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Quasi tutti i maestri religiosi hanno trasmesso un insieme di articoli di fede.

Ci che il Buddha
insegn, invece, un sistema sperimentale. Se vogliamo imparare a vivere una vita felice,
necessario che ci trasformiamo in maniera radicale, e per un cambiamento cos fondamentale,
anche la fede pi sublime non basta. Occorre sperimentare la legge naturale, il Dhamma,
direttamente all'interno di noi stessi: allora ci riuscir facile vivere in conformit a questa legge.
Dobbiamo renderci conto personalmente della nostra natura effimera e mutevole, e capire che
ogni tentativo di manipolarla non solo futile, ma crea sofferenza. Una volta compreso questo,
diventa spontaneo generare in noi quel distacco che ci permette di rimanere sereni in mezzo a
tutte le vicissitudini della vita. La chiave di questa percezione diretta vedana; la sensazione,
perch attraverso di essa che noi entriamo veramente in contatto con il mondo. Ogni volta che
avviene il contatto con uno dei sensi fisici o con la mente, si manifesta una sensazione nel corpo.
A questo punto hanno inizio i nostri comportamenti errati; dunque a questo punto che dobbiamo
rettificare le nostre azioni. Invece di lasciare che la sensazione ci conduca alla bramosia,
dobbiamo fare in modo che essa susciti in noi la saggezza che liberer la nostra mente dalla
sofferenza.
Per poter arrivare a ci, tuttavia, dobbiamo comprendere chiaramente che cosa sia una
sensazione, e dove occorre cercarla.
Il Buddha la classific tra gli aggregati mentali, insieme alla coscienza (viana), alla percezione
(saa) e alla reazione (sankara).Nel definirla, per, egli parl di vedana, la sensazione, non come
di un fenomeno soltanto mentale, ma anche fisico. E' la mente che sente, ma ci che essa sente
inscindibile dall'elemento fisico.
La sensazione fisica, strumento di liberazione
L'aspetto fisico della sensazione riveste una particolare importanza per il meditatore. Se
osserviamo soltanto a livello mentale, non ci rendiamo conto della sensazione al momento in cui
si manifesta nel corpo; e, nel buio dell'ignoranza, reagiamo ciecamente ad essa, intensificandola
ancora di pi. Prima che ci rendiamo conto, quella fuggevole sensazione ha assunto le proporzioni
di un fuoco divorante, diventata un'emozione cos forte da sconvolgere la mente. Come
conseguenza, ci ritroviamo a parlare e ad agire in modi errati, di cui pi tardi ci rammaricheremo.
Se invece osserviamo la sensazione a livello fisico e ne diventiamo consapevoli non appena essa
sorge, possiamo impedire che abbia luogo la reazione.
La nostra schiavit nasce dal fatto che, per ignoranza, reagiamo alla sensazione fisica e le
permettiamo di trasformarsi in un fenomeno mentale che sopraffa la ragione. Ma se impariamo ad
osservare le sensazioni fisiche, possiamo affrancarci dalla servit della reazione, ed essere liberi
dalla sofferenza. Osservando le sensazioni fisiche, il meditatore entra in contatto con il livello pi
profondo della mente, quello inconscio, e pu cos impedire che li si formino le reazioni. Non solo:
questa osservazione rappresenta anche il mezzo per liberare ed eliminare i contenuti
dell'inconscio, e per estirpare i vecchi condizionamenti mentali che vi si sono accumulati.
Tutte le cose che sorgono nella mente sono accompagnate da sensazioni.
Assumendo l'atteggiamento di un osservatore imparziale, il meditatore fa s che emozioni e
complessi profondamente repressi emergano a livello conscio, manifestandosi come sensazioni
fisiche; ponendosi come testimone di queste sensazioni, senza reagire ad esse, egli permette ai
vecchi complessi di dissolversi. A questo proposito il Buddha si esprime cos:Il meditatore,
esercitandosi ad osservare la transitoriet delle sensazioni fisiche piacevoli, il modo in cui esse
perdono forza, si attenuano e poi cessano, e anche la maniera in cui egli si distacca, si libera in tal
modo dal condizionamento interno che lo porta a desiderare le sensazioni piacevoli.
Cos pure, quando il meditatore continua a osservare le sue sensazioni fisiche sgradevoli, e ne
coglie il carattere impermanente egli si libera dal condizionamento che gli suscita ripugnanza
verso ogni sensazione sgradevole.
Osservando poi con costanza le sensazioni neutre che si manifestano nel suo corpo e rendendosi
conto che, cos come sorgono, esse si dissolvono, il meditatore elimina il condizionamento che gli
faceva ignorare queste sensazioni neutre e la loro caratteristica di sorgere e passare.
Pertanto, osservando le sensazioni del suo corpo, il meditatore libera la sua mente dal desiderio
incontrollato, dall'avversione, dall'ignoranza, e cio da tutto ci che la rende impura.

Osservare le sensazioni fisiche il modo pi diretto di sperimentare l'impermanenza di noi stessi.


Anicca, il termine pali per indicare l'impermanenza, non va compresa soltanto in riferimento a ci
che sta fuori di noi, e cio alle altre persone e al mondo che ci circonda.
Dobbiamo renderci conto che anche noi siamo fenomeni transitori, che ci dissolviamo ogni attimo.
Quando si fa l'esperienza diretta di questo fatto, ecco che attaccamento ed egoismo diventano
impossibili, e noi impariamo a vivere distaccati dal nostro io. Il Buddha descrive ancora cos
questo processo:
Nel cielo soffiano venti diversi, vengono da oriente e da occidente, dal nord e dal sud, carichi di
polvere o senza polvere, freddi o caldi, uragani impetuosi o brezze gentili - molti sono i venti che
soffiano.
Cos in questo corpo sorgono sensazioni che sono piacevoli, spiacevoli, neutre. Quando un
meditatore pieno di fervore, mantiene salda la sua capacit di comprensione, egli, da vero saggio,
giunge a capire tutte le sensazioni. Una volta consapevole delle sensazioni, gi da questa vita egli
viene liberato da tutte le impurit. E dopo la sua morte, stabilizzatosi in Dhamma, proprio perch
ha penetrato tutte le verit riguardanti le sensazioni, egli raggiunge lo stadio indescrivibile oltre il
mondo condizionato (nibbana).
Il Buddha riteneva la consapevolezza della propria realt corporea cos importante, che definiva
spesso la tecnica di introspezione da lui insegnata: la consapevolezza diretta al corpo. I nostri
stessi corpi sono testimoni della verit. Se ci impegniamo nell'osservazione delle sensazioni
fisiche, come insegna la meditazione Vipassana, possiamo avanzare da una verit che
conosciamo per sentito dire all'esperienza diretta della verit. E quando incontriamo la verit
faccia a faccia, essa ci trasforma: allora nasce in noi la fede autentica, non basata su di una
credenza cieca, ma sulla nostra personale esperienza
Le perceptione
Le percezioni insensibili, come il suono delle singole onde del mare, sono appercepite dal soggetto
nella forma unificata del muggito del mare. Il suono delle stesse onde, per, non sentito da
tutti nello stesso modo: questo dimostra non soltanto il ruolo determinante del soggetto, ma
anche la diversit fra gli individui, ciascuno dei quali osserva l'Universo da un punto di vista
particolare.
G. W. Leibniz, Nuovi saggi sull'intelletto umano, Prefazione
D'altronde vi sono mille segni che fanno giudicare che vi sono a ogni momento una infinit di
percezioni in noi, ma senza appercezione e senza riflessione, cio cambiamenti nell'anima di cui
noi non ci accorgiamo perch le impressioni sono o troppo piccole o troppo numerose o troppo
congiunte, sicch non si riesce a distinguerle se non in parte; ci nonostante esse non cessano di
far sentire i loro effetti e di farsi sentire almeno confusamente nel loro insieme. [...] Cos vi
sarebbero in noi percezioni delle quali non ci accorgiamo subito, non derivando l'appercezione che
dall'avvertimento dopo un qualche intervallo, per piccolo che sia. E per meglio giudicare delle
piccole percezioni che non sapremmo distinguere in una folla [di percezioni] sono solito servirmi
dell'esempio del muggito o rumore del mare dal quale si colpiti quando si sulla riva. Per
intendere questo rumore bisogna che se ne percepiscano le parti che lo costituiscono, cio il
rumore di ogni singola onda, bench ciascuno di questi brusii non si faccia conoscere che
nell'insieme confuso di tutte le altre onde, cio dentro questo muggito stesso, e non potrebbe
essere notato, se questa onda che lo produce fosse sola. Perci bisogna che si sia turbati, almeno
un poco, dal movimento di ogni singola onda e che si abbia una qualche percezione di ciascuno di
questi rumori, per quanto lievi siano, o altrimenti non vi sarebbe neppure quello di centomila
onde, perch centomila niente non possono fare qualche cosa.
[...]
Quanto pi, infatti, si attenti a non trascurare nulla di ci che possiamo determinare, tanto pi la
pratica risponde alla teoria: ma soltanto la Suprema Ragione, a cui non sfugge nulla, in grado di
comprendere distintamente tutto l'infinito, tutte le ragioni e tutte le conseguenze. Il nostro potere
sull'infinito si limita a conoscerlo confusamente, e a sapere quanto meno, distintamente, che c'.
Diversamente noi giudicheremmo malissimo della bellezza e della grandezza dell'Universo, n
potremmo disporre di una fisica efficace, che spieghi la natura delle cose in generale, e ancor
meno di una buona pneumatica, che abbracci la conoscenza di Dio, delle anime e delle sostanze
semplici in genere.

Tale conoscenza delle percezioni insensibili serve anche a spiegare perch e come due anime
umane, o, in generale, di una stessa specie, non escano mai perfettamente simili dalle mani del
Creatore, e abbiano ciascuna un rapporto originario con il particolare punto di vista da cui
guarderanno l'Universo. Del resto, questo una conseguenza di quanto ho gi osservato degli
individui: e, cio, che la loro differenza non mai esclusivamente numerica.
(G. W. Leibniz, Scritti filosofici, UTET, Torino, 1967, vol. II, pagg. 173-174, 178)
UNA VOLTA CALIBRATA LA MENTE MULTIDIMENSIONALE AL CERVELLO DI TERZA DIMENSIONE LA
NOSTRA COSCIENZA E QUINDI LE NOSTRE PERCEZIONI, SI SONO ESPANSE ENORMEMENTE. CON IL
RISVEGLIO DELLE PERCEZIONI SOTTILI, IL VOLUME DELLE INFORMAZIONI NASCOSTE DIETRO I
LIMITI DEI CINQUE SENSI FISICI, VENGONO IN SUPERFICIE DELLA CONSAPEVOLEZZA E CREANO
UNA TRASPARENZA NELLA NOSTRA REALTA.
Questa onniscienza nella vita quotidiana serve per aprire un varco in ci che resta delle illusioni
di limite e separazione. Cos come abbiamo talenti speciali che usiamo nel quotidiano, cos certe
percezioni sottili diventeranno pi forti e saranno disponibili subito alla nostra coscienza vigile.
Ciascuno di noi possiede queste percezioni sottili quale parte della propria vera natura
multidimensionale.
Tantissimi tra noi userebbero apertamente le percezioni sottili se non avessimo subito il giudizio di
coloro che temevano ci che non erano in grado di capire. Nel frattempo sempre pi persone si
stanno risvegliando e ora c meno giudizio. Quindi sempre pi gente fa coming out rispetto alle
proprie capacit percettive sottili, da poco attivate o nascoste da tanto tempo.
ATTIVARE LE NOSTRE PERCEZIONI SOTTILI
Una delle chiavi principali per ripristinare le nostre percezioni sottili innate ascoltare la vocina
silenziosa che ci sussurra nella mente, nel cuore e nel corpo. Il corpo fisico usa i cinque sensi per
informarci su quello che udiamo, vediamo, sentiamo, odoriamo e tocchiamo. Allo stesso modo ci
allerta sulle informazioni che risuonano alle frequenze sottili della coscienza superiore.
Fondendoci con il SE Multidimensionale, facendo il download delle informazioni ed integrandole
dentro la tuta terrestre di terza dimensione, noi costruiamo il nuovo sistema operativo
multidimensionale per rendere disponibili queste percezioni sottili. Allora il cervello, che il
nostro computer biologico, pu segnalare al corpo di rispondere alle frequenze di informazioni che
erano oltre la soglia del nostro vecchio sistema operativo di terza dimensione.
Ricordate, non si tratta solo di elevare la coscienza. La espandiamo. Espandendo la coscienza, i
pensieri, le aspettative e le percezioni, riceviamo informazioni, non solo dalla quarta, quinta e
sesta dimensione e oltre, ma anche dalla seconda e dalla prima e dalle realt quantiche.
Quando abbiamo iniziato ad esplorare gli estremi dellindividualit, ci siamo separati dal corpo,
dagli istinti animali, dal SE, dagli altri, dallo Spirito, dal Cielo, dal pianeta e da tutta la Natura.
Una delle percezioni innate, animali, che abbiamo perso era il nostro istinto.
ISTINTI
Listinto, che una sapienza innata, una capacit di seconda dimensione basata sul nostro s
primitivo che in grado di sintonizzarsi con il pianeta per sapere dove trovare acqua, quale cibo
pu guarirci o avvelenarci, e dove sia localizzata la nostra trib. Gli animali selvaggi sanno
quale cibo mangiare e quale cibo far loro del male. Gli animali sanno quando un predatore vuol
dar loro la caccia o semplicemente condivide la stessa pozza dacqua. Abbiamo perso alcune
abilit basiche durante la ricerca dellevoluzione.
Listinto di solito una sensazione fisica, che il nostro s logico dellemisfero sinistro stato
educato ad ignorare. Per, con la riconquista del Pensiero Unitario, noi iniziamo a diventare amici
intimi della nostra tuta terrestre. Risvegliandoci, cominciamo a renderci conto di NON essere il
nostro corpo. NOI siamo DENTRO il corpo. La forma fisica una delle tante forme che circondano
la coscienza. Ma senza il corpo fisico non possiamo continuare il Gioco 3D.
In altre realt in cui abbiamo avuto una coscienza tribale, o in cui dovevamo sopravvivere dalla
terra, il nostro istinto era una delle percezioni pi importante. Listinto in grado di mettere
insieme le informazioni dei cinque sensi che si trovano appena al di sotto della soglia di
percezione. Per quando una visione distante, un suono silenzioso, un odore lieve e la vicinanza di
qualcuno o qualcosa che non possiamo toccare arrivano insieme allemisfero destro, listinto
mette insieme queste informazioni per aiutarci a navigare nella terza/quarta dimensione.
EMPATIA

Lempatia la capacit di sentire le emozioni di unaltra persona. E una capacit condivisa dalle
societ tribali primitive, i branchi di animali e gli stormi di uccelli. Un esempio di empatia lo d il
nostro cagnolino quando si avvicina a consolarci se siamo tristi. Altri esempi sono quando una
madre capisce i bisogni non verbalizzati di un neonato oppure la profonda conoscenza di un
guaritore rispetto a quello che sente un suo paziente.
Lempatia unaltra delle nostre percezioni animali, in cui dobbiamo porre attenzione nel corpo
per ricevere e comprendere queste percezioni. Darwin descrisse le quattro emozioni basiche degli
animali quali mezzi di sopravvivenza. Lobiettivo di sopravvivenza della paura di creare uno
stato di fuga o lotta; la tristezza crea un legame allinterno del branco/banco/stormo; la felicit
richiama la procreazione della specie; e lo scopo della rabbia di abbattere le barriere.
Il nostro s animale di terza dimensione fa uso delle emozioni allo stesso modo. Tendiamo ad
essere pi empatici con le persone che amiamo. Per la parte complicata dellempatia che
sentiamo le emozioni di un altro dentro il nostro corpo, come se fossero nostre. Quindi, per evitare
confusione, necessario comprendere le nostre emozioni prima di poter differenziarle da quello
che sente unaltra persona.
INTUIZIONE
Lintuizione unaltra forma di sapienza corporea, che ci d le risposte sotto forma di sensazioni di
pancia senza bisogno di pensare. Lintuizione la capacit di combinare le percezioni della
visione, delludito della propriocezione (la posizione che occupate nello spazio) e dellolfatto. Tutte
queste capacit derivano dalle funzioni cerebrali che vanno oltre ci che viene considerato
normale. Molte persone usano quotidianamente le proprie intuizioni, ma le chiamano fortuna.
Lintuizione assomiglia allistinto, tranne che richiama messaggi, risposte e protezione da quelle
che potreste chiamare Spiriti Guida.
Listinto e lempatia vengono percepite con la coscienza diurna di onde cerebrali beta. Invece ci
vuole la coscienza in onde alfa per avere accesso allintuizione. Percepiamo unintuizione quando
pensiamo fuori dagli schemi, oltre i limiti del pensiero quotidiano di terza dimensione.
Lintuizione pu arrivare come un avvertimento o un messaggio dall alto, ma se siamo nel
risveglio, ci rendiamo conto che i messaggi arrivano dal nostro interno, anzich dall alto.
Per ricevere le intuizioni pi profonde, necessario avventurarsi dentro i luoghi nascosti della
mente inconscia e del cuore ferito. Se non riusciamo a leggere chiaramente le nostre stesse
emozioni, noi proietteremo quella lettura falsata sulle intuizioni rispetto agli altri, ottenendo
informazioni infondate.
In altre parole, se guardiamo il mondo con lenti scure, o con unaura fumosa, sembrer che il
mondo esterno sia sporco o fumoso. Poich non siamo consapevoli delle lenti scure che
indossiamo, non ci rendiamo conto che loscurit e la mancanza di chiarezza dentro la nostra
coscienza. La paura irrisolta, la rabbia e la tristezza colpiscono la nostra visione della realt e ci
fanno sentire che arrendersi al SE Multidimensionale pu essere pericoloso.
TELEPATIA
La telepatia la capacit di leggere, o di sapere, i pensieri di unaltra persona. Un esempio
quando rispondiamo ad una domanda che non stata ancora formulata. E una capacit di quarta
e quinta dimensione, che una conseguenza naturale dellandare oltre le restrizioni del tempo di
terza dimensione per entrare nel tempo di quarta dimensione, che pi fluido. Oppure una
conseguenza naturale dellentrare nella coscienza di quinta dimensione dove tutta lesistenza si
miscela nellunit con lUNO.
Molti di noi hanno avuto delle esperienze telepatiche, come per esempio quando sappiamo che ci
stanno per telefonare ed in effetti accade. Possiamo pensare che sia una coincidenza, riconoscere
che stiamo risvegliando le percezioni sottili, oppure ci rendiamo conto che stiamo finalmente
riconoscendo ci che accade ormai da tanto tempo. Quando realizziamo che stiamo riprendendo
una capacit innata piuttosto che una nuova abilit, possiamo tornare pi facilmente al SE.
Quando viviamo un momento di telepatia, possiamo fare un respiro profondo di gratitudine per la
trasformazione che ci riporta al SE. Essere grati per il momento che state vivendo duplicher quel
momento allinfinito. Inoltre, comunicando regolarmente con il S interiore, i messaggi telepatici
non sembreranno pi unici.
Quando la coscienza si espande per includere completamente il SE Multidimensionale, diventa
semplice comunicare con le espressioni superiori del nostro SE Galattico e Celeste. E grazie a

queste comunicazioni che ci rendiamo conto di essere ADESSO, e di essere SEMPRE stati, UNO
con tutta la vita.
CHIAROUDIENZA
La chiaroudienza la capacit di sentire suoni e comunicazioni dalla quarta dimensione e oltre.
Con la pratica, possiamo tutti comunicare con le realt che risuonano alle frequenze oltre la terza
dimensione.
La chiaroudienza differisce dalla telepatia in quanto la chiaroudienza di solito di riferisce alle
comunicazioni con gli esseri di dimensione superiore che non si possono essere visti con i sensi
fisici, mentre la telepatia di solito si riferisce ad una comunicazione non verbale con esseri della
stessa dimensione.
Il channeling una forma di chiaroudienza. Esistono due tipi di channeling: inconscia e conscia.
Nel channeling inconscio, chiamato trance medium, il ricevente, chiamato canale, lascia la
forma di terza dimensione al messaggero, che usa quel corpo come collegamento con la terza
dimensione. Con questo tipo di channeling, il canale non sente il messaggio, anche se vengono
usate le sue corde vocali. C chi ha bisogno di registrare o di trascrivere il messaggio canalizzato
dal canale. Edgar Casey un esempio di trance medium.
Invece, durante il channeling conscio siamo sempre consapevoli del corpo fisico e presenti nel
quotidiano, anche se ci troviamo in uno stato di coscienza espansa. Poich stiamo usando la
coscienza multidimensionale, la coscienza di terza dimensione e quella di quarta dimensione ed
oltre, difficile ricordarsi del messaggio se non lo manifestiamo velocemente nella vita fisica
trascrivendolo sotto forma di lettera, poema o canzone. Lespressione artistica come il disegno, la
pittura, la danza, larchitettura, la ginnastica, ecc., viene percepita spesso attraverso la
chiaroudienza.
Possiamo attivare la chiaroudienza ascoltando la silenziosa voce interiore. Ascoltando il SE, noi
calibriamo la coscienza a quella risonanza. E vitale ricordare che ci sono tante dimensioni al di
sopra della terza, incluso il Piano Astrale Inferiore della quarta dimensione, che il regno della
paura e delloscurit. E poi, il fatto che una persona sia morta e parli dalla quarta dimensione,
non significa che conosca pi cose di quelle che conosceva quando era in vita nella terza
dimensione. Quindi importante che noi ci atteniamo SOLO ai messaggi che ci arrivano dalla
frequenza dellamore incondizionato.
Inoltre, i messaggi dalla quarta dimensione hanno una sequenza temporale diversa rispetto al
piano fisica e quelli della quinta dimensione e oltre, ci arrivano come flash di luce dallADESSO
dellUNO. Dovremo poi tradurre questi messaggi in linguaggio di terza dimensione per integrarli
nel quotidiano e condividerli con gli altri.
Il nostro cervello che traduce questi messaggi come un computer. Contiene solo le informazioni
che abbiamo scaricato, quindi sar difficile tradurre un messaggio di luce se i concetti sono
assolutamente nuovi per la mente di terza dimensione. Quando il canale/medium lascia la forma
fisica per permettere ad un essere superiore di usare la propria voce, il canale non ha bisogno di
tradurre il messaggio. In questo caso, il canale non ha bisogno di comprenderlo.
In ogni caso, per quanto positivo sia questo essere che stiamo canalizzando, pericoloso lasciare
il corpo. Molti canali che lo hanno fatto, hanno scoperto che cos. Quando vuotiamo la forma,
indeboliamo il sistema immunitario e prendiamo energie che non appartengono alla nostra forza
vitale.
Risvegliando, scaricando ed integrando il SE Multidimensionale, sempre pi canalizzazioni ci
arriveranno dallaspetto di dimensione superiore del nostro SE. E importante ricordare che noi
abbiamo una risonanza del nostro SE su molti pianeti, galassie e dimensioni. Avendo attivato le
percezioni sottili, possiamo imparare a comunicare con queste parti, pur rimanendo nella tuta
terrestre e fisica.
CHIAROVEGGENZA
La chiaroveggenza la capacit di vedere gli oggetti che risuonano alla quarta dimensione e oltre.
Espandendo la coscienza, le percezioni si espandono oltre i confini dello spettro fisico della luce.
Quindi possiamo vedere oggetti ed esseri nella quarta dimensione e oltre. La chiaroudienza
ludito multidimensionale e la chiaroveggenza la vista multidimensionale.
Noi percepiamo in modo diverso le varie dimensioni perch queste risuonano a differenti
frequenze della luce. Una delle esperienze di chiaroveggenza pi comuni la percezione dei

fantasmi. Secondo la mentalit ed il sistema di credenze di terza dimensione, noi pensiamo che
un fantasma sia un essere morto. Tuttavia, la morte unillusione, perch vuol solo dire che la
persona tornata a risuonare ad una frequenza superiore.
La quarta dimensione laura del pianeta Terra, ed anche laura di ciascuna persona. Percepiamo
diverse frequenze ponendo lattenzione sulla risonanza correlata alla nostra aura. Cos come noi
abbiamo macchie scure e chiare nellaura, anche Gaia le ha. Ci sono molti luoghi di potere sulla
Terra, dove le persone hanno espanso la propria frequenza, radicando quellespansione nel
pianeta e tornando a Casa, nellestasi e nellamore incondizionato.
Invece ci sono altri luoghi sulla Terra in cui lingiustizia, la crudelt, la paura e la rabbia hanno
lasciato delle cicatrici sul volto di Gaia, macchiando la Sua aura. Quando avremo attivato il talento
della chiaroveggenza, possiamo facilmente distinguere la differenza tra questi due luoghi.
Risvegliando la chiaroveggenza e la chiaroudienza, ci viene richiesto di intraprendere uniniziativa,
creando un tunnel di luce che attraversi il nostro Piano Astrale Inferiore individuale per radicarlo
nel corpo di Gaia.
Liniziativa di ripulire il nostro Tunnel di Luce ci insegna a differenziare tra le voci e le visioni
delle diverse dimensioni e frequenze. Il nostro obiettivo di ripulire costantemente la coscienza
per poterci connettere con le frequenze di luce pi alte possibile, e con i grandi esseri che
risiedono in quella luce.
Progredendo in questo processo, ci ricordiamo che nella quinta dimensione e oltre NON c tempo,
NON c spazio e quindi non c separazione. Perci ogni persona, luogo, situazione che
incontriamo un aspetto dellUNO del nostro SE pi grande che risiede nel QUI dellADESSO.
CHIAROSENZIENZA
La chiarosenzienza il termine collettivo che raccoglie tutti i sensi psichici. Quando siamo
chiarosenzienti, possiamo avere accesso a tutti i sensi sottili dellodorato, delludito, della vista e
del tatto. La chiarosenzienza viene avvertita come un sentimento, accompagnato da una
sensazione fisica. Potremmo sentire lodore di qualcosa che non c, percepire una sensazione
visiva veloce di qualcosa con la coda dellocchio, sapere qualcosa che un attimo prima
ignoravamo, arrivare per un secondo in unaltra realt e/o sentirci improvvisamente confusi e
disorientati.
Spessissimo, grazie alla chiarosenzienza, sperimentiamo le realt alternate, parallele e di
dimensione superiore. Ci sono diversi tipi di realt alternate. Una di queste sono chiamate vite
passate. Per il tempo e lo spazio sono unillusione tipica della terza dimensione. Quindi, quando
eleviamo la coscienza anche solo fino alla quarta dimensione, spesso iniziamo a vivere in
unesistenza che non pi coerente con la vita di terza dimensione a cui eravamo abituati.
Entrando nella coscienza di quarta o quinta dimensione, possiamo guardare dallalto la
frequenza di terza dimensione per percepire qualsiasi ambito temporale che vogliamo. Da questa
percezione possiamo osservare le nostre incarnazioni sulla Terra di terza dimensione come se
allineate su una ruota del tempo. Dal nostro punto di vista delle dimensioni superiori, questa ruota
non condizionata dal tempo, ma quando entriamo in uno di questi periodi, siamo limitati dal
movimento cronologico del tempo di terza dimensione.
La chiarosenzienzia pu essere sperimentata come una Conoscenza che arriva alla coscienza.
Se riusciamo a fidarci di quella conoscenza, essa pu guidarci attraverso i tanti ostacoli della vita
3D. Questa guida interiore ci dirige anche verso una migliore Conoscenza del nostro SE. Meglio
conosciamo il s, meglio riusciamo a discriminare tra le sensazioni interiori che ci arrivano da
unaltra persona e quelle che derivano dal nostro s.
Come in ogni relazione, lamore incondizionato e la fiducia sono alla base dellintimit. Essere in
intimit con il proprio s un concetto sconosciuto ai pi, ma ricordando ed abbracciando il vero
SE Multidimensionale, la nostra abilit di entrare in intimit con tutta la vita si espande in modo
esponenziale.
TELECINESI
La telecinesi una capacit di quarta e quinta dimensione che ci permette di spostare oggetti
nello spazio senza usare il corpo fisico. Per il s di quarta e di quinta dimensione, la mente, le
emozioni e le intenzioni sono pi potenti dei muscoli. Quindi possiamo spostare gli oggetti
combinando pensieri ed emozioni con unintenzione consapevole. Spesso ci si riferisce alla
telecinesi come alla mente che governa la materia.

In altre parole, con un uso consapevole delle capacit telecinetiche, possiamo spostare e/o
influenzare la materia con il potere della mente. Per anche le emozioni giocano un ruolo
importante nella telecinesi. La telecinesi consapevole una delle percezioni sottili meno comuni.
Spesso invece noi influenziamo la materia con la mente/emozioni in modo inconscio. Per esempio,
chi pi predisposto per la telecinesi, a volte spegne o accende i lampioni per strada anche solo
camminandoci sotto.
Queste persone potrebbero sentirsi inclini verso le arti marziali o sport quali il tennis, il baseball, il
golf, in cui il potere dellintenzione pu essere usata in modo consapevole per dare una direzione
alla corsa della palla o la forza del colpo delle arti marziali. Anche gli artisti che lavorano con
lintaglio o la scultura potrebbero avere un talento latente verso la telecinesi, perch manipolano
la materia con le mani, ma anche lintenzione della mente/emozioni inconsce possono avere una
parte fondamentale nella loro opera.Un altro tipo di telecinesi inconscia il poltergeist. Un
poltergeist non un fantasma, ma il movimento della materia attraverso lintenzione inconscia
di una persona viva. Spesso questa persona un adolescente inconsapevole della forza delle
emozioni estreme. La paura, la rabbia e il dolore possono essere molto potenti. Purtroppo, usate in
modo inconscio per manipolare la materia, di solito spaventa la persona che ha involontariamente
creato quel movimento.
Lemozione forte un elemento importante nella telecinesi perch lemozione energia in
movimento. Guadagnando maestria sulle emozioni, possiamo usare le emozioni basate
sullamore per elevare in modo consapevole e amorevole la frequenza della materia in modo che
sia meno gravata dal tempo e dallo spazio. Possiamo poi spostarla senza il limite del peso e della
massa di terza dimensione.
Se possiamo collegarci consapevolmente con la coscienza quantica, possiamo usare la
manifestazione istantanea del pensiero quantico per teletrasportare la materia ovunque
nellUniverso, in un istante! E stato provato che il nostro DNA spazzatura funziona come un
wormhole, in cui i messaggi, ed eventualmente la materia, pu essere istantaneamente
teletrasportata in qualsiasi luogo. Il tipo di teletrasporto simile a quello usato in Star Trek. La
materia viene portata a livello quantico, dove pu essere essere spostata oltre il tempo e lo
spazio, e poi ristrutturata nel luogo prescelto.
Tutte le percezioni sottili ci permettono di percepire in modo consapevole le frequenze pi alte
della realt che coesistono con noi nella vita quotidiana. Quando crediamo di poter sperimentare
in modo conscio le dimensioni superiori, la nostra coscienza si espande verso di esse. La nostra
frequenza di coscienza stabilisce la frequenza delle percezioni. Poich possiamo sperimentare solo
ci che percepiamo, la realt che percepiamo la realt che noi viviamo.
Il paragrafo qui sopra la chiave per bi-locarsi verso altre realt, pur mantenendo la tuta terrestre
fisica. Per esempio, vorreste fare un viaggio su Venere?
le raprezentationi
Il mondo rappresentazionale A cura di Marina Parisi
Il mondo rappresentazionale una raccolta organica di esperienze passate, di impressioni
relativamente durature, una costellazione di percezioni e di immagini, che il bambino coglie dalle
sue varie esperienze, e che a sua volta gli fornisce una sorta di mappa cognitiva, una specie di
panorama soggettivo nel quale egli pu evocare quellinsieme di personaggi e di eventi che
costituiscono il teatro della sua esperienza (Greenberg, Mitchell, 1986)
A) Sebbene il concetto di rappresentazione abbia da sempre suscitato in psicoanalisi interesse
clinico e speculazioni teoriche, una sua soddisfacente sistematizzazione ha avuto inizio
soltantodal 1956, quando Sandler fu invitato da Anna Freud ad assumere la direzione di un
progetto di ricerca conosciuto come Hamstead Index Projet; una ricerca attiva nata con
lobiettivo di rendere pi chiari alcuni concetti psicoanalitici. Negli anni che seguirono furono
pubblicati numerosi scritti, e tra questi ebbe particolare risonanza il lavoro sul Mondo
Rappresentazionale di Rosemblatt e Sandler del 1962.
Partendo dai concetti di mondo interno e mondo esterno come descritti da Freud nellultimo
capitolo del Compendio, gli autori si proposero di andare oltre una differenziazione puramente
descrittiva tra interno ed esterno per avvicinare il problema del mondo del bambino da un
punto di vista differente. Costruirono cos un modello teorico in cui la percezione degli oggetti del
mondo esterno non avrebbe potuto aver luogo serva lo sviluppo, allinterno dellio del bambino, di

una serie sempre pi organizzata e complessa di rappresentazioni della realt esterna e delle sue
interazioni con la realt stessa.
Da allora, per, il concetto di rappresentazione, spesso al centro del dibattito sui modelli di
sviluppo della mente, stato anche interessato da importanti cambiamenti teorici. Infatti mentre
inizialmente Sandler lo aveva usato nellambito del modello strutturale di Freud, in seguito egli
stesso ha progressivamente modificato le sue idee. Influenzato dal lavoro Winnicott, della Mahler,
e di altri studiosi dello sviluppo, al primato delle pulsioni e del conflitto intrapsichico, ha sostituito
la centralit degli affetti e delle relazioni interpersonali reali. Cos modificato, il concetto di
rappresentazione mentale ha suscitato un crescente interesse tra i ricercatori contribuendo al
dibattito sullo sviluppo della psicopatologia (Erode 1983-88), e diventando un argomento di
interesse comune tra psicoanalisi e psicologia evolutiva (Sandler 1960-62-78-90;Stern 1985-93).
B) Il concetto di rappresentazione, cos come stato riformulato recentemente, comprende due
aree di significato: una prima area non esperenziale, cio una organizzazione interna stabile, o
una mappa che raccoglie ed integra le immagini mentali e le disposizioni relazionali del s e degli
altri, ed una seconda struttura di tipo fenomenologico o esperenziale dove si collocano in ogni
momento i contenuti e le caratteristiche cognitivo-affettive delle esperienze personali.
Quando un bambino sperimenta numerose e diverse interazioni con la propria madre, la madre
che lo nutre, la madre che gli parla, la madre che lo sgrida e cos via, egli si crea, sulla base delle
interazioni, una rappresentazione della madre che fuori dallesperienza soggettiva, cio uno
schema o un insieme di regole che sebbene esista al di fuori dellesperienza soggettiva, ha la
funzione di organizzare i dati dellesperienza soggettiva stessa. Daltra parte, sebbene sia lo
schema della madre a dare vita ad una serie di memorie, pensieri o fantasie su di lei, esso una
rappresentazione qualitativamente differente dalle immagini o dalle esperienze soggettive incluse
in quelle stesse memorie, pensieri o fantasie. In questo senso il modello di mente proposto da
Sandler si diversifica notevolmente dal concetto di Internal working model di Bowlby.
Si ipotizzano dunque due tipi di rappresentazione: una rappresentazione esperenziale nel
presente ed una non sperenziale sempre pi stabile ma nello stesso tempo in continuo sviluppo.
C) Non appena comincia a conoscere se stesso ed il mondo in cui vive, il bambino in grado di
sviluppar modalit stabili per rappresentare la propria esperienza. Agendo ed interagendo con il
mondo esterno in una moltitudine di modi che gradualmente gli diventano familiari egli impara a
distinguere fra se stesso e gli altri, a creare limiti, ed a sviluppare capacit di discernere tra ci
che immaginato e ci che reale.Alle prime rappresentazioni rudimentali, distorte o parziali, per
linterferenza di fantasie e di bisogni, o per unorganizzazione cognitiva ancora in via di sviluppo,
gradualmente subentrano altre rappresentazioni, pi articolate e realistiche, ed il mondo
soggettivo del bambino si popola di rappresentazioni sempre pi differenziate di attivit,
sentimenti, e relazioni.Ben presto, tutte le relazioni del bambino con il mondo esterno vengono
mediate da rappresentazioni psichiche, mentre queste a loro volta verranno modificate, o distorte
per esigenze adattive da pressioni che sorgono dallesterno, o da richieste interne.
D) In che modo, per, le rappresentazioni forniscono al bambino quelle indicazioni guida che gli
sono necessarie per unappropriata appropriata attivit adattiva o difensiva? Abbandonato il
punto di vista di Freud dove il conscio e linconscio erano pensati come regioni della mente,
Sandler distingue tra rappresentazioni consce ed inconsce e sviluppa un modello della mente
basato sulle rappresentazioni, a cui attribuisce, soprattutto a quelle inconsce un ruolo centrale in
molti aspetti della vita psichica sia normale che patologica.Sandler ipotizza che il bambino, molto
presto nella sua vita, possa contare su sofisticate modalit per analizzare quanto gli accade, e che
attraverso un operazione mentale che chiama manipolazione, possa agire sugli eventi
modificandoli o mascherandoli, prima che diventino consci.
Con questo modello, egli contribuisce anche a chiarire concetti che a lungo sono stati al centro di
controversie in psicoanalisi come quelli di fantasia e di difesa. Con la teoria delle rappresentazioni
infatti, la fantasia non definisce pi una qualsiasi esperienza soggettiva, ne pi in primo piano
se essa preceda o no la rappresentazione, ma diversamente diventa il prodotto di una complessa
operazione mentale che attraverso la manipolazione inconscia di esperienze soggettive costruisce
una storia coerente.
Particolarmente interessanti sono anche le implicazioni del concetto di rappresentazione per
descrivere le connessioni fra lorganizzazione mentale del singolo e le interazioni connessioni che

avverrebbero ad opera di pratiche difensive tendenti ad usare le rappresentazioni corno


simulazioni di relazioni per prevedere, prevenire, manipolare gli effetti sulle e delle relazioni reali.
In questo modello infatti le difese vengono riproposte come processi mentali complessi, dove gli
stati emotivi possono essere scandagliati, ed interpretati con anticipo, per rispondere con azioni o
sentimenti, e modificare quelle rappresentazione del s che sono sentite inaccettabili, prima che
diventino consce. La protezione, ad esempio, ridefinita come una rappresentazione del se e
dellaltro che pu essere cambiata, permettendo al s di ripudiare la qualit non voluta nella
rappresentazione dellaltro, la formazione reattiva un cambiamento nella rappresentazione del
s del sentire o di una azione nel suo opposto; e ancora, lo spostamento una rappresentazione
del s mascherata dal cambio dei protagonisti.
Particolarmente interessante, inoltre, notare come sono stati ripensati i meccanismi di
identificazione: lidentificazione primaria ad esempio rivista in funzione difensiva, come un
cambiamento nella rappresentazione di s sul modello di alcuni aspetti dellaltro, ed in chiave
comunicativa, attraverso le identificazioni fugaci o di risonanza, come un modo per veicolare
empatia. Dellidentificazione proiettiva invece, Sandler mette in luce non solo glia spetti
intrapsichici che guidano le modifiche interne delle rappresentazioni del s e dellaltro in
interazione, ma anche gli aspetti interpersonali che laccompagnano, e che portano alla
manipolazione esterna dellaltro costringendolo, per cos dire, a funzionare in modo da riflettere le
caratteristiche proprie non volute, a funzionare in modo da riflettere le caratteristiche proprie non
volute, e consentendogli cos di sperimentare nellaltro quegli aspetti del s sentiti indesiderabili o
poco conosciuti.
E) In tempi pi recenti, e sviluppando un lavoro che si pu considerare complementare a quello di
Sandler, anche la psicologia evolutiva, si interessata al mondo rappresentazionale del bambino
per studiarne le unit di base.Stern infatti, abbandonando le precedenti ipotesi teoriche, dove le
rappresentazioni avevano come perno lazione ed erano organizzate per sequenze di immagini, ha
creato un nuovo modello, dove il bambino sviluppa il suo mondo rappresentazionale utilizzando le
dinamiche del sentire. Un modello originale che stato definito, con parole prese a prestito dalla
musica, di natura sinfonica per avere come nucleo centrale gli stati di attivazione, il crescere e
decrescere delle emozioni, e gli stati motivazionali.Come si pu vedere da quanto detto finora il
concetto di rappresentazione particolarmente interessante per le sue dirette implicazioni con le
dinamiche interattive.
Col concetto di rappresentazione infatti viene dato un ulteriore apporto nella direzione di chiarire
pi precisamente il ruolo assolutamente centrale delle interazioni precoci nella costituzione della
mente soggettiva.Come indica Stern il punto di partenza delle rappresentazioni nel momento
emergente che identifica il senso dellesperienza vissuta. Il bambino costruisce le sue
rappresentazioni dallesperienza di essere con un altro regolatore del s, a partire dalle ripetizioni
di eventi interattivi emozionalmente carichi. Il momento emergente individua linterazione, che
viene memorizzata per segmenti in rappresentazioni schematiche di vario tipo, e in modo globale
in una rete o in schemi di essere con. Un volta costruiti gli schemi possono essere ripensati e
ricombinati per impegnare il bambino nel gioco, o per creare fantasie e rappresentazioni
difensive.
Laspetto pi interessante di questa ipotesi teorica di aver proposto a ricercatori e psicoanalisti
sia un modo per pensare come lesperienza precoce di un bambino possa essere schematizzata e
memorizzata in una forma proto-narrativa, sia un legame di continuit tra questa e la successiva
esperienza narrativa. Laver individuato come punto di partenza della rappresentazione
lesperienza dellessere insieme con laltro in funzione di regolatore del s, permette anche di
capire meglio come si possa ritrovare nella dinamica intera t ti va nell a coppi a o nell a famiglia la
riattualizzazione di rappresentazioni interne che vengono riproposte nelle relazioni reali attuali.
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ll pensiero
L'atteggiamento con cui ci poniamo nei confronti della realt un potente agente di
trasformazione della realt stessa. C molto che possiamo fare per interagire con la vita e
contribuire a orientarla verso direzioni per noi pi adatte e, soprattutto, gioiose.
La qualit della nostra vita dipende dallidea che ne abbiamo. Lopinione e laspettativa che
abbiamo nei confronti degli altri influenza in modo determinante i nostri rapporti. Ci che
pensiamo di noi stessi condiziona ci che di fatto diventiamo.
Tutto parte dalla mente.
La realt quello che : n bella n brutta, n buona n cattiva. Ma i pensieri che coltiviamo
rispetto a qualcosa determinano la modalit con cui questa stessa cosa verr recepita e vissuta,
che influenza a sua volta il nostro comportamento, le nostre azioni e gli effetti delle nostre azioni.
E lo stesso meccanismo del boomerang, o del popolare proverbio chi semina vento raccoglie
tempesta. E come il boomerang sfrutta leggi fisiche ben precise per tornare allo stesso punto di
partenza da cui viene lanciato, cos il pensiero, non per magia o per cattiveria, si trasforma in
realt, ma perch anche lui sottoposto a leggi, leggi psicologiche che, in modo quasi
matematico, portano una persona in una direzione piuttosto che in un altra.
Quando i nostri pensieri si soffermano pi del necessario su qualche cosa che ci irrita o ci ferisce,
scatta automaticamente un meccanismo per cui ci sentiamo minacciati e lorganismo si prepara al
contrattacco: si libera adrenalina nel sangue, i muscoli si contraggono, diventiamo diffidenti,
suscettibili, tesi. Se provate, solo come esperimento, a pensare a qualche cosa di sgradevole, non
potrete non notare tutta la serie di cambiamenti interni che avvengono anche a livello fisico ed
emotivo. Se qualcuno che non vi conosce vi incontra quando siete in questa situazione,
difficilmente si sentir a suo agio con voi, forse penser che la vostra aggressivit rivolta verso
di lui (ladrenalina in circolazione viene ancora percepita a livello subcosciente dalla maggioranza
delle persone, non dimentichiamo che qualche cosa dellistinto animale ancora attivo in noi), e a
sua volta agir con diffidenza e circospezione. A questo punto latmosfera si fa elettrica, e basta la
pi piccola scintilla per far scoppiare un malinteso e rinforzare il pensiero negativo che era alla
base di tutta la transazione: Ecco, lavevo detto io che era il caso di stare in guardia. Cos si
pongono le basi per il perpetuarsi di un processo automatico, per cui ogni pensiero diventa una
profezia autorealizzantesi e ogni risultato negativo raggiunto conferma e rafforza lesigenza di
difesa, diventando causa di un ulteriore insuccesso.
Lo stesso processo funziona anche in direzione opposta, per fortuna, e sta a noi capire il
meccanismo e invertire la direzione di marcia.
Quando siamo tranquilli, ottimisti, aperti e fiduciosi, ci presentiamo in modo molto diverso, la
muscolatura, soprattutto quella del volto, pi distesa, in circolazione non c adrenalina, non
siamo sulla difensiva e quindi non destiamo sospetto, anzi ispiriamo simpatia. Allora anche il

nostro interlocutore si pu rilassare e ogni forma di comunicazione pu avvenire senza


interferenze interne, non necessariamente connesse alla realt che stiamo affrontando.
Se capiamo questo processo possiamo forse intravedere come anche su scala pi grande ogni
nostro pensiero, di fatto, determina la nostra vita. Se siamo convinti che trover mai lavoro,
non proveremo neppure a cercarlo, e allora non c pi da stupirsi se rimarremo disoccupati.
Se il pensiero che ci tortura non sono abbastanza bravo per, non ci preoccuperemo neppure
di colmare le lacune e perfezionare le nostre capacit. Se pensiamo che nessuno mi guarda,
sicuramente non proveremo a fare niente per attirare lattenzione e linteresse di chicchessia. Si
potrebbe andare avanti per ore, ma credo che tutti possono, senza difficolt, attingere numerosi
esempi dalla propria storia personale.
Siamo tutti purtroppo pi o meno vittime di tutta una serie di pensieri negativi, di fatto infondati,
che ci condizionano e limitano nellespressione e realizzazione delle nostre reali capacit. Il primo
passo per estirpare questi pensieri infestanti dal giardino della mente riconoscerli, mantenendo
vigile lattenzione, e poi sostituirli, procurandosi quelle esperienze necessarie a sviluppare nuove
convinzioni. Ogni esperienza positiva diventa una piattaforma di partenza su cui costruire un
atteggiamento pi aperto e fiducioso nei confronti della vita, che a sua volta ci permetter di
crearci esperienze sempre pi incoraggianti e soddisfacenti.
I quadrifogli vanno cercati. Se ci non proviamo neppure, come potremo mai trovarli?
La Memoria
Quando avveniva che la sventura stava per abbattersi sul suo popolo, il Baal-Shem Tov usava
ritirarsi in raccoglimento in un dato punto del bosco. Ivi giunto, accendeva un fuoco e recitava al
cielo una preghiera: e il miracolo si compiva, e la sventura era scongiurata.
Gli anni passarono: e tocc al suo discepolo, il Maghid di Mesritsch, intervenire per scongiurare le
sventure che via via, minacciose, si profilavano. In quei momenti, il Maghid si recava nel bosco e
diceva: Signore del cielo, prestami ascolto. Come vada acceso il fuoco non lo so, nessuno me lo
ha insegnato oppure l ho dimenticato. Per la preghiera sono ancora capace di recitarla, e credo
che baster. E il miracolo si compiva.
Gli anni passarono, nubi cariche di sventura si addensavano.
Dal suo ritiro nascosto nel bosco Rabbi Moshe Loeb di Sasow diceva: Non so come vada acceso il
fuoco, non conosco la preghiera: perch nessuno mi ha insegnato il modo e le parole, oppure
perch io stesso li ho dimenticati. Per il luogo so come trovarlo, e forse baster.E ancora il
miracolo si compiva.
Poi tocc a Rabbi di Rizin scongiurare le minacce che incombevano sul suo popolo. Seduto su un
pancaccio, si prese il capo fra le mani e mormor: Non so come vada acceso il fuoco, non
conosco la preghiera, non so pi trovare quel punto nel bosco: niente di tutto questo so, nessuno
me l ha insegnato oppure l ho dimenticato.
Tutto quel che so fare, tener viva la memoria di questa storia: baster?Dalla tradizione orale
dei Hassidim
Presentazione
Il percorso tocca ambiti diversi tra loro, la filosofia, la sociologia, la storia, la letteratura latina,
greca e italiana; tutti gli argomenti trattati sono uniti da un filo che li lega indissolubilmente: il
concetto secondo cui la memoria storica necessaria e corre il rischio di non esserlo pi.
In quanto sapere essa ha subito gli influssi dei cambiamenti della societ, in particolare, nellet
postmoderna teorizzata da Lyotard, il sapere della memoria storica diventato una conoscenza
che si identifica con il concetto di informazione: questo non fa che renderla alle dipendenze della
potenza insidiosa dei mass-media.
Lantico principio secondo il quale lacquisizione del sapere inscindibile dalla formazione
(Bildung) dello spirito, e anche della personalit, cade e cadr sempre in disuso questa la realt
del mondo in cui viviamo: la societ non richiede pi allindividuo di essere, la giustificazione a
tutto ci data dal fatto che il sapere viene e verr prodotto per essere venduto, e viene e verr
consumato per essere valorizzato in un nuovo tipo di produzione: in entrambi i casi, per essere
scambiato.

Dunque oggi si parla di sapere funzionale al guadagno, la memoria viene cos spezzettata e usata
a proprio piacere.
Al termine del mio corso di studi mi sono accorta di essere prossima alla fine portando in me
uneredit; mi sono resa conto del duplice volto della memoria, aedo ma contemporaneamente
storico, ho allora cercato di individuare chi, oggi, si preso lonere nella nostra societ di
salvaguardare la memoria del passato.Ho individuato un testimone in Primo Levi, cantore sofferto
del nostro secolo che aveva lasciato parte dellanima ad Auschwitz, ma a questo punto,
riflettendo su quelleredit che ho acquisito, ho concluso che io e altri che hanno percorso il mio
stesso iter di studi siamo clandestini in questa nuova societ. Cos riconoscendo quegli ideali che
mi hanno paradossalmente ancorata alla concretezza in questi anni, nata lintenzione di questo
percorso: analizzare la memoria storica, cercando di diventarne custode.
La memoria una mappa criptata il cui codice daccesso la volont di ricordare
Viviamo in tempi ove la memoria storica serpeggia tra levocazione del passato, la visualizzazione
del presente, il vaneggiamento del futuro.Il nostro tempo, e in particolare la seconda met del XX
secolo in cui la memoria con la dimenticanza stato spesso strumento consapevole dei nuovi
saperi, stato caratterizzato da uno sviluppo tecnologico e scientifico vertiginoso che ha avuto
ricadute immediate sulla vita quotidiana e sulla societ in genere. Il filosofo francese Jean-Franois
Lyotard individua la caratteristica fondante della nostra epoca chiamata postmoderna nel venir
meno delle grandi narrazioni metafisiche illuminismo, idealismo, marxismo- che avevano
giustificato ideologicamente la coesione sociale e ne avevano ispirato le utopie rivoluzionarie. Si
assistito dunque al progressivo declino del pensiero totalizzante: sin dallUmanesimo luomo
aveva reperito una ragione dessere, una legittimazione dicendosi erede di unantichit
venerabile, luomo moderno a cavallo fra lOttocento e il Novecento si sentiva votato alla fiducia
nel progresso in quanto incarnava il punto di arrivo della storia, mentre alluomo postmoderno non
rimane che lo scetticismo: gli si pone ora, in un mondo in cui c la dissoluzione delle verit, il
problema di reperire criteri di giudizio e di legittimazione che abbiano valore locale e non
universale.
La storia tramandata dalla tradizione si configura quindi come strumento di ricerca per una
continuit, un mezzo che attraverso la memoria storica definisce la coscienza di ci che
accaduto al fine di interpretare ci che .
Avere una memoria storica ha costituito in passato un alto obiettivo per una societ di uomini
imprigionati e attanagliati da un paradosso: il desiderio di poter dimenticare ci che stato,
lambizione di ricordare e trovare una continuit con ci che avvenuto, cercando cos di
trasporre nella prassi la definizione degli antichi di storia maestra di vita.
Troviamo come rappresentanti dei due poli opposti del paradosso due filosofi: Nietzsche e Hegel.
Il primo ritiene che linfelicit delluomo sia causata dal pesante fardello del passato: egli vive in
modo storico ed portato inevitabilmente a rendersi conto del fatto che lesistenza solo un
ininterrotto essere stato. Cos, Nietzsche afferma che ci che non storico e ci che storico
sono ugualmente necessari per la salute di un individuo, di un popolo e di una civilt.
Dunque loblio necessario alla vita, la possibilit di dimenticare il passato funzionale al
presente. La storia basata sulla memoria storica deve servire la vita, mentre rischia di
paralizzarla e incatenare luomo al passato offrendogli niente pi che unarida istruzione senza
vivificazione.
Nietzsche scrive: solo per la forza di usare il passato per la vita e di trasformare la storia passata
in storia presente, luomo diventa uomo; la visione di questo filosofo non certo ottimista: egli,
infatti, intende proporre queste considerazioni (chiamate da lui stesso inattuali) per
smascherare e criticare la societ in cui vive, una societ malata della malattia storica il cui
promotore stato Hegel. Questultimo ha portato luomo a considerarsi passivo epigono del
passato, lo ha portato allidolatria del fatto.
I contemporanei di Nietzsche rappresentano un generazione di eunuchi caratterizzati da una
personalit debole destinata ad essere cancellata dalla storia e dalla memoria.
Essi sono criticati in quanto credono di essere i vincitori al culmine del processo storico ma essi
non sanno che riconoscere ci che nel passato grande e va preservato e tramandato possibile
solo con la massima forza del presente, solo nella pi forte tensione delle qualit pi nobili:
Nietzsche non crede certo al progresso di cui si vantano gli uomini del suo tempo.

Dunque luomo deve saper limitare la memoria del passato fin dove essa non limita la vita e deve
saper far uso dellantistorico, cio la forza e larte di poter dimenticare, e del sovrastorico,
ossia larte e la religione, cio le potenze che distolgono lo sguardo dal divenire, volgendolo a ci
che d allesistenza il carattere delleterno e dellimmutabile.
Simmetricamente opposta la concezione della storia e del passato di Hegel.
Egli rappresenta il versante storicistico per cui la realt stessa la storia. La filosofia
strettamente legata alla storia che rappresenta lorizzonte e la dimensione fondamentale della
realt stessa.
La filosofia dunque deve volgersi al passato, poich solo con lo sguardo rivolto al passato si pu
comprendere il presente: c infatti uno stretto legame tra le due dimensioni temporali, esse sono
connesse dalla necessit che determina il divenire storico.
La concezione hegeliana di storia essenzialmente ottimista: la realt divenire, processo; tale
processo governato dalla razionalit che progredisce verso una meta che intende raggiungere,
essa progresso verso la libert.
Ma tutto ci che avviene nella storia opera di Dio. Analizzare il passato significa comprendere
che esso la realizzazione del piano di Dio, anzi la storia ben pi di questo, essa la
rappresentazione del processo divino, assoluto, dello Spirito nelle sue forme pi alte, del graduale
processo attraverso il quale raggiunge la sua verit, lautocoscienza.
La storia come luogo del divino non pu che essere positiva e orientata al progresso. Il contenuto
stesso della storia razionale. Il processo storico lattuarsi della libert dello Spirito attraverso
lumanit.
Innanzitutto, nella storia lo spirito divino vive come Spirito del mondo (Weltgeist), che si incarna di
volta in volta nello spirito di un popolo.
Lo spirito nella storia non infatti un singolo, ma un individuo determinato di natura universale,
cio lo Spirito che vive nella coscienza di un popolo (Volkgeist), costituito da tutti quei caratteri
unitari e specifici che formano unidentit storica.
La storia, in quanto mutamento implica anche il tramonto di ci che stato bello, la rovina di ci
che stato potente, ma dalla morte rinasce la vita, lo Spirito che agisce nella storia ringiovanisce.
Cos, quando lo Spirito di un popolo giunge al suo compimento, lascia spazio allaffermarsi dello
Spirito di un altro popolo: da questa tensione di forze, il morire e il rinascere, scaturiscono la
crescita e il progresso della civilt umana.
Per Hegel perci, volgere lo sguardo al passato non altro che guardare la storia della libert.
La memoria storica costituisce quindi un sapere, oggetto di analisi rispetto alle trasformazioni
sociali, culturali, economiche e politiche.
Dunque si pone la questione: in quale misura la memoria storica oggettivamente utile alluomo?
Secondo Lyotard e quindi in unottica sociologica postmoderna, le conoscenze storicheinvece di
essere diffuse in virt del loro valore formativo o della loro importanza politica (amministrativa,
diplomatica, militare), vengano fatte circolare negli stessi circuiti della moneta, e lopposizione
che le definisce cessi di essere sapere/ignoranza per divenire la stessa della moneta, conoscenza
dei mezzi di pagamento/conoscenza dei mezzi di investimento: dato ci quanto il sapere storico
utile al sistema sociale, oppure quanto esso disfunzionale al sistema stesso?
In questa analisi ritagliata nella contemporaneit informatica e globalizzata scompare luomo
etico lasciando campo libero alla desertificazione della memoria storica che pu e deve riapparire
in brandelli funzionali al sapere economico: nel mio percorso recupero al contrario lidea di uomo
che ambisce a ripercorre il suo passato, cerca di prevedere ci che sar ma, alla fine, desidera pi
di ogni altra cosa di non essere ci che stato.
A questo punto fondamentale rintracciare la virtus ovvero il vero valore dellatto del ricordare.Si
pu infatti facilmente dimostrare quanto e come la memoria storica come fonte di conoscenza
non sia stata tuttavia produttrice di sapienza: luomo stolto, impegnato nelle sue guerre politiche,
religiose, territoriali ha dimostrato di non aver imparato ad evitare ci che nel passato lo ha
penalizzato.
Il problema la motivazione alla memoria.Non importante solo ci che si ricorda o latto di
ricordare in s: il nodo fondamentale il motivo consapevole che porta un uomo a porsi davanti al
suo passato e alla storia, cercando di trarre da essa una strategia di comportamento per la vita
nel futuro.

I MEZZI DI TRASMISSIONE
LEPICA: LA COSCIENZA DEI VALORI DI UNA CIVILTA
La memoria di un popolo nasce e acquista consistenza laddove esso abbia maturato una
coscienza dei valori che lo contraddistinguono.La consapevolezza del possesso di un patrimonio
culturale da salvaguardare e tramandare ai posteri, offre il punto di partenza da cui sviluppare
una riflessione e uninterpretazione della propria realt passata e presente. Cos, ogni popolo, ogni
cultura in differenti modi crea dei mezzi che attraversano il tempo e superano la mortalit
delluomo rendendo immortali ed eterni i valori e le azioni degli uomini.
La memoria storica dunque non tramandata unicamente dalla storiografia, anzi, nella storia ha
avuto un ruolo assolutamente fondamentale la trasmissione orale, di padre in figlio.
La poesia epica della Grecia arcaica ne offre un esempio.
Grazie agli studi di Milman Parry, si giunti alla conclusione che Iliade ed Odissea non siano altro
che il punto di arrivo e cristallizzazione di una lunga tradizione orale.Lo studioso americano scopr
che i cantori popolari serbi e croati, i guslari, erano in grado di memorizzare e recitare in
pubblico canti eroici delle dimensioni dei poemi omerici, grazie ad espedienti mnemonici come le
espressioni formulari (chiamate da Parry gruppi di parole), del tutto analoghe alle formule e agli
epiteti ricorrenti nei poemi omerici.
Anche il metro usato per la poesia epica, lesametro, funzionale alla memorizzazione e concorre
perci a confermare la teoria oralista elaborata da Parry.Secondo tale teoria il canto epico o pi
precisamente la sua esecuzione era basata su un nocciolo narrativo definito nellOdissea (VIII, v.
481) una , una via, una traccia che era possibile scegliere allinterno della tradizione, e sul
repertorio di formule.
Dunque elementi imprescindibili dalla poesia epica erano le occasioni di esecuzione e i cantori: gli
aedi e i rapsodi.
Evidenziare laspetto collettivo della poesia epica fondamentale: essa infatti non solo precede
ogni forma di letteratura scritta ma anche la storiografia vera e propria; essa stessa si pone, in
quanto veicolo di trasmissione dei valori e della memoria, come prima forma di storiografia.
In Letterature romanze del medioevo (1985) Alberto Vrvaro trattando della poesia epica scrive:
lepica stabilisce un rapporto primario fra la sua materia narrativa ed una qualche vicenda storica
di rilievo per la comunit che la ricorda, sicch essa si distingue dallaltra narrativa proprio perch
il suo non un rapporto generico con la realt bens con avvenimenti storici precisi che siano
reali o presunti importa meno-
Luditorio ha un ruolo molto importante: laedo Femio nellOdissea afferma di cantare per
costrizione del suo pubblico (i Proci), esso quindi sottomesso al controllo sociale, laedo infatti
definito (Od. XVII, v. 385) come ossia come un lavoratore per la collettivit al pari
degli indovini, dei medici e dei carpentieri e anche Esiodo (Erga 25 s.) pone laedo accanto a
figure artigianali come il vasaio.
Gli aedi non rivendicano la paternit dei loro pezzi, essi infatti sono tramiti tra la divinit e il
mondo terreno e non poeti, vagando di citt in citt, improvvisano secondo il pubblico e secondo
le esigenze del momento modificando di volta in volta lenorme bagaglio di canti memorizzati; il
loro legame fondamentale, la loro azione ispiratrice non sentita come limitazione
delloriginalit individuale del cantore.
La Musa infatti lautorit divina riconosciuta dalla collettivit su cui si fonda lesecuzione del
canto epico; il legame con la divinit sentito fortemente tanto che gli aedi sono tutti pi o meno
caratterizzati da menomazioni fisiche cui data una grande carica simbolica e divinizzante: la
tradizione stessa ricorda un Omero cieco.
La funzione e la rilevanza sociale della figura dellaedo si pu comprendere attraverso i due aedi
che compaiono nellOdissea: Demodoco ( Od. VIII) e Femio ( Od. XXII).
Dal poema omerico possiamo risalire a quali potevano essere i repertori e le occasioni in cui essi
eseguivano le loro improvvisazioni: Demodoco ad esempio canta in occasione di un banchetto
della contesa insorta fra Achille e Odisseo, poi, durante dei giochi in piazza, accompagnato da
giovani feaci che ballano, canta gli amori di Ares e Afrodite, infine, canter la storia del Cavallo di
legno.
La poesia epica dunque costituisce una sorta di collettiva: attraverso gli eventi e le gesta
memorabili essa trasmette il patrimonio di valori storici, culturali e religiosi del popolo cui

appartiene. Essa si delinea anche come una sorta di mediazione tra i valori degli aristocratici, i
, che desiderano autorealizzarsi ed eternarsi nella memoria di avi eroici, e i
valori di una pi eterogenea societ.
Molto interessanti dal punto di vista antropologico sono i risultati degli studi di Eric A. Havelock,
che, discendendo dalle ricerche di Parry giunse ad interpretare lepica greca arcaica come una
enciclopedia ecumenica o enciclopedia tribale, serbatoio e raccolta dellinsieme delle
conoscenze e dei modelli culturali della civilt in cui assolve una funzione educativa, in quanto
depositaria del sapere collettivo.
La poesia epica infatti ha anche un aspetto prescrittivo: nellIliade, ad esempio, Achei e Troiani
agiscono secondo comportamenti che sono descritti con abbondanza di particolari: lesecuzione di
un sacrificio o di un rito funebre, la vestizione di un guerriero, le fasi di un duello, un atto di
supplica, lo svolgimento di unambasceria, la costruzione di una nave.
Tutti questi casi rappresentano un esempio delle situazioni, delle competenze, degli atti che
tramandano e sanzionano, secondo schemi tendenzialmente standardizzati, le consuetudini
sociali, comportamentali e tecnologiche del gruppo umano che le condivide e in cui ritrova la
propria identit.
Tuttavia, il valore educativo e la funzione di depositaria della memoria collettiva della poesia
epica, muta ben presto a causa dello stretto legame con la societ.
Muta luditorio e muta di conseguenza anche il ruolo del cantore: egli deve tener conto delle
nuove forze equilibranti della polis e prendere atto che linteresse per la sua poesia si sta
spostando gradualmente sul livello estetico-formale.
Il cantore non rappresenta pi valori morali sentiti attuali dalla societ, ora il suo compito quello
di eseguire fedelmente il testo memorizzato.
Allesperienza episodica e profetica dellaedo che compone i suoi pezzi, si oppone il carattere
istituzionale e meccanico dei rapsodi, i nuovi cantori, i recitatori di professione dei poemi omerici
e, pi tardi, di quelli esiodei.
Per i rapsodi loccasione in cui esibirsi lagone in cui il vincitore riceve un premio in denaro.
Naturalmente la nuova figura far sorgere diverse problematiche; Platone nel dialogo Ione
definisce lesecuzione dei poemi omerici da parte del rapsodo un , un abbellimento al
testo.
La critica ai rapsodi di Platone si riferisce in primo luogo alla loro attivit esegetica: essi non sono
altro che lodatori di Omero e non posseggono alcuna .
Lo scopo della recitazione dovrebbe essere quello di interpretare ed eventualmente modificare gli
aspetti immorali del mito ma questo impossibile nel caso dei rapsodi poich essi non conoscono
profondamente i contenuti della poesia che recitano.
Lo sviluppo della polis e della letteratura scritta portano a mutamenti anche radicali: la memoria
viene progressivamente riposta nella pagina scritta, in particolare, nel V secolo emerge la figura
del primo storico, Erodoto, definito da Cicerone pater historiae.
Sebbene egli non sia cronologicamente il primo storico, prima di lui cera stato ad esempio Ecateo
di Mileto, Erodoto il primo storiografo di cui abbiamo lopera conservata interamente e di cui
abbiamo potuto ricostruire metodo e fonti.
Ci che di fondamentale importanza per analizzare il valore storico-antropologico delle Storie,
sono i viaggi compiuti dallo storico.Nel proemio egli definisce con precisione i confini e gli scopi
che intende perseguire e afferma che la sua opera lesposizione delle sue ricerche. Erodoto
dunque si riferisce alle esperienze dei suoi viaggi e non usa il termine nellaccezione di
storia, ma in unaccezione pi vicina allorigine di tale parola, ossia la radice del verbo
vedere.Egli vuole riferirsi ad una delle fonti principali delle sue ricerche, la visione diretta, .Ma
Erodoto si serve anche di altre fonti, cio la raccolta di notizie presso i dotti, i viaggiatori, si serve,
grazie ad interpreti, dei racconti e dellesperienza di testimoni: egli, si pu dire, fa della memoria
una fonte.Erodoto, comunque, fa comprendere al suo lettore quando egli ritiene affidabile la
tradizione orale raccolta e quando, invece, egli non la ritiene portatrice di fatti reali.Questo
infatti il campo di ricerca di Erodoto: la realt, e pi precisamente, la realt umana.
Nel proemio precisa con chiarezza che i fatti umani e gli meravigliosi costituiscono lambito
della sua trattazione poich essi sono degni di essere ricordati nel tempo; egli dunque dichiara

quali siano le motivazioni principali delle sue ricerche: in primo luogo affidare alla memoria le
azioni degli uomini, perch esse conservando il , la gloria, non cadano nelloblio; in secondo
luogo indagare e scoprire quali furono le cause dello scontro fra due civilt: quella greca e quella
persiana.
La storiografia di Erodoto stata definita totale in quanto larco di argomenti toccati nelle
Storie davvero molto ampio: geografia, etnografia e religione sono solo alcuni degli argomenti
che arricchiscono le sue ricerche. Egli non esita a risalire a origini leggendarie quando lo ritenga
utile, a tentare ingenuamente il calcolo cronologico: egli assume diversi ruoli di volta in volta: il
ruolo di storico, cronista, etnografo, geografo, turista.
Egli alterna e seleziona gli argomenti che ritiene siano importanti da tramandare sebbene, in
qualche caso, egli stesso dubiti della veridicit di ci che riporta dicendo di non credere
ciecamente a tutto ci che gli viene raccontato.
Cos nella parte che segue immediatamente il proemio Erodoto, inaugurando il compito che per
eccellenza attribuito alla storiografia, la ricerca delle cause, si serve, seppur con distacco, della
tradizione mitica per narrare le origini del conflitto fra Greci e barbari, concludendo poi con
lidentificazione di un punto dinizio della rivalit con la dominazione del lidio Creso sulle citt
greche dellAsia Minore.
Un altro dato non deve essere trascurato: i libri di Erodoto erano oggetto di lettura pubblica;
questo fatto molto importante se si pensa oltre che al valore ideologico dellopera, che si pone
come esempio, anche alle innumirabiles fabules (come sono state definite da Cicerone) a
contenuto morale come la discussione sulla vera felicit degli uomini o sullinvidia degli dei.
Erodoto, dunque, servendosi in molti casi della memoria collettiva come fonte, affida alla memoria
non solo fatti degni compiuti da uomini degni, ma anche un patrimonio di alti valori morali.
LIMMAGINE
Lepoca attuale ha visto un cambiamento radicale dei mezzi di interpretazione della realt e di
trasmissione della memoria.E innegabile che lindiscussa protagonista del XX secolo, in grado di
influenzare modi di vita e di pensiero degli uomini, stata, ed tuttora, limmagine.Dunque, non
pi la semplice testimonianza di una pagina scritta, ma la rappresentazione fedele della realt
catturata e immortalata dalla tecnica fotografica.
La fotografia nasce nella prima met del XIX secolo come forma darte accanto alla pittura da cui
ha ereditato le regole di composizione e inquadratura e lo studio delle luci.
Ben presto per, lestremo realismo possibile grazie alla tecnica fotografica, soppianter la pittura
nel compito di rappresentazione della realt.Il ruolo della fotografia, subisce subito una dicotomia:
da una parte forma darte, dallaltra testimone affidabile della realt.Cos la fotografia viene
innalzata a manifesto delloggettivit, rappresentazione svestita da ogni soggettivit, e
cominciano a diffondersi i rportages e le fotografie documentarie.
La prima esperienza pi significativa matura a partire dal 1850 a Firenze dove la famiglia Alinari,
si dedica al censimento per immagini di bellezze artistiche: da questa esperienza scaturir la
fotografia sociale, infatti, i fotografi fiorentini non si limitarono a palazzi, edifici ed opere darte,
ma cominciarono anche a fotografare scene di vita quotidiana in citt come in campagna,
personaggi di rilievo come Garibaldi o anche la gente comune che si incontra per strada come gli
scugnizzi napoletani o i venditori ambulanti.
Il vocabolario dellimmagine comincia ad imporsi gradualmente, la fotografia senza bisogno di
commenti parla a chi la osserva, testimonia e porta la memoria visiva del preciso momento in cui
essa stata scattata.
Acquista ben presto popolarit tra i neonati fotografi la fotografia diretta che avr grande
successo per limportanza assunta nel campo sociale.
Essa, infatti, non si pone lobiettivo di giudicare la realt, ma semplicemente di mostrarla per
quello che , lasciando a chi guarda il compito di trarre le conclusioni.
Il ruolo del fotografo diviene quello di testimone della societ in cui opera, la fotografia diventa
documento attendibile che non abbellisce n peggiora il mondo, lo mostra semplicemente come
.
Esponente massimo di questo atteggiamento fu il fotografo tedesco August Sander.
A partire dal 1910, egli cominci a creare un archivio di ritratti di suoi connazionali senza
distinzione di classe sociale fino ad arrivare ad un totale di 40000 ritratti.

Lintero progetto originario era costituito da venti volumi con il titolo di Uomini del XX secolo ma
Sander riusc a pubblicare un solo volume nel 1929, in quanto successivamente opera e archivio
furono confiscati dal regime nazista.
I gerarchi del regime, infatti, si resero conto che un tale affresco della societ, cos crudamente
oggettivo contrastava con la retorica razziale e celebrativa della propaganda
ufficiale.Laffermazione della fotografia sociale accompagna levidenziarsi della figura del
fotoreporter.Solo a partire dal 1925, per, si pu parlare di vera e propria stagione del reportage,
in quellanno infatti lindustria tedesca Leica immette sul mercato una nuova macchina
fotografica, di pi piccole dimensioni, facile e veloce da usare.
Pochi anni dopo cominciano ad essere sempre pi frequenti i servizi fotografici che compaiono
sulle riviste, nasce la figura del fotogiornalista. La Germania si attesta come la patria di questo
nuovo modo di pensare la fotografia, da l provengono i fotogiornalista pi famosi, come Erich
Salomon o Felix Man.
Con lavvento del nazismo la situazione cambia radicalmente: i giornali illustrati diventano uno
strumento di propaganda del regime e numerosissimi i fotografi sceglieranno di espatriare, molti
altri saranno costretti allesilio.
Il nuovo centro del fotogiornalismo e della fotografia in genere, si trova ora negli Stati Uniti: qui si
svilupper una nuova e grande stagione artistica.
Importante da ricordare lanno 1936, in cui venne fondata la rivista Life destinata a diventare
modello per tutte le riviste illustrate.
Molto interessante inoltre la campagna fotografica commissionata e finanziata dal governo
sempre nel 1936, sul territorio rurale americano.
Il fine di questa iniziativa era quello di testimoniare ed evidenziare la drammatica situazione della
campagna americana dopo la crisi economica del 29.
In realt i fotografi ingaggiati ottennero ben pi importanti risultati: grazie alla lezione della
fotografia direttae alla fusione di oggettivit e partecipazione dellautore al tema, quelle
fotografie divennero rappresentanti universali di quellepoca, simboli di una condizione sociale
condivisa dallumanit in quel preciso momento storico.
Le vicende belliche, infine, contribuirono ad affermare il ruolo sociale affidato ai fotoreporter:
dapprima la guerra civile spagnola, poi il secondo conflitto mondiale, portarono alla luce figure
divenute quasi leggendarie come Robert Capa o Henri Cartier-Bresson.
I cosiddetti fotografi di guerra si evidenziano come una figura eroica, in grado di sfidare il pericolo
e lorrore per rendere testimonianza ai propri contemporanei e ai posteri di ci che luomo in
grado di fare.
Tuttavia lepoca dei grandi totalitarismi dimostrer anche che la presunta onest e oggettivit
della fotografia solo unapparenza.
La propaganda dei regimi fascista e nazista ne danno la concreta dimostrazione.
E ormai accertato che molte fotografie sfruttate a scopi documentari furono in realt vere e
proprie messe in scena.
Si evidenzia dunque la naturale ambiguit della fotografia: essa pur partendo dalla realt, ne offre
in realt una rappresentazione strettamente dipendente dal punto di vista, essa dipende da vari
fattori che vanno dalle qualit formali delle immagini alla capacit dellautore di cogliere lessenza
della realt che sta cogliendo.
E lintenzione del fotografo che determina la fotografia, essa caratterizzata dalla genialit del
suo autore.
Da documento la fotografia diventa arte manipolatoria di un una realt parziale e apparente.
Ci si pu domandare a questo punto quale sia oggi il ruolo della fotografia e dellimmagine nella
nostra societ.
Troviamo fotografi come Daniel Schwartz o Mary Ellen Mark che hanno raccolto leredit dei grandi
fotoreporter del passato, testimoniando non pi gli eventi, affidati ora alla televisione, ma i
drammi e le condizioni di vita di quegli uomini che vivono al confine con i paesi ricchi
dellOccidente.
Accanto a questi ci sono i nuovi protagonisti che rielaborano il linguaggio finora sviluppato.
La fotografia ha ora carattere pi visionario, tesa ad evidenziare la natura ambigua della realt,
talvolta a sostituirsi ad essa riproducendo fatti e immagini mai esistite: in questa linea si colloca

ad esempio il fotografo spagnolo Joan Fontcuberta, arrivato a produrre intere documentazioni


fotografiche di avvenimenti mai accaduti.
LImmaginazzione
Immaginazione. Una parola che ho sempre visto come uno scrigno in cui sono racchiuse
meraviglie. Un contenitore di bellezze sempiterne scolpite nella assenza di cose, oggetti, materia.
Limmaginazione crea ci che non esiste, scompone la realt e la rimescola, evoca immagini
indipendentemente dalla presenza delloggetto cui si riferiscono. Se ci fermiamo ad osservare la
vita in ogni suo aspetto, ci accorgiamo che tutte le realizzazioni umane discendono da una
intuizione. E che cos lintuizione, se non un germoglio dellimmaginazione? Essa si colloca alla
base di tutte le creazioni artistiche, ne il fondamento imprescindibile, se non ci fosse stata
questa superiore facolt umana il mondo non sarebbe mai stato quello che conosciamo.
Sarebbe incolore, un inferno in cui luomo non avrebbe scampo alcuno. Se togliamo la facolt
immaginifica sparisce lumanit, la sua parte migliore. Una volta un poeta disse che al di sopra
dellintelligenza abita limmaginazione: la prima indiscutibilmente umana, la seconda parte
dalluomo per trascenderlo. Quando misuriamo la nostra capacit di comprensione con una
grande opera letteraria, altro non facciamo che celebrare limmaginazione.Un mio vecchio
professore e amico mi consigli, da ragazzino, di riempire la mente di figure, immagini, vita
sognata. Poich la vita immaginata pi concreta di quella che viviamo. Disse: Non leggete
avidamente. Leggete con lentezza. E quando finalmente incontrate una grande immagine, per
carit di Dio, chiudete il libro. Non andate avanti. Godetevela un po, quella immagine. Portatela a
letto, al bagno, al ristorante. Non lasciatela scappare. Giocateci un po.Stravolgetela se
necessario. Modificatela a vostro piacimento. Appropriatevene. A questo serve la letteratura. S,
serve davvero a questo.
Mi ha sempre incuriosito la nascita delle idee e la loro evoluzione e, sin da bambinetto, mi
divertiva leggere favole. Ricordo con piacere le favole di Gianni Rodari, il pi grande scrittore di
libri per ragazzi che abbiamo avuto. Grammatica della fantasia un saggio meraviglioso, dove
Rodari indossa i panni del mentore. Ci prende per mano e ci fa vedere dove e come nascono le
immagini che poi ritroviamo nella forma di romanzi, racconti, favole, poesie. Le immagini
camminano sulle spalle dei personaggi, ci guardano e tentano di fagocitarci.
Limmaginazione si fa carne, diventa la Bovary, Anna Karenina, Pierre Bezukhov, Pap Goriot, il
baron de Charlus e il suo vizio. Si fa poesia, ho in mente le anime dolenti e sempre pencolanti
sullorlo del baratro di C. Baudelaire e il suo Spleen, oppure limmaginifico vate G. DAnnunzio e
limmedesimazione panica che d vita ad un poetare dove le immagini si addensano. Diventa
persino materia filosofica, Aristotele nel De Anima la definisce come cosa altra dalle sensazioni. La
dimensione sensibile rappresenta il nutrimento dellimmaginazione e attraverso i nostri sensi
percepiamo il mondo, comunichiamo con esso.
Nella storia del pensiero occidentale vi sono quattro grandi sistemi filosofici: Platonico,
Aristotelico, Kantiano ed Hegeliano. Ebbene, ciascuno nato da unimmagine, dallesigenza di
cercare la verit e di definire il mondo ordinandolo. Agli albori del Novecento limmagine divenne
lemblema dei movimenti Avanguardistici, nei campi dellarte ma anche del pensiero speculativo.
La prima volta che sentimmo pronunciare la frase limmaginazione al potere, era il 1909 e il
Futurismo cominci a farsi largo.
Il Manifesto del futurismo, redatto da Filippo Tommaso Marinetti, permeato dai concetti di
velocit e immagine. Negli anni sessanta il filosofo/politologo tedesco Herbert Marcuse, riprese il
concetto dellimmaginazione al potere donandolo agli studenti sessantottini. I quali attribuirono a
quella locuzione un significato profondamente rivoluzionario. Il piedistallo su cui si erge il
monumento dellarte, in tutte le sue declinazioni, limmaginazione. I paesaggi dellanima hanno
preso forma grazie alle intuizioni artistiche, mentre scrivo ascolto lAdagietto di G. Mahler (V
sinfonia) e quello che ho appena affermato si fa di una concretezza sublime.
Limmaginazione nutre larte e dallarte discendono i contorni di ci che non si vede. Tutto ci che
vi di superiore nelluomo, gli invisibili spazi interiori, i panorami della nostra spiritualit, sono il
felice esito di tutte le figure/immagini che attraversano la nostra mente. Michelangelo e Raffaello,
Leonardo e Leon Battista Alberti devono ringraziare il loro ingegno immaginifico.
Il progresso dellumanit in campo scientifico legato a questa facolt, tutto nasce da
unimmagine e intuizione. La dimensione post-mortem stata variamente rappresentata, la

conosciamo solo attraverso le immagini che luomo si dato. Penso al viaggio oltremondano di
Dante, prima della Commedia non si aveva idea di come potevano apparirci lInferno, il Purgatorio
e il Paradiso. Il contributo allimmaginario collettivo stato davvero notevole. E cos anche le arti
figurative: le innumerevoli scene sacre tratte dalle vicende bibliche.
Lestrema religiosit che appartiene alla musica, prima ho citato lAdagietto di Mahler. Potrei
continuare ricordando che se la pittura ha disegnato limmagine di Dio, la musica lo ha evocato
illuminando la sua essenza. Nella forma musicale del Requiem ha raggiunto vette espressive
assolute: Mozart, Verdi e Brahms. Laccrescimento perpetuo dello spirito, sostenuto
dallimmaginazione, ha trovato un luogo privilegiato anche nel teatro. Nelle opere di W.
Shakespeare, del nostro L. Pirandello, A. Checov, H. Ibsen sino ad arrivare, attraversando gli anni,
al teatro di Eduardo De Filippo, Carmelo Bene e la coppia Fo/Rame. In conclusione, quella che si
soliti definire come la facolt di elaborare liberamente e con fantasia i dati dellesperienza e i
pensieri, in realt una cosa pi semplice: il motore della vita.
Immaginazione[2]. la parte dominante delluomo[3], maestra di errori e falsit, furba
abbastanza da non esserlo sempre, perch sarebbe regola infallibile di verit se fosse infallibile
nel mentire. Ma essendo per lo pi falsa, non d alcun segno di questa qualit, dando lo stesso
carattere al vero e al falso. Io non parlo dei matti, parlo delle persone pi sagge, ed attraverso
loro che limmaginazione ha il grande diritto di persuadere gli uomini. La ragione ha un bel
gridare, essa non pu dare il prezzo alle cose[4].
Questa superba potenza nemica della ragione, che si diverte[5] a controllarla e a dominarla per
mostrare quanto essa possa in ogni cosa, per luomo una seconda natura. Ha i suoi felici, i suoi
infelici, i suoi sani, i suoi malati, i suoi ricchi, i suoi poveri. Fa credere, dubitare, negare la ragione.
Ferma i sensi, li rende attivi. Ha i suoi folli e i suoi saggi. E nulla ci d di pi ai nervi[6] che il
vedere come essa riempia i suoi ospiti di una soddisfazione molto pi piena e intera della ragione.
I saggi immaginari stanno bene con se stessi attraverso limmaginazione come i veri saggi non
possono ragionevolmente fare. Guardano gli altri con superiorit. Discutono con forza e sicurezza,
gli altri con timore e incertezza, e una certa gaiezza nel viso d loro spesso un vantaggio
nellopinione degli ascoltatori, tanto grande il favore di cui i saggi immaginari godono presso i
giudici della loro stessa specie. Essa non pu rendere saggi i folli, ma li rende felici, superando la
ragione che non pu che rendere ben miseri i suoi amici[7]. Lei li copre di gloria, mentre la
ragione li copre di vergogna.
Chi d la reputazione, il rispetto e la venerazione alle persone, alle opere, alle leggi, ai grandi, se
non questa facolt dimmaginare? Tutte le ricchezze della terra sono insufficienti senza il suo
consenso. Non direste forse che questo magistrato la cui venerabile canizie impone rispetto a tutti
governi se stesso con una ragione pura e sublime, e che egli giudichi la vera natura delle cose
senza fermarsi a quelle vane apparenze che non colpiscono che limmaginazione dei deboli?
Guardatelo iniziare un discorso con tutto lo zelo, rinforzando la solidit della sua ragione con
lardore della sua carit; eccoci pronti allascolto con un rispetto esemplare.
Ma se la natura ha dato al predicatore che si presenta al pubblico una voce roca e un aspetto
strano nel viso, se il suo barbiere lha rasato male e per di pi il caso ha fatto s che si sporcasse,
qualsiasi grande verit egli annunci, io scommetto sulla perdita di seriet del nostro senatore[8].
Il pi grande filosofo del mondo su una panca pi larga di quanto ci sia bisogno, se ha sotto di s
un precipizio, vinto dalla sua immaginazione anche se la sua ragione lo convince che al
sicuro[9]. Molti non riuscirebbero a sostenerne il pensiero senza impallidire e sudare.
Io non intendo enunciare tutti i suoi effetti. Chi non sa che la vista dei gatti, dei topi, schiacciare
un pezzo di carbone, e cos via, fanno uscire la ragione dai gangheri? Il tono della voce colpisce
persino i pi saggi e cambia leffetto di un discorso e di un poema. La simpatia o lostilit
cambiano il volto della giustizia, e quanto un avvocato ben pagato in anticipo trova pi giusta la
causa che difende[10]! Quanto un suo gesto ardito sembra migliore ai giudici, vittime di tanta
apparenza! Che buffa la ragione, quando il vento la scuote, e in tutte le direzioni. Potrei parlare di
quasi tutte le azioni degli uomini che non barcollano quasi per altro che per i suoi scossoni. Infatti
la ragione stata costretta a cedere, e la pi saggia prende come suoi quei principi che
limmaginazione degli uomini ha temerariamente introdotto ovunque.
[Chi volesse non seguire altro che la ragione, sarebbe pazzo a giudizio della maggior parte delle
persone. Bisogna, poich cos piaciuto, lavorare tutto il giorno e faticare per dei beni riconosciuti

come immaginari. E quando il sonno ci ha rinfrancati delle fatiche della nostra ragione
immaginaria e posto in una ammirevole calma, bisogna subito distruggerla e alzarsi per andare a
correre dietro le nuvole e piegarsi alle impressioni di questa dominatrice del mondo[11].]
Questo mistero da tempo ben noto ai nostri magistrati. Le loro toghe rosse, i loro ermellini, di cui
si vestono come gatti impellicciati, i palazzi dove giudicano, i fiordalisi[12], tutto questo augusto
apparato era strettamente necessario; e se i medici non avessero sottane e pantofole, e se i
dottori non avessero berrette quadrate e toghe di quattro misure pi ampie del necessario, non
avrebbero mai ingannato il mondo che non pu resistere a questo sfoggio cos autentico. Se i
magistrati possedessero la vera giustizia e se i medici possedessero la vera arte della guarigione,
non saprebbero che farsene di berrette quadrate; la maest di queste scienze sarebbe di per s
molto venerabile, ma non essendo che scienze immaginarie, devono utilizzare questi strumenti
per colpire limmaginazione, e cos in effetti ottengono rispetto. Soltanto gli uomini di guerra non
si travestono in questo modo, perch hanno un potere effettivo: loro si impongono con la forza, gli
altri mascherandosi.
per questo che i nostri re non hanno cercato questi travestimenti. Non si sono coperti di abiti
straordinari per apparire come re. Si sono fatti scortare da guardie e uomini darme. Queste
truppe armate che non hanno mani e forza che per loro, le trombe e i tamburi che li precedono, e
queste legioni che li circondano, fanno tremare i pi saldi. Non hanno labito, hanno
semplicemente la forza. Bisognerebbe avere una ragione ben fine per guardare come qualsiasi
altro uomo il Grande Signore circondato dal suo superbo serraglio di quarantamila giannizzeri[13].
Noi non riusciamo neppure a vedere un avvocato in sottana, col berretto in testa, senza formarci
unopinione positiva della sua abilit.
Limmaginazione dispone di tutto, crea la bellezza, la giustizia e la bont che il tutto del mondo.
Sarei ben lieto di vedere quel libro italiano di cui non conosco che il titolo, che da solo val pi di
molti libri: Dellopinione regina del mondo[14]. Lo sottoscrivo senza conoscerlo, salvo il male che
vi pu essere dentro.
Ecco pi o meno gli effetti di questa facolt che inganna, che sembra esserci stata data apposta
per indurci necessariamente in errore[15]. Noi abbiamo ben altre idee in merito.
Le impressioni a cui siamo abituati da tempo non sono le sole in grado di ingannarci, il fascino
delle nuove ha lo stesso potere. Da qui vengono tutte le dispute tra gli uomini, che si
rimproverano o di seguire le false impressioni dellinfanzia, o di correre temerariamente dietro alle
nuove. Chi tiene il giusto mezzo[16], si faccia avanti e ne dia la prova. Non c principio, per
naturale che sia, anche dopo linfanzia, che non si possa far passare per una fatua impressione, o
dellistruzione o dei sensi[17].
Visto che, dicono alcuni, sin dallinfanzia avete creduto che un baule vuoto quando non vedete
niente dentro, avete creduto possibile il vuoto. una illusione dei vostri sensi, resa pi forte
dallabitudine, che deve essere corretta dalla scienza. E altri dicono: Poich vi si detto a scuola
che non esiste il vuoto, il vostro senso comune, che prima di questa impressione sbagliata lo
percepiva benissimo, si corrotto, e bisogna quindi correggerlo ripristinano la vostra prima
natura. Chi ci ha dunque ingannato, i sensi o listruzione[18]?
C anche un altro principio che ci indice in errore, le malattie. Corrompono il nostro giudizio e la
sensibilit. E se le grandi li alterano sensibilmente, non dubito affatto che le piccole facciano
altrettanto in proporzione.
Il nostro interesse personale anchesso un meraviglioso strumento per accecarci
piacevolmente[19]. Neppure al pi equilibrato uomo del mondo concesso di essere buon
giudice di una sua causa[20]. Ne conosco che, per non cedere a questo amor proprio, sono stati i
pi ingiusti del mondo in senso opposto. Il mezzo sicuro di perdere un affare del tutto giusto era di
farglielo raccomandare da un parente stretto. La giustizia e la verit sono due punte cos sottili
che i nostri strumenti sono troppo grossolani per toccarli con precisione. Se ci vanno vicino, ne
smussano la punta e si appoggiano tuttintorno pi sul falso che sul vero.
[Luomo dunque fatto in modo cos felice da non avere alcun principio giusto del vero e molti
eccellenti del falso. Vediamo ora quanti. Ma la causa pi buffa dei suoi errori la guerra che c
tra i sensi e la ragione

persona e personalita

Che cosa intediamo per personalit? Un termine usato con grande frequenza a proposito e pi
spesso a sproposito: un termine che per il proprio valore generale si presta a numerose
interpretazioni e che raccoglie, a seconda delle sedi in cui viene applicato o usato, significati
diversi. Nel linguaggio corrente la personalit la caratteristica fondamentale di un individuo,
l'insieme delle sue doti personali e particolari, per cui l'individuo uomo si differenzia da un altro.
Diciamo cos che un uomo ha propria personalit quando possiede in grado elevato la facolt di
evidenziare le proprie caratteristiche positive, quando si stacca dalla massa o meno amorfa,
quando sa essere per tempi considerevoli compiutamente se stesso.
L'interpretazione popolare del termine personalit, che abbiamo cercato di riassumere e di
concentrare in definizioni brevi, non parte da un presupposto errato, pur non centrando nel pieno
del suo valore il significato scientifico. Come sempre, l'interpretazione popolare d una definizione
fondata sul buon senso, che spesso costituisce la formula scientifica diluita; definizione comunque
valida per risalire a una formulazione pi precisa e pi obbiettiva. Noi distinguiamo tra persona e
personalit, come distinguiamo tra l'atto spirituale e la reazione psichica, come distinguiamo tra
l'uno e il molteplice, tra l'Entit e l'esistenza. La persona l'unit intrinseca che costituisce
l'uomo, il suo vero volto che guarda verso l'immortalit.
La persona in tutti: in coloro che trionfano nella vita, in cui l'umanit celebra le proprie vette,
in cui esplodono, quasi incontenibili, ingegno, forza, volont e intelligenza; e in coloro nei quali la
vita ridotta a poche funzioni, nei quali un velo pesante e impenetrabile copre il valore, l'epifania
aperta dello spirito: in tutti vi persona, intima profonda unione di corpo e di spirito, valore
supremo che trascende questo o quel fine particolare. La personalit invece, per noi, il
manifestarsi della persona, lestrinsecarsi di questa dinamica che chiamiamo vita e che scaturisce
direttamente dall'unione del corpo e dello spirito. La personalit quanto possiamo vedere,
constatare, quanto vale sul piano sociale, la stessa forma esteriore, assunta dalla persona.
Essa si fonda quindi su una reazione di adattamento dell'organismo, sull'adeguamento delle
funzioni all'oggetto della funzionalit, sulla differenziazione e distinzione dell'individuo o, meglio,
dell'individualit. Difficilmente possono essere trovati anche nella stessa specie due individui
perfettamente identici, per cui sia impossibile distinguere l'uno dall'altro; dovremmo scendere
nella scala degli esseri inferiori dove il principio di differenziazione e di distinzione non
assolutamente percepibile, almeno con i nostri mezzi naturali. Pur tuttavia il fatto che un cane
differisca da un altro, che chiunque saprebbe distinguere il proprio cavallo da quello di un altro,
non significa che l'animale abbia realizzato la propria personalit: ad esso manca quanto di pi
essenziale vi possa essere alla personalit, e cio la persona. Lo sforzo di adeguamento
funzionale, la profonda reazione organica, conducono nell'animale superiore
all'individualizzazione, alla realizzazione dell'individuo nella specie; nell'uomo vi qualcosa di pi
e lo abbiamo gi visto. Per questo suo contenuto che sorpassa i limiti del fisiologico o del
fisiopsichico, la personalit umana non pu intendersi frutto di naturale spontaneit, ma deve
essere il risultato di una attivit corale, di uno sforzo composto che nel suo iniziarsi si chiama
educazione. La personalit si pu affermare ed evolvere soltanto nell'umanit.
Possiamo quindi valutare la personalit da diversi punti di vista, rispettivamente quello
dellindividuo, dellosservatore e dello scienziato. Questo comporta diverse sfumature del
concetto di personalit in base al punto di vista che viene adottato. Nellottica dellindividuo
linsieme delle proprie qualit e delle proprie inclinazioni a costituire il concetto di personalit;per
losservatore essa linsieme delle caratteristiche psicologiche che permettono di distinguere gli
individui tra loro; per lo scienziato il risultato dellinterazione tra individuo e ambiente che
media il funzionamento intrapsichico e le transazioni persona ambiente(Caprara e Cervone,
2003 pag. 12). Ovviamente non possibile pensare di accennare in questo elaborato a tutte le
numerose teorie sulla personalit, elaborate nel corso degli anni dai diversi studiosi della materia;
tratteggeremo per sommi capi due filoni teorici, vale a dire le teorie dei tratti e i modelli
interazionisti, rispettivamente riferibili alle teorie della persona e della situazione. Tali teorie
hanno alimentato a lungo il dibattito allinterno della disciplina e hanno costituito gli approcci
teorici maggiormente utilizzati nelle ricerche sulla personalit nellambito della psicologia dello
sport.In base alla prospettiva di osservazione adottata, il confronto tra persone pu considerare le
somiglianze piuttosto che le diversit. Oggi le qualit disposizionali assumono un significato di
riferimento sostanzialmente condiviso da tutti gli studiosi, pur nellambito di correnti e teorie

diverse (Caprara e Cervone, 2003). Oggi non esistono dubbi sullesistenza dei tratti, o
disposizioni, come caratteristiche stabili di personalit, e come un assunto di base della disciplina;
nel confronto tra persone possiamo considerare le caratteristiche di somiglianza piuttosto che le
diversit, in base alla prospettiva di osservazione adottata, ma le qualit disposizionali assumono
oggi un significato di riferimento sostanzialmente condiviso da tutti gli studiosi, pur nellambito di
correnti e teorie diverse.
Le strategie di ricerca applicabili ad ambiti di questo genere possono essere di tipo idiografico
oppure nomotetico; lapproccio allo studio delle caratteristiche disposizionali ha privilegiato la
seconda possibilit.
Questa strategia ha condotto a teorizzare una struttura della personalit secondo modelli
gerarchici, vale a dire un numero limitato di tratti sovraordinati che descrivono lassetto della
personalit, ognuno di essi ricomprendente tendenze caratteristiche, che portano a specifiche
propensioni comportamentali. Un approccio di tipo idiografico avrebbe invece posto al centro della
propria attenzione il fatto che ogni individuo caratterizzato da una configurazione
caratteristica e originale di tratti, rendendo priva di significato qualunque impostazione di tipo
tassonomico. Questo approccio esprime conseguentemente e inevitabilmente una tassonomia di
tratti che viene considerata applicabile a ogni individuo. Lesistenza di un modello tassonomico
consente, infatti, applicazioni dirette: lo studioso pu infatti misurare con facilit ladattamento
del singolo individuo a un modello generale definito in relazione alla popolazione di
appartenenza, stabilendo a priori scale e valori di riferimento.
Il principio di strutturazione della personalit per ampi tratti sovraordinati ha trovato un consenso
piuttosto ampio tra gli studiosi e, quindi, il complesso delle dimensioni corrispondenti a questi
costrutti stato assunto come un modello universale e una base di riferimento per descrivere la
personalit degli individui. Questa idea stata ulteriormente rinforzata dal fatto che la variabilit
bipolare lungo le diverse dimensioni consente di modellare e cogliere modulazioni
dellespressione dei tratti anche in senso individuale, senza per questo mettere in crisi la struttura
centrale della personalit (Caprara e Cervone, 2003).
Quali implicazioni ha determinato questa tradizione di ricerca e limpianto teorico che ne
derivato? Intanto, bisogna dire che il principio della strutturazione della personalit per grandi
tratti sovraordinati ha trovato un ampio consenso tra gli studiosi della disciplina, ma non solo:si
verificato un accordo sostanziale anche sui costrutti ritenuti appropriati per la definizione di
questo modello. Queste due condizioni hanno avuto unimportante implicazione: il complesso
delle dimensioni corrispondenti a questi costrutti stato assunto come un modello universale e
quindi una base di riferimento per descrivere la personalit degli individui. Lapproccio dei tratti,
infine, decontestualizzato per definizione, poich i tratti intendono descrivere tendenze
comportamentali globali e dominio-indipendenti.
Le teorie dei tratti si esprimono in una moltitudine di varianti, sicuramente accomunate dalle
caratteristiche generali descritte sopra, ma a volte anche profondamente diverse in relazione ad
altri aspetti. Se lapproccio nomotetico piuttosto che idiografico costituisce un possibile motivo di
differenziazione, una diversificazione pi profonda riguarda proprio il significato e lo status
ontologico attribuito ai tratti.
Alcuni studiosi ritengono che i tratti costituiscano semplici manifestazioni di superficie, cio
fenotipi privi di ogni possibile valore causale. Altri, invece, li ritengono veri e propri sistemi
psicologici, il che equivale ad attribuire a essi lo status di genotipo e, conseguentemente, con un
valore causale; risulta evidente come le due posizioni siano assolutamente antitetiche. Una
posizione estrema quella espressa da Costa e McCrae (1996), secondo i quali lorigine e lo
sviluppo dei tratti di personalit sono addirittura indipendenti da ogni possibile influenza
ambientale.
Anche rispetto ai meccanismi biologici alla base dei tratti le diverse teorie hanno posizioni
differenti. Qui possiamo osservare che talune teorie evitano del tutto di considerare questo
aspetto e si attengono strettamente alla concezione dei tratti come costrutti psicologici. Altre
invece richiamano dei correlati neurobiologici. In effetti per lidentificazione di strutture latenti
corrispondenti ai tratti di personalit, vengono utilizzate tecniche statistiche multivariate (e in
particolare lanalisi fattoriale), e queste indagini possono ignorare basi biologiche sottostanti.
Un'altra diversificazione risiede nella differenza tra modelli descrittivi dimensionali piuttosto che

categoriali, ovvero se la personalit meglio descrivibile in termini dimensionali, come


tradizionalmente fatto, oppure utilizzando categorie e tipologie. Un aspetto meritevole di
particolare attenzione in questa ultima prospettiva la ricerca sul grado di omogeneit
intracategoriale, volta a indagare lesistenza di strutture psicologiche comuni agli individui
appartenenti a un medesimo tipo categoriale (Caprara e Cervone, 2003).La maggior parte degli
studiosi che adotta una prospettiva interazionista, ritiene che il
comportamento e le esperienze personali derivino dalle reciproche influenze dei fattori individuali
e situazionali. Una distinzione chiave allinterno di questa prospettiva differenzia linterazionismo
statistico (meccanicistico) allinterazionismo dinamico. Secondo lapproccio statistico, viene
esaminata linfluenza esercitata sul comportamento, separatamente, dalla persona e dalla
situazione, e si cerca di stabilire in quale misura la loro interazione contribuisce
a spiegare meglio la variabilit del comportamento. Secondo lapproccio dinamico, il
comportamento considerato il risultato di un processo continuo di feedback multidirezionali tra
lindividuo e le situazioni che incontra e la persona concepita come un agente attivo in questo
processo di interazione (Caprara e Cervone, 2003).
Diversi studiosi hanno proposto vari approcci nel contesto dellinterazionismo, secondo
lapproccio orientato alla persona di Magnusson, lindividuo si sviluppa allinterno di una
continua e reciproca interazione tra fattori psicologici e fattori biologici (Magnusson, 1992).
Il modello delle interazioni persona-situazione di Hettema nel suo modello delladdatamento tra
sistemi aperti, mira a incorporare sia gli aspetti biologici sia quelli cognitivi implicati nel
funzionamento della personalit, concependo il funzionamento della personalit a tre livelli: Il
livello cognitivo-simbolico, il livello sensorio-motorio-operazionale, e il livello di controllo,
Nellinterazionismo simbolico di Mead (1934), le persone costruiscono attivamente la definizione
delle situazioni in cui si trovano. Le situazioni, quindi, non esercitano uninfluenza diretta, di tipo
fisico, sulla persona, ma i loro effetti sono mediati dallattiva elaborazione simbolica degli
individui che fanno parte del contesto sociale. Fiske (1991, 1992), ritiene che la vita sociale delle
persone si organizzi intorno a relazioni che appartengono a quattro ambiti di vita sociale: la prima
forma caratterizzata da relazioni condivise allinterno della comunit; nella seconda forma le
persone appartengono a ranghi di autorit; la terza forma caratterizzata da relazioni basate su
un principio di eguaglianza; infine nella quarta forma, le relazioni sociali sono regolate dal prezzo
del mercato.
I modelli interazionisti ci consentono di comprendere le relazioni tra individuo e ambiente,
descrivono la natura delle situazioni ma non toccano la sfera della personalit. Poich i tratti di
personalit sono per definizione decontestualizzati, non possiamo ricorrevi per spiegare
linterazione individuo-ambiente. Un costrutto chiave identificato dallo psicologo sociale Albert
Bandura Il senso di efficacia percepita, inteso come il processo per l'analisi dell'agenticit
umana. Le aspettative di padronanza personale hanno effetto sia sullinizio sia sulla durata del
comportamento che fa fronte al problema. Le persone che sono fermamente convinte della
propria efficacia hanno buone probabilit di ottenere effetti positivi nel caso tentino di affrontare
una situazione. A questo livello iniziale, lautoefficacia, cos come viene percepita influenza la
scelta delle situazioni comportamentali []. Le aspettative di efficacia determinano, inoltre, in
quale
misura e per quanto tempo gli sforzi saranno mantenuti (Bandura 1977, pag.193-194). Il
contesto teorico entro cui questo costrutto si sviluppa la teoria sociocognitiva; nella teoria del
reciproco determinismo triadico lagentivit umana opera allinterno di una struttura causale
interdipendente che coinvolge tre fattori: P (persona) C (comportamento) A (ambiente).
Lagentivit (agency) la facolt di far accadere le cose, di intervenire sulla realt, di esercitare
un potere causale. Lagente (agent) qualcosa o qualcuno che produce o capace di produrre un
effetto: una causa attiva o efficiente. Caratteristica essenziale dell'agentivit personale la
facolt di generare azioni mirate a determinati scopi. I fattori personali interni (eventi
cognitivi,affettivi e biologici), il comportamento e gli eventi ambientali operano come fattori
causali interagenti che si influenzano reciprocamente in modo bidirezionale. Il fatto che le tre
classi di fattori causali si influenzino reciprocamente non significa che esse abbiano lo stesso
peso. La loro relativa influenza varier a seconda delle attivit e delle circostanze. Bandura (1995;
1997)definisce lautoefficacia percepita come linsieme delle convinzioni relative alle proprie

capacit di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati


risultati in domini specifici. Numerosi studi testimoniano i vantaggi dellautoefficacia,
soprattutto nei contesti in cui la prestazione di centrale importanza (a tal fine si rimanda a
Bandura, 1997 per una rassegna). L'autoefficacia percepita pu essere definita come una capacit
generativa (che ha la funzione di organizzare elementi particolari) il cui scopo di
orientare le singole sottoabilit cognitive, sociali, emozionali e comportamentali in maniera
efficiente per assolvere a scopi specifici. Le credenze delle persone riguardanti la loro efficacia nel
gestire gli eventi influenzano le scelte, le aspirazioni, i livelli di sforzo, di perseveranza, la
resilienza, la vulnerabilit allo stress e in generale la qualit della restazione. Indagare le
convinzioni di autoefficacia personale relativamente ad un dato comportamento pu allora
permettere di predire la condotta dell'individuo in quello specifico dominio comportamentale.
Un atleta, ad esempio, potrebbe essere perfettamente in grado di svolgere un esercizio o ottenere
una determinata prestazione, ma se ritiene di non averne le capacit, mostrer un basso livello di
autoefficacia (Cei 1998, pag. 71).
Relativamente alla realizzazione di prestazioni elevate, emergono come elementi mediatori le
convinzioni associate alla propria efficacia autoregolatoria, ossia la capacit della persona di
orchestrare in maniera efficace le singole sottoabilit impiegate. L'efficacia in uno specifico
ambito non data dalla semplice possessione delle singole sottoabilit. Condizione necessaria ma
non sufficiente per un senso di efficacia resistente allora uno stabile senso di efficacia
autoregolatoria. Esso consente agli individui di ottenere prestazioni elevate utilizzando
proattivamente le singole abilit, anche all'interno di un ambiente che non facilita il
raggiungimento del proprio scopo.
Il senso di autoefficacia agisce anche sulla determinazione e sulla scelta degli obiettivi personali.
In questo senso l'importanza primaria di credenze di efficacia incentrate sulla controllabilit
dell'ambiente entro cui la scelta operata risulta fondamentale nella scelta dei propri obiettivi.
Con una scarsa controllabilit percepita, si riducono le aspirazioni, e gli obiettivi che esse ispirano.
temperament
Rispondete a questo test composto da 20 punti forti e 20 deboli con 4 caratteristiche che secondo
voi sono quelle che piu' vi si addicono.
1- Punti di "forza" Vivace
Avventuroso
Analitico
Adattabile
2- Punti di "forza" Scherzoso
Persuasivo
Perseverante
Tranquillo
3- Punti di "forza" Socievole
Volitivo
Altruista
Remissivo
4- Punti di "forza" Convincente
Competitivo
Riguardoso
Controllato
5- Punti di "forza" Gradevole
Ingegnoso
Rispettoso
Riservato
6- Punti di "forza" -

Vigoroso
Sicuro di se'
Sensibile
Soddisfatto
7- Punti di "forza" Intraprendente
Positivo
Pianificatore
Paziente
8- Punti di "forza" Spontaneo
Sicuro
Programmato
Timido
9- Punti di "forza" Ottimista
Diretto, schietto
Ordinato
Affabile
10- Punti di "forza" Divertente
Energico
Fedele
Amichevole
11- Punti di "forza" Piacevole
Coraggioso
Preciso
Diplomatico
12- Punti di "forza" Allegro
Fiducioso
Colto
Coerente
13- Punti di "forza" Ispiratore
Indipendente
Idealista
Inoffensivo
14- Punti di "forza" Espansivo
Deciso
Profondo
Ironico
15- Punti di "forza" Cordiale
Trascinatore
Ama la musica
Mediatore
16- Punti di "forza" Conservatore
Tenace
Riflessivo
Tollerante
17- Punti di "forza" -

Brioso
Guida carismatica
Leale
Ascoltatore
18- Punti di "forza" Grazioso
Capo
Ama le tabelle
Contento
19- Punti di "forza" Popolare
Produttivo
Perfezionista
Piacevole
20- Punti di "forza" Esuberante
Audace
Beneducato
Equilibrato
21- Punti "deboli" Sgargiante
Dispotico
Ritroso
Vacuo
22- Punti "deboli" Indisciplinato
Freddo
Inesorabile
Privo di entusiasmo
23- Punti "deboli" Ripetitivo
Resistente
Permaloso
Reticente
24- Punti "deboli" Smemorato
Franco
Pignolo
Timoroso
25- Punti "deboli" Che interrompe
Impaziente
Insicuro
Indeciso
26- Punti "deboli" Imprevedibile
Non affettuoso
Impopolare
Non coinvolto
27- Punti "deboli" Casuale
Ostinato
Esigente
Esitante
28- Punti "deboli" -

Permissivo
Orgoglioso
Pessimista
Scialbo
29- Punti "deboli"
Facile all'ira
Polemico
Alienato
Senza scopo
30- Punti "deboli"
Ingenuo
Impudente
Negativo
Noncurante
31- Punti "deboli"
Bisognoso
Stacanovista
Distaccato
Apprensivo
32- Punti "deboli"
Loquace
Privo di tatto
Troppo sensibile
Timoroso
33- Punti "deboli"
Disorganizzato
Dominante
Depresso
Dubbioso
34- Punti "deboli"
Incoerente
Intollerante
Introverso
Indifferente
35- Punti "deboli"
Disordinato
Manipolatore
Lunatico
Brontolone
36- Punti "deboli"
Esibizionista
Caparbio
Scettico
Lento
37- Punti "deboli"
Chiassoso
Tirannico
Solitario
Pigro
38- Punti "deboli"
Scervellato
Irascibile
Sospettoso
Indolente
39- Punti "deboli"

Inquieto
Avventato
Vendicativo
Riluttante
40- Punti "deboli" Mutevole
Scaltro
Critico
Accomodante
My result for "Test sulla personalita' ed il temperamento: ": Perfetto Malinconico
Il temperamento perfetto malinconico ha le caratteristiche di essere secco, freddo, scuro, irritante,
autunnale, legato all'et presenile. La persona che ne deriva sar in uno stato di tristezza,
depressione, timore, inappetenza, insonnia, senilit, allucinazioni, delirio. E' dotata di elevata
forza e scarsa sensibilit agli stimoli esterni, il che comporta una capacit non indifferente di
tenere fermi i propri propositi e di perseguire con tenacia i propri obiettivi, senza farsi distrarre
dagli eventi esterni. L'individuo malinconico tende a chiudersi in se stesso, ed ha elevate capacit
di introspezione e di riflessione, che lo rendono molto adatto ad attivit intellettuali e riflessive
che richiedono una certa precisione. L'et nella quale si accentua naturalmente la componente
malinconica del temperamento quella adulta.
Facolt lunari: immaginazione, fantasia, ispirazione. Sogno, anche e pigrizia. Lungo oziare
seguendo castelli in aria. Ma, in questi percorsi fantastici, a volte, si possono fare incontri
piacevoli; buone idee, buoni spunti creativi che potrebbero essere messi in atto, concretizzati con
frutto. Ma tra il dire, o meglio, il pensare e il fare, come sappiamo bene, c di mezzo il mare. Il
gran mare tranquillo, denso, avvolgente, che attutisce suoni e rallenta i movimenti. Lunare
solitudine, inerzia che posta ad esaurire nel fantastico, le proprie energie e mantenersi inerti
nelloperar nella realt circostante. Ma c, anche in bene, la memoria che, chiaramente,
passato. E il passato, storia: personale e collettiva, familiare e universale. Un altro mondo, un
altro mare in cui immergersi per scoprire che, in fondo, tutto stato gi fatto e detto. E allora,
perch agitarsi, perch il frenetico attivismo, perch il voler cambiare le cose ad ogni costo? E
per, contraddizione del mondo e degli uomini, certi moti non mancano, nel lunare. Moti
dellanimo, pi che altri. Influenzabilit lunare; il risentire del tocco dellesterno che si ripercuote
in ogni sua fibra, anche profonda. Ed ecco il timore, ecco lansia, lintensit affettiva, ed ecco
lirritazione ed ecco la gioia travolgente. E, tutto va, tutto viene. La marea sale e scende. E nasce,
cresce e muore, la Luna; cos, come i turbamenti del lunare e le sue contentezze. Capriccio?
Anche. Capriccio infantile, .immaturit. Ricerca di appoggio, quindi. Ricerca della mamma
(Luna), della famiglia. Sempre caldo e sicuro rifugio per lindividuo lunare.
Anche nel disaccordo, nel dolore, pur se ferisce, sempre meglio la famiglia, che lesterno, gli altri.
Dimmi: che fai tu in cielo, silenziosa Luna? Non sempre silenziosa, per, la persona lunare:
chicchierona. Storia, narrazione, storie, chiacchiere.
Si passa dal dolce al salato, dal salato al dolce, dal cioccolatino alla tartina, dal tramezzino, alla
panna: goloso, il lunare, cibandosi anche di ricordi. Romantico e crepuscolare parte per i suoi
viaggi, senza alzarsi dal letto, alla ricerca del tempo perduto.

paralibaj
Per comunicazione non verbale si intende tutto ci che nella comunicazione interpersonale non si
serve del linguaggio verbale ma contribuisce a trasmettere significato attraverso movimenti del
corpo, inflessione di voce, sguardo etc.
Le definizioni della comunicazione non verbale sono molte e diverse tra loro; sebbene attualmente
non esista alcuna definizione univoca, appare evidente che non si possa fare riferimento alla sola
comunicazione gestuale, mimica e cinetica, ma che bisogna prendere in considerazione tutta una
serie di comportamenti in modo integrato, che vanno dalla prossemica all'abbigliamento, fino agli
stimoli olfattivi.
Una possibile definizione del comportamento non verbale che esso ''comprende tutte le risposte
umane che non possono essere descritte come parole espresse manifestatamene (oralmente o
per iscritto)''. D'altra parte, va notato che ''tutta la comunicazione umana consiste in movimenti

del corpo. I movimenti dell'apparato vocale possono provocare il linguaggio, cio l'azione verbale,
o il paralinguaggio, cio un'azione non verbale''.
Rispetto a queste definizioni piuttosto generali, diversi autori si sono proposti di tentare una
definizione pi precisa proponendo dettagliate classificazioni di comportamenti.
C' stato chi ha suddivivo i comportamenti non verbali in: movimenti del corpo o comportamento
cinetico: gesti e altri movimenti del corpo inclusi espressione facciale, movimento degli occhi e
postura; paralinguaggio: qualit della voce, pause e suoni come sbadigli e brontolii; prossemica:
uso dello spazio dell'uomo; olfatto; sensibilit della pelle al tatto e alla temperatura; uso di
artefatti come abiti e cosmetici.
Altri autori hanno distinto, invece, tra: elementi non verbali del parlato suddivisi in intonazione
della parola o della frase e paralinguistica, cio qualit della voce, vocalizzazioni e fenomeni
temporali; elementi cinesici distinti in microcinesica, come mimica facciale e sguardo, e
macrocinesica, cio movimenti del corpo nello spazio, come postura, orientazione e distanza, e
movimenti di parti del corpo quali gesti o cenni del capo.
Di fronte a tale complessit quello che si pu fare considerare come comunicazione non verbale
tutto ci che non si comunica o non si pu comunicare attraverso la parola.
Il linguaggio strettamente intrecciato agli aspetti della comunicazione non verbale poich non
tutto si pu esprimere in modo adeguato con le parole. La comprensione di un messaggio verbale,
inoltre, non sufficiente di per s a spiegare l'insieme di significati, atteggiamenti, relazioni che
caratterizzano il comportamento sociale delluomo.
L'uomo ha sviluppato il linguaggio, ma questo usato soprattutto per comunicare informazioni
circa altre persone, oggetti, idee, pi che esprimere sentimenti nei confronti degli altri.
In realt noi comunichiamo la nostra 'essenza' con tutto il nostro essere."Noi parliamo con i nostri
organi vocali, ma conversiamo con tutto il nostro corpo. importante rendersi conto che, in ogni
momento della vita di relazione, noi 'parliamo' anche con il calore del corpo, col colore della
nostra pelle, con le espressioni del viso, con la postura, con gli odori, i vestiti, gli oggetti che ci
appartengono.
Questo discorso valido per gli esseri umani come per tutti gli esseri viventi, ma l'uomo possiede
un'abilit che lo distingue dagli altri: la parola. Si quindi giunti al superamento della dicotomia
tra comunicazione verbale e non verbale considerandoli aspetti differenti ma dipendenti e
interagenti dello stesso processo comunicativo.
In realt il sistema di comunicazione verbale e quello non verbale sono intimamente connessi tra
loro poich nello scambio comunicativo diretto sono coinvolti entrambi pur avendo modalit di
codifica differenti. Questo legame dimostrato dal fatto che il neonato comunica con i genitori
attraverso canali che precedono il linguaggio ma che ne posseggono tutte le caratteristiche
strutturali, basati sulla capacit di comunicare attraverso segnali convenzionali. Man mano che il
bambino acquisisce il linguaggio verbale la comunicazione non verbale continua a svolgere
unimportante funzione integrativa alle parole e le due modalit espressive si sviluppano in modo
interdipendente.
La comunicazione non verbale percepita in maniera pi immediata di quella verbale (anche se
ci spesso inconsapevole) soprattutto perch pi arcaica, ha unorigine biologica ed mediata
prevalentemente dalle strutture cerebrali antiche che sottendono i comportamenti basilari di
sopravvivenza. La comunicazione non verbale quindi principalmente innata ma soggetta a
schemi di apprendimento: noi infatti apprendiamo come, quando e quanto sia opportuno
esprimere le nostre emozioni. Ci che arriva tramite il canale verbale sono soprattutto i fatti
salienti, ma quello che veramente lascia una traccia quanto espresso attraverso il canale non
verbale.
La comunicazione (mettere in comune) consiste essenzialmente in un passaggio di informazioni,
indipendentemente dal mezzo usato, vocale o gestuale, e indipendentemente dal fatto che sia pi
o meno consapevole. Una volta stabilita una rete di comunicazione, i partecipanti allinterazione
non possono sottrarsi dal comunicare, si parla infatti di inevitabilit della comunicazione. I segnali
non-verbali quali contatto fisico, vicinanza, orientamento, postura, sono segnali spaziali che
definiscono la configurazione spaziale allinterno del quale si agisce
Noi esseri umani comunichiamo con i nostri simili usando primariamente il linguaggio verbale
associato al paralinguaggio. Il paralinguaggio comprende la comunicazione paraverbale, cio

quella vocale che emettiamo per accompagnare le parole, e la comunicazione coverbale, cio
linsieme dei gesti e delle posture che assumiamo mentre parliamo e con cui, spesso
inconsapevolmente, illustriamo il contenuto del nostro discorso.
Di solito attraverso questi binari noi esseri umani siamo perfettamente in grado di farci
comprendere dai nostri cani; e anche loro, per mezzo delle diverse posture del corpo, dello
sguardo e delle espressioni della testa riescono a segnalarci i loro stati danimo e le loro intenzioni
in modo efficace.
Nelle specie sociali molto evolute, si possono osservare numerose analogie nel modo di utilizzare
le diverse parti del corpo per la comunicazione. E ci anche quanto si verifica fra uomo e cane,
poich sono queste analogie che hanno reso possibile la comunicazione fra le due specie.
Il cucciolo predisposto ad imparare anche attraverso il processo di imitazione. Si dice che
lanimale assume un comportamento di imitazione quando lo esibisce dopo averlo visto emettere
da un altro individuo (conspecifico, altro animale o uomo).
E tipico lesempio dellinsegnamento del comando seduto ad un soggetto in presenza di un
conspecifico: questultimo pochi istanti dopo che il primo avr imparato a sedersi, tramite un
rinforzo positivo rappresentato ad esempio dal cibo, si sieder spontaneamente per ricevere
anchesso il bocconcino.
Come tutti sappiamo latto di sollevare una zampa anteriore corrisponde a un comportamento di
pacificazione espresso per acquietare un partner sociale; sappiamo anche che tratto dal
repertorio infantile, in quanto ritualizza latto di premere sulle mammelle materne per favorire la
fuoriuscita di latte. Per noi esseri umani, invece, lo stendere la mano con il palmo rivolto in alto
significa richiesta di cibo. Ebbene il cane, soprattutto se ben integrato in un contesto familiare
umano, ancor pi se comprendente bambini piccoli, imparer con grande facilit a utilizzare il
movimento della zampa per ottenere del cibo da parte degli esseri umani.
Anche noi daltro canto quando vogliamo invitare al gioco il nostro cane, spesso mescoliamo
movimenti che ci sono propri con altri che fanno parte del suo repertorio comportamentale:
scimmiottando un po il suo inchino giocoso ci inchiniamo, infatti, e battendo le mani contro le
caviglie, compiamo dei movimenti a scatti, in una posizione corporea che assomiglia molto alla
sua col posteriore sollevato e con le zampe anteriori poggiate a terra.
E importante il concetto di dialetto familiare: il cane e luomo possiedono ciascuno il proprio
linguaggio, ma nella convivenza queste due lingue si fondono per dar vita a un codice di
comunicazione comprensibile ad entrambi. Ma ci che appare pi interessante che allinterno di
ogni nucleo familiare interspecifico tale codice si differenzia, si struttura secondo una specifica
peculiarit, tramite un fenomeno che assomiglia allo sviluppo del dialetto, in cui la lingua si
frammenta in tante lingue simili, ma non identiche, per quanti sono i gruppi. I dialetti, nel nostro
caso, sono linsieme di rituali specifici che contribuiscono a migliorare la comunicazione fra i
partner sociali uomo e cane, e che quindi rafforzano lattaccamento dellindividuo al gruppo. La
giornata scandita dalle varie attivit sociali: i pasti, le uscite, il riposo, ecc. ecc.. Via via che il
cucciolo cresce, si instaurano e si sviluppano nella famiglia, tanti piccoli rituali che preludono o
accompagnano tali attivit. Il cane segnala i suoi desideri attraverso particolari rituali, il padrone
le sue intenzioni attraverso altri. Tutto ci rende molto pi facile allanimale decodificare gli
accadimenti della giornata entro il branco familiare, che, a sua volta, risulta cos molto pi
rassicurante.
Poich il cane in grado di sentire, in grado anche di distinguere un suono dallaltro. E se un
suono viene associato a un oggetto o a un gesto, pu essere anche in grado di capirne il
significato, come si trattasse, per usare le parole di P. Pageat, di unimmagine acustica. In altri
termini, la parola resta priva di significato per il cane, finch non viene associata a qualcosa di
comprensibile per lui, e, possibilmente di interessante.
Tutti coloro che possiedono un cane sanno che lanimale perfettamente in grado di imparare il
significato di alcune parole particolarmente significative; ma purtroppo la maggior parte dei
proprietari anche convinta che lassociazione che il cane fa non limitata soltanto a particolari
suoni e crede sinceramente che il cane comprenda sinonimi, frasi articolate o persino discorsi
complessi. Tutto ci perch quando noi ci rivolgiamo allanimale parlando, esso assume un
atteggiamento interessato, curioso, spesso inclina la testa, forse proprio nel tentativo di capire e

di pescare, in quellincomprensibile mare di parole, i pochi segnali sonori che effettivamente


conosce.
Cerchiamo quindi di utilizzare sempre le stesse parole per insegnare al cane dei comandi, e
quando lanimale non risponde, bisogna ripetere semplicemente con chiarezza e fermezza lo
stesso vocabolo scelto, ma mai variare la richiesta con una serie di frasi dettagliate ed esplicative
dello stesso concetto. Usando parole diverse da quelle che il cane ha imparato ad associare alla
nostra richiesta, si ottiene solo di confonderlo e di rendergli pi difficile il compito di ubbidire.
Inoltre importante sottolineare che il linguaggio gestuale per il cane assai pi significativo di
quello vocale, pertanto assolutamente necessario associare sempre al comando verbale un
gesto - che per lui molto pi facile da memorizzare - e mantenerlo nel tempo.
Ma ricordiamoci che anche gli esseri umani hanno un linguaggio corporeo. A seconda della
posizione che assumiamo, di come ci muoviamo, di come lo guardiamo, il cane si fa anche unidea
secondo il suo codice di comunicazione del nostro status sociale e delle nostre intenzioni . Per
esempio muoversi verso di lui molto in fretta, pu essere interpretato da parte del cane come un
segnale di aggressione, viceversa, unandatura media e costante sarebbe segno di neutralit o di
dominanza. Se si cerca di approcciarlo da dietro si pu essere considerati come individui
sottomessi. Se ci si dirige invece verso la sua testa, il segnale interpretato di solito come
dominanza.
Anche lo sguardo, come detto da pi parti, riveste una fondamentale importanza: il guardare
dritto negli occhi pu essere interpretato dal cane come un segnale di sfida e di invito a
combattere; il guardare la schiena dellanimale dovrebbe essere interpretato come atteggiamento
dominante ma non provocatorio; al contrario lo sguardo di lato dovrebbe essere letto come neutro
o sottomesso. Infine, la durata stessa dello sguardo assume un particolare significato: il fissare
esprime seria provocazione, mentre lo sguardo rivolto in modo intermittente oppure lammiccare
significa rassicurazione da parte di un dominante, o sottomissione da parte di un dominato.
Disturbi comunicativi. Purtroppo ci sono gesti e segnali umani che possono essere interpretati in
modo errato dal cane e dare luogo a dei veri e propri malintesi comunicativi, che a loro volta
possono essere la causa di conseguenze anche serie. In genere ci si verifica perch lanimale
particolarmente sensibile ai segnali inviati dallessere umano e non riesce a cogliere il diverso
significato che hanno per noi esseri umani. Per esempio i cani che hanno avuto una scarsa
socializzazione precoce con la nostra specie, possono tendere a interpretare il linguaggio corporeo
e le espressioni facciali umane come quelle della loro specie.
I malintesi fra luomo e il cane sono pi frequenti quando le due specie usano un segnale simile
con significati diversi. Lesempio pi palese rappresentato dal sorriso, che notoriamente
consiste nellaprire la bocca e nel mostrare i denti per dimostrare amichevolezza ad un altro
essere umano. Per il cane, al contrario, lo scoprire la dentatura serve a comunicare laggressivit.
La maggior parte dei cani capisce che tale segnale indica buone intenzioni da parte della persona
che lo emette perch durante il processo di socializzazione ha imparato a riconoscerlo e
interpretarlo correttamente, ma alcuni possono fraintendere, e applicando il loro codice di
comunicazione, interpretare il sorriso come espressione di minaccia. Oltretutto di solito chi sorride
guarda negli occhi linterlocutore, accentuando cos il messaggio di sfida.
Altro gesto che viene spontaneo allessere umano quando incontra un cane con cui vuole
familiarizzare, quello di tendere un braccio per cercare di accarezzarlo: questo comportamento
pu essere interpretato dallanimale come una violazione dello spazio personale (aggressivit
territoriale); ecco perch talvolta i cani mordono gli estranei che tentano di toccarli. Quando poi il
proprietario si ferma per strada a salutare un estraneo, e questultimo allunga il braccio per
stringergli la mano in segno di amicizia, il cane pu erroneamente interpretare questo gesto come
un comportamento minaccioso nei confronti del suo padrone, e quindi manifestare reazioni
aggressive finalizzate alla difesa (aggressivit protettiva).
Per questo motivo se si ha a che fare con un cane sconosciuto di cui si temono le reazioni,
sempre buona norma tenere le braccia distese lungo i fianchi, morbide e rilassate, evitando il pi
possibile i movimenti.
In realt sia il sorriso che latto di allungare un arto anteriore in avanti sono gesti ritualizzati sia
nelluomo che nel cane, gesti cio che hanno perso il loro significato originale per assumerne uno
diverso. Infatti latto di stendere larto anteriore in avanti simula implicitamente la richiesta di cibo

da parte di un individuo immaturo, ma nella nostra specie (tendere la mano ad un nostro simile e
poi stringerla) rappresenta il gesto di prendere il cibo dalla bocca di un adulto, mentre nel cane
simboleggia il gesto di impastare per aumentare la produzione del latte della madre (muovere
in aria una zampa anteriore). Sono quindi entrambi gesti di pacificazione finalizzati ad acquietare
il partner, ma che segnalano lamichevolezza nellessere umano e la sottomissione nel cane.
Anche il gesto di guardarlo fisso negli occhi, pu provocare talvolta delle reazioni indesiderate.
Nella maggior parte dei cani non suscita nessun tipo di reazione negativa, e la risposta
esclusivamente quella di distogliere lo sguardo dallinterlocutore, ma se un individuo molto
pauroso perch mal socializzato con la nostra specie, questa azione pu intimidirlo e rendere pi
difficoltoso lapproccio. Al contrario, se il cane in una posizione gerarchica troppo alta, se
veramente convinto di essere lui il capo del gruppo familiare, probabile che non tolleri affatto
questo genere di comportamento, poich lo considera una sfida a cui potrebbe reagire
aggressivamente.
Un altro comportamento degli umani che i cani talvolta fraintendono quello di correre. Spesso si
attribuisce la risposta del cane di correre dietro a chi si muove rapidamente allistinto predatorio
richiamato dal movimento che fa assomigliare lessere umano ad una preda. Ma dato che
lanimale spesso abbaia mentre rincorre il malcapitato e soprattutto di solito si ferma dopo
qualche decina di metri probabile che sia mosso piuttosto dalla motivazione territoriale e che il
suo comportamento intimidatorio venga rinforzato positivamente dallallontanarsi dellintruso. Nel
caso in cui la persona guidi un mezzo rumoroso come un motorino il cane potrebbe reagire
minacciosamente anche in risposta al forte fastidio provocato dal suono, cos intenso per lui, da
essere assimilato a una stimolazione dolorosa.
Altro caso ricorrente di malinteso uomo-cane riguarda in modo specifico i bambini. Infatti il gesto
di abbracciare lanimale, mettendogli il braccio intorno al collo una espressione naturale che sta
a significare manifestazione di affetto. Nella maggior parte dei primati stringere fra le braccia un
partner un atto che serve per auto-tranquillizzarsi, e in caso di stress il contatto fisico con un
essere per il quale si prova un attaccamento affettivo induce il rilassamento, cos come per il
neonato naturale tenersi stretti al seno materno. Ci per non accade fra i cani, i quali se
appoggiano il muso o una zampa vicino al collo dellaltro (come abbiamo visto nei numeri scorsi)
lo fanno per sfidarlo e per dimostrare la loro superiorit gerarchica. Cos, se il cane non stato
correttamente inquadrato dal punto di vista gerarchico, pu rispondere aggressivamente nei
confronti del bambino che lo abbraccia, sia ringhiandogli per avvertirlo che mordendolo.
Talvolta i comportamenti legati allerrata interpretazione dei segnali umani non vengono
manifestati quando il cane piccolo, bens si sviluppano molto lentamente e si rendono evidenti
solo con ladolescenza. Ci pu far erroneamente attribuire la completa responsabilit ai
proprietari, ma non sempre cos, e purtroppo anche se questi ultimi hanno fatto stare lanimale
a contatto con le persone pi diverse, per et, sesso e aspetto, se nella fase precedente
alladozione, soprattutto se tardiva, non era stato avviato un valido programma di socializzazione,
il risultato pu essere molto deludente.
Alla base dellincapacit del cane di comprendere espressioni o gesti umani c sempre un
insufficiente processo di socializzazione precoce con la nostra specie. Esistono per differenze
individuali marcate, come gi osservato in altra sede, per cui cuccioli particolarmente timidi e
paurosi o ipersensibili necessitano di interazioni con luomo pi accurate e frequenti, mentre ad
altri pi sicuri e socievoli ne bastano di pi brevi e sporadiche per giungere ad analogo livello di
socializzazione interspecifica. Ma in linea generale se i cuccioli vengono allevati in un ambiente
isolato o con insufficiente contatto con la specie umana, soprattutto se adottati oltre i due mesi,
potrebbero sviluppare nel tempo dei comportamenti indesiderabili legati al mancato
riconoscimento dei segnali emessi dagli esseri umani.
Un altro grosso rischio quello di umanizzare i comportamenti del cane.
Ci sono cani che fraintendono i nostri segnali e ci sono persone che tendono a interpretare ogni
comportamento dallanimale in chiave antropomorfica; il risultato analogo: scarsa intesa,
grande frustrazione e insoddisfazione reciproca.
Uno degli equivoci pi diffusi si verifica quando lanimale ha paura di qualcosa, e al suo
comportamento preoccupato il proprietario risponde accogliendolo fra le braccia, coccolandolo e
pronunciando parole dolci e rassicuranti. Ovviamente lintento del padrone quello di

tranquillizzare il cane, invece lo scopo che viene raggiunto spesso (ma non sempre) lopposto,
cio quello di rinforzare i suoi comportamenti timorosi, che vengono puntualmente premiati dagli
atteggiamenti dellessere umano. In questi casi il consiglio che possiamo offrire a chi ci consulta,
se i livelli di paura dellanimale non sono patologici, quello di fare il possibile per mostraci
rilassati, tranquilli e persino allegri. Solo in questo modo comunicheremo che la situazione non
preoccupante, e se poi riusciremo anche a stimolarlo attraverso il gioco vuol dire che avremmo
realizzato un efficace intervento di controcondizionamento.
Spesso quando chiediamo ad un proprietario di un cane pauroso se pi tranquillo in presenza di
un suo conspecifico (ovviamente non fobico), risponder che vero, dimostrando cos che
lanimale realmente rassicurato dal comportamento tranquillo del suo simile perch lo riesce a
interpretare meglio di quello emesso da noi esseri umani.
Altro errore di antropomorfismo, estremamente ricorrente, quello di attribuire al cane lumano
senso di colpa dopo che ha compiuto qualcosa di sbagliato. Il proprietario, per esempio, nota che
al suo ritorno se il cane ha in precedenza sporcato o effettuato distruzioni in casa - rimane
nascosto in un angolo e mostra comportamenti colpevoli come coda, testa e orecchie basse,
sguardo triste, corpo incurvato. Lassociazione mentale che si attribuisce allanimale del tipo:
ora verr punito perch ho fatto ci che mi era stato proibito, ma ci presuppone che lanimale
metta in correlazione il gesto del proprietario con ci che esso ha fatto molto tempo prima. E
molto pi probabile invece che lassociazione sia pi semplice e soprattutto contestualizzata al
momento della punizione: deiezioni (o oggetti distrutti) in casa + padrone che ritorna =
punizione. Ecco perch si raccomanda sempre di non somministrare mai punizioni in ritardo,
poich tali interventi sono inefficaci e favoriscono linsorgenza di stati ansiosi che possono
aggravare i comportamenti indesiderati invece che estinguerli.
La ricerca di attenzione ossessiva uno dei problemi comportamentali pi frequenti, se non
addirittura il pi frequente in assoluto. Il motivo per cui la ricerca di attenzione si sviluppa e si
consolida nel tempo il rinforzo positivo che il cane riceve dal padrone ogni volta che mette in
atto comportamenti ad essa finalizzati.
I pi frequenti sono: abbaiare, uggiolare, spingere, saltare, stuzzicare e importunare
continuamente il proprietario, grattare e afferrare con la bocca gli oggetti, e infiniti altri
comportamenti che lanimale di volta in volta inventa per catalizzare su di s tutta lattenzione
del proprietario a seconda delle sue predisposizioni, delle situazioni e soprattutto delle risposte
del partner umano.
E sottinteso che questi comportamenti si rafforzano solo se il proprietario risponde dando
attenzione allanimale, in modi diversi ma tutti comunque efficaci: anche scacciare via, urlare,
redarguire duramente o punire possono essere risposte molto efficaci nel rafforzare la ricerca di
attenzione del cane, perch questultimo riesce comunque a raggiungere il suo obiettivo che
quello di controllare le interazioni sociali .
Si pu affermare con certezza che la ricerca di attenzione un lavoro efficacissimo di
condizionamento che il cane riesce a realizzare sul padrone. Le motivazioni che questultimo dar
sono sempre molto plausibili (devo intervenire quando il cane abbaia perch siamo in un
condominio e non posso permettere che disturbi devo togliergli la roba di bocca perch me la
distrugge in pochi attimi se lo lascio grattare mi rovina tutta la porta) per sta di fatto che
le risposte del proprietario sono sempre rapidissime; questo il motivo per cui il rinforzo tanto
efficace e il programma di modifica comportamentale non sempre di facile applicazione.
Il canale che il cane utilizza per ottenere lattenzione del proprietario dipende da tanti fattori, fra
cui la predisposizione razziale: tutte le razze da caccia in muta, per esempio, utilizzano per
comunicare le vocalizzazioni molto pi di altre razze (segugi, beagle, bassotti..); pertanto
probabile che un cane che appartiene a queste razze utilizzi la voce per attrarre lattenzione e per
controllare le interazioni sociali pi di altre. Anche i piccolissimi cani come i volpini o altre razze
nane sono ottime sentinelle, e quindi hanno una soglia di reazione allabbaio molto bassa.
Inoltre, durante lo sviluppo comportamentale, si osserva che in branchi di conspecifici le
vocalizzazioni diminuiscono drasticamente dopo il periodo di transizione, mentre quando il cane
vive con luomo questa diminuzione di vocalizzi non si verifica cos nettamente, forse perch
essendo il proprietario abituato a comunicare verbalmente, istintivamente tende a rispondere con
maggior frequenza alle richieste vocali del cucciolo.

Altre razze pi bisognose di contatto fisico e di interazioni frequenti possono essere portate invece
ad utilizzare altre strategie per controllare le interazioni sociali, come spingere, appoggiarsi,
saltare addosso, ecc. ecc.
Ci sono poi differenze individuali marcate, e spesso sono i soggetti pi intelligenti e pronti quelli
capaci di scovare con grande precisione il punto debole del proprietario, per ottenere
puntualmente la sua attenzione.
Si raccomanda: di evitare le punizioni (che possono essere comunque considerate dal cane come
rinforzi positivi); di non ricompensare la ricerca di attenzione dando al cane la risposta che si
aspetta; di non partecipare allesibizione dei comportamenti problematici allontanandosi e
ignorando le sue manifestazioni (estinzione); di insegnare al cane comportamenti deferenti in
seguito ai quali dovr ricevere molte attenzioni; di dare al cane ogni tipo di attenzione quando
avr imparato a rimanere calmo, tranquillo in paziente attesa.
In generale, il problema comportamentale della richiesta di attenzione sarebbe uno dei pi facili
da risolvere, poich attraverso il meccanismo dellapprendimento per estinzione il cane
immancabilmente impara che non pi remunerativo mettere in atto le sue strategie di
condizionamento del proprietario, non appena questultimo sospende lemissione delle abituali
risposte. Purtroppo per non sempre si riesce ad operare con successo poich i proprietari, da una
parte non accettano di rinunciare a punire comportamenti considerati sgradevoli e sconvenienti, e
dallaltra con il loro sottofondo ansioso (che quasi sempre la causa scatenante del disturbo) non
riescono a evitare di intervenire per le conseguenze che presumono possa comportare il
comportamento dellanimale.