Sei sulla pagina 1di 10

AS 03 [2004] 195-204

Studi e ricerche

Christian Albini *

Abitare
la societ in rete

195

no dei fenomeni sociali pi importanti degli ultimi decenni senzaltro la diffusione


pervasiva delle tecnologie di comunicazione telematiche (ICT: Information and Communication Technologies). Le ICT, realizzando una compressione dello spazio e del tempo, riducono fortemente gli
ostacoli della comunicazione, la quale avviene con modalit inedite. possibile scambiare informazioni in tempo reale a qualunque distanza geografica. Come abbiamo gi avuto modo di spiegare, al di l del fatto tecnologico, lutilizzo
delle ICT modifica in parte le relazioni di scambio tra gli individui e coinvolge
le loro convinzioni morali 1. Le conseguenze sono maggiormente evidenti in
campo economico, ma la societ intera ad esserne investita.
1. Cosa si intende con societ in rete

Il nuovo sistema tecnologico impostato in base alla logica di rete, le cui


applicazioni sono state sviluppate con le ricerche che hanno portato a Internet.
Il diffondersi di queste applicazioni e della loro logica di funzionamento ha
una tale portata che Manuel Castells, il maggiore studioso degli effetti sociali
delle ICT, ha coniato il concetto di societ in rete, cio di un assetto sociale
modellato dalla logica di rete 2. Questo contributo cerca di precisare, in una
prospettiva sociologica, che cosa si intenda con societ in rete e di individuare
le ripercussioni di questo nuovo assetto su alcune grandi questioni di interesse
generale.
* Redattore capo di CON Lavori, organizzazioni, soggetti.
1 Cfr ALBINI C., Etica e scambi nella new economy, in Aggiornamenti Sociali, 12 (2001) 849-858; ID.,
Internet come luogo di scelte, in Aggiornamenti Sociali, 1 (2003) 31-39.
2 Gi negli anni Cinquanta erano state formulate delle teorie che impiegavano la rete come immagine,
variabile a seconda dei casi, per descrivere e analizzare le relazioni sociali: cfr COLLINS R., Teorie sociologiche, il Mulino, Bologna 1992 (ed. orig. 1988), 511-559; DI NICOLA P., La rete metafora dellappartenenza,
Franco Angeli, Milano 1998. Lipotesi di Castells, invece, vede la rete come una struttura invariabile incorporata nellapparato tecnologico a cui le relazioni sociali si conformano.

196

Christian Albini

Sostanzialmente una rete, nel senso inteso da Castells, un insieme di


nodi reciprocamente uniti da connessioni. Nessuno dei nodi gerarchicamente pi importante degli altri e non esiste un centro con funzioni di coordinamento e di controllo. Ciascun nodo potenzialmente in connessione con tutti
gli altri, in un interscambio continuo di informazioni. La rete non semplicemente la somma degli elementi che la compongono, ma ci che nasce dalle
relazioni che li connettono. Che cosa sia concretamente un nodo spiega
Castells dipende dal tipo di reti reali cui si fa riferimento. Sono nodi le
piazze finanziarie, con i loro centri ausiliari di servizi avanzati, immersi nella
rete dei flussi finanziari globali. Sono nodi i commissari europei e i Consigli dei
Ministri nazionali, della rete politica che governa lUnione Europea. Sono nodi
i campi della coca e delloppio, i laboratori clandestini, le piste datterraggio
segrete, le gang di strada e le istituzioni finanziarie per il riciclaggio del denaro sporco nella rete del traffico di droga che compenetra le economie, le societ
e gli Stati di tutto il mondo. Sono nodi i sistemi televisivi, gli studi per la produzione dellintrattenimento, i milieu della computer grafica, le redazioni televisive e i dispositivi mobili che generano, trasmettono e ricevono segnali nella rete
globale dei nuovi media alla base dellespressione culturale e dellopinione
pubblica nellEt dellinformazione 3.
Limpiego delle ICT nei pi diversi settori dellattivit umana, il loro utilizzo da parte di persone di ogni appartenenza, la loro integrazione con ogni genere di tecnologia, le rendono capillarmente presenti nella nostra vita sociale.
Gli ambiti in cui penetrano le ICT si riorganizzano secondo il loro funzionamento e adottano la logica di rete che diviene cos la struttura basilare di una societ in cui per la prima volta lo sviluppo, lelaborazione e la trasmissione delle
informazioni diventano le fonti basilari della produttivit e del potere.
Le reti (o network) sono forme molto antiche dellattivit umana, ma hanno
preso una nuova vita nel nostro tempo, alimentate da Internet. I network, grazie alla loro intrinseca flessibilit e adattabilit due elementi cruciali per la
sopravvivenza e la prosperit in un ambiente in rapido cambiamento presentano straordinari vantaggi come strumenti organizzativi. Per questa ragione essi
stanno proliferando in tutti i campi delleconomia e della societ 4. lintroduzione delle ICT e in particolare di Internet a permettere alle reti un cos alto
grado di adattabilit e flessibilit che le rende appropriate alla gestione della
complessit del mondo contemporaneo.
Le reti sono strutture aperte che possono espandersi potenzialmente senza limiti. Una struttura sociale che si fonda su reti un sistema altamente dinamico che ben si adatta a uneconomia capitalista basata sullinnovazione, sulla
globalizzazione e su un incessante proceso di riadattamento.
3
4

CASTELLS M., La nascita della societ in rete, EGEA, Milano 2002 (ed. orig. 1996), 536.
CASTELLS M., Galassia Internet, Feltrinelli, Milano 2002 (ed. orig. 2001), 13.

Abitare la societ in rete

197

La convergenza tra levoluzione sociale e le tecnologie dellinformazione


scrive ancora Castells ha creato una nuova base materiale per lo svolgimento delle attivit in tutta la struttura sociale. Questa base materiale, incorporata nelle reti, contraddistingue i processi sociali dominanti, dando quindi forma alla stessa struttura sociale 5.
In altre parole, la rete divenuta la forma prevalente dei processi
sociali e si pu dire che viviamo in una vera e propria societ in rete.
2. Alcune obiezioni

Il concetto di societ in rete incontra opposizioni di cui bisogna tenere conto. Una delle pi forti viene da uno studioso della levatura di Ralf
Dahrendorf, che di recente lo ha definito una fantasia accademica.
Egli si riferisce, innanzi tutto, al lavoro delleconomista Adair Turner per
sostenere che in fin dei conti le ICT in campo economico non sostituiscono le
modalit di lavoro tipiche della old economy, ma pi semplicemente vi si affiancano. Turner distingue tra nuova economia high-tech e vecchia economia
high-touch, cio fra lalta tecnologia del mondo dellinformazione e le attivit a
diretto contatto con cose e persone; la realt un miscuglio di lavori basati sulla conoscenza e di vecchi lavori ordinari piuttosto che una societ delle reti 6.
Questa realt composita, aggiunge Dahrendorf, comporta che lo sviluppo delleconomia si concentri sul capitale, il quale ormai in grado di autoalimentarsi
senza ricorrere al lavoro. Infatti il modo migliore di realizzare profitti non pi
quello di vincolare i capitali con investimenti di lunga durata in attivit produttive e commerciali; le ICT consentono di collocarli allistante sui mercati finanziari, l dove conviene maggiormente di volta in volta, rendendoli di fatto indipendenti. I lavori ordinari sono funzionali ai servizi, alle comodit e ai piaceri,
ma il vero e proprio aumento della ricchezza dipende dalleconomia high-tech
che opera sul piano finanziario.
La cosiddetta societ dei servizi da tempo una denominazione fuorviante. Essa contiene una parte high-tech e una parte high-touch. Le banche e
le assicurazioni rientrano nella prima, i servizi personali nella seconda. Per lo
sviluppo delleconomia sono indispensabili solo le prime. In questo modo il capitale si reso per cos dire autonomo; il lavoro, e tanto pi il lavoro salariato,
serve sempre di meno. Daltra parte, nel mondo dei contatti il lavoro si reso
sempre pi autonomo; il capitale fisso, perfino le macchine hanno una funzione
limitata. Ma ci significa che per il futuro del capitalismo gran parte del lavoro
e dei lavoratori diventata superflua. Il capitale senza il lavoro immaginabile, anzi spesso quasi una realt 7.
5

CASTELLS M., La nascita della societ in rete, cit., 537.


Cfr TURNER A., Just Capital. Critica del capitalismo globale, Laterza, Bari 2002 (ed. orig. 2001).
7 DAHRENDORF R., Libert attiva. Sei lezioni su un mondo instabile, Laterza, Bari 2003 (ed. orig. 2003), 59.
6

198

Christian Albini

Dahrendorf guarda con preoccupazione a questa separazione tra capitale


e lavoro nella societ dellinformazione, separazione che fa ricadere il secondo
in forme di dipendenza pi primitive di quelle che conosceva la societ industriale evoluta. Il capitalismo crea un mondo scisso in due in cui solo lesigua
minoranza di chi detiene il capitale gode di una vera libert e ha delle opportunit di riuscire a incidere sulla societ che la circonda.
Possiamo fare due osservazioni al riguardo. La prima che Castells non
idealizza affatto la societ in rete. Anzi, un elemento basilare della sua analisi proprio la prevalenza del capitale con tutti i rischi di esclusione e di disuguaglianza nelle opportunit di vita che ne derivano 8. Inoltre, egli non nega affatto il permanere di forme economiche preesistenti alle reti. Sostiene, per,
che la portata dellaffermazione di queste ultime sia stata tale da rendere laccesso alle ICT cruciale ai fini della produttivit e della competitivit. Come anche Dahrendorf, lo si appena visto, riconosce. La posizione di Castells meno
ingenua di quel che si pu pensare e il problema che egli si pone far s che
tutti possano usufruire delle potenzialit di sviluppo personale e sociale offerte
dalle reti. Invece, il loro utilizzo prevalente per laccrescimento del capitale
equivale a un controllo esclusivo e senza vincoli delle sorti di molti da parte di
pochi. una alternativa tra due atteggiamenti opposti, che in unaltra occasione abbiamo denominato rispettivamente condivisione e possesso 9.
Il punto pi importante che non si tratta di una questione limitata alla sola dimensione economica, che pure decisiva. Non si pu ignorare che lefficacia economica dellorganizzazione a rete costituisce la base materiale del successo dei network. Le reti si diffondono perch sono convenienti, perch
funzionano. La critica di Dahrendorf non tiene conto della presenza capillare
delle reti in tutti gli ambiti sociali che giustifica lutilizzo della denominazione
di societ in rete.
3. Alcune conferme

A sostegno delle argomentazioni di Castells si possono menzionare riflessioni e ricerche effettuate in campi differenti della conoscenza umana che giungono a conclusioni analoghe.
In teologia stata addirittura formulata una sorta di anticipazione dei modelli sociali basati sullinterconnessione che suona estremamente sorprendente
poich precede le tesi di Castells di parecchi decenni. Il gesuita Pierre
Teilhard de Chardin, in seguito a studi in pi scienze naturali (paleontologia,
geologia, biologia), fin dagli anni Venti del secolo scorso ha affrontato il rapporto tra fede cristiana e fenomeno evolutivo. La sua concezione evoluzionistica
riassumibile nei termini di un incremento continuo della complessit e della
8
9

Cfr CASTELLS M., La nascita della societ in rete, cit., 535-543.


Cfr ALBINI C., Internet come luogo di scelte, cit., 37.

Abitare la societ in rete

199

coscienza, man mano che procede lorganizzazione della materia, che ha nelluomo il suo asse e la sua freccia.
Secondo Teilhard il prossimo stadio evolutivo non sar pi biologico, ma
sociologico, la socializzazione, in cui lumanit superer lindividualismo per
attuare una solidariet di pensiero, di volont, di azione: un fenomeno di armonizzazione delle coscienze. Il vero progresso va cercato in direzione di una
interpenetrazione delle coscienze. La socializzazione inaugura una nuova
realt fisica, potente, in cui tutti i pensieri individuali sono immersi e si influenzano reciprocamente sino a formare, con la loro molteplicit correlata, un
unico Spirito della Terra 10.
Questa realt di interpenetrazione ci che Teilhard de Chardin chiama
noo-sfera: limmagine della terra che appare al nostro sguardo non appena
riusciamo a intuire il mondo del pensiero che fluttua al di sopra della biosfera.
Una vera e propria rete delle coscienze alla cui attuazione la tecnologia d un
apporto determinante. Internet sembra essere un passo in quella direzione, tanto che il pensiero del gesuita francese viene oggi esaltato dalle cyberculture 11.
Uno dei principali limiti dellipotesi teilhardiana quello epistemologico:
come si giustifica la continuit tra realt fisico-biologica e realt sociale? Nelle
scienze della natura si ormai affermata una visione concettuale che forse lo
pu spiegare. Essa guarda alla vita come a un unico sistema complesso; perci
gli esseri viventi vanno presi in considerazione nelle connessioni che li uniscono e non separatamente, come enti isolati. La natura fondata sullinterdipendenza. Una sintesi di questo nuovo paradigma stata elaborata dal fisico americano Fritjof Capra con limmagine della rete della vita 12.
Successivamente Capra ha esteso tale visione alla realt sociale in base allassunto che tutti i sistemi viventi si basano su schemi di organizzazione simili.
Quindi, le conoscenze riguardo alle reti biologiche possono aiutare la comprensione della societ. La sua conclusione che lo schema di organizzazione fondamentale della vita quello reticolare: A tutti i livelli in cui la vita si esprime
dalle reti metaboliche allinterno delle cellule alle catene alimentari degli ecosistemi e alle reti di comunicazioni nella societ umana , i componenti di questi
sistemi viventi sono collegati fra loro secondo uno schema reticolare. In particolare, abbiamo visto che, nella nostra era dellinformatica, le funzioni e i processi
sociali si vanno sempre pi organizzando attorno a delle reti 13.
Gli esempi portati da Capra della teoria reticolare sono i mercati finanziari,
i media e le ONG globali, che confermano come lorganizzazione reticolare sia diventata un importante fenomeno sociale e una fondamentale fonte di potere.
10 TEILHARD DE CHARDIN P., Lenergia umana. Tra scienza e fede, Pratiche Editrice, Milano 1997 (ed.
orig. 1962), 150. Cfr CANTONI A., Pierre Teilhard de Chardin. Saggi di antropogenesi, Benucci, Perugia 1996.
11 Cfr FORMENTI C., Incantati dalla rete, Cortina, Milano 2000, 59-71.
12 Cfr CAPRA F., La rete della vita, Rizzoli, Milano 1997 (ed. orig. 1996).
13 CAPRA F., La scienza della vita, Rizzoli, Milano 2002 (ed. orig. 2002), 379 s.

200

Christian Albini

I matematici Duncan Watts e Steve Strogatz, della Cornell University di


Ithaca (USA), hanno contribuito a chiarire queste tesi studiando le conclusioni
cui era giunto negli anni Sessanta lo psicologo Stanley Milgram. Egli, facendo
delle ricerche sulla rete di relazioni interpersonali che collega le persone di
una comunit, elabor la teoria del piccolo mondo secondo cui la struttura
delle relazioni sociali tale che due individui qualsiasi sono separati in media
da non pi di sei intermediari. Esistono numerose prove empiriche che, nonostante lenorme numero degli abitanti del pianeta e la loro dispersione, i collegamenti tra gli individui risultano essere alquanto ravvicinati.
Watts e Strogatz hanno elaborato un modello di rete, denominata rete
piccolo mondo, che spiega questo fenomeno: una rete ordinata in cui ciascun nodo connesso con alcuni dei punti vicini e in cui esistono anche alcune
connessioni casuali di lunga distanza. Queste ultime abbassano notevolmente i
gradi di separazione fra due punti qualsiasi. Pensiamo di vivere in una rete ordinata e di voler andare da un punto A a un lontano punto B. Purtroppo ci significa, inevitabilmente, iniziare una dura marcia passo passo, perch le connessioni di una rete ordinata collegano solo punti vicini tra loro: non vi sono
scorciatoie o ponti lontani. Ma se introduciamo alcune connessioni casuali, la
rete si trasforma; per puro caso, alcune nuove connessioni finiranno per congiungere punti molto lontani 14.
In seguito, il fisico Albert Barabsi e la sua quipe hanno rilevato che lintroduzione, in aggiunta ai punti di lunga distanza, di alcuni punti strategici
con unalta concentrazione di connessioni aumenta ulteriormente lefficienza delle reti piccolo mondo. Si constatato che tale modello rispecchia il
funzionamento di Internet, le relazioni interpersonali (amicali, di comunicazione, economiche, professionali, ecc.), lorganizzazione dellecosistema, persino
la struttura del sistema nervoso umano e delle cellule.
Possiamo a questo punto sostenere che la societ in rete pi di una fantasia o di una semplice ipotesi, ma un concetto plausibile che indica un nuovo
modo di stare nella societ: essa costituirebbe lattuazione a livello sociale, resa possibile dal processo di globalizzazione, di una struttura logica che gi si ritrova in natura.
4. Conseguenze

Abitare una societ in rete offre opportunit nuove. Essere connessi una
forma di relazione per mezzo della quale gli attori possono estendere la propria
capacit di azione. In proposito si possono assumere due atteggiamenti di
fondo alternativi, che abbiamo individuato discutendo le interazioni mediate
da Internet, indicati come possesso e condivisione. In seguito abbiamo affer14 Cos viene spiegata la teoria dei due matematici in BUCHANAN M., Nexus, Mondadori, Milano 2003
(ed. orig. 2003), 59.

Abitare la societ in rete

201

mato che la scelta tra i due un passaggio cruciale per la costruzione di un futuro pi giusto e pi umano 15. La prospettiva di rete chiarisce come mai questa
unopzione decisiva.
Il punto essenziale il modo in cui le connessioni si distribuiscono allinterno della rete. Nel caso di una concentrazione troppo forte di connessioni in
pochi nodi strategici controllati da un numero ristretto di soggetti si produce un
effetto assai negativo: una estrema disuguaglianza tra pochi, dotati in misura
immensa di potere e risorse, e molti che sono privi di accesso a tali opportunit.
una nuova forma di controllo e di sfruttamento esercitata indirettamente attraverso lasservimento dei flussi di informazioni che mettono in relazione le
persone e non direttamente attraverso lasservimento degli individui, come avveniva nella societ industriale. Essa risulta cos anche pi difficile da contrastare per la sua immaterialit. Questo lo scenario risultante dal prevalere dellatteggiamento di possesso, il quale mira a un controllo ristretto ed esclusivo
della rete e delle sue potenzialit.
Allopposto la condivisione tende a facilitare laccesso alla rete e a massimizzare le possibilit di connessione di ciascuno, indistintamente. Anche i cristiani dovrebbero fare propria lopzione per la condivisione, perch essa intensifica lunione fra gli uomini, accresce la solidariet e favorisce il bene comune,
come dimostrano le scelte ad essa corrispondenti. Ne riportiamo alcune delle
pi significative, veri e propri esempi di come abitare la societ in rete rispetto
a problematiche di notevole portata.
a) Politiche di sviluppo

Le grandi organizzazioni economiche internazionali (Organizzazione Mondiale del Commercio, Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale) tendono a considerarsi gli attori pi idonei a orientare i processi di crescita delle nazioni in via di sviluppo attraverso decisioni centralizzate. I loro programmi sono
proiettati sul medio-lungo periodo e prevedono interventi graduali. Di recente
al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston si iniziato a discutere se nei Paesi in via di sviluppo sia possibile un leapfrog, cio un vero e proprio balzo storico con il quale saltare a pi pari diversi stadi di sviluppo e passare direttamente a un modello di crescita basato sulle nuove tecnologie dellinformazione. In base a questa ipotesi la priorit per lo sviluppo diverrebbe
lobiettivo di colmare il digital divide (divario digitale), cio la nuova forma di
esclusione che colpisce coloro che sono impossibilitati ad accedere alle ICT in
quanto privi di mezzi o conoscenze adeguati. Quasi il 90% delle connessioni a
Internet sono concentrate nei Paesi gi industrializzati e non sono alla portata
delle fasce inferiori di reddito. Si tratta di una penalizzazione ulteriore per chi
15

Cfr ALBINI C., Quale cristianesimo in una societ globalizzata?, Paoline Editoriale Libri, Milano 2003.

202

Christian Albini

povero in partenza, perch lo taglia fuori da un considerevole strumento di produzione di ricchezza e di scambio di informazioni.
Il presupposto del leapfrog che nella societ in rete laccesso non deve
essere considerato un bene secondario di cui usufruire una volta garantite condizioni dignitose di esistenza, bens il fattore chiave di sviluppo che oggi pu
consentire di realizzare quelle condizioni. La condivisione delle ICT offrirebbe
cos agli svantaggiati loccasione di essere i protagonisti del proprio riscatto, invece che semplici destinatari di iniziative altrui 16.
Unapplicazione della logica di rete che va in questa direzione costituita
dalle reti di collaborazione solidale del Brasile. una esperienza alla quale
si stanno avvicinando i progetti di sviluppo dellIPSIA (Istituto Pace Sviluppo
Innovazione ACLI), lorganizzazione non governativa di cooperazione internazionale delle ACLI. Si tratta di una rete che integra soggetti diversi (associazioni,
gruppi, movimenti e un insieme di microimprese di produzione, servizi e consumi) i quali praticano il consumo solidale, cio danno preferenza in tutte le loro scelte di consumo ai prodotti della rete stessa. La ricchezza prodotta dalla
rete rimane cos al suo interno finanziandone lo sviluppo economico e lampliamento 17. Soggetti che isolatamente risulterebbero molto deboli, insieme riescono ad aiutarsi e a crescere. La caratteristica delle ICT di mettere in connessione
un numero di nodi potenzialmente infinito pu far raggiungere alle reti di collaborazione solidale una dimensione considerevole offrendo una opportunit di
sviluppo a un gran numero di persone.
b) Cambiamento socio-culturale

La rete ha ormai sopravanzato le fabbriche, le sedi di partito e le universit


come luogo di elaborazione di nuove idee e prassi con laspirazione a cambiare
il mondo in una qualche misura.
I movimenti sociali del Ventunesimo secolo scrive Castells , le
azioni politiche finalizzate alla trasformazione di valori e istituzioni della societ
si manifestano attraverso Internet. Il movimento sindacale, un sopravvissuto
dellet industriale, connette, organizza e mobilita con Internet. E cos fanno il
movimento ambientalista, quello delle donne, diversi movimenti per i diritti
umani, i movimenti per lidentit etnica, i movimenti religiosi, i movimenti nazionalisti, i difensori/propugnatori di una lista infinita di progetti culturali e di
cause politiche. Il cyberspazio divenuto unagor elettronica globale dove la
diversit del malcontento umano esplode in una cacofonia di accenti. []
Ma Internet pi che un semplice strumento a portata di mano. Internet
si adatta alle caratteristiche dei movimenti sociali dellEt dellinformazione.
Questi movimenti hanno trovato il loro mezzo di organizzazione appropriato,
16
17

Cfr ZOCCHI P., Internet. La democrazia possibile, Guerini e Associati, Milano 2003.
Cfr MANCE E. A., La rivoluzione delle reti, EMI, Bologna 2003 (ed. orig. 2001).

Abitare la societ in rete

203

hanno sviluppato e aperto nuove strade per il cambiamento sociale e accrescono il ruolo di Internet come medium privilegiato 18.
La concentrazione dei grandi mezzi di comunicazione in mano a pochi
gruppi prospetta grandi rischi di omologazione e di manipolazione dellopinione pubblica. Nonostante ci, progetti e valori controcorrente possono propagarsi
a partire da piccoli gruppi e realt locali che li condividono con altri avvalendosi
delle ICT. Ci sono minoranze attive che fanno parte di reti informali, sotterranee,
radicate nella vita quotidiana e non orientate allazione pubblica, reti che sfuggono al controllo dei grandi monopoli. Queste ultime possono amplificare quel che
viene elaborato nei loro nodi fino al punto di generare nuovi codici che sfidano i significati dominanti. accaduto con il movimento zapatista che ha dato risonanza mondiale alle voci delle comunit indigene del Chiapas sottraendosi al
controllo dellinformazione esercitato dal Governo messicano; accaduto lo scorso anno con i sostenitori della pace che in brevissimo tempo si sono unificati in
vaste mobilitazioni transnazionali assolutamente non istituzionalizzate. In negativo accaduto con i gruppi del terrorismo fondamentalista che sono riusciti a
strutturarsi e a guadagnare adesioni allinterno delle societ che vogliono colpire.
c) Democrazia

Il tema dellimpatto dei media sulla politica ha assunto una centralit nuova con laffermazione delle tecnologie interattive della comunicazione: leader,
partiti, Governi, istituzioni internazionali si muovono e si confrontano nel nuovo
spazio pubblico mediatizzato, spazio che contribuisce a definire la loro identit-visibilit pubblica e il loro peso specifico nella competizione per il potere. I
caratteri innovativi delle nuove forme di comunicazione (interattivit, riduzione del numero di intermediari che intervengono nel processo informativo,
economicit dei costi, velocit della comunicazione, assenza di confini, ecc.)
possono allargare e consolidare le basi democratiche della nostra societ.
La rete pu favorire una partecipazione reale al dibattito politico offrendo potenzialmente a tutti i cittadini la possibilit di essere informati, di dialogare con
i propri governanti e rappresentanti, di esercitare forme di pressione sui leader.
Daltra parte, non si pu ignorare la concreta eventualit alternativa, e negativa, di una frammentazione della sfera pubblica in segmenti isolati interessati a singole questioni, di un uso puramente pubblicitario dei nuovi media, di
una partecipazione solo illusoria. Invece di essere il Governo a controllare il
popolo, il popolo che potrebbe controllare il Governo, come in realt sarebbe
suo diritto, dal momento che in teoria il popolo che dovrebbe essere padrone
della situazione. E tuttavia la maggior parte degli studi e delle inchieste presenta un quadro desolato, con leccezione delle democrazie scandinave 19.
18
19

CASTELLS M., Galassia Internet, cit., 134 s.


Ivi, 149.

204

Christian Albini

In tale ottica, lorganizzazione democratica dello spazio virtuale diventa


una delle priorit. Lobiettivo ampliare il numero dei canali informativi poich le nuove tecnologie possono accrescere il potere di coloro il cui ruolo nei
processi politici normalmente assai scarso, migliorando le forme mediate di
democrazia 20. Internet offre un potenziale straordinario per esprimere i diritti
dei cittadini e comunicare i valori umani, mette le persone in contatto in una
agor pubblica, consentendo loro di dare voce alle preoccupazioni e condividere le speranze. Ma ci non avviene spontaneamente, come se le tecnologie fossero dotate, in s e per s, del potere taumaturgico di ampliare lo spazio democratico. Sono la progettualit e limpegno di persone e gruppi a risultare decisivi, insieme alle condizioni oggettive di libera fruizione delle tecnologie stesse.
5. Conclusione

In definitiva, la rete un grande catalizzatore e moltiplicatore delle


relazioni sociali che potenzia la capacit di azione dei soggetti in termini di
contatti, scambi e comunicazione. Pu funzionare o come fattore di una accresciuta divaricazione tra privilegiati ed esclusi o come opportunit accessibile a
tutti. Lattuazione del secondo scenario dipende anche dal fatto che le potenzialit positive delle reti siano conosciute e realizzate concretamente dal maggior
numero possibile di persone. Se, al contrario, queste opportunit rimangono
ignorate dai pi, laccrescimento della disuguaglianza si affermer silenziosamente e spontaneamente, senza che chi lo subisce se ne renda nemmeno conto.
Daltra parte, il ruolo della rete non va neppure enfatizzato, come se la
sua applicazione fosse la risposta a tutti i problemi. Lorganizzazione sociale in
rete si presenta priva di centro, ma le relazioni non possono prescindere dalla
dimensione verticale, cio fare a meno di qualsiasi forma di autorit, governo
e regolazione. Ci non solo di fatto impossibile, ma darebbe luogo anche a
conseguenze aberranti perch un ordine spontaneistico non offrirebbe sufficienti tutele e garanzie ai pi deboli. Si tratta, allora, di considerare la rete una
grande risorsa oggi a disposizione da integrare con altre modalit di azione
sociale. La societ in rete va perci intesa non come una metamorfosi totalizzante della societ da subire passivamente, ma come una nuova dimensione
della convivenza da governare.

20 Cfr RIZZUTO F., Democrazia e Internet, in MORCELLINI M. PIZZALEO A. G. (edd.), Net Sociology, Guerini e Associati, Milano 2002, 245-255.