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INTRODUZIONE

Forse Christa Wanninger sarebbe potuta diventare unaltra diva della Dolce Vita, come
andava di moda a Roma verso la fine degli anni cinquanta del secolo scorso, proprio
come poi stato per Anita Ekberg. Gi, forse avrebbe potuto farcela a diventare
unattrice in tutto e per tutto ma qualcuno ha pensato di calare presto il sipario sulla
sua giovane vita. Certamente diventata famosa, ma da morta. Le rotative della
tipografia romana de Il Messaggero nella tarda serata del 2 maggio 1963 andarono
come sempre a pieno regime, ma linchiostro della prima pagina stavolta era destinato
a un caso che avrebbe segnato per sempre la dolce vita romana. Un caso che vide la
morbosit dei lettori accanirsi per mesi. La tiv non era cos onnivora del nostro tempo
libero, la nera sapeva come difendere la sua audience. In quei primi giorni di maggio
la stampa italiana contribu a dare una scarica di adrenalina ai lettori: Christa
Wanninger, ragazza bionda, avvenente ventenne, fu accoltellata in un palazzo di via
Emilia, a due passi da via Veneto. E fu subito giallo. Il giallo della Dolce Vita.
Formalmente per la Giustizia italiana il caso Wanninger un caso risolto. Ma
stranamente a tuttoggi il caso viene ricordato come il mistero di via Veneto, e un
motivo ci dovr pure essere. Il 15 novembre 1988 la Corte di Cassazione condanna
Guido Pierri colpevole dellomicidio di Christa Wanninger, la famiglia di questultima
per ritiene che luomo al momento del fatto era incapace dintendere e volere,
mentre lamica di Christa, Gerda Hoddap, non stata mai inquisita come probabile
aiutante dellassassino, che forse non per forza doveva essere Guido Pierri. Il caso
and subito a colmare le colonne dei giornali proprio nel periodo in cui iniziava una
maggiore spettacolarizzazione della cronaca nera, questa scheggia impazzita nel mare
magnum dellinformazione. Cos il Mistero di Via Veneto divent un vero e proprio
romanzo dappendice (capace di reggere il confronto con il famoso feuilleton
ottocentesco I misteri di Parigi di Eugne Sue), nessuno volle perdersi la puntata del
giorno mentre i giornali continuavano a vendere migliaia di centinaia di copie in tutta
Italia. Cera solo una differenza che portava maggiormente lomicidio della bella
ballerina e aspirante attrice tedesca allattenzione di tutti: la realt di quanto le era
successo. La bella tedesca bionda e dagli occhi azzurri che sognava un avvenire da
star e le prime pagine dei giornali fu accontentata, ma da morta. La bella tedesca,
come la chiamarono i cronisti, era andata a trovare la sua migliore amica, ma incroci
il suo assassino nel primissimo pomeriggio di una domenica, al quarto piano di un
palazzo di via Emilia 81, a due passi da via Veneto. Era uscita dall'ascensore e stava
per bussare alla porta della sua amica Gerda, tedesca come lei, anche lei giovane,
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avvenente e desiderosa di inserirsi tra la bella gente. Forse aveva gi suonato il


campanello quando fu raggiunta alle spalle dall'uomo che la uccise, forse addirittura
conosceva chi le sferr sette coltellate con una furia bestiale: il medico legale constat
che la poveretta mori con il cuore dilaniato, cos come il fegato; un bicipite era stato
reciso fino all'osso e una mano quasi staccata. La ragazza ebbe il tempo di strillare
facendo accorrere le persone presenti del palazzo al quarto piano, i primi soccorritori
incrociarono un uomo alto e magro, vestito con un elegante abito blu, il quale mentre
scendeva le scale a piedi disse con noncuranza: Oh s, c una ragazza che strilla,
per poi uscire indisturbato. Il delitto si consum in un lasso di tempo di cinque minuti,
vale a dire da quando la portinaia dello stabile vide entrare Christa, alle prime
strazianti grida. La custode non incontr l'uomo in blu per un soffio perch entr a
consegnare della carte in un appartamento al terzo piano. A pochi minuti dal delitto il
palazzo

si

riemp

di

curiosi,

qualche

cronista

arriv

prima

della

polizia

dell'ambulanza, rubando con gli occhi gli ultimi respiri di Christa. Accorsero anche gli
investigatori, e si attaccarono al campanello dove probabilmente suon anche Christa.
La sua amica Gelda doveva essere in casa, la portinaia non l'aveva vista uscire.
Qualcuno ipotizz: "Vuoi vedere che hanno ammazzato anche lei?". Finalmente la
porta fu aperta da un'assonnata ragazza, proprio lei, l'amica della vittima. Stupita di
tutto quel trambusto, fu informata dei fatti. Ebbe una "reazione quasi infastidita, per
nulla scossa, come fosse incappata in un contrattempo", raccont un sospettoso
cronista.

Roma Caput Mundi


Perch aprire a distanza di molti anni quello che gli americani chiamano un cold
case? La ragione pu essere molteplice, ma si pu ridurre tranquillamente anche in
una sola: il motivo che lomicidio della povera Christa Wanninger modella bavarese,
che trov la morte sullandrone di un palazzo romano, rimane ancora oggi un enigma a
distanza di mezzo secolo, una storia che sincastra perfettamente in una trama da
romanzo di spionaggio. Vediamo come andarono le cose. Il Mistero di via Veneto,
come fu subito battezzato dalla stampa di allora, divenne un fortunato romanzo
dappendice per i giornali di tutta Italia, oltre a macchiare di nero quel che rimaneva
della dolce vita felliniana. Per capire meglio cosera Roma negli anni in cui successe il
fattaccio pi sparlato di quel periodo si deve fare doverosamente un viaggio a ritroso
nel tempo. La capitale italiana per tutti gli anni cinquanta del secolo scorso era anche
la capitale del Cinema europeo, senza considerare il fatto che anche a Hollywood
faceva comodo giraci alcuni film (per esempio i numerosi colossal lavorati a Cinecitt,
ma non solo perch dopo il successo del film La dolce vita gli americani provarono di
tentare la fortuna con il loro Vacanze romane, insomma usarono Roma come una
location per i loro film). LItalia, insieme al resto dEuropa usciva dallesperienza
disastrosa della seconda guerra mondiale, sincominciava quindi a ricostruire quelle
citt dilaniate dal sanguinoso conflitto. E alle porte quindi una stagione straordinaria e
litaliani possono sperare cos in una vita migliore, il desiderio di vivere, il ritrovato
benessere, fanno da sfondo in quegli anni che verranno poi ricordati come quelli del
Boom, gli anni del miracolo economico. Nel 1960, due anni prima che accadesse
Lomicidio della tedeschina come venne nominato successivamente nella capitale, il
Financial Times assegna alla Lira italiana loscar quale moneta pi stabile dEuropa.
Roma dunque lespressione pi gaudente e spettacolare del vivere italiano di quel
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periodo, la Dolce Vita: Federico Fellini e via Veneto sono le sue icone. Ma in realt il
boom economico spesso solo unespressione letteraria, lemigrazione, lintrighi
politici, gli omicidi, tutto sembra contraddire il Mito. E il caso Wanninger fa certo la
sua parte in quel marasma di patinata superficialit. Si viene costretti cos a imporre
una domanda: ma era davvero cos dolce la vita a Roma in quei tempi? La burocrazia,
il lavoro ministeriale, e le attivit collegate ai palazzi del potere politico sono da
sempre le attivit basilari della capitale. Ma nella seconda met degli anni cinquanta il
Cinema diventa un settore molto produttivo nel tessuto lavorativo di Roma, ed
proprio il Cinema che fa nascere il mito di via Veneto: a trasformare unelegante ma
anonima via al centro della citt in unicona famosa in tutto il mondo. Lo scrittore
Ennio Flaiano asseriva allora addirittura che via Veneto non fosse pi una strada ma
una spiaggia, con tutti quei caff uno affiancato allaltro, con i marciapiedi che
straripavano di gente ammassata continuamente fino al mattino successivo. Ledicole
che si trovavano su quella strada sono sormontate dalle insegne di tutti quei giornali
pi letti nel mondo, Il Messaggero non vi compariva che solo in un angolo, come
quasi ignorato da tutti gli stranieri che frequentavano la celebre via. Il mito della dolce
vita crescer in quegli anni insieme al progredire economico e sociale dellintero
paese. Via Veneto diventa vetrina e palcoscenico per decine di attori, dai divi
hollywoodiani alle comparse arrivate dalla provincia dItalia e dal resto dEuropa:
proprio come Christa Wanninger e la sua amica Gerda Hoddap, due giovani modelle
aspiranti attrici che avevano lasciato i loro paesi con i bagagli pieni solo di speranze
che poi si sarebbero rivelate vane, la prima proveniva da Monaco di Baviera mentre la
seconda era austriaca. Ma via Veneto non frequentata solamente dalla gente del
Cinema, i suoi locali pullulavano di politici, intellettuali, prostitute, malavitosi, e spie
dei servizi segreti. Come in un film, ce nera di tutti i generi Il salotto dEuropa nelle
sue pettegoli notti distribuiva occasioni a frotte di uomini daffari e anche a chi daffari
non aveva ma sperava di fare al pi presto.

Rimane il fatto per che quel bel

fenomeno lustrato abbia avuto anche unaltra faccia, pi buia e inquietante: la Roma
della gioia di vivere e dellebbrezza esistenziale fu anche una citt criminale, in cui
poteva capitare che una donna venisse decapitata e la sua testa gettata nel Tevere.
Non furono pochi lomicidi efferati successi in quegli anni che tinsero di nero la cronaca
di quel fortunato periodo, si ricorda il caso Ghiani-Fenaroli: un imprenditore in cattive
acque finanziarie per riscuotere il premio milionario dellassicurazione assolda un
sicario per far fuori sua moglie. Un esempio ancora: c il delitto avvenuto in una
propriet romana del marchese Casati-Stampa che dopo aver concesso sua moglie a
un giovane viveur ammazza entrambi con il suo fucile da caccia e poi si toglie la vita
anche lui con una fucilata. Nonostante ci Hollywood e Cinecitt erano dunque alla
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pari, in via Veneto pullulavano i faccendieri del mondo cinematografico e del suo
sottobosco, un sacco di gente sperava di far parte anche solo per poco di quel
fantastico mondo di celluloide. Christa e la sua amica nel frattempo di comparire in
uno dei tanti film che si giravano si accontentavano di lavorare ballando nei numerosi
night che circondavano via Veneto. Di loro per prima si accorsero solo quei paparazzi
che non riuscendo a fare la foto da prima pagina si consolavano andando a scattare
qualche bella ragazza nei locali notturni. I fotografi, i particolar modo il sottogenere dei
paparazzi (come il grande Tazio Secchiaroli su tutti, suo il celebre scatto del 1958 che
ritrae

lo

spogliarello

della

ballerina

Aich

Nan

al

Rugantino,

processata

successivamente per oltraggio al pudore), furono unaltra specie professionale che


crebbe grazie esclusivamente al fenomeno della dolce vita, e con loro incrementarono
ovviamente le copie di tutti quei numerosi rotocalchi che venivano poi sfogliati in tutto
il resto del paese. Roma verso la fine degli anni cinquanta conta gi pi di due milioni
di abitanti, la sua crescita demografica dopo la guerra stata rapida e scomposta,
lespansione urbanistica stata imponente e continua, venivano cos alla luce nuovi
quartieri, edifici, ponti, strade, tangenziali. Lemigrazione interna con cui la citt viene
investita con il conseguente versamento della popolazione contadina amplifica il
problema della casa, un problema che gi allora era molto grave, sono circa
cinquantamila le persone che vivevano in baracche strette e in condizioni del tutto
precarie ai margini della citt. La capitale non dunque solo quello che sembra, la
stessa abbagliante via Veneto nasconde dei fatti del tutto ambigui: negli alberghi della
dolce vita non vi alloggiano solo attori e addetti ai lavori cinematografici, vi trovano
posto anche le spie. Gli agenti segreti, per lo pi italiani, tenevano docchio via Veneto
non solo perch centro della mondanit cinematografica, ma perch spesso e
volentieri le trattative di importanti affari di rilievo venivano concordati su un tavolino
di un caff della famosa strada. Affari delle volte sporchi che sincrociavano spesso
con belle ragazze e ricchi quanto loschi personaggi. Di strani festinie di festini os
ce nera uno dietro laltro, secondo quanto si raccontavano tra loro i paparazzi mentre
fumavano rapidamente sigarette che non finivano mai perch gettate di fretta per
terra per andare a fare unaltra corsa dietro la strampalata coppia del momento, o
dietro lattricetta che se ne andava in giro solitaria lungo la via del Cinema. Un
mondo ludico, spesso erotico, che coinvolgeva si pu dire quasi tutta Roma, senza
contare poi i pi grandi personaggi del periodo come Jean Cocteau, Sartre, lavvocato
Agnelli, Onassis, Bernardo Bertolucci, Guttuso, Mazzacurati, Elsa Morante, Moravia,
Pasolini, la lista potrebbe andare avanti ancora a lungo. Ma la dolce vita non fu solo
tutta rose e fiori, gli anni del dopoguerra furono anni di trame scritte per lo pi dai
servizi segreti, dalla massoneria deviata, dai complotti politici, dai numerosi fondi neri,
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dalla politica del petrolio. Tutti questi dati, come vedremo, sincroceranno con la
giovane vita della bella tedesca che sognava solo di fare dei film e che per per
qualche oscura ragione si trov agonizzante e morente su un androne di un palazzo
romano.

Tempi turbolenti
Lemblema perfetto che incarn il boom economico nel periodo della dolce vita fu la
motorizzazione del Paese. Se in questo paese sappiamo fare le automobili, dobbiamo
saper fare anche la benzina con questa massima simpone allattenzione di tutti
Enrico Mattei, un grande dirigente pubblico italiano, un manager come viene
chiamato oggi che a capo dellEni sfid i signori del petrolio. La sua morte, avvenuta in
circostanze poco chiare, ha seguito circa sei mesi dopo quella dellaspirante attrice
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Christa Wanninger. Non certo un mistero che via Veneto fosse frequentata
assiduamente da spie assoldate da diverse compagnie petrolifere di tutto il mondo,
quelle stesse compagnie che vedevano Mattei una minaccia per i loro affari italiani.
Non vi dubbio che luomo diventer una notevole spina nel fianco delle imprese del
petrolio internazionali,

non solo nellambito italiano, ma anche in altre aree del

mondo. Del caso Mattei se n parlato molto, e per molto tempo: cera chi sosteneva
che lavessero tolto di mezzo le sette sorelle, come venivano chiamate le sette pi
grandi compagnie petrolifere mondiali, e chi sosteneva che la sua morte fosse
dattribuire ad una politica interna. Furono gli inglesi i primi a capire se il governo
italiano ispira o si limita a coprire le scorribande dellEni, o se pronto a scaricare il
leader del cane a sei zampe. Meno vaghi, anche se sorprendentemente ostili all'Eni,
appaiono due diplomatici italiani. Un funzionario del Foreign Office contatta a Londra
un diplomatico italiano, Prunas: "La sua impressione che, se non affrontato in
maniera appropriata, Mattei potrebbe diventare pericoloso: e nel dirmi ci", specifica
Mr. Beeley, "mi ha chiesto di mantenere il massimo riserbo". Lo stesso riserbo che in
tempi non sospetti il segretario generale della Farnesina, marchese Rossi-Longhi,
chiede a Mr. Hohler, incaricato d'affari dell'ambasciata: "Secondo Rossi-Longhi
potremmo raggiungere migliori risultati assumendo un atteggiamento fermo e
piuttosto duro con Mattei". Mattei insiste nel suo gioco, anche se forse non si rende
conto che sta oltrepassando il terreno petrolifero per entrare di slancio nel campo
scivoloso degli equilibri geopolitici. E di nuovo un italiano, il banchiere Lolli, Bnl, a
mettere sull'avviso gli inglesi: "I sentimenti antiamericani di Mattei sono cos forti che
potrebbero trasformarsi in un pericolo sostanziale. In altre parole, potrebbe
commettere qualche sciocchezza". C una grande pressione sul manager italiano,
lunico leader italiano che tiene testa a Mattei Fanfani. Nel 1961 lallora presidente
del Consiglio convoca a Palazzo Chigi Arnold Hofland, responsabile del settore Europa
meridionale della Shell. Fanfani tenta una spericolata mediazione, la segreteria
dellambasciata britannica asseriva: Personalmente il premier non vede di buon
occhio lintesa con Mosca e si detto pronto ad annullarla. A patto che per Mattei sia
messo a condizione di aggiudicarsi quei diritti estrattivi che permetterebbero allItalia
di disporre di una fonte di rifornimento autonoma. Il colloquio dura due ore e mezzo,
ma non produce risultati. Peggio: Hofland concorda con lambasciatore sul fatto che
Mattei risulta essere sempre pi pericoloso. Insomma lEni incoraggia lautarchia
energetica a scapito dellInghilterra. Nellautunno del 1962 dunque il Ministero degli
Esteri di Sua Maest fanno il punto sulla situazione di Mattei e i funzionari britannici
incalzano la loro attenzione nei confronti del presidente dellEni. Incominciano ad
abbondare le schede, i rapporti, i memorandum. Questo si legge in un rapporto del
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Foreign Office alla legazione britannica di Washington: Mattei punta in alto. A nostro
parere un manager tosto e un uomo potente nonch pericoloso. Dalle diverse fonti
si capisce che il pericolo doppio: riguarda da un lato le questioni dellenergia, ma
dallaltro va a sbattere sulle alleanze e sulla stabilit di intere aree del mondo a partire
del Medio Oriente, per giunta allindomani della crisi di Suez. Il guaio supplementare
che dellanticolonialismo questo italiano ha fatto una bandiera. Il petrolio il mezzo
per affermare una politica sociale e nazionale: I successi in Egitto e Persia gli hanno
dato alla testa. Di fatto ha dato fuoco alle navi. Le compagnie petrolifere
cominciano a preoccuparsi seriamente della loro posizione in Italia, avvisa laddetto
commerciale dallambasciata di Roma nel 1960, e continua: In futuro non vi dubbio
che potrebbe fornire di petrolio Pechino e quanti altri avessero bisogno da quelle
parti. C parecchio nervosismo allambasciata di Roma, al ministero dellEnergia, alla
British Petroleum, alla Shell. Sempre il Foreign Office inserisce in un gi corposo
dossier una strana, ma eloquente nota, la spedisce su carta intestata un non meglio
identificato

Mr.

Searight:

Di

recente

una

certa

persona

ha

sostenuto

una

conversazione con una importante personalit dellindustria petrolifera che entrata


in contatto con Mattei. A suo dire, Mattei gli avrebbe confidato la seguente riflessione:
Ci ho messo sette anni per condurre il governo italiano verso unapertura a sinistra. E
posso dire che ce ne vorranno di meno per far uscire lItalia dalla Nato e metterla alla
testa dei Paesi neutrali. I Non Allineati, come si diceva in quegli anni. Aggiunge la
noticina: Non ci sono motivi per dubitare che tali affermazioni siano state
effettivamente fatte. Questo era, precisamente, il vero clima che si respirava nelle
strade della capitale, un clima da romanzi di spionaggio, e spesso anche di veri e
propri romanzi del mistero.
Dopo che laereo su cui viaggiava Mattei cadde comparvero sul luogo dellincidente
strani personaggi in borghese che si aggiravano per il luogo parlando con tutti i
possibili testimoni, facevano domande, a un carabiniere che si trovava l sembrano
agenti dei servizi segreti. Il nubifragio che si era imbattuto sul posto non ferm
certamente i giornalisti che erano accorsi per scrivere i primi pezzi di quanto era
successo, facendo le prime interviste alla gente del posto arrivano a sapere che sono
stati in molti ad udire e a vedere unesplosione nel cielo della notte. Unesplosione
poco prima che quello stesso aereo precipitasse. C anche unintervista che un
inviato della RAI fa ad un agricoltore della zona, Mario Ronchi, ma stranamente nel
momento in cui era stata mandata in onda c un buco di silenzio durante la
dichiarazione dellagricoltore. Comunque sia Mario Ronchi la mattina dopo viene
prelevato dalla sua cascina e portato ad una sede della SNAM, lo tengono qualche ora,
giusto il tempo di fargli un discorso, un discorso che sembra pi un invito a farsi gli
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affari propri. Intanto il fango consegna i resti del piccolo aereo, questultimi con la
scusa di essere infangati vengono lavati, cos con lacqua vanno via ulteriori impronte
fondamentali per ricostruire la scena del fatale incidente. Ma la commissione
dinchiesta unidea se lera gi fatta: le condizioni atmosferiche, prima che laereo
partisse per quel volo, non erano gi delle migliori. Nel marzo del 1966 il caso venne
archiviato, Enrico Mattei e i suoi compagni di volo sono morti in un incidente aereo.
Facciamo un piccolo passo indietro, Mattei sapeva che per fare dellItalia una potenza
petrolifera bisognava andare a scovare il petrolio nei paesi del terzo mondo, in
quellaree dove operavano gi da tempo le Sette Sorelle, ovvero le sette pi grandi
compagnie produttrici di petrolio. A differenza delle Sette Sorelle, che lasciano al
paese produttore il 50% dei profitti, Mattei lascia agli stessi paesi produttori il 75%. Lo
fa con tutti, anche con lUnione Sovietica, e cera chi diceva che cos facendo metteva
in crisi il blocco occidentale.
Saltava agli occhi di tutti quindi che oltre a fare lindustriale Mattei faceva anche
politica, una politica che andava scomoda per certi altri. Come ad esempio agli inglesi,

1-Christa Wanninger: escort dantan, agente segreto della Odessa o infiltrata nella
rete nazista clandestina per sgominarla?
2-La vittima era stata esposta alla pruriginosa fantasia della societ, le operazioni di
polizia comportavano sempre una certa necessaria impudicizia nello svolgere le
indagini.
3-Nelle pagine dei quotidiani dominavano la meraviglia e lincertezza, il caso era noto
nei minimi particolari eppure non si riusciva a trarne conclusioni sensate.
4-La stampa e lopinione pubblica da un lato deploravano le impertinenti e scandalose
conclusioni da bar, dallaltro erano ben felici di avanzarne di proprie.
5-Quando si parla della morte di Christa Wanninger una sola la domanda che
emerge: di cosa era venuta in conoscenza la ragazza? Che cosa aveva saputo che poi
lha portata alla morte?