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Controcopertina

Manuale per famiglie controcorrente


Questo libro esplora l'accoglienza familiare nelle diverse forme attuate
nella societ italiana contemporanea. Prende origine dal desiderio di
riflettere sulle storie di bambini e di famiglie, e su quanto cambiata nel
tempo la percezione dell'accoglienza nella nostra societ, nelle famiglie e
nei servizi sociali.
L'ambizione quella di contribuire al ripensamento di concetti e di
prassi, rivedendo l'accoglienza senza gerarchie di valore, ma con differenze
di ruoli, senza i pregiudizi di esaminatori e di esaminati, ma con differenze
di responsabilit condivise.
L'autore, animato da un tranquillo entusiasmo, divenuto genitore
accogliente 25 anni fa. Il tempo necessario per essere in grado di discutere
dei problemi dell'accoglienza familiare con l'occhio che ha visto e la mente
che nel tempo ha valutato. Ha vissuto l'entusiasmo dell'impresa, le sue
difficolt e le sue sconfitte, sempre con la passione di un vivere al confine,
controcorrente. Il processo di restituzione, che questo volume tenta di fare
di una esperienza personale vissuta nel collettivo, un volgersi indietro per
vedere il cammino fatto, ma anche un proiettare in avanti un percorso di
vita possibile nell'ambiguit tra bene e male che la nostra societ esprime
nella sua continua trasformazione.
Il libro approfondisce gli aspetti dell'accoglienza tra la teoria e la pratica,
sino ad esplorare gli strumenti per essere efficaci genitori adottivi o
affidatari nel quotidiano familiare e nel rapporto con i servizi psicosociali.
E' rivolto in particolare a: famiglie accoglienti, vecchie e nuove; soci di
associazioni operanti con i minori; operatori e professionisti psicosociali,
vecchi e nuovi; studenti universitari di Psicologia, Sociologia, Scienze
della Formazione per iniziare lo studio disciplinare dell'accoglienza.
Alessandro Bruni Ordinario di Biologia farmaceutica all'Universit di Ferrara. Ha
ricoperto diversi incarichi organizzativi universitari tra i quali Preside della Facolt
di Farmacia, Delegato all'orientamento e alla didattica universitaria, Presidente di
Societ scientifiche. Attualmente Direttore del Centro di ricerca di ateneo per
l'agricoltura di pianura (AgriUnife). Ha compiuto studi sugli aspetti farmaceutici e
sociali delle droghe; sulla filosofia e sociologia dei medicamenti e del benessere;
sulla formazione didattico-pedagogica universitaria. Con la sua famiglia ha svolto
differenti esperienze di accoglienza operando con associazioni di volontariato,
istituzioni locali e regionali e con operatori dei servizi psicosociali.

ALESSANDRO BRUNI

MANUALE PER FAMIGLIE


CONTROCORRENTE
L'accoglienza familiare tra teoria e pratica

A Giovanna,
per l'incanto di una vita vissuta assieme

INDICE

Premessa
1. Lo scopo del lavoro
2. Metodo di indagine
3. Titolo e struttura del libro
4. Ringraziamenti
I. Dalle idee ai modelli teorici e contestuali dell'accoglienza familiare
1. Le ragioni interiori dell'accoglienza familiare
2. Il ruolo e gli strumenti del servizio sociale
3. La tutela dei minori
4. L'affidamento consensuale e giudiziale
5. L'adozione
6. Le proposte e le sperimentazioni
7. Le scienze dell'accoglienza familiare
8. I supporti sociali all'accoglienza
II. Dal sapere al saper fare nell'accoglienza
1. Lo sviluppo ecologico della famiglia
2. Lo sviluppo cognitivo del bambino
3. Lo sviluppo emotivo del bambino
4. Le tappe evolutive del comportamento sociale del bambino
5. I principali strumenti da usare nell'accoglienza

Primo strumento. Fare buon uso della psicologia

Secondo strumento. Fare buon uso degli psicologi

Terzo strumento. Fare buon uso degli assistenti sociali

Quarto strumento. Fare buon uso della psicometria

Quinto strumento. Fare buon uso della comunicazione visuale

Sesto strumento. Fare buon uso dei segnali inconsci

Settimo strumento. Fare buon uso dell'educazione ai sentimenti

Ottavo strumento. Fare buon uso dell'educazione al pensiero

Nono strumento. Fare buon uso della meta-formazione familiare

Decimo strumento. Fare buon uso del sostegno sociale


III. Aspetti psicosociali dell'accoglienza

1. Il metodo
2. L'agire individuale e l'agire collettivo
3. L'agire autoritario e l'agire autorevole
4. Esiste una filosofia dell'accoglienza?
5. Essere genitori tra sociologia e psicologia
6. La cultura e la pratica dell'accoglienza familiare
7. La resilienza familiare

6. Pedagogia della cognizione e della meta-cognizione

IV. Gli attori dell'accoglienza

Epilogo

1. Primo attore: la famiglia naturale


2. Secondo attore: il bambino
3. Terzo attore: la famiglia affidataria
4. Quarto attore: la famiglia adottiva
5. Quinto attore: la coralit, le famiglie che aiutano famiglie
V. L'educazione socio-affettiva nel minore accolto
1. Cronologia delle tappe evolutive del bambino
2. Il disagio affettivo nell'adolescente
3. Il crogiolo familiare
4. La sofferenza del bambino
5. Le relazioni dell'adolescente
6. Come sviluppare l'intelligenza emotiva e connettiva
7. Come progettare l'educazione affettiva dei bambini
8. Come far funzionare una famiglia accogliente in modo efficace
VI. L'educazione al pensiero nell'accoglienza
1. Come sviluppare nel figlio l'atteggiamento ad apprendere
2. Conoscere il bambino accolto
3. La pedagogia nell'accoglienza
4. Educare alla felicit
5. Educare alla qualit
6. Educare all'attesa
VII. Le dinamiche pedagogiche nell'accoglienza
1. La pedagogia per il minore accolto
2. La programmazione educativa
3. La pedagogia quotidiana familiare
4. La costruzione delle competenze e dei modelli mentali nel minore
5. Qual' il modo migliore per educare allo studio?

VIII. Alcune storie di accoglienza per riflettere


1. Analisi degli esiti: i successi
2. Analisi degli esiti: le incertezze
3. Analisi degli esiti: le sconfitte

PREMESSA

1. Lo scopo del lavoro


Questo libro nasce nel tentativo di esplorare l'accoglienza
familiare nelle diverse forme attuate nella societ italiana
contemporanea. Prende origine dal desiderio di dare restituzione
ad una esperienza composita e complessa praticata da famiglie e
operatori che assume pi il significato di un cammino percorso
che di un traguardo raggiunto.
Nelle intenzioni questo libro non vuole essere un report
psicosociale, o un resoconto scientifico, come quello condotto
da Bramanti1, ma piuttosto una relazione esperienziale di vissuto
interiore con una lettura dei fatti nell'ottica della famiglia che
percorre un cammino di alterit partendo dalle sue motivazioni
iniziali.
Questo sta a significare che non mi voglio disporre come lo
studioso che affronta il tema con un presupposto di neutralit
(ammesso che sia possibile essere neutrali su questo argomento
tanto ricco di riferimenti al proprio vissuto), ma come persona
coinvolta nei fatti, nelle emozioni, nei sentimenti, negli affetti,
nell'impegno sociale. Non voglio portare una testimonianza, ma
una interpretazione di conoscenza emotiva e scientifica. Per
questi presupposti cercher di chiarire la dicotomia tra elemento
osservativo e elemento teorico, tra elemento agito e elemento
vissuto, nella consapevolezza che ogni esperienza di
accoglienza familiare sia un divenire continuo dove il
rimodellamento (anche personale) non risparmia nemmeno chi
dovrebbe esserne il custode, cio gli operatori psicosociali.
La definizione di partenza di questo ragionare la seguente:
la famiglia accogliente si fonda su un rapporto di lealt verso la
1

Bramanti D. (1991), Le famiglie accoglienti. Un'analisi sociopsicologica dell'affidamento familiare. Angeli. Milano.

societ nella consapevolezza della sua rilevanza sociale


nell'affrontare il disagio minorile e l'abbandono 2. I cardini del
processo accogliente, nell'adozione (che coinvolge la famiglia e
il minore per tutta la vita) come nell'affido (che coinvolge due
famiglie, quella naturale e quella accogliente, per un tempo
limitato), sono legati all'intreccio di fiducia e di rispetto che
consentono, se vissuti in equilibrio, di offrire risposte formative
ai minori in difficolt o in abbandono. Tuttavia, voglio anche
tentare di esplorare altre forme di accoglienza quali quelle
espresse da famiglie che aiutano famiglie o quelle espresse da
associazioni che operano verso famiglie in difficolt nella
formazione ed educazione dei figli.
Dopo l'entusiasmo delle prime applicazioni della legge
184/1983, le posizioni di associazioni di famiglie accoglienti,
assistenti sociali e psicologi sono oggi pi caute, fondate su
minore trasporto emotivo e maggiore senso della realt sul piano
sia dei coinvolgimenti personali degli operatori, sia
dell'operativit professionale e gestionale che l'adozione e
l'affido etero-familiare comporta.
Sul piano comunicativo e psicosociale la definizione
dell'accoglienza etero-familiare ha seguito il processo consueto
di qualsiasi avvenimento di rilevanza sociale nella nostra
societ. La comunicazione informata ha preso la via della
massificazione lasciando spesso per strada i cardini delle
motivazioni interiori e della gestione enfatizzando solo l'aspetto
pi empatico dell'accoglienza di minori. Le diverse iniziative
mediatiche basate su interviste o testimonianze hanno spesso

banalizzano, in un prospetto zuccheroso, un cammino che


sempre irto di difficolt, di impegno, di continua revisione e
soprattutto di grande disponibilit mentale e di tempo (oggi
merce rara).
Un altro punto cruciale che approfondir la volont di
sradicare l'opinione che le famiglie adottive e affidatarie siano
famiglie speciali3 oppure che siano super famiglie4 , oppure
che siano famiglie da prendere come esempio 5. In un'epoca
consumistica di omologazione sociale parlare di valori gratuiti
della famiglia assume un'aura utopica che fa sembrare speciale
ci che solo una scelta di vita, come lo andar per montagne o
correre la maratona6. Non quel che si fa che significativo,
ma come lo si fa, con piena coerenza di relazione tra se stessi e
gli altri e con piena accettazione dell'ambiguit che ogni nostro
fare comporta. Anche la scelta dell'accoglienza ha la sua buona
dose di ambiguit che non va taciuta, ma esplorata
nell'accettazione dei determinanti pi umani della gratificazione
personale o sociale7 .

E' necessaria una precisazione. Nel testo si useranno i termini


accoglienza e affido in modo generico poich l'affido familiare un
particolare tipo di accoglienza di minore, ma al contempo nel
linguaggio comune si parla di affido anche nel caso di appoggio diurno
e di affido anche nel caso di accoglienza di minori in strutture di
comunit familiari. Si lascer alla situazione specifica la terminologia
precisa di riferimento e per non appesantire il discorso si adotter una
terminologia generalista per affido e accoglienza di minori usando ora
l'uno ora l'altro dei termini e attribuendo ad essi lo stesso significato,
salvo specifica precisazione.

3
4

Sono solo famiglie non anonime con un proprio motore interno, come
ne esistono tante per loro scelta esistenziale etica, religiosa o sociale.
Il che racchiude il tentativo di emarginazione: voi lo potete fare perch
siete tanto bravi! Si dimentica, o si vuole dimenticare, che conducono
solo un'esperienza particolare, come particolare la famiglia che
accudisce un parente o un amico disabile o ha una qualsiasi attivit
sociale, politica, associazionistica o parrocchiale.
Nuovo tentativo inconscio di ghettizzazione sociale, quasi che l'essere
regolata da affetti e da impegni genitoriali costituisca de facto una
eccezionalit. Di qui la domanda provocatoria che esploreremo: la
famiglia affidataria patologica?
Ho un amico che ha fatto del correre lo scopo della sua vita. Potrei
catalogarlo come un maniaco, come un salutista illuso, come un
egoista-edonista, o altro, mentre solo una persona che ha scelto una
via di dialogo interiore tra mente e corpo che in lui ha determinato la
formazione di una persona sensibile ed equilibrata, tutto qui e niente
pi. In altri avrebbe potuto determinare una deriva maniacale, una
ricerca spasmodica dell'eterna giovinezza o della smania di essere
primo.
Nel senso che l'accoglienza non solo agape e non sempre basata sul
puro altruismo: ecco un punto che si cercher di approfondire.

Il presente lavoro uno sforzo volto a integrare


l'approfondimento delle scienze psicosociali con i metodi e le
prassi di gestione di bambini, famiglie e servizi sociopsicologici coinvolti nelle esperienze di accoglienza di minori.
Non si tratta, va detto, di voler dare lezioni o di formulare
giudizi di efficienza operativa; n di essere tanto supponenti da
pretendere di rinnovare la psicologia e la sociologia
dell'accoglienza familiare incorporando in essa la propria
visione esperienziale. Se, ad esempio, la gestione degli affidi
familiari deve essere rinnovata, spetta a assistenti sociali e
psicologi farlo, a loro rischio e a loro onore. Tuttavia, mi pare
naturale contribuire con un vissuto di conoscenza ed
approfondimento esperienziale (che non solo testimonianza)
da parte di quelle persone che hanno avuto un'esperienza umana
tanto coinvolgente. L'ambizione quella di contribuire al
ripensamento di concetti e di prassi, rettificandone la
comprensione con una informazione che nasca dall'interno
procedendo
controcorrente
nell'analisi
degli
attori
dell'accoglienza senza gerarchie di valore, ma con differenze di
ruoli, senza i pregiudizi di esaminatori e di esaminati, ma con
differenze di responsabilit condivise, e soprattutto senza fare
della gestione la centralit dell'accoglienza perch la centralit
dell'agire spetta al minore e al suo diritto umano.
Se in alcune parti del lavoro si posto il problema in una
prospettiva psicologica, sociologica o pedagogica, unicamente
per motivi di maggiore chiarezza e di approfondimento
interiore. La conoscenza anche specifica appartiene a chiunque
la cerchi, sebbene sia professione solo di alcuni. Si tratta,
quindi, di mettere a confronto le tesi della conoscenza teorica
con quelle della conoscenza esperienziale in modo concreto e
diretto, senza altri fini se non quelli di meglio conoscere la
realt dell'accoglienza familiare8.
8

Cos come oggi si accetta che la storia della malattia non sia tracciata
dalla sola medicina e dall'insieme dei malati contenitori della
malattia, ma dai singoli individui affetti da quella patologia. Sono solo
i medici pi attenti alla loro vocazione professionale che esprimono
aperture verso le esplorazioni interiori tra il normale e il patologico,

Negli ultimi dieci anni dall'applicazione della legge


(L.328/2000, Legge quadro per la realizzazione del sistema
integrato di interventi e servizi sociali, e precedenti leggi
sull'adozione e sull'affido) abbiamo assistito ad uno sviluppo del
volontariato dell'accoglienza, a met tra aspetto individuale e
collettivo, che ha raggiunto livelli di alta ambiguit. Le famiglie
accoglienti sono uscite dal loro privato di sicurezze per aprirsi ai
minori in disagio con risultati da un lato di notevole valore e
dall'altro con risultati inferiori alle attese e talora con effetti
contrari alle intenzioni.
Governare l'accoglienza nel privato delle famiglie e nel
pubblico delle istituzioni cosa complessa, ma non impossibile.
Sono necessari pochi strumenti, ma tutti indispensabili quali
l'intima partecipazione etica e la vigile consapevolezza da parte
sia della famiglia accogliente sia dei servizi sociali.
Questo libro vuole essere uno strumento eminentemente
pratico, ma scientificamente fondato, per offrire alle famiglie
accoglienti, vecchie e nuove, e agli operatori sociali, vecchi e
nuovi, motivi di riflessione sull'importante impegno sociale che
hanno assunto.
2. Metodo di indagine
a) Il problema del metodo. Nelle scienze naturali, l'oggetto
dell'osservazione stabile, attendibile, e verificabile e questo
consente di avere conoscenze scientifiche certe e dimostrabili.
In sociologia e in psicologia l'habitus critico differente e
differente il senso che si d alla scienza attraverso i suoi
metodi di indagine. Psicologi e sociologi sanno perfettamente
che le indagini sull'uomo sono sempre parziali, provvisorie,
problematiche: questa consapevolezza li porta spesso a rifiutare
lo scientismo, ovvero la pretesa di offrire un sapere unico,
come ha indagato Georges Canguilhem (Canguilhem G.(1998), Il
normale e il patologico, Einaudi, Torino). Sono anche solo le
associazioni dei malati che hanno posto questo problema affiancando
allo studio medico anche l'esplorazione psicologica dell'esperienza
individuale attraverso il cammino della malattia.

completo, definitivo del comportamento umano. Questo


approccio culturale ha sempre determinato nelle famiglie un
certo imbarazzo soprattutto nel momento in cui uno psicologo di
fronte ad una situazione dava una interpretazione dei fatti
differente (talora molto differente) rispetto a quella fornita poco
prima da un altro collega.
Le famiglie accoglienti dovrebbero prima di tutto
comprendere che la psicologia e la sociologia sul piano culturale
tentano di offrire un quadro scientifico di riferimento, ma,
proprio per l'impossibilit di decifrare tutti gli elementi che
presiedono al comportamento umano, il quadro non fatto di
certezze, quanto piuttosto di probabilit.
Questi assunti di partenza sono difficilmente opinabili sul
piano della metodologia di ricerca sociologica o psicologica, ma
trovano difficile comprensione nei non addetti ai lavori sul
piano applicativo.
Il mio personale habitus critico naturalistico, proprio delle
scienze esatte e prevedibili, dato che la mia formazione culturale
scientifica. Nell'affrontare questo impegno di analisi e di
interpretazione delle esperienze di accoglienza dall'interno e
quindi nell'affrontare la stesura di questo libro, ho dovuto
affrontare in primis la scelta di un metodo di indagine che
tenesse conto non solo della mia personale impostazione, ma
soprattutto delle prerogative culturali espresse da sociologia,
antropologia, pedagogia e psicologia nell'applicazione delle
esperienze di accoglienza.
Concludendo, il metodo di indagine ritenuto pi adatto allo
scopo di questo lavoro si basa per la parte esperienziale
sull'osservazione partecipante sia nei gruppi di pari (famiglie
accoglienti) sia nei gruppi misti (famiglie naturali ed operatori).
Sul piano socio-psicologico l'indagine si basa soprattutto
sull'osservazione e rilevamento dei fenomeni e sulla
elaborazione teorica degli stessi avendo come riferimento il
metodo dell'osservazione partecipante connesso con il metodo
longitudinale. Il primo risultato utile per elaborare i dati
emotivi e comportamentali, il secondo per valutare il mutamento
delle situazioni nei minori, nelle famiglie naturali ed affidatarie,

nella famiglia adottive e nel servizio sociale nel periodo di oltre


25 anni di osservazione.
b) Il problema della raccolta delle esperienze. Il mio
presupposto di partenza l'analisi di esperienze vissute sulle
quali basare le riflessioni. La raccolta delle esperienze
avvenuta in situazioni differenti e in contesti regionali differenti.
Per la massima parte si riferiscono ai contatti con famiglie
accoglienti e con operatori dell'area padana orientale, ma buona
fonte sono state esperienze del basso Piemonte, dell'area
marchigiana, della Calabria e della Sicilia orientale. Una base
geografica che ha espresso metodologie e interpretazioni del
lavoro di tutela assai diverse, ma diverse sono state anche le
reazioni e i convincimenti espressi dalle famiglie accoglienti sia
sulla base della loro formazione sia sulla base del contesto
sociale in cui vivevano. Su questo vissuto si innesta l'esperienza
di condivisione con i numerosi psicologi ed assistenti sociali
conosciuti, nonch la frequentazione di convegni e di corsi di
aggiornamento per operatori. Questi ultimi soprattutto mi hanno
permesso di essere osservatore esterno e di mettere a confronto
il comportamento dell'operatore nella sfera professionale di
lavoro e il suo comportamento nel riferire le situazioni nel
confronto con i colleghi a livello regionale o nazionale. Questi
dati nell'insieme mi hanno portato a svolgere uno studio a
ritroso delle ricerche teoriche e pratiche proprie della
letteratura psicologica e sociologica in materia9.
Le storie, i fatti o i riferimenti che vengono riportati sono
tutti veri, ma ovviamente sono stati svuotati di qualsiasi
possibilit di identificazione. Nel riferire ho cercato di riportare
le storie nel loro contesto per evitare di trasmetterle in modo
riduttivo o semplicistico. Mi sono, in definitiva, attenuto a
presentare la complessit in cui si deve agire e non ad
estrapolarla dal contesto per mettere meglio in evidenza le
9

Definisco questo uno studio a ritroso perch non parte dalla teoria per
arrivare alla pratica, ma parte dalla pratica per arrivare alla teoria. E' il
classico percorso di chi vuole conoscere che differisce da quello
seguito da chi vuole imparare.

coerenze con quanto teoricamente ipotizzato. Il lettore avr cosi


la possibilit di valutare ed esercitare il suo spirito critico e la
sua capacit di analisi non necessariamente riconoscendo la mia
come univoca.
c) Il problema delle scelte. Il lettore attento noter una certa
prevalenza di esperienze di affidamento familiare rispetto alle
adozioni. Non dovuto ad una scelta di metodo, ma
semplicemente ad una oggettiva quantit minore di storie
concluse in cui si potesse vedere un inizio ed una fine. Infatti, le
famiglie che si rivolgono all'adozione sono numerose ed attive
nella parte iniziale del loro cammino, ma poi completato l'iter
dell'adozione ed avuto nella propria casa il minore tendono a
chiudere i rapporti sia con il servizio sociale (che spesso non
incentiva il collegamento a lungo termine) sia con le altre
famiglie accoglienti.
Anche i casi di accoglienze speciali, da quelle di bambini
con disabilit a quelle di mamme con bambini o a quelle di
famiglie che aiutano famiglie, sono numericamente poco elevati,
ma essendo estremamente significativi sul piano simbolico e
forieri di riflessioni pi profonde ho indugiato nell'analisi.
Una scelta stata anche fatta sulla terminologia. L'adulto
accogliente e il minore accolto sono stati riferiti come
genitore e figlio anche se geneticamente e legalmente i
genitori sono altri. Questa scelta stata determinata dalla
convinzione che nell'accoglienza (definitiva o temporanea) tra
accogliente ed accolto si instaurano legami affettivi che sono di
fatto paterni/materni e filiali. I figli accolti, anche se non
hanno discendenza di sangue o di cognome, sono di fatto figli
d'anima e come tali li ho descritti. Con gli affetti non si
possono fare distinzioni sottili o forzose, a meno che questo non
porti difficolt ad una delle parti. Ritengo che in virt dei
sentimenti che l'accoglienza genera ognuno abbia il diritto di
chiamare l'altro come vuole, e ritengo che in cuor suo ognuno
possa considerare l'altro come vuole.
3. Titolo e struttura del libro

Il titolo pu sembrare dovuto ad una distorsione accademica,


ma in effetti ha tutt'altra ispirazione, come anche la struttura
stessa del libro. Il libro di riferimento come titolo e struttura il
Manuale completo del capomastro assistente edile della
Hoepli della fine degli anni '50, che ancora custodisco
gelosamente e che sapientemente mescolava la conoscenza della
teoria edilizia con le modalit dell'esperienza dell'arte muratoria
10
. Un genitore un po' capomastro: costruisce una casa per
consegnarla ad un futuro che non gli appartiene, deve
provvedere a mattoni e malta ogni giorno avendo la possibilit
di influire limitatamente sul progetto e sull'utilizzo futuro della
casa. Sa solo che deve costruirla solida per resistere alle
intemperie e che il suo focolare deve provvedere al giusto calore
dell'armonia e degli affetti.
4. Ringraziamenti
Sono profondamente grato alle famiglie accoglienti
dell'associazione Dammi la mano e agli operatori del servizio
psicosociale di Ferrara per lo stimolo, la competenza e per
avermi sempre dato motivi di riflessione e di revisione.

10 Astrua G. (1995), Manuale completo del capomastro assistente edile,


Hoepli, Torino. Opera che nel 1995 era giunta alla 17a edizione.