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Riverbero

Il riverbero una cosa meravigliosa, la ragione per la quale noi tutti cantiamo meglio in bagno che
in qualsiasi altra stanza. Il fatto che ogni ambiente condizionato da ogni rumore che si crea al
suo interno. Spazi differenti hanno la loro propria caratterizzazione acustica.
Quando ancora non si avevano a disposizione strumenti analogici o digitali per generare effetti di
riverbero sugli strumenti o sulla voce, si era costretti a far registrare i musicisti in stanze particolari.
Grazie allavvento dei primi rack analogici, si potuto modificare leffetto di riverbero del suono
indipendentemente dallambiente in cui questo stato registrato.
Perch usare il riverbero ?
Nel contesto di una registrazione, nel mix il riverbero aiuta a creare limmagine di un suono
tridimensionale. Aggiungendo il riverbero diamo al suono un senso di spazialit; nel mix,
strumenti che non sono stati registrati nello stesso momento e nella stessa stanza, possono essere
miscelati insieme in un suono di coesione totale. Il riverbero pu anche essere usato per aggiungere
effetti speciali (pensiamo ai suoni esplosivi dei rullanti negli anni 80).
Tipi di Riverbero
I rack dedicati agli effetti di riverbero (come anche i plugin) contengono diversi tipi di preset che
possono poi essere modificati secondo le proprie esigenze. Usualmente troviamo:hall, room, plate,
ambience, gated e reverse. Ognuna di queste categorie ha anche delle sottocategorie ad esempio:
vocal plate, thin plate, bright room, drum room, e cos via.
I reverberi HALL (sala) simulano lacustica che viene generata da spazi larghi come una tipica
sala da concerti. La caratteristica di questo preset sar di una lunga coda nella reverberazione del
suono. Questo tipo di riverbero pu essere utilizzato per dare limpressione che un suono che si
trova in primo piano, passi dietro.
I reverberi ROOM (stanza) ricreano il suono di una stanza ed quindi ottimo per gli strumenti.
I reverberi PLATE (piatto) generano solitamente suoni molto distinti ed abbastanza colorati. Viene
di solito utilizzato sulla voce e sulla batteria.
I reverberi AMBIENCE (atmosfera) vengono utilizzati per dare al suono un senso di spazio,
possono essere usati per aggiungere un p di aria ai microfoni chiusi solitamente usati per
registrati gli strumenti.
I reverberi GATED (cancello) vengono utilizzati spesso sulla batteria e i suoni percussivi per
renderli pi aggressivi, lavorano chiudendo il riverbero non appena cessa il suono.
I reverberi REVERSE (al contrario) sono utilizzati di solito per rendere degli effetti particolari,
difficile da spiegare leffetto come di risucchio che si crea quando viene attivato su una traccia.
Parametri essenziali

Predelay rappresenta il tempo che deve passare tra il suono diretto e quello generato dal riflesso.
Utile nel caso in cui si voglia creare una separazione tra il suono secco e quello reverberato. Questo
tipo di parametro aggiunge pi spazialit alla voce.
Reverb time, a volte indicato come decay time, regola la lunghezza in termini temporali in cui la
coda del riverbero termina nel silenzio. Utile nel caso in cui si voglia aumentare il sustain di suoni
quali quello del pianoforte o di una chitarra. E importante regolare questo parametro anche sulla
base del tempo della canzone.
Altri parametri sono quelli relativi al volume, alla densit ed alla diffusione del riverbero. Suoni
percussivi generalmente beneficiano di un riverbero con poco effetto di riflesso in quanto questo
pu confondere i vari suoni tra loro.
Non ci sono particolari regole che governano luso del riverbero: questi pu essere usato su ogni strumento
per dare lidea che suonino tutti nella stessa stanza o un diverso tipo di riverbero pu essere utilizzato per
uno strumento o un gruppo di strumenti. Un esempio tipico quello di usarne uno breve e brillante per la
batteria, uno pi lungo e caldo per le voci ed un altro ancora per gli altri strumenti.
Il riverbero deve comunque essere usato con parsimonia e senza abbondare, il rischio delleccesso infatti
che il suono diventi troppo confuso e privo di definizione.

Compressore
Se c' uno strumento in ambito audio del quale si dice tutto e il contrario di tutto, e il cui stesso
ruolo pu risultare quasi incomprensibile ai neofiti, questo il compressore.
Cosa e soprattutto a cosa serve, un compressore?
Cerchiamo di fare un po' di chiarezza. Un compressore uno strumento, analogico o digitale,
hardware o software, che permette di intervenire sulla dinamica dell'audio; il modo in cui interviene
regolato da una serie di parametri, che ne modificano il funzionamento.
In genere, l'utilizzo di un compressore mira a ridurre l'estensione dinamica dell'audio su cui agisce,
per poterne poi successivamente aumentare il volume.
Prendiamo come riferimento una traccia audio qualsiasi.
Cosa si intende per dinamica di una traccia audio?
La dinamica di una traccia audio definisce l'ampiezza della variazione, in termini di volume, della
traccia stessa: in pratica, la differenza fra il volume massimo e quello minimo.
Facciamo un esempio.
Considerato che siamo in ambito digitale, il volume di una traccia audio potrebbe ad esempio
variare fra -50 dB (leggero rumore di fondo) e -5 dB (volume elevato): la dinamica (ovvero la
differenza fra il valore minimo e il picco pi elevato) in questo caso sarebbe di 45 dB.
La compressione della traccia, pu abbassare i picchi elevati riducendoli ad esempio a -10 dB, con
un abbassamento della dinamica complessiva a 40 dB: l'estensione dinamica dunque diminuita,
ovvero, attenuando i livelli del segnale pi elevati abbiamo limitato la differenza di volume degli
stessi con quelli pi bassi.
Ma perch dovrei voler ridurre la dinamica di una traccia?
Fondamentalmente, perch avendo abbassato i picchi pi elevati, potrei adesso aumentare il
volume generale di tutta la traccia, rendendo udibili suoni che prima erano troppo bassi (o troppo
nascosti da suoni troppo pi forti) per essere ascoltati.

compressore software - il plug-in


della serie classic di Kjaerhus Audio

Come funziona un compressore


Il compressore, in genere, lavora sulla base di pochi parametri definiti dall'utente:
- soglia (threshold): generalmente espressa in dB, stabilisce il livello di volume a partire dal quale
desiderate il compressore inizi ad agire.
Ad esempio, impostando una soglia di -10 dB, il compressore agir su tutti i suoni che superano in
volume tale soglia.
- rapporto di compressione (ratio): stabilisce quanto deve essere compresso il segnale che
oltrepassa la soglia.
La ratio espressa da un rapporto: ad esempio, una ratio di 2:1, significa che un segnale che
superava la soglia di 10 dB, dopo la compressione la superer di 5 dB soltanto.
Ovvero, una ratio di 2:1 dice al compressore di ridurre a 1/2 lo sforamento del segnale oltre la
soglia.
Quando si usano rapporti di compressione molto elevati (oltre 10:1), si parla di limiting (e il
compressore pu allora definirsi limiter), ovvero una compressione estrema che in pratica non
permette a niente o quasi di oltrepassare la soglia.
Quando invece si usa un rapporto di compressione inverso (es. 1:3), si parla di expander anzich di
compressore: l'expander ha un'azione opposta, ovvero cerca di aumentare la dinamica di una traccia
audio riducendo il volume dei segnali al di sotto di una certa soglia. Per esempio, un expander pu
essere utilizzato come noise reduction, azzerando i segnali al di sotto di una soglia molto bassa
(ovvero azzerando di fatto il rumore di fondo).

- tempo di
attacco (attack time): espresso generalmente in millisecondi (ms), stabilisce la velocit con cui
deve cominciare ad agire il compressore quando il segnale supera la soglia.
Un attacco medio o lungo, rende generalmente l'azione del compressore pi naturale e morbida, ma

di contro lascer probabilmente il tempo a un po' di segnale di "schizzare" oltre la soglia prima di
venir compresso.
All'opposto, un attacco molto breve render l'azione di compressione quasi immediata, rischiando
per di chiudere un po' troppo l'attacco di alcuni strumenti.
- tempo di rilascio (release time): espresso in ms o in secondi, generalmente pi lento dell'attacco,
stabilisce quanto tempo debba impiegare il compressore a terminare la sua azione.
Un tempo di rilascio molto breve porta il compressore a seguire fedelmente le variazioni in volume
del segnale, rischiando un effetto di distorsione o oscillazione continua del volume stesso; un
rilascio pi lungo generalmente pi naturale, ma pu finire con il prolungare l'azione del
compressore anche quando il segnale ormai rientrato sotto soglia (agendo dunque anche su suoni
che non si vorrebbero comprimere).
- gain (o output): stabilisce quanto guadagno applicare al segnale compresso in uscita, per
compensare la perdita di volume dovuta alla compressione stessa.
Talvolta, vi sono anche altri parametri "minori", come ad esempio il knee, che impostato su "soft" o
"hard" modifica la dolcezza o la durezza dell'azione del compressore.
Non esistono, ovviamente, settaggi giusti e sbagliati in assoluto, nemmeno per un certo strumento:
dipende molto da quel che si vuole ottenere, oltre che dal suono iniziale... la maggior parte dei
compressori software propone tutta una serie di presets per i vari strumenti, che possono essere un
buon punto di partenza per cominciare a sperimentare e capire come funziona la compressione.

il compressore multibanda di Adobe Audition


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Usare un compressore
L'uso di un compressore audio, pu avere molti scopi.
In linea di massima, abbiamo gi detto come il fine sia spesso quello di ridurre la dinamica di una
traccia per poi poterne alzare il volume generale... ma, oltre a una questione di volume, il suono
stesso della traccia che risulta modificato.
Tipicamente, batteria e basso sono strumenti che molto spesso vengono compressi: una batteria ben
compressa potr risultare pi netta, pi potente... una traccia di basso potr diventare pi decisa,
forse sembrare anche meglio suonata.

Anche la voce a volte viene compressa, sebbene, almeno a mio avviso, ci voglia pi cautela in
questo senso (dipende molto anche dai gusti e dalle scelte artistiche, ovviamente).
Abbiamo gi visto come un processore di dinamica possa essere usato anche come expander (detto
in questo caso anche gate) per eliminare il rumore di fondo.
Per approfondire l'uso di un compressore nella pratica, consiglio vivamente la lettura della serie di
articoli sul missaggio, all'interno dei quali l'uso della compressione affrontato pi volte, fornendo
preziosissimi consigli frutto di una lunga esperienza in studio.
La compressione infine un passo fondamentale nel lavoro di mastering: in questo caso si lavora su
un intero mix, e si utilizzano solitamente compressori multibanda (ovvero, con la possibilit di agire
in modo indipendente sulle diverse frequenze), strumenti ovviamente pi complessi

Expander, Gate e Limiter


Cos un Expander audio?
LExpander un dispositivo che pu essere, analogico o digitale, hardware o software, il quale ha il
compito di espandere (da qui il nome) la dinamica (differenza tra il suono a volume pi alto e quello
a volume pi basso) di uno strumento o di una traccia audio, in pratica esso ha un comportamento
inverso a quello di un compressore: definito un valore chiamato appunto soglia (treshold) tutto ci
che si trova al di sotto di tale soglia viene attenuato andando cos ad aumentare la differenza di
volume (detta anche ampiezza).
Nel caso di compressori abbiamo chiamato la curva di funzionamento curva di compressione, in
questo caso si parler di curva di espansione, tale curva del tutto simile a quella di un
compressore a differenza delle zone di funzionamento, le quali risultano invertite, il punto che attiva
il funzionamento di entrambi i dispositivi appunto il valore di soglia.
Facciamo un esempio: supponiamo di considerare un rapporto di espansione pari a 1:4, ci significa
che un segnali che si trova sotto la soglia di 1 db verr attenuato portandolo a 4 db sotto la soglia,
aumentando appunto la dinamica.
E possibile regolare un Expander tramite i seguenti parametri:

Tempo di attacco (attack) espresso in millisecondi, rappresenta il ritardo con il quale il


dispositivo entra in funzione dopo che il segnale sceso sotto il valore di soglia;

Tempo di rilascio (release) espresso in millisecondi, rappresenta il tempo impiegato dal


dispositivo per concludere la sua azione dopo che il segnale risalito sopra il valore di
soglia (utilizzato per addolcire lazione dellExpander evitando un rilascio troppo
brusco);

Hold questo parametro consente di mantenere pi a lungo lExpander in funzione dopo


che il segnale tornato sopra la soglia;

Knee indica di quanto stiamo smussando la curva di espansione, arrotondiamo la curva


attorno al valore di soglia.

Perch un Expander viene chiamato anche Noise Gate?

Quando utilizziamo dei rapporti di espansione maggiori di 1:10 lExpander viene anche chiamato
Noise Gate (cancello del rumore), tale dispositivo presenta un rapporto di espansione cos alto in
quanto ha come obbiettivo la riduzione del rumore di fondo di uno strumento o di una registrazione
audio, trovandosi questo generalmente a valori in db piuttosto bassi
A che scopo si utilizzano gli Expander e i Noise Gate?
Uno dei maggiori casi di utilizzo di un Expander e quello di ridurre eventuali rumori di fondo, ad
esempio supponendo di aver registrato uno strumento tramite un microfono, possibile che
questultimo abbia captato anche eventuali rumori presenti nellambiente di ripresa (soprattutto se si
effettua una registrazione dal vivo), in questo caso utilizzando un Expander si agisce riducendo
lampiezza (e quindi il volume) di tali rumori di fondo ripulendo la nostra registrazione da
eventuali rumori indesiderati.
Occupiamoci ora dei Limiter
Circuitamente parlando un Limiter molto simile ad un Compressore (infatti spesso troviamo
dispositivi che possono ricoprire entrambi i ruoli), in particolare un Compressore prende il nome di
Limiter quando vi si applica un rapporto di compressione molto alto, superiore a valori di 10:1. In
questi casi si parler dunque di limiting di un segnale audio, cio di una compressione estrema
che non permette a quasi nulla di oltrepassare il valore della soglia (treshold) impostata.
Un Limiter presenta gli stessi parametri di regolazione che abbiamo descritto quando abbiamo
parlato dei Compressori, cio: Treshold, Ratio, Attack, Release, Gain e Knee.
Scopi di utilizzo di un limiter
Spesso i Limiter vengono integrati negli amplificatori di potenza con lo scopo di proteggere gli
altoparlanti da sollecitazioni meccaniche che li danneggerebbero, in questo caso entrano a far parte
del circuito di protezione di un amplificatore. Nel campo del mastering i Limiter vengono posti
come ultimo elemento della catena del master, e vengono utilizzati (specialmente nella musica
elettronica) per dare un maggiore impatto sonoro al segnale di uscita (ricordiamo le regole di
funzionamento di un compressore facile capire che diminuendo la dinamica con tali rapporti il
volume di uscita risulter notevolmente maggiore).

Compressore Multibanda
Personalmente io preferisco utilizzare sempre il multibanda anche quando si potrebbe utilizzare il
monobanda, perch il multibanda mi aiuta in qualche modo a concentrarmi sul range dello
strumento e a sentire meglio dove e quanto comprimere. La riduzione (ratio), la devi fare in
relazione alla dinamica che hai e a quanto la vuoi portare, ed tutto in relazione al mix, quindi
veramente non si pu parlare di una regola in generale. Di solito con i compressori io utilizzo
questo metodo: per prima cosa mi apro un vu meter che mi segnali il volume in input e un altro che
segnali quello in output (se non li ha gi di suo il compressore), questo mi serve per vedere come
agire. Poi analizzo il range dinamico dello strumento e decido di quanto ridurlo, quindi setto il ratio,
e subito dopo la threshold in modo che il compressore agisca coerentemente al volume in input. In
ultimo setto i tempi (ad orecchio, muovendo le levette lentamente finch non sento che suonano
bene), e la knee (ci sono anche compressori autotiming). Per decidere su quale banda comprimere
invece mi baso su delle tabelline di frequenze dei vari strumenti, ad esempio il violino suona nel suo
range ottimale tra 500 hz e 1.2 khz, quindi l che focalizzer la mia attenzione, anzi, il multibanda

mi pu anche aiutare a ridurre sulle freuqenze pi alte dei rumori di sottofondi come lo skretch
dell'archetto. Infine con meter in output e il gain vado a compensare la perdita di volume.
Nel caso in cui poi il mix sia molto eterogeneo il multibanda non pu fare miracoli, perch una
compressione che va bene in un pezzo di canzone potrebbe non andare bene in un'altra, quindi
bisogna fare delle automazioni col compressore cosa che risulta molto difficile da fare.
Personalmente sono sempre dell'opinione che un buon lavoro si vede dal mix, poi in fase di
mastering si aggiunge solo volume e corpo alla song per renderla adatta a tutti i supporti.
@Cavaliere ho trovato il multibanda molto utile proprio per correggere i sample rumorosi (come
per esempio gli scratching degli archi), infatti se vado a tagliare con un filtro il suono diventa
"finto", invece col multibanda viene soltanto ridotto il rumore (il procedimento mi ricorda i desser)
e quel poco rumore che rimane d al mix una sensazione piacevole di live recording.
Un' altra cosa che ho notato che, se si lavora con sample o registrazioni, bene evitare il pi
possibile processamenti inutili o comunque non necessari, perch se si hanno buoni suoni di
partenza di rischia sempre che col processamento peggiorino di qualit

. Non sono completamente d'accordo sul fatto che la compressione multibanda sia
preferibile in mastering; il multibanda uno strumento molto potente e molto
(ab)usato, ma nasce principalmente come tool correttivo, anche se si affermato nel
tempo come strumento comodo e veloce (ma non sempre il pi corretto) per spremere
alti livelli di loudness da qualunque mix, specialmente quelli non di eccelsa qualit.
La ragione semplice: comprimere in modo diverso bande di frequenza diverse
significa comunque alterare l' equilibrio originario cercato da chi ha mixato la traccia;
un mix equilibrato e fatto con mestiere non ha bisogno di essere lavorato in
multibanda (a meno che non si cerchi un master dal loudness estremo), per il semplice
fatto che compressione ed equalizzazione pensati dal mix engineer su ogni traccia
dovrebbero offrire gi una distribuzione sullo spettro ottimale (e se non lo fanno, il mix
ha problemi).
Qualunque mastering engineer professionista lavorando su un buon mix parte da una
compressione monobanda dolce, che associata ad un brickwall limiting deciso a fine
catena consente di ottenere tutto il loudness che si vuole, a meno di qualche elemento
di disturbo (ad esempio un hi-hat che fa pip fuori dal vaso, o uno scompenso sulle
basse, per il quale un multibanda ben calibrato si pu rivelare un ottimo correttivo...
ma sottolineo correttivo).
Mi pare anche importante ricordare che la compressione multibanda non priva di
degradazione del segnale originario, perch lavora filtrando il segnale di partenza
suddividendolo in bande, poi ricomposte dopo la compressione, e tale processo si
porta sempre dietro, seppur minime, questioni di fase. Per questo, anche quando si
optasse per il multibanda, sempre bene limitare il pi possibile il numero di bande.
Leggo che Dreamnight ne privilegia l'uso anche sulle singole tracce, quindi in
mixaggio, e ci ben fatto nel momento in cui va alla ricerca di esigenze particolari
(ad esempio correggere attacchi o rumori), ma se lo scopo quello classico di dare
consistenza e controllo al segnale di una singola traccia, un monobanda ben usato in
abbinamento ad un eq la soluzione che gli suggerisco di privilegiare.
Quindi: benvenuto multibanda, sempre bene averne uno (purch di qualit) nel

proprio arsenale, ma attenzione al fatto che una "bestia" molto particolare.


Attenzione infine anche al fatto che non necessario possedere un multibanda per
comprimere in multibanda; spesso splittare una traccia in pi bande mediante buoni
filtri e comprimere dove serve, per poi remixare i segnali, pi flessibile e d risultati
pi naturali.

Mixare la voce
a mia procedura questa: elimino le frequenze inutili con un equalizzatore grafico,
impostando il Q a 24.0, in modo da creare graficamente delle "punte di spillo", che
alzate di volume al massimo e passate su ogni frequenza emettono "fischi" (cio le
frequenze di troppo amplificate), trovata ogni frequenza di disturbo, porto il gain a
-18db e la traccia risulta pi pulita. Poi uso un compressore, per scaldare la voce e
ridurre la dinamica, settato cos: soglia -20db, guad. 5db, rapporto 7:1, attacco 2 ms,
rilascio 100 ms. Dopo aver compresso, amplifico il tutto leggermente, equalizzo (taglio
soprattutto le basse e un p le medio-basse, avendo una voce ricca di freq basse) e
applico un riverbero leggerissimo (pi effetti eventuali, autotune, pitch shifter, ecc),
perch poi nel master aggiungo un'altro reverb, quello interno a izotope ozone.
Alla fine, passo al master, esportando voce principale insieme alle doppie ed ai noises,
e finalizzo usando izotoper ozone, con un master reverb leggero, una nuova
equalizzazione generale, un pelo di compressore multibanda, scaldando il suono con
l'harmonic exciter e restituendo un p di dinamica col controllo delle dinamiche
interno. Regolo i volumi per impastare bene con la base, ed il pezzo finito

Equalizzatore
Lequalizzatore ormai lo troviamo ovunque: sul nostro vecchio impianto stereo, sul nostro
amplificatore da chitarra, sui lettori multimediali, eccetera.Sappiamo anche abbastanza bene a cosa
serve, cio amplificare o attenuare alcune componenti del segnale, o per dirla con un altro
termine, aggiungere e/o ridurre guadagno su determinati range di frequenze.

Equalizzatore: Come funziona?


Lequalizzatore digitale che possiamo trovare allinterno del nostro software di registrazione audio
ci da una rappresentazione molto semplice della cosa:
Un grafico frequenza-guadagno su cui tipicamente possiamo andare a modificare graficamente
una serie di filtri che costituiscono lequalizzatore nel suo complesso.

Immagine 1: Lequalizzatore come grafico frequenza guadagno.Ogni pallino numerato un filtro,


quindi lequalizzatore nellImmagine 1 costituito da 4 filtri.
Come possiamo notare, ogni filtro caratterizzato da 3 parametri.
Due di questi sono ovvi e sono la frequenza frequency e il guadagno gain, mentre il terzo
comunque abbastanza intuitivo e si chiama bandwidth cio larghezza di banda.Concentriamoci,
per ora, solo sul classico filtro a campana.

Immagine 2: Filtro a campana.Lidea di fondo questa: il filtro fornisce esattamente il


guadagno indicato alla frequenza indicata mentre alle frequenze adiacenti il guadagno torna a
zero con una certa pendenza.Questa pendenza regolata tramite il parametro larghezza di
banda.Con qualche piccola differenza nelle definizioni questo vale anche le altre tipologie di filtro:

Immagine 3: Filtro Low-Pass, in italiano, Passa-Basso.

Immagine 4: Filtro Hi-Shelf, in italiano, a mensola sugli alti.

Immagine 5: Filtro Hi-Pass, in italiano, Passa Alto

Immagine 6: Filtro Low-Shelf, in italiano, a mensola sui bassi.

Immagine 7: Filtro Notch, in italiano, a buca.Penso che non ci sia bisogno di spiegazioni su questi
in quanto il grafico parla da se.Tuttavia voglio farti notare una particolarit:
Se prendi un filtro passabasso e ne riduci lampiezza di banda, noterai che ad un certo punto questo
creer una amplificazione sulla frequenza impostata.

Immagine 8: Comportamento risonante di un filtro passa basso al decrescere del parametro


bandwidth.Questo comportamento a prima vista potrebbe sembrare strano, ma in realt del tutto
naturale perch il filtro programmato con una equazione lineare che rispetta il comportamento
ideale del suo corrispettivo filtro analogico.La larghezza di banda intrinsecamente legata al
coefficiente di smorzamento del filtro, il quale, se troppo basso, da origine a questo particolare
comportamento risonante su cui si gioca molto nei sintetizzatori e negli effetti wah-wah.La stessa
cosa ovviamente vale per il filtro passa alto.

Immagine 9: Comportamento risonante di un filtro passa alto al decrescere del parametro


bandwidth.Nel video ti mostro alcuni piccoli trucchetti per lavorare velocemente con
lequalizzatore VST ReaEq:Di default abbiamo due filtri a campana, un filtro low shelf e un filtro hi
shelf. se abbassi il guadagno del filtro low shelf al minimo, il filtro si trasforma automaticamente in
un filtro hi pass, la stessa cosa vale per il filtro hi shelf.
Se invece porti al minimo il guadagno di uno dei filtri centrali, questo si trasforma in un filtro
notch.In questo modo potrai lavorare sullequalizzatore in maniera completamente grafica
trascinando i puntini con un click del mouse e modificando la larghezza di banda semplicemente
con la rotellina del mouse.Con un doppio click sul rispettivo puntino, puoi accendere o spegnere
uno qualsiasi dei filtri e se vuoi uninterfaccia pi larga puoi de-spuntare la casella show
tabs.Inoltre, come puoi notare, in sottofondo c sempre lo spettro del segnale su cui stai
lavorando che ti da un ulteriore feedback di ci che stai facendo.

Immagine 10: Alcuni equalizzatori, come ReaEq, mostrano lo spettro del sengale in ingresso (giallo
scuro) e lo spettro del segnale in uscita (giallo chiaro).

Passiamo ora ad alcuni consigli pratici per lutilizzo


dellequalizzatore.
Probabilmente non lo sai, ma lequalizzatore praticamente lo strumento pi importante che si ha
a disposizione per modificare il sound di un brano e il suo uso corretto pu fare la differenza tra
un mixaggio ottimo e un mixaggio scadente.
Quindi, specialmente se sei agli inizi e se appena apri un equalizzatore su una traccia il tuo primo
pensiero :e adesso come diavolo si fa a farlo suonare meglio?Innanzitutto non ti allarmare
perch assolutamente normale e tieni a mente i consigli che ti sto per dare.

Consiglio #1
Se una traccia da sola suona bene, non detto che suoni bene in un mix.Quindi, specialmente nei
mixaggi intasati in cui hai ad esempio basso, chitarra, batteria, tastiere, ecc potrebbe essere una
buona idea cominciare a mettere un filtro passa-alto sugli strumenti che pi acuti come la
chitarra e le tastiere.In questo modo gli strumenti equalizzati potrebbero dare limpressione di
essere diventati esili presi singolarmente, ma dentro al mix poi avranno lasciato spazio al basso e
alla batteria per venir fuori e sostenere tutto il mix che risulter pi pulito e bilanciato.

Consiglio #2
Pi forte, suona meglio e ti inganna.Spesso capita di fare questo: alziamo il guadagno di un certo
range di frequenze, ascoltiamo e pensiamo suona meglio, quindi va bene!.Niente di strano vero?
Ora ti svelo una cosa:
Nelle scienze psicoacustiche dimostrato che ci che suona pi forte, ci sembra suonare
meglio.Rivalutiamo la stessa situazione alla luce di questo:
Alziamo il guadagno di un certo range di frequenze, ascoltiamo e stavolta pensiamo suona pi
forte, quindi mi sembra che suoni meglio.
Non possiamo pi concludere la frase dicendo effettivamente suona meglio perch siamo
consapevoli del fatto che il guadagno positivo potrebbe ingannare la nostra mente.Questo il
motivo per cui bisogna sempre preferire operazioni di sottrazione, cio a guadagno negativo.
Con queste, siamo sicuri di non alzare il guadagno, ma anzi di abbassarlo e nulla ci potr
ingannare.Se vuoi veramente valutare un operazione di aumento del guadagno di un certo range di
frequenze, ti consiglio di compensare abbassando il guadagno di uscita dello stesso valore.Esempio:
vuoi boostare di 3dB i 1000hz?
Bene, fallo!
Ma poi abbassa di altrettanti 3dB luscita dellequalizzatore e fai le tue valutazioni inserendo e
disinserendo completamente lequalizzatore.la naturale conseguenza di questo consiglio il

Consiglio #3
Vuoi alzare gli alti?, filtra i bassi! (e viceversa).Su questo non credo ci sia bisogno di troppe
spiegazioni, se vogliamo schiarire una traccia con sole operazioni di sottrazione, invece di alzare le
frequenze alte, ci conviene cominciare a filtrare le frequenze basse.Se invece vogliamo invece
scurire una traccia, filtriamo le frequenze alte invece di alzare le frequenze basse.

Consiglio#4
Cerca le frequenze brutte e tagliale.Abbiamo quindi visto che meglio togliere ci che non va
bene piuttosto che aumentare ci che va bene.
Tuttavia capire su quale frequenza tagliare non per niente semplice e pu diventare un rompicapo
anche per i fonici pi esperti.
Senonch, i fonici esperti hanno un trucco che ora ti svelo:Fai un boost di 12 o pi dB con un filtro
a banda stretta, ad esempio, bandwidth=1.

Immagine 11: Gain=+12dB e Bandwidth=1 ti fanno sentire cosa c sulla frequenza impostata
(191 Hz nellimmagine).Fare questo ti permette di mettere molto in evidenza cosa sta accadendo
intorno alla frequenza che stai boostando, vai quindi avanti lentamente col parametro frequency
fino a quando non ti salta allorecchio un elemento molto sgradevole e fermati.

Immagine 12: Muovendo lo slider del parametro Frequency, cerca un elemento


sgradevole e fermati.Quella frequenza deve essere attenuata.Non muovere pi il
parametro frequenza e, per cominciare, imposta il guadagno a -3 dB e la larghezza di
banda a 2.

Immagine 13: Trovato lelemento sgradevole, imposta Gain=-3dB e Bandwidth=2.Infine puoi


raffinare loperazione modificando a piacere, ma senza esagerare, il parametro di guadagno e il
parametro larghezza di banda.

Consiglio#5
Non usare pi di 4 bande.Questo limite ti dovrebbe costringere a pensare bene a ci che fai.4
interventi sullequalizzatore non sono per niente pochi, un equalizzatore analogico, tipicamente non
ha pi di 4 filtri e se con questi 4 filtri non riesco ad applicare una azione che corregga in maniera
accettabile la mia traccia, dovrebbe suonare un campanello dallarme.Forse non ho scelto una buona
posizione per il microfono? Forse non ho accordato bene le pelli? Forse avrei dovuto cambiare le

corde alla chitarra? O magari c solo bisogno di aggiungere una traccia doppiaLe possibilit
sono tante.

MIX e MASTER