthal, La Stampa 9/1/2004).
FLAVI
Marta Flavi lamenta la tendenza a voler
soddisfare sempre i desideri del partner, anche quando opposti ai propri (le accade solo
allinizio di una relazione). Ad esempio, la storia con un medico che possedeva un aereo:
Gli dissi che adoravo il volo, quando in realt
me la faccio addosso alla sola idea. Lui mi
port a vedere questo velivolo modello Barone Rosso e minventai che soffrivo di vertigini
e per volare dovevo prendere delle pillole
che non avevo con me (TvSette 28/12/2003).
TACCHI
Nel 1955 Grace Kelly era a Cannes per il
Festival quando, inaspettato, ricevette linvito a recarsi al palazzo di Monaco. Stava per
declinare: non avrebbe avuto il tempo di andare dal coiffeur, n poteva acconciarsi i capelli da sola col phon (mancava la corrente,
per via di uno sciopero dellazienda elettrica). Improvvisato un semplice chignon, arriv al palazzo. Ma dovette aspettare unora
prima che il Principe si presentasse. Lenti
scure calate sugli occhi, lui le propose il tour
del palazzo. Lei stizzita rispose: Gi fatto,
grazie. Ranieri ripieg allora per un giro
nei giardini, mettendo a dura prova Grace,
che calzava tacchi alti e sottili (Enrica Roddolo, Grace. La donna che visse due volte).
KELLY
Non la prima volta che minnamoro. Cos innamorata, per, non lo sono mai stata
prima (Grace Kelly a proposito del principe
Ranieri) (Enrica Roddolo, Grace. La donna
che visse due volte).
LA PORTA
Amore: anche a me stesso era sconosciuto. Quando lho incontrato ho capito. Poi
ho avuto bisogno di lenire il mal damore
(Gabriele La Porta) (Donna Cleo, TvSette
28/12/2003).

ANNO IX NUMERO 11 - PAG. 2

IL FOGLIO QUOTIDIANO

LUNED 12 GENNAIO 2004

La catastrofe del gruppo di Collecchio nellanalisi di Marco Vitale, pi alcuni utili consigli per uscire dal Casino capitalism italiano

La finanza mondiale davanti a un altro capitolo del suo disastro etico: Parmalat
Banche daffari, revisori, societ di rating e trucchi contabili sono gli stessi di Enron & Co. Persino i consulenti di Tanzi serano formati in quellambiente
Corriere della Sera, mercoled 31 dicembre 2003
a terribile catastrofe del terremoto in
Iran induce misura nel linguaggio da
usare per altre vicende. Eppure non
trovo una parola diversa da catastrofe per
classificare il crollo di Parmalat, la pi
grande frode aziendale europea secondo la
definizione del Wall Street Journal. Il buco,
stimato in oltre 10 miliardi di euro, non molto meno di un punto percentuale del Prodotto lordo italiano, fa apparire il crack della Enron una piccola cosa, fatte le debite
proporzioni col Pil americano. una catastrofe, e lo sotto molteplici profili: finanziario, economico, morale e professionale,
istituzionale, dellimmagine del Paese.
Sul piano finanziario un numero elevatissimo di risparmiatori si , ancora una volta,
visto espropriato e derubato dei propri risparmi. E ci tanto pi grave perch avviene in un periodo nel quale si segnala una
forte caduta della propensione degli italiani
al risparmio, che stata negli ultimi quarantanni uno dei punti di forza del nostro
Paese. Nessuno pu evitare i rischi connessi alle alterne vicende delleconomia, dei
mercati, della tecnologia. Ma qui siamo in
una situazione molto diversa: la perdita totale del capitale investito in unazienda che
svolge unattivit tipicamente non a rischio,
a causa di mismanagement, truffa, malversazioni. Questo tipo di rischio dovrebbe essere
impedito dai meccanismi di tutela del mercato e dagli organi preposti agli stessi, che
hanno, quindi, platealmente e manifestamente, mancato ai propri compiti. Questa
volta una perdita importante fa capo anche
a banche e fondi esteri di gran nome. Ma
non erano di gran nome anche quegli istituti che hanno registrato grandi perdite sui
collassi americani e che hanno dovuto transare la loro responsabilit per miliardi di
dollari con il procuratore di New York?
Gravissima per lItalia , poi, la distruzione della fiducia negli investimenti mobiliari da parte dei risparmiatori. Se si ritorna alla convinzione che i risparmi sono al sicuro
solo in titoli di Stato o sotto il mattone siamo
finiti come Paese moderno. Per fortuna i
fondi di investimento, significativamente poco esposti su Parmalat, tengono bene.
Sul fronte economico siamo di fronte al
collasso di unaltra grande impresa italiana,
una delle poche industrie alimentari di propriet italiana di dimensioni internazionali.
Non pu certo far piacere ci, in un Paese
che conta le imprese internazionali sulle dita di una, o forse, due mani e che ha visto
sparire o quasi interi settori industriali in
una forsennata e insensata corsa alla deindustrializzazione, e altri li ha visti, sempre
per mismanagement, ripiegare da posizione
di leadership europea a posizione di categoria B. Questaspetto tanto pi doloroso in
quanto la Parmalat si inserisce in un ruolo
centrale della catena agro-alimentare, e interagisce con settori a monte (allevatori) e a
valle (formaggi) dove negli ultimi dieci anni
stato realizzato, nonostante le multe europee sulle quote latte e le follie e le violenze
dei Cobas del latte, dai produttori e allevatori seri un grande processo di modernizzazione, con punte di assoluta eccellenza produttiva e qualitativa. Ma, sotto questo profilo, sono abbastanza fiducioso che la crisi Parmalat spazzer via questa propriet, ma non
spazzer via la Parmalat, come impresa. Mi
conforta in questa sensazione la rapidit e
lappropriatezza degli interventi del governo,
lefficacia, la seriet e ancora la preziosa
tempestivit della magistratura inquirente,
sia di Parma che di Milano, la qualit del
nuovo management, la validit intrinseca di
pezzi dellimpresa. Certo saranno necessari
tagli, ma nellinsieme, Parmalat, come impresa, pu sopravvivere a questa bufera.
stato scritto che il governo, con il decreto Parmalat, si messo su una linea interventista contraria al liberalismo (Il crac
vietato. Lo Stato tiene a balia lindustria
del latte Il Foglio del 24 dicembre). Nello stesso senso il rozzo articolo di Brian M.
Kaney sul Wall Street Journal del 29 dicembre. In realt il too big to fail (troppo
grande per poter fallire) una realt, con la
quale, al di l delle sue linee di pensiero
economico, ogni governo deve fare i conti.
Sono convinto che Luigi Einaudi, Ronald
Reagan e Margareth Tatcher avrebbero votato a favore del decreto che ha permesso
una rapida azione per cercare di salvare il
salvabile di Parmalat. La cosa pi impor-

tante che misure di questo tipo non funzionino anche come salvataggio della propriet e annacquamento delle gigantesche
responsabilit che stanno affiorando.
Sul piano morale e professionale non vi
dubbio che siamo di fronte a una nuova
dbcle di un intero gruppo rilevante di imprenditori, manager, professionisti banchieri, consulenti di unintera concezione di fare
economia e di fare impresa. E, dunque, soprattutto venendo dopo le grandi difficolt
della Fiat, i bond Argentini, la Cirio (ma c
ancora qualcuno che si ricorda del crac Ferruzzi, della voragine Olivetti, dei buchi Gemina?) una nuova manifestazione di una
vera e propria crisi sistematica. LItalia come Paese deve farsi carico interamente e sino in fondo di questa debacle. Vedere persone come il governatore Fazio che negano
qualunque responsabilit e si chiamano totalmente fuori, uno spettacolo triste ed avvilente. Molto pi serio il commento di Will
Hutton su The Observer del 28 dicembre:
A prima vista Parmalat sembrerebbe una
tipica impresa familiare italiana, costruita
intorno a prodotti alimentari e al prosciutto.
Ma non si trattava di ci... Wall Street si incontrato con il capitalismo italiano per produrre una Enron italiana.
Il caso Parmalat un caso italiano solo
nelle sue origini. Nel suo sviluppo un caso
anche americano e internazionale. un altro brutto capitolo del disastro morale ed
operativo della finanza internazionale. Le
banche daffari che hanno consigliato Parmalat sono le stesse delle varie Enron & Co.
I revisori sono gli stessi. Le societ di rating
sono le stesse. I trucchi e i meccanismi finanziari legali e societari applicabili sono gli
stessi e sono stati inventati da loro. Tra laltro i dirigenti e consulenti finanziari di Parmalat venivano da quelle parti, Alberto Ferraris da Citibank, Luca Sala da Bank of America, la principale banca del Gruppo e Massimo Armanini da Ubs e poi, dopo uno stage
in Parmalat, passato alla Deutsche Bank, che
lestate scorsa (dicesi: estate del 2003!) ha sottoscritto un prestito di 300 milioni di euro a
favore di Parmalat. Persino lavvocato architetto di tanti marchingegni, lormai famoso
avvocato Gianpaolo Zini, il rappresentante
italiano del fondo Epicurum, non proveniva
da Collecchio, ma dalle ovattate stanze del
celebre studio legale di matrice americana
Pavia e Ansaldo. Coloro che hanno sostenuto Parmalat nei programmi di acquisizioni e
di sviluppo forsennato, spesso coinvestendo,
si chiamano soprattutto Bank of America, JP
Morgan Chase, Merrill Lynch e Citigroup (accanto ovviamente alle nostre immancabili
Capitalia, Banca Intesa, San Paolo-Imi).
Andy Smith, un rispettato analista di Citigroup ha mutato il suo rating su Parmalat da
tenere ad acquistare il 12 novembre dellanno di grazia 2003 dopo Cristo.
Se sottolineo questi aspetti non certo
per minimizzare le responsabilit italiane
(nellordine: amministratori, sindaci, revisori, Consob, Banche, Banca dItalia, Borsa)
che sono immense e senza attenuanti, ma solo per cercare di cogliere le dimensioni e la
natura di questa catastrofe. Sbagliano dimensione e prospettiva quei commentatori
che parlano di un disastro tipicamente italiano e delle imprese familiari in particolare. La Parmalat non rappresentativa del
capitalismo familiare italiano, ma di quella
imprenditoria sempre a cavallo tra politica
e impresa e che ha imparato a cavalcare la
finanza internazionale che gi tanti danni ha
fatto al nostro Paese. Leconomia italiana
debole ma in questo Paese esistono centinaia di imprese, di tutte le dimensioni, alcune anche internazionali, che con i metodi
Parmalat e dei suoi consulenti e banchieri
internazionali non hanno nulla da spartire.

Vedere il governatore Fazio


che nega qualunque responsabilit
e si chiama totalmente fuori uno
spettacolo triste e avvilente
Corriere della Sera, venerd 2 gennaio
er capire chi nella vicenda Parmalat ha
sbagliato nei controlli e per graduare le
responsabilit necessario porsi la domanda che tutte le persone normali si pongono: ma come possibile che una degenera-

Come spiegare il silenzio di


controllori e investitori sullazienda di
Collecchio? Ho tre parole amare:
avidit, corruzione, superficialit
zione tanto grave e tanto prolungata nel tempo non sia stata percepita da nessuno dei tanti organismi preposti al funzionamento delle
societ e dei mercati? Leggendo le dichiarazioni degli interessati sembra che nessuno sia
responsabile di niente. Parlo di responsabilit istituzionali, economiche, sociali, non di
quelle penali. Che il sistema sia stato una catastrofe sotto gli occhi di tutti. Che nessuno
abbia fatto la minima autocritica altrettanto. I
pi solerti si sono affrettati a chiedere pi poteri e pi stanziamenti, senza domandarsi se
hanno usato, in modo appropriato, quelli che
avevano. Alcuni hanno persino rivendicato
dei meriti per avere qualche mese prima (mesi non anni!) fatto qualche domanda indiscreta. Grottesco! Cos lopinione pubblica resta
sola e rassegnata. Ed il messaggio che percepisce : questo il gioco; questo il capitalismo! Ora i magistrati faranno volare un po di
stracci. E poi si ricomincia. Ma questo non
vero capitalismo. gioco dazzardo, Casino
capitalism. Allora, per tentare di spiegare come stanno le cose devo, e mi scuso, ricorrere
a ricordi personali. Nel 1989 Parmalat, da poco quotata in Borsa, entr in una grave crisi finanziaria (eccesso di debiti, dovuti a cattiva
gestione industriale). Fu salvata da una brillante operazione condotta dalla Akros di
Gianmario Roveraro, mobilitando capitali imprenditoriali non chiarissimi e facendo ricorso al mercato. In una delle principali merchant bank del tempo, alcuni amministratori,
autorevoli e per bene, direttori generali di
banche azioniste, proposero con vigore di assumere una quota importante in Parmalat. Il
presidente, spalleggiato dal consigliere delegato, si batt contro la proposta. Motivazioni:
la societ era opaca, la natura dei nuovi capitali entrati ambigua, la fiducia nellimprenditore Tanzi bassa soprattutto a causa delle sue
continue collusioni con la politica. Non fu facile vincere quella battaglia contro cos influenti ed autorevoli amministratori. Ma fu
vinta. 2003: la stessa persona presiede una societ di fondi di investimento, una ventina di
fondi che, nellinsieme, gestiscono oltre 17 miliardi di euro. Nessuno di questi fondi ha un
investimento di un euro in titoli Parmalat, n
azionari, n obbligazionari. Perch? Perch i
gestori hanno giudicato che il gruppo oscuro, che non si capiva niente e che sembrava
montato apposta in quel modo per non far capire niente. Si noti che questa constatazione e
la conseguente decisone di non investire non
frutto di particolari capacit profetiche. la
regola prima dellAbc del buon investitore
istituzionale, scritta nelle prime pagine dellabbecedario, e nel manuale delle marmotte
dellinvestitore. Regola prima: Se non si capisce loggetto in cui si dovrebbe investire,
non si deve investire. A costo di fare la figura
dei cretini. Dunque prevenire si poteva. Il
grande rischio si poteva, si doveva capire molto prima. Il fallimento non stato solo italiano ma di tutta la comunit finanziaria internazionale. Perch nessuno, o pochi, hanno visto ed hanno capito? Io ho solo tre parole
amare per spiegare ci: avidit, corruzione,
superficialit. Il FT usa unespressione pi
gentile ma la stessa cosa: perch il tutto
stato orchestrato ed organizzato da commission-hungry banks, da banche internazionali
affamate di commissioni. Alla base di questi
perversi comportamenti vi una deleteria
concezione dellimpresa e delleconomia imprenditoriale, la cosiddetta teoria della creazione di valore per gli azionisti, fatta propria
dalle grandi banche di investimento.
Trovo conferma alle tesi che ho sostenuto
nel 2002. Gli interventi americani post-Enron
sono stati forti ed efficaci sul piano repressivo, sostanzialmente con laggravamento delle
pene per il falso in bilancio (legge SarbanesOxley). Ma avendo fatto saltare qualche testa
e fatto pagare qualche piccola multa alle colluse investment bank, essi sono insufficienti
perch i grandi nodi restano irrisolti. Lo strapotere dei Ceo (Chief executive officer) e la coincidenza nella stessa persona del presidente e
dellamministratore delegato restano intoccati (come nel caso Parmalat); il conflitto di interessi delle grandi banche dinvestimento
universali, colossale e plateale, resta imper-

turbato (come nel caso Parmalat); la totale ed


ormai incurabile inaffidabilit - perch ormai
basata su concezioni anche teoricamente distorte del loro mestiere - degli auditors e del
loro oligopolio collusivo resta immutato (come
nel caso Parmalat); linutilit del costosissimo
rating resta comprovata (come nel caso Parmalat); la struttura sostanzialmente truffaldina delle societ offshore e dei finti fondi di investimento, nei paradisi fiscali - ce ne sono
4.000 solo nelle isole Cayman - resta intoccata
(come nel caso Parmalat).
Chi pensa al caso Parmalat come ad un caso da strapaese ed invoca il modello americano, non ha capito e non fa capire niente. E
chi invoca per la Consob i poteri della Sec, cos tutto andr a posto, inganna lopinione pubblica e non ha letto le 127 pagine di fuoco che
la Commissione Affari Governativi del Senato Americano ha inviato alla Sec, dopo il caso Enron. Noi, scrivono il presidente della
Commissione, il democratico Joseph Liebermann ed il suo collega repubblicano Fred
Thompson, abbiamo visto con il caso Enron
una rottura fondamentale del sistema... abbiamo trovato un fallimento sistematico e catastrofico del ruolo della Sec. Se per lItalia
il caso Parmalat un disastro, per il sistema
finanziario internazionale solo un anello di
una lunga catena di malversazioni e di crisi,
i cui principali protagonisti sono sempre sulla cresta dellonda, potenti ed irridenti.
Ma questa lettura internazionale non deve servire a creare alibi per noi stessi. Dobbiamo guardare con crudezza in casa nostra
e fare le necessarie correzioni. Esaminiamo
la catena delle varie responsabilit in ordine di priorit:
imprenditore, presidente, consigliere delegato in versione faso tuto mi. il numero uno nella lista delle responsabilit;
amministratori e sindaci: inesistenti; hanno completamente tradito la loro funzione;
manager: collusi ed asserviti al padre-padrone hanno tradito la loro professione;
revisori internazionali: linutilit anzi la
pericolosit di queste societ confermata.
difficile concedere il dubbio della buona
fede e dei revisori professionisti che, di
fronte a un fondo di 4 miliardi di euro, si accontentano di una lettera malamente manipolata, stile Tottruffa.
Le categorie sopra elencate portano le maggiori responsabilit. Tuttavia anche per i controllori dei mercati il fallimento stato totale:
Consob: con pi poteri poteva fare di pi.
Lapalisse imperversa! Ma quelli che aveva
erano pi che sufficienti per, se non impedire,
almeno contenere la slavina. Aveva o non aveva, la Consob, i poteri per chiedere alla Parmalat il superamento di quella opacit che oggi tutta la stampa internazionale lamenta?
Era o non era questo uno dei suoi compiti? Se
vero che da novembre, qualcuno dice da luglio (2003!) la Consob ha fatto qualche domanda indiscreta, che si dimostrata utile, cosa
sarebbe successo se le avesse fatte qualche
anno prima? Aveva o non aveva il potere di
impugnare i bilanci di fronte a queste macroscopiche e misteriose poste dellattivo? Dove
era la Consob quando nel 1998 Parmalat deliber un aumento di capitale di mille miliardi
di lire in azioni di risparmio? Che domande
formul? Non aveva niente da chiedere di
fronte alla raffica di emissioni di bond su piazza italiana (206 milioni di euro nel 1997; 342
nel 1998; 350 nel 2000; 600 sino al 2002)? Non
era il caso di chiedere dove andava tutto questo denaro? E il rapporto tra debito finanziario e capitale netto passato da 2,5 a 3,8, sei volte superiore alla media del settore non legittimava qualche indagine? Nel settembre 2003
R&S, lufficio studi di Mediobanca, ha riclassificato due poste dei bilanci Parmalat, per un
totale di 554 milioni di euro, da patrimonio di
terzi a debito. Con questa classificazione, che
forse la Consob poteva anticipare, il debito
consolidato esplicato di Parmalat saliva a 6,6
miliardi, con unincidenza sul patrimonio netto del 441 per cento. Non poteva tutto ci suscitare qualche preoccupazione? E non poteva la Consob, pur con i limitati poteri che dice di avere, fare un semplice calcolo aritmetico mettendo a raffronto il limitato cash flow
del gruppo con labnorme livello di indebitamento e domandarsi quando e come Parmalat lo avrebbe rimborsato. vero che fior di
banche internazionali non si sono fatte le stesse domande, come avrebbero dovuto. Ma almeno queste erano colluse, oscurate da conflitti di interessi ed ansiose di accaparrarsi le
lucrose provvigioni. La verit che non la

quantit dei poteri che conta, ma la volont di


esercitarli, correttamente, tempestivamente,
liberamente ed imparzialmente. La Consob,
come ogni organismo burocratico italiano rispettabile, sempre stata forte con i deboli e
debole con i forti.
Banca dItalia: vero che, nella fattispecie,
ha un ruolo meno incisivo della Consob e
quindi minori responsabilit. Ma, come responsabile della correttezza di comportamenti e della solidit delle banche, la Banca
dItalia non pu chiamarsi fuori. Chi conosce
lefficacia e la durezza che la Banca dItalia
sa usare, quando vuole, nellanalizzare i rischi che si assumono le banche vigilate e nel
contestare le reali o presunte violazioni in vigilando degli amministratori (con forme di
responsabilit oggettive), non pu non farsi
domande inquietanti sul comportamento di
Banca dItalia in questa, come del resto in altre vicende. Molte delle domande rivolte alla Consob
possono essere girate anche a Banca dItalia, senza
cadere nel pretestuoso e
pericoloso regolamento di
conti in atto. Sono sempre
stato e sono strenuo difensore dellindipendenza della Banca dItalia, e della
sua relativa integrit in un
Paese malato. Ma da qualche tempo, e non da poco
tempo, lindipendenza della Banca dItalia posta in
discussione dai suoi stessi
leader.
Borsa: i compiti e la responsabilit della Borsa sono invero modesti. Ma pure
va citata. La Borsa si fatta promotrice di un
codice di comportamento delle societ quotate discreto e che molte societ hanno preso sul serio. Non Parmalat che pure aveva
fornito formale adesione alle best practices
proposte dalla Borsa italiana. Basti pensare
allaudit committee che dovrebbe essere composto in maggioranza da amministratori indipendenti. Nel caso Parmalat la maggioranza era composta da dirigenti, compreso
quel Tonna, autore delle creative operazioni
finanziarie. Basti pensare ai sindaci, dove in
assemblea, per lelevatezza del quorum richiesto, nessuna lista di minoranza era stata
presentata. Basti pensare alla composizione
del consiglio dove ben otto membri su 13 erano manager esecutivi, mentre le raccomandazioni sono per unampia rappresentanza
degli amministratori indipendenti.
La domanda qui : di fronte ad una cos plateale violazione delle best practices raccomandate, non poteva la Borsa informare il mercato di tale situazione? O questi codici li facciamo per giocare e per fare bella figura?
Una seconda domanda connessa, rivolta al
legislatore, : visto che questi codici di best
practices che contengono principi giusti sono
cos platealmente violati, non forse il caso
di recepirli legislativamente nellordinamento societario?

Parmalat non rappresentativa


del capitalismo familiare italiano,
ma di quella imprenditoria sempre
a cavallo tra politica e impresa
Corriere della Sera, marted 6 gennaio
ulla vicenda Parmalat, resta da trattare,
last but not least, il profilo dellimmagine del Paese. Anche qui inutile farsi
illusioni. Limmagine del Paese esce da questa vicenda fortemente colpita e penalizzata.
I commenti della grande stampa internazionale sono devastanti e possono essere
riassunti nelle durissime parole delleditoriale di Wolfang Munchen sul Financial Times del 29 dicembre: Vi un prezzo per il
cattivo governo e per la cattiva governance societaria e il contribuente italiano, come gli
investitori globali lo pagheranno La lezione
Parmalat che gli investitori devono prendere nota delle incertezze sul contesto regolamentare italiano, sui livelli di corporate governance e sulla sua propensione alla corruzione. Vi sono invero anche parole molto
pi dure nella grande stampa internazionale, che non voglio citare per evitare dannose
polemiche. Ma gli italiani devono sapere che

questa la situazione. Il caso grosso in s,


ma la preoccupazione ancora maggiore. I
maggiori commentatori infatti ritengono che
il clima Paese sia tale da incentivare ulteriormente gli scandali finanziari in Italia e
da rendere improbabile che vengano prese
le misure giuste per correggerli.
LItalia , oggi, quasi fuori dalla comunit finanziaria internazionale, nella convinzione
dei pi e dei pi influenti commentatori. Che
questa convinzione sia ingiusta e infondata sta
a noi dimostrarlo, non con inutili polemiche,
ma promuovendo e facendo le cose giuste. Come scrive ancora il Financial Times: Il vero test nellaffare Parmalat il modo in cui le
autorit italiane risponderanno. Le prime reazioni non sono incoraggianti... Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano, ha concluso
un anno di catastrofici misjudgements con un
altro errore, quando ha sostenuto la possibilit di rilevare per un salvataggio lindustria Parmalat. Gli investitori dovrebbero prendere nota che
egli ha fatto una distinzione tra lindustria che meritevole di essere salvata e
la finanza che non merita
nulla. Qui si annida anche
un serio messaggio per le
agenzie di rating: societ
ad alto rischio in Paesi ad
alto rischio sono junk (titoli spazzatura) e il prezzo
dei relativi titoli deve essere correlato.
Sono parole dure, e in
parte ingiuste, soprattutto
alla luce dei fatti evidenziati che rendono questo
caso un caso internazionale oltre che italiano, ma sono le parole che ci meritiamo quando diciamo sciocchezze. Del resto lo stesso Ft
sottolinea: Tre cose devono ora avvenire: bisogna agire in modo da salvare la maggior
parte di attivo e di posti di lavoro; quelli responsabili per il malfatto devono essere
identificati; e la corretta lezione in termini di
corporate governance deve essere imparata.
La prima cosa stata avviata al meglio,
nelle circostanze, anche grazie al tempestivo e corretto intervento del governo. La seconda cosa ben avviata grazie allintervento rapido, esemplare e competente della magistratura inquirente. Quella stessa magistratura che, venendo da anni di attacchi forsennati da parte del primo ministro in carica e dei suoi adepti , oggi, lunica funzione
pubblica italiana che, in questo momento,
aiuta a tenere a galla il prestigio del Paese.
La terza cosa, le misure di corporate governance, tutta da vedere, ma il test decisivo. La partenza stata pessima. La diatriba
sui poteri di Banca dItalia e Consob (che ha
in s un certo merito, in quanto un riordino
degli stessi da tempo dovuto) lultima cosa cui si doveva ora pensare.
Per fortuna il Parlamento ha intuito la cosa e ha messo un freno a quella roba ridicola, grottesca e affrettata della Superauthority del risparmio. Ben altri sono i problemi,
come hanno illustrato i commentatori pi
seri. Qui bisogna, con grande urgenza, mandare un segnale positivo alla comunit finanziaria internazionale: ripristinando per
decreto un trattamento del falso in bilancio
e comunicazioni sociali, meno ridicolo; recuperando per decreto i termini essenziali
della corporate governance del codice di Borsa, gi praticamente collaudati dalle societ
quotate inserendoli nella legge societaria;
bloccando loperativit finanziaria delle societ off shore facenti capo a societ italiane,
magari mettendoci anche allavanguardia,
in questo campo, rispetto ad altri Paesi.
E poi, con pi calma (ma non troppa), rimettere mano alla superliberista riforma societaria che una buona riforma ma sembra
pi adatta a un paese dei campanelli che
a un Paese pieno di quelli di Collecchio;
fare un bilancio serio della ristrutturazione
bancaria e dei poteri bancari; ripristinare
vincoli e divieti improvvisamente eliminati
e correggendone le storture, mettendo in discussione seriamente e costruttivamente la
natura e il ruolo della Banca dItalia che
non pi quella dei nostri ricordi dinfanzia
e in questo contesto, ma solo in questo contesto, procedere anche a un riordino e, se
necessario, a un rafforzamento dei poteri
delle autorit di vigilanza.
Marco Vitale

LA QUESTIONE DORIENTE
Che cosa sta succedendo
in Medioriente? In poche
settimane c stata unaccelerazione diplomatica
impressionante. Come se
dopo la cattura di Saddam Hussein gli Stati della regione si fossero convertiti a un nuovo
realismo che tiene conto della situazione
strategica determinata dalla presenza delle
truppe americane in Iraq e della necessit
di stabilire rapporti pi concreti tra i paesi
mediorientali - Israele compreso - e con la
stessa Europa. [...]
Forse presto per dire che siamo entrati
in un nuovo Medioriente ma sicuramente
questa la politica di nazioni e regimi che
badano prima di tutto a difendere interessi
concreti con un pragmatismo che pu sembrare cinico ma semplicemente quello
della ragion di stato. Un messaggio chiaro,
che non pu sfuggire ai palestinesi, lunico
popolo mediorientale, insieme ai curdi, rimasto appunto senza uno Stato.
Al Medioriente degli interessi nazionali
e dei negoziati, palesi o segreti, se ne affianca un altro che fa crepitare i kalashnikov o esplodere gli uomini-bomba: quello della jihad e del terrorismo, che non tratta con nessuno e vuole sovvertire monar-

chie e repubbliche ereditarie. A questo Medioriente dai due volti, per rimarginare ferite profonde, non serve soltanto un nuovo
realismo dettato dalle circostanze ma anche
una dose minima di democrazia e progresso civile (Il Sole-24 Ore 8/1/2003).
arrivato davvero il messia: una frase che in Israele significa stupore totale e un
filo di speranza. E di fatto, non mancano i
motivi per sperare che il Nuovo Medioriente si sia avviato su per una lunga strada
(Fiamma Nirenstein, La Stampa 8/1/2003).
Tre sono i fronti aperti da poco: dopo che
Gheddafi ha annunciato la sua rinuncia alle armi di distruzione di massa, ecco che si
viene a sapere di una serie di incontri fra
rappresentanti della Libia e di Israele, fra
cui uno con il figlio di Gheddafi stesso, Saif
al-Islam. Ephraim Sneh, ex viceprimoministro israeliano, lo descrive come moderno,
intelligente, sicuro di s, carino. Le intenzioni della Libia sembrano quelle di stabilire rapporti con Israele che facciano da
ponte con lOccidente e in particolare con
gli Stati Uniti. []
Secondo fronte: dopo che la strada intitolata a Teheran allassassino di Anwar Sadat,
Khaled el-Islambul, stata chiamata via

dellIntifada e unaltra strada della capitale iraniana stata denominata via Sadat,
padre della pace israelo-egiziana, il vicepresidente iraniano, Muhammad Ali Abtani, ha
annunciato che i rapporti con lEgitto, rottisi
con la pace in Israele, saranno ripresi. Anche questo un modo di far sapere agli Usa
che la strada della moderazione potrebbe diventare anche quella degli ayatollah. []
Infine: Bashar Assad impegnato in una
visita in Turchia in cui mostra la sua migliore faccia e stringe la mano a un Paese
che ha profondi rapporti economici e militari con Israele e gli Usa. Fra tutte questa
mossa la pi controversa, accompagnata
com da notizie di intelligence secondo cui
un parente di Assad avrebbe nascosto buona parte delle armi letali di Saddam in Siria. E poi, non cessa lestremismo verbale
del giovane Assad che, nellintervista pubblicata su questo giornale, insisteva sul proprio diritto a accumulare armi chimiche e
biologiche (Fiamma Nirenstein).
Teheran rischia di accorgersi dellentit
sionista. Limmane tragedia che ha colpito
lIran in questi giorni ha avuto un effetto
shock anche sulla politica estera degli ayatollah. [] Apparentemente non caduto
per il tab-Israele. LAmerica s, Israele

no: il presidente Mohammad Khatami ha


respinto le condoglianze e lofferta di sostegno dIsraele alle popolazioni colpite dal sisma, ribadendo che per la Repubblica islamica iraniana non esiste lo Stato dIsraele.
Eppure lofferta di Tel Aviv e quel rifiuto
esibito da Teheran potrebbero essere le ultime battute di un dramma regionale che
destinato prossimamente a concludersi.
Dietro le quinte della politica degli ayatollah stanno maturando infatti alcune novit
fin qui inconfessabili.
Il pensiero del professor Mahmud Sari-olghalam, ascoltato membro del Centro di Studi strategici del ministero degli Esteri iraniano: Il 90 per cento delle nostre difficolt, del nostro isolamento, derivano dal
principio secondo cui lIran nega lesistenza
dello Stato dIsraele, dice Sari-ol-ghalam,
sottolineando ci che lo Stato ebraico e la
lobby israeliana rappresentano nella strategia statunitense per il Medioriente. Se
qualche paese minacciasse seriamente la sicurezza dIsraele, sono sicuro che lAmerica
non esiterebbe ad usare persino larma nucleare per difenderlo. Dunque, se dobbiamo tenere innanzitutto conto dei nostri interessi nazionali, se vogliamo preparare delle
prospettive economiche sicure per il nostro
paese, se vogliamo la tecnologia occidentale

per mettere in moto la nostra economia e se


vogliamo seriamente negoziare con gli Stati
Uniti, con la Russia e con gli europei le nostre esigenze, non ci resta altro che cambiare la nostra visione su una realt chiamata
Israele e comportarci nei suoi confronti come gli europei, criticandolo, ma senza metterne in discussione lesistenza (Bijan Zarmandili, la Repubblica 30/12/2003).
Persino Hamas s ammorbidita. Il capo
spirituale dellorganizzazione, lo sceicco Ahmed Yassin, 68 anni, ha dichiarato che Hamas, in cambio della costituzione di uno stato palestinese provvisorio in Cisgiordania
e nella Striscia di Gaza (con capitale Gerusalemme) disposto ad accettare una pace
temporanea con Israele. Il futuro del resto
di quella che egli chiama la Palestina occupata, cio il territorio su cui sorge lo stato di Israele, sar deciso dalla storia. Dichiarazioni che lasciano pensare che Hamas
stia imparando a convivere con lesistenza
dello stato ebraico (Ansa 8/1/2004).
Ma c chi non si rassegna: Hezbollah.
Morte allAmerica era, e sar il nostro
slogan, proclama il segretario del partito
di Dio, Hassan Nasrallah, nei suoi comizi.
Terrorizzando i libanesi, recentemente ha

annunciato di voler lottare per liberare la


Palestina, combattere Israele e gli Usa in
una dimensione che vada oltre il Libano
(Ugo Tramballi, Il Sole-24 Ore 23/12/2003).
Come si risolve il problema? La soluzione passa dalla Siria, lei che ha la formula per ridurre i miliziani di Dio in semplice partito libanese: qualcuno fa notare che
Nasrallah spara le sue bordate ogni volta
che il regime del giovane Bashar Assad a
Damasco viene messo allangolo dalle minacce americane. cos che vanno le cose
nel Levante: tutti sono responsabili di tutto
e nessuno di niente, fino a che qualcuno
non incomincia a sparare veramente (Ugo
Tramballi).
Certo che pure la cosiddetta piazza araba
I pi grandi arabi di tutti i tempi? Per il
pubblico televisivo islamico sono anche e
soprattutto Osama, Saddam e Arafat. questo il primo esito del sondaggio popolare indetto dallemittente satellitare di Dubai,
Mbc, leader fra le reti generaliste arabofone coi suoi 130 milioni di audience. Il vincitore sar proclamato solennemente al
termine di un programma che sta per iniziare proprio su Mbc: Al Uzama (Francesco Ruggeri, Libero 2/1/2004).

ANNO IX NUMERO 11 - PAG. 3

ABSTRACTS
Cappotto. Pablo Picasso, un culto sacro
della polvere, fu quasi per picchiare la madre una volta che aveva osato spazzolargli
il cappotto benedetto dalla polvere nostalgica di Parigi (Marco Vallora, La
Stampa 19/12/2003).
Becchime. Abitudine dei contadini, considerare le galline carte del tempo: qualora
si spollinino nella polvere (cio si tolgono
i parassiti), bisogna aspettarsi pioggia, se si
disputano il becchime, vuol dire che nelle
successive ventiquattrore non ci saranno
cambiamenti. Acqua in arrivo anche quando
il gallo allarga le ali, le sbatacchia ripetutamente e lancia insistenti chicchirich (Rodolfo Grassi, Corriere della Sera 4/1/2004).
Pollo. Quel ladro di Columbus, Ohio, che
ha rapinato una drogheria della citt travestito da pollo. Stupore della polizia:
straordinario. Abbiamo gente che ogni tanto si mette dei baffi finti, ma mai nulla del
genere (Libero 8/1/2004).
Tacchino. So cucinare un ottimo tacchino (Tom Cruise) (Francesca Scorcucchi,
Vanity fair 15/1/2004).
Spinaci. I frattelli Fleischer sinventarono gli spinaci ricostituenti di Braccio di
Ferro per il loro cartoon, inesistenti nella
striscia originale disegnata da Elzie Segar
(Guido Tiberga, La Stampa 2/1/2004).
Animali. Arriva sul mercato Vegetarian,
pelle per vegetariani: ideata dal creativo
vegetariano Maurizio Sangineto e commercializzata dalla Duma, ottenuta da animali morti esclusivamente per cause naturali (DArco, Libero 4/1/2004).
Oche. In Italia vietata dal primo gennaio la
pratica del gavage: una palla di mais cotto e
salato del peso di circa 500 grammi che, tramite un tubo metallico, viene inserita a forza
nel gozzo delle oche da foie-gras (il trattamento devesser ripetuto dalle tre alle otto
volte al giorno per circa quattro settimane).
Proibita anche la spiumatura degli animali
vivi per imbottire piumini (Ansa 7/1/2004).
Topolino. Le ghiotte palline di naftalina
amate da Eta Beta, amico di Topolino, invenzione apocrifa dei primi traduttori italiani del fumetto nel dopoguerra (Guido Tiberga, La Stampa 2/1/2004).
Gaelico. Festeggiata nellAula Magna dellUniversit di Galway, in Irlanda, la presentazione delle Avventure di Pinocchio in
gaelico: in realt il testo, dal titolo Eachtra
Phinocchio, risale al 1933, quando Pdraig
OBuchalla tradusse il libro di Collodi (Pier
Mattia Tommasino, il manifesto 6/1/2003).
Svolta epocale. Lo scrittore Guido Ceronetti vorrebbe che fossero soppresse nel
parlato scritto alcune brutture linguistiche:
espressioni come a trecentossessanta
gradi, il salotto buono, nel nostro
Dna, siamo di fronte a una svolta epocale, si sono chiamati fuori, e quantaltro, una vera chicca (Guido Ceronetti,
La Stampa 4/12/2004).
Dlires. Il problema dei francesi che non
hanno una parola per dire entrepreneur (frase di George W. Bush riportata nellantologia
Dlires Washington da Jean Guisnel, reporter del settimanale francese Le Point) (Cesare Martinetti, La Stampa 4/12/2004).
Pecette. Blitz a Cuba sulla prima pagina
di Granma, organo ufficiale del governo
dellAvana, distribuito lo scorso 4 dicembre:
qualcuno ha ritoccato una foto ufficiale di
Fidel Castro. Il lder mximo appare coi baffetti neri di Adolf Hitler, accompagnati dalla pettinatura con riga a sinistra tipica del
Fhrer. I personaggi che siedono alle spalle di Fidel, inoltre, hanno gli occhiali oscurati in stile mafioso e alcuni sembrano avere pecette bianche sulla bocca. A rendere
pubblica la cosa qualche giorno fa, il britannico The Guardian, in una corrispondenza, anonima, dallAvana (Luigi Ippolito,
Corriere della Sera 31/12/2003).
Gazzetta. Il peso della burocrazia nellanno 2003, denunciato dal deputato di Forza Italia Raffaele Costa: 626 chilogrammi di
nuove leggi, pari a 243 mila pagine. Il dato
proviene da un esame degli atti della Gazzetta ufficiale e non tiene conto delle pubblicazioni su temi specifici come i concorsi (r.i.,
La Stampa 3/1/2004).
Pro capite. I maggiori consumatori di carta
sono gli Stati Uniti: 331 chilogrammi pro capite in un anno, pari al 30 per cento del totale
mondiale (la Repubblica 9/1/2004).
Curiosit. Pablo Picasso sarrabbiava col
suo segretario Sebarts quando chiudeva le
porte agli intrusi per farlo lavorare in pace:
Quando dipingo tutto viene dal mio mondo
interiore. Ma se so che di l c qualcuno, sono tormentato dallidea che ci potrebbe essere qualcosa che io devo sapere. Io ho bisogno degli altri, non soltanto per quel che
mi apportano, ma per questa mia terribile
curiosit, che io devo comunque soddisfare
(Marco Vallora, La Stampa 19/12/2003).
Servizio. A Londra nel 1891 le domestiche erano 399.200 (circa una donna su tre),
mentre gli uomini a servizio, pi costosi e
meno sottomessi, erano 58 mila. Nel 1931
nella stessa citt si contavano un milione
300 mila domestici (Natalia Aspesi, la Repubblica 8/1/2004).
Piattino. Billie Holiday, soprannominata
malignamente Lady Day perch, al contrario delle altre cantanti del tempo, rifiutava di passare tra i tavoli dei locali col piattino in mano, dopo le esibizioni (Marco Cicala, Il Venerd 9/1/2004).
Copertina. La first lady americana Barbara Bush, secondo i compagni di scuola era
la persona che pi probabilmente apparir sulla copertina di Vogue (Paolo Mastrolilli, La Stampa 8/12/2004).

Fotografie. Pablo Picasso, detto il conservatore per la sua mania di non gettare
via nulla, dai disegni degli amici ai biglietti
del tram o del cinema, lettere di devozione
e di disprezzo, fotografie, ritagli di giornale,
appunti: Perch dovrei sentirmi impegnato a gettar via quello che mi ha fatto la grazia di giungere sino a me? (Marco Vallora,
La Stampa 19/12/2003).

IL FOGLIO QUOTIDIANO

Lettera futuribile di uno spirito libero che irride i furori dellantiberlusconismo conformista

Caro George, quanto ci mancher lodiato Silvio


Lassoluta dedizione alla causa di unaccolita di monaci monomaniaci suscita un sospetto:e se dopo fosse peggio?
la Repubblica, gioved 8 gennaio

Stivale. Per il fotografo e costumista Cecil


Beaton, Katharine Hepburn assomigliava a
uno stivale rinsecchito. Di Greta Garbo, di
cui fu fotografo e amante in una delle poche
relazioni eterosessuali della sua vita, disse
che era mezzo ragazzo e mezzo donna. Definiva, inoltre, Leonard Bernstein disgustoso e repellente, Peggy Guggenheim orribile e sciatta, Virginia Woolf un suino
(Antonio Monda, la Repubblica 7/1/2004).
Sensi. Jenna Bush, secondo gli amici la
persona che pi probabilmente perder i
sensi la notte del ballo per il diploma (Paolo Mastrolilli, La Stampa 8/12/2004).
Possedimenti. La protettrice dei maldicenti santAgnese, che si festeggia il 21 gennaio. Vissuta nel 300 dopo Cristo, apparteneva a una nobile famiglia con possedimenti
terrieri nella zona dellAquila. La ragazza
sub il martirio per aver rifiutato le proposte
del figlio dun pretore (gettata nuda nellarena, i suoi capelli crebbero miracolosamente
fino a coprirla) (la Repubblica 9/1/2004).
Fascista. Il senatore e coordinatore nazionale di An, Ignazio La Russa, solito rispondere a chi gli dava del fascista: Lei mi vuole lusingare! (Claudio Martelli intervistato
da Stefania Rossini) (Lespresso 15/1/2004).
Mike. Il ministro delle Comunicazioni
Maurizio Gasparri, tutto emozionato per
aver potuto toccare Mike Bongiorno: Non
mi era mai capitato. bello, abbronzato, tirato. Ora mi manca solo Topo Gigio (Marco
Ferrazzoli, Libero 4/12/2004).
Pioggia. Sembra che il picchio verde, chiamato dagli inglesi uccello della pioggia, faccia un verso lamentevole che, se ripetuto cinque o sei volte, segnali a tutti gli abitanti del
bosco temporali in arrivo entro poche ore (Rodolfo Grassi, Corriere della Sera 4/1/2004).
Note. Secondo uno studio delluniversit
del New South Wales, Sydney, i cantanti lirici danno il meglio solo se sacrificano la
chiarezza della dizione: per le note pi alte
adeguano la risonanza per parificarla con
la frequenza, aumentando di molto la sonorit e luniformit del tono a scapito della
comprensibilit (Il Messaggero 8/1/2004).
Casuario. Ultima scoperta degli statunitensi Andrew Mack e Josh Jones: il casuario
della Papua Nuova Guinea emetterebbe richiami alla pi bassa frequenza conosciuta
tra gli uccelli, molto simili ai suoni prodotti
dalla balenottera azzurra (Quark 1/2004).
Quintum desertum. Il neurologo Diego
Minciacchi, docente allUniversit di Firenze e musicista per hobby, ha trasformato i
dati ottenuti dai suoi esperimenti sulla corteccia cerebrale umana in composizioni musicali: Lidea m venuta durante un soggiorno negli States, al dipartimento di Scienze cognitive al Mit: lavoravo con due computer sullo stesso tavolo, usandone uno per
comporre musica e laltro per i miei esperimenti. Le due cose si sono mescolate, in modo naturale. Tra i brani composti da Minciacchi, eseguiti in mezzo mondo: Vae victis,
per pianoforte ed elettronica; Westbau e
Quintum desertum, lavoro di unora fatto apposta per la Biennale 2003 di Heilbronn in
Germania. Di non facile ascolto, ma solo
perch oggi si ha della musica una concezione romantica (Lespresso 31/12/2003).
Radio. La canzone Strange fruits, interpretata da Billie Holiday, talmente triste da
convincere le radio americane a non trasmetterla pi (si credeva fosse allorigine di
una catena di suicidi) (Marco Cicala, Il Venerd 9/1/2004).
Memoria. Prima di morire, il 12 febbraio
1804, lottantenne Immanuel Kant non aveva pi memoria. Per rimediare si scriveva
tutto su un grande foglio, in cui mescolava
riflessioni di metafisica e liste della spesa
(Maurizio Ferraris, Il Sole-24 Ore 4/1/2004).
Bellaspetto. Consigli di Ruggero Bacone
per ritardare i mali della vecchiaia. Per il
benessere psicologico, indossare abiti di
colori diversi o adorni di ornamenti bellissimi, in modo che osservandoli lanimo si
rallegri, leggere libri piacevoli, osservare il
bellaspetto di qualcuno o qualcuna, il cielo e le stelle, lacqua, i bei colori. Fra i rimedi per fermare la dispersione del calore
e dellumido, innati nel corpo, e allorigine
dei mali degli anziani: cibi e bevande come
il tuorlo duovo e il vino, alcune pratiche come i lunghi riposi notturni e i bagni, il ricorso a spezie come chiodi di garofano e noce moscata, preziosi come oro e ambra grigia, osso del cuore del cervo, sangue umano e contatto fisico con i bambini (De retardatione accidentium senectutis, 1250 circa)
(Maurizio Schoepflin, il Giornale 2/1/2004).
Neofobia. Secondo Sonia Cavigelli dellUniversit di Chicago, la paura del nuovo farebbe perdere dieci anni di vita. Sembra infatti che i topi affetti da neofobia vivano mediamente tre mesi in meno dei propri consimili pi coraggiosi: lo stesso periodo, rapportato alluomo, corrisponderebbe appunto
a dieci anni (Corriere della Sera 4/1/2004).
Obitorio. Per dare lestremo saluto allamica defunta, alcune donne di Junin, Per, hanno trafugato il cadavere dallobitorio e lhanno portato fino a un bar, dove hanno brindato con un boccale di birra (Libero 8/1/2004).
Voce. Lev Nikolaevic Tolstoj, morente,
con voce forte e convinta: Scappare, bisogna scappare! (Giovanna Zucconi, La
Stampa 6/1/2004).

LUNED 12 GENNAIO 2004

Roma, 8 gennaio 2007


aro George, sono lieto di sentire che
hai ormai deciso di scrivere il libro
che progettavi da mesi sulla fine politica di Silvio Berlusconi, e ti dico subito
che il titolo delledizione
americana - Berlusconi s decline and fall - mi piace. Ma
temo di non poterti dare
laiuto che mi chiedi. Ho
sempre seguito la vicenda
politica italiana con la sola
coda dellocchio, sopraffatto dalla noia, e quindi senza mai occuparmene seriamente. Aggiungi che sono
trascorsi tre anni, e capirai
perch mi sia impossibile
rispondere alle tue domande sul clima dei giorni in
cui si consum la caduta
del Cavaliere. La mia memoria zoppica, e tutto quel
che ricordo di quellevento
il volto del senatore Schifani sul teleschermo, lespressione sgomenta, il labbro
tremante.
Proprio qualche sera fa, tuttavia, un vecchio amico, Mario T., mi raccontava alcune
cose che accaddero nei giornali del campo
antiberlusconiano quando il centrodestra
perse le elezioni. Si tratta di dettagli marginali, ma li riassumo lo stesso nella speranza che possano tornarti utili. Devo partire per, per ragioni di chiarezza, da qualche passo indietro: da quando Berlusconi
era ancora a palazzo Chigi, il suo governo
continuava, sia pure scricchiolando, a reggere, e la polemica della stampa antiberlusconiana era al suo massimo.
Tra il 2001 e il 2004 tu eri in Italia, e quindi ricorderai comerano allepoca i quotidiani dellopposizione. Ogni giorno essi recavano tre o quattro editoriali di critiche
cocenti al presidente del Consiglio. I disa-

stri compiuti da Berlusconi sul versante interno, il ridicolo che aveva fatto cadere
sull Italia con le sue sortite in campo internazionale, i catastrofici rovesci accumulati durante il semestre della presidenza
europea tra il luglio e il dicembre 2003.
Senza parlare degli applausi scroscianti
con cui quei giornali accoglievano gli attacchi quasi
sempre giusti - ma sempre
espressi con sorprendente
villania - sferrati contro
Berlusconi da alcuni organi della stampa europea.
Come forse non era mai
successo nel giornalismo
italiano, i migliori talenti di
ciascuna testata erano ormai concentrati in uno stesso sforzo: la demolizione
del personaggio Berlusconi
e della sua condotta di governo.
Giornalisti che sicuramente avrebbero potuto dare
prove brillantissime in altri ambiti (il grande reportage, linchiesta
culturale, il ritratto di personaggi famosi),
serano ripiegati con spirito di sacrificio,
con devozione monastica, su quellunico
intento. E infatti non scrivevano daltro.
Essi dovevano sentire profondamente
lincarico che la storia politica del paese
aveva loro, in quella fase, confidato: la battaglia per leliminazione della cosiddetta
anomalia italiana, configuratasi nel 96 e
nel 2001 con lascesa al governo di Roma
dun imprenditore di pochi scrupoli e troppi interessi personali. E infatti che vigore
polemico, quanta tensione del pensiero e
della prosa, quali vertici del sarcasmo, nei
loro editoriali. Con quanta coraggiosa pervicacia martellavano ogni giorno sulle code di paglia del Cavaliere, sui modi da
viaggiatore di commercio che metteva in
mostra negli incontri con i grandi della terra, sui suoi tentativi (questi piuttosto fiac-

chi, per la verit) desercitare un controllo


sullinformazione.
La quotidiana sistematicit di tanta critica aveva ingenerato, non c dubbio, una
certa monotonia delle prime pagine. Per
quel che mi riguarda leggevo ormai un solo editoriale ogni due o tre giorni, sapendo
che tutti gli altri ne ricalcavano pi o meno i toni e la sostanza. Ma del resto, lo sappiamo, non c battaglia politica che non
comporti un tasso di ripetitivit. E in ogni
caso, tutto si poteva dire della battaglia politica dellopposizione salvo che non fosse
legittima.
Ecco, questa era la premessa al racconto che Mario T. mi ha fatto laltra sera. Il
pericolante governo Berlusconi degli inizi
2004, e la gragnuola di colpi che gli faceva
piovere ogni giorno addosso la stampa antiberlusconiana. Sinch non sarriv prima
allimplosione della
Casa delle libert e
alla crisi di governo,
e tre mesi dopo, con
le elezioni anticipate
di maggio, alla sconfitta del Cavaliere.
Mario T. ricorda perfettamente le ore di
tripudio che si vissero nelle redazioni dei
quotidiani dellopposizione. I brindisi, gli
abbracci. E quel giubilo era - tienilo presente nel tuo libro pi che giustificato. Perch su questo non
v alcun dubbio: nella caduta di Berlusconi, la battaglia giornalistica aveva contato
assai pi dellazione svolta in Parlamento
e nelle piazze dalle forze politiche di centrosinistra.
Il fatto inatteso e sorprendente, a sentire Mario T., fu il cambio datmosfera che si
produsse nei giornali antiberlusconiani
con il varo del nuovo governo dellUlivo.
Alleuforia che aveva accompagnato lo

scioglimento di Forza Italia e il lungo ritiro di Berlusconi alle Bahamas, in quelle


redazioni subentrarono infatti umori ogni
giorno pi grevi e nebulosi. Un disorientamento profondo, una sincope del ruolo, la
sensazione lancinante d una perdita. La
mestizia, dice Mario T. citando un verso di
Eliot, della sera che si passa con lalbum
delle fotografie.
Berlusconi, adesso, mancava. Era stato
un avversario politico da combattere, ma
a poco a poco era divenuto qualcosa come
una tossicodipendenza. Cos, la tensione
di cui sera alimentata per tanto tempo la
foga degli editorialisti, aveva lasciato il
posto ad una forma di spleen: una vaga, malinconica abulia. Nelle stanze delle redazioni, i computer che per anni avevano
suonato la carica contro il Cavaliere ristavano spenti, inerti. La presenza delle firme pi pugnaci,
quelle che pi puntualmente erano insorte a condannare
le magagne del governo personale,
sera diradata, quasi
che dalla vicenda del
paese non venissero
pi stimoli, occasioni
dintervento, motivazioni. Forse quelle
firme tentarono altre
strade, un riciclaggio: su questo Mario
T. non stato chiaro.
Ma una cosa certa: orbe della crepitante
polemica antiberlusconiana, le prime pagine dei loro giornali erano ormai lombra
di s stesse.
Come ti dicevo, caro George, si tratta di
dettagli marginali e non so se potranno
servirti. Ma nel caso che dovessi utilizzarli, infila da qualche parte la famosa frase
di Proust: non ci si abitua alla fine delle
cose cui abbiamo tenuto.
Sandro Viola

Filosofia,quel centauro che sogna tra verit e libert


Dalla necessit di Dio allo stupore del mondo, il percorso inesauribile di una disciplina povera e nuda
lUnit, marted 6 gennaio
concesso a un filosofo di sognare?
Pu un filosofo guardare a cose che
non ci sono, prospettare figure dirrealt, trafficare con il non essere e con il
nulla? O non suo dovere ricondurre alla
ragione coloro che, sognando, fantasticando, prendendo sul serio il lato notturno del
mondo, in fondo sragionano? Sia come sia,
io un mio sogno filosofico ce lavrei. Ma siccome non facile giustificarlo, partir da
lontano.
Negli anni fra le due guerre allUniversit di Torino linsegnamento di filosofia
morale era tenuto da Annibale Pastore. Filosofo ormai quasi del tutto dimenticato,
Pastore era noto fra gli studenti per certe
sue bizzarre oltre che per un curioso intercalare con cui accompagnava lesposizione delle sue tesi pi audaci (corpo dun
pesce fritto!). Pi interessante notare che
egli godeva dellamicizia e della stima del
grande matematico Giuseppe Peano, di cui
era collega nella stessa universit. Peano
apprezzava le ragioni con cui Pastore argomentava il proprio ateismo.
Sappiamo che la dimostrazione dellesistenza di Dio si rivelata impresa piuttosto problematica: sembrava esserci riuscito san Tommaso, ma venne Kant e smantell le cinque prove, n da allora ci sarebbero stati altri tentativi convincenti o di
qualche rilievo. Ora, se dimostrare lesistenza di Dio difficile, ancor pi difficile
dimostrarne linesistenza. Annibale Pastore riteneva di esserci riuscito. Ed ecco
in che modo.
Definito Dio lOnnipotente, immaginiamo (cos Pastore) che lOnnipotente in persona si presenti a me sfidando la mia incredulit. Allora io (naturalmente sempre Pastore che parla) gli chiederei: quanto fanno due pi due? Ma che razza di domande... risponderebbe Lui piuttosto seccato; ovvio che due pi due fanno quattro.
Bene; ma visto che tu sei lOnnipotente, incalzerei io, potresti fare in modo che due
pi due diano
come risultato
cinque? Lui a
quel punto verrebbe a trovarsi in difficolt
e magari rimarrebbe un
po soprapensiero, ma poi
sarebbe
costretto ad affermare (se no
che Onnipotente sarebbe?):
certo che s. A
quel punto io
gli direi: caro
Onnipotente,
va a studiarti la matematica (corpo dun
pesce fritto!).
La dimostrazione (chiamiamola pure cos) di Pastore molto pi seria di quel che
sembra. Intanto c da dire che essa si situa sullo sfondo di un alto e venerabile dibattito. Quello che contrappose per secoli
volontaristi e intellettualisti, ossia coloro che ritevano che la verit fosse tale
perch Dio cos la concepisce e cos vuole
che sia e coloro che invece pensavano che
Dio non potesse non adeguarsi ad essa

Per dimostrare linesistenza di Dio, Annibale Pastore, filosofo morale,


immaginava di chiedergli: Visto che sei lOnnipotente, puoi far s che due pi due
faccia cinque?. Certo che s, era la necessaria risposta. Al che lui concludeva:
Caro Onnipotente, va a studiarti la matematica (corpo dun pesce fritto!)
avendola contemplata e conosciuta per
quella che . Naturalmente Pastore sta con
gli intellettualisti. Appunto: la verit va conosciuta per quella che . E se la verit
quella che in forza di se stessa, se la verit ha di per s valore di assoluto, Dio pu
ben poco nei suoi confronti. Con quel che
segue: un Onnipotente che non pu tutto
quel che vuole e dunque un Onnipotente
che non quel che vorrebbe essere un
Onnipotente che non . Detto altrimenti: se
c la matematica, sapere oggettivo, assoluto, fondato su se stesso, che bisogno c
di Dio (ma anche, a rigore, del bello e del
bene e di tutto ci che pretende di aver valore autonomo rispetto alla verit ontologica, la verit-realt)?
Con ci il filosofo torinese esprimeva
non senza efficacia una ben radicata convinzione filosofica. Che lordine delle cose
sia gi da sempre l e che la struttura
profonda della realt, quella che tuttuno
con la verit, sia esprimibile essenzialmente in termini matematici. Da questo
punto di vista chiaro che la filosofia, se
non vuole rinunciare alla verit, dovr
prendere esempio dalla matematica. E magari identificarsi con la matematica e risolversi in essa, almeno nel senso di adottarne limpostazione di fondo, il metodo, la
logica - onde qualsiasi ambito dellesperienza dovrebbe essere riportato al suo
ordine geometrico.
E se invece la matematica fosse un modello di conoscenza che certamente aiuta
a spiegare la realt, ma non pretende affatto di esaurirla e tantomeno di raggiungerla nella sua essenza? In questo caso dovremmo parlare non gi di un ordine oggettivo delle
cose, bens di
ordini diversi
di sapere (e di
realt): quello
matematico,
che non quello artistico, che
non quello
religioso, che
non quello
etico, che non
quello politico,
e cos via.
Alla filosofia di
conseguenza si
presenterebbe
la possibilit di
ritrovare la propria specifica funzione. Che non di essere
una certa disciplina accanto ad altre discipline particolari (come prevede lattuale ordinamento degli studi accademici). E tantomeno di essere una superdisciplina che
presiede e legittima il sistema del sapere
(comera proprio dellordinamento classico,
specialmente in Germania). Specie di centauro dalla doppia natura, la filosofia di per
s non sa nulla, non ha un suo contenuto
proprio, e tuttavia chiamata a intervenire
su tutto.

Davvero povera e nuda la filosofia.


Essa segnata, quanto alla sua origine, da
una mancanza, da una negativit. Non sapienza, ma amore per la sapienza: non andrebbe alla ricerca di ci che non possiede, se lo possedesse. Il suo movimento, come ha mostrato Platone, lo stesso di eros.
Allo stesso modo in cui eros nasconde in s
una ferita e cio la separazione delluno in
due parti, che perci sono irresistibilmente spinte a ritrovarsi, cos la filosofia ha il
suo orizzonte nel non della sapienza, nel
non della verit (e proprio in questo senso Heidegger ha potuto affermare: lessenza della verit la non-verit).
Eppure la filosofia, che desiderio piuttosto che possesso, sporge sul mondo, si affaccia sulla realt tuttintera, osserva con stupore e
meraviglia non meno che
con angoscia la sterminata
regione delle possibilit.
In forza del fatto di non
possedere una sua verit,
e forse neppure un metodo (ma semmai molti), la
filosofia in grado di gettare sul mondo il solo
sguardo che il mondo sopporti: uno sguardo assolutamente libero. Del resto,
non forse questa la ragione per cui si pu e si
deve dire che lessenza
della verit la libert?
Lessenza della verit di
non avere nessuna essenza, perch consegnata al
tempo, alla storia, al gioco
degli eventi.
Ci non toglie che la ricerca filosofica sia guidata dalla verit: per come
presentimento e come ideale regolativo,
come possibilit da realizzare, addirittura
come accordo da stabilire, piuttosto che
come norma oggettiva. Di nuovo: la verit
si lascia definire per esclusione, negativamente, piuttosto che per via affermativa.
Non questo n quello, ma ... , era la regola che Plotino aveva tratto dal Parmenide platonico. Che la verit sia inoggettivabile, non significa che non c. Al contrario,
proprio in quanto inoggettivabile, va scoperta caso per caso, perch non mai n
questo n quello, ma . Appunto, va scoperta, trovata, diciamo pure inventata, tratta fuori dal nulla. E non esiste chi possa
additarla in modo incontrovertibile. Non
Dio: che semmai ha liberato luomo dalla
necessit. Non la natura: di cui luomo vive, ma a cui si oppone. La verit data alluomo nella solitudine e nellabbandono.
Chi vuol veramente filosofare, diceva
Schelling, deve essere pronto a lasciare
tutto, opinioni credenze fede, e solo cos
pu sperare di ritrovare tutto.
Quale spazio, oggi, per la filosofia? Fra i
saperi specialistici sempre pi sofisticati,
esclusivi, incomunicanti, che ruolo ha que-

sto sapere non-sapere che la filosofia?


Come stiano le cose, noto. Con progressione impressionante scienza e tecnologia
ci mettono di fronte a problemi cui n luna n laltra sono in grado di rispondere,
semplicemente perch si tratta di questioni che non appartengono al loro ordine. E
laspetto cruciale che la soluzione di queste questioni comporta decisioni che riguardano tutti e che tutti sono chiamati a
prendere. Con quali strumenti?
Lattuale bisogno di filosofia sembra far
pensare che la filosofia disponga di questi
strumenti. E possa operare quella mediazione fra specialismo e mondo della vita che
fino a pochi anni fa era appannaggio dellideologia, non importa se confessionale o
partitica. Venuta meno la possibilit per luna o per laltra chiesa di indirizzare le coscienze, come cercare orientamento se non
attraverso il libero dibattito filosofico? Questo spiegherebbe fra laltro quel vistoso fenomeno di costume che il successo altrimenti inspiegabile dei festival della filosofia, dove discussioni fino a qualche anno fa
confinate nelle aule universitarie catturano le folle. Ma ridurre il compito
della filosofia a questa funzione mediatrice non basta
a spiegare la situazione.
Tanto pi che questo compito non potrebbe essere
svolto se la filosofia non si
fosse presa cura della verit nel solo modo in cui ha
senso farlo: ossia liberandola da se stessa, liberandola dal pregiudizio che la
vuole incatenata al proprio
fondamento, liberandola
per dir cos (ma il solo
modo di dirlo) alla libert.
Se temi delicati e complessi come quelli che
pertengono
allambito
della bioetica, o temi universali come quelli che riguardano la sopravvivenza stessa delluomo e il futuro del pianeta, o altri
ancora, hanno potuto diventare oggetto di
discussione pubblica, ci dipeso sicuramente dal fatto che la filosofia li ha fatti
propri sottraendoli allideologia. Ma questo stato possibile a una condizione: che
ci che andiamo cercando non sia gi da
sempre scritto in cielo, n da nessunaltra
parte, perch al contrario sta a noi riscrivere sempre di nuovo il patto in cui ci riconosciamo. Non certo arbitrariamente.
Ma liberamente e secondo verit.
Le due cose non solo non si contraddicono, ma sono la stessa e identica cosa. O
unaffermazione del genere pu farla soltanto uno che sta sognando? Effettivamente, questo ha tutta laria di essere un sogno
filosofico. Mettere la verit in rapporto con
il divenire piuttosto che con lessere e con
leterno, addirittura identificarla con la libert, contraddice unintera tradizione.
Quella che ci ha insegnato a pensare la verit kat t chren, secondo necessit.
Ma perch non sognare? Perch non sognare filosoficamente, a occhi aperti, se
questa per la filosofia la sua pi bella occasione?
Sergio Givone

ANNO IX NUMERO 11 - PAG. 4

IL FOGLIO QUOTIDIANO

LUNED 12 GENNAIO 2004

BUSTE PAGA

Il veliero che porta sfiga vale circa 10 milioni di euro (ultimo proprietario:Tanzi)
RIGAGLIE. Staseranonesco, associazione creata da Luigi Pittalis, consulente dazienda di origine sarda, una passione per la
gastronomia. Con uniscrizione di 5 euro lanno si pu partecipare in tutta Italia a cene casalinghe a base di specialit a rischio destinzione. Tra le proposte: il cibreo fiorentino
(rigaglie di pollo, uova e limone) e le quaglie
alluva palestinesi. A coloro che cucinano vengono restituiti i soldi della spesa (Leonardo
Romanelli, lUnit 2/1/2004).
TE VEGA. Si racconta che il veliero di Calisto Tanzi sia appartenuto a Hermann Goering (il nome Te Vega sarebbe ispirato alla
moglie svedese) e che dopo la guerra fu por-

tata negli Usa come bottino di guerra. Costruito nel 1930, era stato acquistato da Tanzi
nel 95 che laveva trasformato in yacht con 8
cabine di lusso. Il valore dellimbarcazione
saggira intorno ai 10 milioni di euro e il posto
barca dov ormeggiata stato pagato 500 mila euro. Prima di Tanzi appartenuta ad altri
18 ricconi, molti dei quali hanno visto fallire i
propri affari. Di qui lopinione che il Te Vega porti sfortuna (la Repubblica 7/1/2004).
DISPONSABLE. In preparazione al teatro
La Jolla Playhouse di San Diego un musical
sulla vita di Andrew Cunanan, lassassino di
Gianni Versace e di altri quattro gay. Intitolato Disponsable (che in americano vuol dire og-

getto da buttare dopo luso), un budget di 100


mila dollari (pi di 78 mila euro), lo spettacolo diretto da Michael Greif ed stato finanziato con 35 mila dollari (circa 27 mila euro) a
fondo perduto dalla National Endowment of
Art (Giorgio C. Morelli, il Giornale 3/1/2004).

ripulire eventuali testi a rischio e modificare copertine. Obiettivo: evitare immagini o parole lesive e offensive di unipotetica famiglia Wal-Mart, simile a quella del patriarca,
defunto, Sam Walton (Francesco Adinolfi, Stefano Colelli, il manifesto 6/1/2004).

WAL-MART. Disponibili dalla prossima


primavera su www.musicdownloads.walmart.com., sito della Wal-Mart Stores Inc. (la
pi grande catena commerciale del mondo),
200 mila canzoni scaricabili con sistema Windows a 88 centesimi a pezzo (0,70 euro). Ogni
brano dovr conformarsi a una censura preventiva (come gi accade ai cd in vendita nei
negozi della catena): agli artisti sar chiesto di

TRILIONI. Secondo lOffice for National


Statistics, il valore della Gran Bretagna di 5
trilioni di sterline (quasi 8 milioni di miliardi
di euro). Tra i beni stimati: strade, ferrovie, acquedotti, oleodotti e aeroporti per 565 miliardi di sterline (oltre 811 miliardi di euro); case
private per 2.579 miliardi (poco meno di 4 miliardi di euro). Esperti di statistica hanno ipotizzato che, se la nazione fosse messa in ven-

dita, ogni cittadino guadagnerebbe 81.893 sterline (117.518 euro). Il quotidiano The Daily
Mail: Tra i calcoli umani pi idioti, la palma
va sicuramente a questo. Possiamo immaginare adesso come Tony Blair e Gordon Brown
comincino lanno: coi calcolatori in mano, a
cercare di stabilire quanto di questi cinque
trilioni di sterline tassare e sperperare (Maria Chiara Bonazzi, La Stampa 3/1/2004).
COLLETTE. Per risollevarsi dalla crisi, giocatori e dirigenti dellHerta Berlino hanno deciso di raccogliere una colletta di un milione
di euro e pagare la trasferta a 4 mila sostenitori. La squadra attualmente al penultimo
posto della Bundesliga (Agi 8/1/2004).

SBAGLI. I familiari di Amadou Diallo,


emigrato africano ucciso per sbaglio quattro
anni fa dalla polizia di New York con 41 colpi darma da fuoco, sono stati risarciti con 3
milioni dollari (2,37 milioni di euro). Loro ne
avevano chiesti 61 (circa 48 milioni di euro)
(Corriere della Sera 8/1/2004).
FRANKENSTEIN. Messi in salvo dalla
Bodleian Library dellUniversit di Oxford
i manoscritti di Mary Shelley (tra gli altri,
anche quello di Frankenstein). Per il patrimonio della scrittrice inglese, listituzione
ha pagato 6 milioni di euro, bloccando cos
la messa allasta dei carteggi (Corriere della Sera 28/12/2003).

Firme
GIVONE Sergio. 59 anni. Piemontese, si
laureato in filosofia a Torino con Luigi Pareyson ai tempi di Eco e Vattimo, negli anni 60-70. Ha lavorato a Heidelberg tre anni
(1981-83 e 1985-86) e insegnato nelle universit di Perugia e Torino. Attualmente ordinario di Estetica a Firenze. stato condirettore, assieme a Massimo Cacciari, Carlo
Sini e altri, della rivista Paradosso. Collabora a diversi giornali fra cui Il Messaggero, la Repubblica, lUnit e alla rivista Micromega. Con Storia del nulla (Laterza, 1995) stato finalista al premio Viareggio. Tra i molti libri: Dostoevskij e la filosofia (Laterza, l984); Disincanto del mondo e
pensiero tragico (il Saggiatore, 1989);
Eros/ethos (Einaudi, 2000). Nel 1970 ha sposato lamericana Cristina Lorimer, dalla
quale ha avuto tre figli: Silvia, 27 anni,
Francesco, 26 anni e Costanza, 21 (nessun
filosofo, grazie a Dio!). Una passione per il
romanzo, ne ha scritti due con la casa editrice Einaudi: Favola delle cose ultime (1998),
finalista al premio Strega, e Nel nome di un
dio barbaro (2003). Adora trascorrere il tempo nella campagna sopra Firenze, dove si
ritira a scrivere per tre o quattro mesi
staccando il telefono e si dedica ai suo lavori preferiti: potare la vite e fare il vino.
VIOLA Sandro. 72 anni, esperto di politica estera, scrive su la Repubblica (di cui
stato uno dei fondatori). Nel 98 ha vinto il
premio Saint Vincent di giornalismo (alla
carriera).
VITALE Marco. 68 anni, bresciano. Economista, ha insegnato in diverse universit
e scrive regolarmente su quotidiani e riviste (come Il Corriere della Sera, Il Sole24 Ore, Il Messaggero, Mondo economico). Laureato in Giurisprudenza socio
fondatore e presidente della Vitale - Novello & Co. (gi Bersani - Vitale), consulenti
di alta direzione, nonch consigliere e
membro esecutivo della Banca Popolare di
Milano, presidente onorario di Aifi, lAssociazione italiana delle societ di merchant
banking. stato, fra laltro, Commissario
straordinario dellOspedale Maggiore di Milano. Tra i numerosi incarichi: membro del
Movimento federalista europeo dal 1955,
del Comitato direttivo dellIstituto Adriano
Olivetti e di quello scientifico della Confindustria. Tra i libri: Liberare leconomia. Le
privatizzazioni come terapia alla crisi italiana
(Marsilio, 1993); Sviluppo e spirito dimpresa
(Il Veltro, 2001); America punto e a capo. Una
lettura non conformista della crisi dei mercati
mobiliari (Scheiwiller, 2002). Sposato, ha due
figli. Appassionato di alpinismo e ciclismo,
stato sulle montagne dellAlaska, della
Bolivia e della Cina e ogni anno percorre
tremila chilometri in bicicletta.

IL FOGLIO
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