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Canobbio Pagina 159 Venerd, 30 dicembre 2005 12:17

I saperi naturalistici e gli atlanti linguistici:


lesperienza dellALEPO*
di SABINA CANOBBIO

Come possono contribuire alla conoscenza dei saperi naturalistici gli atlanti linguistici? Poco e male, potrebbe essere la prima risposta, sullonda dei
dubbi che periodicamente vengono avanzati sullattendibilit dei loro dati, in
particolare se considerati in una prospettiva latamente etnografica. Le riserve riguardano in primo luogo i metodi e gli strumenti comunemente impiegati per
i rilievi sul terreno; viene guardato con sospetto soprattutto limpiego di uno
strumento di indagine quale il questionario, inevitabilmente compilato sulla
base di conoscenze pregresse, in buona parte esterne ai sistemi culturali studiati,
le cui domande costringono dunque i parlanti locali ad una artificiosa (e rischiosa) operazione di traduzione, non solo linguistica. Ma anche la pi tradizionale e frequente forma di presentazione dei dati degli atlanti, la carta linguistica
di tipo onomasiologico (basata sul presupposto teorico dellomogeneit semantica degli stessi dati in rapporto al referente cui la carta intitolata), sembra particolarmente inadeguata a dar ragione del complesso e delicato rapporto che
lega le comunit umane allambiente naturale e quindi dei meccanismi che presiedono prima ancora che alla denominazione, al riconoscimento e alla classifi* Questo testo nasce da una corposa rielaborazione della traccia preparata per il mio intervento al seminario di studio sui Saperi naturalistici locali. Prospettive linguistiche, storiche e
antropologiche, organizzato nel 1996 dal CEDRAV (Centro per la Documentazione e la
Ricerca Antropologica in Valnerina e nella Dorsale appenninica umbra) e dal CIST (Centro
Interuniversitario di Studi sulla Trasmissione del sapere) a Cerreto di Spoleto (28-29/6/1996).
Del testo originario presentato in quelloccasione si mantenuto qui, oltre al titolo, soprattutto
lintento di semplice testimonianza di unesperienza di ricerca ancora in corso. Un aggiornamento stato ovviamente necessario, dato il triennio intercorso da quel seminario, soprattutto
in rapporto allevoluzione e allo sviluppo della ricerca per lALEPO, ma anche per lapprofondirsi, in questi ultimi anni, da un lato della riflessione etnolinguistica sulla strutturazione dei
saperi naturalistici (cfr. in particolare i recenti Maddalon [1998a] e [1998b], Trumper, De
Vita, Di Vasto [1997] ma anche Breda [1995], Trumper, Vigolo [1995]) daltro lato di quella
sui metodi e sugli strumenti per lescussione e per il trattamento dei dati (cfr. Maddalon, Scola,
Valente [1993]; Valente, Trumper [1991]; Calleri [1990]; ALEPO-Questionario, I [1994]). Per
queste problematiche si sono inoltre rivelate assai illuminanti le dense giornate di un successivo
convegno internazionale dedicato nel dicembre del 1997 ancora ai Saperi naturalistici e dei
cui contenuti, in attesa della pubblicazione degli Atti, si possono ricavare ampie anticipazioni
nei Preprints (Venezia [1997]).
QUADERNI DI SEMANTICA / a. XX, n. 1, giugno 1999

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cazione dei suoi elementi. Preoccupazioni queste, peraltro, largamente condivisibili anche se non generalizzabili a tutte le carte di tutti gli atlanti1, dal momento che, per non fare che un esempio, la lettura terraciniana di alcune carte del
Saggio di atlante linguistico della Sardegna - SALS2 prova quale possa essere il
contributo anche delle carte linguistiche alla ricostruzione delle coordinate culturali di un territorio.
Quale che possa essere, comunque, la potenzialit informativa degli atlanti
di prima generazione i richiami, provenienti da pi parti3, allesigenza di una
maggiore e pi puntuale attenzione agli aspetti etnografici anche nella ricerca
dialettologica e geolinguistica hanno trovato una prima risposta, nel nostro paese in particolare, da parte di alcune delle imprese attualmente in corso4. Esse
hanno infatti posto tra i loro intenti in primo luogo quello di condurre i rilievi
quanto pi possibile dallinterno delle culture indagate, impegnandosi dunque nella sperimentazione di nuovi strumenti e/o di nuove strategie per condurre delle inchieste pi rispettose delle specificit locali5 ma anche per presentare poi i loro dati in modo da evidenziare, tra laltro, la pluralit di rapporti
tra comunit e ambiente. Uno di questi atlanti lAtlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte occidentale-ALEPO, della cui esperienza riferir qui
1
Che vanno in ogni caso letti e utilizzati forse con una maggior grado di consapevolezza di
quanto in genere non avvenga; in primo luogo considerando i dati che essi riportano nella loro,
gi molte volte ricordata (cfr. almeno Grassi [1984]), relativit (a quellinformatore, a quel
dato momento, a quella situazione di inchiesta, ecc.); sfruttando dunque appieno lapparato
informativo che li accompagna e che troppo spesso trascurato (come senzaltro nel caso
dellAIS).
2
Questo saggio utilizza, com noto, i materiali raccolti in Sardegna da Ugo Pellis per lALI.
Proprio a proposito di questultimo atlante si pu osservare che se le voci del suo questionario
(ALI - Questionario [1971-73]) riguardanti saperi naturalistici (flora, fauna, ecc.) sono numerosissime, tuttavia la parziale disomogeneit, anche quantitativa, dei dati effettivamente raccolti
nelle oltre mille localit indagate d ragione delle difficolt connesse, particolarmente in
unimpresa a scala nazionale, con questi particolari campi del lessico.
3
Per non fare che alcuni dei nomi di coloro che, sia pure da prospettive diverse, hanno operato in tal senso, citiamo Giorgio Raimondo Cardona, Hugo Plomteux, Mario Alinei, Glauco
Sanga.
4
Ricordiamo ad esempio, oltre allALEPO, lAtlante Linguistico Siciliano - ALS (per la sua
sezione etnografica, di cui ha dato recentemente un primo saggio dedicato ai giochi fanciulleschi
tradizionali, e in particolare alla trottola, cfr. ALS.1 [1997]), lAtlante Linguistico dei laghi italiani - ALLI (dal cui ambito hanno preso le mossa alcuni tra i pi interessanti lavori apparsi negli
ultimi anni; in particolare si vedano, per gli aspetti connessi con le tassonomie popolari, le ricerche di Antonietta Dettori sullornitonimia sarda in Dettori [1993], e quelle di Gabriele Costa
sui venti del lago di Garda in Costa [1992]), un progetto lessicografico di impianto geolinguistico come il Vocabolario dei dialetti della Sabina e dellAquilano - VDSA, ma naturalmente
anche lAtlante Lessicale Toscano - ALT. Un caso a s rappresenta il purtroppo ancora inedito
Dizionario atlante delle Parlate biellesi - DAPB, dal cui archivio Alfonso Sella ha per tratto i
materiali (oltre che per due volumi sui proverbi e detti popolari) per la sua Flora popolare biellese
[Sella 1992] e il suo Bestiario popolare biellese [Sella 1994] che costituiscono unesemplare enciclopedia del sapere naturalistico della regione biellese, oltre che uno straordinario repertorio
fitonimico e zoonimico, tra i pochi di questa entit disponibili nel nostro paese. A questo proposito non si pu naturalmente non citare la splendida Flora friulana di Gian Battista Pellegrini e
Alberto Zamboni [Pellegrini, Zamboni 1982], ancora una volta frutto della accorta lettura di
carte linguistiche, in particolare di quelle dedicate dal I vol. dellASLEF alle denominazioni delle
specie vegetali.
5
Anche se i materiali cos ottenuti rischiano di essere indubbiamente meno dominabili nelle
diverse fasi del trattamento rispetto a quelli raccolti con le inchieste tradizionali.

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brevemente6, con particolare riguardo al primo dei saperi naturalistici (quello


che riguarda il mondo vegetale) di cui si stanno elaborando i materiali raccolti
e di cui dunque possibile dare una almeno provvisoria valutazione.
Il caso dellALEPO in un certo senso emblematico perch questa ricerca
ha vissuto (anzi sta vivendo) in modo particolarmente acuto lesperienza di trovarsi a cavaliere tra due momenti della pratica geolinguistica. Essa ha infatti ereditato un impianto del tutto tradizionale dagli atlanti regionali francesi dei quali, indagando larea galloromanza sul versante italiano delle Alpi, si pone come
ideale prosecuzione, ma ha anche vissuto intensamente il momento di riflessione e di travaglio che ha portato alle proposte degli atlanti di nuova generazione
e di nuova concezione. Il suo problema stato dunque quello di conciliare limpostazione originaria (per mantenere una qualche leggibilit trasversale con gli
atlanti francesi) con esigenze di rinnovamento ormai ineludibili, imposte tra
laltro dalla volont di dare un significato reale allaggettivo etnografico presente nel suo titolo7.
Ma inoltre lALEPO ha vissuto il disagio (condiviso del resto da chiunque
faccia in questi anni ricerca etnolinguistica sul campo soprattutto in certe aree
critiche) di un altro passaggio cruciale anche se in buona parte ormai realizzato, quello cio tra sistemi socioculturali, e quindi anche sociolinguistici, profondamente diversi. Luno, ormai agonizzante, espressione di un mondo contadino tradizionale, laltro in via di affermazione anche nelle zone pi appartate
(quali, appunto, le vallate alpine del Piemonte), frutto delle trasformazioni portate dalla modernizzazione del nostro paese. Anche lALEPO si scontrato
dunque con la difficolt di raccogliere parole appartenenti a sistemi linguistici
profondamente in crisi (i patois locali), relative inoltre a saperi (a quelli naturalistici ma anche ai diversi saperi tecnici propri di attivit ormai obsolete) a loro
volta in crisi, anzi in disgregazione perch ormai sostituiti da altri saperi8. Una
6
Per pi dettagliate informazioni a proposito di questa ricerca cfr. ALEPO - Questionario
[1994: I] e i periodici aggiornamenti sullo stato dei lavori nel Bollettino dellAtlante linguistico
italiano.
7
Come gi in quello degli atlanti regionali francesi, anche se poi non sempre e non da tutti
stato onorato nei fatti. Va anche per detto che a latere di quegli atlanti, si sviluppata, soprattutto
nel Sud della Francia, una fruttuosa ricerca sugli ethnotextes a cui lo stesso ALEPO si richiama,
pur nella ricerca di un collegamento pi diretto tra i materiali etnotestuali e le carte dellatlante.
8
Per linvito ad unattenta valutazione delle implicazioni, linguistiche e culturali, del passaggio
da conoscenze tradizionali a quelle proprie di una societ sempre pi urbanizzata, cfr. anche Maddalon [1998a: 278-280]. Per non fare che esempi banalissimi: in questi nuovi contesti ormai non
serve pi riconoscere e denominare n i diversi tipi di nuvole che segnalano i cambiamenti climatici (infatti i loro nomi in alcune localit riescono a sopravvivere solo veicolati dai proverbi), n le
erbe dei prati (nelle nostre vallate lallevamento del bestiame si va ormai rarefacendo e con esso le
attivit legate al pascolo e alla raccolta delle erbe foraggere), e tra queste neppure quelle commestibili
(sempre meno specie spontanee sono raccolte per lalimentazione umana) o quelle officinali (i
rimedi si comperano ormai ovunque in farmacia, e quella di curarsi con le erbe sta diventando ormai
una moda di ritorno, quasi completamente mediata dalle erboristerie). Anche se a margine di
questultimo punto va osservato che rispetto, ad esempio, allesperienza riferita da John Trumper e
Maria Teresa Vigolo per il Veneto centrale [Trumper, Vigolo 1995: 6 e 64] lALEPO documenta
come nella nostra area luso di piante e erbe per scopi medicinali (sia per gli uomini sia per gli animali) sia tuttaltro che scomparso dalla memoria dei parlanti, dal momento che anzi non pochi tra
di essi fanno intendere di praticarlo ancora. Anche se dobbiamo concordare che forse, in proporzione alle attestazioni, questo sapere appare relativamente poco sedimentato nella fitonimia locale.

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situazione in cui gli elementi locali, originari sono ormai inscindibilmente intrecciati con quelli venuti (anche recentemente) da fuori9 e che dunque assai
delicata da documentare sulle carte del nostro atlante, al di l anche di quanto
la gi complessa strutturazione dei repertori linguistici di queste comunit presupponga.
Per affrontare questi diversi ordini di difficolt (e di complessit) lALEPO
si attrezzato dunque servendosi dello strumentario tecnico che la tradizione gli
offriva ma utilizzandolo con gli accorgimenti che la riflessione metodologica di
questi anni ha suggerito. In particolare, pur essendosi servito per le sue inchieste
di un questionario, lo ha per impiegato pi come promemoria di conversazioni semiguidate che come batteria di domande con cui estorcere informazioni al parlante, nella convinzione che in questo modo anche uno strumento
istituzionalmente rigido potesse comunque piegarsi alle esigenze di un rilievo
rispettoso della diverse rappresentazioni locali della realt. LALEPO ha avuto,
in particolare, la fortuna di poter adottare un questionario nato dallesperienza
di un atlante regionale francese, lAtlas linguistique et ethnographique du Jura et
des Alpes du Nord - ALJA, non solo gi tarato sulle caratteristiche ambientali e
culturali del territorio alpino (ALEPO-Questionario [1981]) ma inoltre strutturato in modo da alternare a domande chiuse numerose domande aperte tali
da lasciar libero il parlante di organizzare autonomamente la sua
testimonianza10 e da promuovere la produzione, oltre che di risposte puntuali,
di etnotesti11.
Tuttavia quella che si usa chiamare la pratica del terreno lungo gli anni in
9
Un esempio semplice quanto interessante di un sapere (e del relativo corredo di parole)
basato sullesperienza e quindi tramandato localmente di generazione in generazione, ma poi
recentemente trasformato a causa dellaprirsi delle comunit allesterno, quello relativo alla edibilit delle diverse specie di funghi. I materiali dellALEPO confermano come ciascuna delle
nostre comunit alpine avesse tradizionalmente un suo canone di funghi eduli in genere piuttosto ristretto ma sicuro, accompagnato da un relativo, piccolo repertorio miconimico specifico, affiancato per lo pi da un unico nome generico attribuito a tutti i funghi non buoni.
Tanto che una richiesta (cfr. ALEPO - Questionario [1994: d.1773+]) sui Metodi popolari per
riconoscere se un fungo mangereccio ha ricevuto spesso la divertita risposta che il sistema
migliore era raccogliere solo quei tre o quattro funghi. Ma in numerosi casi stata in realt attestata la conoscenza di altre specie mangerecce che si sono incominciate a raccogliere solo recentemente, sulla base di abitudini, e quindi di un sapere, non locali (cfr. a questo riguardo anche
Cardona [1985:57]): perch si sono viste persone venute da fuori che le raccoglievano e le mangiavano, perch si imparato a consumarle durante un periodo di emigrazione, o perch la loro
qualit si appresa da un manuale o da un giornale. Nella fattispecie i miconimi dialettali eventualmente attestati riguardo a queste specie, segnalati peraltro spesso dagli stessi parlanti come
provenienti dal repertorio lessicale di altre comunit, non potranno ovviamente essere riportati
sulle carte dellALEPO che accuratamente accompagnati da questa precisazione. A evitare, tra
laltro, quel rischio ben segnalato dallo stesso Cardona quando, lamentando la scarsa rappresentativit di repertori fitonimici in cui non sia chiaramente esplicitato il gruppo umano di riferimento, scriveva: [] una lista di nomi dialettali non pu certo essere attribuita ipso facto alla
conoscenza di un gruppo o di un singolo [Cardona 1985:121]. Ma il caso dei repertori miconimici e dellimmaginario collettivo sui funghi, pu essere anche un interessante esempio per
meditare sul contrasto tra conoscenza e credenza presso le nostre comunit.
10
Non solo domande del tipo Come chiamate qui la nuvola?, ma anche A quali diversi
tipi di nuvole date un nome.
11
Per la definizione di etnotesto e per limpiego che ne viene fatto nellambito
dellALEPO, cfr. Canobbio [1985] e [1989].

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cui si sono svolte le inchieste ha cambiato non poco (a conferma della elasticit
con cui stato utilizzato) quel questionario gi mirato, rimodellandolo al punto
che quando esse sono terminate si rivelato non solo opportuno ma necessario
formalizzarne una nuova versione12. In essa confluisce solo una piccola parte degli infiniti aggiustamenti suggeriti, anzi imposti dalle testimonianze degli informatori, a riprova di unampia variabilit diatopica che caratterizza a livello
etnografico oltre che linguistico la nostra area. E che, a prescindere da ogni altra
considerazione, del resto ben giustificata dal fatto che le 42 localit del Piemonte occidentale indagate dallALEPO vanno dalla quasi-pianura allalta
montagna e i saperi delle rispettive comunit (in particolare proprio quelli naturalistici che qui ci interessano pi da vicino) si sono formati sulla base di condizioni ambientali (oltre che socioeconomiche) diverse.
Utilissime in questo senso, anzi indispensabili per dar ragione della molteplicit dei punti di vista e quindi delle mappe mentali che condizionano il
rapporto con lambiente, le (purtroppo poche) domande di tipo semasiologico
presenti nel questionario13: pensiamo ad esempio a quella (cfr. ALEPO - Questionario [1994: d.280]), pi che doverosa in un territorio come il nostro, tesa
a rilevare che significati diversi assuma, anche al di l della sua usuale polisemia,
la parola montagna per labitante della pianura, per quello del fondo valle, per
quello dei paesi dalta quota.
In ogni caso tutte le informazioni, le segnalazioni, le precisazioni fornite
spontaneamente dai parlanti vengono ora progressivamente recuperate (e ricodificate) nel corso dello spoglio dei materiali, confluendo in un ideale Questionario a posteriori14. Un repertorio questultimo (che si preannuncia assai vasto), tale da favorire, alla fine, una migliore messa a fuoco del repertorio lessicale
delle nostre comunit ma anche della loro visione del mondo, al di l di quanto
non permetta la gi minuta articolazione dellimponente questionario
dellALEPO. Per non fare che un esempio, se questo prevede il fenomeno pioggia modulato attraverso una decina di possibilit (espresse da altrettante domande, dalla grossa pioggia che dura a lungo, al piovasco, al temporale, alla
pioviggine nella nebbia), il solo spoglio dei materiali raccolti nella localit di
Coazze (Alta Val Sangone) costringer a introdurre nuove categorie, corrispondenti ad altrettanti tipi lessicali attestati: dal piovere rumorosamente sulle frasche, al piovere a goccioloni radi trasportati dal vento, al quasi impercettibile
passare, addensandosi, dalla pioggia alla neve.
La parte di indagine in cui la verifica sul campo del questionario originale
risultata pi severa stata indubbiamente quella dedicata alla Flora spontanea
(cfr. Calleri [1990]), per cui anzi si ritenuto necessario un supplemento di indagine. Esso stato condotto in tutte le localit da un paio di collaboratori
12
Si veda, per le modalit di questa operazione, ALEPO - Questionario [1994], in particolare il vol. I.
13
Alla loro carenza hanno rimediato molto spesso i raccoglitori, con formulazioni estemporanee, per disambiguare le risposte dei parlanti.
14
Del resto lo stesso questionario dellALJA stato compilato da Gaston Tuaillon a posteriori, sfruttando lesperienza maturata nel corso delle sue inchieste.

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esperti del territorio e della sua flora, muniti di un questionario specifico, ulteriormente ritarato con lausilio di studiosi dellorto botanico di Torino (cfr. ancora Calleri [1990]) e supportato da un ricco corredo illustrativo. I risultati
complessivi della raccolta15, pur essendo ora quantitativamente pi soddisfacenti e qualitativamente pi attendibili, sono tuttavia ancora tali da muovere ad
alcune riflessioni16 che richiamer qui, un po disordinatamente, rimandando a
momenti successivi e ad altre sedi un pi meditato bilancio.
Riflessioni, in primo luogo, in ordine ai comportamenti dei parlanti nei
confronti di questa parte del loro repertorio lessicale, cos come emergono dal
riascolto integrale delle conversazioni registrate17. Penso, ad esempio, allevidente scarto tra quella che Cardona chiama conoscenza potenziale latente e
conoscenza immediatamente esplicitabile, ritenendolo nella norma []
molto alto, in considerazione del fatto che informatori che conoscono centinaia di piante con grande sicurezza e mostrano di averle tutte presenti in una
situazione di confronto, sono incapaci di elencare autonomamente pi di otto,
dieci nomi in fila [Cardona 1985: 25]. Sembra essere questa esattamente la situazione dei nostri informatori, in particolare in rapporto ad un repertorio debolmente strutturato (uso ancora le parole di Cardona, ibidem) qual oggi
quello fitonimico locale. Certo nessuno di loro, neppure tra i pi esperti (e
tra i pi attivamente dialettofoni) ha in realt saputo, nella situazione
dellescussione artificiale di questo sapere, attestare conoscenza e nome di
centinaia di specie: le inchieste pi ricche hanno raccolto risposte ad una media del 60-70% delle domande poste, tuttavia lo stimolo visivo offerto dalle illustrazioni (unito ai suggerimenti del raccoglitore a proposito di habitat, profumo, comportamento, ecc. della pianta) ha certo stanato una buona parte delle
conoscenze potenziali latenti che sono invece rimaste come bloccate di fronte
a certe domande aperte che presupponevano al contrario conoscenze immediatamente esplicitabili. Un esempio per tutti: il questionario originale prevedeva
la domanda (Questionario - ALEPO, d. 551) Quali sono le specie di erbe che
riconosce nel prato il falciatore? tesa a rilevare quella che potremmo definire la
flora del falciatore. Una risposta dalla produttivit assai discontinua, che ha
15
Su cui, come gi avvertito sopra, la redazione dellALEPO sta attualmente lavorando.
stato infatti deciso di affrontare proprio questo argomento cruciale per il primo modulo
dellatlante, dal titolo (provvisorio): Il mondo vegetale. In particolare si stanno preeditando e
caricando nellarchivio informatizzato i materiali prodotti da circa 600 domande, relative principalmente alla flora spontanea ma anche a specie coltivate solo per in quanto, appunto, specie, mentre i materiali concernenti i diversi aspetti delle relative coltivazioni e della
trasformazione dei prodotti verranno trattati in successivi moduli. Sono inoltre presi in considerazione i dati relativi ad alcuni aspetti della morfologia della pianta: stelo, spiga, fiore,
foglia, ecc.
16
Che richiamano tra laltro, come si vedr, molte delle osservazioni contenute in Cardona
[1985].
17
Si deciso infatti, nel momento di questo trattamento finale dei dati, di riascoltare integralmente le registrazioni, nonostante la disponibilit delle trascrizioni effettuate dai singoli raccoglitori, non solo al fine di omogeneizzare definitivamente la notazione ma soprattutto per
poter segnalare le modalit delle risposte (esitazioni, dubbi, perplessit, autocorrezioni, commenti degli informatori, ecc.) anche al di l di quanto fosse originariamente previsto e in considerazione della maggiore attenzione che lALEPO ha progressivamente sviluppato in tal senso.

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visto in alcuni casi lirrigidirsi totale dellinformatore in formule del tipo: Non
soce nerano tante di erbe, i nomi non li sappiamo nemmeno pi18; in altri
casi lattestazione faticosa e stentata di due o tre fitonimi; in altri casi ancora di
etnotesti pi articolati, con la citazione di un maggior (ma in genere sempre
piuttosto modesto) numero di specie, accompagnata da osservazioni sulle loro
qualit e sul loro aspetto fornite al raccoglitore per aiutarlo nellidentificazione19; ma in nessun caso, comunque, la produzione dellelenco delle erbe da sfalcio effettivamente pi comuni nella zona e senza troppe difficolt poi riconosciute e denominate in sede di domanda (e quindi di sollecitazione) diretta.
E ancora, a proposito di atteggiamenti dei parlanti e a ulteriore riprova
del loro attuale stato di profonda insicurezza su questa parte delle loro conoscenze: nelle registrazioni capita frequentemente di ascoltare gli informatori (e
non solo quelli pi giovani) avvertire il raccoglitore che non sapranno rispondere a tutto, ma anche segnalargli (quasi con una sorta di delega, pi che altro
virtuale, dal momento che poi la testimonianza viene portata comunque avanti.) il nome di qualcun altro che saprebbe dire meglio20. questa una conferma importante del fatto che ci troviamo a che fare con un sapere specializzato (cfr. ancora Cardona [1985: 25]), la cui escussione evidentemente comporta difficolt (e necessita quindi di accorgimenti) ben superiori a quella del
sapere corrente. Da un lato un sapere per cui la comunit tende a riconoscere
la competenza in particolare a certi suoi membri, per qualche motivo pi esperti
(a seconda dei casi, raccoglitori di erbe21, guardie forestali, boscaioli, ecc.) ma
anche un sapere complesso e stratificato che nasce dalla somma di conoscenze
diverse, davanti a cui il singolo si sente quindi autorizzato a non poter testimoniare tutto. Questo vale in senso generale, ma poi naturalmente nella situazione
attuale entra in gioco anche la consapevolezza di quanto non si sa pi, n riconoscere n denominare.
Quanto appena detto ci porta ovviamente a riflettere anche sul significato
che hanno i vuoti, allinterno della documentazione raccolta dallALEPO22 e
18
Luso del tempo verbale passato tuttaltro che casuale: buona parte delle testimonianze
raccolte dallALEPO, anche quelle relative ad attivit, quale la fienagione, tuttora praticate, sono
costantemente al passato, come spia inequivocabile della collocazione che i parlanti danno
comunque loro nel complesso della loro esperienza.
19
Nellabbinamento cio di ciascuno dei nomi dialettali con uno degli individui previsti dalla
sistematica. Sui rischi connessi con questa identificazione e con questo abbinamento torneremo
dopo. In ogni caso le attestazioni ricavabili dagli etnotesti vengono, se riferite a specie previste dal
questionario, integrate (con laccompagnamento dellapparato informativo) tra quelle raccolte
tramite le domande specifiche, altrimenti inserite tra gli items del Questionario a posteriori.
20
Fenomeno questo per cui troviamo cenni anche in Maddalon [1998a: 250-51] e che
senzaltro ben noto a chiunque faccia oggi ricerca con le fonti orali attorno a questi argomenti.
21
Per inciso va osservato che peraltro proprio coloro che usa(va)no raccogliere erbe per gli
erboristi e che, in linea di principio, sono quindi i pi informati sulla presenza delle diverse specie
(almeno di quelle officinali) sul territorio nonch sulle loro propriet, sono spesso stati anche i
primi che hanno abbandonato i fitonimi locali per adottare quelli italiani, o addirittura quelli
scientifici, usati da chi trattava gli acquisti. Accade dunque che proprio questi membri pi esperti
della comunit risultino alla fine gli informatori meno utili ai fini del rilievo della fitonimia locale.
22
Corpus che ha del resto, inutile sottolinearlo ancora una volta, il valore di documentazione parziale, funzionale alle finalit di un atlante, e non certo quello di inventario di quanto
potenzialmente presente sul territorio.

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sul come essi dovranno essere presentati sulle carte (e nellapparato) dellatlante;
se anche la risposta mancante costituisce infatti essa stessa un dato, questo va
per attentamente vagliato, identificato nelle sue cause (operazione non sempre
agevole), segnalato al futuro fruitore della carta. In particolare: certi vuoti
sono dovuti alle differenze ambientali (altitudine, ecc.) e quindi ad effettiva assenza della specie in loco anche se questi casi sono probabilmente meno numerosi di quanto testimonino gli informatori; in questo senso le attestazioni del
tipo qui non c fornite dalle fonti, andranno ovviamente (tranne che in alcuni, ben riconoscibili, casi) decodificate come io non lho mai visto e quindi,
ancora una volta, utilizzate nel loro valore soggettivo. Altre numerose assenze di
risposta vanno evidentemente imputate a crisi di memoria o a effettive mancanze di conoscenza da parte delle fonti interrogate. Altri vuoti per, e qui la questione si fa pi delicata, sembrano corrispondere a reali assenze di etichette denominative nelle parlate locali in corrispondenza di alcuni degli individui presenti nella tassonomia scientifica, quella che riflessa inevitabilmente nel nostro
questionario. Questo pu avvenire a fronte di un effettivo mancato riconoscimento della specie (o della mancata percezione della sua diversit da altre), oppure per una questione di economia linguistica, o per riflesso di una organizzazione tassonomica diversa, come ben ci ha insegnato Cardona e come hanno
dimostrato gli etnolinguisti che hanno lavorato sulle tassonomie popolari.
La stessa, diversa organizzazione tassonomica che rende poi del resto delicata anche la lettura e la giusta collocazione di molte delle risposte fornite dagli
informatori. Come nel caso di quei fitonimi per cui sorge il dubbio legittimo23
che non si tratti di etichette di specie ma invece di etichette relative a taxa superiori, pi facilmente disponibili, magari per la loro trasparenza, a quella famosa conoscenza immediatamente esplicitabile da parte del parlante nel momento dellinchiesta; pensiamo, ad esempio, a un nome del tipo ciochetta, campanella, che tende ormai a coprire, nelle risposte delle nostre fonti, sempre pi
specie caratterizzate da un fiore che richiami questa forma. Ma ancora: nei casi
di fitonimi che risultino in una stessa localit, magari presso una stessa fonte,
polisemici cio attribuiti a pi specie, come discernere con certezza i casi in cui
si tratti di errore (errata identificazione, fraintendimento, caduta della memoria, ecc.) da quelli in cui il dato sia invece perfettamente pertinente rispetto al
sistema locale?
In definitiva i rischi connessi con lidentificazione e labbinamento referente-significante a tutti i costi, cui del resto sembra ben difficile rinunciare nella
compilazione di una carta di atlante, sembrano tanto alti da essere praticamente
ineludibili24. Unimportante lezione ci viene in questo senso da repertori quali
la Flora e il Bestiario di Alfonso Sella (Sella [1992] e [1994]) nati da un rigoroso
rifiuto del dato certo e assoluto e da una costante preoccupazione di rendere
la testimonianza delle fonti (cfr. Grassi [1992: VII]) in tutta la loro (anche
23

Cui del resto invitava anche Cardona [1985: 42-43; 55].


Questo problema per noi cruciale soprattutto per il trattamento dei fitonimi attestati
spontaneamente dagli informatori e da collocare quindi nel nostro Questionario a posteriori
(cfr. supra, n.19).
24

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quando apparentemente contradditoria) complessit.


Si conferma, in ogni caso, lesigenza per lALEPO di mettere a parte il suo
futuro lettore da un lato delle condizioni in cui ogni singolo dato stato prodotto (segnalandogli tra laltro esitazioni, dubbi, autocorrezioni, rettifiche, ecc.
dellinformatore), daltro lato di tutte le possibili integrazioni di ordine latamente culturale (osservazioni metalinguistiche, spiegazioni, informazioni su
impieghi, credenze, rimandi ad altre specie, ecc.) che abbiano accompagnato
lattestazione del dato linguistico. Per rendere tutto questo imponente complesso informativo effettivamente decifrabile, speriamo molto nelle possibilit che
offrono le nuove tecnologie; in particolare il tentativo di restituire la testimonianza delle nostre fonti nella sua globalit verr affidato ad una prevista versione dellatlante su CD-Rom.
BIBLIOGRAFIA
AIS - K. Jaberg, Jud, J., Sprach- und Sachatlas Italiens und der Sdschweiz, 8 voll., Zofingen, 1928-1940.
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