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Gli Etruschi al Trasimeno - Lager clusinus orientale

A) Quadro generale di riferimento


Compreso fra Lago Trasimeno ad est e asse della Val di Chiana ad ovest con i Chiari di Chiusi e
Montepulciano, il territorio attualmente ricadente sotto la giurisdizione del comune di Castiglione
del Lago corrisponde al distretto orientale della vasta compagine agraria anticamente pertinente a
Clusium-Chiusi, una delle massime citt dellEtruria. Il limite sud costituito dal corso del torrente
Tresa, quello nord dallarco ideale che congiunge le localit di Laviano, Petrignano, Ferretto e
Borghetto.
Attualmente insiste lungo la linea del Tresa/Montelungo/Chiari il confine giurisdizionale tra i
comuni di Chiusi e Castiglione del Lago, che era gi stata frontiera tra lo Stato Pontificio e
Granducato di Toscana.

La zona del confine umbro-toscano presso le Torri Beccati Questo e Beccati Quello, lungo lantico asse del Clanis
() due torri [medioevali] ancora si fronteggiano a sfida, sembrano dire con parole che sono state a esse imposte come
nomi Beccati questo e Beccati questaltro (G. Dennis, Citt e Necropoli dEtruria. Chiusi, 1883)

La zona dei rilievi collinari, dove si osserva lalternata variazione di vigneti e oliveti, si distingue
nettamente dalle terre pianeggianti consacrate alle coltivazioni di cereali, mais e girasoli pi a
ridosso delle sponde lacustri del Trasimeno e della vallata ampia e profonda dove serpeggia[va] il
dolce Chiani.
Gi le fonti letterarie antiche celebravano a pi voci la fertilit, molto allettante per le popolazioni
celtiche, di queste terre di grano, vigne e fiori modellate dallacqua, che ancora oggi resta un
suggestivo elemento dominante del paesaggio.
Esigue sono le attestazioni dettagliatamente documentate riconducibili allet preistorica per la
zona intorno allo specchio lacustre del Trasimeno, ma in alcuni casi sono di suggestiva eloquenza.
Pur trattandosi di un rinvenimento di superficie senza contesto, il segno pi lontano nel tempo di
frequentazione umana (Aurignaziano, 40000-20000 a.C.) senzaltro costituito dalla cd. Venere

del Trasimeno, un piccolo idolo scolpito in una pietra denominata steatite e conformato nella
tipica foggia paleolitica raffigurante un opulento corpo femminile a simboleggiare lauspicio di
fecondit e ricchezza.

Venere del Trasimeno (Roma, Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini")

Alcune sporadiche presenze neolitiche ed eneolitiche sono documentate, rispettivamente, a


Pozzuolo e Laviano.
Lepoca protostorica, che sulle rive orientali del lago si sta delineando con maggior precisione
grazie alle indagini recenti condotte sullinsediamento di San Savino, risalente al periodo fra et
del Bronzo medio e Bronzo finale (XVII XI/X secolo a.C.), e quello successivo dellet del Ferro a
San Feliciano (IX-VIII secolo a.C.), lungo la fascia spondale occidentali documentata grazie alla
stratificazione conosciuta in localit La Lucciola- Seghini, nei pressi di Panicarola.
In questoultimo sito, la necropoli formata da un centinaio di cremazioni in tombe a pozzo dell'et
del Bronzo finale si sovrapponeva a materiali lapidei e fittili pertinenti ai resti di un villaggio
collocabile cronologicamente allaltezza del Neolitico antico (met del VI millennio a.C.), che
denota ragguardevoli analogie con altri abitati perilacustri coevi (per esempio La Marmotta e Colle
S. Stefano).
Ma certamente il periodo corrispondente allo sviluppo della civilt etrusca quello che ci fornisce
la documentazione pi ricca sulla nostra area dinteresse.
Numerose testimonianze rivelano, contestualmente all'assenza di centri urbani, l'esistenza fra
l'epoca arcaica e quella ellenistica di siti di una certa rilevanza per lo sfruttamento delle risorse
agricole distribuiti in modo non continuativo in tutto il comparto ad oriente di Chiusi.
I riscontri pi antichi di epoca storica sono costituiti dalle tombe a ziro segnalate a Pucciarelli e
Porto, nonch dai vasi-canopo rinvenuti fra Pucciarelli, Vaiano e Gioiella. I due esemplari da
Gioiella confluirono, rispettivamente, presso la Collezione Ancona al Museo di Milano e
all'Ashmolean Museum di Oxford, quelli di Pucciarelli e Vaiano pervennero invece al Museo
Archeologico di Firenze dove tuttora sono depositati.
Accanto ai canopi, i monumenti funerari in pietra fetida decorati a bassorilievo di VI-V sec. a.C. l'urna da Villastrada-La Rosa, i cippi di Bruscalupo e il frammento di Malestante - illustrano
altrettanto chiaramente la matrice chiusina delle espressioni artistiche che la zona accoglie.

Un'altra produzione specifica di Chiusi in epoca arcaica costituita dai vasi di bucchero ornati da
fregi impressi a cilindretto, rappresentati, fra gli altri, dal cospicuo nucleo di suppellettile rinvenuta
nella tomba arcaica di Villastrada.
Analogo interesse rivestono i bracieri bronzei (foculi) risalenti al V sec. a.C., come gli esemplari da
La Rosa e da Pozzuolo a Firenze, composti da un vassoio rettangolare o circolare su ruote fisse o
piedi conformati a zampa animale, con decorazioni applicate di figurine di ippocampo.

Frammento di foculo in bronzo con rotella fissa e figurina apicale di ippocampo

Durante la fase ellenistica, in particolare nel II sec. a.C., in coincidenza con un sensibile aumento
della popolazione rurale dovuto ad una riorganizzazione nella gestione del fertile suolo agricolo, si
registra la maggior concentrazione di materiali archeologici. E il numero considerevole di urne
cinerarie in terracotta e pietra venute alla luce in tante localit (da Villa San Benedetto a Sigliano,
da Bruscalupo a Vaiano, da Gioiella a Badia San Cristoforo, da Porto a Pozzuolo-Castellaro), a
dimostrare, insieme alle tipologie tombali e allingente patrimonio di iscrizioni funerarie con
gentilizi largamente attestati nel territorio chiusino, il perdurare dell'influenza culturale esercitata
dalla citt di Porsenna.
Il quadro complessivo del distretto in et tardo-ellenistica, cos come viene ad essere delineato
grazie agli anzidetti ritrovamenti tombali, tratteggia una costellazione di insediamenti rurali, per lo
pi di piccola-media entit, distribuiti abbastanza capillarmente nel territorio, a riprova della
spiccata vocazione agraria del sistema produttivo locale, fondato sulla conduzione dei lotti da

parte di modesti proprietari terrieri oppure, altrettanto verosimilmente, di personaggi alle


dipendenze di famiglie della nobilitas residenti nel centro urbano.
Questo momento di prosperit sembra registrare una battuta darresto in corrispondenza del I
sec. a.C. e del passaggio ufficiale di tutte le citt italiche sotto il governo di Roma. Dopo la
concessione della cittadinanza romana e lassunzione dello statuto di municipio ascritto alla trib
Arnensis, nell82 a.C., in piena guerra civile, Chiusi, schieratasi a sostegno del partito mariano e del
console Papirio Carbone, fu sottoposta ad assedio dalle truppe di Silla, e le campagne circostanti
furono teatro di aspri scontri fra le opposte fazioni, che provocarono devastazioni e una
conseguente rarefazione del popolamento.
Con i primi decenni dell'Impero, alcune villae segnano una ripresa dellattivit di gestione degli
spazi rurali: testimonianze di questi nuovi insediamenti a carattere abitativo e produttivo, di cui il
territorio porta ancora memoria nella toponomastica, sono i ruderi di un terrazzamento presso il
Poggio di Castiglione del Lago, ma anche la cisterna di Pie Maggiore verso il lago di Chiusi.
Per approfondire
Bianchi Bandinelli 1925
Harris 1971
Cristofani-Martelli 1977
Torelli 1981
Maetzke-Tamagno Perna 1993
Pagnotta 1984
Gambini 2000
Paolucci 2002a
Paolucci 2002b
De Angelis 2010
Batino 2011
con ulteriori rimandi bibliografici
N. B. Le referenze bibliografiche sono indicate per esteso alla voce Principale bibliografia di riferimento

B) La viabilit antica
Nonostante lincertezza o linsufficienza dei dati archeologici, appare evidente che larea intorno al
lago Trasimeno fosse gi in antico un punto di raccordo per la viabilit dellEtruria interna e
dellItalia centrale, sia in senso verticale fra nord e sud, che trasversalmente come ponte di
comunicazione tra valle del Tevere e Arno per mediazione del corso del Clanis.
Tre grandi citt, Chiusi, Cortona e Perugia, esercitarono per molto tempo la loro influenza sui
territori abbracciati da questo specchio dacqua, che nella Tabula Cortonensis viene citato come
itis tarsminas.
E di notevole interesse sottolineare che, per costrizioni dettate dalla morfologia del paesaggio,
la maggioranza delle strade moderne che si snoda nel distretto ricalca, con tutta verosimiglianza la
trama viaria di epoca etrusco-romana, con i tracciati che mettevano in comunicazione Chiusi al
Trasimeno e a Perugia da una parte, allagro cortonese dallaltra, e la fitta rete di collegamenti

interni che servivano la capillare distribuzione di insediamenti interni.

Il nome del Trasimeno nella Tabula Cortonensis

Un documento storico rilevante su cui porre attenzione costituito dalla cd. Tabula
Peutingeriana, copia medioevale di una carta stradale romana che riportava tutte le vie
principali dellImpero e delle altre terre allora conosciute. In questa rappresentazione che, si badi bene, da considerare pi una descrizione pittorica che una proiezione
cartografica vera e propria risulta segnato, tra gli altri, il percorso della Via Amerina, che
allaltezza di Pirusio (Perugia) presentava una biforcazione: mentre un ramo proseguiva in
direzione nord fino a Gubbio, incrociando infine la Via Flaminia nei pressi di Cantiano,
laltro braccio da Perugia si dirigeva ad occidente verso Clusio (Chiusi), per ricongiungersi
alla Cassia, nel tratto diretto ad Arezzo.
Come indica lo stesso nome della perugina porta Trasimena da cui aveva inizio, una volta
superato il valico di Monte Buono, in questo itinerario lAmerina costeggiava,
probabilmente, le sponde meridionali del Trasimeno, pi o meno secondo lodierno
tracciato della SR 599, fino a Panicarola. Oltrepassato il torrente Rigo Maggiore, due si
mostrano, a questo punto, i tragitti principali esistenti e possibili: uno di maggiore
antichit, transitante per Villastrada Cimbano e poi discendente fino alla zona delle Torri
Beccati, un altro pi recente, che tocca Villa San Benedetto e Sigliano, riallacciandosi a
valle, proprio nei pressi delle Torri Beccati, con il diverticolo arcaico. Da qui larteria,
muoveva dritta in salita verso il colle di Chiusi dopo aver superato il letto allora navigabile
del Clanis.

Un altro asse viario primario, che transitava longitudinalmente nellinterspazio collinare fra
Chiusi e il Trasimeno, quello proiettato a nord in direzione di Cortona, che a partire dal
VII sec. a.C. (Poggio Santa Maria Fontegallo) ospita via via diversi insediamenti lasciando
il segno di numerosi diverticoli secondari che penetrano nelle campagne per connettere gli
abitati rurali sparsi di pi o meno rilevante entit.
Al pari della Tabula Peuntingeriana, unaltra carta stradale antica, lItinerarium Antonini,
costituisce una importante fonte di informazioni, seppur indirette, per questa direttrice

viaria diretta a Cortona. Sulla scorta dellitinerario antico, in accordo con le distanze da
questo fornite rispetto a Chiusi ed Arezzo, infatti, alcuni studiosi sono propensi a ricercare
proprio nella zona compresa tra Valiano, Laviano e Petrignano la precisa ubicazione di un
importante luogo di sosta intermedio lungo la via Cassia prima di arrivare ad Arezzo,
segnato con il nome di mansio ad status o ad statuas.

Stralcio della Tabula Peutingeriana con indicazione di Clusio (Chiusi)

Per approfondire
Banti 1936
Lopes Pegna 1950-1951
Pagnotta 1984
Riganelli 2000
Prontera 2003
Berichillo 2004
Bruschetti 2009
N. B. Le referenze bibliografiche sono indicate per esteso alla voce Principale bibliografia di riferimento

C) Note sul paesaggio agrario antico


Londulata alternanza di clivi e pianure tra il distretto perugino e la valle scavata da quello che un
tempo fu lalveo navigabile del fiume Clanis, senza registrare nel corso degli ultimi 3000 anni
modificazioni particolarmente significative sul piano oro-idrografico - eccezion fatta per la bonifica
delle superfici paludose, naturalmente-, rappresentava in antico una fertilissima porzione agraria
delle terre dEtruria, in cui lattivit umana legata allo sfruttamento del suolo si svilupp a pieno
regime associando allo sfruttamento della naturale feracit dei suoli lapplicazione di artifici
tecnologici (per esempio i sistemi sotterranei di drenaggio, luso dellaratro in ferro e il sistema di
coltivazione a maggese) per dare origine ad apprezzatissimi prodotti alimentari, dallolio al vino, dai
cereali ai frutti.


Lolivo (nome scientifico: Olea europea)
Furono senzaltro gli Etruschi gli intermediari pi indiziati per lintroduzione dalla Grecia della
coltivazione dellolivo nelle regioni dellItalia centrale, a partire dal periodo della colonizzazione.
Per lo meno fino al terzo venticinquennio del VII sec. a.C., lolio, denominato in etrusco eleiva dal
dorico elaiwa (come il latino amurca si rif al greco amorghe), fu effettivamente un pregiatissimo
prodotto dimportazione, che arrivava a destinazione in Etruria trasportato in contenitori
diversificati a seconda delluso: anfore, aryballoi ed alabastra (piccoli vasi portaprofumo). In
conseguenza dellavvio della produzione locale, si riscontra la distribuzione di unguentari in
bucchero o argilla con decorazione che imita le ceramica corinzia.
Plinio il Vecchio (Plin. N.H. XV, 1, 65) richiama lattenzione sul ruolo di Tarquinio Prisco, figlio del
corinzio Demarato, per luso dellolio in ambito romano.
Secondo unattivit di censimento e catalogazione olivicola curata recentemente da Unaprol e CNR,
larea compresa tra Badia San Cristoforo e Villastrada vanta alcuni oliveti di notevole arcaicit, nei
quali si segnalano piante eccezionalmente longeve, da inserire nel novero degli esemplari pi
antichi della Penisola.
Particolare rilievo merita, fra tutti, un imponente esemplare nella propriet De Ponti appena fuori
dal paese di Villastrada, nel declivio a sinistra della carreggiata, lungo la strada che conduce a
Chiusi, che, da stime tecnico-scientifiche, potrebbe risalire per lo meno a 1500 anni fa,
confermando la genetica vocazione agraria della zona.

Olivo millenario nei pressi di Villastrada

La vite (nome scientifico: Vitis vinifera)

"Vuole la tradizione che questo popolo [i Galli], attratto dalla dolcezza dei prodotti e soprattutto del vino, che a quel
tempo costituiva per loro un nuovo piacere, abbia attraversato le Alpi e si sia impadronito delle terre
precedentemente abitate dagli Etruschi; chi poi avrebbe mandato il vino in Gallia sarebbe stato un tale Arrunte di
Chiusi spinto dall'odio per Lucumone che gli aveva sedotto la moglie (...).
(Liv. V, 33-35)

E ben nota nelle terre dellEtruria interna, fra cui quelle di Perugia e Chiusi, la coltura intensiva di
vitigni molto apprezzati, come dichiarano esplicitamente Dionigi dAlicarnasso (D.H., Ant. Rom., XIII,
10-11) e Plinio (Plin. N.H. XIV, 35, 38, 39), rammentando nello specifico la vite murgentina,
proveniente dalla Sicilia, chiamata da alcuni pompeiana, perch fu poi impiantata nellarea del
Vesuvio, ma molto pi abbondante nel territorio di Chiusi. Livio (Liv. V, 33-36) riportando, da
parte sua, il celebre episodio di Arrunte, coglie loccasione per rimarcare che, tra le numerose
attrattive che le floride regioni etrusche potevano esercitare sui Celti, il vino che si produceva nella
citt di Porsenna rappresentava senzaltro una delle argomentazioni pi forti e convincenti. Anche
lo scrittore Ateneo nella sua opera I sofisti a banchetto ribadisce lapprezzamento mostrato dai
Greci per i vini dellEtruria (Ath. Deipn., XV, 702).
Nella nostra area, fra i ritrovamenti noti (Paradiso presso Vaiano, San Benedetto, Castellaro
presso Pozzuolo), sono attestati alcuni esempi di anfore appartenenti a diverse epoche, sia
importate che di fabbrica locale, per alcune delle quali certo limpiego come contenitori di vino.

Disegno che illustra linterno della tomba etrusca in loc. Paradiso dove risultano ben evidenti, deposte a terra, due
anfore vinarie

Il far clusinum (nome scientifico: Triticum dicoccum)

E la prospera Italia biancheggia di candido frumento


(Plin. N.H. XVIII, 65)

LEtruria viene celebrata dagli autori antichi come terra particolarmente generosa nel produrre
cereali, un vero e proprio granaio a cui la stessa Roma dovette rivolgersi in pi di una circostanza,
dal V sec. a.C. fino alle guerre annibaliche, per fronteggiare gravi carestie e guerre: si ricordi ad
esempio il rifornimento frumentario inviato dalle citt etrusche di Chiusi, Perugia, Arezzo, Rosellae,
Caere e Volterra allesercito che Scipione guidava in Africa per combattere Annibale (Liv. XXVIII, 45).
Con il miglior farro (siligo, grano tenero) di Chiusi ed Arezzo si impastava il pane pi dolce (Plin.
N.H. XVIII, 87). Insieme a Plinio, anche altre fonti antiche, tra cui Varrone e Columella ((Plin. N.H.
XVIII, 66; Varr. De r.r. I, 44; Colum. II, 6), menzionano il far clusinum, letteralmente farro chiusino,
cereale dal colore bianco e lucente non di eccellente qualit ma di facile coltivazione, che serviva
ancora in et imperiale non soltanto come prodotto alimentare, ma anche come base cosmetica
per prodotti di bellezza (Ov. de med. fac. 69; Mart. XIII, 10).

La fagiolina del Trasimeno (variet locale della famiglia Vigna Unguicolata)


Tra i prodotti agricoli che, come il far clusinum, nellantichit venivano coltivati nei fecondi terreni
intorno al lago, andranno certamente ricordati i legumi, che si utilizzavano bolliti o cucinati sotto
forma di zuppe.
In aggiunta alle specie molto note, come piselli, ceci, lenticchie, fave, era presente nel paesaggio
vegetale ed alimentare dellepoca etrusco-romana una leguminosa di origina africana dai semi
saporitissimi e ricchi di proteine, menzionata dal botanico Teofrasto come specie gi nota e
coltivata in Grecia nel periodo intorno al IV sec. a.C., e chiamata phaseolus da Plinio il Vecchio.
In questa variet di fagiolo, giunto nella nostra Penisola presumibilmente proprio per tramite di
Etruschi e Romani, che intrattenevano nel Mediterraneo intensi contatti con lambito nordafricano
non meno che con larea ellenica, legittimo riconoscere quella che deve considerarsi una
produzione storica del territorio perilacustre: la fagiolina del Trasimeno, detta anche risina del lago
a causa delle dimensioni modeste e del colore prevalentemente biancastro (non privo tuttavia di
varie screziature), o fagiolo dall'occhio per la presenza di un puntino nerastro che ricorda una
pupilla.
Legume dalla maturazione scalare e limitatamente fruttifera, coltivato intorno al lago in maniera
abbastanza diffusa fino al dopoguerra, a partire dalla seconda met del 1900 la sua produzione ha
cominciato a subire un fortissimo decremento dovuto alle complesse modalit di gestione, che di
fatto stava condannando allestinzione questo fagiolo di antichissima origine mediterranea.
Per tutelare una significativa manifestazione di biodiversit agraria (e culturale) dunque nato da
qualche anno il Consorzio Fagiolina del Lago Trasimeno, che ha quale scopo principe la difesa, il
monitoraggio e la promozione di questo peculiarissimo legume locale dalle eccellenti
caratteristiche genetiche, storiche e gastronomiche.
Per approfondire
Murray 1990
Sereni 1993
Kerenyi 1996
Brun 2004
Cerchiai - DAgostino 2005
Ciacci Rendini - Zifferero 2007
Etruschi 2000
Torelli 2000
Batino 2011
N. B. Le referenze bibliografiche sono indicate per esteso alla voce Principale bibliografia di riferimento