Sei sulla pagina 1di 39

LO SCAUTISMO:

dalle origini allo sviluppo


dello Scautismo Cattolico in Italia

“Il rapido e meraviglioso successo dello scautismo ha i suoi


pericoli.
L'estensione va spesso a spese della profondità; e, nel caso
specifico, l'estrema varietà delle persone che si sono innamorate del
metodo scout non può non aver già provocato numerose alterazioni del
programma originario.
... Il rimedio è nel ritorno alle origini.
Appena la vitalità di una qualsiasi tradizione si indebolisce, la si
può rianimare ritornando alle origini. ...
É possibile che anche per lo scautismo sia venuto il momento di
intraprendere questo rinnovamento mediante quel ritorno alle origini cui
tanti grandi movimenti di idee hanno dovuto ricorrere".1
Pierre Bovet

"Insegnare ai bambini a diventare uomini,


insegnando agli uomini a ritornare bambini".
Così sintetizzava la vocazione dello
Scautismo il padre Jacques Sevin s.j.2
Sorto per la felice intuizione del
britannico Robert Baden – Powell tra il 1907
(Campo sperimentale nell’isola di Brownsea) e
il 1908 (la prima edizione di “Scouting for
boys”, 3 libro base scritto da Baden – Powell,) il
Movimento ha da poco compiuto cento anni.
Come ha ricordato Benedetto XVI,

«Da un secolo attraverso il


gioco, l’azione, l’avventura, il
contatto con la natura, la vita di
squadra e il servizio agli altri, una
formazione integrale della persona
umana è offerta a tutti coloro che
aderiscono allo Scautismo.
Fecondato dal Vangelo, lo
Scautismo è non soltanto un luogo di
vera crescita umana, ma anche il
luogo di una proposta cristiana forte
e di una vera maturazione spirituale e morale, così come è un autentico cammino
di santità.
Sarà peraltro bene ricordarsi che, come sottolineava Padre Jacques Sevin,
S.J., fondatore dello Scautismo cattolico, “la santità non è prerogativa esclusiva di
alcun tempo né di alcuna uniforme particolare”.
Il senso delle proprie responsabilità che la pedagogia scout risveglia,
conduce a una vita nella carità e al desiderio di mettersi al servizio del proprio
prossimo, a immagine del Cristo servitore, appoggiandosi sulla grazia che il Cristo
stesso dona, in particolare attraverso i sacramenti dell’Eucaristia e del Perdono».4

1
Sesto di otto figli, Robert Stephenson Smyth Baden-Powell, chiamato più semplicemente
B.-P. dai ragazzi e dalle ragazze scout di ogni tempo, era nato il 22 febbraio 1857.
Rimasto orfano a tre anni del padre (un pastore anglicano), fu cresciuto amorevolmente
dalla madre, vivendo una infanzia felice assieme ai fratelli. A diciannove anni intraprende la
carriera militare che lo porterà agli estremi confini dell’Impero Britannico, per divenire poi
l’eroe della guerra Anglo – Boera.5
Rientrato in Patria, B.-P. si imbatte nel sostanziale abbandono in cui si trova un’ampia
schiera della gioventù delle città di inizio Novecento...
L’“esploratore di guerra”, l’eroe che aveva brillantemente fronteggianto l’assedio della
cittadina di Mafeking (Transvaal), si trasforma in un “esploratore di pace”, ideatore e
promotore di un metodo educativo che ottiene immediatamente un grande successo, portando
alla nascita di quello che è il movimento giovanile più diffuso al mondo.
In soli due anni il Movimento si espande così tanto che Baden-Powell lascia l’esercito e
inizia la sua "seconda vita", dedicandosi completamente allo sviluppo dello Scautismo.

Approdato in Italia all’inizio degli anni ’10


del XX secolo, qui lo Scautismo si organizza e
consolida soprattutto in due Associazioni: il laico
CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratori
Italiani, 1912) e la cattolica ASCI (Associazione
Scoutistica Cattolica Italiana, 1916) .
In Italia, come in altri Paesi cattolici, lo
Scautismo dovrà fronteggiare inizialmente
perplessità e critiche da parte di settori e ambienti
ecclesiali preoccupati soprattutto per l’origine
britannica e protestante.6
Il laico CNGEI in quegli anni subisce
peraltro influenze militariste e massoniche che
rendono difficile la presenza cattolica tra le sue
fila… Così, nel Gennaio 1916, un comunicato
congiunto della Società della Gioventù Cattolica
Italiana e della FASCI - Federazione delle
associazioni sportive cattoliche, sancisce la
nascita dell’ASCI, l’Associazione cattolica degli
Scout italiani:

«avendo dolorosamente constatato come nella organizzazione del Corpo


Nazionale dei Giovani Esploratori Italiani sia rimasto sostanzialmente e
profondamente alterato il vero spirito dello scautismo mediante la soppressione
dell’indirizzo religioso e delle pratiche di culto che formano la base della
originaria istituzione; dopo molteplici e purtroppo vani tentativi [d’accordo si è
costretti a] rinunciare ad ogni partecipazione della gioventù cattolica organizzata
al Corpo Nazionale dei GEI, [e ad] istituire in sua vece una Associazione
Scoutistica Cattolica Italiana, la quale, adottando integralmente la Legge e
l’indirizzo dei Boy Scouts d’Inghilterra e America […] realizza tra i cattolici
italiani la genuina applicazione del genialissimo trovato del generale Baden-
Powell».7

I passi che portano alla fondazione dell’ASCI sono compiuti con il benestare della Santa
Sede, nonostante restino nel mondo cattolico talune perplessità che iniziano a sciogliersi
quando il 15 giugno 1916 viene reso noto che il Papa ha nominato un gesuita, padre Giuseppe

2
Gianfranceschi, primo Assistente ecclesiastico centrale (“Vice commissario centrale
Ecclesiastico”) della neonata Associazione. Il padre Gianfranceschi, affiancando il primo capo
scout dell’ASCI, conte Mario di Carpegna (a sua volta guardia nobile del Papa), «fu
immediatamente conquistato dallo scautismo, che difese con energia e coraggio contro critiche
interne ed esterne al mondo cattolico».8
Inizialmente aderiscono all’ASCI alcuni Riparti di esploratori cattolici che lasciano il
Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani, e altri gruppi delle cosiddette “Gioiose” liguri,
unità giovanili cattoliche costituite alcuni anni prima dall’educatore Mario Mazza secondo un
metodo pedagogico di impronta scautistica.
I rapporti tra le due principali Associazioni dell’epoca, CNGEI e ASCI, sono
inizialmente piuttosto tesi: Il CNGEI considera infatti l’ASCI come una organizzazione
scissionista, mentre l’ASCI rinfaccia al CNGEI influenze della massoneria e «uno scautismo
mutilato, degenerato, saccheggiato».9

Durante la Grande Guerra lo Scautismo partecipa anche in Italia, per quanto gli è
possibile, allo sforzo e alla
mobilitazione patriottica. Inizia poi un opera
di consolidamento e di crescita, che nel 1920
sarà incentivata dalla positiva riuscita del
primo Jamboree (campo internazionale) di
Londra. Il Jamboree di Olympia, Londra, vede
l’ASCI partecipare con un piccolo
contingente, ma l’influenza di questo evento è
utilissima. È in questa occasione, nel contesto
del primo Jamboree mondiale, che il francese
padre Sevin s.j., il belga Corbisier, ed il conte
Mario di Carpegna danno vita
all’Organizzazione internazionale dello
Scautismo Cattolico, dalla quale in seguito Il Lupetto guarda all’Esploratore, e l’Esploratore guarda
all’uomo di frontiera (disegno di Baden – Powell)
sorgerà la CICS, Conferenza internazionale
cattolica dello scautismo.
Sevin, Corbisier e Carpegna realizzano un felice connubio tra cattolicesimo e scautismo
nell’ambiente latino e cattolico europeo, senza deformarlo. Ricorderà nel 1998 Giovanni Paolo
II, in un suo messaggio alla CICS, che

«l’incontro fra il metodo scout e le intuizioni del padre Sévin sj, ha consentito
di elaborare una pedagogia basata sui valori evangelici, in cui ogni giovane è
condotto a coltivare e sviluppare la propria personalità, mettendo a frutto i talenti
che porta in sé.
La Legge Scout, trascinando i giovani sulla via delle virtù, li invita alla
rettitudine morale e allo spirito di ascesi, e li orienta così verso Dio e li invita a
servire i loro fratelli; abituandosi a fare il bene, essi diventano uomini e donne
capaci di assumere delle responsabilità nella Chiesa e nella società». 10

Negli ambienti cattolici degli anni ‘20 è sensibilmente migliorata la percezione dello
Scautismo, grazie soprattutto alla presenza di sacerdoti che svolgono con entusiasmo il
servizio di Assistenti ecclesiastici, e all’atteggiamento benevolo di Arcivescovi e Vescovi.
Questa positiva tendenza è sottolineata dal sostegno e dalle parole rivolte allo scautismo da
Papa Pio XI, il quale prova per lo scautismo una simpatia che supera ogni precedente
perplessità ecclesiastica.11

3
In occasione della festa di San Giorgio del 1922 il Papa concede un’udienza pubblica
agli scout, ricevendo nei giardini vaticani 1400 esploratori.

«Siete quelli che il vostro nome dice. […]


[Esploratore] suppone qualche altra cosa che [esso] annunzia e precede.
Così voi supponente tutto un esercito che viene dietro di voi […]. La vostra
qualità significa che voi dovete essere primi fra i primi, primi di tutti […]:
primi nella professione della fede cristiana, primi nella santità, primi nella
dignità, primi nella purità, primi in tutte le manifestazioni della vita cristiana».12

L’Italia, uscita dilaniata dalla Grande Guerra, tra divisioni e rabbiosi scontri di opposti
estremismi, con la pace non vede cessare la violenza: a Torino, nel 1919 è ucciso da
manifestanti di estrema sinistra il diciannovenne capo scout Pierino del Piano.
Nell’ottobre del 1922 Mussolini ottiene dal Re l’incarico di formare il Governo: il
Fascismo si appresta a diventare regime, e non è certo disposto a lasciare ad altri l’educazione
dei giovani. Si susseguono le violenze anche contro le organizzazioni cattoliche e scout: nel
1923 viene ucciso a bastonate l’arciprete di
Argenta (FE), don Giovanni Minzoni, reduce e
decorato di guerra “colpevole” di aver fondato
gli esploratori cattolici nel suo paese,
nonostante l’ostilità dei fascisti.
Nel Gennaio 1927 vi è lo scioglimento dei
Riparti Scout nei centri inferiori a 20.000
abitanti. Infine, il 9 aprile 1928, il Consiglio dei
Ministri modificando la legge sull’ONB (Opera
Nazionale Balilla, l'organizzazione giovanile
fascista) con decreto firmato dal capo del
Governo, Benito Mussolini, e da Re Vittorio
Emanuele III, dichiara definitivamente
soppresso lo Scautismo in Italia.
Alcuni Capi e ragazzi non ci stanno: sono
decisi a serbare fede alla Promessa e alla Legge
continuando le loro attività scout. Tra questi
Giulio Cesare Uccellini, Capo del Milano II,
che durante la clandestinità prenderà il nome di
Kelly, e che diventerà il capo degli scout
clandestini conosciuti come Aquile Randagie…
Le Aquile Randagie non hanno sede ma proseguono con regolarità le uscite e i campi.
Fare Scautismo in uniforme per le Aquile Randagie significa credere risolutamente nella
validità del metodo scout, con convinzioni salde e il coraggio necessario ad affrontare le
conseguenze e i rischi della mancata iscrizione alle organizzazioni fasciste. Si mantengono le
tradizionali inaugurazioni dell'anno Scout, la visita di Natale all'Ospedale dei Bambini, la festa
di San Giorgio (patrono degli Scout) del 23 aprile e il rinnovo della Promessa in ideale
comunione con tutti gli Scout del mondo, il Campo Estivo. Durante tutto il tempo della
clandestinità si instaura una fitta corrispondenza con Scout stranieri, che permetterà di
mantenere l’aggiornamento metodologico e un collegamento con l'evoluzione dello Scautismo
mondiale.
Nel 1933 una delegazione di cinque Aquile Randagie, aggregata al contingente svizzero,
partecipa al Jamboree di Gödöllo (Ungheria) e in quella occasione incontrano per la prima
volta Baden-Powell.

4
Nel settembre del 1936 Kelly (Giulio Uccellini) partecipa ad un Pellegrinaggio di Scout
stranieri a Lourdes, e fa voto di condurne uno ufficiale dell'ASCI una volta che questa sarà
nuovamente costituita. Questo voto sarà sciolto nel 1954 da oltre 400 Scout dell’ASCI.
All’indomani dell'armistizio dell'8 Settembre 1943, le Aquile Randagie organizzano
l'assistenza ad ex prigionieri di guerra, e quindi ebrei e perseguitati di ogni fede politica. Nasce
l'O.S.C.A.R. (Opera Scautistica Cattolica Aiuto Ricercati), che si avvarrà di collaboratori
esterni. Dopo il 25 aprile 1945, a situazione politico-militare rovesciata, quando tedeschi e
fascisti diventano a loro volta ricercati e perseguitati, ecco gli scout prestare loro soccorso in
difesa di ogni vita umana.13

Lo Scautismo riprende finalmente le


sue attività anche in Italia, assieme al ramo
femminile (il Guidismo). Infatti, nelle
Catacombe di Priscilla di una Roma
occupata, il 28 Dicembre 1943 erano state
pronunciate le Promesse delle prime capo
delle Guide cattoliche, un gruppo di ragazze
riunite da Giuliana di Carpegna, nipote del
fondatore dell’Asci, attorno a padre
Agostino Ruggi d’Aragona o.p, scout della
prima ASCI. Il Guidismo cattolico italiano
non era visto come una imitazione del
metodo maschile, ma dotato di una sua
dignità, una sua storia, delle tradizioni.
Riferendosi al Guidismo, nel corso di un
convegno tenutosi in Francia nel 2000,
qualcuno addirittura ha affermato che questo
«non è scautismo femminile, bensì
scautismo femminista»!14
Baden – Powell stesso, del resto,
aveva scelto per le ragazze che volevano
vivere l’avventura scout lo specifico nome
di Guide, e non quello di ragazze scout.
Nel 1921 aveva scritto:

«Il termine "guidare" sembra riassumere in una parola l’alta missione della
donna, come madre, come moglie e come cittadina.
Il nome di "guida" è quindi il migliore che possa esser dato a una ragazza,
quale alto richiamo all’ideale cui essa si sta preparando.
Questo valore sarebbe perduto e lo scopo svilito se si usasse il termine "scout".
Ciò significherebbe niente di più che l’imitazione del movimento dei ragazzi senza
uno scopo od idea ulteriori, e inviterebbe le ragazze a seguire un modello altrui
piuttosto che assumerne uno loro proprio, a indebolire la loro posizione anziché
rafforzarla come la vita moderna richiede».15

A due anni dalla fine dell’immane conflitto mondiale, nel 1947 si tiene il Jamboree della
Pace a Moisson, che vede accolti in Francia anche scout italiani e tedeschi, figli dei nemici di
ieri. L’ASCI partecipa in grande stile a questo incontro internazionale riscoprendo, secondo le
parole dell’Assistente ecclesiastico centrale, Mons. Sergio Pignedoli, «i risultati meravigliosi
del metodo» scout. «Questo ci ha messo addosso l’argento vivo. Al ritorno, abbiamo iniziato
con fiducia fervorosa il cammino»,16 dichiarerà Pignedoli.

5
Si mette mano ad un’ opera di “ritorno alle origini” che comporta per l’ASCI dei risultati
innovativi. Nel liberarsi da varie incrostazioni, si sviluppa il metodo della prima fascia d’età, la
Branca lupetti (8 – 11 anni), permeato dal valore educativo del Libro della Giungla di Kipling.
Forte è inoltre l’influenza che proviene dallo scautismo cattolico franco –
belga, ad esempio per la metodologia della Branca Rover (16-17 / 21 anni
circa).

Nella “grande famiglia degli scout” i cattolici, con particolari


intuizioni e applicazioni realizzate nei Paesi latini, spesso per impulso di
sacerdoti che hanno accertato le straordinarie potenzialità dello Scautismo
per un vivace apostolato tra i giovani, assumono un ruolo di primo piano e,
come recentemente è stato sottolineato dai Vescovi Italiani in occasione
del Centenario dello Scautismo, «a detta di molti, e per testimonianza
dello stesso fondatore [Robert Baden-Powell, 1857-1941] l’incontro dello
scautismo con la fede cattolica si è rivelato fecondo e provvidenziale,
costituendo una scuola di crescita per cristiani autentici e una fonte di
genuina spiritualità».17
Attraverso il gioco, le competenze tecniche e l’organizzazione in
piccoli gruppi autonomi (le squadriglie), e il “saper fare”, questi ragazzi e
ragazze ricevono una formazione che li prepara alla capacità di assumere delle responsabile
nella società civile e nella Chiesa.
Secondo le parole del papa Giovanni Paolo II

«in seno ad una squadriglia, al campo e nelle altre circostanze, gli scouts
scoprono il Signore attraverso le meraviglie del creato che sono chiamati a
rispettare.
Fanno così un’esperienza preziosa di vita ecclesiale, incontrando Cristo nella
preghiera personale, con la quale possono familiarizzarsi, e nella celebrazione
eucaristica.
In più, l’Unità scout offre ai giovani l’occasione di iniziare ad apprendere la
vita sociale, nel rispetto di ciascuno».18

Lo Scautismo cattolico è così «un metodo educativo, ma anche spirituale, più ascetico
che mistico che unisce diverse ispirazioni:
la gioia francescana dell’amore per la natura e l’importanza della strada [percorsa a
piedi nei campi mobili];
la vita monastica che invita all’essenzialità;
il richiamo a contare su di sé e alla responsabilità dei Gesuiti e l’educazione alla libertà
propria dei Domenicani».19

Per molti giovani lo Scautismo cattolico diviene “via semplice e gioiosa per arrivare a
Dio”, come ebbe a dire Guy de Larigaudie, figura di primo piano dello Scautismo cattolico
francese.20
E, ancora, don Andrea Ghetti – Baden, sacerdote cresciuto nello Scautismo clandestino,
nel 1957 scrive:
«Lo Scautismo è un ordo come quello benedettino, intervenuto in un’ora di
grande sfacelo di istituzioni centenarie. Esso inserì il cristianesimo nel mondo
barbaro e trasse i barbari alla scoperta di Dio… Lo Scautismo è un ordo posto nel
cuore di una civiltà indifferente».21

Ma è lo stesso fondatore Baden – Powell che, in più occasioni, ripete:

6
«lo scout è un credente e io ripudio ogni forma di scautismo che non abbia per base la
religione».22

E poi:
«Ogni scout è tenuto ad appartenere ad una religione e a seguirne il culto. Se
gli scout di un Riparto appartengono tutti ad una religione, è bene che il Capo
riparto organizzi quelle manifestazioni di culto e quell'istruzione religiosa che egli
riterrà opportuno, previo accordo con l'Assistente Ecclesiastico od altra autorità di
quella data religione». 23

Lo Scautismo, con Baden – Powell, ripete al


ragazzo e alla ragazza di ieri e di oggi:
«Leggi la Bibbia e il Vangelo, questi libri
meravigliosi carichi della rivelazione divina.
E poi il libro mirabile: la Natura creata da
Dio».24

Lo Scautismo cattolico è sin dalla sua


nascita destinatario della sollecita e paterna
considerazione dei Pontefici.
Non fa oggi eccezione il Santo Padre
Benedetto XVI, che si è espresso con parole
illuminanti in diverse occasioni, augurandosi «di
cuore che il movimento educativo dello Scautismo,
scaturito dalla profonda intuizione di Lord Robert
Baden Powell, continui a produrre fecondi frutti
di formazione umana, spirituale e civile in tutti i
Paesi del mondo». 25

«Nel 1954, una ricerca [della associazione


scout cattolica] degli Scouts de France sottolinea
l’importanza della vita scout per la Chiesa:
il 17% dei seminaristi e il 23% dei novizi, tra religiosi e religiose, provengono da un
percorso scout. La formazione religiosa e liturgica data ai giovani scout contribuisce alla
Chiesa».26
Nella sua semplicità, come ebbe a ricordare Monsignor Ettore Cunial, anche in Italia lo
Scautismo cattolico ha donato alla Chiesa numerose vocazioni sacerdotali e religiose,27
influenzato dalla «religiosità [del fondatore, Baden-Powell] che permea tutta la sua vita e
[pertanto gli fa volere] un cristianesimo che sia realizzato in ogni ora ed in ogni occasione e
non il "cristianesimo della domenica"». 28
Allo stesso tempo, ricorda Monsignor Andrea Ghetti (tra i fondatori dello scautismo
cattolico del dopo-guerra): «Lo Scautismo fa a noi preti molti doni insensibilmente: uno di
questo è il senso del concreto».29

***

7
RIFORME E LACERAZIONI
La crisi e la contestazione nello Scautismo
Lo Scautismo cattolico, in particolare quello franco-belga e italiano, è per molti anni
specchio di profonda spiritualità
nella fedeltà alla Chiesa, vivendo
in una dimensione tecnica e
pedagogica vivace e
appassionante.
Dal secondo dopo guerra, e
circa fino agli anni ’70, le
vicende e gli sviluppi dello
scautismo cattolico italiano sono
collegati a quanto avviene nello
Scautismo francese, per una
comune sensibilità spirituale di
matrice latina, ma anche per una
diffusa comprensione scolastica
della lingua francese che
favorisce la conoscenza e la
diffusione di riviste e pubblicazioni scout d’Oltralpe.

Negli anni della Guerra d’Algeria (1954 – 62) gli Scouts de France attraversano la loro
grande crisi, dopo aver superato quasi indenni la divisione dell’occupazione tedesca del ‘40.
Una guerra non può lasciare indifferente un movimento giovanile: Capi e Routier
(Rover) francesi si pongono su posizioni contrapposte, nonostante gli sforzi della dirigenza
nazionale di preservare l’unità del Movimento.30 Gli strascichi di queste divisioni
riaffioreranno negli anni successivi, tra le tensioni che attraversano il mondo cattolico negli
anni del dopo Concilio Vaticano II, e nella contestazione giovanile incominciata nel 1968.
Ora un po’ tutto lo Scautismo è attraversato da forti spinte contestatarie e sperimentaliste
che portano anche ad alcune fratture.31 Così, «tra la metà degli anni Sessanta e l’inizio degli
anni Settanta lo Scautismo subisce grossi cambiamenti in tutti i paesi d'Europa», introdotti da
Associazioni scout timorose di non essere al passo con i tempi. Si hanno un po’ ovunque
modifiche al metodo originario di Baden – Powell e a quei «principi che fino a quel momento
erano ancora validi per tutti, e al metodo che era ancora applicato in maniera abbastanza
uniforme in Europa e nel resto del mondo».32
Michel Rigal (Commissario Generale degli Scouts de France dal 1952 al 1970) è tra
quanti sostengono che lo scautismo si debba trasformare in un grande Mouvement de Jeunesse,
per diventare partner influente del “potere pubblico”. In uno scritto del 1964, pubblicato dalla
rivista nazionale dei capi scouts francesi, lo stesso Rigal afferma:

«Anziché formare un uomo capace di cavarsela in ogni circostanza, e che


mette le sue competenze al servizio della società, [bisogna puntare] molto di più ad
un uomo integrato [in una] società che è allo stesso tempo più collettiva e più
socializzata».33

Nel 1964 la corrente progressista degli Scouts de France delibera la suddivisione in due
tronconi della originaria Branca degli Esploratori (12 – 17 anni), in una nuova suddivisione
per età. Inizia la riforma Rangers (i preadolescenti di 12-14 anni) e Pionniers (gli adolescenti
di 14-17 anni), per adattare lo scautismo al “mondo contemporaneo”; nel raggruppare i
ragazzi per età e in ragione dei centri d’interesse, viene minato uno dei motori essenziali dello

8
scautismo tradizionale: la responsabilità dei “capi pattuglia” di 16 – 17 anni nei confronti dei
più giovani. L'avventura nella natura, la B.A. (buona azione), il sistema di progressione
originario (le “classi” e le “specialità “) sono abbandonati a vantaggio di progetti di
“cantiere” e “cultura cittadina”.
Le trasformazioni non portano però allo sviluppo e alla crescita auspicata… Gli effettivi
degli Scouts de France iniziano a diminuire e, al termine della direzione di Michel Rigal, la
Branca che riunisce i giovani più grandi (17 / 21-25 anni) è praticamente scomparsa,
nonostante il lancio della "Jeunes en marche" nel 1966 e dei Compagon nel 1968.34 Una parte
di quanti sono rimasti fedeli all’applicazione tradizionale del metodo scout lasceranno poi, nel
1971, l’Associazione, dando vita agli Scouts Unitaires de France.35
Intanto, agli inizi degli anni ’50, in Austria era nata su basi cristiane ecumeniche la
Fédération du Scoutisme Européen, diffusasi poi in altre nazioni. Alcuni Capi e gruppi scout
che vogliono restare fedeli all’applicazione tradizione dello scautismo cattolico, approdano
così anche in Francia alla FSE. Tra questi, nell’agosto del 1962, Perig Géraud-Kéraod
(conosciuto anche come PGK) che aveva
lasciato gli Scouts de France e con il suo
Gruppo scout si era unito a questa
Associazione, porterà un nuovo impulso
stimolandone lo sviluppo su basi sempre più
solide, tanto da essere annoverato di fatto tra
i co-fondatori del movimento delle Guide e
Scouts d’Europa. L’anno successivo, nel
1963, è firmato ufficialmente un contratto
federale che permetterà a numerose
associazioni scout in Europa di riunirsi nella
FSE.
Se Capi e Gruppi scout francesi si
uniscono negli anni alle Guides et Scouts
d’Europe, molto più spesso sono dei giovani
scout tra i 15 e i 18 anni quelli che scelgono
di approdare all’FSE, nella quale vedono la
possibilità di vivere l’avventura scout in
modo più avvincente e fedele. L’emorragia
di giovanissimi che abbandonano gli Scouts
de France36 a partire dalla riforma “Rangers
– Pionniers” per alcuni rappresenta una vera “rivolta di adolescenti”, ragazzi che lasciano
l’Associazione degli Scouts de France e che talvolta fondano delle “pattuglie libere”,37
gruppetti di 6/8 ragazzi guidati da un ragazzo di 16/17 anni.38

L’FSE inizia a raccogliere negli anni ’60 e ‘70 quanti in Europa desiderano reagire allo
sbandamento che colpisce alcune delle Associazione scout “ufficiali”, non soltanto nel campo
delle applicazioni pedagogiche, ma anche nella attuazione di differenti concezioni ideologiche
e nel modo di intendere la proposta di fede nel contesto educativo.
«Fino a questo momento lo Scautismo è stato visto come un metodo educativo della
persona (indirizzato all'educazione di una personalità ben caratterizzata) e alla comunità
(incarnazione sociale delle persone così formate). Realizzare un equilibrio fra questi due poli,
che non sono contradditori, porta a praticare uno Scautismo autentico.
Ora invece ci si avvia ad uno scivolamento verso il “polo comunitario” a detrimento del
“polo personalità”. Azione politica o azione educativa? C'è da costruire la nave o da fornire
l'equipaggio?». Come Baden-Powell, anche i leader della Federazione dello Scautismo

9
Europeo si propongono di «formare dei cittadini utili e, come lui, si schierano decisamente nel
campo della formazione della personalità».39
Lo sviluppo numerico e qualitativo delle Guides et Scouts d’Europe (FSE) «coincide con
gli anni immediatamente successivi al Concilio Ecumenico Vaticano II, anni che vedono tante
speranze aprirsi, ma anche la realizzazione di tante iniziative estemporanee e talvolta
personali, molto spesso prese più in nome di un non ben definito “spirito del Concilio” che
delle vere decisioni dei padri conciliari. Queste iniziative creano spesso dissensi e confusione
e per la Chiesa in Francia inizia un lungo periodo di travaglio».40
Nel campo religioso, l’organizzazione delle Guides e Scouts d’Europe – FSE resta
sempre fedele alle decisioni del Concilio Vaticano II, mantenendosi lontana da possibili derive
scismatiche, ma questo non le evita ripetute accuse di integralismo o addirittura di simpatie per
movimenti politici di destra o per i Lefebriani.41

Nella seconda metà degli anni ’60 le Associazioni scout italiane, soprattutto le cattoliche
ASCI e AGI, sono «percorse da fermenti e da inquietudini che divengono più ampi e profondi
dopo i moti della contestazione giovanile del 1968»42 e, in uno Scautismo già toccato
dall’ansia di rinnovamento, si levano voci preoccupate.43
La Dirigenza ASCI
introduce alcuni
“aggiornamenti”, ad
esempio nei colori
dell’uniforme scout e nella
metodologia della branca
esploratori (12/16 anni),
nella “progressione”44
personale dei ragazzi. Nel
1963, quando si inizia a
parlare di modifica al
colore dell’uniforme
dell’ASCI, don Andrea
Ghetti – Baden,
decisamente contrario,
scrive una emblematica
lettera ai capi lombardi che
parteciperanno al Consiglio generale dell’Asci.

«Questo penso sia il tuo compito: difendere uno Scautismo serio, profondo,
fatto di piccole pietre che il genio di Baden-Powell ci ha indicato. Gli
aggiornamenti sono sempre peggioramenti ma poiché lo spirito ha bisogno di
essere sostenuto dalla forma è necessario, come allora, salvare le forme. Così è la
divisa, fu concepita per la vita nel bosco, del Campo, delle strade, non può divenire
la tenuta per le processioni… Il cardinal Siri ha detto a dei capi: “State attenti a
modificare le uniformi!”».45

Quando poi due anni più tardi l’Asci decide per il passaggio alla nuova uniforme scout
di colore grigio, don Ghetti - Baden con il suo gruppo mantiene quella tradizionale di color
caki e, con ironia, interpreta:

«Lo Scautismo è diventato vecchio per questo ha scelto la divisa grigia».46

10
Il 5 novembre 1966, ricordando il cinquantesimo di fondazione dell’ASCI, il Papa Paolo
VI si rivolge ai capi con parole che suonano come un incoraggiamento:

«Vorremmo dirvi: rinnovarsi sì, cambiarsi no.


Abbiate fiducia nella vostra formula... Noi non dubitiamo a confortare; abbiate fiducia in
quello che siete, abbiate fiducia in quello che siete stati, e non crediate che la vostra formula,
anche se tante cose nel mondo cambiano, sia invecchiata; è ancora viva, è ancora feconda, è
ancora nuova, è ancora suscettibile di nuove esplorazioni e di esplosioni nuove, purché il
nucleo essenziale del suo spirito e dei suoi statuti, vorremmo dire anche delle sue divise, delle
sue forme, rimanga.
Rimanete quello che siete e diventerete nuovi».47

Se i vertici associativi del ramo maschile (ASCI) mantengono una complessiva e


sostanziale fedeltà alla Chiesa e alla pedagogia tradizionale dello Scautismo, diversamente da
quanto avviene ad esempio in Francia, la
“rivoluzione”dello scautismo italiano
proviene invece da una parte della
“base”, fomentata da giovani e capi che
vogliono portare nel movimento scout le
idee che circolano nei licei e nelle
università.48
Nel clima infuocato degli anni
della contestazione del dopo ‘68, in
alcune realtà locali a poco a poco Gruppi
e capi scout prendono una deriva che li
porta verso una politicizzazione di
matrice marxista e ad attacchi al
Magistero della Chiesa,49 mentre si
vanno sperimentando aggiustamenti
velleitari del metodo educativo scout, e
si introduce la “coeducazione” tra
ragazzi e ragazze all’interno delle stesse
unità scout in modi che talvolta
rasentano la promiscuità.
É soprattutto nell’Associazione
femminile (AGI) che si avviano alcune
riforme metodologiche, mentre si
afferma una corrente pedagogica che
predilige un rapporto “educatore – educando” dai ruoli stemperati, e che vede l’educatrice
come una “prima inter pares”: si tratta della “non - direttività”, metodo teorizzato dallo
psicologo e pedagogista americano Carl Rogers. Il capo non è più un educatore, un fratello
maggiore, ma deve essere uno spettatore di quello che i ragazzi e le ragazze decidono di
fare…: se il desiderio è quello di dare un maggiore ascolto ai bisogni del bambino e
valorizzarne la creatività, concependo una educazione libera da ogni modello precostituito, si
produce però una destrutturazione metodologica e associativa. 50

In condizioni che non corrispondono all’impostazione concordata in precedenza, si


giunge nel maggio 1974 alla unificazione dell’Associazione maschile con quella femminile
nell’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani), un evento previsto da ormai
quattro anni.51

11
La Conferenza Episcopale Italiana si esprime manifestando subito i propri timori, e
chiedendo chiarimenti su scelte che poco sembrano avere in comune con una proposta
educativa coerentemente cattolica e scout. La CEI rinviava così l’approvazione dello Statuto
della neonata Associazione scout cattolica, in attesa di ricevere gli opportuni chiarimenti e
garanzie; chiarimenti e garanzie che a distanza di un certo tempo giungeranno da parte della
dirigenza associativa52 e l’AGESCI, dopo un iter piuttosto travagliato, otterrà nel dicembre
1976 l'approvazione dello Statuto.

Nel 1975 è celebrato l’Anno Santo. A settembre Cinquecento Capi e giovani appartenenti
alle Guides et Scouts d'Europe si recano in pellegrinaggio a Roma, unica Associazione scout
cattolica in tutto il mondo ad organizzare un pellegrinaggio in questo anno giubilare. Papa
Paolo VI, attorno al quale vi sono anche dei vescovi francesi, si pronuncia pubblicamente
durante l’udienza in piazza San Pietro:

«C’è anche il pellegrinaggio delle Guide e Scouts d’Europa: sappiate che voi
siete degli amici per Noi. Noi abbiamo una grande fiducia nella vostra presenza,
nel vostro lavoro, nella vostra associazione e nello spirito dello Scautismo.
Siate i benvenuti!
Portate in ricordo del Giubileo al quale avete partecipato il senso della
fermezza e della fedeltà a Cristo e al Suo insegnamento».53

La parola del Santo Padre avrà


una grande eco e una notevole
influenza, e favorirà, di fatto, la
nascita di nuove Associazioni
aderenti alla FSE - Federazione
dello Scautismo Europeo.54
La situazione dello Scautismo
cattolico italiano suscita intanto
diverse reazioni: Gruppi e capi scout
non hanno aderito alla neonata
Associazione AGESCI, o si sono
allontanati; altri vi rimangono nella
speranza di poter “cambiare le cose
dall’interno”.
Monsignor Giorgio Basadonna
(Assistente ecclesiastico nazionale
AGESCI dal 1974 al 1976), così
ricorda un incontro con don Andrea
Ghetti – Baden, subito dopo la
fondazione dell’AGESCI:

«Nell’Agesci appena nata in una forma ibrida [don Ghetti] temeva che la
fede non fosse ben vissuta. Sosteneva che eravamo troppo di sinistra, di estrema
sinistra, ed era vero che in quell’epoca c’erano sbandamenti di estremismo».55

Così, nell’aprile 1976 alcuni Capi scout che non si riconoscono nello spirito e nei
contenuti presenti nello Scautismo AGESCI, si riuniscono dando vita all’Associazione Italiana
Guide e Scouts d’Europa Cattolici, appartenente alla FSE – Federazione dello Scautismo
Europeo.56

12
Il 7 e 8 Settembre 1976 sull’”Osservatore Romano” vengono pubblicate approfondite
presentazioni della nuova Associazione Guide e Scouts d'Europa, dai titoli assai significativi
(“É in crescita la Federazione dello Scautismo Europeo”, “Le ragioni di una scelta”), e
certamente poco graditi dall'AGESCI che in quel momento non ha ancora ottenuto dalla CEI
l’approvazione dello Statuto.57
La Conferenza Episcopale Italiana è convinta della necessità di importanti chiarimenti,
strutturali e orientativi sullo Statuto AGESCI, e già il 24 aprile 1975 ha posto all'attenzione di
questa Associazione aspetti sui quali ritiene indispensabili delle garanzie:

a) natura "ecclesiale" dell'Associazione stessa;


b) natura e ruolo dell'Assistente Ecclesiastico;
c) proposta di normativa per la costituzione delle unità miste, "tenuto conto delle
particolari circostanze nelle quali viene ad operare l'Associazione stessa, campeggi,
attendamenti, routes, ecc”.
d) "scelta politica", con attenzione a non formare gruppi di azione politica.

***

13
SCAUTISMO IN ITALIA OGGI
Che ne è oggi dello Scautismo cattolico in Italia, in particolare delle sue due
Associazioni più rappresentative?
Oggi in Italia sono presenti diverse Associazioni scout, alcune numerose, altre
piccolissime o presenti solo in talune realtà locali, cattoliche, alcune laiche, altre pluri-
confessionali.
Nel 2008 l’AGESCI raggruppa 177.757 soci, le Guide e Scouts d’Europa – FSE 19.136
soci, il CNGEI 10.926 soci, e l’ASSORAIDER 2.034 soci.
Difficile invece dar conto dei numeri complessivi dei soci delle associazioni scout minori
(tra le altre, in Sicilia i cattolici Guide e Scouts San Benedetto, in Veneto una Associazione
Veneta Scout Cattolici, in Alto Adige e in Friuli - Venezia Giulia associazioni scout delle
minoranze linguistiche, e – infine - una associazione che ha voluto riprendere il nome
dell’ASCI…).
CNGEI ed AGESCI sono formalmente collegate tra loro nella Federazione Italiana dello
Scautismo, riconosciuta a livello internazionale dalle Organizzazioni dello scautismo e
guidismo mondiali, OMMS e AMGE.58
L’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici, invece, è membro della Unione
Internazionale delle Guide e Scouts d’Europa (UIGSE - FSE) che comprende diverse
associazioni scout cristiane, diffuse in Europa e Canada, secondo i principi dell’ecumenismo
previsti dalla Chiesa Cattolica e che si riconoscono in un Direttorio Religioso (scritto sulla
traccia della “Carta dello Scautismo Cattolico” promulgata dalla Santa Sede nel 1962).

Agli anni della incomunicabilità e di una strisciante conflittualità tra le due Associazioni
scout cattoliche dell’AGESCI e delle Guide e Scouts d’Europa - FSE (1976 - 1985), sono
seguiti i primi tentativi di dialogo che hanno portato, grazie anche al deciso e diretto impulso
della Chiesa, ad un sostanziale
rapporto di buon vicinato basato sul
rispetto delle diversità pedagogiche,
nella comune partecipazione ad
alcuni momenti di fraternità
ecclesiale.
Il cammino di pacificazione è
arrivato ad uno sviluppo positivo
contestualmente al riconoscimento
ottenuto nel 1998 della Associazione
italiana delle Guide e Scouts
d’Europa da parte della CEI (a
livello nazionale), e nel 2003 con lo
specifico Decreto da parte del
Pontificium Consilium pro Laicis
che ha riconosciuto l’Unione
internazionale delle Guide e Scouts
d’Europa (UIGSE – FSE).
In occasione dell’incontro
internazionale delle Guide e Scouts d’Europa tenutosi in Italia nel 1994, il Santo Padre
Giovanni Paolo II si rivolse ai ragazzi e capi presenti alla udienza particolare in San Pietro, con
queste parole:

«Per voi, in particolare, significa lavorare all’interno della grande


famiglia degli Scouts, dei quali siete fratelli e sorelle, con la vostra specifica

14
pedagogia. Vivendo il comandamento dell’amore, dice Gesù, “tutti sapranno
che siete miei discepoli”. (Gv 13, 35)
La legge scout è il vostro ideale. Essa vi chiama a sviluppare i
fondamentali valori umani dell’onestà, della lealtà, del senso del dovere ben
fatto, dell’amore alla natura e del servizio al prossimo. É nel dare che si
riceve; è nell’agire con attenzione verso i fratelli che si raggiunge la vera
felicità.
La pedagogia scout vi offre strumenti preziosi per costruire la vostra
personalità. Al vostro fianco vi sono capi ed adulti che, guidandovi con
fermezza e con delicata pazienza, desiderano aiutarvi a dare il meglio di voi
stessi.
Per rispettare questa legge scout, programma di una vita retta ed
attraente, prendete coscienza di quanto sia importante vivere nella Chiesa e
accostarsi ai sacramenti».59

Come ha ricordato poi Bendetto XVI, scrivendo ai Vescovi di Francia, è a partire


dall’appello lanciato dal Papa Giovanni Paolo II60 «per una maggiore unità nello scautismo
cattolico», che si sono realizzate alcune forme di collaborazione tra le diverse associazioni
scout cattoliche, «nel rispetto della sensibilità di ciascun movimento, in vista di una maggiore
unità in seno alla Chiesa».61
Il richiamo del Santo Padre Benedetto XVI è un imperativo per tutti i capi – educatori dello
Scautismo Cattolico, dopo le contestazioni, le divisioni e le lacerazioni negli anni ’60 e ’70:

«i quadri dello scautismo ricorderanno che devono, anzitutto, risvegliare e


formare la personalità dei giovani che sono loro affidati dalle famiglie, educando
all’incontro con il Cristo e alla vita nella Chiesa.
È anche importante che si manifesti e si sviluppi, fra gli scout e fra i diversi
movimenti, la “fraternità scout” che fa parte dell’ideale scout originario e che
costituisce, specialmente per le giovani generazioni, una testimonianza di quello
che è il Corpo di Cristo dove, secondo l’immagine di san Paolo, tutti sono chiamati
a compiere una missione, al posto che è il loro, a rallegrarsi dei progressi degli
altri e a sostenere i loro fratelli nella prova (cfr. 1 Corinzi 12, 12-26)».62

***

LO SCAUTISMO CATTOLICO IN ITALIA:


AGESCI e Guide e Scouts d’Europa - FSE
Questa panoramica sullo Scautismo voleva limitarsi soltanto ad alcuni punti della storia e
della metodologia…Con lo stesso spirito accenniamo ad alcune delle differenti applicazioni e
interpretazioni pedagogiche delle due principali Associazioni scout cattoliche, AGESCI e
Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici - FSE.
Alcune di queste differenze sono collegate alle diverse applicazioni metodologiche e
pedagogiche scout; altre si possono invece riscontrare nel diverso inserimento scout
internazionale…
L’AGESCI, “riconosciuta” con il CNGEI per il tramite della Federazione Italiana dello
Scautismo dalle Organizzazioni mondiali dello scautismo, è inserita in un consesso nel quale
sono presenti anche associazioni che di scout, oggi, non hanno quasi più nulla. Così, agli scout

15
italiani dell’AGESCI che partecipano a campi internazionali, può capitare di incontrare uno
scautismo molto diverso da quello che vivono nelle proprie Unità in Italia.63
I giovani appartenenti all’Unione internazionale delle Guide e Scouts d’Europa – UIGSE
– FSE,64 oltre ad indossare uniformi e insegne comuni a tutte le associazioni nazionali, segno
evidente di unità che supera le barriere sociali, europee e cristiane,65 nei gemellaggi o nei
campi internazionali (quale l’Eurojam) dell’Unione incontrano giovani di altri Pesi
appartenenti ad associazioni accomunate anche dalla medesima Legge e Promessa scout, oltre
che da uno stesso stile scout, comunanza di valori e di metodo voluti da Baden – Powell e
presenti in tutto lo Scautismo mondiale fino alla seconda metà degli anni ’50.

Nel “governo” associativo, l’AGESCI prevede organismi gestiti secondo modalità


democratiche di tipo sostanzialmente assembleare, nominati dal “basso”, a cominciare dalla
comunità di gestione di ogni singolo Gruppo scout, la Comunità Capi (conosciuta
comunemente come Co.Ca.), e a livello
locale con periodiche Assemblee di Zona,
e Regionali. Al contrario, l’Associazione
delle Guide e Scouts d’Europa ha
privilegiato una struttura direttiva
certamente di tipo democratico, ma
prevalentemente “verticale”: l'Assemblea
Generale, composta da tutti i soci dirigenti
(i capi “brevettati”, che hanno cioè
ultimato il cammino di formazione capi),
ogni tre anni elegge i consiglieri nazionali,
i quali eleggeranno a loro volta il
Consiglio Direttivo dell'Associazione.66
L’organo dell'Associazione che coordina
l'attività associativa è il Commissariato
Nazionale, composto dai Commissari
Generali, dall'Assistente Generale, dai
Commissari e dagli Assistenti Nazionali
delle varie branche. Da qui, il
Commissariato nazionale nominerà poi i
Commissari regionali, e da questi quelli di
Distretto.

L’AGESCI nella sua proposta


educativa fa riferimento al metodo scout,
come è stato definito dal fondatore Baden – Powell, ma “attualizzato” nello Statuto e nel
Patto Associativo, “tradotto” dall’Associazione nel corso della sua storia, e così al Metodo
scout si “ispirano” i progetti educativi dei gruppi e le attività.67
Il metodo AGESCI è definito come unitario (cioè con un’ impostazione sostanzialmente
uniforme e trasversale alle 3 branche e ai due sessi), tant’è che -da alcuni anni- la Formazione
capi di questa Associazione si propone di superare talune caratterizzazioni delle 3 branche,
anche proponendo dei Campi di Formazione unici, “interbranca”, puntando ad una
formazione non rivolta specificamente ad una particolare branca. Inoltre, l’AGESCI nelle varie
branche propone un metodo educativo calibrato sulla personalizzazione di alcuni strumenti
metodologici, quale ad esempio la progressione personale dei ragazzi e delle ragazze,
lasciando un’ampia libertà al singolo capo nella identificazione degli impegni richiesti ai
singoli ragazzi.

16
Diversamente, le Guide e Scouts d’Europa preferiscono applicare il Metodo scout in
modo quanto più possibile aderente a quanto concretamente è già stato definito da Baden –
Powell, seppure con una interpretazione cattolica, e armonizzato all’indole della gioventù
italiana.68
Le Guide e Scouts d’Europa hanno voluto mantenere una forte caratterizzazione
metodologica con l’originaria e specifica applicazioni nelle 6 Branche (3 branche maschili:
lupetti, esploratori, rover, e 3 branche femminili: coccinelle, guide, scolte), collegando tra loro
le diverse branche ed età delle singole sezioni (maschile e femminile) in una “continuità
educativa e metodologica”.
La Progressione delle ragazze e dei ragazzi è per tutti definita e dettagliata, con prove
concrete e specifiche nei diversi ambiti di servizio, tecnici, spirituali, ecc. Nella formazione del
bambino e della bambina (lupetto o coccinella), in quella del ragazzo e della ragazza
(esploratore o guida), si persegue un modello educativo di crescita e progressione basato sulla
assegnazione di impegni concreti e comuni, non impedendo però al capo la possibilità di
adattare la proposta secondo le diverse concrete esigenze del ragazzo, in una gradazione di
obiettivi secondo le reali diverse possibilità dei singoli, ed educando bambini e ragazzi ad un
impegno progressivo e concreto.

Alcune differenti sfumature si hanno poi nei testi della Promessa e della Legge Scout
delle due Associazioni scout cattoliche.69
Nella FSE, la Promessa e la Legge, seppure di identico contenuto, sono diversificate
indirizzandosi alle due diverse sezioni (maschile e femminile). Nella Promessa della FSE è poi
espresso il concetto del Servire (…”Servire Dio, la Chiesa, la Patria e l’Europa”…), laddove
nel testo AGESCI si esprime quello del dovere verso (…”compiere il proprio dovere verso
Dio e verso il mio Paese”…).70
Anche nei testi della Legge scout vi sono talune diversità di tono tra le associazioni,71
seppure sottendano tutte i medesimi valori. La Legge scout nella FSE è scritta nella terza
persona singolare (…”Lo Scout”… oppure “La Guida”…), mentre l’AGESCI ha preferito
usare la terza persona plurale (… “La Guida e lo Scout…”). Se nell’AGESCI la Guida e lo
Scout “Si rendono utili e aiutano gli
altri”, “Sono cortesi”, “Amano e
rispettano la natura”, “Sanno
obbedire”…, agli stessi articoli nella
FSE lo Scout, o la Guida, “è sempre
pronto a servire il prossimo”, “è
cortese e cavalleresco” (lo scout),
oppure “cortese e generosa” (la
Guida),“vede nella natura l'opera di
Dio: ama le piante e gli animali”,
“ubbidisce prontamente”…72

Non dilungandoci nell’esame


delle diverse e più specifiche
applicazioni tecnico - metodologiche,
meno comprensibili a quanti non sono
addentro al mondo scout, può essere
utile fermarsi ad approfondire ora tre
dei cardini della proposta educativa scout. Ci si renderà conto che ciò che distingue le due
Associazioni (AGESCI da una parte, Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE dall’altra) si
fonda non solo sulle diverse elaborazioni educative e pedagogiche, ma anche su diversi
approcci filosofici.

17
Per inciso, va ricordato che tutti i capi – educatori scout che sono attivi all’interno delle
Associazioni, a diretto contatto con Lupetti e Coccinelle (bambini e bambine dagli 8 agli 11
anni), Esploratori e Guide (i ragazzi e le ragazze dagli 11-12 ai 16 anni), e con Rovers e Scolte
(giovani dai 16-17 ai 20-21 anni circa), sono persone che dedicano parte del proprio tempo
libero a questo particolare servizio educativo, sottoponendosi a specifici iter di formazione
associativi. Vi sono inoltre ottimi Gruppi scout e qualche Gruppo più “scalcinato” in entrambe
le Associazioni scout, come in entrambe le Associazioni si trovano capi motivati e competenti!
É anche vero, certamente, che al di là di quanto è previsto e scritto nei rispettivi Regolamenti,
molto nella applicazione pratica dello Scautismo può dipendere dalla diversa sensibilità e
competenza dei singoli.

SCAUTISMO CATTOLICO. Come?


Per riconoscere alcune differenze tra le due Associazioni, possiamo tornare alle
“domande” che furono poste, quasi 35 anni fa, dalla Conferenza episcopale italiana alla
nascente AGESCI …

- Fede e proposta Cristiana (natura "ecclesiale" dell'Associazione e ruolo


dell'Assistente Ecclesiastico);
- Coeducazione e Interducazione (ragazzi e ragazze in Unità miste o separate).
- La dimensione e la "scelta politica”.

La Fede e la proposta Cristiana

L’AGESCI «si propone come associazione di frontiera, che spesso rappresenta per molti
ragazzi l'unica occasione di ricevere un annuncio di fede» ma, di fatto, è “aperta a tutti” i
giovani senza alcuna distinzioni di tipo
religioso, pur restando una «iniziativa educativa
liberamente promossa da credenti, [che] vive
nella comunione ecclesiale la scelta
cristiana».73
In questa “apertura” religiosa si può
incontrare una prima distinzione tra diversi
modi di intendere la dimensione religiosa nelle
due Associazioni Scout.
Nel “Patto Associativo”74 (una sorta di
“carta costituzionale”, documento nel quale si
devono riconoscere i capi – educatori), dopo
l’enunciazione che i capi scout proporranno «in
modo esplicito ai ragazzi, con il metodo e la
spiritualità che caratterizzano lo scautismo,
l'annuncio di Cristo, perché anch'essi si sentano
personalmente interpellati da Dio e gli
rispondano secondo coscienza», si legge che
«in una realtà sempre più multiculturale [è una]
occasione di crescita reciproca l'accoglienza nelle Unità [scout] di ragazze e ragazzi di altre
confessioni cristiane, nello spirito del dialogo ecumenico, e di altre religioni,
nell'arricchimento del confronto interreligioso».75

18
L’AGESCI comprende che questa “apertura” religiosa la obbligherà ad interrogarsi «su
come coniugare accoglienza e fedeltà all'annuncio del messaggio evangelico», ma vi è la
convinzione «che in Cristo tutta la realtà umana ed ogni esperienza religiosa trovano il loro
pieno significato».76

Lo Statuto dell’AGESCI definisce i sacerdoti in servizio come Assistenti ecclesiastici


«corresponsabili del Progetto educativo scout all’interno delle Unità, delle Comunità Capi e
degli altri livelli associativi» che «insieme con gli altri Capi annunciano e testimoniano la
proposta cristiana».77 E, più precisamente, nel Patto Associativo si determina l’impegno dei
capi ad operare «in comunione con coloro che Dio ha posto come pastori e in spirito di
collaborazione con chi si impegna nell'evangelizzazione e nella formazione cristiana delle
giovani generazioni, anche partecipando alla programmazione pastorale».78

Le Guide e Scouts d’Europa, a partire dallo “Statuto Federale”, all’articolo 1.2.1


sottolineano che la U.I.G.S.E.-F.S.E. «vuole riunire in una stessa comunità di fede, di
preghiera e di azione le differenti associazioni nazionali delle Guide e Scouts d'Europa, il cui
scopo è di formare i giovani attraverso la pratica dello scautismo tradizionale di Baden
Powell, sulle basi cristiane che sono il fondamento della nostra civiltà europea». Si intende
partecipare alla formazione religiosa, morale e civica dei giovani con l’applicazione fedele del
metodo scout, ideato dal fondatore dello scautismo Baden Powell, e secondo la particolare
interpretazione cattolica data dal francese padre Sevin s.j., dal conte Mario di Carpegna, e dal
belga prof. Corbisier.
Le Guide e Scouts d’Europa italiani – FSE, intravedono dunque nel «Metodo educativo
scout uno strumento pedagogico particolarmente valido per un servizio di apostolato», utile a
farli collaborare «nell'ambito della pastorale ecclesiale, alla formazione della personalità
cristiana» dei ragazzi e delle ragazze, promuovendo nei giovani la crescita cristiana e
«l'approfondimento della fede insegnata dal Magistero della Chiesa, la promozione e lo
stimolo ad un'intensa vita sacramentale e di partecipazione alla vita comunitaria della
Chiesa».79
Di fatto, l’Associazione italiana Guide e Scouts d’Europa si rivolge specificamente ai
giovani e alle famiglie che cercano una chiara proposta religiosa, «aperta a tutti coloro che
hanno fatto una scelta di fede cristiana e di fedeltà alla Chiesa».80
Le Guide e Scouts d’Europa, nel proporsi di «formare l'Uomo di Fede, figlio della
Chiesa»,81 considerano lo scautismo “solo” come possibile strumento di apostolato, e
vogliono pertanto evitare che il metodo scout venga considerato fine a se stesso. Nel secondo
Articolo dello Statuto si afferma che l’Associazione «curerà nei giovani la formazione
cristiana, attraverso l'approfondimento della fede insegnata dal Magistero della Chiesa, una
intensa vita sacramentale e la partecipazione alla vita della Chiesa».82 Anche per questo, la
Federazione dello Scautismo Europeo ritiene opportuno che nessun ragazzo o ragazza
pronunci «la Promessa Scout se non è battezzato» o, quanto meno, «impegnato nella
formazione catecumenale».83
In Francia i detrattori delle Guides et Scouts d’Europe hanno visto nel legame tra la
Promessa Scout e il Battesimo una vera e propria discriminazione…, dimenticando il
contributo portato alla questione proprio da uno dei fondatori dello Scautismo cattolico
francese e internazionale, il padre Jacques Sevin s.j.84 La Promessa scout, senza pretendere di
essere un sacramento, può essere considerata gesto simbolico e forte richiamo delle promesse
battesimali, nell’adesione ad una comunità di cristiani uniti dalla stessa Legge Scout (Legge
scout nella quale il padre Sevin, non sospettabile di eresia, “vi si sentiva bene il Vangelo”)85
La Federazione dello Scautismo Europeo – sull’esempio dello scautismo cattolico
francese delle origini - ha voluto aggiungere alla Legge e alla Promessa Scout tre principi che
si propongono di meglio precisare l’impegno di uno Scout e di una Guida. Uno di questi recita:

19
“La Guida - Lo Scout, cosciente della sua eredità cristiana, è fiero della sua fede; esso
lavora per realizzare il Regno di Cristo in tutta la sua vita e nell’ambiente che lo circonda”.

A livello Federale gli Scouts d’Europa riuniscono Associazioni di confessione cattolica


ma, in uno spirito di apertura ecumenica e a precise condizioni, accolgono anche Associazioni
di altra confessione cristiana.86 La struttura federale UIGSE – FSE (che raccoglie le diverse
Associazioni nazionali) «non è legata nel suo insieme ad una sola Chiesa», ma chiede però
che i ragazzi e le ragazze della Federazione appartenga ad una Chiesa, o che si preparino a
questa appartenenza; nello specifico o alla «Chiesa Cattolica, o alla Chiesa Ortodossa o ad
una delle Chiese Evangeliche sorte dalla Riforma che confessano la divinità di Cristo e
riconoscono il Simbolo degli Apostoli come definizione della fede».87
L’UIGSE - Federazione dello Scautismo Europeo - sceglie di non «riunire nelle stesse
Unità ragazzi o ragazze di confessioni differenti», e dispone che i capi appartengano alla
medesima Chiesa dei propri scout. «Le comunità nazionali di Guide e Scouts d’Europa
costituiscano associazioni confessionalmente omogenee, animate e guidate spiritualmente
dalle loro Chiese sia a livello locale che a livello nazionale».88
Per evitare il rischio del relativismo e dello scetticismo, la Federazione dello Scautismo
Europeo ritiene opportuno evitare nell’infanzia e nell’adolescenza un «contatto abituale, senza
necessità, dei giovani di confessioni differenti», affinché «a questa età, ciascuno viva
pienamente e totalmente nella fedeltà alla propria Chiesa, rendendo così una vera e sincera
testimonianza della fede di cui è giustamente fiero».89 Per quanto riguarda invece i giovani più
grandi (17 / 21 anni) che «stanno entrando nella vita, lo Scautismo Europeo offre la possibilità
di incontri interconfessionali il cui beneficio sarà proficuo».90 Così i capi educatori, per i quali
un tale dialogo ecumenico «è non solo benefico ma indispensabile», affinché possano
«lavorare attivamente per ricostruire quel tessuto umano che testimonierà al mondo
l’universalità della Chiesa di Cristo».91

«L'Associazione riconosce ed accoglie la presenza e l'azione di sacerdoti "mandati"


dalla competente autorità ecclesiastica» come espressione di piena comunione ecclesiale e
collegamento pastorale, in adesione al Codice di Diritto Canonico ed ai documenti della
Conferenza Episcopale Italiana.92
Le Norme direttive
precisano inoltre che «gli
Assistenti Spirituali sono custodi
e garanti della comunione
ecclesiale - nella professione
della fede, nei sacramenti e nel
governo ecclesiastico - nei
confronti del Vescovo o
dell'autorità ecclesiastica che li
hanno confermati, [e che]
promuovono insieme con i Capi
una conoscenza adeguata dei
contenuti della Fede come
espresso nella Catechesi della
Chiesa italiana, e l'inserimento delle iniziative promosse dalla Pastorale giovanile in Italia a
livello parrocchiale, diocesano e nazionale».93
Gli Scouts d’Europa sottolineano poi che «i capi, a tutti i livelli, hanno il dovere di
favorire il ministero degli Assistenti Spirituali verso i giovani», nonché l’importanza della
conoscenza del metodo scout da parte degli Assistenti, affinché questi possano «tenerne conto,
nella loro pastorale», senza sostituirsi ai capi laici. I capi, in particolare i più giovani, «non

20
devono essere considerati semplicemente come l’oggetto della sollecitudine pastorale delle
Chiese», ma dovranno essere incoraggiati ad essere attivi «protagonisti dell’evangelizzazione e
artefici del rinnovamento sociale del mondo che li circonda».94

Coeducazione e Intereducazione

La diversa scelta e impostazione pedagogica relativa alla compresenza di ragazzi e


ragazze nello scautismo pare ad alcuni il vero elemento distintivo delle due Associazioni scout
ma, osservando in modo non superficiale le diverse proposte e applicazioni metodologiche, si
evince che nelle due Associazioni esistono anche altre significative diversità, per esempio
nell’uso o meno di taluni strumenti metodologici, o in quelli che si possono interpretare come
diversi possibili approcci “filosofici” all’educazione scout cattolica.

Nelle “domande” che furono poste dalla Conferenza episcopale all’AGESCI, si


evidenziava la delicatezza educativa della cosiddetta coeducazione, uno degli aspetti sui quali
si andavano marcando allora due diversi modelli di scautismo cattolico.
Va ricordato che la pratica coeducativa in unità scout miste si andò affermando negli
ultimi anni dell’ASCI e dell’AGI, a partire da spinte che provenivano da una parte della base
associativa.
Facendo un passo indietro, in principio vi furono le cheftaines, vale a dire delle capo
donne alla guida dei Branchi maschili dell’ASCI (le unità scout per i più piccoli, che
riuniscono i lupetti dagli 8 agli 11 anni), sull’esempio di quanto già avveniva da molti anni in
Francia e in Gran Bretagna.
In Italia fino agli anni ’60 si erano avute rare esperienze di guida femminile nei Branchi
maschili. Successivamente, nell’ASCI si sviluppò un vivace confronto che – superato un
iniziale divieto - nel 1967 portò il Consiglio generale all’approvazione della possibilità di una
guida femminile dei Branchi dei lupetti95 e, successivamente, nel 1970 fu prevista la possibilità
di Pattuglie direttive miste per i Branchi ASCI, ossia equipe composte da uomini e donne. Era
pertanto autorizzata la presenza di cheftaines all’interno dei Gruppi scout maschili, ragazze che
spesso intraprendevano un percorso formativo direttamente nei Clan dei Rovers (che riunivano
i giovani dai 17 ai 21 circa), senza la presenza di educatrici adulte in grado di accompagnare la
crescita di queste giovani.

Proviamo a delineare quali sono oggi le diverse applicazioni di Coeducazione (la


proposta nell’AGESCI) e Intereducazione (nell’Associazioni italiana Guide e Scouts d’Europa
Cattolici – FSE).

L’AGESCI ha visto nella compresenza di uomini e donne, ragazzi e ragazze, all’interno


delle diverse unità scout della Associazione, quello che si può definire al tempo stesso un
obiettivo educativo e uno strumento metodologico.
Più precisamente, «nel suo significato strettamente metodologico, coeducazione significa
[per l’AGESCI] anche far vivere ai ragazzi dei due sessi esperienze in comune, secondo un
progetto educativo unico che preveda attività comuni continuative o frequenti e regolari», allo
«scopo di portare ragazzi e ragazze a scoprire l’arricchimento reciproco che essi ricevono,
proprio perché diversi, dal vivere esperienze eguali», nella convinzione che questo possa
portare anche a valorizzare «le caratteristiche positive tipiche dei due sessi» e a favorirne «la
reciproca accettazione».96
É comunque previsto che lo scautismo si possa vivere in «unità monosessuate, parallele
o miste»,97 ma dalla coeducazione deriva una delle opzioni caratteristiche della proposta
AGESCI, vale a dire la diarchia, che consiste nell’affidare «incarichi educativi e di governo, a
una donna e a un uomo congiuntamente, con pari dignità e responsabilità».98

21
La diarchia, fondata anche sul desiderio di assicurare un equilibrio numerico e
decisionale nella compresenza di uomini e donne all’interno della associazione, agli inizi fu
posta a garanzia della componente femminile la quale, risultando nella neonata AGESCI
minoritaria rispetto alla componente maschile, aveva il timore di essere in qualche modo
fagocitata. Pertanto, è previsto anche che si debba garantire «un equilibrio numerico dei due
sessi all’interno degli organi collegiali».99
La scelta dell’Associazione di prevedere «la diarchia dei capi, quale modello di
riferimento di relazione adulta uomo/donna» come «importante strumento educativo anche in
unità monosessuali»100 è però stata vista negativamente da taluni osservatori esterni, per i quali
si viene a svuotare d’importanza la figura del Capo scout che – pur se coadiuvato da altri aiuto
– capi - nello scautismo ha sempre rivestito una chiara funzione educativa e di responsabilità
che la diarchia potrebbe sminuire o frammentare.

Tornando alla prassi della coeducazione, l’AGESCI desidera “aprire e fondare


l’educazione all’accoglienza dell’altro”, offrendo così «alle ragazze e ai ragazzi [la
possibilità] di vivere esperienze educative comuni, al di là di ogni ruolo imposto o
artificiosamente costituito», nella convinzione che il «crescere insieme aiuti a [far] scoprire ed
accogliere la propria identità di donne e uomini e a riconoscere in essa una chiamata alla
piena realizzazione di sé nell'amore»,
come è precisato nel Patto
101
Associativo.
Prevedendo che le Unità scout
possono essere monosessuali o
miste,102 l’AGESCI ha stabilito però
alcune condizioni alla
“autorizzazione” di quelle miste, come
«l’esistenza nell’ambito della
Comunità Capi di un equilibrio di
responsabilità tra uomini e donne» e
«la direzione di ogni Unità affidata ad
una Capo e ad un Capo». 103
Nello stesso Regolamento
Metodologico, legando “educazione
all’amore” e “coeducazione”, si
afferma che «lo scautismo riconosce
in ogni ragazzo e ragazza una persona
unica e irripetibile, perciò diversa ed
originale in ogni sua dimensione,
compresa quella affettivo-sessuale», e
che anche da questo deriva come
«fondante la scelta della
coeducazione, proposta come valore e
utilizzata come strumento»
indispensabile a far «cogliere la
reciprocità, che è non solo
riconoscimento, accettazione e valorizzazione della diversità sessuale, sociale e culturale
dell’altro, ma anche relazione da cui non si può prescindere per giungere alla piena
consapevolezza di sé», e alla «scoperta ed alla conoscenza dell’altro, per instaurare con esso
un dialogo ricco e costruttivo, attraverso cui rileggere e riflettere sul proprio modo di essere
uomo o donna, [e] superare ruoli e modelli precostituiti e collaborare in modo fecondo». 104

22
La scelta coeducativa si andò affermando in anni in cui tutte le principali agenzie e
associazioni educative in Italia iniziavano a considerare irrinunciabile la compresenza di
ragazzi e ragazze nelle stesse strutture. Spesso con slanci e basi ideologiche si prediligeva una
sorta di proposta educativa indifferenziata per le ragazze e i ragazzi, con l’idea che questo
potesse portare poi al superamento di quella che si considerava una “ruolizzazione” al
maschile e al femminile.
Oggi, pur tra il permanere di alcune particolari sensibilità, a distanza di oltre 30 anni pare
emergere anche nell’AGESCI la consapevolezza pedagogica della necessità di garantire spazi
di educazione distinti, al maschile e al femminile, opportunità che negli anni ’70 ad alcuni
pareva quantomeno antiquata.
Questa sensibilità educativa che inizia ora ad avere una certa influenza, ha infatti portato
alla scelta operativa che «le unità miste devono prevedere anche attività separate per ragazzi e
ragazze, al fine di favorire un più completo sviluppo dell’identità sessuale».105
Per i giovani dai 17 ai 21 anni (i Rovers e le Scolte) si afferma che questi devono
«crescere insieme nel rispetto delle reciproche differenze», favorendo e valorizzando «la
scoperta della reciproca identità e lo stabilirsi di rapporti umani arricchenti tra l’uomo e la
donna superando ruoli precostituiti», ma nella consapevolezza che si deve perseguire una
«valorizzazione delle differenze […] anche attraverso l’equilibrio di attività comuni e attività
separate che arricchiscano e facciano maturare un confronto aperto».106
E ancora, nel definire le caratteristiche della Branca Esploratori / Guide (11 / 16 anni), il
Regolamento, pur nella convinzione che «il reparto misto, formato da squadriglie maschili e
femminili, offra il vantaggio di una maggiore continuità d’incontro e di collaborazione tra
ragazzi e ragazze», ricorda che questa scelta deve essere «dettata da motivi pedagogici e non
organizzativi» (…un rischio che talvolta si verifica, pur di non “chiudere” qualche unità scout),
e che si devono comunque assicurare dei «momenti separati che favoriscano l’identificazione
con il proprio sesso», recuperando «momenti indispensabili di omogeneità sessuale».107

A differenza dell’AGESCI, l’Associazione italiana Guide e Scouts d’Europa ha voluto


conservare Unità scout esclusivamente monosessuate, con ambiti educativi separati per ragazzi
e ragazze, e respingendo un tipo di proposta scout unisex (quella che – criticamente - si
definiva “mixiteé”).

Nello specifico Strumento di lavoro sull’Intereducazione si ricorda che «anche la F.S.E.


ha ritenuto e ritiene che non siano più proponibili lo Scautismo e il Guidismo, pur positivi,
degli anni passati, dell'ASCI e dell'AGI, così rigidamente separati, senza scambi e senza
condivisione di sforzi e di problematiche, ma ritiene anche che non sia proponibile neppure
uno Scautismo misto, cioè fatto di ragazzi e ragazze insieme, poiché si verrebbe a
condizionare pesantemente la personalità degli uni e delle altre e a privare del suo specifico lo
Scautismo maschile e quello femminile». 108
Per questo, al fine dell'educazione all'altro, alla maturazione affettiva ed allo sviluppo
della capacità d'amare, l'Associazione attua una specifica pedagogia identificata con il termine
"Intereducazione".109
Nella FSE la Sezione femminile e le diverse unità - branche femminili sono "indipendenti"
rispetto alla Sezione maschile e alle unità maschili, e viceversa, anche nei gruppi "misti",
secondo il principio dell'Intereducazione, per una educazione al rispetto delle specificità di
ognuno e alla conoscenza dell'altro.
Nel proporre l'educazione scout in Settori distinti al maschile e al femminile non si vuole
«dividere il mondo in due parti, ma favorire la piena realizzazione dei giovani come uomini e
come donne».110 In questa specifica scelta educativa gioca un ruolo importante l'educazione
all'incontro con l'altro, diverso per sesso, per sensibilità, per carattere e modo di essere.111

23
Il Direttorio Religioso sottolinea ancora come «il parallelismo e l’arricchimento reciproco
delle due sezioni, maschile e femminile, consentano il pieno sviluppo delle attitudini e delle
inclinazioni particolari assegnate, nel piano provvidenziale, a ciascuno dei due sessi».112
Anche così si vuole conservare la specificità di uno scautismo al femminile, il Guidismo: «la
grande intuizione dello Scautismo al femminile [Guidismo] è stata, fin dall’inizio, l’aver fatto
prendere coscienza [alle ragazze] della propria capacità di autonomia, vivendo in concreto la
dimensione dell’essere attivi, connotazione da sempre maschile»,113 secondo una intuizione
già tratteggiata da Baden – Powell e poi definita anche nella cattolica Associazione Guide
Italiane (1943-1974).114
Se nell’AGESCI la coeducazione si persegue soprattutto riunendo assieme ragazzi e
ragazze, per le Guide e Scouts d’Europa, invece, «intereducazione non significa "educare
insieme", quanto piuttosto educare all'altro partendo dallo sviluppo e dalla valorizzazione
delle specificità proprie di ciascun individuo nel suo essere uomo e donna».115
Qui sta forse la significativa diversità di approccio al “problema” nelle due
Associazioni. L’Associazione italiana Guide e Scouts d’Europa «per raggiungere i suoi scopi
educativi», vuole sì mantenere una «unitarietà di spirito e di gestione, nelle sue strutture e
nelle singole Unità», ma «nei mezzi e nelle applicazioni pratiche» si persegue una
differenziazione che tenga «debito conto, in tutto il ciclo educativo, della diffèrenza di sesso e
del fine particolare che all'uno e all'altro sesso la divina provvidenza ha stabilito nella
famiglia e nella società»116 e, come ricorda lo specifico documento associativo di
approfondimento, l’intereducazione «non può comunque essere confusa con il termine
"coeducazione"».117
L’Unione internazionale Guide e Scouts d’Europa - F.S.E., «considera lo scautismo
maschile e il guidismo femminile due diverse esperienze e applicazioni dello stesso metodo
educativo scout», accogliendo ragazzi e ragazze in Unità distinte, con attività separate per i
due sessi per «motivi squisitamente educativi e per rispetto della vocazione di ognuno»,
formando però «un movimento unico nello spirito e nella gestione».118
Le responsabilità e i compiti nella Federazione dello Scautismo Europeo sono ricoperti
da donne e uomini, capo e capi, che lavorano insieme e collaborano nelle Direzioni di Gruppo,
nei Distretti, e a livello nazionale o internazionale. L’UIGSE – FSE non contempla però la
“diarchia”, ma uomini e donne collaborano assieme alla guida dell’Associazione e dei singoli
Gruppi scout, nella compresenza di una Sezione femminile e di una Sezione maschile con
propri capi. Uno è il Presidente dell’Associazione, ma due sono i Commissari generali (uno
per la Sezione maschile e una per la Sezione femminile), come uno a livello locale sarà il Capo
del Gruppo scout, solitamente affiancato da un Vice capo gruppo dell’altro sesso in quei
Gruppi che comprendono entrambe le Sezioni.

É previsto che si possano tenere alcune attività in comune tra Unità maschili e Unità
femminili, con un preciso scopo educativo, realizzando nei gruppi scout «un rapporto
equilibrato e responsabile che da una parte superi il pericolo di creare tra i due sessi dei
compartimenti stagni, e dall'altro eviti il grave pericolo di un'irresponsabile ed indiscriminata
promiscuità».119

24
«L'educazione differenziata è dettata dal voler rispettare ed arricchire gli elementi tipici
delle due personalità maschile e femminile», ma questa non dovrà risultare «fine a se stessa»,
in uno «sterile schematismo». A tempo debito vi dovrà essere una «fase d'incontro e di
collaborazione, la cui caratteristica è lo scambio delle ricchezze proprie rispettivamente delle
ragazze e dei ragazzi, la mutua interazione psicologica, affettiva, culturale e spirituale».120
La buona applicazione dell’«intereducazione, è un problema di formazione dei capi»,
perché «a monte delle scelte in campo educativo deve esistere un quadro di riferimento teorico
che fornisca quel bagaglio di conoscenza», cioè un “sapere” (l’insieme della conoscenza del
metodo scout e delle diverse
problematiche pedagogiche) che
aiuti il Capo ad «esercitare
un'azione educativa
consapevole», cioè il “saper
fare”.121 A questo “saper fare”,
poi, dovrà accompagnarsi
«l'insieme degli atteggiamenti
che l'educatore manifesta nel suo
comportamento e che devono
tradursi in una testimonianza
fatta di coerenza», in un vero e
proprio “saper essere”122 che è
possibile a dei capi -educatori
sufficientemente maturi, capaci
di non proiettare i propri
problemi «sui ragazzi a loro
affidati».123
Per far questo è necessaria
anche una certa competenza
psicologica dei capi e un loro
confronto «con la proposta della Chiesa»,124 perché solo «una solida formazione spirituale
può dare al Capo una chiave di lettura non moralistica, ma morale e religiosa, in ambiti e
problematiche [come quelli dell’intereducazione tra ragazzi e ragazze] che presentano aspetti
di particolare delicatezza e meritano, quindi, una viva attenzione».125

Politica e Scautismo…:
Civismo o orientamento?

Nel Patto Associativo l’AGESCI ha voluto, sin dai propri inizi, inserire tra le scelte
fondamentali quella “politica”. Il termine utilizzato risente probabilmente dello spirito dei
tempi in cui l’Associazione iniziò a muovere i suoi primi passi, quando molti ritenevano
antiquata la definizione di “servizio” o “impegno civico” che si utilizzava nello Scautismo
delle origini.
Se oggi con “Politica” si può intendere comunemente anche l’impegno e l’azione per il
bene comune, un interesse per la "polis" diverso da una dimensione più “partitica” e
ideologica, qualche volta il termine nello Scautismo si è prestato ad alcuni rischiosi equivoci,
facendo debordare alcuni dai limiti propri di un movimento che si propone di educare i
giovani a “guidare da soli la propria canoa”.

Nell’AGESCI si è riassorbita negli anni la pericolosa commistione di alcuni con ambienti


e correnti di sinistra, manifestatasi soprattutto negli anni ’70. Lo Statuto associativo afferma
oggi che «nell’azione educativa, l’Associazione realizza il suo impegno politico al di fuori di

25
ogni legame o influenza di partito [pur tenendo] conto dell’operato degli altri ambienti
educativi».126
Il “Patto Associativo” dell’AGESCI (aggiornato nel 2000)127 definisce «la scelta di
azione politica impegno irrinunciabile che ci qualifica in quanto cittadini, inseriti in un
contesto sociale che richiede una partecipazione attiva e responsabile alla gestione del bene
comune», prevedendo che «ogni singolo Gruppo Scout, per il tramite della Comunità dei Capi,
elabori un Progetto Educativo», quale «strumento per un'azione educativa che abbia valenza
politica».128
Ma l’Associazione non si ferma ad un semplice enunciato, e precisa che la diversità di
opinioni presenti nell’Associazione «non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte
politiche che riteniamo irrinunciabili per la promozione umana», e che l’AGESCI,
«consapevole di essere una realtà nel mondo giovanile, sente la responsabilità di dare voce a
chi non ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi
pubblici che con azioni concrete», collaborando «con tutti coloro che mostrano di concordare
sugli scopi da perseguire e sui mezzi da usare relativamente alla situazione in esame, in vista
della possibilità di produrre cambiamento culturale nella società e per "lasciare il mondo un
po' migliore di come l'abbiamo trovato"».129
L’AGESCI, infatti, non esclude la possibilità di scendere in modo più o meno “ufficiale”
nell’agone politico e sociale, in virtù di una “scelta politica” che si vuole però distinta da una
vera e propria “scelta partitica o ideologica”.
A titolo d’esempio, se è comune vedere singoli Gruppi scout AGESCI partecipare alla
“Marcia della Pace” Perugia – Assisi al fianco di bandiere e movimenti sociali, politici o
sindacali, recentemente l’Associazione si è espressa ufficialmente anche sulla cosiddetta
“riforma scolastica Gelmini” con un proprio Comunicato Stampa (Roma, 29 ottobre 2008).130
Se oggi sono rare e isolate certe prese di posizione di distinguo nei confronti della
Chiesa,131 a livello locale l’Associazione si è espressa – invece – all’interno del “Movimento
No TAV” (il tracciato dell’alta velocità ferroviaria), o sulla questione dell’allargamento della
base militare dell’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza.132 Così, con la partecipazione ufficiale di
Gruppi scout e Strutture locali, l’AGESCI vicentina ha inteso «fare tutto il possibile affinché
una nuova base militare non si insedi nel territorio», partecipando per questo alle
manifestazioni di protesta «in uniforme in quanto crediamo che le motivazioni […] siano
pienamente aderenti coi valori che propone l’associazione e con quella “scelta politica” che
caratterizza il nostro essere capi educatori».133
Qualche volta, però, il voler “prendere posizione” può rappresentare per un movimento
educativo scout un azzardo, rischiando di coinvolgere, anche se indirettamente, lupetti, scout o
rover. Qualche dubbio può sorgere ad esempio in merito allo scambio di “lettere aperte” tra
l’allora Presidente dell’AGESCI, Edoardo Patriarca, e il no global Vittorio Agnoletto (oggi
eurodeputato del Partito della rifondazione comunista), pubblicate dal quotidiano “Avvenire”
durante i fatti del G8 a Genova del 2001.
Scriveva il Presidente dell’AGESCI, Edoardo Patriarca: «da domani ci attenderà un
confronto politico serio con il governo e il parlamento sulla prossima finanziaria e non solo;
ci attende la marcia Perugia-Assisi che vedrà riconvocati i nostri giovani sui medesimi temi
[…] E poi davanti a noi, il lavoro silenzioso di formazione e di sensibilizzazione con i nostri
giovani per farli crescere per davvero cittadini del mondo».134
Formazione dell’individuo, affinché sappia poi “guidare da solo la propria canoa” nel
contesto politico e sociale, oppure azione diretta che si manifesta con “giudizi pubblici e atti
concreti” che – forse - in qualche modo offrono ai ragazzi le interpretazioni e le risposte?
Si potrebbe dire che così l’AGESCI voglia fornire (o sembri fornire) ai propri giovani –
come ha scritto un capo scout - un’indicazione e una risposta “già pronta”135 su come devono
essere incarnati taluni principi.

26
Al contrario, le Guide e Scouts d’Europa preferiscono mantenere il più possibile quella
che potrebbe sembrare una certa “neutralità”, senza dare risposte associative su come
applicare nel campo sociale e politico determinati valori, perché siano invece i ragazzi e le
ragazze a fare autonomamente delle scelte concrete (pur se illuminate da principi irrinunciabili,
quali i punti fermi del Magistero della Chiesa e della Legge e Promessa scout…), perchè
possano davvero “guidare da soli la propria canoa”, se necessario contro corrente.

Alla voce Pace e nonviolenza, l’AGESCI nel “Regolamento Metodologico” afferma ad


esempio che «per sensibilizzare gli associati sui temi della pace, nonviolenza, obiezione di
coscienza, servizio civile, anno di volontariato sociale […] si avvale [di uno specifico] settore
ed affida ad un Incaricata e ad un Incaricato nazionale i seguenti mandati: informare ed
orientare gli associati verso tali scelte; […] coordinare, sostenere, divulgare esperienze
particolarmente significative in tale ambito».136
Le Guide e Scouts d’Europa, movimento giovanile che pure incarna valori di apertura
internazionale e di pace da sempre propri dello Scautismo, troverebbero impensabile l’idea di
«orientare gli associati» affinché si conformino alla scelta dell’obiezione di coscienza e del
servizio civile, preferendo da sempre lasciare che siano i giovani stessi, a tempo debito, ad
esprimere una preferenza tra un servizio militare ed un servizio civile…
Le Guide e Scouts d’Europa, hanno sempre proclamato con forza, nei documenti e nella
azione pratica, una «assoluta indipendenza dai partiti e dalle organizzazioni politiche»,137
stabilendo in modo preciso che «i soci non possono intervenire in uniforme, né in quanto
membri dell'Associazione, a riunioni o manifestazioni di carattere politico, partitico o
sindacale ed in nessun caso possono coinvolgere l'Associazione stessa a fini che non sono
quelli suoi propri fissati nello Statuto», e che «non possono essere dirigenti o attivisti di
partiti o movimenti politici».138
Questa «assoluta indipendenza» è stata per molti anni – tra il 1976 e gli anni ’80 - un
“biglietto da visita” con il quale gli Scouts d’Europa italiani volevano distinguersi rispetto a
deviazioni ideologiche a sinistra che - qui e là - emergevano in alcuni settori dell’AGESCI, e
rimane ancor oggi tra “i fondamenti dell’Associazione”.
In una azione educativa che
vede con il «massimo rispetto la
responsabilità primaria delle
famiglie nell'azione educativa
integrale dei suoi componenti», e
che ha rispetto per una «libertà di
coscienza dell'uomo» che si
sviluppa attraverso «un'azione
educativa delicata e prudente
dell'intelligenza e dei
sentimenti», gli Scouts d’Europa
vogliono operare affinché i
giovani diventino capaci di
«“guidare la propria barca da
soli”, al fine di distinguere
autonomamente le ideologie e le
persone seriamente preparate al mandato rappresentativo ed idonee ad amministrare
saggiamente il bene comune».139
La Federazione dello Scautismo Europeo non propone un passivo disinteresse per quanto
la circonda ma, piuttosto, in un impegno civico e di servizio vede lo Scautismo come un
«metodo di educazione completo, che vuole educare l'uomo nella sua pienezza ed attribuisce

27
quindi una importanza essenziale, oltre che alla formazione personale, alla formazione
dell'uomo sociale e del futuro cittadino».140

***

Questa sommaria analisi dello Scautismo cattolico italiano, e in particolare di


alcune delle differenze d’impostazione tra le Associazioni scout cattoliche più
rappresentative (AGESCI e Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa
Cattolici della UIGSE – FSE), si è basata su una variegata bibliografia (che si
può in buona parte desumere nella lettura delle note).
E’ forse impossibile una assoluta e scientifica imparzialità nell’esame delle
diverse situazioni storiche, e delle differenze associative… ma l’autore ha
tentato di mantenere la massima obiettività…
Beppe A.

***

Ecco le Associazione scout più diffuse del nostro Paese.


Nei relativi siti web sarà possibile reperire parte dei testi relativi a Statuti e
Regolamenti

- AGESCI. L'Associazione guide e scout cattolici italiani, nata nel 1974,


conta più di 177.000 soci (Sede Centrale in Roma, tel. 06681661).
http://www.agesci.org/

- FSE - Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Fse La


Federazione dello Scautismo europeo (tel. 065884430) si è costituita a
Roma nel 1976 e ha circa 55.000 aderenti in tutta Europa e 19.000 in
Italia. http://www.fse.it/

- CNGEI. Al Corpo nazionale giovani esploratori ed esploratici italiani, sono


iscritti circa 11.000 soci. È uno dei pochi movimenti scout a carattere laico
(tel. 0637517180). http://www.cngei.it/

- ASSORAIDER. L’Associazione italiana di scautismo raider, è una


associazione di fatto pluri-confessionale, che riunisce circa 2.000 soci.
http://www.assoraider.it/

- MASCI: Il Movimento adulti scouts cattolici italiani, fondato nel 1954.


www.masci.it

28
1
Pierre Bovet, "Il genio educativo di Baden-Powell", ed. Ancora 1984, pp.19 – 23. Pierre Bovet, (1878 – 1965),
psicologo e pedagogista svizzero. Professore di filosofia e psicologia all’Università di Neuchâtel, e
successivamente a Ginevra dove dirige l'Institut Jean-Jacques Rousseau. Si interessa tra l’altro allo scautismo, e
traduce in francese Scouting for boys (Scautismo per Ragazzi) di Lord Baden-Powell. Nel 1921 pubblica il libro
inditolato Le génie de Baden-Powell. Pierre Bovet è co-fondatore nel 1925 del Bureau international d’éducation
(BIE), per il quale la difesa della pace è uno dei principali obiettivi.
2
Il gesuita Padre Jacques Sevin (1882 – 1951), nel 1920 fondò gli Scouts de France. É annoverato anche tra i
fondatori dello Scautismo cattolico internazionale, per il quale ha composto molti canti. Nel 1944 ha costituito la
Compagnia della Santa Croce di Gerusalemme, riconosciuta nel 1963 come congregazione religiosa femminile di
diritto diocesano. Nel 1993 si è chiusa la fase diocesana del processo di beatificazione del Padre Sevin
3
“Scouting for boys”, edito in Italia con il titolo di “Scautismo per ragazzi”, venne per la prima volta pubblicato
in Gran Bretagna in sei volumi a partire dal gennaio 1908. Fu tale il successo da rendere Scautismo per ragazzi il
quarto libro più venduto del XX secolo. L'opera non fu concepita come un qualcosa di statico, e B.-P. continuò a
lavoravi modificando e aggiungendo parti anche dopo la prima pubblicazione.
4
Benedetto XVI, “Lettera all’Em.mo Card. Jean-Pierre Ricard, Presidente della Conferenza Episcopale di
Francia, in occasione del centenario dell’esperienza degli scout”, 22 Giugno 2007, traduzione dal francese.
5
Conflitto che - tra il 1899 e il 1902 - aveva opposto la Gran Bretagna ai bianchi afrikaner, coloni del sud
africano Transvaal.
6
M. Sica, “Storia dello Scautismo in Italia”, ed. Fiordaliso, 2006, pp 71 – 81. Si vedano ad esempio le critiche da
parte della rivista dei Gesuiti, “Civiltà Cattolica”, III, 1913 e II, 1915
7
Pubblicato nella rivista della Gioventù Cattolica Italiana 521, e leggermente diverso in “Civiltà Cattolica” II
1917, riportato da M. Sica, “Storia dello Scautismo in Italia”, cit., pp. 84 - 85
8
M. Sica, “Storia dello Scautismo in Italia”,cit., pp.86-87. Si rileva come non sia un caso che la scelta della
Santa Sede sia caduta su un padre gesuita, dopo che le iniziali critiche contro lo scautismo in Italia nel mondo
cattolico, erano giunte in particolare dalla rivista dei gesuiti, “Civiltà Cattolica”.
9
Così il conte Mario di Carpegna, in M. Sica, “Storia dello Scautismo in Italia”, cit., p. 91
10
Giovanni Paolo II, lettera del Santo Padre ai responsabili della Conferenza Internazionale Cattolica dello
Scautismo - CICS, 13 settembre 1998
11
M. Sica, “Storia dello Scautismo in Italia”, p. 130
12
Documenti pontifici, in M. Sica, “Storia dello Scautismo in Italia”, p. 130
13
Si veda anche in “Incrorcinewns, settimanale on line della diocesi di Milano”, Anno 3 - n. 38/2007
20 - 26 ottobre: Giovanni Barbareschi, “Cent'anni da scout - Noi , Aquile Randagie a difesa della libertà” e Carlo
Verga “Cent'anni da scout – Gli anni della clandestinità”. Si veda all’indirizzo web:
http://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=824444 e
http://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=824402
14
"Esperienze e Progetti", n. 133 Luglio - Settembre 2000, p.28: l’affermazione è stata fatta nel corso del
Convegno internazionale con taglio storico "1907 - 2000", tenutosi alla terza Università di Montpellier dal 21 al
23 settembre 2000.
15
Baden -Powell, in Jamboree, ottobre 1921
16
in “Estote Parati”, rivista dei capi ASCI, n. 4, 1947, riportato da M. Sica, “Storia dello Scautismo in Italia”,p.
327
17
CEI, Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, agli Scouts Cattolici in Italia, 23 Aprile 2007,
Introduzione). Si veda anche Massimo Introvigne, “Il percorso educativo scout nel magistero di Benedetto XVI”,
dal sito web http://www.idis-scouts.org/scout_benedetto1.htm
18
Giovanni Paolo II, lettera del Santo Padre ai responsabili della Conferenza Internazionale Cattolica dello
Scautismo - CICS, 13 settembre 1998
19
Gérard Cholvy, “Scoutisme et vocations : un couple fidale” [“Scautismo e vocazione: una coppia fedele”],
traduzione dal sito web vocazionale francese http://www.mavocation.org/actualite-eglise-catholique-
paris/evenements-passes-du-diocese/etude-scouts-et-vocations/
20
Guy de Lariguadie, 1908 – 1940, capo scout, scrittore, esploratore, per primo collegò in un raid automobilistico
la Francia con l'Indocina. Cadde sul "Campo dell'Onore" contro le armate tedesche, alla frontiera del
Lussemburgo, l’11 maggio 1940. Sulla sua salma fu trovata una lettera diretta ad una suora carmelitana, nella
quale scriveva: «"Reverenda Suora, eccomi ormai nella mischia. Può darsi che non ritorni. Avevo dei bei sogni e
dei bei progetti, ma se non fosse per la pena immensa che ciò arrecherà alla mia povera mamma e ai miei,
esulterei di gioia. Sentivo tanto la nostalgia del Cielo, ed ecco che la porta sta ora per aprirsi. Il sacrificio della
mia vita non rappresenta per me nemmeno un sacrificio, tanto è grande il mio desiderio del Cielo e del possesso di
Dio. Avevo sognato di diventare un santo e d’essere un modello per i Lupetti, gli Scout e i Rover. Forse era un
ambizione troppo alta per la mia statura, ma era sempre il mio sogno. Mi trovo in una formazione di cavalleria, e
sono felice che la mia ultima avventura sia a cavallo..."»

29
21
Nella rivista “Ut unum sint”, 1957, citato da Giuseppe Frangi,” 30Giorni nella Chiesa e nel mondo”, n. 10,
2008, Ottobre, p.81 : “Storie di semplici preti – É semplice la strada che porta la Signore”. L’articolo è
disponibile anche in internet: http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=19460
22
Robert Baden Powell, in Master’s Gazzette, gennaio 1920, R.P. Jacobs
23
Robert Baden Powell, “Il libro dei capi”, Nuova Fiordaliso editrice, 1999, p. 66.
24
Robert Baden Powell, “La strada verso il successo”, ed. Nuova Fiordaliso
25
Benedetto XVI, Udienza Generale, Aula Paolo VI, Mercoledì 1° Agosto 2007: «Saluto il gruppo degli Scout
d'Europa, che questa mattina con la loro presenza intendono riaffermare la loro partecipazione ecclesiale, dopo
aver rinnovato la promessa scout, che li impegna a compiere il proprio dovere verso Dio e a servire gli altri con
generosità. Il mio pensiero si rivolge anche a tutti gli scout e le guide del mondo, che rinnovano la loro promessa
proprio oggi, giorno in cui cade il centenario dell'inizio dello scoutismo. Infatti esattamente cento anni fa, il 1°
agosto 1907, nell'Isola di Brownsea ebbe avvio il primo campo scout della storia. Auguro di cuore che il
movimento educativo dello scoutismo, scaturito dalla profonda intuizione di Lord Robert Baden Powell, continui
a produrre fecondi frutti di formazione umana, spirituale e civile in tutti i Paesi del mondo».
26
Gérard Cholvy, “Scautismo e vocazione: una coppia fedele”, traduzione dal sito web vocazionale francese, di
“Scoutisme et vocations : un couple fidale” [“Scautismo e vocazione: una coppia fedele”], traduzione dal sito
web vocazionale francese:
http://www.mavocation.org/actualite-eglise-catholique-paris/evenements-passes-du-diocese/etude-scouts-et-
vocations/
27
A.Padoin, “Ripartire da Nazareth –In visita a Mons. Ettore Cunial“, in “Esperienze e Progetti”, n. 138,
Agosto – Ottobre 2001: Monsignor Ettore Cunial, già Assistente Ecclesiastico Centrale dell’ASCI (Associazione
Scoutistica Cattolica Italiana, 1916 - 1974) in un colloquio avuto nel 2001 con il capo scout autore di questo
articolo, ricordava come l’ASCI si fosse fatta portatrice di questo messaggio, così forte e così incisivo da aver
prodotto negli anni più vocazioni della stessa Azione Cattolica. Si veda anche in internet:
http://www.geocities.com/zio_zeb2001/cunial.html
28
Mons. don Andrea Ghetti – Baden, in "Al ritmo dei passi",ed. Ancora
29
Anche in Giuseppe Frangi,” 30Giorni”, Ottobre 2008, “Storie di semplici preti – É semplice la strada che
porta al Signore”, cit. p.78
30
Per la seconda volta nella sua storia, il movimento degli Scouts de France incontra una guerra. L’unità è stata
preservata nel 1944 nonostante le scelte di alcuni dirigenti rimasti fedeli al maresciallo Pétain, ma non resiste alle
divisioni create dalla guerra di Algeria. Le diverse posizioni all’interno degli Scouts de France sul problema
algerino, vedono la luce quando giovani Routier e Capi scout cadono nelle imboscate in terra algerina, mentre
altri parteggiano apertamente per il Fronte Nazionale di Liberazione algerino. Ma l’ impegno militante è solo di
una minoranza di giovani e capi scout: alcuni sono per l’OAS, l'Organisation armée secrète, struttura francese
politico – militare clandestina che si batte secondo lo slogan «L’Algérie est française et le restera », mentre altri
si impegneranno invece apertamente a sostegno dell’indipendenza nazionale algerina e del FLN, il Fronte
nazionale di liberazione dell’Algeria. Per la maggioranza dei capi scouts, invece, il ruolo di un movimento di
educazione deve restare innanzitutto quello di educare al discernimento i giovani che richiamati alle armi.
Scalpore susciterà in quegli anni il cosiddetto “dossier Jean Muller”, vale a dire la pubblicazione postuma di
alcune lettere che rivelano la pratica della tortura, scritte da un capo della pattuglia nazionale della Route (la
branca rover) richiamato come sergente in Algeria, e pubblicate dopo la sua morte in una imboscata dal
quotidiano cattolico “Témoignage chrétien”. Il commissariato nazionale non riuscirà a sopire i contrasti con la
Branca Route e ad evitare le dimissioni collettive dell’équipe nazionale Route (branca rover) del 1957. «Le scout
est fils de France et bon citoyen», proclamava uno dei principi degli Scouts de France, Associazione scout nella
quale la “cultura patriottica” rivestiva in quell’epoca uno spazio importante nell’educazione scout. L’associazione
si trova fortemente disorientata, divisa tra chi considera questa una guerra ingiusta, e chi invece vuole sostenere lo
sforzo morale e militare della Francia. Se nel febbraio 1962 il Conseil national degli Scouts de France afferma
ancora: «Movimento di educazione, agli Scouts de France ripugna l’utilizzo abituale di comunicati stampa per far
conoscere le proprie opinioni», e il commissario generale cerca di difendere l’unità del movimento, le divisioni
emergono apertamente già dal mese di giugno 1960, quando è diffuso un testo pubblico che chiede la pace in
Algeria, sottoscritto da 53 movimenti giovanili e di educazione popolare, e firmato anche dagli Scouts de France,
scatenando così accese polemiche e proteste all’intero dell’Associazione. Il 7 giugno, ad esempio, Pierre Delsuc,
già presidente degli Scouts de France e capo dello Scautismo francese clandestino durante l’Occupazione
tedesca, invierà a Michel Rigal e alla stampa una lettera molto severa contro la posizione espressa dagli Scouts de
France: «A mio nome, come a nome di un gran numero di miei amici e di vecchi capi degli Scouts de France, vi
devo far conoscere che noi deploriamo come avete impegnato il movimento […] Noi riproviamo l’abuso che voi
avete fatto delle vostre funzioni […]. La posizione che avete preso è, inoltre, germe di divisione e di conflitto di
coscienza in seno al movimento. A questo riguardo, questo non è nient’altro che un atto nefasto».
Questa lettera e quelle che seguiranno sulla stampa cattolica francese, sono con ogni probabilità la prima
manifestazione pubblica delle divisioni interne che gli Scouts de France affronteranno negli anni ’60 e 70. Le

30
tensioni, gli strascichi polemici successivi alla pubblicazione del documento pubblico contro la guerra d’Algeria
firmato dalla dirigenza degli Scouts de France, coveranno sotto la cenere per anni, e forse non è un caso se una
decina di anni dopo Pierre Delsuc parteciperà alla fondazione degli Scouts unitaires de France, una associazione
nata a seguito della scissione dagli Scouts de France di una parte di chi non aveva accettato le riforme
pedagogiche e le evoluzioni dello scautismo degli anni ’60.
31
Si verifica nel mondo giovanile cattolico quanto già avviene in altri settori e movimenti ecclesiali (si pensi ad
esempio alla frattura tra i lavoratori cristiani, e alla nascita negli anni ’70 del Movimento Cristiano Lavoratori in
dissenso con la “scelta socialista” delle ACLI).
32
Attilio Grieco, in AA.VV.,“Leggere le tracce – Guide e Scouts d’Europa nella Fraternità Internazionale”, ed.
Paoline, 2007, p 88: «É sintomatico che nel 1966 la Regione “Europa” della “Organizzazione Mondiale del
Movimento Scout” decide di permettere per la prima volta la “coeducazione” di ragazzi e ragazze all’interno nelle
stesse Unità di giovani scout».
33
In Chefs n 374 , Maggio 1964
34
Nel 1975 i Compagnon rimpiazzeranno definitivamente la originaria branca dei Routier e la specifica
tradizionale applicazione metodologia.
35
A fronte dell’impossibilità di restare all’interno degli Scouts de France, nel 1971 le unità che avevano
continuato a proporre lo scautismo sullo schema del metodo originario di Baden – Powell (con un’unica branca
esploratori per i ragazzi dai 12 ai 17 anni), danno vita un altro movimento scout cattolico, Les Scouts Unitaires de
France, così definiti perché mantengono “unita” la Branca Esploratori per gli 11/17enni. Riuniscono oggi circa
23.000 soci.
36
É assai difficoltoso quantificare esattamente quanti soci hanno perduto dopo la riforma gli Scouts de France,
anche perché i dati numerici degli effettivi sono stati spesso “nascosti”. I circa 125.000 soci (maschi) degli
Scouts de France del 1963 scendono fino ai circa 40.000 degli anni ’80, per risalire oggi ai circa 65.000 soci
(maschi e femmine) dell’unica associazione mista degli Scouts et Guides de France nella quale si sono fuse nel
2004 le preesistenti associazione maschile degli Scouts de France e femminile delle Guides de France.
Louis Fontaine, in “Cent ans de scoutisme : 1907-2007”, Editions de Paris, 2007, afferma : «Si assiste ad una
vera emorragia, non soltanto di capi, ma di unità complete che si uniscono agli Scouts Unitaries de France, o
agli Scouts d’Europe, […]. Nonostante gli sforzi dei novatori, questi non riescono ad impedire l’ondata
nonostante il sostegno dell'episcopato» degli Scouts de France.
37
Nello scautismo cattolico italiano le Pattuglie sono invece definite “Squadriglie”.
38
J.L Angelis, “La véritable histoire des Guides et Scouts d’Europe“ , Presses de la Renaissance, Paris, 2008, pp.
70 – 75 e pp. 92 –94 : Si potrebbe definire il fenomeno della crescita numerica degli Scouts d’Europe in Francia
negli anni ’60 come una “rivolta di adolescenti”: le nuove unità avviate tra il 1956/57 e il 1976, su 439 nuove
unità maschili il 40% nasce ad opera di “pattuglie libere” gestite da ragazzi di 17 anni, e così per le 184 nuove
unità femminili, il 39% sorge da “pattuglie libere” guidate da ragazze di 17 anni. A partire dal 1964, l’emorragia
di iscritti che colpisce gli Scouts de France ha luogo in direzione degli Scouts d’Europe solo in minima parte. Dal
1963 al 1973 gli Scouts de France hanno perso 30 mila ragazzi dai 12 ai 17 anni della branca Esploratori a causa
del cambiamento del metodo originario (la divisione della branca originaria degli esploratori, che riunisce i
ragazzi dagli 11-12 ai 16-17 anni, in due nuove branche, i pionniers dai 12 ai 14 anni, e i rangers dai 14 ai 17
anni). I 65.000 esploratori del 1963 sono diventati infatti 20.000 Rangers e 15.000 Pionniers nel 1973. L’idea
pedagogica degli Scouts de France non rispetta più uno dei motori essenziali dello scautismo, cioè la
responsabilità dei ragazzi di 16 anni nei confronti dei più piccoli, sostituita o diluita ad esempio con turnazioni.
39
Attilio Grieco, in AA.VV., “Leggere le tracce – Guide e Scouts d’Europa nella Fraternità Int.”, cit., p 90
40
Ivi, pp 91 - 92
41
Ivi
42
Mario Sica, “Storia dello scautismo in Italia”, p. 415
43
Don Andrea Ghetti, nel 1964 scrive sulla rivista scout “RS-Servire”: «La mia azione è di impedire
scivolamenti fuori dallo scoutismo di Baden-Powell, ma mi accorgo che anche a Milano è la stessa cosa. […] Si
dice che Baden-Powell è superato: al suo posto si mettono povere cose vane: ora capisco perché la Gs ha via
libera: è ormai l’unica forma che cerca un metodo». Riportato nell’articolo di Giuseppe Frangi,”30Giorni”,
Ottobre 2008: “Storie di semplici preti”, cit., pp.79 - 80
44
All’inizio degli anni ’70 vengono “abbandonate” le tradizionali tre mete (2a Classe, 1° Classe, Esploratore
Scelto) modulate sul Sentiero di progressione pensato da Baden – Powell, con obiettivi e prove definite, e si passa
a 5 Livelli con obiettivi e prove più generiche e personalizzate.
45
Giuseppe Frangi,” 30Giorni”, Ottobre 2008: “Storie di semplici preti”, cit., p.80
46
Ivi
47
Il passaggio è tra quelli che il papa ha rivolto fuori dal testo ufficiale precedentemente scritto, ed è disponibile
in G. Morello – F. Pieri, “Documenti Pontifici sullo scautismo”, ed. Ancora, Milano 1991, p. 209
48
J.L Angelis, “La véritable histoire des Guides et Scouts d’Europe“ , cit, pp. 270 - 271

31
49
Tra gli altri, si ricorda la partecipazione di alcuni elementi scout a vicende di contestazione ecclesiale come
quella dell’Isolotto di Firenze (1967/1968), o alla comunità di dom Franzoni a Roma.
50
Si veda, Mario Sica, “Storia dello scautismo in Italia”, Ed Nuova Fiordaliso, Roma, 2006, p. 427
51
Mario Sica, “Storia dello scautismo in Italia”, cit., p. 426
52
Ivi, p.430
53
Discours du pape et Chronique romaine, n. 304, ottobre 1975. Dal 6 all’ 11 settembre 1975 si era tenuto un
campo mobile / route da Roma ad Assisi con cinquencento tra capi, rover e scolte, accompagnati da 17
consiglieri spirituali.
54
Attilio Grieco, in “Leggere le tracce – Guide e Scouts d’Europa nella Fraternità Int.”, cit, pp 93 - 94
55
Giuseppe Frangi,” 30Giorni”, Ottobre 2008: “Storie di semplici preti”, cit., p.81
56
Si veda anche: A. Grieco, A. Ruberto,. L. Tedeschi, “L’Associazione italiana Guide e Scouts d’Europa
Cattolici”, Roma, 1990
57
a cura di G. Morello e F. Pieri, "Documenti Pontifici sullo Scoutismo", ed Ancora, Milano 1991, pp.239 e
seguenti . Si veda anche: http://www.scoutstreviso.org/archivio/stradafrat/abstract_docu.htm
58
L' Organizzazione Mondiale del Movimento Scout (chiamata nelle due lingue ufficiali WOSM, World
Organization of the Scout Movement o OMMS, Organisation Mondiale du Mouvement Scout) è una
organizzazione sovranazionale che coordina la maggior parte delle associazioni scout nazionali. Conta circa 28
milioni di membri appartenenti a 155 nazioni diverse, ha come corrispondente femminile l'Associazione Mondiale
Guide ed Esploratrici (AMGE o WAGGGS).
59
Giovanni Paolo II, 3 Agosto 1994, alle Guide e Scouts d’Europa riuniti per l’udienza in San Pietro.
60
Tra l’altro, si veda la lettera del Santo Padre Giovanni Paolo II ai responsabili della CICS, Conferenza
Internazionale Cattolica dello Scautismo, del 13 Settembre 1998: «Con l’approssimarsi dell’anno 2000, io spero
vivamente che il movimento scout continui a lasciarsi interrogare sul suo modo di vivere in maniera più radicale
l’impegno evangelico e a dare una testimonianza di collaborazione armoniosa e di comunione. In questo senso
sarà importante riconoscere sempre di più le sensibilità proprie di certe Unità all’interno stesso delle federazioni,
in una volontà di dialogo e di comprensione. Sarebbe anche particolarmente significativo che l’unità del
movimento scout, talvolta incrinata in passato, si realizzi nel corso del grande Giubileo; in questo modo, agli
occhi del mondo, sarà data una testimonianza di amore fraterno e di riconciliazione, che consentano di
riconoscere i discepoli del Signore (cf.. l Gv 4,7-9)».
61
Cit., Benedetto XVI, “Lettera all’Em.mo Card. Jean-Pierre Ricard, Presidente della Conferenza Episcopale di
Francia, in occasione del centenario dell’esperienza degli scout”, del 22.6.20. Traduzione dal francese.
62
Cit., Benedetto XVI, “Lettera all’Em.mo Card. Jean-Pierre Ricard”, cit.
63
Da più parti si riconosce all’AGESCI una applicazione dello Sautismo più fedele all’originale di quanto
avvenga in altri Paesi, sia nella divisione in branche di età, sia nella applicazione e nell’utilizzo di taluni strumenti
metodologici. Invece, in molte Associazioni scout estere vi sono stati profondi cambiamenti, sia nella divisione in
fasce di età, sia nella trasformazione o eliminazione di aspetti caratterizzanti dello Scautismo (dalla Legge e
Promessa Scout, all’uniforme). Va poi aggiunto che è comune in molte associazioni scout estere, o in incontri
internazionali organizzati da queste associazioni scout di altri Paesi, un approccio molto diverso da quello al quale
si è abituati nello scautismo cattolico italiano. A titolo d’esempio, per quanto riguarda un Paese vicino al nostro,
nella pubblicazione della Federazione dello Scautismo Svizzero, Movimento Scaut Svizzero Schweiz, “Scoutismo
internazionale. Campi scout all’estero”, edizione 2006, a solo titolo di esempio: «Mettete nella vostra farmacia
anche i preservativi. Questo è un tema delicato ma conviene comunque trattare il tema amore – sesso con gli
animatori e gli scout più adulti. Dite loro dove possono trovare in maniera discreta un preservativo in caso di
necessità».
64
UIGSE – FSE: Unione Internazionale delle Guide e Scouts d'Europa - Federazione dello Scautismo Europeo
65
J.L Angelis, “La véritable histoire des Guides et Scouts d’Europe“ , cit., p.23
66
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione è composto dal Presidente dell'Associazione, dall'Assistente Generale e
da cinque consiglieri con funzioni di Vice Presidente, Commissario Generale Scout, Commissaria Generale
Guida, Segretario Generale e Tesoriere Generale.
67
AGESCI, Regolamente Metodologico, Art. 1 – Modello educativo: «Il metodo educativo utilizzato
dall’Associazione è quello dello scautismo i cui principi fondamentali si trovano nell’opera di Baden-Powell,
sono attualizzati nello Statuto e nel Patto associativo e tradotti in un modello educativo maturato
progressivamente nell’esperienza dei capi. Essi sono perseguiti nelle varie branche in maniera adeguata all’età,
rispettando i tempi di crescita dei singoli e della comunità. Ad essi si ispirano i progetti educativi dei gruppi e le
attività delle unità».
68
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Statuto. Principi: Art. 1 - «L'Associazione Italiana Guide e
Scouts d'Europa Cattolici" (della Federazione dello Scoutismo Europeo - Fédèration du Scoutisme Européen),
costituita a Roma il 14 aprile 1976, è sul piano nazionale un movimento educativo che ha lo scopo di formare
buoni cristiani e buoni cittadini secondo il Metodo autentico e nello spirito del movimento scout ideato e

32
realizzato da Lord Robert Baden Powell, interpretato cattoliticamente ed armonizzato con l'indole della gioventù
italiana nello spirito della fraternità europea».
69
Testo Promessa AGESCI:
Con l’aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio:
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese;per aiutare gli altri in ogni circostanza;per osservare
la legge scout.
Testo sezione maschile FSE
Con l’aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio:
per servire Dio, la Chiesa , la Patria e l’Europa;per aiutare il prossimo in ogni circostanza;per osservare la
legge Scout.
Testo sezione femminile FSE
Con l’aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio:
per servire Dio, la Chiesa , la Patria e l’Europa;per aiutare il prossimo in ogni circostanza;per osservare la
legge delle Guide.
70
Interessanti riflessioni possono nascere nel confronto dei due diversi testi della Promessa realizzato dalla
Comunità Capi del Gruppo Scout Ceggia 1°: «Servire la propria Patria, per le Guide e Scouts d’Europa, ad
esempio, è diverso dal compiere il proprio dovere verso il proprio Paese. Servire la Patria vuol dire essere anche
disposti a morire per essa, poiché colui che serve è colui che ama, e cristianamente l’amore si manifesta anche
“fino alla morte, e alla morte di Croce”. Il testo Agesci invece non presuppone necessariamente il sacrificio, ma
sottolinea le doti di un buon cittadino, che nel compiere il proprio dovere vota, paga le tasse, rispetta la legge,
ecc. Il buon patriota invece, oltre che fare queste cose, mette a repentaglio se stesso per il bene di quella Patria
[…] Inoltre sarà bene precisare che Paese e Patria non sono sinonimi! Il primo identifica l’entità statuale ed in
tal senso si identifica con il territorio ricompreso sotto la giurisdizione di uno specifico governo. Il secondo è un
termine astratto ed ideale, deriva dal latino Pater, e non identifica necessariamente un territorio, ma uno spirito
di appartenenza.Patria quindi indica un rapporto di filiazione con una terra, una cultura, un popolo, una lingua,
una cucina, ecc. Il testo della promessa Agesci, quindi, sottintende una istituzione pubblica, mentre il testo della
promessa FSE, una istituzione morale. Servire la Chiesa implica una militanza esplicita nella costruzione del
Regno di Dio, infatti mentre i capi Agesci sono chiamati a testimoniare (Chiesa Professante), i capi Fse sono
chiamati a fare apostolato (Chiesa Militante). Oltre alle ripercussione sulle responsabilità del capo ci sono
anche notevoli ripercussioni sugli stessi ragazzi, prima fra tutte la circostanza secondo la quale in Fse i ragazzi
devono essere tutti cattolici [o – in altre nazioni – di altra confessione cristiana, inseriti in unità omogenee], non
sono ammessi infatti ragazzi di altre religioni nelle unità Scouts d’Europa».
71
-Testo Legge AGESCI
La Guida e lo Scout:
1. Pongono il loro onore nel meritare fiducia
2. Sono leali
3. Si rendono utili e aiutano gli altri
4. Sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout
5. Sono cortesi
6. Amano e rispettano la natura
7. Sanno obbedire
8. Sorridono e cantano anche nelle difficoltà
9. Sono laboriosi ed economi
10. Sono puri di pensieri, parole ed azioni
-Testo Legge FSE
Legge dello Scout:
1. Lo Scout considera suo onore il meritare fiducia
2. Lo Scout è leale
3. Lo Scout è sempre pronto a servire il prossimo
4. Lo Scout è amico di tutti e fratello di ogni altro Scout
5. Lo Scout è cortese e cavalleresco
6. Lo Scout vede nella natura l'opera di Dio: ama le piante e gli animali
7. Lo Scout ubbidisce prontamente
8. Lo Scout sorride e canta anche nelle difficoltà
9. Lo Scout è laborioso ed economo
10. Lo Scout è puro di pensieri, parole e azioni
Legge della Guida:
1. La Guida considera suo onore il meritare fiducia
2. La Guida è leale
3. La Guida è sempre pronta a servire il prossimo

33
4. La Guida è amica di tutti e sorella di ogni altra Guida
5. La Guida è cortese e generosa
6. La Guida vede nella natura l'opera di Dio: ama le piante e gli animali
7. La Guida ubbidisce prontamente
8. La Guida sorride e canta anche nelle difficoltà
9. La Guida è laboriosa ed economa
10. La Guida è pura di pensieri, parole e azioni
72
Ecco una riflessione realizzata dalla stessa Comunità Capi del Gruppo Scout Ceggia 1° sui diversi testi della
Legge Scout: «In primo luogo mentre i testi Fse sono stilati utilizzando la terza persona singolare, quello Agesci
usa la terza persona plurale. Questa differenza, determinata dal fatto che in Agesci ci si riferisce
contemporaneamente a scout e guide, a nostro parere, attenua l’impatto educativo sul ragazzo. Infatti utilizzare la
terza persona singolare stabilisce un paragone tra “me” ed un altro singolo essere umano, se invece utilizzo la
terza persona plurale il paragone si stabilisce tra me ed un gruppo. In sostanza quando si dice che uno scout è
cortese e cavalleresco il ragazzo ha la concreta possibilità di immedesimarsi con la lettera della legge. Il rapporto
educativo infatti è: la testimonianza positiva che la legge mi porta con riferimento ad una persona →
adeguamento del mio comportamento ad essa. Dire invece che lo scout e la guida sono cortesi è tutta un’altra
cosa. Qui il rapporto educativo è tra il singolo ed una pluralità, tra la prima persona singolare e la terza plurale.
Qui in concreto non si dice “io devo essere come quell’uomo”, ma “io devo essere come quei due”, smontando
quindi in parte la possibilità di emulare la lettera della legge, diminuendone la portata testimoniale personale e
diretta. In definitiva un uomo o una donna possono concretamente emulare un altro uomo o un’altra donna
(l’importanza dell’esempio dei Santi sta anche in questo), ma non possono emulare in alcun modo il
comportamento di un gruppo. In secondo luogo in Fse scout e guide possiedono due testi differenti con alcune
sfumature tese a dare l’idea da un lato di una sana virilità e dall’altro di una emancipata femminilità.
Probabilmente questa differenza si nota con forza nel terzo articolo ove con riguardo ad uno scout si dice che è
cavalleresco, mentre una guida è generosa. Non v’è dubbio infatti che i valori della cavalleria siano prettamente
“maschili” e quindi inadatti alla formazione di una matura femminilità. In terzo luogo si nota una radicale
differenza nella formulazione e nella portata morale del sesto articolo della legge. La dicitura Agesci “amano e
rispettano la natura” è una formulazione tipicamente laica. Qui si propone un atteggiamento positivo da un punto
di vista sociale, cioè si richiede lo sviluppo di una coscienza per la tutela ambientale in senso laico. Nella
formulazione Fse si dice invece “lo Scout vede nella natura l'opera di Dio”. In questo caso ogni considerazione
civile o sociale può essere ricompresa, ma solo per via mediata rispetto a quello che è il principio cardine sotteso
nella formulazione. L’uomo è chiamato ad amare ed a rispettare il creato, di cui lui stesso è parte, poiché Dio lo
ha posto al vertice di esso, dandogli la responsabilità di amministrarlo e non di distruggerlo. Ultima, ma rilevante
differenza è quella relativa a “sanno obbedire” e “ubbidisce prontamente”. Anche qui i valori di riferimento sono
decisamente diversi. Il testo Agesci introduce la necessità di saper obbedire, sottointendendo a contrario che sia
necessario a volte anche disobbedire. Questa analisi critica che uno scout dovrebbe fare agli ordini ricevuti
tuttavia sottintende sempre questioni di carattere sociale e non morale. Infatti l’aggiunta del verbo sapere partì
dalla considerazione che quegli scouts che nel 1927 non avevano deposto i guidoni e le orifiamme, in fondo
avevano disobbedito. Tuttavia per giustizia dobbiamo anche dire che “le aquile randagie” non accettarono di buon
grado l’introduzione della dicitura “sanno”, ben consci che la legge scout non si rivolge solo verso virtù civiche e
sociali, ma anche nei confronti e soprattutto di virtù morali e trascendenti. La Sacra Scrittura ci può venire in
aiuto per comprendere meglio questa analisi. Negli atti degli apostoli si legge che Pietro di fronte al Sinedrio e
dopo che gli era stato ordinato di non predicare più disse “se sia più giusto obbedire a voi piuttosto che a Dio, lo
lascio giudicare a voi stessi”. Pietro avrebbe potuto obbedire ai grandi sacerdoti, ma nel farlo avrebbe disobbedito
ad un ordine superiore al quale invece era tenuto ad obbedire prontamente. In tal senso la dicitura scout d’Europa
sottintende una obbedienza cristiana e non una esclusiva obbedienza civile. Sottintende i valori trascendenti e le
doti morali di chi obbedisce prontamente alla propria Vocazione e alla legge di Dio, per essere sempre pronto nel
giorno nel quale si realizzerà la promessa escatologica di Cristo “Vegliate dunque, perché non conoscete ne il
giorno, ne l’ora”. In estrema sintesi possiamo quindi dire che le due leggi e le due promesse si distinguono
essenzialmente per la “pedagogia” perseguita. Nei testi Agesci si propone al ragazzo in via privilegiata il modello
di un ottimo cittadino consapevole delle proprie scelte e decisioni, pronto ad esercitare un continuo e sano spirito
critico nel proprio vivere civile. Nei testi Fse invece la pretesa è quella di curare e sviluppare doti e virtù morali,
indipendentemente dall’esercizio dei diritti e doveri civici. La legge e la promessa Fse operano un richiamo
continuo e forte ai valori del Vangelo e quindi come primario obiettivo “pedagogico” si propongono la
formazione di un buon cristiano».
73
AGESCI, Statuto, aggiornamento 2008, Art. 1, “L’associazione”
74
AGESCI, Patto Associativo (anno 2000), Introduzione: «Il Patto associativo […] rappresenta per l’AGESCI il
legame che esprime le scelte fatte dai Capi e dagli Assistenti ecclesiastici dell'Associazione, l'identità, l'impegno
e le speranze che tutti condividono. […]» e «nei suoi contenuti[viene riconosciuto] il fondamento del servizio
educativo e uno stimolo per il cammino di formazione personale. [dei capi – educatori]»

34
75
AGESCI, Patto Associativo (anno 2000), “La scelta cristiana”
76
Ivi
77
AGESCI, Statuto, aggiornamento 2008, Art. 7, “Assistenti Ecclesiastici”
78
AGESCI, Patto Associativo (anno 2000), “La scelta cristiana”
79
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Norme Direttive – I fondamenti dell’Associazione
80
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Statuto, Art. 11
81
UIGSE – Federazione dello Scautismo Europeo, “Carta dei principi naturali e cristiani dello Scoutismo
Europeo”
82
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Statuto – Principi, Art. 2
83
UIGSE – Federazione dello Scautismo Europeo, “Direttorio Religioso”
84
Vedi nota 1
85
J.L. Angelis, “La véritable histoire des Guides et Scouts d’Europe”, cit. p. 47
86
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Obiettivi- Riferimenti Religiosi
87
UIGSE – Federazione dello Scautismo Europeo, “Direttorio Religioso”
88
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Obiettivi- Riferimenti Religiosi
89
UIGSE – Federazione dello Scautismo Europeo, “Direttorio Religioso”
90
Ivi
91
Ivi
92
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Norme Direttive – Principi e Regolamento per il buon
funzionamento dell’Associazione. I componenti dell’Associazione: «L'Associazione riconosce ed accoglie la
presenza e l'azione di sacerdoti "mandati" dalla competente autorità ecclesiastica come espressione visibile di
piena comunione ecclesiale e di positivo raccordo pastorale, oltre che come aiuto offerto dalla Chiesa per una più
profonda e completa formazione apostolica dei soci». Inoltre, «in adesione al Codice di Diritto Canonico ed ai
documenti in merito della Conferenza Episcopale Italiana, gli Assistenti Spirituali svolgono nell'Associazione un
ruolo di "missi" dell'autorità ecclesiastica competente e pertanto non possono partecipare al governo
dell'Associazione. Questo significa che essi esercitano il loro ministero nell'Associazione ed hanno il dovere di
prendere parte attivamente agli organi di governo dell'Associazione, dei quali fanno parte, con facoltà d'intervento
ma senza diritto di voto».
93
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Norme Direttive – Principi e Regolamento per il buon
funzionamento dell’Associazione. I componenti dell’Associazione
94
UIGSE – Federazione dello Scautismo Europeo, “Direttorio Religioso”
95
M. Sica, “Storia dello Scautismo in Italia”, cit, p. 345
96
AGESCI, Regolamento Metodologico, aggiornato al 2008 Art. 12 – Significato metodologico della
coeducazione: «Nel suo significato strettamente metodologico, coeducazione significa anche far vivere ai ragazzi
dei due sessi esperienze in comune, secondo un progetto educativo unico che preveda attività comuni continuative
o frequenti e regolari. Le attività comuni hanno lo scopo di portare ragazzi e ragazze a scoprire l’arricchimento
reciproco che essi ricevono, proprio perché diversi, dal vivere esperienze eguali, per quanto concerne le proprie
possibilità di espressione e realizzazione personale; valorizzano le caratteristiche positive tipiche dei due sessi e
ne favoriscono la reciproca accettazione. In queste attività il capo pone attenzione nel far vivere l’esperienza con
ruoli e coinvolgimenti differenti a seconda dei diversi tempi di maturazione di ragazzi e ragazze.Per questo sarà
importante: • rispettare il mistero della persona e i suoi tempi di crescita, ponendo la massima attenzione nella
programmazione della attività e nella vita dell’unità; • aiutare questo processo di scoperta attraverso la
testimonianza dei capi quali persone che in modo sereno e maturo vivono la propria identità e la sanno mettere in
relazione con l’altro. Questi obiettivi possono essere conseguiti attraverso unità monosessuate, parallele o miste.
Per le unità monosessuate, al fine di una completa e armonica dimensione educativa, è opportuno favorire
periodicamente l’incontro e attività con unità di altro sesso. La diarchia dei capi, quale modello di riferimento di
relazione adulta uomo/donna, è importante strumento educativo anche in unità monosessuali. Le unità miste
devono prevedere anche attività separate per ragazzi e ragazze, ai fini di favorire un più completo sviluppo
dell’identità sessuale».
97
AGESCI, Regolamento Metodologico, aggiornato al 2008 Art. 12 – Significato metodologico della
coeducazione, cit
98
AGESCI, Patto Associativo, 2000, “L’Associazione”: «L'Associazione adotta i principi e il metodo della
democrazia. Affida gli incarichi educativi e di governo, a una donna e a un uomo congiuntamente, con pari
dignità e responsabilità».
99
AGESCI, Statuto, aggiornato al 2008, Art. 13 – Diarchia: «ogni incarico, elettivo o di nomina, è affidato
congiuntamente ad una donna e ad un uomo, salvo diversa espressa previsione del presente Statuto. In ogni caso,
va comunque garantito un equilibrio numerico dei due sessi all’interno degli organi collegiali»
100
AGESCI, Regolamento Metodologico, aggiornato al 2008 Art. 12 – Significato metodologico della
coeducazione

35
101
AGESCI, Patto Associativo, 2000, “La scelta scout – La coeducazione”: «Le Capo e i Capi dell’AGESCI
condividono la responsabilità educativa e testimoniano l'arricchimento che viene dalle reciproche diversità. Nel
rispetto delle situazioni concrete delle realtà locali e personali e dei diversi ritmi di crescita e di maturazione,
offrono alle ragazze e ai ragazzi di vivere esperienze educative comuni, al di là di ogni ruolo imposto o
artificiosamente costituito. Crescere insieme aiuta a scoprire ed accogliere la propria identità di donne e uomini e
a riconoscere in essa una chiamata alla piena realizzazione di sé nell'amore. La coeducazione apre e fonda
l'educazione all'accoglienza dell'altro».
102
AGESCI, Statuto, agg. al 2008, Art. 19 – Unità: «Le Unità scout sono costituite dai soci giovani con i loro
Capi, Assistenti ecclesiastici e gli altri soci adulti che stanno completando il percorso formativo, e si distinguono
in: a. Cerchio di Coccinelle e Branco di Lupetti; b. Reparto di Guide e Reparto di Esploratori; c. Comunità di
Scolte e Comunità di Rover. Le Unità possono essere monosessuali o miste».
103
AGESCI, Regolamento, agg. al 2008, Art. 8, Unità: «Le Unità possono essere maschili, femminili o miste.
[…] Per le Unità miste, inoltre, sono richieste le seguenti condizioni: • l’esistenza di una Comunità Capi mista che
riassuma le responsabilità di tale scelta e non la lasci alla libera iniziativa di una singola Unità; • l’esistenza
nell’ambito della Comunità Capi di un equilibrio di responsabilità tra uomini e donne; • la direzione di ogni Unità
affidata ad una Capo e ad un Capo nominati dall’Associazione o autorizzati dal Comitato di Zona ai sensi degli
articoli 52 e 55 del presente Regolamento».
104
AGESCI, Regolamento Metodologico, agg. al 2008, Art. 11 – Educazione all’amore e coeducazione: «Lo
scautismo riconosce in ogni ragazzo e ragazza una persona unica e irripetibile, perciò diversa ed originale in ogni
sua dimensione, compresa quella affettivo-sessuale. Tale riconoscimento rende fondante la scelta della
coeducazione che, proposta come valore e utilizzata come strumento, sostiene l’azione educativa di tutta la
proposta scout. Crescere insieme alle persone vicine, diverse nel corpo, nella storia, nelle aspirazioni, vuol dire
cogliere la reciprocità, che è non solo riconoscimento, accettazione e valorizzazione della diversità sessuale,
sociale e culturale dell’altro, ma anche relazione da cui non si può prescindere per giungere alla piena
consapevolezza di sé. L’Associazione crede fermamente che dal rapporto particolare uomo-donna nasce la
famiglia umana e scaturisce la vocazione dell’uomo a vivere con l’altro, perciò propone – attraverso l’incontro tra
i due sessi – un cammino di crescita che, partendo dalla scoperta e dalla conoscenza della propria identità di
genere, conduca alla scoperta ed alla conoscenza dell’altro, per instaurare con esso un dialogo ricco e costruttivo,
attraverso cui rileggere e riflettere sul proprio modo di essere uomo o donna, superare ruoli e modelli precostituiti
e collaborare in modo fecondo.Nella reciprocità e nel dono di sé, lo sviluppo della identità di genere e la relazione
interpersonale orientano, con crescente profondità ed intensità, la dimensione affettiva e la capacità di amare di
ognuno. Nella realizzazione di questa proposta l’uomo e la donna partecipano al progetto creativo di Dio».
105
AGESCI, Regolamento Metodologico, agg. al 2008 Art. 12 – Significato metodologico della coeducazione, cit.
106
AGESCI, Regolamento Metodologico, agg. al 2008, Rovers / Scolte, Art. 4, Educazione all’amore e
coeducazione: «La Comunità Rovers / Scolte aiuta le scolte e i rover a crescere insieme nel rispetto delle
reciproche differenze con la fiducia che questo possa favorire e valorizzare la scoperta della reciproca identità e lo
stabilirsi di rapporti umani arricchenti tra l’uomo e la donna superando ruoli precostituiti.Questo si realizza
attraverso la conoscenza e il rispetto del proprio corpo, dono di Dio e strumento di Servizio al prossimo attraverso
lo sviluppo delle capacità affettive e del rapportarsi agli altri vivendo l’amore come dialogo e dono. È compito del
giovane gestire consapevolmente il proprio corpo e la propria sessualità secondo il proprio progetto di vita
accettandone doti e limiti; quale custode ne cura la salute nel rispetto della vita e del suo mistero, rifiutando tutto
ciò che può arrecarvi danno, come, ad esempio, droghe, alcool, sfida del pericolo, aborto.Sarà opportuno che la
valorizzazione delle differenze avvenga anche attraverso l’equilibrio di attività comuni e attività separate che
arricchiscano e facciano maturare un confronto aperto. I capi, uomo e donna, sono chiamati a dare testimonianza
del proprio percorso sulla strada della crescita personale verso l’amore e la propria capacità di rapportarsi con gli
altri ne costituiranno l’esempio».
107
AGESCI, Regolamento Metodologico, agg. al 2008, Art. 20 Reparto e sue tipologie: «L’insieme delle
squadriglie forma la comunità più ampia del reparto. Questa offre ai ragazzi e alle ragazze uno spazio di crescita e
di scambio più ricco e articolato, anche per la presenza degli adulti. […] Per il raggiungimento degli obiettivi
della branca, ogni reparto può avere una propria struttura:• reparto monosessuale; • reparto parallelo; • reparto
misto. […] Il reparto misto, formato da squadriglie maschili e femminili, offre il vantaggio di una maggiore
continuità d’incontro e di collaborazione tra ragazzi e ragazze che appartengono alla stessa comunità. Tale scelta
è dettata da motivi pedagogici e non organizzativi. Deve comunque assicurare momenti separati che favoriscano
l’identificazione con il proprio sesso. L’attività di squadriglia è molto potenziata al fine di recuperare momenti
indispensabili di omogeneità sessuale. La direzione dell’unità è affidata ad un capo e ad una capo, che abbiano
terminato l’iter di formazione, e ad un assistente ecclesiastico».
108
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Strumento di lavoro sul l’intereducazione – Stato della questione:
il perché di un problema, p. 11: «Anche la F.S.E. ha ritenuto e ritiene che non siano più proponibili lo Scoutismo
e il Guidismo, pur positivi, degli anni passati, dell'ASCI e dell'AGI, così rigidamente separati, senza scambi e
senza condivisione di sforzi e di problematiche, ma ritiene anche che non sia proponibile neppure uno Scoutismo

36
misto, cioè fatto di ragazzi e ragazze insieme, poiché verrebbe a condizionare pesantemente la personalità degli
uni e delle altre e a privare del suo specifico lo scoutismo maschile e quello femminile». «La F.S.E., quindi, crede
in uno Scoutismo al maschile e al femminile che tenga conto delle rispettive caratteristiche di virilità e di
femminilità, in modo da aiutare la formazione di uomini e donne di carattere, capaci di giocare il loro ruolo nella
famiglia, nella Chiesa e nella società civile. Per questo ritiene che un'unica Associazione a due sezioni risponda
più profondamente al nuovo, senza nulla togliere al positivo che appartiene alla tradizione»
109
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Norme Direttive - I Fondamenti dell’Associazione - Associazione
di guide e scouts
110
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Strumento di lavoro sul l’intereducazione - Aspetto biologico e
psico – sociologico, p.16: «La F.S.E. proponendo l'educazione per settori distinti, maschile e femminile, non
intende dividere il mondo in due parti, ma favorire la piena realizzazione dei giovani come uomini e come donne.
L'intereducazione, intesa come educazione all'altro sesso, esige percorsi educativi differenziati, rispettosi delle
caratteristiche biologiche e psicologiche dei ragazzi e delle ragazze e, anche, delle istanze culturali e storiche del
mondo attuale, al fine di poter contare su persone che sappiano impegnarsi nella realizzazione di sé nella libertà, e
in un "possibile" umano e cristiano capace ancora di novità».
111
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Norme Direttive - I Fondamenti dell’Associazione - Associazione
di guide e scouts
112
UIGSE – FSE Direttorio Religioso: «la F.S.E. considera che l’educazione differenziata delle ragazze e dei
ragazzi in Unità che vivono separatamente costituisca un elemento essenziale della sua pedagogia. Il parallelismo
e l’arricchimento reciproco delle due sezioni, maschile e femminile, consentono il pieno sviluppo delle attitudini e
delle inclinazioni particolari assegnate, nel piano provvidenziale, a ciascuno dei due sessi. Come indicato dalla
Legge, lo Scout (o la Guida) è amico di tutti e fratello di ogni altro Scout. Da questo consegue che la F.S.E. si
situa, con la propria originalità educativa, nel seno della grande famiglia degli Scouts e delle Guide e lavora a
edificare con essi, nello spirito di Baden Powell e nel quadro del suo progetto educativo originale, una società più
giusta e fraterna».
113
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Strumento di lavoro sul l’intereducazione - Aspetto biologico e
psico – sociologico, p.15
114
Si vedano le citazioni di cui alle note 14 e 15
115
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Norme Direttive - I Fondamenti dell’Associazione - Associazione
di guide e scouts
116
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Norme Direttive - I Fondamenti dell’Associazione - Associazione
di guide e scouts
117
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Strumento di lavoro sul l’intereducazione, Quaderni di Azimuth n.5,
Dossier Intereducazione – Presentazione, p. 3: «non può comunque essere confusa con il termine "coeducazione":
non è una educazione fatta insieme, ma un educare all'altro, partendo dalle specificità proprie di ciascun
individuo, inteso pienamente nella sua femminilità o mascolinità».
118
UIGSE FSE - Gli Obiettivi - Riferimenti pedagogici
119
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Norme Direttive – I Fondamenti dell’Associazione - Associazione
di guide e scouts - Indicazioni operative
120
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Norme Direttive - I Fondamenti dell’Associazione - Associazione
di guide e scouts
121
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Strumento di lavoro sul l’intereducazione – Intereducazione nello
Scautismo: un orientamento pedagogico, p.31
122
Ivi, p.31
123
Ivi, p. 32: «La conduzione di Unità da parte di Capi troppo giovani ancora immersi nei loro problemi,
fatalmente fa sì che questi vengano proiettati sui ragazzi a loro affidati e, nel campo dell'intereducazione, può
portare a delle scelte estremamente avventate e dannose»
124
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Strumento di lavoro sul l’intereducazione – La sessualità nello
sviluppo della persona p.14: «É richiesta, però, oggi, una certa competenza sul piano psicologico che vada a
rafforzare quel buon senso intuitivo che sempre ha sostenuto l'opera degli educatori. Questi ruoli devono trovare
un confronto critico privilegiato con la proposta della Chiesa»
125
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici, Strumento di lavoro sul l’intereducazione – Intereducazione nello
Scautismo: un orientamento pedagogico, p.33
126
AGESCI, Statuto - aggiornato al Consiglio Generale 2008-, Art. 1, “L’Associazione”
127
AGESCI, Statuto - aggiornato al Consiglio Generale 2008-, Art. 6 – Capi: tra l’altro si afferma che
«L’Associazione riconosce i Capi sulla base: - dell’adesione al Patto associativo».
128
AGESCI, Patto Associativo, 2000, “La scelta politica”. Vi si legge, tra l’altro: «La scelta di azione politica è
impegno irrinunciabile che ci qualifica in quanto cittadini, inseriti in un contesto sociale che richiede una
partecipazione attiva e responsabile alla gestione del bene comune. Il Progetto educativo, elaborato dalla
Comunità Capi sulla base del confronto con la realtà e vissuto nelle Unità, è strumento per un'azione educativa

37
che abbia valenza politica. La proposta scout educa i ragazzi e le ragazze ad essere cittadini attivi attraverso
l'assunzione personale e comunitaria delle responsabilità che la realtà ci presenta. L'educazione politica si realizza
non solo attraverso la presa di coscienza, ma richiede, nel rispetto delle età dei ragazzi e del livello di maturazione
del gruppo, un impegno concreto della comunità, svolto con spirito critico ed attento a formulare proposte per la
prevenzione e la soluzione dei problemi.
La diversità di opinioni presenti nell'Associazione è ricchezza e stimolo all'approfondimento delle nostre analisi;
tuttavia non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte politiche che riteniamo irrinunciabili per la
promozione umana». «Ci impegniamo a sostenere nella quotidianità e a promuovere nell'azione educativa
iniziative di equa ridistribuzione delle risorse e scelte di economia etica. A livello individuale il Capo vive la
realtà concreta del suo oggi ed esercita la propria cittadinanza attiva in coerenza con i valori dell'Associazione.
L'AGESCI, consapevole di essere una realtà nel mondo giovanile, sente la responsabilità di dare voce a chi non
ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi pubblici che con azioni
concrete. Collabora con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire e sui mezzi da usare
relativamente alla situazione in esame, in vista della possibilità di produrre cambiamento culturale nella società e
per "lasciare il mondo un po' migliore di come l'abbiamo trovato"».
129
AGESCI, Patto Associativo, 2000, “La scelta politica”.
130
Nel comunicato si legge, tra l’altro: «per la scuola italiana chiediamo: non un decreto legge, né l’apposizione
della fiducia nella sua fase di conversione, ma una puntuale rilevazione dei problemi, una onesta individuazione
delle cause, un progetto complessivo chiaro e condiviso da realizzarsi attraverso processi non più interrotti, ma
continui e perciò controllabili e verificabili […]. Per la nostra Università chiediamo: la garanzia
dell’autonomia e della libertà di ricerca e di insegnamento, che la Carta Costituzionale riconosce; le condizioni
che promuovano la libera circolazione dei saperi e la virtuosa competizione dei meriti scientifici; la
conservazione e l’incentivazione della natura pubblica e del ruolo sociale, quali valori fondanti del sistema
universitario».
131
Nella dichiarazione della Comunità Capi Roma 33 AGESCI, si può legge tra l’altro il desiderio di «esprimere
il dissenso più totale alla decisione presa dai vertici della nostra Associazione [AGESCI] di firmare il manifesto
“Più famiglia” e di prendere parte attivamente al Family Day del 12 maggio», ritenendo che «il compito
dell’Associazione sia quello di confrontarsi non con un modello di famiglia, [ma] con forme di convivenza
familiare reali, che la nostra personale esperienza ci ha fatto conoscere come vari, multiformi e difficilmente
incasellabili nelle categorie di “giusto” e “sbagliato”».
132
Si veda ad esempio quanto espresso dal Consiglio dei Capi Scout della Zona Vicenza Berica AGESCI, il 16
ottobre 2006 e il 13 febbraio 2007: http://www.vicenza26.org/2007/02/15/dal-molin-comunicato-agesci-zona-
vicenza-berica/ e http://www.scoutvi3.it/documenti/agesci/AGESCI_Dal_Molin.pdf
133
AGESCI Gruppo Vicenza 3, relativamente alla manifestazione del 17 Gennaio 2007: «Per questo la Comunità
Capi del Vicenza Terzo aderirà alla manifestazione e si impegnerà, nelle forme che le competono, a fare tutto il
possibile affinché una nuova base militare non si insedi nel nostro territorio. Parteciperemo in uniforme in
quanto crediamo che le motivazioni sopra elencate siano pienamente aderenti coi valori che propone
l’associazione e con quella “scelta politica” che caratterizza il nostro essere capi educatori»
134
“Avvenire”, 24 Luglio 2001, Edoardo Patriarca, “Fai un passo indietro, non dare altro spazio alla violenza”.
In questa “lettera aperta,” il presidente dell’AGESCI e del Forum del terzo settore, scriveva – tra l’altro – a
Vittorio Agnoletto: «Nei prossimi mesi, su questi temi, le associazioni terranno convegni ed incontri, apriamoli a
chiunque voglia partecipare, invitiamoci reciprocamente, non rompiamo le reti costruite con tanta fatica.
Ancora: da domani ci attenderà un confronto politico serio con il governo e il parlamento sulla prossima
finanziaria e non solo; ci attende la marcia Perugina-Assisi che vedrà riconvocati i nostri giovani sui medesimi
temi; a novembre il Forum del terzo settore organizzerà una convention. E poi, davanti a noi, il lavoro silenzioso
di formazione e di sensibilizzazione con i nostri giovani per farli crescere per davvero cittadini del mondo, e il
sostegno alle campagne e ai progetti internazionali delle nostre Ong». A questa lettera aperta di E. Patriarca,
rispondeva poi su “Avvenire” del 27/07/01Vittorio Agnoletto: “Ma noi rifaremmo tutto”
135
Si veda anche A.Padoin, nella sua risposta ad una lettera pubblicata sulla rivista dell’Ente Baden“Percorsi”, n.
23 2001, in http://www.geocities.com/zio_zeb2001/politica.html : «in Agesci sembra che ad ogni domanda di
tipo “sociale” che un ragazzo possa porsi a quest’età [di clan, 17 – 21 anni], ci sia già la risposta “associativa”
bell’e pronta, insindacabile, irreprensibile, a cui è necessario uniformarsi. Vogliamo un esempio? Chi ha avuto
ragione a Genova: i Carabinieri che hanno ucciso il giovane manifestante, o lui che stava tirando l’estintore
contro il blindato? L’Agesci – schierandosi – sembra non avere dubbi. E se un Rover ce li avesse? Ed ancora: chi
ha ragione tra i Centri Sociali che “okkupano” e le forze dell’ordine che sgomberano? Oppure: chi ha ragione tra
Palestinesi ed Israeliani? Di ognuno di questi quesiti squisitamente “politici” l’Associazione ha dato risposta a
modo suo; […] ed ancora partecipando a manifestazioni ambientaliste a fianco dei partiti, mettendo il naso nei
diritti dei lavoratori o altro ancora. […] Beh, capite che pensare di educare i “nostri” giovani (quante volte Baden
si è scagliato sullo scollamento tra quadri e unità?) a divenire Cittadini del Mondo partendo dalla Finanziaria del

38
Governo… Se questo è lo Scautismo dell’Agesci, forse è il caso di dargli un’altra definizione. Perché ci sono altre
persone che allo Scautismo vero credono ancora.»
136
AGESCI, Regolamento, aggiornato al 2008, Art. 38 - Pace, nonviolenza, solidarietà
137
Ass. It. Guide e Scouts d’Europa Cattolici – FSE, Norme Direttive - I Fondamenti dell’Associazione.
Associazione apartitica
138
Ivi
139
Ivi
140
UIGSE – Federazione dello Scautismo Europeo, Carta dei principi naturali e cristiani dello Scoutismo
Europeo

39

Potrebbero piacerti anche