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Card. A. I. SCHUSTER 0. S. B.

del

titolo

di

S.

Martino

ai

Monti

ARCIVESCOVO D I MILANO

N O T E S TO R IC H E E L ITU R G IC H E
SUL

MESSALE ROMANO

T O K IN O -R O M A

Gasa Editrice MARIETTI fondata nel 1820


di MARIO E. M ARIETTI - E ditore - T ipografo P ontificio
della S, C ongregazione dei R iti e d ellA rcivescovo di Torino

1932

Card. A. I. SCHUSTER 0. S. B.
del

titolo

di

S.

Martino

ai

Monti

ARCIVESCOVO D I MILANO

N O T E S TO R IC H E E L ITU R G IC H E
SUL

MESSALE ROMANO

VOL. I.

Carmi di Sion lungo le acque della Redenzione


(N ozioni generali di Sacra Liturgia)
(T erza edizione - 2 tira tu ra ).

T O R IN O -E O M A

Casa Editrice MARIETTI fondata nel 1820


di MARIO E. M ARIETTI - Editore - T ipografo P on tificio
della S. C ongregazione dei R iti e deHA rciveseovo d i Torino

1932

Imprimi potest.
f GEEGORIUS O. S. B.
Abbaa Ord, M ontis C asini et C ongreg. C assia. P raeses.

V isto: N u lla osta alla stam pa.


T orino,

li

6 Settem bre 1919.


Can. S t e f a n o R o n c o , S e v . Deleg.

Imprimatur.
C. FRANCESCO D U V IN A , Provie.. Gen.

PROPRIET LETTERARIA (15-X-19--- 19-11*33).

PREFAZIONE

Queste rapide note in. origine erano destinate alla ristretta


cerchia dei miei discepoli, prima nella Pontif. Scuola Supe
riore di Musica Sacra, quindi nel Pontif. Istituto Orientale
a Roma. Cedendo poi alle insistenze dautorevoli personaggi,
che le volevano di pubblica ragione, nel licenziarle oggi
alle stampe non ho altro scopo che di far parte alle anime
pie e studiose, specialmente tra i miei confratelli nel sacer
dozio, di quel sentimento di fede e di casta dilezione, che
il Signore volle gi apprestare a me indegno nella quoti
diana meditazione del Messale Romano.
Non ho voluto scrivere unopera esclusivam ente pei dotti,
n un libro di sola piet. Tutta la teologia condensata nelle
venerande ed arcaiche formole romane del Divin Sacrificio,
e la fede inoltre mi ricorda, che il Divin Salvatore ha co
stituito la Chiesa erede della mistica scienza della preghiera,
e dellarte daprire e serrare, mediante glineffabili gemiti del
Paraclito, il cuore di Dio. Omnipotentia supplex, Mi son quindi
guardato danalizzare i formulari Eucaristici collindifferenza
del critico, che tiene appena conto dellarcaicit dei docu
menti; ma vi ho unito invece quella trepida riverenza del
credente, che in quelle pagine cos divinamente sublimi,
sente il palpito di mille generazioni di Martiri, di Dottori e
di Santi, i quali, pi che ideate e recitate, le hanno vissute.
certo infatti che il Messale Romano rappresenta nel
suo complesso l opera pi elevata e importante della lette
ratura ecclesiastica, quella che riflette pi fedelmente la
vita della Chiesa, il poema sacro al quale ha posto mano
cielo e terra

V ili

Illustrare con tocchi rapidi e precisi, con energiche sin


tesi questo libro dal lato storico e archeologico, farne rile
vare nei luoghi pi importanti lautorit teologica, porne in
evidenza l arte e la bellezza del contenuto mistico, ecco lo
scopo che mi sono proposto. Altri avrebbe forse preferito
che io fossi stato meno conciso, e che, invece dun lavoro
di studio privato e di preparazione dello spirito alla recita
intelligente delle preci contenute nel Messale, Psallam
spiritu, psallam et mente ; vuole san Paolo ne avessi
fatto una completa esposizione o commento. Questo sarebbe
stato altres il mio primitivo disegno, ma l ho dovuto ri
durre per via, quando, a un terzo appena del lavoro, il Si
gnore ha voluto distogliermi improvvisamente dai libri e
dalle biblioteche, per confidarmi invece il governo pastorale
di questa illustre ed antica chiesa, la quale, pi che la mia
penna, reclama in questora il servizio delle mie povere
braccia. Le note che seguono, rappresentano quindi lo sterile
frutto di quelle rare briciole di tempo che possono sopra
vanzare ad un pastore di anime. Comunque sia, il desiderio
dei discepoli e degli amici resta soddisfatto colla stam pa di
questo Liber Sacram entorum , e dedicandolo appunto a loro,
faccio mio il voto del grande Apostolo, presso la cui sacra
Tomba lho dettato: E t nunc commendo vos D eo et verbo
gratiae psius, qui potens est aedificare et. dare haereditatem in sanctificatis omnibus (A d., xx, 32).
Rom^, Basilica Patriarcale di San Paolo,
in Natali Apostolorum MCMX1X.
f

IL D E F O N S O

A b b a tte

O r 'd - n a . r i o ,

NOZIONI GENERALI DI SACRA LITURGIA

CAPITOLO I

La sacra Liturgia, sue divisioni e fonti. ,


La sacra liturgia, nel suo pi am pio significato, ha per oggetto
la civilt religiosa e sovrannaturale del C ristianesim o n elle sue varie
m anifestazioni sacram entarie, eu cologich e, rituali, letterarie ed arti
stiche, abbracciando cosi, come in una vasta sin tesi, quanto di pi
sublime stato ideato al mondo, per afferrare ed esprim ere l indescrittibile e il divino. N tutto. Come figli d ella Chiesa Cattolica
ed eredi della rivelazione dogm atica fatta a g li antichi P atriarchi ed
ai Profeti d'Israel, la nostra civilt relig io sa , non solo preeBiste nei
suoi elem enti fondam entali alla stessa ven u ta del F ig liu o lo di Dio
al m ondo, ma di m olti seco li anteriore a lle p i a n tich e civ ilt che
ricordi la storia, im ponendosi per ei stesso al rispetto ed a lla v e
nerazione dei dotti. A nzi, non si potrebbe neppur parlare d una
origine puram ente naturale ed umana, sia perch l'elem en to dogma*
tico del Cristianesim o proviene da diretta e positiva rivelazion e divina,
sia aneora perch la vita e l attivit stessa della Chiesa derivano dallo
Spirito di G es, che vive ed opera in lei.
Trattasi adunque clan poema sacro, a l quale veram ente hanno
posto mano e cielo e terra, e in cui 1 um anit redenta nel Sangue
dell'A gnello senza m acchia, sulle ali dello spirito, si libra a volo
altissim o, spin gend osi sin presso al trono di D io . E sso qualche
cosa pi d'una sem plice elevazion e; gia cch la sacra litu rgia non
solo rappresenta ed esprim e l ineffabile ed il divino, m a per m ezzo
dei Sacram enti e d elle sue formole eucologich e lo .produce, a dir cos,
e lo compie n elle anim e dei fedeli, ai quali com unica la grazia della
Redenzione. S i pu anzi dire che la stessa fonte della san tit della
Chiesa tutta compresa n ella sua liturgia, cosicch Benza i divini
Sacramenti, la. passione del Salvatore, n ella presente econom ia istituita
1 ScjitrsTna, Liber Saeram entorum - I,

da D io, non avrebbe su di noi alcuna efficacia, per m ancanza d


istrum enti atti a trasm ettercene i tesori.
L am bito della liturgia non la cede in vastit a nessuna altra
scienza, g iacch abbraccia le prime origini d e ll um anit, le sue re
lazioni essen ziali col Creatore, la K edenzione, i Sacram enti, la Grazia,
l escatologia cristiana, quanto insom m a v ha di pi sublim e, di pi
esteticam ente perfetto, d i pi necessario ed im portante al m ondo.
Per ragione di m etodo, questo vasto campo pu tuttavia essere diviso
e ripartito in varie sezion i, ogn u n a d elle quali com prende un lato e
un aspetto particolare e determ inato della religiosit, cattolica. Il
prospetto potrebbe essere il segu en te :
essenziali
a) litu rg ia sa c ra m e n ta ria j rr iiti
ti cerim oniali
salm odia an tifo n ica

responBOriale
>
direttari ea

Saera /

litu rg ia

c) litu rg ia
stra o rd in a ria
o d occasione

dedicazioni
delle basiliche

consacrazioni
o benedizioni
d) litu rg ia Itin eraria

a lta ri
cem eteri

a rc h ite ttu ra , p ittu ra ed a rti


aacre

vergini
ab b ati
im p erato ri

Come scienza, la sacra liturgia ha i suoi canoni, le sue le g g i,


le sue suddivisioni, a l pari di tutte le altre scienze, e particolarm ente
della teologia positiva, cui affine cos per m etodo che per scopo.
E ssa, infatti, si propone lo studio sistem atico del culto cristiano,
distinguendo e classificando le varie form ole litu rgich e g iu sta il tipo
ch e d istin gu e ciascuna fam iglia, ordinandole secondo la diversa data
di redazione, istituendo esam i e confronti fra i vari tipi, affine di
rintracciare in essi il loro com une schem a d origine, E soltanto cos
che si possono ricondurre a uno stipite com une, d elle litu rg ie appa
rentem ente irriducibili, come ad esem pio la Rom ana, la G allicana
e l Ispanica ; sen za di ch e, non si riuscirebbe a comprendere come
l u n it d el Sim bolo d ella Fede non avesse avuto com e im m ediata
conseguenza la prim itiva u n it della sua espressione liturgica. Invece,
studi recenti ed indagin i m inuziose e pazienti, hanno scoperto in
tutte le litu rgie, anch e le pi diverse fra di loro, un sustrato co
m une , talora un iden tico concetto v ien e espresso con form ole ri
tuali ed un lin g u a g g io affatto differente, ma oramai non pu dubitarsi
pi che l e litu rgie orientali ed occidentali derivano tutte da un
identico ceppo, assai an tico, che forma come la base e il fulcro del
l unit cattolica n el culto ecclesiastico.

Tra le fonti per lo studio della sacra litu rg ia , altre sono dirette,
altre indirette. A lla prima specie, appartengono le pubblicazioni an
tiche e recenti delle anafore orientali e dei vari sacram entari latini.
.Recentemente il principe M assim iliano di S asson ia ha intrapreso la
pubblicazione a fascicoli dei vari testi d elle m esse orientali, SiroMaronita, Caldaica, Greca, A rm ena, S iriaco-A n tioch en a, m a non
m ancano d elle buone illustrazioni e dei com m enti a quasi tutti i libri
liturgici orientali finora editi '. Tra le fonti occidentali, una m en
zione speciale m eritano i sacram entari L eoniano, G elasiano, G rego
riano, g li Ordnes R o m a n i, il M issale GotM cum , quello G allicano
antico e i libri liturgici m ozarabici. L e varie litu rgie, tenendo conto
del loro sviluppo cronologico e delle loro relazioni etnografiche, pos
sono raggrupparsi approssim ativam ente n ella m aniera segu en te :
F o n ti litu rg ic h e ! a)
d ellevo
\
Ar
im m edatam onte
t>) E pistola I Ciementis
p o sterio re
a ll1A postolico \ c) E pistola S *Ig n a tii
I I secolo. L itu rg ie o ccidentali - S. G iustino
V erona. - T ertu llian o
I I I secolo. Canones H ippolyti.

IV

S 6C .

L itu r
gie

]?ragment L a tin , palinsesto di

Catechesi di S< C irillo


C ostitnz, A postoliche *
L itu rg ia greca di S. G iacom o
S iriaca

siriaca di S. Giacom o
O rien tali
/

di S, B asilio
Aatioehe-<
greca ! arm ena
\
>
di
S. Giov. Crisostom o
ne
( A nafora di Biekel (vi sec.)
e Meeopo- ! L iturga^dei sa n ti A ddeo e M ari
/ A nafore di Teodoro di MopsueEtia, di N estorio eco.
tam ia
L itu rg ia greca
Eucologio
di Serapione
di S; Marco
A lessan d rin a
S. C irillo d A lessandria
L iturgie
copte
S. G regorio N azianz.
S, B asilio
A quileia
l Milanese
B avenna
L a tin e
R om ana / G allicana
1 Ispanica
f rCeltica

L itu rg ia abissin.
l i Apostol.

Questo schem a rappresenta esclusivam ente le grandi lin ee di


classificazione d elle varie fam iglie liturgiche, e talvolta i 1iavvicinam enti ch e propone hanno un valore puram ente approssim ativo, come
nel caso di far dipendere da Roma tutte le altre litu rgie latine.
1 L 1op era p i im p o rta n te " an co ra q u ella di M. F . E . B bightm an, LiiurtjieS
custern a n d western, t. I, O xford, 1896.
1 Cf. F u n k , D idascalia et C onstitutiones Apo/dotornm , PadeTboti, 190B.

Meritano una m enzione particolare g li antichi sacram entari ro


m ani, i quali tuttavia sono ben lu n gi dal rappresentarci esatta
m ente lo stato della liturgia in Roma nel suo periodo prim itivo ;
giacch quasi tutti, pi o m eno, hanno subito dei ritocchi ga llica n i
d adattam ento locale.
Sacram entario Gregoriano. E il nom e attribuito da papa Adriano I
(784-791) ad una raccolta di m esse stazionali, una parte delle quali
sono indubbiam ente anteriori al pontificato di san Gregorio Magno,
ma che comprende altres dei num erosi elem enti a lui assolutam ente posteriori. Il collettore, com e base del suo lavoro ha certa
m ente adoperato un sacram entario intitolato al santo P ontefice,
ma essendoci ignoto il criterio col quale eg li lo ha modificato,
sarebbe forse pi esatto d intitolare la raccolta da papa Adriano I.
Il sacram entario contiene solam ente le m esse stazionali, alle quali
dordinario prendeva parte il Papa, omettendo tutte le altre feste
e solen nit in cui non si celebrava la stazione
Sacram entario Gelasiano. Questo nom e venne g i attribuito in Francia
ad una raccolta litu rgica romana, im portata n elle G allie tra il
628-731, molto dopo san Gregorio M agno, ma assai prima del pon
tificato di Adriano I. Per l origin ale romano ha subito in Francia
d elle grandi m odificazioni, onde la raccolta esig e una critica e
una selezione m olto accurata, perch i suoi docum enti possano
rendere testim onianza circa l uso liturgico di Roma anteriorm ente
a Carlo Magno. L introduzione del sacram entario G regoriano in
Francia m inacci un istan te d oscurare la fama d ella collezione
G elasiana, ma la raccolta di san Gregorio essendo stata ritrovata
affatto insuffieiente per l uso quotidiano delle Chiese, venne am
pliata e com pulsata con quella attribuita a papa G elasio, la quale
in grazia di questa fusione ha lasciato delle larghe tracce anche
n e ll attuale litu rg ia rom ano-franca 4.
M issale F rancorum . rappresentato da un unieo codice un ciale
frammentario del secolo v i i , conservato altra volta nell' abbazia
di san D ionisio, ed attualm ente n ella biblioteca vaticana. Le 11
m esse che com prende sono tutte di stile romano, ma la raccolta
non im m une da interpolazioni g a llic a n e , specialm ente nelle
rubriche 3.
* Cf. D d c h e s s e , Q rigin es d u culte ehrtienne,
5 C f, D u c b e h n e , O p , c t-i 126 aeg.
2 Cf. D u ch sse, Op. ct., t36.

d it . , p a g .

120

seg.

Sacram entario Leoniano. il pi antico e il pi copioso dei sacra


mentari, ma disgraziatam ente lo strano disordine e la natura stessa
del m ateriale liturgico adoperato dal collettore, escludono d ie la
collezion e abbia m ai avuto un vero carattere ufficiale. V i si tro
vano, ad esem pio, d elle forti declam azioni contro i falsi devoti
che sub specie gra tia e ingannano i sem p lici, e s in siste sulla
necessit di premunirsi contro la loro m alizia. A lcu n e m esse
sembrano ispirate a lle strettezze e al dolore dei Rom ani durante
l'assedio degli Ostrogoti (537-39); una colletta funebre si riferisce
alla sepoltura di papa Sim plicio (f 483) ; ma ad og n i modo, la rac
colta anteriore a san Gregorio, e sembra l unica fonte romana
im m une da interpolazioni straniere. Forse questa fortunata con
servazione d el testo la si deve al carattere affatto privato della
raccolta, per cui essa non u sci dagli stretti lim iti d ella b asilica o
del titolo al quale era destinata. Il m ateriale adunato dal redat
tore presenta tutti i caratteri dautenticit, m a non esclusa l ipo
tesi che l intera collezion e non abbia m ai avuto carattere ufficiale
e scopo pratico, non essendo stata m ai in uso. Secondo alcuni,
il collettore non avrebbe avuto che uno scopo bibliografico
Rotolo d R avenna, Cos v ien e chiam ato un rotolo opistografo in
grossi caratteri un ciali, che apparteneva con tutta probabilit al
l archivio m etropolitano di R avenna. Comprende in tutto 40 ora
zioni di tipo romano, in preparazione alla solen n it natalizia, ma
ben difficile di determ inarne la data *, che potrebbe risalire
sino ai tem pi del Crisologo.
O rdines R om ani. Sono una raccolta assai im portante di cerim oniali
di vari tem pi, cheeci permettono di seguire passo passo dal se
colo v m al xv tutto lo sviluppo progressivo della litu rgia papale
a Roma. Il pi antico di questi O rdines, il 1, sem bra datare
dal secolo v m , ma non tutti g li elem enti che contiene sono sin
croni, n possono tutti vantare egu ali diritti di romanit. A nche
qui si rinnova il caso dei Sacramentari, che, una volta fuori di
* F u p u b b licato la p rim a v o lta d al B ianchini da un codice u nciale del vii se
colo co n serv ato n e lla b ib lioteca cap ito lare d i V erona (Idber P ontificai, tom . IV).
I l M u rato ri Io ripu b b lic in L itu rg a R om ana vetus I ; m a in seg u ito ne diedero
u n edizione p i a c c u ra ta i fratelli B allerini, che p u re rip ro d o tta in Migne, P , /,.,
t. L T. U n o ttim a edizione quella recente di M. IT elto e, Sacram entarium Leon ia n u m , U niv. p ress., 18S6; Cf. D uchesse, Op. cit., 1B7-45.
i Venne edito la p rim a v o lta d al Ceriani, I l rotolo opistografo del prin H : e
A ntonio P io di Savoia, in f., Afilano 1883; in seguito la m em oria fu rip u b b lica ta
in A rchiv. Star. Lom bardo, 1884, t. I seg.

Roma, vengono m odificati ed adattati a lluso d elle altre corti ep i


scop ali, senza p i alcu n a correlazione collo sviluppo litu rgico,
che intanto anche n e llUrbe proseguiva il suo corso. U n caso ben
singolare avvenne ad Am alario che, dopo aver concessa u n 'au to
rit indiscutibile a ll Ordo E om anus, in occasione d un.suo v ia g g io
a Roma n e ll832, ebbe quasi a scandalizzarsi, ch e iv i il clero ne
avesse perduto com pletam ente la n otizia *.
I docum enti p i im portanti d ella liturgia gallica n a sono il M ssale Gothicum della chiesa d A utun, della fine del secolo v ii *,
il M issale G allcanu m vetus d el m edesim o tempo 3 , le undici
m esse scoperte dal Mone in un palinsesto del 760-781 appartenuto
g i a G iovanni II vescovo di Costanza 4, il lezionario di L u xeu il
(v ii sec.), le om ilie di san Germano di P arigi e il m essale d i Bobbio
(v ii secolo).
La litu rgia ispanica o m ozarabica ha lasciato un m ateriale do
cum entario p i num eroso, ma in parte ancora inedito. Dom Morin
pubblic n el 1893 il Liber Comicus o Comes, contenente le lezion i
della m essa con rubriche assai im portanti ; Dom Frotin ha pubblicato
il L iber O rdnum , u n a specie d eu cologio o r it u a le , ma rim ane
ancora a fare uno studio accurato sul sacram entario e su ll an tifo
nario, giacch il rito m ozarabico esum ato n el secolo s v dal X im enes
per uso d una cappella n ella cattedrale di Toledo, stato fortem ente
interpolato con num erosi im prestiti derivati dalla litu rgia Romana ;
perci il m essale e il breviario mozarabico riprodotti dal M igne nella
sua P atrologia (t. L X S X Y ), non possono affatto servire a scopo v e
ram ente scientifico.
A nche la liturgia d i Milano ha le proprie fonti docum entarie. Tra
le pi im portanti, sono il sacram entario di B iasca del secolo x, e quello
di Bergam o d e ll x i. I m onaci di Solesm es hanno accom pagnata la
pubblicazione d un antifonario ambrosiano con uno studio assai m i
nuto e profondo del Caghi, e il M agistretti ha pubblicato il Bero ld m d el secolo x ii, dim ostrando la grande im portanza storica
e liturgica che hanno queste raccolte d consuetudini cerim oniali, che
ricordano g li O rdines R om an i. U ltim am ente il Ceriani ha pubbli
cato il testo antico del M essale Ambrosiano, e dopo la di lu i morte,
* Cf. D u ch esse, Op. cit., 147-152.
* Of. D elisle , in M moires de Vcadmie des inscriptionsf t . X X X II, I parti.,
dove h a raccolto e c a ta lo g a to i sa c ra m e n ta ri la tin i che erano a s u a cognizione.
3 Cf. D u ch esse, Op, cit., 153-4,
4 Mone, Lateinische u n d griechische Messen aus dem sweiten bis sechsten Ia h r
h u n d ertt F ia n o fo rt, 1850; P . L ., t. C X X X V in , 863.

il M agistretti e il Ratti, integrando l opera d e ll illu stre maestro,


hanno edito l'apparato critico di q u ellin sig n e m onum ento d ella Chiesa
M ilanese.
E giacch siamo a parlare di M essali, dobbiam o avvertire che
questo nom e, al pari d e llopera litu rgica che d esig n a , data Solo dal
medio evo, verso il periodo C arolingio ; g li an tich i conoscevano i
Sacram entari, i quali per non corrispondono ch e in parte a l con
tenuto del M issale p len a riu m . A spiegar m eg lio la cosa, conviene
tener presente il carattere speciale della sin assi religiosa nella Chiesa
prim itiva. A .differenza dei m oderni, che in ch iesa, senza intender
nulla, si contentano d unirsi in ispirito a l sacerdote ch e prega, gli
antichi volevano che 1 actio fosse veram ente so cia le, collettiva,
em inentem ente drammatica, cosi ch e non soltanto il vescovo, m a il
presbitero, i diaconi, il clero, i cantori, il popolo, ciascuno avesse
la propria parte distinta da rappresentare. D i qui la n ecessit di
avere separatam ente i testi di queste varie parti, in m odo che, se
il vescovo o il prete avevano a loro uso il L iber Sacram entorum ,
il solista altres avesse il R esponsoriale, g li alunni d ella Schola
l A ntifonario, il suddiacono l Epistolario e via dicendo.
Il Sacram entario o L iber Sacram entorum , conteneva quindi tutte
le preghiere ch e recitava il sacerdote o il vescovo, non g i so l
tanto nella m essa, m a n e ll am m inistrazione d i tutti g li altri Sa
cram enti, i quali, del resto, erano intim am ente con n essi c o llazione
eucaristica. C osi, le form ole del Battesim o e d ella Cresima facevano
parte della litu rgia della v eg lia pasquale ; q uelle d e llA ssoluzione
erano com prese nei riti delia ricon ciliazion e dei p en iten ti il g ioved
santo; le preghiere dell'E strem a U nzione segu ivan o l assolu zion e degli
inferm i ad succurrendum , prima della m essa e d el viatico; le sacre
ordinazioni erano com penetrate colle cerim onie della stazione not
turna a san P ietro il sabato dei quattro tem pi, e le benedizioni
nu ziali facevano parte come d una specie d appendice, in cui si con
tenevano le m esse d occasione, per nozze, per esem pio, per funerali,
dedicazioni di chiese, anniversari di consacrazioni di vescovi o di
preti, ecc. Il tutto con un collegam ento, un ordine, u n intim o nesso,
che anche n ella sua disposizione bibliografica faceva vedere come
l E ucaristia il vero centro del culto cristiano, di g u isa che tutti
g li altri Sacram enti sono a lei coordinati, o preparano l anim a a
parteciparne degnam ente, o ne custodiscono la gra zia ricevuta.
Sono esclusi quindi dal Sacramentario g l introiti, le lezio n i, le
antifone e i graduali, perch tutte queste parti erano destinate ai
m inistri inferiori ; quanto in vece apparteneva al sacerdote n ell' am
m inistrazione dei Sacram enti, e ch e ora sparso n e l m essale, nel

pontificale e n el rituale rom ano, era compreso nel Sacram entario,


cosi da giustificare pienam ente l ' antico titolo di L iber Sacram entorum , come lo ch iam avano.
Questo sistem a per, se era possibile a Roma e n elle grandi chiese
episcopali, dove ai codici litu rg ici era destinato un posto speciale
vicino al presbiterio, tanto da averli subito alla m ano, n elle par
rocchie di cam pagna e n elle ch iese, ove, per m ancanza di clero
e di redditi, la litu rgia stazionale Komana era stata ridotta alla sua
pi sem plice espressione e a i m inim i term ini, presentava d elle gravi
difficolt. Im m aginiam oci un povero prete di v illa g g io , vecchio, ed
assistito solam ente da tre o quattro irrequieti fan ciu lli, ch e fanno la
parte di lectores. Q uesti, per celebrare la m essa, avr bisogno di
una intera biblioteca: del Sacram entario, d ell'E van geliario, d ellEpiBtolario, d ell A ntifonario e del R esponsoriale, oltre poi la fatica di
ritrovare qua e l n ella raccolta le collette, le pericopi scritturali,
i canti appropriati, le varie parti insom m a della sua funzione. L a pi
sem plice sarebbe stata quella di fondere in siem e tutte queste co lle
zioni, trascrivendo giorno per giorno tutta per disteso la m essa cor
rispondente alle diverse feste dell'anno. Ecco pertanto l origine del
M issale p le n a riu m d ell evo C arolingio ; p len a riu m , perch, a diffe
renza d egli antichi Sacram entari, conteneva tutta per intero la li
turgia E ucaristica, sen za bisogno d alcun altro libro.
Paragonando ora l attuale m essale nostro dopo la riforma triden
tina col m essale m edievale e col Sacramentario G regoriano, la diffe
renza non apparisce punto sostanziale. 11 nostro pi ricco e vario
per ci ch e riguarda il ciclo agiografeo ; m a le m esse stazionali delle
dom eniche, d ellA vvento, della Quaresima, d elle feste dei Santi com
prese n el Sacram entario di san Gregorio, salvo poche differenze, sono
quasi le stesse. S i pu dire insom m a che il nostro codice eucaristico,
pur tenuto conto dello sviluppo raggiunto col decorrer dei seco li,
sostanzialm ente il m edesim o che usavano i grandi D ottori d ella Chiesa
n el medio evo, e ch e recava in fronte il nom e di Gregorio Magno.
Abbiam o detto ch e sostanzialm ente lo stesso, ma con ci non
vogliam o parlare d'una identit assoluta. M utazioni ed a g g iu n te ve
n e sono, e ve n erano assai di pi prima del T ridentino; ma fortunata
m ente i rigid i criteri di riforma litu rgica ai quali s ispirarono i Papi
della seconda m et del secolo x v i, sbarazzarono il m essale rom ano,
di m olte a g g iu n te, tropi, sequenze, collette e m esse del tardo m edio
evo, ch e deturpavano l'arm onia delle lin ee del grandioso m onum ent
liturgico eretto dai P ontefici dei secoli i v - v m . Vennero soppresse
le m esse degli a u x ilia to r u m , quelle pei giudizi di D io, 1' uso di
celebrare n elle dom eniche d e llanno la m essa de T rin ita te in luogo

9
di quella descritta nel m essale, le foste dei pazai, d eg li asin i, ecc., ed
altro carnevalate, che s'erano introdotte nel lu o g o santo.
Qualche buona cosa tuttavia avrebbe forse potuto essere restituita
all'antico onore, e non lo fu, certam ente per insufficienza di m ateriale
scientifico a disposizione dei liturgisti del secolo x v i. Cosi, tra le
lacune dell'attuale m essale, da deplorare la soppressione delle varie
praefationes, di cui cos il Leoniano che il G regoriano erano rie*
chissim i, tanto che ciascuna festa d e llanno, og n i dom enica di spe
ciale im portanza aveva la propria. Il m edio evo, per econom ia di
carta e di tempo s era troppo facilm ente disfatto di tutto questo ba
ga g lio rom ano, conservando appena una d iecin a di praefation es
speciali per la Quaresima, la P asqua, la P en tecoste, e c c .; pel resto,
era buona la p ra efa tio com m unis, quella cio che ancora o g g i si
recita quotidianam ente. Sar lecito sperare che in qualche futura
recensione del m essale, la Suprem a A utorit restitu isca al primo
onore un a parte cos bella ed im portante d el venerando deposito li
turgico di L eone, di G elasio e di Gregorio M agno ? vero che la
prim itiva tradizione rom ana si dichiar alquanto alien a dall'am m et
tere nel proprio Canon M issae tutte queste parti m obili e varia
bili, che incontrarono tanto nel genio dei g a llica n i, ma eerto che
la tradizione d elle praefation es proprie risa le in Kotna alm eno al
tempo di L eone I.

CAPITOLO II.

Liniziazione cristiana.
Il Battesim o non un sem plice atto d iscrizion e alla societ dei
fedeli, ma il Sacram ento che contiene e conferisce la stessa vita
soprannaturale d e llanim a; in modo che, qualunque sia il grado di
santit al quale questa sar poi elevata da D io, qualunque siano i
carism i che in segu ito l adom eranno, queste grazie non faranno altro
che sviluppare e conferm are in le i la santit prim ordiale contenuta
in germ e dal suo B attesim o. Come il sem e contiene virtualm ente
l albero, cosi il B attesim o la stessa vita cristiana. Esso il seno
verginale e fecondo d ella santa madre la Chiesa, in cui concepisce e
genera al Cristo i popoli tu tti della terra. B isogn a intender ci per
elevarsi a quel concetto sublim e che ispir i riti ch e ora siam o per d e
scrivere; approfondirne il contenuto spirituale, un com prendere il
pensiero di quei g e n i elevatissim i d i artisti, che eressero n e ll an ti
chit i battisteri m agnifici del Laterano, di Ravenna, di P isa , di F i
renze, di Siena e di m olte altre citt d'Italia.
Sin dai prim ordi del Cristianesim o l in iziazion e alla F ed e com
prese due riti distinti : il B attesim o, e l infusione dello Spirito Santo
per m ezzo d e llim posizion e delle m ani. Quest u ltim o Sacram ento
venne regolarm ente riservato a g li A postoli e a i capi d elle com unit
cristiane, m entre il B attesim o poteva essere conferito anche dai dia
coni o dai sem plici fed eli. L e fonti prim itive non ci descrivono,
vero, la disciplina del catecum enato cosi com e la troviam o in vigore
n el n i secolo; m a la natura stessa id eile cose ci lascia presupporre
che sin da principio v i fosse un ordinam ento sp eciale per coloro che,
essendo sem plici aspiranti al B attesim o cristiano, non potevano an
cora partecipare ai divini Sacram enti, U n periodo d istruzione dov
certo precedere questa conversione definitiva, com e giustam ente con
cepivano g li antichi l in iziazion e b attesim ale, e, a quanto ci attesta la
AtSa/ii, sin dalla prim ora a llistruzione catechetica and congiunto
il digiuno, nonch la con fession e d elle proprie colpe.
San G iustino il testim one pi autorevole dei riti battesim ali
verso l'anno 150, quando scrisse la sua prima ap ologia. Vi si ricor
dano la professione di fed e
ro
o ic rtd j, lo a u t . t v
ic n r e ia ji v a v
* <ruyxaTaTsfiEijnvov i , le preghiere sp eciali e pubbliche di tutta
*

A .$ o lo g .

I ,

o. L ira ,

P.

(? ., Y I ,

c o l. 428.

11
l assem blea, il digiuno e la con fession e che precedevano il sacro lavacro
(E u y s u S Kt TE

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Tots) 1 ;

e poich allora non ricorre traccia d altro d igiu n o pubblico e so


len n e a ll infuori di quello che precedeva la P asqua, co si quasi
certo che sin da quel tempo l'am m inistrazione solen n e del Battesim o
fosse riservata alla solenn it pasquale. Riserva ch e non ebbe per
un carattere rigidam ente esclu sivo, perch fra le opere d Ippolito v
un serm one a lui attribuito e recitato ai battezzam i i ; t. yta
0so^kve(, donde sem brerebbe doversi dedurre che in quei primis
sim i tem pi anch e a Roma, g iu sta l uso orientale, si am m inistrasse il
Battesimo solenne anehe per la festa d e llE pifania *. Non ci per
venuto il testo eucologico a cui si riferisce G iustino ; m a in com
penso, possediam o parecchie versioni del sim bolo b attesim ale, che
i catecum eni dovevano recitare pubblicam ente prim a d entrare n ella
sacra piscina.
L dove san Paolo paragona lo Spirito Santo ad una unzione che
si diffonde n e llanim a, qualcuno ha voluto riconoscere u n allusione
a lla chrism atio b attesim ale, di cui abbiam o testim onianze sicure
solo n el terzo secolo ; g li eseg eti pi recenti rigettan o questa inter
pretazione m ateriale del testo paolino, non m eno ch e l altra che si
dava ad u n passo di Teofilo d A ntiochia, il quale ci riporta verso
il 180. T u vero non vis ungi oleo D e i? nos en m ideo C h ristian t
vocam ur, quod D ei oleo u n gam u r 5. La fonte p i copiosa per la
conoscenza dei riti battesim ali di Roma e di C artagine a i tem pi di
Settim io Severo, indubbiam ente T ertulliano. E g li con u n trattato
sp eciale sul B attesim o, ha descritte a sm aglianti colori, con qu el suo
stile africano cosi rude, m a tanto efficace, le cerim onie d e ll in izia
zione cristiana, il m inistro, le preghiere, i d igiu n i ehe la precede
vano, la solenne rinunzia a Satana, il sacro lavacro, l unzione cri
sm ale, l im posizion e d elle m ani episcopali c o llep iclesi Pneum atica,
la partecipazione al banchetto eucaristico e la bevanda di latte e
m iele ch e poneva term ine alla cerim onia. N el D e Hesurrectione il
fecondo scrittore cosi riassum e il rito battesim ale : Caro ablu itu r,
u t a n im a em aculetur ; caro u n g tu r, u t a n im a conseeretur ; caro sig n atu r, u t et a n im a m u n ia tu r ; caro m an u s m positone a d u m b ra tu r,
ut et a n im a S p iritu illu m in etu r ; caro Carpare et Sanguine C hris l
vescitur, u t et a n im a Deo sagin etu r 4,
* Op. eit., c. ioti, col. 420.
E dz. A chelis (Leipzig, 1897, pag. 257-58).
s L it. I , a d A u to ly c u m , 12, P . (?., cui, 102.
* 0 . viii, P . L ., I I , eoi. 806.

12
I canoni d ip p o lito , sia che rappresentino un antico documento
disciplinare romano, sia che appartengano invece, com pi proba
bile, ad A lessandria durante il pontificato del vescovo D ion isio, con
tengono la pi com pleta descrizione liturgica dei riti battesim ali alla
fine del ii i secolo. Il catecum eno doveva essere presentato a l v e
scovo da persone ch e garantissero la sincerit dei suoi propositi ;
indi era am m esso a confessare i propri peccati, e dopo ascoltata la
lettura d un brano evan gelico adattato alla circostanza, professava
pubblicam ente il desiderio di convertirsi *. Il g io v ed della grande
settim ana pasquale era ancor permesso ai catecum eni di prendere
uu bagno e di sedere a m ensa, ma nei due giorn i seg u en ti dovevano
osservare un rigoroso digiuno sino a dopo il Battesim o. CJn ecclesia
stico a Koma e in A frica l esorcista era particolarm ente addetto
alla loro istruzione catechetica ; g iu n ta poi la n otte pasquale, il ve
scovo im poneva loro le m ani recitando g li ultim i esorcism i, perch,
m esso in fuga il dem onio, l anim a riconoscesse ormai il suprem o do
m inio del Cristo. In gin occh iati ai suoi piedi, g li aspiranti si rivolge
vano ad oriente, la region e sacra della luce e il sim bolo del so g
giorno divino, e prom ettevano di ubbidire sem pre alla santa le g g e
di D io ; indi il P ontefice alitava loro sul viso, e li segn ava di croce
sulla fronte, sulla bocca, su g li orecchi e sul petto. Seguivano le so
lenni v ig ilie pasquali che comprendevano un determ inato numero di
letture scritturali com m entate probabilm ente dal vescovo o dai preti
con altrettante co llette eu cologich e ; quando oramai era prossima a
spuntare l alba, i catecum eni, deposte le vesti, si rivolgevano ad o c
cid ente per rinunziare a Satan a; indi, unti coll'olio benedetto, quasi
fosse giun to il mom ento decisivo della lotta contro il dem onio, di
scendevano tutti p ieni di fede n ella piscina battesim ale, che sim bo
leg g ia v a la loro morte e la sepoltura loro in siem e con G es Cristo,
siccom e cos bellam ente sp iega san P aolo. Il vescovo li interrogava;
Credi tu in D io Padre O nnipotente? Io lo credo. Credi tu in
G es, figlio di D io? Io lo credo, Credi tu n ello Spirito Santo?
Io lo credo. , e dopo questa triplice professione di fede, il sacro
m inistro li battezzava nel nom e della santa T rinit. A ll uscir dal
l acqua un prete u n geva di nuovo il loro corpo coH'olio m isto di bal
samo C hrism atio , in d i il Pontefice im poneva loro le mani
sul capo invocando lo Spirito S a n to , e segnandoci di croce sulla
* L an tico m onachiam o h a co n serv ata a q uesta p a ro la il suo prim iero significato
cristian o , ap p lican d o la a designare lo sta to religioso e la. professione m onacale,
in q u an to essa con tiene la rinnovazione delle prom esse del catecum enato, ed u n a
rein teg razio n e d ella s a n tit battesim ale*
* L a ttu a le S e ttim a n a S an ta.

fronte Consigliati!)
Seguiva il D ivin Sacrificio, in cui i neo
fiti venivano am m essi per la prima volta a partecipare dei san ti Mi
steri.
Corpus Ckr&fi d iceva il vescovo n ell'atto di consegnare
loro in m ano la particella del pane consacrato ; ed essi, rinnovando
un b e llatto di fede nella presenza sacram entale di Ges eucaristico,
rispondevano solennem ente : A m en. Sanguis C h rist replicava il
diacono n e llatto di appressare il sacro calice a l loro labbro, e i
neofiti rispondevano parim enti : A m en. Dopo la Com unione ven iva
data loro una bevanda di latte e m iele, a significare che ormai erano
cittadini d el cielo, la vera terra promessa di cui parla la Scrittura,
siccom e quella su cui scorre il latte e il m iele.
I riti battesim ali di Gerusalemm e ci sono noti per m ezzo della
P eregrinano di E geria, e d elle catechesi m ista g o g ich e attribuite a
san Cirillo. A l principio di quaresima i candidati davano al vescovo
il proprio nom e, e, se l in ch iesta su lla Joro v ita riusciva favorevole,
erano am m essi alle istruzioni che im partiva o g n i m attina il P ontefice
od un suo delegato. D urante la quaresim a altri chierici dordine in
feriore recitavano degli esorcism i ed alitavano sul volto d eg li aspiranti,
ai quali tre settim ane prima di Pasqua s in segn ava il sim bolo della
fede T ra d itio sym bol , perch poi potessero recitarlo al ve
scovo al principio della Settim ana Santa. I g iorn i della P assion e del
Signore a Gerusalem m e erano troppo dom inati dal pensiero delle
pene di Ges, perch il clero potesse occuparsi in un a m aniera spe
ciale dei catecum eni. Questi perci venivano convocati definitivam ente
nel vestibolo del battistero solo la notte di P asq u a, quando dovea
celebrarsi il rito cos su g g estiv o d ella rinunzia a Satan a, comune
a tutte le litu rgie. C oll'indice rivolto a lloccid en te, la region e delle
tenebre, il candidato dieeva : Io rinunzio, o Satana, a te e a l tuo
c u lto ; indicando quindi l oriente, recitava il sacro sim bolo di fede.
D eposte le vesti, il nuovo atleta cristiano ven iva interam ente unto
d olio esorcizzato ; discendeva allora nella santa piscina, e m ediante
una triplice im m ersione, riceveva il Battesim o, cui seg u iv a tosto l un
zione crism ale, com e n ei canoni d Ippolito *. L a cerim onia term i
nava col sacrificio eucaristico celebrato sul G olgota, n ella basilica
del M a rty riu m , ove i neofiti partecipavano per la prim a volta 1 alla
sacra m ensa.
II rito battesim ale d elle chiese occidentali, Roma, Milano, le
G allie e le Spagne, n elle grandi lin ee g en erali s accorda .con quello
l Cf. Cmones Hppolyt in Dochbsne, Les origines du mite Ckrtien, V dit.
(1S09), a p p e n d . V I, n , 10B, g , p a g . 53 seg.
D o o b e sh e , Qp, c it., 518.

14
orientale. L in iziazion e del catecum eno com prendeva tre cerimonia
distinte: l'esorcism o, l alito su l volto e l u n z io n e ; m a in Ispagna
l'unzione delle membra seguiva im m ediatam ente il primo esorcism o,
m entre a Milano e a Roma ven iva differita sino al mom ento del bat
tesimo. Questa diversit di rito sconcert per un m om ento i vescovi
d elle G allie, ch e verso il 400 ne consultarono in proposito la Sede
Rom ana, la quale rispose, im portare poco in qual giorno si com
piesse l unzione, purch seg u isse dopo il terzo scrutinio.
Conosciamo troppo poco l ordine e il numero di questi scrutini
o esam i, di cui n el m essale g allican o ci restano le preghiere prepa
ratorie. Abbondano in v ece le fonti circa la cerim onia d ella tra d ito
sym boli nella dom enica in n an zi la P asqua, allorch in Francia si
benedicevano i saeri olii : dies unction is. Il g io v ed santo i cate
cum eni recitavano il sim bolo in n an zi al vescovo ; ma, diversam ente
dal rito>rom ano, non pronunciavano ancora alcu n a form ola di ri
nuncia a Satana, ch e era differita in vece sino alla n otte di P asqua.
N on ostante queste lie v i particolarit, il rito b attesim ale delle
Chiese g a llica n e n e lle sue grandi lin ee identico a quello romano ;
precede l esorcism o d e llacqua, indi, sen zaltra unzione tranne che
a Milano i candidati venivano im m ersi tre vo lte nella piscina. U sciti
d a llacqua, i neofiti erano condotti a l vescovo, che li u n geva sul capo,
col crisma, li rivestiva d'u n a bian ca tunica, e a Milano e n elle G allie
lavava anche loro i piedi. A nche in Ispagna era invalso il medesimo
uso, ispirato senza dubbio a quel passo del V angelo ove Ges la
vando i p iedi a P ietro afferm : Ohi esce dal bagno non ha bisogno
che di lavarsi i piedi. I l canone 48 del Concilio d'E lvira abrog
tale rito.
I riti battesim ali rom ani non la cedono in splendore a quelli di
n essu n altra litu rgia ; la suprem a potest d elle ch iavi, il ricordo del
B attesim o conferito d a g li apostoli Pietro e P aolo a lle prim izie della
fede cristiana in Roma, le tradizioni storiche d e llantico cem etero
N om entano, in cui si conservava il rieordo della cattedra e d ella pi
scina b attesim ale di S. P ietro, tutto insom m a contribuiva a conferire
al Battesim o am m inistrato in quelle cripte un significato speciale,
che non poteva m ai avere fuori di q u ell am biente p rivilegiato, e
ancor o g g i cosi su g g estiv o .
Caduta in disuso l am m inistrazione b attesim ale per 1 Epifania,
la Pasqua e la P en tecoste furono a Roma i soli giorn i destinati al
B attesim o solenne ; la P asqua, a cagione del sim bolism o paolino che
nella piscina battesim ale riconosceva il tipo della tomba in cui l a
nim a discende con Ges Crocifisso, per indi risorgere a nuova vita
di grazia; la P entecoste poi, in quanto la discesa dello Spirito Santo

15
n el C enacolo sim b oleggia la nostra consgnato, e l infusione delio
Spirito Sauto n e llanim a nostra. L a Cresima in fatti era un rito sacra
mentario intim am ente congiunto a l B attesim o, di cui veniva con si
derato com e il legittim o com plem ento : C onfirm atio Sacram enti.
In segu ito a llinflusso d eg li orientali, quando le ch iese di Spaglia
e di S icilia tentarono di riesum are l uso di am m inistrare il Battesimo
anche n ella festa della Santa E pifania, i P a p i non om isero perci di
protestare contro siffatta pratica, che ai loro occhi rappresentava
una tem eraria n ovit n el Patriarcato Romano.
Come in, Oriente, cosi pure n ella Citt E terna al principio della
quaresim a i catecum eni desiderosi di com pletare la loro istruzione
religiosa, giacch un gran num ero, specialm ente tra la nobilt,
preferiva di differire il Battesim o sino a l m om ento, in cui la vicina
morte n e avesse resi g li obblighi m eno gravosi e i p rivilegi pi
sicuri si presentavano a l P ap a per essere iscritti n ella lista degli
elect o com petentes, e sin da quel m om ento s im pegnavano a m o
strarsi assidui alle istruzioni ch e loro si tenevano.
I l rito dell' in iziazion e al catecum enato ordo a d ch ristian u m
fa d e n d u m in Roma era m olto sem plice, e com prendeva l alito del
sacerdote su l volto, un esorcism o, il segn o di croce sulla fronte, e
l im posizione d un granello di sale su l labbro. S eg u iv a quindi du
rante la quaresim a la lu n ga preparazione catech etica d eg li eleeti,
e constava di alm eno tre scrutini, con un apparato com plicatissim o,
ma assai im ponente, di riti e d'istruzioni.
G iusta g li O rdines R om ani del v i i secolo, g li scrutini erano
sette, e nessuno aveva luogo la dom enica ; m a dal Sacramentario
G elasiano, da un capitolare di N apoli *, e da una domanda di Se
nario v ir illu s tris al diacono romano G iovanni 3 , rileviam o che
nel iv secolo g li scrutini non erano pi di tre, ed avevano luogo
precisam ente nella solen n it dom enicale.
Il D nchesne osserva che nel secolo v i i q uesti scrutini dovettero
perdere gran parte d el loro prim itivo significato, poich il Battesim o
non era pi am m inistrato che ai bam bini. E g li quindi non riesce a
comprendere com e il rito, invece di tendere a raccorciarsi, siasi cos
sfarzosam ente sviluppato, tanto da raddoppiare il numero d eg li scru
tini, rendendo la cerim onia molto pi com plicata. P el dotto liturgista
questo costituisce un vero problem a liturgico, che per eg li preferisce
di lasciare insolu to a. Osservo tuttavia ch e questo sviluppo della li
1 Anecd. M areds., 427, 428.
* lo a n n s Diaconi E p ist, ad S enarium , P. L ., L IX , 401.
3 Op. cit., 305.

16
turgia battesim ale n el v i i secolo perfettam ente norm ale. A llora il
battesim o d egli adulti era divenuto n u llaltro che una rem iniscenza
liturgica e una cerim onia. U scito quindi il rito dal terreno d ell at
tualit e della realt, e sdrucciolato nel campo del sim bolism o, vi si
svilupp rigogliosam en te. R igoglio questo che parallelo a llaltro
che osserviam o relativam ente alla liturgia quaresim ale n el v ii e v iii
secolo, quando appunto per opera dei due Gregorii I e II sintrodus
sero le tre dom eniche di preparazione alla quaresim a, le quattro
stazioni della settim an a di quinquagesim a, q u elle d elle ferie V qua
resim ali e d elle dom eniche segu en ti le grandi v ig ilie dei sabati dei
quattro tem pi celebrate a san P ietro (dom in ica vacai).
Infatti, dei sette gran d i scrutini dell'Orcio R om an u s V II, quattro
non sono che u n a rip etizion e del primo an te a u ris aperitionem , ac
cusando anche per questo u n origin e posteriore puram ente sim bolica,
quando cio si volle riavvicinare il numero settenario d eg li scrutini
a quello dei doni dello Spirito Santo *.
I l primo esam e era indetto il m ercoled della terza settim ana di
quaresim a, quando in su ll ora di terza un accolito, dopo l'appello
nom inale, ordinava i fanciulli a destra e le fan ciu lle a sinistra. P a s
sava quindi un presbitero che li segn ava di croce in fronte, e im
poste loro le m ani, dava a gustare del sale benedetto, a figurare la
dottrina della nuova sapienza che doveva dare come un sapore so
prannaturale alla v ita loro. A l principio della m essa i catecum eni si
ritiravano ; ma dopo la prima colletta, il diacono li richiam ava nuo
vam ente innanzi al Pontefice, il quale diceva loro : orate, electi
flectite genita ; essi allora s in ginocchiavano, facevano orazione, e
dopo una breve pausa, il prelato soggiu n geva : levate, complete orationem vestram , et d eiie: A m en. A llora i padrini e le m adrine se
gnavano nuovam ente di eroce la fronte dei loro futuri figliocci ; se
guivano altri tre accoliti a recitare d eg li esorcism i, accom pagnati
dallim posizione d elle m ani, e da ultim o passava un prete ch e ripe
tendo il m edesim o rito, recitava u n u ltim a preghiera. La prima ini
ziazione cristiana era com piuta; dopo la lezion e di E zech iele: Haec
d ic it D om inu s : effundam su per vos aq u a m , i candidati venivano
definitivam ente licen zia ti, ma all'offertorio i padrini e le madrine
presentavano per loro le obtate, facendone iscrivere i nom i sui dit
tici degli offerenti.
Il sabato segu en te si ripetevano g li identici riti ; ma il terzo
scrutinio nella settim ana su ccessiva in aperiticme a u riu m aveva
una speciale im portanza, gia cch allora ven iva cautam ente rimosso
< Ord. Rom. V II, P. L., L X X X V II, col. 698.

17 dai catecum eni il velo della disciplina d ell arcano, per iniziarli ai
secreti dei figliuoli di D io, alla piena cogn izion e del santo V angelo,
del Sim bolo di fede e d e llOrazione dom enicale.
Sino a quel giorno, infatti, i catecum eni avevano appreso solo
vagam ente il contenuto della le g g e evan gelica ; per in quel giorno
Ges, per m ezzo della sua Chiesa, presentava loro le tavole della
nuova le g g e d amore. D om n u s legem d a t. Cos appunto
scritto sul volum e che tien e in mano il Salvatore assiso m aestosa
mente in trono n elle antiche absidi d elle b asilich e rom ane ; e tutto
induce a ritenere, che quella solenne rappresentazione trionfale del
L egislatore divino ci conservi appunto il ricordo della com m oven
tissim a scena d ell'in iziazion e cristiana in aperition e a u ris.
D opo il canto del graduale, com parivano quattro diaconi coi vo
lum i dei V angeli, che deponevano sui quattro angoli d e llaltare ; se
n e leg g ev a n o successivam ente i prim i versi perch il vescovo breve
m ente li com m entasse : indi s in segn ava ai catecum eni il Simbolo e
il P a ter. Qua lin gu a confttentur D om in u m n o stru m le su m C hristum ?
dim andava dapprima il P ontefice ; e due a cco liti recando in
braccio due pargoletti, uno bizantino, l altro romano, recitavano in
am bedue le lin g u e il Sim bolo battesim ale.
D opo l esposizione del Credo e del P a te r, i catecum eni si riti
ravano e prosegu iva la messa, com e pel primo scrutinio. I l quarto,
il quinto e il sesto esam e non avevano alcuna particolare im portanza,
m a il settim o si celebrava in Laterano il m attino del sabato santo,
in su llora di terza.
D opo i consueti esorcism i, il sacerdote b agn ava colla saliva g li
organi principali dei sensi rievocando il ricordo d e ll E ffeta ev a n
gelico. La lotta suprema col demonio sta ormai per incom inciare ;
a esem pio d egli atleti del circo, i candidati depongono le vesti, e ri
cevono sul petto e su lle spalle u n unzione d olio b en edetto: oleum
catechum enorum . A Roma nel iv secolo la rinunzia a Satana e
la professione di fede era com piuta su llam bone d agli stessi eletti ;
pi tardi bast un sacerdote che a nom e di tutti recitasse il Credo.
Dopo questa professione di fede, i candidati ven ivan o licen zia ti in
attesa del tram onto del sole, quando incom m eiava la grande v ig ilia
pasquale.
I sacri olii per il Battesim o erano stati consacrati dal P apa sin
dal gio v ed precedente. In quel giorno, in fa tti, prima della messa
crism ale, distinta in Roma da quella per la ricon ciliazion e dei pe
nitenti e dalla terza in Coena D om in i i suddiaconi avevano pre
parate n el sacrario due am polle, una d olio puro, l altra profumato da
una m iscela di balsam o versatovi dal Pontefice. Il rito della benedi2 S c iiu ste rj Liber Sacram enlorum - 1.

1
-

18

ione dei Sacri olii si svolgeva cosi. Verso la fine del canone o.nzari
sti co, i fedeli presentavano al Pontefice le loro particolari fialette vitree
ripiene d olio per le u n zion i su g li inferm i : oleum in firm oru m . E gli
ne benediceva alcu n e recategli sull'altare dai diaconi ; le altre, de
poste dal popolo sul p o d iu m ch e chiudeva il recinto sacro, erano
contem poraneam ente b en ed ette dai vescovi e dai preti che, con cele
brando in quel giorn o col P apa, recitavano in siem e eon lu i le preci
con sacratone dei santi olii.
T erm inata questa prima b en ed izion e, si proseguiva la m essa alle
parole del canone p e r quem hae.c om nia ; dopo la com unione del
Pontefice, e prim a ehe il clero ricevesse di sua m ano la sacra E uca
ristia, i m inistri recavano in n an zi al trono papale le grandi am polle
del Crisma e d e llolio dei catecum eni. Il P ap a alita v a tre volte sulla
prima, la segn ava di croce e .v i recitava su u n a prolissa preghiera
eucaristica, P ra efa tio , in eui erano rievocati tutti i ricordi scrit
turali della C h ris m a tio , da quella d A r o n n e , dei Re di Giuda,
dei P rofeti, sino a quella dei Martiri d ella le g g e evan g elica , unti
interiorm ente dalla g razia del P araclito. L a benedizione d ellolio dei
catecum eni, era assa i m eno im ponente, ma nondim eno comprendeva
l alitazion e, il segn o di croce e la preghiera eucaristica colla pre
fazione.
P oich dunque tutto era apprestato a pronto pel B attesim o, al
primo alb eggiare del di faustissim o della resurrezione del Signore,
i catecum eni si preparavano a risorgere an ch essi con L ui, d iscen
dendo prima n el tipico sepolcro della p iscin a b attesim ale. Quella
notte era stata g i trascorsa ratta nella lettura dei pi bei tratti
b ib lici allu sivi al B attesim o ; ad ogn i lezion e era segu ita la preghiera,
e a rompere la m onotonia della lettura, di tratto in tratto la scuola
dei cantori aveva eseg u ita qualche m elodia, tra le pi scelte d el suo
ricchissim o repertorio *. Dopo la duodecim a lezion e, a l canto del
salm o Sicut cervus, il Pontefice coi candidati m uovevano in pro
cession e al battistero, frattanto che la Schola n ella b asilica lateranense alternava successivam ente col popolo la litan ia, dapprima
settenaria, in d i quinaria, poi finalm ente ternaria, finch il P apa non
ritornava.
L antico battistero lateranense esiste ancora, nonostante il com
pleto spogliam ento del m obilio prezioso che altra volta lo adornava.
Sappiam o, infatti, che in m ezzo alla piscina sacra, su di una colonna
di porfido p oggiava un lam padario doro, in cui bruciava u n com
1 E ra n o tr a t te reg o larm en te traila trad izio n ale racco lta dello < odi > o cantioi
e o rittn ra li, rise rv a ti esclusivam ente aH/officio m a tta tin a le .

19
posto d am ianto e di balsam o. Da un lato si am m irava un gruppo in
argento rappresentante il Salvatore 6 il B attista con un agn ello, dfii
cu i p iedi zam pillava un getto d'acqua, m entre altri sette getti sgor
gavano da altrettante teste di cervo, disposte a llintorno della vasca.
Il battistero Lateranense non tuttavia il pi antico, n l'unico
di Roma:, oltre quello a d n im ph as beati P e tr, che rim ase in onore
alm eno sino al v secolo, era assai celebre 1 altro eretto da papa
Damaso presso la b asilica di S. P ietr o ; un terzo, ad uso probahim ente della popolazione rurale, si trovava n e l cem etero di Ponziano
su lla via P ortuense, per non dire daltri a san Lorenzo in Damaso,
al titolo d A nastasia, a quello di M arcello, e in g en ere n elle princi
pali parrocchie d e llUrbe.
Come la consacrazione dei santi o l i i , anche la b en ed izion e del
l acqua battesim ale ha ispirato in Roma una d elle pi sublim i pre
gh iere eu caristiche, che si conservino n el Sacram entario. Il Pontefice
alitava dapprima su q u ellonde, come da principio lo Spirito di D io
aleg g ia v a su quelle caotiche per fecondarle ; indi, g iu sta g li ordini
rom ani del secolo V ili, tracciava dei ripetuti se g n i di croce sulla
piscina e dentro l acqua, in cui dopo il ix secolo si com inci ad
im m ergere il Cero pasquale. Term inata la benedizione, si versava
n ella vasca u n am polla di Crisma profumato.
Quando tutto era pronto pel B attesim o, 1 arcidiacono presentava
al P ontefice i candidati, che, dopo la triplice professione di fede,
venivano im m ersi n ella sacra p iscin a, frattanto il P ap a pronunciava
la form ola sacram entaria. Ad abbreviare il rito, quando i catecum eni
erano m olti, preti, diaconi ed accoliti tutti si scalzavano e discende
vano n e llacqua a battezzare ; il P apa dopo u n p o u sciva dal bat
tistero, ed entrato n el C onsgnatorium v i attendeva i neofiti per
com piere su di loro la C om ign atio, m entre la prima C hrsm atio che
segu iva im m ediatam ente dopo il B attesim o, v en iv a fatta su l capo da
uno dei presbiteri.
Q uesta sacram entale Consignatio papale, oltre l invocazion e dello
Spirito Santo su i neofiti, in seguito a lla con cession e fatta a i preti
della crism azione battesim ale, importava un a seconda unzione cri
sm ale in fronte colla form ola : In nom ine P a tr is et F ilii et S pritu s
S aneti. Qui il S acram en tu m regeneratanis ch rislan ae era finito ,
e non rim aneva alla Chiesa che d associare la resurrezione spiri
tuale dei suoi figli a quella corporea del Salvatore, e di celebrare
nel gaudio d ello Spirito Santo la festa com une, il Pascha n ostru m .
Quando la processione dei b attezzati rivestiti d i candide tuniche
rientrava n ella basilica lateranense, incom inciava perci subito il
solenne Sacrificio P asquale, il primo al q u ale partecipassero i neofiti,

20
pei q u a l i inoltre sino a l v i i secolo si costum di benedire una b e
vanda di latte e m iele.
D urante i sette g io rn i d ella settim ana pasquale, il concetto gran
dioso della resurrezione d eiru m an it per m ezzo del santo B attesim o
dom inava tutta la litu rgia. Ogni m attina la m essa era espressam ente
dedicata ai neofiti ; nel pom eriggio poi, dopo i vespri, n ella basilica
lateranense la processione ritornava a d fon tes, al battistero cio e
al Consignatorium ,, a venerare quei aacri luoghi che, dopo la m ensa
eucaristica, dovevano orm ai essere per tutti i fedeli dell'U rbe il san
tuario della propria redenzione.
In grazia d ella colon ia bizantina, allora potentissim a, s a ltern a
vano dei canti greci a i la tin i, e l intera chiesa sem brava volesse
quasi cullare coi suoi m elos d ineffabile affetto quei nuovi fanciulli
spirituali, vere reclute pel cielo ehe in quei prim i g io rn i p a
squali facevano la visita dei m aggiori santuari d ella citt, 8. Pietro,
S. P aolo, S. Lorenzo, sem pre ispirati a quel m istico entusiasm o ch e
aveva g i suggerito a g li antichi Pontefici, ordinatori della liturgia
di P asqua, tutto qu estintreccio m eraviglioso di riti cos profondi e
m aestosam ente su g g estiv i.
Il pensiero teologico che pervade intim am ente l'an tica liturgia
battesim ale, se colpiva profondam ente la m ente di q uelle vergini
generazioni, che, per m ezzo dei sacri riti erano elevate a ll in te lli
gen za delle sublim i parole di san Pietro che chiam ava i neofiti: gens
m n cta , genus eHectum, regale sacerdotiu m , il quale si riveste, quasi
d una tunica im m acolata, d ella santit e dei m eriti del Cristo R e
dentore, deve ispirare anche a noi, che partecipiam o d ell identico
B attesim o, un alto concetto d ella dignit della nostra vocazione c ri
stiana. Una fides, u n u s C h ristu s, u n u m baptism a, le cui acque sboc
cano s sulla terra, ma la loro scaturigine de precordiis D ivinitati.*,
n el cuore stesso di D io.
A lcuni testi d antiche epigrafi collocate n ei battisteri romani var
ranno a far rilevare m eglio la suprema im portanza e il sim bolism o
che si annetteva al sacro lavacro, di rigenerazione n e llan tica, dida
scalia cristiana.
I.
Iscrizion e di Sisto III su llarchitrave del battistero iateranense (432-440) :
Gens sacranda p o lis Me sem ine n a sc itu r almo,
quarn fo ecundatis S p iritu s e i i t aquis. ,
T rgneo foeht, g e n trix Ecclesia nato3
guos, spirante Deo, concipt, am,ne parit.
Coelorvm regnum sperate, hoc fonte renati :
non recipit f e l i x vita semel genitos.

21
Fons hic est m ine, q ui to tu m d ilu it orbem,
su m en s de. Ch/risti vulnere p rin c ip iu m .
Mergere, peecator, sacro p u rg a n d e ftuento ;
quem veterem accipiet p ro fe re t u n d a novum .
In so n s esse volens, isto m u n d a re lavacro,
se u p a trio prem eris crim ine, seu proprio.
N u lla renascentum est d ista n tia , quos fa c it u n u m
u n u s fo n s, u n u s Spiritila, u n a fid e s ,
ffec im m eru s quemquam, scelerum , ner, fo r m a su o ru m
terrea t, hoc n a tu s fla m in e sanctus erit.

Ne unisco la versione :
Qui nasce a l cielo u n popolo di stirp e divinaj
Cui g en era lo S p irito fecondatore di queste acque
t a M adre Chiesa, la v irginea prole
concepita p e r v irt dello S p irito S anto, p arto risce in queste onde
O voi che rin ascete in questo fonte, asp irate a l regno celeste,
G iacche la b e a titu d in e n o n pu accogliere chi solo n a to al secolo,
Ecco la fo n te v ita le ohe ir rig a t u t ta la te rra ,
e che tr a e o rig in e d a lla p iag a del Cristo.
O p eccato re, che b ram i dessere p urificato dalle sacre onde, im m erg iti q u a ;
l acq u a che t i accoglie ad u lto , ti rin g io v a n ir a v ita novella.
0 tu che b ram i d esser in n o cente e p u ro , t i purifica in questo lavacro,
sia che t'a g g ra v i i l peccato d'origine, eia che t'o p p rim a colpa personale.
N v h a alc u n a differenza t r a coloro che qui rin a sc o n o : li pareggia
la m edesim a so rg en te v itale, un identico S pirito, u n u n ic a fede.
N i l n um ero, n la q u a lit dei d e litti a tte rris c a alcuno,
Chi rin asce in queste onde, sa r santo.

II.
Iscrizione posta n el battistero ap ostolico, probabilm ente
in Vaticano ;
S u m ite perpetuami sancto de gurgite v ita in ;
C u rsu s hic fideif m ors u b i sola perii.
Eoborat hc a nim os divino fo n te lavacrum ,
et d u m m em bra m a d en t, m ens so lid a tu r a quis
A u x t apostoliche gem inatum sedis honorem
C h ristu s, et ad colos hanc dedit esse v ia m ;
N a m c u i sid erei com m ist U m ina regni,
H c habet in tem plis attera claustra p o li.
A ttin g ete a lle sacre so rg en ti l eterna v ita :
Qui com incia il suo cam m ino la fede, dove solo la m o rte viene a n n ie n ta ta .
I l lav acro sc a tu rito d alle fo n ti della d iv in it rin sald a i cuori,
E le onde m e n tre b ag n an o le membra-, rafforzano lo sp irito .
La duplice g lo ria d ell'ap o sto liea Sede accrebbe
I l C risto, disponendo che q uesta fosse la via al p arad iso ;
In m odo che colui, al qualB affid l ingresso del reg n o celeste,
A nche q u i n el tem pio custodisse u n a seconda p o rta del cielo
1 II senso d ellep g rafe n o n si pu dire in te ra m e n te ch iaro . Il duplice onore
conferito a lla Sede ap o sto lica evidentem ente l'evangelizzazione, il m artirio e il

III.
Iscrizion e posta n e l C onsgnatorium , probabilm ente nel
battistero vaticano, dovera la cattedra lign ea attribuita a S* P ietro :
Is tie inso n tes coelesti Jiu m in e lotas,
p a sto ris su m m i dextera sig n a t oves.
H u c u n d is generate v m i t quo Sanctus ad u n u m
S p r itu s u t capias te su a dona vocat.
T u , cruce suscepta, m u n d i vita/re procellas
disce, m a gis m o n itu s kac ratione Zoc
Qui le in n o cen ti pecore, m ondatB n e l celeste lavacro,
S egna colla su a d e s tra il suprem o pastore.
R ig en erato n elle onde, acco rri qui dove lo S p irito S an to
Ti chiam a a fa r p a rte d u n 'u n ic a fam iglia, per godere dei suoi doni.
Tu, ricev u ta che a v ra i in fro n te la Croce, im p a ra a fuggire i pericoli del secolo,
A m m aestrato specialm ente dai rico rd i di questo luogo

IV. N el battistero d ella baslica di san Lorenzo in D am aso ;


Is te sa lu ta ris Jons conUnet in c litu s u n d a s
et solet h u m a n a m p u rifica re luem ,
M u n ia sacrati quae s in t v is scire liquori$ :
d a n t regeneratricem fiu m in a sancta fidem .
A blue fo n te sacro veteris contagia vitae,
o n im iu m fe lx , vive ren a tu s aqua.
H u n c fo n tem quicum que p e titf terrena relinquit
s u b id t et pedbus coeca m in iste ria ,
D a q u esta in c lita fo n te za m p illa u n onda salubre,
ohe suole p u rificare o g n i contagio um ano.
V uoi conoscere la v ir t d ell'acq u a s a c ra ta ? eccola:
T onda sa n ta t i rig e n e ra m ed ian te la fede.
L ava a l sacro fo n te le m acchie d e lla p ris tin a v ita ;
O te felice! rito rn a to a v ita m ig lio re in grazia delle acque, vivi lieto.
Chiunque accorre a questo fonte, ab b an d o n a le cose terren e ,
E calca so tto i su o i piedi ogni tenebroso servaggio.

sepolcro dei due P rin c ip i degli A postoli. I l privilegio, p e rta n to , concesso in t>i
a lla Chiesa R o m an a sarebbe la circ o sta n z a che il Clavigero del cielo custodisce
u n a seconda p o r ta del p arad iso n el p ro p rio b a ttistero . Per, affinoli q u estultim o
p rivilegio possa c o stitu ire u n v a n to speciale per ia Sede apostolica, non b a sta che
il B attesim o a p ra com unque le p o rte d el p arad iso tu tte le chiese del m ondo
avevano p u re il loro b a ttis te ro , m a si richiede che questo B attesim o sia in re
lazione s to ric a speciale co ll apostolo P ie tro il quale, o avrebbe in a u g u ra to egli
stesso il b a ttis te ro se l'ep ig rafe si riferisce al cem etero ad n im phas beati P etri
ubi baptisabat , o l'a v re b b e consacrato sia col m a rtirio , sia an co ra p erch i P o n
tefici su o i successori l'a m m in istra n o in suo nom e, circostanze tu tte che si verifi
cano in V aticano n e l b a ttiste ro D&masiano.
* A q u a li circo stan ze s a llu d e ? R im ane il m edesim o pro b lem a che p e r l e p i
g rafe precedente di cu i q u esta come la continuazione. M onitus hac ratione loci
cio p er il lu o g o stesso dove P ie tro f u crocifisso.

2H
V. Ne) battistero romano del T itu lu s A n astasiae :
Qui peccaioruon sordes bolere p r i r u m t
T&rrenisque optas m aculis absolvere vitam ,
0 u c ades a d C hristi fo n tem sacrum que liquorem ,
Corpus u b i oc m entes p a rite r sensusque la v a n tu r,
A eternum que d a tu r casto baptism ote m u n u s .
Mane auterti Jidei sedem construcait ab im i 3
M ilitae cla rus titu iis aulaeque fidelis
Bom anaeque u rb is p ra efectu s L o n g in ia n u s t*
'fn cha b ram i di cancellare le m acchie dei com m essi p eccati,
e di p arificare la v ita dal contagio terren o ,
T 'ap p ressa a l fonte d i C risto e a llonda sacra,
N ella quale, Insiem e col corpo, viene la v a ta l a n im a colle sue faco lt,
E in g ra z ia d tin p a ro lav acro le si conferisce n n etern o prem io.
E resse d a i fo n d am en ti q u esta sede d ella religione
XI ch iaro p e r m ilita r g rado, am ico fedele d ellim periale a u la
L o n g im an o , p re fe tto d ella c itt di Bom a.
t F lav io M icrobio L ongniano fu p refetto di R om a n e l 408,

CAPITOLO III.

La preghiera ecclesiastica nella Chiesa primitiva.


L uso della S in a go g a , conferm ato d a llesem pio dei Profeti e d egli
A postoli *, determ in i prim i fedeli a dedicare alla preghiera il mat
tino, il m ezzod, la sera e, talora, anche la notte 4, sia per onorare
col triplice om aggio giornaliero l A ugusta Triade, sia ancora, per
consacrare a D io l intera giornata, ded ican d ogli le ore principali in
cui essa veniva civilm en te ripartita. Oltre queste ragini ascetiche,
la teologia in seguito v o lle considerarne delle altre dindole pi teo
logica, osservando che in quel modo stesso ch e la santissim a E u
caristia conservata continuam ente n elle ch iese, d carattere di pe
rennit al Sacrificio incruento d ellaltare, cos la L a u s peren n is unisce
intim am ente la Chiesa a lla V ittim a D ivina che sta in Cielo sem per
vivens ad in terpellan du ra p r nobis 3.
L agape E ucaristica, celebrata in su l far della sera del sabato e
protratta buon tratto della n otte precedente la dom enica
fu il punto
di partenza della prim itiva litu rgia cristiana. Ne seg u i subito lo spo
stam ento della festa settim anale dal sabato alla dom enica, dando ori
g in e alla p i an tica solen n it litu rgica, la v ig ilia dom enicale. Ad
eccezione di questi riti sacram entari, la Chiesa di G erusalem m e ri
m ase tuttavia aneora per qualche tempo fedele a i riti e a lle preghiere
della S in agoga s, fino a che, distrutto il tem pio, i fedeli di E lia Capi
tolina, reduci da P ella , si sentirono definitivam ente lib eri da ogn i
giogo della le g g e d Israel, e in condizioni identiche a q uelle dei fe
deli di A ntiochia e d elle altre ch iese paoline.
D issem inando il V angelo tra i G entili, g li A postoli ridussero al
m inim o g li obblighi della nuova relig io n e. Il concilio gerosolim itano
e l epistolario di S. P aolo c inform ano abbastanza per quel che ri
guarda i principii gen erali d ella morale cristiana e la loro applica
zione a g li infiniti casi particolari che offriva ai fedeli la convivenza
cogli idolatri; m entre la AtSct^vj rappresenta pur o g g i la fonte pi
' D an., vi, IO; A ct. A post., u , 15; x, 9; iv i, 25.
* P salm . cxvm .
3 A d H e b r vii, 25,
^ Act. A post., xx, 7 seq.
& A ct. Apost,, il, 42; v, 42.
fl Act. A post., i v , 1 seq. ; ad
n , seq.

25
abbondante per la conoscenza dei riti cu ltu ali di quei primissimi
tem pi.
Sono con sigliati due d igiu n i alla settim ana, il m ercoled e il v e
nerd i; l orazione dom enicale in siem e colla dossologia prescritta
tre volte il di 5 ; la dom enica consacrata a lla sin assi eucaristica, ma
i fedeli sono esortati a riunirsi anche pi spesso, e a v ig ilare s. In
tutta l opera si rivela la pi radicale opposizione collo spirito della
S in agoga dom inata dai Farisei.
Oltre alla tuuyn ed ag li oseuri accen n i a una preghiera distinta
dalla Messa e solita a recitarsi dai fedeli ad ore determ inate, di cui
ritroviam o u n allu sion e nell' Epistola I a T im oteo 4, la term ino
logia usata d a llA postolo quella stessa adoperata d a g li Ebrei per
d istinguere tra loro le diverse parti d ellorazione giorn aliera san
Clemente 5, san t Ign azio , l ' epistola di P lin io a T raiano ricor
dano d elle preci cu ltu ali d istinte dal sacrifizio eucaristico, ed ordinate
d a g li A postoli.
A giorn i determ inati si tengono due adunanze, una notturna de
stinata alla preghiera, l altra vespertina per il banchetto com une.
P oich il volgo p agano accu sava^ i Cristiani di cibarsi di carne
um ana, g li apostati ch e inform ano il governatore di B itin ia sono
tanto lea li, da affrettarsi a giustificare la perfetta m oralit di quel
banchetto, onde n el Cibum p ro m scu u m tam en et in n o x iu m del testo
di P lin io 7, non solo non si contiene alcuna allu sion e a l P a n e E ucari
stico, ma anzi si attesta che l agape, dove ancora n e perdurava l uso,
era tuttavia g i stata separata dai rito sacrificale della m essa.
Vedemmo g i G iustino che n ella sua prima apologia descrive m i
nutam ente l adunanza notturna. La dom enica, in sul far d e llaurora,
i fedeli d alla cam pagna e dai varii rioni della citt si raccoglievano
tutti in un luogo determ inato, ove la lettura d elle Scritture, il canto
d elle preghiere e la parola viva del vescovo disponevano g li anim i
a ricevere degnam ente il Sacram ento E ucaristico, m entre i rari a s
sen ti venivano confortati ancor essi col Cibo Santo per mano dei
diaconi. Qui la V iglia domenicale, com e ai tem pi di P aolo, costi-

'
o. t iij .
* Op. cit., O. XIT.
* Op. cit., a. ITI,

*c. ii, 1-2.


5 C u m ., E p. a d Cor., x l , h i i .
8 I o h a t., E p. ad E phes., x m .
7 P lin ti E pist. ad T ra a n u m , X, c, s o tti. I l testo , g iu sta alenili critici, non sa
rebbe in teram en te sicuro, m a g li arg o m en ti a d d o tti no n riescono, mi sem bra, a
dim ostrare i l o a r a tte r. apocrifo dellepistola.

26
tuita dalla esclusiva celebrazione della messa *, m entre con Erma la
storia d ella liturgia fa un passo innanzi. Oltre a ll assem blea della
dom enica, anche altri gio rn i sono consacrati alla preghiera e a l d i
giuno (S ta tio ) ; e sebbene dal testo del P a sto r sem brerebbe trattarsi
solo d una devozione privata, tuttavia, riavvieinando le parole di
Erma alle testim onianze di T ertulliano e di san Cipriano, rileviam o
sicuram ente che la S tatio aveva belisi carattere libero, m a pubblico,
e, com e la v ig ilia dom enicale, com inciava dal sorgere d e ll aurora 8
protraendosi sino a nona, quando si sc io g liev a il digiuno.
La sola V igilia pasquale in questi primi tem pi del C ristianesim o
ha il privilegio d essere obbligatoria per tu tti i fed eli, e di occupare
l intera notte, m entre le altre v e g lie sono gen eralm en te lasciate alla
piet del popolo, e com inciano solo verso l alba.
Man m ano che la Chiesa estendeva le sue conquiste, e che la lu ce
della teologia disvelava sem pre m eglio ai Cristiani quella su blim itas
et p ro fu n d u m che l'A postolo contem plava in G es, non poteva essere
altrim enti che questa gn osi o cogn izion e pi elevata non si riflettesse
pure sulla liturgia. Oltre la P asqua, appariscono n el secondo secolo
anche le prim e feste in onore dei m isteri d ella redenzione, la Paraseeve, la P entecoste, l A scen sion e 4 ; vengono celebrati i n atalizi dei
Martiri 5, le v ig ilie notturne si m oltiplicano, ed oram ai la preghiera
privata tre volte il giorno non p i sufficiente a soddisfare allapiet dei fed eli. Terza e n on a vengono perci d istin te dalla prece
m attutina e serotina ; n elle case cristian e si salm eg g ia in com une, e
l antica m elopea divenuta troppo sem plice, g i s adorna coi m elism i
d ellallelu ia responsoriale.
C lem ente A lessandrino spesso parla della preghiera ad ore deter
m inate; eg li accenna pure a lla v ig ilia notturna, m a dal contesto si
rileva che l A utore considera questi atti di piet siccom e pratiche al
tutto private, in uso solo presso i pi d e v o ti9.
Tertulliano l autore pi fecondo e g en iale di questi tem pi. N elle
sue opere apologetich e, ascetich e e polem iche eg li, oltre a dar prova
duna vasta erudizione, a differenza di G iustino e di C lem ente, mostra
* Apoloff, I , r/sv n , P .
V I, p. i27.
s S u n ilit. V : TL pSpev; cSe
o f i p jf u , Kpte, otgctiw vk g'x&t
EdiB. A. H ilgenfeld, L ipsiae M DCCCLSYI, p, 84.
3 H e r m a , loc. c U .f o p 3 p r j f .

4 L a P en teco ste g i ricordata, d a S. P aolo (0o n n tk .t xvi, 8}; et, A ct. A post,,
cap. s i n , 2. T e rtu llia n o a tte s ta che a suo tem po si am m inistrava il battesim o ir
ta l g iorno (I> B a p tism ., c. xi3, P . X., I , 1331: Cf. P. D e M bestek, L Ascensione del
Signore, in R a ssegna Gregoriana, Maggio 1902, pp. 76-77),
i Cf. S. B aum er, H i s t du B rviaire, Paria, 1905, pp. 77 aq.
e Op. a t . } p. 62-64.

27
di conoscere tutte lo tradizioni ecclesiastich e, non pur di Cartagine,
ma di Roma e delle altre C hiese dItalia, d Africa e di Grecia. Dopo
la 9ua separazione dai cattolici per questioni di carattere quasi esclu
sivam ente disciplinare, spesso per n ecessit di p osizion e e g li ne dov
com battere i riti e g li usi, on d ch e da Ini siam o am piam ente infor
mati intorno alla disciplina ecclesia stica del terzo secolo.
Oltre la jtkwu^,- pasquale *, spesso le n o c tu m a e convocatones *,
invitano i fedeli a lle v eg lie notturne, sovrattutto la dom enica, n elle
v ig ilie dei Martiri, e in tempo di persecuzione 3, quando cio non
pu raccogliersi l'assem b lea diurna.
Non esiste aneora alcuna le g g e che o b b ligh i i cristiani a pregare
a ore determ inate 4 ; onde l intervenire a lle S tation es, ove # l offerta
del divin Sacrificio in su llora di nona p on eva term ine a l sem iieiu n u m e,
riguardato come un rito pio, di mero con siglio ; solo p i tardi,
quando cio T ertulliano sar passato tra i M ontanisti, queste devo
zion i di carattere assolutam ente libero offriranno appunto l argom ento
ad u n acre polem ica da parte del caustico dottore, che vorr esten
derne universalm ente 1' obbligo, ritrovando eccessivam en te delicato
quel digiuno che non vien e protratto oltre l ora di nona 1.
A n ch e allora v erano aleu n i ch e, conform e a ll antico uso, c ele
bravano le stazioni in privato, senza punto interven ire a lla messa ;
altri reputavano sconven ien te in tali g iorn i l am plesso fraterno,
m entre aleuni, affin di protrarre pi lu n gam en te il digiu n o, si aste
nevano in chiesa perfino d alla santa C om unione, che differivano sino
a verso sera.
Solo le preghiere stazionali erano recitate in gin occh io 8; questo
rito p en iten ziale era vietato sovrattutto durante il tempo pasquale
e n ella dom enica, sebbene T ertulliano am m etta che ognuno possa
inginocchiarsi a suo volere durante la p reghiera m attutina ; donde
si rileva che, alm eno questa, era celebrata privatam ente n e l secreto
dom estico delia casa. Le preghiere del m attino e d ella sera sono
d uso g i tanto generale, ch e hanno quasi forza di le g g e (legtim ae
orationes) * ; ma, oltre a queste, opportuno il rito di santificare

1 A d u xo rem , II, c. iv, P. L ., I, 1407.


1 Loc. cit.
* De fu g a , x i v. P. L ., U , 141.
4 De Oratione, x xiii, P . L-, I, 1239.
* De Oratione, c. x ix , p. 1287.
6 De Itd u n ., i , P. L ., II, 1017.
1 D e IeilOL.. c. x, p. 1017 sq.
s De Oratione, c. b u i , 1298-99.
9 De Oratione, n v m , 1304.

28

col canto dei salm i le ore di terza, di sesta e di nona, giacch


ricordano la T rinit divina, e dividono civilm ente le varie parti della
giornata
T ertulliano accenna anche a parecchi abusi litu rg ici, che eg li
crede di dover com battere acrem ente. Y erano alcu n i che promove
vano dello scandalo in ch iesa, perch non solevano in gin occh iarsi nel
d di gabbato ; altri andavano a lla S tatio in vesti pi dim esse 3;
v era chi deponeva la p enula durante la preghiera, a sim iglianza
dei pagani ; altri in v e ce sedeva appena term inata l orazione 4, qu&ai
che il pregare per alcun tem po colle braccia levate in alto e in
forma di croce, lo a vesse spossato dalla fatica.
P er quanto diffuso su g li usi litu rgici dei suoi tempi, l A utore per
non ricorda m ai che le preghiere n elle diverse ore del giorno v en is
sero celebrate pubblicam ente in ch iesa ; era in fatti sopraggiunta
la persecuzione del 202, la quale disperse la gerarchia ecclesiastica,
e costrinse i fedeli a gu ad agn are con danaro g li agen ti della p olizia,
perch fingessero d ignorare le rare assem blee litu rgich e, che allora
si raccoglievano a l favore d ell oscurit della n otte. In q u ellocca
sione, la m essa ritrov il suo posto originario, a l term ine della v ig ilia
notturna.
D iversam ente da G iustino ch e descrive il rito del sacrifizio E uca
ristico, T ertulliano in v ece in siste n el dimostrare l assoluta m odestia
delle agap i cristiane 5. F rugalissim i e im banditi specialm ente pei
poveri, giacch a Roma, a C artagine e ad A lessandria, ovunque cio
i Cristiani som m avano g i a parecchie m igliaia, era im possibile una
tavola com une, questi pasti di carit erano preceduti e seg u iti dalla
preghiera. Era specialm ente durante questi conviti, tutti intim it e
affetto, che il gen io religioso dei fedeli aveva occasione di dare prova
di buon gusto m usicale e poetico, declam ando com ponim enti poetici,
o cantando salm i com posti per la circostanza (in m edio canere... de
proprio ingenio).
Ma questo non l unico accenno m usicale contenuto n elle opere
di T ertulliano. E g li parim enti c inform a che i pi zelan ti, n elle loro
preghiere private solevano g i intercalarvi l allelu ia 6, e che in co
m itiva si preferivano invece i salmi responsoriali a quelli direttane!.
C lem ente A lessandrino n e g li S tran iata, g i aveva dettato d elle istru
1 De Oratone. xxviii, 1300.
9 Op. cit., xx iii, 1298.
3 Op. cit., sv iti, 12S0-1.
* Op. d i ., xvi, 1375.
5 Apolog., x i i i x , P . L ., I, 538 sqq,
s De Oratone, i i y i i i , 1802.

zioni in proposito, permettendo b easi tali canti ad em isticliii responsoriali (xpoo-T/ia jr'Av-'i.sri) , m a aveva osservato che il canto deve
soltanto adornare la salm odia, evitando perci t t ;pfTtxr kpfiOVlKf 1.
Mentre n el De a n im a Tertulliano ricorda la salm odia che n ella
m essa seguiva la lezion e scritturale 4, n &\VApologetico, riferendosi
piuttosto all'agape, dice in gen ere : F dem sa n ctis vo cib u sp a scim u s... 3.
Sappiamo tuttavia da G iustino, ch e an ch e l'an afora consecratoria era
modulata su determ inate inflessioni di voce, che esprim evano 1 af
fetto del sacerdote durante q u el sacro rito *.
L adam antino O rigene, nel suo spiritualism o trascendentale sembra
th dia assai poca im portanza alle p regh iere tradizionali di terza,
ii sesta e di nona. vero che e g li parla di preghiere prescritte
(rf
te s^c)5 in tali m om enti della giorn ata; ma egli',
va g h eggia p el suo gnostico (asceta) l id eale d una preghiera assai
pi elevata e continua, che non quella stab ilita dalla tradizione. Poco
dissim ile da T ertulliano la disciplina rappresentata dai Ganones
H ippolyti, d origine assai dubbia e di paternit m olto controversa s.
Quivi le v ig ilie notturne non sono n quotidiane, n ob b ligatorie; le
ore liturgiche di terza, di sesta e di nona n ei g io rn i di stazione ven
gono celebrate in chiesa ; m entre n eg li altri gio rn i si co n sig lia di
consacrarle alm eno in casa colla preghiera privata ; v ale il m edesim o
per l orazione notturna. L a preee vespertina ha parim enti carattere
privato, eccetto forse la sera del sabato, quando si u n iva a llagape
e alla preghiera d ella L ucerna 1 che in iziava la v ig ilia dom enicale. Si
prevede il caso ch e durante l agap e il vescovo o il prete siano as
senti, e allora si com m ette al diacono l incarico di distribuire le
parti, pronunciando anche le varie forinole di benedizione.
S. Cipriano, alludendo alle antiche ore d estin ate alla preghiera
dalla tradizione ebraica, osserva che o ran d m in e et sp a d a et sacra
m enta creveru n t..., e ricorda le orazioni m attutina e vespertina in
onore d el Cristo risorto da morte e divenuto la lu ce del m ondo *.
* S trem a ta , 1. I , e. i., P . ?., V i l i , 70S; Paetag, I I , c. iv., P.
X I I I , 445. Cf,
le n o te del D e Noctkry in P . fi., IX , 469, n, 84.
3 De A n im a , c. e x , P . X... I I , 701. I l testo im p o rta n te , e o p ra tu tto p e r la rnsnzioue 'iiilfri p re c e lita n ic a cJie n ela m essa seguiva sem pre om iliu t Scripturae legitntu r , a u t p sa lm i ca n u n tu r, a u t adlocutiones p r o fe r u n ta r , uut petitiones d eleg an tu r.
3 Apolog., x x x i i , p. 532.
4 Apolog. I , lx y ii, P. fi., V I, 427-29.
5 Cantr. Celsum , V I, e. s u , P. fi., X I, 1359-60.
6 Cf, Bavmeb, Op. cit., 69 sqq.
'
' Canon. 26, 2f7, 25. Baumbr, Op. cit., 72.
> C tpk.j De B om in. Orat., P. h ., IV , 512.

30
E g li insiste ripetutam ente su lla preghiera notturna *, onde da
questa sua stessa in sisten za siam o indotti a credere che, in -(specie
durante quel periodo di persecuzione, m ancasse lin a vera le g g e ec
clesiastica in proposito. N ella notte precedente il suo martirio, i fe
deli di C artagine vegliaron o in n an zi la casa del procuratore o v era
trattenuto in arresto, e il diacono P onzio narrando il fatto, assai de
licatam ente osserva, ch e il popolo con questa v ig ilia v o lle quasi pre
venire a suo riguardo g li onori ch e convenivano a un Martire n el d
del suo N atale.
E strano che il concilio di E lvira, che pure dett tanti canoni
relativi alla litu rgia e alla disciplina*- ecclesiastica in Ispagna, taccia
affatto deirU flieio divino, m entre E usebio di Cesarea nel Comm en
tario su i S a lm i (327-340) parla ripetutam ente del canto salm odico
n elle ore notturne, m attutine e vespertine, siccom e di un uso pub
blico ed universalm ente diffuso in tutta la Chiesa *. D obbiam o tut
tavia osservare, che le tradizioni ecclesiastich e d' Oriente giunsero
solo in ritardo n ella lontana pen isola iberica, ed il silen zio del con
cilio di E lvira su l divino Ufficio pu benissim o sp iegarsi, am m ettendo
l ipotesi che la sua recente introduzione in Ispagna non avesse sinora
dato luogo ad abusi, su i quali i Padri fossero chiam ati a giudicare.
Il Canon P sa lm o ru m inserito fra le opere dEusebio, ma forse d un
suo contem poraneo, ancor pi esp licito. Cosi al V espero com e a lle
V ig ilie si cantano dodici S alm i; a llaurora tre, e la sera altri tre 3.
D a q u estultim o testo apparisce che il prim itivo periodo di form azione
e di determ inazione d ella p reghiera litu rgica sta per chiudersi col
l ra d elle persecuzioni. Oramai la disciplina della Chiesa tende a di
venire uniform e, e solo si aspetta qualche grande avvenim ento, qu al
che potente istitu zion e che dia come un carattere di stab ilit e di
universalit al sacro rito. P el mondo latino questo fu il compito de
finitivo della C hiesa Romana.

I testi precedentem ente esam inati, se ei attestano l uso della pre


gh iera pubblica, distin ta dal Sacrificio E ucaristico, rivelano tuttavia
ben poco circa i riti e g li elem enti ch e essa com prendeva.

1 Zoc. e i t c. xxix, P L ., I T , 538; c. x x iv i, p, 543.


* Gomment. in p sa lm . e o i , P . <?., X X III, 1772; Ps. c x iii, P . <?., X X IV , 49;
P s. liiV j P .
X X III, p. 649.

* p. <?., c x x m , 13.

31

A lla fine dell'evo A postolico, quando il P a sto r durante il ponti


ficato di C lem ente abbozz le sue prim e visio n i, oltre a lla festa do
m enicale, v erano dei giorn i consacrati al digiuno e a lla preghiera,,
la quale perci com inciava assai per tem po la m attina, term inando
a nona dopo il divin Sacrificio. V erisim ilm ente tale rito iniziato
dalla Sinagoga, ove il fariseo del V angelo d igiu n ava bis in sabbato,
ogni luned e gioved si com pieva tutti i m ercoled e i venerd,
tanto che i pi antichi legionari rom ani conservano ancora la trac
cia d elle lezion i scritturali assegn ate fra l anno a queste m esse sta
zionali durante- la settim ana. Non v era tuttavia alcuna le g g e ec
clesiastica che ob b ligasse i fed eli ad in terven irvi; anzi, quando i
M ontanisti vollero renderne ob bligatoria la pratica, la Chiesa tutel
con vigore il loro carattere di libera devozione.
Esam inando ora il patrim onio litu rgico romano del medio evo,
quando cio l Ufficio divino n ella Citt Eterna si svolse g iu sta i ca
ratteri originari dalla P alestina e d a llE gitto, ove i m onaci avevano
perci istituito un C ursus settenario di preghiera salm odica di giorno e
di notte, attira la nostra attenzione u n altra forma di p reghiera not
turna tuttora superstite n el M essale R om ano, e che in alcu n e feste pi
solenni precede regolarm ente la m essa v ig ilia re celebrata in sul far
d e llaurora. Intanto, poich sappiamo che la forma pi arcaica del
l Ufficio divino, la sua cellu la prim ordiale, appunto costituita dalla
jtkwu^j dom enicale o d elle notti precedenti a l N atale dei m artiri pi
celebri, e ch e questa v ig ilia , giu sta le testim onianze di P lin io , di
G iustino e le spiegazion i di T ertulliano precedentem ente esam inate,
term inava colla santa m essa, possiam o ben credere che n ella v ig ilia
dei Sacram entari G elasiano e G regoriano si c eli il tipo pi arcaico
d ella v ig ilia romana.
Oltre Voratio lu cern aris conservata esclusivam ente n e lla V igilia
P asquale, ordinariam ente questa si compone di lezio n i scritturali, do
dici n el Sacram entario G elasiano, sei nel G regoriano, intercalate dalla
recita d elle Odi profetiche ( Cantica) e dalle co llette del presidente.
Altra volta, queste collette erano precedute d alla preghiera privata
del popolo colle relative forinole d invito e d i em bolism o, il che a l
lungava considerevolm ente il rito, che term inava p oscia eolia litan ia,
destinata a servire d introduzione e di p assaggio alla solen n it eu
caristica. E n otevole che la salm odia di questa icaywjrls non sia
tratta dai salm i, m a dagli scritti profetici, corrispondendo cos a quei
canti o odi m attutinali, generalm ente accolte in tutto l Oriente. Un
testo del L iber P on tificalis circa papa Sim m aco, che n ella m essa do
m enicale avrebbe inserita la Grande D o ssologia riservata altrove
al term ine dei M a tu tin , la sc e r eb b e intravedere in questo sposta

mento litu rgico uno scom paginam ento d e liantico.rito v ig ilia re, il Qhe
tanto p i v erisim ile, quando si riflette che la Chiesa di Roma dif
fcilm ente avrebbe m odellato il suo cu rsu s su l tipo orientale, se nel
IV o V secolo essa a vesse ancora conservato il proprio.
N ella v ita di santa M elania la iu n ior e, si rinvengono dei preziosi
elem enti litu rgici rom ani. Tra l altro ricordata la i r a w p r e
ced ente la festa di san L orenzo celebrata n ella sua B a silica Tiburtina, l'uso della santa Com unione quotidiana che si fa risalire sino
a g li apostoli P ietro e P aolo, ed il rito di com unicare un'ultim a volta
i m orenti, g i prossim i ad esalare l'an im a. P i dubbi in v ece sono i
testi ove descritta l ufficiatura istitu ita da M elania tra le sue mo
nache di G erusalem m e, ove, se a lcu n i v oglion o riconoscervi quasi
una derivazione del C ursus rom ano, sem bra tuttavia pi sicuro il
ritenere, che in un am biente ove, a dir di C assiano, quasi og n i mo
nastero vantava un C ursus proprio, anche M elania si sa prevalsa
della m edesim a libert di eclettism o litu rgico che v ig ev a in P alestin a,
per redigere un Canon a conto proprio. Con ci n on si n eg a che la
tradizione rom ana fin da allora p otesse avere il suo Canon, e
infatti sappiam o che n e l m onastero d Ippona, di notte tempo M elania,
dopo il C ursus d elle m onache, recitava il suo Canon particolare, m a
diciam o solo d ign orare quale relazion e corra tra la litu rgia M elaniana
e il C ursus di Roma, se pur questo allora esisteva.
La solennit P asq u ale, la dom enica, le sta zio n i d el m ercoled e
del venerd, e assai per tem po anche quella d el sabato, le tre setti
m ane di digiuno precedenti la P asqua, forse i Tre Tem pi, la P en te
coste, l'A scen sion e, il N a ta le (243-336), e, dopo il n secolo, anche
aleune feste di Martiri, ecco i prim i elem en ti attorno a i quali si
svolse l antica litu rg ia rom ana.
S e n el iv secolo il popolo accorre in gran folla a lle rare sin assi
notturne, da u n a lettera di P ela g io alla vergin e D em etriade ritirata
in Roma rileviam o, ch e verso il 414 non esistev a ancora, neppure tra
g li ecclesia stici, una tradizione fissa e an tica circa il C ursus g io rn a
liero (Dbet a lq u is esse determ n atu s et con stitu tu s h oraru m numeru s
O ptim u m est ergo huic operi m a tu tn u m d ep u ta r tem p u s......
usque a d horam te r tia m ... in secretiori dom ue p a rte *); tanto ch e P e
lagio dovette istruirne e g li stesso D em etriade. A nche dal modo come
ne parla san G erolam o n e llep istola a L eta, si rileva ch e il C ursus
era ancora la scia to alla privata p iet dei fed eli.
L antica salm odia responsoriaie rim ase per lu n go tem po l u n ica
forma corale in u so a Roma, A nche dopo che l an tifon ia d alla Siria,
i r . L ., X X X III, 1115.

pel tram ite d A ntiochia, C ostantinopoli, N eo-Cesarea, M ilano, Carta


g in e e lp p o n a si diffuse in tutto l O c c id e n ^ I a C apitale d el Cristia
nesim o fu tra le ultim e ad a ccoglierla, cosi ch e le m elodie antifoniche
d ellA ntifonario G regoriano rivelano indubbiam ente un carattere di
p o ster io rit rispetto al Graduale, al Tratto e a l iu bilu s allelu iatico.
Infatti, se A gostino a giustificare ad Ippona l introduzione d e ll'a n tifonia a ll1offertorio e durante la santa Com unione, dov appellare
a lluso di Cartagine, probabile ch e la pratica rom ana n o n fo sse in
suo favore, g ia ceh altrim enti eg li non avrebbe m ancato dinvocaria.
Infatti, la m essa della V ig ilia P asquale an ch e adesso affatto priva
di salm odia antifoniea.
I diaconi pertanto esercitarono a lu n g o n e lle b asilich e rom ane
l ufficio di solisti, tra i quali v e n erano parecchi assai periti in
q u ellarte, in cui talora trovavano anche m odo di dar sfogo alla
propria vanit di m usici. P apa Dam aso loda ta lv o lta il loro p la c id u m
m odulam eli, m a l austero san Girolamo n e riprova i g o r g h eg g i tea
trali e le spennellature arom atiche alla g o la , affine d i rendere pi
svenevole il suono della voce.
F u appunto D am aso, il pontefice educato sin da bam bino n eg li
archivi dalla Chiesa B om ana, il poeta d elle C atacom be e dei M artiri,
il protettore d egli studi b ib lici di san Girolam o, q u eg li ch e l'antica
tradizione ci addita com e il vero istitutore d el C ursus quotidiano di
Pioma. vero che la sua corrispondenza con Girolam o circa l ta (sedu
zion e a Roma della G raecorum p sa lle n tia m essendo allora caduta
in disuso la 7rwu/t; d om en icale: nec p sa lle n tiu m m os ten e/u r, nec
h ym n i decus in ore nostro cognoscitur 1 apocrifa, m a ad ogn i
modo essa anteriore al v i secolo, quando penetr (verso il 530) n el
L iber P ontificalis, e la sua testim onianza c i v ien e conferm ata da al
tri im portanti docum enti.
D am aso, in fatti, ordin a Girolam o la correzione del Salterio su l
testo d ell'Itala ; e siccom e la nuova recen sion e penetr tosto n e i libri
responsoriali di Roma, questo cam biam ento difficilm ente pot seguire
senza u n intera revisione di tutto il patrim onio litu rgico e m usicale
della Chiesa pontifcia. D i pi, per testim onianza d i san Gregorio I,
D am aso introdusse a Roma 1 uso di cantare l a llelu ia n e lla m essa
dom enicale, g iu sta il rito di G erusalem m e: u t a llelu ia hic dicereiur,
de 1 eronolymorum E cclesia, e beati B ie ro n y m i tradition e, tempore
beatae m em oriae D am asi p apae tr a d tu r tra d u rti
N on quindi verisim ile ch e con tanti cam biam enti litu rg ici avvenuti a Roma Damaso
* Of. Liber P ontif. E d . D u o h e u se , I , 215.

Ep. Gregr., 1, IX , n . a , P .
8

o h o it k k

LXXY'II, col. 850.

Zitei" S a cram entom m - I.

si sia m strato refrattario ad introdurvi ancora il C ursus ecclesiastico, quando appunto tutta l'Ita lia , per in izia tiva d A m b ro g io a Mi
lano, com inciava ad adottarlo.
L a Graecorum p sa lle n tia m d e llapocrifo D am asiano coincide adun
que co l canendi m os orien taliu m p a rtu m 1 di sa n tA gostin o, quando
accenna ai prim ordi d e llUfficio m ilan ese; e il prete P aolin o, biografo
dAm brogio, descrivendo l identico rito, sp iega m eglio il significato
della graecorum p sa lle n tia m , quando dice che il Santo V escovo istitu
hoc in tem pore p r im u m antiphonae, h ytn n i ac vgiliae in Ecclesia *.
S. A gostino, P aolin o e 1 apocrifo Dam asiano s accordano adunque
n el descriverci la rapida diffusione di questi riti salm odiali in Occi
dente ; senza quindi che n essu n testo lo affermi esp licitam en te, tut
tavia, u n com plesso dargom enti cinduce a rite n e r e ch e l introduzione
dell'U fficio D ivin o in Roma risale verisim ilm ente alla line de] quarto
secolo, ai tem pi di papa D am aso e di san Girolamo.
Ricordiam o ancora le circostanze tragiche che indussero A m brogio
a introdurre a Milano il canendi m os orien taliu m p a rtu m , per opporsi
alla prepotenza d eg li A riani, quando volevano occupare la sua basi
lica. L'im perterrito V escovo v i si rinchiuse eoi popolo sostenendovi
l assedio d'alcuni giorn i, finch la su a ferm ezza fece recedere la corte
dagli odiosi d isegn i. E perch in tanta distretta il popolo non si
annoiasse, e i loro cuori divenissero tetragoni alle in sin u azion i degli
A riani, A m brogio in siem e col C ursus introdusse n ella litu rgia m ila
n ese quel com plesso sp eciale di salm odia ad acrostici, a ritornelli,
a d ossologie, con processioni notturne precedute da croci illu m in ate
con cerei, che g i in A ntiochia e a C ostantinopoli avevano preso co
m unem ente il nom e di A n tip h o n a . Non andremmo forse troppo
lu n gi dal vero se, tenendo conto della derivazione d e llantifona ro
m ana da Milano e da A ntioehia, rifacessim o in questo senso la storia
del Centone G regoriano.
. U n testo del L ibar P on tificalis, che attribuisce a papa Celestino I
(422-32) il rito di far precedere la recita del Salterio alla m essa, si
presta a lle p i differenti sp iegazion i. Mentre il secondo redattore
della v ita di questo Papa (prima della seconda m et del v i secolo)
crede di sapere che ta le salm odia di genere antifonico, altri col
D uch esne v i hanno scoperto come il principio del C ursus Rom ano. In
tanta diversit di pareri, non facile di vedervi chiaro ; perch.tut
tavia il Libar P on tifica lis sem bra parlare d e llintera recita del Sal
terio precedentem ente alla m essa, e n e l rito M ilanese e in talune
i Conjess., 1. IX , o.
* P . i . , X IV , SI.

v ii,

P. L ., X X X II, 770

35
chiese della Lombardia abbiamo precisam ente la recita di qusto
Salterio dopo la prima parte delle v ig ilie solen n i, questo riscontro
troppo suggestivo, perch rigettiam o addirittura 1' ipotesi d aver
rintracciata nella vita di C elestino una nuova conferm a della dipen
denza della liturgia antifonca rom ana da quella della Metropoli
lom barda.
Che Ormisda, a testim onianza del suo biografo *, com posuit clerum
et p sa lm is eru d ivit, la storia del C ursus rom ano n on ci guadagna
molto. Tuttavia, poich la * Schola cantorum rom ana sicura
mente anteriore al pontificato di Gregorio I, in questo testo noi po
tremmo quasi riconoscere la fede di n a scita , o alm eno di sopravvi
ven za di quel pontificio conservatorio m u sicale ; se pure il documento
non v o g lia sem plicem ente alludere alla distribuzione e aHordinamento
del clero per i vari titoli urbani onde v i celebrasse il C ursus, in
ossequio a una nuova le g g e di G iustiniano d el 528.
noto infatti che la Sede A postolica n e prescrisse 1 osservanza
a tutte le diocesi dipendenti d alla sua m etropoli, cosi ch e i vescovi
n e llatto stesso della loro consecrazione in Rom a, dovevano promet
terne in iscritto l osservanza, g iu sta la form ola conservata dal L iber
D iu m u s *. Ora avvenne che un tal E leuterio, tornato alla propria
ch iesa dopo la su a ordinazione episcop ale, avendo incontrata da parte
d el clero una forte resistenza contro l'in trod u zion e d elle v ig ilie quo
tidiane, se ne richiam col Papa, il testo fa talora il nom e di Ge
lasio, ta laltra di P ela g io , m a i critici son d accordo n e l riconoscere
il docum ento com e contem poraneo, o solo di poco posteriore a Giu
stiniano il quale g li prest m an forte per costringere quel clero
riottoso a llub bidien za.
A nche il celebre decreto De libriti recpiendis et non recipiendis,
che nei su oi elem enti prim itivi pu ben risalire ai tempi di Damaso
(366-84) e tratta d elle letture agiografiche allora in uso n e lle V ig ilie
notturne, ricorda che a Roma ob sin g u la rem eau telam , non si le g
gevan o g li A tti dei Martiri, invece dei quali vengono con sigliati g li
opuscula atque tractatits orthodoxorum p a tr u m .
Questo m ovim ento liturgico non era punto circoscritto entro i con
fini della penisola italica, ma si diffondeva n e lle G allie e in A frica,
dove nel 393 i vescovi del Concilio d Ippona vietarono ch e senza
l approvazione del proprio prelato quicnm que sib preces aliu n dc descrb it... ex regonbits vl ecclesiis tra n sm a rin s s.
i l i b , P o n tf., I, p . 269.
* BATirfoi,, H ist. d u B riv ia ire R o m a in , p, 57-68.
1 Op. S. Leonis, P. L ., I l i , c. *28.

36
La libert liturgica prim itiva e l'in iziativa privata n elle opere
del divin culto accennavano g i a trasm odare ; onde, ad im pedire ogni
disordine, pur rispettando i diritti di paternit in favore di M ilano,
era tempo che la Chiesa R om ana presentasse ai fedeli tutti e d ive
nisse ella stessa la vindice della L e x supplicarteli. E lla com pi questa
m issione per opera principalm ente di san Gregorio I.

CAPITOLO IV.

te condizioni storiche della riforma liturgica in Roma


ai tempi di san Gregorio I.
L incantesim o della sacro Urbs che n e l Sacram entario L eoniano
seguitava tuttavia ad associare a i proprii i destini dell'orbe, fu defi
nitivam ente distrutto dallin vasion e langobarda. L antico timore della
parusia e del finimondo invasero pi paurosam ente g li anim i di
coloro che, pi che om ani, potevano oramai ripetere co g li avi a n
tichi :
F u m u s Troes, fu t Ilu m et ngens g lo ria Teucrorum ,
S o m a stessa s era g i tanto assuefatta a lle occupazioni e ai sac
c h e g g i im posti a le i da A larico e G enserico, che n e l v i secolo po
teva ornai considerare com e in evitab ile la propria rovina per opera
d ella n efan dissim a gens langobardorum , com e si esprim ono le fonti
ufficiali.
F u in questa disposizione d anim i, m entre verso il 546 T otila g i
m uoveva m inaccioso verso la Capitale, ch e il cieco vescovo di Canosa,
Sabino, a confortare l anim o straziato d alle sciagu re terrene colla
contem plazione d una patria m igliore e celeste, si faceva trasportare
su lla vetta del Monte C assino, ove antico vincolo d am icizia lo con
g iu n geva a san B enedetto. U n di che il prelato d esinava nel cena
colo m onastico, e il grande Patriarca coi su o i discepoli g li erano
d attorno a confortarlo coi tratti d ella pi so a v e carit, il discorso
cadde su Eom a, Sabino che, a l pari di san B enedetto, aveva riscosso
da T otila seg n i di venerazione e d i rispetto, punto per non nascose
il suo timore, che la crudelt di quel barbaro avrebbe distrutta dalle
fondam enta l antica regina del mondo,
B enedetto, il quale in quel m edesim o lu o g o aveva g i veduto il
E e dei G oti um iliato ai suoi piedi, e g li aveva an zi predetto che l oc
cupazione d i Eom a sarebbe per lu i il preludio del suo tram onto, sor
rise a quei timori, .e penetrando col suo occhio profetico n el lontano
avvenire, assicur il buon Sab in o, che non sarebbe stato g i T otila
a devastar Bom a, ma questa anzi si sarebbe distrutta da se m edesim a,
vittim a d ella sua decrepitezza, sotto l im peto dei terrem oti, della fam e
e d ella peste.

38
Sabino e i m onaci dovettero rabbrividire a q u ellannunzio, la cui
fam a si divulg anehe a lle generazioni lontane; cinque secoli dopo
la morte di san B enedetto, la tradizione Cassinese ricordava ancora
a llospite che entrava nel triclinio cassinese:
in refettorio q u i est
u sta ip su m d o rm ito riu m , p ro feta
v id de rom a.
Infatti T otila occup la Citt eterna, ma sotto l incubo del v a ti
cinio di san B enedetto, di prova a i Komani di m itezza e di giu stizia ,
cosi che il Liber P o n tific a li pot scrivere, che e g li si condusse verso
di loro siccom e padre coi propri figliuoli.
Quasi contem poraneam ente a questi fatti, m entre g i il Patriarca
C assinese facevasi disserrare lavello che doveva riceverne la stanca
apoglia mortale, a Eom a nell'avito palazzo sul Celio, a fianco del
Olivo di Scauro, vedeva la lu ce un bambino, destinato n ei disegni
della Provvidenza ad essere a un tempo l'in terp rete autentico del
m agistero di san B enedetto, il suo storico, il continuatore d ella sua
m issione, la gloria p i fu lgid a della sua spirituale discendenza. Questi
Gregorio M agno, dal quale abbiamo appunto derivato i particolari
ora descritti.
Se vero che il medio evo fa capo a G regorio, m ai si verific pi
fatalm ente l'antico assiom a scolastico, che la vita trae origin e dalia
m orte; giacch il finimondo tanto temuto nel periodo bizantino, e cosi
spesso m inacciato n elle sue om ilie al popolo dal santo Pontefice, era
effettivam ente una realt trem enda, di cui spettatore era l orbe.
Infatti, l invasione langobarda, e, fuori del ducato rom ano, la fu
sione degli oppressori co g li oppressi, modificarono profondam ente
tutto quel com plesso distitu zion i artistiche, letterarie, giuridiche e
religiose, ch e allora costituivano la civilt cristiana del rom an u m
im perum . D istrutte in un primo impeto di cieco furore a centinaia
le citt, le borgate, g li episcopii e i monasteri, rotti g li acquedotti,
desolate le cam pagne, reso im possibile ogni com m ercio, sconvolto
l ordine dei m unicipi, turbato il diritto civile ed ecclesiastico, cui
invece si sostitu u n informe congerie di barbari ed itti germ anici,
senza una precisa idea di libert civica, di propriet personale, di
diritto ereditario, l Italia, pi ch e immersa n ella barbarie, sembr
civilm ente distrutta. Le carestie, g li orrori della guerra, le allu vion i,
le pesti, la fam e, l abbandono fraudolento dei B izantini, resero queste
condizioni m ateriali ancor pi aspre, m entre la superbia del D igiu natore Ecumenico su lla sede patriarcale di Costantinopoli, e lo scism a
aquileiese dei T re Capitoli sem bravano voler trarre partito dalle

39
.distrette ohe allora soffriva la patria, per rovinare viep p i l Italia e
l apostolica Sede. L argom ento cosi com plesso, che possiam o qui
appena sfiorarlo ; ma necessario per di tener conto di tutte queste
circostanze esterne, per comprendere pi appieno lo spirito della ri
forma di Gregorio Magno.
Quando il Santo, dapprima pretore in Eom a, quindi monaco al
Clivo di Scauro, poi apocrisario a C ostantinopoli, e finalm ente abbate
di sa n tA ndrea, dedito per indole a lle pacifiche contem plazioni della
filosofia, dolevasi ch e quasi un amaro fato lo sbalzasse d continuo
qua e l per il m ondo, n eg li, n alcuno dei contem poranei poteva
forse prevedere che in quell'aspro tirocinio la P rovvidenza preparava
appunto il futuro Pontefice, il Salvatore del popolo lom an o, P ii cosi
che il 3 settem bre 590, alla m orte di P ela g io II, e g li fece di tutto
per sottrarsi al carico pastorale, invocando perfino ultim o scampo
dun disperato il veto im periale; ma a ll'u m ilt su a prevalse il
p lebiscito universale, ed eg li rassegnato dov p ieg a re il capo sotto
le m ani dei vescovi suoi consacratoti.
L irruzione langobarda in Ita lia aveva tentato di scuotere le basi
stesse della vita sociale del cattolieism o; onde Gregorio, prima d ogni
altra cosa, dov porre mano a consolidarle. In fa tti, anche neU ordine
soprannaturale il divin Redentore v o lle istitu ita tra g li uom ini quel
l econom ia che sin da principio la Provvidenza dispose n el corso della
natura, quando plasm sociale lo spirito um ano, e dispose che solo
m ediante la societ e g li potesse conseguire quella perfezione cui
chiam ato. Perci anche a l corpo dei redenti fu divinam ente im pressa
la forma di societ perfetta, soprannaturale per origin e e per finalit,
ma visib ile a cagione d elle membra ch e la com pongono, d eg li atti
e dei m ezzi che adopera. B perch n ella sola Chiesa il Salvatore ha
depositato tutti i tesori della R edenzione, cosi fuori di le i non v
salvezza.
Una societ senza autorit ed organi direttivi d azion e, rassom iglia
al correr cieco d una folla tum ultuante, e perci Ges n ella Chiesa
arm onizz una forma di governo che la pi conveniente alla na
tura um ana. P ietro colle ch iavi del cielo ha la somma dei poteri
anche qui in terra:
H ic iabet in terris a ltera cla u stra p o li.
Ma poich un im pero unico, esclusivo ed u n iv ersa le, se ha i suoi
van taggi, riesce praticam ente im possibile pel buon governo dei po*
poli, g li altri vescovi derivano per lu i la propria superna m issione
di pastori particolari d elle sin g o le ch iese.
Ecco la ragion e, nella costitu zion e gerarchica d ella Chiesa, della

40
specifica distin zion e d elle d iocesi, v ere cellu le v ita li diffuse in un
unico organism o, variet ohe arm onizza m irabilm ente co llunit del
suprem o pontificato, e trasfonde cosi una vita u n ica e m ultiform e in
ciascu n membro del corpo.
A questo criterio fondam entale su lla natura d ella Chiesa sispir
Gregorio n ella sua gran d opera di riforma relig io sa . L 'essere d un
tutto, e g li p ensava, risu lta d a llin tegrit d elle parti ; e perch D io ha
disposto ch e queste parti avessero an ch esse ragion e d organo, con
determ inate funzioni specifiche dai caratteri assolutam ente distinti,
cosi Gregorio p ose og n i sua cura a ravvivare il senso cristiano n ella
v ita diocesana.
I Longobardi n e avevano confuso i confini, ed ei li riordin.
T alora le estrem e reliq n ie del tesoro episcopale erano state trafugate
oltre il m are, e volle G regorio che se n e redigessero g l inventari alla
presenza d i personaggi ch e n e fossero m allevadori, perch al tornar
della pace tutto fosse restituito a l vescovo. Adoper inoltre ogn i
cau tela prima d approvare la nom ina dei prelati d a preporre a lle
sed i vacan ti; m a intronizzati che fossero, non tollerava pi alcuna
arbitrarla sottrazione alla loro autorit, pronto a conferm are a ciascuna
y diocesi l uso d ei su oi diritti e p rivilegi. D ivenuto papa dopo dessere
stato abbate di m onaci, Gregorio v o lle un p o considerare i vescovi
della sua provincia m etropolitica com e i suoi propri cenobiti onde
e g li adoper verso di loro tutta quella carit forte a un tempo e soave
che aveva distinto il suo governo abbaziale. Cosi ad uno ehe d'inverno
era m al riparato dal freddo, e g li in via un m antello e un cavallo;
u n altro aveva carattere u n p o doppio, ed eg li lo sgrid a; un terzo
era un p o picchio ed aveva la chiragra alla m ano, ed e g li l'esorta a
m aggior lib eralit; a u n altro ch e era inferm o, e g li v ieta di d ig iu
nare pi di cinque v o lte 1* anno, e g l in g iu n g e an zi ehe al tornar
della buona sta g io n e vada a farsi curare a S om a n el palazzo stesso
L a te ra n enao, se n on altro, per morire tra le braccia del suo vecchio
m aestro, papa G regorio.
V igilan tissim o su lla d iscip lin a dei m onasteri d Ita lia , m entre Gre
gorio assai rem otam ente prepar la v ia a llesen zio n e m onastica dal
l'au torit diocesana per avocare la cosa alla Sede apostolica, e g li
tuttavia si guard dal turbare la pace d elle diocesi, e con sapiente
equit determ in i prim i can on i di quello che potrem mo quasi chia
mare il lu s B egu lariu m , N u lla sfu g g iv a a lla sua v ig ila n za , e com e
prendeva a cuore la buona in tesa fra abbati e vescovi, cosi si di
mostr saggiam en te austero in occasione d elle elezion i abbaziali,
quando queste non cadevano su persone superiori ad ogn i elo g io .
N on disdegnava neppure le n ecessit m ateriali dei g io v a n i n ovizi,

41
durante u n invernata di crudo freddo e di desolante carestia, dal
l arcipelago Toscano feee trasferire a E om a tutti i re lig io si inferiori
a i diciassette anni, perch soffrissero m eno la fam e, ed e g li da vicino
potesse provvedere m eglio a i loro b isogn i.
In grazia di quest' oculata v ig ila n za ch e fa onore a l nom e di
Gregorio ch e vu ol appunto dire v ig ila n te un nuovo fluido
vitale com inci a pervadere tutte le chiese d Italia. A gilu lfo e i suoi
L angobardi non tardarono ad accostarsi a lla civilt cattolica dei La
tin i ricevendo il battesim o ortodosso rom ano, ed un a volta entrati
in seno alla Chiesa, g li antichi persecutori, con q u ell en ergia b ol
len te ehe era propria della loro razza, ripararono le chiese e i cenobi
bruciati, fondarono capitoli clericali, scuole ed ospedali, cosi che
ogn i nobile langobardo n e l secolo su ssegu en te a lla morte di san
Gregorio si sarebbe stim ato indegno d ella relig io sit di sua stirpe,
ove n on avesse eretto n e i propri domini qualche chiesa, o cenobio
db redem ptionem anm ae m a e . In Italia, specialm ente n elle cam pagne,
ve n ha in s i gran num ero, che tutto il suolo n ingem m ato.
Prim a per che a lle mem bra, Gregorio com inci dal capo l opera
sua riform atrice. Il punto di partenza fu 1episcopium lateranense, e
pereh la riform a, qual e g li l ideava, non aveva carattere burocratico,
ma consisteva essenzialm ente in una vera intensificazione dello sp i
rito cristiano, e g li perci allontan dalla residenza del supremo rap
presentante del Cristo su lla terra tutto l'elem en to la ico , com m ettendone
i vari uffici ad ecclesiastici e m onaci di v ita esem plare.
Era una fabbrica colossale, o m eg lio , un com plesso di fabbriche,
quel L aterano, che n ella n otte del medio evo
a le cose m o rta li and d i sopra.
L, a llombra m istica della b asilica del Salvatore, del battistero
di Silvestro, dell aula di papa V igilio e della sala sinodale dalle
undici absidi m usive, si ergeva l abitazione pontificia, co lle cappelle,
la biblioteca, le term e, le torri, e quantaltri m ai tesori di civilt
g li antichi papi avevano potuto accum ularvi, quasi in u n arca di
salvezza. Cinto all'intorn o lu n go il colle Celio ed E squilino da una
collana di m onasteri, il patriarchio papale aveva nondim eno il suo
proprio m on asteriu m lateranense, fondato probabilm ente v iven te an
cora san B enedetto, m a ad ogni modo anteriore a P ela g io II e alla
distruzione di M onte Cassino da parte dei L angobardi.
V icino a l battistero sorgeva l orfanotrofio dei cantori pontificii, il
quale attendeva appunto da Gregorio un a definitiva ricostituzione.
L , in siem e col gam m a m usicale, i gio v a n i ch ierici venivano iniziati
allo studio d elle scienze e d ella teologia, sicch non pochi d eg li

antichi allievi uscirono da quel conservatorio per essere prom ossi al


saprem o pontificato.
Ogni giorno, e pi largam ente ad epoche determ inate, le vedove,
g li orfani e i poveri ricevevano d alla carit, di Gregorio le necessarie
provvigioni, le vesti, i letti e le coperte. Circa 4000 m onache gra
vavano quotidianam ente su l b ilan cio del Pontefice ; e n ei di solenni
di Pasqua e d egli apostoli Pietro e P aolo, anche l alto patriziato in
siem e co l clero e coi m onaci erano am m essi a ricevere un pegno della
carit inesauribile e g e n tile del Pastore : un bacio del papa ed un
piccolo dono d'arom i preziosi, quale espressione della benevolenza
di san Pietro.
U na riforma a b ase esclu siva di le g g i, suona troppo violenta, e
riesce perci inefficace. l in telletto che deve determ inare la v o
lont ; onde per prom uovere il bene b isogn a com inciare a farlo am are,
bisogna soprattutto educare le m enti. A descare il cuore col sen ti
mento n on basta ; esso un a potenza cieca da non potervi far eonto ;
soprattutto a ll intelletto che fa duopo quindi rivolgersi, per per
suaderlo e convincerlo. L a vita cristiana litu rgica e fam iliare dopo
la p ace costan tinian a aveva supplito per alcun tempo a llinterrotta
predicazione episcopale, ch e in origine faceva parte integrante della
sin assi eucaristica. San L eone I, in tem pi d eccezion ale scom piglio,
ne aveva richiam ato in v igore l uso, ma, abbandonato dopo di lu i,
fu ripristinato nuovam ente da Gregorio, g i abituato in monastero
a rivolgere quotidianam ente la parola ai suoi m onaci per comm entare
loro i M orali su Giobbe, o altro libro d elle Sacre Scritture.
Il popolo romano accorso a lle feste stazionali e a lle solennit dei
Martiri, pot cosi ammirare assai spesso Gregorio il quale, quando
la salute g lielo perm etteva, altrim enti per m ezzo del suo diacono,
dallalto della sua cattedra marmorea eretta n e llem iciclo d e llabside
in fondo al presbiterio, sp iegava il santo V angelo. La sua parola era
facile e fam iliare, senza quelle so ttig liezze da retore che caratte
rizzavano talora san tA gostin o, senza quel fare un p o roboante di
san L eone, ma senza neppur sgram m atieare, in buon latino, sem plice
eom e l anim a sua. Era come un padre che istruisce i propri figliuoli,
e li m ette a parte d elle su e sollecitu d in i per la loro eterna salvezza.
Gregorio I colle sue prediche ha appunto contribuito pi d ogni
altro a sviluppare le varie forme di quella piet popolare ch e carat
terizza si bene il m edio evo, colla devozione ai santi A n g eli, le ap
parizioni d elle anim e trattenute n elle pene del purgatorio, le m esse
in loro suffragio, i piccoli aneddoti edificanti, dei quali il Pontefice
jiveva sem pre un ricchissim o repertorio.
R iparate le sorti dItalia merc la fusione d elle stirpi langobarde

43
col gen til sangue latino, rinnovata nella P en iso la la vita diocesana,
intensificato a Roma e in tutta Italia il senso cristiano, ecco final
m ente il momento di studiare la riforma litu rgica di san Gregorio,
della quale ho tracciato, per cosi dire, lo sfondo.
Ci sono g i noti i criteri litu rgici del Santo. E g li scrive ad A g o
stino di Cantorbery, di scegliere pur liberam ente d a lle ch iese franche
quegli u si rituali che avesse stimato pi con ven ien ti per i suoi neofiti
A ngli, g ia cch : non p r locis res, sed p r rebus loca a m a n d a su n t.
Ed in u n altra lettera diretta a l vescovo G iovanni di Siracusa, e g li
si dichiar disposto ad applicare questo principio em inentem ente
eclettico alla stessa liturgia rom ana: e in ci Gregorio segu iva
perfettam ente la tradizione dei suoi predecessori, tanto che la litur
gia di Roma entra definitivam ente nel suo periodo di sta si solo dopo
la morte del grande D ottre. S i q u id boni vel ipsa (di Costanti
nopoli) vel a ltera ecclesia hbet, ego et m inores meos quos ab U licitis
prohbeo, in bono im ita r p a ra tu s sum . S tu ltu s est enm q u i in eo se
p rim u m e x istim a t, u t bona quae v id e rit, discere contem nat.
Ma per buona fortuna, il patrim onio liturgico della Sede aposto
lica non la cedeva in splendore e convenienza a quello di alcu n altra
Chiesa ; onde il santo P apa, quasi a rassicurarci contro queste sue teorie
troppo disastrose per la storia dell' an tica litu rg ia , ci attesta ehe le
sue innovazioni n ella m essa in realt non furono altro che un ritorno
a lle pi pure tradizioni rom ane. In n u llo a lia m ecclesiam secuti su m u s,
neppure quando eg li rim ise in onore il canto a llelu iatico n elle do
m eniche fuori quaresim a, giacch tale appunto era la tradizione
romana inaugurata da papa D am aso, auspice san Girolamo. E t ideo
m agis in iute re Ulani consuetudinem a m p u ta vim u s, quae Me a Graecs
fu era t tra d ita .
N on fu neppure una vera innovazione q u ella d aver dato una
m aggior im portanza a quell'estrem o residuo d ella prim itiva prece
litanica {K yrie, eleison), che originariam ente seg u iv a 1' ufficio v igiliare, prima d incom inciare l ' anafora eucaristica. E infatti, dalle
prim itive v eg lie n ei cubicoli dei Martiri nei cem eteri suburbani, allo
splendore d elle b asilich e costantiniane, m olte circostan ze erano so
praggiunte a m odificare 1 antico rito sacrificale. A ndata quasi in
disuso l originaria
colla sua litan ia finale, l'in gresso solenne
del papa nel tem pio per la celebrazione dei d ivini M isteri era di
venuto assai pi im ponente in grazia della Schola C antorum e del
suo preludio m usicale a tutta 1 azione eucaristica, preludio ch e fu
detto sem plicem ente in tro itu s. Ed appunto a llintroito ehe Gregorio
riattacc il K y rie , ottenendo cos ch e la colletta sacerdotale non
mancasse totalm ente d una qualsiasi form ola di pream bolo.

44 -

F u parim enti Gregorio quello che anticip prima della frazione


delle Sacre Sp ecie consacrate il canto d e ll Orazione D om enicale,
perch servisse quasi di conclusione al canone eucaristico ; giacch
originariam ente, co si ragionava il Santo, l anafora consacratoria altro
non aveva potuto essere che una libera parafrasi d ellOrazione che
il Signore stesso aveva insegnato a g li A postoli,
j
Gregorio doveva forse aver inteso vagam ente della tradizione af- i
ferm ata n ella D dach, giusta la quale, la triplice preghiera gior
naliera del Cristiano consisteva in un triplice P a te r noster il m attino,
il m ezzod e la sera.
N e llevo apostolico, e g li perci so g g iu n g ev a , l orazione dom eni
cale stata il punto di partenza di tutta la liturgia ; troppo quindi
disdice che il Canone com posto da uno Scholasticus q u id a m j
soppianti del tutto la prece eva n g elica , che vien e perci recitata, j
non g i d a llaltare, in fraction e, n el mom ento cio del Sacrificio, f
m a solo dopo la frazione d elle Sacre Specie, quando, term inata col
l anafora l offerta d e ll E u ca ristia , il Papa ritorna alla sua cattedra
e si dispone orm ai alla santa Comunione. Non fu quindi una sem
p lice sottigliezza da rubricista, la questione cio d un momento
prima o dopo, quella che m osse Gregorio ad attribuire al P a ter un
posto dentro V anafora consaeratoria romana, m a una profonda ra
gion e teologica, ap p oggiata alla prim itiva tradizione litu rg ica dell'evo
apostolico.
F in dai tem pi di san P aolo, l unit della fam iglia cristiana sotto
il governo dei legittim i pastori, era sim b oleggiata dall'unit, d ellal
tare, del pane e del calice eucaristico, del quale tutti insiem e par
tecipavano. F in quasi ai tem pi del martire G iustino, da og n i parte [
d ella citt e del suburbio, in suHimbrunire del sabato i fedeli m uo
vevano a lla volta d e ll E squilino, al titu lu s P a sto ris, per celebrare j
insiem e col papa e col suo presbiterio la solen n it v ig ilia re della f
dom enica. E fu solo in segu ito, forse dietro l'esem pio delle grandi t
capitali, d' A ntiochia, d A lessandria, che i varii lib ili urbani com- F
m essi ai diversi presbiteri, rappresentarono n e ll Urbs altrettante ri- produzioni dell' originario unico titolo del Pastore, ove i fed eli del
rione ricevevano i santi Sacram enti dalle mani del clero titolare.
Ma perch il senso dell' unit d ell ecclesia rom an a non v en isse ;
indebolito da questa divisione parrocchiale di carattere puram ente
am m inistrativo, non solo per m olto tempo perdur l uso dun unico
battistero, ove tutti per opera del papa, lo sponsus ecclesiae, rina
scevano alla vita cristiana, ma inoltre in ciascuna dom enica il pon
tefice inviava ai suoi presbiteri addetti ai vari tito li una particella
consacrata della sua E wharistia, perch deposta n e l loro calice a

i
!

r
45
gu isa di sacrum ferm en tim i, sim b oleggiasse l'id en tit del Sacrificio
e del Sacramento che riuniva in una sola fede le pecore e il pastore.
.
L ultim o ricordo di questo rito appunto il fram m ento eucaristico
che a n c h o g g i si depone nel calice dopo la frazione d e llOstia.
In grazia di questi riti, la m essa parrocchiale dei presbiteri ti
tolari non r i u s c a far dim enticare il ricordo d ella prim itiva ed unica
Binassi papale che si celebrava altre volte in casa dei P u d en ti. La
memoria inoltre delle antiche stazioni cim iteriali conservavasi sem pre
viva in Eom a, anche dopo la peste, non ostante i pericoli che, a
cagione d e i Langobardi, presentava allora 1' uscire dal riparo delle
mura urbane. Gregorio pertanto, con quel sin golare suo spirito di
adattamento alle circostanze, che rivelava in lu i, sotto il p allio pon
tificale, l antico pretore romano, alle b a silich e estram urali dei Martiri
sostitu le ch iese titolari nell'interno d e llU rbe. Q uesta d elle proces
sioni popolari fu u n idea gen ia le, vagh eg g ia ta forse da lu n gh i anni,
durante le processioni che, da m onaco e da abbate, aveva celebrato
su l Celio n e llinterno della sua clausura eenobiale. Gregorio l attu
all'indom ani stesso della morte di papa P ela g io , quando, essendo
eg li ancor sem plice candidato alla Sede apostolica, in d isse la fam osa
lita n ia septform is, la quale dai vari rioni d ella citt, in sette schiere,
al canto del K y r ie eleison, doveva m uovere alla b asilica vaticana
onde im petrare da D io la cessazione della p este ch e desolava Eoma.
Cessato quel flagello, seguirono la fam e, la guerra, il terremoto,
onde il P ontefice s'offr al Sign ore vittim a d esp iazion e pei peccati
del popolo. In tali tristissim e circostanze narra Giovanni diacono
si vedeva Gregorio che a capo del clero si conduceva d a ll uno
a llaltro santuario di Roma, ad im plorare dai Martiri la salvezza del
popolo suo. Lo seguiva il g r eg g e, estenuato d alla fam e e dal morbo,
ma affascinato dalle attrattive della santit del suo episcopus, d ive
nuto ormai a cagione della vergogn osa ritirata del governo bizantino,
anche Console di D io, D ei Consul factu s. E, pur d udire e vedere il
Papa, la plebe romana dim enticava perfino che le spade nem iche
proprio allora ricingevano d assedio la citt, strin gen d ola dentro un
muro d acciio. Il caso sembrava pressoch disperato, gia cch la
perfida m alizia d egli esarchi, g elo si dei su ccessi p oltici di Gregorio
coi L angobardi, violava tregue ed arm istizi, pur d irritare quei bar
bari, e togliere eosl al Papa il merito d aver salvata l Italia. Il Pon
tefice, che co ll occhio scrutatore del filosofo, vedeva da una parte
l im possibilit d una riscossa contro g l invasori da parte d eg li Italiani,
e d allaltra, dalla fusione delle due razze g i andava divinando la
vita nova, rigogliosa e potente, ch e doveva germ ogliare da q u ellin
nesto, propugnava insistentem ente la pace, ma neppur e g li osava di

proporne in pubblico le condizioni. E g li perci affid le sorti d'Italia


ai disegni della P rovvidenza, e n e lla preghiera eucaristica, poco
prima della Consacrazione dei divini Misteri, l dove la liturgia
rom ana era so lita di en unciare le in ten zion i particolari g iu sta le
quali veniva offerto il Sacrifcio, a ggiu n se il voto suprem o del suo
cuore di pastore : diesque nostros in tu a p a ce disponas, parole che il
Canon M issae conserva tuttavia, quale preziosa eredit di san Gre
gorio M agno.
Intanto l'assed io d iven iva sem pre pi strin gen te; Gregorio stava
allora com m entando a l popolo il profeta E zechiele, ma ven n e un di
in cui i gem iti finirono per soffocare l eloquenza del venerando D ot
tore: t N essuno m e n e v o g lia m ale d isse e g li all'assem blea se
da qui in nan zi non prender pi la parola ; giacch ved ete tutti come
le nostre tribolazioni siano ormai g iu n te al colm o. A llaquila rom ana,
g i cos altera, hanno strappato tutte le penne. D o v ' infatti il S e
n a to ? dove sono q uelle le g io n i ch e g i portavano il terrore della
nostra potenza ai confini d el mondo ? Ogni giorno, in vece, giu n gon o
a noi dei profughi : altri scacciati di casa e sp og lia ti d og n i avere,
altri feriti, m utilati ed orribilm ente m alconci .
Spunt finalm ente, se non la pace definitiva, alm eno un'onorevole
com posizione c o lloste langobarda, e le Stazioni di penitenza si mu
tarono in feste di riconoscenza e di ringraziam ento. Gregorio riprese
la interrotta parola, e ad istanza dei suoi am ici, diede una forma
definitiva alla raccolta d elle sue om ilie in Evangelici, che fin d'allora
cominciarono ad esser lette n ella celebrazione dei d ivin i Uffici.
Queste om ilie, quaranta in tutto, non rappresentano probabil
m ente ch e una m inim a parte della predicazione di G regorio, quella
cio che trasse argom ento dal santo V angelo. Ma e g li, oltre a Giobbe
e ad E zechiele, deve aver com m entato altri libri d ella Sacra Scrit
tura, i R e, per esem pio, e deve aver rivolto assai frequentem ente la
parola al presb yteriu m romano adunato n e l concistorum lateranense.
Lo stile om iletico di Gregorio piano e sem plice. Dapprima eg li
fa succintam ente l esposizione letterale del brano evan gelico letto
alla m essa, senza perdersi, com e san Girolamo, in d igressioni di cri
tica testuale. Indi si diffonde sulla sua applicazione m orale, ed l
che vi si sen te il maestro sperim entato n elle v ie dello spirito, l an
tico abbate di san tAndrea. E g li, anche quando parla di elevata ascesi,
vuole riescire soprattutto popolare, e non m anca perci d aggiu n g erv i
l aneddoto edificante, toglien d olo quasi sem pre dai suoi ricordi per
sonali, invocando m agari la testim onianza d elluditorio stesso. N elle
prediche d i Gregorio il pensiero teologico apparisce indubbiam ente
m eno profondo di quello di san L eone, m a le quaranta om ilie sor

passano di gran lu n g a in efficacia m orale i discorsi del vincitore


dA ttila, il quale, p el popolo ignorante, si sofferma troppo n elle spe
culazioni altissim e ed astratte del dogm a. Quando prende la parola
G regorio, si sente che eg li abituato a far discorsi e conferenze
ascetich e, e ehe ha m olte cose da dire a l suo g r e g g e che vuole m et
terlo a parte della propria sollecitu d in e per la com une salvezza;
tanto che, frattanto ch ei predica, la m essa stazion ale diventa ornai
troppo prolissa, e i m eno ferventi g i si lam entano della inesauribile
facondia d e llantico Pretore. A Gregorio non sfu g g e questo leggiero
m alcontento che si dipinge sui volti dei pi im p azien ti; m a perch,
tra i canti tradizionali della m essa e la predica, eg li da vero
uom o pratico d la preferenza all predica, perci, pur d trovar
tempo alla parola di D io, si decide ad abbreviare le antiche m elodie
ehe orm ai g i da s e c o li, accom pagnavano la Binassi eucaristica. A
detta di G iovanni diacono, fu questo il m otivo che con sigli il Santo
a riordinare la raccolta dei canti d ella m essa, il C an iatorm m , il
quale, derivato probabilm ente da Milano ai tem pi di san D am aso, era
stato successivam ente rifuso, svolto ed am pliato dai m aestri romani.
Non possiam o determ inare esattam ente la parte che in questo
sviluppo d el canto liturgico romano spetta a L eone I, a Sim maco, a
G iovanni e a B onifacio che un anonim o del secolo v m chiam a pa
rim enti autori del cantus an n u a lis. R isulta tuttavia dalle fonti, che
il significato esatto d ell'A n tip h o n a rm m Centonem, come Giovanni dia
cono in titola l edizione gregoriana, ci dato da quei versi in onore
di G regorio ch e g li antichi solevano preporre a l primo foglio dello
stesso antifonario :
Ipse P a tru m m onum enta sequens, ren ovavit et a u x it,
C arm in a in offlciis relinet quae circulus an n i.
E gli cio rivide tutto quel vasto repertorio m usicale, sfrond, cor
resse, ab bell, ridusse a p i arm oniose proporzioni quel lu ssu reg
g iante gam m a m usicale il quale, sorto in Oriente e trapiantato a
M ilano, conservava tuttavia m olti elem enti che difficilm ente potevano
incontrare il gusto pi sobrio e sim m etrico d eg li occidentali, e dei
romani in particolare,
Il P ontefice ebbe m ano da solo ili tale lavo ro ? B isogn a certa
m ente tener conto del lu n go lavorio di riduzione che g i v i avevano
esercitato d attorno per oltre un secolo i m a g istri rom.an.ae, ecclesiae,
come li chiam a A m alario ; ma g li antichi sono d accordo n e llattribuire a Gregorio la redazione definitiva d e llan iip h o n a rm m . Sappiamo
d altra parte che, avendo il S an to riordinate le due Scholae dei can
tori a san P ietro e in Laterano, in questultim o lu o g o , a tempo di

G iovanni diacono, ancora si conservava 1 esem plare autentico della


recensione m usicale di san Gregorio, insiem e colla verga colla quale,
inchiodato talvolta a l letto dalla podagra, e g li soleva eccitare l at
ten zione dei suoi troppo visp i discepoli.
Vi fu alcuno ch e da un canone del concilio romano del 5 lu g lio
del 595, a argom ent di dedurre un term n u s a quo d e ll istitu zion e
della S e to la s dei cantori rom ani, e forse la data stessa della fon
dazione d ellistituto m usicale. Era antica consuetudine in Roma che
l assolo responsoriale alla m essa ven isse eseguito dal diacono su i gra
dini d ellam bone. E esponsorium g ra d u a le N e avveniva perci
che, n ella scelta dei diaconi, si facesse pi caso della perizia m usi
cale che della san tit della loro vita, e questi, pur di cantar con
grazia, trascurassero poi g li altri obblighi del loro m inistero. San
Gregorio ad elim inare quest'abuso viet ch e i diaconi rom ani eserci
tassero pi oltre l'ufficio di so listi, che v o lle in vece riservato ai suddiaconi, e in loro m ancanza, ai ch ierici inferiori.
Ora, da questo canone alcu n i hanno voluto dedurre che n e l 595 a
Roma ancora non e sistesse la Sch ola * dei cantori. L a con segu en za
per non reg g e, perch non detto ch e i suddiaconi debbano ese
guire interam ente i canti di qualsiasi g en ere, antifonici o responsoriali, della m essa e dell'ufficio, ma vengono esclusivam ente incaricati
deHasoZo responsoriale, il quale, a ca g io n e d e llim portanza che vi si
annetteva, originariam ente era riservato a l diacono, e talora anche al
vescovo. P er questo G regorio, in m ancanza del suddiacono, Io volle
com m esso a llaccolito, piuttosto che a i fan ciu lli lettori, i quali sareb
bero stati i p i ind icati per tale esecuzione. A n zi, il canone del con
cilio romano del 595, piuttosto che escludere l esisten za della Schola,
la suppone, g iacch in caso diverso, non avrebbe potuto supporre n ei
suddiaconi, e specialm ente n e i chierici inferiori, tanta perizia m u si
cale, da poter in su ll atto sostituire il solista. E in oltre da a g g iu n
gere che l introito, l offertorio ed il com m unio antifonico datano in
Rom a alm eno sin dai tem pi di C elestino I. Ora, questo g en ere di
canto esig e assolutam ente un coro di cantori e suppone quindi la
costitu zione d u n a Schola. A tale riguardo, abbiamo in oltre un d ocu
mento ch e risolve definitivam ente la questione, e ci attesta l esisten za
della Schola alm eno 50 an n i prima del pontificato di san Gregorio.
l epitaffio sepolcrale di papa D eusdedit ( f 618), quattordici anni
dopo la morte di san Gregorio, ove, rilevando il C ursus honorum, del
defunto, detto ;
S i c v ir ab ex o rtu P etH est n u tritu s ovili,
JSxcuvians C h risti cantibus hym n ison s.

49
Se papa D eusdedit sin dalla prima fan eiu llezza fu educato nel
conservatorio m usicale di san P ietr o , bisogner conchiudere che
questo assai pi antico deA con cilio romano del 505, e dta con ogni
p r o b a b i l i t dai tem pi di papa C elestino I. L erezione d elle due scuole
dei cantori, la vaticana e la lateranense, attribuite a san Gregorio
da Giovanni diacono, non furono quindi d elle vere fondazioni ab
im is, ma solo delle ricostitu zion i o riordinam enti, dopo che la peste,
la carestia e g li assedi avevano forse dispersi i fan ciu lli ricoverati.
P arallela all'opera d ella revision e critica dei canti d ella sacra li
turgia, fu la recensione gregoriana del Sacram entario Rom ano, in
cui, tenuto conto d elle n ecessit che le difficolt dei tem pi avevano
im poste ai fed eli, il Pontefice abbrevi riti e preghiere, dispose di
versam ente la serie d elle stazioni eucaristiche, soppresse infine quanto
n elle antiche raccolte v i era di superfluo o d'inopportuno.
Salvare la societ in tutti i suoi gradi, a m isura che l antico im periu m tram ontava, innestare al san gu e latin o quello nuovo e bol
len te dei langobardi cattolici, italian izzarli, ricostituire su lle basi
della vita ecclesiastica diocesana lo sconnesso organism o gerarchico,
intensificarne lo spirito religioso, irradiare esteriorm ente l intim a
santit d ella Chiesa per m ezzo di processioni, di teorie salm odianti
di sacerdoti, di m onaci e di vergin i a l suono di caste arm onie, a ssi
curare per m ezzo d'istituzioni perm anenti o per via di libri tutto
questo vasto m ovim ento di riforma, e d alle rovin e d e l mondo antico
plasmare la civilt nuova del m edio evo, essen zialm en te cristiana,
tale fu l opera di Gregorio.
A ltri pot chiam arlo A postolo d ell' Inghilterra ; alcu n i poterono
persino attribuirgli la gloria d aver fondato il principato civile dei
P api. Questi per non sono che aspetti un ilaterali della sua azione
m ultiform e e g ig a n tesca , quale a llindom ani d ella sua morte fu in
tuita dal popolo Romano che, esprim endosi con lin g u a g g io romano,
lo salut il Console di D io :
H isque D ei Consul fa c tu s, laetare triu m p h is,
N a m mercedem operttm ia m sine fine habea.

4 -

S c h s ts te b , l ber Sacram <m torum - 1.

CAPITOLO V.
" Fractio

p a n is ,,.

L a venuta di Ges al m ondo rappresenta il com pim ento delle


divine prom esse fatte ai Patriarchi e a i Profeti 1 ; onde il nuovo
T estam ento, lu n g i d a ll abrogare l a n tico , in vece lo integra e g li
conferisce l ultim a perfezione *. E per questo ch e la litu rgia cat
tolica, in quanto esp ression e d ella d evozione della Chiesa che rende
a D io u n culto essen zia le e perfetto, non radi, n proscrisse in te
ram ente l antico ritu ale israelitico coi lie ti cantici del Sion, ma,
ravvivandoli colla lu ce evan gelica, li tradusse n ella coscien za d el
l um anit redenta, innestandovi sopra la propria eu cologia, appunto
come il flore che sboccia sullo stelo di le sse .
L adorazione d el Padre in ispirito e verit, che fin da principio
era stato lo scopo essen zia le della creazione, fu ancor quello dell incarnazione del Verbo d i D io e della fondazione della Chiesa.
Adorare in ispirito sign ifica elevarsi a D io collo slancio di u n anim a
pura, esen te da ogni colpa e libera da og n i attacco m ateriale, ed
un dono dello Spirito Santo. Adorare in verit, significa riconoscere
convenientem ente le divine perfezioni, senza errare circa l oggetto
del nostro culto, in grazia della rivelazione cattolica che riconosce
Ges, la suprem a Verit, per autore.
L a preghiera di nessun m ortale soddisfa interam ente a questa
doppia condizione, essendo p rivilegio del solo P ontefice Eterno Ges,
d adorare il P adre con un culto perfetto; tuttavia, perch l um anit
non rim anesse priva d e llefficacia di questa preghiera, e partecipando
alla gloria di questa adorazione con segu isse cosi in un m odo per
fetto il suo ultim o fine, E g li, per m ezzo delia Chiesa, 1 ha voluta
associare alla propria vita di santit e di p reghiera; onde tutti i
fed eli, in quanto vere mem bra del corpo m istico di G es, partecipano
della sua d ign it sacerdotale, e lo spirito del Signore adora e prega
in loro in modo cos elevato e degno di D io, che san P aolo non ha
saputo tradurci m eglio queste in tim e relazioni dell'anim a con D io, se
non chiam andole gem iti ineffabili a del Paraclito,
da distinguere tuttavia la vita personale delle membra m istiche
i A d tlomcm., i, 2.
* J I a ttk ,, v, 17.

del Cristo, da quella d e llintero corpo. Questo un o, santo, cattolico,


apostolico, unito al Salvatore con u n connubio eterno e perfetto,
mentre i sin g o li fedeli partecipano solam ente di queste doti, a misura
d ella loro fede e della loro carit ch e li con giu n ge a l Cristo d alla
Chiesa. Perci, anche la san tit del C ristianesim o ed il suo culto so
ciale sono affatto distinti dalla santit e d alla relig io sit dei fedeli,
che sembrano come un riflesso ed u n a con segu en za della santit
d ella Chiesa ; la piet e la bont personale dei membri d ella Chiesa
potranno essere varie e con tin gen ti, q u elle in v ce del corpo m istico
di Ges sono essen ziali e perpetue. N e segu e, ch e la relig io sit dei
sin goli fedeli ha u n carattere affatto diverso da quella della Chiesa,
la quale prende perci il nom e sp ecia le di L itu rgia, che si defini
sce : il culto essenziale e perfetto che la societ cristiana, in quanto
tale, rende a D io per m ezzo del Cristo. "In pratica, la san tit del
C ristianesim o, la sua vita soprannaturale consistono m assim am ente in
questo culto reso alla T riade D ivin a, appunto com e la v ita d e llanima
si esplica specialm ente n elle sue operazioni in tellettiv e e volitive.
N el com plesso d elle form ole e dei riti del culto cristiano, alcuni
sono d 'istitu zione divina *, com e i Sacram enti, altri d istitu zion e ec
clesiastica, sem pre per sotto l influsso dello Spirito Santo che dirige
ed anim a la Chiesa, come alcune parti d e ll Ufficio Canonico e d altre
cerem onie estrasacram entarie. L a storia dell'an tica litu rgia cristiana
tra le pi difficili, in quanto che ci fanno difetto i necessari do
cum enti, e sem bra quasi eh e una m istica ombra v o g lia celare al
l occhio um ano le orme del Signore, lu n go il cam m ino della R eden
z io n e. S e noi sentiam o troppo b ene ch e l atteggiam en to pi naturale
di u n anim a sotto l'azion e benefica di D io quello della preghiera,
dobbiamo tuttavia lam entare la perdita quasi totale della prim itiva
eu cologia cristiana, d ispirazione frequentem ente estem poranea e
carism atica, di trasm issione spesso orale, appunto com e g li aypf *,
foyia di G es e g li assiom i d egli an tich i P resbiteri, ricordati da
P apia 8 e da Ireneo 4.
Il sacrificio eucaristico ven n e istituito dal R edentore in un con
vito di carattere puram ente relig io so , e di cu i non difficile di ri
costruirne il rito ; sappiamo parim enti d a g li scritti neo-testam entari,
Cf. P b o b s t, L itu r g ie d e r d r e i ersten c h ristlich en la h r h u n d e r te , T ttb in g e n . 1870,
I p a r t. ; F o c a s d , V ie de I . C., 2, a p p e n d is .

a A, R e sch ., A g ra p h a , L ip sia, 1889 {Teccte u n d U n le rsw k u n g e n eco,, Y, 4);


Cf, L H . B opes, D ie Spriiche I e s u , die in den K anonischen E vangelisti n ich t iber*
Hefert stn d ,, 1896 (IMd*, X IV , 2).
8 Cf. F ra g m en ta ib eati P apiae epti in IIo o tu , Beliquitxe Sacrati, I , 9-44*
* Seniores a p u d I r m e t m { Ib id ,, 47-68).

ch e i sacram ento d ella Conferm azione veniva conferito m ediante


u n epiclesi episcopale accom pagnata d a llim posizione d elle m a n i1;
a llEstrem a U nzione andava congiunta Voratio fidai dei presb iteri*;
e l'ordinazione vescovile richiedeva il digiuno preparatorio, l ep iclesi
e l'im posizione d elle m ani del celebrante s. San P aolo ricorda pure
una bonam confessonem corava m u ltis testibus 4, m a dubbio che
debba essere intesa n e l senso di una previa promissione di fede.
A d ogn i m odo, certo che fin da quei prim i tem pi esistettero dei
form ulari catech istici ben definiti e diffusi per le Chiese, ed il genio
ispirato d eg li A postoli assai presto dov determ inare le form ole, le
cerem onie e quel com plesso di riti sacram entari, che costituiscono
l'elem ento pi im portante del nostro culto ; tanto p i che le assem
blee estrasacram entarie, derivando d a ll uso d ella S in a g o g a , ne p o
tevano ancora im itare il cerem oniale, Invece, per la celebrazione dei
Sacram enti g li A postoli ricorsero quasi esclu sivam en te a i carismi
infusi n ella Chiesa dal suo Sposo divino, affin di tradurre in forme
sensibili ed in un lin g u a g g io sublim e i nuovi sen tim en ti che le
sorgevano n el cuore. Erano quelli dei veri canti p r to rcu laribu st
quando cio n elle otri recen ti m ussava sotto l'a zio n e dello Spirito
un vino nuovo e generoso s. L e ep istole di san P aolo, specialm ente
ai Corinti , le P astorali a Tim oteo 7 , la Xtsio.y, 8 , le Odi di
Salom one *, i C antici d ellA p o ca lisse10, qualche frase di Clemente 1 11
e d Ignazio **, ci forniscono dei materiali quanto scarsi, altrettanto
i A ct,, v m , 15-17.
* I acob ., y, 14-6.

3 A ct., x iii, 3.
* I T im oth., i t , 14; i, 1S.
Matth ., ix , 17-8.
I Corinth. i , 16.
i I T im oth., in , 16] Ci. Th. Ih n itz e h , Der h y m n u s i n E pheserbriefe, I , 3,11
(Zeitschr. f. K a tko l, Theolog., 1604, I I I , 612-21).
* Of. P . C aois, L Euchologie latine itu d i dans la tra d itio n de se$ form tiles et de
ses fo rm ttla res, H ; L 'E u ca ristia , Canon p r im it i fd e la Messe, ou F orm ulaire essentel et p rem ier de toutes leu liturgies, Desole, 1912, T M . ! L ' t E uchw ristia p r i
m itive et io
252-288.
0 Cf. I. IiABonnT e t P . B a t i f f o l , L es Odes de Salomon. Vne oeuvre chrtienne
dea environs de la n 101-120. T raduci. fran(oA se et n tro d u ctio n histori<iue, P a ris,
LecofiErs, 1911, 8, p . vm-122.
10 Cf. G. M oais, Uhe texte prhieronym ien du Gantique de l A pocalipse; l hymne.
M agna e t M irabilia , i n Rev. B n d ict., 1909, pp. 614-0.
11 S. C lem ek t, B o h ah. E p ist. I a d C orinth., c. x l seg. E diz. Furile, T ubingae, 1887,
p . 110 seg.
11 Of. I . N iuschi .,. D ie Theologie des hi, Ig n a tiu s , H ag o n za , 1880; E , Car. V. d.
G o lts, Ig n a tiu s von A ntiochien ala C hrist u n d Theologe, L ip sia, 1894 {Text. u n d
U ntersuchungen ecc., X II, 3),

53
preziosi per un a ricostruzione som maria del prim itivo schem a li
turgico, quanto appena basta per conoscerne alm eno il ritmo g en e
rale, D ata l ind ole giu d aizzan te d ella prim itiva C hiesa di Gerusa
lem m e *, quando sotto l episcopato unitario di Giacomo, il frater
D om ini , anche P aolo dov acconciarsi per u n istan te a prestar
om aggio a ll innocuo ritu ale del Tem pio , non m eraviglia che
le cerem onie d ella S in agoga siano state ben accette n elle adunanze
estrasacram entarie dei prim i fed eli ; a n z i, g ia cch sappiam o che,
anteriorm ente a lla reggen za di Giaeom o, anche P ietro e Giovanni fre
quentavano 8, giu sta 1 esem pio d i Ges *, le Binassi del Tem pio,
sembra doversi conch rudere, che l in n esto d el ritu ale israelitico su
quello cristiano sia avvenuto per autorit stessa dei D odici, an zi
ch per g en io individuale d el fra te r D o m in i e d el suo rigido am
biente giu d aizzan te 5. Senza tuttavia esagerare il valore di tale
im prestito eu cologico, l ostinata persistenza d alcu n i elem enti aram aici in tu tte le litu rgie 6, 1 A m en, l A llelu ia , l A natem a, M aran
A iha, ece. 7, non si s p ie g a , specialm ente n e ll am biente greeo e
romano di san P aolo, se non si tien e conto d ell im portanza quasi
ieratica, ch e la tradizione cristiana fin d allora aveva attribuito a
quelle forinole gerosolim itane 8.
H o detto d ellinfluenza della capitale giu d a ica su lla litu rgia cri
stiana ; m a dobbiam o tener conto anche d elle altre num erosissim e
Sin agogh e sparse in tutto il mondo orientale e latin o 9, poste sotto
le gu aren tig ie della L e g g e , e rappresentate giuridicam ente da co
m unit religioso-nazionali, con patroni, arca econom ica e sepolcri
com uni, in relazioni pi o m eno cordiali col gran Sinedrio di Ge
rusalem m e. San P aolo n elle su e m issioni faceva sem pre capo alla
Sin agoga locale 10, ove la sua qualit di straniero e di discepolo di
G am aliel g li conferiva il p rivilegio d interpretare la L eg g e al po-

i Videa, fra te r, q u o t ra illia su n t in Iudneig q u i o red id eru n t e t om nea s o n a lato res s u n t legia * Act., x x i, 20.
> A ct., 20-27.
8 A ct., Ut, 1.
4 IoAir., v ii , 10-11, B7 ; v, 1.

5 A nche le feste ric o rd a te negli sc rtti n e o te sta m e n ta ri aono q u elle o rd in ate


d a lla L egge. Cf. A ct., k i ii , 2 F e sta dei T abernacoli (V); L evit., x y i , 20,
I C orinth., xvi,22; n o m a ti., vm, 15.
7 A poc., x ix , 1-7;
ix , x.
8 Cf. Palograph. m usicale, V, Y Ij V. d. G -oldtz, E, Nette F ra lm en te a u s dei
A egyptschen L itu rg ie naeh der Veroffentlichung voti D om. P. De P im ie t, Z eitschrift
f a i K likengesoliichte, voi. X X X , 1909, p p . 352-81,
* Cf. O. M a k c c c h i, M an u ale d 'A rch eo lo g ia c ris tia n a , I I , e. i, p . 25 e geg,
W A ct., i n i , 46,

polo 1 ; e solo quando la sua parola non era accettata, eg li separava


i su oi primi discepoli dalla Sinagoga, per raccoglierli in casa di qual
ch e fedele pi agiato *. B a gion i teologich e e storiche volevano che
fosse data la preferenza ad Israel, e che i suoi riti occupassero un
luogo d onore anche tra i fedeli, tanto che ancor o g g i la prima
parte del cerem oniale eucaristico corrisponde esattam ente a quello
che era in uso n elle proseuche della Diaspora 3,
Dir anzi che 1 eu cologia giudaica penetr n ella Chiesa rive
stita del suo ornam ento m usicale, coi suoi tradizionali m elism i a l
lelu iatici
coi su oi salm i a responsorio o antifonici, sotto forme
em inentem ente vive e popolari, s e n z a . che per ora siam o in grado
di determ inare m eglio g li elem en ti arm onici di questa deriva
zione 5.
A m eglio com prendere le condizioni storiche che influirono sullo
sviluppo della liturgia cristiana, specialm ente n el mondo latino, im
porta molto la conoscenza dell'am biente in cui si svolse s.
L a propriet urbana o rustica dei pi agiati fed eli presso i quali
la predicazione di Pietro, d i G iovanni 1 e di Paolo a Roma arrec
il frutto centuplo, fu il primo Cenacolo della Chiesa Rom ana. Cono
sciam o ancora alcuni di questi ritrovi o i dom esticae ecclesiae , cos
sull'A ventino o su l V im inale, che n ei predii suburbani d egli A cilii
G labrioni e dei Flavi; lu n go le v ie Salaria ed A rdeatina 3. L am
m inistrazione pastorale n e llinterno della citt ven n e presto ripartita
in sette zone affidate al collegio presbiterale e ai sette diaconi, i c u i
rapporti di dipendenza d a ll episcopus s erano assai p i stretti che
non ad A lessandria. L e prerogative del primato pontificio, riconosciute
universalm ente fin d a g li eretici, che si studiavano di carpirne il fai Act., xvii, 2; Ci. C F o u aed , S a in t P a u lt Ses M issioni) P a ris, Lecofiire, e. ii;
p. 31 seg.
* Act,, s u , 8, 9.
3 M arc, i t i , 88, 8 9 ;.L ue., x x , 46: A c t, s i n , 14 seg.
4 P , W ag n es, Origine e sviluppo del canto liturgico, V ersione Ita lia n a del S a
cerdote M. R., riv ed u ta daUA.utoxe, Siena, T ipografa P ontificia S. B ernardino, 1910,
o, i, p . 34 seg.
5 P . Cacuh,. Archaism e et progrs dans la restauration des Mlodies G rgoriennes,
in B assegna G r e g o r IY , (1905), p. 295 seg. ; Cf. A. GUstou e , Lea Origines d u Chant
B o m a in - L A ntip h o n a re Gregorien, P arie, P ic a rd e t F ile, 8, p p, xn-307.
6 T e b tu llia h i, A polog. , S U I , P. L, I, 557-8; J)e Fugaf X IV ; P , L .,
141-2;
O, Marucchi, Op, Cit., Ili, c. v, p. 888
? I s ta qua-m felix. ecclesia,., u b i P etrua passioni dom inioae a d a e ^ u a tu r, ubi
P au lu a Ioa.nu.is e i i t u co ro n atu r, u b i apoatolus Ioanues, poateaquam in oleum
igneum demBrsus, n iiiil passus est, in in sn lam relegafctir > T ebiul*-,, De P raescription., P . X. I I , 69,
8 O, M a ro c c h i, Op, cit.i p . 387.

55
vore, rendevano affatto innocua questa prim itiva oligarchia presbi
terale 1 accennata appena da Erma *, m entre dava a i Papi tutto
l agio di spiegare quella m ira tile operosit verso tutte le Chiese
del m ondo, quale ci attestata d a g li antichi docum enti. .
I l sim bolo m ateriale di questautorit suprem a del Pontefice era
forse, alm eno per qualche tem po, 1' ecclesia P udentiana n ella casa
di P udente sul V im inale. L e relazioni di san Pietro con questa fa
m iglia sono tuttavia avvolte dal velo della leg g en d a , m a scavi ed
in d agini pi recenti hanno reso sem pre p i probabile l ip otesi che
1 A postolo sia stato realm ente in relazione colla g en s Cornelia
d ellA ventino e coi ru d en ti, le cui m em orie convergono tutte verso
il cem etero di P riscilla, ove u n antica tradizione conserv il ricordo
del battesim o ivi am m inistrato da san P ietro 3.
La storia d ell ecclesia P u d en tia n a o del titu lu s P a sto rs tra i
propri fasti ricorda ancora 1' enigm atico Erm a *, fratello d i Pio I,
che dedica i primi capitoli d elle sue v ision i a papa C lem ente perch
li com unichi alle C hiese; ivi presso apri scu ola G iustino, e forse anche
Taziano s ; sembra, anzi, che la tradizione teologica non sia venuta
m eno cos presto in quel lu ogo, perch iv i presso una m em oria m arty r is H ip p o lyti del iv secolo, conservava anche il ricordo del celebre
A ntipapa, uno dei g e n i pi potenti d e llan tich it cristiana 6. Siamo
ancora lu n g i da un didascaleion vero e proprio, com e ad A lessandria,
m a tuttavia assai probabile 1 esisten za d un a scuola catechetica
presso il vicus p a tr c iu s, sul V im inale.
'Per, con tutta l im portanza che pot avere il titolo del Pastore,
i fedeli non potevano raccogliersi sem pre e tu tti n e llim pluvio sign o
rile in n an zi a l suo tabln iu m , ove celebrava il P apa ; onde, non
ostante che G iustino n ella sua prima p o lo g sem bri assicurare che
i C ristiani la dom enica fossero soliti di raccogliersi in un unico
lu o g o 7, n e llinterrogatorio sostenuto in segu ito in n an zi al prefetto
Rustico di Eoma, eg li dichiar precisam ente l opposto: A n existimas om nes nos in unum locum convenire ? M inim e res ita se habet .
Infatti, alcun i secoli pi tardi il Papa nei d festivi usava ancora

< O. M akc CCh i , Op. Cit., 391 seg.


* L a l e t t e r a t a r a r e la tiv a a l c eleb re o p u sc o lo r i f e r ita i n B a k d e h iie w e e , Pa*
tr ilo g ia , V era, del sao . D r. P r o f. A . M arc a ti, I , 238-9.
3 D b B o ss i, B a llettin o 'd 'A rch eo l. C rist., 1867, p .4 9 s e g .; M ak u cch i, Op. cit., p.2 7 -8 .
i Of. M a r a s i, A d o p era S. l u s t i n i p r a e fa tio , o. m ; P . {?., T I , p a g . 122.
s E u s e b ., H isto r., V , 13.
Cf. D e B o ss i, B u lle t., se r. in, a n n o 6 (1881), 5-55 ; se r. IV , a n n . 1" (1882), 9-76 ;
u m . 2 (1883), 60-65.
7 A polog. I , c. l i v i i , P . ., V I, 429.

56
d inviare ai preti titolari un a particella della propria E ucaristia
che veniva posta n el calice sacrum ferm entum , onde significare
l u n ion e del g r eg g e cristiano col proprio pastore, e l identit del
sacrificio eucaristico che, se ven iva celebrato in pi lu ogh i, lo era
per sem pre a nom e e in vece d ellunico episcopus della capitale
del mondo *.
G iustino c i conserva la descrizione pi com pleta d u n assem blea
eucaristica n el secondo secolo 3. N el cem etero di P riscilla la cos
detta cappella greca e il prossim o battistero offrono dei raffronti topo
grafici su g g estiv i, per identificarli addirittura coi lu o g h i descritti dal
celebre Martire; la questione tuttavia estranea al nostro argom ento,
e allo scopo ci basti di riprodurre i testi del Filosofo Martire.

I.
K o tv ?

trollritjoft-tvoi VTtp T f

P o s t p re ces m o d u la m in e fn s a s p r n o -

fKKT-Sv x a t ro p u r w e m o f f , * a i U w

b is , p r eo q u i Illu m in a tila e s t , p r a lita

7r v T zo S i m w S v

om D bns

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^ g e n t ib u s , a b o ia t io n i-

ft\r,u.v.TL GTrariptQx k \jh cic~.--------------



* *
bus desistimug, nosque mviC'jm osculo
E it s t k Kpaafipzza.1

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&pro; * complBotm r ; A fferrar dein ei q ui fra-

Tv

TtOT&piov v S c tm i x i

x i trib n s praeest p an s poeulusque aquao

OVTOf

7t -

Tpi TWV

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XGti S jK V T M

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v/zKTOff

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Y l w x Tov UvtVfUTOi TO f A yiov

e t v in i; qui (ea) accipiens la u d e e t glo ria


Patrem . om nium p ro se q u itu r p er F ilii ot

Ujftj2 E<TTlv u-irp TQV SprituB S anati nom eiij e t pr iia quibus
XTdE<7ei TOVTfiJV jrscp t o v M

ab Eo d ig n am u r abTmde gratta* reddit?

woXv irotftTai * ov <ruvT)ffVTflf td f

-------------

:---------

-----

F o stq u am preces e t G r& tiarum A ctionem

lix&c *I

eizKpuriav, ir; i Tra- ~ mpl0-^ f om nia q u i tdest p o p n lu s

pwv l a i ; lirsufJjfjisr k yav '

A f u j v .i .

Eu^aptarrffeniTOf S ro v p'iiaTM Ttjj,


,
.
'
~
x a t s w s w n u ija - a v r o f w a v T o r ro u ia o u ,

p
g ratio se dicit. "Amen.
. O um v e r o praesefl e e e r it g r a te s et
.
.
, *

r *
. E u d ia ris tia m , e t omriin qui ad est poot *Xop!vo[ t t O. it'j.Z'j Atxovot 3 t- p u lu s a d c la m a v e rit, q ui a nobis diaconi

Iss o o k k tii I Kp. a d D ecentium ep. E ugub., P. L ., X X V I, 553-4.


* Cf. Caqih, L Buchologe L a tin e; I I , L E m k a r is tie , o. v m , 252 seg.
3 C f.P . D e Pum iet, Le nouveau %\apyrus d O xford, in Rev, B ndiot., X X V I (1909),
pag. Bi-51.

57

Sttat sxtj riiv

TrapovTwv psTa^K-

(3stn jr toO s^OTTVjSurDf a p io u x a i


o fro u xac v $ T K , *

i tr o ft p o v a .. .

v o c a n tu r d a n t n n io u iq u e p ra e a e n tm m (u t

o ttm /joO

a o e ip ia n t) d e p a n e E u c h a r is tia e e t d e v in o

li,,- ,,

a q a a fm ix to T j (q u aeq ite) y e ro e tia m iiB q u i


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aefcm aA

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ToS -TT-^Lp^ Otov gO^ipi3,0^c'5,otv Tpo^riv*.


p, . DocBmur vero escano. E a d ja ris tic a m
,
_
,
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* v zi esse corpus e t saneruinem Iesu, p to p te r
**

* * ( * * * z 0

p sv tln at..*

f7ri 7r<ri re irpavfp-

v e rb a p re c is ... P o s tq u a r a o m n ib u s a ttu le -

ftEoc euXoyou/^fiV Tov iraivjTijv tw u 7rctv- r m u a ^ e n e d ic i m n s o n m ia rn r e m m fa e to *w v

tov

Y?ov cctjtoS lyjtfo X/UffTo

re m p e r F iliu m e u s I e s u m C h ris tin a e t

x a i S ta flvEVfAttTOf To A y to u .,,

S p iritu m Sanctum . *.

IL
T

TroUrVyjfjiovsyfXKTOc T&v , tt,o

(yT)icoVj ri Tri <7U*yyp(<ppfcTa t&jv jrpofS T & v v u y tv M G x s ra t

* L eg im tu x C o m m en tarla postoloruxo
fi

f y %&{>& e t a ia e P ro p le fc a ru m S c rip tn rfte J p r o u t

E t r a 7ry<r^ivou rov avayi^cffxovTo?,

-y

TrposoTWf 5 i l y o v Tvi*j vouGstf-tccv v a c a t; c u m q u e le e to r d e s ie rlt, p ra e se s e s


ita i TrpK^flO'ty*. . . .

TTiEiTai,

E tteeth ;

ViffTJXe6 o: XQtVjJ 7TQC?rS) HE Ejfetf


/re p ro f/e v ... ke**., 7ruera:tV(y v

Tfa

... o 7TpOS7TW?

t^toiwg'

h o r ta n s alloquifcur.

H n o o m n e s sim ili

e u rg im u a e t p reo es f tm d in m s ,... a q u ib u a

x; eOx*PI(rTj f , <n? W vKf.tr 0 t 5

pogtquam a t i t e r im u s , ite ru m p T o " ^

W q r i < , xi W
y a t'j' A p i 7.

^
prsBS p re c a tu r e t grate reddit,
(cui) et p o p u lu s in re adclam at. A m en *.

f o l c i i li.

Abbiam o conservato alla descrizione eucaristica di G iustino l or


dine che occupa nella prima a p o lo g ia , ove l A utore in due diverse
circostanze abbozza lo schem a d ella m essa ai tem pi suoi, descrivendo
dapprima l anafora propriam ente detta, quindi, dopo alcune p agine,
anche la parte catech etica o preparatoria, consacrata alle letture
scritturali e a llom ilia del preside. D al testo d e llA pologista facile
di rilevare i seg u en ti elem enti, dei quali n el secondo secolo constava

* I u s tih i Apolog. I , P. (?., T I, 427.


* I u s tih i Apolog., P. Gf., V I, 429.

58

la liturgia eucaristica, L e lettere dello schem a seg u en te corrispon


dono ai varii elem en ti an alizzati n e l testo precedente.
I.
M essa c a te c h e tic a .

IL
M essa d e l fedeli.

k) L e ttu ra dei V angeli (Nuovo T esta


A) - P xeghieia lita n ic a pei v a ri bi
m en to , co m p resele E p isto leP ao lin eecc.). sogni della Chiesa
S ) Bacio di pace,
]3) L e ttu ra dei P ro feti (A ntico /Testa
O Oblazione*
m ento).
D) - e A nafora eucaristica con m ovi
) Om elia del Vescovo.
m en to trin ita rio p revalentem ente c risto
M essa d e i fedeli.
logico.
E ) D ossologia finale,
#) P rece litan ie* p e r i diver&i bisogni
F ) A cclam azione popolare K
d e lla Chiesa
(?) Comunione.
s) A n afo ra eu caristica re c ita ta d a l V e
H) R ingraziam ento
scovo,

P el fine che si proponeva l autore d e ll A p ologia, la parte cate


chetica della m essa, com e di m inore im portanza, doveva passare in
seconda linea, per sviluppare in v ece l esposizione dogm atica relati
vam ente alla transustanziazione eucaristica, enunciata dal Martire
con ogn i precision e di lin g u a g g io , contro le volgari calunnie della
plebe p agana.
L a teologia sacram entaria di T ertulliano s ispira in vece a m ag
gior riserbo, insisten d o assai pi sul contenuto etico del culto cri
stiano. Tra i riti d ella m essa, e g li ricorda la com m em orano littera ru m d iv in a ru m 3, la p reghira salm odica fldem san ctis vocbus
pa scm u s, ed il serm one del V escovo ibidem etiam exhor.tationes ; ma,
disbrigatosi in breve dalla descrizione d elle adunanze eucaristiche,
il caustico A pologista in siste soprattutto sul fine etico d elle agapi
cristiane 3, ch e G iustino non aveva neppur nom inato ; indizio che
anche in O ccidente, in A frica e a Roma, queste erano state g i se
parate dal sacrifcio eucaristico, appunto com e n e lla AiSayj e n ella
lettera di P lin io a Traiano. E probabile che appunto n elle agapi
avessero g i trovato il loro posto quei salm i neo-testam entari ricor
dati da san P aolo e d a g li autori an tich i, e che furono sem pre esclusi
dalla liturgia eucaristica propriam ente detta. N on p r iu s dscu m bitu r
In to rn o a q u est A m e n finale c i
0. ix, X ix ix ; T ertolmahi De
Spectaculis, P. L ., I, 733.
5 Apolog., o. xxxix, P .
I, 531 seg.
s CE. E . P . y . d e e G o l t z , Unbekannte W a g m en te altchristlicher Qemenderodnungen. Narfi G. H orpers englischer Ausgabe de3 Aethiopischen K irchen M etchtsbm hs
(Sitzungs'beriobte D ei K. Prsuss Akad. der W laseuoliaften, 1006, p. 141-57).

quarti oratio a d D eu m p ra eg u stetu r ; e d iiu r..., ita sa tu ra n tu r, ut. qui


m em in erit etiam p e r noctem a d o ra n d u m sibi Deurn esse ; p o st aquam
m anualem et lu m in a , u t quisque de S c rip tu ris sa n ctis vel de proprio
ingenio p o te st, provocatu r in m ediu m Deo canere. H inc p ro b a tu r quomodo biberis. Aeque oratio eon viviu m d ir im it. Inde disceditu r
San Cipriano assai pi elegantem ente a g g iu n g e: Qicidquid, in c li
nato ia m sole in vesperam , diei super est, du cam u s hunc diem laeti,
nee s it vel hora con vivii gratiaa coelestis im m u n is. Sonet psa lm o s conviviu m sabre; et, u t tibi ten a x m em oria est, v o x canova, aggredire hoc
m u n u s, ex m ore... Prolectet aures religiosa m ulcedo *.
Tertulliano accenna ancora ad altre particolarit litu rgich e del
suo tem po. Cos, durante la prece litanica dopo il serm one del V es
covo ... ora m u s... m anibus expan sis, q u ia in n o cu i, capite m ido, qu ia
non erubescm us ; denique sine m onitore, qu ia de pectore, oram u s p r
om nibus im peratoribu s : v ita m illi p ro lix a m , im p eriu m secu ru m ,
dom u m tu ta m , exe.rcitus fortes, senatum fidelem , p o p u lu m p ro b u m ,
orbem qu ietu m , et quaecum que hom nis et Caesaris s u n t 3. Non
im possibile ch e qui l Autore parafrasi un brano della stessa preghiera
litan ica, di cui ha conservato un a lontana traccia, quella che si re
cita dopo le lezio n i n e llUfficio dei P resanti Acati il venerd santo.
A ltri testi d el m edesim o A p ologista non sono meno im portanti per
la storia della liturgia latina nel secondo secolo. S collgere intevdiu non potes, habes noctem , luce C h rist lu m in osam . N on potes
discu rrere p e r sin g u lo s; s it et in tribu s ecclesia k. Quale est, ex ore
quo A m en in Sanctum p'otuleris l acclam azione finale d ellan a
fora g la d ia to ri testim onium reddere; elt
tr tvsof a lii omnino dicere, n isi Deo C h risio f 5. D escrivendo altra volta le assem blee
degli eretici, osserva : In p r im is , q u is cateckum enus, q u is fidlis incertum est : p a r ite r adeu n t, p a rite r a u d iu n t, p a r ite r oran t 8 con e v i
dente a llusione alla prece lita n ica , che segu iva regolarm ente la
lettura d elle Scritture e l om ilia del preside 7.
Prim a di parlare d elle litu rgie orientali e la tin e posteriori alla
pace C ostantiniana, dobbiam o alm eno accennare ad uno studio pode
roso del Gag in circa la ricostruzione del Canone rom ano d ella m essa
e la determ inazione del testo d e llanafora eucaristica, che all'indo* Apolog., i x x i i . "
* C y p b ia h i E p ist. ad D onatum , P . J-., IV , 227.

3 A polog., x x i, P. L ., I , 604.
4 De F uga, P. ., I I, p. 142.
s De Spectaculis, P. L ., I , 733 ; Cf. De Corona, P.L ., I I , e, h i , 99,
6 De P raeservption., P. L. I I , c s u , 68.
s Cf. M onum enta Ecclesiae L iturgica, I , Beiff. liturgicae vetustissim ae.

60
mani d ellevo apostolico sarebbe stata la base com une di tutte le altre
litu rgie cristiane. L 'argom entazione serrata del dotto m onaco, Tanalisi vasta e m inuziosa alla quale e g li ha sottoposto il testo eucaristico
degli Statuti A postolici E g izia n i, rendono assai su g g estiv a , vorrei
dire, quasi certa la sua ip otesi, che nel testo latin o del P alin sesto
d i Verona riconosce attualm ente il tipo p i antico d e ll1h ym n u s
eucharisticus anteriore a lle interpolazioni del n secolo N e trascrivo
la veneranda forinola g iu sta l'ed izion e d e llH auler, rinviando il let
tore per l illustrazion e al volum e del C agin 1,
G-ratiaa tib i ageng,
D ix it: A ceipite, m an d u cate;
H oc est corpus meum
Quod pr vobis eonfrin g etu r.
S im ilite r et ealicem
S a lv a to re lli,
Diceria : H ic est san g u is m eus
Qui pr vobis ffu n d itu r ;
E t Tedem ptorem ,
E t an g elu m v o lu n ta tis tu ae.
Q uando hoc facitis,
Meam com m em orationem facitis,
Qui est verbum tu u m in sep arab ile,
Memores ig itu r morfcis
P e r quem om n ia feristi,
E t b e n e p la e itu m ti b i f u it;
E t resu rre ctio n is eius,
Offerimus tib i panem et calicem ,
Mi siati de coelo in m atricem virginia,
Quique m u te ro h a b itu s, in c a rn a tu e est G ra tia s tib i agentes,
Q uia nos dignos b a b u isti
E t filius tib i o sten su s est;
A d sta re coram te
E t S p iritu S an eto
E t tibi m in istrare.
E t v irg in e u a tu s ;
Q ui v o lu n tatera tu a in com plens,
E t petiznus,
U t m itta s S p iritu m tu u m S anctum
E t p o p u lu m san ctu m tib i adquirens,
I n oblationem eanotae E eolesiae;
E x te n d it m an u s cum p a te re tu r,
In u num congregans, des om nibus,
U t a passio n e lib e ra re t
Qui p e rcip iu n t, sa n ctis,
E os q u i in te cred id eru n t;
Qui, cum que tra& eretu r v o lu n ta ria e p a s I n repletionem S p iritu s S ancti,
A d confrm ationem fdei in v e n ta te ,
sio n i
U t te lau d em u s e t glorifcem us
U t m ortem so lv a t,
P er pu eru m tu u m Iesu m C hristum ,
E t v in eu la diaboli d ru m p a t,
P e r p e m tib i g lo ria e t h o n o r
E t in iern u m calcet,
P a tr i et P ilio cum S ancto S p iritu ,
E t iu sto s illu m in e t,
I n sa n c ta E cclesia tu a ,
E t term in u m figat,
E t nuno e t in eaecula saeculorm n. A m en.
E t resu rrectio n em m an festet,
A ccjpiens panem ,
Grati&s tib i referim us, D eus,
P e r dilectum p u eru m tu u m
Iesu m C hristum ,
Qnem in u ltin u s tem p o ribus
Mia isti nobis

L ultim a parto d e ll Epistola di C lem ente I ai Corinti, ci offre


l esem pio assai su gg estiv o d'un brusco passaggio dallo stile episto
lare e parenetieo a questo stile lirico a cui s ispira appunto la nostra
anafora, dim ostrando cosi l alta antichit di questo genere letterario,
che ha lasciato s largh e traccie nel P ontificale romano. Dopo eeorC oit, Op. cit., pag. 147 seg.

61
tati suoi corrispondenti alla so g g ezio n e e alla pace, il Pontefice
ex abrupto p rosegu e ; Inspector o m n iu m D eus, et D o m in u s sp ritu u m ,
et herus universae carn s, qui elegit D o m n u m le su m C hristum et
nos p e r E u m in p o p u lu m pecu liarem , det om ni anim ae, quae glorio su m et sanctum norm n eius invocaverit, /idem , tim orem , pacem ,
p a tien tia m , aequanhm tatnm , con tin en tam , casttatem et p u d ic ita m , u t
n om ini eius recte placeat p e r su m m u m sacerdotem et p a tro n u m no
stru m lesu m C h ristu m , p e r quem illi g lo ria , m aiestas, potest, honor
et nunc et in saecula saeculorum . A m en. L e b elle preghiere conte
nute nei capi IX e X della AiSct/i, pur ispirandosi al grande concetto
del m istero eucaristico, sono sem plicem ente con vivali, onde non fanno
parte d alcun a anafora liturgica.
D u e celebri docum enti del v secolo, uno italian o, l altro pale
stin ese, ci descrivono diffusam ente i riti d ella m essa in Italia ed a
Gerusalem m e, N ella settim ana pasquale del 348 san C irillo, allora
sem p lice prete sotto il vescovo M assimo gerosolim itano, tenne un
corso di conferenze catechistich e, un vero m odello del gen ere, ai
neofiti che g i antecedentem ente aveva in iziato a lla fede durante la
quaresim a. R im aneva solo a spiegare quella parte del catechism o
che allora la le g g e d ellarcano voleva che fosse celata ai profani, e
Cirillo si accinse appunto a rim uovere questo velo in cinque con
ferenze jrpj To-jj vsoynmorauc *. N ella Ya, che sola ci riguarda,
descrive la m issa fidelium , g ia c c h quella dei catecum eni doveva
essere g i n ota a ll uditorio, essendo abbastanza diffuso 1 abuso di
restare in questa classe sino alla fine della vita, per ricevere il Bat
tesim o sul letto di m orte. Cirillo sp iega dapprima il significato del
l'ab lu zione d elle m ani che com pie il vescovo prima d incom inciare
l anafora; in d i, sorvolando il cherubicon, v ien e a l dialogo fra il ce
lebrante e il popolo : * Avm
xaooia; , segu ito dallo splendido
inno eucaristico precedente il T risagio, L ep iclesi considerata dall Oratore in u n unica prospettiva ideale, ch e com prende insiem e
anche la form ola sacram entale C h risti verba continens, com e di
rebbe G iustino; indi segu e la prece litan ica, la com m em orazione dei
d efunti e l acclam azione finale del popolo, A m en. Giunto il mom ento
d ella C om unione, a llinvito sacerdotale Ayta yiotj, g i ricordato n ella
risponde il coro, che un solo Santo, Cristo Ges, e a l canto
del verso salm odico gustate et videte qu on iam su avis est D om inus
esegu ito da u n solista jastk ufi.rjv; Ssiou , i fed eli si accostano a
* A lcuni mas. a ttrib u isco n o le C atechesi m istagogiclie a l vescovo G iovanni.
Q uesta p a te r n it n o n im probabile, onde a rigore, d i C irillo sarebbero so ltan to
le conferenze catech etich e p rim a del battesim o.

62
ricevere la santa E ucaristia, La particella del pane consacrato v ien e
deposta a ciascuno in mano ; indi si appressano al calice sacro, se
gnandosene la fronte e g li occhi.
Il rendim ento di grazie pronunziato a nom e di tu tti'd a l vescovo,
pone finalm ente term ine a q u ellaltro pi intim o, g i elevato dai fe
deli n el secreto del proprio cuore, durante il tempo Im piegato dai
sacri m inistri n el distribuire a l popolo i sacri M isteri l .
La descrizione eucaristica contenuta nel De S a e ra m m tis, pi che
una vera esp osizion e dei riti d ella m essa, ne contiene solo delle
brevi allusion i. L'autore, certam ente d e llam biente am brosiano, vuol
dim ostrare che la conversione sostan ziale degli elem enti eucaristici
del pane e del vino nel Corpo e n el Sangue del F iglio di D io, avviene
per l'on n ipotente efficacia delle su e parole, ed a tal proposito osserva:
quanto precede la consacrazione, cio, Ictus Deo, oratio p r popu lo,
p r regibus, p r coeteris, v ien e com piuto a nom e del sacerdote e
d e ll assem blea ; a i ubi ven iiu r u t con fcatu r... saeram en tu m , iam
non su is serm onibus sacerdos, sed u ttu r serm onibus C h risti, e ter
m ina, ricordando la forinola sacerdotale n ella distribuzione dei santi
M isteri: D iat tib i sacerdos: Corpus C h risti. E t tu d c is: A m en *,
1 S. C-IKIL-LI H ie r o s o i . Catech. M y s t a g o g V, P .

s li. IT , c. iv, P. L ., X V I, eoi. 460,

X X X III, 1110 seg.

CAPITOLO VI.

La messa papale nelle Stazioni Bomane.


A incom ineiare d a llottavo secolo, i ritu ali e le sp iegazion i dei
riti della m essa divengono m eno rari, ma n essu n docum ento supera
in im portanza la collezion e d eg li Ordines R o m a n i, per m ezzo dei
quali possiam o seguire tutto lo svolgim ento della litu rgia papale in
Roma durante il m edio evo. N on co s faeile di determ inare sem pre
esattam ente la data cronologica di questi cerim oniali, che spesso sono
delle sem plici com pilazioni m nem oniche, ese g u ite in epoehe diverse
su docum enti pi antichi. Infatti, non v ha nu lla di pi im personale
della litu rgia, ed per questo che non sem pre facile di distinguere
cronologicam ente le su ccessive stratificazioni di questi docum enti *.
L Or do R om an u s I al quale per ora ci riferiam o, ven n e definiti
vam ente redatto nel secolo v m , ma g li elem enti pi an tich i che
contiene riflettono b ene le condizioni d ella litu rg ia pap ale dopo la
riforma di san Gregorio ; quello il periodo d elle gran d i processioni
stazionali, ch e vennero appunto richiam ate in uso dal celebre P o n
tefice, dopo che un secolo d'ansie, di guerre e d assedi le aveva fatte
quasi andare in disuso *.
Quando la m essa non era preceduta da una processione, il Papa
si recava direttam ente alla Chiesa prescelta per la statio, e nel
secretarium , aiutato dalle prim e d ign it del p alazzo ap ostolico, in
dossava i sacri param enti, frattanto che i v esco v i, il clero e i mo
naci prendevano i loro posti n e l tem pio. Quando tutto era a llordine,
un suddiacono regionario si affacciava alla porta d ella sacrestia, ch ia
m ando: S ch ola; e com pariva allora in n an zi al P ontefice il parafo nista, annunziando i nom i dei solisti per l ep istola e il graduale.
A g giu n ge 1 Ordo, che dopo ci, non era pi lecito d i m utare i
cantori, sotto p en a di non essere amm esso alla sacra Comunione per
quel giorno.
Il corteo papale n ei su oi variopinti am m anti di penule, d i mappule e di candide tu niche, si disponeva finalm ente a fare il suo in
gresso trionfale nella basilica. A un cenno del Pontefice, un suddiacono

* Cf. P. L ., L X X V H I , 937 seg.


* Cf. H . G-bisab, L a p i m itica descrizione delia Messa pon tificia solenne, Ci
vilt C a tto l. 20 magg, 1906, p. 103 seg.

64
avvisava il parafonista d'intonare l antifona dell'introito ; questi s in
chinava verso U priore d ella Sch ola : d o n in e iu b e te , e i cantori
disposti sui due la ti innanzi all'altare, eseguivano le m elodie d e llAn
tifonario Gregoriano. I sette diaconi entravano allora nel secretariu m ad accom pagnare il P apa, il quale, appoggiandosi ai principali
dignitari della corte lateranense, entrava processionalm ente n e llaula.
Per, inn anzi di salire il presbiterio, il corteo si fermava alquanto,
onde permettere al Pontefice dadorare dentro un cofanetto una par
ticella d ella sacra E ucaristia, riservata a tal fine da una m essa pre
cedente all' uopo di conservarla su ll altare durante la eerem onia,
siccom e sim bolo della perennit del sacrifcio, che dal G olgota si
perpetua n ella Chiesa sino a l giorno d ella parusia finale *, donec
veniai.
T raversando il recinto marmoreo riservato ai cantori, il Papa
saliva finalm ente a! trib u n a l, ove sorgeva la cattedra episcopale di
fronte all' altare. Quivi e g li scam biava subito l am plesso di pace
eoi vescovo ebdom adario, c o llarciprete e coi suoi diaconi, e m entre
ad un suo cenno il priore della Schola gi, conchiudeva il salmo
d introito per m ezzo della d ossologia, e g li faceva una breve orazione
innanzi all'altare, cui poi term inava col bacio d ella sacra m ensa e
d el codice dei V angeli, L a b asilica ech eggiava g i d elle flebili m e
lodie del K g rie che si ripetevano incessantem ente, e a cui poteva
prender parte anche il popolo ; quando tutto era pronto, il P ontefice
intonava il G loria, che ven iva proseguito dai v escovi e dai preti,
divenendo cos un vero carm e sacerdotale, da un sem p lice inno m at
tutino, che era stato sin da principio.
D opo 1 Oratio segu ita dalla prima lezion e d e ll antico T esta
mento recitata dal suddiacono, saliva l am bone un solista cum can
ta torio, e m odulava il responsorio graduale; dopo la seconda lezion e
del T estam ento nuovo, generalm ente le lettere P ao lin e, a seconda
dei tem pi, succedeva il tratto o il verso allelu iatico ; compariva da
ultim o su ll1 am bone il diacono col V an gelo, e n e le g g e v a un breve
tratto, cui poscia il Pontefice soleva comm entare e spiegare a l popolo,
con parole facili e con concetti fam igliari.

i S a lu ta t Sa n cta
I l rito p arallelo a quello d escritto da san G erm ano di
P a rig i n e lla s u a ExpoBitio M issae , P , Z., L X X II, 92, 3, e d a G regorio di T onrs
n el De G lo ria M arty r. , c. lxxslv. E sso era com une anche a lla litu rg ia greca; e
in f a tti ra d o ra z io n e p r e s ta ta dai fedeli al p assaggio del sacerdote coi s a n ti D oni
d u ra n te il g ra n d e in tro ito , q u alu n q u e spiegazione oggi le si v oglia d are d ag li
O rientali, sem bra d eriv ata ap p u n to dal rito di recare in processione come i L a tin i
la s a n ta E ucaristia A nclie &an G erm ano rico rd a q uesta adorazione ; in c u rv a ti
a d q ra re n t .

(15 Altra volta a questo punto si licenziavano i catecum eni e quelli ohe,
in pena dei loro delitti, erano stati esclu si dalla C om unione della
C hiesa. L e litu rgie orientali ed am brosiana ancora n e conservano le
forinole, ina il rito, al pari dela grande lita n ia ch e a questo punto
dava principio alla m i s s a f i d t l i i i m propriam ente detta, sono scom
parsi g i da gran tempo dalla litu rgia romana. N ella prima met del
vi secolo, in una ch iesa n elle vicin an ze di Monte Cassino, il diacono,
giusta quanto narra san Gregorio *, pronunciava ancora la forma
desclusione d egli scom unicati, ma le fonti rom ane posteriori sono
affatto m ute a tal riguardo.
Frattanto che i sacri m inistri distendevano la sindone su ll altare,
il P apa accom pagnato dai prim iceri dei n otai e dai defensores, si
avvicinava al reeinto riservato a ll'a lta nobilt, onde ricevere perso
nalm ente le loro offerte pel santo Sacrificio. Lo seg u iv a 1 arcidia
cono, ch e vuotava man mano le aniule di vino p resentategli dai
fedeli in un largo calice ansato, sostenuto da un suddiacono. Dopo
g li uom ini, veniva la volta d elle donne ; onde il P apa si portava al
m atroneo a ricevervi le offerte d elle signore, sofferm andosi a i piedi
della scalea ch e condueeva a lla tribuna, onde accogliere anche quelle
d egli alti ufficiali della corte lateranense. I vescovi e i preti frat
tanto ricevevano quelle del popolo dalla p erg u la , che chiudeva il
luogo sacro riservato al presbiterio. Cosi il sacrificio che stava per
essere offerto alla D ivinit, aveva veram ente un carattere collettivo
e so ciale, siccom e si esprimo tanto bene una d elle pi antiche pre
gh iere del Sacram entario G regoriano : Ut quod sn g u l obtulerunt a d
honorem n om in is tu , cunctis p ro ficia i a d salu tem , in quanto che tutti
vi avevano concorso, apprestandone g li elem en ti m ateriali, il pane
e il vino. Il P apa stesso non era dispensato dal concorrere an ch eg li
per la sua parte, onde offrire col popolo il suo sacrifcio ; ed era
perci assai delicato il privilegio concesso a tale riguardo a llorfano
trofio dei Cantori lateranensi, che, a cagione d ella loro povert, sole
vano offrire la sola am polla d acqua, che l'arcidiacono riversava nel
calice in forma di croce.
In origine, appunto qui aveva lu ogo la lettura dei d ittici c o ll orato
super nom in a, conservataci n ella litu rgia g a llica n a e n e ll attuale
Secreta d ell'o ra zio n e A cunctis del m essale rom ano; m a a Eoma
n el 410 essa era g i stata trasportata poco prima della consacra
zion e. D isp osti pertanto sull' altare i vari ca lici e le oblate a
forma di ciam belle di pane azzim o per la Com unione, m entre la
neli ola ripeteva g li ultim i neum i d ell antifona a d offertorum ,
i D ia lo g ., lb , U , 38.

6 ScnusTETi,

lAber 8acrammtorttm-I.

il Papa saliva a ll altare per dar principio a ll A etio eucaristica,


propriamente detta. Quanto sinora ha preceduto, non apparteneva
punto al sacrificio, onde anche adesso il coro attende seduto che
il sacerdote in izi il p ra efa tio . I vescovi ed i preti si dispongono
in doppia fila dietro il P ap a; i.su d d ia c o n i vanno a prender posto
presso i cancelli che, separano la tribuna del clero dal popolo, e tutti
rim angono ai loro posti im m obili ed inchinati fino al term ine del
Canone. Poco prima per del P a ter, l arcidiacono si accostava al
Pontefice, e quando questi, sollevando in alto a vista del popolo la
sacra Ostia, recitava la d ossologia finale p e r Ip su m , an ch 'eg li e le
vava in alto uno dei calici eu caristici che stavano su llaltare. Era la
solenne ostensione dei sacri Misteri, com une a quasi tutte le litu rgie
di cui l attuale elevazion e m edievale non che uno sdoppiam ento.
Le particelle eucaristiche che a questo punto d e ll a zion e sacra
sono distaccate dalla santa Ostia consacrata dal Pontefice, vengono
con segnate agli accoliti, perch le rechino ai preti titolari n e lle loro
parrocchie, affinch n ella loro m essa, precisam ente a l term ine del
Canone, le depongano nei sacro C alice, ad indicare 1 identit del
Sacrificio e del Sacram ento che nutre e santifica cos il. pastore che
l intero gregge.
L ultim o saluto del Papa al popolo prima di com piere la fractio
dei sacri Misteri che sim b oleggia la morte violen ta della vittim a divina,
un augurio di p ace: P a x D o m in i sii sem per vobiscum ; e la pace
invocata dal pastore v ien e tosto scam biata tra il clero, i n obili e il
popolo, m ediante l am plesso apostolico, 1 osculum sanctum ; l ar
cidiacono lo riceve dal P ontefice e lo ricam bia coi primo dei vescovi ;
g li uom ini e le donne s abbracciano separatam ente, m entre il m e
desim o fanno i nobili e le m atrone n el senatorium e n el < in atro neum . La Consecratio e il sacrificio sono g i com piuti a l term ine
del C anone; tanto che n e l rito g allican o i vescovi a questo punto
solevano benedire il popolo, onde dar licen za a quanti non intendes
sero di com unicarsi. A Roma il P apa lasciava l altare per far ritorno
alla cattedra, donde im partiva le sue istruzioni al nom enclator , al
sacellario e al notaio del vicedom ino, per g l'in v iti a desinare, cos
alla propria m ensa che a llaltra, im bandita in suo nom e, n elle sale
del vicedom ino. Questi in viti erano tosto com unicati l stesso in
chiesa, tanto intim am ente il ricordo d ell'agap e era ancora connesso
col banchetto eucaristico.
Frattanto, i vesco v i, i preti e i diaconi ehe fanno corona al trono
papale, procedono solennem ente alla fracto p a n is , spezzano cio
il pane eucaristico, che vien loro presentato d agli accoliti entro sac
chetti di lino, deponendone i m orselli sulle p aten e; alle m elodie della

G7 -

* schola che intona il canto tanto espressivo d e ll A gnus D e i, sin


dai tempi di papa Sergio I (687-701) us fnr eco anche il popolo,
conferendo cosi una solenne m aest a questa sim bolica fractio ,
che, dopo la consacrazione e l ep iclesi, il mom ento pi caratteri
stico d ellazione eucaristica.
Spetta al secondo dei sette diaconi di presentare al Papa la sacra
particola per la Com unione; questi per nell'assum erla. n e distaccava
prima un fram m ento, che larcidiacono riponeva nel calice ansato,
donde poi il Pontefice sorbiva il prezioso San gu e del Signore.
Deposto nuovam ente il calice su llaltare, l arcidiacono annunziava
ai fedeli il luogo e il giorno della futura stazion e; e pereh al nu
mero grande dei devoti ch e s accostavano alla Comunione non sarebbe
stato sufficiente un unico calice, cos, a esprimere anche m aterialm ente
l'identit del sacrificio di cui tutti partecipavano, dal calice papale
soleva riversarsi nel grande scifo del popolo alcune stille del vino
eucaristico. I vescovi e i preti ricevevano la loro particella del pane
consacrato di mano del P apa; quindi s accostavano per comunicarsi
al calice pontificio presentato loro d a llarcidiacono, e quanto ancora
sopravanzava dopo la toro Comunione, veniva parim ente infuso nello
scifo del popolo. Perch poi i fedeli con pi riverenza e m inore dif
ficolt partecipassero alla Comunione sotto am bedue le sp eeie, senza
alcun pericolo d effusione, un suddiacono regionario adattava al ca
lice una fistola di m etallo prezioso, anche o g g i in uso n ella messa
papale.
T erm inata la C om unione d e llalto clero, frattanto ch e i cantori
eseguivano l'antifona e il salm o d ella Comunione, il P apa, i vescovi
e i preti distribuivano i santi M isteri ai nobili e al popolo. I diaconi
sostenendo i calici ansati assistevano il P apa e i vescovi ; tra i preti,
alcuni distribuivano le sacre particole, altri sostenevano lo scifo.
A ppena com unicati i nobili e le matrone, m entre g li altri erano
ancora occupati a distribuire il santo Sacram ento al popolo, il P on
tefice ritornava alla cattedra per com unicare i regionari e, nei d
festivi, anche dodici fanciulli tra i prescelti n ella Scuola dei Cantori.
Perci i suddiaconi, g i com unicati antecedentem ente, venivano in
aiuto della schola , cosi che l un e g li altri cantavano alterna
tivam ente l antifona e i fe r s i del salm o di Com unione, finch non fosse
term inata la distribuzione dei sacri M isteri. Solo allora a nom e di
tutti il Papa innanzi 1 altare recitava la colletta a d com plendum ,
in ringraziam ento dei sacri doni ricevuti ; tua diacono cantava la
formola del congedo : ite, m issa est, e risposto dal popolo Deo
g ra tia s, il corteo pontificio si disponeva finalm ente a rientrare nel
secretarium , Precedevano sette accoliti coi candelabri a ccesi; un

agitava lievem ente il turibolo fum igante; indi veniva il


Papa, seguivano i vescovi, i preti, i m onaci, la schola
i gon falo
nieri e g li altri grandi ufficiali del Patriarchio. D urante la sfilata, tutti
s inchinavano al passaggio del Pontefice: Iube, dom ne, benedieere,
dicevano, cui il P apa rispondeva : B m ed ca t nos D o m in u s 4.

su d d iac o n o

* Orda R o m a n u s I , P . L ., L X X V III, 607 sii

CAPITOLO VII.

Poesia e musica nella Sinassi Eucaristica.


C ogli elem enti precedentem ente esam inati, siam o g i sufficientemente in grado di distinguere e di ordinare cronologicam ente le
varie parti di tutto questo com plesso m agnifico di riti eucaristici, nei
quali, se vero che lo Sposo dispiega un lin g u a g g io ineffabile d a
more che difficilm ente pu tradursi in favella um ana, convien dire
per che anche la Sposa si eleva a tale sublim it di pensiero, che
sole valgon o ad afferrarlo q uelle anim e elette che, m ediante l illib a
tezza della vita loro, realizzano in se m edesim e q u ellid eale di santit
e di grazia, di cui la Chiesa possiede la p ienezza. A intender quindi
bene la sacra litu rgia, fa duopo soprattutto riviverla colla Chiesa
una, santa, cattolica e apostolica.
Orazioni litan ich e, collette, pericopi scritturali, preci eucaristiche
ed acclam azioni collettive, ne abbiam o g i trovate abbastanza fin
dalla seconda m et del primo secolo n e g li scritti P a o lin i, di S. Gio
vanni, e soprattutto nella AiSuyjri ; a n zi, ei ch e pi notevole, esse
n elluso liturgico conservavano quel m edesim o ordine che avevano
altra volta occupato n elle proseuebe di P alestin a e della Grecia.
Ma forse taluno si sar m eravigliato che abbiam o sen zaltro in
trodotto il lettore ad assistere al divin Sacrifcio n elle Catacombe di
Roma ai tem pi di G iustino e di T ertulliano, per accom pagnarlo poi
a Gerusalem m e, a Milano e n elle splendide b a slich e C ostantiniane
del Laterano e di san Pietro, senza prima sp ieg a rg li g li elem enti
eu cologici e rituali che com pongono la sacra A zione. A nche questo
stato un piccolo artifcio da parte nostra, g ia ceh abbiamo prefe
rito di dare subito una prima im pressione d ella sublim it lirica a
cui si eleva il culto cristiano, innanzi d' anatom izzarne le form ole,
che, com e lo scheletro d un uom o, diffcilm ente potrebbero rappre
sentarci tutta la giocondit e la b ellezza della vita.
Ma tem po tuttavia di esam inare pi particolarm ente g li elem enti
del nostro m essale, ora soprattutto che siamo in grado di apprezzarne
la bellezza, anche tenendo conto della disposizione e del vario posto
da essi occupato nello svolgersi della litu rgica cerem onia. D ata la
natura em inentem ente dramm atica dell'A zion e sacra, incom inciam o
col distinguere fra loro i vari gen eri m usicali, ai quali appartengono
i canti salm odici della messa.

70

Il Salterio, il libro cio delia preghiera eeclesiastica per eccel


lenza, forni al divin R edentore e alla sua Chiesa g li accenti di quella
prece sublim e che, annunziata sotto varie forme e in tem pi diversi
nella raccolta dei canti D avidici, ebbe il suo com pim ento definitivo
nell'orazione vespertina pronunciata su l Calvario il di della grande
Parasceve. Conosciamo quattro diversi m odi d'esecuzione salm odica:
a)
Un solista che in n an zi ad u n assem blea canti un salm o in
terrotto ad ogni versetto, o ad ogni gruppo di pi versetti, da un
ritornello degli astanti, ecco il p sa lm u s responsorus. Esso ha il gran
vantaggio d unire intim am ente i sentim enti del cantore a quelli
dell'assem blea, eccitando m utuam ente l'attenzione, e facendo si che
le due parti s alternino, s intreccino e si com pletino a vicenda. Que
stintimo nesso ed intreccio, eosl delle m elodie salm odiche ch e delle
pericopi scritturali, alle quali la salm odia serviva come di cornice e
di ornamento, uno dei caratteri pi notevoli della litu rgia antica,
dalle forme em inentem ente dram m atiche, e che si svolgeva regolar
m ente con m aestosa naturalezza, appunto com e un dramma 0 la
rappresentazione scenica d un sacro poema.
A intender bene le b ellezze della liturgia rom ana, e del m essale
specialm ente, non si pu mai insistere abbastanza su lla circostanza
che, in origine, tutte quelle preci, quelle cerem onie, quei canti furono
stabiliti per essere eseg u iti e rappresentati in una vasta b asilica. Le
m esse private sono sorte assai dopo, e rappresentano un sem plice
adattam ento della grandiosit della liturgia stazion ale, creata appo
sitam ente per essere rappresentata da tutto un numeroso popolo.
Le origini d el responsorus s intrecciano pertanto con quelle
stesse del Salterio ; anzi, alcune com posizioni salm odiali esigono
esclusivam ente questesecu zion e a ritornelli, appunto come il salm o 136
cantato dal gran coro dei m usici n ella dedicazione del tem pio di
Gerusalemm e, m entre il popolo acclam ava: Quoniam in a elem u m
m isericordia eius.
L antichit cristiana deriv questuso tuttavia in vig o re dalla
S in agoga; anzi, esso penetr anche fuori del rito strettam ente litu r
g ico, fin nella stessa preghiera privata d eg li antichi fedeli, come
quando attorno al letto funebre di santa Monica, E vodio inton il
salmo 100, cui A gostino e g li altri di sua fam iglia rispondevano col
ritornello : M isericordiam et iu d ieiu m cantabo tibi, D om ine *.
A o s u s t . Confess., lib. IX , c. x ii, n. 3. S an G irolam o n e lla v ita di san Paolo
p rim o erem ita, rico rd a come san t'A n to n io lo seppell liym noe quoque et psalm oa
de o lirisiiana tra d itio n e deoantans (c. xm ) ; e il salolo responsoriale eseguito a
O stia in to rn o a l le tto fuuebra di sa n ta M onica, pu ap p arten ere a p p u n to a q uesta
racco lta di salm odie fu n erarie trad izio n ali.

6)
Affine al salm o responsoriale quello recitato senza inter
ruzione dal solista, a cui tuttavia l ' assem blea risponde con una
form ola o dossologia finale, A m en , B enedictus D eus, A llelu ia, o si
m ili. I salm i 40, 71, 88, e, m eglio di tutti, il 105: B enedictus Dom in u s D eus Israel a saeaulo et usque in saeculum . E t dicet om nis
p o p u lu s: F ia t, fia t, ne attestano l'u so presso g li ebrei. A i tem pi di
C assiano, il rito dei m onasteri delle G allie, diversam ente da quelli
d'Oriente, voleva che l'assem blea, appena term inato il salm o del
solista, in ton asse subito il G loria P a tr i, m entre in E gitto e in P a
lestin a questa dossologia era riservata solo alla fine del salm o a n
tifonico *.
e) L antifona differisce d alla salm odia responsoriale, in quanto
che, soppressa originariam ente la parte del solista, 1* assem blea si
divideva in due cori, facendo come un duetto, alternando a vicenda
versi e m elodie diverse, talora anche in lin g u a differente, per poi
riunirsi in un canto a intervalli di ottava 2,
In segu ito, passato in seconda lin ea e dim enticato l elem ento
polifonico colla consonanza in ottava, l alternarsi dei cori e il ri
spondersi vicendevolm ente fu considerato com e la caratteristica del
salm o antifonario. A differenza del responsorio, il ritornello popolare
di risposta 3 non doveva necessariam ente esser tolto dal testo del
salm o, l ' allelu ia intercalato ai salm i a llelu ia tici v en iv a tuttavia
considerato siccom e uu elem ento salm odico ma poteva essere anche
tolto da altri libri scritturali, ed in questo caso conteneva come
u n applicazione, o indicava il senso sp eciale che la litu rgia attribuiva
a uu salmo in una speciale circostanza. Cosi il di della P entecoste,
1 antifona d introito tratta dal libro della Sapienza : S p iritu s
D om in i replavit orber terraru m e il salm o successivo 67 : E x u rg a t
D eus et d is s ip e n tw in im ici eius allude appunto alla m issione dello
S pirito Santo, che quella di glorificare Ges e di um iliare i suoi
n em ici.
A ssai presto la dossologia ( G loria P a tri) ven n e a term inare, prima
in Oriente, quindi anche in Occidente, il salm o antifonico, il quale
cos, a cagion e della sua finale, ebbe u n carattere trinitario a n g a
riano assai determ inato.
L e orgin i dell'antifona si fanno com unem ente risalire a l 344-357,
quando cio i m onaci F laviano e D iodoro l avrebbero im portata ad
A ntiochia, affine di contrapporla a llan tifon ia ariana iv i dominante.
* Tassiano, I n s ttu t., I. II, c. .m i,
* W a g s e k , Op. e it., 23.
3 C assian o , Op. C i t 1. I I , c. XI.

T uttavia, la sua introduzione n ella litu rgia orientale assai pi an


tica del IV secolo, giacch ai tem pi d i san B asilio 1 antistrofia era
diffusa dappertutto, e prima di lu i g i n e parlava diffusam ente Eusebio-F ilone *. Ritornerem o in segu ito sulle origini d ell'antifonia.
d) Affine alla salm odia antifonica e responsoriale quella che
potremmo quasi dire litan ica, a versetti cio alternati tra il sacer
dote e l assem blea, e della quale il Baiimer cred di potere ritro
vare le traccie fin dal primo secolo. G li antichi le davano comu
nem ente il nom e di L ita n ia . A differenza delle forme salm odiche
precedenti, la litania non desum eva esclusivam ente il testo dal S a l
terio ; anzi, anche quando n e dipendeva, lo era con tanta libert,
che la com posizione salm odica ven iva a perdere la sua unit lette
raria, m antenuta invece inalterata d a llantifonia e dal respon
sorio per divenire un vivo dialogo tra il popolo e il celebrante *.
P erci la litania, quanto pi si em ancipava dal testo del Salterio, a l
trettanto acquistava in fresch ezza d ispirazione, in senso squisito
di attualit e in vigoria di vita dello spirito. L' u ltim a parte della
nostra lita n ia m aor o dei San ti e le preces del Breviario a prima
e a com pieta, sono tra gU esem pi pi b elli di questa litan ia, che in
antico segnava com e la form ula di passaggio tra la v ig ilia > e la
m essa che seguiva allo spuntar d e llalba. Caratteristica d ella litan ia
era la colletta che ne riassum eva e determ inava il pensiero generale.
Il gloria che nella m essa ora si frappone fra la prece lita n ica e
la colletta, rappresenta u n intrusione d origine pi recente.
e) Affatto diversa da questa salm odia alternata era il salmo
indirectum, o tra c tu s, com m esso esclusivam ente a ll abilit, di un
solista. Cassiano narra che i m onaci d E gitto celebravano le loro
v ig ilie notturne recitando appunto dodici salm i indiretti : p a r ili
pronuncatione, con tigu is versibus ; e san Benedetto prescrive la
salm odia -direttanea n e g li uffici diurni, quando lo scarso numero
dei m onaci esig e che loro si risparmi il peso della salm odia antifo
n ica. L In directu m quindi il g en ere salm odico pi fa cile e pi
com odo, che ha finito universalm ente per prevalere nell' uso eccle
siastico ; ed n otevole che, tanto Cassiano che san Benedetto l ab
biano g i fatto rilevare, osservando che esso era il solo gen ere di
salm odia che conveniva a com unit poco num erose, i cui membri
fossero per giunta spossati dalle fatiche della giornata 3, .
L 1 Indirectum, si chiam anche tractu s, se pure il tractu s non
* Ci. W ao seb , Op. cit., 21, 22; La Petite Antiphone in D ictionnaire d' archeo
logia chrtienne et de litu rg e, p n b li p a r le K. P . dom F . Cabrol, I. 2, col. 473.
i F . C a h k o l, Le liv r e de la p r i r e a n tiq u e , p . 48.
8 C assiano , I n s ttu t., I I , 12.

vuole indicare un gen ere sp eciale di salm odia direfctanea, pi grave


e.d ornata di m elodie pi ricche. A ltri volle derivare questo nome
dalla lentezza d e ll esecu zion e, m entre alcuni ritennero ch e sig n i
ficasse sem plicem ente la continuit salm odica che g li era propria,
senza cio l intercalare d'alcun ritornello.
Il fatto sta c h e , m entre il directaneum del so lista , appunto
perch pi a g ile e m eno faticoso, era preferito d agli an tich i monaci
e g izia n i, n ella regola di san B enedetto il subtrahendo, attribuito
a llinvitatorio responsoriale d elle v ig ilie, diviene in v ece sinonim o di
morose *, ed indica cosi u n esecuzione del tutto diversa.
In tem pi pi recenti alcuni litu rg isti vollero riconoscere n e l
traciu s quasi un carattere lugubre, e quindi proprio dei tem pi di
penitenza. Osserviamo tuttavia, che il tra c tu s: la u d a te D om in im i
della v ig ilia pasquale, e l ottavo tono m usicale gregoriano a l quale
appartengono m olti tratti, non B o n o punto ispirati a m estizia e a
lutto ; vedremo in seguito che il tra ciu s era anzi il canto dom eni
cale e festivo della litu rgia romana , prima cio d e ll introduzione
del verso allelu iatico tutte le dom eniche fuori d i Quaresima.
C aratteristiche del tra c tu s erano l assolo del cantore colla con
tinuit della m odulazione salm odica, senza cio alcuna interruzione,
n ritornello d ell assem blea. Sem braci in vece m eno im portante la
circostanza che nella litu rgia eucaristica il tra ctu s sia coordinato
intim am ente alla lezione scritturale che lo precede (cfr, Cantem us
D om ino del sabato santo, e le B enedictiones del sabato dei quattro
tem pi, dopo la lezion e dei T re F an ciu lli nella fornace).
f)
Il p sa lm u s g ra d u a lis non un vero e proprio modo sa l
modico d is tin to , ma indica sem plicem ente un canto responsoriale
cogli assoli esegu iti sui gradi d ellam bone. Qualcuno lo fa derivare
da una trasform azione del tra c tu s, dopo che questo avrebbe ri
vestito una forma m elodica assai pi ornata e di carattere an tifo
nico, divenendo cos una vera an tifon ia responsoriale. Sappiamo
tuttavia che il responsorio-graduale era g i in uso assai prima di
san L eone I, e coesisteva al graduale.
Ma prima di term inare questa rapida rassegna d elle varie forme
salm odiche in uso presso g li antichi, dobbiamo alm eno accennare
alla le g g e che misura e determ ina l'estetica di tutti questi prolun
gam enti m elodici e ritornelli. V oglam dire del parallelism o, ch e
come un'eeo tra due membri d un m edesim o versetto salm odico.
Il parallelism o biblico stato definito dal Cabrol la ritm ica dei
* Begula S, Benedict, o. i l i u , Propter hoc omnino subtraendo et morose lUDlTlB d ici .

pensieri
esso ei conserva pertanto come l u ltim a traccia d ella ori
ginaria forma poetica dei salm i e dei cantici, com posti secondo leg g i
m etriche che solo studi pi recenti ci hanno rivelato.
La ridondanza p arallelstiea rassom iglia quasi a un m olle dondoarsi d ellanimo su g li affetti devoti, da cui inebriato lo spirito, va,
rievocandone la soavit; ed questo l'effetto d un a in ten sa compleslsivit di pensiero, che vu ole essere tradotto a parte e a varie riprese
prolungando cos all'an im a la sua volutt spirituale.
Il parallelism o antitetico in v ece, diverso dalla ridondanza, ci rap
presenta come un forte contrasto d ombre e di luce, ch e talora pu
elevare la lirica religiosa ad una altezza difficilm ente raggiu n ta da
alcun altro gen ere letterario profano. Ma in am bedue questi paralle
lism i l elem ento caratteristico, ehe a noi im porta soprattutto di notare,
il vicendevole collegam ento e 11 mutuo richiam o d ei vari membri
del versetto, o parti di un salm o, in che appunto consiste il fonda
m ento estetico della salm odia a strofe e a forma responsoriale.
Mentre il salm o 70 ci offre parecchi esem pi di parallelism o a sem i
versetti, il 106 ci presenta invece quattro piccoli bozzetti 9 di un
candore insuperabile, distinti tra di loro per m ezzo d un identico
verso eucaristico : C onfiteanlur D om ino m isericordiae ehis et m irabilia eius filiis h om inum , che term ina pure il salm o a modo di dos
sologia,
E cos, m eglio che dall'uso d ella Sin agoga, siam o giu n ti a rin
tracciare le origini delle nostre forme salm odiche n elle le g g i stesse
dell'estetica letteraria presso i popoli sem iti, dei quali a pieno diritto
noi, aedificati super fu n d a m eitu m A postolorum et P ro p h eta ru m , ab
biamo ereditato, insiem e col sacro deposito biblico, anche l in vo
lucro artistico che lo ravvolgeva. E quindi il mom ento di esam inare
l'uso che ne ha fatto la C hiesa, la quae, al pari d ella m istica sposa
divinata n el cantico di D ebora 3, ripartisco tutta g iu liv a ai fed eli
il pingue bottino che le ha arrecato il suo divino Sposo reduce dalla
guerra, vincitore della m orte e deLlinferno,
i Op. cit., p . 2).

1 Cio, u n o ohe sm a rrito n e l deserto p e r ri:arire di lam e, u n carcerato , un


n (ermo, a n a nave d ie , c o lta d a lla b u rrasca, p e r easerB tra v o lta dailB onde.
1 Iu tiic ., 0. V, t>0.

CAPITOLO V ili.

L'opera della Schola musicale lateranense


nello sviluppo della liturgia romana.
L In tro ito . avvenuto per l introito quanto si osserva anche
circa l origine di tanti altri riti ecclesia stici, che, introdotti dapprima
nella litu rgia di qualche chiesa particolare, si sono poi diffusi le n
tam ente dappertutto, sino a divenire finalm ente parte dello stesso
cerim oniale cattolico.
Notammo g i le cagion i per cui non fu p ossib ile l introito, n in
gen ere l'an tifon ia salm odica durante i primi tre seco li, quando dav
vero le condizioni della Chiesa non perm ettevano la pompa d un
corteo trionfale, ch e accom pagnasse il vescovo nel suo ingresso n el
l aula sacra. N on sem bra tuttavia che debba escludersi d el tutto un
saluto o u n acelam azione in izia le del celebrante a g li astanti, innanzi
di dar principio a lle lezio n i scrittu rali; g ia cch , oltre a un testo del
pseudo-D ionisio in cui si descrive il sacerdote che, turiflcato l altare
(spie? ^a.Xu.iv
e il coro, ritorna sul vma e v.jzp'/jTtii
un passo di san B asilio ci parla d una eu eo lo g ia che precedeva la
lettura dei testi profetici. O yp S toOtoij p%o-jy.z3a v Attcttos ;, il t Evayyi^ton IreefivijffSi), W irpalyojieY, kx ix./ofi.iv step, m;
fisyXuv e^ovtk irp; t fiuiTTtiptov tiv r/v
Qualunque sia stato
per l uso doriente, a Roma la litu rgia d ella feria VI in P arasceve,
che m eglio do g n i altra conserva il tipo prim itivo d ella litu rgia pa
pale, prem ette b en s a lle lezion i u n a preghiera in silenzio ante, a l
tare, su per o r a to r iu m s, ma la m essa di qu el giorno non ha introito,
partieolarit com une n e llU rbe a tutte le m esse v ig ilia ri, che, dopo le
lezio n i, iniziano l azion e sacra colla so la p rece litan ica, notevole
n ella n otte pasquale il rito romano di cantare le litan ie, frattanto
che il vescovo trattenuto n el battistero
; in modo
che
gresso solen n e d ei neofiti e del Pontefice n el tem pio si com pia
appunto durante g li ultim i Kpis d ella preghiera litan ica, che in
quella n otte faceva quindi l ufficio d un vero in troito.
1 De Eccles. H ier., o. m .
5 De S p ir ita Saneto a d A m phlochium , c. xxvn.
s Cfr. Ordine lio m anos, P . L ., L X X Y H I, 953.

l in

I testi Ai santAmbrogio * e di Gregorio di Tours (?) n ella vita


di san N icezio di T r e v ir i3, citati com unem ente a prova d e llassenza
d ellintroito n ella litu rgia am brosiana (iv sec.) e n ella gallican a,
(sec. y i) in realt non hanno un valore decisivo, perch non si rife
riscono a una esposizione accurata delle cerem onie d ella m essa, e
m entre ricordano la lettura d elle pericopi scritturali, passano sotto
silenzio aneh e i salm i-responsori che allora certam ente la seg u i
vano.
L 'a u to rit del L iber P on tificalis invece, pi esplicita, quando
attribuisce l origine d ella salm odia antifonica d introito a papa Ce
lestino ( f 432) 3, e ag g iu n g e che dapprima non si recitavano che le
sole lettere di S. Paolo e il V angelo.
Conviene quindi differire sino a l v secolo l introduzione d e llin
troito n ella litu rgia rom ana altrove pu anche essere anteriore .
Sorge per la questione non m eno im portante cirea la su a forma
prim itiva *. I l Morin, che ritien e l introito assai pi antico di Ce
lestin o, lo stim a parallelo a ll ingressa am brosiana, che ancora o g
g id priva del salm o; m a vi si oppone la difficolt, che il canto
d un u nico versetto, oltre a l non corrispondere affatto allo scopo per
cui ven n e istituita la m elodia d introito, quello cio d occupare tutto
il tempo richiesto per l ingresso processionale del Pontefice n el tem pio,
non trova neppure alcu n altra forma corrispondente in n essun eanto
liturgico antico (esclusivam ente innodico o salm odico). Inoltre, come
ben osserva il Cerian 5, l ingressa am brosiana certam ente d ori
g in e assai pi recen te di quella ehe v ien chiam ata la M issa cano
nica m ilanese, e se o g g i l in gressa priva del salm o, tale accor
ciam ento pu derivare d alla circostanza che, contem poraneam ente
alla sua introduzione a M ilano, l introito ven iva m utilato anche n elle
G allie e altrove, dappertutto cio dove, non essendovi il corteo pa
p ale da svolgersi lungo le navi della Chiesa, il salm o-antifohico si
v en n e riducendo m an m ano ad un a pura form alit (sec. v m ). E uno
dei tanti casi d atrofia, che si riscontrano n elia storia della litu rgia.
L introito antifonico si esegu iva a Eom a n el segu en te modo :
alternando il ritornello (antiph. a d in trotu m ) ai versi salm odici:
In cipit p r io r scholae an tipiu m a a d in tro tu m . . . (pon tifex) a n n u ii
(p rio ri) et u t d icat Q loriam ; et p rio r . . . ; et p o n tife x o i'a t. . . usque
* E p tet., I, 20 (P.
l i X X V I I I , 088).
V ita S. Nicetii ep. (P. L ., L X X I , 1080), Cfr, Duchesse, Origines dii (Mite
chrtieftf o. vii, p. 192 seg. Cinquim e d it. Parie, 1909.
3 L iber P o n tif. (edia, D uohbsw k), I , 230; Cfc. Docsitesne, Origines, c. vi, 164 seg.
4 Vritables origines d u chcmt grgor.
&N o titia liturgiae Ambrosiancte^ Milano* 1895, p* 3.

ad repetitionem versus. N a m diaconi su rg u n t quando d ic itu r i: Sicut


e r a t. . . Schola vero, fin ita an tiph on a, intonet K yrie *.
Studi recenti ani testi di qu este antifone a d in tro itim i, sono
giunti a d elle conclusioni assai im portanti *. E noto che qualche
decennio dopo san Gregorio I g i si sen te com e un certo ristagno
n e llispirazione m usicale n ella Sahola di Roma, ristagno o stasi cui
senza dubbio contribu la fede dei contem poranei circa 1 origine
m iracolosa dell'A ntifonario di san G regorio. E ssendo opera su g g e
rita a Gregorio dallo Spirito Santo, l apportarvi d elle m odificazioni
equivaleva a dichiararla im perfetta ; e fu per questa cag io n e che le
m esse stazionali istituite da Gregorio II nei gio v ed di quaresim a, do
vettero desum ere i loro canti da altre solen n it del Centone gregoriano.
P oich la ricchezza m elodica d e llintroito non influiva su lla lun
ghezza della cerim onia, g ia cch il salm o v en iv a term inato appena il
celebrante saliva all'altare, cos l introito pot svilupparsi riccam ente,
senza tener troppo conto se l antifona si riferisse o no intim am ente
al testo salm odico com e di regola n el salm o n d irectu m , o
se invece, alla m aniera dei salm i allelu ia tici, v i a llu d esse solo da
lontano e in un senso relativam ente vago. E appunto questo il caso
degli in troiti storici, quando testo e m elodia si arm onizzano cosi stu
pendam ente insiem e, che, con un tratto elegan te e sicuro, ci rappre
sentano subito il mom ento o l aspetto pi caratteristico d ella festa
che si vuol celebrare. U n esem pio splendido lo ritroviam o nel V iri
G alilaei del d d e ll A scen sion e, ove non difficile di rilevare che
l elem ento salm odico passa quasi in seconda lin ea, dacch il com po
sitore v o lle ch e una specie di preludio sacro, un a frase scultoria,
rilevasse i trionfi d ell'A scen sion e e della Parusia finale.
La scelta d'aleuni introiti tratti dai Libri e str a c a n o n ic i, crea a
primo aspetto un p o d im barazzo, g ia cch sappiamo che alm eno fin
dal tem po di papa Dam aso la Chiesa romana nutriva d elle forti an
tipatie contro il IV libro di Esdra; sono nondim eno tributarie a
questa fonte inquinata parecchie antifone e testi litu rg ici, tra cui
anche i celebri im properi del venerd santo 3, le antifone pasquali
dei m artiri: Sanati tu i, D om ine e L u x aeterna lucbt san ctis *, col
* P . L-, L X X V rir, 942; Orda B o m a n u s I.
> Origine e sviluppo del canto liturgico sino a lla fine del m edio evo, c. tv,
p. 61 seg. V ersione italian a, del sac. M. E ., riv e d u ta d a llA utore. Siena, Tip. aan
B e r n a r d i n o , lt)10.
s E go vos p er m are transm eavi... luoem vobia per colvunnam ig n is p raeatiti,
e t m ag n a m ira b ilia feci in vobis... E go doIni g eiaitu s vestros, et dedi vobis m anna
in escaci s> E s d r a , c. i, vera. 13, 14-24.
^ L ux p e rp e tu a lu ceb it vobis per aete rn ita te m tem poris , c. il, v. 35.

1
78 l acclam azione del verso popolarissim o pei D efunti: R equiem ae~
lernam *.
Il responsorio notturnale modo coronantur et aceipiunt palmam s, l introito E xclam averunt 3, A ccipite iucunditatem
gloriae vestrae 4, e probabilm ente anche In excelso throno
derivano dalla stessa sorgente. pi difficile d identificarp la fonie
d ell introito E cce advenit 8, col quale i B izantini mossero in
contro a Giovanni I, quando fece il suo ingresso solenne n ella capitalo
del Bosforo ; ma questo riscontro d egli introiti romani estra-canonici
colle form ule parallele di Bisanzio, non sem bra affatto fortuito, g ia c
ch solo per m ezzo della litu rgia greca, g li Estra-canonici avrebbero
potuto trovar grazia in Roma 7. Infatti, l'introito E xclam averunt j
dvlla festa degli apostoli Filippo e Giacomo, allude precisam ente ad
un episodio bizantino, cio alla liberazione di Roma da parte del
greco N arsete, quando ven n e dedicato 1' A postoleion alle radici
del Quirinale, siccom e monum ento votivo della vittoria dei B izantini
sui Goti (553?).
G lintroiti di m esse che senza alcun carattere speciale, si seguono
tuttavia n e llantifonario gregoriano con un certo ordine determ inato,
servono a farci intender m eglio il criterio di redazione del Centone
gregoriano, e a distinguere le successive stratificazioni. T alvolta quelli
della quaresim a corrispondono ai salmi d ell ufficio di Prim a n elle
rispettive ferie 8, m entre quelli dopo la P entecoste si dividono in
due gruppi. Il primo va dalla dom enica alla x v ii , e comprende i
salm i 12, 17, 24, 26, 27, 46, 47, 53, 54, 67, 69, 73, 83, 85, 118 ; il
se c o n d o , dalla feria iv del digiuno autunnale sino alla x x iv domei Requiem a e te ra ita tis d a b it vobis,.. q u ia lu x p erp etu a lu ceb it vobia >, c u,
vere. 84-35.
* 0, i i , 45.
a O. ir , 9-28.

4 A ccipite iu c u n d ita te m gloriae ve strae. Com m endatim i donum accipite et


iu cu n d am in i g ra tia s ag en tes r*i qui voa ad coelestia reg n a vocavit- c. j t , tt6-7.
E sd ra, iv, vur, 21: D om ine... euiua th ro n n s inaestiraabilis e t g lo ria incom prehensibilis ; cui a d s ta t exercitus angelorum ... .
e Lo si ritro v a siccom e versus al responsorio I I del m a ttu tin o n e lla seconda
dom enica di A vvento colla v a ria n te : < Ecoe D om inus eum v irtu te veniet ; ot regim ai
in m an n eiua e t p o testa s e t im perium ... >.
1 Q uestin tru sio n e d e ll apocrifo d E sd ra a R om a costituisce u n anom alia p a
ra lle la a lla ltr a che osservasi sui m osaici di sa n ta M aria M aggiore ove, c o n tra
riam en te a t u t t a la tra d iz io n e ro m an a, la v ita della Vergine dipende in buo n a
p a rte d al Proto-evangelium Iacobi.
& F e ria V I p o st dom in. I l q u ad rag . : < Ugo autem tr a tto d a l salm o sv i, asse
g n ato in quel giorno a P rim a, g iu sta il cursus benedettino.
S ab ato p o st dom in, I I qw adrag.: L ex D o m in i tr a tto dal aalm o xviii, asse
g n ato in quel gio rn o a P rim a, g iu sta il cursus benedettino.

79 -

tn w t, e m a n i f e s t a d e i c r i t e r i d i r e d a z i o n e a f f a tt o o p p o s t i, g ia c c h .
foo u n a v o l t a l i n t r o i t o d e r i v a t o d a l s a l m o 1 2 0 ; n e g l i a l t r i c a s i
lo s i d e s u m e d a a l t r i l i b r i c a n o n i c i .

T uttavia, non si pu ancora discorrere d un ordine propriam ente


detto, giacch g li introiti salm odici sono generalm ente contem poranei,
e talora anche posteriori a quelli derivati dagli altri libri scritturali,
come lo dim ostrano le feste assai antiche di N atale, di P entecoste,
dellEpifania, la settim ana pasquale e quella di P en tecoste, fornite
di introiti di carattere em inentem ente storico *,
N on privo d'interesse l indagare il criterio che determ in la scelta
dall'antifona a ad introtum n elle m esse stazionali, ove si contengono
quasi sem pre d elle allusioni agiografiche o storiche assai im portanti.
Cosi quello della IV dom enica di quaresim a L aetare Iem salem ,
si riferisce con fine elegan za al tem pio Iem salem , com e chiam a
vano allora la baslica sessoviana, ove si celebrava la Statio ;
n ella feria IV segu en te l in tro ito : Cum sanctifcatus , allude ai
grandi scrutini per l am m issione dei catecum eni al B attesim o; quelli
delia settim ana pasquale e rii P entecoste si riferiscono quasi tutti
alla rigenerazione dei neofiti per m ezzo del B attesim o; l altro della
dedicazione d e ll A postoleion , allude alla vittoria di Narsete ;
quello L audate, pueri , alla m artire F elicita coi suoi sette figli
m artiri; quello di san Lorenzo Confessio et pulchritudo a lla ba
silica speciosa eretta su lla tomba del Martire da G elasio I*, qxiello
finalm ente dei martiri Cosma e D am iano, Sapientiam alla loro
professione di m edici, sotto il qual titolo erano appunto venerati dai
Bizantini i due Santi Anargiri.

L a pregh iera Iita n ica . U na forni ola concisa m ediante la quale


Lassem blea si unisce alla preghiera del sacro m inistro partecipandone
intim am ente le sante in te n z io n i, ecco i 'vantaggi della preghiera

1 N on im p ro b a b ile eh l a u to re o il re d a tto re d i alcu n e m elode gregoriana


abbia ta lo ra te n u to speciale conto delibatila n ella quale doveva eseguirsi la- coui
posizione. P erci n e lla m essa della m ezzanotte di N atale, l in tro ito del secondo
modo D om inus d ix it semplicisaimOj giaoeh veniva c a n ta to n e lla c rip ta ad
Praesepe di s a n ta M aria M aggiore, ove il lixogo ristrettissim o p erm ettev a u n adtirtanza poco n u m ero sa; m en tre invece Faltxo Scio cui o re d id i del p rim o m odo
il di d ella T ra n sla tio di sa n P ao lo il 25 gennaio, p ro d ace un effetto m eravi
glioso n ellam p ia b asilica ostiense.

1
80
li tanica. Invochiam o D io per i catecum eni, affinch E gli, che
buono e ama g li uom ini, accogliendo pietosam ente le nostre pre
gh iere... riveli loro il V angelo di Cristo, li illum ini n ella scienza
divina, li am m onisca nei suoi precetti, ispiri loro un timore puro e
salutare, ed apra l orecchio del loro cuore . E il popolo risp on d e:
K yrie eleison . Cosi uno dei pi antichi testi di preghiera litaniea
Niuna m araviglia quindi che questa forma eu cologica, coai facile
e popolare, sia penetrata in tutte le litu rg ie sin dalla prima ora. Il
Baiimer crede di ritrovarne le traccie sin nel primo secolo; ma, dato
pure che g li argom enti ehe adduce in proposito non siano Bempre
cosi evidenti e perentori, convien tuttavia riconoscere insiem e col
dotto liturgista l alta antichit della prece litan iea, descrittaci cosi
minutam ente dalle C ostituzioni apostoliche e dalla P e r e g r in a lo
di E tera , e che ritroviam o costantem ente in tutte le litu rgie tanto
orientali che occidentali.
Quando scom parve l uso liturgico della lin gu a greca in Roma,
verso il iv secolo, rest tuttavia in onore la formola popolare litanica K yrie eleison , che forse per m ezzo d ell Urbe era g i p ene
trata n elle varie litu rg ie la tin e. L a m essa del sabato santo (v ig ilia
pasquale) conserva tuttavia a llantico posto, al term ine delle v i
g ilie e prima del Sacrificio E ucaristico uno dei pi splendidi esem pi
di questa prece litaniea, eh e nel v secolo veniva recitata anche in
altre parti deHuflcio litu rgico, e regolarm ente precedeva la colletta
sacerdotale. U n canone del concilio di V aison ne prescrive appunto
il canto alla m essa, ai vesperi e alla sinassi m attutinaie (laudi)
mentre, la R egula sancta 3, n e estese l'uso alla fine di ciascuna
ora canonica; anzi 1 * Ordo Romanus I prescrisse il K yrie litanico
al principio d egli stessi vesperi pasquali 4.
Sembra tuttavia, che d eb b a n si. d istin gu ere due diverse forme di
prece litaniea ; una a ssa i sviluppata e m aestosa, rappresentata in
qualche modo dalle nostre < litan iae Sanctorum , e fedelm ente con
servata dalle litu rgie orientali; l altra schem atizzata e ridotta alla pi
sem plice espressione, colla sola acelam azione K yrie eleison ripe
tuta un determ inato numero di volte. Il concilio di V aison, introdu
cendo l'uso della litan ia n elle G allie, attesta che tale era appunto
i Cfr. S. BaImbb, H istoire d u B rviaire, voi. II, 434. T rad u cto n fYmuiaiae ete.
p a r dom H. B iro a.
* Cfr. H e f e le , S u m m . C ond., pp. 740*42; Ofr.r Bamejb, H istoire du B rviaire,
voi. I , pp. 221-22. T rad u ct. p a r dom RginaLd B iro.
3 Cfr. Regula S. Benedirti, c. ix. s ii, s iii, xvii,
* Ordo R o m a n u s
P.
L X X V III, 915; Cfr. P. W agnbk, Origine e sviluppo
del canto liturgica, p, 69.

il rito di Roma e d elle altre C hise d* Occidente o d'O riente. Come


per e quando la forma litaniea pi prolissa abbia dato o rigin e al
l altra pi concisa, non si pu ben determ inare. N el secolo v i appa
riscono g i siccom e due forme parallele, di cui la pi am pia formava
quasi una eu cologia a s, resa talora assai pi solen n e durante le
processioni, * litan ia septiform is, quina, terna m entre l altra,
dalle form e abbreviate, era adoperata n e lla m essa e n ell'u fficio d i
vino siccom e una sem plice preparazione a lla C olletta sacerdotale.
L Ordine Romano I ricorda la litania settiform e, indi quinaria,
poi ternaria eseguita nella b asilica di L aterano d alla * Schola ,
m entre il P ontefice am m inistrava il Battesim o * ad fontes 1 ; ma
il R egesto gregoriano e G iovanni diacono riservano il titolo di settiforme a ll1 altra celebre litan ia o processione di penitenza istituita
da san G regorio nel 590, quando il popolo di R om a diviso in sette
gruppi si rec in abito lugubre a lla b asilica vaticana.
Il c K yrie eleison dell' Ordine I Romano innanzi al vespro pa
squale, se pure non deriva dalla litu rgia vespertina dei bizantini,
rappresenta forse un ultim o ricordo della litan ia processionale *
eseguita d alla Scuola, m entre il clero ascendeva al vim a
rito
identico al canto d elle antifone L apidem , e ec., quando dal tem pio
del Salvatore il coro dopo il vespero pasquale si trasferiva a c ele
brare dei vespri m inori anche n e g li altri oratori circostan ti.
L a caratteristica della litania raccorciata sem bra in vece d'essere
stata quella di precedere la t collecta sacerdotale , ri avvicinati dosi
perci al possib ile a ll oratio dom inica o a l P ater , ch e in
L aterano sino al tardo m edio evo sostitu sem pre la colletta.
T a le in parte ancora l uso m onastico, g iu sta il quale og n i Binassi
liturgica v ien e conchiusa regolarm ente colla lita n ia , seg u ita dal
* Pater noster e dalla benedictio sacerdotale o < collecta finale.
Il luogo del * K yrie n ell' azion e eucaristica non f dovunque
iden tico. I G reci lo cantano dopo l Inno A n g elico , dopo il V angelo
e dopo la C om unione ; il rito m ilanese antico era quasi conform e
a lluso orientale, m entre in quello g allican o la lita n ia seg u iv a il
T risagion . probabile che anche il rito m ozarabico, per opera
soprattutto della litu rgia ga llica n a , abbia subito d e g li influssi orien
tali, m entre in vece Roma fu pi fedele alla pratica antica.
Ci si presenta ora una questione scabrosissim a, circa le innova
zion i di san Gregorio a riguardo della preghiera litan iea n ella messa.
L a litan ia, non v ha dubbio, assai anteriore a llopera restauratrice
i Orda Rom ania) J , P . T,., L X X V III, 967.
1 Op. c it,, 905,

6 Sciiusteb, Liber Sacramcntorum- 1.

82 -

gregoriana, cm e lo attestano fra g li altri il canone del concilio di


Vai so ri, e lo stesso san G regorio, ch e in una lettera relativa a tali
innovazioni liturgiche, non si giustifica g i d 'a v er introdotto il
.Kyrie n ella m essa, ma solo difende la nuova m aniera di reci
tarlo, alquanto diversa da quella dei Greci. Da questo documento
unico n ella presente questione risulta, che: a) contrariamente
a lluso orientale, g iu sta il quale clero e popolo cantavano in siem e il
K yrie, a Eom a lo si eseg u ir alternativam ente; b) diversam ente poi
dai Greci, i Romani intercalavano al K yrie l invocazion e: = Christe
eleison ; c) n elle m esse quotidiane, affine di protrarre la melodia
litanica, erano state soppresse le altre invocazioni quae dici solen t *. Ma qui appunto- il nodo della questione, e si dim anda : in
che cosa differivano le m esse solen n i co lle preci quae d ici solen t 1
da queste m esse quotidiane che avevano solo le litan ie raccorciate?
Il Sacram entario Gregoriano quello che ci fa appunto conoscere
la struttura di queste m esse quotidiane, di carattere quasi privato,
ove la litu rgia assum eva d elle forme pi m odeste, a differenza delle
m esse stazionali, alle quali col P apa prendevano parte il clero ur
bano e la copiosa turba d el popolo. In occasione della m issa publica ordinariam ente era indicato quale luogo di convegno un tempio
in prossim it della chiesa d esign ata per la Statio quando tutti
erano presenti, dopo la recita duna colletta, al canto delle litanie,
l adunanza m oveva in devota processione verso la b asilica stazionale,
cosicch, la frase litan ia s facere divenne sinonim o di corteo pro
cession ale.
Oltre alla * litan ia septiform ls di san Gregorio, anche un rescritto
di Areadio al prefetto Clearco, in cui si vieta agli eretici ad litaniam faciendam ... profanis coire conventibus , ci attesta l uso della
parola lita n ia * in. q u estultim o .significato di processione *.
: La diversit fra le m esse stazionali e le quotidiane sem bra adun
que che abbia im portata anche una doppia maniera di cantare la
lita n ia : la litan ia proli xa era riservata a llintroito processionale,,
m entre la litan ia brevior dava principio alle, m esse di carattere
pi privato. Tra le une e le altre occupano un luogo interm edio le.
missae publicae s n ei giorni m eno solenni, quando si om etteva
b en s la processione stazionale, ma l introito teneva a Eom a il luogo
della litan ia prolissa in izia le. A nche in tal caso segu iva a llintroito
la litan ia raccorciata, siccom e abbiamo g i v isto ; m a, ad ogni modo,
la innovazione gregoriana ebbe di mira a preferenza la m essa quo-,
i S. G ta & o itii I Regista TSpist. IX , 42 {26).

L .t L X X T III; 867 seg.

tidlaiia, dalla quale, secondo sem braci dover intendere le parole del
. santo Pontefice, eg li avrebbe tolto, com e in u tile, l introito, per pro
lungare in vece di un poco la litan ia breve. Questi casi di a llu n ga
m enti litanici non sono, del resto, m olto rari tra g li antichi, giacch
talora i docum enti d ell alto medio evo ci ricordano una litania
consistente n ella sola invoca zio n e K yrie eleiso n ripetuta un cen
tinaio di volte. In assum ptione 8. M ariae... exeu n t cum litania ad
S. Mariam M aiorem ... ibique in g r a d ib u s... om nis chorus virorum ac
m ulierum ... una voce per num erum dicunt cen ties : K yrie, eleison ,
centies : Christe, e le iso n , item cen ties ; K yrie . Cosi appunto un
rituale romano del secolo s i , n e llarchivio cassin ese
E vero che l in terpretazion e ora proposta d e ll epistola di san
Gregorio sem bra a prima vista che contraddica alla rubrica del Sa
cram entario, la quale prescrive l ' introito e la prece lita n iea sive
diebus festis, seu q uotid ian is a, tanto che l introito n ella sua forma
raccorciata s p o i conservato inalterato in tutti i sacram entari m edie
vali. Ma da osservare, che l in novazione del santo Pontefice pu
ben riferirsi a un periodo posteriore alla redazione di un sacram en
tario stesso, in modo ch e tra le parti om esse quae dici Bolent pu
essere compreso lo stesso introito, che cos in Roma alm eno sin dal
settim o secolo e dalla stessa suprem a autorit papale sarebbe stato
ridotto al canto an tifon ico d un sol versetto salm odiale segu ito im m e
diatam ente dalla dossologia.
Come canto popolare, la lita n ia non pot rivestire d elle forme
m elodiche m olto ricche, e ancor o g g i g li am brosiani le conservano
la prim itiva forma pressoch sillabica. A Roma tuttavia, dopo che
la * schola ebbe riservato a s l esecu zion e di tutte le parti corali,
anche il s K yrie ven ne ad arricchirsi di vocalizzi, in isp ecie su l
l u ltim a sua sillab a, dando cos origine ai tropi dei secoli posteriori.

L In n o A n g elico , Esso il vero cantico trionfale della Chiesa,


d un a ispirazione eosi sublim e, da giustificare perfettam ente il suo
titolo d angelico e di < Grande D o ssologia , nella quale la Sposa
m istica del Cristo alterna ineffabilm ente le sue lod i a quelle degli
A n geli in cielo.
A ssai m eglio del * T e D eum *, il Gloria veram ente l inno
eucaristico o di ringraziam ento per eccellen za, e a questuso ap
i P. L ., L X X V III, 868.

punto era stato destinato dai santi Padri, ehe lo cantavano ,iella
circostanze pi solenni della vita.
L e sue origini risalgono a i primordi stessi della letteratura cri
stiana *; anzi aleuni autori tendono ad identificarlo con quel pri
m itivo Carmen in onore del Cristo ricordato da P linio, e c o llinno
TroXuMvufiog attestatoci dal satirico Luciano *, N ulla invero con.tradice a tali ipotesi, giacch la ritm ica ch e n e determ ina il m ovi
m ento, la forma letteraria 3 e il concetto teologico a cui s* ispira,
si accordano per riferirne l origin e a i primordi stessi d ella letteratura
ecclesiastica. L'Inno A n gelico, dal ritmo libero e dalle frasi cad en
zate che sem brano rispondersi com e in una specie di rima, assai
pi evidente nel testo greco che n ella versione latin a, com e non
conosce ancora le controversie ariane, cos sem bra preoccuparsi ancor
meno delle dispute trinitarie tanto vive ai tem pi d Ippolito, Lo Spirito
Santo la cui divinit O rigene considerava siccom e oggetto di
libera controversia tra i teo lo g i , non v i neppur nom inato, e lo
stesso G es, esattam ente com e n ella
e n e llam biente g io
vanneo, lum eggiato a preferenza n ella sua m issione redentrice come
Sacerdote sommo e A gnello di D io, anzi che nella sua consustanzialit
co l Padre. Certo che dopo il i n secolo un tal lin gu aggio sarebbe sem
brato assai equivoco, ed avrebbe favorito colle sue reticen ze l eresia
di A rio; m entre la circostanza ehe durante le polem iche trinitarie
del n i e iv secolo nessuno mai d egli eretici appell a llautorit del
nostro inno o tent di detoreerne il significato in favore d elle proprie
dottrine, una prova indiretta della rem ota sua origine e del suo
perfetto significato cattolico cosi generalm ente noto, ch e non era
possibile di revocarlo in dubbio. Il testo pu dividersi in tre pericopi.
La dossologia an gelica ne forma come il protocollo, cui seg u e la
prima parte in lode del Padre ; succede indi la lode di G es, e da
ultim o, la m enzione dei Cherub n el testo greco richiam a come Tina
specie di trisagio - S an ctu s - D om in u s - A ltissm u s -, che prepara
l escatocollo dossologico, dal quale assente per la m enzione dello
S p irito Santo.
Il pi antico docum ento ch e ci riferisca integralm ente il testo
d e ll Inno A n gelico, il VII libro d elle Costituzioni A postoliche
(sec. iv-v); ma g i se n e trovano d elle m enzioni nel De V irgin ta ti
attribuito dubbiam ente a san A ta n a sio , ma non posteriore a l v -y i se
colo, e in san Giovanni C risostom o. In occidente, oltre una nota
i Cf. B a ti f f o l, H istoire d u B r v ia ire R om ain, I H Ectit., 1911, p . 9 jseg.
* D. O a b ro l, Le L ivre de la p ri re antique} o. s i.
3 Cf. P alograph' m usicale (1-897), 34, 45, p, 17,

85 assai sospetta del L iber P o n tificalis che ne attribuisce l ' introdu


zione nella M essa R om ana a papa T elesforo (t 154?), sappiamo che
Sim m aco n e ordin il canto in tutte le dom eniche e n elle feste dei
Martiri (f 514). E come n el Codice A lessandrino dei Salm i (sec. v)
il nostro inno g i si ritrova a calce dei Salm i in siem e a g li altri
cantici scritturali, cos parim enti l antifonario celtico di Bangor
(fine sec. v i i ) , e dopo di lu i tutta la lu n ga catena dei salteri m e
dievali, alla fine del canzoniere davidico riservano sem pre un posto
donore alla Grande D ossologia *.

La Colletta. L Inno A n gelico come una parentesi che si apre


in alcuni rari giorni di festa tra l invocazion e litan iea e i a colletta;
ordinariam ente per la preghiera sacerdotale term ina la lita n ia popo
lare, clie forma cos come il preludio naturale a lla preghiera del sacer
dote. N ella liturgia romana la colletta, che ora precede durante la m essa
la lettura dei libri scritturali, data alm eno sin dai tem pi di san L eone;
dubbio per ch e questo sia stato l'ordine prim itivo, giacch la stessa
litan ia fuori di posto. Infatti, n elle m esse d ella feria di parasceve e
delle v ig ilie di Pasqua e di P entecoste, che ci conservano ancora tanti
elem enti arcaici, senza introito n colletta, l'a zio n e sacra esordisce
subito dalle lezion i, precisam ente coin attesta il Liber P ontificalis
prima della riforma di C elestino I, e questo sembra sia stato luso a n
tico di Eom a. La Colletta sarebbe dunque in relazione coll'introduzione
della litan ia n ella m essa, e rappresenterebbe com e una specie di com
promesso tra la soppressione della Ravviai? e l istitu zion e d ellin
troito. In antico infatti, la m essa segu iva im m ediatam ente l ufiicio
v igiliare, e siccom e questo consisteva in una serie di lezion i, cos la
m essa senza altre epistole o V angeli, com inciava subito colla litania
che precedeva im m ediatam ente l oflertorio. Quando per l uso della
vigilia ven n e m an m ano a decadere per dar posto alla processione sta
zionale, la litan ia in vece ven n e anticipata lu n go il tragitto dalla
chiesa del convegno alla Statio , e le tre lezio n i scritturali estremo
ricordo del rito della. JlKwu/tf in cambio di precedere, seguirono la
prece litan iea colla Colletta, che ne la naturale conclusione.
Ma per spiegare l origine della Colletta a questo punto della messa,
da tener conto di u n altra circostanza. Il senso che g li antichi at
tribuivano a questa preghiera del sacerdote, era quello d una specie di
benedizion e finale, o di congedo, tanto che la chiam avano indiffe
rentem ente oratio super p o p u lu m , oppure benedictio, ovvero fd m ista

86

catechum enis ecc. Essa quindi presuppone regolarm ente una pre
ghiera del popolo, in modo che il sacro m inistro quasi raccolga
(collecta) il voto popolare, e sul)e ali della sua prece lo elev i sino
al trono di D io. E im possibile quindi che il posto prim itivo della col
letta possa essere stato al principio stesso d ella sm assi, in un tempo
quando san Gregorio ancora non vi aveva introdotto la prece litanica.
Conviene tuttavia avvertire u n altra circostanza che, anche prescin
dendo dalla litania, avrebbe potuto riavvicinare la colletta all'introito,
Come ben noto, quando a E om a si celebrava la m essa stazionale,
il clero e il popolo si raccoglievano dapprima in una chiesa n elle v i
cinanze, e da 11 al canto della litan ia partivano io processione per
la basilica, ove si celebrava la stazion e. Frattanto che il popolo si
raccoglieva, e si disponeva il eorteo, la schola * esegu iva un salmo
d 1introito, cui, giu sta i sacram entari e g li Ordini E om ani, teneva
dietro una colletta del P ontefice, che poneva appunto term ine a questa
cerimonia preparatoria, detta precisam ente Collecta. Sappiamo che
quando la processione era arrivata a l suo luogo di d estinazione,
non si cantava n l introito n la preghiera litan ica, m a subito il
Pontefice, asterso che si fosse i piedi im polverati d a llandare scalzo,
recitava la colletta che conchiudeva la litan ia. Ecco dunque non una,
ma due collette, che n el rito stazion ale di Eoma precedono le lezion i.
Ora, siceom e sappiamo che le m esse cos quotitidiane che festive
sono una riduzione della m essa stazion ale, comprendiamo b ene il
perch d ellintroito e d ella colletta, anche quando non c era proces
sione, e per conseguenza neppure il precedente convegno o collecta.
Sono dei sem plici com prom essi e riduzioni d'altri riti e cerem onie ben
pi m aestose e prolisse.
A nalogam ente a quello ch e si osserva ancora n elle m esse vigiliari dei Quattro Tem pi, del V enerd c del Sabato Santo e del Sabato
di P entecoste, dopo la salm odia o il cantico responsoriale quindi
preghiera popolare segu iva regolarm ente la colletta sacerdotale, che
s ispirava perci sem pre ai testo scritturale precedente. Quelle con
servate n el M essale per la v ig ilia di Pasqua sono tra i pi splendidi
esem pi del genere. L ezione, canto salm odico e colletta erano quindi
tre elem enti intim am ente collegati, tanto che non si dava luno senza
g li altri, Il M essale Romano, che da lunghi secoli ha perduto le suo
originarie collette tra una lesa ione e l altra, accusa quindi u n evidente
lacuna, che forse data fin dai tempi di S. Gregorio, atteso che il
Sacram entario L eoniano per lo pi ne tiene conto.
Dobbiam o qui ricordare che, non ostante T ertulliano dichiari che
i fedeli suoi contem poranei pregavano sine monitore, qua de corde.,
pure, alm eno nei tempi posteriori, fu attribuito al diacono l'ufficio di

87
richiam are l attenzione del popolo e d invitarlo alla preghiera. Hum ila te capita vestra Deo, H u m ilia te vos a d benedictionem , F lectam us
genua erano le forinole pi in uso, ed il popolo si prostrava a pre
gare in silenzio, sintanto che il sacro m inistro non l avesse nu o
vam ente invitato a levarsi lev a te / surge, electe, compie oratonem
tu a m per udire la colletta del sacerdote. Questi prem etteva il sa
luto biblico D om in u s voiscum *, P a x vobis, P a x om nibus, che ritro
viam o in uso sin dal 11 secolo.
D ato il carattere speciale della oratio che term inava la m elopea
responsoriale, si com prende bene perch il suo ritmo sia redatto giu sta
le le g g i del cursus, e lo stile sia scultorio, conciso, quasi lapidario.
Ma appunto per questo le an tich e co llette del M essale Romano per
1 elevazione del loro concetto, la robustezza della frase, 1' armonia
del ritmo sono tra le pi b elle com posizioni ch e van ti la letteratura
latina, e b ene spesso hanno fornito ai santi P adri la traccia delle
loro om elie al popolo n ei d festivi. Ne riferiam o qualcuna:
(D om enica S I dopo Pentecoste)
Qmnipotens sem piterne Deus, qui butid a n tia p ie ta tis tu&e et m erita su pplcu m excedis et voto,; effunde super no8
m isericordam tu am , u t d im ittas quae
conscientia
et a d iicias quoti oratio non p ra esitm it. P er Dominum nost-rum etc,

Dio eterno ed o n n ip o te n te , ohe nella


tu a infinita, b o n t ci la rg isc i assai p i
di quello che m eritiam o e desideriam o ;
sp a rg i su n o i la tu a m iserico rd ia, perdonandoci le colpe cui rim o rd e la cos c ie n z a , e ci concedi q u an to la stessa
p reg h iera n o n osa dom andare. P e r il Si
g n o r n o stro eco.

Questa piccola gem m a d e lleu cologia rom ana com prende tutto un
trattato sulla preghiera. Incom incia dapprima c o llinvocazion e colla
lode divina (O m nipotens sem piterne Deus) \ si eleva quindi a contem
plare l intim a ragione perch Dio esau d isce la preghiera d e lluomo
(iabu ndan tia p ie ta tis tuae), escludendo perci uno stretto rapporto di
giu stizia tra il merito e i doni divini. A nzi, perch a l dir d e llA po
stolo, noi stessi ignoriam o quello che veram ente ci u tile, m a lo
im petra per n o i lo Spirito Paraclito diffuso n e llanim a nostra, cos si
a g g iu n g e, che la m unifica m isericordia di D io sorpassa perfino quanto
noi possiam o desiderare ed ogni nostra aspettativa. S i espone quindi
con retto ordine l oggetto della preghiera. Se il primo dono che ci
fa Iddio quello di am arci, tanto che il suo am ore ha per im m ediato
effetto di accendere n e llanim a il fuoco della carit che distrugge il
peccato e restitu isce la grazia prima, si com prende b en e ehe il primo
oggetto della nostra preghiera non pu essere altro che la rem issione
1 H uth ., it, 4,

88 del peccato m ediante appunto quest' in fu sion e d ella gra zia (ut dm itta s quae conscientia m etu il). Ma perdonata la colpa, g rim essa la
pena eterna, rim ane pur sem pre quella tem porale che priva l'anim a
dal partecipare ad alcuni doni sp eciali, a i q uali sono am m essi solo
g li am ici. O gni altro ch e v i aspirasse sarebbe un presuntuoso, e l a
nim a fedele ch e ancora com presa da un intim o sentim ento di con
trizione, m entre pur aspira ad ulteriori grazie che la elevin o sino
a llunione perfetta con D io, non osa tuttavia im petrare direttam ente,
siccom e fa la Sposa dei Cantici, il bacio del labbro divino; m a con
estrem a grazia e delicatezza lo domanda indirettam ente, riferendosi
per questo a llineffabile m isericordia e bont divina, che infatti
l'intim a cagion e per cui D io , b en e increato, ci si com unica e ci m ette
a parte dei suoi b eni. Quanta teologia e quali profondi in segn am en ti
in si breve p regh iera 1
( Venerd dopo P asqu a)

Omnpotms sempiterne Deus, qui Pa- Dio eterno ed o n n ipotente, ohe suggrelschale Saeramentum in reconciliatioms lftuti la riconciliazione e l allean za col
humanae fotdere contuli*ti; da menti- genere um ano m ediante il sacrificio p a
tti* iostri! ut guod professione cele- s a n a le , ei concedi d 'im ita re colle opere
Inumu,*, imitemur effectu. P e r Domimtm q u a n to professiam o co l r ito festivo. P e r
nostrum ete.
il S ignor n ostro ecc.
A n ch e qui precede l invocazione e la lode d iv in a ; indi rievocando
il ricordo dell' antico patto su ggellato da Mos nel sangue d e ll a l
leanza, lo spirito si elev a alla considerazione d un sacrificio ben pi
accetto ed universale, il quale conferma l a llea n za di D io, non g i
con u n piccolo popolo di P a lestin a , ma col g en ere um ano (in reconeiliation is hum anae foedere).
Quest allean za, o m eglio, il sangue di questo testam ento nuovo,
nel calice eucaristico, che commemora 11 sacrificio del Calvario e
la resurrezione gloriosa della Vittim a D ivina. Esso la vera pasqua
d ellum anit redenta, pasqua ed alleanza che non potranno m ai pi
essere abrogate, com e lo furono le offerte della le g g e m osaca, perch
su g g ella te co lla m orte d ellA gn ello di Dio im m olato sin dal prin
cipio del m o n d o . Questo sacrificio perfetto, definitivo, unico, degno
di Dio dom ina tutta la storia d e llum anit, pervade e santifica ogni
altro atto cultu ale sia esterno che interno, e per m ezzo d ell-obla
zione eucaristica v ien e offerto quotidianam ente su i nostri altari donec
venat, sino alla ricom parsa di Ges il giorno d ella * P arusia
finale e della resurrezione generale. Allora veram ente avr la bua
consum azione il sacrifizio pasquale, quando la Chiesa, associata g i
all'im m olazione del R edentore, sar da Lui resa altres partecipe della

89
gloriosa resurrezione. Sar il vero P ascila n o stru m n el pieno sig n i
ficato della frase.
Ma la nostra religio, quella cio che ci rileg a ed u n isce a
Dio, essenzialm ente interiore e spirituale. Il rito esterno ne il
segn o sen sib ile e m anifestativo; onde perch essa sia vera, deve a c
cordarsi coll'intim o sentim ento dell'anim o. N questo b asta ancora:
la fede perch non illan gu id isca e m uoia per in azion e, deve vivere
dopere virtuose, inform ate dalla carit ; ed perci ch e noi preghiam o,
che non solam ente il cuore si associ a l rito esterno (d a m entibus
n ostris, u t quod professione cele.bram u s, im ttem u r), ma che la festa
m ediante la quale professiam o pubblicam ente la fede nostra, si tra
duca e continui n elle opere d ella vita. T erm ina la preghiera in vo
cando i m eriti d el P ontefice som m o della nostra C onfessione, Cristo
Ges, in cui nom e presentiam o al D ivin Padre g li atti d ella nostra
adorazione e le nostre dom ande (P er D o m im im eie.).

Lo L ezion i S crittu rali. Questa prim a parte d e llazione sacra


dal carattere prevalentem ente catechetico e che perci in segu ito fu
detta * m essa dei catecum eni , calcata sullo schem a del servizio
liturgico d elle S in agogh e, ove il sabato si le g g e v a la T hora, i P ro
feti, si cantavano brani salm odici, e si ascoltava l om ilia d el preside
d ell'adunanza. Cosi fecero sin dalle prim e o rigin i le varie chiese cri
stia n e, onde anche n ella litu rg ia rom ana sappiamo che da principio le
lezion i alla m essa erano alm eno tre, una d ell'antico T estam ento, una
d eg li scritti apostolici, ed una terza tratta dal V angelo, che poi il
capo d ellassem blea com m entava in istile facile e popolare. La salm odia
alleluiatica che ora segu e subito il responsoro graduale e perci m usi
calm ente spiace pel suo brusco p assaggio da un g en ere m elodico ad
un altro, accusa che 11 scom parsa qualche cosa, e questa qualche
cosa appunto la seconda lezio n e soppressa.
T ale soppressione dov probabilm ente ricevere la sua sanzione, se
non altro, da S. G regorio M agno, il quale a testim onianza di Gio
vanni D iacono m u lta subtrahens, p a n ca convertens, n on n u lla vero
super adiciens
abbrevi la m essa, per dare co si agio a l P o n te
fice di spiegare al popolo il santo V an gelo. Ma in su lle prim e la
soppressione non fu cosi assoluta e radicale. Vennero eccettu ati i
g io rn i di gran festa, in cui il popolo era troppo abituato a sentirsi
1 V ita S. Greg. I , Lib. M\ o. xvii, s x i, P. L ., LXXV, col. 94.

90
leggere quei determ inati brani scritturali, perch potesse non rim a
nerne sconcertato a quella riduzione. Onde g li antichi in d ici delle
lezion i rom ane nei secoli v m , ix e x, n elle m aggiori solennit, no
tano regolarm ente le tre antiche lezioni,
S e n ei prim i secoli la scelta dei brani da leg g er e fu la sciata al
vescovo, assai per tempo tuttavia si vennero redigendo dei sistem i,
dei cicli, e d elle serie di letture, che spesso ritroviam o a calce dei
ni sa. b ib lici. N el M essale Romano talora l ordine fe turbato; m a, spe
cialm ente per le epistole, pur v i si scoprono delle serie e dei sistem i
di letture che datano da un a rem ota antichit. Con questo criterio,
quando u n a qualche lezio n e v ien e ad interrom pere un a serie, riesce
facile di scoprire il carattere avven tizio, d intrusione e non o rig i
nario che ha la relativa m essa, come per esem pio n el g io v ed della
IV settim ana di quaresim a e di P assion e, in cui sinterrom pe la lettura
del V angelo di S. G iovanni, nonch n ella D om enica dopo i Quattro
Tem pi dA utunno, quando si tronca a m ezzo l epistola a g li E fesini,
per ricorrere a quella dei Corinti' g i letta due m esi prima. Sappiamo
infatti che tutte le m esse dei g ioved di quaresima, tranne in Goena
D om in i, furono introdotte da Gregorio II; siccom e pure d agli Ordini
Rom ani si rileva il carattere posteriore della m essa dom enicale d ie
segu e l ufficio vigilare del sabato dei Quattro T em pi. A Roma sino
al secolo v m quella dom enica era sem pre di vacanza D om nica
vacai , g iacch la m essa celebrata a S. P ietro in sullo spuntare d el
l aurora ehe poneva term ine alla Deoivu^ic del sabato, ten eva anche
luogo di m essa dom enicale.
Come l introito, co si talvolta le lezion i della m essa contengono
delle im portanti allu sion i storiche. Cos, il giorno di sa n tA poIlinare,
la lettera di san P ietro col precetto diretto ai vescovi non dom i
nante in cleris, era rivolta ai superbi M etropoliti di R avenna che,
ebbri del favore che godevano presso la corte d eg li Esarchi, non solo
tentavano di sottrarsi a l primato pontificio (onde anche la lettura
evan gelica col racconto della disputa tra i D iscep oli: Quis eorum
videretur esse m aior f), ma ti in n eggiavan o il clero e i propri vescovi
suffraganei, che avevano costretto ad abbandonare le loro diocesi,
per fungere poi da cappellani settim an ali n ella cattedrale ravennate,
precisam ente com e usavano a riguardo del P apa i v esco v i suburbicari
nella b asilica lateranense.
P arim enti, pel natale di santa C ecilia la lezion e del libro d el
l E cclesiastico com incia: D om ine e x a lta sti super terra m habitationzm
m eam , ed infatti ia stazione si celebrava n ella b asilica della Martire,
eretta sulla sua stessa casa ove aveva g i subito l estremo supplizio.
In seguito noterem o altre allusioni particolari.

91 -

Lassolo su i gradini dell'am bone e il ritornello responsoriale.


La m onotonia della triplice lezione scritturale era interrotta, come
dicem mo, dal canto dei salm i responsoriali, uso derivato alia Chiesa
d alle tradizioni stesse della Sin agoga. Il R esponsorio, oltre ad avere
un fine eucologico tutto suo proprio, m entre le altre parti m elodiche,
l introito, l offertorio, il comm unio, rivestono un carattere sem plicem ente ornam entale e riem pitivo del tem po, deve considerarsi come
uno dei pi antichi elem enti della litu rgia cristiana, tanto ehe costi
tuisce il primo nucleo del repertorio m usicale gregoriano.
Questo canto a ritornelli ebbe vari nom i ; g li A fricani lo dissero
sem plicem ente: p s a lm u s , perch tolto regolarm ente dal Canzoniere
D avidico ; n ella litu rgia m ozarabica lo si chiam : p sa llen d a ; a Mi
lano, quando forse alla forma prim itiva del canto salm odico si
era g i sostituita quella pi accorciata, lo si disse : p sa lm ellu s cum
versa, m entre a Roma, avuto riguardo alla su a m aniera d esecu
zion e, lo chiam arono: p sa lm u s responsorius o responsorio graduale.
Infatti, il modo di eseguirlo, come ei attestano i Padri, sembra
appunto d'essere stato quello descritto pi sopra, d alternare cio il
ritornello popolare a lle m odulazioni salm odiche del solista. Origina
riam ente si cantava forse tutto intero il salm o -, ma presto, quando toc
carono m aggiore sviluppo le pom pe cerim oniali e vennero introdotti
i canti d introito e d offertorio , il responsorio ne pag le spese,
perch rim ase m utilato e ridotto ad un unico em istichio, 1esp o m o riu m
breve intercalato col verso. dubbio tuttavia che l in tegrit m ate
riale del salmo, sia stata cosi rispettata sin da principio, ch e la mu
tilazione salm odica dati solo dopo i tem pi di san L eone I, come
sem brano ritenere alcuni scrittori 4.
Infatti, non dobbiamo lim itare le nostre osservazioni ai soli canti
responsoriali della m essa, ma duopo considerare ancora quelli
delle V ig ilie notturne, ove ritroviam o che i testi sono spesso in re
lazione colla lezion e scritturale che li precede, onde il responsorio
vigiliare talora apparir com e u n a piccola ode profetica, ta laltra un
ingegnoso intreccio eucologico, ma sovente esso former com e un in
gegn oso bozzetto storico, specialm ente dalla Settuagesim a alla Pasqua
e da P en tecoste alla prima dom enica (FA go sto. S e non lo sapessim o
t Y/A.GNBR, Op* Ct.f p. 80 seg*

92
derivato dalla Sinagoga, non avremmo esitato ad attribuirlo a ll'in
flusso del teatro greco, ove n ella tragedia il coro s incaricava d espri
mere g li affetti popolari suscitati nell'anim o d eg li spettatori. Infatti,
la vera caratteristica del responsorio di riferirsi intim am ente
a lla lezion e scritturale, in modo da esprimere g li affetti devoti che
questa su scita in cuore, lo si potrebbe perci paragonare colla
m ozione affettiva che n ella m editazione spirituale seg u e il lavorio
d ellintelletto .
P erci assai dubbio che il responsorio abbia sem pre compreso
il canto d un intero salm o. I testi riferiti dagli autori a dimostrarlo
sem brerebbero, a prima vista, d ecisivi, ma, esam inandoli pi accura
tam ente, rileviam o ch e essi accennano a com posizioni salm odiche
assai brevi ; anzi una volta sa n tA gostino, in occasione d una svista
del lettore che inton un salm o m olto lungo in vece d un altro pi
breve ordinatogli dal S a n to , questi se a e scus col popolo 1 ; il
che lascia supporre che ordinariam ente la salm odia responsoriale,
pur rivestendo una forma m elism atica abbastanza ricca, non riusciva
tuttavia m olto prolissa.
Cassiano, infatti, narrava d' essere gi, stata antica consuetudine
dei m onaci dEgitto di dividere in due o tre pericopi i salmi alquanto
lu n gh i *-, il qual u so, penetrato quindi in Occidente, fu accolto e
sanzionato dalla B egula Sanata.
notevole ora questo riscontro d e ll antifonario gregoriano che
non contiene m ai il salm o responsorio per intero, con Cassiano e la
R egola di san B enedetto, la quale lascia supporre che, fin dalla prima
m et del v i secolo, il Besponsoriurn avesse subito delle forti m u tila
zioni, San Benedetto in fatti d istin gu e il Besponsoriurn breve d allaltro,
che perci chiam erem o prolisso , seguito talora d alla dossologia.
E gli alle V ig ilie notturne, eco fedele delle tradizioni dei Padri d Oriente, volle m antenere rigorosam ente intatto il numero duodenario
dei salm i, anche a costo di dividerne alcu n i in pi pericopi. Dobbiam o
quindi dedurne che fin dal suo tempo i responsori brevi dopo le le
zioni erano cos raccorciati, ch e non potevano affatto essere conside
rati siccom e parte dei dodici salm i tradizionali. Inoltre il C ursus
benedettino presuppone l 1 esisten za d un vero Ither an tiph on aru s o
responsoriale, g iacch ogn i volta che v i si discorre dei responsori,
qiiesti vengono ricollegati sem pre col canto delle lezio n i, Lectiones
cum resp o n w rs su is. Ora v hanno dei responsori storici, sap ien
ziali, tratti dalla G enesi, dai M accabei ecc. D unque il responsoro
i f . i , s x x v n , coi, ir a i.
> I n s titu t., h . U , o. z i.

93
non im portava assolutam ente il canto d' un salm o, e meno ancora
dun salm o intero.
Quando adunque la salm odia responsoriale della m essa avrebbe
rivestite le forme attuali del responsorio breve? A ragion e si esclu d e
il periodo posteriore a san Gregorio M agno, e si propone i n v e c e la data
tra il 450-550, siccom e quella d una possib ile riduzione del Graduale,
per opera della Schola Cantorum istitu ita da C elestino I (i" 4 3 2 )l.
Il coro dei fan ciu lli cantori c o lladornare di m elism i i l testo salm o
dico, avrebbe usurpato col tempo anche la parte del p o p o lo , in ca
ricandosi d e ll intera esecu zion e del canto salm odiale, L ip otesi
perfettam ente p ossib ile; tanto pi che fin da questo tempo i fedeli do
vettero perder l uso di rispondere a ll 'assolo del lettore, come lo
prova il sem plice fatto che le m elodie assegn ate n e llantifonario al
versetto responsoriale sono troppo ornate, perch possano essere
state m ai esegu ite da una m assa popolare.
Man m ano per ehe l'arte m u sicale faceva sfo g g io d elle sue caste
b ellezze n eg li assoli del graduale, il testo salm odico pass quasi in
seconda lin ea; cosi che, non solo n e and sem pre p i m utilato il
salmo, ma talora il testo ven n e derivato da altri libri scritturali *.
Caratteristica del responsorio graduale l assenza d ella dosso
logia. Il m odo di eseguire il responsorio graduale non fu sempre
identico. L'O rdine I romano vu ole che il solista esegu isca dapprima
il ritornello, in d i, risposto che abbia il coro, e g li intona il verso sal
modico segu ito da una seconda ripetizione corale. Ma in segu ito in
Roma stessa questa ripetizione finale venne riservata ai soli giorni
in cui non si cantava il versetto allelu iatico o il tratto,e perci n e l
l alto medio evo l'ufficio di cantore si ridusse sem plicem ente a prein
tonare il ritornello responsoriale col verso salm odico che lo segu iva.
L esecuzione del psalm u s-respon soriu m , affidata da principio ad
un solista-, col tempo venne com m essa anche a p i c a n to ri, in
isp ecie fuori di Roma. L a difficolt d e ll esecu zion e e l im portanza
ehe si annetteva al canto del graduale fecero si, che la sua m odu
la z io n e non ven isse com m essa che ai p i esperti, a Roma a l pi
anziano della schola, a S. Germano di P arigi ai fan ciu lli, altrove
ai suddiaconi e ai diaconi a q u estultim i per lo aveva g i \ie l Op. cit., 81 seg,
* Si ritie n e eom nnem ente che il verso X/oous iste o Deo > p e r la dedicazione
d i s a n ta M aria a d M artyres a sa postum o a san G-regorio, m a ta le attrib u zio n e
posterio re u r ta c o n tro fo rti difficolt. S em bra ohe il pezzo m usicale sia sta to com
posto o rig in a riam en te p e r u n a basilica oristiana. e re tta da m ani fedeli ( Locns
iste a Deo faetn a est a) e che solo p osteriorm ente sia s ta to a d a tta to a lla dedica
zione della basilica dei M artiri.

tato G regorio, che ven n e cosi a riformare Un abuso liturgico di an


tica data e a M ilano, il sabato santo, allo stesso arcivescovo. B i
sogn a appunto entrare n ella m entalit d egli antichi per intendere
tutto il vigore della protesta d i papa Zaccaria a P ip in o, m aggior
domo di p alazzo, contro alcu n e m onache che n ei loro m onasteri a v e
vano osato d eseg u ire le m elodie del graduale.
N el tem po pasqu ale al responsorio-graduale, g iu sta la R eg vla
S an ata, s intercalava V A llelu ia, rito che si poi conservato anche
quando il g ra d u a le abbandon affatto la forma responsoriale.

* *
I l carm e a llelu ia tic o . L a storia d e ll A llelu ia, come dice il
C ardinal P tra, forma da s sola un poema, Intercalato dagli Ebrei ad
alcuni salm i di g io ia , ripetuto da Ges e dagli A postoli n e llultim a
cena pasquale, intonato in cielo dagli a n geli d ell'A pocalisse, l a lle
luia non solo penetrato sin dalla prim ora in tutte le litu rgie, ma
anche fuori del rito liturgico, i suoi m elism i nel iv secolo ech eggiavan o
lietam ente per i campi di B etlehem e su lle coste del M editerraneo,
a rallegrare le fatiche d ell agricoltore e le an sie del m arinaio cristiano che vogava verso il porto. Sembra che l Oriente anche questa
volta abbia preceduto l O ccidente n e llintrodurre il m elism a a llelu ia
tico nella m essa; e infatti, secondo attesta san Gregorio I, sarebbe
stato solo papa Dam aso che, ad insinuazione di san Girolamo, n e
avrebbe introdotto 1 uso a Rom a 1 in tutte le dom eniche fuori di
Quaresima.
Narra Sozom eno 4 che originariam ente n e ll Urbe 1 A llelu ia era
riservato esclusivam ente al di di P asqua, cos che il poter tornare
ad udirlo era divenuto pei Rom ani come una specie d augurio di
lu n ga vita. A l qual uso pasquale si riferisce appunto quel ch e narra
V ittore V itense, dun lettore ucciso in Africa con una saetta in g o la ,
m entre ii giorno di Pasqua su l pulpito cantava d a l codice l A llelu ia.
San Girolamo invece, n ella biografia di Fabiola, descrive il popolo
romano che ne accom pagnava alla tomba il cadavere tra il canto fe
stivo dei salm i e d egli A llelu ia ; anzi, lo stesso san Gregorio ci attesta,
che in seguito a llinfluenza dei Greci s era introdotta l usanza di can
tare l A llelu ia anche durante la Quaresima e n elle esequie dei defunti.
L uso del cantico allelu iatico nel v i i secolo dava luogo ad una
1 1 . V i l i , 15.
3 S. G regorii I

E piat. IX , 42 (26),

strana antinom ia ; giacch , essendo esso gen eralm en te escluso dalla


m essa, ad eccezione del giorno della R esurrezione e forse an ch e di
tutta intera la cinquantina pasquale 1 , n e ll ufficio in v ece v ig ilia re
d ella dom enica esso veniva regolarm ente cantato dai m onaci di san
Benedetto durante tutto l anno, fuori che in Quaresima. Questo rito,
anzi, sem bra che risalga assai pi in l del v i secolo, giacch Cassiano osserva ch e g li anacoreti d E g itto , a differenza d i quelli delle
G allie e d 'Italia, non usavano d intercalare l A llelu ia che a quei
salm i sp eciali del C anzoniere davidico, ch e richiam avano appunto
questo ritornello. D unque g li O ccidentali sin dal iv secolo cantavano
l A llelu ia nel loro ufficio ebdom adario.
Ma gi verso la m et del iv secolo si notava in O ccidente la ten
denza a sopprim ere i m elism i allelu ia tici durante la Quaresima, tanto
per riprenderli poi a P asqua com e un a cosa nuova e di circostanza.
Era u n com prom esso tra l uso com unem ente in valso e il rito primi
tivo. Che fece adunque san G regorio?
Senza m utar n u lla circa l Ufficio divino, e g li sanzion sem plicem ente l antica consu etudin e romana d escludere l A llelu ia dal tempo
quaresim ale e dai riti funebri, ed in v eee ne estese il canto a tutte
le altre dom eniche d ellanno, non eccettuate quelle dopo P en teco ste;
in modo che, quando in S icilia venne censurato per queste innova
zioni, quasi in ci avesse voluto im itare i Greci, e g li pot invece
vantarsi d avere richiam ato in vigore le vere tradizioni romane iniziate da papa D am asoe da san Girolam o, liberandole da tutte le
posteriori a g g iu n te bizantine.
assai difficile di stabilire con sicurezza, se fin da principio i
m elism i a llelu ia tici fossero o no segu iti dal verso salm odico. L incertezza della tradizione gregoriana circa il testo dei versetti sem
brerebbe autorizzare la risposta n egativa, conferm ata anche d a lluso
d elle ch iese o rien tali ch e solevano cantare l A llelu ia com e sem plice
d ossologia ev a n g elica , parallela al Te decet d elle v ig ilie m onastiche;
ma la derivazione d e llA llelu ia della m essa d a llantifonia allelu iatica
dell'U fficio divino ove certam ente segu iva il salm o, tiene sospeso il
nostro giu d izio.
Come il g ra d u a le, cos anche la salm odia a llelu iatica d ella m essa
ha un carattere spiccatam en te responeoriale, che si conservato quasi
inalterato sino alla riforma tridentina il qual uso depone certam ente
in favore d ellantichit del versetto salm odico.
L A llelu ia a Roma era riservato esclusivam ente ad un so li
sta: C antar qu i inchoat allelu ia , ipse solus can tai versu m de a llei &. A ugustim i E p ist., CXIX-

;
:
;
'i '

I
,

>

,,
!.
i
,
j

96
tu ia . Tpse iteru m allelu ia d id t , sta n s in eodem g ra d u , (desi in fe
riore *.
Posteriorm ente alla riforma gregoriana e sotto l'influenza dei
Greci, il lutto quaresim ale in Eom a venne anticipato di 3 settim ane,
ain dalla dom enica di Settuagesim a ; il che import di conseguenza
la soppressione d ell'allelu ia anche nell'ufficio e nella m essa di queste
tre settim ane preparatorie del digiuno quaresim ale, dando origine
in Francia e in Germ ania ad Uffici s p e c ia li, coi quali prendevasi
quasi com m iato dal dolce cantico allelu iatico.
Il luogo riservato a llallelu ia n e llazione eucaristica non stato
dovunque identico. N ella litu rgia romana esso precede il V angelo,
ed solo dopo la scom parsa d ella seconda lezion e, ch e il responsorio
graduale si trovato stranam ente riavvicinato a l salmo alleluiatico.
In Oriente invece, n elle G allie, in Isp agn a, dovunque insem ina le
litu rgie orientali hanno lasciato traccia d ella loro influenza, l a lle
lu ia segue regolarm ente la lettura del V an gelo, ed ha sem pre il ca
rattere d'acclam azione festiva, senza alcun segu ito di versi salm o
dici.

Salm odia d iretta o T ra ctu s . Il T ractu s romano sostitu isce


il cantico alleluiatico durante la Quaresima , o quando si perd
la nozion e d ellassolo in directu m , i litu rgisti m edievali ricercarono
m ille argom enti per spiegarne alm eno l etim ologia. Lavquestione ne
valeva la pena, g iacch trattavasi d una d elle pi a n tich e forme sa l
m odiche, il p sa lm u s indirectu s o a sso lo , ch e n ella m essa seguiva
originariam ente la seconda lezion e scritturale. Il testo del Tratto
vien tolto regolarm ente dal C anzoniere davidico solo tre volte dai
ca n tici ; ma la sua m elodia assai sem plice, g ia cch si alternano
esclusivam ente il II e l V III modo ; com e com posizione salm odica,
il Tratto va annoverato tra le pi prolisse d ella M essa.
Il W agner vi riscontra d elle influenze grech e pel fatto ch e n elle
V ig ilie pasquali alcu n i T ractu s erano cantati anche in greco ;
ma l argom ento non prova n u lla, g ia cch sappiam o che in grazia
d ellalta nobilt bizantina, le stesse lezion i a lla m essa, l ' antifonia
procession ale dei vespri durante l ottava pasquale, il responsorio della
processione n ella festa d e llIp a p a n te, erano parim enti cantati in
i Orda llom am is I I , P. L., L X X V I I , 071,

> Op. c it, 95.

greco ; b isogner forse concludere che n ella litu rg ia latina tutto de


rivi d a llOriente, e che il genio latin o si sia sentito sem pre disadatto
per elevarsi a conversare degnam ente col suo Creatore?

Lezione Evangelica. L e due precedenti lezio n i scritturali eoi


salm o intercalare provengono dalla litu rgia d elle sin agogh e della
D iasp ora; la lezion e evan gelica invece di pura istitu zion e cristiana ;
anzi, sarei per dire A postolica, data l universalit, e l antiehit di tal
rito, eh e non pu aver avuto origin e che ai tem pi quando le varie
sette gn ostich e non s erano ancora separate dalla Gran Chiesa ,
come la chiam a Celso.
Quanto alla liturgia Rom ana, la testim onianza pi an tica circa
la lettura pubblica dei santi V an geli n ella m essa si ha in san G iu
stino, l dove ricorda, siccom e vedemm o precedentem ente, ch e prima
della preghiera e del bacio di pace si le g g ev a n o * r TrofmjfiovsufiKTot
Twv AiroaTs).t-iv ij r avyypxfifiotTU Tv npofuT-j.. [tixpK yr.aip .
Questi R ico rd i o C om m entari d eg li A postoli che rievocano g li ttofiv)3fiovsftT di Senofonte, non possono essere altro che i V an geli,
la cu i paternit sen zaltro attribuita a g li A postoli, in quanto che
g li antichi consideravano lo scritto di Marco siccom e il riassunto
d elle prediche di Pietro, e quello di Luca siceom e il V an gelo di
P aolo.
A i tem pi di Giustino le pericopi da leg g er si non erano ancora
determ inate, e la lettura si regolava secondo il tempo disponibile ;
ma l'uso e la tradizione delle varie chiese ven n e elaborando e deter
m inando assai per tempo queste liste o C a p itu ia ria Evangelorum ,,
ch e ora ci sono di cosi grande u tilit per la storia d e ll eortologia,
I criteri che presiederono a queste redazioni, sono i pi disparati ;
alcune volte si seg u l'ordine del codice evan gelico, senza alcun ri
guardo alla sp eciale solen nit che si celebrava. T a l altra invece, si
adattarono le pericopi alle varie feste d ellanno, sceglien d ole qua e
l dai quattro E van gelisti. Fin dal n secolo si ebbero in Oriento
varie Concordantae E vangeliorum , fondendo in un unico testo le
diverse narrazioni evan gelich e, e questo Vangelo dei m escolati, come
lo chiam avano in Siria, fu molto in voga. A nche 1 Occidente no.i
fa estraneo a tale sistem a parallelistico, e Io troviamo infatti in uso
a Farfa in pieno secolo xi. N el m essale Romano le lezio n i ev a n
g e lic h e d elle dom eniche e ferie d ellanno sono liberam ente tolte dal
Sacro T esto or qua, or , senza nessun nesso o ordine veram ente
7 ScausTEK, Liber Sacratnentoriim - I.

sistem atico. Solo la quarta settim ana di Quaresima eoi V angelo di


san Giovanni incom incia ad apparire un vero sistem a di lezion i, che
prosegue regolarm ente sino al term ine del ciclo pasquali'!. Prima
della Pasqua si leg g o n o le prediche di Ges, le sue polem iche coi
F arisei, e si vede come m an m ano 1 odio della S in agoga contro il
divin R edentore aum enta, tanto eh e poi scoppia furibondo il giorno
precedente la solenn it d eg li A zzim i, Dopo Pasqua, cosi n elle dom e
niche ehe n elle feste dei Martiri, la Chiesa Romana legg e, diviso in
vari brani, l ultimo serm one di G es a Cena ; onde le posteriori m esse
delle R ogazioni, di san Marco, d ellInvenzione della Santa Croce-, ecc.,
si rivelano subito come non originarie e prim itive, perch n ella le
zione evan gelica si discostano da questa regola alterando il cielo
giovanneo delle letture,
L 'u so di recare i candelabri accesi quando il diacono le g g e il
santo V angelo, data dai primi seco li della Chiesa, e fu oggetto di
aspre polem iche da parte d eg li eretici. un segno di profonda v e
getazion e per la parola divina, e deriva dal costum e romano di far
precedere l im peratore dai candelabri accesi, a indicare il numeri
e la sua sacra m aiestas dell'A ugusto successore dei Cesari.

L a R egula F i d e i ,, o il Sim bolo. Se fin dalla primora fu


necessario un formulario conciso, che riassum esse autorevolm ente
tutta la teologia cattolica per l istruzione dei catecum eni, in grazia
dei quali entr ben presto n ella litu rgia battesim ale, per lu n go tempo
tuttavia la sua recita sembr m eno opportuna ed affatto aliena dal
rito eucaristico, ehe, essendo sacrifcio di lode e pane dei forti, pre
suppone appunto la coscienza cristiana g i irradiata d agli splendori
d una fede vigorosa e gagliard a. Solo pi tardi, quando in Oriente
le professioni di fede tra quei popoli teologizzan ti furono a llordine
del giorno, la R egula F id ei n ella sua forma interm edia nicenocostantinopolitana (325-381) entr a far parte del formulario liturgico
della m essa; dalle rive del Bosforo essa penetr n elle G allie e nella
Spagna, donde l uso si diffuse poi n elle recenti ch iese di Germ ania.
Roma fu l ultim a ad accogliere tale innovazione, quando g i il rito
era divenuto universale (sec. x i), n v i si indusse senza un compro
m esso, tanto per escludere il Sim bolo dall O rdin ariu m M issae, ed
attribuirgli al pi il carattere di catechesi festiva, in sostituzione
d ellom ilia dom inicale.
ld influenza orientale n e ll introduzione del Sim bolo n ella Messa

si m anifest ancora a riguardo della scelta del lu ogo, che g li venne


attribuito n elle varie litu rgie latin e. L e chiese eh e pi d elle altre
subirono tali influenze, come la G allicana, la M ozarabiea e l'A m bro
siana, accolsero il sim bolo n e lla stessa M issa fidelium , in Ispagna
dopo la consacrazione, a Milano dopo l offertorio ; a Eom a per la
scelta rivela assai m iglior lo g ica e pi squisito gusto litu rgico, che
la R egula F idei vien e a porre com e il su ggello alla didascalia dei
catecum eni della Citt Eterna.
U n'altra particolarit del Credo la sua recita b ilin gu e, in latino
e in greco, uso derivato dal rito b attesim ale in Eom a durante il
periodo bizantino, e che si protrasse qua e l sino a l tardo m edio evo.

La P r o te si della " M issa F id e liu m ,, e la p resen tazion e d elle of


ferte. T erm inata ia litu rgia catechetica e licen zia ti i catecum eni e i
pen itenti, la Chiesa ormai pu ispirarsi liberam ente innanzi ai suoi
figli, tenendo loro un lin g u a g g io pi sublim e, in cui, tolto v ia il velo
che dietro le Scritture e i Salm i del vecchio P atto adombrava a i non
in iziati il Mistero del Cristo, annunzia loro p a la m de Padre.
Perci adesso non solo tace tutta l antica p oesia d ella ripudiata
Sion, ma si direbbe anzi che a l sop raggiu n gere del Verbo di D io in
m ezzo ai suoi fed eli, anche il sacerdote si chiude com e in un m i
sterioso silen zio, mormorando som m essam ente u n a breve prece, a f
finch, senza venir distratta, l'anim a p ossa m eglio contem plare la su
blim it del m istero, che si com pie su llara del Sacrificio.
per questa ragione, che la e m issa fidelium differisce cosi pro
fondam ente da quella dei catecum eni ; non letture, non salm i, non
om ilie : la m issa eatechum enorum apprende, q u est altra contem
p la ; la m issa fidelium * si rivolge a preferenza a D io, l altra invece
sem bra preoccuparsi m aggiorm ente d eg li interessi um ani.
N il lungo decorrere d ei seco li, n lo scem are del gusto liturgico
fra g li ecclesiastici valsero punto a modificare radicalm ente questo
carattere d elle due m issae ; e com e il sacerdote, asceso finalm ente
che abbia l altare per l oblazione del santo sacrificio, non abban
dona p i il suo posto sinch non sia term inata l azione sacra, cosi
pure il popolo, anche quando in progresso di tempo incom inci ad
interrompere il silen zio m isterioso della sua contem plazione cogli
Osanna e c o llA gntts B ei, lo fece quasi per suo conto, senza punto
preoccupare il sacerdote, che continua la sua tacita prece del Canone.
Ma assai pi che la m essa dei catecum eni, q u ella dei F ed eli ha

100

(minto tante profonde m odificazioni, che pi volte hanno turbato


1 ordine delle sue parti, alterando stranam ente quello svolgim ento
cosi naturale e logico, che costituiva im o dei caratteri pi impor
tanti della prim itiva anafora o h ym n u s eucaristico. Lo vedremo
m eglio n elle pagine che seguono.

L 'oblazione. I l nom e e il carattere d elloffertorio ven n e deter


minato dui suo significato liturgico, In antico, tutto il popolo appre
stava g li elem enti del Sacrifcio, che veniva quindi presentato a Dio
a nom e di tutta intera la Comunit Cristiana offerente, com e ora
offerto per coloro che, a lle antiche oblazioni di pane e vin o, hanno
sostituito 1 elem osina pecuniaria. Quest' uso, attestatoci g i da
san Cipriano, allorch riprende g li avari che vanno in ch iesa a mani
vuote, partecipando poi alla com unione del P ane Eucaristico appre
stato dalla carit dei poverelli, assai antico, e deriva dalle agapi
apostoliche, quando i fedeli contribuivano coi propri doni ai ban
chetto com une.
L 'oblazione d egli elem enti eucaristici all'altare dagli antichi era
g i considerata siccom e una prima offerta, che in iziava quella san
tissim a del Mistero d ella morte del Cristo . E perch i sacerdoti
col popolo durante questa cerim onia erano in ten ti chi a consegnare,
chi a ricevere i saeri doni, cosi sembr conveniente che la preghiera
degli orfanelli cantori occupasse questo tempo, anzi lo santificasse
colle arm onie dell'offertorio.
Col carattere lu ssu reggian te d eg li offertori gregoriani ha stretta
relazione la particolarit delle frequentissim e ripetizioni si m usicali
che testuali, che riscontriam o nei mss. E un'anom alia questa cbe ci
sorprende, soprattutto se riflettiamo che appunto la grandezza d ellarto
m usicale gregoriana sta n e llintim a unione della m elodia col rito c
col testo liturgico; e non s saprebbe quindi che ammirar di pi, se
la perizia d ellartista che, senza oscurare o coprire il pensiero teolo
gico, lo adorna con tutto il m elodico fascino del suono, o la sublimo
elevatezza della frase m usicale, la quale, m eglio che tradurre, serve
quasi a dar m aggior risalto a lleloquenza del sacro testo. L'offertorio
invece costituisce quasi u n eccezione nella serie d elle m elodie euca
ristiche, Esso il m eno antico di tutti g li altri canti, ed nato nel1' am biente stesso della schola , cosi che ha potuto facilm ente
stim olare l orgoglio artistico d egli arcie.antori, affine di far pompa
qui di tutta la loro perizia nell'arte m usicale.

101
Le ripetizioni, che osserviam o n eg li offertori gregoriani, sono
meno strane di quello ehe a prima vista potrebbero sembrare. Si
ponga infatti m ente al g en ere responsortale cui appartengono questi
offertori ; l'u n ica anom alia ehe vi si scoprir si che, oltre il verso
o antifona ehe vien e ripetuta dalla schola dopo ciascun em istichio
salm odico, con una forma m elodica pi lu ssu reggian te, lo stesso verso
antifonico si riflette, a dir cos, su se stesso, prolungando l eco dol
cissim a d elle su e arm onie.
L 'esam e di cotesti offertori ondulanti, m eglio ch e la preoccupa
zione di prolungare in una forma qualsiasi il testo m usicale allo
scopo doccupare del tem po, ci m anifesta in vece vivissim o il pensiero
drammatico dell'artista. V algano desem pio i lam enti di Giobbe nella
dom enica X X I dopo P en tecoste, dove la frase u t videarn bona ri
petuta fin nove volte, riflettendo stupendam ente il desiderio ardente
d ellum anit tutta verso questo sommo ed incom prensibile bene. E
in questo senso che g li antichi interpretavano queste ripetizioni, s
care ad lcuino e ad Am alario, ehe si dichiarano appunto entusiasti
delia bellezza di q u elloffertorio.
Affine a llintroito per origine, per modo d'esecuzione, e per scopo
a cui era destinato, l offertorio n e condivise anche un po la fortuna.
Il salm o , a differenza d ell introito che si proseguiva ordinatamente, desum eva i suoi versetti con ordine meno rigid o; a Eom a il
Papa n ella m essa solenne dava e g li stesso 1 ordine di conchiudere
la salm odia; ma fuori d e ll1 am biente papale, nei m ss. per esem pio,
11011 sono m ai indicati pi di quattro versi. Ben presto com inci ad
accentuarsi sem pre pi la tendenza ad accorciare ancora questo sal
m eggio responsoriale ; il pi antico ms. m usicale ambrosiano ordi
nariam ente non ha che un sol verso ; in altri codici talvolta sono
pi num erosi, com e a san G allo, talvolta pi scarsi, com e n ella
m aggior parte degli antifonari posteriori al secolo x ii.
Che era avven uto? A poco a poco il popolo aveva cessato d of
frire le oblate al sacerdote, e colla dim inuzione della generosit o
della fede, la Comunione dei laici com inciando a diventar alquanto
rara, la Chiesa dalle proprie rendite aveva dovuto rassegnarsi ad
apprestare al sacerdote g li elem enti sacram entali da consacrare. L uso,
di cai appariscono le prime traccie fin dal in secolo, dov esser
divenuto quasi generale n el v i, quando Giovanni III prescrisse, che
i Patriarchio L ateranense som m inistrasse oblationes, am ulae et lu
m in aria ai sacerdoti incaricati di celebrare ogn i dom enica ii santo
Sacrifcio n ei cem eteri suburbani ; Gregorio III, conferm ando questo
statuto d el suo predecessore, con apposita b olla determin la quan
tit delle oblate da som m inistrarsi giornalm ente dai m onaci di san

102

Paolo per la celebrazione del divin Sacrificio sui vari altari di quella
basilica.
A nche in Oriente la fede popolare dim inuiva sensibilm ente. Cosi,
nel T ipieon d ell1 im peratrice Irene prescritto che og n i giorno si
debbano offrire a ll altare non meno di sette oblate ; statuto che
suppone evidentem ente che il popolo in m assim a parte si asteneva
dal com unicare, e quindi anche d a lloffrire l oblazione.
E inutile aggiu n gere che le attu ali preghiere che recita som mes
sam ente il sacerdote durante l offerta d ellostia e del calice, la turi
ficazione della sacra m ensa e la lavanda delle m ani, quantunque
derivino, alm eno in parte, da antichi sacram entari, pure al posto che
occupano sono d introduzione m edievale. D a principio il sacro m i
nistro com inci a recitarle per propria e privata d evozione ; in d i,
entrate n e lluso, fecero parte del rito canonico.

L a C om m en d alo oblationum ,, o la preghiera d ed icatoria delle


offerte. Senza entrare nel labirinto d elle disquisizioni circa la pri
m itiva forma del canone eucaristico, rileviam o solo che, secondo il
testo di G iustino esam inato precedentem ente, dopo il bacio di pace c la
preghiera litaniea dei fedeli che precedeva la presentazione delle oblate
all' altare, il sacerdote subito ricom inciava la prece consacrato ria.
Invece, ai tem pi di san Girolamo troviamo ehe era abbastanza dif
fuso l uso di far pubblica lettura dei noini degli offerenti, e dal raf
fronto delle varie liturgie occidentali veniam o a sapere ehe questi
dittici erano letti appunto prima del P raafaio. Ce lo conferm a una
lettera d 'In nocenzo I a D ecennio ', dove alla questione de nom inibu s
recitandis antequam, precetti sacerdos fa c a t, atque eorum
oblationes quorum nom ina recitando, su n t sua prece com m endet, ri
sponde il P apa che l uso irragionevole, e dispone: Priu ergo obla
tiones sunt comm endandae (Secreta?) ac tunc eorum nom ina quorum
sunt edicenda, ut inter sacra m ysteria nom inentur, non inter alia quae
ante praem ittim us, u t ipsis m ysteriis viam futuris precibus aperiamua .
Risulta da' questo testo che a Roma, prima il sacerdote recitava una
o pi preghiere per raccomandare a Dio le oblazioni del suo popolo,
indi seguiva il canone dei Sacra M ysteria , durante il quale aveva
luogo la recita dei dittici. Alm eno la sp iegazion e pi probabile
del rescritto d Innocenzo.
1 E pst. X X V , P. ,, X X , col. 653.

103
Eppure, non pu negarsi che l'u so prim itivo sia appunto quello
cui accenna il corrispondente del P apa ; non solo perch tale era la
disciplina delle chiese G allican e, presso le quali la preee con cu i, al
dire d Innocenzo, dblationes su n t com m endandae si chiam ava sem p lice
m ente oratio p o st nom in a, ma anche perch l inserzione dei dttici
nel canone romano era stata appunto quella che aveva perturbato
e sconvolto l ordine prim itivo di questo venerando testo eucaristico.
N on si riesce inoltre a comprendere il ritm o d u n a prece sacer
dotale di raccom andazione delle oblate, incastrata 11 tra la colletta
che conchiude la preghiera litan ica d ei fedeli e la prese, canonica
di consacrazione, quando i dittici dovrebbero in vece assolutam ente
far parte dello stesso canone eucaristico. A che proposito allora quello
sdoppiam ento della commendatici in un luogo, e dei nom i d eg li of
ferenti in un altro? Riteniam o perci che in origine la sacerdotale
com m endano oblationum abbia appunto segu ito cosi a Roma com e
a Gubbio, in Francia ed altrove, la lettura dei dittici fatta dal dia
cono, prima cio ch e il sacro m inistro com inciasse il canto della prese
canonica consecratoria, la quale non am m etteva altra interruzione
che il T risagio. P er un m otivo per che ora ci sfu g g e , san Giro
lam o aveva g i iniziato 1' offensiva contro i d ittici R om a in un
certo m om ento soppresse o trasport direttam ente n el cnone la let
tura dei nom i d egli offerenti, rim anendo tuttavia intatta e im m obile
al suo posto l ' antica com m endano, in ter a lia quae an te p ra em ittim u s. Tra le chiese dItalia, alcune avranno segu ito l'esem p io della
m etropoli, altre saranno rim aste fedeli a llantico rito, tanto ch e il ve
scovo D ecenzio di Gubbio sconcertato da tale diversit, n e interrog
Innocenzo I. I] pontefice giustific la pratica rom ana chiam ando su
perfluo a luso contrario, gia cch n el canone, g iu sta il testo della
Sede A postolica, il sacerdote doveva necessariam ente tornare a pre
gare per g li offerenti P ro Ecclesia qu am a d u n a re, regere, custodire digneris, etc., siccom e attesta g i a suo tempo papa V igilio (537-55) l .
Roma aveva dim enticato com pletam ente le alterazioni arrecate a l suo
Canone durante i seco li iv e v.
Dopo 1 Oratio post nom in a o la Com m endano oblationum , come
direbbe Innocenzo I, il che per vien e quasi ad essere la stessa
cosa incom incia finalm ente 1 anafora o il canone eucaristico ,
Sino a questo mom ento la parte principale l hanno esercitata i le t
tori, la schola, i fed eli e il diacono, ma quando si vien e alla recita
d ella veneranda p-rex, ch e deve rinnovare su ll altare con rito in
cruento l olocausto d el G olgota, tace ogni altra lin g u a um ana, e
i Ep. ad l u s t i n i a n u m , P. L ,, L X IX , col. 22.

104
i] sacro ministro prende egli la parola a nome dell'eterno Pontefice
della nostra confessione.
L Inno eucaristico, corno Io chiam avano, preceduto da una breve
introduzione o p ra e fa tio ; dapprima il saluto al popolo : D om in u s vobiscum , caratteristico del rito d A lessandria, quindi S u rsu m corda
g i ricordato da Cipriano , G ratias agam u s - E^aptuTfifcev D om ino Deo nostro. Ecco l'E ucaristia, che d a tutto il carm e che
segue il suo vero e prim itivo significato dun inno di ringraziam ento,
che parafrasa l evan gelico Tibi g ra tia s agens. R isponde il popolo
colla forinola classica d e llacclam azione e d ellassenso : D ignurn est,
u stu m est.
Vere dgn u m et iu stu m est, prosegue il sacerdote, e ricordando
i benefici della creazione e della R edenzione, invoca sui fedeli che
partecipano della santa V ittim a, la pienezza dei doni del P araclito,
E p iclesi Orientale .
Il Canone o A zione eucaristica, nel senso d eg li antichi incom in
ciava al saluto sacerdotale D om in u s vobiscum , e terminava alla dos
sologia om nis honor et g lo r ia , etc, che accom pagnava la fractio
p a n is, N on ostante lo stato saltuario e frammentario in cui ci per
venuto, stato tuttavia ch e vanta u n eccellen te docum entazione sin
dal y i-v ii secolo, in origine il Canone aveva u n carattere di con
tinuit cosi spiccato, che non solo ne era escluso il P a ter, ma lo
stesso Trisagio accusava palesem ente la sua forzata intrusione, per
opera forse di P io I.
Il ritmo id eologico del Canone trinitario. La p r e x rivolta al
Padre, com e n ella Grande D ossologia, e dopo esaltati g li attributi
divini, la sua santit, trascendenza e m isericordia precisam ente
com e nel Grande H allel della Cena Pasquale si loda la di
Ini m isericordia n ella m issione del Verbo R edentore. Qui incom incia
il m ovim ento C ristologico, in tutto sim ile a quello del G loria in
excelsis. G es si incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno
d una V ergine, ed apparso in terra per schiacciare ii serpente
antico, per illum inare g li uom ini, per aprire la via della vita e delia
resurrezione. E g li, ch e n ella notte precedente alla sua passione prese
il pane, lo benedisse, lo spezz, e cc., inserendo cosi n el Canone tutta
la narrazione evan gelica colle parole sacram entali d ella consacra
zione eucaristica.
j f
Continua l A nam nesi, servendo di punto di raccordo l ultim o co
mando del Salvatore : F ate questo in m ia mem oria, Onde com
memorando ora, o D io, la di lu i nascita, m orte, resurrezione ed
ascensione al cielo, ti preghiam o di gradire l offerta del nostro sacer
dozio ( il presbiterio che prega e che, anche n e llattuale Canone, in

105

questo m edesim o punto delia m essa si esprim e in modo collettivo,


ponendosi in una categoria a parte, distinta dal popolo fed ele: Nus
Servi tu , sed et plebs tu a sanata *) nonch quella del tuo popolo
santo, come hai gradito i sacrifici di A bele, Abramo, ecc., affinch
tu mandi su questo sacro altare ecco il m ovim ento carismatico
il tuo Spirito Settiform e (Epiclesi) il quale riem pia d ogni benedi
zion e e grazia quanti degnam ente s' appressano a partecipare del
Corpo e del Sangue del F ig lio tuo Ges C risto, nel quale e nella
Chiesa Santa sia a te, o Padre onnipotente, in siem e al Paraclito,
ogni onore e gloria n ei seco li . Risponde il popolo: Amen.
T uie, se non il testo, alm eno il ritmo e l andamento del Canone
Eucarstico antico, ritmo a m ala pena turbato anche n e ll attuale
anafora Rom ana, tutta a brani e ad antichi frammenti.
Sebbene vi si siano accinti non pochi litu rg isti, riteniam o tuttavia
impresa assai m alagevole quella di tentarne una ricostruzione. B i
sognerebbe unire il prefazio al Canone m ediante il T risagio e forse
qualche altro punto di raccordo, com e il Vere S a n ctu s
q u i p rid ie
guani pateretu r etc. d elle litu rg ie ga llica n e; andrebbero lim inati i
dittici: M emento, M em ento... qui non praecesserunt, N obis quoque,
e' trasportati prima della Secreta. Il Canone dopo il T risagio con
tinuerebbe cos : a) Te g tu r (hanc g iu r blotionem com e testo
di ricam b io?); b) C om m unicantes: c) ... rnitta S p iriu m San ctu m ...
et fa c nobis liane oblation&m ad scrp ta m , ra ta m , quod figura est Corp o ris et San gu n is lesu C hrist, q u i p rid ie *; d) u n de et m em ores;
e) su pra q u a e; f ) Supplices te ro g a m u s... g ra fia rep lea m u r; g) be
nedizione d ellolio d egli inferm i e della nuova fratta; h) P er quem
haec o m n ia... pe>' ip su m ,.. om nis honor et g lo ria p e r om n ia saecula
saeculorum . ti). A m e n ; i) P a x D om in i, e c c .; I) Oremus. P raeceptis
sa lu taribu s etc. P ater noster. Comunione.
Come e quando venuta meno la com pagine d e llantico Canone
Romano ? Altro problem a che non abbiamo dati sufficienti a scio
g liere. A Roma la liturgia ha partecipato alquanto al m ovim ento della
capitale d el m ondo, co s che n ei prim i tre seco li fu in greco, indi
adott la lin g u a latina. A tempo di papa G elasio, il Canone com
prendeva 1 E piclesi preconsacratoria, a modo delle litu rg ie orien
tali e d ella stessa anafora A lessandrina : n a m quomodo a d d ivin i
M ysterii consecrationem caelestis S p iritu s invocatus a dven iet, s i sacerdos
et q u i eum adesse deprecatu r, crim in osis plen u s actionibus reprobetu r ? s, ep iclesi che da m olti secoli non trova pi luogo n el Mesi De S acram entis, I Y , c. v, 21, P L., X V I , 462-3.
s Ep. ad M p id iu m ; Cf. T h ie l, Epist. S om . P onti/., I , 86.

sale di Roma, essendo soffocata dalla prece: Qitam obtationem .., u t


nobs fiat Corpus et Sangui F lii tu i etc
P apa V igilio n el 538
scrive al vescovo Profuturo, ch e a Eoma la p r e x canonica non am
m etteva m ai alcuna variazione di sorta, sed sem per eodem tenore
M a ta Deo m unera consecram us *, e che nei di festivi v i si a g g iu n
geva solo una breve frase per commemorare la solen n it occorrente.
Ora queste aggiu n te, fatta eccezion e di Pasqua, P en tecoste, N atale,
A scensione ed E pifania, pi non esistono, neppure nel Sacramentario
L eoniano, m entre al contrario da rilevare, che dal testo di V igilio
risulta che tutte le num erose P raefation es sin da quel tempo erano
considerate come qualche cosa di estraneo al Canone. Abbiamo ricor
dato pi sopra la lettera di papa Celestino al vescovo D ecenaio. Da
essa si deduce ch e a Koma l ordine d e llazione sacra, esclusa qual
siasi sp ecie di preghiere d afiertorio , era il segu en te: 1 p r iu s
ergo oblatones su n t com m eidandae ; 2 alia quae ante p ra em ittim iis
(prefazio), u t ipsis fu tu ris m y steriis viam , fu sis precibus a peram u s ;
3 n om in a... su n t edicenda, u t inte-r sacra M ysteria n om in en tu r *.
U na d elle ultim e innovazioni apportate al Canone fu 1' anticipa
zion e del P ater, trasportato da san Gregorio I prima della fracto
p a n is s. L orazione dom enicale era. stata la prima prece cristiana
che ai tem pi della D idach, quando ancora non esistevano n Ufficio
D ivino, n altre orazioni, ciascun fed ele doveva recitare tre volte il
giorno, al m attino, a l m eriggio, alia sera. Il medesimo Pontefice
narra che g li A postoli n e l celebrare il santo Sacrificio, lim itandosi
al solo P a ter, non si sarebbero serviti da lcu n altra anafora, tanto che
assai presto sera formata n ella Chiesa la tradizione di .recitare questa
preghiera del Salvatore a l term ine della p re x consecratoria, su
bito dopo la frazione d elle Specie sacram entali, prima della Comu
nione. Il P a ter poneva quasi il su g g ello al Canone, ed era come
l'ultim a ed im m ediata preparazione alla Comunione, tanto che n el
l em bolism o romano che le serve d introduzione, si pongono in ri
lievo la sua dignit e il suo speciale carattere sacro, cosi che la
m issa catm hum enorum ecco il p raeceptis sa lu ta rib iis m on iti
e 1 anafora sacram entale ecco il d iv in a n stitu tion e fo rm a ti
che la precedono, n e llinten zion e d ella Chiesa dovrebbero disporre
l anim a a recitarla con d evozion e: audem us dicere. San Gre
gorio I tuttavia non fu contento di questo posto dipreferenza. Se
condo lu i g li A postoli a d ip sa m solum m odo orationam, oblatonus
i p . L., L X IX , 18.
1 E p ist. XXV , P. L . X X , 653.
3 E p ist. L . IX , n, i n , P . L ., L X X V II, 9K-7.

107
h ostiam consecrarent 1 ; e siccom e il P a ter dopo la fr a d io equi
valeva a recitarlo dopo il M ysteriu m che term inava l'offerta sacri
ficale prima d ella Com unione tanto ehe, term inato il Canone,
n el rito gallican o il vescovo dava la benedizione al popolo, e lic e n
ziava quelli che n on si com unicavano, e il Papa a Eom a, non solo
faceva intim are al diacono : S i qu is non c.ornrnunicat, d tt loeum 3,
ma eg li stesso, quasi fosse com piuto il Sacrificio, si ritirava d a lla l
tare e ritornava alia sua sede per com unicarsi il Pontefice dispose
che l orazione dom enicale v en isse anticipata prim a della frazione
eucaristica, tanto perch si potesse dire che in qualche modo essa en
trava a far parte del Canone consecratorio.
Questa fu l'ultim a modifica apportata al Canone romano, che dopo
quel tempo si conservato im m utato, cosi come ce l 1 ha trasm esso
l evo gregoriano. Sergio I durante la fra c/io p a n is dispose ehe
il popolo cantasse l invocazion e A gnus B ei, ma questa in n ovazion e
non tocc punto l anafora, giacch trattavasi d un sem plice canto
popolare, e che trovava il suo riscontro n e llaltro del T risagio, di cui
ora dobbiam o appunto parlare.

La pi antica interpolazione nel Canone, I l Sanctua

Convien distinguere coi greci il carm e di vittoria skii/xio? che


term ina il p ra e fa tio , dal T risagio propriam ente detto, eh e in Oriente
inizia l azione liturgica, e presso i la tin i riservato alla cerim onia
d ell1 adorazione della Croce n ella P arascevs. Quest' ultim a a ccla
m azione, solo n el iv secolo venne inserita nel form ulario litu rgico
della m essa costantinopolitana, e per l a g giu n ta di P ietro F ullone,
patriarca d i A ntiochia : O
Sci
suscit dei gravi tor
bidi tra g li orientali, a cagion e d ellinterpolazione yta TpitW, linao-j
r,u;-. Intervennero n ella controversia A cacio d i C ostantinopoli e F e
lice III, i quali, pur riprovando la forinola ed il senso attribuitole dal
F ullone, non riuscirono tuttavia a restituire al T risagio il suo pri
m igenio significato trinitario, cosi che pi tardi ven n e perfin accettato
dalia liturgia latina del Venerd Santo, ma con in ten zion e cristologe
e con particolare relazion e al R edentore Crocifisso. In oriente, a testi
m onianza di Teodoro L ettore, il significato un po' equivoco di questo
riferim ento fu m eglio dichiarato, m ediante l a g g iu n ta Kpujxi (Ssea-ils.
1 E pist. fi. I X , n. i h , P. L., L X X V I I , 957; P. L., L X V I , 178.
* Si GLe bsio rii I D i lo g o lib . II o. i x u i .

La m enzione del Trisagio che ricorre presso san Cesario, fratello


di S. Gregorio N&zianzeno *: eruS nuiv fiw'j sv T/stra^iiu ayios (iti;
710 f

td ^ u p ;,

ayw ?

S v a T fi;

sx|5 c i v t m v ,

H y E K ijjt v

15 m S k v k o - k v

6'ij vETat , rivendica in suo favore u n origine anteriore al terre


moto che sotto il Patriarca Proclo devast B isanzio, quando, giusta
il D am asceno, un fanciullo rapito in estasi avrebbe appreso quel
cantico d agli A n geli, perch poi lo avesse insegnato a i suoi concit
tadini a scam po d elle m eritate sciagure.
L E pinichio in vece d origin e molto pi antica. II Liber P on
tificali# ascrive a Sisto I (120?) il merito d averne introdotto il
canto nella m essa; ma tale notizia a cagion e della scarsa autorit
della fonte da cui proviene, sarebbe destituita d sodo fondam ento,
se il Cagin non avesse dim ostrato ch e il Sanctus rappresenta ap
punto una prima interpolazione della prece eucaristica, avvenuta
precisam ente verso la prima met del 11 secolo.
Quanto alla sua esecuzione, il Prefazio stesso sembra invitare tutt intera l assemblea, a prender parte a l canto di questa su pplex
c o n fem o ; e confermano tale uso il L iber P o n tific a lis, un canone
del concilio di V oison, san Gregorio N isseno a Me tu i p u d e t, quod
cum senueris, adhuc eiiciaris cum cateeh u m m s... u n ire po p u lo m a
stico et arcanos disce serm ones... die nobiscum ea quae sex a la s habentia Seraphim cum C hristans d icu n t, e san Cirillo di G erusa
lem m e : Sanctus, sanctus etc. pro p terea mirri traditem i nobis hanc
seraphieam theologam, d icim u s, u t cum coelest m litia in h ym nodia
com m unicem us 3.
Sublim e quanto si vog lia questo T risagio, che diffonde la sua eco
su lla terra ed in cielo, nn osservatore acuto per si avvedr subito
che esso rappresenta u n in terp o la zio n e, a cagion e d ella quale
1 illa tio antica, che prima era un vero sym b clu m F d ei espresso
colle forme della lirica pi elevata, ora invece s 1 arresta im provvi
sam ente, quasi strozzata, per ricollegare poi artificiosam ente il rac
conto d ellultim a cena al testo del p ra efa tio , per m ezzo del Vere
Sanctus G allicano. Cos il T risagio vien e adesso a dividere in due In
prece eucaristica, senza che si comprenda troppo come m ai il T ri
sagio che precede il Canone abbia finito per essere escluso dalla
preghiera in fr a actionem , mentre, a testim onianza 4 della AiSxyr,,
era il Sanctus che regolarm ente a chiudeva.

1 Dialog. I , int. 20.


* Serm . de non, differendo Baptism o,
Cateck. M y s t a g V.
4 A -polog.j I , 6.

109

Il testo del T risagio o simtxrof quasi identico in tutte le litu rgie


s ispira a quello d Isaia, tranne la m enzione dei Cieli, ehe punto
non si ritrova nel testo del Profeta. Altra interpolazione invariabile
e quasi generale l enum erazione pi o meno uniform e e particola
reggiata della gerarchia d eg li spiriti celesti, com e pure il carattere
di perennit attribuito a lla loro lode. L acclam azione B m e d ic tu s
d uso universale in tutte le litu rgie.
A tempo di 8. G iustino i popolo conchiudeva l epinchio col
l'acclam azione A m en. Ma presto il pensiero dei cori a n g e lic i che
cantavano il T risagio sembr invitare lassem blea ad unirsi al canto
del celebrante, finch verso il secolo x n , la schola soppiant nuo
vam ente la parte del clero assistente.

Il canto dell A gnus D e i ,, durante la frazione del Pane Eu


caristico. L A gnus D ei com unem ente vien e considerato come
d'origine orientale, derivato dall'Inno A ngelico o dalla litan ia, ed
introdotto n ella litu rgia romana da papa Sergio I in sullo scorcio del
secolo Viri (687-701). Infatti, questo canto sconosciuto al Sacram en
tario G elasiano, all' ordine della m essa am brosiana, e le 'fonti pi
antiche che lo ricordano sono appunto due testi del Libro Pontificale
nella vita di Sergio I e l Orilo R om an u s /, dove per l esecuzione
corale d e lljl^Kws D ei com m essa alla schola. Secondo il P ontificale
in vece, Sergio I avrebbe affidato al clero e al popolo il canto delV Agnus, che n e llO d o apparisce riservato alla schola.
D ifettiam o di docum enti sufficienti per render ragion e d ella di
vergenza fra le due fonti ; e forse non si andrebbe errati se a
Sergio I, invece dattribuirgli l introduzione d e ll^KMS n ella messa,
g li concedessim o solo il merito d a v e m e popolarizzato l uso, contro
le tendenze ostili del concilio T rullano.
La cerim onia dell'am plesso che si scam biavano in questo momento
fedeli, su gger posteriorm ente u n interpolazione contenente u n a l
lu sion e alla pace : dona nobis pacem. Questa, ad eccezion e della ba
silica lateranense, riusci a prevalere ovunque. I l significato liturgico
d e llA gnus n e and perci alterato ; esso divenne quasi un' in vo
cazione preparatoria d ellam plesso, mentre prima era in intim a re
lazione colla fracto p a n is , che si com pieva appunto durante questo
canto.

110

Communio
II canto del versetto del aalmo 33, G ustate et
vdete, in relazione colla distribuzione dei santi Misteri, c comune
a tutte le litu rgie orientali, m entre in occidente i primi accenni a
un canto durante la Comunione ricorrono appena presso S. A gostino,
che introdusse a Ippona l'u so accettato di recente a Cartagine. L 'inno
vazione, censurata dapprima, flu poi col piacere e si generalizz,
tanto che penetr n elle litu rgie Romana, Am brosiana, Mozarabica
e G allicana, colla differenza che, m entre in q uest ultim e il Com
m unio deriva direttam ente dalle anafore orientali, e consta invaria
bilm ente d alcunl versetti del salm o 33, a Roma in v ece il Comm unio
conserva m eglio la sua tip ica originalit latin a, e , come l introito e
l'offertorio, si compone d una antifona e dun salm o, ambedue varia
b ili e m obili, giusta le varie solen n it d e llanno.
U n esam e accurato dei testi d e ll antifona a d Communonem, du
rante la qu aresim a, rivel al C agin tutto il loro antico ordina
mento in serie progressiva, anteriore a san Gregorio I. L ordine dei
Salmi solo turbato da,poche antifone tratte dal V angelo, e che ri
velano perci u n origine alquanto posteriore.
Talora n el Santorale compariscono testi anche d'altri libri scrittu
rali, com e pure non m ancano esem pi in cui il Comm unio deriva da
opere non canoniche (festa di S. A gata, S. Ignazio d A ntiochia, S. Croce).
Introdotto il Com m unio per un fine identico a quello che aveva
suggerito l offertorio, esso ne condivise, oltre la forma antifonica,
anche la fortuna, perch collo scem are della devozione popolare
verso la pratica della frequente Comunione, il salmo dapprima venne
ridotto al canto d un sol verso intercalato d a ll acrostico respoirsorale, quindi si ridusse ad una sem plice antifona.

" E u ch aristia ,, o ren d im en to d i grazie. D urante il canto del


C om m unio clero e popolo partecipavano ai santi M isteri. N e llalto
m edio evo anche il popolo era ancora ammesso alla partecipazione
del sacro C alice, m a poi a poco a poco s introdusse l uso di non pi
consacrare il calice destinato al popolo, ma di santificarne il vino colla
sem plice infusione di poche stille del S an gu e E ucaristico del Signore,
versate dalla coppa del sacerdote. Quest uso per varie ragioni di

ili

Comodit e di m inor pericolo di profanazione, and sem pre pi esten


dendosi, quando finalm ente n e l secolo x iv ven n e a cessare. D a allora
si pu dire che la Comunione dei laici sotto un'u n ica sp ecie sacra
m entale sia divenuta quasi rito tradizionale n ella Chiesa latina.
In origin e la particola consacrata si con segn ava in m ano stessa
a i fedeli : C orpus C hristi diceva loro il sa ce r d o te , ed essi rispon
devano : A m en. L e donne per pi rispetto la ricevevano sulla palma
della m ano ricoperta da un velo. N el m secolo, e anche pi tardi,
l uso di recarsela in casa per poi com unicarsi nei giorn i alitur
g ici, era abbastanza com une. La le g g e per d el digiuno, naturale
ch e deve precedere la santa C o m u n io n e, era in vigore sin dai
tem pi di T ertulliano. In casa l E ucaristia la si custodiva devota
m ente entro un cofanetto, la si recava sospesa al collo entro un encolpio o teca, la si deponeva persino su i cadaveri da chiudersi nel
sepolcro, A Gerusalem m e san Cirillo esorta i neofiti che, appena ab
biano appressato il labbro al sacro Calice, se n e b agnino il dito, e
n e segnino g li occhi. Sappiam o pure di alcuni Concili in cui i v esco v i,
a sottoscrivere 1 anatem a contro g li eretici, intinsero la penna nel
calice eucaristico, per non ricordare poi i frequenti doni di pani
eucaristici, che si scam biavano in seg n o 'd am icizia i vescovi e i preti
del iv e v secolo. T utti riti che decaddero o vennero aboliti dalla
Chiesa, non appena vi si insinu l abuso, e ven n e meno quella fede
illum inata e vigorosa che li aveva g i istitu iti.
Come Ges a l term ine della cena pasquale aveva cantato cogii
A postoli il grande H aliel, a cui allude anche S. Marco nel suo Van
g e lo *, cosi la C om unione In tutte le liturgie era segu ita sem pre
dal ringraziam ento E u d k a rista , il quale anzi dette il nom e a tutta
l azione sacra. La D idaeh ci conserva le an tich issim e preci che
chiudevano a lla fine del i secolo il pasto con vivale; per q uelle della
m essa non dovevano essere molto differenti. A Roma n ei Sacram en
tari, oltre la colletta p o st C om m unonem , se n e trova u n altra ad
co m ph n du m , e che ora conservata solam ente n elle ferie quaresi
m ali. Quando ancora non era invalso 1' uso di pronunziare la for
inola eu cologica su i fedeli : B m e d c a t vos om nipotens e<c., questa
a d com plendum era l'ultim a benedizione ch e il sacerdote im partiva
a l popolo prima di congedarlo. Si sa che in antico l im posizione
d elle m ani, V O ratio su per hom inem e la benedizione erano term ini
sinonim i ; nessuno veniva rimandato di chiesa senza la b ened izion e ;
tanto che, quando i B izantini il giorno di snta C ecilia dopo la Co
m unione strapparono papa V igilio d a llaltare della Martire Transti> u t , 26,

112

berina e lo trascinarono n ella nave che lo attendeva 11 presso nel fiume


per condurlo a C ostantinopoli, il popolo, al quale pure il Papa era
inviso, tum ultu perch g li si concedesse alm eno il tempo di porre
fine alla m essa stazionale, e di recitare l'ultim a preghiera a d cornp lm d u m , onde lasciare la sua benedizione a ll' assem blea. C onvenne
soddisfare il voto popolare: Papa V igilio fermo sul ponte della nave,
pronunzi l estrem a colletta, cui i circostanti risposero A m en. Allora
soltanto la nave parti, e condusse il Pontefice in esilio sulle rive
infide del Bosforo.

CAPITOLO IX.

Peccatori e penitenti dellantica disciplina ecclesiastica.


L a p en itenza pei peccati com m essi dopo il battesim o a g it per un
tempo le scu ole teologich e d e llan tich it cristiana.
La fede im portava di fatto u n efficace conversione di costum i, ed
oggetto della controversia fu perci, non g i l esisten za d el Sacra
mento o potest della Chiesa di aprire e serrare le porte del Cielo,
ma la convenienza di usar indistintam ente di questo potere verso tutti
i peccatori.
Quando, g iu sta la frase di T ertulliano, C h rstian i non n ascu n tu r,
sed fiu n t, non si nasceva cio cristian i, ma lo si diveniva m ediante
una verace conversione del cuore, il battesim o in rem issionem pec
catori m i era il primo sacram ento di penitenza che nelP inten zion e della
Chiesa im portava pei convertiti l obbligo di una santit di vita cos
em inente, che non vi fosse ordinariam ente pi b isogn o d un ulteriore
rito penitenziale. E bisogna pur credere ch e gen eralm en te avven isse
cos, giacch in alcune C hiese i fedeli non venivano neppure a co
noscenza duna penitenza sacram entaria distinta dal b attesim o, e in
pi luoghi delle intere cla ssi di fedeli furono positivam ente esclu se
dalla partecipazione di questo beneficio, tanto sublim e sem brava do
vesse essere la vita del Cristiano.
N on m io compito di far la storia del dogm a, ed accenner soltanto a lle diverse tendenze circa la penitenza che si m anifestarono
n ei prim i tre seco li della Chiesa, per venir subito alla descrizione dei
riti che accom pagnavano l am m inistrazione di questo sacram ento.
L a distinzion e tra i peccati a d m o rtevi e non a d m ortem ricorre
la prima volta ricordata in san G iovanni *. P er i prim i la Chiesa, in
via ordinaria, si astien e da qualsiasi giu d izio pubblico, riferendosi
direttam ente a quello di D io, m entre per i secondi essa si v a le della
potest concessale dal Signore di rim ettere i peccati. Ma la cosa
assai oscura, e il celebre testo del P a sto r di Erma, in cui sem bra che
la peniten za dopo il battesim o v en g a concessa solo eccezionalm ente
e quasi per un a specie di G iubileo
riceveva d a g li antichi u n altra
1 IOAS.-Jjpj'sf. I, 7, 16.
M a u ia t., IV , 8. P . G., I I, 910.
8 S c h o s t e r , Liber Sacramenlorum - I ,

114
interpretazione affatto diversa, tanto che, m entre ora a noi il passo
sem bra preludere ai rigori d e lleresia di Montano, i cattolici del se
condo secolo n e invocano appunto l autorit contro g li eretici Montan isti *.
V erso il principio d e l n i secolo, quando il raffreddamento dei fe
d eli, la persecuzione e le su ccessiv e apostasie fecero viep p i sentire
il b isogn o d'una certa conformit, tra le varie C hiese circa la d isci
plina pen itenziale, lom a in tervenne autorevolm ente n ella disputa, e
la decision e di C allisto I (217-22), tuttoch com battuta fieram ente da
Ippolito e da T ertulliano, prevalse finalm ente a N icea, e divenne la
norma gen erale per tutta la Chiesa occidentale. F u in questa occa
sione che T ertulliano, scrisse il D e P o e n itm tia e poco appresso il De
P u d ie ita , e che Ippolito sfog la sua bile contro P ap a C allisto nei
fam osi F losofu m eni *.
La pi antica d escrizion e d ella ricon ciliazion e dei p en iten ti con
tenuta appunto n el D e P u d c itia di T ertulliano, che n e fa la carica
tura. L occasione del lib ello ven n e fornita da Papa C allisto, il quale
aveva prom ulgato u n decreto in cu i, m antenendo il giusto m ezzo tra
il rigore d eg li antichi canoni e le n uove circostanze cbe ispiravano
m aggior com passione verso i peccatori, dichiar che e g li avrebbe
concessa l assoluzione anche a i rei d'adulterio, purch avessero com
piu ta prim a la p en iten za loro im posta: E x it edctum et quidem p&rem p to riu m ... pon tiftcs m a x im i, idest episcopi episcoporum ; ego et
moechiae et forn cation is delieta, p o e n itm tia fm w tis, d m it.lo 3.
Ippolito da parte su a tem endo eh e le m iti d isposizioni del Papa
aprissero le v ie al lassism o, ecco come discorre di quel decreto:
* Costui per primo ebbe in anim o di m ostrarsi facile cogli uom ini
riguardo ai peccati sen su ali, dicendo che eg li avrebbe rim esso i pec
cati a tutti . T ertulliano a g g iu n g e questa particolarit: T u quidem
moechnm a d exoran dam fra tern ita fem in E oelesiam inducens, concilia tu m et concineratum curn dedecore et korrore com positum , p ro stern is
in m ediu m ante vid u a s, an te presb-yteros, om n iu m lacin ias invadentem ,
om nium vestigio, lam bentem , o m n iu m genua detinentem , inque cum
hom inis e x tu m q u a n tis potes m isericordiae illecebris, bonus p a sto r et
benedictus p a p a coneionaris, et in parabola ovis caprcts tu as q u a eris,
tu a ovis me ru rsu s de grege e x ila t; qu asi non exinde ia m liceat quod
sem el lic u it; coeteras etiam m etu comples cum m a x im e indulgeas i .
L innovazione Callistiana fu derisa dai Mojilanisti e dagli eretici,
i T e s t ,, De P u d i tia , o, x, P. ., I I , 1052.
IX , c. x i-x m .
s V e P u d citia , a. i, P . ., H , 1032-S3.
4 De P u d c itia , o. u u , P . L ., I I , 1058.
* Philosophum ena,

115
e fin tra i cattolici; e a Roma trov grande opposizione. In Africa
parecchi vescovi in to tu m poenitentae loeum can tra adulterio, clauseran t, com e riferisce Cipriano 1 ; ed O rigene stesso ritien e inoppor
tuna l in d u lgen za che allora si v o lev a usare. T alu n o, e g li dice, ha
peccato, e dopo il debito chiede di essere am m esso alla com unione.
S e g li si concede la dim anda, il perdono reca del danno, e rilasciato
una volta il freno, s apre il corso a tutti i delitti. Se invece il g iu
dice, ripensando seriam ente al caso, onde non m ostrarsi n troppo
debole, n troppo duro, vorr, considerare co si il van ta g g io privato
che la salute com une, qualora il perdono del peccatore sar cagione
di un danno sociale, non v ha dubbio che e g li a salvezza di m olti
escluder questi dalla com unione d ella Chiesa *. N ella storia per
di queste controversie im portante di rilevare bene ehe gen era l
m ente tutti i cattolici presuppongono e confessano la potest della
Chiesa di rim ettere i p eccati, onde tutta la q u estion e aveva per essi
un carattere em inentem ente disciplinare e pratico circa l opportunit
di usarne o no in favore dei peccatori.
T ertulliano talvolta lo confessa esplicitam ente : Sed hai)et, in qu is,
p otestatem Ecclesia d elcta dem andi hoc ego m agis agnosco et d is
porlo i 3. Non d eve quindi recare m eraviglia, se col tem po le condi
zioni disciplinari circa l'am m inistrazione di questo sacram ento abbiano
variato e siano divenute tanto m iti, tanto che C elestino I pot scri
vere ai vescovi g a llica n i tenacem ente attaccati a ll1antico rigorism o
an ch e verso i m oribondi : H orrem us, fateor, ta n ta e im p ieta tis aliqu&m
reperr u t de D e ip ie ta te desperei, qu asi non p o ss it a d se quovs tem
p o re concurrenti suecu rrere
Q uid hoc, rogo, a liu d est, qu am moren ti m ortem addere, eiusque a n im a vi, su a cru delitate, ne absoluta
esse p o ss it occidere ? 4.
T ale il cam m ino percorso d alla penitenza sacram entale prima
di giu n g ere sino a llodierna disciplina, ch e sostanzialm ente iden
tica a quella ora descritta da Papa C elestino. T uttavia a renderci
m eglio conto della ragion e e d elle circostanze ch e n e i prim i tre se
coli avevano ispirati ai vescovi dei criteri assai pi austeri, dobbiamo
distin guere un doppio g en ere di peccati e di penitenza. L a penitenza
pubblica e solen n e per i d elitti g ravi contem plati nei canoni peniten
zia li, e quella privata e secreta per le colpe occulte. Q uest ultim e
venivano accusate in secreto a l sacerdote e potevano im petrare sem pre
l assoluzione sacram en tale, m entre le prim e dovevano espiarsi pubbli' Eplst. X, n. xxi, I'. L., IH, Sii.
* Ho ititi, in lerem ., n i , 5, P, <?,, S U I , 386.
S De Fudiitia, x xi, P , X., I I, 1078.
* Coelestini I Epist. I T , 3, P . L., L, 472.

116
carni onte una sola volta. (Deus) collocami in vestbulo p o m iten lia ii
secttndam quae p itlsa n tib u s p a tefa cia t. Sed iam semel, qu ia iam secundo,
sed am pliu s n u m qu am , qu ia p ro x m e fr u str a ( T e r t u l l . , D e Poenitentia). E pi esplicitam ente O rigene (Homil, XV in L evit.) : In yravioribus enm cri-minibus semel ta n tu m poenitentiae conceditur loeus.
Ita vero communio, quae frequenter in eu rrim u s sem per poen iten tiam
recipiu n t et sine interm issione red im itn tu r. E di questa p en iten za
pubblica trattano precisam ente alcuni testi di Padri antichi, quando
per esem pio negano che ad essa possano essere am m essi g li eccle
siastici.
Il fervore m onastico contribu assai a diffondere l'uso dim petrare
l'assolu zion e sacerdotale anche per le colpe ven iali e quotidiane. Cosi
i m onaci di san Colombano si confessavano ogni giorno, e n ella re
g o la di san B enedetto, oltre a l ricordare il secreto sacram entale della
confessione auricolare 1 tra i m ezzi quotidiani per avanzare n elle vie
dello spirito, si con siglia pure la pratica di confessare candidam ente
le proprie colpe a llabate o ai seniores sp iritita les a. L'uso della Chiesa
v oleva che la quaresim a fosse il tempo soprattutto destinato alla
santa C onfessione; pi tardi a lla Pasqua venne equiparato anche il
N atale e le R ogazioni, cosicch n el m edio evo i fedeli si accostavano
al sacram ento delia penitenza tre o quattro volte l anno.
I l rito della confessione pubblica e privata differiva interam ente.
G eneralm ente i peccati pubblici im portavano pel reo la sua separa
zion e dal corpo della Chiesa ; di gu isa ehe anche la ricon ciliazion e
esprim eva questo ritorno del p enitente all'unit, ecclesiastiea. Le colpe
occulte invece, fossero pur state gravi, non essendo gen eralm en te con
siderate n ei canoni penitenziali, non escludevano di per s il reo dalla
com unione ecclesiastica. P erci, quando i vescovi della Campania,
del Sannio e del P iceno s arrogarono il diritto di costringere i fedeli
alla confessione pubblica anche per le colpe occulte, san L eone Magno
proib questuso, dichiarandolo contrario a lla tradizione apostolica 3.
Gli elem enti della penitenza in quanto rito saeram entario, sono
duo: l accusa delle proprie colpe e l assoluzione sacerdotale. Quanto
alla prima, g ii O rdines R om an i voglion o che a l principio di quare
sima i peccatori in abito um ile, senza b astoni n armi, e a piedi
nudi vadano al Sacerdote, e g li si prostrino ai piedi.
G eneralm ente prima deila confessione il sacerdote recitava sul
penitente alcune preghiere, quindi lo faceva sedere interrogandolo

* C . X L V I.

* C. IV.
3 Epist. C L X Y I I I , c. il, P, L., L I V , 1210.

117
su lle verit principali della F ede ; ascoltava poi la sua confessione,
aiutandolo con opportune dom ande o per m ezzo d un form ulario
scritto, in eui sotto forma di preghiera si conteneva un m inuzioso
elenco d i peccati. S egu iva poscia l'assolu zion e in forma deprecatoria,
accom pagnata d a llim posizione d elle m ani. La forma deprecatoria
d e ll assoluzione era generalm ente in uso anche fra i L atin i, prima
che in O ccidente verso il secolo x i i com inciasse a prevalere quella
indicativa, che assai m eglio d ellaltra indica la potest giudiziaria
esercitata dal sacerdote in questo Sacramento.
Tra i Greci il rito assai pi com plicato. G iusta l 'M icologia
il penitente si presenta al sacerdote, ii quale intuona dapprim a una
prece litanica, perch la divina m isericordia condoni al p enitente ogni
peccato com m esso sia per pura fragilit, sia per m alizia. Segu e
un'orazione, ove s ricorda la potest concessa alla Chiesa di assol
vere dai peccati, e ai prega Colui che solo sen za peccato, a pro
sciogliere il peccatore dai suoi la cci. Cantato tre volte il trisagio,
coi salm i Venite exsu ltem u s e M iserere, il pen iten te prostrato a terra
dice: P ecca i, o Signore, abbi di m e piet , e levandosi: i 0 D io,
b propizio a m e peccatore . Il sacerdote allora recita sopra di lui
u n 'altra preghiera, n ella quale si fa m enzione d ella penitenza di
D avid e di Manasse, im plorando la divina m isericordia su l reo. Questi
leva allora le su e m ani al cielo e d ice: a S ign ore, tu conosci tutti i
secreti del mio cuore . Il sacerdote allora l interroga su lle diverse
specie di p eccati ch e abbia potuto com m ettere, in d i p ro seg u e: F ili
m i, abiectus su m et h u m lis peccator ; eius p ro p terea q u i a p u d m e confitctu r, non valeo dim ittere p e c c a ta ; sed D eus est q u i illa condonai.
P ro p ter Ulani autem d iv in itu s p ro la ta m ... apostolis,,, vocem : Quorum
diniis&rts etc... et nos confisi d icim u s; Quaecumque tenussim ae meae
h u m iliia t... en a rra sti... condonet Ubi D eus in p ra esen ti saeculo et in
fu tu ro. Seguono altre due preghiere, in cui si esprim ono sotto frma
deprecatoria cosi il perdono dei peccati, che la natura sp eciale del
ministero sacerdotale in questo sacram ento: p e r m ep ec ca to rem ... Deus
Ubi pareo,
A nch e presso i L atini, nel m edio evo., il rito non era differente.
Prim a della confession e il sacerdote recitava una p regh iera; indi,
term inata l accusa d elle colpe da parte del p en iten te, l assoluzione
quando non ven iva deferita al vescovo, ovvero differita sino al
gioved santo era accom pagnata d a lla recita di vari salm i p en iten
ziali, con sp eciali collette e preghiere.
A ndata in disuso la penitenza pubblica, i canoni con ciliari ed i
penitenziali com inciarono ad avere, nel m edio evo, un a grande im
portanza anche in queste confessioni privato, ove a ciascun peccato

118
il sacerdote im poneva la penitenza corrispondente, indicata nella ta
b ella penitenziaria della propria diocesi.
N on sem pre il sacerdote conferiva e g li stesso l assolu zion e; talora
questa era riservata al vescovo o al P apa, ed allora il reo si poneva
in via g g io verso la citt episcopale o alla volta di Roma, accom pa
gnato dalla lettera del proprio confessore. Spesso a rendere pi so
lenne 1 assoluzione sacram entale, essa era ripetuta per pi giorni,
ovvero si raccoglievano in siem e parecchi preti e vescovi, i quali, dopo
ascoltata la confessione, pronunziavano collegialm en te la sen ten za a s
solutoria del peccatore pentito.
Il rito della penitenza pubblica n ei paesi che subirono l'influenza
celtica fino al decim o seeolo fu a ssa i gravoso. I rei, ricoperti di c i
licio, cospersi di cenere, ricevevano l im posizione delle m ani, e v e
nivano espulsi dal tem pio, rim anendo in tale abito tutto il tem po della
penitenza. Rasa la chiom a, a p iedi scalzi, in veste da lu tto, dovevano
intanto astenersi dai loro consueti uffici, per attendere alla preghiera
e al digiuno. T alora venivan o anche trattenuti n elle carceri ecclesia
stiche, non potevano toccare vivande di carne n bere vino, o dove
vano intraprendere dei faticosi p ellegrin aggi, cariehi, in isp ecie g li
om icidi, di pesanti catene. Tra i confessori non mancarono di quelli
ohe im posero ai p en itenti d elle forti battiture o disei pi ine, e tra i
primi cisterciensi si nota l uso di prescrivere l osservanza della regola
m onastica, siccom e penitenza sacram entale a i loro novizi.
Il rinvio dei penitenti n ella liturgia latina al principio della tnissa
fidelium, non ha lasciato traccia di s nei Sacramentari. San Gre
gorio sem bra accennarvi siccom e a una cerim onia andata in disuso,
ma assai dubbia l opinione d alcu n i litu rgisti, secondo i quali la ca
gion e di questo mutamento sarebbe da ricercarsi n ella disciplina ro
m ana del m edio evo, che rinchiudeva i p enitenti nei m onasteri, giacch
tale pena non ven n e im posta che di rado, e principalm ente quando si
trattava di dignitari ecclesiastici.
L a prima cerim onia per a reintegrazione dei rei n ella com unione
ecclesiastica segu iva la loro dim anda di venire am m essi alla penitenza
canonica. Questa dopo il quarto secolo era generalm ente esaudita, ed
il sacerdote im poneva le mani su l capo del peccatore, con segn an d ogli
una veste di cilicio. A Roma il rito assum eva d elle form e assa i m ae
stose, e Sozom eno narra ehe dopo la m essa i p enitenti si prostravano
a terra innanzi al vescovo e a l popolo, deplorando le loro colpe. La
scena ispirava piet, e il Pontefice prostrato an ch eg li a terra col
popolo, si u n iva ai loro lam en ti, im plorando da D io perdono. Indi
levatosi invitava anche i penitenti a rialzarsi, e, recitata un a pre
ghiera, li congedava dalla ch iesa, affinch ciascuno com piesse priva

tam ente la pena che g li era stata im posta. Questa variava a seconda
delle colpe com m esse, e tutto fa ritenere che d a i tem pi di O rigene,
prima della confessione pubblica, la cosa si accom odasse in privato
tra il p en iten te ed il vescovo o prete pen iten ziere, dal cui giudizio
dipendeva se era opportuno o no, che eg li scoprisse le p ia g h e del
l anim a su a innanzi a llassem blea dei fed eli.
E tuttavia opportuno di rilevare come la disciplina ecclesia stica
venn e dichiarandosi sem pre pi aliena dalla pubblica exom ologesi
tanto cara a g li an tich i ; onde ben presto essa non solo ven n e abolita
a C ostantinopoli e riprovata a Roma da P ap a G elasio I, ma perfn
n elle reg o le m onastiche lim itata espressam ente a lle colp e esterne
e a lle m ancanze regolari. S. Benedetto in term ini esp liciti v u o le che
i peccati occu lti ven gan o m anifestati solo all'A b b ate o a i padri sp i
rituali, i quali sappiano curare le proprie ed altrui p iagh e, senza punto
rivelarle *.
Verso il nono secolo la p en iten za pubblica divenne sem pre pi rara,
onde, in m ancanza di p en iten ti, l antieo rito d e llim posizione delle
ceneri, in capite eiu n ii, ven n e com piuto sul clero ed indistintam ente
su tutti i fed eli, che si sostituirono cosi ai pubblici peccatori. T ale
sostituzione rivela subito una strana confusione disciplinare, e per
quello che riguarda il clero, essa affatto in con ciliab ile c o llantica
m entalit rom ana e eoll'an tico diritto dei Sacri Canoni, giu sta i quali
il m ediatore tra D io e il peccatore doveva essere dotato d og n i virt
e perfezione. L uso tuttavia divenne com une, specialm en te per opera
delle litu rgie g a llica n e, onde fin per prevalere anche in Isp agn a e a
Roma.
L a cerim onia descritta n e llattuale Pontificale romano per l'esp u l
sione dei p enitenti d alla chiesa assai dram m atica, e deriva d agli usi
g a llica n i del decim o e undecim o secolo, g ia cch n e troviam o i primi
accen n i appunto in quei Sacram entari, Il vescovo a principio di qua
resim a b en edice e im pone a i rei la cenere e il cilizio, quindi, cantati
col popolo i salm i p en iten ziali co lle litan ie, ricorda ai penitenti la
colpa e la penitenza d Adam o, spiegando loro le relazion i che cor
revano tra la sua cacciata d a llEden e la loro esp u lsion e tem poranea
dalla Chiesa. I penitenti, tenendo colla destra un cereo, si prende
vano l un l altro per m ano; il vescovo prendeva an ch e g li per mano
il primo d ella fila e li conduceva fuori del tem pio, frattanto ch e la
s-ihola esegu iva uno splendido responsorio, in cui si descriveva la colpa
dei primi progenitori n e l Paradiso e la divina sen ten za d ellespulsione
pronunciata eontro d i loro.
1

1legula S. Benedicti, o .

ii.ti.

120
Altra volta, il gioved santo, la litu rgia m edievale celebrava tre
m esse, una per la ricon ciliazion e dei pen iten ti, l'altra per la benedi
zione dei santi Olii e l'u ltim a p e i la santa Comunione,
I p enitenti per tempo prendevano posto innanzi alia porta del
tem pio. Il vescovo, l arcidiacono, un diacono e quattro suddiaconi ai
rivestivano allora dei sacri param enti, e recitavano in siem e col clero
e col popolo i salm i peniten ziali con le L itan ie dei Santi, Quando il
coro era giunto a llin vocazion e del Patriarchi, al eenno del vescovo,
due suddiaconi con le can d ele accese in mano si presentavano ai pe
nitenti su lle so g lie del tem pio, e cantavano : Vivo ego, d icit D om inus,
nolo mortem, peccatoris, sed u t m agis con vertatu r et v iv a i. Indi, spenti
i lum i, serravano le porte e proseguiva la litan ia. Quando questa g iu n
g eva al punto d'invocare i S an ti Martiri, altri due suddiaconi ripete
vano l identica cerim onia cantando: D ic it D om in u s, p o eu iten tia m
agite,; appropin qu avit enim regnum coelorum. La terza volta arrecava
ai penitenti l annuncio della vicin a rem issione uno dei diaconi pi
an zian i, il quale inoltre accendeva le loro candele in attesa ehe fi
n isse la litania. A llora l'arcidiacono prendeva la parola e ricordava
al vescovo esser giunto il tempo d ella salvezza com une, il giorno in
cui il Redentore sulla Croce diede m orte al peccato rigenerando a
nuova vita la Chiesa, ehe per m ozzo dei neofiti e dei penitenti sta per
dilatare le su e conquiste. L acqua del battesim o lava i peccati dei
primi, le lacrim e quelli dei secondi. Il vescovo rispondeva c o llesortare i r e i'a non diffidare della m isericordia di D io ; indi la schola
invitava per tre volte i miseri peccatori ad avvicinarsi al prelato, onde
conoscere da lui le vie del Signore.
Cantato il salmo Benedicala D o m in u m ( x x x i i i ), i p enitenti rien
travano e si gettavano ai piedi del vescovo. L arciprete in sisteva per
la loro riconciliazione, facendosi garante della sincerit dei loro pro
p ositi, onde il Pontefice finalm ente acconsentiva; e, preso per mano
colui tra i penitenti che apriva la fila, li introduceva n ella basilica.
A questo punto l'odierno P ontificale tradisce una com penetrazione di
parecchi Sacram entari, gia cch seguono diverse forinole dassoluzione
affatto indipendenti l'una dall'altra, e che anzi si escludono a vicenda,
La prima, la pi b ella, ha una splendida forinola deprecatoria con un
prefazio, in cui si ricordano le divine m isericordie verso A cab, P ietro
e il buon Ladro, pregando il Signore perch renda degni i penitenti
d ella sua Cena E ucaristica. Sembrerebbe che il rito dovesse finir q u i,
come in origin e; mentre in vece u e llattuale Pontificale si ritorna bru
scam ente un passo indietro, e, prostrato clero e popolo in terra, si
cantano i salm i M iserere m ei, D eus (l) e l altro Miserer m e/, Deus,
tniserere m ei (tv i) coji sette preghiere assolutorie di sapore che non

121

affatto romano. A lcune di tali preghiere fanno parte attualm ente


d e ll'O r o com m endaiionis anim a# (D eus m isericors, D eus clem ens, eie.).
Da ultim o il P ontefice, e qui il rito sem bra ancora pi strano,
quasi ch e la pena rim anga tuttavia ad espiarsi concede una par
ziale rem issione delle loro colpe a i p en iten ti; e riunendo popoli e
penitenti entro u n identica sentenza di assoluzione plenaria, concede
agli astanti la sua benedizione pastorale.
Q uestultim a parte della ricon ciliazion e, dopo ch e ebbe rivestito
un certo carattere generale, pot sopravvivere a lu n g o , anche quando
lantica disciplina della penitenza pubblica and interam ente in disuso.
Infatti a Eoma, il gioved santo, il Papa fino al 1870 fu solito dal
l alto della lo g g ia della b a silica vaticana di concedere al popolo la
benedizione con l ind u lgen za plenaria, che era come l ultim o ricordo
duna d elle tradizioni ecclesiastich e pi antiche e venerabili.
L'uso m edievale, da principio assai limitato., di concedere delle
indulgenze, intim am ente connesso colla discip lin a d ella pubblica
penitenza. Quando i canoni divennero sem pre pi severi e prescris
sero un numero cosi lu n g o d anni di pena, che a scontarla non sa
rebbe stata sufficiente tutta la vita, com inci ad introdursi l uso di
sostituire la penitenza canonica per m ezzo di elem osine, di p elleg ri
n a g g i, d i d iscip line e talora c o llarmarsi soldato alla volta d ella P a
lestina, per com battere g linfedeli. E noto che san Pier D am iani espi,
in pochi m esi la lu n gh issim a penitenza canonica im postagli a cagione
della rinunzia a llepiscopato d Ostia, cantando dei salteri e p icch ian
dosi le spalle con flagelli di vim ini .
Fu quindi l eccesso stesso dei canoni p enitenziari quello che con
tribu a mandare in disuso l antica forma d ella penitenza canonica,
alla quale, n el tardo m edio evo, ai sostituirono le in d u lgen ze e i
giub ilei. Eom a colla sua discrezione e buon senso tradizionale non
ebbe alcuna parte in queste strane com penetrazioni rituali e in questi
rigori eccessivi, A nche l antico rito romano della ricon ciliazion e dei
penitenti rivela uno spirito m ite c discreto, che la v in ce di molto
sulle forinole penitenziarie dogli I andesi e delle Chiese G allicane.
i S. Pn-riti D i n ,, Opuso. X X , Apolog. o!> tlinssitm Epincopat., Cap. i, V. L.,
C X L V , col. 444.

CAPITOLO X .

Le sacre ordinazioni.
Se il sacro C oncilio d i T rento ei indegna ch e g li A p ostoli Tennero
in sign iti del Sacerdozio n e llU ltim a C ena, non ci dice per nu lla ae il
rito sacram entale della sacra ordinazione venne determ inato allora,
o solo in vece dopo la R isurrezione. L eggiam o che in su lla sera del
giorno di P asqua G es riconferm a g li A postoli la potest di rim et
tere i peccati, alitando su di loro e conferendo il dono d ello Spirito
Santo, m a non vediam o m ai ch e essi abbiano p oscia im itato tal rito
n elle sacre ordinazioni ; onde da ritenere ch e Ges stesso abbia loro
rivelato alm eno il concetto specifico d elle form ole eu cologich e da pro
ferire, quando essi alla loro v o lta avrebbero elevato altri a llonore
delia d ignit eceleaiastica m ediante l im posizione d elle m ani.
La tesi teologicam en te certa, e storicam ente ce n e forniscono le
prove g li stessi sacri Libri del N uovo T estam ento, ohe ricordano le
preghiere e l im posizione delle m ani d e g li A postoli n e llordinazione
dei prim i diaeoni, la preghiera, il digiuno e l im posizione d elle m ani
n e ll ordinazione episcopale di Paolo e di Barnaba, e quando infine
l A postolo stesso ram m enta a T im oteo la grazia che g li era stata con
ferita m ediante l im p osizion e delle m ani.
L im posizione d elle m ani e l'ep iclesi episcopale sono pertanto il
segno essen ziale del sacram ento dell'O rdine, che d eve m antenersi in
tatto in tutti i riti e in tutti i seco li; il digiu n o, d origine apostolica,
preced sem pre e dappertutto il sacro rito, ma il resto, lita n ie, un
zioni, consegna di strum enti ecc., da principio non furono che ceri
m onie ecelesiastiche, di varia origine e di tempi diversi, ehe cerca
rono dabbellire il segno sacram entale, e per m ezzo di cose sen sib ili
vollero spiegarne i reconditi significati.
Siccom e l attuale rito d elle ordinazioni prescritto n el Pontificale
risulta da una fusione du si franchi e rom ani, non sar in u tile discor
rere particolarm ente d i questi usi locali.
Come n ella m essa, co si n elle sacre ordinazioni, le C hiese franche
e sp aglinole ebbero g i dei riti affatto diversi dai Romani,
Gli S /a iu ta Ecclesiae a n tiq u a , il M ssalc fran coru m e il Gelasiano
vanno d' accordo col De. Offlcis di san tIsidoro e col Lfber ordin u m
inozarabico.

123
Quanto a g li ordini m inori n ella Chiesa G allicana l arcidiacono
istruiva dapprima g li ordinandi circa le funzioni del proprio ufficio ;
indi il vescovo consegnava loro g li u ten sili propri d ella loro fun
zione, pronunciando una breve benedizione, che, com e d i stile, nel
rito franco era preceduta da un invito alla preghiera rivolto i po
polo. Queste catechesi areidiaconali, passate pure n e lla ttu ale P o n ti
ficale rom ano, sono tra le com posizioni litu rgich e pi in teressan ti;
difficile di determ inarne le origin i, giacch , m entre voglion o preten
dere ad u n intonazione assai antica, talvolta tradiscono dei concetti
ed u si affatto posteriori, che fanno risalire la redazione definitiva verso
il vi -v ii secolo. Infatti, l am m onizione deU'ostiario sem bra presup
porre l u so gen erale d elle cam pane, il che ci riporta alm eno al se
colo v m , ed in altro luogo si accenna pure a lla partecipazione del
popolo al canto dei d ivin i uffici, costum e che n elle G allie non a n
teriore al secolo v i i .
Il rito d e llordinazione del lettore pi sin golare ancora. Il vescovo
g li d ice : eligu nt te fra tre s tu , u t sis lector ecc. il ch e suppone
sia preceduta u n elezio n e popolare; quindi innanzi a l popolo il pre
lato fa g li elo g i d e lleletto e d ellordine di cui vuole in sign irlo, e gli
consegna il codiee d elle san te Scritture. I m ss. non contengono re
golarm ente alcun formulario di queste allocu zion i estem poranee; solo
l attuale P ontificale romano ce n e ha conservata una per ciascun or
dine, ch e certam ente deriva dal rito ga llica n o . Cosi in quella del
lettore si accenna a lluso di far segu ire sem pre la predica dopo la
lezione scritturale. L ultim a orazione alla fine d ell'ordinazione assai
m utila in tutti i m ss., onde riesee quasi in in tellig ib ile : Ut assidu ifate
eleciionum ( leetionum ) d istin c tv s atque ord in a tu s { = o m a tu s) curis
m odolis s p irita li (is) devotione () (adde gratiae) lin g u a resonet ecolesicte
se pure non si pone in relazione coll'ufficio di cantore, comm esso
g i per tempo ai lettori.
I l rito d ell ordinazione d eg li esorcisti non presenta m inori diffi
colt. Il carism a di cacciare i demoni d agli ossessi n el quarto secolo
era g i divenuto raro, e sembrava riservato ai m onaci d pi santa
vita, o ai corpi dei martiri che riposavano nella p ace d ella loro tom ba.
A nehe g li energum eni non erano pi cos num erosi da richiedere
l'istitu zion e di un ordine sp eciale con attribuzioni carism atiche de
term inate e perm anenti per un bisogno tanto even tu ale e cos raro.
P erci, d accordo eoi docum enti romani, ci sem bra di poter ritenere
siccom e probabile, che da principio l ufficio d e llesorcista si rico lle
gava colla disciplina del catecum enato, e che le insufflazioni e gli
scongiuri riservati p oscia a g li acco liti n ei grandi scrutini precedenti
il battesim o, in origine, erano attribuiti a g li esorcisti. naturale che,

124
quando il catecum enato nel sesto secolo ebbe perduto il suo primitivo
carattere, anche l esorcistato fu affatto destituito d'im portanza, cosi
che il suo originario significato aubi, m assim e n elle G allie, uno strano
spostam ento, e giunse quasi a confondersi col carisma gratuito di lib e
rare g li ossessi (g ra tta m iration u m ) dalla potest d egli spiriti infernali.
L ordine d ellaccolitato sem bra che in Francia non abbia riscosso
dappertutto delle grandi sim patie, giaech il Sacram entario G elasiano
e il M issale fran coru m , pur conservandoci il testo d elle preghiere
inaugurali, rivelano per una grande incertezza circa il posto gerar
chico che com peteva agli ordinati. A nche le attribuzioni riferite a l
l accolito n e ll A dm ontio d eli.odierno P ontificale non sono affatto
quelle rom ane, giacch il preparare il vin o e l acqua per la m essa,
a Roma spettava esclusivam ente al diacono, senza che v i avesse parte
alcun chierico di grado inferiore.
L ordinazione del suddiacono presso i Franchi era abbastanza sem
p lice: il vescovo g li consegnava il calice colla patena, quindi l arci
diacono g li presentava il b acile colla salvietta per asciu gare le m ani,
ed il prelato lo istruiva su llim portanza deUufiicio ch e doveva com
piere S i usque nunc eriosus etc. , donde si rileva che il clero
gallican o era appunto quale ce lo descriveva Gregorio di Tours o
san B onifacio, un m isto di qualit buone e cattive, di relig io n e elevata
e di barbarie.
L eletto al diaconato veniva presentato dal vescovo a llassem blea
dei fedeli, che esprim eva il suo consenso co llacclam azione : D ig m ts
est. S egu iva u n a sp ecie di preambolo od una preghiera collettiva
com m uns ovatto, di cui per docum enti non ci conservano ii
testo , e che verisim lm ente doveva essere o un p ra efa to o una
litania ; dopo di che il vescovo im poneva la mano sul capo del nuovo
diacono pronunciando la benediciti) sacram entale. A ltr o v e , spe
cialm ente tra g li A nglo-sassoni, c era l uso di consacrare tanto le
m ani dei diaconi che quelle dei sacerdoti con l olio benedetto, rito
che verso il secolo v ili si introdusse anche in Francia ; m a il fatto
stesso che in tale unzione era adoperato non il sacro crism a ma l olio
dei catecum eni, gi, rivela la tarda origin e di questa cerim onia.
L ordinazione dei sacerdoti, g iu sta il rito gallican o, non differisce
m olto da quella dei diaconi, tranne che il presbiterio presente si
associava al vescovo neUimporre le m ani su l capo d e lleletto, il quale
ven iva altres unto co l crisma.
La consacrazione episcopale per lo pi si celebrava n ella citt
stessa dove l eletto doveva presiedere. Precedevano dei lu n g h i n eg o
ziati fra il clero, il vescovo m etropolitano e la corte reale, e quando
finalm ente tutti g li anim i si erano m essi d accordo circa la persona

125
del candidato, il m etropolitano n e faceva la presentazione ufficiale
al clero e al popolo, perch colle loro acclam azioni n e conferm assero
la scelta. D ignus est rispondeva tosto l assem blea, e allora il vescovo
con un lu n go pream bolo invitava il popolo ad u nire i propri voti
alla sua preghiera consecratoria.
D ue vescovi tenevano aperto sul capo d elleletto il codice dei santi
E vangeli, m entre g li altri g l im ponevano le m ani insiem e col m etro
politano, indi segu iva l unzione d elle m ani col sacro crism a, la sola
unzione praticata in F rancia al tempo dei M erovingi, g ia cch quella
della testa non fu in uso che verso il secolo ix .
In tutta questa liturgia g a llica n a affatto sin golare la tendenza
ad inviluppare la chirotonia prim itiva, essen ziale a l sacram ento d e l
l Ordine, entro altre cerim onie che voglion o esprim ere quasi sen si
bilm ente il contenuto sacram entario. D i pi, non si comprendono
troppo le cagion i per cui g li Ordini inferiori salirono presso i Franchi
a tanta im portanza, cosi che la loro in iziazion e fu circondata di tanto
apparato di form ole, mentre, a Roma, il rito era assai sem plice. Altra
particolarit rilevante la prece consecratoria d eg li ordini m aggiori
in forma deprecativa di sem plice Orato, m entre a Roma aveva un
carattere m aestoso.
Spesso i rituali franchi om ettono d indicare l im posizione delle
m ani, m a questa era sottintesa n ello stesso titolo di o rato super
diaconu m , p resb yteru m etc, gia cch , al dir di S. A gostino q u id a liu d
est m a n u u m im postilo, quam orato super hom inem ?
A desso dalle G allie passiam o un p o in Oriente.
Per una strana coincidenza, mentre i riti n ella m essa g a llica n a
quanto pi differiscono da quelli adoperati a Roma, son tanto pi
affini a g li u si orientali, avviene il contrario per le cerim onie dello
sacre ordinazioni, in cui in vece Roma che a preferenza d elle Galli e
e della Spagna, si trova in perfetto accordo con l'O riente. N u lla di
p i sem plice d elle ordinazioni presso i Greci e i Siri, quali ce li de
scrivono, per esem pio, le Costituzioni apostoliche e le Pscudo-D ionisio.
Il vescovo eletto v ien e presentato al popolo, il quale attesta al m e
tropolitano la sua id on eit; quindi due diaconi sosten gon o sul capo
del consecrando il santo van gelo, frattanto che i vescovi gl'im pongono le m ani pronunciando l epiclesi consecratoria in forma depre
cativa. L 'ordinato v ien e quindi intronizzato, e dopo scam biato coi
suoi consecratori l am plesso di pace, celebra e g li stesso la m essa
so len n e. .
L e ordinazioni dei preti e dei diaconi non sono m olto diverse;
precede la presentazione del popolo, quindi il vescovo im pone le sue
m ani e recita la preghiera consecratoria,

126
Mentre in Oriente il m in isteriu m si d isgregava dando origine
ad altri due ordini inferiori, il lettorato e l ipodiaconato rim anendo
cos esclu si dalla gerarchia ecclesia stica g li altri uffici relig io si di
m inor conto, ostiari, fossori, cantori, ecc. in O ccidente sin dal pe
riodo im m ediatam ente consecutivo a quello apostolico ritroviam o le
prime tracce d i cinque ordini inferiori, ch e per non incontrarono
sem pre n dovunque egu a le fortuna. Il Sacerdotium com prese l ep i
scopato ed il presbiterato ; il diaconato condivise le su e attribuzioni
eucaristiche col suddiacono e co ll'accolito, m entre g li altri tre ordini
inferiori ebbero l in carico di preparare i catecum eni a l battesim o, di
leg g ere le Scritture su llam bone e di custodire il d o m n iu m o chiesa.
L a gen esi storica di q uesti ordini m inori ancora a ssa i oscura.
Sem bra che in origine la lettu ra pubblica v en isse affidata indifferen
tem ente a chiunque piacesse al vescovo, an zi neppur il santo Van
g elo era esclusivam ente riservato al diacono. Gli ostiari sono nom inati
assai raram ente ; anzi, quando le assem b lee cristiane nel primo secolo
furono tenute in case private, s i riesce a stento a com prendere come
la cura d ella porta possa essere stata com m essa a persone diverse dai
soliti schiavi della dom us patrizia che ospitava la Chiesa nascente.
N ella corrispondenza di san C ipriano, ch e pur nom ina g li altri sei or
dini eeclesiastici, non appariscono m ai g li ostiari; san Cornelio n e l 251
attesta che in Roma v erano 46 preti, 7 diaconi, 7 suddiaconi, 42 ac
coliti e altri 52 ch ierici inferiori, ma assai dubbio ch e tra questi
v i siano stati com presi g li ostiari, gia cch , ripartendo queste cifre
tra i vari tito li urbani e le sette region i ecclesiastiche in cui Papa F a
biano aveva divisa la citt, ne risultano due preti per ciascun titolo,
ed a l governo d*ognu.na d elle sette reg io n i ecclesiastich e ch e per
com prendevano due region i civ ili un diacono, un suddiacono e sei
accoliti ; ora se g li altri 52 chierici inferiori li ripartiamo tra g li esor
cisti, i lettori e g li ostiari, avremmo una m edia di 6 esorcisti, di
13 lettori e di 13 ostiari, numero un p o esigu o, quando si pensa che
oltre a lle eventuali circostanze di m alattie o altro, la cura della chiesa
e il canto esigevan o ch e pi dun chierico ven isse in ciascun titolo
addetto a questo ufficio. T oglien d o in v ece d i m ezzo g li ostiari, po
tremmo allora raddoppiare in ciascu n titolo il numero dei lettori.
vero che il L ber P on tiftcalis assegn a per com pagno d i martirio a
san Lorenzo l'ostiario Romano, ma il testo poco sicuro. D i pi i
docum enti rom ani, ch e fanno l enum erazione dei vari gradi ecclesia
stici, assai raram ente vi comprendono g li ostiari, i quali, n el quinto
secolo, erano stati g i sostituiti dai m ansionari, un a sp ecie d i sacre
stani, m a che per non facevano parte d ella gerarchia clericale.
O rdinariam ente l in iziazion e ecclesiastica com inciava a Roma eoi

127
lettorato, il quale poteva essere confidato anche ai fan ciu lli. In s e
guito i lettori furono riuniti come in una sp ecie di sem inario, nel
cui seno nacque poi la Schola C antorum di san Gregorio.
A nche l esorcistato era un grado da principianti. E sso decadde col
decadere della d isciplina del catecum enato, m entre l aceolitato and
aum entando dim portanza sino ad assorbire dei diritti altra volta ri
servati al diacono.
In fatti a E om a g li a ccoliti, alm eno fin dal quarto secolo, sostitu i
rono i diaconi n el recare l'E u caristia consecrata dal P ap a n ei vari
titoli urbani ; in oltre g li Ordines R om an i attribuiscono loro un a parte
assai im portante n eg li scrutini dei catecum eni e n e llam m inistrazione
del battesim o.
A differenza delle litu rgie g a llica n e , dove abbiam o lam entato che
le cerim onie del sacram ento d ellOrdine com prom ettono gravem ente
il significato preciso del rito essen zia le ch e rim ane un p o confuso e
nascosto tra tutte qu elle am m onizioni, acclam azioni popolari, consegna
d elle in segn e e unzion i d elle m ani e del capo, le ordinazioni romane
non sm entiscono punto il carattere d e ll TTrbs, la sed e classica della
giurisprudenza e del popolo destinato a sign oreggiare il mondo : delle
formolo precise e solenni, scevre dog n i inviluppo sim bolico, che in
vece di dichiararne il valore possono farlo confondere, un rito sobrio,
ma m agnifico n ella purezza delle su e lin ee classich e.
L ordinazione sacra sin dai tem pi apostolici and congiunta col
d igiu no, onde l uso romano la riserv dapprima a lla v ig ilia notturna
dei quattro tem pi di D icem bre, non sappiamo se per qualche rela
zio n e con la prossim a festa del N atale, o per altro fine pi pratico ;
in segu ito G elasio I in una lettera ai vescovi di L ucania e d egli
A bruzzi m itig questa disciplina, riconoscendo che an ch e g li altri
sabati dopo il digiuno del i, m e v ii m ese potevano essere destinati
al sacro rito, cosi ch e i suoi successori, sino a l ix secolo assai d
rado si sono allontanati da questa regola. Si sa ch e soltanto Leone II
e san Gregorio I hanno talvolta celebrato le sacre ordinazioni nei
mesi di m aggio e di settem bre, m entre g li altri o le hanno tenute
in dicem bre, o nel primo o quinto sabato di quaresim a, esclusa
sem pre la gran v ig ilia di P asqua.
H o parlato di Sabato per adattarmi alla term inologia attuale,
giacch in realt il Papa conferiva i sacri Ordini quasi al term ine
d elle v ig ilie dom enicali, quando a l di fuori com inciava g i ad a lb eg
giare. Solo l ordinazione del Papa veniva com piuta, alm eno dopo il
periodo bizantino, su llaltare dell'A postolo ; g li altri erano ordinati
n e llattgua rotonda di santAndrea. Quando a Eom a si parla di or
dinazioni, s'intendono esclusivam ente q uelle dei v esco v i, dei preti

128
e dei diaconi, g iacch i m inistri inferiori non ricevevano alcuna
in iziazione solenne, e la loro benedctio affatto privata e senza l in
tervento dei fedeli, poteva esser conferita dal vescovo in ciascun
giorn o, anehe fuori della m essa stazion ale. Dopo la com unione il
futuro accolito o suddiacono genufletteva ai piedi del papa o del ve
scovo celebrante, ricevendo d alle m ani d e llarcidiacono l accolito una
piccola borsa di lino, il suddiacono u n calice. E dubbio quale possa
esser stata la prim itiva forinola d ella loro ben ed izion e inaugurale,
m a verso il v i secolo ritroviam o in uso la segu en te: Intercedente
beata et gloriosa sem perque virgin e M a ria et beato Apostolo Peiro,
salvet et eustodiat et proteg a t te D om in u s. Non sappiamo nulla d egli
ostiari ; g li altri ordini inferiori o non avevano alcun rito speciale
d iniziazione, o se v'era, v en iv a com piuto n e llinterno della Scuoia
dei. Cantori.
L e grandi ordinazioni ch e si celebravano nella notte dopo il sa
bato dei quattro tem pi erano annunziate a l popolo romano il Mer
co ledi precedente, durante la m essa stazionale a Santa Maria Mag
giore. I fedeli erano in vitati a deporre sul conto d eg li ordinandi, se
l conoscevano rei di qualche gran fallo, ma g i prima di questap
pello al giu d izio del pubblico, era stato celebrato uno scrutinio
secreto tra i soli membri del clero, innanzi al quale i candidati
avevano dovuto giurare di non essersi mai m acchiati di alcuno di
quei delitti d'im m oralit che, giusta il diritto d allora, escludevano
I rei d agli ordini sacri.
L ordinazioni sacre della notte del sab ato, fin d a H 'v iii secolo
vennero antecipate nel p om eriggio precedente. Dopo il canto delle
lezion i, e prima della lettura del v a n g elo , l arcidiacono presentava
g li eletti al P apa, il quale, dopo aver invitato il popolo alla preghiera,
faceva intonare le litan ie. Compiuta l ordinazione erano am m essi a l
l am plesso del P apa e del clero presente, e prendevano posto a lato
del Pontefice. Come rito, l ordinazione dei preti e dei vescovi non
differiva guari da quella dei diaconi, tranne che l'e le z io n e dei vescovi
si com pieva n ella loro citt episcopale, e dopo la conferm a papale
la consacrazione poteva celebrarsi in ciascuna dom enica d e llanno.
A differenza degli altri vescovi che, non potendo com piere da soli
le ordinazioni episcopali, dovevano esser assistiti alm eno da altri due
prelati, quasi a rappresentare l intero corpo episcopale, a Eom a il
P apa, sebbene circondato dai suoi vescovi suburbicari, pur com pieva
da solo il sacro rito, volen d osi con ci alludere all'universalit del
suo potere. Siccom e pure, il V angelo, che altrove veniva sp iegato sul
capo di ciascun vescovo ordinando, a Eom a costituiva un p rivilegio
distintivo della consacrazione papale, l'unica che si com pieva su l

129
l altar di san Pietro, appunto per indicare la divina m ission e e il
m agistero universale del Pontefice som m o. In tale circostanza n el
secretarium eg li si rivestiva d egli abiti sacri ad eccezion e del pallio ;
indi al canto d ellintroito sappressava all'altare, rim anendo prostrato
durante il canto d elle lita n ie . A llora i vescovi dA lbano, d i Porto e
di Ostia recitavano su di lu i le consuete preci con sacraton e, m entre
due diaconi g li sorreggevano su l capo il codice d ei va n g eli.
T erm inata la consacrazione, l arcidiacono gl'im p on eva su g li omeri
il pallio. Il nuovo eletto celebrava la sua prima m essa pontificia tra
lo sfarzo d ei vescovi, dei prelati d ella corte pontificia e dei leg a ti delle
varie d iocesi, ehe g li facevano corona ; dopo il D iv in Sacrificio se
g u iv a la cavalcata solen n e a l Laterano, che nel m edio evo raggiu n se
la celebrit di un vero corteo trionfale. L'alto clero indossava i suoi
param enti pi preziosi, e non era raro il caso ehe v i prendessero parte
re ed im peratori. In segu ito , sotto l influsso della litu rgia g allican a,
questa prim itiva sem plicit rom ana, dal carattere em inentem ente
dogm atico, venne alterata co lla g g iu n ta di form ole accessorie, che
com plicarono il bel rito. In F rancia v era l u so di con segn are a l n eo
vescovo il pastorale, e l intronizzazione ven iva com piuta d a g li stessi
vescovi assisten ti, che sollevavano l ordinato su d un trono dorato.
In segno di sp eciale u nione d affetto tra il eonsecrato ed il vescovo
consecratore, questi consegnava al primo una gran d e ostia consecrata,
perch per un intero m ese ne distaccasse o g n i giorno ujia particella,
onde riporla n el proprio caliee alla m essa.
L uso romano voleva che ai nuovi veseovi consecrati dal Papa si
con segn asse un a copia dei decreti pontificii circa la retta am m ini
strazione d elle diocesi, onde anche n elle G allie in v alse il costum e di
offrire, com e regalo d ordinazione, il codice dei V a n g eli col Pastorale,
di san Gregorio Magno.
affatto singolare la tradizione raccolta da san Girolam o e da
alcuni scrittori ecelesiastici circa l ordinazione del vescovo dA les
sandria, ehe in origine sarebbe segu ita per opera dei preti di quella
citt. T rattasi forse di una storiella m essa in giro d agli A riani contro
san tA tanasio, se pure non si preferisce credere che in origin e la
gerarch ia alessandrina non conobbe l episcopato m onarchico, e che
sotto san Marco i presbiteri erano tutti in sig n iti d el carattere ep i
scopale e della pienezza del sacerdozio. Ho detto ch e sin d alla pi
rem ota an tichit la consacrazione del P apa fu attribuita a l vescovo
d Ostia, che per tale ragion e aveva il p rivilegio di rivestire il sacro
pallio. In segu ito n el medio evo la consacrazione e la coronazione
pontificia si circond d'un apparato m agnifico di riti, che rifletero n o
assai b ene la condizione sacra e politica del papato.
9 S c h u s t e r , IA ber S a c r a m e n to r u m '- I .

130
In vece di rivestirsi nel secretarium il nuovo Pontefice indossava
la sacra v este nella cappella di san G regorio, g i vicin o a l secretairiu m antico ; term inata la lu n g a fu n zion e della consacrazione e della
m essa, il corteo facea ritorno trionfalm ente in Laterano, traversando
a tale scopo la via * papale e il Foro rom ano. N ei punti pi an
g u sti u n opportuna p io g g ia di m onete apriva un po' il largo n ella
folla, che specialm ente a M onte Giordano soleva tum ultuare a ca
gion e d egli Ebrei, g iacch in ta le occasion e il capo dei rabbini so
leva presentare al nuovo P ontefice il codice d ella L eg g e dim andando
rispetto e protezione p el suo popolo. R ispondeva il P apa, ch e vene
rava la sacra Scrittura, pur riprovando l'interpretazione rabbinica,
e per quanto riguardava la loro protezione, n e dava tosto una prima
prova, distribuendo loro largam ente d el denaro. N e llatrio della ba
silica lateranense segu iva il rito d ella sedia stercoraria, cosi chiam ata
perch il P ap a era posto a sedere su duna antica sedia balneare,
m entre il coro cantava il verso S u scita i... et de stercore elevat p au perem ecc. Indi levatosi il nuovo eletto, gettava per tre vo lte del
danaro a l popolo dicendo : A rg en tu m et a u ru m non est m ih i, ed en
trato poscia in chiesa, prendeva su ccessivam en te possesso cosi del
trono papale n e llabside lateran en se, che d elle altre due cattedre
m arm oree innanzi a lloratorio di san Silvestro, dove riceveva e ricon
segnava al priore della cappella pontificia d i san Lorenzo le chiavi
del palazzo. U n'altra distribuzione di denaro al clero e al popolo
poneva finalm ente term ine al rito strettam ente liturgico d ella coro
n azion e papale, per dar agio a lla corte di ristorarsi. Il convito era
apparecchiato n el m agnifico triclinio di Leone III, e v i prendeva
parte col Pontefice tutto l'alto clero che rivestiva ancora g li abiti
sacri, e ricopriva il capo colle m itre. Il P apa sedeva ad una m ensa
pi elevata, su cu i scin tilla v a del vasellam e prezioso; un o dei car
dinali vescovi versavagli l acqua da lavar le m ani, m entre due dia
coni g li presentavano l asciu gatoio. T erm inato il pranzo, la corte
lateranense lo riaccom pagnava n ei suoi appartamenti; aiutandolo a
deporre le vesti di parata.

CAPITOLO XI.

La dedicazione delle Basilicne


nellantichit cristiana.
I Sacram enti e la litu rgia per pi ragion i precedettero l altare e
il tem pio. Quando n e i prim i due secoli la Chiesa, non ancor ricono
sciuta dallo stato siccom e un Corpus giuridico e capace di diritti
civili, dov accettare l ospitalit offertale dai suoi tgli pi facoltosi
n elle loro ville auburbane e n elle case patrizie d elle eitt, non si
pot ancora pensare a creare un tipo sp eciale ed esclu sivo d edifcio e di
arnesi litu rgici. Convenne quindi adattarsi a lla m eglio a lle consuete
forme d ella societ greca e rom ana di allora, co lle q uali lo stesso
m onoteism o giudaico aveva finito per stringere d eg li accordi arti
stici, letterari e relig io si, invero assai strani. D a principio, i nostri
riti litu rgici erano tanto poco diversi d alle consuete forme cerim o
n iali in uso n elle sin a g o g h e e n ei co lleg i cu ltu ali dell'A sia Minore
e della G recia, che lo stesso banchetto eucaristico, esternam ente,
non differiva m olto dalla cena pasquale giu d aica e dai com uni pasti
religiosi dei elub sacerdotali e d elle soeiet funerarie. Innanzi al
ributtante m aterialism o religioso dei p agan i, i Cristiani si gloriavano,
in vece, della spiritu ale trascendenza del loro culto, ch e non im prigio
nava la d ivin it n ella polverosa cella d un tem pio, o n ella rozza pietra
d un osceno idolo d A sia ; e perci, negando d avere altari o d'adoperarvi g l incen si, si proclam avano essi stessi il tem pio della d ivi
nit, cui il sacrificio pi accetto era la preghiera d un cuore inno
cente, elevata a D io sotto l azzurra volta del cielo.
L A lta r e C ristiano. L accusa di Celso ehe i Cristiani non a v es
sero n tem pi n altari, trova cos spesso la su a conferm a n elle opere
d O rigene, d i T ertulliano e di L attanzio, che ha dato lu o g o a degli
strani eq uivoci da parte d eg li storici pi recenti. N ei prim i due se
coli della Chiesa, i P adri, tutti compresi d orrore per l'idolatria, e
preoccupati anzitutto del contenuto spiritualistico del culto cristiano,
diedero, b isogn a pur am m etterlo, assai m inore im portanza a lle sue
condizioni esterne, arch itetton ich e, artistich e ed estetich e ; onde, a
differenza dei pagani, essi in tutta sincerit poterono n egare d avere
dei tem pi, d elle are e d eg li id oli n el senso m aterialistico dei pagani;
la preghiera e i Sacram enti per loro erano tutto. Di qui l accusa

132
d ateism o m ossa ai Cristiani n el secondo secolo. Ma, cessato appena
quel periodo straordinario di carism i e di gerarchia quasi eccezio
nale ( A postoli, P rofeti, E va n g elisti, D ottori, ece. ), quando il con
tinuo dilatarsi della Chiesa domand u n organizzazione pi stabile
e normale, g ii usi e le tradizioni dei primi anni divennero facilm ente
leg g i cerim oniali e riti obbligatori, che delinearono sem pre m eglio
l'aspetto esterno della societ cristiana.
Oltre l aula con vivale del cim itero dei F lavi, ove ancor o g g i p os
siam o rappresentarci al vivo com e aHindom ani della persecuzione
di Traiano doveva svolgersi a Roma l agap e fraterna, una pittura della
cosi detta Cappella Greca n el cim itero di P riscilla ci conserva la pi
antica rappresentazione del convito eucaristico (prima m et del u sec.).
I com m ensali, tra cui una donna, sono ad agiati sul letto che in forma
di sigm a gira intorno alla m ensa, su lla quale posato il pesce. A l
posto d onore assisa su duno sga b ello , u n altra figura, d et matura,
cu i g li altri riguardano con rispetto e venerazione, spezza un pane,
sul quale tracciata la croce ; innanzi v la coppa del vin o. La
pittura priscilliana fonde insiem e d eg li elem enti sim bolici e realistici,
giacch allora il banchetto eucaristico era sicuram ente distinto d a lla
gape, e perci veniva celebrato su llaltare, e non g i sullo stibadiu m .
Inoltre, il personaggio a capo tavola, ha dei tratti realistici a ssa i
im portanti, m entre, non solo occupa il posto donore n e l banchetto,
m a sta com piendo an zi la cerim onia caratteristica dalla quale g ii
antichi denominarono appunto il sacrificio eucarstico : la fractio
p an is. N otevole poi la m ensa a sigm a e ricoperta d ella tovaglia,
senza per ch e questa forma di tavola convivale abbia lasciato alcuna
traccia n ella storia artistica dell'altare cristiano.
U na pittura, forse alquanto, posteriore, ma sempre del secondo
secolo, n el cim itero di C allisto, rappresenta un ulteriore sviluppo del
rito eucaristico. Conformemente a lluso allora vigen te, i letti eoi con
vitati sono scom parsi ; lo stibadiu m sparito, e d e llan tica sala
triclinare non rim ane altro che una piccola m ensa tripode, su lla quale
posato uh pane con un pesce. U n personaggio rivestito di p allio,
riservato n elle pitture cim iteriali al Cristo, a g li A postoli e ai P ro
feti v i stende sopra le m ani in atto di preghiera (Sptelesis super
oblata), e inn anzi a lui un a figura m uliebre velata distende le braccia
in atteggiam ento d'orante. probabile che, dopo il naufragio di
tutto l antico rituale tricliniare d ella m essa, solo la forma della mensa
tripode abbia trovato m om entanea grazia n elle catacom be e n ei ti
toli rom ani del n secolo.
Lofferta del divin Sacrifcio p r dorm iiione n eg li anniversari dei
defunti e dei Martiri, avvicin la m ensa eucaristica alla tom ba, tanto

133
th spesso fluirono per formare una cosa sola. Il L iber P o n tficalis
attribuisce a F elice I (274) l uso di celebrare la Messa su l sepolcro
dei Martiri ; ma n e llA sia Minore esso sem bra assa i p i antico, e
forse il P ontefice non fece che restringerlo a Roma a lle so le .tombe
dei testim oni cruenti della F ede, Cosi g li altari cim iteriali su lle
tom be in m aggior venerazione, accennarono gradatam ente a divenire
sta b ili, carattere che acquistarono specialm ente verso la fine del terzo
secolo, quando, ancor prima d ella p ersecuzione d ioclezianea, vediam o
sorgere d egli oratori absidati e d elle trieore b a silica li non solo in
A sia, in G recia e in D alm azia, m a an ch e in R om a e lu n g o la stessa
Via A ppia, R egina V iaru m .
U n altare in muratura pu ancora perfettam ente riconoscersi
n ell'anonim a b asilichetta del rii secolo sul cim itero di C allisto, in
titolata dal D e Rossi a santa Sotere ; u n identica constatazione pu
farsi in quella scoperta non ha m olto presso la P laton ia A postolica
dell A ppia ; anche l'a ltr a cella trieore del soprasuolo C allistiano,
che un com plesso d'argom enti c'inducono a identificare c o lloratorio
ubi decollatus est X y stu s , tanto venerato- dai p ellegrin i d e llalto medio evo, non v ha dubbio che fin dal n i secolo avesse 11 suo altare
isolato, u g u a le a quello ch e sorse inferiorm ente n ella cripta papale,
e a g li altri osservati dal B oldetti e dal B osio n e i cem eteri dei
santi P ietro e M arcellino e di P riscilla.
D alle cappelle cim iteriali o dom estiche a lle b asilich e urbane il
passaggio non fu troppo diffcile. Quivi l altare fisso pi ch e la tomba .
san gu in olen ta del Martire, sim b oleggiava la pacifica m ensa D o m in i,
il centro cio del culto litu rgico della Chiesa, la stessa ragion d essere del tem pio ; onde non fa m eraviglia se g i sotto Costantino
l altare ven isse adorno coi pi stupendi lavori d'oreficeria e di ricamo. In una lapide cim iteriale del museo lateranense osserviam o
g i la perg u la o i can celli, ch e separano il v im a co llaltare dalla
nave m aggiore del tem pio. D ue colonne n e sostengono l'architrave ;
a destra e a sinistra fra le colonne e il muro, su due basse transenne,
p oggian o dei candelabri, m entre in alto il vela riu m ch e dovrebbe
celare ai fedeli la vista d e llaltare sollevato a m et. D u e gradini
n el centro del transetto, introducono n e l sacro vim a . U n tipo quasi
sim ile d altare si vedeva a N apoli n elle catacom be di san Gennaro,
tranne che l anche le colonne del cancellum erano scavate n ella roccia.
L a m ateria e la forma d eg li an tich i altari incontr varia fortuna,
giu sta i diversi lu ogh i, i tem pi e i g u sti. Quello di legn o conservato
n ella b asilica lateranense, ci v ien e descritto siccom e di forma concava
a d m odum arcae, precisam ente come l ara m edievale eretta su lla tomba
di san N icol di Bari, il qual tipo ha pure qualche an alogia col-

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134

l'ara p agan a, an ch essa scavata nella sua parte superiore, col suo lab
bro ed orlo. G eneralm ente l'altare era sostenuto da quattro, cinque
o anche da u n unica colonna, o pilastro centrale ; talora i lati erano
chiusi da laatre marm oree traforate, che proteggevano n e llinterno
il sarcofago colle reliquie ; m a qualche volta i pilastri posavano ad
dirittura sopra il piano del sottoposto sepolcro, che cos g li serviva
di base.
In tal caso, a soddisfare la piet d ei fed eli, si apriva una por
ticina (fenestella confessionis) dalla parte anteriore dell'altare, donde
si potevano deporre dei v e li {brandea), o altri ogg etti di devozione
su llurna del Martire ; talora v i si introducevano anche d eg l'in cen
sieri, com e appunto sino a l secolo x iv si u sava fare n ella confassio
di san P aolo.
L a b asilica cristia n a . P i intralciata della storia d e g li altari
quella delle b asilich e, il cui tipo com posto di elem en ti tratti
co s dalla b asilica civ ile romana, ch e dalla dom us patrizia. La forma
della b asilica civile c i perfettam ente n ota; le tre o cinque navi
che la com pongono, sono divise da colonnati che term inano in un
tribu n al absidato e recinto il a vanti da transenne marmoree traforate.
La pianta della casa Romana un p o pi com plessa, ina con le g
gere m odificazioni facilm ente si pu ridurre an ch essa al tipo b asi
licale. Basterebbe, per esem pio, ricoprire di tetto l atrio d ingresso,
o im p lu viu m , convertendo il tabln iu m rettangolare in un tribu n al
ad em iciclo; cos il portico dentrata diviene il nartece, q uelli la te
rali si trasformano in due n avi m inori, Y a triu m d isp lu via tu m fa da
nave m aggiore, il tablin iu m da santuario, e le due sa le laterali di
ricevim ento divengono la protasi e il diaconicon, per la custodia
d egli arredi sacri. Tra g li orientali incontr delle grandi sim patie
la b asilica circolare od ottagon ale, con cupola o senza, com e san V i
tale a R avenna e la santa Sofia a C ostantinopoli ; ma questo tipo non
incontrava troppo il gusto dei L atini, la cui litu rgia perch possa
svolgersi norm alm ente esig e ch e il tem pio abbia la forma basilicale
romana.
La condizione precaria d elle prime aule destinate a ll adunanze
cultuali durante i primi seco li di persecuzione, im ped che queste
venissero consacrate definitivam ente alla divinit eon un rito spe
ciale ; tanto pi ch e i Cristiani aborrivano dalla consacrazione delle
tom be per opera dei pontefici pagani, richiesta per altro dalla le g g e
rom ana, perch il sepolcro diven isse luogo, non solo religioso, ma
s a c r o . Soddisfatti d elle gu a ren tig ie offerte loro dal carattere re
ligioso attribuito dal diritto a q u alsivoglia tomba, essi non si cura
rono punto della consecratio, che avrebbe poi im portato il successivo

135
intervento dei Pontefici per qualsiasi m odificazione del sepolcro;
anche dopo la pace, le prim e dedicazioni d i ch iese, di cu i abbiamo
memoria, rassom igliano piuttosto all' in augurazione solen n e d 'u n
edificio religioso, che ad una vera consacrazione n el senso attribui
tole posteriorm ente dalle litu rg ie dei popoli Franchi.
A primo aspetto, sem bra affatto singolare che l an tich it cristiana
abbia annessa si scarsa im portanza ad un rito, che sem brava su g g e
rito d alla stessa sacra Scrittura, l dove descrive la dedicazione del
tabernacolo. Ma questa anom ala parallela a llaltra d ellassenza
prim itiva di qualsiasi abito o d istintivo esteriore p el clero n e llam
m inistrazione dei sacri Misteri ; onde anche o g g i il P on tificale Ro
m ano, n ella cerim onia della consecrazione dei vescovi osserva: Fontificalem gloriarti, non ia m nobis honor com m endai vestu m , sed
splendor a n m a ru m .
A m eglio intendere quanto siam o per esporre, g io v a prim a p ene
trare esattam ente n ella m entalit d e g li antichi, circa le relazion i fra
il tem pio e la divinit cui esso consacrato.
Il b isogno d i onorare il N um e sotto sim boli e in lu o g h i determ i
nati, n asse dalla relativit del culto d e lluom o verso l'e n te infinito,
che eg li pu adorare solo attraverso d elle form e sen sib ili corrispon
denti al grado di civilt e a llidea p i o m eno transcendentale che
concepisce d el divino. Troviam o perci che, anche attraverso le pi
fitte tenebre della barbarie, g li alberi, le fon ti, le spelonche, i feticci
vengono onorati quali segn i rappresentativi d una forza sovrum ana,
ed in nan zi a loro si erigono d elle are e si com piono dei sacrifizi.
Il concetto di elevare un tem pio a riparare d alle intem perie la di
v init, nacq ue appunto da questa m edesim a m aterializzazione del
l idea relig io sa presso i popoli antichi id olatrici, onde il naos dei
Greci e la cella dei R om ani, a differenza della b a silica e della ecclesia
cristiana, rappresentano essenzialm ente l in accessib ile sede d el num e,
che abita in m ezzo al popolo, in casa sua, perch ha b isogn o, come
g li altri m ortali, d una abitazione. L e le g g i sacrificali determ inarono
assai presto, specialm ente in Oriente, le condizioni di questo culto
d elluomo verso la D iv in it : e, ad incom inciare dalla lib azion e d olio
fatta da G iacobbe su l cippo d ella visione, a lle descrizioni d ei riti
cu ltuali ehe ci hanno convervato g li atti e le epigrafi di tanti col
le g i sacerdotali d A sia, di Grecia e di Roma, ci sarebbe da istituire
dei raffronti interessan tissim i per la storia d elle religion i. Attraverso
queste cerim onie cos svariate, v tuttavia un concetto che sem pre
prim eggia m aestoso, e che anzi contiene com e l ultim a ragion e degli
altri atti cu ltu ali, i quali perci servono puram ente ad enunciarlo e
a spiegarlo alle m asse: quello della trascendenza essen ziale ed

136
etica del num e, laonde l uomo non ardisce di a w ic in a r g lisi, se prima
con un rito preparatorio non abbia purificato le sue vesti, i suoi
doni, anzi, se non g li consti che le stesse sue parole siano di pieno
gradim ento al D io, A E om a perci, affinch a l popolo non isfu g g isse
a caso alcu n a d i tali voci di sinistro au gu rio, il sacerdote era solito
d am m onirlo : F avete lingu s.
D al libro dei S e apprendiam o le solen n i feste celebrate da Salomone, quando fu consecrato il tem pio di G erusalem m e; da quello
dei M accabei rileviam o pure il rito di espiazione, dopo che il tem pio
fu violato sotto A n tioeo; ma n otevole che in am bedue i casi, pi
che du n a vera consacrazione, si tratta d una inaugurazione solenne
d e llordinario culto sacrificale, sen za alcuna speciale santificazione
d elle mura. E perch l'an tico altare violato era divenuto inservibile,
Giuda lo fece rim uovere di l e riporre in altro lu ogo, finch non
fosse sorto un profeta ch e a nom e di Dio ne avesse determ inata la
sorte.
Troviamo in vece traccie di vere lustrazioni espiatorie presso i pa
g a n i, com e attesta, tra g li altri, il la p is niger del Foro Eom ano,
sotto il quale la stele arcaica con la lex saerificiorum abbattuta e
spezzata, forse durante l in vasion e dei G alli, ven n e espiata d ilig e n
tem ente con un gran sacrificio di parecchie decine di gioven ch i,
pecore, capre e cin gh iali, gettando poi su l fuoco purificatore cen ti
n aia d i vasetti funebri, statuine di osso e di argilla, dadi, m onete,
p erle vitree, pesi, ornam enti personali di bronzo, armi, che abbiam o
ritrovato perm iste a uno strato di ceneri, di carbone e di gh iaia.
Il D e R ossi ha trattato dei riti della consacrazione p agana dei
sepolcri, m ediante la quale la tom ba da sem plicem ente relig io sa >
c h e era davanti a lla le g g e , diveniva luogo sacer, posto quindi sotto
la protezione dei pontefici. In Roma, sul tramontare d ellImpero,
man mano che la m istica sentim entalit d eg li A siatici trasse profitto
dalla corruzione gen erale dei costum i, per guadagnare le coscienze
popolari, allettate da un b isogn o vago d ella divinit, a i riti d 'in i
ziazione dei m isteri di Mitra e d Iside, tale concetto di purificazione
e di consacrazione d eg li edifici cu ltu a li divenne sem pre pi com une,
tanto ch e sotto G iuliano l A postata lo stesso sacerdozio ufficiale pa
gano si atteggi a grande puritanism o, im itando grottescam ente la
gerarchia e le cerim onie cristiane.
Se v ha cosa che pi sconcerti la m entalit moderna trattando
d e llantica storia del C ristianesim o, l accusa di ateism o lanciata
sin dalla prima ora contro i seg u a ci del Cristo ; accusa ch e g li A po
lo g isti, come ho g i detto, in cambio di sm entire recisam ente, si
tennero solo p agh i di giustificare, rivolgen d ola in senso pi b en ign o,

n
137
e conferm ando daltra parte l assen za di im m agini, di tem pi, d a l
tari n el culto cristiano. N oi non abbiam o plinto altari, d ich ia
rava francam ente O rigene, m a il tem pio del nostro D io 6 tutto
l'universo, e l altare a lui accetto il cuore puro. S i potrebbero
m oltiplicare le testim onianze a tal riguardo, ma pel nostro proposito
ci basta di far rilevare ch e d fronte a llidolatria p agan a, i Padri
con tutta ragione in sistevan o su lla sublim e trascendenza della fede
cristiana, la quale, in vece di m aterializzare la divinit n asconden
d ola n e g li oscuri recessi deila cella di u n tem pio, adorava il Padre
non su l m onte Garizim , n sul Mora >, ma n ello Spirito e n ella
V erit, con tutto lo slancio cio del cuore im m acolato.
L orrore ch e ispirava alle prime g en erazioni cristiane il sensuale
ritualism o d el sacerdozio p agano, im ped per lu n go tempo ch e si
introducessero n ella chiesa riti, cerim onie e su p p ellettili religiose
am m esse in segu ito, dopo che il tram onto d ellidolatria le rese af
fatto innocue. C osi, ai tem pi di T ertulliano era aborrito l'in cen so,
destinato, com e osserva l acre polem ista, a fare dei suffum igi a g li
D e i; ancor o g g i la Chiesa greca serba tutto il suo antico orrore
contro le statue, non tollerando in ch iesa altre rappresentazioni
sacre ehe a colori, o leggerm en te in cise sul leg n o .
Queste ca g io n i, ag g iu n te a l fatto discusso an teced en tem en te che,
durante i prim i tre secoli di persecuzione, la C hiesa non pot avere
elei lu ogh i assolutam ente stabili ed esclu sivam en te destinati a g li
atti cu ltu ali, spiegano il m otivo perch il rito d ella dedicazione dei
tem pli non pot svolgersi che dopo la pace d ella Chiesa. Qui i do
cum enti abbondano, e a com inciare da E usebio, che descrive entu
siasticam ente la dedicazione d elle b a silich e costan tin ian e di Tiro
e di Gerusalem m e, sino ad A m brogio e a P aolin o, che abbelliscono
di nuovi tem pli Milano e Cernitile, si potrebbero facilm ente enum e
rare le varie dedicazioni celebrate n e l iv secolo, facendo soprattutto
notare il concorso im m enso di popolo e di vescovi ch e ordinaria
m ente v i prendeva parte. * Era uno spettacolo m aestoso e consolante,
diee E usebio quello di vedere le dedicazioni solen n i di chiese
e doratori cristiani che sorgevano dovunque, come per incanto. Spet
tacolo tanto p i im ponente e degno di rispetto, perch v en iva ono
rato dalla presenza dei vescovi di tutta la provincia a .
Per, quanto num erosi sono i docum enti rela tiv i a queste prime
d edicazioni, altrettanto vagh i sono i rituali che n e determ inavano
il rito.
Condizione prim aria perch la cerim onia p otesse com piersi le
galm ente, alm eno per un certo tem po in Oriente e in A frica, fu il
consenso im periale condizione peraltro p arallela a quella della

convocazione civile dei con cili e del conferim ento del p allio da parte
del B asileus bizantino provocato soprattutto dal carattere pubblico
e quasi sinodale ch e assum eva la cerim onia, a cagion e d ellinter
vento dei vescovi provinciali. A ccadde u n anno ad A lessandria che
durante la quaresim a il patriarca A tanasio intraprese l annua pre
parazione cateeh etiea al battesim o ; m a il popolo che si sentiva
troppo ristretto n ella vecch ia ch iesa di T eona, quando fu il giorno
di P asqua, com inci ad in sistere perch il vescovo com piesse g li
uffici nella nuova b asilica proprio allora term inata, e ohe non era
stata peranco dedicata. A tanasio esitava, m a fu duopo arrendersi al
voto popolare ; e perch qualche tem po appresso venne accusato
dagli A riani che senza l im periale consenso avesse inaugurata la
nuova fabbrica, e g li, senza punto contestare al Sovrano quel diritto,
addusse solo a propria d iscolpa la n ecessit in cui l aveva posto il
volere del popolo.
F u per in iziativa di C ostantino che i Padri del Concilio di Tiro
si recarono a G erusalem m e a dedicarvi le b asilich e del Martyrion e
delIA nastasi, g iu sta quanto narrano E usebio e Sozom eno. Parim enti
Costanzo, term inata che ebbe la b asilica d A ntiochia, a suggerim ento
di E usebio d i N icom edia, v i convoc u n num eroso con cilio di vescovi,
che n e celebrarono la dedicazione.
Questo diritto im periale circa la dedicazione di n uovi tem pli, e di
cui non appariscono altre traccio fuori dOriente, in Ita lia venne
invece per alcun tem po esercitato dal Papa. P erci P ela g io I
viet ai vescovi d ella L ucania, d eg li Abruzzi e d ella S icilia di d e
dicare nuove ch iese, se precedentem ente ex more non' avessero im
petrata ta le facolt dalla Santa Sede. Q uestuso e diritto pontificio
v ien e ripetutam ente conferm ato dal Regesto di san Gregorio I, dal
quale rilevasi che, sen za il consenso del P ontefice, in Italia e dentro
la circoscrizione m etropolitana di Roma, nessun vescovo poteva eri
gere alcun altare o dedicare chiesa o battistero qualsiasi. Fuori per
dei lim iti della provincia papale assai vasta e che comprendeva
anche R avenna, sebbene a sua volta quel vescovo fosse an ch eg li
m etropolita d elle ch iese circostanti non vediam o m ai ch e i P o n
tefici abbiano esercitato tale diritto, onde san t Am brogio a M ilano,
san G audenzio di B rescia, san Colom bano, san Gregorio d i Tours
dedicarono a lor talento le proprie b asilich e, senza alcun b isogn o di
speciali concessioni pontificie.
D a principio il rito delia dedicazione d elle ch iese, pur lasciando
am pia parte al gen io personale del vescovo, era piuttosto sem plice,
senza alcun apparato di un zion i e di aspersioni, sorte poscia n elle
G allie e di l penetrate anche n ella liturgia romana. La cerim onia,

139
dato il suo carattere pubblico e solenne, era riservata al vescovo
d ella diocesi o ai vescovi provinciali da lu i in v ita ti; onde il caso
riferito da W alfrido Strabone n ella vita di san G allo: B eatu s autem
C olum banus iu sst aqu am afferri, et benedicens illa m ad sp ersit ea
tem plu m , et d u m circu m iren t p sa llen tes d edicavt E cclesiam . D einde,
invocato nom ine D om in i, urux.it altare et B . A ureliae B eliq u ia s in eo
collocava, vestitoque a lta ri, m issa s legitim e com pleverunt ( Y t. san cii
G alli, 6) affatto sporadico, parallelo all'altro deHIrlandese Colomba
che, pur essendo sem p lice sacerdote, com pie per il primo tra quei
popoli il rito della consacrazione del re. E noto tuttavia ch e tra g li
antichi Irlandesi i presbiteri e g li abbati avevano su l popolo u n e
stesa potest.
E usebio n el descrivere lo splendore d ella festa della dedicazione
delle basilich e di Gerusalem m e per opera di C ostantino, sembra
faccia consistere tutta la pom pa in grandi discorsi recitati in onore
del principe, o d argom ento teo lo g ico , riservando solo ai pi in etti
l'ufficio di recitare le preghiere del form ulario scritto : A i sacerdote,*
D ei p a r iim precation ibu s, p a r tm serm onibus festivita tem o m a b a n t.
A li siqu idem com itatem religiosi im peratoria erga o m n iu m Servatorem
laudibus celebrabant, et m a r ty r ii m agniflcentiam oratione prosequebantur. A li sacris theologiae dogm atibus a d pra esen tem celebritatem
accom m odatis sp iritu a le qu oddam epu lu m a u d im tib u s praebebant. Qui
dam sacrorum volu m in u m lectiones in terp reta b a n tu r... Qui vero a d
haec aspira re non p o tera n t, in cru en tis sacrifciis et m y stic is im m olationibus D eu m placban t.
Oltre il discorso dE usebio per la dedicazione della b a silica di
Tiro (314), sono celebri i discorsi di sant'A m brogio e di san Gau
denzio di B rescia, quando inaugurarono rispettivam ente le ch iese
delle loro citt episcopali.
L attu ale rito della consacrazione dei tem pli descritto nel P o n ti
ficale R om ano non sorse tutto di getto , m a un a com binazione in g e
gnosa d ei ritu ali g a llican o e romano, ch e data dal tardo medio evo.
Il docum ento p i antico circa il rito dedicatario a Eom a, una
lettera di papa V igilio al V escovo Profuturo d i B raga, donde risu lta
un doppio tipo di dedicazion e allora in uso, secondo ch e v i si deponevano le sacre E eliq u ie o m eno. In q u estultim o caso, non era
afflitto necessaria l acqua benedetta, qu a consecrationem cuiuslibet
ecclesiae in qu a S an ctu aria non p o n u n tu r, celebritatem ta n tu m scim us
esse m issa ru m ; et ideo, si qua S an ctoru m basilica a fu n d a m en tis
etiam fu e rit in n ovaia, sine aliq u a dubitatione, cu m in ea m issa ru m
fu ert celebrata solem n itas, to tiu s sanctificatio consecrationis im p letu r.
Sembra che il prim o a popolarizzare in Ita lia l u so di deporre

140

in occasione della dedicazione d elle b a silich e le .Reliquie dei Mar


tiri sia stato santAm brogio a M ilano. In lina lettera scritta alla
sorella M arcellina, il Santo narra che, aven d ogli il popolo doman
dato quando avrebbe dedicato a l pari d elle altre anche la * B asilica
R om an a, rispose: F aciam , s i M a rty ru m B eliquias invenero. In
fatti, conosciam o d elle basilich e dedicate senza R eliquie, non solo
a Rom a e in Spagna, ma anche n e lle G allie, dove Gregorio di Tours
narra che l altare del vico priscan icen se n ella sua diocesi venne
santificato colle R eliquie solo durante il suo pontificato
In A frica il Concilio V di C artagine suppone la m edesim a antica,
disciplina, poich ordina ch e tali veechi altari senza R eliquie ven
gano distrutti ; criterio questo affatto opposto a lle prescrizioni del
C oncilio E paonense (can. 25), ove si v ieta in vece che le R eliquie
vengano depoate n eg li Oratorii di cam pagna, quando non vi sia
an che u n clero lo cale, che possa celebrarvi quotidianam ente i d ivini
uffici cosi di n otte che di giorno.
A nche in Oriente era in v ig o re la m edesim a d iscip lin a, e da
T eofane sappiam o che sotto G iustiniano, quando ven n e dedicato
1' A postoleion di C ostantinopoli, recondita su n t
A ndreae et
Lue,ac A postolorum . E t tr a n siit M m a s epscopus curri san etis ).si
sedens in carrtica aurea im peratoria, la p id ib u s in sig n ita , tenens tres
ttiecas san ctoru m A postolorum in genbus su is et ita encaenia cele
b ra va .
Parim enti a Gerusalem m e, a l dire d i Cirillo di Scitopoli, quando
il vescovo Martirio dedic l'Oratorio del m onastero di sa n tE utim io,
depose n e llaltare le R eliquie dei m artiri Taraeo, ProToo e A ndronico.
C ollintensifcarsi del culto dei Martiri, sembr quasi illecito che
si erigessero altari e ch iese altrove che sulla loro tom ba ; e siccom e
questa non poteva trovarsi ch e in un determ inato lu o g o , la devo
zione dei fedeli le sostitu in gegn osam en te d elle tom be, che potremmo
quasi chiam are le g a li e rappresentative, m ediante cio la deposi
zione d una qualsiasi particella d elle loro ossa, d un velo o d altro
oggetto che fosse stato deposto su lla loro urna. L e depostones trion
fali di queste R eliquie nel v e t i secolo si m oltiplicarono assai, e
diedero origine alla parte pi g en ia le d e llattuale rito d ella consecrazione d elle chiese. L altra parte, perfettam ente distinta dalla
prima, e che accusa per un carattere teologico assai pi profondo,
ha origin i affatto diverse, ed costituita d alla consacrazione del
l edificio sacro e d e llaltare. Esam inerem o successivam ente ambedue
le cerim onie.
* De V ts P a tru m , V i l i , n. x i, P. L ., L X S I, o. 1049.

141

C ominciamo dalla depositio d elle R eliquie,


Quando la liturgia cim iteriale dei prim i tre seco li ven n e traspor
tata n elle nuove basilich e sorte a llindom ani d e lleditto costantiniano
di pace, una prescrizione pi che centenaria aveva riavvicinato la
m ensa sacra alla tomba, cosi che non fu pi p ossib ile di sepa
rarla. Il ricordo dei Martiri era il gran concetto che inform ava allora
la liturgia, e che aveva dato origin e a lle gran d i ferie, a lie v ig ilie ;
la lettura d elle loro passion es, i titoli urbani, i cem eteri, tutto ne
rievocava la m em oria, cosicch quando i nuovi lavori di decorazione
n eg li antichi cem eteri e le splendide chiese del iv secolo esigerono
ch e alcuni dei loro corpi dalla loro prim itiva tomba venissero tra
sferiti in una sede pi decorosa, queste traslazioni vennero com piute
coi pi splendidi apparati di riti e di concorso di popolo, quasi che
si trattasse d'una vera depositio o d una tum ulazione trionfale del
Martire ; e quando, com e n elle ch iese cam pestri, non si pot avere
l'intero corpo di qualche eroico cam pione d ella F ed e, ma solo qualche
reliquia veniva a santificare il nuovo altare parrocchiale, il gen io
cristiano n e circond tuttavia la deposizione con q u el m edesim o ap
parato di solenn i salm odie e di processioni, com e avrebbe adoperato
verso la salm a stessa del Martire.
U n iscrizione africana del 35D tra le prim e a ricordare tra le
R eliquie riposte iu un Oratorio o -i memoria s : de Ugno C rucis, de
terra prom ission is ubi n a tu s est C hristus, (pignora). A postoli P e tri et
P a u li; ma verso la fine dello stesso secolo tale uso era divenuto cosi
universale, che san tA m brogio pot chiam arlo a n tiq u issim a et ubiqite
recepta consuetudo.
Ci restano varie descrizioni di queste prime traslazioni di corpi
di Martiri, tra cui in Oriente rim ase celebre quella d i san Babila
d ntiochia, com piuta n el 362, quando, a istig a zio n e d e ll oracolo
pagano, G iuliano v o lle spurgare D afne dal contagio dei cadaveri.
I fedeli, narra T eodoreto, sollevata l urna del Martire su dun carro
trionfale, la trasportarono in citt a braccia, e facendo a gara a
darsi lo scam bio, si anim avano l'u n 1 altro a ll opera al canto dei
salm i. La strada era lu n g a sei m iglia, m a la processione riu sc cosi
solenne che, al dir del Crisostomo, sem brava come se il Martire
stesso ritornasse alla su a antica citt episcopale ricin to duna seconda
corona di gloria. P recedevano i ballerini (sa lta n tes) in siem e ai can
tori; segu iva tutto il popolo che ripeteva il verso (respon soriu s)

142
C on fa n dan tu r omnes qui a d o ra n t scu lp tilia et q u i g lo ria n iu r in alm u lacrs su is, diretto contro G iuliano, che il di appresso si vendic
condannando alla p rigion ia e alla tortura i pi zelanti.
L a traslazione dei m artiri Gervasio e Protasio si com pi a M ilano
sotto m igliori auspici. R ichiesto dal popolo a consacrare la nuova
chiesa romana , Am brogio aveva dichiarato di attendere prima
la scoperta di alcune R eliquie di Martiri ; e infatti, le ritrov non
lungi dallaltare dei santi N abore e F elice. Per due gio rn i il popolo
afflu nella basilica a venerare quei sacri depositi; quindi in sul
tramonto del terzo d, A m brogio, fattele riporre in due locali distinti,
le trasfer alla b asilica di F austa al canto dei salm i festivi, di cui
A gostino ci ha conservato ancora l im pressione n elle su e Confessioni.
Trascorse la n otte n el celebrare le solenni v ig ilie , durante le quali
m olti ariani convertiti fecero la loro abiura; la m attina segu en te,
quando i due corpi vennero trasferiti alla b asilica am brosiana, al
toceo del drappo ch e ricopriva le loro urne, alcuni inferm i furono
risanati, g li energum eni colle strida rendevano testim onianza della
potenza dei Santi, e m entre il popolo faceva a gara ad applicare
per devozione a l feretro dei pan n olin i, u n cieco ricuper m iracolo
sam ente la vista. Giunta la processione all'A m brosiana, e deposti i
loculi ai lati d ellaltare, si di principio alla m essa, in cui, dopo le
lezio n i scritturali, prese la parola A m brogio e alludendo a i salm i x v m
(C o d i m a rra n i), c x n (L a u d a te p u e ri) pur allora cantati, spieg al
popolo il significato ap ologetico di quella traslazione e di quei m i
racoli, contro le pretese d eg li A riani. Succedant victim ae triu m pu des
esclam in locum ubi C hristu s ostia est. Sed IUe super a lta re
qu i p r om nibus p a ssu s est ; Is ti sub a lta ri qu i Illiu s redem pti su n t
passione. H unc ego locum praedestin averam m ih i; d ig n u m est enim
u t ibi requiescat sacerdos, ubi offerre consuevit ; sed cedo sacris v ictim is
dexteram, portion em . L ocus iste M a rtyrb u s debebatur. C ondam us
ergo B eliquias sacrosanctas et d ig n is sedibus inveham us, totum que
diem fida devotione cetebremus. Ma il popolo non acconsent a ri
nunziare cos presto alla v ista d elle sante Ossa, onde preg A m brogio
a differirne la depositio sin o alla dom enica seg u en te; questi in sist,
ma finalm ente a grande stento pot ottenere che la cerim onia fosse
al pi tardi rinviata a l d appresso. Sopraggiunta la n otte, i m ilan esi
celebrarono di bel nuovo le V ig ilie presso le arche dei Martiri ;
la m attina segu en te il vescovo ricon cili altri p en iten ti, e tenuto un
nuovo discorso a l popolo, ripose i due corpi sotto il lato destro
d ellaltare *, riservando il sinistro per la propria sepoltura.
i E p ist. A d M arcllnam , F. L ., S V I, 1062 sg,

143
I! m edesim o A m brogio ci descrive la traslassione dei corpi dei
santi V itale ed A gricola avven u ta a B ologn a verso la Pasqua del 393. I
due Martiri giacevan o in m ezzo ad altre tom be giu d a ich e in un a posses
sione d alcu n i ebrei, m a quando Am brogio ne ritrov p rod igiosa
mente i cadaveri, g li stessi Israeliti ripeterono colla C antica: F lores
apparii,erunt in terra n o stra . R accolti diligen tem en te i chiodi, la
croce d A gricola, il san gu e dei due Martiri colle loro sacre ossa, i
fedeli li recarono in processione alla b asilica a l canto del salm o x v iii
Coeli en arran t gloriarti D e i, spesso interrotto dal coro popolare che
applicava a lla festa le parole sa cre: F lores a p p a ru eru n t... tem pus
incisionis adest. D a B ologn a Am brogio si rec a F iren ze a dedicare
la basilica iv i eretta dalia vedova G iuliana, e dal discorso d esorta
zion e alla v ergin it che ten n e in q u elloccasione, rileviam o che egli
ripose sotto il nuovo altare alcu n i fram menti della croce, dei chiodi
e del san gu e dei M artiri, pur allora ritrovati a B ologna.
N ell'ep istolario di san P aolin o sono ricordate spesso le R eliquie
dei Martiri, in occasione specialm ente di consacrazioni di ch iese o
di altari. Cosi n ella b asilica di F ondi, ch e apparteneva a l suo patri
monio fam iliare, eg li ripose le R eliquie dei santi Andrea, L uca, Nazario, Protasio e G ervasio; e quando verso il m edesim o tempo Sulpizio
Severo lo rich iese di qualche R eliquia per consacrare an ch e g li la
propria b asilica dom estica di P rim u lia eu m , P aolin o ch e le aveva
g i tutte destinate alla sua, si scus di non poter in v ia rg li altro che
un frammento del legn o d ella santa Croce racchiuso in un astuccio
d oro.
D a una lettera del Santo al vescovo D elfino di B ordeaux rileviam o
che, oltre i can tici ricordati da Am brogio, il rito d ella consacrazione
d elle chiese com prendeva allora i salm i lx x x (ExHultate Deo a d iu to ri
nostro), s c v {T allite hostias), ex x x : (Surge, D om ine, in requiem ) e il
c x v ii.: Ita exu ltasse (ad dedcation is diem ) sp ritu m n o stru m in Deo
sa lu ta ri nostro, itf ta m q u a m in p ra esen t ded ia n tiu m eoetibus interessem us, illa de p s a lm is ... canerem us: E x u lta te Deo a d iu to ri nostro,
su m ite p sa lm u m et date ty m p a n u m , ta llite hostias et in tro ite in a tra
D o m in i; adorate D om in u m in a u la sancta eius. Vel illu d eiusdem
prophetae : Surge, D om ine, in requiem tu a m , tu et arca sanctiftcations
tuae. Saeerdotes tu in d u a n t sa lu ta rem et san cii tu i ex lten t. Constitu a n t diem su um , L a scoperta del corpo di santo Stefano nel v sec.
e la diffusione d elle sue R eliquie diedero origine a un gran numero
di basiliche erette in suo onore, in P a lestin a , in Italia e in Africa.
Quivi sa n tA gostino ci ha descritto le processioni trionfali colle
quali i v escovi le trasportavano n elle loro chiese, il popolo num ero
sissim o che vi prendeva parte, i fiori che ven ivan o applicati al co

fanetto contenente quei p ig n o ra , quasi a ritrarne la virt prodigiosa,


e i m iracoli ch e ne segu ivan o (De C ivit. D ei, lib . X X II, c, v m ).
A nche la n obile D em etriade ricevette da A gostino alcu n i fram m enti
d elle R eliquie del Protom artire, ch e, trasferiti poscia a Roma, die
dero origine al m onastero fem m inile di santo Stefano B u lla via L atina,
e a g li oratori vatican i di santo Stefano Minore e M aggiore {K a t
G alla P a tricia ).
Ci sono ign ote le cerim onie che accom pagnarono la traslazione
da Nom ento a Roma dei Martiri Prim o e F eliciano sotto papa V i
taliano, ma conosciam o invece a lcu n i particolari di quella di santa
P etronilla, quando dal cem etero dei F lavi fu trasportata alla B asilica
V aticana sotto P aolo I nel 757. Radunato il popolo e il clero con a
eapo il Pontefice, ven n e tolto dalla Catacomba il sarcofago di marmo
contenente il corpo della Santa, e collocatolo su di un carro nuovo,
com e fecero i F ilistei per lA rca d eg li Israeliti, in ecclesiam beati
P etri A postoli in h ym n s et ca n iicis sp iritu a lib u s eius beattudo de
p o rta v a ; et in mausoleo ilio iu x ia ecclesiam beati A n dreae... ip su m
san ctum collocava corpus. Ubi et coronam enium ta m in auro q u a m
in argento et p lleis sufficiente? trib u it,
Un avorio di T re viri ei ha conservato la pi esatta rappresenta
zione di queste traslazioni trionfali di R eliquie, Su duna b ig a adorna
d fregi com e q u elle in uso presso la corte di B izanzio, seg g o n o dei
vescovi, probabilm ente Menna di C ostantinopoli ed A pollinare d A le s
sandria, ch e sorreggono il cofanetto d elle R eliquie. L a processione
m uove verso la nuova chiesa di saUt Irene a Galata fra due a le di
popolo, ch e s i accalca agitando dei turiboli al passaggio dei patriarchi,
m entre altri, per veder m eglio il corteo, salgono sui tetti dei v icin i
edifzi .
U na pittura assai posteriore a questo avorio, g ia cch appartiene
al seeolo x i, m a ehe pure ritrae abbastanza fedelm ente il rito romano
della traslazione dei Martiri, trovasi n ella b asilica inferiore di san
Clemente, ove rappresentato il trasporto d elle R eliquie del m ede
simo Santo dal Vaticano alla sua b a silica om onim a ai p iedi del Celio.
I due m om enti d ella traslazione, quello cio del corteo trionfale e
l altro della m essa solen n e della D eposito sono com penetrati in una
m edesim a scen a; a destra d ella bara sostenuta da quattro diaconi,
riposa il cadavere del Martire, rivestito del pallio, col capo adorno
di nimbo e con una coltre p reziosa, tutta adorna di croci a ricamo
ehe ricopre a m et il sacro corpo. D ue diaconi con una m ano agitan o
il turibolo, eoll'altra sostengono 1 acerra deH 'incenso, m entre un
i Dia R ossi,

Ser. I l i , a n n . v, 105-,

145
terzo, presso il Pontefice, sorregge la croce papale che dom ina su
tutte le altre dei diversi titoli e dei co lleg i operai, che fanno pompa
dei loro stendardi serici a ricam i. A lato a N icol I che indossa la
pianeta, il p a liiu m , e porta il regnurn in capo, sono i due vescovi
Cirillo e Meiodio v estiti di penula e di stola, ma senza pallio, e che
fanno sostenere i loro pastorali dai d iacon i; indi segu e un a gran
m oltitudine di clero e di popolo, sopra le teste dei quali em ergono
g li stendardi crucigeri d elle corporazioni d'arti e di m estieri.
A sinistra del quadro rappresentato l ultim o m om ento caratte
ristico della traslazion e: la m essa della D epositio, ove per u n o sbaglio
di prospettiva la p e rg u la d a ll alto della quale pendono cinque
lam pade, rappresentata dopo l altare e dietro le sp alle di papa
Nicolo I, il quale, assistito da due diaconi, sta pronunciando le pa
role rituali : P a x D o m in i sit sem per. Sotto la pittura liscrizione :
Huo a Vaticano fertu r p p . N icolao im n s d iv in is, qu od arom alibu s
sepelivit.
A ssai pi ricchi di particolari sono g li O rdines R om an i, che, pi
o m eno interpolati, ci descrivono il rito a d reiiq u ia s levando.s sive
deducendas seu condendas. N e conosciam o parecchi, illustrati g i
dal D uchesne, il quale a ragione osserva, che il loro stesso titolo,
in cui si parla soltanto del trasporto delle R eliquie e m ai della con
sacrazione del tem pio, g i significativo, gia cch s accorda perfet
tam ente colla lettera di papa V igilio al vescovo Profuturo, e dal In
quale risulta ch e a Roma non era in vigore alcun altro rito dedicatorio. Il Sacram entario G elasiano ci ha conservato il testo delia
D enunciatio cum reliqu iae ponendae szint m a r ty r u m , ch e precedeva
ordinariam ente le grandi m esse stazionali ; dopo un elo g io dei Mar
tiri, il diacono p rosegu iva: E t ideo commonentus dilectionem vestrani
quoniam (illa) feria (ilio) loco reliquiae su n t sancti (illhis) M a rty ris
conlocandae. Q uaesumus u t veslram p ra e sm tia m , nobis adm onentbus,
noti negetis.
A l giorno stabilito il vescovo col clero e col popolo si recavano
alla chiesa, dove erano deposte le R eliquie, e si cantava dapprima
un introito segu ito talvolta dalla litania, ta laltra da un a sem plice
colletta; indi il Pontefice toglievasi in m ano la capsella dei p ign ora,
ricoperta da un drappo, e circondato dai diaconi che n e sostenevano
le braccia, si disponeva a dar principio alla processione. I Cantori
esegu ivano l antifona C um iitcu n ditaie exh bitis, conservata n el P on
tificale odierno, e se il tragitto era lungo, altri salm i e antifone
indicate n eg li an tich i antifonari; venivano appresso il clero e il
popolo num eroso, con cerei accesi e coi turiboli fum iganti che a g i
tavano lungo il tragitto. Poco prima di giungere al term ine destinato
10 ScHirsTfi, L ib er S a c ra m en to rtim - 1.

146

s incom inciava il canto d elle lita n ie, ehe ven iva poi proseguito anche
innanzi alla porta della ch iesa, frattanto che il solo vescovo entrava
nel tem pio e lavava il nuovo altare con acqua benedetta. Term inata
questa lavanda eg li ritornava fuori, ed asperso il popolo col residuo
dell'acqua santa, conchiudeva la litan ia colla recita d una seconda
colletta. A llora le porte del tem pio si aprono com e per virt divina,
i cantori intonano uno splendido in troito: Sacerdos m agne, p o n /fe x
su m m D ei, ingredere tem p lu m D o m in i, et hostias parificati p r salu te
p o p u li offeres Deo tuo. H ic est anim dies dedica.tionis Sanctorum D o
m in i D ei fui, e tutto il popolo, preceduto dalle sacre R eliquie, si
riversa n e llaula al canto duna terza litan ia. Dopo u n altra colletta
si tirano i v e li che nascondono al popolo la vista del santuario ; la
schola esegu isce il salm o B eati im m a cu la ti co ll antifona Sub altare
D ei, m entre il vescovo, spogliatosi della pen u la, ripone le R eliquie
n el nuovo avello, ungendo col crisma co s la pietra che lo copre
che i quattro angoli d ellaltare. La prima parte d ella dedicatio ter
m ina colla bened izion e d elle to v a g lie e dei sacri arredi. A l ritorno
del vescovo nel sacrario per m utare le sue vesti e rivestirsi di quello
pi solenni per l'offerta del Sacrificio E ucaristico, g li si presenta un
m ansionario con un cereo acceso: lube, dom ne, benedicere; risponde
il vescovo : lllu m in e t D om in u s dom u m m a n i in sem pitern u m , e con
quella candela vengono accese le altre lam pade e i candelabri del
tem pio. Quando tutto ormai pronto per la m essa, il parafonisa
in ton a l introito, ed il corteo dei sacri m inistri sfila dal sacrario
attraverso la n ave m aggiore della ch iesa, e sale a l presbiterio a ce
lebrare coi consueti riti il divin Sacrificio, la vera ed essen zia le
consacrazione d el tem pio n e llantica m entalit romana.
affatto singolare ch e tutto il rito qui descritto sia essen zial
m ente funerario. L e R eliquie vengono recate in processione al canto
d elle litan ie, com e anche o g g i a Milano quando si trasportano i ca
daveri in chiesa ; la tomba lavata, l incenso supplisce a llim balsa
m azione, e solo il crism a, col quale si ungono i quattro an goli del
l altare, ricorda da lontano la consacrazione del cippo votivo di
Giacobbe. E per da notare ch e le unzioni sul petto co llolio santo
n e l v ii seeolo facevano parte d ella litu rgia funebre dei m onaci ro
m ani . In Italia e a Rom a n ien te alfabeti, n ien te aspersione delle
mura, santificate dal solo Sacrificio E ucaristico; anzi l acqua benedetta
che avanza quando non vien e interam ente sparsa sul popolo, r i
versata ai piedi d ellaltare, quasi ad im pedire og n i altro uso super
stizioso. Il sepolcro d elle R eliquie vien e bens lavato e quindi unto
col crism a, m a la ragion e si che il cadavere e sig e la previa b en e
dizione d e llavello.

147
Q uest'aurea sem plicit d ellantico rito romano non d eve punto
recar m araviglia, quando la si paragona colla splendida dedicaiio
gallican a, cosi ricca di sim bolism o, e tanto su g g estiv a n elle sue
cerim onie. Il gen io pratico di Eom a vu ol conservare in alterata l an
tica tradizione, e a tante m inute particolarit ritu a li g a llica n e pre
ferisce dei tratti eloq u en ti e vigorosi, che senza soverchio inviluppo
sim bolico, indichino subito con. tutta chiarezza e p recisione l idea
teologica che vi si nasconde.
Abbiam o detto che le aspersioni dell'edificio co llacqua benedetta
a tempo di papa Vig'ilio non facevano parte del rito della dedica
zione rom ana; tuttavia l uso, secondo attesta lo stesso P apa, era
cos gen erale fuori di Eom a, che san Gregorio fece consacrare i
tem pli pagani dIngh ilterra al culto cristiano, appunto c o llaspersione
d ellacqua esorcizzata, detta poi Gregoriana. Il rito di aspergere
dacqua benedetta le abitazioni private era noto in E om a g i prima
del v secolo, e nulla di pi fa cile che dalla casa privata questa
benedizione sia derivata anche in ch iesa, quasi n ella casa com une
della sancta plebs D ei.

Dobbiam o ora esam inare il rito d ella consacrazione delia chiesa


n ella litu rgia gallican a .
Il rito, in m ancanza di altri docum enti, pu solo ricostruirsi eli
m inando dai rituali d e llv m e ix secolo, che rappresentano la fusione
d egli usi rom ani e g a llica n i, g li sdoppiam enti e tutte le particolarit
proprie della litu rgia papale ; l im presa non punto fa cile, ma ci
vien e agevolata d alle notizie forniteci dalle num erose agiografie
franche d e llalto m edio evo.
Il Commentario del rito della dedicazione attribuito a R em igio d Auxerre, anche se non pu pretendere a tale paternit, ci rappresenta
tuttavia l uso gallican o del ix secolo, conferm ato d a llO tto di Veron.i,
dal Sacram entario d A ngoulm e, di G ellone, dal G elasiano, e dal Mixsale F bancorwm , che contengono pi o m eno le id en tich e preci -, in
modo che, ap p oggiati a questa docum entazione, la ricostruzione ehe
ne faremo abbastanza sicura.
N onostante che a Eom a prevalesse il concetto ch e tutta la santit
del tem pio deriva essenzialm ente dal di vi ri Sacrificio che vi si celebra,
in pratica tuttavia si sen t come il bisogno d una santificazione ac
cidentale e preparatoria, merc la deposizione d elle R eliquie, che in

148
siem e fornissero quasi il motivo d e llerezione d'un nuovo altare o
sepolcro. Ammesso il qual principio, la liturgia g allican a, forse sotto
l influenza d egli O rientali, pens a svilupparlo m agicam ente.
I docum enti franchi della D edicatio ci dim ostrano che in u n unica
cerim onia sono com penetrati due riti in origine affatto distinti. La
depositici M a r ty ris del rito romano q uivi preceduta d alla consacra
zione del tempio e d ellaltare, i quali, essendo il sim bolo del Cristo
e del popolo fedele, vengono santificati coi m edesim i riti battesim ali,
eh e iniziano i catecum eni alla vita cristiana. Precedono quindi g li
esorcism i su l sale, sulla cenere, sul vino e su llacqua, seg u e l asper
sione lustrale colla confirm atio crism ale ; e solo cosi dopo ch e sar
stato consacrato, l altare potr divenire l a vello dei martiri su lle ossa
dei quali il Cristo, sacerdote e vittim a, unir come in un unico sa
crificio la propria e le loro passioni. Esam inerem o particolarm ente
i vari elem enti della, dedicatio g a llica n a .

'f:

Gli O rdines R om an i non m enzionano punto le vigiline notturne


precedenti la dedicatio, ma i docum enti litu rgici g a llica n i, d accordo
cogli usi M ilanesi ed Orientali, alla consacrazione solenne d ima
chiesa le prem ettono sem pre, disponendo ehe siano celebrate in im a
chiesa o sotto una tenda innanzi a lle R eliquie da deporsi n e l nuovo
tem pio. Cos Gregorio di Tours, quando consacr la basilica di san Giu
lian o, la sera in nan zi depose le R eliquie di quel Santo n e l tempio
di san M artino, e trascorse la notte cantando il Salterio. Il m edesim o,
quando volle convertire in oratorio l aula che sa n tEufronio^ aveva
g i destinato a dispensa, vi eresse u n altare e trascorse la notte pre
cedente la consacrazione n ella sua basilica episcopale in n an zi alie
R eliquie dei santi Saturnino, G iuliano e Illidio, che il d appresso
f e c e trasportare n ella nuova cappella con cerei e croci al canto dei
salm i.

4!

N el rito gallicano della D edicazione le preghiere preparatorie e


l ingresso del vescovo costituiscono uno dei m om enti pi sug-gestivi
d ella cerim onia. La nuova chiesa rischiarata da dodici candelabri
lu ngo le navi deserte, che, non essendo ancora santificate dagli

149
esorcism i, soggiaccion o a g li influssi dei g en i m alefici, ostili a l regno
del Cristo e dei Martiri. Perci il vescovo, aecom pagnato dal clero
e dal popolo, si presenta alla porta che trova serrata e picch ia : Attollite po rta s, principes, vestras et elevam ni, p o rta e aeternales, et in (roibit B e x gloriae Salm o il cu i significato litu rgico forse paral
lelo a quello d atogli in Oriente, ove, secondo riferisce T eofan e, n elle
dedicazioni d elle ch iese si cantava il verso : Ap<m jrOW,
ptjjwv. Rispondono di dentro : Quis est iste B ex gloriae ? E il
vescovo : D om inus v rtu tu m , ipse est B ex gloriae. A llora le porte si
aprono, e la schola, al canto d ellantifona : P a x huc do m u i et om n i
bus hbitantibus in ea ; p a x ingredientbus et egredientibus, A llelu ia ,
accom pagna il P on tefice sino a llaltare, in n an zi al quale tutti pro
strati cantano le litan ie. Il vescovo traccia allora su lla cenere in forma
di una doppia d iagon ale che attraversa tutta la chiesa, g li alfabeti
greco e latino, al qual rito, dopo il D e R ossi, si attribuisce com u
nem ente il significato d'una form ale presa di possesso del nuovo
edifcio, g iu sta quanto praticavano g li agrim ensori rom ani, ch e so
levano determ inare le dim ensioni dei fondi -per m ezzo d elle lettere
alfabetiche. E strana, tuttavia, questa presa di p ossesso del suolo,
quando g i l area stata occupata d a llerezione della fabbrica : onde,
m essa da parte, per quanto su g g estiv a , la rem iniscenza classica del
l augure cha determ ina i confini del suolo sacro per m ezzo del X
decussato, nel decusse del pavim ento della b asilica cristiana noi in
cliniam o a riconoscere il m onogram m a di Cristo, il quale, accom pa
gnato dapprima dalle ap ocalittich e A e a , si compenetr con esse,
e s svolse, sino a richiam are il tracciato dell'intero alfabeto. Infatti,
il rito gallican o della consacrazione d elle chiese ispirato specialmente a quello della in iziazion e cristiana, e noi sappiamo che, non
solo a Milano fino al secolo x i si soleva solennem ente m ostrare ai
catecum eni il monogram m a di Cristo tra le lettere A e il, ma che
l alfabeto, con evidente allusione al rito b attesim ale, era talvolta rap
presentato su lle lapidi sepolcrali dei neofiti e su i vasi destinati al
sacro rito (cf. D a R o ssi, B u llett., 1881, p. 128 sg.}. L alfabeto tracciato
dal vescovo su lla decussis del tempio era in greco e in latino, pi
raram ente in ebraico (ef. M aktbnh. De a n tq u is Eccles. B itib u s, II,
678-9). Il coro cantava l antifona : F u n d a m en tu m a liu d nemo potest
ponere p ra eter illu d denique quod positwm, est a C hristo D om ino col
salmo : F u n dam en ta eius, il che sp iega m eglio il significato liturgico
del m onogram m a decussato, che equivaleva a l nom e del Cristo im
presso su l pavim ento, quasi a santificare la pietra fondam entale del
l'edificio. N iente dunque auguri o agrim ensori romani colla loro A!
decussata, n iente presa di possesso, ma unicam ente benedizione del

150

suolo e del pavim ento della chiesa, su l quale si traccia, siccom e poi
su lle pareti, un gran segno di croce.
Term inata la benedizion e del suolo sacro del nuovo tem pio, che
talora formava una cerim onia affatto distinta dalla consacrazione e
precedeva spesso la costruzione stessa d elledifcio, incom incia final
m ente il rito veram ente consacratorio, Il vescovo innanzi a llaltare
canta il verso : Deus in a d tu to rim n segu ito dalla dossologia, come
ai divini uffici; quindi ben ed ice l acqua e il sale che m escola alla
cenere e al vino, onde aspergerne l'altare e sciogliere il cemento per
rinchiudere la tomba d elle R eliquie. Col dito bagnato in questa m i
scela eg li traccia dapprima la croce su i quattro an goli d e llaltare,
quindi, m entre la schola canta il salm o M iserere intercalato sette volte
dall'antifona Asperges, com pie altrettanti giri attorno alla m ensa,
aspergendola con un m azzolino d'issopo. Segue una splendida pre
ghiera, in cui si rievoca il ricordo dell'altare di A bele, santificato
dal proprio sangue, quello di M elcbisedech, d bramo, di G iacobbe
e di Mos ; quindi, m entre i ch ierici aspergono le mura esterne del
tem pio, il vescovo com pie tre lustrazioni su quelle interne e sul pa
vim ento, sul quale finalm ente in forma di croce versa l'acq u a esor
cizzata, L a schola intanto esegu isce il salm o : E x u rg a t Deus, in si
stendo nuovam ente sul concetto del Cristo che pietra fondam entale
d elledifcio : F tm dam en fa tem p li huhts Sapientiae 1 suae fu n d a v it
Deus, in q uo.., si ru a n t ven ti et p lu a n t ftu m in a , non p o ssim i ea mo
vere tim qu am , fa n d a ia enim eral su p ra p efra m ... T erm inata questa
lustrazione, il Pontefice in m ezzo al tem pio canta una preghiera eu
caristica (p ra efa to ), colla quale si com pie il rito, diciam co s batte
sim ale della nuova chiesa, per dar luogo alla confirm atio dell'altare
per m ezzo del sacro crism a. La m ensa v ien e dapprima come avvolta
entro un a profumata nuvola d'incenso per m ano del vescovo, il quale
si fa quindi sostituire da un sacerdote, che durante tutto il resto della
cerim onia circonda sempre l altare agitando il turibolo. Il mom ento
solenne quanto m ai, la scuola colle sue m elodiose antifone rievoca
il ricordo di Giacobbe ehe fa una lib azion e d olio su l cippo della
visione, di Salom one che dedica l'ara, ed alludendo al profumo del
crisma sparso dal celebrante sull' altare, canta : Ecce odor filli mei
sicui odor agri p ie n i
Crescere te fa ca t Deus m eus, raggiungendo
cosi con questo riavvicinam ento scritturale d ell odore delle vesti di
G iacobbe e d ellultim a benedizione del morente Isacco, applicata a l
1 Originariftmetifce questantifona, non venne com posta per una basilica in ti
tolata alla sant fi Sofia? E peroli tanti elem enti del rito consceratorio gallicano
derivano da quello b izan tin o, non si tratterebbe qui del celebre tempio G iusti
nianeo, di cui non ha molto il Gassisi ba scoperto i canti greci ded icatoti!?

151

l altare, un a tale elevatezza di concetto, ch e nessuna letteratura pu


davvero vantare. Questa unzione col crisma era in uso anche a Roma
ed in Oriente. Quivi la ricorda il pseudo-D ionisio, e la si trova a l
tres descritta n ei rituali bizantini, ove vediam o che, precisam ente
come n elle G allie, dopo l'altare, erano u n te anche le mura della
chiesa, uso affatto ign oto a Roma. D iversam ente per da Costantino
poli, ove questa seconda unzione era com m essa a un prete, n ella li
turgia g a llican a tale rito vien e riservato al vescovo, m entre la schola
ca n ta : 0 quarti m etuendus est locus iste !...
S egu e una seconda oblazione din cen so, che per v ien e interam ente
consum ato su llaltare stesso, frattanto che il vescovo recita u n a pre
ghiera consecratoria preceduta da una forinola d introduzione ( Ore
m us, dileofissim i). L e tovaglie, i candelabri, il calice e la patena ri
cevono su ccessivam en te la loro b en ed izion e particolare ; la patena
unta col crism a, ma il calice no.

La traslazione d elle R eliquie n el nuovo tem pio da dedicare, ras


som iglia ad una deposizione trionfale del Martire n el nuovo sepolcro
a lui destinato.
Oramai la basilica e l altare sono g i purificati e resi d eg n i dei
santi m isteri. Per per quell'intim a relazion e che u n isce il sacri
ficio della Croce a lle p assion i dei Martiri, la sacra m ensa a l tempo
stesso un sepolcro, ove le ossa dei Santi riposano in p ace sotto
il sacro Corpo d ell A gn ello senza m acchia, ch e s im m ola per loro
e d egnasi d associarli al suo sacrificio. E ssendo adunque conve
niente che i Martiri precedano n e l tempio nuovo l'arrivo d el Cristo,
il vescovo col popolo si recano in processione al luogo ove la sera
innanzi hanno deposto le sacre R eliquie, e al canto dei salm i e delle
antifone che tradiscono ancora la loro prima origine rom ana (g ia c
ch una ha ispirato il graffito d un p ellegrin o n e lla cripta papale
C allistiana, ove scrisse : G erusalem civ ita s... et orn am en tu m m a r ty ro ru m ... lerusalem, c ivita s... ornam ento m a rty ru m deco ra ta ; u n altra
venne cantata da A gostino e dal coro dei suoi quaranta m onaci al
loro primo porre piede in Inghilterra) le trasportano solennem ente
nel nuovo tem pio. Questa volta anche il popolo pu ormai varcare
le sacre so g lie e segu ire il corteo; per, quando il vescovo giunto
sul presbiterio, si tira il velo della p erg u la , in m odo che solo il clero
sia spettatore d ella tum ulazione delle R eliquie. M entre la schola canta
Sub alta re Ver sedes accepistis ed altre an tifon e an alogh e alla ceri

m onia, i diaconi n e llinterno del santuario aiutano il celebrante a


coprire la sacra tom ba colla lastra marmorea della m ensa, che v ien e
assicurata col cem ento benedetto. R icoperto l'altare coi suoi drappi,
la dedicato finita ; si accendono le candele, e il clero ritornato
n el sacrario si dispone a celebrare la m essa solenne.
Posto a riscontro col rom ano, il rito gallican o la v in ce indub
biam ente in ricchezza e per le forme drammatiche e su g g estiv e.
Roma ha prestato a lle G allie lo schem a id eale d ella cerim onia, e
qualcuna delle preghiere pi solen n i ; ma questo fondo prim itivo pa
pale la liturgia franca l'h a talm ente elaborato e svolto, che la stessa
m essa, condizione prim aria ed essen zia le della santificazione del
tem pio a Roma, soffocata in F rancia da altri riti assai pi appari
scenti, viene com e rilegata in ultim o lu ogo, senza che neppure faccia
pi parte della dedicatio, m entre la suppone di g i com piuta.
Sarebbe cosa delicata preferire qui un rito a un altro ; dir so l
tanto, ch e quello g a llica n o sarebbe pi maestoso del Romano, so
tuttavia q u ellostinata ossession e satanica del tem pio, che richiede
tante lustrazioni episcopali, non la cedesse innanzi alla grandiosit
del concetto rom ano, ch e, senza tanti esorcism i ed espiazioni, dedica
sem plicem ente la nuova b asilica, viva espressione della sua civilt
religiosa, lasciando che nel divin Sacrificio D io stesso la riem pia
della santit della presenza sua sacram entale. A nche la term inolog ia
liturgica rivela le due diverse m entalit : il gallican o consacra il
nuovo tem pio, il rom ano in v ece lo dedica o in au gu ra.
Ma il rito gallican o svilupp direttam ente l antica forma augurale
romana, o deriv altrove g li elem en ti di tale evoluzione ? difficile
il determ inarlo con sicurezza, gia cch dimostrato che quei riti
eucaristici delle G allie ehe s reputavano derivati d a ll1 Oriente, ap
partengono in vece a ll an tica litu rgia romana ; ed u n ipotesi sim ig lian te potrebbe verificarsi an ch e pel caso della dedicatio. Tuttavia,,
l accordo d egli O rdines R om an i c o llan tica ed unica forma dedica
toria del iv secolo, consistente n ella sem plice deposizione d elle Re
liqu ie colia m essa su ccessiva, e soprattutto il celebre testo di V ig ilio
citato pi sopra, sem brano escludere affatto d a ll am biente romano
cosi il rito com e il concetto cui s ispirava la dedicatio gallica n a . Noi
propenderemmo piuttosto a ricercare in Oriente le prim e origini
delle cerim onie usate n e lle G allie.
A primo aspetto pu recar m eraviglia il fatto di Colombano, che,
per riconciliare il tem pio di sa n tA urelia, iu ssii aquam afferri ai htnedicens illa m adspersit ea tem plu m , et dum d rc u m ire n t p sallen fes
dedcavit ecclesia-m. D einde, invocato nom ine D om in i, u n x it a lta re e,t
Ifeatae A ureliae R eliqu a s in eo collo ca vaf vestitoyue a lta r i, m issas

153

legitim e com pleverunt ; g ia cc h sappiam o che la litu rgia d eg li Irlan


desi era appunto l'a n tic a rom ana. T uttavia i m onaci di L uxeuil,
durante il loro soggiorno in Francia, dovettero fare p i d un com
promesso tra i riti franchi e q u elli d ella loro madre patria ; inoltre,
nella descrizione d W alfrido Strabone perch vedervi n ecessaria
m ente la lu stra tio g a llica n a , quando in v ece san Gregorio stesso fa
riconciliare i tem pi pagani d Inghilterra c o lliden tica esp iazion e di
Colombano, il cui concetto differisce profondam ente da quello della
sem plice dedicazione rom ana? N el primo caso, in fa tti, si trattava di
purgare m ediante g li esorcism i un luogo veram ente profanato dalla
presenza dello spirito m alvagio, quale potrebbe essere un antico
tem pio; e forse l adattam ento stesso degli edifici cu ltu ali pagani
alla fede cristiana pu aver gen eralizzato fuori d Italia il rito romano
d ella ricon ciliazione lu strale, riservato dapprima esclusivam ente
a g li edifici g i contam inati d a llidolatria. U n altro carattere sin g o
lare della forinola di dedicazione g a llica n a l indipendenza della
consacrazione del tem pio dalla deposizione d elle R eliquie, che in vece
a Roma era strettam ente connessa colle un zion i crism ali d e llaltare
e colla m essa ; tuttavia anche in questo caso l uso franco ritrova
d elle sorprendenti an alog ie nella litu rgia bizantina, ove la consa
crazione d ellaltare e la deposizione d elle R eliquie hanno luogo
talvolta in giorn i differenti. Il vescovo greco incom incia dapprima
col lavare la sacra m ensa c o llacqua battesim ale e col vino, indi la
u n ge col crism a e l avvolge in una nuvola d incenso. D opo consa
crato l'altare, il V escovo fa il giro del tempio agitando il turibolo,
frattanto ehe un prete col crism a ne u n g e le pareti.
L a deposizione d elle R eliquie in Oriente assai pi solenne della
sem plice consacrazione d ellaltare; il clero celebra le v ig ilie innanzi
ai pig n o ra , e quando la processione g iu n g e al tem pio in cui debbono
essere collocate, i cantori intonano il verso : kpa.-ct 7ry).f, oi p^wvTEf,
pv, precisam ente come presso i Franchi.
In segu ito, l im posizione della litu rgia romana n elle G allie per
opera di P ip in o e di Carlo Magno e il favore im periale dato a g li
studi litu rgici n ella Scuola P alatina finirono per com prom etterne la
purezza, com penetrandola cogli u si cu ltu ali franchi, l specialm ente
dove le form ole concise di Roma sem bravano troppo rigid e o la cu
nose. Cos i due riti d ella dedicatio e consecratio finirono per fondersi
insiem e, dando origin e alla cerim onia descritta n e llattuale Pontificale
Romano. G iusta un antico pontificale di Narbona, l alfabeto veniva
tracciato tre volte su lle pareti fu o rid ei nuovo tem pio
e le R eliquie
l Cf. Marthe, De ani. Ucci. rii. Ed. II, Antverpiae 1730, voi. II, y>. 73i,

154
erano recate in processione intorno alle mura esterne della chiesa,
appunto com e prescritto nel P ontificale. A ltra volta, e l uso si era
tanto gen eralizzato che venne adottato un tempo anche a Roma,
insiem e colle R eliquie si collocavano tre particelle della sacra E u ca
ristia, aggiu n gen d ovi una pergam ena che ne conteneva i nom i coi
primi versi dei quattro E van geli.
Affatto singolare il rito gallica n o della ben ed izion e delle cam
pane, che, ad im itazion e d ella dedicatio e del battesim o, vengono
prima lavate con l acqua b attesim ale (acqua, olio e sale), indi unte
col crism a, esteriorm ente sette volte, a ll interno quattro, frattanto
che la schola canta sette salm i. Per la turificazione delia campana,
questa vien e sospesa sopra il turibolo, in modo che si riem pia dei
vapori d ellincenso. Il concetto b ello , specialm ente per la relazione
ehe ha eoi rito gallican o della collazion e d ellofficio d ellOstiariato,
il quale oportet percutere cym balu m et cam panam , m a, m entre a
Roma neppure il calice vien e consacrato col crisma, in Francia
sin dal secolo v m g i si sen te quella tendenza a spezzare l antico
equilibrio della litu rgia la tin a, conducendo un tale strano sviluppo
alla litu rgia estrasacram entaria, che finir poi col darci n el s e c - x v m
le infinite e capricciose litu rg ie g a llica n e. M edium tu tissim u m iter,
e Carlo Magno l aveva g i preveduto col capitolare 18 del 789, in
cui ordin : Ut cloccae non baptizen tu r.

CAPITOLO X II.

Le arti sacre nel tempio di Dio.


U n sem plice esam e d eg li edifici cultuali, a incom inciare da quelli
d E gitto, di G recia, d'Etruria e del L azio, sino a lle basilich e cristiane
di stile rom anico, ogivale o del rinascim ento, ci scopre due elem enti
comuni, un duplice elevatissim o concetto, che domina tutte q uelle
forme architettoniche e decorative cosi svariate fra loro. Questi due
elem enti sono la m aest trascendente del D ivin o ch e ba sed e nel
tem pio, e la inferiorit d elluomo ch e non ardisce di avvicinarsi ai
Num e, se non dopo una con ven ien te purificazione.
N el concetto generale dei popoli an tich i, il tem pio infatti la
dom us terrestre del N um e, e l arte relig io sa intui sin dalla prim ora,
ch e il suo compito era quello d esprimere c o llarchitettura, col gam m a
della tavolozza dei colori, collo scalpello questa grande idea. Da qui
q u ellunit di concetto e d 'isp ira zio n e che presiede ovunque l ere
zione dei tem pli n ell'an tich it, e che n e pervade tutte le parti, dal
pronao sino alla d ecoiazion e della cella d eirin a ccessib ile divinit e g i
ziana o ellen ica, siuo al San cta S anctorum d e ll Israelita, sino al
bema d elle basilich e bizantine.
Iddio riem pie della sua m aest l intero tem pio, ma e g li propria
m ente non abita e non risiede che n ella parte pi intim a e sacra
d e lledificio ; cosi ch e le altre, il transetto, la nave m aggiore, i por
tici laterali, il nartece, il pronao, l atrio o p a ra d iso sono com e a l
trettanti annessi d elloriginaria abitazione d ella D ivin it, u n esten
sione ed am piam ente d ella sua grandezza. D io che, quasi per un
atto di condiscendenza, esce dal sacro lim en della sua sede, per pro
tendere attraverso il naos le sue braccia ai m iseri m ortali.
P erci m entre il bema riservato sem pre alla D ivin it e ai sa
cerdoti che la rappresentano, le altre parti del tem pio sono anche per
g li uom ini, a m isura che questi procedono n ella loro interiore pu
rificazione, e si rendono degni d avvicinarsi a D io. Questo bisogno
di purificazione sentito da tutta l arte relig io sa antica. La lu stra
zione espiatrice com incia fuori del tem pio, ove il p agano colloca l ara
dei sacrifcio, ed il Cristiano la fonte d ellacqua lustrale, ma continua
anche n eirin tern o del naos, ove anzi D io stesso che la com pie per
mezzo dei riti e cerim onie cultiiali.

156

Questi concetti, com uni a tutte le religion i antiche, furono sentiti


tanto pi im periosam ente d a llarte cristiana, quanto il contenuto evan
g elico la vin ce su tutta la m itologia. P er il cristiano, D io non so l
tanto abita n el tem pio colla sua im m ensit e c o llirradiazione del
l onnipotente auo amore, m a il Verbo stesso fatto uomo e divenuto
E m anuele, cio D io con n oi, v i soggiorn a eucaristicam ente n ella sua
um anit, divenuto ostia e sacerdote del Nuovo P atto. Tutto il Cri
stianesim o si concentra adunque attorno a llaltare, com e espresse
tanto bene il genio di Raffaello e m entre l'an tico ritualism o g iu
daico affaticava g li anim i con una serie di sacrifici che si ripetevano
indefnitivam ente innan zi alla tenda di lah v, senza alcuno stabile
risultato, il T estam ento Nuovo non ne celebra che uno, quello del
l A gn ello im m acolato, il cui San gu e nella sua divina efficacia si spande
a purificare tutti i secoli. D i p i , m entre le altre religion i erano ina
deguate ad esprimere ed operare coi riti il culto a Dio dovuto, Ges
sacerdote e ostia rende alla T riade D ivin a n ei nostri tem pli l adora
zione perfetta in spirito e verit, quella appunto che D io rieerea
da noi.
N e segue che, come il Sacrificio E ucaristico il centro della cat
tolica liturgia, cos che tutti g li altri riti, salm odie, processioni ecc.,
o preparano l anim o a llofferta del Sacrificio, o rendono le do
vute grazie dopo d averne partecipato anche le form e architettoniche e artistiche dei tempio cristiano derivano la loro ispi
razione ed unit da i concetto sublim e di Ges, che, per m ezzo dei
sacri riti, opera la redenzione d ellum anit ed applica a lle anim e i
m eriti della sua im m olazione. Perci l altare del sacrifcio n e lla ba
silica cristiana il punto centrale e culm inante d ellaula : direi
quasi il m otivo essen zia le e la ragion d'essere d e llintero edifcio.
G li antichi quindi lo volevano unico ed isolato nel centro della ro
tonda, come n ella santa Sofia, o in m ezzo al transetto, tra i m osaici
d ellabside e qu elli d e llarco centrale, che dalla nave m ediana intro
duceva al presbiterio. P osizion e questa quanto mai felice, perch
l'elevazione della crociera su l naos dava m aggior risalto alla sacra
m ensa, e faceva s che i m osaici sfolgoreggian ti n ella eonca absidale
e quelli delParco la cin g e sse r o quasi di u n aurea gem m ata corona
orientale. Era solo l che si offriva l E ucaristia; era l ch e la co
lomba d alle ali doro, sim b oleggian ti i carismi del P araclito, veniva

157
sospesa per m ezzo d i preziose catene alla volta del tegu riu m o ci
borio che ricopriva l altare. Su quella m ensa si conservava il codio
dei V an geli, la lettera della N uova L eg g e ; in alto per a leg g ia v a lo
Spirito vivificatore, che doveva trasfonderle lo spiracolo di vita. Quel
volum e e quella colom ba eucaristica, che celava n el suo cuore le
Specie C onsacrate, volevano significare tu tto il T estam ento N uovo, la
cui le g g e amore, e l amore la le g g e suprema d e llanim a credente.
T utta la religion e cristiana era l su q u e ll altare: il V angelo del
Verbo e i carism i del Paracleto.
N ella con cezione perci d eg li antichi, l altare non poteva mai es
sere sfornito del nim bo della sua d ivin it: vog lio dire del ciborio o
baldacchino marmoreo o dargen to; l ara in tutto il suo in siem e era
il vero tabernacolo d e llA ltissim o, il quale certo non poteva dimorare
sub divo, senza un tetto sp eciale sotto l am pia v o lta d el naos.
Questa centrale e culm inante p osizion e dell'ara, che dom inava il
vasto edifcio della dom us D ei, non era tuttavia per n u lla a scapito
di quella m istica m isteriosit che avvolgeva l in a ccessib ile sed e del
Santo. Come alla morte del Salvatore, quando in segn o di riprova
zion e fu profanato il santuario del tem pio gerosolim itano e la sua
lacerata cortina perm ise ad occhio profano d mirare l dentro, cos
n e llantico sim bolism o cristiano un altare privo d el suo artistico co
ronam ento del tegurium , ed esposto perci al libero sguardo della
folla, sarebbe sem brato quasi una profanazione. Come pu ancora
osservarsi a R avenna sui m osaici di sa n tA pollinare nuovo e di
san V itale, tanto davanti al p a ia tiu m di T eodorieo ch e in n an zi al
p o rtcu m della b asilica g iu stin ian ea sono sospesi dei velaria che pro
teggon o la santit di q u egli edifici, specialm ente il saeru m aubiculum
augnatale, dallo sguardo tem erario dei profani. A nzi, questi veli erano
adoperati perfino a proteggere il B asileus di Bisanzio, quando non
si degnava di beare colla m aest del suo volto i m iseri mortati del
suo impero. E siccom e in llom a la corte lateranense adott in parte
il cerim oniale aulico bizantino, anche san Gregorio M agno, quando
dettava al diacono Pietro te sue m istiche elucubrazioni su lle Scrit
ture, era protetto da un velarin m , che toglieva a l lev ita tachigrafo
la vista del D ottore supernam ente ispirato.
Im possibile quindi che il divino E m anuele su llaltare non avesse
il proprio v ela riu m , il quale, senza nascondere del tutto le forme ar
tistiche del tabernacolo, ne rendeva per m eno libera la vista.
Il popolo, d el resto, siccom e pure i chierici inferiori, a in com in
ci are dagli esorcisti, non aveva accesso a l beino,; questo era separato
dalla nave centrale, oltre che dai plutei marmorei della schola canio ru m , anche da una ringhiera m etallica o di marmo, che in Oriente

divenne addirittura un a parete di chiusura del santuario, con tre


porte inquadrate tutte con im m agini di S an ti Iconostasis.
I L atini generalm en te si sono gu ard ati da q u esteccesso di m isti
cism o ieratico, che riduce il popolo un p o alla condizione del P a ria s,
Per, g li elem enti prim ordiali donde si svilupp l'icon ostasi bizan
tina, si ritrovano n elle b asilich e la tin e fin dal v seco lo , quando tra
l'intercolunnio del podvum , com inciarono a distendersi del v eli, per
sottrarre il presbiterio dallo sguardo curioso della folla.
Sulla sacra m ensa ricoperta da un sem plice drappo a l mom ento
del Sacrificio, non si deponeva ch e l offerta, quasi per riporla in
grem bo a D io stesso. Im possibile quindi eh e essa servisse di base a
croci, a candelabri o altro. D urante l azion e saera g li accoliti depo
nevano i cereostata sui gradini d e llaltare o intorno a l p o d iw n , e a
rischiarare il luogo santo, ordinariam ente pendevano dalla volta o
d allarchitrave argenteo d ella p erg u la pi ordini di lam pade, alim en
tate da olio arom atico m isto a profumi asiatici.
II posto pi naturale per le sacre R eliquie era sotto la m ensa
dell'altare. Contrariamente a lla devozione dei Greci, il gen io latin o
per lu n gh i secoli si mostr restio ad aprire le tom be dei Martri, a
dividerne le ossa, per riporle entro capselle di devozione privata.
Era ancora troppo vivo il senso romano pel sacn itn iufs sepulchr,
che faceva riguardare siccom e l'estrem a d elle sciagure l andar privo
della tom ba entro le m aterne viscere della terra. Aprire un sepolcro,
sarebbe sem brata una profanazione; estrarne le ossa e disperderle,
un sacrilegio.

II ltiogo destinato alle im m agini e rappresentazioni sacre, era sulle


am pie navate d el rtaoa, su llarco m aggiore del bema ed il calino
absidale. Prim a ancora che alla diretta venerazione dei fedeli, la
Ghiesa propose quei dipinti a llistruzione catechistica del popolo, onde
11 ciclo cristologico s im poneva necessariam ente alla scelta d ellartista. D oveva quindi esistere una corrispondenza perfetta tra il con
cetto d ellarchitetto, che aveva tracciate le lin ee del n aos, e quello
del pittore o del m osaicista, ehe Io decorava eoi gam m a dei suoi colori.
M olte volte un unico artista ideava ed erigeva il tem pio con tutte
le sue parti ed ornati.
D alla fonte purificatrice zam pillante n e ll atrio, dove i pubblici
penitenti altrettanti Adam i espulsi dal paradiso attendevano

la redenzione e il perdono, bisognava giu n g ere sino al sacro beino, e al


P antocrator, raffigurato in tutta la sua trem enda m aest nel centro
dell'abside, ove g li a n g eli e i santi trem ebondi g li fanno corona.
Il cam m ino era lungo e difficile. Le varie scene delIAntipo Te
stam ento erano m esse a riscontro con quelle della storia evan gelica:
Caino ehe uccide A bele, con Giuda che tradisce Cristo; Isacco coi
carico d elle legn a pel sacrifcio, con Ges ehe porta la croce; Mos
che pasce il popolo di m anna celeste, col Salvatore ehe m oltiplica i
pani nel deserto e cc., e questo, sia per spiegare a l popolo il valore
profetico di q u eg li antichi episodi, sia ancora per inculcare il co n
cetto ch e tutta la storia della salvezza um ana, la sua rem ota prepa
razione n ell'A n tico P atto, il suo compimento n e l N uovo, d eve avere
la sua particolare realizzazion e n ella vita cristiana di ciascu n anim a.
Prim a di g iu n gere perci all'au rea volta del santuario dove Santi
elevano g li osanna al divino Paniocrator e g li offrono le loro corone
d'oro, duopo passare attraverso m olte purificazioni d ello spirito ;
duopo rivivere la fede dei Patriarchi e dei Profeti, duopo rinascere
spiritualm ente con G es, duopo morire con lu i a l peccato per sol
levarci in lu i alla santit dei fig li d i resurrezione. Solo cos l anim a
pu esser d egna di pregustare qu aggi le g io ie della vision e divina ;
solo cos il Cristiano a llinvito del sacerdote alla m essa : Sanata sanciis,
pu presentarsi con fiduciosa coscien za sulla solea del bema, pu ap
pressare il labbro al calice di salute, pu distendere la m ano per
ricevere sulla nuda palm a il cibo im m ortale. Corpus C hristi, g li dice
solennem ente il sacerdote, ed eg li, irradiato dalla fede, risponde come
i celesti com prensori; A m en. S , tu sei il Cristo, il tglio del Dio
vivente.
Questa com unione dell'uom o con D io ch e fu l eterno sospiro d el
l'um anit credente, vien e espressa d a ll artista cristiano in un cielo a
parte, che adorna le pareti del presbiterio. Sono le an tich e T eofanie
del Sacram ento delim itare, i veri fasti d e llE ucaristia che, a gu isa di
fasei di v ivissim a lu ce, partono dal nim bo che recinge la pendula
colom ba eucaristica, e vanno a rischiarare i lu n g h i periodi della
storia tipica del Sacram ento.
A nche qui, come pei cicli scritturali, l artista deriva la sua ispi
razione dalla preghiera litu rgica. D eg n a ti, o S ign ore, di gradire
questi doni, esclam a il sacerdote n ella mensa, com e hai grad ite le
offerte del tuo giusto servo A bel, il sacrificio d el patriarca nostro
Abraham, e quello del tuo sacerdote sommo M elchisedech , e l artista
sacro per ispirarsi non ha b isogn o ch e di raccogliersi in se m edesim o,
che di sen tir viva la sua Fede, e riproduce se n z altro queste scen e
eucaristiche su lle pareti del presbiterio.

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N elle catacom be, n eg li augnati cubicu li.e sug'li arcosoli sepolcrali
il pittore cristiano non aveva avuto spazio sufficiente a rappresentare
nella sua inesauribile fecondit questepopea divina. Il pi delle volto
egli sera dovuto contentare d aceennarvi sem plicem ente per m ezzo
di sim boli: il p esce su l tridente, le sette ceste coi pani crocesegnati,
l ancora, l agn ello col p ed u m pastorale e la secchia del latte. Ma
dopo che la pace C ostantiniana ebbe tratto la Chiesa fuori dalle ruinose cave d elle catacom be alla bella lu ce del sole m eridiano, cessa
ogni le g g e d arcano, v ien e m eno in parte la ragione del sim bolism o
destinato ad avvolgere d'un velo i m isteri innanzi ai non in iziati, e
quel che il sacerdote d a llalto d e llambone sp iega al popolo affollato
nel naos, il pittore oggim ai pu liberam ente riprodurre su i muri in
terni della Ecclesa, la casa sociale cio del popolo cristiano. Cos il
tempio diventa tutto una vasta bibbia, una Scrittura m ultiform e, un
immenso concerto ove il pittore, V architetto, il m usico, il levita,
ognuno recita la parte sua, tutti per s aceordano in u n unica po
tentissim a sin fonia.

La litu rgia rom ana nata e si svolta n ella classica b asilica la


tina, onde questo stile m eglio d 1 og n i altro s adatta a ll in d ole e al
carattere suo speciale. Gli a n tich i, sotto l influsso d e llarte asiatica,
adottarono talora, vero, de,i tem pli dalle forme circolari o otta
gonali, m a tali piante che abolivano i su g g esti del presbiterio ed
im ponevano l ara nel centro d ella rotonda, in mezzo a l popolo, of
fendevano troppo quel delicatissim o sentim ento di m isticism o estetico
ondera soffusa la b asilica rom ana; qusti schem i dovettero quindi ap
parire quasi rivoluzionari ed a n tilitu rgici, sicch al pi furono adot
tati pei soli battisteri.
A nche le stesse absidi aperte, sostenute da colonne e circondate
da gallerie post-absidali ad uso matroneo, com e a Roma n ella b a si
lica d egli A postoli a d cataciim bas, in quella di Sieirrino su llEsijiiilin o, dei santi Anargiri ai Foro, di san Severo a N apoli ecc., sem
brano offendere quel delicato senso di litu rgico spiritualism o, che
volle considerare il bcma quale, sede m isteriosa ed inaccessibile del
Santo dei Santi.
Per g'hmgere al P an tocrator e a ll eucaristica colom ba, non ci
sono scorciatoie, aditi particolari, porte di servizio o viottoli, ma
bisogna percoirsre la via normale di tutta l um anit redenta ; bisogna

161
quindi passare per l'ecclesia, per la sua fede, pel suo insegnam ento,
pei suoi sacram enti, per la sua sacerdotal gerarchia, e solo cos
lecito presentarsi su lla solea del bema a ricevere n ell'E u caristia il
pegno dell'im m ortalit. Nel puro stile b asilica le l abside aperta co
stitu isce perci quasi sem pre una rara eccezion e, suggerita, non
tanto da un senso estetico o architettonico, ma da qualche altra ne
cessit d am biente, ch e im poneva quel traforo.
Cos n ella b asilica a d catacum bas, che del iv secolo, l abside
aperta ed arcuata aveva per iscopo di m ettere il naos ed il santuario
in com unicazione coll'ip ogeo apostolico inferiore, che, essendo cir
condato da varie fabbriche antiche, non aveva potuto esser compreso
entro il perimetro d ella b asilica, di cui tuttavia costituiva il vero
santuario e soccorpo.
N ella basilica dei martiri Cosma e D am iano a l foro, l abside
aperta fu un ripiego di F elice III, affin di dare la consueta forma
d em iciclo alla chiesa da lu i eretta nel tem p lu m sacrae U rbis, u su
fruendo nel tempo stesso d ellaltra met d e llaula d e llA rchivio Ca
tastale di Roma che rim aneva vuota dietro l em iciclo.
N ella b asilica Severiana a N apoli e in quella di S icin in o a santa
Maria M aggiore il m otivo d ell'a b sid e traforata avr potuto essere
identico a quello ora accennato, m entre invece nella b a silica di Dm itili, e forse anche nel prim itivo titid u s Chrysogoni in T rastevere,
la ragione d ellapertura absidale fu il desiderio di porre i due pre
sbiteri in com unicazione, l'uno col vicino cubicolo sepolcrale della
Santa eponim a della b asilica su lla via A rdeatina, l altro colla sot
tostante ab itazion e romana, g i santificata dalla dimora di san Crisogono.

L a questione d egli altari laterali non d o g g i. E ssa nacque al


meno n el v i secolo, ed ebbe varie soluzioni. L a m eno felice fu quella
d addossarli, com e altrettanti m onum entini da cam posanto, alle pa
reti d elle n avi m inori, o al peristilio della principale, a danno del
senso liturgico non meno che del gusto estetico. P er g li an tich i, tutto
il tempio incorniciava l'unico altare dell'unico D io, eretto nel punto
culm inante e centrale della b asilica, m entre colla pluralit delie are
venne a indebolirsi sensibilm ente quell'unit di concetto che aveva
sino allora dom inata la b asilica, coordinando s arm oniosam ente le
linee verso il santuario. L unit d ispirazione ven n e ad infrangersi
contro quel frastagliam ento di piccoli m onum enti, che, specie se
11 ScatrsTEit, Idber S a c r a m e n to r u m -It

isolati n el naos o n el transetto, rassom igliarono i portici della chiesa


a quelli onorari del foro, o alle v ie suburbane d elle citt romane
fian cheggiate dai sepolcri.
I B izantini, fedeli a llantico principio d e llun it deUaltare e del
sacrifcio in ciascuna chiesa, se la cavarono circondando il naos d altri
oratori m inori, nei quali celebravano le m esse private. A nche i L a
tini non fecero troppo brutto viso a questa soluzione della questione,
e siccom e allora era il periodo aureo della litu rgia, tutte quelle teorie
salm odianti di cappella in cappella, ehe ci descrivono, per esem pio,
g li O rdines R o m a n i, tutto q u ellavvicendarsi di oratori che circonda
vano in Laterano, in san P ietro, in san P ao lo , a d catacum bas le
grandi b asiliche C ostantiniane, per non dire dei m onasteri, ove
pure attorno alla chiesa abbaziale si m oltiplicarono altri oratori o
cappelle l'ufficiatura d ivin a n e riusc pi ricca, pi dram m atica,
pi eloquente.
Ma anche senza ricorrere al partito d edificare all' esterno delle
b asiliche d egli oratori m inori, la questione della pluralit degli a l
tari pu essere risoluta, come lo fu talvolta nel medio evo, desum en
done g li elem enti dalle stesse form e b asilicali. Sono perfettam ente
n o te le antiche celle o basilich e trieore, come quella di san Sisto sul
cim itero C allistiano. In esse l em iciclo centrale circondava il trono,
episcopale col sacro altare, m entre le absidi laterali accoglievano la
m ensa delle divine Scritture e dei v asi consacrati al Sacrifcio. Ora,
a trasformare quelle tavole marm oree in altari fn breve il p assaggio,
n si pu assolutam ente dire che n e siano rim aste offese le ragioni
litu rgich e o le esigen ze estetiche. B isogn sem plicem ente attenuare
l'effetto di quei centri m inori di culto, conservando con m aggior ri
gore l unit di stile n elle decorazioni, nonch le convenienti propor
zioni deHem iciclo centrale, in modo che le absidi minori non fossero
parti a s, ma facessero quasi da raggiera attorno a llabside centrale.
Con tale criterio, in alcun e b asilich e g li em icicli minori vennero
m oltiplicati assai attorno a quello principale, e ne risult una bel
lissim a rosa che a g giu n ge nuova grazia al luogo santo.
Meno antico d egli altari absidali l uso delle cappelle che si
aprono lungo il transetto o le navi m inori, che crearono n e l tardo
m edio evo quando cio il prim itivo carattere sociale della devo
zion e litu rgica si affievol di m olto, in conseguenza dello spirito in
dividualistico che d istin gu e i tem pi nuovi n ecessit cu ltu ali, de
vozione di fedeli, fierezza di blasone sm anioso d avere in chiesa la
propria cappella g en tilizia , spirito di solidariet che aduna le m ae
stranze e le u niversit d eg li artisti, i quali hanno bisogno d avere
nei com une tempio una Bede so c ia le; tutti m otivi belli e ragion evoli,

163
che aprirono a llarte u n inesau rib ile fonte d isp irazion e ed arricchi
rono l Italia dun tesoro di p ale, di trittici, di freschi e d arazzi. Il
guadagno tale, che quasi ci fa dim enticare il danno subito dal
lestetica a cagion e d el frastagliam ento del naos, il quale n e lle chiesa
m oderne non ha pi alcuna unit d 'ispirazione, e rassom iglia p iu t
tosto a lla casa dun collezion ista d 'og g etti d arte, il quale non li sa
neppure disporre arm oniosam ente. P arli per tutti san G ioacchino ai
Prati di Castello in Roma. E l'individualism o eh e orm ai s im padro
nisce della vita m oderna in tu tte le sue espressioni.

Le le g g i rituali s ispirano ancor oggi a llantica m entalit classica,


che faceva della m ensa eucaristica il pegno e il sim bolo dell'u n it
anche m ateriale ed artistica nel tem pio di D io. O ggi il Coeremoniale
E piscoporum vu ole ch e la santa E ucaristia, fetta eccezion e per le
chiese capitolari dove si celebrano g li Uffiei su l presbiterio, sia cu
stodita sull'altare principale. N essuna decorazione, nessun posto vale
questo, che fa del trono d e llExicaristico E m anuele com e la chiave
di volta di tutta l'arte b asilicale. Ogni altro altare attribuito a l San
tissim o Sacram ento, sia pure ornato quanto pi si vo g lia , non fa che
turbare le proporzioni e l'arm onia di queste cla ssich e lin ee, spostando
il centro dal suo asse.
Il m edesim o Cerim oniale dei V escovi considera pure il caso che
laitare, com e in antico, sia rivolto verso oriente, e che perci il sa
cerdote durante la sacra azione abbia in n an zi a s il popolo a c c a l
cato nella nave m aggiore. In tali condizioni, i nostri a n tich i, perch
i fedeli potessero seguire i riti del sacro m inistro durante il Sacrificio,
amavano che l altare isolato fosse libero, senza schermo di croci, di
candelabri o di reliquiari. Il Crocifisso si collocava a fianco d e llal
tare, come o g g i le croci capitolari, ovvero pendeva g ig a n tesco dalla
volta del tem pio, appunto com e an ch e adesso nei' p aesi di rito m i
lanese.
O ggi n ella liturgia latina non perm esso di conservare l Euca
ristia in un tabernacolo aperto entro il muro del transetto, com e gi
si usava ai tem pi di Mino da Fiesole, ovvero di riporla entro l aurea
colom ba che pendeva dalla voltiein a del b a ld acch in o. P er, anche
eseguendo fedelm ente le vigen ti prescrizioni litu rg ich e, isp irate cer
tamente ad elim inare dei gravi abusi che avevano preso p iede n e l
lestremo m edio evo, l altare conserva ancor m olto della sua solen n e

164 austerit primitiva, e i fedeli possono segu ire abbastanza liberam ente
i riti del sacerdote ufficiante; basta ehe la m ensa abbia il suo sem
p lice arredamento rituale, sen za venir ingom brata di m ensole, di
controlum i e di rami di fiori artificiali, e. senza ehe il ciborio eucari
stico assum a proporzioni troppo colossali, anche perch in questa
specie di altari isolati e protetti da un artistico tegu riu m , tutto il
com plesso dell'altare col suo splendido fastigio marmoreo costitu isce
la vera sede, il tabe.rnac.ulum, A ltissim i.
L a Chiesa sino alm eno dal n i secolo amm ise varie forme daltari.
Ve n erano a m ensa, sosten u ti da pilastri o colonnine, ad arcosolio
sul funebre solium d elle catacom be, o anche sem plicem ente a sepolcro,
con tavole marmoree ch e chiudevano da ogni lato l urna del martire
titolare. Ciascuna di queste form e bella e autorizzata dalla tradi
zion e litu rgica ; siccom e per il concetto di altare-sepolcro poste
riore a quello prim itivo della sem plice m ensa D om in i, e v ntroduee
anzi un elem ento funebre affatto secondario, perci, dovendo sceg liere
un tipo d altare pel Santissim o Sacram ento, darei la preferenza a
quello a m ensa, ch e m eglio corrisponde allo spirito della litu rgia e u - .
caristica. U na m ensa su dun sepolcro sem bra quaBi un a m esta a n
tinom ia, e se esprim e l un ion e del sacrificio cruento del martire con
quello incruento dell'O stia D ivin a, non mi dice per gran che quando,
cessata l'azion e sacra, il Salvatore n e l tabernacolo continua la sua
v ita sacram entale fra noi.
Dovr inoltre l altare essere di pietra o di marmo, g iu sta l u n i
versale concetto dei popoli antichi. Im possibile quindi di pensare a
u n ara lign ea o daltra fragile m ateria; gia cch , oltre il senso e s te .
tico, n e resterebbe offeso il buon gu sto liturgico. La sede di lah v
d evessere fissa ed eterna, concetto che solo il marmo pu esprim ere.
La tradizione cristiana su questo punto s'ap p oggia su quella prece
dente d egli Ebrei, d egli A sia tici e d egli E g izi, presso i quali i cippi,
le are e le steli votive furono sempre di solida pietra.
L e le g g i rituali prescrivono in oltre che in n an zi a llaltare eucari
stico ardano sem pre d elle lam pade, che colla loro fiammella alim entata
dallumor v eg eta le d e llolivo, e tenuta sem pre desta d alla v ig ile so
lerzia del levita, attestino la vivezza della devozione cattolica verso
l E ucaristico E m anuele. Sono esclu si quindi g li olii m inerali e la luce
elettrica, sia in ossequio alla tradizione litu rgica, sia ancora perch,
non derivando queste lu ci da un principio vitale, tanto il petrolio che
la corrente elettrica esprim ono m eno b en e la forza v ita le del nostro
culto verso il sacro Mistero. L 'olio e la cera ardendo si struggono
e consum ano in onore della D ivin it, e cos rappresentano un vero
sacrificio di lu ce: E u ch a ristia lu cern aris, giusta l elegan te frase pa-

tristiea. Invece, n el g a s e n ella lu ce elettrica non apparisce cos sen


sibilm ente il consum o del com bustibile; aperto l interruttore, la lam
pada elettrica un esp ed ien te m olto sbrigativo, che non richiede
alcun pensiero di m anutenzione ; perci, anche per tale ragion e, l'e le t
tricit non sim boleggia troppo fedelm ente la devotio, cio il servizio
assiduo e amoroso del levita n el m antenere vivo in n an zi a ll'altare di
Iafiv il fuoco sacro della fede.
L 'uso moderno am m ette tuttavia l illu m in azion e elettrica nelle
chiese. necessario per qui un elevato sentim ento relig io so e arti
stico, onde conservare a lla casa di D io il suo carattere ieratico, senza
trasformarla in u n aula profana.
U n illum inazion e seria e sobria, che rischiari egu alm en te le lin ee
architettoniche del naos senza alterarle, e che di sera perm etta ai fe
deli dassistere ai divini uffici cos come di giorno, sen za giu och i o
effetti di lu ce sul tabernacolo e su lle im m agini sacre, consentita dalle
leg g i rituali. duopo in oltre avvertire che anche di giorno nei luogo
sacro un a lu ce m itigata ispira m aggior raccoglim ento di spirito e d
pi intenso risalto a l carattere m istico del naos, nel quale fra i
m isteri del dogm a, alla fiammella d ella fede noi ci avanziam o verso
il P an tocrator del santuario.
U n ultim a parola su lle pale d altare. L e im m agini sacre lu n go le
navate del tem pio precedettero di qualche secolo g li altari m inori,
giacch quando questi ultim i si m oltiplicarono e vennero addossati
alle pareti laterali, le ritrovarono g i tutte adorne di sacre pitture e
di scen e bibliche. L uso ecclesiastico odierno consente c h e le im m agini
dei Santi si espongano alla venerazione dei fedeli su gli altari, a patto
per che le icone per m ateria e per esecu zion e siano degne del luogo
sacro, ed ispirino devozione.
Con questo s intendono esclu se le oleografie, le fotografie, le rap
presentazioni eccessivam en te veriste, o quelle che non ten g o n o il
debito conto del carattere ieratico e liturgico, che debbono assum ere
tutte le arti, quando entrano n ella casa di D io. L arte non fotografa,
e meno ancora l arte litu rgica, il cui com pito in chiesa si non so l
tanto di esprim ere, m a d i adom are, coordinando tutte le su e rappre
sentazioni al gen erale concetto eucaristico, che dom ina l intero edificio
cultuale. Non quindi felice l id ea del pittore che n e llip ogeo sepol
crale di P io IX al Campo Yerano a Roma, accanto a lle rappresenta
zioni ieratich e del defunto, il quale proclam a al mondo il dogma
d ellIm m acolata C oncezione, m introduce poi un quadro co lie udienze
private, che il Papa in abito com une da cam era accorda ad alcune
donne d el popolo.
La pala soprattutto d e llaltare ove si conserva la santa Eucaristia


conviene che sia in intim o rapporto con questo augusto m istero.
L uso classico delle grandi "basiliche rom ane si quello di dedicare
l'altare eucaristico esclusivam en te alla venerazione del divin Sacra
mento, onde sono escluse le rappresentazioni di M adonne o di Santi,
per ritrarre in v ece la Santissim a T riade, i cori d egli A n geli o m agari
anche dei celesti com prensori in atto di rim irare con com piacenza,
o di corteggiare l Ospite divino del T abernacolo. L adorazione del
Santissim o Sacram ento ispir g i ai pi in sig n i m aestri cristiani della
pittura d egli stupendi capolavori, e l argom ento anche ai giorn i nostri
non n sfruttato, n esaurito. Quanto m i piacerebbe, per esem pio,
se i nostri pittori, prendendo lo spunto dalle scen e ap ocalittich e di
san G iovanni, m i rappresentassero, come facevano g li an tieh i, l A
g n ello di D io im m olato per i d elitti del mondo innanzi a llaltare aureo
eretto in cielo al cospetto di lah v. D 'intorno, i patriarchi dovrebbero
offrire alla T rinit Sacrosanta i Loro diadem i, m entre gJi a n g eli dispo
sano il ritmo dei loro turiboli lev a ti in cielo al canto allelu iatico dei
Santi.
Non sono g i io quello ch e vuol negare ci che concedeva bona
riam ente Orazio :
Pictoribus a tq m p o e tis , qu dlibet a u den di sem per fu it aequa potestas.
D ico per solo che l eccessivo spirito di libert e d individ u alism o
contrario a llarte cristiana, la quale, come pure la litu rgia, es
senzialm ente sociale. E per sociale qui intendo che l arte in Chiesa,
trattisi pur di pittura, di scultura, d architettura ecc., non d e v esser
fine a se stessa e secession ista, ma con vien e sia subordinata anzitutto
a llispirazione litu rgica, la quale per m ezzo di tutte le risorse del
g en io cristiano intende di formare del tempio com e un poema unico,
una specie di Bibbia m essa in iseena, anzi intim am ente vissuta, un
dom.inicum, in una parola, una ecclesa D ei, la quale riflette e si ri
specchia su quella di cui D io stesso lartefice nel pi aito dei
:i<ili.

CAPITOLO X III.

L a consacrazione religiosa.
N el iv secolo, quando l ascesi cenobitica d iven n e una d elle pi
im portanti istitu zio n i cristiane, g li storici vollero attribuirle una re
mota antichit, quasi un'anticipazione storica, ricollegan d ola colla
predicazione stessa d egli A postoli, che ad A lessandria per opera di
san Marco, n el mondo greco e romano per opera di san Pietro e di
san P aolo, avrebbero sem inato i primi g ig li d ella castit cristiana,
inaugurando lo stato religioso. Se questa pretesa non soffre alcuna
seria con testazione quando si tratta d ell ascesi privata, esercitata
n e llinterno della propria casa e in seno alla propria fam iglia,
tale in fatti fu la prima forma della vita religiosa in su l n ascere della
Chiesa non per esatto il ritenere che l organ izzazion e cenobi
tica risalga sino al i secolo. I primi Padri infatti, non solo non ne
parlano m ai, ma suppongono an zi un am biente spiritualistico affatto
diverso d alla concezione claustrale ; l epistola di san Clemente ad
Virgines, g i da questo solo tradisce la sua redazione posteriore a l
m eno d i due secoli al pontificato di C lem ente, perch l anonim o au
tore si dirige a d elle vere com unit d asceti sparse per la solitudine,
m entre n e llam biente romano sino al iv secolo tali com unit non
esisterono punto.
N ella storia della vita religiosa si possono distinguere tre diversi
period i: lascetism o privato, l'anacoretism o e la v ita cen o b itica ; e
questi gradi, m eglio che una sem plice su ccession e, rappresentano
un evoluzione e uno sviluppo intrinseco e vitale avvenuto prima, in
oriente, indi ancora in occidente. I segu aci della v ita religiosa rice
verono in diversi tem pi e paesi vari nom i. V ennero detti asceti, filo
sofi, eunuchi, continenti, eucratiti, gn ostici, figli del patto, monaci,
confessori, relig io si, servi di Dio ; le donne poi erano chiam ate ver
g in i, vergini sacre, a n celle di D io, nonne. opportuno di far rile
vare subito il carattere sp eciale che d istingue questo primo asce
tismo m onastico d alla vita religiosa d egli Ordini m endicanti sorti nel
tardo m edio evo : per questi ultim i il fine prossimo d ella corpora
zion e una determ inata opera esterna di beneficenza, sia spirituale,
sia corporale, il m inistero ecclesiastico, per esem pio, il servizio n eg li
ospedali o il riscatto d eg li schiavi cristiani, m entre pel m onaco an-

l(',s

tico l ascesi non In relazione necessaria e diretta con alcu n a m is


sione esteriore, essendo essenzialm ente ordinata alla santificazinnu
dell'anim a nella Schola dom in ici s& rvti, com e san Benedetto chiam a
appunto il m onastero.
T utti i cristiani in forza delle prom esse battesim ali tendono alla
p erfezione, anche rimanendo in m ezzo ai mondo. Il monastero per
lina specie d'istituto superiore di santit, in cui entra solam ente
u n 'eletta di persone gen erose che vu ole assicurata la propria salvezza.
Il concetto della illib atezza vergin ale che si disposa al Cristo m e
d iante il connubio dell'anim a, fece si che il titolo glorioso di vergine
ven isse riservato ben presto a l sesso pi debole, non ostante ehe
n ell'A pocalissi sia attribuito di preferenza ag li u o m in i; da parte
quindi dellautorit ecclesiastica, u n organizzazione delle virgines dov
precedere alm eno di due secoli le regole e i canoni dei m onaci. Ter
tulliano n el suo D e Virginffjus velan dis ci attesta, che a lla fine del
secondo secolo a C artagine le vergin i erano g i cosi num erose, che
si sentiva il bisogno di agire su lla pubblica opinione, per indurlo ad
un'acconciatura del capo pi m odesta. Poco dopo san Cipriano nel
De habitu v irg in s rivela u n iden tica preoccupazione ; nel iv secolo
sa n tAm brogio, san Girolamo e in gen ere quasi tutti i grandi scrit
tori ecclesiastici di quel tempo, non poterono disinteressarsi dello
stato verginale, ed abbozzarono per uso privato delle D em etriadi,
d elle M arcelle e d elle E ustochie le prime le g g i d ell'ascesi cenobitica,
che formarono poi la base ed il sustrato d elle R egole su c c e ssi'e .
Quando col m oltiplicarsi di queste vergini la Chiesa dov inter
venire form alm ente per sanzionare il loro stato, dando ad esso una
organizzazione e un posto determ inato nel seno della grande fa
m iglia cristiana, il proposito o voto verginale supposto o im plicito,
g i in uso nei primi tempi della Chiesa, non fu pi sufficiente, ma
si richiese ehe tale stato ven isse professato pubbiicam ente innanzi ai
capi della com unit cristiana, e sotto sp eciali condizioni che n e g a
rantissero la seriet e la fedelt. P erci, non ostante la contraria
opinione di T ertulliano, i voti pubblici furono considerati siccom e pi
sta.bili e pi perfetti dei privati ; tanto che a poco a poco tutta l'in i
ziativa personale d elle aspiranti allo Stato di sacra vergin it venne
disciplinata dalla legislazion e canonica *.
Conosciamo solo fram m entariam ente il rito di queste prim e con
sacrazioni verginali. Ordinariam ente esse avevano luogo nei di pi
solenni ; a R em a, per esem pio, a N atale, a Pasqua o il luned suc
cessivo, quando si celebrava la stazion e n ella basilica vaticana. La
f Cad. Theod. L. IX , t. 25,

169

cerim onia allora ai svolg ev a innanzi a llaltare, assai probabilm ente


durante il divin Sacrificio, e l'uso riservava al vescovo il diritto di
presiederla. S antAm brogio ci riferisce il discorso pronunziato da
papa Liberio quando consacr in san P ietro il di di N atale la ver
g in e M arcellina, sorella del santo D ottore. E probabile ch e l om elia
episcopale abbia sem pre fatto parte della cerim onia, g ia c c h in san
Girolamo e sant Am brogio ricorrono spesso delle allu sion i alla pa
rabola d elle vergini prudenti e al salm o x l i v , che rivelano forse
come delle vagh e rem iniscenze dei sermones d oceasion e, pronunciati
dai vescovi n elle consacrazioni d elle sacre vergin i.
Talora il voto di castit ven iva espresso in iscritto, come nella
celebre pittura priscilliana d ella Velatio v ir g in is , e dopo l epiclesi
episcopale il popolo, quasi a far da testim one a llatto solen n e di
quello sposalizio col Cristo, accla m a v a : A m en. L im posizione delle
mani da parte del vescovo sin dai tem pi di sa n t Am brogio veniva
inoltre considerata siccom e uno dei tratti caratteristici della consa
crazione verginale.
Fino al iv secolo l uso non aveva ancora determ inato nu lla su llet
delle vergin i, perch venissero am m esse a ricevere la consacrazione ;
ma verso questo tempo si accentu sempre pi la tendenza a differiria sino ad et m atura, quando m inore era il pericolo che potesse
essere profanata con una condotta m eno che casta 1 ; anzi impor
tante il constatare, com e il criterio adoperato d alla Chiesa verso g li
uomini fosse affatto diverso da quello usato colle donne, g ia cch la
disciplina ecclesiastica, che diviene sem pre pi esig en te circa l et
d elle Nonnae., come le chiam avano, lasci in vece che tra i m onaci
potessero consacrarsi a D io anche i fan ciu lli per mano d eg li stessi
genitori.
E a dolersi che non ci resti alcun antico ritu ale d ella Velatio
virgin is, di cui i Sacram entari romani riferiscono solo la parte eucologica. O rdinariam ente essa com prendeva nn' Oratio e una prefazione
eucaristica sul tipo di quella delle sacre ordinazioni, in cui la d ot
trina della Chiesa sulla nobilt dello stato verginale, assai pi ec
cellente del m atrim onio, v ien e esposta con una m ira b ile precisione
di concetto. Vi si accenna chiaram ente alla professione , ma nulla
ancora ci indica che la v ita cenobitica abbia organizzato stabilm ente
i cori verginali, riun en doli sotto uno stesso tetto e sotto una m ede
sim a regola di vita *.
L a liturgia g a llican a in vece m olto meno sobria d ella rom ana,
' OC l/ih. Pontific. (Ed. D uchesse), t. I , 239*41.

* M u s a t o s i , Liturg. Barn. vetu$\

t . I , 444, 09; t .

II,

174, 184.

e gi. nel M issale F ran coru m si m anifestano le prime tendenze a


tutto quel drammatismo litu rgico che prevalse in segu ito, e ch e p e
netr anche n e llattuale P ontificale Romano. P recedeva una specie di
proemio diretto al popolo, cu i il vescovo sp iegava il m otivo d ella
preghiera che era per pronunciare; indi segu iva la con segn a d e lla
bito che veniva paragonato a l vestim en iu m sanctae M arin e *, ch iu
dendo la cerim onia con u n a form ola di b en ed izion e su lla nuova pro
fessa. A nche qui ricorre la m en zion e esp licita dei voti pronunciati
coram Deo et A ngelis m n c iis.
Soltanto pi tardi, e prima n ei paesi di rito gallica n o , prevalse
l attuale cerim oniale descritto nel P ontificale Romano, colle an tifon e
tratte d allufficio di sa n tA g n ese, la con segn a d ellanello e d ella corona, elem enti eterogen ei ch e finalm ente finirono per com penetrarsi
coi rituali rom ani, facendo uno strano am algam a liturgico. P e g g io
ancora quando il concetto d ella Consecratio venne posto in seconda
linea, e prevalse l altro d ella m orte m istica della neo professa, colla
bara, la coltre m ortuaria e i rintocchi funebri d elle cam pane !
La benedizione d elle vedove e d elle diaconesse aveva n e llantica
c,Diesa un rito speciale. Questu ltim e erano state istitu ite sin d a llevo
apostolico, ed una d elle loro attribuzioni litu rgich e era l assistenza
d elle persone del loro sesso durante il battesim o, e la custodia della
porta della chiesa riservata a lle donne. N elle E pistole P a sto ra li san
P aolo, dando a Tito e a T im oteo d elle regole precise per la scelta
del clero, non m anca di disciplinare il reclutam ento delle d iacon esse,
e a preferenza le vuole vedove, d et non inferiore a i se ssa n ta n n i,
buone madri di fam iglia, ospitali, caritatevoli. A l tempo del concilio
di C alcedonia in Oriente la loro ben ed izion e inaugurale era ancora
accom pagnata dall'im posizione d elle m ani del vescovo, non ostante
che a N ieea tale rito fosse stato determ inatam ente escluso. N el P a
store di Erma attribuita una parte abbastanza onorifica alla d ia
conessa Grapte, il cui ufficio doveva essere appunto l'istru zion e cri
stiana d egli orfani e delle ved ove, e il commentare ad esse g li scritti
apocalittici di Erma. Ma non ostante l im portanza di queste attribu
zioni di Grapte, le vedove com unem ente anche se em ettevano il voto
di perpetua castit, n on venivano b en ed ette, n facevano la loro pro
fessione pubblica in chiesa, ma solo in privato n el secretarium .
l Cf.

D s c h e sh e ,

Origines d u culie Chrtienne, & d i t i , , p, 434,

171 -

Affine alla b en ed izion e d elie vergin i e d elle d iacon esse era quella
dei m onaci e la consacrazione d eg li abbati. Q uestu ltim i ven ivan o
sollevati a tale d ignit dal vescovo o dai v esco v i com provinciali, ma
nella provincia m etropolitica del rom ano P o n tefice la conferm a era
riservata al Papa. I l Sacram entario Gregoriano ha u n a so la oratio
a d fa e n d u m abhate.ni, e, contrariam ente a llu so orientalo ch e spesso
accom pagna qualsiasi p reghiera consecratoria co lla eheirotonia, per
lungo tem po l im posizion e d elle m ani ep iscop ali non fece punto parte
di questo rito. Per an ch e qui il rito ga llica n o , forse sotto l influenza
dei greci, circond la cerim onia d ella b en ed izion e d un abbate di
tale apparato, da rassom igliarla quasi ad u n a consacrazione ep i
scopale.
N el P en iten ziale di Teodoro di Cantorbery ai ricorda, che a con
sacrare u n abbate il vescovo deve prima celebrare la m essa, indi
innanzi ad u n a deputazione dei suoi m onaci, con segn a a lleletto la
verga pastorale e la calzatura speciale, ch e d istin gu eva la sua di
gnit.. Il pastorale era il vero sim bolo d e ll ufficio ab b aziale ; onde
in tempo di sede vacan te o in caso di abdicazione, esso v en iva de
posto su llaltare, quasi a riconsegnarlo a D io, a lla cui cura era affi
dato l orfano g reg g e. L uso della mitra, e il costum e introdotto dagli
abbati di celebrare la m essa con rito quasi sim ile a quello dei v e
scovi, n ei m onasteri pi potenti del regno franco-longobardo appa
risce g i n el secolo v ili, ed in relazione colla p osizion e canonica
a cui vennero elevati questi potenti prelati, quando com inciarono ad
esercitare una vasta giu risd izion e ecclesiastica su l clero secolare, e
su lle num erose prepositure da loro dipendenti. Sono g l in iz i delle
abbazie N u lliu s dioeeeseos d ellestrem o m edio evo, e 1 ultim a fase
d ellevolu zion e d el p riv ileg io d e llesen zion e e d e llautonoinia con
cessa a i m onasteri.

La consacrazione m onacale sino dal v secolo ven iva com piuta


a llaltare, e con ogn i probabilit, durante la celebrazione del sacri
ficio eucaristico. In fatti, il Sacram entario G elasiano 1 h a tutta
' Sacr. Qelas.

( E d iz , M u s a t o s i) ,

Liturgia Somm a vetus, p. 712-3,

719-2Q.

17 2
una serie di m esse in monasteri*), p r renunciantibus saecuto, orafio
m onachorum di tipo e d 'isp irazion e veram ente romana, e sarebbe un
lavoro im portantissim o quello di ricercare attraverso i Sacram entari
e g li Scrittori ecclesia stiei le o rigin i e la storia d ella prim itiva li
turgia m onastica. Qui con vien e restringerci alla descrizione d elia
professione m onacale, che si contiene n ella R egola di san B en ed etto,
L a cerim onia si com pieva n e ll oratorio del m onastero alla pre
senza dell'abbate e dei m onaci ; dapprima il n ovizio prom etteva in
iscritto, giu sta l'an tica tradizione rom ana, la su a perseveranza n ello
stato m onastico, e l ubbidienza a ll abbate. La cartula era redatta
secondo il tipo classico notarile, conservato in segu ito n e lle con ces
sion i enfiteutiche : Peto a vobis... dom ne abba... u t m ih i tradere debeats..., onde aveva nom e di P etitio ; solo per che essa non era
diretta esclusivam ente a llabbate, m a anche ai san ti P atroni del ce
nobio, g iacch nella m entalit del tempo la professione im portava
quasi un contratto b ilatera le tra il m onaco e i suoi superiori, cos
celesti che terreni. Questa petitio o carta doblazione ven iva deposta
su llaltare a lloifertorio della m essa, e quando trattavasi di bam bini,
ad esprim ere pi m aterialm ente ch e la carta rappresentava l offerta
della loro persona al S ign ore, la petizione era involta n ella tovaglia
della sacra m ensa insiem e colla m ano stessa del fanciullo, che sin da
quel giorno, in virt della p a tr ia p o te sta s , era consacrato irrevocabil
m ente al Signore. In questo caso la R egula san cta perm etteva che i
genitori pi a g ia ti accom pagnassero l'offerta della loro prole a D io
con qualche elem osina, anche in im m obili 1 ; donde trassero m otivo
anche g li adulti per m ostrarsi non m eno gen erosi, sicch spesso le
antiche p etizioni loro fanno m enzione di donazioni di terre, che
erano offerte al m onastero n e llatto della professione m onastica.
Dopo La p etitio segu iv a il canto antifonico del verso : Suscipe me,
D om ine, sem n d u m eloqum m tu u m et vivam , et non confundas me ab
expectatione m ea, tratto dal salm o o x v in e seguito dalla d osso lo g ia ;
il novizio si prostrava in n an zi alla com unit, perch pregasse per
lui, e deposte le vesti secolaresche, prendeva le m onastiche, la cin
tura e la cocolla o m elote. In se g u ito il rito si sviluppato di m olto,
e nel tardo medio evo, soprattutto in Francia, im portava un a specie
di scrutinio a dom ande e risposte, parecchie preghiere, u n orazione
eucaristica ( = prefazione), la benedizione degli abiti m onacali e, in
tempi a noi pi vicin i, perfino una bara ricoperta da drappo funebre.
I particolari e l accessorio hanno finito per oscurare il concetto prin
cipale. Il cerim oniale in vece descritto n ella R egola di san Benedetto
* B eg u la S. B en ecticti, e. l i i .

173
m olto pi sem plice, ma, n ella mia sobriet romana, assai pi
grandioso. T orna opportuno di constatare l'accordo ch e esiste fra il
Sacram entario G elasiano e il rito descritto da san B enedetto. L ora
zion e p r renunciantibus saeculo certam ente p recedeva la lezion e
d e llE pistola, e doveva avere il suo tradizionale riscontro n ella Se
creta, nella preghiera ta n c ig itu r im m ediatam ente prim a d ella con
sacrazione eucaristica, e n ella C olletta dopo la com unione ; erano le
preci della Chiesa, ch e accom pagnavano l offerta ch e il n o v izio fa
ceva di se stesso a D io. E im portante di rilevare questo carattere
doblazione, che era essen zia le alla professione m onastica. Essa per
ci rientrava n ella categoria d elle sacre oblazioni che g li antichi fe
deli solevano presentare a llaltare ; onde il m om ento litu rg ico che
m eglio le conveniva, era appunto quello d e ll Offertorio. L azione
sacra non subiva c o s alcuna straordinaria interruzione ; si deponeva
la cartula di petizione su lla sacra m ensa, come appunto lo si faceva
per g li altri doni, indi, o dopo o in lu ogo del consueto salm o antifonico dell'Offertorio, si cantava tre volte a modo d e ll antifona il
verso Suscipe m e colla dossologia, e frattanto ch e la m essa prose
gu iva il suo solito rito, il novizio si prostrava ad im plorare le pre
ghiere dei suoi nuovi confratelli. In questo schem a romano non v
posto alm eno durante l Offertorio per alcu n a prefazione, e con
una sem plicit sublim e di concetto, l oblazione del m onaco a D io era
intim am ente associata a quella eucaristica, riflettendo cosi il pen
siero d e llE pistola agli Ebrei, che il Cristo u n a M a tto n e consum m avi in aeternum sanctficatos *.
i Ee.br. x, 14.

CAPITOLO XIV.

La consacrazione de^li S tati e dei M onarchi


Ter opera della Chiesa.
Giusta quanto fu gi adombrato da M elchisedecb, che u n i in se
stesso la dignit reale e quella di sacerdote d e llA ltissim o, il Cristo,
in qualit di prim ogenito della creazione, accentra in s la somma
d ogni potere e dogn i d ign it, e non solo il sacerdote del Nuovo
T estam ento, ma altres l unico supremo re, vero, legittim o e u n i
versale, preposto dal P adre a tutto il mondo creato.
Questa unit di governo sacerdotale e reale la sola che g li con
ven g a , sia perch la pi perfetta, g ia cch rispecchia pi direttam ente l unit e la sem plicit d ella divina m onarchia , sia perch
la pi adatta all'u n it del com posto um ano, il quale, pur constando
di anim a e di corpo, costitu isce tuttavia u n unica persona, ha un fine
unico e soprannaturale a cui tende, D io, principio e term ine d ogni
felicit.
A nche la Chiesa, in quanto riflesso abituale del Cristo, plerom a
della sua gloria, sua sposa, suo m istico corpo, membra u n ite a lui,
e vivificate dal suo stesso Spirito, siede regina alla sua destra. Al
pari del Cristo e per lu i appunto, ella l ultim a ragione della storia
del mondo , cosicch, in virt della sua condizione sovrana e della
sua m issione soprannaturale di guidare il mondo tutto a l proprio fine
soprannaturale, a lla vita eterna, la sua potest si esten d e su tutti i
popoli e su tutti i regn i. Non solo ella apre e serra le porte del Cielo,
ma nell'aurea irradiazione della fede d ellet di m ezzo, ella con ogni
buon diritto pot rivendicare a s il potere di togliere i diadem i dalla
fronte superba dei re, di cin gersen e ella stessa le tem pia, o di distri
buirli ai figli suoi pi degn i.
A questo riguardo, il principato temporale! dei P api e la creazione
dell'im pero cristiano carolin gio debbono annoverarsi tra le istituzioni
pi im portanti della storia ; g ia cch in virt d ella prima, il supremo
Pontefice riuni in s la dignit sacerdotale e reg ia , sebbene que
st'ultim a ven isse esercitata su piccolo tratto di territorio, quanto cio
glielo consentivano le cure pi im portanti del governo sp iritu ale dei
popoli : m entre con la seeonda i P api, non essendo chiam ati essi
stessi ad esercitare direttam ente il supremo dominio civile sul po-

175 polo cristiano, lo com m ettevano per ad un im peratore che fosse al


tempo stesso il difensore armato della Chiesa, il figlio prim ogenito
e devoto del pontificato romano, ed il rappresentante legittim o della
divina g iu stizia . la teoria antica d elle due spade presentate dagli
A postoli a Ges : D om ine, ecce duo g la d hic. D i questi, uno vien e
brandito dalla Chiesa, e sim b o leg g ia l autorit spirituale, l altro per
la Chiesa, ed il potere c iv ile com m esso a Cesare.
N essuna m eraviglia quindi che, ad im itazion e di quanto fece
Samuel a D avid, g i g l im peratori di Bizanzio abbiano inaugurato
il loro governo con una solenne cerim onia religiosa, destinata a cir
condare la m aest del B asileu s com e d una specie di carattere sacro,
li primo im peratore coronato dal patriarca di C ostantinopoli Proclo,
sembra sia stato T eodosio II, g iu sta quanto narra Teodoro (Eglog. II) ;
dopo di lu i G iustino II (558), Maurizio, T iberio, E raclio, tutti co
stantem ente furono ricinti del diadem a per m ano dei patriarchi.
T ale rito penetr anche in O ccidente, e m entre in Irlanda san Co
lom ba, sem plice abbate, sattribuiva il potere di consacrare il re Aidano ( V iis. Col., II), in F rancia i vescovi com inciarono an ch essi ad
ungere col crism a reale il capo dei primi successori di Clodoveo.
La g en esi storica d egli stati italian i prima della conquista caro
lin gia, im ped che la religion e consacrasse coi suoi riti quel m i
scuglio di governi im provvisati, che a llocchio del romano dovevano
sembrare tutti illeg ittim i, in quanto rappresentavano uno sm em bra
mento delPunico stato veram ente leg a le e sacro, duraturo quanto il
m ondo: l'Im p eriu m R om an u m ; e solo allora, quando, inim icatasi
coi Greci e coi Langobardi, la Chiesa Romana si rivolse per aiuto
ai Franchi, il nuovo im pero carolingio pot ricevere da L eone III la
consacrazione definitiva. Il significato un po' vago che si attribu da
principio a tal rito, fece s i che per pi secoli P api ed imperatori si
contendessero reciprocam ente 1 alto dominio sul territorio romano,
senza ehe alcuno valesse a dissipare l equivoco prim itivo. Mentre i
Franchi pretendevano a un dom inio vero e reale su Roma, i P on te
fici daltra parte si studiavano dindeboirne a tutto potere l influenza.
noto l'episod io della coronazione di Carlo Magno n ella basilica
vaticana il N atale d e ll800, sebbene le previe convenzioni corse tra
lui e L eone III siano tuttaltro ch e chiare. Da quel giorno la storia
cristiana di Europa inaugur u n era novella, ehe si tradusse in un
rinnovam ento gen erale di tutta l antica civ ilt franco-italica ; onde,
non solo le scienze e le arti, ma fin le forinole litu rgich e risentirono
di questa rinascita, m erc la com penetrazione dello spirito carolingio
con quello pontificio di Roma. Il fatto sta, che noi conosciam o i pi
importanti docum enti della liturgia romana solo attraverso le elabo

176 razioni liturgiche franche, e se la Scuola di Carlo M agno n on avesse


preso a s l'in iziativ a di propagare n elle G allie i libri della liturgia
di Roma, forse o g g i non possederem m o che scarsi avanzi di tutto il
ricchissim o patrim onio letterario d ella cattedra pontificia.
Il rito della Consacrazione im periale, com era in uso a S om a nel
medio evo, ci offre uno dei pi curiosi esem pi di questa com pene
trazione litu rgica di elem enti franchi e rom ani. L e G allie fornirono
lo schem a e le form ole del rito,-Rom a poi pens a localizzarle, adat
tandole al proprio genio ed am biente, cos che ne risult un insiem e
m aestoso, una delle p i splendide cerim onie della liturgia latina.
L'O rdo C oronationis im peratoru m ci venne conservato in varie
redazioni. L a p i antica, del tempo dei C arolingi, assai sem plice
e corrisponde esattam ente al tipo consecratorio romano : una pre
ghiera e una consecratio parim enti eucologica (non eucaristica, come
n elle Ordinazioni), a l term ine della quale il P apa cin g ev a la fronte
d e lleletto col diadem a im periale. In segu ito per la con segn a della
eorona e della apada furono accom pagnate da form ole distinte e sp e
ciali, d origine non rom ana, dopo le quali la schola intonava le laudes
tradizionali in onore del P apa, del nuovo m onarca, deUeseTcito ro
m ano, franco e alem anno. Coteste laudes, o g g i in uso nella soia
coronazione pontificia, conservano abbastanza puro il classico tipo
romno. Abbiamo infatti d elle testim onianze, che esse erano eseg u ite
al tempo di san Gregorio M agno, quando g iu n g ev a da C ostantino
poli il ritratto ufficiale del nuovo imperatore ; anzi le ritroviam o
perfino in A frica, durante il pontificato di san t'A gostin o.
Col tempo, il rito della coronazione im periale divenne assai pi
com plesso, e si m odell su quello stesso della conseerazione p on ti
ficia. Cos lo sviluppo liturgico fu tutto a scapito del concetto teo
logico, non essendo mai b ene circondare una cerim onia sem pli
cem ente eucologica coi riti che distinguono l am m inistrazione dei
veri e propri Sacram enti. L a fusione della liturgia franca con la ro
m ana sotto i carolin gi responsabile di parecchie di queste inop
portune com binazioni. L unzione col crism a ricordata in Francia
fin dal secolo v m , a n zi, al dir dei cronisti, lo stesso san R em igio
avrebbe unto re Clodoveo.
Mentre per a Roma solo il Papa q u egli che im pone il diadem a
al nuovo sovrano, P etra SM.it P etro, P etru s d a t d iadem a S o du lpho nello spirito ga llica n o invece tutto il corpo episcopale
che com pie il sacro rito, e che si sente bene n ella form ola
troppo persuaso della propria debolezza in n an zi a l potere reg io , per
poter adoperare il lin g u a g g io forte e d ignitoso, che usa in tale cir
costanza il Pontefice romano. Questi, com e capo della Chiesa, con

ferisce i diritti al trono per la potest stessa di cui e g li rivestito,


mentre i vescovi franchi sembrano quasi i m andatari d elle loro dio
cesi, e personalm ente s confessano in d eg n i e peccatori, ricercando
solo una lan gu id a espressione di potenza nel loro numero settenario.
Infatti, nella coronazione di Carlo il Calvo furono sette i vescovi
ch e recitarono su di lu i altrettante preghiere, m entre lu n zio n e venne
riservata al m etropolitano. A Roma in vece, dopo ch e fu introdotto
il rito dell'unzione sulle sp alle d e lleletto im peratore, non vi si volle
tuttavia annettere una sp eciale im portanza, co si che non era gi il
Papa, ma uno dei cardinali che la com pieva, siccom e una pura ce
rim onia preparatoria al rito stesso della collazion e d elle insegne
i m periali.
Conosciamo il rituale della consacrazione di Federico I il 10 g iu
gno 1155. Il re, scortato d alle sue soldatesche, ascese la scalinata
della b asilica vaticana, e dopo ehe ebbe deposte le v esti consuete
neUoratorio di santa Maria in Turri n e llatrio di san Pietro, n e ri
vesti d elle nuove, assai pi m agnifiche. Innanzi a llaltare d ella Ver
g in e lo attendeva Adriano IV, n elle cui m ani 1 A lem anno prest il
consueto giuram ento di fedelt. Indi il P apa fece il suo ingresso
n ella b asilica, e sali a llaltare di san Pietro, frattanto che il vescovo
d AI balio presso la porta argentea recitava su Federico u n a prima
orazione ; presso il gran disco di porfido, che ved esi tutt ora vicino
aUa porta m aggiore del tempio vaticano, il vescovo di Porto ne re
cit una seconda, dopo la quale il re sali al presbiterio, e rim ase
prostrato in terra, frattanto che si cantarono le litan ie. L a terza ora
zion e ven n e recitata dal vescovo dOstia innanzi a llaltare d ella Con
fessione, e fu accom pagnata questa volta d a llunzione del braccio e
d ella spalla del re co llolio dei catecum eni, unzione che per in
segu ito venn e esegu ita innanzi a llaltare di san M aurizio, patrono
d egli eserciti e dei loro capitani.
T erm inate queste cerim onie preparatorie, il Papa riprese l inter
rotto rito della m essa, colla pompa consueta d elle solen n i m esse pa
pali, Frattanto che il suddiacono leg g ev a l ep istola, seg u ita dal gra
duale cantato dalla schola, l eletto si ritrasse in disparte presso l altare
di S . Maurizio ; quindi, tornato nuovam ente ai piedi d ellaltare della'
C onfessione, ricev d alle m ani del Papa una spada tolta da sopra la
tomba dell'A postolo : accipe g la d u m desuper beati P a tri corpore $ump h im . L augusto se n e ricinse il fianco, accingere gla d io tuo super
fem u r, indi la sgu ain , la vibr alcune volte in aria e la ripose nel
fodero, volendo indicare con quell'atto che l avrebbe sem pre im pu
gn ata per difendere la Chiesa e il P ontefice, dal quale ripeteva la
dignit im periale, Adriano IV prese allora d a llaltare il diadem a, e
liS ScausTER, Liber Sacramentorum -I,

178
ricintane la fronte d e llA em anno, g li disse : Accipe diadem a reg n i,
coronam im pervi, sign u m gloriane, in nom ine P a tr is et FUii et S p irtu s
San cii. In segn o d um ile riconoscenza, il nuovo sovrano si prostr a
baciare i piedi del Pontefice, dopo di che prese finalm ente posto su
d un segg io preparatogli albi destra del trono papale, e la schola
inton le consuete laudes in onore di Adriano e di F ederico. Il po
polo e l esercito risposero con grida entusiaste di g io ia . S e le fazioni
da cui allora era lacerata in Roma la cittadinanza non l avessero
im pedito, l antico rito avrebbe voluto che il Papa col nuovo im pe
ratore, cinti entram bi la fronte colle corone, in gran corteo si fos
sero recati in Laterano, ove doveva segu ire il solenne convito nel
triclinio leoniano.
Questo cerim oniale del secolo x i i , per quanto apparisca m aestoso,
pure ad analizzarlo da vicino, la cede in propriet d espressione e
in precisione di concetto a llantica coronazione romana del secolo ix ,
prima cio che la liturgia papale subisse l influenza di quella g a lli
cana. Cosi, i tre cardinali ch e recitano su lleletto le tre collette, vo
gliono essere come un'im itazione della consecrazione papale, i cui
m inistri erano regolarm ente il vescovo d Ostia con altri due cardi
nali vescovi suburbicar. L 'unzione c o llolio dei catecum eni ricorda
quelle dei vescovi e dei sacerdoti nel rito franco, senza per riflettere,
che l si trattava del sacram ento d ellOrdine, m entre nel caso della
coronazione d un sovrano, la Chiesa non conferisce che una sem plice
benedizione inaugurale.
Il rito della coronazione dei re franchi parim ente im portantis
simo. I vescovi si facevano prima promettere dal candidato la con
servazione dei privilegi d elle loro rispettive chiese ; primo indizio
di debolezza di quel corpo episcopale, cosi sollecito di assicurare il
proprio patrimonio diocesano di fronte a llautorit regia : indi
proponevano l affare al popolo, perch ancheg li desse il suo voto.
Ove questo riusciva favorevole, due vescovi durante il canto del Te
D eum , prendevano per m ano il sovrano, e condottolo innanzi a lla l
tare, lo facevano prostrare a terra sino a che fosse term inato il
cantico. Seguivan o parecchie orazioni recitate successivam ente dai
diversi prelati, ma il cui concetto generale e predom inante era sem pre
l unzione unde u n x is ti sacerdotes, reg&s, prophetas et m a rtyre s con
fusione assai inopportuna tra i carism i del sacerdozio, quelli d ell'il
lum inazione profetica e il rito d ellinaugurazione del governo regio.
D opo l unzione d'olio m escolato col sacro crisma, si consegnava al
re l anello, e indi il m etropolitano lo cingeva di spada. Siam o al m o
mento decisivo e solen n e di tutta la cerim onia. L arcivescovo, a ssi
stito da tutto il co llegio episcopale, prende la corona e la pone in capo

$
al sovrano, facendogli notare che, sebbene personalm ente peccatori,
pure erano i Pontefici d ella Chiesa g allican a, quelli che g lie la eottferivano. Seguiva la consegna dello scettro e della fe.rula talora
anche una palma in segn o di vittoria ; dopo di che i pTelati in
tronizzavano l eletto sul trono reale, e scam biando con lu i l am plesso
di paee, lo acclam avano : v iv a t rex felicitar in sem ptern u m .
Dopo la coronazione dei re venne anche la volta d elle regine, e
anchesse ricevettero per m ano dei Papi e dei vescovi la corona au
gnatale. In Francia il rito non era m olto d issim ile da quello ora
descritto ; solo che lunzione era fatta sul capo, sebbene non manchino
d egli esem pi in cui la osserviam o esegu ita an ch e su l braccio, come
o ggi appunto prescrive il Pontificale Romano. Lim posizione delle
mani del m etropolitano, per quanto assai strana, ricorda l antico rito
irlandese adoperato da san Colomba verso re A idano. La nuova re
gin a riceveva infine l anello e ven iva incoronata dai vescovi, a sim iglianza di quanto si faceva p el consorte.
A ffatto speciale era la cerim onia colla quale i re * ri i Germania,
prima di farsi incoronare imperatori dal P apa, ricin gevan o la corona
del regno langobardo d Italia a Monza, o a M ilano. L arcivescovo
di Milano presiedeva di diritto alla cerim onia ; m a perch Monza in
antico era stata riguardata com e la seconda capitale langobarda,
cosi da principio la coronazione aveva luogo in quella citt, finch
poi la vio len za dei M ilanesi non prevalse contro i diritti d i Monza.
Il Ripam onti descrive cosi il rito d ellincoronazione. Il re si fermava
dapprima inn anzi a llatrio di sant'Arobrogio, presso un gran rocchio
di colonna, e dal eonte de gente A nglera riceveva in dono un volum e,
in cui erano descritti i riti e le preci proprie della liturgia m ilanese.
S i sa che Carlo M agno, nel suo intento di ridurre ad u n it la li
turgia dei suoi vasti stati, aveva tentato la soppressione della liturgia
am brosiana. Ma il tenace attaccam ento del popolo a lle patrie usanze
prevalse sulla volont del re, cosi che anche i suoi tardi successori,
venendo a M ilano, dovevano anzi tutto assicurare i cittadini ehe non
avrebbero attentato alla loro particolare litu rgia. S tesa la m ano sul
Sacram entario A m brosiano, l Alemanno giurava fedelt al Papa e alla
romana Chiesa. L arcivescovo allora g li im poneva in capo la corona
ferrea, ed il corteo, preceduto dal Conte in funzione di crocifero,
entrava n ella B asilica di santAm brogio, ove il m onarea riceveva
dall arcivescovo la b en ed izion e reale. La solenne intronizzazione
dalleletto sul soglio dei sovrani langobardi poneva term ine alla ceri
monia.
sin golare, ed accusa un ordine di idee un p o v a g o e confuso
circa i reciproci rapporti tra la gerarchia sacerdotale e i ministri

180
degli stati cristiani, quanto n el tardo medio evo ven iva esegu ito in
Roma per la coronazione im periale. I canonici di san Pietro riceve
vano il nuovo sovran o a far parte d el loro capitolo ; questi assum eva
g li abiti da suddiacono, e talora anche da diacono, per cantare il
V angelo e ministrare al P apa n ella m essa e a m ensa. C onfusione tra
due ordini di cose perfettam ente distinte, e pie esagerazioni che per
rivelano l intensa relig io sit del m edio evo che le seppe concepire, e
ci inducono ad un alto concetto di quella civilt che assorgeva tanto
alto, da derivare da D io stesso il principio della regia autorit, che
allora era il cardine della c iv ile societ.
In Germania il rito della coronazione del K aiser, era alquanto
d iferen te. I grandi elettori, g li arcivescovi cio di Colonia, di Magonza e di T reviri in abiti pontificali attendevano 1 eletto presso le
porte del duomo d A quisgrana, e introdottolo nel tem pio, lo facevano
dapprima prostrare al suolo. P er quanto sublim e fosse allora il regio
potere, l eletto com inciava col riconoscerlo siccom e derivato da D io
e dalla Chiesa, e con q u e llatteggiam en to um ile e devoto alla pre
senza di tutto il popolo, confessava che sopra al suo tribunale ve
n era u n altro assai pi nob ile, in n an zi al quale eg li, al pari d e llin
fimo dei suoi sudditi, non era che polvere. L arcivescovo di Colonia
recitava su di lu i una preghiera, indi seguiva la m essa, che il re
ascoltava in trono, assistito d agii arcivescovi di M agonza e di Treviri. D opo il canto del graduale e d elle litan ie dei Santi, l arcivescovo
di Colonia com pieva lo scrutinio form ale d e lleletto, e con una serie
di domande si faceva prom ettere da lu i l osservanza d ella g iu stizia
e d egli statuti del regno. Quando questi avesse soddisfatto a lle r i
chieste del prelato, i vescovi lo presentavano al popolo perch espr
m esse pur esso il suo consenso alla coronazione, e i due elettori di
M agonza e di T reviri a nom e d e llintera nazione germ anica grid a
vano : fiat, fiat. Il m etropolita di Colonia procedeva quindi a l rito
della consacrazione im periale propriam ente detta. C oll'olio dei cate
cum eni un geva al re il capo, il petto, le sp alle, le braccia e le m ani ;
indi i grandi cappellani palatini lo rivestivano di candida tunica di
lin o , della stola e dei sandali, n pi e n m eno che se il reg a li
sacerdotum ch e g ii attribuivano n e l m edio evo, fosse stato u n sa
cerdozio sacram entale, vero e proprio. Da ultim o, i tre arcivescovi
g li consegnavano la spada, i braccialetti, il manto colle aquile rica
m ate, il globo d oro e lo scettro regio, doni sim b olici ch e non di
rado i sovrani offrivano a qualche in sign e b asilica o abbazia dei
loro stati, quasi ad indicare ch e il Cristo il solo vero sovrano del
popolo cristiano. La cerim onia aveva term ine dopo che il re, posate
le armi su llaltare, avesse riconferm ato il suo giuram ento di d ifen

181 -

dere la Chiesa e di osservare g li statuti del regn o, S e il monarca


aveva seco la sposa, anche questa ven iva u nta in petto co ll'o lio dei
catecum eni, indi era incoronata col diadem a, ed intronizzata vicino
al consorte.
D istanti di tempo e di m entalit dalla societ, m ed ievale, questi
riti potranno forse sembrarci fantastici e strani. E ppure, le mutate
condizioni d elle odierne n azion i ehe non dom andano pi a lla Chiesa
di consacrare colla sua autorit divina i sovrani e i loro troni, rap
presentano tu ttaltro che un progresso n el cam m ino d ella civilt !
vero che o g g i, n elle in testazion i protocollari d eg li atti pubblici,
manteniamo le tradizionali form ole, e diciam o che i sovrani sono
tali per grazia d i D io. Ma questa sola e nuda nozion e troppo
astratta, perch abbia u n efficacia veram ente pratica, perch si ri
fletta, anzi, sia vissuta dai popoli, cos che i m onarchici n elle na
zion i odierne rappresentano al pi il partito preponderante, di fronte
a g li altri partiti socia listi, radicali, anarchici ecc. N u li'altro che un
partito? Eppure, se vero che un sovrano legittim o tale per grazia
di D io, se vero ch e la su a autorit deriva da quella del Re dei
re e Signore dei dom inatori , se la di lu i persona e i suoi diritti
sono perci sacri, in ta n g ib ili ed in violab ili, n e se g u e ch e i partiti
che da lu i in giu stam en te dissentono, non sono sem p licem en te dei
partiti, ma dei faziosi, rib elli alla suprem a le g g e di D io, e refrat
tari a lle le g g i d ella civ ile societ.
Il m edio evo, quando conduceva i re a i piedi d ellaltare a rice
vere lo scettro e il diadem a per mano del P ap a e dei sacerdoti,
quando facea spandere sul loro capo il crism a benedetto, quando li
rivestiva di bianca tunica e di stola, quando in chiesa incontro alia
cattedra episcopale riservava un trono an ch e a i sovrani, ai quali
durante la m essa solenne presentava a baciare il codice dei Vang'eli,
quando all'offertorio li onorava, al pari del clero, con sp ecia li turi
ficazioni e cerim onie, quando al loro arrivo in qualche citt dispo
neva che sacerdoti e popolo uscissero loro incontro a croce inalbe
rata, coi turiboli fum igan ti e c o llacqua benedetta, attraverso tutto
questo ritualism o, il medio evo intendeva di educare g li anim i non
solo al rispetto, ma a lla devozione religiosa verso la dinastia regia,
la rappresentante d ella legittim a autorit. D ico d evozione religiosa,
e non sem plicem ente ubbidienza Segale,, g ia cch n e llinsegnam ento
cristiano l autorit, avendo D io stesso per principio, riveste un a n a
tura sacra, ed in questo senso entra a parte d ella religion e. San
Tommaso, san Bonaventura, Gregorio IX e D ante non concepivano
altrim enti 1 m periu m m edievale, onde n ella D ivin a Commedia il
Cristo stesso salutato cittadino di Roma cristiana.

182
N s i m u o v a l e tx iiiio n e c h e n e l l a c o n c e z io n e m e d i e v a l e il p o t e r e
s o v r a u o , o e r a e s o r b i t a n t e e d a s s o l u t o , o s i n c h i n a v a t r o p p o o s s e
q u io s o a i s a c e r d o t i . N u l l a d i p i i n e s a t t o . I l m e d io e v o c h e r i c o n o
s c e v a n e i l e g i t t i m i m o n a r c h i a l t r e t t a n t i d e p o s i ta r i d e l l a u t o r i t d i
v i n a , p r o f e s s a v a p u r e a l t o i l p r i n c i p i o c h e e s s i, c o m e u o m i n i e c o m e
s o v r a n i , e r a n o s o g g e t t i a l l e l e g g i d i D io e d e l l a C h i e s a , e d o v e v a n o
p e r c i r e n d e r e s t r e t t o c o n t o d e l l e lo r o a z i o n i a l d iv in o G i u d i c e e a l
V ic a r io s u o i n t e r r a . S e n z a

ric o rre re

tro p p o

da

lu n g i

a l l e s e m p i o

d e l v e s e o v o B a b i l a c h e i n A n t i o c h i a v i e t a l i n g r e s s o d e l l a c h i e s a
f tlli m p e r a t o r e F i l i p p o , f a r r i l e v a r e c h e il m e d io e v o e r a a b b a s t a n z a
a b i t u a t o a g l i e s e m p i d i p u b b l i c a p e n i t e n z a o f f e r ti d a i s o v r a n i , q u a n d o
s i r e n d e v a n o r e i d i g r a v i c o lp e . C o s i s a n B e n e d e t t o r i p r e n d e v a a s p r a
m e n te d e lle s u e c r u d e lt il r e T o tila p ro s tra to a i su o i p ie d i, e a d
O tto n e I I I in p e n a d e i s a n g u e v e r s a to in o c c a s io n e c h e i C re s c e n z i
i n R o m a s 'e r a n o r i b e l l a t i a p a p a G r e g o r i o V , s a n R o m u a l d o im p o s e
i n e s p i a z i o n e i l p e l l e g r i n a g g i o a l l a b a s i l i c a d i s a n M ic h e le s u l m o n t e
G a r g a n o . Q u a n d o i r e , in v e c e d 'e s s e r e i p a d r i d e l p o p o lo , n e d i v e
n iv a n o i tira n n i, n o n m a n c a v a m a i u n
d e l V ic a r io d i G e s C ris to , c h e

li

t r i b u n a l e s u p e r i o r e , q u e l lo

ric h ia m a v a

al d o v e re , ed a l b i

so g n o , lo ro to g lie v a il d ia d e m a d a lla f ro n te . N e fe c e tr is ta m e n te la
p ro v a E n ric o IV , r e o , n o n ta n to di s im o n ia , q u a n to d i tir a n n ia p o
l i t i c a , q u a n d o , a l l a s e n t e n z a d I l d e b r a u d o , t u t t o l im p e r o g l i n e g
f e d e e d u b b i d i e n z a , s i n c h n o n s i fo s s e r i c o n c i l ia t o c o l l a p r o p i a c o
sc ie n z a e col P a p a .
A ttr a v e rs o le fo rm o le litu r g ic h e o r a d e s c ritte , n o n si d e v e n e p p u r
c r e d e r e c h e q u e s t a l t a g i u r i s d i z i o n e , c h e s a t t r i b u i v a l a C h i e s a s u i
r e e s u i l o r o i m p e r i , f in is s e p e r c o n f o n d e r e i n s i e m e l a d o p p i a p o t e s t ,
e c c le s ia s tic a e la ic a , p o n e n d o c o s le s o rti d e lla so c ie t e s c lu s iv a
m e n t e i n m a n o d e i s a c e r d o ti , I d u e p o t e r i r i m a n e v a n o b e n s s u b o r
d i n a t i , c o m e d e v e s s e r e

lo

sp irito

a p p u n to d is tin ti n e e ra n o i s u p re m i

a lla

m a te ria , m a

d e p o s ita ri

d is tin ti, com e

e ra p p re s e n ta n ti,

il

P a p a e l I m p e r a t o r e . S e t a l o r a i P o n t e f ic i c i t a v a n o i r e a l lo r o t r i
b u n a l e , n o n e r a g i s o tt o l i m p u t a z i o n e p o l i t i c a c h e s i s v o l g e v a la
c a u s a , m a m o r a l e e r e l i g i o s a . Non de regno, sed de peccato.
Q u e s t a c o n c e z io n e p o l i t i c a c u i s i s p i r a il m a g n if ic o r i t u a l e d e l l a
coronato regis, s i r i f l e t t e s u t u t t o il m e d io e v o , e n o n p o t r m a i
p i e n a m e n t e i n t e n d e r s i , s e n o n s i t i e n e c o n to d a p p r i m a d e l l a m e n t a
l i t d e l l a s o c i e t c i v i l e d i a l l o r a . I n f a t t i , l e t d i m e z z o p r i n c i p a l
m e n t e u n e t r e l i g i o s a , i n c u i - l a f e d e , l a s a c r a l i t u r g i a p e r v a d o n o
t u t t e le f o rm e s o c ia li, e n e
che

i m p o s s i b i le

di

rifle tto n o , p e r

c o s d i r e , l a n i m a , t a n t o

p r e s c i n d e r n e '. E p e r c h

r e l i g i o n e c u i s i s p i r a v a i l m e d io

ev o , so n o

q u e s ta fe d e e q u e s ta

d o r d i n e

s o p ra n n a tu ra le

183 -

e r iv e la to , p e rc i a n c h e le fo rm e p o litic h e e s o c ia li

che

da

queste

im m e d ia ta m e n te s c a tu riv a n o , p a r te c ip a v a n o d q u e s ta tr a s c e n d e n z a ,
e d e b b o n o d a n o i a n n o v e r a r s i t r a !e p i n o b i l i e p e r f e t t e i s t i t u z i o n i .
C e r t o c h e l a s o c i e t o d i e r n a n o n h a n u l l a d i m e g l i o d a opporre

loro,

t a n t o c h e , m e n t r e n e l l e t d i m e z z o t u t t e l e n a z i o n i s 'i n c h i n a
v a n o r i v e r e n t i a l l a C h ie s a , b r a n d i v a n o l e a r m i e l e d e p o n e v a n o ,
a c c e t t a v a n o l e tr e g u e , d i D io a l l a s e m p l i c e p a r o l a d e l s u o V i c a r io ,

oggi,

d o p o u n l u s t r o d i t r e m e n d o c o n f l i tt o e u r o p e o , l e n a z i o n i

che

n o n ric o n o sc o n o s o p r a d i lo ro a lc u n a ltr o tr ib u n a le c h e i l ca m p o di
b a t t a g l i a e l 'e g e m o n i a c o m m e r c i a l e , a n c o r a n o n s a n n o a q u a l i c o n
d i z i o n i i p o p o li p o t r a n n o f i n a l m e n te r ic o m p o r s i h i p a c e .

CAPITOLO XV.

La benedizione nuziale.
I I c o n t r a t t o n u z i a l e r e l ig io s o

di n a tu ra

a d u n c o m p le s s o d i b e n i , c h e e c c e d o n o

su a , essen d o

1 o r d i n a r i a

o rd in a to

c o m p e te n z a d e l

p o t e r e c i v i l e . G e s C r i s t o p o i l o e le v a l l a d i g n i t d i S a c r a m e n t o , e ,
m e d i a n t e i l s i g i l l o d e l l a g r a z i a , r e s e il p a t t o n u z i a l e p i s a c r o , p i
s a ld o e in d is s o lu b ile , e le v a n d o lo p e r s in o a s im b o le g g ia r e q u e l c o n iu g io
u n i c o , c a s t o e p e r p e t u o c h e i n t e r c e d e f r a l u i e l a C h ie s a , P e r il s o lo
f a t t o q u i n d i c h e t r a i c r i s t i a n i il m a t r im o n i o u n S a c r a m e n t o , l e s u e
c o n d i z i o n i c o n t r a t t u a l i , i s u o i r i t i s o g g i a c c i o n o e s c l u s i v a m e n t e a l l a u
t o r i t d e l l a C h i e s a , s e n z a i n g e r e n z a d a l c u n p o t e r e c iv il e .
B i s o g n a d i s t i n g u e r e il s a c r a m e n t o c o n i u g a l e , il q u a l e c o n s i s t e
e s s e n z i a l m e n t e n e l s o lo c o n t r a t t o m a t r im o n i a l e d e l l e d u e p a r t i , d a l l a
b e n e d i z i o n e n u z i a l e c h e r e g o l a r m e n t e lo a c c o m p a g n a . Q u e s t a b e n e
d iz i o n e ,

d o r i g i n e

e c c le s ia s tic a ,

non

fu

se m p re

in

v ig o re ,

pur

d o p o a c q u i s t a t a f o r z a d i l e g g e , n o n d i v e n n e m a i c o n d i z io n e e s s e n
z i a l e d i v a l i d i t . II c o n t r a t t o i n v e c e d i s t i t u z i o n e d i v i n a , e d c o m e
u n s a c r o d e p o s i to c o m m e s s o a l i a f e d e l t d e l l a C h ie s a , c h e n e t u t e l a
e g a r a n tis c e i d ir itti.
L a p i a n t i c a t e s t i m o n i a n z a c i r c a l i n t e r v e n t o d e l p o t e r e e p i s c o
p a l e n ell s t r i n g e r i l c o n t r a t t o

m a t r im o n i a l e , r i c o r r e

n e l l e p i s to l a

d i s a n t I g n a z i o a P o l i c a r p o : Decet ducentes et duefas cum senfen/ia

episcopi unionem facert, u t sii secundum D om in u m et non secundum


con cu piscm tam *. D a l q u a l te s to n o n r i s u l t a a n c o r a , v e r o , l 'e s i
s t e n z a d u n r i t o e u c o l o g i e o p e r l a c e l e b r a z i o n e d e l s a c r a m e n t o

nu

z i a l e , m a e s s o c e r t a m e n t e d a t a a l m e n o d a l r i s e c o lo , g i a c c h e T e r t u l
l i a n o n e s c r i v e a l l a m o g l ie , c o m e d 'u n r i to u n i v e r s a l e : linde, sufl.ciam
ad cnarran dam fclicitatem, eius m a trim o n ii quod ecclesia conciliai,
et conflrm at oblato et obsignatum angeli re m m tia n t, P ater ra tu m
habetf Narri nec in ierris filii Sine consensu p a tr s rte ac iure nubunt l .
P r e n d i a m o a t t o s i n d o r a d e i d u e p u n t i p i i m p o r t a n t i d e l l a d i c h i a
r a z i o n e d e l p o l e m i s t a C a r t a g i n e s e : Ecclesia conciliai e c c o i l m a
t r im o n i o c o n t r a t t o p u b b l i c a m e n t e i n n a n z i a l l 'a u t o r i t e c c l e s i a s t i c a

I 0 . T , P . G ., V , e o i. 723.

s T e rto li- ., A d V xo r., lib . I I , o, ix, P . X., I ,

cd

], 1415-16.

d confmnat oblatio

ecco

185

la

m essa

pr sponso el sponsa,

c lic

s u g g e l l a c o l l E u c a r i s t i c o S a c r i f i c i o l a r e c i p r o c a d o n a z i o n e d e l le lo r o
p e rs o n e . A n z i T e r tu llia n o ci p o r ta a n c o r a p i in n a n z i. L a b e n e d i
z io n e e c c le s ia s tic a 0 la s tip u la z io n e d e l c o n tr a tto in n a n z i a l v e s c o v o ,
a tu tto rig o re , n o n so n o c o n d iz io n i e s s e n z ia li a lla le g a lit d e l m a tr i
m o n io ; c h i p e r l e o m e t t e s s e , s i r i c o p r i r e b b e d i n f a m i a , e l a s u a u n i o n e
n e lla p u b b lic a m e n ta lit p e r p o co n o n s a re b b e r ite n u ta ille g ittim a :

Penes nos occultae quoque coniunctiones, idest non prus ad ecclesiam


professae, iuxta moechiam et fornicatonem iudicari perclitantur *.
P e r c h c i n o n a v v e n g a , n e c e s s a r i o p e r t a n t o c h e q u e s t a pr.
fessio d i f e d e l t c o n i u g a l e si c e l e b r i corami episcopo monogamo,
presbyteris et daconis eiusdem sacramenti, ac viduis 5 ; c o n d i z i o n e
che

del

re s to

g i

p re e s is te v a

n e lla

m e n ta lit

ro m an a,

g ia c c h

tmpares nuptae et praeterea in villa sne tesiibus et patre non consentente factae, legitimae non possunt videri 3.
A p u le io c i a s s ic u r a c h e :

L 'a n t i c o d i r i t t o r o m a n o e s i g e v a i n o l t r e c h e il m a t r i m o n i o
n is s e

tra

e g u a li,

p u n iv a

c o lla

p e rd ita

avve

d e lla

d i g n i t p a t r i z i a le
u n i o n i t r a r i c c h i e p l e b e i . E c c o l e impares nuptiae d A p u l e io .
N e a v v e n iv a c h e m o lti, a f r o d a r e la le g g e , s e n z a in c o r r e r n e n e lla
s a n z i o n e , . p r e f e r i v a n o d i c o n v i v e r e c o l la p r o p r i a d o n n a p l e b e a s e n z a
a l c u n l e g a m e c i v i l e c o n c u b i n a , i n c o n v e n i e n t e c h e to ls e d i
m e z z o p a p a C a ll i s t o I , q u a n d o d i c h i a r l e g i t t i m e i n n a n z i a l l a C h ie s a
q u e lle n o z a e ille g a li in n a n z i a l d ir itto r o m a n o . il p rim o a tto q u e s to
i n c u i l a C h ie s a , p i e n a m e n t e c o s c i e n t e d e l l a p r o p r i a a u t o n o m i a d i
f r o n t e a l l o S t a t o i n q u e s t i o n i e s s e n z i a l m e n t e r e l i g i o s e , q u a n d o s o n o in
g i u o c o g l 'i n t e r e s s i d e i l e a n i m e , l e g i f e r a p e r p r o p r i o c o n to i n m a n i e r a
d e i t u t t o i n d i p e n d e n t e , e s e n z a t e n e r c a lc o lo d e l l e d is p o s i z io n i c iv ili.
R i e n t r a n e l l a q u e s t i o n e d e l l e impares nuptiae, a n c h e l im p e d i
m e n t o d e l l a c o n d i z i o n e s e r v i l e , c h e s o p r a v v i s s u t o p e r l u n g h i s e c o li
n e l d ir itto c a n o n ic o , c o s c h e n o n e r a ig n o ra to n e p p u r e d a d o n A b
b o n d i o d e l M a n z o n i . L a C h ie s a lo r i t e n n e , n o n p e r d e g r a d a r n e la
c o n d i z i o n e d e g l i s c h i a v i , m a p e r p r o t e g g e r e il c o n s o r t e ingenuus
d a tr is ti s o r p r e s e , q u a lo r a d o lo ro s a m e n te g li fo sse s ta ta c e la ta la
m a n c a n z a d i lib e r t d a p a r te d e l c o n iu g e se rv o .
A t t e s t a s a n t A g o s t i n o , c h e s i n o q u a s i a i
c o m u n e m e n t e t o l l e r a t i i m a t r im o n i

tra

te m p i

suoi e ran o

c o n s a n g u in e i :

divina prohibuit, et nondum prohiutrai lex Humana

s t a ti

Quia id nec
4, F u

p r im o

T e o d o s io c h e v ie t s o tto s e v e re p e n e il c o n iu g io f r a c o g n a t i ; e q u a n d o
i T e k t o ll .,
* T b rtw li..,

De Pudic., c, v, P. L., IT,


De Wonog., o. xi, P . L.r I I,

col. 103S.
col. 993.

3 A p u l e iu s , l i b . V I .

* De Oivit. Dei, lib.

XV, c. s v i, P .

h.,

X L I, col. 59.

1S6
poi i suoi

fig li

A rc a d io

e O n o r io c o n f e r m a r o n o le d i s p o s i z i o n i p a

te r n e , l a C h ie s a le in tr o d u s s e d i b u o n g r a d o n e l su o c o d ic e c a n o n ic o ,
e s t e n d e n d o l e a n z i n e l m e d io e v o s i n o a l v i i g r a d o .
I l m a t r i m o n i o d e i v e d o v i , s e b b e n e d i c h i a r a t o d a l l 'A p o s t o l o l e c i to
e v a l i d o , p u r e a n c o r o g g i n e l c o m u n e s e n t i r e d e i f e d e li i n c o n t r a u n a
fo rte a v v e r s io n e e r itr o s ia .

La

ra g io n e si p e rc h

q u e s te

se co n d e

n o z z e n o n s i m b o l e g g i a n o p e r f e t t a m e n t e Li n d i s s o l u b i l e u n i o n e

d e lla

C h i e s a c o l C r i s t o , e s p e z z a n o q u e l v in c o l o d i f e d e , c h e a n c o r d o p o
m o r te c o n g iu n g e il c o n iu g e s u p e r s tite a lla m e m o r ia d e l d e f u n to .
I n o ltr e g li a n tic h i s c r itto r i e c c le s ia s tic i sc o rg e v a n o n e lle s e c o n d e
n o z z e u n i n d i z i o d i n c o n t i n e n z a , e q u a n d o n o n g i u n g e v a n o s in o a
r ip ro v a r le , c o m e p u r fe c e T e r tu llia n o c h e le e q u ip a r a l l a b ig a m ia
e a lla fo m ie a z io n e , p u r e le s c o n s ig lia v a n o ,

non

ris p a rm ia n d o

b ia

Non prohibemus
secundas nuptias, sed non prbamus saepe repettas e p o i c h a
s i m i c o n t r o c h i l e a t t e n t a s s e . C o s i s a n t 'A m b r o g i o :

s a n G iro la m o s i o p p o n e v a la c o n c e s s io n e d i s a n P a o lo , il D o tto re
B e t l e m i t a r i s p o n d e : Aliud est quod vult Apostolus, aliud quoA cogitur

velie. Ut concedat secunda matrimonia meae est incontinentiae, non


illus voluntatis... *. D i q u i l 'u s o e c c l e s i a s t i c o , c h e i v e d o v i s p o s a n
d o s i n o n r i c e v a n o la l i c n e d i z io n e n u z i a l e , e s i a n o p r i v i d e l l e p e n s i o n i
d e l l a C h i e s a . Non solum ab officio sacerdoti bgamus excluditur,

sed et ab eleemosyna ecclesiae; dum indigna putatur stipe, quae ad


secunda coniugia devoluta ests.
I l r ito a ttu a le d e lia b e n e d iz io n e

n u z ia le

c o n se rv a

senza

d u b b io

d e g li e le m e n ti a n tic h is s im i c h e p o ss o n o r is a lir e a l n i s e c o lo , q u a n d o
a p p u n t o l e v a r i e b e n e d i z i o n i d 'o l i o , d i f r u t t a n u o v e e c c . s i r i c o l l e
gavano

a lla

s te s s a

an afo ra

s c riz io n e

d e lla

s o le n n it ,

infra Missarum sotemna.

c m s tria tic .n .

C i d if e tta n o p e r su ffic ie n ti d o c u m e n ti

per

te n ta r e

una

p ie n a

G c ln s ia .n o c g l i a l t r i S a c r a m e l i t a r i

de
ci

c o n s e r v a n o s o lo l e c o l l e t t e d e l l a m e s s a pr sponso et sponsa c o s p e l
g i o r n o d e l m a t r i m o n i o , c h e p e l t r ig e s im o , o l a n n i v e r s a r i o i n c u i
a v e v a lu o g o u n a l t r a s m a s s i e u c a r i s t i c a . G li Ordnes Romani n o n
c o n t e n g o n o n u l l a in p r o p o s i t o , i n m o d o c h e , p e r t r o v a r e q u a l c h e
e o s a d i p i e s t e s o , b is o g n a g i u n g e r e a l l a f a m o s a l e t t e r a s c r i t t a n e ll 8 66 d a N ic o l I i n s e g u i to a l l e c o n s u l t a z i o n i d e i B u l g a r i . D a e s s a
r i s u l t a c h e i l m a t r i m o n i o , g i u s t a i l r i t o r o m a n o d a l l o r a , c o m p r e n
d e v a i s e g u e n ti a tti, a lc u n i d e i

q u a li p re c e d e v a n o ,

a ltri

accom pa

g n a v a n o il c o n se n so c o n iu g a le .
I n n a n z i tu tto s i fa c e v a n o g li s p o n s a li, i q u a li c o n s is te v a n o n e lla
i De V id u is, c. xi, P. L .t XVI, col. 268*
3 Ep. ad A g en ich ia n i., P. L X X II, col 1050,

s l . c.

m u tu a

p ro m e ssa

di

f u tu ro

p ro m essa p e r c h e , a d e s s e r

187

m a tr im o n io
ra ta ,

che

si

facev an o

le

p a rti,

ric h ie d e v a

c h e v i a c c e d e s s e il
c o n s e n s o d e i g e n i t o r i . S e g u i v a La u barrh atio o c o n s e g n a a l l a s p o s a
d e l F a n e l l o , a n n u lu m p rom tb u m , d a p a r t e d e l f id a n z a t o . S i p a t t u i v a
in s e g u i to l a d o t e , e s e u s t e n d e v a a t t o l e g a l e tabulae nuptialex
a l l e q u a l i s p e s s o , c o m e a t t e s t a s a n t 'A g o s t i n o *, a p p o n e v a la s u a
f in n il v e s c o v o . G i o v a c i t a r e u n p a s s o d e l s a n t o D o t t o r e d I p p o n a ,
l d o v e d a l l a s t e s s a f o r i n o l a d i q u e s t e tabulae t r a e a r g o m e n t o p e r
d i m o s t r a r e c h e l a p r o c r e a z i o n e d e l l a p r o l e i l f in e p r i m a r i o d e l
m a t r i m o n i o : Coeterum , q u i u x o ris ca m en i a m p liu s a p p e tii, quam
praescribit lim.es ille liberorum procreandorum causa , conira psas
tafadas fa cit quibu s eam d u x it u xorem . S e c ita n tu r tabulae, et recita n tu r in cons-pectu om n iu m a d sta n tiu m , et recita n tu r liberorum
procreandorum causa, et vocan tu r tabulae m atrim on ales s.
T u tto q u e s to p r e c e d e v a la e e le b ra z io n e d e l m a trim o n io , e r a p p r e
s e n ta la c o n tin u a z io n e e la p e rs is te n z a d e g li a n tie h i u s i ro m a n i n el
se n o d e lla s o c ie t c r is tia n a m e d ie v a le . A n z i, m e g lio e h e n e g li a ltr i
s a c r a m e n t i , i n q u e s t o d e l M a t r im o n io s i r i v e l a b e n e t u t t o

lo s p i r i t o

c o n s e r v a t o r e d e l l a C h i e s a , l a q u a l e , in v e c e d i b a n d i r e d a l s u o r i t u a l e
le v e c c h i e f o r m e c u l t u a l i c l a s s i c h e , i s p i r a t e a G i u n o n e p r o n u b a e
a g li I m e n e i, se le a s s im ila n e i lo ro e le m e n ti in n o c u i, le r ib a tte z z a ,
a ttr ib u is c e lo r o u n s ig n if ic a to c r is tia n o p i e le v a to , e c o s d c a r a t
t e r e d i p e r e n n i t e d u n i v e r s a l i t a l l a c i v i l t l a t i n a .
A l g i o r n o f is s a to ,

il m a tr im o n io

aveva

lu o g o

in fa titi ecclesiae,

n e l l a t r i o c io d e l t e m p i o e a l l a p r e s e n z a d e l v e s c o v o o d e l s a c e r d o t e .
P i t a r d i l a f r a s e in facie ecclesiae f u f r a i n t e s a , e l e s i a t t r i b u
u u s ig n ific a to p e r f e tta m e n te g iu r id ic o , m e n tr e d a p r in c ip io e s s a e ra
n u l a U r o c h e u n t e r m i n e l i t u r g i c o , e v e n i v a i n t e s a n e l s u o s e n s o
m a t e r i a l e della facciata d ella Chiesa.
S e c o n d o s a n t ' A g o s t i n o , e r a n o i g e n i t o r i o u n p a ra n y m p h u s,
am icu s in terior, conscius secreti cubiculari}; 3, q u e l l o c h e p r e s e n t a v a
l a c o p p i a n u z i a l e a l s a c e r d o t e . Q u e s ta e s p r i m e v a a l l a s u a p r e s e n z a
il p r o p r i o c o n s e n s o , e s i s c a m b i a v a l a d e s t r a , f r a t t a n t o c h e i l s a c r o
m i n i s t r o i n v o c a v a s u d i l o r o l e d iv i n e b e n e d i z io n i '. I P a d r i r i c o r d a n o
sp e sso q u e s to s c a m b ia rs i d i m a n i d i c u i s i tr o v a i l p rim o a c c e n n o
n e l l a s t o r i a d i T o b i a . V a l g a p e r tu tti T e r t u l l i a n o n e l l i b r o D e ve

lai idis v irg in ib u s: A d desponsationem vela n tu r, qu ia et corpore e.t


sp iritu m asculo m ix ia e su n t p e r osculum et dexteras, p e r quae p rii Seri. 332, P . L ., X X X V III, col. 1463.
Serm . 51, P. L ., X X X V III, col. 345.
3 Serm . 393, P. X X X V III, col.

188
m m n rzagnarim t p u d o rem sp iritu s

I l r i t o d e l b a c io m e n z i o n a t o

p i d i r a d o .
I n tr o d o tti g li ap o si in c h ie s a , s e g u iv a la m e s s a e o lia b e n e d iz io n e
n u z i a l e , d e t t a n e l S a c r a m e n t a r i o L e o n i a n o velatio n u p tia lis, d a l v e lo
c h e si s te n d e v a d u r a n te q u e s ta b e n e d iz io n e s u l c a p o d e i c o n iu g i.
A n c h e s a n t ' A m b r o g i o a f f e r m a c h e i l m a t r im o n i o v i e n e c o n s a c r a t o

vclam ine sacerdotali et benedictone


ad

e p a p a S iric io n e lla s u a le tte r a

I m e r i o , c i a t t e s t a l a m e d e s i m a d i s c i p l i n a .
C o m e s i v e d e , l a tr a d iz io n e c la s s ic a c h e p e r s is te a ttr a v e r s o la

l i t u r g i a c r i s t i a n a . I l v e lo i n f a t t i d i c u i p a r a T e r t u l l i a n o , i l flam m eum
c h e p r e s s o i r o m a n i c o p r e il c a p o

d e lla f a n c iu lla c h e v a a n o z z e . Il

E u c a r i s t i c o t i e n e lu o g o d e l l a c onfrreatio l a t i n a o d e l l a
m aeiato d e l b o v e o d e l p o r c o s u l l a l t a r e d e l t e m p i o . I l c le r o s o s tiS a c r if c io

velum

tu is c e il v e c c h io c o lle g io d e g li a r u s p ic i e d e i s a c e r d o ti, e il

coniugale h a u n s i g n i f i c a t o a n a l o g o a l l a p e l l e d i p e c o r a , c h e r i c o p r e
10 s p o s o e l a s p o s a a s s i s i s u d u e s g a b e l l i

le g a ti

in s ie m e , f r a tta n to

c h e s o f f r e i n lo r o n o i n e u n s a c r if ic io d i f r u t t a e d i f r u m e n t o .
P re s c riv e v a n o g li a n tic h i S a c r a m e n ta r i c h e g li sp o si ric e v e ss e ro
la

sa c ra

C o m u n io n e ,

che

a l l u s e i r d a l l a c h i e s a v e n i s s e r o r i c l t i

d i c o r o n e d i f io r i. A n c h e q u e s t : u l t i m a c i r c o s t a n z a r i c o r d a l u s o c l a s
s ic o d e l l e c o r o n e n u z i a l i , l e q u a l i s o n o a n c o r o g g i i n o n o r e p r e s s o
g l i o r i e n t a l i . N ic o l I , n e l l a s u a l e t t e r a

a i B u l g a r i , v u o l e a n c h e g l i

c h e g l i s p o s i de ecclesia egressi, coronas in capite gestan t, quae sem per

in ecclesia ipsa su n t soltae reservari

p re sc riz io n e la q u a le ci

au

t o r i z z a a s u p p o r r e , c h e a n c h e a R o m a , c o m e i n O r i e n t e , n e l m e d io
e v o g li s p o s i q u a lc h e te m p o d o p o il m a trim o n io p r o b a b ilm e n te
11 t r i g e s i m o g i o r n o d e p o n e s s e r o l e l o r o c o r o n e i n
c e r d o t e , p e r c h s i c o n s e r v a s s e r o p o i i n c h ie s a ,

m ano

quasi

del sa

a f a r fe d e in

f u t u r o d e l l 'a v v e n u t o c o n t r a t t o m a t r im o n i a l e .
E s ta to u n v e ro d a n n o litu r g ic o c h e n e l ta r d o

m e d io

p a r te d i q u e s to s p le n d id o r i tu a le n u z ia le , d a lle lin e e
s a tu re

di

p e n s ie ro ,

evo

g ran

c la s s ic h e c o s

a b b ia fa tto n a u f ra g io , e c h e o r a i m o d e rn i c e

le b r in o il m a tr im o n io c o n u n a s e r ie t e p r o s a ic it ta le , c h e

ci sp a

v e n t a . T a l e p e r d i t a s u b i t a i n O c c id e n te d e v e r e n d e r c i p i c a r i e
p r e z i o s i i r i t i n u z i a l i d e i g r e c i , e i n g e n e r e d e i p o p o li o r i e n t a l i ,
p r e s s o i q u a l i l 'a u t i c a t r a d i z i o n e r o m a n a e d e c c l e s i a s t i c a h a s u b i t o
m in o ri a lte ra z io n i.
N e l l 'e u c o l o g i o b i z a n t i n o il r i t u a l e m a t r i m o n i a l e
1 c . s i,
E p ist.
3 C. iv,
* P. L.,

p.
I I, col. 05i.
X IX , 7, P. L ., X V I, col. 1026.
P . i . , X III, ool. 1136.
C X IS , ool. 980.

co m p ren d e

due

189
d is tin te

c e rim o n ie :

l a b e n e d iz io n e n u z ia le e l a c o ro n a z io n e .

co

n i u g i a t t e n d o n o i l s a c e r d o t e a l l a p o r t a d e l t e m p i o -, i l p r e t e l i n t r o
d u c e i n c h i e s a , d l o r o i n m a n o u n a c a n d e l a e li M irific a i n f o r m a
d i c ro c e , f ra tta n to c h e il d ia c o n o e il c o ro e s e g u isc o n o u n a lita n ia :
Pro servo Dei N . et ancilla Dei N . sibi nune invicem desponsatis et

saluta eorum Domnum precemur. Kyrie eleison... Ut honoratas


nuptias, inviolatumque thalamum Dominus Deus lar/fiatur, Domnum
precemur. Kyrie eleison e e c .
S e g u e l a c o n s e g n a d e l l a n e l l o ;

il

s a c e r d o te

d a p p rim a

u n o d o ro i n d i t o a l l o s p o s o , e d u n o d a r g e n t o

ne

pone

a lla s p o s a d ic e n d o :

Subarrhatur servus D ei N . p ro p ter a n eilla m D ei N . in nom ine P atri


eie., m a t o s t o l a s s i s t e n t e d e l l e n o z z e , i l p a ra n y m p h u s , f a i l c a m b i o
e c o n s e g n a q u e l l o d o r o a l l a s p o s a .
L a coronatio p e r f e t t a m e n t e d i s t i n t a

d a lla

su barrh atio e p u

e s s e r e d iffe r ita a d a ltr o te m p o . I l s a c e r d o te a c c o g lie n u o v a m e n te g li


s p o s i a l l a p o r t a d e l t e m p i o , v e l i i n t r o d u c e c a n t a n d o i l s a l m o B eati
omnes, c u i i l e o r o i n t e r c a l a u n a n t i f o n a a d o g n i v e r s e t t o . I l d i a c o n o
in to n a l a s o lita p r e c e lita n ie a , d o p o d i c h e i l s a c e r d o te

ric in g e

g li

s p o s i d a n a c o r o n a : C oronatur Servus D ei N . p ro p te r a n eilla m D ei


N . in nom ine P a tr is etc .; v i e n e l e t t o u n b r a n o d e l l e p i s t o l a d i s a n
P a o lo a g li E fe s in i i n c u i so n o d e s c r itti i d o v e ri d e g li s p o s i; s e g u e
il tr a tto d e l V a n g e lo d i s a n G io v a n n i c o l ra c c o n to d e lle n o z z e di
C a n a ; s i b e n e d i c e l a c o p p a c o m u n e a c u i g l i s p o s i a p p r e s s a n o il
la b b r o , q u in d i si s c a m b ia n o u n b a c io , e d o p o a v e r e a c c o lto g li a u g u r i
d e l p o p o l o , v e n g o n o l i c e n z i a t i d a l s a c r o m i n i s t r o c o n u n 'u l t i m a p r e
g h i e r a . O tto g i o r n i d o p o , q u a n d o d e p o n g o n o l e c o r o n e , i l s a c e r d o t e
r e c ita a lc u n e p r e c i s p e c ia li.
I l r i t o d e l l a c o p p a c o m u n e d i v in o , c h e

il

s a c e rd o te p o rg e a g li

s p o s i, si r itr o v a a n c h e in a lc u n i r i tu a li o c c id e n ta li, sic c o m e p u r e e r a


i n u so in a lc u n i lu o g h i d e lla F r a n c ia l a b e n e d iz io n e d e l ta la m o
[ C o n iu g a le l a s e r a d e l l e n o z z e . N e l l a

genesi

di

q u e s t u l t i m o

r ito

e v i d e n t e l i n f l u e n z a d e l li b r o d i T o b i a , d a l q u a l e d e r i v a p a r i m e n t i
la c o n tin e n z a d e i n u o v i c o n iu g i la p rim a n o tte d el m a trim o n io .
N o n i n o p p o r t u n a q u i u n o s s e r v a z i o n e . L e v a r i e

f o r m o lo

d e lla

b e n e d iz io n e n u z ia le p re ss o i la tin i, p iu tto s to c h e a lla c o p p ia n u z ia le


in c o m u n e , s i rife ris c o n o di p re fe re n z a a lla d o n n a . S e e o n d o il S a
c r a m e n t a r i o L e o n i a n o , p e r l e i c h e v i e n e o f fe r to il D i v i n S a c r i f ic i o :

liana g itu r oblationem fam u lae tuoje. N . quam, Ubi offerim us p r


fa m u la tu a N ., s i c c o m e p u r e l a velatio contugalis c o l l a r e l a t i v a
b e n e d iz io n e p r im a d e lla fra z io n e
m e n t e : S it am abilis

fidelis u t S ara etc.

ut

d e l l O s tia ,

r ig u a r d a le i e s c lu s iv a

Machel viro, sapiens u t Bebecca. longaeva et

190 -

P e r c h i t i e n e c o n to d e l l a m e n t a l i t d e g l i a n t i c h i c i r c a l 'i n f e r i o r e
c o n d i z i o n e d e l l a d o n n a d i f r o n t e a l l u o m o , n o n

p o tr

non

a p p a rir

m i r a b i l e l a s a p i e n z a d e l l a C h i e s a , c h e n e l l e s u e f o r in o l e l i t u r g i c h e
h a a s s u n t a l a t u t e l a d e l l a p a r t e d e b o l e , l h a r i a l z a t a d a q u e l l a c o n
d i z i o n e d e g r a d a n t e a c u i l a v e v a r i d o t t a il p a g a n e s i m o , l h a t a n t o
n o b ilita ta , c h e p e r o p e ra d e lla c r is tia n a c a v a lle ria e s sa d iv e n u ta
p o i q u a s i i l s im b o lo d u n c u l t o , c h e i s p ir l a

C o m m e d ia d i D a n t e e

la m u sa d el P e tra rc a .
U n a l t r a o s s e r v a z i o n e p r i m a d i t e r m i n a r e i l c a p i t o l o . A b b i a m o
t r a c c i a t o in a l t r o l u o g o i r i t i c h e a c c o m p a g n a v a n o a n t i c a m e n t e l a
c o n s a c r a z io n e r e l i g io s a ; o r a d o b b ia m o a g g iu n g e r e , c h e l a c e rim o n ia
d e l l a Consecratio virg in is, s p e c i a l m e n t e q u e l l a d e s c r i t t a n e l l a t t u a l e
P o n t i f i c a l e R o m a n o , i n s t r e t t a r e l a z i o n e c o ll a b e n e d i z i o n e c o n i u
g a le , d e lla q u a le a b b ia m o o r a d is c o rs o .

E la r a g io n e

c .

G i s a n

P a o lo a v e v a p a r a g o n a to lo s ta to v e r g in a le a d u n m a tr im o n io

s p iri

t u a l e c h e l 'a n i m a c o n t r a e c o n G e s C r i s t o , e T e r t u l l i a n o p a r t e n d o d a
q u e s to c o n c e tto , a v e v a v o lu to c h e le v e r g in i c r is tia n e v e la s s e r o il
c a p o a m a n i e r a d e l l e m a r i t a t e . Q u e s t e i d e e s o t t o l i n f l u e n z a d e l l a
l i t u r g i a g a l l i c a n a v e n n e r o s v o lt e s e m p r e p i m i s t i c a m e n t e , c o s ic c h
a l p r i m i t i v o r i t o d e l l a Consecratio virg in is d e s c r i t t o n e i S a c r a m e n . t a r i R o m a n i r i t o c h e i m p o r t a v a u n a s e m p li c e p r e g h i e r a e u c a r i
s t i c a c o l l a velatio ca p itis s i s o s t i t u u n a c u r i o s a c o m b i n a z i o n e d i
c e rim o n ie , to lte d a lla l i t u r g i a n u z ia le . V i so n o le m a tr o n e , p a ra n y m phae, i l c o n s e n s o a l l a p r o f e s s i o n e v e r g i n a l e , l a svh arrh ato c o l l a
n e l l o , l a velatio e l a coronato, d o n d e n e r i s u l t a u n c o m p l e s s o c e r
t a m e n t e m a g n i f ic o , m a f o r s e t r o p p o r i b o c c a n t e d a f f e t t u o s i t a d a n n o
d e l p e n s ie ro te o lo g ic o , c h e d o v re b b e d o m in a r e tu tto q u e ll a p p a r a to
s c e n i c o . V i s i p a r l a d i n o z z e , d i b r a c c i a l i d o r o , d i v i g n e p r o f u m a t e
e i n f i o r e , d a n e l l a p r e z i o s e , d i l a t t e e d i m i e l e s o r b i t o d a l l a b o c c a
d e llo sp o so , d e l s a n g u e s u o c h e im p o rp o r a le g o te d e lla s p o s a , a n z i
a d d i r i t t u r a d i t a l a m o e t e r e o , psi su m iu n cta in coelis, quam in terris
p o sila to ta devotione d ile x i, s e n z a p e n s a r e in v e c e c h e s i s t a i n t e r r a ,
e c h e si d e v e p u r tro p p o c u s to d ire il te s o ro d e lla v e r g in it in fra g ili
v a s i d i c re ta .
I l m e d io e v o , e s s e n z ia lm e n te m is tie o e d in tim a m e n te r e lig io s o , ci
si r itr o v a v a tu tto in ta l i fo rm o le , c h e fo rs e a llo r a e s p rim e v a n o u n a
r e a l t . O g g i l a m e n t a l i t m u t a t a i n s i e m e c o llo s t a t o d e l l a s o c i e t ,
e n o n fa q u in d i m e r a v ig lia c h e le p ro fe s s io n i re lig io s e d e lle m o n a c h e
s i s v o l g a n o e o n u n r i t o p i s o b r i o , e c h e , t r a n n e p o c h e e c c e z i o n i, la
m a g n if ic a

consecratio virginis

rim a n g a a p p u n to

nel

P o n tific a le R o

m a n o , r i c o r d o d a l t r i te m p i p i i n g e n u i , p i r e l i g i o s i , p i l i e t i .

CAPITOLO XVI.

La liturgia sulle soglie dell'eternit.


N e g li a u r e i se c o li d i fe d e , q u a n d o l a l i t u r g i a p e n e tr a v a

cos in

t i m a m e n t e l i n d i v i d u o e l a s o c i e t c r i s t i a n a , c h e t u t t a l a v i t a u e r a
c o m e s o p r a n n a . t u r a l i z z n U , a n c h e i d o lo r i e l e m a l a t t i e c h e p r e c e d o n o
l a d i s c e s a n e l l a t o m b a v e n i v a n o c o n f o r t a t e d a u n o s p l e n d id o a p p a
r a t o d i s a c r a m e n t i e d i c e r i m o n ie , c h e , o l t r e a d e p o r r e n e l c u o r e il
g e r m e d e l l i m m o r t a l i t , i n f o n d e v a n o
d e l l a s p e r a n z a . L i s o l a m e n t o e l a

n e llo s p ir ito

il b a l s a m o

so a v e

m e s t i z i a d e l l 'o r a s u p r e m a r i t r o v a

v a n o u n v a l i d o s o l l i e v o n e l l ' u n z io n e , i n t e r i o r e d e l P a r a c l i t o ; e s e m b r a
c h e l a C h i e s a , m a d r e g e n t i l e e p i e t o s a , c o llo s p l e n d o r e d e i r i t i e h e
s v o l g e v a a t t o r n o a l l e t t o d e l s u o f ig lio m o r e n t e , a b b i a v o l u t o c o m e
f a r e a g a r a c o l l a L itu r g ia d e g l i A n g e l i ,
f e r m o s a r e b b e v o l a t o a c o n t e m p l a r e in
I l r i t o d e l S aeram en tu m Olei, c h e
r e c e n t e h a c h i a m a t o E strem a Unzione ,

q u a l e d o p o b r e v e o r a l i n
e ie lo .
s o lo u n a t e r m i n o l o g i a p i
c o n trib u e n d o c o si a d a rg li

q u e l s e n s o p a u r o s o , q u a s i m a c a b r a a p p a r i z i o n e d e l l a m o r te , c h e o r a
h a a s s u n t o r i c o r d a t o d a s a n G ia c o m o n e l l a s u a E p i s t o l a c a n o
n i c a , i n c u i s i d e t e r m i n a n o c o n a s s o l u t a p r e c i s i o n e l e c o n d iz i o n i
e s s e n z ia li e ire a

la

fo rm a , il

m in is tro

e g l i e f f e tti d i q u e s to s a c r a

m e n t o . C h i c a d e i n m a la ttia grave, v e n g a u n t o d a i p resb iteri co !l'olio, e l a preghiera d e l l a f e d e s a l v e r l i n f e r m o c o s d a l l e c o n s e


g u e n z e d i s a s t r o s e d e l peccato, c h e d a l m o r b o s te s s o q u a l o r a c io
c o s io e s i g a l a s a l u t e d e l l a n i m a .
I n c o n s e g u e n z a , i s a n i, a n c h e se c o n d a n n a ti o p ro s s im i a m o rire
p e r m a n o v i o l e n t a , f u r o n o s e m p r e e s c l u s i d a l l a p a r t e c i p a z i o n e d e l-

V oleum in firm o ru m , p e r c h i n e s s i v i e n e m e n o , c o m e s p i e g a l A n
g e l i c o , l a ratio sign i s e n z a il q u a l e n o n p u e s i s t e r e p u n t o i l s a c r a
m e n to . I n a n t i c o e s s o v e n i v a p a r i m e n t i n e g a t o a c o lo r o c h e , a c a g io n o
d e lle p r e s u n t e l o r o p e s s im e d i s p o s iz i o n i , l a C h i e s a g i u d i c a v a im m e
r i te v o li d e l l a s s o l u z i o n e s a c r a m e n t a l e ; p e r u n m o tiv o a f f a tt o o p p o s to
e r a n o a l t r e s i e s c l u s i i b a m b i n i e i n e o f iti c h e m o r i s s e r o p r i m a d 'a v e r
d e p o s t e l e b i a n c h e t u n i c h e d e l lo r o b a t t e s im o . S l e g g e p e r c i n e l l a
v i t a d i s a n t A d e l a r d o

a b b a te

di

C o r b a , c h e

su o i m o n a c i, c o n o

s c e n d o l a s u a i l l i b a t a i n n o c e n z a , e s i ta v a n o s e d o v e s s e r o o n o c o n f e -

192 l 'i r g l i l e s t r e m a u n z i o n e ,

qumi procul dubio scieramus peecaiorttm

oueribus non detineri.


C o m u n e m e n te l a s a c r a U n z io n e , q u a s i u ltim o c o m p le m e n to d e lla
P e n i t e n z a , p r e c e d e v a in a n t i c o il s a n t o V i a t i c o ; m a q u e s t i t r e S a
c r a m e n ti v e n iv a n o o r d in a ria m e n te ric e v u ti, n o n g i a l te r m in e d e lla
v ita , com e

v u o le

un

b r u tto

v iz i o

d e i s e c o li a n o i p i

v ic in i, m a

n o n a p p e n a lo s t a t o d e l l i n f e r m o c o m i n c i a v a a d e s t a r e q u a l e h e a p
p r e n s i o n e . A n c h e o g g i lo s p i r i t o d e l l a C h i e s a n o n s i p u n t o m u t a t o ,
c o m e lo d i m o s t r a i l T r i d e n t i n o , e l a b u s o o p p o s to v i e n e g i u s t a m e n t e
c o n d a n n a to sic c o m e d a n n o s o , a n c h e p e r c h l a g r a z ia d e l S a c r a m e n to ,
a v a n t a g g i o d e l l a s a l u t e c o r p o r a l e d e l l in f e r m o , o p e r a , n o n a m a n i e r a
d i m i r a c o l o o d i p r o d i g i o s a r e s u r r e z i o n e d u n c a d a v e r e s t r a p p a t o
a l l e f a u c i d e l l a m o r t e , m a per modum medicinae, q u a n d o a n c o r a l i n
f e r m o i n g r a d o d e s s e r c u r a t o e d i r i s a n a r e . P e r c i a s s a i d i f r e
q u e n t e , n e l m e d i o e v o , c o m e a n c h e o g g i d in O r ie n t e , i l s a c r a m e n t o
d e l l U n z i o n e v e n i v a c o n f e r it o p u b b l i c a m e n t e i n c h i e s a , m e n t r e l i n
fe rm o s e n e s ta v a s e d u to o g e n u fle s s o in n a n z i a l s a c e r d o te . T a lo r a
il s a c ro r ito e r a r ip e tu to p e r s e tte g io r n i c o n tin u i d a v a ri s a c e rd o ti,
i q u a l i , o l t r e a g l i o r g a n i p r i n c i p a l i d e i s e n s i , u n g e v a n o a n c h e le
a ltr e p a r ti d e l c o rp o c o lp ite d a l m o rb o . L a n tic h it , in so m m a , h a
i g n o r a t o l o d i e r n o a b u s o d i d i f f e r i r e l a s a c r a U n z i o n e a l l u l t i m o m o
m e n t o , i n m o d o d a g i u s t i f i c a r e il s u o r e c e n t e t i t o l o d i estrema, c o m e
v i e n e c h i a m a t a ; a b u s o c h e s e m b r a a b b i a t r a t t o l a s u a o r i g in e , o l t r e
c h e d a l l ig - n o r a n z a e d a l l i l i a n g u i d i t a f e d e d e i t e m p i m o d e r n i , a n c h e
d a l l a s u p e r s t i z i o n e i n v a l s a v e r s o i l s e c o lo x n r , c h e c io d o p o r i c e
v u t o l O lio S a n t o n o n f o s s e p i l e c i t o d i m a n g i a r c a r n e , d i d a n z a r e
o d i v iv e re n e llo s ta to c o n iu g a le .
N e l l e l i t u r g i e o c c i d e n t a l i l O lio v e n i v a p a r t i c o l a r m e n t e c o n s a c r a t o
d a l v e s c o v o l a D o m e n i c a d e l l e P a l m e e il G io v e d S a n t o . A J to m a ,
s ic c o m e v e d e m m o

p r e c e d e n te m e n te , il P a p a

n e b e n e d ic e v a

a lc u n e

a m p o l l e a r r e c a t e g l i d a i d i a c o n i ; s ic c o m e p e r t u t t e le f a m i g li e v o
le v a n o c u s t o d i r e i n c a s a l a p r o p r i a a m p o l l a d 'O l i o S a n t o , c o m e n o i
f a c c ia m o a d e s s o p e r l a c q u a b e n e d e t t a , e s e n e s e r v i v a n o p e r d e v o
z io n e

p riv a ta

c u r a r f b b ri, e m ic ra n ie o a ltro , c o s i v e sc o v i e i

p r e s b i t e r i c h e a s s i s t e v a n o i l P a p a , s i r e c a v a n o a l podium c h e r i c i n
g e v a i l bema, e l c o n s a c r a v a n o c o n t e m p o r a n e a m e n t e a l P o n t e f ic e
le a ltr e f ia le tte

d o lio

lo r o

p re s e n ta te

d a i f e d e l i. U n a c o l l e t t a d e l

l 'a t t u a l e r i t o d i c o n s a c r a z i o n e d e l l ' Oleum infirmorum a l l u d e a p p u n t o


a q u e s t 'u s o p r i v a t o c h e n e f a c e v a n o g l i a n t i c h i , g i a c c h s i m p l o r a
la g r a z ia d e l S ig n o re

omnl ungenti, gustanti, tangenti etc...

A t a l e e f f e tto n e l n i s e c o lo l O lio d e g l i i n f e r m i v e n i v a c o n s a c r a t o ,
a q u a n t o r i l e v a s i d a i C a n o n i d I p p o l i t o , o g n i d o m e n i c a ; a n z i , n o i

193 C a n o n e R o m a n o p u t u t t a v i a ric o n o sc e x -s i n e l l a

d o s s o l o g i a f in a le il

p u n t o d i r a c c o r d o d e l l a bm edictio Olei c o l l a n a f o r a e u c a r i s t i c a : Per

quem , D om ine, haec om nia nobis dona sanciificas, vivificas, benedicis


et praestas nobis. L haec om nia etc. n o n p u a f f a tt o r i f e r i r s i , c o m e
s e m b ra in d ic a r e o ra

la R u b ric a , a lla

d iv in a

p a r t i c o l a r m e n t e a l l o l i o , a l p a n e , e a l l e f r u t t a

E u c a ris tia , m a
nuove

a ll u d o

c h e v e n iv a n o

b e n e d e tte d a l v esco v o .
I n O r i e n t e l o lio d e l l 'e s t r e m a u n z i o n e s u o l e e s s e r e b e n e d e t t o v o l t a
p e r v o lta d a i s a c e rd o ti. I r itu a li o rie n ta li a tte n e n d o s i a l l a le tte r a
d e l t e s t o d i s a n G i a c o m o : n d u ca t presbyteros , p r e s c r i v o n o c h e i
m in is tr i d i q u e s to s a c r a m e n to s ia n o r e g o la r m e n te s e tte , e n o n m a i
m e n o d i tr e . L a c e r im o n ia a u a n to m a i s p le n d id a , P re c e d o n o lu n g h e
p r e g h i e r e , i n e u i r i p e t u t a m e n t e s i n v o c a l a V e r g i n e c o i t i t o l i p i
a f f e tt u o s i e h e s a i m m a g i n a r e l a

fe rv id a f a n ta s ia

o r ie n ta le : l a s o la

p u r a , l a d o r n a d u n m a r e d i p a c e , l o li v a f e r a c i s s i m a , c o l e i c h e s i n
c o r o n a d i C r i s t o a g u i s a d u n d i a d e m a , i l p a l a z z o d e l s u p r e m o K e ,
l a s e d e d e lla so m m a T r ia d e , e e c . I n d i, m e n tr e il c o ro d e i s a c e r d o ti
b e n e d i c e l o lio d e l l a s a c r a l u c e r n a , i c a n t o r i e s e g u i s c o n o v a r i e i n
v o c a z i o n i a l l a p o s t o lo G i a c o m o , a i s a n t i n a r g i r i , i m a r t i r i c io
P a n t a l e m o n e , C o s m a e D a m i a n o , a l l e v a n g e l i s t a G i o v a n n i e a d a l t r i
S a n ti p i p o p o la ri t r a q u e lle g e n ti.
T e r m i n a t a l a b e n e d i z i o n e d e l l O lio , i l d i a c o n o l e g g e d e i b r a n i
d e lla s a c r a S c r ittu r a ; s e g u o n o i s a c e r d o ti i q u a li c a n ta n o su c c e ss i
v a m e n te s e tte s q u a r c i d e i s a n ti V a n g e li, in te r c a la n d o q u e s te le z io n i
c o n a ltr e t ta n t e p r e g h ie r e ed u n z io n i s a c ra m e n ta li, c h e v e n g o n o s u c
c e s siv a m e n te e s e g u ite s u lla f ro n te , s u l m e n to , s u lle g o te , s u l p e tto ,
su l d o rso , s u lle p a lm e

d e lle

m a n i e su i

p i e d i d e l l i n f e r m o . T e r m i

n a t e l e u n z i o n i , s i d e p o n e s u l c a p o d e l l a m m a l a t o i l c o d i e e d e i V a n
g e li ; i s a c e rd o ti s o v ra im p o n g o n o le lo ro m a n i c o n s a c r a te , e in v o c a n o
s a l l i n f e r m o l e d i v i n e b e n e d i z i o n i .
S p e sso q u e s to r ito v e n iv a c e le b ra to in c h ie s a , e, c o m e a n c h e fra
i l a t i n i d e l m e d i o e v o , f a c e v a p a r t e d e l l a m e s s a pr in firm o. I
r itu a li in t a l c a so p re s c riv o n o c h e la c e rim o n ia c o m in c i a lla s e ra
p re c e d e n te , e s i tr a s c o r r a la n o tte a l c a n to d e i s a lm i .e d e lle in v o
c a z io n i a i S a n t i . L a m a t t i n a l i n f e r m o , a l t e r m i n e d e l l a m e s s a , r i c e v e
l u n z i o n e s a c r a m e n t a l e , e d o p o d i l u i v e n g o n o u n t i c o l s a n t o
n o n s o lo i s a c r i m i n i s t r i

o lio ,

i f e d e l i c i r c o s t a n t i , i n a l e p a r e t i s te s s e

d e l l u o g o . S p e s s o i n f a t t i i n 0 r i i iute, i m o r i b o n d i a n d a v a n o a t r a s c o r
r e r e g l i u l t i m i l o r o g i o r n i n e g l i o s p i z i a n n e s s i a l l e c h ie s e , a f fin e d i
m o r ir e t r a i c a n t i e g l i s p l e n d o r i d e l l a s a c r a l i t u r g i a .
Il

g e n io

o c c id e n ta le

fu

se m p re

p i

s o b r io . C o s i l P o n t i f i c a l e

G e m m e tic e n s e , p e r e s e m p io , p r e s c r iv e c h e
18 S o h u steb , L ib er SacrcvmentoruMi- I.

il s a c e rd o te s i v e s ta dei

194

s a e r i o r n a m e n ti, n o n e s c lu s o il fa n o n e , c o m e p e r la m e s s a , e v u o le
s ia a c c o m p a g n a to , o ltr e e b e d a l d ia c o n o c h e p o r ta il c o d ic e d e i V a n
g e l i e l a m p o l l a d e l l O lio S a n t o , a n c h e d a g l i a c c o l i t i e o i c a n d e l a b r i
a c c e s i e c o l tu r ib o lo d e g li a ro m i.
I l r i t o d e l l E s t r e m a U n z i o n e iv i a p p a r i s c e c o m e e o m p e n e t r a t o
c o n q u e l l o d e l l a P e n i t e n z a ; l e f o r i n o l e sono d e p r e c a t i v e , m a d i f f e r i
sc o n o d a lle a t t u a l i in u s o .
P i im p o rta n te

l a c e rim o n ia

d e s c r itta n e i C a p ito la r i d i T e o -

d u lf o d 'O r l a n s . L i n f e r m o r i c e v e d a p p r i m a l a s s o l u z i o n e s a c r a m e n
ta le , in d i, s e p u , v e s tito a f e s ta , si fa tr a s p o r ta r e i n c h ie s a , d o v e
v i e n e d e p o s t o s u d u n g i a c i g l i o r i c o p e r t o d i c i lic io e d i c e n e r e . G li
s i fa n n o in c o n tr o t r e s a c e r d o ti, c h e d a p p r im a a s p e rg o n o i l lu o g o
c o n a c q u a b e n e d e t t a , i n c u i s o n o s t a t e i n f u s e a l c u n e g o c c i e d O lio
S a n to ; in d i s p a rg o n o su l s u o c a p o e s u l p e tto la c e n e re , d ic e n d o le
p a r o l e d e l l a G e n e s i : In sudore vultus tui vesceris pane tuo , donec
revertaris in terram de qua sumptus es. Pulvis e s , et in pulverem
reverters. A l l o r a l a m m a l a t o s i n g i n o c c h i a o s i p r o s t r a i n t e r r a , e
f ra tta n to si c a n ta n o i s e tte s a lm i p e n ite n z ia li e le lita n ie ; q u in d i i
s a c e r d o t i l o u n g o n o c o l l 'o l i o d e g l i i n f e r m i s u l l e s p a l le , s u l v o l to ,
in te s ta , s u g li o r g a n i d e i s e n s i, s u l p e tto , in tu tto a lm e n o q u in d ic i
v o lte , m a ta l o r a le u n z io n i g iu n g o n o a n c h e a v e n ti. E r a p r e s c r itto
c h e le v e s ti su c u i fo sse c a d u ta q u a lc h e g o c c ia

d e l s a c r o o lio , p e r

m a g g i o r r i v e r e n z a , v e n i s s e r o s e p o l t e c o l d e f u n t o , e s e q u e s t i in v e c e
fo ss e s o p r a v v is s u to , p e r c h s i p o te s s e ro n u o v a m e n te in d o s s a r e , v e
n is s e ro p r im a a c c u r a ta m e n te la v a te .
S i f a c e v a r e c i t a r e a l m o r e n t e l O r a z i o n e d o m e n i c a l e e i l S im b o lo ;
q u i n d i e g l i d a v a l 'e s t r e m o v a l e a i p a r e n t i e a g l i a m ic i , p e r n o n o c
c u p a r s i p i f in d a q u e l

momento,

c h e d e lla s u a e te r n a s a lv e z z a .

A T o u rs , d o p o il c a n to d e i s a lm i p e n ite n z ia li, g li

a s t a n t i im p o

n e v a n o l e m a n i s u l c a p o d e l l a m m a l a t o , d ic e n d o : Dominus loquutus
est:... super aegros manus imponite. L e u n z i o n i e r a n o a l m e n o d o d ic i ,
e l e s e g u i v a l a s a n t a C o m u n io n e , r i to c h e s i r i p e t e v a p e r s e t t e g i o r n i
d i s e g u ito . D u r a n te t a l e s e ttim a n a d i p e n ite n z a e d i p r e g h ie r a , v e
n i v a n o i n c a r i c a t i a l c u n i c h i e r i c i d i c e l e b r a r e n o t t e e g i o r n o i d i v in i
U f fic i, p r e s s o i l l e t t o d e l m o r e n t e .
G e n e r a l m e n t e a n c h e i n O c c id e n te , i s a c e r d o t i c h e a m m i n i s t r a v a n o
l E s t r e m a U n z i o n e e r a n o s e m p r e p a r e c c h i ; t a l o r a

uno

c o m p ie v a le

u n z io n i s a c ra m e n ta li, m e n tr e g li a ltr i re c ita v a n o d e lle p r e g h ie re .


N o n o s t a n t e t a n t a v a r i e t d i u s i , r i tr o v i a m o t u t t a v i a uno s c h e m a
c o m u n e c h e c o m p r e n d e v a i s a l m i p e n i t e n z i a l i , l a c o n f e s s i o n e , l i m
p o s i z io n e d e l l e m a n i e l a s a n t a C o m u n io n e . D i r e g o l a g e n e r a l e ,
q u a n d o e r a p o s s ib ile , s e g u iv a la m e s s a

pr infirmo,

il q u a le in ta n to

195
s e n e r i m a n e v a d is c e s o s u l c i l iz i o c o s p a r s o -di c e n e r e , g i a c c h e r a u n
p r i n c i p i o u n i v e r s a l m e n t e a c c e t t a t o n e l m e d io e v o l a t i n o , c h e u n f ig lio
d i c r i s t i a n i n o n p u m o r i r e c h e in cnere et cilicio. P u c o n s i d e r a r s i
c o m e u n c a s o s p o r a d i c o q u e l l o d e l R i t u a l e d i C h l o n s , o v e t r o v ia m o
u n r i t o c h e r i c o r d a p i d a p p r e s s o l u s o g r e c o : i l s a c e r d o t e t o r n a t o
in c h i e s a d o p o l a c e r i m o n i a , s e g n a
a s p e r g e d a c q u a b e n e d e t t a .

il

p o p o lo

c o l l o lio s a n t o , e lo

Q u a n d o s i p a r l a d i l i t u r g i a , b i s o g n a s e m p r e d a r e u n p o s t o d 'o
n o r e a C l u n y , o v e s s a n e l s e c o lo x i r a g g i u n s e u n a g l o r i a e d u n a
m a g n i f ic e n z a t a l e , c h e a b u o n d i r i t t o
la

sua

Ordnes

i c o n te m p o ra n e i in tito la ro n o

r i c c h i s s i m a b a s i l i c a deam bu latoriu m A ngelorum . G i u s t a g l i


a d u n q u e d i q u e l c e le b re c e n tro d i v ita m o n a s tic a e litu r

g i c a , l i n f e r m o d o v e v a e g l i s t e s s o

r i c h i e d e r e a l l a b b a t e

n i s s e a c c o r d a t a l a g r a z i a d e l l U n z i o n e . A n n u n c i a t a l a

c h e g li ve
dom anda ai

m o n a c i n e l C a p it o l o , s i o r d i n a v a l a p r o c e s s i o n e ; p r e c e d e v a n o i r e l i
g io s i ; i l s a c e r d o t e

v e s tiv a

il

c a m ic e

e la

s to la ,

q u a ttro

c o n v ersi

l a i c i p o r t a v a n o l o lio s a n t o , i l t u r ib o l o , l a c q u a b e n e d e t t a e l a c r o c e .
S i i n c e n s a v a d a p p r i m a i l l e t t o d e H a m n i a l a t o , e m e n t r e i l s a c e r d o te
c o m p ie v a l e

u n z io n i

r itu a li, il co ro

c a n ta v a

s a lm i

p e n ite n z ia li.

D o p o l E s t r e m a U n z i o n e s e g u i v a l a s a n t a C o m u n i o n e c o l b a c i o d i
p a c e a t u t t a l a c o m u n i t , d a l l a q u a l e il m o r e n t e s i a c c o m i a t a v a .
Q u a n d o s i p r e v e d e v a p r o s s im o i l s u o p a s s a g g i o a l l a l t r a v i t a , g l i s i
re c a v a

n u o v a m e n te

il v ia tic o , re s id u o

q u e s to

r i t o r o m a n o , s e c o n d o il q u a l e i l m o r ib o n d o
tim a v o lta il s a n tis s im o
d i p a s s a r e a l l e t e r n i t

S a c ra m e n to
col p rezzo

d u n a n t i c h i s s i m o

d o v e v a r i c e v e r e u n u l

i n s u l p u n t o d i m o r i r e , a f fin e

d e l l i m m o r t a l e r i s c a t t o . I

pagani

c o s t u m a v a n o d i p o r r e i n b o c c a a l m o r to u n a m o n e t a o n d e p a g a r e
il n o l o d e l l a b a r c a d i C a r o n t e , e i n q u a l e h e r e g i o n e , i n A f r i c a e
n e l l a C a m p a n i a , r i t r o v i a m o c h e n e l v i s e c o lo e r a i n v a l s a l a c o n s u e
t u d i n e d i d e p o r r e l a s a n t a E u c a r i s t i a s u l p e t t o d e i d e f u n t i . I c o n c i li
v i e t a r o n o u n t a l e u s o d e l s a c r o P a n e d i v i t a , m a l a n t i c a p r a t i c a d i
E o m a n o n h a n u l l a d i s u p e r s t i z i o s o e r i p r o v e v o l e , e e i s p i r a a n z i a
u n e le v a tis s im o c o n c e tto d e l S a c ra m e n to , c h e p e i m o r ta li il g e rm e
e l i n n e s t o d e l l i m m o r t a l i t b e a t a . D o p o l a C o m u n i o n e s i d e p o
n e v a l a m m a l a t o s u d u n o s t r a t o d i c i li z io e d i c e n e r e , c h e a C lu n y
s t a v a s e m p r e p r o n t o n e l l 'o r a t o r i o d e i l i n f e r m e r i a , g l i s i l e g g e v a n o
l e v i t e d i S a n t i , s i c a n t a v a n o l e l i t a n i e e d a l t r i s a l m i . A l m o m e n to
d e lla m o rte tu tti i m o n a c i d o v e v a n o e s se re p r e s e n ti p e r r e c ita r e s u
b ito il v e s p e ro d e i d e f u n ti, f r a tta n to c h e il c a d a v e re v e n iv a la v a to
a l l a p r e s e n z a d u n s a c e r d o t e s a l m o d i a n t e . G i u s t a i l g r a d o g e r a r c h i c o
d e l d e f u n t o , i s a c e r d o t i c o m p o n e v a n o s u l l e t t o d i m o r t e i l c o r p o d u n
s a c e r d o t e , i d i a c o n i q u e l lo d u n d i a c o n o , e c o s i v i a v i a s in o a i f a n 13* S c h c s t e b ,

Li hf r Sacram entorum I .

19S
c iu d i, a i q u a li, s u p e ra n d o t o s i la n a tu r a le r itr o s ia ,
l a v a r e e r i v e s t i r e q u e l lo d u n l o r o c o e ta n e o .

s 'i n s e g n a v a a

I l c a d a v e re n o n v e n iv a m a i a b b a n d o n a to s in c h e r im a n e v a in s e
p o l t o , e d u n c o r o a i s u c c e d e v a a l l a l t r o n e l c a n t o

d e i s a lm i. G e n e

r a l m e n t e p e r l a s e p o l t u r a n o n e r a d i m o lto d i f f e r i ta e d a v e v a l u o g o
l o s t e s s o g i o r n o , g i a c c h s in o a c h e i l m o r to n o n f o s s e d e p o s t o n e l l a
f o s s a , a n e s s u n o e r a l e c i t o d i p a r l a r e , d i p r e n d e r c ib o o d u s c i r d i
m o n a s t e r o . N e l l a u l a c a p i t o l a r e l a b b a t e a s s o lv e v a s o l e n n e m e n t e il
d e f u n t o d a l l e p e n e r e g o l a r i i n c o r s e Absolulio super defunctum
in d i, c a n ta ta l a m e s s a , il
t a l u n i l u o g h i l u s o v o l e v a

c a d a v e r e v e n i v a r e c a t o a l s e p o lc r o . I n
c h e i l v o l to v e n is s e , p r i m a c o p e r t o c o l

c a p p u c c io , c h e t a l v o l t a s i c u c i v a , A R o m a n e l s e c o lo v i i i c o r p i d e i
m o n a c i d e f u n t i e r a n o u n t i i n p e t t o c o l l o lio s a n t o , e a C h i a r a v a l l e
a i t e m p i d i s a n B e r n a r d o , l a b b a t e p e l p r im o r i c o p r i v a c o l l a t e r r a
i c a d a v e ri d e i su o i r e lig io s i, c a la ti n e lla

fo ssa

I I s a n ilo D o t t o r e r i

c o r d a lo s tr a z io d a lu i p r o v a to , q u a n d o d o v c o m p ie r e

y li e s t 'u f f i c io

d i p ie t v erso il p ro p rio fra te llo .

L a r g o m e n t o c i p o r t a o r a a d e s c r i v e r e b r e v e m e n t e i r i t i
d e lle e s e q u ie c r is tia n e , i q u a li, s e b b e n e

non

a p p a rte n g a n o

a n tic h i
p ro p ria

m e n t e a l l a l i t u r g i a s a c r a m e n t a r i a , s o n o p e r c o s c o n n e s s i c o l l a fis t r e m a U n z i o n e , e c o l l a m e s s a pr defuncto, e h e n e f o r m a n o c o m e
p a r t e i n t e g r a l e e i! c o m p l e m e n t o .
S p i r a t o c h e f o s s e l i n f e r m o , i l c a d a v e r e , g i u s t a l u s o g e n e r a l e
d e g li a n tic h i, v e n iv a la v a to , e q u a n d o la s u a c o n d iz io n e so c ia le n o n
g l i p e r m e t t e v a i l lu s s o d e s s e r e i m b a l s a m a t o , c o m e a v v e n i v a s p e c ia l*
m e n te in E g itto , e r a tu tta v ia n n to d i a ro m i in s g r a n c o p ia , c h e
T e rtu llia n o
assai

p i

p o t

a tte s ta re

a b b o n d a n te m e n te

n e l l Apologetico, i C r i s t i a n i
pei

lo r o

m o rti, c h e

non

c o m p ra rn e
i pagani ad

e a f f u m i g a r e i l o r o D e i. I l d e f u n t o e r a q u i n d i r i v e s t i t o d e l l e i n s e
g n e d e l Suo g r a d o ; i ric c h i a d o p e r a v a n o v e s ti d i p o r p o r a o r n a te
d 'o r o , c o s c h e s a n G ir o l a m o p o t d i m a n d a r e s e i l o r o c o r p i n o n
p o t e s s e r o a l t r i m e n t i r i d u r s i i n p o l v e r e , c h e n e l l a p o r p o r a . S o lo

co

l o r o c h e p e r i v a n o d i m o r te v i o l e n t a , e r a n o d e p o s t i n e l l a t o m b a c o lle
m e d e s i m e v e s t i , c h e i n d o s s a v a n o n e l m o m e n to d e l l a l o r o u c c i s i o n e .
P e r c i s a n t a C e c i li a , n e l s e c o lo x v i , v e n n e r i t r o v a t a c o l le s t e s s e v e s t i
i n s a n g u i n a t e c h e a v e v a , q u a n d o m o r i. A i t e m p i d i s a n B e n e d e t t o
v i g e v a a n c o r a a C a s s in o l u s o d i d e p o r r e l a s a n t a E u c a r i s t i a s u l

197
p e t t o d e l m o r t o , p e r c o n s e g n a r lo c o s i a l s e p o lc r o c o l s a c r o p e g n o
d e lla f u tu r a r e s u r re z io n e , e , n o n o s ta n te le p r o ib iz io n i d i v a r i c o n
c ili g a l l i c a n i e d i s a n B o n if a c io i n G e r m a n i a , l a c o n s u e t u d i n e s o
p r a v v i s s e a l s e c o lo n , g i a c c h l e g g i a m o e h e n e l l a t o m b a d i s a n t 'U d a l r i c o f u t r o v a t a u n a p i s s i d e

c o n te n e n te

sanguis Domini et alia

Sancta.
T a lo ra in a lc u n e c h ie s e d i F ra n c ia , a d in d ic a r e la fe d e c r is tia n a
d e l d e f u n t o , g l i s i p o n e v a s u l c a p o u n s i g il lo d i c e r a a s p e r s o d a c q u a
b e n e d e tta ; a i s a c e r d o ti e a g li e c c le s ia s tic i si r a d e v a la b a r b a e si t a
g l i a v a n o i c a p e l l i i n f o r m a d i c o r o n a , e a i p r e t i i n v e c e d e l l o s t i a , n e l
t a r d o m e d i o e v o , s i p o n e v a i n m a n o u n c a l i c e d i s t a g n o . A R o m a il
c o r p o d e l P a p a , p r i m a d e l p o n t i f i c a to d i s a n G r e g o r i o M a g n o , v e n i v a
r i c o p e r t o d i p r e z i o s e d a l m a t i c h e , c h e i f e d e l i s o le v a n o p o i f a r e a b r a n
d e lli e c o n s e r v a re

quasi

re lig io s e

r e liq u ie .

A vvenne

il

m e d e s im o

q u a n d o f u s e p o l to i l d i a c o n o P a s c a s i o ', o n d e il s a n t o D o t t o r e v i e t
q u e i s e g n i d i n c o n s u l t a v e n e r a z i o n e , o r d i n a n d o c h e i l f e r e t r o p o n t i
ficio n o n v e n i s s e p i o l t r e r i c o p e r t o d a a l c u n d r a p p o .
E u s e b i o ti d e s c r i v e i p o m p o s i f u n e r a l i d i C o s t a n t i n o ,

p rim a c h e

f o s s e d e p o s t o i n u n a r c a d 'o r o n e l p o r tic o d e l l Apostoleion d i B i s a n z i o .


Q u a n d o n e l l a b a s i l i c a v a t i c a n a n e l 1643 v e n n e d i s t r u t t o i l m a u s o le o
f u n e r a r i o d e l l i m p e r a t o r e O n o r io , f u r i t r o v a t a f r a m m i s t a a l l e c e n e r i
u n a g r a n q u a n t i t d o ro e d i g e m m e . S a p p i a m o p a r i m e n t i d i C a rlo
M a g n o , c h e v e n n e s e p o l to a s s i s o s u d 'a u r e o t r o n o , v e s t i t o i n t e r n a m e n t e
d i c i l i z i o , m a r i c o p e r t o d i v e s t i p r e z io s e , c i n t o i l c a p o

c o l d ia d e m a

i m p e r i a l e , c o l V a n g e l o in m a n o , lo s c u d o a l l a t o e l e a l t r e i n s e g n e
d e lla s u a d ig n it .
S p e s s o i l d e f u n t o v e n i v a c h i u s o n e l l a t o m b a lo s t e s s o g i o r n o d e l
s u o p a s s a g g i o , m a p e r i p e r s o n a g g i p i i n s i g n i s i d i f f e r i v a Sa s e p o l
t u r a , tr e , q u a ttr o e ta lo r a a n c h e s e tte g io r n i. Q u e s ta d ila z io n e , se
t r a t t a v a s i d i v e s c o v i , d e r i v a v a a n c h e d a l l 'u s o , s a n z i o n a t o d a l c o n c i li o
d i V a le n z a n e l 524, c h e u n v e s c o v o d o v e s s e e s s e re r e c a to a l s e p o lc ro
d a i s u o i c o l l e g h i c o m p r o v i n c i a l i ; o n d e e r a v i e t a t o a i s a c e r d o ti d i
c h iu d e r n e il c o rp o n e lla to m b a p rim a c h e fo sse ro c o n v e n u ti i v e sc o v i
p i v i c i n i , i l q u a l r i t o v i e n e d e tt o d a l c o n c i li o

: mos antiquus in se-

peliendis sacerdotibus.
G i u s t a il d i r i t t o r o m a n o , a l q u a l e s i s p i r a n c h e l a l e g i s l a z i o n e c a
n o n i c a , e r a v i e t a t a l a t u m u l a z i o n e d e i c a d a v e r i n e l l e c itt ,, e n e l l i n
t e r n o d e i t e m p l i . S a n G r e g o r i o I , o g n i v o lt a c h e c o n c e d e v a l i c e n z a d i
d e d ic a re n e lla s u a p r o v in c ia m e tro p o litic a u n o ra to rio o u n b a ttis te r o ,
v i a p p o n e v a s e m p re la c o n d iz io n e c h e n o n v i si tr o v a s s e ro d e lle to m b e .
! S. G-KEg. M ., Dialog. IV , 40.

198
Per nel periodo langobardo prevalse l'uso contrario, onde anche a
Roma le chiese titolari sostituirono u n p o alla volta i cem eteri sub
urbani. Cominciarono dapprim a i vescovi a voler essere sepolti nelle
loro cattedrali ; anzi nel v i i secolo sem bra che in Italia quest'uso fosse
divenuto quasi una norm a costante, g iacch , ci narra il medesimo
san Gregorio, ehe, non ostante tanti pericoli, talvolta vollero conform arvisi anche dei prelati costretti ad esulare dalle proprie sedi
devastate o distrutte dal furore dei Longobardi.
S an tAmbrogio a Milano si prepar la tomba sotto Io stesso altare
aove era solito di celebrare il divin Sacrifcio, trovando c o n v en ien tis
sim o, come diceva, ch e il sacerdote riposasse l , dove aveva compiuto
il sacro m inistero. Conosciamo parecchi casi sim ili, tutti ispirati al
sublim e pensiero d associare il defunto pastore alla corona dei suoi
predecessori ch e riposavano in p aee sotto la m ensa del Cristo, nella
confessione d u n identica fede, e nella speranza d una m edesim a red en
zione. A nche Dam aso a Roma, in una celebre epigrafe eallistian a,
ricordando le tombe dei P api del i n secolo, le pone in stretta relazione
coll'altare: H ic num eru s P rocerum servai q u i a ita rla C h risti, e v o
leva dire che, dalie varie generazioni di Pontefici che si succedevano
sula sede pontificia, e dopo m orte riposavano insiem e sotto l'identico
altare, poteva trarsi, come aveva g i prima fatto Ireneo, un valido
argom ento per dim ostrare contro g li eretici l apostolicit della dot
trina insegnata dalla C hiesa, ed a lei trasmessa da G es Cristo e
dagli A postoli, per m ezzo d una serie giam m ai interrotta di vescovi
e pastori.
G eneralm ente i cristiani aborrivano d a ll uso pagano di sovrap
porre o di seppellire i cadaveri alla rinfusa. N ei cem eteri i loci bisonti
o triso m i sono d ivisi internam ente da tavole marm oree o da pareti
tufacee, ed il loculus stesso era scavato a misura alla presenza del
cadavere, che ven iva deposto nella tomba in p osizion e supina, col
volto verso il cielo, e coi p iedi ad oriente.
N on possibile di determ inare esattam ente il testo d elle antichis
sim e preei funerarie, ma sappiam o tuttavia, che fin dai secoli di per
secuzione esisteva a loro riguardo una precisa tradizione E cclesiastica.
Infatti, fu g i osservato d a g li A rcheologi che il cielo scritturale che
ricorre pi soven te n e lle pitture funerarie delle catacom be, ha un
perfetto riscontro n elle preghiere della Comm endatio an im ae di sapore
assai antico, anzi dispirazione Israelitica, ove si ricordano Isacco,
David, D an iele, Susanna e T ecla. San Girolamo, parlando d ella se
poltura di san Paolo erem ita, narra che sa n tAntonio in q u elloccasione cant i salm i ex C hristiana tra d itio n e; allu sion i o rem iniscenze
della liturgia funebre si ritrovano pure sulle antiche epigrafi sepol-

199
erali e sui sarcofagi, tra cui recentem ente parecchie iscrizioni funebri
della L ibia assai im portanti.
Qualche accenno al rito prim itivo delle eseq u ie cristiane si rinviene
n egli atti di san Cipriano, il quale in piena persecu zion e v en n e s e
polto trionfalm ente cum scolacibus, voto et triu m p h o m agno. San G i
rolamo, narrando dei funerali di F abiola, riferisce che si sen tiva r i
suonare per le v ie d i Rom a il canto d e llA llelu ia , e n ella v ita di
santa P aola racconta che la Santa tra n sla ta est episcoporum m anibus
et cervicibus feretro su biicien tib m , cum a liip o n tiflces lam pades cereosque
p ro ferren t... Hebraeo, Graeco et L a tin o sermone p s a lm i in o rd in ep ersonabant ; et non solum trid u o , donec supter eeclesiam , et iu x ta specum
dom in i conderetur, sed p er omnem hebdom adam ...
S an tA gostin o n el IX libro delle Confessioni ci h a descritto stu
pendam ente la m orte e i funerali di sua madre M onica ad Ostia
T iberina. Spirata ehe fu, E vodio inton il salm o cen tesim o, cu i i p re
sen ti rispondevano col ritornello : M isericordiam et iu d io im n ca n ta to
tibi, D om ine, Indi si raccolse in casa gran folla di popolo, e dopo che
la salm a ven n e com posta n ella bara, de m ore illis quorum offlcium
erat fim u s cu ran tibu s, fu recata al cim itero. S i celebr la m essa
iu x ta sepu leh ru m p o sito cadavere, p riu sq u a m depon eretu r, ed A g o
stino stesso volle accom pagnare il funebre corteo, assistendo ad occhi
asciu tti a quei funerali.
Osserva il Cabrol, che il corteo funebre costitu isce uno dei pi
antichi tipi di procession e; v i si cantava tra g li altri il salm o i l e
il l a cagion e d elle parole E x u lta b u n t D om ino ossa h u m ilia ta ;
san G regorio di N issa, san Girolam o, san G iovanni Crisostomo e
san tA gostino lasciano in oltre supporre che anche i salm i x x n , x x x i,
o e ck iv facessero parie di questa litu rgia funebre, che ci con
servata nel R ituale Romano appena in istato fram m entario. Il respon
sorio Subvenite sanati e l antifona In p a ra d isu m sono perci tra i pi
preziosi capolavori superstiti di quella funebre litu rgia, a lla quale
tuttavia di frequente s ispirarono i pittori e g li scultori an tich i d el
l antichit cristiana e d e llalto medio evo. Per essi, dom inati d alla fede
cristiana n ella resurrezione, la m orte non aveva n u lla di macabro o
di terribile, ma s assom igliava a un placido sonno, durante il quale
l'anim a ven iv a trasportata in seno a Dio,
A nche l ufficio dei defunti ancora in uso, senza l invocazion e in i
ziale D eus in a d iu to riu m , senza inni, colle lezio n i del libro di Giobbe
cos b elle e co si appropriate alla circostanza, riv ela u n alta antichit.
L a m essa sa c rifid u m p r dorm tione in suffragio pei defunti,
ricordata g i da T ertulliano e da san Cipriano. In origine, il suo
tipo non doveva essere m olto dissim ile d alla consueta anafora euca-

200
risticaj ma forse fin dal iv secolo dov formarsi una litu rgia enea ri
stica speciale pei defunti, di cui l attuale m essale P iano conserva
solo qualche prezioso elem ento. Oltre le m esse celebrate il d v ii , xxx
e anniversario d alla m orte, la piet dei superstiti cercava il conforto
nel lutto col celebrare su lle tom be dei loro cari dei banchetti fu n e
rari, d elle lib azion i, d elle lum inarie e delle aspersioni con u n gu en ti
profum ati, riti tuttavia che la Chiesa non om ise di vietare, non appena
vi si annesse un significato superstizioso.
L e origini d ell assoluzione funebre sembrano m ed ievali, e il suo
significato affatto distinto dal rito d ellassoluzione sacram entale,
sebbene le preghiere s ispirino al medesimo concetto d ella potest di
sciogliere e di legare, di cui god e la Chiesa. Ecco com e si esprim ono
a tal proposito g li Statuto. C hartusiensium (III, e. 2) : A bsolutio de
fu n cti p ost sepu ltu ram in ela u stro . .. non debet fieri p e r m odu m abso
lu tion is sacram entalis, sed pei- m o d u m orationis. T uttavia, g li antichi
intendevano per m ezzo di tal rito di rim ettere al defunto la pena do
vuta alle sue colpe, assolvendolo d alle censure ecclesiastich e, e con
significato parallelo a quello d elle m esse e d egli altari p rivilegiati,
solevano concedere allo spirito p e r m odu m su ffraga una piena in d u l
g en za d elle sue colpe.
P erci n el P ontificale Rom ano, tra i m otivi che debbono determ i
nare il vescovo a visitare og n i anno ciascuna parrocchia della sua
diocesi, indicato ancor quello di prosciogliere i defunti. E im portante
la sentenza dassolu zion e ch e san Pietro ii V enerabile mand ad
E loisa, abbadessa del Paracleto, affinch fosse appesa su lla tom ba
d A belardo: Ego Bet'rus, cluniacensis abbas, q u i P e tru m A baelardu m
in m onachum cluniaeenswn recep, et corpus eius fu r tim dela tu m
Heloissae abbatissm et m on ialibu s P a r a d e ti concessi, au cto rita te D ei
et om n ium san ctorum absolvo eum pr officio ab om nibus peccatis su is.
N el Monastero di S an tAncJoe.no a ftouen v era l uso che n e i fu
nerali d ei defunti, a lloffertorio, i! praecentor presentasse su ccessiva
m ente la stola a tutti i sacerdoti presenti, perch assolvessero il
trapassato.
I l rituale funerario m ilanese ha subito dei forti ritocchi rom ani,
ma una delle sue caratteristiche ancora la lettura d el P assio se
condo san Matteo, d una pericope di san Giovanni ed il canto d elle
litan ie dei Santi.
I Greci ancor Oggi conservano quattro riti funebri diversi p ei sa
cerdoti, p ei m onaci, pei la ici e pei bam bini. L e preci tuttavia sono
assai affini per concetto a quella p ei defunti contenuta n e l P ontificale
di Serapione (see. iv ). T alvolta i cadaveri dei vescovi vengono col
locati in chiesa su l proprio trono episcopale; lo spettacolo deve es

201
sere allora ben poco lieto , ma duopo ricordare che a n ch e ad Aquisgrana Carlo Magno fu sepolto n ella cripta del duomo assiso su d'aureo
trono, e rivestito d egli ornam enti im periali.
L illan gu id ita fede dei secoli m oderni ha costretto la Chiesa a
mettere in gran parte l antica m agnificenza del suo ritu ale, ridu
cendo la liturgia sacram entaria quasi a i puri elem enti essen ziali. Per
il danno stato tutto nostro ; giacch oltre i m inori frutti spirituali
che raccogliam o da questa riduzione della preghiera pubblica della
Chiesa, anche lo spirito n elle lotte della vita, e soprattutto d elle di
strette d e llag o n ia , ritrova p i stentatam ente quel conforto, q u el bal
samo di speranza, quell'intim a consolazione, eh e per m ezzo dei sacri
riti e per la potenza interceditrice della m istica Sposa del N azareno
sosteneva cosi efficacem ente i padri nostri. F ig li devoti d ella Chiesa,
essi vivevano intim am ente del suo spirito sop ran n atu rale; e perci
con una sem plicit, con un a solen n it di cui i m oderni difficilm ente
possono rendersi ragion e, essi passavano dal tem pio e dalla liturgia
di q u aggi , a quella ch e l A g n ello di Dio tra g li osanna d eg li A n
g eli e dei Santi celebra eternam ente su llaureo altare del Cielo

I N D I C E

Pag.
P r b f a z i o n h ....................................................................................................... v ii
Cap, I . . . . L a sacra L itu rgia, sue d iv isio n i e fon ti
.
.
1
I I . . . L in izia zio n e c r i s t i a n a ....................................................... 10
III. . L a pregh iera ecclesia stica n ella C hiesa prim itiva . 24
IV . . L e con d izion i storiche della riform a litu rg ica in
Roma a i tem pi di san Gregorio I .
.
.3 7
. V . . . Fractio p an is
.................................................................50
VI. . La m essa papaia n elle S tazion i rom ane
.
. 68
V I I .. P o esia e m usica n ella Sinassi E ucaristica .
. 69
V ili . L 'opera d ella Schola m usicale lateran en se n ello
sviluppo della litu rgia rom ana .
.
.
.7 5
IX . . P ecca to ri e pen iten ti d ellan tica d iscip lin a ec c le
siastica ,
113
X . . . L e sacre ordinazioni
.......................................... 122
S I . . L a d ed icazion e d elle B asilich e n ell'a n tich it cri
stian a
131
X I I .. L e arti sacre n el tempio di D io .
.
.
.
155
X III. L a consacrazione r e l i g i o s a ...........................................167
X IV . L a consacrazione d eg li S tati e dei M onarchi per
opera della C h i e s a .....................................................174
.
.
.
.
.
X V .. L a b en ed izion e n u ziale .
184
X V I. L a litu rg ia su lle so g lie d e lleternit
.
.
. l J l