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EFFICACIA DELLA LEGGE NEL TEMPO

Ogni norma giuridica ha una nascita e una morte, atteso che la sua durata
non illimitata nel tempo, ma conosce un momento iniziale ed uno finale per la
sua operativit nel nostro ordinamento giuridico.
1.- Entrata in vigore della legge
Affinch una norma giuridica possa essere applicata, necessario non solo che
essa venga approvata da parte delle due Camere e successivamente promulgata
dal Presidente della Repubblica, ma anche che essa possa essere conosciuta dai
cittadini, ai quali diretta. A questo fine, tutte le leggi e i regolamenti devono
essere pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
Per dar tempo a tutti i cittadini di prenderne conoscenza stabilito che le leggi e i
regolamenti non entrino in vigore (non possano cio essere applicati) se non dal
quindicesimo giorno successivo a quello della pubblicazione: questo periodo di
tempo (detto vacatio legis) pu essere abbreviato dalla stessa legge, o, al
contrario, pu essere allungato nel caso in cui la complessit delle disposizioni
contenute nella nuova legge sia tale da richiedere un periodo di tempo maggiore
per consentire a tutti di prenderne adeguata conoscenza.
Allo scadere di detto termine, le norme contenute nelle leggi (o nei regolamenti)
operano per chiunque in quanto si presume in astratto la loro conoscenza, mentre
non rileva che in concreto qualcuno non l'avesse conosciuta (ignoranza legis non
excusat).
In altri termini, trascorso il periodo di vacatio legis, la legge si applica anche a
chi non la conosce in modo effettivo, posto che l'ordinamento non

pu

consentire che i privati si sottraggano all'osservanza della legge, adducendo quale


motivazione la loro ignoranza.
Tuttavia, questo principio (cio la non rilevanza della colpevolezza
dellignoranza legis) stato recentemente ridimensionato dalla Corte
Costituzionale che, con la sentenza n 364/1988, ha riconosciuto che l'ignoranza

della legge scusabile nel solo caso in cui l'errore di un soggetto sull'esistenza o
sul significato di una norma sia stato inevitabile.
2.- Abrogazione della legge
Come detto, le leggi vigenti in un determinato ordinamento hanno efficacia
temporale limitata. Una delle cause che possono privare di efficacia una legge - o
di altro atto normativo equiparato - la c.d. "abrogazione": attraverso
l'abrogazione una legge successiva sostituisce, totalmente (abrogazione totale) o,
talvolta, solo parzialmente (abrogazione parziale) la legge precedente,
sancendone, in tal modo, l'inefficacia - totale o parziale - per l'avvenire.
L'abrogazione di una norma pu essere espressa (quando la nuova legge dichiari
esplicitamente che una vecchia legge abrogata) o tacita (il che accade sia nel
caso in cui una legge successiva contenga norme incompatibili con quelle della
legge precedente, in quanto sarebbe impossibile applicare contestualmente le due
leggi, sia quando venga emanata una nuova legge che regoli tutta la materia gi
disciplinata dalla legge precedente, che in tal modo rimane assorbita da quella
nuova in modo integrale, non essendo infatti ammessa un'abrogazione tacita di
questo tipo solo parziale).
Labrogazione parziale non va confusa e va tenuta distinta dalla deroga. Si ha
deroga quando una nuova norma sostituisce, limitatamente a singoli e specifici
casi, la disciplina prevista dalla norma precedente, che continua ad essere
applicabile in tutti gli altri casi; l'abrogazione parziale fa venire meno
l'operativit di una norma per ogni fattispecie, mentre la deroga fa venire meno
l'efficacia di certe norme solo per determinate fattispecie.
Si detto che l'abrogazione di una norma pu essere espressa oppure tacita e che
si ha abrogazione espressa qualora entri in vigore una seconda legge che dichiari
espressamente di abrogare le norme previgenti nella stessa materia: tuttavia, non
questa l'unica ipotesi di abrogazione espressa di una norma giuridica, essendo
altres previsto nel nostro ordinamento lo strumento del referendum popolare
abrogativo e della dichiarazione di incostituzionalit di una legge.

Nel primo caso (art. 75 Cost.), quando ne facciano richiesta almeno


cinquecentomila elettori o cinque Consigli Regionali, la proposta di abrogazione
si considera approvata se alla votazione partecipi la maggioranza degli aventi
diritto purch la proposta di abrogazione consegua la maggioranza dei voti
espressi.
Nel secondo caso la Corte Costituzionale, ritenendo che la norma impugnata sia
contraria ai principi fondamentali tutelati dalla Costituzione, con sentenza
dichiara l'incostituzionalit della norma stessa, privandola di ogni efficacia ed
impedendo che essa possa essere nuovamente applicata in futuro.
Ci che differenzia la pronuncia di costituzionalit dagli altri casi di abrogazione
espressa (parziale o totale) l'ambito di efficacia della medesima: infatti, mentre
l'abrogazione espressa per effetto di una nuova legge elimina la norma
dall'ordinamento con efficacia ex nunc - cio, solo per l'avvenire -, l'abrogazione
a seguito di sentenza della Corte Costituzionale opera solamente ex tunc, cio
con effetto retroattivo, in modo che la norma giudicata incostituzionale come se
non fosse mai esistita, ad eccezione dei casi gi decisi con sentenza passata in
giudicato. La sentenza di incostituzionalit infatti opera con riferimento ad un
particolare caso concreto, ossia con riferimento alla lite giudiziaria a seguito
dellinstaurazione della quale essa ha tratto origine.
La legge nuova che abroga la legge precedente, che a sua volta ne aveva abrogata
un'altra, non fa rivivere quest'ultima a meno che le venga espressamente conferita
valenza riparatoria.
3.- Irretroattivit legge
Lo scopo di ogni norma giuridica di stabilire quali conseguenze giuridiche
debbano discendere da una certa fattispecie descritta in astratto nella norma
stessa.
Sicch quando, nella realt concreta si verifica un fatto corrispondente alla
fattispecie astrattamente prevista dalla legge, allora, ad esso si applicheranno le

stesse conseguenze giuridiche collegate dalla legge alla corrispondente fattispecie


astratta.
Per tale motivo, il nostro ordinamento conosce il generale principio di
irretroattivit delle norme giuridiche. Principio, che si ancora allesigenza di
chiunque di poter conoscere in anticipo quali conseguenze giuridiche siano
connesse dallordinamento ad un certo comportamento.
Secondo quanto disposto dall'art. 11 disp. prel., infatti, una legge si applica
tendenzialmente solo ai fatti che si verificano successivamente alla sua entrata in
vigore. Tale regola tuttavia inderogabile solo per il diritto penale (in quanto
l'art. 2 c.p. elevato a rango Costituzionale dall'art. 25 Cost.) ma non per altre
leggi che, in via eccezionale, possono essere anche retroattive (per esempio, sono
retroattive le leggi che forniscono un'interpretazione autentica ossia
indiscutibile e definitiva - di una legge entrata in vigore precedentemente e sul
cui contenuto vi era incertezza di lettura).
L'applicazione del principio dell'irretroattivit non sempre agevole, quando si
tratti di fattispecie verificatesi anteriormente all'entrata in vigore della nuova
legge, ma i cui effetti perdurano nel tempo.
In taluni casi il legislatore a risolvere, direttamente, caso per caso, il problema
della successione delle leggi nel tempo, stabilendo con apposite disposizioni
transitorie

quale dovr essere la disciplina applicabile ai rapporti sorti nel

periodo di tempo intermedio.


INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE
1.- In generale
Interpretare un testo normativo non significa solo accertare il suo contenuto
letterale ma restituire il suo significato: ci perch ogni norma ha in s diversi
significati e si presta ad una lettura polisemantica, cosicch necessario accertare
quale tra letture possibili sia da ritenersi la pi idonea al caso concreto.

L'interpretazione cos pu definirsi come l'attivit intellettuale diretta a ricercare


il significato proprio della norma giuridica.
Nei casi in cui il dato letterale non presenti elementi di incertezza,
l'interpretazione sar particolarmente semplice ed univoca, per lo meno dal punto
di vista letterale. Ci nonostante, per risalire ad una corretta interpretazione della
norma giuridica non in ogni caso sufficiente fermarsi al dato letterale, ma
necessario ricercare il significato della legge pi consono al caso singolo
utilizzando ulteriori e differenti criteri interpretativi.
La necessit di ricorrere a criteri interpretativi ulteriori rispetto al dato letterale
dovuta ad una serie di circostanze, prima fra tutte il fatto che non tutti i vocaboli
espressi nelle norme specie per le espressioni generali ed elastiche (per es. il
concetto di "normale tollerabilit" utilizzato dal legislatore in tema di immissioni
nel fondo del vicino ex art. 844 c.c.) - vengono chiariti nel loro esatto significato
dalla norma stessa o dalla legge: in tale contesto occorre, quindi, ricostruire il
significato della norma appellandosi a dati extratestuali.
E' lo stesso legislatore, peraltro, a consacrare la legittimit di una simile
operazione interpretativa (art. 12 disp. Prel. Cod. Civ.), stabilendo che
linterprete, dopo aver attribuito alle parole il significato loro proprio, debba
risalire alla c.d. intenzione del legislatore (di cui diremo tra breve). Senza tacer
del fatto che, ogni norma contiene disposizioni generali (riferite cio non a
singoli e specifici soggetti ma alla collettivit in generale) e astratte (dettate per
una serie indeterminata di casi e non per singoli casi concreti gi presenti nella
realt), con la conseguenza che linterprete deve decidere in astratto se una certa
norma sia o meno applicabile al caso concreto e pertanto quale sia il campo di
applicazione della norma stessa: il risultato di una simile operazione pu anche
portare ad una interpretazione estensiva o, al contrario, restrittiva della medesima
a seconda che la norma venga considerata suscettibile di unapplicazione ad una
gamma di fattispecie pi ampia o pi ristretta rispetto a quella ricavabile, in
astratto, dal contenuto letterale della norma.

L'attivit dell'interprete altres rilevante al fine di risolvere i conflitti esistenti


fra pi leggi, attraverso l'applicazione delle norme dettate in tema di gerarchia
delle fonti: tale operazione, tuttavia, non semplice considerato che spesso
complicato stabilire quale sia la legge superiore, piuttosto che quella anteriore o
quella speciale: anche sotto questo profilo, si impone cos la necessit di ricorrere
a dati extratestuali.
Infine, la necessit di ricorrere a dati extratestuali funzionalmente alla pi
corretta interpretazione possibile della norma giuridica, imposta dall'esigenza di
coordinare le diverse norme del sistema dettate in riferimento ad un medesimo
argomento (in questi casi si parla di interpretazione sistematica).
Alla luce di quanto sopra riportato, si desume la regola generale che deve guidare
linterpretazione delle norme giuridiche; regola che pu essere sintetizzata nel
brocardo in claris non fit interpretatio, ossia nel principio che l'interprete deve, in
prima battuta, attenersi il pi possibile al dato letterale - c.d. interpretazione
dichiarativa solo finch per tale operazione consenta di attribuire il significato
proprio alla norma in oggetto, dovendo egli ricorrere, diversamente, a criteri
interpretativi extratestuali.
Si pu in conclusione forse affermare che il documento muto senza l'interprete,
considerato che il suo significato il risultato dell'esegesi e non il suo
presupposto.
2.- Classificazione
A seconda del soggetto che interpreta la norma, si pu distinguere una
interpretazione

autentica,

una

interpretazione

giurisprudenziale

ed

una

interpretazione dottrinale.
L'interpretazione autentica quella compiuta dal legislatore stesso, per mezzo
dell'emanazione di una norma interpretativa che ha efficacia retroattiva,
vincolando essa tutti gli interpreti ad applicare la norma secondo il significato
chiarito dalla norma interpretativa anche ai rapporti sorti prima dell'emanazione

della seconda, lasciando, pur tuttavia, impregiudicato il significato gi formatosi


su quella legge.
Il carattere interpretativo pu essere desunto implicitamente dal contenuto della
legge stessa, non rilevando esclusivamente il fatto che il legislatore abbia
conferito o meno alla legge la qualifica di "legge interpretativa".
L'interpretazione giurisprudenziale quella che data dai giudici nell'esercizio
delle loro funzioni: vincolante soltanto per quei soggetti nei cui confronti fu
pronunciata la sentenza (e cio le parti in causa), mentre non spiega efficacia
vincolante per i giudizi futuri anche se di fatto pu influenzarli. Infatti pu
accadere, anzi accade di sovente, che i giudici decidano di seguire la stessa
interpretazione della norma che fu fornita in passato da una sentenza gi emanata
da altri giudici per una pregressa controversia.
L'interpretazione dottrinale quella offerta da ogni studioso del diritto: anchessa
non vincola per legge i giudici, pur potendo avere di fatto soltanto quella
vincolativit che le deriva dalla solidit degli argomenti addotti dall'interprete e
dalla autorevolezza e prestigio di questultimo.
3.- Regole interpretative
Come si visto l'esegesi della norma non deve fermarsi al significato letterale ma
deve valutare anche la c.d. intenzione del legislatore.
Quando si fa riferimento all'intenzione del legislatore non ci si intende riferire ad
una realt storica, ma si allude ad una personificazione astratta della legge al fine
di individuare lo scopo sotteso da quella stessa legge (e non, quindi, l'intenzione
di un concreto soggetto in carne ed ossa in un determinato momento storico).
Per ricostruire l'intenzione del legislatore, pu essere utile verificare il dibattito
svoltosi contestualmente ai lavori preparatori di quella legge; tuttavia,
l'intenzione del legislatore pi che uno strumento per la interpretazione il
risultato cui la stessa approda, in quanto ricostruire il significato di una legge
vuol dire innanzitutto ricostruire lo scopo della legge (ossia la sua funzione).

Cos, considerati i limiti di una interpretazione meramente letterale, si ritiene che


al fine di pervenire a risultati maggiormente soddisfacenti, sia necessario
utilizzare altri criteri interpretativi delle norme, e precisamente:
1) criterio logico: consiste nellinterpretare la norma attraverso argomentazioni
successive a contrario (escludendo dal possibile significato della norma ci che la
norma espressamente non dice: ubi lex voluit, dixit), a simili (estendendo la
portata della norma a fenomeni simili a quelli contemplati espressamente dalla
norma), a fortiori (estendendo la portata della norma a quei fenomeni che,
seppure non espressamente contemplati nella norma stessa, sarebbero a maggior
ragione da ricondurre a quella disciplina), ad absurdum (escludendo quella
interpretazione che porti a risultati applicativi assurdi).
2) criterio storico: consiste nellinterpretare la nuova norma alla luce di tutte le
disposizioni normative precedentemente vigenti nell'ordinamento, al fine di
cogliere quale sia la reale portata che alla disposizione da interpretare deve essere
attribuita.
3) criterio sistematico: consiste nellinterpretare la norma giuridica, ponendola a
confronto con il quadro complessivo delle norme in cui essa va inserita, al fine di
evitare che all'interno del medesimo ordinamento giuridico si creino
incompatibilit, ripetizioni o contraddizioni.
4) criterio sociologico: consiste nellinterpretare la norma tenendo conto del
contesto economico-sociale in cui la medesima dovr trovare applicazione.
5) criterio equitativo: consiste nellinterpretare la norma in modo da evitare che
si creino contrasti tra il senso attribuito alla norma stessa ed il senso di giustizia
della comunit, sforzandosi di adottare l'interpretazione che maggiormente operi
un equo bilanciamento degli interessi eventualmente in conflitto.
4.- Lanalogia
Pu accadere che nessuna norma regoli il caso singolo che stato sottoposto al
giudice, evidenziandosi in tal modo una lacuna dellordinamento giuridico: le
circostanze della vita sono infatti tanto varie da non poter essere tutte contenute

esattamente negli schemi astratti predisposti dal legislatore. Il nostro ordinamento


giuridico, come ogni altro ordinamento giuridico, non pu cio essere in grado di
prevedere per ogni caso concreto dellesperienza umana, una norma giuridica
capace di regolare ad hoc e in astratto quella fattispecie; ci perch la produzione
normativa non pu essere cos capillare e ricca da risolvere ex ante e in astratto
ogni situazione concreta meritevole di considerazione da parte dellordinamento
giuridico.
Tuttavia, anche vero che il giudice non pu rifiutarsi di decidere, adducendo
linesistenza di una norma dettata ad hoc per quella fattispecie. Infatti se in tali
situazioni il giudice non dovesse pronunciare la propria decisione, si
verificherebbe un caso di denegata giustizia, con il rischio per il magistrato di
essere accusato del reato di omissione di atti d'ufficio.
Al fine di risolvere il problema di un eventuale difetto di disciplina per il caso
concreto, il legislatore ha previsto, all'art. 12 disp. prel. c.c., l'ammissibilit del
ricorso all'analogia: si permette al giudice di applicare la disciplina prevista in
astratto per una certa fattispecie anche a fattispecie simili, sebbene non
espressamente contemplate in detta norma.
Per una corretta applicazione del principio dell'analogia per necessario che,
oltre alla somiglianza esistente fra il caso espressamente contemplato nella norma
e quello sottoposto in concreto al giudizio del giudice, l'applicazione analogica
della norma sia giustificabile in entrambi i casi, sia cio uguale la ratio della
norma in uno, come nell'altro caso (c.d. aedem ratio). In tale situazione si parla
di analogia legis.
Tuttavia, l'art. 12 disp. prel. c.c. autorizza anche l'analogia juris, non solo
l'analogia legis: consente, cio, di ricavare per analogia la regola non scritta non
solo dalle leggi scritte e codificate, ma anche dall'insieme dei principi non scritti
desumibili in modo implicito dall'intero ordinamento.
5.- Limiti all'applicazione dell'analogia.

L'art. 14 disp. prel. c.c. vieta il ricorso allo strumento dellanalogia per le leggi
penali (" vietato applicare per analogia norme che istituiscono reati o
sanciscono pene ... "), in osservanza del principio di certezza del diritto: se si
potessero applicare per analogia norme incriminatrici di condotte illecite si
finirebbe per creare nuove figure di reato, privando in tal modo i cittadini della
certezza di quali condotte siano penalmente punibili e quali siano certamente
lecite.
Il medesimo articolo, vieta altres l'applicazione analogica delle norme "che
fanno eccezione a regole generali": si ritenuto opportuno stabilire tale divieto
in considerazione del fatto che se la norma ha carattere eccezionale deve ritenersi
giustificata una applicazione limitata ai soli casi eccezionali in essa
espressamente contemplati. Tuttavia, si ammette, a parziale temperamento di tale
divieto, un'interpretazione estensiva delle stesse al fine di ampliare la portata
applicativa delle norme eccezionali, restando in ogni caso ancorati al dato
letterale.
Linterpretazione estensiva si differenzia quindi dal metodo dellanalogia: nel
primo caso si tratta di interpretare una norma partendo dal suo dato letterale per
estenderne lapplicazione a quei casi che, pur non espressamente contemplati
dalla norma, sono ugualmente riconducibili direttamente al suo contenuto. Nel
secondo caso, invece, si applica una norma a delle situazioni concrete non
riconducibili direttamente (in via interpretativa) al suo contenuto, ma pur
suscettibili di essere regolate da quella norma per identit di ratio e similitudine
di fattispecie.

QUESITI

Cosa significa interpretare una legge?


Cosa significa interpretare una norma secondo il significato proprio delle
espressioni utilizzate?
Cosa significa intenzione del legislatore?

Cos' il principio dell'analogia?


Cos' l'analogia legis e cos' l'analogia juris?
Cos' l'interpretazione estensiva?
Cos' il principio di equit?
Cos' l'interpretazione autentica?
Definire l'abrogazione della legge
Differenza tra abrogazione espressa e abrogazione tacita.
Il principio di irretroattivit della legge.
LO STATUS FAMILIAE
Il diritto attribuisce rilevanza anche alla posizione che ogni individuo pu
assumere nel nucleo famigliare. Questa posizione pu essere di diversi tipi:
1) Parentela: il vincolo che unisce pi persone discendenti da una stessa
persona, detto "stipite": al fine di determinare l'intensit del vincolo occorre
considerare le linee e i gradi.
Quanto alle prime, tale vincolo pu essere in linea retta (nel caso in cui un
parente discende direttamente dall'altro ed il vincolo riguarda quei due soggetti.
Per es.: nonno-nipote; padre-figlio) o in linea collaterale (nel caso in cui il
vincolo riguarda due soggetti in cui uno non sia discendente diretto dell'altro, pur
avendo lo stipite comune: per es. due fratelli non discendono l'uno dall'altro, pur
avendo in comune i genitori).
Quanto al diverso grado di parentela, per poterlo correttamente calcolare si deve
computare il numero di persone che si frappongono fra i due parenti presi in
considerazione, sottraendo lo stipite (per es. nonno - nipote = 2). Per il diritto, il
rapporto di parentela di regola riconosciuto fino al sesto grado.
2) Affinit: il vincolo che unisce un coniuge ai parenti dell'altro coniuge (per
es. suocera, nuora, cognato): si calcola tenendo conto del grado di parentela che
lega il coniuge all'affine (per es. suocera e nuora = 1 grado). L'affinit dura anche
dopo la morte del coniuge.

3) Coniugio: il rapporto esistente fra due coniugi.


LA CESSAZIONE DELLA PERSONA
La perdita della capacit giuridica della persona avviene con la morte.
Sotto molteplici punti di vista assume particolare rilevanza la determinazione del
momento esatto in cui deve considerarsi avvenuto il decesso della persona: si
pensi, ad esempio, alle notevoli conseguenze che derivano da tale evento nella
disciplina dei trapianti: normalmente, in tali casi si ritiene decisiva la morte
encefalica (cerebrale). Pu avere altres rilevanza determinare il momento esatto
del decesso nei casi di sinistri stradali in cui muoiono pi soggetti, ma non si sa
chi sia morto per primo (per es. nel caso della morte di due coniugi in un
incidente per stabilire chi ha ereditato i beni dellaltro occorre sapere chi morto
per primo).
Tale problema risolto dal complesso delle regole dettate in tema di ripartizione
dellonere della prova: la legge pone a carico della parte che ha interesse a
dimostrare la sopravvivenza di una persona sullaltra l'onere di provare la
fondatezza delle proprie pretese; nel caso in cui non adempia a tale onere
probatorio, la legge presume che tutte le persone coinvolte siano decedute nello
stesso istante (presunzione di commorienza).
SCOMPARSA, ASSENZA E MORTE PRESUNTA
Talvolta pu accadere che per particolari eventi (quali ad esempio, alluvioni,
attentati, guerre, ecc.) non sia possibile stabilire se una persona sia morta
effettivamente, n, a maggior ragione, quale sia stato con precisione il momento
della morte.
In tali casi soccorrono gli istituti previsti dagli artt. 48 e segg. c.c., e, in
particolare:
a) Scomparsa: quando una persona non pi comparsa (per un certo lasso di
tempo non meglio specificato dal legislatore) nel luogo dell'ultimo domicilio o
dell'ultima residenza, il tribunale di tale luogo pu nominare un curatore che

rappresenti lo scomparso per il compimento degli atti necessari per la


conservazione del patrimonio dello scomparso.
b) Assenza: dopo due anni dal giorno a cui risale l'ultima notizia che si ebbe
dello scomparso, i presunti successori di esso possono chiedere che il tribunale
ne dichiari con sentenza l'assenza, producendo limmissione provvisoria dei
presunti eredi nel possesso dei beni dello scomparso. Detta immissione
provvisoria dei presunti eredi nel possesso dei beni dello scomparso rappresenta
un effetto giuridico diverso dagli effetti discendenti dalla morte, perch ora gli
effetti riguardano solo il piano patrimoniale e non anche quello personale (per es.
la sentenza non scioglie il matrimonio dellassente). Inoltre, gli effetti
patrimoniali sono limitati: gli immessi nel possesso temporaneo acquistano solo
il potere di rappresentanza processuale dellassente, il potere di amministrare i
beni dellassente e di godere dei suoi frutti, ma non acquistano n la titolarit dei
beni n la legittimazione a disporne.
La scomparsa e l'assenza sono due istituti tra loro autonomi, atteso che la legge
non richiede quale presupposto necessario della dichiarazione di assenza, che sia
stata chiesta preventivamente la scomparsa della stessa persona.
c) Morte presunta: decorsi dieci anni dal giorno in cui risale l'ultima notizia
dello scomparso, il tribunale pu dichiarare con sentenza la morte presunta di
questo; in casi particolari, in situazioni che accrescono la probabilit di morte del
soggetto (ad esempio in caso di guerra) il termine inferiore a dieci anni.
La sentenza di dichiarazione di morte presunta produce gli stessi effetti giuridici
che produrrebbe la morte realmente accertata. In particolare, si apre la
successione e perci i chiamati all'eredit possono accettarla o meno; i diritti
intrasmissibili si estinguono; il matrimonio si scioglie. Gli effetti giuridici
connessi alla dichiarazione di morte presunta sono quindi molto pi importanti di
quelli prodotti dalla dichiarazione di assenza, comportando fra l'altro, l'acquisto
della piena titolarit sul patrimonio da parte degli eredi.
Non impossibile, tuttavia, che il dichiarato morto si ripresenti vivo al proprio
domicilio o residenza: in questo caso gli eredi dovranno restituire ci che ancora

resti dei beni ereditari (gli stessi beni o il prezzo a suo tempo ricavato dalla
vendita); il vecchio matrimonio torner ad avere valore, e sar nullo il nuovo
matrimonio eventualmente contratto dall'altro coniuge (ma i figli nati dal
secondo matrimonio conserveranno lo stato di figli legittimi).
Vista la notevole diversit di effetti riconosciuta dallordinamento alla
dichiarazione di morte presunta rispetto alla morte effettiva di un soggetto,
legittimo chiedersi se, nel primo caso, vi sia vera e propria successione ereditaria
o se, piuttosto, vi sia un acquisto della titolarit e della disponibilit del
patrimonio, sottoposto alla condizione risolutiva che il dichiarato assente, e
successivamente morto, ritorni alla propria residenza: a favore della seconda
soluzione si considerato che gli eredi, a differenza di quanto accade nella vera e
propria successione ereditaria, non sono responsabili ultra vires dei debiti del de
cuius.