Sei sulla pagina 1di 30

Psichiatria e Psicoterapia (2012) 31, 1, 3-32

IL SISTEMA DI VALUTAZIONE QFM, STRUMENTO CLINICIAN REPORT SUL FUNZIONAMENTO MENTALE, ASSE M DEL PDM-MANUALE DIAGNOSTICO PSICODINAMICO, E SUI LIVELLI DI ORGANIZZAZIONE DELLA PERSONALIT.
ASPETTI PSICOMETRICI E STUDIO SULLA VALIDAZIONE
Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

1. Introduzione
In un importante processo di revisione del DSM-IV iniziato formalmente nel 1999, e testimoniato dalle numerose Agende per il DSM-V che hanno preceduto la sua uscita prevista nel
2013, nel quale la psichiatria americana sta mostrando un importante ripensamento dei DSM
(per sintesi su questo dibattito cfr. per esempio: Tarantino e Rossi Monti 2011; Albasi 2009a, b;
Dazzi et al. 2009), dal mondo psicoanalitico giunto il PDM-Manuale Diagnostico Psicodinamico
(PDM Task Force 2006).
Il PDM, pubblicato negli Stati Uniti nel 2006, il frutto del lavoro di una Task Force
costituita da un ampio gruppo di psicoanalisti, coordinati da S.I. Greenspan (presidente), N.
McWilliams e R.S. Wallerstein, appartenenti a: American Psychoanalytic Association,
International Psychoanalytic Association, Division of Psychoanalysis (39) of the American
Psychological Association, American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry,
National Membership Committee on Psychoanalysis in Clinical Social Work.
Il PDM un manuale diagnostico innovativo, che concepisce la diagnosi in senso dimensionale, oltre che categoriale, prestando attenzione alla singolarit del paziente, alla sua soggettivit individuale, per valutare sia la sua psicopatologia e sia le sue risorse (cfr. Bornstein 2011;
Brabender e Whitehead 2011; Finn 2011; Huprich 2011; Huprich et al. 2011; McWilliams 2011,
2012a, Porcerelli et al. 2011; Robinson et al. 2011; Walls 2011; Moses 2008; Kecojevic-Miljevic
2011; PDM Task Force 2009; Wallerstein 2011; Zennaro 2012; Albasi 2009a, 2012b).
Dopo luscita del PDM, dallautunno 2006 si costituito un articolato gruppo, coordinato
da Cesare Albasi, per lo studio del manuale, il suo utilizzo nel lavoro clinico, di ricerca e nella
formazione (Albasi 2009a,b, 2010, 2012a, 2012b; Albasi e Lasorsa 2008; Albasi et al. 2007;
Gazzillo et al. 2008; Albasi et al. 2012).
In questo articolo tratteremo alcune caratteristiche psicometriche che ci hanno portato a
una validazione del QFM-27, strumento che si pone lobiettivo di facilitare e sostenere la valutazione diagnostica condotta secondo il PDM, e che disponibile online allindirizzo www.pdmqfm.com, presentando soltanto alcune statistiche basilari e rimandando, per un approfondimento, ad Albasi 2012b (cfr. anche Lasorsa e Albasi 2011).

2. Il PDM-Manuale Diagnostico Psicodinamico


Gli obiettivi dichiarati del PDM sono quelli di pervenire a una diagnosi clinica che permetta di raggiungere una comprensione complessiva e articolata del funzionamento del singolo
individuo, utile per la formulazione dei casi e la progettazione degli interventi psicoterapeutici.
SOTTOMESSO SETTEMBRE 2011, ACCETTATO DICEMBRE 2011
3

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Il PDM propone una diagnosi dimensionale articolata su tre dimensioni, chiamate Assi, che
sono definite come: 1) le configurazioni di personalit sane e disturbate (Asse P); 2) i profili
individuali del funzionamento mentale (Asse M); 3) i pattern sintomatici e lesperienza soggettiva che di essi fanno i pazienti (Asse S)1.
Il termine Asse indica qui una dimensione, o prospettiva osservativa, della realt del paziente che va sempre integrata con le altre dimensioni per la formulazione clinica della diagnosi.
Il processo diagnostico diviene compiutamente unoperazione conoscitiva sostenuta e orientata
in modo sistematico dal manuale.
Il PDM si articola in tre sezioni: una prima parte dedicata alla Classificazione dei disturbi
mentali degli adulti che occupa circa un quinto del manuale. Una seconda parte divisa invece in
ulteriori due sezioni: la prima, dedicata alla Classificazione dei disturbi mentali di bambini e
adolescenti, la seconda relativa alla Classificazione dei disturbi mentali e dello sviluppo in neonati e bambini piccoli. La terza parte invece, intitolata Basi concettuali ed empiriche per una
classificazione psicodinamica dei disturbi mentali molto vasta e, nelledizione originale, occupa oltre la met dellintero manuale.
Per quanto riguarda la valutazione dei disturbi mentali degli adulti, il manuale propone
lAsse P sulla Personalit, che come ampiamente argomentato (cfr. Westen et al. 2003) pu
essere intesa come un contesto per comprendere il significato dei sintomi presentati dal paziente. Come dicono gli autori, lAsse P prende in considerazione due aree (PDM Task Force
2006, p. LXIII): una che presenta 15 configurazioni e disturbi di personalit (per un uso
categoriale), e laltra che formula ipotesi sui tre livelli di organizzazione di personalit (che
possono essere interpretate sia in senso categoriale sia senso dimensionale).
La diagnosi dei prototipi di personalit attraverso le 15 categorie utilizzate per focalizzare
le problematiche principali (temi o ambiti problematici, meccanismi di difesa o rappresentazionali
tipici) che continuativamente caratterizzano, in modo sano o disturbato, la vita del paziente, non
interessata dallo strumento che presentiamo in questo articolo (il QFM).
La diagnosi dellorganizzazione di personalit, invece, si formula attraverso la messa a
fuoco dello sviluppo e dellarticolazione delle sue caratteristiche, e permette di individuare tre
livelli e di comprendere la gravit dei disturbi: un primo livello rappresentato dalla personalit
sana; un secondo livello dalla personalit nevrotica, caratterizzata da un funzionamento rigido,
che si esplica, per esempio, nelluso ristretto di una particolare gamma di meccanismi di difesa,
o in funzionamenti disturbati solo in alcune specifiche aree di funzionamento; infine, il livello di
personalit di range borderline, caratterizzato da difficolt relazionali ricorrenti, incapacit di
provare unintimit profonda e autentica nelle relazioni, sensazioni intense di angoscia e grave
depressione, alta vulnerabilit a condotte di dipendenza di vario tipo.
Per collocare un paziente in uno di questi livelli di gravit, gli autori propongono la valutazione delle seguenti 7 capacit: vedere se stessi e gli altri in modi articolati, stabili e precisi
(identit); mantenere relazioni intime, stabili e soddisfacenti (relazioni oggettuali), fare espe-

1
La particolarit di questo Asse, che riporta anche le classi del primo Asse del DSM-IV-TR e che non
tratteremo in questo contributo, data dal fatto che non vengono qui proposte solo le categorie diagnostiche
sulla base della sintomatologia, ma vengono formulate delle ipotesi per guidare lindagine sullesperienza
soggettiva, sempre considerata come unica e peculiare, che il paziente, con la sua storia individuale e
irripetibile, ha del sintomo. La cornice per la valutazione dellesperienza soggettiva connessa alla
sintomatologia costituita dai seguenti termini: gli stati affettivi del paziente, i suoi pattern cognitivi, gli
stati somatici e infine i pattern relazionali.

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

rienza dentro di s, e percepire negli altri lintera gamma degli affetti appropriati a una certa et
(tolleranza degli affetti); regolare impulsi e affetti in modi che favoriscono ladattamento e la
soddisfazione, con un ricorso flessibile a difese o strategie di coping (regolazione degli affetti);
funzionare secondo una sensibilit morale coerente e matura (integrazione del Super-io, dellIo
ideale e dellideale dellIo); comprendere, anche se non necessariamente conformarsi a, le nozioni convenzionali di ci che realistico (esame di realt); rispondere in modo positivo agli
stress e riprendersi da eventi dolorosi senza difficolt eccessive (forza dellIo e resilienza).
Quello che possibile notare da uno studio pi attento, per, che gli aspetti di funzionamento sopra citati possono essere valutati anche attraverso le nove categorie concettuali riportate nellAsse M. A sostegno di questa ipotesi, gli autori, scrivono proprio:
Un modo meno globale e maggiormente discriminante di valutare il livello di salute mentale di una persona il Profilo del Funzionamento Mentale (Asse M) (PDM Task Force 2006,
p. 14); nella sezione del manuale da cui traiamo questa citazione, il paragrafo Livello di organizzazione della personalit (gravit del disturbo), il termine livello di salute mentale sinonimo di livello di organizzazione di personalit.
LAsse M e questa dimensione (livelli di organizzazione) dellAsse P sono fortemente intrecciati nellutilizzo del manuale, e anche nellIntroduzione gli autori suggeriscono di utilizzare lAsse M per la valutazione delle capacit che contribuiscono alla formazione della personalit di un individuo e al suo livello globale di salute e di malattia (PDM Task Force 2006, p.
LXIII).
La riflessione critica e la ricerca empirica sullindicazione fornita dal PDM ci ha condotti
ad ipotizzare che la valutazione dei livelli di organizzazione della personalit possano trovare
sostegno per mezzo di unattenta diagnosi delle capacit dellasse M.
LAsse M, infatti, si prefigge di orientare il clinico nella valutazione del Profilo del funzionamento mentale del paziente sulla base di nove categorie intese come funzioni mentali (o capacit) di base:
1. Capacit di Regolazione, Attenzione e Apprendimento;
2. Capacit di Relazioni e Intimit (Profondit, Range e Coerenza);
3. Qualit dellEsperienza Interna (Livello di Sicurezza e Rispetto di S);
4. Esperienza, Espressione e Comunicazione degli Affetti;
5. Pattern e Capacit Difensive;
6. Capacit di Formare Rappresentazioni Interne;
7. Capacit di Differenziazione e Integrazione;
8. Capacit di Auto-osservazione (Mentalit Psicologica);
9. Capacit di Costruire o Ricorrere a Standard e Ideali Interni (Senso Morale).
Queste nove dimensioni dellAsse M sono il frutto dellelaborazione di concetti rivelatisi
di grande importanza per la psicoanalisi clinica, alcuni dei quali si pongono in stretta relazione
con le intuizioni di Freud e della psicoanalisi classica (per es. le funzioni dellIo, il Super-io per
la nona dimensione) e fanno pensare allimpostazione di Hartmann delle strutture come set di
funzioni (Dunn 2008); altri, invece, sono di pi recente formulazione (per es. la regolazione
degli stati interni, la vitalit dellesperienza interna e la fiducia in essa e negli affetti come fonti
di orientamento per le relazioni, ecc.)2.
2
Questi concetti hanno, quindi, una loro storia psicoanalitica differente e sono stati scelti, dagli
autori coinvolti nellelaborazione del PDM, come le nove categorie necessarie e maggiormente rappresentative per poter valutare il profilo del funzionamento mentale del paziente. Ne abbiamo proposto una

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

3. Il QFM-27 (Questionario sul Funzionamento Mentale e i livelli di organizzazione della personalit Versione a 27 Item)
Il QFM-27 un questionario clinician-report composto da ventisette item che si prefigge di
facilitare la valutazione del paziente sullAsse M del PDM (Manuale Diagnostico Psicodinamico;
PDM Task Force 2006) e di formulare ipotesi cliniche sui livelli di organizzazione di personalit
prevalenti.
Nel PDM, le nove capacit dellAsse M non sono formulate a partire da definizioni finalizzate a precisarne il costrutto, ma direttamente attraverso le descrizioni di quattro livelli esemplificativi, collocate idealmente lungo un continuum di gravit progressiva. Dal punto di vista
clinico-diagnostico, per, queste esemplificazioni mostrano alcuni salti concettuali clinicamente rilevanti, evidenziando discontinuit qualitative (e non solo una progressione quantitativa di
gravit crescente).
In particolare, possibile evidenziare, scendendo nei quattro livelli, alcune descrizioni che
sottendono differenti ipotesi cliniche, eziopatogenetiche, di organizzazione del funzionamento
mentale e di livello di organizzazione della personalit. In altri termini, le ipotesi sottese, che
mediano i salti concettuali da un livello allaltro, sembrano offrire la possibilit di osservare
fenomeni clinici qualitativamente differenti che possono essere messi in relazione con i salti
strutturali che caratterizzano le differenti organizzazioni di personalit previste dal PDM: sana,
nevrotica e nel range borderline.
Quindi, una lettura meno quantitativa-continuista di ognuna delle nove categorie, una lettura cio che valorizzi anche le differenze qualitative (in termini di livelli di organizzazione di
personalit) emergenti nella progressione dei livelli, ci sembra offrire la possibilit di comprendere e rendere coerenti le precisazioni che il manuale ci suggerisce e di rendere davvero operativo il manuale applicandolo come chiede.
Il livello di funzionamento di ogni capacit dellAsse M pu essere inteso come indicatore
di un livello dellorganizzazione di personalit, permettendoci di rendere operativa, clinicamente e nella ricerca empirica, lindicazione, precedentemente citata: Un modo meno globale e
maggiormente discriminante di valutare il livello di salute mentale di una persona il Profilo del
Funzionamento Mentale (PDM Task Force 2006, p. 14); del resto, questa indicazione ribadita
nella corrispondente sezione dedicata alla personalit dei bambini e degli adolescenti, Asse PCA:
La gravit dei problemi di personalit dei bambini pu essere valutata per mezzo del Profilo del
Funzionamento Mentale (PDM Task Force 2006, p. 227).
Per la costruzione del QFM-27 abbiamo adottato queste affermazioni come indicazioni
precise in senso metodologico e concettuale. La valutazione del paziente tramite il QFM-27 si
articola su tre livelli per ognuna delle nove capacit del Profilo del funzionamento mentale, in
una prospettiva psicoanalitica coerente con lipotesi dei livelli di organizzazione di personalit
abbracciata dal PDM.

operazionalizzazione sia per unapplicazione clinica del manuale sia per la ricerca empirica su di esso.
Non adottando un approccio sintomatico o nosografico-categoriale, il PDM concettualizza il funzionamento mentale del paziente come una delle dimensioni fondamentali da valutare per formulare una diagnosi, una delle prospettive essenziali di osservazione sul paziente. Daltro canto, valutare esclusivamente questo profilo non significa avere un ritratto del paziente sufficientemente comprensivo da poter formulare una diagnosi, che va integrata con le altre dimensioni diagnostiche.
6

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

Le nove categorie dellAsse M sono precisate ognuna in tre affermazioni (da cui i 27 item
del questionario): la prima affermazione (di ogni gruppo di tre) operazionalizza la funzione
come una risorsa a disposizione della persona; la seconda formulazione intende quella capacit
di base come vettore di conflittualit, che contribuisce alla strutturazione dellesperienza nevrotica
del paziente; la terza affermazione descrive la situazione in cui la capacit non si completamente sviluppata per ragioni traumatiche, risultando una funzione deficitaria che, anzich sostenere il paziente, sottrae attivamente esperienza distorcendola, esternalizzandola, dissociandola,
e concorrendo allorganizzazione borderline della sua personalit.
Leggiamo ancora nel PDM: A questo punto, bisogna notare che nonostante la nostra tendenza diagnostica a collocare il centro di gravit psicologica di un soggetto a un certo punto del
continuum che va dallorganizzazione sana a quella borderline grave, molte persone presentano
aspetti che potrebbero essere rispettivamente considerati sani, nevrotici e borderline (PDM
Task Force 2006, p. 14).
Il PDM, quindi, promuove lipotesi di una molteplicit di organizzazioni del funzionamento mentale secondo la quale ogni individuo pu avere dei livelli delle sue funzioni mentali che
sono risorse che sostengono unorganizzazione sana (lo sviluppo, le relazioni, la realizzazione
della propria specificit personale, ecc.), altri, invece, che prevalentemente operano impoverendo lesperienza trovandosi immersi in unintensa conflittualit (livello nevrotico), altri livelli
delle funzioni mentali che operano in modo deficitario e dissociativo sottraendo esperienza
(deficitariet traumatica, range borderline).

4. Utilizzo del QFM


Per operazionalizzare questi concetti, il QFM chiede valutazioni con scale 0-4 su ognuna
delle tre affermazioni per ogni capacit. Il clinico pu, cos, valutare a quale livello una funzione
opera prevalentemente, ma anche quanto; pu inoltre esprimersi anche sugli altri livelli di funzionamento della capacit che sta valutando (come, di fatto, chiede di fare il PDM).
Ci sembra che questo modo di procedere sistematizzi quello che, in realt, i clinici fanno
abitualmente: ogni paziente visto nella sua specifica espressione di funzioni; inoltre, conserva
fino in fondo lapproccio dimensionale alla diagnosi (il concetto di livello di organizzazione
viene considerato in senso dimensionale: ogni livello una dimensione da valutare per tutte le
funzioni e per tutti i pazienti).
Prima di giungere a questa soluzione con scale 0-4, dal 2006 al 2008 sono state sperimentate, con la metodologia del pre-test (Roccato 2006), altre possibilit di operazionalizzazione
dei concetti suddetti (Albasi 2012b). Nella fase di sperimentazione e di pre-test del sistema sono
state, per esempio, utilizzate scale 0-7, 1-7, 1-3. La scelta delle scale 0-4 stata raggiunta per via
empirica, tramite le interviste ai giudici nella fase di pre-test3.
Ogni capacit va valutata, quindi, su tre scale 0-4 punti (la tripletta di item che definiscono
ogni capacit nelle tre dimensioni di risorsa, conflittualit, deficitariet traumatica). Il totale di
punti a disposizione teoricamente di 12 ma, per via empirica (in seguito alla sperimentazione
di alcuni anni e seguendo le indicazioni dei clinici che lo hanno utilizzato nella fase di pre-test),

3
Ringraziamo Michele Roccato per laiuto sia a impostare questa fase sia quella di elaborazione dei
dati; ringraziamo, fin dora, Renato Miceli per laiuto a verificare limpostazione delle analisi statistiche.

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

si stabilito di indicare un massimo di 6 punti da utilizzare per ogni capacit, di cui massimo 4
punti da utilizzare nei livelli di conflittualit e deficitariet traumatica sommati tra loro. Per cui
si potrebbe definire come segue questa regola di un set 6-4 di punti a disposizione per la compilazione: Cerchi di non utilizzare pi di 6 punti per valutare ogni capacit (tripletta di item); di
questi 6, non pi di 4 punti per i due item relativi alla patologia (4 punti, quindi, sommando
quelli attribuiti al secondo e al terzo item di ogni tripletta).
On-line allindirizzo www.pdm-qfm.com possibile trovare la versione attuale dello strumento (oltre a unarticolata cartella clinica, e al sistema di elaborazione dei dati, che fornisce
alcuni output, tra cui una bozza di testo per la formulazione del profilo diagnostico).
Il sistema QFM elabora una serie di output sui 27 item, sulla patologia delle 9 capacit
mentali, utili per la formulazione del profilo del funzionamento mentale dellAsse M, e sui tre
livelli di funzionamento prevalente (risorsa, conflittualit, deficitariet traumatica), utili per orientarsi nella valutazione dellorganizzazione di personalit (sana, nevrotica, range borderline).
Le elaborazioni che lo strumento offre, quindi, permettono di facilitare la diagnosi su alcune dimensioni del funzionamento del paziente che sono centrali per impostare un atteggiamento
terapeutico su misura (tailored) e progettare linizio del trattamento psicoterapeutico.
Nellimpiego nella pratica clinica, il QFM pu essere utilizzato fin dopo il primo o il secondo colloquio con il paziente, per favorire la formulazione di prime ipotesi specifiche su alcune

Figura 1. Grafico prodotto dal sistema QFM online (www.pdm-qfm.com): valutazione sui 27
item del QFM

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

dimensioni dellAsse M e sui livelli di organizzazione di personalit che i successivi colloqui


potranno corroborare e confortare, o falsificare.
Ipotizziamo che laccettare un approccio centrato sulla diagnostica manualizzata permetta
di perseguire lobiettivo di una valutazione sistematica del paziente nellorientamento
psicodinamico, e proponiamo di sostenere questa valutazione tramite strumenti agili e che non
intervengano direttamente nella relazione con il paziente.
Nella pratica clinica, possiamo ipotizzare che, mediamente, in due - cinque colloqui si
giunga a una compilazione del QFM. Nelle fasi successive di trattamento, il QFM pu essere
ripetuto per sostenere nuove valutazioni del paziente e offrire ipotesi sul cambiamento. Il QFM
si prefigge, infatti, di misurare alcune delle dimensioni (funzioni di base dellAsse M e livelli di
organizzazione della personalit) che sono specificamente e centralmente coinvolte nella psicoterapia (rappresentazione, auto-osservazione, affetti, difese ecc.). Mostriamo in figura 1, solo a
titolo di esempio che ci permetta di visualizzare lungo tutto questo articolo gli output che il
sistema QFM disponibile online genera, un grafico della valutazione consensus fatta per il caso
di Angela discusso con Nancy McWilliams al convegno La patologia borderline in psicoanalisi: modelli per lintervento (Roma, 21-22 maggio 2011), caso che, come dice lautore
(McWilliams 2012b), rispondeva a sufficienza ai criteri del Disturbo Borderline di Personalit del DSM-IV, ma poteva essere meglio inquadrata nella descrizione del DSM del Disturbo
Dipendente di Personalit di cui rispondeva a tutti i criteri, e con diagnosi PDM di organizzazione borderline e di disturbo masochistico-autofrustrante di personalit.

5. Caratteristiche psicometriche
5.1. Strumenti e metodi
La validazione del QFM, sviluppato a partire dal 2006, ha richiesto una prima fase di controllo delle sue caratteristiche e propriet psicometriche relative allutilizzo che i clinici fanno
degli item e delle scale che lo costituiscono.
Questa prima fase ci ha anche permesso di conoscere meglio il funzionamento del QFM
che appare inserirsi con facilit (dopo alcune sessioni di formazione al suo utilizzo) nel processo
conoscitivo che il clinico attiva per formulare la sua diagnosi, e ci ha portato a raccogliere dati
per il controllo statistico della sua validit e attendibilit, oltre a condurci a sviluppare e precisare alcune regole per un utilizzo ottimale dello strumento stesso.
Presenteremo quindi alcune misurazioni fatte e alcuni risultati di questa fase di ricerca.
In seguito allinaspettata precocit di interesse che lo strumento ha avuto in tutta Italia (e
oltre, cfr. McWilliams 2012a), un gran numero di clinici (oltre 400, con formazione di base
differente, medici e psicologi, e con orientamento teorico eterogeneo a decisamente vario, non
solo psicoanalitico ma anche cognitivista, sistemico, psicodinamico in senso ampio,
gruppoanalitico) si sono sottoposti alla formazione allutilizzo del QFM e numerosi tra di essi
(che avevano IRR adeguata) sono stati disponibili a inserire le loro valutazioni su adulti e adolescenti (provenienti da tutta Italia) rendendole disponibili a scopo di ricerca.
Presenteremo, quindi, le analisi statistiche compiute su di un campione di riferimento per la
versione attuale del QFM per adulti, e accenniamo ai valori di quello per adolescenti (rimandiamo, ancora una volta, anche ad Albasi 2012, e al sito www.pdm-qfm.com).

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

5.2. Validit e attendibilit


La ricerca si inizialmente (nel 2007 e 2008) concentrata sulla validit e sulla attendibilit
dei giudizi dei clinici formulati attraverso il QFM.
Per la valutazione della validit dello strumento stata scelta la procedura di convalida a
vista, convalida di natura semantica in cui un gruppo di 11 clinici (tutti con formazione
psicoanalitica e che conoscevano il PDM ma che non conoscevano affatto il QFM) hanno valutato ladeguatezza di costrutti, item e scale, attraverso giudizi espressi in scale 0-5 (0= non
adeguato; 5= completamente adeguato) attribuendo punteggi molto alti (per i dettagli di questa
fase di sperimentazione dello strumento rimandiamo a: Albasi 2012b). La validit per contenuto
perci correlata al grado di vicinanza tra la formulazione degli item del QFM-27 e i descrittori
del funzionamento mentale presentati nellAsse M del PDM, e alla validit per costrutto relativa
alla validazione del PDM. Abbiamo controllato, inoltre, la validit convergente con diagnosi
cliniche formulate da giudici sulla base dei criteri presentati nel PDM (PDM Task Force 2006,
p.13) (Albasi 2012b).
Per valutare lattendibilit stata misurata lInter-rater Reliability (IRR) per quantificare
gli effetti del disaccordo tra un gruppo di clinici sulla valutazione.
Per valutare lInter-rater Reliability (IRR) abbiamo utilizzato lindice statistico K di Cohen
(Cohen 1960, Lord e Novick 1968, Fleiss 1971, Fleenor et al. 1996, Everitt 1996). Nella versione a 9 item (QFM-9), sin dalla prima applicazione e dai primi confronti di valutazioni indipendenti abbiamo rilevato un buon indice di concordanza fra i giudici (K0.75). Nella versione a 27
item (QFM-27) la situazione si dimostrata invece pi complessa: abbiamo infatti potuto osservare come la concordanza fra i giudici indipendenti raggiunge valori ottimali solo in seguito ad
una formazione specifica e mirata. Abbiamo potuto verificare numerose volte in questi anni
(2008-2011), conducendo molti gruppi di formazione, che in seguito a una sessione teorica (di
condivisione dei concetti del PDM e del QFM) unita a tre sessioni di supervisione di esercitazione su casi (cio tre valutazioni con il QFM) il livello di concordanza nella valutazione indipendente del singolo caso sempre decisamente buono (K0.85).
Alcune valutazioni sullIRR sono state compiute anche attraverso materiale audio-registrato e trascritto. Infatti, abbiamo raccolto 148 casi tratti dalla popolazione studentesca universitaria (prevalentemente di Psicologia) di soggetti che si sono offerti volontari per partecipare alla
ricerca dando la disponibilit per almeno due o tre colloqui psicologici condotti da specializzandi
formati allutilizzo del QFM (veniva garantito lanonimato totale, e venivano restituiti i profili
QFM da chi aveva condotto i colloqui). Abbiamo valutato in quattro gruppi di tre giudici, indipendentemente, tre diversi casi per ogni gruppo, ottenendo sempre una misura della IRR per K
in ogni caso superiore a 0.85.
Per valutare lattendibilit al test-retest, stato chiesto ad un gruppo di undici giudici, che
avevano una sufficiente IRR, di ripetere la valutazione QFM-27 a una distanza di tempo di circa
8 mesi sullo stesso identico materiale. Il materiale su cui dovevano formulare le due valutazione
consecutive consisteva in due o tre colloqui audio-registrati per tre differenti casi, estratti a sorte
in un gruppo di 5 casi (sempre estratti dai 148 casi citati). Lanalisi statistica per la correlazione
tra la prima e la seconda valutazione stata condotta con la r di Pearson. I risultati hanno mostrato una r >.91, che indica unottima attendibilit test-retest dello strumento.

10

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

6. La validazione del QFM su di un campione di adulti


6.1. Procedure di Campionamento e descrizione dei campioni
Una volta che un sufficiente gruppo di clinici ha condotto la formazione adeguata a raggiungere un IRR attendibile, e che ha accettato di partecipare alla ricerca inserendo le sue valutazioni nel sistema online, si ottenuto un database cospicuo di casi (molte centinaia). Una parte
dei casi inseriti nel database si sono ottenuti dalladesione al progetto di ricerca da parte di 148
studenti universitari (prevalentemente di psicologia) che hanno fatto due o tre colloqui con
specializzandi formati allutilizzo del QFM (colloqui che sono stati audio-registrati, e che sono
stati anche il materiale di numerose sedute di formazione in gruppo durante gli anni 2008, 2009,
2010).
La validazione del questionario QFM nella versione a 27 item stata eseguita su due campioni di riferimento, uno per soggetti adulti con et compresa fra i 19 e i 65 anni, e un campione
di adolescenti di et compresa fra i 14 e i 18 anni4.
La scelta metodologica sul campionamento pi adeguato per questo tipo di uno strumento
stata complessa, e vincolata anche al tipo di osservazioni da compiere sui casi da inserire, in
quanto la valutazione da parte del clinico del funzionamento mentale di un soggetto richiede una
forte motivazione intrinseca e un importante coinvolgimento del soggetto alla partecipazione ai
colloqui di valutazione; il ch esclude, di per s, la possibilit di procedere a un campionamento
probabilistico sulla popolazione non clinica.

6.2. Campione di adulti


Per quanto riguarda il campione di adulti, si quindi optato per il metodo del campionamento
non probabilistico, a partire da un database che era ormai ampio, che presenta contemporaneamente caratteristiche di campione a scelta ragionata (poich, senza ricorrere a meccanismi di
casualizzazione, la scelta del ricercatore stata operata con obiettivi specifici su determinati
aspetti strutturali della popolazione) e di campione per quote (Moser e Kalton 1971, Dodge
2003); la struttura della popolazione che si cercato di riprodurre innanzitutto quella della
divisione per classi di et, e sulla base di dati epidemiologici (VVAA-ESEMeD 2004, Kessler et
al. 1994, Kessler et al. 2005, Oldham et al. 2005, Torgersen 2005, Kring et al. 2007, APA 2000,
Saraceno 2002, WHO 2001, Zimmermann e Tansella 1994, Kessler e Ruscio 2010), sono stati
inclusi nel campione casi che rappresentassero una distribuzione di classi nosografiche del DSMIV confrontabili a quelle che si possono riscontrare nella popolazione.
Il campione di riferimento per gli adulti composto da 290 soggetti5, di provenienza eterogenea (nord, sud e centro Italia) e con unet media di 34,72 anni (DS = 11,451) compresa fra i
19 e 65 anni: i soggetti di sesso maschile ammontano al 43,4 % (N.= 126) e quelli di sesso
femminile sono rappresentati nella misura del rimanente 56,6% (N.= 164). I soggetti sono ripartiti nelle fasce di et come in tabella 1.
4
Sono state condotte anche tutte le operazioni di validazione statistica della versione del QFM a 9
item per la quale rimandiamo al sito http://qfm9.utentiqfm.com
5
Questi casi sono risultati inseriti nella matrice da 32 clinici formati allutilizzo del sistema QFM e
con IRR adeguata, di diverso livello di esperienza e con formazioni teoriche differenti (cfr. per approfondimenti Albasi 2012b).

11

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Tabella 1. Distribuzione delle fasce di et

)DVFHGLHWj





7RW

1















Tabella 2. Distribuzione dei disturbi in base alla categorizzazione del DSM-IV TR Asse I

12

',$*126,'60,9$66(,

1



'GLDJQRVWLFDWLLQIIDQFLXOOH]]D





'HOLULXPGHPHQ]D'DPQHVWLFLH
DOWUL'FRJQLWLYL





'PHQWDOLGRYXWLDFRQGL]PHGLFD
JHQHUDOH





'FRUUHODWLDVRVWDQ]H





6FKL]RIUHQLDHDOWUL'SVLFRWLFL





'GHOOXPRUH





'DQVLD





'VRPDWRIRUPL





'ILWWL]L





'GLVVRFLDWLYL





'VHVVXDOLHGHOO
LGHQWLWjGLJHQHUH





'GHOODOLPHQWD]LRQH





'GHOVRQQR





'FRQWUROORLPSXOVL1$6





'DGDWWDPHQWR





$OWUL'RJJHWWRGLDWWHQ]LRQH
FOLQLFD





1HVVXQDGLDJQRVL





7RW





Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

I soggetti sono ripartiti nelle diagnosi DSM come in tabella 2 e tabella 3.


Questo campionamento ci ha offerto un primo risultato su cui riflettere che la distribuzione nelle diagnosi cliniche dellorganizzazioni di personalit formulate attraverso losservazione
clinica e i criteri suggeriti dal PDM nellelenco di sette capacit (PDM Task Force 2006, pp. 1314). La tabella 4 offre indicazioni sulle organizzazioni della personalit, come intese nel PDM,
presenti nella popolazione (dato su cui sar interessante discutere in altre sedi).

6.3. Campione adolescenti


Citiamo anche il campione di adolescenti sul quale, per un approfondimento, rimandiamo
al sito www.pdm-qfm.com e ad Albasi (2012b).
Il gruppo di adolescenti stato reclutato secondo una prospettiva di convenience sampling,
sia in contesti clinici, pubblici e privati, sia tramite colloqui nei servizi dascolto scolastici, sia
da volontari che hanno partecipato alla ricerca (analogamente agli studenti universitari) da parte
di un gruppo di 15 clinici (parte del pi ampio gruppo di clinici partecipanti alla ricerca descritto
sopra, ma con esperienza specifica, e attivit clinica in corso, con adolescenti). Il campione
risulta composto da 200 soggetti di et compresa fra i 14 e i 18 anni, con unet media di 15,86
anni (DS=1,378): il 53% di soggetti di sesso femminile (N.=106) e il restante 47% di sesso
maschile (N.=94), provenienti da molte e differenti provincie dItalia del Nord, Centro e Sud. I
soggetti sono ripartiti nelle fasce di et come in tabella 5.

Tabella 3. Distribuzione dei disturbi in base alla categorizzazione del DSM-IV TR Asse II

',$*126,'60,9$66(,,
'3DUDQRLGHGL3
'6FKL]RLGHGL3
'6FKL]RWLSLFRGL3
'$QWLVRFLDOHGL3
'%RUGHUOLQHGL3
',VWULRQLFRGL3
'1DUFLVLVWLFRGL3
'(YLWDQWHGL3
''LSHQGHQWHGL3
'2VVHVVLYRFRPSXOVLYRGL3
'1$6GL3
5LWDUGRPHQWDOH
1HVVXQDGLDJQRVL
7RW

1































13

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Tabella 4. Campione adulti: Distribuzione dei livelli di organizzazione di personalit (diagnosi


in senso categoriale operata dai giudici sulla base dei criteri PDM, PDM Task Force 2006, p.
13)
2UJDQL]]D]LRQHGLSHUVRQDOLWj
6DQD
1HYURWLFD
5DQJHERUGHUOLQH
9DORULPDQFDQWL
7RW

1













Tabella 5. Distribuzione delle fasce di et

)DVFHGLHWj





7RW

1















Anche per questo campione, in modo interessante come per il gruppo di soggetti adulti,
sono risultati soggetti con livelli di funzionamento prevalente distribuito come da tabella 6.

6.4. Metodo
Le operazioni e le procedure di validazione di seguito descritte sono analoghe sia per il
campione dei soggetti adulti sia per il campione di soggetti adolescenti quindi, per ragioni
espositive, nelle pagine seguenti procederemo a illustrare congiuntamente il lavoro che stato
svolto sui due campioni di riferimento.
Innanzitutto abbiamo calcolato le medie e le deviazioni standard che i soggetti hanno riportato lungo tutti i 27 item del questionario (tabella 7).
14

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

Tabella 6. Campione adolescenti. Distribuzione dei livelli di organizzazione di personalit (diagnosi in senso categoriale operata dai giudici sulla base dei criteri PDM, PDM Task Force
2006, p. 13)

2UJDQL]]D]LRQHGLSHUVRQDOLWj

1



6DQD





1HYURWLFD





5DQJHERUGHUOLQH





YDORULPDQFDQWL









7RW

Lanalisi fattoriale (AF) ha mostrato lesistenza di nove fattori o dimensioni, uno per ogni
tripletta di item nonch capacit mentale. possibile osservare come la dimensione estratta
dalla AF per ogni singola capacit correla positivamente con il primo item della tripletta, quello
che rileva la risorsa, e negativamente con gli altri due, quelli riferiti al funzionamento della
capacit in senso conflittuale e in senso deficitario. Riportiamo, per brevit, solo due esempi
riferiti al campione degli adulti (tabella 8; tabella 9).
Quanto descritto depone a favore della attendibilit e della validit dello strumento QFM27 perch, dallAnalisi Fattoriale (AF), risulta altres verificata la consistenza interna degli item.
Questo risultato permette di calcolare un punteggio sintetico per ciascuna delle nove capacit mentali, che pu essere letto come indicatore di patologia (tanto maggiore sar il punteggio
del soggetto tanto pi questi risulter compromesso in senso patologico lungo la dimensione di
funzionamento presa in considerazione). Riportiamo in tabella 10 i punteggi medi e le deviazioni standard.
Tale indice, denominato indice di patologia delle funzioni mentali, si rivelato utile nella
articolazione del profilo del funzionamento mentale dei soggetti e anche nella sua capacit di
discriminare fra soggetti con diversa prevalenza di livello di funzionamento (tabella 11). LAnova
ad una via ha mostrato come, una volta raggruppati in tre categorie sulla base della prevalenza in
una dimensione (punteggio pi alto in quella dimensione rispetto alle altre due), le medie dei
soggetti con prevalente livello di deficitariet traumatica sono maggiori rispetto a quelle dei
soggetti con prevalente livello di conflittualit, e queste ultime maggiori dei soggetti con prevalente livello di risorse (P<.05). Riportiamo in tabella 11, e in figura 2, i dati del campione di
riferimento per gli adulti (per quanto riguarda il campione adolescenti, abbiamo ottenuto dei
15

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Tabella 7. Medie e deviazioni standard sui 27 item del questionario.


,WHP
$'8/7,

$'2/(6&(17,


0HGLD
'6
0HGLD
'6
DB$5$




DB$5$




DB$5$

2


EB5,




EB5,




EB5,




FB(,




FB(,




FB(,




GB((&$




GB((&$




GB((&$




HB3&'




HB3&'




HB3&'
2



IB)5,




IB)5,




IB)5,




JB',




JB',




JB',
2



KB$2




KB$2




KB$2




LB6,,




LB6,,




LB6,,





Tabella 8. Esempio di matrice fattoriale (Metodo estrazione: massima verosimiglianza; a. 1


fattore estratto. 9 iterazioni richieste
0DWULFHIDWWRULDOH
DB$5$
DB$5$
DB$5$

16

)DWWRUH




Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

Tabella 9. Esempio di matrice fattoriale (Metodo estrazione: massima verosimiglianza; a. 1


fattore estratto. 5 iterazioni richieste)
0DWULFHIDWWRULDOH
HB3&'
HB3&'
HB3&'

)DWWRUH




risultati analoghi, cfr. Albasi 2012b).


Sulla base dei dati a disposizione, si possono formulare alcuni indici sintetici sui livelli di
funzionamento prevalente che, secondo le indicazioni del PDM (PDM Task Force 2006, p. 14;
cfr. sopra), permettono di sostenere la formulazione di ipotesi diagnostiche sui livelli di organizzazione della personalit. Lanalisi ANOVA, inoltre, permette di verificare la sensibilit dello
strumento QFM-27 che, dalle misurazioni ottenute, appare in grado di discriminare da un punto
di vista differenziale tra le popolazioni di pazienti prevalentemente sani o prevalentemente conflittuali o deficitari.
Un indice semplice dato dallammontare totale dei punteggi riportati su tutti gli item che
misurano le risorse (totale risorse), su quelli che misurano la conflittualit (totale conflittualit)
e infine su quelli che valutano il deficit (totale deficitariet traumatica). Sulla base di questi, si
sono introdotti altri tre indici sintetici (percentuale risorse, percentuale conflittualit, percentuale deficitariet traumatica) che riportano i valori assoluti in un rapporto percentuale permettendo la formulazione di un computo percentuale sulle base del calcolo dei punteggi attribuiti dal
clinico su ogni singolo livello in relazione allammontare totale dei punteggi spesi per quel
soggetto (tabella 12).
A scopo illustrativo, riportiamo (figura 3) il grafico prodotto dal QFM per la stessa paziente di McWilliams (2012b) di cui sopra.
Abbiamo infine introdotto un ulteriore indice definito Indice di gravit di patologia del
profilo di funzionamento mentale che, come suggerito nellasse M del PDM, permette di individuare la severit della compromissione e/o limitazione del funzionamento mentale inteso nel
suo complesso e non solo nella specificit della singola funzione.
Sulla base della distribuzione dei punteggi di questo indice allinterno dei due campioni di
riferimento (quello degli adulti e quello degli adolescenti) sono stati cos individuate, tramite
dei cut off calcolati sui punteggi del 200, 400, 600, 800 e 1000 percentile, 5 fasce crescenti di
gravit del funzionamento mentale (tabella 13): quanto pi alta sar la fascia in cui il soggetto
verr collocato tanto pi avremo evidenza di una compromissione, alterazione e limitazione
importante del suo funzionamento mentale inteso in senso globale. Questo dispositivo permette
di aumentare la specificit degli indici e di aumentarne la validit discriminante.

6.5. Ponderazione dei punteggi


Abbiamo fino ad ora illustrato le procedure di validazione che sono state eseguite sui punteggi grezzi ottenuti sul campione di riferimento per gli adulti e su quello per gli adolescenti.
17

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Tabella 10. Indici di patologia delle nove funzioni mentali dellAsse M del PDM.
,QGLFLSDWRORJLD $'8/7,

$'2/(6&(17,

IXQ]LRQLPHQWDOL
0HGLD
'6
0HGLD
'6
&DS5HJ$WW$SS 



&DS5HOD],QW




&DS(VS,QW




&DS$IIHWWL




&DS'LIHVH




&DS5DSSUHV




&DS'LIIH,QWHJ




&DS$XWRVV




&DS6WH,G,QW





Tabella 11. Indici di patologia delle nove funzioni mentali dellAsse M del PDM: confronti nei
tre gruppi con diverso funzionamento (organizzazione) mentale prevalente
,QGLFHSDWRORJLDIXQ]LRQL
PHQWDOL
&DS5HJ$WW$SS
&DS5HOD],QW
&DS(VS,QW
&DS$IIHWWL
&DS'LIHVH
&DS5DSSUHV
&DS'LIIH,QWHJ
&DS$XWRVV
&DS6WH,G,QW

0HGLDVRJJFRQ
SUHY
5LVRUVH










0HGLDVRJJFRQ
SUHY
&RQIOLWWXDOLWj










0HGLDVRJJFRQSUHY
'HILFLWDULHWj
WUDXPDWLFD










Come possibile osservare nelle tabelle sopra esposte, la variabilit dei punteggi relativi in
primo luogo alle medie ma anche alle deviazioni standard, cambia in modo considerevole a
seconda delle variabili misurate. Prendiamo per esempio in considerazione la tabella 7 in cui
sono riportati i punteggi medi rispettivamente del campione adulti e del campione adolescenti
lungo i 27 item che compongono il questionario. Ci che pare innanzitutto significativo rilevare
che in ciascuna tripletta che misura una specifica funzione mentale si pu ravvisare una caratteristica ricorrente nella distribuzione delle medie: i punteggi medi delle risorse sono sempre
maggiori nellordine rispetto a quelli medi del conflitto ed infine a quelli del deficit.
18

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

Figura 2. Indici di patologia delle nove funzioni mentali dellAsse M del PDM: confronti nei tre
gruppi con diverso funzionamento (organizzazione) mentale prevalente

Riportiamo in tabella 14 unesemplificazione di quanto abbiamo appena detto per le prime


due funzioni mentali di base dellAsse M del PDM.
Ci vuol dire che nella logica dei punteggi grezzi, i punteggi attribuiti alla risorsa di qualunque capacit mentale hanno evidentemente un peso numericamente maggiore rispetto a quelli attribuiti al conflitto e soprattutto a quelli assegnati al deficit.
Per queste considerazioni di valenza empirica e clinica abbiamo introdotto per ciascuna
variabile numerica (i 27 item e gli indici sintetici da noi introdotti) dei correttivi che hanno la
funzione di pesi che ci permettono di ottenere dei punteggi ponderati. I pesi attribuiti sono
differenti a seconda delle variabili numeriche e sono stati calcolati secondo una procedura empirica
volta a raggiungere una distribuzione pi omogenea delle medie, che ci permette di conseguenza pi agevolmente di confrontare il punteggio del singolo con quello della media del campione
di riferimento.
Riportiamo nelle tabelle 15, 16, 17 i pi importanti valori numerici cos ottenuti accompagnandoli con quelli grezzi.
A scopo illustrativo, riportiamo (figura 4) il grafico generato automaticamente dal sistema
QFM sui livelli ponderati di funzionamento della paziente Angela, sopra citata, per permettere
un confronto con quello dei punteggi grezzi (figura 3).

6.6. Standardizzazione delle variabili


Date le implicazioni problematiche segnalate a proposito dei punteggi grezzi circa la variabilit nella distribuzione dei punteggi dei soggetti nei singoli item e nelle diverse scale metriche
19

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Tabella 12. Indici per i livelli di funzionamento prevalente


/LYHOORGLIXQ]LRQDPHQWRSUHYDOHQWH $'8/7,
0HGLH
7RW5LVRUVD

7RW&RQIOLWWXDOLWj

7RW'HILFLWDULHWjWUDXPDWLFD

5LVRUVD

&RQIOLWWXDOLWj

'HILFLWDULHWjWUDXPDWLFD



$'2/(6&(17,

'6
0HGLH
'6



















Tabella 13. Indici per la gravit del funzionamento mentale


,QGLFHJUDYLWjGHOIXQ]LRQDPHQWRPHQWDOH $'8/7, $'2/(6&(17,
SHUFHQWLOH



 SHUFHQWLOH


SHUFHQWLOH


SHUFHQWLOH
SHUFHQWLOH







ideate nel sistema QFM, oltre alla ponderazione dei punteggi si operata la standardizzazione
delle variabile numeriche. La standardizzazione , infatti, unutile procedura statistica che permette di confrontare variabili identiche appartenenti a distribuzioni diverse, ma anche variabili
diverse appartenenti allo stesso collettivo (come nel nostro caso), o variabili espresse in unit di
misura diverse, riconducendo le diverse distribuzioni di punteggi ad una unica distribuzione di
riferimento in cui la media (=0) e la deviazione standard (=1) vengono definite a priori. I punteggi cos ottenuti sono denominati punti z. La procedura stata da noi applicata sia ai punteggi
grezzi sia ai punteggi ponderati. Mostriamo nella tabella 18, a scopo puramente illustrativo di
quanto descritto, come si trasformano ipotetici punteggi grezzi pari a 2 ottenibili nei 9 indici di
patologia, in modo da osservare cos il risultato ottenuto nel punteggio standard. Evidentemente
linterpretazione clinica in alcuni casi potr risultare anche molto differente a seconda della
capacit mentale presa singolarmente in considerazione.
Questa operazione permette di confrontare con maggiore accuratezza il punteggio riportato
dal singolo soggetto al punteggio medio del campione di riferimento per valutare quanto questi
si distanzi dalla media. Ci risulta molto utile per individuare, secondo una procedura empirica,
20

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

Figura 3. Grafico prodotto dal sistema QFM online (www.pdm-qfm.com): Livelli di funzionamento (organizzazione) mentale prevalente

Tabella 14. Medie e deviazioni standard riguardo le prime due funzioni mentali di base dellAsse
M del PDM
,WHP
$'8/7,

$'2/(6&(17,


0HGLD
'6
0HGLD
'6
&DS5HJ$WW$SSU5,6




&DS5HJ$WW$SSU&21)




&DS5HJ$WW$SSU'()

2


&DS5HOD],QW5,6




&DS5HOD],QW&21)




&DS5HOD],QW'()





21

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Tabella 15. Punteggi grezzi e ponderati di medie e deviazioni standard riguardo gli indici di
patologia delle funzioni mentali negli adulti
,QGLFLSDWRORJLD
IXQ]LRQLPHQWDOL
$'8/7,

&DS5HJ$WW
$SS
&DS 5HOD]
,QW
&DS(VS,QW
&DS$IIHWWL
&DS'LIHVH
&DS5DSSUHV
&DS 'LII H
,QWHJ
&DS$XWRVV
&DS 6W H ,G
,QW

3JUH]]L
 3SRQGHUDWL
0HGLD '6
0HGLD


'6

,QGLFL
SDWRORJLDIXQ]LRQL
PHQWDOL
$'2/(6&(17,

 &DS 5HJ $WW













$SS
 &DS5HOD],QW


































&DS(VS,QW
&DS$IIHWWL
&DS'LIHVH
&DS5DSSUHV
&DS 'LII H
,QWHJ
 &DS$XWRVV
 &DS6WH,G,QW

3JUH]]L
0HGLD


'6

3SRQGHUDWL
0HGLD


'6





















































Figura 4. Grafico prodotto dal sistema QFM online (www.pdm-qfm.com): Profilo dei livelli di
funzionamento (organizzazione) mentale con punteggi ponderati

22

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

quelle situazioni di disfunzionalit delle capacit mentali che possono definire gli obiettivi di un
progetto terapeutico o, pi in generale, le caratteristiche della presa in carico di un soggetto.
Sempre a scopo puramente illustrativo, riportiamo (figura 5) unimmagine generata online
dal sistema QFM (www.pdm-qfm.com) che riguarda il profilo della patologia delle funzioni
mentali (Asse M) del caso di Angela (sotto, tra parentesi, si leggono i punteggi ponderati grezzi,
sopra le barre i punteggi ponderati standardizzati).
In una distribuzione di punteggi standardizzati, quanto pi il punteggio del soggetto si
distanzia dallo 0 tanto pi esso si distanzier dal punteggio medio del campione di riferimento
con cui il singolo viene confrontato. Il grafico sopra esposto prende in considerazione gli indicatori di patologia delle funzioni mentali ponderati: quanto pi il punto z tender ad un punteggio
intero dal segno positivo, tanto pi saremo in presenza di una compromissione della funzione.
Si stabilisce convenzionalmente che i punti z superiori a 1 in senso assoluto sono statisticamente fuori dalla norma. Un punto z pari a 1 in senso assoluto segnala, infatti, una singola

Tabella 16. Punteggi grezzi e ponderati di medie e deviazioni standard riguardo i livelli di
organizzazione in adulti e adolescenti
Livelli di
P.
P.
Livelli di
organizzazione grezzi
DS
ponderati
DS
organizzazione Medie
DS
Medie
DS
ADULTI
Medie
Medie
ADOLESCENTI
Tot. Risorsa
22,66 5,927
22,66
5,927 Tot. Risorsa
21, 09 6,248 21.09 6.247
Tot. Conflitto
15,92 5,344
22,63
7,553 Tot. Conflitto
15,86 6,766 21.09 9.153
Tot. Deficit
7,47
6,527
22,58
20,714 Tot. Deficit
8,66
5,770 21.09 14.436
% risorsa
49,53 13,980
36,28
15,061 % risorsa
46,43 13,437 34.85 13.179
% conflitto
34,09 9,963
34,36
10,687 % conflitto
33,93 12,542 33.38 13.355
% deficit
16,38 15,124
29,35
20,436 % deficit
19,63 14,457 31.77 19.024

Tabella 17. Punteggi grezzi delle medie e ponderati delle deviazioni standard riguardo gli indici
di gravit della patologia del profilo di funzionamento mentale in adulti e adolescenti
,QGLFHGLJUDYLWj
GLSDWRORJLDGHO
SURILORGL
IXQ]LRQDPHQWR
PHQWDOH
SHUFHQWLOH
SHUFHQWLOH
SHUFHQWLOH
SHUFHQWLOH


 SHUFHQWLOH

$'8/7,
3JUH]]L

0HGLD

$'8/7,
3SRQGHUDWL

'6

$'2/(6&(17,
3JUH]]L

0HGLD

$'2/(6&(17,
3SRQGHUDWL

'6







































23

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Tabella 18. Punteggi grezzi e standard riguardo gli indici di patologia nelle funzioni mentali
dellAsse M del PDM negli adulti

Indici patologia
ADULTI
Cap. Reg. Att. App.
Cap. Relaz. Int.
Cap. Esp. Int.
Cap. Affetti
Cap. Difese
Cap. Rappres.
Cap. Diff. e Integ.
Cap. Autoss.
Cap. St. e Id. Int.

P. grezzi P. standard
2
2
2
2
2
2
2
2
2

1,489
0,846
0,819
0,890
0,934
0,978
1,207
0,952
1,247

deviazione standard dalla media: allinterno di una distribuzione normale (la distribuzione standardizzata ha la qualit di una distribuzione normale) al di sotto e al di sopra di una deviazione
standard dalla media ricadono complessivamente il 31,73% dei casi della distribuzione. Come
corollario, ai due estremi superiori e inferiori della distribuzione ricadono rispettivamente il
15,87 dei casi.
Sempre convenzionalmente, possibile stabilire che anche i casi che ricadono nellintervallo tra .80 e 1 dei punteggi z siano clinicamente rilevanti, in quanto si posizionano in una
condizione di funzionamento poco rappresentata nella popolazione e quindi da considerare con
attenzione particolare.
Il vantaggio dei punti z duplice: oltre a permettere dei confronti con una distribuzione
standard, rispetto al campione di riferimento con cui il singolo soggetto viene confrontato, essi
permettono anche un confronto di tipo ipsativo: danno cio uninteressante e preziosa fotografia
di come ciascuna dimensione di funzionamento si declina allinterno dello stesso soggetto rispetto alle altre. possibile in questo modo ragionare clinicamente su quelli che possono essere
i punti di forza e di debolezza del paziente, informazioni cliniche utili e necessarie in fase diagnostica e di articolazione del progetto terapeutico a favore del paziente.
Sono stati standardizzati anche gli indici per i livelli di funzionamento (organizzazione)
mentale prevalente, e il sistema QFM online elabora automaticamente i grafici corrispondenti in
modo da consentirne anche un confronto per immagini (in figura 7 il grafico relativo alla paziente Angela).

7. Conclusioni
In questo articolo abbiamo riportato alcune operazioni condotte negli ultimi cinque anni
per controllare e validare, tramite procedure empiricamente fondate, il sistema QFM, proposto
24

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

Figura 5. Grafico prodotto dal sistema QFM online (www.pdm-qfm.com): Profilo del funzionamento mentale - livello di patologia nelle nove capacit dellAsse M del PDM, punteggi grezzi
standardizzati

per facilitare la diagnosi del Profilo di funzionamento mentale (Asse M) e dei livelli di organizzazione della personalit che il PDM presenta.
Il sistema QFM-27 ha dimostrato una sufficiente attendibilit test-retest (r >.91) e una
sufficiente Inter-rater reliability (K 0.85) tra i clinici che hanno seguito un training specifico
per il suo utilizzo.
Un campione di 290 soggetti, valutati da clinici formati allutilizzo del QFM, costruito in
modo da rispecchiare la distribuzione per quote di soggetti sani e con patologie di Asse I e Asse
II secondo DSM-IV TR, stratificato per sesso ed et, stato utilizzato per mettere a punto lo
strumento in modo da offrire un confronto sulla base dei punteggi standardizzati (punti z) raggiunti da diversi soggetti alle nove categorie dellAsse M del PDM in rapporto alla popolazione
di riferimento del campione. Lanalisi fattoriale ha dimostrato una consistenza interna delle
nove categorie dellasse M in rapporto ai descrittori del QFM-27 delle triplette assegnate alle
singole funzioni. Attraverso lanalisi della varianza (ANOVA) stato possibile confrontare i
punteggi con la presenza di alterazioni psicopatologiche diagnosticabili (P<.05). Sono stati elaborati il livello di organizzazione prevalente e lindice di gravit del funzionamento mentale
come indicatori sintetici prodotti dallo strumento. In seguito alle procedure di ponderazione dei
punteggi, lo strumento offre inoltre la possibilit al clinico di orientare delle ipotesi diagnostiche
sul livello di organizzazione della personalit e del profilo del funzionamento mentale. E possi25

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

bile perci mettere in luce contemporaneamente sia le risorse che le dimensioni conflittuali e i
deficit di funzionamento psichico, per ogni singola funzione, nel confronto con il campione di
riferimento.
Ulteriori ricerche sono necessarie per migliorare laccuratezza dello strumento attraverso il
confronto con altri metodi psicodiagnostici e per testarne la sensibilit su popolazioni cliniche e
sub-cliniche.
Nel corso dei controlli finora condotti, si giunti alla versione attuale del sistema QFM
tramite il lavoro di ricerca empirica; molte criticit sono state individuate e risolte, molti problemi ed errori sono stati trovati in precedenti versioni dello strumento, e i relativi cambiamenti si
sono implementati per permettere, quindi, i controlli e le ricerche qui presentati. Sono ancora
presenti limiti nelle procedure di controllo fino ad ora concluse, e alcuni studi in corso stanno
cercando di proseguire nel trovare fondamento allo strumento e nellevidenziare i cambiamenti
eventuali da apportarvi. Sono in corso alcuni studi rivolti ad aumentare la validit concorrente
dello strumento nel confronto con altri metodi psicodiagnostici che si riferiscono alle singole
capacit mentali dellAsse M. Anche gli indici di patologia e di gravit devono dischiudere

Figura 6. Grafico prodotto dal sistema QFM online (www.pdm-qfm.com): Profilo del funzionamento mentale - livello di patologia nelle nove capacit dellAsse M del PDM, punteggi ponderati standardizzati

26

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione

Figura 7. Grafico prodotto dal sistema QFM online (www.pdm-qfm.com): Profilo dei livelli di
funzionamento (organizzazione) mentale con punteggi grezzi standardizzati

completamente il loro senso, per un loro pi proficuo utilizzo clinico, dal confronto con altre
misure.
Alcune tematiche sono apparse nella loro rinnovata importanza clinica. Per esempio lorganizzazione nevrotica si rivelata come un campo di approfondimento della psicopatologia
che era stato trascurato dalla ricerca pi recente; e il sistema QFM sembra poter dare la possibilit di precisare ipotesi cliniche e di ricerca per approfondire ulteriormente le differenze e le
specificit di organizzazione nevrotica e organizzazione borderline, oltre a offrire elementi per
studiare come la diagnosi delle risorse e dellorganizzazione sana possano sostenere la comprensione del funzionamento dellalleanza terapeutica. Gli studi sul campione di bambini con
meno di 14 anni, e pi di 6 anni, sono ancora in corso.
In sintesi, larrivo di uno strumento cos importante come il Manuale Diagnostico
Psicodinamico cambia lambiente nel quale viene al mondo, il contesto clinico e di ricerca nel
quale viviamo. Apre settori di studio nuovi, solleva interrogativi, sposta in avanti lambito di
ricerca creando unimportante discontinuit che non sembra ancora pienamente accolta dalla
comunit, e rinnova linteresse per lo studio e la comprensione della psicopatologia e della
diagnosi, invitandoci a tentare qualcosa di differente per essere maggiormente in grado di comprendere e quindi aiutare i nostri pazienti.

27

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi

Riassunto
Questo contributo intende presentare gli aspetti metodologici e alcuni risultati psicometrici che hanno portato alla validazione di uno strumento per la facilitazione della diagnosi secondo il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM) (PDM Task Force 2006). Lo strumento in questione il QFM-27, Questionario clinician report sul Funzionamento Mentale e sui livelli di organizzazione della personalit.
strutturato come un questionario clinician report a 27 item che articolano le 9 dimensioni dellAsse M del
PDM intrecciandole con i tre livelli di sviluppo e organizzazione della personalit ipotizzati dal PDM. Lo
strumento si propone, quindi, di rendere operativi gli aspetti della diagnosi del PDM in merito al Profilo
del funzionamento mentale (Asse M) coerentemente a quanto gli autori del manuale indicano in merito ai
rapporti tra Asse M e formulazione di ipotesi sullorganizzazione di personalit. Questi aspetti vanno
integrati con le altre dimensioni diagnostiche previste dal PDM. Il sistema QFM si pu trovare al sito:
www.pdm-qfm.com.
QFM ASSESSMENT SYSTEM: A CLINICIAN REPORT QUESTIONNAIRE ON MENTAL
FUNCTIONING BASED ON M AXIS, PDM PSYCHODYNAMIC DIAGNOSTIC MANUAL, AND
LEVELS OF PERSONALITY ORGANIZATION. PSYCHOMETRIC PROPERTIES AND VALIDATION
STUDY

Abstract
This contribution is concerned with methodological aspects and some psychometric results at the
basis of the validation of a questionnaire for the facilitation of diagnosis according to Psychodynamic
Diagnostic Manual (PDM) (PDM Task Force 2006). This assessment procedure system is the QFM-27,
clinician report questionnaire on Mental Functioning and on levels of personality organization: it is structured
on 27 items that articulate the nine dimensions of M axis of PDM by crossing them with the three levels of
development and organization of personality conceptualized by PDM and operationalized in the following
way:

Level of resources/means, supporting development, integration and healthy organization;

Level of conflicts, contributing to neurotic organization;

Level of dissociative traumatic processes, involving a disorganizing deficiency, contributing to range


of borderline organization.
QFM System aims to make operative some PDM diagnosis aspects about the Mental Functioning
Profile (M Axis) according to what PDMs Authors argue on the relationship between M Axis and the
formulation of some hypotheses on personality organization. It is possible to find the QFM system at the
website www.pdm-qfm.com
Key words: psychodynamic diagnosis; personality organization; mental functioning, validation study.

Bibliografia
Albasi C (2006). Attaccamenti traumatici. I Modelli Operativi Interni Dissociati. Utet, Torino.
Albasi C (2009a). Psicopatologia e ragionamento clinico. Raffaello Cortina, Milano.
Albasi C (2009b). Il PDM Manuale Diagnostico Psicodinamico e il sistema di valutazione QFM. Psicologi a confronto 3, 1, 23-43.

28

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione


Albasi C (2010). La diagnosi dimensionale proposta dal PDM-Manuale Diagnostico Psicodinamico e il
sistema di valutazione QFM sul funzionamento mentale e i livelli di organizzazione della personalit. In Bortoli R (a cura di) Personalit paranoide e psicopatica. Contributi alla patologia di personalit tra psichiatria e psicoanalisi. Borla, Roma, pp 86-111.
Albasi C (2012a). Funzioni mentali e organizzazioni di personalit: la diagnosi con il PDM-Manuale
Diagnostico Psicodinamico attraverso il sistema QFM. Bergasse 19, 1-15.
Albasi C (2012b). Introduzione al sistema di valutazione QFM per la diagnosi con il PDM-Manuale
Diagnostico Psicodinamico. (Forecoming).
Albasi C, Cristofanelli S, Ferro L, Lasorsa C, Panato M, Pignolo C, Zennaro A (2012). Il profilo del
funzionamento mentale: alcune proposte operative. Bollettino di Psicologia Applicata (forecoming).
Albasi C, Lasorsa C (2008). Lintegrazione clinica di psicopatologia, diagnosi e psicoterapia: il nuovo
Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM). In www.psychomedia.it/pm/modpsy/psydiag/albiasilasorsa-PDM.htm
Albasi C, Lasorsa C, Porcellini E (2008). Il QFM-27: una proposta di facilitazione della diagnosi secondo
il PDM (Manuale Diagnostico Psicodinamico). AeR-Abilitazione e Riabilitazione 17, 2, 9-24.
American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSMIV-TR). American Psychiatric Association, Washington, DC. Tr. It. Manuale diagnostico e statistico
dei disturbi mentali (DSM-IV-TR). Masson, Milano 2002.
American Psychiatric Association (2011a). Borderline Personality Disorder. In http://www.dsm5.org/
ProposedRevision/Pages/proposedrevision.aspx?rid=17
American Psychiatric Association (2011b). Personality Disorders. In http://www.dsm5.org/
proposedrevision/pages/personalitydisorders.aspx
Berghuis H, Kamphuis JH, Boedijn G, Verheul R (2009). Psychometric properties and validity of the
Dutch Inventory of Personality Organization (IPO-NL). Bulletin of the Menninger Clinic 73, 1, 4460.
Blatt SJ (2006). A Fundamental Polarity in Psichoanalysis: Implications For Personality Development,
Psychopathology, and the Therapeutic Process. Psychoanalytic Inquiry 26, 4, 494-520. Tr. it. Una
polarit fondamentale in psicoanalisi: implicazioni per lo sviluppo della personalit, la psicopatologia
e il processo terapeutico. In Psicoterapia e Scienze Umane 4, 747-764.
Bornstein RF (2011). From Symptom to Process: How the PDM Alters Goals and Strategies in Psychological
Assessment. Journal of Personality Assessment 93, 2, 142-150.
Brabender V, Whitehead ML (2011). Using the Psychodynamic Diagnostic Manual in the training of a
competent assessor. Journal of Personality Assessment 93, 2, 185-193.
Carr AC, Goldstein EG, Hunt HF, Kernberg OF (1979). Psychological tests and the borderline patients.
Journal of Personality Assessment 43, 224-233.
Clark LA (2007). Assessment and diagnosis of personality disorder. Perennial issues and an emerging
conceptualization. Annual Review of Psychology 58, 227-257.
Clarkin JF, Kernberg OF, Somavia J (1998). Assessment of the patient with borderline personality disorder
for psychodynamic treatment. In JW Barron (a cura di), Making diagnosis meaningful: Enhancing
evaluation and treatment of psychological disorders. American Psychological Association,
Washington, DC. Tr. it. Lingiardi V (a cura di) Dare un senso alla diagnosi. Raffaello Cortina,
Milano 2005.
Clarkin JF, Yeomans FE, Kernberg OF (2006). Psychotherapy for borderline personality: focusing on
object relations. American Psychiatric Publishing, Washington, DC. Tr. it. Psicoterapia psicodinamica
dei disturbi di personalit: un approccio basato sulle relazioni oggettuali. Manuale di psicoterapia
focalizzata sul transfert. Fioriti, Roma 2011.
Cohen J (1960). A coefficient of agreement for nominal scale. Educational and Psychological Measurement

29

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi


20, pp. 37-46.
Dazzi N, Lingiardi V, Colli A (2006). La ricerca in Psicoterapia. Raffaello Cortina, Milano.
Dazzi N, Lingiardi V, Gazzillo F (a cura di) (2009). La diagnosi in psicologia clinica. Personalit e
psicopatologia. Raffaello Cortina, Milano.
Dodge Y (2003).The Oxford Dictionary of Statistical Terms. OUP, Oxford.
Dunn PB (2008). Book review: Psychodynamic Diagnostic Manual. By The PDM Task Force. In Journal
of the American Psychoanalytic Association 56, 631-638.
Everitt B (1996).Making Sense of Statistics in Psychology. OUP, Oxford.
Finn SE (2011). Journeys Trough the Valley of Death. Multimethod Psychological Assessment and
Personality Transformation in Long-Term Psychotherapy. Journal of Personality Assessment 93, 2,
123-141.
Fleenor JW, Fleenor JB, Grossnickle WF (1996). Interrater reliability and agreement of performance ratings:
A methodological comparison. Journal of Business and Psychology 10, 3, 367-380.
Gazzillo F, Albasi C, Lingiardi V (2008). Strumenti in progress per la valutazione dei costrutti del PDM.
Relazione presentata al X Congresso Nazionale dellAssociazione Italiani di Psicologia (AIP)
Sezione di Psicologia Clinica Dinamica. Padova, 12-14 settembre. In Estratti, Celup Editore, p. 296.
Hrz S, Rentrop M, Fischer-Kern M, Schuster P, Kapusta ND, Buchheim P, et al. (2010). Personality
structure and clinical severity of borderline personality disorder. Zeitschrift fur Psychosomatische
Medizin und Psychotherapie 56, 136-149.
Hrz S, Stern B, Caligor E, Critchfield K, Kernberg OF, Mertens W, et al. (2009). A Protypical Profile of
Borderline Personality Organization (STIPO). Journal of American Psychoanalytic Association 57,
1464-1468.
Huprich SK (2011). Reclaiming the Value of Assessing Unconscious and Subjective Psychological
Experience. Journal of Personality Assessment 93, 2, 151-160.
Huprich SK, Meyer GJ (2011). Introduction to the JPA special issue: Can the Psychodynamic Diagnostic
Manual Put The Complex Person Back a the Center-Stage of Personality Assessment? Journal of
Personality Assessment 93, 2, 109-111.
KecojevicMiljevic S (2011). Psychodynamic diagnostic manual in clinical practice-case report. European
Psychiatry 26, Suppl. 1, 2-431.
Kessler RC, Chiu WT, Demler O, Walters EE (2005). Prevalence, severity, and comorbidity of 12-month
DSM-IV disorders in the National Comorbidity Survey Replicaiton. Archives of General Psychiatry
62, 617-627.
Kessler RC, McGonagle KA, Zhao S, Nelson CB (1994). Lifetime and 12-month prevalence of DSM-IIIR psychiatric disorders in the United States: results from the National Comorbidity Study. Archives
of General Psychiatry 51, 8-19.
Kessler RC, Ruscio AM, Shear K, Wittchen HU (2010). Epidemiology of anxiety disorders. Curr Top
Behav Neurosci 2, 21-35.
Kring AM, Davison GC, Neale JM, Johnson SL (2007). Abnormal Psychology. John Wiley & Sons Inc.
New York. Tr. it. Psicologia clinica. Zanichelli, Bologna 2008.
Lord FM, Novick MR (1968). Statistical theories of mental test scores. Addison-Wesley, Reading, MA.
Lasorsa C, Albasi C (2011). Il QFM: aspetti psicometrici e procedure di validazione. In www. pdm-qfm.com.
McWilliams N (2011). The Psychodynamic Diagnostic Manual: An Effort to Compensate for the Limitations
of Descriptive Psychiatric Diagnosis. Journal of Personality Assessment, 93, 2, 112-122.
McWilliams N (2012a). La patologia borderline come livello di organizzazione della personalit. Relazione presentata al convegno La patologia borderline in psicoanalisi: modelli per lintervento. Roma,
21-22 maggio 2011. In Ricerca Psicoanalitica (forecoming).
McWilliams N (2012b). Il caso dellangelo della misericordia autodistruttivo. Relazione presentata al

30

Il sistema di valutazione QFM. Aspetti psicometrici e studio sulla validazione


convegno La patologia borderline in psicoanalisi: modelli per lintervento. Roma, 21-22 maggio
2011. In Ricerca Psicoanalitica (forecoming).
Migone P (2006). La diagnosi in psicoanalisi: presentazione del PDM. Psicoterapia e scienze umane XL,
4, 765-774.
Moser CA, Kalton G (1971). Survey methods in social investigation. Heinemann Educational, London.
Moses I (2008). Review of Psychodynamic diagnostic manual (PDM). Psychotherapy 45, 1, 117-119.
Oldham JM, Skodol AE, Bender DS (2005). Textbook of personality disorders. American Psychiatric
Publishing, Washington, DC. Tr. it. Trattato dei disturbi di personalit. Raffaello Cortina, Milano
2008.
PDM Task Force (2006). Psychodinamic Diagnostic Manual. Alliance of Psychoanalytic Organizations,
Silver Spring, MD. Tr. it. Manuale Diagnostico Psicodinamico. Raffaello Cortina, Milano 2008.
PDM Task Force (2009). Reactions To The Psychodynamic Diagnostic Manual (PDM) By Psychodynamic,
CBT And Other Non-Psychodynamic Psychologists. Psychoanalytic Psychology 31, 1, 53-59.
Porcerelli JH, Cogan R, Bambery M (2011). The Mental Functioning Axis of the Psychodynamic Diagnostic
Manual: An Adolescent Case Study. Journal of Personality Assessment 93, 2, 177-184.
Prunas A, Sarno I, Capizzi S, Madeddu F (2006). La versione italiana del Borderline Personality Disorder
Check List (BPDCL). Minerva Psichiatrica 47, 2, 1-12.
Robinson MD, Gordon KH (2011). Personality Dynamics: Insights From the Personality Social Cognitive
Literature. Journal of Personality Assessment 93, 2, 161-176.
Roccato M (2006). Linchiesta e il sondaggio nella ricerca psicosociale. Il Mulino, Bologna.
Rossi R, Rosso AM (2007). Il PDM (Psychodynamic Diagnostic Manual): una classificazione con criteri
diagnostici psicodinamici. In POL.it, www.priory.com/ital/rossirosso2007.htm
Saraceno B (2002). The WHO World Health Report 2001 on mental health. Epidemiologia e Psichiatria
Sociale, 11, 2.
Stern BL, Caligor E, Clarkin JF, Critchfield KL, Hrz S, MacCornack V, et al. (2010). Structured Interview
of Personality Organization (STIPO): Preliminary Psychometrics in a Clinical Sample. Journal of
Personality Assessment 92, 1, 35-44.
Stern BL, Kim Y, Trull T, Scarpa A, Pilkonis P (2000). The Inventory of Interpersonal Problems Personality
Disorder Scales: Diagnostic efficiency and confirmatory factor results in non-clinical samples. Journal
of Personality Assessment 74, 3, 459-471.
Tarantino C, Rossi Monti M (2011). Una finestra sul DSM-V. Psichiatria e Psicoterapia 30, 1, 35-54.
Torgersen S (2005). Epidemiology. In Oldham JM, Skodol AE, Bender DS (2005). Textbook of personality
disorders. American Psychiatric Publishing, Washington, DC. Tr. it. Epidemiologia. In Trattato dei
disturbi di personalit. Raffaello Cortina, Milano 2008.
VVAA (2004). ESEMeD - European Study on the Epidemiology of Mental Disorders. Acta Psychiatrica
Scandinavica 109, Suppl. 420, 21-27.
Wallerstein RS (2011). The Psychodynamic Diagnostic Manual (PDM): Rationale, Conception, and
Structure. Journal of the American Psychoanalytic Association 59, 153-164.
Walls G (2011). Diagnosis, Epistemology, and Politics: The PDM Paradigm. In Annual Meeting of the
Rapaport-Klein Study Group. Austen Riggs Center, Stockbridge, Massachussetts, 2011.
Westen D, Shedler J, Lingiardi V (2003). La valutazione della personalit con la SWAP-200. Raffaello
Cortina, Milano.
World Health Organization (2001). World Health Report 2001, Mental Health: New Understanding, New
Hope. World Health Organization, Geneva, Alabama.
Zennaro A (2008). Il PDM come opportunit e sfida per lattivit diagnostica di routine. Relazione presentata al X Congresso Nazionale dellAssociazione Italiani di Psicologia (AIP) Sezione di Psicologia Clinica Dinamica. Padova, 12-14 settembre. In Estratti, Celup Editore, p. 297.

31

Claudia Lasorsa, Cesare Albasi


Zennaro A (2012). Lo sviluppo della Psicopatologia: fattori biologici, ambientali e relazionali. Il Mulino,
Bologna.
Zimmermann-Tansella Ch (1994). Epidemiologia dei disturbi psichiatrici nella popolazione generale. Le
esperienze e i risultati italiani. Epidemiologia e Psichiatria Sociale 3, 5-14.

Corrispondenza
Cesare Albasi
Universit degli Studi di Torino
cesare.albasi@unito.it
32