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Peanuts forever

Perch la striscia di Charles Sparky


Schulz, a quindici anni dalla morte del suo
creatore, pi popolare che mai.
di Stefano Priarone | 13 Novembre 2015
ore 17:25

Mai un titolo di una serie a fumetti stato


pi sbagliato. Peanuts significa
noccioline, cose di poco conto. Ma la serie a

strisce creata nel 1950 da Charles Monroe


Schulz non solo lo ha reso, grazie
soprattutto al merchandising, il cartoonist
pi ricco della storia, ma a oltre quindici
anni dalla sua morte (il 12 febbraio 2000)
pi viva che mai. Al museo Wow del
fumetto di Milano (in Viale Campania 12)
c la mostra Il fantastico mondo dei
Peanuts (fino al 10 gennaio 2016), dalla
scorsa settimana nelle sale arrivato
Snoopy and Friends, il primo film
animato in 3D dedicato ai personaggi di
Schulz. A quindici anni dalla scomparsa di
Sparky (come veniva chiamato Schulz
dagli amici) i suoi personaggi sono sempre
nellimmaginario collettivo, dal timido
Charlie Brown, innamorato della
leggendaria ragazzina dai capelli rossi
alla bambina Alpha (come la si
definirebbe adesso) Lucy, allintellettuale
Linus con la sua coperta, alla bambina

hippie Piperita Patty e, soprattutto, al


geniale, simpaticissimo cane Snoopy.

Penso che con la sua striscia Schulz abbia


colpito quel punto cruciale fra carino e

amabile e profondo e commovente, dice al


Foglio Gary Groth (nella foto a sinistra),
noto critico fumettistico statunitense,
amico di Schulz e della sua famiglia ed
editore, con la sua Fantagraphics, di tutte le
strisce dei Peanuts in ordine cronologico
in curatissimi volumi (manca solo un libro
alla fine). "Gli americani hanno bisogno che
qualcosa sia carino e amabile perch
altrimenti a loro non piace, ma il fatto che
sia anche profondo e commovente un
bonus. In questo senso la serie stata un
elemento della cultura di massa
terribilmente sovversivo: Schulz seduceva i
lettori spingendoli verso la striscia e loro
uscivano dalla lettura con pi di quello che
avevano chiesto (ovviamente se erano
abbastanza intelligenti da capirlo, sono
certo che molti non lo erano)".
Una striscia a fumetti popolarissima e al
tempo stesso totalmente personale: in dieci

lustri Schulz lha scritta e disegnata tutta da


solo, ci ha messo dentro tutto il suo mondo,
ed morto (era nato nel 1922) il giorno
prima che uscisse la sua ultima pagina,
dove, per motivi di salute, si congedava
dalla serie.
In Italia siamo stati legati per decenni
allanalisi della striscia di Umberto Eco del
1965, per quanto allepoca Schulz non
avesse ancora creato personaggi importanti
come Piperita Patty. Gi a met degli anni
Novanta Giuseppe Pollicelli, adesso firma
di Libero e allepoca giovane critico
fumettistico, laveva contestata in un
articolo sulla rivista If. Pollicelli ribatteva
a Eco che i piccoli protagonisti non soltanto
rispecchiano le nevrosi e le angosce
delluomo moderno, come sosteneva lui ma
si comportano come bambini tout court.
La coperta feticcio di Linus trova perfetta
corrispondenza nei bambolotti di pezza che

la quasi totalit dei bambini solita tenere


con s durante la notte. () La cattiveria,
legoismo e il cinismo di Lucy sono
facilmente riscontrabili nei bambini in
carne e ossa; i tormenti interiori di Charlie
Brown sono quelli di un ragazzino timido e
ipersensibile che non si capacita della
crudelt del mondo e non riesce, anzi non
vuole adeguarvisi.

Se Eco scrive che Charlie Brown


assolutamente normale, Pollicelli
giustamente replica che in realt molto
pi intelligente e onesto degli altri bambini:
non si rifugia in tic e manie di comodo
come fanno gli altri (anche il suo cane in
fondo ha lunica colpa di essere fragile).
Certamente Charlie Brown lalter ego di
Schulz, ci dice Groth, ma ritengo che
molti degli altri personaggi rappresentino
parti della sua personalit. Snoopy era il
lato estroso, fantasioso, giocoso, Schroeder
era la parte di lui che amava la musica (e lui
amava tantissimo la musica), Lucy e
Piperita Patty rappresentavano
indubbiamente il suo modo di rapportarsi a
forti figure femminili (a loro volta
profondamente diverse). Non penso che
Franklin fosse una parte di Schulz, ma
stato importante che introducesse un
personaggio di colore, anche al prezzo di
far togliere la striscia da vari quotidiani nel

sud degli States. Forse Franklin


rappresentava il coraggio di Schulz.
La serie ha superato ogni possibile moda.
Negli anni Sessanta, leroe totemico,
specialmente in Italia (aveva dato nome a
una famosa rivista intellettuale di
fumetti) era Linus, il fratello della bisbetica
Lucy, che gira portandosi sempre dietro
una coperta come protezione, in seguito
diventato Snoopy, il personaggio simbolo
della serie.
Snoopy, la star

Snoopy, il cane di Charlie Brown (per lui


il bambino con la testa tonda) , appare
quasi subito nella striscia, ma solo dalla
seconda met degli anni Sessanta che si
umanizza in maniera definitiva. iniziando a
camminare su due zampe e a usare la sua
immaginazione e i suoi molteplici talenti.
Inizialmente, come scrive David Michaelis
nella sua monumentale (e discutibile, come
vedremo) biografia di Schulz (Schulz e i
Peanuts, Tunu) Snoopy modellato su

Spike, il cane che lautore aveva da


bambino (e infatti si scoprir che Snoopy
ha un fratello di nome Spike), ma, a poco a
poco, diventa qualcosa di diverso. Quasi da
subito leggiamo i suoi pensieri, per dalla
fine degli anni Sessanta, quando arriva
come sua spalla luccello Woodstock (nome
ispirato allepocale festival rock), siamo
totalmente immersi nelle sue fantasie.
Snoopy , fra gli altri, aviatore (un vero
asso) della prima guerra mondiale, il
sedicente playboy Joe Falchetto (in
originale Joe Cool, Joe il Figo), come lo
stesso Schulz amico di Bill Mauldin,
celebre fumettista esperto in fumetti di
guerra, un principe del foro e,
soprattutto, uno scrittore incompreso
(manda sempre dattiloscritti che gli
vengono regolarmente rifiutati, celebre
lincipit dei suoi romanzi: Era una notte
buia e tempestosa), un atleta capace di

cimentarsi in diversi sport, in genere


praticati dallo stesso Schulz, da golf
allhockey, al tennis.
Le avventure di Snoopy portano un tocco di
surreale nella striscia e non sappiamo mai
cosa sia davvero reale e cosa no.
E quanto realmente grossa la sua cuccia,
visto che pu ospitare Woodstock e i suoi
amici volatili, ha un megaschermo
televisivo, un tavolo da biliardo, un Van
Gogh e pure la vasca idromassaggio?

invece perfettamente realistico il ritratto


di Snoopy tennista. Il bracchetto un
tennista umorale e rissoso, capace di tutto
pur di vincere. Fa rimbalzare la pallina a
lungo prima di servire per far innervosire
lavversario (e questo in una striscia del
1973, molto prima che Ivan Lendl, famoso
per le lunghe pause tra un servizio e laltro,
diventasse professionista), irride il suo
antagonista dopo avergli fatto un ace,
chiama falli di piede a pi non posso,
esageratamente polemico. Insomma, una
sorta di versione canina di John McEnroe,

ed quindi piuttosto logico che in una


striscia del 1980 si sia mascherato da John
McEnroe (il McEnroe SuperBrat dellepoca,
con tanto di fascia tra i capelli). In unaltra
striscia si maschera da Tracy Austin, in
unaltra da John Newcombe, ma lalter ego
tennistico di Snoopy proprio Mac: il
bracchetto non avr il suo stesso talento,
ma sono entrambi molto brillanti, dotati di
una forte personalit, due vere star.
Memorabili i suoi detti tennistici: Chi di
falsa chiamata ferisce di falsa chiamata
perisce. Non ho inventato io il doppio
fallo lho solo messo a punto.
Lettori piccoli e sapienti
Il fascino dei Peanuts anche dato dal
fatto che il lettore ci si pu riconoscere
(persino un appassionato di tennis che sa
poco o nulla di comics si pu identificare in
Snoopy tennista). Come tutti i grandi

narratori, Schulz ha raccontato se stesso e


milioni di lettori si sono visti in Snoopy
piuttosto che in Linus, in Lucy piuttosto
che in Piperita Patty, in Charlie Brown
piuttosto che in sua sorella Sally. La sua
striscia stata un grande romanzo
americano.

Peccato per, che a detta di Groth (ma noi

concordiamo con lui) il suo biografo


Michaelis lo abbia capito poco. La sua
biografia di Sparky indubbiamente ben
scritta e ben documentata, certamente una
delle biografia di un fumettista meglio
scritte che siano mai state pubblicate. Per
a mio avviso presenta due problemi: in
primo luogo, Michaelis non ha mai davvero
capito i fumetti, li ha capiti dal punto di
vista intellettuale, ma non da quello
emotivo. Non ama il medium, non si
diverte a leggere fumetti. Inoltre, nel suo
sforzo di smentire limmagine zuccherosa e
familiare di Schulz nella cultura pop tende
a interpretare quasi sempre nella maniera
pi negativa possibile commenti di Sparky
o eventi della sua vita, a volte dandone una
visione davvero assurda e fuori dalla
realt.

La capacit del lettore comune di capire la


striscia, e i problemi di Michaelis (e, in
parte, anche di Eco, che pure i fumetti li ha
sempre amati), ci fanno venire in mente
queste parole di Ges nel Vangelo di
Matteo, che ci stanno bene visto che la
Bibbia spesso citata nei Peanuts (Schulz
era un ottimo conoscitore della Sacra
Scrittura e aveva persino insegnato
catechismo per anni, anche se nellultimo
periodo era diventato piuttosto scettico):
"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e
della terra, perch hai nascosto queste cose
ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai
piccoli".
Aprs les Peanuts?
Torniamo da Groth. La sua Fantagraphics
famosa per ristampare classici americani
del fumetto (il Popeye di E. C. Segar, il
Paperino e il Paperone di Carl Barks, il

Topolino di Floyd Gotttfredson), ma i


Peanuts sono davvero una serie speciale.
Ed strano essere quasi arrivati alla fine.
Mi sento orgoglioso per averla pubblicata
e al tempo stesso commosso. Ricordo
quando ne ho parlato per la prima volta
con Sparky: eravamo seduti a un tavolo
vicino alla sua pista di pattinaggio a Santa
Rosa. Cinque anni dopo, io e Seth (designer
della grafica dei volumi) eravamo nel suo
studio, dopo la sua morte, a presentare il
progetto alla vedova Jeannie. Conoscere
Sparky stato un privilegio e Jeannie ci ha
sempre aiutato specie allinizio quando ha
approvato il progetto. Per sono
preoccupato per il senso di vuoto che mi
colpir quando avremo pubblicato il
ventiseiesimo e ultimo volume nella
primavera del 2016. Cosa puoi fare, dove
puoi andare dopo i Peanuts?