Sei sulla pagina 1di 260

Card. A. I. SCHUSTER 0. S. B.

def

titolo

di

S.

Martino

ai

Monti

ARCIVESCOVO D I MILANO

LIBER SACRAMENTORUM
\

NOTE STORICHE E LITURGICHE


SUL

MESSALE ROMANO

TORINO-ROMA

Gasa Editrice MARIETTI fondata nel 1820


di MARIO E. M A EIETTI - E ditore - L ibraio - T ipografo Pontifcio
della. S. C ongregazione dei Riti e dell'A rcivescovo di Torino
1930

Cari. A. I. SCHUSTER 0. S. B.
del

titolo

di

S.

Martino

ai

Monti

ARCIVESCOVO D I MILANO

LIBEB S A C R A M E N T O
MOTE STORICHE E LITURGICHE
SUL

M ESSALE ROMNO

VOL.

VI.

La Chiesa Trionfante
(Le Feste dei Santi durante il ciclo Natalizio)
(terza tiratura)

TORINO-BOMA

Casa Editrice MARIETTI fondata nel 1820


di MARIO E. M A RIETTI - E ditore - Tipografo Pontificio
della S. Congregazione dei Eit.i e, dellArcivescovo di Torino
1930

Imprimi potest.
t GREGORIUS 0 . S. B.
A bbas Ord, Montis Casini et C ongreg. Cassin. Praeses.

V isto: N ulla osta alla stam pa.


T orino, li 30 D icem bre 1923.
Can.

S tefano R onco,

Rev. Deleg,

Imprimatur.
C. FRANCESCO DUVINA, Deleg. dal Vie. Cap.

P R O P R IE T L E T T E R A R IA

{ 2 5 -1 -2 4 -2 0 2 7 - V i l i 3 0 )-

9
T I T Y R E T V - F ID O R E O V B A N S S T B - TEO -M IN E C H R I S l't
D IV IN O S A P IC E S SA C R O M O I) V LARTS IN O R E
N O N FA LSA ,S - i A B V L A S S T V D IO M E D IT A R IS . IN A N I
L L L IS N A M C A I' !TVII - E E L I C I S G L O R IA V IT A B
IS T IS SV CCED EN T PO E N A E S IN E F IN E - PE R E N N E S
V N D E C A V E F R A T E R V A N IS T E S V B D E R E . C V K IS
I N F E R N I R A P IA N T M IS E R V M N E T A R T A R A T A E T IU
Q V IN P O T IV S - SA C R A S A N IM O S P IR A R E M EM EK TO
S C E IP T V R A S D A P IB V S - S A T IA N T Q T A E P E C T O R a C A S T IS
T E D O M IN I S A L V V M. . C O N S E R V E T . G K A T IA . S E M P E R

LA C H I E S A T R I O N F A N T E
----------------<jx>-----------

INTRODUZIONE

CAPITOLO I.

I Natalitia Martyrum
nella antica tradizione liturgica di Roma.
L e prim e origini del culto liturgico dei santi vanno ricercate
n e llan tica litu rg ia funebre. Il fedele che aveva creduto nel Cristo
e che in v ita aveva espressa questa sua fede facendo opere degne
d u n membro delia redenzione e d un figlio di Dio, trascorso il tempo
di questa m ortai prova, attraverso l'a n g u sta porta della m orte pas
sava al godim ento eterno di quella luce, pace e vita, che costitui
vano l ered it dei figliuoli di Dio. Il trionfo sulla m orte rip o rtato
da Cristo era altres pegno della vittoria di tu tti i suoi seguaci sul
l an tica avversaria. Essi, che gi in vita sintitolavano figli di resu r
rezione, quando in m orte consegnavano le loro spoglie addorm entate
alla te rra, non era tanto p er rie n tra re nu d i nel seno della com une
m adre, quanto p er depositarvi il chicco di frum ento, il quale solo
cosi poteva produrre i suoi germ ogli e rivivere su du n nuovo stelo.
Con questa m entalit tu tta com presa di V angelo e della p red i
cazione P ao lina sulla resurrezione e sulla parusia, le prim e g en era
zioni cristian e riguardarono il problem a escatologico con animo sereno,
sarei p er dire, giocondam ente lieto ; e, p rim a ancora di san Francesco,
circondarono nostra corporal sorella morte coi sensi del pi vivo
rispetto. A questo riguardo, signifieativa la cura che sin da p rin
cipio ebbero i C ristiani di seppellire i fedeli, per quanto fu loro pos
sibile, in sepolcri d istinti e non fram m ischiati coi pagani. L identico
concetto volle risparm iati alle irrig id ite m em bra dei fedeli tanto gii
X Sohobtee, l i i e r Sacra m entorum - V I.

orrori della crem azione, che l ' am m onticeli!arsi dei cadaveri n e iputicol
fu n erari dei pagani. I corpi (lei cristiani dovevano essere casti sin
nel letto funebre del sepolcro, e sarebbe sem brato u n delitto contro lo
Spirito Santo l atten tare alia persistenza o alla purezza del suo tempio
m ateriale, qual era appunto il corpo di ciascun fedele battezzato.
Anzi, in quel primo secolo d oro del V angelo non discorrevasi
nep p u r di m orte. Chi crede in me, aveva detto il Cristo anche
se m orr, avr la vita e non morir in eterno . Il decesso perci
del fedele da questo allaltro mondo, non veniva m ai chiam ato m orte,
m a solo term ine della prova, d-efunctus, che cio ha compiuto il suo
tempo di servizio in questa terrena m ilizia.
A nalogam ente a questo concetto, il posto dove la salm a dei b a t
tezzati attende in pace lo squillo d ellA ngelo della resurrezione, non
poteva in alcun modo considerarsi siccome la domtis aeternalis, il
sepolcro dei pagani consacrato agli Dei Mani. Nel linguaggio cristiano
esso invce sintitola sem plicem ente locus o loculus, scavato nel la
b irinto del com une accubitorium o, come grecam ente si diceva, coemetermm, il dormitorio dove il defunto rcquiascit, riposa in pace,
n e ll'a tte sa della chiam ata del Cristo.
San Girolamo nel iv secolo, descrivendo la sepoltura di san Paolo
erem ita, ci p arla di salmi e di canti esc Christiana traditione, che
s a n tA ntonio avrebbe eseguiti in quella circostanza. U na ricostruzione
di questa litu rg ia obituaria in base agli accenni che si trovano negli
sc ritti dei santi P ad ri e nellepigrafia cristiana, per quanto seducente,
esula d a llargom ento che mi sono proposto. Lasciando quindi in dis
p arte il testo di san Paolo ai Corinti, dove ricorda il costume l invalso
di conferire il battesim o pr m ortuis in vece cio di quelli che erano
sp irati prim a ancora di soddisfare a questo loro voto, mi limito a
far rilev are che, almeno sin dalla fine del prim o secolo, l offerta E uca
ristica era m essa in relazione colla tum ulazione dei defunti, siccome
il vero sacrftcium pr dormitione, in suffragio cio delle anim e loro.
Vi accenna un passo della le tte ra di aan t'Ig n azio ai Romani, l
dove egli si a u g u ra che la nuova del suo m artirio g iu n g a loro quando
appunto apprestato l altare, sicch tu tti in coro possano elevare
u n inno di ringraziam ento a Dio, che s degnato di togliere a s in
Occidente, il vescovo della lo n ta n a Siria. IB iov fioi
tou arcovSsaSrjvai 0<j>, w? ti ^uciaorriptov toijav utiv iva m ynf}
/opi;
Ecnqxs EEaxp v Xpioxc) lijaou, 8xt -rv mmtojrov Supiaq ei; xccT7)S;i(!)aEv spsS^vai si<; Saiv &rt dtvotxo}.?)? [ierajt[i4'liEVQ?
* S.

Ig n a t.

, E p. ad S o m . e, 11, P . G. T , col. 688.

Q uestalta re preparato, sta precisam ente in relazione coll'offerta del


Sacrifcio Eucaristico.
U n testo assai im portante circa queste prim e feste dei M artiri,
si ritrova n e llEpistola della Chiesa di Sm irne sul m artirio di san
P olicarpo, l. dove quei fedeli si augurano di celebrare il primo an n i
versario del loro vescovo presso la su a tomba. "EvSa w? Sovafv ^jitv
efwaYoji-vow; lv YaJ.}.i<i<TSi y.a yotpq.
Kpioi; sm'reXstv T7]v tou
[iCtjJTupEou aTOu Jjjjtpav ysv^Xiov 1 .
T ertulliano col suo solito stile caustico ricorda queste messe an
niversarie pei defunti, n e llopuscolo De exhortatione castitatis, dove
a dissuadere u n m arito dal passare a seconde nozze, accenna alla
situazione im barazzante del bigam o il quale, congiunto in m a tri
monio colla seconda moglie, assiste tu ttav ia a llannuo fu nerale della
prim a. Neque enim pristin am poteris odisse, cui etiam religiosiorem,
reservas affectionem, ut iam receptae apud Dominum, pr cuius spi
r ita postulas, pr qua dblationes annuas reddis. Stabis ergo ad Dominurn cum tot uxorbus, quot in oratione commemcrras? JSt offieres
pr duabus ? E t commmdabis illas duas per sacerdoiem de monogama
ordnatum , aui etiam de virgintate sancitum , circumdatum virginibus
ac univiris, et ascendet sacrificium tuurn libera fronte? a.
San Cipriano si riferisce a n c h egli a questo sacrificium p r dormitione, a proposito d u n ta l Geminio V ittore il quale, contro il
divieto d un precedente concilio, aveva nom inato per testam ento a
tu to re il presbitero Geminio F austino. Il Vescovo di C artagine presci'ive pertanto che la legge v en g a applicata, e che il defunto sia
privato dellonore cosi della messa funebre, come d esser commemo
rato nei dittici : ne quis frater excedens, ad tutelam vel curam clericum, nom inaret; ac si quis hoc fecisset, non offerrehtr pr eo, nec
sacrificium pr dormitiote eius celebraretur *.
Il capitolo delle Confessioni di s a n tA gostino (Lib. IX, c. s u )
dove si descrivono le esequie di san ta M onica, troppo grazioso ed
im p o rtante perch possa qui om ettere alm eno di ricordarlo. L a ve
dova di P atrizio m orta in u n a v illetta fuori di Ostia, dove trattenevasi a rinfrancare le sue forze, prim a d 'in trap ren d e re la trav e rsata
d el m are per torn are in A frica con la sua fam iglia. A ppena appresa
la no tizia del decesso, subito si ra d u n a in casa u n g ran num ero di
fedeli. I l cadavere viene composto sul funebre letto da gen te a ci
1 JSpist, Eccl, S m y rn . c x v m , p , G. V, col. 1044.
a T e s t., Liber de exhort. castitatis, e. xi, P Jj, l i , col. 975,
3 C ypriahi E p ist. L X V I, T, h , 1V# coi, 711.

ad d etta, de mare, quorum, offkium erat, probabilm ente da vecchie ve


dove diaconesse o da a ltre pie persone, le quali ai prestavano abi
tu alm ente a questopera di m isericordia.
L a m attin a appresso si fa il trasporto funebre. G iusta un uso
p artico la re d Ostia, sicut illa fieri solet, du ran te la mossa il sac/rificium p reti nostri la salm a viene g i collocata iu xta sepulcrum,
quindi nella chiesa stessa. T erm inato poi il sacro rito, il cadavere
viene deposto, deponeretur, nella tomba, m entre A gostino tutto mesto
se n e to rn a a casa. Verso sera, il futuro vescovo d'Ip p o n a cerca un
sollievo al suo dolore collan d a re alle term e a prendere un bagno,
cui i R om ani difficilmente sapevano rinunziare. 11 libro nono delle
Confessioni term ina invocando dai lettori una prece pei genitori di
A g o stin o : M eminerint ad aliare tuum Monicae fam ulae tuaef cum
Patrico quondam eius coniuge.
S em bra che da principio le messe funebri nei di anniversari cos
dei M artiri come dei semplici defunti, venissero in qualche luogo
d irettam ente celebrate sulla loro tomba. Il qual costume per non
era scevro d inconvenienti, onde, giu sta il Liber Pontificalis,,pnpn, F e
lice I n el n i secolo constitiit supra sepulchra m a rtym m missas celebrarcntur, ne restrinse cio l'uso ai soli sepolcri dei M artiri.
P e r la sto ria delle origini del culto dei M artiri, im portante di
rilev are come nei prim i secoli lespressione litu rg ica di questa vene
razione, noi la troviam o di preferenza in relazione coi loro sepolcri.
L a litu rg ia dei M artiri ci apparisce perci come u n a form a p a rti
colare di litu rg ia funebre, che si svolge quindi quasi esclusivam ente
attorno a lla tom ba, ed ha comuni parecchi riti ed usanze tolte in
p restito dalle consuetudini fuuerarie dellepoca.
Intendo qui di alludere ai conviti funebri, allo spargim ento di
u n g u en ti profum ati ed alle libazioni, che si facevano tanto sulle tombe
dei sem plici defunti, clic su quelle dei M artiri, di cui sono rim asti
ta n ti ricordi nei cim iteri cristiani d Roma e d 'Ita lia . A questo ge
n ere di docum enti appartengono quelle centinaia e p i di graffiti
scoperti non molto n ellantica basilica Apostolrmn ad catacumbaft,
BullA ppia, dove spesso si allude allo scioglim ento del voto fatto da
quei prim i fedeli, d im bandire u n rinfresco refrigerum in onore
degli apostoli P ietro e Paolo ed a vantaggio dei poveri. Anche nel
cim itero di P riscilla si osserva un graffito del 373 colla frase : ad
calice benimus.
ID V S F E B R
CO NS G B A T IA N T I I I E T E Q V IT I
iiL O R E N T IN Y S E O B T V N A T V S E T
L I X A D C A L IC E B E N IM Y S

A nche s a n tAgostino ci attesta che su a m adre in Africa soleva por


ta re ad rm m orassanctorum .,,pultes eipan em et meritm. Di questo vino
per ella, educata da fanciulla alla pi rig id a sobriet, non se n e me
sceva che un bicchierino, e questo ancora tem perato da m olta acqua tie
pida, g iu sta l uso degii antichi, M onica inoltre faceva parte della prov
videnza del suo cestino ai poveri, e quando bisognava visitare parecchie
di codeste tombe venerande, era sem pre quel medesimo bicchierino,
ehe riem pito una volta da principio, andava in giro per la necropoli *.
Un altro costumo classico trasportato poi nella litu rg ia cristian a,
era quello di sparger dei fiori sulle tombe dei cari, siccome pure
attraverso fori p raticati a b ella posta nel coperchio del sarcofago,
di far stillare degli un g u en ti profum ati sulle salme. Un esempio di
questo genere s rinvenuto alcuni anni fa nella basilica Apostolorum sulla Via Appia, dove s osservato che neHinterno del co
perchio deUiirna funeraria, era stato fissato un cannellino o fistola
m etallica, attraverso la quale il balsam o gocciolava sul corpo del
defunto. Prudenzio ricorda am bedue queste costum anze :
Nos tecta fovebimus ossa
Viols et fronde frequenti,
Titulumque et frigida sax a
Liquido spargemus odore .
T alora per queste costum anze classiche diedero luogo ad abusi,
sicch la Chiesa dov in tervenire energicam ente colla sua proibi
zione. Un testo im portante d e ll abbate Schnoudi (f dopo il 451) ci
descrive cos le feste dei suoi com patriotti egiziani : Adire loca M arty ru m u t ores, legas, psallas, sanctifices te et sumas Euchanstiam
in timore Dei, bonum est. A i concinere ibi, edere, bbere, luckre, magis
adhuc fornicati, homicidia commttere... inquitas est. Sunt olii intus
qui p sa llu n t, legunt et celebrant m ysterium , dum foras olii totam viciniam resonare faciunt voce com uum et tibiarum. Sanctuarium m artyru in , domus Ghristi, Fecistis ectm forum nundinarim n, fecistis eam
mercatum mellis et cimilorum aliarumque rerum ; fecistis locum ubi
aestimetis vitulos vestros, ubi stabulent asini vestri et equi, ubi rap ia ts rcs venum adlatas. Vix qui mel v&ndit, hominbus conductis
qui pr co pugnent, salvus eiadit-.. M u lti sunt qui eo veniunt ut polluant tem ptum Dei et faciant membra Ghristi membra m&retrien..,,,
Ne snatis ut loca nartyrum occasionem vobis prabeant ad carnem
i Conf., lib. v i, o. ii.
* Pire. Cattem., X, P, L. LIX, col. 86S.

vestram corrumpendam in sepulchris adiacentibus et in aliis locis vicinis, neve in recessibus qui in eis suni *.
Il quadro tracciato qui da Schnoudi u n po forte, e dipinge
lo stato d'anim o delle popolazioni ru ra li d E gitto ; a noi per non
fa m araviglia, perch tu tti i tempi si assom igliano e, come dice un
proverbio, tu tto il mondo paese.
I l senso cristiano sent sin dal prim o momento il valore apolo
getico del sangue versato in testim onianza del Vangelo, e colloc i
M artiri in u n a categoria funebre perfettam ente d istin ta da quella
degli a ltri santi. P er i semplici fedeli m orti curn signo fidei, si pre
g av a pace e refrigerio dal Signore, m entre, giu sta la graziosa osser
vazione di sa n tAmbrogio, si sarebbe creduto di far onta al M artire,
se si fosse interceduto per lui. L a prim a generazione cristiana invo
cava anzi i M artiri, perch innanzi al divin G iudice facessero essi da
avvocati del fedeli loro raccom andati, e coi propri m eriti esuberanti
supplissero alle inevitabili deficienze degli a ltri m iseri m ortali.
M artyres Sanati detto in una bella epigrafe d Aquileia in
mente avite M aria. Sanate Laurenti suscepta hbeto animarti eius
scolpito in u n a lapide del cim itero di Ciriaca. Domina B asilla
commendamus Ubi Orescentinus et Miina filia nostra esclamano
desolati alcuni genitori, che dettarono u n epitaffio del cimitero di
B asilla, ora per conservato nel museo L ateranense. A ddttur et libi
Valentni glodria sancii viene au gurato ad un tal Felice medico
e prete, sepolto sulla via F lam inia nel cimitero di san Valentino.
Il S acram entario Leoniano contiene delle forinole ispirate all'id en
tico concetto : Oblationes nostras, Domine, quaesumus, propitiatus
intende., quas et ad honorem, sancti M artyris tu i Laurentii nomini
tuae m aiestats offerimus,et pr requie fam uli tui (Sm plicii) episcopi
suppUcit&r mmolamus.
I M artiri tuttavia, non ostante tu tta la sublim it del loro m erito,
condividono la pace del sepolcro coi loro m inori fratelli nella fede,
e riposano in u n identico cimitero insiem e ai semplici fedeli. T aiora
anzi il loro loculo fa parte di tutto u n sistem a od ordine di tombe,
scavate nel tufo litoide nell'am bulacro cim iteriale ad uso della in tera
com unit cristian a e, tranne il titolo di m a rtyr tracciato sullepi
g rafe che chiudeva l avello, quei sepolcri non si distinguono in
n u lla da quelli degli altri fedeli.
A ncora n on erano state erette le grandiose basiliche eostantii Z oeoa, Catalogus Coti, copticorum m a nuscr. q ui in m usaeo horgiana Y litrii
a d se rva n tu r, pag. 423-4,

niane, d o v e arte bizantina sollevando i santi sulle altissim o volte


dorate delle absidi e degli archi trionfali, doveva allo n tan arli troppo
d a noi, poveri pigm ei del Cristianesim o. N elle catacombe invece,
i C ristiani, venerando i M artiri, si ricordano tuttav ia che sino a
ieri quegli eroi della fede erano sta ti i loro concittadini, i vicini di
casa, i parenti, gli amici. Essi quindi conservano loro tutta l an tica
confidenza, e li chiamano bonariam ente a nome, senzaltro tito lo :
ANTEPQC E li 1IONTIANOC . EIIIC K . MP Commando Ba~
siila nnocentia Gemelli. Al pi, dnno loro il titolo di domini o signori :
Sefrigeret Ubi Domimis Ippolitus. Locus Felicitatis quae deposita
est natale domnes Theclae .. .depositus in pace in natale domnes Siiirtis.
... arcosolium in Callisti ad. domnum Caium ante domna Emerita.
Solo in progresso d ; tempo, i M artiri conseguirono n elluso po
p olare il titolo di beati: . ..a d mesa beati M artyris L a u rm t descmdentibus in cripta parte dextra Beati Martures Felix et Fortunatus ...... et a Domino coronati sunt beati confessores eomtes
M artyrorum per giungere finalm ente a llaltro pi espressivo di
saneti : Abundio Fresbytero m artyri Sancto dep. VII id. dee.
lanuarius et Silana locum besomum emerunt at Sanata Felictatem,
... Sanate Laurenti susaepta habeto anim am eius.
Q uest'appellativo per di Sancii, non aveva allora quel significato
specifico che ha assunto di poi nella term inologia liturgica. E ra sem
plicem ente un titolo di onore e venerazione, che si dava talora anche
a persone viventi, em inenti per virt o p er ufficio ecclesiastico. Cosi
san Girolamo, lo attribuisce sen z'altro alla vedova M arcella e a p a
recchi suoi corrispondenti.
In un'iscrizione votiva, com m em orativa di lavori eseguiti n ella
basilica di san Sebastiano sotto il pontificato d Innocenzo I, detto:
T E M P O B IB V S SA N O T I
IN N O C E N T I E P IS C O P I
P H O C L IN V S E T . V E S V S . P H A E S B B
T I T V L I - B 5TZA N TI
SA N C T O M A R T Y R I
S E B A S T IA N O . E S . V O TO . F E C E R V N T

A nche in u n a ltra epigrafe del cim itero di Coinodilla, un tal


Massimo prete del titolo di S abina, presente a lla stipulazione del
contratto di vendita del sepolcro, viene insignito eoi titolo di sanctus:
C A IA N V S E M IT CVM V IY IT
S IB I. E T V X O R I S V A E A B A D E O
D A TO F O S S O R E S T B F R E S E N
T I SA iY C T I M AX IM I P R E S B I T E R I
P.

P er quanto per le spoglie m ortali dei M artiri riposassero nel co


mune cim itero tra quelle dei sem plici fedeli, il solo titolo della loro
cru enta confessione della fede era tu ttav ia tale, che li ricopriva di im
m ensa gloria, e rendeva le loro tombe m eta della pubblica devozione.
N elle catacom be si distinguono ancor oggi i segni della piet
popolare verso i M artiri, quella cio che ha indotto i fedeli a crivellare
in ogni guisa le pareti attigue ai sepolcri dei m artiri pi venerati,
affine di disporre presso il loro * loculus * quello altresi dei propri cari.
Sepulchrum intra limino, Sanctorum .... accepii, q u o d m ulti cupiunt
et ra ri accpunt, detto in u n epigrafe del museo Borgiano di V elletri.
In u n 'a ltra iscrizione di T reviri, espresso assai graziosam ente il
concetto che indaeeva allora i fedeli a ricercare pei loro morti questa
prossimit, m ateriale dei sepolcri dei M artiri. ... Meruit sanctorum
so d a vi sepulchris, quern nec tartarus furens, nec poena saeva nocebit.
A nche sant'A m brogio sera ispirato al medesimo pensiero, quando
a Milano aveva fatto seppellire suo fratello Satiro a fianco del m ar
tire V ittore, nella speranza che il prezioso sangue delleroe stillasse
an ch e sulle finitimae exuviae, e le lavasse da qualsiasi neo di colpa.
Spesso nelle catacombe rom ane si fa m enzione di questi sepolcri
che i fedeli si procuravano presso le tombe dei M artiri. Eccone al
cuni esempi :
SER PEN T IY
S E MIT . LOCV
A Q V IN T O F O S S O R E
A D .^SA N CTV M . C O K N E L IV M

L a tom ba di san Cornelio stava in una specie di am bulacro r i


schiarato da u n lucernare, n ellarea di L ucina del cimitero Callistiano
IA N T A E IV S E T S IL A N A
LO C V M B ESO M V M
E M B R V N T A T SA N C T A F E L IC IT A T E M I

G ennaro e Silana, m oglie e m arito, avevano il nome di due


figli di sa n ta F elicita. Essi pertanto si prepararono la tomba sulla
v ia S ala ria nuova, presso il sepolcro ove riposava la M artire gloriosa
col figlio m inore, Silano.
Q uesta ltra epigrafe proviene dalla via L abicana :
QVOB SVN NOM I
NAE MASIMI
CATA.BATICV
IS E C V N D Y
M ABTYBE
DOMIKV
CASTOLY ISCALA

La tomba si trovava quindi al piano inferiore, ossia il secondo,


presso la scala che conduceva al sepolcro di san Castolo,
L a seguente iscrizione del cim itero di Ciriaca sulla via T ib u rtin a,
rico rd a la mensa, ossa l alta re eretto sulla tomba di san L orenzo:
F L . E V R IA L V S V H . C O N T A
R A V IT . LO C V M . S I Y I S E
V IT O - A D M E S A . B E A T I
M A R T V R IS L A Y R E N T I . D E
S C E K D E N T 1 B I N C R IP T A . P A R
TE D EX TRA D E . FO SSO RE
V ..............................0 1 ,. IP S IV S
D IE I l i . 1AL. M A IA S . F L . S T IL IC O
N E . S E C V N D O . C O N SS

Il sepolcro d 'E urialo si trovava dunque presso la m ensa di san Lo


renzo, a destra, quando dalla prim itiva basilica costantin ian a si di
scendeva alla cripta del M artire.
E E L IC IS S IH Y S E T 1 E 0 P A R D A E M E U V N T
B ISO M U M A T - C R E S C E N T IO N E M M A R T Y R E it
IN T R O IT V

Il bisomo, cio la tom ba p er due cadaveri, trovasi n el cim itero


di P riscilla innanzi a llingresso del cubiculum clarum del m artire
C rescenzione, presso il quale venne pure deposto il corpo di p ap a
M arcellino.
Questa grande devozione verso i M artiri fece si che, sin dalia
prim a ora, il loro anniversario presso il rispettivo sepolcro venisse
celebrato, non g i sem plicem ente dai propri parenti o am ici, come
avveniva per gli altri defunti, m a d a ll'in te ra comunit, cristian a, di
cui i M artiri erano quasi i fratelli m aggiori e i figli prim ogeniti.
Dies eorum quibus excedunt, adnotate, scrive san Cipriano a ri
guardo d alcuni cristiani detenuti in carcere, m a gi co ndannati a
m orte p er la fede, u t commemorationes eorum inter memorias martyru m celebrare possirrms 1.
E im portante qui di rilevare, che il rito di queste an n u e com
m em orazioni dei M artiri m antenne per pi secoli il suo originario
caratte re funerario. Dobbiam o afferm are contro i P ro testan ti che il
culto dei S anti, cosi come oggi inteso nella Chiesa C attolica,
veram ente prim itivo nella tradizione ecclesiastica, e trova m ille con
ferm e nelle stesse catacom be rom ane, dove i M artiri vengono rip e
tu tam en te invocati a sollievo dei vivi ed in suffragio dei defunti :
PAV LE E T P E T R E PRO ERA TE ROGATE, scrive u u tal Eraa su lla
* S.

C y p r ia n i

Ep. XXXVII, P. . IV, col. S37.

10

p arete della trielia scoperta alcuni anni fa sotto la basilica Apostolorum dell'A ppia. Te suscpiant omnium, ispirila Sanciorum
viene desiderato a un tal defunto a nom e Paolo in u n a bella epi
g rafe cim iteriale, ora a Carseoli. Refvger et Ubi Deus et Chrstus
et D om ini nostri Adeodatus et Felix graffisce u n tale sopra una
tom ba del cim itero di Commodilla.
Queste insistenti ed affettuose preghiere ai M artiri che noi ritro
viamo in u n g ra n numero di m onum enti dei prim i tre secoli, stanno
a dim ostrare che, non ostante che nel culto liturgico verso questi
eroi della fede entrassero in antico alcuni riti funebri che erano co
m uni anehe agli altri defunti ed agli stessi pagani, il concetto tu t
tav ia che inform ava questi prim itivi anniversari dei M artiri nelle
catacom be, era assolutam ente distinto da quello espresso in occasione
degli onori funebri che si rendevano ai sem plici fedeli.
E quanto appunto bellam ente dichiara la Chiesa di Sm irne in
occasione del m artirio di san P olicarpo : In exultatione et gaudio
congregatis, Dominus praebebit natalem m artyrii eius (Poly carpi) diem
celeb'are, tum in memoriam eorum qui certamina pertulerunt, tum ut
posteri exctati sin t et p a ra ti *.
A lcune formolo funebri del Sacram entario Leoniano ci sorpren
dono alquanto, l, p er esempio, dove si prega per l anim a di papa
Silvestro I, di cui tuttavia si elogia la vita : Deus, confitentium te
porto defwnctorum, preces nostras quas in fam uli tui Sylvestri epi
scopi depositione deferimus, propitiatus assum e; ut qui n o m in i tuo
ministerium, ftdele dependit, perpetua sanctorum tuorum societate laetetur... L a difficolt pi apparente che reale. A nzitutto non si tratta
d u n m artire, m a dun confessore, il cui culto si svolse nella Chiesa
solo in seguito, e quasi dipendentem ente da quello prestato ai M artiri.
Di pi, se si presentano delle preghiere al Signore per l'an im a di
p ap a Silvestro, giova pur n otare che la colletta L eoniana proba
bilm ente sincrona alla m orte del Pontefice, quando cio ancora non si
poteva em ettere u n giudizio definitivo sui m eriti e sulla san tit del
defunto. A nche oggi la Chiesa adopera la m edesim a prudentissim a
cautela, quando vuole che gli onori dei Santi si riservino ai defunti,
m artiri o m eno, solo dopo u n giudizio e dopo la loro solenne vndicatio d a p arte d ell'au to rit ecclesiastica.
Q uesta au to rit insomma, sin da antico esercitava u n controllo
sul culto che rende vasi ai M artiri, e si riservava il diritto di deci
dere n ei singoli casi, se la m orte cru en ta sub ita da alcuno dei fedeli
1 Epist. Eccl. Smyrn. c. xvm , P. G. V. col. 1(U3.

11

p er inano dei pagani, costituisse o no u n a scena di m artirio cristiano,


e rappresentasse veram ente il iestim onium cruento della divinit della
d o ttrin a Evangelica.
Nei prim ordi delia storia dello scisma dei D onatisti in A frica, e
in tric a ta u n a tal fem m ina a nome L ucilla, la quale aveva g iu rato un
odio m ortale contro larcidiacono Ceeiliano, perch questi laveva rip resa
quando, prim a della Com unione, aveva baciate le R eliquie d un su p
posto m artire, non approvato ancora dalla Chiesa di C artagine ; Quae
ante spiritalem cibum et potum , os nescio cuius m artyris, s tamen
m artyrs, Ubare dicebatur: et cum praeponeret calici salutari os nescio
cuius hominis m ortui, et si m artyrs, sed needum vindicati, correpta,
cum confusione discessit irata l .
C chi ha pensato che nelle catacom be rom ane, la circostanza
che il titolo m a rtyr sulle tom be di parecchi papi del n i secolo ap
p arisce talvolta inciso di seconda m ano, sia d oruto appunto al ri
tard o frapposto a cagione dell'in ch iesta che doveva precedere la loro
vindicatio. L ipotesi di p er s non sarebbe im probabile ; essa per
nel caso particolare sem bra insufficiente a spiegare come il detto
titolo M artyr sia stato aggiunto di seconda mano anche suHepitaffio
di quei pontefici, i quali subito dopo la loro m orte furono indiscuti
bilm ente riconosciuti siccome veri e legittim i m artiri della Chiesa,
quali i papi Fabiano e Ponziano. A ttesa la notoriet del m artirio di
quei pontefici, al tempo della loro deposizione non venne stim ata neces
saria lapposizione del titolo M artyr, tan to pi che allora la sede p apale
era vacante. L epiteto quindi venne forse inciso ai tem pi di Sisto III,
A lla vindicatio ed alle inchieste giudiziarie che la precedevano,
allude pure u n carm e pseudodatnasiano in onore del m artire Nemesio. L a sua tomba egli dice era rim asta lungam ente n e
g le tta e solitaria a cagione dei dubbi sollevati sul suo m artirio ;
quando finalm ente si riusc a conoscere la verit della sua in trep id a
confessione, la quale dissip ogni obbiezione contraria.
M artyris haec Nemesi sedes per saecula fior et;
Serior ornatu, nobilior m erito;
Incultam pridem dubitatio longa relquit,
Sed ienuit virt adseruitque fldem <t.
L a tom ba di questo Nemesio pu riconoscersi probabilm ente nel
cim itero di Commodilla su llO stiense.
i O ptatus Hit.ij.vtt,, De schism . D onat. Lib. I , c. s v i, P. L . X I, col. 916-17.
a Al. I h m . , D a m asi E p ig ram m ta, Lipaiae, m d c c c l xxxxy, n. SO, p, 83.

12

*
*

Ma quali riti liturgici im portava il culto dei M artiri in questi


prim i tem pi della Chiesa ?
P rim a di rispondere a ta l quesito, opportuno di far nuova
m ente rile v are che questo culto liturgico aveva u n a intonazione p re
valentem ente locale e funeraria, giacch si svolgeva principalm ente
atto rno alla tom ba delleroe. Dico principalm ente, perch a questa
reg o la non conviene dare sem pre u n valore strettam ente assoluto,
specialm ente p er alcuni m artiri pi celebri, i quali, come gii Apo
stoli, furono ovunque considerati siccome la g loria di ciascuna chiesa
p articolare. Cos- san Cipriano, m entre era in esilio lu n g i da C arta
g in e, scrive al suo clero perch gli venissero com unicati i decessi in
p rig ione degli eroici confessori della fede : * dies quibus in carcere
beati fratres nostri ad immortalitatem, gloriosae mortis extu transem it, et celebreniur hc a nobis oblationes, et sacrificio, eb commentorationem eorum quae cito vobiscum, Domino protegente, celebrabimus *.
Qui C ipriano, se ben mi appongo, tra tta di due distinti sacrifizi,
quello cio che egli celebrer nel luogo del suo ritiro, appena gli si
com unicher la nuova dello m orte dei Confessori, e l altro che of
frir a suo tempo in com pagnia del suo clero sulla tomba stessa
delle vittim e, non appena, sedata la persecuzione, p o tr rim etter
piede in C artagine.
D alla biografa del medesimo Cipriano scritta dal suo diacono
Ponzio, rileviam o un altro particolare che distingueva nel terzo secolo
g li anniv ersari dei M artiri dalle consuete commemorazioni funebri
dei sem plici trapassati. Al pari della m essa domenicale, che com u
nem ente era preceduta dalla veglia sacra, anche i natalizi dei m ar
tiri im portavano talora la pannuchis nella n o tta ta precedente; onde,
a proposito della m assa di popolo che il d innanzi alla decollazione
del santo Vescovo pass tu tta la notte av an ti alla casa dove questi
veniva custodito, Ponzio osserva graziosam ente, che i fedeli celebra
vano cos la vigilia sacra che precedeva il n atale del M artire. Con
cessa ei tunc divina bonitas} vare digno, u t Dei populus etiam in sacerdots passione vigilarti 5.
L 'uso di queste vigilie in preparazione ai natalizi dei M artiri, si
* C yfbiahi E p itt. X X X V II, P. L, IV , col. 337.
* B d in a b t, Aet, M a r i ed. Gal lira., V ienne J802, t. I I , p. 39, n. 15.

13

m antenne anche dopo la pace C ostantiniana, cosi ohe i docum enti


liturgici di quel tempo ci ricordano a Roma le pannuchs popolari
per la festa di san Lorenzo, dei m artiri Giovanni e Paolo, e dei P rin
cipi degli Apostoli Pietro e Paolo.
Ho detto che le prim e feste dei M artiri ebbero generalm ente
carattere locale, in quanto il culto liturgico, cio il sacrifieium pr
dormitone. e l agape funebre, svolgevansi attorno al loro sepolcro.
Dove quindi non c era la tom ba, sem brava m ancasse il punto dap
poggio p er celebrare alcun rito festivo; e questo spiega come nei
prim i secoli ogni chiesa lim itasse il proprio calendario alle sole festa
dei M artiri suoi, ad esclusione anche di quelli assai pi celebri dello
citt vicine. Dir anzi di pi ; in una stessa citt, la com m em ora
zione litu rgica dei propri m artiri, da principio era strettam en te lo
calizzata al cimitero speciale dove trovavas la tom ba; coe che, tanto
il F eriale Filocaliano che i titoli del S acram entario L eoniano, alla
no tizia dei N atalitia Mcurtyrum o delle depositiones episcoporum, u n i
scono Bempre la m enzione della via o del cimitero dove questi an n i
v ersari venivano effettivam ente celebrati. Ne abbiamo u n esempio
interessante nel Feriale di F ilocalo; il 10 luglio troviam o : Felics et
Fhilppi in Priscitae; et in lordanorum , M artalia, Vitalis et Alexandr;
et in M axim i, Silani (hunc Silanum m artyrem Novati fu ra ti sunt);
et in Praetextati, lanuarii.
L id entica indicazione contenuta n el Sacram entario Leoniano 1
e n eg li altri docum enti litu rg ici che a lui l'anno capo, sino ai Capituia delle lezioni della messa descritti nel pi volte ricordato codice
di V iirzburg, dove il medesimo giorno 10 luglio troviamo notato :
Die X. mensis iulii, natalis VII fra tru m , A ppia, Salaria
P rim a
m issa ad Aqulon&m, secunda ad sanctum Alexandrum ... ad sanctam
Felicitatem.
Il d i 10 di luglio si tenevano adunque in Roma quattro distinte
Binassi eucaristiche, di cui tre sulla S alaria Nova ed-una su llA ppia.
La prim a m essa era allestrem it aquilonare dellUrbe, nel cim itero
di P riscilla, dove riposavano Felice e Filippo ; la seconda, in quello
dei G iordani, poco lu n g i di l, dove stavano i sepolcri dei m artiri
A lessandro, V itale e M arziale ; la terza sui sepolcri di sa n ta F eli
cita e di Silano, aveva luogo sulla m edesim a via, ma n el cim itero
di Massimo, m entre la q u arta sul sepolcro di Gennaro, veniva final
mente celebrata al secondo m glio dellA ppia, nel cimitero di Pretestato.
i P a tr, Zat. LV, col. 60-ti.

14

C iascuna chiesa dovette quindi possedere almeno sin dal ili se


colo quello che T ertulliano chiam a i F asti dei Cristiani : hbes
(Christiane.) trns fastos, l elenco cio dei natalizi dei propri M artiri,
redatto sullo stile dei calendari pagani dellepoca, dove giorno per
giorno si trovavano indicate le cerim onie sacrificali ed il luogo dove
queste venivano celebrate.
Ne traggo u n esempio da u n fram m ento marm oreo conservato
nel m useo epigrafico d eirA hbazia di san Paolo :
B K OCT N
_
Fide! In C apit. T ifili. SororU
C F
D C
E C
F C
G C
Io v i Fulg:.
H N F
lim o n i Q
In cam po

A F
Il testo di san Cipriano riportato pi sopra, dove il santo Ve
scovo ordina che si prenda nota dei decessi dei confessori nelle car
ceri di C artagine, perch se ne possa annualm ente celebrare l an n i
versario tra quello degli altri m artiri, d its eortim quibus excedunt
adnotate, tit commemorationes eorum inter memorias Martyrum, cele
brare possim us 1 suppone chiaram ente l esistenza d un catalogo
ufficiale di queste funebri com mem orazioni. Cipriano vi si riferisce
anche in u n altra lettera, dove ricorda al clero le messe da lui ce
le b ra te in occasione della m orte e dellannua ricorrenza dei m artiri
Celerina, Lorenzo ed Egnazio. Sacrificio, pr eis semper, ut meminists, offerimus, quoties M artyrum passiones et dies anniversaria com
m em oratone clebramus *.
Noi possediam o ancora due di queste antichissim e liste coi natalizi
dei M artiri, u n a di Kotna ed una di C artagine. L a prim a va com une
m ente sotto il nome di F eriale Filocaliano, perch contenuta n el
l'alm anacco che fece nel iv secolo Furio Dionisio Filocalo, il calli
grafo ed am m iratore di papa D am aso. L a lista doppia, perch
com prende,cosi i natalitia, M artyrum che le depostionesepiscoporum;
m a i due elenchi non costituiscono che un unico documento, perch
> C y p iu an i S p S t. X X X V II, P. L . J Y , co l. 837.
E p is t. X X X LV , P . L, IV , co l. SS1.

s O y p u ia h i

15

luno si richiam a a llaltro, in modo che si completano a vicenda. Il


docum ento va dal pontificato d Lucio a quello di Giulio I, cio
d al 255 al 354; m a originariam ente doveva term inare, al pi tardi,
al 336, perch le deposizioni di papa Silvestro e dei suoi due im
m ediati successori rappresentano oggi come delle aggiunte alla re
dazione prim itiva della lista,
Questo doppio feriale non so se sia pi im portante per le notizie
ehe esso contiene, che per quelle che om ette. Salvo la festa dei san ti
P ietro e Paolo, vi si nota l assenza di tu tti i m artiri e vescovi ro
m ani dei prim i due secoli, non esclusi i pi celebri, quali Clem ente,
T elesforo, Flavio Clem ente, le due D om itille, Giustino, ecc. Questa
omissione significativa, perch conferm a il principio pi sopra en u n
ciato circa il carattere prevalentem ente sepolcrale che assum eva nei
prim i secoli il culto liturgico attrib u ito ai Santi. Ora, siccome nei
cim iteri rom ani le tombe dei Pontefici e dei M artiri dei prim i due
secoli ci sono quasi interam ente ignote, eosi nel F eriale del 354 non
n eppure indicata alcuna sinassi fu n eraria in loro onore.
*
C aratteristica poi la m enzione della festa degli apostoli P ietro I
e P aolo il 29 giugno : P etri in Catacumbas et P auli Ostense, Tusco
et Basso Consulibus. Che cosa centri il consolato di Tusco e di
Basso del 258, ce linsegna il latercolo B ernese del M artirologio Geronim iano, i! quale com pleta cosi la notizia m utila del testo di F i
lo calo : P etri in Vaticano, P auli vero in via Ostensi, utriusque in
catacumbas, passi sub Nerone, Basso et Tusco consulibus. E vidente
m ente, il redattore del latercolo non h a compreso neppur lui il valore
del Tusco et Basso Consulibus, che ha infilato perci subito dopo
N erone, punto preoccupandosi deHanacronism o che ne risultava. Non
per difficile di ravviare le fila arruffate. Bisogna sem plicem ente
com pletare la notizia m utila del F eriale Romano cogli elem enti de
riv ati dal Latercolo Bernese, ricostituendo cosi l annunzio della tr i
p lice festa, quale al tempo di sant'A m brogio celebravasi in Roma in
onore dei santi apostoli P ietro e Paolo ; Trinis celebratur viis
festa Sanctorum M artyrum . Ecco l in teg ra restituzione della nota
F ilo calian a: Petri in Vaticano, P auli Ostense, utriusque in cata
cumbas Tusco et Basso Consulibus. Nel cim itero, infatti, ad Cata
cumbas, noi troviamo costantem ente la m em oria di Paolo associata,
se non pure preposta, a quella di P ietro.
R esta la difficolt del consolato di M. Nummio Tusco e Pom
ponio Basso, che tennero i fasci nel 258, sotto V aleriano. Siccome
per sappiam o che nel 260 l'im p e ra to re G allieno fece riconsegnare
alla com unit C ristiana i cim iteri che aveva confiscati il suo prede-

16

cessore, cosi s illum ina da s la notizia del cim itero ad Catacumbas:


Tusco e( Basso Consulibus. In quel luogo i corpi dei due Apostoli
dovettero trovare tem poraneo asilo d u ran te la confisca dei campi
V aticano ed Ostiense, sui quali selevavano appunto i rispettivi Tropaia, o trofei sepolcrali dei due P rincipi degii- Apostoli.
Il F eriale Filocaliano om ette adunque qualsiasi indicazione re
lativ a ai S anti dei prim i due secoli, perch di essi generalm ente si
ig n o rava la tom ba nei cim iteri rom ani, n p er conseguenza potevasi
solennizzare alcuna funebre com mem orazione. Il De Rossi, nella pre
fazione al M artirologio Geronim iano ha creduto di poterne assegnare
anche il m otivo, e sarebbe, secondo lu i, la circostanza che la Chiesa
R om ana solo alquanto pi tardi, verso g linizi cio del u t seeolo,
cominci ad istituire dei riti litu rg ici in onore dei propri M artiri
(Ac. SS. 1SFov. I, fol. [L]).
U n'eoo forse di questinnovazione, o per lo meno di questo rior
dinam ento della litu rg ia fu n eraria in Rom a, potrebbe riconoscersi in
q u ell'en ig m atica notizia del biografo di Felice I riferita pi so p ra:
Hic constitut supra memorias M artyrum missas celebrare *. I Ro
m ani adunque del iv secolo si ricordavano ancora, che nei loro cim i
te ri il rito di offrire solennem ente sulle tombe dei M artiri il Sacrificio
E ucaristico, non era forse prim itivo, m a d atava dal n i secolo.
Ma anche dopo l anno 255, il F eriae F ilocaliano oltre ogni dire
lacunoso. Vi m anca, per esempio, il 16 settem bre la festa di santa
C ecilia; m ancano, tra i pi celebri m artiri delle ultim e persecu
zioni, P ietro e M arcellino, F elice e A daucto, S otere, Castolo, Crescenzione, P ancraaio ecc., m entre invece sono com presi nella lista
vari M artiri sepolti abbastanza lungi da Roma, quali il gruppo re
censito il d 8 agosto al settim o castello ballistario sul Tevere, dal
lato della via d Ostia, i quattro M artiri d Albano, e perfino A ristone
di P orto. Come spiegare queste anom alie?
Si pu fare una doppia ipotesi : o il latercolo capriccioso
e m utilo, essendo destinato n e llintenzione del redatto re ad un sem
plice alm anacco ad uso d ellaristocrazia Rom ana, o dobbiamo ritenere
che il docum ento abbia u n certo ca ratte re ufficiale o ufficioso, come
quello oggi attribuito nell'U rbe al D iario Rom ano. Esso quindi,
tra tu tti i N atalita M artyrum di cui ciascun cimitero subnrbano
doveva tenere lelenco per la parte che lo riguardava, registrerebbe
sem plicem ente quelli che allora erano considerati siccome pubblici
e com uni a tutto il clero di Roma, collintervento della Corte ponti1 i i i . P ontf. - E d . D u c i. I , p . 158.

feia; quelli eio, per dirla con u n a frase dello stesso feriale Filocali ano, che <t Romae celebratur . R esterebbe una terza ipotesi, che
per non esclude le due precedenti, anzi le com pleta.
Il Latercolo Pilocaliano rifletterebbe la riorganizzazione del culto
pubblico in Roma appena cessata la persecuzione di D iocleziano,
sotto papa Melchiade. In quel tempo per una parte dei sepolcri dei
M artiri giacevano ancora in te rra ti nei cim iteri, le cui g allerie e cu
bicoli pi insigni erano sta ti studiatam ente ostruiti colla pozzolana,
affine d'assicurare meglio l inviolabilit delle tombe durante le ultim e
'confische im periali. T racce evidenti di queste m isure di precauzione
da p a rte dei cristiani, il D e Bossi le ha trovate specialm ente nella
g ran d e necropoli C allistiana dellA ppia. Ma anche fuori del cim itero
papale, esse dovettero probabilm ente essere adoperate, giacch papa
Dam aso, a cagion d esem pio, ci p arla d u n nascondiglio nel quale
eg li dov ricercare ad Catacumbas il sepolcro del m artire E utichio.
O S T E N D IT . L A T E llR A IN S O N T IS Q V A E M E M B R A T E N E R E !
Q V A E B IT V B IN T E N T V S C O L IT V a E O V B T O M N IA P B A E S T A T

A nche il sepolcro dei m artiri P roto e Giacinto doveva trovarsi


iu condizioni quasi sim ili, giacch il medesimo Pontefice n el c.arme
composto in loro onore ci attesta, che la tomba nel cimitero d Erm ete:
extremo tum ulus la tu it
unc D a m a s u s m onstrat
a.
E dunque probabile, che non poche lacune del F eriale del 354
si debbano attrib u ire appunto alla circostanza che allora le tombe
di parecchi m artiri, o erano divenute inaccessibili, o che il luogo
troppo angusto, buio e rnal arieg g iato poco si adattava ad u n a n u
m erosa sinassi liturgica.
Suppliscono per alle lacune del Filocaliano i graffiti e le epi
grafi cim iteriali, le quali ricordano parecchi natalitia locali, che
noi ricercherem m o inutilm ente tanto nel Feriale del calligrafo di
D am aso, come nei vari S acram entari Rom ani, che a lui, siccome a
prim o anello, fanno capo. Ne citer a lc u n i:
PELI

----------

QVAE D EPQ SI
N A TA LE DOM

o r a n te

LOCVS

C IT A T IS
TA . EST
N ES THE

CLAE

L epigrafe ap partiene a l cim itero di Commodilla, e vi si ricorda


il n atale di san ta Tecla, non sappiam o se l eponim a d un piecolo
cim itero al I I miglio dellO stiense, oppure la celebre diseepola dell D a m a s i E pigram ., op. cit,
s Op. d i . h. 49, p. 52.

n . 27, p . 32.

2 Sohustbb, M b tr Sacrattientqrum - V I.

18

l Apostolo Paolo, di cui ricorre la festa il 23 settem bre. La popola


rit degli Aci a P auli et Theclae ha diffuso moltissimo n ell'an tich it
il culto di san ta T ecla; a Roma poi la si volle in modo speciale
associare alla memoria del D ottor delle G enti. E come negli orti di
T eona, presso il sepolcro Apostolico dell'O stiense, si era g i voluto
seppellire il m artire antiocheno Tim oteo, perch po rtav a lo stesso
nome del discepolo prediletto di san Paolo ~ u t Paulo Apostolo, u t
quondam, Timotheus, adhaereret, come ai esprim ono gli atti cos
su lla collina che seleva a cavaliere sul biforcam ento dell Ostiense
e d ella L au ren tin a, poco lu n g i dalla B asilica d ellApostolo, ebbe il
suo sepolcro u n a ltra ignota m artire rom ana a nome T ecla, la quale
p arim enti, quale a ltra T ecla d Iconio, rig u ard asse sempre Paolo.
Nel cim itero di Commodilla abbiam o u n 'a ltra riprova di questo
pensiero delicato degli antichi, di circondare cio la tomba di Paolo
di m onum enti che, in u n modo o in u n altro, ricordassero i suoi pi in
signi discepoli. In u n a p ittu ra in fatti scoperta quasi all'ingresso della
b asilich etta sepolcrale dei m a rtiri Felice e Adaucto, insiem e eogli epo
nim i locali troviam o l im m agine di santo Stefano, il cui m artirio fu
quasi il punto di partenza della conversione di Saulo. Su dun pilastro
presso l abside si vede parim enti l'effigie bizantina del medico L uca,
colla b orsa contenente gli strum enti chirurgici di sua professione.
I l ritra tto di san Luca unico nei cim iteri rom ani, e fu l ra p
p resentato assolutam ente a motivo della vicinanza del sepolcro del
suo M aestro. Stefano poi, che .collestrem a sua preg h iera pei suoi
p ersecutori m erit la grazia di convertire Paolo, an ch egli fa la
g u a rd ia d onore al suo antico carnefice, perch a lui appunto era
dedicato u n oratorio presso latrio stesso della basilica Ostiense.
D al medesimo cimitero di Commodilla deriva q u est'altra epigrafe,
che ricorda il natale di s a n tA sterio d Ostia il 21 ottobre:
P A S C A S IV S V IX IT
P L V S M IN V S A N N V S XX.
F K C IT F A T V I I I I ID V S
O C T O B R IS G II A N T E
NATALE DOMNI AS
T E & I D E P O S IT V S IN
PA CE

L epigrafe seguente dellanno 348, sta nella basilica Apostolorum


dell'A ppia, e ricorda la festa di san M arcello, il 16 gennaio.
S T V D E N T IA E . D (ep o sitae)

M A RCELLI . D IE N (atali)
CQNS . SA L L IE S

19

Q uestaltra iscrizione fu g i tro v ata in Trastevere, e si riferisce


ad un gruppo di M artiri festeggiato il 16 settem bre nel Coemeterium
maus della via N om entana :
S V I . KAL OCTOB KABTYROBV(n) in cimi)
TEB Y M A IO SE - V IC T O R IS FEL I(ais)
E M E E E N T IA N E T IS E T ALEX A N (dii)

Il gruppo per devessere com pletato collaiuto del M artirologio


Geroniiniano, il quale allo stesso giorno reg istra, giu sta il W issemburg'ese : Romae n atalis Victoris, Felets, Alaxandri, Papae et in
via numenta(na) ad capria, in Cimiterio Maiore, natalis Bmerentianetis. A P ap ia inoltre bisogna ag g iu n g ere Mauro, o M auroleone, suo
com pagno di m artirio e sepolto insiem e con lui,
E quanto appunto ci viene attestato da un'iscrizione m arm orea
di ca ratte re votivo, posta a ltra volta presso le term e di Diocleziano,
IA, dove questi due m iliti M artiri m ontavano la guard ia e sorveglia
vano i C ristiani condannati ai lavori forzati di quel bagno penale :
SANOTIS M A BTY EIBY S
PAPHO E T MAYROLEOSFI
DOMNIS VOTY3I EJEDD. Jp
CAMASIVS QVI E T ASCX.EPIVS E T . V IC T O K IA
NAT . H. D IE I I I X K A L - OCTOB
P Y E K I . QYI YOT H . V IT A U S . MARANYS
ABY HDANTrVS . T E L E S F O U

Il marm o opistografo, e nel verso rip etu ta la dedica con le g


g ie re varianti. L a data a ttrib u ita al n atale dei M artiri :
NATAL . HAB . t. D X I I I K A L . OCTOB.

Conven dire per che il rozzo lapicida ha sbagliato am bedue


le volte. L a festa dei M artiri ricorreva il 16 settem bre (xvi K al. Oct.)
ed egli, siccome dim ostra l epigrafe, era tanto poco versato n ella
scienza dei num eri, che non sapeva neppure trascriverli correttam ente,
Q uestaltra iscrizione trovasi nel museo epigrafico d ellA bbazia
di san Paolo :
m e E ST PO SITV S B IT A L IS P IS T O R MIA
SH IC E S . RS X I I QVI BICSITAN
N'YS P L MINTJS N X L Y D E PO
SITY S IN PACE N A T A LE D
OMNES S IT IK E T IS T E E T
IVM ID V S E E B R CONSYLA
TVM F L V IN C E N T I YVC
CONSS.
(modo)

20

Il fornaio V itale addetto a lla regione X II fu sepolto il d 11 feb


braio dei 401, nel natale di san ta Solere, la m artire della fam iglia
degli U rani, dai quali discendeva s a n tA mbrogio, Banta Sotere ripo
sava n ella vicina necropoli C allistiana.
II graffito seguente, trovasi nel cim itero di Ponziano sulla via Portuense, preaso la fm estella confessonis, donde si scorgeva la cripta
dei m artiri Pollione, Pigm ento e Milx :
D IB m i NAT. - SCT- M IL IX MART ALDYS . SERVVS D E I ...
P R E SB ... BEATA ANIM A . IN PACE

San Milix insiem e con san Vincenzo furono sepolti vicino ai m ar


tiri persiani Abdon e Sennen. Ivi presso riposavano altres i m artiri
Pollione, Candida e Pigm ento. Il natalis di M ilx n ella N otitia Natalitioru m di san Silvestro in Capite, attrib u ito ai 25 aprile.
Q ualche a ltra volta, il culto reso ad alcuni M artiri delle C ata
combe Rom ane, di cui n i m artirologi n le fonti litu rg ich e ci dicono
n ulla, ci appena possibile di arguirlo dai proscinem i o graffiti degli
an tichi visitatori, i quali si raccom andano a llintercessione dei Santi.
N e citer aleuni esempi :
DOMINO EVAAIO PR E SB Y T ER O SANCTO BOTVM FECEUYN T

L 'iscrizione fu le tta dallo Stevenson sopra un arcosolio del ci


m itero d Domitilla. Il medesimo nom e era tracciato in greco sulla
p o rta del cubicolo
EYAAAIOC EYTO
Di questo prete Eulalio venerato qual santo e la cui tomba in
D om itilla era oggetto di voti, disgraziatam ente non conosciamo altro.
I l n atale dei m artiri Calocero e P arten io assegnato dal F eriale
ai 19 m aggio, Un graffito invece del loro cubicolo sepolcrale nella
necropoli C allistiana, ci d la d ata d elll l febbraio, che il De Rossi
suppose fosse quella della traslazione dei loro corpi, quando furono
occultati nella regione di sa n ta S otere a cagione della confisca della
necropoli n e llultim a persecuzione :
I I I ID J?EBRYA

PA B T EN IY S M ARTYR - CALOCEHVS MARTYR

In fatti, questa data ci viene conferm ata, oltre che dal latercolo
B ernese del G eronim iano, anche dalla N otitia Nataliciorum di san Sil
vestro, dove ricordato :
M EN SE F E B R . D IE S I . N

SCOB. CALOGERI E T F A R T H E N II

21

Sulla base d una colonna della basilica di san Paolo, lepigrafe


com m em orativa della dedica del nuovo tempio fatto riedificare da
Teodosio e condotto a term ine nel 390 :
A
f a
C o llim ila P a u l(o ) a [(p o s to lo ) p o s ita ] n a ta le X ( I I I I K a l D e c e m b re s
C o n a j Y a le n tin [ ia m ] A u g . I I I I e t N e o te ri v (iri c (Ia n s sim i) a d m n is tr a n tt
FI, F ilip p [ o v iro c la ris a x n o
A e] m i l i a n a a
t j rib . p r a e to r ia [no , . ,

L a m enzione di questo N atale il 18 novem bre, giorno in cui anche


oggi la Chiesa universale celebra la dedicazione delle basiliche dei due
principi degli Apostoli, im portante, perch ci dim ostra come, indipen
dentem ente dai S acram entari, i quali non ne fanno mai memoria, si fe
steggiassero in Roma sin dalla p i rem ota antichit, delle solennit di
carattere puram ente locale, le quali p erci appunto non vengono recen
site nei docum enti ufficiali che riguardavano invece l intera com unit
rom ana,
"Vale la stessa osservazione p er la solennit della C attedra di
san P ietro, la quale, rico rd ata u n a prim a volta nel F eriale Filocaliano ai 22 febbraio, N atale P etri de Cathedra, sino al secolo x i non
trova pi alcuna testim oniansia nei docum enti liturgici Rom ani. D u
ra n te tu tti quei secoli la festa venne per conservata nelle tradizioni
lo cali della basilica vaticana, donde nuovam ente l'a ttin se il Calen
dario della C uria papale nelPultirao periodo del medio evo.
U n graffito a llen tra ta dellipogeo di san Cornelio n el cim itero
d i Callisto, ci conserva m em oria dei m artiri Cereale e S allustia con
a ltri 21 com pagni : c e r e a l i s e t
s a l l v s t i a c v m x x i . Le fonti li
tu rg ich e tacciono affatto di questo gruppo.
N el cim itero dei santi P ietro e M arcellino sulla via di Labico,
abbiam o u n prezioso graffito che ei attesta l antica venerazione dei
fedeli p er s a n tE lena, la m adre del prim o im peratore C ristiano ;
f O BHC TH nP E C B H A
TQN A rO N MAPTYPON KAI THC
A rtlA C EAHNHC COCfN
TOTC COT AOTAOTC
IO A N N H .......................
In questo prosem em a in teressante la circostanza ehe la m adre
di Costantino, sepolta in un attiguo mausoleo, trovisi associata col
titolo d san ta al culto degli stessi m artiri locali P ietro e M arcellino.
Nel cim itero di P riscita, ,h i u n altro graffito si invoca la san ta
eponim a della necropoli col titolo di donna e di beata r
C ITO C V N C T I S V S C IP IA (n tu r) VO (tis)
D O M N A E F E IS C IL L A E BE(a)TE . . . .
(d e )L IC T I K A V S IS A G I Y O ____

. . . A TTIN V S E T

Q uestaltro invoca il m artire Creseenzione :


SA L V A M S

DOMNE
CBBSCBNW ONE
t MBAM I/VCEM

Questo m artire Crescenzione di cui rico rre il n atale il 2F> no


vembre., fu assai venerato in Koma, tanto che presso il suo sepolcro,
g iu sta il Liber PonMfiealis, vi ai prepar la tom ba lo stesso papa
M arcellino.
Ecco a llepigrafe priscilliana che ricorda questa venerazione per
Crescenzione ;
F E L IC IS S IIC V S - E T - L E O P A B ld a e m e ru n t)
B ISO M V M A T C B IS G E N T Jio n e m m a rty r e m )
IN T B O IT T

I due coniugi acquistarono adunque un sepolcro a due posti


n ella g a lle ria che si prolunga in n an zi airin g re sso del cubicolo del
m artire Crescenzione. Di q u est'in ten so culto prestato in Soffia ,ai
M artiri presso la loro prim itiva tom ba nei cim iteri suburbani, anche
a q uelli di cui non ricorre m ai m em oria alcuna nei documenti li
tu rg ici, ne abbiamo una prova n ella continua cura dei Papi nel
rip a ra re ed adornare quei sa n tu ari. B asti citare l en ergica attiv it
d isp ieg ata da papa A driano I, di cui si legge nel Pontificale: Coenieterhcm itaque beatorum P etri ut M arcellini via Labieana, uxta. basUicam beaicte Helenae, renovavit, et tectum eius, idest sancii Tiburti et eorundem sanclorum Petri et M arcellini noviter fe d i, et
gradu s eus qui descendunt ad eorum sacratissima corpora noviter
fecit, quoniam nulius erat iam descensm ad psa sancta corpora 1
... hasilicam sanctae Eugenae tam intus quamque foris noviter re
staurava.
S im ili modo et hasilicam, sancii Gordiani atque Epimachi, seu
cym cterium eiusdem Ecclesiae Sim plicii et Serviliani, atque Quarti
et Quinti martyribus-, et beatati Sophiae una cum cmitcrio Sancti Tertu llin i foris porta Latina noviter renovavit. Necnon et ecclesam
beati Tiburtii et Valeriani atque Massimi, s a i basilica Sancti Zenoni,
una cum eymiterio sanctorum Urbani Pontificis, Felicissimi et Agap it, atque lan uari sm Cyrini m artyribus foris porta Appa... re
sta u ra va ... Seu basilicas cymit&rii sanctorum M artyrum Hermetis,

1 Lb. Font. - B d . D u c h . v o i. I , p . EOO.

23

P ro ti et Iacncli atque Bassillae


innovavit. Cymiterium vero
sanctae Felicitatis, via Salaria, una cum ecolesiis sancii Silani m ar
tyrs et sancii Bonifacii confessors atque pontificis... restau rava...
Seu et basilicam sancii S aturnini, in praedicta via Salaria posila,
una cum, cymiterio sanctorum Chrysant et Dariae renovavit, atque
cym iterium sanctae H ilariae innovavit, Immo et cym iterium lordanorum, videlieet sanctorum A lexandr et Vitalis et M artialis M a rtyribus, seu sanctarum septem Vrginum noviter restaurava. Pariter in
eadem via Salaria cym iterium sancii S ylvestr
renovavit. Necnon
et ecclesiam sancti Felicis positam foris portam Portuense, noviter
restaivravit; simulque et basilicam sanctorum Abdon et Sennes atque
beatae Candidae una cum caeteris sanctorum cymit&'iis in idipsum
p a riter renovavit *.
U n docum ento interessantissim o pel culto dei M artiri Rom ani ai
tem pi di san G regorio M agno, si conserva nel duomo di Monza. Ivi
8i custodiscono ancora le am polle rec ate da Roma d a llab b ate Gio
van n i alla regina T eodolinda, cogli olii che p er concessione del P apa
egli raccolse dalle lam pade che ardevano nei cim iteri sub u rb an i in
n an z i alle varie tombe dei M artiri. Oltre a i pittacia u n iti alla fialetta,
G iovanni redasse anche l elenco di questi olii, ed il docum ento eon
u n a lu n g a serie di nom i, oltre ad u n a lta im portanza agiografica,
riveste altres u n g rande valore topografico per la determ inazione
dei sepolcri dei M artiri d istrib u iti nelle varie vie del suburbano.
Eccone un brano : Sci Sebastiani, sci Eutycii, set Quirini, sci Vateriani, set Tburti, sci M axim i, sci Orbani, sci Ianuarif sc Petronillae filae sci Petri Apostoli, sci Nerei, set Damasi, sei M arcelliani,
set Acilei, sci Marci f Quas alea sancia temporibus domni Gregor
Papae. addwx.it lohanns indignus et peccator domnae Theodelindae
reginae de Roma.
Gli scavi nelle catacom be rom ane hanno restitu te alla luce p a
recchie di queste mensae oleorum, di m arm o bianco e dalle dim en
sioni larghissim e, nelle quali il lucignolo nuotava per solito n e llolio
di olivo sabino misto a balsam o profum ato. Per, anche senza queste
scoperte, in base al docum ento di Monza noi eravamo gi au to riz
z a ti a figurarci tra il IV ed il Vii secolo le gallerie ed i cubicoli ci
m iteriali rischiarati, oltre che dai lu cern ari com unicanti col sopra
suolo, da num erose altre lam pade votive, poste innanzi alla tombe
dei S anti.
Quando san Girolamo da Betlem m e descrive i cim iteri sotterranei
Op. cit. p, 421

24

di Roma e li paragona alle tenebre d ellOrco, egli probabilm ente si


lascia un p o trasportare dalla fervida fantasia d ell'artista , dim enti
cando forse l esatta im pressione che ne riport n ellet sua giova
nile. Il contem poraneo Prudenzio ne prov invece u n impressione
p i entusiasta :
Innumeros cinerea Sanclorum Rom ula in Urbe
Vidimus, o Christi Valeriane, sacer.
Incisos tum ulis titulos, et singula quaeris
N om ina? Difficile est u t replicare queam.
Tantos iustorum populos f u r w im pius hausit,
Cum colerei palrios Troia Rom a Deos.
P lu rim a litterulis signata-sepulcra loquuntur,
M artyris aut nomen, aut epigramma aliquod,
Sunt et m uta tamen tacitas claudentia tumbas,
M armora, quae solum significant numerarli.
Quanta virum iaceant congestis corpora acervis,
Nosse licei, quarum nomina nulla legasf
Sexaginta illio, defossas mole sub u n a,
Reliquia$ memin me didicisse hom inum :
Quorum solus habet comperta vocbula Christus.
{Peri Stephanon. Hvm. S I , P. L . LX, col. 530-3).
I sessanta M artiri qui ricordati da P rudenzio, sono quei fedeli
sepolti vivi dai pag an i sotto u n ammasso d arena e di sassi, m entre
il 25 ottobre celebravano il n atale dei m a rtiri C risante e D aria nel
cim itero dei G iordani.
Q uale fosse tra i secoli iv e v ii il concorso dei devoti alle tombe
dei M artiri, specialm ente nel d del rispettivo natale, ce lo descrive
il medesimo P oeta cristiano spagnolo nello stesso carm e in onore
di sa n tIppolito, dal quale ho stralciato i versi ora citati.
E gli osserva dapprim a, che u n privilegio dei M artiri che la
loro tom ba funga altresi da m ensa eucaristica:
Talibus H ippolyt corpus m andatur opertis,
Propter ubi apposita est ara dicala Deo.
M a Sacramenti donatrke mensa, eademque
Custos fida sui M artyris apposita,
Servat ad aeterni spem ndicis ossa sepulcro,
Pascit tem sanetis Tibricolas dapibus.
(Op cit. col. 549),

L uso non si lim ita a Rom a: anche in A frica il sepolcro di san Ci


priano h a senzaltro il titolo di Mensa Cyprani, e s a n t gostino ne
sp ieg a ai fedeli il profondo significato.
L affluenza al sepolcro dei M artiri nel di del loro natale con
tin u a :
Mane salutatum conaurrlur ; omnis adorai
Pubes: eunt, redeunt solis ad usque bitum.
(Op. cit, col. 550),
N soltanto vi accorrono gli ab itan ti dell'U rbe ; in occasione
della festa dei Santi pi celebri, affluiscono alle catacom be i pelle
g rin i dai Castelli Romani, dal Piceno, dalla Cam pania, da Capua e
perfn da Nola. A ltri bacia devotam ente la tomba, a ltri vi sparge
sopra dei profum i orientali, cos com uni nellantichit :
Oscula perspicuo figunt impressa metallo,
Balsamo, diffundunt.
(Op. cit. col. 551).
Il Pontefice stesso non saprebbe rin u n ziare al piacere dinterve
n ire a lla Binassi eucaristica che si celebra sulla tomba venerata, ed
in quell'occasione, d allalto della su a m arm orea ca tted ra tiene al
popolo l om.ilia evangelica :
Fronte sub adversa gradbus sublime, tribunal
T ollitur, antistes predicai unde Deum.
{Op. cit. col. 554).
T anto concorso ai cim iteri dei M artiri dov durare per sino
a llassedio di Roma da p arte di V itige e dei Goti, negli anni 537-38.
In q u ella circostanza, i B arbari devastarono i santuari suburbani,
Spezzarono lapidi, violarono tombe. E cdesias et corpora M artyru m
exterminatae sunt a Gothis, a tte sta il biografo di papa Silverio *.
P a p a Yigilio per nel prim o periodo del suo burrascoso p o n ti
ficato, si diede a restau rare alla meglio ta n ta rovina; e ne troviam o
le tracce, a cagion d esempio, nel cim itero Callistiano, dove ancor
oggi nella cripta dEusebio, accanto ai fram m enti originali Filocaliani del carme di Damaso in onore di quel Pontefice, troviam o la
restituzione m arm orea che ne cur papa Vigilio.
U n gruppo interessantissim o d iscrizioni di questo primo periodo
1 L ib P o n t. - E d, Duch., I , p. 221.

26

successivo allassedio dei Goti, ci fa m isurare tu tta l estensione del


danno da essi cagionato ai cim iteri suburbani. Essi violarono, tra gli
altri, il sepolcro dei m artiri C risante e D aria, quello d 'Ip p o lito , e
devastarono la necropoli dei san ti P ietro e M arcellino. L a restitu
zione V igiliana dei carrai damasi ani, ci viene inoltre attestata dalla
seguente epigrafe, i cui fram m enti vennero bens ritrovati sulla via
L abicana, rna da u n collettore diserizoni Rom ane nel i s secolo fu
Ietta altres in un cimitero della S alaria.
Ditfli p e r i t i l a Qetae PO S V ISS E N T CAST II A . SUB VKBE
M o verunt
SancT is . B E L L A N E FA N D A PB IY S
Is ta q u i sacrlego
V EBTEBV N T - CORDE SEPVLCHKA
U a rty rib u a
swoNDaM R IT E SACRATA . P IIS
Quos m onstrante Beo DoMASVS S IB I - P A P a PBOEATOS

Affixo monut cannine iure coli.


Sed pert titulus eonfracto marmore sanctus
Nec tarmn hs iterum posse lalere fui.
D ru ta Viglius narn m ox haec papa gemescens,
Hostibus expulsis, omne novavt opus.
A llontanati i Goti, calarono i V isigoti, i L angobardi, i Saraceni,
cosi che la pace non torn pi a ra lleg rare la citt dei sette colli.
N on fa quindi m araviglia, se anehe con tu tti i restau ri eseguiti da
Vigilio e dai suoi successori nei cim iteri suburbani, ninno pot a r
resta re pi. il decadim ento della devozione popolare verso quegli a n
tichi san tu ari, troppo lontani dai centri ab itati. Mancava ai Rom ani
la pubblica sicurezza, e pochi oram ai se la sentivano d 'u scire dalle
m ura della citt, per esporsi in piena e desolata cam pagna alle incur
sioni dei nem ici. Perci dal sesto secolo in poi, quando il Liber Pontficals ci p arla di riparazioni fa tte a lle fabbriche cim iteriali, il pi
delle volte aggiunge la m esta circostanza: quas in ruinas erant
totas, ovvero, in runis positum renovavit.
significativa a questo riguardo la disposizione di Giovanni III
alla m et del secolo t i , il quale : in stitu it u t blatonem et am ula
vI lum inaria in easdem cym tera p er omnes dominicas de Lateranis
m nstraretur
Se fu necessario ehe il Pontefice provvedesse del
suo, cio m ettesse a carico dellam m inistrazione del palazzo pontificio
le esigue spese che occorrevano p er m antenere quel po' di culto che
aveva luogo nei cim iteri almeno la domenica, ci vuol dire che i
1 Op. cit. p. 305.

27

titoli u rb an i alla cui giurisdizione u n tempo sottostavano, si erano


facilm ente sbarazzati di tale onere, fin dal momento in cui l'affluenza
dei devoti e delle elem osine n ei di n atalizi dei M artiri avevano subito
u n forte ristagno. N ella m et del secolo vi, u n a semplice messa la
dom enica, e anche questa a spese del Papa. Ecco tutto. C irca un
seeolo dopo la disposizione di G iovanni III, l'ufficiatura liturgica delle
cappelle cim iteriali lasciava ancora a desiderare, se G regorio I II fu
costretto a rip etere la m edesim a g rid a : Hi&de.mque institutis dsposait,
u t in cym iteriis circumquaque posits Somae in die nataliciorum eorum,
lum inaria ad vigilas facendum et oblationes de patriarcho per ob lationarium deportentur ad celebrandas raissas, per quem prae.vide.rit
pon tifex qui p r tempore fu ert, sac&'dotem *.
S em bra tu tta v ia che n ep p u r questa volta la m unificenza p o n ti
ficia sia riu scita a scuotere il torpore dei presbiteri rom ani in cari
cati di celebrare a turno i divini uffici nei cim iteri, se il biografo
di p ap a Sergio I gli ascrive a m erito speciale, che : tempore presbyteratus sui, impigre p er cym itera diversa m issarum sollemnia celebrabal
L a ritro sia del clero per si spiega facilm ente per chi conosce an ch e
oggi le condizioni dei p reti in caricati di recarsi in ciascua giorno
festivo a celebrare la m essa nelle diverse cappelle sparse per l agro
rom ano. U n tempo, il soprasuolo dei cim iteri suburbani era occupato
da g ia rd in i e vigneti che circondavano delle abitazioni ben arred ate,
fornite di sale term ali e di q u a n taltro esigeva il conforto che im
po rtav a la civilt di allora. Quando perci nel 419 l'elezione di Bo
nifacio I venne contestata dal partito d Eulalio, il Pontefice si ritir
sen zaltro in cam pagna: habitavit... in cymiterio sanctae Feleitatis
m artyris via Salaria 3, negli edifici cio annessi a quella necropoli.
U n secolo prim a, papa Liberio aveva fatto il medesimo, trasferendo
la su a tem poranea residenza su lla via N om entana: habitavit in cy~
miterio sanctae Agnae, apud germanam Constanti 4.
G iovanni I II al tempo di N arsete fece ugualm ente, e ritirato si
su llA ppia, retinuit se in cymiterio sanctoi'um Tiburti et Valeriani
et habitavit ibi m ultum iemporis, u t etiam episcopos ibidem conseeraret s.
U a iscrizione del museo epigrafico delia basilica di san Paolo
1

s
4
s

Zib. Pont. - .Ed. D u e h . I , p. d21,


Op. cit., p . 871.
Op. cit. p . 227.
Op. cit. p . 207.
Op. cit. p p . 305-00.

28

in Roma pu darci Tina qualche idea d che cosa si comprendessi)


allo ra col nom e generico di cim itero cristiano :
N O M IN E D E I P A T R IS O M N IP O T (en t)IS E T D O M IN I N O S T K I IE S V j ?
. FlI*
S A N C T I P A B A C L E T I B V S E B 1 V S - IN F A (re)O V A V IT C Y M IT B R IV TO T V .
O LV M N A S IN - P O B T IC O S P IC T V R a a q V A S ' IN E V I N I S E S AT T O T A S E T
T V CVM T E G V L A S E T T A B L
N E T A O V T O S E T M A T E B I......
TO T A B A L IN E V M ABM Q . . . Q V E M IN V S A B V IT E T SC A M N A . . .
T R A S S P E O L A R A IT E 1 I IN S (u p e)R 1 0 B ,A M A B M O B A V IT P A L . . .
O S T E A IN C IN O S . E T C L A B E S
O S V IT V T P O T V IT V SQ V E * D (um )

(es)SET IN SECVLO F E C IT R E LIQ V (a f)ABBIOA QVANDO - E X IV IT D(e>


(a)ECVLO R E M ISIT ALV1IN1S . SVI(s pe)CVNIA ET , IP S I FA BEIC A V E
BV N T IN T R O IT Y AT M A RTY ftES (qaJOD - E S T IN P VBLICV A FVND
(am entia)
(fa )B R IC A B IT M E SA S A T M A R T Y B E S . . . O T A S F E C IT A Q IJA iL IN
V A L IN E {um )
P E R M A N G A N A F E C IT A T CO N . . A - C V B IC V L V E T C A N C E L L V E E C (it)
, . O A V SA E V B E S F E C IT C IA M V L (ta)M A L A P A C E N T IT E M S A B T (a teota)
A S V S C E P IT S I G IL L A C IN Q V E 'I N - P O R (p )O S V IT C O M PO D IO L A

Questo nobile devoto del v secolo a nom e Eusebio, a restau rare


convenientem ente tutto il cim itero, che per non possiamo iden
tificare con certezza cominci dal portico esteriore e dai tetti.
N el portico rifece a nuovo le pitture gi tu tte screpolate, e alle
vecchie colonne o pilastri egli sostitu delle colonne nuove. Rifece
p arim en ti le tegole del tetto e ne rinnov la trav atu ra. Nella sala
term ale poi, compi la rivestitura m arm orea che ancor si desiderava,
vi dispose delle scranne, riparando da ultim o i v etri alle finestre.
N el piano superiore, rivesti parim enti le p areti di m arm o, apprest
le rin g h ie re alle scale, e restaur le aule. Quando poi il generoso
benefattore usc di vita, lasci a g li eredi il fondo necessario p er
condurre a compimento i lavori, cosi che questi poterono costruire
le scale che dalla pubblica strad a dovevano condurre direttam ente
ai v ari cubicoli doverano sepolti i m artiri. Innanzi ai sepolcri pi ve
nerati, eressero delle m ense m arm oree, non sappiam o se eucaristiche,
oppur sem plicem ente oleorum. La conduttura poi d ellacqua n ella
sa la da bagno, venne rifa tta a nuovo e fornita d arg a n i o di pompe,
a cura degli eredi ; e perch per il passato m olte volte i lad ri av e
vano saccheggiato im punem ente l edifzio, perci lingre3So fu ricinto
di ferreo cancello, adorno, sem bra, di statuine.
Queste case di cam pagna fornite di tutto il possibile conforto
di allora, non escluso il bagno, il giardino e il porticato, nei secoli v ii
ed v m dovettero indubbiam ente esser cadute in abbandono e d ,in

29

rovina insiem e colle stesse attig u e basiliche cim iteriali, devastate pi


volte dai barbari. Si com prende bene quindi coaie i preti dei vari
titoli alla cui giurisdizione sin dal iv secolo avevano ap p arten u to i
cim iteri suburbani, se ne siano facilm ente dia interessati, tanto che i
P ap i, a incom inciare da G iovanni I II, s erano veduti costretti a m an
darvi essi atessi per conto del P atria rc h io dei sacerdoti avventizi.
L a prospettiva di passare la se ra ta in una casa rovinosa e m al rip a
rata dal freddo e dalla pioggia, non allettav a troppo g li ecclesiastici
titolari, i quali per g iu n ta , p rim a della messa, in com pagnia di
qualche chierico avrebbero dovuto scendere nelle cripte cim iteriali nel
cuore della notte, per cantarvi l ufficio m attutinale. E ra questo un
onere troppo gravoso, e si capisce bene che l assiduit di Sergio I
nel tempo del suo p resbiterato, costituiva come u n caso eccezionale.
L a poca o niu n a sicurezza della cam pagna rom ana d u ran te le
v arie g uerre com battute tra L angobardi, Greci e Rom ani dal secolo v ii
a l IX, l'abbandono delle fabriche cim iteriali e lo stato d estremo de
cadim ento a l quale si trov allora rid o tta la C itt E terna, determ i
narono p ertan to i pontefici P aolo I, Pasquale I e Leone IV a rico rrere
ad u n estrem o rim edio per so ttra rre i corpi dei M artiri d allab b an
dono e dalla profanazione, ponendoli in salvo n e llinterno d ellU rbe.
Ma g i prim a di queste traslazioni in m assa, era intervenuto un
fatto nuovo, che aveva im presso u n im pronta speciale al culto litu r
gico dei M artiri, aum entandone di*molto lo sviluppo.
Posto u n a volta il principio, che questo culto rivestisse carattere
em inentem ente funerario nel senso pi sopra spiegato, e fosse quasi
localizzato attorno alla tom ba del M artire, la piet cristian a del pe
riodo im m ediatam ente seguente a quello di Costantino sargom ent
d aver ritrovato il modo di re g a la re a ciascun M artire tante tombe,
qu an te p i se ne volevano. B astava deporre in un cenotafio un a
qualche bench piccola porzione delle ossa d un Santo, o il fram
mento d u n velo che fosse stato a contatto col suo corpo, perch, per
u n a specie di ficta iuris, il nuovo avello venisse considerato siccome
u n nuovo sepolcro del M artire, e ne godesse cosi le prerogative li
tu rg iche.
Ora, di questi sepolcri nom inali se ne potevano erg ere ta n ti
q u an ti se ne volevano -, e cos si spiega come m olti Santi abbiano avuto
parecchie tombe venerate nelle chiese, e come nel v secolo il culto di
alcuni santi sia divenuto quasi generale n e llorbe cristiano. Piccole
R eliquie di santo Stefano sparse per l A frica e per lllta lia fornirono,
a cagion d esempio, l occasione d elevare u n gran num ero di basi
liche in onore del P rotom artire. G iovanni I, con alcuni fram m enti

30

ossei degli apostoli Filippo e Giacomo consacr presso le Term e


C ostantiniane il grande Apostoleion, quale m onum ento votivo della
vittoria di N arsete sopra i B arbari, F elice IV fece il medesimo sulla
S aera Via, ove trasform le due aule del heroon di Romolo e del
tem pio della Sacra Vrbs, in u n a sontuosa basilica dedicata agli anarg iri Cosma e Damiano.
Q uando perci G regorio III, a p rotestare contro l eresia degli
Iconoclasti bizantini, eresse nella basilica V aticana un oratorio che
dedic alla memoria dei Santi di tu tto il mondo, e depostevi quante
p i E eliquie pot raccogliere, stab ili che se ne celebrassero quoti
dianam ente le com mem orazioni natalizie, egli non innov disciplina
alcu n a liturgica, m a sem plicem ente applic i principi ritu a li allora
in vigore, onde estendere alla basilica vaticana i privilegi locali che
in antico avevano circondato esclusivam ente le vere e reali tombe
dei M artiri. U htroon di san P ietro, a eagione delle Reliquie che con
teneva, doveva dunque rap p resen tare giuridicam ente i sepolcri di tu tti
q uan ti i Santi dallorbe intero, e goderne perci le prerogative.
E utile riferire il testo m edesim o del Liber Pontificalis rela
tivo a questistituzione g reg o rian a: H it fect oratorium intra eandem basilicam, iu xta arcum, principalem , parte, virorum, in quo recondivit in honore Salvators sanctaeque p u s Genetricis reliquias,
sanctorum Apostolorum, vel omnium sanctorum M artyrum ac Confessorum, perfectorum iustorum , loto in orbe terrarum requescentum.
Quorum festa viglarum a monacMs triu m monasterorum Ulte servientium , cotdie per ordinem existentia, atque natalcorum missas
in eodem loco celebrare institnens, in Canone ita a sacerdote dicend a m : quorum solemnitas hodie in conspectu tue maiestatis celebratur,
Domine Deus nosier, in tato orbe terrarum
N on si pu dire che questo testo si distingua per eccessiva chia
rezza. In fa tti, a riguardo della m essa, non si com prende bene di che
proprio si tratti, se d u n a sinassi quotidiana in onore di tu tti i santi
di cui in quel giorno in qualsiasi luogo del mondo ricorreva il n a
tale, come sem bra appunto in sin u are il comma aggiunto al Canone,
ovvero sem plicem ente d 'u n a serie p i o meno lu n g a di natalitia in
onore dei soli santi, di cui n e lloratorio si conservavano le Reliquie.
Il testo del Pontificalis autorizza pu re questinterpretaaione, giacch
dice che tali festa ricorrevano quotidie per ordinem exsist&ntia, ed
im portavano naizM iorum missas. Forse coglie nel vero chi ritien e
legittim e am bedue le interpretazioni e le fonde insieme, attribuendo
* Lb, P ont. - E d. D uch. I, p. 417.

31.

a Gregorio I II due distinte istituzioni litu rg ich e ; una com mem ora
zione quotidiana, cio in se rita n e l Canone, in onore di tu tti i Santi
del mondo di cui ricorreva in quel giorno la festa ; u n a serie natalitiorum , che im portava la vigilia n o ttu rn a e la messa in onore dei
soli M artiri, le Reliquie dei quali si veneravano n ellOratorio.
U na diversa interpretazione mi sem bra im probabile, anche perch
altrim enti, o lufficiatura attorno a l sepolcro di san P ietro sarebbe
venuta a m ancare in grazia della nuova cappella gregoriana, oppure
il clero avrebbe dovuto sostenere ogni giorno il peso d un doppio
Ufficio.
U n Orda Eo-manus pubblicato dal T o m m a si1 ci fa assistere ad un
u lterio re sviluppo del culto dei M artiri in Roma. Sino ai tem pi di
papa A driano, la loro ufficiatura, o m eglio, la le ttu ra delle loro Passiones nel di natalizio, era riserv ata alle loro prim itive chiese sepol
crali o titolari, n ell'in tern o dell'U rbe. Questo Pontefice invece ordin
che quelle lezioni storiche ai recitassero altres in san P ietro : Passiones Sanctorum vel gesta ipsorum, usqne ad Hadriani tempora
(772-795) tantummodo ibi legebanfur ubi erat ecclesia pshis Sancii, vel
titulus erat; ipse vero a tempore suo renuere iusst et in ecclesia sancii
Petri legendas esse oonstituit.
Questa disposizione di papa A driano, im posta forse d a lla b
bandono in cui giacevano i cim iteri, dove il divino servizio veniva
celebrato soltanto a sbalzi, m entre sem bra un semplice anello ebe
si ricongiunge alla catena della tradizione rom ana, cos come l avea
la sciata G regorio III, conteneva invece in s i germ i d u n a vera ri
voluzione liturgica. Le feste dei Santi, che sino allora quasi ovunque
avevano rivestito carattere funerario e locale, per opera d A driano
divennero invece delle solennit com uni a tu tta qu an ta la Chiesa
di Roma, prescindendo dal luogo dove stavano i loro corpi o r e
liquie, e celebrandosene lufficiatura in San P ietro stesso, cio nella
catted rale dellE terna Citt. I prin cip i che dal secolo xiv in poi in
form ano i nostri calendari litu rg ici, erano g i posti; il tempo doveva
solo svilupparli.
-'

U n confronto tra il prim itivo feriale Filocaliano, il M artirologio


Geronim iano e i posteriori calendari rom ani del secolo s i, quanto
mai istruttivo. Nel primo docum ento, salvo due sole eccezioni, non
* Opera, ediz. Vezzosi, to m . IT , p. 326.

32

vengono recensiti che m artiri di Roma o dei dintorni, e s indica


sem pre il luogo dove se ne celebrava allora la sm assi sepolcrale n a
talizia : Fabiani in Calisti, et Sebastiani in Catacumbas... Agnetis
in Nomentana... Partheni et Caloceri in Calisti... Ostense VII ballistari?., Cyriaci, L arg, Crescentiani, Memmiae, Sm aragd; cio a dire,
che il 20 gennaio, fuori del cim itero C allistiano, punto non si cele
brav a l ufficiatura liturgica di san Fabiano -, siccome pure non si
festeggiava quella di san S ebastiano, fuori dellam bito del suo cimi
tero ad catacumbas, e cosi degli altri.
A nche il G eronim iano, contiene il pi delle volte lindicazione
del luogo dove stava la sepoltura del Santo di cui ricorre il n a ta le :
indizio questo dello rig in aria destinazione litu rg ica delle liste in
esso com pulsate. X V IK a l. lu n . Som ae via Salaria vetere... depositio
Lberi episcopi; VI K al. Oct. Romae, via ppia in coemeterio Calisti,
depositio sancii Eusebii episcopi; IIII K al. Oct. Somae ad guttas,
sancii Stacte; I II Kal. Oct. Romae, via Salaria, m lliario VI, dedi
c a lo basilicae Angeli Michaelis.
Al tempo per di papa A driano I, queste indicazioni delle Binassi
sepolcrali dei m artiri Romani com inciarono a divenire trascu rab ili,
dal momento ehe quasi nessuno pi si recava nei cim iteri suburbani,
e che invece, gli uffici liturgici in loro cnore venivano regolarm ente
celebrati n ella basilica V aticana.
A differenza tuttav ia delle posteriori com pilazioni m artirologiche,
i cui redattori, scevra la m ente da soverchia preoccupazione litu rg ica,
non badarono ehe a cucire insiem e delle liste di Santi d ogni paese,
ta n to d a riem pirne tu tti i giorni dellanno, i calendari rom ani d al
l alto medio evo sino al secolo x m , conservarono invece in ta tta a l
meno in questo la prim itiva tradizione, perch, destinati com erano,
ad uso di culto, non am misero che feste autenticam ente rom ane, quali
realm ente si celebravano nei vari san tu ari dellU rbe, Ne abbiam o le
pi antiche prove nelle diverse redazioni dei S acram entari Rom ani e
n egli indici delle lezioni solite a leggersi alla messa, quali, per
esempio, ha illustrato da p ari suo il Morin a proposito dellIndicolo
di W iirzburg, tan te volte gi ricordato nei volumi precedenti.
Il calendario romano rappresentato da queste preziose liste
evangeliarie, che per il fondo risalgono al v i i secolo, quanto mai
in teressante. I pochi santi non rom ani d origine, m a com presi nella
serie, hanno per tu tti gi acquistato da tempo il domicilio legale
n e llE te rn a Citt, perch da loro prende nom e alm eno un a qualche
chiesa dove si venera una loro R eliquia. Abbiamo cos le chiese
di B a n Felice in Pincis, san Vincenzo, s a n tA nastasio, sant'A gata,

san Vitale, i santi G ervasio e Protasio, sa n tA polIinare, s a n tEuplo,


BantA driano, sa n tEufemia, i santi A nargiri, san Cesario, san T eo
doro, san M enna e san M artino.
Nelle liste di W iirzburg, al d 20 gennaio sono assegnate due
distinte messe, quante appnnto erano le sm assi eucaristiche che celebravansi, una nel cim itero ad catacumbas presso il sepolcro di san
S ebastiano, l'a ltra in Callisto presso quella di san F abiano. Ricorre
il sim igliante il 22 successivo con due distinta messe, la prim a in
onore del diacono Vincenzo nel suo oratorio in V aticano, l altra ad
Aquas Salvias, dove durante il pontificato d Onorio I (625-i!8) era
Stato deposto il capo del m artire e monaco persiano A nastasio.
I l 28 luglio ricorrono nuovam ente due sinassi eucaristiche, u n a
nella basilica di sa a F elice al terzo miglio della via P urtuense,
l a ltra tre m iglia pi oltre, nel cim itero di G enerosa ad xextum Philippi, dove riposavano i m artiri Simplicio, Faustino e Viatrix. Iden
tica osservazione il 6 agosto pei m artiri Sisto, sepolto in Callisto
n ella cripta papale C allistiana, Felicissim o ed Agapito diaconi, se
polti in P re testato ; cosi di seguito, ogni volta che i Santi d un gruppo
festeggiato in uno stesso giorno avessero la tomba in luoghi distinti.
E vero che qua e l il red atto re del docum ento in questione ac
c e n n a a semplificare le cose, fondendo insiem e due o pi d istin te
com mem orazioni di M artiri. E gli per lo deve aver fatto d arb itrio
suo e p er uso del proprio paese, non precisam ente perch cos si
faceva in Homa; infatti, v riuscito cos bestialm ente, che il 30 agosto,
a cagion d'esem pio, soppressa la festa della decollazione del B attista,
il red attore della lista di W urzburg assegna tuttavia la pericope ev an
gelica colla narrazione della m orte di san Giovanni, alla sinassi del ci
mitero di Commodilla presso la tom ba dei m artiri Felice e Adaucto.
F a tte pochissime eccezioni, si pu dire tuttavia che i Capituiaria
Evangdiorum riflettono fedelm ente l an tica tradizione litu rg ica ro
m ana, e che alla fine del v i i secolo i natalitia Martyrum, rap p resen ta
vano ancora delle solennit em inentem ente sepolcrali. V 'erano, vero,
sin d allora, delle feste che venivano considerate siccome com uni a tu tta
la C ristianit, quali, p er esempio, i natalizi degli Apostoli, qualche
m artire pi illustre, santo Stefano, san Lorenzo. Queste per erano
delle ra re eccezioni, giacch perdurava il criterio che ciascuna chiesa
celebrasse le feste dei suoi M artiri. L innovazione di papa A driano I
consist dunque n ell'alla rg are anche alla basilica V aticana, a cagione
probabilm ente del suo Heroon di G regorio III, i privilegi che fino allora
rano sta ti considerati siccome esclusivam ente propri dei san tu ari se
polcrali dei M artiri nelle catacom be. Egli tu ttav ia non am mise nel
S

S c h u s te b ,

Liber Sacram entorum - VI.

34

suo nuovo feriale a ltri santi dai Rom ani in fuori, n si Ba che il
privilegio suffragasse altre chiese oltre alla basilica di san Pietro,
A llestero, dove nel secolo v ili i lib ri litu rg ici rom ani vennero fa
cilm ente accettati in blocco, le stazioni papali recensite nei Sacram en
ta ri elie vanno sotto il nome di G elasiano e di G regoriano, furono tosto
am m esse tu tte agli onori della cittadinanza F ranca ed Anglo-sassone.
A Rom a invece, ancora per qualche tempo prevalse l antica tradizione,
e a ll'in fio ri di san P ietro, i titoli e i cim iteri suburbani s lim itarono
generalm ente a festeggiare quei soli natalitia che li riguardavano.
Di quest interesse delle varie ehiese U rbane nel celebrare i
propri natalitia Martyrum,, ne abbiam o u n bell' argom ento nelle
due lastre m arm oree del secolo xi conservate a san Silvestro in capite,
e che contengono la N otitia natalicAortmi Sanctorum hic requiscentm m , g i riportata nel secondo volum e di quest opera *. A ltre chiese
rom ane dovevano senza dubbio possedere degli elenchi sim iglianti.
A bbiamo parlato altrove dei C alendario della basilica di san P ietro
n el secolo xxi *. Senza ritornarvi pi sopra, Ora facciamo semplicem ente rilevare che, se quell elenco di feste, paragonato alla serie
delle solennit recensite nei docum enti finora ricordati, rappresenta
uno sviluppo enorme del Santorale, esso per conservasi ancora fe
dele a llantico criterio che aveva presieduto alla redazione del p ri
m itivo calendario dei S anti. Le feste ivi descritte, i santi Ciro e
G iovanni, sant'A pollonia, santa D orotea, san ta M argarita, san Be
nedetto, san ta Scolastica, san ta M artina, ecc. in realt erano tu tte
feste veram ente rom ane, perch venivano celebrate nelle rispettive
chiese che l'evo bizantino ed il medio evo aveva dato alla Citt
E terna. In questo senso, era salvo il principio liturgico tradizionale
della rigorosa localit delle feste.
L Ordo Romanus di Benedetto Canonico nel secolo x n riflette
tu ttav ia questo spirito. A quel tempo, il Pontefice frequentava ancora
regolarm ente le stazioni; andava a san Pietro la terza domenica di
A vvento, interveniva col regnum in capo alla stazione di santo S te
fano Rotondo il 26 dicem bre, prendeva p arte a piedi scalzi da
san ta M artina a santa M aria M aggiore il d della Purificazione e
dellA nnunziata. Il calendario anzi fa rilevare il carattere locale
delle feste ivi recensite, come quando il di della C attedra di S. Pietro
q u a p ru s Romae sedit, il 22 febbraio, prescrive : Stailo in eius baslica.
Dominus Papa debet sedera in Cathedra ad missam. L 'Ordo di Benei L iber Sacram entorum , voi. II, p agg. 46-48.
3 Op. cit. voi. II, pog. 25 e Seg.

35

detto Canonico assorbito quasi p er intero dalla descrizione dei riti


del cosi detto Proprum de tempore, che costituiscono la p arte pi
an tica e pi suggestiva della litu rg ia rom ana, colle cerim onie del
Natale, di quaresim a, di P asqua e di Pentecoste. Il S antorale vi
assai poco rappresentato, giacch non vi si elencano che le sole
stazioni papali delle quattro g randi feste M ariane, delle feste degli
apostoli P ietro, Paolo e A ndrea, quelle di san Giovanni, di san Lo
renzo, che per erano tu tte celebrate nelle loro rispettive basiliche.
U n ag g iu n ta di poco posteriore ci ricorda altres i gio rn i in cui il
p a p a recingeva la fronte eolia tiara, tra i quali figurano le feste
dei S an ti Quattro Coronati, in fe&tivitate sanct M artini ubi dicitur
titulus Aequtii, quella di san Clem ente, di san Silvestro, ecc. Come
vedesi, ancora non si abbandona il criterio tradizionale di celebrare
quasi esclusivam ente le feste proprie di Eom a, e di celebrarle anzi
collegialm ente nelle rispettive basiliche titolari, insiem e col P a p a e
collalto clero della citt.
Bisogna giungere sino ai secoli xiv e xv, per constatare l'a b b a n
dono di questo spirito che aveva presieduto alla redazione d ell'an tico
feriale rom ano, onde adottare nuovi criteri a carattere estralocale
e pi universale.
Q uestevoluzione litu rg ic a per coincide con u n altra evoluzione
im portantissim a dello stesso giu re ecclesiastico e dellestern a vita
della fam iglia cattolico., quale cominci a verificarsi nel secolo xiv.
Sino a questo tempo, la costituzione gerarchica della Chiesa delim i
tava quasi regolarm ente il disim pegno estrinseco delle sue funzioni
col principio della localit e della stabilit, P u r facendo parte del
l'im m ensa fam iglia cattolica sotto un unico Vicario di Ges Cristo,
ciascuna chiesa o diocesi costituiva allora come una specie d o rga
nismo a s, con una v ita locale spesso intensa ed esuberante. A capo
di ciascuna chiesa era u n vescovo, legato alla, propria diocesi con
un connubio spiritu ale stim ato cosi insolubile, che papa Formoso nel
secolo ix fu ritenuto illegittim o ed antipapa, sol perch dalla sede
di P o rto era salito su quella di san P ietro. Ciascun membro del
clero era addetto parim enti ad una chiesa, titulus o ad u n uffizio
determ inato, in vista del quale egli veniva ordinato, e del quale non gli
era pi lecito di sbarazzarsi. Il vescovo consacrante, si diceva allora,
ordinava i tali e tali chierici, accoliti, suddiaconi, preti, ecc., ad
titulum Sabnae, Eusbi. de Velabru, secondo i casi e i bisogni.
Ecco la prim a origine del titulu s, oggi necessario per le ordinazioni
in sacris. Il clero era quindi, come si direbbe adesso, strettam ente
parrocchiale, e toglieva perci il suo appellativo dalla chiesa o dal*

l'uffizio cui era ad d etto : preshyter titu li Nicomedis , diaconus


regionis IV , acolithus de dominico Clementis , ecc.
A nche i monaci, tuttoch assai per tempo esenti d a llau to rit
episcopale, si costituirono giu sta questo ordinam ento gerarchico,
cosicch ciascuna abbazia si m odellava siccome chiesa a s, col
proprio- prelato, proprio clero, proprio territorio. Questo principio
anzi della territo rialit, presso i m onaci trov un appoggio saldis
simo nel voto che essi em ettevano di stabilit nel proprio cenobio,
dal quale non era loro pi lecito di trasm ig rare in u n altro. Ad
esempio perci del clero secolare, a n c h essi si sottoscrivevano Paulus
diaconus Cassnensis, Beraldus bbas sanatati M ariae, ecc.
Questo principio di stabilit del clero nel proprio ufficio e nella
p ro p ria chiesa, in virt del quale vescovi, parroci, sacerdoti, abbati
e m onaci, ciascuno era irrem ovibile nel suo posto ecclesiastico, te
neva quanto mai desta nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle abbazie
la coscienza della propria e distinta u n it inorale, che alim entava
tan to la v ita ecclesiastica di allora. Ogni chiesa, ogni capitolo, ogni
cenobio, come provvedeva allora ad essere sufficiente a se medesimo,
cos coltivava con religiosa cura l a rte e la scienza, allo scopo di
circondare di pi splendida luce i propri fasti e le proprie glorie.
Non era questa u n a divisione della grande Chiesa Cattolica, m a un
conveniente ordinam ento dei suoi m em bri g iu sta i bisogni speciali
di allora, quando anche civilm ente, sb ran ati gli stati cristiani in
briciole, gareggiavano per la p ropria indipendenza sin quei che un
muro ed una fossa serra.
V enne il secolo xiv quando, rovesciato il feudalism o, i popoli
com inciarono ad assorgere ad una pi intensa coscienza della propria
u n it nazionale. P aralleli a questo m ovim ento sorgono, sebbene per
altre cagioni, i g ran d i Ordini M endicanti i quali, a differenza del
m onacato benedettino e del clero anteriore legato alla propria Chiesa
a lla quale e ra stato incardinato, costituiscono u n a num erosa com
p ag n ia di m ilizia spirituale alla diretta dipendenza del potere cen
tra le e della C uria Pontificia.
I F rancescani e i Dom enicani dissiparono perci in un certo senso
le b a rrie re diocesane e territo riali ; essi non fecero come i monaci,
i quali di fronte alla chiesa vescovile, avevano organizzato a n c h essi,
non gi un Ordine, m a u n altra ecclesia, p u r essa locale, con clero e po
polo a p arte, a dipendenza dell "abbate. I Mendicati ti invece, costituirono
u n a corporazione interdiocesana, che doveva essere il braccio destro
del P ap a, e di fronte al dim inuito senso della gran d e u n it della fa
m iglia di Cristo, attutito allora alquanto a cagione delle m eschine

com petizioni locali, eaai si proposero di fungere da araldi e da m is


sio n ari, non di questa o di quella diocesi, m a della Chiesa Cattolica,
della grande Chiesa, come gi la chiam ava Celso nel n i secolo.
A questa nuova concezione delia vita ecclesiastica e regolare
che in sul momento sorprese i contem poranei, come pi tardi dove
vano destare sorpresa i G esuiti quando nelle loro Regole fecero a
meno dell'Ufficio Corale, dovettero piegarsi ed ad attarsi anche alcune
tradizioni liturgiche, che sino allo ra erano state in onore presso tu tta
la C ristianit,
I M endicanti non erano addetti o incardinati a nessun Titulus
o ecclesia determ inata, ma costituivano la squadra volante a llimme
diato comando del potere centrale, del minister generali^ e del Papa.
Essi quindi, invece che ad ttulu m N. N. A equitii, Eusebi, ecc., rice
vevano gli ordini sacri al servizio de catholca, come si sarebbero
b ellam ente espressi nel n i secolo. L attu ale titulus paupertatis,
che adesso s invoca per le ordinazioni dei regolari, esprim e sem pli
cem ente u n a deviazione g iu rid ica del prim itivo senso della parola
Titulus, passato ael medio evo a significare, invece del luogo sacro,
l annesso reddito patrim oniale che assicurava il sostentam ento del
l'ecclesiastico che v era addetto.
I F ra ti Minori adottarono sin d alla p rim ora il Breviarium C'uriae
P apalis, che era assai pi leggero di quello che recitavasi allora
nelle g ran d i basiliche rom ane. P er iniziativa del G enerale Aimone
e collapprovazione di G regorio IX , essi anzi spinsero ancora pi
oltre le loro riform e litu rg ich e, non escluso il calendario, nel quale,
elevato il rito di m olte feste da tre a nove lezioni, aggiunsero un
buon num ero di santi scelti da tu tti i paesi d Oriente, m a soprat
tutto d a llItalia, Radulfo di T ongres ha vivam ente censurate queste
innovazioni nel suo De Canonum Observantia, n fa duopo di se
guirlo in quella polemica pettegola. R esta per sempre vero, che fu
questo il momento in cui la tradizione litu rg ica rom ana che siamo ve
nuti sin qui seguendo, irrep arab ilm en te naufrag, per' d ar luog'o ad
una disciplina liturgica meno isp ira ta bens a criteri locali, m a forae
pi intonata ai nuovi bisogni universalistici della Chiesa Cattolica.
Le innovazioni, por quanto ard ite, erano pur logiche, e rientravano
perci nelle consuete regole ecclesiastiche. 11 giorno cio in cui il
Breviario ed il Calendario speciale di Roma divennero obbligatori per
lin tera C ristiauit, anche i codici Rom ani dovettero indebolire il
loro romanesimo, e spogliandosi del loro prim iero carattere locale, fu
duopo che divenissero gli esponenti della piet dell'intero orbe.

38

CAPITOLO II.

Lefficacia deUammc ciclo liturgico sulla educazione


della piet popolare.
Qui diamo al vocabolo litu rg ia il suo pi largo significato, in
tendendo di p arlare di tutto quel complesso di sacrifici, d i riti, di
canti, d'ispirazioni artistiche su ll animo dei pittori, degli scultori,
degli arch itetti, i quali disposano al genio la pregh iera loro, perch
n e venga fuori ledificio del tempio cattolico. L itu rg ia insomma viene
qui in tesa nel senso d'u n a vasta ed ordinata sintesi d affetti verso
il bene sommo ed infinito, m ediante a quale la Chiesa perenna
quel culto perfetto in spirito e verit, che il Cristo venuto a re n
dere incessantem ente al suo divin P adre.
Questo della litu rg ia pertanto u n poema m eraviglioso, che tra
scende i capilavori di qualsiasi a ltra civilt ; poema alla composi
zione del quale hanno contribuito i geni pi potenti dell um anit,
e che, meglio che riflettere la m oltipli'cit di tutti questi compositori
um ani, rispecchia invece la divinit d quell'unico Spirito, il quale
anim a e m odera tutto il m irabile complesso del mistico corpo della
Chiesa.
Ma la sacra liturgia non com prende sem plicem ente i rapporti,
ossia le elevazioni della Chiesa al suo Cristo, e a D io; essa contiene
altres e trasm ette a noi, credenti, la parola divina della T riade au
g u sta ; ed p er questo che la litu rg ia, non esercita solam ente l effi
cacia della sua preghiera sul cuore di Dio, -- omnipotzntia supplex
m a dispiega altres u n azione preponderante su llaniina um ana n a
tu ralm en te cristiana, e in modo p articolare su lleducazione religiosa
delle masse. in questo senso che la litu rg ia sin da antico venne
chiam ata la regola del credere : Legem oredendi lex statuat supplicandi.
N si tra tta qui duna catechesi o m editazione a base da stra
zioni e di vocaboli metafsici, di cui il popolo non riesce quasi mai
a p en etrar quel che si cela sotto il velame detti versi strani. La litu rg ia
invece, vero portavoce di Dio vuol riuscire em inentem ente po
polare, perch prende luomo siccome composto, cio di spirito e di
m ateria, il quale quindi desum e ed astra e l intelligibile dal sensibile
che, a cagione delle qualit esterne, cade sotto i sensi. E ssa perci,

39

p er arriv are con sicurezza a lla m ente, conquista prim a e soggioga i


sensi e il cuore, e p er mezzo di tu tte le a ttra ttiv e dellarte, della p it
tu ra, della scultura, dell arc h ite ttu ra , della m usica, della poesia,
della lette ra tu ra, incatena la fantasia 6 la costringe a far da an eella
alla fede, n e ll atto che questa trasm ette alla m ente il m essaggio
di Dio.
E so p rattutto sotto q u estaspetto, che potrebbe anche chiam arsi
pedagogico, che vuole qui esser considerata la sacra litu rg ia, facen
done cio rilevare l im m ensa efficacia che ella pu esercitare nella
form azione catechistica dei fedeli, qualora, come gi in antico, questa
litu rg ia ecclesiastica venisse intensam ente e collettivam ente vissuta
dalla fam iglia cattolica, come appunto vuole lo spirito della Madre
Chiesa.
P er quanto i paragoni possano aver sempre qualche cosa d'odioso,
pure alle volte essi s'im pongono. Oggi noi con sorpresa e m eraviglia
constatiam o che, m algrado i nostri sforzi di celebrare funzioni, cr
coli, centenari, la scienea di Dio non progredisce gran fatto tr a i
C ristiani, anzi diviene ogni d p i estran ea alla societ m ondana ed
indifferente, in mezzo alla quale viviam o. A nche quei che si dicono e
vogliono essere cattolici, sanno relativam ente poco del Catechismo ;
e se i pi non ignorano le formole degli atti teologali, non si pu
dire p er questo che il Santo V angelo sia veram ente la form a e la
regola di v ita di tu tti quelli che pu r dnno il nome ai vari cireoli
cattolici.
L insufficicnza di questa scienza di Dio in te rra non est scientia
Dei in terra> lam enterebbe u n a ltra volta il P rofeta apparisce
anche dalle varie forme recenti d arte e di le tte ra tu ra pietistica, a
com inciare da quelle forme di snervata piet, tanto cara ai piccoli ed
eleganti lihriccini di devozione dallo stile Serao, a singhiozzi e tutto
pieno di puntolini e di sospensioni, a base assolutam ente di senti-,
m entalism o. T ali opere, se sfruttano la pi trem enda ed insiem e la
pi cieea delle nostra potenze, il cuore, uon fanno per davvero luce
allintelletto. Il danno non potrebbe essere pi irreparabile ; giacch
dopo la commozione del m om ento, sbollita, insiem e coi verdi anni,
la fiorita fantasia d elladolescenza, quando incominciano lo prim e
lotte della vita, il giovane o la gio v an etta che sino a ieri cercavano
nel pietism o, non il nutrim ento della fede, m a lo sfogo del sen ti
mento, sentono allora tutto il vuoto dellanim a loro, e disperando
della religione, che non hanno m ai rettam ente conosciuto, cadono
nel b aratro della m iscredenza.
Donde tan ta rovina? C ertam ente dalla loro errata educazione re li

40
giosa che a sbalzi ha loro messo in sussulto il cuore, senza per cu
ra rsi troppo di deporre nella m ente quel deposito d eterne verit, quali
p er noi sono il Cristo, luce, cio via e vita. Assai Bpesso n ell'ed u
cazione dei fedeli, oggi si studia d 'a ttra rli a questa o a quella p ra
tica di devozione. Gli antichi P ad ri, veram ente, non ne conoscevano
che u n a di devozione, vasta com vasta la Chiesa Cattolica, santa
della stessa san tit sua, e che, senza stabilire alcuna antitesi o n e
g are tu tte codeste m inuscole form e di piet com prese nei nostri
m anuali, le conteneva per em inentem ente tutte. Questa devotio, da!
verbo devovere, che im portava l'in te ra ed assoluta dedizione di tu tto
l'uom o a Dio, la stessa vita cattolica attin ta alle sue pi pure e
prim arie scaturigini, che sono i S acram enti e la litu rg ia,
F u g i u n fatale errore del protestantesim o, quello d 'av ere in d i
vidualizzata la religione a cagione del libero esame, e d 'av er posto
in n an zi a Dio P adre, non u n 'u n ic a fam iglia credente, m a dei sem
plici individui. Essi, cio i protestanti, sono venuti cos a rinnegare
il carattere sociale della Chiesa, concedendo al Cristo, meglio che un
mistico corpo, delle m em bra a b ran i. Lo spirito invece della litu rg ia
cattolica essenzialm ente sociale, dal carattere pubblico, sensile,
dram m atico. E qui sta il secreto della sua antica popolarit. P reg a
per me , diceva uno dei fedeli al vescovo F ruttuoso, m entre stava
g i per ascendere al rogo. E d egli, colla prece del canone rispose :
Conviene che io preghi per tu tta q u an ta la cattolica Chiesa, sparsa
SU tu tta la te rra ,
L a Chiesa, osserva sant'A m brogio, presenta la forma pi perfetta
di lodevole comuniSmo e di vita sociale. Essa, come sta ta redenta
collettivam ente e com ' costituita collettivam ente, cos crede, spera,
am a collettivam ente, collettivam ente com batte, collettivam ente viene
perseguitata, collettivam ente prega, collettivam ente trionfa.
E ssa vive del Cristo ; non del Cristo capo, am putato del suo mi
stico corpo, m a del Cristo capo e corpo, quod est Ecclesia.
L anim a, il pensiero, il palpito collettivo di questo immenso ed
u n iversale cuore che la Chiesa, rappresentato da tu tto quel com
plesso dt religiosit e di culto che pi sopra ho chiam ato liturgia.
Q uando la Chiesa ora, il Cristo, lo Spirito che orano, e la prece,
o ltre la forza che esercita sul cuore di Dio, contiene altres la norm a
d i vita pei credenti. Domine, dace nos orare, dicevano um ili gli
A postoli al Divin Salvatore. Sic vo$ orabitis, rispondeva il Cristo;
sic, e ne dava la formola, iniziando cos la Chiesa ai secreti di
quella preghiera che detta : omnipotentia supplex ; secreti che di
poi si sono sem pre conservati nella cattolica societ, quasi u n sacro

41

patrim onio di fam iglia, il quale, in g razia della divina g erarch ia, si
trasm ette di generazione ili generazione.
Dico che la litu rg ia contiene u n insegnam ento ascetico sopra
ogni altro autorevole, perch non esprim e tanto il sentim ento d alcun
d ottore privato, ma procede dalla stessa verit eterna che Dio, e
che ci parla per mezzo di colei che ha stabilito ii- te rn i: coiumna et
firmamentum vertatis. Dico che la litu rg ia contiene u n in seg n a
mento efficace e il pi conforme alla n atu ra della psiche um ana,
specialm ente fra il popolo eternam ente fanciullo, perch essa non
consiste in una nuda speculazione dell'intelletto, m a invoca invece
tu tte le risorse d ell'arte, della m usica, della pittura, della scultura,
della letteratu ra, a sospingere in alto lo spirito, dando al culto sacro
e popolare una form a prevalentem ente dram m atica, quella cio che
pen etra pi addentro n e ll'a n im a delle turbe.
L a sacra litu rg ia contiene infine u n insegnam ento che insiem e
il p i completo, perch essa non si sofferma quasi esclusivam ente,
come fanno tante volte le devozioni personali, su d un p artico lare mistero, m a nel corso dell'intero anno svolge e spiega ai fedeli con or
dine stupendo tu tta la serie dei dogmi di nostra san ta Redenzione.
L a litu rg ia il vero B reviarium , ossia il compendio della S crittura,
l'esposizione popolare della divina rivelazione e di ci che dobbiamo
credere per salvarci : Le.ge.rn, credendi lex statuat supplicand.
Ma il m araviglioso si , che questa rassegna, questa serie an
n u ale dei m isteri cristiani, non ha sem plicem ente un carattere storico
e commemorativo di avvenim enti gi trascorsi. Gi la Chiesa ce li
rap p resenta sotto u n a ce rta form a dram m atica che la pi a tta a
penetrare nellanim a popolare, e ehe ce li fa veram ente rivivere. Ma
di pi, il Cristo non passato: Iesus Christus lievi, hode, ipse et in
saeoula. Egli sem pre n ella sua Chiesa, e se una volta nacque, pre
dic, pat e risorse sotto Tiberio e Ponzio P ilato, il contenuto spi
ritu a le di questi m isteri di redenzione si svolge quanto lu n g a la
v ita secolare della Chiesa, giacch in essa appunto che il Cristo
ancor oggi nasce, insegna, redim e le anim e, applicando loro i frutti
della su a Redenzione.
*

Non ostante che nel Breviario e nel Messale, a d atare dal tardo
medio evo, si distinguano due parti, il proprum da tempore cio, e
il proprium Sanctorum, questa distinzione tu ttav ia non vuole rom

42

p ere l'u n it m aravigliosa del ciclo liturgico, che essenzialm ente


cristologico : Finis legis Christus. Come nelle antiche basiliche, la
rap p resentazione delle scene evangeliche espressa a mosaici ed a
colori lung-o le pareti delle navi la terali, preparava l'anim o al
trionfo del Cristo Pantocrator che nel centro aureo del catino absi
dale s'assid e maestoso sulla cattedra della sua divinit, cos il vero
ciclo liturgico della Chiesa rappresentato dal Proprium de tempore,
il quale d a llA vvento, attraverso le quattro settim ane d 'a tte sa prim a
di N atale, attraverso l Epifania, la q u ara n ten a del digiuno di Cristo
nel deserto, la quindicina della sua Passione, la cinquantina delle
feste P asq u ali, sino allAscensione, alla Pentecoste, in teg ra la nostra
form azione catechistica sul mistero del Cristo. Form azionesolida questa,
e ehe viene com piuta dalla Chiesa con pedagogia tu tta divina, perch
essa non c insegna sem plieem ente il Verbo, m a vuole per mezzo di
cosi lungo, diciamo cos, allenam ento spirituale, form are in noi l a
b ito del Cristo : Hoc enim sentite in vobis quod et in Christo lesu.
P er questo il ciclo Evangelico della Chiesa occupa tutto intero
l anno, perch i fedeli non diano sem plicem ente uno sguardo ai mi
steri, m a con continui atti ed esercizi di piet analoghi allo spirito
che il m istero vuole trasfondere, rip etu ti che siano per giorni e set
tim ane, l anim a, direi, quasi se li assim ili, si trasform i in essi, in
modo d a celebrare, non sem plicem ente u n avvenim ento storico da
lei distinto, m a u n aspetto nuovo della p ropria vita interiore, che
appunto quella m istica del Cristo nel cuore dei credenti.
P erch la litu rg ia consegua questo altissim o scopo, bisogna che
essa sia quale la volle applinto la Chiesa, un m etodo, oltre che u n a
p reg h ie ra di tutto l uomo, an zitu tto catechistico: u n sistem a d edu
cazione sp irituale, il quale perci ha le sue leggi, i suoi esercizi,
come qualsiasi a ltra scuola.
Il fine che si proposto la riform a p ian a del calendario della
Chiesa U niversale collaver alleggerito il proprium, Sanctorum di
m olti uffici di S anti, stato appunto quello di rito rn are in onore
l'a n tic o proprium de Tempore, tenendo conto della sua serrata ed
in tan g ib ile u n it, dall'A vvento sino all'u ltim a dom enica dopo P en
tecoste. Chi vuol am m irare la bellezza di questo poem a liturgico,
b isogna che lo gusti nella sua integrit, tenendo conto delle sue in
te rn e divisioni a mezzo di cicli o serie speciali, senza che queste
serie siano troppo spesso spezzate, direi anzi soffocate, d al Proprium
Sanctorum, il quale, cotn noto, non ha u n it alcuna, perch ogni
giorno o festa et da s. E ppure, in questi ultim i secoli il proprio
dei Santi aveva finito per prendere quasi la rnano ed il soprav

43

vento, nascondendo dietro i suoi innum erevoli festeggiam enti le lineo


classiche dell'an n u ale eiclo de tempore, poem a classico dovuto al
genio degli antichi P adri.
Le feste dei Santi sin da antico trovarono posto n el calendario
ecclesiastico, Siccome per esse non costituiscono una serie a parte,
m a o gnuna sta da s, d istaccata dallaltra, cos nel periodo aureo
della liturgia, la Chiesa ne ingem m ava sapientem ente il proprium de
tempore, con un gusto e con u n senso di proporzione estetica tu tta
speciale, appunto come aveva gi fatto l'a rtis ta nella basilica c ri
stiana, quando nel fondo dellabside, a dar risalto alla figura g ig a n
tesca del Cristo, aveva rappresentato u n a sobria corona di M artiri
ai suoi piedi, i quali gli presentavano i loro diadem i gem m ati. Questo
appunto e lo scopo del p ro p riu m Sanctorum nel Breviario e nel
M essale; non di sostituire, non d indebolire l'efficacia del ciclo de
tempore, ma dadornaro e di dargli m aggior grazia e variet, aprendo
n el suo seno di tanto in tanto quasi u n a piccola parentesi, a dimo
strare praticam ente per mezzo d alcun esem pi bene scelti in mezzo
all'im m enso campo dellagiografa, in qual modo la v ita ed il m i
stero del Cristo possano essere riv issu ti e realizzati dai credenti.
Ma queste p arentesi vogliono essere sobrie, e so p rattu tto ben
d istrib u ite. Pel resto, opportuno che rim an g a libero 6 in ta tto il ciclo
de tempore, e noi non potrem o far di meglio che ispirarci e se
condare questi ideali della Chiesa, quali appunto ci h a espresso
neU 'ultim a riform a del B reviario P iano. L a Sede Apostolica, ispi
randosi ai principi tradizionali di san Pio V e di Benedetto XIV,
con u n a delicatezza m eravigliosa ha incom inciato a restitu ire a llanno
liturgico le sue linee prim itive, alleggerendolo qua e l delle a g
g iu n te d un'epoca posteriore.
L 'im presa sem brava abbastanza delicata, trattan d o si d 'u n edi
ficio sacro, dove ogni epoca ed ogni gustg v aveva portato il proprio
contributo. Ma Pio X d im m ortale memoria, ha operato la riform a
con criteri sicuri, e insiem e con senso di g rande discrezione. C erta
m ente, non tutto stato fatto ; giacche in u n antico edificio cosa
estrem am ente scabrosa il m etter mano alle aggiu n te posteriori che
si sono sovrapposte a lle linee prim itive. Questo compito n el campo
litu rg ico riservato alla sola Chiesa. Noi, per mezzo so p rattu tto
della diffusione della cultura ecclesiastica tra il popolc e tra il clero,
possiamo per preparare il terreno alle iniziative della suprem a au
torit, avendo in m ira, non di fare dell'archeologia, m a di rico n d u rre
le anim e direttam ente alle sorgenti della piet cattolica, m itigando
il loro attuale carattere individualistico, e dando loro form a pi

44

sociale. Mi si dom anda nella diffusione della cultu ra litu rg ica


qualche cosa di pratico, come, per esem pio, qual sia il m iglior me
todo p er ascoltare con frutto la sa n ta Messa 0 ricevere la Sacra
Com unione ?
Io non saprei suggerirne altro, che il rivivere la sacra litu rg ia
nei suoi cicli, i quali tutti convergono verso Ges Eucarstico, e nel
sacriiicio della Croce e dellA ltare riconoscono la realizzazione e la
continuazione di quanto essi propongono alla nostra fede, alla spe
ran z a, all'am o r nostro.
L a Messa e la Comunione, oltre il loro significato essenziale,
assum eranno quindi, a seconda del tempo, un significato tutto spe
ciale, e s avr cosi nella piet del popolo quel senso di ricca variet
che soggioga le sue facolt, e fornisce ognor abbondante pascolo
anche alla devozione privata. Cosi, nelle quattro settim ane dAvvento,
l'u m a n it in v irt della promessa di Dio fatta ai P rogenitori, ad
Abram o ed a D avid, si sente quasi gravida del Cristo. Qui fu t Abra
ham ... qui fu it Adam.
Ma la gioia di cui la riem pie questannunzio del futuro Reden
tore, tem perata dall'austero insegnam ento del B attista che, a pre
p a ra re le vie del Cristo, predica la penitenza e la conversione dei
cuori. N on si tra tta d avvenim enti orm ai trascorsi e superati. Quegli
che nato u n a volta a Betlehem durante il censim ento di Quirino, deve
rin asc ere m ille volte nel cuore dei fedeli m ediante la grazia; deve
so p rattutto fare la sua E pifania 0 apparizione in mezzo a tante n a
zioni che, al p ari d Israele, ancor oggi attendono sonnacchiose la
sua v enuta.
Ma il cuore del Cristiano non la tomba del Cristo, in cui Egli
s ad ag ia immobile ed irrigidito. E gli invece vuole inhabifare per
ftdem in cordibus; vuole quindi crescere, muoversi, operare quel
m ysterium della redenzione nm ana che s accentra nella Croce.
L a dolcezza ingannatrice del pomo dell Eden ha diffuso nelle
n ostre m em bra il virus della disordinata concupiscenza. L 'opera di
riparazione del genere umano sinizia quindi nella Quaresima colla
q u ara n ten a sacra del digiuno nel deserto, in grazia della quale,
sbolliti gi gli ardori delle passioni, anche la m ente diviene p i dis
posta a in tendere quel Verbo di vita eterna che faceva altra volta
in o rrid ire la prevaricatrice progenie d bram o quando diceva a Mos:
P arlac i tu, e non ci parli lahv, pereb non abbiam o a restarne
colpiti di m orte.
La Q uaresim a quindi come u n periodo d addestram ento alla
p alestra della m ilizia cristiana, l im m agine della litu rg ia un

45

vasto corso d'E sereizi S pirituali imposto a tu tta in te ra la C hiesa;


uno stadio particolare nel divino sistem a dell ascesi cattolica,
d u ran te il quale ci diamo di preferenza agli atti della cos d etta via
pu rg ativa. Il digiuno corporale e l'esercizio della m ortificazione si
propongono lo scopo di purificare i sensi e di attaccare il nostro
corpo alla Croce di Cristo eoi chiodi della penitenza corporale. L in
segnam ento poi catechistico che ci viene im partito con m aggiore
frequenza durante la sacra Q uarantena, ha per fine di purificare
l an im a colleterna verit, riparando a quel colpevole annebbiam ento
delle nostre facolt spirituali, che u n effetto del peccato originale.
Il ciclo quaresim ale ci m ette su lla strad a del Calvario ; m a per
poter en trare a parte del inerito della redenzione, bisogna u n irsi al
D ivin Crocifisso o, per dirla con u n a frase energica di Paolo, n e
cessario che ciascuno, rivivendone la D ivina Passione, fac u tportem
Chrsti mortem, can ta la Chiesa agg iu n g a la propria p arte, cio
la cooperazione personale, a quanto m anca alla passione di Cristo.
Dopo la Q uaresim a perci, viene la P asqua, cio l aspro e defi
nitivo passaggio dalla vita sensuale a lla m orte del peccato e del de
monio, per risuscitare insiem e con Cristo a vita nuova, v ita tu tta
divina. Quod autem v vt, vivit Deo. E nella P asqua cos che la con
cezione della vita cristiana si allarg a e ci apparisce, non g i p re
cisam ente sotto il suo desolante aspetto negativo d abdicazione e di
penitenza, m a nella ricchezza del suo contenuto positivo : Si consurrexisiis cum Christo, quae sursum sunt qvaerite, quae sursum sunt
sapite. Il cambio stato vantaggioso. L intristito ram oscello dolivo
selvag-gio stato reciso bens dal piantone che s abbarbicato su l
larido scoglio, m a stato invece innestato a llalbero sem pre verde
di Cristo m orente, l im m agine com plessa dello stesso Paolo
perch vva oggimai della stea morte vivificatrice.
Il Sacrificio P asquale espia il delitto dell'um anit e la riconcilia
nuovam ente a Dio. Questi placato, l adotta di bel nuovo in g razia
di Ges alla dignit di figlia di Dio, e come tale, m ette tu tti g li uo
m ini a p arte dei suoi secreti e dei suoi tesori.
Se la cinquantina del ciclo pasquale pu paragonarsi a quello
che negli Esercizi S pirituali si chiam a via illum inativa, il tempo di
Pentecoste ha una stretta analogia colla via unitiva. Poich voi
siete divenuti figli, insegna l Apostolo Dio ha trasfuso in voi
e v h a com unicato Io Spirito del proprio Figliuolo, onde in lu i che
voi l invocate : Abba, o P adre. Questo Spirito consolatore ed Avvo
cato, il quale perora in nom e vostro innanzi al Signore la vostra
causa, pur quegli che il P adre v ha concesso in dono, onde vi sia

4e
di g ara n zia che voi siete realm ente fig'li ed eredi suoi, E come solo
10 spirito delluomo pu p enetrare il labirinto d ellum an cuore, cos
Dio a m anifestarci, siccome a fi g li, g l'in tim i suoi secreti, ci ha co
m unicato il proprio Spirito, il quale c inizia alla pi perfetta gnosi
d i tu tta in tera la verit.
O ram ai, dopo la Pentecoste, 1 opera di riparazione dell um an
g en ere ha toccato il punto suo culm inante. Cristo ed il Paraclito
abitano e vivono nel cuore d ellanim a fedele, la quale cos in grado
di rendere all'au g u sta T riade quelladorazione perfetta nello Spirito
e n ella V erit, quale sola il P adre ricerca. Ecco il profondo significato
della solennit della Santissim a T rinit, che chiude l ottava di P en
tecoste ed inizia il ciclo delle circa ventiquattro settim ane, quante
n e corrono dalla domenica della T rin it a llAvvento. Questo lungo
ciclo che com prende quasi una m et dellanno liturgico, sim boleggia
la d iu tu rn a storia della Chiesa attraverso i secoli, storia che h a per
punto di partenza la prim a P entecoste cristiana celebrata dag-li Apo
sto li nel Cenacolo, e term ina colla seconda parusia del Cristo nel
suo secondo Avvento in qualit di giudice, alla fine del mondo. Ecco
11 significato profondo delle due pericopi evangeliche sulla dissolu
zione del cosmo e su llapparizione del Divin Giudice, che la litu rg ia
ci fa leg g ere nellultim a dom enica dopo la P entecoste e nella prim a
d Avvento.
I l ca ratte re di questa litu rg ia cRe abbraccia ben due Btagioni del
lanno, dei pi com plessi; ed una viva im m agine della v ita stessa
d ella Chiesa. Continuam ente osteggiata dagli avversari e p u r sem pre
trio n fan te, im plora il divino aiuto contro di loro, m a intona in p ari
tempo l'in n o della vittoria. A ccom unandosi ai fragili figliuoli d Eva,
esprim e talora con dei veri ru g g iti di contrizione il dolore di cui la
riem pie la coscienza dei peccati del suo popolo, m a in pari tempo
proclam a ad alta voce lineontam inata sa n tit sua, che non pu ve
n ire offuscata d a llum ana m alizia. La Chiesa una, santa, cattolica
ed apostolica nella sua essenza e nella sua vita, esprim e m agnifica
m ente queste note nella sua litu rg ia, specialm ente du ran te il ciclo
dom enicale dopo Pentecoste, in cui attraverso le lettu re delle E p i
stole dei P rincipi stessi degli apostoli Pietro e Paolo, si rivive la loro
predicaaion e si sente che ledificio della n o stra fede s appoggia su
q u ellunico fondam ento profetico ed apostolico, sul quale il Cristo
co stru la sua Chiesa. In quelle pag in e si p arla dellu n it cattolica,
della g era rc h ia sacra, dei doveri dei fedeli verso le au to rit costi
tu ite, dei legam i sociali che uniscono i C ristiani alla fam iglia e alla
societ civile, della persecuzione N eroniana, della carestia di Pati;-

47

stin a e delle collette di 'beneficenza istituite tra i Greci. L a sto ria


di quel primo ventennio che costituisce insieme l et au rea della
Chiesa Cattolica, contiene pu re la profezia di quello che doveva pur
essere la vita della fam iglia di Cristo nei secoli a venire.
Ho appena accennato alle g ran d i linee che dnno alla sacra li
tu rg ia u n carattere di se rra ta u n it, e dentro il corso d 'u n intero
anno vengono a costituire come uno splendido cielo eristologico, un a
specie di m eravigliosa epopea, che rappresenta tu tta i-ntera la n ostra
civilt cristiana, A questo lungo ciclo di cinquantadne settim ane, e
che contiene lesposizione viva e dram m atica di tutto il Catechism o
Cristiano, conviene aggiungere l'a ltro breve ciclo ebdom adario, il
quale durante il corso di ciascuna settim ana celebra il capolavoro
divino dei sei giorni della creazione, e lo pone in relazione coi ca
rism i della riparazione del cosmo nel S angue del Redentore. Sant Ambrogio ha disposato il suo genio teologico allarp a della m usa
cristiana, e negli inni vespertini appropriati a ciascun giorno della
settim ana, ci ha offerto tale un saggio d musica celeste, che noi r iu
sciam o perfettam ente a com prendere le lacrim e d A gostino, quando
nei prim i tem pi della sua conversione ascoltava a Milano i cauti
am brosiani del popolo lom bardo.
L e settim ane d ellanno ecclesiastico costituiscono p ertan to un
ciclo eristologico serrato e intim am ente connesso, il quale can ta l o
p era divina della riparazione del mondo alla pienezza dei tem pi. Cia
scun periodo settenario di questo ciclo ne costituisca poi a sua
v olta u n altro, il quale ha p er oggetto la creazione stessa del cosmo.
R esta infine u n ultim o ciclo giornaliero, il quale in sette periodi o,
come le chiam a il B reviario, ore canoniche, commemora in p artico
lare ogni giorno i m isteri della passione e morte del Salvatore. Que
s tultim o cielo quotidiano, che poi la base degli altri due cicli,
costituisco a sua volta come la cornice al Sacrifcio Eucaristico, che
quotidianam ente viene offerto al Signore siccome l atto d orazione
perfetta in spirito e verit, che l'um anit, redenta offre alla T riad e
sacrosanta.
Ecco a rapidi tratti lo schema, direi quasi, lossatura d ellan tica
p reg h iera ecclesiastica. Ci vuol poco a vedere che essa, a cagione
del suo nesso e concatenam ento di ciascuna parte, costituiva u n vero
sistem a, il quale non si proponeva sem plicem ente lo scopo, come
ta n te volte in tem pi pi recenti, di lo d ar Do in un modo qualsiasi,
m a attendeva altres ad educare dei C ristiani. Questa solida form a
zione catechistica era appunto uno degli inten ti ai quali pi m ira
vano i Santi P adri, ed a cui subordinavano, a dir cos, tu tte le ceri-

_______

48
m onie del culto. L architettura, la decorazione, le p ittu re stesse della
casa di Dio dovevano proporsi il medesimo scopo ; cosi che in antico
arte, eloquenza, riti, preghiere, sacram enti, non erano a ltre tta n ti
elem enti cultuali indipendenti, m a tutto rien trav a a p arte di questo
vasto sistem a catechistico per l educazione del popolo cristiano.
Quando adesso leggiam o nel B reviario le Omilie che i Santi P ad ri
tenevano in chiesa ai fedeli, ci m aravigliam o come allora i3 popolo
potesse avere ta n ta conoscenza della religione da intendere quei di
scorsi, che oggi parecchi ecclesiastici talo ra non sono pi in grado
di capire. Questo decadim ento non per cos antico come si po
trebbe credere. In Ita lia nel secolo xv e xvi le m aestranze Toscane
e U m bre, le universit darti e m estieri, nei loro sta tu ti, nelle stesse
decorazioni dei loro oratori, dei loro vessilli, dim ostrano un a cultura
catechistica e sc rittu rale che vivamente, sorprende noi m oderni. Oggi,
parecchi cattolici si reputano p ratican ti sol perch leggono i Quin
dici S abati o le S cintille E u caristich e , e m agari nou sanno pi
rec itare latto di dolore; m entre sino al tempo dei nostri nonni la
piet popolare, prom ossa soprattutto dai g randi Ordini M endicanti
p er i quali la preghiera corale era il fulcro della loro sp iritu alit,
toglieva la sua ispirazione direttam ente dalla litu rg ia, e faceva le
sue delizie del piccolo Ufficio della Santa V ergine, di quello dei
Morti, dei Sette Salmi P enitenziali, ecc., partecipando cos della piet
della Chiesa e m ettendosi pi intim am ente a contatto col suo spirito
d i devozione. Questo contatto, non certo per colpa della Madre
Chiesa, nei tem pi pi recenti s dolorosam ente affievolito, cosi che
stato possibile ad alcuni, d im m aginare una doppia forma di d e
vozione, u n a liturgica ad uso e consumo del sacerdote quando dice
som m essam ente la messa, l a ltra priv ata dei fedeli, i quali pregano
p er loro conto. Che ne venuto fuo ri? L unit m aravigliosa tra la
fede e l'orazione, tra il catechism o e l a rte cristiana, tra il credo
cattolico e la vita sociale, che in antico costituiva come l'am biente
n a tu ra le nel quale il fedele veniva educato a religiosit, e form ava
quasi il tu tto dun vasto poema che voleva essere come il Vangelo
della, vita, s ' venuta praticam ente disgregando, cosi che nella co
scienza di taluni noi notiam o Una congerie d atti religiosi, ma senza
costituire un vero sistem a, senza u n a energica sintesi. Ne risultano
ta n te ibride conciliazioni, ta n te incongruenze, che hanno per base
u n a desolante ignoranza della dottrin a cristiana, anche in coloro che
p u r vorrebbero atteg g iarsi a p raticanti, e che invece chiam erei sem
plicem ente dei pietisti.
L a cagione di questa funesta dim inuzione del senso de] divino

in m olti, va forse in p arte a ttrib u ita , a mio um ile pensiero, a llinsufficienza d ell'attu a le sistem a catechistico, il qual oggi costituisce
come u n a disciplina a s, troppo d istinta dall arte religiosa e dalle
p reg h iere cultuali della Chiesa, m entre p er gli antichi tu tta in tera la
loro v ita liturgica era essenzialm ente u n a pedagogia di religione.
S im parava il catechismo sul grem bo della Madre Chiesa, perch lo
si riviveva in tu tta la pleiade delle sue m anifestazioni, cosi come s im
p a ra la lingua m aterna senza bisogno d alcun m aestro, solo perch
in casa non si sente che quella. Q uando invece, come succedeva a
s a n tAgostino pel Greco, si deve apprendere una lingua in teram ente
d istaccata dalla vita vissuta, allora costa assai pi fatica e non la
s im para m ai bene, perch dopo tu tto , non mai la lin g u a n o stra.
I P asto ri danim e, e soprattutto i Sommi Pontefici, anche recen
tem ente, hanno insistito p er questo sano ritorno alle antiche tra d i
zioni della Chiesa, invocando un m aggior riavvicinam ento della piet
cristian a alla sua auten tica form a liturgica, e in particolar modo,
u n a pi attiv a partecipazione del popolo ai sacri riti. Quando lau to
rit com petente ha parlato, a nessuno dei figli della Chiosa pi
lecito di esitare, di cavillarvi o di sofisticarvi sopra. L intento nobi
lissim o che si propone questo magnifico risveglio liturgico che colla
benedizione dei Vescovi e dei P ap i, gi si diffonde in molte diocesi
d Ita lia e dellestero, non gi di opporre piet a piet, quasi che
l odierna devozione del popolo cattolico contenga alcun che di cen
surabile; m a sem plicem ente, d intensificare questa stessa p iet, d elev arla ancor di pi, di m etterla in pi intim o contatto colla regola
suprem a della piet ecclesiastica, quella cio che contenuta n ella
divina litu rg ia della Ecclesia Mater.
Bevertim ni ad fontes sanati Cfregorii, narrasi dicesse Carlo
Magno ai suoi m aestri di cappella, quando seppe che la tradizione
musicale ecclesiastica in F ran cia aveva finito nuovam ente per a lte
rarsi. Lo stesso convien dire anche adesso. Lasciamoci istru ire dal
lesperienza dei Santi P ad ri, e ritorniam o a quei sistem i catechistici
che in tre secoli hanno convertito il mondo pagano in Cristiano, e
sugli avanzi della civilt greco-rom ana hanno fondato quella splen
dida d ella civitt cattolica. Non disgreghiam o p i oltre le m ultiple
m anifestazioni della vita religiosa, che devessere una, santa e catto
lica ; m a inquadriam ole, invece, ciascuna a suo posto, in u n a sintesi
com patta, in un vero sistem a, che rifletta appunto questa p erfetta
unit, questa trascendente san tit, e questa cattolica carit.
N elleducare, guardiam oci dal fare abuso della pi pericolosa ed
insiem e pi indefinibile delle potenze um ane, quel guazzabuglio che
4

ch u steb

I d ie r Sacram entorm n - T I.

il euore. Il sentim ento u n a facolt cieca e volubile, su cui non c


da far troppo assegnam ento, Cinsegnino quelle ta n te m anifestazioni
della p ie t popolare, soprattutto in certe regioni d Ita lia ove, per
difetto d istruzione catechistica, dopo quelle parate sceniche di p ro
cessioni e di g rida, di senso cristiano ne rim ane ben poco, cosi che
si te n tati di credere che al V angelo, il quale un sistem a in
sieme ed u n a vita, si siano sostituiti alcuni pochi riti religiosi.
Prendiam o tutto l'uom o com : sensi, cuore, fantasia, m ente, ed
eleviamo ogni cosa a Dio, Avvertiam o per in prim o luogo ad educare
il p ilota di questa nave, il capitano di questo drappello, che la
rag ione. Queste facolt non vogliono esser prese tu tte allo stesso
modo ; i sensi ci portano al bello, il cuore al buono e l intelletto al
vero. Ognuno va preso pel proprio verso; m a rispettiam o insiem e
cos l u n it del composto um ano, come quella di Do e della reli
gione che ce lo fa rivivere. U n solo Dio, u n a sola Chiesa, u n a sola
form a di piet cattolica; una insiem e, m a dai riflessi m ultipli, p ari
ad u n organiamo complesso m a intim am ente compatto, o meglio, ad
u n arm onia la quale risu lta da infiniti suoni. Io conosco soltanto
u n a piet, la quale corrisponda a tu tte queste condizioni ed abbracci
arm onicam ente teologia, arte, arc h itettu ra, m usica, tutto quello che
c di p i vero, di pi bello, di pi buono in questo misero mondo :
e questa quella che nel pi vasto significato da principio ho ch ia
m ato: litu rg ia cattolica.

SANCTAE ROMANAE ECCLESIAE FERIALI'!

N l. Le tre colonne del F eriale Indicano!


L a l a segnata A il F eriale prim igenio, quale indicato nel
C alendario Filocaliano e nei S acram entari.
L a 2a segnata E recensisce le feste m edievali notate nei lib ri
litu rg ici del secolo s i.
L a 3a segnata 0 indica le feste m oderne, inserite n el M essale
Romano dopo il secolo x i ii .

SANCTAE ROMANAE

M ense
A
29 in K alendas Decerabre

Saturnini in ThrosonU

80 Pridie

Andrei! o A postoli

M ense
1 K aleiidie
2 iv N on a s
3 ni

4 Pridie
6 Nonis
6 v ili I d a s

7 vii
8 vi
9 v

10 iv
11 n i
12 PridB
13 Idib u s

Eutycfa.io.ni fsp. in Callisti

Luciae v. m.
A ristom s in Portum

14 x ix K alendas Ianuarias
15
16
17
18
19

xvn r
x v it
xvx
sv
x iv

20
21
22
28

x iii
xn
xx
i

24 x
25 v ili

20 vii
37 vi
28 v

29 iv
SO iii
81 Pridie JSalendas

Thomfl

p.

lo v in i et Pastoris. Eugniae Virg. m.,


Anaatasiae. N ativit. Cimati
Stephani m.
Iobannis ap.
Timocentium.

Sylvestri ep. in Prfscill&e. In coemet Iordanorum, Doaatae, Paulinae, Rusticianae, H ilariae, Saturnina, Serotinae, Nom inandae

ECCLESIAE FEEIALE

Novembris
B
V igli. S. A ndreae in Basilio, lu n ii B assi
i n E xquiliia

Decembrs

B a rb arae v. ai.
S abbae in Cella Nova,
N icolai ep.
A m brosi ep.

Y bianae v. m .
F ranciaci X averii
P e tri C hrysologi ep.
Y igil. Im macxd. C oncept. B, M. Y.
Im m aoul. Concept. B. M. V.
S. M elcbiadis pap. in.

D am asi pap. in C allisti

Octay, Im m , Concept. B. M. V.
Eueebii ep.

Vigil. S. Thom ae p,

.ioma& &p. m ,

04

Mens e
A
1 KalendU

2 iv

Qefcav. D om ,

N onas

3 m

4 Pridie
5 N onis
6 vili Id u s
7
8
9
10
11
12

v ii
vi
v
iv
ni
P rid ie

E piphftn. D ili,

M iltia d is pp. In C a llisti.

13 Idibus
14
15
16
17
18
19
20

x ix
K a le n d a s Febrnaxiaa
xvni
xvn
sv i
xv
x iv
un

21 s u
22 x i
23 x
24 ix

F e lio is in P in cie.
M arcelli p a p . in P r isc illa

S eb a stia n i m* in C atacuinbls, F a b ia n i ep.


i n C a llisti
A g n e tis v . m . I n a g ello
V in c e n tii m , A .nastasii m o n ach i m . ad
aq u as S a lv ia s.

25 v iil
2G
27
28
29
50
51

vit
vi

g n a e da N a tiv ta te

iv
in
F rid ie K a len d a s Pobruarias

M ense
1 K a le n d is

2 iv N onas
B iii
. 4 P rd ie
5 N on ia

6 viii Xdus
7 v ii

8 vi

S olem n itaa S . M ariae.


fiu ty e h ii m . ad C atacnm b.
A g a th a e v . m.

Januario
0

B
Cirouimjdio P N, L, C*
SS. Nom inis leau.

T elesphori pap.
S. F am iliae Jesu, M ariae, Joseph.

H y g m i pap.

H y la rii ep.
P au li herem it. M auri Abb.

P riseae v. m .
M arii, M arthae, A udilacia et A baeuo.

E m eren tian etis

V. do,

A ntonii abb.
C athedra S. P e tri Stoinao.
C an u ti m art.

R&ymimdi conf*
Tim.oth.ei ep.

Conversio S. P a u li A post,
Sv P o licarp i ep. d .
S. lo h a n n is C hriaost, op,

SS. C yri et lo h a n u is Min,

F rancisoi S alesii ep,


M artinae K art.
Potei Nolasct.

Februario
Ig n a tii op* m.
B la sn ep. m.
A ndreao Corsini ep.
D o ro th eae v. m .

T iti ep.
R om naldi Abb.
lo lu u m is do M atha eonf.

5S

57
B

A polloniae virg. m,
SeUoiastiGtte virg.

IV

111

C y r illi ep. A lex. c.

S itiretia v . ni, C aloceri eb PartU&nii

P rid ie
Id ib u s
s v i K a le n d a a Murfciiis
xv

A p p a r it. B . IL V ,

SS, V II F u n d a t. O. Servom m B. M. V.
V iilw iiu ii m,
Fau&fcini e t Io v ita e Mm.

X17

xm
XII

S im eon is ep. m .

XI

Vili

N atalia P etri de Catliodra.

Concordiae. ad aanefram L aurojitiitm .

vii

P e tr i Danxiaiaa ep V lg il. S. M attiae A p.


S. M uttiae A p,

27 n i
28 P r id ie K a le id a a M artia *

<$>

<>

LE F E S T E DEI S A N T I

D U R A N T E IL C I C L O N A T A L I Z I O

F E S T E DI NOVEMBRE

29 Novembre.
SA N S A T U R N IN O M A R T IR E

Stazione alla basilica di san Saturnino


nel cimitero di Trasone sulla Salaria Nuova.
O ggi a Roma era in certo modo giorno politurgico, poich, oltre
a lla messa n o ttu rn a di sa n tA ndrea, anche nel cimitero di T rasone
su lla S alaria Nuova si celebrava la stazione natalizia di aan S atu r
nino. L a prim a m enzione di ta l festa contenuta nel Calendario
F iloealiano : I II K al. dee. Saturnini in Thrasonis.
G iusta le Gesta M arcelli, ean S aturnino, vir senex, du ran te la
perseeuzione dioelezianea, fu condannato dapprim a al trasporto delle
aren e d alle cave alle term e che quellim peratore faceva erigere in
Rom a ; m a siccome la pazienza, lo spirito di preghiera e le parole
eloquenti del M artire convertivano m olti alla fede, cos per ordine
del P refetto della citt fu condotto sulla via N om entana, ove insiem e
col diacono Sisinnio venne decapitato. U n pio cristiano a nome T ra
sone, insiem e col prete G iovanni, ne seppell i corpi in u n predio
sulla via S alaria Nuova, ove nei prim i an n i della pace fu ere tta u n a
b asilica in tito lata a S aturnino. Questo tem pio, successivam ente re
stau rato da A driano I, Felice IV e G regorio IV, si m antenne in piedi
sino al secolo xvi, Ivi appunto si celebrava questoggi una sinassi
eucaristica, che g i recensita nel Gelasiano.
U n a ltra chiesa in onore di san S aturnino sorgeva sullo spiaz
zato del Quirinale, e se ne h a m em oria fin dal seeolo xi. E ra affi
d ata alla custodia dei m onaci dellabbazia di san Paolo, e Sisto IV

- 6 0 vi apport dei restauri, perch era fatiscente. Venne dem olita sotto
Paolo V p er dar luogo alla sp ian ata che doveva aprirsi innanzi al
palazzo pontificio, sul colle Q uirinale.
L a festa di san Saturnino bens n o ta ta in questo giorno nel
S acram entario Gelasiano per il titolo della m essa era collettivo,
giacch riu n iv a quasi tu tti i M artiri sepolti in quel tratto della via
S alaria e che sono ricordati nelle Gesta M arcelli : Saturnino, C ri-.
san te, D aria, M auro, P apia, Sisinnio e altri. O ra invece, la messa di
sa n S aturnino quella comune ai M artiri ; m a le collette sono pro
p rie e ricordano esclusivam ente S aturnino.
Ecco lo splendido earme che p ap a Damaso, il poeta dei M artiri
Rom ani, pose sulla tom ba di san S aturnino su lla v ia S alaria Nuova:
INCOLA - NVNO CHHISTI FVEBAT - CABTHAGIJS'TS . ANTE
TEMPORE . QVO GLADIYS SEOVIT . PIA VISCEEA MATRIS
SANG VINE MVTAVIT PATBIAM NOMEXQVE . GENVSQYE
ROMANVM OIVEM . SAN'CTORYH . FECIT . OEIGO
MIRA 3JIDES KEIIVM . DOCYIT . POST . EXITTS INGENS
OVM . LACESAT . PIA MEMBBA . FBEMIT - GBATIANVS VT . HOSTIS
POSTEAQVAM - FELLIS . YOMVIT . CONCEPTA . YENF..VA
COGEBE SO N POTVIT . CHBISTVM . TE SANCTE NEGABE
IP S E TVIS PBECIBVS MEBVIT COMTESSVS ABIBE
STPPLICIS HAEC DAMASI VOX EST . VENEBAHE . SEPVLCHBVM
SOLYEBE . TOTA LICET CASTASQVE EEFYNDKBE - PBECES
SANCTI SATV BNIN I TVMVLVS . QVI A . MABTYBIS HIC EST
SATVBNIN E TIBI MAKTYB - MEA - VOTA BEPENDO

O ra cittadino di Cristo, lo e ra g i stato di C artagiiie,


Al tempo in cui una spada trapassava il petto della pia Madre. 1
P er il m erito del sangue m ut p atria, nom e e prosapia,
E d entrando fra i san ti, divenne cittadino Romano.
L a sua invitta fede dim ostr collin trepida morte.
G raziano persecutore frem e, fra ttan to che lacera sull'eculeo le
tue sacre m em bra;
Ma, non ostante che egli su di te rovesci tu tta la sua venefica bile,
N on pot tuttav ia indurti, o Santo, a rin n eg are Cristo.
Ch anzi per le tue preghiere m erit ancor egli d uscir di vita
confessando la Fede.
Sia questa la supplice prece di D am aso: si veneri questo sepolcro.
S ia p u r concesso di sciogliere qui i propri voti, e di dar sfogo
alle pie preghiere,
P erch questo il tum ulo del m artire Saturnino.
1 L a C hiesa, p erseg u ita ta d a llIm p ero Romano*

61
L oratorio di san S aturnino fu conservato a l culto sino ai tempi
di Nicol IV. Le Reliquie del M artire, per, non sappiam o quando,
vennero trasferite sul Celio, nel titolo di B izante. ,

L introito derivato dal salmo 63. Il giusto, pu r in mezzo al


cim ento, gode n ellntim o del suo cuore un 'im p ertu rb ab ile gioia, che
sgorga d allinnocenza della su a coscienza, e n u tresi colla speranza
n e l Signore. Solo m om entaneam ente gli em pi possono trio n fare e
riscu o tere ap p lau si; il trionfo finale appartien e ai Santi,
N ella colletta sinvoca il m erito del M artire, perch Dio soccorra
alle nostre m olteplici insufficienze.
0 Dio, tu che ci concedi di celebrare oggi il n atale del tuo
beato m artire S aturnino, fa altres che i suoi m eriti c im petrino il
tuo soccorso. P e r il S ignore.
L a lezione d eriv ata da v ari b ra n i della seconda le tte ra a T i
moteo (II, ir, 8-10, n i, 10-12). Paolo, g i prossimo al m artirio, al suo
diletto Discepolo, solidario cos n ella fede, come negli sten ti d u rati
per la sua propagazione, rico rd a che il V angelo da lu i predicato, in
sostanza, non altro che l annunzio m essianico di Cristo, m orto 6
risorto per la salvezza del mondo. Paolo, allora in ceppi, sen te di
non essere reo ehe di questo d e litto : quasi male operane *, d avere
cio an n u n ziata la salute del mondo p er mezzo della fede in Ges.
Q uesto il nobile delitto di P a o lo : G es salute del mondo. Questo
il delitto ehe sar altres im putato dopo di lui a tu tti gli altri m a r
tir i: * quasi male o p e r a m i. L Apostolo quando scrive a Tim oteo,
avvinto dalle catene, m a: verbum Dei osserva non est a lli
gatim i. Questo Verbo pertan to di lib e rt e di verit trionfer dei
suoi avversari.
Il responsorio g rad u ale d eriva dal salm o 36, ed accenna al d i
verso valore che il dolore ed i m ali d ella vita presen te assum ono
p er il giusto colui cio la cui fede operativa per mezzo della ca
rit , e p er l empio. Il giusto saffida in Dio, pel cui nom e appunto
egli affronta il cimento del tiranno ; il suo capo potr quindi cadere
sotto il colpo della scure ; m a quella m orte solo apparente e visibile,
g iacch il m artire che cade addorm entato nel sonno della m orte, si
ab b an d o na nelle b raccia di Dio che, al d ir della S crittura, alim en ta
il suo spirito collantidoto deHim m ortalit, Q uanto dunque d ev'esser

62
dolce questaddorm entarsi al cospetto dei furibondi carnefici, p er r i
svegliarsi u n istante dopo tr a le braccia del Signore, in paradiso.
I l verso alleluiatico tratto dal Vangelo di san G iovanni (v m , 12).
Chi mi segue, dice Ges, per la via del Calvario, quegli non sar
offuscato dalle tenebre delle carceri, n dalle nere nubi degli odi dei
persecutori. Il Signore briller come u n a fulgida stella innanzi al
suo spirito ; luce questa di verit, che lo guider p er ogni dove, e
che g li far dire, come il m artire Lorenzo nella sua passione : Mea
n ox obscurum non habet, sed omnia in luce clareseunt. Questa luce
inestinguibile ed interiore, la san ta Fede.
L a pericope evangelica nel C apitolare di W urtzburg era tra tta
da Marco c. s u i , 5-13, m entre n e llodierno Messale deriva invece da
M atteo x, 26-32. Ges vuole che, g iunto ehe sia il tempo d aununziare a tutto il mondo il Santo V angelo, quando cio, dopo la venuta
dello Spirito Santo, Israele avr rip u d ia ta la propria eredit m essianica,
i suoi discepoli predichino ovunque ed a lla scoperta quella parola
della Fede che deve salvare il m ondo. L annunzio di questa parola
di v ita coster la m orte ai predicatori evangelici, come g i l era costata
a l M aestro ; m a essi non perderanno n u lla p er questo, m entre il loro
supplizio sa r come un chicco di g ran o che, deposto n elle viscere
della te rra , frutter poi cento p er uno. Cento la m isura piena e
p erfetta ehe conviene ai M artiri, perch non solo colla loro m orte
acquistano u n diritto speciale a p arte cip a re con Cristo alla resurre
zione gloriosa, m a anche qui in te rra la loro testim onianza cruenta
diviene p er la Chiesa u n valido argom ento della divinit della fede ;
siceh, come sesprim e T ertulliano, il loro sangue sem pre seme
feeondo di nuovi cristiani.
Il verso p er loblazione dei doni, tra tto dal salmo 20. T u, o
S ignore, il capo di questo reietto daHuniano consorzio, di questo
g iu stiziato, l hai circondato d u n prezioso diadem a. M entre egli in
n an zi ai giudici ascoltava la sua sentenza di m orte, pensava che
lo si
espelleva dal numero dei vivi non ta n to per lui, m a perch
in lu i
si voleva espellere te, cui il m ondo odia. E g li allo ra sollev
in alto il cuore, e riflett che eri tu che p ativi in lui, giacch egli
p ativ a p e r te. Domand adunque in g raz ia la v ita ; non g i quella
m ortale, che era purtroppo in b alia degli uom ini e che stava g i p er
essergli to lta dal persecutore. Q uesta m iserabile e fuggevole v ita egli
non l'am av a, ch anzi, prodigo del suo sangue, la dava volentieri
p er te. D im and invece la vera vita, il consorzio della tu a risurre-

63
zione, la vita indeficiente di cui tu sei fonte, vita di luce, di g raz ia,
di gaudio, T u 1' hai esaudito, ed ora il g i condannato a m orte e
giustiziato, trionfa insiem e con te, e giudica i suoi stessi persecutori.
N ella preghiera prim a d ellanafora oggi supplichiam o il Signore
a santificare il nostro sacrificio, a darci cio le convenienti disposi
zioni di fede e d amore, perch l offerta eucaristica, san ta in se stessa,
anzi, fonte d ogni san tit, sia altres tale d a p arte degli offerenti,
cosi che per l'intercessione del M artire, valga a renderci propizia la
divina clemenza. Ecco il testo della splendida colletta :
Santifica, o Signore, l oblazione ehe stiam o per co n sacrarti, e
intercedendo per noi il tuo beato m artire Saturnino, per i m eriti appunto
di tan to Sacrificio, dal cielo ci rig u ard a propizio. P er il Signore .
Il verso per la Com unione tratto , m a contro le regole classiche,
d al V angelo di san G iovanni (x n , 26). Chi vuol essere al mio ser
vizio, dice Ges, mi segua attraverso le fatiche e i patim enti di questo
mondo ; e come il Piglio dell'uom o non ha voluto andare al possesso
della p ropria g lo ria che p er la via della Croee, cosi an ch e il servo
non potr battere altro sentiero per arrivare alla beatitudine, di cui
il padrone vuol m etterlo a p arte.
L a colletta di ringraziam ento esprim e in genere il voto che la
intercessione dei M artiri renda veram ente fruttuosa la n o stra Comu
nione. L a litu rg ia stabilisce qui u n im portante nesso tra il sacrificio
di G es R edentore, quello che g li hanno offerto i M artiri spargendo
p er lui il loro sangue, e finalm ente il doppio sacrificio nostro, quello
E ucaristico cio e l altro della n o stra devotio, che im porta la con
sacrazione a Dio di ta tto il nostro essere, di tu tta la vita no stra.
Q uest'offerta m olteplice viene conglobata ed intim am ente con g iu n ta
su l sacro altare, perch iti re a lt non costituisce che u n unieo sa
crificio, quello di G es; di Ges cio capo del Corpo della Chiesa,
di Ges nelle sue m istiche m em bra.
G uardiam oci quindi dal separare ci che Dio congiunse, l'offerta
n o stra cio da quella di Ges e dei M artiri; giacch la v ita n ostra
cristian a vuole appunto essere la continuazione della loro confes
sione e del loro m artirio.
Ecco il testo della colletta eu caristica:
Ci santifichi, o Signore, la partecipazione del tuo Sacram ento,
ed intercedendo in favore nostro i tuoi S anti, ci renda a te accetti.
P e r il Signore .
T ale appunto la g lo ria del Cristo! ogni sesso, o gni et h a

sap u to offrirgli palm e e corone, cos che nessuno orm ai pu scusarsi


d al ten ergli dietro colla pro p ria croce, col pretesto che la via
difficile. A nche u n vecchio cadente, qual era S aturnino, h a saputo
ritro v are nella su a fede forza e coraggio per superare l em piet di
Massimiano tr a le catene, tr a lo nta dei lavori forzati, sotto la spada
del carnofice. E tu perch non p otrai quello che hanno potuto tanti
p rim a di te ? Cur non poters quod isti et istae ?

Nella notte che precede il 30 Novembre.


MESSA VIGILIARE DI SANT ANDREA APOSTOLO
Stazione a lla basilica di s a n t'A n d r e a k a ta B a rb a ra P a tr ic ia ,,
sn llE sqm lino,
Q uesta notte, con ogni probabilit la stazione era su llEsquilino,
n e llan tica aula di Giunio Basso, dedicata a sa n tA ndrea da papa
Simplicio.
U na tradizione litu rg ica m edievale fa com inciare lannuo cielo
ecelesiastico, invece che alla vigilia di N atale, come nei pi antichi
S acram entari Romani, colla prim a dom enica d Avvento. A nche Roma
fini p er ad o ttare questo tardo com puto; onde la prim a festa che
oggi si trova descritta nel Messale, quella appunto di sa n tA ndrea,
siccom e la pi vicina all'inizio del sacro Avvento.
Q uesta d ata del 30 novem bre quella della m orte dellApostolo,
qu ale risu lta dalla sua Passio; laddove quella del 2 febbraio segnata
d al G eronim iano, si riferisce inveee al suo m inistero evangelico a
P a tra s : Ordinatio episcopaius sancii Andreae in P atras >.
S a n tA ndrea riscuoteva n e llU rbe u n culto intenso, introdotto in
Roma, p er la prim a volta da papa Sim plicio, m a che san G regorio
Magno contribu in seguito a popolarizzare assai, quando cio, alla
m orte del padre, egli eonvert la p ropria casa ad clivum Scauri, a
cavaliere della via A ppia, in u n cenobio di m onaci intitolato appunto
a sa n tA ndrea. E ' assai probabile che, di ritorno dalla sua le g a
zione a Costantinopoli in qualit dapocrisario papale, san G regorio,
secondo la tradizione, abbia arricchito la sua basilica m onasteriale
di u n a in signe Reliquia delle ossa del suo T ito late. Il certo si , ehe
n el secolo v i i l Apostolo, a preferenza di suo santuario su llEsqui-

65
lino, era venerato nel m onastero del clivo di Scauro, dove operava dei
frequenti prodigi. San G regorio nelle sue lettere si com piaceva di rife
rire ai suoi lontani corrispondenti e benefattori della sua m onastica
fondazione questi m iracoli, e li incitava a sem pre m aggior devozione
verso labbazia dedicata al pi antico dei m em bri dellApostolico senato.
L a circostanza che s a n tA ndrea era fratello di P ietro, fece si che
p ap a Simmaco edificasse appunto presso la basilica vaticana un
oratorio intitolato a sa n tA ndrea, Avveniva cos che nellalto medio
evo i pii romei che dalle pi lontane p arti del mondo si conduce
vano a Roma, dopo d'essersi p ro strati innanzi al sepolcro di san
P ietro , solevano condursi ad offrire i loro om aggi anche a colui che
la litu rg ia rom ana esaltava siccom e:
Germ anm Petri et in passioni socius.
A ltre basiliche in onore del Santo sorgevano in varie p arti della
citt, tanto che nel medio evo si avevano in Roma alm eno q u aran ta
tem pi a lui dedicati. Queste circostanze locali contribuirono so
p rattu tto a rendere assai celebre la festa di sa n tA ndrea nella capi
ta le del mondo cristiano.
Sin dal secolo iv vi si prem etteva il digiuno con u n a solenne
vig ilia n o ttu rn a ; anzi, il S acram entario Leoniano, oltre la m essa vigiliare, g i contiene altre tre messe in suo onore, in cui ripetutam en te
si fa risa lta re il concetto che il Santo, oltre ad essere fratello di
P ietro, era stato suo emulo anche nella gloria del m artirio sofferto
su duna croce. V erisim ilm ente, queste messe leoniane, o ra p
presentavano elem enti di ricam bio, o erano destinate alle diverse
sinassi che si celebravano allora nei vari san tu ari rom ani dedicati
a s a n tA ndrea.
Il p i antico liber comes rom ano contenuto nel codice di W iirtzb u rg p i volte m enzionato, tanto p er la vigilia come per la festa di
san t'A n d rea assegna alla m essa u n a doppia lezione, appunto come
nei g io rn i pi solenni dell'anno ; ed il Sacram entario G regoriano gi
contiene le collette vespertine e m attu tin ali per l'Ufficio del santo
Apostolo, tan to da autorizzarci a concludere ehe questa festa in
Iorna era an noverata tra le pi solenni del ciclo liturgico.
G iusta l Ordo rom ano di Benedetto canonico, nel secolo x n
il P ap a nel pom eriggio della vigilia di san t'A n d rea si recava in
V aticano con tu tta la sua corte, ed ivi n e ll oratorio del Santo
celebrava i vesperi e l ufficio n otturno : il tutto come nella vigilia di
sali Pietro.
L ufficio d ellaurora si compiva bens: ad fratrem, eius, cio presso
la tom ba di san P ietro, come di consueto ; per la messa stazionale
& S c h u steh , L ib e r S a c r a m e n to r u m

- VI,

era nuovam ente celebrata su llalta re di sa n tA ndrea *. L a basilica


era sfarzosam ente illum inata, ed il prefetto della citt dopo il divin
Sacrificio doveva im bandire al Pontefice e a tu tta la cu ria u n so
len n e banchetto.
L a messa vigiliare di sa n tA ndrea, quale c stata tr d ita nei
S acram entari del secolo v ili, rapp resen ta tuttavia un a m itigazione
d e llantico rito romano della pannuchis. Invece delle o riginarie
dodici lezioni seguite poi subito d a llanafora coasacratoria che si
recitava allo spuntar dellalb a, noi qui abbiamo sem plicem ente il
solito tipo di messa rom ana, con le consuete tre lezioni dellAntico
e del Nuovo T estam ento. Q uesta messa vigiliare per, quando veniva
celebrata ? N ella m attina stessa di s a n tA ndrea, dopo il consueto
canto delluHcio m attutinale ? E probabile che cos sa stato prim a
del V i i secolo, giaech in seguito, nei Sacram entari cio della trad i
zione di Adriano I, questa m essa vigiliare precede, come anche
adesso, gii uffici vespertini che iniziano la solennit d ellApostolo.

L 'a n tifo n a per l en tra ta del corteo papale nel sacro tempio,
tolta dal testo evangelico di san M atteo che si legger domani alla
messa solenne. La litu rg ia Rom ana ci tiene a far rilevare questa
n o tte il nesso indissolubile che unisce i due pescatori del lago di
G enesaret. P ietro ed A ndrea, le g ati fra loro coi pi stretti vincoli del
san g u e; come Ges li associ alia g loria dellapostolato, cos li volle
p artecipi duna identica trionfale confessione della fede Evangelica,
che essi suggellarono col supplizio delia croce. N eppur la m orte pu
separare i due fratelli. L a basilica v atican a che conserva gelosa
l avello del primo Vicario di Cristo, custodisce altres il capo vene
rando dellApostolo A ndrea, Q uesta sacra R eliquia si venerava altra
volta a B isanzio; m a quando la capitale d Oriente cadde in potere
di Maometto II, il prezioso tesoro p er mezzo del cardinale Bessarione venne portato in salvo a Roma. Pio II, con un corteo m a
gnifico di cardinali e di p rela ti, mosse incontro a ll'a n tic o vescovo
greco di Nieea che portava la sacra R eliquia sino al ponte M ilvio;
di l la trionfale processione, attraverso i p rati N eroniani, mosse al
m aggior tempio della C ristianit, dove il capo di san t'A n d rea adesso
custodito in u n a speciale cappella ere tta al sommo d uno dei quattro
giganteschi p ilastri della cupola. P er, ancor oggi un'edicola in onore
di s a n tA ndrea sulla via F lam inia, ricorda il luogo preciso dove
ltia r o . P atrnl. L a t.. L X X V III, 1063-4.

67
P io II ricev dalle m ani di B essarione il capo dellApostolo. E ra
l oriente cattolico che veniva a rip a ra re a Roma, p er non cader
vittim a dello scisma e della m ezzaluna.
In tr. Matt, iv, 18 : Il S ignore presso il m are di G alilea vide
due fratelli, P ietro e A ndrea, e li chiam : venite a lla m ia sequela
e vi far divenire pescatori d'uom ini . Segue il salmo 18 : I cieli
n arran o la gloria di Iahv, e il firm amento annuncia l opera delle
sue m a n i , f , G lo ria i.
Nella P reghiera im ploriam o la m ediazione dellApostolo, perch
tolto di mezzo il peccato, possiamo riuscir superiori a tu tte le iusidie del nemico:
c Ti preghiam o, o Dio onnipotente, perch il beato apostolo A n
drea, del quale preveniam o la festa, c im plori il tuo aiuto ; onde,
ottenuto il perdono di tu tti i peccati, possiamo altres scam pare a
tu tti i pericoli. Per il Signore .
N elle antiche liste ezionari, la vigilia di sant'A ndrea h a sem pre
u n a doppia le ttu ra ; quella dell'A ntico Testam ento tra tta dal Libro
d ellEcclesiastico c. xxxi, oggi assegnata alle messe dei sem plici Con
fessori-, l a ltra del T estam ento Nuovo, il protocollo dell E pistola di
san Paolo agli Efesini. In seguito, questo antico rito della doppia
le ttu ra disparve, e nell'odierno M essale la lezione vigiliare quella
com une a tutte le viglie degli Apostoli. Il passo derivato d a llEcelesiastico, l dove si tesse l'elogio di Isaac, di Mos e di A aron.
Questo triplice encomio s a d a tta m irabilm ente a sa n tA ndrea. Come
Isaac sim boleggi l 1erede delle prom esse m essianiche fatte ad
A bram o, cosi i santi A postoli rappresentano le prim izie dello S pi
rito , che dal mistico capo, G es Cristo, si trasfondono in tutto
il corpo della Chiesa. Mos ed A aron raffigurano tipicam ente la
doppia potest legislativa e pontificale, di cui vennero in sig n iti
Dodici.
Eccli. x l i v , 25-27; x l v , 2-4 e 6-9; L a benedizione del Si
g nore sul capo del giusto. Perci Iddio gli concesse l eredit, donan
dogli la sua parte tr a le dodici trib. Egli trov grazia innanzi a
tu tta l um anit. Iddio io fece g ran d e e tem uto d a in e m ie i; colla p a
ro la sua am m ansi le fiere selvagge. Lo glorific alla presenza dei
re , g lim part i suoi ordini al cospetto del suo popolo, e gli svel la
su a m aest. Lo santific per mezzo della fede e della sua docilit,
e lo prescelse fra tutti. Gli im part s v e la ta m e le i suoi p recetti, gli
di la legge della v ita e del bel fare, e lo Bublim. S trinse con lui

un eterno patto, e lo cinse ai fianchi d un cngolo di santit, coro


nandolo d un serto di g lo ria .
N elle messe vigiliari non si ca n ta n il tratto , n il verso alle
luiatico, melodie eh in origine erano esclusivam ente riservate alle
messe festive o dom enicali. Invece, si dice il responsorio graduale
tratto dal salmo 138. V eram ente, il versetto nel suo testo originale
tra tta degli intim i consigli di Dio, e non ha molto a vedere cogli
A postoli ; siccome per nella versione la tin a questi intim i sono di
venuti gli amici, cosi sin da antico il salmo stato riservato a ce
leb rare le glorie dei prim i discepoli del Salvatore,
1esp. Gh'ad. I tuoi intim i consigli, o Dio, quanto sono degni di
rispetto, quanto grande la loro efficacia .
jL E num erandoli, sono assai pi delle arene del m are .
L a lezione evangelica (Giov. i, 35-51) n arra della vocazione d
A ndrea e dei prim i seguaci di Ges a llapostolato. N atanael di cui
qui si p arla, con ogni probabilit Bartolomeo, che Ges converti
a llEvangelo scoprendogli gii occulti desideri del cuore. La circo
stan za cum es ses sub ficu cui si riferisce il Salvatore, rim asta
nascosta agli interpreti ; voleva forse Ges alludere a qualche a r
dente preghiera o voto messianico emesso da N atanael, m entre nella
solitudine della cam pagna, a llom bra d una ficaia, sin tratteneva con
Dio nella p reg h ie ra ? Ad ogni modo, quello che em erge chiaro dalla
n arrazione evangelica, si la rettitu d in e di spirito dei prim i chiam ati
d al Salvatore a llapostolato, la loro generosit nel corrispondere
all'invito e la seriet del loro proposito. Essi non sono degli entu
siasti, che si lascino a ttra rre d a ll'a u ra di popolarit che gi circonda
il giovane Rabbi di N azaret. E g en te che ragiona, che muove ob
biezioni, che vuol rendersi conto della divinit della sua missione.
Essi finalm ente sarrendono alla verit ed a llevidenza dei segni coi
quali Ges dim ostrava la propria d iv in it; essi credono, e quel primo
atto di fede orienta definitivam ente tu tta la loro vita ulteriore, senza
esitazione, senza rim pianto. E ssi credono, e la loro missione apo
stolica in altro non consiste, che nel rendere a tutto il mondo testi
m onianza della loro fede.
Il verso offertoriale deriva d a fsalroo 8: T u, o Signore, lh ai coro
nato di g loria e donore, e lhai posto a capo di tu tte le tue creature .
Questa veram ente la prerogativa del Cristo, prim ogenito della
creazione, m a si applica pure bellam ente agli Apostoli, siccome le
colonne fondam entali della Chiesa.

N ella preg h iera che fa da introduzione a llanafora, pei m eriti di


s a n t ndrea dim andiam o A'essere affrancati dal peccato: T i p resen
tiamo, o Signore, q u e stostia perch a te sia consacrata : fa, di g razia,
che celebrando noi la solennit del beato apostolo A ndrea, possiamo
altres im plorare che le anim e nostre vengano purificate d al peccato .
A questa notte il Sacram entario G regoriano assegna il seguente
prefazio :
aeterne Deus ; et maiestatem tuam suppliciter adorare,
u t qui beati Andreae apostoli festum solemnibus ieiuniis et devots
praevenimus officiis, lU m s apad maiestatem tuam et aduvemur me
ritisi
instruam ur exem plis, p er Christum...
IL verso che s in tercala a l salm o 18 per la Comunione, tolto
d alla lezione del V angelo di san G iovanni : A ndrea dice a euo fra
tello Simone : Abbiamo ritrovato il Messia, quegli che dicesi il Cristo.
E lo condusse a Ges . A ndrea inizia subito il suo apostolato e con
duce al Salvatore suo fratello Simone. Cos dobbiamo fare ancor noi.
L am ore che ci lega al prossim o, vuole che noi gli procuriam o il bene
divino, quello cio che l unico vero bene desiderabile.
Nella colletta im ploriamo gli effetti m edicinali della divina E u
caristia, cosi che essa si trasform i in noi in antidoto contro il virus
m ortifero che, triste morbo ereditario, serpeggia nel sangue di tu tti
i disgraziati figii d Adamo.
Dopo d'av er partecipato al Sacram ento, ti preghiam o um ilm ente,
o Signore, affinch, intercedendo per noi il tuo beato apostolo A n
drea, quanto ora compiamo nella ricorrenza del suo m artirio, ci sia
come u n a profcua m edicina deHanim a. P er il Signore .
A ndrea l entusiasta panegirista e l apostolo della Croce. A lla
scuola austera di G iovanni B attista, egli ha im parato troppo bene
che tu tti noi dobbiamo abbassarci ed an nientarci innanzi allo Sposo
Divino, e quanto meglio ci annienterem o, tanto pi s innalzer Ges
e sar glorificato in noi. Non c guadagno m igliore a fare in
questo mondo, quanto il darci tu tti, il som m ergerci nel pelago infinito
dellam ore di Ges, affinch Egli sia tutto in tu tti, e noi ricuperiam o
tutto in Lui.

30 Novembre.
SANTANDREA APOSTOLO
Stazione alla basilica di santAndrea kata Barbara Patricia,,
sull Esquiiino.
N onostante luso m edievale di celebrare oggi la amassi in V a
ticano, dove la rotonda di papa Simmaco dedicata al fratello di
san P ietro era in gran venerazione, pure crediam o che da principio
la stazione fosse nella basilica di G iunio Basso sull Esquilino, che
g i p ap a Simplicio aveva (468-483) dedicata a sa n tA ndrea.
Le varie messe in onore di sa n tA ndrea conservate nel Leoniano,
sem brano infatti come l'eco della celebrit di questa dedicazione,
celebrit che d altronde ci viene anche attestata d allepigrafe dedi
cato ria incisa nell'abside delledifcio.
H A E C T IB I MUNSI . VALILA li D EV O V IT -PK A ED IA CHRISTE
CVI T ESTA TO R OPES D E T V L IT IP S E . SVAS
SIM PLIO IV SQ V E - PA PA . SACRIS . CA ELESTIBV S . APTA NS
E E F E C IT - V EBE M VNERIS - E SS E T V I
E T QVOD APO STO LICI D E ESSEN T . LIM IN A - NOBIS
M A RTY RIS A NDREAE NOM INE OOMPOSVIT
V T IT V B HAO H A E R E S - T IT V L IS E CCLESIA IV STIS
SVCOEDENSQVE - DOMO M YSTICA IV R A . LOOAT
F L E B S DEVOTA . V E N I PER Q V E . HAEC COMMERCIA . D ISC E
T ER R EN O CENSV . REG N A SV PER N A P E T I.

Si rileva da quest'iscrizione che u n goto, Valila, detto in altri


docum enti F lavius Theodovius, ad insinuazione forse di sua moglie,
donde l appellazione della basilica, kata Barbara Patricia ve
nuto non si sa come in possesso d ell'an tica basilica civile costruita
sontuosam ente dal console Giunio Basso {-f- 317), ne istitu suo erede
G es Cristo. P ap a Simplicio adatt lau la alla sua nuova destina
zione, e poieh allora in Roma non v era alcun tempio dedicato a l
l'ap o stolo A ndrea, lo volle a lu i intitolato. Giova tener conto della
circostanza che il 3 marzo 367 il corpo di s a n t A ndrea era stato
trasferito da P atras a Costantinopoli, e per cura dei B izantini il
culto del Protoclito ebbe in quel primo momento u n a rapida diffusione
in tutto l Im pero.
A differenza dell'Ufficio, di redazione assai meno antica e forse

71
rom ana, dove gli atti apocrifi di s a n tA ndrea sono sta ti sfru ttati senza
troppo scrupolo le due m esse di sant'A ndrea, cosi quella vigiliaro
che laltra festiva, si distinguono per solenne nobilt ed eleganza
Apocrypha nescit Ecclesia
aveva gi detto san G irolam o; ed in
fatti, n le lezioni, n le antifone, n le collette del Messale con
tengono alcuna allusione a quegli scritti spurii.

L 'introito deriva dal salm o 138, di cui abbiam o gi detto a p ro


posito del g raduale della no tte precedente.
* P resso di me, o Dio, in quale onore sono i tuoi occulti consigli,
quanto potente la loro efficacia . Salmo: Signore, tu m hai esam i
nato e mi conosci, tu ben conosci il mio stare e il mio levarm i >,
y. G loria .
Questa potenza dei divini consigli, s rivelata particolarm ente
nel modo ehe il Signore ha tenuto per la conversione del mondo.
E gli h a voluto confondere tu tta la sapienza um ana, ponendo a fon
dam ento della Chiesa, torre e propugnacolo di sapienza divina, do
dici poveri pescatori.
N ella eolletta facciamo voti, ch l Apostolo continui in cielo colla
p reg h iera quel m inistero che inizi qui in te rra colla predicazione.
Supplichevoli, o Signore, noi scongiuriam o la tu a m aest, af
finch il beato apostolo A ndrea, come stato gi predicatore e re g
gitore della tu a Chiesa, cosi presso di te sia anche il nostro perpetuo
intercessore. P er il Signore .
L a seguente lezione della le tte ra ai Romani, assegnata all'o d iern a
festa anche nel Comes di W rtzburg, spiega luniversalit della vo
cazione dei G entili alla Fede e la sublim it dellapostolato ca tto
lico, la cui efficacia si estende ai confini d eli orbe. Niuno tu ttav ia
pu assum ere di propria iniziativa questa missione di pace e di salute.
L Apostolo un inviato, il quale, dunque, viene da parte dun altro
e ci riferisce la sua parola. Ora Ges ha confidato lapostolato esclu
sivam ente ai Dodici e ai loro successori, i quali soli hanno diritto
di an d are in tutto il mondo ad insegnare e battezzare. Gli eretici
non possono pretendere ug u ale lib e rt, giacch loro si potrebbe
rispondere : Ges, come campo d apostolato, ha assegnato ai suoi l in
tero mondo. Ora voi chi siete, che venite in ritard o e stendete la
falce su lla messe altrui ? Chi v ha m andato ? Con quale diritto vi
servite voi delle D ivine S critture, le quali Ges affid alla Chiesa?

72
Questo diritto della Cattolica Chiesa passato inoltre in prescrizione,
giacch essa ne ha usato quando ancora non erano sorti n Cerinto,
n A rio, n Lutero, n Calvino. Non c dunque posto per voi.
Ecco il testo di san Paolo (Eom. x, 10-18): F ratelli : col cuore
che si compie l atto di fede che giustifica, m a col labbro che essa
si confessa onde m eriti la salute. Dice infatti la Scrittura, : Chiunque
crede in Lui, non rimarr, confuso. Non v infatti differenza fra
G iudei e Greci, giacch v un unico Signore di tutti, munifico verso
chiunque lo invoca. Perci, chiunque invocher il nome del Signore,
sar salvo. Come, adunque, potranno invocare quegli in cui non cre
dono ? E come crederanno, se di lu i non hanno inteso p arlare ? E
come udiranno, se non v chi predichi ? E come alcuni potranno
predicare, se non vi verranno d e s tin a ti? E scritto in fa tti: Beati i
piedi di quei che recano lannunzio di pace, l annunzio della feli
cit. Non tu tti per ubbidiscono al V angelo, perch Isaia dice : O
Signore, chi ascoltandoci ci cred er? La fede, adunque, viene dall av er ascoltato, lascoltare poi dipende dalia parola di Dio. Ma dico
10 : forse che non hanno udito ? E tu ttav ia : L a loro voce si diffuse
p er tu tta la terra, e le loro parole giunsero ai confini del mondo a.
Il responsorio tratto dal salmo 44, che descrive la fecondit
verg in ale della Chiesa, e la g lo ria della sua progenie di Santi: T u li
stabilirai principi su tu tta la te rra ; ricorderanno il tuo nome per
sem pre, o Signore, f. I figli che nasceranno da te prenderanno il
posto dei tuoi padri, perci i popoli ti daranno lode per sempre .
Segue il verso alleluiatico in onore dell'A postolo: L odate Iahv.
11 Signore am A ndrea, quale una soave fragranza d ogni pi bella
v irt . Ecco il Christi bonus odor *, ricordato anche da san Paolo,
il quale, m entre in cielo a ttira le com piacenze di Dio, in te rra attrae
le anim e alla fede cristiana.
L a lezione evangelica, narrandoci la vocazione di sant'A ndrea
a llA postolato, (Matt. iv, 18-22) ci insinua una verit assai im por
ta n te per la vita spirituale. A ndrea, P ietro e Giovanni non posse
devano che una povera rete, e le loro fam iglie erano p ure esem plari.
T u ttavia il Salvatore volle che i suoi Apostoli fossero interam ente
spogliati di tutto, interam ente liberi, senza attacchi di parentele o
di affezioni puram ente um ane. Ecco la vera libert ev angelica; quella
che accende nel cuore delloperaio apostolico un solo am ore, quello
di Cristo : non gli fa avere che u n solo interesse, quello del bene
delle anim e.

73
Questo brano evangelico fu illustrato da G regorio Magno con
u n om ilia rec itata questoggi at popolo in basilica sancti Andreae.
Q u ale? E im probabile ehe qui si tra tti della piccola ro tonda v a ti
can a, incapace d u n forte ag g lo m e ra m e n e di popolo. R esta quindi
l'a ltr a kata Barbara Patricia, n ella quale sappiam o ehe u n a v olta
egli sicuram ente predic n ella p rim a dom enica di A vvento, forse
perch coincideva colla festa di sa n tA ndrea.
Il verso offertoriale ripete con a ltra m elodia l introito: Salmo 138.
Presso di me, o Dio, in quale onore sono i tuoi intim i consigli; quanto
p otente la loro efficacia. P o ten te invero, perch m entre assai
spesso tu tti i vani consigli d ellum ana sapienza vanno in fumo, l'in te ro
mondo coalizzato contro Dio non.potr rendere inefficaci i suoi disegni.
L a colletta seguente collallusione al Sacrificio solenne, rico rd a
assai bene la prim a destinazione di questa messa, quando cio era il
P a p a che, circondato dai vescovi e dai presbiteri, celebrava la m essa
stazionale di sa n tA ndrea.
P reg h iera secreta su ll oblazione : Le sante preci del beato
apostolo A ndrea ti rendano accetto, o Signore, il nostro Sacrificio ;
perch tu lo gradisca per i m eriti di colui, in onore del q aa le oggi
ti viene solennem ente offerto .
Nel L eontano, tra gli altri, v il seguente prefazio in onore di
s a n tA ndrea : Vere dignum ... in festivitate praesenti, qua beati A n
dreae Apostoli tui venerandus sanguis effusus e s t Qui gloriosi apo
stoli tui Petri, pariter sorte nascondi, consortio fldei, apostolicae col
legio dignitatis et m a rtyrii est claritate germ anus, ut quos in huius
vitae cursu gratia tua tot vinculis pietatis obstrinxerat, sim ilis in regno
caelorum necteret et corona, per Christum...
Q uestinserzione del preconio del Santo di cui si celebra la festa
nel testo d ellanafora eucaristica, ci viene gi attestata , siccom e nn
uso tradizionale, da papa V igilio nella su a nota lettera al vescovo
Profutu.ro di B raga.
IL verso per la Com unione tratto d allodierna lezione evangelica.
Alla Comunione (Matt. 4,19-20): Venitemi dietro, e vi far dive
n ire pescatori d uom ini; e quelli, abbandonate in sul m omento le reti e il
padre, seguirono il Signore . E soprattutto dopo la santa Com unione,
che il Signore parla alle anim e e le invita ad una sua p i in tim a
e fedele sequela. Non si tra tta di vie inaccessibili e m ai prim a te n ta te :
Venite posi me. Noi non dobbiamo an d a re se non dove vediamo che g i
sia passato Ges, ed ab b ia lasciato le sue benedette orme san g u ig n e.

74
N ella colletta dopo la Comunione, supplichiam o In divina cle
m enza, eho il Sacrificio Eucaristico, il quale arreca gioia in eielo
dove aum enta la gloria ai Santi, si altresi pegno di grazia in terra,
so p rattu tto a vantaggio dei peccatori.
I divini M isteri cui, lieti per la festa del beato A ndrea, abbiamo
o ra partecipato fa, o Signore, che, come ai tuoi Santi sono argom ento
di g lo ria, cos a noi arrechino frutto di perdono. P er il Signore .
Ecco la vita cattolica della Chiesa, vera im m agine di quella
ineffabile della T riade divina, che T ertuliiano chiam a la prim a e pi
an tica C hiesa: l'u n it nella p lu ralit. P lu ra lit di anim e, ma unit
d i fede, di sacram enti e di Spirito Santo, in u n unico corpo m istico
di Ges Cristo. Cosi il medesimo Sacram ento che viene offerto su l
l altare, m entre diffonde la rug iad a del perdono, allieta i beati nel
trionfo della loro gloria, ed fonte insiem e di g razia sulla Chiesa
p u rg an te e m ilitante. E appunto questo l intim o e profondo signifi
cato d e llodierna p reg h iera dopo la Comunione.

F E S T E DI DICEMBRE

2 Dicembre.
SANTA VIBIANA VERGINE E MARTIRE
Stazione alla sua basilica, presso il Ninfeo di Licinio.
L a b asilica di questa M artire venne eretta da papa Simplicio (467)
presso il ninfeo di Licinio G allieno sullEs quiiino, m a la sua festa
non fu inserita nel calendario rom ano che sotto U rbano V ili, quando
cio se ne scopr il Corpo e se ne fece la canonica ricognizione. Per
n e ll'a lto medio evo ritroviam o che la m em oria della S an ta era in
g ran d e venerazione ; e sappiam o anzi che Leone I I trasfer dal
cim itero e ad s&xtum Philipp a alla sua Chiesa i corpi dei m artiri
Simplicio, F austino e Viafcrice, perch conciliassero m aggior devo
zione a quel santuario. Vi era anche annesso un antichissim o mo
nastero di m onache, ehe vi durarono sino al secolo xv.
L a m essa quella com une alle V ergini e M artiri.

Il verso per l ingresso del celebrante, derivato dal salmo 118.


I peccatori attesero a perderm i; prim a ' vollero perderm i l anim a,
quindi anche il corpo. Io per mi risovvenni dei tuoi precetti e non
cedetti. La via per la quale essi mi tradussero a m orte, pot sem
b rare stretta. Essa per fiancheggiata dai tuoi com andam enti, e per
m e divenuta u n a regione spaziosa, quella della gloriosa etern it.
L a storia della M artire fa p arte del medesimo gruppo al quale
appartengono i m artiri G iovanni e Paolo, G allicano, ecc. che si d i
cono uccisi sotto lA postata G iuliano, sebbene allora non possa p a r

76
larsi di vera persecuzione che in O riente. E ' uno dei tan ti p u n ti
oscuri della storia della Chiesa, cui dovranno far luce nuovi docu
m enti. Quello che tuttavia rim ane fuori di questione, la personalit
di V ibiana, il suo culto antichissim o e la storia delle sue Reliquie,
le quali sem bra che abbiano av u ta la loro prim itiva tomba nella
stessa abitazione della M artire, trasform ata da papa Simplicio in
ch iesa: E t aliam hasilicam in tra urbem, iu x ta p a la tiu m Licinianum,
beatae m artyris Vibanae, libi corpus eius requesct.
L a colletta propria, e venne com posta ai tem pi dU rbano V ili,
Preghiera. 0 Dio, dispensiere d ogni bene, che nella tu a serva
V ihiana hai congiunta insieme la palm a del m artirio col fiore della
v erg in it, per la sua intercessione unisci a te n e llam ore le nostre
anim e affinch, scam pati i pericoli, raggiungiam o l eterno premio.
P e r il Signore .
L a pericope della lezione tr a tta d a llorazione di Ges figlio di
S irac n e llEcelesiastico (l i , 13-17). E ssa la m edesim a che per la
stazione natalizia nella casa di sa n ta Cecilia, m a dubbio che nel
l intenzione del redattore dellufficio di san ta V ibiana nel secolo xvir,
si sia posto m ente a questa circostanza che rende cos significative
le parole del Sacro Testo : Tu, o Signore, hai glorificata in te rra
la m ia abitazione, dove io elevai la m ia prece m entre incalzava la
m orte s.
P ro segue la lezione, rendendo g razie a Dio che ha accolto il voto
d ella M artire, e che nel giorno in cui sem brava dovesse unicam ente
trio n fare la superbia dei persecutori, ha preparato invece la vittoria
d ellanim a fedele.
Il responsorio grad u ale deriva dal salmo 45, in cui si descrive
lim p erturbabile pace cella citt di Dio, anche quando viene ester
n am en te assalita dai nemici. Q uesta c itt G erusalem m e, che per
qui sim boleggia la Chiesa e l'a n im a fedele.
Il Signore collo splendore del suo volto l aiuter e le infonder
energia : Dio in mezzo ad essa, non vaciller. U n fiume e dei ru
scelli allietano la citt di la h v ; sa n tific a la sua tenda l'A ltissim o
L a lezione evangelica tra tta da Matteo, ( s m , 44-52) g i nell'indicolo di W iirtzburg era assegnata alle feste di san ta Sabina, delle
san te L ucia ed Eufem ia, ecc. Il cielo come un ricco tesoro nascosto
in un campo. Chi lo vuole, deve sborsare il prezzo di questo campo,
il quale varia per secondo lo stato di fortu n a di ciascuno. Chi ha
poco, b a sta che dia poco; chi ha pi, deve dare di p i ; tu tti per

77
debbono dare quanto hanno, giacch solo questo sborsam ento in te
g ra le del proprio avere pu darci diritto a ll' agognato tesoro.
Lo stesso deve dirsi della m a rg arita preziosa ; chi vuole acqui
starla, deve scam biarla con tu tte le sue sostanze e far un buon affare.
I M artiri hanno ben compreso il significato di questa lezione ev an
gelica. Essi si sono dati tu tti a Dio, hanno tutto sacrificato per Lui,
ed in cambio hanno conseguito L ui che sopra ogni bene.
Il verso salmodico p e r ioffertorio tratto dal salmo 44, che celebra
le nozze del divino Sposo colla Chiesa. L a grazia tu tta soffusa
sul tuo labbro ; perci Dio t ha benedetto per l'e te rn it .
N ella colletta prim a dell anafora consacratoria, si p reg a Dio a
g rad ire il sacrificio ehe gli viene offerto in memoria della M artire,
p ei cui m eriti im ploriamo altresi il perpetuum, m bsidium , l'aiu to cio
della grazia, la quale n e ll etern it si trasform a nel fulgore della
g lo ria e ci conferma nel bene.
Il verso p er !a com unione del popolo, deriva dal medesimo
salmo 118 donde tratto lintroito. * 0 Signore, io ho praticato la tua
leg g e ed ho cam m inato secondo giustizia. Che pertanto g li em pi
non mi calunnino. Io indirizzava i miei passi giusta tu tti i tuoi com andam enti, ed ho odiato tu tti i sentieri delliQiquit . L a v irt
tanto bella e Bimpone pu re a g li em pi; cos ehe anche questi le fanno
indirettam ente om aggio qnando, nel m andare a m orte i M artiri, il pi
delle volte non appongono loro a delitto la nuda professione della
relig io ne; ma a ricoprire la loro m alvagit, adducono contro di loro
dei vani pretesti e delle calunnie. Cos fecero appunto gli E brei eon
Cristo stesso, il quale fu veram ente condannato a m orte a cagione
d ella sua divinit, sebbene in n an zi al tribunale del preside Romano
l accusa abbia rivestito carattere politico di sedizione contro T iberio.
L a colletta di ringraziam ento dopo la Comunione invoca l in te r
cessione dalla M artire, perch n iu n a cosa ci separi mai d a Cristo,
n dalla Comunione del suo Corpo e del suo spirito.
Quanto piccola apparisce la nostra v irt, quando ei paragoniam o
ai M artiri ! Noi non sappiam o tollerare u n a pena, ritroviam o m ille
benigni pretesti per esim erci dall'osservanza delle leggi della Chiesa
troppo gravose alla nostra accidia, m entre quelli colla loro fede ab
bandonarono agi, fam iglia e vita, affrontarono im pavidi l orrenda
belva dell idolatria Rom ana, e lieti se ne andarono al Cristo, dopo

78
d 'av er sacrificato tutto per Lui. p ertan to su lla tom ba dei M artiri,
che dobbiamo andare a ritem prare il nostro spirito e a rinvigorirci
n ella fede.

3 Dicembre.
SAN FRA NCESCO S A V E R IO CO N FESSO R E
L a solennit di questo g ran d e Apostolo delle Indie ricorre assai
bene a due giorni di distanza da quella di sant'A n d rea, giacch
dim ostra la potente v italit della Chiesa, che in tu tti i tempi, colle
opere, colle parole e coi prodigi sem pre uguale a se stessa, sempre
bella, sem pre giovane, sem pre divina.
L a messa deriva la m aggior parte dei suoi elem enti dalla messa
com une ai Confessori, tranne l introito, la prim a colletta e le due
lezioni, ehe sono proprie. bene tu ttav ia di rilevare, che l introito si
discosta interam ente dalle regole trad izio n ali della salm odia antifo
n ic a ; invece di prem ettere u n an tifo n a e poi farla seguire d allinizio
del salmo corrispondente seguito dalla dossologia, il red atto re mo
derno, sotto l incubo delle sue preoccupazioni storiche per com pen
d iare tu tta la vita del Saverio nell'in tro ito , ha tolto l antifona dal
salm o 118; quindi ha rag g ru p p ato in u n unico verso i due versetti
del salm o 116, senza pensare a lla difficolt m elodica -di questi
lu n g h i em istichi salm odici e finalm ente vi ha aggiunto il <t G loria .
A nche conservando l intero salm o 116, egli tu ttav ia avrebbe potuto
fa r opera assai bella e tradizionale, m antenendo distinto il doppio
verso. Avremmo alm eno avuto cosi nel Mssale u n introito a pi versi,
come e ra da principio nellA ntifonario G regoriano.
Il verso introitale com une a quello delle V ergini M artiri, e
rap p resen ta in certo modo il confessore della fede che, alla presenza
dei re, discorre impavido delle eterne verit, senza punto arrossire.
Segue il salm o 116 che prelude a lluniversalit del Messianismo.
L odate Iahv, voi tu tte, o N azioni, lodatelo voi tu tti, o popoli. Ch
la su a m isericordia grande verso di noi, e la verit del Signore
etern a .
G loria .
N ella colletta si ricordano le apostoliche fatiche di questo nuovo
Paolo dell'undecim a ora, e pei suoi imm ensi m eriti s im plora la
g raz ia d im itarne le opere. Ecco il testo della bella p reg h iera;

s 0 Dio, che ti degnasti d ag g re g are alla tu a Chiesa i popoli


delle Indie in grazia della predicazione e dei m iracoli del beato F ra n
cesco; ci concedi che, celebrandone la gloria e i m eriti, n e possiamo
altres im itare i virtuosi esempi. P e r il Signore .
L 'epistola identica a quella del giorno di s a n tA ndrea, Vi si
dice che i passi di coloro che annunziano ai popoli il regno del Si
g n o re sono benedetti, perch nulla 6 cos grato a Dio, n u lla p i
utile al mondo, n u lla pi glorioso a lluomo, quanto il cooperare a
Ges nella salvezza delle anim e.
Il responsorio deriva, come pei sem plici confessori, dal salm o 91.
Il giusto fiorir come la palm a, ed allarg h er i suoi ram i come il
cedro sul Libano. A nnnnzier di primo m attino la tu a m isericordia,
e di notte la tua verit . L a vita dei Santi sempre feconda di
opere sante, pereh essi, come altretta n ti tralci, derivano l'um ore
v itale dalla vera vite, che Cristo. Solo cos si spiega la loro sor
p rendente attivit.
Il verso alleluiatico tratto da san Giacomo, (i, 12) l dove
chiam a beata l anim a che esposta al cim ento; ecco la condizione
norm ale della nostra virt in questo mondo, e per questo l'o d iern o
versetto si applica in gen ere a tu tte le feste dei confessori giacch,
dopo che l avr sostenuto fedelm ente, conseguir la corona di vita.
Q uanto differente l apprezzam ento di Dio, dal comun modo di
g iudicare le cose tra gli uom ini! P e r costoro, la tentazione e i a prova
rappresentano u n a sventura, cos che u n a tale sorte viene stim ata
anche dai buoni degna di com passione. Lo Spirito Santo invece,
proclam a beato chi viene sottoposto a tale cimento, e tale giudizio
deve bastare per riform are tu tti i nostri um ani apprezzam enti. Beato
pertanto colui che sostiene tentazione, perch nessuna cosa giova
tan to ad avvicinarci a Dio ed a farci progredire nella v irt , quanto
la prova. durante la tentazione che Dio ci sta pi che m ai d ap
presso, g iusta quel del S alm ista: iu xia est D om nuss qui tributato
suni corde * 1 ; cos che, se la prova non avesse altro van tag g io che
questo, d invitare cio Dio a starci vicino, dovrebbe essere deside
ra ta da tu tte le anim e fedeli.
L a lezione evangelica tra tta da Marco (sv i, 16-18) s'a d a tta molto
bene alla festa del g ran d e A postolo; grande, non solo per l'im m enso
campo del suo apostolato, m a altres p er gli stupendi prodigi d a lui
com piuti, e che ricordano quelli operati dagli Apostoli. A lla g lo ria
in fatti d ellum ile discepolo di sa n t'Ig n azio , nulla m anca dei carism i
1 l'&alm. x x x iii, 19.

80 elarg iti ai prim i propagatori del V angelo; il potere di risan are gli
inferm i, di risuscitare i m orti, di farsi com prendere da popoli di
lin g u a g g i differentissimi, di allo n tan are le pestilenze, e, quando
non poteva recarsi egli in persona, perfino di farsi sostituire dai
fanciulli, ai quali consegnava il suo Crocifisso, perch con quello
risanassero i m alati.
Il verso offertoriale tratto dal salm o 88, ed comune a tutte
le feste dei sem plici Confessori. L a m ia verit e la m ia m isericordia
saranno con lu i, e nel nome mio sar sublim ata la sua possanza .
Le so len n it dei Santi celebrano adunque la g lo ria di Dio, come in
u n capolavoro si am m ira, non gi la tavola o la pietra per se mede
sim a, m a il genio dellartefice che s trasfuso ed ha quasi sp iritu a
lizzata la b ru ta m ateria.
L a colletta che precede lanafora, presenta al Signore il Sacrificio
di lode in m em oria dei Santi i quali, alla lor volta, hanno accum ulato
dei copiosi m eriti, perch essi stessi gli si sono im m olati quale vivo
olocausto. Im ploriam o pertanto pei m eriti esuberanti dei S anti, che
Dio ci scam pi dai m ali della vita presente, quelli dellanim a anzi
tu tto , affinch possiamo pi facilm ente sfuggire i castighi eterni.
Il verso duran te la Comunione tolto dal Vangelo di san Matteo,
(xxiv, 46-7) che si legge regolarm ente nelle feste dei semplici Confessori,
s Beato quel servo che si trover desto quando giunge il S ig n o re; vi
assicuro che egli lo porr a capo dei suoi tesori . I tesori di Dio sono la
Chiesa e le anim e. Il Signore pone i suoi S anti a capo di questo prezioso
deposito, perch essi sono le membra elette della redenzione, e collas
sidua p reg h iera in cielo vegliano sui bisogni della cristian a societ.
L a colletta di ringraziam ento oggi im petra in genere l'efficacia delle
preg h iere del Santo, in cui onore stato im m olato il divin Sacrificio.
L a san tit del Saverio il pi splendido risultato degli Eser
cizi S p irituali e della m editazione assidua e diligente delle verit
della Fede. U n santo, infatti, differisce dal com une dei Cristiani
perch, con u n a logica pi serrata, eseguisce fedelm ente quanto ha
promesso nel battesim o. Non vi sono in fatti due vocazioni, u na alla
fede ed u n a alia perfezione; m a tu tti i cristiani, al dir di san Paolo,
sono : vacati Sanet. E per necessario di prendere un po pi sul serio
le n ostre relazioni con Dio, per procedere nel cammino della vita
con u n a logica pi rigorosa. T utto questo appunto l'effetto della
m editazione.

SI

4 Dicembre.
SANTA BARBARA VERGINE E MARTIRE
P rim a che la festa del Saverio ai 2 di dicembre sbalzasse la
solennit del Crisologo due d dopo, questo giorno era dedicato a
sa n ta B arbara. L a festa di questa celebre m artire orientale (proba
bilm ente di Eliopoli in Fenicia) sta ta accolta nel C alendario ro
mano alm eno sin dal secolo x n ; il suo culto in Roma tuttav ia assai
p i an tico , giacch G regorio M agno, L eone IV, Stefano III ed a ltri
p ap i deH'alto medio evo le dedicarono basiliche ed oratori al Clivo
di Scauro, presso il titolo dei Q uattro Santi Coronati, presso la
chiesa di san Lorenzo n ellagro V erano, vicino al teatro di Pompeo
ed altrove. Verisim im ente. il suo culto fu im portato dai B izantini,
e da Roma si diffuso poi anche in altre p arti d 'Ita lia . Sappiam o
anzi d a G iovanni Diacono, ehe sa n G regorio Magno quando era
ancora monaco ed abbate nel m onastero di san tA ndrea, in oratorio
sanctae Barbarae... Gregorius laudes Domino celebrare solebat '.
I l culto adunque di sa n ta B arbara in Roma daterebbe almeno
sin dalla fine del vi secolo.
L a m essa quella comune alle V ergini M artiri.
L introito deriva, come p er la festa di san Francesco Saverio, dal
salm o 118, e descrive la M artire che im perterrita confessa la fede di
Cristo innanzi alle potest del secolo, g iusta la promessa fatta da Cristo
ai suoi fedeli, cui, tradotti nei trib u n a li, lo Spirito Santo avrebbe
su g g erito ehe cosa rispondere, a confusione degli infedeli.
N ellodierna preghiera si fa rilevare che uno dei prodigi p i sp len
didi della divina possanza, si quello d'av er sollevata u n a debole
donna all'o n o re della palm a dei M artiri. L a vittoria infatti che rip o rta
il Signore nelle M artiri, a dire del Crisostomo, tanto pi gloriosa,
quanto p i fragile lo strum ento e pi esposto a llonta ed alla disfatta.
Pei m eriti quindi di cosi splendida v itto ria su llantico avversario, il
quale si lusingava ancora u n a volta di poter sedurre leroina di cui
si celebra il natale, come g i sedusse ia comune nostra m adre va,
noi oggi preghiam o il Signore, che ci conceda la forza di calcare le
animose vestigi a .e gli esempi forti della M artire. E lina douua ; non fa
1 L . IV , 89, P. L. L X X V , c o l. 23i.
6 S chvbtek, Lber Sacram m toru m - V I.

n u lla. Le opere sue dim ostrano in lei u n animo virile, laddove la nostra
fiacchezza accusa in noi debolezza fem m inea tale, che ben m erita
d'essere eccitata a forti im prese dalla fede eroica d una femm ina.
L a prima lezione tra tta d a llE cclesiastico ( l i , 1-32), La M artire
riconosce unicam ente da Dio il m erito della sua splendida v ittoria
sulle lusinghe degli empi, su lle m inaceie dei giudici, sulle fiere
ru g g en ti gi, pronte a divorarla nel circo, sulle fiamme crepitanti
dei roghi. Iddio l ha resa pi forte di tu tti questi trem endi congegni
di S atana, il quale ha potuto bens per u n istante afferrare in poter
suo linvolucro m ortale della M artire, m a lo spirito delleroina gli
sfuggito di mano ed volato al suo A utore, Dio.
Il responsorio deriva dal salm o 44, quello che gli an tich i ch ia
m avano il salmo della verginit. T u hai am ata la virt ed odiata
l'in iq u it ; per questo Iahv, Dio tuo, t 'h a profum ata con balsam o
dallegrezza . Questo verso ricorda le ultim e parole del forte ponte
fice Ildebrando il quale, sfinito dalle lotte e dagli stenti sostenuti per
difendere la lib ert della Chiesa contro Enrico IV, inferm atosi a
m orte a Salerno, pronunzi queste estrem e parole che dipingono
luomo dalla tem pra ad am antina: Ho amato la giustzia ed ho odiato
l iniquit, per questo muoio in esilio.
Il verso alleluiatico tolto dal medesimo salino 44. Dietro a lei
vengono introdotte presso il He altre vergini sue com pagne, si p re
sentano fra la delizia e la gioia . L a vergine di cui qui parla il P ro
feta, la Chiesa, M aria S antissim a, dalla cui fragranza verginale
molte anime attratte, si disposano aH'Agnello imm acolato e lo se
guono per l aspro colle del G olgota.
L a legione evangelica tota da san M atteo, (xxv, 1-13) e venne
com m entata da san G regorio Magno al popolo per la festa di san ta
A gnese. Lo sposo Cristo, la sposa la Chiesa. Il momento delle
nozze designa la fine di questo tempo di prova e l inaugurazione
del regno di Dio. Le vergini che muovono incontro alla coppia n u
ziale sono le anim e dei fedeli, le quali vengono designate col no
bile titolo verginale, in quanto si astengono da tutto quello che pu
m acchiare la san tit del loro battesim o. Le lam pade fornite d olio,
sono le coscienze cariche di ineriti di m olte opere buone, laddove le
lu cern e senzolio designano quei che di cristiano non hanno che il
nom e e le esterne apparenze. L a po rta del celeste banchetto viene
chiusa in n an zi a costoro, perch neH etem it, ci che unicam ente
conta sono le buone opere, che sul tronco della fede ingem m ano i
m olteplici ram i della carit.

Il verso durante l offerta popolare delle oblate, identico a quello


alleluiatico. Al Re viene oggi offerto il divin Sacrificio olezzante di
profumo verginale, al quale la M artire di cui si celebra la festa, u ni
u n giorno il sacrifcio del proprio sangue.
N ella colletta p rim a d ellanafora c o n sa c ra to la , preghiam o Dio
d i g rad ire le oblate a lu i presen tate in m em oria della sua nobile
M artire; e come E lla pei m eriti del suo sangue h a acquistato am pio
d iritto sul cuore dello Sposo, cosi noi lo supplichiam o a prem iare e
com piere colla sua g razia la fiducia che riponiam o nella valida in te r
cessione di tan ta protettrice.
Il verso per la Comunione del popolo tratto dal salmo 118.
Siano ricoperti donta quegli em pi che tram arono in iq u it contro di
me. Io stetti salda, o Signore, alle lusinghe ed alle m inaccie loro,
p erch m editava allora la tu a parola e la ritrovava dolce e forte, per
n o n cedere agli allettam enti e p e r non lasciarm i a tte rrire dalle
pene che m i m inacciavano i persecutori. Il tuo am ore mi fece sup erare
l am ore delle creature, m entre frattanto il tuo tim ore mi faceva
spezzare tu tte le loro vane minaccie.
N ella colletta di ringraziam ento supplichiam o il Signore, che la
divina E ucaristia che abbiam o accolto in cuore, pei m eriti della
M artire di cui si celebra la festa, sia a noi pegno di p erpetua p ro
tezione. Vuol dire, che Dio stesso deve custodire in noi quel che
suo, la divina grazia, cio, quella v ita m istica che Ges eucaristico
viene ad iniziare nei cuori dei fedeli, nei quali egli ora desidera ri
vivere ed operare. P er ottenere tanto favore, noi convenientem ente
associamo al D ivin Sacrifcio l'intercessione dei M artiri, perch il
loro sangue fa in certo modo parte di quellolocausto unico ed u n i
versale, che Ges a nom e di tu tti santific ed offri al P adre sul Cal
vario. I M artiri inoltra rappresentano i pi sm aglianti fiori del g ia r
dino eucaristico dello Sposo D ivino. Essi quindi, meglio d ogni altro
possono colle preghiere custodire e rendere in noi efficaci i fru tti
della S acra Comunione.
Quasi tu tti gli O rientali celebrano in questo giorno la festa di
B arb ara, alla quale i B izantini dnno anzi il titolo di Bap^dptu;
(xey>.ojjidtpTupo<;. I suoi atti sono incerti, m a alla gloria dei fasti
ecclesiastici basta g i l eroica confessione della fede afferm ata in
n an zi ai torm enti e sugg ellata col sangue. R itorna alla m ente quel
di s a n tAmbrogio : M artyrvm d ixi, predicavi satis.

84

Nel medesimo giorno.


SAN" PIETRO IL CRISOLOGO *
VESCOVO, CONFESSORE E DOTTORE DELLA CHIESA
L a festa di questo celebre vescovo ravennate morto il 2 dicembre
verso il 450, era penetrata gi da tempo nella litu rg ia rom ana, quando
B enedetto X III la elev al rito doppio, in omaggio soprattutto ai
titolo di D ottore della Chiesa U niversale gi attribuito al Crisologo sin
d a llan tich it. Infatti, assai conveniente che la Chiesa Rom ana n ella
sua litu rg a d'A vvento riservi nn posto d onore a colui che, consa
crato vescovo a Roma, insiem e con san Leone Magno tanto si ado
per, perch nellunit d persona si distinguesse dai P adri di Calcedonia la doppia n atu ra divina ed um ana del Verbo incarnato, e
venisse condannato l errore contrario di Eutiche.
Ricorderem o di san P ier Crisologo queste celebri parole rivolte
ad E utiche, ehe aveva sollecitato il suo interessam ento; Quoniam
beatus Petrus, qui in propria sede et vivit et praesdet, praestat quaerentibus /Idei vertafem. Nos enrn pr studio pacis et fidei, extra
consensum Romanae civitatis episcopi, causas fidei audire non possumus
L a messa la consueta pei D ottori, tranne le parti ehe verranno
in appresso indicate.
L 'an tifo n a per l'in tro ito , com une alla festa dellE vangelista Gio
vanni, derivata dallEcclesiastico (xv, 5). Il discepolo delleterna
S apienza diviene a sua volta m aestro di piet. E gli quindi, ripieno
di quello Spirito di Sapienaa, d intelletto, di consiglio e di scienza
che a ltra volta parl per mezzo dei P rofeti e degli Apostoli, erig er
la sua cattedra dottorale in meaKO aire sse in b lea dei fedeli, ed inse
g n e r loro le vie di Dio. Cos la Chiesa, per mezzo dei suoi Santi
D ottori, dei Sommi Pontefici e degli ecum enici concili rim ane a ttra
verso tu tti i secoli quella face accesa e posta su llaureo candelabro,
q u ellim m obile colonna, sostentacolo d ogn celeste verit, quale ap
p unto ce la descrive l'A postolo nella sua prim a lettera a Timoteo
(I, h i , 15].
P. X. LIVj 743, Epist. n. 25.

85
L a p reghiera di redazione abbastanza recente, m a la p rim a
fcranm a n tic a ; il com pilatore, tutto preoccupato della storia, vi h a
voluto inserire l'allusione alla visione che ebbe il P ap a prim a del
l'ord in azione episcopale del O m ologo, siccome pu re il suo doppio
ufficio di rettore e di m aestro della sua Chiesa, Ne risu ltato , che
il concetto generale ora troppo frastagliato dagli accessori, ed il
periodo non vi ha guadagnato punto in arm onia, e meno ancora in
eleganza di proporzioni.
O Dio, che a reg g ere ed am m aestrare la tua Chiesa eleggesti
il beato P ietro, il Crisologo, e lo m anifestasti supernam ente quale
insigne fra i D ottori ; fa che, tenendolo noi in conto di precetto re
della nostra vita qui in te rra , m eritiam o altres d averlo intercessore
nel cielo. P er il S ig n o re .
L a prim a lezione deriva dalla seconda lettera dellApostolo a
Tim oteo, (iv, 1-8) ed comune alla m essa di san Silvestro I. San
P aolo, prossimo a consum are il m artirio, o meglio a versare la sua
vita quale una libazione, come egli vigorosam ente si esprim e, scon
g iu ra il suo discepolo p er quanto v 'h a di pi sacro in cielo ed in
te rra, ad attendere costantem ente alla predicazione evangelica, a n
che p er opporsi alle false speculazioni della gnosi, allora g i inci
piente.
D a questo suprem o scongiuro del g ran d e Paolo, in cui invoca
perfino il trem endo giudizio di Cristo giudice, vescovi e sacerdoti
apprendiam o tu tti l'im p o rta n z a somma che assum e nel m inistero
pastorale la predicazione della p arola di Dio, e lo stretto conto che
dovremo renderne a Dio ed alle anim e a noi affidate, se avremo
trascu rato questo dovere prim ario ed essenziale d ogni vero pastore.
Paolo ne era cosi compreso che, affidato gi ad altri lufficio di b a t
tezzare p er attendere pi indefessam ente alla sacra predicazione,
trem ava per se medesimo e diceva: vae! m ihi si non evangelisavero.
A nche g li U ndici reputavano loro precipuo ufficio la predicazione
evangelica; ed eleggendo i prim i sette diaconi, affidarono loro il m i
nistero esterno dei beni della Chiesa, riservandosi invece quello della
predicazione e della p reg h ie ra : Nos vero oratoni et minstero verbi
instantes erimus (A ct. vi, 4).
Il responsorio g rad u ale stato tratto e adattato dall E cclesia
stico, ( x l i v , 16,iiO) come per la festa di san Tommaso d i Cantorber il 29 dicembre. Ecco il g ran d e pontefice, ehe si concili le
divine com piacenze, e vindice della divina legge, come per g rado
stav a sopra al suo gregge, cosi sorpassava ciascuno i n sa n tit .

86
Osserva san B ernardo, essere u n a vera m ostruosit prim eggiare per
il grado, ed esser l'ultim o per il m erito nella vita,
11 verso alleluiatico che seguiva bene ricordarlo la se
conda lezione prim a del Vangelo, tolto dal salmo 109, che evi
dentem ente Messianico. Esso si riferisce letteralm en te al Cristo, il
q u ale, a differenza del m inistero levitico, ha conseguito dal P ad re
u n sacerdozio eterno ; precisam ente quel sacerdozio di cui nella Scrit
tu ra simbolo M elchisedech, il quale unisce nella su a persona la
d ig n it reg ia e sacerdotale, ed al cospetto d' bram o offre a lah v
u n sacrificio di pane e di vino. Lo stesso Spirito Santo n ellEpistola
ad Hebraeos si com piaciuto di spiegarci diffusam ente questo m iste
rioso simbolismo di M elchisedech, re di pace e di giustizia, sacerdote
d ellA ltissimo, al quale lo stesso P a tria rc a di tu tti i credenti oflre
le decim e di soggezione. P er questo m otivo, la m enzione di Melchi
sedech en tra ta nel Canone della messa.
L a lezione evangelica deriva da ean Matteo (v, 18-19). Gli Apo
stoli e la Chiesa hanno u n a m issione sociale da com piere, e perci
im possibile che essi stiano nel buio, nascosti ed ignorati. T utti deb
bono venire a cognizione delleterna salute da conseguirsi nel Cristo ;
e perci la Chiesa come una fiaccola, o come una citt eretta su dun
alto m onte, cos che la luce l avvolga da ogni parte e tutti la veg
g ano di lontano, onde possano indirizzare verso di lei i loro passi.
In tale condizione di cose, dopo diciannove e pi secoli di re
denzione, mai possibile che q u ellirreligiosit che ostenta l odierna
societ laica, sia frutto di sola ignoranza e proceda da buona fede?
0 non piuttosto dovr dirsi del mondo contem poraneo quello che gi
disse Ges della S inagoga: spunt al mondo la luce, m a gli uom ini
a lla luce preferirono le tenebre?
I l verso offertoriale tratto dal salmo 91. Il giusto, in g razia
delle sue buone opere, fiorir siccome palm a, ed a g uisa di cedro
sul L ibano d ilater i suoi ra m i .
N ella colletta prim a dell'anafora, preghiam o il Signore che non
ci venga m ai meno l intercessione del Santo di cui si celebra il n a
ta le ; affinch le sue preghiere rendano a lui pi accetto il nostro
Sacrificio, e cim petrino i m agnifici fru tti della sua misericordia,
T ale l ufficio degli A ngeli e dei Santi presso laltare aureo di
Dio in cielo. Q uaggi in te rra le nostre preghiere sono deboli e
fredde ; m a essi in cielo, tu tti p en e trati dal fuoco divino, possono ben
riscald arle nei loro cuori, onde p resentarle poi al Signore.

Il verso antifonico per la Com unione identico a quello di


sant'A pollinare, e sem bra anzi com une ai Santi Vescovi della me
tropoli ravennate. Esso per accusa una lezione evangelica tra tta da
M atteo, xxv, 20, 21, diversa quindi da quella letta precedentem ente,
d erivata dal capo v, 13-19 : Signore, m hai affidato cinque talen ti ;
ecco che ne ho guad ag n ati di soprappi aitri cinque. O ttim am ente,
o servo fedele ; poich fosti fedele nel poco, ti promuover sopra il
m olto. E n tra nella gioia del tuo S ig n o re .
Questi talenti sono la parola di Dio, la quale per mezzo della
sacra predicazione fedele e prudente, adesso viene dispensata dai v e
scovi e dai sacri dottori al popolo del Signore, o come dicevano gli
an tich i : plebi sanctae Dei, affinch venga resa al divin G iudice con
l aggio d una sollecita corrispondenza, e colla pratica delle opere
buone.
N ella p reg h ie ra di ringraziam ento, supplichiam o il Signore che
accolga in nostro favore l'intercessione del Santo eponimo della festa ;
affinch quel Sacrificio che, se dovesse unicam ente rig u ard are il nostro
m erito, forse resterebbe inefficace, per le preghiere del festeggiato
riesca a tu tti fonte deterna salvezza.
Va ben m editata ai nostri giorni una celebre parola, p ro n u n ziata
gi dal Crisologo innanzi agli spensierati R avennati dei g io rn i suoi;
Chi vuol divertirsi col diavolo, non potr poi ralleg rarsi in com
pag n ia di Ges Cristo , D ivertirsi col diavolo, significa seguire le
pompe, le mode, la lussuria e la spensieratezza degli uom ini m on
dani, il che c impedisce di prendere la nostra Croce per seguire
Ges Cristo. Uomini di tal fatta, come dice l Apostolo, sono i n e
m ici della Croce del Cristo, la cui fine, se non si ravvedono, sar
la m orte e la dannazione eterna.

5 Dicembre.
SAN SABBA ABBATE
S tazione al m onastero di Cella Nova
Il culto di questo celebre fondatore della la u ra gerosolim itana
che da lui toglie ancora il nome (f 532), venne im portato in Roma
nel v ii secolo dai di lu i m onaci quivi rip arati, dopo che g li A rabi si
furono im padroniti della S anta C itt. Col nom e di Cella Nova i Sabaiti

88
eressero pertanto u n m onastero sul piccolo Aventino, l dove altra volta
Silvia, m adre di san G regorio Magno, aveva confortato cogli esercizi
d ellascesi gli anni estrem i di su a vedovanza. Fu cos che il culto
di san Saba penetr nella litu rg ia rom ana, sino a divenire assai
celebre nel medio evo.
In fatti, quando nel secolo x la badia venne annoverata fra le pi
p o ten ti e famose della citt, il nom e del suo Santo T itolare fu ac
colto perfino nelle brevi laudes o litan ie solite a recitarsi nelle
occasioni pi solenni, quando cio il sommo Pontefice celebrava il
divin Sacrifcio e veniva recinto col regnum.
N on sono m olti anni, che uno scavo praticato nella basilica aventin a di san Sabba ha messo in luce labside della chiesa prim itiva,
parecchie p ittu re bibliche, buon num ero d arche sepolcrali che ricor
dano i prim i abitatori greci del san tu ario ; quelli appunto presso i
quali ritrov graziosa ospitalit nel v i i secolo il vescovo san G re
gorio d G irgenti, siccome ci n a rra il contem poraneo Leonzio.
In occidente, la devozione verso san Sabba rim ase quasi localiz
zata in Roma ; i latini non hanno m ai attribuito gran d e im portanza
a questa grandiosa figura del monachiSmo, cui gli orientali dnno
per i titoli di Etpopo:;, 6 T]Yia<j[xvo, AyiottoXityji;, ripiano dello Spi
rito d i Do, il santificato, l abitatore della Citt santa, la stlla d d
deserto, il patriarca dei monaci. L a sua vita, ricca di m eriti e di
opere insigni per la pace della Chiesa allora lacerata dalle eresie,
fu d escritta da Cirillo di Scitopoli.
L a messa di san Sabba quella com une a tu tti i santi abbati.
L antifona per l ingresso del celebrante, tolta dal salmo 36. Il
labbro del giusto parla saggezza e sulla sua lin g u a ragiona il diritto;
n el suo euore la legge del suo Dio .
L a parola di Iahv scolpita nel cuore, designa qui la vita in te
rio re dagli am ici di Dio, l azione del Paracifco, il quale conforma i
loro m ovim enti spirituali a quelli del Cuore di Ges Cristo. Hoc enim
sentite in vobis quod et in Christo lesu. Il diritto e la saggezza poi
che adornano esteriorm ente il labbro del giusto, stanno qui a signi
ficare quella mensura plenitudins Christi, ciofe il compimento in te
g rale di tu tti i doveri del proprio stato, nel che consiste la cristiana
perfezione.
N ella colletta oggi si descrive tu tta l insufficienza della um ana
n a tu ra ; onde quei che sarebbe vana presunzione sperare pei m eriti

89

nostri, noi confidiamo dottenerlo dalla divina clemenza pei m eriti


esu b eranti del santo A bbate di cui ricorre il natale. L intim o motivo
di tale com unicabilit, il dogm a cosi confortante della com unione
dei Santi nell'unit, della fam iglia cristiana.
L a p rim a le ttu ra deriva d a llelogio di Moa n ellE cclesiastico
(xlv, 1-6). Come questi, a cagione della sua fede e della su a mi
tezza, si dimostr il legislatore ideale del popolo di Dio, cosi il santo
A bbate di cui oggi si celebra il n atale , per queste stesse v irt me
rit di divenire il condottiero ed il m aestro spirituale d u n popolo
eletto che, a cagione della sua perfetta consacrazione a Dio, a m iglior
diritto ehe non gli E brei, pu intitolarsi il popolo del Signore.
I l Sacro A utore pone in rilievo soprattutto due v irt che c a ra t
terizzano il legislatore sp iritu a le : la fede e la m itezza. L a fede qui
designa la stessa docilit d ellanim a nel seguire g linterni im pulsi
della g raz ia; la m itezza poi, indica quella prudente discrezione, soave
e piena di carit, che proporziona il comando alle forze d i chi lo
deve eseguire.
Il responsorio tratto dal aalmo 20. * 0 S ignore, tu h ai mosso
Incontro (al tuo re) con splendidi doni, gli hai cinto il capo con
diadem a d oro fino. Egli ti domand la vita, e tu gliela desti e te r
nam ente .
I doni splendidi coi quali Dio prevenne in te rra la glorificazione
celestiale del suo eletto, sono quelli della grazia, la quale, quasi in
germ e, contiene la fu tu ra gloria.
II verso alleluiatico deriva dal salmo 91. <tII giusto fiorir siccome
palm a e d ilater i suoi ram i come il cedro sul Libano . Il fiorire ed
il d ilatare i ram i del santo A bbate di cui si celebra la festa, indica
la fecondit della sua spirituale progenie m onastica, che Dio m oltiplica
a com un bene dei fedeli.
L a lezione evangelica tr a tta da san Matteo (xix, 27-29). Pietro
atterrito dalla sorte che Ges diceva riservata ai ricchi, dom anda
quale sar invece il prem io degli Apostoli, che per am ore di Cristo
s erano messi alla sua sequela, rinunziando a tutto quello che posse
devano in questo mondo. Ges a lla rg a il caso e risponde, che il
prem io di questa totale rinunzia sarebbe sta ta la v era lib ert di
spirito, una particolare protezione della divina Provvidenza in questo
mondo, e poi l eterna vita nellaltro.
Con questo breve tratto evangelico sono gettate le basi delled i
ficio m onastico e religioso nella Chiesa. U na pleiade danim e generose

90
co rreranno dietro Cristo e gli A postoli ; libere da ogni impaccio m on
dano, saranno corno il cuore e le braccia della Chiesa, e contribui
ranno p i che ogni altro a conservarle l orientam ento verso il cielo.
Il verso per l offerta dei doni, stato preso dal salmo 20. 0 Si
gnore, tu hai compiuto il desiderio del suo cuore e non rendesti
vani i voti del suo labbro. H ai posto sul suo capo una corona d oro
fino =. Il desiderio ed il voto d 'u n monaco, di u n anim a cio che, spo
g lia ta di ogni cosa terrena, non cerea che Iddio, altro non pu essere
che lo stesso Dio. Ora il Santo gode d aver conseguito questo prem io.
E gli, g i scalzo e famelico in terra, raso il capo in forma di corona
ad indizio d 'u m ilt e di m ortificazione, entra in cielo ricco di m eriti,
e la su a corona Cristo. Pauper et modicus, caelum div&s ingredtur.
N ella colletta prim a dell'anafora, supplichiam o il Signore a g ra
d ire le oblate deposte sul sacro altare oblate, in plurale, giacch
servivano altresi per la Comunione del popolo che le aveva appunto
presentate. Sono deboli le nostre preci. Sorga il G igante della
preghiera, l A sceta invitto di cui si fa la festa, e che qui in terra,
quasi che i giorni gli fossero troppo corti, ad im itazione del Divin
M aestro, an ch egli erat pem octans in oratione D e\ sorga e sollevi in
alto la p reg h iera nostra, confortandola colla valida intercessione sua.
Il verso p e r la Comunione tratto , (Lue. i n , 42) assai irreg o lar
m ente, da u n a pericope evangelica che non per quella assegnata
questoggi alla messa. E lo stesso verso che si canta pei D ottori.
Come questi hanno pasciuto il g reg g e del Signore colla potest di
giurisdizione e di m agistero gerarchico di cui erano divinam ente in
signiti, cos anche i santi fondatori delle fam iglie m onastiche sono
in certo modo i patriarchi, i legislatori ed i dottori dello stuolo di
coloro che la vocazione divina arruol fra i loro discepoli.
N ella preghiera dopo la Comunione, tra i frutti eucaristici, im
ploriam o altres la grazia di seguire i forti esempi del santo A bbate
di cui si celebra lufficio. questa la condizione pi sicura per m e
rita re di goderne la protezione, essendo vano d onorare i Santi, quando
l animo refrattario ad im itarli.
San S abba si distinse per un grande am ore p er l ortodossia ed
un g ran d e zelo, perch tu tte le chiese accettassero le definizioni dog
m atiche del Concilio di Calcedonia.
L a prim a condizione per fare dei g randi progressi nella via
della santit, il professare u n a perfetta ortodossia, ed il mezzo pi
sicuro p er evitare gli scogli ehe facilm ente sincontrano in questo

91
cammino p er il paradiso, quello che sa n tIgnazio ricordava ni suoi
E sercizi: Sentire cum Ecclesia, essere cio pervaso dei medesimo
spirito che anim a la Chiesa Cattolica.

6 Dicembre.
SAN NICOLA VESCOVO E CONFESSORE
Stazione a san Nicola in Carcere.
A nche questo celebre T aum aturgo, vescovo di Mira al tempo del
Concilio Niceno, fu accolto definitivam ente nel C alendario rom ano
verso il secolo undecim o. Ma il suo culto molto pi an tieo , e n ella
Roma m edievale prese gi si estese proporzioni, che si contano almeno
u n a sessantina di chiese a lu i dedicate. T ra queste, la pi in sig n e
q u ella presso il portico d O ttavia, detta altrim en ti san N icola in
Carcere T ulliano, o in foro olitoro, dove si celebra la stazione il
sabato della q u arta settim ana di quaresim a.
A nche nel P atriarch io L ateranense esisteva u n oratorio sacro a
san N icola e che, ricostituito dalle fondam enta da papa C allisto II,
divenne quasi il m onum ento votivo della vittoria rip o rtata n el se
colo i n dal Pontificato Romano contro il Cesarismo G erm anico.
Questa C appella sorgeva quasi incontro a lloratorio d i san
L orenzo ; m a venne d istru tta sotto Clemente X III, e si conservano
ap p en a i disegni delle p ittu re che la decoravano.
In oriente, la festa di questo T aum aturgo, -roo tepOJciqpiSxQu, to
mxTpoxopu9 aoo, to [xupopXiirou, per disposizione dellim peratore E m a
n u ele Commeno (1143-81) precettiva, ed il medesimo fu in qualche
diocesi d E uropa. Ci che concili tra i Greci im m ensa fam a a san
Nicola, il liquido prodigioso che ancor oggi a B ari scaturisce dalle
u e ossa. Il titolo di confessore attribuito in antico al T au m atu rg o
di Mira, in relazione con quanto egli ebbe a soffrire d u ran te l'u l
tim a persecuzione. L a presenza di san N icola nel Concilio di Ncea
assai probabile, m a tutto il resto della leggenda del Santo va sog
getto a delle prudenti riserve.
L a m essa non ha di speciale che le collette e la lezione epistolare ;
le altre p arti sono tra tte dalle messe com uni ai Confessori pontefici.

92
L an tifona per l introito, s ispira liberam ente ali'E cclesiastico
(XLY, 30) n e llelog'io del pontefice A aron.
s II Signore contrasse la sua perfetta alleanza con lui, lo prepose
a! suo popolo e disposo in eterno il suo sacerdozio.
L alleanza di cui qui si parla, in vista di quei m im sterium reconciliationis, di cui tratta lApostolo. Il Signore, non solo rivers la
su a dolce pace n e llanim a del Pontefice, ina appunto perch egli era
g rato a Dio, gli concesse la grazia di placarlo anche verso il popolo,
riconciliando questo con lui, ed inducendolo a llosservanza delia sua
san ta legge. L a conformit del cuore e della volont con quella di
Dio : ecco il fondamento della pace.
N ella colletta si ricordano i num erosi prodigi, per cui nel medio
evo an d ava celebre il T aum aturgo di M ira ; pei suoi m eriti poi si
dom anda al Signore, che tante m araviglie colie quali E gli ogni di
degnasi di conferm are la fede cristiana, valgano a scam parci dalle
fiamme infernali. Ecco lo scopo suprem o della nostra santa voca
zione, allontanarci dal S atana e daUinferno, p er dirigere tu tti noi
stessi a Dio ed alla virt.
N ella seguente lezione, (Ebr. x m , 7-17) l Apostolo ci propone ad
im itare 1 esempio dei prim i discepoli dei Salvatore e dei prim i capi
delle com unit cristiane, i quali avevano gi confessato col m artirio
la loro fede. Ges non ha sem plicem ente il significato storico dun a
JJ v ita orm ai trascorsa e finita. Non solo Egli riem pie lin tera storia
| della creazione, in quanto principio e fine ultim o delle cose, ma in
modo speciale, continua attraverso i secoli la sua vita m istica nella
Chiesa e nelle anime dei fedeli.
Quando adunque soffriamo pel suo santo Nome, noi non facciamo
altro che toglierci la croce sulle spalle, lasciarci trascinare fuori della
n o stra te rren a citt, per muovere incontro a lui che sale l erta del
C alvario.
Lezione della lettera del beato Paolo Apostolo agli Ebrei : Ram
m entatevi, o fratelli, dei vostri prelati, quelli che vi annunziarono
la p aro la di Dio, e riguardando il modo come sono usciti di vita,
im itaten e altres la fede. Come il Ges Cristo di ieri, quello di
oggi, quello di tu tta leternit. Non vi fate sedurre dalla variet e
novit delle dottrine ; som m am ente buono che la grazia sia quella
che acquieti il cuore, e non gi i cibi dei sacrifici legali, i quali punto
non giovarono a coloro che riponevano in essi la loro confidenza. Noi
abbiam o un altare, la cui V ittim ai m inistri del tabernacolo giudaico non
hanno diritto di m angiare. Mentre infatti il pontefice introduce nel sa-

93
erario il sangue degli anim ali im m olati per il peccato, 1 loro corpi ven
gono bruciati fuori degli accam pam enti. Cos pure Ges, per san ti
ficare nel proprio sangue il popolo, soffri (la morte) fuori d u n a porta.
Usciamo adunque incontro a lui, fuori dellaecam pam ento, soffrendo
le sue contumelie , giacch non abbiam o quaggi una citt d u ratu ra,
m entre ne andiam o cercando u n a nuova. P er mezzo di Ges offriamo
continuam ente a Dio il sacrificio di lode, quasi frutto raccolto dalle
lab b ra che magnificano il suo nome. Non vi dim enticate della carit,
e di tenervi tu tti u n iti. Dio si lascia guadagnare da questi sacrifci.
U bbidite ai vostri superiori e siate loro soggetti, m entre essi sono
sem pre vigilanti, in attesa di dover render conto delle vostre anim e .
Il responsorio g rad u ale deriva dal salmo 88. R itrovai D avid
mio servo ; lo unsi coll-'olio della m ia santit. La m ia m ano l'a iu
te r ed il mio braccio lo sosterr . Nelle S critture D avid sim bo
leg g ia il Re Messia ; ed ogni volta che lo Spirito Santo vuol fare
l'elogio d u n qualche capo del suo popolo Israelitico, lo p arag o n a
appunto a David. N ella sacra litu rg ia questo verso viene p u re ad a t
tato ai santi Pontefici, i quali a cagione dell unzione episcopale e
del loro ufficio, rassom igliano appunto al vero David, Ges Cristo,
fonte e modello d ogni santit.
Il verso alleluiatico come per la festa di san Sabba,
L a lezione evangelica comune alla messa di tu tti i san ti P on
tefici (Matt, xxv, 14-23), e riferisce la parabola dei talen ti confidati
d al padrone ai domestici, perch li trafficassero durante la sua as
senza .
L a vita con tu tti i doni di n a tu ra e di grazia che l adornano,
come un capitale che ci viene affidato in deposito, perch noi lo
traffichiamo. Nessuno pu rim anersene inattivo e neghittoso, intento
sem plicem ente alla custodia del deposito. Bisogna faLio fru ttare, e
chi ha ricevuto di pi, deve assolutam ente rendere di pi.
E ' quindi perfettam ente lecito il riconoscere le doti che ciascuno
di noi ha conseguite dal Signore. Questa cognizione anzi si pre
suppone, prim a che alcuno possa determ inare quale via pi gli con
venga per servir meglio Dio e salvarsi l'anim a. La coscienza tu ttav ia
delle proprie doti, lungi d all'inorgoglirci, deve invece farci trem arn,
al pensiero della trem enda responsabilit che esse im plicano innanzi
a Dio, e diciamo pare, in n an zi alla societ. Ciascuno di noi, in fatti,
non viene creato e costituito isolatam ente nel mondo, m a facendo
p arte dell'um ana fam iglia, h a ricevuto delle doti, delle qualit, non

91
esclusivam ente per s, m a di cui egli deve servirsi per com une v an
tag g io dei suoi sim ili.
Il verso per l'offerta delle oblate tratto dal salmo 88: a Io gli
far g razia e gli sar fedele, e nel mio nome si estoller la sua po
ten za . Ecco il secreto del successo che distingue le opere dei S anti.
Essi non vivono, n lavorano isolatam ente, m a u n iti a Ges Cristo,
v era vite, e riportano perci frutto copioso.
P er difetto di questinteriore unione, quan ta attivit, anche nel
campo ecclesiastico, rim ane sterile e poco consistente!
N ella colletta prim a dellanafora, supplichiam o il Signore a re n
dere prezioso coi carism i della san tit il Sacrifcio che stiam o per
offrirgli in m em oria di san Nicola, Il frutto poi che ne speriamo, si
la ferm ezza nella divina carit e nellunione al Cristo, cosi che n
le gioie, n g linevitabili dolori della v ita valgano mai a rallen tare
il vincolo che a lui ci eongiunge. Q uali tesori di d ottrina, in queste
incisive frasi della Madre Chiesa!
I l versetto per la Comunione del popolo, derivato dal medesimo
salm o 88 donde stato tratto loffertorio. Ho g iurato u n a sola
v o lta p er la m ia stessa san tit. L a progenie di David sar eterna. Il
suo trono splender innanzi a me come il sole, e come la lu n a durer
in eterno, p a ri a llarco delliride s. A nche se le istituzioni dei Santi
qui in te rra talora vengono meno, giacch la Chiesa, al pari d un
albero fronzuto, lascia cadere a suo tempo le foglie ingiallite per ri
co p rirsi di a ltre nuove, il m erito loro e la loro gloria persevera
in ta tta in n an zi al trono di Dio.
N ella colletta di ringraziam ento dim andiam o in genere che il
Sacrificio festivo in onore del pontefice N icola, consegaa in noi un
effetto etern o ; cos che l unione S acram entale con Ges, rin sald i
quella c a rit che ci deve a lui un ire p er l'e te rn it .
L a fam a dei m iracoli rese popolarissim o il nom e di san Nicola,
non p u re in Oriente dove, specialm ente tra i Russi, riscuote anche
oggid u n a grande venerazione, m a sino nelle p i lontane provinole
d Occidente, dove il di lui culto anteriore di parecchi secoli alla
traslazio ne delle sue R eliquie da Mira a Bari.
Le sacre ossa del T aum aturgo anche oggi sim perlano continuam ente di u n a specie di stillicidio o sudore, cui i devoti dnno il
nom e di m anna di san Nicola. S anta B irgitta, in u n a rivelazione che
ebbe in occasione du n suo pellegrinaggio a Bari, apprese dal Si
gn o re il motivo di tale prodigio. L 'olio m iracoloso che trasu d a dalle

ossa del santo Pontefice di M ira, designa l'im m ensa ca rit e com
passione che lo anim in vita, divenuto tutto a tutti, p er tu tti soc
correre e cos rid u rli a Cristo.

7 Dicembre.
SANTAMBROGIO VESCOVO, CONFESSORE
E DOTTORE DELLA CHIESA
S an tAmbrogio U ranio A urelio, nato forse a T rev iri d a antica
ed illustre fam iglia Rom ana che aveva gi dato alla Chiesa la m ar
tire Sotere e che, oltre al santo D ottore di cui stiam o scrivendo,
doveva arricchire il m artirologio d altri due nomi, quelli di Satiro e
d i M arcellina, il fratello e la sorella d Ambrogio, m ori a Milano
n ella vigilia di P asqua, il 4 ap rile 397, Siccome tu ttav ia quel giorno
rico rre sempre in quaresim a o durante la settim ana pasquale, quando
cio, giu sta lantica litu rg ia, restava esclusa qualsiasi a ltra festa in
onore dei S anti, la sua m em oria si celebra oggi, in cui rico rre l'a n n i
versario della sua ordinazione episcopale, Questa sostituzione, a Roma
d ta alm eno dal secolo xi, ed ha il suo fondam ento n ellan tich is
sim o uso liturgico di celebrare solennem ente il natale ordinatonis
dei vescovi e dei sacerdoti.
U Sacram entario G elasiano segna in questo giorno l o ttava di
sa n tA ndrea; m a ta le festa, probabilm ente propria della basilica
v aticana, da lungo tem po an d a ta in disuso.
La m essa desume quasi tu tte le sue parti da quelle com uni ai santi
Veseovi e ai D ottori; per la seconda e la terza colletta sono speciali.
Il verso per l introito identico a quello dei dottori, e l abbiam o
veduto pi sopra per la festa del Crisologo.
L a prim a colletta quasi identica a quella del santo Vescovo
R avennate. Si prega il Signore che, dopo daver concesso alla Chiesa
il beato Ambrogio siecome m inistro d eterna salvezza, dia a noi a l
tres la necessaria docilit per ricevere il suo celeste insegnam ento,
cos da m eritarci daverlo nostro intercessore in paradiso.
Ecco quindi la condizione g enerale per conseguire gli effetti
delle preghiere dei S an ti: lo spirito disposto ad im itarn e g li esempi.
L a prim a lezione identica a quella indicata per la festa del
Crisologo, e che abbiam o g i riferito il 4 del corrente mese.

96
A nche il responsorio grad u ale il medesimo che per san P ier
Crisologo.
I l verso alleluiatico deriva dal salmo 109. Iahv ha giu rato
senza aleun rim pianto ; Tu sarai sacerdote in eterno, secondo il tipo
d i Melchisedech .
Come i sacerdoti della nuova legge partecipano del sacerdozio
di Cristo, cosi essi debbono entrare nelle disposizioni di lui, dispo
sizioni d'im m ensa santit, di distacco dal mondo, di zelo per la gloria
di Dio e di compassione per le anim e.
L a lezione evangelica quella stessa della festa del Crisologo.
Il verso per loffertorio identico a quello gi riferito per la festa
di san N icola.
L a colletta sulle oblate ha u n carattere generale. Eccoue il testo :
0 Dio onnipotente ed eterno, p er intercessione del beato Am
brogio confessore e pontefice tuo, fa si che l oblazione offerta alla
tu a m aest, sia pegno per noi d eterna salvezza .
Il verso per la Comunione identico a quello di ieri.
N ella colletta di ringraziam ento noi oggi im ploriamo da Dio, che
l intercessione del Santo Pontefice, cos pieno di zelo per la salute
delle anim e; il quale a Milano, quando governava quella Chiesa,
sem brava quasi che in casa non avesse p o r ta 1, giacch ognuno era
libero di accedere a la i quando pili gli fosse piaciuto, assista
ancor noi in tu tte le circostanze della v ita ; cos che la nostra infe
delt alla g razia non renda m ai sterile l ineffabile Sacram ento di
salvezza eterna, al quale test abbiam o partecipato.
Ecco il testo della preghiera litu rg ica: P artecipando al Sacra
m ento della nostra salvezza, ei concedi, o Dio onnipotente, che ci
assista ovunque l intercessione del tuo beato confessore e pontefice
A mbrogio, ad onore dei quale abbiam o appunto offerto questo sacri
ficio a lla tu a m aest. P er il S ignore.
L a san tit d Ambrogio e l insigne dig n it di cui lo adorn il
S ignore, hanno compiuto nel pi largo significato il vaticinio pro
nunziato gi da Ambrogio fanciullo circa la sua fu tu ra grandezza. Si
n a rra in fatti che, quando il P ap a talora recavasi in casa della madre,
questa insiem e coi suoi tre figli si prostrava subito a baciargli ia
' N o n en im v e ta b a tu r quisguetm in g r e d i,
Confess. V I, 8).

(A o g d s t.

a u t ei venientem n u n ta r m as e ra t

m ano. Uscito per di casa il Pontefice, Ambrogio fanciullo presentav a anela egli la sua m anina candida a M arcellina, affinch gliela
baciasse.
D ue antiche chiese m antennero viva e popolare in Roma la me
m oria di A m brogio ; u n a non esiste pi, e sorgeva presso la basilica
v aticana, intorno alla quale nel medio evo erano sta ti e re tti v ari
oratori od ospizi nazionali p er i pellegrini che vi affluivano da tu tte
le p arti del mondo. L a ltra tu ttav ia in piedi col titolo di sant'A m brogio della M assima, presso il porticiis m axim a, che dal tem pio di
E rcole faceva il giro del Campo Marzio.
Il suo antico nome, secondo il Lber Pontificalis nella biografa
di L eone III, quello di m onastero di santa M aria quod appellatur
Ambros ; ma era dedicato anche a santo Stefano.
L 'identificazione di questo Am brogio coll omonimo D ottore di
Milano, che certam ente ebbe in Roma la sua domus g entilizia, assai
illu stre ed universalm ente n o ta, tanto che solevano recarvisi g li stessi
P a p i probabile, m a non pu afferm arsi con assoluta sicurezza.

Nello stesso giorno.


VIGILIA DELL IMMACOLATA CONCEZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA
Questa vigilia costituisce quasi u n privilegio liturgico, col quale
Pio IX volle rendere pi solenne la festa d ell'Im m ac o lata Conce
zione, da lui dichiarata dgm a di fede cattolica. In fatti, essendo
tram ontato n e ll alto medio evo 1 uso delle grandi stazioni v ig iliari
n ella notte precedente la dom enica e le feste dei M artiri pi celebri,
le solenni feste m ariane in tro d o tte a Roma nel secolo v iri, quali la
Purificazione e la N ativit della b ea ta V ergine, nei S acram en tari
non sono precedute da alcuna vigilia. F a unica eccezione la v ig ilia
dellAssunzione, che in Rom a andava celebre anche a cagione d u n a
insigne fiaccolata e processione n o ttu rn a, che dal L ateran o m uoveva
verso la basilica di san ta M aria M aggiore, passando per p er sa n ta
M aria Nova e p er i fori im periali.
L introito tolto dal salmo 65, in cui il P rofeta in v ita tu tto il
mondo ad am m irare e ren d e r grazie al S ignore, per g l'in sig n i favori
7 S ch u ster, Liber Saeram entorum - T I.

di cui avevaio ricolmo. Queste g razie, nel disegno di Dio dovevano


essere coma la preparazione M essianica s i regno di Cristo; onde
assai bellam ente oggi il padre D avid prende la parola a nom e della
figlia M aria, e rende azioni di g razie a Colui che fecela benedetta
fra tutte, le danne.
* V enite, voi tu tti, che tem ete Iahv, e vi narrer quanto Egli
h a fatto a llanim a mia. Salmo: T u tta quan ta la te rra esulta per il
S ignore ; eseguisci un canto in onore del suo nome, rendi insigne la
su a lode ,
L a colletta isp irata a quella della vigilia dellAssunzione della
S an ta V ergine. Per il ritocco m oderno non sem bra che sia stato
molto felice. * 0 Dio, che in modo m irabile n ella concezione della
M adre del tuo U nigenito preservasti lei dalla colpa originale; ci con
cedi ehe, p ro tetti dalla sua intercessione, possiamo giu n g ere con
cuore mondo a celebrarne la festa .
N ella seguente lezione, (Eccli. xxiv, 23-31) la Chiesa applica alla
M adre del Verbo E terno quanto l Ecclesiastico riferisce direttam ente
a ll'E te rn a sapienza. L au to rit della sacra litu rg ia e dei santi ci as
sicurano che tale applicazione a c c o m o d a tila perfettam ente le g it
tim a, m entre l unione che unisce M aria al suo divin F iglio ta l
m ente intim a, che i tesori di g ra z ia e di m isericordia che si adunano
in Ges, si trasfondono poi nel cuore della b ea ta sua Madre.
A guisa d u n a vite io recai il germ e d u n frutto fra g ra n te e
soave, e la m ia fioritura produce fru tti degni d onore e d ossequio.
Io sono la m adre del bellam ore, del tim ore, deHintelligenza e della
b uona speranza. In m e saceoglie la g razia di qualsiasi stato e ve
r it ; in me ogni speranza di vita e di forza. V enite a me q u an ti mi
am ate e saziatevi dei m iei fru tti ; m entre il mio spirito dolce p i
che miele, ed il mio retaggio pi soave che u n favo di miele. L a
m ia m em oria attrav ersa le generazioni dei secoli. Quelli che di me
si nutrono, ancor mi desiderano ; quanti di me si dissetano sentono
ancor sete. Quei che m ascolta no n sa r confuso, e quei che operano
secondo le m ie norm e non peccano, Quei ehe mi glorificano o tter
ranno vita eterna .
Il seguente grad u ale ha bens uu senso completo, m a questa
m oderna fusione del libro dei P roverbi col Salterio, contraria alla
n a tu ra stessa del G raduale, il quale originariam ente non era altro
che il salmo responsoriale che seguiva la prim a lezione scritturale.
Prov. ix, 1 * L a S apienza si eresse u n abitazione, scavando sette
colonne .

99
Salmo 86. I suoi fondam enti poggiano sui m onti san ti ; Il Signore
p red ilig e le po rte di Sion aopra tu tte le tende di lacob . L a Sapienza
stessa si dispose l abitazione, perch, come insegna la Chiesa n ella
litu rg ia, Dio p er mezzo dello Spirito Santo prepar il corpo e l anim a
della V ergine Im m acolata, perch fosse il tempio santo ed in co n ta
m inato del Verbo um anato.
Nelle messe vigili ari, di carattere quasi penitenziale, intim o,
frequentate da u n a adunanza abbastanza ristre tta di chierici e di
devoti, a differenza delle g ra n d i messe festive o dom enicali, cui
prendeva in antico p arte tu tto il popolo, si omette il canto allelu ia
tico, p er riservarlo invece alla solennit del m attino seguente.
L a festa dellIm m acolata Concezione della S anta V ergine iri
intim o nesso con quella della sua san ta N ativ it ; onde la Chiesa
legge q uest'oggi la serie genealogica del divin Salvatore, (Matt. i,
vers. 1-16) che gi in antico si recitav a il giorno 8 settem bre.
L 'albero della discendenza di Ges, di carattere mnemonico e
rap presentativo, m a con parecchie lacune anulari h a u n signifi
cato teologico assai pi profondo che non quello d u n a sem plice m i
n u zia storica, perch sta a conferm are la divina prom essa fatta ad
A bram o e a D avid, che d alla loro stirp e sarebbe nato il Messia.
Questi infatti, non solo volle avere p e r sua g en itrice la V ergine
M aria, m a dispose altres che suoi nonni ed an ten ati fossero A bram o,
Isacco, Giacobbe, ecc. ; onde rim anendo fuori d ogni dubbio la re a lt
della sua n a tu ra um ana, g li uom ini apprendessero che il Verbo
si era appunto disposato a lla loro carne, affine di sublim are qu esta
al trono della divinit.
Spesso negli antichi codici dei V angeli, la pagina di p erg am en a
su cui si trascriveva l albero genealogico del Salvatore, subiva un
bagno di porpora ed i ca ratteri erano d oro ; questo voleva in d icare
la somma devozione che dobbiamo n u trire per tutto quello che si
riferisce a lladorabile persona del D ivin Salvatore.
Il verso offertoriale, scostandosi d a ll an tica tradizione g reg o
rian a , invece che d al S alterio, derivato dalla C antica (vi, 2). Esso
esprim e tu tta la ineffabile purezza e san tit di M aria, la cui d ig n it
tu tta com presa in queste parole : Io son tu tta per il mio D iletto,
e il mio D iletto, quegli che si n u tre tra i gigli, tutto p e r m e .
N ella preghiera prim a dellanafora s invoca la prece di M aria,
che ren da a Dio gradito il nostro Sacrificio. B enda accetta alla tu a
clem enza, o Signore, la nostra offerta la preghiera dell'im m aco lata

M adre di D io; cui tu preservasti da ogni m acchia originale, perch


m eritasse di divenire degna dim ora del tuo Figliuolo, il Q uale
vive, ecc. .
A nche il verso per la Com unione del popolo, deriva dalla C antica
(vi, 9): Chi costei che savanza al p ari d e ir aurora,'bella siccome luna,
splendida come sole, terribile come squadrone schierato a b a tta g lia ?
M aria venne p aragonata a llauro ra, perch essa foriera del
vero sole di G iustizia, Ges Salvatore.
L a colletta dopo la Comunione assai espressiva, sebbene il
M essale non faccia che interpolare ed accom odare a llodierna vigilia
u n an tic a colletta del Divin Ufficio. D soccorso, o misericordioso
Dio, a lla n o stra debolezza : e prevenendo noi oggi la festa dellIm
m acolata Concezione delia Madre dei tuo unigenito F iglio, fa che pei
m eriti della sua intercessione, possiamo risorgere dalle nostre colpe.
P e r il Signore, ecc. .
Dopo Ges, M aria il capolavoro delia creazione, quella che
p i perfettam ente di qualsiasi a ltra cre atu ra reca in s l'im p ro n ta e
l im m agine del C reatore. Le altre cre atu re non si consacrano Dio
che in p arte o troppo tardi, quando g i il peccato ha ferite e inde
bolite le loro potenze. Ges voleva u n a m adre che fosse tu tta sua,
che g li appartenesse interam ente per tu tti quei titoli per cui u n a M adre
di Dio pu ap partenere a Dio. E gli adunque si form M aria ; ne
plasm il corpo, ne cre l anim a e vi trasfuse tu tti i tesori di g razia
di cui sia capace una tal creatura. E , come il fiore form a la bellezza
d ella pinta, cos il Salvatore volle nascere, giu sta la profezia di
Isaia, dallo stelo illibato di M aria, per essere egli stesso la gloria, il
p regio e il frutto della sua im m acolata v erginit.

8 Dicembre.
LA CONCEZIONE IMMACOLATA
DEL LA BEATA VERGINE MARIA
Questo dogma s confortante della cattolica Fede, tanto glorioso
p er M aria e tanto onorifico per tu tta l'u m a n a fam iglia, solo m iste
riosam ente adom brato nelle S crittu re dellAntico e Nuovo T esta
m ento. Esso per fa parte del divino deposito della tradizione cat

101

tolica, e riconosce appunto nelle litu rg ie delle varie Chiese l'esp o n en te


e la dichiarazione pi autorevole di questa stessa fede.
L esenzione della beatissim a V ergine M aria dal peccato originale,
afferm ata esplicitam ente nel Corano, il quale in questo caso n o n
che l'eco della fede delle Chiese N estoriane: Ogni um ana creatura
toccata alla sua nascita dal Satan, eccetto M aria e suo Figlio Sant Efrem Siro in un carm e del 870 pone in bocca d ella Chiesa E dessena:
T u e tu a Madre siete gli unici che sotto ogni aspetto siete in te ra
m ente belli ; poich in te, o Signore, non c alcuna m acchia, e n es
su n a m acchia n ella M adre tu a *. Moltissimi altri P adri, su p rattu tto
G reci del prim o evo patristico, ripetono lo stesso concetto circa
l assoluta purezza della V ergine, sebbene la pi g ran p arte , meglio
che proporsi la questione form ale della Concezione come p i ta rd i
se la proposero g li Scolastici, la suppongano piuttosto riso lu ta nel
senso della definizione dogm atica di Pio IX , in quanto ehe l im m a
colato candore che essi attribuiscono alla Madre di Dio, vuol essere in
teso in modo si pieno, da escludere anche il neo della colpa o rig in ale.
U na festa locale in onore della Concezione di M aria S antissim a
il 9 dicem bre, ricordata g i in u n a predica del vescovo G iovanni
d E ubea, contem poraneo del D amasceno s. Circa u n secolo dopo per,
la solennit aveva guadagnato terreno, ed era divenuta com une tra i
G reci, siccome risu lta da u n discorso del vescovo G iorgio d i Nicom edia sulla Conceptio sanctae Annae 4. Gli antichi prendono co
m unem ente questa paro la in senso attivo, coai che n ei loro calen d ari
il titolo Concepito Sanctae M arae sta invece a com mem orare l In
carnazione del Salvatore.
1
L a festa della Concezione di sant'Anna, M adre della Madre di
Dio, figura ai 9 dicem bre nel calendario che va sotto il nom e del
l im peratore Basilio II Porfirogenito ; siccome pure essa recen sita tra i
giorni festivi da osservarsi con riposo sabbatico in una costituzione
di M ichele Commeno del 1166.
In Occidente, la Conceptio sanctae Annae figura ai 9 dicem bre
n el celebre calendario m arm oreo della Chiesa N apoletana, che r i
sale al i s secolo; la d ata e il titolo rivelano subito l influenza bizan
tin a , influenza che domin n on soltanto la g aia P artenope, m a la
Sicilia e tu tta l Ita lia inferiore che per lunghi secoli seguitarono a
far p arte dell'im pero dei ta rd i successori di C ostantino e di. Teodosio.
t Cf. Gr. Hctbt, C hristus. Pavis, Beaucbesne, 1916, pag, 775, n. 1.
3 Carm, Nisib, n . 27 r ediz. Biok&ll. p . 122,
s P a tr . Grec. X C V I, co l. 1499.
* P a tr, Grec. 0 , c o l, 1353.

102
N el secolo x n ritroviam o che in N orm andia, In In g h ilte rra ed
in Irla n d a, la festa della Concezione della B ta ia V ergine agli 8 d i
cem bre era sta ta gi accolta con entusiasm o in parecchie abbazie e
capitoli canonicali, non ostante le proteste di alcuni vescovi avver
sari, L a prim itiva solennit orientale, dalle rive del Bosforo, come
aveva fatto per arriv are in quei lo n ta n i paesi ? Com unemente si
ritien e ehe il veicolo di trasm issione sia stato appunto l esercito Nor
m anno, quando nel secolo xr invase e si stabili n e ll'Ita lia inferiore.
L a cosa per non interam ente sicura, sebbene si debba riconoscere
ehe i prim i m onum enti inglesi ed irlandesi sulla festa della Conce
zione, rivelino evidentem ente delle derivazioni greche.
S e sta a stabilire il prim itivo significato di questa solennit della
Concezione di san t'A n n a, o della M adre di Dio. Nessun antico do
cum ento liturgico appone m ai vero il titolo d immacolata a
quello di Concezione; per, da quello che p i sopra stato esposto,
risu lta che lo si doveva intendere im plicitam ente, giacch altrim enti
la solennit non avrebbe avuto alcun speciale significato. E ce lo
conferm a tra l'a ltro anche la festa b iz an tin a del concepimento di
san G iovanni B attista, la quale ricordava appunto la santificazione
del P recursore di Cristo nellutero della m adre.
L a litu rg ia Rom ana p er lunghi secoli si tenne paga delle quattro
g ran d i feste bizantine in onore di M aria, senza punto celebrare la
su a concezione. Quando in O ccidente com inciarono le prim e contro
versie sul contenuto teologico della solennit, Rom a prim a di pro
nu n ziarsi lasci che i cam pioni della scienza sacra si m isurassero tra
lo ro ; s a n tAnseiroo, i canonici di L ione, san B onaventura e Duna
Scoto, contro Eadm ero, san B ernardo, san Tommaso e i pi celebri
litu rg isti m edievali.
P e r la storia esterna del dogm a cattolico dellT m m acolata Con
cezione, fu assai im portante che il recente Ordine Minori tico se ne
facesse l apostolo ed il difensore in E uropa. Sin dal 1263 la festa
era d ivenuta precettiva in tu tti i conventi francescani, e si deve certo
alla loro enorm e influenza e popolarit,, se nella sessione 36a d ellassem blea scism atica di Basilea, il 17 settem bre 1439, 1 P adri d ich iara
rono che tale dottrina trovava il suo pieno consenso nelle fonti della
rivelazione cattolica.
Con Sisto IV un papa F rancescano la Chiesa Rom ana fece
u n passo veram ente decisivo. C om m a costituzione del 27 febbraio 1477
questo Pontefice prescrisse la festa e 1 Ufficio Conc&ptionis Immaculatae Virginis Mariae a tu tta 1 Urbe; due anni dopo fece anzi co
stru ire e dotare nella basilica V aticana una cappella dedicata alla

103 Santa V ergine, appunto sotto il medesimo titolo della immacolata,


Concezione,
E noto l atteggiam ento favorevole del T ridentino verso il dogma
dell'Im m acolato Concepim ento di M aria; m a la somma circospezione
della S anta Sede lasci trasco rrere ancora altri tre secoli, p rim a di
venire ad u n a decisione inappellabile della controversia, che da oltre
novecento anni ag itav a i pi em inenti teologi d'E uropa,
Questa gloria dalla D ivina Provvidenza fu accordata al santo
Pontefice Pio IX , sotto il quale vennero condotti finalm ente a term ine
i lu nghi studi dei dottori sulle fonti della dottrina cattolica circa
lim m acolato concepim ento di M aria. Il d 8 dicem bre 1854, dinanzi
ad u n im ponente assem blea di pi centinaia di vescovi, il P ap a p ro
m ulg finalm ente in san P ietro la sua bolla dogm atica Ineffabilis
Deus, in cui tale dottrin a viene definita siccome conforme alla C at
tolica fede, rivelata da Dio, e perci da credersi e riten ersi ferm a
m ente da tu tti i fedeli.
Gli O rientali, presso i quali il dogm a trovava le p i antiche ed
esplicite testim onianze, poich la prom ulgazione dogm atica era stata
fatta d allinviso vescovo dell'antica R om a, com inciarono a dichiararglisi avversari, accusando i papisti di n o v it ; ma g i fin dal secolo x v n
il g esu ita Besaon, dopo aver dim ostrato con pi di duecento testi
tra tti dalle loro litu rg ie il perfetto accordo degli antichi P ad ri dOrien te coi D ottori la tin i circa il dogma delVIromacolata Concezione,
ne ottenne u n a esplicita dichiarazione scritta e firm ata da tre p a
tria rc h i ed u n archim andrita. Quella del Capo della Chiesa Siriaca
suonava cos: Ego pauper Ignaiius Andreas, Patriarcha Antiochenus
natonis Syrorum , confirmo hanc senienUam orthodoxam, quarn explanavt P . loseph, e S. 1. dominam nosiram Virgin&m purssim am
sanctam M ariam , semper liberam extitsse et immunem a peccato o ri
ginali, ut explicuerunt antiqui Sancii Patres longe, plu rim i, m agistri
______ _________
O rim tals Ecclesia#,.
L introito tolto da Isaia (l x i , 10) il quale a nome d Israel
gioisce nel Signore, perch l ha ricoperto d un am m anto di salute e
d u n pallio di santit, a guisa di sposa adorna dei suoi monili.
Questo cantico trionfale, su nessun labbro m ortale risao n a meglio
che sul labbro im m acolato di M aria, la quale in nessun istan te della
su a v ita fu mai priva di quella splendida stola di salvezza di cui
p arla qui il Profeta.
L a colletta vale da sola u n conciso, m a assai eleg an te trattato
teologico sul dogma dellIm m acolata Concezione, L antico ritm o che

1
104
d istingueva le collette rom ane dei classici sacram entari, n e stato
in teram en te bandito ; m a il red a tto re h a voluto anzitutto che la legem,
credend lex statuat supplicandi, com e si esprim erebbe bellam ente p ap a
Celestino I.
Vi si insegna dapprim a, che il privilegio dellimm acolato coneepim ento di M aria, nei consigli d Dio era ordinato a p rep arare un
tabernacolo interam ente santo al Verbo di Dio, che in lei e da lei
doveva farsi carne. Si assegna quindi il prezzo che cost al Cristo
questo privilegio, i m eriti cio della P assione e Morte di Ges preve
d u ti dalla Sapienza eterna di Dio; cosicch il Cristo e rim ane
sem pre il S alvatore u niversale ed il redentore di tutto lum an genere.
M aria, il capolavoro di Dio, appunto la prim a a p artecipare in
modo affatto singolare e pi sublim e che alcun altro m ortale alla
g raz ia della redenzione.
Supplichiam o da ultim o la divina clem enza, che per l'in te rc es
sione di C reatura si nobile e tanto privilegiata, sulla quale Dio non
perm ise che sfiorasse mai alito di colpa, anche a noi conceda la
grazia della purezza di spirito, per g iungere a lui, che soltanto i
m ondi di cuore, g iu sta la parola evangelica, m eritano di vedere.
L a lezione tra tta dal Libro dei Proverbi (vili, 22-35), m a le t
teralm ente va intesa dellE terna S apienza coeterna al P adre, e per
la quale Dio trasse dal nulla il mondo.
Il Signore mi ebbe con s a llinizio delle opere sue, d a p rin
cipio, p rim a ehe alcuna cosa E gli creasse. D alleternit io ebbi il p rin
cipato, e ab antico ,,, prim a che fosse fatta la te rra. Non erano
ancora gli abissi, e io era gi concepita: non scaturivano ancora le
fonti delle acque, non posavano aneo ra i monti sulla g rav itan te loro
m ole ; prim a delle colline io e ra g en e rata ; E gli non aveva ancor
fa tta la terra, n i fiumi, n i cardini del mondo. Quando E gli dava
ordine ai cieli, io era p resen te; quando con certa legge e nei loro
confini chiudeva gli abissi; quando E gli lass stabiliva latm osfera
e sospendeva le sorgenti delle acque ; quando fissava i suoi confini
al m are, e dava legge alle acque, perch non oltrepassassero i loro
lim iti ; quando E gli g ettav a i fondam enti della te rra, lo era con L ui,
disponendo tu tte le cose, ed era ogni giorno m ia gioia lo scherzare
in n an zi a L ui continuam ente; lo scherzare nelluniverso; e rn ia de
lizia, io stare con i figliuoli degli uom ini. Or dunque, o figliuoli,
ascoltatem i : beati quelli che battono le mie vie. U dite i miei avvisi
e siate saggi e non li rig ettate. Beato l uomo che mi ascolta e veglia
ogni giorno all'ingresso della m ia casa, e sta attento sul lim itare

105
d ella m ia porta. Chi m i trover,, avr tro v ata la v ita e d al Signora
ricever la salute .
Come ieri a lla m essa vigiliare, cos anche oggi la Chiesa
a d a tta alla V ergine Madre quanto appunto nel libro della S apienza
detto del Verbo E terno di Dio. Dopo Ges, infatti, la sua b en e
d etta Madre, term ine fisso d'etern o consiglio , e capolavoro d ella
Creazione, per ragione della su a sublim e dignit, la vera prim o
gen ita dell'um ana fam iglia; cosi che veram ente la sua id ea arch etip a
rifu lg eva nella m ente del C reatore allorch traeva dal n u lla il mondo,
e, al p ari d un serto di gloria, ne disponeva i m ovim enti e la sto ria
attorno a M aria.
Il responsorio s ispirato al libro di G iuditta, la quale p er la
sua v itto ria Bui tiranno Oloferne uno dei pi bei sim boli m arian i.
Come lE roina di G etuiia, cosi M aria per la divina grazia schiacci
il capo del superbo draeone infernale, e liber il suo popolo d a llonta
del servaggio.
(ludit. x m , 23, xv, 10). B enedetta sei tu, o V ergine M aria, dal
Signore Iddio eccelso, pi che tu tte le donne sulla te rra. T u g lo ria
di G erusalem m e, tu letizia d Israele, tu onore del nostro popolo ,
Il verso alleluiatico tratto dalla Cantica, l dove lo Sposo
esprim e tu tta la sua com piacenza sulla Sposa Im m acolata, adorna
d ogni pi bella virt. Questa Sposa, siccome spiega san Paolo, la
Chiesa, m a il verso nella litu rg ia s ad a tta alla Santissim a V ergine,
come quella che la pi sublim e espressione delia san tit che ad o rn a
la m istica Sposa del Salvatore.
* A lleluia, alleluia ,
(Cant. iv, 7.) T u tta bella sei tu, o M aria: e la m acchia o riginale
non in te. A lleluia ,
L a lezione evangelica tra tta da san Luca, (i, 26-28) col m a
gnifico saluto d ellangelo G abriele a lla Beatissim a V ergine. Il testo
evangelico, per quanto bello, pure, preso isoiatam ente, non ci .rivela
davvero tu tti quegli abissi di g raz ia e di m agnificenza che noi ci sco r
giam o adesso, dopo la definizione dogm atica di Pio IX ; quando cio il
lum e della divina tradizione della Chiesa ha illustrato in tu tta la sua
pienezza il saluto angelico a M aria, e ci ha permesso di sc ru ta re tale
u n a profondit di m isteri di sa n tit e di grazia, che prim a n ep p u r so
spettavam o. Benedetta tu fra le donne, cio, tu benedetta sopra tu tti
i m ortali; fuori quindi della com un sorte dei figli di Adam o, la benedi
zione dei quali vuole app en a essere u n antidoto contro la m aledizione
g i ered itata da va, T u invece sei b enedetta al di aopra di tu tte

106
le creature, perch la grazia e la benedizione, come circondano la
tu a im m acolata concezione, tanto che il m aledetto serpente non pu
sp irarvi sopra coll'alito venefico d ella colpa, cos del p a ri confor
tano l ora suprem a del tuo pellegrinaggio terreno, perch la corru
zione non invada questo tuo sacratissim o corpo che fu g i il tempio
d e llA utore della vita.
* In quel tempo : F u m andato l angelo G abriele d a Dio in u na
citt di G alilea, chiam ata N azaret, ad u n a V ergine sposata a u n uomo
della casa di D avid, di nom e G iuseppe, e la V ergine si chiam ava
M aria. E d entrato da Lei, l A ngelo disse : Salve, o piena di g ra z ia :
il S ignore con te : benedetta tu sopra tu tte le donne .
I l verso offertoriale ripete il saluto angelico alla V ergine, ed in
p arte identico a quello della q u arta dom enica d Avvento.
L a colletta questoggi ha un significato speciale, perch il Sacri
ficio che stiaino per offrire a llaugusta T riade, rappresen ta il prezzo
ap punto al quale Ges acquist alla sua b ea ta Madre il privilegio
d e llIm m acolato concepim ento. Noi pure, per grazia, siamo fratelli di
Ges, onde ci uniam o a L ui in u n identico am ore per la M adre sua
e M adre nostra Maria, e presentiam o con L ui al P ad re il fratto della
su a passione e m orte, siccome il prezzo al quale vuole essere m e
rita to p er la Vergine il privilegio che la litu rg ia oggi commemora.
Ecco il testo della bella colletta del Messale : Ricevi, o Signore,
l O stia salu tare che ti offriamo nella solennit della Concezione Im
m acolata della beata V ergine M aria ; e come noi la celebriamo im
m une da ogni m acchia perch la tua grazia la prevenne, cos fa che
p e r la sua intercessione pu re noi siamo lib e rati da ogni colpa. P e r
il Signor nostro, ecc. .
G iusta l'uso rom ano, sinserisce anche nel testo della prim a parte
d e llanafora eucaristica (Prefazio) la commemorazione del m istero
com mem orato oggi dalla Chiesa. Veramente degno, ecc... lodarti,
b en edirti e celebrare le tue glorie n ella solennit dell Im m acolato
concepim ento della b eata e sem pre vergine M aria. Essa in fatti, adom
b ra ta dalla possanza dello Spirito Santo, concep il tuo U nigenito e,
serbando illib ata la g loria della verginit, di alla luce Ges Cristo,
l eterno lum e del mondo, per il Q uale, ecc. .
L antifona per la Com unione del popolo s isp irata n ella sua
prim a parte al salmo 86, e nellultim a al cantico Magnificat. Sono
state, o M aria, annunciate le tue glorie, giacch Colui che solo po
te n te ti adorn di sublim i grazie .

107
Queste glorie esterne di M aria aum enteranno sem pre pi nella
Chiesa col succederai dei secoli, giacch fanno parte di quel pr
presso estrinseco deila sacra teologia e della piet cristiana, che sono
appunto le caratteristiche della v ita lit intensa ed intim a d ella fa
m iglia di Ges Cristo.
N ella colletta dopo la S acra Comunione supplichiam o il Signora
che, come la grazia prevenne la sua beatissim a M adre, cosi che la
sua concezione im m acolata and im m une dal com une contagio di /
peccato, la divina E u caristia sia del p ari per noi 1 antidoto contro
il veleno che c'in fetta le vene, a cagione dei mortifero pomo dei1' Eden.
L a degenerazione della nostra n atu ra viziata dal peccato o rig i
n ale tale, che con ' l in telletto annebbiato, la volont infiacchita
e le passioni sbrigliate, non possiamo davvero sperare di g u ad a g n are
l'a rd u a m eta. Abbiamo adunque bisogno della grazia di Ges Cristo,
e p er ottenerla, dobbiamo p repararvici coll'um ilt, la p reg h ie ra e la
docilit. U na tenera devozione verao l im m acolata Madre di Dio
tra i mezzi pi validi per neu tralizzare in noi gli effetti del s v iru s
d ellalbero disgraziato del paradiso terrestre.

10 Dicembre.
L A COMMEMOR A ZIO N E D I SA N M E L C H IA D E P A P A
III id. an. M iltiadis in Callisti. Cosi il Latercolo Filo cali ano ai
10 g en n a io ; ed quindi p er uno strano equivoco c h e i ta rd i litu r
g isti R om ani d ellestrem o medio evo abbiano anticipato d u n mese
la m em oria di san M elchiade, scam biando gli idi di dicem bre con
q uelli di gennaio. L a com m em orazione an n u a di questo celebre
Pontefice, il prim o che dopo tre secoli di persecuzione raccolse
11 frutto del sangue dei M artiri n ella pace trionfale di C ostantino
e n tra ta in fatti nel calendario Rom ano solo verso 11 secolo x m .
Indipendentem ente dal L atercolo Filoealiano, anche D am aso n el
iv secolo aveva additato ai F edeli la tom ba di M elchiade, tra quelle
dei S anti tum ulati n ella necropoli C allistiana sulla via A ppia:
H IC PO SITV S . LONGA QYI V IX IT - IN . PA CE SA CERCO fi

108
Perci, il titolo di m artire attrib u ito a, M elchiade nel Messale
deve intendersi in senso molto largo, perch pu riferirsi, al pi, ai
prim i anni del suo m inistero ecclesiastico, quando cio ancora erano
in vigore gli editti im periali deHultim a persecuzione.
Sotto Pasquale I, caduti in abbandono e dim enticanza i cim iteri
rom anij il corpo di san Melchiade fu trasportato n ella basilica di
san ta Prassede sullE squilino, come ne fa fede ancor oggi il catalogo
marm oreo delle Reliquie ivi sepolte da quel Pontefice.
Ricorrendo oggi il terzo giorno fra l ottava dell Im m acolata
Concezione di M aria S antissim a, di san Melchiade si celebra la sola
com mem orazione. Nel caso che se ne recitasse la m essa, sarebbe la
prim a di quelle com unem ente dedicate ai M artiri Pontefici: Statuii.
Le collette sono tolte dalla m edesim a Messa comune ai M artiri
Pontefici.
N ella prim a orazione noi esprim iam o al Signore tu tta l'o n ta
della nostra degradazione e dell insufficienza sp iritu ale che ci op
prim e ; onde ricorriam o alla gloriosa intercessione del M artire, perch
ci p ro teg g a coi suoi m eriti e ei risollevi a quella vetta di virt, alia
quale Dio ci ba gi chiam ati nel santo Battesim o.
N ella colletta che fa da preludio a ll anafora, supplichiam o la
divina bont a grad ire l'oblazione che gli viene p resen tata in m e
m oria degli illustri m eriti del santo M artire; onde per la sua in ter
cessione, le grazie eucaristiche conseguite nel tempo, ci dispongano
a m eritare quel perpetumn subsdium , che finalm ente la m eta del
nostro pellegrinaggio.
N ella preghiera di ringraziam ento dopo la Comunione scongiu
riam o il Signore pei m eriti dell odierno M artire, ad accordarci la
pienezza dei doni di quellm eom parabile Sacram ento d am ore, al c u lto
del q uale, m ediante l incruento Sacrifizio, noi ci siamo g i consacrati.
San M elchiade rappresenta in certo modo il Pontefice della paee
e del trionfo della Chiesa ; colui che erig-e la propria cattedra glo
riosa n ella domus Faustae, n e llantieo palazzo dei L aterani, e l in
a u g u ra quella lu n g a serie di Concili, che saranno attraverso i secoli
la face che rischiara alla fam iglia C attolica il cammino per il cielo.
Amiamo pu re noi la pace, studiam oci d'essere evangelicam ente p a
cifici, e Dio, a prem iarci delle rinunzie che im porta questo studio,
ci n u trir coi fru tti della pace sua.

11 Dicembre
SAN DAMASO PAPA E CONFESSORE
Stazione alla sua basilica sulla via Aideatiua.
D ai risultati degli scavi e degli studi fatti in epoca a noi pi
vicina, sappiam o che questo celebre Pontefice dei M artiri e ra nato in
Koma nel 805, e che il p ad re , a nom e Antonio, da identificarsi
ono con quel santo Vescovo Leone sepolto n e llAgro V erano e di
cui il De fiossi ha illustrato il carm e
sepolcrale aveva fatto tu tta
la sua carriera ecclesiastica n on lu n g i dal Teatro di Pom peo, presso
g li archivi della Chiesa R om ana :
Rie pater exceptor, lector, levita, sacerdos.
M adre di Damaso era u n a cotal Laurenia, che visse circa' nov antadue anni e fu sepolta sulla via A rdeatina. Questa L aurenzia,
oltre al Pontefice D am aso, che in u n iscrizione viene chiam ato :
N atus qui antistes sedis Apo&tolieae,
appunto perch aveva avuto a padre un vescovo, uno dei tan ti
vescovi ru ra li dissem inati allora p er l agro rom ano ebbe u n a ltra
figlia a nom e Irene, e che fu vergine consacrata.
A nche Damaso, da giovanetto, fu im piegato negli arch iv i Ponlifci ; e l probabilm ente egli dov sentirsi nascere la vocazione ad
essere il poeta dei M artiri, iniziando perci sin da quei giorni le sue
ricerche storiche su quegli eroici confessori della Fede, come n el
caso dei m artiri P ietro e M arcellino ricerche che qualche volta po
terono avvantaggiarsi delle deposizioni orali dei loro stessi carnefici :
M arcelline, tuos p a rite r, Petre, nosse triumphos
Percussor retulit DaTnaso m ihi, cum pu er essem.
Damaso fu eletto p ap a in Lucnis n ellottobre 366; m a nei p rim i
tem pi del suo pontificato fu avversato dal partito scism atico di Ursino, al quale aderi una la rg a p arte del clero. Quando questo final
m ente si assoggett al Pontefice, D am aso a ttrib u tale riconciliazione
ttll'intercessione dei M artiri, e sulla via S alaria, quale m onum ento
votivo, adorn il tum ulo du n anonim o gruppo di M aTtiri;
Pro reditu cleri, Chrsto praestante, triumphans.

110

N on c ' quasi tom ba illu stre di m artire nei cim iteri Rom ani, che
D am aso non abbia onorato coi suoi carm i, incisi com unemente su
m arm o, in speciali, bellissim i ca ratteri, ehe dobbiamo al calligrafo
F urio D ionisio Filoealo, Ma non si content solo dei versi ; egli
inizi dei restau ri e degli abbellim enti intorno ad un g ran num ero
di sepolcri di Santi ; di alcuni, come d E utichio ad Catacumbas, si
era perfino persa la traceia. D am aso scav, rintracci, rifece la storia,
ripropose al culto, ed in alcuni casi in cui il m artirio subito per la
fede andava ancora soggetto a discussione, il Pontefice defin la
controversia e fece la canonica vindicatio M artyris. T ale sem bra es
sere stato il caso di Nemesio, la cui tom ba
Jncultam, pridem dubitatio longa reliqui,
Sed tenuti virtus adseruitque fidem.
San Dainaso m or 1* 11 dicem bre 384 e- venne sepolto accanto
alla m adre ed alla sorella, in u n a cripta da lu i eretta su llA rdeatina,
che il Liber Pontificalis chiam a ad d irittu ra basilica sua .
V eram ente, il suo prim o desiderio sarebbe stato quello di fab
b rica rsi la tom ba nella crip ta p ap ale della necropoli C allistiana. Lo
confessa egli stesso in u n epigrafe in onore di tu tti i Santi che ri
posavano in quel cim itero :
Hic, fateor, D am asus volui mea condire, membra,
Sed cineres tim u sanctos vexare piorum.
E gli adunque per um ilt si reput indegno di tanto onore e,
seguendo u n a tradizione g i in iz ia ta da p ap a Mareo, che p ure sera
costruito u n a basilica sepolcrale non lu n g i dal cimitero di Callisto,
prepar la tomba di sua fam iglia vicino a quella eli Marco sulla via
A rdeatina, in prossim it, dunque, dei M artiri dellarea C allistiana.
Q uesta cripta D am asiana rico rd ata in u n epigrafe copiata nel
secolo x v iii dal M arini, m a ora perd u ta :
LOCVS TEI
SONVS VIC
TOBIS IN CB.V
TA DAMASI
N egli itin erari rom ani dei pellegrini dell'alto medio evo, si a t
testa che il corpo di Damaso riposava tu ttav ia nella sua tom ba p ri
m itiva sull'A rdeatina. Verso i tem pi per di Paolo I, questo fu tras
ferito a lla basilica u rbana di san Lorenzo in Damaso la sede degli

Ili

an tich i archivi pontifici che egli aveva fatto in g ran d ire e che, a g
g iu n tav i la basilica, aveva voluto dedicare allo Stauroforo Romano
Lorenzo,
Ecco il testo d ellepigrafe che Damaso stesso compose pel pro
prio sepolcro:
QVI GKADIENS PELAGI FLVOTVS COMPRESSIT AMAROS
VIVERE QVI PRAESTAT MORIENTIA SEMINA . TERRAE
SOLVERE . QVI - POTVIT . LETAMA . VINOVLA . MOBTIS
POST TENEBRAS FRATREM POST TERTIA . LVMINA SOLIS
AD SVPHaOS ITERVJVI * MA'RTHAE DONARE SOUOBI
POST CINERES DAMASVM JFACIET - QVIA SYRGERE . CREDO
San D am aso, cui san Girolam o nella sua Apologi del trattato
della v erginit a Pam m aehio d il bel titolo di vir egregus et eruditu s in Scripturis, virgo virginis Ecclesiae doctor, rifulge n ella Chiesa
p er imm ensi m eriti. Oltre l'esim ia sa n tit sua, la devozione pei Mar
tiri Romani, la costruzione del battistero vaticano e l apostolica fer
m ezza n el d annare le varie eresie allo ra pullulanti, a lu i sp etta la
gloria d aver introdotto alla messa, giusta la tradizione P alestinese,
il canto alleluiatico nelle dom eniche. Egli, a d ir di san Girolam o, fu
l ispiratore e l auspice della nuova versione della S acra S crittu ra,
detta ora Volgata. A suggerim ento di sa n tA mbrogio, papa Damaso
dovette altres occuparsi della riform a del vecchio cursus salmodico,
p e r dare a questa form a di p reg h iera liturgica u n caratte re vera
m ente popolare.
Damaso, subito dopo m orte, ebbe tra i contem poranei titolo di
Santo, Lo attesta, tra l'a ltro , l epigrafe seguente esistente nelle
cripte vaticane :
Longmianxis y. c. praef, nrb
Ad au^oi) dulti splendorem
P a v im e n tim i p a tie te a
S a c ri fo n tia <juem d u d u m D a
e a ... e x tr n x it
sum pt
c u ltn e t m u s iv o o p e re

ET ANASTASIA C E . EIVS
BASILICA!] APOSTOLI. PETRI
ITEM - CAELVM
MASVS Vili . SANCTVS
IN
V

PROPRIO MARMORY
DECORRVNT

L antifona d introito identica a quella, di san Silvestro P ap a.


L a stola pi b ella che adorna il sacerdozio, la san tit e la g iu stizia ;
solo questa g ra ta a Dio e veram ente utile alla chiesa dei santi, cio
ai fedeli.
L a colletta, ha u n ca rattere generico : * G radisca il Signore le
nostre preci per i m eriti del suo pontefice D am aso, e ci conceda, col

112
perdono dei peccati, anche il celeste dono della pace, che effetto
d ella purezza della coscienza .
L a prim a lezione spigolata q u a e l d a ll Ecclesiastico, dagli
elogi di A bram o, di Mos e di A aron (xliv , xlv ). Il Signore h a p re
scelto E gli il suo pontefice, e l ha reso potente e venerando dinanzi
ai re ed ai popoli. E gli ha osservato la sua legge, ed appunto perch
e ra giusto e m ite, Dio gli ha affidato il m inistero di riconciliazione,
affinch riconducesse a Lui il popolo traviato, e divenisse cosi angelo
e m inistro di pace tra la S antit divina e i poveri p e c c a to rii.
Il responsorio ed il verso alleluiatico sono i m edesim i che per
la festa del Crisologo.
L a lezione evangelica tra tta da san M atteo (x siv , 42-47). Il
Signore esorta specialm ente i pastori della Chiesa a sta r desti, pronti
a soccorrere a tu tti i bisogni del loro gregge. Essi sono come i servi
di fiducia, cui il Signore ha affidato la custodia della sua casa ed il
governo della propria fam iglia, loro dovere perci di d istrib u ire
convenientem ente ai loro com pagni di servizio la dovuta razione di
cib o ; e ci facendo, essi non dnno n u lla di proprio, giacch la dis
tribuzione della divina p aro la e dei S acram enti commessi ai P astori
d anim e, costituisce u n deposito loro sem plicem ente affidato, m a che
ap p artien e esclusivam ente a Dio.
I l verso offertoriale e la colletta sono identici a quelli di san S il
vestro I.
L antifona per la Com unione del popolo la stessa che per la
festa del Crisologo.
L a colletta di ringraziam ento ha u n carattere generico. Le feste
dei S an ti sono sorgente di san ta gioia pel popolo fedele, cui conforta
la speranza nella potenza della loro intercessione. F a, o Signore,
che m entre il tuo popolo assiduam ente gioisce nel venerare i tuoi
S anti, sia altres protetto dalle loro preghiere. P er il Signore s.
Come i profeti nelle loro p reg h iere al Signore g li ricordavano i
m eriti dbram o, di Giacobbe e di tu tti gli an tich i P atria rc h i, cos
il popolo C ristiano professa u n a special devozione ai suoi santi P o n
tefici e Vescovi. Come in te rra essi ebbero dallo Spirito Santo l u f
ficio di reggere la Chiesa san ta di Dio, cos in cielo la loro m issione
non ancora finita, e attorno a ll'a lta re aureo che sorge innanzi al
trono di Dio, essi offrono con G es Cristo l incenso della loro preg h ie ra p e r tutto il g reg g e cristiano.

113
13 Dicembre.
SANTA LUCIA VERGINE E MARTIRE
L antico culto di sa n ta L ucia ci viene ricordato in u n a graziosa
epigrafe delle catacom be d Siracusa. T rattasi d un a ta l Euschia la
irreprensibile, che visse buona e pu ra quasi cinque lu stri, e mori
* nella festa della m ia signora L ucia, p er la quale non v en
comio che basti .

BT2 KIA H AMENIIT0 2 ZHSA 'trai


XPHSTfS KAI - EEMNA ETH
nAIO - EAATTON KE ANE
UATEETO - TH EOPTH THE KY
PIAS - MOY - AOYKIAE EIE HN
OYK ESTIN ENKfiMEION
EIIIEIN XPHSTEIANH IIIS
TH - TEAIOS 0 Y2 A EYXA
PIST 0 Y2 A TO EIAEIfl AN
API nOAAAE ETXAPIS
TIAS <?
Non ostante che gli a tti di questa candida V ergine si cui a. m eri
tino ben poca fede, il suo culto tu ttav ia certo ed assai diffuso n el
lan tich it. In Roma si contano alm eno una ventin a di chiese a lei
intitolate, tra cui le p i an tich e sono quella gi resta u rata da L eone I I I
n e llinterno del m onastero De R enati, e l altra di san ta L u cia in
Septisonio, ricordata siccome diaconia sino ai tem pi di Sisto V.
Non si saprebbe indicare la cagione di questintenso culto p ro
fessato dai Pontefici rom ani a lla M artire S iracusan a : m a p ro b ab il
m ente v influi, oltre che la celebrit del suo m artirio, anche la doppia
circostanza, che in Roma la colonia siciliana era assai num erosa,
p ap a s a n tA gatone era siciliano e i P api fin dal rv secolo dovettero
essere in assidua relazione coi retto ri pontifici del vastissim o p a tri
monio della Chiesa ro m an a in Sicilia.
P u probabilm ente sotto questa doppia influenza, che sorsero in
Roma le num erose chiese di san Vito, s a n t E uplo, san ta L ucia e
s a n tA gata, tu tti M artiri S iciliani.

8 S c h u stsk , Liber Saervune/tfm'un - Y I.

114
L 'a n tfo n a per l introito d eriva dal salmo de virginUate, i l i t , t H ai
am ato la giustizia ed odiata lin iq u it : perci lah v Dio tuo ti con
sacr tr a tu tti i tuoi com pagni col balsam o della giocondit , Questo
balsam o m isterioso la speciale g loria che ottengono in cielo i Santi,
i quali alla purezza del cuore hanno congiunto altres l ' in te g rit
della carne.
N ella colletta, anche in mezzo alla sa n ta gioia pel n atale della
M artire, noi non dim entichiam o che lo scopo delle feste liturgiche
di prom uovere il nostro avanzam ento spirituale.
Preghiera. Ci esaudisci, o Dio di nostra salvezza, e come noi
con esultanza celebriam o la festa deila tu a beata m artire, la vergine
L ucia, fa altres che questo pio senso di devozione valga a farci
av anzare nella v irt. P er il S ignora .
L a prim a lezione deriva dalla le tte ra di san Paolo ai Corinti (II,
c, x, 17-18; xi, 1-2). Contro i giud aizzan ti, i quali cercavano d scredi
ta re l Apostolo presso quella Chiesa, Paolo protesta che egli non vuol
cercare la p ro p ria gloria, attendendo che il Signore lo accrediti
presso i fedeli. Se egli per si oppone alle mene degli avversari, lo
fa perch geloso della Chiesa dei Corinti, cui egli not perm ette di
am oreggiare con altri, affinch il Cristo si abbia un a sposa vergine
ed im m acolata.
Il responsorio ed il verso sono tra tti dal medesimo salino 44 da
cui deriva lintroito. Vi si descrivono i pregi e la bellezza della m i
stica sposa dellAgnello. H ai am ato la giustizia ed odiato l'in iq u it.
y. P erci il Signore, tuo Dio, tha consacrato con profum o di letizia .
A lleluia. L a grazia sparsa sul tuo labbro, perci il Signore ti
h a benedetto per l eternit. A lleluia .
Nel M essale di san P io V, oggi la lezione evangelica (Matt. xxv,
vera. *1-13) quella delle vergini p rudenti, come il d di san ta B ar
b ara. E ssa fu altra volta com m entata da san G regorio Magno al popolo
rom ano nella stazione celebrata a sa n tA gnese il di del suo N atale.;
Poco im porta la verginit e la lam pada inghirland ata, se poi m anca
l olio delle buone opere, e specialm ente della sa n ta dilezione. Non
b isogna atten d e r tempo per acconciare le lam pade onde muover in
contro allo Sposo. L ora della m orte incerta, m a quel che c di
certo, e ee l insegna oggi il Vangelo, che essa verr in asp ettata,
e perci bisogna stare a llerta.
N ellultim a riform a del Messale, alla festa di san ta L ucia stata
assegnata l'id e n tica lezione evangelica che abbiam o g i visto per la
festa di santa. Vibiana.

115
L accorto m ercante l anim a cristiana, la quale d tutto il resto
p er acq u istare la perla preziosa, che Cristo. T anto vale, n si pu
com prare a meno. Bisogna dare tutto.
L antifona offertoriale, identica alla festa di san ta B arb ara,
p u r essa derivata dal salmo 44. V erranno condotte al Ke le v erg in i
com pagne della sposa, con g ra n d e festa e trionfo . L 'im m ag in e
to lta dai costumi orientali, dove era tollerata la poligam ia. Il S al
m ista d aUirnm aginc u n significato profetico, preannunziando l in
gresso delle varie nazioni pagane nel regno Messianico, eredit,
in alienabile dIsraele.
N ella colletta prim a d ellanafora, preghiam o la divina clem enza
a g rad ire l oblazione del suo santo popolo in onore dei S anti, dai
quali si confessa d aver im petrato protezione ed aiuto.
L antifona p er la Com unione del popolo tolta, come com une
m ente pel sesso debole, dal verso del salmo 118. Ind arn o i p o ten ti
mi perseguitarono ; giacch la tu a parola ed il tim ore tuo santo che
m 'in v adeva le ossa, erano su di me pi potenti di tu tti i loro to r
m enti. Essi mi spogliarono di tutto, sin della vita, ed io avendo
ritrovato e custodito il tuo Verbo, mi son ralleg rata , come colui che
ritro v a un ricco tesoro.
N ella colletta di ringraziam ento, ora che l E u caristia ci h a p u
rificati e ci ha resi degni dello sguardo clem ente di Dio, lo suppli
chiamo pei m eriti della M artire di cui festeggiam o il natale, a farci
sem pre esperim entare gli effetti della sua valida intercessione. E ssa
h a dato tutto per il S ignore ; dunque pu anche tutto sul suo cuore.
Il S acram entario G regoriano contiene anche questaltre collette
per la m essa di sa n ta L ucia : Super oblata. Quaesumus, virtu tu m
coelestium Deus, ut Sacrificio, pr sanctae tuae Luciae solemnitate
delata, desiderium iws temporale doceani habere contemptum, et am
bire dona faciant caelestium gaudiorum .
Postcommunio. Laet, Domine, sumpsim us Sacramenta coelesta, quae, intercedente pr nobis beata Lucia marti/re tua, ad vitam
nobis proficiant sempiternarli.
L e feste delle M artiri, come egregiam ente osserva il Grisostomo,
hanno u n a n ota tu tta speciale : perch in esse la vittoria del Cristo
apparisce tanto p i gloriosa, quanto pi debole e inferm o era il loro
sesso. L a rivincita d ellu m anit sul demonio cos com pleta, giacch
il nemico vinto da quella appunto che altra volta fu la p rim a a
soccom bere.

116
Se ora dunque ta n te ten ere giovanotte sono state prodighe del
loro sangue e della vita loro, affrontando im pavide per la confes
sione del nome di Cristo le cataste e i roghi, quale scusa m erite
ranno g ii uom ini, se codardi cederanno innanzi al nemico ?

15 Dicembre.
OTTAVA DELL IMMACOLATA CONCEZIONE
Q uestottava, d cui si h a trac cia presso alcuni Ordini religiosi
e diocesi particolari fin dal secolo xv, venne estesa alla Chiesa u ni
versale da Innocenzo X II (1691-700), e fu riconferm ata da Pio IX .
L a m essa, come in tu tte le ottave pi recenti, la stessa che il
giorno della festa, a differenza delle ottave prim itive, in cui ogni
giorno si variano canti, collette e letture.

16 Dicembre.
SANT EUSEBIO VESCOVO
Questinsigne cam pione della D ivinit del Verbo, m ori in pace a
Vercelli il 1 agosto 371. Siccome per quel giorno a Roma ricorre la
dedicazione delia basilica esquilina di san P ietro, cosi quando Cle
m ente V III introdusse la com m em orazione del Santo Vescovo nel Bre
viario, fu scelto a preferenza il 15 dicem bre, che ricorda lanniversario
della sua ordinazione episcopale. Quando poi l'o tta v a dell'im m acolata
Concezione venne estesa a tu tta la Chiesa universale, sa n tEusebio
dov cedere il posto, e la sua festa fu differita al giorno seguente.
S an tEusebio non m ori propriam ente di m orte violenta; egli tu t
tav ia h a il titolo di m artire, al p a ri di parecchi altri Santi della n ti
chit perch, v ittim a degli A riani, sostenne per lunghi an n i un duro
___________________
esilio.
L a messa comune ai M artiri P ontefici: Sacerdotes... .
L antifona per l entrata del celebrante, tra tta dal Cantico dei
tre G iovanetti nella fornace di Babilonia (Dan. in , 84 e 87): * Voi,
o sacerdoti di Dio, benedite lahv, san ti ed um ili di cuore, lodate
il Signore .

117
I m inistri di Dio vengono qui detti sacerdoti del Signore, perch
10 Spirito Santo n ella loro ordinazione prende cosi intim o possesso
d ellanim a loro, che li costituisce e li consacra con un titolo affatto
p articolare ad essere gli a uom ini di Dio : Vir Dei. Come l unione
ipostatica unse pontefice Ges, cosi che egli tutto di Dio, Christus
autem Dei, e come tale, riceve da Isaia il m isterioso titolo di Servo
d i lahv, cosi in modo analogo i sacri m inistri, che eg li m ette a
p arte della sua dignit sacerdotale, sono altres con lu i solidari di
questa totale dedizione e consacrazione alla S antit di Dio : Sancii
erutti Deo suo.
La colletta si rivolge a Dio cos : 0 Signore, che conforti colla
sa n ta gioia il tuo popolo a cagione del n atale del tuo beato m artire,
11 pontefice Eusebio, ci concedi di sperim entare gli effetti della sua
protezione, noi che celebriam o il suo n atale ,
N ella prim a lezione (II Cor. 1, 3-7) l Apostolo eleva a Dio le sue
azioni di grazie, perch anche in mezzo alle gravi fatiche ed alle
persecuzioni ehe egli sostien e-p er la fede, il Signore non m anca di
sostenerlo colla divina g raz ia e consolazione; consolazione cos esu
b eran te, che trab o cca dal cuore d Paolo, e va ad inondare anche
quello dei suoi cari Corinti.
II responsorio deriva dal salm o 8. * Tu, o Signore, lo coronasti
di g lo ria e di splendore, e lo ponesti a capo della tu a creazione .
I l Salm ista fa qui l eneomio del Cristo, l esem plare ed il p ro to
tipo dellum ana fam iglia, la quale appunto in Lui, nella sn a g razia
e nella sua gloria, trova la sua ultim a finalit.
Il verso alleluiatico s 'is p ir a a l versetto salmodico precedente,
* Questi il pontefice che il Signore ha recinto di diadem a . T ale d ia
dem a, nella vita presente, lo stesso sacro carattere sacerdotale, ehe
im prim e a ll anim a u n a speciale conform it e rassom iglianza con
Cristo Pontefice. Questo carattere tu tta v ia u n a specie di p o ten
zialit che vuol essere esercitata e svolta. Chi santam ente com pir
opere degne del Cristo, av r p a rte n ella sua glorificazione come su
premo sacerdote e riconciliatore d ell'um anit nel sangue suo.
L a lezione evangelica tra tta da M atteo, (svi, 24-27) l dove si
annuncia, per dir cos, il paradosso cristiano. Chi vuoi salvarsi, deve
esser prodigo della sua vita. Chi vorr invece conservarla ed acca
rezzarla, colui la perder. G uadagnare il mondo nulla, se poi perdesi l anim a ; e la condizione p er non perderla, il caricarsi della
Croee di Cristo, per rin u n ziare alle sregolate passioni; Ecco il V an

118
gelo, ecco la psicologia dei M artiri, ecco la storia del Cristianesim o.
E quello che pi sorprendente si , che una ta l dottrina che im
pone la rinunzia a se stesso ed al mondo, sta ta appunto quella che
h a conquistato e trasform ato l orbe. Qui la mano di Dio, qui la
in trinseca dim ostrazione della divinit della fede.
Il verso per l'offerta delle oblate, identico a quello di san Sil
vestro. Ho ritrovato il mio D avid, il vero Servo di Iahv, cio il
Cristo. Io l ho consacrato collunzione dello Spirito Santo. L a m ia
m ano gli dar aiuto, ed il mio braccio lo conforter contro suoi e
m iei nem ici s.
N ella colletta che, g iu sta il rito speciale rom ano, fa da pre
ludio a llanafora consecratoria, supplichiam o il Signore a diffondere
i carism i della sua san tit sul nostro Sacrifizio, e per le preghiere
del beato Pontefice e m artire di cui si celebra la solennit, ad ac
cordarcene am piam ente i frutti.
Ecco qual la m ente della Chiesa, circa l im portanza ehe assum e
a i suoi occhi la conveniente preparazione ai divini Sacram enti,
perch questi possano operare n e ll anim a tu tta quella pienezza di
san tit e di vita del Cristo, di cui sono gli organi e le arterie.
I l verso per la com unione deriva dal salmo 20. H ai posto, o
Signore, sul suo capo u n diadem a d oro p u ro . Questo diadem a di
gloria sostituisce il serto di contum elia, di cui venne gi recin ta la
fronte del M artire, quando, a cagione della sua piet, dagli empi
venne proscritto dal num ero dei viventi.
Questo ci deve m assim am ente consolare nelle nostre tribolazioni
sostenute a cagione del santo V angelo. Quando gli uomini ci con
dannano, allora Dio proclam a la n o stra innocenza ; quando essi ci
m aledicono, Dio ci benedice ; quando essi ci condannano a m orte,
Dio cintroduce nella p atria dei viventi.
L a colletta di ringraziam ento comune a molte altre messe.
Q uesta Comunione, o Signore, espii le nostre colpe e ci mondi dalle
m acchie del peccato. Il M artire poi, di cui si festeggia oggi la so
le n n it, interceda p er noi propizio presso il trono della tu a m iseri
cordia, cosicch l E ucaristico farm aco consegua in noi la pienezza
d ella sua efficacia .
Caelests remedii faciat esse consortes, come sesprim e oggi la col
le tta eucaristica, significa che sinch non arriv a questultimo rimedio
della v ita eterna, la condizione della vita nostra in te rra, non ostante
tu tti i possibili conforti della grazia, ci far sem pre m ietere largar esse

r
119
di fatiche e di pianto. N on bisogna m ai invertire i tem pi o tu rb are
l ordine da Dio stabilito. V il tempo di faticare, dice lEccIesiaste,
e il tempo di riposarsi ; siccom e pure, deve precedere il nostro ser
vizio guerresco n ella Chiesa m ilitante, prim a ehe m eritiam o d'essere
coronati in quella trionfante.
Di sa n tEusebio gli antichi storici fanno rilevare l1Ingegnoso
stratagem m a, col quale sottrasse Dionigi di Milano dalla situazione
com prom ettente a cui l aveva trascinato l astuzia degli A riani.
Q uesti, dopo d aver carpito da lui la firma alla condanna di A ta
nasio, nel sinodo di M ilano del 355 presentarono il foglio p u re ad
E usebio, perch lo firm asse. Come potr credere osserv allora
argutam ente il santo Vescovo di Vercelli che il Piglio sia m inore
del P adre, quando voi alla sottoscrizione m ia avete g i preposto
quella del mio figlio D ionigi? Gli A riani riconobbero legittim a
l eccezione invocata da Eusebio, ed annullato il prim o foglio, ne
apprestarono u n nuovo, al quale per prim o sottoscrivesse il Vescovo
di Vercelli. E usebio non voleva altro. Quando vide d istru tta la com
p rom ettente firma di D ionigi, propose invece che si incom inciassero
i lavori del sinodo sottoscrivendo tu tti insiem e la fede di N icea,
giacch egli n u triv a forti sospetti contro alcuni vescovi, siccom e in
fetti deresia. Non l avesse m ai fatto ! Si scaten contro il Santo
tutto il furore degli A riani, i quali dopo molte grida, in g iu rie e
m inaccie, lo fecero bandire in esilio a Scitopoli. Ma Eusebio accett
tu tto lietam ente e scossa, giu sta il santo V angelo, la polvere dei
suoi calzari, incam m inossi tu tto giulivo p er la via dellesilio, sic
come u n a delle m olteplici funzioni del m inistero episcopale.

Nella notte dopo il 20 Dicembre.


V IG IL IA D I SA N TOMMASO A PO STO L O
n e llO ratorio V aticano.
L e feste di tu tti gli Apostoli, eccetto quelli che ricorrono du
ra n te il tempo pasquale, hanno l onore del digiuno nel di precedente,
il quale poi term ina colla veglia e colla messa offerta allo sp u n ta r
d ell'alb a del giorno festivo.
L a messa vigiliare di san Tommaso, quella comune a tu tte le
altre vigilie degli Apostoli.

120
L antifona introitalo to lta dal salmo 51, e traduce l aspettativa
del popolo fedele, ohe per intercessione dei san ti Apostoli, i quali
hanno annunziato al mondo il nom e del Salvatore, questo santo
Nome, im presso indelebilm ente n e llanim a dei battezzati, sia effetti
vam ente p er essi u n a cap arra d etern a predestinazione.
Io sar come u n oliva verdeggiante nella casa di Dio. Confider
n ella m isericordia del mio Dio. S ignore, loder il tuo nom e buono
in n a n zi a i tuoi santi .
N ella colletta, cosi supplichiam o il Signore ; * Ci concedi, o Dio
onnipotente, che la veneranda festivit del tuo beato Apostolo Tom
m aso, cui vigilando preveniam o, intensificando la nostra piet, renda
altres p i vicina la nostra salvezza .
L a lezione identica a quella della pannuchis di sa n tA ndrea
n ella n o tte prim a del 30 novem bre,
Segue per responsorio il salm o n o ttu m ale 91, m a i versetti sono
sta ti invertiti e non e' quindi nesso fra di loro. Il giusto fiorir
siccome palm a, e crescer nella casa del Signore siceome il ce d ro .
Eeco la peren n it assicurata dallo Spirito Santo all opera degli
A postoli. >A celebrare di buon m attino la tu a m isericordia, e la
tu a fedelt durante la n o tte . Questo l'ufficio dei fedeli, ed
esprim e il significato della presente Binassi notturn a.
L a lezione del V angelo tr a tta dallultim o serm one di Ges a
m ensa, riportato da san G iovanni (xv, 12-16), Gli A postoli sono stati
prescelti e tra tti di mezzo al mondo, per una partico lare dilezione di
G es e senza loro precedente m erito. Ges non ha avuto secreti per
loro, giaecb ha trasfuso in essi tutto quello che Egli sa come Verbo
del P ad re, incarnato per noi. E gli in procinto di dar loro la prova
suprem a dellam ore, che consiste nel sacrificio sino a lla m orte ; ma
tutto questo tesoro di grazie e di bont non deve term inare nelle
persone degli Apostoli. L opera che Ges intende di fondare, deve
d u rare sino alla fine del mondo ; e perci gli Apostoli, ed alla loro
volta i loro successori, m ediante la predicazione, l am ore ed il sacri
ficio, debbono perpetuare questa sublim e pagina del Vangelo, con
tinuando nella loro persona la vita di Ges Salvatore del mondo.
Il verso offertoriale come quello della veglia di sa n tA ndrea,
L a colletta sulle oblate veram ente grandiosa e solenne. Questa
solennit non ci deve m eravigliare, giacch, se attualm ente, n ello
dierno rito, le messe delle vigilie rappresentano n u lla pi che un a

121 semplice preparazione nel di precedente qualche festa solenne u n a


specie quindi
preor l greche p er gli antichi invece, il Sacrifcio
offerto dopo la veglia, allo sp u n tare dellalba del d festivo, n e p a r
tecipava la solennit. D a principio anzi, fu la vera e p ro p ria m essa
festiva, giacch la pannuchs a S om a im portava regolarm ente la v a
canza duna seconda m essa stazionale. Cos appunto si spiega come
n e llAntifonario G regoriano, le messe vigiliari siano p i belle, ricche
e grandiose, di quelle stesse dei d festivi.
Ecco il testo della colletta : * Signore, mentre noi oggi toffriamo
i saeri Misteri, tutti compresi di devozione per la sublime dignit
dellApostolato, per le preci del tuo discepolo Tommaso, di cui pre
veniamo l'alba del giorno natalizio, tu concedi al tuo popolo, che
possa sempre godere dellinsigne grazia desporre a te nelladunanza
sacra i suoi desideri, e di riportarne il frutto >.
Il verso per la Com unione tratto dal salmo 20. M olta gloria
gli venuta per la tu a salvezza, poich di gloria e di splendore lo
hai adornato . Ecco la scaturigine della g razia e della g lo ria dei
Santi : in Salutari tuo, Cristo cio Salvatore. L onore perci che si
trib u ta alla m em oria dei santi, si riferisce quindi a Colui che li fece
tali, appunto come nella bellezza degli astri si loda la magnificenza
del Creatore.
La preghiera eucaristica la seguente : Ti placa, o S ignore, per
le p reghiere del tuo santo Apostolo Tommaso ; ci concedi il perdono
delle colpe e quel desiderabile farm aco d eterna vita, che risa n a tu tte
le inferm it della vita presente .
L a Chiesa celebra con la m assim a solennit le feste dei san ti
Apostoli, perch essi sono le colonne fondam entali di tutto l edifcio
della n ostra fede. Il S ignore, ad aum entare nei fedeli la devozione
ed il prestigio degli Apostoli, concesse gi loro am pio potere sulle
m alattie, sui dem oni, sulle forze della n atu ra , affinch tu tti questi
m iracoli consolidassero nei cuori dei fedeli quella parola evangelica
da loro predicata. Ma la potenza divina non viene meno pei secoli ;
i fedeli quindi potranno esperim entare tu tta l efficacia d ell'in terc es
sione dei santi Apostoli, ogni volta che con fede a loro si rivolgono.
T ra le varie devozioni della p ie t cattolica ai S anti, quella
verso gli Apostoli deve certo occupare il primo luogo, perch essi,
come ben osserva san Tommaso, hanno ricevuto : prim U ias Spiritus.

122

21 Dicembre.
SAN TOMMASO APOSTOLO
Sinassi

in

Vaticano nell'Oratorio Simmackiano di san Tommaso.

Il culto celebre verso san Tommaso ci viene attestato dagli an


tichi P adri, specialm ente dal Nisseno e da san tEfrem, che nel carme
Nisibeno xlii descrive gli u lu lati del S atana, perch ad Edessa u n m er
cante aveva trasportato dalle Indie una parte del corpo dellApostolo.
Ululami Dibolus : Quem in locum nunc fugere possum iustos ? Mor
temi incitavi ad Apostolos interficiendos, u t per mortem eorum, evadam
verberibus eorum. Sed nunc multo durus verter or. Apostolus quem
interfeci in In d ia , praevenit me Edessam. Hic et illio iotus est; illue
profectus sum et eroi illic ; hic et illic inveni eum et contritus sum .
I G reci ne celebrano la festa il 6 ottobre ; tra i L atini invece il cosi
detto Calendario di Carlo Magno del 781 l assegna al 3 luglio, dac
cordo colluso prim itivo orientale, che ritiene detto giorno siccome
il n atale dellA postolo, Il M artirologio di Silos ricorda san Tommaso
tra le ag g iu n te di seconda m ano, il 21 dicem bre ; per nei latereoli
del G eronim iano E pternacense e W issenburgense la suddetta d ata
apparisce siccome quella della traslazione delle R eliquie dellApostolo
ad Edessa.
A Roma la festa di san Tommaso data dal medio evo; essa ap
parisce n e l G regoriano e nel Calendario di san P ietro del secolo s i i ,
m a devessere assai pi antica, dal momento che papa Simmaco
edific a questApostolo i n V aticano u n oratorio attiguo alla basilica
di sa n tA ndrea.
In onore di san Tommaso la piet m edievale eresse poscia in
Roma almeno u n altra diecina di chiese, tra cui le p i celebri erano
quella di san Tommaso in P arione, quella in Formis * sul Celio,
II a ltra attig u a alla basilica L ateranense, che fungeva altres da
Secretarium, e finalm ente l oratorio dedicato all'A postolo n ellinterno
di C astel S an tAngelo,
L incredulit di Tommaso nei prim i istanti dopo la risurrezione
d i Ges, e la circostanza che n ella domenica in Albis sin dalla prim a
an tichit si legge alla messa il racconto dell'apparizione che gli fece
Ges, hanno senza dubbio contribuito a popolarizzare la sua raem oria, a preferenza di parecchi altri suoi colleghi n ell Apostolato,

123
G iusta gli O rdini Rom ani del secolo xv, oggi il P a p a concedeva
v acanza al concistoro ; anzi ancora uso in Roma, che in questo
giorno sincom incino a p resentare gli a u g u ri natalizi ai ca rd in ali e
ag li a ltri prelati della corte pontifcia.

L antifona per l e n tra ta del sacerdote, come quella p er la festa


di sa n tA ndrea, e d eriva dal salm o 138:
Quanto sono adorabili, o Signore, i tuoi disegni, quanto po
tenti nella loro efficacia. Salmo: S ignore, tu m hai esam inato e
ben mi eonosci, tu conosci il mio stare e il mio levarm i, f . G lo ria .
Preghiera. F a, o Signore, che la solennit del tuo beato ap o
stolo Tommaso ci sia argom ento di g lo ria ; si che, m en tre col suo
patrocinio egli viene in nostro soccorso, noi p ure altresi con devoto
affetto n e im itiam o la fede. P e r il S ig n o re .
G li A postoli ci sono esem pio fulgido di fede, perch essi p er i
prim i hanno creduto a quella p arola che poi hanno predicato, e la
loro fede sta ta cosi solida, che su di essa s eleva tutto l edificio
della Chiesa.
N ella seguente lezione agli Efesini (n, 19-22) l A postolo p ara
g ona l'u n it della fam iglia cristian a ad u n tem pio sp iritu ale, eretto
sulla fede incrollabile degli A postoli e dei P rofeti, la cui p ie tra an
golare il Cristo.
F ratelli, voi non siete p i ospiti e forestieri, m a siete concittadini
dei Santi, e fate p arte della casa di Dio ; giacch siete sta ti sovrap
posti sulle fondam enta degli A postoli e dei P rofeti, m entre l'estre m a
p ietra angolare il Cristo Ges. in lui che cresce tu tta la fabbrica,
sino a divenire un tem pio sacro al S ignore, nel quale appunto voi tu tti,
m ediante la grazia dello S pirito, venite a form are l abitazione di Dio .
Il responsorio g rad u ale tra tto dal salm o 138, identico a quello
della messa vigili are di sant'A ndrea.
Q uanto sono adorabili, o Dio, i tuoi secreti, quanto m aravigliosa la loro efficacia! .
i . * Io li enum ero, ed essi sorpassano le aren e del m are .
Q uest'efficacia m aravigliosa dei divini secreti risplende so p rat
tu tto nella conversione del mondo p er mezzo d u n a dozzina di poveri
pescatori, divenuti confidenti dei secreti delleterna Sapienza.
Il verso alleluiatico deriva dal aalmo 32, E sultate, o g iu sti, nel
Signore, giaech ai buoni ben saddice la lode .

124
L a lode ben s addice ai buoni, perch tu tta la loro v ita sac
corda . coll'espressione del loro labbro, laddove a cagiono della contraizio n e delle opere, dice la S c rittu ra : Non. est speciosa laus in
ore peccatoris.
L a lezione evangelica (Giov. xx, 19-29) descrive l apparizione
del S ignore a Tommaso e l atto energico di fede emesso d allApo
stolo alla vista delle piaghe gloriose del Salvatore risorto. Tommaso
vide e cred; vide l uomo, palp le cicatrici che n e attestavano la
n a tu ra m ortale, e si elev sino alla confessione della su a divinit-,
proclam andolo suo Signore e suo Dio. L a professione di fede ripar
cos la colpa della su a prim a in c red u lit, m a Ges tu ttav ia prefe
risce u n a fede pi pronta e pi elevata, che senza esag erare troppo
la necessit della prova razionale, crede sem plicem ente, perch ben
sa che Dio p arla ed ha rivelato.
Il verso offertoriale deriva d al salmo 18. Il Salm ista fa l elogio
del sole, della lu n a e degli astri, i quali n arran o la g lo ria di Dio.
* L a loro voce si sparse per tu tta la te rra , e le loro parole sino ai
confini del mondo . Nel cielo della Chiesa, questi astri fulgenti sono i
sa n ti Apostoli, la cui eloquenza anco ra adesso risuona in tu tto l orbe.
L a colletta p rim a d ellanafora la seg u en te: Ti offriamo, o Sign o re, il doveroso om aggio della n o stra servit, supplicandoti a custo d ire in noi la tua grazia p e r i m eriti del beato Apostolo Tommaso,
in onore del cui m artirio ti imm oliamo appunto quest'o stia di lode .

a
p
]
\

Il protocollo dellanafora eucaristica ( Vere dignum et iustum est...)


quello com une per gli Apostoli, Per nel Sacram entario Gregorian o e ra il seguente: ...aeterne D eus; qui Ecc.le.siam tuam in apostolieis tribuisti consistere firm am entis, de quorum collegio beati Thomae Apostoli tui solemnia celbrantes, tua, Domine, praeconia non
taceamus, per Christum, eie.
la origine, nei Sacram entari L eoniano, G elasiano e G regoriano,
ciascuna dom enica, ciascuna festa dellanno aveva u n prefazio p a r
ticolare. Il comodo dei celebranti ed il risparm io di pergam ena e di
fatica per trascriverli nei Messali dell'ultim o medio evo, fini p er m an
d arli in disuso ; siccome pu re erano gi andate in disuso n el secolo x v i
le messe dom enicali, in luogo delle quali i sacerdoti recitavano
com unem ente quella della Santssim a T rin it, perch pi breve, e
p erch la sapevano a m em oria.
Il Concilio di T rento elimin questo secondo abuso restituendo le
messe proprie dom enicali ed ordinando la riform a del Messale Ro-

f
,
^

mano. In questa restituzione tu ttav ia , salvo pochissim e eccezioni,


g li an tichi prefazi p ropri non trovarono p i luogo. Quello che ora
ei recita per tu tti gli Apostoli, il prefazio rom ano del Sacram en
tario Leoniano p er la festa dei san ti apostoli P ietro e Paolo. In fa tti,
a ben esam inarlo, esso ha u n carattere spiccatam ente locale, cosi
che la bella p reg h ie ra : affinch tu, P astore eterno, non ab bandoni
il tuo gregge, m a continuam ente lo protegga per i m eriti dei b eati
Apostoli (Pietro e Paolo) ; onde sia retto e governato d a quei m e
desimi che tu gli ponesti a capo in qualit di pastori, perch n el
l'opera d ell Evangelo sostenessero le veci tu e , perde g ran p arte
della sua vigorosa bellezza, trasp o rta ta fuori di Rom a ed a d a tta ta a
tu tte le feste degli Apostoli.
L antifona per la Com unione deriva dallodierno testo ev an g e
lico, ed com une alla dom enica in Albis : Metti la mano e palp a le
cicatrici dei chiodi, e non sii incredulo, m a fedele .
N ella Comunione noi palpiam o spiritualm ente le piag h e di Cristo,
e riconosciam o che E gli veram ente la vittim a del nostro sacrificio
di riconciliazione.
L a colletta di ringraziam ento dopo la Comunione, la seg u en te :
Ci soccorri, o Dio di m isericordia, e pei m eriti del beato Apostolo
Tommaso, ei conserva benigno la tu a grazia. P er il Signore .
Tommaso g u a ri della su a in cred u lit ponendo la m ano e il dito
sul Cuore sacratissim o di Ges, per insegnarci che l la fonte
donde scaturisce il balsam o soave, che guarisce tu tte le m alattie
dellanima.

25 Dicembre.
SANT EUGENIA VERGINE E MARTIRE
Stazione nel cimitero di Aproniano,
Oggi il G eronim iano rico rd a nel coemeferium Apronani sulla
via L atina la festa della vergine e m artire E ugenia. N el medio evo
tuttavia, questo natale veniva anticipato la dom enica q u a rta d Avvento, con stazione all'Apostoleion, dove era stato trasportato il suo
corpo. T anta era la venerazione dei E om ani verso la M artire !
A sa n tE ugenia il Sacram entario Leoniano eongiunge la m em oria

126
dai m artiri P astore, Basileo, Giovino, V ittorino, F elicita ed A nastasia,
recensiti parim enti nel G eronim iano. Giovino, P astore e Basileo ripo
savano sulla via L atina. D isgraziatam ente per i cim iteri di questa
via ci sono assai poco conosciuti.
S an tE ugenia, convertita alla fede dai m artiri Proto e G iacinto,
venne uccisa sotto V aleriano, e dalla m adre C laudia fu deposta, giusta
g li atti, in praedio suo. Ora, siccom e la sua tom ba si trovava cer
tam ente nel cim itero A proniano, ne segue che essa apparteneva alla
m edesim a fam iglia, G iovanni V II verso il 705 restaur la basilica
sepolcrale di sa n tE ugenia, ed A driano I vi eresse a fianco u n mo
nastero di sacre V ergini, In seguito per, essendosi reso quel luogo
fuori di Boma assai poco sicuro, Stefano VI trasport le B eliquie
d ella M artire in u n particolare oratorio presso la basilica dei dodici
A postoli, ove ancor oggi si venerano.

31 Dicembre.
Binassi nel cimitero dei Giordani.
Oggi il G eronim iano ricorda nel cim itero dei G iordani sulla via
S alaria Nova u n gruppo di verg in i e m artiri, i cui sepolcri vengono
altres indicati nei vari itin erari degli antichi pellegrini. I nom i
delle vittim e hanno subito parecchie deform azioni attraverso i docu
m enti. E ssi sarebbero : D onata, P ao lin a, R nsticiana, N om inanda, Ilaria , Serotina e S aturnina. Di esse non sappiam o n ulla, a ll infuori
del m artirio e del culto reso alle loro B eliquie. Sono delle pagine
gloriose della storia della Chiesa, che il Signore ci sveler in cielo.

F E S T E DI GENNAIO

FESTA DEL SS. NOME DI GES


L Apostolo dn n a speciale devozione verso l adorabile Nome del
Salvatore, dal quale doveva poi togliere il nome l'istitu to di s a n tIgnazio di Loyola, fu nel secolo xv san Bernardino da Siena, il quale
percorse g ran parte d Ita lia , esponendo ai popoli in un piccolo quadro
le iniziali del santo Nome di Ges tu tte circondate da rag g i. A lla pre
dicazione del M inorit seguirono le pi splendide conversioni, e dap
p ertu tto , specialm ente a Siena e a V iterbo, si fece a g a ra per inci
dere sulle facciate delle case private e dei palazzi com unali l augusto
nom e del R edentore. I F rancescani, eredi dello spirito di B ernardino,
continuarono dopo la su a m orte, e pi specialm ente dopo la sua
canonizzazione, a prom uovere feste in onore del nome di G es, il
quale e ra gi venerato con speciale Ufficio liturgico in m olti luoghi
d 'I ta lia , quando finalm ente Innocenzo X III (1721-24) estese questa
festa a tu tta la Chiesa universale, elevandone perci il rito a doppio
di seconda classe.
L a m essa, per quanto riveli il suo carattere m oderno, e
liturgicam ente rap p resen ti u n duplicato di quella del prim o di g en
naio assai devota, e la pervade tu tta quella soave unzione di
piet, cos distintiva della fam iglia medievale francescana.
Il santissim o nom e di Ges il divino poema, ehe esprim e quanto
di pi sublim e e di pi um ile la sapienza e la m isericordia di Dio
hanno potuto inven tare per sa lv are lu m anit decaduta. Questo Nome
adorabile, pronunziato dapprim a dall'A ngelo, quindi da M aria e da
G iuseppe imposto al Verbo In carn ato , fu proferito altres da P ilato
quando lesse contro il S alvatore la sentenza di m orte. Ges fu il
reietto dei v iv e n ti; m a pei m eriti appunto del suo spontaneo sa c ri
ficio, l eterno P adre lo costitu giudice dei vivi e dei m orti, e volle
che il suo nom e figurasse altres come tessera di salvezza in fro n te
ai pred estinati. Hahentes nomen eius et nomen P atrs eius scriptum
in frontibus.

1
128
L introito (Fil. II, 10-11) quasi identico a quello del m ercoled
santo. Nel nom e di Ges pieghi ogni ginocchio in cielo, in terra
e negli abissi ; ed ogni lin g u a proclam i ohe il Signore Ges
Cristo nella g lo ria di Dio P ad re . Salmo 8 : Signore, Signore
nostro ; quanto am m irabile su tu tta la te rra il tao nome.
f . G loria .
L a P reg h iera, di ca rattere m oderno e senza il ritm o del cursus,
t per devota. Notisi, che la vera devozione al santo Nome di G es
consiste nellesprim ere Ges colle opere, in modo che siano tu tte
opere di salute. 0 Dio, che costituisti l'u n ig e n ito F igliuol tuo
Salvatore dellum an genere, e volesti che si chiam asse Ges ; ci con
cedi che, venerandone il nom e in te rra, possiamo godere della sua
visione in Cielo. P e r il Signore .
L a lezione tra tta dagli A tti degli Apostoli (iv, 8-12).
AH indom ani della P entecoste, e dopo lo strepitoso miracolo
della guarigione dello zoppo innanzi alla porta del tem pio, m entre
tutto il sinedrio, turbato ed eccitato sotto l incubo del deicidio, te n ta
lo sforzo supremo contro i discepoli di Ges, P ietro, im perterrito,
proclam a la divinit, la potenza e la g loria di quelladorabile Nome
11, alla presenza di quegli stessi giudici che qualche mese prim a
avevano gridato : Jeus est m orts ; in quellau la medesima ove prim a
era sta ta pronunciata la ferale sentenza. Quale differenza per da
allo ra ad adesso ! P rim a Ges, colle m ani leg ate a tergo, sosteneva
la figura del reo ; oggi invece egli, risorto gi da m orte, siede alla
destra del P adre, giudice dei vivi e dei m orti. Il Sinedrio lo giudic
indegno di vivere ; oggi invece Dio lh a glorificato con uno strepitoso
m iracolo, disponendo altres ehe solo nel suo Nome l um anit possa
conseguire la sospirata salvezza.
Il responsorio tra tto in p a rte dal salm o 105, in p arte da Isa ia ;
(iixm , 16) nella quale scelta si rivela il com positore m oderno, che
non ai ricorda pi che il g rad u ale u n canto salmodico a ritm o
responsoriale, che segue regolarm ente la prim a lezione scrittu rale
della m essa 1
Salmo 105: * Ci salva, o Signore, Dio nostro, e ci raccogli di
mezzo alle genti, perch celebriam o il tuo santo N om ee ci gloriam o
n ella tu a lode . Questa p reg h iera pur quella che la Chiesa, la quale
non fa distinzione fra i circoncisi ed i G entili, eleva quotidiana
m ente a Dio, perch adem pia la prom essa fatta ai P atria rc h i ed ai
P rofeti, e faccia brillare anehe sul povero popolo d Israele, disperso

129
p er il mondo ed idolatra del vitello d'oro, la luce e la g lo ria del
l augusto Nome del loro Messia, Ges.
f Isaia. Lxiiij 16 : T u, o Signore, sei il P ad re e il R edentore
n o stro ; il tuo Nome d a ll'e te rn it . Il nom e eterno di Dio il
suo Verbo, in quanto dice tutto il P a d re ; ina questo Verbo ha a n c h egli
nel tempo il proprio nome, che dice tu tta la sua potenza, bellezza
e bont,, e questo nome Ges. In quanto il Verbo dice il P ad re,
tale nom e eterno pel P ad re stesso; in quanto per ii Verbo
incarnato si denom ina G es, questo nome per noi, in teram en te
per noi.
Il verso alleluiatico deriva dal salm o 144. dove il P ro feta non
solo vuole pronunziare egli la lode di Dio, m a desidera che tu tta
quanta la te rra canti il suo nom e e lo santifichi. Sanciificctur Nomen
tuum. Come ? colla san tit .delle opere.
Allei. Salmo 144 : Il mio lab b ro si schiuda alla divina lode,
ed ogni m ortale benedica il suo santo Nome ,
L a leaione evangelica rip ete quella del 1 gennaio, giacch l'o
dierna festa, sorta in uri periodo di decadim ento dello spirito litu r
gico, venne appunto istitu ita perch il senso complesso e molto
profondo della solennit della Circoncisione di Cristo coi m olteplici
m isteri che vi si riferiscono, sfuggiva in g ran p arte alla devozione
ed intelligenza dei fedeli.
I l brano di san L uca (ir, 21) breve, m a denso d'in seg n am en ti
celesti. Ges consacra la L egge di cui l autore, col sottoporvisi
egli stesso volontariam ente, e collaecettare il segno esterno dei figli
ed eredi del p atriarca Abram o, L a circoncisione sim boleggia inoltre
la m ortificazione cristiana o, come s esprim e l Apostolo, la circon
cisione del cuore da tutto quello che lussuria della vita, in tesa'
nel suo pi ampio significato, Il nom e di Ges viene imposto
solo q u e s t'o g g i al divin P argoletto, e questo, dopo che egli
colla prim a piaga cru en ta nella sua sa n ta U m anit h a iniziato
l'opera della Redenzione nel dolore. T ale la legg e del regno
della grazia. L 'u n ica via che conduce alla gloria, quella della
Croce.
* In quel tempo : essendo trascorsi gli otto giorni perch il p a r
goletto venisse circonciso, g li fu posto nome Ges, come aveva detto
lA ngelo prim a che fosse concepito ,
L'offertorio tratto dal salmo 85 : * Signore, mio Dio, ti loder
con tu tto il cuore e glorificher incessantem ente il tuo Nome, perch
8 ScauaTBB, Liber S d ^ a m e n tc r m n - Y I.

130
tu, o Signore, sei m ite e soave, ed eserciti m isericordia infinita verso
tu tti quelli che t invocano. A lleluia .
Qui il P rofeta non si contenta di lodare di quando in quando il
Nome santo di Dio, m a vuol farlo incessantem ente, e questo colle
opere. Im perocch, come chi vive contrariam ente alla fede a cui Dio
l h a iniziato, profana tale fede, ei in certa guisa, bestem m ia il Nome
adorabile di Dio che reca im presso nel cuore : lugter tota de nomrn meum blasphematur, dice Isaia ( lii, 5) cos chi opera da
vero figlio di Dio, chi lo rivive e lo esprim e in se stesso, questo
santifica in se medesimo l'ad o rab ile nom e del Signore.
L a p reg h iera prim a d ellanafora la seguente : Clementissimo
Dio, la tu a benedizione, quella che conforta ciascuna creatura, sa n
tifichi questo Sacrificio che toffriamo a g lo ria del nome di Ges, tuo
F iglio e Signor nostro ; affinch riesca a te accetto quale om aggio di
lode, ed a noi torni salu tare e profcuo. P er il medesimo ,
L a benedizione che qui sinvoca, non soltanto sulle oblate af
finch la m ateria del Sacrificio sia convenientem ente p rep arata, m a
sui sacrificanti altres, perch la fede e la ca rit loro ren d a l obla
zione a Dio gloriosa, ed al popolo fedele salutare e proficua.
L antifona alla Com unione deriva dal salmo 85 e can ta l u n i
v ersa lit della redenzione: T u tte le nazioni da te create, accorre
ranno, o Signore, ad ad o ra rti e a ca n ta r gloria al tuo Nome. Im pe
rocch grande sei tu ed operi m eravigliosam ente : tu solo sei Dio.
Lode a Iahv .
I l nome di Ges un nom e universale, perch il Salvatore non
esclude alcuno dalla sua redenzione, essendo egli Capo degli uo
m ini e degli A ngeli > : medator B ei et hominuni, homo Christus Jesus,
L a preghiera di ringraziam ento assai prolissa e contorta. In
complesso per devota : 0 Dio eterno ed onnipotente, che ci creasti
e redim esti, accogli benevolo i nostri voti ; e ti degna d accettare
con volto placido e benigno l offerta deUOBtia di salvezza che ti ab
biam o presentata ad onore del nome di Ges Cristo, tuo F iglio e
S ignore nostro ; affinch m ediante l infusione della tu a g razia, sotto
il glorioso Nome di Ges, titolo di superna predestinazione, possiamo
ralleg rarci che i nostri nomi siano scritti in cielo . Chi vuole dun
que essere salvo, sa ci che conviene fare. Il nom e di ciascun pre
destinato non pu essere che quello di Ges, m a u n nome d i Ges
vivo, sostanziale, come quello che porta il Verbo Incarnato ; dob
biam o cio esprm ere Ges con tu tta la nostra vita.
P er quanto gran d i siano i nostri peccati, niu.no deve m ai dispe

131 _
ra re della propria salvezza, perch sin tanto che il Salvatore si
c h ia m e r Ges, e questo u n nom e d i gloria eterna, egli sa r sem pre
il Ges di tu tta l'u m a n it , e di ciascuno in particolare.

5 Gennaio.
SA N T E L E S F O R O P A P A E M A R T IR E
Oggi il G eronim iano com mem ora u n m artire Telesforo, m a in
Africa. In seguito, l om onim ia ha fatto ricordare pap a Telesforo, ed
ecco perch la sua m em oria in questo giorno n el tard o m edio evo
p en etrata n el C alendario Rom ano.
D i Telesforo, successore di Sisto I n el pontificato Rom ano, sa p
piamo con certezza solo quanto ci n a rra s a n tIreneo. M entre questi,
riferendo il catalogo dei prim i papi, tace affatto della loro m orte
cru en ta, venendo per a Telesforo, attesta : o k<xI I v8gk iiXotpTvipvjtfocv *.
Telesforo pertanto verso la m et del n secolo gloriose m urtyriu m fec.it, ed il suo corpo fu composto in pace n ella necropoli va
tican a, presso la tom ba di san P ietro,
Oggi, ricorrendo la m essa della vigilia della san ta E pifania, si
ag g iu n g e la sem plice com m em orazione del M artire, colle due prim e
collette identiche alla festa di s a n tEusebio il 16 dicem bre. L a p re
g h iera dopo la Com unione come il 10 dello stesso m ese, per
san M elchiade.

10 Gennaio.
SA N M E L C H IA D E P A P A
S tazione nel cim itero di C allisto.
L odierna stazione, di cui ho gi detto precedentem ente il 10 di
cem bre, recensita questoggi tanto nel F ilocaliano, che n el Geronim iano : I V d. ian. M Uiads in Calsti. In una revisione del calen
dario Rom ano la festa di M elchiade rito rn er al suo posto trad izio n ale?
4 Contr. Kaer. I li, c. m , P. Or. VII, eoi. 851.

132

11 Gennaio.
S A N T IG IN O P A P A E M A R T IR E
Dopo Telesforo, sa n t'Iren e o agg iu n g e : "E irm a 'Yv!vo<; *,
Q uesta com mem orazione e n tra ta nel M essale Romano solo nel
tardo medio evo ; giacch a Roma, ad eccezione dei due P rin cip i
degli Apostoli, quasi tu tti i m a rtiri dei prim i due secoli non av e
vano lasciato in antico alcuna traccia di culto liturgico. In fa tti, le
depositiones Episooporum * e M artyrum contenute nel Latercolo
F ilocaliano, non ci offrono che i nomi dei pontefici e dei m artiri
rom ani del i n e del v secolo ; di quelli precedenti, siccome s igno
rav a generalm ente la tom ba, cos n e llantico F eriale non neppure
in d icata l'a n n u a stazione n atalizia che avrebbe dovuto celebrarsi
presso il loro sepolcro.
Q uesta lacuna per, perfettam ente giustifieabile quando il culto
verso i M artiri aveva u n ca ratte re em inentem ente locale e sepolcrale,
e quando ancora il senso m aterialistico della societ pag an a avrebbe
potuto fraintendere il vero significato della devozione cattolica ai
S anti, calunniandola siccome u n a nuova forma di religiosit politeistica, fu colm ata invece dalla Chiesa non appena pot essere escluso
ogni pericolo d equivoco, e la fede coi suoi aurei riflessi irradi su
tu tto l orbe.
A lla m em oria di s a n tIgino, sebbene l odierno calendario non le
segni, dobbiamo aggiu n g ere parecchie altre depositiones Episcoporu m n o tate nel Latercolo F ilocaliano. E sse sono le seguenti :
8 dicem bre - E utychiani in Clisti.
26 dicem bre - D onysi in Clisti,
30 dicem bre - Felicis in Clisti.
31 dicem bre - Sylvestri in Priscillae.
E utichiano m ori nel 283 e la sua epigrafe m arm orea esiste an
cora nella cripta papale del cim itero C allistiano ;
EYTYXIANOC E IIIO ocottoc)
P a p a Dionisio m or nel 268, e gli antichi ricordano di lu i due
lettere dirette a D ionigi d A lessandria, ed u n a terza alla com unit
di Cesarea in Cappadocia.
Felice I m or nel 274, ed assai probabilm ente il suo corpq, dal
1 Loc. cit.

cim itero di Callisto, dove venne originariam ente sepolto, fu trasp o r


tato da P asquale I a san ta Prassede.
Di san Silvestro a gi detto nel II volume il di della su a festa.
Il 22 dicem bre il G eronim iano reg istra altres: * In porto romano
Aristonis . T ra tta si del m artire A ristone di Porto Rom ano, ricordato
il 13 dicem bre anche dal Filocaliano. Questo F eriale lo enum era
tra i m artiri Rom ani, perch allora le due citt di Ostia e di Porto
erano considerate siccome u n appendice d ellU rbe, o, come dice la
parola stessa : il Porlus Som anus. In u n a bolla di Gregorio Magno
del 25 gennaio 604 in favore della basilica di san Paolo, si rico r
dano i possedim enti s monaster sancii E rsti l . E forse lA ristione
di P o rto?
A queste stazioni obituarie, conviene aggiungere il 20 dicem bre
la s depositio Zephirini episcopi n o ta ta nel G eronim iano, siccom e
pure il d seguente quella di papa Innocenzo I. Zetrino fu sepolto
in un a basilichetta dellare a C allistiana, ed i pellegrini del Vii secolo
ci riferiscono cbe le sue oasa vennero riu n ite a quelle del celebre
accolito Tarcisio : * Ibi sanctus Tarcisius et sanctus Geferinus in uno
tumulo iacent * {De locis SS. M artyrum ).
Il 3 gennaio il G eronim iano rico rd a: Romae, A ntheri p ap ae ,
di cui nell'ipogeo C aliistiano rim ane ancora l epigrafe sep o lcrale;
ANTEPOC - E H I
Q uest'oggi, a cagione dellottava d ellEpifania, il n atale di sant Igno viene celebrato alla Messa con u n a semplice commem orazione;
le collette perci sono identiche a quelle di papa san M elchiade.

DOMENICA FRA L OTTAVA DELLEPIFANIA

La solennit della sacra Famiglia di Nazaret,


Ges, Maria e Giuseppe.
L a prim a e pi antiea Chieaa, osserva T ertulliano, in cielo,
dove nella D ivina T riad e ritroviam o le due note essenziali della
Chiesa nostra, cio, l u n it nella p lu ralit : l u n it d essenza e la
trin it di persona.
* Cfe. B . T itu b i , i e carte del M onastero d i san, Paolo d Roma, in Arch. S U r,
Soc, Mota, di Stor. P a tr . 190&, p a g , 280.

134
Disceso tra noi il Verbo di- Dio per la salvezza dellum an genere,
non volle adottare un genere di vita solitaria che lo m ettesse fuori
dal consorzio degli uom ini, ma, riproducendo in terra quello che g i la
Trinit, e ra da tu tti i secoli nei cieli, per mezzo del m atrim onio v e r
g in ale di M aria e di G iuseppe si form u n a societ o chiesa dom e
stica, in seno a lla quale egli si degn di nascere e di trascorrere
la m aggior parte della sua vita m ortale. L a solidariet dei discen
d en ti di Adamo col peccato del loro prim o P adre, era sta la a p
punto la cagione della rovina del m ondo; conveniva pertanto che
an che la redenzione avvenisse in virt della solidariet dei credenti
col .Redentore, e che i fedeli ne esperim entassero i fru tti in g razia
di u n a societ nuova e so p ran n atu rale, quale appunto la Chiesa.
P er questo motivo, quando Paolo discorre del patto coniugale tra
i fedeli, lo chiam a u n g ran m istero o sacram ento, che egli per
subito spiega, dicendo di riferirsi a quel primo connubio tra il Cristo
e la Chiesa che il prototipo e il modello dell'unione m aritale
d elluomo e della donna nella g raz ia del Nuovo T estam ento. Sacramentum hoc magnum est; ego autem dico in Chrsto et in Ecclesia*.
Cristo e la Chiesa, ecco il m istero o sacram ento, che s im pernia e
saddensa appunto, siccome a prim o punto di parten za, intorno alla
societ dom estica di Ges, M aria e G iuseppe, di cui la Chiesa nostra
non che la continuazione.
L a litu rg ia rom ana sin da antico ha consacrato le prim e settim ane
dopo il N atale alla m editazione dei m isteri della vita domestica di
Ges. Oggi appunto nella m essa dom enicale ricorre la pericope evan
gelica col racconto del ritrovam ento di Ges fra i dottori del tempio.
Il genio per speciale della devozione m oderna, che alle g ran d i sin
tesi degli antichi preferisce lo studio particolareggiato di tu tti i det
tag li del grande quadro della R edenzione, non poteva m ancare di creare
u n a d istinta solennit in onore della san ta Fam iglia di N azaret. La
festa riusciva tanto pi opportuna, perch da u n mezzo secolo in qua,
a scalzare e sopprim ere il cattolicism o dalle fondam enta, tu tto il
lavoro delle sette e dei governi lib erali s era concentrato nello
scristianizzare la fam iglia. A paralizzare un tanto m ale, Leone X III
dopo la splendida enciclica sul m atrim onio cristiano, volle offrire alle
fam glie cattoliche anche un modello a cui conform arsi ed u n a ce
leste protezione alla quale affidarsi, e istitu quindi la festa della
sa cra F am ig lia di N azaret, con u n solenne apparato liturgico di inni
e di lezioni che egli fiss per la I II dom enica dopo l Epifania.
1 jSjp. a E p h ., v , 02.

135
S opraggiunse la riform a P ian a, che in parte abrog, in p arte
trasfer a data fissa tu tte le solennit m obili aim esse a qualche do
m enica. L a festa della sacra F am iglia fu travolta dalla m area, n
torn a g alla che u n decennio pi tardi, quando cio per ordine di
Benedetto XV venne asseg n ata alla dom enica fra lottava dell E p i
fania. Questa volta fu sacrificato il principio inform atore della riform a
di Pio X ; m a c era n n antico precedente che fu fatto valere : la do
menica dopo la solennit della san ta E pifania, nel Messale h a preeisam ente lidentica lezione evangelica che la recente Messa della
santa F am iglia.
A nche nel Calendario dei Copti, il 6 del mese di H ato r (Novem
bre) com parisce u n a festa della fuga della Sacra F am glia da
Mehsa Kosltuam nell'Egitto superiore , a cui corrisponde il 24 di Pasons (Maggio) u n a solennit dellarrivo e della perm anenza della
Saera F am iglia in E gitto.
La solennit ha u n carattere spiccatam ente storico, e si differenzia
perci dal concetto della n o stra festa la tin a ; essa sem bra derivata
dai greei, i quali la celebrano il 26 dicem bre sotto il titolo di Sti
vaci? TSje @eoricQu
sllS Afyuicrov. N ei Menei va d istin ta con
questo stico :
" H x o v tix TTp? a c , t v jr X at l O j f e x v T i <je
A e r a r e , oppErre, x a l S-ev t o t o v tppvsi

Ad ie, venientem qui te plexit antea,


Aegypte, metuas atque credas hunc Deum.
L antifona d introito deriva dal Libro dei Proverbi (xxm , 24-25).
Il P ad re del giusto ha l anim a inondata di gaudio ; si rallegrino tuo
P ad re e tua Madre, ed esulti Colei che t ha generato, * Questo gaudio
ed esultazione derivano dalla sublim e g lo ria e dignit a lla quale
furono elevati M aria e Giuseppe, d ig n it che, in g razia d ellunione
ip o statica del Verbo colla n a tu ra um ana di Ges, colloca i suoi
santissim i G enitori in u n a categoria affatto speciale sopra tu tti i
Santi,
L a liturgia, in un inno che ci fa ripetere il giorno di San G iu
seppe, can ta che egli in certa guisa anticip in te rra il godim ento
dei premio dei b ea ti; perch, m entre a questi riprom essa solo in
cielo la visione ed il possesso di Dio, a M aria e G iuseppe invece fri
concesso qui in terra, non solo di vedere e di possedere G es, ma
di esercitare sopra di lui perfino lautorit patern a e la p a tria
potestas.

136
L a colletta non red a tta secondo le regole tradizionali del Cursus.
Il com positore ha voluto esprim ere in essa la n atu ra, lam bito ed
il frutto del mistero che avvolge la vita dom estica d i Ges adole
scente, e se non elegantem ente, alm eno per v riuscito. Signore
Ges, tu che ubbidendo a M aria ed a Giuseppe, bai consacrato eolia
tu e ineffabili virt la vita dom estica; deh ! per intercessione dei tuoi
G enitori, ci eoncedi d im itare g li esempi della tu a santa Fam iglia,
onde poi rag g iu n g ere la vostra com pagnia nel paradiso .
L a lezione, derivata dallE pistola di san Paolo ai Colossesi, (n i,
v. 12-17) identica a quella che ricorre nel Messale n ella Va dom enica
dopo l E pifania. L Apostolo tra tta dei m utui rapporti sociali. Dio
uno ed am a l unit ; onde noi pure siamo chiam ati a costituire un
identico corpo mistico, u n a sola fam glia, in grazia dun medesimo
spirito di Cristo. L egoismo, vero, a tte n ta a questa, u n it ; ma perci
sa n Paolo, tenendo conto delle inevitabili conseguenze della povera
e defettibile n a tu ra um ana, ag g iu n g e subito quale condizione della
v era pace dom estica e sociale, la reciproca pazienza n el sopportarci
a vicenda; appunto come Dio sopporta noi.
Il responsorio graduale tolto in p arte dal salmo 26. * U na eosa
poi ho dom andato al Signore, uno cosa ho richiesta da lui ; quella
d i rim anere nella casa del Signore per tu tti i giorni della mia v ita .
Segue un secondo verso tratto dal salmo 83. In questo allo n tan a
m ento dalle classiche regole della salm odia responsoriale, ci si vede
subito il redattore moderno al quale bastato il volume delle con
cordanze scritturali, per stender g i la sua messa. B eati coloro
che abitano nella tu a casa, e continuam ente ti lodano .
Le anim e religiose, sopratutto quelle che per statuto canonico
sono dedicate a lla celebrazione quotidiana dei D ivini Uffici, p arte
cipano in modo particolare a lla grazia ed ai gaudi che inondavano
il cuore di M aria e G iuseppe a cagione della vita domestica che
conducevano con Ges. L a S an ta F am iglia di N azaret , per cosi
dire, la casa m adre di tu tte le a ltre fam iglie religiose ; la tenda ove
lo stesso Verbo di Dio fatto carne e divenuto per nostro am ore po
vero, ubbidiente, m ortificato, si degn di consacrare insiem e coi suoi
G enitori questi tre voti religiosi, inaugurando sotto il domestico tetto
quella v ita e. quello stato ehe doveva poi essere chiam ato stato di
perfezione.
Il verso alleluiatico, invece che dal S alterio, tolto da Isaia (x lv ,
v, 15). Esso stato accomodato alla vita um ile e nascosta di Ges sotto

137
il tetto paterno, quando il g ran d e C reatore del cielo e della te rra,
il Figliuolo del Fabbro , ubbidiva a due sue creature, ed a tte n
deva ad apprendere da u n secondo P adre, fabbro an ch egli, il m e
stiere del legnaiuolo. Quale nascondim ento pi im penetrabile di
questo all'u m an a rag io n e, ed accessibile solo alla n o atra Fede !
t D avvero che tu sei u n Dio nascosto, o Dio e Salvatore d Isra el ! .
Qualora questa festa venisse trasferita dopo la Settuagesim a, in
vece del verso alleluiatico, si ca n ta il seguente salm o-tratto. Salmo 39:
Di sacrifici e d offerte tu non prendi diletto ; invece mi h ai
aperto le orecchie. T u non dom andi n olocausto, n sacrificio espia
torio ; ed io ho detto: ecco ehe vengo. Nel volume della L egge sta
scritto per m e: Io mi com piaccio, o Dio, di fare la tu a volont ,, .
Le offerte dellantico Testam ento avevano u n valore essenzial
m ente profetico. P e r questo, quando arriv la pienezza dei tem pi,
discese in te rra il Verbo di Dio fatto uomo, e col sacrificio della
sua assoluta ubbidienza al P ad re sino alla m orte di Croce, abrog
il vecchio patto, inaugurando nel S angue della redenzione il T esta
mento nuovo d ubbidienza, non pi servile, m a figlia d ell am ore.
N elle messe votive che si celebrano durante il tempo pasquale,
invece della classica antifonia alleluiatica, il red atto re m oderno ha
derivato i suoi testi da altri lib ri scrittu rali, s A lleluia, alleluia. (P ro v.
cap. v ili, 34). Beato colui che mi ascolta ; quegli che in ciascuna notte
si ferm a alla soglia della m ia casa e tutto attento si pone sulla m ia
porta. A lleluia . (Coloss. n i, 3) L a vostra vita nascosta col Cristo
in Dio. A lleluia . Q uestelogio che san Paolo applica in g en ere agli
abitanti cristiani di Colossi, a nessuno pu essere meglio riferito, che
alla V ergine Santissim a ed a san G iuseppe, i quali nella povera casa
di N azaret, ignoti al mondo, trascorrevano la vita in tale unio n e con
Ges, che si pu dire che essi respiravano, palpitavano col cuore,
si n utrivano del D ivin F iglio, che p er loro era tu tta la g lo ria , la
ricchezza, l oggetto dei desideri, la v ita della loro vita.
L a lezione evangelica d eriv a ta da sa n Luca, (i i , 42-52) q u ella
stessa che il Messale assegna alla dom enica che segue im m ediatam ente
l'E p ifan ia. Ges, a dodici anni diviene figlio della Legge, come allo ra
dicevano i S anedriti, e coi suoi gen ito ri si reca p er la prim a volta al
tempio p er partecipare alla festa della P asqua. A dim ostrare tu ttav ia
la trascendenza della sua origine, egli si sottrae m om entaneam ente a
M aria ed a G iuseppe, i quali desolati lo ritrovano finalm ente dopo
il terzo giorno, m entre trattenevasi negli a trii del tempio, disputando
coi dottori. L atteggianjento del fanciullo Ges, era quale conveni-

138
vasi a llet su a : egli interro g av a ed ascoltava, quasi a sondare l in
telligenza delle sue creature ; m a in tanto le sue dom ande e le sue
osservazioni erano tali, che la sapienza divina abbagliava quei le
gulei, i quali se ne stavano trasecolati dinnanzi a un tale prodigio,
Stupbant omnes. L esilit e la m eschinit delle sue forme corporee
m al riuscivano a celare i fulgori della sua nascosta divinit, quando,
ad in teg rare il m istero, la su a santissim a Madre volle porre in piena
luce anche la sua n a tu ra um ana, coi doveri che ne derivavano.
Figlio, gli dice, perch m ai ci h ai fatto tu questo? Ecco che
tuo padre ed io dolenti ti cercavam o.
L affermazione dei diritti p atern i sul Fanciullo, non poteva essere
n p i dignitosa, n pi esplicita. Sono G iuseppe e M aria, che il sacro
testo qui denom ina P adre e Madre di Ges, i quali domandano conto al
Creatore, e solo essi potevano e dovevano farlo, perch egli abbia
cosi agito.
Ges dunque veram ente uomo, soggetto ai suoi genitori ed a
loro ubbidiente. E gli riconosce p er M adre la Vergine M aria che l'h a
concepito e generato, ed in g raz ia sua, riconosce altres p er P adre
san G iuseppe; non perch questi abbia avuto parte alcuna nel mi
stero della sua incarnazione, m a perch, essendo il vero sposo di sua
M adre, l eterno divin P adre aveva voluto che egli n ella san ta F a
m iglia tenesse le sue veci, ed esercitasse in suo nome la p a tria potestas sul divin Fanciullo, il quale innanzi alle Leggi ed al mondo
n o n doveva apparire siccome un senza padre e u n reietto.
Affermato pertanto e posto in piena luce il dogma d ellum anit
santissim a di Ges, questi innanzi ai suoi stessi Genitori, estasiatip erch
testim oni e com partecipi del Mistero di questa, diciamo cos, E pifania
della sua n a tu ra um ana, vuole ora riflettere altres i rag g i di u n altra
seconda teofania, quella cio della sua divinit e della sua divina
origine. Lo fa da pari suo, con u n a sem plice dichiarazione, nella quale
per i suoi santissim i G enitori trovarono tale vertice di sapienza e di
luce, che, come poi i tre Apostoli sul T abor, colla m ano dovettero, a d ir
cos, proteggere la loro pupilla dai rag g i incandescenti di quel vivo
sole di giustizia. < Non sapevate voi che io debbo in tratten erm i
n elle cose del P adre mio ?
Dei S anedrit dice il V angelo che, m aravigliati pendevano dal
labbro di Ges ; di M aria e di G iuseppe afferma invece, che essi
non riuscirono a penetrare il m istero di queste parole, perch du
ra n te la vita presente, quando la luce della visione in tellettu ale
troppo forte, gli occhi a contatto con Dio si chiudono, e la m ente non
sa restrin g ere in concetti um ani ci che vede.

139
f

II verso offertoriale tolto dal V angelo di san L uca (n , 22), dove


si n a rra che q u ara n ta giorni dopo il santo N atale, M aria e G iuseppe
presero il pargoletto Ges e se ne andarono a G erusalem m e per of
frirlo al Signore nel Tem pio. Q uelloblazione, m ediante la quale
veniva designata ed accettata la futura V ittim a del Calvario, era
come l offertorio d u n a m essa cruenta, che doveva poi toccare il suo
momento culm inante venturi1anni dopo, il venerd della parasceve
pasquale. M aria e G iuseppe fungono ora da m inistri di questo
primo rito, giacch essi sim boleggiano tu tta quan ta la Chiesa, la
quale doveva poi ereditare da Ges la grazia della g erarch ia sa
cerdotale.
N ella colletta che precede l anafora, si presenta al Signore la
saera oblazione avvolta dai vapori dell'arom a delle p reg h iere di Ma
ria e di Giuseppe, onde pei loro m eriti Dio doni pace e g razia alle
nostre fam iglie. L a pace L ui stesso, che n el proprio S angue ci h a
riconciliati col cielo, colla te rra e con noi medesimi. Questa pace poi
puro dono suo, e perci la chiam iam o grazia, perch ci viene
concessa unicam ente dal suo am ore.
Il verso antifonieo p er la Com unione del popolo, deriva d allodierno Vangelo. G es discende da G erusalem m e e si p o rta in N azaret
coi suoi Genitori, e trascorre a loro sottomesso il prim o tren ten n io di
sua vita m ortale. Ecco la sto-ria di Ges, n a rra ta dall'E v an g elista L uca
con una sola p a ro la : et erai subdtus ills. Il M aestro, il g ran d e
Paolo, aveva scritto che G es era stato ubbidiente al P ad re sino
alla m orte di Croce. Ora il Discepolo riprende il concetto d ellApo
stolo e lo sviluppa, dichiarando che questubbidienza si era estesa,
n o n solo a Dio, m a anche ag li uom ini. In tal modo, Colui che Ke
dei re e Signore dei signori, consegue oggi dallo Spirito Santo nel
l odierno Vangelo il titolo di subdtus. Quale grandezza e quale
profondit !
N ella preghiera di ringraziam ento dopo la Comunione, su p p li
chiam o la divina clem enza che ci dia g razia dim itare in vita
g li esempi santi della sacra F am iglia di N azaret ; cos che in m orte
M aria e Giuseppe ci muovano incontro, e ci accolgano in seno a
quella pi vasta fam iglia che Dio n u tre in cielo.
L a vita della Chiesa C attolica la continuazione di quella della
san ta F am iglia di N azaret ; giacch Ges non h a fondato .in te rra
due societ, fiaa u n a sola, di cui E gli fu il capo, e M aria e G iuseppe

141

140
i prim i membri. Dobbiam o quindi rim irare continuam ente le nostre
prim e origini, la rupe, comi dice il P rofeta, donde siano stati d i
velti, ispirandoci agli esempi di povert, dum ilt e di nascondi
m ento in Dio, cbe risplendono nella societ dom estica di Ges, M aria
e Giuseppe.
A gli encomi della litu rg ia la tin a , aggiungiam o oggi anche un a
perla orientale della litu rg ia bizan tin a in onore della santa F am iglia
di N azaret. Il com positore il celebre san G iuseppe l Innografo.
QuXdtTTOuaav

t^ v

Xlap^evLav

o b t^ p a x o v , "rijv

teo

(Jocpxt>3^} <pu>,dt;cts

I la p S v o v c u jt^ v (AeT y w q o iv -

7Tpp7)TOVt
^eotptps ltav)<p> 7]{J,<kv [XV7JJ.VSUS'

T u , o d e ife ro G iu sep p e , f o s ti i l c u s to d e
d e lli l l i b a t a V e rg in e , la q u a le se rb i n
t a t t a l a sua, v e r g in it . D a L e i p re s e c a r n e
i l D iv in V e rb o , c o n s e rv a n d o la V erg an e
p u r d o p o l in e ffa b ile p a rto .
T u , o G iu s e p p e , in s ie m e c o n K a ria ,
r ic o r d a ti d i n o i.

14 Gennaio.
SAN

FELICE

PEETE

MARTIRE

Stazione a San Felice in Pincis .


In antico, la devozione dei fedeli verso questo M artire N olano
era cos g rande, che al dire di san P aolino, a llavvieinarsi del suo
n atale, lungo la via A ppia e ra tu tto u n bru licare di pellegrini cbe
d a Rom a muovevano a Nola. N il suo culto rim ase circoscritto a l
l'Ita lia ; giacch sino dalle lo n ta n e spiagge africane, sa n tA gostino
inviava i suoi chierici a scolparsi per via di giuram ento sul sepolcro
d i san Felice. P ap a Damaso compose in onore del medesimo u n b el
lissimo epigram m a votiv o ; Roma ebbe assai per tempo sul colle
Pincio u n a celebre basilica del M artire, l antico oratorio dom estico
della domus Pinciana degli Anici.
Sebbene l'eponim o d ellodierna festa non sia morto sotto i to r
m enti, la m essa tu ttav ia di san F elice, ad eccezione delle collette,
tu tta del comune dei M artiri, come il giorno di san Saturnino. Per
anticam ente le lezioni erano proprie, ed il Legionario rom ano di W iirtzb u rg della m et del secolo v i i oggi prescrive la le ttu ra E vangelica
di san L uca (x, 16-20) Chi voi ascolta, ecc
che i vostri nom i
siano scritti in cielo .
O ra la festa di san F elice, a cagione della concorrenza con

s a n tIlario , rid o tta per la Chiesa universale ad u n a sem plice com


m em orazione ; m a in Roma, in un a nuova riform a del calendario
diocesano, sem brerebbe veram ente opportuno di restitu ire a llantico
onore le feste trad izio n ali dei M artiri rom ani, attrib u en d o a questi,
giusta la trad izio n e litu rg ica, la precedenza sugli a ltri Santi del
ciclo santorale. R itornerebbero cosi in onore le chiese stazio n ali e
i san tu ari eretti dai prim i Pontefici alla m em oria dei pi celebri cam
pioni della F ed e; riverrebbe alla luce tu tta u n a storia gloriosissim a
di piet litu rg ica em inentem ente rom ana, e i riflessi di questa viva
luce ag giungerebbero un nuovo splendore alla C attedra A postolica.
L a p reg h iera di ca ratte re generico, m a esprim e assai eleg an
tem ente il frutto che dobbiam o ritra rre dalle feste dei S a n ti: Ci
concedi, o Dio onnipotente, che gli esempi dei tuoi S an ti ci provo
chino a v ita m igliore ; onde, celebrandone la solennit, n e im itiam o
altres le opere. P er il Signore ,
L a p reg h iera che prelude a llanafora la se g u en te : A ccogli
benigno, o Signore, le ostie che ti si offrono in onore dei m eriti
del tuo beato m artire F elice, e fa che ce ne ridondi u n aiuto per l e
te rn it . A lcuni S acram entari danno tu ttav ia q u e st'a ltra colletta :
i Offrendoti, o Signore, questo Sacrificio nella ricorrenza del tuo
m artire Felice, ti supplichiam o cbe, come a lu i concedesti u n im
m ensa fede (fide largitatem ), cosi conceda a noi u n im m ensa mi
sericordia ,
In antico, v era p ure il prefazio proprio ... E t confessonem, san
cii Eelicis memorabilem non tacere, qui nec haereticis pravitatibus,
noe saeouli blandimentis a sui status rectitudine p o tu it im m utavi, sed
inter utraque discrim ina, veritatis assertor, firm itatem tuae, fidei non
reliquit.
Dopo la Comunione si recita la seguente c o lle tta ; In eb b riati,
n el M istero della salute, ti supplichiam o, o Signore, che ci diano
aiu to le p reg h iere del tuo beato m artire Felice, di cui oggi cele
briam o la festa. P e r il Signore .
Furono gli splendidi prodigi che seguivano continuam ente sulla
tom ba di san Felice, quelli che determ inarono il g ran d e Paolino da
N ola a dedicarsi in teram en te a Dio e al servizio del san tu ario del
M artire. P e r opera del santo Vescovo, attorno al sepolcro di F e
lice sorsero in breve un b attistero , due splendide basiliche, u n m ona
stero e delle vaste ab itazio n i pei pellegrini che vi affluivano da ogni
p arte d Italia. San Paolino era solito com porre ogni anno u n carm e
nel d natalizio del suo P atro n o , e n e rim ane tu tta u n a collezione
che senza dubbio contribu m oltissim o a diffondere il culto di Felice.

142
P a p a D am aso, a n c h egli in un com movente carm e professa la
su a riconoscenza al m artire Felice, che g li aveva im petrato di trio n
fare sui suoi calunniatori,
C O S T O S E M E N T E - A N IM O F A R IT B S Q V E . E T - N O M IN E F E L I X
: i n n v m e e o o h b i s t i - s o c i a t e T B IV M P H IS

sa n cto bv m

Q V I . AD - T E . SO IiL IC IT E - V E N IE N T IB V S OMNIA PR A E STA S


N E C QVEMQVAM . P A T E R IS . T R IST EM . B E P E D A ttE VIANTEM
T E . DVCE SEE V A T V S MOB.TIS QVOD - V INCVLA B V P I
H O ST IB V S E X T IN C T IS FV E R A N T QYI . F A LSA LOCVTI
V E E S IB Y S H IS - DAMASVS S V P P L E Z T IB I - VOTA R E FEN D O

0 tu Felice di corpo, di m ente, di cuore e di nome,


Che Cristo associ al trionfo dei S anti su o i;
T u che tutto concedi a chi viene a sollecitare la tu a intercessione,
N tolleri che il pellegrino se ne rito rn i mesto p er la sua v ia ;
P oich sotto il tuo auspicio sono cam pato dalla m orte,
E d invece sono stati tolti di mezzo quelli che m avevano calunniato,
Io, supplichevole D am aso, coi versi ho voluto ren d erti grazie.
Q uesta basilica di san Felice in Pincis trovavasi poco discosto dal
l odierna chiesa della T rin it dei monti. L anonimo au to re del c a ta
logo torinese delle chiese di Rom a nel secolo xiv, l annovera tra
quelle ab b an d o n ate: Ecclesia sanati Felicis non habet se.'vitorem;
per i suoi rud eri vengono aneora ind icati nella p ia n ta di Roma
d el Bufalini.

Hello stesso giorno.


SANT ILARIO VESCOVO, CONFESSORE E DOTTORE
G iusta G regorio di T ours, questa festa ai 13 gennaio era gi
celebrata in quella citt episcopale 8in dalla fine del v secolo, du
ra n te cio il governo di san P erpetuo. Ma non fu che m olti secoli
dopo, che essa sotto Pio IX venne in se rita nel calendario Rmano.
Siccome per il 13 ricorre l ottava dell E pifania, cos l ufficio di
s a n tIlario venne differito al giorno seguente.
L a messa quella com une ai D ottori, e ehe in g ran p arte ri
corre g i il d 7 dicem bre p er la festa di sa n tA mbrogio. Ci sono
solo alcune varianti.
Il responsorio pei sem plici D ottori deriva dal salmo 36: Il labbro
del giusto proferir oracoli di sapienza, e la sua lin g u a p ronunzier

143

ci che giusto . Ecco la splendida lode che lo Spirito Santo


attribuisce a ehi am m aestra i fedeli n ella via della virt. A ggiunge
per subito le condizioni soggettive del predicatore sacro, perch la
sua p aio la possa veram ente riu scir fruttuosa. L a leg g e di Dio
riem pie il suo cuore, cosicch no n te n ten n er nei suoi passi .
Il verso alleluiatico sisp ira a llEeclesiastico (xlv , 9): I l S ignore
lo h a am ato e l ha adorno d un am m anto di g lo ria . Q ualsiasi
grazia u n dono dell'am ore.
Il verso offertoriale tratto dal salmo 91, come p er san P ie r
Crisologo il 4 dicem bre. L a C olletta prim a d e llanafo ra parim enti
identica a quella del m edesim o santo D ottore.
Il verso per la Comunione tolto dal V angelo di san L uca ( s i i ,
vers. 42): Ecco il servo fedele e p rudente, che il Signore h a posto a
capo della sua fam iglia , L a prudenza la dote p i n ecessaria dei
superiori ecclesiastici. P erch tu tta v ia q uesta prudenza non sia q uella
della carne che, giu sta l'A postolo, nem ica a Dio, bisogna che essa
ispiri i suoi criteri a lla fede, ed ecco perch il santo V angelo ci p arla
qui del servo, non solo p rudente, m a altres fedele.
A nche la preg h iera di ringraziam ento rico rre p er la festa del
Crisologo,

15 Gennaio.
SAN PAOLO PRIMO EREMITA
Q uesto p a tria rc a d ellascesi m onastica orientale en trato assai
ta id i nel calendario Rom ano, giacch fu solo sotto linfluenza d 'u n a
C ongregazione religiosa a lu i' intito lata, e che dopo il secolo xiv
aveva preso in O ccidente u n considerevole sviluppo, che In n o
cenzo X III elev la festa di san Paolo al grado di rito doppio per
la Chiesa universale. A nche Rom a sul colle V im inale vantava nel
seeolo xvx u n tem pio in onore di questo am m irabile figlio del de
serto ; oggi per l edificio stato confiscato e profanato.
L insegna degli E rem iti di san Paolo era l albero di p a lm a ; d i
qui n ella m essa le graziose frequenti allusioni a qu estalb ero prov
videnziale, che forni al nostro Santo il vitto ed il vestito e che, coll estendersi dei suoi ram i, nelle S crittu re sim boleggi si bene l a tti
vit so prannaturale dei giusti. La storia di san Paolo prim o erem ita
fu d escritta verso il 376 da san Girolam o. L a sua identificazione con
quel m onaco Paolo che i due p reti L u ciferiani M arcellino e F au stin o

144
in u n a le tte ra ag li im peratori V alentiniano, Teodosio e Arcadio tr a
il 383-84 ci descrivono siccom e u n invitto cam pione dell ortodossia
N icena ad Ossirineo, non interam en te dim ostrata. Nel caso che il
Paolo di questo secondo docum ento fosse il medesimo personaggio
di cui ha tessuto le lodi san Girolam o, il P rim o E rem ita ci verrebbe
prospettato sotto u n a luce del tu tto nuova. Il bisogno della Fede lo
avrebbe tem poraneam ente tram utato in un coraggioso apostolo. A g
g iu n ge il citato docum ento, che la festa di Paolo sin d alora era
an n ualm ente celebrata dal popolo di Ossirineo l .
L a m essa, tra n n e u n verso d Osea, non ha alcun elemento proprio,
m a desum e le sue p a rti da a ltre messe del com une dei semplici
confessori.
L introito deriva d al salm o 91 : Il giusto fiorir siceome palm a,
e crescer siccome il cedro sul L ibano. Sar, trap ian tato n ella casa
di Dio, nei cortili del tem pio di Iah v . Al giusto riprom essa
fecondit e vita rigogliosa, perch egli opera non da s, m a in Dio
che principio unico di vita. Ecco il secreto della riu scita delle
opere dei Santi.
L a colletta la seguente: O Dio, che ralleg ri questo giorno colla
so lennit del beato confessore tuo Paolo ; ci eoncedi, di g raz ia, d im i
ta re la opere di colui del quale celebriam o il natale a ll'e te rn a v ita .
O ggi si fa an ch e la com mem orazione di san Mauro, figlio del
rom ano E utichio e prim o discepolo di san Benedetto. E gli, come ci
descrive stupendam ente san G regorio Magno negli aurei suoi Dialoghi,
u n a composizione cosi delicata e p ien a di poesia, che n ellalto
medio evo tenne il luogo che poscia in Ita lia occuparono i Fioretti
d i sau Francesco sin dalla su a prim a giovinezza fu di ta n ta virt,
che pei m eriti della su a ubbidienza, a Subiaco cammin a piedi
asciutti sul lago N eroniano. L a su a m em oria per n el Messale non
molto antica, giacch d ta dagli ultim i anni del medio evo, Le
collette di san Mauro sono identiche a quelle di san Saba abbate.
L a lezione to lta dall'E pistola ai Pilippesi, (zi, 7-12) dove l A
postolo ricorda ai suoi corrispondenti che egli per g u ad ag n are Cristo
e la su a croce, h a abdicato a quei v an tag g i che g li riprom etteva la
sua prim a situazione sociale di fro n te alla (Sinagoga ; egli, della trib
di B eniam in, fariseo, discepolo di rab b i G am aliel, zelante tutore
della T hora, sino a divenire persecutore dei C ristiani. T u tte queste
circostanze di cui si sarebbero tanto g lo riati g li em uli dellApostolo,
1 Cf. H. D k ljb a tb , L a p e r s o n n a l i t B
tor. X L IT , pp. 84-69.

B o lla n ti,

is to r iq u e

de

S.

P a u l de Thvbes, io Analect.

145
vennero da, lu i poste in non cale, per non am bire a ltra g lo ria che
di portare in se m edesim o l'im pronta del Crocifisso. aolo a questa
condizione che Paolo si riprom ette di aver parte con Cristo n ella
g lo ria della sua resurrezione.
Il g raduale quasi identico all'introito. Il secondo verso il
se g u en te : A celebrare di buon m attino la tu a bon t e la tu a ve
rit. n el cuore della n o tte ,
Il verso alleluiatico s ispira al profeta Osea (xiv, 6) : Il G iusto
fiorir quasi giglio, e senza fine gerinoglier innanzi al S ig n o re .
Dopo la S ettuagesim a, si om ette il verso alleluiatico e si rec ita
invece il salmo tractus, che in origine seguiva nei di festivi la
seconda lezione sc rittu rale. Quando nel medio evo si perd la n o
zione storica dell'o rig in e del tractus, i litu rg isti vi riconobbero u n
canto lugubre di penitenza. Invece, neppure a farlo apposta, il Mes
sale non assegna il tractus che alle dom eniche della settuagesim a
pasquale, ad alcune ferie solenni quaresim ali ed alle feste dei Santi
che si celebrano d u ran te questo periodo di preparazione a lla festa
di P asqua. T u tte le altre ferie di digiuno d u ran te la settim ana, non
hanno affatto il tra ctu s; il salmo, Domine, non secundum, tre
volte la settim ana in quaresim a, di ta rd a introduzione appunto
perch il tractus rap p rese n ta ancora n e llodierno Messale l'an tico
salmo direttane/).
Questo nei d festivi seguiva la seconda lezione che era rego
larm ente tra tta d al Nuovo Testam ento ; ordinariam ente dalle
epistole di san Paolo m a decadde quando san G regorio Magno
n elle messe dom enicali fuori di quaresim a prescrisse il canto d e l
l A lleluia, sino allora riservato a Roma al solo tempo pasquale.
S an G regorio volle cosi eq uiparare la dom enica alla solennit
pasquale, di cui veram ente, sin da antico, lebdom adaria comme
m orazione. E gli per no n previde tu tte le conseguenze del suo al
largam ento. Com inciarono le feste dei M artiri ad essere poste sullo
stesso piede della dom enica; vennero in seguito quelle dei confessori
e delle vergini, e fini che, quello che in origine era il sacro carm e
p asq u ale per eccellenza, e che G iovanni neUpoeaAisse pone sul
labbro dei beati in cielo, divenne ii canto quotidiano del coro. L 'a l
lelu ia perse cos tu tta quella sm agliante bellezza che aveva p er g li
antichi, i quali lintonavano a lla lb a della notte di P asqua, quando
appunto insiem e col Cristo trionfatore della m orte, lo stuolo b ian
covestito dei neofiti usciva processionalm ente dal battistero, per ac
costarsi p er la prim a volta a llaltare eucaristico del Signore.
10 Schuster, Liber Sacramentorum. - VX

1
146
Il tratto derivato dal salmo 111, che celebra l elogio del Giusto:
* Beato l'uom o che tem e Iahv, e che trova suo diletto n ellosservanza
dei suoi precetti. Il suo seme, cio la sua posterit, sar potente
sulla te rra, ch la discendenza dei giusti in benedizione. G loria e
ricchezze sono in sua casa, e la sua giustizia perm arr attraverso
tu tti i secoli s . Ecco l elogio M essianico del Giusto p er eccellenza,
cio il Cristo, al quale i Santi hanno studiato di conformarsi.
L a lezione evangelica to lta da san Matteo (xi, 25-30). Ges
esulta e, rendendo grazie al P ad re, can ta il carm e dellu m ilt: Io ti
ringrazio, o P adre, perch cu. hai celato i tuoi m isteri ai saggi e
p otenti di questo mondo, per rivelare invece il V angelo del Regno,
la novella lieta, ai poveri. Venite voi tu tti, o poveri, voi che trav a
g lia te e siete stanchi, ed io vi ristorer dalle vostre pene. Il mondo
proclam a beati quei che godono ; b ea ti invece quei che da se stessi
pongono sul loro collo il mio giogo, giogo d um ilt, di m itezza,
giogo soave, che pegno di vera libert di spirito, e che contiene il
secreto della gioia intim a del cuore.
L antifona per l oblazione deriva dal salmo 20: * Signore, per la
tu a possanza esulta il giusto, e si d iletta nella salvezza sua, che per
da ce riconosce. T u hai adem pito il voto del suo cuore . Ecco coma
la lode cattolica dei Santi, non detrae n u lla alla debita adorazione
che tu tti dobbiamo a Dio ; g iacch se la Chiesa magnifica la v irt
dei suoi m em bri pi eletti, essa per ne attribuisce ogni gloria, lode
e g razie al Signore, innanzi al trono del quale Santi d e llApoca
lisse depongono riverenti le loro corone.
L a colletta prim a dellanafora consecratoria, la segunte : Noi,
o Signore, t offriamo questo Sacrificio di lode n ella festiva rico r
ren za dei Santi tuoi ; pieno il cuore di confidenza, che esso ci valga
a scam pare dai m ali presenti e ad evitare i pericoli fu tu ri ,
I l verso p er la Com unione tolto dal salmo 63. Il giusto si r a l
leg rer perch ripone nel S ignore la sua speranza. T u tti coloro che
h anno il cuore inform ato a rettitu d in e ne riceveranno lode . Ecco
come adunque la fonte della gioia, della giustizia e della gloria
la celeste fiducia in Dio. F idarsi di Dio, e far s che Dio si fidi di
noi ; la san tit sta tu tta qui.
L a p reghiera di ringraziam ento la seguente : Saziati da cibo
e d a bevanda divina, noi ti supplichiam o che sem pre ci proteggano
le p reghiere di colai, in onore del quale abbiam o partecipato al ce
leste Sacrificio .

U n autore sacro riferisce u n a bella definizione di u n santo. U n


sa-nto, egli dice, u n cristiano che prende sul serio gli obblighi del
suo battesim o, e la n a tu ra delle relazioni che corrono fra il Creatore
e la creatura. Cosi ai spiega come san Paolo erem ita, p e r esem pio,
ha potuto sostenere quasi u n secolo di v ita so litaria e p en iten te,
credendo ancora di d ar troppo poco p er conquistare il paradiso e Dio,

16 Gennaio.
SAN

MARCELLO PAPA E MARTI RE


Stazione nel cimitero di Priscilla.

L 'o d iern a stazione nella g ran d e necro-poli apostolica della Sa


laria, oltre che dal G eronim iano, ci viene indicata dal Latercoo Filocaliano dei tem pi di p ap a L iberio : X V I1 kal, fbr. M arclli(ni)
in Prscllae,
Gli a tti di san Marcello (308-9) sono stranam ente interp o lati.
Sappiamo per da papa D am aso il quale compose l'ep ig rafe sepol
crale del Santo, che, avendo egli am messo alla penitenza e rico n
ciliazione ecclesiastica gli apostati, g li avversari, il p artito cio ere
tico, rigido e intransigente, seppe suscitare in Roma tale u n tum ulto
popolare, ehe ne seguirono delle uccisioni. Intervenne allora il tiran n o
Massenzio e, tolto pretesto da quei disordini, condann a llesilio Mar
cello, che soccomb finalm ente agli stenti. Il suo corpo fu trasp o r
tato in Roma e sepolto nel cim itero di Priscilla, donde p i ta rd i
venne trasferito al titulus M arcelli sulla via L ata .
Questo titolo risale al iv secolo e, giusta le Gesta Marcelli, sa
rebbe sorto n ella domus d 'u n a pia m atrona a nome L ucina o N ovella,
che ne avrebbe fatta donazione al Pontefice. Massenzio, risap u ta la
cosa, n e sarebbe andato sulle furie, ordinando la distruzione del
tempio, la su a trasform azione in pubblico catabulum, disponendo
inoltre che Marcello stesso, quale schiavo pubblico, dovesse a tte n
dere alla cura dei cavalli di quella prim a stazione della Flam inia.
II P ap a, rifinito dagli stenti e dalle um iliazioni, sarebbe spirato dopo
poco in quello strazio.
Questa narrazione delle Gesta sfortunatam ente non trova alcuna
conferma n e llepigrafe di papa D am aso, il quale in tu tta ltra ma*

n ie ra riferisce la m orte dell insigne Pontefice. Eeco u n a novella


prova di quanta cautela occorra p er m aneggiare innocuam ente le
antiche leggende agiografiche :
VERID IC V S S B O T O R L A PSO S QVIA - CKIM1NA FJLERE
P E A E D IX IT MISERLS . F V IT OMNIBVS - H O STIS AMARVS
H IN C . F T B O B - H IN C - ODIVM. SEQ U IT V R D ISCORD IA . L IT E S
SE D IT IO . CAEDES SO LTV K TV B FO E D E R A . PACLS
CEIMjSN OB A L TE R I VS CHRISTVM . Q V I . IIT PAGE N EG A V IT
S'IBUBVS ESPTX.SVS P A T R IA E E ST . F E R IT A T E TYRAM NI
H A E C B E E V IT E R - DAMAtVS . V OLVIT COMPERTA - R E F E R E E
M A EC E L LI V T FO PV IiV S . M EBITVM OOGNOSCJCT.iO . P O S S IT

P oich E gli, da vero P astore, indisse la penitenza a quanti g ia


cevano prostrati,
Riusc avversario sgradito a tu tti gli empi.
In d i il furore, l odio, la discordia, la lite,
L a sedizione, le stragi ; venne spezzato il vincolo della concordia
P er le inique a rti d uno che in tempo stesso di pace aveva rin n e
g a to Cristo.
(Il Pastore) fu espulso dal patrio suolo dalla crudelt del T iranno.
Damaso, cui tutto ci perfettam ente noto, h a voluto succinta
m ente riferirlo,
Affinch il popolo conoscesse il inerito di Marcello.
D allepigrafe dam asiana del successore di san Marcello, Eusebio,
sappiam o che il capo del p artito degli eretici donatisti in Eom a era
u n ta l E raclio, il quale riusc a suscitare u n a sommossa anche sotto
papa Eusebio. Massenzio allora espulse dalia citt i due contendenti,
ed Eusebio, a sim iglianza di M arcello, litore Trinacro m undum vitamque reliquit.
L a messa ora quella dei Pontefici M artiri; per o rig in aria
m ente in Som a Marcello, non essendo perito di m orte cruenta, aveva
culto di confessore, nel vero ed antico significato della parola. In
fatti, le liste evangeliari del codice di W iirztburg assegnano oggi
la lezione di san Matteo : * Homo peregre proficiscens del comune
dei Confessori, alla qual lezione si riferisce p ure l antifona della
Com unione: Euge, serve bone, che tu tto ra conservata nel Messale
Romano.
L antifona per l ingresso del celebrante derivata d all Eccle
siastico, ( x l v , 30) l dove elogia il terrib ile Finees: Iahv g li con

149
cesse u n 'e re d it di pace; lo costitu capo del suo popolo, perch fosse
ornato in eterno della g lo ria del sacerdozio , L ufficio sacerdotale
veram ente u n a m issione di pace e di riconciliazione; onde i mi
nistri del S antuario debbono con ogni zelo assorgere alla d ig n it di
pacifici, perch questa celeste pace, le cui scatu rig in i sono n el Cristo,
pse est p a x nostra per mezzo della sacra g erarch ia fluisca e
ai diffonda su tu tti q u an ti i m em bri del corpo della Chiesa. Ecco il
motivo p er cui l Apostolo nelle sue Epistole au g u rav a ai fedeli d ap
prima la grazia, indi la pace, come effetto im m ediato della g razia.
1 saluto del vescovo al popolo nella messa contiene p u r oggi qu e
st'augurio di pace: P a x vobts, augurio apostolico, che vediam o in
ciso sulle p i antiche tom be dei cem eteri rom ani.
L a p reg h iera assai bella, e vi si invocano i m eriti delle sof
ferenze e delle um iliazioni di Marcello, perch vengano in soccorso
della n ostra insufficienza : Accogli con clem enza, o Signore, le
preci del tuo popolo, onde ci im plorino soccorso i m eriti del tuo
beato m artire, il pontefice M arcello, della cui passione noi oggi ci
congratuliam o .
L a lezione tolta d a ll E pistola ai C orinti,. (II, i, 3-7} l dove
san Paolo spiega ai suoi corrispondenti che, se in quel tempo egli
si trova p i che m ai oppresso da persecuzioni esterne e preoccupato
dagli scismi che lacerano la chiesa di Corinto, la copia tu ttav ia
delle consolazioni divine che g linondano l'an im a tale, ehe egli
deve sfogarne la piena nel cuore appunto dei suoi cari fedeli. Ecco
la regola del vero pastore. Se egli soffre, pel bene del g reg g e ; se
egli consolato, pu re per consolazione del gregge.
Il responsorio come il giorno di san N icola, eil verso a lle
luiatico quello della festa di san P ie r Crisologo.
L a lezione evangelica come quella per la festa di sa n t E u
sebio di Vercelli, ai 16 di dicembre.
Il verso per l offerta delle oblate identico a quello g i riferito
per la festa di san Nicola.
Ecco la p reghiera su lloblazione: Accogli, o Signore, l offerta
che p er tu a grazia ti presentiam o, e pei m eriti del tuo beato m a r
tire, il pontefice Marcello, fa che ridondi a n o stra difesa e salvezza .
Nei codici g reg o rian i omesso in questa colletta il titolo di
martire, per i m otivi indicati pi sopra. Il qual concetto viene anzi
meglio espresso nel prefazio, gi assegnato a questa stazione n a ta
lizia : Qui glorificaris in tuorum. confessione sanctorum, et non solum
excellentioribus praem iis m artyru m tuorum m erita gloriosa prose-

queris, sed etiarn sacra M ysteria competentibm servitiis exseqwntcs,


gaudium Domini sui tribuis benignila inir are. Per Christum.
L antifona p er la Com unione, identica a quella di san P ietro Cri
sologo, adesso non si trova pi in relazione colla pericope evange
lica ; m a lo era in antico, anzi veniva bellam ente rich iam ata anche
dalle stesse ultim e parole del prefazio proprio.
L a colletta eucaristica come per la festa di san ta Lucia.
G es ha redento il mondo, non tanto colla g lo ria dei suoi m ira
coli e della sua predicazione, quanto coH 'ignom inia e coi dolori della
passione. E gli perci non risp arm ia ai pastori di anim e le um ilia
zioni e i dolori, perch anche essi, g iu sta la frase dell'Apostolo,
com piano nelle loro m em bra quanto m anca da p arte loro a lla pas
sione del Cristo a v antaggio della Chiesa.

17 Gennaio.
SA N TANTONIO ABBATE
Il nom e di questo celebre p atriarca fu divulgato la p ri Tri?*, volta
in Roma da sa n tA tanasio, ehe descrivendone le v irt e i prodigi ai
ta rd i nepoti dei G racchi e degli Scipioni suH 'Aventino, in casa di
M arcella, li innam or della vita m onastica. T uttavia, la festa di san
t Antonio non entr n el calendario Romano che assai tardi, quando
cio, a cagione del m orbo detto fuoco sacro o di sa n tA ntonio, sor
sero in F ra n cia e in Ita lia g ran num ero d ospedali e di cappelle a
lu i intitolate.
In Roma v'eran o parecchie chiese dedicate al Santo, presso la
m ole A driana, a Ripetta, a l Foro Rom ano. Ma la pi celebre era quella
che sorgeva sull E squilino l antica basilica di s a n tA ndrea di
Giunio Basso, dedicata posteriorm ente al gran P ad re del Mona
chiSm o Egiziano presso sa n ta M aria M aggiore, e che aveva a n
nesso u n ospedale, nel quale sotto Innocenzo III trov tem poraneo
asilo anche san Francesco.
L a messa quella com une agli A bbati, come per la festa di
san Saba, eccettuata la lezione evangelica che to lta da san L uca
c. x n , 35-40. Il divin Salvatore ha voluto che ignorassim o lora della
n oatra m orte, perch a guisa di buoni servi, fossimo sempre in a t
tesa del padrone che arriv a in casa di nottetem po.

151

18 Gennaio.
SANTA PRISCA VERGINE E MARTIRE
Stazione al * titulus Priscae .
L a festa pi. recente della C attedra di san P ietro in Roma, verme
in tro d o tta n e llodierno M essale da Paolo IV sotto l influenza delle
trad izio n i litu rg ich e gallicane. E ssa ha fatto passare in seconda
linea il n atale di sa n ta P risca, tito lare d una delle pi an tich e b a
siliche dell'A ventino, e la cui m essa gi ricorre nel Sacram entario
G regoriano e in tu tti i calendari rom ani del medio evo. Gli antichi
itin erari dei pellegrini additavano la prim itiva tomba della M artire
nel cim itero di P riscilla, sulla via S alaria. In seguito per, al tempo
cio delle g ran d i traslazioni dei corpi san ti n e llinterno della Citt,
le sacre R eliquie di P risca, in g raz ia forse dellom onim ia colla tito
lare della basilica su lA ventino, vennero col trasferite, senza tu t
tavia che possa dim ostrarsi alcuna relazione tra la P risca m artire
del i n secolo, l om onim a m oglie di A quila di cui m em oria negli
A tti degli Apostoli, e finalm ente l a ltra P riscilla tito lare del cim i
tero P riscilliano. Si tra tta di due, o di tre P rische o P riscille? Il
fatto non punto isolato; anzi in Roma molte volte l'om onim ia che
correva tra i fondatori degli antichi titoli urbani e i M artiri dei cim iteri
Buburbani, stato il motivo che nel 12 secolo ha determ inato i P api
a trasferire le Reliquie di questi ultim i nelle basiliche fondate dai
loro omonim i. E' cos che il titulu s Balbinae, dopo la traslazione
del corpo dellom onim a S anta, divenuto il titulus sanctae Balbinae;
il titulu s Sabinae, quello di sanctae Sabinae; laltro di P risca, il
titulu s sanciae Priscae, e cos in m olti altri casi.
N arra Eadm ero nella v ita di s a n tAnselmo, che essendo sta ta
ap erta in Roma l arca col corpo di san ta P risca, W ala vescovo
di P a rig i ne im petr u n a p arte del cranio, di cui concesse an
che u n fram m ento al biografo del santo D ottore, i l a essendosi
questi lam entato perch gli sem brava troppo piccolo, s a n tAnselmo
g li disse: Custodisci gelosam ente il tuo'tesoro, e sta pure sicuro che
nel giorno della resurrezione la M artire per tutto l oro del mondo
non v orr punto rin u n ziare a riprendersi l'osso, che tu ora bai
im petrato.

152
N el medio evo, il titolo di P risca u n i a questa nome p are l altro
di A quila, cosicch nel Libar Pontificalis vien chiam ato Titulus beatorum Aqtiilae et Priscae. Ad ogni modo, da distinguere la P risca
m artire del cimitero di P riscilla, ricordata oggi nel G eronim iano :
Romae, via Salaria, Priscellae, dalla P riscilla moglie di A quila e di
scepola di san Paolo, che visse quasi due secoli innanzi.

L a messa, tran n e le collette, identica a quella di san ta B ibiana


il giorno 2 dicembre.
L e orazioni seguenti g i si trovano nel Sacram entario d !Adriano.
Preghiera. Fa, o Signore, che celebrando noi questoggi il n a
tale della tu a beata vergine, la m artire P risca, non n e festeggiamo
soltanto l annua solennit, m a ci sia altres profcuo I' esempio di
u n a fede cos inconcussa .
Ecco il frutto che dobbiamo ricavare dalle feste dei M artiri : la
fortezza cristiana, per vvere conform e alla san tit del nostro b atte
simo ; cosi ehe tu tta la vita sia u n a confessione, se non cruenta, al
meno asp ra e dolorosa del V angelo d Cristo.
Il Vangelo tratto da san M atteo, (x in , 44-52) si trova g i indicato
nella lista di W urtzburg.
Preghiera prim a dell'anafora : Q uestostia che ti offriamo, o Si
gnore, nella ricorrenza nataiizia dei tuoi S anti, sciolga i lacei della
noatra m alizia, e c im petri la g ra z ia della tu a m isericordia .
Preghiera dopo la Comunione : Collo spirito ripieno del Mistero
della salute, noi ti preghiam o, o Signore, che ci aiuti colla sua in
tercessione Colei di cui oggi celebriam o la solennit a.
Ecco il bell1 effetto della com unione dei Santi. Noi in te rra b a
ciamo i loro sepolcri, e sulle loro ossa sacrate offriamo 1 E ucaristia
in loro m em oria, ed essi in cielo perorano la causa dei loro fratelli
m inori, e divengono nostri avvocati.
Q uanto mai sublim e la vocazione del m artirio ! Che felice
cam bio, quello di dare un resto di m iserabile vita, per conseguire la
vita vera, indefettibile, di Dio ! Che felicit suprem a, quella di ch iu
dere gli ocehi alle m iserie del mondo, per risvegliarsi un istan te dopo
n ella G erusalem m e celeste, ed inebriarsi alle sorgenti stesse della

153
b eatitudine divina! L a Chiesa ripone u n a ferm a fiducia n e llin te r
cessione dei M artiri, perch essi avendo dato tutto a Dio, senza, ri
serva alcuna, possono tutto sul di lu i cuore.

Nello stesso giorno.


CATTEDRA DI S. PIETRO, QUANDO LA PRIMA VOLTA
FISSO LA SUA SEDE IN ROMA
L a Btoria di questa festa si perde fra le tenebre delle cata
combe, e dopo i recenti studi, anco ra oggi non si pu dire daverne
rimosso tu tte le-incertezze ed oscurit. Almeno sino dal in secolo,
ai venerava in Roma n ella regione cim iteriale tra la Salaria e la
N om entana u n a m em oria sim boleggiata probabilm ente d a u n a
cattedra lignea o tufacea del m inistero apostolico esercitato in
quel luogo da san P ietro. Vi ardevano delle lam pade, ed i pelle
g rin i del v i secolo visitando il luogo, erano soliti di rip o rtarn e a
casa per devozione qualche fiocco di bam bagia o di cotone im
merso in q u ellolio profam ato. In seguito, noi ritroviam o la sella ge
statoria apostolicae confessons, come la chiam a Ennodio, n el b a tti
stero dam aaiano nel V aticano, cosicch di papa Siricio, successore
di D am aso, detto :
Fonie sacro magnus m eruit sedere sacerdos.
M entre per in Rom a il N atale P etri de Cathedra il 22 feb
braio notato sin dal iv secolo nel L atercolo Filocaliano, le Chiese
Gallicane, per non celebrare forse questa festa in quaresim a, costu
marono dan ticip arla il 18 gennaio. I due usi si svolsero indipen
denti e paralleli per pi secoli; quindi finalm ente, fuori di Roma
finirono per perdere l u n it prim itiva di significato, ed invece di
n n 'n n ica cattedra di san P ietro , ne risultarono due, un a attrib u ita
a Rom a, il 18 gennaio, 1* a ltra altrove, m a poi finalm ente ad A n
tiochia,
Roma m edievale dim entic p er qualche tempo il N atale Petri
de Cathedra forse quando q u esta venne rim ossa dalla sua sede
prim itiva e trasp o rta ta in V aticano ; o meglio ancora, quando s in
cominci a celebrare solennem ente, con significato quasi affine, il

N atale Ordinationis del P ap a, in occasione del quale affluiva ogni anno


a Eom a g ran num ero di Vescovi. Il fatto sta, che la festa m anca
affatto nei S acram entari Rom ani, e ricom parisce solo a lla d ata tra
dizionale nei calendari dellx i secolo e nei tard i Ordnes Romani,
U rbano V I volle per restitu ire alla solennit il suo antico splendore,
ed ordin che in tale giorno d u ran te la m essa papale al V aticano uno
dei cardinali tenesse un discorso al popolo. Ma Io zelo del fervido
Pontefice non ebbe seguito, e fu solo nel 1558 che Paolo IV p re
scrisse nuovam ente la celebrazione della festa della Cathedra S. Petr
qua p rm u m JSomae sedit il 18 g ennaio, g iu sta le tradizioni gallicane.
L a veneranda reliquia della C attedra di san P ietro, dal b attistero
dove si trovava nel v secolo, ora custodita n e llabside della basi
lica vatican a, di cui costituisce uno dei pi splendidi ornam enti.
E ssa rid o tta a poche assi lignee, m a fin da antico venne foderata
con lam ine d avorio istoriate. Il rinascim ento non h a tenuto troppo
conto del profondo significato dogm atico di quella sede, quando su
di essa prendevano realm ente posto i Rom ani Pontefici. L a rte g ra n
diosa del B ernini ha racchiuso quei cimelio in un colossale reliq u ia
rio. Ne seguito, che ora il P a p a non pu pi sedere, come i P on
tefici dei prim i quindici secoli, nella sua vera ed an tica catted ra, su
q uella che Prudenzio appellava senzaltro : Cathedra Apostolica,

L antifona per lintroito com une alla festa di san Nicola.


Le collette seguenti, con leggere v arian ti, si trovano g i nel
cosi detto Saeram entario G elasiano per il n atale di san P ietro.
Il concetto della podest delle Chiavi inform ava tanto l an tica
devozione verso gli Apostoli, e in particolare verso san P ietro, che
si richiedeva da loro insistentem ente negli inni, nelle collette e nei
responsorii, la rem issione dei peccati.
Preghiera. 0 Dio, che consegnando le chiavi del celeste regno
a l tuo apostolo P ietro, lo investisti del pontificato; per la sua in
tercessione ci concedi d essere prosciolti dai lacci dei nostri peccati .
G iusta la prim itiva consuetudine rom ana, ogni volta che si ce
le b ra la m em oria di san P ietro , si fa im m ediatam ente seguire la
com m em orazione di san Paolo e viceversa, giacch, come s'esprim e
u n an tica an tifo n a: qttomodo in vita sua dlexerunt se, ita et in morie
non sunt separati.
L a seguente colletta si trova pure n e llA ntifonario G regoriano:
0 Dio, che am m aestrasti la m oltitudine delle nazioni per mezzo
della predicazione del tuo beato apostolo Paolo ; ci concedi di g razia

155
che, venerandone la m em oria, possiamo altres sperim entare presso
di te l efficacia del suo patrocinio ,
Segue u u brano della le tte ra di san P ietro (I, i, 1-7) alle chiese
dellA sia M inore, all'in d o m an i dell'incendio di irtoin a e quando gi
erano state in iziate negli orti vaticani le prim e gran d i esecuzioni
N eroniane contro i C ristiani. L Apostolo calmo esorta i fedeli a sof
frire anim osam ente la prova del fuoco, giacch cosi si raffina l oro
d ella loro fede, in a tte sa del giorno della paru sa quando, invece del
* Divo N erone, au rig a, incendiario e m atricida, com parir nella
sua gloria Cristo Ges, a dare ai fedeli il frutto delle loro sofferenze
ed il prem io della speranza.
I l responsorio g rad u ale tolto dal salm o 106, deriva dagli usi g a l
lican i. Oggi lo cita anche il B reviario in un serm one attrib u ito
a sa n tA gostino, m a che invece appartiene ad u n anonim o vescovo
delle G allie, sicuram ente antico : Unde convmienter psalm us qui lectus
est dicit: exaltent eurn in ecclesia plebs et in cathedra seniorum laudent tu tti: e Lo celebrino in mezzo a lladunanza del popolo, e quando
sono assisi sulle catted re degli anziani, dicano le sue lodi t.
j . * G lorifichino il Signore p er le sue m isericordie e i suoi por
tenti in favore dei figli d elluomo .
O ltre la preg h iera p riv ata, Do si compiace im m ensam ente della
p reg h iera liturgica, che pel suo ca rattere sociale corrisponde preci
sam ente alla n a tu ra delluomo, e riflette fedelm ente l anim a della
Chiesa.
I l verso alleluiatico il se g u en te : A lleluia, alleluia . (Matt.
x v i, 18), * T u sei P ietro, e su questa p ietra edificher la m ia Chiesa .
Come il fondam ento sorregge tu tta la mole delledificio, cos quella
la v era Chiesa fondata da Ges Cristo, che si erge su llau to rit e
su lla fede di P ietro , sem pre vivo e visibile nei suoi successori.
Dopo la S ettuagesim a, si om ette il verso alleluiatico, e invece si
can ta il seguente tratto , che per non si ritro v a in nessun antico
S acram entario, e per la sua stessa S truttura accusa u n 'o rig in e assai
ta rd a . In fatti, invece dessere desunto, come regolarm ente, dal S al
terio, che il Canzoniere per eccellenza della Chiesa, si compone
jdi alcuni versetti dei Vangelo di san Matteo, che gli antichi, p e r
religioso rispetto, riservavano esclusivam ente alla le ttu ra del diacono
su llam bone.
Tratto. (Matt. s v r, 18) * f. T u sei P ietro, e su questa p ietra edi
ficher la m ia Chiesa, y. E le porte d ell inferno non prevarranno
contro di le i; e a te dar le chiavi del regno dei cieli, y, T u tto ci

156
c h e a v r a i l e g a t o s u l l a t e r r a , s a r a l t r e s l e g a t o n e i c i e l i , f. E q u a n t o
a v r a i p r o s c i o l t o s u l l a t e r r a , s a r p u r e p r o s c i o l t o n e i c i e l i ,

Le porte d'inferno qui stanno per la potenza stessa del principe


dei demoni, giacch presso gli antichi Semiti, le assem blee giudi
ziarie si tenevano spesso alle porte delle citt. Le porte dell'A de,
qui sono in contrasto con quelle di cui a P ietro sono rim esse le
chiavi. B isogner dunque inten d ere anche in questultim o caso, che
le porte del regno dei cieli significhino la potenza e l'a u to rit g e
rarch ic a di cui P ietro l im m ediato depositario, e che egli esercita
p er divina, istituzione su tu tta la Chiesa di Cristo.
Q uesta in fatti la differenza che corre tra lau to rit del P ap a
e quella degli altri patriarchi, m etropoliti, ece, Che questi abbiano
g iurisdizione su di altri vescovi, non leggesi nulla nel V angelo;
m entre al contrario sappiam o, ehe essi in diversi tem pi hanno con
seguito tali prerogative per a u to rit conciliare o pontifcia. In
vece, il santo Vangelo descrive in modo solenne ed esplicito l au
to rit universale concessa dal S alvatore a san P ietro. L a storia da
p arte sua dim ostra che sin dai tem pi pi.prossim i a llevo apostolico,
i Rom ani Pontefici, senza alcun contrasto da parte della Chiesa,
h anno esercitato di fatto tale prim ato di giurisdizione siccome un m i
nistero loro attribuito dal Cristo colle parole indirizzate a san P ietro ;
cosicch, anche come corollario storico, si deve escludere un periodo
in cui questo prim ato sarebbe sorto per opera d fattori n atu rali. No,
la storia contiene bens la docum entazione dellesercizio del prim ato
pontificio, ma la sua istituzione conten u ta nel V angelo.
Oggi la lezione evangelica quella dellistituzione del prim ato
pontificio, concetto che inform a p ure tu tta la messa. Ges, insiem e alle
glorie a ttrib u ite alla potenza spiritu ale del papato, an n u n cia altres a
P ietro le lotte che esso dovr sostenere attraverso i secoli. Le porte
d ellinferno non sono sem plicem ente gli empi; m a sim boleggiano g li
stessi capi degli sp iriti infernali, le potenze e i governi an ticristian i,
che faranno tu tti gli sforzi per d istru g g e re ledificio divino fondato
su P ietro, senza per mai riuscirvi. L a storia di quasi venti secoli
di C ristianesim o, qui an n u n ziata nei pochi versetti del Santo V an
gelo (M att. xvi, 13-19).
Il verso offertoriale, contrariam ente a lla tradizione classica, ro
m ana, invece che dal Salterio, tratto dalla precedente pericope
evangelica. S deve per facilm ente perdonare a llartista gregoriano
che ha composto la splendida antifonia di questa messa, la piecola
lib e rt che s presa. Il concetto dello stabilim ento della Chiesa sul

157
fondam ento di P ietro laveva giustam ente conquiso tan to , che egli
d libero corso alla foga del suo genio, e nel tratto , neU 'offertorio
e nel com munio riv este le parole di Ges a P ietro d i m elodie sempre
nuove e sem pre eleganti. E da por m ente a lla frase non praevalebunt, la quale nel racconto evangelico d ellistifcuzione del P rim ato,
m entre per noi rap p resen ta la storia ecclesiastica lu n g a oltre d ician
nove secoli, contiene aitres anche per g li avversari della Chiesa, la
profezia dellavvenire, N le persecuzioni esterne, n linsufficienza
e le m iserie stesse dei divini m inistri, riusciranno m ai a svellere la
religione di Cristo,
Offert. (Mafct. xvi, 18-19) : T u sei P ietro, e su questa p ie tra edi
ficher la m ia chiesa, n le potenze dellinferno p rev arran n o su di
lei, e a te dar le ehiavi del regno dei cieli .
L a p reg h iera di preludio a llanafora con sacratoria, la seg u en te :
L intercessione del beato apostolo P ietro accom pagni, o Signore, le
p reg h iere e le offerte della tu a Chiesa ; affinch il Sacrificio che a
di lui onore celebriam o, valga ad im petrarci piet. P er il Signore .
Il Sacrifcio eucaristico, come osserva s a n tA gostino, viene of
ferto solam ente a Dio uno e trino ; esso per si celebra in m em oria
dei Santi, per ren d er grazie a lla T riade au g u sta d aver]j tan to esal
ta ti coi m eriti e eolia gloria. L a litu rg ia esprim e questo concetto in
u n a splendida colletta di Q uaresim a: In iuorum, Domine, pretiosa
morte iustorum Sacriflcium llud offerimus, de quo m artyriu m sump st omne principum .
L a colletta in m em oria di san Paolo, squisitam ente eleg a n te:
P er le preghiere del tuo apostolo Paolo santifica, o Signore, l obla
zione del tuo popolo ; affinch il Sacrificio che g i t g rato perch
tu stesso ue fosti l institu to re, ti riesca ancor p i accetto per le
preg hiere delFinterceasore. P er il S ignore .
I l Sacrifcio Eucaristico, gradito a Ges che n e fu l istitu to re e
che, quale erede delle prom esse M essianiche, prim o n e partecip,
oggi riesce ancor p i accetto alla D ivina M aest, perch v i si congiungono le preghiere di colui che, dopo i V angeli, n elle sue epi
stole fu l organo della divina rivelazione, a l fine di sp ieg are alle
Chiese tutto il m istero di m orte e di vita, d'um iliazione e di g lo ria,
che si cela sotto quei candidi veli.
Il prefazio quello degli Apostoli, originariam en te proprio della
festa dei san ti P ietro e Paolo.
Il verso per la Com unione identico a quello alleluiatico (Matt.
sv i, 18) : T u sei P ietro, e su questa p ie tra edificher la mia

158

ch iesa . Quella dunque sar leg ittim a E ucaristia, che v err offerta
in com unione col Pontefice di Roma, il cui nome nei paesi latin i
veniva commemorato n ellanafo ra insiti dai prim i secoli. T acere nella
m essa il nom e del P apa, era p e r F,in iodio di P avia u n offrire, contro
l an tica tradizione, u n sacrificio monco ed incom piuto : sine ritu catholico et cctno more, semiplenas nominatimi hostias '.
Dopo la Com unione si rec ita la seguente colletta : L oblazione
ora offerta, o Signore, c infonda letizia ; onde, siccome ti p re d i
chiam o m irabile verso il tuo apostolo P ietro, cosi per suo mezzo
possiamo conseguire am pio perdono.
I l perdono dei peccati posto qui in relazione colla letizia san ta
cristiana, perch appunto la colpa quella che isterilisce le fonti
d ella gioia nel gaudium sancti SpirU us, di cui discorre l'A postolo.
P e r la commemorazione di san Paolo, si rec ita q u e s t'a ltra p re
g h ie ra : Santificati, o Signore, dal Mistero della salute, ti preghiam o
che non ci venga m ai meno l intercessione di colui, al cui p atro
cinio tu ci com mettesti .
Q uesta preghiera del S acram entario Leoniano rig u ard a anzitutto
Homa, giacch essa sola pu v an tare la gloria d essere stata affidata
a l patrocinio speciale dei due P rin cip i degli A postoli i quali, in
siem e col tesoro della loro predicazione e del sangue, la istituirono
erede delle prerogative del loro A postolato e del prim ato su tu tte le
altre Chiese,
Il P rim ato Pontificio la stella polare che dirige la navicella
d ella Chiesa in mezzo all'oceano infido e burrascoso del secolo. Ve
scovi, patriarch i, nazioni intere, u n tempo credenti e gloriose, hanno
m olte volte m iseram ente naufragato nella fede ; anzi, negli estrem i
gio rni del mondo sono annunciati nelle S critture molti pseudo-cristi
e falsi profeti, che tenteranno di sedurre le m oltitudini, operando
m ag ari apparen ti prodigi, a conferm a dei loro errori. Se dunque non
possiamo sicuram ente affidarci a nessuno, giacch tu tti possono e r
rare, nel negozio supremo della nostra eterna salute presso chi mai
dobbiam o invocare scampo, se non presso di P ietro ? L a sua fede,
p er testim onianza dello stesso R edentore, indefettibile, e le peeore
che P ietro riconosce siccome apparten en ti al suo ovile, sono rico
n osciute ed am m esse per tali anche da Ges, suprem o pastore.
1 E k h o d io s E p . P a p ,,

Lib. Apologet. p r synodo, P atr. L at. LX Y II,

c o l . 197.

159

19 Gennaio.
I SANTI MARTIRI HARIS, MARTA, AUDI FACE
E ABACO
Stazione nel cimitero ad Nymphas sulla via Cornelia.
Questo gruppo di M artiri persiani, m arito, m oglie e due figli,
ora deposto in parte nella diaconia di sant'A driano e in p arte n el titolo
di san ta P rassede, ap p a rtien e originariam ente al deeimoseeondo
m iglio della via Cornelia, ad nym phas Oatbassi. I loro a tti sem brano
fortem ente in terp o lati, e la loro festa, ig n o ta agli an tich i Sacram en
tari rom ani, ricorre p er la p rim a volta in u n calendario vaticano del
secolo s u . L a ragione di tale silenzio va probabilm ente ricercata
nella circostanza che, prim a di P asquale I, questi M artiri, sepolti in
un predio assai lontano da Roma, non erano punto considerati come
rom ani, onde la Citt non aveva alcun motivo di celebrarne il n atale.
E assai verisim ile che la prim a inserzione di questa so len n it
nel calendario Rom ano debba rip etersi dalla traslazione dei loro corpi
a san ta Prassede.
L a messa ha un sapore abbastanza antico, e rivela u n periodo
d'ottim o gusto liturgico.
L 'a n tifo n a d introito deriva dal salmo 67, e descrive il refrigeriurn o banchetto celeste che Dio p rep ara ai M artri suoi, a quelli
cio che per suo am ore hanno tollerato in questo mondo fam e e
sete di giustizia, e sono sta ti oppressi in odio al nome del Cristo: I
giusti s assidono a banchetto e giubilano al cospetto di Dio, e lie ta
m ente g io ira n n o . Salmo 67; Sorga Iddio e siano dispersi i suoi
nemici ; e fuggano dinanzi a lu i i suoi odiatori, f . Gloria .
N elle collette seguenti, come in m olte a ltre orazioni antiche, di
versam ente dal gusto pi moderno che preferisce di racchiudere n ella
colletta a rapidi tra tti tu tta la biografa d u n santo, i M artiri odierni
non sono neppure particolarm ente nom inati ; la ragio n e si che gli
antichi, senza arrestarsi soverchiam ente sui particolari, am avano le
grandi sintesi teologiche, non iscom pagnando m ai la persona singo
lare, cio l'individuo, d all'in tero consorzio dei Santi e da Ges Cristo,
fonte prim ario e centro d 'ogni santit.

160
Preghiera. A scolta, o Signore, le preghiere del tuo popolo che
interpone eziandio il patrocinio dei tuoi S an ti; onde ta ci conceda
di godere la pace della vita presente, e di conseguire altres la g razia
di quella eterna. P e r il Signore .
N ella pericope odierna della lette ra agli Ebrei (x, 32-38), l'A po
stolo traccia un quadro assai triste di quello che doveva essere la
professione della fede cristian a n e ll ra dei M artiri, Oltre alle in
terne lo tte contro le passioni, i fedeli erano sta ti spogliati dei loro
averi, messi in catene, e divenuti oggetto di ludibrio p er gli ebrei
e pei pagani. Ma la fede quella che anim a i loro cuori ; onde i
M artiri muoiono n e llattesa tran q u illa di Colui ehe, senzaltro ritardo,
verr a ristabilire il suo regno che non avr m ai fine. In fatti, le tr i
bolazioni del presente secolo, in paragone delletern it beata, sono
come u n breve istante, modicum alquantulum , durante il quale il
giusto vive di fede, di speranza e d am ore.
Il responsorio g raduale proviene dal cantico della S apienza (h i ,
v. 1-3): e La vita dei giusti in mano di Dio, e non li tocca torm ento
di m orte. Sembr agli occhi degli insensati che essi spirassero l a
nim a fra i torm enti, e colla vita perdessero ogni altro bene ; i giusti
invece godevano in cuore una profonda pace perch, in g razia della
speranza, essi gi possedevano le prim izie dellim m ortalit a.
I l verso alleluiatico deriva dal salmo 67, come l introito. Dio
m irabile nel suo santuario, dove h a eretto il trono deila sua m ise
ricordia, e dove ha associato di gi i suoi Santi a quel giudizio che
essi faranno del mondo il giorno della parusa. P er ora, questo g iu
dizio solo di m isericordia, ed i S an ti la esercitano largam ente, in
tercedendo ogni sorta di grazie in favore dei loro devoti.
Siccome questa festa pu cadere nel periodo dopo la Settuagesim a, quando non si can ta pi il verso alleluiatico, perci il Messale
designa in questo caso il canto del direttaneo che lo sostituisce. Esso
il salm o 126 : a Quei che sem inano tra le lagrim e, m ieteranno nel
gaudio. Quei che andavano e venivano lagrim osi e spargevano il
seme, torneranno e se ne andranno giubilan ti, carichi dei loro
covoni .
L a lezione del Vangelo (Matt. xxiv, 3-13) com une ad altre feste
di M artiri, In essa, entro i lim iti di u n identica prospettiva profetica,
si com penetrano tanto i segni che preannunziano la catastrofe finale
del mondo, ehe quelli che precedono la rovina di Gerusalemme, tipo
della societ um ana san g u in aria ed im penitente. Ma come l'eccidio

161
dell capitale g iudaica stato preceduto dal deicidio, cosi la con
flagrazione finale del cosmo sar l'epilogo d 'u n a lunga serie di per
secuzioni e d uccisioni di M artiri, che il mondo im m oler a l proprio
odio contro il Signore ed il suo Cristo.
Il seguente offertorio tratto dal salmo 123, colla sua m elodia g re
go rian a uno dei capolavori pi ispirati dell'antifonario di san G re
gorio. N elluso della Chiesa, esso conviene particolarm ente ai M artiri
che versarono il sangue n el flore della loro giovinezza, com ' il caso
di A udifaee e d'A baco.
Offert,: L 'a n im a n o stra come u n passero sfuggito al laccio
del cacciatore. Il laccio a spezzato e noi ci trovam mo liberi .
Il lacciuolo tesoci dal diavolo si nasconde, come tra l erba fiorita,
nella gioia della vita e nel comodo delle sostanze di questo mondo.
L a v an it assume il gam m a m ulticolore della re a lt e c illude. Dio
per recide ai suoi M artiri questo lacciuolo, e l'uccellino libero se ne
vola verso il eielo.
L a colletta prim a d e llanafora di carattere generico : R iguarda,
o Signore, le preci e 1 oblazione dei tuoi fedeli, onde ti riescano
accette n ella solennit dei tuoi S anti, e ci m eritino l aiuto della tu a
grazia s.
A lle preei si unisce qui la m enzione delle oblazioni dei fedeli,
giacch in antico il popolo non era sem plicem ente muto spettatore
dell'A zione S acra, m a per parteciparne attivam ente, presentava egli
stesso al sacerdote il pane ed il vino che doveva servire al Sacrificio.
L 'a n tifo n a per la distribuzione dei Santi Doni al popolo, tra tta
irregolarm ente, m a la m essa di tarda et dal Vangelo di
san L uca (xn, 4): Dico a voi, am ici miei, non temete chi vi perse
guita . Qui Ges per anim arci al patire, fa tre cose. D apprim a si
insinua al nostro amore, chiam andoci am ici suoi ; quindi ci ripro
m ette che avremo parte alle sue sofferenze, giacch il mondo jar a
noi quello che ha gi fatto a lu i ; da ultim o, ci raccom anda di non
tem ere, e per riuscire pi efficacemente a svellerci dal cuore questo
timore, ei m ette sott'occhio il castigo trem endo ehe Dio riserv a n el
letern it ag li apostati ; inveee degli uom ini, ci esorta a tem ere la
giustizia divina.
Dopo la Comunione si rec ita questa bella preghiera : a P lacato
dallintercessione dei tuoi S anti, ci concedi, o Signore, che quello
che ora, adom brato nel m istero, celebriam o nel tempo, possiamo con
seguirlo pienam ente nella etern it b e a ta ,
11 SoansTEK, L iber Sacrcmientorum - V I.

Il vot esprsso questoggi nella preghiera dopo la Comunione,


veram ente sublim e. Che cosa significa infatti l'Eucaristia, celebrata
attraverso i veli (lei Sacram ento, cogli azzim i della fuga, tra i dolori
e le lotte della vita presente, se non la parte nostra al Sacrificio e .
alla passione di Ges ?-Ma la grassa del Sacram ento suggella la nostra ,
intim a unione col R edentore ; onde quel medesimo Spirito che oggi :
ci consacra vittim o insiem e con Ges, un giorno ravviver colla sua i
v ita divina le nostre m em bra m ortificate, e le m etter a p arte dellaj
g loria della resurrezione.

Nello stesso giorno.


SAN CANUTO RE E MARTIRE
San Canuto IV re di D anim arca ed ucciso il 10 luglio 1086,
stato confuso con u n altro santo omonimo, Canuto L aw ard, duea
di Slewic, ucciso parim enti per la giustizia il 7 gennaio 1137. La.
festa di questo santo Re fu introdotta assai tardi, sotto Clemente X t,
e in mezzo a lla teoria * dei S anti del Messale Romano, vuole:
quasi significare il contributo ,e la rappresentanza della lo n tan a D a
nim arca a questa suprem a espressione della san tit e della cattoli
cit della Fede Rom ana. A questo santo re dei D anesi dedicato,
u n altare nella chiesa di san ta M aria in T raspontina, ed ultimarm ente Benedetto XV lo adorn di artistici candelabri.
L a messa tu tta del Comune dei semplici M artiri, tran n e lai
prim a colletta.
L introito deriva dal salmo 20; Il Re, o Signore, si ralleg ra n ella
tu a possanza, e gioisce a cagione della salvezza sua, che egli in te
ripone .
L a colletta moderna, e perci senza il cursus, h a u n ca ratte re
prevalentem ente storico, giacch ricorda che il Santo spir l anim a
a braccia aperte innanzi a llaltare, m entre pregava pei suoi assassini,
e che dopo m orte oper num erosi prodigi. Il frutto che se ne im plora,
si d im itare pure noi, dietro il di lu i esempio, la passione del Signore,
. La prim a lezione tra tta dal libro della Sapienza, l dove (x,
v. 10-14) l A utore ispirato dim ostra che fu questa appunto quella che

163
tra ss e in salvo lesule t3atsstbe, e m entre fuggiva la gelosia di suo
fratello, gii disvel il regno di Dio fio.1! scala che a quello ascendeva.
L a S apienza discese parim enti nel arcb re dove giaceva stretto in
ceppi l innocente G iuseppe, e lo sollev i sin presso il trono del F a
rao n e E giziano. Il Verbo di Dio ha compiuto egli tutti questi prodigi,
-onde p rep arare sin dai pi rem oti secoli quella pienezza dei tempi
che doveva poi santificare colla sua venuta al mondo. Q uesta potenza
della v irt divina sta ta p u r quella che ha alim entata la speranza
aiei cuori dei M artiri ; giacch essi, oppressi dalle calunnie, stre tti
in catene, trascin ati come i m alfattori sui pubblici patiboli, hanno
isfdato lietam ente tu tti questi torm enti, ben sapendo che Dio avrebbe
riv en d icata la loro conculcata innocenza.
Il responsorio tratto dal salmo 111: Beato l uomo che, pi
che i torm enti e le m inaccie degli uom ini, non tem e che Dio, e
trova il suo diletto nella m editazione della sua san ta legge, I l
Signore lo b en ed ir; il suo esempio non sar sterile, m a re
cher frutto copioso d edificazione p er tu tta la Chiesa, e l eredit
sua spirituale sar in benedizione .
Il verso alleluiatico deriva dal salmo 20: H ai posto, o Signore,
al capo del reo condannato a m orte e m aledetto d ag li em pi,
la corona d ell'im m ortalit, quella corona cio che sei tu medesimo
jiei M-artiri tuoi .
La lezione evangelica to lta da san Matteo (x, 34-42). Ges
eom e un a spada tag lien te che ci separa dall'uom o vecchio e dalla
corrotta n atu ra , per farci vivere d una vita soprannaturale. Chi non
si assoggetta a questa necessaria operazione chirurgica, soccom ber
al morbo.
Il verso per l'oblazione deriva dal salmo 8: Tu, o Iahv, l hai
coronato di g loria e d onore, ponendolo a capo di tu tta lopera tu a .
Questa prim ogenitura sul creato non appartiene che al Cristo. Essa
;per in u n certo senso viene attrib u ita anche ai M artiri, a cagione
(dellunione intim a che il sangue da loro versato ha stabilito tra essi
e la V ittim a del Calvario. I M artiri rappresentano perci quasi le
prim izie della Chiesa, quei che, g iu sta l Apocalisse, regnano g i col
C risto i mille anni.
L a colletta prim a dellanafora generica: Accogli, o Signore,
ili Sacrificio e le preghiere nostre ; onde ci siano salu tari p er l'in te r
cessione di colui in cui onore vengono offerti a.
Il verso per la Com unione del popolo, deriva irregolarm ente da
aan M atteo (xvi, 24). Chi vuol seguire Ges, fa d uopo ehe rin n eg h i

164
se stesso, ai carichi della croce delia volont di Dio, e segua il S al
v atore al Calvario.
L a preghiera dopo la Com unione la seguen te: c R istorati dal
Sacro Dono a cui abbiam o partecipato, ti preghiam o, o Signore Dio
nostro, che per l intercessione del tuo santo m artire Canuto esperim entiam o l effetto del Sacrificio che abbiam o ora celebrato .
L a v irt piace di pi quando la si ritrova nei g ran d i di questo
m ondo; e ci avviene perch l efficacia della loro potenza fa s ic h e
il loro esempio sia pi largam ente proficuo ai prossimi. Sem bra, in
fatti, che la nobilt del loro grado si rifletta graziosam ente sulla
sa n tit della vita, dim ostrando tu tta la fortezza eroica di u n anim a,
che seppe sorpassare il lustro del censo e della g lo ria m ondana col
fulgore deila cristiana virt.

20 Gennaio.
I SANTI FABIANO PAPA E SEBASTIANO, MARTIRI
D oppia stazione nel cim itero di Callisto
ed in quello ad, C ataeum has .
Quando ancora la disciplina della politurgia era in vigore a
Roma, oggi si celebrava u n a doppia m essa con due distinte sta
zioni, u n a nel cimitero di Callisto presso la tomba di papa F ab ian o ,
1 altra nel vicino cim itero ad Catacumbas, presso il sepolcro di
Sebastiano. T ale la disciplina rap p resen tata dal F eriale F iloca
lia n o : X III kal. Febr. Fabiani in Callisti et Sebastiani in catacumbas.
Gli antichi S acram entari m antengono questa distinzione di messe,
attribuendo per a san Sebastiano, a cagione della popolarit del
suo culto, la precedenza su papa F abiano.
Gli antichi infatti si accordano n ellattrib u ire all intercessione
del G uerriero M artire, difensore della Chiesa, un g ran num ero di
prodigi, che gli valsero la fam a di taum aturgo; onde tanto n ella le
zione evangelica, che nellantifona per la Com unione, oggi si rife
riscono a lu i quelle parole di san L uca, che un a g ran m oltitudine
d inferm i accorreva al Salvatore, perch da Lui usciva un a v irt
che risanava tu tti.
L attuale messa descritta nel Sacram entario, salvo poche modifi
cazioni, appunto l antica messa stazionale di san Sebastiano. In fatti,
m olti codici omettono in teram ente san F abiano, ed il pi antieo
L ezionario Romano, quello del secolo vii descritto in un codice di

165
YVtirtzburg', indica q u estoggi, oltre l epistola, anche la lezione pro
fetica dellAntico Testam ento, come si costum ava a Roma nelle m ag
giori solennit d allanno.
E in u tile aggiu n g ere che la messa di san Sebastiano, al p ari di
tu tte le altre, ha sem pre nei S acram entari un prefazio speciale. Questo
di aver soppresso tu tti gli antichi prefazi proprii di ciascuna dome
nica e festa dell'anno, cos belli e che caratterizzavano cosi bene la
litu rg ia rom ana, stato u n vero im poverim ento imposto al nostro
Messale, ed u n a grave perdita per la piet ecclesiastica. S ar pos
sibile che in una fu tu ra correzione del M essale u xta codcum fidem,
come Pio X ha tatto p er l A ntifonario G regoriano, ritornino al loro
luogo anche gli antichi prefazi del Sacram entario di san G regorio ?

L antifona per l'in tro ito deriva dal salmo 78, che proprio dei
M artiri : a G iungano a te, o Iahv, i gem iti dei prigionieri ; ren d i ai
vieini nostri in seno settan ta volte tanto. F a vendetta del sangue dei
tuoi santi d a essi versato . Dio far giustizia alla fine del mondo ;
nel frattem po, i suoi castighi sono a ltretta n ti tratti di am ore, giacch
punendo, si propone sem pre la correzione del peccatore, acciocch
si converta e viva.
O riginariam ente, am bedue le messe, tanto di san Sebastiano che
di san F abiano, avevano le collette proprie ; quando poi si fatta
la fusione di queste due stazioni, alle collette del com une dei M ar
tiri Pontefici stato sem plicem ente aggiunto, dopo il nom e di F a
biano, quello di Sebastiano.
Oggi nel m essale la preg h iera dunque la seguente : *A bbi ri
guardo, o Signore, alia nostra fragilit, e perch ci sentiam o op
pressi sotto il peso dei nostri reati, ci protegga la gloriosa in terces
sione dei tuoi beati m artiri Fabiauo e Sebastiano .
N el Sacram entario G regoriano abbiamo tu ttav ia questa ltra col
letta per la stazione ad catacumbas : Deus, qui beatum Sebastiam im martyrem, tuum virlvte constantiae in passione rborasti ; ex
eius nobs imitatione tribue, pr amore tuo prospera m undi despicire,
et nulla eius adversa formidare.
L a seguente lezione dellepistola agli Ebrei, gi asseg n ata nel
Lezionario di W urtzburg alla messa di san Sebastiano, descrive a vivi
colori tu tti i patim enti sostenuti dai giusti dellAntico Testam ento
a cagione della loro fede. Non , infatti, sem plicem ente il p atire che
ci rende accetti a D io; ma, come insegna l Apostolo, la confessione

166
della- fede per mezzo delle opere virtuose e delle sofferenze q u ella'
che ci m erita la corona : Hi omnes testimonio flde probati inventi
sunt. P e r questo can ta la Chiesa nell'Ufficio di T erza ;
Os, lingua, mens, sensus vigor
Confessionem personenf.
affinch in ciascun momento noi confessiamo il nome di Ges Sal
vatore, avanzando cio a gran passi sulla via della salute.
N el Comes di W iirtzburg, la seconda lezione dellAntico T esta
m nto per la odierna sinaasi ad catacumbas, tolta dal libro dellffi^
S apinza (cap, x, 17-20), l dove si celebra la v ittoria degli Israeliti'sugli E giziani, quando Iahv fu il vendicatore del popolo sucr: e I r'
sua g u id a attraverso il deserto.
Il responsri'o derivato dal celebre cantico di Mos nellEsodo'
(xv, 11, 6) dopo il passggio del Mar Rosso, ed in origine era in re
lazio n e colla precedente pericp del Libro della Sapienza. Dio
glorioso nei suoi santi, m irabile tella grandezza, operatore di pro
digi. L a tu a destra, o Signore, s glorificata nella sua stessa pos
sanza, la tu a destra ha schiacciato il nemico .
Il m are E ritreo nel quale stato abbattuto il Satana, il m artiricr, p er mezzo del quale gli eroici atleti del Cristo hanno trionfato
dei loro persecutori. I persecutori li hanno inseguiti sugli eculei e
sui roghi p er strappare loro la fede dal cuore ; invece, l anim a in
v itta dei M artiri h a approdato sana e salva alla sponda delletern it,
ed i carnefici hanno intesa tu tta l onta della loro disfatta.
Il verso alleluiatico deriva dal salm o 144, e descrve la lode che
i g iu sti in cielo elevano innanzi al trono di Dio ed alla sede del
l Agnello : * I tuoi S anti ti benediranno e proclam eranno la m agni- '
flcenza del tuo regno >.
Dopo la Settuagesim a, invece del precedente verso alleluiatico,
si re c ita il salmo tratto , come il giorno precedente.
I l Vangelo (Lue. v i, 17-23) col racconto della virt salutifera
di G es a vantaggio deglinferm i, conviene assai bene a san Seba
stiano, che l antichit cristiana venerava siccome protettore speciale
contro le epidemie. N ella basilica esquilina di san P ietro in Vincoli,
tu tto ra si conserva l altare coll'im m agine m usiva dal grande M artire
fatta erigere da papa A gatone, a lib e rare Roma dalla peste che la
desolava.
Q uesta devozione popolare verso san Sebastiano era generale in
Italia, m a specialm ente in Roma, dove si contano almeno ovg efejese

167
an tich e in onore di Santo. O ltre la basilica ad Oatacunibas, ve n 'e ra
r un a nel P atriarchio L ateranense ere tta da papa Teodoro, u n a ltra sor: geva sul P alatino, dove n e llattiguo ippodrom o san Sebastiano aveva
;sostenuto'"il m a rtirio ; u n a stava presso il T evere nel rione A renula,
1 un a q u arta ed una q u in ta si trovavano in Borgo, vicino a san P ietro;
- e finltnente u n a sesta sorgeva sulla via papale dove, g iu sta la tras dizione, il corpo di san Sebastiano sarebbe stato gettato in u n a cloaca-.
Nel medio evo, il sacro capo di san Sebastiano fu trasp o rtato
kSii G regorio IV sul Celio nella basilica dei Santi Q uattro ; quasi
^contem poraneam ente per, u n a p a rte im portante delle su e .Reliquie
pass nella badia di san Medardo di Soissons. In tale occasione, un a
m inuscola fialetta con alcune stille del suo sangue rim ase n e ll'a b
bazia im periale di P arfa in Sabina, dove il sacro pegno del M artire
trov grazioso asilo la p rim a notte dopo la p artenza della com itiva
dei m onaci di Soissons d a llE te rn a C itt.
j

L antitsna p er l offerta dei doni da parte del popolo, to lta dal


salmo S I ; Eullegr-atevi, o g iusti, nel Signore e fate festa, e voi
tutti, o re tti di cuore, esultate . Il m otivo di questa gioia san ta, la
g lo ria che rip o rta il S ignore nelle v ittorie dei suoi eletti. Onde, dice
il P rofeta, in questo si g lo rii ehi si gloria, di conoscere e dintendere
me-* In hoc glorietur qui gloriatu r, scire et nasse me.
Iva p reg h ie ra prim a d e llanafora la seguente: Accogli be
nigno, o Signore, l oblazione dedicata a celebrare i m eriti dei tuoi
"beati m artiri F ab ian o e S ebastiano; e ci concedi che ne conseguiam o
u n fru tto perenn.e . Questo perenne frutto la grazia, cio il dono di
Dio, il quale d sua n a tu ra non soggetto a revoca, n a pentim ento.
Esso, invece,,, nel disegno magnifico di Dio, vuole continuam ente
svilupparsi n ell'an im a , cio darsi sem pre pi a lluomo, onde renderlo
g ra d a ta rr^ n te capace del possesso beatifico di Dio nel paradiso.
N e1,, S acram entario G regoriano, oggi abbiam o il prefazio proprio
Per '.a m essa stazionale del m artire Sebastiano ...aeterne Deus; quon'am m artyris beati Sebastiani pr confessione nomints lu i venerabilis
tanguis effitsus, sim ul et tua m irabilia manifestai, quo per finis in in ftrmitate, virtutem , et nostris studis dat profeztum , et nfrmis apud
Te praestat auxilium , per Christum, eie.
L antifona a lla Com unione nuovam ente celebra la fam a strao r
d in a ria d taum aturgo, ehe san Sebastiano g i godeva n e l l 'a n t i c h i t .
Oh, se i C ristiani conoscessero le inestim abili ricchezze della loro
religione! Iddio ha annesso tesori di grazie e di ineriti ai m inim i
a tti d e l nostro culto, e noi invece languiam o in un m oltitudine d \

168
m iserie e di mali tsici e spiritu ali, solo perch non abbiamo sufficiente
fede per ricorrere ai rim edi offertici dalla bont divina. (Lue. v i, 17- L9);
A ndavano a Lui g ran num ero d'inferm i e di ossessi dagli sp iriti im
m ondi ; perch da lui usciva u n a v irt che ridonava a tu tti la salute .
Questa salutare virt del S alvatore non venuta meno collAscensione, A nche adesso noi entriam o in .co n ta tto con Ges nei S a
cram enti, nelle ispirazioni, nelle prediche, nelle stesse tribolazioni
della vita, e in tutte queste volte, se noi ci accostiam o a ln i con fede,
scaturisce da lui u n a virt a tta a risan a re tutte le nostre inferm it.
Dopo la Com unione si recita la colletta seg u en te: * Risto ia ti d al sa
cro Dono a cui abbiam o partecipato, ti preghiam o, oSignore Dio nostro,
c h e p e r lintereessione dei tuoi sa n ti m artiri Fabiano Sebastiano, esperim entiam o l'efficacia del Sacrificio p u r ora com piuto. P er il Signore .
Ecco che cos il mondo, a rigu ard arlo cogli occhi della fede.
M ultitudo languentium, >, u n a m oltitudine di persone che languisce,
tanto pi degna di com passione, in quanto che di questi assai pochi
sono coloro che, a som iglianza degli inferm i di cui oggi n a rra il
V angelo, vanno al celeste medico Ges.
A lla prim itiva tomba di san Sebastiano ritro v ata test apud ve
stigio, Apostolorum sulla via A ppia, si riferisce un fram m ento m ar
m oreo di transenna eon questa iscrizione del v secolo :
T EM PO E IB V S SAJTCTI
IN N O C E N TI . E P IS C O P I
PKOCLINVS E T VKSVS PB A E SB B
T IT Y L I . BY ZANTI
SANCTO M ABTYBI
SEBASTIANO E X - VOTO l ECEBVNT

Il m onum ento ora trovasi nel museo L ateran ecse.

21 Gennaio.
SANTAGNESE VERGINE E MARTIRE
Stazione n el coemeterium *, o agellum 2 di santAgnese
sulla Nomentana.
Oggi n e llantich it la stazione era n ella basilica della M artire
sulla via N om entaua, dove in questoccasione san G regorio pro
nunci una delle sue q u aran ta celebri omilie sul Vangelo. I P ad ri
della Chiesa latina, Girolam o, A mbrogio, D am aso, Prudenzio for

169
mano quasi u n concerto di elogi di questa * agnella verginale,
che prodiga del proprio sangue verso Colui che l aveva consacrata
col sangue suo, affront im pavida i roghi e le spade d i Roma ido
la tra. Omnium, gtntium, litteris atque Unguis, praecipue in Ecclesiis,
Agnes vita laudata est U su o corpo venne deposto originariam ente in
u n piccolo predio sulla via N om entana, a in agallo suo , poco lu n g i
dal Cimitero M aggiore, dove antiche tradizioni rom ane volevano che
P ietro avesse b a tte z z a to ,,
Concessa la pace alla Chiesa, Costanza, figlia di C ostantina, la so
rella deUim peratore di questo nomej fece erigere su quella tom ba u na
sontuosa basilica, presso la quale ebbero sepoltura alcuni m em bri di
q uella fam iglia im periale. E assai probabile che sin d allo ra sorgesse
un m onastero di vergini, che sarebbe cos il pi antico della citt. Ci
resta l epigrafe acrostica di questa prim a costruzione costantiniana.
C O N S T A N T IN A

D E V M . V E N E R A N S C H B IS T O Q V E D IC A T A

0 M N IB V S IJ IP E N S IS - D E V O T A - M E N T E P A R A T IS
N V ilI N E D IV IN O M V L TV M C H R IS T O Q V E IV Y A N T U
S A C B A V IT T E M P L V M V IC T B l'C IS V IB G IN IS A G N E S
T EM P-LORVM Q V O D . V IO IT - O P V S T E H R E N A Q V E C V N C T A
A V R E A Q V A E B V T IL A N T SV M M I . F A S T IG IA . T E C T I
N O M EN - E N IM C H R I S T I - C E L E B R A I'V B S E D IB Y S I S T I 8
T A R T A R E A M SO I/V 8 . P O T V IT . Q U I V IN C E R E MORTEMI

1 N V E 0 T 7 S CABLO SOLVS QVE IN F E R R E TKIVM PHVM


N O M E N A D A E R E E E B E N S E T C O R P V S - E T . O M N IA M E M B R A
A

M O B T IS T E N E B R IS E T C A EO A B O O T E L E V A T A

D IG N V M IG IT V B M V N V S M A B T Y S . D E V O T A Q V E C H R IS T O
E x O P IB V S - N O S T R IS - P E R - S A E C V L A L O N G A - T E N E B I9
0 F E L IX

-V IR G O M E M O R A N D I . N O M IN IS - A G N E S

Costantana, a Dio devota e consacrata al Cristo, ap p restati colla


g razia del Signore e coll'aiuto del medesimo Cristo i fondi necessari,
con animo pio dedic questo tem pio alla vincitrice verg in e A gnese.
Esso sorpassa lo splendore di tu tti i tem pli e di tu tte le m ondane
fabbriche, le cui eccelse cime risplendono ai riflessi delle tegole do
rate . In questo tempio in fatti s invoca il nome di Cristo, di Colui
cio che solo pot superare il ta rtaro e la m orte, e che a nom e del
l in tera progenie d Adamo, rivendicato il suo corpo e le m em bra sue
contro le pretese della tenebrosa m orte dellorrida notte del se
polcro, la fece p en etrare trionfante nel cielo.
* H ie b o n .

Epist- CXX a d Dem etriadem , p , X. X X II,

c o l.

1123 ,

170
* T u dunque possederai per lunghi secoli u n monum ento eretto a
nostre spese, o M artire consacrata al Cristo, o Vergine fortunata
A gnese, il cui nome ciascun ricorda .
L acrostico iniziale di questo oscuro e poco.elegante carme della
decadenza : Constantina Deo.
La basilica, nonostante sia sta ta pi volte restau rata, conserva
ancora abbastanza il prim itivo tipo architettonico dei tempi di Sim
m aco e d'Onorio I. Al p ari del titolo dei Q uattro Coronati al Celio,
lu n g o le navate m inori essa fornita di due portici sovrapposti, il
superiore dei quali, o inatroneo, era destinato in antico alle signore
d ellalta aristocrazia e alle v ergini consacrate. L a basilica sta ab
b astan za sotto il livello stradale, parallela al piano del cimitero,
giacch ai tem pi di Costantino, p er non rim uovere la M artire dal
sepolcro prim itivo, si ricav l'a re a del tempio distruggendo le attig u e
g allerie cim iteriali, appunto come venne fatto in caso sim igliante a
san Lorenzo e nella basilica dei m artiri Nereo e Achilleo sulla via
A rdeatina.
Oltre l ipogeo N om entano, n e llalto medio evo in Eoma sorge*
vano m olte altre chiese dedicate a sa n t gnese; ricordo solo le pi
ce le b ri; quella in Agone , sui ru d eri dello stadio d A lessandro
Severo dove probabilm ente fu esposta nel lupanar; quella presso il
P an th eo n , e la ltra ad duo fu m a , presso san ta Prassede.
L a messa in onore di sa n tAgnese stata il prototipo di quella
d iv en u ta poi com une a tu tte le vergini. E ssa h a u n carattere assai
antico, solenne e molto sobrio, a differenza dellUfficio ehe d epoca
p i tard iv a e si fonda su dei te sti apocrifi. A questelogio liturgico
fa splendido riscontro l epigram m a d i papa D am aso in onore d A gnese
che ancor oggi nel suo m arm o originale adorna la scala m onum en
tale, che dalla via N om entana discende alla basilica della M artire.
JTAMA REjFER T SANCTOS DVDVM - B E T V L IS SE PA R E N TE S
AG N EN CVM LTCV BE.ES OANTVS . TVBA CO N CBEPV ISSET
N V T R IC IS GREMIVM SVBITO L ltV IS S B . PTE LL A M
S PO N TE TRVCIS CALCASSE M INAS BA B IEM Q.VE - TYKAMNI
V H E H E . CVM FLAM M IS V O L Y ISSE T . N O B IL E CORPVS
V IR IB V S IMMENSYM P A B V IS SV PEB A SSE TIMOBEM
NVDA QVE PROFVSVM CRINEM P E R - MEMBRA D E D IS S E
N E D O M IN I TEM PLVM FA C IE S P E B IT V B A V ID E B E T
. O V E N EB A N D A M IH I SANCTVM DECVS ALMA - PV D O R IS
V T - DAM ASI P S E C IB V S F A V E A S - P B E C O R . IN C L IT A MARTYB

L a fam a riferisce ci che ora i pii genitori di A gnese hanno n arrato,


come cio essa, ancor fanciulla, non appena la trom ba dellaraldo

171
annunzi il ferale editto di persecuzione, subito si stacc d al pettodelia sua nutrice, p er affrontare im pavida il furore del truce-,
tiran no e spezzarne le minaceie.
A llorch questi tent di dare alle fiamme il delicato suo corpo,,
Agnese, colle deboli sue forze di fanciulla riusc a vincere l'o r
rendo tim ore che incuteva quel supplizio. D enudata, perch occhioum ano non si posasse su l tempio sacro al Signore, rico p r il
corpo colle proprie chiome. 0 m agnanim a, o degna di tu tta la
m ia venerazione, o lustro del pudore cristiano, io ti supplico, o
in clita M artire, ad. accogliere benevola le preci di Damaso.
L antifona per lintroito quella stessa di sa n ta B ibiana, il 2 di
cembre.
L a preg h iera fa rile v are l im m ensa g lo ria del Cristo, il quale h a
voluto trionfare dei torm enti e di tu tta la potenza dellinferno per
mozzo degli strum enti p i deboli, quali appunto possono essere la ver
g in it e la san tit di u n a tenera giovanetta, affinch la lode della
v itto ria venisse attrib u ita tu tta a Do. E qui la forza della Chiesa,
l argom ento ehe meglio dim ostra la divinit della sua origine, della
v ita s u a ; essa sola pu van tare tale e ta n ta prole deroi. 0 Dio
eterno ed onnipotente, che scegli le creatura pi deboli di questo
m ondo a confondere tu tti i p o te n ti; ei concedi, di g razia, che cele
brando la solennit della tu a beata M artire, la vergine A gnese, esperim entiam o presso d te il suo patrocinio >.
L a lezione tra tta d allEcclesiastico, ed identica a quella di
san ta B a rb a ra, il di 4 dicem bre. Come per si rileva dal Comes
di W irtzburg, questa perieope doveva probabilm ente in antico oc
cupare il luogo della prim a lezione profetica, giacch ne veniva
quindi una seconda tra tta dell' E pistola di san Paolo ai C orinti, l,
dove si descrivono i pregi della v erginit ( u , 1 0 , 1 1 ) . L a prim a lezione,
l unica ora superstite, si ad a tta splendidam ente a sa n tAg-nese, tanto
che gli atti della S an ta sem brano appunto isp irati al sacro testo che
si leggeva alla m essa stazionale pel suo natalizio.
I l responsorio ehe si cantava dai gradini dellambone, derivato
dal salmo 44 de vrgnitate, e adattando alla sposa quanto si dice
della fortezza dello sposo, celebra, non soltanto 1 esteriore g razia
della, fortissim a fanciulla, quanto i pregi pi intim i delle sue v irt ,
la sua fede, la sua fortezza, l am ore per la verit, che l indussero a
cingersi pur essa delle a m i pel com battim ento, a b alzare in sella

ed azzuffarsi col Satana, salendo finalm ente sul rogo, p u r di non de


v ia re m ai da questa suprem a v erit nella quale, per u sa re u n a frase
G iovannea, essa cam m inava. L a g raz ia cosparsa sulle tue labbra,
perch Dio t ha benedetta d a ll'e te rn it . Cavalca per la v erit e la
g iu stiz ia ; la tua d estra ti condurr a cose stu p e n d e .
Il seguente verso alleluiatico (Matt. x x r, 4-6) proprio della
festa di sa n tAgnese. Giova per avvertire, che quelle p arti della
m essa che oggi vengono lette dal solo sacerdote, in origine erano
can tate da abili solistico da num erose scuole di chierici cantori. Cosi
che tra lettu re, canti, suoni, cerim onie, m inistri sacri, ecc., la messa
non era sem plicem ente u n a p reg h iera, m a u n azione sacra, quasi un
dram m a liturgico che destava u n a profonda im pressione, specialm ente
n elle masse popolari. Siccome poi l elem ento melodico occupa un
posto im portantissim o nella litu rg ia Rom ana, cos non si pu g iu d i
care sem plicem ente dal testo d 'u n responsorio o di u n antifona la
bellezza della sua ispirazione a rtistic a ; m a conviene specialm ente
te n er conto della veste melodica che l adorna. Ne fornisce u n a prova
J1 verso alleluiatieo di sa n tA gnese, che uno dei pi delicati e pieni
di sentim ento della raccolta g reg o rian a. Esso sem bra che abbia ispi
rato an ch e l artista raven n ate del tempo dei Goti, che n ella basilica
di sant'A pollinare nuovo rappresent lungo la parete sul portico
cen trale d ellaula u n a teoria di vergini, tra cui sant'A gnese, che colle
lam pade ard en ti in mano muovono incontro alla Madre del Salvatore.
Le cinque vergini avvedute insiem e alle lam pade presero l'olio
n ei loro orciuoli, A m ezzanotte sode u n grido : ecco, viene lo sposo;
uscite incontro a Cristo Signore .
L e cinque vergini p rudenti, come spiega sant'A gostino,
sono
tu tte quelle anim e cattoliche che, trattenendo i loro sensi d ag li og
g e tti illeciti, per mezzo della cristian a m ortificazione, con progressi
continui n ella via della virt, muovono incontro a Cristo giudice.
Dopo la Settuagesim a, omesso il precedente verso alleluiatico,
si dice il salm o tratto, il quale, contrariam ente alle regole della tra
dizione classica, ha un verso in iziale che esula dal S alterio : Vieni,
o Sposa del Cristo, ricevi la corona che da tu tta l etern it ti h a p re
p arato il Signore, pel cui am ore sei sta ta prodiga del tuo sangue .
Salm. 44: H a i am ata la giustizia ed odiata l'in iq u it ; perci Iahv
tuo Dio t ha consacrato tra tu tti i tuoi com pagni con u n crism a di
letizia. T avanza tra lo splendore e la bellezza ed im p era .
L a M artire s disposata a G es stendendosi sulla Croce come
su du n talam o nuziale, e lo Sposo Divino ha disposto che E gli stesso
fosse la corona della sua Sposa.

173
A q u e s to

c o n c e tto

s is p ira

a p p u n to

la

tio tft e p i g r a f e

di p ap a

O n o r io I , c h e g l i a n t i c h i s i l l o g i s t i t r a s c r i s s e r o s u i s e p o l c r o d i s a u t A g n e s e :
IN C L IT A VOTA S T IS A D Q T IB V N T PRA EM IA LAVDIS
DV1I HEBFEOTA MICAJST . M ENTE F ID E . M E B IT IS
V IE G IN IS - HOC AG-NAE - C L A V D V N TV a . MEMBRA . SELVLCHEO
QVAE IN C O R EV PT A TA11EN . V IT A SEPV LTA T EN E T
HOC - OPVS ARGENTO . CO N STRVX IT . HO N O EIV S - AMPLO
M A ET Y EIS E T SANCTAE . V IE G IN IS OB M EEITVM
I l V a n g e l o c o l l a p a r a b o l a d e l l e V e r g i n i , c h e e o lie l a m p a d e a r
d e n t i i n m a n o m u o v o n o i n c o n t r o a l l a c o p p i a n u z i a l e ( M a tt. x x v , 1 -13),
f u c o m m e n t a t o d a s a t i G r e g o r i o M a g n o n e l l a b a s i l i c a d i s a n t A g n e s e
a p p u n to il d d e l su o n a ta le . I n
g e lic o

s e g u i to

p e r , c o s il b r a n o

c h e l o m i l i a g r e g o r i a n a , e n t r a r o n o a

far

evan

p a rte d el C om une

d e lle V e r g in i.
L o S p o s o e l a S p o s a so n o il C ris to e l a C h ie s a ; le d ie c i V e r g in i
s o n o i f e d e l i , c h e c o llo s t i g m a d e l l c r i s t i a n a m o r ti f i c a z i o n e s i a s t e n
g o n o d a l l e g i o i e i l l e c i t e d e l m o n d o , p e r a n d a r e i n c o n t r o a D io c h e
v i e n e p e r l u l t i m o g i u d i z i o . L 'o l i o n e l l e l a m p a d e , s i g n i f i c a l a c a r i t
a r d e n t e e l e o p e r e b u o n e e h e p r o c e d o n o d a l l a f e d e c a t t o l i c a , quae,
per dlecUonem operatur\ l a r r i v o i m p r o v v i s o d e l lo S p o s o e i l c h i u d e r s i
d e l l a p o r t a d e l c o n v i t o , d e s i g n a l o r a d e l l a m o r te , l a q u a l e , p e r d i r l a
c o lla

fra se

A n a le

d e ll o d ie rn o V a n g e lo , v ie n e

in s ie m e

col

C r is to

q u a n d o l u o m o m e n o s e a t t e n d e .
Q u e s t a p e r i c o p e p o i d e l V a n g e l o c h e s i r i f e r i s c e , s ic c o m e a b
b ia m o d e tto , a t u t t e le a n im e fe d e li, v ie n e in m o d o p a r tic o la re a p
p l i c a t a a l l e s a n t e V e r g i n i , p e r c h e s s e a p p u n t o , i n c o n s i d e r a z io n e
d e lla f u g a c it d e l te m p o e d e lla b r e v it d e lla v ita u m a n a , c o l s a c ro
p r o p o s i t o d e l l a l o r o i l l i b a t a c a s t i t h a n n o a n t i c i p a t o q u i n e l l a C h ie s a
m ilita n te q u e llo s ta to p r iv ile g ia to , c h e d iv e r r p o i g e n e r a le in q u e lla
tr io n f a n te , d o v e a n c h e i m o r ta li

erunt sicut angeli Dei in coda.

I l v e r s o p e r l o f f e r ta t r a t t o d a l s o li t o s a l m o
il

x l iv ,

de virginitate, c io

e b e n s i a d a t t a a l m o m e n to litu r g ic o p e l q u a le v ie n e

n a to : q u a n d o

c io ,

l a l t a r e s i p r e s e n t a

d ie tro
e si

lo

S p o so

d e s ti

d iv i n o c h e n e l S a c r if i c io d e l

o ffre a l R e , c o m p a r i s c e

a n c h e la V e rg in e

C h i e s a a c c o m p a g n a t a d a l l o s t u o l o b i a n c o v e s t i to d e i s u o i S a n t i ,

per

a s s o c i a r e l a p r o p r i a o f f e r ta a q u e l l a d e l R e d e n t o r e .
i S a r a n n o p r e s e n ta te a l B e le V e rg in i s u e a m ic h e ; s i p r e s e n te
r a n n o f ra la le tz ia e la g io ia ; s in tro d u rra n n o
g n o r e e R e .

n e l te m p io d e l S i

174

La, p reg h iera sull'oblazione la seguente ; Accogli propizio^


o Signore, le ostie che ti presentiam o, e per V intercessione della;'
tu a beata M artire, la vergine A gnese, ci sciogli dai lacci dei nostri
peccati ,
O ggi il S acram entario G regoriano ha u n a delle Bue splendide
p refazio n i: ...aeterne D eu s; et diem beatae Agnetis m artyrio consa
cratemi solemnier recensere ; quae terrenae generositats oblectamenta
despiciens, caelestem m eruit digntafem ; societatis hmnanae votacom temnens, aeterni Regis est sodata consortio; et pretiosam mortem,
sexus fragilitate calcata, p r Ghristi confessione suscpiens, sim ili est
facta conformis et sem pitem itatis eius et gloriae. Per Quem maiestatem tuam etc.
In questi prefazi classici, oltre l eleganza dellantico cursus *
si sente tu tta lim portanza e la celebrit che godevano originariam ente queste stazioni natalizie dei M artiri.
L antifona alla Com unione identica al verso che segue l alle
lu ia . Nei prim i secoli della Chiesa, quando ia fede popolare si a t
te n d ev a ancora siccome im m inente ia paru sia del divin Giudice, che
effetto profondo dovevan fare, n el euore della notte, nel cim itero
presso la tom ba della M artire, le p aro le del V angelo sulle quali oggi
in siste tanto la litu rg ia : Ecco che viene il Signore! E questo il de
sid erio suprem o di tu tti i giusti ed il voto finale della Sacra Bibbia,
.la quale si chiude appunto colle paro le del veggente di Patm os :
.Amen, veni, Domine Iesu.
L a colletta dopo la Com unione, in origine era propria del n atale
'di sa n t'A g n ese; poi entr a far p a rte del com une dei Confessori.
R istorati dal cibo e dalla bevanda deifica, ti scongiuriam o um il
m ente, o Signore, che ei p rotegga la preg h iera di Colei, in m em oria
della quale abbiamo appunto p artecipato a ta n ti doni ! .
L E ucaristia celebrata in m em oria dei M artri, esprim e la n o stra
'Solidariet, come colla fede, per cui essi gi. subirono la morte cor
p o rale, cosi colla carit loro, che li incorpor a Cristo, ostia di p ro
piziazione pei peccati del mondo. Ingomma, la m essa e la com unione
offerte nel N atale d un m artire, da parte nostra sono come un a specie
d i m artirio in voto.
L a Chiesa rom ana festeggia ancora il natalizio di questa Agna
santissim a con un rito assai com movente. Il capitolo lateranense in
questo giorno paga, quasi a titolo di censo, al P ap a due agnellini,
della cui la n a si intessono poi i p allii degii arcivescovi. Ma prim a

175
th vengano presentati al Pontefice, si portaiio su llaltare di sant'A g iiese dove, dopo la m essa stazionale, le due innocenti bestiole r i
cevono una speciale benedizione. N el medio evo questa presentazione
assum eva delle forme assai solenni, giacch i canonici iateranensi.
& croce in alb erata e processionalm ente, precedevano il gium ento ri
coperto d au rea g u ald rap p a e di cuscini, su cui erano g li ag n e lli.
A nche oggi, dopo che questi agnellini, simbolo d ellinnocenza,,
sono stati presentati al Sommo Pontefice, vengono affidati alle curedelle B enedettine del m onastero di san ta Cecilia in T rastevere, affine-,
di associare am bedue le celebri M artiri Rom ane a questo rito cosli
espressivo di v erginale candore.
Conchiuderem o con P rudenzio, nel suo magnifico inno su san t A gnese:
0 Virgo felice, o nova g lo ria t
Caelestis a rd a noblis incola>
Intende n ostris colluvionibus
V ultum , gemello cum diademate*
Cui posse soli Cunctiparens d e d it
C astw n vel ipsu m reddere fornicen.
Purgabor oris p ro p itia b ilis
Fulgore, n ostrum s i iecur implects;
N i non p u d icu m es> q u o d p ia visere
D ignaH s, almo vel pede tangere

Vergine fortunata, nuova gloria,


In clita concttadina delle celesti sedy
G etta uno sguardo sule nostre sozzure^
Tu, cui una duplice corona ricinge i l crine;,
A te s o l a l umversal Creator concesse*
D i render casto lo stesso lupanare.
Io diverr puro, se tu degli splendori del
[tuo verbo m isericordioso
Mi riempirai il cuore;
N ulla pu esservi d im eno pudico, cu> tri,
[o pia, ti degni di rimirare-,
0 di toccare alm eno col tuo vergineo piede.

22 Gennaio.
I S A N T I V IN C EN Z O E A N A S T A S IO M A R T IR I

Stazione in Vaticano allOratorio in Hierusalem e al monastero/


ad Aquas Salvias sullOstiense.
A nche questi due M artiri avevano in Roma lonore d 'u n a distinta',
m essa stazionale. L a festa del diacono Vincenzo pi an tica, e veniva',
celeb rata nel suo oratorio, presso san P ietro ; quella del m onaco A na
stasio d ta invece dal pontificato d Onorio I (625-638), quando d Oriente'.
fu trasferito il suo capo nel m onastero ad Aqtcas Salvas presso lai
via Ostiense, ed era celebrata perci nel medesimo luogo. A lcuni litu r
g isti hanno supposto che q u est'oggi la stazione di san Vincenzo sii
celebrasse altres nel titolo dEusebio stili Esquilino, m a non sonc
1 Persteph, H y m n . X IV . P. L. XjX, co l. 589.

176

d accordo n e ll assegnare il motivo che sug-geri la scelta di questa


basilica. Sappiamo solo che ivi riposava il corpo d uno dei diaconi
comites X ysti a nom e Vincenzo, sepolto originariam ente presso
sant'E usebio nella cripta papale del cim itero Calistiano. Por questo
motivo il titolo Eusebiano fu pure dedicato a questo Vincenzo, dia
cono e m artire rom ano.
In Roma v'erano m olte altre chiese intito late a san Vincenzo.
L a p i antica quella che venne costruita in V aticano, pro b ab il
m ente da papa Simmaco, e che sorgeva presso l'o ra to rio di san ta
Croce in Hierusalem. Il m onastero che v era annesso vien ricordato
n ella vita di Stefano III. Gli elenchi delle chiese di Roma ricordano
in o ltre l oratorio di san Vincenzo de Papa presso le case dei Papareschi nel T rastevere, dei san ti Vincenzo ed A nastasio de Trivio, e
quello dei santi V incenzo, A lessandro e Bartolomeo de Oolupna.
F u o ri di Roma, tu tta l E uropa latin a, si pu dire, dissem inata di
b asiliche dedicate a questo glorioso M artire, il cui nome anche nelle
litan ie dei Santi viene associato a quello dei due diaconi Stefano e
Lorenzo, T ra - i pi insigni cenobi in onore di san Vincenzo, da
rico rdare quello ad fontes Vulturni, eretto in sul princpio del se
colo v m da san Tommaso di M orienna, abbate di Earfa.
Il m artirio di san Vincenzo stato cantato da Prudenzio nel
Peristephanon
Gli antichi Sacram entari e Lezionari rom ani assegnano siccome
messa stazionale di san Vincenzo quella che nel Messale com incia
colle parole JLaetabitur, ora del com une dei M artiri e che abbiam o
g i veduto il' 14 corrente. L a prim a ed ultim a colletta sono identiche
a quelle descritte oggi nel M essale, tran n e che originariam ente non
nom inavano punto sa n tA nastasio. Q uella super ohlata an d ata fuori
d 'u so, del pari che lo splendido profazio. La lezione del V angelo
q u ella delle feste dei diaconi, (Giov. s i i , 24-26) l dove Cristo p a
rag o n a se stesso ad un chicco di frum ento il quale, prim a di g er
m ogliare, bisogna che sia gettato in te rra e vi m arcisca. Id en tica
la condizione di chiunque vuol servire al Signore.
L a preghiera d introduzione a llanafora consacratoria era o ri
g in ariam en te la seguente: H odiem um , Domine, sacrificium laetantes
offerimus, quo beati Vincentii caelestem victoriam recensentes, et tua
m agialia predicatuus, et noS acquisisse gaudemus suffragio, gloriosa.
L a Chiesa oggi nella v itto ria dell' eroico Diacono, esultando
im m ola il divin Sacrificio, p er rin g raziare il Signore che tan ta
H ym n. T , P. L. L X , col. 37S sg .

177
fortezza h a infuso nel sno M artire, e cosi valido intercessore h a
concesso ai fedeli.
L 'inciso proprio che sinseriva nel prefazio, il seg u en te: per
Ckristum Dominimi nostrum ; pr cuius nomine gloriosus levita Vincentius et miles invictus rabidi hostis insaniam interrtus adiit, modestus su stinuit, securus irrisif, sciens paratu s esse ut resisterei,
neseiens elatus esse u t vinceret; in utroque Domini ac M agistri sui
vestigio, scquens, qui hum ilitatis cuslodiendae et de hostibus trum phandi, suis sequenda exempla m onstravit. Per Quem etc.
Il culto di s a n tA nastasio, monaco persiano m artirizzato in Ce
sarea di P alestina sotto Cosroe verso il 636, cominci in Roma
qualche tempo dopo, quando cio vi fu trasferito il di lui capo, che
venue deposto nel monastero ad aquas salvas eretto da N arsete
pei m onaci di Cilicia. In breve il g ran num ero d prodigi che vi
seguivano, gli valsero la fam a di taum aturgo, cosi che ia lista evan
geli iaro di W urtzburg assegna a l l a 'd i lui messa il tratto di Marco
cap. v, 21 34, dove Ges opera la guarigione della figlia di Giairo e
dellem orroissa.
A ttestano la popolarit grande di questa devozione di s a n tA na
stasio a-Rom a, le molte basiliche a Ini dedicate nellArerm la, alla
M arm orata, nel rione de pinea, e a Trevi. I m iracoli che s opera
vano n ellalto medio evo collim m agine del Santo, hanno fatto s che
questa sin quasi ai tempi n o stri s incidesse perfino nelle cos dette
Sante Croci, o sillabari dei fanciulli.
Oggi la me,ssa dei san ti Vincenzo e A nastasio non pi distinta,
come in antico, m a quella com une a pi M artiri, con due sole
collette speciali.

L antifona d 'in tro ito come quella del 20 gennaio.


L a p reghiera la seg u en te: A scolta, o Signore, le nostre sup
pliche, e bench ci confessiamo rei di ta n te iniquit, pure ce ne liberi
l intercessione dei tuoi beati M artiri Vincenzo ed A nastasio.
L a prim a lezione tolta dal libro della Sapienza (m , 1-8). L a
nim a dei giu sti b affidata a Dio, ed egli la custodisce e la salva,
anche se per ci fare perm ette che gli em pi la cim entino coi loro
torm enti. Questi, lungi d al trasform are in modo qualsiasi il divino
consiglio, rientrano invece n el suo piano per la predestinazione
degli eletti, giacch la prova a lla quale sottopongono i S anti, come
la fiamma d u n crogiuolo nel quale si purifica loro,
12 S c h o s te b , Liber Sacramentorum.. - V I.

178

l responsorio grad u ale come per la festa dei M artiri Fabiano


e S ebastiano.
Il verso alleluiatico tolto d a llEcclesiastico {xliv , 14) : I corpi
dei Santi riposano n ella pace della tom ba, m a la loro g lo ria soprav
vive nei secoli .
Dopo la settuagesim a, in luogo del verso precedente, si canta
il salm o tractus come ai 20 del corrente.
L a lezione evangelica tra tta da san L uca (xxi, 9-19), l dove
Ges annunzia i m ovim enti astronom ici, tellurici e le gravi perse
cuzioni dei Santi che precederanno la fine del mondo. Due cose
per debbono confortare i M artiri a soffrire generosam ente questi
torm enti. La prim a si , che essi patiscono e vengono odiati a ca
gione di G es; l altra poi, che i persecutori ai quali Dio talora ab
b an d ona il corpo dei suoi giusti, non solo nulla possono contro lanim a,
m a anzi le sono occasione d un bene e d una gloria im peritura.
I l verso per lofferta deriva dal salmo 67, m a letteralm ente non
si riferisce gi ai santi, siccome farebbe credere la versione latin a,
sibbene al santuario G erosolim itano. 0 Iahv, tu sei terribile dal
tuo santuario ! Il Dio d Israel d al suo popolo valore e fortezza.
Sia benedetto Iah v ! a. Ecco, adunque, donde i M artiri hanno
derivato tanto coraggio. Oggi, diceva santa F elicita di C artagine
in preda alle doglie del parto oggi sono io che soffro ci che
soffro ; quando invece verr esposta alle belve nel circo, allora sar uu
altro quegli che soffrir p er me, giacch per lu i che io allora soffrir.
L a colletta prim a dellanafora, la seguente; T i presentiam o,
o Signore, loblazione della nostra devozione; la quale ti sia p er
tan to grata^ offerta com in onore dei tuoi g iusti, e per la tu a p iet
divenga a noi argom ento di salvezza etern a .
L antifona p er la distribuzione della santa Comunione al popolo
deriva dal testo della lezione del libro della Sapienza g i letto p re
cedentem ente. Se al cospetto degli uom ini essi hanno sostenuti
degli strazi, fu Dio che li ciment. E gli li volle provare siccome si
fa con l oro nel crogiuolo, e li accett Analmente siccome degli olo
causti , Ecco il motivo che ci deve ispirare u n senso d infinito
risp etto per la persecuzione e per chi la muove. Gli uom ini em p
straziano i M artiri, m a insegna la S crittura che Dio ehe li sotto
p one a lla prova.
L a colletta di ringraziam ento la seguente : Ora che abbiam o
ricevuto il celeste alim ento, ti supplichiam o, o Dio onnipotente, eha

179
per l'intercessione dei tuoi b ea ti m artiri Vincenzo e A nastasio, esso
ci pro tegga contro qualsiasi avversit. P er il S ig n o re .
L esempio deleroica fortezza dei M artiri, che n ella speranza
della resurrezione, anzich trad ire la fede, non accettano alcuno
scampo alia m orte, quanto opportuno ai giorni nostri, in cui un
pietism o tutto sentim entale m inaccia di sostituirsi nella coscienza di
m olti alla professione p ratica della v ita cristiana !

23 Gennaio.
S. EMERENZIANA VERGINE E MARTIRE
S tazione n el Coemeterium m aiu s* , ad Caprea, su lla v ia N o m en tan a.
L a m em oria n atalizia di questa sorella di latte di s a n tA gnese,
la quale, essendo tu ttav ia catecum ena, yenne uccisa presso la tom ba
stessa della celebre M artire, ricorre in m olti codici del Sacram entario
G regoriano e n e llA ntifonario di san P ietro del secolo x ii, m a m anca
nei calendari pi antichi, al pari di m oltissim i altri M artiri del
gruppo salario-nom entano. Il culto di s a n t E m erenziana tu tta v ia
attestato sin dallan tich it ; anzi le sue reliquie, sepolte da p rin
cipio nei Coemeterum, m aius, presso Vagellum di A gnese, in seguito
vennero trasferite in u n a basilica superiore, dove furono v en erate
dai pellegrini del secolo t i i i . P i tardi, le ossa della M artire furono
riav v icinate a quelle della sua collactanea, ed il 7 ottobre 1605 il
C ardinal Sfondrati ne fece la ricognizione canonica, collocando i
due corpi in una m edesim a u rn a dargento.
L a m essa tu tta del Comune delle V ergini M artiri, come il di
2 dicem bre, tran n e la prim a co lletta: Im plori a noi perdono, o S i
gnore, la tua beata m artire Em erenziana, V ergine; la quale sem pre
ti riu sc g rad ita, non soltanto p er il profum o della sua purezza, m a
p er la prova altres di fortezza che E lla sostenne per cagion tu a .
Ricorda il nome di a a n tE m erenziana u n epigrafe g i scoperta
nel T rastevere, e che abbiam o avuto occasione di ripo rtare in altro
luogo di questopera *. Vale per la pena di riprodurla.
XV I - KAL . OCTOB . MABTYROKVfm in coeme)
TERV . MAIOKE . VICTOMS FELI(ois)
EMEBENTJANETIS ET ALEXAN(dri)
1 V ed . V o i. I I , p . B8.

180
A nche il G-eronimiano saccorda nellannunciare la festa di san ta
E m erenziana ai 16 di settem bre insiem e con Papi, Mauro, Vittore,
Felice ed A lessandro, tutto il gruppo cio dei M artiri sepolti nel
cim itero m aggiore della via N om entana.
Bim ane tuttavia possibile che la data del 23 gennaio sia v era
m ente quella obituaria di sa n tE m erenziana, tanto pi che essa trovasi
in tal giorno nel latereolo B ernese; Bomae, Emerentiani m artyris.

S. RAIMONDO DA PENNAFOlT CONf\


L a festa di questo insigne canonista (f 6 gennaio 1275) cappel
lano e penitenziere di G regorio IX, risale solo a Clemente X. L a
m essa del Comune dei Confessori non Pontefici, m a la prim a col
le tta , composizione di papa Clem ente V ili, propria, ed allude cos
a llufficio sostenuto dal Santo nella Curia pontificia, che al suo pro
digioso viaggio, quando, come riferiscono alcuni autori, dalle isole
B aleari and a B arcellona servendosi, come di nave, del suo m an
tello disteso sulle onde del m are.

L 'in tro ito il medesimo che p er sau Sabba il 5 dicem bre.


L a colletta non osserva le leggi del cursus, m a lautore,, tu tto
preoccupato, come in genere i m oderni, a m ettere in evidenza le p ar
tico larit storiche del suo eroe, cerca di riuscirvi an ch e con un a
certa ab ilit ed eleganza. Il frutto che dobbiamo oggi im petrare
per intercessione del santo Dom enicano, penitenziere del rigido G re
gorio IX , si quello di contrizione e di degna penitenza. Ecco
l unico m antello che possiamo g ettare noi sul m are di questo mondo,
affine di approdare al porto delletern it beata.
0 Dio, che eleggesti a m inistro insigne del sacram ento di P e
n iten za il beato Raimondo, e lo sostenesti m irabilm ente sulle onde
d el m a re ; ci concedi, m erc la sua intercessione, ehe facciamo degni
fru tti di penitenza, e riusciam o a toccare il porto delletern a sal
vezza. P e r il Signore .
L a lezione deriva dallEcclesiastico (ssxx, 8-11), sebbene a Roma
tu tti i libri sapienziali vengano indicati sotto la denom inazione g en e

rica di L ibro della Sapienza. L odierna pericope loda il ricco che non
h a trovato inciam po nelle sue ricchezze, le quali, pur troppo, per
m olti sono una p ietra d intoppo ; che anai se n servito a fare il
bene. E gli pertanto ha ad u n ate le vere ricchezze, non nei forzieri,
ma presso il Signore.
Il responsorio ed il verso alleluiatico sono come il 3 dicem bre,
per la festa del grande Saverio. Dopo Settuagesim a, il salm o-tratto
identico a quello g i assegnato superiorm ente alla messa di san
Paolo E rem ita, il 15 gennaio.
L a lezione evangelica come p er la festa di sant'A ntonio, il
17 corren-te.
Il verso offertoriale quello assegnato al 3 dicembre.
L a preghiera prim a dellanafora, la seguente: Noi offriamo alla
tu a gloria, o Signore, queste oblazioni in memoria dei tuoi S an ti ;
pieni di speranza ehe il divin Sacrificio, non solo allontani da noi
i m ali che ora ei opprimono, m a ci difenda altres da quelli che
potrebbero nuocerci in avvenire.
Questa colletta ha u n sapore affatto classico. I m ali presen ti
sono le conseguenze, o, come direbbe S. Paolo, gli stipendia peccati;
i m ali futuri sono, non sem plicem ente gl'in fo rtu n i tem porali, ma
sopratutto le tentazioni e le cadute nella colpa.
I l verso durante la Comunione del popolo, come per il 3 di
cembre.
L a colletta eucaristica identica a quella di sant'A gnese, il 21
corrente.
Il nom e di san Raimondo va indissociabilm ente unito ai cinque
lib ri delle Decretali, che egli compil per ordine di Gregorio IX ,
Im ploriam o da lu i u n grande zelo per la disciplina ecclesiastica, un
am ore grande ed una abnegazione illim itata, quando si tra tta di
servire la sunta Chiesa.

182

24 Gennaio.
S. TIMOTEO VESCOVO MABT.
L a Chiesa rom ana a buon diritto ha consacrato questo giorno
alla m em oria di Tim oteo, il quale insiem e con Paolo prigioniero di
Cesare, fu uno dei prim i predicatori del V angelo nella Roma p u trid a
di N erone parricida. 11 suo eulto fu molto celebre in O riente, sopra
tu tto dopo che nel 356 l im peratore Costanzo ne fece trasferire le
ossa a Costantinopoli. In O ccidente, sebbene i P ad ri della Chiesa
abbiano lodata ta n te volte la sa n tit e lo zelo di Timoteo, la sua
figura non divenne m ai veram ente popolare, e bisogna risalire sino
a Clem ente V ili, perch la sua festa en tri nel Breviario rom ano col
rito semidoppio. P i ta rd i Pio IX nel 1854 la elev al grado di so
le n n it di rito doppio
Nei calendari greci san Tim oteo col titolo di apostolo, rico rre
il 22 gennaio. Ti{xoSeou ArcrjTA'j. Gli A rm eni celebrano il nostro
Santo il gioved dopo la V dom enica che segue l E saltazione della
S an ta Croce, e gli associano g li a ltri discepoli di san Paolo, T ito,
A rchippo, Filem one, Sosipatro, Iasone ed Onesimo, dei quali per
i loro calendari fanno m em oria anche nei rispettivi giorni obituari.
L a m essa quella dei M artiri Pontefici, che abbiam o descritto
pi sopra il 16 g en n aio ; la prim a colletta come per san M elchiade,
il d 10 dicem bre, m a la lezione speciale, essendo tra tta d a llepi
stola che Paolo in catene indirizz allo stesso Timoteo,' anim andolo a
perseverare n ella lotta per la fede, onde custodire intatto il deposito
evangelico che gli era stato affidato (I, vi, 11-16).
Carissimo : A ttendi alla giu stizia, a lla piet, alla fede, alla ca
rit , alla pazienza, alla m ansuetudine. Sostieni anim osam ente la
lotte p er la fede, attendi a conseguire quelleterna v ita a lla quale
sei stato chiam ato (nel battesim o), e p er la quale hai fatto la tu a
eg reg ia professione di fede innanzi a num erosi testim oni. Io ti co
m ando a lla presenza di quel Dio che tu tto avviva, e del Cristo Ges
che innanzi a Ponzio Pilato rese testim onianza e profess la sua
ottim a dottrin a, perch tu osservi il com andam ento senza alcuna
m acchia, irreprensibile sino alla v enuta del Signor nostro Ges Cristo,
quale a suo tempo disveler colui ehe beato e solo potente, il re

dei re e il Signore dei dom inatori; quegli che solo possiede l im


m ortalit ed abita l inaccessibile luce ; cui nessun m ortale vide, n
potr vedere giam m ai ; al quale sia onore e possanza per tu tti i
Becoli* Amen .
L Apostolo scongiura qui il discepolo Timoteo a custodire in tatto
il deposito della fede, e lo fa adducendo v ari m otivi, alcuni soggettivi,
altri di valore universale ed oggettivo. D apprim a gli rico rd a che
m ediante la vocazione alla grazia della fede, egli perci stesso fu
chiam ato alla g loria e tern a; quindi gli ram m enta una circostanza della
su a iniziazione battesim ale, la professione cio di fede che il can
didato recitava alla presenza dell'assem blea. Ma il simbolo di fede
non h a u n valore puram ente soggettivo; onde l'A postolo passa alla
seconda parte della su a argom entazione, invocando quei medesimi
articoli di fede, il P ad re che tutto vivifica, il P iglio che sotto Ponzio
P ilato suggella colla m orte il suo Vangelo, p e r im pegnare sem pre
pi Tim oteo alla predicazione. Infatti, il predicatore evangelico en tra
a p arte dellopera di Dio, chiam ando alla vita della g razia le anim e
dei peccatori ; e sebbene il demonio e il mondo frappongano m ille
ostacoli alia diffusione della divina sem enza, non per questo l'a p o
stolo deve venir meno alla sua missione, im itando in ci l esempio
del R edentore, il quale per nostro am ore innanzi al sinedrio e al
trib u n ale di Pilato fece solenne dichiarazione di quelle v erit, che,
se a noi la vita, a lui per valsero la m orte.
Dopo la settuagesim a, il salm o-tratto il 20; ]J. T u h ai soddi
sfatto il voto del suo cuore, n rim asta delusa la p reg h ie ra del
suo labbro, y. Giacch lo hai prevenuto colle benedizioni della tua
soavit, y. H ai posto sulla sua fronte un diadem a d'oro purissim o .
In questi tre versi del salmo descritta tu tta leconomia d ella g razia
nella predestinazione dei S anti. D apprim a li previene la mozione
soave ed efficace della g razia divina. Segue la corrispondenza dei
medesimi, il voto del cuore, la p reg h iera del labbro, imli finalmente
la glorificazione nella visione beatifica.
L a colletta dopo la Com unione, come per san Felice, il
14 gennaio.
L a festa di san Timoteo, il discepolo di Paolo, serve di p rep a
razione a quella del suo M aestro, appunto come sulla p o rta m etal
lic a che chiude l'ip o g e o della confessione nella basilica p atriarcale
di san Paolo, sono rap p resen tati T ito e Tim oteo, quasi che ancora
adesso non sappiano distaccarsi dal grande Apostolo e facciano la
g u a rd ia al di lui sepolcro perch nessuno disturbi il sonno del

184

Maestro, Questo medesimo concetto di riavvieinare Timoteo a Paolo


fece si che in antico, il m artire rom ano Timoteo venisse tum ulato
presso il sepolcro del D ottor delle g en ti, ut Paulo Apostolo, ut quondam
Timotheus, adhaereret.

25 Gennaio.
LA TRASLAZIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO
Stazione a san Paolo.
Q uesta com memorazione, che nel M artirologio G eronim iano porta
il semplice titolo di Som ae translatio sancii P auli , m anca affatto
neg li antichi S acram entari e C apitolari rom ani, e sem bra che sia
en tra ta nelluso della corte papale soltanto verso il x secolo, in se
guito a ll influenza franca. In fatti, la messa * in conversione sancii
P auli apostoli si ritrova appunto nel M essale Gotico, dove segue
quella della cattedra di san P ietro, riavvicinam ento abbastanza signi
ficativo, per escludere che si tra tti veram ente della data cronologica
delia conversione del g ran d e Apostolo dei gentili sulla via di D a
masco. Non facile di determ inare la genesi e l evoluzione della
festa. possibile per che nei m artirologi la a translatio sancti P auli
si riferisca ad una delle seguenti ipotesi:
a) La traslazione del sacro Corpo dellApostolo dal nascon
diglio ad catacumbas su llA ppia a lla sua prim itiva tom ba sulla via
Ostiense, dopo che G allieno ebbe to lta la confisca dei cim iteri cri
stiani ; b) la riedificazione della sua basilica sepolcrale sulla via
Ostiense, incom inciata da Teodosio, proseguita da V alentiniano ed
Onorio, e finalm ente condotta a term ine da san Leone I ; c) u n a tras
lazione occasionale della sua a stallo natalizia per qualche im pe
dim ento occorso alla stessa m aniera che un anno i Romani, es
sendo assente Leone I, differirono di celebrare la festa di san Pietro
e san Paolo sino al ritorno del papa ; d) finalm ente, e ci p i
probabile, una qualche traslazione nelle G allie dei veli applicati alla
tomba di san Paolo e della lim atu ra delle sue catene. A nche questi
o g g etti di devozione erano detti im propriam ente R eliquie, e deposti
negli a lta ri sotto il titolo di translatio, la m em oria di questa deposi
zione veniva inserita perfino nei m artirologi locali. In g razia d u n a
specie di fictio iuris queste R eliquie costituivano come u n annesso,
u n estensione dello stesso sepolcro dell'A postolo in Roma. L indica
zione Bomae sarebbe sdrucciolata nel L atercolo per ig n o ran za

d ellam anuense che, leggendo u n a r translatio sanati P aul invece


di rife rirla ad u n a qualche chiesa di A utun, di A rles, ecc., h a pen
sato che questa non poteva convenire ehe a Roma.
Questa festa invernale di san Paolo, sia o no dorigine rom ana,
nelle G aliie si trov riav v icin ata a quella della ca tted ra di san P ietro ;
e ci in un tempo quando Rom a non le celebrava punto se pure
la sede apostolica aveva m ai celebrato la translatio di san Paolo.
A poco a poco tu ttav ia l orientazione storica si spost, e al concetto
d u n a traslazione m ateriale delle R eliquie di san Paolo, sostituitosi
quello d u n a traslazione o m utam ento psicologico e sp iritu ale avve
nuto nello stesso Apostolo sulla via di Damasco, d alla translatio
fsica si pass cosi alla m istica Conversio del medesimo.
L a festa della Conversione di san Paolo n o ta ta ili questo
giorno nel latercolo B ernese del M artirologio Gero nin n an o : Translato et conversio sancii P aul in Damasco. N ells Ordo di P ietro
Amelio del secolo xiv, a questa solennit attrib u ita la precedenza
perfino suHufcio domenicale.
N ella basilica P a tria rc a le di san Paolo, in questo giorno si tiene
stazione solennissim a, ed in assenza del Sommo Pontefice, p er a n
tica tradizione gli ab b ati di quel sacratissimo cenobio che h a dato alla
Chiesa san G regorio V II, celebrano in rito pontificale il divin Sacrificio
sullo stesso altare papale che ricopre anche oggi la cella fu n eraria
dell'A postolo.
L 'in tro ito quello delia stazione natalizia di san Paolo il
30 giugno, ed esprim e la certezza dellApostolo che Iddio, giusto
estim atore del m erito, gli dar, il prem io delle sue fatiche. A spiegar
m eglio a Timoteo questo concetto, san Paolo, orm ai prossim o al
m artirio, si vale d u n a graziosa im m agine. Le sue opere buone sono
come un deposito che egli com mette a Dio, perch glielo custodisca
sino al giorno della paru sa, L Apostolo ha tu tta la sua fiducia nel
Signore, cui dice di ben conoscere. Chi affida i suoi tesori ag ii scri
gni o li cela sotterra, si espone al pericolo di vederseli depredati dai
la d ri, o rosi dalla tignola. Dio invece giusto ed im m utabile, ed
E g li n el g ra n giorno del giudizio, il giorno per eccellenza, g iu sta il
dire di san Paolo, ren d e r il deposito insiem e col m eritato prem io.
Li. m elodia gregoriana cbe riveste questintroito, sem bra sia sta ta
creata d allartista appositam ente per la stazione natalizia n e llam pia
basilica di san Paolo. E ssa solenne e d un effetto in su p erab ile.
So a chi ho affidato, e sono certo che egli, giusto giudice, ben
sap r conservare per quel giorno il mio deposito (II Tim ot. i, 12).

186
L a prim a preghiera quasi identica a quella rip o rtata pi sopra
il 18 gennaio, * 0 Dio, che per mezzo della predicazione del beato
apostolo Paolo am m aestrasti tutto l'universo, oggi che noi cele
briam o la sua conversione, ci concedi, che im itando i di lui esempi,
a te n e veniamo .
Si aggiunge la com mem orazione di san P ietro , come il
18 gennaio.
Segue la lezione degli A tti degli Apostoli, col racconto della con
versione di Paolo. In essa il trionfo della g razia non poteva essere
pi splendido. Paolo in Gerusalemm e era il pi form idabile nemico
della Chiesa nascente; tuttav ia Ges, non soltanto riduce al n ulla
i suoi piani, m a fa si che l'avversario di ieri divenga l apostolo del
dim ani e il dottore della verit nel mondo universo. Senza d etrarre
in n u lla al m erito dei dodici Apostoli, Paolo tu ttav ia diverr VApo
stolo, perch prim a era stato l avversario pi form idabile. Egi
quindi dovr trarre il cocchio trionfale del Cristo pi innanzi che
tu tti g li altri, dallA rabia sino alle colonne d rcole ; tanto che poi
sotto l ispirazione del Paraclito potr scrivere ad edificazione delle
chiese: p lu s omnibus laboravi. Q uestapostolato universale di Paolo
era fatto rilevare in un distico, che gli antichi collettori d epigrafi
rom ane gi trascrissero sul sepolcro del grande Apostolo:
E IC . FO SITV S - CAELI - TRANS C EJTD IT CVLM ISA - PAVJj VS
C T I D E B E T TOTVS . QVOD C R EISTO C R E D ID IT O BBIS

^ Vive nel pi alto dei cieli Paolo qui sepolto,


A cui lintero mondo debitore d aver creduto a Cristo.
L a ta rd a cotnposiaione di questa messa si rivela subito dal g ra
d uale e dal tratto . Il redattore sem bra che abbia perduto di vista
l originario carattere salmodico che avevano gi nell ufficio delle
sinagoghe, ed ha infilato alla meglio alcuni versetti delle epistole
di san Paolo, assai belli e scelti con abbastanza buon gusto, m a
fuori di luogo. Vi supplisce fortunatam ente la melodia, che piena
d i passione e di classica eleganza.
G-ftlat. ii, 8: Quegli che oper per mezzo di Pietro n ellaposto
lato dei circoncisi, oper in me tra i g en tili; e riconobbero la g razia
che Dio m aveva dato. y. La g raz ia di Dio in me non fu sterile, m a
la sua grazia sem pre mi assiste
Allei. G rande Paolo santo, prescelto ricettacolo (della grazia),
veram ente degno d essere glorificato, il quale anche m erit di pos
sedere il duodecimo trono .

187
Dopo la settuagesim a, omesso il verso alleluiatico, si ca n ta il
tra tto seguente :
y. T u, o santo apostolo Paolo, sei u n recettacolo eletto (della
divina grazia), e veram ente sei degno d essere glorificato, f . P re d i
catore d ella v erit e D ottore dei g en tili nella fede e nel vero. 7. P er
te tu tti i popoli hanno conosciuto la divina grazia, f . In terced i per
noi presso Dio, che ti ha prescelto .
questa la p i bella g razia concessa d allApostolo, che cio, non
soltanto egli ha recato il nom e di Ges in n an zi ai re e ai popoli
delle pi diverse nazioni d u ran te la sua vita, m a anche dopo la
m orte continua il suo m inistero evangelico p er mezzo delle sue d i
vine lettere, che la sacra litu rg ia non om ette m ai di rec itare nel
S anto Ufficio e nella Messa.
Il V angelo quello delle m esse p er g li abbati, come il giorno
5 dicem bre, e si ad a tta assai bene a llApostolo, il quale n ella sua
conversione, n on solo rinunzi alle cose sue e alla fam iglia, m a per
g u ad a g n are Ges Cristo, abdic anche ai v an tag g i che la sua con
dizione d 'is ra e lita della trib di B eniam ino e di discepolo di Rabbi
G am aliel potevano procacciargli in seno alla com unit giudaica.
Tntfce queste cose, dice l Apostolo, quae mihi fuerunt lucra, haec arbitratus su m ... ut st&rcora, ut Chrstum lucrifaoiam (Philipp, i n , 7-8).
L antifona p er l offerta, com e il d di s a n tA ndrea, il 30 no
vem bre. Le preghiere p rim a d ellanafora eucaristica e dopo la Co
m unione, sono identiche a quelle riferite il 18 g en n aio ; il prefazio
quello consueto per gli apostoli. Il versicolo per la Com unione del
popolo, tratto d a llodierno Vangelo : Io vi assicuro, che voi che
avete lasciato tutto p er seguirm i, riceverete cento volte tan to e la
v ita etern a ,
L a povert che, ad im itazione degli Apostoli, professano con
voto i religiosi, u n atto perenne di lode alla divina Provvidenza,
cui essi si affidano. L a storia di circa venti secoli sta li a dim ostrare,
che Dio da parte sua non venuto m ai meno alle loro speranze. E
ap punto quanto gi assicurava il Salm ista, facendo appello a lla
p ro p ria esperienza: Iunior fu i etenim senni, et non vidi iustum derelictum , nec semen eius quaerens panetti *.
Q uesta festa della conversione di san Paolo altre volte nella
litu rg ia m edievale era assai solenne. Il P apa stesso si recava a ce
leb rare la m essa stazionale sulla tom ba dell'A postolo; consuetudine
di cui rim asta u n a traccia n ella litu rg ia. M entre nelle a ltre b asi
liche p atriarca li di Rom a il P a p a ordinariam ente non concede p unto
P salm .

XXXVI, 25.

188
il permesso che i rispettivi cardinali arcipreti celebrino la messa
su lla lta re papale, si fa u n eccezione per san Paolo, e ciascun anno
in questo giorno l abhate di quel m onastero gode del papal p ri
vilegio di celebrare la messa pontificale s u llaltare che ricopre la
tom ba dell'Apostolo. Il motivo di ta n ta im portanza attrib u ita dalla
litu rg ia alla conversione di san Paolo sulla via di Damasco, va ri
cercato nell'efficacia apologetica che em erge da tale im provvisa
m utazione; cosi che dopo il m iracolo della risurrezione di Cristo,
nessun altro prodigio della storia della Chiesa prim itiva, tenuto
conto di tu tte le circostanze, dim ostra meglio la divinit del C ristia
nesim o, quanto questo della conversione di Saulo.
P a p a Damaso h a celebrato questo prodigio eoi versi seg u en ti:
I a m d u d u m S a itlu s , p r o c w u m p ra e c e p t a s e c u tu s ,
C um D om ino p a tr ia s v ellet p ra ep o n ere

leges,
A b n u e rt sa n cto s C h rstu m la u d a sse
p r o p h e ta s ,
C aedibu s a d s id u is c u p e re t d iscerp ere
plebem ,
C um ta c e ra i sa n cta e m a tr s p ia fo e d e r a c o em s,

Post tenebras verum meruit (ognoscere


lu?nen,
T e m p ta tu s 9 e n sit p o s s it q u id g lo ria
. C h risti.

AxLYhus ut Domini vocem lucemque


recepii,
C om p o su it rnores C h r isti p ra ec e p ia se-

cutus.
M u ta to p la c u it p o H q u a m de nom ine
P a u lu s t

Mirajide3 rerum; subito trans aethera


vectus,
N oscere p r o m e r u it p o s se n t q u id p r a e m ia v ita e .
Con&cendit r a p tu s m a r ty r p en etra tici
C h risti,
T e r tia lu x ca eli te n u it p a r a d is u s e u n t&n;
C on lo q id is D o m in i f r u itu r , secreta res e r v a t,
G-entibus ac p o p u lis iu s s u s p ra ed ic e re
v era ,
P r o fu n d u m p e n e tra r e m a r is noctcm que d iem q u e

Gi da gran tempo Saulo andava appresso


all massim e dei Seniori,
E ni]e divine leg g i preponeva quello della
Sua nazione,
Rifiutandosi i riconoscere c h e i Profeti
avevano reso om aggio al Cristo,
Mentre egli con insaziabile crudelt ago
gnava a sbranare il gregge*
Ed attendeva ciecam ente a dilaniare l u
n it della Madre OMesa,
Dopo le tenebre, m erit di conoscere la
vera luce,
E seppe a prova quanto fosse pi potente
di lu i la gloria del Cristo.
N on appena, per egi ascolt la vooe del
Signore, e riacquist la vista,
D ocile ai precetti di Cristo, r i f o r m 1&.
propria vita*
Cambi quindi il proprio nome in quello
di Paolo,
Ej mirabile a dirsi, ratto tosto in estasi
al pi alto dei cieli,
P ot pregustare quanto f b a s B immenso il
premio delFeterna vita.
I l futuro Martire penetra nei penetrali
di CristOj
E nella sua ascensione al paradiso giunge
sino al terzo cielo,
E ntra in colloquio col Signore, ma ne
serba il secreto.
Iddio gli ordina dannunziare la verit ai
G entili ed alle nazioni,
Di. penetrare il profondo del mare e di
trascorrervi una notte ed un giorno,

189
Visore, cui m agnum sa tis est vixsse
latentefii.
Verbera, vincla> fam em , lapides, rabiemque fera ru m ,
Carceria in iu viem f virgcss, tormenta,
catenas,
N au fragiu m , lackrym as, serpen tis d i
r a venetta ,
S tigm ata non tim u it p o rta re in to r
po re Christi.
Credentes docuii p ossen t quo vincere
mortenx,
D ign u s amore D eit v iv it p er 3aecla
m a g isterf
Veraibus his breviter , fateor, sanctissiine D otto r
Paule, tuos, D am asus , v o lu , m onstra*
re trumphos*

E g l i a l q n a le g i sa re b b e b a s ta to eli a v e r
v is s u to i n q u e lla p ro f o n d a Btifradine.
!Egi le p e rc o sse , le c a te n e , l a fam e, le s a s
s a te , l a r a b b ia d e le fiere,
L o s q u a llo re d e l c a rc e re , le v e rg h e , le t o r
tu r e , i cep p i,
I l n a u f r a g io , le la o rim e , i l tre m e n d o v e
le n o del s erp e,
L e s tig m a te di C ris to n o n te m di p o r ta r e
im p r e s s e s u lle su e m e m b ra .
E g l i in s e g n a i fe d e li in c h e m o d o p o te s
s ero v in c e re l a m o rte .
D e g n o d e ir& m o re di D io , m a e s tr o in s u p e ra tO j v iv e a ttr a v e r s o i seco li.
I n q u e s ti b re v i v e rsi, t e i d ic h ia ro , o D o t
t o r e s a n tis s im o
P a o lo , io D ar aso lio v o lu to in d ic a re i tu o i
trio n fi.

26 Gennaio.
SAN POLICARPO VESCOVO E MAETIBE
A nche la m em oria di questinsgne padre della nascente Chiesa,
rito rn a molto opportuna d u ran te il ciclo natalizio, in cui sem bra che
i pi illu stri difensori del dogm a cristiano si siano dato convegno
atto rn o alla culla del bam bino Ges. S opratutto poi la Chiesa di
Rom a non poteva om ettere nel suo calendario la festa di Policarpo.
E lla a ltra volta lo aveva accolto peregrino a tempo di p ap a Aniceto, quando era venuto in riv a al T evere per la controversia circa
la data della P asqua. In quelloccasione il Pontefice, ad onorare
vieppi il vecchio discepolo di G iovanni E vangelista, gli aveva ce
duto l'o n o re di celebrare in suo luogo la sinassi eucarstica.
Policarpo soffri il m artirio nellanfiteatro di Sm irne circa il 155,
il 23 febbraio, m a la sua m em oria nel M artirologio rom ano rico rre
oggi, giacch questa pu re la data del G eronim iano.
L a messa quella com une ai vescovi m artiri, come il giorno di
sa n tEusebio, il 16 dicem bre. T rattandosi tu ttav ia d u n discepolo di
G iovanni E vangelista, la prim a lezione tolta d a l l e p i s t o l a del Maestro,
l dove l Apostolo della san ta dilezione tra tta dell'am ore fraterno,

190
che deve m odellarsi au quello che ci ha portato il Signore, Dio
am ore, e perci chi am a perm ane in Dio e Dio in lui. Il demonio
invece odio, giacch egli odia Dio, odia se stesso, odia tutto e tu tti.
Io sono quel disgraziato che non am a, disse un giorno il diavolo a
ean ta C aterina da Siena. G uardiam oci pertanto con orrore dal n u
trire in cuore sentim enti d isordinati di rancore, d invidia, d astio;
tu tto quello insomma che contrario a lla dolce cristian a dilezione,
giacch questi m ovim enti vengono dal maligno, come quelli di Cain.
Epist. (I Giov. h i , 10-16): N on da Dio chi non osserva la
g iustizia e non am a il proprio fratello. Giacch l'annun zio che udiste
sin d a principio questo, che vi am iate scambievolmente. Non
come Cui no, il quale veniva dal m aligno e uccise suo fratello. E
perch l uccisa? P erch le opere proprie erano m aligne, e quelle
invece del fratello giuste. Non vi m eravigliate punto, o fratelli, Be il
mondo vi odia. Noi sappiam o d essere stati restituiti da m orte a vita
perch amiamo i fratelli. Chi non am a, rim ane nella m orte; e chiunque
odia il proprio fratello, un om icida ; e voi sapete che ciascun
om icida non h a in se stesso la v ita eterna. A ppunto in questo noi
abbiam o conosciuto la carit di Dio, che egli ha dato per noi la
propria v ita ; noi pure, dobbiamo adunque dare la vita pei fratelli a.
Il Vangelo come quello di san Saturnino, il 29 novem bre.
L elogio pi bello che possa farsi di san Policarpo, contenuto
nel grido del popolo di Sm irne tum ultuante contro di lui nellanfi
teatro : Questo il padre dei C ristiani, il m aestro di tu tta l Asia .
Senza Dio, noi non possiamo fare nulla, m a u n anim a vuota di se
stessa e che si presta docile a llintim a mozione dello Spirito Santo,
capace di convertire e santificare tutto intero il mondo.

27 Gennaio.
SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
VESCOVO, CONFESSORE E DOTTORE DELLA CHIESA
Q uestinvitto campione della verit soccomb agli stenti d ell'e
silio a Com ana nel Ponto il 14 settem bre 407 ; siccome per in
quel giorno la Chiesa rom ana celebrava dapprim a la festa dei m a r
tiri Cornelio e Cipriano, quindi lesaltazione della san ta Croce, cosi

la sua m em oria venne trasfe rita a questoggi, in cui ricorre l'a n n i


versario della traslazione del suo corpo a Costantinopoli.
Il Crisostomo m or vittim a degli strapazzi e dei dolori sostenuti
p er la fede e per l esercizio im perterrito dei suoi doveri episcopali
di fronte alla viziosa corte di Bisanzio. P erch tu ttav ia n ella di lui
persecuzione ebbero p arte alcuni p rela ti notoriam ente cattolici,
cosi perm ettendolo il Signore per raffinare la v irt del Santo ed
egli non mori propriam ente di m orte cruenta in difesa del dogm a
cattolico, perci la messa in di lu i onore quella dei Vescovi Con
fessori.
L a festa del Crisostomo nel calendario Rom ano oggi assum e u n
significato speciale, e dim ostra com e il prim ato pontificio b risolve
in u na fonte di bene ed in u n a garan zia di lib ert per tu tta la Chiesa
Cattolica. G iovanni, sopraffatto dagli avversari e deposto dalla sede
dietro il giudizio dei vescovi ligi alla Corte, appell a lla C attedra
Apostolica. P ap a Innocenzo I prese subito le difese del perseguitato,
annull l'in g iu sta sentenza, e dopo la m orte del Crisostomo, come
condizione di com unione colla Sede Pontificia, esig dagli avversari
che il di lu i nome venisse nuovam ente inserito nei dittici episcopali,
il che nelle form e giurid ich e del tem po, era quasi u n a canonizzazione
equipollente.
Oggi gli O rientali troppo facilm ente hanno dim enticato lopera
d ella Chiesa Rom ana, e le lotte gi sostenute dai P ap i per difendere
appunto l ortodossia e la fam a dei loro pi g ran d i dottori, quali
Basilio, A tanasio, G iovanni Crisostomo, ecc. Ma la sto ria non si
cam bia ed essa dim ostra che, soprattutto per l'O rie n te , l esercizio
del P rim ato Pontificio stato in antico la g ara n zia dei prim i concilii ecum enici e l ncora di salvezza a cui, nel naufragio che g i
m inacciava le m isere Chiese O rientali, fiduciosi s afferravano quelle
eolonne della cattolica ortodossia.

L an tifona per lintroito, come p er tu tti 1 D ottori, identica a


quella assegnata a lla festa di s a n tA m brogio il 7 dicem bre. N ella
seguente colletta, la Chiesa im plora pei m eriti del g ran d e Proscritto
la g razia celeste, quella sopratutto d 'u n a fede illum inata, feconda
d energiche opere.
T i preghiam o, o S ignore, che la celeste grazia dilati la tu a
Chiesa, cui ti degnasti illu strare coi gloriosi m eriti e la d o ttrin a del
beato tuo confessore e pontefice, G iovanni il Crisostomo. P e r il Si
g n o re .

192

L a lezione quella com une a tu tti i D ottori, e che abbiam o


riferito il di di sant'A m brogio. In essa Paolo, prossimo g i al m ar
tirio o, come egli sesprim e, ad essere offerto in sacrificio, ammo
nisce Timoteo circa i pericoli che sovrasteranno alla Chiesa per
opera dei falsi dottori, e come al m inistro di Ges Cristo sia neces
sario di opporre a tu tti questi sofismi dell'um ano orgoglio, un a dot
trin a in co rro tta ed u n apostolato paziente e longanim e. N questo
b a s ta ; Paolo ha predicato, non s m ai risparm iato, m a ancora non
h a com piuta la sua m issione. Come Cristo, dopo daver insegnato
s offerto snlla Croce per m eritare alle anim e la grazia di credere
a llE vangeo e di salvarsi, cosi deve fare anche il sacerdote di Ges.
O ltre ad essere dottore, egli deve farsi altres vittim a, perch solo
n el dolore potr m eritare la g lo ria della p atern it spirituale.
Il responsorio grad u ale come per san Damaso, il d 11 dicem bre.
I l verso alleluiatico non quello del Com une dei Pontefici o
dei D ottori, m a pure conviene assai bene al Crisostomo, che soc
comb a lla crudelt dei suoi persecutori.
f. (Iac. i, 12). Beato colui che sostiene il cim ento, giacch dopo
che sa r stato provato, ricever la corona della vita .
Dopo la settuagesim a, il salm o-tratto quello g i .assegnato
al 15 gennaio, e cos sem pre in tu tte le feste dei Confessori e dei
M artiri che ricorrono entro questo ciclo di preparazion e alla solen
n it pasquale.
L a lezione evangelica quella rife rita per sa n tAmbrogio il d
7 dicem bre.
I l verso offertoriale tolto dal salm o 91 : Il giusto fiorir sic
come palm a, ed a guisa di cedro sul L ibano dilater i suoi ram i .
L a p reg h iera p rim a dell'anafora la seguente:
* Non ci venga m eno, o Signore, la pia intercessione del tuo santo
Pontefice G iovanni Crisostomo, la quale ti renda g rad iti i nostri doni,
e ci im plori incessantem ente la tu a m isericordia. P e r il Signore .
I l Communio identico a quello di san Saba, il d 6 dicem bre, ma
co n trariam ente all'antico uso delle messe dei S anti, non corrisponde
a l testo d e llodierno Vangelo. Questo ci rivela che la messa dei Dot
to ri venne definitivam ente red a tta assai tardi, quando cio questa
leg g e litu rg ica gi era caduta in dim enticanza.
"t 0etp irdcvTiv vf/pj. Di tutto ne sia lode a Dio ! F u questo
l estrem o grido del nostro forte Cam pione della fede, quando g i la
m orte apprestavasi a d ar fine ai suoi torm enti e a sottrarlo di mano
ag li sg h erri. S veram ente, di tutto ne sia lode a Dio, m a pi spe

193
cialm ente quando ci conferisce l inestim abile onore di p atire qualche
cosa per lui, giacch la Croce pur sem pre la condizione p i pro
pizia p er fare dei g ran d i progressi nelle yie di Dio,

28 Gennaio.
LA NATIVIT DI SANTAGNESE
Stazione a santAgnese.
I rubricisti p i recenti hanno opinato che questa seconda m e
m oria della celebre M artire rom ana, sia sem plicem ente la commemo
razione dell'o ttav a del suo natale. Per gli antichi S acram entari non
lasciano alcun dubbio che si tra tti invece della stessa n ascita tem
porale di sant'A gnese, tanto che chiam avano qut-sta festa: S. Agnae
de nativitate, a differenza dela ltra che dicevano : de passione sua.
Il G elasiano si esprim e a tal riguardo con ogni precisione: Sic enim
ab exordto sui usque in finetn beati certaminis esctitit gloriosa, u t eius
neo iniium debeamus praeterire, nec finem.
L a Chiesa generalm ente festeggia siccome d natalizio dei Santi
i] giorno della loro m orte. A Roma per gli antichi Pontefici fecero
un'eccezione per sa n tA gnese di cui, attesa la celebrit del suo
culto, si solennizz anche il suo primo nascere alla divina g razia
ed a lla luce di questo mondo. P i tardi gli Scolastici, a proposito
d ella festa della n ativ it del B attista e della Santa V ergine, dissero
che la Chiesa queste due sole nascite solennizza con culto liturgico,
perch le altre tu tte furono contam inate dai peccato dorigine. L 'a n
tica festa S. Agnae de nativitate non contraddice tu ttav ia a ll in se
gnam ento dei Teologi; giacch non si prescinde qui dal battesim o,
m a sem plicem ente si celebrano le glorie della purissim a M artire, che
sin dalla culla fu circondata dalla grazia divina.
Di pi, l oggetto di questa festa non form alm ente la n ascita
di s a n tA gnese qua tali&\ ma, come anche oggi n elluso della Chiesa
quando solennizza i centenari della nascita dei vari S anti, si prende
motivo dalla ricorrenza del genetliaco, per celebrare e festeggiare
direttam ente la san tit insigne della purissim a e fortissim a V ergine
rom ana.
13

c h c s ie k

Llber S&cramentorum -

Y I.

194
L a messa tra tta dal com une delle V ergini M artiri.
L antifona per lintroito proviene dal salmo de. virgntate, il 44.
T a tti i ricchi fra il popolo ti rivolgono dei voti; dietro a lei alla
regina- vengono condotte al Re le vergini sue am iche ; si pre
sentano fra la delizia e la gioia .
Q ueste vergini am iche della b enedetta Madre di Dio di cui qui
si cantano le lodi, sono quelle anim e pu re ehe, a mio esempio, con
sacrano al celeste A gnello il giglio delia loro verginit.
L a colletta la seguente : 0 D io, che ci conforti colla solen
n it della b ea ta vergine e m a rtire tu a A gnese, fa si che coll'esem pio
d una vita im m acolata possiam o im itare colei di cui oggi celebriam o
la festa .
L a prim a lezione come per la festa di san ta L ucia il 13 d i
cem bre.
Il responsorio che segue, tra tto dal solito salmo 44: T i avanza
fra lo splendore e la bellezza, ed im p era; cavalca per la v erit e la
g iustizia, e la tu a destra ti far vedere cose stupende .
Ecco la vergine forte che, cinta delle arm i dello Spirito Santo,
la fede, la carit e la fortezza, s accinge ad azzuffarsi col Satana,
per serbar fede al suo divino Sposo Ges.
I l verso alleluiatico deriva dal medesimo salm o: A lleluia. Essa
viene presen tata al re, ed insiem e con lei son condotte le vergini
sue am iche. Si presentano fra la letizia e la g io ia .
Dopo la settuagesim a, il salm o-tratto, derivato d al 44, il
seg u ente :
f . A scolta, o figlia, e m ira ; porgi Poreeehio, perch il Re
Stato rapito dalla tu a bellezza, f . T u tti i ricchi fra il popolo ver
ran n o a sollecitare la tua grazia. F ra le tue d ilette vi sono figlie di
re . 'f. Sono condotte dietro a lei al Re le vergini sue am iche, j . Si
presentano fra la delizia e il gaudio, vengono introd o tte nel tempio
rea le ,
In questepitalam io Dio anzitutto dom anda a llanim a l abdica
zione della sua prim a p atern it, e la dim enticanza di tu tto quello che
an co ra in qualche modo la poneva a contatto colla sua vecchia n a
tu ra corrotta. Q uestanim a, interam ente nu d a e vuota di s, quindi
riv estita da Dio colle vesti e i m onili della grazia, affinch purificata

195
ed adorna, venga poi finalm ente am m essa alle nozze etern e dello
Sposo im m ortale.
L a lezione evangelica, gi recensita nel Codice di W urtzburg,
quella stessa che sta ta le tta il giorno di san ta P risca, 18 g ennaio.
Anche il verso offertoriale derivato dal salmo 44 : La g razia
tu tta soffusa sul tuo labbro ; perci Dio t ha benedetto per
l etern it a.
L a p reg h iera su lloblazione prim a d incom inciare l anafora,
la seguente : U na copiosa benedizione, o Signore, discenda su
qu estoblazione, onde n ella tu a clem enza tu com pia la n o stra san
tificazione, e noi ci allietiam o nella solennit dei M artiri, P e r il
Signore .
L a Secreta del G elasiano, parim enti solenne e bella. E ccola:
G rata tib i sintf Qutesu?nu$i D07iinet
m unera quibus sanctae A gnets ma*
gnijica solem nitas recensetur; sic euim
ab exordio su i usque in Jtnem beati
ecrtam nis ex titit gloriosa, u t eius nec
in itiu m debeamus pra eterire, nec /fiCm.

T i s ia n o , o S ig n o re , a c c e tti i d o n i c oi
q u a li c e le b ria m o s o le n n e m e n te l a fe s ta d i
s a n t Ag-nese. E s s a i n f a t t i d a l su o p rim o
v e n ir a lla lu c e sin o a l te rm in e d e l b e a to
m a r tir io fu d e g n a di t a n t a g lo ria , c h e n o n
ci c o n v ie n e la s c ia r tra s c o r r e r e in o s s e r v a ta
n la n a s c ita s u a , n la m o rte .

Oggi il S acram entario G regoriano assegna questo P refazio in


onore della M artire.
... P ater om npotenst aetem e Deus,
beata Agnetis n a ta litia gem inantes.
Vere enim hu ius honorandits est dies ,
gita sic terrena generatione processiti
u t ad D ivin ita tis consortium p rven i ret. P er Ghrisfaim,..

,,, P a d r e o n n ip o te n te , e te rn o D io , celeb ra n d o p e r l a s e c o n d a v o lta i l n a ta le d e lla


b e a t a A g n ese, b e n d e g n o i n f a t t i d o n o re
q u e s to su o g io rn o n a ta liz io ; E l l a c h e p e r
q u e sto v e n n e a lla lu c e d e l m o n d o , affinc i p o i g iu n g e s s e a l c o n n u b io c o n D io,
P e r C risto --.

Il verso per la Com unione del popolo deriva d allodierna lezione


ev an g elica: Il regno dei cieli simile a un negoziante ehe v a in
cerca delle pi belle perle. R itrovatane u n a preziosa, di tu tto il suo
e la compr .
Ecco dunque il prezzo delia perfezione cristiana, del paradiso, di
Dio. T anto vale, quanto ciascuno ha. Chi ha pi, deve d ar di pi, chi
di meno, meno. Quello per che im porta si , che ciascuno d ia tutto.
Dopo la Com unione, la colletta la seguente:
A quanti, o Signore, abbiam o ora partecipato ai S acram enti
offerti in memokia dellan n u a ricorrenza, concedi che divengano per
noi u n farm aco della vita tem porale e delleterna. P er il Signore .

196

Sant'A gnese u n a di quelle anim e privilegiate che il Signore


previene colla su a g raz ia e disposa al suo Cuore sin d allet pi
ten era. Onde a buona ragione la Chiesa si ralleg ra a llolezzo di
questi g ig li verg in ali, tra i quali trova le sue com piacenze e si
pasce l'A gnello im m acolato; giacch, come il sangue della M artire
fu sem enza feconda di nuovi C ristiani, cosi l esempio delia su a in
tem erata castit attrasse allo Sposo divino u n num eroso stuolo di
vergini.
Nel G regoriano, la benedizione finale, cio Vorato super populum
che ora rim asta nel Messale solo per le stazioni quaresim ali, la
seg u en te:
Adusto n obis, omnipotena Deus, beatae A g n eiis festa repetentibus, quam
hodiernae fe s tiv ita tis p ro la tam exortu f in eff b ili m unere 3ubleva$ti

O g g i c h e to rn ia m o a celebrar n u o v a m e n te l a fe s ta d e lla b e a ta Agn&se,. c i aBs is ti p ro p iz io , o S ig n o r e ; T u c b e c o lla t u a


in e ffa b ile g r a z ia h a i s u b lim a to co lei che
in

q u e s to

g io rn o

v e n u ta

a lla

lu c e

del

m ondo.

u n vero danno, non solo p er la le tte ra tu ra sacra, m a anche


p er la piet, che il Messale Romano negli ultim i secoli del medio
evo sia stato sfrondato dalla sua prim itiva ricchezza litu rg ica.

29 Gennaio.
SAN FRANCESCO DI SALES
VESCOVO; CONFESSORE E DOTTORE DELLA CHIESA
Il gran Santo della m ansuetudine, d ellam abilit e dellam or di
Dio, m or a Lione il 28 dicem bre 1622; m a, quel giorno essendo gi
consacrato al n atale degli Innocenti, di cui il Santo era devotissimo,
la su a m em oria venne differita sino ad oggi, in cui invece ricorre
l anniversario delia traslazione del suo corpo ad Annecy,
L a messa del Comune dei Dottori-, ma, come pel giorno di
s a n tIlario, propria la prim a colletta composta da Alessandro VII,
cui il Santo aveva predetta la vocazione ecelesiastica e il supremo
pontificato. Due fiorenti istitu ti religiosi rappresentano ora nella
Chiesa la posterit spirituale di san Francesco di Sales. e sono le

m onache della V isitazione da lu i direttam ente istituite, e la congre


gazione Salesiana, che il ven. don Bosco deriv dal cuore stesso
e dallo spirito del santo Vescovo di G inevra.
Preghiera, 0 Dio, che a prom uovere la salute delle anim e
disponesti che il beato Francesco confessore e Pontefice tuo si facesse
tu tto a tu tti; ci concedi che, in e b riati dalla soavit del tuo am ore,
seguendo i suoi am m aestram enti e in g raz ia dei suoi m eriti, pos
siam o g iu n g ere agli etern i gaudi. P e r il Signore .
L a ca ratte ristic a del santo vescovo di G inevra fu la m itezza e
l um ilt di cuore, p er mezzo delle quali v irt egli converti circa settan tam ila eretici alla fede cattolica, e guid uno stuolo d anim e alle
p i sublim i vette della perfezione. L 'asprezza dei m odi, lo zelo irru en to e l im pazienza, non sono sem pre i m igliori m ezzi per con
d u rre le anim e a Ges Cristo, perch la v irt p er essere am ata , deve
p u r m ostrarsi am abile e farsi accessibile a tu tti i cuori. I l secreto
di ta n ta abnegazione? L a pienezza dell'ainor di Dio perch, come
dice l Apostolo, Charitas non quaerit quae sua sunt.

30 Gennaio.
SANTA

MAKTINA

N on ostante che U rbano V ili col restauro della basilica della


S an ta presso il Career M am ertni al Foro Rom ano e colla classica
com posizione degli inni propri p er l ufficio festivo di san ta M artina
a b b ia cercato di ren d er popolare la m em oria della M artire, pure
essa quasi com pletam ente ignota a llan tica agiografia rom ana. Il
suo culto dta in Rom a dal tempo di papa B onus, il quale tra
il 676-78 la fece rappresentare nel musaico absidale della sua b asi
lica tra le im m agini di papa Onorio I e la propria.
Il latercolo Bernese del G eronim iano ricorda la santa il 1 gen
n a io : Bomae... et M artini m artyrs. T ra tta si per d 'u n a S an ta u n po
forestiera n e llU rbe, di cui signora come la provenienza, cosi la storia.
U n Oratorium sanctae M artinae ricordato da G iovanni D ia
cono n ella vita di san G regorio *, m a stava sulla via O stiense, nel
fundus Barblanus.
* I T , 03 [P- L. L X X V , col, 237).

198 Q uestubicazione per pu m etterci sulla strada di ritro v are la


p atria di M artina. Nei suoi a tti in fatti, si p arla di com pagni di m ar
tirio che sarebbero m orti il 15 novem bre, e dalla narrazione del
ritrovam ento dei corpi di sa n ta M artina e dei soci m artiri Concordio
ed Epifnio al tempo di U rbano V ili, si rileva che essi o rig in aria
m ente provenivano da una localit che trovavasi sulla via Ostiense *,
Ora singolare che precisam ente sulla stessa via, nel fundus Barb i l i a n u s , esistesse nei ix secolo u n oratorio in onore di santa Mar
tin a , officiato da m onaci. T ra tta si forse d un gruppo di m artiri del
suburbano Ostiense, trasportato a Roma al tempo dOnorio I ? Rite
niam o probabile questipotesi.
L e due aule di sa titA driano e di cotesta san ta M artina erano
contigue e non form avano che un sol m onum ento. U na era appunto
la g ra n sala del senato rom ano, e l altra, l'annesso ufficio o secreiariu m , separato dalla C uria soltanto da un breve portico.
L a messa quella com une alle m artiri V ergini, come per la fe su i
di san ta B arbara il 4 dicembre.

31 Gennaio.
I SANTI MARTIRI CIRO E GIOVANNI
Stazione alla loro basilica sulla via Portuense,
N egli an tich i m essali rom ani an terio ri alla riform a trid en tin a si
festeggiavano quest'oggi i due m artiri Ciro e G iovanni del gruppo
degli a n a rg iri e dei taum aturghi, il cui santuario sepolcrale fuori
d A lessandria, nel v secolo era divenuto m ta di continui p ellegri
n ag g i di devoti e di m alati, u n po com ' adesso la basilica di
Lourdes. L a colonia alessandrina di Rom a non voile rin u n ziare alla
g lo ria di afferm are di fronte ai san tu ari rom ani anche il merito e la
celebrit dei san ti p ro p ri; onde sulla via di P orto, quasi incontro
al santuario egiziano di san M enna sulla via Ostiense, sulla sponda
d estra del T evere eresse u n a piccola basilica tu tto ra esistente in
onore dei santi Ciro e Giovanni. Sem bra che nel medio evo siano
*

A c t, S S .

J a n ,}

Ij p. 18..

199
state trasferite a Roma alcune Reliquie dei due taum aturgo, le quali
vennero deposte n ellipogeo tu ttav ia superstite sotto la chiesa.
interessante quest iscrizione ehe leggesi sulla p o rta del san
tu ario :
C O B P O B A S A N C T A C Y B I . R E N IT E N T H IC A T Q V E IO H A N N IS
Q Y A E Q V O N D A M R O M A It D E D 1 T . A L E X A N D R IA . M A G N A

T re altre chiese in Roma attestavano in antico la venerazione dei


fedeli verso questi due M artiri E giziani e sono, quella di sa n tA bba
Ciro, o Sanctorum Cyri et lohannis nel T rastevere, e re tta in casa di
quella tal m atrona T eodora, doverano state m om entaneam ente de
p o sitate le R eliquie dei M artiri appena g iu n te in Rom a; l altra, di
sa n tA bba Ciro de M ilitis, sulla collina del Q uirinale, d alla parte
che g u ard a il forum D ivi Trciiani; finalm ente quella che G iovanni
diacono n ella vita di san G regorio Magno chiam a: baslica Sanatorum Cyri et lohannis, non longe, a flumne Tiberi (Lib. IV), e cha
sorgeva dietro la diaconia i sa n ta M aria in P ortico, N ella b io
grafia di G regorio IV rico rd ata sotto questo titolo : Ecclesia beati
Abba Gyri atque Archangeli, ad elephantum.
S an Ciro, col suo titolo onorifico di Abba o Apa, come dicono i
Copti, a poco a poco ha fatto dim enticare al popolo rom ano il suo
com pagno G iovanni. P er, neppure egli ha incontrato g ran fortuna
n eg li ultim i secoli del medio evo; perch, sebbene fedeli sino a l
l u ltim a m et del secolo scorso siano sta ti soliti di accorrere in folla
a lla sua basilica sulla via portuense il giorno 21 luglio, anniversario
d ella traslazione delle sante R eliquie a Roma, il nome di A bba Ciro
in bocca alia plebs rom ana s tu ttav ia stranam ente deformato, tanto
ehe, m utato sesso, diventato irriconoscibile, Da Abba Ciro, P aciro,
P acero, P assero, ne venuta fuori u n a P assera, e cosi oggi la Chiesa
si chiam a com unem ente sa n ta Pssera.
A nche i G reci celebrano oggi la festa dei due santi m artiri Ciro
e G iovanni, ed anzi attribuiscono loro il titolo di Taum aturghi ed
A n argri. Nei loro calendari n o ta ta u n a seconda m em oria di questi
S an ti il 28 giugno, in cui per ricorre l anniversario dellinvenzione
dei loro corpi sotto l'im peratore Arcadio, al tempo del famoso pa
tria rc a alessandrino Teofilo. Nei prim i anni del suo episcopato,
sau Cirillo dA lessandria ripose le loro sacre ossa nella chiesa degli
E vangelisti a M enuthi, presso Canopo.

Nello stesso giorno.


S. PIETRO NOLASCO CONFESSORE
Q uesta festa da A lessandro VII dapprim a fu introdotta nel Mes
sale Komano eoi rito sem idoppio; indi Clem ente X la elev al rito
doppio. Sebbene san P ietro Nolasco sia morto il giorno di N atale
del 1256, pu re se ne fa la com m em orazione oggi, perch il prim o
g iorno che rim a n g a libero da a ltri uffici di santi,

L a messa, salvo la prim a colletta, interam ente del comune dei


Confessori non pontefici.
L antifona per l'ingresso, quella della festa di san Paolo primo
erem ita, il 15 gennaio. L a colletta ricorda l opera del Santo nella
fondazione d ellistituto dei religiosi Botto il titolo della Vergine della
M isericordia, o, come dicevasi allora, della Mercede,
N ulla meglio indica la v italit della Chiesa Cattolica, quanto il
continuo fondarsi e succedersi di nuovi O rdini, che rispondono alle
condizioni particolari e ai bisogni speciali di eiaseunepoca. L a v ita
religiosa una, perenne ed imm obile nei suoi principi essenziali,
d otata tu ttav ia d una adattab ilit m eravigliosa nel sapersi accomo
dare a tu tte le esigenze della societ cristiana, in tu tti i tempi e in
tu tti i luoghi. Q uest'adattabilit cosi soave, che riflette quella dello
Spirito Santo nelliu tern a mozione d elle anim e, e rivela u n principio
vitale indefettibile.
Preghiera. 0 Dio, che ad im itazione del tuo am ore, am m ae
strasti divinam ente sau Pietro perch, a riscattare i fedeli,
fecondasse
la tu a Chiesa con u n a nuova
prole ; per la di lu i intercessione ci
concedi che, affrancati dai lacci del peccato, possiamo
godere di
u n 'e te rn a libert nella patria celeste. P er il Signore ,
L a lezione deriva dallEpistola I ai Corinti, (iv, 9-14) l dove san
P aolo, g ettando il ridicolo sullestrem a delicatezza dei suoi corrispon
denti, troppo alteri per ritenersi difettosi, ed accecati d a passione,
descrive le um iliazioni, gli stenti e le fatiche del suo apostolico mi
nistero. P a tire ed essere disprezzato per Cristo, ecco la g razia del
vero discepolo di Ges,

201

Il responsorio quello della messa doi D ottori. I l verso allelu


iatico deriva dal salmo 111. * Beato l uomo che teme il S ig n o re; n
solo lo teme, m a lo am a altresi nell'osservare i suoi santi precetti .
L a lezione evangelica deriva da san Luca, ( u t , 32-34) l dove
G es a lla povert volontaria p er am ore del santo V angelo rip ro
m ette, oltre le ricchezze celesti, u n a speciale cura della divina P ro v
videnza, che apparecchia loro anche il regnum in questo mondo,
spirituale dapprim a, m a rivestito di quelle condizioni m ateriali che
sono necessarie al suo carattere di societ visibile, q u al appunto
la cattolica Chiesa.
L a colletta prim a dellanafora a quella pel ringraziam ento, sono
come il giorno 1& gennaio per la festa di san Paolo primo erem ita.
L antifona per la Comunione deriva dal Vangelo di san Matteo
(xix, 28), dove Ges prom ette il centuplo in questo mondo e la vita
etern a n ellaltro a chi per Lui, che tutto, lascia il tutto, o m eglio,
lascia q n estm finita vanit del tutto, tom e s espresse m estam ente un
poeta.

202

FE ST E DI FEBBR A IO

1 Febbraio.
S. IGNAZIO VESCOVO D'ANTIOCHIA E MARTIRE
L a festa di s a n tIgnazio nel M essale Romano realizza il voto
suprem o del M artire il quale, scrivendo ai Rom ani, si augurava c h e la
nuova del suo m artirio giungesse loro m entre appunto era apprestato
l'a lta re pel sacrifcio, affinch in coro potessero tu tti elevare un inno
di ring raziam ento a Dio, che d alla C itt dei Cesari e dal cruento
anfiteatro di Roma si fosse degnato di chiam are a s il Vescovo della
S iria . Ignazio fu sbranato dai leoni il 17 ottobre tra il 110-118; ma
nel tard o medio evo la sua memoria tra i latin i venne asseg n ata a questo
giorno. Il nom e del m agnanim o Vescovo venne inserito nei dittici della
m essa sin d alla pi rem ota antichit, m a al p ari di tu tti i m artiri dei due
prim i secoli, non se ne celebr u n ufficio speciale che assai ta rd i; fu
Pio IX che ultim am ente elev la festa di sa n tIgnazio al rito doppio.
L a Chiesa Rom ana com mem ora ogni giorno il nome d Ignazio,
n ella cosi detta G'ande intercessione, prim a del Pater, senza che per
altro i S acram entari m edievali indichino alcuna stazione o Binassi
qualsiasi in onore di Ignazio. La cagione ovvia; m ancava la base
m ateriale di questo culto liturgico, cio la tomba.
L identificazione dellanfiteatro nel quale sa n tIgnazio a Roma
fu esposto alle belve con quello di V espasiano Flavio, assai p ro
babile, m a non pu assolutam ente dim ostrarsi, giacch allora la Citt
Im periale aveva v ari altri anfiteatri. Del culto speciale attrib u ito al
M artire n e llattig u a basilica di san Clemente, dove un a ta rd a tra
dizione vuole sia appunto sepolto il g ran d e Vescovo dA ntiochia, il
primo docum ento che ne parla non va oltre agli inizi del secolo x n ,
ed l iscrizione sotto il mosaico d ellabside, dove per si accenna
solam ente a qualche piccola reliquia di sa n tIgnazio riposta entro il
muro sul quale era rappresentato il Crocifsso :
f D E - L IG N O C B V C IS IA C O B I D E N T E . IG N A T IIQ V E
I N S V P B A S C B IP T I JlEQ V IE S C V N T C O B P O H E C H B IS T I

203
L antifona per lintroito deriva dalla lotter di san Paolo ai
G alati (vi, 14) :
Non sia m ai che io mi glori!, fuori che nella Croee di Ges
Cristo Signor nostro, per il quale il mondo a me crocifisso, ed io
10 sono al mondo >. Segue il salmo 131 1 < Ti ram m enta, o Signore,
di D avid, e di tutte le sue afflizioni, y. G loria .
L a colletta del com une dei M artiri Pontefici, come il giorno
di san M elchiade, 10 dicembre.
L epistola del M artire alla Chiesa Rom ana, alla t P residente della
societ d ellam ore , come egli la chiam a, fu sicuram ente le tta nel
11 secolo nelPassem bea dei fedeli di Roma prim a del divin Sacrificio,
a questo momento appunto dellazione sacra. La m utata disciplina
litu rg ica non perm ette pi ora u n a sim ile libert,; e perci oggi si
recita invece u n brano d ellepistola di san Paolo ai Rom ani, tanto
sim ile per allo stile vigoroso del M artire antiocheno, il quale anela
il momento in cui le fiere lo renderanno vittim a d Cristo. Sem bra ap
punto che san Paolo abbia ispirato lo stupendo squarcio corrispon
dente dIgnazio.
San Paolo, (Rom, viir, 35-39) tutto infiammato dam ore a lla con
siderazione deli'am ore che ci ha dim ostrato Dio col darci G es Cro
cifisso, si sente cosi stabilm ente congiunto a lu i m ediante l abito
so p ran naturale della carit, che, come g i avesse anticipato quella
stab ilit e conferm azione nella g razia cui in cielo consegue la visione
beatifica, sprezzando generosam ente gli aspri cim enti d ellapostolato
e la spada del m artirio che egli gi prevedeva prossim a, in u n im
peto di santo entusiasm o esclam a: qual cosa m ai potr orm ai divi
derm i dal Cristo ? Non la persecuzione, non la m orte, anzi neppure
l etern it v arr m ai a disgiungerm i da Dio, il cui suggello d ineffa
bile am ore appunto il mio Signore Crocifisso.
Il responsorio come il 4 dicem bre, per la festa del Crisologo.
Il verso alleluiatico per la festa di questanim a innam orata della
Croce, derivato d a llEpistola ai G alati (li, 19-20) :
Io sono confitto in Croce insiem e col Cristo ; vivo dunque io,
m a non gi pi io ; sibbene il -Cristo che vive in m e .
Ecco dunque il secreto delle tante fatiche ed au sterit che si
sono imposti i S a n ti;n o n erano tanto essi che vivevano, m a Ges che
continuava in loro il m istero della sua croce per la redenzione del
mondo. Ecco u n bel pensiero che, ben m editato, ci dovrebbe ispirare
u n profondo rispetto p er questa vita m istica che il Salvatore vuol

201
condurr in ciascun'anim a cristiana, m a particolarm ente in quelle che
gli sono in special modo dedicato, come i sacerdoti ed i religiosi.
Dopo la settuagesim a, inveee del verso alleluiatico, si dice il
tratto, come il giorno di san Tim oteo, 24 gennaio.
L a lezione evangelica (Giov. x i i , 24-26) comune, in parte, a l
sabato avanti la dom enica delle Palm e, Ivi G es parag o n a la vita
cristian a ad u n chicco di grano, che per germ ogliare, dove prim a
m arcire in terra. T ale esempio si ad a tta molto bene alla festa di
Ignazio che, ispirandosi appunto a questim agine evangelica, e forse
anche a un passaggio della Didach, scriveva : Io sono il frum ento
di Cristo. Deh! possa io esser m aciullato sotto le zanne dei leoni,
p er divenire u n candido pane *,
L antifona per lofferta delle oblate da parte del popolo, come
per la v igilia di sa n tA ndrea, il 29 novem bre.
La preghiera prim a dellanafora consaeratoria, come per san
Felice in Pines, il 15 gennaio.
L 'an tifo n a pel salmo che si cantava durante la distribuzione della
Comunione, ricorda l estremo grido del M artire, quando nel circo
g i udiva i ru g g iti dei leoti frem enti: Io sono come il frum ento
di Cristo. Possa io esser m acinato sotto i denti delle belve, per divenire un candido pane .
Questo supremo grido d Ignazio trov la rg a eco nelle Chiese, e
lo ricorda anche Ireneo di Lione : Quemadmodum quidam de nostris

d ix t, propter m artyrium in Deurn adiudicatus ad bestia# : Quoniam


frum entum sum Chrat et per dentes bestiarum molar ut mundus
pans Deo invernar

L a colletta di ringraziam ento dopo la Comunione, identica a


quella assegnata per la festa di san Melchiade, il 10 dicembre.
La virt pi in relazione colla festa d'Ignazio, e che in questo
giorno dobbiamo im plorare per sua intercessione, si u n fedele a t
taccam ento alla Chiesa ed alla sua gerarchia. questo l'argom ento
eul quale ritorna con m aggior insistenza il g ran M artire in tu tte le
sue epistole: Non vi pu esser Chiesa, l dove non accolta la le
gittim a au to rit del vescovo, del suo presbiterio e dei diaconi. Ora,
siccome leresia, per occulta che ella sia, im plica sem pre l insubor* Adv. Saere3-, v , 28, 4, P. G., V II, col, 1200-01.

205
donazione contro i propri m aestri e pastori, perci i fedeli, n ellintim a
com unione con la g erarch ia stabilita da Ges Cristo, hanno u n mezzo
altretta n to facile che aicaro per sfuggire a tu tte le m ene subdole
dei novatori.

2 Febbraio
PURIFICAZIONE DELLA BEATA VERGINE MAEIA
Le prim e origini di questa festa vanno ricercate a G erusalem m e,
dove n ella Peregrinano Etheriae sin dagli ultim i decenni del se
colo iv la troviam o celebrata sotto il nome di Quadragesima de Epiphania. Gli O rientali il di dellE pifania celebrano altres la prim a
apparizione del Verbo di Dio nellum ana carne.
Un editto di G iustiniano nel 542 la introdusse a Cosfantinopoli,
donde poi si diffuse in tu tto l O riente e g iunse a Roma. N ella lista
E v an g eliare del codice di W iirtzburg, la festa die II mensis ftbruar * non ha alcun titolo, ed fuori d ord in e; indizio questo che solo
di recen te era sta ta introdotta a Som a. Ma sul finire del secolo vii,
Sergio I, greco di origine, ne accrebbe di molto lo splendore, o rdi
nando che fosse preceduta da u n a processione penitenziale alla b a
silica liberiana, al pari delle altre tre g randi feste della san ta Ver
gine. Con ci venne fissato meglio il ca ratte re prevalentem ente
M ariano della solennit, che dapprim a presso gli O rientali era p iu t
tosto considerata siccome una festa del Signore.
L an tica denom inazione 'Ytotitomtt] , o oecursus Domini , ha
lasciato tu ttav ia n e llodierna officiatura delle larghe trac ce ; cosi
che l'in v ita to rio delle vigilie n o ttu rn e, le lezioni, la colletta, le an
tifone ed il prefazio di N atale, ancora celebrano l incontro del Bam
bino Ges con Simeone nel tempio, lasciando piuttosto n e llombra
la, purificano della sua V ergine Madre. Anzi, questo stesso nome
non ricorre neppure nel Lber Pontificalis l dove si parla dello sta
tuto di papa Sergio relativam ente al dies sancti Simeonis; per trovarlo
la prim a volta nei docum enti litu rg ici rom ani, bisogna ricercare nel
S acram entario G elasiano, dove per la denom inazione Ai purificano
trad isce u n origine gallicana.
L a processione stazionale era troppo penetrata negli usi litu rg ici
di Roma, perch il silenzio d.el G elasiano su tale particolre ci a u
torizzi a riten ere che essa allora non fosse sta ta peranco istitu ita.

206

P ap a Sergio dov certam ente appoggiarsi a dei precedenti. Il Sa


cram entario Gregoriano del tempo, d A driano I la ricord a indubbia
m e n te; anzi, in un Orda Romanus dei Codice di sa n tAmando edito
d al D uchesne, abbiam o ancora u n a preziosa descrizione del rito
g iu sta il quale si svolgeva circa l anno 800.
A llaurora del 9 febbraio, dai vari titoli e diaconie della citt
partivano altretta n te processioni parrocchiali, che si dirigevano verso
il foro rom ano, a lla chiesa di s a n tA driano. A dirad are le tenebre
della n otte per quelle vie ingom bre delie rovine degli antichi edi
fici della Boma im periale, i fedeli sostenevano delle candele accese,
m entre il clero salm odiava e cantava antifone, cui il popolo rispon
deva col solito grido : K yrie eleison. A ppena il P apa giungeva coi suoi
diaconi alla basilica del m artire A driano, en tra v a nel seeretarium, e
in segno di penitenza assum eva la penula n e ra ; lo stesso facevano i
suoi assistenti. In d i il clero e le varie scholae dei cantori erano am
messi a lla presenza del Pontefice, per ricevere di sua mano la can
dela. T erm inata questa distribuzione, i cantori intonavano l'an tifo n a
d in tro ito : Exsurge, Domine, conservata tu ttav ia n e llodierno Mes
sale, ed il P ap a faceva il suo ingresso solenne nel tempio di san tA
driano. Dopo l'in tro ito seguiva il canto del K y rie, come in tu tte le
altre m esse; appresso veniva la colletta, oggi conservata solo nel
Sacram entario G regoriano e com inciava lo sfilare della proces
sione. Il ricordo della antica litania septiformis sopravviveva ancor
tan to nell'uso liturgico di Roma, che il popolo anche n el ix secolo
si divideva in sette turm e, e ciascuna era preceduta dalla propria
croce. Ili seguito, nel tardo medio evo, troviam o che alle croci si
erano sostituite dieiotto im m agini det S alvatore e della V ergine, tra
le p i ven erate della C itt. Il P ap a andava a piedi scalzi, ed era
preceduto da due accoliti con candele accese in m ano, m entre aveva
ai la ti il suddiacono che ag itav a il turibolo fum igante d incenso.
D ue staurofori recavano ciascuno u n a croce innanzi al Pontefice, cui
seguivano ordinatam ente le scholae dei cantori salm odianti. L a pro
cessione, attraverso i Fori di N erva e di T raiano, si dirigeva verso
l E squilino, lasciando a destra il titolo di E udossia; indi scendeva il
clivo presso santa L ucia in Silice; dietro l abside del titolo d Equizio
risaliv a di bel nuovo la lieve sopraelevazione del colle ove sorge il
titolo di Prassede, e di l m uoveva d ritta alla volta della basilica
lib erian a. Le <t scholae eseguivano delle antifone e dei responsori
g rec i trad o tti in latin o , conservati tu ttav ia nel M essale; il clero
can tav a salm i o rispondeva collacrostico responsoriale, sinch all avvicinarsi a san ta M aria M aggiore s intonava la litan ia te r

207

n aria, cosi detta, perch in essa ciascuna invocazione si ripeteva


tre volte.
Dopo la processione seguiva la messa, in cui per, g iu sta l an
tico rito stazionale, non si recitav a n il K yrie, n il Gloria.
G li antichi docum enti litu rg ici rom ani punto non ricordano una
benedizione speciale delle candele. Queste, da ltra p arte, erano
d istrib u ite a Roma in tu tte le a ltre processioni notturn e, senza co
stitu ire u n a ca ratteristica partico lare della festa dell'Ipapanf e. Bi
sogna discendere sino al secolo x, per tro v are descritto il rito di
qu esta benedizione dei cerei in u n Sacram entario di Gorbia dedicato
a llab b ate Ratoldo (f 986).
A Roma, la prim a m enzione della benedizione delle candele ri
corre n ell Ordo di B enedetto canonico, della prim a m et del sec. x i i .
Ma n eppure allora questa benedizione era esclusivam ente p ropria
alla festa della C andelora j ; giacch anche nelle altre tre solenni
processioni m ariane si p arla egualm ente di cerei benedetti.
Cencio Cam erario n a rra che al tempo suo, il P ap a la m attin a di
questo giorno si recava coi cardinali a santa M artina, e quivi, can
tato l ufficio di T erza, d a llalto d u n trono eretto a llaperto, sulla
Via S acra, innanzi alla porta della basilica, distribuiva i cerei, b e
ned etti precedentem ente dal pi giovane dei p reti cardinali, Si
cantava Sesta nella vicina basilica di sa n tA driano, ove dai vari
titoli di Roma conveniva colle im m agini e le croci il clero p ar
rocchiale col popolo. Quando tu tti erano raccolti, sfilava la proces
sione. Invece dei consueti calzari, il P a p a u sava per via n n paio di
sandali, che per si toglieva alla p o rta di sa n ta M aria M aggiore,
dove faceva il suo ingresso a piedi scalzi; motivo per cui prim a di
celebrare la messa stazionale, egli si ritirav a nel sacrario, dove i
suoi cubicolari tenevano gi p ronta l acqua calda per lav arg li i piedi.

BENEDIZIONE

DEI

CEREI

Sinassi a santa Martina.


L a basilica di san ta M artina sul Foro, non altro che l antico
secretariuwL Senatus. Le orazioni e tutto il rito della benedizione
dei cerei che negli Ordines pi recenti precedono l antico introito
E xsurge, per la circostanza stessa del diverso posto ehe occupano,

208

tradiscono la loro ta rd a introduzione nel rito rom ano. N ellultim o


medio evo, anche la benedizione delle candele si compiva in Koma
nella basilica di san ta M artina.
f. Il Signore eia con voi .
l}. E col tuo spirito .
Preghiera, Signore Santo, P ad re O nnipotente, eterno Dio, i\\
che tu tto tra e sti dal nulla, e col tuo com ando, per opera delle api,
questo liquore riducesti alla perfezione della ce ra; tu ehe in questo
giorno com pisti i voti del giusto Sim eone; noi ti supplichiam o c h e ti
degni di benedire 0 e consacrare
per l invocazione del Nome tuo
santissim o, e p er intercessione della beata e sem pre V ergine M aria,
di cui oggi devotam ente si celebra la festa, e per le preghiere di
tu tti i S anti, queste candele ad uso degli uom ini e a salvezza dei
corpi e delle anim e, cos in te rra , ehe nelle acque. Dal cielo santo
tuo e dalla sede della tu a maest., aceogli la voce di questo tuo po
polo, che bram a di tenerle in mano e di lodarti coi suoi c a n ti: e sii
propizio a chiunque t'invoca, avendoci tu riscattato col Sangue pre
zioso del F iglio tuo, il quale teco, n e ll'u n it dello Spirito Santo, vive
e reg n a Dio p er tu tti i secoli. A m en .
In origine, queste e sim iglianti forinole per la benedizione dei
ceri, delle palm e, deHincenso, ecc., servivano probabilm ente per r i
cambio ; ora invece si recitano tu tte, cosi come sono descritte n el
Messale,
Preghiera. * Dio onnipotente ed eterno, che in questo giorno
nel tuo santo tempio p resentasti il tuo U nigenito Figlio al santo Si
m eone, perch lo prendesse in braccio ; supplichevoli scongiuriam o la
tu a clem enza, perch ti degni di benedire
santificare
ed illu
m in are col raggio d una superna benedizione queste candele che noi
tuoi servi riceviam o a m agnificare il tuo nome, e che vogliamo por
ta re accese; affinch offrendole a te, Signore e Dio noatro, infiam
m ati d al santo fuoco della tua dolcissim a carit, siamo degni e m e
ritiam o d essere presentati u n di nel tempio santo della tu a gloria.
P e r il medesimo Signor nostro .
Preghiera. Cristo G es, S ignore nostro, luce vera che illu
m ini tu tti gli uom ini che vengono al mondo, spargi la tu a benedi
zione su questi cerei, coi rag g i della tu a g razia li santifica, e ci
concedi che, come queste faci accese da fiamma m ateriale diradano
le tenebre della notte, cos anche i nostri cuori, irra d ia ti da fuoco
invisibile, dai fulgori cio dello Spirito Santo, non siano ag g rav ati
d alle ten eb re dei vizi : affinch, purificato l occhio della m ente, noi

209

possiam o in tu ire quanto a te piace ed u tile alla nostra salv ezza;


onde, dopo le oscure vicende di questo secolo, m eritiam o <Ji g iu n
g ere a q u ella luce che non v err m ai meno, per tua grazia, o Cristo
G es, Salvatore del m ondo, che n ella perfetta T riade vivi e reg n i
Dio p e r tu tti secoli. Amen .
Preghiera. Dio eterno ed onnipotente, che per mezzo del tuo
servo Mos com andasti che si preparasse dellolio purissim o a rifo r
nire le lucerne che ardevano al tuo cospetto ; infondi la g razia della
tu a benedizione su questi cerei perch, m entre fanno lum e di fuori,
d entro le nostre m enti non venga m ai meno la luce del tuo Spirito.
P e r il Signore .
Preghiera, * Cristo G es, S ignore nostro, che apparso fra g li
uom ini n ella so stanza della n o stra carne, oggi dai G enitori fosti
presen tato nel tem pio; cui, irrad iato d alla luce del tuo Spirito, il
venerando vegliardo Simeone riconobbe tosto, tose in braccio e b e
n ed isse; nella tu a clem enza fa s che anche noi, illum inati ed am
m aestrati parim enti dalla g raz ia dello Spirito Santo, veracem ente
ti conosciamo e fedelm ente ti am iam o. T u che insiem e col Dio
P ad re, ecc. Amen .
R ecitate le collette, i cerei vengono aspersi collacqua lu strale
e tu rificati; indi si distribuiscono al clero e al popolo. F ra tta n to si
canta, g iu sta l'an tico modo antifonico, il Cantico di Simeone, in te r
calando cio l antifona a ciascun versetto.
Ani. (Lue. il, 32): Lum e ad illu m in are le genti, e g lo ria del
tuo popolo d 'Israe le .
L a m issione del Messia qui p rean n u n ciata d al vecchio P rofeta,
duplice, giacch rig u a rd a cosi i G entili, che il popolo d bram o.
L a prim a va com piendosi gi da venti secoli, m erc la conversione
del mondo id o la tra alla fede; la seconda invece ricever ils u o intero
com pim ento alla fine del mondo, quando, en tra ta g i nella Chiesa la
g ran folla dei G entili, anche Israele per esser salvo ben ed ir Colui
che viene nel nom e del Signore.
Cantico di Simeone (Lue. n , 29-32) : <t Ora, o Signore, lascia che
il tuo servo, g iu sta la tu a parola, se ne vada in pace .
Si rip ete l'a n tifo n a : Lume, ecc. .
Giacch i miei occhi hanno contem plato il tuo Salvatore,
Q uegli che tu c inviasti al cospetto di tu tti i popoli,
Lum e ad illum inare le g en ti e gloria del tuo popolo d Israele.
Sia gloria al P adre, eco.
Come era, ecc. ,
14 SoHtrsTEB, Liber Sacram entorum . - VI,

210
Colletta a santAdriano.
L a basilica di sa n tA driano non altro che l an tica aula del
Senato Rom ano, convertita al culto cristiano sotto Onorio I. Essa
fu dedicata al celebre m artire di Nicom edia A driano, alcune re
liquie del quale vennero da Bisanzio a Roma, e furono deposte in
q u ellaula. S ant'A driano insiem e colla sua consorte san ta N atalia
furono in grande venerazione nel medio evo, non solo tra gli O rien
tali, m a anche tra i L atini. Il Regesto di P arfa conserva menzione
d u n m onastero loro dedicato nel territorio di Tivoli. Ma anche
senza uscire d a llU rbe, in Roma stessa ritroviam o su llE squilino un
cenobio dedicato ai m artiri A driano e L orenzo, e che perci A driano I
fece resta u rare in onore del suo omonimo protettore.
T erm in ata la benedizione dei cerei, d origine straniera, segue
adesso la p arte veram ente rom ana della funzione. T utto oram ai
p ro n to p er la processione; le candele sono distribuite, le croci sta
zionali sono tu tte g iunte a sant'A driano al Foro, dove insiem e col
clero in lu g u b ri penule di penitenza, trovasi accalcata un a m oltitu
dine di popolo. F rattan to che il P ap a a piedi scalzi esce dal S'ecretarium , cio da santa M artina, e attraverso il portichetto che la separava
da s a n tA driano fa il suo ingresso nel tem pio, la schola canta l introito
derivato dal salmo 43: Sorgi, o Signore, e ci aiu ta ; ci libera per il
nom e tuo. f . 0 Dio, abbiam o udito coi nostri orecchi ; i padri nostri
ci hanno raccontato (i tuoi an tich i prodigi), -f. G loria. Sorgi, ecc. .
Se, a cagione della settuagesim a, g i spirato il tempo dei santi
gau d i n atalizi e non giorno di dom enica, il sacerdote o il diacono
invitano l'assem blea a prostrarsi a terra,- per pregare in silenzio.
f . Pieghiam o le ginocchia a te rra ,
L assem blea si prostrava, e ciascuno pregava per suo conto.
Dopo qualche istante, il diacono ora il suddiacono dava
il cenno di levarsi.
* Sorgete s.
I l Pontefice riassum eva in u n a brev* form ola liturg ica i voti di
tu tti, e cosi u n iti donde appunto il nom e di Colleeta li pre
sentava a Dio :
Preghiera. A m m aestra, o Signore, il tuo popolo, e fa che, in
g razia della tu a luce, possa conseguire interiorm ente quello che tu
g li concedi ogni anno d celebrare con rito esteriore. P e r Cristo .

211
Il celebrante pone nel turibolo l'incenso benedetto ; il diacono
in tim a l'o rd in e che com inci la processione stazionale.
y. Incam m iniam oci in pace .
b). * Nel nom e di Cristo. A m en .
L ungo la via, la schola eseguisce vari canti, d erivati sotto Sergio I
d alla litu rg ia bizantina.
Ani. : * A dorna, o Sion, il tuo talam o ad accogliere Cristo Re ;
abbraccia M aria, che la porta del cielo. E lla infatti p o rta il He
della gloria, della nuova luce. Si avanza la V ergine e sostiene in
braccio il Figlio generato g i prim a di Lucifero. Simeone accoglien
dolo in braccio, annunci ai popoli che egli era il Signore della vita
e della m orte, il Salvatore del mondo .
A ntif. (Lue, ri, 26-29): Simeone aveva avuto risposta dallo Spirito
Santo, che non avrebbe veduto la m orte sinch non avesse contem
plato l U nto del Signore. M entre adunque introducevano lIn fan te
nel tem pio, lo prese in braccio e benedisse Dio dicend o : Ora, o S i
gnore, lascia andare in pace il tuo servo .
Il responsorio seguente ora si canta al rie n tra re della proces
siona in chiesa. Invece, in origine, a llavvicinarsi a san ta M aria
M aggiore s intonava la tradizionale litan ia ternaria.
Rj. Offrirono in sua vece al Signore il paio di torto re o le due
colom bine, come prescrivesi nella legge del Signore, f. A ppena si
comp il tempo della purificazione di M aria, g iu sta la legge di Mos,
recarono Ges a G erusalem m e per presentarlo al Signore, f . Come
prescrivesi, ecc.. jr. Gtoria. Come prescrivesi, ecc. .

A L L A M ESSA

Stazione a santa Maria Maggiore.


L a m isericordia conseguita dallum anit in mezzo al tem pio, e
di cui si can ta oggi n e ll introito, appunto Ges, incontrato nel
tem pio da Simeone, in figura d Israele e di tu tti i credenti.
L 'in troito deriva dal salmo 47 : * Ottenemmo, Signore, la tu a m i
sericordia in mezzo al tuo tem pio. Secondo il tuo nome, o Iah v ,
cos anche la tua lode fino ai confini della te rra ; la tu a destra ri
colma di giustizia s , Salta.. Iah v g ran d e e degno di m olta lode
n ella citt del nostro Dio e sul suo santo monte, j . G loria,

La p reg h iera la seguente : 0 Dio eterno ed onnipotente, noi


supplichevoli scongiuriam o la tu a m aest ; perch, come oggi l'u n i
genito tuo Figliolo, rivestito della nostra stessa iim anit, venne pre
sentato al tempio, cosi ci concedi di presentarci a te coli anim a
m onda .
L a profezia di M alachia (ili, 1-4} che si legge alla messa, oggi
finalm ente ritro v a il suo intero com pimento. Israele da ta n ti secoli
diee di attendere il Messia ; eppure, quando l A ngelo del Nuovo T e
stam ento viene per la prim a volta nel suo tempio, vi en tra affatto
inosservato, cos che solo il vegliardo Simeone lo saluta per suo S al
vatore. Ma da quel giorno, il tempio ed il sacerdozio vengono p u ri
ficati ; Ges stesso risiede nel santuario siccome purificatore della
nuova g erarchia, la quale, in cambio del sangue dei giovenchi, offre
a Dio delle ostie g rate ed accette, sim boleggiate gi negli anni an
tichi, per dirla con u n a frase di M alachia, dalle offerte di Abele, d
Abramo e di M elchisedech.
Il concetto dell Ipapante greco dom ina oggi, tu tta la messa.
P erci, anche il responsorio grad u ale deriva dal medesimo salmo da
cui sta ta tolta l antifona d introito. Iahv stato fedele alle sue
prom esse, e noi, abbiam o ritrovato n el tempio santo di Gerusalem m e
quanto appunto i Profeti a nome del Signore ci avevano fatto sperare.
Abbiamo im petrato, o Dio, la tua m isericordia n el tuo tem pio;
secondo il tuo nome, cosi la tua lode fino ai confini della terra.
y. Come avevamo udito, cos p u r vedemmo nella citt del nostro Dio,
sul suo santo m onte
Allei, Allei. Il vegliardo portava il Bambino, m a il Bambino
reggeva il vegliardo. Allei. .
Il verso alleluiatico scherza graziosam ente sul significato che
nel latino della decadenza assum evano i due verbi portabat e regebat.
E ' probabile che questo versetto si ispiri ad u n serm one g i a ttri
buito a s a n tA gostino, m a che nella sua forma attu ale non altro
che u n centone, m anipolato probabilm ente da sa n t1Ambrogio Autperto, abbate di san Vincenzo al V olturno (f 19 luglio 778).
Dopo la settuagesim a, invece del verso alleluiatico, si recita il
Cantico di Simeone come sopra, m a senza intercalare ad ogni verso
l antifona. L a caratteristica del salmo direttaneo o tratto ap
punto questa, che si eseguisce cio di seguito, senza intercalare al
cun acrostico, o ritornello antifonico.
L a pericope evangelica della presentazione di Ges al tempio,
(Lue. u , 22-32) nelle liste evangeliari del codice p i volte citato di

213

W u rtzb u rg assegnata a llO ttava di N atale; questo u n indizio che


quando fu re d a tta quella lista, la festa del 2 febbraio an co ra non
era sta ta introdotta a Roma. Ne abbiam o la conferm a nella circo
stanza, che il seguito dell odierna n arrazione di san L uca viene
tu tto ra anticipato sin dalla dom enica che segue im m ediatam ente il
N atale.
Oggi Ges per le m ani di M aria e d G iuseppe si offre solenne
m ente al D ivin P adre, per essere n el senso pi assoluto e com pleto
il Cristo di Dio : Christus autern Dei. E gli perci non a v r che un a
m issione a com piere in questo mondo, quella di rendere a Dio l o
m aggio della sua perfetta adorazione in Spirito e V erit, facendo
suo cibo il compimento della volont del P ad re suo.
T u tti i P atria rc h i e i g iu sti d ellAntico T estam ento avevano b ra
m ato di vedere l alba di questo g ran giorno. Sim eone oggi li rap p re
sen ta tu tti. B eata pertanto quell'anim a che si affida al Signore, e che
atten d e con gran fede e pazienza il suo soccorso. Simeone attese
p er tu tta la sua vita, m a non fu defraudato nelle sue speranze, perch
alla fine il Signore gli diede p i ancora di quello che g li aveva pro
messo. Gli aveva infatti assicurato che gli avrebbe fatto vedere il
Messia prim a di m orire, ed oggi, non solo glielo fa vedere, ma
glielo d pu re in braccio, perch se lo strin g a al seno,
Il Salm ista n e ll offertorio celebra la b elt del Messia e la p ie
nezza della grazia, che risiede in lui. L antifona deriva dal salm o 44,
che em inentem ente m essianico : L a grazia cosparsa sul tuo
labbro, perch Dio t ha benedetto in eterno e per tu tti i secoli .
L a p reghiera su lloblazione ha un c a ra tte re generale. L odierna
oblazione eucarstica contnua attraverso i secoli quella irrevocabile
e definitiva che Ges fece di s nel tem pio, quando tra le b raccia
di M aria e di G iuseppe vi entr la prim a volta, per iniziare la li
tu rg ia delia nostra redenzione : Accogli, o Signore, le nostre preci,
e ci accorda laiuto della tu a clem enza, perch i doni che offriamo
a l cospetto della tu a m aest, siano degni di te. P er il Signore ,
Il Prefazio quello del giorno di N atale, il che rivela nuova
m ente il carattere prim itivo di questa festa, che ora viene com une
m ente an noverata tra le solennit M ariane.
Il verso p er la Comunione tratto d a ll odierna lezione evan
gelica (Lue. i i , 26): Simeone aveva avuto u n responso dallo Spirito
Santo, che non vedrebbe la m orte, se prim a non avesse veduto lunto
del S ignore .

214

T u tta la m essa, come abbiam o osservato fin qui, h a u n deciso


ca ratte re cristologico; solo la colletta dopo la Comunione accenna
a llo rientam ento M ariano, che in seguito poi prevalse per opera so
p rattu tto di papa Sergio I : T i preghiam o, o Signore Dio nostro,
che p er intercessione delia b ea ta e sem pre vergine M aria, i sacro
sa n ti M isteri che ora ci h ai elarg iti a conforto di nostra redenzione,
siano farm aco della vita presente e pegno della futu ra. P er il Si
g n o re .
G li antichi Sacram entari Rom ani, dopo la colletta della Comu
nione, ne assegnano ordinariam ente u n a ltra super populum , che
nel M essale odierno non rim a sta che per le ferie quaresim ali. E ra
questa come u n a benedizione solenne che dava il celebrante prim a
di licenziare il popolo. Essa sostituiva l attu ale Benedicat vos
omnipotens Deus, etc. , riserv ata in origine al P ap a che pasaava
tra due fitte ali di fedeli, quando usciva di chiesa. L a benedizione
p resc ritta questoggi nel G regoriano, la seguente:
Diae. Y-

S u m ilia te

c a p ita

v e s tr a

D eo.

D i a c o n o . X* Um iliate innanzi a Dio il


vostro cap o ,

E il sacerdote a braccia aperte, sorrette in alcuni luoghi da due


diaconi, volto al popolo recitava ;
S u p e r p o p u lw n .
P&rfice i h n o b i s t q u aesum ns, D om ine; g ra tia m tu a m } q u i n is ti Sim eons
escpectationem im p le s ti; u t $icut ille
m ortem n 0 7 ivid itp ritisq u a m C h r9 tu m
Dominu?ii videre m ereretur, ita et nos
vita m otineam us aetewam*

T i supplichiam o, o S ignore, che dii coni


p im en to a llu p e r della t u a g razia, tu cha
n o n ren d esti v a n a l a tte s a del giusto Simeone* E Mime quegli non vide la m orte,
p rim a d aver m erita to di contem plare
Cristo S ignore, cosi an co r n oi possiam o
conseguire l ete rn a v ita.

Ci piace di riferire qui la graziosa epigrafe, eolia quale Sisto III


dedic i suoi mosaici nella basilica esqnilina, dove oggi appunto si
celebra la stazione :
V IR G O M ABIA T IB I . XYSTVS NOVA TECTA DICA V I
D IG N A SA LV TIFEE O H V N E B A V E N T B E . TVO
T E . G E N IT R IX IO X AB A . V 1B I T E B E N IQ T E . FO ETA
V IS C E B IB Y S SAJA'TS . E D IT A NOSTRA . SALVS
ECOE . T V I T ESTE S Y T E R I . S IB I - PR A E M IA . POB.TANT
SVB . P E D IB V S IA CET PA SSIO CVIQVE . SVA
FEB B Y M ELAMMA F E B A E FLV V IV S SAEVVMQVE . VENENYM
TOT TAMEN H A S MOKTES V NA COBONA MANET

215

3 Febbraio.
SAN BIAGIO VESCOVO E MARTIRE
Questo santo Vescovo m artirizzato a Sebaste di Cappadoeia sotto
Licinio, verso il secolo s i entrato nel Calendario rom ano in grafia,
del g rande sviluppo ehe prese allora la sua devozione n e llE tern a
C itt, dove sorsero in suo onore almeno trentacinque chiese. La
pi celebre era quella * ad caput seccutae , presso l odierna via
G iulia e che, rin n o v ata nel 1072 dallabbate Domenico, sali a tanta
fam a, d a venir annoverata fra le ventiquattro badie privilegiate
di Eoma,
Ecco
vori :

la

curiosa

epigrafe

leonina

che

ricorda

questi

la

H O C F V IT - IN C O EPT Y M : . R E N O Y A B I . T E M P O R E T E M iL Y M
V R B IS A L E X A N D R I . R O M A N I . P R A E S V L IS A N N IS
A N N V S E E A T - L V O D E N Y S - E T I P S E - SE C V N D V S
A N N V S M 1 L L E N V S . G E M IN V S TY N O S E P T V A G E N Y S
T E M P O R E QYO V E R B Y M . C O N C E P IT - V IR G O - S V P E R N Y M
A N N Y S IN A V G V S T O - C V R R E B A T - M E N S E P E R V S T O
S E X T A D IA D E N A E T . 3TVERAT IN D IC T IO D E N A
A B B A S D O M IN IC Y S M E H IT IS E T N O M IN E . D IG N V S
H A N C A E D E M . C O E P IT - P L E B E C O M P L E V IT E T - ID E M
H IC Q Y E C R V C IS L IG N V M P O S Y IT . Y E N E E A B IL E D IG N V M
E T - V E S T E M . D IV A E G E N 1 T R IC IS Q Y IP P E M A ItlA B
A N D H E A E S C I B L A S I I D A R IA E Q V E C R IS A N T H I
P A P A E S Y L V E S T R I D IO N Y S II N E C N O N S E V E R I
H O N O R I S T E P H A N I M A R C I . M A R C ELL1Q V E
T R A N Q V IL L IN I N IC O S T R A T I . C A E S A E IS Q V E
AC . A Q V IL A E N E R E I Y E L A C H I L L E I

[ C A B C IL IA E

Y E L . E B A S M I . A T Q Y E C A T H A B IN A E S E Y SA N C TO R Y M . X L . SC E
P R IS C A E Z O E S Q V E . S O P H IA E
: H A E S V N T R E L IQ Y 1 A E - Q Y IB Y S . A L M Y S F1T . LO CVS IS T E

l N E C N O N M Y L T O B Y M N E S O IM Y S . N O M IN A Q YORVM

Gli O rientali celebrano la festa di questo celebre vescovo di Se


b aste il di 11 febbraio.

216

N ella basilica vaticana diceai si conservi tra le sacre Reliquie


la g o la del M artire, ivi trasferita sotto Eugenio IV d all'ab b azia ad
caput seccutae, ove prim a si custodiva.
N ell altra chiesa p u r dedicata a san Biagio nella regione
A reaula, S. Blasius arcariorum, nel medio evo eonservavasi, come
allo ra si credeva, l anello episcopale del Sauto, oggi custodito nella
chiesa di sau Carlo a C atm ari, che le succeduta quasi sullo
stesso luogo.
La messa interam ente del Com une dei M artiri Pontefici, come
il giorno di sa n tEusebio di Vercelli, il 16 di cembro,

4 Febbraio,
SANTANDRE A CORSINI VESCOVO
E CONFESSORE
L a festa di questo insigne vescovo di Fiesole, {f 1373) dapprim a
venne in tro d o tta nel Messale rom ano da A lessandro V II, ed aveva
allora il rito semi-doppio ; indi Clemente X II, che era della fam iglia
C orsini, la elev al rito doppio, ed eresse al suo antenato u n a splen
dida cappella nella basilica lateranense,

L a messa quella comune ai Confessori Pontefici.


L antifona d introito quella di san Nicola, il 6 dicembre.
L a prim a colletta la seguente; 0 Dio, che ognora susciti
nella tu a Chiesa esempi di virt, fa ehe il tuo popolo, calcando le
vcstgia del beato A ndrea Confessore e Pontefice tuo, n e possa al
tresi conseguire 11 premio. P er il S ignore ,
L a prim a legione presa qua e l dai cap x l iv e x l v d ellEeukssiantico, E ssa esalta l'ufficio episcopale, ehe essenzialmence mi
nistero di riconciliazione e di pace tra Dio e gii uom ini, tra l uomo
ed il suo sim ile. L a grazia del Signore prepara il sacerdote a questa
duplice missione, giacch pur vero quanto scrive sau B ernardo,
che il m inistro di Dio, si non placet, non placai. L'ufficio pastorale

217

esige quiudi, non u n a bont qualsiasi, m a u n em inente stato di


san tit e di dedizione in tera ed assoluta del sacerdote a D io, affinch
sia realm ente quello che la S an ta S crittu ra chiam a, Sacerdote,? Do
m in i... sancii Deo suo.
Il responsorio g rad u ale ed il verso alleluiatico b oiio com uni
alla festa del Crisologo il 4 dicem bre; dopo la settuagesim a, il salm o
tratto identico a quello descritto p er la m essa di san Pittro No
lasco il 31 gennaio.
L a lezione evangelica la stessa che per la festa di ean N i
cola, il 6 dicem bre; 1' antifona oflertoriae la m edesim a che per
san Damaso.
L a colletta sullo oblate ha carattere generico : * I tuoi eletti, o
Signore, ci siano di conforto in qualsiasi circostanza ; in modo che
quando noi ne veneriam o i m eriti, possiamo esperim entare l efficacia
del loro patrocinio s.
Come si vede, queste messe dei Comuni sono raffazzonam enti
posteriori, nei quali le regole classiche della litu rg ia vengono a l
quanto dim enticate ! N el presente caso, strano che la preghiera
sulle oblate neppure le. nom ini !
L 'a n tifo n a per la Com unione come il giorno di san Saba, 6 di
cem bre.
L a colletta di ringraziam ento esprim e il pensiero, ehe l in te r
cessione del Santo di cui si celebra il natale, insiem e coi sensi di
um ile g ratitu d in e che cinfonde in cuore la divina E u caristia, val
g ano a renderci sem pre pi degni della divina g ra fia .

Nello stesso giorno.


SANT EUTICHIO MARTIRE IN CATACITMBIS
I l M artirologio Rom ano ricorda oggi in Catucumbis, su llA ppia,
il m artire E utiehio, il cui nome, sehbeno sia omesso nel Qeroniminno,
per ricordato nella N otitia da olea sanata red a tta d a ll abbate
G iovanni por la regina T eodolinda di Monza. N ella basilica ad Ca*

218

tacumbas ancora, in tegralm ente superstite l epigrafe D am asiana ia


onore di questinsigne M a rtire :
EVTYCHIVS MABTYK CE VD E L IA . IV SSA - TYRAM NI
CABNIFICV M QYE Y IA S P A R IT E E . T V N C - M ILLE . NOCENUI
VIN CEEB QYOD POTV1T - TtfONSTBAVIT . GLO BIA CH K ISTI
CAH CEEIS - IN LY Y IEM - SEQ Y IT U B JOVA . POE STA . P E E AETVS
T ESTA EV M EBAGM ENTA - PA BA N T NE SOM.NYS A D IB E T
B IS S E N I T R A X SIE K E . D IE S A LIM ENTA HEG A H TV E
M 1TTITUR IN - BA EATHBVM SANCTVS LAYAT . OMNIA SAN&Y1S
VV LNEBA . QVAE . IN TV L ER A T MORTIS METUENDA POTESTAS
N OCTE SO PO B IEE B A TYBBAN T . INSOM NIA . MSHTEM
O STE N D IT . LATEBRA . INSONT1S QVAE . HEM BEA TEN35RET
Q V A E E IT V E IN V EN TV S C O L ITV E EOVET . OMNIA . PBA ESTA T
E X .PB ESSIT DAMASYS M EEITY M - V E N EB A B E SEPVLCHBVM

I l M artire Kiitichio, collo sprezzare gli em pi ordini del tiranno


E col superar le innum erevoli torture del carnefice,
Afferm la g lo ria di Cristo.
Allo squallore del carcere tien dietro un nuovo strazio p e r le membra ;
S i cospargono sul suolo dei fram m enti testacei per im pedire il sonno,
P e r dodici di gli si n eg a ogni cibo,
Si g e tta in un precipizio, dove il sangue lava
T u tte le ferite che gli aveva inflitto il persecutore.
N el silenzio della notte l insonnia tu rb a la m ente (di Damaso),
E d il nascondiglio rivela, dove le B eliquie d ellinnocente fossero celate.
V iene ricercato, ed alfin ritrovato, favorevole ed accorda tutto ai devoti.
P a p a D am aso ne h a descritti i m eriti. V enera il suo sepolcro.
D el m artire Eutichio n on sappiam o altro ; onde son tu tte con
g ettu re quelle ehe alcuni hanno ricam ato su i versi di Damaso, sup
ponendo che il Santo, prim a della sua ultim a confessione, sia stato uno
dei ta n ti lapsi il quale ahbia lavato poscia col sangue il suo delitto
d apostasia.

5 Febbraio.
SA N TAGATA VERGINE E MARTIRE
Il culto di questa M artire Sicula, ven erata perci anche in
O riente e nom inata n ei dittici del C anone rom ano, assai antico
n ella C itt E terna. P a p a Simmaco le eresse u n a basilica sulla via
A urelia. e G regorio Mag-no nel 593 le dedic nella S uburra u n an

219

tica basilica, resta u rata u n a prim a volta da Flavio Ricimero al tempo


dei Goti Ariani.
Abbiamo ancora nei D ialoghi d san G regorio la m em oria di
questa dedicazione 1 :
Arianorum ecclesia, in regione Urbis huius quae Subura dcitur,
cum clausa usqtic ante biennium remansisset, plavu it u t in fide ca
tto lica , introduca illic beati Sebastiani et sanctae Agathae M a rty
rum Meliquiis, dedicari debuisset ; quod factum est.
A nteriorm ente a questa dedicazione, la basilica era verisim ilm ente in tito la ta al Salvatore ed agli Apostoli i quali, in fatti, si ve
devano rappresentati a mosaico nel catino dellabsido. L iscrizione
di Recimero era la seguente :
F L A R IC IM E R V I MAG . VTRIV SQ . M IL IT IA E
BXCCmS O R E . PR O VOTO SVO . ADOKiSA V ir

L introduzione delle R eliquie della M artire Siciliana sa n tA gata


n e llantico santuario ariano dei Goti, fece si che la basilica venisse
ta lo ra considerata siccome sacra ad u n a M artire O rientale ; tanto
che al tempo delle g randi traslazioni dei corpi dei Santi dai cim iteri
su b u rbani, furono trasferite in questa chiesa anche le R eliquie
dei cosi detti M artiri G reci del cim itero di Callisto, le quali ancor
oggi si conservano sotto lalta re principale di questa diaconia.
L a festa di questuitim i Santi ricorre in vari gio rn i del mese di
o ttobre e di novem bre ; siccome tu ttav ia essi non sono pi com presi
nel C alendario Rom ano, oi piace di rip o rtare alm eno il testo delie
epigrafi attrib u ite a P a p a D am aso, e che i pellegrini trascrissero
sulle loro tombe.
Sul sepolcro dei fratelli M aria e Neon :
s v b . t> . v . 1 . NOV
KATA . M ARIA SIM VL CARO CVM tfRATRK N IO N E
G A V DEN TES SACRASI - P S O H E R V E R E FID EM
D IV IT IA S P R O P R IA S - C H R IS T I PR A E C E PTA SKUVTI
P A V P E R IB V S LA RG A - D IS T R IB V E R E MANV
QVORVM PR A E C L A R IS M O NITIS . MVLTOQVB - LABORE
A CC ESSIT - SVMMO SANCTA - CATERVA - DJ50
PO ST . ANIMAS CHRISTO - TR A D E N TE S SA N O T IN E T v SO
VT VITA.1I . O APEREN T NON T IM V EE E MORI
HORVM V IR T V TE S QVEM PA SSIO LECTA E O C E B IT
R IT E - S V ia - FA M VLIS D ISCET ADESSE DEVM

l Diulog. Kb. I l i , o.

P. L-, L X X V II, ool. 28S.

220
Sui sepolcri di P aolina, Eusebio, Marcello, Ippolito e A d ria:
OLIMI SACRILEGAM . QYAM M ISIT G RA ECIA TYRBAM!
MART1TRII M E R IT IS NVNC . DECORATA N IT E T
QVAE MEDIO PEL.AGI . VOTV5I . M ISER A B ILE E B C IT
R E D D E R E ETNER.EO DONA - N EFA N D A IO V I
H IP P O L Y T I SED PRI1IA F ID E S CA ELESTIBY S ARMIS
R E S P Y IT . INSANAM . PEST IFE R A M Q V E LVEM
QVEM . MONACHI R IT V . T E N V IT SPELYNCA LATENTEM
O H R IST IC O LI8 GREG-IBYS D V LCE C Y B IL E - PARAN'S
PO ST . HYNC . A D RIAS SACRO JHYNDATVR . IN . AMNE
E T PAYLINA. SVO CONSOCIATA Y IRO
X IH . K A L NO Y

Sono pagine splendide d ell'an tica storia della Chiesa Rom ana,
e che perci non vanno dim enticate mai.
A ltre chiese intito late a sa n t'A g a ta, circa u n a diecina, sorgevano
flu Celio, in T rastevere, in Borgo e sul Monte Mario, e tu tte v an
tano u n 'a n tic h it assai considerevole, essendo state per la m aggior
p arte ere tte dai P ap i dell'alto medio evo. Celebre fra le altre era
quella che sorge in T rastevere in n an zi alla basilica di san Crisogono,
e che G regorio I I dopo la m orte della m adre eresse entro la sua
stessa casa paterna.

L 'in tro ito della m essa, derivato dal greco, originario della
festa di s a n tA gata e si ritro v a con qualche piccola variante anche
n ella litu rg ia m ilanese. Quando perci nelle altre feste, l Assunzione,
T u tti i S anti, ecc., si recita la m edesim a an tifo n a intro itale, sem
plicem ente un adattam ento posteriore. Il Communio tolto dagli A tti
della M artire, assai antico, m a si discosta dal consueto tipo ro
m ano deile antifone scritturali, e tradisce una derivazione probabil
m ente sicula. E nota l'influenza dei siciliani nella litu rg ia an tica
di Roma.
Antifona per l'Introito : Rallegriam oci tu tti nel Signore, cele
brando la festa ad onore della m artire A gata, della cui passione si
ralleg ran o gli A ngeli e n e lodano in coro il Figlio di Dio . Sal
mo 44: E rom pa dal mio cuore u n a lieta p aro la ; io reciter al Re
il mio carm e .
E ' notevole che nel G elasiano, la colletta dopo la Comunione
sem bra quasi voler ripetere alla fine della messa il pensiero svilup
pato n ell'in tro ito : Exultam us pariter, et de percepto Pane iustitiae,
et de tuae, Domine, festvitate M artyrae Agathae etc.

221
L orazione del Comune delle V ergini, come il giorno di
Banta B arbara, il 4. d icem b re; d accordo in questo col Sacra
m entario G regoriano, il quale tu ttav ia ne assegna a ltre tre di
ricam bio.
Oggi, n e llepistola, san Paolo (I Cor. i, 26-31) fa rilevare il m istero
profondo della g raz ia, che eleva gli strum enti pi deboli e d isadatti
a com piere i prodigi pi m eravigliosi. Che cosa infatti vi pu essere
di p i debole du n a giovanetta ? E ppure, sotto lazione dello Spirito
Santo, A gata san ta affronta im pavida la crudelt e l oscena m a
lizia dei persecutori, e, cin ta dela duplice corona di v erg in it e di
m artirio, vola allo Sposo celeste, p er divenire la protettrice della su&
c itt n atale , anzi di tu tta la Chiesa! E ' noto infatti che sa n tA gata,
n o n solo viene invocata a C atania eontro le eruzioui d ellE tna, m a !
che l'a n tic h it C ristiana le ha attribuito u n a singolare efficacia d in
tercessione contro i terrem oti. P e r questo in tu tte le parti d 'Ita lia ,
n elle citt e nelle cam pagne, si vedono ancor oggi uum orose cap
pelle in tito la te a lla M artire Catanese.
Il responsorio g raduale come p e r la m essa di san ta Bio iana
il 2 dicem bre.
I l verso alleluiatico tratto dal salmo 118, sem bra essere in rela
zione collinterrogatorio subito dalla M artire nei tribu n ali ; p eraltro
i suoi A tti, cos come ci sono pervenuti, non sono esenti da in
esattezze.
Allei, i Salm. 118 : Io parlavo dei tuoi giudizi alla presenza
dei re , senza punto confonderm i *.
Dopo la settuagesim a, in luogo del verso alleluiatico, si recita
il salm o-tratto del Comune dei M artiri, come il 9 gennaio.
N ella lezione evangelica, (Matt. xix, 3-12) p er quanto o ra sem bri
che m ale si accordi colla riservatezza cristiana, Ges p arlav a a
dei g rossolani Sem iti si fanno gli elogi della verg in it. Questa
per non u n a legge universale, m a u n a vocazione speciale, a cui
Dio ch iam a solo alcune anim e prescelte. Come vi sono degli evirati
a motivo di m alattia o di m utilazione, cos vi sono delle anim e ge
nerose, che colla spada spirituale della m ortificazione s im pongono
v o lo n tariam ente la castit perfetta, onde esser sacre a Dio e col corpo
e col cuore.
E a notarsi, che l indice evangeliare di W iirtzburg assegna oggi
per lezione la parabola delle dieci V ergini, come il giorno di san
t A gnese.

222
Il verso offertoriale come quello di sa n tA gnese: Salm. 44: S a
ranno condotte al Ee le vergini sue com pagne, lo sue am iche ti sa
ran n o presentate .
La eolletta prim a dellanafora del Comune, come por la festa
di sa n ta B arbara il 4 dicembre.
Il G regoriano assegna alla festa di san t'A g ata uno dei suoi clas
sici prefazi : ...p e r Christum Dominum nostrum,. Pro cuus nomine
poenarum mortisque co-ntemptum in utroqite sexu fidelum cunctis aetatibus contulisti, u t inter felicium M artyru m palm as, Agathen quo
que beatisximam virginem victrici patientia coronares. Qua# nec minis
territa, nec suppliciis superata, de diaboli saevitia trium phavit, quia
in tuae D eitatis confessione perm ansa. E t ideo, etc.
Quando quest'antica ricchezza della litu rg ia rom ana riacquieter
il 8uo pregio e, dando m aggiore variet ai form ulari dell odierno
Messale, contribuir a rieccitare la devozione dei fedeli ai prim i
M artiri della Chiesa? E un voto questo che, um ili e sottomessi, de
poniamo ai piedi dell'A postolica Sede.
Il verso p er la Comunione tra tto dagli atti della M artire, che
per come dicemmo, sono m al sicuri : t Quegli che s deguato di
risan a rm i da tu tte le piaghe, e m h a restituito in petto la mammella,
quegli io invoco, il Dio mio .
L a colletta di ringraziam ento come per la messa di santa
B arbara.
S iferiam o il seguente antico inno in onore di sa n tA gata, falsa
m ente per ascritto a papa Damaso,
M a r ty r is ecce d ie s A g a th a e,
V irg in ia e m ic a t e sim in e ,

Ch/Hstu eam sibi ijwa sociat,


E t d ia d e m a d u p le x decorat.

S tirpe decens, elegans specie,


S ed mttiys ac tib u s atgue /ite,
T e rre a p r o s p e r a n il rep u ta n ti,
lu s s a S e i s ib i corde lffans.

F o rtio r haec tru cib u sq u e v ir is ,


E x io s n t s u a m em b ra flagrB ,
P ecto re q u a m f u i i ' i t v a lid o
T o rta in a m illa ducei p u tid o .

Ecco, rifu lg e il g iorno d 1A gata,


L 'illu s tre vergine ;
C risto a se la dispos,
E d o ra duplice diadem a l'incorona*
D illu stre pro sap ia, b ella d'aspetto,
Ma assai p i i illu stre p e r le operB e per
la fede,
B iconosce la v a n it delle p ro sp erit te r
rene,
E d avvince il suo cuore coi divini com an
dam enti.
A ssai p i forte dei suoi crudeli carnefici,
E ssa espose a i flagelli le sua m em bra ;
L a fo rtezza del suo p etto
L a d im o stra evidentem ente l a to r tu r a
d e lle m a m m e lle .

Deliciae Cui curcer erat,


Ffisior oveni P rtru s hanc recreati
In d e gavisa liaginque Jlagrans,
Cimata fla g ella cu cu rrit ovans.

223
M entre i l carcere le era di^eniito u n 80g~
giorno deliziose^
I l P a sto re P ie tro scende a co n fo rtare la
su a peco rella;
E ipreso cLuindi. anim o e vieppi accesa di
zelo,
L ie ta corre in co n tro a i flagelli.

l'thnica tu rba rogitm fugieiis,


Jhiius et ip$a m eretur ope/n;
Quos fid&i titu h v ? decorat
Hi$ Verter em m agis ip sa prem ai.

L a tu rb o dei p a g a n i chB fugge in n an zi al


pericolo del fuoco deirJStn&j
A ncli'essa viene a iu ta ta d a A gata.
Qna-nti si g lo rian o d el tto lo di fedeli,
Ad essi A g a ta estin g u a g li ard o ri della
libidine.

la m renitens quasi sponsa poloy


P ro m iseris aupplicet D om ino ;
Sic su a festa coli faciat ,
S celebrantibus u t faveat.

O ra che ella, a guisa di sponsrt, rieplende


in c ie lo ,
In te rc e d a pei m iseri presso il Signore,
E faccia s ohe, m en tre n oi n e celebriam o
la lesta,
E l la s ia p ro p iz ia ft olii

canto, le lo d i.

Non sono gi le forze del M artire, m a la grazia che lo rende


superiore ai torm enti ; onde g li A ngeli ne esultano, non g i p rec i
sam ente p er i soli patim enti, m a perch per mezzo di essi Dio viene
glorificato, e l innocente vittim a, posta al bando quaggi, acquista
diritto di cittadinanza n ella G erusalem m e superna.

6 Febbraio.
SA N T A D O R O T E A V E R G IN E E M A R T IR E
Q uesta S anta orientale recensita oggi nel G eronim iano : In
Cesarla Qappadoaie, passio sanate Dorothae. La sua leggenda, eoi fiori
del paradiso inviati dalla M artire all'avvocato Teofilo che n e l aveva
rich iesta al momento del m artirio, cosi graziosa e pia, che la M ar
tire e n tra ta nel Calendario Romano in pieno medio evo. Le sue Be
liquie diconsi conservate in T rastevere, nella chiesa a lei dedicata.
F u presso questo tempio, che nel secolo x v i san G aetano di T hiene e
san Giuseppe Calaaanzio iniziarono le loro rispettive congregazioni
religiose.
L a messa del Comune, delle V ergini M artiri, come il giorno
d s a n tE m erenziana ; per la festa della Santa, che sotto l influsso

224
dei B izantini in Rom a riscuoteva g i ta n ta venerazione, cos che sulla
p o rta del ano tem pio solevansi affiggere le tabelle coi nomi di co
loro che non avevano soddisfatto l annuo precetto della Comunione
pasquale, oggi passata in secondo luogo, dopo l istituzione di quella
di san T ito.

Lo stesso giorno.
SAN T IT O VESCOV O E CO N FESSO R E
Q uesta festa non d ata che dal 1854, e fu istitu ita da Pio IX ,
P eraltro , i santi P adri, specialm ente Greci, hanno m agnificata la
sa n tit e lo zelo di questo discepolo prediletto dellApostolo delle
G enti, e i B izantini ne celebrano la m em oria niente di meno col
titolo di apostolo il 25 agosto : Mvqun ro '(lrj') dturoaTXou T itou. La
sua basilica n e llisola di C reta risale alm eno al v i secolo.
L a m essa tu tta del com une dei Confessori Pontefici, come per
la festa di sa n tA ndrea Corsini il 4 del corrente, tran n e il Van
gelo e la prim a colletta, la quale s ispira a u n passo della lettera di
san Paolo al medesimo Tito. Forse per prim a lezione sarebbe stata
assai ap p ro p riata quella che si trova nel M essale il 18 ottobre, il di
di san Luea. In essa lApostolo tesse ai Corinti (II, v m , 16 seg.) dei
g ran d i elogi di T ito il quale, nella sua sollecitudine pastorale, sera
volontariam ente sobbarcato alla fatica d and are a ricom porre in pace
le cose di quella chiesa sem pre a g ita ta dai p artiti. Sem bra che il santo
Discepolo di Paolo abbia avuto u n dono p artico lare p er questa mis
sione di pace, perch gi precedentem ente egli s'e ra recato n ella
stessa citt ed aveva rim esso la calm a in quegli spiriti turbolenti.
San Paolo, che durante l'assenza di T ito era vivam ente preoccupato
d ella cattiv a piega ehe prendevano le cose a Corinto, quando il di
scepolo ritorn a lui eolia lieta novella che i secessionisti s'erano
p en titi e riconoscevano nuovam ente la sua au to rit d Apostolo, ebbe
a scrivere u n a frase ehe rivela tu tto l'affetto e la g ratitu d in e che
p er questa circostanza lo legava a T ito : sed qui consolatur kumiles,
consolatila est nos D eus in adven tu T iti (Il Cor, vii, 6).
Preghiera. O Dio, che ornasti di v irt apostoliche il beato
T ito, Confessore e Pontefice tuo, ci concedi pei suoi m eriti e in te r

225

cessione, che vivendo in questo secolo secondo .giustizia e piet,


m eritiam o poi di g iu n g ere alla p atria celeste. P er il S ig n o re ,
Si fa la com mem orazione di sa n ta D orotea, come nella messa
p recedente ; indi, duran te la quaresim a, anche quella della feria qua
resim ale.
Il V angelo quello dov n a rra ta la prim a m issione dei settantad u e discepoli e prim i uom ini apostolici (Lue x, 1-9). L ufficio della
predicazione evangelica c o b divino, che nessuno pu pretenderlo
d a s, m a fa duopo che vi sia eletto ed inviato da Dio stesso. L A
postolo, come non parla a nom e proprio, m a sostiene 1 am basceria
p er conto di Cristo, cos non deve cercare n il proprio interesse,
n la propria gloria, m a quella di Dio e la salvezza delle anim e.
E a rilevare u n a bella frase di san Paolo, l dove nella seconda
epistola ai Corinti p arla di Tito, di L uca e degli altri loro com pagni;
li chiam a ; Apostoli Ecclesiarum, gloria Chrsti. S veram ente, che
il R edentore di nulla pi si compiace, quanto dello sselo p er la sa
lute delle anim e; ta n to c h non v ha stato pi sublim e d ellaposto
lato, in cui cio si entra a parte della stessa m issione del Salvatore
nella redenzione del mondo. E ra appunto questa vocazione e questa
perfetta corrispondenza alla g razia da parte di Tito, quello che lo
rendeva cos caro al cuore infuocato e generoso dell'A postolo. Paolo
lo sospingeva bens ad operare, ma Tito era ancor pi sollcfior,
come appunto egli scrive ai Corinti ; cosi che quando il D ottor delle
Gem i and a Troade scrisse : ... propter Evangelum Christit et ostirnn
m i h i apertum esset in Domino, non habui requiem spiritu i meo, eo
quod non nvenerim Titum fralrem meum (II Cor. zi, 12-13.

7 Febbraio.
SAN RO M U A LDO A B B A T E
La. festa di questo celebre riform atore della v ita anacoretica n el
eccolo xi, (f 1027) il quale al tempo degli Ottoni ebbe ta n ta p arte nella
sto ria di Roma e del suprem o pontificato, fu istitu ita da Clemente V ili;
essa per non si celebra gi il 19 giugno, suo giorno em ortuale, in
cui ricorrono i m artiri G ervasio e P rotasio, m a oggi, che ricorda
l anniversario della traslazione del suo sacro corpo n el m onastero
di san Biagio di F abrian o dove ancora riposa.
15 S c s u s t e b , Liber Sacram entorum - T I .

226

La m essa quella com une agli abbati, come il giorno di san Saba
5 dicem bre; ed notevole che l austero G regorio XVI, che p ure da
monac aveva appartenuto alta Congregazione Camaldolese cenobitica
d erivata parim ente da san Rom ualdo, non abbia creduto opportuno di
ap p o rtare n e llufficio divino alcuna modificazione per prom uovere il
culto verso il suo F ondatore alm eno con u n orazione propria.
In Rom a san Rom ualdo, oltre ad u n prezioso altare n ella b asi
lica di sa n tA ndrea al Clivo di Scarno, l'a ttu a le san G regorio
sino a qualche decennio fa dava il nom e ad u n a chiesetta presso il
Foro T raiauo, che per venne dem olita. Il quadro di A ndrea Sacchi
che ne ornava l a lta re principale, colla famosa visione della scala
per la quale i m onaci biancovestiti ascendevano al cielo, passato
da tempo alla pinacoteca vaticana.

8 Febbraio.
SAN G IO V A N N I D E M A TH A CO N FESSO R E
Sarei per d ire che questo santo ha quasi diritto di cittadinanza
n el C alendario Rom ano ; non solo perch per m olti an n i fu addetto
al servizio di G regorio IX in qualit di cappellano pontifcio, m a pi
ancora perch mor e fu sepolto sul Celio (f 1213) nella vetusta chiesa
di san Tomaso in Formis, presso la quale ancor oggi si visita la
celletta che dicesi da lui ab itata. Il suo sacro corpo di l fu trasp o r
tato in Ispagna dopo la m orte di Innocenzo X.
Oggi la chiesa collannesso cenobio lunico m onum ento in
Roma che ricordi il Santo appartengono al Capitolo V aticano; ma
su lla po rta m onum entale dei tempi di Innocenzo III, vedesi ancora
l im portante mosaico del Salvatore tra due schiavi, bianco uno, nero
l'a ltro . N ella cornice dello stem m a corre la leggen d a:
Signum
Ordins Sanctae Trinitatis Bedeniptionis Captvorum.

L a m essa del Comune dei Confessori non Pontefici, come per


san Raimondo il 23 gennaio, tra n n e la prim a colletta che propria.
Preghiera. 0 Dio, che per mezzo di san Giovanni ti sei de
g n ato d istituire l Ordine della Santissim a T rinit per il riscatto
degli schiavi dal potere dei S araceni ; deh! pei suoi m eriti ci concedi

227

che col tuo aiuto siamo sem pre liberi da ogni servit cosi del corpo,
com e dello spirito .
Il titolo della S anta T rin it preso dallOrdine religioso istituito
d a san G iovanni de M atha, coincide con un intenso risveglio della
devozione cattolica verso questaugusto m istero della n o stra fede,
D urante gli ultim i secoli del medio evo, sorsero num erose abbazie,
chiese e cappelle dedicate a lla S antissim a T rin it , e Roma p u re ebbe
la sua abbazia SS. Trinitaiis Scottorum, presso la basilica d i san
L orenzo in Damaso.
D 'altro n d e, il titolo delia Santissim a T rinit assai bene appro
priato per u n a fam iglia religiosa, che si propone con voto d adope
rarsi per restitu ire ai figli di Dio quello che di pi prezioso eg li ha
dato a lluom o: la lib e rt e la salvezza, Se e u n 'o p era em inente
m ente divina al mondo, certo quella dim itare l au g u sta T riad e e
di concorrere alla redenzione delle anim e.

9 Febbraio.
S A N T A P O L L O N IA 'V E R G IN E E M A R T IR E
E ' nientedim eno san D ionigi il G rande 1 quello che in u na
le tte ra a Fabio dA ntiochia ci descrive il m artirio di questa fortis
sim a V ergine A lessandrina. La sua m em oria en tra ta n el Messale
rom ano verso la fine del medio evo, e la circostanza che nel suo
m artirio le furono dal carnefice strap p ati i denti, contribu assai
alla diffusione del suo eulto, siccome p rotettrice dal dolore dei denti.
In Roma, presso la basilica di sa n ta M aria in T rastevere, sor
gev a u n antica chiesa dedicata appunto a sa n tA pollonia, con un
piccolo cim itero a ttig u o ; m a ora distru tta, rim anendone il solo
nom e alla piazza. In g raz ia appunto di questo tempio, sa n tA pollonia
h a acquistato diritto di cittad in an za nel Calendario Rom ano.
La m essa del Comune delle V ergini M artiri, come il giorno di
sa n ta M artina, 30 gennaio.

* P atrol. Graec. X , c o l. 1298.

228

Lo stesso giorno.
SAN C IE IL L O VESCOVO D ALESSANDIITA
D O T T O R E D E LL A C H IE SA
L a sua festa fu istitu ita nel 1882 da Leone X III, il quale scelse
questo giorno perch il 28 gennaio, quando appunto ricorre il suo
nom e nel M artirologio, era g-i im pedito da altro officio. Il nome di
Cirillo fa subito ricordare le prim e celebri sessioni del Concilio di
Efeso dove, per opera di Cirillo, si scrissero i pi bei fasti della
M ariologia. Avendo Nestorio revocato in dubbio l u n it personale di
Ges Cristo, ne veniva cosi di conseguenza che nep p u r alla beata
V ergine convenisse il titolo di Madre d Dio, col quale prim a di al
lora i fedeli erano stati soliti d invocarla.
In seguito alle negazioni dellaudace vescovo di Bisanzio, non
tard a sollevarsi tutto l O riente; cosi che per au to rit di Celestino I
si adun in Efeso Un concilio, di cui Cirillo l'ered e spirituale in
A lessandria degli an tichi F araoni fu lanima. L esame della tra d i
zione cattolica su llu n it di persona nella duplicit di n atu re in Cristo
fu accurato, e si protrasse aino a notte avanzata ; e quando i P ad ri,
anatem atizzato Nestorio, decretarono che la S anta Vergine a buon
diritto venisse chiam ata <t Theotocos , M adre tli Dio, perch in Ges
Cristo la n a tu ra um ana fu assu n ta n e llipostasi del Verbo di Dio, il
popolo di Efeso,, sussultante di gioia, li accom pagn ai loro alloggi
con fiaccole e turiboli fum iganti d arom i preziosi.
A Roma, il monum ento pi insigne che ricorda i trionfi Mariani
del Concilio d'Efeso, la basilica di san ta M aria Maggioro, dove
Sisto III, successore di Celestino, fece eseguire a mosaico i fatti pi
im portanti della vita di Ges. Cristo e della S anta Vergine,
I B izantini festeggiano san Cirillo il 18 gennaio e il 9 giugno.
N ei loro mene! si loda il Santo perch fu degno di sostenere le voci
del sommo pontefice Celestino nella presidenza del Concilio d'Efeso.
G i questo Concilio Ecum enico aveva chiam ato Cirillo : a 'O Tjs p5 rj?
x tx l

[ J .C ( J L ^ T O O

m < T T E < .>

L a m essa di san Cirillo del Comune dei D ottori, come per


san Francesco di Sales il 29 gennaio, tram ie le collette proprie, in
cui si fanno risaltare i suoi m eriti speciali per il trionfo m ariano di
Efeso su lleresia nestori&na. Il redattore di queste preghiere sem bra

229

per che abbia avuto una concezione troppo u nilaterale dell opera
teologica di Cirillo. L 'eresia N estoriana era sovrattntto cristologie,
e lerrore m ariano ne veniva sem plicem ente di conseguenza ; san Ci
rillo difese strenuam ente l'onore della Madre e del Figlio, sostenno
im perterrito le veci del P ap a, e coi avoi famosi anatcnaatismi divenne
p er gli O rientali il rappresentante pi autorevole del] ortodossia
contro i N estoriani. F u ta n ta l'autorit, di cui god in antico Cirillo,
ehe anche oggi i Monoiisiti Copti, pervertendo il senso delie forinole
C irilliane su ll'u n it della persona in Cristo Gvs, appellano appunto
al nostro santo D ottore, in sostegno del loro errore.
I Greci aog-liono attrib u ire a san Cirillo, oltre il titolo onorifico
di I I ama
anche l'ornam ento della tiara, n arran d o che
san Celestino gli avrebbe destinata quest'insegna, quando lo deleg
a presiedere in sua vece il Concilio di Efeso.
I m eriti 'di san Cirilio valsero ai succcssm i suoi nella sede pa
tria rc ale dE gitto il titolo di cui essi ai fregiano ancor o g g i: -rj4
oExou(-iv7)(; xpLTji;, orbis terrarum iudex.

L a prim a preghiera la seguente : * 0 Dio, che della divina


M aternit della beatissim a V ergine M aria rendesti cam pione invitto
il beato Cirillo, Confessore e Pontefice tuo ; per le sue preghiere, deh!
ci coneedi che, professando pur noi che E lla veram ente Madre di
Dio, n e andiam o salvi in g razia della sua m aterna protezione. Per
il medesimo Signore .
Sopra l'oblazione si recita la colletta che se g u e: R iguarda be
nigno, o Signore onnipotente, 1 oblazione nostra, e pei m eriti del
beato Cirillo ci concedi di accogliere degnam ente nei nostri cuori
Ges Cristo, unigenito F igliuol tuo e S ignor nostro, a te nella g lo ria
coeterno. Il quale vive .
Dopo la Comunione, la preghiera di ringraziam ento 6 questa :
t Confortati, o Signore, dai divini m isteri, ti supplichiam o che, an i
m ati dagli esempi e dai m eriti del beato Pontefice Cirillo, profes
siamo u n a viva devozione alla Santissim a G enitrice del tuo U nige
nito. Il quale vive .
L Oriente, la te rra di Ges, degli Apostoli, dei g randi D ottori,
dei Concili, al pari d un tralcio reciso dal ceppo, da pi secoli iste
rilito, e languisce ili causa del funesto scisma che lo separa dai centro
dellu n it cattolica. Q uanto im porta che ogni fedele entri nei sen ti
m enti di Leone X III, nell' istituire le feste dei pi celebri D ottori

230

O rientali, affrettando coi voti e collopera il ritorno di quelle nobi


lissim e Chiese a llunit C attolica sotto il supremo m agistero di
P ietro, fedele p u r sempre a lla sua divina missione di conferm are i
Buoi fratelli.

10 Febbraio.
SANTA SCOLASTICA VERGINE
L a festa di questa colomba di verginale purezza, ritrovasi gi
n e llA ntifonario della basilica vaticana del secolo z i, e deve certa
m ente la sua popolarit a san G regorio Ma tu o , ehe nel secondo libro
dei D ialoghi ne descrisse gli estrem i istanti con leggiadro candore.
N el secolo ix, ai tempi di Leono IV, m entre a Subiaco gli eredi mo
nastici della tradizione b enedettina intitolavano a Scolastica, sorella
del p atriarca san Benedetto, il loro principato m onastero, anche i Ro
m ani non vollero essere da meno nella devozione verso la Santo loro
concittadina. P resso la diaconia di san Vito sull' Esquilino essi le
eressero u n tem pio, che pass poi in possesso della b ad ia di sant Erasm o sul Celio.
P resso le term e dA grippa sorgo ancora un oratorio del sec. xvr
dedicato ai santi fratelli Benedetti.' e Scolastica, ed appartiene alla
pia com pagnia dei Norcini.
L a messa del Comune dolio V ergini, tranne la prim a colletta,
che rico rd a la colomba, in form a della quale san Benedetto dalla
sua torre sul Monte Cassino, vide l'an im a candida della sorella che
spiccava il volo verso il cielo.

L antifona dintroito come il giorno di santa Lucia.


L a colletta la seguente : * 0 Dio, che sotto forma di colomba
facesti p enetrare nei cieli l anim a di Scolastica, vergine a te consa
c ra ta ; pei suoi m eriti e preghiere fa si, che ancor noi viviamo con
tale innocenza, da m eritare di giungere ai gaudi eterni. P er il Si
g n o re .
L a lezione come per santa L ucia, m entre invece il responsoro
g rad u ale, derivato dal salmo 44, il se g u e n te ; F ra lo splendore e

231
la gloria ti avanza e cavalca per la verit e la giustizia, ch la tua
destra ti far vedere cose stupende .
L a vergine assom igliata qui ad una guerriera arm ata di tutto
punto, la quale com batte le sante battag lie della verit' e della g iu
stizia . V erit e giustizia significano qui la fedelt a Dio n el com
piere il suo voto di castit, motivo per cui essa, aiu tata dalla divina
grazia, riesce superiore al mondo seduttore, al demonio perfido, e
perfino alla debolezza del proprio sesso. Ecco la splendida vittoria
che il Cristo rip o rta p er mezzo della sua vergine sposa.
I l salmo tratto , che come un mistico carm e nuziale, deriva da
quello che ha fornito anche il responsorio : Ascolta, o fanciulla,
g u ard a, porgi l'orecchio, perch il Re s' invaghito della tu a bellezza.
I ricchi del popolo ti onorano con presenti. F ra le sue dilette, sono
figlie di re. D ietro a lei sono condotte al Ke le vergini sue am iche ;
si presentano fra la gioia ed il gaudio, fanno il loro ingresso nel
palazzo del Ke .
L a lezione evangelica colla parabola delle vergini, come per
sa n tAgnese.
Il verso offertoriale deriva dal salmo 44, ed in parte identico al
tratto : F ra le sue d ilette sono figlie di Ee. La regina sasside a lla
tu a d estra in oro di O phir*. Questoro mondo, che. ad orn a le vesti
d ella m istica regina, sim boleggia la re tta intenzione, in g razia della
quale le azioni pi indifferenti e p i um ili della vita quotidiana di
vengono degne di vita eterna, quando vengono dirette alla m aggior
g lo ria di Dio.
T anto la colletta prim a dell anafora che quella dopo la Comu
nione, sono come per la festa di san ta Lucia.
L antifona invece che si cantava durante la distribuzione dei S anti
M isteri al popolo, tra tta dall'odierno Vangelo, precisam ente come
il giorno di sa n tAgnese.
San Gregorio Magno nel n arrarci l estremo colloquio di san ta
Scolastica eoi fratello, dice che ella in quelloccasione fu pi potente
di lu i sul cuore di Dio, perch, m entre san Benedetto sosteneva le
p arti della disciplina e della giustizia, ella invece s ispirava ancor
p i alto, allam ore : pi s potu ti, quia plu s amami. Riteniam o questa
bella frase gregoriana, e gioviam ocene nella nostra vita spirituale

232

11 Febbraio.
SA N TA S O T E R E V E R G IN E E M A R T IR E
S tazione a l cim itero di C allisto.
II nom e di questillustre an ten a ta di sa n tAmbrogio, che ora da
il nom e a tu tta u n a regione del cim itero di Callisto, scomparso
dal G regoriano, m a trovasi nel G elasiano. La sua festa era cos ce
lebre a Roma, che in una epigrafe della basilica di san Paolo si
no ta ehe il defunto pass a m iglior v ita : in natale domnae Stirets... . A titolo d onore, i M artiri, prim a che Sanati, vennero
chiam ati domni, o domni martyre.s, quasi il senato della curia ce
leste. L 'ipogeo sepolcrale di santa Sotere sorgeva sul cimitero
d Callisto, e fu restaurato da Stefano II ; m a un secolo dopo, Sergio II,
vedendolo nuovam ente fatiscente, trasfer il corpo della Santa al
titolo di Equizio.
G iusta il G elasiano, oggi non sarebbe gi l'an n iv ersario del m ar
tirio, m a solo quello della nascita di san ta S otere; il che ci dim ostra
ehe la festa di sa n tAgneBe de nativitate , non era poi un privilegio
affatto unico, giacch anche ad altri Santi venne accordato in Roma
il medesimo onore. Ecco la prim a colletta uei G eiasiauo:
Oratio.

P re g h ie ra .

Pra>esta, quaesumu3t om uipoiens


Deu$, u t sanctae Soterig, m iu $ humcf
n ita tis celbramus exor dia, M a rtyris
beneficia sentiam us. P er Dominimi,

3?a, o S ig n o te onnipotente, che eeleb ran d o n oi oggi la n a sc ita tem porale di


s a n ta Sofcere, possiam o sp erim en tare i benefici della M artire, P e r il Signore.

Non essendo questa festa un vero natalis nel senso liturgico,


si com prende bene come n ella riform a greg o rian a essa sia stata tras
cu rata.
In questo giorno, il G eronim iano commemora pu re i m arti-i Calocero e P artenio, sepolti nel cim itero Callistiano, la cui festa oggi
parim enti recensita nel Calendario m arm oreo di san Silvestro in
Capite, dove se ne conservano delle Reliquie.

233

Nello stesso giorno.


A P P A R IZ IO N E D E L L A B E A T A E D IM M A CO LATA
V E R G IN E M A RIA
Q uesta festa fu estesa a tu tta la Chiesa la tin a solo sotto Pio X,
dopo u n mezzo secolo d a llapparizione della Vergine alla b eata
B ern ardina Soubirous. Come u n tempo u n g ran num ero di diocesi
festeggiavano lapparizione dellarcangelo M ichele sul m onte G ar
gano, cosi ora che la devozione verso il S antuario M ariano di L ourdes
sa lita a fam a m ondiale, sem brato conveniente che tu tta la Chiesa
occidentale festeggi parim en te le m olteplici apparizioni dellIm m a
colata V ergine a quella candida ed ingenua pastorella. Quelle riv e
lazioni, au ten ticate da m igliaia di prodigi, nell' intenzione della
P rovvidenza volevano certo essere come il suggello del Cielo alla
p rom ulgazione del dogm a dellim m acolato concepim ento di M aria,
fa tta da Pio IX qualche anno prim a. Esse dunque in certa g uisa
fanno p arte della storia dei nostri dogm i cattolici, e sotto q u estaspetto
l'o d ie rn a festa litu rg ica ha un alto significato apologetico, in quanto
dim ostra che lo Spirito Santo, g iu sta la divina prom essa, deducet...
in omnem veritatem.
L antifona p er l'in tro ito derivata d a llApoealissi (xxi, 2): * Vidi
la sa n ta citt, la nuova G erusalem m e, che discendeva dal cielo dov
Dio, ed era tu tta adorna come u n a donzella che vada a m arito . Segue
il prim o verso del salm o 44. L esteriore bellezza della V ergine,
quando, biancovestita, colla fascia azzu rra ai fianchi e eolie rose ai
piedi apparve alla pia B ernardina, indicano le sublim i v irt colle
q u ali E lla attrasse a s il Verbo di Dio, cos che la prescelse a sua
M adre.
L a prim a p arte della colletta presa dalla messa d eirim m aco la ta Concezione. Come Do ha coordinato lim m acolato concepim ento
di M aria alla conveniente incarnazione del suo Cristo, che sboccia
q uasi flore su duno stelo piantato in u n a te rra verg in e ed incon
tam in ata, cos E gli custodisca altres da ogni m ale il corpo e l anim a
n o stra ; perch anche noi a n o stra volta possiamo essere il degno ed
incorrotto tempio dello Spirito Santo e il tabernacolo della divinit.

2S4
L a lezione deriva daUA pocalissi, (xi, 19; xir, 1, 10) l dove Gio*
vanni descrive i tempio celeste e 1 arca del Testam ento, sotto le
quali figure lo Spirito Santo designa precisam ente M aria. E ssa in
fatti quella donna di cui si p arla nei versetti successivi, ed alla
quale il sole serve di am m anto, la luna di soglio sotto i piedi, le
stelle di diadem a, e che apparve allApostolo tu tta rip ien a di m aest
e di gloria, preludendo cosi al trionfo definitivo e finale del Cristo.
Il responsorio graduale tratto dalla Cantica (n, 12-14): * Sboc
ciarono i fiori nel nostro campo ; tempo della p o tatu ra, ch gi si
sente il tubare delle tortorelle. Sorgi, o m ia diletta, m ia speciosa, e
vieni, colomba mia, tr a le fenditure delle roccia, tra gli scogli delle
caverne . L applicazione allo speco dell apparizione, veram ente
felice.
Il verso alleluiatico tratto dal medesimo testo (Cant, n , 14) :
M ostrami la tua faccia, la tu a voce risuoni ai miei orecchi, ch la
tu a voce soave, ed il tuo volto splendido . In M aria Vergine
tu tto era san tit e grazia, perch tutto procedeva da quello Spirito
P araclito di cui E lla era il tabernacolo.
Dopo la Settuagesim a, invece del verso precedente, si dovrebbe
can tare il salmo - tratto . Il red atto re moderno tuttav ia, sem bra che ne
abbia ignorata la stru ttu ra, perch, invece d un salmo, ci h a fornito
u n a piccola rapsodia di versetti infilati alla meglio. Iu d ith (xv, 10) :
f . * T u g loria d Gerusalemm e, tu gioia d Israele, tu decoro della
n o stra n az io n e , j . Cant. iv , 7 : Sei tu tta belia, o M aria, e in te
non v neo di colpa a. f . Sei beata, o M aria, Vergine santa, e me
riti ogni lode, giacch con piede verginale tu hai schiacciata la testa
a l serpente
M aria il vanto e la g loria dellum an genere, giacch in lei la
posterit d Adamo ha riportato vittoria sul dracone infernale, il di
cui alito venefico non riusc giam m ai a contam inare il cuore della
V ergine.
L a lezione evangelica oggi costituita da un semplice brano di
quella che si legge il m ercoled dei Quattro tempi dAvvento. La
V ergine viene sa lu ta ta dallA ngelo, il quale le annunzia la sublim e
d ig nit a cui Dio la eleva, scegliendola a m adre del suo U nigenito
incarnato. E M aria che impone al divin Piglio il nome di Ges, vo
lendoci indicare lo Spirito Santo con questo particolare, che, se Ges
il Salvatore dellum an genere, M aria per la dispensiera di questi
tesori di redenzione.

I l verso offertoriale identico a quello della, festa dell'Im m acola ta Concezione, tra n n e lalleluia ehe oggi ai omette.
I l redattore moderno delle colletto di questa messa, troppo p re
occupato dalle guarigioni prodigiose che avvengono allo sp e co 'd
L ourdes perch, dopo di aver gi dim andata la san it del corpo e
dellanim a n ella prim a colletta, creda di poter far a meno di ripetere
la atessa supplica anche nella preg h iera sulle oblate. E gli, dunque,
ci fa dim andare al Signore che, per i m eriti della Vergine. Immaco
la ta, il Sacrificio ehe stiam o p er offiira alla D ivina MaoslA, salg a in
cielo coma un arom a delizioso, e ne ini petri la desiderata sanit tsica
e m orale.
Il preludio dell'anafora eucaristica, ossia il prefezio, 6 come il
giorno 8 dicembre.
Il verso per la Com unione deriva dal salm o 64 : T u visiti la
te rra e l abbeveri, tu la rendi im m ensam ento rieea . Q uesta visita
che innaffia il cuore e lo feconda d opere sante, quella appunto
che ci fa Ges nella sacra Comunione. E appunto dai tesori di Ges
che M aria attn g e a sua volta quella sorgente copiosa di grazie,
sim boleggiata a L ourdes in quella polla d'acqua sg orgata dalla viva
ru p e dello speco, e che raccolta nelle piscine, conferisce la san it
a ta n ti inferm i.
A Lourdes, i pellegrini dopo la messa e la com unione, dim andano
a lla V ergine u n ultim a benedizione prhlaa di prendere la v ia del ritorno
in p atria. Ecco il concetto a cui sispira lodierna collotta di rin g razia
m ento: L a beata Vergine conforti colla sua destra p otente quanti si
sono ora accostaci a ricevere il cibo celeste, perch cosi possano tu tti
g iu ngere felicem ente alla p atria eterna.

12 Febbraio.
I SETTE SANTI FONDATORI DELLORDINE DEI SERVI
DELLA BEATA VERGINE MARIA
Questa festa fu istitu ita nel 1888- da Leone X III, il quale poco
in n an zi aveva iscritto solennem ente nell' albo dei S an ti i nomi
dei nobili fiorentini Bonfiglio Monaldi, B onagiunta M anetti, M anetto
A utellese, Amedeo degli Amedei, U guecione degli U guccioni, So-

236
ateneo dei Sogtenei ed Alessio Falconieri. Questi illustri rappresen
ta n ti del patriziato fiorentino, nel secolo x m , m entre l Italia era la
cerala da scismi e da lo tte intestine, ritiratisi sul m onte Senario, die
dero origine ad 'u n nuovo Ordine religioso, tutto dedito alla penitenza
e a lla contem plazione dei dolori d Ges Crocifisso e della sua
divina Madre.
L a Messa di composisiione recente, e sebbene qua e l si di
scosti dalle antiche regole liturgiche, rivela tuttavia quel buon gusto
che distingueva Leone X III, L introito contiene una graziosa allu
sione al prodigio dei pargoletti, tr a cui dicono fossa san Filippo Benizi, i quali dischiudendo per 1 prim a volta il labbro innocente sulla
pubblica piazza di Firenze fecero, dicono, gli elogi dei santi sette
patrizi, salutandoli col nome, rim asto poi nell' uso connine, di Servi
della b e a ta V ergine M aria.
Il verso por l introito deriva dal Cantico d rlla Sapienza (x, 20
e 21) : * I giu sti, o Signore, cantarono in coro le lodi del tuo santo
Nome, glorificando il tuo braccio vittorioso. La Sapienza, infatti,
dischiuse il labbro del mutolo, e rese facondo le lingue dei pargoli ,
Salmo 8 : 0 Iahv, Signor nostro, quanto m eravigliosa la tua
g lo ria in tutto luniverso! ,
L a p reg h iera quest'o g g i descrivo cosi lo scopo dellistituto reli
gioso dei Servi, che il frutto speciale che dobbiamo dim andare a
Dio p er la loro intercessione :
0 Signore, Cristo Ges, che a venerare la m em oria dei dolori
d ella tu a santssim a G enitrice, per mezzo di sette beati P adri fecon
dasti la Chiesa d u n a nuova fam iglia di Servi a Lei devoti ; ci con
cedi di associarci cos al loro pio pianto, che m eritiam o d essere
poi a p arte dei loro gaudi. T u che vivi, ecc. s.
L a lezione del libro dellEcclesiastico, (x l iv , 1-15) e nel Messale
u n a p arte gi se ne leggeva p er la festa dei m artiri G iovanni e
Paolo e per l O ttava degli Apostoli P ietro e Paolo. T utto l insiem e
per si ad a tta molto bene ai Santi fondatori degli Ordini religiosi,
E eosa doverosa pei figli il tram andare la memoria delle virt
dei loro P adri, perch le generazioni successive vengano spronate ad
em ularne la santit. I loro corpi ora riposano nella pace della tom ba,
m a la loro missione non te rm in ata ; giacch, m entre la Chiesa ne
prom ulga l elogio, la loro discendenza spirituale quella discen
denza a cui riprom esso l avvenire, perch opera di Santi ne
contnua e conduce a compimento le m agnifiche intraprese.

237
Evidentem ente, i red atto ri di questa Messa al tempo di L eone XIII,
non n e dovevano saper molto del salmo responsoriale che in antico
seguiva la prim a lezione, ed bastato loro di raccogliere alla meglio
qualche verso scritturale, che potesse in qualche modo riferirsi al
san tu ario del Senario dove si veneravano i Corpi dei Sette Santi, ed
a i Serviti che da loro derivano, per avere belle e fatte le antifone
e i responsori occorrenti. Ecco in fatti il responsorio, tolto per, in
vece che dal Salterio, da Isaia (m v , 23) e d allEcclesiastieo :
I miei eletti non s affaticheranno indarno, n germ ineranno
n e llaffanno, perch una sem enza benedetta dal Signore, e con essi
i loro nepoti . j. (Eecli, x l i v , 14) ; I loro corpi sono sepolti in pace,
e il loro nome vive di generazione in generazione
Il verso alleluiatico il seguito del versetto precedente, che
paio ha formato gi la chiusa della lezione scritturale : A lleluia,
I popoli celebrino il loro sapere, e la Chiesa annunzi i loro encom i *.
Dopo la settuagesim a, omesso il verso alleluiatico, si rec ita il
salm o-tratto 125, che appartiene al Comune dei M artiri: Quei che
sem inano singhiozzando, m ieteranno nella gioia. Essi, piangendo,
andavano g'ettando il loro seme, m a ecco che se n e rito rn an o festosi,
carichi dei loro covoni .
Nel tempo pasquale, nel caso che questa festa venga dilferita
sino allora, si om ette il graduale, e si dice invece in luogo d 'un
prim itivo salmo alleluiatico il verso alleluiatico precedente. Quindi
si a g g iu n g e : A lle lu ia . (Salmo xxxvi, 28) Il Signre non lascia
in abbandono i suoi S anti, m a perm arranno in eterno. A lleluia .
Il responsorio graduale ed il verso alleluiatico sem brano ora
due preci salm odiche quasi affini, e di cui non si com prende bene
lo seopo e la distinzione. Non cos per in origine ; anzi, l A ntifo
nario G regoriano ci dim ostra che la loro stru ttu ra musicale affatto
diversa, perch da principio erano due canti salm odiali p erfetta
m ente distinti, che seguivano uno dopo la lezione deli 'Antico T esta
mento, 1 altro dopo quella dellApostolo.
Il V angelo quello della festa deerli A bbati, come il giorno di
san Saba, il 5 dicembre.
Il m onte santo a cui s allude neU'ofFertorio, il S enario preS3o
Firenze ; gli olocausti e le vittim e sono le preghiere e le au sterit

238
che vi praticarono i sette S anti Fondatori, i cui corpi riposano ora
in pace sotto il sacro altare, continuando cos la loro m istica im
m olazione insiem e a quella eucaristica di Ges.
(Is. lv i, 7) : * Li condurr al mio santo m onte e li consoler
nella m ia casa di preghiera ; gli olocausti e le vittim e loro mi riu
sciranno accette su llaltare a me dedicato .
L a preghiera sulloblazione non ha quello squisito carattere clas
sico, che distingue le antiche collette dei Sacram entari fiom ani. Essa
devota, ma il frasario affatto moderno, poco solenne e robusto :
i Accogli, o Signore, l'o stia ehe ti offriamo, e per l in tercessio n e
dei tuoi Santi ci concedi di servirti nella lib ert del cuore, e di a r
dere d am ore verso laddolorata Madre del tuo figliuolo. P er il m e
desimo, ecc. .
L antifona per la Comunione deriva da u n testo evangelico, d i
verso da quello che stato letto n e llodierna messa. A nche questo
costituisce u n 'anom alia, di cui per il moderno redattore liturgico
d ellufficio dei sette F ondatori non s' reso probabilm ente eonto.
Alla Comunione {Giov. xv, 16) : e Io vi ho prescelti di mezzo al
mondo, perch voi andiate e rip o rtiate frutto, e il vostro frutto sia
durevole . A llora il nostro frutto sar durevole, se rim arrem o
un iti a llalbero di eterna vita, ehe Cristo. Ecco il secreto della fa
cile attiv it dei Santi, e della riuscita delle loro intraprese.
Dopo la Com unione si recita la colletta seguente : C o n fo rtiti
dai celesti Misteri, ti preghiam o, o Signore, che, ad im itazione di
coloro dei quali celebriamo la festa, ai piedi della Croce di Ges in
sieme con sua Madre M aria, noi m eritiam o di conseguire il fra tto
della R edenzione. P er il medesimo Signore .
N ella vita presente, le nozze d ellanim a con Dio si contraggono
sulla Croce. E ' l il talam o del Figlio di Dio, onde non vi pu essere
san tit vera, se non porta i suggelli del m onte Calvario.

239

14 Febbraio.
SAN VALENTINO PRETE E MARTIRE
Stazione al cimitero di Valentino sulla via Flaminia.
L a festa di questo M artire della- persecuzione di Claudio II, affatto
distinto dal V alentino di ^Temi, g i ritrovasi nel Gelasiano. La sua
basilica cim iteriale sulla via F lam inia, ere tta da papa Giulio (337-52)
e resta u rata da Onorio I, era la prim a che incontravano i pellegrini
quando, ansiosi di visitare i sepolcri degli antichi eroi della fede, si
avvicinavano a llE terna Citt. I l culto di san V alentino prese perci un
intenso sviluppo, specialm ente in Sabina e nel Lazio, dove gli furono
dedicate u n grandissim o num ero di chiese. A Roma ve n erano quattro ;
m a sin dai tem pi di Pasquale I, il corpo, perch fuori del recinto urbano
n o n venisse profanato dai Saraceni, fu trasferito a san ta Prassede.
Citiamo qui u n a bella epigrafe del cimitero di san V alentino.
Si tra tta du n prete e medico, che si prep ara il sepolcro presso quello
di san V alentino, il quale aveva sim ilm ente rivestito luno e laltro
ufficio.
J1 IO P A S T O H . M E D IC V S M O N V M E N (tm n in m a r ty r is a u la )
(f)E L IX D V M S V P E R E S T CO N D ID X T I(p se Bibi)
P E B E E O IT CVM CTA E X O O IY T T Q V I (ad c a r m in a sistib)
O E R N E T QTJO IA C E A T P O B N A (nee u l l a m a n e t)
A D D E T V B E T T I S I - V A L E N T IN I . G L O D H IA S (an ctl)
V IV E R E P O S T O J S m jM D A T (tib i) D IG N A (D eus)

L a messa del Comune dei M artiri, come il giorno di san Canuto


19 gennaio, tran n e le collette proprie.
L a prim a preghiera la seguente : Dio onnipotente, ci concedi
che, p er intercessione del tuo beato m artire V alentino, di cui cele
briam o il natale, siamo lib erati da tu tti i pericoli ehe ci sovrastano u.
Invece della lezione del Vangelo di san Matteo, p rescritta oggi
dal Messale Romano (x, 34-43), la lista evangeliare di W rtzb u rg ne
assegna una tolta da san Luca (ix, 23-27). L a spada che venuta a
dividere l'uom o, non p u r dalia p atria e dalla fam iglia, m a fin da se
medesimo, la parola di Dio, che im m ola gli amici di Cristo a guisa
di olocausti viventi, e non perm ette loro di vivere da ltra vita, che

240
di Dio. In questo senso Paolo d icev a: Io vivo, e non sono g i pi
io che vivo, m a il Cristo che vive in me .
La secreta, g iusta la recente correzione del Messale, la se
g u en te : Accogli, o Signore, queste oblate a te piam ente offerte, e
pei m eriti del tuo beato M artire V alentino, fa che ridondino a no
stra salvezza.
Conforme per a l Sacram entario gregoriano, il Messale prece
dentem ente assegnava questaltra preghiera: Sii propizio, o Si
gnore, a lloblazione che ti presentiam o, e per intercessione del tuo
beato m artire V alentino, ci scam pa da ogni pericolo .
Dopo la Comunione, si recita la preghiera che segue : * Il celeste
m istero ci conforti lo spirito e il corpo ; onde, per intercessione del
beato m artire tuo V alentino, possiamo esperi m entar e l efficacia del
Sacram ento che celebriam o. P er il Signore .
P iace assai di leggere le descrizioni delle solenni pompe litu r
g ich e che il P ap a compieva a Eom a nel medio evo; bisogna tu ttav ia
riflettere, che gli splendori di quei religiosi trionfi furono m eritati
d u ra n te tre secoli da u n a lu n g a serie di papi, di presbiteri e di d ia
coni rom ani che, affrontando im pavidi la crudelt dei Cesari, gover
narono e am m inistrarono santam ente l'e re d it di Pietro e di Paolo,
sinch il m artirio non venne a toglierli da questo mondo. Essere
allo ra assunti alle dignit della sacra g erarchia, equivaleva al tro
varsi alla vigilia di dare per Cristo il proprio sangue ; onde ancor
oggi nel rito greco, quando si ordinano i diaconi, si canta senza
altro l inno dei M artiri, quasi a preconizzarli a llonore della con
fessione cruenta della fede cristiana.

15 Febbraio.
SANTI FAUSTINO E GIOVITA MARTIRI *
Il culto di questi M artiri era gi assai celebre a Brescia quando,
ai tempi di Gregorio II, in g razia del bresciano P etronace, restau ra
to re di Monte Cassino, si diffuse anche nella badia Cassinese e sue
num erose dipendenze. NeHestrem o medio evo la festa penetr fin
n el M essale Komano ; anzi, nel 1575 la colonia bresciana residente
in E om a eresse in onore dei due P atro n i della sua p atria u n a chiesa

241
ora d istru tta presso via G iulia. l a seguito alle grandi fabbriche
di G iulio II, quella strad a allora era divenuta una delle arterie p i
n o b ili d ella -vita cittadina.
L a messa del Comune dei M artm ,
L antifona p e r l introito deriva dal salmo 3G : L a salvezza dei
g iu sti nel Signore, il quale li protegge durante il cimento . L i
p rotegge, osserva per sa n tAgostino, in ordine al loro fine ultim o,
ch, Elianto a l corpo, come non h a risparm iato quello del suo U ni
genito Figlio, cos meno ancora ha voluto assicurare la v ita e la
pro sp erit m ateriale ai Santi suoi. Non vi riprom ettete perci, conchiudeva il D ottore d Ippona predicando ai suoi fedeli, non vi riprom ettete quello che neppur l'E vangelo vi riprom ette.
L a colletta la seguente : O Dio, che allieti questo giorno
colla solennit dei M artiri tuoi Faustino e G iovita: ci concedi che,
m en tre ne veneriam o i m eriti, ne em uliamo gli esempi .
Ecco lo spirito della Chiesa nel celebrare le feste dei S anti, Senza
questo scopo m orale della riform a dei nostri costumi, riescono quasi
vane le solennit ecclesiastiche, che dai santi P ad ri vennero appunto
istitu ite per incitare i fedeli a calcare l e orme di coloro, dei quali
essi elogiano le virt.
L a lezione tolta d a ll E pistola agli E brei (x, 39-38), come il
giorno 19 gennaio, p er la festa dei m artiri M ario, M arta, A udface
ed Abaco.
Il responsorio deriva dal salmo 33. Nel cimento i M artiri sen
tirono tu tta la debolezza della loro fragile n atu ra. Essi quindi in
vocarono l aiuto della grazia, ed il Signore li esaud. E gli li esaud,
m a non li sottrasse a lla prova, che irrobustisce anzi la v irt . L i rese
invece superiori a lla tentazione, ed essi, colla divina grazia, trionfa
rono della debolezza della loro natu ra, delle m inaceie dei tiran n i,
dei to rm e n ti, della m orte stessa. Il Signore era al loro fianco per
sorreg gerli ; E gli li trasse in salvo, perch essi, diffidando um ilm ente
di se m edesim i, confidarono in Lui.
Il verso alleluiatico tolto dal celebre inno del vescovo N iceta
di Rem esiana, Te Deum : * Te, o Signore, glorifica lo stuolo biancovestito dei M artiri j .
B iancovestito, perch essi, a cagione della loro m orte p er la
Fede, hanno lavato le loro stole nel Sangue dell'A gnello.
16 SoaiE K , Liber Sacrmiientorum - T I .

242
Dopo la settuagesim a il salm o-tratto il 125, come il giorno
12 febbraio.
N ella redazione del Messale Romano anteriore a llultim a corre
zione, la lezione E vangelica derivava da san Matteo (xxiv, 3-10). Ges
predice ag li Apostoli i segni precursori deila fino del mondo, di cui
u n simbolo profetico doveva appunto essere leccidio di Gerusalemm e
da p arte dei Romani. In quegli ultim i tem pi, il demonio far lo sforzo
suprem o contro il regno di Cristo ; sacuisce la lotta che prelude al
trionfo finale di Ges, ed i M artiri, affrontando num erosi la m orte
p er la fede, anche allora forniranno al mondo 1 argom ento apolo
getico della divinit della religione C ristiana, Q uestargom ento v err
respinto, m a esso non m ancher per questo d 'a v e re tu tto il suo v a
lore, tu tta l eloquenza d un san g u e melius loquentem quam Abel ;
m entre nei disegni di Dio quello vuol essere l'u ltim a prova per con
v ertire g lincreduli e sottrarli alla perdizione. T anto appunto con
tenuto nella semplice parola MdtpTop. che vuol precisam ente dire il
testimone del Cristo e del Vangelo, in grazia del proprio sangue.
Nella recente correzione del Messale, alla perieope di san Matteo
stata invece sostituita quella di san L uca (xix, 1-8). Ges fa cuore
ai M artiri suoi, e perch non li vinca la paura dei torm enti, vuole
che abbiano invece tim ore di Dio, il quale pu condannare a llin
ferno il corpo e l anim a.
La divina Provvidenza quella ehe veglia e custodisce i santi
suoi; cosi che gli empi non potranno senza suo permesso torcer loro
u n capello. E ssi non potranno fare ai Santi n pi, n meno di
quello che perm ette loro D io. Si sta in mano di Dio, di Dio buono,
di Do saggio, di Dio onnipotente. Q uanta pace deve infondere n el
l'a n im a u n tale pensiero !
L antifona per l offerta delle oblate da parte del popolo, tra tta
dal libro della Sapienza (m , 1-3). . L a vita dei giusti nelle m ani di
Dio, cosi che non pu recar loro danno la m orte pi crudele. Gli
stolti li hanno bens v. uti esteriorm ente in preda ai supplizi; essi
invece nel loro cuore gioivano d una pace in alterab ile .
Secondo il testo del Messale p rim a d ellultim a correzione, nella
colletta sulle oblate che prelude all'an afo ra consacratoria, oggi si
p regava il Signore di p lacarsi alla vista dei doni a lui offerti dal
popolo fedele, il quale in grazia della valida intercessione dei santi
M artiri, confida altres d ottenerne scampo da tu tti i pericoli. G iusta
il testo pi recente, la preghiera cosi m utata: A ccetta, o Signore,

243
le nostre suppliche in occasione della festa dei tuoi S an ti; e quanto
m inor fiducia possiamo rip o rre in noi medesimi, ci assistano i ineriti
di coloro che a te riuscirono g rad iti. N ulla accenna pi alla pre
sentazione delle oblate. L a colletta quindi bella, m a non u n a
Secreta.
Il verso per la Com unione del popolo questa in antico rego
larm en te era d istrib u ita quale integrazione del Sacrifizio, cosi che,
fuori della m essa non si com unicavano che per viatico g l inferm i
tratto dal V angelo di an M atteo (x, 27) : Quel che io dico a voi
fra le tenebre, ripetetelo in pieno m eriggio, e quel che vi dico a llo
recchio, pubblicatelo sui terrazzi delle case . Qui Ges vuole a n i
m are la sua Chiesa a confessare intrepidam ente la fede cristian a,
n u lla celando a llintero mondo di quanto E gli gi le insegn nel
l oscuro angolo della G iudea e della G alilea.
L a colletta di ringraziam ento la seguente: Ora che abbiam o
p artecip ato ai M isteri di nostra salvezza ti preghiam o, o Signore, che
ci assistano altresi le orazioni di coloro dei quali abbiam o celebrata
la festa .

18 Febbraio.
SA N SIMEONE VESCOVO E MARTIRE
Questo santo Vescovo, giusta unantica tradizione, sarebbe l ul
timo rampollo della nobile stirpe di lesse, e lontano parente del
Salvatore. Al pari di Giacomo fratello del Signore , egli tolse in
sposa la chiesa di Gerusalemme u t suscitarci semen fr a tti suo, e
coron la sua decrepita et col martirio della croce.
L a festa di san Simeone e n tra ta nel C alendario rom ano nel
tardo medio evo; probabilm ente a cagione dellan tica chiesa a lui
d ed icata d allantica Scortclaria, presso il Tevere. In seguito per,
q u el tem pio ha m utato P atrono, ed stato intitolato, prim a al pro
feta Sim eone, quindi a santa M argherita da Cortona.
L a m essa quella com une ai M artiri Pontefici, come il giorno
di san Tim oteo 24 gennaio, salvo la prim a lezione, che tra tta invece
dalla le tte ra di san Giacomo (i, 12-18). In essa l'A postolo cinsegna
che il cim ento costituisce u n a g raz ia pel Cristiano, giacche un mezzo
p er g iu n g e re ad una p i splendida corona.

244

22 Febbraio.
CATTEDRA DI SAN PIETRO
Stazione in Vaticano,
G iusta quanto abbiam o osservato il 18 gennaio, oggi secondo
l'a n tic a tradizione R om ana m an ten u ta in a lte ra ta sino al secolo xvi,
ricorre la festa della C attedra Rom ana di san P ietro , senza ehe
A ntiochia v abbia nulla a vedere. Non si tra tta in fatti d i onorare
tu tte le diverse e successive residenze d ellApostolo nelle varie p arti
del m ondo; solo la C attedra V aticana assorge a simbolo del prim ato
u niversale che P ietro e suoi successori da Roma esercitano su tu tta
la Chiesa ; onore questo senza precedenti, e che la C itt E tern a
rivendica esclusivam ente p er s.
L 'o rig in e di questa festa, gi ricordata in questo giorno nel
F eriale Filocaliano del 336: N atale P etri de Cathedra , sicura
m ente rom ana. E ssa tu ttav ia viene omessa dai S acram entari G ela
siano e G regoriano, senza che riusciam o troppo a in travederne il
m otivo, a meno che n on si debba a ttrib u ire a lla coincidenza che essa
cade quasi ordinariam ente d u ran te la quaresim a. A nche la circostanza
che la sedes ubi p riu s sedit sanctus Petrus nel cim itero m aggiore
verso il secolo v incontr u n a forte concorrenza nella C attedra lignea
V aticana, contribu a scem are d 'im p o rtan za la vetusta sede della via
N om entana. Verso il t i i secolo, cagioni che ci sfuggono determ ina
rono in o ltre l a u to rit ecclesiastica a lim itare ed im pedire il culto
che p er mezzo di lam pade ed incensi il popolino rendeva ad u n a
ca tte d ra tufacea esistente nel medesimo cim itero m ag g io re; e fu pro
b abilm ente sotto l im pressione di sim ili disordini, cbe la Chiesa
Rom ana tent di rad iare dai S acram entari la festa del 22 febbraio.
L a tradizione tuttav ia fu pi forte di qualsiasi editto di proscrizione,
giacch n e llA ntifonario di san P ietro ritroviam o che la festa della
C attedra di san P ietro era celebrata in V aticano a lla su a d ata o ri
g in a ria tradizionale, il 22 febbraio.
L a m essa identica a quella del 18 gennaio, tran n e che non si
fa m em oria di santa P risca

245
Ecco il bel carm e D am asiano che g li an tich i epigrafisti del
lalto medio evo ricopiarono presso la C attedra V aticana del P rin
cipe degli Apostoli. E ssa allora stava nel b attistero :
AD

F 03H T JSS

NON . H A EC HVM ANIS . O-PIBVS NOJSf - A R T E M A GISTRA


SED PR A E STA N T E PET R O . O T I T R A D IT A IA N V A C A E L I E ST
A N T IS T E S C H R IS T I - COMPOSVIT . DAMASVS
VNA - P E T R I S E D E S VNVJI . VERVM QVE LAYACRYM
VINCV LA NV LLA . T BN EN T . QVEM . L IQ V O R IS T E . LAVAT

Questo monum ento, non col soccorso dellum ana potenza, non dietro
i su g gerim enti dellarte ,
Ma p er intercessione di P ietro, al quale venne affidata la p o rta del Cielo
A pprest il Pontefice Damaso.
U nica la sede di P ietro, unico il vero battesim o.
Chi si lava in queste onde, prosciolto da ogni peccato.
*

Oggi il G eronim iano contiene questa indicazione: Romae,


via Tiburtna ad Sanctum L aurentum , natale sanctae Goneordiae .
G li an tich i itin e ra ri rom ani ne indicano la tom ba presso quella del
g ran d e Ippolito, di cui gli atti vogliono fosse s ta ta appunto la n u trice

23 Febbraio.

SAN PIER DAMIANI VESCOVO, CONF. E DOTTOKE


Questo santo Vescovo dOstia, figlio intrepido e gloria d ell Or
d in e di san Benedetto, che nel secolo xi, periodo turbolentissim o di
an tip ap i, di eresie e di doloroso affievolimento dello spirito ecclesia
stico, fu come u n a colonna di fuoco p er indicare ai fedeli la via
stre tta d ella Croce di Cristo ehe sicu ra m ena al cielo, pass al Si
g n o re n el giorno di ieri (f 1072). A cagione della C attedra di san P ietro,
l'a n n u a com m em orazione trasfe rita ad oggi. Leone X II estese il
suo ufficio dapprim a in uso solo presso i m onaci b en ed ettin i
alla C hiesa universale.
L a m essa del Comune dei D ottori, come il giorno 29 gennaio,
tra n n e la prim a colletta ehe propria, e ricorda l abdicazione del
D am iani alle infule cardinalizie ed a l vescovado d Ostia.

24:6

Preghiera, * Ci concedi, o Signore, di seguire gl insegnam enti e g li Qsempi del beato P ietro , Confessore e Pontefice tu o ;
affinch, d isp rez za n d o le cose terrene, otteniam o i gau d i eterni .

23 o 24 Febbraio.
(secondo che l'anno o no bisestile).

VIGILIA DI SAN MATTIA APOSTOLO


Questa V igilia fu introdotta solo nel secolo s v i da san Pio V, e
vuol p areggiare in tutto la festa di san M attia a quella degli a ltri
m em bri del Senato Apostolico. E ssa perci non appare negli an tich i
docum enti litu rg ici di Roma, sia perch cade ordinariam ente du
ran te la quaresim a, sia ancora perch, sehhene Mattia' sia stato po
steriorm ente annoverato tra gli Apostoli, pu re gli antichi dittici ro
m ani gli hanno riservato il luogo piuttosto fra gli uom ini apostolici,
a n c h essi denom inati apostoli in senso meno rigoroso, quali erano
Stefano e B arnaba. Perci il nom e di M attia, anche nel Canone Ro
m ano, non punto com preso n ella serie duodenaria degli A postoli
la quale com pleta a cagione di Paolo. Anzi, nella successione
stessa degli uom ini apostolici, M attia ha il secondo posto, tra il pro
to m a rtire Stefano e l'apostolo B arnaba.
L a m essa del Comune, come per la V igilia di san Tommaso
il 20 dicem bre.

24 o 25 Febbraio.
SAN MATTIA APOSTOLO
L a sua festa dov penetrare nel Calendario Romano tra il sec. ix
e l xi, perch, sebbene m anchi nei pi antichi S acram entari Romani,
ritrovasi per nellA ntifonario della basilica vatican a del secolo x i i ,
L a basilica di santa M aria M aggiore v an ta almeno da nove secoli il
possesso d 'alc u n e Reliquie di san M attia, la cui im m agine a mosaico
E ugenio III fece perci riprodurre sulla facciata di quel tem pio.
L 'a n tic h it ha lasciato p erire quasi interam ente la storia di questo
Apostolo, del quale Clem ente A lessandrino ci ha trasm esso questa
b ella m assim a : bisogna sfru ttare il corpo colla m ortificazione, assog
gettandolo allo spirito di Ges Crocifisso.

- 247
L a messa, tra n n e le lezioni e le eollette, toglie ad im prestito le
antifone e i responsori da a ltre feste di Apostoli.
L introito come il giorno di sa n tA ndrea, 30 novem bre.
N ella preg h iera si rico rd a il modo m irabile dell elezione di
san M attia a llA postolato, e si scongiura la divina clem enza ehe, per
quella m isericordia nella quale ella elev il Santo a d ig n it cosi su
blim e, voglia usare piet anche per n o i: 0 Dio, che associasti il
beato M attia al collegio dei tuoi A postoli; p er la sua intercessione
fa si che sperim entiam o sem pre gii effetti del tuo am ore p er noi.
P e r il Signore .
L a lezione degli A tti A postolici (i, 15-26) n a rra dell'elezione di
M attia ad occupare il luogo di G iuda trad ito re ; dove subito da osser
v are che M attia tiene solo il secondo posto tra i candid ati p resen tati
d a llaasem blea dei fedeli agli Apostoli. E ppure, lo Spirito Santo scarta
la can d idatura di G iuseppe il G iusto, e sceglie invece M attia, quasi ad
insinuare che le sue com piacenze sono per g li um ili, p er quelli che g li
uom ini apprezzano m eno, e che quanto p i appaiono deboli, con a ltre t
tan ta m aggior d u ttilit e docilit corrispondono all'im pulso della grazia.
Il responsorio grad u ale identico a quello della festa di san
Tom m aso.
Si om ette il verso alleluiatico, e si recita invece il salm o-tratto
(xx, 3-4), come il giorno di san Tim oteo, il 24 gennaio.
Oggi la lezione evangelica (Matt. xi, 25-30) fa ben risaltare il m e
rito di M attia, contrapponendolo e colui di cui poi prese il luogo. Q uesti
era un abile economo, p ru d en te secondo il secolo, ed essendo stato
elevato alla dignit dell'apostolato, tu tto lasciava credere che avrebbe
avuto uno splendido avvenire. M attia allora punto non distinguevasi
tra la tu rb a dei discepoli di Ges, senza ehe nulla facesse alm eno
presag ire la possibilit della su a fu tu ra sorte. E ppure, n o n ostante
lesterna apparenza ed il giudizio degli uom ini, G iuda, a testim o
n ian za stessa del Salvatore, era g i un demonio, riprovato per la sua
m aliziosa ostinazione, m entre M attia, l oscuro e dim enticato proselita, era iscritto gi in cielo nel catalogo dei dodici Apostoli e delle
dodici pietre fondam entali della Chiesa.
11 verso offertoriale deriva dal salmo 44 : T u li co stitu irai p rin
cipi su tu tta la te rra ; ricorder, o S ignore, il tuo nom e per s e m p re i.
, L a preghiera su lloblazione, prim a d iniziare l anafora, la se
g u en te: La p reg h iera del tuo santo apostolo M attia accom pagni,

248
0 Signore, l ostia che noi oggi ti consacriam o, affinch essa coi suoi
m eriti ci purifichi e ci difenda >. A lcuni S acram entari ci dnno in
vece la colletta seg u en te: Deus, qui prodtcn'is apostatae ruinam , ne
postolorum tuorum numerus sacratus p erfid ia n e carerei, beaii
M atthiae electione su pplesti; praesentia munera sanctifica, et per ea
nos gratiae tuae virtute confirma.
Il prefazio degli Apostoli, come il giorno di san Tommaso.
1 Sacram entari ci dnno invece questo testo :
aeterne D eus: e tte
laudare mirabilem Deitm in beatis Apostolis tu is, in quibus glorificatus es vehementer ; per quos Unigeniti tui sacrimi Corpus colligis,
e,t in quibus Ecelesiae tuae fim dam enta constitms. Unde poscimus eiem entiam tuam , piissim e, omnipotens Deus, u t intercessione beati apostoli tui Mathiae cuius passionis trium phum solemniter celebramus,
mereamur a peecatorum nostrorum nexibus solvi, et aeternae vitae fe
licitati reddi, tque Sanctorum tuorum coetibus connumerari. Per Quem.
I l verso per la Com unione, il seguente (Matt. x ix, 28): Voi,
che mi avete seguito, sederete sul seggio a giudicare le dodici trib
d 'Isra e l .
I l m erito dei santi Apostoli non consiste tanto nell'av ere tutto
abbandonato ; cosa che, come osserva san Girolam o, hanno fatto pure
i filosofi Cinici, m a n e llaver seguito Cristo, il che proprio solo di
chi h a im m ensa fede.
Dopo la Com unione, si rec ita la seguente colletta: Dio onni
potente, p er intercessione del tuo beato apostolo M attia, ci concedi
che il Sacram ento che abbiam o ricevuto, cim petri perdono e ricon
ciliazione . I S acram entari inoltre assegnano la seguente Oratio
super populum . Percipiat, Domine, quaesumus, populus tuus, in
tercedente beato M athia apostolo tuo misericordiam quam deposct, et
quarti precatur humiliter, indulgentiam consequatur et pacem.
Quando M attia insinuava cosi vigorosam ente la necessit di as
so g g ettare il corpo a llanim a, come doveva esser viva innanzi a lu i
l im m agine di Ges Crocifisso! Infatti, nessun altro argom ento cosi
efficace a convincerci della necessit della m ortifleazione cristiana,
quanto il pensiero che anche il Cristo, p rim a d en trare nella sua
gloria, oportuit p a ti, sino a divenire l uomo dei dolori.

FL OR ILEG IO EUCOLOGICO

Polycarpi super rogum praecatio.


P otycarpi ep. S m yrn . et M art. ( f 156
praecatio , du m su p er ro g tw i ignem su stn eret. Dom ine, Deus om nipotens,
P ater dilect ac benedirti F itti tu i le s a
C h ristit p e r guem tu i notitia/m accep im u s; D eus angelorum et virtu tu m ,
ac universae creaturae totiusque ge
n eris iu sto ru m in conspectu tuo v i ventiuni ; benedico tibi, quoniam me
hac die atque hac hora d ign atu s es, u t
p a rtem acciperem in num ero M artyru n i tu oru m in calice G hristi tu i, ad
resurrectionem in vita m aetem a m an i mete et corporis, in incorruptione p e r
S piritu m Sanctum . In ter quos utinam
guscipiar hodie Corani te in sacrificio
p in gu i et accepto, quaem adm odum
p ra e p a ra sti et m ih i prcie?ion$trasti et
nunc a d im p levisti, Deus m endacii
nescius et verax. Quapropter de omni
bus laudo te, benedico tib i, glorifico te,
cum sem piterno etea elestilesu Christot
dilecto F ilio tu o , c u m q u o Ubi et S p ir itu i Sancto g lo ria et nunc et in fu tu ra saecula. Am en.

M e n tre P o lic a rp o v e sc o v o d i S m irn e e


m a r tir e (f 155} a tte n d e v a o h e s i d e sse fu o c o
a l rogo> p r e g c o si : 0 S ig n o r e o n n ip o
te n t e , P a d r e d e l tu o d ile tto a b e n e d e tto F i
g liu o lo CJ-es C ris to , p e r m e z z o d e l q u a le t u
t i s e i a n o i r iv e la to . 0 D io d e g li A n g e li e
d e lle P o te n z e , d i t u t t o i l c r e a to e d i t a t t o
i l c o ro d e i g iu s ti o h e v iv e a l tu o c o s p e tto ;
io t i b e n e d ic o , p e rc h o g g i, a n z i i n q u e s to
s te s s o m o m e n to , s t a i p e r f a r m i d e g n o d es
s e re a n n o v e r a to t r a i m a r tir i, p a r te c ip a n d o
a l c a lic e d e l t u o C ris to , o n d e p o i il c o rp o
o l a n im a , p e r o p e ra d e llo S p ir ito S a n to ,
s ia n o a p a r t e d e lla re s u rre z io n e in c o r r u t
tib ile n e l l e te r n a v ita . D e h ! ohe io o g g i
a p p u n to s ia a c c o lto t r a i m a r tir i, o ffre n
d o m i a t e d in a n z i com e u n s a c rific io
p in g u e e g r a d ito , g i u s t a q u a n to t u m i
r iv e la s ti g i , ed o r a v a i eseguendo N o n
s e i fo rs e t u i l D io d e lla v e r it , n e l q u a le
n o n p u a lb e r g a r e m e n z o g n a a lc u n a ? P e r
t a n t e e t a l i g ra z ie , io t i b e n e d ic o , t i r e n d o
g lo r i a in s ie m e a l tu o e te r n o , d iv in o e d i
l e t t o F ig lio Ges. C ris to , c o l q u a le e c o llo
S p ir ito S a n to s ia a t e lo d e o ra e n e i se c o li
e te r n i. A m e n .

C fr. M a r ty riu m P o ly c a r p i, P atrol. Graec. (M ig n e) Y . col, 1038-40,

250

Ad Deiparam Virginem, in festo Purificationis.


X a tp s xexttpiT0(Av7] Ave g ra tia pien a
0sot<5>S i?ccp6ve Dei G en itrix
Virgo * <jou y p vTec-Xev ex te enim ortu s est o
T7j$ S tx a io auV7]q Sol iu stitia e poiTi^oJ^
v <jk tei illu m in an s qu i in tenebria
su n t. Esppxtvou x a i a u L a tta re et tu - 7rpea|3JTa SExats senior iu ste
S s ^ jis v e v toX vat^ suscipiens in u ln s t o v sXeuGspoT
lib^ratorem
tcv ^ u x c v
a nim arum n ostraru m j'a p t^ jj.e v o v T)\liv donantem
noHs (gratiam ) >ccct tyjv v a r a a t v et resurrectionem .
E x Antiphonario Romano. P , L. L X X V I I I , c o l. 653. I l te s to b ilin g u e , a
c a g io n e d e lla d o p p ia n a z i o n a lit d e lla p o p o la z io n e di R o m a n e ll'a lto m ed io evo.

Hymnus ad extremam unctionem.


Christe, caelestis m edicina P atris,
Verus hum anae m edicus sa lu tis ,
iV o Jtdae plebis precibus poten ter
P a n d e favorente

O C ris to , m e d ic in a d i c e le s te P a d re ,
T u , v e ro m e d ic o c h e a p p re s ti l a s a lu te
al m ondo,
D e h ! a lle p re g h ie re d e l p o p o lo fe d e le ,
b e n ig n o
A c c o rd a i l favore

S o s et infirm os tibi supplicam us


Quos nocens p e stis valetudo quassat>
Qt p iu s m orbis releves iacentest
Queis quatiuntur.

T i s c o n g iu ria m o , p e rc h p ie to s o ris o lle v i


D a l p e s tile n z ia le m o rb o che o r l i affligge
q u e s ti p o v e ri in fe rm i,
E li lib e ri d a l c o n ta g io c h e l i p e rv a d e
E l i a g ita .

Qui potestate m anifestus exians,


Mox P etri socrum feb rib u s iacentem,
Heguli prolem puerum que salvans
Centurionis,

T u c h e n e h a i b e n i l p o te re , e c h e a l t r a
v o lta
L i b e r a s ti d a lle fe b b ri l a e o c e r a d i P ie tr o ;
T u c h e r is a n a s ti il fig lio d e l re g io u fficiale
E q u e llo d e l c e n tu rio n e ,

Corpus a m orbis, anim am que sa lv a ;


Vulnerum qu a ss adkibe medeam,
iVe sine fru c tu cruciatus u rat

L ib e r a o r a i c o rp i d a l m o rb o , le a n im e
d a lla coljoa ;
D s o llie v o a c h i sen g ia c e ferito*
P e rc h i l d o lo re n o n e s te n u i in u tilm e n te
L e s u e m e m b ra .

C orpora n o s tr a

Ferto languenti poputo vigorem ,


Efflue largam popu lo salutem ,
P ristin is more solito reform ans
V iribus aegros .

A lla t u r b a d e g li in fe rm i rid o n a le p e r d u te
fo rz e ,
C o n ce d i v ig o ro s a s a lu te a l t u o popolo
E re s titu is c i i m a la ti
A lla n tic a e n erg ia .

251

l a m 'Deus n o s tr o ? m is e r a to fle tu s,
P r o q ztib u s te n u n c p e tim u s m e dere,
U t tu a m o m n is rec u b a n s m e d e la m
S e n tia t aeger.

A b h i p ie t , o D io , d ei n o s tr i g e m iti,
R is a n a e o lo ro p ei q u a li ti p re g h ia m o ;
A ffin ch in fe im o c h e o r a g ia c e n e l suo
le ttic c iu o lo ,
S p e rim e n ti i l tu o c o n fo rto .

O m n is im p u ls u s p e r im e n s re c e d a t
O m n is n c u r s tts c r u c ia n s liq u e s c a t;
V ig o r o p ta ta e fo v e a t s a lu tis
M e m b ra d o le n te s.

S v a n is c a o g n i a s s a lto m o rb o s o c h e m e tte
i n p e ric o lo l a v ita ,
O g n i a cc e sso di d o lo re s c o m p a ris c a ;
L a g & g lia rd ia d e lla d e s id e ra ta a a la to
R in f r a n c h i le m e m b ra d e g lin fe rm i.

Quo p e r illa ta m a la d u m te ri n tu r,
E r u d ito r u m n u m e r o decori,
C om potes in t r e n t s o d a n te f r u c t u
R e g n a p o lo r u m t

O n d e, t r a t t o s a lu t a r e f r u tto d a ir e s p e r ie n z a
d e l m a la clb o r a l i affligge,
R ic cM d i m e rito , e n tr in o p o i n e l R e g n o
d e i cieli.

G lo ria P a t r i G en ita eq u e P r o li
K t tib i c o m p a r u ir iu s q x tt se m p e r
S p r tu s , a lm a e d e ita ti s o li
S y d e r a derni ent.

G li a a tr i p ro c la m in o la g lo ria d e l P a d re ,
D e llU n ig e n ito F ig lio e d e llo S p ir ito ,
D e ll'a lm a ed u n ic a D e it ,
m en.

Sui titoli attribuiti al Salvatore.


S p e s j vicii v ita , s a lu s , r a tio , s a p ie n tia ,
lu m e n t
Iudex> p o r t a , g ig a s, r e a , g e m m a , p r o
priet, $acerdost
M e s sia s , Sa b a o th , R a b b i, S p o n s u s, m e d ia to r ,
Virga> colu m b a , m anuSy p e tr a , P iliu S t
M n m a n u e lq u e t
V in e a , p a s to r , o vis, p a x y r a d ix , v iiis ,
o liv a ,
F o n s, p a r ie s , a g n u 3 , v itu lu s , leot pr-*
p itia to ti
V e r b u m h o m o , rete, la p is, d o m ics,
o m n ia , C h ris tu s lesu s*

S p e ra n z a , v ia , v ita , sa lv e z z a , ra g io n e , sa-p ie n z a , lu m e ,
G iu d ic o , p o r ta , g ig a n te , re , g e m m a , p ro
fe ta , s a c e rd o te ,
M essia, D io d e lle p o te n z e , M a e stro , S p o so ,
m e d ia to re ,
S cettro * c o lo m b a , m a n o , p ie tr a , F ig lio ,
D io c o n n o i,
V ig n a , p a s to r e , p e c o ra , p a c e , ra d ic e , v ite ,
o liv a ,
F o n te , p a re te , a g n e llo , v ite llo , le o n e , p ro
p iz ia to re *
V exbo, u o m o , re te , p ie tr a , casa-, t u t t o ,
G e s Cristo

(Cf. D am asi E p i g r m m . , E d ia , I h m , L p sia e 1895, p a g . 68-9, n . 67)

Il santo nome di Q-es.


I n r e b u s t a n tis tr in a co n iu n ctio m u n d l
E r ig it h u m a n u m s e n s u m la u d a re
venust E
S ola s a lu s n o b is e t m u n d i s u m m a
p o te st S
V e n it p e c c a ti n o d u m d isso lv e re
fr u e t U
u m ? n a s a lu s c u n c tis n i t u i t p e r
sa ec u la te r r i 5

L a c o n sid e ra z io n e dei tr e r e g n i d e lla n a tu r a


S o lle v a l'u m a n a m e n te a g lo rific a re D io.
L u n ic a sa lv e z z a n o s tr a ed il su p re m o
a r b itr o d e llo rb e
V e n n e c o i s u o i m e r iti a s p e z z a re i la c c i
d e lla c o lp a .
A t u t t o l o rb e o ra r if u lg e i l S a lv a to re
u n iv e rs a le .
{Op* ciL , n . 64r, pag* 67)*

252

Alla Vergine Addolorata.


0 V irg o p u r is s im a , m a te r C h ris ti
f u i ; g l d iu s p e r tr a n s iv it s a n c tis s im a m
a n im a m tu a m , q u u m c r u d f i x u m v o lu n ta r ie F i liu m e t D e w n t u w n a d s p iceres. Q uem n e cesses, o B e n e d ic ta , ro
gare, u t n o b is hoc ie iu n ii te m p o re
p e cc a to ru m in d u lg e n tia m la r g ia tu r

V e rg in e p u ris s im a , M ad re d el t u o C ris to ,
ecco ohe i l c o lte llo d i d o lo re h a t r a p a s
s a t a l* an im a tu a , m e n tr e s t a i c o n te m
p la n d o i l F ig lio e D io tu o , il q u a le v o
lo n ta r ia m e n te s la s c ia to a p p e n d e re in
c ro c e . N o n c e s s a re d i s u p p lic a r lo , o B e
n e d e t ta , a ffin c h i n q u e s to s a c ro te m p o
d 'a s tin e n z a c i c o n c e d a i l p e rd o n o d e i
n o s t r i p e c c a ti.

C u m te, o F ili, in e ffa b ili m o d o pa


p e r i, dolorea p a r tu s e ffu g i ; n u n c a u te m to ta d o lo rib u s rep le ta s u m . V ideo
e n im te ta m q u a m m a le /a c to re m i n ti
gn o suS p e n su m , q u i te rra iti a b sq u e
u lto f u tc im m to s u s p e n d is ti. I t a s u p e r
o m n ia c a stiss im a M a te r iila c r im a n s
\ o q u b a tu r.

Q u a n d o t i d ia d i a l l a lu c e i n m o d o a l
t u t t o in e ffa b ile , p u n to n o n p ro v a i le d o g lie
d e l p a r to ; o r a in v e c e d a o g n i p a r te s o n
rip ie n a d i d o lo re . T i c o n te m p lo in f a t t i
so sp e so com e u n la d ro a l p a tib o lo , t u c h e
h a i so sp eso s u g li a b iss i T o rb e s e n z a so
s te g n o a lc u n o . C osi l a p u ris s im a M adre,
t u t t a ir r o r a t a d la g rim e , a n d a v a e s c la
m ando.

{ E x C anon. G ra ec> fe r . V I hebdom . m e d ia e et h eb d o m P a s s io n

INDICE

La Chiesa trionfante.
INTRODUZIONE
Pag.
Gap. I . I N atalitia Mo.rtyrwm n ella antica tradizione litu r
g ic a di R o m a ...................................................1
Cap. II. L efficacia dell annuo ciclo liturgico sulla educa
zione delia piet popolare .
.
.
.

38

Le Feste dei Santi durante il ciclo Natalizio.


Sanctae Komanae Ecclesae F e r i a l e . ....................................... 51
F e ste di N ovem bre.
29 N ovembre San Saturnino M a r t i r e ............................. 59
N ella notte che precede il 30 Novembre - Messa vigiliare di
Sant'Andrea A p o s t o l o .................................................64
30 N ovembre S an tAndrea A p o s t o l o ............................. 70
F este di D icem bre.
2 D icem bre Santa Vibiana Verginee M artire
. . .
75
3 D icem bre San Francesco Saverio Confessore .
.
-.78
4 D icem bre Santa. Barbara Vergine e M artire . . .
81
Nel medesimo giorno San Pietro il Crisologo Vescovo,
Confessore e Dottore della Chiesa
.
.
.
.
.
84
5 D icem bre San Sabba Abbate
.
.
.
,
. ' .
87

254

Pag,
G D icembre San Nicola Vescovo e Confessore,
.
.
.9 1
7 D icem bre SantAmbrogio Vescovo, Confessore e Dottore
della. Chiesa .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
95
Nello stesso giorno Vigilia dell Immacolata Concezione
della Beata Vergine M a r i a ............................................................... 97
9 Dicem bre L a Concezione Immacolata della l. V. M aria . 100
10 D icem bre L a Commemorazione d san Melchiade P apa . 107
11 D icembre San Damaso P apa e Confessore
.
.
. 109
13 D icem bre Santa Lucia Vergine e M artire
.
.
. 113
15 D icem bre Ottava dellImmacolata Concezione, .
.
. 116
16 D icembre Sant'Eusebio Vescovo .
.
.
.
.
116
N ella n o tte dopo il 20 D icem bre Vigilia di san Tommaso
A p o s t o l o ..........................................................................................119
21 D icembre San Tommaso A p o s t o l o ...........................................129
25 D icem bre S a n tEugenia Vergine e M artire
.
.
. 125
31 D icem bre Sinossi nel cimitero dei Giordani
,
.
126

F e ste di G ennaio.
jFesta del Santissimo Nome di Ges
. .
.
.
.
. 127
5 G ennaio San Telesforo Papa e M artire .
.
.
.
131
10 G ennaio San Melchiade Papa
. .
.
.
.
. 131
.
.
.
.
11 G ennaio SantIgino Papa e M artire .
132
D om enica fra l O ttava dellE pifania L a solennit della Saera
Fam iglia di Nazaret, Ges, M aria e Giuseppe .
.
133
14 G ennaio San Felice Prete e M artire
.
.
.
.
140
Nello stesso giorno S antIlario, Vescovo, Conf. a Dottore 142
15 G ennaio San Paolo prim o erem ita .
.
.
.
.
143
16 G ennaio San Marcello Papa e M artire
.
.
.
.
147
17 G ennaio S a n tAntonio A b b a t e ...................................................150
18 Gonraio Santa Prisca Vergine e M artire .
.
.
.
151
Nello stesso giorno Cattedra di San Pietro, quando la
p rim a volta fiss la sua sede in Roma
.
.
.
.
153
19 G ennaio I santi M artiri M a rii, M artafAudiface e Abaco 159
Nello stesso giorno San Canuto Re e M artire .
.
. 162
20 G ennaio I santi Fabiano Papa e Sebastiano, M artri
. 164
21 G ennaio S antAgnese Vergine, e M artire .
.
. ' . 168
22 Gennaio I santi Vincenzo e Anastasio M artiri
.
. 175
23 Gennaio Santa Emerenziana Vergine e M artire
.
. 179

255

P ag .
San Raimondo da Pcnnafort Conf. .
.
.
.
.
.180
24 G ennaio San Timoteo Vcsc. e M artire
.
.
.
.
182
25 G ennaio h a traslazione di san PaoloApostolo
.
. 184
26 G ennaio San Policarpo Vescovo e M artire
.
.
.189
27 G ennaio San Giovanni Crisostomo Vesc. Conf. e Dottore
della C h i e s a .......................................................................................... 190
28 G ennaio L a N ativit di S antAgnese
.
.
.
.
193
29 G ennaio an Francesco d Sales Vescovo, Conf. e Dottore
della Chiesa .
.
.
.
.
.
.
.
. 196
50 G ennaio Santa M a r t i n a ..............................................................197
51 G ennaio I santi M artri Ciro c Giovanni
.
.
.198
Nello stesso giorno San Pietro Nolasco Confessore
. 200

Feste di Febbraio,
lo Febbraio SantIgnazio Vescovo d Antiochia e M artire . 202
2 Febbraio Purificazione della Beata Vergine M aria .
. 205
207
Benedizione dei c e r e i ............................................................................
S Febbraio San Biagio Vescovo e M artire .
.
.
.
215
4 Febbraio Sant'Andrea Corsini Vescovo e Confessore
. 210
Nello stesso giorno S antEidichio M art. in Catacurnbis 217
5 F ebbraio SantAgata Vergine e M artire .
.
.
.
218
6 F ebbraio Santa Dorotea Vergine e M artire
.
.
. 223
Lo stesso giorno San Tito Vescovo e Confessore
.
. 224
7 F ebbraio San Romualdo Abbate
.
.
.
.
.
225
8 Febbraio San Giovanni de M atha Conf. .
.
.
.
226
9 Febbraio SantApollonia Vergine e M artire
.
.
. 227
Lo stesso giorno San Cirillo Vescovo d Alessandria, D o t
tore della C h ie s a ................................................................................228
10 Febbraio Santa Scolastica V e r g i n e ............................................230
1J Febbraio Santa Sotere Vergine e M artire .
.
.
. 232
Nello stesso giorno Apparizione della Beata ed Imm aco
.
.
.
.
.
.
.
.
233
lata Vergine M aria
12 Febbraio I Sette santi Fondatori dellOrdine dei Servi della
Beata Vergine M aria .
.
.
.
.
.
.
.235
14 Febbraio San Valentino Prete e M artire .
.
.
.
239
15 Febbraio Santi Faustino e Giovila M artiri
.
.
. 240
18 Febbraio San Simeone Vescovo e M artire
.
.
. 24S
22 Febbraio Cattedra di san P i e t r o .............................................24

256

Pag,
23 F ebbraio San Pier D am iani Vescovo, Conf. e Dottore
, 245
23 o 24 Febbraio Viglia d i San M attia A postolo.
.
. 24(5
24 o 25 F ebbraio San M attia A p o s to lo .............................................246

FLORILEGIO EUCOLOGICO

P olycarpi super rogum praeca tio............................................................. 249


A d D eiparam Virgnem, in festa Purificatonis .
.
.
.2 5
tLymnas ad extrem am unctionem
.
.
.
.
.
.
2f>0
Sui titoli attribuiti al Salvatore .
,
' .
.
,
.251
Il santo Nome di G e s ....................................................................... 2M
Alla Vergine A d d o l o r a t a ....................................................................... 2n2

W V V lA A A A A A ^ w h i