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Lalfabeto, la scrittura e la pronuncia del greco antico

Breve introduzione storica


Lalfabeto il secondo, in ordine di tempo, dei sistemi di scrittura adottati dai Greci.
In una data che ancora non possibile precisare con esattezza, ma che le testimonianze
archeologiche consentono di fissare almeno a partire dal periodo attorno al 1400 a.C., la
cosiddetta et del bronzo, gli Achei o Micenei, stirpe protogreca (quelli di Achille e della
guerra di Troia, tanto per intenderci), impiegarono un tipo di scrittura sillabica, consistente
duna novantina di segni, ciascuno dei quali indicava una consonante seguita da vocale.
Il famoso archeologo britannico Sir Arthur Evans chiam questo sistema Scrittura lineare
B, poi coinvolta nel generale collasso della civilt achea, iniziato attorno al 1200 a.C..
Vediamone, a titolo di pura curiosit, un esempio:

ho ddosi durutmo = ddvs drutmw


Traduzione: Ci che d il tagliaboschi (da tavoletta di Pilo Vn10, in M. Doria, Avviamento
allo studio del Miceneo, Roma,1965, pp. 172-173).
Sul finire del cosiddetto Medioevo ellenico, quando la scrittura precedente venne
dimenticata, tranne che a Cipro, dove essa rimase presente in una forma autonoma fin
verso let ellenistica, attorno al IX secolo a.C. fu introdotto in Grecia lalfabeto fenicio.
Il sistema di scrittura alfabetico era acrofonico, ovvero fondato su quel principio per cui
ciascun carattere indica la prima articolazione duna parola e ne allude al significato.
Ad esempio, laleph indicava lelemento iniziale del termine che in semitico significa
toro/bue; beth la casa (ancora oggi beth lehem = casa del pane, in it. Betlemme); ghimel il
cammello e cos via.
Se ci rappresentiamo una A rovesciata (), non sar difficile scorgere i tratti stilizzati duna
testa bovina.
Lo stesso avviene per gli altri caratteri, nei quali si trova espresso il principio di contiguit
fra immagine richiamata alla mente e suono.
Lalfabeto fenicio, di ventidue segni, presentava tuttavia la difficolt dindicare solamente i
suoni consonantici, mentre quelli vocalici erano affidati alla memoria dei singoli
scriventi/lettori.
Ancora oggi, nellebraico, laleph (, secondo i caratteri aramaici, oggi in uso) non una
vocale, bens una consonante che pu essere articolata in differenti modi.
I Greci, per ovviare a questa indeterminatezza, adattarono lalfabeto fenicio alle loro
esigenze fonetiche ed espressive, fissando i suoni vocalici mediante segni distinti e
specifici. Individuarono e contrassegnarono cio le vocali.
Tuttavia lintroduzione dei caratteri fenici modificati, associata ad una tale innovazione,
produsse molteplici varianti del sistema alfabetico, anche molto diverse da luogo a luogo,
nel solco e nel costume del tipico particolarismo greco.
Ad esempio, in alcuni dialetti il segno H veniva identificato col suono di -e- lunga e aperta,
mentre presso altri, specie quelli occidentali, esso rappresentava laspirazione.
Tra i vari alfabeti, che si generarono nella Grecia arcaica, quello ionico si distinse per
praticit e coerenza.

Fu cos che a partire dal 403 a.C., durante larcontato dun certo Euclide, su proposta di tal
Archino, ad Atene venne adottato, come alfabeto ufficiale, quello ionico, diffusosi poi
nellet successiva in tutta larea greca, e pure oltre, grazie al prestigio culturale di cui
godette questa citt.
Per tutto lantico i Greci conobbero ununica tipologia dalfabeto, quella cio che nota a
noi come maiuscolo. Le parole venivano scritte luna di seguito allaltra senza soluzione di
continuit.
A partire dallet ellenistica (323 - 31 a.C.) i papiri attestano la timida e non sistematica
introduzione di segni diacritici e sporadiche spaziature interverbali. Compare il corsivo per
testi non letterari.
Solo tardivamente, dal IX secolo d.C. (primo esempio documentato: 835 d.C. i Vangeli di
Uspensky; cfr. Reynolds e Wilson, Copisti e filologi, trad. it. Padova, 1974, p. 57 ora
anche Crisci e Degni, La scrittura dallantichit allepoca della stampa, Roma, 2011, pp.
129 -132), venne introdotta o, per meglio dire, normalizzata la scrittura minuscola, la pi
comune a tuttoggi, anche per la riproduzione dei testi letterari.
Lalfabeto, il nome e la pronuncia dei grafemi
La pretesa di restituire fedelmente la pronuncia del greco antico, se non altro perch una
pronuncia uniforme (cos come, del resto, una grafia omogenea) non ci fu, cos nello
spazio come nel tempo, una chimera, in quanto mancano gli strumenti necessari per un
recupero completo e sicuro, soprattutto dei tratti prosodici (in particolare le durate) e
melodici. Sarebbe come se volessimo imparare linglese sulla scorta della sola
grammatica: il contatto colla lingua viva ci mostrerebbe una realt ben diversa.
Ci si deve accontentare dunapprossimazione in larga misura convenzionale, non scevra,
come vedremo, da insoddisfacenti, pur tuttavia necessari compromessi.
Ci, comunque, non significa che la lettura, primo gradino indispensabile per la corretta
traduzione, debba essere arbitraria.
Dovendosi assumere un criterio, opportuno attenersi, il pi possibile, a quella che, in
base ai dati a nostra disposizione, da ritenere, grosso modo, la pronuncia attica tra V e
IV secolo a.C..
Comunque, nella prassi corrente, la lettura del greco antico si manifesta come una sorta di
mlange, costituito da stratificazioni consolidate di pronunce classico/ellenistiche e
bizantine, non esente, come si vedr, perfino da realizzazioni infondate sul piano storico.
Nel Rinascimento saccese una disputa tra i sostenitori delle tesi di Johannes Reuchlin
(1455-1522; pron. Iohnnes Richlin) e i seguaci della teoria di Erasmo da Rotterdam
(1467-1536).
Il primo, non tenendo conto della dimensione evolutiva delle lingue, individuava nella
pronuncia contemporanea, di derivazione bizantina, nella sostanza ancor oggi in uso in
Grecia, il canone corretto di lettura dellellenico antico, per cui questo tipo di lettura venne
chiamata itacistica o reuchliniana (pron. roichliniana), dal nome del suo fondatore.
Il secondo, basandosi sulle testimonianze di documenti ove si trovano indicazioni
inoppugnabili circa la pronuncia in et classica, sostenne un genere di lettura, da lui detta
erasmiana o etacistica, attualmente la pi diffusa tra coloro che si occupano di greco
antico, sia pure con qualche sporadica oscillazione per quanto riguarda taluni caratteri,
dovuta ad usanze affermatesi a livello locale.
In primo luogo da tenere ben presente che, quanto al genere, le lettere greche vanno
considerate tutte, senza distinzione, maschili, poich il neutro, genere proprio dei caratteri
greci, di norma passa al maschile in italiano, come ad esempio: problema, sistema, asma.
Ottima e corretta, quindi, la pronuncia dellinsegnante elementare, allorch illustra agli
alunni le propriet del pi greco; errata viceversa quella di chi considera femminile il nome

dei grafemi ellenici, richiamandosi ad unantistorica ed immotivata analogia col genere


delle lettere nellitaliano, come ancora si constata in alcune grammatiche scolastiche.
Passando poi al nome dei caratteri, quelli attualmente diffusi nelle scuole e negli ambienti
accademici sono giunti a noi attraverso la mediazione bizantina.
In epoca classica alcuni di questi termini erano leggermente o parzialmente diversi.
Per la nomenclatura pi antica bene rileggere un passo fondamentale di Platone
(filosofo greco, 427 347 a.C.):
come sai che pronunciamo i nomi dei caratteri ma non gli elementi stessi che li
compongono, tranne quattro, cio l , l , l e l ; quanto agli altri, sia vocali sia
consonanti, sai che li pronunciamo aggiungendo altre lettere nella formazione dei loro
nomi. (Crtilo, 393d = vol. I, p. 188, ed. oxoniense).
Nella descrizione seguente dellalfabeto greco verr segnalata la terminologia platonica, l
dove questultima, disponibile, differisca dal nome corrente. I semplici grafemi saranno
indicati mediante il segno - -, mentre i fonemi~grafemi col segno convenzionale / /.
Lettera 1: A (maiuscolo) - (minuscolo). Nome: alpha (lalfa<*lo alfa)
Equivale alla /a/ dellitaliano.
Lettera 2: B (maiuscolo) - b (minuscolo). Nome: beta (il bta).
Equivale alla bi dellitaliano. Nel greco moderno si legge -v-.
Lettera 3: G (maiuscolo) - g (minuscolo). Nome: gamma (il gamma)
Equivale alla gi cosiddetta dura (occlusiva gutturale sonora) dellitaliano, quella di
gomma, ghiro, gara. Non esiste in greco antico il suono alveopalatale del nostro gelato.
Lettera 4: D (maiuscolo) - d (minuscolo). Nome: delta (il dlta)
Equivale alla di dellitaliano.
Lettera 5: E (maiuscolo) e (minuscolo). Nome: e psiln (lepslon<*lo epslon )
Il nome di questa lettera risale allepoca tarda bizantina e significa letteralmente e
semplice, per distinguerla dal dittongo alpha/iota (a) che in quel tempo, avendo subito
monottongazione, veniva, come viene tuttora in Grecia, letto -e-.
Ancora al tempo di Plutarco (I-II sec. d.C. - Mor. 24, 3-4) questa lettera veniva chiamata i
(t e). Ma forse sarebbe meglio pronunciarlo /e/, dov probabile che lo iota sia muto ed
indichi larticolazione anteriore del suono, se interpretiamo in modo corretto quanto ci dice
Platone, la cui testimonianza pare essere seguita, in epoca moderna, da Antoine Meillet
(Aperu dune histoire de la langue greque, trad it. PBE,Torino, p. 280). Equivale, in
italiano, ad una /e/ chiusa e breve, come nella parola detto o gretto.
Lettera 6: Z (maiuscolo) z (minuscolo). Nome: zeta (lo zta)
Corrisponde allitaliana zeta di zero. la prima delle tre consonanti cosiddette doppie,
poich risulta dallunione di due diversi suoni, es. * 'Aynas-de 'Aynaze = verso Atene;

*lpd-jo lpzv = spero. A proposito di questa lettera, cos Aristotele (IV sec. a.C.),
Met. A 993a : Alcuni dicono che z composto da s + d + , altri che si tratti dun suono
diverso e nessuno di quelli noti .
Lettera 7: H (maiuscolo) h (minuscolo). Nome: eta (lta<*lo ta)
Un frammento dun commediografo del V secolo a.C. ci fornisce testimonianza esatta della
pronuncia, in antico, di questa lettera, che viene in quel testo utilizzata, preceduta da beta,
come mimsi del belato delle pecore (b b - ci che oggi, nel greco moderno, si
pronuncerebbe vi vi). questa testimonianza che dette ad Erasmo la prova regina su cui
fondare il proprio metodo di lettura.
Consiste quindi in una -e- (/e:/) aperta e lunga (come nella parola idee).
Si rende convenzionalmente con -e- (lettura etacistica), senza distinguerlo dallepsilon.
Come si gi detto, leta viene pronunciato, oggi, nel greco moderno, sviluppatosi dal
bizantino, come /i/ (ita:lettura itacistica); es. Kre, lhsn = Kyrie, elison; Signore, piet!
Lettera 8: Y (maiuscolo) - y/ (minuscolo). Nome: theta ( il thta)
unocclusiva dentale sorda aspirata (simbolo fonetico: /th/ - v. infra) e la sua pronuncia
rappresenta un problema.
Corrispondeva ad una ti aspirata, molto simile al /th/ peculiare della parlata di certe aree
della Calabria, come, del resto, si pu evincere dalla trascrizione dunintervista televisiva,
registrata nel 1996 in quel di Catanzaro, dove, tra laltro, si dice: Tutthi questi tetthi
rotthiNon ne ha sentito parlare per nienthe? (in I dialetti Italiani. Struttura e uso,
Torino, 2003, p. 802).
Nel nord Italia, in quanto trattasi di suono ivi particolarmente estraneo e di conseguenza
dardua riproduzione, viene di solito interpretato, in modo affatto convenzionale, mediante
una cosiddetta affricata alveolare sorda (zeta - /tz/), come nella parola tazza o pozzo.
Alcuni sostengono, ma non a ragione, che vada pronunciato come il ti acca dellinglese, il
quale per, essendo una fricativa piatta interdentale, ora sorda (//: thing) ora sonora (//:
though), non pu rendere il suono dunocclusiva (cos, del resto, Meillet, op. cit. p. 32).
Ulteriore prova del fatto che il suono del theta fosse pi vicino a quello duna ti che ad altre
articolazioni, costituita dalla sua evoluzione culturale, riscontrabile in alcuni termini dotti
quali, ad esempio, teologia (e non *zeologia), ittico (e non *izzico), o entrati nelluso pi
comune come teatro (e non *zeatro), tema (e non *zema), matematica (e non
*mazematica), aritmetica (e non *arizmetica), ritmo (e non *rizmo), eccetera.
Nella pronuncia scolastica diffusa questo il caso di soluzione compromissoria ed
oscillante, nonch del tutto infondata sul piano storico, di cui si diceva sopra.
Lettera 9: I (maiuscolo) - (minuscolo). Nome: iota (lo iota)
Si pronuncia tale e quale la /i/ italiana.
Lettera 10: K (maiuscolo) - k (minuscolo). Nome: cappa (il cappa)
Equivale alla ci dura (occlusiva gutturale sorda) dellitaliano in casa, cosa, chiesa.
Come per il g (gamma), non esiste in greco il suono affricato alveopalatale di cielo.

Lettera 11: L (maiuscolo) - l (minuscolo). Nome: labda (pi antico: cos Platone, Crtilo)/
lambda (pi recente) - (il lambda)
Si pronuncia come la elle dellitaliano.
Lettera 12: (maiuscolo) - m (minuscolo). Nome: my (il mi)
Corrisponde alla emme dellitaliano.
Lettera 13: N (maiuscolo) - n (minuscolo). Nome: ny (il ni)
Si rende come la enne dellitaliano. I neofiti tendono a confondere la minuscola e a
leggerla come vu.
Lettera 14: (maiuscolo) (minuscolo). Nome: xi ( lo ksi )
la seconda consonante doppia. Si pronuncia come la -x- (ics).
Lettera 15: O (maiuscolo) - (minuscolo). Nome: o micrn ( lomcron<*lo omcron )
Il nome di questo segno, derivato dallet tarda, significa letteralmente o piccolo (per
distinguerlo da quello mega ovverossia grande).
Platone chiama questa lettera (p.es. op. cit. 420b = p. 224, vol. I, ed. oxoniense) t , da
leggere, forse, /o/. Anche qui, come osservato sopra per la lettera n. 5, altamente
probabile che lipsilon sia muto ed indichi larticolazione anteriore del suono ( v. infra p. 8).
Corrisponde ad una /o/ breve e chiusa, come nellitaliano coppo.
Lettera 16: P (maiuscolo) - p (minuscolo). Nome: pi (il pi)
Corrisponde, n pi n meno, alla pi italiana. il gi ricordato pi greco, lettera iniziale della
parola periphreia (perfrea) che significa circonferenza (William Jones, 1706).
Platone, nel dialogo citato, lo chiama pe.
Lettera 17: R (maiuscolo) - r (minuscolo). Nome: rho (il rho)
Si pronuncia come erre in italiano. Allinizio di parola sempre aspirato.
Le difficolt connesse con lidentificazione di questa lettera consistono, per coloro che
saccostano alla lettura del greco, nello scambio con la pi dellitaliano.
Lettera 18: S (maiuscolo) - s/w (minuscolo). Nome: sigma (il sigma)
Corrisponde sempre alla esse sorda dellitaliano che si ritrova in parole come scuola o
costo, diversa da quella intervocalica, sonora, presente in altri termini quali: cosa o
resa o teso. Nella grafia minuscola il segno s si trova ad inizio di parola o in posizione
intermedia, il segno w in fine di parola.
Esiste altres il cosiddetto sigma lunato c (conservatosi nel cirillico), poco impiegato in
genere. Per nulla in ambito scolastico.

Lettera 19: T (maiuscolo) - (minuscolo). Nome: tau (il tu)


Si legge come la ti italiana. Si noti che, nella grafia del tau, accolta nella prassi tipografica
attuale, a differenza della ti, la traversa poggia soltanto sulla verticale, ma non lincrocia.

Lettera 20: U (maiuscolo) - u (minuscolo). Nome: y psiln ( lipslon/ypslon)


Il nome di questa lettera risale allepoca tarda bizantina e significa letteralmente i
semplice, per distinguerla da altri caratteri che, in quella fase dellevoluzione del greco,
avevano subito il fenomeno dello iotacismo o trasformazione in /i/, es. Kre, lhsn =
Kyrie, elison; Signore, piet!
Quando non preceduto da vocali come alpha (a), epsilon (e), omicron (), lipsilon
corrisponde alla -u- francese o lombarda, ovvero allo // del tedesco.
Erroneamente viene letto nelle scuole, con una certa frequenza e in modo indistinto, come
se fosse -u- (cos solo nei dittonghi), o addirittura realizzato come dittongo ascendente -iuIn realt andrebbe pronunciato piuttosto come una -i- dal timbro un po scuro, con
protrusione labiale.
Lettera 21: F (maiuscolo) - f (minuscolo). Nome: phi ( il phi = fi)
Viene reso, secondo unevoluzione tarda, come effe, anche se, propriamente,
rappresenterebbe il suono pi accompagnato da aspirazione.
Fra diverse altre, la decisiva testimonianza di Quintiliano (I sec. d.C.), in I.O., XII, 10, 57 ,
suggerisce, in modo inequivocabile, che i due suoni, simboleggiati dalle lettere f
(insuavissima littera per Cicerone, Or. 49, 163) e f, non fossero identici, ma che
questultimo carattere indicasse un fonema consonantico occlusivo labiale (/p/)
accompagnato da aspirazione: Ha capito infatti al volo la situazione un avvocato. Quando
chiese ad un testimone proveniente dal contado se conosceva Amphone (nome greco: si
noti che Quintiliano non scrive *Amfione n.d.t), questi rispose di no. Ma quando rifece la
domanda, togliendo laspirazione e abbreviando la seconda sillaba (disse cio: Ampone
- n.d.t.), allora rispose di conoscerlo molto bene.
In questo caso, tuttavia, la consapevolezza storico/linguistica non riuscita a sovvertire la
consuetudine ormai a fondo radicata, e si continua a pronunciarlo come effe.
Platone lo chiama fe.
Lettera 22: X (maiuscolo) - x (minuscolo). Nome: chi (il chi).
unocclusiva sorda aspirata e si pronuncia come una ci dura accompagnata da
aspirazione, come nel toscano.
I principianti tendono a confonderlo e a leggerlo come -x-. Per Platone xe.
Lettera 23: C (maiuscolo) - c (minuscolo). Nome: psi (lo psi).
la terza delle consonanti doppie del greco. Si legge come -ps-. Platone scrive ce.
Lettera 24: (maiuscolo) - v (minuscolo). Nome: o mga (lmega)
Il suo nome significa o grande per distinguerlo da quello piccolo, visto sopra.

Corrisponde ad una -o- aperta ( come in cuore) tenuta lunga. Platone (op. cit. p.es. 420b
= p. 224 ed. oxoniense) lo indica come t , da leggere come t o.
Nella prassi diffusa, tanto scolastica quanto universitaria, la pronuncia non si distingue da
quella dellomicron.
Caratteri extra-alfabetici
Il greco possedeva altri segni i quali, una volta scomparso il suono da essi rappresentato,
o risultando doppioni di altri, caddero in disuso nella loro funzione di grafemi linguistici.
I casi pi importanti sono quello del W (digamma o, pi propriamente, vau) e dello J (jod
pron. iod, alla maniera italiana, non secondo lalveopalatale anglosassone che si ritrova,
ad esempio, nel nome James o in job ).
Il primo consisteva dun suono intermedio tra -u- e -v-; il secondo equivaleva alla -isemivocalica, iniziale della nostra parola ieri.
I suoni, da questi segni rappresentati (suoni semivocalici), o sono scomparsi o si sono
vocalizzati rispettivamente in ipsilon e iota.
Tuttavia per lo studio del greco questi segni devono essere tenuti ben presenti, al fine di
comprendere il comportamento, altrimenti inspiegabile, di sostantivi, aggettivi e,
soprattutto, verbi.
Altri segni hanno assunto semplice funzione di numerali.
Lo stigma () = 6 (evoluzione del W)
Il coppa (q) = 90
Il sampi (Q) = 900.
Tabella riassuntiva
1
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6
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alfa

beta

gamma

delta

epsilon

zeta

eta
/
theta
iota


cappa

lambda

my

ny

ksi

omicron

pi

rho
/ sigma

tau

u
ipsilon

phi

chi

psi
omega
7

I suoni del greco


Nel greco antico erano presenti suoni vocalici, semivocalici, consonantici e
semiconsonantici. Nello studio della lingua greca la classificazione dei suoni basilare per
un apprendimento corretto della morfologia, poich essi danno luogo ad una serie di
combinazioni (fonosintassi) che non si saprebbe come spiegare, prescindendo da tale
approccio.
Le vocali
In italiano alcune parole, come partii e part, si differenziano tra loro per la durata, cio la
lunghezza, della vocale duna sillaba, che, in questo caso, distintiva, indica cio se si
tratti duna prima o terza persona singolare.
Tuttavia ci, che in italiano eccezionale, nel greco (e nel latino) strutturale e funzionale,
per cui ogni suono vocalico possiede una propria specifica identit di lunghezza.
Si contrassegna la quantit breve mediante il segno , mentre la lunga con il segno ,
(che si badi bene non sono accenti) posti al di sopra della lettera ( ).
Cos alcune vocali sono sempre lunghe, come eta (H, h) e omega (, v).
Altre sono sempre brevi, come epsilon (E, e) e omicron (O, ).
Le restanti, cio alpha (A, a), iota (I, ), ipsilon (U, u), vengono articolate ora lunghe ora
brevi, a seconda dei casi. Sono dette perci ancpiti.
I dittonghi
Sono costituiti da due vocali successive, comprese in ununica sillaba, e si distinguono in
due diverse categorie.
A) I dittonghi propri o a primo elemento breve (a/e/), con secondo elemento semivocalico
(/u). Sono: a (leggi i), au (leggi u), e (leggi i), eu (leggi u), (leggi i).
Fa eccezione il dittongo u, il quale si ben presto monottongato nellunico suono /u/.
Pare, daltro canto, che, nellattico del V sec. a.C., la pronuncia di questo doppio grafema fosse /o/ chiusa e
lunga. In molte iscrizioni dellepoca, infatti, rinvenute in quella regione, si nota una curiosa oscillazione della
duplice grafia u/ collo stesso valore fonetico. Per tutte basti un famoso stracon (= coccio su cui il cittadino
scriveva il nome del personaggio che intendeva fosse colpito da esilio):
IG I 911,1A

IG I 910,2

IG I 911,1B

Att. Ath.: Kerameikos [ostrakon] c. 443? bc cf. Ag.25, p. 132

OKYIE
EEIO
= u u (Tucdide di Melesia)
Tuttavia il confronto non decisivo, poich potrebbe trattarsi di semplice incertezza ortografica.
Sullevoluzione della pronuncia del dittongo e nel corso dei secoli, invece, i glottologi hanno a lungo
discusso. certo comunque che Cicerone, che il greco conosceva e parlava benissimo, verso il 46 a.C.
pronunciasse il medesimo come /i/; tant vero che in una lettera ad un suo amico (Fam. IX, 22) riscontra
come la parola bini (due) per un romano avesse un significato neutro, mentre per un greco gli stessi suoni,
che quella parola compongono (bne),veicolassero unimmagine oscena.

(N.B. quando il dittongo proprio colpito da accento, il segno del medesimo si pone
sul secondo elemento, ma viene fatto sentire sul primo, es. (leggi hi, non ho).
(Vedi infra).

B) I dittonghi impropri o a primo elemento lungo. Ne un esempio hu (leggi u). Lo iota, in


questo contesto, si affievolito e non si pronuncia. Tuttavia esibisce una serie di
comportamenti ortografici piuttosto complessi, qui sotto elencati e descritti.
1) Entrambi gli elementi sono in minuscolo: lo iota si sottoscrive. Esempio: & (leggi -a-),
(leggi -e-), (leggi -o-).
2) Il primo elemento maiuscolo e il secondo minuscolo: lo iota si ascrive (cio si pone
accanto alla lettera precedente) e non si pronuncia. Esempio: (leggi -o-); A (leggi -a-);
H (leggi -e-).
Nel caso di primo elemento alpha, che, come si detto, pu essere breve o lungo, la
posizione dei segni diacritici (spiriti e accenti v. infra) ci suggerir se si tratti dun dittongo
proprio o improprio.
Ad esempio, nella parola Aguptw (pron. ighyptos = Egitto) i segni diacritici sono posti
sul secondo elemento del dittongo e si leggono sul primo. Si tratta quindi dun dittongo
proprio, per cui lo iota nella pronuncia si percepisce, anche se semivocalico.
Nella parola Adhw, invece, gli elementi diacritici si trovano sul primo elemento del
dittongo, per cui lo iota non savverte. Questa parola si legge infatti Hdes.
Altri esempi: Hsymhn (leggi esthmen = mi accorsi); mvja (leggi moxa = gemetti).
3) Tutti i caratteri sono maiuscoli. In questo caso occorre conoscere gi la parola, in
quanto lassenza di segni diacritici non fornisce alcuna indicazione sulla tipologia del
dittongo.
Esempi: AIDHS (leggi Hdes); HISYOHN (leggi esthmen); IA (leggi moxa).
Le semivocali
Sono suoni vocalici attenuati. Oltre ai gi menzionati secondi elementi dei dittonghi a
primo elemento breve, sono da ricordare il digamma W e lo jod J, di cui si gi parlato, da
tenere in considerazione nello studio del greco.
Le consonanti (contoidi)
Si dividono in occlusive (altrimenti dette mute, momentanee, esplosive) e spiranti o
continue.
Le prime consistono di quei suoni che non possono essere prolungati (momentanee).
Questi si ottengono con locclusione degli organi fonatori, che, aprendosi, rilasciano laria
immediatamente, producendo un piccolo colpo (esplosive).
Le consonanti vere e proprie si classificano in base al punto darticolazione (gola, labbra,
denti) e al modo darticolazione (con modesta o nulla vibrazione delle corde vocali, con
piena vibrazione delle corde vocali, con aspirazione).
Viene riprodotta qui sotto la tabella della classica tassonomia delle consonati mute.
gutturali
o velari
labiali
dentali

sorde
cappa (k)

sonore
gamma (g)

sorde aspirate
chi (x)

pi (p)
tau (t)

beta (b)
delta (d)

phi (f)
theta (y)

La spirante o continua rappresentata dal sigma (S,s,w).

Questa classificazione, in apparenza cerebrale e sterile, risulter, come le altre, molto


importante per lo studio della lingua.
Da osservare che il ny (N, n), seguito da gutturale, viene notato come gamma (g).
Esempi: gkemenw (leggi enchimenos); ggelw (leggi nghelos); gxen (leggi
enchin).
Le semiconsonanti
Sono suoni parzialmente consonantici, intermedi tra le consonanti e le vocali. Tant vero
che, potendo essere prolungati, possiedono la facolt, in certi casi, di sviluppare, mediante
espansione, suoni vocalici (alpha) o trasformarsi essi stessi in vocale (vocalizzazione).
Si classificano normalmente come liquide: lambda (L, l) e rho (R, r); bilabiale: my (, m) e
nasale: ny (N, n). Tutte queste ultime, per comodit, vengono generalmente comprese
sotto lunica denominazione di liquide.
I segni diacritici
Sono indicatori di modalit di lettura e sono rappresentati da spiriti e accenti da un lato,
nonch coronide e punteggiatura (che in questa sede non verranno trattati) dallaltro.
Gli accenti
A differenza dellitaliano che possiede un accento intensivo, cio un incremento
dellemissione sonora in corrispondenza della sillaba interessata, il greco e il latino
possedevano un accento melodico consistente in unacutizzazione e un abbassamento del
tono della voce.
I segni, pertanto, che indicano laccento, rappresentano lidea di questo fenomeno.
Avremo cos un accento acuto (un piccolo segmento inclinato nel senso della lettura), il
quale rappresenter linnalzamento del tono della voce (arsi) verso la tessitura pi acuta,
ed un accento grave (un segmento inclinato in senso opposto a quello della lettura) che
indicher labbassarsi del tono della voce (tesi).
I due fenomeni, che avvengono in rapida successione allinterno della stessa sillaba,
vengono simboleggiati collaccento circonflesso, risultato della giustapposizione dei
precedenti ( prima ^, poi evolutosi in ).
Tuttavia, avendo noi moderni smarrito la sensibilit verso queste distinzioni, tutti gli
accenti, in greco, vengono resi convenzionalmente secondo le modalit dellaccento
intensivo.
Gli spiriti
Si trovano, quasi esclusivamente, allinizio di parola, allorch questa cominci per vocale,
dittongo e rho (R, r, sempre aspro ad inizio di parola, come lipsilon).
Si distinguono in dolce ( ), il quale indica lassenza daspirazione, ed aspro ( ), che
segnala al contrario la presenza dellaspirazione (come avviene, ad esempio, nellinglese
con le parole and (e) hand (mano), o nel tedesco in und (e) Hund (cane).
In pi dun caso, parole omografe (di uguale scrittura) si distinguono solo dallo spirito.
Occorre quindi prestare molta attenzione alla qualit degli spiriti.
Es. jv (pron. xo, fuori)
rw (pron. ros, monte)

jv
rw

(pron. hxo, avr);


(pron. hros, limite, confine, definizione);

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w (pron. ios, solo)


w (pron. hios, quale);
ena (pron. inai, essere)
ena (pron. hinai, mandare);
tta (pron. tta, alcune cose) tta (pron. htta, le cose che).
N.B. i simboli degli spiriti e degli accenti si pongono sopra la lettera, se questa
minuscola (/ ); di fianco in alto a sinistra, se la medesima maiuscola (A/ A).
Nella compresenza di spirito e accento acuto/grave, la successione sar: spiritoaccento.
Es: A A
.
In quella di spirito e accento circonflesso, questultimo viene indicato sopra lo
spirito.
Es. H H
.
La lettura
Proviamo ora a leggere, cominciando con qualche semplice parola, che verr in una prima
versione trascritta con tutti i caratteri maiuscoli, poi con la sola prima lettera maiuscola,
infine in completo minuscolo (eccezion fatta, ovviamente, per gli antroponimi).
1) ANYRPOS; Anyrvpw; nyrvpw (uomo, nel senso di essere umano non
sessualmente connotato). Le lettere sono nellordine: alpha, ny, theta, rho, omega,
pi, omicron, sigma. Lettura: nthropos.
2) EURHKA; Erhka; erhka (Ho trovato. Celebre esclamazione attribuita ad
Archimede, fisico del III secolo a.C.). Le lettere sono: epsilon, ipsilon, rho, eta,
cappa, alpha. Lettura: hureca.
3) Z ION; Zn; zn (animale). Le lettere sono: zeta, omega, iota (sottoscritto),
omicron, ny. Lettura zon.
4) BIOS; Bw; bw (vita). Le lettere sono: beta, iota, omicron, sigma. Lettura: bos.
5) YANATOS; Ynatw; ynatw (morte). Le lettere sono: theta, alpha, ny, alpha,
tau, omicron, sigma. Lettura: thnatos.
6) CUXH; Cux; cux ( vita, anima). Le lettere sono: psi, ipsilon, chi, eta. Leggi:
psych.
7) OUDEIS; Odew; dew (nessuno). Le lettere sono: omicron/ipsilon (dittongo),
delta, epsilon/iota (dittongo), sigma. Leggi: udis.
8) UGIEIA; Ugea; gea (salute). Le lettere sono: ipsilon, gamma, iota, epsilon/iota
(dittongo), alpha. Leggi: hygheia (cfr. litaliano igiene, con la /i/ muta, etimologica).
9) FILIPPOS; Flppw (Filippo, antroponimo). Le lettere sono: phi, iota, lambda,
pi, pi, omicron, sigma. Leggi: Flippos.
10) ; (Serse, antroponimo. Nome di re persiano). Le lettere sono: xi,
epsilon, rho, xi, eta, sigma. Leggi: Xrxes.

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Esopo
Elth ka bt
Hrzn pr llla lth ka bt . H d lth autn pansa
fh t kal em ka emkhw ka chl ka xrhsmev ew nan stgh
ka ew pla: ka pw m sugkrn ; H d bt epen : E mnhsyw
tn pelkevn ka tn prnvn tn se kptntvn, bt gensya ka s
mlln yelsew .
Ot de n b ntaw paresya n t dj : tn gr eteln
kndunw st bw.
Translitterazione
Elte ci btos
rizon prs alllas elte ci btos. He-d elte heautn epainsa fe hti
cal-eimi ci eumches ci ypsel ci chresimuo eis-nan stghe ci eisplia; ci ps emi syncrne? He-d btos ipen: Ei-mnesths tn
pelcheon ci tn prinon tn-se coptnton, btos ghensthai ci s mllon
thelseis.
Hti u-di en-bo ntas epiresthai en-t dxe ; tn gr euteln achndynsesti ho-bos.
Traduzione
Labete e il rovo
Un abete e un rovo litigavano tra loro. Sono bello, grande, alto e utile per costruire tetti di
templi e navi si vantava labete, e tu hai il coraggio di confrontarti con me? Ma il rovo
rispose: Se tu ti rammentassi delle scuri e delle seghe che ti spaccano, preferiresti
essere un rovo anche tu! .
Nelle vita la fama non deve far inorgoglire, perch lesistenza degli uomini comuni al
sicuro da ogni pericolo.
(Esopo, Favole, Mondadori, Milano, 1996, pp.108/9. Traduzione di Cecilia Benedetti).

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