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UNIVERSIT

DEGLI STUDI
DI VERONA

COMUNE DI
GRUMENTO
NOVA

SOPRINTENDENZA
ARCHEOLOGICA DELLA

BASILICATA

GRUMENTUM
ROMANA
a cura di
ATTILIO MASTROCINQUE

Convegno di studi
Grumento Nova (Potenza)
Salone del Castello San Severino
28-29 giugno 2008

Valentina Porfidio Editore


moliterno 2009

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19/04/2009 17.06.46

Pubblicazioni storico-archeologiche
del Dipartimento di Discipline Storiche,
Artistiche, Archeologiche e Geografiche
dell'Universit di Verona

Finito di stampare nel mese di aprile 2009


da WALTERGRAFKART - Moliterno (Pz)
Tel. 0975.67712 - email: wgk@tiscali.it

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GRUMENTUM ROMANA

INDICE

Prefazione.........................................................................................................................
Caterina Greco
Soprintendente ad interim per i Beni Archeologici della Basilicata

Attilio Mastrocinque
Direttore della missione archeologica dellUniversit di Verona a Grumentum
Abbreviazioni ...................................................................................................................

Silvia Baschirotto
Grumentum: storia delle ricerche ...........................................................................

Paola Bottini
Lanfiteatro romano di Grumentum ........................................................................ 20
Dario Calomino
Le monete del foro di Grumentum e la circolazione monetale
nellabitato ............................................................................................................. 38
Federica Candelato Teresa Perretti
Considerazioni preliminari sulla stratigrafia archeologica dellarea
di scavo ubicata presso il lato orientale del cosiddetto Tempio C
di Grumentum (PZ) ............................................................................................... 63
Antonio Capano
Le Terme Repubblicane di Grumentum e la loro evoluzione
nel contesto cittadino. Rapporto preliminare ......................................................... 78
Daniela Cottica Elisa Tomasella
Studi preliminari sulla sigillata africana dagli scavi 2005-2007 nel foro
di Grumentum ........................................................................................................ 113
Helga Di Giuseppe Giovanni Ricci
Langolo nord-occidentale del Foro di Grumentum.
Una proposta interpretativa .................................................................................... 137
Con appendice di:
Myriam Pilutti Namer: Frammenti scultorei.................................................................... 162

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GRUMENTUM ROMANA

Ermanno Finzi
Indagini geofisiche nellarea archeologica di Grumentum. Test 2006 ....................... 173
Ugo Fusco
La stratigrafia archeologica presso il Tempio D
(campagne di scavo 2005-2007) ............................................................................. 176
Maurizio Gualtieri
La romanizzazione del territorio: Grumentum e lalta Val dAgri
nel contesto della Lucania romana.......................................................................... 217
Silvia Marastoni
Il Mundus di Grumentum? ..................................................................................... 234
Attilio Mastrocinque
Grumentum: nuove ricerche ..................................................................................... 251
Maria Luisa Nava
Grumentum. Gli scavi del portico, della basilica e della fontana
del foro .................................................................................................................. 257
Fiammetta Soriano Lianka Camerlengo
Le mura di Grumentum. Aspetti topografici e archeologici ..................................... 273
Massimo Saracino Chiara Botturi Teresa Perretti Linda Pozzani
Fiammetta Soriano
Il tempio rotondo presso il settore M, area Foro, Grumentum:
indagini archeologiche e risultati preliminari .......................................................... 302
Luigi Sperti
Un togato velato capite da Grumentum ................................................................... 315
Hansjrg Thaler
Gli scavi nelle terme imperiali ................................................................................ 322
Anemone Zschtzsch
I nuovi mosaici di Grumentum ............................................................................... 339
Tavole a colori ................................................................................................................. 361

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GRUMENTUM ROMANA

PREFAZIONE
Da circa un quarantennio Grumentum rappresenta uno dei luoghi privilegiati dellarcheologia in Basilicata e qui la Soprintendenza ha portato avanti nel corso dei decenni uno dei suoi
programmi scientifici pi ambiziosi: portare interamente alla luce una citt che costituisce un
esempio mirabile del livello di romanizzazione raggiunto in Lucania tra let repubblicana e quella
tardoantica.
Lalta Val dAgri, di cui Grumentum costituisce il principale centro urbano e un caposaldo
strategico nella viabilit di questa parte dellItalia meridionale, sta rivelandosi sempre pi in questi
ultimi anni un distretto archeologico tra i pi significativi per lo storia dellinsediamento e del
paesaggio rurale in epoca romana, come mostrano la recente scoperta e lo scavo, tuttora in corso,
a Marsicovetere (localit Barricelle) di una villa romana della media et imperiale, attribuibile alla
famiglia aristocratica dei Bruttii Praesentes, importante gens lucana imparentata con la dinastia
imperiale degli Antonini. Di altrettanto fondamentale importanza, per lo studio delle trasformazioni succedutesi nel passaggio tra tardoantico e alto medioevo, lattestazione della vitalit e del
persistente grado di organizzazione urbana di Grumentum nella tarda epoca imperiale, in concomitanza con laffermarsi di una cristianizzazione ampiamente radicata nel territorio.
Per tali ragioni, nel sistema museale diffuso che caratterizza il patrimonio archeologico
della regione, il Parco Archeologico di Grumentum costituisce uno snodo rilevante tanto per i suoi
caratteri di area monumentale imponente, quanto perch offre la possibilit di condurre ampie
esplorazioni scientifiche in un sito che non stato interessato da altre forme dinsediamento in
et moderna.
Va perci dato atto al gruppo di lavoro dellUniversit di Verona, guidato da Attilio
Mastrocinque, di avere intrapreso, grazie alla concessione di scavo attivata nel 2005 e rinnovata
proprio nel 2008, una serie importante di interventi di scavo e restauro che hanno impresso rinnovato vigore e sistematicit alla ricerca nellantica citt romana, contribuendo in particolare alla
definizione planimetrica e stratigrafica dellarea del foro. I contributi raccolti in questo bel volume
segnano dunque un momento significativo nella storia degli studi su Grumentum, e coronano gli
sforzi sin qui compiuti da un gruppo di studiosi che annovera fra le sue file molti giovani. Insieme
a loro, continua ad operare concretamente sul terreno la Soprintendenza per i Beni Archeologici
della Basilicata e i saggi di Paola Bottini, Antonio Capano, Maria Luisa Nava ne suggellano la
costante presenza nel corso delle ricerche, finalizzate alla compiuta ricostruzione topografica del
contesto urbano in un quadro, di ampio respiro e di complesso spessore storico, che esplora la
peculiare morfologia assunta dal processo di romanizzazione in questa regione dellItalia antica.
La tempestiva pubblicazione dei risultati degli scavi archeologici a Grumentum costituisce,
infine, un ulteriore segnale positivo del fecondo rinnovarsi degli studi, ed in questa stessa direzione vanno i rapporti di proficua collaborazione instaurati con la comunit locale, che sostiene
attivamente le indagini fornendo il supporto logistico essenziale, in un sodalizio virtuoso di cui
sono protagoniste disinteressate le varie istituzioni - Soprintendenza, Universit, Comune.
perci auspicio della Soprintendenza che, anche nellimmediato futuro, agli studi su
Grumentum romana arridano i migliori risultati, a fondamento di una valorizzazione del territorio che non pu e non deve essere disgiunta dal regolare progresso della ricerca scientifica.
Caterina Greco
Soprintendente ad interim
per i Beni Archeologici della Basilicata

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GRUMENTUM ROMANA

Da parte mia, ho solo da aggiungere i miei ringraziamenti a tutte le persone e le istituzioni che hanno permesso il conseguimento dei risultati scientifici presentati in questa sede. In
particolare alla Soprintendenza Archeologica della Basilicata, della quale ringrazio i Soprintendenti che si sono susseguiti fino ad oggi, i Reggenti e i Direttori, tutto il personale del Museo
di Grumento Nova, che con grande amabilit e abnegazione hanno favorito gli studi e unito i
loro apporti scientifici a quelli della mia missione.
Ringrazio lAmministrazione comunale di Grumento Nova, che ha impiegato risorse
e messo a disposizione strutture per lo svolgimento delle attivit della missione archeologica.
Ovviamente un grazie va alla mia Universit che, nonostante le difficolt economiche e i tagli,
continua a sostenere le ricerche in campo archeologico. Esprimo inoltre la mia gratitudine ai
colleghi di altre Universit che hanno collaborato e speso tempo e risorse per il buon esito delle
ricerche.
Infine un ringraziamento va a tutti i membri della mia missione, che con passione e
abnegazione hanno dedicato tempo e fatica allo studio dei monumenti di Grumento, spesso
rinunciando al tempo libero in favore della ricerca. La loro passione e il loro impegno costituiscano, spero, un segnale agli occhi delle istituzioni, specie quelle centrali, che impegnano sempre meno risorse nei beni culturali, e chiudono sempre pi le possibilit di impiego in questo
ambito, per il quale siamo famosi nel mondo.
Attilio Mastrocinque
Direttore della missione archeologica
dellUniversit di Verona a Grumentum

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GRUMENTUM ROMANA

ABBREVIAZIONI
AA = Archologischer Anzeiger
AISCOM = Atti del Colloquio dellAssociazione Italiana per lo studio e la conservazione del mosaico
AJA = American Journal of Archaeology
ANRW Aufstieg und Niedergang der Rmischen Welt. Festschrift J.Vogt, herausgegeben von
H.TEMPORINI und W.HASE, Berlin-New York 1972ArchCl = Archeologia Classica
Atti Taranto =Atti del Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto)
AVen = Archivio Veneto
AvP = Altertmer von Pergamon
AW = Antike Welt
BA = Bollettino darte del Ministero per i beni culturali e ambientali
BABesch Bulletin van de Vereeniging tot bevordering der Kennis van de antieke Beschaving
BAR = British Archaeological Reports
BCAR = Bollettino della Commissione archeologica comunale di Roma
BCH = Bulletin de correspondence hellnique
BJb = Bonner Jahrbcher
ABSA = The Annual of the British School at Athens
BTCGI = Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche, dir. da
G. Nenci, I-XIV, Pisa 1976-1996
CIL = Corpus Inscriptionum Latinorum.
CMT = Corpus des mosaques de Tunisie (Tunis)
CronErcol = Cronache Ercolanesi
CVARR = A. OX, H. COMFORT, Corpus Vasorum Arretinorum. A Catalogue of Signatures, Shapes
and Chronology of Italian Sigillata (completely revised and enlarged by P. Kenrick), Bonn
2000
DA = Dialoghi dArcheologia
EAA = Enciclopedia dellarte antica, Classica e Orientale, I-VIII, Roma 1958-1966
EAA Secondo Supplemento = Enciclopedia dellarte antica, Classica e Orientale. Secondo Supplemento 1971-1994, I-V, Roma 1994-1997
EphArch = Ephemers Archaeologica
FA = Fasti Archeologici
HN = Historia Nummorum. Italy, principal editor N.K. RUTTER, editors A.M. BURNETT, M.H.
CRAWFORD, A.E.M. JOHNSTON, M. JESSOP PRICE, London 2001
JdI = Jahrbuch des deutschen archologischen Instituts
JRA = Journal of Roman Archaeology
JRS = Journal of Roman Studies
LIMC = Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, I-VIII, Zrich - Mnchen, 19811999.

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GRUMENTUM ROMANA

LRBC = R. A. G. CARSON., P. V. HILL, J. P. C. KENT., Late Roman Bronze Coinage, 324-498 A.


D., London 1965
MAAR = Memoirs of the American Academy in Rome
MAL = Memorie della Classe di scienze morali e storiche dellAccademia dei Lincei
MDAI(R) = Mitteilungen des Deutschen Archologischen Instituts, Rmische Abteilung
MEFRA = Mlanges de lcole franaise de Rome. Antiquit
MEFRM = Mlanges de lcole franaise de Rome. Moyen ge
MIBE = W. HAHN (and M.A. METLICH), Money of the Incipient Bizantine Empire, I, (Anastasius
I-Justinian I, 491-565), Wien 2000
NAC = Numismatica e antichit classiche
NSA = Notizie degli scavi di Antichit
Jh = sterreichische Jahreshefte
PBSR = Paper of the British School at Rome
PP = La Parola del Passato
PPM = Pompei pitture e mosaici (Roma)
QAR = Quaderni dArcheologia reggiana
QUCC = Quaderni urbinati di cultura classica
RBN = Revue belge de numismatique et de sigillographie
RCRF = Rei Cretariae Romanae Fautores
REG = Revue des tudes grecques
REL = Revue des tudes latines
RHR = Revue de lhistoire des religions
RIC = The Roman Imperial Coinage, I-X, London 1923-1994
RPAA = Rendiconti della Pontificia accademia di archeologia
RRC = M. CRAWFORD. Roman Republican Coinage, Cambridge 1974
RSO = Rivista degli studi orientali
SPFB = Sbornik Prac Filosofick Fakulty Brnensk University = Studia minora Facultatis Philosophicae Universitatis Brunensis. Rada archeologicko-klasicka
ScA= Scienze dellAntichit
SCO = Studi Classici e Orientali
SE = Studi Etruschi
SMSR = Studi e materiali di storia delle religioni
SNGDan II = Sylloge Nummorum Graecorum. The Royal Collection of coins and medals. Danish
National Museum, II. Italy, Apulia-Lucania: Metapontum, Copenhagen 1942
SNGDan III = Sylloge Nummorum Graecorum. The Royal Collection of coins and medals. Danish
National Museum, III. Italy, Lucania: Poseidonia-Bruttium, Copenhagen 1942
SNGMn I = Sylloge Nummorum Graecorum. Deutschland. Staatliche Mnzsammlung Mnchen, 2. Heft. Nr. 1-551. Etruria-Umbria-Picenum-Latium-Samnium-Frentani-Campania-Apulia, Mnchen 1970
SNGMn II = Sylloge Nummorum Graecorum. Deutschland. Staatliche Mnzsammlung Mnchen, 3. Heft. Nr. 552-1237. Kalabrien-Lukanien, Mnchen 1973
SR = Studi Romani
ThesCRA = Thesaurus cultus et ritum antiquorum, Los Angeles - Basel 2004.

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GRUMENTUM: STORIA DELLE RICERCHE

SILVIA BASCHIROTTO

Grumentum:
storia delle ricerche
Seicento e Settecento
Le prime ricerche storiche sistematiche sul sito di Grumentum ebbero inizio nel Seicento1, dopo che Giovanni Antonio Paglia, tra il 1563 e il 1564, port alla luce le prime epigrafi2,
e dopo una lunga discussione tra gli eruditi sullidentificazione e la collocazione del sito della
colonia romana.
La disputa fu risolta da Luca Holstenio3, il quale, dopo la pubblicazione, da parte del
Cluverius, di una monumentale opera sulla Geografia dellItalia antica del 1624, aveva dato alle
stampe le sue Annotationes in Italiam Antiquam Cluverii nel 1666.
Lesatta collocazione e la scoperta delle epigrafi del Paglia, diedero il primo impulso alle
ricerche dellarciprete della Chiesa di Saponara, Giovanni Danio, il quale inizi a raccogliere
documenti storici per fare luce sulle origini della sua citt. Raccolse la sua eredit il giurista e
magistrato Amato Danio, i cui scritti diverranno la fonte principale degli eruditi settecenteschi.
Larciprete di Saponara Carlo Danio, nipote di Amato, fu il primo ad eseguire degli
scavi nel sito di Grumentum, come apprendiamo dalla Lettera che Giacomo Antonio Del
Monaco4, essendo in corrispondenza col Danio, scrisse a Matteo Egizio nel 1713. Lo scritto
del Del Monaco costituisce un documento di eccezionale importanza per la ricostruzione dei
primi scavi e, soprattutto, ci permette di venire a conoscenza dei reperti archeologici che appartenevano alla nutrita collezione Danio, dispersa alla sua morte5.
Nella lettera di Del Monaco6 si riteneva che il nome della citt Saponara cos fosse detta
da un altare di Serapide che qui era, e che corrottamente dal volgo o da alcuni autori vien chiamato
Sapon, o Sapona. Laltare di Serapide in questione era stato individuato nel luogo ove sorse la
Chiesa della Collegiata e dove, come hanno dimostrato gli scavi recenti, esisteva effettivamente
un tempio di epoca romana. Il Del Monaco7, che aveva proposto letimologia del nome Saponara dallaltare di Serapide, aggiungeva, infatti: avvenga che nel luogo ove comunemente si crede
fosse lantico Tempio di questo Dio, ed in cui oggi sta situata la Chiesa Collegiata, si fusse trovato
un marmo col rilievo di un sacrificio, che faceasi ad Apollo con la vittima del toro: quel marmo si
conserva oggi con altri dal Sig. Arciprete, come appresso diremo. E bench Serapide si intedesse esser
listesso che Apollo, come presso coloro che trattano la teoria de Gentili, si pu vedere; contuttoci io
1

BOTTINI 1997, pp. 350- 359.


LAMBOGLIA 2004, p. 86.
3
DEL MONACO 1713, pp. 6-8.
4
DEL MONACO 1713, pp. 1-2.
5
Gi nel secolo successivo il Lombardi (LOMBARDI 1832) lamentava gi la scarsa consistenza di quanto era
sopravvissuto.
6
DEL MONACO 1713, p. 15.
7
DEL MONACO 1713, pp. 15-16.
2

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SILVIA BASCHIROTTO

non oserei di affermare che qui fosse adorato col culto medesimo che si rendeva ad Apollo, e quale
quello appunto che si vede nel nostro marmo.
Si tratta delleccezionale scoperta del bassorilievo con la scena di sacrificio del toro al Genius Augusti, gi conservato al museo di Reggio Calabria e attualmente in deposito al Museo
di Metaponto.
Letimologia di Saponara- Sapona- Serapide probabilmente falsa e legata alla sovrapposizione di pi elementi: il Roselli8, che laccettava, dichiarava di aver visto unepigrafe che
testimoniava la presenza di un altare di Sapona. Non si vuole, con questo, escludere il fatto che
in Saponara vi fosse un Serapeo, anche se i Serapei, di solito, avevano bisogno di corsi dacqua,
cisterne o bacini, che rappresentavano lacqua del Nilo, con le sue piene e magre9.
, tuttavia, pi probabile che si sia verificata una sovrapposizione tra il nome del dio
e il nome della citt, vagamente consonanti: da qui la confusione tra due termini in origine
distinti.
Allepoca dellattivit del Danio erano molte le rovine che affioravano e larciprete stesso10 era stato lautore dei primi sterri nellarea del Foro, area allora destinata alla coltivazione
della vite, come scrive il Del Monaco11: Nel territorio che qui volgarmente si dice Citt, sono in
bona parte vigne de cittadini della Saponara: e quivi con loccasione di coltivarle trovansi di continuo gran quantit di medaglie di bronzo e di argento, e qualcuna doro: e quivi stesso tre anni sono
in una vigna di un mio servitore furon trovati alcuni antichi cucchiari di argento, e un idoletto di
argento dorato di tre once di peso, rappresentante Apollo con la faretra e con larco: che voi forse avete
veduto presso un comune amico, a cui da me fu donato.
Si capisce come i primi ritrovamenti fossero del tutto fortuiti, e alimentati dal gusto collezionistico, tanto che alcuni pezzi, come si visto, venivano regalati agli amici. Il Danio aveva
anche organizzato degli sterri con il proposito di portare alla luce antiche strutture, come scrive
ancora il Del Monaco12: come avendo il sig. Arciprete osservato quasi nel mezzo dellantica citt
molte rovine di antichi edifici, sopra dei quali la lunghezza e lingiuria del tempo avea gi nutrito
delle annose quercie, e di altri alberi, cerc di comprare il podere,(..) al solo oggetto di rinvenirvi
qualche antichit, che ben egli avvisava di dovervi esser sepolta. E in fatti, avendo fatto scavare
fino a quattro piedi sotterra, gli venne scoperta una strada ben ampia di sedici piedi di larghezza, e
lastricata di grandi marmi..
Il Danio aveva portato alla luce uno dei principali assi viari della citt, il cosiddetto
decumano massimo,13 come gi potevano supporre: onde pu credersi che questa fosse la strada
reale e maestra, come noi diremmo, della Citt medesima.
Larciprete aveva anche iniziato le prime ispezioni nel luogo che corrisponde al Capitolium, allora identificato con un fortino militare e descritto come una grossa mole, senza vani
di accesso se non nel mezzo della facciata orientale, dove rimanevano anche i resti di una scala
semicircolare. difficile identificare la scala, visto che il monumento circolare con rampa dac8

ROSELLI 1790, p. 54 e 120. Roselli diceva anche di aver visto una statua di marmo rappresentante un sacerdote di Apollo, che era stata trovata sul luogo ove oggi la Chiesa matrice di Saponara, in cui a tempo di
Grumento eravi il tempio di Apollo, situato in alta collina, amando sempre questi i tempii in alto...
9
Wild 1981.
10
DEL MONACO 1713, pp. 1-2.
11
DEL MONACo 1713, pp. 16-17.
12
DEL MONACO 1713, pp. 33-34.
13
DEL MONACO 1713, p. 37. Limpianto stradale di epoca repubblicana stato il soggetto di una indagine
approfondita di L. Giardino, (GIARDINO 1981) pp. 21-22. La strada messa in luce dal Danio corrispondeva
alla ricostruzione di epoca imperiale.

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GRUMENTUM: STORIA DELLE RICERCHE

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cesso semicircolare si trova a Nord del Capitolium. Dalla sua lettera sappiamo anche che, nella
parte superiore, erano gi visibili le celle che costituivano le sostruzioni delledificio e che erano
descritte come riempite di sabbia calcata, residui di intonaco colorato e monete di rame14.
Gli scavi del Danio furono volti soprattutto al recupero di materiali: nel giardino della
sua abitazione aveva allestito un piccolo museo con le epigrafi rinvenute nel corso delle prime
ricerche.
Nel corso degli sterri, aveva anche recuperato bassorilievi floreali, resti di marmi e intonaci colorati, e vari pezzi pregiati, tra cui la statuetta di Apollo con arco e faretra; mezzo fulmine di bronzo, attribuito ad una statua di Giove; la statua di un Ercole col toro Maratonio; la
statua loricata di una divinit identificata con Marte e quella di un Apollo con mela e serpente.
Inoltre erano stati rinvenuti la statuetta di un piccolo cupido argenteo con larco dorato, la
statua di una sacerdotessa, e una statuetta bronzea di un personaggio palliato e barbato, che,
secondo lautore, rappresenta un filosofo Cinico. Oltre alla piccola e grande statuaria, il museo
allestito dal Danio conteneva monete, lucerne, lacrimari, cornici decorate, capitelli, pesi che
si supponeva appartenenti allErario, condutture di piombo col marchio di fabbrica di Appio
Rullo, urne cinerarie15. Probabilmente non tutti questi oggetti venivano dallarea del Foro o dal
pianoro della citt, ma forse anche dalle immediate vicinanze, dove cerano le necropoli.
Allepoca del Danio era gi riconoscibile il teatro, confuso dai primi eruditi, il Del Monaco e il Gatta, con un secondo anfiteatro. Lerrore fu corretto dal Roselli il quale sostenne,
giustamente, che doveva, invece, trattarsi del teatro cittadino16.
Oltre al teatro, sappiamo dalla Lettera17 che, a quei tempi, erano visibili anche i ruderi
dellanfiteatro, resti dellacquedotto e delle mura: Della distrutta citt molte sono le vestigie,
che presentemente si veggono: come le rovine di antichi aquidottii, che seguono per lo spazio di due
miglia incirca, ed alcune fabbriche pi ragguardevoli, delle quali lungo qui farebbe il parlarne. Ma
tacer non si debbono le rovine di due Anfiteatri che quivi tuttavia si conservano, uno di forma pi
grande e laltro pi picciolo, ambedue di fabbrica reticolata: della qual fabbrica sono ancora tutte le
altre rovine degli antichi edifici che qui si trovano.
Per quanto riguarda le iscrizioni, fondamentale fu lopera del religioso Sebastiano
Paoli,18che trascrisse le epigrafi della collezione Danio e fu una fonte importante per gli scritti
del Racioppi. Egli tenne un carteggio con Matteo Egizio che era noto anche al Mommsen. Il
religioso era stato lautore di un manoscritto denominato Iter Grumentinum, che raccontava
il suo viaggio da Napoli a Saponara, e aveva curato la stampa della Lettera di Del Monaco,
aggiungendo una sua prefazione.
Un altro importante erudito settecentesco era stato Francesco Saverio Roselli19, autore
di una Storia Grumentina, edita nel 1790, in cui sosteneva di voler aggiungere altre testimonianze a quelle degli eruditi che, come Costantino Gatta20, nelle sue Memorie topograficostoriche Lucane del 1743 o il Del Monaco, avevano gi parlato del sito.
A partire dal Seicento, la discussione intorno al nome dellabitato era stata piuttosto vivace tra gli eruditi, come scriveva il Roselli21, variando da Drumentum, Adrumentum, Agromon14

DEL MONACO 1713, pp. 37- 38.


DEL MONACO 1713, pp. 17-23.
16
ROSELLI 1790, pp. 58-59.
17
DEL MONACO 1713, pp. 15-16.
18
BOTTINI 1997, p. 352.
19
ROSELLI 1790.
20
GATTA 1743.
21
ROSELLI 1790, pp. 19-21.
15

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12

SILVIA BASCHIROTTO

te a Grumentos, Grumention,o Pumentum. Il nome era stato ricordato oltre che nellItinerarium
Antonini del II sec., anche nella Tabula Peutingeriana, del V sec, dove si vede Grumentum
allincrocio tra la via Herculia e una strada che portava alla via Popilia. Lidentificazione e la
collocazione del sito della citt romana di Grumentum quindi non furono sempre chiare22 e
nemmeno lorigine del nome.
Roselli raccontava una curiosa e tarda leggenda23 che risaliva alla vita di S. Laverio di Roberto da Romana del 1162. La storia mirava a nobilitare le origini della citt facendone risalire
il nome dallunione di quello delleroe eponimo Miento, figlio del re assiro Tantane, fondatore
della citt, e della gru dalla quale questi avrebbe tratto gli auspici per la fondazione. Sempre nel
tentativo di nobilitare la storia di Saponara e di Grumentum, il Roselli giunse a falsificare delle
testimonianze epigrafiche24 asserendo di aver trovato la tomba del pitagorico Ocello Lucano.25
Descrivendo i resti visibili dei monumenti antichi, lautore menzionava lesistenza di un
ponte, che lui chiama Aquilio26, da uniscrizione trovata nelle vicinanze, che avrebbe dato anche
il nome della porta di ingresso alla citt, la porta Aquilia, da cui sarebbe passato S. Laverio,
come si poteva leggere nella sua vita. Roselli scriveva anche di una strada di accesso alla citt,
che portava alla zona del ponte, chiamata Pontepagano, la cui etimologia veniva fatta risalire al
ponte e alla divisione del territorio in pagi (distretti rurali); per questo motivo, sempre secondo
lautore27, sono chiamati pagani quei Gentili che in esso vi abitavano. Il Roselli raccontava
anche della zona chiamata Giudea, come sobborgo distinto dalla citt e abitato dagli ebrei, che
potrebbe essere stata larea funeraria giudaica, considerata anche la documentazione che viene
da Venosa.
Inoltre, lautore enumerava le epigrafi presenti nel giardino del Danio, ricavandone notizie sullo status della citt, sulle magistrature ricoperte dai cittadini di Grumentum28, e sugli
dei venerati, tra cui Silvano29 e Mitra30. Roselli dichiarava di aver visto nel giardino del Danio
il gi menzionato bassorilievo con scena di sacrificio, e riportava lelenco minuzioso di tutte le
statue e degli oggetti pi preziosi del giardino dellarciprete, nominando anche la presenza di
condutture in piombo di cui erano stati ritrovati alcuni pezzi con il marchio di fabbrica31.
22

ROSELLI 1790, pp. 27- 32. Il Roselli dedica un intero capitolo, il IV, allanalisi dettagliata Degli sbagli di
molti autori intorno al sito di Grumento.
23
ROSELLI 1790, p. 16: ad un Eroe di nome Miento attribu lerezione di questa citt; e che essendo figlio di
Tantane Re degli Assiri, gionto in quelle regioni edificata lavesse facendo nel tempo istesso derivare la voce
Grumento dalla Grue, uccello, che per augurio veduto avea Miento in arrivare in tale luogo, e dal nome del
suddetto Miento edificatore; i quali unendoli insieme Gru e Miento, nomato si fosse Grumiento; passando
essi dalla Storia alla Favola, da cose vere a cose false, ed ideali
24
T. Mommsen (MOMMSEN 1883) si era occupato di verificare lesistenza delle epigrafi citate dal Roselli, isolando i falsi, sebbene le recenti ricerche condotte dal prof. Buonopane dellUniversit di Verona, inducano in
qualche caso ad un ripensamento.
25
ROSELLI 1790, p. 81: liscrizione inventata dal Roselli avrebbe riportato la dicitura OCELL...ANO/ RV....E
(Ocello Lucano Rufus erexit). Sulla vicenda di Ocello Lucano, cfr. GILIBERTI 1790.
26
ROSELLI 1790, pp. 23-24.
27
ROSELLI 1790, p. 25.
28
ROSELLI 1790, pp. 35- 47.
29
CIL X, 204; ROSELLI 1790, p. 50.
30
CIL X, 205; ROSELLI 1790, p. 51.
31
ROSELLI 1790, pp. 48-49: da passo in passo poi, non manca di ritrovarsi tralle antiche fabbriche della citt,
nelle rivolte delle mura de condotti di piombo; siccome eziandio da tratto in tratto, sotto terra di quei di marmo, e di creta cotta, segni tutti di tragittar acqua o ne giardini, o nelle pubbliche fontane. Ed in una strada,
ove uno di questi sporgeva, osservansi un altro grosso condotto con alcune lettere quanto un deto di misura,

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GRUMENTUM: STORIA DELLE RICERCHE

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Lautore riportava come fossero state trovate le rovine del teatro: Manifestano esser quivi stato certamente il teatro finoggi giorno alcune dirute fabbriche di ben grossi quadrati marmi,
con un arco rivolto nel mezzo versOccidente; la cui figura semicircolare () Le cennate ruine
senzavvedutezza veruna furon da Costantino Gatta apprese per vestigia di un anfiteatro, scrivendo
nellopera sua postuma delle Memorie Lucane, del tenor che segue: Eran pur quivi due anfiteatri,
dequali fino al presente veggonsi le vestigia; uno pi spazioso dellaltro, ambedue di fabbrica, e lavoro reticolare, come erano tutti gli edifizi di si nobile citt. Ma sbagli allingrosso () mi suppongo
pertanto che non furono dal Gatta osservate le sopradette ruine; oppure non ben considerate; o che
fidato si fosse del rapporto altrui; siccome accadde al nostro concittadino D.Giacomantonio Del
Monaco, il quale per aver fidato losservazione di dette antichit ad un suo amico di Saponara (),
inciamp nel medesimo abbaglio, allora quando form lerudita lettera al Sig. D.Matteo Egizio
intorno lantico Grumento; descrivendone benanche due anfiteatri, quando realmente uno, eretto
di quella figura che prescritta viene da tutti gli Antiquarii.
Poi il Roselli32 menzionava anche lanfiteatro, in opus reticulatum, e supponeva che ci
dovessero essere anche un Ginnasio e un Circo, come si conveniva alle citt antiche, ipotizzando lesistenza delle terme da un iscrizione nella quale Rullus Festus, governatore (corrector)
della Lucania e del Bruzio, dichiarava di aver provveduto ad adornare le terme a sue spese con
la donazione di una statua.33
Per quanto riguarda il Foro, il Roselli34 menzionava un luogo di amministrazione della
giustizia che lui chiamava il Palazzo Augustale, detto il Pretorio, (...) e credo che questedificio
stato fosse in quei tempi, ove oggi la vigna delle sig. Monache di S. Giovanni, per essere vicino al
quadrivio, chera nella vigna del fu Arciprete Danio, in mezzo alla Citt.
Allepoca larea era ancora in gran parte coltivata a vigneti la cui vista, nei visitatori, suscitava il ricordo dei vini lagarini citati da Plinio35 come prodotti non lontano da Grumentum,
come raccontava lo stesso autore36.
Nella met del settecento, Niccol Ramaglia, amico del Danio, fu esortato dallarciprte a raccogliere in un volume i suoi manoscritti sulle antichit, iniziando nel 1736 le Memorie
grumentine e Saponariensi, terminato nel 1744. Il manoscritto originale andato perduto, la
copia, conservata nella biblioteca comunale di Moliterno, stata di recente pubblicata parzialmente da Vincenzo Falasca37, e fa parte del fondo librario che Giacomo Racioppi aveva lasciato
alla sua morte in eredit al Comune. Il Racioppi, che aveva tratto una copia dal manoscritto
originale in possesso nel 1878 dellavv. Vincenzo Ramagli, poi andato perduto, non stimava
molto il lavoro di Ramaglia sostenendo che fosse uno che raccatta tutte le fiabe che la grama
erudizione indigena ebbe inventate nei secoli XVI e XVII, anche se poi aggiungeva che lautore
ha il merito di raccogliere, con miglior consiglio, copia di documenti e di notizie che alla storia
della sua patria riescono di prezioso interesse.

dicendo FABR. AP. R:, e nellaltra parte dellistesso, che riguardava di sotto la fontana, eranvi alcuni altri caratteri pi grandi di quelli, essendovi per le istesse lettere incise, con due altre aggiuntevi in questa seguente
maniera FABR. AP. RUL. Faber Appius Rullus, il quale formato aveva li sopradetti condotti, o canaloni;..
32
ROSELLI 1790, pp. 60-65.
33
CIL X, 212. Il Roselli (ROSELLI 1790, p. 67) scioglie cos lepigrafe: Rullus Festus Corrector Lucaniae et
Brittiorum ad ornatum Thermarum conlocavit. Si tratta del restauro di et tardo imperiale (IV-V sec.d.C.).
Il primo restauro fu effettuato in epoca adrianea (CIL X, 222)
34
ROSELLI 1790, p. 75.
35
PLIN., Nat. Hist. XIV, 69.
36
ROSELLI 1790, p. 26.
37
FALASCA 2005.

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SILVIA BASCHIROTTO

Il Ramaglia38, si era, a sua volta, occupato dellorigine del nome dellabitato romano e
ne forniva versione simile a quella del Roselli, tratta dalla vita di San Laverio, collegando le
origini nobili della citt lucana a quelle dellabitato di Sapona. Il Ramaglia risaliva a No e ne
narrava la discendenza fino a Priamo, raccontando la storia di Myentum, figlio terzogenito del
re Tanfanes, sul nome del quale lautore esprimeva un dubbio, e che forse va collegato con il re
assiro Tantane menzionato dal Roselli. Leroe mandato in aiuto a Troia, aveva sposato Sapona,
figlia di Antenore, con il quale si era imbarcato alla volta dellItalia.
Mentre Antenore era approdato nei lidi veneziani e aveva fondato Padova, Myento era
stato spinto nel golfo di Paestum. Qui la moglie Sapona aveva partorito un figlio chiamato
Sapri, eponimo della citt campana. Poi Myento, seguendo una gru, era giunto nel luogo dove
avrebbe fondato la citt, alla confluenza dei fiumi Sciaura (a cui viene dato il significato di sciagura) e Acris ( che a sua volta viene collegato con acrem, e d lidea di un fatto negativo). Anche
in questo caso il nome deriva da Myento e dalla gru.
La citt era stata infatti chiamata Grumyentum, facendo derivare il nome da Myento
e dalla Gru; con il passare del tempo, aggiungeva lautore, la y del nome era stata omessa per
facilitarne la pronuncia, diventando cos Grumentum. La storia proseguiva raccontando come,
dopo tre anni dalla costruzione della citt di Grumentum, Sapona aveva partorito un figlio ed
era morta durante il parto; Myento laveva portata sulla vicina altura per la sepoltura, e aveva
costruito un ara allinterno di un tempio, collocandovi la statua di Sapona.
Da qui letimologia che spiega il nome medievale della citt: Saponara, da Ara Saponae,
che fa riferimento allara di Sapona.
Il Ramaglia descriveva le rovine della citt che affioravano e che si potevano ancora vedere, tra cui un ponte con gli archi dellacquedotto, una strada lastricata, la Porta Aquilia, la zona
chiamata Giudea, e la pianura chiamata Pontepagano.

LOttocento e il primo Novecento


LOttocento era stato un secolo fervido in cui erano continuati gli scritti degli eruditi
locali ma, al tempo stesso, era iniziata la ricerca archeologica con i primi scavi veri e propri, sebbene piuttosto sporadici. Andrea Lombardi forniva una descrizione dettagliata delle
emergenze dellarea archeologica grumentina nel suo Viaggio tra le antiche citt in Lucania39e
nellopera, edita nel 1832, dal lungo titolo Saggio sulla topografia e sugli avanzi delle antiche
citt italo-greche, lucane, daune e peucezie comprese nellodierna Basilicata40. Lautore descriveva
ci che era visibile nel sito di Grumentum nella prima met dellOttocento, soffermandosi41, in particolare, sullanfiteatro collocato nelle propriet di Domenico Roselli, sulle terme,
sullacquedotto, sulla porta Aquilia. Riferiva che la porta era stata spogliata dei marmi che la
decoravano, utilizzati per decorare la Porta di Saponara. interessante anche la descrizione
dellacquedotto, che il Lombardi aveva seguito nel suo percorso rilevando tutti i tratti visibili.
Lautore si era anche occupato di tutti i reperti che erano stati ritrovati nellarea, fornendone
un elenco assai lungo e dettagliato, e della descrizione del cattivo stato del giardino del Danio,
in quel momento propriet Ceramelli: la collezione dellarciprete, infatti, appariva privata di
alcuni dei pezzi ricordati dal Del Monaco, i quali erano stati venduti o rubati, mentre i rima38

FALASCA 2005, pp. 3-18.


Di recente ripubblicato (LOMBARDI 1987) a Venosa con introduzione di M. Torelli.
40
LOMBARDI 1832.
41
LOMBARDI 1987, p. 83.
39

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nenti comunque degni dellattenzione degli antiquari, giaccioni quivi confusi ed abbandonati.
Il Lombardi terminava la parte su Grumentum raccontando che il vicino villaggio di Sarconi
prendeva il nome da sarcofago, essendo stato sobborgo e area funeraria di Grumentum.
In questo periodo si colloca lopera di Theodor Mommsen42, che nel 1846 era stato
di persona a Saponara per raccogliere le testimonianze epigrafiche grumentine; momento in
cui verific, tra laltro, i falsi del Roselli. Le iscrizioni raccolte vennero inserite tra le iscrizioni
lucane nel X volume del CIL, uscito nel 1883, alle quali lautore aveva aggiunto una premessa
in cui ricordava di essersi recato sul posto per vedere sia le epigrafi contenute nel giardino del
Danio, sia quelle sparse nel territorio.
Larea occupata dalla citt romana era ancora coperta dai vigneti e non fu scavata sistematicamente nemmeno nel corso dell800, nonostante il riconoscimento dellimportanza del
sito e lassegnazione della sua gestione al Ministero della Pubblica Istruzione del Regno DItalia
che si era appena formato: i ruderi degli edifici venivano ancora rinvenuti occasionalmente,
come testimoniava Giuseppe Fiorelli43, nel 1877, nel volume di Notizie degli scavi di Antichit,
pubblicato dallAccademia dei Lincei, riportando la relazione dellispettore Francesco Paolo
Caputi sul ritrovamento di un epigrafe nella zona in cui sorgeva la masseria di Clemente Roselli. Dallabitazione del Roselli furono portate alla luce basi di colonne e capitelli di ordine
ionico che rivelavano lesistenza di una porticus colonnata, cio una galleria porticata. Liscrizione44, ritrovata in reimpiego assieme ad altri materiali, nella porticus, stata datata, in base
alla menzione dei due consoli, al 43 a.C.; il dedicante era T. Vettius allepoca del consolato di
Irzio e Pansa.
Lispettore Caputi45 pubblic a Napoli il Tenue contributo alla storia grumentina (1902)
nel quale si sforz di riunire sistematicamente i risultati dei ritrovamenti archeologici e degli
studi eruditi dei due secoli precedenti. La sua opera risulta di fondamentale importanza per la
puntualit con la quale descrive i luoghi e le circostanze dei rinvenimenti archeologici.
Il Caputi descriveva anche le strutture semiaffioranti nellarea della citt46, asserendo che
parte degli impianti termali repubblicani47 era visibile nella vigna di Antonio Toscano, dove gli
scassi avevano portato alla luce la zona dellipocausto e una pavimentazione musiva bicroma
bianca e nera48. Ai tempi dellispettore Caputi, dalle rovine del teatro era stata ricavata una casetta e, di fronte al suo ingresso, potevano vedersi due basi di colonna impiegate come sedili49.
Egli menzionava anche lanfiteatro, larea chiamata Giudea, e lacquedotto, di cui erano
stati trovati resti in terracotta destinati alla condotta dellacqua50.
Anche nell800 furono portati alla luce materiali che entrarono nel circuito del mercato
antiquario. il caso particolare delle gemme incise, ritrovate in grandi quantit, delle quali il
Caputi fornisce un elenco dettagliatissimo51.
Il Caputi, ricordava che il nome di Saponara derivava dal termine sablunaria- sabionaria, da sablo- sabuum: egli faceva il confronto con altri nomi di citt, quali Savona o Saona o
42

MOMMSEN 1883.
FIORELLI 1877, pp. 446-449.
44
CIL X, 8093.
45
CAPUTI 1902.
46
CAPUTI 1902, pp. 158- 159.
47
CIL X, 221: attesta la creazione di un impianto termale pubblico nel I sec.a.C. o nella prima et augustea.
48
A tal proposito sarebbe interessante confrontare i dati di scavo della missione diretta da Hans Thaler, per
sapere se le cosiddette terme imperiali erano gi state oggetto di scavi nella zona dellipocausto.
49
CAPUTI 1902, p. 153.
50
CAPUTI 1902, p. 162.
51
CAPUTI 1902, p. 134.
43

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SILVIA BASCHIROTTO

Saponara di Villafranca, che legavano letimologia del loro nome alla presenza di cave di sabbia
grossa.52 Anche il Racioppi sosteneva che Saponara significasse aia di sabbia.
Alla fine dellOttocento, si trovano pure numerose notizie sul patrimonio epigrafico
grumentino riportate nelle Notizie degli Scavi del 1897 da Giovanni Patroni53. Tra le epigrafi,
era stata descritta uniscrizione in cui gli edili della citt avevano ricostruito a proprie spese, nel
51 a.C., un tratto delle mura urbiche54. Il Patroni descriveva anche la piccola collezione civica
che si stava accumulando nella Biblioteca Comunale di Grumentum, e che conteneva: alcuni
vasi rustici del periodo tra il III ed il II sec a.C. Un ariballos bacellato con fiorami in giallo su nerobistro, tipo Gnatia ma assai svaniti. Alcune lucerne anepigrafi fittili romane. Varii pesi di terracotta.
Un frammento di vaso aretino. Il fondo di unanfora puntuta. Pezzetti di mosaici. Frammenti architettonici in terracotta, fra cui parte di unantefissa, ed altri in marmo. Forma fittile di un busto
femminile. Alcune ossa fossili elefantine, e due asce neolitiche.
In quasi tutti gli eruditi ricorrono le descrizioni dei monumenti visibili, come abbiamo
visto: il teatro, lanfiteatro, le strade, lacquedotto, mentre rimane isolata la notizia di un cammino sotterraneo (..) il quale forse attraversava il letto del fiume Agri riportata da Angelo Bozza55
in La Lucania. Studi storici-archeologici del 1888; forse si tratta dellimboccatura della condotta idrica, verosimilmente romana, ancora visibile poco a valle della confluenza dello Sciaura
nellAgri, sulla sponda sinistra.
Scavi scientifici vennero compiuti da Michele Lacava e pi tardi da Vittorio Di Cicco,
del Museo Provinciale di Potenza, purtroppo mai pubblicati. Eppure, durante lo scavo di Di
Cicco era stato messo in luce un tratto di strada consolare, come emerge dai pochi accenni di
uno scritto di Lacava, Topografia e storia di Metaponto del 1891. Lacava56 scriveva delle mura
e delle strade basolate, e forniva le esatte misure delle strutture rinvenute, dellasse maggiore e
delle altezze dei muri dellanfiteatro, e faceva accenno alla tecnica dellopus vittatum, cio con
ricorsi di laterizi, riscontrata in alcune strutture riadattate a case rurali dai contadini.
Alla fine del secolo, nel 1889, un erudito locale, Giacomo Racioppi57, aveva scritto due
volumi della Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, in cui sosteneva che il nome di
Grumentum derivasse dal sanscrito grama, con il significato di pagus o villaggio, a cui era stato
aggiunto il suffisso entos, come Tarentos, poich, come racconta ancora il Caputi58, grama,
quindi o gruma indica il primo sorgere della citt ai due fiumi, il periodo dinfanzia nellumile
villaggio di agreste gente ivi raccolta a lavorar la terra. Secondo il Caputi59, il Niebuhr lo faceva
derivare dal greco krimos60, freddo, perch, ei dice, sui freddi Appennini. Lautore si era anche
occupato di storia religiosa, nel 1881, con LAgiografia di San Laverio61, in cui raccontava la
storia del martire decapitato a Grumentum nel 312, a seguito della quale era avvenuta la cristianizzazione di Grumentum. Il Racioppi, cercando di passare al vaglio critico la tradizione sul
santo, concludeva asserendo lesistenza di un nucleo genuino nella tradizione risalente al XII
sec., sul quale si era inserito poi nei secoli XV, XVI, e XVII, un complesso di aggiunte apocrife
52

CAPUTI 1902, p. 166.


PATRONI 1897, pp. 180-182.
54
CIL X, 220.
55
BOZZA 1889, pp. 27-29.
56
LACAVA 1891.
57
RACIOPPI 1889.
58
CAPUTI 1902, p. 87.
59
CAPUTI 1902, p. 87.
60
Della radice greca del nome convinto anche D. Adamesteanu, (ADAMESTEANU 1967, pag. 17.) e V. Falasca
(FALASCA 1996, p. 14), il quale riprende le argomentazioni del Racioppi.
61
RACIOPPI 1881.
53

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GRUMENTUM: STORIA DELLE RICERCHE

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e interpolazioni con intenti o storico-letterari, per mostrare lantichit e la nobilt di Grumentum, o giuridici, nella lotta giurisdizionale tra la Chiesa di Saponara e la curia di Marsico.
Lassenza di un reale impegno in campo archeologico port al degrado il sito di Grumentum. Gi lispettore Emilio Magaldi, nel 1933, auspicava che si facesse uno scavo62, e,
con la sua Lucania Romana63, aveva portato il tema di Grumentum nella discussione scientifica
contemporanea. Le aspettative di Magaldi erano state incoraggiate dal ritrovamento fortuito,
proprio nello stesso anno, di un frammento marmoreo architettonico e un aureo di Caligola,
molto ben conservato64.
Nel 1951 Pellegrino Claudio Sestieri65 aveva dato finalmente inizio ad una campagna
di scavi, nel momento in cui la competenza archeologica della Lucania era passata alla Soprintendenza di Palermo. Sestieri era animato dalla speranza di ritrovare altri reperti notevoli, come
si poteva supporre dai precedenti ritrovamenti, tra cui, una statua di pontifex maximus acefala,
e uniscrizione trovata vicino allanfiteatro presso una casa di campagna66.
Nel 1951 Sestieri scelse di scavare il teatro, ma, dopo averne messo in luce una met,
per mancanza di fondi, dovette interrompere lo scavo. Egli ne aveva portato alla luce una parte, quella della scena e met della cavea, di cui si conservavano in situ solo gli ultimi gradini,
eliminando lenorme massa di pietre che la ricopriva. In quegli anni era stato anche costruito
un piccolo antiquarium con gli oggetti darte che erano stati trovati durante lo scavo: tra questi, due belle lapidi in marmo, una dedicata a L. Mulvio Ofillio Restituto, laltra a C. Alidio
Choroibo67.
Alla met del Novecento, su un quotidiano locale era apparso un articolo in cui Niccol
Ramagli68 lamentava lo stato in cui erano caduti i monumenti dellantica citt di Grumentum:
gli avanzi dellAcquedotto, dellAnfiteatro, del Teatro, delle Terme, della Basilica, dei Portici, bench da oltre un ventennio ne fosse ufficialmente dichiarato limportante interesse archeologico, sono
di anno in anno in progressivo disfacimento.
Una svolta vera e propria si ebbe nel 1961, allorch il Ministero della Pubblica Istruzione
dichiar dimportante interesse archeologico la zona del teatro, delle terme e dellanfiteatro
Nel suo libro Il cuore del sud, del 1962, Ramagli parlava dellacquedotto che si diramava
per gli usi civici (terme e fontane pubbliche); sosteneva che la citt di Moliterno ebbe dunque
il privilegio di dar da bere allantica citt romana di Grumento, con due sorgenti del suo territorio:
quella del Castagneto e lAcqua del Papa. descrivendo lacquedotto che portava lacqua alla
citt dalla localit Castagneto, nel comune di Moliterno, e riportando come lacquedotto dalle
robuste arcate avesse un doppio ordine di condotti sovrapposti, i cui resti visibili, detti Pilieri,
erano descritti come dei pilastri osservabili lungo una valletta, che, come ci informa lautore,
erano gi visibili al tempo del Lombardi.
Il Ramagli descriveva anche il teatro e le tracce visibili dellanfiteatro, ma linteresse alla
met del novecento era rivolto alla mole, cio al Capitolium, ancora descritto come un fortilizio. A ridosso dellarea il Ramagli annotava la presenza dei resti di una basilica, con abside
62

MAGALDI 1933.
MAGALDI 1947.
64
MAGALDI 1933.
65
SESTIERI 1956.
66
Altri due importanti reperti di scultura erano stati portati nel Museo di Reggio Calabria: un ritratto funerario di una vecchia signora romana, e il famoso rilievo marmoreo di et traianea con la rappresentazione di un
sacrificio (cfr. BERMOND MONTANARI 1958, pp. 37-40).
67
Rispettivamente: AE 1972, 148 e AE 1998, 383.
68
RAMAGLI 1962.
63

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SILVIA BASCHIROTTO

semicircolare nel lato occidentale e muri reticolati, lidentificazione delledifico era stata confermata grazie al ritrovamento di basi di colonne. possibile che si tratti del piccolo palmento
absidato posto a ridosso della basilica, ma non escluso neppure che si trattasse del vicino
edificio rotondo.
In seguito, lautore aveva passato in rassegna i resti delle terme, dove era stata posta
unepigrafe dai duumviri Q. Pettius e C. Maecius69. Infine Ramagli descriveva le tracce visibili
dellanfiteatro, da dove provenivano una lapide onoraria dedicata a Tiberio70, che giaceva tra
gli avanzi di colonne e di trabeazioni al posto degli antichi portici.
Nella zona delle terme, nellarea compresa tra queste e il teatro, a causa di uno sterro fatto per un impianto di un vigneto nel 1949 fu ritrovata una grande quantit di tegole e ossame
umano, che il Ramagli riteneva probabile indice di un sepolcreto.
Nel 1964 fu istituita la Soprintendenza alle Antichit della Basilicata; lindagine fu portata avanti dal primo Soprintendente alle antichit della Basilicata, Dinu Adamesteanu71, il
quale tra il 1964 e il 1968 cur anche il restauro del teatro e pubblic i risultati degli scavi.
A partire dal 1969 hanno avuto inizio le campagne di scavo sistematiche dellarea di
Grumentum, che sono proseguite con cadenza quasi annuale, interessando soprattutto la zona
del teatro, dellanfiteatro e del Foro, tuttora in corso.
Colgo loccasione per ringraziare il Direttore del Museo Archeologico di Grumentum Dott.
Capano, e i suoi collaboratori, tra cui il Bibliotecario Dott. Bisignano, il Geom. Dott. Albini, il Restauratore Dott. Scannone, e tutto il personale del Museo, per la costante collaborazione e il supporto
nella ricerca; il prof. Falasca per le utili informazioni bibliografiche; la mia cara amica e collega
Dott.ssa Marastoni che ha condiviso con me il lungo lavoro di ricerca bibliografica.

Bibliografia
ADAMESTEANU 1967 a = D. ADAMESTEANU, Lattivit archeologica in Basilicata, in Atti del VI Convegno di Studi
sulla Magna Grecia, Taranto1966 (1967).
ADAMESTEANU 1967 b = D. ADAMESTEANU, Panorami culturali Grumentum, in Scuola lucana, Potenza 1967.
ANTONINI 1777 = G. ANTONINI, Discorso III, del fiume Aciri, oggi Acri, e luoghi a quello vicini, e di Grumento,
in La Lucania II, Salerno 1797.
BERMOND MONTANARI 1958 = G. BERMOND MONTANARI, Rilievo da Grumentum con scena di sacrificio, in
ArchCl (Archeologia Classica) 10, 1958.
BORRARO 1975 = P. BORRARO, a cura di, Giacomo Racioppi e il suo tempo, Atti del convegno nazionale di studi
sulla storiografia lucana, Rifreddo-Moliterno 26-29 settembre 1971, Lecce 1975.
BOTTINI 1984 a = A. BOTTINI, Lattivit archeologica in Basilicata, in Atti del XXIII Convegno di Studi sulla
Magna Grecia, Taranto 1983 (1984), p. 456.
BOTTINI 1997 = P. BOTTINI, a cura di, Il Museo Archeologico Nazionale dellalta Val dAgri, Lavello 1997.
BOZZA 1889 = A. BOZZA, La Lucania Studi storico-archeologici, II, Rionero 1888-89.
BUCK 1974 = R. J. BUCK, The ancient roads of southeaster Lucania, in PBSR 43, 1974.
CAPUTI 1902 = F. P. CAPUTI, Tenue contributo alla storia di Grumento e di Saponara, Napoli 1902

69

CIL X, 221.
CIL X, 207.
71
ADAMESTEANU 1967 a-b.
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GRUMENTUM: STORIA DELLE RICERCHE

19

CORCHIA 1983 = R. CORCHIA, Torso di fanciullo da Grumentum, un Arpocrate?, in AION 5, 1983.


DEL MONACO 1713 = G. A. DEL MONACO, Lettera del Sig. Giacomo Antonio del Monaco intorno allantica
colonia di Grumento oggid detta la Saponara indirizzata al Sig. Matteo Egizio, Napoli 1713.
FALASCA 1996 = V. FALASCA, Grumentum, Saponaria, Grumento Nova, storia di una comunit dellalta Val
dAgri, Potenza 1996.
FALASCA 2005 = V. FALASCA, Memorie grumentine saponariensi. Manoscritto inedito del 1736 di Niccol Ramaglia,
Potenza 2005.
FIORELLI 1877 = G. FIORELLI, Saponara di Grumento, in NSc 1877, pp. 446-449
GATTA 1723 = C. GATTA, Lucania illustrata, Napoli 1723, pp. 15-17.
GATTA 1732 = C. GATTA, Memorie topografico-storiche della Provincia di Lucania compresa al presente nelle
province di Basilicata e di Principato Citeriore colla serie genealogica de Serenissimi Principati di Salerno
e di Bisignano dellIllustre famiglia Sanseverino raccolte da Costantino Gatta e divise in tre libri, Napoli
1732.
GATTA 1743 = C. GATTA, Memorie topografico-storiche della provincia di Lucania, Napoli 1743.
GIARDINO 1981 = L. GIARDINO, Il tessuto stradale in et repubblicana e Il tessuto stradale in et imperiale, in
Grumentum: La ricerca archeologica in un centro antico. Mostra documentaria, Galatina 1981.
GIARDINO 1983 = L. GIARDINO, La viabilit nel territorio di Grumentum in et repubblica ed imperiale, in Studi
in onore di D. Adamesteanu, 1983.
GILIBERTI 1790 = V. GILIBERTI, Ricerche sulla patria di Ocello Lucano, Napoli 1790.
LACAVA 1874 = M. LACAVA, La Lucania-Sommaria descrizione, Potenza 1874.
LACAVA 1891 = M. LACAVA, Topografia e storia di Metaponto, Napoli 1891.
LAMBOGLIA 2004 = I. LAMBOGLIA, Potere e istituzioni nella Basilicata del Seicento, tesi pubblicata dal Consiglio
Regionale della Basilicata, Potenza 2004.
LOMBARDI 1832 = A. LOMBARDI, Saggio sulla topografia e sugli avanzi delle antiche citt italo-greche, lucane,
daune e peucezie comprese nellodierna Basilicata, in Memorie dellIstituto di Corrispondenza Archeologica,
Napoli 1832.
LOMBARDI 1987 = A. LOMBARDI, La corona di Critonio. Viaggio tra le antiche citt in Lucania, Venosa 1987.
MAGALDI 1933 = E. MAGALDI, Grumento (Note preliminari di archeologia grumentina), in Archivio Storico per
la Calabria e la Lucania III, fasc. III-IV, Roma 1933.
MAGALDI 1947 = E. MAGALDI, Lucania romana I, Roma 1947.
MASTROCINQUE 2006 = A. MASTROCINQUE, Indagini nellarea del Foro di Grumentum, in www.fastionline.org/
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MASTROCINQUE 2007 = A. MASTROCINQUE, Giulio Cesare e la fondazione della colonia di Grumentum, in Klio,
89, 2007.
MOMMSEN 1883 = Th. MOMMSEN, CIL X, Inscriptionum Bruttiorum Lucaniae Campaniae, I, 1883.
PATRONI 1897 = G. PATRONI, Saponara di Grumento - iscrizioni latine, in NSc (Notizie degli Scavi di Atichit)
1897.
RACIOPPI 1881 = G. RACIOPPI, Agiografia di S. Laverio, Roma 1881.
RACIOPPI 1884 = G. RACIOPPI, Iscrizioni Grumentine inedite (dalle schede del P. Sebastiano Paoli), in Archivio
Storico Napoletano, 1884.
RACIOPPI 1889 = G. RACIOPPI, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, vol. II, Roma 1889.
RAMAGLI 1962 = N. RAMAGLI, Nel cuore del Sud, Napoli 1962.
SESTIERI 1790 = F.S. ROSELLI, Storia grumentina, Napoli 1790.
SESTIERI 1956 = P. C. SESTIERI, Fasti Archaeologici, III, 1953 (1956), n. 3648.
WILD 1981 = R. A. WILD, Water in the Cultic Worship of Isis and Sarapis, EPRO 87, Leiden 1981.

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STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA DEL LATO ORIENTALE DEL COSIDDETTO TEMPIO

C DI GRUMENTUM

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FEDERICA CANDELATO TERESA PERRETTI


con la collaborazione di:
M. Bonturi, V. Centola, K. Magnabosco, G. Pelucchini, L. Pozzan1

Considerazioni preliminari sulla stratigrafia


archeologica dellarea di scavo ubicata presso
il lato orientale del cosiddetto Tempio C
di Grumentum (PZ)
Premessa
Lquipe dellUniversit degli Studi di Verona2 che dal 2005 conduce ricerche archeologiche nei pressi del lato meridionale del Foro di Grumentum (Fig. 1) ha messo in luce
una complessa stratificazione archeologica che consentir, una volta completato lo studio della
documentazione, di comprendere le modalit di occupazione di questa porzione della citt
romana a partire almeno dalla fine del IV sec. a.C. fino al V sec. d.C.
Il settore3 indagato nel corso delle campagne 2005-2008 ubicato ad Est del cosiddetto Tempio C, sia nel tratto interno che nel tratto esterno al muro di cinta del Foro. I risultati
presentati in questa sede sono da ritenere provvisori, data lintensa e differenziata frequentazione del sito nel corso di almeno otto secoli e la quantit di reperti rinvenuti ancora in corso di
studio. Si rimanda, pertanto, ad altra sede ledizione esaustiva e completa dello scavo operato
in questarea.
Nel 2004 la zona meridionale del Foro ed in particolare la Porticus ed il lato occidentale
del Tempio C sono stati interessati da interventi di scavo condotti da Cesare Raho coadiuvato da
Rocco Albini sotto la direzione della dott.ssa M. L. Nava4. Le ricerche che hanno riguardato la
1
Si desidera ringraziare tutti gli studenti di varie universit che hanno partecipato agli scavi dal 2005 al 2008
e, in particolare, per la costanza e limpegno S. Bonetta, N. Dal Lago, M. Mirizzi; inoltre, i colleghi Dario
Calomino, a cui affidato lo studio dei reperti monetali, Vittorio Rioda per la consulenza geologica e laiuto
sul campo e Lianka Camerlengo per le informazioni relative alle strutture murarie.
2
Si ringraziano per la fiducia e la disponibilit il direttore della missione prof. A. Mastrocinque e il prof. A.
Buonopane dellUniversit di Verona, il dott. A. Capano direttore del Museo Archeologico Nazionale dellAlta
Val dAgri e il personale del Museo, il dott. Nicola di Cillo e il sign. Luigi Rago del Comune di Grumento
Nova.
3
A Federica Candelato stato affidato lo scavo del settore denominato Est Tempio C, in collaborazione con
Teresa Perretti che si invece occupata della catalogazione del materiale archeologico e dello studio di alcune
classi ceramiche.
4
Per conto della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata ed in collaborazione con il Museo
Archeologico Nazionale dellAlta Val dAgri furono effettuati scavi nel Foro di Grumentum allo scopo di completare lo studio del lato meridionale e verificare il tracciato del decumano massimo (NAVA 2004, p. 358).

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FEDERICA CANDELATO TERESA PERRETTI

Porticus sono state effettuate lungo tutto il lato meridionale ed in parte, con alcuni saggi, sul lato
orientale e settentrionale. A Sud del muro di cinta meridionale, al contrario, le ricerche hanno
comportato solamente lasportazione del terreno arativo e dei livelli archeologici pi recenti.
Il nostro primo intervento, nellanno 2005, fu pertanto indirizzato a questultimo
settore, consapevoli della lacuna esistente per i livelli pi tardi che, come detto, erano gi stati
esposti e parzialmente indagati. Nonostante ci fin dai primi giorni di attivit il rinvenimento,
durante la pulizia di superficie, di una sepoltura e di una struttura muraria fecero ben sperare
per il futuro delle ricerche.
Nellaffrontare lo scavo di una zona gi parzialmente esplorata e nellauspicio di poter
condividere e confrontare i dati con chi ci aveva preceduto, si scelto di mantenere la stessa
suddivisione dellarea in quadrati di 5X5 m e di continuare la numerazione progressiva delle
schede UUSS a partire dal n. 3005. Allo stesso modo la suddivisione in ambienti stata mantenuta ma si deciso di modificare la dicitura cambiando i numeri in lettere per non creare
confusione soprattutto nella catalogazione dei reperti. Gli ambienti 1, 2, 3 4 e 5 sono stati cos
identificati dalle lettere A, B, C, D. Infine, per esigenze di scavo e per verificare il deposito
archeologico si deciso di praticare alcuni saggi stratigrafici, che saranno citati di volta in volta
nel testo.

Le fasi pi antiche (et tardo-repubblicana I sec. d.C.)


Presso il lato orientale del Tempio C6 ed in particolare da livelli certamente precedenti
alla sua edificazione, provengono le attestazioni pi antiche fino ad ora documentate. Si tratta
in particolare di frammenti di ceramica a vernice nera e di una testina femminile in terracotta7
da considerare come unintrusione dovuta allo scavo di fosse e buche di palo che hanno intaccato i livelli pi profondi; questi ed altri sporadici rinvenimenti farebbero ipotizzare una frequentazione dellarea intorno alla fine del IV e il III secolo a.C. Le modalit e lintensit di tale
occupazione, tuttavia, sono ancora indefinite8. Il complesso dei reperti ceramici pertinenti agli
strati pi antichi, intrusioni escluse, conducibile genericamente ad et tardo-repubblicana.
Tra essi si evidenziano soprattutto frammenti di ceramica a vernice nera e a pasta grigia, pareti
sottili, anfore, ceramica comune e ceramica comune da cucina; sostanzialmente bassa , invece,
la presenza della Terra Sigillata italica.
La prima pavimentazione attestata nel saggio 5 composta da un battuto in malta
abbastanza compatto9 di colore bianco-giallastro con inclusi litici e carboniosi di dimensioni
subcentimetriche. Il piano, spesso mediamente 5 cm, inclinato di circa 30 gradi in direzione
SW-NE coperto da uno strato limo-sabbioso grigiastro10 fortemente antropizzato caratterizzato alla base da un acciottolato11. I pochi reperti fino ad ora rinvenuti consentono di proporre
5

La numerazione delle schede di unit stratigrafica adottata da Cesare Raho inizia da 1 fino a 223.
Si tratter della sequenza stratigrafica documentata nel saggio n. 5.
7
Una statuetta probabilmente di analoga tipologia ma non appartenente al primo reperto stata rinvenuta
nellUS 526 del saggio 1.
8
Ad oggi non si ancora raggiunto il substrato geologico non antropizzato e pertanto la sequenza stratigrafica
del saggio 5 non si pu considerare completa. Da una prima valutazione ottenuta dallosservazione del fondo
di una delle buche di palo rinvenute nel corso dello scavo 2008 si stimato che per raggiungere lo strato geologico si debba scavare ancora per oltre un metro.
9
US 612.
10
US 598.
11
US 659.
6

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una datazione alla fine del I sec. a.C. e pi probabilmente allet augustea. Non possibile, allo
stato attuale della documentazione, formulare ipotesi circa lestensione di tale pavimentazione
ma certa la sua anteriorit al Tempio C, dato che il taglio per la fondazione dello stesso12 la
incide fortemente.
Alla fase successiva13 sembra risalire linizio delle attivit del cantiere che ha operato
per la costruzione del tempio (FIG 2). La fondazione delledificio templare14, resa visibile per
ora solo parzialmente dallasportazione del riempimento di una buca intaccata dalle operazioni
edilizie15, di tipo misto in parte in vista (opera reticolata), in parte in cavo libero (opera quasi
reticolata).
Il piccolo taglio di fondazione era sigillato da uno strato16 (forse un battuto pavimentale) contraddistinto dalla presenza di frammenti litici irregolari e da chiazze di malta di spessore
variabile. La sequenza prosegue con un ulteriore livello sabbioso-argilloso molto compatto17,
dal colore bruno, caratterizzato dalla presenza di poca ghiaia e dalla forte pendenza in senso
E-W. Lunit stratigrafica, inoltre, tagliata da almeno due buche di palo: la prima18, con un
diametro di 20 cm, localizzata a ridosso del tempio e la seconda19, di 40 cm, rinvenuta al centro
del saggio.
I livelli successivi20, ricchi di clasti litici spigolosi di varie dimensioni (probabilmente
scaglie di lavorazione dei cubilia) e frammenti di laterizi (max. 10 cm.) rappresentano la traccia
delle attivit edilizie relative alla costruzione del tempio. Uno strato limo-argilloso con piccoli
ciottoli (4/5 cm.) e frammenti di laterizi, localizzato a ridosso del Tempio C, sembrerebbe,
invece, colmare una sorta di avvallamento della sottostante US 533 spianando il terreno e
consentendo la stesura del successivo piano pavimentale21 realizzato con malta poco coesa22. I
pochi frammenti ceramici rinvenuti nellUS 375 sembrano indicare una datazione dello strato
allet giulio-claudia. Se tale datazione fosse confermata dalle future indagini, la realizzazione
del tempio si collocherebbe tra la fine del I sec. a.C. e la prima met del I sec. d.C. Si ritiene
che la prossima campagna di scavo possa essere risolutiva per determinare pi precisamente
questa fase edilizia23.
12

US 613.
I materiali ritrovati non consentono per ora di spingersi oltre nella datazione dellinizio del cantiere del Tempio. Le considerazione cronologiche, rimangono per il momento solamente di tipo relativo. A tale proposito,
si vedano BOTTINI 1992; GIARDINO 1992, P. 93; MALACRINO 2008, pp. 86-87.
14
US 544.
15
UUSS 596 e 597.
16
US 649.
17
US 539.
18
US (R) 615-US (T) 616.
19
US (R) 589-US (T) 590.
20
UUSS 538, 533.
21
US 375.
22
Nel saggio n. 2 US 375 si presenta pi compatta e meglio conservata, anche se non uniformemente.
23
Si evidenzia, in ogni caso, che i lavori per la costruzione del tempio potrebbero essersi conclusi nella prima
met del I secolo d. C. come farebbe supporre il ritrovamento, nelle sue immediate vicinanze, del ritratto di
Livia Drusilla (58 a.C.-29 d.C.), riferibile proprio a questo ambito cronologico e, pi specificatamente, ad et
tiberiano-claudia (BOTTINI 1992, p. 99). La pertinenza del ritratto di Livia al cosiddetto Tempio C, destinato
con ogni probabilit al culto imperiale, oggi comunemente accettata; a tal proposito, si veda DI GIUSEPPE
1997, p. 168; GUALTIERI 2003, pp. 100-226; da ultimo, BUONOPANE 2008, pp. 334-335 il quale ipotizza una
probabile provenienza da questo tempio anche per lepigrafe frammentaria del 43 d.C. menzionante limperatore Claudio.
13

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FEDERICA CANDELATO TERESA PERRETTI

Let imperiale (I - II sec. d.C.)


Il battuto pavimentale US 375, come accennato, sigilla i depositi correlati alle attivit
edilizie e testimonia il passaggio ad un nuovo utilizzo dellarea24.
Un ulteriore elemento che attesta il fervore nelle attivit di costruzione della prima
met del I sec. d.C., documentato, nellangolo nord-occidentale dellambiente A, dalla realizzazione di una struttura muraria di modeste dimensioni (lunghezza complessiva: 4,70 m
- larghezza: 1,80 m altezza conservata 0,70 m.) probabilmente interpretabile come una scala
(Fig. 3). Il lato corto orientato perpendicolarmente al muro di cinta della Porticus al quale si
appoggia e parallelamente al lato lungo del Tempio C. Al contrario, il lato lungo perpendicolare al primo corre parallelamente al muro della Porticus. Verso Est, la struttura chiusa da due
gradini realizzati in calcare, lunghi 1, 80 m, larghi 40 cm e alti tra 20-25 cm (Fig. 4).
La muratura25 di pietrame naturale a pezzatura regolare (opera reticolata). La cortina composta da elementi in ciottoli fluviali e pietra calcarea locale, tagliati non troppo
accuratamente in forma tronco piramidale dalle basi quadrangolari non sempre regolare e in
dimensioni assai variabili, posti in opera in filari obliqui spesso incostanti nello spessore e sinuosi nellandamento, ma continui. La tessitura non risulta molto ordinata (in confronto con
la tessitura molto pi regolare del muro del Tempio C e della Porticus). Il paramento legato
con malta bianca, dallimpasto coeso e dalla consistenza tenace, con alta percentuale di calce. Il
nucleo, composto dallo stesso legante, presenta come inerti gli stessi materiali litici e frammenti
di laterizi. La cortina presente solo sul lato Sud e Ovest.
Lammorsatura realizzata in blocchetti parallelepipedi in pietra calcarea e arenaria alternati a laterizi (tegole e mattoni) interessata da unoperazione di restauro dellangolo nordoccidentale26; tale intervento potrebbe aver riguardato anche i blocchi che formano i gradini27
poich, ad una analisi preliminare, pare siano stati aggiunti in un secondo momento alla muratura28. Sulla cresta del muro ed in corrispondenza del gradino pi alto conservato sono visibili
le tracce dellalloggiamento di un terzo gradino, asportato e riutilizzato successivamente come
materiale da costruzione o impiegato nella tamponatura dellaccesso meridionale alla Porticus.
Le pareti interne sono realizzate contro terra (Fig. 5) e la tecnica non risulta particolarmente curata. Non vi traccia della fossa di fondazione e solo due-tre filari di pietre sono
giustapposti a formare una sorta di fondazione, non molto alta. La scala poggia e parzialmente
incide un battuto pavimentale29, mentre il primo filare di cubilia ben disposto ed orientato si
ha in corrispondenza dellUS 375, vero e proprio piano in relazione al primo gradino e alla
struttura stessa. Secondo queste ed altre considerazioni stratigrafiche, la scala stata realizzata
ed era in uso allepoca della sistemazione dellarea, avvenuta nel I sec. d.C.30
Una questione rilevante, non ancora del tutto risolta, riguarda la funzione dellambiente A nelle diverse fasi. I battuti pavimentali conservati, gli intonaci policromi, la tipologia
e la qualit della ceramica, farebbero supporre un uso pubblico o residenziale dellarea, forse
porticata, nella prima et imperiale. Alla fine del II secolo d.C. sembra perdere importanza
24

Vedi GIARDINO 1992.


Per la descrizione della struttura muraria si ringrazia Lianka Camerlengo.
26
USM 403.
27
USM 372 e USM378.
28
USM 303.
29
US 400.
30
I materiali datanti rinvenuti fino ad ora sono ancora poco significativi numericamente e qualitativamente
per proporre una datazione pi specifica.
25

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STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA DEL LATO ORIENTALE DEL COSIDDETTO TEMPIO

C DI GRUMENTUM

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divenendo, in seguito ad un breve momento di abbandono31, unarea di scarico e di accumulo


di macerie32. Tra il III ed il IV secolo d.C. questa zona fu adibita temporaneamente a luogo
di lavorazione artigianale, probabilmente del metallo. Numerose sono le scorie in bronzo e in
ferro recuperate sia nellambiente A, sia nel B. Inoltre, aree di fuoco e buche di palo in allineamento fanno supporre la presenza di strutture temporanee di copertura o di recinzione. Ad
una prossima pubblicazione si rimanda lanalisi di dettaglio di queste fasi che hanno lasciato
nel record archeologico tracce particolarmente labili ma significative.
Losservazione della porzione orientale della sezione B-B, nel tratto B-B (Fig. 6, Tavola IX), pu consentire di visualizzare meglio gli eventi. La sequenza individuata in corrispondenza del lato meridionale del saggio n. 2 consente di cogliere appieno gli interventi succedutisi
nel cosiddetto ambiente A, a partire dal I fino al V sec. d.C.
Di US 375 si gi detto. La US 371 interpretabile come strato di riempimento o
riporto finalizzato alla sistemazione dellarea avvenuta probabilmente gi in et flavia, tra l80
e il 90 d.C., data pi tarda a cui rimandano le testimonianze di ceramiche rinvenute33 (Fig. 7).
Inoltre, sono documentate quasi tutte le classi di materiali anche se quelle maggiormente attestate sono la sigillata italica (6,6%), la ceramica comune acroma (13,7%) e da cucina (15,1%).
Una buona percentuale di attestazioni si ha anche per i metalli (7,2%) e i resti faunistici (29%).
L11% delle testimonianze, tuttavia, si riferisce a intonaci la cui presenza un ulteriore indizio che potrebbe confermare lintenzione di abbellire le strutture presenti nellarea; poich in
questa unit stratigrafica sono stati rinvenuti molti intonaci frammentari derivanti da attivit
di scarico si pu supporre che alla fine del I secolo d.C. vi sia stata una parziale distruzione o il
crollo delle strutture. Sopra tali riporti stato messo in luce un livello pavimentale34 suborizzontale contraddistinto dalla presenza di lacerti di uno strato formato da tritume di ceramica
e laterizi che ricorda nella preparazione il cocciopesto. possibile riconoscere in questo piano
una nuova fase di vita collocabile nel II sec. d.C. a cui riferita la presenza di un pilastro35 messo in luce parzialmente e realizzato con blocchi squadrati di calcare alternati a laterizi.
Nella successione degli eventi deposizionali documentati dalla sezione in parola, si
sottolinea la presenza di un livello di sabbie naturali36 con limitati inclusi in argilla e limo che si
presenta uniforme in superficie e con uno spessore variabile in sezione poich va a colmare vuoti e lacune in corrispondenza di avvallamenti presenti nel terreno sottostante. Losservazione
macroscopica dello strato consente di ipotizzare che si tratti dellesito di un evento colluviale.
I pochi reperti rinvenuti consentono di collocare le situazioni appena descritte tra la fine del
III e il IV sec. d.C. Al di sopra di questo strato documentato un breve episodio di incendio37
limitato alla porzione orientale della zona scavata che, assieme allevento precedentemente descritto, testimonia ulteriormente il momento di disuso dellarea.

La fase tarda (IV-V sec. d.C.)


Il cambio di destinazione duso del cosiddetto ambiente A documentato molto chiaramente dai consistenti riporti di materiale inerte, scarti di ceramica e laterizi, ciottoli di varie
31

US 382 uno strato sabbioso di origine colluviale naturale.


In particolare UUSS 359 e 359 bis.
33
LUS 367 che la copre sembra essere databile tra la seconda met del I e l inizio del II sec. d.C.
34
US 387.
35
USM 481.
36
US 382.
37
US 376.
32

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FEDERICA CANDELATO TERESA PERRETTI

dimensioni, ghiaia mista a frammenti ossei, scorie di metallo, ecc. che caratterizzano le unit
stratigrafiche 359 bis, 359 e 358. In tutti e tre gli strati, ma soprattutto in US 358, si nota la
presenza di ceramica incoerente stratigraficamente e molto sminuzzata. In generale, gli scarichi
e le colmate si datano alla prima met del IV sec. d.C. anche se alcuni reperti coprono lintero
arco cronologico compreso tra questo momento e let repubblicana, testimoniando ulteriormente che sia il sedimento sia gli inclusi sono stati portati da altre zone.
Verso la fine del III, o pi probabilmente nella prima met del IV secolo d.C., la scala
descritta in precedenza, che ormai doveva aver perso la sua originaria funzione, soggetta a
spoliazione. I gradini furono riutilizzati come materiale da costruzione o impiegati nella tamponatura dellaccesso meridionale alla Porticus dove sono stati rinvenuti elementi architettonici
anche di notevoli dimensioni (es. un architrave in marmo bianco). Losservazione macroscopica
e la misurazione di alcuni blocchi reimpiegati nella chiusura permettono di affermare che le
dimensioni e il tipo di materia prima sono compatibili con tale supposizione. Lo scasso della
struttura documentato dallaccumulo allesterno, allungato in senso Ovest-Est, di materiale
ghiaioso-sabbioso proveniente dal riempimento della scala, caratterizzato dallalternanza di livelli sabbiosi, ghiaiosi e da ciottoli, materiali inerti utili a sorreggere il carico di un pavimento o
di altri gradini. La presenza di lembi di pavimentazione in malta38 a copertura del gradino pi
alto39, fa ritenere che lobliterazione definitiva della struttura sia avvenuta nella prima met del
IV secolo d.C. quando larea viene frequentata nuovamente con una certa continuit.
in questo momento che si assiste ad una nuova ristrutturazione abitativa con la
realizzazione appunto di un battuto pavimentale40 a tratti molto ben conservato e a tratti riconoscibile in lacerti. In corrispondenza dellangolo sudorientale del Tempio C e parallelamente
al muro di cinta della Porticus, a chiusura del cosiddetto ambiente A sul lato meridionale, viene
realizzato una muratura composta da scapoli di pietra calcarea e frammenti di laterizi41 legati
da un impasto di argilla e frammenti ceramici.
La successiva fase di abbandono dellarea42 (Fig. 8) testimoniata dal rinvenimento
di molti reperti ceramici inquadrabili tra la met del IV e la met del V sec. d.C. per i quali
si propone una visualizzazione tramite grafici (FIGG. 9-14), dal momento che gli strati sono
stati interamente indagati e pertanto possibile effettuare dei confronti di tipo numerico sul
totale dei reperti.
In particolare, la US 306 ha restituito quasi tutte le classi di materiali, con una maggiore predominanza delle ceramiche fini da mensa e di quelle da dispensa. Prevalgono la sigillata italica e la ceramica comune acroma (14,7%), la ceramica comune da cucina e le lucerne
(7,4%), i vetri (4%), i metalli (2,6%) e, soprattutto, si registra una grande attestazione di
monete (1,7%), di resti faunistici (17,5%) e di laterizi (14,9%). Da rilevare lalta percentuale
di frammenti di sigillata italica in questo contesto, dovuta con ogni probabilit al fatto che
questa classe ceramica spesso presente anche in strati di datazione pi tarda, in situazione
chiaramente residuale.
Tra i materiali recuperati nella US 307 si segnala il rinvenimento di una moneta di
Arcadio43 datata tra il 383 e il 392 d.C., e di alcuni frammenti in ceramica comune acroma e
dipinta che rimandano pi specificatamente alla seconda met del IV e alla met del V secolo
38

US 308.
USM 372.
40
US 308.
41
USM 414.
42
UUSS 306, 307, 307 bis.
43
Si veda il contributo di Dario Calomino in questo volume.
39

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STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA DEL LATO ORIENTALE DEL COSIDDETTO TEMPIO

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d.C. Nello specifico, si evidenzia la presenza di frammenti, prevalentemente di forma chiusa,


in ceramica comune tipo Calle44, la cui produzione attestata dal IV fino al VI secolo d.C. e
che trova confronto nelle ceramiche lucane, oltre che a Calle, anche a San Giovanni di Ruoti,
a San Pietro di Tolve, a Venosa e a Metaponto.
Tra la US 307, che ha restituito 504 frammenti di materiali, e la US 307 bis, che invece
ne ha restituiti 229, si registra una lieve differenza relativa alla presenza di alcune classi. Nella
US 307 bis per esempio, non attestata la sigillata africana, che seppure in minime quantit
invece documentata nella US 307 (0,3 %) e nella US 306 (1,2 %). La US 307, inoltre, risulta
pi ricca di laterizi (250 frammenti su 100), di resti faunistici (167 frammenti su 76) e di ceramica fine da mensa (250 frammenti c.ca su 25)45.
Il crollo delle strutture ulteriormente documentato da alcuni livelli di abbandono46
in cui si incontra unalta percentuale di materiale da costruzione ed in particolare laterizi.
La US 311, localizzata nellangolo nord-occidentale dellambiente A a ridosso del
Tempio C e del muro di cinta della Porticus si data tra IV e V sec. d.C. per la presenza di un
frammento di sigillata africana di tipo D, riferibile ad un arco cronologico compreso tra il 325
e il 475 d.C.47 e per due monete relative rispettivamente al IV secolo d.C. e al IV - V sec. d.C.
Lo strato ha restituito quasi tutte le classi ceramiche diffuse nellarco cronologico proposto. Si
veda in particolare lattestazione, oltre che della sigillata africana, anche della ceramica invetriata, di cui si conserva un solo frammento di parete. Il 26% del materiale costituito dai laterizi.
Nonostante le UUSS 311 e 312 documentino la stessa fase di crollo, la US 312 si differenzia
dalla prima, oltre che per il tipo di sedimento, anche per una minore quantit di materiale
ceramico restituito (121 frammenti) mentre ne somigliante per la percentuale molto alta di
laterizi, attestata al 43,8%.
Dopo il crollo delle strutture larea stata adibita a sepolcreto. Le sepolture individuate
sono quattro, una nellambiente B48 e tre nellambiente A49. Lo scheletro acefalo, rinvenuto
supino nellambiente B, di difficile datazione in quanto privo di elementi di corredo. Pi
interessante la sepoltura multipla di tre individui (Fig. 15), presumibilmente due adulti ed un
bambino50 sovrapposti uno allaltro, rinvenuti nellangolo NW dellambiente A, tra il Tempio
C e il muro esterno della Porticus. Presso la mano destra di uno degli inumati nella sepoltura
multipla stata rinvenuta una moneta databile tra al 347/348 d.C.51
44

DI GIUSEPPE 1998.
Come si vede dal grafico, nella US 307 prevalgono i laterizi, con il 33,1% del totale dei rinvenimenti e i
resti faunistici, con il 21,7%. Significativa la presenza della sigillata italica (14,6%), delle ceramiche comuni acrome (8,1%), dei vetri (5,8%) e delle pareti sottili (5,4%), mentre, risultano discretamente attestate le
ceramiche comuni dipinte (3,8%), le lucerne (3,6%), la ceramica comune da cucina e i metalli (1,2%); sono
rare, infine, le testimonianze delle anfore (0,8%), della sigillata africana (0,3%) e della ceramica a vernice
nera (0,1%). Diversamente, nella US 307 bis, sono notevolmente attestate, oltre ai laterizi (43,7%) e ai resti
faunistici (33,2%), le lucerne (6,1%) e la sigillata italica (5,2%); seguono i vetri, i metalli e i litoidi (2,1%),
la ceramica a pareti sottili e la ceramica comune acroma (1,7%) e, infine, la ceramica comune dipinta e da
cucina (0,8%). Le classi di materiali recuperate nelle UUSS 307 e 307 bis si presentano piuttosto omogenee,
e manifestano chiare analogie con quelle rinvenute nella US 306. Il dato non sorprende visto che le UUSS in
questione indicano tutte unappartenenza alla stessa fase di vita e di crollo delle strutture.
46
UUSS 311 e 312.
47
Hayes 76, n. 3.
48
La sepoltura n.1.
49
Le sepolture nn. 2, 3, 4.
50
La determinazione dei resti scheletrici tuttora in corso.
51
Per lidentificazione della moneta si veda il contributo di Dario Calomino in questo volume.
45

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70

FEDERICA CANDELATO TERESA PERRETTI

Bibliografia
BOTTINI 1992 = P. BOTTINI, Ritratto di Livia Drusilla, in Da Leukania a Lucania, pp. 98-100
BUONOPANE 2008 = A. BUONOPANE, Le iscrizioni romane di Grumentum: revisioni e novit, in Rend. della Pont.
Accd. Pont. Rom. dArch., vol. LXXIX, Roma 2008, pp. @-341.
DI GIUSEPPE 1997 = H. DI GIUSEPPE, I Culti e i templi, in P. BOTTINI (a cura di), Il Museo Archeologico Nazionale
dellAlta Val dAgri, Lavello 1997, pp. 167-172
DI GIUSEPPE 1998 = H. DI GIUSEPPE, La fornace di Calle di Tricarico: produzione e diffusione, in L. SAGU (a cura
di), Ceramica in Italia VI-VII secolo, Atti del Convegno in onore di John W. Hayes (Roma 1995), Firenze
1998, pp. 735-752
GIARDINO 1992 = L. GIARDINO, La citt di Grumentum (insieme a P. Bottini, S. Bianco, Grumentum e la
Lucania Meridionale), in Da Leukania a Lucania, pp. 91-105
GUALTIERI 2003 = M. GUALTIERI, La Lucania romana. Cultura e societ nella documentazione archeologica,
Napoli 2003
HAYES 1972 = J.W. HAYES, Late Roman Pottery, London 1972
MALACRINO 2008 = C.G. MALACRINO, Gli scavi dellUniversit Ca Foscari di Venezia a Grumentum (PZ), in
Missioni archeologiche e progetti di ricerca e scavo dellUniversit Ca Foscari Venezia, Venezia 2008, pp.
81-88
NAVA 2004 = M.L. NAVA, Lattivit archeologica in Basilicata nel 2003, in Atti del XLIII Convegno di Studi sulla
Magna Grecia, Taranto 2003, Taranto 2004, pp. 935- 1005.

Fig. 1: localizzazione dellarea di scavo Est Tempio C. In bianco sono evidenziati il saggio 5 e la sezione
BI-BII.

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STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA DEL LATO ORIENTALE DEL COSIDDETTO TEMPIO

C DI GRUMENTUM

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Fig. 2: stratigrafia della porzione settentrionale del saggio 5.

Fig. 3: struttura rinvenuta


nellambiente A,
interpretabile come una
scala.

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FEDERICA CANDELATO TERESA PERRETTI

Fig. 4: prospetti della scala rinvenuta nellambiente A.

Fig. 5: vista delle pareti interne della scala che si addossa al muro di cinta della Porticus.

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STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA DEL LATO ORIENTALE DEL COSIDDETTO TEMPIO

C DI GRUMENTUM

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Fig. 6: rilievo della sezione B-BII nel tratto BI-BII (vedi tavole a colore a pag. 361).

Fig. 7: grafico relativo alla percentuale dei reperti dellUS 371.

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FEDERICA CANDELATO TERESA PERRETTI

Fig. 8: pianta dellambiente


A riferita alla fase tarda.

Fig. 9: grafico
relativo alla
percentuale
dei reperti
dellUS 306.

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STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA DEL LATO ORIENTALE DEL COSIDDETTO TEMPIO

C DI GRUMENTUM

75

Fig. 10: grafico


relativo alla
percentuale
dei reperti
dellUS 307.

Fig. 11: grafico


relativo alla
percentuale dei
reperti
dellUS 307 bis.

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FEDERICA CANDELATO TERESA PERRETTI

Fig. 12: grafico


relativo alla
percentuale dei
reperti dellUS 308.

Fig. 13: grafico relativo alla percentuale dei reperti dellUS 311.

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STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA DEL LATO ORIENTALE DEL COSIDDETTO TEMPIO

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C DI GRUMENTUM

Fig. 14: grafico


relativo alla
percentuale dei
reperti dellUS
312.

Fig. 15: sepoltura multipla localizzata nellangolo NO dellambiente A, a ridosso del lato orientale del
Tempio C e del muro esterno meridionale della Porticus.

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ANTONIO CAPANO

ANTONIO CAPANO

Le Terme Repubblicane
di Grumentum e la loro evoluzione
nel contesto cittadino.
Rapporto preliminare
Grumentum nota fin dalla prima met del III sec. a. C. (fase di Grumentum I)1, in
connessione, con la politica coloniale seguita dai Romani dopo la fondazione di Venusia (291
a. C.) e di Paestum (273 a. C.), cui si aggiunge lincertezza storica della spedizione, pi che
della conquista stabile di Nerulum, identificata con larea di Castelluccio Inferiore2. Ma a quel
tempo, in cui non si sa per certo nella nostra area del tipo dei rapporti con i Lucani, non si pu
parlare di una citt romana intensivamente urbanizzata, come non lo sar probabilmente ancora in periodo imperiale pur nella maggiore crescita demografica; anche se la cinta muraria gi
documentata nel periodo della nota battaglia tra il console Claudio Nerone ed Annibale (207 a.
C.), e sicuramente protegge la citt dopo leventuale deduzione di una colonia nel 133 a. C., in
unarea gi a disposizione dello Stato dopo la confisca di terre motivata dalla sua partecipazione
bellica a favore di Annibale (Grumentum II). Comunque, essa non garantisce ai grumentini la
difesa dallassedio e dal saccheggio degli Italici durante la guerra sociale (91-88 a. C.).
Un periodo di pace relativo, rimosso dal passaggio di Spartaco con il suo seguito di gladiatori e schiavi durante la Guerra Servile (73-71 a. C.) non facilita il drenaggio di risorse economiche per la realizzazione di infrastrutture, come acquedotti e terme, fino alla fondamentale
deduzione a met I sec. a. C. di una colonia voluta da Cesare, durante il suo consolato nel 59
a. C. a favore dei veterani di Pompeo3.
A met I sec. a. C. cio intorno al 57 a. C., la citt viene rifondata, ma non in modo cos
eclatante da essere menzionata dalle fonti antiche, a differenza di Capua4; infatti al periodo successivo allabbandono seguito per un decennio alla crisi causata dalla guerra sociale, si riconducono, oltre alle centuriazioni per lassegnazione di lotti5, le costruzione di mura e di una torre6,
insieme a spianamenti dellarea urbana con terrapieni di riporto spessi fino a 2 metri7. Oltre
* Si ringraziano per la loro collaborazione, oltre al personale ASV, soprattutto Maria Aieta (documentazione
grafica), Rocco Albini (assistenza tecnica di cantiere), Vincenzo Romeo (documentazione fotografica), Vincenzo Scannone (restauro materiali).
1
Sulla pi recente periodizzazione della fasi evolutive di Grumentum, cfr. MASTROCINQUE 2006, pp. 32-39.
2
Sulla identificazione di Nerulum con Castelluccio Inferiore, cfr. BOTTINI 1990, pp. 159-168.
3
MASTROCINQUE 2007, p. 121.
4
Ivi, pp. 121 e 123, quanto alla menzione di Capua.
5
Liliana Giardino ha individuato tracce di centuriazioni solo per lepoca graccana: GIARDINO 1990, pp. 204211: p. 208 con rimando a GIARDINO 1983, pp. 195-217, tavv. XXXIX-XLVIII.
6
Questultima grazie ad una epigrafe di recente rinvenuta nelle cosiddette Terme Imperiali: ZSCHTSCH
2002, pp. 292-294.
7
MASTROCINQUE 2007, p. 122.

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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ai restauri alla cinta muraria, viene costruito lacquedotto in opera quasi reticolata8, il cui tracciato, che prenderebbe origine dalla sorgente in contrada Castagneta di Moliterno, procedeva
nel territorio dellattuale Sarconi e, seguendo il percorso di unantica viabilit, raggiungeva la
loc. S. Marco, ove il Museo Archeologico; e percorrendo la sommit di una vicina collinetta,
con un arco scavalcava la Via Herculea ed entrava in Grumentum, convogliando lacqua in un
castellum aquae ancora non scavato.
Lacquedotto, per la quantit dacqua, che garantiva quotidianamente, fu la premessa per
la realizzazione delle Terme Repubblicane. Nella stessa tecnica si costru allora il lungo muro
tra le Terme Imperiali e lanfiteatro, riutilizzato nella costruzione della casa rurale Roselli, in un
reticolato pi regolare, che a Grumentum indice, pi che di recensiorit, di diversa accuratezza
tecnica in connessione con le finalit estetico-strutturali9.
Una iscrizione10 menziona due praetores duoviri, Q. Pettius della Trib Trementina e C.
Maecius della Oufentina, che fecero edificare a spese pubbliche i bagni, in base ad un decreto
dei decurioni. Tale iniziativa che, come a Banzi, ha il suo esito in unarea priva di edifici precedenti11, tra laltro indica che gli abitanti di Grumentum non erano ancora stati censiti nella
nuova Trib, la Pomptina, e cos pure i decurioni, facenti parte per censo del Senato locale; il
quale quindi doveva essere stato costituito sulla base del censo precedente, relativo, come per i
coloni, ai luoghi di provenienza12.
Durante il periodo di Cesare e di Augusto il terreno della citt venne livellato, creando
uno strato di un paio di metri, costituito da macerie, terra e materiale carbonizzato; le aree
pubbliche e le strade furono nuovamente pavimentate.
Durante lepoca augustea alle Terme repubblicane13, disposte accanto al decumano
orientale con orientamento nord/nord-est, se con esso si identifica lattuale strada comunale
che attraversa il Parco archeologico, si aggiungono pi a settentrione e sempre ad occidente
dello stesso, che viene poi invaso dalla piscina del frigidarium, le terme pi grandi e pi decen8

GIARDINO 1990, p. 208.


in reticolato anche il basamento delledificio circolare, probabilmente di culto, rinvenuto di recente ad Est
del Capitolium (NAVA 2007, p. 422), e il basamento del portico del Foro, costruito come il Cesareo nella fase
della colonia, poi sovrastato insieme ad un altro edificio dal Capitolium. Il muro di delimitazione del Foro
viene poi porticato nel primo Impero per essere riutilizzato nella fase tardoantica con materiale di reimpiego
(IVI, p. 422-423). Dopo il 70 a. C. sono costruiti il teatro, le terme e lanfiteatro, il quale ha strutture in opus
quasi reticulatum ed in opus reticulatum (sulle interpretazioni cronologiche, da ultimo Thaler, ZSCHTSCH
2004, p. 246), il Foro con il porticato in opus coementicium e con paramenti in opus reticulatum ricoperti da
un intonaco dipinto in rosso pompeiano (NAVA 2003, p. 986) ed un altro tempio su podio presso il Teatro, la
Basilica, datata anche ad epoca augustea come il primo impianto del Foro (NAVA 2003, pp. 988-989) e il podio
di un tempio sul sito poi occupato dalla chiesa di S. Antonino (BOTTINI 1989, p. 43, Fig. 60-61; GIARDINO
1991, pp. 827-858: p. 830).
10
CIL X 221.
11
Anche a Banzi nel corso del I sec. a. C., in concomitanza con il consolidarsi dellorganizzazione politicoamministativa romana che vede la definizione di una nuova costituzione, nota come Tabula Bantina, e di un
rinnovato assetto religioso della comunit bantina, con la realizzazione di un vicino auguraculum, vengono
edificate terme pubbliche e una domus. Entrambe, si aprono su unarea libera da strutture che le collega allauguraculum. Un sacerdote, laddetto al culto del contemporaneo tempio augurale, costruisce di fronte ad esso le
terme tra l80 e il 60 a. C., come si ricava dallepigrafe inserita in un mosaico (NAVA 2006, pp. 748-749).
12
MASTROCINQUE 2007, pp. 118-124
13
Alle terme repubblicane viene ipotizzata lappartenenza delle fistulae in bronzo rinvenute dopo lasportazione in un ambiente attiguo allAugusteum, pronte per lutilizzazione in una vicina fonderia (TARANTO 2003, p.
987).
9

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ANTONIO CAPANO

trate (le cosiddette Terme imperiali), sempre in un terreno non ancora urbanizzato e vicino
ad aree destinate al mercato ed agli spettacoli dell anfiteatro. Tale fase comprende, tra laltro, il
frigidarium con le nicchie che dovevano ospitare le statue (le due Ninfe e il Dioniso con pelle
di capra di officina insulare di II sec. a. C. e lAfrodite con putto e delfino di tradizione romana
di primo o medio impero)14, rinvenute acefale e abbandonate nella fase tardoantica allinterno
della piscina, mentre il mosaico in bianco e nero, decorato con creature marine, Tritoni e Scilla
e quello limitrofo con motivi geometrici vengono datati al III-IV sec. d. C.15; anche se non si
pu escludere una loro realizzazione nel medio periodo imperiale, quando Grumentum oggetto di una nuova fase edilizia16, che segue a quella claudia del I sec. d. C.17; il che avviene, tra
laltro, anche per gli esempi termali di Venosa e Canosa18.
Le Terme Repubblicane, pur se non ancora completamente scavate, come quelle imperiali, ancor pi risultano nelle loro strutture in abbandono oggetto di un riutilizzo in epoca
moderna e contemporanea con la costruzione di palmenti (Fig. 4), cio di casette rurali contenenti vasche abbinate (una grande ed una di minori dimensioni, per la pigiatura delluva, per la
fermentazione del mosto (in quelle grandi) e per un primo deposito del vino19.
La struttura termale in opera reticolata come gran parte dei monumenti pubblici di
Grumentum (Anfiteatro, Augusteum, Capitolium, acquedotto etc.) e presenta a Sud il Calidarium suddiviso in due ambienti, separati da sedili in muratura: quello ad est pavimentato con
mosaico bianco, un altro ad ovest caratterizzato da un mosaico policromo. Essi, poggianti su
suspensurae in mattoncini quadrati, venivano riscaldati da un forno ricavato allesterno della
struttura (ad oriente), che provvedeva a diffondere il calore prodotto attraverso tubuli in terracotta (Figg. 3, 6, 8).
A nord del calidarium era il tepidarium, parzialmente scavato, del quale si sono recuperati tubi in piombo. Da questo si accedeva al frigidarium circolare (Figg. 2-4, 6, 9, 10), con
sedili ai lati, sui quali in epoca moderna e contemporanea si sono costruiti due palmenti, uno
al di sopra dellaltro. Esso era pavimentato in opus spicatum, consistente in mattoncini disposti
di taglio, e si collegava ad est con un ambiente rettangolare (apodyterium: Figg. 2, 3, 6, 10),
mentre due ingressi a sud lo ponevano in comunicazione con il tepidarium (Figg. 2, 5, 6, 9, 10).
Un ingresso dava a Nord e il rifornimento dacqua era garantito oltre che dallacquedotto di et
augustea, da una cisterna riutilizzata in epoca moderna e contemporanea20.
In seguito alla realizzazione del Parco archeologico di Grumentum, tali locali, dopo
il restauro e la valorizzazione con illuminazione, pannelli illustrativi e pavimenti in vetro e
metallo che rispettano il livello attuale, sono stati destinati a servizi: ad ambiente ristoro (Bar)
14

NAVA 2002, p. 707-708.


NAVA 2003, pp. 992-993.
16
Nel II sec. d. C. viene rifatta con un basolato la pavimentazione del decumano . Traianeo il rilievo
con scena di sacrificio, rinvenuto presso il tempio costruito sul colle dellattuale Grumento Nova (BERMOND
MONTANARI 1958, p. 39).
17
Sotto Claudio (di cui unepigrafe stata riutilizzata nella pavimentazione tardoantica del Foro (NAVA 2004,
Tav. XXVII), o Nerone riedificato il Capitolium e lAugusteo, su alto podio e posti luno di fronte allaltro.
18
Per il complesso termale di Venosa, cfr. SALVATORE 1991a, p. 51. Inoltre, MARCHI, SALVATORE 1997, pp. 20-24.
Per esempi di Terme in Apulia, cfr. ad es. CASSANO, CHELOTTI 1992, pp. 730-735 e TIN BERTOCCHI, BIANCHINI 1992, pp. 736-740.
19
Il termine palmentum deriva dal lat. pavire, battere, alterato per incroci rimasti oscuri: DEVOTO, OLI 1982,
II, p. 372. DU CANGE 1954, vol. VI, lo fa derivare a pedum palmis dictum censed idem Ughellus, quia ubi
uvae pedibus prementur.
20
CAPANO 2000; CAPANO 2001, pp. 185-190.
15

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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(apodyterium), a book-shop e ospitalit (frigidarium) e a saletta didattica (calidarium) (Fig. 11).


Il mosaico del calidarium delle Terme Repubblicane consiste in una larga cornice decorata
a greche che racchiude unaltra cornice costituita da una treccia a due capi su fondo scuro che
ritroviamo nella villa della loc. Maiorano di Viggiano21, delimitante a sua volta pannelli consistenti in riquadri con fiori stilizzati a quattro petali22, databili tra il corso del IV ed il V sec.
d. C.23, e motivi a rombo, sempre su fondo scuro, separati al centro da una lunga foglia lanceolata scura su fondo chiaro. Il motivo a treccia e quello a greca, anche se ridotta entro cornici
quadrate, cos come i quadrifogli, richiamano, ad esempio, il mosaico policromo con testa di
Medusa, vano 9 della domus di Trifernum24, al cui contesto rinviano anche i quadrifogli e rombi
in un mosaico in bianco e nero, dellambiente 2025 e i quadrifogli, rombi, e motivo a treccia,
nel mosaico policromo della caccia (amb. 4), datato al I sec. d. C.26.
Il quadrifoglio in cornice quadrata presente anche nel mosaico in bianco e nero del II
sec. d. C. di un ambiente termale della villa di Nova Siri contrada Cugno dei Vagni27.
A Grumentum il riquadro con greche in nero su fondo chiaro lo si ritrova nel pavimento
musivo del Triclinio meridionale della Domus con i mosaici, datato tra la fine del III e gli inizi
del IV sec. d. C.28, mentre composizioni decorative entro riquadri di quadripetali e trecce sono
documentati nel mosaico del lararium o ninfeo della stessa Domus, relativamente alla fase di II
sec. d. C.29.
Nel IV sec. d. C., anche se di dubbia certezza la datazione al 370 dellistituzione della
sede vescovile grumentina30, i percorsi indicati dallItinerarium Antonini, le tracce rilevabili
sulle foto aeree, le tombe monumentali e le iscrizioni funerarie rinvenute nel territorio provano
come Grumentum, almeno a partire dalla prima et imperiale, e nonostante la sua ubicazione
in una zona montuosa interna, si sviluppi nelle immediate vicinanze di un importante incrocio stradale e si nota la maggiore rilevanza, a partire dal IV secolo, di una via diretta
Grumentum-Taranto, che favorisce anche la permanenza di ricchi possessori nellagro (villa di
Maiorano con mosaici di IV-V sec. d. C., contemporanea alla necropoli tardoantica rinvenuta
presso la via Herculea in contrada Porcili di Viaggiano)31.
Le Terme Repubblicane hanno continuato a funzionare allepoca dei Severi (III sec.
d. C.), quando una nuova fase edilizia resa possibile da nuove elargizioni, confermate da una
base celebrativa al Divo Severo32; e, grazie, tra laltro, alla presenza di ceramica di produzione
africana, che si analizza in questa sede33, si documenta che esse, cos come la citt, sopravvivono
fino al V-VI sec. d. C.34.
21

RUSSO 2005, p. 242, Fig. 4 (ambienti 2 e 8).


Altri esempi simili dagli ambienti 1 e 7 della villa citata di Maiorano: ivi, p. 242, Fig. 3.
23
Ivi, p. 245.
24
Il mosaico con testa Medusa della domus di Tifernum, in TORNATORE 2006, Fig. 10, p.42 ss.
25
Ivi, Fig. 20 p. 47.
26
Ivi, Fig. 22, pp. 50 e 55.
27
GIARDINO 1985, p. 117, Fig. 65.
28
BOTTINI 1997, p. 191 e 340.
29
Ivi, pp. 189 e 341.
30
GIARDINO 1991, p. 30.
31
RUSSO 2005, p. 247.
32
Sul periodo Severiano e sulla base celebrativa, cfr. BOTTINI 1997, p. 286.
33
Cfr. tavole in questa sede.
34
Sulle fasi di V-VI sec. d. C. di Grumentum, cfr. BOTTINI 1997, p. 263, relativamente alla persistenza delluso
della necropoli sud-occidentale.
22

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ANTONIO CAPANO

La presenza di Alarico in Italia meridionale dopo il sacco di Roma del 410, ma anche la
nuova tendenza a risiedere in campagna allinterno di grossi complessi rustici, sono testimoniati archeologicamente anche dalla villa di S. Giovanni di Ruoti35.
La sua fase di decadenza, come si evidenziato anche in quella della loc. Maiorano
di Viggiano, avviene tra la seconda met del VI e la prima met del VII sec. d. C., forse per
limpossibilit di mantenere le strutture antiche36, dopo limprovviso declino economico e il
parziale spopolamento dellarea urbana nel corso del V secolo.
Limpressione di un abbandono rapido e diffuso di gran parte dellarea urbana ulteriormente rafforzata dalla eccezionale integrit dei monumenti pubblici finora scavati: contrariamente a quanto di solito avviene nei centri antichi con continuit di vita, essi non risultano
mai riutilizzati, neanche parzialmente, con funzioni diverse da quelle dimpianto (un piccolo
ripostiglio monetale nellarea del tempietto di tipo italico datato tra la met del III e la met
del IV sec. d. C.)37.
Questi pochi elementi consentono di porre labbandono definitivo dei complessi architettonici in stretto rapporto con un possibile avvenimento traumatico ed improvviso38. Cos
come nel suo territorio limitrofo, Grumentum, sede della diocesi, che esister almeno fino
alla met dellXI secolo, e del culto di S. Maria Assunta che si aggiunger e sovraster quello
precedente di S. Laverio fiorito nella omonima contrada ad occidente delle mura della citt, e
continuer fino allet moderna, risentente di un vasto processo di riorganizzazione economica
e territoriale, in cui il ruolo fondamentale svolto dalla citt si esaurisce a vantaggio di un popolamento sparso nel territorio che ne rappresenta ormai la base economica autonoma, ma che
nella struttura ecclesiastica ha il suo riferimento giuridico amministrativo39.
Grazie a tale peculiarit Grumentum conoscer, in sincronia con il suo territorio,
soltanto tra il VI e il VII sec. d. C. la sua ultima fase antica, marcata dalle sepolture poste
dinanzi alla chiesa di S. Marco e da quelle inserite in contesti tardi ad Est dellAugusteum
e delle Terme imperiali. Tra la fine dellet imperiale e lalto Medioevo il portico ed il Foro
sono abbandonati e si realizzano strutture precarie con materiali di reimpiego in aree pubbliche, officine e case40.

35

Il complesso nella fase del 460 d. C. circa consisteva in un praetorium absidato e in una torre, fiancheggiati
da diverse file di ambienti funzionali e domestici che occupano la parte nord. Sul lato sud un gruppo di stalle
per cavalli, con ambienti domestici al piano superiore, e un complesso termale, sono sopravvissuti alla fase
precedente del 400 d. C. circa (cfr. n. 36).
36
SMALL 2005, pp. 127-131.
37
GIARDINO 1991, ivi, p. 832-833.
38
lo scavo della piccola necropoli individuata davanti alla chiesetta extraurbana di S. Marco e datata al
VII sec. d.C. la frequente riutilizzazione, come materiale da costruzione, di pezzi architettonici e di iscrizioni
funerarie provenienti dalla necropoli urbana meridionale di et imperiale, sembra attestare la nuova tendenza
al formarsi di modesti e differenti nuclei abitati, secondo modelli aggregativi che segnano una netta frattura
con il periodo precedente (Ivi, p. 833).
39
Ivi, p. 836. Le incursioni arabe decreteranno il depauperamento definitivo dellabitato e della sede vescovile
e S. Luca di Armento ricostruir, allinterno dellabbandonata cattedrale grumentina, una chiesa pi piccola,
anchessa dedicata a S. Laverio, presso la confluenza del fiume Sciaura con lAgri, sede tradizionale del martirio
del giovane nel 312 d. C.
40
MASTROCINQUE 2006.

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

83

Il materiale41
La documentazione materiale non ci pervenuta in una sequenza stratigrafica ma rimescolata alle macerie derivanti dallabbattimento di parti delle Terme in seguito alla costruzione delle attuali casette rurali, funzionanti da palmenti, il che non avvenuto nelle Terme
Imperiali, di cui si documentata una riutilizzazione molto parziale. Non mancano tra i reperti recuperati nelle Terme Repubblicane ceramiche con decorazione sovradipinta ad onde
(lekane n. 774, tav. 1) o a fogliette (coppa, n. 773, tav. 1), che richiamano la ceramica di Gnathia e quella sovradipinta, che, come altrove (v. Venusia), sembrano caratterizzare dal punto di
vista materiale il momento di passaggio nella sfera di influenza romana42, e sono contemporanei alla ceramica a vernice nera, probabilmente importata dalla vicina Campania (Campana
A), come una base di coppa (n. 843, tav.13), e pertinente alle prime fasi della vita della citt
romanizzata (III sec. a. C.)43, ove non da escludere la presenza di officine imitanti, come a
Venosa, ceramica fine proveniente da Roma e dalla Campania44.
Di officine locali sembrano per la cattiva cottura due frammenti di coppa, riconducibili
a forme di vernice nera ( nn. 778 e 779, tav. 1), mentre non si sono riscontrati chiari frammenti
pertinenti alla ceramica grigia che, prodotta anche nella non lontana Metaponto, dal tardo III
sec. a. C. presenta analogie sia con la ceramica a vernice nera sia con la sigillata italica. La Terra
sigillata italica, cio la ceramica fine da mensa a superficie brillante, rossa o arancio, prodotta in
Italia tra la met del I sec. a. C. e il I sec. d. C.45, e presente a Grumentum sia nelle produzioni
a rilievo che nei vasi lisci46. Essa un prodotto dellapertura di Grumentum, a partire dallet
augustea, ai traffici commerciali italici (Etruria, Campania e Puglia), e non solo (v. lOriente),
e nelle Terme in trattazione ne notiamo la presenza in tipologie inquadrabili, grazie al tipo di
fondo decorato con rotellatura ed al piede, su base piatta o a punta, nel I sec. d. C.47.
Recipienti in vetro e ceramiche a pareti sottili sono diffusi a partire dalla seconda met
del I secolo, anche nella nostra citt, ma nel nostro contesto, se le seconde sembrano essere
assenti, per i primi sono da ricordare, oltre agli unguentari a corpo globulare (ad es. n. 660, tav.
16)48, e ad un bordo di coppa (n. 676, tav. 22), unanforetta con ansa costolata (n. 665, tav. 22)
41

Si citano nel testo soltanto gli ultimi tre numeri dei sei dellinventario che li riguarda. Cfr. BOTTINI 1997,
pp. 221-223 e MARCHI 1991a, pp. 193-197 in SALVATORE 1991, pp. 113-127, 128-134, 151-164, 198 ss.,
MARCHI 1991b, pp. 206-207, in SALVATORE 1991a; SALVATORE 1991. Gli oggetti duso, produzione e commerci, Terra sigillata africana, ivi, pp. 265-276, lucerne, ivi, Lincidenza urbana e sociale del Cristianesimo, ivi,
pp. 278-284.
42
MARCHI 1991b, p. 86.
43
Potrebbe appartenere ad una coppetta su piede ad anello, vasca a profilo convesso, orlo arrotondato leggermente introflesso, di cui troviamo un esempio di maggiori dimensioni, ma dello stesso periodo, a Venosa:
MARCHI 1981, n. 7, p. 115, collegato alla forma MOREL 1981a, p. 224, Tav. 73, e a LAMBOGLIA 1952, pp. 139206, pp. 176-177. BOTTINI 1997, n. 5, p. 120 (MOREL 1981a, pp. 219-220 e tav. 71).
44
MARCHI 1981, p. 113. Si visto in tali esempi un riflesso di un pi generale fenomeno economico e produttivo che, in concomitanza con la pacificazione della penisola, si caratterizza per lestendersi dei traffici commerciali, veicolo di diffusione della ormai standardizzata produzione campana (tipi A e B) che si accompagna
in genere a merci di primaria necessit (MOREL 1981b = MOREL 1981a, p. 88).
45
PUCCI 1981, pp. 99-121.
46
BOTTINI 1997, pp. 205, n. 29: coppa aretina della bottega di M. Perennius Bargathes, decorata con scena
di battaglia navale, datata tra la fine dellet augustea e linizio dellet tiberiana; per le forme lisce: ivi, pp.
229-231.
47
MARCHI 1981, n. 14, p. 162, su base piana, e n. 25, p. 163, su base a punta.
48
MARCHI 1981, balsamario a ventre sferoide: Calvi 1968, H 17: I sec. d. C. Per simili forme in terracotta, cfr.

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ANTONIO CAPANO

ed un piatto dal bordo alto, verticale e rigonfio (n. 674, tav. 22), che ritroviamo anche nella
sigillata italica di I sec. d. C.49, epoca cui si riconducono anche gli altri esemplari vitrei in trattazione, riferibili tutti ad una utilizzazione prevalentemente cosmetica per i clienti delle terme,
mentre per le zanne di cinghiale si potrebbe pensare ad un intrattenimento gastronomico.
Nello stesso periodo documentato il vassellame da mensa verniciato in rosso/arancio,
prodotto nellAfrica Proconsolare (attuale Tunisia), che si afferma gi nella seconda met del I
sec. d. C. Si tratta della sigillata chiara che dalle coste africane si diffuse in tutto limpero con
una qualit notevole che si and impoverendo soprattutto a partire dal IV secolo; ma il suo
trasporto connesso allimportazione di olio dallAfrica settentrionale non ne permise un decremento quantitativo. Se qualche esempio riguarda la sigillata chiara A, pochi appartengono
alla sigillata C, sia decorata che non, la produzione di maggior successo delle officine bizacene,
diffusa dapprima nel Mediterraneo orientale, e successivamente spintasi nel Mediterraneo occidentale fino alle coste settentrionali del Mar Nero, tra met V ed inizi VII sec. d. C.
Vari frammenti appartengono alla HAYES 50, datata nella seconda met del IV sec. d.
C. 50, mentre pi rara sembra la forma HAYES 53, con decorazione interna del bordo e con due
solchi paralleli ed orizzontali (n. 769, tav. 7)51.
Tra la suppellettile fine da mensa la maggiore documentazione, sia come numero di
pezzi rinvenuti che come repertorio formale, offerta dalla sigillata africana D. Come in altri
contesti, sono quasi del tutto assenti le forme chiuse, fenomeno riscontrato quasi dappertutto
per la difficolt del loro trasporto, e si rinvengono le forme attestate pi comunemente tra IV
e VI secolo: per lo pi si tratta di scodelle di dimensioni variabili, caratterizzate da unargilla
piuttosto depurata e da una vernice opaca (D1) oppure, dalla fine del IV secolo, da unargilla
pi rossa e da una vernice brillante (D2).
Tra le forme pi comuni larghe scodelle con orlo pi o meno inclinato verso linterno,
unito alla parete a spigolo vivo e fondo piano che prevede allinterno decorazione a stampo. Si
tratta della forma HAYES 61, della quale a Grumento sono attestate dallo scavo delle Terme
Repubblicane sia la variante A con orlo verticale a profilo triangolare che quella B con orlo di
forma piuttosto allungata e pendente allesterno52.
La forma risulta ampiamente documentata in tutto il Mediterraneo e sulla costa atlantica nel IV e nella prima met del V sec. d. C. Ben documentata la forma HAYES 67, nota in
tutto il Mediterraneo in contesti di fine IV-V sec. d. C. una scodella con orlo formato da due
elementi con labbro leggermente ingrossato, generalmente con decorazione a stampo sul fondo
(nn. 772, tav. 7, 861, tav. 4, 869-870, tav. 12) 53.
Largamente rappresentato il vaso a listello, una delle forme pi comuni della produzione D, caratterizzata allinterno dalla decorazione a rotella.
BOTTINI 1997, nn 2-3, p. 273, t. 5 bis e n. 2, p. 275, tipici dei contesti funerari della prima et imperiale.
49
Ad es. AFC n. 9, tav. CXXI, forma X, dallet augustea (circa 10 a. C.?) fino a tutto i I sec. d. C. (p. 385).
50
HAYES 1972, Fig. 12, p. 68. Terme Repubblicane: nn. 759 e 760, tav. 6, 767, 768, 770, tav. 7, 790, 835, 613,
841, 845-847, tav. 3. BOTTINI 1997, n. 26, p. 235, attribuita, invece, alla F. Hayes 53A.
51
HAYES 1972, Fig. 13, p. 74, anche con rotellatura interna, datata allincirca tra la seconda met del IV e il
primo trentennio del V sec. d. C.
52
Esempi del tipo A: nn. 754, tav. 2, 851, tav. 3; 853, tav. 4; 771, tav. 7; 879-880, tav. 11; 892-893, tav. 13;
del tipo B: nn.750, 751, tav. 1a; 852, tav. 3; 860, tav. 4. Inoltre, nn. 612, 636, 771, 840, 887. Cfr. SALVATORE
1981, Tav. XXIII, nn. 3-5, quanto alla variante A, e tav. X Hayes XIV, nn. 6-7, quanto alla B. Inoltre, HAYES
1972 f.61. 33; AFC I, tavv. XXXIV, 8; XXXV, 6. 4. Per il tipo e la cronologia si vedano 1972, pp.100-107 e
AFC I, p. 84.
53
A Venosa non si conoscono esemplari integri: SALVATORE 1991, tav. XXIV. 8. 6. AFC I, tav. XXVII, 9.

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Alla forma HAYES 68 appartiene il bordo di coppa largo, orizzontale e articolato, datato
tra lultimo trentennio del IV e la met del V sec. d. C. (n. 842, tav. 13)54.
sicuramente una delle forme pi documentate nella tarda antichit, diffusa in tutto il
bacino del Mediterraneo, sulla costa atlantica e nellEuropa continentale, con una cronologia
tra la fine del IV e la met del VII sec. d. C. Tra le numerose varianti morfologiche, due di esse
non sembrano trovare confronti precisi, anche se sono assimilabili ad HAYES 91C, con listello
di dimensioni molto ridotte55. Sono pervenuti pochi frammenti di fondo con stampigliatura
impressa, uno con quattro cerchi concentrici alternati a palmette ( n. 750, tav. 1a)56, o con cerchi
concentrici dentellati (n. 757, tav. 2, 791, tav. 10, 857, tav. 4, 881, tav. 11)57, entrambi inquadrabili nella prima fase di sviluppo della decorazione (seconda met IV-prima met V sec. d. C.).
Altri fondi, decorati con rotellatura, appartengono alle forme gi menzionate, quali la
53B per i piatti e la 91A per le coppe. La rotellatura sulla parete esterna si ritrova su coppe e
piatti di ceramica africana (n. 862, tav. 5)58, mentre il labbro decorato con serie di tacche appartiene a scodelle comuni nel V secolo inoltrato (n. 867, tav. 5:HAYES 76)59. Sono attestate
anche coppe con orlo a mandorla della forma HAYES 99C60, databili tra la seconda met del
VI ed i primi anni del VII sec. d. C.(n. 762, tav.6 )61. Dal IV sec. d. C. perverranno dallAfrica
anche le lucerne e dal V secolo termina limportazione africana di ceramica da cucina, a differenza del vasellame fine e della suppellettile per lilluminazione, che continueranno a essere
importate almeno fino al VI sec. d. C.
Le lucerne sono rappresentate nello scavo in trattazione in una forma a volute (n. 673,
tav. 22 ) fin dalla seconda met del I sec. d. C.62. Pi tarde, e pertinenti al tardoimpero risultano le altre, che richiamano nella forma altri esempi grumentini (n. 592, tav. 3, 915-916,
tav. 24)63, e sono per lo pi a canale prive (n. 585, tav. 7, 884, tav. 11)64, o con decorazione,
che pu consistere in serie di striature incise sulla spalla ( n. 911, tav. 25, n. 913, tav. 9)65, o
di carattere specificatamente cristiano per la presenza del chrismos (n. 604, tav. 23a)66, che nel
nostro caso si accompagna alla decorazione sulla spalla, rappresentata da doppia palmetta in
54

HAYES 1972, Fig. 20, p. 118.


Terme Repubblicane: tipo C (circa 530-600 d. C., in HAYES 1972, Fig. 26, p. 142) nn. 755, tav. 2, 854,
tav. 4, 906, tav. 9, di cui rimane la rotellatura, 889, tav. 14. BOTTINI 1997, n. 49, p. 242, assimilata al tipo A.
SALVATORE 1991b, nn. 10-12, tavv. XXIV-XXV. Hayes 1972, pp. 140-144; AFC I, pp. 105-107. 9. AFC I, tav.
XLIX, 6. GIARDINO 1991, nn. 2-3, p. 835.
56
I 4 cerchi concentrici sono datati (stile A2) tra la met del IV e la met de V sec. d. C. (HAYES 1972, Fig.
40, p. 234, n. 27), e contemporaneamente le palmette del medesimo stile (ivi, Fig. 38, nn. 2-4). Palmetta in
SALVATORE 1991b, n. 16, tav. XXV, con riferimento ad AFC I, tav. LVIIb, inquadrati come sopra.
57
HAYES 1972, Fig. 40, nn. 31-32, stile A(II-III); BOTTINI 1997, n. 33, p. 237; SALVATORE 1991b, tav. XXV.
15: AFC I, tav. LVIa, 32: seconda met IV-met V sec. d. C.
58
AFC I, nn. 13 e 14, tav. LXV, p. 138, HAYES 10, nota sia in sigillata C che D, databile nel IV-V sec. d. C.
(HAYES 1972, pp. 304-309.
59
AFC I, Roma 1981, n. 10, tav. XXXVIII.
60
HAYES 1972; pp. 130-131. 17. AFC I, tav. LI, 4, 7.
61
HAYES 99C, Fig. 28, p. 154; SALVATORE 1981, nn. 17-19, tav. XXVI
62
SALVATORE 1991, nn. 8, p. 200: tipo Va di Deneauve (DENEAUVE 1969); BOTTINI 1997, n. 61, p. 246, con
riferimento a GIARDINO 1981, p. 37, tav. XX,4.
63
BOTTINI 1997, n. 66, pp. 250-251.
64
BOTTINI 1997, n. 74, pp. 254-255.
65
Ivi, nn. 73 e 74, pp. 254-255, di V-VII sec. d. C.
66
SABATINI 1991, nn. 2, p. 279 e n. 6, p. 280: V-VI sec. d. C.; BOTTINI 1997, n. 69, p. 252-253: Atlante I, tipo
XA; cristogramma tipo AFC I, tav. LXI,11: V sec. d. C.
55

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rilievo, presente in altri esempi grumentini67, con una datazione di V sec. d. C. La ceramica di
uso comune comprende i recipienti fittili di uso domestico, utilizzati per le molteplici funzioni
della vita quotidiana: vasi da mensa di uso corrente e contenitori da cucina, da provvista e da
fuoco. Allinterno di tale classe si distinguono poi gli oggetti da fuoco e quelli fini da mensa e
da dispensa, generalmente in forme chiuse.
Anche per Grumentum la mancanza di indagini specifiche impedisce al momento un
inquadramento attendibile della ceramica comune e rozza; pertanto si possono proporre soltanto osservazioni preliminari. In generale questo tipo di vasellame era prodotto con argille di
impasto pi o meno depurato e realizzato in forme molto varie ma sempre determinate dalle
esigenze di utilizzo pratico. Ci comport una standardizzazione degli oggetti: le forme in genere molto semplici, si conservarono a lungo con le medesime caratteristiche anche in luoghi
lontani tra loro... spesso esso era un prodotto localmente ed aveva una diffusione limitata nel
contesto urbano, se non addirittura domestico68. Il materiale rinvenuto doveva in buona parte
prodotto in loco, ove le fornaci, non ancora indagate in Grumentum, dovevano produrre il
vasellame di uso comune, come olle, anforette, tegami e catini69.
Esempi acromi di recipienti chiusi sono connessi a pentole, dallargilla grigiastra (n.634,
tav. 21), a tegami e catini con argilla arancio scura (nn. 630-631, tav. 21). Dalla met del IV
sec. d. C., ai beni di lusso importati si aggiungeranno le produzioni locali che prevarranno sul
mercato regionale con prodotti di qualit, come il vasellame di Calle di Tricarico verniciato
di rosso, decorato con motivi ad onde e con pastiglie plastiche applicate, il quale sar persino
imitato dalle ceramiche africane ed orientali.
Numerosi vasi chiusi verniciati, come le brocche a vernice arancio scuro (n. 783, tav.
25, 863, con vernice parziale, e 865, tav. 5, a v. rossastra evanida) o a vernice rossastra e con
incisioni geometriche (n. 912, tav. 25), appartengono, se non sono ascrivibili a pentole, alcuni
esempi di fondi (nn. 833-834, tav. 8).
Da notare la produzione di anfore o brocche con pareti decorate con motivi incisi a
mano sui pezzi posti a asciugare (n. 614, tav. 21)70 e di bacini di grandi dimensioni con decorazione a pettine formata da linee ondulate, eseguita meccanicamente quando i pezzi erano ancora sul tornio (n. 914, tav. 9: vernice rossastra; decorazione sulla parete), datati tra la seconda
met del V e gli inizi del VI sec. d. C.71.
Un bordo di brocca trilobata ricoperto da vernice brunastra (n. 908, tav. 9). I pesi da
telaio richiamano limportante produzione lucana collegata allallevamento di ovini e caprini (
oltre che sui maiali), dai quali si ricavava non solo latte e carne ma anche lana, elemento basilare
delleconomia antica. I troncopiramidali, cui appartiene lesempio di Grumento (n. 864, tav.
5), il quale reca un cartiglio di forma circolare contenente una rosetta ad otto petali, a differenza di un altro esempio che ne privo (n. 590, tav. 2), erano i pi diffusi, e nel nostro caso non
solo legati a contesti cultuali n sepolcrali72.

67

Sul motivo della doppia palmetta, cfr. BOTTINI 1997, n. 75, pp. 255-256: IV-V sec. d. C.
SALVATORE 1991.
69
MARCHI 1991, p. 171.
70
SALVATORE 1991, n. 1, tav. XXVII.
71
SALVATORE 1991, p. 271, e nn. 273-275, tavv. XXIX-XX: S. Giovanni di Ruoti, FREED 1983, pp. 91-103:
p. 100, Fig. 9; Calle di Tricarico: SALVATORE 1983, pp. 111-113. BOTTINI 1997 n. 47, p. 241, seconda met
V-inizi VI sec. d. C.
72
MARCHI 1991, p. 128.
68

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Catalogo

Casetta rurale (inizio scavo prima della individuazione dellapodyterium (amb.1) e del frigidarium
(amb.2) .
Tav. 1
Bordo di coppa, leggermente schiacciato ed estroflesso. Decorazione sovradipinta allesterno: fogliette in
bianco ai margini di una fascia orizzontale in ocra. Argilla arancio. Larg. 3,8; alt. 4,5.
Inv. 268773
Bordo di lekane. Argilla nocciola chiara. Decorazione esterna ad onde ricorrenti; allinterno fasce di
vernice in nero. Larg. 1,7; lungh. 4,2.
Inv. 268774
Bordo indistinto, e leggermente rientrante, di coppa a vernice nera. Argilla rosata. Larg. 2,4; lungh.
6,4.
Inv. 268775
Bordo rigonfio ed estroflesso di coppa a vernice nera. Argilla rosata. Larg. 2,0; lungh. 3,3.
Inv. 268776
Bordo leggermente rigonfio ed estroflesso di coppa. Argilla rosata; vernice marrone allesterno e arancio
scuro allinterno. Larg. 3,4; lungh. 4,4.
Inv. 268777
Bordo rigonfio ed estroflesso di coppa. Argilla rosata, vernice nocciola scura. Larg. 4,1; lungh. 4,8.
Inv. 268778
Fondo di coppa. Argilla rosata, vernice rossa allinterno e marrone esternamente. Diam. piede 3,7; alt.
max. 1,8.
Inv. 268779

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ANTONIO CAPANO

Amb. 1 (locale servizi) (Apodyterium)


Tav. 1a
Fr. di coppa in sigillata chiara A. Larg. 1,2; lungh.
4,6.
Inv. 268748
Fr. di piatto in sigillata chiara : obliquo, indistinto,
due solchi paralleli allinterna a met bordo e intorno
al fondo . Decorazione con rotellatura. Fondo esterno
delimitato da leggero gradino. Larg. 6,5; lungh. 7,5.
Inv. 268749
2 frr. di catino o piatto in sigillata chiara. Il bordo
a profilo triangolare, Il fondo decorato allinterno con foglie e cerchi concentrici. Diam. max. 8,3;
lungh. 8.
Inv. 268750
Fr. di parete ricurva con bordo a profilo triangolare
di piatto simile al precedente. Argilla e vernice arancio. Leggera depressione nel fondo esterno. Diam.
8; larg. 5.
Inv. 268751
Bordo ingrossato e verticale di piatto. Argilla arancio,
vernice arancio-rossastro. Larg. 2,5 ; alt. max. 1,6.
Inv. 268752
Bordo di catino: ingrossato, estroflesso, parzialmente
ricoperto da vernice rossa. Alt. 1,6; lungh. 2,5.O

Tav. 2
Bordo di catino ingrossato, estroflesso, parzialmente ricoperto da vernice rossa. Alt. max. 3,2; lungh. 9.
Inv. 267753
Fr. di bordo di piatto a profilo triangolare e solco interno in sigillata chiara . Argilla arancio e vernice arancio
lucente. Larg. 3,2; lungh. 4.
Inv. 268754
Fr. di bordo con orlo estroflesso e ricurvo di grande coppa in sigillata chiara. Argilla arancio, come la vernice
che risparmiata allesterno. Diam. 3,1; larg. 7.
Inv. 268755
Fr. di piatto con bordo indistinto decorato esternamente con una linea ondulata orizzontale. Argilla e vernice
arancio mattone. Diam. 13; larg. 5,9.
Inv. 268756
Fr. di fondo di piatto in sigillata chiara. Argilla rossastra come la vernice. Decorazione a cerchi concentrici
radiati entro solco che delimita il fondo. Larg. 2,6; lungh. 3,1.
Inv. 268757

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Tav. 3
Lucerna acroma in terracotta. Decorazione con globetti Alt. 9, larg. 5,5; lungh. 3.
Inv. 266592
Bordo indistinto di piatto su parete rigida e obliqua. Argilla mattone, vernice arancio, scuro allesterno. Larg.
8,1; lungh. 10,2.
Inv. 268845
Fr. di piatto, come sopra. Larg. 4,2; lungh. 5,5.
Inv. 268846
Fr. di piatto come sopra. Argilla mattone, vernice arancio rossastro. Diam. 8,4; lungh. 4,5.
Inv. 268847
Bordo leggermente espanso su parete rigida ed obliqua di piatto in sigillata chiara. Argilla mattone, vernice
arancio. Due solchi paralleli ed orizzontali sotto lorlo allesterno. Larg. 3,5; lung. 4,8.
Inv. 268848
Bordo leggermente espanso di piatto in sigillata. Argilla mattone, vernice arancio scuro. Solco e leggera modanatura sotto lorlo allesterno. Larg. 6; lungh. 6,8.
Inv. 268849
Bordo leggermente rigonfio di piatto. Argilla mattone, vernice arancio scuro. Parete obliqua e rigida. Larg.
4,7; lungh. 6,3.
Inv. 268850.
Bordo a profilo triangolare di piatto in sigillata. Argilla e vernice arancio. Larg. 3,6; lungh. 9,7.
Inv. 268851
Bordo rigonfio a profilo triangolare smussato. Argilla arancio, vernice arancio scura. Solco interno. Parete
rigida e obliqua. Larg. 3,6; lungh. 4,8.
Inv. 268852

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ANTONIO CAPANO

Tav. 4
Fr. di piatto in sigillata chiara con parete obliqua e ricurva ed orlo a profilo triangolare. Argilla mattone,
vernice arancio scura. Larg. 10; lungh. 15,5.
Inv. 268853
Fr. di grossa coppa in sigillata chiara con bordo estroflesso e ricurvo. Argilla mattone, vernice arancio scuro.
Alt. 7,7; diam. 7,6.
Inv. 268854
Fondo di piatto in sigillata. Argilla color mattone, vernice arancio rossastra. Decorazione con larga rotellatura
e solco delimitante il fondo, che presenta allesterno un leggero gradino . Larg. 6,5; lungh. 8,6.
Inv. 268855
Fondo di piatto come precedente. Argilla mattone, vernice arancio rossastra. Allinterno due serie di solchi
concentrici che racchiudono una decorazione a rotellatura consistente in foglie e in cerchi concentrici. Gradino e solco caratterizzano lesterno. Larg. 5,5; lungh. 6,4.
Inv. 268856
Fr. di fondo di piatto come prec. Argilla color mattone, vernice arancio rossastra. Linterno, leggermente
ribassato decorato con serie di cerchi concentrici provvisti di raggi. Larg. 3,9; lungh. 7.
Inv. 268857
Fondo di coppa in sigillata con basso e largo piede. Argilla mattone, vernice arancio rossastra. Larg. 5; lungh.
5,5.
Inv. 268858
Fr. di bordo di piatto in sigillata con orlo leggermente espanso ed introflesso. Argilla e vernice arancio. Alt.
2,3; larg. 5.
Inv. 268859
Fr. di bordo a profilo triangolare di piatto in sigillata. Argilla brunastra, vernice brunastra lucente. Larg. 3,4;
lungh. 3,6.
Inv. 268860
Bordo rigonfio ed estroflesso di piatto in sigillata. Argilla arancio rossastro, vernice arancio scura. Larg. 2,7;
lungh. 4,7.
Inv. 268861

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Tav. 5
Fondo di coppa con basso piede. Argilla e vernice
grigia. Rotellatura esterna. Larg. 3,2; lungh. 6,0.
Inv. 268862
Bordo di anfora o brocca. Argilla brunastra,
vernice parziale dello stesso colore. Bordo alto,
obliquo, e bipartito esternamente. Diam. 6,5;
alt. 4,1.
Inv. 268863
Peso troncopiramidale da telaio in terracotta.
Decorazione con fiore a 8 petali delimitato da
due solchi concentrici. Un foro orizzontale lo attraversa nella parte superiore. Argilla rosa pallida.
Alt. 6,9; larg. 5,5.
Inv. 268864
Fr. di ansa a nastro di bocchetta. Argilla . argilla
beige; vernice rossastra evanida. Larg. 2,1; lungh.
6,9.
Inv. 268865
Bordo largo e leggermente obliquo di piatto in
sigillata. Argilla e vernice arancio scuro. Lorlo
ingrossato e decorato allesterno con una rotellatura. Larg. 4,3; lungh. 4,5.
Inv. 268867

Tav. 6
Fondo di coppa in sigillata. Argilla nocciola chiaro, vernice rosso-bruna. Piede ad anello, solco
internamente, intorno al fondo. Larg. 2,2; lungh.
4,6.
Inv. 268578
Bordo indistinto su parete rigida ed obliqua di
piatto in sigillata. Argilla arancio-rossastra, vernice arancio scuro. Diam. 5,3; larg. 5,7.
Inv. 268759
Fr. come prec. Argilla arancio rossastra, vernice
arancio con banda rossastra allesterno. Larg. 2,9;
lungh. 3,1.
Inv. 268760
Fondo di lucerna. Argilla e vernice arancio. Larg.
3,3; lungh. 5.
Inv. 268761
Bordo espanso su parete rigida di piatto in sigillata. Argilla e vernice arancio rossastra. Larg. 3,5;
lungh. 6.
Inv. 268762
Fondo di piatto in sigillata chiara. Arancio e
vernice arancio rossastro, Rotellatura sul fondo,
allinterno. Leggero gradino con funzione di appoggio. Largh. 3,5; lungh. 4,3.
Inv. 268763
Fondo di piatto in sigillata. Argilla e vernice
arancio scuro. Fascia con rotellatura intorno al
fondo interno; largo e appena pronunciato piede
allesterno. Larg. 3,5; lungh. 5.
Inv. 268764

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ANTONIO CAPANO

Tav. 7
Locale Ristoro (Frigidarium)
Fr. di parete con basso piede di coppa o piatto
in sigillata. Argilla e vernice arancio. Larg. 4,6;
lungh. 7,2.
Inv. 268767
Fr. di parete ricurva con base piana di piatto in
sigillata. Argilla color mattone; vernice arancio
rossastra sbiadita allesterno. Larg. 13,5; lungh.
12.
Inv. 268768
Bordo con orlo indistinto di piatto in sigillata a
parete rigida ed obliqua con due solchi orizzontali allinterno. Argilla e vernice arancio. Larg.
3,7; lungh. 6,1.
Inv. 268769.
Bordo come precedente, ma senza solchi. Argilla color mattone. Vernice arancio, scura allinterno e con tonalit rossastra allesterno. Larg.
3,5; lungh. 3,6.
Inv. 268770
Bordo a profilo triangolare di piatto in sigillata.
Argilla arancio come la vernice, estesa parzialmente allesterno. Larg. 4,7; lungh. 5,4.
Inv. 268771
Largo bordo tripartito e rigonfio di piatto in
sigillata. Argilla e vernice come prec. Larg. 6,5;
lungh. 8,5.
Inv. 268772
Lucerna monolicne in terracotta. Alt. 3; larg.
5,8; lungh. 10.
Inv. 266585

Tav. 8
Bordo rigido con orlo indistinto di piatto in sigillata . Argilla e vernice arancio-rossastra. Larg.
4,1; lungh. 5.
Inv. 268831
Bordo come prec. Argilla e vernice aranciorossastra. Larg. 3,7; lungh. 5,7.
Inv. 268832
Fondo di olla o brocca. Piede appena rilevato.
Argilla nocciola, vernice rosso scura, parziale
ed evanida. Alt. max. 3,2; diam. base 7,5.
Inv. 268833
Fondo simile al precedente. Argilla arancio,
Vernice arancio evanida. Alt. max. 3,4; diam.
base 6,2.
Inv. 268834

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Tav. 9
Bordo di brocca trilobata. Argilla
nocciola chiara, vernice brunastra.
Diam. 5,9; alt. 4,5.
Inv. 268908
Bordo con orlo estroflesso e ricurvo di coppa in sigillata, la cui
parete decorata con rotellatura
allinterno. Argilla aranciorossastra, vernice arancio scura. Larg.
4,2; lungh. 5.
Inv. 268906
Spalla di lucerna a argilla arancio,
vernice arancio e decorata con rotellatura a doppi tratti a punta.
Larg. 2,9; lungh. 4,3.
Inv. 268913
Bordo di casseruola, largo, estroflesso e ricurvo con parete decorata
con linee ondulate. Vernice rossastra ed argilla arancio. Larg. 4,5;
lungh. 7,8.

Tav. 10
Fondo di coppa in sigillata italica. Due solchi interni, piede alto
e obliquo, con base piana. Argilla
rosata, vernice arancio scura. Larg.
2,2; lungh. 4,5.
Inv. 268788
Fondo di coppa a vernice nera,
con basso e largo piede ad anello.
Argilla nocciola. Alt. 1,2; Diam.
base 4,5.
Inv. 268789
Bondo indistinto su alta parete rigida e obliqua di piatto in sigillata
chiara C., parzialmente verniciata
allesterno. Argilla arancio, vernice
arancio lucido. Larg. 5; lungh. 5,9.
Inv. 268790
Fondo di piatto in sigillata chiara,
decorato con rotellatura a solchi
concentrici radiati. Argilla arancio
scuro. Larg. 2,9; lungh. 4,7.
Inv. 268791
Fr. di olla con orlo piatto, estroflesso. Due solchi paralleli ed orizzontali allinterno. Alt. 12,8; larg. 10.
Inv. 266593

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ANTONIO CAPANO

Tav. 11
Fr. di fondo di piatto a vernice nera lucente; largo piede ad anello. Argilla brunastra. Alt. 2; ungh. 9.
Inv. 268876
Bordo indistinto su parete rigida ed obliqua di piatto in sigillata chiara. Un solco orizzontale allesterno, sotto
lorlo e due allinterno in fondo alla parete. Argilla arancio-ross.; vernice arancio scuro. Larg. 3; lungh. 3,8.
Inv. 268877
Bordo come prec. ma senza solco allesterno. Argilla arancio scuro; vernice arancio scuro. Larg. 4,1; lungh.
7,5.
Inv. 268878
Bordo a profilo triangolare di piatto in sigillata chiara . Argilla brunastra, vernice bunastra. Larg. 2,5; lungh.
5,5.
Inv. 268879
Bordo a profilo triangolare pi rigonfio del prec., sempre pertinente a un piatto in sigillata chiara. Argilla
color mattone, vernice arancio. Tracce di bruciato. Larg. 6,5; lungh. 7,7.
Inv. 268880
Fondo di piatto in sigillata chiara. Decorazione interna con cerchi concentrici e rotellatura a cerchi formati
da elementi triangolari. Base piana. Argilla arancio rossastra. Vernice rossastra.
Inv. 268881
Fondo di piatto in sigillata chiara. Decorazione a rotella allesterno dei due solchi concentrici che delimitano
il fondo. Piede appena accennato con basso gradino. Argilla arancio scuro, vernice c. s. Larg. 4,7; lungh. 7.
Inv. 268883
Lucerna in terracotta. Argilla arancio vivo, vernice arancio rossastro allesterno. Largo canale tra il disco ed il
becco. Alt. 1,8; lungh. 7,2.
Inv. 26888

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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LOCALI SERVIZI (APODYTERIUM)


Tav. 12
Bordo largo, orizzontale ed estroflesso di coppa o piatto in sigillata chiara. Argilla arancio rossastro, vernice
arancio scuro. Larg. 3,4; lungh. 5,1.
Inv. 268868
Bordo tripartito, estroflesso ed ingrossato di coppa in sigillata. Argilla marrone, vernice arancio rossastro.
Larg. 7,5; lungh. 9.
Inv. 268869
Bordo come prec., ma pi tozzo e meno largo. Argilla arancio, vernice aranciorossastro. Larg. 9; lungh.
15,5.
Inv. 268870.
Parete ricurva e profonda con bordo indistinto di piatto in sigillata chiara. Argilla arancio mattone, vernice
arancio scuro con bande rossastre allesterno. Diam. 11; lungh. 11,7.
Inv. 268835
Bordo obliquo, rigido ed indistinto di piatto ( o casseruola) in sigillata chiara. Solco orizzontale allinterno
della parete. Argilla e vernice arancio. Larg. 8; lungh. 4.
Inv. 268836
Bordo obliquo e ricurvo di casseruola in sigillata chiara. Argilla mattone, vernice arancio scuro. Larg. 4;
lungh. 4,9.
Inv. 268837
Bordo come prec. Argilla color mattone, vernice arancio rossastra allinterno. Larg. 4,4; lungh. 4,4.
Inv. 268838
Bordo rigonfio e ricurvo di piatto. Argilla color mattone, vernice arancio allinterno. Larg. 7; lungh. 5,1.
Inv. 268839

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ANTONIO CAPANO

Tav. 13
Bordo di piatto in sigillata chiara, con orlo a profilo triangolare, introflesso. Argilla mattone, vernice arancio
scuro. Larg. 3,8; lungh. 9,5.
Inv. 268840
Bordo indistinto con parete rigida ed obliqua di piatto in sigillata chiara. Argilla color mattone, vernice arancio rossastro. Larg. 2,8; lungh. 3.
Inv. 268841
Bordo rigonfio, estroflesso e rialzato di coppa in sigillata chiara; decorazione interna ad impressioni ovali.
Argilla color mattone, vernice arancio rossastra.
Inv. 268842
Fondo di coppetta ellenistica a vernice nerastra. Argilla rosata. Alto piede. Alt. 2; diam. piede 3,3.
Inv. 268843
Bordo a profilo triangolare su parete profonda e ricurva di piatto in sigillata chiara. Argilla mattone, vernice
arancio rossastro. Larg. 4; lungh. 9,5.
Inv. 268892
Bordo a profilo triangolare schiacciato e verticale di piatto in sigillata chiara. Argilla mattone, vernice arancio
rossastra. Larg. 5,9; lungh. 7,6.
Inv. 268893
Bordo estroflesso , obliquo e rigido di coppa in sigillata chiara. Argilla e vernice arancio scuro. Larg. 4,8;
lungh. 4,4.
Inv. 268894
Fondo di piatto in sigillata chiara decorato con ampia rotellatura. Argilla arancio scuro, vernice arancio, scura
allinterno. Larg. 5,6; lungh. 6.
Inv. 268895
Bordo ingrossato ed introflesso di piatto. Argilla arancio-rossastro, vernice rosso bruna. Larg. 3,/, lungh.
9,9.
Inv. 268896

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Tav. 14
Bordo indistinto di piatto in sigillata
chiara, su alta parete obliqua e rigida. Tre
solchi paralleli allesterno. Argilla e vernice arancio-rossastra. Alt. 3,6; lungh. 7.
Inv. 268886
Bordo a profilo triangolare su parete rigida di piatto in sigillata chiara. Argilla e
vernice arancio. Larg. 5,7; lungh. 7,9.
Inv. 268887
Bordo appena rigonfio ed estroflesso di
brocca ? in sigillata chiara. Argilla brunastra, vernice arancio-rossastra, evanida
esternamente. Larg. 2,5; lungh. 4,7.
Inv. 268888
Bordo di coppa estroflesso e ricurvo, di
coppa in sigillata chiara. Argilla brunastra, vernice arancio allinterno e marrone esternamente. Alt. 4,5; lungh. 11.
Inbv. 268889
Ansa di brocca. Argilla marrone, vernice
aranciorossastra. Larg. 2; lungh. 11,1.
Inv. 268891

Ambiente C
(Calidarium: prima della suddivisione
nei due settori C1 e C2)
Tav. 15
Bordo a profilo triangolare e su parete ricurva di piatto in sigillata chiara. Argilla arancio rossastra, vernice
come prec., con tracce di bruciato. Larg. 4,3; lungh. 9.
Inv. 269612
Bordo rigonfio di casseruola . Due solchi paralleli
allesterno. Argilla beige scuro, tracce di bruciato. Larg.
4,2; lungh. 6,5.
Inv. 269608
Bordo rigonfio ed estroflesso di olla acroma. Argilla
mattone. Diam. 5,8; larg. 2,5.
Inv. 269606

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Bordo rigonfio di piatto. Due solchi paralleli allesterno.


Argilla e tracce di vernice arancio. Larg. 4,1; lungh. 7.
Inv. 269611
Bordo di casseruola. Esso estroflesso e orizzontale. Argilla e tracce di vernice beige, oltre che di bruciato. Larg.
4; lungh. 7,2.
Inv. 269609
Fondo di casseruola. Argilla arancio-rossastra, scura;
tracce di bruciato allesterno. Due solchi concentrici allinterno. Leggera depressione nella base piana ,
allesterno. Alt. 3,6; diam. 9,8.
Inv. 269613
Fondo di brocca o olla acroma. Argilla rosa. Alt. max.
3; lungh. 7,1.
Inv. 269610

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ANTONIO CAPANO

Tav. 16
Bordo di brocca acroma. Leggermente rigonfio ed estroflesso. Impostazione dellansa. Argilla color mattone.
Alt. 6,1; diam. 7.
Inv. 269657
Fondo di piatto in sigillata chiara. Piede appena accennato, solco interno. Argilla color mattone, vernice
arancio. Larg. 2,7; lungh. 4,5.
Inv. 269656
Fondo di unguentario in vetro di color verde. Diam. base 3; alt. max. 1,8.
Inv. 269660
Chiodo di ferro. Lungh. 5; diam. 3,5.
Inv. 269659
Zanna di cinghiale. Spessore 1,4; lungh. 5,9.
Inv. 269662
Idem. Spessore max. 1,4, lungh. 6,1.
Inv. 269661

Tav. 17
Fr. di pentola con bordo
estroflesso; solchi esterni.
Argilla vinaccia, tracce
cospicue di bruciato. Alt.
7; diam. 11,3.
Inv. 269645
Fr. di brocca biansata.
Argilla beige. Diam. 4,
lungh. 6,3.
Inv. 269646
Fr. di parete di brocca. Argilla beige. Solchi paralleli
allesterno e incisioni .
Larg. 6,4; lungh. 6,8.
Inv. 269644

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Tav. 18
Fr. di pentola con bordo leggermente rigonfio ed introflesso. Argilla arancio scuro.
Larg. 5; lungh. 7,8.
Inv. 268638
Fr. di piatto in sigillata chiara. Bordo rigonfio a profilo
triangolare smussato. Due
solchi paralleli allinterno.
Argilla e vernice arancio.
Diam. 5,9; lungh. 9.
Inv. 269636
Fr. di brocca. Argilla beige,
vernice color vinaccia. Solchi
paralleli orizzontali e tacche
allesterno (cfr. 269644).
Larg. 8; lungh. 9,5.
Inv. 269637
Fondo di brocca o olla, con
basso piede. Argilla color
mattone, vernice marrone.
Alt. 1,8, diam. base 6.
Inv. 269639

Tav. 19
Fondo di piatto in sigillata chiara. Base piana con leggera depressione. Tre solchi concentrici allinterno. Argilla e vernice arancio scuro e tracce di bruciato. Larg. 4,4; lungh. 6,4.
Inv. 269640
Fr. di olla acroma. Bordo rigonfio ed estroflesso. Argilla arancio. Larg. 6,5; lungh. 8,8.
Inv. 269642
Fr. di parete di brocca o olla. Argilla arancio; parzialmente verniciata in arancio-rossastro diluito allesterno.
Larg. 6,5; lungh. 12,5.
Inv. 269641
Fr. di olla biansata acroma. Argilla arancio. Larg. 4,8; lungh. 9.
Inv. 269643

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100

Tav. 20
Fondo di brocca ? Argilla beige, ingubbiatura esterna color camoscio. Alt. 3,8; diam. 6,5.
Inv. 269621
Fondo come prec. Argilla color mattone; vernice
esterna color vinaccia; tracce di bruciato. Alt. 2,8;
diam. 4,7.
Inv. 269622
Idem. Argilla color mattone; vernice come prec.
Alt. 2,2; diam. 4,5.
Inv. 269623
Fondo di piatto in sigillata. Gradino appena accennato allesterno. Solco internamente. Argilla color
mattone. Vernice arancio allinterno, pi scuro
allesterno. Larg. 5, lungh. 6.
Inv. 269618
Fondo di piatto in sigillata chiara. Argilla e vernice
arancio scuro. Larg. 2,6; lungh. 5.
Inv. 269620
Fr. di casseruola: bordo estroflesso su ansa a nastro.
Argilla color vinaccia; tracce cospicue di bruciato.
Lungh. 6; alt. 3,4.
Inv. 269624
Bordo di piatto o coperchio. Argilla arancio scuro.
Larg. 3; lungh. 5,1.
Inv. 269627
Bordo a profilo triangolare schiacciato di piatto in
sigillata chiara. Argilla e vernice arancio scuro. Larg.

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ANTONIO CAPANO

2,9; lungh. 6.
Inv. 269628
Fr. di brodo di piatto? Argilla arancio scura. Larg.
2,5; lungh. 4,1.
Inv. 269629
Bordo leggermente espanso ed introflesso di casseruola. Argilla color mattone. Larg. 4,2, lungh. 4,5.
Inv. 269617
Bordo indistinto su alta parete rigida ed obliqua di
piatto in sigillata chiara. Argilla e vernice arancio
scuro. Larg. 1,9, lungh. 4,7.
Inv. 269619
Fr. di tegame. Argilla arancio; bruciato allesterno.
Alt. 4,2; lungh. 8,5.
Inv. 269625
Fr. di tegame. Argilla arancio; bruciato allesterno.
Alt. 3,9; lungh. 8,2.
Inv. 269626
Fr. di coppa con orlo ingrossato, estroflesso e tripartito in sigillata chiara. Solchi allinterno. Argilla color mattone. Vernice arancio allinterno e sul
bordo allesterno. Argilla arancio/mattone, vernice
arancio allinterno e sul bordo esterno. Alt. 3,2; lungh. 9,5.
Inv. 269615
Bordo di brocca acroma. Rigonfio e verticale. Argilla arancio scuro. Alt. 3,1; diam. 7,5.
Inv. 269633

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Tav. 21
Bordo obliquo ed estroflesso di pentola. Argilla grigiastra. Allesterno: bruciato. Alt. 2,9; diam. 6,5.
Inv. 269634
Fr. di tegame. Argilla arancio scuro. Alt. 4,5; diam. 7,2.
Inv. 269630
Fr. di parete di olla in sigillata chiara. Argilla color mattone; vernice arancio allinterno, ricoprente allesterno
soltanto il bordo. Larg. 5; lungh. 6.
Inv. 269616
Bordo di catino. Argilla arancio scuro. Larg. 3,8; lungh. 6,5.
Inv. 269631
Parete di contenitore. Argilla arancio scuro. Modanata e parzialmente verniciata allesterno. Diam. 6,5; lungh.
7.
Inv. 269632
Fondo piano di piatto (o casseruola) in sigillata. Argilla mattone; vernice arancio chiaro allinterno, pi scura
allesterno. Larg. 5; lungh. 6.
Inv. 269618
Parete di bocchetta in sigillata. Argilla beige; vernice color vinaccia; decorazioni incise. Larg. 2,5; lungh.
4,9.
Inv. 269614
Coperchio. Argilla vinaccia. Tracce di bruciato. Lungh. 4,8; spess. 0,7. Diam (ricostruzione) 19,2.
Inv. 269635

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102

ANTONIO CAPANO

Ambiente C1 (settore occidentale del Calidarium)


Tav. 22
Fondo di bocchetta leggermente concavo. Argilla rosata. Basso piede ad anello. Alt. 1,5; diam. 10,5.
Inv. 269672
Bordo di olletta? Argilla rosata, base piana. Alt. 2; diam. 4,4.
Inv. 269670
Fondo di piatto in sigillata italica. Piede alto, rigido ed obliquo , modanato , con stretta base di appoggio e
con solco allinterno. Solco e rotellatura allinterno. Argilla arancio-rossastro. Alt. 2,4; lungh. 6.
Inv. 269668
Fr. come precedente. Argilla arancio-rossastro. Piede a profilo triangolare. Serie di due solchi concentrici
allinterno. Alt. 1,6; lungh. 4,5.
Inv. 269669
Bordo di brocca acroma. Argilla rosata. Bordo espanso e modanato. Alt. 5,6; diam. 6,8.
Inv. 269671
Fr. di lucerna a volute. Argilla rosata. Diam. max. 4,5; lungh. 4,8.
Inv. 269673
Bordo sottile ed estroflesso ed ansa a tre costolature di anforetta in vetro verde. Larg. max. 3, lungh. max. 6;
alt. max. 6,4.
Inv. 269665
Bordo verticale con orlo estroflesso di piatto in vetro . Alt. 2,8; lungh. 8,2.
Inv. 269674
Bordo di coppa in vetro verde-azzurro. E indistinto e obliquo. Alt. 3, larg. 2,7.
Inv. 269676
Fondo di unguentarlo in vetro verde. Base concava. Alt. 1,5; diam. 2,5.
Inv. 269664

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Tav. 23
Fondo di bocchetta o olletta acroma. Argilla marrone. Alt. 2,4; diam. 5.
Inv. 269654
Fr. di casseruola. Argilla mattone; verniciatura in rosso allinterno. Alt. 6,1; diam. 10,3.
Inv. 269647
Bordo di casseruola ? Argilla arancio scuro. Diam. 5,7; larg. 2,5.
Inv. 269650
Fondo di brocca. Argilla beige con tracce di bruciato; vernice arancio rossastra; tracce di bruciato. Alt. 9,8;
diam. max. 9,2.
Inv. 269653
Fr. di coppa in sigillata chiara. Bordo estroflesso, orizzontale. Argilla mattone, vernice arancio-rossastra; bruciato. Alt. 3,4; diam. max. 7,1.
Inv. 269648
Bordo a profilo triangolare di piatto in sigillata chiara. Argilla beige. Diam. 7,5; larg. 2
Inv. 269651
Fondo di piatto in sigillata chiara. Decorazione con rotellatura. Fondo piano. Argilla mattone, vernice arancio-rossastra allinterno. Larg. max. 4,1; lungh. max. 4,5.
Inv. 269649
Ansa a bastoncello di olla ? argilla marrone. Larg. 3,2; lungh. 6,2.
Inv. 269652
2 Frr. di unguentario in vetro. Base 2,7; alt. max. 3,5; parte superiore: alt. max. 6, larg. max. 4,3.
Inv. 269663
Dente di cinghiale. Spessore 0,7; lungh. 5,2.
Inv. 369655
Tav. 23a (dal Tepidarium)
Lucerna africana di periodo cristiano. Argilla Sulla spalla una decorazione con doppia palmetta incisa ;
sul disco: il chrismos gemmato in rilievo. Lunghezza 11; alt. max. 2,4; larg. 7,7.
Inv. 266604

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ANTONIO CAPANO

Tav. 24
Fondo di piatto in sigillata chiara.
Argilla rossastra come la vernice che
esternamente si presenta evanida.
Decorazione con due solchi concentrici tra rotellature. Base piana. Larg.
5,6; lungh. 5,7.
Inv. 268784
Bordo rigonfio di piatto in sigillata
chiara. Argilla e vernice arancio. Due
solchi sulla parete allesterno . Larg. 7;
lungh. 7,5.
Inv. 26785
Bordo a profilo triangolare di piatto in sigillata chiara. Argilla arancio;
vernice, idem, internamente lucida.
Larg. 4; lungh. 6.
Inv. 268787
Fr. di lucerna. Argilla e vernice arancio rossastra. Decorazione a zig zag
allesterno. Lag. 3,4; lungh. 6,8.
Inv. 268917
Fr. di lucerna acroma. Argilla nocciola. Larg. 5,5; lungh. 4,3.
Inv. 268918
Fr. di lucerna. Argilla grigiastra; tracce
di bruciato. Larg. 5; lungh. 7,3.
Inv. 268916
Fr. di lucerna acroma. Profilo ovoidale. Argilla beige. Larg. 6; lungh. 9; alt.
max. 4,6.
Inv. 268915

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105

Ambiente C2 (Settore orientale del Calidarium)


Tav. 25
Bordo rigido ed obliquo di piatto in sigillata chiara. Larg. max. 4; lungh. 4,6.
Inv. 268780
Bordo rigido ed obliquo di piatto in sigillata, come prec. Larg. 3,8; lungh. 4,5.
Inv. 268781
Bordo largo , estroflesso ed orizzontale di grossa coppa in sigillata. Argilla e vernice arancio. Diam. 2,8; larg.
5,5.
Inv. 268782
Bordo di brocca in sigillata. Argilla rosata, vernice arancio scuro. Alt. max. 3,8; diam. 5.
Inv. 268783
Parete di brocca. Argilla rosata; vernice rossastra. Decorazione con incisioni geometriche (cerchi, raggi). Larg.
5,4; lungh. 5,7.
Inv. 268912
Fr. di spalla di lucerna. Argilla brunastra. Decorazione sulla spalla ad elementi curvilinei ricorrenti. Larg. 3,4;
lungh. 3,5.
Inv. 268910
Fr. di lucerna. Argilla brunastra. Decorazione esterna, intorno al disco, a serie di tacche o fogliette . Larg. 4;
lungh. 7,5.
Inv. 268911

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106

ANTONIO CAPANO

Bibliografia
AFC= Atlante delle Forme Ceramiche II, Roma 1985.
BERMOND MONTANARI 1958 = G. BERMOND MONTANARI, Rilievo da Grumentum con scena di sacrificio, in AC,
X 1958.
BOTTINI 1989 = P. BOTTINI, Lalta val dAgri nellantichit, Lagonegro 1989.
BOTTINI 1990 = P. BOTTINI, La conca di Castelluccio e il problema di Nerulum, in M. Salvatore (a cura di),
Basilicata. Lespansionismo romano nel Sud-Est dItalia. Il quadro archeologico, Atti del convegno di Venosa
1987, Venosa 1990, pp. 159-168.
BOTTINI 1997 = P. BOTTINI, Il Museo Archeologico Nazionale dellalta Val dAgri, Lavello 1997.
CALVI 1968 = M. R. CALVI, I vetri romani del Museo di Aquileia, Aquileia 1968.
CAPANO 2000 = A. CAPANO (a cura di), Grumentum. Guida al Parco Archeologico di Grumento Nova, Napoli
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CAPANO 2001 = A. CAPANO Il parco archeologico di Grumentum, in BollStoBas, n. 17 2001, pp. 185-190.
CASSANO, CHELOTTI 1992 = R. CASSANO, M. CHELOTTI, Le terme Ferrara, in AA. VV., Principi imperatori vescovi.
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DENEAUVE 1969 = J. DENEAUVE, Lampes de Carthage, Paris 1969, pp. 120-145.
DEVOTO, OLI 1982 = G. DEVOTO, C. OLI, Vocabolario illustrato della lingua italiana, Milano 1982, II.
DU CANGE 1954 = DU CANGE, Glossarium mediae et infimae latinitatis, Graz 1954, vol. VI.
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GIARDINO 1981 = L. GIARDINO, Grumentum: la ricerca archeologica in un centro antico, Galatina 1981.
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HAYES 1972 = J. W. HAYES, Late Roman Pottery, London 1972.
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MOREL 1981b = J. P. MOREL, La produzione della ceramica campana: aspetti economici e sociali,in Societ romana e
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NAVA 2002 = M.L. NAVA, L'attivit archeologica in Basilicata nel 2001, in Atti del XLI Convegno di Studi sulla
Magna Grecia, Taranto 2001, Taranto 2002, pp. 719-765.
NAVA 2003 = M. L. NAVA, L'attivit archeologica in Basilicata nel 2002, in Atti del XLII Convegno di Studi sulla
Magna Grecia, Taranto 2002, Taranto 2003, pp. 653-717.
NAVA 2004 = M. L. NAVA, L'attivit archeologica in Basilicata nel 2003, in Atti del XLIII Convegno di Studi sulla
Magna Grecia, Taranto-Cosenza 26-30 settembre 2003, Taranto 2004, pp. 935-1000.
NAVA 2006 = M. L. NAVA, Lattivit archeologica in Basilicata nel 2005, in Velia, Atti del 45 Convegno di studi
sulla Magna Grecia, Taranto Marina di Ascea 21-25 settembre 2005, Taranto 2006.
NAVA 2007 = M. L. NAVA, Lattivit archeologica in Basilicata, Taranto 2006, Taranto 2007.

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

107

PUCCI 1981 = G. Pucci, La ceramica italica (terra sigillata), in Societ romana e produzione schiavistica, II, Merci,
mercati e scambi nel Mediterraneo, Bari 1981.
RUSSO 2005 = A. RUSSO, I mosaici della villa tardo-antica di localit Maiorano di Viggiano (Potenza). Rapporto
preliminare, in Atti del X Colloquio dellAssociazione Italiana per lo studio e la conservazione del mosaico
(Lecce, 18-21 febbraio 2004), a cura di C. Angelelli, 2005.
SABATINI 1991 = G. SABATINI, in M. Salvatore (a cura di), Il Museo Archeologico Nazionale di Venosa, Taranto
1991.
SALVATORE 1983 = M. SALVATORE, La ceramica tardoromana e altomedievale in Basilicata alla luce delle recenti
scoperte, in Lo scavo di S. Giovanni di Ruoti e il periodo tardo-antico in Basilicata, Atti della Tavola Rotonda
(Roma 4 luglio 1981), Bari 1983.
SALVATORE 1991 = M. SALVATORE (a cura di), Il Museo Archeologico Nazionale di Venosa, Taranto 1991: Gli oggetti
duso, produzione e commerci, Terra sigillata africana, ivi, pp. 265-276, lucerne, ivi, Lincidenza urbana e
sociale del Cristianesimo, ivi, p. 27.
SMALL 2005 = ALASTAIR M. SMALL, Le analisi al radiocarbonio e la fine della villa di S. Giovanni di Ruoti in
AA. VV., Paesaggi e insediamenti rurali in Italia meridionale fra tardoantico e altomedioevo, Atti del Primo
Seminario sul Tardoantico e lAltomedioevo in Italia Meridionale (Foggia 12-14 febbraio 2004), a cura di
Giuliano Volpe e Maria Turchiano, Bari 2005.
THALER, ZSCHTSCH 2004 = H. THALER, A. ZSCHTZSCH, Vorbericht ber die Ausgrabungen in Grumentum, in
Archologischer Anzeiger, 1. Halbband - 2004, p. 246.
TIN BERTOCCHI, BIANCHINI 1992 = F. TIN BERTOCCHI, M. BIANCHINI, Terme Lomuscio, in AA. VV., Principi
imperatori vescovi. Duemila anni di storia a Canosa, a cura di R. Cassano, Venezia 1992, pp. 736-740.
TORNATORE 2006 = M. TORNATORE, Una domus con mosaici da Tifernum Mataurense (SantAngelo in Vado),
Urbania 2006.
ZSCHTZSCH 2002 = A. ZSCHTZSCH, Eine neu Inschrift der Republikanischen Zeit aus Grumentum, in ZPE,
Band 141 2002, pp. 292-294.

Fig. 1 Vecchia foto


area (anni Settanta
del XX sec.): da sudest sono indicati i
principali monumenti
di Grumentum
per un
inquadramento
delle Terme
Repubblicane.

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ANTONIO CAPANO

Fig. 2 Il Frigidarium (ad ovest) e lApodyterium fotografati da sud, in


connessione con il Tepidarium e ( ancor pi a sud: nella foto prima dello scavo), con il Calidarium.

Fig. 3 Casette rurali, contenenti lapodyterium (a sin.) e il Frigidarium, fotografate da nord ;


accanto a questo la cisterna; dietro : il Calidarium.

Fig. 5 - Tubuli in terracotta e fistulae in piombo dal Tepidarium.

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Fig. 4 - Il palmento di epoca moderna /


contemporanea ricavato allinterno del Frigidarium,
prima della sua rimozione: si notano le strutture
dellambiente antico, su cui si sono sovrapposte
quelle della casetta rurale, e il pavimento in opus
spicatum.

Fig. 6 - Planimetria
generale
delle Terme
Repubblicane
di Grumentum :
Lapodyterium (n.
1), il frigidarium
(n. 2) (attuali locali
servizi e ristoro).
il Calidarium
suddiviso in due
ambienti : quello
ad ovest con un
mosaico a colori
(settore C1); laltro
ad Est con un
mosaico a tessere
bianche
(settore C2),
collegato al forno. A
nord il tepidarium
(n. 3).

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ANTONIO CAPANO

Fig. 7 - Prospetto delle strutture occidentali delle Terme


Repubblicane: opus incertum e archetti riempiti con opus
pseudo-reticulatum.

Fig. 8 - Planimetria e sezione del


Calidarium: le suspensurae (n. 7),
rilevate nel settore C1; muretto
centrale con sedili (n. 4), che
separava dal settore C2 (nn. 1,3,8);
il frammento di mosaico policromo
(n. 6), i tubuli in terracotta (n. 1),
apertura del forno (n. 8), le vasche dei
palmenti aggiunte in epoca moderna e
contemporanea (A1-A2, B1-B2), cos
come il caminetto (C).

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LE TERME REPUBBLICANE DI GRUMENTUM E LA LORO EVOLUZIONE NEL CONTESTO CITTADINO

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Fig. 9 - Planimetria e sezioni del


Frigidarium (n. 2), dellattiguo ambiente
Orientale (spogliatoio ?) (n. 1) e della
cisterna.

Fig. 10 - Planimetria dellapodyterium


(n. 1), del frigidarium (n. 2), della
vasca per la fermentazione del mosto
(palmento) (n. 6), e della cisterna (n.
7); a sud il tepidarium, parzialmente
scavato (n. 3, con indicazione dei tubuli
di terracotta a nord e di una fistula
cilindrica svasata in piombo ad ovest, e
n. 5), di cui si presenta la sezione C-C.

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ANTONIO CAPANO

Fig. 11 Destinazione a saletta didattica del Calidarium (C1-C2): da notare, tra laltro, il pannello
tematico-illustrativo sulle terme del mondo ellenistico e romano, e il caminetto che consentiva di mantenere
una temperatura costante durante la fermentazione del mosto.

Fig. 12 Ricostruzione grafica (disegnatrice Maria Aieta) di parte del mosaico del Calidarium (settore C1): i
frammenti pi scuri sono quelli pervenutici.

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LA SIGILLATA AFRICANA DAGLI SCAVI

2005-2007 NEL FORO DI GRUMENTUM

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DANIELA COTTICA1 ELISA TOMASELLA2

Studi preliminari sulla sigillata africana


dagli scavi 2005-2007 nel foro
di Grumentum
Introduzione: reperti e contesti indagati
Dallanno 2006 lUniversit Ca Foscari di Venezia collabora alle ricerche della missione archeologica a Grumentum3 ed in particolare alle attivit di studio ed edizione dei reperti
ceramici restituiti dalle recenti indagini stratigrafiche. Lunit veneziana si occupata dal 2006
dello studio delle ceramiche fini di produzione africana e, a partire dal 2007 anche delle sigillate orientali e delle anfore. I materiali esaminati sono stati rinvenuti nel corso delle campagne
di scavo condotte a partire dal 2005 nellarea del Foro4.
Il presente intervento mira a fornire una breve sintesi dei dati relativi alla distribuzione
crono-tipologica della ceramica fine di produzione africana, essendo ormai quasi completato il
lavoro di classificazione e studio dei materiali appartenenti a questa classe. Si illustreranno di
seguito i tipi morfologici attestati, unitamente ai motivi decorativi e alle produzioni pi diffuse
a Grumentum allo stato attuale della ricerca.
Si rinvia invece alla pubblicazione finale5, in corso di elaborazione, sia per una dettagliata presentazione dei reperti, sia per una discussione del loro significato in rapporto al contesto di provenienza, alle sue modalit di formazione e composizione6. In questa sede, dunque,
non si affronter il tema dellassociazione tra il dato ceramologico e quello stratigrafico7. Un
breve accenno sar invece dedicato allimportante e complesso tema delle imitazioni locali delle
ceramiche da mensa di produzione africana, gi note nel territorio lucano8 oltre che in tutto il
sud-Italia9.
Dipartimento di Scienze dellAntichit e del Vicino Oriente, Universit Ca Foscari Venezia.
Universit Ca Foscari Venezia.
3
Per quanto concerne lo studio dei reperti, le attivit dellUniversit Ca Foscari Venezia sono coordinate
da D. Cottica. Le autrici desiderano ringraziare il direttore della missione a Grumentum A. Mastrocinque
e quanti hanno gentilmente messo a disposizione i loro materiali o condiviso i propri dati.
4
stato inoltre possibile, su gentile concessione di B. Lepri, prendere visione di alcuni frammenti che
provengono da indagini meno recenti, svolte nel Capitolium nellanno 1989.
5
Cfr. il contributo di Mastrocinque in questo volume (pagg. 251-256).
6
Ai dati qui presentati, riferibili ai rinvenimenti di sigillata africana delle campagne 2005-2007, si sommeranno quelli raccolti durante la campagna di scavo 2008.
7
Per unintroduzione ai contesti stratigrafici di provenienza dei materiali qui presentati si rinvia ai contributi di M. Saracino, F. Candelato e U. Fusco in questo stesso volume.
8
DI GIUSEPPE, CAPELLI 1998, pp. 739-745; DI GIUSEPPE, CAPELLI 2005, pp. 395-411.
9
Il fenomeno dellimitazione stato affrontato inoltre anche su scala nazionale. Si veda FONTANA
1998.
1
2

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

I reperti qui di seguito presentati provengono dagli scavi effettuati fra il 2005 ed il 2007
nel Capitolium, nel cosiddetto Tempio Rotondo, nel Caesareum e nelle sue adiacenze10. Per
quanto riguarda le indagini stratigrafiche svolte durante la campagna di scavo 2005, la maggior
parte dei frammenti di sigillata africana proviene dai contesti tardi indagati nellarea A (Fig.
1) ubicata nella porzione meridionale del foro. La maggior parte dei frammenti (pari al 57%)
rinvenuti nel 2006 proviene invece dal settore M, ovvero dal Tempio Rotondo, situato nell'aria
settentrionale del foro. L81% di tali frammenti costituita da sigillata africana di produzione
C e D e viene dallo strato di arativo. Sempre dai contesti del Tempio Rotondo (settore M)
proviene la gran parte dei reperti rinvenuti nelle attivit di scavo svolte nel corso delle indagini
del 2007 (Fig. 1). Per quanto concerne le metodologie di indagine e raccolta dati, tutti i reperti
sono stati classificati e studiati in situ11; i dati raccolti sono stati inseriti in un database realizzato
in Access, poi utilizzato anche come piattaforma per linterrogazione ed elaborazione dei dati.
Allo stato attuale sono stati inseriti nel catalogo digitale 310 frammenti di sigillata africana: per
confronto il 63% di questi stato attribuito ad un tipo morfologico specifico, e quindi ad una
cronologia di riferimento, grazie alla standardizzazione propria di questa classe ceramica e al
buono stato di conservazione dei reperti. Il restante 37% costituito principalmente da pareti,
o da esemplari molto frammentari non sempre riconducibili ad una specifica tipologia12.

Produzioni e forme13
Per quanto riguarda le produzioni, ampiamente attestata la A, la pi antica sigillata
africana prodotta dalle officine che operavano nel territorio della Tunisia settentrionale, non
lontano da Cartagine, a partire dallet flavia. La produzione A fu seguita cronologicamente
dalla A/D, tipica del III sec. d.C. e che per molti versi possibile definire di transizione, e
dalla C prodotta prima della met del III sec. d.C. nelle officine della Tunisia centrale e largamente esportata in tutto il Mediterraneo. Alla fine del III sec. d.C. le officine della Tunisia
settentrionale ricominciarono la produzione di vasellame da mensa realizzando la cosiddetta
serie D, in gran parte destinata allesportazione. Tali officine produssero vasellame praticamente senza soluzione di continuit fino al VII sec. d.C.
Come appare dal grafico in Fig. 2, le produzioni maggiormente presenti fra i materiali
dal foro di Grumentum sono la A e la D, ovvero quelle riferibili geograficamente al territorio
della Tunisia settentrionale. Esse sono seguite dalla produzione C, discretamente presente, ed
infine dalla A/D presente solamente con un frammento di piatto Hayes 27, n. 11 (Fig. 2).
I materiali rivelano trend di produzione non dissimili da quelli noti da altri siti dellItalia meridionale indagati14, ad ecezione della massiccia presenza di esemplari di produzione A
Cfr. MASTROCINQUE in questo volume (pp. 251-256).
Il materiale stato analizzato e documentato sul campo da E. Tomasella che ha anche realizzato la
documentazione grafica e fotografica.
12
Per tutti i frammenti analizzati stato comunque possibile identificare la produzione.
13
Per quanto concerne le produzioni, le forme e la cronologia della sigillata africana, il presente contributo fa riferimento a due sintesi fondamentali nello studio di questa classe. A queste si rinvia per ulteriori
approfondimenti e riferimenti bibliografici: HAYES 1972, pp. 13-309; BONIFAY 2004, pp. 154-210. Cft.
inoltre MACKENSEN 1993.
14
Si vedano, a titolo esemplificativo, alcuni importanti siti pugliesi quali Ordona (RIZZITELLI 2000,
pp. 272-277), Otranto (ZEZZA 1983, pp. 256-257; GIANNOTTA 1992, pp. 47-48), Manduria (SCIONTI,
TARENTINI 1990, pp.135-136, 164, 184, 247) e Giancola (COCCHIARO ET AL. 2006), siti campani quali
Napoli (ARTHUR 1994, pp. 118-135) e Francolise (COTTON 1979, pp. 130-131 e COTTON 1985, pp.
190-194), siti laziali come Sperlonga (SAGU 1980, pp. 471-505), siti del territorio calabrese di Vibo Va10
11

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LA SIGILLATA AFRICANA DAGLI SCAVI

2005-2007 NEL FORO DI GRUMENTUM

115

che solitamente si rinvengono in quantit leggermente minori, a favore di una pi cospicua


presenza di vasellame di produzione D15. Tali dati per andranno riesaminati e valutati tenendo
in considerazione la natura e la cronologia dei contesti indagati, prima di giungere a conclusioni pi precise. Per quanto riguarda la variazione tipologica degli esemplari analizzati allinterno
delle varie produzioni, appare evidente come alla ricchezza di tipi realizzati nelle produzioni
A e D faccia da contrappeso la minor variet tipologica della produzione C; questo dato
conforme con quanto gi noto ed osservato per altri siti dellItalia meridionale16. Non sono
infatti numerosi i tipi della produzione C che conobbero un ampio raggio di esportazione:
certamente essi non sono quantitativamente paragonabili alle esportazioni dei prodotti della
Tunisia settentrionale17.
Tra i tipi rinvenuti riconducibili alla produzione A (Tavv. I-II), che si ritiene essere stata
esportata dal territorio africano a partire dallet domizianea18, prevalgono nettamente sugli
altri i tipi Hayes 8 e 9 (Tav. I, nn. 3-9), entrambi presenti nelle due varianti A e B (Fig. 3). I tipi
Hayes 8A ed 8B, forse i pi comuni nella produzione africana A19, sono attestati da 15 frammenti, prevalentemente di produzione A1. Essi si datano tra il II ed il III sec. d.C. Il tipo Hayes
9, quasi altrettanto diffuso, comincia ad essere esportato nella seconda met del II sec. d.C. ma
non sembra perdurare nel III secolo. Con i tipi 26 e 27 della tipologia di Hayes (Tav. II, nn.
12-13), attestati rispettivamente da 5 e 4 frammenti, inizia la produzione di basse scodelle dal
profilo molto semplificato, databili tra la met del II e gli inizi del III secolo d.C. Unaltra forma molto semplice il piatto Hayes 31 (Tav. II, nn. 14-15), attestato nei contesti esaminati da
due soli frammenti. Si tratta di un piatto carenato con parete inclinata verso lesterno, prodotto
in A2 ed abbastanza diffuso nel Mediterraneo occidentale nel corso del III sec. d.C. Infine, tra
gli esemplari di produzione A, da rilevare la presenza di una coppa di diffusione assai limitata:
si tratta del tipo Hayes 34 (Tav. II, n. 16), una coppa con orlo a tesa superiormente appiattito e
corpo carenato20. Esso sarebbe comparso nella prima met del II sec. d.C., come proverebbero
i dati di Ostia21, e la sua produzione sarebbe perdurata fino agli inizi del III secolo (Fig. 3).
Per quanto riguarda lafricana C (Tav. III) i tipi identificabili sono pochi (Fig. 4): si tratta
per la quasi totalit della scodella Hayes 50 (Tav. III, nn. 18-20), la forma in assoluto pi ricorrente tra quelle analizzate e presente, oltre che nel sito in esame, in quasi tutti i contesti in cui si
rinvengono esemplari di produzione C. Il tipo Hayes 50 di fatto noto per essere stato quello
che godette di maggiore fortuna allinterno di tutta la produzione. Tutti i frammenti rinvenuti
appartengono alla produzione C3. Tra i reperti di cui stato possibile individuare il tipo e la variante precisa sono da notare 15 esemplari pertinenti a scodelle Hayes 50B, databili alla seconda met del IV sec. d.C. Gli unici altri tipi attestati per la produzione C sono le scodelle Hayes
53 e 57 (Tav. III, n. 21). Questultima, caratterizzata da un orlo a tesa inclinato verso lesterno
e da scanalature, abbastanza diffusa nel Mediterraneo e si data tra la fine del IV e gli inizi del
lentia (ROTELLA-SOGLIANI 1998, pp. 769-771) e siti siciliani come Contrada Saraceno, presso Agrigento
(CASTELLANA 1992, pp. 45-48).
15
Per quanto riguarda larea campana si vedano i materiali provenienti dallo scarico del Sacello degli
Augustali (Miseno, Napoli), ove la maggior parte delle sigillate databile tra gli inizi del IV ed i primi
decenni del V sec. d.C. Cft. SORICELLI 2002, pp. 848-851. Si vedano inoltre la maggior parte dei siti
sopracitati.
16
Si vedano i sopracitati esempi pugliesi e campani.
17
Atlante I, pp. 58-59.
18
Cft. Atlante I, p. 13.
19
Cft. MARUCCI 2006, pp. 65-66.
20
Il tipo privo di vernice sulla superficie interna.
21
Atlante I, p. 29.

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

V sec. d.C. (Fig. 4). A Grumentum, le importazioni di sigillata africana D (Tavv. IV-VI) sono
piuttosto consistenti sia dal punto di vista quantitativo, si tratta di oltre il 35% dei frammenti
rinvenuti, sia dal punto di vista delle tipologie attestate (Fig. 5). La produzione pi ricorrente
la D1 di II fase, seguita dalla D1 di I fase. Una forma che la produzione D condivide con la C
la scodella Hayes 50 (Tav. IV, n. 22), che tra i materiali analizzati presente anche con qualche
esemplare in produzione D122.
Il tipo si data nella seconda met del IV secolo. Tra le forme tipiche del IV secolo si annoverano inoltre tre frammenti pertinenti alla scodella Hayes 59 (Tav. IV, n. 23), collocabili
cronologicamente tra il 320 ed il 380/400. leggermente pi tarda la scodella Hayes 61 (Tav. V),
una delle forme di sigillata africana maggiormente esportate, datata tradizionalmente tra il IV e
la prima met del V sec. d.C. Levoluzione del tipo, ben nota, apprezzabile anche sulla base dei
materiali provenienti dal foro di Grumentum, che presentano numerose varianti. Dal prototipo
iniziale con orlo inclinato verso linterno, che si congiunge con la parete a spigolo vivo, si passa ad
un tipo caratterizzato da un orlo estroflesso di forma triangolare, munito di gradino allinterno e
allesterno, con pareti pi profonde e con realizzazioni vascolari pi aperte (Fig. 5).
Il tipo Hayes 67 (Tav. IV, n. 25) compare in contesti della seconda met del IV ed
molto diffuso nel V sec. d.C. Una forma non molto diffusa il tipo Hayes 76 (Tav. IV, n. 26),
prodotto in D1; si tratta di una scodella con orlo distinto databile tra il 425 ed il 475 d.C. Tre
esemplari sono riferibili alla coppa Hayes 81: una forma semplice, caratterizzata da una vasca
piuttosto profonda e da un orlo indistinto, attestata in D1 e databile tra il 360 ed la met del
V secolo (Tav. IV, nn. 27-28). Uno dei tre esemplari presenta una decorazione a rotellatura
molto corsiva (Tav. IV n. 28). Infine, tra i materiali analizzati presente anche il tipo Hayes 91
(prodotto fra met IV-VI secolo d.C.) che ricorre per con due soli esemplari, nonostante si
tratti di una forma che godette di una certa fortuna (Tav. VI, nn. 36-37).

Motivi decorativi
Tra le sigillate africane provenienti dal foro di Grumentum risultano attestati motivi
decorativi gi noti per questo sito23. Si tratta principalmente di decorazioni eseguite alla barbotina, a rotellatura, a stampo e a nervature impresse. Solamente due sono i frammenti decorati alla barbotina (Fig. 6): si tratta di un orlo del tipo Hayes 3B decorato a foglie dacqua24
e di un frammento non ben identificabile databile anchesso, per caratteristiche generali, tra
let flavia e let antonina. Motivi a rotellatura sono a volte presenti sulla superficie esterna
dellorlo di tipi riferibili alla produzione A (Tav. I, nn. 3-6 e 8; Tav. II, n. 11) e sulla superficie interna del fondo di tipi riferibili alle produzioni C e D. Si tratta di una decorazione
piuttosto frequente, considerando anche la cospicua presenza, tra le altre, delle forme Hayes
8A, 9A e 53 (Fig. 6).
Per quanto riguarda i frammenti decorati a stampo, gli scavi ne hanno restituito solamente due esemplari. Si tratta di fondi che presentano rispettivamente un motivo costituito
da cerchi concentrici dentellati (Tav. VI, n. 40) e un motivo comprendente un ramo di palma
(Tav. VI, n. 38), databili tra il IV e la met del V sec. d.C. infine da rilevare un frammento
decorato da nervature verticali impresse nellargilla ancora fresca, pertinente ad una scodella
Lamboglia 51, 51A, databile tra il 320 ed il 420 d.C. (Tav. IV, n. 24).
N. cat. 22.
Cfr. MARLETTA 1997.
24
Un tipo di piatto imitante la forma Dragendorff 36 della sigillata sud-gallica.
22
23

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2005-2007 NEL FORO DI GRUMENTUM

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Analisi macroscopica degli impasti


Parallelamente allo studio tipo-cronologico, di cui si sono sopra presentati alcuni dati, un
lavoro puntuale stato condotto sugli impasti. Tutti i frammenti sono stati analizzati in frattura
fresca con una lente a 10 ingrandimenti e con un microscopio stereoscopico a 40 ingrandimenti
portato in situ dal Laboratorio di Archeologia Classica di Ca Foscari. Si individuato quindi
un campione rappresentativo per ogni tipo di impasto, contrassegnato da un numero arabo e
preceduto dalla sigla SA (sigillata africana), indicativo di una specifica produzione ceramica. In
una fase successiva di studio in laboratorio si sono realizzate delle sezioni lucide dei campioni prescelti da esaminare al microscopio ottico25. Gli impasti sono stati classificati e descritti sulla base
della natura, distribuzione e frequenza degli inclusi, oltre che in relazione alle loro caratteristiche
generali quali granulometria e colore. Si potuto in tal modo proporre una tipologia illustrata
degli impasti africani attestati (cfr. Tav. VIII), che allo stato attuale consta di 13 differenti tipi.
Ogni tipo stato documentato fotograficamente ed i relativi dati sono stati inseriti in un database
specifico, connesso con quello dedicato ai reperti ceramici sopra menzionato. I tipi individuati
possono essere ulteriormente raggruppati in base alle diverse produzioni note della sigillata africana. Nello specifico quattro tipi sono ascrivibili alla produzione A (Tav. VIII, nn. 1-4), un solo
tipo riferibile alla produzione A/D (Tav. VIII, n. 5), tre tipi sono riconducibili alla produzione
C (Tav. VIII, nn. 6-8) e quattro alla serie D (Tav. VIII, nn. 9-12). Un ulteriore tipo (Fig. 7) invece da considerarsi una produzione locale/micro-regionale ad imitazione del vasellame africano
(forma Hayes 8A cfr. infra). Infine stato possibile catalogare anche alcuni frammenti di ceramica
africana da cucina (Tav. VII, 42-45): si tratta di casseruole di tipo Hayes 23 che condividono con
la sigillata di produzione A molte caratteristiche, tanto che in passato questi vasi da fuoco furono
spesso pubblicati assieme al vasellame fine africano da mensa26. Sebbene non sia certo una novit
il fatto che la sigillata africana A e la ceramica da cucina africana condividessero larea di produzione, in questa sede si ritenuto utile mostrare come i medesimi impasti possano ricorrere nelle
due diverse classi funzionali27 (cfr. Fig. 7 e Tav. VIII, nn. 1-4).

Osservazioni e prospettive future di ricerca


Da quanto presentato si pu evincere che la sigillata africana prodotta nellarea della
Tunisia compare a Grumentum, come del resto nella maggior parte dei siti dellItalia meridionale, gi dalla fine del I sec. d.C. divenendo pressoch lunico vasellame da mensa in uso nella
media e nella tarda et imperiale ed andando a sostituire il vasellame da mensa precedentemente in uso di produzione italica. Gli studi ancora in corso sembrano indicare una continuit
nei rapporti fra Grumentum, la Lucania ed il territorio africano almeno fino al V sec. d.C.28
noto che tali rapporti, provati da altri rinvenimenti effettuati nel territorio lucano e nella stessa
Grumentum29, perdurarono addirittura fino al VII sec. d.C., nonostante gi nel V secolo la citt
cominciasse a mostrare segni di cambiamento e crisi. Per quanto riguarda il periodo di massima diffusione delle importazioni di sigillata africana dalla Tunisia, i rinvenimenti di Grumentum non modificano, anzi paiono confermare, il quadro gi delineato nelledito. La maggior
Per ulteriori dettagli sulla metodologia impiegata nella caratterizzazione macroscopica degli impasti
cfr. COTTICA 2005, p. 656; COTTICA, TOMASELLA, TONIOLO 2006, pp. 76-77.
26
Cfr. HAYES 1972.
27
Si veda quanto presentato in SCHURING 1988, pp. 44-45.
28
Si veda per il sito di S. Giovanni di Ruoti FREED 1986.
29
Cfr. MARLETTA 1997.
25

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

parte delle importazioni infatti si colloca in un periodo compreso tra il IV ed il V sec. d.C. I
secoli VI e VII vedono invece una diminuzione drastica delle importazioni sebbene sia provato
che esse non terminarono definitivamente, come hanno dimostrato i materiali provenienti da
altri contesti del territorio di Grumentum30. La Lucania dunque non venne totalmente esclusa
dalle dinamiche degli scambi transmarini nemmeno durante le ultime fasi della produzione
della sigillata africana. Lunico dato che sar invece opportuno riconsiderare e forse meglio interpretare in vista della pubblicazione finale dei materiali, e soprattutto sulla base del rapporto
con i dati provenienti dalle stratigrafie, la presenza piuttosto massiccia di sigillata africana
di produzione A. Lo studio condotto sul vasellame da mensa africano apre anche interessanti
prospettive di ricerca che nellimmediato futuro sar interessante indagare. Innanzitutto nuovi
dati potranno essere estrapolati dallanalisi dei reperti in relazione ai contesti di rinvenimento.
Tale studio potr evidenziare la presenza di sigillata africana allinterno di contesti di occupazione ed eventuali relazioni funzionali o commerciali con essi. Si potranno inoltre individuare
le percentuali di reperti in fase con la formazione dei depositi archeologici ed i materiali che
invece appaiono come residui o di reimpiego. Lo studio contestuale dei frammenti di sigillata
africana, importante fossile guida per la media e tarda et imperiale, potr dunque offrire un
contributo importante alla comprensione dello sviluppo diacronico delle dinamiche sociali,
culturali ed economiche dellarea indagata. A questo scopo sar assai utile integrare i trend relativi alla ceramica da mensa con quelli riferibili ad altre classi funzionali di vasellame africano
quali le anfore31, le lucerne e la ceramica da cucina.
Un altro tema di grande interesse nello studio della sigillata africana di Grumentum
certamente costituito dalla presenza di imitazioni locali/regionali delle forme del repertorio
africano. Vari centri italici produssero localmente vasellame a imitazione di forme e tipi propri del
vasellame di produzione Nord-africana32 e pi in generale di importazione33. A titolo esemplificativo si possono ricordare i prodotti di Calle di Tricarico e di S. Pietro (Tolve-PZ), imitanti soprattutto le forme pi tarde e diffuse della sigillata africana34. Sebbene il processo di identificazione
e documentazione di possibili imitazioni di ceramica da mensa sia ancora in fieri, interessante
notare la presenza di un frammento con orlo modanato, esternamente decorato a rotella, privo di
qualsiasi rivestimento, realizzato con un impasto piuttosto grossolano contenente quarzo, calcite
ed inclusi di colore grigio scuro di medio-grandi dimensioni (Fig. 7). Il frammento dal punto di
vista formale ispirato al tipo Hayes 8A (Tav. VII, no. 41), prodotto nella Tunisia settentrionale
tra let domizianea e la fine del II sec. d.C.35. Lesemplare, pur presentando il medesimo motivo a
Per quanto riguarda gli insediamenti rurali in Basilicata si veda DI GIUSEPPE 1996. Cft. inoltre DI GIUCAPELLI 2005 e per la villa di S. Gilio anche DI GIUSEPPE 2008, pp. 326-335. Per quanto riguarda
il territorio di Grumentum sigillata di pieno VI sec. d.C. presente nella villa di Barricelle. Si ringrazia
Helga Di Giuseppe per la collaborazione e per averci fornito tali utili informazioni ancora inedite.
31
Le anfore sono in corso di studio da parte delle scriventi.
32
Per quanto riguarda il territorio pugliese si pensi a Venosa, dove sono state individuate fornaci produttrici di piatti a imitazione del vasellame in sigillata africana. Cft. GIANFROTTA 1991, p. 43; MARCHI
2003.
33
Le imitazioni si trovano praticamente in ogni sito che abbia unoccupazione tardo antica. Si veda DI
GIUSEPPE, CAPELLI 1998, p. 745, tab. 1.
34
A S. Pietro, oltre ai pi comuni tipi tardi, non mancano imitazioni di coppe Hayes 9A e Atlante I, tav.
LII, 1. Cfr. DI GIUSEPPE, CAPELLI 2005, p. 396 e p. 403, Fig. 2.
35
Solitamente sono forme molto pi tarde ad essere imitate localmente, come ad esempio alcune forme
molto esportate di produzione D, una tra tutte la Hayes 61, f molto presente anche nei contesti del foro
indagati. Per quanto riguarda imitazioni della forma Hayes 61 e di altre forme di sigillata africana tarda
si veda a titolo esemplificativo DI GIUSEPPE, CAPELLI 1998, p. 745, tab. 1. Sul tema delle imitazioni della
30

SEPPE,

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rotellatura e uguale diametro, rispetto alle forme Hayes 8A originali presenta un profilo pi semplificato e in un certo senso grossolano. La forma Hayes 8A fu una delle pi diffuse nellambito
della produzione A ed il suo successo testimoniato proprio dal fatto che essa venne ben presto
imitata, anche in un territorio interno come quello lucano36.

Catalogo dei materiali illustrati (tavv. I-VII)


Produzione A (Tavv. I-II)
1. 10093/3. Orlo pendulo, a labbro lievemente appuntito, di scodella carenata. Peso: 3 gr; Diametro:
20 cm; EVE: 4%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-Cardo; pulizia di superficie. Tipologia: Hayes 5C- Lamb. 18. Cronologia: met II sec. d.C.
2. 74SA.
Fondo con piede ad anello di coppa. Peso: 9 gr; Diametro: 14 cm; EVE:7%; Impasto:
SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato B 102; US 5040. Tipologia:
Hayes 7A. Cronologia: et flavia-inizio II d.C.
3. 171SA.
Orlo lievemente estroflesso di coppa, con un listello pronunciato, sottolineato da una solcatura allestremit inferiore. Due linee incise in corrispondenza dellorlo, sulla superficie
interna. Decorazione a rotella in corrispondenza del listello. Peso: 7 gr; Diametro: 16 cm;
EVE: 4%; Impasto: SA26. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato C; US 7.
Tipologia: Hayes 8A- Lamb. 1a. Cronologia: 90-160 d.C.
4. 133SA.
Orlo lievemente estroflesso di coppa, con un listello pronunciato, sottolineato da una
solcatura allestremit inferiore. Due linee incise in corrispondenza dellorlo, sulla superficie interna. Decorazione a rotella in corrispondenza del listello. Peso: 21 gr; Diametro:
14 cm; EVE: 6%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato E;
Locus 2. Tipologia: Hayes 8A- Lamb. 1A. Cronologia: 90-160 d.C.
5. 166SA.
Orlo lievemente estroflesso di coppa, con un listello pronunciato, sottolineato da una solcatura allestremit inferiore. Due linee incise in corrispondenza dellorlo, sulla superficie
interna. Decorazione a rotella in corrispondenza del listello. Peso: 7 gr; Diametro: 16 cm;
EVE: 3%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato E; Locus 5.
Tipologia: Hayes 8A- Lamb. 1b. Cronologia: 150-inizio III sec. d.C.
6. 169SA.
Orlo lievemente estroflesso di coppa, con un listello pronunciato, sottolineato da una solcatura allestremit inferiore. Due linee incise in corrispondenza dellorlo, sulla superficie
interna. Decorazione a rotella in corrispondenza del listello. Peso: 14 gr; Diametro: 19
cm; EVE:%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato C; US 7.
Tipologia: Hayes 8A- Lamb. 1b. Cronologia: 150-inizio III sec. d.C.
7. 163SA.
Orlo di coppa carenata con labbro leggermente pronunciato allesterno. Inferiormente
vi un listello poco sporgente, sottolineato al di sotto da una lieve modanatura. Due
profonde solcature sulla superficie interna. Peso: 16 gr; Diametro: 18 cm; EVE: 5%;
Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato A; US 37. Tipologia:
Hayes 8B-Lamb. 1c. Cronologia: III sec. d.C.
8. 129SA.
Orlo indistinto di coppa emisferica. Due scanalature allesterno dellorlo delimitano una
fascia poco rilevata a sezione convessa decorata a rotellatura. Peso: 12 gr; Diametro: 19
cm; EVE: 3%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato A 1C
(0-13,5 cm). Tipologia: Hayes 9A-Lamb. 2a. Cronologia: 100-160 d.C.
9. 60SA.
Orlo indistinto di coppa emisferica. Due scanalature allesterno dellorlo delimitano una
fascia poco rilevata a sezione convessa. Peso: 17 gr; Diametro: 18 cm; EVE: 7%; Impasto:
SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato B 102; US 5015. Tipologia:
Hayes 9B, nn. 16, 20- Lamb. 2b. Cronologia: seconda met II d.C.
sigillata africana si veda inoltre FONTANA 1998.
36
Imitazioni locali di sigillata africana di produzione A databili entro il II sec. d.C. provengono anche
dalla Campania settentrionale ed in particolare dallager Falernus, cfr. ARTHUR 1987.

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

10. 8SA.

Orlo lievemente ingrossato di scodella. Peso: 10 gr; Diametro: 16 cm; EVE:%; Impasto:
SA26. Provenienza stratigrafica: Foro -settore M; quadrato B 102; US 5015. Tipologia:
Hayes 16, n.16. Cronologia: seconda met II- prima met III sec. d.C.
11. 10093/2. Orlo di zuppiera ad andamento verticale, estroflesso alla sommit, con alloggiamento per
il coperchio. Decorato a rotella. Peso: gr; Diametro: 16 cm; EVE: 2%; Impasto: SA26.
Provenienza stratigrafica: Foro Cardo; pulizia superficiale. Tipologia: variante di Lamb.
19bis- Hayes 21. Cronologia: met II- inizi III sec. d.C.
12. 177SA. Profilo completo di piatto. Orlo indistinto, lievemente introflesso, a labbro arrotondato,
con una solcatura in corrispondenza della superficie interna. Fondo apodo. Peso: 23 gr;
Diametro orlo: 20 cm; EVE orlo: 9%; Diametro fondo: 16 cm; EVE fondo: 8%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-settore D; quadrato XXXIV; US 438. Tipologia:
Hayes 26- Lamb. 9b. Cronologia: seconda met II- prima met III sec. d.C.
13. 191SA. Orlo indistinto, rivolto verso linterno e a labbro arrotondato di piatto. Scanalatura sulla
superficie interna, al di sotto dellorlo. Peso: 11 gr; Diametro: 21 cm; EVE: 2%; Impasto:
SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato C; US 8. Tipologia: Hayes 27Lamb. 9a. Cronologia: seconda met II- inizi III d.C.
14. 164SA. Orlo indistinto a labbro arrotondato e carena di piatto. Peso: 10 gr; Diametro: 19 cm;
EVE: 3%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato A; US 37.
Tipologia: Hayes 31. Cronologia: seconda met II- prima met III sec. d.C.
15. 10093/4. Orlo indistinto, a labbro lievemente appuntito di piatto. Peso: 6 gr; Diametro: 20 cm;
EVE: 2%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro Cardo; pulizia superficiale. Tipologia: Hayes 31. Cronologia: seconda met II- prima met III sec. d.C.
16. 10109. Orlo a tesa di coppa con profonda vasca. Scanalatura in corrispondenza della tesa, priva
di vernice. Peso: 24 gr; Diametro: 19 cm; EVE: 8%; Impasto: SA26. Provenienza stratigrafica: Foro Area C; pulizia superficiale. Tipologia: Hayes 34- Lamboglia 6. Cronologia:
prima met II- inizio III d.C.
17. 10883/1. Fondo di coppa con piede ad anello lievemente obliquo verso lesterno ed arrotondato.
Peso: 3 gr; Diametro: 6 cm; EVE: 9%; Impasto: SA26. Provenienza stratigrafica: Foroarea B; quadrato XIII; US 324. Tipologia: probabile Hayes 8. Cronologia: seconda met
II- inizi III d.C.
Produzione C (Tav. III)
18. 10285/1. Orlo indistinto di coppa. Vernice opaca, in corrispondenza di una sorta di gocciolatura sul
fondo. Peso: 3 gr; Diametro: 19 cm; EVE: 2%; Impasto: SA12. Provenienza stratigrafica:
Foro-area A; quadrato XIV; US 311. Tipologia: Hayes 50. Cronologia: 350-400 d.C.
19. 10285/2. Orlo indistinto di coppa. Peso: 13 gr; Diametro: 20 cm; EVE: 5%; Impasto: SA30. Provenienza stratigrafica: Foro-area A; quadrato XIV; US 311. Tipologia: Hayes 50A. Cronologia: prima met IV sec. d.C.
20. 36SA.
Fondo di piatto con piede atrofizzato. Vernice assente sulla superficie esterna, molto saponosa sulla superficie interna. Peso: 8 gr; Diametro: 18 cm; EVE: 7%; Impasto: SA12.
Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato AA-A 101; US 5015. Tipologia: Hayes 50. Cronologia: 350-400 d.C.
21. 156SA. Orlo orizzontale di scodella, con una scanalatura sulla superficie superiore. Vernice assente
sulla superficie esterna, presente solo in corrispondenza dellorlo. Peso: 13 gr; Diametro:
20 cm; EVE: 2%; Impasto: SA12. Provenienza stratigrafica: Foro-Settore H; quadrato A;
US 37. Tipologia: Hayes 57. Cronologia: 325- inizi V sec. d.C.
Produzione D (Tavv. IV-VI)
22. 20 SA.
Orlo di scodella con orlo indistinto, a labbro arrotondato. Vernice abrasa in alcuni punti
e poco lucida sulla superficie interna, assente su quella esterna. Peso: 6 gr; Diametro: 28
cm; EVE: 5%; Impasto: SA19. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato A
101; US 5015. Tipologia: Hayes 50B, n. 60; Cronologia: 350-400 d.C.

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121

23. 10229.

Orlo con tesa orizzontale di scodella. Al di sopra della tesa due scanalature. Due altre
scanalature meno evidenti, corrono al di sotto della tesa. Vernice spessa e lucida sulla
superficie interna, opaca su quella esterna. Peso: 30 gr; Diametro: 28 cm; EVE: 8%; Impasto: SA14. Provenienza stratigrafica: Foro-area A; US 306. Tipologia: Hayes 59, nn. 9,
16-17-Lamb. 51. Cronologia: 320-400/420 d.C.
24. 10058. Parete di scodella con decorazione a tacche verticali incise. Inizio dellorlo a tesa. Vernice
spessa ed opaca. Peso: 12 gr; Impasto: SA14. Provenienza stratigrafica: Foro-area A; pulizia superficie. Tipologia: Hayes 59- Lamb. 51. Cronologia: 320-400/420 d.C.
25. 21SA.
Orlo modanato di piatto. Vernice abrasa in alcuni punti e poco lucida sulla superficie
interna, assente su quella esterna. Peso: 7 gr; Diametro: 20 cm; EVE: 5%; Impasto: SA14.
Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato A 101; US 5015. Tipologia: Hayes
67. Cronologia: met V d.C.
26. 10422/1. Orlo a tesa, con labbro pendente inferiormente, superiormente sporgente di scodella.
Allinterno dellorlo, sulla parete, due lievi solcature. Vernice opaca e sottile sulla superficie interna, assente su quella esterna. Peso: 3 gr; Diametro: non calc.; EVE: non calc.;
Impasto: SA14. Provenienza stratigrafica: Foro-area A; quadrato XIV; US 311. Tipologia:
Hayes 76, n. 3- Deneauve 1972, tav. II, C771, I. Cronologia: 325-450/475 d.C.
27. 19SA.
Due frammenti non ricomponibili ma appartenenti allo stesso vaso di alta coppa a vasca
profonda. Due scanalature sulla superficie esterna, al di sotto dellorlo. Vernice abrasa in
alcuni punti. Peso: 30 gr; Diametro: 15 cm; EVE: 7%; Impasto: SA19. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato A 101; US 5015. Tipologia: Hayes 81. Cronologia:
seconda met V d.C.
28. 42SA.
Orlo indistinto di coppa con decorazione a rotellatura sulla superficie esterna. Vernice
interna in parte abrasa. Peso: 10 gr; Diametro: 22 cm; EVE: 7%; Impasto: 14. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato A-B-C 102; tagl. mezzo meccanico. Tipologia:
Hayes 81A. Cronologia: seconda met V d.C.
29. 67SA.
Scodella con orlo inclinato verso linterno che si congiunge con la parete a spigolo vivo.
Vernice ben stesa ma opaca. Peso: 31 gr; Diametro: 36 cm; EVE: 5%; Impasto: SA14.
Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato B 102; US 5040. Tipologia: Hayes 61
A/B2. Cronologia: 325-450 d.C.
30. 47SA.
Due frammenti ricomponibili di orlo a sezione triangolare di scodella, con labbro superiormente arrotondato. Vernice molto evanida. Peso: 27 gr; Diametro: 22 cm; EVE: 15%;
Impasto: SA14. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato AA-A 1101/102; US
5015. Tipologia: Hayes 61 A/B2. Cronologia: 325-450 d.C.
31. 22SA.
Orlo a sezione triangolare di scodella. Vernice abrasa in alcuni punti, piuttosto lucida. Peso:
15 gr; Diametro: 22 cm; EVE: 5%; Impasto: SA18. Provenienza stratigrafica: Foro-settore
M; quadrato A 101; US 5015. Tipologia: Hayes 61 B. Cronologia: 380/390-450 d.C.
32. 172SA. Orlo a sezione triangolare di scodella. Labbro lievemente appuntito. Vernice piuttosto lucida. Peso: 6 gr; Diametro: 22 cm; EVE: 4%; Impasto: SA8. Provenienza stratigrafica: Forosettore H; quadrato C; US 7. Tipologia: Hayes 61 B2. Cronologia: 380/390-450 d.C.
33. 10230. Orlo a sezione triangolare di scodella, a labbro arrotondato. Peso: 17 gr; Diametro: 24
cm; EVE: 6%; Impasto: SA18. Provenienza stratigrafica: Foro-area A; US 306. Tipologia:
Hayes 61 B2. Cronologia: 380/390-450 d.C.
34. 10105/1. Orlo pendulo, a sezione triangolare, di scodella. Vernice completamente svanita. Peso: 6
gr; Diametro: 22 cm; EVE: 3%; Impasto: SA14. Provenienza stratigrafica: Foro-area C;
pulizia superficie. Tipologia: Hayes 61 B3. Cronologia: 380/390-450 d.C.
35. 122SA. Orlo a sezione triangolare di scodella. Peso: 32 gr; Diametro: 24 cm; EVE: 7%; Impasto:
SA14. Provenienza stratigrafica: Foro-area A; quadrato XXXIV; US 359/370. Tipologia:
Hayes 61 C. Cronologia: 325-400/420 d.C.
36.10179.
Orlo di coppa a listello. Listello posto subito al di sotto dellorlo, arrotondato, a labbro
anchesso arrotondato. Vernice di colore chiaro, poco lucida. Peso: 8 gr; Diametro: 15
cm; EVE: 2%; Impasto: SA14. Provenienza stratigrafica: Foro area A; US 306. Tipologia:
Hayes 91, Atl. XLVIII, 14. Cronologia: met IV- met V d.C.

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37. 81SA.

38. 83SA.

39. 44SA.
40. 35SA.

DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

Orlo di vaso a listello. Vernice piuttosto lucida presente sulla superficie esterna solo in
corrispondenza dellorlo. Peso: 35 gr; Diametro: SA18 cm; EVE: 15%; Impasto: 8. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato B 102; US 5015. Tipologia: Hayes 91Lamboglia 24-25. Cronologia: met IV- met V d.C.
Fondo di scodella con stampo di palmetta (rami di palma) sulla superficie interna. Vernice
abbastanza opaca, presente sulla superficie esterna solamente in gocciolature. Peso: 43 gr; Diametro: 15 cm; EVE: 32%; Impasto: SA28. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato
B 102; US 5015. Tipologia: Atl. LVII, 50; Hayes stampo 2. Cronologia: IV sec. d.C.
Fondo con piede atrofizzato di piatto. Peso: 23 gr; Diametro: 16 cm; EVE: 10%; Impasto: SA18. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato A-B-C 102; taglio mezzo
meccanico. Tipologia: Hayes 67. Cronologia: 360-420 d.C.
Parete di fondo decorata a stampo. Motivo a cerchi concentrici dentellati ripetuto (se ne distinguono tre). Vernice lucida sulla superficie interna, assente sul quella esterna. Peso: 12 gr;
Impasto: SA14. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato AA-A 101; US 5015.
Tipologia: Hayes 67, Atl. LIV, 21; Hayes stampo 32. Cronologia: fine IV- met V d.C.

Imitazione sigillata africana A (Tav. VII, no. 41)


41. 10160. Orlo lievemente estroflesso, con un listello pronunciato, di coppa che imita la sigillata
africana. Decorazione a rotella in corrispondenza del listello. Peso: 14 gr; Diametro: 18
cm; EVE: 5%; Impasto: SA24. Provenienza stratigrafica: Foro-area A; US 306. Tipologia:
imitazione Hayes 8A.
Ceramica africana da cucina (Tav. VII, nn. 42-45)
42. 69SA.
Orlo distinto, ingrossato ed introflesso di casseruola. Peso: 5 gr; Diametro: 17 cm; EVE:
3%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato B 102; US 5040.
Tipologia: Hayes 23B. Cronologia: met II- inizio III d.C.
43. 68SA.
Orlo distinto, ingrossato ed introflesso di casseruola. Peso: 23 gr; Diametro: 20 cm; EVE:
6%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato B 102; US 5040.
Tipologia: Hayes 23B. Cronologia: met II- inizio III d.C.
44. 70SA.
Carena di casseruola con lieve solcatura orizzontale sopra la carena esterna. Vernice risparmiata sul fondo. Peso: 20 gr; Impasto: SA20. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M;
quadrato B 102; US 5040. Tipologia: Hayes 23. Cronologia: met II- inizio III d.C.
45. 176SA. Orlo introflesso, superiormente appiattito, leggermente rilevato esternamente, di probabile piatto. Peso: 9 gr; Diametro: 35 cm; EVE: 4%; Impasto: SA5. Provenienza stratigrafica: Foro-settore M; quadrato A 101; US 5005 crollo.

Catalogo degli impasti


Produzione A
GRUPPO 1
Imp. SA5, (Tav. VIII, 1)
Argilla di colore rosso (2.5YR 5/8). Matrice poco compatta, a frattura molto irregolare.
La frazione fine composta da inclusi di c0alcite di forma arrotondata e da rari vacuoli
dovuti alla decomposizione della calcite. La frazione maggiore caratterizzata da numerosi vacuoli, di forma e dimensioni variabili. Rari gli inclusi di quarzo, di piccole e mediograndi dimensioni, di forma arrotondata. Inclusi di mica.
Tipi: Hayes 3C, 5C, 7A, 8A, 8B, 9A, 9B, 14, 26, 27, 31; africana da cucina (Hayes 23,
23B).
Imp. SA26 (Tav. VIII, 2)
Argilla di colore rosso (2.5YR 5/8). Matrice poco compatta, a frattura molto irregolare.
Numerosi vacuoli di forma e dimensioni variabili. Inclusi di quarzo, di piccole e medio-

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2005-2007 NEL FORO DI GRUMENTUM

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grandi dimensioni, di forma arrotondata. Inclusi di calcite di forma arrotondata di piccole


dimensioni. Vacuoli di decomposizione della calcite di forma per lo pi arrotondata e di
dimensioni variabili. Inclusi di mica. Raro grog di colore arancio, di piccole dimensioni.
Tipi: Hayes 3C, 6A, 8A, 9A, 16 n. 16, 26, 34; africana da cucina (Hayes 23, 23B).
Imp. SA20 (Tav.VIII, 3)
Argilla di colore rosso (2.5YR 5/8). Matrice poco compatta, a frattura irregolare. Inclusi
di calcite di forma arrotondata di piccole dimensioni, distribuiti uniformemente nellimpasto. Rari vacuoli di decomposizione della calcite di forma per lo pi arrotondata e
di dimensioni variabili. Numerosi inclusi di quarzo arrotondato di piccole dimensioni,
distribuiti non uniformemente. Rari inclusi di quarzo di medie e grandi dimensioni, di
forma arrotondata. Grogs di colore arancio e bruno-rossastro, di dimensioni molto variabili. Inclusi di mica.
Tipi: Hayes 8A, 9A, 9B, 26; africana da cucina (Hayes 23).
GRUPPO 2
Imp. SA27 (Tav. VIII, 4)
Argilla di colore rosso (10R 5/8). Matrice poco compatta, a frattura irregolare. Inclusi di
calcite di forma arrotondata di piccole dimensioni, distribuiti uniformemente nellimpasto. Numerosi vacuoli, di forma e dimensioni variabili, talvolta causati dalla decomposizione della calcite. Numerosissimi inclusi di quarzo arrotondato di piccole e medie
dimensioni, distribuiti uniformemente. Rari inclusi di colore nero.
Tipi: Hayes 14A.
Produzione A/D
Imp. SA3 (Tav. VIII, 5)
Argilla di colore rosso (2.5YR 5/8). Matrice poco compatta, a frattura molto irregolare.
Numerosi vacuoli di forma e dimensioni variabili. Inclusi di quarzo, di piccole e medie
dimensioni, di forma arrotondata. Inclusi di calcite di forma arrotondata di piccole dimensioni. Vacuoli di decomposizione della calcite. Inclusi di mica.
Tipi: Hayes 27, n. 11, 27/31.
Produzione C
Imp. SA12 (Tav. VIII, 6)
Argilla di colore rosso (10R 5/8, 2.5YR 4/4). Matrice poco compatta, a frattura irregolare.
Limpasto contiene molta mica. Rarissimi inclusi di calcite di forma arrotondata di piccolissime e piccole dimensioni.
Tipi: Hayes 50A, 50B, 53B, 57.
Imp. SA30 (Tav. VIII, 7)
Argilla di colore rosso (10R 5/8). Matrice poco compatta, a frattura irregolare. Limpasto contiene molta mica. Inclusi di calcite di forma arrotondata di piccole e medie dimensioni.
Tipi: Hayes 50A, 50B, 53B.
Imp. SA25 (Tav. VIII, 8)
Argilla di colore rosso (2.5YR 6/6). Matrice poco compatta, a frattura piuttosto netta.
Limpasto contiene molta mica.
Tipi: Hayes 50B.
Produzione D
Imp. SA14 (Tav.VIII, 9)
Argilla di colore rosso (10R 6/8 e 10R 5/6). Matrice poco compatta, a frattura irregolare,
con inclusi di calcite di forma arrotondata di piccole dimensioni, distribuiti uniformemente nellimpasto. Grog di colore arancio di piccolissime dimensioni, distribuiti uniformemente. Numerosi vacuoli di forma e dimensioni variabili, alcuni dei quali dovuti alla
decomposizione della calcite. Numerosissimi inclusi di quarzo di forma arrotondata di

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

piccole e medio-grandi dimensioni, distribuiti uniformemente. Sono presenti rari inclusi


di colore nero. Inclusi di mica.
Tipi: Hayes 50, 53B, 59, 61A/B2, 61B, 61B2, 61B3, 64 n. 4, 67, 76 n. 3, 81A, 91.
Imp. SA19 (Tav. VIII, 10)
Argilla di colore rosso (2.5YR 5/8). Matrice poco compatta, a frattura molto irregolare.
Numerosi vacuoli di forma e dimensioni variabili. Inclusi di quarzo, di piccole e medie
dimensioni, di forma arrotondata. Inclusi di calcite di forma arrotondata di piccole dimensioni. Vacuoli di decomposizione della calcite. Inclusi di mica.
Tipi: Hayes 50B, 53B, 81.
Imp. SA18 (Tav. VIII, 11)
Argilla di colore rosso (2.5YR 5/8, 5YR 6/8). Matrice poco compatta, a frattura irregolare
e ruvida al tatto. Limpasto contiene molta mica. Numerosi inclusi di calcite di forma
arrotondata di piccole e medie dimensioni.
Tipi: Hayes 61, 61B, 61B2, 67, 81A.
Imp. SA28 (Tav. VIII, 12)
Argilla di colore rosso (2.5YR 4/8). Matrice poco compatta, a frattura molto irregolare.
Numerosi vacuoli di forma e dimensioni variabili. Inclusi di quarzo, di piccole e medie
dimensioni, di forma arrotondata. Inclusi di calcite di forma arrotondata di piccole dimensioni. Vacuoli di decomposizione della calcite. Inclusi di mica.
Tipi: Hayes 53B, 61, 64 n. 4.
Produzione locale di imitazione
Imp. SA24 (Fig. 7)
Argilla di colore rosso (5YR 5/8). Matrice poco compatta, a frattura molto irregolare. numerosi vacuoli di forma e dimensioni variabili. Limpasto contiene molta mica, anche in
foglietti. Inclusi di calcite di forma arrotondata di piccole dimensioni, distribuiti soprattutto verso la superficie. Inclusi di quarzo, di piccole e medie dimensioni. Grog di colore
arancio e di colore bruno di piccole e medie dimensioni.
Tipi: imitazione Hayes 8A.

Bibliografia
ANNESE 2000 = C. ANNESE, Le ceramiche tardo antiche della domus B, in Ordona 10, 2000, pp. 286-294.
ARTHUR 1987 = P. ARTHUR, Produzione ceramica e agro Falerno, in G. GUADAGNO (a cura di), Storia economia
ed architettura nellager Falernus (Falciano del Massico-CE- 1986), Minturno 1987, pp. 59-67.
ARTHUR 1994 = P. ARTHUR (a cura di), Il Complesso Archeologico di Carminiello ai Mannesi, Napoli (Scavi 198384), Galatina 1994.
Atlante I = A. CARANDINI (dir.), L. ANSELMINO, C. PAVOLINI, L. SAGU, S. TORTORELLA, E. TORTORICI, Atlante
delle forme ceramiche I. Ceramica fine romana nel Bacino mediterraneo (medio e tardo impero), suppl.
Enciclopedia dellArte Antica, Roma 1981.
BONIFAY 2004 = M. BONIFAY, Etudes sur la cramique romaine tardive dAfrique, BAR International Series 1301,
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CASTELLANA 1992= G. CASTELLANA, La sigillata africana dellinsediamento di et imperiale romana e bizantina
del Saraceno di Favara presso Agrigento, in Sicilia Archeologica XXV, 78-79, 1992, p. 45 ss.
CIOTOLA 2002 = A. CIOTOLA, I rifornimenti di ceramica da cucina africana nella regione di Roma tra III secolo
a.C. e VII d.C.: unanalisi diacronica, in LAfrica romana. Lo spazio marittimo del Mediterraneo occidentale.
Geografia storica ed economia, Atti del XIV Convegno di studio, Sassari 7-10 dicembre 2000, Roma
2002, pp. 1571-1581.
COCCHIARO ET AL. 2006= A. COCCHIARO, P. PALAZZO, C. ANNESE, G. DISANTAROSA E D. LEONE, La ricerca
archeologica nellager Brundisinus: lo scavo della villa di Giancola, in G. VOLPE, M. TURCHIANO (a cura
di), Paesaggi e insediamenti rurali in Italia meridionale fra tardo antico e altomedioevo, Atti del Primo

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2005-2007 NEL FORO DI GRUMENTUM

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COTTICA 2005 = D. COTTICA, Perspectives on pottery production and exchange in Late Roman and Byzantine
Anatolia: the common Wares from Hierapolis, Phrygia, in LRCW I. Late Roman Coarse Wares, pp. 655666.
COTTICA, TOMASELLA, TONIOLO 2006 = D. COTTICA, E. TOMASELLA, L. TONIOLO, Pompei 2004-2005: verso
uno studio integrato dei contesti ceramici, in A. ZACCARIA RUGGIU (a cura di), Le Missioni archeologiche
dellUniversit Ca Foscari di Venezia, V giornata di studi, Venezia 2006, pp. 75-83.
COTTON 1979= M. AYLWIN COTTON, The Late Republican Villa at Posto, Francolise, London 1979.
COTTON 1985= M. AYLWIN COTTON, The San Rocco villa at Francolise, London 1985.
DI GIUSEPPE 1996 = H. DI GIUSEPPE, Insediamenti rurali della Basilicata interna tra la romanizzazione e let
tardoantica: materiali per una tipologia, in M. PANI (ed.), Epigrafia e Territorio. Politica e societ. Temi di
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DI GIUSEPPE 2008 = H. DI GIUSEPPE, La villa romana di S. Gilio (Oppido Lucano- PZ) tra lites urbane e locali, in A.
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Tunesien): Studien zur nordafrikanischen Feinkeramik des 4. bis 7. Jahrhunderts, Mnchen 1993.
MARCHI 2003 = M.L. MARCHI, Venosa: un quartiere di fornaci imperiali sotto la chiesa della SS. Trinit, in
Vetera Christianorum 39, 2003, pp. 375-397.
MARLETTA 1997 = N. MARLETTA, Le produzioni e i commerci, in P. BOTTINI (a cura di), Il museo archeologico
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cura di), Roma. Lo scavo dei fori imperiali 1995-2000, Roma 2006, pp. 57-92.
RIZZITELLI 2000 = C. RIZZITELLI, Ceramiche sigillate italiche ed africane dallarea della domus A, in Ordona
10, 2000, pp. 267-284.
ROTELLA, SOGLIANI 1998 = A. ROTELLA- F. SOGLIANI A., Il materiale ceramico tardoantico ed altomedievale da
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SAGU 1980 = L. SAGU, Ceramica africana dalla Villa di Tiberio a Sperlonga, in MEFRA 92, 1, pp. 471544.

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

SCHURING 1988 = J. M. SCHURING, Terra sigillata africana from the San Sisto Vecchio in Rome, in BABesch
63, 1988, pp. 1-62.
SCIONTI, TARENTINI 1990 = R. SCIONTI, P. TARENTINI, Manduria. Emergenze archeologiche tra preistoria e
medioevo, in Emergenze e problemi archeologici. Manduria-Taranto-Heraclea, Manduria 1990.
SORICELLI 1994 = G. SORICELLI, Terra sigillata della prima, media e tarda et imperiale, in P. ARTHUR (a cura
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SORICELLI 2002 = G. SORICELLI, Le sigillate africane, in Miseno (Napoli): materiali ceramici dallo scarico del
Sacello degli Augustali: la sigillata africana e le anfore (in collaborazione con P. Miniero e M.L. Perrone),
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ZEZZA 1983 = M.G. ZEZZA, Ceramiche sigillate africane ed orientali da Otranto, in StAnt 4, 1983, pp. 225260.

Fig. 1.
Quantificazione
della sigillata
africana rinvenuta
nella campagna
2005 per area di
scavo e grafico
a torta con il
dettaglio delle
provenienze
stratigrafiche
dellArea A.

Fig. 2. Le produzioni
africane attestate.

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LA SIGILLATA AFRICANA DAGLI SCAVI

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Fig. 3. Produzione A. I tipi attestati (si sono considerate parti diagnostiche e non).

Fig. 4. Produzione C. I tipi attestati (si sono considerate parti diagnostiche e non).

Fig. 5. Produzione D. I tipi attestati (si sono considerate parti diagnostiche e non).

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

Fig. 6. Esemplari decorati alla barbotina (vedi tavole a colore a pag. 361).

Fig. 7. Imitazione della forma Hayes 8A in sigillata africana. Foto dellesemplare Tav. VII, no.
41, della sezione fresca e microfotografia della sezione lucida (vedi tavole a colore a pag. 361).

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Tav. I. Sigillata africana A.: forme e tipi.

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

Tav. II. Sigillata africana A: forme e tipi.

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LA SIGILLATA AFRICANA DAGLI SCAVI

2005-2007 NEL FORO DI GRUMENTUM

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Tav. III. Sigillata africana C: forme e tipi.

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

Tav. IV. Sigillata africana D: forme e tipi (vedi tavole a colore a pag. 361).

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LA SIGILLATA AFRICANA DAGLI SCAVI

2005-2007 NEL FORO DI GRUMENTUM

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Tav. V. Sigillata africana D: forme e tipi.

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

Tav. VI. Sigillata africana D: forme e tipi (vedi tavole a colore a pag. 361).

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LA SIGILLATA AFRICANA DAGLI SCAVI

2005-2007 NEL FORO DI GRUMENTUM

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Tav. VII. No. 41: imitazione di sigillata africana A (forma Hayes 8A); nn. 42-45: ceramica
africana da cucina.

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DANIELA COTTICA ELISA TOMASELLA

Tav. VIII. Gli impasti di produzione africana attestati: microfotografie delle sezioni lucide.
1-4: produzione A; 5: produzione A/D; 6-8: produzione C; 9-12: produzione D (vedi tavole a
colore a pag. 361).

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LANGOLO NORD-OCCIDENTALE DEL FORO DI GRUMENTUM. UNA PROPOSTA INTERPRETATIVA

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HELGA DI GIUSEPPE GIOVANNI RICCI

Langolo nord-occidentale del Foro


di Grumentum. Una proposta interpretativa
con appendice di

Myriam Pilutti Namer: Frammenti scultorei


Langolo nord-occidentale del foro di Grumentum stato indagato nellambito del progetto di allestimento e valorizzazione del parco archeologico della citt, avviato nel 1994 dalla
soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata. Il programma di ricerca scientifica volto ad
ampliare le conoscenze sullurbanistica del centro ha previsto la collaborazione dellUniversit di
Roma La Sapienza per lo scavo in estensione di una superficie di ca. mq 1000 (Fig. 1)1. La scelta
di intervenire allinterno dellarea forense stata determinata da motivazioni di carattere storico
e topografico, legate al problema cronologico dellacquisizione dello statuto coloniario da parte
di Grumentum, attestato esplicitamente nelle fonti epigrafiche solo alla fine del I sec. d.C. (CIL
X, 228)2. Lesplorazione archeologica del foro e la cronologia dei monumenti pubblici che vi si
trovano, sembravano essere elementi fondamentali per arrivare ad unesatta definizione di questo
importante momento storico. A tal proposito erano gi stati effettuati nel 1988 dalla soprintendenza e dallistituto di topografia dellUniversit di Roma La Sapienza (a cura di P. Sommella)
alcuni saggi di scavo allinterno del Capitolium e nellarea del tempio situato lungo il lato meridionale del foro. I risultati raggiunti avevano permesso di fissare nella prima met del I sec. d.C.
lepoca di costruzione di entrambi i monumenti3. Nel settore indagato sono stati riportati alla
luce tre edifici di notevoli dimensioni, di cui uno centrale a pianta tripartita e due laterali, ad esso
contigui, a pianta circolare e rettangolare con abside. Precedentemente, lavori preliminari avevano
consentito a Liliana Giardino di avanzare lipotesi che nelledificio circolare si potesse individuare
un macellum4 e in quello rettangolare una struttura pubblica diventata verosimilmente una chiesa
1
Le indagini condotte nel 1995 per un periodo di otto settimane, sono state dirette da Paola Bottini per
conto della soprintendenza e da Andrea Carandini per conto dellUniversit di Roma La Sapienza: ad
entrambi va la nostra gratitudine per lopportunit offertaci. Il coordinamento sul campo si deve a Giovanni Ricci, la documentazione grafica a Massimo Brizzi, lo studio dei reperti a Anna Leone e a Helga
Di Giuseppe. La ricerca ha visto la partecipazione di studenti e laureati delle Universit di Bari, Matera,
Roma e Torino. Risultati preliminari sono stati pubblicati in A. BOTTINI 1996, pp. 637-638 e in P. BOTTINI 1997. Linterpretazione che si presenta deve molto al lavoro e alla riflessione comune condotta con
gli amici Massimo Brizzi e Anna Leone, che, attualmente impegnati su altri fronti, ci hanno incoraggiati
a procedere con la pubblicazione: a loro va la nostra gratitudine. Un ringraziamento particolare va anche
a Myriam Pilutti Namer per averci anticipato i risultati del suo studio sui pezzi marmorei provenienti
dallo scavo (vd. Appendice) e a Dario Calomino per lidentificazione delle monete.
2
Per unampia trattazione di questo argomento LEPORE-RUSSI 1972; GIARDINO 1993, da ultimo MASTROCINQUE 2007.
3
A. BOTTINI 1989, ID. 1990; P. BOTTINI 1989, EAD.1993. Da ultimo U. Fusco e F. Candelato in questo
volume.
4
GIARDINO 1981, p. 27, EAD. 1994. Vd. infra per una proposta interpretativa pi recente.

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HELGA DI GIUSEPPE GIOVANNI RICCI

o basilica cristiana in epoca tardoantica, in virt dellaggiunta di un abside realizzato in opera


vittata5. Obiettivo della nuova campagna di scavo era quello di indagare la stratigrafia conservata
allinterno di questi spazi al fine di definirne le cronologie di allestimento e trasformazione e possibilmente inquadrarne la destinazione duso nellambito della storia della citt.

La sequenza stratigrafica
La sequenza stratigrafica in questo settore del foro al momento dello scavo si presentava
profondamente compromessa dai lavori agricoli e dagli scassi effettuati per la piantumazione di
vigne e di alberi da frutta6. Pertanto non sono stati rinvenuti in situ strati di crollo degli edifici
antichi, n tanto meno di abbandono e rioccupazione tardoantica (salvo qualche resto), che
pure si documentano in altre parti del foro e della citt in genere. Asportato lo strato di humus,
le strutture si presentavano ampiamente spoliate gi in antico e solo qua e l stato possibile
individuare resti delle pavimentazioni originarie. Pi proficua stata, invece, lindagine al di
sotto dei livelli pavimentali che avevano conservato preziose stratigrafie tardo-repubblicane. La
sequenza messa in luce, seppur con molte lacune, copre comunque un ampio arco cronologico
compreso tra il II sec. a.C. e let tardoantica. Molti residui di fine IV-III secolo a.C. sono stati
utili per far risalire la frequentazione anche di questo punto della citt almeno allepoca mediorepubblicana. Un primo tentativo di periodizzare la sequenza stratigrafica ha portato allindividuazione di quattro grandi periodi: Periodo 1: fine II sec. a.C., Periodo 2: I sec. a.C., Periodo
3: et augustea-imperiale, Periodo 4: et tardoantica e alto-medievale. Di seguito si descriver
la sequenza individuata e si tenteranno delle interpretazioni ricostruttive, non tanto per fornire
certezze quanto per costruire una base di lavoro che potr essere migliorata e ampliata nellambito delledizione del volume dedicato al foro di Grumentum in corso preparazione sotto la cura
di Attilio Mastrocinque e soprattutto con la prosecuzione della ricerca sul campo.
Helga Di Giuseppe Giovanni Ricci

Periodo 1 (fine II sec. a.C.)


Al II sec. a.C. sono da ascrivere opere di livellamento del terreno, la realizzazione di
strutture murarie a secco e di due condotti fognari. Si tratta di evidenze esposte in limitati
settori di scavo, situati rispettivamente nellangolo sud-ovest e ad est del pi tardo edificio
circolare (Fig. 2). Per sistemare e livellare il terreno viene deposta una serie di colmate costituite da sedimenti argilloso sabbiosi ed inclusi di natura calcarea. Tali stratigrafie sono lesito
di processi di rimodellamento delloriginaria morfologia sottostante, finalizzati alla creazione
di una superficie alquanto regolare e pressoch pianeggiante. Al di sopra di esse si impostano,
senza fossa di fondazione, due strutture murarie orientate in direzione est-ovest poste ad una
distanza di ca. m. 1.50 una dallaltra. Si tratta di costruzioni lineari che prevedono limpiego di
una tecnica edilizia elementare. Sono infatti murature a secco messe in opera con pietre calcaree
rozzamente sbozzate e ciottoli di fiume di grandi dimensioni, allettati per piani di posa pressoch orizzontali7. La ristrettezza dellarea indagata non ha consentito di porre in luce lintero
sviluppo di simili apprestamenti, che proseguono a nord e a sud oltre i limiti di scavo.
GIARDINO 1980, p. 485.
La rioccupazione agricola della citt si fa risalire al X secolo, quando si verifica il definitivo abbandono
della citt, e perdura fino ai nostri giorni: GIARDINO 1980, p. 477, nota 6.
7
Per questo stesso tipo di muratura databile tra il III e la met del II sec. a.C., rintracciato in altre parti
della citt vd. GIARDINO 1990, p. 130, nota 33.
5
6

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LANGOLO NORD-OCCIDENTALE DEL FORO DI GRUMENTUM. UNA PROPOSTA INTERPRETATIVA

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Nello spazio delimitato dai due muri, ed in appoggio ad essi, viene quindi allestito una
sorta di battuto pavimentale in sabbia argillosa e frammenti di laterizi collocati di piatto. Diversa invece la sistemazione della zona esterna al muro meridionale, caratterizzata da un livello
sabbioso contenente frustuli di carbone ed occasionali frammenti di ossa animali. Questa stratigrafia risulta incisa dalla sponda settentrionale di un canale in pendenza verso ovest ed avente
lo stesso andamento dei muri sopra descritti (Fig. 3, 1). Il condotto, realizzato con tegole poste
a protezione della spalla dellinvaso, parrebbe essere stato a cielo aperto, cio privo di copertura,
e potrebbe aver garantito lo smaltimento delle acque meteoriche forse provenienti dalle falde di
un eventuale tetto. Un analogo apprestamento, anche se allestito con differente tecnica costruttiva, stato messo in luce nel settore di scavo aperto sul fronte orientale del pi tardo edificio
circolare (Fig. 3, 2). In questa zona stato, infatti, possibile indagare un tratto di canalizzazione
in coppi e tegole spezzate, disposta con orientamento est-ovest e realizzata incidendo le colmate
di livellamento su cui si impostano le costruzioni qui analizzate.
Il materiale ceramico contenuto negli strati di frequentazione e nei depositi tagliati dalle
canalette consente di inquadrare tali sistemazioni nellambito della fine del II sec. a.C. (Fig.
4) Pi arduo invece fornirne unesaustiva lettura interpretativo-funzionale, visto che si tratta
di evidenze esposte solo parzialmente. In base alle caratteristiche tecniche delle strutture investigate tuttavia possibile avanzare alcune considerazioni che, pur avendo carattere del tutto
preliminare, intendono comunque offrire interessanti spunti di riflessione in merito alle pi
antiche e quanto mai oscure fasi di occupazione della citt di Grumento. La realizzazione di
muri, anche se con tecnica edilizia non molto sofisticata, congiuntamente alla costruzione di
un annesso sistema per lo smaltimento di acque meteoriche e forse anche reflue, autorizzerebbe
a riconoscere in simili costruzioni la creazione di un edificio abitativo a carattere stabile piuttosto che lallestimento di un semplice ricovero temporaneo. A conferma di una simile lettura
parrebbe concorrere anche la diversit riscontrata nella sistemazione delle superfici interne ed
esterne allarea costruita. Come gi analiticamente descritto in precedenza stato infatti possibile osservare che nello spazio racchiuso tra i due muri il piano calpestabile si caratterizza per
la posa in opera di un vero e proprio battuto pavimentale dotato di frammenti di laterizi collocati a formare una sorta di rudimentale pavimento. Diametralmente opposta invece la situazione dellarea esterna al costruito, dove si accumulano semplici riporti di sabbia atti forse a ricevere anche le periodiche pulizie effettuate allinterno della struttura, come testimonierebbero
i frustuli carboniosi ed i frammenti di ossa animali contenuti in queste stratigrafie. Alla luce di
simili considerazioni si potrebbe dunque provare a riconoscere nelle costruzioni qui analizzate i
labili indizi o per meglio dire le pi antiche testimonianze di unorganizzazione degli spazi non
troppo dissimile da ci che avremmo modo di descrivere a proposito della sistemazione di I sec.
a.C., quando cio larea venne occupata da una serie di domus che, continua ad essere orientata
come le strutture qui descritte. In un simile scenario potrebbero essere inseriti anche i coevi
resti della casa scoperti di recente al di sotto della basilica da M.L. Nava8. Si tratta anche in
questo caso di costruzioni piuttosto rudimentali, dotate di una zoccolatura in ciottoli e argilla
al di sopra della quale si impostava un elevato in materiale deperibile sorretto da unintelaiatura
lignea. Gli arredi erano costituiti da due pithoi per la conservazione delle derrate alimentari o
per la tesaurizzazione dellacqua e dal sostegno di un loutherion decorato con scena di Eracle in
lotta con il serpente, appartenente ad un tipo gi noto in altri ambiti domestici dellalta valle
dellAgri9. Appare evidente, quindi, che in questa parte della citt gli allestimenti individuati
rappresentano la pi antica testimonianza di unoccupazione stabile. Vanno, comunque, ricor8
9

NAVA 2004, p. 989 e EAD. in questo volume.


RUSSO 2006, p. 28, Figg. 11-12.

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HELGA DI GIUSEPPE GIOVANNI RICCI

dati alcuni reperti residui di III sec. a.C.10, rinvenuti nelle colmate di livellamento del Periodo
1, che potrebbero rimandare ad una fase di occupazione ancora precedente, come gi Liliana
Giardino aveva verificato nei numerosi sondaggi eseguiti in diverse zone dellabitato11.
Giovanni Ricci

Alcune considerazioni
Prima di passare al periodo successivo utile soffermare lattenzione sulle prime fasi di
occupazione della citt leggibili dai risultati della media ponderata (Fig. 5) applicata a tutti i
frammenti di ceramica a vernice nera rinvenuti durante lo scavo. La media ponderata unapplicazione di tipo statistico che permette di calcolare matematicamente lintensit duso di una
o pi classi ceramiche a partire da due parametri: datazione e numero dei frammenti12. Se accettiamo lequazione, su cui tanto si discusso nel dibattito teorico degli ultimi anni, che ceramica
= popolamento, nel senso che un aumento del popolamento genera un aumento dei consumi
e quindi della domanda dei vasellame ceramico13, dobbiamo ammettere che Grumentum registra un aumento dei consumi della ceramica a vernice nera nella prima met del III sec. a.C.,
a conferma di quanto notato da Liliana Giardino a proposito delle prime fasi di occupazione
della citt14, ma anche alla fine del II sec. a.C., quando, al contrario, altre aree dellItalia antica,
come ad esempio il Lazio, registrano un forte calo dei consumi di questa classe ceramica15. Non
si pu fare a meno di mettere tale dato in relazione con la notizia del cd. Liber Coloniarum
di una limitatio graccana in quadrati di 200 iugera nella prefettura grumentina16, operazione
che certamente comport nuovi arrivi di assegnatari sul territorio e in citt. Liliana Giardino
ha ritenuto di individuare i resti di queste assegnazioni nellagro, in base alla disposizione di
alcune sopravvivenze viarie17. Se lappoderamento di veterani corrispose anche alla fondazione
di una colonia graccana ipotesi gi proposta dal Brunt18 e discussa da Gabba19 e da Salmon20,
indecisi tra colonia graccana e sillana - impossibile dirlo, ma va sottolineato che un aumento
dei consumi ceramici in citt potrebbe coincidere con un aumento della popolazione dovuto
alla fondazione di una colonia, con la quale sarebbe congruente anche la presenza dei duoviri
menzionati nelle epigrafi grumentine (CIL X, 208, 221, 226)21. Qualunque sia la soluzione del
Si tratta di forme di ceramica a vernice nera: coppa Morel 2621 (305-265 a.C.), Morel 2155a1 (250200 a.C.), Morel 1552c1 (260-220 a.C.), patera Morel 1523 (310-250 a.C.).
11
GIARDINO 1980, p. 128, EAD. 1990.
12
Sul metodo FENTRESS-PERKINS 1988; TERRENATO-RICCI 1998; TREMNT 2000.
13
Si vedano ad esempio le varie posizioni di CHAPMAN 1999, pp. 67 e 74, BINTLIFF-SBONIAS 2000, pp.
244-245 e 250; CAMBI-FENTRESS 1989; FENTRESS et al. 2004.
14
GIARDINO 1976, pp. 558-559, EAD. 1983, p. 197.
15
Vd. ad esempio DI GIUSEPPE 2005.
16
Lib. Col., I, 209.5-10 (ed. Lachman): Grumentina. Limitibus Graccanis quadratis in iugera CC. Decimanus in oriente, kardo in meridiano.
17
GIARDINO 1983, pp. 195, 213-214.
18
BRUNT 1971, p. 280.
19
GABBA 1972, p. 104.
20
SALMON 1969, p. 162, note 141 e 219.
21
Cos CAMPBELL 2000: 403. Liliana Giardino in base alle strutture e alla sequenza stratigrafica indagata
al di sotto degli assi viari ritiene che una fase importante dellurbanizzazione di Grumentum e la sua
trasformazione in colonia debba farsi risalire allet graccana, nonostante un impianto regolare venga
ipotizzato gi nella prima met del III sec. a.C.: GIARDINO 1980, pp. 493-500, EAD. 1990, p. 137. Si
vedano per le argomentazioni di Attilio Mastrocinque che ritiene Grumentum colonia cesariana anche
10

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LANGOLO NORD-OCCIDENTALE DEL FORO DI GRUMENTUM. UNA PROPOSTA INTERPRETATIVA

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problema certo che alla fine del II sec. a.C. la citt si dota di nuove strutture a carattere stabile
per quanto apparentemente modeste, riconoscibili in abitazioni costruite con mura a secco ed
elevati probabilmente realizzati con materiale deperibile22. Lapplicazione della media ponderata a tutte le classi ceramiche e il confronto con altri contesti di Grumentum consentiranno di
verificare quanto visto con la ceramica a vernice nera e di meglio articolare lentit dei consumi
nel corso del I sec. a.C., quando questa classe di vasellame viene progressivamente sostituita da
altre stoviglie, come la ceramica a pasta grigia, la sigillata italica e le pareti sottili.

Periodo 2 (I sec. a.C.)


Le costruzioni di II sec. a.C. vengono obliterate da una serie di colmate argillose che
creano un nuovo piano di calpestio. Al di sopra dei nuovi piani vengono costruiti alcuni edifici
a pianta rettangolare, orientati come le sottostanti strutture del Periodo 1. A partire dai muri
conservati stata notata una certa modularit nellorganizzazione degli spazi e corrispondenze negli allineamenti di alcune strutture, osservazioni che nellinsieme ci hanno permesso di
visualizzare il fronte orientale di due insulae, in cui sono presenti tre domus delle medesime
dimensioni tra loro separate da spazi regolari, di diversa larghezza, perfettamente perpendicolari allasse viario principale della citt (Fig. 6). Sembra cio trattarsi di un quartiere a destinazione residenziale sviluppatosi in apparente continuit con quello abitativo pi antico appena
descritto. Nonostante sia difficile ricostruire lorganizzazione dello spazio sulla base dei labili
resti, peraltro associati a scarsa stratigrafia, si tenter limpresa nella speranza che possa fornire
lo stimolo per future verifiche ancora possibili in quest'area sia tramite saggi di scavo sia tramite
indagini geofisiche.

Le tre domus
La domus settentrionale si trova nella zona che sar occupata nel periodo successivo dai
muri delledificio circolare e copre uno spazio di ca. 384 mq23. Di essa si conserva parte di alcuni ambienti di diverse dimensioni. Gli ingressi dovevano essere collocati uno sul lato orientale,
prospiciente il decumano e laltro su quello occidentale, mentre nulla possiamo dire su un
eventuale passaggio anche sul lato meridionale. I resti messi in luce appartengono a differenti
periodi di costruzione: ad una prima fase (met I sec. a.C.) risale lallestimento di un ambiente
situato nella zona occidentale della domus, con muri in opera reticolata e pavimenti in cocciopesto (Fig. 7). I muri hanno fondazioni in opera cementizia a sacco, con malta grigiastra ed
inerti di pietre calcaree di piccole e medie dimensioni; gli elevati in opera reticolata, sono invece
realizzati con cubilia disposti in maniera piuttosto regolare.
Alla seconda met del I sec. a.C. si data lallestimento di nuovi ambienti, alcuni dei quali
sicuramente destinati alla zona residenziale della casa. Si tratta di due stanze situate nella parte
orientale della domus24, con pareti rivestite da intonaco dipinto a bande (inizio II stile?): blu
nella parte inferiore della muratura, rosso in quella superiore. Nella parte occidentale, invece,

in base al rinnovamento urbanistico cui si assiste intorno alla met del I sec. a.C. (MASTROCINQUE 2007)
e le considerazioni pi recenti di Liliana Giardino (GIARDINO 1992, p. 93).
22
Per lorganizzazione del foro con strutture in materiale deperibile prima della monumentalizzazione di
epoca claudia vd. contributo di Ugo Fusco in questo volume.
23
16x24 m.
24
3.10x3.10 e 3.06x2.40 m.

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si collocano ipoteticamente tre stanze25, ricostruibili grazie ai resti qui conservati e alle dimensioni di vani ad essi allineati nella domus meridionale. Impossibile sapere al momento, vista la
presenza delledifico circolare, se tali vani avessero articolazioni interne, comunque intuibili in
base alla presenza del muro nord-sud situato in uno dei vani angolari. I pavimenti sono quasi
tutti in cocciopesto, ad eccezione di un caso dove si ha un signino decorato con file parallele di
tessere bianche e azzurre alternate e da crocette su due file26 (Fig. 8). La disposizione dei vani
consente di ricostruire qui una tipica casa tardo-repubblicana, di cui restano i cubicula fiancheggianti le fauces e parte dellarea prospiciente latrio. La presenza di questultimo intuibile
in base allorganizzazione degli spazi e alla presenza della canaletta realizzata con coppi rinvenuta con orientamento est-ovest nella zona antistante ledificio circolare (Fig. 3, 2)27 evidentemente ancora in funzione in questo periodo. Nei tre vani occidentali affacciati sul supposto
atrio possiamo immaginare il tipico tablino fiancheggiato dalle due alae.
La domus centrale28 quella meno conservata per via dei pesanti interventi subiti con
lallestimento delledificio tripartito del periodo successivo. Si conservano interamente il muro
perimetrale occidentale e solo in parte quelli settentrionale e meridionale. Tuttavia un muro
intermedio orientato est-ovest consente di ricostruire qui la stessa sequenza di tre ambienti
residenziali che dovevano affacciarsi verso latrio e immaginare che il muro conservato appartenesse al tablinum. Tutti gli altri vani e lo stesso atrio sono stati qui posizionati in base a quanto
osservato nelle altre due domus.
Della domus meridionale29, non completamente scavata, sono stati rimessi in luce due
stanze rettangolari30 affiancate e aperte verso uno spazio scoperto. In base a quanto ricostruito
nella domus settentrionale possiamo immaginare che questa abitazione continuasse verso larea
che sar occupata in seguito dalla basilica e che uno dei due ambienti individuati avesse funzione di tablinum. Del fronte orientale, in cui dovrebbero trovarsi le fauces della casa, stato
rinvenuto solo un tratto di muro attribuibile ai cubicula di destra, se lo schema individuato
nella domus settentrionale riproponibile anche in questo punto. Il livello pavimentale della
casa asportato in seguito a spoliazioni ricostruibile solo grazie alla quota della risega di fondazione, mentre si conservano ampie porzioni di intonaco parietale simile a quello documentato
nella domus settentrionale.
Molto utili per chiarire lo sviluppo di questa parte della citt sono stati gli scavi condotti
nel 2003 da M.L. Nava nel settore delimitato a nord dalla basilica e a est dal decumano. Qui
stata rimessa in luce una serie di ambienti realizzati in opera incerta e rivestiti con intonaco,
rinvenuto in stato di crollo, decorato con riquadri dipinti in giallo, bianco e rosso31. Inoltre
sono stati documentati un pozzo e due canalette, una realizzata con tubuli fittili ad incastro e
laltra con fondo di tegole e spallette di muratura che convogliavano lacqua verso il decumano.
Stanza a destra: 3.10x6.20 m.; la ricostruzione del muro meridionale di questa stanza cade in corrispondenza di una delle spallette del canale costruito nel periodo successivo al di sotto delledificio circolare, cosa che potrebbe fornire un elemento di sostegno alla correttezza della sua posizione, in quanto
potrebbe essere stato riutilizzato in fase di allestimento della spalletta. Stanza centrale: 5.20x6.20 m;
stanza a sinistra: 4.40x6.20 m.
26
Un confronto proponibile con resti di un pavimento databile intorno alla met del I sec. a.C. rinvenuto a Settefinestre: DE VOS 1985, p. 74 (p. 163, Fig. 254 in vol.2 Settefinestre).
27
Vd. Periodo 1.
28
Dimensione ricostruita in base alla domus settentrionale ca. 16x24 m.
29
Dimensione ricostruita in base alla domus settentrionale e ai resti conservati: 16x24 m.
30
Stanza a destra: 3.20x6.20 m; stanza centrale: 4.60x6.20 m; stanza a sinistra: 4.40x6.20 m (ricostruita
con medesime dimensioni di quella corrispondente nella domus settentrionale).
31
NAVA 2004, pp. 990-991.
25

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Potrebbe quindi trattarsi di unaltra casa ad atrio dotata di un sistema di smaltimento delle
acque analogo a quello documentato nella domus settentrionale32.
Le domus settentrionale e centrale sono separate da uno stretto spazio largo ca. 1.60
m attraversato da una canaletta33 inclinata verso ovest, realizzata con pareti e fondo in tegole
e appoggiata al muro perimetrale settentrionale della domus centrale34. Tra la domus centrale
e quella meridionale invece calcolabile uno spazio di ca. 3.60 m verosimilmente anchesso
delimitato lateralmente da canalette per la raccolta delle acque pluvie, di cui per non stata
ancora rinvenuta traccia, per incompletezza di scavo35. In questo spazio sufficientemente ampio
si potrebbe individuare un asse viario con orientamento est-ovest, perpendicolare al decumano
massimo, di cui non rimane purtroppo nessuna traccia a causa della radicale sistemazione urbanistica avviata nel periodo successivo36. La dimensione della strada sarebbe congruente con
quella di altri assi viari repubblicani documentati a Grumentum con medesimo orientamento
e delimitati direttamente dai muri perimetrali delle insulae37. Va osservato che questa strada
potrebbe coincidere con lunico asse viario che doveva attraversare il foro citato da Roselli nella
vigna dellarciprete Danio al centro della citt38.
In conclusione, la presenza di due strade di diversa ampiezza e le dimensioni delle domus
ci permettono di ricostruire qui due grandi insulae con un fronte di ca. 32 m ciascuna, separate
da una probabile strada di 3.60 m. Linsula settentrionale sarebbe occupata da due domus tra
loro separate da quello che possiamo definire un ambitus che permetteva lo smaltimento delle
acque meteoriche; dellinsula meridionale, invece, possiamo ricostruire solo parte di una delle
due domus, essendo laltra verosimilmente obliterata dalla successiva basilica. Rimane aperto
il problema se linsula settentrionale finisse effettivamente con il muro perimetrale nord della
domus da noi individuata o se continuasse poco oltre. Saggi di scavo o prospezioni in questo
punto permetterebbero di verificarlo e di sapere definitivamente se anche in questa parte della
citt le insulae avessero un fronte di 35 m, come proposto da a Liliana Giuardino, o se vadano
rettificate a 32 m, secondo quanto da noi osservato.
Gi Liliana Giardino immaginava che gli isolati di questa parte occidentale del pianoro
fossero meno grandi (35x75 m) rispetto a quelli che si ricostruivano su basi archeologiche
certe nella parte centrale della citt (35x95 m)39. In base ai nostri scavi, se immaginiamo che le
domus individuate fossero complete di peristilio, come ci si aspetterebbe per dimore di questo
periodo, e proviamo a ribaltare verso ovest la lunghezza di 24 m occupata dalla parte della casa
che gravitava sullatrio, arriviamo ad una dimensione complessiva della domus di 16x48 m. In
base a questa ricostruzione si potrebbe posizionare una strada con orientamento nord-sud a ca
48 m ad ovest dallinizio dellinsula, ovvero nel punto in cui gi Schmiedt laveva posizionata
Lautrice dello scavo pensa pi precisamente che si tratti di unofficina metallurgica per il rinvenimento
di un anello in bronzo, due perle in ambra e appliques in lamina di bronzo: NAVA 2004, p. 991.
33
Largh. ca. 1 m spallette comprese.
34
Confrontabile con quella documentata nella domus con mosaici: GIARDINO 1977, p. 869, nota 17.
35
Un sondaggio lungo il muro settentrionale della domus meridionale consentirebbe di verificarlo.
36
Anche nellarea meridionale dellabitato, le sistemazioni di epoca imperiale annullano strade pi antiche: GIARDINO 1977, p. 878-879.
37
Si vedano ad esempio gli assi stradali repubblicani documentati da Liliana Giardino nella zona meridionale della citt (GIARDINO 1977, p. 879, EAD. 1980, p. 516, EAD. 1990, p. 135, nota 45), dove per
non sono state rinvenute le canalette laterali.
38
ROSELLI 1790, pp. 25, 75-76. Tale asse in base alla ricostruzione effettuata da Liliana Giardino osservando il terreno e ribattendo su tutta la citt il modulo di 35 m., cadrebbe a ca. 5 m. a nord della domus
meridionale (aula rettangolare con abside): GIARDINO 1980, p. 485, nota 55.
39
GIARDINO 1980, p. 502.
32

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in base alla foto aerea40. Quindi, gli isolati che verrebbero a formarsi in questo modo avrebbero
dimensioni complessive di ca. 32x48 m osservando un rapporto di 2:341 e sarebbero occupati
in epoca tardo-repubblicana-augustea da almeno due case separate da ambitus, come sopra
accennato.
I resti messi in luce si datano piuttosto agevolmente intorno agli inizi/prima met del I
sec. a.C. grazie alla presenza di frammenti di ceramica a vernice nera rinvenuti negli strati di
preparazione pavimentale (Fig. 9). Rifacimenti, come abbiamo visto, vengono effettuati intorno
alla met del I sec. a.C., come indicato dalla cronologia del pavimento in signino individuato
nella domus settentrionale. Labbandono delle domus ha un termine ante quem nellallestimento
delle strutture monumentali successive, avvenute in epoca primo-imperiale. La fine di questo
quartiere abitativo dovette essere improvvisa, forse causata da un terremoto, come mostrano i
crolli unitari di intonaco parietale rinvenuti prevalentemente nella domus settentrionale (Fig.
10) e rimasti in situ relativamente alla zoccolatura in quella meridionale.

Periodo 3 (et augustea-imperiale)


Con la prima et imperiale (Fig. 11) il panorama urbano subisce notevoli mutamenti
e alcuni nuovi edifici pubblici vengono costruiti al di sopra delle insulae pi antiche in parte
azzerandole fino ai livelli di fondazione, in parte riutilizzandone le murature42. Le costruzioni
realizzate nel Periodo 3 differiscono completamente dagli edifici precedenti per livelli, tipologie edilizie, tecniche costruttive e destinazione duso. I nuovi allestimenti presuppongono
la demolizione pressoch totale delle domus settentrionale e centrale, che vengono per buona
parte rasate al livello delle fondazioni, salvo qualche eccezione di muro descritto nei paragrafi
precedenti, salvatosi perch evidentemente non disturbava i lavori di sistemazione. Anche la
domus meridionale subisce una rasatura sistematica delle murature con leccezione di quelle
conservate per lalloggiamento di un nuovo edificio con diversa destinazione duso. Le terre
di risulta provenienti dalla distruzione della domus settentrionale sono impiegate per colmare
i vuoti e portare ad un livello uniforme tutta larea su cui verranno messi in opera i nuovi allestimenti. Nelle colmate non sono stati rinvenuti in situ grandi porzioni di crollo strutturali,
come tetti, muri e tramezzi. quindi probabile che questi siano stati ridotti in frammenti per
essere reimpiegati come inerti nel calcestruzzo delle nuove strutture, oppure siano stati portati
via per essere scaricati in altro luogo. I nuovi edifici occupano nel complesso unarea a pianta
rettangolare estesa su una superficie di 1.176 mq, entro cui vengono inseriti tre grandi monumenti, che per dimensioni, pregio dei materiali rinvenuti e articolazione interna possono
essere identificati come complessi pubblici, verosimilmente a carattere sacro. Si tratta di una
vasta aula quadrangolare occupata da un edificio centrale tripartito inquadrato a nord da un
edificio circolare e a sud da uno rettangolare: tutti e tre i monumenti si affacciano ad est verso
il porticato che delimita il decumano della citt.

Laula rettangolare con abside


Verosimilmente nello stesso momento in cui vengono costruiti gli altri due edifici, si procede alla sistemazione della domus meridionale, in cui vengono rasati tutti i muri interni, come soSCHMIEDT 1970, tav. CXI..
Dimensioni di poco diverse da quelle della casa con mosaici: GIARDINO 1977, p. 867, tav. II.
42
cos ad esempio per il teatro costruito in et augustea con rifacimenti tra let tiberiana e il II sec.
d.C.: GIARDINO 1980, pp. 480-482, EAD. 1981, p. 25.
40
41

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pra accennato, salvo quelli perimetrali occidentale, settentrionale e orientale e i due muri che nel
periodo precedente delimitavano i cubicula a ovest e il tablinum a sud. In questo modo si ottiene
unaula rettangolare molto grande43 preceduta da un avancorpo44, che nellinsieme raggiungono la
stessa lunghezza del tempio C sul lato breve meridionale del foro, esclusa la gradinata.
Un muro con orientamento est-ovest viene costruito ad 1 m di distanza verso nord,
probabilmente con lo scopo di creare un corridoio che separasse i due edifici monumentali
contigui, consentendone nel contempo laccesso. Non possibile sapere se il vano porta meridionale esistente gi nella fase della domus tardo-repubblicana continui ad essere usato come
passaggio verso la basilica o se venga chiuso per creare un muro continuo. Al momento dello
scavo tale ingresso si presentava libero e ulteriormente allargato in modo irregolare, operazione
verosimilmente effettuata in occasione di probabili reinsediamenti post-antichi che qui hanno
lasciato varie tracce, come vedremo pi avanti. Nonostante la funzione di questo nuovo edificio sia rimasta incerta per molto tempo45, stata avanzata lipotesi che possa trattarsi della curia
vista la stretta relazione con la basilica46. Tuttavia alcune osservazioni inducono a ripensare tale
interpretazione. Lo spazio interno non presenta nessuna delle caratteristiche di una curia, come
pedane, gradini, nicchie o altri annessi che facciano pensare ad un luogo di riunione.
Una porta situata lungo il muro perimetrale settentrionale (Fig. 12) fornisce la quota
di un piano di calpestio evidentemente pi alto rispetto a quello degli edifici circostanti. Ci si
chiede pertanto se anche la domus meridionale non abbia subito lo stesso destino di quella settentrionale (vd. infra), venendo colmata, dopo essere stata rasata, con le sue stesse macerie allo
scopo di rialzare il livello pavimentale. Una quota pi alta presumibile anche per la presenza
dellabside che non sarebbe stato accessibile dal muro perimetrale occidentale se il livello pavimentale fosse rimasto lo stesso della domus tardo-repubblicana come si riteneva finora.
Certo non possibile sapere se il rialzamento pavimentale sia avvenuto in epoca imperiale o tardoantica, per via del fatto che questo spazio, come accennato, verosimilmente in
epoca post-antica viene rioccupato. Liliana Giardino descrivendo labside come realizzato in
opera vittata aveva pensato ad una trasformazione delledificio in una chiesa47. Tuttavia lutilizzo alterno di cubilia e filari di laterizi una tecnica assimilabile a quella usata nel vano daccesso allaula circolare preceduta da esedra (Fig. 13), cosa che lascia immaginare la possibilit
dellesistenza di un abside gi in antico, ascrivibile quindi alloriginario progetto architettonico.
Si tratta naturalmente di semplici congetture che dovranno essere necessariamente confermate
o smentite da futuri ed auspicabili saggi di scavo nelle fondazioni. Se comunque si riuscisse a
dimostrare lantichit dellabside, allora si potrebbe pensare che tutto questo complesso sopraelevato rispetto al piano circostante sia stato un luogo di culto accessibile sia dal foro tramite
una gradinata non pi conservata, sia dal lato settentrionale tramite una piccola scalinata che
permetteva di superare il dislivello fino alla porta laterale.
In questa prospettiva interpretativa va segnalato che negli strati di riempimento dellaula, generatisi quando il pavimento era stato gi spoliato e comunque in epoca post-antica, sono
stati rinvenuti quattro frammenti di marmo bianco di possibile importazione pertinenti verisimilmente a ununica statua - una ciocca di capigliatura, due avambracci, sinistro con attacco di
gomito e destro con relativa mano -, rielaborazione romana (I/II sec. d.C.) di originale greco di
8.80x15.10 m.
6x9 m.
45
GIARDINO 1980, p. 485; EAD. 2003, p. 436, Fig. 785; A. BOTTINI 1996, p. 637; P. BOTTINI 1997, p.
185.
46
NAVA 2004, p. 989.
47
GIARDINO 1980, p. 485.
43
44

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statua di connotazione femminile interamente o in parte nuda, di dimensioni superiori al vero48. Purtroppo non ci sono ancora elementi sufficienti per unattribuzione a Venere49, tuttavia
se si dovessero rinvenire tra i materiali di scavo altri reperti attribuibili con maggiori certezze
a questa divinit avremmo una prova archeologica dellesistenza a Grumentum di un culto alla
divinit finora attestato solo in unepigrafe menzionante un collegium Beneris (CIL X, 228).

Ledificio tripartito
Tra laula absidata e ledificio circolare viene costruita, una vasta aula quadrangolare
delle dimensioni di 475 mq, aperta ad est in direzione della piazza forense. Essa divisa in due
parti: quella orientale occupata da una ricca pavimentazione marmorea e quella occidentale
interessata da un edificio tripartito con annessi. La pavimentazione mal conservata era
in origine realizzata in opus sectile con lastre di marmo di varia natura e dimensioni, tra cui
si riconosce la breccia africana, il cipollino, il pavonazzetto, il giallo antico (Fig. 12). stato
possibile ricostruire la tessitura pavimentale grazie alle impronte lasciate sulla preparazione,
dalle quali si evince limpiego di mattonelle rettangolari e quadrangolari. Su tale spazio si
affacciano tre corpi di fabbrica facenti parte di un unico progetto architettonico. Tutti e tre
si presentavano ampiamente spoliati, forse gi in antico. Al centro si trova un grande edificio
a pianta rettangolare50 orientato in senso est-ovest e diviso in un ambiente di fondo stretto e
lungo51 interessato da due nicchie52 e da uno spazio antistante di dimensioni maggiori53 (Fig.
14). Ledificio fiancheggiato da due piccoli ambienti quadrangolari allincirca delle medesime
dimensioni54, ad esso collegati tramite un muro. I due corpi risultano perfettamente simmetrici
tra loro, aperti esclusivamente verso lampio spazio pavimentato in opus sectile e dotati sul muro
di fondo occidentale di due absidi leggermente sopraelevate rispetto alla pavimentazione. Tale
sistemazione chiaramente visibile nelledificio di destra (Fig. 15), solo intuibile in quello di
sinistra, perch non ancora interamente scavato. Le impronte sulla preparazione permettono di
ricostruire anche qui un rivestimento pavimentale realizzato con mattonelle quadrate55, verosimilmente marmoree, delimitate lungo la fascia perimetrale da mattonelle quadrangolari56. Una
porta situata lungo il muro perimetrale occidentale consentiva laccesso allo spazio retrostante
la struttura absidata di destra, diviso a sua volta in due vani tra loro comunicanti, di diverse dimensioni57, presumibilmente presenti anche sullaltro lato. La mancanza dei pavimenti
nel corpo centrale delledificio tripartito ci priva purtroppo della preziosa informazione delle
quote, tuttavia la disposizione dei vani, la consistenza dei muri perimetrali, la posizione preminente enfatizzata dai due ambienti absidati e dallampio spazio antistante, il pregio dei pochi
materiali rinvenuti, sono elementi sufficienti per identificare qui un complesso monumentale
pubblico forse a carattere sacro. La struttura centrale ha laspetto di un tempio a cella unica
Vd. appendice di M. Pilutti Namer n. Inventario 269587 (Fig. 20), 269588 (Fig. 21), 269589 (Fig.
22).
49
Lo studio e le verifiche in magazzino sono in corso da parte di M. Pilutti Namer.
50
7,10x10.40 m.
51
7,10x3,10 m.
52
Largh. 1,60 m.
53
7,10x6 m.
54
4,80x3,20 m.
55
30x30 cm.
56
90x60 cm.
57
5x3,60 e 5x2,40 m.
48

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preceduta da un pronao, cui si accedeva tramite uno o due gradini delimitati da pilastri; le
nicchie allinterno della cella potrebbero essere quanto resta dellalloggiamento di due colonne
funzionali allinquadramento di una statua di culto. Qualche resto consente di immaginare
una piccola scalinata anche sul lato perimetrale nord, cui si poteva accedere dagli ambienti retrostanti il vano absidato di destra. A rafforzare lipotesi di un luogo di culto intervengono un
frammento decorato di pulvino daltare in marmo di notevoli dimensioni58 (Fig. 27), databile
nella seconda met del I sec. d.C., rinvenuto nei pressi delledificio59 e una statua maschile di
giovane nudo databile tra la fine del I sec. a.C. e il I/II sec. d.C. rinvenuta nel terreno di risulta
tra la basilica e ledificio circolare60 (Fig. 19). La struttura centrale con i due annessi laterali
absidati concettualmente assimilabile a strutture tripartite documentate per let augustea
ad esempio con il sacello degli Augustali a Capo Miseno61, con il tempio dei Lari Pubblici a
Pompei62, con la sede del collegio degli Augustales ad Ostia63, con ledificio tripartito sul foro di
Butrinto64. Sembrerebbe cio plausibile pensare che in questo punto sorgesse la sede del culto
ai Lari di Augusto65, ove il tempio centrale avrebbe potuto ospitare la statua del genius Augusti e
i due vani quadrangolari absidati quelle dei Lari. Una serie di epigrafi rinvenuta a Grumentum
in parte dallarciprete Danio, che nel corso del XVIII secolo scav nellarea del Capitolium66,
conferma la presenza del culto dei Lares Augusti67, ma anche di collegia degli Augustales Herculanei68 e degli Augustales Mercuriales69, ugualmente legati al culto imperiale unito a quelli di
Ercole e Mercurio. Ricordiamo che dopo la battaglia di Actium Ottaviano venne assimilato
a Mercurio (Hor., Carm. 1.2) in quanto portatore di pace e di prosperit secondo quelle che
erano le missioni principali del dio70. Il collegio degli Augustales Mercuriales, molto diffuso in
Italia meridionale71, era addetto non solo alla custodia dei sacra propri della religio di Mercurio
ma anche al culto imperiale72. Lo stesso pu dirsi degli Augustales Herculanei che univano agli
adempimenti al culto di Ercole quelli al culto imperiale. Quindi si verifica anche a Grumentum,
come in altri centri dellItalia antica, a partire dallet augustea ladozione di un culto imperiale
al servizio dei sacra di una o pi divinit73. Alla luce di tutto quanto osservato appare plausibile
Prof. ca 90 cm.
Vedi appendice di M. Pilutti Namer n. Inventario 269682.
60
Attribuito alledificio circolare in VALERI 1997, p. 161, scheda n. 3 e ora giustamente ricollocato da M.
Pilutti Namer (vedi appendice, n. Inventario 261198).
61
DE FRANCISCIS 1971.
62
DAREGGI 1982, p. 4, Fig. 6; DE VOS 1982, p. 43.
63
DAREGGI 1982, p. 7, Fig. 11.
64
Interpretato come Capitolium: REYNOLDS et al. 2008, p. 77, Fig. 5.
65
Per i luoghi deputati al culto di Augusto vd. HNLEIN-SCHFER 1985.
66
P. BOTTINI 1997, pp. 351-352; C. PACCHIAROTTI in questo volume..
67
CIL X, 205: Silvano Deo / Sacr. / Q. Vibiedius Phylargyrus / min. Lar. Aug. et Aug. /Merc. tectum mensam
/ lapid aram / voto susc / e. m. d. s. p. f.
68
CIL X, 230: L. Magius Myrtilius / C. Optatus /Herc. Aug.; CIL X, 231: P. Titio Viatori / Aug. Herc. / Crescens lib. fc. / sibi et Alliae Castae cont.; MUNZI 1997, p. 184, scheda n. 30 = AE 1998, n. 383: C. Allidio
Choroebo / Aug. Herc. mag. sibi et / Eppiae Rhodines contubern. / suae; DONATI 1971 = AE 1972, n. 148: C.
Mulvio C. f. / [P]omptina Ofilio Rest[i/t]uto, aed., pr. IIvir. II / [q]uin., q., praef. Coh. I / Morinor. et Cersia/
cor., trib. mil. leg. II / Adiutricis P.F., prae[f.] / alae I Vespasianae / dardanor., praef. Fabr. II. / Augustales
Herc. / patrono. Su questultima epigrafe vd. BUONOPANE 2006-2007, p. 317, nota 9 con bibliografia.
69
CIL X, 205: vd. nota 67; CIL X, 232: P. Turcius Dafnus / Aug. Merc. sibi / et Turciae Atticae / uxori.
70
Combet Farnoux 1980, pp. 448-449.
71
Ad esempio a Brindisi (CIL IX, 54), Paestum (CIL X, 485) e Mesagne (CIL IX, 217).
72
Combet Farnoux 1980, pp. 457-460.
73
Sullargomento vd. DEGRASSI 1937, ID. 1964; DUTHOY 1978; PAULICELLI 1986; ABRAMENKO 1993;
58
59

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pensare che nellarea del foro si trovasse non solo la sede del culto ai Lari di Augusto, ma forse
anche quelle destinate a Mercurio, Ercole e Silvano, menzionato questultimo in una delle
epigrafi che riporta i Lares Augusti e gli Augustales Mercuriales74. In tali spazi e nei loro annessi
potevano essere ospitati anche le sedi dei collegia che con ministri e magistri erano deputati
allabbellimento del tempio di cui erano custodi, con arredi vari, allinnalzamento di statue,
allelargizione di doni in moneta contante e allallestimento di banchetti pubblici75.

Ledificio circolare
Sopra le rovine della domus settentrionale, viene costruito un imponente monumento
circolare76 preceduto da unesedra semicircolare desinente in due piccoli vani quadrangolari77
(Fig. 11). Lungo il perimetro interno del tamburo centrale corre un gradino78 leggermente
sopraelevato (ca. 10 cm) dal piano di calpestio (Fig. 16) e interrotto in corrispondenza di una
lacuna situata in posizione perfettamente assiale rispetto allingresso e in cui doveva essere collocata una pedana o la base di una statua. Ledificio era interamente inglobato entro un muro di
recinzione che sul fronte meridionale confinante con ledificio tripartito si adattava alla presenza di spazi precedentemente organizzati. Anche questo complesso si affaccia ad est in direzione
del lato occidentale del Capitolium, verso il decumano che attraversa longitudinalmente la citt
e la porticus che delimitava il foro.
Ledificio realizzato in opera mista che prevede per i muri del tamburo una sorta di
opera incerta, per le ammorsature angolari cubilia alternati a filari di tegole e per lavancorpo
lopera reticolata. Il rivestimento parietale interno era costituito da una zoccolatura in lastre di
marmo bianco, conservata solo in un punto dellavancorpo, al di sopra della quale si individuano lacerti di intonaco dipinto. Della pavimentazione rimane esclusivamente la preparazione in
cocciopesto che doveva ospitare un ricco rivestimento musivo, di cui restano tessere di pasta
vitrea blu e verdi rinvenute durante la pulizia delledifico e forse pertinenti alla parte centrale
del pavimento corrispondente alloculus della volta, da cui doveva entrare acqua, come si vertifica per il Pantheon a Roma79. La quota dei piani pavimentali pi alta di circa 1 m rispetto
alle strutture circostanti; pertanto probabile che questo dislivello fosse superato mediante due
rampe di scale laterali di forma semicircolare, che iniziavano nei vani quadrangolari laterali.
Tutto il complesso dotato di un razionale sistema per lo smaltimento delle acque,
posto al disotto dei piani pavimentali in pendenza verso ovest. Si tratta di un grande collettore
costituito da tre bracci delle medesime dimensioni80, due dei quali convergono da uscite laterali
verso il terzo che attraversa ledificio in direzione est-ovest; il fondo del collettore realizzato in
bipedali, le spallette in filari di laterizi al di sopra delle quali si imposta una copertura a cappuccina81. Le acque pluvie dovevano essere convogliate tramite un sistema di condutture verticali
SOLIN 1993, p. 107; NONNIS 1999, pp. 46-47.
74
Vd. nota 67.
75
Vd. nota 67.
76
Diametro 10,50 m.
77
2x1.60 m.
78
Larg. 90 cm.
79
Non si esclude che le tessere potessero decorare la stessa volta delledificio.
80
Lungh. 6 m, largh. 0.60 m.
81
Si ricorda che nel riempimento, databile in epoca tardoantica, del collettore sono stati rinvenuti alcuni
frammenti pertinenti ad una pisside in avorio, purtroppo incompleta, raffigurane un banchetto di tipo
dionisiaco interpretato da puttini e databile al II sec. d.C.: DI GIUSEPPE 1997, pp. 157-158. La pertinenza originaria o meno alledificio circolare resta un ragionevole dubbio.

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entro i due bracci laterali per essere poi smaltite verso ovest. Riguardo al sistema di copertura
utilizzato per lintero edificio, possiamo osservare che lungo il perimetro esterno del vano circolare si trovano alcuni contrafforti che dovevano probabilmente servire a sostenere una volta a
vela o ad ombrello, forse dotata di un oculus centrale per il passaggio della luce e dellaria82. Non
possediamo, invece, elementi sufficienti che permettano di capire se lavancorpo semicircolare
fosse coperto o meno. Alcune osservazioni sono possibili per tentare di specificare la funzione
delledificio interpretato da Liliana Giardino prima come macellum83 e in seconda battuta come
comitium84. Effettivamente, la monumentalit delledificio, limportante collocazione topografica enfatizzata dal fatto di essere in un angolo della piazza forense e di fianco al Capitolium,
la sua posizione predominante rispetto agli edifici circostanti, la ricca decorazione ricostruibile
in base ai labili resti, rendono verosimile riconoscervi un edificio pubblico che potrebbe avere
avuto contemporaneamente un carattere sacro e civile. Il gradino lungo il perimetro interno del
monumento e la lacuna in asse con lingresso aprono due possibilit interpretative, ossia che si
tratti di un tempio, una sorta di Pantheon destinato a molte divinit di cui per non abbiamo
trovato traccia o pi probabilmente un luogo di riunione. La forma richiama inevitabilmente
i comizi di antica memoria, quali quello di Roma, Fregellae, Cosa, Paestum, Alba Fucens85. Tuttavia la cronologia (vd. infra) delledificio osta a questa interpretazione, essendo stato costruito
quando i comitia erano ormai soppressi86. Si potrebbe in alternativa proporre che si tratti di una
curia, sede delle attivit politiche dei senati locali. Il gradino poteva ospitare seggi lignei (sellae),
mentre in corrispondenza della lacuna poteva situarsi una pedana per il trono presidenziale o
per una statua di culto. Se immaginiamo seggi larghi ca. 50 cm, possibile concepire riunioni
di 40 individui (20 per lato) che potrebbero diventare 80 se collochiamo un giro di seggi anche
davanti al gradino. Dopo la guerra sociale ogni comunit dellItalia romana, colonie o municipi, fissava nel proprio statuto il numero di membri del consiglio dei decurioni che variava
a seconda delle dimensioni del centro: normalmente erano 100, ma sono note comunit pi
piccole di soli 30 membri87.
La relativa lontananza dalla basilica non costituisce un grosso ostacolo a questa interpretazione, visto che sono piuttosto diffusi casi di curie indipendenti e sopraelevate rispetto al
foro88 e considerato che se la basilica costituisce il punto iniziale del percorso di questo lato del
foro giusto che la curia ne sia il punto culminante a sottolinearne limportanza. Inoltre lo
schema del tamburo-esedra sembra richiamare quello classico della curia aperta sulle gradinate
del comizio di epoca repubblicana89. Non possiamo escludere che questa architettura sia stata
appositamente concepita per rievocare il vecchio abbinamento curia-comizio, in una fase in cui
i comitia erano stati ormai soppressi. Tra laltro la forma ad esedra dellavancorpo ben si presterebbe a fornire anche un tribunal su podio delimitato dalle scale daccesso semicircolari. Una
curia circolare presente ad esempio ad Augusta Raurica90, anche se con dimensioni maggiori e
con un numero superiore di gradini.
GIULIANI 1986, pp. 68, 71, ID. 1990, pp. 91-93.
GIARDINO 1981, p. 27.
84
GIARDINO 1992, p. 93, EAD. 2003, Fig. 785.
85
GROS-TORELLI 2007, pp. 170, 175-177.
86
GRASSIGLI 1994, p. 81, ove sono raccolti casi di comitia riutilizzati per altre funzioni.
87
MANCINI 1910, p. 1522-1523; LAFFI 1983, p. 73, nota 90.
88
GROS 1996, pp. 292-296, per i casi ad esempio di Verona (vd. anche CAVALIERI MANASSE 1990) e di
Roma.
89
Vd. GROS 1996, pp. 290-291. Per gli esempi offerti da Roma e Cosa vd. rispettivamente COARELLI
1983, p. 139, Fig. 39, e BROWN et al. 1993, Fig. 4.
90
LAUR-BELART 1959, Pl. I.
82
83

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Lidea che qui si trovasse la curia, non esclude la possibilit che ledifico avesse contemporaneamente funzione cultuale, sia per il carattere fortemente sacrale della curia, sia perch sono
noti casi di curie installate entro templi91. La cronologia di questo lato del foro affidata alla
porzione di sequenza stratigrafica indagata al di sotto della preparazione della rampa daccesso
alledificio circolare. Qui sono stati individuati alcuni strati utilizzati per riempire gli ambienti
della domus sottostante al fine di innalzare il piano di calpestio. Gli strati pi bassi contenevano
materiale riferibile alla seconda met del I sec. a.C. e certamente riconducibili allultima fase di
vita della domus92. Lo strato pi alto, invece, immediatamente a contatto con la preparazione
della rampa daccesso alledificio circolare, ha restituito oltre a materiale e a monete di epoca
augustea93 (Fig. 17) anche un piatto in sigillata nord-italica databile tra let flavia e la prima
met del II sec. d.C., dato che fornisce un termine post quem per la datazione delledificio. Poich sono totalmente assenti frammenti di sigillata africana nella sequenza, possiamo pensare
che ledificio circolare sia stato costruito tra lepoca claudia e quella flavia e che rappresenti latto conclusivo della sistemazione del foro avviata in epoca giulio-claudia. Mancano al momento
elementi datanti per ledificio tripartito, ma considerato che quello circolare sembra adattarsi
alla sua presenza, possiamo ipotizzare che esso sia leggermente anteriore, forse di epoca claudia,
e che sia stato quindi concepito nel momento in cui veniva monumentalizzata lintera piazza
forense94. possibile anche immaginare che per un breve periodo ledificio tripartito abbia
convissuto con la domus settentrionale prima che questa venisse distrutta.

Periodo IV (et tardoantica e medievale)


A questo periodo risale lallestimento di una pavimentazione che riutilizza lastre architettoniche ed un battuto in pietre calcaree di piccolissime dimensioni, individuati nello spazio
compreso tra il decumano e il fronte orientale delledificio circolare. Dallo strato provengono
alcune monete databili al IV sec. d.C. Tali resti, seppur estremamente frammentari, parrebbero
suggerire che almeno ledificio circolare continui ad essere utilizzato fino allepoca tardoantica.
Resta da stabilire, come sopra accennato, la cronologia dellabside che delimita ledificio rettangolare a nord della basilica e la possibilit che questo edificio possa avere avuto la funzione
di chiesa, come ipotizzato da Liliana Giardino95. In ogni caso, tra let tardoantica e quella
medievale il monumento subisce pesanti rimaneggiamenti, volti a rioccupare lo spazio forse
per fini abitativi. Il piano pavimentale viene di nuovo riportato al livello di quelli delle domus
tardo-repubblicane, verosimilmente per meglio sfruttare gli alzati dei muri perimetrali. Viene
ampliato lingresso prospiciente la basilica romana e ne viene aperto un altro lungo il muro
perimetrale orientale. Del pavimento rimangono esclusivamente tre filari di mattoni decorati
con quadrati centrali in rilievo contenenti un motivo a stella anchesso in rilievo (Fig. 18).
Helga Di Giuseppe
CIL X, 1784 (Puteoli), CIL X, 3698, CIL XI, 3614 (Caere), CIL XI, 3805 (Roma): MANCINI 1910,
p. 1533.
92
Tazza in sigillata italica Atlante II, tav. CXXIV, n. 3 (25-20 a.C.), tegame in ceramica a vernice rossa
interna Goudineau 1970, tav. 1, n. 6 (50-20 a.C.).
93
Ceramica a pasta grigia: patera GIARDINO 1980-1981, tav. 81, n. 4 (100-50 aC.), coppe GIARDINO
1980-1981, tav. 82, n. 24 (100-1 a.C.), GIARDINO 1980-1981, tav. 82, n. 31 (100-1 a.C.), GIARDINO
1980-1981, tav. 83, n. 39 (20-1 a.C.); ceramica a vernice nera: coppa Morel 2653a1 (50-1 a.C.). Monete: asse repubblicano di Sesto Pompeo(45/35 a.C.) e asse di Cassius Celer per Augusto (16 a.C.).
94
Ugo Fusco in questo volume.
95
GIARDINO 1980, p. 485. Per levoluzione del centro in epoca tardoantica vd. GIARDINO 1991; P. BOTTINI 1990, EAD. 1991; CAMPIONE 2000, pp. 85-95; FONSECA 2006, BERTELLI 2006, pp. 523-529
91

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Conclusioni
Lo scavo dellangolo nord-occidentale del foro di Grumentum ha restituito dunque informazioni preziosissime sia per la ricostruzione dellurbanistica della citt in epoca tardorepubblicana sia per quella imperiale. Ricapitolando i risultati principali raggiunti, lo scavo
ha permesso di attribuire alla fine del II sec. a.C. loccupazione pi antica del lato occidentale
del foro. Si tratta verosimilmente di abitazioni a carattere modesto che vanno ad inserirsi in
un tessuto urbano gi codificato secondo assi stradali tra loro perpendicolari. Nel corso del I
sec. a.C. si assiste ad una ristrutturazione generale del quartiere abitativo che non sembra per
cambiare gli assetti e gli orientamenti precedenti. Linsieme delle strutture emerse consente di
ricostruire qui i resti di almeno tre domus relative alla parte gravitante sullatrio, separate da
stretti ambitus. Due di essi appaiono inserite in uninsula di 32x48 m, separata dallinsula adiacente da una possibile strada, forse la stessa gi vista da Roselli, perpendicolare al decumano
della citt. I moduli individuati consentono di confermare che le insulae ricostruite in questa
parte della citt da Liliana Giardino con dimensione di 35x75 m avessero una divisione interna
in senso nord-sud, gi individuata da Schmiedt in base alla foto aerea, a circa a 55 m ad ovest
del decumano, dove doveva correre il perimetro occidentale delle domus parzialmente scavate.
La fine del quartiere abitativo sembra in parte essere determinata dalla costruzione di nuovi
edifici in parte da avvenimenti improvvisi, forse un terremoto.
I lavori di ristrutturazione del foro verificatisi tra let giulio-claudia e quella flavia, prevedono la rasatura di quanto rimaneva delle abitazioni pi antiche e la creazione di nuovi piani
di calpestio su cui vengono messi in opera tre edifici monumentali. Nel primo, situato a ridosso
della basilica, si ipotizza un luogo di culto su podio forse dotato di abside, ma pi ampie verifiche vanno effettuate in tal senso. Maggiori certezze si posseggono per ledifico tripartito centrale
che, grazie ai confronti architettonici e alle epigrafi rinvenute a Grumentum, possiamo proporre
trattarsi di una sede di culto ai Lari di Augusto. Nel terzo edificio circolare, anchesso su podio e
preceduto da unesedra, si riconosce un luogo di riunione, forse una curia con funzioni cultuali.
Tali edifici continuano ad essere in qualche modo frequentati fino allepoca tardoantica per essere
poi abbandonati e rioccupati in epoca non meglio precisabile per fini abitativi.
Prospezioni geofisiche e saggi di scavo da condurre nella parte settentrionale e occidentale delle domus e allinterno delledificio tripartito, dove ancora possibile raccogliere informazioni, sarebbero auspicabili al fine di chiarire le complesse problematiche poste dalle indagini
effettuate. Gi i pochi dati raccolti, comunque, consentono di confermare limportanza di
Grumentum tra let repubblicana e tardoantica nel panorama dei centri dellItalia pienamente
romanizzata. Interessante a questo punto della ricerca sarebbe unire la storia urbanistica della
citt a quella prosopografica, al fine di ricostruire il contesto culturale in cui certe scelte sono
state attuate96. Le famiglie aristocratiche che qui si sono concentrate con i loro interessi economici, gli intrecci parentelari e i rapporti con la casa imperiale, devono certamente aver influito
sul destino del centro. A tal proposito non appare fuori luogo ricordare che a Grumentum era
radicata almeno dallepoca tardo-repubblicana97 fino al III sec. d.C.98 la famiglia dei Bruttii
Praesentes. Si tratta di una gens molto colta, dotata di gran gusto letterario e artistico e in rapPer una revisione delle epigrafi di Grumentum vd. da ultimo BUONOPANE 2006-2007.
CIL X, 219 = I2 758 = ILS 5330 = ILLRP 608.
98
Sono noti servi/actores di L. Bruttius Quintius Crispinus (cos. ord. 187) o di suo figlio L. Bruttius Crispinus (cos. ord. 224): CIL X, 238 e GIARDINO 1983, p. 205, n. 57 e probabili liberti della stessa famiglia:
Bruttia Apollonia e Bruttius Oriens (CIL X, 249) e Bruttius Maximinus (CIL X, 256). DI GIUSEPPE 2007,
p. 112, note 142-143.
96
97

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porti amichevoli, politici e parentelari con gli imperatori Adriano e Marco Aurelio. Gli interessi
economici di questa famiglia nel territorio sono di recente riemersi grazie alla scoperta di una
loro villa nel territorio di Marsicovetere (loc. Barricelle), agevolmente collegata a Grumentum,
tramite il fiume La Molinara, affluente dellAgri e la via Erculea che passava non distante da
essa99. I Bruttii grazie al matrimonio contratto tra Bruttia Crispina e Commodo attirarono gli
interessi di Marco Aurelio e suo figlio sulla citt e verosimilmente anche quelli del successore
Settimio Severo, interessi di cui non mancano i riscontri nelle tappe urbanistiche dellabitato,
particolarmente florido proprio tra II e inizi del III sec. d.C. Un primo segnale archeologico
della loro presenza sembrato riconoscibile nella cd. domus con mosaici riccamente arredata
con mosaici e sculture, rifornita ad un certo punto della sua storia con tegole provenienti da
praedia di una coppia imperiale100. Uno studio globale sulle decorazioni scultoree e architettoniche della citt certamente potr rivelare ancora molto sulla presenza di queste famiglie, sulla
loro cultura e sul gusto che qui portarono.
Helga Di Giuseppe Giovanni Ricci

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Lo scavo diretto per conto della soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata da A. Russo,
coordinato sul campo da Maria Pina Gargano, mentre chi scrive responsabile dello studio dellinstrumentum iscritto. Risultati preliminari sono stati pubblicati in RUSSO et al. 2007. La villa identificata grazie alla presenza di un bollo su tegola dei Bruttii Praesentes e di un sigillo in bronzo recante la menzione
di un servo imperiale, vanta oggi sette tegole, tra cui una intera, di C. Bruttius Praesens, verosimilmente
il nonno di Bruttia Crispina a giudicare dalla forma dei bolli e dalla paleografia.
100
Vd. DI GIUSEPPE 2007, pp. 113-114.
99

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LANGOLO NORD-OCCIDENTALE DEL FORO DI GRUMENTUM. UNA PROPOSTA INTERPRETATIVA

155

Fig. 1. Pianta generale


dei rinvenimenti di
scavo (campagna 1995)
nellangolo nord-ovest
del Foro di Grumentum
(rilevo di M. Brizzi,
fuori scala).

Fig. 2. Periodo 1. In grigio


i resti attribuibili al periodo
(elaborazione grafica di H.
Di Giuseppe).

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HELGA DI GIUSEPPE GIOVANNI RICCI

Fig. 3. Periodo 1. Canalette realizzate


con tecniche diverse orientate estovest, rinvenute nellangolo sud-ovest
delledificio circolare (1) e nella zona ad
esso antistante (2) (foto di M. Brizzi).

Fig. 4. Periodo 1. Tavola


dei reperti datanti.
Ceramica a vernice
nera. Patere: 1. Morel
1311a (180-120 a.C.),
2-3. sim. Morel 2284c
(180-100 a.C.), 4.
Morel 2234f1 (150-125
a.C.). 5. Coppa Morel
2653 c1 (120-80 a.C.).

Fig. 5. Media ponderata


della ceramica a vernice
nera databile rinvenuta
durante lo scavo (tot.
frr. 159).

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LANGOLO NORD-OCCIDENTALE DEL FORO DI GRUMENTUM. UNA PROPOSTA INTERPRETATIVA

157

Fig. 6. Periodo 2. Pianta ricostruttiva degli edifici


individuati (elaborazione grafica di H. Di Giuseppe).

Fig. 7. Periodo 2. Pavimento in cocciopesto


dellambiente situato nella zona sud-ovest della
domus settentrionale (foto di M. Brizzi).

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Fig. 8. Periodo 2. Pavimento in signino decorato


con file parallele di tessere bianche e azzurre
alternate e da crocette disposte su due file nellarea
ipoteticamente occupata dallatrio della domus
settentrionale (foto di M. Brizzi).

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HELGA DI GIUSEPPE GIOVANNI RICCI

Fig. 9. Periodo 2. Tavola dei


reperti datanti. Ceramica a
vernice nera. Patere: 1. Morel
2275b1 (100-1 a.C.), 2. Morel
2283b (150-50 a.C.), 3. Morel
2283e1 (150-50 a.C.), 4.
Morel 2274b1 (100-50 a.C.).
Coppe: 5. Morel 2653a1
(120-80 a.C.), 6. Morel 2811b
(120-80), 7. Morel 2953a1
(150-90 a.C.).

Fig. 10. Crollo


unitario di intonaci
parietali nella
parte padronale
della domus
settentrionale.

Fig. 11. Periodo 3. Pianta ricostruttiva degli edifici


individuati (elaborazione grafica di H. Di Giuseppe).

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159

LANGOLO NORD-OCCIDENTALE DEL FORO DI GRUMENTUM. UNA PROPOSTA INTERPRETATIVA

Fig. 12. Periodo


3. In primo piano
a destra porta
ricavata nel muro
settentrionale
delledifici
rettangolare con
abside. In secondo
piano resti della
pavimentazione in
opus sectile dellarea
antistante ledificio
tripartito (foto di
Massimo Brizzi).

Fig. 13. A sinistra particolare della tecnica edilizia impiegata per labside delledificio rettangolare a nord
della basilica. A destra particolare della tecnica edilizia impiegata per il vano daccesso allaula circolare
preceduta da esedra.

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160

HELGA DI GIUSEPPE GIOVANNI RICCI

Fig. 14. Periodo


3. Edificio
tripartito. In
primo piano
edificio con
possibile
funzione cultuale
delimitato da
due strutture
quadrangolari
con absidi aperti
verso unampia
area pavimentata
in opus sectile
(foto di Massimo
Brizzi).

Fig. 15.
Particolare
dellabside
che delimitava
il muro
perimetrale
occidentale del
piccolo ambiente
quadrangolare
(foto di Massimo
Brizzi).

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LANGOLO NORD-OCCIDENTALE DEL FORO DI GRUMENTUM. UNA PROPOSTA INTERPRETATIVA

161

Fig. 16. Periodo 3. Edificio circolare


preceduto da ampia esedra. Nellangolo
in alto dettaglio del gradino che corre
lungo il perimetro interno del tamburo.
Fig. 17. Periodo 3. Tavola dei
reperti datanti. Ceramica a
pasta grigia. Patere: 1. Yntema
2005, tav. 5d (50-10 a.C.).
2. sim. Morel 1252a (200100 o 100-1 a.C.). 3. Coppa
Morel 2271a1 (30-20 a.C.). 4.
Anfora Dressel 2/4 (50 a.C.80 d.C.). Sigillata nord-italica.
5. Piatto Conspectus 42.2.1
(70-150 d.C.).

Fig. 18. Resto di pavimento


in tegole decorate con motivo
a stella in rilievo pertinente a
rioccupazione post-antica non
meglio precisabile.

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MYRIAM PILUTTI NAMER

Appendice a cura di
MYRIAM PILUTTI NAMER

Frammenti scultorei
N. Inventario: 261198 (Fig. 19).
Fascia cronologica: fine I secolo a.C. I/II secolo d.C.
Provenienza: foro, area non specificata compresa tra la basilica e ledificio circolare1.
Materiale: marmo bianco.
Misure: h. cm. 45; l. cm. 30; p. cm. 16.
Descrizione dello stato di conservazione: integro, fortemente corroso.
Descrizione del pezzo: tronco di statua di un giovane maschile nudo, di dimensioni
leggermente inferiori al vero, priva della testa, degli arti e del pube. Lorientamento del tronco
lascia intendere che il peso del corpo dovesse gravare sulla gamba sinistra, non conservata,
in modo che la destra, anchessa non conservata, risultasse in posizione rilasciata, lievemente
flessa. Il tronco presenta inoltre una leggera oscillazione verso sinistra sebbene le spalle si mantengano su una linea semi-orizzontale. La superficie del marmo si presenta fortemente corrosa,
cos che la lettura della muscolatura risulta compromessa, oltre che aggravata da una lacuna di
ampie dimensioni nel pettorale sinistro, che non consente di ricostruire la posizione del braccio
relativo. Ciononostante, evidente come la muscolatura dei pettorali dovesse essere originariamente ampia e ben definita, secondo una linea lievemente arcuata attualmente a stento visibile,
cos come larcata epigastrica, mentre ancora distinguibili restano il retto addominale, la linea
alba di andamento verticale che termina nellombelico e si congiunge allarcata epigastrica con
arcuatura a sinistra appena percettibile, il solco inguinale moderatamente marcato e i muscoli
obliqui poco prominenti; la zona inguinale risulta troppo corrosa per riconoscervi lassenza
o meno di peli pubici, anche se la presenza di due cerchielli disposti lungo una linea semidiagonale potrebbe essere messa in relazione con la presenza di un elemento di copertura. Nella
parte posteriore la lieve oscillazione del corpo a sinistra pi evidente, la resa della muscolatura
dorsale plastica; dei glutei si conservano esclusivamente lattaccatura e parte della muscolatura di destra, ben modellata. Dalla scarsit degli elementi disponibili possibile ricondurre
linterpretazione del torso a una copia di et romana di un originale greco di et classica, forse
del V secolo a.C2.
Bibliografia: VALERI 1997, p. 161.
N. Inventario: 269587 (Fig. 20).
Fascia cronologica: I/II secolo d.C.
Materiale: marmo bianco a cristalli medio-piccoli, di possibile importazione.
Provenienza: edificio rettangolare con abside (US 33, ambiente 6).
Misure: l. cm. 49; : cm. 12,5.
Linformazione fornitami da Vincenzo Scannone, che ringrazio, precisa le indicazioni contenute nel catalogo cartaceo del Museo nazionale archeologico dellalta Val dAgri (foro, area basilica) e nella scheda
compilata da Claudia Valeri (foro, edificio circolare; VALERI 1997, p. 161).
2
Sulle copie in generale vd. scheda n. 262587, nt. 4.
1

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FRAMMENTI SCULTOREI

163

Descrizione dello stato di conservazione: frammentario, ricomposto; la mano presenta tutte le dita spezzate.
Descrizione del pezzo: avambraccio destro e mano di statua di figura che dalla resa
del modellato sembra di poter riconoscere come femminile, di dimensioni superiori al vero;
allinterno dellavambraccio ben visibile lincavo che ne consentiva linserimento attraverso
un perno metallico3; la gradazione dellangolo del gomito indica che il braccio fosse flesso solo
lievemente. Uninterpretazione plausibile del pezzo prevede che esso debba leggersi in relazione
con un secondo frammento di avambraccio (scheda n. 269588) e con il frammento di capigliatura (scheda n. 269589) rinvenuti nella medesima area, e che linsieme si possa riconoscere
come pertinente a una copia di et romana delloriginale greco di una statua femminile interamente o in parte nuda, verisimilmente stante e ponderata sulla gamba destra4.
N. Inventario: 269588 (Fig. 21).
Fascia cronologica: I/II secolo d.C.
Materiale: marmo bianco a cristalli medio-piccoli, di possibile importazione.
Provenienza: edificio rettangolare con abside (US 33, ambiente 6).
Misure: l. cm. 25; : cm. 12,5.
Descrizione dello stato di conservazione: integro.
Descrizione del pezzo: avambraccio di statua di figura che la resa del modellato sembra
caratterizzare come femminile interamente o in parte nuda, di dimensioni superiori al vero, le cui
dimensioni sono coerenti con quelle relative al frammento di avambraccio destro e mano (scheda
n. 269587); dal confronto tra i due possibile interpretare lesemplare in esame come avambraccio
sinistro. Nellestremit di sinistra, allaltezza dellattaccatura del gomito, anche in questo caso ben
visibile lincavo che ne permetteva linserimento al corpo della statua attraverso un perno metallico.
N. Inventario: 269589 (Fig. 22).
Fascia cronologica: I/II secolo d.C.
Materiale: marmo bianco a cristalli medio-piccoli, di possibile importazione.
Provenienza: edificio rettangolare con abside (US 33, ambiente 6).
Misure: h. cm. 12; l. cm. 6,5.
Descrizione dello stato di conservazione: frammentario; le terminazioni risultano
spezzate.
Descrizione del pezzo: frammento di insieme di ciocche ondulate di capigliatura di
statua di dimensioni al vero o lievemente superiori oppure parte terminale della coda di un
satiro o di un cavallo rappresentato su rilievo di grandi dimensioni; linsieme di ciocche di sinistra presenta allestremit inferiore una lavorazione a torciglioni, ed collegata allinsieme di
ciocche di destra tramite un ponticello di dimensioni minute; a partire dallestremit inferiore
Sulle tecniche di lavorazione delle copie vd. TOUCHETTE 2000 e bibliografia ivi indicata.
In generale, sulle copie di et romana di originali greci vd. GASPARRI 1994; CAIN 1998. Sul rapporto
originale/copia vd. ZANKER 1974; RIDGEWAY 1984 e, da ultimo, FLASHAR 2007, pp. 333-372. Sul dibattito in corso sui modi e significati della ricezione romana di modelli greci cfr. HLSCHER 1987; ZANKER
2002; le posizioni di Elain K. Gazda (GAZDA 2002) ed Elen Parry (PARRY 2005) censite e puntualmente
commentate in HALLETT 2005; MARVIN 2008.
Lunica copia fino ad oggi censita e studiata criticamente nel contesto grumentino quella del cosiddetto
Arpocrate rinvenuta nella domus con mosaici, datata da Rosanna Corchia al II secolo d.C. soprattutto
grazie allanalisi del materiale, marmo bianco asiatico, forse da Docimium o da Afrodisia, effettuata da
Patrizio Pensabene (CORCHIA 1983, in part. p. 104, nt. 3).
3
4

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MYRIAM PILUTTI NAMER

di essa, allaltezza della prima curvatura della ciocca in secondo piano vi sul lato destro una
piccola superficie in rilievo priva di decorazione, probabile tramite di appoggio alla statua pertinente. Lanomalia del reperto, non lavorato nella parte retrostante, suggerisce che esso doveva
collocarsi a ridosso di una superficie o appoggiarsi ad essa. Considerate le piccole dimensioni
del pezzo, si rivela difficile proporre confronti stilistici puntuali: se infatti quasi tutte le divinit
nonch molti personaggi, sia maschili che femminili, presentano iconografie che prevedono
ciocche di capelli sciolti sulle spalle o sul petto, solo due elementi sopraggiungono come utili
allinterpretazione, vale a dire la particolarit della lavorazione a torciglioni, localizzata, e la
collocazione della piccola superficie in rilievo che doveva fungere da tramite per lappoggio;
ciononostante, dal momento che il contesto di rinvenimento ha restituito anche i frammenti di
avambraccio destro e mano (scheda n. 269587) e di avambraccio che stato interpretato come
sinistro (scheda n. 269588), si propone di riconoscere il pezzo in esame come frammento di
ciocca di capelli che doveva collocarsi a ridosso del collo della medesima statua, probabilmente
femminile, di dimensioni superiori al vero.
N. Inventario: 269592 (Fig. 23).
Fascia cronologica: fine I secolo a.C. - I secolo d.C.
Materiale: pietra rosso-brunata, di probabile provenienza locale.
Provenienza: edificio rettangolare con abside (US 33, ambiente 6).
Misure: h. cm. 9; l. cm. 11; p. cm. 7.
Descrizione dello stato di conservazione: buono; presenta una scalfitura alla base a
sinistra e una lacuna nella base e nella voluta di destra.
Descrizione del pezzo: si tratta di un capitello a sof dapplique di piccole dimensioni con funzione ornamentale, variante del tipo del capitello corinzieggiante, elemento di
decorazione di lesena o pilastro diffusosi dallet augustea fino in et flavia, che prende il nome
dal caratteristico motivo ornamentale delle volute che si congiungono alla base conchiudendo
la superficie e suggerendo la forma, per lappunto, del sof5. Lesemplare in esame differisce
per dal tipo canonico per lassenza dellornato vegetale, caratterizzato al centro da una foglia
dacanto ancora grecizzante nelle fogliette lanceolate dei lobi e dalla presenza di due viticci a
forma di S allungata, che terminano nelle estremit superiori con due brevi spirali sorrette da
fogliette dacanto ripiegate6, sostituito qui da volute che racchiudono la superficie rettangolare
collegandosi alla base, l dove si innesta una foglia dacqua con unica nervatura centrale, ai lati
della quale sono presenti elementi curvilinei privi di decorazione, uno per ciascun lato. Dalla
foglia, inoltre, si diparte una palmetta in rilievo composta da sette elementi, decorazione tipica
dellet augustea ripresa dallornamentazione delle terracotte etrusco-italiche7, che per la particolare caratterizzazione e lo spessore del rilievo di ciascun elemento trova confronto con motivi
analoghi attestati per esempio nella decorazione di un frammento di architrave proveniente
da Torre Nova, di un rocchio di colonna erratico in marmo da S. Maria in Formarolo, di un
frammento di lastra marmorea da CastellArcione e di una di Nomentum, del fregio ornamentale di unurna attualmente conservata a Madrid e di un frammento del fregio dellOttagono
di Efeso8. La presenza della foglia dacqua invece attestata abbastanza di frequente nel tipo
PENSABENE 1972, p. 212; GANS 1992, pp. 32-40; per la diffusione del tipo, bibliografia precedente e
confronti vd. GANS 1992, p. 33, ntt. 151-156.
6
Cfr. supra nt. 5.
7
PENSABENE 1972, p. 212; per i diversi motivi decorativi delle terracotte etrusco-italiche si rimanda alla
suddivisione in tipi e ai confronti proposti da Arvid Andrn (ANDRN 1940, pp. CCXXV-CCXXVI).
8
Per lesemplare di Torre Nova, datato allet giulio-claudia vd. QUILICI 1974, n. 626, Fig. 1547; per il
5

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FRAMMENTI SCULTOREI

165

del Kelchkapitelle, diffuso tra il I e il II secolo d.C. e caratterizzato dalla presenza di un calice
con uno stelo semplice e ramificato, collocato nellasse del capitello, che termina sotto labaco,
da cui si origina un fiore che orna il centro dei lati dellabaco9. Considerata dunque lassenza di confronti diretti che consentano una datazione incontrovertibile del pezzo, esso si pu
definire come unimitazione del capitello a sof con varianti non canoniche, da collocarsi
nel fenomeno della ricezione a livello locale di forme e maniere urbane, ancora fortemente
influenzate dalla tradizione ellenistico-italica10. Del resto, le difficolt di contestualizzazione
stilistica del pezzo potrebbero essere risolte dallanalisi della funzione di esso: si tratta infatti
di un elemento ornamentale di piccole dimensioni, affine nella funzione ai capitelli di lesena,
anchessi generalmente di piccole dimensioni, raffigurati su urne, sarcofagi e altari funerari11,
pure di essi non vi sono confronti a me noti di materiali dapplique, che sono invece attestati,
anche in esemplari di piccole dimensioni, come elementi di decorazione di templi e santuari
di et ellenistico-romana12, svincolati dalla funzione propriamente strutturale che conservano
invece le semicolonne e i relativi capitelli13.
N. Inventario: 269594 (Fig. 24).
Fascia cronologica: fine I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.
Provenienza: edificio rettangolare con abside (US 33 e 84, ambiente 6).
Materiale: marmo bianco.
Misure: h. cm. 9; l. cm. 29; p. cm. 9.
Descrizione dello stato di conservazione: frammentario; ricomposto di tre frammenti; a partire da sinistra, allestremit del secondo visibile lincavo destinato ad alloggiare un
elemento di fissaggio non conservatosi, molto probabilmente una grappa metallica; allestremit destra del terzo vi un foro di piccole dimensioni, da attribuirsi probabilmente a un restauro
successivo in antico o a una possibile condizione di reimpiego.
rocchio di colonna proveniente da Santa Maria in Formarolo, privo di datazione, vd. DE ROSSI 1970,
n. 62, p. 39, Fig. 60; per il frammento di lastra marmorea da CastellArcione, datato allet flavia, vd.
MARI 1983, p. 256, Fig. 429; per lesemplare di Numentum, privo di datazione, vd. PALA 1976, p. 31,
Fig. 41, p. 33; per il fregio dellurna madrilena, datata al terzo quarto dellet augustea (dimensioni: h.
cm. 29; l. cm. 29; p. cm. 28,5, vd. SINN 1987, n. 93, pp. 114-115, tav. 26 c.d; per il frammento di fregio
efesino vd. HEILMEYER 1970, pp. 79-81, tav. 21 n. 2. Per una suddivisione tipologica di base sul motivo
di decorazione a palmetta vd. infine VON ROHDEN, WINNEFELD 1911, pp. 221-222; cfr. anche GINOUVS,
MARTIN 1985, pp.171-173.
9
PENSABENE 1972, pp. 219-220; GANS 1992, pp. 76-87. Sulla terminologia cfr. GINOUVS, MARTIN 1985,
p. 169.
10
Sulla questione dellellenismo italico vd. BIANCHI BANDINELLI 1971; ID., 1978, pp. 3-78; sulle implicazioni inerenti la decorazione architettonica vd. COCCO 1977, pp. 57-58 e bibliografia ivi indicata.
11
Cfr. in particolare il capitello presente sul lato frontale di unurna, datata allet augustea, di provenienza
sconosciuta e acquisita nel 1972 dal J. Paul Getty Museum di Malibu, dove attualmente conservata (dimensioni: h. cm. 41,5.; l. cm. 66, p. cm. 44,5; SINN 1987, n. 21, pp. 96-97, tav. 9a).

La bibliografia al riguardo esigua; sulla forma decorativa di per s vd. GINOUVS, MARTIN 1985, p.
144; per lo studio, si rimanda come punto di partenza al lavoro di Sbastien Cormier a proposito dei
materiali dapplique del quadriportico del santuario di Mars Mullo nella Gallia occidentale (CORMIER
2006, p. 309). Cfr. inoltre scheda n. 269599.
13
Cfr. nt. 12; sulle semicolonne e i pilastri dapplique nellarchitettura greca dalle origini allet ellenistica
vd. BSING 1970 e le puntualizzazioni e le precisazioni terminologiche tra colonne engage e dapplique
indicate da Roland Martin (MARTIN 1976); sulla decorazione dapplique come possibile espressione del
gusto barocco nellarte greco-romana vd. LYTTELTON 1974, in part. pp. 9-39.
12

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MYRIAM PILUTTI NAMER

Descrizione del pezzo: fregio darmi continuo con armi affastellate a pi piani racchiuso da un sottile listello liscio e composto di quattordici elementi, di cui tredici scudi e un
elmo. Il fregio in esame costituiva con buona probabilit il frontone o lelemento decorativo
dapplique inserito fra i pulvini di coronamento di un monumento funerario di piccole dimensioni14, forse una stele di un tipo attestato per esempio dal monumento del tribuno L.
Nasidienus Agrippinus proveniente da Colonia e attualmente conservato al Louvre, da un
monumento dedicato a un soldato conservato a Bonn e datato allet claudio/neroniana, dalla
stele di Q. Mettius Valens proveniente da Salona, da un frammento di stele proveniente da Beinette15, oppure unara di un tipo raffrontabile a un esemplare conservato al Museo Nazionale
Romano, datato allet neroniana, o allara di M. Antonius Alexander dei Musei Vaticani, o
ancora a quella del liberto Theodorus attualmente al Museo Archeologico Nazionale di Venosa16. Come gi evidenziato da Eugenio Polito, manca uno studio complessivo dei fregi darmi
italici continui17; ciononostante, lesemplare in esame, caratterizzato da una certa disinvoltura
nel trattamento della decorazione delle armi, segnale di un mancato intento realistico sia del
committente che dellartista, pare ben inserirsi allinterno di quel processo di imitazione delle
decorazioni darmi monumentali instauratosi agli inizi dellet imperiale in seguito agli stanziamenti militari e alle deduzioni di colonie di veterani18. Linsieme degli elementi decorativi
rimanda a un quadro cronologico compreso la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C.:
degli scudi, infatti, un unico riconoscibile come scudo circolare con profilo mistilineo e umbone centrale (parma) decorato con motivi a raggiera, ascrivibile a un tipo attestato fra la tarda

Per la bibliografia in materia dapplique vd. scheda n. 269592, nt. 12; sulla storia del fregio darmi
dallet classica al tardo antico, invece, vd. POLITO 1998; sul tipo in questione, cfr. in part. par. 6 pp.
176-178.
15
In generale su questo tipo di stele vd. HOFMANN 1905, pp. 54-70. Per la stele di L. Nasidienus Agrippinus ora al Louvre vd. CIL, XIII, 8270; ESPERANDIEU 1922, n. 6468, pp. 365-366 (con figura e misure: h.
cm. 147; l./p. cm. 46); DEVIJVER 1977, n. N7, p. 595; per lesemplare di Bonn vd. BAUCHHENSS 1978,
n. 3 pp. 24-25, tav. 9 (misure: h. cm. 74; l. cm. 120; p. cm. 50); per la stele di Q. Mettius Valens vd.
CAMBI 1987, p. 263, tav. 46d (misure: h. cm. 248; l. cm. 79; p. cm. 29); per il frammento di Beinette
vd. FERRUA 1948, IX, I, 87 (con figura e misure: h. cm. 205; l. cm. 38; p. cm. 28).
16
Sulla tipologia in generale vd. HESBERG 1994, pp. 197-202. Per lara del Museo Nazionale Romano vd.
BOSCHUNG 1987, n. 705, p. 100, tav. 26 (misure: h. cm. 109,5; l. cm. 75; p. cm. 51); per lesemplare dei
Musei Vaticani vd. ID., n. 993, p. 116, tav. 61 (misure: h. cm. 86; l. cm. 64,5; p. cm. 49); per lara di
Venosa, vd. TODISCO 1996, n. IX A1, pp. 62-63, tavv. XLVI-XLVII (misure: h. cm. 122; l. cm. 104; p.
cm. 70): si tenga per presente che essa decorata con fregio dorico (su questo tipo di decorazione e la
sovrapposizione cronologica nella diffusione del fregio dorico e del fregio continuo vd. POLITO 1998, pp.
132-143; per un nutrito catalogo di esempi di fregio dorico cfr. invece JOULIA 1988, pp. 218-272).
17
POLITO 1998, p. 177, nt. 358. Sulle implicazioni socio/antropologiche e la storia della prassi di dedicare armi cfr. RAWSON 1990; POLITO 1998.
18
Sul fenomeno di diffusione dei monumenti funerari singoli a partire dagli inizi del I sec. a.C. vd.
HESBERG 1994, pp. 38-50; POLITO 1998, pp. 134-135, p. 178; ZANKER 2002, pp. 136-156; cfr. inoltre
le osservazioni di Mario Torelli a proposito del fregio darmi conservato nel Museo di Antichit di Torino (TORELLI 2003, pp. 166-168). Per una rassegna delle decorazioni darmi monumentali a Roma e
in Italia vd. POLITO 1998, pp. 159-169 e bibliografia ivi indicata; pure non si trovato alcun confronto
diretto se non nellorganizzazione spaziale, e ipotizzando che il fregio in esame fosse contraddistinto
dalla panoplia e prevedesse quindi la presenza della corazza anatomica come elemento centrale, attorno
alla quale doveva essere disposta la decorazione, come nellesemplare patavino cit. p. 169, Fig. 11); per
esempi provenienti dalle Gallie vd. ID., pp. 169-175; per alcuni esempi provenienti dal limes renano vd.
ID., pp. 175-176.
14

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FRAMMENTI SCULTOREI

167

Repubblica e i primi decenni dellimpero19; dieci elementi si caratterizzano invece come scudi
ovali con spina fusiforme, il cui tipo attestato nei fregi ellenistici e in quelli romani fino alla
prima et imperiale20, e differiscono nei motivi decorativi, assenti in tre elementi o consistenti
in spirali contrapposte (tre), motivi a zig-zag (due), liste di rinforzo stilizzate (due), palesi fraintendimenti delloriginaria raffigurazione realistica delle armi, latrice di indicazioni dettagliate
sui popoli sconfitti in battaglia dal committente21; le medesime caratteristiche, infine, si notano
sui due scudi esagonali con spina fusiforme22, anchessi differenti nella decorazione: il primo,
infatti, richiama il motivo a mezzelune contrapposte gi riferito allambito celtico23, il secondo
si contraddistingue invece per quanto resta di una decorazione fitomorfica stilizzata i cui racemi
affrontati si innestano nella spina. Lelmo, invece, collocato al centro del secondo frammento,
caratterizzato da unaccentuata tesa circolare, che sostituisce paranuca e frontale genericamente
presenti nel tipo canonico, richiama il tipo molto diffuso dellelmo attico o pseudoattico, che
ha precedenti ellenistici ma ben attestato anche in fregi romani del I secolo a.C. e degli inizi
del seguente24.
N. Inventario: 269599 (Fig. 25).
Materiale: marmo bianco.
Provenienza: edificio rettangolare con abside (US 33, ambiente 6).
Misure: h. 25 cm.; l. 49 cm.; p. 4 cm.
Descrizione dello stato di conservazione: integro.
Descrizione del pezzo: rivestimento dapplique di architrave a due o tre fasce, da leggersi con buona probabilit contestualmente al capitello a sof di piccole dimensioni25.
N. Inventario: 269681 (Fig. 26).
Provenienza: foro, angolo nord-occidentale (US 84, di fianco ad edificio circolare).
Materiale: pietra calcarea locale.
Misure: h. cm. 24; l. cm. 63; p. cm. 63. Taenia: cm. 3. I gola: cm. 10. Listello: cm. 1,5.
II gola: cm. 8.
Descrizione dello stato di conservazione: buono.
Descrizione del pezzo: frammento di cornice, del tipo corinzio canonico26, composto
di taenia, gola rovesciata, modanatura liscia e nuovamente gola rovesciata.
N. Inventario: 269682 (Fig. 27).
Fascia cronologica: II met I secolo d.C.
Provenienza: edificio quadrangolare (US 1).
Materiale: marmo.
Secondo la classificazione effettuata da Eugenio Polito, si tratta del tipo A.3 (vd. POLITO 1998, p. 40).
Si tratta del tipo B.1 (ibidem, p. 42).
21
Essi infatti non sono attestati fra gli stilemi canonici attestati sul tipo degli scudi allungati analizzati da
Eugenio Polito (ibidem, p. 44).
22
Si tratta del tipo B.3 (ibidem, p. 43).
23
Ibidem, p. 44.
24
Ibidem, p. 49.
25
Vd. scheda n. 269592.
26
Nella classificazione terminologica di Ren Ginouvs e Roland Martin si tratta del tipo con modillon
bomb larrire (cfr. GINOUVS, MARTIN 1985b, p. 124).
19
20

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MYRIAM PILUTTI NAMER

Misure: h. cm. 20; l. cm. 25; p. cm. 22, 5. Dimensione delle foglie: h. cm. 7; l. cm. 6,5.
Descrizione dello stato di conservazione: buono; presenta una lacuna alla base nella
parte sinistra.
Descrizione del pezzo: frammento di pulvino di altare funerario. Lesemplare si compone di una base aggettante sulla quale si innesta una copertura a botte con decorazione a fascia
centrale in rilievo formata da due listelli che racchiudono una fascia centrale bombata, alla
quale si congiungono sia a destra che a sinistra due fasce in bassorilievo. A sinistra si conserva la
decorazione originaria, che doveva ripetersi anche sul lato destro, caratterizzata dalla presenza
di cinque foglie dacqua con listello e nervatura centrale unica, di cui tre ben conservate27, che
si sovrappongono ad altri elementi riconoscibili come nervature di lunghe foglie lanceolate,
alla cui estremit si innestava lelemento di raccordo, molto probabilmente uno stilema floreale
(come ad esempio una rosetta)28.
Nellassenza di raffronti diretti, la datazione alla met del I secolo d.C. si ricava per
analogia con esemplari analoghi, come ad esempio il pulvino di unurna datata allet claudiotiberiana e conservata presso il Museo Nazionale Romano che presenta la medesima lavorazione della fascia centrale, un secondo pertinente a unurna datata alla prima et flavia e conservata
a Malibu presso il John Paul Getty Museum caratterizzato dalla presenza, nella fascia centrale,
di una decorazione a foglie dacqua sovrapposte con andamento verticale, un terzo attestato da
unurna conservata presso la biblioteca del Museo Profano in Vaticano e datato tra let neroniana e la prima et flavia, privo di fascia centrale ma contraddistinto da una decorazione con
motivo a lunghe foglie lanceolate29.
N. Inventario: 269683 (Fig. 28).
Provenienza: foro, edificio quadrangolare (US 1).
Materiale: marmo.
Misure: h. cm. 10 cm.; l. cm. 15.
Descrizione dello stato di conservazione: frammentario, fortemente corroso.
Descrizione del pezzo: frammento di base di zoccolo o di colonna o di coronamento di
cornice30, privo di decorazione, di cui si conservano gola rovesciata e modanatura liscia.
Myriam Pilutti Namer

Sul tipo della foglia dacqua vd. GINOUVS, MARTIN 1985, p. 169; sulla diffusione di essa come motivo
decorativo nellarco cronologico compreso tra il I e il II secolo d.C. vd. PENSABENE 1972, pp. 219-220;
GANS 1992, pp. 76-87; nel contesto grumentino esso gi attestato dal capitello a sof di piccole dimensioni (cfr. scheda n. 269592).
28
Si segnala la presenza di un frammento di pulvino composto di sole foglie dacqua e rosetta quadripetali come stilema di raccordo, forse pertinente, nei magazzini del Museo nazionale archeologico della Val
dAgri (cassetta n. 149, inv. 3185; materiale: marmo scolpito; rinvenuto in data 28-30.X.2003; h. cm.
18; l. cm. 20; stato di conservazione: buono).
29
Per lesemplare del Museo Nazionale Romano vd. SINN 1987, n. 45, pp. 102-103, tav. 16; misure: h.
cm. 6; l. cm. 44,5; p. cm. 39); per lesemplare di Malibu vd. EAD., n. 75, pp. 109-110, tav. 22 (misure:
h. cm. 11,5; l. cm. 45,7; p. cm. 40,6); per il pulvino dellurna del Vaticano vd. EAD., n. 202, p.143, tav.
40 (misure: h. cm. 6,5; l. cm. 32; p. cm. 30,1).
30
Per lanalisi dellelemento dello zoccolo vd. GINOUVS, MARTIN 1985b, p. 14; per le basi di colonna,
ibidem, pp. 70-74; per le cornici, ibidem, pp. 119-126.
27

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FRAMMENTI SCULTOREI

Fig. 19. Tronco di statua


di giovane maschile nudo
(n. inventario 261198).

Fig. 21. Avambraccio (sinistro?) di statua (femminile?) di


dimensioni superiori al vero (n. inventario 269588).

Fig. 23. Capitello a sof dapplique di piccole dimensioni


(n. inventario 269592).

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Fig. 20. Avambraccio


destro e mano di statua
(femminile?) di dimensioni
superiori al vero (n.
inventario 269587).

Fig. 22. Frammento di probabile


insieme di ciocche di capigliatura di
statua (femminile?) (n. inventario
269589).

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170

MYRIAM PILUTTI NAMER

Fig. 24. Frammento di fregio


darmi continuo (n. inventario
269594).

Fig. 25. Frammento di


rivestimento dapplique di
architrave a due o tre fasce (n.
inventario 269599).

Fig. 26. Frammento di cornice (n. inventario


269681).

Fig. 27. Frammento di


pulvino di altare funerario
(n. inventario 269682).

Fig. 28. Frammento di base di zoccolo o di colonna o di


coronamento di cornice (n. inventario 269683).

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171

FRAMMENTI SCULTOREI

Elenco abbreviazioni
EAA = Enciclopedia dellarte antica, Classica e Orientale, I-VIII, Roma 1958-1966.
EAA Secondo Supplemento = Enciclopedia dellarte antica, Classica e Orientale. Secondo Supplemento 1971-1994,
I-V, Roma 1994-1997.
LIMC = Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, I-VIII, Zrich und Munchen, 1981-1999.

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BIANCHI BANDINELLI 1978 = R. BIANCHI BANDINELLI, Dallellenismo al medioevo, Roma.
BAUCHHENSS 1978 = G. BAUCHEENSS, Germania Inferior: Bonn und Umgebung, Militrische Grabdenkmler,
(Corpus Signorum Imperii Romani, III, 1), Bonn.
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Grberstraen. Selbdarstellung, Status, Standard, (Mnchen, 28-30 Ottobre 1985), Mnchen.
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CORCHIA 1983 = R. CORCHIA, Torso di fanciullo da Grumentum: un Arpocrate?, Aion, 5, pp. 103-108.
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Franaise de Rome, 84), Roma.
GINOUVS, MARTIN 1985 b= R. GINOUVS, R. MARTIN, Dictionnaire mthodique de larchitecture grecque et
romaine, II: elements constructifs: supports, couvertures, amnagements intrieurs, (Collection de lcole
Franaise de Rome, 84), Roma.

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172

MYRIAM PILUTTI NAMER

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HEILMEYER 1970 = W. D. HEILMEYER, Studien zur Geschichte der Rmischen Architekturdekoration, (Mitteilungen
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HLSCHER 1993 = T. HLSCHER, Rmische Bildsprache als semantisches System, Heidelberg 1987, trad. it. Il
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MARVIN 2008 = M. MARVIN, The language of the Muses, Los Angeles.
PENSABENE 1972 = P. PENSABENE, Scavi di Ostia, VII. I capitelli, Roma.
POLITO 1998 = E. POLITO, Fulgentibus armis. Introduzione allo studio dei fregi darmi antichi, (Xenia Antiqua,
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VON ROHDEN, WINNEFELD 1911 = H. VON ROHDEN, H. WINNEFELD, Architektonische Rmische Tonreliefs der
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ZANKER 2002 = P. ZANKER, Unarte per limpero. Funzioni e intenzione delle immagini nel mondo romano, (Saggi
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INDAGINI GEOFISICHE NELLAREA ARCHEOLOGICA DI GRUMENTUM. TEST 2006

173

ERMANNO FINZI

Indagini geofisiche nellarea archeologica


di Grumentum. Test 2006
Nel corso dellanno 2006, nellambito del Progetto integrato per lapplicazione di tecnologie avanzate ai fini del recupero, dello studio e della fruizione dei Beni Archeologici, sotto
il coordinamento scientifico del prof. Attilio Mastrocinque del Dipartimento di Discipline
storiche, artistiche e geografiche della Facolt di Lettere dellUniversit di Verona, sono stati
effettuati a cura dello scrivente dei rilievi geofisici nellarea archeologica di Grumentum (Pz).
Lindagine stata suddivisa in due fasi, condotte rispettivamente nei mesi di febbraio e settembre 2006 (Fig. 1):

Un rilievo GPR a media risoluzione, condotto mediante un sistema monocanale GSSI


Sir-3000 equipaggiato da unantenna da 400 MHz. Su suggerimento del coordinatore
del Progetto, si ritenuto di concentrare lindagine sulle 4 zone mostrate in Fig. 2, per
un totale di circa 5500 m2. La copertura stata effettuata con maglia di passo 1 m, mentre il fondo scala strumentale stato impostato in funzione della specifica risposta nelle
diverse aree, variando dagli 80 ns nellarea 1 ai 50 ns nellarea 4.

Un infittimento, limitato allarea 1, condotto con tecnica magnetometrica in collaborazione coi colleghi M. Ciminale e D. Gallo del Dipartimento di Geologia e Geofisica
dellUniversit di Bari. Il rilievo stato organizzato secondo una maglia topografica consistente in profili di lunghezza costante pari a 80 m e intervallati fra loro di 0.50 m. La
densit di misure lungo ogni profilo stata pari a circa otto per ogni metro e la superficie
totale indagata ammonta a circa 2300 m2.
Linterpretazione integrata dei rilievi ha consentito il riconoscimento di varie strutture,
che potrebbe risultare utile per la pianificazione di future campagne di scavo. In particolare,
nellarea 1 ad est dellarea forense, la magnetometria si dimostrata particolarmente performante. Dalla mappa magnetica riportata in Fig. 3 possibile riconoscere con estrema chiarezza
un decumano con asse circa nord-sud, lungo il cui lato orientale si allineano una dozzina di
ambienti quadrangolari quasi modulari.
Almeno una decina di essi, quelli pi meridionali, sembrerebbero peraltro relativi ad un
ampio complesso unitario (domus?) che certamente si estende verso est oltre la zona indagata.
A causa delle caratteristiche dei rilievi magnetometrici, non stato possibile coprire la fascia pi
orientale a causa della presenza della recinzione metallica dellarea archeologica che produrrebbe forti disturbi strumentali.
Nellarea 2, interessata dal solo rilievo GPR, stato inoltre possibile circoscrivere topograficamente un edificio a pianta circolare, pressoch affiorante, di cui si verificata la consistenza stratigrafica, valutabile in circa 2 m al di sotto del piano campagna. Considerati gli
ottimi risultati ottenuti nelle aree test, sarebbe auspicabile lestensione dellindagine geofisica
allo scopo dindividuare verificare altre possibili zone con residui caratteri di monumentalit e
definire topograficamente lintero insediamento. Ci pare particolarmente auspicabile e realizzabile per tutto il settore compreso fra larea forense e quella dellanfiteatro, che presenta ottime
caratteristiche di accessibilit e favorevoli condizioni superficiali.
Ermanno Finzi

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ERMANNO FINZI

Fig. 1: Riprese di fasi dei test geofisici. A sinistra rilievo GPR, a destra quello magnetometrico.

Fig. 2: Ubicazione delle aree oggetto delle indagini geofisiche 2006. In grigio le zone coperte
con GPR, in grigliato con la magnetometria.

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INDAGINI GEOFISICHE NELLAREA ARCHEOLOGICA DI GRUMENTUM. TEST 2006

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Fig.3: Mappa delle anomalie magnetiche.

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176

UGO FUSCO

UGO FUSCO
con contributi di
Valentina Roccella, Fiammetta Soriano, Barbara Lepri e Rossana Scavone

La stratigrafia archeologica presso il Tempio D


(campagne di scavo 2005-2007)
Premessa
Nel presente studio presa in esame la stratigrafia archeologica rinvenuta nel corso delle
campagne di scavo effettuate negli anni 2005-2007 presso il Tempio D del Foro di Grumentum
(Fig. 1). Lindagine rientra nel progetto di ricerca promosso dallUniversit degli Studi di Verona,
sotto la direzione scientifica del prof. A. Mastrocinque1. Larea oggetto delle nuove indagini corrisponde a quella del Tempio D e delle sue immediate adiacenze ed ampia oltre mq 500 (Fig.
2). Sono state svolte 3 campagne scavo (2005, 2006, 2007), per una durata complessiva di 7
settimane pari a 38 giorni di lavorativi, con una squadra composta in media da 8 persone a settimana. Lattivit ha consentito di completare lo scavo del bacino stratigrafico presente in 4 cassoni
di fondazione del Tempio D (ambienti II, III, IV, VIII), di realizzare un nuovo saggio (ambienti
XXIX ed esterno XXIX), raggiungendo in tutte le aree lo strato geologico (Fig. 3), e di eseguire la
documentazione grafica e fotografica delle strutture emerse e dello stesso Tempio D2.
In totale sono stati asportati oltre 30 m di deposito archeologico ma lindagine non
pu certamente considerarsi conclusa. La stratigrafia ancora esistente occupa infatti il 49%
della superficie totale mentre lo strato geologico stato raggiunto appena nel 5% dellarea; gli
edifici in conglomerato cementizio occupano laltra met della superficie (46%). Queste prime
indicazioni forniscono gli elementi per comprendere sia i limiti in cui si inseriscono i nuovi
dati sia il quadro di quanto ancora sarebbe da scavare nonch la potenzialit delle informazioni
presenti. noto che il Tempio D stato oggetto di scavi gi a partire dagli inizi del 1700 ad
opera dellarciprete C. Danio mentre gli ultimi interventi di cui si conserva documentazione
nei magazzini del Museo risalgono alla fine del secolo scorso3. Lo scavo ha messo in luce una
1
Desidero ringraziare: il prof. A. Mastrocinque per la fiducia concessa nellaffidarmi larea di scavo e per
linteresse con cui ha seguito le fasi della ricerca; il dott. A. Capano, direttore del Museo Archeologico
Nazionale dellAlta Val DAgri e il geometra R. Albino per la loro disponibilit; la dott.ssa H. Di Giuseppe con la quale ho potuto discutere pi volte alcuni temi inerenti questo lavoro e lo sviluppo urbanistico
di Grumento; i colleghi, dott.ssa F. Candelato, dott. C. G. Malacrino e dott. M. Saracino, con i quali
mi sono confrontato sulla metodologia e sui risultati delle indagini; il dott. G. Ricci con cui ho discusso
alcuni aspetti delle piante composite; i collaboratori V. Roccella e G. Bognandi per lo scavo, F. Soriano
per la grafica, B. Lepri per la ceramica e R. Scavone per i resti faunistici; A. Bertacchi di Copy 3D; inoltre
gli studenti che hanno partecipato allo scavo, tra cui ricordo per limpegno e la costanza: F. Ginelli, F.
Puzzo, J. Pompele, A. Rizzi e C. Toscano.
2
Le piante e i disegni del presente studio sono di F. Soriano, le fotografie di U. Fusco e le tabelle materiali
di B. Lepri.
Sugli scavi di C. Danio presso ledificio interpretato come un fortino si veda: DEL MONACO 1713, pp.
37-40; GIARDINO 1980a, p. 483 e nota 47; EADEM 1981, p. 23 e EADEM 1990a, p. 208; BOTTINI 1997e,

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

177

sequenza stratigrafica che da livelli databili al II-I secolo a.C. giunge sino ad et contemporanea
e in questa occasione sono presi in esame i dati delle prime 7 fasi edilizie, fino al V secolo d.C.
circa (Fig. 4)4. Sono state identificate, scavate e documentate quasi 1500 unit stratigrafiche5.
Durante il lavoro di post-scavo le unit sono state articolate in attivit, gruppi di attivit e fasi
in base agli interventi edilizi individuati6. I risultati sono esposti in ordine cronologico iniziando dalle stratigrafie pi antiche. Ogni fase descritta a partire dalla Sequenza stratigrafica,
segue la Cronologia, che accompagnata da tabelle dei materiali ceramici divisi tra residui, in
fase, dubbi e non identificati7, e termina con lInterpretazione. Infine sono presentate alcune
osservazioni conclusive nelle quali si cercato di contestualizzare i nuovi dati allinterno dello
sviluppo edilizio e monumentale del Foro ed anche unappendice sui resti faunistici. Le fasi
sono illustrate da piante composite che rappresentano le stratigrafie rinvenute8.
Ugo Fusco

La sequenza della fasi


Fase 1 (II-I sec. a.C.)
Sequenza stratigrafi ca (Fig. 5)
A questa prima fase si possono attribuire poche testimonianze9. Si tratta di alcune fosse , attestate su una quota compresa tra m 628,89 e m 629,36 s.l.m, con una profondit media
10

p. 351. Sugli scavi pi recenti, risalenti al 1988-89, promossi in seguito ad un progetto di ricerca tra
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata e listituto di topografia dellUniversit di Roma
La Sapienza (a cura del prof. P. Sommella) e condotti dalla dott.ssa P. Bottini: BOTTINI 1989, p. 537.
Ringrazio la dott.ssa P. Bottini per aver permesso di esaminare i reperti ceramici rinvenuti durante i
suoi interventi. Per una storia degli scavi e delle ricerche nellarea del Foro si veda il contributo di S.
Baschirotto in questo volume.
4
Nella figura sono colorate solo le strutture murarie pertinenti ad ogni fase, con leccezione della fase 2
per la quale presente un battuto.
5
Nel testo utilizzata la sigla US per indicare le unit stratigrafiche positive e negative e USM per le
strutture murarie.
6
Per questa metodologia di analisi della sequenza stratigrafica, cfr. CARANDINI 1991.
7
Nella prima categoria rientrano tutte quelle forme e produzioni sicuramente non attribuibili alla fase;
nella seconda gli elementi datanti, nella terza quei materiali per cui non si ha certezza di attribuzione
cronologica. Lultima parte della tabella riservata a quei frammenti che, pur non riconducibili a nessuna forma o a nessun tipo, possono tuttavia essere inseriti in classi note. Per alcuni di questi riportata
comunque una datazione, proposta in base allosservazione di caratteristiche tecniche, come limpasto
o la decorazione, confrontabili con quelle di frammenti di cui si dispone di confronto certo. Per questo
metodo di analisi, cfr. ARGENTO, DI GIUSEPPE 2006.
Una parte della tabella riservata al totale dei frammenti e al numero di vasi. Questa stima deve essere
considerata ipotetica e comunque valida solo per la fase: il calcolo stato determinato considerando ogni
frammento come pertinente ad un vaso, ad eccezione di quelli che per caratteristiche tecniche o per la
presenza di attacchi sono stati attribuiti ad un unico oggetto. Pur non avendo fatto ricorso a sistemi pi
complessi di stima del numero minimo di vasi (ARTHUR, RICCI 1981; ORTON, TYERS, VINCE 1993), si
ritenuto opportuno proporre anche questo dato per meglio illustrare la frammentariet del materiale.
8
Per la realizzazione delle piante composite, cfr. HARRIS 1987. Al fine di rendere pi chiara la localizzazione delle nuove scoperte, in alcune piante composite fasi 1-5 (Figg. 5, 8, 11, 15, 19) sono state inserite
con legenda strutture non in fase i cassoni di fondazione del Tempio D, fase 6.
9
I rinvenimenti si concentrano solo negli ambienti XXIX ed esterno XXIX.
10
US 1266, 1272, 1275, 1276, 1286 e 1325.

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178

UGO FUSCO

tra cm 5 e cm 14, scavate direttamente nello strato geologico. Le US presentano una forma
allungata o circolare, le pareti sono oblique e il fondo generalmente piano (Fig. 6). Presenta
caratteristiche differenti lUS 1325: si tratta di una fossa circolare pi profonda delle altre11, che
in un secondo momento viene obliterata12 e interessata da un nuovo taglio13 meno profondo
ma di maggiore ampiezza14 (Fig. 6).
I riempimenti delle fosse precedenti sono tra loro simili15 e lasciano supporre un abbandono contemporaneo.
Valentina Roccella

Cronologia (Fig. 7)
Per questa fase i dati cronologici a disposizione sono esigui. I riempimenti di abbandono
delle fosse scavate nel banco hanno restituito infatti soltanto 42 frammenti di ceramica vascolare e 10 di materiale edilizio vario.
Lunico elemento databile costituito da unanfora DRESSEL 5 egea16, la cui produzione
copre un arco cronologico piuttosto ampio dal I secolo a.C. al I secolo d.C., e dalla presenza
di ceramica a vernice nera e pareti sottili, genericamente riconoscibili come produzioni di II-I
secolo a.C. ma purtroppo non attribuibili a nessuna forma a causa delle ridotte dimensioni dei
frammenti. Lassenza di sigillata italica e la posizione stratigrafica delle fosse consentono di poter restringere con sicurezza la datazione alla prima met del secolo, in un momento precedente
la realizzazione delle prime pavimentazioni dellarea del Foro.
In base a queste considerazioni si pu ipotizzare dunque una chiusura delle fosse nel
corso della prima met del I secolo a.C. e pertanto attribuire la prima frequentazione dellarea
almeno agli ultimi due secoli dellet repubblicana.
Barbara Lepri
Classe e/o produzione

Forma

Tipo

Datazione

Ambiente

US

Fr.

Vasi

Anfora

DRESSEL 5

I sec. a.C. - I sec. d.C.

Esterno XXIX

1321, 1324

10

Materiali datanti
Anfora egea
Materiali non id.
Vernice nera
Ceramica a pareti sottili

II-I secolo a.C.

Anfora

C.comune da mensa e dispensa

29

29

Fig. 7. Tabella materiali.

Profondit cm 71, larghezza cm 24.


Il riempimento US 1324 uno strato argillo-limoso, di consistenza plastica, con inclusi costituiti da
pietre calcaree, laterizi, ceramica ed ossa.
13
US 1323.
14
Profondit cm 36, larghezza cm 97.
15
US 1255, 1271, 1273, 1274, 1287 e 1321: strati argillo-sabbiosi, di consistenza compatta, con inclusi
costituiti da pietre calcaree, laterizi, ossa e in alcuni casi ceramica.
16
Ambiente esterno XXIX: US 1321, 1324.
11
12

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

179

Interpretazione
Le US in esame sono state rinvenute al di sopra dello strato geologico e costituiscono
pertanto la prima testimonianza di frequentazione. A causa dei limiti dello scavo non possibile
escludere lesistenza di ulteriori buche o di allineamenti tra esse. Non sono state individuate tracce
di livelli di vita, forse asportati nella fase 2, e si propende per considerare le US come testimonianze di piccole strutture lignee, ad esempio recinti17. Altre buche di palo sono emerse presso i saggi
B e D condotti nel 2006 da C.G. Malacrino vicino al Tempio C18, nellarea opposta a quella in
esame. Le US occupavano i primi livelli di frequentazione e in base ai dati presentati possibile
proporre per la datazione un terminus ante quem alla met del I secolo a.C.
Le US considerate testimoniano la frequentazione dellarea prima del suo utilizzo come Foro,
avvenuto probabilmente nella fase 2. In questa ottica sono da considerare anche i resti di unabitazione privata, datata al III-II secolo a.C., rinvenuta al di sotto della Basilica di et augustea19 e altre
strutture in muratura a secco scoperte al di sotto delledificio circolare, a nord della Basilica e datate
alla fine del II secolo a.C.20. Non pertanto da escludere un collegamento funzionale tra le US rinvenute presso i Templi C e D e la presenza di abitazioni private precedentemente citate.
Ugo Fusco

Fase 2 (prima met I sec. a.C.)


Sequenza stratigrafi ca (Fig. 8)
In questa fase realizzato il primo battuto in terra, di cui si conservata testimonianza in
tutti gli ambienti21. Gli strati hanno caratteristiche omogenee: sono argillosi o argillo-limosi, di
consistenza compatta, con frequenti inclusi di piccole dimensioni22 (Fig. 9). Lo spessore medio
dei battuti compreso tra cm 3 e cm 13. Non si riscontra una quota uniforme ma evidente
una pendenza da nord23, quota m 629,77-78 s.l.m., verso sud24, quota m 629,28-41 s.l.m., con
un dislivello massimo di cm 50.
Valentina Roccella

Cronologia (Fig. 10)


Gli strati relativi alla prima pavimentazione hanno restituito complessivamente 75 frammenti ceramici, di cui 16 pertinenti a materiale edilizio25. Gli unici elementi databili sono coIn base alle dimensioni le US 1323 e 1325 probabilmente avevano funzioni differenti, al momento
non definibili con sicurezza (capanna?).
18
MALACRINO 2008, p. 85 le US 3038, 3058 e p. 86 lUS 3053 realizzata sopra lo strato geologico.
19
NAVA 2004, p. 989, labitazione delimitata ad ovest da sostegni di palo mentre gli altri lati sono realizzati con muratura in ciottoli legati da argilla; sono emersi anche resti di pithoi in terracotta destinati
alla conservazione di olio. Si veda anche il contributo in questo volume.
20
BOTTINI 1996, p. 638 ricorda anche la presenza di materiale archeologico di III e II secolo a.C.; si veda
il contributo di H. Di Giuseppe in questo volume.
21
US 1106, 1240, 1265, 1302, 1315, 1316, 1318, 1333.
22
Pietre calcaree, frammenti laterizi ed in alcuni casi carbone e frammenti ceramici.
23
Ambiente VIII.
24
Ambiente esterno XXIX.
25
Ambiente esterno XXIX: US 1315, 1316; ambiente II: US 1302; ambiente IV: US 1318; ambiente IV
17

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180

UGO FUSCO

stituiti da un bicchiere in ceramica a pareti sottili26 e da alcuni frammenti di una Warzenlampe


a vernice rossa (100/80 a.C. 15 d.C.). Per la datazione del battuto possibile considerare la
data del 100/80 a.C. come termine post quem della fase e fissare come termine ante quem il 50
a.C. circa, in base allassenza di sigillata italica. Infine non possibile attribuire con certezza a
questa fase unanfora greco-italica tarda di produzione campana (250 150 a.C.) e un balsamario fusiforme, databile tra il 200 e il 100 a.C. Potrebbe, infatti, trattarsi di materiale residuo
indizio di una fase pi antica di frequentazione dellarea27.
Barbara Lepri
Classe e/o produzione

Forma

Tipo

Coppa

MARABINI VII, tav.


14, n. 155 = Ricci
1/20, 1/362

Datazione

Amb.

US

Frr.

Vasi

100/75 - 20 a.C.
100/80 a.C. - 15
d.C.

VIII

1240

VIII
1240
Esterno
XXIX 1316

Materiali in fase

Ceramica a pareti sottili


Lucerna

Warzenlampe

C.comune da mensa e dispensa Brocca/anforetta


C.comune da fuoco

DRESSEL 2
COTTON 1979, Fig.

Olla

51, n. 7
DUNCAN 1965,
forma 38b

II - 30 a.C.
150/100 - 1 a.C.

VIII

1240

Balsamario

CAMILLI 1999,
B.11.1.3

200 - 100 a.C.

II

1302

Anfora

Greco-italica tarda

250 - 150 a.C.

II

1302

6
1
1
1
4
3
33
15

6
1
1
1
4
3
30
15

Materiali incerti
Balsamario
Anfora campana
Materiali non id.
Vernice nera
Terra sigillata orientale A
Ceramica a pasta grigia
Ceramica a pareti sottili
Anfora
C.comune sovradipinta
C.comune da mensa e dispensa
C.comune da fuoco

Met II - I sec. a.C.


II - I sec. a.C.

Fig. 10. Tabella materiali.

Interpretazione
Nellambito della prima met del I secolo a.C. si registra una nuova sistemazione dellarea.
Le strutture del fase 1 sono obliterate e al loro posto realizzato un battuto in terra, di cui si conservata traccia in tutti i saggi di scavo. La nuova pavimentazione non limitata per allarea del
Tempio D, ma ulteriori testimonianze sono state rinvenute presso i saggi B e D vicino al Tempio

bis: US 1333; ambiente VIII: US 1240.


26
Tipo RICCI 1/20, 1/362 = MARABINI VII.
27
Vedi fase 1.

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

181

C, datate in via preliminare alla met del I secolo a.C.28, e presso i recenti saggi di scavo localizzati
vicino al lastricato del Foro29. In base ai dati esposti verosimile ipotizzare che il battuto fosse
originariamente esteso ad una vasta area30 e quindi costituisse lesito finale di un nuovo progetto
urbanistico che prevedeva la creazione della prima pavimentazione del Foro31.
Ugo Fusco

Fase 3 (seconda met I sec. a.C.)


Sequenza stratigrafi ca (Fig. 11)
Il battuto in terra della fase 2 sostituito da una nuova pavimentazione in malta, di
cui si conservano testimonianze in quasi tutti gli ambienti32. Si tratta di sottili strati di malta,
di colore bianco, dallo spessore medio di circa cm 4, con rari inclusi calcarei e ceramici (Figg.
12-13). Come nella fase 2, si riscontra una pendenza delle US da nord a sud, con quote da m
629,73-83 s.l.m.33 a m 629,37-45 s.l.m.34, e con un dislivello massimo di cm 46.
realizzata la struttura N, la prima nellarea di scavo con nucleo in conglomerato cementizio35 (Fig. 13), di cui si conserva solo un angolo e a cui si appoggia un lacerto del pavimento in malta US 1294. La struttura costruita senza fossa di fondazione e direttamente sul
battuto della fase 2.
Sono state individuate alcune tracce relative allutilizzo dellarea. Nellambiente VIII
sono presenti numerose piccole fosse di forma e dimensioni differenti36. Tali alloggiamenti
risultano di incerta funzione e verosimilmente potrebbero essere stati realizzati in momenti diversi, nel corso della vita del pavimento US 1176. Inoltre una labile traccia di argilla concotta,
US 1262, posta sul pavimento US 1263 potrebbe indicare unarea di cottura37.
Alcuni livelli sembrano riferirsi ad un momento di abbandono: lUS 125138 uno strato
limo-sabbioso con frammenti di concotto e carbone mentre le US 130139 e 110440 obliterano
i battuti precedenti.
Valentina Roccella
DE SIENA 2007, p. 424; MALACRINO 2008, p. 85 lUS 3034 e p. 86 lUS 3043.
Si tratta dei saggi A, B e C svolti durante la campagna di scavo 2008, i cui dati al momento sono ancora in fase di elaborazione post-scavo da parte della squadra coordinata dallautore. La cronologia delle
pavimentazioni, US 1609 e 1634, si pone comunque nellambito della prima met del I secolo a.C.
30
Fino ad ora sono state rinvenute testimonianze di questo battuto nella zona a sud-est dellasse centrale
del Foro (dimensioni area: circa m 33x72, corrispondenti ad oltre mq 2.300).
31
Lassenza di precedenti battuti potrebbe essere anche spiegata ipotizzando unoperazione di sbancamento e sistemazione dellarea durante la fase 2, ma al momento non sono emerse prove a favore di
questa ipotesi.
32
US 1105, 1176, 1263=1299, 1283, 1293, 1294, 1304.
33
Ambiente VIII.
34
Ambiente esterno XXIX.
35
Ambiente esterno XXIX: USM 1295, 1362. A causa del cattivo stato di conservazione del paramento
non possibile specificarne la tecnica edilizia.
36
US 1199, 1201-07, 1217-21.
37
Ambiente XXIX.
38
Ambiente XXIX.
39
Ambiente IV.
40
Ambiente III.
28
29

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182

UGO FUSCO

Cronologia (Fig. 14)


Lo strato pavimentale e i riempimenti hanno restituito complessivamente 38 frammenti di
materiale ceramico e alcuni frammenti di carbone dallo strato di bruciato US 1251. Le uniche indicazioni cronologiche certe sono fornite dalla presenza di un boccalino in ceramica a pareti sottili, databile nel corso della seconda met del I secolo a.C. 41, e da forme in sigillata italica purtroppo
non identificabili. I materiali in questione provengono dai riempimenti delle fosse rinvenute sul
pavimento US 1176 e pertanto sono riferibili allultimo utilizzo della pavimentazione.
In base a questi elementi e alla cronologia della fase 4 possibile individuare nella prima et
augustea il termine ante quem della fase in esame, mentre risulta di difficile definizione il termine
post quem, per il quale si possono indicare solo genericamente gli anni centrali del I secolo a.C.
Barbara Lepri
Classe e/o produzione

Forma

Tipo

Datazione

Amb.

US

Coppa

MAYET VIIIC, tav.


XII, n. 98

Seconda met I sec.


a.C.

VIII

1200

Frr. Vasi

Materiali in fase
Ceramica a pareti sottili

Materiali non id.


Vernice nera
Terra sigillata italica

Seconda met I sec. a.C. - I sec. d.C.

Ceramica a pareti sottili

Anfora

C.comune sovradipinta
C.comune da mensa e dispensa

21

19

C.comune da fuoco

Fig. 14. Tabella materiali.

Interpretazione
La pavimentazione in malta, rinvenuta anche nei recenti saggi di scavo presso il lastricato del Foro42, interpretabile come un naturale rifacimento del piano di calpestio della piazza forense. Il battuto
si presenta scarsamente conservato e risultano evidenti i segni di usura. Alcune fosse, US 1199, 1201 e
1203, rinvenute nellambiente VIII potrebbero essere connesse alla presenza di strutture lignee.
Non sono emersi sufficienti dati per unesaustiva interpretazione della struttura N, prima
costruzione in cementizio dellarea di scavo e contemporanea al nuovo battuto. La struttura quasi
completamente rasata a causa delledificazione del Tempio D nella fase 6 e lassenza di una fossa di
fondazione fa presumere che fosse poco sviluppata in altezza e non dovesse sostenere un grande peso
(un recinto?). I limiti della struttura non sono stati individuati in quanto proseguono oltre il saggio
di scavo. LUSM 1362 pare proseguire verso nord mentre lUSM 1295 dopo uninterruzione dovuta
forse ad unapertura, continua verso ovest43.
Ugo Fusco
MAYET VIII C.
Saggi A e C della campagna di scavo 2008.
43
Il dato emerge dopo aver effettuato, ad ovest del saggio, una serie di brevi trincee con lausilio di mezzo
meccanico.
41
42

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

183

Fase 4 (fine I sec. a.C.)


Sequenza stratigrafi ca (Fig. 15)
In questa fase si assiste ad una nuova sistemazione edilizia. Sono costruiti due muri paralleli, distanti tra loro m 4,30, con orientamento est ovest e nucleo in conglomerato cementizio: le USM 1072, 1096, 1054, 1108 a sud44 e le USM 1210, 1171 a nord45. La fondazione
USM 1210 realizzata a cavo libero46 mentre le USM 1072 e 1054 hanno un riempimento del
taglio di fondazione47. Gli elevati sono scarsamente conservati in quanto rasati per la costruzione del Tempio D48 e della calcara49: il muro a sud presenta un paramento in reticolato solo
nel lato rivolto verso la piazza, documentato nellambiente IV (Fig. 16), mentre il lato interno
non ha paramento. Per il muro nord incerto se lUSM 120950 possa essere interpretato come
lelevato della fondazione USM 1210. Non sono state rinvenute tracce di pavimentazione nella
parte interna delledificio, ma solo strati pertinenti alle fasi di lavoro del cantiere: letti di malta51
e colmate costituite da livelli argillo-sabbiosi52 deposte per alzare il piano di calpestio. Lunica
pavimentazione in appoggio allUSM 1054 lUS 128953, posta a quota m 629,83 s.l.m. e
spessa circa cm 2 (Fig. 17), che risulta rivolta verso la piazza ed un battuto in terra molto
compatto54, realizzato sul livello di preparazione US 1292.
Sopra il battuto US 1289 sono presenti alcune lenti di malta, US 1288, 1280, attribuibili forse ad attivit di manutenzione delledificio mentre le US 1279 e 1277=1278 possono
riferirsi ad attivit di frequentazione dellarea. In particolare lUS 1277=1278 presenta una
consistente concentrazione di carbone e cenere.
Valentina Roccella

Cronologia (Fig. 18)


La cronologia iniziale della fase fornita da un piatto in sigillata italica55, rinvenuto
nellUS 1269, primo strato in appoggio al muro interno delledificio. Dai riempimenti del suo
taglio di fondazione56 invece provengono solo il fondo di un balsamario in ceramica comune a
pasta grigia non databile con precisione, e frammenti di ceramica a pareti sottili riconoscibili
Ambienti II, III, IV e lato ovest.
Ambiente VIII e lato ovest.
46
Il taglio di fondazione lUS 1244.
47
Ambiente II: taglio di fondazione US 1270, riempimento US 1300; ambiente IV bis: taglio di fondazione US 1331, riempimento US 1330.
48
Fase 6.
49
Fase 7.
50
Ambiente VIII.
51
Ambiente II: US 1223; ambiente IV bis: US 1319, 1328.
52
US 1168, 1170, 1183, 1269, 1314, 1187, 1320, 1322, 1327, 1329; i livelli presentano inclusi di pietre
calcaree, ossa, carbone, laterizi, ceramica e metalli. LUS 1183 presenta una particolare concentrazione
di metalli.
53
Ambiente IV. Potrebbe avere la stessa funzione di pavimento anche lUS 1103, quota m 629,78 s.l.m.,
visibile solo in sezione nellambiente III, cfr. Fig. 29.
54
Gli inclusi sono: pietra calcarea, frammenti di laterizi, ceramica, malta e concotto.
55
CONSPECTUS 1.1.3 (40-15 a.C.)
56
US 1300, 1330.
44
45

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184

UGO FUSCO

come produzioni della seconda met del I secolo a.C. in base alle caratteristiche dellimpasto.
La maggior parte del materiale stato rinvenuto negli strati di rialzamento del piano di calpestio, che hanno restituito complessivamente 434 frammenti di ceramica vascolare e 64 di
materiale edilizio vario57.
Gli elementi utili ai fini della definizione cronologica sono costituiti da forme in sigillata
italica databili complessivamente tra la media e la piena et augustea58. I dati cronologici provenienti dalla ceramica comune ad esse associata sono coerenti con la datazione delle classi fini,
essendo attestate olle di produzione locale della fine del I secolo a.C.59
Barbara Lepri
Classe e/o
produzione

Forma

Tipo

Datazione

Amb.

US

Frr.

Vasi

Materiali residui
Anfora campana
Vernice nera

Anfora
Patera

Greco i talica tarda


MOREL 2266a 1

250 - 150 a.C.


150/100 - 50 a.C.

II
VIII

1269
1170

2
1

1
1

Materiali in fase
Terra sigillata italica

Piatto

CONSPECTUS 1.1.3

40 - 15 a.C.

II

1269

Terra sigillata italica


Terra sigillata italica

Piatto
Piatto

Et augustea
Et augustea

VIII
VIII

1168,1176
1170

1
1

1
1

Terra sigillata italica

Piatto

CONSPECTUS 7.1.1
CONSPECTUS B2.4
variante di CONSPECTUS 4.3.1

II

1183

Vernice nera
Ceramica a pareti
sottili
Ceramica a pasta
grigia

Coppa

II

1183

VIII

1168

Patera

MOREL l 2361a 1
MAYET VIII, tav. XII,
n. 98
GIARDINO 1980b,
Fig. 81, n. 1

Et augustea
Seconda met I sec.
a.C.
Seconda met I sec.
a.C.
I sec. a.C. - et
augustea

IV bis

1322

Balsamario piriforme

CAMILLI 1999,
C.23.1

Seconda met I sec.


a.C.

II

1183

Balsamario
Lucerna

Bicchiere

Lucerna con becco


ad incudine

DRESSEL 3

100/80 - 10 a.C.

II

1183

Et augustea - et
tiberiana

VIII

1168

Lucerna a volute

BAILEY 1980, F -G
Q1090, tav. 38

C. comune da mensa
e dispensa

Olla

DE VINCENZO 2003,
tav. V, n. 28

Fine I sec. a.C.

II

1269

C. comune da mensa
e dispensa

Olla

DE VINCENZO 2003,
tav. V, n. 28

Fine I sec. a.C.

IV

1327

Olla ansata

DERU, PAICHELER
2000, p. 445, n. 10.2

50 - 25 a.C.

II

1183

Lucerna

C. comune da mensa
e dispensa

US 1183, 1328, 1327, 1322, 1320, 1187, 1292, 1289, 1170, 1168.
Piatti tipo CONSPECTUS 1.3.3; 4.3.1; 7.1.1; B 2.4.
59
La maggior parte degli orli in ceramica comune, sia da mensa e dispensa che da fuoco, sono riferibili
a olle con orlo a mandorla che trovano confronto con il materiale rinvenuto nel complesso rurale grumentino di et repubblicana, situato in localit Valloni, cfr. DE VINCENZO 2003. Olle di questo tipo
sono attestate nella fase V della fattoria (fine I secolo a.C.), ma la forma generalmente attestata in Italia
dal I secolo a.C. alla met del I secolo d.C. Si preferito proporre un confronto con questo contesto,
piuttosto che con quello dei repertori tradizionali, per le notevoli affinit morfologiche e ceramologiche
degli oggetti.
57
58

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19/04/2009 17.09.46

185

LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

Materiali incerti
COTTON 1979, Fig.
Vernice nera

Coppa

Vernice nera

Coppa

C.comune da fuoco

Olla

C.comune da fuoco
Instrumentum
Vernice nera
Terra sigillata italica
Ceramica a pareti
sottili
Balsamario
Ceramica a pasta
grigia
Anfora
Lucerna
C.comune sovradipinta
C.comune da mensa
e dispensa
C.comune da fuoco
C.a vernice rossa
interna
Grandi contenitori

Olla
Peso da telaio

20, n. 8
COTTON 1979, Fig.
23, n. 20
DYSON 1976, Fig. 34
PD 69
COTTON 1979, Fig.
52, n. 34
Non id.

I sec. a.C.

II

1183

I sec. a.C.

II

1183

100 - 30 a.C.
I sec. a.C. - met I
sec. d.C.
I sec. a.C.?

IV bis

1187

VIII
II

1168
1183

Seconda met I sec. a.C. - met I sec. d.C.

1
1
27
8

1
1
25
5

I sec. a.C. - inizi I sec. d.C.


I sec. a.C.

56
12

36
9

II - I sec. a.C.
I sec. a.C. - I sec. d.C.
Fine I sec. a.C. - met I sec. d.C.

7
36
43

7
27
11

15

12

121
67

90
41

2
2

2
1

I sec. a.C. - I sec. d.C.

Fig. 18. Tabella materiali.

Interpretazione
Le nuove strutture murarie costituiscono il proseguimento verso ovest di un edificio
noto da precedenti scavi e interpretato come una Porticus delimitante i tre lati della piazza del
Foro60. Ledificio composto dal muro di fondo, decorato da intonaco rosso, con paramento in
reticolato61 e dal muro con funzione di portico che presenta il paramento in reticolato solo nel
lato rivolto verso la piazza62 e sulla cui sommit posto un filare di grossi blocchi squadrati di
calcare costituente il piano di spiccato delle colonne in laterizio. La costruzione della Porticus
posta dagli scavatori nella seconda met del I secolo a.C.63 Non sono state rinvenute tracce
delloriginaria pavimentazione di et augustea64, ipotizzata in lastre calcaree come quelle del
NAVA 2004, pp. 986-987; EADEM 2005, pp. 358-361 e si veda il contributo della dott.ssa M.L. Nava
in questo volume.
61
Corrispondente alle USM 1210 e 1171 degli scavi presso il Tempio D.
62
Corrispondente alle USM 1072, 1096, 1054 e 1108 degli scavi presso il Tempio D.
63
Non sono presenti indizi per identificare ledificio in esame con la Porticus fatta costruire dallarchitetto
Titus Vettius nel 43 a.C. e menzionata in CIL X, 8093; sulliscrizione da ultimo BUONOPANE 2006-2007,
pp. 330-331.
64
Lo scavo ha portato alla luce tracce di una pavimentazione in battuto in malta datata agli inizi del IV
secolo d.C. e di un suo rifacimento in et tardo-antica.
60

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186

UGO FUSCO

basamento delle colonne del portico. I recenti scavi hanno confermato la datazione delledificio
in et augustea. Anche in questo caso non stata rinvenuta alcuna testimonianza delloriginaria
pavimentazione interna, probabilmente demolita in seguito alledificazione del Tempio D nella
fase 6, ma sono state indagate solo le colmate di rialzamento del piano di calpestio. La novit
principale emersa dalle ricerche costituita dal rinvenimento del piano pavimentale delledificio verso la piazza, lUS 1289, un compatto battuto in terra65.
Inoltre il gran numero di intonaci rinvenuti nelle colmate della fase 666 confermano
lesistenza della decorazione interna.
Non stato possibile definire con sicurezza il limite delledifico verso ovest a causa della
presenza della viabilit centrale, lastricata nel corso della prima met del II secolo d.C.67
Ugo Fusco

Fase 5 (entro la prima met del I sec. d.C.)


Sequenza stratigrafi ca (Fig. 19)
Le testimonianze attribuibili a questa fase sono scarse e sporadiche. Lunica sequenza
stratigrafica presente nellambiente IV, ove i livelli di frequentazione della fase precedente
sono obliterati dalle US 1267, 1268, 1261 e 1262 poste per rialzare il livello di calpestio e
creare probabilmente un nuovo piano, US 1188=1256 (Figg. 20-21), costituito da un battuto
in malta, spessore medio di circa cm 4, posto a quota m 630,01-06 s.l.m.
Nellambiente XXIX costruito il muro USM 1167, in conglomerato cementizio e con
paramento in pietrame irregolare, a vista sul lato sud e contro terra sul lato orientale68. A questo
orizzonte cronologico potrebbero riferirsi anche due strutture in conglomerato cementizio di
incerta funzione, USM 108169 e 117270 ed altre testimonianze nellambiente III e XXIX71.
Ad una fase di abbandono appartiene lUS 1252, strato argilloso con numerosi inclusi72,
che si appoggia al paramento dellUSM 1167 per tutta la sua altezza.
Valentina Roccella

I dati raccolti durante la campagna di scavo 2008 portano ad ipotizzare che ledificazione dellattuale
portico sia dovuta ad una successiva fase edilizia, tesi gi formulata per il lato meridionale da DE SIENA
2007, p. 424. Il muro su cui posto lo stilobate, costituito da un filare di grossi blocchi squadrati di
calcare con al di sopra le colonne in laterizio, presenta evidenti segni di un livellamento e rasatura realizzata in maniera non regolare. Ledifico avrebbe pertanto due fasi costruttive, di cui la prima risulterebbe
ancora di incerta ricostruzione (portico?) e la seconda corrisponderebbe allattuale portico.
66
Ambiente II: US 1026; ambiente IV: US 1009; ambiente VIII: US 1051.
67
NAVA 2005, p. 363.
68
incerto se lUS 1438, strato di malta bianca rinvenuto in sezione lungo il limite ovest del saggio, sia
da interpretare come una nuova pavimentazione posta sopra lUS 1263=1299 e in relazione allUSM
1167, di cui lUSM 1303, ambiente XXX, forse il suo proseguimento verso ovest.
69
LUSM si appoggia al muro USM 1072 e potrebbe essere un pilastro.
70
La struttura, che si appoggia allUSM 1171, sembra presentare sulla superficie unimpronta di lastra.
Al momento non possibile proporre ulteriori considerazioni.
71
Ambiente III: un taglio visibile in sezione e il suo riempimento in ghiaia: US 1101 e 1100; ambiente
XXIX: lacerto di muro in conglomerato cementizio USM 1308 costruito sopra uno strato di ghiaia, US
1442.
72
Pietre calcaree, frammenti laterizi.
65

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187

LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

Cronologia (Fig. 22)


Anche in questa fase il materiale ceramico proviene da uno degli strati di rialzamento del
piano pavimentale, US 1268, di cui databile con precisione solo una lucerna a volute 73.
Per quanto riguarda invece la cronologia della nuova struttura muraria, USM 1167, i
dati a disposizione provengono dallo strato US 1245, gettato per la sua messa in opera. Gli
unici elementi databili sono costituiti da un frammento di vetro verde chiaro, riconducibile ad
una coppa ISINGS 3, e il frammento di una spalla di lucerna a volute, genericamente databile tra
linizio e la met del I secolo d.C.
Barbara Lepri
Classe e/o produzione

Forma

Tipo

Datazione

Amb.

US

Frr. Vasi

Lucerna a volute

BAILEY 1980, Tipo F, Q 1090

IV

1268

Anforetta

COTTON 1979, Fig. 46, n. 6

Tardo I secolo
a.C. - primo
trentennio I sec.
d.C.
Seconda met I
sec. a.C. -met I
sec. d.C.

IV

1268

Olla

DE VINCENZO 2003, tav.V, n. 28

Fine I sec. a.C.

IV

1268

Coppa costolata

ISINGS 3

Fine I sec. a.C.met I sec. d.C.

XXIX 1245

II - I sec. a.C.

Seconda met I sec. a.C. - I sec. d.C.

Fine I sec. a.C. - inizi I sec. d.C.

I sec. a.C.

Inizi - met I sec. d.C.

Anfora

C.comune da mensa e
dispensa
C.comune sovradipinta

1
1

1
1

C.comune da fuoco

Grandi contenitori

Materiali in fase

Lucerna
C.comune da mensa e
dispensa
C.comune da fuoco
Vetro
Materiali non id.
Vernice nera
Terra sigillata italica
Ceramica a pareti
sottili
Balsamario
Lucerna

Fig. 22. Tabella materiali.

Interpretazione
La fase 5 interpretabile come un momento di ristrutturazioni sia nelledificio della fase
4 sia nelle sue adiacenze a sud. documentato un rialzamento del piano di calpestio nel lato
rivolto verso la piazza per realizzare un nuovo livello, lUS 1188=1256. In occasione della sua
73

BAILEY 1980, Tipo F, Q 1090: tardo I secolo a.C.- primo trentennio I secolo d.C.

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188

UGO FUSCO

obliterazione lUS risulta tagliata da una fossa74, che potrebbe essere interpretata come trincea
di spoliazione di un elemento collegato con ledificio della fase 4 e asportato in occasione del
nuovo progetto edilizio della fase 675. Sono realizzate altre strutture murarie (USM 1081, 1172,
1308) di cui per non possibile definire con chiarezza la funzione. La fronte sud delledificio
della fase 4 non libera ma in aggiunta alla struttura N della fase 3, probabilmente ancora
visibile, edificata unaltra struttura76.
Ugo Fusco

Fase 6 (intorno alla met I sec. d.C.)


Sequenza stratigrafi ca (Fig. 23) 77
In questa fase costruito il Tempio D, di cui sono presentate alcune note pertinenti
allarchitettura emerse durante lo scavo78.
Il Tempio D ha un orientamento nord-est/sud-ovest, occupa il lato settentrionale del
Foro in posizione asimmetrica rispetto alla piazza ed fiancheggiato lungo il lato occidentale
dallasse stradale centrale79.
Il podio, a pianta rettangolare80, presenta il paramento in reticolato su tre lati81 mentre
il quarto82, a sud, in quasi reticolato e non era originariamente visibile in quanto occupato
dalla fondazione della gradinata daccesso. I muri con paramento in reticolato dovevano essere
rivestiti da intonaco83 come mostrano alcune tracce presenti sul lato orientale84. Il podio decorato alla base da una cornice in pietra arenaria costituita in totale da 49 blocchi di dimensioni
diverse85, che occupa interamente solo il lato nord86. La fondazione di tipo a telaio87, che
prevede la realizzazione di cassoni in conglomerato cementizio88 con paramento in pietrame
US 1247: pareti verticali, fondo piano, orientamento nord-sud. Il lato sud dellUS tagliato dalle
USM della fase 6.
75
I limiti del saggio non consentono di proporre uninterpretazione esaustiva. Si pu ipotizzare in base
allandamento regolare della fossa e alla profondit del taglio, circa cm 30, che lelemento asportato fosse
una conduttura idrica.
76
USM 1167.
77
Durante gli scavi del 1988-89 un cassone di fondazione del Tempio stato completamente scavato, ma
non stato possibile individuarlo con certezza (ambiente XXVIII ?).
78
Si veda anche quanto detto in GIARDINO 1980a, pp. 483-484. Lo studio integrale del monumento sar
presentato in occasione della pubblicazione definitiva degli scavi.
79
La viabilit, larga m 3,60-4, risulta lastricata nel corso del II secolo d.C. e utilizzata fino al IV-V secolo
d.C.: GIARDINO 1981, p. 23; EADEM 1990b, p. 136; EADEM 1994, p. 895; BOTTINI 1997c, p. 185; NAVA
2004, p. 990; EADEM 2005, p. 363.
80
Dimensioni: m 23,41x13,65; altezza podio conservato m 1,20-2,68.
81
USM 1008, lato ovest; USM 1110, lato nord; USM 1005, lato est.
82
USM 1000.
83
US 1123, 1404, 1405.
84
USM 1005.
85
USM 1023, con 17 blocchi sul lato ovest; USM 1022, con 12 blocchi sul lato nord; USM 1017, con
20 blocchi sul lato est.
74

86

Lungo il lato ovest la cornice lunga m 18,87 e si interrompe a m 4,81 dallo spigolo del lato sud; lungo il
lato est lunga m 18,78 e si interrompe a m 4,85 dallo spigolo del lato sud.
87
GIULIANI 2006, p. 166.
88

Sono presenti 7 cassoni sui lati lunghi e 4 su quelli brevi per un totale di 28: USM 1000, 1001, 1002,

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

189

irregolare riempiti di terra e sabbia89. La sostruzione per la gradinata di accesso in conglomerato cementizio con paramento in pietrame irregolare90, divisa in 3 ambienti91. Non si conserva
alcuna testimonianza dellelevato del Tempio ed stata ipotizzata la presenza di un pronao poco
profondo92, corrispondente a 1/3 circa della lunghezza totale delledificio, e la cella unica93.
La costruzione delledificio templare ha comportato la rasatura e lobliterazione delle
strutture murarie delle fasi 3-5 e di altre USM parzialmente visibili lungo i lati orientale e settentrionale dellarea94. Dopo questa attivit realizzato un livellamento del piano con la gettata
di alcune colmate95 (Figg. 25-26) molto simili tra loro, composte da matrice sabbiosa e inclusi
di vario tipo e dimensioni96. Contemporaneamente sono costruiti i cassoni di fondazione, a
loro volta riempiti da strati di sabbia e terra. Sono stati individuati diversi livelli di fondazione,
attestati anche nei muri relativi allo stesso cassone97, che potrebbero rappresentare un indizio
per lesistenza di diverse fasi di cantiere98.
stato inizialmente proposto di ricostruire ununica gradinata di accesso occupante
tutto il lato meridionale del Tempio D99; in seguito alle recenti ricerche possibile formulare
unaltra ipotesi. Sono state individuate presso i lati est ed ovest alcune piattaforme in opera
cementizia100 che si estendono per una lunghezza pari a quella in cui assente la cornice del
podio. Le strutture in cementizio potrebbero costituire le fondazioni di due scalinate, per cui
il sistema di accesso alledificio sarebbe articolato su strette scale laterali che portano ad una
zona di disimpegno, ricavata nellavancorpo centrale, da cui poi inizia la scala frontale, di an1003, 1005, 1006, 1008, 1011, 1013, 1027, 1110, 1111, 1112, 1113, 1114, 1115, 1116, 1117, 1119,
1370, 1371, 1372, 1373, 1374, 1375, 1376, 1377, 1378, 1379, 1380, 1381, 1382, 1383, 1384, 1385,
1386, 1387, 1388, 1389, 1390, 1391, 1392, 1393, 1394, 1395, 1396.
89
Lo scavo ha interessato alcuni cassoni di fondazione (ambienti II, III, IV, VIII) in gran parte gi svuotati in seguito alle trasformazioni edilizie della fase 7 e di quelle moderne. La descrizione delloriginario
riempimento ricordata da DEL MONACO 1713, p. 39 il quale afferma ripiene tutte (i cassoni di
fondazione) di buona e ben calcata arena, che non pu indi estrarsi senza molta fatica .
90
Dimensioni: m 17x3,68.
91
Ambienti XXIX, XXX e XXXI.
92
La dimensione del pronao ricavabile dalla disposizione dei primi 8 cassoni di fondazione.
93
GIARDINO 1980a, p. 484; inoltre la studiosa in base ad una notizia riportata da DEL MONACO 1713, p.
40 propone lappartenenza delle colonne dellelevato allordine tuscanico.
94
Sul lato orientale (Figg. 5 e 24) presente un edificio (USM 1018, 1020, 1021, 1125, 1193, 1194,
intonaco US 1398) dotato di unapertura, poi chiusa (USM 1019), che stato costruito dopo la fase 4,
in quanto si appoggia al muro USM 1118, ed vissuto fino alla fase 6. A causa degli angusti limiti del
saggio non stato effettuato uno scavo per determinare la cronologia assoluta. Alla medesima cronologia
relativa appartiene probabilmente anche lUSM 1214. Nellangolo nord est sono stati rinvenuti i resti di
una struttura, oggetto di precedenti scavi, di cui si conserva un angolo con alcuni gradini (USM 1195,
1196, 1227) e tracce di intonaco (1212, 1226, 1225, 1232). Ledificio continua oltre i limiti di scavo e
probabilmente precedente la fase 6. Sulledificio L, vedi il paragrafo Conclusioni.
95
Ambiente II: US 1026; ambiente IV: US 1009; ambiente VIII: US 1051.
96
Pietre calcaree, ossa animali, frammenti ceramici e laterizi. La presenza di un gran numero di frammenti di intonaco policromo e bianco potrebbe riferirsi alla distruzione delledificio della fase 4, come
fa ipotizzare il loro esclusivo rinvenimento nei cassoni anteriori del Tempio. Tra i materiali rinvenuti
nelle campagne di scavo 1988-89 nei cassoni riferibili alla cella del Tempio attestato un numero molto
esiguo di frammenti di intonaco.
97
Ad esempio nellambiente VIII si riconoscono tre livelli: USM 1234, 1233, 1002.
98
Non sembra probabile ipotizzare che le diverse USM indichino lesistenza di un edificio pi antico.
99
GIARDINO 1980a, pp. 483-484.
100
Lato ovest: USM 1109, 1107; lato est: USM 1016, 1014.

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190

UGO FUSCO

damento contrario, che conduce al pronao101. Le gradinate, ora non pi visibili, sarebbero state
distrutte in un momento successivo, probabilmente durante la fase 7.
Ugo Fusco - Valentina Roccella

Cronologia (Fig. 27)


Le colmate di riempimento delle fondazioni del Tempio D hanno restituito complessivamente 157 frammenti di ceramica vascolare, 46 di materiale edilizio, e 844 di intonaco
bianco e policromo. Il termine iniziale per la datazione della costruzione delledificio fornito
dal riempimento (US 1246) di una trincea di spoliazione (US 1247) di una struttura forse
collegata alledificio della fase 4. Si tratta di un boccalino di produzione betica del tipo MAYET
XX C di et tiberiano-claudia.
Il materiale rinvenuto nelle fondazioni del Tempio D si presenta di dimensioni piuttosto
ridotte e il rapporto tra il numero di frammenti e il numero di vasi pressoch pari a 1, indizio
che il materiale stato oggetto di diversi spostamenti prima della sua ultima giacitura. La notevole presenza di forme di et augustea da considerarsi del tutto residua e da attribuire alla
frequentazione delledificio della fase 4. La definizione del termine ante quem fissata agli anni
centrali del I secolo d.C., in base ad alcune considerazioni: la presenza di forme in sigillata italica e pareti sottili di et tiberiano-claudia e la totale assenza di importazioni africane102. Inoltre
tra i boccalini in ceramica a pareti sottili, alcuni tipi hanno una produzione almeno per tutto il
I secolo d.C., come nel caso del boccalino RICCI 1/103, ma lassenza di rivestimento consente
di collocare questi esemplari nella prima fase della produzione103.
In conclusione possibile collocare la costruzione del Tempio D negli anni centrali del
I secolo d.C., che rappresenta probabilmente uno dei momenti di maggiore impulso edilizio
del Foro104.
Barbara Lepri
Classe e/o produzione

Forma

Tipo

Datazione

Amb.

US

Frr.

Vasi

Terra sigillata italica*

Coppa

Non id.

10 a.C. - 10 d.C.

IV

1009

Terra sigillata italica**

Piatto

CONSPECTUS 2.1.2

15 - 1 a.C.

IV

1009

Terra sigillata italica

Coppa

CONSPECTUS 12.4.1

Et augustea

VIII

1051

Bicchiere

MARABINI XXXVI,
tav. 19, n. 192

Et augustea

II

1026

Materiali residui

Ceramica a pareti sottili

Lesistenza di scalinate laterali darebbe una spiegazione anche allinterruzione improvvisa della cornice
del podio lungo i lati est ed ovest. Il sistema di accesso appena descritto trova un puntuale confronto a
Roma presso il Tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare: AMICI 1991, p. 33. Anche il Tempio C
del Foro di Grumento dotato di due scale laterali: BOTTINI 1991, p. 565.
102
Linizio dellimportazione in Italia delle forme in terra sigillata africana A sono infatti attestate a partire
dallet flavia e la citt di Grumentum dimostra di non fare eccezione, cfr. il contributo di E. Tommasella
in questo volume.
103
A questo proposito la presenza di soli 2 frammenti di vasi ingobbiati, non attribuibili ad alcuna forma,
costituirebbe un ulteriore indizio per una datazione agli anni centrali del I secolo d.C.
104
I dati provenienti dalla campagna di scavo 2008 sembrano confermare questa ipotesi: i piani sottostanti le lastre pavimentali presentano infatti una cronologia compresa nellarco della prima met del I
secolo d.C., e restituiscono ceramica molto simile a quella rinvenuta nelle stratigrafie del Tempio D.
101

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

Materiali residui non id.


Vernice nera

Materiali in fase
Terra sigillata italica

Coppa

CONSPECTUS 36.2.1

Et tiberiana

II

1026

Terra sigillata italica

Coppa

CONSPECTUS 33.4.1

Et tiberiana - et flavia

VIII

1051

Terra sigillata italica

Coppa

CONSPECTUS 26.2.1
RICCI 1/103 =
MARABINI LI
MAYET XXC, tav.
XXV, n. 193
sim.MAYET XXXII,
tav. XXXII, n. 252
OSTIA II, Fig. 467
sim. DI GIOVANNI
1996, Fig. 6, n. 11

Prima met I sec. d.C.


Tarda et augustea/tiberiana
- claudia

II

1026

II

1026

IV

1246

Et tiberiana - flavia

IV

1009

Et claudia

IV

1009

Prima met I sec. d.C.

II

1026

II

1026

II

1026

VIII

1051

Ceramica a pareti sottili

Boccalino

Ceramica a pareti sottili

Boccalino

Ceramica a pareti sottili

Coppa

C. comune da fuoco

Incensiere

C. comune da fuoco

Olla

Materiali incerti
Seconda met I sec. a.C. inizi I sec. d.C.
Seconda met I sec. a.C - I
sec. d.C.
Seconda met I sec. a.C. - I
sec. d.C.

Anfora italica

Anfora

DRESSEL 1C

Anfora italica

Anfora

DRESSEL 2/4

Anfora italica

Anfora

DRESSEL 2/4

C. comune da mensa e
dispensa

Olla

DE VINCENZO 2003,
tav. VII, n. 39

Fine I sec. a.C.

IV

1246

C. comune da mensa e
dispensa

Olla

DE VINCENZO 2003,
tav.V, n. 27

Fine I sec. a.C.

II

1026

Seconda met I sec. a.C. - met I sec. d.C.


Prima met I sec. d.C.
Inizi I sec. d.C. - met I sec. d.C.
I sec. a.C. - I sec. d.C.
I sec. a.C. - I sec. d.C.
I sec. a.C. - I sec. d.C.

7
11
1
1
39
18

4
7
1
1
24
11

I sec. a.C. - I sec. d.C.

25

23

I sec. a.C. - I sec. d.C.

31

31

Materiali non id.


Terra sigillata italica
Ceramica a pareti sottili
Lucerna
Balsamario
Anfora
C.comune sovradipinta
C.comune da mensa e
dispensa
C.comune da fuoco

* Bollo rettangolare Dec[imus]/Fel[ix] = CVARR, 589 OCK 727, 1 o 2.


** Bollo rettangolare L(ucius) Gell(ius)/Quadr(atus) = CVARR,738 OCK 884, 4 (11727).
Fig. 27. Tabella materiali.

Interpretazione
Nella tradizione degli studi sul Foro di Grumento il Tempio D interpretato in maniera
unanime dagli studiosi come un Capitolium, cio il tempio dedicato a Giove Ottimo Massimo,
Giunone e Minerva105. I recenti scavi hanno proposto una datazione del monumento agli anni
centrali del I secolo d.C., come gi avanzato da una parte della critica106.
Ugo Fusco
105
GIARDINO 1980a, pp. 483-484; Eadem 1981, p. 27; BOTTINI 1989, p. 537; GIARDINO 1990a, p. 207;
Eadem 1992, p. 93; Eadem 1994, p. 894; BOTTINI 1997b, p. 168; GUALTIERI 2003, pp. 100-101; NAVA
2004, p. 986. Sui Capitolia si veda la recente sintesi di VILLI 2005.
106
Cfr. BOTTINI 1989, p. 537; BOTTINI 1997b, p. 168; GUALTIERI 2003, p. 101; NAVA 2004, p. 988. Si
discostano da questa datazione GIARDINO 1980a, p. 484 ed EADEM 1981, la quale propende per una cronologia in et augustea e SOMMELLA 1988, p. 103, il quale data il monumento alla met circa del I secolo
a.C. e ipotizza un restauro in et augustea.

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192

UGO FUSCO

Fase 7 (V sec. d.C.?)


Sequenza stratigrafi ca (Fig. 28)
Questa fase rappresenta un momento traumatico nella vita del Tempio D. Ledificio
sottoposto ad una massiccia attivit di distruzione che interessa lelevato e il pavimento del
podio, che risultano completamente asportati fino a raggiungere i cassoni di fondazione107. La
fondazione delle gradinate abbattuta108 ed inoltre alcuni cassoni di fondazione sono svuotati e
riutilizzati. Allinterno di un cassone109 costruita una calcara da considerare in stretta relazione
con lattivit di spoliazione degli elementi architettonici di pregio delledificio110.
La calcara dotata di un solo prefurnio, individuabile nel taglio US 1127 praticato
nel muro US 1000111 e comunicante con lambiente XXX, che poteva avere la funzione di
deposito del materiale da combustione112. Si conserva solo la camera di combustione di forma
cilindrica113, che risulta priva della lacuna ovvero della fossa destinata alla raccolta della cenere.
Limpianto della struttura ha comportato la probabile rasatura delle pareti di un cassone, USM
1103 e 1006114, e la totale asportazione115 della stratigrafia a partire dalle colmate della fase
6 fino allo strato geologico. Al di sopra di uno strato argilloso molto compatto116 costruito
lelevato della camera di combustione, il fortax 117, costituito da pietrame di varia pezzatura, per
lo pi di riutilizzo, disposto in maniera irregolare e legato da uno strato di argilla mischiato
con pietre calcaree118. Il muro ingloba anche il conglomerato dellUSM 1096119 e i livelli pi

Sono stati documentati i seguenti tagli: US 1039, 1040, 1041, 1043, 1044, 1046, 1052, 1150, 1151,
1152, 1153, 1154, 1155, 1156, 1157, 1158, 1159, 1407, 1408, 1409, 1410, 1411, 1412, 1413, 1414,
1415, 1416, 1417, 1418, 1419, 1420, 1421, 1422, 1423, 1424, 1425, 1426, 1427, 1428, 1429, 1430,
1431, 1432, 1433.
108
Tagli: US 1135, 1090, 1088, 1086, 1138, 1092, 1094. Forse in questa fase sono demolite anche le
scale laterali, come indicherebbero i tagli: US 1129, 1130, 1131, 1132.
109
Ambiente III.
110
Un primo accenno alla scoperta della struttura in DE SIENA 2007, p. 424. Sulle calcare in generale:
SAGU 1986; ADAM 1988, pp. 69-76; GIULIANI 2006, pp. 211-212. Unaccurata descrizione dei diversi
tipi di calcare, delle loro caratteristiche strutturali e del loro funzionamento in Cato, De Agr. 38.1-4.
111
Fase 6.
112
In considerazione della vicinanza con la calcara in esame, lambiente XXIX o XXXI (Fig. 24) poteva
costituire larea di deposito dei materiali destinati alla cottura. Risulta invece sconosciuta la localizzazione dellarea per la raccolta dei materiali estratti dalla fornace, generalmente si tratta di vasche utilizzate
per lo spegnimento della calce viva, cfr. GIULIANI 2006, pp. 211-212. Secondo ADAM 1988, p. 75 queste
strutture potevano trovarsi anche vicino al cantiere di costruzione.
113
Altezza del muro m 0,60-0,86; diametro interno alla base circa m 2. Questo tipo di struttura poteva
essere alta circa m 3, si confronti la calcara studiata da SERLORENZI 1992, p. 399, per cui il volume potrebbe essere intorno a m 5.
114
Rispettivamente i tagli US 1037, 1436.
115
US 1099=1097.
116
US 1095.
117
Il fortax, menzionato da Catone (De Agr. 38.1-4), costituisce la struttura muraria con funzione di
piano di appoggio per il materiale destinato ad essere cotto, per altre calcare dotate di questo sistema:
SAGU 1986; SERLORENZI 1992; MENEGHINI 1998.
118
Cfr. ADAM 1988, p. 70.
119
Fase 4.
107

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

193

antichi120 visibili solo in sezione lungo il lato sud (Fig. 29). La copertura della struttura poteva
essere a forma di cono, con pareti inclinate a 45, dotate di aperture laterali, gli sfiatatoi, e rivestite da uno strato di calce grassa come isolante termico121.
Il riempimento originario costituito da uno strato di carbone e cenere122, oggetto probabilmente di un precedente intervento di scavo123. Chiare tracce del suo utilizzo e delle alte
temperature raggiunte sono presenti lungo il muro interno della struttura124 e sulla parete di un
cassone125. Alcune aperture presenti nella fondazione della gradinata del Tempio possono essere
interpretate come ingressi126 in relazione alluso della calcara.
La struttura presa in esame rientra nel tipo di calcara definito periodico o a fuoco intermittente, in quanto comportava linterruzione del funzionamento al termine di ogni cottura
per lo svuotamento della struttura e il carico del nuovo materiale127.
Valentina Roccella

Cronologia (Fig. 30)


I dati cronologici per questa fase sono forniti esclusivamente dai rinvenimenti delle
campagne di scavo 1988-89 che hanno indagato la fronte del Tempio D128. I materiali restituiti
da questi interventi sono gli unici ad essere riferibili al periodo tardo-antico. Gli strati si sono
accumulati direttamente sulle colmate di fondazione del Tempio D, in un momento in cui la
pavimentazione originaria era gi stata rimossa.
Le forme in sigillata africana di produzione D2 indicano una frequentazione dellarea
compresa tra la fine del IV e la met del V secolo d.C., anche se non da escludere che la chiusura definitiva del deposito sia avvenuta in un momento pi avanzato del secolo129. Frequentazioni di questo periodo sono attestate inoltre dal materiale rinvenuto a ridosso dellUSM 1110,
come dimostra un frammento di coppa decorata a pastiglie blu del tipo ISINGS 107b, databile
tra il IV e la met del V secolo d.C. La calcara potrebbe pertanto essere stata costruita proprio
in questo periodo ma non possibile stabilire la fine dellattivit.
Barbara Lepri
US 1100-1106.
ADAM 1988, p. 71.
122
US 1059.
123
Ne sono indizio: il taglio US 1060 e due strati di riempimento, US 1057-1058, composti da materiale
rigettato e di consistenza incoerente.
124
US 1121.
125
US 1462.
126
US 1139, 1140, 1141.
127
Cfr. le osservazioni di SAGU 1986, p. 352.
128
Si ritiene che il materiale archeologico sia stato ritrovato nei cassoni di fondazione della parte sud
del Tempio D. Lipotesi formulata in base alla dicitura presente sulla cassetta: Interno Capitolium. I
battuto e Accesso al tempio settore S-W, Ambienti 29-30-31 I battuto. Gli ambienti citati dovrebbero
corrispondere agli attuali ambienti XXIX, XXX, XXXI. Quanto restituito da queste stratigrafie potrebbe
essere ulteriore testimonianza di quanto gi rilevato da GIARDINO 1991, pp. 831-833, secondo la quale
nel corso della prima met del V secolo d.C. si registra la fine improvvisa dello sviluppo urbano ed economico della citt, vedi Conclusioni.
129
La datazione proposta per lo smantellamento del Tempio D sembra essere del tutto coerente con i dati
emersi durante la recente indagine svolta presso il lastricato del Foro nellagosto 2008. Gli strati formatisi in seguito alla spoliazione della pavimentazione in lastre hanno restituito, infatti, forme in sigillata
africana databili tra la fine del IV e la met del V secolo d.C.
120
121

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194

UGO FUSCO

Classe e/o produzione

Ambiente

US

Frr.

Vasi

Materiali in fase
Terra sigillata africana D2

Coppa

HAYES 81 B

Interno Capitolium

I battuto

Terra sigillata africana D2

Piatto

HAYES 61

29-30-31

I battuto

Fig. 30. Tabella materiali.

Interpretazione
Lultima fase presa in esame si pone in un momento in cui il Tempio D ha ormai perso la
sua funzione originaria di luogo di culto della triade capitolina e simbolo della conquista romana. In
seguito al suo abbandono inizia, inesorabilmente, lattivit di spoliazione dellelevato e del pavimento
e il riutilizzo, con funzioni chiaramente differenti, di alcuni ambienti delledificio. Potrebbe riferirsi
a questa fase la notizia riportata da G. A. del Monaco, e di incerta spiegazione130, sulla presenza di
una scala presso il lato orientale del Tempio131, di cui per non si conserva attualmente alcuna testimonianza. La struttura infatti potrebbe essere stata realizzata per facilitare le attivit di trasporto del
materiale marmoreo dal podio alla vicina calcara per essere cotto132.
La traumatica trasformazione di utilizzo a cui sottoposto il Tempio D non isolata, ma
interessa tutta larea del Foro133: il lastricato della piazza oggetto di una quasi totale spoliazione tra
la fine del IV e la met del V secolo d.C.134; lasse stradale centrale risulta essere frequentato fino al
IV-V secolo d.C. e poi abbandonato135; allinterno della Porticus, nel lato meridionale, dopo la fine del
suo utilizzo come edificio pubblico attestata una fase di frequentazione ad uso privato136 e poi il suo
definitivo abbandono posto al IV-V secolo d.C.137 La stessa situazione quantomeno ipotizzabile
per gli altri monumenti dellarea forense138.
Ugo Fusco
GIARDINO 1980a, p. 521, nota 48.
DEL MONACO 1713, p. 38: in distanza di circa 20. piedi nel mezzo della facciata verso oriente, che
vi eran le reliquie di una scala di forma semicircolare, di pietre ben intagliate, e che andava a terminare
su di essa. Onde pot dedursi che da questa con qualche arco o volta si salisse alla mola .
132
Al momento della costruzione della calcara la fondazione della gradinata e forse anche le scale laterali
di accesso sono state gi rasate.
133
Si vedano in generale le considerazioni di GIARDINO 1991; la studiosa ritiene che Grumentum sia
intensamente frequentata fino alla fine del IV-inizi V secolo d.C., nella prima met del V secolo d.C. si
registrerebbe un brusco arresto dello sviluppo della citt. Sul tema vedi anche la recente sintesi in BOTTINI 1997d, pp. 327-329.
134
I dati, ancora inediti, provengono dalla recente campagna di scavo 2008.
135
NAVA 2005, p. 363.
136
Testimonianze di questo utilizzo sono: due setti murari, la tamponatura degli ingressi e il rifacimento
di parte della pavimentazione con materiale proveniente da altri edifici, tra cui si segnala un frammento
di iscrizione con dedica allimperatore Claudio (NAVA 2005, pp. 360-361; DE SIENA 2007, pp. 422-423
e il contributo della dott.ssa M.L. Nava in questo volume). Sullepigrafe, si veda BUONOPANE 2006-2007,
pp. 333-335; ulteriori frammenti di questa iscrizione sono stati rinvenuti durante la campagna 2008,
allinterno dellUS 1480 interpretabile come una colmata di riempimento posta a seguito del cedimento
strutturale di una parte del lastricato del Foro.
137
NAVA 2005, pp. 358-361. Ulteriori testimonianze di frequentazione di fine III-IV secolo d.C. sono
presenti a sud-est del Tempio C, dietro la Porticus, e sono costituiti da una fonderia e altri ambienti (TAGLIENTE 2006, p. 751; DE SIENA 2007, p. 422 e il contributo di F. Candelato in questo volume).
138
Labbandono delle cosiddette Terme repubblicane, a sud dellarea forense, posta nel V secolo d.C.:
NAVA 2000, p. 715.
130
131

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

195

Conclusioni
Lanalisi dei dati archeologici rinvenuti nel corso dei recenti scavi ha messo in luce unarticolata sequenza stratigrafica, che arricchisce lo stato delle conoscenze non solo dellarea del
Tempio D ma di tutto il Foro139. Come abbiamo visto la fase 1 caratterizzata dalle attivit collegate alla prima frequentazione dellarea, costituita da strutture molto semplici in legno (recinti lignei, capanne ?) forse in qualche modo connesse alle testimonianze archeologiche rinvenute
presso la Basilica e ledificio rotondo140. Lassenza di consistenti strutture riferibili a questa fase
da ricollegare, come gi pi volte proposto dalla critica141, al momento di crisi vissuto dalla
citt in seguito alle devastazioni subite durante la guerra sociale. Nella fase 2 si assiste ad un
deciso cambiamento nellorganizzazione e utilizzo dellarea in esame e di quella corrispondente
ad una parte del futuro Foro, come indicherebbe liniziale attuazione di un nuovo progetto edilizio. Indizio principale di questa trasformazione costituito dal rinvenimento in tutti i saggi
di scavo ed anche in altre aree di un battuto in terra, interpretabile come la prima sistemazione
e pavimentazione della piazza142. La fase 2, da porre nellambito della prima met e forse negli
anni precedenti la met del I secolo a.C.143, rappresenterebbe pertanto il terminus post quem
per lutilizzo dellarea come piazza e per lavvio del processo di sviluppo edilizio del Foro144 e di
tutta la citt che terminer circa due secoli dopo145. Rimane ancora da chiarire quale possa essere il rapporto tra questa nuova evidenza archeologica e la storia della citt, in particolare la sua
deduzione coloniale, tenendo in considerazione limportanza e la priorit della delimitazione
degli spazi sacri e pubblici, come ad esempio la piazza del Foro, in occasione delle deduzioni
coloniali146. La questione della fondazione della colonia di Grumento, di cui conservata menzione in uniscrizione della met del II secolo d.C.147, un tema ancora dibattuto dalla critica.
Per ragioni di sintesi in questa sezione sar confrontata la sequenza stratigrafica individuata nei recenti
scavi con i principali monumenti del Foro, tralasciando altri edifici della citt come il teatro, lanfiteatro,
le terme imperiali, la domus con mosaici, il tempietto italico ecc. per i quali si rinvia alle recenti sintesi
in: GIARDINO 1981; EADEM 1990a, p. 207; EADEM 1992, p. 93; EADEM 1994, pp. 894-895; GUALTIERI
2003, pp. 100-104.
140
Si tratta in entrambi i casi, probabilmente, di abitazioni private, cfr. Fase 1, Interpretazione.
141
GIARDINO 1990b, p. 126; EADEM 1992, p. 93; EADEM 1994, p. 894; GUALTIERI 2003, pp. 98-100. Per
lanalisi dellimpianto urbanistico, delle testimonianze archeologiche e della tradizione antica relativa
alle prime fasi di vita della citt, a partire dagli inizi del III secolo a.C., si vedano: GIARDINO 1981, pp.
17-19; SOMMELLA 1988, pp. 102-103; GIARDINO 1990b, pp. 125-141; EADEM 1992, pp. 91-93; EADEM
1994, pp. 894-895; GUALTIERI 2003, pp. 98-100; per la fase pre-romana da ultima BOTTINI 1997a, pp.
115-135 con bibliografia precedente.
142
Vedi Fase 2, Interpretazione.
143
Vedi Fase 2, Cronologia e Interpretazione.
144
Per larea in esame la fase 2 il momento iniziale di questo grande sviluppo edilizio e la fase 6, o poco
dopo, il momento conclusivo.
145
GIARDINO 1992, p. 93. A tal proposito possibile ricordare la costruzione o restauro delle mura nel
57 e 51 a.C. testimoniato da due iscrizioni: CIL X, 219 e 220; la costruzione di una torre nel 56 a.C.:
ZSCHTZSCH 2002; su queste iscrizioni da ultimo: BUONOPANE 2006-2007, pp. 322-328. Sulle mura si
veda il contributo di L. Camerlengo e F. Soriano in questo volume. Sul fervore edilizio presente nelle citt, in particolare centro-meridionali, nel I secolo a.C.: GABBA 1972, pp. 73-112; pi di recente TORELLI
1988, p. 157 e IDEM 1990, pp. 53-57.
146
A riguardo si veda quanto detto da TORELLI 1988, pp. 19-29, 127-164 e in particolare pp. 20, 128;
inoltre si tenga presente Vitr. I, 7, 1 con le considerazioni proposte da GABBA 1972, p. 86, nota 43.
147
CIL X, 228, cfr. MUNZI 1997b, p. 285, n. 2.
139

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196

UGO FUSCO

Una parte degli studiosi pone la deduzione alla fine del II secolo a.C. in base alle notizie del
Liber Coloniarum (I, 209, 5-10) sulla presenza di una praefectura e sulla centuriazione del territorio grumentino in et graccana; altri propendono per lepoca sillana; altri ancora per lepoca
triumvirale o augustea148. Recentemente stata proposta la fondazione o rifondazione della colonia nel 59 a.C. in relazione ai numerosi atti di evergetismo testimoniati da alcune iscrizioni149
e interpretati come prova della fase di ricostruzione della citt150. I dati archeologici rinvenuti
nella fase 2 non risultano in contrasto con questa ipotesi. Il battuto rinvenuto, se corretta
linterpretazione di prima pavimentazione del Foro, non pu essere datato ad et graccana in
quanto pi tardo151 n attribuito ad et sillana in base soprattutto alleccessiva durata che il
battuto avrebbe avuto152. Naturalmente sarebbero necessarie ulteriori verifiche archeologiche
che consentano una maggiore definizione cronologica della fase in esame153.
Nella seconda met del I secolo a.C., fase 3, viene realizzata una nuova pavimentazione
della piazza con un battuto in malta154 e nellarea in esame edificata la prima struttura in cementizio155. In et augustea, fase 4, continua e si intensifica il fervore edilizio156 come testimonia la grande struttura, interpretata come Porticus, delimitante la piazza del Foro su tre lati e di
cui stata rinvenuta la pavimentazione esterna che costituisce il nuovo livello di calpestio della
piazza157. Nella fase 5 si registrano solo alcune modifiche strutturali delledificio della fase 4158.
opportuno a questo punto descrivere una struttura fino ad ora trascurata. Si tratta
delledificio L (Fig. 31) localizzato a nord del Tempio D e quasi completamente rasato in
seguito alledificazione delledificio cultuale159. La struttura, interpretabile in base a confronti
architettonici come fontana, costruita in opera cementizia160, presenta un diametro massimo
di circa m 4 e si conserva per unaltezza massima di m 0,37. Il nucleo bordato da una cornice
in blocchi di arenaria modanati, di cui si conservano solo tre frammenti sulla parte orienta-

Su questa problematica si veda la recente sintesi di GUALTIERI 2003, pp. 99-100 con bibliografia precedente.
149
CIL X, 219-220 e ZSCHTZSCH 2002; per le datazioni vedi nota 145.
150
MASTROCINQUE 2007 e BUONOPANE 2006-2007, pp. 329, 331-333.
151
Vedi Fase 2, Cronologia.
152
Infatti sarebbe stato sostituito solo da un nuovo battuto in malta nella fase 3, posta nella seconda met
del I secolo a.C. Inoltre in base agli attuali dati larea del Foro risulta essere lunica piazza pubblica nella
citt di Grumento.
153
Si veda a riguardo anche il testo di H. Di Giuseppe in questo volume.
154
Vedi Fase 3, Sequenza stratigrafica.
155
Struttura N. Ulteriori edifici appartenenti a questa fase cronologica e localizzati nei pressi del Foro
sono: nel settore nord-ovest i resti di una domus (BOTTINI 1996, pp. 637-638 e il contributo di H. Di
Giuseppe in questo volume); nel settore nord-est un altro tempio rotondo (DE SIENA 2007, pp. 421422 e il contributo di M. Saracino in questo volume); nel settore sud le cosiddette Terme repubblicane
(GIARDINO 1980a, pp. 482-483; NAVA 2000, pp. 714-715; GUALTIERI 2003, p. 101). Risulta incerta la
cronologia del Tempio C: la met del I secolo a.C., per MALACRINO 2008, p. 86, diverso parere in BOTTINI 1991, p. 565 che propone la prima met del I secolo d.C. Non possibile localizzare una Porticus,
la cui costruzione menzionata da uniscrizione nel 43 a.C.: CIL X, 8093.
156
possibile menzionare nellarea del Foro: nel settore nord-ovest ledificio rotondo e unaula absidata
(BOTTINI 1996, p. 637; GUALTIERI 2003, p. 101 e il contributo di H. Di Giuseppe in questo volume) e la
Basilica (NAVA 2000, p. 715 e EADEM 2004, pp. 988-989 ed il suo contributo in questo volume).
157
Vedi Fase 4, Interpretazione.
158
Vedi Fase 5, Sequenza stratigrafica.
159
Fase 6.
160
USM 1120.
148

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

197

le161, e quasi al centro presente una cavit romboidale162, da considerare funzionale ad una
struttura sopraelevata (bacile in pietra?). Nella parte meridionale la fontana si allarga e presenta
una forma rettangolare, probabilmente si tratta di una vasca originariamente ricoperta di cocciopesto163. Non sono emersi elementi collegati con lapprovvigionamento idrico e lo scarico
della fontana164. Ledificio L trova un puntuale confronto con due fontane rinvenute alla fine
degli anni 60 del secolo scorso nella citt di Copia, presso larea a sud della strada est-ovest in
corrispondenza del teatro, e datate dagli scavatori al II secolo d.C.165 Purtroppo non ancora
possibile proporre una datazione puntuale per la costruzione della fontana di Grumento:
presumibile considerare la fase 3 come terminus post quem166 mentre lobliterazione chiaramente da attribuire alla fase 6167. Nel Foro di Grumento presente unaltra fontana localizzata
allingresso meridionale della piazza. La struttura, datata al II secolo d.C., era costituita da una
copertura sorretta da quattro pilastri in laterizio, da un bacino di forma rettangolare, originariamente rivestito da lastre marmoree, da due canali in pietra calcarea ai lati per il deflusso
dellacqua in eccesso e da una recinzione forse metallica168.
Il momento culminante del processo di monumentalizzazione del Foro costituito dalla
fase 6 quando viene edificato il Tempio D, che comporta la parziale obliterazione delledifico
della fase 4. Il tempio databile in et claudia, intorno alla met del I secolo d.C.169, e non risulta essere lunica opera edilizia attribuibile a questa fase. I recenti scavi svolti nel 2008 mostrano infatti che lattuale pavimentazione della piazza in lastre di dolomie potrebbe appartenere
allo stesso orizzonte cronologico170. Let claudia risulta pertanto uno dei momenti di maggior
impegno edilizio e di definizione dellimmagine del Foro, che non avr ulteriori sostanziali
modificazioni171. possibile menzionare anche la recente scoperta di uniscrizione, una lastra di
rivestimento di base di statua, dedicata a Claudio nel 43 d.C. e che in origine, forse, era posta
nel Tempio C, edificio interpretato come Augusteo172. In via preliminare possibile quindi
USM 1213.
US 1185, dimensioni: m 0,90x0,65 e profonda m 0,22. Al momento dello scavo lUS 1185 era riempita da uno strato argillo-limoso con inclusi calcarei, laterizi, ceramici e carbone (US 1189).
163
La struttura, m 5,10x0,70, in parte obliterata dal Tempio D per cui non possibile fornire le dimensioni originarie.
164
Per il ritrovamento di fistulae con bollo (CIL X, 236) vicino al Tempio D: DEL MONACO 1713, pp. 3537 e GIARDINO 1980, p. 492 e nota 87. Ringrazio H. Di Giuseppe per avermi segnalato questa notizia.
165
GUZZO 1970, pp. 432-433; IDEM 1973, p. 290.
166
In questa fase infatti costruito il primo edificio in cementizio, vedi Fase 3, Sequenza stratigrafica.
167
Alla struttura in esame si appoggia uno strato, US 1216, costituito da terra e tegole, su cui sono
presenti tracce di un muro, USM 1215. Queste evidenze, oggetto probabilmente gi di un precedente
scavo, non sono state prese in esame nella presente indagine archeologica e risultano pertanto di incerta
datazione.
168
La fontana sarebbe stata utilizzata fino al IV-V secolo d.C. e poi abbandonata: NAVA 2005, p. 362 ed
il suo contributo in questo volume.
169
Vedi Fase 6, Cronologia.
170
I dati ancora inediti saranno oggetto di una prossima pubblicazione, primi accenni sul lastricato in
BOTTINI 1989, p. 537 e NAVA 2004, p. 988. Probabilmente anche la Porticus con colonne in laterizio
potrebbe appartenere a questa fase: vedi Fase 4, Interpretazione.
171
Si ricorda che limperatore Claudio aveva interessi economici in Lucania collegati con lo sfruttamento
laniero e propriet immobiliari nellalta valle del Bradano, cfr. le osservazioni di DI GIUSEPPE 1996, pp.
36, 40 ed EADEM 2007a, pp. 163, 175. Per la presenza di propriet della gens dei Bruttii Praesentes nel
territorio di Grumento e allinterno della citt, poi passate al demanio imperiale nel II secolo d.C., DI
GIUSEPPE 2007b, pp. 105-114.
172
BUONOPANE 2006-2007, pp. 333-335. Sono attestate a Grumento anche altre dediche a componenti
161
162

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UGO FUSCO

affermare che si riscontra lesistenza di un progetto edilizio di allestimento e ristrutturazione


dellarea del Foro iniziato a partire dalla prima met del I secolo a.C., proseguito in et augustea,
oggetto di successiva modifiche di una certa consistenza alla met circa del I secolo d.C. e infine
completato nellambito del II secolo d.C.173 Alla fase 6, V secolo d.C. circa, da attribuire una
nuova trasformazione nellutilizzo e frequentazione dellarea in esame. Il Tempio D abbandonato, depredato e allinterno di un cassone di fondazione costruita una calcara, evidentemente
connessa alle attivit di spoliazione non solo del Tempio D ma, probabilmente, anche di altri
edifici del Foro174. Nel corso del V secolo d.C. si registrano in pi punti della piazza ulteriori
attivit di spoliazione e abbandono175. Il quadro delineato costituisce quindi un chiaro indizio
che tra la fine del IV e il V secolo d.C. inizia il processo di disgregazione dellorganismo urbano
dellantica Grumentum a favore di una nuova organizzazione economica e territoriale in cui
l'ecclesia grumentina deve avere svolto un ruolo di primo piano176. Il definitivo abbandono che
sarebbe avvenuto solo qualche tempo dopo, probabilmente nel X secolo d.C.177
Ugo Fusco

Appendice
I resti faunistici
Lanalisi archeozoologica stata effettuata sulla base delle metodologie convenzionali.
Per la determinazione delle specie si fatto ricorso, oltre che alla collezione di confronto, ai
della famiglia imperiale: Augusto (CIL X, 206), Tiberio (CIL X, 207), Adriano (CIL X, 208), Settimio
Severo (MUNZI 1997b, p. 286, n. 3) ed a Furia Sabina Tranquillina, moglie di Gordiano III (CIL X,
209), sulle quali: GIARDINO 1990a, p. 205; GUALTIERI 2003, pp. 226-227; BUONOPANE 2006-2007, pp.
335-338.
173
Si vedano a tal proposito le osservazioni di GIARDINO 1994, p. 894, BOTTINI 1997c, p. 185 e GUALTIERI
2003, pp. 100-104. Al II secolo d.C. datato il lastricato della viabilit centrale e la fontana rettangolare;
risulta invece ipotetica lesistenza di un arco o struttura monumentale, localizzato allingresso della viabilit centrale nel Foro, di cui si conservano solo quattro pilastri quadrangolari, cfr. NAVA 2004, p. 990.
Uno studio sulle tecniche edilizie dei monumenti del Foro in corso ad opera di L. Camerlengo.
174
Vedi Fase 7, Interpretazione. Nellarea in esame non sono state individuate ulteriori testimonianze
archeologiche prima della frequentazione moderna costituita dalledificazione di un palmento allinterno
di un altro cassone di fondazione e allattivit vitivinicola nellarea del Foro, cfr. MUNZI 1997a, p. 156.
175
Vedi Fase 7, Interpretazione.
176
GIARDINO 1991, p. 836 e EADEM 1994, p. 895, propone di ricostruire a partire dalla prima met del
V secolo d.C. un popolamento a carattere sparso, in piccoli nuclei distribuiti nellarea urbana e nel circondario, che trova nel territorio circostante il sostentamento economico e nella struttura ecclesiastica
il referente giuridico-amministrativo; si veda anche PAVOLINI 1993. Sullesistenza di una diocesi e di un
vescovo, di nome Tulliano, a Grumento in uno scritto di papa Pelagio e sulla vitalit dellecclesia Grumentina nel V-VI secolo d.C., documentata da fonti letterarie, si veda quanto detto in CAMPIONE 2000,
pp. 85-95; BERTELLI 2006, pp. 523-529 e FONSECA 2006. Lagiografia di San Laverio, redatta da Roberto
di Romana nel XII secolo e pubblicata da UGHELLO 1721 (II EDIZ.), pp. 493-496, ricorda listituzione
della sede episcopale a Grumento nel 370 d.C. e linsediamento del vescovo Sempronio Atto, ma per la
presenza di interpolazioni e aggiunte nella fonte si vedano le giuste osservazioni di GIARDINO 1991, pp.
829-830 e CAMPIONE 2000, pp. 157-159.
177
Cfr. le considerazioni in GIARDINO 1991, p. 830. La necropoli altomedioevale di S. Marco testimonia
lesistenza nel VI-VII secolo d.C. di una piccola comunit nellarea della citt: BOTTINI 1991; EADEM
1997d, pp. 327-330; MUNZI 1997a, p. 156; CAMPIONE 2000, pp. 93-95; BERTELLI 2006, pp. 524-527
con altra bibliografia.

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lavori di R. Barone178, di B. Wilkens179 e agli atlanti osteologici di E. Schmid180, di L. Pales e


M.A. Garcia181 e di A. Cohen e D. Serjeantson182. Per la distinzione fra capra e pecora si utilizzato lo studio di J. Bssneck, H.H. Mller, M. Teichert183. Il calcolo del numero minimo degli
individui stato eseguito secondo S. Bknyi184; le misurazioni sono state effettuate secondo il
testo di A. Von den Driesch185. Let di morte stata calcolata secondo K. H. Habermehl186; per
la determinazione dellusura dentaria, invece, sono state seguite le fasi indicate da B. Wilkens
nel lavoro sulla fauna del Colle dei Cappuccini di Ancona187.
***
Dallarea del Tempio D di Grumentum provengono in totale 465 frammenti ossei analizzati secondo la divisione cronologica per fasi individuate durante lo scavo.
I resti faunistici presi in considerazione in questo lavoro sono 415 e appartengono alle
fasi 1-6 (Figg. 32-33). I frammenti indeterminati costituiscono il 55,42% del totale, le costole
il 9,15%, le vertebre l1,68%. Fra i frammenti determinati, la percentuale maggiore rappresentata da quelli appartenenti ai pi importanti animali domestici: in primo luogo dagli ovicaprini con il 13,01%, seguiti dai suini con il 10,60% e dai bovini con il 5,06%. Gli ovicaprini,
inoltre, sono presenti in tutte le fasi qui analizzate. Altri animali domestici, quali il gallo, gli
equidi e il coniglio sono presenti con un solo frammento per ciascuna specie, ognuna delle
quali costituisce lo 0,24% del totale. Lunica specie selvatica presente il cervo, i cui frammenti
rappresentano il 2,40%. Costituiscono una minima percentuale i resti di avifauna (0,96%),
di malacofauna (0,24%) e di piccoli mammiferi non meglio identificati (0,48%). La maggior
parte dei resti malacologici si trova nelle ultime e pi recenti fasi riguardanti il periodo di utilizzazione moderna dellarea, non preso in esame nel presente studio. Come si rileva dallo studio
della fusione delle epifisi e delleruzione e dellusura dei denti, gli ovicaprini venivano macellati
prevalentemente in et subadulta e adulta e potevano essere usati per la produzione di latte,
di carne, di lana e di pellami; i suini erano macellati soprattutto in et giovanile, sotto i due
anni, quando c la massima resa di carne con il minor costo di mantenimento; i bovini venivano macellati in et adulta o avanzata: questo dato e la presenza di una II falange destra con
deformazione da lavoro prolungato potrebbero indicare un loro utilizzo non solo per la carne
ma anche come animali da lavoro. Per quanto riguarda le altre specie presenti, ma scarsamente
rappresentate, si pu solo supporre uno sfruttamento degli equidi come mezzi di trasporto e un
uso dei cervidi a fini alimentari ed economici (produzione di vestiti, ornamenti e oggetti). Otto
sono i frammenti bruciati. I segni di macellazione, rappresentati da tagli e graffi effettuati con
utensili metallici, si trovano soprattutto sui metapodi, sulle falangi, sulle costole e in prossimit
delle epifisi e, di conseguenza, riguardano soprattutto lo smembramento e la scuoiatura della
carcassa. Le misure rilevate non hanno permesso il calcolo delle altezze al garrese e di conseguenza la definizione delle caratteristiche morfologiche delle specie presenti.
1980.
2003.
180
SCHMID 1972.
181
PALES, GARCIA 1981.
182
COHEN, SERJEANTSON 1986.
183
BOSSNECK, MLLER,TEICHERT 1964.
184
BKNYI 1970.
185
VON DEN DRIESCH 1976.
186
HABERMEHL 1961.
187
WILKENS 1990.
178

BARONE

179

WILKENS

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UGO FUSCO

***
Nella fase 1 le uniche specie presenti sono Ovis vel Capra, con una percentuale maggiore
di frammenti, e Bos taurus, con 1 solo frammento. Let di morte degli ovicaprini successiva ai
24 mesi, segno che questi animali venivano allevati per la produzione di carne, di pellami e di
lana; quella dei bovini successiva ai 10 mesi di vita, quindi lanimale sar stato macellato per
la carne oppure usato fino a unet avanzata come animale da lavoro. I frammenti rimasti non
presentano segni di macellazione. Per quanto riguarda la fase 2 la maggior parte dei frammenti
indeterminata. Oltre alle specie domestiche menzionate per la fase 1, compaiono le specie Sus
scrofa domesticus e Oryctolagus cuniculus, di cui abbiamo un V metatarso intero. Tagli e graffi da
macellazione sono presenti sulla diafisi di un metatarso di ovicaprino e su una scapola di suino
in prossimit del processo articolare.
Alla fase 3 appartengono frammenti di costole medie e piccole, di ovicaprini, di cervidi e
di piccoli mammiferi non meglio identificati. Mancano del tutto i bovini e i suini. Per quanto
riguarda gli ovicaprini abbiamo un solo frammento, il quale riconducibile alla specie Capra
hircus. Per esso si calcolata unet successiva ai 6 mesi di vita: questo vuol dire che lanimale
pu essere stato macellato anche da giovane e che, di conseguenza, le capre venivano allevate
anche per la produzione di latte. Il cervo presenta segni di macellazione sullepifisi distale di un
radio. Larto non fuso e ci indica che lanimale stato ucciso da giovane.
La fase 4 presenta frammenti appartenenti alle tre principali specie domestiche, oltre
che frammenti di costole di varia grandezza e di vertebre medie. La percentuale maggiore
costituita dai frammenti di Sus scrofa e di Bos taurus. Gli ovicaprini sono in percentuale minore.
I suini venivano macellati prima dei 16 mesi, quindi in et giovanile; i bovini dopo i 28-37
mesi, in et adulta o avanzata, cos da poter essere sfruttati sia per la carne, sia come aiuto nei
lavori agricoli. Da rilevare la presenza di un ago crinale: gli aghi erano ricavati dai metapodi
dei bovini o degli equidi e, di conseguenza, si pu supporre una lavorazione delle ossa rivolta
alla produzione di questi oggetti. I segni di macellazione sono costituiti da taglietti su costole
grandi e medie, da un foro praticato nellepifisi prossimale di un metatarso di ovicaprino e da
tagli e graffi su di unulna di suino.
Nella fase 5 sono presenti, oltre ai frammenti indeterminati e a 2 frammenti di costole
medie, 1 frammento di cervide, 1 di suino e 2 di ovicaprino. Let di morte del cervo compresa tra i 5 e i 23-27 mesi: probabilmente lanimale sar stato cacciato in et giovanile per
la carne; quella del suino successiva a 1 anno; per i frammenti appartenenti agli ovicaprini,
invece, si rileva unet di macellazione posteriore ai 26-36 mesi e, quindi, un loro sfruttamento
volto alla produzione di carne e allutilizzo delle pelli e della lana.
La fase 6 quella che ha restituito il maggior numero di frammenti, 260, i quali provengono soprattutto dalle unit stratigrafiche interpretate come colmate di fondazione del Tempio
D (US 1009, 1026, 1168, 1170, 1183, 1187). La percentuale maggiore dei frammenti costituita dagli ovicaprini, seguiti dai suini e poi dai bovini. Le altre specie presenti sono: Cervus
elaphus, Equus sp., Gallus gallus, Aves, Laevicardium norvegicum mediterraneum. Gli ovicaprini,
di cui alcuni frammenti sono riconducibili alle specie Ovis aries e Capra hircus, venivano allevati sia per la produzione di latte, che per lo sfruttamento della carne, del pellame e della lana, in
quanto let di morte varia: prima dei 4 mesi, tra i 10 e i 24 mesi, dopo i 26-36 mesi e dopo
i 3 anni e mezzo. In prossimit delle epifisi distali e prossimali di arti quali omero, radio, metacarpo, metatarso e falangi si riscontrano tagli e graffi da macellazione; sono presenti, inoltre, un
M3 (terzo molare inferiore) troncato, probabilmente per il taglio della mandibola, un astragalo
troncato a met e un radio con un buco praticato nella parte posteriore della diafisi. I suini
venivano macellati o in et giovanile, prima dei 2 anni, per ottenere la massima resa di carne
con il minor costo di mantenimento, oppure in et successiva ai 3 anni, per avere una grande

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quantit di carne. Due incisivi sono bruciati; tagli e graffi sono presenti sullepifisi distale di un
omero; una tibia troncata orizzontalmente vicino lepifisi prossimale. Un metapode e una II
falange sembrano digerite dai cani. Let di morte dei bovini successiva ai 28 mesi, dunque
in et adulta o avanzata: molto probabilmente essi potevano essere impiegati anche nel lavoro
dei campi. Interessante , a tal proposito, la presenza di una II falange destra con deformazione
da lavoro prolungato. I segni di macellazione sono costituiti da tagli e graffi su coxale e dal
troncamento di una scapola. Un M1/M2 (primo/secondo molare inferiore) presenta tracce di
bruciatura. Per quanto riguarda il cervo let di morte posteriore ai 27 mesi di vita; i frammenti non presentano segni di macellazione, ma, se lanimale stato cacciato, si pu supporre
che sia stato ucciso non solo per la carne ma anche per recuperare denti, corna e pelli dai quali
era possibile ricavare vesti, oggetti e ornamenti e per i quali preferibile avere un individuo pi
produttivo. stato rilevato un solo frammento di equide, la cui morte successiva ai 3 anni e
mezzo. Il frammento non presenta segni di macellazione. Questo dato e let adulta potrebbero
far supporre che lanimale non venisse mangiato, ma utilizzato per altri fini, per esempio come
mezzo di trasporto. presente un solo frammento di gallo/gallina, 4 frammenti di avifauna
e una valva di Levicardium norvegicum mediterraneum, un bivalve marino di elevato interesse
alimentare, tipico dei fondi molli, sabbiosi o fangosi e a bassa profondit. Infine si rilevano
frammenti di costole grandi con segni di macellazione e 5 frammenti indeterminati bruciati.
Rossana Scavone

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UGO FUSCO

Fig. 1. Planimetria del Foro di Grumentum, larea del Tempio D.

Fig. 2. Sezioni filo di ferro con andamento sud estnord ovest e sud ovest nord est.

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

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Fig. 3. Le aree di scavo


presso il Tempio D
(2005-2007).

Fig. 4. Pianta interfase.


(vedi tavole a colore
a pag. 361)

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UGO FUSCO

Fig. 5. Pianta composita relativa


alla fase 1 (II-I sec. a.C.).

Fig. 6. Sezioni delle US 1266,


1272, 1275, 1276, 1286, 1325.

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

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Fig. 8. Pianta composita relativa alla


fase 2 (prima met I sec. a.C.).

Fig. 9.
Il battuto US 1318,
ambiente IV.

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UGO FUSCO

Fig. 11. Pianta composita relativa alla fase 3 (seconda met I sec. a.C.).

Fig. 12.
Il pavimento USR
1283, 1293, 1294
e il muro USM 1295,
1362, ambiente
esterno XXIX.

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

Fig. 13. Il pavimento USR 1176,


ambiente VIII.

Fig. 15.
Pianta composita
relativa alla fase 4
(fine I sec. a.C.).

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UGO FUSCO

Fig. 16. Prospetto del muro USM 1054, ambiente IV.

Fig. 17. Sezione con andamento nord estsud ovest, ambienti IV-IV bis.

Fig. 20. Sezione con andamento nord estsud ovest, ambienti IV-IV bis, fase 5.

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

211

Fig. 19. Pianta composita relativa alla fase 5 (entro la prima met del I sec. d.C.).

Fig. 24. Pianta delle strutture presenti nellangolo nordest dellarea di scavo.

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UGO FUSCO

Fig. 21. La pavimentazione USR 1188, 1256,


ambiente IV.
Fig. 25. Le colmate US 1026, 1009 in corso di
scavo, ambienti II, III, IV.

Fig. 33. Percentuale


dei frammenti.

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

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Fig. 26. Sezione con andamento nord


estsud ovest, ambienti IV-IV bis.

Fig. 28.
La calcara, USM 1007,
ambiente III, Fase 7
(V sec. d.C.?).

Fig. 29. Prospetto sciolto della calcara, USM 1007, e delle altre US presenti, ambiente III.

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Fig. 31. Edificio L.

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LA STRATIGRAFIA ARCHEOLOGICA PRESSO IL TEMPIO D (CAMPAGNE DI SCAVO 2005-2007)

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Fig. 32. Tabella dei resti faunistici.

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UGO FUSCO

Fig. 23. Pianta


composita relativa
alla Fase 6
(intorno alla met
I sec. d.C.).

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GRUMENTUM E LALTA VAL DAGRI NEL CONTESTO DELLA LUCANIA ROMANA

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MAURIZIO GUALTIERI

La romanizzazione del territorio:


Grumentum e lalta Val dAgri nel contesto
della Lucania romana
1. Premessa
Il titolo assegnato alla mia comunicazione1 ampio, generico e, aggiungerei, palesemente ambizioso. Ho accettato, per lamicizia che mi lega agli organizzatori, di parlare sulla
problematica delle trasformazioni del territorio tra facies lucana ed et della romanizzazione,
ovviamente pensando pi ad una serie di spunti di riflessione sulla recente documentazione
archeologica dal territorio dellalta Val dAgri, di primaria importanza per la problematica in
questione, che non ad una relazione strutturata e sistematica, la quale richiederebbe ben pi
di una mezzora. doveroso premettere, tuttavia, che la cortesia dellinvito non basta certo
a superare la mia superficiale e del tutto indiretta conoscenza della pi recente archeologia
grumentina ed a fare di me un interlocutore allaltezza della situazione in questo importante
Convegno, giunto al momento opportuno, in cui stata posta su nuove basi grazie ad una
indagine archeologica sistematica, continuativa e su larga scala, la ricerca sullo sviluppo urbano
di Grumentum, come abbiamo potuto constatare dalle relazioni della giornata di ieri. In effetti, nonostante linteresse che mi lega a Grumentum da circa tre decenni - mi piace ricordare
i ripetuti sopralluoghi che eravamo soliti effettuare su questo sito ai tempi dello scavo di San
Giovanni di Ruoti, proprio per il fatto che allinizio degli anni 80 questo era uno dei pochissimi siti (se non forse lunico) della Lucania a documentarci una fase residenziale tardo-antica di
rilievo - non ho sinora partecipato direttamente alla ricerca sul terreno in questo territorio.
questa una mancanza a cui dovr sopperire nella mia relazione, chiamando in causa situazioni
almeno in parte paragonabili da altri comprensori della Lucania antica con cui ho maggiore
familiarit e che ci hanno fornito, negli ultimi due decenni un utile quadro interpretativo della
problematica delle trasformazioni dellassetto territoriale in area lucana tra IV e I secolo a.C.
A tal riguardo non si pu non fare riferimento al fondamentale convegno tenuto a Venosa due
decenni orsono sullespansionismo romano nel sud-est della penisola e pubblicato nel 1990 a
cura di M. Salvatore: una preziosa summa del quadro archeologico (seppure anteriormente
alle pi recenti esplorazioni sul territorio) che rimane un punto di riferimento essenziale per
ogni indagine sul problema della romanizzazione di questa regione.
Devo sottolineare il fatto che utilizzo il termine romanizzazione tra virgolette, per evitare
le critiche di chi, in parte giustamente (ma talvolta in maniera forse un p esagerata) ha censurato questo termine acquisito, generalmente adoperato per indicare quei fenomeni di profonda
trasformazione politica, socio-economica e culturale che coinvolsero la penisola (e pi in generale lintero bacino mediterraneo) con il progressivo affermarsi della potenza romana. Pur senza
entrare nei risvolti di un acceso dibattito che ha impegnato archeologi e storici dellItalia e delle
1

Leggermente modificato nella redazione scritta.

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MAURIZIO GUALTIERI

province occidentali, soprattutto la pi giovane generazione di archeologi di matrice anglosassone, dir che il dibattito continua con toni assai vivaci e aggiungerei, forse con una punta esagerata di decostruzionismo. Un gran numero di studiosi, sulla scia della critica decostruzionista e
post-colonialista degli ultimi decenni, a volte con accenti particolarmente radicali, hanno messo
in discussione il termine stesso di romanizzazione che, in effetti non del tutto ingiustamente,
ai loro occhi appare ancora permeato di una visione romanocentrica dellaffermarsi della potenza romana nella penisola italiana, tipica della storiografia ottocentesca (pi in particolare della
costruzione mommseniana). Questultima stata sottoposta a serrata critica da alcuni studiosi
per un certo teleologismo cio quellatteggiamento intellettuale che giudica con il senno di poi
(hindsight, come giustamente lo definisce H. Mouritsen nel suo pi recente contributo2) il processo di integrazione, omologazione, ed unificazione politica (non senza contraccolpi e fenomeni
di resistenza), che port in un arco di tre secoli alla unificazione delle varie entit etniche della
penisola nella tota Italia augustea. Oggi, prevale una pi sfumata visione del fenomeno che tiene
conto delle realt locali: in alcuni casi, dove la documentazione sufficientemente ampia per uno
studio approfondito delle trasformazioni, emerge con chiarezza il ruolo non secondario delle
lites indigene nellorganizzazione socio-politica delle comunit locali, come ha mostrato in una
ben documentata analisi delle lites locali e della propriet della terra nella Messapia ellenistica un
recente lavolo di A. Gallone3. Uno dei punti di forza del pi recente dibattito sulla romanizzazione senza dubbio proprio quello di aver enfatizzato la specificit delle situazioni locali allinterno
di un tendenziale fenomeno di omologazione e di integrazione, pertanto conferendo accresciuta
importanza alla documentazione archeologica ed epigrafica che maggiormente ci consente di
entrare nello specifico di tali ambiti regionali o comprensoriali. In tale ottica, il caso di Grumentum e del comprensorio dellalta Val dAgri sembrerebbe costituire un caso privilegiato, grazie ad
una non insignificante documentazione epigrafica4 e soprattutto in virt di una documentazione
archeologica accresciutasi in maniera esponenziale in tempi recentissimi, quindi frutto di ricerche
metodologicamente ineccepibili e di ampio respiro.

2. La problematica storica
Il quadro che emerge, in maniera invero non del tutto coerente, dalle purtroppo scarse
e frammentarie fonti letterarie a nostra disposizione indica per larea di Grumentum nel corso
del III secolo a.C. una realt urbana di rilievo, seppur ancora non definibile in maniera specifica nellambito del pi ampio quadro politico-istituzionale dellItalia meridionale romana.
Peraltro, la posizione strategica del centro urbano rispetto alla viabilit interna della Lucania
antica5 ampiamente sottolineata dal ruolo che il sito ricopre nel corso della guerra annibalica.
La narrazione liviana ci riporta al territorio di Grumentum in due occasioni importanti del
conflitto: la battaglia del 215 a.C. tra Ti. Sempronio Longo ed Annone (Liv. XXIII.37.1013) e quella del 207 a.C. tra Annibale e i Romani (Liv. XXVII.41-42) si svolgono in localit
imprecisate dellalta Val dAgri, non lontano da Grumentum. La documentazione archeologica, seppur assai scarsa per le fasi iniziali dellimpianto urbano, sembrerebbe delineare un
fenomeno di strutturazione urbana che si sviluppa in concomitanza con le vittorie militari
dellesercito romano in Lucania, o addirittura gi in un periodo immediatamente precedente6.
MOURITSEN 2006, p. 26-27
GALLONE 2007
4
Raccolta e riesaminata di recente da BUONOPANE 2007.
5
Sulla posizione strategica di Grumentum in relazione alla viabilit antica, GIARDINO 1992, 92
6
da sottolineare, tuttavia, che la documentazione. archeologica sul centro urbano riferibile alla prima
2
3

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GRUMENTUM E LALTA VAL DAGRI NEL CONTESTO DELLA LUCANIA ROMANA

219

Un tale quadro, se confermato da ulteriori e pi ampie indagini archeologiche sulle fasi iniziali
dellinsediamento sul plateau dove si sviluppa la citt di epoca tardo-repubblicana in corso di
scavo da parte dellUniversit di Verona, sostanzialmente in accordo con la documentazione
fornita da altri insediamenti lucani. Alla luce delle pi recenti ricerche, non pi possibile
mettere in dubbio che il periodo compreso tra la fine del IV e la prima met del III secolo
a.C. rappresenti il momento di sviluppo di veri e propri impianti urbani regolari di cui quello
di recente esplorato a Pomarico Vecchio7 rappresenta un caso emblematico nellambito della
Lucania meridionale. dunque senza dubbio accettabile una urbanizzazione precoce, di et
lucana8, di questo importante centro, pur in attesa di precisazioni sulla reale entit e configurazione dellimpianto originario, che solo una indagine archeologica approfondita ed estensiva
delle fasi pi antiche potr fornire. Daltro canto, i dati forniti dallarea sacra in localit San
Marco, nellimmediato suburbio, giustamente chiamati in causa da L. Giardino in relazione al
fenomeno di strutturazione urbana sembrerebbero accordarsi molto bene con un tale quadro
che oggi, alla luce di quanto sappiamo sugli abitati lucani, soprattutto quelli gravitanti sul
versante tirrenico, appare molto pi plausibile di quanto non lo fosse solo uno o due decenni
fa9. Al di l delle incertezze relative al tipo di organizzazione insediativa dellabitato pi antico,
ancora pi complessa risulta, invece, una specifica definizione del quadro istituzionale tra III
e II secolo a.C. Come ci attesta il noto passo del Liber Coloniarum 10, a Grumentum doveva
risiedere un praefectus iure dicundo a cui veniva delegata dal praetor urbanus lautorit giudiziaria nei confronti dei cittadini romani residenti nellarea, almeno a partire dalla seconda met
del II secolo a.C. epoca a cui sarebbe da riferire il citato passo11. Tuttavia (come gi indicato da
altri contributi in questa stessa Conferenza ), pur non trascurando il valore documentario che
possibile assegnare alla menzione del Liber coloniarum, rimangono incerti sia la cronologia che
il retroterra storico della praefectura romana.
In via del tutto teorica, la praefectura potrebbe aver avuto origine gi nel III secolo12,
quando si tenga presente la crescente pressione esercitata dallo stato romano sulla Lucania attestata dalla fondazione delle colonie latine di Venusia e Paestum. Se fosse possibile far risalire al
III sec. a.C. lesistenza di una praefectura Grumentina 13 sarebbe da ritenere che la circoscrizione
met del III secolo, almeno per quanto sinora pubblicato, non si presta ad una interpretazione univoca
7
Si veda una sintesi della documentazione sullabitato lucano di fine IV secolo a.C. in relazione agli sviluppi insediativi di altri siti coevi in BARRA BAGNASCO 1999 (in particolare p.122-124 e Figg. 3-6)
8
La componente lucana di Grumentum, soprattutto nella sua fase pi antica, risulta evidente e concordemente attestata da chi si occupato della problematica (GIARDINO 1990, p.36; P. BOTTINI, in Da
Leukania a Lucania, pp. 94 e 96-98) dalla quantit di materiali ceramici rinvenuti
9
Nellambito di uno studio su forme insediative e strutture del sacro in Basilicata, MASSERIA (2000, p.
111) in relazione a tale suggestiva ipotesi giustamente chiama in causa i fenomeni di urbanizzazione di
abitati lucani del versante tirrenico quali Laos e aggiungerei, sulla base della precente documentazione,
Tortora/Blanda (LA TORRE, MOLLO 2006) e, sotto certi rispetti anche Roccagloriosa (tenendo ovviamente presente le debite differenze dimpianto, dettate in questultimo caso da una situazione di altura, in cui
persistono forme organizzative dellabitato a nuclei distinti). Si vedano anche le utili osservazioni sulla
stipe votiva di S. Marco, rinvenuta nel 1982 al di fuori del circuito murario, in relazione agli sviluppi
della Grumentum lucana in MASSERIA 2000, pp. 114-116
10
Lib.Col. I, 209, 5-10: In Provincia Lucania praefecturae, iter populo non debeturGrumentina limitibus
Graccanis quadratus in iugera n. CC, decumanus in oriente, kardo in meridiano vedi infra nota XVI
11
CAMPBELL 2000, pp.160-164; ma si vedano anche le note di cautela formulate da GRELLE 1992
12
Si vedano, a tal riguardo, le giuste considerazioni di M. Munzi in BOTTINI 1997, 163
13
In questo senso si esprime TORELLI 1992, XVII, chiamando in causa liscrizione sullorlo di un bacile
dal santuario lucano di Chiaromonte/S. Pasquale, nella media valle del Sinni, con probabile dedica in
latino in cui i caratteri presentano un discreto arcaismo, anche se in gran parte dovuto al consueto fe-

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MAURIZIO GUALTIERI

giudiziaria fosse stata costituita dai romani beneficiari di ipotizzabili distribuzioni di terre requisite (in seguito alle numerose vittorie sui Lucani attestate per i primi decenni del III secolo
a.C.) in sintonia, del resto, con quanto ipotizzato da altri per la praefectura Potentina poco
pi a nord14, menzionata dallo stesso passo del Liber Coloniarum 15. Sempre su di un piano
puramente ipotetico (nellassenza di dati epigrafici e nellimpossibilit di fornire un supporto
archeologico a tale problematica) sembrerebbe tuttavia pi verosimile datare listituzione della
praefectura16 al periodo post-annibalico e vederne il retroterra politico-amministrativo su cui si
innestano le assegnazioni raccane. Nonostante la buona dose di cautela necessaria nella lettura
delle assegnazioni elencate dal Liber coloniarum e la parzialit del dato archeologico che non ha
sinora restituito un singolo cippo relativo a tali deduzioni, esse vengono generalmente accettate
dalla maggioranza degli studiosi17. Su questultimo aspetto, peraltro, le ricerche inizialmente
condotte da L. Giardino18 hanno fornito qualche elemento di verifica sul piano archeologico
(fondate, tuttavia, quasi esclusivamente su indizi forniti dallaerofotografia).
Le ipotizzate deduzioni.graccane che avrebbero avuto una incidenza di non poco rilievo
sullassetto. del territoriale, sembrerebbero ricevere qualche elemento di supporto dalla visibile
crescita del numero dei siti rurali identificati19. In ogni caso seppure si ritengano accettabili tali
assegnazioni nella seconda met del II secolo a.C. non certo necessario n consequenziale
parlare di fondazione coloniaria20 a tale livello cronologico. Senza entrare nei dettagli di un
dibattito che prende le mosse dalla consolidata teoria di una colonizzazione di et sillana a
Grumentum, propugnata da Th. Mommsen, e rimane ancora acceso a causa di una documentazione epigrafica lacunosa, sottolineerei il fatto che, soprattutto alla luce della ricerca in corso
nellarea del Foro, una fondazione in et cesariana, proposta da A. Mastrocinque21 con argomenti cogenti, viene trovando sempre maggior riscontro nel nitido quadro di trasformazione
urbana e di rinnovo edilizio che i pi recenti scavi nel centro urbano contribuiscono a definire
con ricchezza di dettagli. Non mi sembra comunque azzardato affermare, quale archeologo
che opera sul terreno, che lo spinoso problema della cronologia della colonia di Grumentum,
potrebbe in futuro ricevere nuovi elementi di riscontro da un quadro pi completo e cronologicamente dettagliato degli sviluppi dellassetto territoriale, che lindagine archeologica in corso22
nel comprensorio dellalta Val dAgri contribuisce a definire in maniera sempre pi chiara.
nomeno di attardamento (S. BIANCO, in Da Leukania a Lucania, pp. 104-105,)
14
Da ultimo, SENATORE 2004, pp. 311-312, con tutta la bibliografia precedente
15
209, 4-10 L.: si vedano al riguardo i commenti di CAMPBELL 2000, p. 164
16
Sullo spinoso problema delle praefecturae lucane, note solo sulla base del citato, controverso passo del
Liber coloniarum, si veda HUMBERT 1978 (in particolare p.385 e n.92)
17
Si veda la recentissima sintesi di MASTROCINQUE (2007, pp. 118-119) con tutta la bibliografia precedente
18
GIARDINO 1983, pp. 195-197. La studiosa indica tracce di centuriazioni relative a due differenti (e
cronologicamente distanziati) interventi di divisone del territorio di cui una sarebbe riferibile alle assegnazioni graccane menzionate dal Liber Coloniarum
19
In tal senso MUNZI et alii 2000, p.448, che sarebbero inclini a confermare un tale tipo dintervento sul
territorio in base ai risultati del survey
20
Si vedano le fondamentali osservazioni di GRELLE c.s
21
MASTROCINQUE 2007, con tutta la bibliografia precedente ed una sintesi della documentazione epigrafica
22
Purtroppo manca ancora, a dispetto del fervore dell attivit archeologica condotta nell ultimo decennio nel comprensorio dellalta Val dAgri, uno studio sistematico degli sviluppi dellassetto insediativo
tra tarda repubblica ed et imperiale, come ad esempio stato possibile fare per il comprensorio altoBradanico (FRACCHIA, GUALTIERI 1999) o sul versante lucano occidentale, per la regione Mingardo/
Bussento, dove si trovava lAger Buxentinus (FRACCHIA 2001; Roccagloriosa II, pp. 117-126; da ultimo,
GUALTIERI 2008)

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19/04/2009 17.10.05

GRUMENTUM E LALTA VAL DAGRI NEL CONTESTO DELLA LUCANIA ROMANA

221

3. Nuovi dati sul paesaggio rurale dellalta Val dAgri


La ripresa dellindagine archeologica a Grumentum, in maniera estensiva e sistematica,
si innestata su di un intervento di esplorazione territoriale su larga scala, messo in moto dai
lavori dimpianto delloleodotto ENI, che ha fornito una documentazione di primaria importanza per la problematica riguardante i modi di occupazione della campagna nel comprensorio
dellalta Val dAgri23 (in cui, in prima approssimazione, da collocare il territorio grumentino).
I nuovi dati, soprattutto quelli pi vistosi ed oggetto di comunicazioni preliminari, riguardano
in buona parte lintervallo cronologico compreso tra fine IV ed inizi del I secolo a.C., quindi
proprio il periodo che coincide con gli sviluppi iniziali del centro urbano, con qualche importante dato preliminare sugli sviluppi della prima et imperiale. Per una pi specifica lettura
della pi recente documentazione archeologica al fine della ricostruzione di un quadro sufficientemente dettagliato dellassetto territoriale sar tuttavia pi prudente attendere ledizione
finale dei dati delle gi menzionate ricerche, ancora in corso24.
da sottolineare che, solo due decenni fa, alla conferenza di Venosa sullespansionismo
romano, il quadro territoriale era carente, se non del tutto inesistente, essendo limitato quasi
esclusivamente ai dati sulla viabilit antica, opportunamente definiti da L. Giardino 25. Una
serie di nuovi dati successivamente recuperati una diecina di anni fa 26 da un lodevole intervento di survey e prontamente pubblicati in maniera esaustiva27, apportavano nuovi elementi
al dibattito delle dinamiche insediative tra facies lucana e romanizzazione, ma erano, di necessit, limitati ad una ristretta fascia del territorio intorno al centro urbano. Seppur esemplare
per lapproccio topografico sistematico, tale survey rimane tuttavia confinato allimmediato
suburbio e, come peraltro ammesso dagli stessi autori della esemplare pubblicazione28, i dati
raccolti, proprio a causa della loro esiguit numerica non permettono da soli una ricostruzione
sufficientemente attendibile del paesaggio antico, come ad esempio stato possibile fare, con
ricchezza di dati, in un altro importante comprensorio ai confini settentrionali della regione: il
survey dell ager Venusinus e la esemplare pubblicazione che ne scaturita29 costituiscono ancora
oggi un modello di ricerca ed un essenziale punto di partenza per il quadro delle trasformazioni
di un assetto insediativo nellarea interna della regione apulo-lucana nellet della romanizzazione. Alcuni elementi di rilievo, tuttavia, emergono con una certa chiarezza dalla cronologia e
distribuzione degli insediamenti identificati, che, significativamente, si riferiscono soprattutto
al III e II secolo a.C. Nei limiti imposti da unindagine limitata e con tutta la cautela richiesta
nellinterpretazione della natura e della cronologia degli scatters rilevati, gli autori segnalavano
una distribuzione di siti particolarmente densa per il III secolo a.C. 30 con possibili estensioni al
NAVA 2001
Come anticipato dal Soprintendente, M.L. Nava, in un recente intervento sulla problematica: DE
VINCENZO 2003, p. 23
25
GIARDINO 1983
26
MUNZI 1997
27
MUNZI et alii 2000
28
MUNZI et alii 2000, p. 454
29
MARCHI, SABBATINI 1996
30
MUNZI et alii 2000, pp. 454-455; Giustamente gli autori si richiamano ai risultati indicati dal survey
di S. Giovanni di Ruoti (ROBERTO 1984), che mostrerebbe un aumento dei siti di III sec. a C. e poi un
drastico calo dellinsediamento rurale fra II e I sec. a.C: sul quadro insediativo fornito dal survey nel
territorio di Ruoti (limitato ad unarea di poco pi di una ventina di kmq.), si vedano tuttavia i puntuali
commenti di N. TERRENATO in Da Leukania a Lucania, p. 37
23
24

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II secolo a.C. in un certo numero di casi. Di particolare rilievo la situazione riscontrata sulle
rive meridionali del torrente Maglia (affluente dellAgri) dove documentata una concentrazione di siti databili tra III e I sec. a.C.31: il dato macroscopico sulla densit dellabitato rurale
di III sec. a.C. sembrerebbe accordarsi molto bene con quanto mostra il popolamento lucano
in altri comprensori della regione, che proprio nella prima met del III secolo conosce un picco
di densit, che stato giustamente messo in relazione anche con possibili risvolti demografici32.
Nonostante la limitata estensione della superficie coperta, sembrerebbe possibile intravedere
anche un notevole mutamento dellassetto territoriale (probabilmente corrispondente anche a
nuove forme di utilizzazione della campagna ed un nuovo assetto della propriet) al passaggio
tra tarda repubblica e primo impero. Tuttavia, sarebbe oggi difficile, alla luce di una documentazione accresciutasi notevolmente per altri comprensori, condividere in maniera generalizzata
laffermazione che questo diffuso insediamento scompare nel corso del I sec. a.C. per essere
poi sostituito nella prima et imperiale da poche grandi fattorie, cui probabilmente facevano
capo propriet terriere pi estese di quelle repubblicane 33. Il paesaggio rurale di et imperiale,
alla luce delle pi recenti ricerche di superficie condotte in numerosi comprensori dellarea
apulo-lucana si va rivelando molto pi variato di quando si potesse pensare solo un paio di
decenni fa. La sopravvivenza anche di siti minori quali le fattorie, pur attraverso le radicali ristrutturazioni dei paesaggi rurali della penisola italiana di II e I secolo a.C. sono oramai un fatto
acquisito. Parimenti, si tende ancora frequentemente a sottovalutare il ruolo degli agglomerati
rurali (spesso, non del tutto appropriatamente, etichettati quali vici,), che rimangono un elemento caratteristico dellinsediamento rurale34 dallet tardo-repubblicana sino al tardo-antico:
per la Lucania, in particolare, ben attestati, tra laltro, da pi di un autore antico35.
Sullo sfondo di un tale quadro tendenziale dellinsediamento rurale, risalta ancor pi il
notevole valore documentario dei nuovi dati provenienti dalle recenti attivit di scavo nellalta
Val dAgri. Nonostante le ovvie difficolt insite in una esplorazione di salvataggio, dettata dalle
necessit ed i tempi di un intervento di emergenza, grazie alle particolari condizioni del territorio stato possibile portare avanti un pionieristico intervento di scavo estensivo, condotto
con metodo, sistematicit ed eccezionali risultati da M. L. Nava e A Russo36. Uno dei risultati
pi interessanti emersi da questa indagine di scavo estensivo, ancora in corso 37, per quanto
riguarda la problematica in esame, stato proprio quello di documentare in maniera rigorosa
(come solo uno scavo sistematico e su grandi aree pu fare) caratteristiche e trasformazioni
degli abitati rurali fornendo tra laltro una utilissima griglia interpretativa per una parte almeMUNZI et alii 2000, p.446. Si veda, in particolare, limportante sito di Finaide con una sequenza abitativa che si estende tra il IV secolo a.C. e let imperiale (infra, pp. 226-227).
32
M. LOMBARDO, in CARLIER 1996, 217-218 e GUALTIERI 2003, p.31 e n. 46)
33
MUNZI 1997, p. 454
34
CAPOGROSSI COLOGNESI 2002. Per lalta Val dAgri, in particolare, una epigrafe da Grumentum (CIL
X, 8093) datata al 43 a.C. e riferita alla costruzione du una porticus de pequnia pagan(ica).. secondo
la pi recente integrazione di BUONOPANE 2007, pp. 330-331, fornisce una vivida testimonianza della
vitalit di tali forme aggregative dell abitato rurale alla fine del periodo repubblicano. Se ne veda la
recente discussione in IASIELLO 2007, 94. Per let imperiale, abbiamo una approfondita analisi della
documentazione archeologica in Roman Landscapes, passim.
35
Si consideri, in particolare, per let tardo-repubblicana Sall., Hist. III, fr. 98 e 101, che parla di
villarum atque vicorum vastatione riferendosi allentroterra fra Thurii e Metaponto al tempo della rivolta
di Spartaco. Si veda anche App., Bell Civ. 1, 116, 542. Una discussione pi ampia della problematica con
bibliografia in GUALTIERI 2003, 177-83.
36
NAVA 2001: NAVA 2002; NAVA 2003.
37
Succinta sintesi preliminare in RUSSO et alii 2008, pp. 81-86
31

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no dei siti identificati dal gi citato survey o altri noti da recuperi occasionali. stato quindi
possibile ricostruire in maniera puntuale le forme dellabitato rurale in quel cruciale periodo di
trasformazioni compreso fra III e II secolo a.C., aggiungendo importanti dettagli ai fenomeni
di trasformazione del paesaggio rurale nellet della romanizzazione (III- I sec. a.C.), di cui
sino a tempi recenti era possibile intravedere solamente generici aspetti tendenziali.
Per brevit, mi limito a menzionare solo alcuni siti campione esplorati in maniera estensiva nellarea compresa tra Viggiano e Grumento Nova, che ci permettono di leggere con chiarezza le diverse fasi edilizie e limpianto planimetrico dei siti esplorati e la funzionalit dei vari
ambienti, consentendo dunque una serie deduzioni su caratteristiche e tendenziali sviluppi
dellinsediamento rurale nel periodo in questione. La Masseria Nigro di Viggiano (con una
estensione di oltre 1000 mq) ha fornito uno spaccato di eccezionale chiarezza su di un tipo di
abitazione caratteristico delloccupazione lucana, giustamente raffrontato nella sua struttura
(anche se di dimensioni maggiori date le diversit di contesto insediativo) alle residenze a cortile delle lites lucane di Roccagloriosa38. Il complesso si colloca cronologicamente, nella sua
fase di massimo sviluppo, in un ambito di IV-III secolo a.C.39 e sembrerebbe essere poi stata
abbandonata nel corso del III secolo40, testimoniando, unitamente ad altri siti coevi (tra cui
non mancano agglomerati rurali)41 un tipo di popolamento lucano. Analogo per vari rispetti
il sito di San Giovanni/Viggiano42 ..fattoria lucana ..su uno dei fertili terrazzi collinari
posti lungo la riva sinistra dellAgri che sorge nella seconda met del IV secolo a.C. e vede
una fase di monumentalizzazione, con riorganizzazione degli ambienti intorno ad un cortile
porticato nel corso del III secolo43. Il complesso mostra tra laltro ristrutturazioni edilizie tra
un momento avanzato del III secolo e gli inizi del II sec. a.C.; quindi, una rioccupazione tra la
seconda met del II e gli inizi del I sec. a.C., attraversando pertanto, pur con varie trasformazioni e probabili rifunzionalizzazioni, tutto il periodo iniziale del processo di romanizzazione
del comprensorio.
Infine, ma certamente di non minore importanza, la fattoria di Fosso Piano dei Valloni di Grumento Nova, che ci documenta il passaggio da un sistema insediativo ancora di
tipo lucano in cui si inquadra limpianto di III secolo a.C.44, ad un assetto in cui vengono ad
incidere nuovi modi di occupazione della campagna che caratterizzano il II secolo a.C. Il sito
stato esemplarmente presentato in una recente relazione preliminare45, dove tra laltro viene
sottolineato che si tratta del meglio noto di un certo numero di siti rurali identificati in questo comprensorio, databili tra il III ed il II secolo a. C.46, lasciandoci pertanto intravedere il
passaggio tra III e II secolo pi in termini di trasformazioni e rifunzionalizzazione che non di
RUSSO 2006, 36
Con interessanti rifunzionalizzazioni a scopi produttivi di III secolo inoltrato (la fornace a pianta
rettangolare con sostegno a doppio corridoio di un tipo piuttosto avanzato), che andrebbero forse precisate nella loro entit e cronologia, ma che certamente implicano anche un fenomeno di riutilizzazione
del sito a livelli scaduti rispetto alla fase originaria di IV sec. a.C.
40
NAVA 2001, 693
41
Di cui quello forse meglio noto il nucleo insediativo di cui stata sinora documentata la necropoli in
localit.Catacombelle di Viggiano (NAVA 2003, pp. 682-85)
42
NAVA 2003, pp. 686-689.
43
di indubbio rilievo il confronto stringente che gi autori dello scavo stabiliscono fra la Fase II (III sec.
a.C.) di questo complesso ed il complesso di Moltone di Tolve (NAVA 2003, p. 688).
44
Con raffronti sia con Mancamasone/Banzi, sia con la fase iniziale della villa sulla via Gabina: RUSSO
2006, p. 53
45
DE VINCENZO 2003.
46
M.L. NAVA, in DE VINCENZO 2003, p.23.
38
39

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cessazione o abbandono di siti rurali. Se, dunque, in prima approssimazione e in assenza di dati
sembrava possibile (forse in guisa eccessivamente schematica) porre la scomparsa di alcuni degli insediamenti rurali in diretta e quasi automatica connessione con una ipotetica fondazione
di Grumentum, i nuovi dati ci invitano ad una lettura pi sfumata del quadro insediativo. Pur
non escludendo del tutto episodi di ricolonizzazione del territorio successiva agli sconvolgimenti militari dei primi decenni del III secolo a.C., sembrerebbe possibile interpretare questa
vitalit del territorio nel corso del III secolo47 quale risultato di dinamiche insediative interne
al mondo indigeno48, senza dover chiamare in causa una presunta fondazione romana di cui
peraltro manca un sia pur minimo accenno nelle fonti letterarie o epigrafiche. Parimenti mi
sembrerebbe non giustificato (come pure stato proposto in base ad una lettura del tutto preliminare della documentazione di scavo dei siti rurali) assimilare le trasformazioni dellassetto
insediativo di III e II sec nellalta Val dAgri a quanto documentato nel territorio di Venusia,
dove la deduzione della colonia latina potrebbe aver avuto un effetto demografico e di attrazione centripeta49 ben diverso di quanto si possa pensare per un centro urbano di natura ancora
molto incerta sia per estensione che, soprattutto per tipo di organizzazione istituzionale, quale
la Grumentum di III secolo. a.C.

4. Il territorio dellalta Val dAgri nel contesto


della Lucania romana
Pur non trascurando le connotazioni regionali50 del fenomeno di romanizzazione gi
precedentemente menzionate, non v dubbio che i nuovi dati dallalta Val dAgri sono tanto
pi rilevanti quando li si consideri alla luce della documentazione gi acquisita ed analiticamente pubblicata da altri comprensori lucani, dove nel corso del III secolo si registrano
fenomeni di occupazione della campagna e forme di utilizzazione del territorio senza dubbio
collegati a quello che oramai si usa definire quale vero e proprio boom dellinsediamento rurale tra i decenni finali del IV secolo e la prima met del III51. Se, da un lato stato possibile
intravedere anche probabili risvolti demografici della densit di occupazione rurale rilevata in
vari comparti della penisola dove siano state effettuate ricognizioni di superficie sistematiche52,
daltro canto non bisogna trascurare lipotesi che la densit del popolamento rurale documentata in numerosi comprensori dellarea lucana a partire dalla met del IV secolo a.C. e per
tutta la prima met del III rappresenti anche un segnale di trasformazioni economico-sociali
allinterno delle compagini lucane, quale lemergere di gruppi intermedi53. Pertanto una lettura pi sfumata dei dati sinora disponibili per il III secolo a.C. nellalta Val dAgri e pi in
particolare nel territorio intorno a Grumentum sembrerebbe senza dubbio in accordo con la
Gi in un momento precedente la pi recente ed ampia documentazione di scavo, si intravedeva una.
massiccia e organizzata attivit di sfruttamento delle sue risorse.. nel territorio intorno a Grumentum
(MUNZI et alii 2000, p.454).
48
GRELLE c.s.
49
GUALTIERI 2003, p. 87-91, con ampia bibliografia sulla problematica.
50
E. LO CASCIO ( Modalit insediative, p.8) adopera la formulazione molto efficace di differenziati
milieux regionali..
51
Si veda il caso della regione Mingardo-Bussento sul versante tirrenico, oggetto di survey analiticamente
pubblicato in Roccagloriosa II, pp. 117-125 (H. Fracchia) ed anche quello di Buccino/Volcei, su cui abbiamo ora un primo quadro dinsieme in Di GENNARO, SANTORIELLO 2004
52
Si vedano le considerazioni di M. LOMBARDO, in CARLIER 1996, p. 217-218
53
Come sottolineato in pi di una occasione da TORELLI 1992, p. XIV
47

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documentazione meno esigua proveniente da altri comprensori della Lucania, tra cui citerei il
comprensorio alto-bradanico, nella Lucania nord-orientale, oggetto di indagini sistematiche
di superficie pubblicate in maniera analitica54 e, per il versante occidentale, il comprensorio
Mingardo/Bussento55.
Di particolare importanza senza dubbio la nuova documentazione di scavo sugli insediamenti rurali appartenenti al periodo compreso tra il IV ed il I secolo a.C., che ci fornisce
nuovi elementi sia sulla natura e cronologia specifica dei siti stessi sia sul rapporto di organizzazione gerarchica esistente tra di essi, aspetti ripetutamente chiamati in causa nelle ricostruzioni
dei paesaggi rurali ma solo raramente documentati con sufficiente completezza e, aggiungerei,
con puntuali dati di scavo Tali dati, fra laltro vengono a costituire una utilissima griglia interpretativa per gli scatters individuati dal survey e ci forniscono un utile correttivo a quelle che
erano da considerarsi, con una notevole dose di cautela, solo tendenziali linee di sviluppo in tal
modo permettendo interpretazioni molto meno vaghe delle dinamiche insediative.
possibile pertanto intravedere un quadro assai pi articolato delle dinamiche insediative nel territorio di Grumentum, sino a tempi molto recenti basate essenzialmente su di una
esigua documentazione scritta, per di pi irrimediabilmente lacunosa, e su dati estremamente
frammentari provenienti quasi esclusivamente dalle fasi pi antiche dello scavo urbano56 che
avevano pertanto indotto a postulare un vero e proprio problema Grumentum (per adottare
lefficace formulazione di L. Giardino)57 nellambito dei fenomeni di romanizzazione della Lucania interna. Se si volesse tentare, un decennio dopo la ripresa delle indagini58, di enucleare, in
maniera succinta, i punti salienti che emergono dalla nuova documentazione archeologica sopra
chiamata in causa, sullo sfondo del pi recente dibattito sulla romanizzazione', su cui ci siamo
ripetutamente soffermati in precedenza, indicherei tre punti principali della problematica.
1) Un caso emblematico, che potrebbe costituire anche una sorta di filo conduttore'
per una ricostruzione pi articolata degli sviluppi del paesaggio agrario tra la fase di profonde
trasformazioni di III /II secolo a.C.59 e let imperiale, in questo importante comprensorio della
Lucania interna, pu senza dubbio considerarsi linsediamento di Finaide, documentato con
ricchezza di dati dalla ricognizione di superficie gi discussa, nelle sue varie fasi cronologiche60
FRACCHIA, GUALTIERI 1999; pi specificamente per il periodo tardo-repubblicano, GUALTIERI c.s.
Roccagloriosa II, passim; FRACCHIA 2001; GUALTIERI 2008
56
La frammentariet del dato archeologico traspare in maniera evidente da una sintesi della problematica
sulle fasi iniziali di Grumentum redatta poco pi di un decennio fa da L. Giardino in Da Leukania a
Lucania, pp. 91-93 e dal quadro territoriale abbozzato da P. BOTTINI, ibid., pp. 94-95
57
In una prospettiva velatamente romanocentrica, prevalente negli anni 80 del secolo scorso, il postulato
problema Grumentum veniva cos formulato: nello stesso momento in cui si registra non soltanto
la fine del fitto popolamento agricolo che aveva caratterizzato la Val dAgri nel IV sec. a.C., ma anche
labbandono di tutti gli insediamenti indigeni nellarea potentina. i Lucani organizzano nellalta Valle
dellAgri un nuovo abitato, che indubbiamente si presenta di tipo urbano per estensione e per intensit
di frequentazione. GIARDINO 1990, p. 137
58
Lapertura del Museo Nazionale dellalta Val dAgri nel 1996-97 e la riorganizzazione delle collezioni
ha segnato un primo passo importante verso una indagine continuativa e di pi ampio respiro dellarcheologia grumentina: si veda BOTTINI 1997
59
Senza ovviamente escludere innegabili fenomeni di destrutturazione che segnano tali trasformazioni
60
Sino a poterne ipotizzare lappartenenza a famiglie di grossi proprietari attestati nel territorio grumentino fra la tarda repubblica e la prima et imperiale (MUNZI et alii 2000,p. 450, n.19) epigraficamente documentati nellarea di Grumentum. In particolare, esponenti della gens Bruttia, la cui presenza
nellarea, gi segnalata da L. Giardino (in BTCGI vol..8, 1990, p. 206, s.v. Grumentum), stata di recente documentata in maniera puntuale dallo scavo della villa in c.da Barricelle di Marsicovetere, propriet
54
55

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Questo importante sito ci mostra un fenomeno di riuso, che ovviamente siamo ben lungi
dallinterpretare come ininterrotta continuit insediativa 61 in unottica di generalizzato continuismo 62. di rilievo, comunque, che questo ampio abitato rurale nellimmediato suburbio
del sito di Grumentum (ca 2,5 Km. di distanza dalle mura urbane) sorge anchesso nel III sec.
a.C., molto probabilmente sul modello della grande fattoria di tipo ellenistico (a giudicare
dallampiezza e densit dei rinvenimenti di superficie). A ragione, pertanto gli autori, pur in
assenza di dati di scavo, ne propongono una specifica interpretazione funzionale: .quello
che in et tardo-repubblicana diventer una grande villa rustica era forse gi in questo periodo
il centro organizzatore di una propriet agricola di un certo rilievo.63. Per vari rispetti, la fase
iniziale di tale sito potrebbe porsi in relazione( alla luce di quanto ora sappiamo con la ricchezza
di dettagli che solo uno scavo estensivo pu fornire) con la fase di III sec. a C. documentata nei
complessi di Masseria Nigro/Viggiano e San Giovanni/Viggiano.
Gli autori del survey, tuttavia, si spingevano sino al punto di ipotizzare, che almeno
alcune di queste fattorie siano state funzionali alle assegnazioni viritane di terre, forse requisite
al tempo della conquista.64. Oltre ai molteplici elementi di riflessione ora apportati dalla ricca
documentazione di scavo sugli abitati rurali, sottolineerei che questultima ipotesi non sarebbe,
tra laltro, suffragata da quel poco che ci dicono le fonti letterarie delle immediate conseguenze
delle vittorie militari di Roma nei primi decenni del III secolo e dei trionfi de Lucaneis registrati
dai fasti consolari, sopra menzionati. E. Lepore65 giustamente osservava che, a parte Paestum,
non sembra che il territorio lucano subisse repentine perdite: come lucidamente sintetizzato in
un magistrale contributo sullespansionismo romano in Lucania la confederazione lucana
rimase come una entit alleata, con i suoi cantoni, e dovette semplicemente fornire per tutto
il tempo successivo, fino alla guerra annibalica, i contingenti militari convenuti con la formula togatorum. Sarebbe unipotesi del tutto ragionevole considerare piuttosto la fase iniziale
dellimportante sito rurale in questione alla stregua di quanto mostrato dai dati puntuali emersi
dallo scavo estensivo di Masseria Nigro, che giustamente gli scavatori pongono in relazione la
recente documentazione sugli edifici residenziali delle lites lucane66.
Laddove, tuttavia, limportante sito di Masseria Nigro non sembra andare oltre la fine
del III secolo a.C., di non poco rilievo il fatto che sul sito di Finaide ci siano ragguardevoli

di un C. Bruttius Praesens, prima di essere incorporata nella propriet imperiale (RUSSO et alii, 2008)
61
Sulla problematica, si vedano, da ultime, le osservazioni (relative alle trasformazioni di II e I a.C. in
Italia meridionale) di COMPATANGELO-SOUSSIGNAN 2004, p.65 che, molto efficacemente, sottolinea che
..il y a donc dans une certaine mesure de continuit dans les formes doccupation du sol, mais elle saccompagne aussi de profondes transformations structurelles
62
Quale ad esempio traspare da un recente accurato studio sullarea messapica sulla persistenza di gerarchie sociali e assetti proprietari (GALLONE 2007): si veda in particolare laffermazione a p.29 che un
vero cambiamento si verifica solo nei decenni a cavallo tra il I secolo a.C. ed il I d.C.. Lanalisi di A.
Gallone, pur con accenti di forzato continuismo dettati da un approccio concettuale post-colonialista,
gi chiamato in causa (supra, p. 170-171) a proposito del dibattito in corso su tempi e modalit della romanizzazione, porta alla ribalta importanti considerazioni sugli aspetti di continuit/discontinuit nelle
trasformazioni del paesaggio agrario dellItalia meridionale nel periodo compreso tra IV e I secolo a.C.,
sottolineando la necessit di considerare in maniera meno categorica e molto pi sfumata i fenomeni di
trasformazione nel periodo in esame
63
MUNZI et alii, 2000, loc.cit.
64
Ibid.
65
LEPORE 1972, 1887
66
NAVA 2003, p.693

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tracce di vita nel corso del II e I secolo a.C. 67. Laspetto pi significativo della documentazione
sinora restituita da questo sito, tuttavia, costituito dagli sviluppi della Fase II. Tra laltro, la
chiara documentazione di siti che si sviluppano tra II\ e I sec. ora notevolmente accresciuta dai
dati di scavo , da un lato, ulteriore conferma della vitalit di questo territorio e, dallaltro, una
probabile indicazione degli ipotizzabili elementi di discontinuit che le riconversioni agrarie di
et post-annibalica comportano68.
2) Per quanto riguarda pi specificamente la problematica del periodo tardo-repubblicano abbiamo ora i risultati di due ricognizioni di superficie in territori della Lucania centrosettentrionale che, non sorprendentemente,ci danno indicazioni disparate sul pattern degli
insediamenti rurali tra II e I secolo a.C. Il survey di Ruoti, condotto con metodo esemplare e
pubblicato in maniera analitica69 ha purtroppo avuto la sventura, per cos dire, di fornirci una
buona documentazione di ceramica fine (la cronologia dei siti basata in prevalenza sulla classe
cd. a vernice nera) ma, purtroppo, prima del pi recente riesame delle cronologie di tale classe
ceramica70. pertanto non facile dire se il quadro fornito di un rapido declino dei siti rurali
tra il III secolo e let augustea stia ad indicare segni di impoverimento in alcune zone
della Lucania attorno alla villa di S. Giovanni di Ruoti 71,o se si tratti di un caso anomalo che
richiede un riesame della problematica72.
In contrasto, un recentissimo riesame dei dati forniti dallaltra ricognizione sistematica
di superficie effettuata nel comprensorio dellalto Bradano, in unarea ai confini con lApulia,
ha fornito una densa distribuzione di siti databili tra II e prima met del I secolo a.C., che, sotto
certi rispetti precede il fenomeno delle villae, particolarmente ben documentato in questo
comprensorio73.
3) Un punto finale riguarda la problematica pi generale della romanizzazione del sud
della penisola, sulla quale una serie di raffronti da altri comprensori pu fornire molteplici riscontri, pur nellambito di un quadro di trasformazioni estremamente variato, a livello locale e
regionale, come le pi recenti ricerche vanno mostrando74. La ricerca in Val dAgri ci ha messo
a disposizione nuovi dati di rilievo sullassetto del territorio nella fase lucana e quindi una messe
di dati sulle trasformazioni di III e II secolo a.C. Il caso emblematico, che stato chiamato in
causa da numerosi studiosi della grande fattoria/villa di Moltone di Tolve75 non pi oggi un
caso isolato alla luce della pi recente documentazione da altri comprensori lucani. E questo
senza dubbio un dato di notevole interesse per tutta una serie di considerazioni, non ultima la
problematica dello sviluppo delle ville di produzione.
Senza alcuna intenzione di entrare nella spinosa questione dei modi e tempi del passaggio dalla fattoria di tipo ellenistico alla villa,76 elemento caratteristico del modo di produzione

MUNZI et alii 2000,p. 446


Al riguardo, sono fondamentali le gi citate riflessioni di F. Grelle sullutilizzazione dellagro pubblico
in area apula (GRELLE, c.s.)
69
ROBERTO 1984; ROBERTO et alii 1985.
70
Sulla problematica si veda, da ultima, la recente messa a punto di LIPPOLIS, 2006
71
LO CASCIO 1999, 220 e n.12).
72
Leukania 1992, 37-8 and n.30. (N. Terrenato).
73
FRACCHIA, GUALTIERI 1999, GUALTIERI, c.s.
74
E. LO CASCIO, in Modalit insediative, 8
75
Su cui si veda, da ultima A. RUSSO in Leukania 30-32, e la discussione in GUALTIERI 2003, 34-35 e
136-139
76
Si veda, a tal proposito, la documentazione puntuale in CARANDINI et alii 1997 e le argomentazioni di
CAPOGROSSI COLOGNESI 1999, CARANDINI 2006, TERRENATO 2001
67
68

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dellorganizzazione del territorio dellItalia romana77, non si pu non ricordare che proprio in
aree limitrofe al comprensorio in esame abbiamo la documentazione archeologica di edifici
rurali che mostrano una pianta articolata ed una complessit organizzativa assimilabili a tipi
precoci di villae. Oltre al gi menzionato complesso di Moltone di Tolve, sono da considerare il
complesso rurale di Banzi/Mancamasone78 ed il pi recente caso di Bosco di Andriace, (Montalbano Ionico) nellentroterra di Heraklea79. Tale documentazione, tra laltro, lascia sospettare,
che la rottura con il precedente sistema di occupazione rurale di et lucana messo in moto dalle
destrutturazioni successive alla presenza romana nel sud della penisola nel corso del III sec.
a.C. possano essere state ben pi graduali e senza dubbio meno drastiche di quanto si potesse
pensare solo due o tre decenni orsono80.
Del resto gi un paio di decenni fa H. Solin81, sulla base della sola documentazione epigrafica fornita dal cospicuo gruppo di monumenti funerari rinvenuti nel Vallo di Diano, aveva
sottolineato il ruolo svolto dalle stesse popolazioni indigene nella colonizzazione graccana di
questo importante comprensorio della Lucania occidentale in stretto contatto con lalta Val
dAgri e con il territorio di Grumentum. Daltro canto, in un recentissimo intervento F. Grelle82, sia pur riferendosi in maniera pi specifica allarea apula, affianca probabili dinamiche di
trasformazioni interne al mondo indigeno sullagro pubblico a quelle indotte da interventi di
assegnazioni e divisioni di terre che emanavano dal centro. Significativamente lo studioso, pur
nellambito di una attenta rilettura dei dati testuali, chiama a supporto di una tale quadro di
trasformazioni i risultati della pi recente ricerca territoriale di ampio respiro, quale quella condotta nel comprensorio del medio e basso Ofanto83. Alcuni comparti dellarea ofantina (soprattutto il territorio gravitante intorno al medio e basso corso del fiume) vengono mostrando in
maniera puntuale importanti sviluppi dellabitato rurale tra III e II secolo a.C. e soprattutto per
il II secolo a.C., dunque in un periodo che, come ben sottolinea lo studioso, precede senzaltro
lappoderamento delle campagne messo in moto dalle assegnazioni di lotti a veterani: si tratta,
come attestano i pi recenti dati delle ricognizioni archeologiche, di forme piuttosto diffuse di
occupazione del territorio basate su di una densa distribuzione di piccoli abitati rurali (in molti
casi, come gi accennato, riferibili a piccole unit fondiarie) che ci delineano un paesaggio rurale articolato e per vari rispetti vitale, senza dubbio in contrasto con il quadro convenzionale di
un paesaggio sclerotizzato da fenomeni di spopolamento ed abbandono ed ... irrigidito nella
perpetuazone di modelli ancestrali.

La problematica stata discussa in via preliminare, con specifico riferimento allarea lucana, da CARAN1993. Si veda anche il pi recente quadro generale in GUALTIERI 2003, p.133-137
78
A. RUSSO in Da Leukania a Lucania, p. 30-32
79
Modalit insediative, p. 151-153 (A DE SIENA e L. GIARDINO). In questo caso, ovviamente sono da tener
presenti le differenze di area geografica, pi permeabile agli sviluppi della costa tra Eraclea e Metaponto,
dove si colloca il precoce esempio di spettacolare villa (con atrio e peristilio) databile nel corso del II sec.
A.C.
80
Si vedano le affermazioni categoriche di J.P. MOREL in Terre et paysans dpendants dans les socits antiques, CNRS, Paris 1979, pp. 376-377, emblematiche della visone tradizionale di una profonda cesura
nelle campagne dellItalia meridionale dopo sconfitta di Pirro e la guerra tarantina (gi indicate oltre due
decenni fa da COARELLI 1981). Una discussione complessiva della problematica in Lucania romana, p.
10 e 32-34. Recente messa a punto della problematica archeologica, anche sulla base di una pi accurata
cronologia delle produzioni ceramiche in LIPPOLIS 2006
81
SOLIN 1983
82
GRELLE, c.s.
83
GOFFREDO 2008
77

DINI

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GRUMENTUM E LALTA VAL DAGRI NEL CONTESTO DELLA LUCANIA ROMANA

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5. Considerazioni conclusive
Mi sembra opportuno terminare questi spunti di riflessione, dettati dalla specifica problematica del territorio grumentino considerata allinterno del pi ampio quadro regionale,
con una nota propositiva suggerita proprio dalla nuova, e per certi versi eccezionale, documentazione archeologica pazientemente recuperata nellultimo decennio nellalta Val dAgri. fuori
dubbio che la possibilit di una pi chiara comprensione delle fasi iniziali della romanizzazione
di questo importante comprensorio della Lucania interna verr dallo studio approfondito e
puntuale dei dati archeologici che vengono emergendo, debitamente integrato da nuove indagini di superficie, condotte in maniera sistematica ed intensiva, in una prospettiva di analisi
diacronica delle forme di utilizzazione della campagna tra IV e I secolo a.C. e del successivo
assetto di et imperiale. Solo sulla base di analisi territoriali di pi ampio respiro, basate anche
su campionature ragionate, atte a creare un solido tessuto connettivo ed una efficace griglia
interpretativa per i molteplici dati che stanno venendo alla luce (senza dubbio di primaria
importanza, come gi ripetutamente sottolineato, ma che rischiano di rimanere punte isolate
in un panorama di profonde trasformazioni dellet della romanizzazione)84, sar possibile integrare la nuova documentazione archeologica con le pur frammentarie indicazioni delle fonti
scritte. Ci permetter di comporre un coerente quadro dinsieme degli sviluppi dellassetto
territoriale che si verificano in questo comprensorio tra le vittorie militari di Roma nelliniziale
III secolo a.C. e let augustea.

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84

Sulla problematica, si veda la magistrale messa a punto di VALLAT 2004

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GRUMENTUM E LALTA VAL DAGRI NEL CONTESTO DELLA LUCANIA ROMANA

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MAURIZIO GUALTIERI

Fig. 1 Carta della


Lucania antica
(Regio III) e parte
della confinante area
apula (Regio II) con
indicazione delle aree
considerate
(da GUALTIERI, 2003,
Lucania romana).

Fig. 2 Carta dei siti


esplorati lungo la
riva sinistra dellAgri
(adattata da Russo et alii
2008)

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GRUMENTUM E LALTA VAL DAGRI NEL CONTESTO DELLA LUCANIA ROMANA

Fig. 3 Carta dei siti identificati


nel survey del territorio di
Grumentum (riva destra
dellAgri) (adattata
da Munzi et alii 2000)

Fig. 4 Carta dei siti di II e I


sec. A.C. nel comprensorio
alto-bradanico

Fig. 5 Carta dei siti di II


e I sec. A.C. nella regione
Mingardo/Bussento
(da Fracchia 2001)

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SILVIA MARASTONI

SILVIA MARASTONI

Il Mundus di Grumentum?
Le indagini condotte dal dott. Massimo Saracino hanno messo in luce la base di un edificio
circolare sul lato orientale del Capitolium di Grumentum. Essa si trova in una posizione rilevante,
accanto al tempio dedicato alla triade capitolina. Secondo una suggestiva ipotesi di Attilio Mastrocinque, che ha osservato la centralit delledificio rispetto al pianoro su cui sorgeva la colonia,
potrebbe trattarsi del mundus di Grumentum. Il nostro intervento ha lo scopo di approfondire e
giustificare questa interpretazione di partenza attraverso lesame delle fonti letterarie. Ci soffermeremo, in particolare, sulla caratteristica forma del tempio grumentino e la metteremo in relazione
col simbolismo dei templi circolari di epoca tardorepubblicana e protoimperiale.

Introduzione
La collocazione e la natura del luogo sacro che i Romani denominavano mundus sono
piuttosto complesse e dibattute. La documentazione archeologica sui mundi ha dunque raccolto
monumenti di natura e di epoche diverse. I moderni -archeologi, storici, linguisti- hanno catalogato come mundi le fosse di fondazione - come quella di Satricum (IX-VIII sec.a.C.),1 quella
individuata sul Palatino a Roma (VIII- VII sec.a.C.)2, quella di Cosa3 e quella di Tarquinia,4 o
addirittura quelle terramaricole5- i pertugi divinatori, i templi sotterranei e spesso, nel tentativo
di ricercare i tratti comuni, non hanno effettuato le opportune distinzioni in base allantichit dei
sacelli e ai diversi contesti culturali nei quali essi furono edificati. Le diverse letture hanno giocato
sullambiguit del termine latino mundus, che indica sia uno specifico luogo sacro di Roma e
altre citt, sia qualsiasi cavit, pozzo, altare o altro luogo consacrato alle divinit infere. Gli studi

Sulla rocca vi una capanna risalente alla prima et del ferro (IX-VIII sec.a.C.), la cui funzione sacrale
dimostrata dal fatto che fu inglobata nel tempio che fu in seguito dedicato alla Mater Matuta. Dentro
alla capanna vi una fossa contenente reperti fossili.
2
Gli studi stratigrafici hanno mostrato lesistenza di una fossa, davanti alla capanna del Cermalum, risalente alla prima fase insediativa della zona. Nella seconda fase insediativa (VIII sec.a.C.) fu scavata una
fossa semicircolare in un banco di tufo. La fossa addossata a tre capanne: due di queste, pi grandi,
costituirebbero le parti di un complesso sacrale dedicato a Mars e Ops; la terza, pi piccola, stata interpretata come capanna di Romolo (CARANDINI 2006, p. 161). Cfr. BROCATO 2003, p. 618. La seconda
fossa, di cui sopra, stata ora interpretata come semplice dispensa. Il Carandini (CARANDINI 2006, pp.
159-160) ritiene che la fossa che agli occhi dei Romani corrispondeva a quella di fondazione, si trovasse
nella zona antistante il tempio della Vittoria. In quel luogo stata infatti individuata una tomba, la
cui importanza sacrale mostrata dal fatto che su di essa fu edificata unara e che fu spesso restaurata e
preservata dalle modificazioni urbanistiche delle zone circostanti.
3
MASTROCINQUE 1988, p.265
4
Su cui i vari studi della Bonghi Jovino. Nelle fosse etrusche venivano collocati oggetti di particolare
valore, non primizie. In quella di Tarquinia sono stati ritrovate insegne sacrali (lituus) e militari (ascia,
scudo). Cfr., ad esempio, BONGHI JOVINO 2005.
5
DEUBNER 1933. Contra: PATRONI 1939-40; CASTAGNOLI 1951, p. 393.
1

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IL MUNDUS DI GRUMENTUM?

sulletimologia del termine hanno confermato questa ambiguit: i legami con la sfera ctonia6,7,
con lidea della purificazione, col kosmos greco, con il movimento e la circolarit, con radici etrusche o indoeuropee... hanno portato Ernout e Meillet a chiudere la questione con un non liquet8.
La confusione regnava sovrana anche presso gli antichi, i quali non riuscivano ad individuare una
sintesi tra le varie accezioni del termine mundus. Da unattenta analisi delle etimologie proposte
dagli antichi, il Dognini ha riassunto la questione in questi termini: dal verbo movere deriva
tanto il mundus come cosmo quanto come insieme degli ornamenti femminili, mentre il pozzetto infero prende il suo nome dal munduscosmo di cui imita la forma. Laccostamento al greco
kosmos aveva per gli antichi solo il valore di parallelo fra i due lemmi -mundus e kosmos- dotati entrambi dei significati di ornamento e universo, senza con ci alludere ad una bench minima
interferenza linguistica dell'uno dell'evoluzione nell'altro9.

Mundus e inferi
Si diceva che le difficolt nell'individuare un'unica etimologia del termine hanno e hanno
avuto riflessi anche sullinterpretazione del luogo di culto che i Romani definivano mundus. Una
prima ipotesi di lavoro ci porta ad individuare un progressivo mutamento nella concezione del
mundus come luogo sacro: il primo uso del termine, sicuramente pi ancorato alla teologia tradizionale, lo riferiva estensivamente ad una pluralit di luoghi di culto connessi alla sfera della fondazione, del mondo infero e della vita agraria. In un secondo momento il mundus potrebbe essere
stato identificato con un particolare luogo di culto legato alla nuova visione teologica cosmica e
astrale del mondo infero e divino10 che soppiant la concezione tradizionale.
Il primo brano che prenderemo in considerazione una glossa allEneide virgiliana:
quidam aras superorum deorum volunt esse, mediomaximorum id est marinorum focos, inferorum
vero mundos11. Il primo dato che possiamo raccogliere che dalle parole di Servio Danielino
emerge una visione tradizionale dellAldil e dei luoghi di culto12. Essa prevedeva la ripartizione
delle sfere di influenza delle divinit- cielo, terra/mare, sottosuolo- e le conseguenti specializzazioIl termine mundus sarebbe derivato dalletrusco mun, morto, e dalla radice *mun- presente nel nome
di Munthuch, divinit infera connessa alla cerchia di Afrodite: cfr. ERNOUT-MEILLET, s.v. mundus, p. 421;
MAGDELAIN 1976, p. 103; CASTAGNOLI 1951, p. 392.
7
Il Pisani, ad esempio, ha ritenuto possibile un legame con la radice *muntho, terra, veicolato dal termine
mus. Lipotesi del Pisani riferita dallo EVANGELISTI 1969, p. 362: il Pisani pensa ad una radice originaria
*muntho-, la quale avrebbe un pi antico significato di terra che si sarebbe conservato nellespressione
mundus Cereris. Egli riprende Isidoro, Etym. 20.3. 4: nam mus terra unde et humus (in sostanza: dalla
parola mus, topo, deriva la parola humus, terra, infatti il significato di mus terra) per ipotizzare che
mus derivi da *munth-s come, secondo Varrone, pons deriva da ps: allora mus, derivante da *munth-s,
sarebbe una forma radicale, mentre mundus derivante da *muntho-, sarebbe una forma tematica dalla
stessa radice.
8
Cfr. ERNOUT-MEILLET, s.v. mundus, p. 421.
9
DOGNINI 2002, p. 18.
10
SAURON 1994, p. 94, parla giustamente di progressiva assimilazione e sostituzione. Il Robert (ROBERT
1939, pp. 178-179 e 423) preferiva parlare di giustapposizione tra sfera ctonia e nuova religione astrale.
Il Sauron porta lesempio del tempio di Sabazio a Zilmissos (cio Zalmoxis), che, secondo Macrobio (I,
18), era tondo perch il dio era assimilato al Sole. Si era completamente dimenticata la valenza ctonia
del tempio.
11
Serv., Ad Verg. Aen., 3.134: Alcuni ritengono che gli altari sono dedicati agli di superi, i focolari agli
di marini o terrestri, ma solo i mundi agli di inferi.
12
Cfr. Ovid, Met., 1. 163.
6

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ni degli spazi cultuali13. Il commentatore virgiliano riferisce anche che pu essere definito mundus
ogni sacello dedicato agli di inferi, ragion per cui il Castagnoli ha giustamente parlato di un uso
estensivo del termine da parte di Servio14. Infine, possiamo osservare che lattribuzione del nome
mundus ai luoghi di culto dedicati agli di Inferi non doveva essere affatto scontata gi in antico:
se Servio si preoccupa di specificare a chi dedicato un mundus, facendo una distinzione rispetto
ad altri luoghi di culto, se precisa che questa lopinione di alcuni (quidam), ci significa che ai
suoi tempi le informazioni su questi sacelli e sulle loro destinazioni erano imprecise e variegate.
Per la definizione del mundus fondamentale un lemma di Festo, risalente al grammatico di et
augustea Verrio Flacco15. Dalla testimonianza apprendiamo che questi si rifaceva al giurista Catone, figlio del pi noto Censore: egli sosteneva che il mundus prendeva il suo nome da quello del
cielo (Mundo nomen inpositum est ab eo mundo, qui supra nos est) che la sua forma era analoga a
quella celeste e che era accessibile (forma enim eius est, ut ex is qui intravere cognoscere potui, adsimilis illae), che era dotato di un ambiente sotterraneo consacrato ai Mani, che rimaneva chiuso
per la maggior parte dellanno (eius inferiorem partem veluti consecratam Dis Manibus clausam
omni tempore), eccetto in occasione di alcune festivit in onore di queste divinit infere, durante
le quali era nefasto svolgere attivit politiche, militari e private (nisi his diebus qui supra scripti sunt,
maiores c... m; quos dies etiam religiosos iudicaverunt ea de causa, quod quo tempore ea, quae occultae
et abditae religionis Deorum Manium essent, veluti in lucem quandam adducerentur et patefierent,
nihil eo tempore in republica geri voluerunt. Itaque per eos dies non cum hoste manus conserebant: non
exercitus scribebatur: non comitia habeba<ntur: non> aliud quicquam in republica, nisi quod ultima
necessitas admonebat, administrabatur)16.
Sempre secondo Verrio Flacco, il giurista Ateio Capitone avrebbe precisato i giorni in cui
si apriva il mundus, secondo le istruzioni fornite dai libri dei pontefici, ed essi erano i Volcanalia
(24 agosto), tre giorni prima delle Nonae di Ottobre (5 ottobre) e sei prima delle Idi di novembre
(8 novembre) (Mundus ut ait Capito Ateius in lib. VI Pontificali, ter in anno patere solet, diebus his:
postridie Volkanalia et ante diem <III. Non. Oct. et ante diem> VI. Id. Nov)17.
Il lemma festino apre la via ad alcune considerazioni preliminari. In primo luogo, possibile osservare che Verrio Flacco aveva ricercato notizie sui mundi nelle testimonianze di autori pi
antichi: questo permette di ipotizzare che gi in epoca protoimperiale gli eruditi non avessero pi
memoria della destinazione originaria di questo luogo di culto e delle festivit ad esso collegate18,
oppure che le conoscenze in proposito fossero piuttosto confuse. Il mundus descritto da Festo
formato da una parte superiore, voltata ad imitazione del cielo, e da una parte sotterranea. A
SAURON 1994, p. 26.
CASTAGNOLI 1986, p. 32.
15
Fest., mundum 144 L.
16
Come dice Ateio Capitone nel settimo libro pontificale: solitamente <il mundus> aperto tre volte
allanno nei seguenti giorni: dopo la festa dei Volcanalia (24 agosto), tre giorni prima delle none di ottobre (5 ottobre), e sei giorni prima delle idi di novembre (8 novembre). Perch viene chiamato in questo
modo lo spiega Catone nei suoi commentari di diritto civile: E stato chiamato mondo come quello che
sta sopra le nostre teste: ho avuto modo di apprendere da coloro che vi sono entrati che la sua forma gli
assomiglia. I nostri maggiori pensarono che il mundus che sta sottoterra dovesse essere consacrato agli dei
Mani e dovesse rimanere sempre chiuso, eccetto che nei giorni scritti sopra. I nostri
ritennero anche che quei giorni fossero religiosi, perci decisero che nei giorni in cui per cos dire venivano tratti alla luce e resi manifesti i profondi segreti della religione degli dei.
17
Sul legame di queste date col mondo agrario, cfr. WARDE FOWLER 1912.
18
Questo piuttosto significativo per la Stratigraphie des Vergessens (stratigrafia della dimenticanza) e va
nella direzione accennata nella premessa, ovvero che la valenza ctonia venne via via sostituita da altre
valenze.
13
14

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differenza di quanto sostiene parte dei moderni, non emerge in alcun punto della testimonianza
il fatto che lambiente sotterraneo fosse costruito a volta e che fosse accessibile19: questa considerazione ci porta a non dare per scontata la definizione di mundi che, sulla base di questa testimonianza, stata spesso applicata agli ambienti sotteranei voltati ed intonacati scoperti nelletrusca
Bolsena e nella latina Norba20. La parte inferiore del mundus era dedicata ai Mani, secondo la
testimonianza di Catone. Alcuni studiosi, sulla scia di suggestioni antiche, hanno pensato che
esistesse un legame tra il mundus ed il lapis Manalis21. Varrone22 riferisce che la pietra si trovava
appena allesterno di Porta Capena, accanto al tempio di Marte, e che essa era associata ad un
antichissimo rito pontificale necessario a propiziare la pioggia. La stessa versione, derivante con
tutta probabilit dallo stesso Varrone, fornita anche da Festo23 (Manalem vocabant lapidem etiam
petram quamdam, quae erat extra portam Capenam juxta aedem Martis, quam quum propter nimiam siccitatem in Urbem pertraherent insequebatur pluvia statim, eumque, quod aquae manarent,
manalem lapidem dixere). Lerudito, tuttavia, vi affianca anche una seconda versione che identifica
il lapis Manalis con la pietra che copriva lostium Orci (putabant esse ostium Orci, per quod anime
inferorum ad superos manarent, qui dicuntur manes): questultimo era unapertura che permetteva
ai Mani di passare ad superos e che per questo presentava alcune caratteristiche del mundus descritto nelle testimonianze di Servio e Festo. Le motivazioni dellassimilazione tra il lapis manalis e la
pietra che chiudeva lostium Orci vanno ricercate nel collegamento paretimologico tra i termini
manalis e Manes, cos come possiamo dedurre dalle testimonianze antiche24.
Se Catone associa il mundus ai Mani, forse influenzato dalla tradizione sul lapis manalis,
altri autori, tra i quali Varrone25, riferiscono che questo luogo di culto era dedicato a Dite e Proserpina. Da un passo di Festo26 e da unepigrafe di Capua27 ricaviamo che il mundus era consacrato
Della stessa idea gi DOGNINI 2001, pp. 40-41. Lo studioso ritiene che il mundus fosse composto da
due strati. Coloro i quali potevano accedere al mundus in determinate occasioni (sacerdotes o pueri) non
potevano accedere alla parte inferiore e potevano vedere solo la volta della parte superiore. Era la parte
superiore che veniva aperta a scopi divinatori.
20
COARELLI 1983, p. 219.
21
Cfr. WARDE FOWLER 1899, p. 132; WARDE FOWLER 1912. HUMMEL 1973-1974: lo Hummel ritiene
che la pratica del Lapis manalis, di origine etrusca, sia avvicinabile ad una credenza tibetana secondo la
quale laccesso al Chaos primordiale, corrispondente al mundus, interdetto dalla presenza di una pietra
che chiude un accesso sotterraneo.
22
Varr., ap. Non. 637.
23
Fest., s.v. manalem lapidem, 115 L. Sul lapis manalis e sul rito dellaquaelicium, cfr. GRNER 2003, il
quale rileva come in epoca imperiale il rito fosse stato sottoposto ad una progressiva dimenticanza da
parte dei Romani. Le pratiche relative al lapis manalis erano ancora molto vive nella tarda Repubblica.
24
Cfr. la derivazione di Manes da manare, in Fest., 114 e 115 L e Lucr. I.122. ROBERT 1939, p. 255:
il Robert identificava la pietra col lapis niger e la assimilava a quanto ritrovato nel tempio dei Cabiri di
Samotracia. Si tratta di una fossa semicircolare, allinterno della quale furono deposte offerte votive, terra
e cenere, accessibile tramite una fessura coperta da una pietra. Il Patroncini (PATRONCINI 1970), poi (non
so dire se a ragione), ha messo in relazione la tradizione sul l.m. col mundus di Marzabotto (un pozzo al
centro del podio di un tempio sullacropoli della citt) e con i pozzi di Servirola. Questi erano depositi
votivi utilizzati in occasione di particolari festivit e coperti da un masso che poteva essere assimilato alla
pietra che ricopriva il mundus.
25
Nam cum Latiar, hoc est Latinarum sollemne, concipitur, item diebus Saturnaliorum, sed et cum Mundus
patet, nefas est praelium sumere: quia nec Latinarum tempore, quo publice quondam induciae inter populum
Romanum Latinosque firmatae sunt, inchoari bellum decebat, nec Saturni festo, qui sine ullo tumultu bellico
creditur imperasse, nec patente Mundo, quod sacrum Diti patri et Proserpinae dicatum est: meliusque occlusa
Plutonis fauce eundum ad praelium putaverunt. Unde et Varro ita scribit: Mundus cum patet, deorum tristium atque inferum quasi ianua patet.
26
Fest., 145 L.
27
CIL X1 3926: [...]ICURIA M.F. SACERDOS CERIALIS MUNDALIS D.S.P.F.C.. Il Degrassi rileva
19

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a Cerere. Possiamo essere quasi certi che esso corrispondesse al mundus di cui riferisce Catone per
il fatto che le festivit connesse allapertura delle porte del tempio sono le medesime in entrambe
le testimonianze28. Cerere aveva in origine un carattere ctonio29 e, prima dellassimilazione alla
greca Demetra, svolgeva anche le funzioni di Proserpina30. probabile, pertanto, che la dedica del
mundus a Dis Pater e Proserpina, entrati nel pantheon romano dopo i ludi Tarentini del 249 a.C.,
fosse successiva alla dedica del luogo di culto a Cerere. C anche da considerare che, come ha
mostrato il Le Bonniec31 con dovizia di argomenti, Cerere era identificata con Tellus: era naturale,
quindi, che i mundi fossero luoghi di culto dedicati agli di della terra e dei morti, come Cerere,
Dispater e Proserpina, ma eventualmente anche di Tellus.
Lassociazione tra una parte superiore, costruita ad immagine e somiglianza del cielo, ed
una parte sotterranea dedicata a Cerere va ricercata, secondo il Dognini32, in un legame originario
tra Saturno e Ops, ipostasi di Cielo e Terra: ricaviamo linformazione da alcune preziose testimonianze di Varrone33, il quale riconosce nel nome di Cerere il significato di portatrice di frutti, uno
degli epiteti di Ops. Il mundus altro non sarebbe, quindi, che un tempio dedicato a Cielo- Saturno e Terra- Ops/Cerere. C tuttavia da dire che, prima di attribuire credibilit a questa asserzione,
sarebbe necessario dimostrare quanto Varrone avesse effettivamente ricavato dalle credenze religiose della sua epoca e quanto, invece, gli fosse derivato dalle sue dottissime speculazioni etimologiche. Ma questo un argomento spinoso nel quale non nostra volont avventurarci. In secondo
luogo, anche dimostrando la credibilit dellinformazione varroniana -deducendone, quindi, che
lunificazione in un unico luogo religioso di un pozzetto sacro a Cerere e di un tempio a volta
imitante il cielo fosse passata attraverso lidentificazione Saturno-Cielo e Ceres-Ops-Tellus- non
possiamo non riconoscerne il carattere tardo, legato a speculazioni erudite. Riprendendo la testimonianza di Festo, infine, possiamo osservare che vi presentato un solo e ben preciso mundus,
mentre la glossa di Servio riferiva genericamente di luoghi di culto denominati mundi34. Una delle
la presenza di questo sacerdozio a Roma (ILLRP 61) e a Sulmona (ILLRP 65 e 66) in epoca repubblicana.
Cfr. DOGNINI 2001, cap. II, n. 66.
28
LE BONNIEC 1958, pp. 182-184; DOGNINI 2001, p. 31.
29
LE BONNIEC 1958, pp. 175-184. Il legame tra la sfera ctonia e quella agraria, daltra parte, sono piuttosto
comuni nei rituali di fondazione, anche in quelli pi antichi: secondo la Pieraccini (PIERACCINI, o.l., p. 5)
riporre le spighe nella fossa con cui la nuova citt si radicava nella terra, poteva avere tanti significati, per
esempio di chiedere alla terra madre di esercitare il suo potere germinativo di far crescere le messi e di garantire sempre il pane agli abitanti della nuova citt. Sarei propensa a credere in un rito di compensazione:
la creazione della citt significa violare la terra e gli di ai quali essa sacra. Lofferta ha lo scopo di placare la
divinit e di purificare la terra dopo la sua violazione. Si tratta di un rito frequente nelle cerimonie antiche:
ricordiamo, ad esempio, la cerimonia di purificazione che seguiva il censimento: il rito di fare il lustrum,
definito con lespressione lustrum condere, considerato una sorta di rito di fondazione e serve a placare gli
di per la violazione compiuta col census. Il fondatore, quindi, viola e purifica per placare gli di (si tratta
di ritualit presenti anche in altre civilt come, ad esempio, quella ebraica. Cfr. PIERI 1958, p.28).
Plutarco, poi, compie unoperazione simile nel De facie quae in orbe lunae apparet (Plut., De fac. orb. lun.,
943 B): egli sostiene che la terra il regno di Demetra (che dona alluomo il corpo) e che Demetra colei
che separa il corpo da anima ed intelletto al momento della morte. Plutarco, poi, sostiene che il legame tra
la morte e la dea ben visibile dal rapporto (para)etimologico tra il verbo teleutn (morire) e il verbo telein
(che si riferisce ai misteri eleusini) e riferisce che i Greci indicavano i morti col termine Demetri.
30
COLONNA 2004, p. 307: come ha rilevato il Colonna, nellinterpretatio etrusca Cerere era spesso identificata con Proserpina.
31
LE BONNIEC 1958, p. 183.
32
DOGNINI 2001, p-40.
33
Varro, L.l., 5.57 e 5.64.
34
Alcuni moderni hanno ritenuto che i mundi fossero pi duno (LE BONNIEC 1958; PALMER 1970, pp.

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occasioni in cui il tempio veniva aperto35, affinch le divinit infere e le anime dei morti potessero
uscire dal sottosuolo, era quella dei Volcanalia, come riferisce Ateio Capitone. Ci rilevante al
fine di fornire una collocazione al mundus, il quale era probabilmnte nellarea del Comizio, ove
era situato anche il Volcanal.

Mundi e fondazione
Si diceva che col nome di mundus sono state catalogate anche le fosse di fondazione. Nonostante ci non sia improbabile e nelle societ antiche riscontriamo spesso il legame tra sfera
infera e rituali di fondazione36, a nostro avviso necessario procedere in molti casi con maggiore
cautela. La prudenza dobbligo, ad esempio, nel momento in cui consideriamo una testimonianza ovidiana sul rito di fondazione romuleo, utilizzata dai moderni per dimostrare lesistenza
di un mundus sul Palatino37. Queste le parole di Ovidio:
et arbitrium Romulus urbis habet. Apta dies legitur qua moenia signet aratro: sacra Palis suberant; inde movetur opus. fossa fit ad solidum, fruges iaciuntur in ima et de vicino terra petita solo; fossa
repletur humo, plenaeque imponitur ara, et novus accenso fungitur igne focus. Inde premens stivam
designat moenia sulco38. Il poeta sta fornendo informazioni sulle origini delle Pariliae, festivit
connesse alla commemorazione della fondazione di Roma. Ovidio narra che Romolo scav sul
Palatino39 una fossa fino alla roccia e poi vi gett cereali e terra, rituale antichissimo contenente
- secondo unidea consolidata tra gli studiosi - la memoria del sinecismo originario.40 La fossa fu
colmata e coperta con un altare che divenne un focolare. Da quel punto, il re avrebbe iniziato a
tracciare il solco delle mura. Il rito descritto da Ovidio molto simile a quello compiuto da Publio
Valesio41, il quale, stando alle testimonianze di Valerio Massimo42 e di Zosimo43, ispirato da un
sogno scav una fossa fino alla roccia nellarea del Tarentum, in campo Marzio; ivi trov un altare
di Dite e Proserpina, celebr un sacrificio e poi ricopr laltare di terra. Ci farebbe pensare che
anche la fossa romulea fosse consacrata alle divinit infernali e pertanto, accettando la definizione
estensiva di Servio, si potrebbe considerarla un mundus. Cos fa il Basanoff44, il quale identifica
la fossa di fondazione palatina con il mundus di Roma di cui parla Festo. La sua ipotesi stata
182 ss.). In realt, allepoca di Catone e Ateio Capitone, pare che solo un luogo di culto avesse ricevuto
tale appellativo. Infatti lespressione mundus patet non poteva che riferirsi a un unico luogo sacro.
35
Cfr. anche Macrob., Sat., 1.16.16-18, ove lerudito paragona il divieto a quello vigente nelle feste di
Iuppiter Latiaris e nei Saturnalia: non si trattava, come ha messo in evidenza il DOGNINI 2001, p. 42), di
un vero e proprio nefas, ma di un dies religiosus. I Fasti Antiates e i Fasti fratrum Arvalium (II XIIII, 2, p.
17, 20, 22, 31, 37, 39), infatti, pongono i giorni di apertura del mundus tra quelli comiziali. Ci significa
che il nefas non era assoluto, ma escludeva quod necesse est (Fest., 278 L).
36
Il Castagnoli contrario allidea di un rapporto tra culti ctoni e rituale di fondazione: cfr. CASTAGNOLI
1951, p. 391; CASTAGNOLI 1986, pp. 33-34.
37
DU JARDIN 1926, pp. 46-47; PIGANIOL 1917, pp. 299-300.
38
Fasti, 4.819-825: Romolo, ottenuto il potere sulla citt, sceglie il giorno per tracciare con laratro i
limiti delle mura: le feste di Pales erano vicine; esse segnano linizio dellopera. Si scava una fossa (fossa)
fino alla roccia, vi si gettano cereali e terra presa dal suolo vicino; poi la fossa colmata, vi si erige un
altare e si accende il fuoco nel nuovo focolare. Indi Romolo, chiudendo il manubrio dellaratro adatto,
traccia il solco per le mura.
39
Plutarco (Plut., Rom., 1. 33) riferisce che le cerimonie in onore di Pales si svolgevano sul Cermalo.
40
Lyd., De mens., 4. 73 W; CASTAGNOLI 1951, p. 392; COARELLI 1983, pp. 218-219.
41
Sul significato del quale cfr. MASTROCINQUE 1988, pp. 51-52.
42
Val. Max., 2. 4. 5.
43
Zos., 2. 1-3.
44
Come osserva anche il CASTAGNOLI 1951, p. 392.

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smentita da quasi tutti gli studiosi moderni45. In primo luogo non vi in Ovidio alcun accenno
al termine mundus, che in et augustea corrispondeva gi ad un luogo di culto ben preciso non
situato sul Palatino46. Il Mastrocinque ha ben dimostrato che la fossa palatina si legava, invece,
a quel locus che i Romani denominavano Roma Quadrata palatina47 La Roma Quadrata palatina
non sarebbe quella originaria, ma risalirebbe, stando al Mastrocinque48, ad unelaborazione erudita rivalutata in epoca augustea49. Le connessioni tra la fossa di fondazione e Roma Quadrata
trovano confronti nella colonia latina di Cosa laddove stato ritrovato un crepaccio, contenente
offerte votive, collocato al di sotto di uno spiazzo quadrangolare (Cosa quadrata)50. F.H. Pairault
Massa confronta a Roma Quadrata anche ledificio B dellacropoli di Marzabotto, che la studiosa
ritiene identificabile con un mundus51. Ma anche questultima ipotesi si basa su troppi livelli di
congettura per essere accettata senza riserve. Lipotesi del mundus fossa di fondazione palatina
nasce anche e soprattutto dal confronto del brano ovidiano con un passo della Vita di Romolo, ove
Plutarco collega esplicitamente il mundus alla fondazione di Roma:
Infatti venne scavata una fossa circolare intorno all'attuale Comizio, nella quale furono deposte offerte votive di tutto ci che risultava adatto secondo le consuetudini e necessario secondo natura.
Infatti ogni abitante port una piccola porzione della propria terra d'origine e la gett nella fossa,
mescolandola con tutte le altre. Chiamano questa fossa con lo stesso nome con cui indicano il cielo
e cio mundus. Poi circoscrissero la citt, descrivendo un cerchio intorno a questo punto centrale.52.
Il brano plutarcheo, che concordemente gli storici associano a Varrone53, appare una sorta di
Weinstock 1930, da Le Bonniec 1933 e da Magdelain 1976.
Ovidio sta facendo riferimento ad una fossa di fondazione, comune nei rituali di molte civilt antiche.
Su Roma quadrata, cfr. anche MINGAZZINI 1961- 1962: il Mingazzini, seguendo la tesi di S.Weinstock
(WEINSTOCK 1930), sostiene che non esiste collegamento tra Roma quadrata e mundus.
47
Come sembra attestare, in termini simili a quelli ovidiani, un lemma di Festo risalente a Verrio Flacco
Fest., 310 L: Quadrata Roma in Palatio ante templum Apollinis dicitur, ubi reposita sunt, quae solent bona
ominis gratia in urbe condenda adhiberi, quia saxus munitus est initio in speciem quadratam. Eius loci Ennius meminit cum ait: et quis est erat et Romae regnare quadratae. Il Mastrocinque ritiene si trattasse
di una sorta di spiazzo quadrangolare in cui, in epoca imperiale, si riunivano i cittadini per salutare
limperatore. Cfr. MASTROCINQUE 1998, p. 687. Cfr. anche MAGDELAIN 1976, p. 99. Contra: BASANOFF
1939, che identifica il mundus con la Roma Quadrata palatina. Infine, la Calisti (CALISTI 2007, p. 55) ha
messo bene in evidenza la confusione effettuata dalle fonti tra Roma quadrata e mundus, dovuta molto
probabilmente alla loro comune natura di centro.
48
MASTROCINQUE 1998, p. 686, ove anche fonti e dibattito.
49
La versione ovidiana in armonia con lideologia augustea. Augusto, infatti, presentandosi come
nuovo Romolo, aveva fatto costruire sul Palatino una dimora con ampi ambienti pubblici che riproducevano i luoghi pi significativi della Roma romulea. La concentrazione sul Palatino delle memorie
romulee poteva di certo risultare funzionale a supportare i motivi della Selbstdarstellung augustea. Su
questo MASTROCINQUE 1998; da ultimo anche il Carandini, che abbiamo avuto modo di sentire in una
conferenza sulle case del potere in epoca tardorepubblicana e proto imperiale, tenutasi presso lUniversit
di Verona il 14 aprile 2008.
45
46

50

Su Cosa quadrata, cfr. BROWN 1960.

Cfr. PAIRAULT MASSA 1981. Lidentificazione Roma Quadrata- mundus, smentita oggi dalla maggior
parte degli studiosi. Sullo status quaestionis, cfr. ancora CALISTI 2007.
52
Plut., Rom., 11: Quindi fu scavato un fosso rotondo presso lattuale Comizio, e vi furono riposte
le primizie di tutte le cose sancite dalla legge come buone e dalla natura come necessarie. Poi ciascuno
port una manciata di terra del paese da cui proveniva, e la gett mescolandola tra le primizie. Designano
questo fosso col nome usato anche per il cielo, e cio mundus. Poi intorno a questo centro tracciarono in
cerchio il perimetro della citt.
53
Cfr., per tutti, DOGNINI 2001, p. 39. Pi di recente anche CECAMORE 2002, p. 23.
51

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IL MUNDUS DI GRUMENTUM?

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compromesso tra la tradizione ovidiana e quella riportata da Festo54. Plutarco fa riferimento allo
stesso rito (considerato etrusco) ricordato da Ovidio: esso consisteva, di nuovo, nellescavazione
di una fossa e nel suo riempimento con primizie e manciate di terra55. Plutarco, per, denomina
esplicitamente la fossa col nome di mundus e, come Catone, la associa alla volta celeste e al cosmo,
facendone un sinonimo del greco olympos56. Come ha rilevato il Dognini57, le testimonianze pi
antiche sul mundus utilizzano il termine proprio in questa accezione, rivelandone la maggiore
antichit rispetto alle altre. Plutarco riferisce infine che la fossa romulea-mundus era circolare58
e che era situata nei pressi del Comizio, e non sul Palatino. E questi dati confermano quelli gi
riscontrati nel corso dellanalisi delle altre testimonianze antiche. La novit maggiore fornita da
Plutarco riguarda invece la posizione della fossa, centrale rispetto al circuito pomeriale e alle mura
(mentre non ci sono prove per dire che la fossa palatina ricordata da Ovidio fosse al centro del
circuito murario59); le mura e il pomerium, poi, sarebbero per Plutarco perfettamente circolari.
54
CECAMORE 2002, p. 27: la Cecamore parla di un pastiche di Plutarco finalizzato al confronto della fondazione di Roma con quella di Atene. La fondazione di Roma non poteva essere circoscritta al solo Palatino
se doveva competere con la fondazione di Teseo (Cfr. AMPOLO 1988, p. 289). Di commistione tra due
tradizioni parla anche CALISTI 2007. La creazione del Foro e del Comizio come centro politico e culturale
della citt si collega allopera dei Tarquini e, in particolare, al regno di Servio Tullio. Il collegamento tra
il Comizio e il re presente nel calendario numano arcaico, creato probabilmente, proprio nella seconda
met del VI sec.a.C. Larea del Comizio acquis importanza allepoca della dinastia etrusca, in particolare
durante il regno di Servio Tullio, come paiono attestare anche le indagini stratigrafiche compiute nellarea:
queste hanno, in effetti, rivelato che verso la met del VI sec. a.C., il Comizio fu costruito, o almeno
ricostruito e ampliato, contemporaneamente alla Regia e al tempio di Fortuna e Mater Matuta nellarea
sacra di SantOmobono (COARELLI 1983, p. 209 e 300: il Coarelli ha sostenuto, a mio avviso a ragione,
che il mundus palatino una leggenda moderna che si basa sullunificazione di due tradizioni, quella della
fondazione romulea e quella della riorganizzazione urbica avvenuta nel corso della dinastia etrusca). Lidea
che fosse stato Romolo (e non Servio Tullio) a fondare Roma partendo dallarea del Comizio pu derivare
dalla tendenza, frequente nella tarda repubblica, di attribuire le riforme dellepoca della dinastia etrusca
e, in particolare del sesto re, alle origini stesse dellUrbe (MUSTI 1970). Ad una stessa ideologia e ad uno
stesso complesso di tradizioni potrebbe rispondere anche un interessante aneddoto raccolto da Plinio e da
Festo: secondo i due autori, laugure di Tarquinio Prisco, Atto Navio, avrebbe miracolosamente spostato la
ficus Ruminale dal Palatino al Comizio (Plin., N.h., XV, 20, 77; Fest., 168 L). Mai era esistita una ficus sul
Palatino. Si conosceva solo quella del Comizio (cfr. Tac., Ann., XIII, 58).
55
COARELLI 1983, p. 224, lo ritiene una sorta di antico silos posto nel cuore della citt.
56

MAGDELAIN 1976, p. 102.

DOGNINI 2001, pp.24-25.


Questo potrebbe confermare la natura ctonia del mundus del Comizio, dato il legame dei templi rotondi pi antichi con la sfera infera (ROBERT 1939, p. 423). Inoltre, esso costituisce un punto di contatto
significativo con le pi antiche fosse di fondazione che, come emerso dagli scavi archeologici, sono
spesso di forma circolare o semicircolare (PIERACCINI o.l., p. 7). Se la forma circolare attribuita al mundus
ha origine in una pratica antica, non si pu dire altrettanto della spiegazione che Catone fornisce alla
circolarit: essa nasce da una speculazione erudita, nata in seno allambiguit del termine mundus e alle
dottrine pitagorizzanti ellenistiche e tardorepubblicane che collocano, come vedremo, loltretomba nelle
sfere celesti. Una nuova visione delloltretomba si stava sovrapponendo a quella tradizionale.
59
Come sostiene CASTAGNOLI 1951, p. 392. Contra: COARELLI 1983, p. 215, il quale ritiene che la fossa
ricordata da Ovidio fosse centrale rispetto al pomerium. Questa osservazione renderebbe forse inutili gli
sforzi compiuti dai moderni per dimostrare che Ovidio aveva confuso o contaminato il rituale della collocazione dei termini e il santuario del dio Terminus con il mundus: COARELLI 1983, p. 219; prima anche
DEUBNER 1933: p. 277; TUBLER 1926: Daltra parte, c anche da sottolineare che il poeta dice che ai
suoi tempi le interpretazioni sulle origini della festa e del rito dellaccensione del fuoco erano molteplici.
Per questo motivo, nellincertezza generale, il poeta dichiara di aver scelto la versione pi funzionale a
57
58

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SILVIA MARASTONI

Il mundus del Comizio


La testimonianza di Plutarco si pu difficilmente liquidare come un errore o come una
semplice operazione erudita60. Il Coarelli, in effetti, ha confermato la collocazione e la forma del
mundus di Roma spazzando via una serie di pregiudizi che avevano viziato linterpretazione della
topografia di una parte del Foro. Lesame attento di alcuni brani di Macrobio61 ha portato lo studioso ad identificare ledificio con quello che lerudito antico denominava sacellum Ditis, e che era
cohaerens ad unara dedicata a Saturno, il cui vetustissimo culto era attribuito ai Pelasgi. Lantichit
del luogo di culto poteva forse rendere plausibile il collegamento con la fossa di fondazione romulea. Il Coarelli ha giustamente osservato che i dati forniti da Macrobio conducono allumbilicus
Urbis, un edificio circolare di epoca severiana, mai considerato dagli studiosi in quanto reputato
tardo62. In realt, si trattava di un luogo, consacrato in epoche molto antiche, ma monumentalizzato sulla base di suggestioni ellenizzanti in epoca tardorepubblicana -tra la fine del II e gli inizi
del I sec.a.C.- quando esso fu dotato di un monopteros. Laspetto dellumbilicus doveva essere molto
simile a quello degli omphaloi protetti da unedicola che vediamo raffigurati sulle urne etrusche63.
Stando al Coarelli, questo antico sacellum, che egli suppone dotato di un ambiente sotterraneo64,
fu interpretato come omphalos contemporaneamente allerezione del monoptero. La denominazione Umbilicus Urbis65 era propriamente una traduzione dal greco omphalos. Lidentificazione con
lumbilicus Urbis, spiega lassociazione plutarchea del mundus col centro di Roma.Lidentificazione
di un sacello agli di inferi, definito mundus, con pi noti omphaloi di tradizione greca fu facilitata
da una serie di fattori66: in primo luogo, noto che gli omphaloi avevano uno stretto legame con
gli inferi67, cos come i mundi. Lomphalos di Delfi, ad esempio, era collegato alla tomba di Pitone;
si ipotizzata la presenza di un omphalos anche nel santuario di Demetra a Eleusi68. In un brano
dimostrare il suo pensiero (IV, 783-784, Expositus mos est; moris mihi restat origo: turba facit dubium
coeptaque nostra tenet e poi IV, 807-808: Ipse locum casus vati facit: Urbis origo venit).
60
Come fa il MAGDELAIN 1976, pp. 104-105, che ritiene che Plutarco abbia fatto confusione tra deposito
di fondazione e mundus.
61
Macr., 1.7.30.31: vastatisque Siciliensibus, incolis occupavere (sc. Pelasgi) regionem decima praedae secundum responsum Apollini consecrata erectisque Diti sacello et Saturni ara, cuius festum Saturnalia nominarunt. 11.48: Sed mihi huius rei illa origo verior aestimatur quam paulo ante memini retulisse: Pelasgos,
postquam felicior interpretatio capita non viventium sed fictilia, phta aestimationem non solum hominem
sed etiam lumen significare docuisset, coepisse Saturno cereos potius accendere et in sacellum Ditis arae Saturni
cohaerens oscilla quaedam pro suis capitibus ferre. Ex illo traditum ut cerei Saturnalibus missitarentur, et
sigilla arte fictili fingerentur ac venalia pararentur quae homines pro se atque suis piaculum pro Dite Saturno
facerent.
62

NASCH 1968, II, p. 484; COARELLI 1983, p. 211.

BRUNN, KOERTE 1870-1916, I, tavv. XLVII, 25; LXXV, 2; XCIV, 2.


Il Castagnoli (CASTAGNOLI 1951, p. 33) ritiene che il puteus non debba essere letto in connessione col
mundus. Egli ritene che la dimostrazione su cui si regge questa tesi abbia basi fragili: gli Scholia Bernensia
ai quali il Coarelli si rif, nel commentare il famoso indovinello delle Bucoliche virgiliane (3.104-105),
forniscono spiegazioni slegate tra di loro. Il cielo di tre ulne si riferisce, per alcuni, allo scudo di Aiace, per
altri lo spazio del cielo nel mundus, per altri ancora lo spazio visibile nel puteus dei templi divinatori.
65
Sullidentificazione delledificio circolare con lumbilicus Urbis, cfr. COARELLI 1976-77, p. 360; VERZR
1976-77.
66
COARELLI 1983, p. 215; MASTROCINQUE 1998, p. 687.
67
Cos anche SAUON 1994, p. 128: come la Thymele di Epidauro, essa poteva corrispondere ad una tholos
a vocazione esclusivamente ctonia, anche se, vedremo, non propriamente cos.
68
HERMANN VOLKMAR 1959, pp. 100-116; COARELLI 1983, p. 215.
63
64

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dellEneide virgiliana, poi, si parla di spiracula Ditis69 e Servio Danielino70 chiarisce che si tratta
dellumbilicus Italiae. Lumbilicus Siciliae, infine, corrisponde ad una spelunca infinitae altitudinis
attraverso la quale era avvenuto il ratto di Proserpina71. Presso Rieti, infine, cera il lago di Cutiliae,
considerato il centro dellItalia ove si praticava il culto di Dispater collegato a quello di Saturno72.
Esso serviva da aition per i Saturnalia e il mito dei Pelasgi a Roma. significativo anche che come
centro cittadino fosse stato designato il Comizio e non, ad esempio, il Palatino: in primo luogo
deve aver influito la concezione grecizzante della citt73 con al centro la piazza. Inoltre, lattribuzione di una posizione centrale al sacello del Comizio pu essere confermata dalla sua vicinanza alla
tomba di Romolo, che Varrone74 colloca sui Rostra, nei pressi dellumbilicus. Nel mondo greco le
tombe dei fondatori, si trovano generalmente al centro della citt75.

Il mundus tra memorie romane e ideale ellenizzante


La concezione del mundus come omphalos e la sua collocazione, secondo Plutarco, al centro
di una forma urbica regolare e circolare inducono ad una prima riflessione.
evidente che la testimonianza plutarchea sulla circolarit non rispecchiava una condizione reale, dato che lUrbe non stata edificata secondo un impianto urbano premeditato e regolare. Il Magdelain ha pensato che lo storico di Cheronea stesse applicando a Roma un particolare
schema urbanistico, possibile solo per la fondazione ex novo delle colonie76.
In realt, data lappartenenza culturale di Plutarco, pi probabile che egli stesse considerando una forma urbica teorica, se cos possiamo definirla, immaginata alla stregua delle citt greche ideali o idealmente circolari77. Tra le prime Atlantide, di cui parla Platone nel Crizia, imitata
dagli Arabi per la costruzione di Baghdad78. Ancora, vale la pena menzionare Mantinea79, citt
realmente circolare, e la citt ideale di Metone negli Uccelli80 di Aristofane. Il modello della citt
69

Verg., Aen., 7.563 ss.

70

Serv., ad loc.

71

Cic., II In Verr., 4.48. 106.

72

Cfr., ad es. Macr., Sat., 1.7.29.

HUMM 1999, pp. 380- 381 rileva che la circolarit del mundus rispecchia quella del Comitium. Lo stesso Comizio viene messo in relazione con la circolarit del cosmo: Diogene Laerzio (Diog. Laert., 8. 48),
infatti, fa derivare il temine Comitium dal greco kosmos, secondo lui di origine pitagorica. Cfr. GUTHRIE
1962, pp. 202-212. Il De Magistris (DE MAGISTRIS 2007, pp. 28 e 85), studiando il caso di Paestum e
confrontandolo con Roma, sostiene che lecclesiasterion fosse al centro della citt e che la sua forma costituisse il riferimento geometrico al templum, pure circolare e pure collocato nel centro cittadino.
74
Varr. ap. Horat., Ep., 16.13 ss.; Pseud.Acr. e Porph. ad loc.
75
Per questo rimando allo studio datato ma ancora fondamentale di Hermann Volkmar sullomphalos:
cfr. HERMANN VOLKMAR 1959, pp. 64 ss. Si trattava di culti di carattere ctonio ed, in epoca ellenistica,
esso ha pianta circolare sormontata da un edificio a tholos. Cfr., in proposito ROBERT 1939, pp. 178 ss.
76
MAGDELAIN 1976, pp. 81-83.
77
Si tratta di un modello teorico applicato, in alcuni casi, ad una situazione reale. Il primo teorico a compiere unoperazione di tal fatta du Ippodamo da Mileto. Per il significato della forma urbica ippodamea
e di quella circolare, cfr. LVQUE, VIDAL NAQUET 1964, cap. VIII.
78
Nel 762 d.C. Il castello degli Spiriti magni, nel IV libro della Commedia dantesca strutturato in 7
cerchi concentrici. La citt del Sole di Campanella ha una forma analoga.
79
Lvque, Vidal Naquet 1964, p.72.
80
Aves 1005. Fest., s.v. stellam, 351 L: il templum inaugurato era contrassegnato da una stella o crux. Si
pu osservare che Aristofane paragona la citt ad una stella. Si tratta forse di un influsso grecizzante sulle
modalit di fondazione etrusca della citt?
73

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ideale nel De architectura di Vitruvio, poi, pure circolare ed ricondotto dallo stesso architetto romano alla tradizione ellenizzante. Tra le citt idealmente circolari, infine, lAtene clistenica:
lidealizzazione circolare di Atene era un portato, secondo Vidal Naquet e Lvque81, dellinfluenza delle dottrine pitagoriche sul pensiero di Clistene. Quella della circolarit della citt, che si
associa al simbolismo cosmico, era unidea pitagorica e platonica di cui si era appropriato anche
il neopitagorico Varrone82: noto che egli riconduceva il termine urbs a quello di orbis83. Questa
concezione non era stata utilizzata dal solo Varrone, ma era condivisa da gran parte della classe
nobile e colta della tarda repubblica. Fu in questo periodo, infatti, che la cultura romana accolse i
precetti delle dottrine neopitagoriche: esse riunivano gli spunti offerti dallo stoicismo, soprattutto
dietro la spinta del graccano Blossio di Cuma o del conservatore Panezio di Rodi, dal platonismo,
dallastronomia e dalle dottrine orientali84 che avevano contagiato anche la dottrina etrusca. Non
, pertanto, un caso che il mundus di Roma fosse stato monumentalizzato proprio in epoca tardorepubblicana ed identificato col centro ideale della citt. Vedremo ora quali idee possono aver
influenzato lerezione di un tempio circolare denominato mundus al centro di una citt immaginata secondo il simbolismo cosmico. Questo potrebbe risultare utile ai fini dellinterpretazione del
tempietto grumentino. Il mundus di Roma, secondo Catone in Festo e Varrone in Plutarco, era
costruito ad immagine e somiglianza del Cielo e certamente ci non era estraneo al fatto che quello
uranio fosse uno dei significati primari del termine; il mundus era, come si diceva, un ambiente a
volta. La metafora della volta del cielo era nota ai Romani grazie al pitagorizzante Ennio: Cicerone
rammenta che il poeta fu il primo a portarla in teatro85 e Porfirio86 riferisce che egli laveva appresa
da Pitagora e Platone. La visione enniana aveva avuto immediate ripercussioni sullarchitettura: da
questo il proliferare, a Roma e nel centro Italia tra II e I sec.a.C., di architetture circolari e di grotte
dal significato simbolico cosmico. Significativa tra questi la voliera fatta costruire da Varrone
nella sua villa di Cassino, un monumento eccezionale poich possediamo una descrizione fornita
dallo stesso erudito, unitamente alla spiegazione dei simboli sottesi allarchitettura87. Il simbolismo
cosmico dei templi a tholos poi ben esplicitato da Cassio Dione a proposito del Pantheon88. C
Lvque, Vidal Naquet 1964, cap. 8.
CARCOPINO 1944, pp. 203 ss.; FERRERO1955, pp. 319 ss.; LVQUE, VIDAL NAQUET 1964, p. 89.
83
Varro, LL, 5. 143; CATALANO 1978, p. 451: la forma dellUrbs corrisponde a quella del mondo celeste.
84
Ad esse Varrone era molto sensibile: si pensi al fatto che egli aveva commissionato a L. Taruzio Firmano, familiare di Cicerone ed esperto di cose caldee, loroscopo del concepimento e della nascita di
Romolo (Plut., Rom., 19. 5).
85
Cic., De or., 3.162; Sat.Men., 270 Buchler (caeli cava). Lepoca di Ennio segna linizio di una particolare attenzione per i fenomeni celesti. Anche il patronus di Ennio, M.Fulvio Nobiliore, era un fervente
adepto del misticismo astrale. Lido (De ost., 16) riferisce che egli aveva trovato i principi del suo credo
nei pitagorizzanti libri attribuiti al re Numa, ritrovati proprio in questi anni. Cfr. SAURON 1994, p.87,
ove bibliografia e fonti. La metafora architettonica si ritrova anche altrove nellopera di Ennio e questa
era ben nota a Varrone: Varr., L.L., 5.19: et Ennius item ad cavationem: caeli ingenti fornices. Cfr. anche
Cic., Arat., fr. 33, 252; De cons.suo, 2. 5; Lucr., R.N., 4.71, 391; 6. 252.
86
Porphyr., Antr. nymph., 8.
87
Della quale lui stesso fornisce linterpretazione dotta. La voliera era sormontata da una cupola ornata
da stelle mobili indicanti le ore del giorno e della notte, come quella del tempio catuliano della Fortuna
huiusce diei (simile al tempio del Kairs greco), e da un sistema di rose dei venti imitante quella della
torre di Andronico di Cirro ad Atene. Allinterno, poi, gli uccelli rappresentavano, secondo una nota
metafora, le anime dei defunti (Sul rapporto tra uccelli e anime, cfr. Turcan 1959). Cfr. SAURON 1994,
p. 92. Sulla voliera, COARELLI 1996, pp. 319-34.
88
Cass.Dio, 53. 27.
81
82

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anche da osservare che la stessa visione era applicata ai templi rotondi pi antichi. In proposito,
un esempio importante fornito da Plutarco89 che, in polemica con Ovidio90 e rifacendosi alle
opere pitagorizzanti apocrife di Numa (ritrovate proprio nel II sec. a.C.), metteva in relazione la
circolarit del tempio di Vesta con la forma dellUniverso91. La forma del tempio del Comizio sottindendeva questa visione: esso era un tempio con un significato simbolico cosmico; ci anche in
considerazione del fatto che proprio in questepoca il significato di mundus fu definitivamente assimilato a quello greco di kosmos, cos come sappiamo dallo stesso Varrone nelle Satire Menippee92,
e che il concetto di universo come tempio risaliva al neopitagorismo di Posidonio e Cleante93. Il
mondo come mistero e come tempio al centro della pratica pitagorica94. A ci si aggiunga che,
a quanto pare, la divinizzazione del cielo divenne familiare ai Romani grazie al teatro di Ennio95,
il quale era impregnato di suggestioni pitagoriche e platoniche96.
Abbiamo, quindi, nella rappresentazione di Varrone -Plutarco, una citt circolare, riproduzione su scala ridotta delluniverso, con al centro il tempio del mundus, fatto costruire dagli aristocratici romani sulla base di suggestioni filosofiche ellenizzanti97. Nellidea plutarchea il mundus
coincideva con il punto a partire dal quale Roma fu fondata e anche linizio della storia di Roma:
come ha ben evidenziato il Catalano il mundus plutarcheo costituiva il nesso tra concezione della
storia e concezione del cosmo98. Si tratta di ci che il Mazzarino ha definito come la connessione
pitagorica fra spazio e tempo99.
Il tempio del Comizio non ha rivelato, fino a prova contraria, lesistenza di ambienti sotterranei paragonabili a camere o a pozzi. Le prime prospezioni ricordate dal Coarelli hanno mostrato
la presenza di una semplice cavit che potrebbe essere plausibilmente una fossa non accessibile
con funzioni assimilabili a quelle dellostium Orci o di una fossa di fondazione.
Se giusta, come crediamo, lipotesi del Dognini che gi abbiamo avuto modo di considerare, lapertura del mundus (da Varrone: mundus cum patet, deorum tristium atque inferum quasi
ianua patet) consisteva in quella delle porte della parte superiore del tempio, e ci almeno a partire
dalla fine del II sec. a.C.
89
90

Plut., Num., 11.


Ovid., Fast., 6.267: Vesta eadem quae Terra.

91

Allepoca di Plutarco lassimilazione delle architetture circolari alla sfera cosmica era definitivamente acquisita: si pu pensare, ad esempio alla cenatio rotonda della domus aurea di Nerone (Suet., Nero, 31.3).
SAURON 1994, p. 92, ricorda anche il tempio di Sabazio sulla collina di Zilmissos, in Tracia. La rotondit del
tempio e lapertura centrale manfestano, secondo Macrobio (1.18,11), lassimilazione del dio al Sole.

Varro, Sat. Men.,420.


Cleant., ap. Arnim, Stoic.vet.fragm., I, p. 123, fr. 538 (=Epiphan., Adv. haeres., 3.2.9).
94
FERRERO1955, p. 347, commentando Porphyr., Antr. Nymph., 8.
95
Enn. ap. Lact., D.I., 11. 63: il primo sacrificio fu compiuto da Iuppiter in onore del Cielo. Plin.,N.h.,
II, 1: Il mondo, che con altro termine ci piace chiamare cielo, nella cui natura si raccoglie ogni vita,
giusto reputarlo come divinit eterna, sconfinata, senza origine e morte. Il brano di Plinio richiama
Plat., Tim., 28 b. Viene ripreso da Pomponio Mela (1.1.14). Dio, secondo Plinio, non ha forma (II, 5,
14): questo emerge anche in un brano dellapocolokyntosis (8. 1) senecana ove una parodia della concezione platonica e varroniana degli di rotondi, senza testa e senza prepuzio, rappresentati dagli astri.
96
Lo ritroviamo, in seguito, nel Somnium Scipionis ciceroniano (Cic., De Rep., 6.15.15), in Seneca ( Sen.,
Ep., 90.28) e Dione Crisostomo (Dio.Chrys., Orat., 12. 33; cfr. anche Plat., Tim., 37 c).
97
SAURON 1994, p. 125. LVQUE, VIDAL NAQUET 1964, p. 89: la religione astrale della tarda filosofia platonica deriva dal pitagorismo. Sullargomento, cfr. anche BOYANC 1952; FESTUGIRE 1981, II; ROUGIER
1954, pp. 38 ss.
98
CATALANO 1978, p. 464, Lo studioso si basa su alcuni concetti precedentemente precisati dal MLLER
1961, n.70, pp. 34 ss.
99
MAZZARINO 1965-66, II, p. 349.
92
93

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Si tratta ora di stabilire le motivazioni che, in epoca tardorepubblicana, condussero ad


erigere un tempio dalla simbologia urania in stretta connessione con un luogo sacro dedicato
alle divinit infere. Si anche gi considerata lipotesi del Dognini. A nostro avviso, necessario
procedere in una direzione differente, che abbiamo gi in parte iniziato a delineare.
Come noto, tra II e I sec.a.C., le dottrine neopitagoriche mutarono la concezione teologica tradizionale100 e, insieme ad essa, anche la concezione dellOltretomba. Come si ricava dagli
scritti dellepoca101, in questo processo necessario collocare labbandono della visione acherontea
omerica102, la quale lasci il posto ad una nuova concezione influenzata dalle speculazioni posidoniane103: pertanto, in epoca tardorepubblicana si fece strada lidea che le anime fossero immortali
e che nellAldil entrassero a far parte del sistema di sfere rotanti intorno alla Terra; dopo la separazione dal corpo, esse avrebbero dovuto innalzarsi fino al raggiungimento del cielo delle stelle fisse,
dopo aver percorso sette sfere concentriche. Lespiazione delle colpe poteva avvenire nella sfera
della Luna, laddove le anime erano trasformate in demoni e relegate entro il cosiddetto antro di
Ecate104. In questa visione i Mani erano demoni collocati nella sfera che separava la terra e la Luna;
essi non avevano, quindi, sede nel sottosuolo come nella visione tradizionale105. Analogamente,
come apprendiamo da Manilio106, le porte dellAde erano collocate nella sfera della genitura, tra
lo zodiaco e la sfera della Luna, non pi in corrispondenza di aperture nel terreno o nella roccia.
Lanima attraversava, quindi, le porte del mundus e lespressione indicante lapertura delle porte
delle sette sfere ricordata di nuovo da Ennio: mi soli caeli maxima porta patet107. Lespressione
enniana porta patet mostra interessanti analogie con quella raccolta da Macrobio a proposito
dellapertura del mundus, e cio mundus patet. Oltre a questo, importante osservare che il dio
al quale era assegnata lapertura delle porte del Cielo era Giano, una delle divinit che mostra
importanti legami col mundus; egli deteneva lo ius vertendi cardinis108 ed era identificato con lo
stesso mundus da parecchi autori di I sec.a.C.: Cornificio, nel suo libro sulle etimologie sosteneva
che Giano fosse il mundus perch faceva derivare la radice del nome Ianus da ire109, riferendosi
con questo al movimento continuo del cielo. Gavio Basso spiegava lessere bifronte di Giano con
il fatto che egli dovesse essere il portiere di Cielo e Inferi110. Linterpretazione urania di Giano
SAURON 1994, p. 51.
In primis Cicerone in pi punti de primo libro delle Tusculanae disputationes e della Consolatio. Cfr.
anche Plin., N.h.,2.6.17.
102
Lantica intepretazione dellOltretomba trova diretta manifestazione nella testimonianza sul Lapis
manalis riportata da Festo: si pensava che si trattasse della porta dellOrco, Essa era collocata al di fuori
della Porta Capena, presso il tempio di Marte.
103
Secondo il FERRERO 1955, p. 330, lo spostamento degli Inferi nellatmosfera ebbe origine allepoca di
Posidonio. SAURON 1994, p. 128.
104
La spiegazione migliore di questo processo in Plut., De fac.orb.lun., 943-944. Esso risale alla tradizione platonica, cfr Plat., Tim., 251 b. Cfr. CARCOPINO 1944, p. 102. e SAURON 1994, p. 150.
105
Secondo Bidez e Cumont (BIDEZ, CUMONT 1938, I, p.235), questa teoria risente dellinfluenza della
cultura orientale, in particolare della dottrina mazdea del triplice cielo. Essi si soffermano, in particolare,
sul commento di Lattanzio Placido alla Tebaide di Stazio (IV, 515). Lattanzio fa riferimento anche agli
Etruschi.
106
Man., 2.950 ss.
107
Ep, 4 ap. Cic., Tusc., 5.49.
108
Ovid., Fast., 1, 138-140: Giano detiene la custodia mundia e ci gli consente di essere il tramite fra il
mondo divino e quello terreno; questo il motivo per cui il primo dio ad essere invocato nei sacrifici:
grazie a lui il sacrificante ha accesso agli di. Cfr. DOGNINI 2001, p. 49.
109
Macrob., Sat., 1. 9.11.
110
Macrob., Sat., 1. 9. 13.
100
101

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era condivisa anche da Varrone il quale la riteneva di origine etrusca111; questo in linea con la
derivazione etrusca del rito di fondazione ricordata da Plutarco. Il problema appare di difficile
risoluzione anche a causa delle scarse conoscenze che possediamo sulla teologia etrusca. Lunica
divinit etrusca avvicinabile in parte a Giano risulta essere Culsans, anche se le differenze tra i due
sono quasi pi rilevanti delle somiglianze. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che la possibilit
di trovarci di fronte ad operazioni erudite di epoca tardorepubblicana resta pur sempre molto
elevata. Anche le dottrine etrusche, in questo periodo, furono impregnate di idee grecizzanti ed
orientalizzanti e confuse con quelle neopitagoriche. Infine, il legame tra Giano e il mundus pu
condurci ad effettuare unultima breve considerazione. Come noto, il console apriva il tempio di
Giano quando iniziava un periodo di guerra: alcuni autori antichi spiegavano questo rito dicendo
che il dio sorvegliava il tempio in quanto dimora del genio della guerra112, idea questa che si legava
alle espressioni geminae portae belli113, pul enylios114 e pul polmou115. Le divinit della guerra
erano strettamente connesse al mondo infero116 e non , perci, difficile credere che gli antichi
avvertissero unaffinit tra le funzioni e gli scopi dellapertura del mundus e quella del tempio
di Giano, e cio permettere il passaggio sulla terra agli di dellOltretomba. Sulla base di queste
riflessioni, possibile avanzare alcune semplici ipotesi: in primo luogo, non , a nostro avviso,
improbabile che nel I sec.a.C. i riti connessi alle due realt cultuali presentassero dei tratti simili;
a questo proposito, non da trascurare la comune natura cosmica e astrale derivante ad entrambi
da speculazioni tardorepubblicane. Per queste stesse affinit, infine, non nemmeno da escludere
che lespressione mundus patet, indicante lapertura del mundus, si riferisse allapertura delle sole
porte della parte superiore del luogo di culto, come avveniva per il tempio dello ianitor celeste, e
non allo scoperchiamento di un pozzetto infero.

Conclusioni: mundi costruiti a fundamentis


e assenza di ambienti sotterranei
Nel corso di questo breve intervento, ho cercato di isolare alcuni punti fermi. Il mundus in
epoca tardorepubblicana un edificio circolare con un soffitto a volta che imita la volta celeste.
Lambiguit del termine mundus, che indicava sia il cielo che la sfera ctonia, port in primo luogo
gli antichi a sovrapporre un tempio dalla simbologia cosmica ad un luogo di culto legato agli
di infernali ed alla fondazione. Le speculazioni erudite furono influenzate dal mutamento della
concezione dellAldil, iniziato proprio in epoca tardorepubblicana, e dalle teorie sullapertura
del tempio di Giano. In seno alle stesse speculazioni, il mundus venne a coincidere col centro
ideale della citt. Passiamo ora ad alcune considerazioni sulledificio che - sulla base di alcuni dati
indiziari che meritano di essere verificati e approfonditi sul campo - abbiamo ipotizzato essere il
Varr. Ap. Lyd., De mens., 4.2.
112
Altri autori fornivano spiegazioni differenti: Macrobio (1.9.17 e 18), Ovidio (Metam., 14.778 ss.;
Fast., 1.259 ss.) e Servio (Serv., Ad Aen., 7.610) ricercano laition del rito in una leggenda locale contestualizzata nellambito della guerra contro i Sabini. Orazio (Epist., 1.255) e ancora Ovidio (Fast.,1.259)
riferiscono che il tempio veniva chiuso perch allinterno cera la pace che doveva essere difesa e protetta.
113
Verg., Aen., VII, 607: Virgilio sostiene che le porte fossero consacrate a Marte e che Giano aveva il
compito di sorvegliarle in periodo di pace affinch il genio della guerra non uscisse.
114
Mon. Ancyr.(gr.)VII, 5.
115
Plut., Num., 20.1.
116
Uno degli esempi pi importanti costituito dalla dea Bellona, identificata con una furia, come ho
dimostrato in uno studio specifico. Cfr. MARASTONI 2007.

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SILVIA MARASTONI

mundus di Grumentum. Si diceva che si tratta di un edificio circolare e sicuramente di carattere


cultuale risalente, verosimilmente, alle prime fasi di vita della colonia cesariana117 (o per lo meno
non successivo al I sec. d.C.). La sua edificazione , quindi, pressoch contemporanea alle speculazioni varroniane e la sua forma pu legarsi al simbolismo cosmico a cui gli edifici circolari
furono legati dal II- I sec.a.C. La sua posizione centrale rispetto alla citt: esso si trova, infatti,
nel Foro, area che le speculazioni greche consideravano come il centro ideale della citt, e il centro
era il luogo dal quale, secondo il rito etrusco, il fondatore procedeva alla delimitazione dei confini.
Il Mastrocinque, come si diceva in principio, ha osservato che ledificio rotondo grumentino si
pone quasi esattamente al centro del pianoro entro cui sorse la colonia cesariana.
Si potrebbe obiettare che questo tempio non dotato di un ambiente sotterraneo o di
antiche spaccature nel terreno. La fossa centrale ritrovata da Massimo Saracino nel mundus di
Grumentum potrebbe infatti, come lui giustamente sostiene, corrispondere ad uno scasso moderno effettuato dai primi cercatori di tesori locali a partire dal Seicento. Non dimentichiamo,
infatti, che quella del Capitolium fu una delle aree pi intensamente scavate e spogliate nel corso
dei secoli dai vari eruditi locali118. Ci, comunque, non compromette linterpretazione delledificio come mundus. Si parlato di mutate concezioni dellOltretomba che hanno condotto a
situare lAldil in Cielo e, contemporaneamente, ad identificare lo stesso Giano col mundus-cielo.
A questo si aggiunga che, a parte una cavit nella roccia, come si diceva, anche lumbilicus Urbis
di Roma non ha mostrato lesistenza di ambienti sotterranei accessibili. Il mundus grumentino,
quindi, non presenta rispetto a quello romano nessuna diversit sostanziale. Altri mundi, a quanto
mi consta, non sono stati messi in luce. Abbiamo per alcune testimonianze epigrafiche, alcune
di notevole rilevanza, che testimoniano lesistenza di questi edifici sacri, ma soprattutto la possibilit di erigerli ex novo. Mi riferisco, in particolare, ad una epigrafe da Corfinium (loc. Torre di S.
Pelino)119 in cui si ricorda la costruzione di alcuni edifici pubblici, tra i quali il mundus, da parte
del quattuorviro T. Muttius Celer. Ancora pi importante unepigrafe da Padula/Consilinum,
risalente probabilmente al II sec. d.C. La sua interpretazione e lintegrazione delle abbreviazioni
hanno destato qualche problema che, tuttavia, ci interessa solo in parte per questo lavoro. Qui di
seguito le due proposte di scioglimento:
1- Sanctum / mundum / Attinis p(ro) r(editu) / a fundament(is) / Helviae Abascante / et
Capitolina f(ilia) / d(ecreto) d(ecurionum) p(ecunia) s(ua) f(ecerunt)120.
2- Sanctum / mundum / Attinis p(opuli) R(omani) / a fundament(is) / Helvia Abascante
/ et Capitolina f(ilia) d(ecreto) d(ecurionum) p(ecunia) s(ua) / f(ecerunt)121.
Il termine Attinis stato interpretato come un genitivo di Attis, paredro di Cibele122. Lepigrafe, risalente al III sec., stata messa in relazione con la costituzione di vari collegia di dendrofori
proprio in quellepoca nella zona di Atinae123, Volcei124 ed Eburi125, tutte localit molto vicine a
Grumentum. Il legame tra Attis ed il mundus potrebbe essere dovuto, come indicato da V. BracSulla datazione cesariana della colonia di Grumentum, cfr. MASTROCINQUE 2007.
Rinvio per questo aspetto allintervento di Silvia Baschirotto.
119
CIL IX, 3173 (AE 1983 318 (B); ILS 5642. (B); AE 1990, 231 AE 1993, 569) [T(itus) Muttius
P(ubli) f(ilius) Ce]ler IIIIv(ir) q(uinquennalis) / [theatrum ---]mundum / [gradus facie]ndos cur(avit)
/ [senatique co]nsultum / [fecit utei pe]qunia a / [populo pageis] retribueret(ur). Cfr. DEVIJVER, VAN
WONTERGHEM 1983.
120
AE 1979, 00195.
121
SupIt-III-C, 1.
122
Macr., Sat., I, 21.
123
CIL X, 8100.
124
CIL X, 8107; 8108.
125
CIL X, 451.
117
118

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IL MUNDUS DI GRUMENTUM?

co126, allinterpretazione di Attis come dio astrale, identificato col Sole. Ci che ci interessa maggiormente la seconda parte delliscrizione, a fundamentis Helvia Abascante et Capitolina filia...
pecunia sua fecerunt. Queste due ricche donne donarono un tempio denominato mundus alla loro
citt e lo fecero erigere- ex novo e con grande sforzo economico127- a fundamentis. Ci significa che
in epoca imperiale era possibile erigere un mundus indipendentemente dalla fossa di fondazione
della citt e dallesistenza di spaccature nella roccia. Questo dato essenziale perch ci permette
di avanzare lipotesi che tale pratica fosse gi in uso ai tempi in cui il tempietto grumentino fu
eretto. Esso potrebbe quindi essere un tempietto dalle valenze astrali eretto ex novo ai tempi della
fondazione della colonia cesariana. Ci confermerebbe anche la natura prevalentemente astrale
dei mundi di epoca tardorepubblicana e imperiale.

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126
127

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BENDLIN 2002, p. 41.

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SILVIA MARASTONI

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GRUMENTUM: NUOVE RICERCHE

ATTILIO MASTROCINQUE

Grumentum: nuove ricerche


Le indagini sul campo condotte dalla missione dellUniversit di Verona a Grumentum
si sono svolte nel corso di tre campagne dal 2005 al 2007 sotto la mia direzione e si sono concentrate sullarea del Foro romano. La missione si assunta il compito di continuare le indagini
che erano state iniziate ad opera della Soprintendenza archeologica della Basilicata. La missione
si avvalsa del contributo finanziario dellUniversit di Verona, del sostegno del Comune di
Grumento Nova, che ha messo a disposizione i locali dove il personale alloggiato, della Soprintendenza Archeologica, che ha concesso luso di tre ambienti nellarea di scavo, usati come
base operativa e deposito di strumenti.
Inoltre, grazie alla collaborazione dellUniversit IUAV di Venezia, e in particolare del
CIRCE (Centro Interdipartimentale di Rilievo, Cartografia ed Elaborazione) diretto dal prof.
Francesco Guerra, sono state realizzati rilievi tridimensionali, foto aeree e ortofoto di altissima
qualit.
Il Centro Veneto di Ricerche sulle Civilt Classiche e Orientali, sotto la guida del prof.
Luigi Sperti, ha finanziato lo scavo di un settore presso il Cesareo nel 2006. Prospezioni del
sottosuolo mediante geo-radar e magnetometro sono state eseguite dalling. Ermanno Finzi,
del Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica dellUniversit di Padova, affiancato
nel 2007 dal prof. Marcello Ciminale, dellUniversit di Bari e, nel 2008, dal prof. Maurizio
Gualtieri dellUniversit di Perugia, coadiuvato dal dott. Carlo Rosa, della Fondazione Lerici.
Il quadro delle conoscenze su Grumentum e, in particolare, sullarea del Foro, si basava
sulle notizie di ricerche eseguite da Liliana Giardino e da Maria Luisa Nava. La prima aveva
condotto saggi di scavo e altre ricerche, in base alle quali si fissata una cronologia della nascita della colonia romana di Grumentum allet augustea e delledificazione del Cesareo e
del Capitolio nellet di Augusto, o dei Giulio-Claudii1. Maria Luisa Nava ha messo in luce il
porticato Sud-Est, risalente alla seconda met del I secolo d.C., una fontana addossata al Cesareo e le fondazioni della basilica2. La scoperta di una testa di Livia da parte di Paola Bottini3
e di uniscrizione menzionante limperatore Claudio nei paraggi del tempio C ha permesso di
interpretarlo come un Cesareo.
A partire dal 2005, i settori di scavo sono stati affidati a Federica Candelato, Massimo
Saracino, Ugo Fusco, e occasionalmente a Alexander Heinemann e Carmelo Malacrino, lo
studio dei materiali stato affidato a Teresa Perretti, Barbara Lepri, Elisa Tomasella ed altri
ricercatori, quello delle iscrizioni ad Alfredo Buonopane, quello della statuaria a Luigi Sperti
e quello delle monete a Dario Calomino. Fiammetta Soriano, Dario Cianciarulo, Lara Pozzan
ed altri esperti si sono occupati del rilievo. Solo per motivi di tempo non posso qui ricordare
gli altri ricercatori e studenti che sono impegnati in studi specifici; alcuni di loro partecipano a
GIARDINO 1993; BOTTINI 1996, pp. 636-638; BOTTINI 1997, p.168; NAVA 2004, pp.933-93, part. 988.
Datazione del Capitolio ad epoca augustea in GIARDINO 1981, pp.27 e 44.
2
Nava 2004, pp.986-93
3
Scoperta da Paola Bottini: BOTTINI 1992; BOTTINI 1997, pp.149-50
1

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ATTILIO MASTROCINQUE

questo convegno o compariranno fra gli autori del volume dedicato al Foro di Grumento, che
rappresenta lobiettivo finale delle ricerche. Prover dunque a presentare qui in sintesi i risultati
maggiori cui hanno portato finora le ricerche degli ultimi anni.
Il settore maggiormente indagato quello a Est del Cesareo, a cura di Federica Candelato. Nel 2005 qui si sono trovati i resti di una fonderia, dove veniva lavorato il bronzo, e forse
anche altri metalli. Gli scavi recenti hanno fornito la pi complessa e ricca stratifigrafia di tutta
larea forense, la quale permetter di ricostruire una scansione delle fasi di vita di questa zona.
Nel 2004 gli scavi condotti dalla Nava nellattiguo settore del portico erano stati rinvenuti
rivestimenti architettonici bronzei e fistule plumbee pronte per la fusione e sigillate dal crollo
del portico nel corso del V secolo. Non da escludere che essi fossero destinati alla fonderia
individuata nel 2005.
Per anni avevamo lavorato in questo settore non tributando molto interesse a due macigni di pavimentazione addossati al lato Est del Cesareo, appena fuori dal muro di fondo del
Foro. Dopo averli rimossi, venuta alla luce sotto di loro una deposizione di tre persone. La
datazione della sepoltura spetta allepoca dei figli di Costantino, come indica una moneta trovata in contesto, anche se non da escludere che la moneta fosse stata conservata per qualche
decennio. Della scoperta parler pi dettagliatamente Federica Candelato, mentre io mi limito
a formulare unipotesi per spiegare questa singolare sepoltura.
A mio avviso, ci sono due prime possibili spiegazioni: 1) il degrado della vita urbana che
port alla defunzionalizzazione di monumenti e strutture pubbliche, oppure 2) una forma di
sconsacrazione del tempio pagano da parte dei Cristiani, simile a quella operata da sepolture
presso il tempio di Apollo a Dafne, famosa per lorazione di Giovanni Crisostomo, o, per restare in Italia, dalle sepolture nellarea del tempio di Apollo a Cuma.
La prima spiegazione potrebbe trovare un parallelo nelle tombe trovate presso le terme
imperiali4 e nella tomba rinvenuta nello scavo degli strati alto-medievali del portico. Circa due
generazioni prima della deposizione a ridosso del Cesareo, in et tetrarchica, era stata realizzata
la canalizzazione del decumano5 e lo scolo delle acque piovane allangolo NE della piazza, ci
che prova la vitalit del centro urbano, il quale dunque avrebbe subito un rapido degrado nel
corso del IV secolo.
Una terza ipotesi potrebbe spiegare la sepoltura come inumazione in terra sacra, secondo
luso dei Cristiani di creare chiese attorno a reliquie dei santi e a seppellire i fedeli nei pressi
delle chiese. NellVIII secolo erano state deposte parecchie salme a ridosso della chiesa di San
Marco6. Se questa ipotesi fosse valida, allora potremmo supporre che il Cesareo fosse diventato
per qualche tempo una chiesa. Va detto, peraltro, che queste ipotesi non si escludono totalmente fra loro. Si noti, inoltre, che il Cesareo si conservato meglio del Capitolio e il pavimento in
opus sectile della cella rimasto quasi intatto fino ai giorni nostri, mentre gli altri templi sono
stati oggetto di un maggiore degrado, o perch volutamente distrutti o perch abbandonati agli
agenti atmosferici.
Sul lato Ovest del Cesareo Carmelo Malacrino ha eseguito alcuni saggi di scavo, che
hanno messo in luce7 per la prima volta un battuto che costituiva la pavimentazione del Foro
precedente quella lapidea. Sotto lo strato del battuto si rinvenuta ceramica che si data fino
alla met del I secolo a.C.
Nel 2007 Alexander Heinemann, dellUniversit di Freiburg im Breisgau, ha parzialmente messo in luce una fornace situata ad una quota relativamente alta, al di fuori del muro di
NAVA 2002, p.763.
LATTANZI 1981, pp.336-367.
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MALACRINO 2008.
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GRUMENTUM: NUOVE RICERCHE

253

fondo del Foro sul lato Est, gi indicata dalle prospezioni del sottosuolo. Sul lato opposto della
piazza lquipe diretta da Ugo Fusco, dellUniversit di Roma La Sapienza, nel 2007 ha messo
in luce entro le celle di sostruzione del Capitolio una serie di battuti che si sono susseguiti dalla
nascita del Foro fino alla sua pavimentazione lapidea, la quale pu essere datata dai materiali
trovati nellultimo strato, databili allincirca alla tarda epoca augustea. Inoltre i saggi eseguiti
hanno permesso di ritrovare il muro di fondo del Foro, rasato al suolo quando fu creato il tempio, e anche, al di fuori del tempio, sul lato Nord, le impronte delle lastre di pavimentazione
del portico, eliminato in questa zona quando fu eretto il capitolio.
Nel 2006 era stata portata alla luce una fornace per calce, realizzata negli ambienti anteriori del Capitolio in unepoca non precisabile, posteriore alla rovina del monumento. Le due
fornaci, situate ai due lati del Foro, probabilmente danno conto della scomparsa di molta della
decorazione marmorea e bronzea del centro urbano. Quella per metalli probabilmente and
distrutta nel crollo del portico, avvenuto nel V secolo d.C.
La dialettica fra i due templi maggiori del Foro, a mio avviso, andrebbe cos ricostruita:
il pi antico monumento del Foro il tempio C, il cosiddetto Cesareo, che dunque non nacque
come tale, ma come Capitolio, data la sua posizione centrale nella citt e le sue dimensioni: in
una colonia romana non poteva mancare il Capitolio e un enorme tempio sul Foro non poteva
essere che il Capitolio. Sotto il Capitolium novum, di fronte al vecchio, non cera infatti alcun
tempio, ma correva il porticato, il muro di fondo, dietro il quale cera una fontana.
La realizzazione del progetto architettonico originario del primo Capitolio rimase incompiuta e venne preferito un nuovo progetto, visto che la cornice del podio non fu mai finita
e il filare di blocchi che stava sotto la cornice (di cui si trovato lo statumen) stato rimosso,
in epoca claudia avanzata fu eretto il nuovo Capitolio, sul lato opposto, laddove prima correva
il muro di fondo del Foro con il portico; contestualmente il Capitolium vetus fu consacrato al
culto imperiale8.
Si pu valutare che la costruzione del Cesareo sia durata per circa due generazioni, che
coprono, pi o meno, let augustea e quella tiberiana. Esso era dotato di semicolonne corinzie
(o ioniche) a fianco della cella e quattro colonne sulla fronte e due a fianco del pronao. Non
possibile stabilire se e dove fosse un Capitolio in epoche precedenti. Daltronde unindagine
archeologica sotto il tempio C impossibile.
Le prospezioni eseguite nel 2006 hanno permesso di individuare un edificio rotondo, a
pochi metri dal lato Sud del Capitolio. Il suo scavo stato condotto da Massimo Saracino, il
quale illustrer pi dettagliatamente i risultati nel suo intervento. Si tratta di un podio circolare
di circa 9 m. di diametro, rasato al suolo gi in antico e privo anche della pavimentazione.
Durante la campagna 2007 venuta in luce, in due settori di scavo, la cornice in marmo e alcune lastre marmoree che decoravano lesterno del podio. Massimo Saracino, insieme
ai suoi collaboratori, tratta nel suo contributo anche della cortina circolare in opera reticolata
che rivestiva un cerchio in cementizio posto al centro del podio e della fossa rinvenuta proprio
a fianco di tale nucleo cilindrico centrale, la quale andava fino al terreno vergine. Si pu dire
che il podio risulta costituito da un cerchio esterno e uno interno, entrambi riempiti di pietre
e malta. Linterpretazione delledificio non lascia molto margine di dubbio: non si tratta di una
fontana, n della base di un monumento onorifico, ma di un tempio9. La datazione del monumento, per ora, non ancora precisabile con certezza.
Casi di riutilizzo di precedenti edifici per installarvi il culto imperiale: HNLEIN-SCHFER 1985,
pp.67-8.
9
La cosa stata confermata durante la campagna del 2008, che ha permesso di mettere in luce, almeno
in parte, laltare che sta davanti alla scala daccesso.
8

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ATTILIO MASTROCINQUE

La presenza di cunei fittili per colonne buttati nel cementizio del podio fa sospettare che
non si trattasse della prima fase di vita della colonia, ma che gi le fabbriche di laterizi per la
monumentalizzazione del centro fossero attive, e probabilmente da un pezzo.
Non si trovata traccia di un muro della cella allinterno del cerchio della cortina esterna
del podio, in cementizio durissimo. dunque probabile che si trattasse di un monoptero10,
privo di cella. La cortina circolare inerna pare quasi eccessiva (arriva infatti al terreno vergine)
per sorreggere solo una statua, mentre pi plausibile che sorreggesse o un muro circolare che
circondava parzialmente la statua di culto, o, meglio ancora, un piccolo peristilio interno. N
iscrizioni n statue permettono, a quanto pare, di determinare il dio titolare del tempio. Lunico indizio che ho individuato che esso si trova al centro del pianoro dove sorse la colonia.
Tenendo conto dello strapiombo lungo il quale corre la linea delle mura, a tracciando due linee
perpendicolari, allineate con il cosiddetto decumano, si scopre che il podio rotondo occupa la
posizione centrale11 della colonia (Fig. 1).
Se guardiamo il lato lungo del pianoro, esso esattamente al centro, mentre risulta di
pochissimo pi a Sud della met del lato corto12. Questo fatto mi ha indotto ad avanzare, anche
se con tutte le riserve del caso, lipotesi che questo tempio fosse consacrato a divinit infere
(per esempio Cerere o Dispater) e che per questo fosse considerato un mundus. Non sono rintracciabili, per ora, indizi di un precedente monumento in questo sito, anche perch lo scavo
condotto dai Romani per porre le fondamenta del tempio avrebbe eliminato qualsiasi struttura
preesistente, fosse stato anche un altare.
Ecco come Plutarco13 descrive la creazione di Roma: Presa la fossa, che designano col
nome usato anche per luniverso, e cio mundus, come centro di un cerchio, tracciarono in giro
il perimetro della citt. La dottrina risale al tempo di Varrone e delle influenze pitagoriche
sul pensiero politico romano. Scrive infatti Varrone14 circa il solco romuleo: il cerchio che ne
Sul quale cf. Vitruv. IV.8.1.
Gli agrimensori romani certo non ricavavano il centroide di un piano irregolare con programmi quali
ArcGIS 9.2 o simili, anzi, nemmeno interessava loro un dato del genere, ma tracciavano due linee perpendicolari fondamentali, sulle quali si allineavano le strade, gli isolati e si posizionavano le strutture
pubbliche.
12
Questo viene detto prestando fede al perimetro delle mura nella pianta di L.Giardino e di F.Soriano,
anche se va detto che sul lato Nord del pianoro, in corrispondenza del tempio rotondo, il percorso della
cinta muraria ipotetico, mentre sul lato opposto esso pu essere intuito slla base di alcuni tratti conservati a breve distanza.
13
Plut., Rom. 11.
14
Varro, De Lingua Latina V.143-4. Recentemente DE MAGISTRIS 2007 ha sostenuto che Roma, le
colonie romane e latine avevano al centro lauguraculum, che permetteva la spectio a 360 gradi. La sua
argomentazione poggia su una serie di ipotesi: la posizione dei cippi pomeriali di Paestum permettono di
individuare un centro che passa quasi esattamente sullekklesiasterion ellenistico, il quale stato interrato
quando fu dedotta la colonia; nellinterro sono state trovate ossa di almeno 40 bovini: esse dovrebbero
essere la prova della exauguratio e dello spostamento di un culto per piazzarvi lauguraculum. Quella
dellecatombe per exaugurare unipotesi ardita; linterpretazione come auguraculum di questa zona del
Foro romano altra ipotesi arditissima, visto che lauguraculum di Bantia tuttaltra cosa (TORELLI 1966;
forse un altro simile monumento si trova a Este: RUTA SERAFINI, SAINATI 2002, 216-223), e visto che il
vicino Capitolium ostruiva la vista molto da vicino. ben noto che gli auspici andavano presi dallalto
(lArx, il collis Latiaris del Quirinale, il Palatino) e traguardando solo una parte dello spazio (COARELLI
1981). Le ipotesi ardite poi devono fare i conti con Ennio (Ann. I.79-81 V.), secondo cui Romolo prese
gli auspici dallAventino circa il destino del Palatino e con Varrone, che al centro della citt poneva il
mundus, e non lauguraculum. Gli auspici dunque non si prendevano stando al centro, ma traguardando da fuori larea interessata. Ennio e Varrone infatti conoscevano meglio di noi quello di cui stavano
10
11

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GRUMENTUM: NUOVE RICERCHE

risultava fu il principio dellUrbe e, poich era dietro il muro fu detto Pomerio Poich anche le
citt che prima venivano tracciate intorno con laratro erano dette urbes dal cerchio (orbe) e dal
manico dellaratro (urvo); e cos sono fondate come Roma, e le colonie e le citt, visto che sono
poste entro il Pomerio. La definizione di questo tempio e delle sue funzioni sar legata anche
alla possibilit di ricostruirne con certezza la forma. Infatti, se si consolider la sua definizione
come monoptero, le modalit della sua apertura nelle cerimonie di et imperiale andr riconsiderata, anche alla luce del fatto che nei decenni finali della repubblica e allinizio dellimpero le
porte dellAldil furono concepite in alto, come nel Pantheon15, per cui lapertura del tempio
poteva stare in alto16, non in basso.
Le indagini storiche, archeologiche ed epigrafiche su Grumentum hanno permesso al
sottoscritto di fissare la data della deduzione della colonia romana agli anni 50.
Molte macerie e terreno di riporto posti sotto il livello tardorepubblicano contengono
materiali che arrivano fino a circa il 60 a.C., mentre le iscrizioni attestano che negli anni 50
la citt era in fase di costruzione. Visto che Cesare, durante il suo consolato del 59 promosse
deduzioni di colonie, specie in Campania, per stanziare i poveri e i veterani di Pompeo, risulta
probabile che la rinascita della citt lucana, gi distrutta durante la guerra Sociale, fosse stata
promossa dalla legislazione di Cesare, durante il primo triumvirato17. possibile che negli
anni 50 lideologia della citt, di cui troviamo uneco in Varrone, fosse stata messa in pratica,
realizzando il mundus al centro della colonia, nellarea del Foro, proprio come a Roma, dove
il mundus che si pu vedere presso il Comizio costituito da un piccolo monoptero circolare,
di cui resta il nucleo cementizio, privo di porta o di altro accesso ad una eventuale cavit inferiore18. Questo monumento stato realizzato, a quanto pare, allet dei Severi, ma certamente
anche prima ci doveva essere stato un luogo sacro destinato al culto infero.
Forse la monumentalizzazione del luogo sacro grumentino, come pure di gran parte
dellarea forense, spetta, allet augustea e giulio-claudia. Va detto per che non sono emerse
ancora testimonianze che portino ad una chiara distinzione di pi fasi. Ovviamente se emerger prova di una diversa interpretazione del monumento o se verr individuata una sua migliore
spiegazione,si proceder in direzione diversa. Attualmente per la spiegazione proposta lunica che si fondi su un argomento oggettivo.

Bibliografia
BOTTINI 1990 = A. BOTTINI, Lattivit archeologica in Basilicata, in Atti del XXIX Convegno di Studi sulla Magna
Grecia, Taranto1989, Napoli 1990, p. 567
BOTTINI 1992 = P. BOTTINI, Ritratto di Livia Drusilla, in Da Leukania a Lucania. La Lucania centro-orientale
fra Pirro e i giulio-claudii, Catalogo della mostra, Roma 1992, pp. 98-100
BOTTINI 1996 = A. BOTTINI, Lattivit archeologica in Basilicata, in Atti del trentacinquesimo Convegno di Studi
sulla Magna Grecia, Taranto 1995, Napoli1996, pp. 636-638
BOTTINI 1997 = P. BOTTINI (a cura di), Il museo archeologico nazionale dellalta Val dAgri, Lavello 1997

parlando.
15

Si veda il contributo di Silvia Marastoni in questo convegno.


Per fare un esempio puramente speculativo: un luogo di culto definibile come mundus Cereris avrebbe
potuto benissimo essere monumentalizzato con un monoptero dedicato a Cerere con le fattezze di Livia
divinizzata.
17
MASTROCINQUE 2007; cf. BUONOPANE 2006-2007.
18
Cf. recentemente VERZAR 1976-77; COARELLI 1988, pp.208-226.
16

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COARELLI 1981 = F. COARELLI, La doppia tradizione sulla morte di Romolo e gli auguracula dellArx e del Quirinale,
in Gli Etruschi e Roma. Incontro di studio in on.di M.Pallottino, Roma 1981, pp. 173-188
COARELLI 1988 = F. COARELLI, Il foro Boario, dalle origini alla fine della repubblica, Roma 1988
DE MAGISTRIS 2007 = E. DE MAGISTRIS, Paestum e Roma quadrata. Ricerche sullo spazio augurale, Napoli
2007
GIARDINO 1993 = L. GIARDINO, La citt di Grumentum (insieme a P. Bottini, S. Bianco, Grumentum e la
Lucania Meridionale), in Da Leukania a Lucania, pp. 91-105
HNLEIN-SCHFER 1985 = H. HNLEIN-SCHFER, Veneratio Augusti. Eine Studie zu den Tempeln des ersten
rmischen Kaisers, Roma 1985
LATTANZI 1981 = E. LATTANZI, Lattivit archeologica in Basilicata, in Atti del XX Convegno di Studi sulla Magna
Grecia, Taranto 1980, Napoli 1981, pp. 336-367
MALACRINO 2008 = C.G. MALACRINO, Gli scavi dellUniversit Ca Foscari di Venezia a Grumentum (PZ), in
Missioni archeologiche e progetti di ricerca e scavo dellUniversit Ca Foscari Venezia, Venezia 2008, pp.
81-88
NAVA 2002 = M.L. NAVA, Lattivit archeologica in Basilicata nel 2001, in Atti del XLI Convegno di Studi sulla
Magna Grecia, Taranto 2001, Taranto 2002, pp.719-765
NAVA 2004 = M.L. NAVA, Lattivit archeologica in Basilicata nel 2003, in Atti del XLIII Convegno di Studi sulla
Magna Grecia, Taranto 2003, Taranto 2004, pp. 935-1000
RUTA SERAFINI, SAINATI 2002 = A. RUTA SERAFINI, C. SAINATI, Il caso Meggiaro: problemi e prospettive, in Este
preromana: una citt e i suoi santuari, a cura di A. RUTA SERAFINI, Treviso 2002, pp. 216-223
TORELLI 1966 = M. TORELLI, Un templum augurale det repubblicana a Bantia, in RAL 21.7-11, 1966, pp.
293-314
VERZAR 1976-77 = M. VERZAR, LUmbilicus Urbis. Il Mundus in et tardo-repubblicana, in Dialoghi di
Archeologia 9-10, 1976-77, pp. 378-398

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GRUMENTUM. GLI SCAVI DEL PORTICO, DELLA BASILICA E DELLA FONTANA DEL FORO

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Grumentum.
Gli scavi del portico, della basilica
e della fontana del foro
Tra il 2003 ed il 2004 la Soprintendenza Archeologica della Basilicata ha condotto due
campagne di scavo nel foro della citt di Grumentum, mettendone in luce lintera area e riuscendo, in tal modo, non solo a delinearne per intero le dimensioni, ma anche a definirne le caratteristiche spaziali ed architettoniche. Fra maggio e agosto 2003 i lavori di scavo sono stati condotti
con la collaborazione di Giambattista Sassi e Cesare Raho, mentre le esplorazioni successive,
eseguite nei mesi di giugno e luglio 2004, sono state svolte con la collaborazione del solo Cesare
Raho. Ad entrambe le campagne ha partecipato il personale della Soprintendenza dellufficio di
Grumentum, in particolare la disegnatrice Maria Aieta, gli assistenti tecnici Pasquariello e Scannone, mentre i rilievi sono stati eseguiti dai geom. Rocco Albini e Giuseppe Cirigliano.
Un primo intervento stato condotto allinterno del foro, indagando la porticus che lo
delimita su tre lati, dai livelli di cantiere alle fasi di abbandono in et tardo-antica, e la struttura della basilica, che si dispone sul lato occidentale. Ulteriori esplorazioni hanno avuto come
obiettivo la verifica del tessuto urbano lungo una fascia a ridosso del lato meridionale dellarea
del foro ed in prossimit dellingresso. Tale fascia risulta occupata da strutture abitative e da
una fontana monumentale, che fiancheggia il decumano massimo. Il tracciato viario stato
esplorato anche nel tratto compreso tra il foro e le terme imperiali (Fig. 1).
Preventivamente alle operazioni di scavo archeologico stata allestita la griglia topografica, sulla quale sono state in seguito impostate le operazioni di rilievo grafico e di posizionamento delle evidenze portate in luce. A tal fine stata dapprima fissata una poligonale che,
fondandosi su quattro punti principali (100, 200, 300, 400), attraversa tutta larea oggetto
dindagine, con una lunghezza complessiva di m. 140 e andamento quasi parallelo a quello
del decumano massimo. Essa stata impostata in modo da poter essere utilizzata in ulteriori
campagne di scavo. Sullallineamento della poligonale (punto 300 sul decumano ad ovest del
Tempio D e punto 200 ad ovest del Tempio C) stata successivamente realizzata la quadrettatura dellarea forense, basata su quadrati principali aventi lato di m. 20 (identificati con numeri
romani progressivi da I a XVIII) e successivamente ulteriormente suddivisa in quadranti con
lato di m. 10 (Fig. 2). Tutte le principali evidenze emerse durante lo scavo sono state collocate
con lausilio della stazione totale e restituite con il programma vettoriale CAD. Nellambito
delle operazioni di rilievo topografico sono stati inoltre riverificati i rilievi effettuati nel corso
delle precedenti campagne di scavo e tutte le emergenze murarie sono state inserite in ununica
pianta generale del foro (Fig. 3).

La basilica
Gli scavi hanno permesso di definire la planimetria della Basilica, gi riconosciuta
nelledificio posto ad ovest dellAugusteum. Sono stati individuati, in fondazione, i pilastri di

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sostegno del porticato che cingeva laula basilicale sul lato orientale. Si tratta di otto pilastri
rettangolari (lunghezza m. 3 ca., larghezza m. 1,5 ca.) in pietra calcarea locale legata da abbondante malta, disposti sul lato interno delledificio. Il primo pilastro da sud risulta interamente
rasato e, con tutta probabilit, sorreggeva una colonna come quella conservatasi nellangolo
nord-ovest della Basilica. Lungo il perimetro esterno delledificio presente un secondo allineamento con 15 pilastri, di forma grossomodo quadrangolare (m. 1,40 ca. di lato) e realizzati con
la medesima tecnica costruttiva dei precedenti, disposti ad intervalli quasi costanti di m. 2,40
ca., per una lunghezza complessiva di m. 52. Il primo pilastro da sud si conserva interamente e
sorregge una colonna in laterizi, di cui resta breve porzione basale (Fig. 4).
La conservazione di tutti i restanti pilastri, sia dellallineamento esterno che di quello
interno, risulta fortemente compromessa dalle moderne attivit agricole.
Si conservano invece, seppur parzialmente, gli alzati che delimitavano la Basilica su lato
sud e su quello ovest. Laccesso alledificio avveniva dal lato sud, laddove stata individuata la
soglia dingresso e loriginario piano di calpestio.
Lo scavo ha consentito una prima ricostruzione della planimetria dellimpianto della
basilica, che risulta articolata in una grande aula rettangolare (m. 41 x 17 ca.), delimitata, ad
ovest e a sud, da un imponente muro in opus caementicium. Nel suo paramento interno, in
opus reticolatum, sono inglobate 10 colonne, disposte ad intervalli regolari di circa m. 5. Il
limite orientale delledificio costituito dalla porticus, formata da un doppio filare di colonne,
sostenute dai pilastri, che, come si detto, coprono una lunghezza complessiva di m. 52 ca. Le
colonne sono in numero di 15 esternamente, collocate ad intervalli regolari di m. 3 ca., e in
numero di 8 internamente, collocate ad intervalli di m. 5 ca.
A nord la basilica delimitata da un ambiente chiuso, che sicuramente le afferente
poich risulta inquadrato dal portico antistante, forse destinato alla Curia.
possibile ipotizzare che la basilica sia stata edificata in et augustea, contestualmente al
primo impianto del foro. Non stato, per, ancora possibile chiarire le circostanze e lepoca in
cui avvenuta la rasatura dellantistante porticus.
La basilica risulta edificata su precedenti strutture, risalenti al III-II sec. a.C., per le quali
sembra potersi avanzare lipotesi che si tratti di unabitazione privata completata da uno spazio
aperto recintato. Tale spazio appare delimitato ad ovest da una palizzata e su gli altri lati da
murature in ciottoli di medie dimensioni legati da argilla.
Allinterno del recinto sono stati individuati due pithoi interrati, destinati alla conservazione delle derrate alimentari. Da questo ambiente proviene altres un frammento di sostegno
di loutherion con una scena rituale nella quale riconoscibile, tra le altre figure, un suonatore
di dyaulon (Fig. 5).

La porticus del foro


Nella fase originaria, ascrivibile alla seconda met del I secolo a.C., una porticus delimitava su tre lati lampia piazza del foro, lasciando libero solo quello occidentale, lambito dal
tracciato del decumano massimo con orientamento nord-est/sud-ovest, non ancora basolato
(cfr. Fig. 3). La sua continuit progettuale doveva essere interrotta solo, lungo il lato meridionale, dallalto podio in stile italico del tempio C (Augusteum), dedicato al culto dellimperatore.
Lantistante tempio D (Capitolium), sul lato nord della piazza, risulta infatti edificato poco
pi tardi, nella prima met del I secolo d.C., determinando la parziale obliterazione del tratto
nord della porticus, in prossimit del decumano, fino a far assumere al complesso monumentale
laspetto attualmente documentabile.

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GRUMENTUM. GLI SCAVI DEL PORTICO, DELLA BASILICA E DELLA FONTANA DEL FORO

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Lala maggiore delledificio si sviluppa con orientamento nord-est/sud-ovest per una lunghezza di m. 83,80 e chiude longitudinalmente la piazza sul lato orientale. Allala maggiore si
uniscono le due ali minori nord (m. 20,56) e sud (m. 23,50), interrotte rispettivamente dai
templi D (Capitolium) e C (Augusteum). La larghezza delledificio risulta pressoch costante
(m. 5,62), con lambulacro largo m. 4,40 ca.
Quanto alledificazione della porticus, dallindagine archeologica non sono emersi dati
utili a dimostrare che si tratti della stessa porticus menzionata in unepigrafe rinvenuta in giacitura secondaria allinterno dellanfiteatro (CIL, X, 8093), fatta costruire dallarchitetto Titus
Vettius nel 43 a.C.
Due saggi di scavo (denominati A e B) realizzati allinterno dellala orientale della porticus, trasversalmente allasse maggiore, hanno restituito informazioni significative sulla tecnica
costruttiva e sulla funzionalit delledificio, nonch sulla successione stratigrafica allinterno
della struttura, che copre un arco cronologico di almeno cinque secoli, dalla seconda met del I
secolo a.C. alle ultime fasi di frequentazione e abbandono ascrivibili al IV-V secolo d.C.
La graduale pendenza verso nord del piano di campagna impose, per la costruzione della
lunga ala orientale delledificio, che nel suo tratto pi settentrionale una parte della fondazione
rimanesse fuori terra, almeno fino al completamento delledificazione della struttura, allorquando la sistemazione generale del piano di calpestio allinterno della porticus ne consent il
definitivo interramento.
Per la costruzione del muro di fondo risulta adottato un tipo di fondazione classificabile
come una cortina parzialmente faccia a vista, realizzata in opus reticulatum in continuit con
lalzato, da cui non formalmente distinguibile.
La porzione basale del muro realizzata con lausilio di un cavo di fondazione, non troppo profondo (m. 0,80-0,90 circa) e praticato allinterno di un terreno abbastanza compatto da
non richiedere larmatura della trincea. Al suo interno risulta successivamente costipato il calcestruzzo fino al piano di spiccato dellalzato. In entrambi i saggi non stato tuttavia possibile
verificare la larghezza complessiva della fondazione, la cui risega sul lato interno delledificio
risulta pari a circa 1/3 (m. 0,15-0,19 ca.) dello spessore dellalzato (m. 0,50 ca).
Questultimo interamente realizzato in opus caementicium, con cortina in opus reticulatum (spessore medio del muro m. 0,50), e successivamente ricoperto da uno spesso strato di
intonaco, che allinterno della porticus era dipinto a fondo rosso. I cubilia necessari alla costruzione dellalzato furono probabilmente rifiniti sul posto, come testimonia lelevata percentuale
di scarti della stessa pietra calcarea rinvenuti nei livelli di cantiere allinterno della porticus.
Luso dei laterizi, tra i quali sovente sono inclusi frammenti di tegole riutilizzati, sembra invece
limitato a regolarizzare gli spigoli degli ingressi e gli angoli dei muri.
Per quanto attiene la costruzione dellantistante porticato, stato possibile verificare che
il muro-fondazione, al pari del muro di fondo, doveva risultare completamente fuori terra al
momento della costruzione delledificio (spessore medio m. 0,70). Questo particolare ha determinato ladozione di un tipo di fondazione mista, con o senza cortina, la cui tecnica differisce
tra la faccia interna, non a vista, e quella esterna, a vista, dello stesso muro.
La faccia interna, che sarebbe stata interrata al momento della sistemazione generale del
piano di calpestio della porticus, risulta realizzata tramite lallettamento manuale di pietrame
e calcestruzzo allinterno di un cavo armato, realizzato con lausilio di tavole. Ladozione di
questa tecnica ha determinato la conservazione delle impronte dellarmatura sul calcestruzzo,
ma lassenza dei solchi delle travi (ritti), che erano poste allesterno del tavolato e che furono
presumibilmente recuperate alla fine dei lavori.
La faccia esterna dello stesso muro, quella rivolta verso la piazza, doveva invece restare
almeno parzialmente fuori terra e forse a vista, come sembra testimoniare ladozione della tec-

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nica costruttiva in opera cementizia con cortina in opus reticulatum. Sulla sommit del murofondazione attestata infine la stesura di un letto di malta e calce, su cui risulta essere stato
alloggiato un filare di grossi blocchi di calcare, squadrati e di spessore e dimensioni variabili,
che costituivano il piano di spiccato delle colonne del porticato (Fig. 6).
Delle colonne si conservano in situ le parti inferiori di sei esemplari, uno in corrispondenza del lato corto settentrionale e cinque di quello meridionale. Esse sono realizzate con un
nucleo di laterizi a spicchio, rivestito da uno spesso strato di intonaco, liscio nella parte inferiore
e modanato, a simulare scanalature, in quella superiore, ad imitazione delle pi costose colonne
marmoree (diametro alla base m. 0,50 ca., compreso il rivestimento intonaco m. 0,63 ca.).
Non stato possibile determinare laltezza dellelevato n per il muro di fondo n per le
colonne, ma solo la loro originaria tessitura, ricostruibile sia dai pochi spezzoni residui ancora
in situ, che da quelli conservati in giacitura secondaria nei rispettivi crolli (Fig. 7).
Il passaggio dalla porticus alla piazza avveniva con tutta probabilit tramite uno scalino
continuo collocato lungo la porticus, la cui esistenza presumibile in base ad almeno tre indizi:
la costatazione che il lastricato del foro non giunge fino al muro della porticus, ma termina
con un profilo irregolare, lasciando una fascia scoperta proprio a margine di codesto muro.
Il secondo indizio una lieve scanalatura rilevabile in questo tratto del lastricato della piazza
del foro, che corre parallela alla porticus e che si pu ipotizzare servisse proprio per favorire un
migliore alloggiamento di detto scalino o del suo rivestimento. Il terzo indizio potrebbe essere
riconosciuto in una porzione residuale forse inglobata nello scalino ancora visibile lungo il
lato orientale del tempio C (Augusteum), che potrebbe costituire, anche nelle dimensioni, una
testimonianza delloriginario apprestamento su i tre lati del foro interessati dalla porticus. Lo
scalino test ipotizzato non da confondere con il pi corto scalino attualmente visibile in situ
pressoch al centro del lato sud della porticus, che appare invece, con tutta probabilit, pertinente ad una delle pi tarde fasi di trasformazione della porticus (Fig. 8 e 9).
Tre ingressi, uno per ogni lato della porticus, consentivano laccesso al foro dallesterno:
due sui lati corti, simmetrici e larghi m. 2,94, ed uno al centro del lato lungo, largo m. 2,38.
Tali ingressi furono tutti successivamente tompagnati, presumibilmente in et tardo-antica,
con una muratura in opus incertum. Probabilmente proprio in tale circostanza furono asportate
le soglie, oggi non pi conservate in situ, per essere riutilizzate altrove, cos come altri eventuali
elementi architettonici di maggior pregio (cfr. Fig. 3).
Nessuna traccia si conserva della pavimentazione di et augustea, probabilmente in lastre
calcaree dello stesso tipo di quelle impiegate a coronamento della fondazione del porticato, n
altri elementi archittettonici pertinenti lalzato delledificio, compresi i capitelli delle colonne.
La fase iniziale di questa trasformazione sembra ascrivibile alla media et imperiale, probabilmente a partire dalla fine del III secolo d.C. Il terminus post quem per la nuova pavimentazione rappresentato da una moneta di CONSTANTIVS I emessa tra il 293 ed il 305 d.C.
In questo periodo sembrerebbe gi avvenuta lasportazione e la sostituzione delloriginaria pavimentazione e il conseguente abbassamento del piano di calpestio sullintera superficie allinterno della porticus. In ogni caso, a questo intervento sembra potersi imputare il taglio dei livelli
archeologici pertinenti la frequentazione delledificio nel corso della prima et imperiale.
Il nuovo pavimento, di cui si conservano alcune porzioni nelle ali nord e sud della
porticus e piccoli residui nellala orientale, costituito da un semplice battuto in malta mista a
calce (cfr. Fig. 9). Esso riprende quasi lo stesso livello del precedente piano di posa delle lastre
di calcare. Il nuovo piano di calpestio presenta uno spessore di soli m. 0,06-0,10 ca. e copre
uno strato di preparazione, dello spessore di m. 0,20 ca., costituito prevalentemente da sabbia,
pietrame, piccoli ciottoli e ceramica molto frammentata. Lutilizzo della nuova pavimentazione, come attestano 94 monete in bronzo rinvenute nei livelli di frequentazione e abbandono

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dellala sud della porticus, prosegue senza sostanziali trasformazioni almeno fino a tutto il IV inizi V secolo d.C. Allo stato attuale delle nostre conoscenze in base ai dati emersi dallo scavo,
il terminus post quem per la cessazione dellutilizzo della nuova pavimentazione rappresentato
da una moneta di GRATIANVS emessa tra il 367 ed il 383 d.C.
Di poco posteriori sono alcuni interventi edilizi che ridisegnano la distribuzione degli
spazi allinterno dellala sud della porticus, permettendo di ricavare degli ambienti di minori dimensioni. In particolare si riscontra la costruzione di due setti murari, disposti trasversalmente
a chiudere lintera larghezza del porticato (m. 4,40 e spessore medio di m. 0,50 ca.), realizzati
a secco riutilizzando materiale (cubilia, mattoni, laterizi, blocchi di calcare ecc.) proveniente da
precedenti strutture. Lintervento di trasformazione e adattamento delledificio forse finalizzato ad un uso privato, collegabile alle attivit che si vengono a determinare in questo settore
dellabitato. Allo stesso periodo e alla stessa trasformazione funzionale delledificio si possono
ascrivere, per le indubbie analogie nella tecnica costruttiva e nei materiali adoperati, la tompagnatura dellaccesso allala sud della porticus ed il parziale rifacimento della pavimentazione,
che in parte oblitera la precedente in malta, riutilizzando, al pari delle murature, leterogeneo
materiale da costruzione in quel momento disponibile, tra cui tegole, mattoni, lastre di marmo pertinenti ad originarie soglie ed un frammento di epigrafe dellimperatore CLAVDIVS,
databile al 43 d.C. e proveniente presumibilmente dal vicino Augusteum o da un altro contesto
pubblico non meglio identificabile (Fig. 10).
In questultima fase di vita delledificio si assiste, in pratica, ad un processo di trasformazione funzionale, che ovviamente ne determina la perdita di centralit. Preludio del suo successivo, progressivo, abbandono sono la mancanza di interventi di manutenzione e la spoliazione
degli elementi architettonici di maggior pregio, da questo e dagli altri edifici pubblici ormai in
disuso. A questo punto tutta larea del foro, perduta ormai la sua funzione di luogo deputato
alle attivit politiche, amministrative e religiose della citt, sembra essere caduta in disuso, divenendo un semplice luogo di approvvigionamento di materiale da costruzione.
Ad un fenomeno di tesaurizzazione riferibile limportante rinvenimento in questo
settore della porticus di due lunghe fasce di bronzo e di tre fistulae in piombo, provenienti presumibilmente da un edificio termale, che potrebbe con tutta evidenza essere individuato nelle
vicine terme repubblicane, poste a poche decine di metri a Sud-est del foro (Fig. 11).
Prima il riadattamento della porticus e poi la sua distruzione rientrano in un pi ampio
fenomeno di perdita di monumentalit dellabitato di Grumentum, che nel V secolo d.C.
caratterizzato da una crisi generalizzata e da un arresto dello sviluppo urbano e economico.
Questo fenomeno appare caratterizzare contemporaneamente anche i settori prospicienti ledificio, riutilizzati almeno parzialmente come aree cimiteriali, come testimonia il rinvenimento
di due sepolture intatte nellala nord e lungo il margine esterno orientale della porticus e la
dispersione nel terreno di resti pertinenti ad altre sepolture, sconvolte dagli interventi agricoli
di et moderna, anche lungo il settore meridionale allesterno dellarea forense, analogamente a
quanto riscontrabile anche in altri settori della citt antica, quale ad esempio larea delle terme
imperiali. La mancanza di corredi allinterno delle due sepolture indagate non permette, tuttavia, una loro datazione pi puntuale di una generica attribuzione allet tardo-antica.
Labbondante quantit di legno carbonizzato e di chiodi in ferro pertinenti allarmatura
lignea del tetto, rinvenuti sia nei livelli di abbandono che in quelli di crollo della copertura in
tegole, attestano che il definitivo abbandono delledificio segnato da un incendio, forse connesso ad un avvenimento violento. Alla distruzione della copertura fa poi seguito, in una fase
gi successiva allabbandono della struttura, il progressivo distacco degli intonaci ed il generale
lento ma inesorabile degrado delle strutture murarie, che gradualmente crollano al suolo, sigillando gli ultimi livelli di frequentazione delledificio.

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Le strutture a ridosso della porticus


Lindagine archeologica nel settore a ridosso dellala meridionale della porticus si limitata allasportazione dello spesso strato di terreno agricolo moderno che ricopriva le strutture
e ha consentito, di conseguenza, quasi esclusivamente una lettura planimetrica delle evidenze
archeologiche superstiti. La proposta di lettura dei dati archeologici potrebbe risentire, pertanto, della parzialit dello scavo.
Lattuale profilo della terrazza centrale dellabitato, digradante verso il foro, sembrerebbe
riproporre i dislivelli della prima et imperiale, sebbene parzialmente addolciti da una serie di
interri generati dal disfacimento degli edifici antichi e dal successivo livellamento dovuto ai
lavori agricoli. Ne testimonianza laccentuata pendenza del decumano massimo nord-est/
sud-ovest documentata nel tratto riportato alla luce tra il teatro e le terme imperiali. I moderni
interventi antropici sullarea sembrano in questo settore aver intaccato pi in profondit i livelli
archeologici, fin quasi a raggiungere la fondazione dei muri, il cui alzato, nel tratto a ridosso del
tempio C, si conserva per appena pochi centimetri. Le strutture portate alla luce tra la porticus
e il tempio C si inseriscono perfettamente nellorganizzazione urbanistica di et imperiale.
Ad est del foro si riscontra un vasto settore, di cui al momento non possibile leggere
esaustivamente loriginaria estensione (documentata per una lunghezza di mt. 93,35) e comprendere in pieno la destinazione funzionale, delimitato da setti murari in allineamento e in
prosecuzione dei muri di fondo della porzione settentrionale ed orientale della porticus (Fig.
12). In et tardo-antica questo settore risulta trasformato in area cimiteriale, come dimostra il
rinvenimento di una sepoltura ancora sigillata in prossimit della sua estremit nord e la dispersione nel terreno di resti ossei pertinenti a deposizioni sconvolte dai lavori agricoli. Unulteriore
struttura realizzata a chiusura dello spazio delimitato dal podio del tempio C, che viene frazionato in ambienti di dimensioni minori: quello orientale probabilmente chiuso da un alzato,
mentre quello occidentale, porticato con colonne in laterizi sul lato prospiciente il presunto
cardo II, aperto per garantire laccesso allala sud della porticus (Fig. 13).
La tecnica costruttiva utilizzata lopus incertum, con prevalente utilizzo di ciottoli, pietrame irregolare e frammenti laterizi allettati con abbondante malta (larghezza media dei muri
m. 0,50 ca.). Nei tratti completamente privi dellalzato si potuto verificare che esso doveva
poggiare su una fondazione non troppo profonda, realizzata con unanaloga tecnica costruttiva, ma con percentuale maggiore di frammenti laterizi, come livellamento dei piani di posa, e
minore uso di malta.

La fontana-ninfeo
A una sistemazione monumentale dellingresso meridionale allarea forense e della sua
connessione al decumano, sembrano potersi ascrivere i resti di un arco e di una fontana-ninfeo
monumentale, inserita tra la crepido che fiancheggia ad est lasse stradale ed il podio del tempio
C (Fig. 14). Dellarco che monumentalizzava il collegamento tra il decumano e larea del foro
sono testimonianza le basi di quattro pilastri quadrangolari in opus caementicium, collegati
lungo i bordi del decumano da un muro di cui resta solo la fondazione.
Alla struttura della fontana sono pertinenti altri quattro pilastri quadrangolari (lato di
m. 1,00 ca.), realizzati in laterizi e disposti simmetricamente ai due lati del fondo della vasca,
per sorreggerne la copertura, destinata a proteggere dalle intemperie il prospetto architettonico
della fontana-ninfeo, realizzato in opus caementicium, con prevalente utilizzo di ciottoli e calcestruzzo (Fig. 15).

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probabile il prospetto architettonico, delimitato da due ulteriori pilastri quadrangolari posti pi allinterno e sul bordo della vasca, fosse costituito da unabside o da nicchie delle
quali, al pari della copertura, non stato possibile recuperare in situ alcun elemento. Analoga
tecnica costruttiva era utilizzata anche per il muro di contenimento della vasca rettangolare,
al cui interno doveva raccogliersi lacqua che scendeva dal prospetto della fontana-ninfeo (m.
5,50 x 3,20 ca.). La vasca, conservata per un alzato di pochi centimetri, era internamente impermeabilizzata con uno strato di cocciopesto e rivestita di lastre marmoree, in parte recuperate
nel corso dei lavori di scavo, di cui rimane traccia nelle impronte lasciate sul calcestruzzo. Una
canala in pietra calcarea, che correva lungo i due lati corti e il lato anteriore della vasca, garantiva il deflusso dellacqua in esubero, nonch lo stillicidio della retrostante copertura.
La serie continua di incassi quadrangolari riscontrabile almeno su due lati della vasca,
quello anteriore e quello prospiciente il presunto cardo II, lasciano supporre la presenza di
una recinzione fissa, con tutta probabilit metallica, come sembrano testimoniare i residui del
piombo di fissaggio rinvenuti allinterno degli incassi, funzionale alla delimitazione e allinterdizione dello spazio occupato dalla fontana.
Entrambi gli interventi sembrano riferibili o essere di poco posteriori al generale riassetto dellimpianto urbano verificatosi nel corso del II secolo d.C., che vede il rifacimento della
pavimentazione del decumano e ledificazione di porticati lungo i principali assi stradali. Tale
sistemazione urbana sembra essere rimasta in funzione per tutto il IV ed il V secolo d.C.

Limpianto urbano: il decumano massimo e i cardini


Per quanto attiene il decumano massimo, lo scavo ha permesso di individuare e riportare alla luce il tracciato dellasse viario principale della citt per un nuovo tratto di m. 300 ca.,
compreso tra il teatro e le terme imperiali. Le indagini archeologiche hanno consentito altres
di recuperare informazioni sul sistema di deflusso e smaltimento delle acque meteoriche della
strada basolata. Sono stati, infine, acquisiti dati relativi alla sistemazione spaziale degli edifici
che si affacciavano su di essa (cfr. Fig. 2).
La strada, sebbene sottoposta ad un interro che spesso non supera le poche decine di
centimetri, si conserva per lunghi tratti, intervallati solo da saltuarie lacune. Il suo tracciato,
dopo aver percorso longitudinalmente la terrazza mediana dellabitato con orientamento 39
nord-est/sud-ovest, attraversa larea forense lambendone il margine occidentale con un basolato
leggermente ribassato rispetto a quello della pavimentazione della piazza (Fig. 16).
La sede stradale (larga m. 3,60-4,00 ca.) presenta un profilo a schiena dasino ed
pavimentata con grossi basoli di pietra calcarea, bordati da crepidines realizzate con la stessa
pietra. Queste ultime costituiscono, su entrambi i lati della strada, il margine di marciapiedi
che dovevano essere, almeno in parte, porticati, come dimostrano i dati archeologici pertinenti
linsula gi in passato individuata a nord della domus con mosaici, oltre che allincrocio con il
cardo I e lungo il presunto cardo II. Suddetti porticati, realizzati con colonne in laterizi spesso
collocate su basi in pietra arenaria, risultano del tutto analoghi a quello gi scavato sulla fronte
della domus a nord del teatro (Fig. 17).
Incassati nel marciapiede ad ovest del decumano che attraversa larea forense, sono stati
rinvenuti alcuni lembi residui di un canale a cielo aperto, realizzato con fondo di tegole e spallette in muratura rivestite di cocciopesto. probabile che tale canale, che presenta una pendenza costante verso nord, raccogliesse le acque di scarico di altri canali trasversali, provenienti
dagli edifici circostanti, per convogliarle a nord del foro. Lo stesso canale risulta parzialmente
obliterato da un muro pi tardo, che ne ha annullato definitivamente la funzione.

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Nel corso dellesplorazione archeologica non sono mai stati raggiunti i battuti stradali
di et repubblicana, n i livelli pertinenti alle fasi di rifacimento della strada basolata, il cui
terminus post quem si colloca nel corso della prima met del II secolo d.C. Il materiale archeologico proveniente dai livelli di frequentazione e abbandono, sebbene disturbati dai lavori
agricoli, sembra invece confermare una continuit di vita dellasse stradale almeno fino al
IV-V secolo d.C.
Pi complessa risulta la problematica legata agli assi stradali trasversali, che sono stati individuati con certezza in un solo caso. Il cardo I, con tracciato nord-ovest/sud-est ortogonale a
quello del decumano, interseca questultimo a circa m. 20,70 di distanza a sud del foro, ma non
prosegue il suo percorso ad est dello stesso, dove la crepido del decumano si conserva ininterrotta. La sede stradale, larga m. 3,00 ca., mostra una pavimentazione di semplice acciottolato.
Lasse del cardo I risulterebbe pertanto sfalsato di ca. m. 9,30 rispetto a quello del cardo II, la
cui identificazione a sud del tempio C necessiterebbe comunque di ulteriori approfondimenti
(Fig. 18).
Gli ultimi interventi sul tessuto stradale, riferibili alla pavimentazione basolata della
prima et imperiale, potrebbero aver interessato solo lasse longitudinale (decumano massimo)
e in parte quelli trasversali (cardini), segnando di fatto labbandono, almeno per quel che riguarda il traffico veicolare, di molti degli assi viari secondari.
Questa scarsa sopravvivenza degli assi trasversali in et imperiale, se confrontata con
la vitalit della fase repubblicana, sembra indicare che, di fatto, in questa fase si privilegi una
viabilit nord-sud, testimoniata dai profondi solchi lasciati sui basoli del decumano massimo
dal prolungato passaggio dei carri in entrambi i sensi di marcia.

Fig. 1: pianta generale di Grumentum

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Fig. 2: quadrettatura preliminare allo scavo

Fig. 3: pianta generale del foro

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Fig. 4: basilica

Fig. 5: loutherion

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Fig.6: sezione della porticus con le colonne

Fig.7: il crollo delle colonne

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Fig. 8: la porticus, lato meridionale

Fig. 9: la sistemazione dello scalino della porticus

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Fig. 10: frammento di epigrafe dellimperatore CLAVDIVS

Fig.11: due fasce di bronzo e di tre fistulae in piombo, accantonate


allinterno della porticus

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Fig. 12: le strutture a ridosso della porticus

Fig. 13: il probabile cardo II

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Fig. 14: larco e la sistemazione monumentale dellingresso meridionale


allarea forense

Fig. 15: la fontana-ninfeo

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Fig. 16: il decumano massimo

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Fig. 17: il decumano massimo

Fig. 18: assi stradali secondari

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

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FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

Le mura di Grumentum.
Aspetti topografici e archeologici
Premessa*
La recente rilettura operata dal prof. A. Buonopane1 di tre iscrizioni tardorepubblicane
che si riferiscono alle fortificazioni (CIL X, 219 e 220; ZSCHTZSCH, 2002) e i dati emersi
dallindagine archeologica dellarea del Foro2, hanno suggerito un progetto di ricerca riguardante le mura della citt di Grumentum3. Lassenza di unanalisi sistematica delle mura ha richiesto una ricognizione sulla fascia di territorio attorno al ciglio del pianoro su cui si sviluppa
la citt romana, per un perimetro di circa 3 Km. Un particolare aiuto ci stato dato dalle osservazioni del prof. A. Guidi, il quale ha messo a nostra disposizione i dati di una sua preliminare
ricognizione4.
L. Camerlengo - F. Soriano

Storia degli studi


Le prime menzioni sulle mura di Grumentum sono presenti nella tradizione letteraria:
Livio, nel racconto della battaglia tra Romani e Cartaginesi (207 a.C.), attesta: Grumenti moe-

*
Desideriamo ringraziare in modo particolare il prof. A. Buonopane per averci coinvolto in questo progetto; il prof. A. Mastrocinque per la sua disponibilit; il prof. A. Guidi per le cortesi informazioni; il
Dott. Capano, direttore del Museo Archeologico Nazionale dellAlta Val dAgri e il geometra R. Albino
per la cartografia fornita; il dott. U. Fusco e il dott. M. Saracino per i preziosi consigli; inoltre i colleghi
che, a vario titolo, hanno contribuito alla buona riuscita del lavoro: dott.ssa B. Lepri; dott. D. Cianciarlo; L. Pozzan; M. Castelnovo.

In base ad un nuovo esame lo studioso ipotizza che le tre iscrizioni si riferiscano alla costruzione e meno probabilmente al restauro e al potenziamento della cinta muraria. Si veda BUONOPANE 2006-2007, pp. 315-341.

2
Nel 2005 ha preso avvio un nuovo progetto di ricerca nellarea del Foro, promosso dallUniversit degli
Studi di Verona, sotto la direzione scientifica del Prof. A. Mastrocinque. Per un resoconto degli scavi:
MASTROCINQUE 2006, pp. 1-7; MALACRINO 2008, pp. 81-88; si vedano inoltre i contributi di F. Candelato; U. Fusco e M. Saracino in questo volume.
3
Il sito sorge nella parte interna della Lucania, nellalta Val dAgri, vallata delimitata da corone montuose,
costituita ad Ovest dai massicci calcarei di piattaforma e ad Est dalle unit del Complesso Lagonegrese.
Si estende sulla dorsale di una bassa collina di forma allungata secondo lasse Nord\Est-Sud\Ovest, lungo
la riva destra del fiume omonimo e tra i suoi due affluenti, il torrente Sciaura e Maglia. Occupa unarea
di ca. 30 ettari, a ca. 585 m s.l.m. Sui principali scavi nella citt: ADAMESTEANU 1967, pp. 267-268; IDEM
1970, pp. 215-237; IDEM 1971, pp. 470-485; IDEM 1972, pp. 441-456; GIARDINO 1981, pp. 19-141;
LATTANZI 1982, pp. 259-283; GIARDINO 1983, pp. 195-217. EADEM, 1190, pp. 125-157; EADEM, 1194,
pp. 894-95. La ricerca archeologica continuata in anni pi recenti con la collaborazione di Universit
italiane e straniere: BOTTINI 1997a, pp. 167-172; EADEM 1997b, pp. 185-186, EADEM 1997c, pp. 217218; THALER-WATSON 2003, pp. 2-4; THALER-ZSCHTSCH 2004, pp. 241-262.
4
La ricognizione stata effettuata nellagosto del 2006, con laiuto di un gruppo di studenti dellUniversit degli Studi di Verona.

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FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

nibus prope iniunctum videbatur Poenorum vallum; quigenti passus intererant5; Seneca, nellepisodio della guerra Sociale, dice: Eductam deinde extra muros summa cura celasse, donec hostilis
ira consideret;... 6.
Nelle numerose opere che dal XVII al XX secolo descrivono la storia e i resti dellantica
Grumentum7, si accenna in maniera marginale alla cinta muraria8, la cui tecnica edilizia viene
generalmente riconosciuta come opera reticolata. In questo modo, infatti, definita ad esempio da F. S. Roselli: veniva ad essere atta in quei tempi a poter resistere alle forze di ogni
potente nimico, e per le fortificazioni, e per la sodezza delle mura, le quali erano tutte reticolate... 9; G Romanelli ricorda: lunghe mura di opera reticolata, e laterizia... 10; invece G.
Lugli include le mura tra gli esempi di opera quasi-reticolata in Italia e in base al solo tratto da
lui individuato sono datate alla met del I secolo a.C.11
G. Schmiedt12 il primo ad ipotizzare, dallanalisi della foto area, il tracciato delle mura
collocandolo in corrispondenza del limite del pianoro. L. Giardino13, invece, ipotizza un tracciato leggermente diverso della fortificazione. La studiosa in seguito ad una ricognizione sul
terreno individua i resti di tre tratti murari al di sotto del bordo della collina (Fig. 4):
1) sul lato Sud-Ovest un brevissimo tratto realizzato con materiali litici di tipo e dimensioni diverse, considerati reimpiegati;
2) lungo il lato Ovest esempio di struttura in opera incerta conservato per una lunghezza
di m 20 ca. ed unaltezza di m 2 ca., datata agli inizi del I secolo a.C.;
3)sul lato Sud un tratto meno consistente in opera quasi-reticolata, a tessere di pietra viva
di dimensioni gradualmente decrescenti dal basso verso lalto. La studiosa propone di collegare la
struttura muraria con una delle due iscrizioni CIL X, 219 e 220, datate al 57 e 51 a.C.14.
Riferimenti sulle porte sono presenti nellopera di F.S. Roselli15 il quale individuava la porta
meridionale e la identificava con la porta Aquilia citata nella vita Sancti Laverii16. I resti della struttura erano ancora visibili agli inizi del XIX sec. come ricorda G. Lombardi17. G. Schmiedt propone
Liv. XXII, 31-42.
Sen. benef. III, 23.
7
Si veda il contributo della dott.ssa S. BASCHIROTTO in questo volume.
8
ROSELLI 1790, p. 22: Fu fabbricata sopra di un ameno, bislungo, ed alquanto elevato poggio; eletto
secondo le regole, che nel costruire le citt distintamente prescrive Platone; la di cui circonferenza con la
fortificazione delle mura estendeasi pi di due miglia italiane.; RACIOPPI 1902, p. 508: ...tenuto conto
delle notizie che si ricavano dalla superstite massa della sua epigrafia, e dai larghi avanzi, ancora visibili
tra le sue ruine, di monumenti e publici edifizi, come teatro, anfiteatro, acquidotti, portici, porte e mura
della citt; MAGALDI 1934, p. 105: Il muro di cinta, stando a quanto ce ne dice un dotto e diligente
ricercatore locale, aveva un estensione di circa metri 2600, 500 metri meno del perimetro di Pompei.
9
ROSELLI 1790, p. 22.
10
ROMANELLI 1815, p. 399.
11
LUGLI 1957, pp. 502-503, tav. CXXVI, 1. Lautore confronta le mura di Grumentum, datate dalle iscrizioni (CIL X, 219, 220) al 57 e 51 a.C., con quelle di Sepino e di Telesia, ma ricorda come la mancanza
di uno studio specifico sulla citt sollevi dubbi sulla datazione proposta solo in base al tipo costruttivo
del reticolato. Il tratto di mura riportato da G. Lugli nella tavola CXXVI, 1 non stato individuato nella
recente ricognizione.
12
SCHMIEDT 1970, p. 100.
13
GIARDINO 1980, pp. 489-490.
14
Le datazioni vengono operate in base al dato fornito dalle epigrafi, per cui la struttura in opera reticolata viene considerata un restauro.
15
ROSELLI 1790, p. 24.
16
UGHELLO 1659, p. 493.
17
LOMBARDI 1832, pp. 237-238: la porta presentava unapertura ad arco in marmo, era alta 28 palmi e
5
6

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

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di individuare tre porte, a Nord, a Sud e ad Est, mentre lungo il versante Ovest ipotizza l'apertura
di una posterula18. Invece L. Giardino in base alla topografia e alla viabilit antica da lei ricostruita
propone la presenza di quattro porte destinate al passaggio dei carri: una a Nord, una a Sud e due
ad Est. Lungo il lato Ovest colloca tre posterulae riservate al transito pedonale19 (Fig. 4).
F. Soriano

Metodologia
La prima fase della ricerca ha avuto come oggetto lanalisi della foto area20 (Fig. 1) a seguito della quale stata intrapresa la consultazione della cartografia21 e della bibliografia edita.
Nella progettazione dellattivit sul campo il primo aspetto di cui si tenuto conto
stato il definire lambito geografico, caratterizzato da unelevata complessit paesaggistica e di
visibilit22. Si pertanto effettuato un primo sopralluogo dellarea per poter valutare il tipo di
copertura vegetazionale, risultante costituita prevalentemente da alberi ad alto fusto e sottobosco, quindi con un grado di visibilit basso, il quale ha costituito un grande ostacolo alla
ricognizione nonch allindividuazione delle evidenze archeologiche.
Il percorso iniziato dal versante Sud-Ovest e si proceduto in senso orario lungo la scarpata Ovest. Spostandosi lungo il versante Nord e Nord-Est, la folta vegetazione boschiva non ha
permesso per ora la ricognizione e quindi rimane aperto il problema del riconoscimento di tracce
sul campo. Anche verso Est, oltre lanfiteatro23, la vegetazione ha costituito un grande ostacolo
al riconoscimento delle evidenze archeologiche, soprattutto per la presenza di moderne opere di
terrazzamento. La ricognizione si conclusa esaminando langolo Sud-Est del pianoro.
Per il posizionamento delle strutture si deciso di adottare tecniche di rilevamento satellitare tramite lutilizzo del ricevitore GPS (Global Positioning System), con cui stato possibile
determinare lesatta collocazione e l'altimetria delle evidenze archeologiche in maniera rapida
e precisa24.
larga 17,5 palmi. La struttura era stata oggetto di spoliazione infatti i marmi che la ornavano erano stati
riutilizzati nella vicina Saponara per la decorazione del sedile della citt.
18
SCHMIEDT 1970, p. 100.
19
GIARDINO 1980, pp. 489-490; EADEM 1981, p. 19.
20
stata utilizzata la foto aerea del 1955 realizzata dallIGM, 210-201-7776.
21
Sono state utilizzate carte a piccolo denominatore, per avere una visione generale della fascia del territorio preso in esame, e carte a grande denominatore per avere, invece, una scala di dettaglio su cui
annotare e posizionare le varie tracce delle mura. Le carte utilizzate sono: IGM 210 I NE (Grumento
Nova); Mappa areofotogrammetrica 1:2000; Area Archeologica di Grumentum (PZ) in scala 1:2000;
Planimetria generale-Grumentum Scala 1:1000 (Studio Groma).
22
CAMBI-TERRENATO 1994, pp. 151-158.
23
GIARDINO 1980, pp. 487-488, ipotizza che il lato orientale dellanfiteatro si addossi alle mura di cinta
dellabitato, poich individua una struttura contigua ad esso dallorientamento leggermente diverso e
con il paramento orientale in opera incerta. La ricognizione non ha permesso di chiarire la presenza di
questa struttura e il suo eventuale rapporto con le mura. Sullanfiteatro si veda il contributo della dott.
ssa P. Bottini in questo volume.
24
Il GPS in grado di determinare la posizione di un oggetto e la sua altimetria per mezzo di un ricevitore il quale intercetta a terra il segnale ad alta frequenza generato dai 27 satelliti artificiali. Si ottengono
cos i parametri e gli elementi necessari a definire nello spazio la superficie di posizione data da coordinate, calcolate secondo un sistema di riferimento geodetico mondiale che utilizza il datum WGS84
(World Geodetic System1984). Tali coordinate sono state successivamente decodificate in coordinate
calcolate secondo un sistema geodetico nazionale, ossia in Gauss Boaga. La nuvola di punti ottenuta

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I dati raccolti sono stati registrati in una scheda informatizzata (Fig. 2) strutturata sul
modello della scheda di Unit Topografica (UT), rielaborata per poter essere adattata alla specificit del contesto preso in esame25. La scheda stata organizzata con una serie di voci essenziali
e utili per la documentazione delle strutture murarie, contrassegnate da un numero progressivo. La descrizione del manufatto stata divisa in due voci: Dati Tipologici e Dati Tecnici26.
Nel campo Dati Tipologici stata descritta la struttura muraria in rapporto al modo in
cui stata costruita ed al tipo di lavorazione dei materiali impiegati. Le caratteristiche di questi
ultimi sono riportati nel campo Dati Tecnici e come parametri per la descrizione del pietrame
sono stati utilizzati il tipo di materiale litico, la forma e la dimensione27. Degli elementi laterizi
stato possibile solo operare una distinzione tra mattoni e tegole28, e fornire alcune misure,
senza tener conto degli impasti. Dove possibile sono stati presi campione del legante, la malta
di calce, di cui al momento stata proposta unanalisi macroscopica individuando il tipo di
impasto29 soprattutto considerando la capacit legante. stato redatto un indice con tutte le
Unit Topografiche individuate nel corso della ricognizione (Fig. 3); nel presente studio sono
prese in esame solo le Unit Topografica che hanno relazione con le mura urbane e il loro
tracciato. Non sono state invece numerate e schedate le concentrazioni di materiale edilizio e
di ciottoli rinvenute in diversi punti, in quanto i resti sono troppo esigui per poterne proporre
uninterpretazione, ma di cui stata fornita l'ubicazione sulla pianta tematica (Fig. 5). La documentazione grafica stata implementata con la realizzazione di prospetti, ottenuti tramite la
fotogrammetria30, utili per una lettura degli alzati conservati, per una comprensione del loro
sviluppo diacronico e per proporre un quadro inedito di tutte le tipologie edilizie attestate. Tutte le informazioni sono confluite in una planimetria ottenuta dalla rielaborazione della mappa
1:2000, tramite restituzione vettoriale31. Da questa base sono state realizzate tre piante: la prima
in cui sono presenti i tratti delle mura, le porte e limpianto stradale urbano prima dei nostri
interventi32 (Fig. 4); la seconda in cui sono distinte con colori le varie evidenze archeologiche, a
stata sovrapposta alla foto aerea, nonch alla cartografia del sito, determinando lesatta posizione di ogni
evidenza archeologica. I punti georeferenziati sono stati posizionati utilizzando la piattaforma GIS (Geographical Information System). Per lutilizzo del GPS in ambito archeologico si veda: COLOSI-GABRIELLIPELOSO-ROSE 2001, pp. 181-197; FORTE-GABRIELLI 2002, pp. 157-171.
25
Per il tipo di scheda: RICCI 1983, pp. 495-506; sui recenti sviluppi metodologici: CARANDINI-CARAFACAPANNA 2007, p. 25.
26
La terminologia per la definizione della tecnica e dei materiali da costruzione utilizza quella di GIULIANI 2006, pp. 193-246.
27
Questo tipo di metodologia stata recentemente applicata da MISIANI 2006, pp. 179-196.
28
Le tegole smarginate sono preferite in ambito grumentino per le rifiniture dei punti dangolo e per le
cortine di alcune strutture.
29
Il legante sulla base della percentuale tra calce e inerti risulta pi o meno coeso.
30
Questa tecnica permette di ottenere dei dati metrici di un oggetto, quindi la forma e la posizione
tramite lacquisizione delle immagini raddrizzate e restituite graficamente tramite vettorializazzione.
Si veda MEDRI 2003, pp. 272-275. Sui prospetti stato possibile ricavare un campione base di m 1,
superficie considerata statisticamente rappresentativa della struttura. Si veda: MISIANI 2006, p. 182.
31
Si utilizzato un software CAD. Le strutture non presenti sullIGM sono state posizionate sempre con
lausilio del GPS per ottenere dei punti base su cui ancorare le diverse strutture, le cui planimetrie sono
state ricavate dalla sovrapposizione di diverse piante (a grande denominatore), ad eccezione della pianta
dellarea del Foro realizzata, invece, da F. Soriano.
32
Si veda GIARDINO 1981, pp.19-23; EADEM 1983, pp. 195-196. Nella planimetria in questione sono
stati riportati sia l'impianto stradale urbano ricostruito da L. Giardino, sia i sentieri moderni per mettere in evidenza come la parte e le posterulae siano state collocate in base a dati topografici e di viabilit.
Unipotesi pi recente propende invece per una diversa e credibile ricostruzione: limpianto urbano

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seconda del tipo di lacerto, corredate da un numero corrispondente allUnit Topografica (Fig.
5); la terza con la ricostruzione del percorso ipotetico delle mura con le porte (Fig. 6).
F. Soriano

Unit topografiche33
Le strutture murarie prese in esame sono state definite secondo una nomenclatura tradizionale34 e sono classificate in base alle peculiarit costruttive delle singole tecniche e alle funzioni strutturali (si veda Tabella riepilogativa). Oltre alla identificazione e alla classificazione si
sono riconosciute, dove possibile, le articolazioni dellUnit Topografica che possono costituire
indizio di momenti cronologici diversi35.

Strutture murarie con nucleo cementizio e cortina in pietrame


a pezzatura irregolare36
Descrizione
UT 8 (Fig. 5)
Tratto di struttura muraria lungo m 15 ca., con unaltezza di m 1.65 ca., di cui si conservano m 5 con la cortina in opera incerta (Figg. 7 e 8) sul lato a vista. Il nucleo confezionato
con un impasto premescolato con gli stessi materiali della cortina: pietre calcaree37 e ciottoli
fluviali38 (Fig. 9).
UT 11 (Fig. 5)
Tratto di struttura muraria lungo m 7 ca., con cortina in incerto sul lato a vista con
pietrame di medie dimensioni. Nella parte inferiore sono presenti dei blocchi parallellepipedi
di forma irregolare e dimensioni maggiori39 (Figg. 10 e 11).
UT 12 (Fig. 5)
Tratto di struttura muraria lungo m 11 ca. con cortina in opera incerta e con uno spessore di m 1.80 ca. Ad unaltezza di m 0.90 ca. dal piano di campagna presenta, visibile solo in una
sarebbe stato dotato di due assi viari principali con andamento Nord/Ovest-Sud/Est intersecati da strade
minori, si veda THALER-ZSCHTZSCH 2004, p. 243.
33
La descrizione dellUT stata compilata da L. Camerlengo, mentre la documentazione grafica e fotografica stata realizzata da F. Soriano.
34
Per la classificazione tradizionale delle tecniche edilizie: in opera incerta, in opera quasi reticolata e
reticolata, in opera mista ecc. si veda LUGLI 1957 e ADAM 1988.
35
Di questo si terr presente nelleventuale successiva distinzione di fasi (Attivit: UT/A) e nel raggruppamento delle UT pertinenti al monumento mura.
36
In questa rientrano lopera incerta, quella a ciottoli, le murature in cui la cortina composta dallo
stesso pietrame del nucleo ma scelto e allettato con maggior cura.
37
Tra le pietre calcaree troviamo travertini, marmi, pietre di monte, dolomiti, alabastri, tufi calcarei ecc.
Sono pietre molto adatte sia come materiale da costruzione sia per ricavare calce.
38
Si tratta di materiali fluitati genericamente di forma ellisodoica con angoli smussati.
39
Non chiaro se siano materiali di riutilizzo (di una struttura precedente?): gli elementi presentano gli
spigoli e il profilo arrotondati, potrebbe essere un calcare pi poroso o arenaria. Gli elemento di grandi
dimensioni avrebbero potuto alterare larmonia del reticolo tridimensionale del legante e accentuare la
disomogeneit della struttura ma costituivano un risparmio di tempo e di lavoro.

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porzione, un filare orizzontale di pietre sbozzate, forse un piano di livellamento40. Al di sopra


si nota una porzione con elementi diversi dagli altri, di forma regolare, poste in opera secondo
uno schema41 (Figg. 12 e 13).
UT 13 (Fig. 5)
Tratto di struttura muraria lungo m 24 ca., conservato per unaltezza m 4 ca., con cortina in opera incerta con pietrame di medie dimensioni, ottimamente conservata (Figg. 14-15).
Al livello del piano di campagna presenta un foro (Fig. 16), interpretabile per il drenaggio
dellacqua anche alla luce della presenza di unintercapedine alle spalle del muro, riempita da
materiale vario, soprattutto ciottoli fluviali. La presenza di questi ultimi suggerisce un tipo di
allestimento a vespaio42, utilizzato per alleggerire la pressione del terreno retrostante e consentire il deflusso delle acque, e nel contempo aumentare lo spessore complessivo del muro.
UT 9 (Fig. 5)
Porzione di conglomerato cementizio, probabilmente un nucleo come sembra da una
piccola porzione di cortina (tre elementi con facciavista levigata: Fig. 17). Si tratta di un impasto premescolato43, come si nota da vuoti creati dalle pietre disposte casualmente, costipato
forse con pestatura. Come caementa vengono utilizzati scapoli di pietra calcarea di mediograndi dimensioni, ciottoli fluviali e frammenti laterizi.
UT 10 (Fig. 5)
Conglomerato cementizio con scapoli calcarei di medio-grandi dimensioni e ciottoli
fluviali (Fig. 18). Probabilmente limpasto premescolato, come si nota dallassenza di piani
orizzontali di gettata e da alcuni vuoti creati dalle pietre disposte casualmente.

Osservazioni
Le Unit Topografiche 8, 11, 12, 13 sono state raggruppate insieme perch presentano
una cortina in opera incerta (Figg. 7-15), con le stesse caratteristiche e gli stessi materiali, pietre
calcaree di forma poliedrica e ciottoli fluviali, sbozzati e di dimensioni variabili ma tendenzialmente omogenee44. Hanno uno spessore compreso tra m 1.60 e m 1.80. Uno strato di humus
non permette di vedere il piano di spiccato e neppure la fondazione. Sono state inserite in
questa categoria anche le UT 9-10 perch la modalit di confezionamento del conglomerato
cementizio lo stesso del nucleo delle strutture murarie che hanno conservato la cortina, per
40

Forse si tratta di una stasi di muratura per consentire il tiro e per il controllo dellorizzontalit.

41

Al di sopra di un filare orizzontale si nota una porzione sulla sinistra di ciottoli squadrati disposti su piani
orizzontali, mentre sulla destra sono presenti tessere di forma rettangolare irregolare che sembrano seguire allinementi obliqui incerti.
42
Il taglio nel pendio per la messa in opera di fondazioni o sostruzioni sconvolgono le linee di deflusso
delle acque che vanno a premere contro le strutture sommandosi alle sollecitazioni delle terre. Lintercapedine o il drenaggio a vespaio permettevano di diminuire la forza di queste spinte. Per questo tipo di
accorgimento strutturale si veda GIULIANI 2006, p. 153-160.
43
Secondo C.F. Giuliani questa modalit si pu riscontrare spesso nelle cinture urbane di et repubblicana (Terracina, Palestrina, Fondi, Cori, Alba Fucens ecc.), ma non a causa di una tecnica meno accurata.
La scelta, che permetteva economicit e rapidit di esecuzione, dipese probabilmente dal fatto che in
questi casi il carico era molto modesto, perch gli attacchi bellici avevano direzione tangente o normale
alle cortine, si veda GIULIANI 2006 p. 199.
44
Possibili confronti per la tecnica in opera incerta: un tratto di acquedotto (GIARDINO 1983, pp. 208209) e un muro di terrazzamento della terrazza occidentale (GIARDINO 1980, p. 489).

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cui si possono considerare come nuclei murari che hanno subito il distaccamento della cortina.
Le UT esaminate sono interpretabili come resti rilevanti delle mura, individuati lungo il versante Ovest e collocate al di sotto del ciglio del pianoro, probabilmente interessato da unopera
di taglio per la messa in opera della costruzione. Ad una prima analisi potrebbero essere considerate come un unico allestimento, di cui si conservano complessivamente m 80 ca. Non
chiaro se lUT 12 sia stata interessata da un restauro, come potrebbe suggerire la presenza, in
una porzione, di pietre tagliate in maniere regolare45.

Strutture murarie con nucleo cementizio e cortina in pietrame


a pezzatura regolare46
Descrizione
UT 19 (Fig. 5)
Struttura muraria in opera reticolata (Fig. 19) di m 4.50 ca., con altezza di m 1.40 ca. e
uno spessore massimo di m 0.90 ca., rastremato verso lalto47. Gli elementi della cortina sono in
pietra calcarea ed hanno dimensioni variabili48. Nella cortina la tessitura abbastanza ordinata
anche se gli allineamenti obliqui, generalmente regolari e continui, nella parte alta non sono
costanti nello spessore e diventano sinuosi nellandamento49 (Fig. 20).

Osservazioni
Probabilmente lUT in esame identificabile con il tratto individuato e fotografato da L.
Giardino, che lo interpreta come una struttura in opera quasi-reticolata50. Luso di questa definizione recentemente stata sottoposta a critica51 e per questo stata preferita la denominazione, opera reticolata. importante sottolineare come questa struttura presenti delle peculiarit:
il suo spessore notevolmente inferiore alle strutture murarie in opera incerta, presenta la cor-

Occorrerebbe ripulire la struttura nella sua lunghezza totale per poter individuare con certezza indizi
di un restauro.
46
Si tratta delle cortine a blocchetti parallelepipedi disposti ad assise orizzontali, la spinapesce verticale
e lopera reticolata.
47
Presenta delle affinit costruttive con un tratto dellacquedotto meridionale extraurbano (cfr. il secondo tratto descritto da GIARDINO 1983, p. 208).
48
Dimensioni attestate su un campione di mq 1: min. 7x6 cm; max. 12x13 cm; intervallo dimensionale
ricorrente 8x9 cm.
49
In alcuni punti tessere di dimensione anormale spettinano la tessitura (gli allineamenti raddoppiano
o si interrompono).
50
GIARDINO 1980, p. 490.
51
In Vitruvio (II, 8) troviamo scritto: Structurarum genera sunt haec, reticulatum quo nunc omnes utuntur,
et antiquum, quod incertum dicitur. Gi G. Lugli attribuiva al quasi reticolato il significato assai ampio
sia di fase anteriore al vero reticolato, sia quello di una forma trascurata del reticolato, LUGLI 1957, p.
502. La cortina in esame andrebbe definita come opera reticolata, se si considera lopera quasi-reticolata
una categoria ideale legata solo al grado di finitura (si veda, MEDRI 2001, pp. 15-16). Il reticolo esterno
della cortina muraria era determinato dalla forma del materiale usato, lo stadio intermedio dellopera quasi
reticolata non dovrebbe avere valore cronologico, trattandosi di esiti grafici di superficie, cfr. GIULIANI 2006,
pp. 230-231.
45

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tina da entrambi i lati, unapertura52 poi tamponata, ed inoltre non si trova sotto il ciglio della
collina. Lo stato di conservazione e la presenza di una notevole quantit di materiale edilizio53,
addossata al suo interno, non permettono di chiarire la relazione con le mura urbane.

Strutture murarie con nucleo cementizio e cortina


con pietrame naturale e materiali artificiali54
Descrizione
UT 14 (Fig. 5)
Conglomerato cementizio che si conserva con una lunghezza di m 12.50 ca. e unaltezza massima che oscilla tra i 6 e i 6.50 metri, per quanto stato possibile appurare a causa delle
difficolt dovute alla notevole pendenza del terreno nella zona Nord-Ovest del pianoro e alla
fitta vegetazione55. Nonostante il completo distaccamento della cortina che doveva trovarsi
anche in questo caso sul lato a vista, se ne conserva una piccola porzione in opera mista56, definizione che raggruppa varie murature nelle quali vengono impiegati insieme pietra e mattoni.
LUT presenta ciottoli di fiume dalla forma fortemente appiattita, spaccati e disposti secondo
filari orizzontali regolari alternati a laterizi57. Questi potrebbero forse avere la funzione strutturale di cintura, per collegare cortina e nucleo (Figg. 21 e 22). Il nucleo presenta caementa
di piccole e medie dimensioni allettati a mano per strati orizzontali e poi affogati nella malta
molto liquida58, secondo una modalit frequente di confezione (Fig. 21). Sembrerebbe che
siamo state usate schegge di lavorazione in quanto il materiale litico lo stesso della cortina.
Un'interruzione di m 1.50 ca. della struttura mostra anche qui unintercapedine riempita da
ciottoli a secco. Questo dato rafforza lipotesi della presenza di un allestimento che svolge
probabilmente la duplice funzione di vespaio e di rafforzamento delle mura di cinta (Fig. 23).
Attraverso la suddetta interruzione stato possibile notare che il nucleo presenta ad unaltezza
di m 2.50 ca. dal piano di campagna una canalizzazione che corre parallela allinterno della
struttura (Figg. 23 e 24).

Osservazioni
Questo tratto murario presenta caratteristiche costruttive significativamente diverse
dallallestimento in opera incerta (UT 8-13) che farebbero pensare, pi che ad una fase di can-

Probabilmente non originaria e pertinente ad unaltra fase di utilizzo della struttura.


Potrebbe trattarsi dei resti di una struttura successiva, forse una casetta rurale moderna.
54
Si tratte delle cortine con assise di blocchetti, per lo pi tufelli, alternati a liste di una o pi assise di
laterizio. Il numero e lalternanza dei ricorsi variano con grande frequenza.
55
Non si esclude che future ricognizione possano individuare altre evidenze archeologiche.
56
La definizione formalistica di questo tipo di cortina ha sollevato alcuni problemi di terminologia.
J-P. Adam definisce opus vittatum il paramento in blocchetti e opus vittatum mixtum il paramento in
blocchetti e di fasce di mattoni (ADAM 1988, pp. 151-156), mentre C. F. Giuliani definisce questultimo
opera vittata (GIULIANI 2006, pp. 233-234).
57
Si osservano bene 11 filari di ciottoli e una fascia di 6 filari di laterizi. A causa dello stato di conservazione non possibile determinare con esattezza se il numero degli elementi nellalternanza rimanga
costante.
58
ADAM 1988, pp. 79-84; GIULIANI 2006, pp. 194, 222.
52
53

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tiere, ad un considerevole restauro, purtroppo non databile al momento59. Interessante risulta


anche la presenza di un condotto idrico: non si pu avanzare nessuna ipotesi sulla sua funzione.
Tuttavia si pu notare che la forma e il fatto che non attraversi la sezione della struttura potrebbero escludere che si tratti di un canale di deflusso delle acque (Fig. 24).
Lintercapedine, costipata con materiale edilizio di varia natura posto in opera a secco,
confrontabile con quella delle strutture in opera incerta (UT 8, 11, 13): la presenza ricorrente
di questo elemento induce a ipotizzare che le concentrazioni di ciottoli fluviali e frammenti
laterizi individuati in pi punti lungo il limite del pianoro siano i residui del vespaio, a seguito
del crollo delle mura (Fig. 5).

Strutture murarie con nucleo cementizio


e cortina con cintura60
Descrizione
UT 18 (Fig. 5)
Tratto murario con cortina in opera mista, di cui non si pu apprezzare loriginario
andamento perch in parte coperto da un accumulo di materiale edilizio di varia natura che
prosegue verso Ovest, probabilmente un muretto a secco costruito in epoca moderna per dividere le vigne. LUnit Topografica, che si conserva per m 2.50 ca., presenta lopera reticolata
alternata a fasce di laterizi61.
Poggia su una profonda fondazione in conglomerato cementizio, con pietrame calcareo
locale, ciottoli fluviali di piccole e medie dimensioni e frammenti laterizi (Figg. 25 e 26).

Osservazioni
Questa struttura, difficilmente interpretabile soprattutto a causa dellorientamento EstOvest, potrebbe essere letta in relazione alla forma peculiare che viene ad assumere il pianoro
lungo il versante Est e quindi da considerare forse come un terrazzamento o con una struttura
collegata con le mura.

Nel terzo tratto dellacquedotto meridionale extraurbano si trova attestata unopera vittata particolare,
con pietre fluviali tra lateres, superiormente delimitate da una fascia di laterizi e pietre, si veda GIARDINO
1983, pp. 208-209. Un altro confronto per la tecnica dato da un muro di terrazzamento sulla terrazza
occidentale, che presenta un paramento in opus vittatum, con una fascia di due file di bipedali, si veda
GIARDINO 1980, p. 489.
60
Con il termine cintura si intende una fascia di pi ricorsi laterizi tagliati a triangolo, ad intervalli pi
o meno regolari, che troviamo in connessione con le opere incerte, a ciottoli, a blocchetti, reticolate, dando luogo ad unopera mista. Le cinture, il cui uso attestato almeno a partire dal I secolo d. C., vennero
a coincidere con le stasi di muratura, necessarie per la verifica dellorizzontalit e per il livellamento dei
piani, ed ebbero lo scopo di facilitare la coesione tra le cortine e il nucleo, cfr. GIULIANI 2006, p. 233.
61
Nonostante il cattivo stato di conservazione della cortina quasi sicuro che si tratti di specchiature in
laterizio (mattoni e tegole frammentarie) e non di ammorsature (punto di rinforzo angolari) cos come
sembra evidente nel prospetto in quanto mostra chiaramente che nel nucleo si conservano frammenti
spezzati dei ricorsi in laterizio (vedi Fig. 26).
59

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Conglomerati cementizi62
Descrizione
UT 2 (Fig. 5)
Porzione di conglomerato cementizio, con scapoli di pietra calcarea e ciottoli fluviali
legati da malta (Fig. 27). Il pessimo stato di conservazione non permette di chiarire il suo
orientamento, che sembrerebbe essere Nord-Sud.
UT 3 (Fig. 5)
Porzione di conglomerato cementizio, con scapoli di pietra calcarea e ciottoli fluviali
legati da malta (Fig. 28). Limpasto premescolato ma si nota una cura nella posa in opera
per gettate successive, infatti risulta privo di vuoti, forse in seguito ad una pestatura. Non
possibile chiarire se si tratti di un nucleo di una struttura muraria che ha perso la cortina o una
fondazione.
UT 5 (Fig. 5)
Resti di un conglomerato cementizio, che poggia su un filare di blocchi sommariamente
squadrati63 posti in opera a secco. Gli scapoli di pietra calcarea e i ciottoli fluviali sono legati
da una malta terrosa (grumi di calce misti forse ad argilla) probabilmente perch la struttura
sconvolta dalle radici di un albero (Fig. 29).
UT 15 (Fig. 5)
Resti di un conglomerato cementizio che fodera un taglio operato per regolarizzare il
banco geologico. La struttura sembra scendere seguendo il naturale pendio, su cui insiste forse
un sentiero moderno. Presenta un impasto premescolato con ciottoli fluviali (Fig. 30).
UT 16 (Fig. 5)
Conglomerato cementizio con orientamento Est-Ovest perpendicolare al ciglio del pianoro. Presenta un impasto premescolato con prevalenza di ciottoli fluviali e rari scapoli, di
piccole e medie dimensioni, di pietra calcarea. Potrebbe trattarsi di una fondazione (Fig. 31).
UT 17 (Fig. 5)
Conglomerato cementizio con orientamento Est-Ovest perpendicolare al ciglo del pianoro. Presenta un allettamento manuale degli elementi litici, schegge di pietra calcarea e ciottoli
fluviali alcuni dei quali dalla forma piatta. Invece di avere una disposizione orizzontale, si nota
un allineamento obliquo dei caementa, forse dovuto ad un crollo ed a uno slittamento verso il
basso della struttura (Fig. 32). Potrebbe trattarsi di una fondazione o di una sostruzione.

Si tratta di structura caementicia come ricorda Vitruvio (V, 12, 5): structura ex caementis calce et harena. Di solito usato nelle fondazioni, raramente negli alzati di piccoli edifici e di cisterne. Costituisce
il nucleo interno dei muri in abbinamento con tutte le cortine, dallopera poligonale, di rado, a quella
laterizi, cfr. GIULIANI 2006, p. 222.
63
Potrebbe trattarsi di arenaria. Alcuni blocchi dello stesso tipo sono stati individuati lungo il versante
orientale, nella parte pi a Sud, in diversi punti sempre posti in opera a secco su unico filare insieme ad
altro materiale edilizio (si veda Fig. 5, concentrazione di materiale edilizio).
62

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

Osservazioni
Le UT 2 e 3 sono in cattivo stato di conservazione e, anche se si trovano lungo il ciglio
del pianoro sulla fronte Sud, non possibile precisare la relazione con il sistema difensivo. Inoltre poich si trovano vicine ed hanno caratteristiche simili potrebbero essere collegate.
LUT 5 si trova lungo il ciglio, nel punto in cui lacquedotto64 giunge a Sud ed entra in
citt, ma il pessimo stato di conservazione non permette di chiarire la relazione tra il lacerto,
le mura e lacquedotto.
Le UT 15, 16 e 1765, localizzate a m 100 ca. dallanfiteatro, creano un problema di
interpretazione. La forma del ciglio del pianoro in questa zona molto irregolare, questo permette di azzardare lipotesi che si tratti di strutture connesse con un'opera di terrazzamento per
ampliare e regolarizzare il profilo del pianoro. In questo modo verrebbe a crearsi un dente
sporgente la cui funzione non ancora del tutto chiara.
Tabella della classificazione delle UT
NOMENCLATURE TRADIZIONALE
CLASSIFICAZIONE
Strutture murarie con nucleo
Cortine in opera incerta
cementizio e cortina in pietrame a
pezzatura irregolare
Nuclei: impasto premescolato di
caementa e malta di calce
Cortine in opera reticolata
Strutture murarie con nucleo
cementizio e cortina in pietrame a
pezzatura regolare
Strutture murarie con nucleo
Cortina in opera vittata mista
cementizio e cortina con pietrame
naturale e materiali artificiali
Strutture murarie con nucleo
Cortina in opera reticolata mista
cementizio e cortina con cintura
Impasto premescolato di caementa
Conglomerati cementizi
e malta di calce
Allettamento manuale di caementa
affogati nella malta di calce
Impasto di caementa e malta terrosa

UT
UT 8, 11, 12, 13
UT 9, 10
UT 19
UT 14
UT 18
UT 2, 3, 15, 16
UT 17
UT 5
L. Camerlengo

Durante la ricognizione si notato che la cortina dellacquedotto potrebbe essere definita come opera
reticolata. Unosservazione non ancora approfondita della porzione pi a Nord mostra un aspetto che
meriterebbe un approfondimento: nella porzione inferiore la facciavista presenta pietre irregolari di varie
dimensioni e, se non si tratta semplicemente della fondazione, si potrebbe considerare lipotesi di una
cortina in opera incerta. Potrebbe essere utile una rilettura anche dei dati riguardanti la tecnica costruttiva dellacquedotto di Grumentum (cfr. GIARDINO 1983, p. 209).
65
Linterpretazione di questa struttura muraria, a causa del cattivo stato di conservazione e della scarsa
visibilit, rimane incerta. Per il momento stata messa in relazione alla UT 15 e alla UT 16 pur presentando una tecnica di costruzione diversa.
64

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FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

Conclusioni
La ricognizione ha permesso di individuare soltanto lungo il versante Ovest strutture
murarie rilevanti sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo (Fig. 5). Lo stato di
conservazione decisamente buono di queste strutture dipende probabilmente dalla conformazione geomorfologia. stato notato come sul versante Sud e su quello Est si siano conservate
in cattivo stato poche strutture, forse a causa della pendenza pi ripida che presenta il pianoro.
Nonostante non si sia potuto verificare la presenza delle mura sulla fronte Nord e quella NordEst66, si propende per lipotesi che la citt fosse dotata di un circuito murario continuo67 (Fig.
6), di cui si conserverebbe complessivamente circa il 9% (Fig. 33).
Livio68 afferma che la citt di Grumentum presentava gi un sistema difensivo nella seconda
met del III secolo a.C.69, di cui per non sono state rinvenute testimonianze durante la ricognizione. In questo periodo una cinta muraria poteva essere realizzata in opera poligonale, tecnica
edilizia diffusa nella regione fino al III secolo a.C.70, oppure in legno come ad Aeclanum71. Solo un
sondaggio archeologico potrebbe fornire prove sulla sua esistenza ed eventuale natura.
La prima testimonianza archeologica del circuito costituita dalle strutture murarie in
opera incerta (UT 8-13). Si tratta di un allestimento architettonico di grandi dimensioni conservato in buono stato e con una lunghezza notevole (di 80 m) sul versante Ovest (fig. 34).
La presenza di unintercapedine, stipata con pietrame alle spalle delle strutture murarie,
determina uno spessore complessivo dellallestimento che si aggira intorno ai m 2.50. Questo
aspetto, insieme al forte dislivello determinato dal pendio, lo connotano come unopera difensiva. La soluzione strutturale adottata deve avere avuto anche una funzione di regolarizzazione
del ciglio del pianoro e in una certa misura di contenimento della terrazza occidentale.
Necessaria ma difficile la riflessione riguardo a due elementi strettamente connessi con
le mura urbane: le porte e le torri. Non sono state raccolte testimonianze archeologiche evidenti, e ci si deve interrogare sulle cause della totale mancanza del dato. Non possiamo quindi
al momento ricostruire il sistema di porte e torri delle mura in opera incerta, per al riguardo
sono possibili alcune considerazioni. In primo luogo si deve sottolineare che le zone, individuate su basi topografiche come possibili accessi, non sono state mai indagate con uno scavo
archeologico. Quindi la proposta avanzata da L. Giardino circa la collocazione delle due porte
principali, quella Nord e quella Sud72, risulta essere la pi accreditata73. Una diversa analisi deve
Si pu osservare come il versante Nord e Nord/Est presenti un pendio molto pi aspro, il che poteva
costituire una difesa naturale.
67
La lunghezza complessiva doveva essere di m 2913 ca. (9859.28 pedes).
66

68

Liv. XXII, 31-42


L. GIARDINO individua delle tracce di un impianto urbano sul pianoro databile al III secolo a.C. (in GIARDINO 1981, pp. 17-21; EADEM 1990, pp. 125-138).
70
Luso di questa tecnica pu essere ipotizzata sia per una citt lucana sia per una fondazione coloniale romana,
considerando luso dei romani di ricorrere alle tecniche edilizie regionale almeno fino alla fine del III secolo
a.C. (cfr. ADAM 1988, p. 114).
71
App. civ. I, 53. Il circuito difensivo di Aeclanum era costituito da una doppia palizzata di legno stipata con
pietrame di grandi dimensioni, il quale venne incendiato da Silla durante la Guerra Sociale (89 a. C.).
72
Forse lUT 19, in posizione strategica nei pressi dellaccesso principale alla citt, potrebbe essere considerata
una struttura connessa con la porta.
73
La porta Nord situata alla fine della strada centrale, mentre quella Sud sulla strada parallela orientale.
Risulta peculiare che le due porte non siano in asse tra loro e ci pu dipendere dallimpianto ortogonale per
strigas (limpianto urbano di questo tipo condizionato dalla natura del suolo, di solito presenta una cinta
muraria irregolare ed suddiviso in isolati di forma rettangolare, si veda Sommella 1988, pp. 227-235). Per
69

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essere fatta su uno dei possibili accessi sul versante orientale, presso lanfiteatro. Il monumento
infatti risulta essere collocato ai margini della terrazza orientale, in prossimit delle mura, probabilmente per la necessit di facilitare il movimento di spettatori senza intralciare la viabilit
interna74. Alcuni indizi raccolti sul campo75, pur non rappresentando prove archeologiche risolutive, unitamente alla situazione topografica, suggeriscono lipotesi della presenza di un accesso cento metri a Sud dellanfiteatro, in ogni caso sar necessaria una ulteriore riflessione76.
La problematica riguardante la presenza delle torri risulta invece decisamente aperta: in
mancanza del dato archeologico77 possiamo solo ipotizzare la loro presenza, in quanto coerente
con i precetti della architettura poliercetica di tradizione ellenistica 78. Al momento, senza indagini
mirate79e dati certi, non possibile quindi definire la forma delle torri n tanto meno il numero.
Un calcolo ipotetico si potrebbe ottenere dallindicazione di Vitruvio80, secondo cui la distanza
fra due torri non doveva essere superiore a un tiro di freccia81. Tuttavia bisogna tener presente
che il sistema di torri non si disponeva in modo sempre regolare, soprattutto nelle citt costruite
su pendii82, in cui erano poco usate poich gli angoli delle mura, per la sinuosit del terreno, gi
facevano da torri, ci nonostante potevano trovarsi dei bastioni a difesa delle porte83.
Per quanto concerne la datazione del circuito murario, pur non potendo proporla sulla
base esclusiva di una osservazione formalistica84, si deve tener conto dellinquadramento cronologico fornito dalla bibliografia corrente85: lopus incertum si diffonde nel corso del II secolo a.C.
ed attestato tra la fine di questo secolo e gli inizi del I secolo a.C. (gli anni della guerra sociale
quanto riguarda il problema ancora aperto della ricostruzione dellimpianto urbano della citt si vedano i contribuiti di SCHMIEDT 1970, p. 100; GIARDINO 1980, pp. 489-490; EADEM 1981, p. 19; EADEM 1990, pp. 125138; SOMMELLA 1988, pp. 102-103; QUILICI-QUILICI GIGLI 2004, p. 119; THALER-ZSCHTZSCH 2004, p 243.
74
Si veda ad esempio quanto avviene nella citt di Saepinum, in cui una delle porte settentrionali (che si
apriva sul circuito murario in opera quasi-reticolata datato tra il 2 a.C. e 4 d.C.) serve direttamente laccesso
al teatro (cfr. pianta in COARELLI-LA REGINA 1984, pp. 209-226)
75
Si veda UT 15, 16 e 17, che potrebbero creare un dente del circuito murario. Riseghe e denti possono
essere indizi di accessi.
76
Non chiaro se possa trattarsi di un terzo accesso sul lato orientale o se sia quello che serviva lanfiteatro.
77
presente un solo dato epigrafico, il quale menzione la costruzione di una torre (in ZSCHTZSCH 2002). Per
la datazione e leventuale relazione con le mura si veda oltre nel testo.
78
Vitruvio prescrive la realizzazione di mura dotate di torre aggettanti, per garantire unazione di tiro avanzata e di fiancheggiamento rispetto alle cortine e di percorsi murari sinuosi, per governare il nemico da pi
postazioni (I, 2). Lelaborazione ultima romana di queste concezioni un fronte lineare e turrito, dal valore
pi che altro simbolico.
79
Aree che potrebbero essere indagate sono sul versante Sud, con le strutture UT 2-3 e ad altre non identificate, Sud-Est con lUT 19 ed Est, con lUT 18 (si veda la pianta tematica fig. 5).

Vitr. I, 4.
P. Gros d una interpretazione di questa espressione: se si pensa a catapulte leggere la gettata massima,
secondo le ricostruzioni moderne, dovrebbe oscillare tra m 120 e m 170 (cfr GROS 1997, p. 93), in questo caso le mura di Grumentum sarebbero dotate di 20 torri, escluse quelle delle porte e delle posterulae.
Risulta suggestivo il confronto tra questa ipotesi e un mosaico delle cd terme imperiali, in cui rappresentata una cerchia murarie con 39 torri (si veda il contributo di A. Zschtzsch in questo volume).
82
Si veda il caso di Cora in cui il restauro in opera incerta, datato recentemente nellambito del II sec.
a.C., munito di un sistema di torri semicircolare poste a distanze non molto regolari, in PALOMBI 2001,
p. 97.
83
LUGLI 1946-47 pp. 31-32.
84
C.F. Giuliani esclude la possibilit di definire una cronologia assoluta delle strutture murarie basandosi
sullosservazione esterna, cfr. GIULIANI 1994, p. 88.
85
LUGLI 1957; ADAM 1988.
80
81

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e della guerra civile) soprattutto in numerose fortificazioni86. Raggiunge in questa fase la pi


alta espressione e la maggiore diffusione per poi scomparire progressivamente alla fine dellet
repubblicana, tradizionalmente con let sillana. Viene sostituito, soprattutto nellItalia centrale
e centro-meridionale, dallopus reticolatum, gi sperimentato alla fine del II secolo a.C.87 Se si
tengono in considerazioni solo questi dati si pu proporre un inquadramento cronologico delle
mura oscillante tra la fine del II e la prima met del I secolo a.C. Inoltre poich Grumentum fu
coinvolta nelle devastazioni della guerra sociale88 sarebbe possibile considerare l89 a.C. come
terminus post quem per la loro costruzione. Si potrebbero prendere in considerazione con estrema
cautela, per la definizione cronologica delle mura, anche altri dati. In particolare si tratta di tre
iscrizioni rinvenute non in situ e datate al 57, 56 e 51 a.C.89 I testi menzionano rispettivamente
la costruzione di un tratto di mura pari a 200 piedi (CIL X, 219), la costruzione di una torre
(ZSCHTZSCH 2002) e la costruzione di un tratto di mura pari a 1200 piedi (CIL X, 220)90. L.
Giardino in base allosservazione della cortina ha proposto di collegare CIL X, 219 o CIL X, 220
al breve tratto murario in opera reticolato91, schedato in questo contributo come UT 19. possibile per proporre unaltra interpretazione: le iscrizioni potrebbero riferirsi alla cinta muraria
in opera incerta e costituire quindi il terminus ante quem per il completamento di alcuni tratti.
Si dovrebbe rialzare, non senza difficolt, la datazione del progetto agli anni immediatamente
dopo la guerra civile, ipotizzando un attardamento della tecnica92. Limportanza e le varie attivit
del cantiere93, unitamente alla situazione geomorfologia che ha determinato il progetto e le scelte
tecniche, devono aver condizionato la durata dei lavori94.Unopera di grandi dimensioni doveva
essere confezionata con cura, forse ricorrendo a maestranze specializzate, utilizzando i materiali
pi opportuni e comportando un notevole sforzo economico e un grande sfruttamento delle
risorse locali di materiale da costruzione95. Non possibile al momento determinare con precisione una data di inizio e fine del progetto edilizio. Ma si potrebbe stabilire una relazione tra due
elementi simbolicamente collegati nella citt, le mura e il foro.
Lindagine archeologica nella area del foro96 ha documentato la presenza di un nuovo
progetto urbanistico, che venne avviato nella prima met del I secolo a.C., probabilmente dopo
Acropoli di Ardea, cinta muraria di Terracina, di Formia e di Cori (per questultima citt si veda la
recente datazione nellambito del II sec. a.C. in PALOMBI 2000), cfr. ADAM 1988, p 140.
87
Per lo studio dellopera incerta e di quella quasi reticolata, considerata momento di passaggio allopera
reticolata, si veda COARELLI 1977, pp. 1-23.
88
Sen. benef. III, 23.
89
CIL X, 219, 220; ZSCHTZSCH 2002.
90
Per unanalisi di queste epigrafi si veda BUONOPANE 2006-2007, pp. 315-341.
86

91

GIARDINO 1980, pp. 489-490.

Gli esempi pi noti di opera incerta provengono dallarea campana e laziale, che forse hanno avuto un
vantaggio cronologico. Esaminando la catalogazione tradizionale si nota come lopera incerta e quella
reticolata vengano a sovrapporsi negli anni della tarda repubblica: la scelta dovette dipendere da fattori
locali, come il tipo di materiale, e da influenze regionali. Si potrebbe provare ad individuare il momento
di passaggio dallopera incerta a quella reticolata in questa realt, attraverso uno studio comparato di
tutte le strutture murarie costruite in queste due tecniche con la datazione stratigrafica.
93
Tra cui lattivit estrattiva, il trasporto, la lavorazione e la messa in opera, la carpenteria, la rifinitura.
94
Per riuscire a quantificare larco temporale abbracciato dalla costruzione si stanno trasformando tutti i
dati raccolti, tutte le notazioni misurabili e misurate in un modello tridimensionale.
95
Interessante potrebbe risultare uno studio geologico delle cave romane presenti nel territorio, il quale
potrebbe aggiungere preziosi dati, sulle modalit estrattive e sullevoluzione del cantiere, allo studio della
tecnica costruttiva.
96
Si veda il contributo del dott. U. Fusco e quello della dott.ssa F. Candalato in questo volume.
92

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la guerra civile. Questo dato da inquadrarsi nella situazione particolare che viene a svilupparsi
in tutta la penisola tra la fine della guerra civile e la met del I secolo a.C. Infatti durante let
cesariana e triumvirale, ma probabilmente anche per tutta let augustea, molte citt dellItalia
centro-meridionale furono interessate da un intenso rinnovamento urbanistico97. Nei casi di
deduzione coloniale il cambiamento radicale, determinato dalla costruzione di mura, correlate
da torri e porte, e di tutte le infrastrutture a carattere pubblico, serviva a conferire laspetto di
un vero e proprio centro urbano.
Secondo una recente ipotesi98 la ristrutturazione urbanistica della citt di Grumentum99
si potrebbe inserire in questo contesto, per cui le mura, oltre ad avere un aspetto difensivo100,
assumono anche un valore simbolico di immagine di civilt urbana.
Unultima considerazione meritano le attestazioni di altre tecniche edilizie: in particolare lUT 14, con cortina in opera mista, mostra una tecnica costruttiva notevolmente diversa
sia per quanto riguarda la lavorazione e la scelta dei materiali sia soprattutto per la modalit
di confezionamento del nucleo in cementizio. Tuttavia la funzionalit strutturale pressoch
uguale a quella dellallestimento in opera incerta: in questo caso si potrebbe anche pensare
ad un cantiere diverso e decisamente successivo che ha portato a termine il progetto iniziale.
Oppure pi semplicemente si deve ritenere un considerevole restauro, purtroppo non ancora
inquadrabile da un punto di vista cronologico101. LUT 19, in opera reticolata102, e lUT 18,
in opera reticolata mista, sembrano rappresentare fasi costruttive diverse e legate piuttosto a
singoli interventi: lipotesi al momento pi probabile che non siano relative ad un grande
progetto ma a piccole modifiche apportate al circuito.
L. Camerlengo

Bibliografia
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Studi sulla Magna Grecia, Taranto 1970 (1971), pp. 470 485.
In GABBA 1972, pp. 73-112
A. Mastrocinque ha ipotizzato una deduzione coloniale a Grumentum nel 59 a.C, quando Giulio Cesare fece approvare una legge che ordinava la deduzione di nuove colonie e lassegnazione di terre (si veda
MASTROCINQUE, 2007, pp. 118-124). A. Buonopane affianca alle iscrizioni relative agli interventi sulle
mura urbane altri due testi (CIL X, 221 e 8093) che si riferiscono probabilmente alla medesima fase di
ristrutturazione urbanistica che interess durante l'et cesariana, ma forse anche per tutta l'et augustea,
la citt (si veda BUONOPANE, 2006-2007, pp. 322-333)
99
M. Gualtieri ritiene che si tratti di una completa ridefinizione della immagine urbana di questo importante centro della Lucania interna( cfr. GUALTIERI 2003, pp. 100-104)
100
Non bisogna dimenticare che laspetto propriamente difensivo fu sentito ancora nella costruzione o
ricostruzione delle mura nelle citt italiche dopo l89 a.C., cfr. GABBA 1972 pp. 99-101
101
Per un confronto con tecniche edilizie simili si veda un tratto di acquedotto (in GIARDINO 1983, pp.
208-209) e un muro di terrazzamento sulla terrazza occidentale (in GIARDINO 1980, p. 489).
102
La presenza di un lacerto di soli m 4 in opera reticolata solleva dei dubbi in riferimento alla notizia
ricavata dalle opere di alcuni studiosi secondo cui le mura di Grumentum erano in opera reticolata (si
veda supra nota 9 e 10).
97
98

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

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scomparse, Firenze 1970.
SOMMELLA 1988 = P. SOMMELLA, Italia Antica. Lurbanistica romana, Roma 1988.
THALER-WATSON 2003 = H.J. THALER, A. Watson, Recent Research in Roman South Italy: Grumentum in
the Val dAgri, in Antiquity 77, 2003, pp. 2-4.
THALER-ZSCHTZSCH 2004 = H.THALER, A. ZSCHTZSCH, Vorbericht ber die Ausgrabungen in Grumentum, in AA 2004, pp. 241-262.
UGHELLO 1659 = F. UGHELLO, Italia Sacra sive de Episcopis Italia et insularum adjacentium, Roma 1659.
ZSCHTZSCH 2002 = A. ZSCHTZSCH, Eine neue Inschrift der republikanischen Zeit aus Grumentum, in
ZPE 141, 2002, pp. 292-294.

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FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

Fig. 1: Porzione della foto


aerea del sito della citt di
Grumentum

Fig. 3: Indice
delle schede UT
(L. Camerlengo)

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

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Fig. 2: Modello in formato digitale della scheda UT (elaborata da L. Camerlengo)

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FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

Fig. 4: Pianta
con indicazione
di strutture
individuate in
ricognizioni
precedenti
(disegno di
F. Soriano)

Fig. 5: Pianta tematica


(disegno di F. Soriano)
(vedi tavole a colore
a pag. 361)

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

Fig. 6: Pianta con tracciato


ipotetico
(disegno di F. Soriano)
(vedi tavole a colore
a pag. 361)

Fig. 7: UT 8 Particolare
della cortina in opera
incerta

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FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

Fig. 8: UT 8 Prospetto NO-SE visto da O

Fig. 9: UT 8 Particolare
della struttura

Fig. 11: UT 11Prospetto NO-SE visto da O

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

Fig. 10: UT 11 Particolare della


cortina in opera incerta

Fig. 12: UT 12
Particolare della cortina
in opera incerta

Fig. 13: UT 12
Prospetto NO-SE
visto da O

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19/04/2009 22.31.01

296

FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

Fig. 14: UT 13 Struttura


muraria in opera incerta

Fig. 15: UT 13 Prospetto NO-SE visto da O

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

Fig. 16: UT 13 Particolare del foro di drenaggio

Fig. 17: UT 9 Particolare del nucleo in


cementizio

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297

Fig. 19: UT 19 Particolare della


struttura in opera reticolata

Fig. 18: UT 10 Particolare del nucleo in cementizio

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298

FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

Fig. 20: UT 19 Prospetto NO-SE- visto da Sud

Fig. 21: UT 14 Particolare della


cortina in opera mista e del
nucleo in cementizio

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19/04/2009 22.31.13

299

LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

Fig. 22: UT 14
Prospetto NO-SE
visto da O

Fig. 23: UT 14 Visuale in sezione


dellintercapedine con il vespaio e la canalizzazione

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Fig. 24: UT 14 Particolare della canalizzazione

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300

FIAMMETTA SORIANO LIANKA CAMERLENGO

Fig. 25: UT 18
Struttura in opera
mista

Fig. 26: UT 18
Prospetto SO-NE
visto da E

Fig. 27: UT 2 Conglomerato cementizio

Fig. 28: UT 3 Conglomerato cementizio

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LE MURA DI GRUMENTUM. ASPETTI TOPOGRAFICI E ARCHEOLOGICI

Fig. 29: UT 5 Conglomerato cementizio

301

Fig. 31: UT 16 Conglomerato cementizio

Fig. 33: Grafico con la percentuale


delle strutture individuate

Fig. 30: UT 15
Conglomerato
cementizio

Fig. 32: UT 17 Conglomerato


cementizio

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Fig. 34: Grafico con la percentuale delle tecniche edilizie


attestate

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302

M. SARACINO C. BOTTURI T. PERRETTI L. POZZANI F. SORIANO

MASSIMO SARACINO CHIARA BOTTURI


TERESA PERRETTI LINDA POZZANI FIAMMETTA SORIANO

Il tempio rotondo presso il settore M,


area Foro, Grumentum: indagini
archeologiche e risultati preliminari
Premessa
Si presentano i dati preliminari delle campagne di scavo, realizzate nel mese di agosto
del 2006 e 2007 presso il settore M localizzato nellangolo NE dellarea forense dellantica
citt romana di Grumentum. Le indagini ivi condotte hanno inizialmente presso spunto da
quanto era visibile sia in superficie sia dalle foto aeree eseguite dal CIRCE Laboratorio di
Fotogrammetria dellUniversit IUAV di Venezia e coordinate dal prof. Francesco Guerra, per
poi improntare uno scavo di verifica stratigrafica sulla base delle prospezioni georadar effettuate
dalling. Ermanno Finzi del Dipartimento di Geoscienze dellUniversit di Padova1 (Fig. 1).
Lindagine archeologica si poneva quindi come strumento di accertamento e controllo
dello stato di conservazione della struttura (inizialmente denominata Struttura H) nonch
come possibilit di intervenire in unarea in apparenza parzialmente intaccata dai successivi
interventi umani ed ancora sconosciuta. Il fatto di essere uno scavo-scuola per studenti di diverse facolt, ci ha al tempo stesso indotto ad utilizzare metodologie di vecchio e nuovo corso:
rilievo manuale e sezioni a filo di ferro nonch fotopiani digitali, rilievo a mezzo stazione totale,
impiego del Tablet PC e AutoCAD (Computer Aided Design), vettorializzazione2.
M.S.

Le indagini archeologiche3
Lareale di scavo di 157 mq complessivi, si colloca immediatamente a ridosso del muro
settentrionale esterno della porticus e a circa 11 m SE dal Capitolio. Lasportazione dei livelli
sommitali, permetteva di mettere in luce la rasatura della Struttura H posta a 631,883 m s.l.m
(Fig. 2) e che, nella porzione orientale, risultava maggiormente sconvolta. In pi punti si sono,
infatti, evidenziati episodi di crollo di probabile pertinenza della struttura nonch accumu1
Si cogli loccasione per ringraziare entrambi i docenti e la loro quipe per aver messo a disposizione la
documentazione.
2
Per un maggior dettaglio sulle metodiche impiegate vedi SARACINO et alii (in corso di stampa).
3
Si coglie loccasione per ringraziare tutti coloro che, a vario titolo, hanno partecipato alle prime due
campagne di scavo in questo settore: Silvia Baschirotto, Riccardo Bertolazzi, Stefano Bonetta, Mariama
Botturi, Alfredo Buonopane, Lianka Camerlengo, Vanessa Centola, Angelia Coppola, Marta Donadoni,
Laura Fattori, Stefano Ferrara, Chiara Franceschini, Maurizio Franco, Lorena Lunardon, Silvia Marastoni, Attilio Mastrocinque, Stefano Mastrocinque, Lorenzo Mazzi, Massimiliano Mirizzi, Francesco e
Michele Paladino, Chiara Palermo, Gianni Pozzani, Erminia Romagnano, Michele Rongaroli, Antonella Saponara, Marianna Scapini, Marcus Zimmerman e quanti hanno contribuito alla buona riuscita
dellindagine.

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IL TEMPIO ROTONDO PRESSO IL SETTORE M, AREA FORO GRUMENTUM

303

li artificiali di materiale archeologico disposto caoticamente e cronologicamente eterogeneo


(UUSS 5005, 5008 e 5021). Il complesso, inoltre, risultava essere stato sottoposto in epoca
presumibilmente moderna da tutta una serie di tagli di spoliazione (UUSS 5003, 5025, 5028)
in pi punti che ne hanno permesso, malgrado tutto, di meglio comprendere le dimensioni e
le tecniche costruttive di alcune opere.
A nord, in posizione esterna alla struttura, vi un allineamento di pietre arrotondate e
squadrate (USM 5010) con orientamento NS, di difficile datazione per lassenza di materiale
cronologicamente omogeneo ad esso associabile. Le pietre sembrano addossarsi e coprire parte
del 4 scalino messo parzialmente in luce della scalinata (USM 5020) per poi cambiare direzione di 90. Dato lorientamento totalmente fuori asse rispetto allortogonalit dellimpianto
urbano della citt romana e dato anche lelevato contenuto organico nel terreno di questa parte
del settore M, si pu supporre che si tratti dei resti di un muro a secco utilizzato per la partizione agraria di epoca recente.
In posizione leggermente decentrata rispetto il fulcro della Struttura H, documentata
una delle fasi pi recente di frequentazione: trattasi di un circolo di pietre arrotondate e squadrate (US 5011) impostato su uno strato di accumulo artificiale e/o naturale (US 5013) caratterizzato da una matrice limosa debolmente argillosa molto friabile di colore marrone-grigiastro (10YR 5/2 Munsell Soil Color Chart) mista a calce disgregata. La presenza al suo interno di
uno strato (US 5004) grigio scuro (10YR 4/1) a matrice limo-sabbiosa contenente abbondanti
tracce di ceneri in gran parte disciolte, scheletri carbonatici disgregati (calce) e radi frammenti
litici e laterizi, ci ha indotto ad inpretarla come un bivacco transitorio. A tale ritrovamento va
associato una moneta di XVI-XVII sec., epoca alla quale pu essere datato il focolare4.
Dopo lasportazione di queste fasi di frequentazioni moderna, la nostra attenzione si
concentrata nella porzione centrale del nucleo cementizio della struttura (USM 5002) dove si
notavano i segni di una probabile depressione/taglio di forma irregolare (US 5006) colmata da
strati di riporto artificiali misto ad accumuli naturali (US 5012 = 5013) contenente numerosi
frammenti di tegole disposti in maniera caotica a ridosso delle zone di intaccamento dellUSM
5002 e ceramica invetriata cronologicamente attribuibile al VII sec. d.C. Tale strato ne sigillava
un altro (US 5016) di colore marrone (10YR 5/3) contraddistinto da una matrice limosa ricca
in scheletri calcarei millimetrici derivanti dalla disgregazione di calce e malta ed assenza di
materiale organico ed inorganico. Lo strato copriva il nucleo cementizio su cui, nella porzione
nord, si impostavano i resti di un focolare (US 5017) di forma sub-arrotondata di cui rimaneva
un deposito massimo di circa 4 cm di ceneri disciolte di colore nero (10YR 2/1) contenente
pochissimi materiali archeologici e piccole scaglie litiche alterate per termoclasi.
Il taglio (US 5006), di cui sopra, intaccava il cementizio per circa 20 cm e veniva a formare, in associazione al focolare (US 5017), una sorta di ambiente (denominato Ambiente A)
probabilmente utilizzato per un alloggiamento, di cui non rimangono altre evidenze se non il
focolare. Coevo allUS 5006 anche un altro taglio (US 5022), anchesso intaccante il nucleo
cementizio e formante un ambiente (denominato Ambiente B) di molto pi piccolo e di forma
irregolare. Il riempimento dei due tagli similare e la disposizione alla medesima quota, fa pensare che i due ambienti fossero stati impiegati ed abbandonati in periodi coevi.
Al centro esatto della Struttura H, collocato un cilindro in opera reticolata con nucleo
in cementizio e radi frammenti di laterizi, con una profondit massima dalla cresta alla sua
fondazione di 1,8 m, ed un diametro di 1,49 m; ad esso si appoggia il nucleo cementizio (USM
5002) e come questo interessato da intaccamenti clandestini (UUSS 5006 e 5022) che ne
4
Si ringrazia Dario Calomino per le utili informazioni sulle monete rinvenute nel nostro settore di
scavo.

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304

M. SARACINO C. BOTTURI T. PERRETTI L. POZZANI F. SORIANO

hanno compromesso la conservazione. Tale elemento circolare stato altres compromesso da


un ulteriore taglio irregolare (US 5028) avvenuto in epoca successiva allUS 5022 e riempito da
strati caotici di terreno (UUSS 5029 e 5031) con forte presenza, nei livelli sommitali, di cubilia
in parte integri ed in parte fratturati per effetto dello scasso, calce in grumi e numerosi frammenti di tegole e sempre pi frequente ghiaino verso il fondo. LUS 5028 ha anche intaccato il
taglio di fondazione dellUSM 5019 creando una sorta di sgrottamento sottostante (Fig. 2).
Coeva allUSM 5019, la muratura circolare (USM 5000) di contenimento del nucleo
cementizio (USM 5002) avente cortina esterna in opera reticolata (con cubilia di dimensioni
minime di 8 cm e massime di 10 cm), il nucleo in conglomerato cementizio composto da pietre calcaree squadrate, legate da malta tenace con abbondante presenza di calce; sul lato interno
sono visibili le tracce del tavolato5. Lo spessore del muro di 60 cm ed il diametro complessivo
di m 8,94 (SE-NO) x 8,95 (SO-NE).
Il riempimento del tamburo del complesso (USM 5002) in opera cementizia composto da malta con maggior tenore di calce rispetto a 5000 e 5019, pietre calcaree, ciottoli fluviali
e radi frammenti di laterizi (tra cui qualche cuneo di colonna). Si rintracciano, allinterno del
tamburo, allineamenti radiali di pietre (forse setti UUSSMM 5065 e 5066) funzionali sia alle
varie gettate cementizie sia allalleggerimento dellUSM 5000, per il carico che questultima
doveva supportare (nella fattispecie il peso delle colonne e della copertura). Si notano altres
piani orizzontali nellallettamento degli inerti.
Al muro perimetrale, in posizione NE ed in asse con il lato lungo della porticus, vi si
appoggia una scalinata (USM 5020) con orientamento NE-SO indagata finora fino al quarto
gradino con i lati in opera reticolata. I gradini hanno un piano di camminamento di circa 29
cm per una larghezza massima di 1,64 m, sono stati realizzati anche con lutilizzo di tegole e
presentano nel cementizio i medesimi elementi in pietra calcarea della struttura circolare, ma
dimensionalmente inferiori.
Non in fase con la struttura rotonda, un lacerto di muro (USM 5014) posto esternamente (SO) con orientamento NE-SO, pressappoco parallelo al lato corto esterno della porticus, da cui dista 3,83 m. Tale opera stata realizzata con materiali di reimpiego di varia natura
(inorganica: ciottoli di fiume, cubilia, laterizi, ceramica e marmo6; organica: ossa animali) tra
loro legati da un impasto argilloso misto a calce e messi in opera orizzontalmente. Il muro
ha uno spessore variabile tra 26 e 49 cm ed una lunghezza massima di 4,61 m. Per quel che
concerne linquadramento temporale, la presenza di ceramiche di et diocleziana, permette di
datarlo almeno al III sec. d.C.

I tre saggi
Nel corso della 2 campagna di scavi, data la potenza del deposito archeologico esterno
alla Struttura H e con lo scopo di valutarne la natura, si deciso di aprire 3 saggi a ridosso dei
limiti di scavo e del muro perimetrale: il numero 1 si colloca nella porzione SE, il 2 si posiziona
a NE a ridosso di uno dei lati della scalinata, mentre il numero 3 posto anteticamente al 2.
Dopo lasportazione di circa 50 cm di livello arativo, sono stati intercettati un paio di strati
ad andamento sub-orizzontale particolarmente bioturbati e contenenti materiali in gran parte
inquadrabili alle fasi tardo antiche con presenza anche di materiali pi antichi. Tali strati sigillano episodi di crollo (US 5038 nel Saggio 2, US 5043 nel Saggio 3) che si dispongono obliRingraziamo Lianka Camerlengo per le informazioni circa le tecniche edilizie.
Tra gli elementi in marmo, bisogna segnalare il basamento di una statua a muro (RR 8/2007) provvista
di panneggio e rimossa in via cautelativa.
5
6

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IL TEMPIO ROTONDO PRESSO IL SETTORE M, AREA FORO GRUMENTUM

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quamente rispetto al muro perimetrale nonch azioni di spoliazione successivamente riempiti


(UUSS 5052 e 5053 nel Saggio 2). Per la conformazione e natura degli strati e sulla base delle
ceramiche, che si mostrano tipologicamente eterogenee e disposte cronologicamente in ordine
inverso, si presume che si tratti di una serie di livellamenti ed azioni di spoliazione avvenuti in
epoca tardo antica (almeno tra il IV e la prima met del VI sec. d.C.).
Ma limportanza di tali saggi sta nellaver permesso di mettere in luce le differenti opere
di rivestimento esterno del muro perimetrale formate da elementi architettonici in marmo.
Sia nel Saggio 1 che nel 3 sono di fatto emersi i diversi piani di preparazione per il piano di
rivestimento in malta su cui si impostavano le modanature che a loro volta si appoggiavano su
lastre rettangolari. Tali elementi marmorei, in parte asportati in epoca tardo antica, in parte
conservatisi e/o ancora interrati, hanno dimensioni variabili. Ad esempio, nel Saggio 1 la modanatura (USM 5044) ha una lunghezza di 41,8 cm, unaltezza di 14,5 cm ed uno spessore di
6,5 cm, mentre la sottostante lastra (USM 5048), ricostruita in posto, ha una larghezza di 46,5
cm e unaltezza di 20,9 cm; nel Saggio 3 invece le tre modanature (USM 5046A-C), di cui due
visibili integralmente e la terza insistente sulla sezione, hanno le seguenti dimensioni: larghezza
39,5 per 14,5 cm di altezza e larghezza di 38,5 per 14 cm di altezza ed uno spessore di 5,6 cm;
le cinque lastre sottostanti (USM 5047A-E), di cui solo 3 visibili integralmente, misurano 35,5
cm di larghezza per 22,6 cm di altezza, 34 per 23 cm e 33,6 per 22,5 cm (Fig. 3).
Mentre nel Saggio 2, tali elementi non si sono conservati, nei Saggi 1 e 3 le lastre si
appoggiano alla risega di fondazione (USM 5071 nel Saggio 1, USM 5059 nel Saggio 3) che
doveva essere interrata data lassenza di rivestimenti.
Nei tre saggi non sono stati al momento individuati dei piani di frequentazione in fase
con limpostazione delle lastre e delle modanature. Solo nel Saggio 3 (Fig. 4), a circa -25 cm
dalla base delle lastre, stato intercettato un battuto grossolano in micro scaglie litiche (US
5056), non ben conservato, le cui relazioni fisiche con la fondazione non sono ancora ben chiare cos come non determinabili da un punto di vista cronologico, sono i materiali dello strato
(US 5054) che lo copriva.
comunque ipotizzabile, su quanto indagato al centro del complesso, che la risega di
fondazione, il cui taglio non ancora emerso, vada ad impostarsi sul banco geologico.
M.S., T.P., F.S.

Per un inquadramento del Tempio rotondo (Struttura H)


Il tempio rotondo di Grumentum (Fig. 5) pu essere paragonato sul piano architettonico
ad altre strutture templari del mondo antico aventi almeno due caratteristiche comuni di base:
la pianta circolare e il colonnato. Alcuni possibili confronti sono ad esempio: la tholos di Delfi
(lesempio pi arcaico considerato), il tempio di Ercole Vincitore a Roma (anche detto tempio
di Vesta, nel Foro Boario), il tempio B dellarea sacra di Largo Argentina, la tholos di Tivoli, la
tholos del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina, il tempio di Vesta e lUmbilicus Urbis
nel Foro romano.
Dal confronto con i primi due esempi citati emergono per marcate differenze: infatti
sia la tholos di Delfi sia il tempio di Ercole Vincitore7 si stagliano sopra un crepidoma circolare
e presentano un muro interno costituente la cella, concentrico al colonnato. Diversamente, il
tempio di Grumentum dotato di una scala di accesso ad un podio di tipo italico, orientata in
direzione nord-est e nella ricostruzione planimetrica non segnalata la presenza di una cella
7

COARELLI 1988, pp. 60-103.

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M. SARACINO C. BOTTURI T. PERRETTI L. POZZANI F. SORIANO

interna, la cui presenza non stata archeologicamente riscontrata.


Un aspetto molto interessante riguardante i templi rotondi lo stretto legame esistente
con il culto di Ercole8: a Roma infatti ben due esemplari di templi circolari erano dedicati a
questa divinit. Si tratta in un primo caso del tempio sopra citato di Ercole Vincitore, altrimenti detto tempio di Ercole Olivario9 e nel secondo caso di un tempio di cui abbiamo notizia, ma
che fu demolito allepoca di Sisto IV, verosimilmente da collocarsi nellarea a nord di S. Maria
in Cosmedin10. Questultimo doveva presentarsi come caratterizzato da 18 colonne tuscaniche,
con diametro pari a m 21 (m 23 compreso il podio), con una cella coperta a cupola con diametro interno di m 15,50 e diametro esterno di m 12,50.
Il tempio di Ercole Olivario era costituito da 20 colonne ed, esclusa la crepidine, ha diametro di poco meno di m 15. Esso in marmo pentelico ed datato tra la fine del II- inizi I sec.
a.C. (anche se i capitelli ed alcuni particolari architettonici rimanderebbero ad una datazione
pi alta, lultimo terzo del II sec. a.C.). I restauri in lunense sono di et tiberiana. Le fondazioni
sono in tufo di Grotta Oscura, secondo luso antico.
Per quanto concerne il confronto con il tempio B di Largo Argentina11, pur avendo
questo dimensioni di gran lunga maggiori (podio alto m 2,50, diametro massimo m 19,20,
altezza colonne m 11 e diametro inferiore m 1,10), mostra unanaloga struttura: un alzato
con colonne su podio decorato da modanature e provvisto di scala daccesso orientata ad est,
davanti alla quale posto un altare di forma rettangolare che pu essere messo in stretta relazione con quello rinvenuto a Grumentum antistante la scalinata12. Il tempio B presentava 18
colonne (di cui ad oggi ne rimangono solo 6) in tufo dellAniene e con 24 scanalature. Il podio
costituito da lastre di tufo, disposte in facciata ed in profondit per raccordare rivestimento e
nucleo cementizio interno; le cornici sono realizzate anchesse, come le colonne e le fondazioni,
in tufo dellAniene. Le strutture di fondazione sono alte m 4,15 circa di cui i primi m 0,75 sono
a sacco, entro cavo, e i successivi m 3,40 in opera incerta eseguita facciavista. Furono edificati
contemporaneamente gli anelli concentrici della fondazione (il pi esterno a sostegno delle
colonne e il pi interno per reggere il muro della cella) e il basamento per il simulacro di culto,
posizionato contro il perimetro di fondo della cella.
Gli scalini, di cui rimangono solo i primi tre, erano in origine di travertino su massicciata di calcestruzzo e vennero ricoperti dalla successiva pavimentazione in travertino. Due grandi
lastre in tufo dellAniene, larghe m 1,80 e lunghe m 6,80 coprono i fianchi della scalinata. Il
piano di appoggio delle colonne una fascia di travertino e dello stesso materiale sono costituite le basi delle colonne.
Si pensa che tale monumento corrisponda allAedes Fortunae huiusce diei, La Fortuna
del Giorno Presente, fatto costruire dal console Quinto Lutazio Catulo per celebrare la vittoria
del 101 a.C. a Vercelli contro i Cimbri. Il tempio di Vesta a Tivoli13 anchesso un periptero
COARELLI 1988, p. 98. Secondo la testimonianza di Servio i templi rotondi sono generalmente dedicati
alle seguenti divinit: Vesta, Diana, Ercole o Mercurio. (Serv., Ad Aen. IX.406).
9
Inizialmente riferito al culto di Mater Matuta e ancor oggi spesso chiamato tempio Vesta.
10
Lesistenza di questo tempio attestata ancora nel Rinascimento da Pirro Ligorio e Baldassarre Peruzzi
(che ne realizza anche dei disegni). Ledificio descritto da G. B. Giovenale, che ne indica caratteristiche
e misure (GIOVENALE 1927). Questo monumento coinciderebbe con quello riportato dalle fonti antiche
(Liv. X.23.3) come Aedes Aemiliana Herculis, edificato probabilmente da Scipione Emiliano durante la
censura nel 142 a.C.
11
COARELLI 1981, pp.19-21 e 37-49.
12
Si tratta di una struttura emersa nel corso della campagna di scavo del 2008 e di cui ci si limita in
questa sede a darne notizia.
13
SCIARRETTA 2001, pp. 49-51; SCIARRETTA 2003, pp. 42-44.
8

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IL TEMPIO ROTONDO PRESSO IL SETTORE M, AREA FORO GRUMENTUM

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corinzio, con alto podio cilindrico di diametro massimo m 14,25 e altezza m 2,39. La cella
orientata in direzione sud-ovest a guardare la cascata e il fiume Aniene, in ragione della connessione esistente tra il monumento e la sorgente delle acque, elemento che ne ha determinato
lubicazione rischiosa e non facilmente accessibile su una rupe che domina il paesaggio14. La
cella in opera incerta di tufo, mentre il podio in opera quadrata di travertino con nucleo di
conglomerato; la decorazione esterna della cella doveva presentarsi come un falso bugnato di
stucco. Un ambulacro largo m 2,78, dotato di 18 colonne15, di cui solo dieci in loco. Queste
poggiano su base attica e le scanalature sono anchesse 18, di minore profondit procedendo
verso lalto; le sormontano capitelli corinzio-italici che reggono una trabeazione in travertino
decorata a festoni alternati a bucrani. Per quanto riguarda la copertura del tempio, alcuni studiosi hanno avanzato lipotesi di una cupola, ma linterpretazione pi accreditata prevede un
tetto conico molto schiacciato.
A partire dal 700 il tempio stato attribuito alla Sibilla Albunea16, ma successivamente
sono state avanzate altre ipotesi riguardo ad una possibile dedica a Vesta o Ercole17 o Tiburno,
eroe eponimo di Tivoli. Il tempio databile alla fine del II - prima met del I secolo a.C.
La tholos del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina18 si configura come una
struttura composta di tre corpi: alto podio decorato con basamento inferiore e cornice superiore (altezza della cornice m 0,28), composto di duplice anello di blocchi alti ciascuno m 0,45;
una serie di sette colonnine corinzie che compongono lanello della peristasi sovrastante il
podio; un epistilio formato da architrave, fregio e cornice. Questo monumento caratterizzato
dalla presenza di un pozzo circolare di diametro m 1, 90 e profondo m 7,50 (rivestito di opera
incerta fino a m 5,40 e pi sotto con blocchi di tufo). Il fondo del pozzo, dal momento che non
presenta n rivestimento di cocciopesto, n un apposito canale di raccolta, non serv mai per
attingervi lacqua; di conseguenza non ipotizzabile uso diverso da quello rituale19.
Proprio sopra il pozzo simpostava la tholos che doveva avere circa uguale diametro.
Coarelli e Verzar mettono in rapporto la tholos di Palestrina con lUmbilicus del Foro
Romano sulla base sia della tipologia di struttura, sia della datazione: entrambi i monopteri
infatti sono fatti risalire allultimo quarto del II sec. a.C.
Il tempio di Vesta nel Foro romano un periptero circolare costituito da podio con
plinti decorati che sorregge colonne corinzie. Se la pianta trova riscontro con quella del tempio
14
Da un originario culto delle acque in et protostorica, si giunse ad elaborare in et pi avanzata quello
di una divinit che ne diventasse il simbolo. (SCIARRETTA 2003, pp. 42-44). Anche Vesta oltre a presiedere a Roma altari e focolari (Cic., De nat. deor. II.27), legata allelemento idrico; infatti durante le
cerimonie di purificazione sul Campidoglio, le Vestali operavano aqua vivis e fontibus amnibusque hausta,
con acqua attinta alle vive fonti e ai fiumi.
15
Il numero delle colonne raffrontabile con altri due esempi considerati: il tempio B di Largo Argentina e il tempio andato distrutto probabilmente ubicato nel Foro Boario, che ne presentano un numero
identico.
16
Il legame con lelemento acqua confermato da Porfirione (Porphyrio, Ad C., I.7.12) che definisce la
divinit fontis praesidem (protettrice delle fonti), pertanto la sua dimora posta in un punto in cui le
acque, cadendo nei baratri sottostanti(SCIARRETTA 2003, pp. 42-44), divengono albulae (spumeggianti). Tale legame rafforzato dalle testimonianze di Varrone, come ricorda Lattanzio (Lattanzio, Institut.,
I.6.12) e da Servio (Serv. Ad Aen. VII.83).
17
Cfr nota 7.
18
FASOLO 1953; COARELLI 1976-77; VERZAR 1976-77.
19
Tale struttura stata anche riconosciuta come il pozzo sacro dove si conservavano le sortes oggetto del
rito cos descritto da Cicerone: un puer veniva calato allinterno del pozzo per prendere le sortes (rituale
riferito anche al Mundus di Roma). (Cic., De div. II.41. 85-86)

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M. SARACINO C. BOTTURI T. PERRETTI L. POZZANI F. SORIANO

in corso di studio, la decorazione degli elementi architettonici (plinti, modanature e cornici)


si discosta in maniera evidente, in quanto il tempio rotondo di Grumentum presenta lastre e
modanature marmoree non decorate.
Un altro confronto rappresentato dall Umbilicus Urbis20 del Foro romano: si tratta
di un monopteros (un tempio rotondo con una fila di colonne e privo di cella), probabilmente
costruito in epoca successiva (legata al processo di ellenizzazione: ultimo quarto del II sec. a.C.)
alla costruzione del sottostante nucleo pi antico, costituito da una struttura con un piccolo
ambiente interno (profondit m 1,14; larghezza m 1,17; altezza m 1,43) con accesso ad ovest.
Per Magdelein21 con Mundus si intende una struttura architettonica composta di una
pars inferior, cio una camera sotterranea identificabile con il mondo infero e dominata dalla
presenza degli dei Mani (oppure indicata dalle fonti come Sacellum Ditis et Proserpinae), sulla
quale si impostava la pars superior, un ambiente consacrato alla dea Cerere (dea della fertilit
collegata, graeca interpretatio, a Demetra, divinit anche connessa con lAldil), caratterizzato
da copertura a volta simbolicamente riconducibile al cielo. Il Mundus, connesso ai concetti di
kosmos e Olimpo, viene cos ad assumere la valenza di un microcosmo che riflette la complessit del macrocosmo, struttura che architettonicamente e metaforicamente pone in relazione
Aldil, terra e cielo. Solo tre volte lanno il mondo degli Inferi spalancava la porta ai vivi (con
leffettiva rimozione del Lapis Manalis, la pietra di chiusura della porta), e come ricordano le
fonti, quando Mundus patet cessava ogni attivit pubblica ed era pi facile e diretta la discesa
nellAde.
LUmbilicus Urbis-Mundus (secondo gli studiosi sarebbero due termini riferibili ad uno
stesso monumento, il primo citato solo da due fonti tarde, il secondo in uso in epoca precedente e poi sostituito), ha anche rapporto diretto con il rito di fondazione della citt, in quanto
fossa rituale posta al centro del pomerio.
Infine da rilevare lesistenza dei resti di un muro, che dipartendosi dal perimetro nord
dellUmbilicus del Foro romano, doveva impedirne laccesso da quel lato, soluzione atta a ribadire la sacralit del luogo, non raggiungibile dal pubblico. Anche a Grumentum laccesso al
tempio rotondo sembra non essere progettato per entrarvi direttamente dal Foro: lorientamento della struttura costringe a compiere il giro del suo perimetro per raggiungere la scalinata. (In
questo contesto da chiarire la funzione di un muretto messo in luce non lontano dal tempio,
situato a nord della struttura e vicino al Capitolium).
In conclusione, pur non essendo ancora possibile proporre una ricostruzione architettonica, una datazione verosimile ed una precisa destinazione cultuale del tempio rotondo di
Grumentum, ci sembra per alla luce dei confronti effettuati, per il momento con le strutture
templari circolari meglio note, di poter avanzare finora due osservazioni: in primis la datazione
condivisa da tutti i monumenti considerati (lultimo quarto del II sec. - inizi del I sec a.C.), in
secundis la centralit dei culti di Ercole e Vesta nella dedica dei templi rotondi, presi in considerazioni.
C.B., L.P.

Considerazioni non conclusive


Al momento, i dati estrapolati dalle prime due campagne di scavo nel Settore M, hanno
permesso di ipotizzare e fare tutta una serie di speculazioni che potranno essere pi o meno
confermate con il prosieguo delle ricerche.
20

COARELLI 1976-77; VERZAR 1976-77; CATALANO 1978.

21

MAGDELEIN 1976.

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IL TEMPIO ROTONDO PRESSO IL SETTORE M, AREA FORO GRUMENTUM

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Il complesso circolare messo finora in luce (Fig. 6) pu sicuramente ascriversi, come


sopra evidenziato, ad una struttura templare con podio di tipo italico a vista provvista di scalinata in asse con il lato lungo della porticus e con larea forense. Non ancora chiara la divinit
a cui tale complesso fosse dedicata, ma sicuramente , in termini di cronologia relativa, da
considerarsi uno degli edifici romani pi importanti e pi antico, posto in posizione decentrata
rispetto al centroide calcolato sullarea delimitata dal percorso presumibile delle mura da cui
dista 41,79 m (Fig. 7).
Tale informazione ci viene dalla considerazione che il foro doveva essere visibile da tale
tempio, per cui da considerarsi precedente sia al portico sia al capitolium. Il rifacimento della
scalinata in epoca tarda, attesta che probabilmente il tempio stato utilizzato almeno fino ad
epoca tardo antica, quando stato sottoposto ad azioni di spoliazione e allimpostazione di due
ambienti di tipo temporaneo forse legati alle attivit della calcara rinvenuta allinterno del capitolium22 nonch la costruzione di un muro parallelo al lato corto del portico e forse limitante
una struttura abitativa o artigianale.
Purtroppo le diverse attivit di scavo clandestino che si sono susseguite nellarea
archeologica dal 700 cos come le spoliazioni di epoca tardo antica, non hanno permesso in
alcuni casi di comprendere le relazioni stratigrafiche e di disporre di indicatori materiali per
inquadrare cronologicamente le fasi di costruzione e di vita del tempio, ma di ipotizzare solo
quelle di abbandono e distruzione.
M.S.

Bibliografia
CATALANO 1978 = P. CATALANO, Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. Mundus, templum, urbs,
ager, Latium, Italia, in Aufstieg und Niedergang der rmischen Welt, II, 16, 1, Berlin-New York 1978, pp.
465-524
COARELLI 1976-77 = F. COARELLI, Ara Saturni, Mundus, Senaculum, in Dialoghi di Archeologia 9-10, 197677, pp. 346-377
COARELLI 1981 = F. COARELLI, LArea Sacra di Largo Argentina: topografia e storia, Roma 1981
COARELLI 1988 = F. COARELLI, Il foro Boario, dalle origini alla fine della repubblica, Roma 1988
FASOLO 1953 = F. FASOLO, Il Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina, Roma, 1953
GIOVENALE 1927 = G.B. GIOVENALE, La basilica di S. Maria in Cosmedin, Roma 1927
MAGDELEIN 1976 = A. MAGDELEIN, Le pomerium archaique et le mundus, REL, vol. 54
SARACINO ET AL. (IN CORSO DI STAMPA): M. SARACINO, D. CIANCIARULO, T. PERRETTI, F. SORIANO, Indagini
archeologiche presso il settore M, area Foro, comunicazione presentata al convegno Ricerche Storiche e
Archeologiche dell'Universit di Verona, Verona, 23-24/05/2008
SCIARRETTA 2001 = F. SCIARRETTA, Viaggio a Tivoli, Tivoli 2001
SCIARRETTA 2003 = F. SCIARRETTA, Tivoli in et classica, Tivoli 2003
VERZAR 1976-77 = M. VERZAR, LUmbilicus Urbis. Il Mundus in et tardo-repubblicana, in DA 9-10, 197677, pp. 378-398

22

Le indagini in questo settore, sono coordinate da Ugo Fusco.

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M. SARACINO C. BOTTURI T. PERRETTI L. POZZANI F. SORIANO

Fig. 1, Foto aerea


dellarea archeologica con
indicazione del Settore M
(CIRCE Laboratorio di
Fotogrammetria, Universit
IUAV, Venezia). In alto a
destra, slice delle sezioni
orizzontali GPR relativa
ad una profondit di -1
m dal piano di campagna
(per gentile concessione
delling. Ermanno
Finzi, Dipartimento di
Geoscienze, Universit
degli Studi di Padova).

Fig. 2, Vista
frontale e
particolare
del profilo
della cortina
esterna rilevata
nel Saggio
3 (disegno e
rilievo a cura
di Fiammetta
Soriano).

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IL TEMPIO ROTONDO PRESSO IL SETTORE M, AREA FORO GRUMENTUM

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Fig. 3, Sezioni perpendicolari a filo di ferro


della Struttura H (disegno e rilievo a cura di
Fiammetta Soriano).

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M. SARACINO C. BOTTURI T. PERRETTI L. POZZANI F. SORIANO

Fig. 4, Sezione f-f Saggio 3 (rilievo e disegno a cura di Fiammetta Soriano).

Fig. 5, Area di scavo: in primo piano la scalinata (USM 5020), sul fondo larea del foro
(foto Massimo Saracino).

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IL TEMPIO ROTONDO PRESSO IL SETTORE M, AREA FORO GRUMENTUM

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Fig. 6, Pianta di interfase (elaborazione e rilievo a cura di Fiammetta Soriano).

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M. SARACINO C. BOTTURI T. PERRETTI L. POZZANI F. SORIANO

Fig. 7, Posizionamento della Struttura H (cerchio pieno) nellarea archeologica rispetto


il centroide (asterisco) calcolato sullarea delimitata dal tratto presumibile delle mura
(elaborazione Fiammetta Soriano).

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UN TOGATO VELATO CAPITE DA GRUMENTUM

LUIGI SPERTI

Un togato velato capite


da Grumentum
Dagli scavi grumentini larciprete Carlo Danio di Saponara, che visse e fior al principio del passato secolo, e chera delle cose archeologiche amantissimo, trasse tale quantit di antichi
monumenti, che ne form quel suo ricco e prezioso museo, che giustamente venne innalzato al cielo
da Giacomantonio Del Monaco, da Matteo Egizio, e da altri valorosi archeologi e letterati di quel
tempo. Egli aveva fatto trasportare e ben ordinare in un suo giardinetto tutte le statue, bassorilievi,
marmi letterati colonne ed altri ruderi che era riuscito ad ottenere dalle escavazioni di Grumento.
Il giardinetto esiste tuttora,ma i pi pregevoli sono stati o involati, o venduti, e quei pochi
che rimangono, comunque degni dellattenzione degli antiquarj, giaciono (sic) negletti e abbandonati1. Nel presentare per la prima volta in una sede istituzionale, qualera il neonato Istituto di Corrispondenza Archeologica, i venerandi resti di Grumentum, larcheologo Andrea
Lombardi sintetizza in poche righe il ruolo che ebbe Carlo Danio nella riscoperta moderna del
sito: le prime esplorazioni delle rovine, la formazione di una raccolta comprendente soprattutto
sculture ed epigrafi, lattivit di divulgazione, che si avvale di stretti rapporti damicizia con
..valorosi archeologi e letterati di quel tempo2. Matteo Egizio era un antiquario assai stimato
nella cerchia culturale napoletana del tempo, bibliotecario regio, e destinatario di una Lettera
intorno allantica colonia di Grumento oggid detta la Saponara con cui Giacomo Antonio Del
Monaco traccia, agli inizi del Settecento, il primo resoconto organico sulla storia e i monumenti dellantico centro lucano3.
Le notizie ricorrenti sia nella Lettera di Del Monaco, sia nella posteriore letteratura
sette-ottocentesca permettono di ricostruire almeno a grandi linee lentit della collezione
dellarciprete e i luoghi di approvigionamento4. La raccolta di antichit comprendeva statuette
in bronzo e argento (un cinico palliato, un Ercole seduto, un cupido alato), alcuni rilievi, tra
cui la nota lastra con scena di sacrificio ora al Museo Nazionale di Reggio Calabria, e sul quale
avremo modo di ritornare in seguito, lucerne in terracotta e bronzo, monete, gemme, una serie
di capitelli, varie teste di marmo tronche, qualche scultura a grandezza naturale, e ancora
nobilissimi marmi con iscrizioni registrati in parte in un inedito Iter Grumentinum redatto
nel 1716 da Sebastiano Paoli, e in parte dal Mommsen5. Le anticaglie che con incredibile spesa
e accuratissima diligenza il Danio disponeva nel suo giardino/museo erano tratti in luce da
terreni che larciprete possedeva nellarea della citt antica. Come lecito aspettarsi, dati circoLOMBARDI 1830, p. 22; v. anche LOMBARDI 1832, p. 239 s.
Sul Lombardi qualche notizia in RAMAGLI 1962, p. 101.
3
DEL MONACO 1713. Su Matteo Egizio v. CERESA 1993; sui rapporti epistolari dellEgizio. v. anche USSIA
1977 (non vidi).
4
V. GATTA 1723, p. 15 s.; GATTA 1732, pp. 138, 259 ss.; ANTONINI 1797, p. 40 ss.; ROMANELLI 1815, p.
395 ss. Ulteriore bibl. in PEDIO 1984, p. 50 s. e nota 6.
5
V. DEL MONACO 1713, p. 17 ss. Per una ricostruzione parziale della collezione di Carlo Danio e della sua
dispersione v. SANTAGATA 1986, con ulteriore bibl. Sul Paoli, precettore al servizio del principe Sanseverino
a Saponara tra il 1715 e il 1720, e sul suo Iter grumentinum v. RACIOPPI 1884, p. 660 ss.; MAGALDI 1933, p.
509; PEDIO 1984, p. 51; ATTORRE 1996, p. 37.
1
2

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316

LUIGI SPERTI

stanziati sulle provenienze sono quasi del tutto assenti6. assai probabile tuttavia che almeno
parte della raccolta del Danio provenisse dal foro e dalle zone circostanti: un passo della Lettera
di Del Monaco ricorda che larciprete acquist, al solo oggetto di rinvenirvi qualche antichit, un podere, dove venne scoperta una strada ben ampia di sedici piedi di larghezza, e
lastricata di grandi marmi. La strada fu scavata per pi di cento metri, sino alla rovina
di un grande antico edificio, situato sullorlo di detta strada,frammezzato di fortissime mura in
forma graticolare, e ripartito in 28 celle7.
La strada e il monumento che avevano attirato lattenzione del Danio vanno identificati
con il decumano tuttora visibile lungo il lato occidentale del foro, e con il cd. tempio D (forse
il Capitolium), che ne occupa il lato settentrionale. Le attese del Danio non andarono deluse;
ma le informazioni sui ritrovamenti fornite nella Lettera (una gran quantit di frammenti di
varj e belli marmi, come porfido, verde antico e altri; basi, e capitelli di colonne dellordine Toscano;
ed altre preziose reliquie) rimangono piuttosto generiche.
probabile che unindagine sui dati darchivio, in particolare sul gi ricordato carteggio tra Carlo Danio e Matteo Egizio, e su un inedito Trattato sulle antichit grumentine del
Danio stesso, conservati nella Biblioteca Nazionale di Napoli8, possa gettar luce sul problema
delle provenienze, e pi in generale storia della formazione e sulla consistenza della collezione
dellarciprete. In attesa di pi approfondite ricerche, mi sembra comunque verosimile lipotesi
avanzata dal Magaldi9 che i pezzi della collezione che non vengono menzionati nella Lettera
Del Monaco e che dunque entrarono a far parte della raccolta in un epoca successiva provenivano probabilmente dal terreno acquistato dallarciprete a fini collezionistici, e dunque
dallarea forense.
Le vicende della dispersione della collezione Danio sono a grandi linee note. Alla morte
dellarciprete (1737) essa pass in propriet della famiglia Ceramelli10. Sullo stato di abbandono della raccolta nei primi decenni dellOttocento la testimonianza del Lombardi ricordata in
apertura piuttosto esplicita: venduti o involati gli esemplari pi pregevoli11, i pezzi superstiti giacevano negletti e abbandonati. In seguito una parte della raccolta venne in possesso
di Francesco Perrone, che nei primi anni del Novecento sistem alcune sculture nella propria
abitazione a Grumento Nova12.
Tra queste, una statua di un togato acefalo di palmi 7, con soggolo e manto a larghe
pieghe, che, pur non menzionata nella Lettera di Del Monaco, proviene come altri marmi di
propriet Perrone dalla collezione Danio, e che evit di migrare altrove a causa dellingente peso13. Il togato si trova tuttora nel giardinetto Perrone, ora di propriet degli eredi, e costituisce
probabilmente lunica testimonianza su scala monumentale del collezionismo settecentesco di
antichit grumentine rimasta in loco.
Fa eccezione il gi ricordato rilievo con scena di sacrificio, interpretato da Del Monaco (o dal Danio)
come sacrificio ad Apollo, rinvenuto a Saponara nellarea della Chiesa Collegiata, dove si credeva sorgesse
un tempio dedicato a Serapide (DEL MONACO 1713, p. 15): evidentemente un pezzo di reimpiego.
7
DEL MONACO 1713, pp. 34 ss., 37 ss.
8
Per lepistolario con lEgizio v. SANTAGATA 1986; il Trattato citato in PEDIO 1984, loc. cit., con ulteriore
bibl.
9
MAGALDI 1933, p. 492.
10
LOMBARDI 1830, p. 22; MAGALDI 1933, p. 491.
11
Ad es. il cinico palliato, acquistato da Giustiniano Roselli; o il bronzetto di Eracle seduto, inviato a
Matteo Egizio: v. SANTAGATA 1986, p. 16.
12
CAPUTI 1902, p. 131; MAGALDI 1933, p. 503; FALASCA 1997, p. 33.
13
CAPUTI 1902, loc. cit.; FALASCA 1997, loc. cit. Erroneamente A. SANTAGATA (1986, loc. cit.) la cita tra le
antichit menzionate da Del Monaco.
6

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UN TOGATO VELATO CAPITE DA GRUMENTUM

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La statua (Figg. 1-2), in marmo bianco a grana fine, rappresenta un togato capite velato,
con gamba sinistra portante, e lavambraccio destro proteso, lavorato a parte14. La testa, dallaria
vagamente ciceroniana, opera moderna, e fu aggiunta dal Perrone probabilmente negli anni
intorno al 1900, quando venne in possesso del pezzo. La testa originaria era lavorata a parte con
il lembo della toga che la copriva, secondo una prassi piuttosto diffusa in et romana, che trova
lesempio forse pi noto nella impressionante serie di togati di et giulio-claudia rinvenuti nella
Basilica di Veleia15. Ai piedi indossa calcei patricii, riconoscibili dalle quattro corrigiae fissate da
due nodi sovrapposti (Fig. 3): la calzatura tipica delle figure di togati rappresentanti imperatori o membri della casa imperiale, e, meno frequentemente, privati di rango patrizio16.
Il togato rientra nel gruppo Ba della tipologia del Goette (toga mit u-frmigem
umbo), databile tra lultimo decennio del I sec. a.C. e gli inizi del II secolo17. Il sinus corto,
lumbo di dimensioni ridotte e il corpo che quasi scompare avvolto tra le pieghe sono tutti elementi tipici delle figure di togati della prima et imperiale18. Dal punto di vista stilistico, il togato di Grumentum trova il confronto pi stretto con esemplari di et giulio-claudia: il colossale togato capite velato, probabilmente Tiberio (Fig. 4), pertinente al celebre ciclo statuario tratto
in luce nel foro di Aenona (odierna Nin), e databile in et tiberiana o claudia19, o il Caligola di
dimensioni superiori al naturale al Virginia Museum of Fine Art a Richmond, proveniente da
Roma20 sono forse gli esempi pi vicini per la disposizione e la resa naturalistica delle pieghe
della toga sul petto, luso limitato del trapano, il contrasto tra parti ricoperte da fitte pieghe ed
altre dove la stoffa si distende aderente al corpo. Si tratta di una scultura di buona qualit, che
si distingue sia per materiale che per resa stilistica dalla media della analoga produzione locale
e delle regioni finitime in calcare, destinata per lo pi a scopi funerari21.
Lidentit del personaggio raffigurato pu essere solo oggetto di ipotesi. Ammesso che
lattributo dei calcei patricii rifletta senza eccezioni il rango nobiliare delleffigiato il che fuori
Roma non sempre accade22 - il togato grumentino potrebbe rappresentare un patrizio investito,
come suggerirebbe la velatio capitis, di qualche magistratura religiosa. Ma i dati sulla consistenza di gentes di rango patrizio in terra lucana23 rendono lipotesi piuttosto improbabile: mi pare
assai pi verosimile, anche dal punto di vista statistico, che si tratti di una statua imperiale. Sulla base dei dati cronologici, si pu pensare ad uno degli immediati successori di Augusto: una
Alt. cm. 175, di cui cm. 8 di base; largh. base cm. 68. Stato di conservazione complessivamente buono:
mancano la testa, sostituita da una moderna, lavambraccio sinistro, la mano destra; sbrecciature superficiali nei lembi pi aggettanti della toga e nei piedi. La base, di forma ottagonale, stata rilavorata in et
moderna. Il polso sinistro mostra tracce di un restauro antico. Il lato posteriore lavorata molto sommariamente, e presenta lungo lasse due fori rettangolari, atti a fissarla ad una parete. La statua si trova nella
posizione odierna almeno dai primi anni Sessanta del Novecento: v. RAMAGLI 1962, Fig. a p. 105.
15
SALETTI 1968, p. 37 ss.; ROSE 1997, p. 121 ss., tav. 132 ss.; BOSCHUNG 2002, p. 25 ss., tav. 12 ss.
16
In generale sui calcei patricii v. GOETTE 1988, p. 452 ss. Nel togato di Grumentum il nodo superiore
nascosto dal margine inferiore della lacinia.
17
GOETTE 1990, p. 29 ss.
18
GOETTE 1990, p. 30.
19
Al Museo Archeologico di Zara: NIEMEYER 1968, p. 83 s., n. 10, tav. 4.2 (Claudio); GOETTE 1990, p.
120, n. 145, tav. 8.3 (Tiberio); ROSE 1997, p. 135 s., n. 55, tavv. 181-182, con ulteriore bibl. (Tiberio);
BOSCHUNG 2002, p. 61, n. 14.2, tav. 45,1 (Tiberio).
20
VERMEULE 1981, p. 292, n. 249, tav.; GOETTE 1990, p. 119 n. 106.
21
Cfr. ad es. una serie di togati provenienti dallarea irpina, in CILETTI 1986, pp. 182, s., 196 ss., 204 s.
22
V. il caso della statua loricata di Holconius Rufus da Pompei, su cui GOETTE 1990, p. 456.
23
Indicativi i dati sulle gentes senatorie raccolti in CAMODECA 1982, pp. 110 ss., 148 ss.; SIMELON 1993,
pp. 30 ss., 78 ss. e passim.
14

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LUIGI SPERTI

effigie di Tiberio, Caligola, o Claudio, rappresentato capite velato per sottolinearne la pietas24.
Abbiamo gi accennato in precedenza alla possibilit che il togato provenga dallarea forense
di Grumentum, dove Carlo Danio aveva acquistato un podere al solo scopo di arricchire la sua
raccolta di antichit. Leventuale provenienza dalla zona del foro collegherebbe il togato ad un
complesso di testimonianze scultoree ed epigrafiche coeve, alcune note da tempo, altre rinvenute di recente, che hanno indotto ad ipotizzare la presenza allinterno del cd. tempio C, situato lungo il lato meridionale dellarea forense, di un ciclo scultoreo di et giulio-claudia dedicato
al culto imperiale25. Nei pressi del tempio si tratta in luce una testa in marmo capite velato
raffigurante Livia, di dimensioni maggiori del naturale, riferibile al tipo Salus, e databile in
tiberiano/claudia26; alcuni frammenti di una statua maschile loricata in marmo, anchessa di
dimensioni superiori al naturale27; una lastra marmorea di rivestimento di base di statua, rinvenuta nel 2004 a poca distanza da suddetto tempio in condizione di reimpiego, riportante una
dedica a Claudio datata al 43 d.C., e riferita al tempio medesimo28; e ancora una seconda lastra
di dimensioni e funzione simili, riferibile secondo la convincente ipotesi di A. Buonopane allo
stesso monumento, che reca un testo di tenore analogo, ma dedicata a Tiberio, reimpiegata
in una chiesa situata un tempo nelle vicinanze del foro29. Si pu quindi ricostruire un gruppo
statuario databile tra let tiberiana e let claudia comprendente due imperatori, un anonimo
loricato, e una immagine capite velato di Livia, rappresentata forse, come era usuale dallepoca
tiberiana, in vesti sacerdotali30.
Non mi sentirei di sostenere che questi pochi e frammentari disiecta membra, peraltro di
provenienza incerta, siano sufficienti per ipotizzare che il tempio C fosse dedicato al culto imperiale31. E neppure che il togato capite velato di Grumento debba necessariamente fare sistema
con queste testimonianze - considerate anche le dimensioni minori rispetto alle due sculture
superstiti attribuite al tempio C, e le incertezze sul luogo di rinvenimento.
Mi pare invece importante sottolineare come i decenni immediatamente successivi alla
morte di Augusto segnino per il centro lucano un momento di grande attivit evergetica, confermato anche da iniziative su scala monumentale che coinvolgono lassetto del complesso
forense quali lo stesso tempio C, e probabilmente anche il tempio D (tradizionalmente identificato con il Capitolium), eretto in epoca forse un poco successiva nel lato opposto della piazza32.
In questo contesto va inoltre recuperato il gi ricordato rilievo con scena di sacrificio al Museo
24
Sul significato della rappresentazione della velatio capitis nelle statue togate di imperatori e membri della casa imperiale come segno astratto di pietas v. ZANKER 1973, p. 40; HAUSMANN 1981, p. 541 nota 117;
BOSCHUNG 1993, pp. 68 nota 304, 96; contra WREDE 1995, p. 546. Per una sintesi delle diverse posizioni
cfr. HAV-NIKOLAUS 1998, p. 68 nota 286. V. anche le osservazioni di NIEMEYER 1968, p. 44 s.
25
Sul cd. tempio C v. da ultimo MALACRINO 2008; lipotesi che fosse dedicato al culto imperiale in BOTTINI 1993, p. 98; GUALTIERI 2003, pp. 100, 226; MASTROCINQUE 2006, p. 3 s.
26
Al Museo Nazionale della alta Val dAgri: BOTTINI 1993; BARTMAN 1999, p. 155 n. 21 fig.136. Sul tipo
v. anche WINKES 1995, pp. 44 ss., 47 (detto Mittelscheitelfrisur, variante A.c); WOOD 1999, pp. 108
ss., 116 ss. (Adoption-type).
27
BOTTINI 1993, p. 98; GUALTIERI 2003, p. 223 ss.; BUONOPANE 2006-2007, p. 335.
28
BUONOPANE 2006-2007, p. 333 ss. La lastra, come la seguente, conservata al Museo Nazionale dellAlta Val dAgri.
29
BUONOPANE 2006-2007, p. 335 s., datata al 15-16 d.C.
30
WOOD 1999, pp. 108 ss., 113 ss.
31
I cicli statuari di et giulio-claudia riferibili con certezza a templi dedicati al culto imperiale sono piuttosto pochi: una lista parziale in ROSE 1997, p. 53 e nota 6. In generale esposizione di statue imperiali
nei fori v. NIEMEYER 1968, p. 31 s.; BOSCHUNG 2002, p. 76 ss.
32
Sulla datazione del tempio C v. MASTROCINQUE 2006, p. 6; MALACRINO 2008.

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UN TOGATO VELATO CAPITE DA GRUMENTUM

Nazionale di Reggio Calabria, un tempo nella collezione di Carlo Danio, rinvenuto secondo
tradizione settecentesca in un presunto tempio di Serapide su cui sorse la chiesa collegiata di
Grumento Nova: datato diversamente in et augustea, traianea, o costantiniana, stato ora riportato con buone ragioni da Jutta Ronke alla prima met del I sec. d.C., sulla base di dettagli
antiquari e dello stile33. Anchesso conferma il favore che ebbero nella Grumentum dellepoca
le tematiche legate alla celebrazione della casa imperiale e dei suoi esponenti. Tali iniziative, a
giudicare dalle dimensioni e dalla qualit della testa di Livia, produssero esiti di notevole livello
per un centro tutto sommato periferico, e videro coinvolte probabilmente maestranze esterne,
forse provenienti da Roma.
Luigi Sperti

Bibliografia
ANTONINI 1797 = G. ANTONINI, La Lucania. Discorsi, II, Napoli 1797
ATTORRE 1996 = L. ATTORRE, Intellettuali e ricerca archeologica in Basilicata nella seconda met dellOttocento,
in Archeologia in Basilicata, Potenza 1996, pp. 37-64.
BARTMAN 1999 = E. BARTMAN, Portraits of Livia. Imaging the Imperial Woman in Augustan Rome, Cambridge
1999
BERMOND MONTANARI 1958 = G. BERMOND MONTANARI, Rilievo da Grumentum con scena di sacrificio, in
ArchCl 10, 1958, pp. 37-40.
BOSCHUNG 1993 = D. BOSCHUNG, Das rmische Herrscherbild 1,2. Die Bildnisse des Augustus, Berlin 1993
BOSCHUNG 2002 = D. BOSCHUNG, Gens Augusta. Untersuchungen zu Aufstellung, Wirkung und Bedeutung der
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Lucania centro-orientale fra Pirro e i Giulio-Claudii, Cat. Mostra Venosa 1993, Roma 1993, pp. 98-100
BUONOPANE 2006-2007 = A. BUONOPANE, Le iscrizioni romane di Grumentum: rivisitazioni e novit da scavi e
studi recenti, in RPAA 79, 2006-2007, pp. 315-342
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esclusa la zona di Capua e Cales), II (Apulia e Calabria), III (Lucania et Bruttii), in Epigrafia e ordine
senatorio, Atti del Colloquio Roma 1981, II, (Tituli, 5) Roma 1982, pp. 101-163
CAPUTI 1902 = F.P. CAPUTI, Tenue contributo alla storia di Grumento e di Saponara, Napoli 190
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CILETTI 1986 = A. CILETTI, Ricerche sul ritratto romano nellarea irpina, in Atti Accad. Pontaniana 35, 1986,
pp. 181-206
DEL MONACO 1713 = G. L MONACO, Lettera intorno allantica colonia di Grumento oggid detta la Saponara
al signor Matteo Egizio, Napoli 1713
FALASCA V. 1997 = FALASCA, Grumentum Saponaria Grumentum Nova. Storia di una comunit dellalta Val
dAgri, Potenza 1997
GATTA 1723 = C. GATTA, Lucania illustrata, Napoli 1723
GATTA 1732 = C. GATTA, Memorie topografico-storiche della provincia di Lucania, Napoli 1732
GIARDINO 1993 = L. GIARDINO, Grumentum e la Lucania Meridionale, in Da Leukania a Lucania. La Lucania
centro-orientale fra Pirro e i Giulio-Claudii, Cat. Mostra Venosa 1993, Roma 1993, pp. 91-93.
GOETHERT 1939 = F.W. GOETHERT, Studien zur Kopienforschung, in MDAI(R) 54, 1939, pp. 176-219

33
RONKE 1987, pp. 284 ss., 715 n. 145 Fig. 152; in precedenza BERMOND MONTANARI 1958, con ulteriore bibl. (et traianea).

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LUIGI SPERTI

GOETTE 1988 = H.R. GOETTE, Mulleus - Embas - Calceus. Ikonografische Studien zu rmischem Schuhwerk, in
JdI 103, 1988, pp. 401-464
GOETTE H.R. 1990 = H.R. GOETTE, Studien zu rmischen Togadarstellungen, Mainz 1990
GUALTIERI 2003 = M. GUALTIERI, La Lucania romana. Cultura e societ nella documentazione archeologica,
Napoli 2003
HAUSMANN 1981 = U. HAUSMANN, Zur Typologie und Ideologie des Augustusportrts, in ANRW II, 12.2 (1981),
pp. 513-598
HAV-NIKOLAUS 1998 = F. HAV-NIKOLAUS, Untersuchungen zu den kaiserzeitlichen Togastatuen griechischer
Provenienz, Mainz 1998
LOMBARDI A. 1830 = A. LOMBARDI, Saggio degli antichi avanzi della Basilicata, in Bullettino dellInstituto di
Corrispondenza Archeologica 1830, pp. 17-28
LOMBARDI 1832 = A. LOMBARDI, Topografia ed avanzi dantiche rovine della Basilicata, in Memorie dellInstituto
di Corrispondenza Archeologica, 1, 1832 pp. 195-252
MAGALDI 1933 = E. MAGALDI, Grumento. Note preliminari di archeologia grumentina II, in Archivio storico
per la Calabria e la Lucania 3. 3, 1933, pp. 473-514
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Missioni archeologiche e progetti di ricerca e scavo dellUniverszit CaFoscari-Venezia, Roma 2008, pp.
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NIEMEYER 1968 = H.G. NIEMEYER, Studien zur statuarischen Darstellung der rmischen Kaiser, Berlin 1968
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PEDIO 1984 = T. PEDIO, Storia della storiografia lucana, Venosa 1984
RACIOPPI 1884 = G. RACIOPPI, Iscrizioni grumentine, in Archivio Storico per le Provincie Napoletane 1884,
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RAMAGLI 1962 = N. RAMAGLI, Nel cuore del Sud, Napoli 1962
ROMANELLI 1815 = G. ROMANELLI, Antica topografia istorica nel Regno di Napoli, I, Napoli 1815
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ROSE C.B. 1997 = C.B. ROSE, Dynastic Commemoration and Imperial Portraiture in the Julio-Claudian Period,
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WINKES 1995 = R. WINKES, Livia, Octavia, Iulia: Portrts und Darstellungen, Providence 1955
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ZANKER 1973 = P. ZANKER, Studien zu den Augustusportrt, 1. Der Actium-Typus (Abhandlungen der Akademie
der Wissenschaften in Gttingen, Phil.-Hist. Klasse) Gttingen 1973.

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UN TOGATO VELATO CAPITE DA GRUMENTUM

Fig. 1 Statua
di togato,
Grumento,
propriet privata
(foto autore).

Fig. 2 Statua
di togato,
Grumento,
propriet
privata (foto
autore).

Fig. 3 Statua di togato (particolare),


Grumento, propriet privata
(foto autore).

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Fig. 4 Statua
di togato,
Zara, Museo
Archeologico
(da ROSE
1997,
tav. 181.)

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HANSJRG THALER

HANSJRG THALER

Gli scavi nelle terme imperiali


1) Metodologia
La metodologia adottata in questo scavo consiste nello scavo stratigrafico a grandi aree
con lapplicazione della matrice di Harris. La documentazione avviene mediante stazioni totali
e fotogrammetria digitale in 2D e 3De 3D con limpiego di un adeguato software per la stratigrafia e la documentazione, per la fotogrammetria in 3D, Autocad e Studio3D per la ricostruzione virtuale, nonch una serie di programmi di supporto. La classificazione dei materiali
rinvenuti avviene parallelamente allo scavo in modo tradizionale e in banca dati, supportato da
fotogrammetria digitale.
La documentazione sempre georeferenziata mediante stazione totale digitale, in modo
da poter essere elaborata al computer con programmi CAD e GIS ed combinata con i dati
di fotogrammetria georeferenziati effettuati nello stesso sistema di coordinate. La messa in fase
delle sequenze stratigrafiche viene eseguita applicando il metodo della Matrice di Harris.
La documentazione avviene con fotografia digitale professionale ad alta risoluzione e con
fotografia tradizionale con pellicole Kodak Ektachrome Professional (Fig. 1: montaggio ortofotografico). Le macchine fotografiche sono calibrate dalla Rollei in modo da conoscere lorientamento interno per poter rettificare le foto con pochi margini di errori. Dalle ortofoto si ricavano
poi i disegni in scala. I disegni sono generati digitalmente dallortofotografia con almeno quattro
riferimenti georeferenziati e vengono integrati con disegni effettuati con rilievi a mano. Per la documentazione dello scavo archeologico si applicano tecnologie 3D. Sofisticati software generano i
DEM (Digital Elevation Model) e i DTM (Digital Terrain Model) e si ricavano ortofoto ed ortodisegni georeferenziati ad altissima precisione. Per ogni strato si rilevano le prove archeobotaniche
e chimiche. Tutto stato disegnato digitalmente: ogni muro, ogni pietra1.

2) Prospezioni
Nel 1999, prima di procedere allo scavo, abbiamo effettuato, allora per la prima volta in
Italia, una prospezione georadar2 su unarea di ca. 10.000 m2, che ci ha permesso di programmare lo scavo per gli anni successivi e di integrare le aree non scavate con le informazioni sulle
1
La relazione stratigrafica secondo la matrice di Harris: prova archeobotanica flottata, radiocarbonio
14C (dove sia possibile), prova di sedimentazione e definizione secondo la tabella di Munsell, DNA per
le tombe, analisi zootecniche, analisi osteologiche, analisi chimiche, DNA sugli scheletri umani, schede
TMA, schede RA.
La documentazione avviene per unit stratigrafiche. Per ogni singola unit viene generata la seguente
documentazione: scheda US, rilievo poligonale di coordinate, rilievo altimetrico, rilievo di coordinate
ortofotografiche, rilievo delle coordinate dei ritrovamenti, documentazione fotografica, pianta a segmenti, documentazione fotografica degli alzati, documentazione fotografica dei ritrovamenti, georeferenziazione World file, scheda stratigrafica descrittiva, schede dei materiali in banca dati.
2
Le misurazioni sono state effettuate da P.Melichar, S.Seren, W.Neubauer, A. Eder-Hinterleitner, Zentrainstitut fr Metereologie un Geodynamic, Bericht ber die Georadarmessung Grumentum, 1999.

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GLI SCAVI NELLE TERME IMPERIALI

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costruzioni presenti nel sottosuolo (foto 3: piano generale). Abbiamo sullo scavo un centro di
calcolo per elaborare i dati che provengono dallo scavo in tempo reale. Dopo lo scavo abbiamo
ottenuto un unico piano generale di una vasta area, comprendente le terme ed un insula intera. Questo piano flessibile ed aperto e pu essere arricchito di ulteriori dati da prospezioni
e scavi. Sorprende che ad oggi si individua solamente un unico cardo in unarea dove se ne
presupponevano tre. Anche i decumani si riducono da tre a due: superior ed inferior. Del terzo
postulato non vi traccia (Fig. 2: piano generale dellarea delle terme). Il decumano superiore,
che stato scavato per ca. 400 m di strada nel 2001, devessere ancora messo in pianta. Sar
oggetto di una pubblicazione a parte.
Dal 1999 una missione internazionale scava con oltre 200 studenti provenienti da istituti di archeologia di diversi paesi. Inoltre, in un corso di sei mesi sono stati specializzati nello
scavo archeologico circa 10 operai residenti a Grumento Nova e nei comuni limitrofi. Molti
hanno lavorato con noi per anni e sono spesso impegnati in altri scavi della zona. Nellarco
di sei anni hanno partecipato alle campagne di scavo anche molti volontari specializzati provenienti da 10 nazioni differenti. Gran parte del finanziamento stato stanziato da privati ed
istituzioni prevalentemente tedesche.
Allinizio dello scavo, nellarea delle cosiddette terme imperiali situate al sud-est del foro
ed affacciate sul decumano inferiore nel centro della citt cera una collina di terra e molti detriti, coperta di rovi, cespugli e qualche albero sparso (Fig. 3). Da l spuntava la faccia superiore
di alcuni muri, tra i quali ad ovest si intravedevano delle nicchie e a nord un palmento (edificio
per la spremitura delluva).
Gi Schmiedt3 nel 1970 ipotizzava, sulla base di una foto aerea e di unabside appena
affiorante, che sotto alla collina si trovassero delle terme. L. Giardino4 ipotizzava per la tecnica
muraria un edificio di et imperiale. Il complesso si trovava su due particelle catastali distinte.
Dal 1999 al 2001 stato scavato ledificio situato nella parte nord. Dal 2002 al 2006 stato
possibile scavare anche laltra particella5.

3) Le terme imperiali nella citt romana di Grumentum


in Basilicata (III Regio augustea)
Dopo il completamento dello scavo di ununit (ad es. terme), viene rilevato ledificio e
tutti gli alzati mediante ortofotografia tridimensionale-virtuale e il rilievo architettonico e geometrico, e ricostruito quindi il modello tridimensionale virtuale (Fig. 1: montaggio fotogrammetrico). Lo scavo stratigrafico delle terme e la valutazione dei reperti rinvenuti nei vari strati
SCHMIEDT 1970, pp.100.
GIARDINO 1980, pp.487-8.
5
A Grumentum partecipano attualmente i seguenti Istituti Universitari ed Istituzioni europei:
Istituto di Archittettura dei Paesaggi e Conservazione dei Giardini Fachhochschule Sachsen-Anhalt,
Bernburg- Bauhaus-Dessau Germania; Istituto di Archeologia Classica, Universit Martin Luther di
Halle Wittenberg- Germania; Istituto di Storia Antica ed Orientalistica, Universit di Innsbruck-Austria; Istituto di Metereologia e Geodinamica Hohe Warte- Austria; Istituto di Mineralogia, Universit
di Innsbruck-Austria; ZAMG Archeo Prospections, Universit di Vienna-Austria; Istituto di Botanica
Universit di Vienna- Austria; Istituto di Zoologia, Zoo di Amburgo-Germania; Istituto di Fotogrammetria Aerea, Universit di Vienna- Austria; VIAS Archeometria, Universit di Vienna- Austria; Museo
di Storia Naturale, Vienna-Austria: radiocarbonio 14C; Istituto di Immunologia Hamburg Kiel: prove
DNA; Istituto di geologia, Universit di Innsbruck-Austria.
3
4

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HANSJRG THALER

rivelano quattro fasi principali nettamente distinte, che possibile ricostruire con sufficiente
precisione (figure 4-7: le fasi).
Ormai sono chiare le tecniche di costruzione e di funzionamento della struttura ma,
allo stato attuale delle indagini, non ancora possibile stabilire se si trattasse di terme maschili,
femminili o miste. I reperti sono in prevalenza femminili, ma ci pu essere poco indicativo in
mancanza di ulteriori elementi: essi potrebbero provenire anche dal personale femminile delle
terme. Molto probabile una pre-fase repubblicana, ma con poche evidenze strutturali. La ceramica pi antica, ritrovata in pochissimi frammenti, quella di Gnatia. Molta ceramica copre
tutta let repubblicana, ma sempre agli strati inferiori, alla quota dei pavimenti delle terme.
Nellarea non vi nulla che indichi una presenza lucana precedente e i vari reperti indicherebbero una data di fondazione, almeno per larea di scavo, databile fine del IV secolo e
allinizio del III a. C. La fondazione potrebbe essere avvenuta contemporaneamente a quella di
Venosa. Non ancora scavata la citt repubblicana, che coperta dalle strutture delle terme e
da pregevoli mosaici e pavimenti con ipocausti. Ci sarebbe la possibilit di scavare tra le terme
e il decumano superiore. Ma in prossimit di questo la terra si assottiglia e moltissimo andato
distrutto nei secoli dalle arature.
Ci sono pochi dubbi - molti sono gli indicatori archeologici - che la costruzione delle
terme come le vediamo oggi, o almeno il suo inizio, sia avvenuta intorno al 60 a. C, in et
cesariana, dopo che le strutture repubblicane furono probabilmente distrutte durante la guerra
Sociale. Anche le fonti letterarie lo riferiscono in vari passi. Si attesta una scarsa quantit della
ceramica fino al 60 a. C. Pi intensi sono i ritrovamenti ceramici datati al periodo tardorepubblicano, fino alla notevole presenza di terra sigillata della prima et imperiale. Molto
materiale di questo tipo proviene da officine aretine note, attestate prima che a Grumentum in
Austria, e specificamente a Magdalensberg. Le terme furono in attivit per un lungo periodo,
fino allinizio del III sec. d. C.
Si riscontra una grande distruzione avvenuta verso linizio del III, da noi verificata anche
nello scavo del decumano e dellanfiteatro, come in tutta linsula. Essa dovuta ad un esteso
terremoto, poich si riconosce un colpo di frusta nella disposizione dei crolli del periodo e un
abbandono improvviso degli edifici. Daltra parte questa zona della Lucania ad alto rischio
sismico, vista la frequenza di intensi terremoti durante i secoli. Dopo questo evento si possono
verificare ricostruzioni su larga scala che sconvolgono anche la tipologia di molti edifici: si attestano radicali cambiamenti.
Da una tecnica muraria curata e precisa in opus reticulatum e quasi reticulatum e finiture preziose, si osserva un cambiamento radicale nella qualit delle opere murarie e delle
finiture, visibile benissimo in loco. Queste estese ricostruzioni e trasformazioni sono databili
allet severa.
Allinterno del settore occidentale dello scavo abbiamo portato alla luce diverse strutture, che possiamo sudividere in tre fasi, pi una quarta che riguarda lalto Medioevo:
Strutture republicane / prima fase: una casa romana con atrio ed impluvio di et repubblicana: la domus dellemblema con torri
Strutture nel vano 51: costruzione delle terme / seconda fase: contemporaneamente o poco
pi tardi oder viene inglobata la domus dellemblema con torri mit nel complesso delle terme
Infine, si identificata una terza fase: allinizio del V secolo d. C., quando viene impiantato un panificio con impastatrice e forno ai margini nord della domus settentrionale, ora in
discreto stato di conservazione. I muri del resto della casa vengono rasati a livello di pavimento,
forse per avere un grande deposito di legna per il forno.
La quarta fase: riguarda la frequentazione dopo le distruzioni, a cui sono da ricondurre
diverse tombe ai lati e allinterno delle terme. Le tombe - finora ne sono state scoperte dieci -

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GLI SCAVI NELLE TERME IMPERIALI

sono senza corredi, ma i dati del radiocarbonio e le analisi del DNA effettuate le datano tra 342
ed 860 d.C. Torniamo allinizio degli scavi. Si proceduto alla pulizia della collina dai rovi e
dagli alberelli e allallontanamento del materiale di contenimento che consisteva principalmente in resti di opus reticulatum e di pietre di fiume provenienti dal crollo del edificio, ma anche
dai contadini che ammassavano dai campi intorno il materiale sulla collina di detriti (Fig. 3).
Nei detriti sono stati trovati molti elementi architettonici, come frammenti di metope con testa
taurina, rosette, fregi ed uniscrizione di et repubblicana, che ci informa sulla costruzione della
cinta muraria nel I sec. a.C.
Le terme appartengono al tipo a schiera (Fig. 8: pianta terme), e sono tra le meglio conservate nella loro integrit.
La nostra conoscenza delle terme basata su molti scavi differenti, ma questi riguardano in genere solo parti e dettagli. A Grumentum sono conservate tutte le parti essenziali del
complesso, ma anche tanti dettagli costruttivi, nonch tutti gli impianti tecnici, come quello
dellapprovvigionamento idrico, gli scarichi delle acque nere, gli impianti di riscaldamento e
molti dettagli costruttivi architettonici. In sei anni sono stati spostati quasi 20.000 metri cubi
per una stratigrafia complessa ma abbastanza chiara. Oltre 15.000 strati sono stati documentati con tutti i reperti rinvenuti. Queste terme sono tra le meglio conservate al mondo, anche
perch sopra non vi fu mai costruito nientaltro, e dopo labbandono definitivo nel VI secolo
la zona fu dedita prevalentemente alla pastorizia. Un altro terremoto provoc il crollo di parte
delledificio e soprattutto di molte volte.
Il complesso consiste di 15 vani ed orientato rispetto alla rete stradale. Il fronte sud
confina con il decumano inferiore mentre la parte nord-ovest costeggia il cardo. Tutta la costruzione eretta in opus reticulatum e quasi reticolatum. Le mura sono conservate da 3 a 5m
di altezza. In parecchi vani si sono mantenuti tutti i dettagli costruttivi antichi. Si accedeva
alle terme dal decumano inferiore. Si entrava da un lungo corridoio che permetteva di accedere alle latrine. Queste erano sia pubbliche sia adibite alle terme. Dal corridoio si passava al
frigidarium. La latrina (7,50 x 6 m ) presentava su tre lati sedili, che oggi sono mantenuti solo
in parte. Questa tipologia si lascia riconoscere dallimpostazione dei muri e dal canale di scolo
delle acque. Lacqua proveniva da un piccolo canale allentrata della latrina, e una conduttura
di acque nere correva sotto i posti a sedere. Essa attraversava lambiente fino a raggiungere il
sistema di smaltimento delle acque del decumanus inferior e arrivava infine alla cloaca massima.
Del pavimento conservata solo la sub-costruzione.
Dal frigidarium, dotato di due piscine ad acqua fredda, si accedeva allapodyterium (vano
10) ed alla serie di vani del tratto caldo delle terme (vani 4-6). Nel frigidarium si conservato
quasi interamente un mosaico in bianco e nero con una cornice floreale con motivi di pesci,
Scilla e giganti. Tutti i mosaici ritrovati vengono descritti in un contributo di A. Zschtzsch.

4) La vasca
Unabside a sud (6,30 x 7,30 m ) separata dal frigidarium da un largo muretto. Alcuni
scalini portano alla vasca, profonda 1,20 m . Il primo scalino alto 50 cm e si estende per tutto
il perimetro della vasca. Il pavimento della vasca coperto da piastre di marmo spesse 3 cm,
che si sono in parte conservate. Uno scarico della vasca, anchesso in marmo, si trova al centro
davanti allo scalino.
La piscina a nord (vano 44) pi piccola, e misura 4,85 x 3,85 m. Dei due scalini originali per accedere alla vasca se ne conservato uno in marmo, rotto in due pezzi. La vasca,
profonda 60 cm, era originariamente rivestita di marmo.

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5) Le statue
Il 3 giugno 2002 nella piscina (vano 49) sono stati rinvenuti diversi frammenti di statue
(Fig. 10), di cui due appartenenti alla stessa opera, spezzatasi a met. Laltezza delle statue
di poco inferiore allaltezza umana. Sono tutte senza testa e braccia: due sembrano raffigurare
ninfe, le altre rappresentano sicuramente Afrodite con un delfino e Dioniso con una pelle di
caprone sopra le spalle. Il luogo di ritrovamento corrisponde probabilmente a quello dove
furono sistemate nellantichit, in quanto due delle quattro nicchie sono preservate, mentre le
rimanenti sono riconoscibili in pianta. La loro altezza corrisponde esattamente a quella delle
statue. In tutto vi erano 4 nicchie per 4 statue. Il periodo di costruzione delle nicchie si allinea
con quello delle terme ed databile nella seconda met del I sec. a. C.
Queste statue acefale sono interessanti sotto diversi punti di vista. Alcuni noti esperti
di statuaria di area tedesca, tra cui Erika Simon, H. A. Borbein ed altri, condividono la stessa
tesi: due o tre delle statue sembrano essere originali ellenistici (le cosiddette ninfe e Dioniso),
anche perch le analisi sui marmi hanno confermato che sono fatte dello stesso materiale. In
particolare, le analisi e la spettrografia indicano come probabile provenienza lisola greca di Paros, dove si estraeva nellantichit un marmo pregiatissimo e molto costoso. Dato il suo costo,
questo marmo veniva affidato solo a scultori rinomati. Non si pu ancora individuare lartista,
ma molti elementi stilistici ricondurrebbero alla scuola di Efeso e al II secolo a. C.
La statua di Afrodite sicuramente di un altro tipo di marmo, di colore leggermente
rosa. Potrebbe, anzi dovrebbe, essere una copia romana di un originale ellenistico, riconoscibile in altre copie simili del II o III d. C. Questa statua potrebbe avere rimpiazzato unaltra
del gruppo originale. Infatti, una delle distruzioni delle terme si data allinizio del III secolo
d.C., ed avvenuta su vasta scala. Alcune ville intorno alle terme vengono allora modificate,
altre erigono muri su pavimenti preesistenti, di fase republicana ed imperiale, e vengno murate
parecchie porte. Anche il cortile delle terme nel III secolo d.C. subisce trasformazioni radicali.
La probabile palestra delle terme viene trasformata in una domus con entrata dal cardo. Nelle
terme vengono chiusi vari passaggi tra le terme ed i cortili: segni evidenti di grandi trasformazioni e cambiamenti di destinazioni duso. La statua di Afrodite sostituisce probabilmente una
statua del gruppo originale, andata danneggiata o distrutta. Per questo motivo essa del tutto
diversa dalle altre.
Le analisi mineralogiche sono state coordinate dal prof. Mirwald, direttore dellIstituto
di mineralogia di Innsbruck6. A Innsbruck esiste una delle pi complete banche dati relative
ai tipi di marmi, alle relative composizioni chimiche e spettrografie, e alle loro cave di provenienza. Il quesito se si tratti di quattro o cinque statue stato risolto: una statua si spezzata
in due. Gli esami spettrografici, infatti, indicano lo stesso identico marmo per le due met.
Molte voci autorevoli sono dellopinione che sarebbe opportuno non effettuare la pulitura e il
restauro delle statue in quanto si rischierebbe di distruggere informazioni fondamentali: con
le nuove tecnologie, in forte sviluppo, si potrebbero ricavare in futuro informazioni molto
importanti. Le esperienze di questi ultimi anni dimostrano che nelle incrostazioni possibile
individuare la mappa microbiologica della colorazione originale delle statue, oltre a microorganismi individuabili con complesse analisi chimiche, che possono fornire informazioni nuove e
sorprendenti. A tale scopo si dovrebbe effettuare un rilievo laser tridimensionale per stilare una
mappatura tridimensionale precisa delle diverse incrostazioni e di tutti i dettagli, anche microscopici, delle statue. Per le analisi chimiche mineralogiche sono sufficienti milligrammi di ma6
Che ha gi collaborato alle analisi delluomo dei ghiacci, alle spedizioni austriache ad Efeso e a molti
importanti scavi e progetti concernenti statue di marmo.

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GLI SCAVI NELLE TERME IMPERIALI

teriale. Le condizione attuali delle statue sono sufficienti per poter effettuare una pubblicazione
iconografica scientifica completa. Nel frattempo le statue sono esposte magistralmente, senza
restauri n puliture, nel loro stato di rinvenimento al Museo Archeologico Nazionale della Val
dAgri, dove si possono visitare. Lesposizione delle statue nelle attuali condizioni permette una
debita fruizione da parte del pubblico e contemporaneamente garantisce la possibilit che altri
studiosi si dedichino al loro studio. Molti interrogativi rimangono aperti. La loro datazione
nellopinione degli esperti varia fino a 500 anni, dal II sec. a. C. al III d. C. Ci sono al mondo
migliaia di statue, ma solo di pochissime nota con certezza la provenienza. Quasi tutte sono
state ripulite e restaurate nei secoli scorsi, e non possono pi fornire molte indicazioni sulle
condizioni originali di ritrovamento: il loro contesto chimico-mineralogico ed archeologico
rimane sconosciuto e non pi indagabile, diversamente dal nostro caso. Sono molto poche le
statue ritrovate in un contesto archeologico sigillato e scavate stratigraficamente (Fig. 11: stratigrafia e matrice di Harris).
Le statue conservano molte importanti informazioni chimiche sul colore e sulla patina
originale mantenutasi nelle incrostazioni. Inoltre sembra che sul marmo si sia mantenuto un
esteso strato di un tipo di cera sul quale veniva steso il colore. Questo serviva inoltre per accentuare i chiaroscuri: finora ne conosciamo la composizione chimica solo dalle fonti letterarie7.
Le statue si trovavano tutte nella stessa unit stratigrafica (Fig. 10). Esse non furono distrutte dal terremoto, ma precedentemente, in quanto stavano sotto lo strato corrispondente al
crollo delledificio dovuto al sisma che nella tarda antichit distrusse le terme e, probabilmente,
anche il resto della citt. Si pu desumere, quindi, vista anche la quantit di frammenti presenti
nello stesso strato, che sono state distrutte in loco e poi abbandonate nella piscina. Gli strati che
le contenevano e quelli superiori presentano ceramica e reperti che abbracciano un lungo arco
di tempo dallet repubblicana alla tarda antichit. Questi ritrovamenti sono di forme diverse:
si tratta spesso di materiali da cucina e di deposito, che certamente non dovrebbero trovarsi in
una piscina del frigidarium delle terme. Si tratta evidentemente di un deposito. Inoltre tutta la
stratigrafia disturbata da una serie di radici di vigne di et moderna che ha sconquassato e spostato parecchi reperti. A breve pubblicheremo tutto il contesto di ritrovamento, la stratigrafia
completa e i relativi rinvenimenti, nonch, naturalmente, le stesse statue. La matrice di Harris
dellambiente R49 molto indicativa. Lo scavo del contesto delle statue stato eseguito stratigraficamente, per cui abbiamo ricavato importanti informazioni sia sul deposito delle stesse sia
sulla vita e distruzione dellambiente in cui sono state ritrovate.
Di notevole importanza resta il fatto che sono state rinvenute in un contesto archeologico di complessa stratigrafia. Dallanalisi della ceramica e dei vari strati si pu dedurre che le
statue furono probabilmente deposte in un contesto tardo antico e forse distrutte volontariamente. stata trovata, inoltre, una decina di frammenti che le analisi permetteranno di ricollegare alle statue di appartenenza.

6) La struttura delle terme


Apodyterium (vano 10). Questo vano stato liberato dai detriti, ma non stato scavato,
la costruzione solo parzialmente antica, e probabilmente corrisponde allapodyterium. Da qui
si accede al primo tepidarium. La differenza essenziale tra il primo ed il secondo tepidarium sta
nel fatto che nel primo cera un praefurnium molto ampio e ben strutturato, mentre il secondo
conteneva il labrum, la grande vasca in marmo per acqua fredda, che non conservata. Del la7
Verranno pubblicate prossimamente in modo adeguato sullArchologischer Anzeiger da H. Thaler e A.
Zschtzsch.

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HANSJRG THALER

brum non c pi traccia nelle aree finora scavate. O lo si ritrover in futuro, o esso stato tolto
e portato altrove, forse per costruire una fontana in qualche palazzo, come avveniva spesso nel
Settecento, quando i monoblocchi in marmo erano apprezzati e ricercati.
Tepidarium 1 (vano 6). Il primo tepidarium poco conservato: rimangono solo alcuni
ipocausti ai lati.
Tepidarium 2 (vano 5). La sottostruttura mantenuta a met. Il pavimento conservato
con molti ipocausti e le loro suspensurae, parti dei mosaici sono integri anche nelle pareti laterali
si conservano i tubi e la piastrelle di marmo, cos come molti dettagli tecnici.
Otto vani delle terme avevano pavimenti a mosaico. Frammenti di pittura muraria, soprattutto in rosso e in nero, sono stati trovati in tutti gli ambienti, cos come moltissimi frammenti di marmo, soprattutto nelle piscine, nelle vasche e negli ambienti caldi. Inoltre migliaia
di tessere di vetro di colore blu e verde sembrano provenire dalla decorazione delle volte. Le
terme erano decorate ovunque.

7) Impianti tecnici
Lapprovigiamento delle acque proveniva dallacquedotto. Le fistule ritrovate provengono tutte dalla direzione del cosiddetto macellum. Tutti i canali delle acque nere individuati
allinterno delle terme sono coperti da pietre e confluiscono nella cloaca allangolo sud-ovest
del impianto. Il riscaldamento era garantito da quattro praefurnia. Il vano principale era il 51,
e aveva due praefurnia e la testudo, il contenitore dellacqua calda.
I vani 4-8 e 10 erano dotati di ipocausti, suspensurae e tubi sulle pareti laterali. Tra i vari
ambienti sotto i muri si trovano diversi canali per permettere la circolazione dellaria calda.

8) Le fasi
In alcuni punti si sono rilevate strutture repubblicane appartenenti ad edifici non individuati in quanto coperti da muri e mosaici. I ritrovamenti sono sporadici e non permettono
ancora la mappatura. Sarebbero importanti altri scavi. La fase principale della costruzione delle
terme si pone tra lepoca di Cesare e di Augusto e lepoca dei Severi. Distruzioni, ricostruzioni
e trasformazioni sono individuabili allinizio del III secolo. Tutta una serie di costruzioni, prevalentemente ville, vennero aggiunte, e i cortili trasformati.8

9) Restituzioni virtuali
Le restituzioni virtuali sono state effettuate valutando e collegando tra loro tutta una
serie di dati e dovrebbero corrispondere alla struttura architettonica originale. Per ora sono
limitate alla seconda fase del primo impero, quella principale.
Abbiamo a disposizione 8 attacchi di volte a botte ed a crociera in posizione originale
(Fig. 9: piano quotato): diversi muri sono integri fino ad unaltezza considerevole, in una serie
di frammenti si mantenuto gran parte dellarredo strutturale e possediamo molti frammenti
di tutti gli impianti tecnici. Inoltre sono stati misurati mediante stazione totale tutti i reperti
-anche i pi insignificanti, come tegole, chiodi, frammenti di vetro- ed analizzati e posizionati
I dati in nostro possesso sono molto numerosi: impossibile illustrarli in questa sede e necessitano di
una pubblicazione specifica. Essa prevista per la primavera-estate 2010 presso leditore tedesco Philipp
von Zabern, Mainz.

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topograficamente (Fig. 12: distribuzione reperti). chiaro che unalta frequenza di chiodi indica strutture di legno coperte di tegole, mentre lopus caementicium delle volte stato ritrovato
in situ dal crollo avvenuto. I frammenti dei vetri ci indicano la posizione delle finestre e dei
lucernari (Fig. 13).
Anche i dettagli architettonici ci danno indizi significativi sulla tecnica di costruzione
delle terme e le restituzioni 3D dei singoli vani sono indicative9 (Fig. 14).

Bibliografia
SCHMIEDT 1970 = G. SCHMIEDT, Atlante aerofotografico delle sedi umane in Italia II. Le sedi antiche scomparse,
Firenze 1970
GIARDINO 1980 = L. GIARDINO, Prime note sull urbanistica di Grumentum, in Attivit archeologica in Basilicata
1964-1977. Studi in onore di D. Adamesteanu, Matera 1980, pp. 477-538

Fig. 1. Montaggio fotogrammetrico

Ringrazio il Direttore del Museo Archeologico Nazionale della Val dAgri Dott. A. Capano, la Soprintendenza della Basilicata, in particolare i soprintendenti M. L. Nava e M. Osanna, il Comune di
Grumento Nova, sopratutto i sindaci G. Rago e N. Aiello, A. Zschtzsch, la mia assistente di scavo, R.
Bauer, autore di molti disegni, e tutti coloro che negli anni hanno collaborato allo scavo.

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Fig. 2. Piano generale scavi e prospezioni

Fig. 3. Inizio scavi

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Fig. 4. Fase repubblicana


ed imperiale

calidarium

Fig. 5. Fase severa terzo secolo

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Fig. 6. Fase tardoantica

Fig. 7. Fase longobarda

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Fig. 8. Pianta terme


con riferimento vani

Fig. 9. Piano quotato

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Fig. 10. La scoperta delle statue

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Fig. 11. Stratigrafia e matrice di Harris R49

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Fig. 12.
Distribuzione
reperti

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Fig.13.
Ricostruzioni
esterni

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Fig. 14.
Ricostruzioni
interni

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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

ANEMONE ZSCHTZSCH

I nuovi mosaici di Grumentum


Introduzione: Le terme e le tre case
Il complesso delle terme e delle tre case (Fig. 1) stato scavato sotto la direzione di Hansjrg Thaler tra il 2000 e il 2003. Sia le terme che una delle case presentano notevoli pavimenti
a mosaico, per lo pi a tessere bianche e nere.

I pavimenti nella Domus dellemblema con torri


La Domus dellemblema con torri situata a nord delle terme ed una tipica casa romana
con atrio ed impluvio di et repubblicana. Cinque ambienti presentano pavimenti in cocciopesto rosso nella pianta indicati in grigio (Fig. 2). Lambiente contrassegnato dal numero 36
ha un pavimento in signino dipinto di grigio con un motivo a crocette bianche, quello indicato
con il numero 32, pure in signino, ornato con un motivo a losanghe. Tutti questi motivi
appartengono a tipi di decorazione noti da numerosi esemplari di et repubblicana1. Senza
dubbio per lambiente pi interessante quello contrassegnato dal numero 30, un triclinio (5
x 4,30 m), che presenta lunico mosaico della domus (Fig. 3). Il nome Domus dellemblema con
torri deriva appunto dal motivo raffigurato su questo mosaico. Tutto lambiente pavimentato
con un mosaico (Figg. 4-5), che conservato in eccellenti condizioni, dato che presenta solo
poche lacune e alcune riparazioni effettuate nel periodo del basso Impero. Nel centro si trova
un emblema rettangolare (2,05 x 1,36 m) con un bordo costituito da una fila di tessere nere e
da una fila di torri in colori contrastanti con effetto ambivalente2; in italiano questo motivo
conosciuto come mura merlate. Le torri merlate sono distribuite irregolarmente lungo i
quattro lati: lungo il lato a) ci sono dodici torri nere e dodici bianche, mentre lungo il lato c),
posto di fronte, se ne contano solo undici nere e dieci bianche. Lungo il lato b) sono documentate otto torri nere e nove bianche, mentre lungo il lato d) sono raffigurate otto torri nere
e altrettante torri bianche. Ogni torre presenta tre merli; tra ogni torre ce ne sono due; si pu
constatare una irregolarit solo lungo il lato c): tra la terza e la quarta torre ci sono tre merli.

Il motivo
Questo motivo appartiene a modelli geometrici lineari che possono essere impiegati solo
come strisce singole o circondanti linterno mosaico. Tre premesse sono necessarie per ottenere
un effetto ambivalente: (1) la distanza tra le torri deve corrispondere alla larghezza di una torre,
* Ringrazio tantissimo per la traduzione la mia cara amica e collega Paola Porten-Palange.

Per il motivo a crocette cfr. ad es.: SLAVAZZI 1996, pp. 125-126, Figg. 3-4: ambiente A. Esso frequente
a Pompei: PPM 7 (1997) p. 630, Nr. 25: VII, 13, 4. 17-18: ambiente i; p. 745, Nr. 80: VII, 15, 2: calidarium; PPM 9 (1999) p. 1028, Nr. 244: IX, 8, 3. 7: cubiculum. Per il motivo a losanghe cfr. ad es.:
COARELLI 1995, p. 26, Fig. 8: domus 7, ala F.
2
Questa definizione stata data da BALMELLE 1985, p. 150 b, tav. 96 b.
1

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(2) sopra le torri deve esserci un merlo in pi che tra le torri, (3) la base delle torri bianche deve
essere messa in risalto da una linea oppure da un altro ornamento in colore diverso.
Questo motivo ha attirato lattenzione degli studiosi. Non solo la denominazione di
questo ornamento varia in continuazione3 ma anche i problemi riguardanti provenienza, diffusione e interpretazione sono stati messi in discussione. In primo luogo si deve constatare che
lapparizione improvvisa e quasi contemporanea di questo motivo avviene nella pittura e nei
mosaici ellenistici; a differenza di tanti altri motivi esso non testimoniato nelle arti cd. minori. M. Rostovtzeff4 ha proposto per primo una derivazione di questo motivo da tessuti e quasi
tutti gli studiosi dopo di lui hanno seguito questa tesi. Incerto se il prototipo tessile si riferica
allabbigliamento o a tendaggi, a coperte o a tappeti.

La diffusione del motivo


La ricerca del motivo raffigurato su questo mosaico, in particolare la sua diffusione e il
confronto con altri mosaici nel mondo romano hanno portato a interessanti risultati; al momento conosciamo cinquantasei mosaici con torri (Fig. 6), uno in Istria e uno a Malta, quattro
in Francia e quattro in Egitto, dieci in Turchia e cinque in Grecia. La maggior parte quindi,
per un totale di trenta mosaici, stata rinvenuta in Italia (vedi catalogo). Questo motivo documentato a partire dallepoca ellenistica e rimane in uso fino al II/III sec. d. C. Gli ambienti
decorati con questo motivo sono di diversa destinazione; un simile ornamento si pu trovare
infatti in un tempio, in un palazzo ellenistico, in terme e molto frequentemente in case private.
I colori predominanti delle tessere sono il bianco e il nero, raramente le torri sono policrome.

Diverse soluzioni
Per quanto riguarda la cronologia, importante il modo in cui la fila di torri corre intorno allangolo. Si conoscono diverse soluzioni (Fig. 7): in un primo momento langolo privo
di ornamento, come ad esempio ad Arsameia in Turchia, mentre in seguito langolo pu essere
ornato con una rosetta o una palmetta, come ad esempio a Pheneos e a Delos, o con un motivo
a losanga come nel mosaico interno di Thmuis. Successivamente la fila con torri corre regolarmente intorno allangolo, come documentato a Roma e a Grumentum; infine nellangolo si
pu trovare una torre posta diagonalmente, come ad esempio a Marcigliana.
Rimandando ad esempi analoghi, il nuovo mosaico di Grumentum mostra unimportante differenza: il motivo di torri lunico ornamento dellintero mosaico. Per questa ragione
il motivo particolarmente evidenziato e si pu ipotizzare che attorno ad esso siano state collocate tre klinai e nel mezzo abbia trovato posto un tavolo.

Le terme
Nelle terme di et imperiale (Fig. 8) sono documentati otto ambienti decorati con mosaici, ma solo in quattro casi si possono riconoscere i motivi ornamentali. Frammenti musivi sono
Il motivo denominato in tedescoZinnenband,Zinnenmuster oppure Zinnenornament, in inglese turreted border oppure crenellation, in francese tours crneles e in italiano (come sopra citato)
mura merlate.
4
ROSTOVTZEFF 1913/1914, p. 62; ROSTOVTZEFF 1955, p. 297 con nota 178. Della stessa opinione: BLAKE
1930, p. 73; BROWN 1957, p. 71; PARLASCA 1959, p. 129; DASZEWSKI 1977, p. 60; OVADIAH 1980, p. 107;
TRCK 2000/2001, pp. 163-187. Daltra opinione SALZMANN 1982, pp. 55-58.
3

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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

visibili nellambiente numero 4, il calidarium, come pure nellambiente numero 12, che un
ambiente di transito, e nellambiente numero 50, il corridoio dingresso. Lambiente numero 6,
un tepidarium, era probabilmente anchesso pavimentato con mosaico perch in loco sono state
trovate molte tessere. Quattro pavimenti sono ben conservati; i mosaici degli ambienti 5, 43 e 45
sono decorati con motivi geometrici e quello dellambiente 48 ornato con motivi figurati.

Lambiente 5
Lambiente 5 (7,20 x 6,10 m) un tepidarium e presenta un mosaico che conservato
soltanto per circa il 20 %, dato che il pavimento sopra lipocausto in gran parte crollato (Figg.
9-11). Il tappeto musivo deliminato da una fascia di tessere bianche alta 70 cm, seguita da
una nera di 5 cm, da unaltra bianca di 10 cm e infine da una nera di 5 cm.
Allinterno si trova una composizione reticolata di elissi tangenti, formanti quadrati
concavi alternativamente grandi e piccoli, in colori contrastanti5. Un motivo simile presente
su quattro mosaici rinvenuti ad Ostia6 e su due trovati a Roma7; i mosaici ostiensi sono datati
allinizio del III sec. d. C. e i due di Roma in et severiana.

Lambiente 43
Il piccolo ambiente (5,80 x 3,00 m), contrassegnato dal numero 43, si trova accanto alla
grande aula. Il pavimento conservato per circa due terzi ed ornato con un semplice mosaico
in bianco e verde scuro, indicato dalla Balmelle come composizione ortogonale di quadrati
adiacenti formati da quattro rettangoli uguali delineati attorno ad un quadrato8(Figg. 12-13).
Questo motivo ampiamente diffuso, nei casi fin qui noti, specialmente nel I sec. d. C. in
Italia9; i due colori, il bianco e il nero, sono diversamente alternati rispetto a quelli del nostro
mosaico. Questa composizione presente con una certa frequenza ancora nel III e IV sec. d.
C. in Africa settentrionale10.

Lambiente 45
Il pavimento della grande aula completamente decorato con un mosaico geometrico,
purtroppo danneggiato da parecchie lacune e imperfette riparazioni, qui indicate in grigio
(Figg. 14-15). Il tappeto musivo deliminato da una fila di S oblique a volute e di palmette

BALMELLE 1985, p. 400.


Ostia, Domus di Apuleio, BECATTI 1961, p. 87, Nr. 144, tav. 49; senza provenienza esatta, BECATTI 1961,
p. 241, Nr. 440-442, tav. 49.
7
Roma, quartiere Regola, cantina in una casa, Via San Paolino alla Regola e Via del Conservatorio: MOCCHEGIANI CARPANO 1986, Fig. p. 39. Roma, Palatino, Paedagogio, ambiente B: MORRICONE MATINI
1967, p. 101, Nr. 90, tav. L, 3; tav. 22.
8
BALMELLE, 1985, p. 213.
9
Cf. DONDERER 1986, pp. 114. 200. 218 con confronti del I sec. d. C. a Aquileia, Aquincum (Budapest),
Imola, Ostia, Pompei, Val Bandon, Villa Adriana (Tivoli) e Vicenza.
10
A Thysdrus: CMT 3, 1 (1996) p. 65, Nr. 27 A. A Thuburbo Maius: CMT 2, 2 (1985) p. 19, Nr. 144
B, tav. VI; pp. 67-68, Nr. 189 B, tav. 26. A Utica: CMT 1, 1 (1973) pp. 51-52, Nr. 59, tav. 24; pp. 7273, Nr. 83, tav. 32; pp. 90-91, Nr. 100, tavv. 43-44; CMT 1, 2 (1974) p. 7, Nr. 148 C, tav. 3; pp. 16-17,
Nr. 166 A, tav. 12; pp. 48-49, Nr. 203, tav. 32; p. 480, Nr. 233, tav. 44.
5
6

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diritte e capovolte11 e allinterno da una composizione romboidale di ottagoni irregolari allungati intersecantisi e adiacenti sui lati maggiori, che formano quadrati ed esagoni regolari o
allungati12 (Fig. 16).
Visibili sono due distinte riparazioni effettuate sul pavimento in epoca antica. Una di
queste interessa il bordo di palmette, che non fu restaurato, mentre la composizione di ottagoni
venne prolungata senza rispettare la bordura di tessere nere (Fig. 17). Questa riparazione fu
realizzata in maniera imprecisa e maldestra con tessere di maggior formato. Nella seconda riparazione il motivo non venne neppure preso in considerazione; queste lacune furono restaurate
con grandi tessere unicamente grige. Questo motivo trova scarsi confronti in Africa settentrionale, ad Acholla13, Hadrumetum14, Cartagine15, Thysdrus16, Tripoli17 e Utica18, i cui mosaici
sono stati datati tra il II e il IV sec. d. C.

Lambiente 48, frigidarium


Il pi bel mosaico (Fig. 18), che anche quello meglio conservato di tutto il complesso,
si trova nel frigidario (8 x 7 m); questo ambiente accessibile da tutti i lati. Il mosaico a tessere bianche, nere e grige; solo alcune, ad una attenta analisi, sono di colore blu scuro, turchese
e verde. Sono presenti parecchie lacune; una di queste, situata al centro, venne restaurata in
antico con cocciopesto rosso.
La cornice esterna in color grigio, seguita da un bordo con motivi floreali e con quattro
figure maschili, poste ad ogni angolo. Gli elementi floreali si ripetono a parte alcune lievi
differenze eguali su tutti e quattro i lati: da una grande foglia dacanto trilobata si dipartono
dal centro viticci desinenti in volute.
Le quattro figure maschili rappresentano dei Giganti dalle estremit serpentiformi; essi
sono raffigurati in ginocchio e alzano verso lalto le braccia, che reggono quasi fosse un quadro lemblema, in cui sono raffigurati molti pesci. I contorni delle figure sono messi quasi
sempre in risalto da forti linee nere, la muscolatura dei busti sottolineata da linee bianche
differentemente conformate, le mani sono rappresentate in modo schematico, i volti sono resi
in maniera grossolana e indistinta. Per lemblema, che ha una superficie piuttosto notevole,
venne scelto un tema strettamente connesso con lacqua e che pertanto spesso presente nei
frigidari. Al centro si trova Scilla, di prospetto, con il busto nudo, cinto con una corona di
pinne, sotto le quali sono raffigurate tre protomi canine; le sue braccia sono alzate, con le mani
tiene un ramo.
Allo stesso modo che i Giganti anche Scilla rappresentata in maniera grossolana e
maldestra. Se il volto e i capelli sono indistinti e le mani e le dita a fatica riconoscibili, la muscolatura del torso invece ben evidenziata e resa in modo simmetrico.
BALMELLE 1985, p. 144.
BALMELLE 1985, p. 264.
13
Acholla, Mosaique de la Langouste: GOLZAN 2001, pp. 92-101, Nr. 80, Fig. 17, tavv. 20-22 (150-160
d. C.). S. Golzan indica il motivo come nest pas extrmement courante dans la rgion (p. 100).
14
Hadrumetum: FOUCHER 1962- 1963, p. 28, Fig. 46 (II/III sec. d. C.).
15
Cartagine, Terme di Antoninus, Esedra: CMT 4, 1 (1999) p. 17, Nr. 29, tav. 10, pianta 2 (355-361
d. C.).
16
Thysdrus, Maison des Dauphins: CMT 3, 1 (1996) p. 97, Nr. 46 A, tav. 54, pianta 5 (prima met
III sec. d. C.).
17
Tripoli, Villa romana: AURIGEMMA 1962, p. 39, tav. 59.
18
Utica, Maison Ouest: CMT 1, 1 (1974) p. 22-23, Nr. 175, tav. 15. 17, pianta 4.
11
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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

I riflessi dellacqua sono realizzati con linee ondulate. I cinquanta animali marini sono
distribuiti nellemblema in ordine gradevole e con una certa simmetria tra le onde. I pesci sono
raffigurati con forti linee di contorno nere e con ricchi dettagli interni, resi pure con tessere
nere. Essi non sono ottenuti esattamente in senso naturalistico, come ad esempio nei mosaici
pompeiani, ma alcuni sono tuttavia identificabili, come i delfini, le seppie e le murene.

Confronti
Non esiste per lintera composizione un preciso confronto; pertanto si cerca di datare
per la prima volta questo mosaico mettendo a confronto i singoli elementi fascia floreale,
pesci, onde, Giganti, Scilla documentati in altri mosaici a tessere bianche e nere.
Per la fascia floreale, che circonda lemblema, si trova un diretto confronto proprio a
Grumentum nella Domus con Mosaici, situata vicino al teatro. Il mosaico pavimentale nella
vasta sala del triclinio, conservato in stato frammentario, ne possiede infatti una simile. L. Giardino e L. Faedo19 propongono per questo mosaico senza portare per dei confronti una ipotetica datazione al III/IV sec. d. C. Sebbene molti mosaici con raffigurazioni di fauna marina
siano fin qui noti, per i pesci realizzati in modo cos caratteristico a Grumentum non si trovano
al momento precisi confronti; infatti tutti i pesci presenti sui mosaici a tessere bianche e nere
rinvenuti ad Ostia20, Venosa21, Quarto22 e Herdonia23 se ne differenziano notevolmente.
Anche lacqua venne realizzata dai vari mosaicisti in maniera diversa. Se si mettono a
confronto i mosaici pubblicati da F. Ghedini24 e provenienti da diverse localit, appare evidente
che a Grumentum la resa delle onde differisce da quella degli altri mosaici, dato che lacqua
viene qui indicata con linee leggermente arcuate.
Sebbene la collocazione delle quattro entit fantastiche quali sono i Giganti posti agli
angoli del mosaico non sia inusuale, invece raramente documentato che le figure, come sul
nostro mosaico, reggano un emblema. Al riguardo ci sono finora noti solo quattro esempi: su
un mosaico oggi perduto da Soissons (Belgio)25 e su un altro conservato a Treviri26 quattro tritoni surreggono un emblema circolare, su quelli a Horkstow27 e a Lambiridi28 entrambi datati
al IV sec. d. C. quattro Giganti inginocchiati ne sostengono uno pure circolare.
Dieci sono i mosaici con rappresentazioni di Scilla attualmente noti, cinque rinvenuti in Italia
e cinque in Africa settentrionale. Su questi pavimenti musivi Scilla raffigurata in due diverse situa-

I mosaici della Domus con Mosaici scavati negli anni 70 non sono stati ancora pubblicati dettagliatamente. Breve descrizione: GIARDINO 1976, p. 868; GIARDINO 1981, p. 33, tav. XVIII; DI GIUSEPPE 1997,
pp. 189-190; FAEDO 1998, p. 521.
20
Enumerazione di pesci diversi a Ostia: BECATTI 1961, tavv. 166-168.
21
MARCHI 1997, pp. 20-23, Fig. 24 (II sec. d. C.); altra datazione: FABBRICOTTI 1974-1976, pp. 215-219
(IV sec. d. C.).
22
ZEVI 2003, p. 901, tav. 53, 1 (prima met III sec. d. C.).
23
ROCCO 2000, pp. 203-214; p. 245, Fig. 304.
24
GHEDINI 1995, pp. 301-310, Figg. 3-4.
25
STERN 1979, p. 47, Nr. 71, tav. 19. Atlanti reggono lemblema a Ostia, Terme dei Cisarii: BECATTI1961, pp. 42-44, Nr. 64, tavv. 107-108.
26
PARLASCA 1959, pp. 55-56, tav. 53, 2 (primo quarto IV sec. d. C.).
27
SMITH 1976, pp. 24-25, tav. 10.
28
DUNBABIN 1978, pp. 139-140; p. 264 Cat. Lambiridi 1, tav. 54, Fig. 38; LIMC IV (1988) p. 250, Nr.
600 s. v. Gigantes (F. Vian).
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zioni, o insieme ad Ulisse come a Gubbio29, Roma30, Haidra31 e Thinia32, oppure con altre divinit
del mare e con animali fantastici del mondo marino come a Ostia33, Roma (terme di Caracalla)34,
Acholla35, Ippona36 e Sila37. Entrambi i temi sono documentati in un lungo arco di tempo, dalla fine
del II/inizi del I sec. a. C. fino al IV/V sec. d. C.Il pavimento di Grumentum pertanto un unicum
perch Scilla attorniata qui solo da pesci. particolarmente interessante ricordare che proprio ai
tempi della costruzione del mosaico a Grumentum due fonti letterarie e precisamente Plutarco38
ed Ateneo39 descrivono un quadro del pittore Androkydes, che aveva dipinto una Scilla circondata
soltanto da pesci. Forse esiste un rapporto tra il dipinto e il pavimento.

Datazioni
Infine un cenno sulla datazione dei mosaici. I confronti con mosaici simili a questi di
Grumentum hanno portato per il mosaico con torri ad una datazione al I sec. a. C. e per i pavimenti delle terme al II/III sec. d. C.

Catalogo
Il catalogo articolato alfabeticamente secondo i luoghi di rinvenimento dei mosaici (LR) e contiene
dati circa le localit in cui essi sono conservati (LC) e le loro relative datazioni (Dat.). In presenza di un punto
interrogativo non stato possibile dare alcun dato. La bibliografia (Bibl.) ordinata cronologicamente.
Cat. 1
LR: sconosciuto; LC: SCHLOSS KLEIN-GLIENICKE, Antikensammlung Nr. Inv. Gl. 349, Kleine Neugierde;
Dat.: ?
Bibl.: F. W. GOETHERT, Katalog der Antikensammlung des Prinzen Carl von Preuen im Schlo zu KleinGlienicke bei Potsdam, Mainz 1972, p. 68, Nr. 362, tav. 111; DASZEWSKI 1977, p. 60 nota 54.
Cat. 2 Alessandria
LR: Alessandria (Gabbari), Terme o Villa; LC: Alessandria, GRM Nr. Inv. 3696; Dat.: 50-30 a. C. (Daszewski).
Bibl.: DASZEWSKI 1977, p. 61 con nota 60; DASZEWSKI 1985, pp. 120-128, Nr. Cat. 20, Fig. 6, tav. 22.
Cat. 3 Antibes
LR: Antibes, rue Aubernon, Terme, Calidarium; LC: ?; Dat.: ?
Bibl.: M. MORENA - D. COUNORD, Antipolis municipe romain, Antibes 1994, p. 45; H. BROISE - JOLIVET
2004, pp. 106-108, Figg. 152-153.
Gubbio, Domus 2 (fine II/inizi I sec. a. C.): JENTEL1997, p. 1142, Nr. 51*.
Roma, Tor Marancia (ca. 123 d. C.): JENTEL 1997, p. 1141, Nr. 42*.
31
Haidra (met IV sec. d. C.): BARATTE 1974, pp. 18-21; p. 46 Fig. 7; p. 48 Fig. 9; JENTEL1997, p. 1141,
Nr. 44.
32
Thinia, Grande Terme (fine III sec. d. C.): FANTAR 1994, p. 71 con Fig.; JENTEL 1997, p. 1141, Nr.
43.
33
Ostia, Terme di Nettuno (ca. 139 d. C.): BECATTI 1961, pp. 50-52, Nr. 71; pp. 313-316, tav. 135;
JENTEL 1997, p. 1140, Nr. 34.
34
Roma, Terme di Caracalla (211-216 d. C.): FABBRINI 1983, p. 54, Fig. 6.
35
Acholla, Casa del trionfo di Nettuno: JENTEL 1997, p. 1140, Nr. 33*.
36
Ippona, Maison dIsguntus (met III sec. d. C.): MAREC 1958, pp. 99-122, Figg. 4. 7. 8; JENTEL1997,
p. 1140, Nr. 36.
37
Sila, Terme (IV/V sec. d. C.): JENTEL 1997, p. 1140, Nr. 35*.
38
Plutarco, mor. 668 C e mor. 665 D; JENTEL1997, p. 1144, Nr. 85.
39
Ateneo 8, 341 A.
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Cat. 4 Arsameia 1
LR: Arsameia sul Nymphaios, Hierothesion, ambiente I; LC: in situ; Dat.: fine II sec. a. C. (Ovadiah); fine
II/inizi I sec. a. C. (Lavin, Salzmann).
Bibl.: LAVIN 1963, pp. 191-196, tav. 46 B, pianta 11; F. K. DRNER et al., in AA 1965, pp. 203-206; W.
HOEPFNER, Architektur in Kommagene, in F. K. DRNER (ed.), Kommagene. Geschichte und Kultur einer antiken Landschaft, in AW 6, 1975, pp. 43-50, Fig. 67; EAA Suppl. 1970 (1973) p. 86, Fig. 92 s. v. Arsameia
(Drner); DASZEWSKI 1977, p. 61; OVADIAH 1980, p. 30, Nr. 2; SALZMANN 1982, p. 120, Nr. 146, tav. 86,
3-4; HOEPFNER 1983, pp. 12-13, pianta 2; BINGL 1997, p. 106, Fig. 71; W. HOEPFNER, in Gottknige am
Euphrat, pp. 60-61, Fig. 80.
Cat. 5 Arsameia 2
LR: Arsameia sul Nymphaios, Hierothesion, ambiente II; LC: in situ; Dat.: fine II/inizi I sec. a. C. (Lavin).
Bibl.: Lavin 1963, p. 161, Fig. 16, tav. 47 B; F. K. DRNER et al., AA 1965, pp. 203-206, Fig. 6; W. HOEPFNER, Architektur in Kommagene, in F. K. DRNER (ed.), Kommagene. Geschichte und Kultur einer antiken
Landschaft, in AW 6, 1975, 43-50, Fig. 63; DASZEWSKI 1977, p. 61; SALZMANN 1982, p. 120, Nr. 147,
tav. 86, 5; HOEPFNER 1983, p. 13, tav. 6 B, pianta 2; BINGL 1997, p. 108, Figg. 73-74; W. HOEPFNER, in
Gottknige am Euphrat, p. 61, Fig. 81.
Cat. 6 Arsameia 3
LR: Arsameia sul Nymphaios, Hierothesion, ambiente III; LC: in situ; Dat.: fine II/inizi I sec. a. C.
Bibl.: W. HOEPFNER, Arsameia am Nymphaios II, IstForsch 33, Tbingen 1983, p. 13, pianta 2.
Cat. 7 Bovino
LR: Bovino, Via Lastene 20; LC: Bovino, Museo Civico, Palazzo Pisani, Nr. Inv. 1467; Dat.: I-II sec. d.
C. (Tamma).
Bibl.: G. TAMMA, in M. MAZZEI (ed.), Bovino. Studi per la storia della citt antica. La Collezione Museale
(1994) pp. 241-242, Nr. 308, Fig. 308.
Cat. 8 Carpentras
LR: Carpentras; LC: Carpentras, Muse Lapidaire; Dat.: ?
Bibl.: H. LAVAGNE (ed.), Recueil gnral des mosaques de la Gaule, III 1. Province de Narbonnaise. Partie
Centrale, Paris 1979, p. 88, tav. 28, Nr. 91.
Cat. 9 Cortona
LR: Cortona, Piazza Tommasi, Terme; LC: Cortona, Museo della Citt Etrusca e Romana; Dat.: fine II/
inizi I sec. a. C. (Mancini).
Bibl.: M. FABBRI, in M. TORELLI (ed.), Arezzo, Cortona, Sestino: Archeologia di una Provincia, 1988, pp.
15-16, Figg. 1-3; Id., in C. MASSERIA (ed.), 10 anni di archeologia a Cortona, 2001, pp. 10-13, tav. II b;
H. BROISE - JOLIVET 2004, pp. 105-106, Fig. 151; A. MANCINI, in S. FORTUNELLI (ed.), Il Museo della Citt
Etrusca e Romana di Cortona. Catalogo delle collezioni, Firenze 2005, pp. 353-356, Nr. Cat. VIII 49.
Cat. 10 Delos 1
LR: Delos, Maison du Dauphins, Peristilio (Mosaico di [Askle]piades di Arados); LC: in situ; Dat.: tardoellenistico (Chamonard); inizio I sec. a. C. (Parlasca); ca. 100 a. C. (Bruneau); I sec. a. C. (Pinkwart Stammnitz); fine II/inizi I sec. a. C. (Daszewski, Donderer); 130-88 a. C. (Dunbabin).
Bibl.: M. M. BULARD, in Monuments Piot 14, 1908, pp. 193. 198, tavv. 12-13; J. CHAMONARD, Le
Quartier du thatre. Dlos, VIII 1, Paris 1922, pp. 136-139, tav. 53; PERNICE 1938, p. 30; BROWN 1957, p.
72; PARLASCA 1959, p. 130; LAVIN 1963, p. 193 nota 13; Ph. BRUNEAU, Les mosaques. Dlos, XXIX, Paris
1972, pp. 51. 235-239, Nr. 210, Fig. 168; DASZEWSKI 1977, p. 61; OVADIAH 1980, pp. 34-35, Nr. 10, 2;
PINKWART - STAMMNITZ 1984, p. 99; M. DONDERER, Die Mosaizisten der Antike und ihre wirtschaftliche und
soziale Stellung, Erlangen 1989, p. 56, Nr. Cat. A 6, tav. 6, 1; DUNBABIN 1999, p. 33, Figg. 34-36.
Cat. 11 Delos 2
LR: Delos, Maison du Dauphins, piano superiore; LC: disperso; Dat.: inizio I sec. a. C.

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Bibl.: J. CHAMONARD, Le Quartier du Thatre. Dlos, VIII 2 (Paris 1924, p. 409; Pernice 1938, p. 24; Ph.
BRUNEAU, Les mosaques. Dlos, XXIX (Paris 1972, p. 239, Nr. 212; DASZEWSKI 1977, p. 61; PINKWART STAMMNITZ 1984, p. 101.
Cat. 12 Delos 3
LR: Delos, Maison du Dionysos (?); LC: ?; Dat.: inizio I sec. a. C.
Bibl.: J. CHAMONARD, in BCH 30, 1906, p. 543; PERNICE 1938, p. 25 nota 2; PARLASCA 1959, p. 130 nota
6; Ph. BRUNEAU, Les mosaques, Dlos, XXIX, Paris 1972, p. 294, Nr. 298, Fig. 256; DASZEWSKI 1977, p. 61
nota 61; PINKWART - STAMMNITZ 1984, p. 101.
Cat. 13 Este 1
LR: Este, Casa romana, Via S. Fermo, soglia; LC: Este, Museo Nazionale Atestino, Nr. Inv. I. G. 1907;
Dat.: fine I sec. d. C. (De Fogolari); et augustea (Donderer, Zanovello).
Bibl.: G. DE FOGOLARI, in FA 7, 1952, Nr. 3116; PARLASCA 1959, p. 130 nota 13; G. BRUSIN, Mosaici
atestini, in AttiAcPadova 66, 1953/54, p. 151, Nr. 19, Fig. 2; Id., in Storia di Venezia, I Venezia 1957, p.
453; DONDERER 1986, p. 147-148, Nr. Cat. Este 24, tav. 50, 1; P. ZANOVELLO, in Aven 21/22, 1998/99,
p. 227, Fig. 2.
Cat. 14 Este 2
LR: Este, Quartiere di Via dei Pilastri, Domus I, ambiente E; LC: in loco, verticalmente sotto il tetto; Dat.:
I sec. d. C. (Tosi).
Bibl.: G. TOSI, in Este antica, pp. 384-388, Fig. 302; P. ZANOVELLO, in AVen 21/22, 1998/99, p. 239.
Cat. 15 Este 3
LR: Este, Quartiere di Via dei Pilastri; LC: in loco, verticalmente sotto il tetto; Dat.: I sec. d. C.
Bibl.: inedito (?). Secondo G. TOSI, in Este antica, p. 384, i risultati di scavo non sono stati pubblicati.
Cat. 16 Firenze 1
LR: Firenze, Casa romana sotto S. Giovanni, ambiente 29; LC: Firenze, Museo Archeologico; Dat.: I sec.
d. C. (Maetzke); secondo quarto I sec. d. C. (Salies).
Bibl.: MAETZKE 1941, p. 70, tav. 12; G. SALIES, in BJb 174, 1974, p. 104, Nr. Cat. 91; G. CIAMPOLTRINI,
in Prospettiva 69, 1993, p. 53, Fig. 3; p. 60, Nr. 3. 1.
Cat. 17 Firenze 2
LR: Firenze, Via Lontanmorti; LC: Firenze, Museo Archeologico; Dat.: met I sec. d. C. (Michelucci,
Ciampoltrini).
Bibl.: MAETZKE 1941, p. 70 nota 4; p. 72, tav. 14 a; PARLASCA 1959, p. 130 nota 13; M. LOPES PEGNA,
Firenze dalle origini al Medioevo, Firenze 1974, p. 173, Fig. 71; DONDERER 1986, p. 204 con nota 1950;
M. Michelucci, in AISCOM VIII (Ravenna 2001, pp. 11-34, Fig. 1; G. CIAMPOLTRINI, in Prospettiva 69,
1993, pp. 55-56, Fig. 9; p. 61, Nr. 4.
Cat. 18 Fossato di Vico
LR: Fossato di Vico; LC: Fossato di Vico, Antiquarium (?); Dat.: ca. 80 a. C. (Stefani); I sec. a. C. (Moorman - Swinkels, Barbieri).
Bibl.: E. STEFANI, in NSA 1940, pp. 171-179, Fig. 7; BECATTI 1961, p. 297 con nota 101; E. M. MOORMAN - L. J. F. SWINKELS, Lozenges in Perspective, in A. Barbet (ed.), La peinture murale romaine dans les
provinces de lEmpire, Oxford 1983, pp. 245. 253, Nr. 12; G. BARBIERI, in BdA 72, 1987, p. 67; M.
MORRICONE MATINI, in AISCOM I, Ravenna 1994, p. 309, Fig. 8.
Cat. 19 Grumentum
LR: Grumentum, Domus dellemblema con torri, Triclinio; LC: in situ, al momento coperto; Dat.: I sec. a.
C.
Bibl.: H. THALER - A. ZSCHTZSCH 2004, p. 261; ZSCHTZSCH 2006, pp. 9-17.
Cat. 20 Ercolano
LR: Ercolano, Casa dellAtrio corinzio (V 30), ambiente 1 (Esedra); LC: in situ; Dat.: dopo il 62 d. C.
(Hendricks).

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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

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Bibl.: A. MAIURI, Ercolano. I nuovi scavi (1927-1958), I, Roma 1958, pp. 261-265; A. HENDRICKS, in R. DE
KIND - M. C. VAN BINNEBEKE et al., in CronErcol 26, 1996, p. 196, Fig. 15.
Cat. 21 Lanuvium
LR: Lanuvium, Villa romana, ambiente d; LC: in situ (?); Dat.: ?
Bibl.: G. GHINI, in AISCOM II, Bordighera 1995, pp. 483-500, Fig. 9.
Cat. 22 Lykosoura
LR: Lykosoura, Tempio della Despoina, Cella; LC: in situ; Dat.: prima met II sec. a. C. (Dickins, Lavin);
terzo quarto II sec. a. C. (Parlasca); dopo il 165 a. C. (Lehmann); II sec. a. C. (Ovadiah); seconda met III
sec. a. C. (Salzmann).
Bibl.: P. CAVVADIAS, in Deltion 1889, pp. 159-160; Id., Fouilles de Lycosoura, I, Atene 1893, pp. 7-8; V.
LEONARDOS, in Praktika 1896, pp. 93-126, tavv. 2-3; Id., in EphArch 1899, pp. 43-48, tav. 3; G. DICKINS, in ABSA 12, 1905/1906, pp. 112-115; K. KOUROUNIOTES, Katalogos tou Mouseiu Lykosouras, Atene
1911, pp. 10-18, Fig. 5; BLAKE 1930, pp. 73-74; PERNICE 1938, p. 141; BROWN 1957, p. 72; PARLASCA
1959, pp. 129-130; Lavin 1963, p. 195; Ph. W. LEHMANN, in L. F. SANDLER (ed.), Essays in Memory of K.
Lehmann, New York 1964, pp. 190-197, Figg. 2-3. 6-7; N. D. PAPACHATZIS, Pausaniu Hellados periegesis,
IV, Atene 1967, p. 233, Fig. 207; Ph. BRUNEAU, in BCH 93, 1969, pp. 324-325, Fig. 19; DASZEWSKI
1977, p. 60; M. ROBERTSON, in JHS 87, 1967, p. 135; G. Hejzlar, SPFB 20, 1971, p. 240; K. M. D.
DUNBABIN, in AJA 83, 1979, p. 271, tav. 38 Fig. 10; OVADIAH 1980, p. 38, Nr. 15; SALZMANN 1982, pp.
65-66; p. 123, Nr. 162, tav. 80.
Cat. 23 Malta
LR: Malta, Villa presso Rabato, peristilio; LC: in situ; Dat.: II o I sec. a. C. (Lavin); I sec. d. C. (Ashby); I
sec. a. C. (Brown, Pernice); dopo l80 a. C. (Salies).
Bibl.: Th. ASHBY, JRS 5, 1915, pp. 34-38, Fig. 5; PERNICE 1938, p. 7; PARLASCA 1959, p. 130; BROWN 1957,
p. 72; LAVIN 1963, p. 193 nota 13; G. SALIES, BJb 174, 1974, p. 104, Nr. Cat. 87; OVADIAH 1980, p. 51,
Nr. 31.
Cat. 24 Marcigliana
LR: Tenuta della Marcigliana; LC: in situ (?); Dat.: met I sec. a. C. (Messineo).
Bibl.: G. MESSINEO, in Archeologia Laziale 10, 1990, pp. 138-142.
Cat. 25 Musarna
LR: Musarna, Terme, ambiente III (Calidarium); LC: Viterbo, Museo Archeologico Nazionale Rocca Albornoz; Dat.: fine II/inizi I sec. a. C. (Broise - Jolivet).
Bibl.: G. BARBIERI, in SE 1983, pp. 226-228; O. DE CAZANOVE - V. JOLIVET, in MEFRA 96, 1984, pp.
530-534; B. BARBIERI - H. BROISE - V. JOLIVET, in BdA 70, 1985, pp. 29-38, Figg. 7. 11; G. BARBIERI, in
BdA 72, 1987, pp. 61-70; H. BROISE - V. JOLIVET, in Les thermes romaines 1991, pp. 89-92, Fig. 14; H.
BROISE, Xenia Antiqua 3, 1994, pp. 17-32, Fig. 19; BROISE JOLIVET 2004, pp. 52-55, Fig. 71; p. 120,
tav. 3.
Cat. 26 Nmes 1
LR: Nmes; LC: Maison de Carre; Dat.: ?
Bibl.: inedito ?
Cat. 27 Nmes 2
LR: Nmes; LC: Nmes, Muse Lapidaire; Dat.: ca. met I sec. a. C.
Bibl.: . ESPRANDIEU, Les mosaques romaines de Nmes, Nmes 1935, p. 142, Nr. 72 con Fig.; DONDERER
1986, p. 204 con nota 1949.
Cat. 28 Ostia
LR: Ostia, localit Capanna Murata, Terme; LC: in situ (?); Dat.: non prima di et giulio-claudia (Pellegrino - Panariti - Olivanti).
Bibl.: A. PELLEGRINO - F. PANARITI - P. OLIVANTI, in Archeologia Laziale 12, 2 (1995, pp. 393-400, Fig. 3;
Id., in AISCOM, II, Bordighera 1995, pp. 517-524, Fig. 4.

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Cat. 29 Padova
LR: Padova, Via Cesare Battisti; LC: Padova, Museo Civico; Dat.: I sec. d. C. (Brusin, Cessi, Corso); fine I/
inizi II sec. d. C. (Gasparotto - Battaglia); 70-120 d. C. (Gasparotto); prima et augustea (Donderer).
Bibl.: G. BRUSIN, in Storia di Venezia, I, Venezia 1957, p. 226, Figg. 69. 453; C. GASPAROTTO - R. BATTAGLIA, Edizione archeologica della Carta dItalia. Foglio 50. Padova, Firenze 1959, p. 39, Nr. 44 a; C. GASPAROTTO, in Padova. Guida ai monumenti e alle opere darte, Venezia 1961, p. 53, Fig. 14; M. DONDERER, in
Gnomon 48, 1976, p. 302; A. PROSDOCIMI, in L. BOSIO et al., Padova antica, Padova 1981, p. 269; p. 399,
Fig. 132; A. CORSO, in Aven 5, 1982, p. 89, Nr. 46; pp. 98-99, Fig. 11; DONDERER 1986, pp. 167-168,
Cat. Padova 5, tav. 53, 3; G. ZAMPIERI, Il Museo Archeologico di Padova, Milano 1994, p. 151.
Cat. 30 Paestum
LR: Paestum, Casa romana, atrio; LC: in situ (?); Dat.: I sec. a. C. (Broise - Jolivet).
Bibl.: M. MAIELLO, in MEFRA 107, 1995, pp. 511-513, Fig. 26; L. FICUCIELLO, in E. GRECO - F. LONGO
(ed.), Paestum, scavi, studi e ricerche. Bilancio di un decennio (1988-1998), (Paestum 2000, pp. 174-175,
Figg. 3-4; BROISE JOLIVET 2004, p. 86 nota 80.
Cat. 31 Pergamo 1
LR: Pergamo, Palazzo V, Mosaico di Hephaistion; LC: parte in situ (scoperto nel 1886, scavo successivo
nel 1989) e parte - con moderni restauri - a Berlino, Pergamonmuseum Nr. Inv. Mos. 70; Dat.: 197-159
a. C. (Wiegand); prima met II sec. a. C. (Parlasca, Daszewski, Radt, Salzmann); ca. 150 a. C. (Andreae);
met I sec. a. C. (Brker); met II sec. a. C. (Kriseleit).
Bibl.: G. KAWERAU - TH. WIEGAND, Die Palste der Hochburg, AvP V 1 (Berlin 1930, pp. 63-65, tav. 26;
ROSTOVTZEFF 1955, tav. 74; BROWN 1957, pp. 72-74, tav. 39, 1; PARLASCA 1959, p. 129; LAVIN 1963, p.
193 con nota 13; Chr. BRKER, JdI 88, 1973, p. 299; DASZEWSKI 1977, p. 60; OVADIAH 1980, pp. 47-48,
Nr. 27, 1; D. SALZMANN, AA, 1991, pp. 433-456; p. 434, Fig. 1; Id., in Studien zum antiken Kleinasien 3,
Asia Minor Studien 16, Bonn 1995, pp. 101-112, tavv. 6-21, Beil. 1-2; BINGL 1997, pp. 83-84, Fig. 57;
RADT 1988, p. 73, Fig. 22; I. KRISELEIT, Antike Mosaiken. Altes Museum Pergamonmuseum, Berlin 2000, pp.
17-23 con Fig.; B. ANDREAE, Antike Bildmosaiken, Mainz 2003, Fig. p. 44.
Cat. 32 Pergamo 2
LR: Pergamo, Casa del Console Attalo, ambiente 38; LC: in situ; Dat.: met II sec. a. C. (Drpfeld); II sec.
a. C. (Parlasca); prima met II sec. a. C. (Blake); prima met I sec. a. C. (Pernice); 67-47 a. C. (Ovadiah);
et augustea (Rostovtzeff); I. sec. a. C. (Salzmann); ca. 50 a. C. (Brker).
Bibl.: W. DRPFELD, in MDAIA(R) 32, 1907, pp. 183-184, tavv. 15. 17; BLAKE 1930, pp. 37. 71. 73;
PERNICE 1938, pp. 31. 141, tav. 6, 2; BROWN 1957, pp. 72-74, tav. 39, 2; PARLASCA 1959, p. 130; LAVIN
1963, p. 193 con nota 13; Chr. BRKER, in JdI 88, 1973, p. 299 nota 99; DASZEWSKI 1977, p. 61; OVADIAH 1980, pp. 47-48, Nr. 27, 3; tav. 26, Fig. 61; D. SALZMANN, in AA, 1991, p. 440; BINGL 1997, pp.
100. 103, Fig. 67.
Cat. 33 Pergamo 3
LR: Pergamo, Casa del Peristilio II, ambiente 9; LC: in situ; Dat.: I sec. a. C. (Pinkwart - Stammnitz); 6747 a. C. (Dunbabin).
Bibl.: PINKWART - STAMMNITZ 1984, p. 101, tavv. 45 c. 46 b; DUNBABIN 1999, p. 224, Fig. 235; BINGL
1997, p. 101; p. 104, Fig. 68.
Cat. 34 Pergamo 4
LR: Pergamo, Diodoreion; LC: in situ; Dat.: met I sec. a. C. (Parlasca); dopo il terremoto del 17 d. C.
(Radt); met II sec. a. C. (Filgis).
Bibl.: M. N. FILGIS W. RADT, Die Stadtgrabung I. Das Heroon, AvP XV 1, Berlin 1986, pp. 53-55, tavv.
40. 41. 61 a. 79 b. 84 b; RADT 1988, pp. 279-285, Fig. 141.
Cat. 35 Pheneos
LR: Pheneos, Asklepieion; LC: in situ; Dat.: II sec. a. C. (Hopp).
Bibl.: G. DAUX, in BCH 85, 1961, pp. 682-683, Fig. 1; E. VANDERPOOL, in AJA 63, 1959, pp. 280281; E. PROTONOTARIOU-DELAKE, in DeltChron 17, 2, 1961/62, pp. 57-61, Fig. 1, tav. 66; S. LAUFFER,

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Griechenland. Lexikon der historischen Sttten, Mnchen 1989, p. 537-538 s. v. Pheneos (J. Hopp).
Cat. 36 Pisa
LR: Pisa, Piazza del Duomo (trovato nel 1860); LC: Camposanto Monumentale, Nr. Inv. 1963 N. 30;
Dat.: II sec. d. C. (Tedeschi Grisanti).
Bibl.: F. Drexel, in R. Herbig, Germania 9, 1925, p. 140 nota 8; PARLASCA 1959, p. 130 nota 13; P. SANPAOLESI, Il Duomo di Pisa e larchitettura romanica toscana delle origini, Pisa 1975, pp. 149-150, tav. 60 b;
G. TEDESCHI GRISANTI, in S. SETTIS (ed.), Camposanto Monumentale di Pisa. Le antichit, II, Pisa 1984, p.
265, Nr. Cat. 120; DONDERER 1986, p. 204 con nota 1950; G. CIAMPOLTRINI, in Prospettiva 69, 1993,
p. 63, Nr. 10. 2.
Cat. 37 Pompei 1
LR: Pompei, Casa del Trittolemo (VII, VII 5), Esedra; LC: in situ; Dat.: II sec. a. C. (Blake); II stile (Pernice).
Bibl.: BLAKE 1930, pp. 38. 73. 106, tavv. 2, 2; 6, 2; PERNICE 1938, p. 83; PARLASCA 1959, p. 130 nota 9;
BROWN 1957, p. 72 nota 214; LAVIN 1963, p. 193 con nota 13; DASZEWSKI 1977, p. 61 nota 62; OVADIAH
1980, tav. 36, Fig. 99; BALMELLE 1985, p. 150, tav. 96 c; DONDERER 1986, p. 204 con nota 1949; PPM VII
2 (1997), p. 251, Figg. 40. 42.
Cat. 38 Pompei 2
LR: Pompei, Casa di Cornelius Rufus o Domus Cornelia (VIII, IV 15), atrio; LC: in situ; Dat.: I sec. d. C.
(Blake, Tamma, Barbieri, Fiorini).
Bibl.: Blake 1930, p. 12 nota 7; p. 106, tav. 31, 1; PERNICE 1938, p. 141; H. G. BEYEN, Die pompeianische
Wanddekoration vom 2. bis zum 4. Stil II 1, Haag 1960, p. 254 con nota 1; LAVIN 1963, p. 194 con nota 14;
OVADIAH 1980, tav. 42, Fig. 115; DONDERER 1986, p. 204 con nota 1950; G. BARBIERI, in BdA 72, 1987,
p. 69 nota 27; C. FIORINI, in Topografia romana. Ricerche e discussioni, Firenze 1988, p. 55; F. BOLOGNA, Die
Wiederentdeckung von Herculaneum und Pompeji in der knstlerischen Kultur im Europa des 18. Jahrhunderts, in B. CONTICELLO (ed.), Pompeji wiederentdeckt. Catalogo, Roma 19935, Fig. p. 81; G. TAMMA, in M.
MAZZEI (ed.), Bovino. Studi per la storia della citt antica. La Collezione Museale, Taranto 1994, p. 242; PPM
VIII (1998, p. 519 con Fig.; 520 Fig. 1.
Cat. 39 Populonia
LR: Populonia, Grande Villa con Terme, Calidarium; LC: in situ; Dat.: ?
Bibl.: AViva 117, 2006, p. 13 con Fig.
Cat. 40 Privernum 1
LR: Privernum, Domus dellEmblema figurato (Domus A), soglia; LC: Museo Archeologico di Priverno;
Dat.: et tardo-repubblicana (Barbieri); fine II/inizi I sec. a. C. (Cancellieri).
Bibl.: R. RIGHI, in Archeologia Laziale 6, 1984, pp. 178-185, Fig. 4; G. BARBIERI, in BdA 72, 1987, p.
67; M. CANCELLIERI, in AISCOM, III, Bordighera 1996, p. 635 Fig. 8; CANCELLIERI 1998, pp. 14-21.
Cat. 41 Privernum 2
LR: Privernum, Domus dellEmblema figurato (Domus A), ambiente H, soglia; LC: Museo Archeologico di
Priverno; Dat.: fine II/inizi I sec. a. C. (Cancellieri).
Bibl.: M. CANCELLIERI, in AISCOM, III, Bordighera 1996, p. 637, Fig. 12; CANCELLIERI 1998, p. 19 con
Fig.
Cat. 42 Roma 1
LR: Roma, Casa con pavimenti in opus signinum e mosaico, sotto San Pietro in Vincoli, ambiente M, soglia;
LC: in situ; Dat.: et repubblicana (Morricone Matini); primo/secondo quarto I sec. a. C. (Werner); fine
II/inizi I sec. a. C. (Messineo).
Bibl.: A. M. COLINI, in MemPontAcc 9, 1966, pp. 15-16, Figg. 17-18, tav. 4; EAA Suppl. 1970 (1973),
p. 507; tav. colori tra p. 512 e 513, s. v. Mosaico (Morricone Matini); K. WERNER, Mosaiken aus Rom. Polychrome Mosaikpavimente und Emblemata aus Rom und Umgebung, Wrzburg 1994, pp. 61-62, Cat. K 15;
G. MESSINEO, in Archeologia Laziale 10, 1990, p. 138 nota 2.

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Cat. 43 Roma 2
LR: Roma, Terme, Via Sistina (sotto Suore di Nostra Signora di Lourdes); LC: in situ; Dat.: primo terzo I
sec. a. C. (Fiorini); seconda met I sec. a. C. (Messineo).
Bibl.: C. FIORINI, in Topografia romana. Ricerche e discussioni, Firenze 1988, pp. 45-57, Fig. 12 tav. 5 b; H.
BROISE, in Xenia Antiqua 3, 1994, pp. 28-29, Figg. 17-18; BROISE JOLIVET 2004, pp. 100-101, Figg.
140. 142; G. MESSINEO, in Archeologia Laziale 10 (1990, p. 138 nota 2.
Cat. 44 Samosata 1
LR: Samosata, Palazzo, ambiente I; LC: in situ; Dat.: et tardo-ellenistica (Zoroglu).
Bibl.: BINGL 1997, p. 110; L. ZOROGLU, in Gottknige am Euphrat, pp. 75-83, Figg. 106-107.
Cat. 45 Samosata 2
LR: Samosata, Palazzo, ambiente IV; LC: in situ; Dat.: met I sec. a. C. (Zoroglu).
Bibl.: BINGL 1997, p. 109, Fig. 75; L. ZOROGLU, in Gottknige am Euphrat, pp. 75-83, Figg. 106-107.
Cat. 46 Samosata 3
LR: Samosata, Palazzo, ambiente VI; LC: in situ; Dat.: et tardo-ellenistica (Bingl); inizio I sec. a. C.
(Zoroglu).
Bibl.: BINGL 1997, p. 109 Fig. 75; L. ZOROGLU, in Gottknige am Euphrat, pp. 75-83, Figg. 106-107.
Cat. 47 Sulmona
LR: Sacello di Hercules Curinus presso Sulmona; LC: in situ; Dat.: 10 a. C.-10 d. C. (Clarke); met I sec.
a. C. (Wonterghem); II sec. d. C. (Trck).
Bibl.: J. R. CLARKE, Roman Black and White Figural Mosaics, Ann Arbor 1973, p. 268; F. VAN WONTERGHEM, in V. M. STROCKA (ed.), Hellenismus in Mittelitalien, 1976, p. 152, Fig. 8; G. BECATTI, in Actes du
Ier Colloque International sur la mosaque grco-romaine, Paris 1963 (Paris 1965, pp. 19-20, Fig. 5; F. VAN
WONTERGHEM, in E. MATTIOCCO, Dalla Villa di Ovidio al Santuario di Ercole, 1989, pp. 151-158; R. TUTERI, in AISCOM, II, Bordighera 1995, pp. 71-84; TRCK 2000/2001, p. 169.
Cat. 48 Teramo 1
LR: Teramo, Domus dellantica cattedrale; LC: in situ; Dat.: et repubblicana (Daszewski); dopo il 100 a. C.
(Parlasca); dopo l80 a. C. (Salies).
Bibl.: BLAKE 1930, p. 31; PERNICE 1938, p. 18; PARLASCA 1959, p. 130; G. CERULLI IRELLI, Edizione archeologica della Carta dItalia. Foglio 140. Teramo, Firenze 1971, p. 14, Nr. 9; DASZEWSKI 1977, p. 61 nota 62;
W. MAZZITTI, Teramo archeologica. Repertorio di monumenti, Teramo 1983, pp. 134-137, Fig. 4.
Cat. 49 Teramo 2
LR: Teramo, Domus di vico delle Ninfe; LC: in situ; Dat.: ?
Bibl.: W. Mazzitti, Teramo archeologica. Repertorio di monumenti (Teramo 1983, pp. 141-149; Fig. p.
141; 142 Fig. 2; 143 Fig. 3; 144 Figg. 1-2; 147 Fig. 14.
Cat. 50 Thmuis 1
LR: Thmuis/Tell Timai; LC: Alessandria, GRM Nr. Inv. 21739, Mosaico di Sophilos; Dat.: ca. 200 a. C.
(Brown, Daszewski); fine III/inizi II sec. a. C. (Ovadiah); seconda met II sec. a. C. (Donderer); prima
met II sec. a. C. (Dunbabin); 210-200 a. C. (Andreae).
Bibl.: Brown 1957, pp. 67-68, Nr. Cat. 48, tav. 38; E. BRECCIA, Le Muse Grco-Romain de Alexandrie
1925-1931, Bergamo 1932, ristampa 1970) p. 65, tav. 54, Fig. 196; PARLASCA 1959, p. 130; LAVIN 1963, p.
193 con nota 13; DASZEWSKI 1977, p. 61; OVADIAH 1980, p. 59, Nr. 42 (mosaico Nr. 48); DASZEWSKI 1985,
pp. 142-158, Nr. Cat. 38, Fig. 8, tav. 32; M. DONDERER, Die Mosaizisten der Antike und ihre wirtschaftliche
und soziale Stellung, Erlangen 1989, p. 79, Nr. Cat. A39, tav. 25; G. GRIMM, Alexandria, Mainz 1998, Fig.
81 a; DUNBABIN 1999, pp. 24-26, Fig. 25; B. ANDREAE, Antike Bildmosaiken, Mainz 2003, p. 32; Figg. p.
28. 29. 33. 34.
Cat. 51 Thmuis 2
LR: Thmuis/Tell Timai; LC: Alessandria, GRM Nr. Inv. 21737; Dat.: met II sec. a. C. (Daszewski); seconda met II sec. a. C. (Ovadiah).

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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

Bibl.: A. Adriani, Annuaire du Muse Grco-Romaine 1935-1939 (Alessandria 1940, p. 44; Brown 1957,
pp. 76-77; DASZEWSKI 1977, p. 61; OVADIAH 1980, p. 59, Nr. 42 (mosaico Nr. 49); DASZEWSKI 1985, pp.
163-164, Nr. Cat. 41, Fig. 9, tav. 36 b; M. GRANDI, in AISCOM, I, Ravenna 1994, p. 138; p. 139 Fig. 1.
Cat. 52 + Cat. 53 Tivoli 1+2
LR: Tivoli, Villa Adriana, Accademia; LC: Rom, Museo dei Conservatori, Pinacoteca, Sala di S. Petronill,
due tavoli con mosaico; Dat.: et tardo-repubblicana/inizio et augustea (Parlasca, Franceschini).
Bibl.: A. FURIETTI, De musiviis, Roma 1752, p. 54, tav. 4; P. GUSMAN, La Villa Impriale de Tibur, Paris
1904, p. 225, Fig. 327 d; K. PARLASCA, in MDAI(R) 65, 1958, 163; PARLASCA 1959, p. 131 nota 6; LAVIN
1963, p. 194 con nota 14; DASZEWSKI 1977, p. 61 nota 65; M. De FRANCESCHINI, Villa Adriana. Mosaici Pavimenti - Edifici, Roma 1991, pp. 339-340, Nr. 4-5, tavv. 39, 1-2.
Cat. 54 Torri in Sabina
LR: Torri in Sabina, localit Vescovio, ambiente A; LC: in situ; Dat.: ?
Bibl.: G. Alvino, in AISCOM II (Bordighera 1995, pp. 501-516, Figg. 14. 16.
Cat. 55 Utica
LR: Utica, Maison au Grand Oecus, ambiente VIII; LC: in situ; Dat.: II sec. d. C. (Duliere); 100-130 d.
C. (Schmelzeisen).
Bibl.: C. Duliere, CMT 1, 2 (Tunis 1974, pp. 7-8, Nr. 150 A, pianta 2, tav. 4; M. Donderer, Gnomon 50,
1978, p. 400; C. G. Smith, Black and White Mosaic Pavements at Utica (Minneapolis 1985, p. 76, Nr.
150 A; Donderer 1986, p. 204 con nota 1948; K. Schmelzeisen, Rmische Mosaiken der Afrika Proconsularis. Studien zu Ornamenten, Datierung und Werksttten (Francoforte 1992, p. 1384, Nr. 9. 1. 1.
Cat. 56 Val Bandon
LR: Val Bandon (Istrien); LC: ambiente E, pavimento pi recente; Dat.: fine I sec. d. C. (Donderer).
Bibl.: A. Gnirs, Jh 14, 1911, Beibl. pp. 176-180, Figg. 94-96. 98; W. Jobst, Rmische Mosaiken in Salzburg (Vienna 1982, p. 97 nota 351; p. 132 nota 477; Donderer 1986, pp. 203-204, Cat. Val Bandon 11.

Bibliografia
AISCOM = Atti del Colloquio dellAssociazione Italiana per lo studio e la conservazione del mosaico
Atti Taranto = Atti del Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto)
AURIGEMMA 1962 = S. AURIGEMMA, Tripolitania 1, 1. I mosaici, Roma 1962
BALMELLE 1985 = C. BALMELLE et al., Le dcor gometrique de la mosaque romaine I, Paris 1985
BARATTE 1974 = F. BARATTE, Recherches archologiques Hadra, in Miscellanea I. Les mosaques trouves sous la
basilique I, Rome 1974
BLAKE 1930 = M. E. BLAKE, The Pavements of the Roman Buildings of the Republic and Early Empire, MAAR
8, 1930, pp. 7-159, tavv. 1-50
BECATTI 1961 = G. BECATTI, Mosaici e pavimenti marmorei. Scavi di Ostia IV, Roma 1961
BINGL 1997 = O. BINGL, Malerei und Mosaik der Antike in der Trkei, Mainz 1997
BROISE - JOLIVET 2004 = H. BROISE - V. JOLIVET 2004
BROWN 1957 = B. R. BROWN, Ptolemaic Paintings and Mosaics and the Alexandrine Style, Cambridge 1957
CANCELLIERI 1998 = M. CANCELLIERI, Privernum, LArea archeologica, Roma 1998
CMT = Corpus des mosaques de Tunisie, Tunis
COARELLI 1995 = F. COARELLI, Gli scavi di Fregellae e la cronologia dei pavimenti repubblicani, in AISCOM II,
Bordighera 1995
DASZEWSKI 1977 = W. A. DASZEWSKI, La mosaque de Thse. Etudes sur les mosaques avec reprsentations du
Labyrinthe, de Thse et du Minotaure, Varsavia 1977
DASZEWSKI 1985 = W. A. DASZEWSKI, Corpus of Mosaics from Egypt, I, Mainz 1985
DI GIUSEPPE 1997 = H. DI GIUSEPPE, in P. BOTTINI (ed.), Il Museo Archeologico Nazionale dellAlta Val
dAgri,1997
DONDERER 1986 = M. DONDERER, Die Chronologie der rmischen Mosaiken in Venetien und Istrien, Berlin
1986
DUNBABIN 1978 = K. M. D. DUNBABIN, The mosaics of Roman North Africa, Oxford 1978
DUNBABIN 1999 = K. M. D. DUNBABIN, Mosaics of the Greek and Roman World, Cambridge 1999

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Este antica = G. TOSI (ed.), Este antica dalla preistoria allet romana, Este 1992
FABBRICOTTI 1974-1976 = E. FABBRICOTTI, Una Thetis venosina, in AttiMGrecia 1974-1976.
FABBRINI 1983 = L. FABBRINI, Terme di Caracalla. Il pavimento musivo nei due ambulacri superiori delle c. d.
palestre, in III Colloquio internazionale sul mosaico antico. Ravenna 6-10 settembre 1980, Ravenna
198
FAEDO 1998 = L. FAEDO, Aspetti della cultura figurativa nel territorio delle regione II e III tra III e V sec., in Atti
Taranto, 1998 (1999)
FANTAR 1994 = M. H. FANTAR, G. C. PICARD, S. BEN MANSOUR, La mosaque en Tunisie, Paris 1994.
MAETZKE 1941 = G. MAETZKE, Florentia (Firenze), Roma 1941
FOUCHER 1962-1963 = L. FOUCHER, La Maison des Masques Sousse, Fouilles 1962-1963, Tunis 1965.
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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

Fig. 1. Grumentum, Le
terme e le tre case
Le terme in rosso, la
Domus dellemblema con
torri in verde.

Fig. 2. Grumentum,
Domus dellemblema
con torri
30 Mosaico con torri
36 signino con motivo
a crocette
11, 24, 31 cocciopesto
rosso
32 signino con motivo
a losanghe

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ANEMONE ZSCHTZSCH

Fig. 3. Grumentum, Domus


dellemblema con torri,
ambiente 30, pianta

Fig. 4. Grumentum, Domus dellemblema


con torri, ambiente 30, pianta (particolare)

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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

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Fig. 5. Grumentum, Domus dellemblema con torri, ambiente 30, foto

Fig. 6. La diffusione del motivo

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ANEMONE ZSCHTZSCH

Fig. 7. Esempi delle diverse soluzioni presenti nellangolo


Arsameia
Pheneos
Delos
Roma
Marcigliana
Thmuis

Fig. 8. Grumentum,
Le terme, pianta
4 calidarium
5 tepidarium II
6 tepidarium I
9 corridoio di servizio
10 apodyterium
12 corridoio
43 ambiente tra terme
e casa
44 piscina
45 aula
46 latrina
48 frigidarium
49 piscina
50 corridoio dingresso
51 servizio

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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

Fig. 9. Grumentum, Le terme,


ambiente 5: tepidarium II, stato
di conservazione

Fig. 12. Grumentum, Le terme,


ambiente 43, stato di conservazione

Fig. 10. Grumentum, Le terme,


ambiente 5: tepidarium II,
ricostruzione del pavimento

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ANEMONE ZSCHTZSCH

Fig. 11. Grumentum, Le terme, ambiente 5: tepidarium II, foto

Fig. 14. Grumentum, Le terme, ambiente 45, stato di conservazione

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I NUOVI MOSAICI DI GRUMENTUM

Fig. 15. Grumentum, Le terme,


ambiente 45, ricostruzione del
pavimento

Fig. 13. Grumentum, Le terme,


ambiente 43, ricostruzione del
pavimento

Fig. 16.
Grumentum,
Le terme,
ambiente 45,
foto

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ANEMONE ZSCHTZSCH

Fig. 17. Grumentum, Le terme, ambiente 45, foto

Fig. 18. Grumentum,


Le terme, ambiente 48,
frigidarium, stato di
conservazione

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GRUMENTUM ROMANA

TAVOLE A COLORI

Fig. 5: Pianta tematica (disegno di F. Soriano)

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GRUMENTUM ROMANA

Fig. 6: Pianta con tracciato ipotetico (disegno di F. Soriano)

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GRUMENTUM ROMANA

Fig. 4. Pianta interfase.

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GRUMENTUM ROMANA

Fig. 6. Esemplari decorati alla barbotina.

Fig. 7. Imitazione della forma Hayes 8A in sigillata africana. Foto dellesemplare Tav. VII, no.
41, della sezione fresca e microfotografia della sezione lucida.

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GRUMENTUM ROMANA

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Tav. IV. Sigillata africana D: forme e tipi.

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GRUMENTUM ROMANA

Tav. VI. Sigillata africana D: forme e tipi.

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GRUMENTUM ROMANA

Tav. VIII. Gli impasti di produzione africana attestati: microfotografie delle sezioni lucide.
1-4: produzione A; 5: produzione A/D; 6-8: produzione C; 9-12: produzione D.

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GRUMENTUM ROMANA

Tav. IX. Rilievo della sezione B-BII


nel tratto BI-BII.

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