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Congresso ADMA (Torino, 6-9 agosto 2015)

1. Dalla casa di Maria alle nostre case: la sua misericordia di


generazione in generazione
Don Roberto Carelli

Introduzione
Vogliono farcelo dimenticare, ma quanto importante avere padri e madri: ci dicono che la nostra
vita voluta, accolta, amata, ritenuta preziosa! Avere un padre, una madre significa appartenere, avere
unorigine e un destino, godere di una vita magari difficile ma piena di senso, disporre di unautorit e di
un affetto incondizionati capaci di sostenerci nelle prove pi grandi della vita. Lo sanno bene quelli che
ne hanno avuto esperienza fin da piccoli, e lo sanno bene, anche se dolorosamente, quelli a cui tale
esperienza stata negata o ferita.
Per noi cristiani, qualunque sia la nostra storia personale, fonte di grande gioia e consolazione sapere
che Dio ci Padre e la Chiesa ci Madre: un dono meraviglioso dal quale nessuno escluso e al
quale nessuno per costretto: poich Dio Amore, non vuole imporsi o essere subto, e in cambio del
suo amore desidera soltanto essere da noi amato.
Noi poi della Famiglia Salesiana abbiamo la gioia di avere in cielo un altro padre, e che padre!
don Bosco, un grande santo! Non cosa da poco: non tutte le famiglie spirituali hanno il privilegio di
avere per padre un santo con un cuore e una fecondit cos grandi! E poi abbiamo in cielo una
Madre, e che Madre! lAusiliatrice, la Madre di Dio e della Chiesa, la creatura pi bella agli occhi di
Dio e la pi alta collaboratrice delle Sue opere: a lei dobbiamo la santit di Don Bosco, perch a Lei Dio
lo ha affidato, Lei che lo ha guidato nella vita, Lei allorigine di tutta la sua opera.
Nel cammino formativo di questanno, tutto orientato al Congresso mariano che si terr a Torino alla
conclusione dellanno bicentenario della nascita di Don Bosco, il nostro impegno sar quello di onorare
Don Bosco con una speciale attenzione a colei che gli stata Madre e Maestra, che lo ha
generato e guidato nel cammino e nelle prove della fede, e che egli ha onorato come Immacolata e
Ausiliatrice, il pi bel riflesso dellamore di Dio e il membro pi santo della Chiesa, certamente la
creatura pi felice dellinfinita felicit di Dio, e pi feconda della Sua sovrabbondante fecondit.
Loccasione del bicentenario dovrebbe anzitutto suscitare in noi una grande gratitudine: che onore
avere Don Bosco per padre e lAusiliatrice per Madre! E poi spingerci alla preghiera e alla missione.
Preghiamolo cos: Don Bosco, caro padre, facci il dono di sentirti padre, maestro, amico; e portaci ad
amare Maria Immacolata e Ausiliatrice come tu stesso lhai amata, come Madre e Maestra, e insegnaci
a riporre in lei, quale guida nel cammino e sostegno nelle prove, una fiducia piena e filiale.

Il tema dellanno ben segnalato nel titolo. Le tre dimensioni che lo specificano, il tempio di Maria, le
nostre case e lavvicendarsi delle generazioni quindi lattenzione al culto di Dio, allamore familiare e
alla cura educativa convergono in un unico obiettivo: far lievitare gli affetti e far maturare i legami
nella Chiesa, nella Famiglia Salesiana e nella famiglia umana. Non fra laltro piccola circostanza
che questanno si tenga il Sinodo sulla famiglia e si celebri lanno dedicato alla vita consacrata: ci
permette di onorare Don Bosco in unit con il cammino di tutta la Chiesa.
Nostro compito sar particolarmente quello di dare seguito al desiderio di don Vigan, VII successore di
Don Bosco, il quale, di fronte al prodigio della Basilica e allespressione Hic domus mea, inde gloria
mea che ne esplicita il senso e la destinazione, auspicava lo sviluppo di una teologia del tempio
capace di rendere conto di tutta la ricchezza di Grazia e di grazie che da l si sono irradiate nel mondo
per il popolo di Dio e la salvezza di innumerevoli schiere di giovani poveri e abbandonati.
Litinerario prevede una serie di dieci catechesi, ciascuna delle quali, dopo aver approfondito un aspetto
del multiforme mistero della casa di Maria in rapporto alle nostre case, alle nostre famiglie, ai figli e
alla loro educazione, offrir di volta in volta tre spunti operativi per imitare Maria nel suo Fiat (la fede),
nel suo Stabat (la croce) e nel suo Magnificat (la gioia), ispirati ai capisaldi del Sistema Preventivo: la
ragione richiamer la logica del dialogotanto necessario nelle nostre famiglie, la religione sar
linvito a vivere e operare costantemente alla presenza di Dio nelle piccole e nelle grandi cose della
vita, lamorevolezza ci far lavorare sulle forme concrete dellamore secondo il cuore di Dio.

1. La casa di Maria e il dialogo dellamore


Diamo inizio al nostro cammino formativo partendo da una considerazione generale che per ci porta
subito al cuore delle cose e mobilita la nostra vita personale, familiare e comunitaria. A ben vedere, vi
una profonda somiglianza fra il cuore di Dio, il corpo di Maria e le mura del tempio: tutti e
tre realizzano lidea della casa come punto di accoglienza e punto di partenza, come luogo del
dimorare e per cui operare, luogo da cui partire e a cui ritornare. cos il mistero di Dio, Amore trinitario
e Creatore del mondo, che ci accoglie in s e ci distingue da s per portarci in comunione con s;
cos il mistero di ogni madre, che ci porta in grembo per metterci al mondo; cos il mistero del Tempio,
in cui sperimentiamo la presenza di Dio per poterne irradiare la gloria; ed cos in maniera eminente il
mistero di Maria, che nellIncarnazione stata davvero la casa di Dio, lArca dellAlleanza, il primo
Tabernacolo della storia: in Lei il Figlio di Dio ha trovato dimora nel mondo per diventare il Redentore
del mondo.
Ecco allora che la realt della casa allude alla legge fondamentale dellamore, che
sempre comunione e distinzione di persone. In concreto, lamore vero richiede sempre affetto e
rispetto, giusta vicinanza e giusta distanza, equilibrio fra istinto di attaccamento e necessit del
distacco, capacit di avere e di rinunciare, desiderio di creare vincoli fra le persone e attenzione a
custodire la loro libert. In questo senso, ci che minaccia lamore non solo il disamore, ma anche
leccesso damore, laddove i legami, pur con le migliori intenzioni, soffocano la libert, non la fanno
maturare, non la aprono a nuovi legami. Quando manca il respiro della libert, lamore non pi
appartenenza, ma diventa possesso, e quando manca la linfa dellaffetto, la libert perde lorientamento
allamore e resta disorientata, senza senso. Al contrario, maturare nellamore saper stare a casa e
sapersene andare: vincere la tentazione di chiudersi e avere il coraggio di aprirsi, star lontani dal
duplice rischio di regredire in mille paure o di accumulare esperienze senza giudizio.

Contempliamo lesperienza di Ges, che la rivelazione dellAmore fatta persona: proprio nella rinuncia
alla sua vita e nel distacco dai suoi discepoli ha realizzato un amore pi grande e una vita che supera
la morte. E guardiamo Maria, che ha dilatato a noi la sua maternit proprio passando
dal Fiatallo Stabat, dal parto gioioso di Betlemme, quando in Lei la Parola si fatta Carne diventando
suo figlio, al parto del Golgota, dove la Parola stata crocifissa, facendole sperimentare lo strazio del
perdere il figlio. E guardiamo infine Don Bosco: amatissimo da Mamma Margherita ma da lei mandato
ancora giovanissimo a lavorare fuori casa, orfano di padre, incompreso dal fratello Antonio e deprivato
dellaffetto e dellaiuto di don Calosso, riassumer la saggezza dellamore proprio nella convinzione che
non basta amare, occorre che un ragazzo riconosca di essere amato. E questo quanto basta: la
partita delleducazione non si gioca fondamentalmente sullistruzione e sulla protezione, ma sul
riconoscimento e sullincoraggiamento, e avere una casa, una famiglia, una comunit ricevere la vita,
imparare a vivere e lanciarsi nella vita.
Ecco allora in sintesi la regola della casa: avere una casa ricevere la vita e imparare a vivere, con
lobiettivo di costruire nuove case e generare nuova vita a propria volta. Da qui possiamo ricavare
almeno tre indicazioni per il dialogo damore con Dio, in famiglia e in comunit.
1. Dio non n una vetta irraggiungibile n un comodo rifugio: in Ges Dio ha dato a noi miseri la sua
vita e desidera che anche noi doniamo la nostra vita agli altri, specialmente ai pi poveri. Due cose
sono chiare per il credente: il primato della grazia e lesercizio della libert. Significa che non si pu
credere nel Dio della vita e rinunciare a vivere: aver fede al tempo stesso riporre la propria fiducia
in Dio e decidere coraggiosamente di s. Qui il Vangelo parla chiaro: non chi dice Signore, Signore,
ma chi fa la volont del Padre, vero discepolo del Regno; e non basta sapere la verit, perch solo
chi fa la verit viene alla luce, e succede allora che a chi ha sar dato e sar nellabbondanza, ma a
chi non ha sar tolto anche quello che ha. Ci sar allora da chiedersi: com la mia preghiera, il mio
dialogo con Dio? So riporre umilmente in Lui la mia fiducia ed esporre coraggiosamente la mia vita per
amore degli altri? So raccogliere il cuore e dispiegare le forze, abbandonarmi e impegnarmi?
2. Nel rapporto fra le generazioni, la cosa oggi fondamentale nei confronti dei figli dare fiducia e
chiedere responsabilit, rinunciando ad atteggiamenti impositivi o protettivi, e offrendo con
convinzione la testimonianza adulta di un desiderio vitale e di un amore per la vita che genera
relazioni nuove e opere nuove, che moltiplica rapporti di amicizia e forme di solidariet. Guai invece ad
annullarsi per i figli o a ritenerli delle nullit: non c mai vero dialogo quando manca il riconoscimento e
la promozione dellidentit propria e dellaltro.
3. Infine, nelle relazioni comunitarie, la legge del Tempio, nel quale si riceve la carit di Dio per usarsi
carit e irradiare la carit, richiede di non separare comunione e missione, identit cristiana e
dedizione al mondo. lindicazione autorevole e appassionata di papa Francesco nella sua bella lettera
apostolica sulla gioia del Vangelo: la Chiesa, in tutte le sue espressioni, le pi intime come le pi
organizzative, non deve mai perdere lintenzione e lintonazione missionaria. Ascoltiamo e facciamo
tesoro delle sue stesse bellissime parole: lintimit della Chiesa con Ges unintimit itinerante, e la
comunione essenzialmente una comunione missionaria La riforma delle strutture, che esige la
conversione pastorale, si pu intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte pi
missionarie Lobiettivo dei processi partecipativi non sar principalmente lorganizzazione ecclesiale,
bens il sogno missionario di arrivare a tutti (Evangelii Gaudium 23.27.31).