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DELLO STESSO EDITORE Calcolo delle strutture in C.A. M.Gipolin, LA. Fablani Progetti di strutture A. Mig! Progetto agli stati limite delle strutture in cemento armato A Migiacci, F Mola Mario Paolo Petrangeli Facolt di Irgegneria Universit dept Stud “La Sapienza - Roma Progettazione e costruzione di ponti con cenni di patologia e diagnostica delle opere esistenti IV edizione (Casa EDITRICE AMBROSLANA INDICE PRESENTAZIONE CaPrroto 1 - Considerazioni generali 1.1 Introduzione 1.2 - Classficazione - Vincoli progettuali 1.2.1 - Sulla base dell’ostacolo sovrapassato 1.2.1.1.-Ponti (a), 1.2.1.2-Viadott (7). 1.2.1.3 -Sovragassagie sottopassag- #1). 1.2.1.4 Suade o Ferrovie sopraelevate (10). 4.2.2 - Sulla base della via servita 1.2.2.1 -Pont stradali di 1° categoria (10). 1.2.2.2- Pont stradal 2° catego fia (10), 1.2.2.3 - Passerelle pedonali (10). 1.2.24 - Ponti feroviai (10). 1.2.25 = Pont canale (10). 1.2.3 - Sulla base del materiale impiegato 1.2.4 Sulla base dello schema statico 1.2.4.1, - Ponti a trvata (11), 1.24.2 - Pont! ad arco (14). 1.2.4.3 - Pont a telaio (19). 1.2.4.4 - Pont stallati (19). 1.2.4.5 - Pont sospesi (19). 1.2.4.6 = Pont collaboranti arco - trave (24). 1.3 - Considerazione sulle luci dei ponti 1.3.1 - Luci limite 1.3.2 - Valutazione di massima dei costi Bibliogratia CAPrToto 2 - Le azioni sui ponti 2.1,- Premessa 2.2 - Azioni permanenti 2.2.1 - Peso proprio della strutura 2.2.2 - Sovraccarico permanente 2.2'3 = Spinta dei rilevati di accesso, sottospinte idrauliche ecc. 2.3 - Azioni legate al transito del carico utile 2.3.1 - Sovraccarico accidentale 23.2 = Efieti dinamici del sovraccarico accidentale 2.313 - Le forze ai frenatura (0 di accelerazione) e centrifuga 2.3.4 - Azioni sul parapetti e sui sicurvia 2.4 - Azioni dovute al vento 2.5 - Azioni senza forze esterne 2.5.1 = Coazioni impresse - Cedimenti dl vincoli 2.5.2 - Efiett termici < 10 Inoce 25.2.1 Andamento delle temperature nelle sezioni dl impaleato (39). 2.5.2.2 = Sollectazioni termiche longitudinali (40). 2.5.2.3. Sollettaziontermiche trasversali (47). 2.5.2.4 - Ali casi di vatiazioni termiche diferenzialt (48). 2.5.2.5» Effet della fessurazione del caleestuzz0 (49) 2.5.3 - Attrito nei vincoli 2.6 - Azioni dovute all‘ostacolo sovrappassato 2.6.1 - Azioni idrodinamiche 2.6.2 - Spinta del ghiaccio 26.3 - Unto ai mezzi o di natanti 2.6.4 - Movimenti franosi 2.7 = Azioni sismiche 2.8 - Criteri di verfica 2.9 - Richiami sulla fatica 2.9.1 - Aspetti generali 2.9.2 Il caso di tensioni cicliche Bibliografia CaPrToto 3 - Gli effetti del ritiro e della viscosita 3.1 Introduzione 3.2 II comportamento dei materiali nel tempo 3.2.1 - II ritio del calcestruzzo 3.2.2 - La viscosita del calcestruzzo 3.2.2.1 - I caso di carchi costant (65). 3.2.2.2 -I caso di carchi variabil: ‘oefficiente dt invecchiamento (68). 3.2.3 - Rilassamento dell’acciaio 3.3 - Metodi di analisi 3.3.1 =I metodo del modulo ridotto (MMR) 3°3.2 - 1] metodo del modulo ridotto modificato (MMRM) 3.3.3 - 1 metodo di Dischinger (MD) 3.3.4 Il metodo di Dischinger modificato (MOM) 3.3.5 - II metodo dell’analis! al passo 0 per sovrapposizione (SPP) 3.4. - Il comportamento delle sezioni nel tempo 3.4.1 - Premessa 3.4.2 - Sezione simmetrica caricata assialmente 3.4.2.1 -Analisiconil MMR(77). 3.4.2.2 Analisicon il MMRM (77). 34.2.3, Analisi con il MD (77). 3.4.2.4 Analisi con il MOM (78). 3.4.2.5 - Confron- to trai metodi (79), 3.4.3 ~ Sezione presso - inflessa 3.5 - II comportamento delle struture nel tempo 3.5.1 = Generalita 3.5.2 Strutture a cui viene variato lo schema statico 3.5.2.1 - Sezioni prive di armature (87). 3.5.2.2 - Sezioni armate (91) 3.5.3 - Strutture soggette a spostamemti impressi Bibliografia CaprToto 4 - Linee e superfici di influenza 4.1 - Linee di influenza - Definizione 49 49 48 51 51 32 52 55 35 36 61 63 63 63 63 65 70 n n n 73 7 75 76 76 76 36 86 37 1 34 35 va INDICE 4.2 - Cenni di teoria sulle L.D.t 4.3 - Uso delle linee di influenza 4.3.1 - Carico concentrato isolato 4.3.2 - Treno di carichi concentrati 4.3.3 - Carico ripartito 4.4 -Tracciamento delle linee di influenza 4.4.1 - Metodo diretto 44.1.1 = Trave semplicemente appoggiata (100). 4.4.1.2 - Mensola (101) ‘ak 113.Trave incasrata ad un estremo e semplicemente appogsiaa allo (a sezione costante) (101). 4.4.2 - Metodo indiretto 4.4.2.1.-Ldi delle caratterstiche di solecitazione (teorema di Land-Colonnet- th (103, 442.2 - Ld. degli spostamenti (107), 4.4.3 - Calcolo automatico delle L.d.t. 45 ~ Carichi indiret! 4.6 - | diagrammi det massimi e rinimi 4.7 - Superici di influenza: definizione e modalita di impiego 4.8 - Cenni teoria sulle $.D.1 Bibliografia Carrroto 5 - Calcolo degli effetti loc 5.1 - Impostazione del problema 5.2 - Le piastre in ca. 5.2.1 - importanza del carico 5.2.2 - Modelli di calcolo 5.3 - Le plastre ortotrope "53.1 - Generalita 8.3.2 - Prineipali tipi di plastra ortotropa attualmente in uso per | ponti metalic 5.3.3 - Cenni di calcolo 3.3.3.1 - Definizione del problema (141). 5.3.3.2 Le sllecitazioni nella pia- stra ortovopa (stato I (14). sibtiografia CaprToLo 6 - Impalcati a graticcio 6.1 - General 6.2 - Schematizzazione di calcolo 6.3 - La tipartizione trasversale dei carichi 6.3.1 = Definizione del problema 63.2 Fattori che influenzano Ia ripartizione trasversale 6.3.3 - Graticci con tasversi infinitamente rigidi B31 - Validita dellipotesi (154). 63.3.2 - Il calcolo dei coefficient (136), 63.33 - Influenza reciproca di pid trasversi (158), 6.3.3.4 11 metodo ‘dealt infin trasverstnfnitamente rigid (159). 6.3.3.5- II metodo di Engesser (159), 6.3.3.6 Le sollectazioni nel trasversi (160). 6.4 ~t-metodo-di-Guyon ~ Massonnet - Bares 6.4.1 - potest 6.4.2 - Cenni di teoria 96 97 97 7 98 100 102 108 10 wt 112 116 123 125 125 128 128 129 138 138 139 141 148, 149 149 149 152 152 133 154 162 162 164 INDICE 6.4.3 - L’uso delle tabelle 6.4.4 - Osservazioni 6.4.5 - Esempio 6.5 -| graticei obliqui Bibliogratia CaPtroLo 7 ~1 ponti a cassone 7.1 - Generalita 7.2 - Modellazione della struttura 7.3 - Calcolo a volta scatolare con piastre continue 7.4 II metodo delle “striscie finite” 7.5 - Calcolo approssimato dei cassoni unicellular 7.6 - Calcolo approssimato dei cassoni pluricellulari 7.7 - Solettoni alleggeriti 7.8 - Cassoni unicellulari interconnessi 7.8.1 - Collegamenti con trasversi 7.8.2 - Collegamento con sola soletta 7.83 = Cassoncini accostati Bibliografia Caprroto 8 - Le travate reticolari 8.1 - Generalita 8.2 - Tipologia 8.3 - Cenni di calcolo 8.4 Le strutture di controventamento 8.5 - Linee di influenza per le ravi reticolari Bibliografia 9.1 - Generalita 9.2 - Modalita costrutive e fenomeni lenti 9.3 - La costruzione per campate successive 9.3.1 = le travate appoggiate 9.3.2 - Le tavate continue 9.4 - La Costruzione a sbalzo per conci 9.4.1 - Tecniche costruttive 9.4.2 - Schema statico finale 9.4.3 - Scelta della sezione trasversale 9.4.4 = Criteri di calcolo 9.4.5 - Problemi geometrici 9.4.6 - I giunti tra conei prefabbricati 9.5 - La costruzione “a spinta’” Bibliografia CaPrToLo 10 - Apparecchi di appoggio € dispositivi antsismici 10.1 - Premessa 10.2 - Gli apparecchi di appoggio 10.2.1 - Definizione e requisiti di sicurezza 166 169 170 178 180 181 181 183 185 190 196 201 202 202 205 207 211 213, 213 214 216 219 222 225 227 227 235 236 236 238 240 240 242 243 244 245 246 247 248 249 249 249 249 10.2.2 - Gli spostamenti 10.2.3 - Classificazione degll apparecchi di appossio 10.2.3.1 - Gli appogai in gomma (254), 10.2.3.2 - Gli apparecchi in acciaio (255), 10.2.3. - Gil appoggi in acciaio e PTFE (257). 10.3 ~ Dispositivi antsismici 10.3.1 - Definizione e requisiti di sicurezza 10.3.2 - Dispositivi reagenti a forze impulsive 10.3.3 - Dispositivi a comportamento prevalentemente elastico 10.3.4 - Dispositivi a comportamento elastoplastico Bibliogratia CaPrToto 11 - Le pile dei ponti a travata 11.1 - Generalita 11.2 - Le casseforme rampanti 113 = Le verifiche in esercizio 11-4 Le pile snelle 11.5 - Le verfiche in fase di sisma 11.5.1 - Premessa 11'5.2 - Analisi dinamica lineare approssimata 115533 - fet’ idrodinamici 11'5.4- Influenza delle caratteristiche del terreno ai fondazione in fase di sisma 11.5.5 - La dutta delle pile 11.55.1-Aspet generali (288). 11.5.5.2 -Fattri che influenzano la dutta di una pila in caleestuzz0 (290) Bibliogratia CAPrTOLo 12 - Aspetti specifici delle fondazioni dei ponti 12.1 - Premessa 12.2 - Le fondazioni su pali 123 - Le fondazioni speciali 123.1 - Fondazioni a pozzo pieno 123.2 - Fondazioni a pozzo cavo 12.3:3 - Fondazioni su micropali 12.314 - Fondazioni con tiranti Bibliografia CariToto 13 - Le spalle dei ponti a travata 13.1 = Premessa 13.2 - Tipologie 13.3 - Analisi dei carichi esterni 43.3.1 ~ Carichi in esercizio 13.3.2 - Azioni in fase di sisma 134 - Criteri di verfica 13.5 - Particolari costrutivi Bibliogratia INDICE 251 254 258 258 259 261 263, 267 269 269 269 272 275 278 278 279 284 286 289 295 297 297 297 305 305 31 312 313 318 39 319 319 321 321 324 325 334 336 | i i INDICE CaprroLo 14 - | ponti ad arco 14.1 = Introduzione 14.2 = Criteri general di calcolo 143 - Varco a tre cemiere 14.4 - Varco a due cerniere 1455 - La caduta di spinta 1456 - arco incastato, 147 - Cenni alla teoria del 2° ordine 14.8 - Instabilita degli archi 149 - Sistemi collaboranti arco-tave Bibliografia Carroto 15 - | ponti strallati 15.1 -Cenni s 15.2 - Disposizione generale degli elementi strutturall 15.2.1 - Numero degli stalli 15.2.2 - Disposizione longitudinale degli stall e dei vincoli 15.2:3 - Disposizione trasversale degli strali e sezione dell’impalcato 153 -Gli stall 15.3.1 - Tipi di cavi 15.1.1 ~ Le funispiroidali (373) 15.3.1.2 - Cavi ad element paralleli (374) 15.3.1°3 - Guaine e protezioni anticorrosive (374), 15.3.2 - Richiami di statica dei cavi 15.3.2.1 - Vequazione del cavo “teso" (376). 15,3.2.2 - Il modulo di elast- itd Fidowo” del cavo (378), 15.3.3 - Problemi di fatica negli stalli 15.4 ~ Considerazioni sulla statica det ponti strallati 15.4.1 - Teoria lineare 15.4.1.1 = Considerazioni generali (382). 154.1.2 - Carichi permanenti (385) 15.4.1.3 - [earichi accidental (86). 15.4.2 - Teoria non lineare 15.5 - Comportamento aerodinamico dei ponti stallati 15.5.1 - Intreduzione 15.5.2 - Forze statiche 15.5.3 ~ Effett dinamici 15.5.1 ~ Moti di ampiezza limitata (395), 15.5.3.2 - Moti non oscillator di. vergenti (396), 15.5.3. - Mot oscillator di ampiezza erescente (298) Bibliogratia CAerrot0 16 - Patologia e diagnostica dei ponti esistenti 16.1 - Premessa 16.2 - Durabilitae fattori di rischio 16.2.1 = Le fasi del degrado di un ponte 16.2.2 - Errori di progettazione 16.2:3 - Errori di costruzione 16.2.4 - Deficienze di manutenzione 16.2'5 - Fattori ambientali 16.2.6 - Eventi eccezionali disastrasi x 337 337 340 343 346 349 350 352 353 355 361 363 363 365 365 366 371 373 373 376 380 382 382 390 392 392 393 395 402 403 403, 404 404 404 407 410 an 412 x INDICE 16.3 - Patologie dei ponti in calcestruzzo 16.3.1 - Deterioramento del calcestruzzo 16.3.2 - Corrosione delle armature 16.4 -Sisterna ispettivo 16.5 - Diagnostica 165.1 - Classifcazione delle prove 16.5.2 - Controllo sui calcestruzzi 16.5.3 - Controlli sugli acciai 16.5.4 - Misura delle tensioni 16.5.4.1 - Richiami di estensimetia (423). 16.5.4.2 - Misura delle tension in ‘opere nuove (426). 16.5.4.3 ~ Misura delle tensioni in opere esstenti (427). 16.5.5 ~ Controlii dello stato generale dell’opera Bibliografia 42 412 414 416 417 417 418 422 423, 428 430 CONSIDERAZIONI GENERALI 1.1 - INTRODUZIONE Dall‘antichitafino agli inizi del secolo scorso I'unica forma di trazione conosciu- ta era quella animale che permetteva di avere strade molto “flessibili”, cio® con pendenze longitudinali elevate e raggi di curva piccoli. Cid consentiva alla stra- da di adagiarsi sul terreno naturale, per quanto accidentato ess0 fosse, e le uni- che opere singolari erano i ponti necessari per superare i corsi d’acqua. II tema veniva risolto sempre con strutture ad arco, 2.0 mattoni, che hanno permesso di superare lucilibere anche ragguardevoli, dell’ordine di 50 m. ‘Alcuni di questi pont esistono ancora, come il ponte romano di Rimini (igu- ‘a 1.1), quelli sul Tevere a Roma (Fabricio e Cestio, questo parzialmente rifatto nell’800, parte di ponte S. Angelo e di ponte Milvio) ed alcuni esempi di bei pon- timedievali, ma la maggior parte & andata distrutta a causa dell insufficienza del- le fondazioni, specie quelle poste negli alvei, per mancanza di adeguate tecnolo- Fig. 1.1. Ponte di Tiberio sul Marecchia @ Rimini - 20 dC 2 CCONSIDERAZIONI GENERALI Fig, 1.2. Il ponte Garabit (ie. gie di costruzione. Non si aveva infat la possbilita di ralizzare fondazioni pro- fonde (pal o cassoni) e quindi le pile in alveo erano sozgette a fenomeni di scal- zamento che, nel caso di piene eccezionali, erano la causa prima dei croll. Una vera e propria rivoluzione si ebbe nell’800 con Vavvento della ferrovia, che permette pendenze massime dell‘ordine del 23% (rispetto al 15+20% della trazione animale) e raggi minimi elevat La via non poté pit! poggiarsi sempre direttamente sul terreno e cid compor- to la necessita di superare grandi luci. Inoltre il peso dei veicolitransitanti sui pponti crebbe enormemente, passando da qualche quintale alle decine di tonnel- late, La realizzazione di queste opere fu resa possibile dalla contemporanea ac- quisizione di nuovi materiali da costruzione, quali la ghisa prima e V'acciaio la- minato poi, nonché da nuove tecnologie di lavorazione. Si ebbero cosi i primi ponti sospesi all’inizio dell’800 con luci superiori 2 100 m, il ponte Garabit ad arco reticolare di 160 m progettato da Eiffel (f- gura 1.2), per arrivare nel 1890 al ponte sul Firth of Forth con luce centrale di 530 m ‘Quest'ultimo costituisce anche un esempio di ricerca di un nuovo schema statico meglio rispondente ai nuovi materiali ed alle nuove esigenze, essendo il primo esempio di trave reticolare metallica tipo Gerber (figura 1.3). INTRODUZIONE. 3 Fig, 1.3. Ponte sul Fith of Forth (Scozia) 1890. Una terza era nel campo dei ponti si @ avuta nel nostro Paese intorno asl anni sessanta con la costruzione delle autostrade, nastri estremamente rigid cre hanno richiesto la tealizzavione di numerosi viadolti. Cid ha comportata la ne cessité di ridurre i cost il pit possibile e quindi ha dato notevole sviluppo alla prefabbricazione ed alle tecniche di montaggio di tipo industriale, sfruttando al ‘massimo le possibilita offerte dal cemento armato precompresso la cui tecno.o- gia si @ andata perfezionando parallelamente. In questo periodo hanno avuto anche notevole sviluppo nuove tecniche esecuzione di fondazioni profonde, quali pali di grosso diametro, fondazioni marine, ecc., che hanno permesso la costruzione di opere in zone considerate fino a poco tempo fa . Attualmente nuovi temi ai progettsti ed ai costruttori sono forniti dalle ru- merose ed importanti realizzazioni richieste dai Paesi in via di sviluppo che Spesso cosringono ad operae in condzion!ambientali moto pit dificil di quelle tradizionali In Italia, in via di completamento il programma autostradale, ¢ da prevedersi un incremento delle costruzioni ferroviarie e delle strade o ferrovie urbane e su- 4 CCONSIDERAZIONI GENERALI burbane sopraelevate. In questi casi, dati vincoli imposti dal tessuto urbano e dallalto costo delle aree, si tende a fare un unico viadotto il quale quindi non 2 pid visto come un mezzo per superare un ostacolo singolo ma finisce con I'- dentficarsi con la strada stessa. in futuro nuove soluzioni e nuovi traguardi potranno forse essere possibili grazie all'dozione su scala industrale di materiali nuovi quali fibre sintetiche, leghe speciali ec. attualmente in fase di sperimentazione. ‘Altro tema destinato ad assumere sempre maggiore rilevanza nei prossimi anni & quello della manutenzione, riparazione ed adeguamento dei ponti esi- stent ‘Guesto problema, che interessa tutti paesi industralizzati,& particolarmen- te sentito in Malia ove la necessita di costruie, negli anni sessanta, un numero elevatissimo di opere e I'errata convinzione che il calcestruzzo fosse comunque “eteino”, ha portato ad esecuzioni spesso poco accurate, quando non affette da ravi diet costa 1.2 - CLASSIFICAZIONE - VINCOLI PROGETTUALI Sono possibili pit: classifiche delle opere d'arte a seconda dell’aspetto che si ‘vuole porre in rsalto, In genere a ciascun tipo corrispondono dati e vincoli parti- colari di cui bisogna tenere conto in sede di progetto. Secondo la terminologia pil in uso possiamo operare le seguenti distinzior 1.2.1 - Sulla base dell’ostacole sovrapassato 1.2.1.1 - Ponti Propriamente dett, nel caso di opere necessarie per superare fiumi, can: i di mare, ecc. In questo caso i vincoli per opera da costruire sono principal- ‘mente di natura idraulicae richiedono studi preliminari da condursi in collabora- zione con esperti per individuare: a) gli eventi di massima piena da prevedersi sia in fase costruttiva che durante tutta la vita del ponte. ‘Questa viene in genere fissata pari a 50 anni per le opere ordinarie, mentre per opere di pantcolare importanza si considerano 100 o pit! ann by i livello massimo dell'acqua tenuto conto della presenza della futura opera. | enomeni di igurgito peraltro, rilevanti nel caso delle grosse pile in alveo a so- stegno dei vecchi pont! in muratura, sono di scarsa rilevanza nei ponti moderni.. I sostegni relativamente snelliin genere provocano maggior altezze d’acqua de!- Vordine della decina di centimetr; la‘possibilita che si verifichino scalzamenti delle fondazioni in alveo dovuti sia ai fenomeni generalizzati, che prescindono cic dalla presenza dell’opera, sia a quelli localizzati in prossimita delle pile. ‘Questi ultimi, che in genere si presentano come in figura 14, possono esse- re valutati con formule serniempiriche (si veda ad esempio (1) tra le quali si cita, sch masini CCLASSIFICAZIONE. VINCOU PROGETTUALL 3 Fig, 1.4 Forma dello scalzamento al piede delle pile in alve. € puro titolo esemplificativo, quella di Neill dl=1,5-y Ks (biy)97 an) con dl max scalzamento previsto, yaltezza dell'acqua, b dimensione trasversale dell’ostacolo e K, coefficiente di forma che per le pile di sezione pil usuale & riportato in tabella 1.1. L’entita dello scalzamento locale, che come risulta dalla 1.1 pud essere di diversi metri, dipende molto dall’angolo di incidenze della corrente con la pila ‘come si vede dalla figura 1.5 che riporta i coefficienti maggiorativi Ky per sezio- ni rettangolar Nei torrenti con alveo mobile questo angolo non é sempre ben definibile per cui & consigliabile, in questi casi, adottare pile circclari o pseudocircolari. In base al massimo scalzamento totale previsto verranno progetiate le fonda- zioni e le eventuali opere accessorie quali briglie, soglie ecc. arrivando, nei casi pid gravi, ad escludere i sostegni in alveo; 6 ‘CONSIDERAZION! GENERAL ‘abella 1.1 - Valore del coeffciente k, per diverse forme di rostro [t+ Sesioneretangslore seertontene <= t+ ae Sezione lantforme a J Qs o70 4) franchi necessari per permettere I’eventuale navigazione che, in genere, de- vve essere garantita per un livello dell’acqua inferiore a quello corrispondente alla massima piena(’). Rispetto a quest ultimo sara necesserio prevedere un franco di (Ad esempio, sul Po, il franco viene richiesto espero alla quota di pena che mediamente non viene superata pitt di 10 giomi anno, CCLASSIFICAZIONE. VINO PROGETTUALL 7 ~ f Kd 5 10] a 4 8 js 4 a | | — 2 p=: | | 4 MN « ° 6 oO & oO = oo Fig. 15. Coetficienti maggloratvi Ka per sezioni rettangolar m 1+1,50 per permetere il passagi sportati dall’acqua. In alcuni casi, specie per strade secondarie o sui corsi d’acqua in regioni de- sertiche (wadi), si accetta Veventualita che il ponte venga sommerso nel corso di piene eccezionali E necessarioallora studiare un impalcato proflato in modo che ofa la mini- ma resistenza all'acqua e sia vincolato in modo tale da evitare fenomeni di zal- leggiamento; di eventuali tronchi od altri oggettitra- ©) il rischio di erosione degli elementi strutturali interessati dall'acqua sia per ‘cause chimiche che meccaniche (abrasioni) prevedendo, nei casi di alte velocita dell'acqua con forte trasporto solido, il rivestimento delle pile con materiale lapi- deo od altro idoneo. ‘Tutti gli studi enunciati devono essere per legge presentati in una apposita relazione di accompagno al progetto del ponte. 1.2.1.2 - Viedotti Quando I'opera é resa necessaria dalla morfologia del terreno che impedisce alla strada (0 alla fertovia) di poggiarsi sulla sede naturale anche per lunghi trat. I a CCONSIDERAZION! GENERAL tema viene in genere risolto con pit! campate ed allora una delle scelte proget- tuali pid importanti riguarda la loro lunghezza, cio® l'ubicazione delle pile. ‘A volte essa 2 vincolata da fattori oggettivi, quali la presenza di edificio altre infrastrutture preesistenti, oppure da considerazioni geomorfologiche che porta- no ad individuare aree ben precise ove disporre gli apposgi- ‘Molto spesso pero la scelta della luce @, almeno entro certi limit, lasciata al progettista che deve decidere in base a considerazioni di natura estetica ed economica. Per le prime & impossibile fornire dei criteri oggettiv risultando determinan- te ambiente in cui opera va inserita, 'andamento planoaltimetrico, la larghez- za del viadotto ecc. In via generale si pud constatare che luc! inferior all’altezza delle pile sono sgradevoli a vedersi per Veffetto “cortina” che producono. Per le considerazioni economiche si possono invece fornire criteri almeno qualitativamente pid generali. Se indichiamo con Cr il costo per m? dellimpalcato con Cp quello delle pile e fondazioni (anch’esso riferito a r? di impalcato), l'esame di un gran nu- ‘mero di opere eseguite mostra che si pud* pore Creaytan lb Cyraatit 1.2) essendo L la luce di una campata e a1,,4 delle costanti che dipendono dalla ti pologia strutturale scelta, il costo totale per m? di viadotto, somma di Cy e Cp varia con L secondo il diagramma qualitativo di figura 1.6 che mostra come in genere il minimo si hha quando Vincidenza dei costi delle pile éall’incirca eguale a quello dellimpal- ato. Fig. 1.6. Diagramma dei cost, per mdi viadotto in funzione della luce delle campat. CLASSIFICAZIONE. VINCOLI PROGETTUAL 9 ud quindi affermare che in generale pit le pile sono alte, ¢ le fondazion dificil, € maggiore conviene che sia la luce della travata Va peraltro sottolineato come la curva del costo totale sia piuttosto piata in brossimta del minimo, cosa che asia un certo margne nella sctta della luce pit economica. Inoltre molto spesso la necessit di standardizzare eventuali elementi pre- fabbricati o valutazioni di natura cantierstica possonc contraddire in parte que- ste indicazioni che vanno quindi considerate come del tutto general 1.2.1.3 - Sovrapassaggi e sottopassaggi Nel caso di opere singolari necessarie per scavalcare alte strade o ferrovie. | vin- col in queso caso Sono cost dalla “sagoma limke” lod dall spazio che essere lasciato completamente libero per permettere il passaggio dei vi Ii(pia | ranch) sulla va da seavalcare Dasaasio del yeico Cosi, ad esempio, su una strada ordinaria in italia Valtezza libera minima & di 5 m (2,50 m per i sottopassi pedonali) mentre la larghezza dipende dalle di- mensioni della via sovrapassata [2]. "In genere i sostegni vengono posti 50-+75 cm oltre la banchina, fuori dal ci- glio erboso, mentre la possibilita di disporre pile centrali si ha solo per spartitraf- fico = 4m (figura 1.7) Nel caso dei cavalcaferrovia la sagoma limite dipende dalla linea e va con- cordata con gli Uifici ferroviari competenti. in genere l'altezza libera perle linee elettrficate & dim 6,50 6,75 a partire dalla PF. . La larghezza mini- ma é di m 7 perle linee ad un binario mentre per le altre é richiesto un franco di m 2 dalla rotaia pit vicina alla pila o spalla [3]. WU 4.00 m aregata ' , i ‘ Sige ie Fig. 17 Banna Busine 10 ‘CONSIDERAZION! GENERALL 1.2.1.4 Strade o Ferrovie sopraelevate Quando l’opera serve per scavalcare aree urbane con costruzioni preesistenti 0 di particolare importanza ai fini del traffico, del’interesse urbanistico, archeolo- gico od altro. In queste opere i condizionamenti derivano, oltre che dalle stuttu- re esistenti, dalla necessita di costruire Vopera in breve tempo ed in presenza di traffco, la qual cosa porta in genere a preferire element strutturali prefabbricati, leggeri’e quindi facilmente trasportabili anche nel traffico cittadino. Cid giustifica Vimpiego dell’acciaio anche su luci medio-piccole (sopraele- vata sul porto di Genova [4], tangenziale Est di Roma (5), viadotto Capodichino della tangenziale di Napoli) pur risultando attualmente il costo unitario di questi impalcati superiore a quello degli analoghi in c.a.p, 1.2.2 - Sulla base della via servita Questa classificazione pone I’accento sul tipo di carichi accidentali che transite- ranno sul ponte e quindi, oltre alla loro entita, anche ai vincoli che essi impongo- no. Si distinguono cost in quasi tuti i paesi 1.2.2.1 - Ponti stradali di 1° categoria | Progettati per il transito dei carichi pit severi previsti dalle norme in genere cari- chi militar). 1.2.2.2 - Ponti stradali di 2* categoria x servo di strade secondarie su cui non & previsto coli pesanti ransito di determinati vei- 1.2.2.3 - Passerelle pedonali Adibite al transito dei soli pedoni. 1.2.2.4 - Ponti ferrovieri Anch’essi suddivis in varie categorie a seconda del’importanza della linea ser- Vita. Questi ponti hanno in genere un aspetto alquanto piu: massieclo det prece- enti poiché, oltre alla notevole entita dei carichi, sono soggett a fort limitazio- ni sugli spostamenti massimi ammissibili per cui le loro dimensioni finiscono con Vessere fissate da criteri di deformabilita pit che di resistenza. Queste limitazioni sono legate, nel caso degli impalcati, principalmente al cconfort degli utenti che viaggiano sui treni; nel caso delle pile gli spostamenti ovuti alle forze orizzontali frenatura ed avviamentodei convogli) devono esse- re limitati per non mandare in crsi la rotaia che in genere, in Italia, @ priva di sunt 1.2.2.5 - Ponti canale , Quando sorreggono tubazioni oppure costituiscono essi stessi la via d’acqua, nel ‘qual caso vanno tenuti presenti i problemi di tenuta (essurazione del calcestruz- zo, impermeabilita dei giunti ecc.). } CCLASSIFICAZIONE. VINCOLI PROGETTUAL, u Sia nel caso delle strade che delle ferrovie| ponti possono essere “a via supe- riore” oppure “a via inferiore” (figura 1.8), a Seconda della posizione relatva della struttura principale rispetto al piano su cui aviene il transito | pontia via inferiore vengono impiegati quando si vuole limitare al massinio ringombro dell strutture poste trail piano viario e ’ostacolo da passare(h,).Es- si hanno perd ’inconveniente-dirichiedere una larghezza complessiva maggiore i quella necessaria alla strada. Inolte gli elementi portanti principali possono essere uno 0 al massimo due e non si ha la possibilita di collegaritrasversalmen- te tradi loro se non per strutture molto alte (superior alla sagoma limite) per cui in definitiva questa soluzione finisce per I'essere conveniente solo per i pont di grande luce 1.2.8 - Sulla base del materiale impiegato Nel passato, se si esclude il legno impiegato solo per lo pit in opere prowisorie, tutti ponti erano in muratura di pietra o di mattoni, cio materiali non resistenti a trazione e quindi adatti solo per schemi ad arco. ‘Attualmente possiamo distinguere ponti in cemento armato ordinario (c.a.), in cemento armato precompresso (c.a.p.), in acciaio od a struttura mista accialo~ calcestruzzo. Pid raramente, e per lo pit per manufatti speciali quali i ponti trasportabili militar, si hanno strutture in leghe di alluminio, attualmente molto costose. 1.2.4 - Sulla base dello schema statico ‘Questa classificazione & la pid difficile potendo alcuni schemi rientrare in cate- gorie diverse o potendosi combinare tra loro per dare origine a tipi misti. Sulla base comunque di quella che & la nomenclatura corrente distinguiamo: 1.2.4.1 - Ponti a travata Sono tutti quelli in cui la strttura principale & costituita da trav, cioé da elemen- in cui sono prevalenti gli sforzi di flessione e taglio. Le travi possono essere a parete piena o reticolari e per entrambi i tip, a se- ‘onda dello schema longitudinale, si pub operare la seguente classificazione (f- gura 1.9): - travate semplicemente appoggiate (isostatiche), vantaggiose qualora si intenda fare un uso estensivo della prefabbricazione o quando si temano cedimentidife- renziali delle fondazioni. II loro campo di impiego & in genere limitato a luci di 40+50 m (cap. e strutture miste) e di 60+ 80 m (acciaio) preferendosi, per portate maggiori, sche- mi pid. complessi = travate tipo Gerber (isostatiche), impiegate quando si vuole avere una distibu- zione pitt equilibrata delle sollecitazioni nella struttura senza rinunciare ai van- taggi della isostaticita. Questo schema si presta bene per opere singolari quali CCONSIDERAZIONI GENERAL! @ Pont aie netione ‘A~srttre rincpal (0 2) ot inion 1B controventatre superior se onsite dll gon ite Poste ipo ‘Asta icp Ge sumer aunque) 3 coegamert eer ome posta CCLASSIFICAZIONE. VINCOLI PROGETTUALI 4) — Travata continua a tre luct Fig. 19 4 CCONSIDERAZIONI GENERAL i ponti a tre luci in cui si possano costruire in opera le campate latealilimitando |a prefabbricazione alla campata centrale (figura 1.9 b) Pit rari sono i ponti della figura 1.9 c, mentre per entrambi i tipi risulta molto delicata la “seggiola” Ger- ber. In queste zone infatt 'altezza utile della strutturasiriduce a meno della me- ta dovendosi togliere ingombro degli apparecchi di appoggio che risultano, in questi casi, dfficilmente ispezionabili e sostituibil Per questi motivi in Italia molte Amministrazioni non accettano ponti di que- sto tipo. = travate continue (iperstatiche), in generale migliori delle precedenti per cid che riguarda lo sfruttamento dei materiali, presuppongono fondazioni. afidabili Questo schema @ normalmente pits impiegato nel caso dell'acciaio per la mag- gior facilita di assemblare elementi prefabbricati rispetto al calcestruzzo. Si hanno, peraltro, anche esempi di travi prefabbricate in c.a.p. rese cont nue in opera con I'impiego di cavi di precompressione disposti nella soletta get- {ata in opera owvero in appositi fori predisposti nelle travi (cavi “cappello”). Pit rari sono gli esempi di continuita per attrito (figura 1.10) I ponti a travata continua in c.a.p. sono invece frequenti nel caso di getto in opera per campate successive ovvero di costruzione per conci - travate appoggiate con soletta di continuita In questo schema, che ha avuto di recente una notevole diffusione prima al- restero ed ora anche in Italia, i giunti di impalcato vengono realizzati ogni 150250 m anziché 30-+ 40 m come negli usuali viadotti a travata. Si ha quindi una drastica riduzione del loro numero e det disagi che essi provocano agli uten- ti sia in esercizio che quando si rende necessaria la loro sostituzione. Per cid che riguarda il dimensionamento di queste solette & necessario con- trollare che le rotazioni imposte dalla trave alla soletta a causa dei fenomeni di Fitio e viscosita del calcestruzzo, variazioni termiche differenziali, carichi acci- dentali ecc. (figura 1-11) siano compatibili con la resistenza della soletta stessa. ‘Questa d’altro canto non pud essere realizzata troppo sotile poiché deve es- rere in grado di sopportare localmente il transito dei carichi (v. capitalo 5) & quindi & necessario ottimizzarne lo spessore. Nel valutare le sollecitazioni dovute alle rotazioni imposte comunque @ leci- to fare riferimento alla rigidezza della soletta fessuratao ad un suo valore ridotto derivato sperimentalmente (6). 1.2.4.2 - Ponti ad arco In questo caso la struttura principale & ad asse curvilineo e risulta soggetta preva- lentemente a forze assiali Si possono avere (figura 1.1 a due cemiere (c) e incastrati(@. | primi due schemi, in relazione ai vincoli estemi, sono isostatici; lo schema (b), detto anche “trave Lange” (figura 1.14), & adatto per impalcati metallict in quanto soggetti a rilevanti sforzi di trazione, ): archi a tre cerniere (a), a spinta eliminata (b), CCLASSIFICAZIONE. VINCOUI PROGETTUALI 15 ceavi ol continuts SESE avi dl 1" prosompressione 4) Continath con eavidsoletta ISAS cava 1 precompressione ) Continith con eavl eappello rave protabbricata rave pretabbricata avi trasversall == Fe f oN ae |S SipStem ©) Continush per atte (poco usta) 4) Continuith armature inferior! (moment positii) Fig. 1.10 CCLASSIFICAZIONE. VINCOLI PROGETTUAL, o Fig. 1.12 | ponti ad arco, per millenni gli unici costruiti dall'uomo, sono caduti ultima- mente in disuso per le diffcolta della loro costruziore che esige, nel caso del ca,, opere provvisionali (centine) molto onerose. Essi richiedono comunque la realizzazione di un impalcato secondario fatto di travi su cui fare avvenire il tran- sito (igura 1.15). Infine gli archi trasmettono alle fondazioni azioni orizzontall (ad eccezione di quelli a spinta eliminata) che presugpongono terreni rocciosi, essendo altrimenti molto costoso assorbire queste azion’ con fondazioni profonde. Fig. 1.13 Ponte di KRK (1980) 18 CCONSIDERAZIONI GENERAL Fig. 1.15 Ponte ad arco incastrato a via superiore in ca. (Sidney) CCLASSIFICAZIONE. VINCOLI PROGETTUALL 19 Tuttavia, data la logica de! loro funzionamento, che permette limpiego di materiali poveri quale il calcestruzzo risparmiando acciaio, non @ escluso che si abbia in futuro un loro rilancio, specie se si svilupperanno le nuove tecniche di costruzione a sbalzo per conci successivi che hanno di recente consentito la realizzazione del ponte ad arco in c.a. pit grande del mondo [7] (figura 1.13) 1.2.4.3 - Ponti a telaio Questo schema statico ha un funzionamento intermedio tra quello delle travi e quello degli archi. Recentemente questo tipo di struttura @ stato molto impiegato poiché si pre- sta bene al caso di prefabbricazione per conci successivi (figura 1.18). Si possono avere ponti singolaricostituiti da un unico telaio (incemierato 0 incastrato), ovvero viadotti costituiti da pid telai contigui, nel quale caso il colle- gamento tra di essi pud avvenire in uno dei modi indicati in figura 1.16. Il caso d) pud verificarsi come limite di quello a) quando i piedritti del telaio tendono ad avvicinarsi; esso trova frequente impiego quando si vogliono avere uci superiori a quelle raggiungibili con le travate prefabbricate ed ha il vantag- gio di essere isostatico. Per contro comporta notevoli azioni lettenti nelle pile e sulle fondazioni, oltre alla necessita di gettare in opera gli sbalzi telai con piedrttiverticali hanno un comportamento pid prossimo a quello a travata essendo prevalenti gli sforzi di flessione e taglio. Viceversa si hanno ca- sii telai con piedritiinclinati, per lo pid in opere singolari (figure 1.17 e 1.19), in cui il comportamento @ pid prossimo a quello degli archi, arrivando i due schemi a confondersi come nel caso dei ponti Maillart (Progettsta svizzero, 1872-1940) (8) 1.2.4.4 - Ponti strallati Sono costituit da una trave sostenuta da un numero limitato di funi pressoché rettilinee. Le funi, rinviate da un pilone 0 “antenna”, possono essere ancorate al suolo (figure 1.20 a € 1.21) ovvero all’impalcato stesso nei sistemi bilanciati (figura 1.20 b). Questo tipo di ponte, trattato pitt diffusamente nell’apposito capitolo, ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi anni nel campo delle [uci medio-grandi (200-400 m) fino a divenite competitive con i ponti sospesi Si hanno attualmente notevoli esempi di pontistrallat sia in ca.p. che in ac- aio. 1.2.4.5 - Ponti sospesi In questi casi la struttura principale & costtuita da funi disposte secondo una con- figurazione curvilinea (in genere parabolic) (figura 1.22). Contrariamente ai ponti strallati un ponte sospeso potrebbe esistere senza travata: questa perd viene sempre messa per limitare la deformabilita delle funi alle quali viene collegata con un sistema molto fitto di sospensioni 20 CCONSIOERAZION! GENERAL | CCLASSIFICAZIONE. VINCOLI PROGETTUALI a 1) — Telai con travi “tampone” rep ae ») — Telai con sbalaicollegati da pendoli E 4) —Ponte a cavalletto semplice Tl =U. WM. | ©) — Telaicolidarzzat e resi continu ©) — Arco a te cerniere tipo Mallat 4) —Ponte estampella Fig. 1.16 Fig. 1.17 Fig. 1.18 Ponte a telaio in ca.p. (Urabo-Giappone) ® Fig. 1.19 Ponte a cavalleto semplice in acciaio. Fig. 1.20 vy Fig. 1.21. Ponte stallato. Fig. 123, 24 CCONSIDERAZION! GENERAL | carichi sono quindi portati pare dalle funie parte dalla trave irigidente per cui un ponte sospeso pud considerarsi come un esempio di struttura collabo- rante. T ponti sospesi, quasi esclusivamente in acciaio, possono essere con funi an- corte al suolo over, pid raramente, “autoancorati. Trattandosi di opere eccezionali non verranno sviluppati in questo testo si rimanda alla copiosa leteratura specializzata (vedi ad esempio [9], {10}, [11). 1.2.4.6 - Ponti collaboranti arco-trave Sono un altto esempio di accoppiamento di due strutture diverse che, collegate ‘opportunamente tra di loro, collaborano nel portare i carichi esterni. ‘Un caso particolare sone i pont a volta sotile, proposti da Maillart, nei quali Varco & praticamente privo di rigidezza flessionale dato il suo esiguo spessore. ‘Questo schema (figura 1.23) pud considerars in pratica come un ponte so- speso rovesciato. 1.3 - CONSIDERAZIONI SULLE LUC! DEI PONTI 1.8.1 ~ Lu Il peso proprio di una struttura @ indubbiamente ’azione pid importante in quasi jonti ela funzione di una corretta progettazione & quella di ridurre le solle- itazioni permanenti al minimo, onde avere riserve suficienti peril svraccarico utile. Si pud pensare di assumere come coefficiente il rapporto: rendimento di un ponte Pace (1.3) Sperm * Face tra le sollectazioni dovute agli accidentali e quelle totali,calcolate nelle sezioni pits caratterstiche. Per valori di questo rapporto troppo bass il ponte diviene antieconomico & sara necessario, al crescere della luce, cambiare o lo schema statico o il materia- le, altrimenti si ariverebbe ad una soglia detta “luce limite teorica”, per la qua- le Kex=0, ciot il ponte porta solo se stesso. Normnalmente si pud dire che valori di Ky inferiori a 0,15~0,20, per ponti in calcestruzzo, 0,40~0,50 per quelli in acciaio, sono antieconomici. __ Importanza determinante in queste considerazioni ha la qualita del materia- ie} che possiamo bene descrivere con il seguente indice di qualita Loe fea a4) ‘CONSIOERAZION! SULLE LUCI DEI PONT 25 ‘ove Lo rappresenta la lunghezza massima che pud avere un filo di un dato mate- riale con peso di volume + se appeso ad una estrem ta ‘Ad esempio un acciaio Fe 52 ha: 520-108 t0-"79500- 6624 m Tra i materali attualmente in commercio i pitt pregiati da questo punto di vista sono gli acciai armoniei per funi 0 cavi (Lo = 22000 m) ele leghe speciali di alluminio. Si ritiene utile a questo punto riportare nella tabella 1.2 alcuni tipi di ponte indicando quello che allo stato attuale delle conoscenz2 pare il limite di utilizza- zione, cio®la luce limite economica e riportando accanto la luce massima finora realizzata interessante notare come per alcuni schemi static, storicamente pid ant chi, si hanno gia realizzazioni molte prossime alla luce limite economica, men- Tabla 12 ‘$eheme | pera] £2 inte] Lace masse “ano di Coe ito statico | Materiale| sconomica| reclizzate iecuine ome ‘onto Tree [EAP 200250 | 260 | Babone contruo Asal cere piesa.” [Aecicio | 300.350 | 900 |Riode sore | 1974 Tare [Acdeie | 550400 4 : ; Tenclore Gk Sasa |e ven fem | sooo | as0— [ixex 1979 bee epost Fieve’ [Aedicio | asoo0 | 989 | Fremon vant | 1200" BregomUsa ‘wea [Aedicio | 700! z tw River teh ae [be wr car | asoaco | 440 | orion dotune] 1980 | 700" Pont Spegne, strallati V acciaio | 1000-1500 856 Normandia in cost. 170% onde vont [Acceio | 1500" | 1990 |Akcabikaiyo | incou.| a700! sore Gisopone [Pt vole orn met Volt inde do Stns 2 enhard (3) 26 CCONSIDERAZION! GENERAL ‘Tabella 1.3 - Incidenze medie dei materiali nella costruzione di viadotistradali Colesrazee| Acco armon. | Acie oy. 2) Inpctectt (ime) | thm’) tan) 1] grateco in asp. con toi prefab. L=20m| 940045 | 8+10 30535 (02) grace in ca.p on trai prefabbe. L=30m| 0450.50 | 12414 35240 193) grate ineap. con tro prefabbr. L=d0m| 0-055 | 17219 40045 (74) sleone al 0.55200 | 12415 25435 195) cation in co.p. 0.50¢0.60 | 12414 40250 26) castone in ogo-o80 | 24:26 15555 67) cassone in ea. o0+1,00 | 3540 55465 28) sutra miso 025-030 2004250! 29) sutra mista 0.25+0,30 2502300" 1) Pile (pe srada larga 11,50 m) Colesirzzo | Accaio ordin. ae | trlan a ila | “kgm dpe 1) pile ereoare pene HelSm 20230] 3435 200300 152) pile eatlore Hem 30 | 3535 2502350 wo | ea 3002400, 13) pila seatlore Hatom 40 | 45 3500500 so | 57 400600 1) pila satlare atom | 7510 5508 700 1 Aci per eorpenteio metalic 2 clef ena commis ela fondasine, Aso smiche per zoe 2° ctegora, tre per altri, come i pont strallati in acciaio le realizz riori a questo limite, pur esistendo gia progetti o proposte che lo raggiungono. Va rilevato inoltre come per uno stesso schema le strutture reticolari sono molto pit! vantaggiose di quelle a parete piena. 1.3.2 - Valutazione di massima dei costi Nella fase di impostazione del progetto di un ponte rsulta molto utile avere una indicazione, se pure di larga massima, dei costi di opere simili gia realizzate. Quest Si possono dedurre dall’analisi dei quanttativi medi di material piegato, normalmente riferti a metro quadrato di impalcato, per la costruzione di dette opere. Alcuni di questi valori orientativi, validi per ponti costruiti in italia negli anni 1970-1980, sono riportati nella tabella 1.3 tratta da [12]. BISLIOGRARA 7 BIBLIOGRAFIA [1] Moneiaroint V., “Atti convegno Bressanone 8 -12 Ort. 1979”, Istituto di ita di Padova 1.78, “Norme sulle caratterstiche geometriche delle sta- [2] Istruzioni C.N. Rivista “Costruzioni Mefalliche” fasc. 5 anno 1965 [B] Mantont H,“Buldng Bos” Beton Verlag, Dusldor 1984 jes”, Troms. ASCE vol. 115, 1950 Rotterdam, Brookfield, 1992 de exrourbane’ [9] Ierutont n. dda delle FS, ""Criteri per la compilazione e same dei pro- ta “Costruzion! Metalche” fase, 1 anno. 1976 CIOUNA M, “Contiué des hourdis des structures prefabriques”, Annales “Rober? Mailart ingenieur: 1872-1940", Scwelz Verband fur die Material profungen der Technik, Zurich 1940 10} Ri.Ss, Ginn, “Cable supported bridges”, John Wiley & Sons Ltd, New revere 1983 " * ” [12] COLoNGO “Monvee delfingegnere”,PeTANGE cop. 9, Hospl, Milano Idravlice Uni vy Reto sayokeavio sulle sede Feroviario” 5 6 de V'insitut technique du batiment et des travaux publics n. 278 Feb. 197 [9] STEINMANN D.B., “Rigidity and Aerodynamic Stability of Suspension Brid- [11] ALLAN LARSEN, Editor, “Aerodynamics of large bridges”, A.A. Balkema, [13] LeonHaRor F.; ZELLNER W., “Cable-Stayed Bridges” IVBH Ber. pp. 13/80 2.1 - PREMESSA, LE AZIONI SUI PONTI In questo capitolo si esamiriano le azioni da considerare nelle verifiche dei ponti ‘con riferimento, principalmente, agli aspetti qualitativi ed ai crteri generali che hanno portato alla compilazione delle norme dei vari 2aesi o delle varie Ammi- nistrazioni, alle quali si rimanda per i dettagli numercl Un prospetto sintetico delle pid frequenti di queste azioni, raggruppate op- ortunamente, il seguente: "ALION| PERMANENT oxo proprio dla suture AZION| LEGATE ‘ALTRANSITO DEL CARICO Onte AZION! DOVUTE AL VENTO [AZION| SENZA FORZE ESTERNE AZION| DOVUTE AL'OSTACOLO SOVRAPPASSATO sIsMA, *Sovecccarea permanente {Spinto slave dgecorso, ltospnte rou wee + Soyraccorco Accidentole Fttodinamiee de tovracarice oeddentale “Forza di renaiee 1 Forza centage "Un su perapette scurvia = Spat dl vt ti oa dem) Stat i coazione propriomente det precom- ‘rermici “Side ss ea Meera + Asioni dingmicte sulle srtture = Melia det teren di Fondazione ‘ASont dinsmiche tu terran © fui inte ent con fe autre, 30 LE AZIONI SUI PONT Alcune di queste azioni vanno sempre considerate mentre altre possono es- serci 0 meno a seconda dell/ubicazione e delle caratteristiche dell'opera. 2.2 - AZIONI PERMANENTI 2.2.1 - Peso proprio della struttura Questa azione, come gid rilevato in 1.3, 2 quasi sempre la principale e quindi va valuata accuratamente sulla base del dat gecmetici di progeto e del pesi Unitari dei material Vanalisi deve essere particolarmente approfondita per quelle strutture in cu lo stato di sollectazione permanente si ottiene come differenza tra quello dovu- tol peso proprio e quello dovuto ad un sistema di forze esterne impostoall'atto della costruzione, cice: Sern" Fpp— 05 an Se agp € 4 Sono due numeri grandi e prossimi tra loro, un ertore anche per- ccentualmente modesto su dy» pud portare ad errori inaccettabili per opm Cos! ad esempio nel caso semplice di figura 2.1, che riproduce una parte di ponte stallato, un errore del 5% nella valutazione del peso proprio pud porta- re ad una valutazione del momento di incastro sbagliata anche del 20%. at eto pe il peso effetvo della rave Pr quello consderato ne cal coli si ha: Mem Peg P=Vel Scegliendo Fig. 2.1 [AZIONI PERMANENT a (cui corrisponde un abbassamento nullo dell’estremo libero) Met P (4p. 3Preo) ce quindl 50 Pet 1,05 Pro | Mug 1,2. Mise Le incertezze nella valutazione dei pesi propri di strutture in calcestruzzo derivano dalla ditficolta di conoscere a prior il peso di volume di questo mate- riale (assunto usualmente pari a 2,4 t/m? per strutture non armate e 2,5 t/m? per quelle armate) variable in funzione del tipo di inerti impiegati e della quantita di armatura effettivamente presente; si hanno inoltre differenze tra gli spessori teorici e quelli effettivi che risultano tanto maggiori quanto pit alto il numero di reimpieghi di una stessa cassaforma. Nel caso dei ponti in acciaio queste incertezze sono minori e sono dovute principalmente alle tolleranze che si hanno negli spessori delle lamiere. Una valutazione di massima dei pesi propri, molto utile nello studio preli rare di un ponte, pud farsi sulla base degli indici riportati nella tabella 1. 2.2.2 - Sovraccarico permanente E costituito dal peso della pavimentazione stradale (0 massicciata ferroviaria), dei marciapiedi, sicurvia, parapetti, nonché degli eventuali servizi transitanti sul ponte, quali cavi, condutture ecc. Risulta evidente, da quanto detto peril peso proprio, la necessita di ridurre ‘questi sovraccarichi per alumentare il rendimento del ponte. $i & passati cosi dal- le pavimentazioni in blocchetti di pietra, pesanti pid di 10 KN/m?, alle attuali pavimentazioni costituite da 7-10 cm di conglomerato bituminoso, con un peso di soli 1,5-2,5 KNim? In proposito le norme italiane [1] ¢ [2] richiedono di indicare lo spessore del- la pavimentazione teorico e quello massimo ipotizzabile tenendo conto che sso potra variare nel tempo in relazione alle operazioni di manutenzione.. Nel caso d’impalcati interamente metallici, in cui la riduzione dei carichi permanenti @ fondamentale, si adottano pavimentazioni di soli 3-5 cm in mate- Fiali speciali, quali mastici bituminosi o resine, che debbono risultare molto fles- sibili per non distaccarsi dalla lamiera di supporto. Sui ponti ferroviari attuali il mantenimento della massicciata (0 ballast”) porta a sovraccarichi permanent elevati, del’ordine di 11-15 KN/m?, per cul si sta studiando la possibilita di ridurre i pesi morti ponendo direttamente le rotaie sulla struttura con pportuni collegamenti di tipo elastico. 32 LE AZIONI SUI PONT! 2.2.8 - Spinta dei rilevat sccesso, sottospinte idrauliche ece Queste azioni sono diffcilmente quantizzabili in modo esatto e pertanto nei cal- Coli si dovranno considerare i valori minimi o massimi che si possono prevedere, a seconda di quale risulta il caso pit favorevole. La spinta della terra si ha sempre sulle “spalle” cio@ sulle strutture di transi- Zione ta il ilevato di accesso ed il ponte. Per essa @sufficiente in genere adotta- te I'ipotesi di spinta triangolare (Rankine) rimandandosi comunque per maggiori informazioni a testi specializzati (vedi p. es. [3] [4]. Nel valutare le spinte esercitate dai rilevati andra considerato anche Veffetto del sovraccarico agente su di essi che si assume in genere pari a 20 KN/m? per strade principali e 10 KN'm? per quelle secondarie. 2.3 - AZIONI LEGATE AL TRANSITO DEL CARICO UTILE 2.8.1 - Sovraccatico accidentale II tipo ed il numero di veicoli il cui peso va considerato nei calcoli di un ponte sono specificati dalle Norme dei vari paesi,attualmente alquanto diverse tra loro per cid che riguarda l'entita dei carichi, ma in genere simili nell’impostazione. | ponti vengono infatti ovunque divisi in classi o categorie a seconda dellim- portanza della strada (ferrovia) servita, e quindi a seconda dell’entita dei carichi massimi. che vanno considera Preliminarmente vanno individuate le corsie ideali in cui pud suddividersi il ponte, il cui numero pub non coincidere con quelle effettive. Cosi, per esem- pio, le Norme ttaliane prescrivono di considerare la larghezza totale della carreg- giata (comprese quindi le banchine, le corsie di sosta ecc.) e di ipotizzarla divisa in corsie di 3,50 m. [ carichi vengono in genere dati come ripartti a m? di impalcato (51, ovvero a metro lineare lungo I’asse di ciascuna corsia [1] [6], con in pit la possibilita di avere su una corsia un carico isolato molto forte la cui posizione andra scelta utilizzando le linee di influenza in modo da avere le condizioni pitt gravose. Questo tipo di approccio & sostanzialmente “deterministico” in quanto vie- ne fissato il valore det carichi massimi sotto il cui effetto deve essere garantita la stabilta dell’opera, cio’ un sufficiente margine di sicurezza rispetto agli stati limit In realta vanno tenute presenti altre considerazioni di tipo statistico quali 2) la probabilita che il ponte © una parte di esso sia interamente interessato dai carichi accidentali decresce al crescere della lunghezza del tratto caricato; ') maggiore é il numero delle corsie e minore @ la probabilita che esse siano tut- te caricate contemporaneamente; 6 la frequenza dei carichi, cio’ il numero di volte che esst impegneranno il pon- te, avra una distribuzione statistica del tipo riportato in figura 2.2. AZIONILEGATE AL TRANSITO DEL CARICO UTLE 33 18), prEQUENZA rs) Bes Z te lege: Aca (Gorman 10 ‘cor ° 300 200 ‘200 #0 500 ‘0 PESO TOTALE (kN 2.2. Istogramma del peso totale dest autocar (CS=Camion Singolo. {ER=Camion con rimorchio. VazVeleal artical Le osservazioni a) e b) trovano tiscontro nelle Norme [1] che assegnano a ciascuna corsia, oltre ad un carico uniformemente riparito, un mezzo pesante isolato, il cui effetto decresce al crescere della luce del ponte; inoltre si ha un’e- splicita riduzione dei carichi con 'aumentare delle corsie caricate. Per cid che riguarda il punto 0), cio® I'efettivo “spettr di carico”, se ne ha attualmente un riflesso implicit a livello normativo rella scelta dei coefficient da applicare nella combinazione delle azioni. Inoltre, proprio per tener conto del basso numero di ripetizioni det carichi massimi, le Norme Italiane prescrivo- rio che le verifiche a fatica vengano effettuate considerando carichi ridott rispet- to ai massimi previ 2.3.2 - Effetti dinamici del sovraccarico accidentale Un veicolo che transita con una certa velocita v su di un ponte induce delle azi ni di natura dinamica che sono in genere superiori a quelle che si avrebbero se lo stesso carico fosse applicato al ponte staticamente ‘Questo problema, che non si poneva peri vecchi ponti in muratura percorsi da carichi accidentali molto lentie relativamente leggeri (per esempio | carri a trazione animale), @ stato studiato fin dal secolo scorso, quando V’avvento della ferrovia e dei ponti in acciaio port al transito di catchi veloci con pesi dello stesso ordine di grandezza di quelli delle strutture s1 cui transitavano, | parametri che influenzano maggiormente il feromeno sono: 1) le caratteristiche proprie del ponte o dell’elemento strutturale che si sta esar nando (schema statico, massa, ecc.); 34 LE AZION! SU PONT! 0 1 a 9 40 60 © 70 6 90 Lace Lf] Fig. 2.3 Carsterniche dnamiche del pont conser i: ? 5 4 Froguentsfondsmentale fH] Increment dinnitin fasion dl tip dt velo med dela fequenasfondamentle del ponte 2) le caratteristiche dinamiche dei veicoli (massa, caratteristiche elastoviscose di sospensioni e pneumatici); 3) le caratteristiche della pavimentazione (rugosita e irregolarita singolari Per quanto riguarda il primo punto, esame di molti ponti esistenti ha mo- strato come la frequenza fondamentale sia un utile parametro rappresentativo di Ponti simili tra loro. Tale parametto & strettamente correlato alla luce delle [AZIONI LEGATE AL TRANSITO DEL CARICO UTILE 35 Incremento diaico (8) Increment nani per un convogh di stones pant Fig. 25 Pavimentaione: 8ga8 8 yO eee aay Increment dinanie pr il memento Hetnte pe le serial appogso dle nervatare Fig, 2.6 ‘une pats ovttrops. Increment dna [16] campate(!), come mostra la figura 2.3 relativa ad una travata continua. Studi fe- centi [7] consentono di rilevare, nel caso di carico isolato, maggiorazioni della sollecitazione flettente dellordine dell’80% per pavimentazione “buona” (figara 2.4) e del 150% per rugosita “media” (0) Nel caso di trave semplicemente appoggiata di luce |, massa per unit di lunghezza m e (5) 36 LUE AZIONI SU PONT ‘age medla con unt Freel conentata zm j 0 3 Cy 0 » om & & a mw vikn 7h) Fig. 2.7 Incremento dsamico per #=2,20 m ‘Valori pitt bassi si hanno invece nel caso di un convoglio di carichi, poiché si ha uno sfasamento nelleccitazione dovuta ai singoli assi dei veicoli; si nota inoltre che 'incremento dinamico & meno influenzato dalla frequenza fonda- mentale, ovvero dalla luce del ponte (figura 2.5). Giiincrementi dinamici relativi agli effetti local risultano invece fortemente dipendenti dal tipo di pavimentazione (figura 2.6) e dale irregolarita concentrate eventualmente presenti. In particolare la figura 2.7 mostra che nel caso di una soletta a sbalzo in ca. lunga 2,3 m si possono raggiungere valori del coefficiente dinamico prossimi a 2,5. | regolamenti attuali tengono conto di quest effetti definendo un coefficiente @ di incremento dinamico con il quale moltiplicare il valore statico del carico da impiegare nella verifica in esame. Va infine sottolineato che alcune norme non prescrivono I'applicazione del coefficiente dinamico nel calcolo delle fondazioni essendo rilevante V’effeto di ‘smorzamento dovuto al terreno. 2.8.3 - Le forze di frenatura (o di accelerazione) e centrifuga Sono azioni orizzontali trasmesse alla pavimentazione stradale (ovvero ai binari) ‘ed hanno interesse principalmente per il dimensionamento degli apparecchi d'appoggio e degli elementi verticali (pile e spalle) con relative fondazioni.. La forza di frenatura agisce parallelamente all'asse longitudinale del ponte e viene data in genere come percentuale del carico accidentale. Essa viene tra- smessa alle pile ed alle spalle solo attraverso gli appoggi “ssi”. Nel-caso di -ponti ferroviari vanno anche considerate le forze trasmesse dal locomotore in fase di accelerazione, che sono della stessa entita di quelle di fre- |AZIONI DOVUTE AL VENTO a7 natura: questo fa si che anche nel caso di binari percorsi in senso opposto dai convogli queste forze vadano sommate ipotizzando la situazione peggiore, cio® che sul ponte ci sia un treno in fase di frenatura ed un altro in fase di accelera- zione. La forza centrifuga si ha solo nei ponti in curva di raggio R ed agisce ortogo- nalmente all’asse del ponte. Nelle Nore vengono suggerite formule del tipo: c=a ¥ (forza per unita di lunghezza) (2.2) essendo V la velocita di progetto ed “a” una costante. La forza centrifuga viene trasmessa alla sottostruttura (pile o spalle) da tutti ‘quegli apparecchi di appoggio, siano essifissi o mobili, che impediscono gli spo- stamenti trasversali all'asse del ponte. 2.3.4 - Azioni sui parapet e sui sicurvia Queste azioni vengono date come forze statiche orizzontali applicate ad una al- tezza stabilita. Esse portano in genere arinforzi locali della strutura in cortispon- denza dei montanti di questi element oltre, naturalmente, al dimensionamento dei montanti stessi. Cos! ad esempio peri ponti stradali Italiani va considerata una forza orizzon- tale ripartita di 1,3 KN/m sul corrimano dei parapetti ed una forza concentrata di 45 KN, a 0,60 m dalla pavimentazione, sui sicurvia. 2.4 - AZIONI DOVUTE AL VENTO Le azioni dovute al vento vanno attentamente valutate nel calcolo dei ponti po- tendo risultare le pit onerose nel caso di grandi luci owero di altezze notevoli delle pile, conrariamentea quanto s ha nella maggioranza delle costuzioni or nari. Lazione del vento viene di norma schematizzata come una forza statica corizzontale che agisce su tuta la superficie investita dell’opera pid una eventua- |e fascia convenzionale al di sopra del piano viario (in genere alta 3 m) che rap- presenta l'ingombro del carico accidentale, quando oresente. La direzione del vento viene abitualmente considerata orizzontale ed orto- gonale all’asse del ponte. ‘Alcune Norme, peraltro, prescrivono di considerere anche possibili inclina- zioni rispetto a questa direzione: le AASHTO [5], per esempio, chiedono di con- siderare una forza verticale di 0,9 KNim? circa ed una possibile inclinazione del vento, rispetto alla normale all‘asse del ponte, fino < 60° Ul vento esercita anche azioni dinamiche che, se trascurabili nella maggio- ranza dei casi, possono divenire pericolose nel caso ci strutture molto snelle ed in particolare dei ponti sospesi a causa di vibrazioni irdotte per fenomeni aereo- dinamici, del tipo di quelli che si hanno nelle ali degli aerei. Un cenno a quest problemi verra fatto nel capitolo 15. 38 {LE AZIONI SUI PONT 2.5 - AZIONI SENZA FORZE ESTERNE ‘Alcune di queste azioni possono essere volutamente provocate all'atto della co- struzione, mentre altresi hanno comunque e possono indurre o no sollecitazioni a seconda del tipo di struttura. Esse peraltro causano sempre deformazioni € ‘quindi vanno valutate per dimensionare gli apparecchi di appoggio ed i giunti € per eseguire le verifiche agli stati limite di eserczio. 2.5.1 - Coazioni impress II caso pit noto & quello della precompressione del cemento armato, ma si han no anche casi di presollecitazione di strutture metalliche mediante tesatura di ca- vio di sollecitazioni indotte nella struttura da martinetti o dispositivi analoghi, E importante ricordare che nelle strutture formate da materiali soggetti a fe- rnomeni enti, quali il rilassamento o la viscosita, gi effetti positivi dovuti a que- ste coazioni tendono a ridursi nel tempo: tipico @ ’esempio delle cadute di ten- sione nel c.a.p. Un sistema usato a volte per far nascere uno stato di sollecitazione voluto nelle strutture iperstatiche e quello di provocare un cedimento dei vincoli di en- ‘ita programmata. In figura 2.8 sono indicati i diagrammi dei momenti nel caso di una trave continua nella quale si voglia, per qualche motivo, ridurre i momenti negativi aumentando quelli positivi. | cedimenti di vincolo peraltro possono essere enche non voluti, ma derivare da cause accidenfali quali i difetti degli apparecchi d’appoggio, i cedimenti di fondazione ecc. Lentita di questi cedimenti va in qualche modo valutata specie nelle struttu- re iperstatiche, in cui essi provocano sollecitazion, ‘Va comunque detto che queste sollecitazioni, nel caso del cemento armato, andranno riducendosi nel tempo per effetto della viscosita, come risulta da quan- to esposto nel capitolo successivo. — Trave continua su appoget fist = =~ Codimenti degli sppoggi B e C Fig. 2.8 — --—Diagramma risultante AAZIONI SENZA FORZE ESTERNE 39 2.5.2 - Effetti termici Le azioni dovute agli effet termici sono spesso sottovalutate poiché abitualmen- te si considerano solo le variazioni uniformi di temperatura: si ipotizza cio® che in ogni istante tutti i punti della struttura abbiano la stessa temperatura. Lenita di questa escursione, correlata sostanzialmente a fattistagionali, @ fissata dalle Norme italiane in complessivi 30 0 50 °C rispettivamente per ponti in c.a. € a.p. owero in acciaio. In realta Veffetto delle escursioni termiche giomaliere su element strutturali ‘con diversa inerzia termica, l'iraggiamento solare, Veffetto del vento ed altre cause climatiche locali possono portare sia a distibuzioni di temperatura non Lniformi all’interno di una stessa sezione che a temperature medie diverse in ele- ‘menti strutturali di uno stesso ponte ‘Questi fenomeni, che indicheremo sinteticamente come variazioni termiche differenziali, possono indurre sollecitazioni elevate e sono la causa di molti fe- rnomeni fessurativi in ponti in c.a. e c.a.p. Per questo i loro effeti vanno atterta- ‘mente valutati insieme a quelli causati dalle variazioni termiche uniformi; queste ultime non verranno tratate in seguito in quanto si suppongono gia noti dai corsi di base. 2.5.2.1 - Andamento delle temperature nelle sezioni di Conoscendo una serie di parametri alquanto complessi, relativi sia all’ambiente che alle caratteristiche dei materali,& possibile conoscere la distribuzione delle temperature in una sezione qualsi Una analisi di questo tipo esula dalla presente trattazione e comunque i dati necessari per condurla sono, nella maggioranza dei casi, non sufficientemeate nat E opportuno quindi riferirsi a quanto indicato da alcune normative che trata- no questo tema: tra queste particolarmente interessante appare quella Neozelan- dese [6] sia perché le condizioni climatiche di quel Paese non sono molto dis mili dalle noste, sia perché le indicazioni che fornisce hanno trovato un buon riscontra nelle inragini ouimeriche @ sperimentali effetuiate [9] La figura 2.9 riporia la distribuzione delle temperature indicata sia dalla gia citata norma Neozelandese che dalle British Standards [6], in buon accordo tra loro; ladifferenza di temperatura da assumere & data dalle B.S. in funzione del- altezza della sezione: quella rporata in figura a titolo ai esempio vale per un‘altezza di 1 m. Come si vede la normativa Neozelandese tiene conto dello spessore della pavimentazione che ha grande influenza sulla temperatura da assumere all’esra- dosso della soletta: si scende da 32° C in assenza di pavimentazione a 12° C rel caso frequente di 10 cm di conglomerato bituminoso. Le B.S. presuppongo- no una pavimentazione di 10 cm. In figura @ riportato anche V'andamento delle temperature sull'altezza del- Vimpalcato consigliato in Italia (2). Si jpotizza un andamento lineare che, per quanto gia detto, si discosta alquanto dalla realtafisica ma semplifica molto i cal- coli di verfica, come risulta meglio da quanto esposto nel seguito. 40 Le AZION! SUI PONT! 0m) ys suo ) sw cP m4 (cH 0a) Fig. 29 Disvibuzioni ai progetto delle temperature. Inoltre in essa si fa/riferimento a gradienti termici inversi, cio® si considera anche il caso nel quale 'intradosso dell'impalcato @ a temperatura maggiore del- Vestradosso, ‘Anche le B.S. prevedono il caso un estradosso pid freddo dell’intradosso, ‘con un gradiente che @ per minore uello che si assume nel caso opposto. 2.5.2.2 - Sollecitazioni termiche longitudinali Sono le sollecitazioni che nascono nell’impalcato, inteso come trave, per effetto di una distribuzione non uniforme di temperatura nell’altezza delle sezioni. Si distinguono i due casi seguenti 2,5,2.2.1 - Caso dit variabile linearmente. In questa ipotesi le vari miche differenziali hanno sulla strutura gli stessi effetti di quelle uniformi e cioé: ‘@) provocare spostamenti, senza che nascano forze, nelle strutture isostatiche; b) indurre sollecitazioni nelle strutture iperstatiche. Nel secondo caso il calcolo puo condursifacilmente rilasciando dapprima i vincoli sovrabbondanti e calcolando gli spostamenti che si avrebbero nella struttura isostatica in corrispondenza dei vincoli soppressi; successivamente si valutano le forze necessarie per annullare questi spostamenti e quindi lo stato di sollecitazione della strutura. Esempio n. 1 Nella figura 2.10 2 tratato il caso di una trave incastrata di altezza h e momento di inerzia J costanti AZIONI SENZA FORZE ESTERNE a" at 2) Steattura eile ») Sitems prin «) Reazioni iperstatiche che annullano © 4) Diagrams det » Roweat eceolss (UF Fg.210 pmo € Esempio n. 2 Trave continua a tre luci con altezza e momento di inerzia variabili Si considera il ponte a tre campate a luci disugual illustrato in figura 2.11, avente limpalcato realizzato con la giustapposizione di quattro travi aT, di al- tezza variabile linearmente da un minimo di 1000 mm ad un massimo di 1500 ‘mm nelle campate di riva; di altezza costante e pari a quella massima nella cam- pata centrale. Si considera la distribuzione lineare delle temperature prevista dal- le Notme Italiane e si assume per i materiali E=30 GPa ed a=1- 10% Il pro- cedimento di risoluzione @ analogo a quello dell'esempio N° 1 Per il calcolo della rotazione ypc dell’asta BC a sezione costante si ha, per ragioni di simmetria: vec~lP xd x con x= AT Perla rotazione gpa relativa all'asa a sezione vaviabile si procede nel mo- do indicato nella figura 2.12. Note le rotazioni di estremita bastera imporre la congruenza per determinare i momenti di continua incogniti e quindi il diagramma delle solleciazioni. 2.5.2.2.2 ~ Caso ditt variabile comunque. Se rimuoviamo l’ipotesi di variazio- ne lineare della temperatura sull’altezza della sezione nascono sollecitazioni an- che nelle strutture isostatiche, cui si riferisce quanto esposto qui di seguito. 42 Le AZIONI SUI PONTL «) reationifperstaiche 4) diagrams dei moment Fig 211 Consideriamo una sezione di impalcato di forma qualsiasie sia noto 'anda- mento ty) delle temperature rispetto ad un generico asse orizzontale di riferi- mento (igura 2.13) Se ciascuna fibra potesse deformarsiliberamente si avrebbe: e=atly) 2.3) e la sezione si ingobbirebbe, Poiché manteniamo I"ipotesi usuale di conservazione delle sezioni piane, Vandamento effettivo delle « deve essere lineare e ciot: [AZIONI SENZA FORZE ESTERNE a Sen dx tone ga Va Fig. 2.12 T Detormsione an Ye by tw 0) be vely of eotey Doi Seione —s one Fig. 213 gratey 24) ove eg @ la deformata unitaria all’altezza della fibra di riferimento e x é la curva tura della sezione, entrambe incognite. ite diterenza ta la deformazione libera e quella efftiva implica Vesstenza i tensio pari a: y= E (—a ty) 25) 44 LE AZION! SUI PONT: 10 1520253035 ‘Azza della Sexione, We) 1) Curvatura liber, x Fig. 214 da 2, 11, os a a CET Alters della Serine, mn) ) Deformazione baricentriealhera,€ |AZIONI SENZA FORZE ESTERNE fas} Le incognite ¢g € x si ricavano imponendo la condizione che lo sforzo nor- male N ed il momento intorno all’asse baricentrico M devono essere nulli trat- tandosi di una struttura isostatica: é Nef ay: bly) d y=0 2.6) M=f o/=biyly-yo) d y=0 an essendo by) la larghezza della sezione all'altezza della generica fibra ed yg la distanza dell’asse baricentrico da quello di riferimento. Dalle (2.6) e (2.7) si trae: x= FJ tb” y-yo) dy 8) = J ty) by) d yore 29 essendo A V’area e Jil momento d’inerzia della sezione. Noti « € x & possibile con la (2.5) ricavare le sollecitazioni nella sezione della struttura isostatica. Nel caso di strutture iperstatiche bisognera dapprima condurre, nei modi qui sopra specificati, i calcolo delle sollecitazioni sullo schema isostatico prescelto poi sommare a queste le sollecitazioni ricavate come detto al punto preceden- te, sostituendo al valore x= Ath quello della curvatura appena ricavata. La procedura sopra vista @ piuttosto laboriosa; un calcolo sufficientemente approssimato pud condursi uilizzando le curve riportate nella figura 2.14, tratte a [10], che fomiscono direttamente x e ¢ nel caso in cul si adotti la distibu- zone delle temperature di figura 2.9c. Le curve si iferiscono 2 tre tipi di sezioni trasversali, cui peraltro & lecito condurre la stragrande maggioranza dei casi reali, In particolare i cassoni pluricellulari possono tratarsi, per questi effetti, co- me unicellulari con 'avvertenza che le limitazioni in figura 2.14a vengano appli cate alla intera sezione: per esempio la larghezza complessiva delle anime deve essere pari a 0,1 B. Per i valori della temperatura all’estradosso della soletta diversi da quelli stu- diati @lecita la interpolazione lineare. Esempio n. 3 Consideriamo il caso di un ponte a sezione scatolare atre campate uguali di 50m i luce (figura 2.15). Dalla figura 2.14 si ricavano perh = 2,00meT = 22 °C: €@=7,62-10"5 mim x=0,91-10-4 rad/m 46, LE AZIONI SUI PONTI ‘L200 eomiris della Seton 1,=4.8 nt!) : fet i a = . 7 a o A " Fig. 2.16 Andamento delle tension sulle sezioni della campata centrale. al Tension’ in una econe quan del sutra principale soa) per fet dele A diferenzlal 1» Torionprovacte dal momento dl contaukts goveate dalle wr vaue% Tension Complestve visu Si ponga E=30 GPa ed a=1- 10-5 Per l'equazione (2.5) le tensioni indotte da variazioni termiche differenziali non lineari sono date da )~30- 10° (7,62: 10-5 +0,91 -10-4-y—t,- 10-5) in Pa, con y misurata a partire dall'asse neutro. A queste tensioni (figura 2.16a), che si verificano sulle sezioni dello schema isostatico principale, vanno somma- te quelle indotte dal momento di continuita (figu'a 2.166) che vale M=14,47 MNm [AZIONI SENZA FORZE ESTERNE v7 2.5.2.9 - Sollecitazioni termiche trasversali Sono quelle che nascono nel piano ortogonale all'asse del ponte e che riguarda- no quegli impalcati la cui sezione @ riconducibile ad un telaio chiuso, cio® le sezioni a cassone. In questi casi oltre alle sollecitazioni longitudinali appena vi- ste, vanno considerate anche quelle che nascono nella sezione trasversale per il fatto che, con la distribuzione delle temperature vista in figura 2.9, la soletta superiore si viene a trovare ad una temperatura diversa da quella delle altre pa- reti. Dato il piccolo spessore della soletta in questione @ senz'alto lecito accettare tuna distribuzione lineare delle temperature nello spessore stesso. Le sollecitazio- ni trasversali che si generano possono cosi ottenersi come somma di quelle do- -vute ll’allungamento della solettae di quelle dovute alla sua tendenza ad incur b) Schematizzasione di ealeolo 153615 KNm ©) Diagramma del moment Fig. 217 48 LE AZION! SU PONT Fig, 2.18 Esempio n. 4 Sia data la sezione di impalcato raffigurata in figura 2.17a. | lembi superiore ed inferiore della soletta si trovano rispettivamente alle temperature T,~ 13,5 °Ce Tz=3 °C; si pud pensare che I'allungamento della soletta sia dovuto ad una di stribuzione uniforme di temperatura pari a (T; +T2)/2 mentre le rotazioni siano causate da una variazione differenziale di valore (T, —T,V/2. Lentita delle sollecitazioni dovute alle singole deformazioni & riportato in figura. Quelle effetive sono date dalla somma dei due casi distint. Alcune volte ci si limita ad ipotizzare che I'inteno del cassone sia ad una temperatura diversa da quella esterna, con andamento lineare nello spessore del- le pareti. In questo caso si pud procedere come visto in 2.5.2.2.1, passando attraverso. Un sistema isostatico principale nel quale fare avvenire liberamente le rotazior delle aste. Nel caso dell’esempio precedente, ipotizzando un At di 10 °C tra interno ed esterno del cassone, si avrebbero le sollecitazioni indicate in figura 2.18; un problema identico si ha nelle pile con sezione scatolare. 2.5.2.4 » Altri casi di variazioni termiche differenziall Come detto in premessa si hanno casi di ponti formati da element che, essendo dotati di inerzia termica molto diversa tra loro, possono raggiungere nell/arco della giornata temperature medie differenti. Un caso tipico & quello dei ponti strallati le cui funi seguono le variazioni termiche rapide al contrario della travata (specie se in calcestruzzo),che ha una inerzia termica molto superiore. [AZIONI DOVUTE ALLOSTACOLO SOVRAPPASSATO 49 In questi casi non si hanno problemi nel calcolo degli effeti dovuti a questo At, quanto piuttosto nel definimne lentita, che va valutata caso per caso. Un problema analogo pud aversi nei ponti ad arco a via inferiore; i pendini di sospensione dell’impalcato, molto sotili, possono trovarsi a temperature di- verse dall'arco e dall’impalcato stesso, pity massicci 2.5.2.5 - Effetti della fessurazioné del calcestruzzo Tutto quanto detto in precedenza si basa sullipotesi che il materiale sia omoge- reo, isotropo ed a comportamento elastico lineare. Cia @ vero con buona appros- simazione per gli impalcati in cemiento armato precompresso. Nel caso di impal- cati in cemento armato ordinaro la fessurazione, sempre presente, riduce il mo- ‘mento d’inerzia delle sezioni e quindi le sollecitazioni dovute agli effetti termici. UI calcolo rigoroso delle sollecitazioni [16] tenendo conto delle fessure @ lun- 0 € laborioso, anche se concettualmente identico a quanto gia visto. Risultati sufficientemente accurati possono ottenersi procedendo nel seguente modo ap- prossimato: a) si trascurano le sollecitazioni provocate dalla evertuale non linearita delle temperature sull‘altezza della sezione; ble curvature nella strutura isostatica principale (cioé con i vincoli sovrabbon- danti rilasciati) possono calcolarsi considerando le sezioni non fessurate;, ©)si calcolano le iperstatiche considerando i momenti dinerzia delle sezionifes- surate("). In molti casi semplici di travi ad altezza variable si pud eseguire il calcolo con un momento di inerzia costante pari alla media tra il valore che si ha nelle sezioni di mezzeria e di appogsio. 2.5.3 - Attrito nei vince! Un vincolo perfetto dovrebbe consentire determinati spostamenti senza che ad essi siano associate forze Cio non accade mai a causa degli attrti che dipendono dal tipo di apparec- chio di appossio, come illustrato in dettaglio nel cepitolo 10. 2.6 - AZIONI DOVUTE ALL'OSTACOLO SOVRAPPASSATO Possono essere di diversi tipi a seconda della natura del’ostacolo e vanno valuta~ te caso per caso. Tra le pid frequent si citano: 2.6.1 - Azioni idrodinamiche Si hanno su eventuali parti di struttura investite da acqua in movimento. La pres- sione che si esercita si pud indicativamente porre uguale a [11]: () Il ealcolo@ iterative poiché i momenti dovut alle variazionitermiche si sommano a quell ‘ovut ai carichi permanent ed accidental e quindi contrbuiscano anch’ess alla fessurazione elle sezioni 50 LE AZIONI SUI PONT [AZIONI DOVUTE ALVOSTACOLO SOVRAPPASSATO 31 Tabella 2.1 an iment | tome eco inkNim? 2.10 con @. ~densita dell'acqua che pud assumersi pari a 1 KN--$2 > v >108 ae 12 Co~coefficiente di forma uguale'a 0,5 - 1,5 (v. tabella 2.1) 4 vy" =velocita dell'acqua in m/sec aa | 2.6.2 - Spinta del ghiaccio ji 4 Bey 116 Irrilevante nei nostri climi, costituisce un’azione importante in quei paesi ove & 108 Et 123 prevista la possibilita che I'acqua geli per spessori notevoli (dell’ordine dei me- 4 ea . 130 tri). In Svezia, per esempio, le Norme prescrivono una pressione di 280 tim? pe sulla parte del ponte interessata dalla glaciazione. > L 2.6.3 - Urto di mezzi o di natanti Ic. pe ue Lurto accidentale di natanti su pile che ricadono in vie d’acqua navigabili, va a 108 2 08s considerato in sede di progetto. eS 4 a8 In questa eventualita I’energia cinetica del natante per una parte (all’incirca 1 iw as la meta) viene dissipata nella deformazione plastica del guscio del natante stesso e nei moti turbolenti del’acqua, mentre la restante parte deve essere assorbita dalla strutura del ponte in fase elastica o con eventusli plasticizzazioni locali P L che comunque non compromettano la stabilita globale dell’opera. Eevidente al- a7} oes lora che per gossi natant evelocitapresunte duro elevate, risulta pid economi- 1° 3 Oe co ricorrere ad opere di difesa indipendenti dal ponte, quali scogliere o vere € ig oe proprie isole artificial . a noe Problemi analoghi, anche se con energie molto pili modeste, si hanno nel L ° 130 ‘caso di urti di automezzi su pile di viadotti o di cavalcavia. >sx108 bes 3: Fa ss = @ Schema critico Ls * = s (©) Schema stabile e iy >10 2 133 z whecde = (© Lo schema pud ene re ritico oe le stam: rT elle non sopportno Types dune tarata 2 Me >108 7 034 da'un solo lato +h Z Fig. 2.19 52 LE AZIONI SUI PONT! Le ferrovie Italiane ad esempio prescrivono di considerare una forza statica di 1000 KN applicata a 1,20 m dal piano stradale. ‘Va in ogni caso tenuta presente I'assoluta necessita nei ponti a pit luci di garantirsi, mediante la scelta di uno schema statico appropriato, contro leven- tualita che la crisi di una campata provochi la crisi dellintero ponte, come acca drebbe, per esempio nello schema di figura 2.19 a. 2.6.4 - Movimenti franosi Esistono cast in cui non si pub evitare di disporee le pile di un viadotto in zone franose o sospette di essere tli. Vanno allora previste spinte suborizzontali sulle fondazioni o part di esse, per la valutazione delle quali si rimanda ala letteratu- ra specializzata ‘Qui preme sottolineare che queste azioni, quando presenti, sono general- mente le pili onerose per l'opera.e tra le principali cause di collasso, per cui van- no attentamente valutate. 2.7 - AZIONI SISMICHE Molte zone d'talia, specificate da apposite Leggi, sono considerate soggette al rischio di eventuali sismi La valutazione delle azioni che si hanno in una struttura in caso di sisma pud awenire con un‘indagine dinamica, per la quale sirimanda a pubblicazioni spe- Cifiche, ovvero statica. In quest’ultimo caso Veffetto del sisma viene assimilato a quello di una serie di forze orizzontali e verticali applicate ai baricentri delle masse della struttura e ad esse proporzionali. Le attuali Norme Italiane [12] prescrivono di valutare le forze orizzontali con Vespressione: For WC RIW ata) ove r, detto comunemente “coefficiente sismico” rappresenta la frazione del pe- so W della massa strutturale che va considerata come forza orizzontale. Il coeffciente sismico, viene in genere fatto dipendere da tre parametri (C=coefficiente d’intensita sismica: tiene conto del grado di sismicita della zona in cui ricade il ponte. Attualmente in Italia si hanno zone di 1* categoria (C=0,1), di 22 categoria (C=0,07) e di 3* categoria (C=0,04) R=coefficiente di risposta: é funzione del primo periodo proprio di oscillazione della struttura To, e decresce all'aumentare di questo. Qualora Ty non venga calcolato si assume R=1 | =coefficiente di protezione sismica che, salvo casi particolati, per i ponti viene assunto uguale a 1 Una espressione simile si ha per il calcolo delle forze statiche verticali, e AZION! SISMICHE 53 Fem CW (2.11b) con m eguale a 2. Nel caso dei ponti, data la natura dei carichi accidental, si considerano per Wisoli carichi permanent (Per altrestruture si considera invece anche una fra- zione del sovraccarico, specificata dalla legge). Le sollecitazioni ay, (momenti flettentie torcenti,sforzi normali e di taglio) provocate da Fi, e quelle a, provocate da F, non vanno sommate tra di loro poi Ehé & improbabile che esse raggiungano i valori massimi nello stesso istante. Cid vale anche per gli spostamenti 9. Si fa invece la combinazione vettoriale degli effett e cio’, con owvio signif cato dei simboli: = (ag +0) am bn) (2.12) Naturalmente non conoscendosi a prior la direzione del sisma, le verifiche andranno effettuate per diverse direzioni dif, (In genere quella patallela all'as- Se del ponte e quella ad essa trasversale) | coefficient sismici prescritti dalla normativa si riferiscono a sismi “leggeri”, ‘che hanno un periodo di ritono relativamente breve ¢ pertanto una elevata pro- babilitd di investice il ponte durante la sua vita. Schema disposizione apposi ' reg) 4 ” 2 é i aim Seema foe etna a Ps ir rs : ( vi 220 34 LE AZION! Sut PONT! Per questo motivo V'opera deve rimanere, sotto queste azioni, in fase elast- a: cid si traduce nella richiesta delle Norme di eseguire le verfiche con il meto- do delle tensioni ammissibi | ponte pero, anche se con probabiltainferiri, pub essere investto da sismi ‘molto pit! violenti di quelli descritt dai coefficient R prima citat. In questi casi si accetta che la struttura esca dal limite elastico plasticizzan- dosi localmente, ma senza arrivare al collasso: cid & possibile purché essa sla dotata della necessaria “dutilita” di cui si parlerh pitt estesamente nel capitolo n i queste possibili plasticizzazioni la Normatva Italiana attuale ne tiene im- itamente conto prescrivendo che gli spostamentin da considerare nel dimen- sionamento degli appoggi, dei giunti ecc.,siano assunti pari a 6 volte quelli deri- vati da un calcolo statico convenzionale con il sisma di progetto (quattro volte se si & eseguita l'analisi dinamica in fase elastica). Nel caso frequente dei ponti a travata va tenuta ben presente la disposizione dei vincoli al fine della corretta applicazione di queste forze. Poiché tutta la forza orizzontale corrispondente al peso di una travata viene trasmessa alla pila dall/appoggio fisso, ubicando questi opportunamente si pos- sono favorite alcune pile a scapito di altre. Nella figura 2.20 @ riportata a titolo esemplificativo la distribuzione delle Fy reel caso di sisma longitudinale su un ponte a travata: con la distribuzione degli ‘appogei ipotizzata la pila C non ha forze orizzortali in sommita mentre la B ne ha’il.doppio di quelle che si hanno nei casi ordinari, rappresentati dalla pila A. E evidente il vantaggio di avere travi continue (0 con soletta continua) che consentono di trasferre tutte le forze orizzontali longitudinali di origine sismica ‘ad un elemento basso e rigido, quale & la spall, disimpegnando le pile. Per ulterior dati sulla valutazione delle azion sismiche nei ponti si consulti- ‘no anche | capitoli 10 (Appoggi e ritegni) e 11 Pile). ‘2.8 - CRITERI DI VERIFICA Tutte le aziuni esaminate in precedenza andranno combinate nel modo pit sta- vorevole per eseguire le vertiche. Peraltro ovvie considerazioni statistiche porta- ro ad escludere eventualita che tute le azioni agenti sulla struttura siano massi- ‘me contemporaneamente, per cui le Norme dei vari Paesi forniscono opportuni Coefficient per i quali vanno moltiplicat i carichi sulla base della probabilita che essi hanno di verificarsi contemporaneamente. Cosi, per esempio, nel caso si eseguano le verifiche con il metodo delle ten- sioni ammissibil, la spinta del vento verra considerata per intero se si suppone il ponte scarico, mentre verra considerata ridotta se si considera la contempora- nea presenza del carico accidentale e cos! via. Nel caso invece di verifiche agli stati limite ultimi (SLU) varieranno i molti- plicatori delle singole azioni che sono in genere pid bassi per i carichi perma- enti rispetto a quelli accidentali, e tanto minori quanto minore @ la probabilita che tutte le azioni considerate si verifichino contemporaneamente. RICHIAM! SULLA FATICA 35 Particolarmente importante, per i ponti, lo SLU per fatica. Per e350 le Nor- me [1] forniscono valor dei carichi accidentali che, dovendosiripetere un nume- 10 elevato di volte, sono evidentemente inferiori di quelli assunti per lo SLU a rottura Nel paragrafo successivo si ritiene utile riportare alcuni brevi richiami sui fe- rnomeni di fatica. 2.9 - RICHIAMI SULLA FATICA 2.9.1 - Aspetti general Quando si sottopone un materiale a carichi variabili nel tempo si pud arrivare a rottura per valori di tensione anche molto inferiori di quella che si raggiunge- rebbe se il catico fosse applicato una sola volta, cioé della “tensione di rottura” che caratterizza quel materiale ‘Questa riduzione, dovuta alla “fatica”, @ tanto pit sensibile quanto maggiore il numero di volte che si varia la tensione e quanto maggiore @ l'escursione della stessa: & evidente I'importanza che questi fenomeni assumono nei pont ‘ove i carichi accidentali sono, per loro natura, fortemente ripetitvi. Le rotture per fatica sono sempre di tipo fragile, anche quando riguardano material di per sé duttil, e quindi costituiscono uno stato limite particolarmente insidioso. La resistenza a fatica di una struttura 0 di una sua parte dipende, oltre che dal materiale base impiegato, da molt fattori come la presenza di autotensioni nei profilati metallic (dovute a trattamenti termici, lavorazione ecc.), intagi,sal- fs t t Ht BS 1, | Taam eax2 Toa teeX23 wo ©) Carico progresivo (6) Carico variable Fig, 221 36 LE AZIONI SUI PONT! dature e concentrazioni di tensione in genere. Quest fati come é noto provoca- ‘no punte di tensione localizzate che perb non hanno di solito molta influenza sulla resistenza statica del pezzo nel suo insieme, grazie alle plasticizzazioni lo- cali che provocano una redistribuzione degli sforzi Viceversa questi fattori possono ridurre molto la resistenza a fatica dell’ele- ‘mento cos) come la riducono l’eventuale corrosione o la scabrosita superficiale del pezzo. A titolo di esempio si analizzi cosa accade in una barra di acciaio (supposta di spessore unitario) con un foro centrale quando viene sottoposta ad uno sforzo di trazione, Per effetto del foro la distribuzione delle ¢ nella sezione AA ha 'andamento ualitativo di figura 2.21, Se la T cresce progressivamente, dopo che la das ha Faggiunto la soglia di plasticizzazione o,, vi & la plasticizzazione progressiva della sezione talché la Tmax non risente pid delle disuniformita precedenti (figu- ra 2.216) Se invece T varia ciclicamente la dnax pud raggiungere il limite di fatica quando ancora lontana da o,: si innesca una rottura in Vicinanza del foro che riduce la sezione utile e quindi porta rapidamente al collasso (figura 2.210) Qualcosa di molto simile si ha in vicinanza dei cordoni di saldatura ove i picchi di tensione sono legati a fati termici. Per questi motivi le varie Normative in genere classificano i vari dettaglidel- le unioni in funzione della loro sensibilita ai fenomeni di fatica [13] [14] 2.9.2 - Il caso di tensioni Consideriamo dapprima il caso teorico di un elemento sottoposto ad una tensio- ne variabile con legge sinusoidale tra due limit, omy € dae (figura 2.22) Questo tipo di ciclo & quello che normalmente s'ha nelle macchine di prova ah “ato Dutrata del earico (tt), giorni Relazione tea x(t, t) € durata del earieo per 50 in base ai coef. di viscosta ealoolati ; con 1 CEB-FIP, 1978 os ) 1a 8 www 100 ‘tao Fig. 3.7 3.2.3 - Rilassamento dell'acciaio Anche I'acciaio presenta fenomeni di viscosita che si evidenziano perd solo quando i! livello di sollecitazione @ molto elevato, superiore al 50% della tensio ne caratteristica di rottura. Per questo motivo il problema riguarda in concreto solo gli acciai da pre~ compressione che vengono tesati ad una tensione iniziale elevata. I COMPORTAMENTO DEI MATERIAL NEL TEMPO n Tabella 32 a cliphk= 06 07 0,8 ho wefel ordinon 4g fio trefel@ bas ellassamento 1 2 4 barre AEE: 7 Hlossamento 0 1000 (t= =) dato come pe ale della tenione isle, pe re divers val ‘idalaTersoneinzicle (farts ala fons ‘ror of rora fi) Poiché in questi casi i cavi sono ancorati (per aderenza o con disposivi meccanici) al calcestruzzo, la loro lunghezza é praticamente costante ela visco- sit ha come effetto una riduzione della tensione. Si parla allora di “perdita di tensione per rilassamento” che viene in genere espressa come percentuale della tensione iniziale. Questa percentuale dipende molto dal livello di sollecitazione e dal tipe di acciaio: recentemente si sono andati diffondendo sempre pit gli acciai “stabilz~ zati” che, grazie ad un processo iniziale di pretensione ad una appropriata tern- peratura, hanno un rilassamento molto basso. La tabella 3.2 tratta dal MODEL - CODE [4] fornisce le perdite per rilassa- mento espresse come percento della tensione iniziale. Poiché in realta la deformazione dei cavi non @ rigorosamente costante nel tempo ma si va riducendo per effetto della viscositae del rtiro del calcestruzzo, le perdite per rilassamento sono minori di quelle teoriche. | vari Regolamenti fomiscono un coefficiente K riduttivo della & gp, che tie~ ne conto della interdipendenza di queste cadute; per i casi usuali pub assumersi con buona approssimazione K=0,75. Le cadute per rilassamento si esplicano in tempi relativamente brevi (figura 3.8) e quindi si pud, in alcuni casi, pensare ad una ritesatura dei cavi che annul in parte queste perdite cus 8 8 8 te SO nT 1g Ra ge" jcon ritaratura delle tensiont ‘ Zi fos | em i mt a! 3 5 ie “ Jee ‘ el . Fig.38 2 GU EFFETTI DEL RITIO E DELLA VISCOSITA Per finire va sottolineato come le perdite per rilassamento siano molto mag- iri se la temperatura é elevata. E questo il caso dei calcestruzzi maturatl a va- pore per i quali pud rendersi necessario uno studio partcolare per definite le Ao 3.3 - METODI DI ANALISI 3.8.1 - II metodo del module ridotte (MMR) Le (3.3) e (3.4) possono scriversi € (t-te (3.10) dove stadt aa In questo modo Vanalisi degli effetti della viscosita nel tempo viene ricon- dotta ad un semplice calcolo elastico da effettuarsi con un modulo di elasticita fitizio. Questo metodo & applicabile nel caso di carichi costanti, quali il peso pro- prio, ed & particolarmente utile quando interessano le sollectazioni e le defor- ‘mazioni a tempo infinito. In condizioni ambientali ordinarie (umidité del 75%) per calcestruzzi sollecitati a 28 gg. la 3.11 porta a definire un modulo ridotto paria fe 29 per spsior equaled <20 cn fa r= 29 per spesor equivalent >60 on 8.3.2 - Il metodo del module ridette medificato (MMRM) In molti casi si hanno sollecitazioni variabili nel tempo per cui @ valida l'espres- - sione 3.8. ‘Anche in questo caso si pud condurre un calcolo convenzionale elastico con tun modulo di elasticita fittizio che, per la parte di catico variabile, vale: FE anye__ttta Fe WOT Questo metodo é utile quando si vogliono gli effetti a t= <0 di un carico va- riabile con legge nota, tale da conoscere a prior il valore di x(t). ‘Ad esempio net cal requent in cui 'azione cresca nel tempo con una legge simile a quella della viscosita pud porsi G12) E28) TF 08 es G.13) METOD! DI ANAUIS! 73 3.3.3 - Il metodo di Dischinger (MD) Questo metodo fu sviluppato da Whitney [5] ed applicato da Dischinger [6] alle sirutture in calcestruzzo. Esso si basa sullipotesi che la tangente alla curva che descrive ® (1) sia indipendente da to (figura 3.9). Cid vuol dire che tutte le curve con diverse origi t possono ricavarsi da un‘unica curva traslandola, ovvero che: © (tad=% (orl—% Coartor G14) Con questa ipotesi la variazione di ¢, dovuta alla viscosita in un intervallo dt, per una storia di carico variable iniziata all'istante to, dipende solo dal valo- re att e dalla variazione di ®, cio’ det) oft ditt) dt Et) dt 515) 9, con altra notazione ety 2 MOF PO Se a questo termine aggiungiamo il contributo elastico di una eventuale va- riazione di ¢ nell‘intervallo considerato, cio® deg) 1 dott dt "EO dt car) si hanno le equazioni di Dischinger (’) ay. aot -& (0) 17 pots i Whitney: CD= Fig. 3.9 (0) Le equazioni complete comprendno in realté anche il temnine dovuto al rir. 74 GU EFFETT DEL RITIRO E DELLA ViSCOSTTA ove si @ supposto E costante e pari a E(t) 0 V'alt-a equivalente: de® 4 cet do Ey | ee Le (3.17) 0 (3.18) permettono di trattare qualsiasi caso di carichi comunque variabili e possono essere risolte considerando intervalli finiti di tempo all'inter- no dei quali il carico viene considerato costante. Vipotesi di curve di viscosita parallele, perd, porta a sottostimare Veffetto della viscosita nel caso di calcestruzzi caricati in eta avanzata. Infattial crescere di to lincremento di &, cio® # (tt), tende a zero e cid vorrebbe dire che caricando calcestruzzi molto stagionati non si avrebbero feno- meni di viscosita, cosa non provata sperimentalmente. G.18) 3.3.4 - Il metodo di Dischinger medificato (IMDM) E un semplice aggiustamento del MD volto a defnire meglio il comportamento del calcestruzzo a lungo termine. Vespressione generale 3.2 pud scriversi Elid ei te (Gta) 19) ove «fj 2 una deformazione elasticafittizia che include quella istantanea e quel- la diferita, Si suppone cio® che ey avvenga immediatamente all’'applicazione del ca- Fico. ‘Accettando il valore di 0.4 suggerito dal Model Code CEB-FIP si ha ent 0 80 ci 1A SR Ey 3.20) avendo introdotto un modulo di elasticita ridotta Elto) 1A Avendo conteggiato I'elasticita differita nel termine elastico, essa andra sot- ‘trata al termine viscoso e quindi andra considerata una funzione di viscosita fitt- zia tale che Ey 8.20 a4 gpa 4%, FAS tPA Bad Et aS tty) 6.22) cob arty Bod 0.23) In sostanza-quindi questo metodo coincide con il MD purché si assumano modulo di elasticita e funzione di viscosita opportunamente ridotti. METOOI DI ANALIS! B 3.8.5 - Il metodo dell’analisi al passo o per sovrapposizione (SPP) Questo metodo & il pid generale tra tutti in quanto pud essere applicato per qua siasi tipo di curva di viscosita e per una qualunque storia di carico. unica ipotesi su cui si basa & quella del principio di sovrapposizione delle deformazioni del calcestruzzo: un incremento di tensione Ae applicato in un ge- nerico istante 7 provoca una deformazione viscosa che & indipendente da qua- siasialtra variazione di o avvenuta prima o che avverra dopo Vistante 7. Il tempo @ diviso in un certo numero di intervalli Ax; € la variazione di 7 che avviene in ciascun intervallo & supposta concentrata a meta di questo: si d~ scretizza cio® la storia delle « nel modo indicato in figura 3.10. Liincremento della ¢ istantaneo e viscoso, provocato dal generico Aatn) viene calcolato alla fine di ciascun intervallo di tempo con il modulo elastico F(a) e la funzione di viscosita valutati nell'istante 1 La deformazione totale al termine dellintervallo i.mo sara pertanto: & | Aol) ei) seq te eo +8(¢,7)] G24 E evidente che questo metodo sara tanto pid preciso quanto pid piccoli saranno agli intervalli Ar; che comunque potranno essere assunti via scenti in modo che in ciascuno di essi si sviluppi la stessa frazione della totale. Ealtresi chiaro che, dato il grande numero di dati da manipolare, questo pro- cedimento @ particolarmente adatto per 'impiego di programmi di calcolo auto- matico. wah wt cn & Fig. 3.10 76 GU EFFETTI DEL RTIRO E DELLA VISCOSITA 3.4 - IL COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI NEL TEMPO 3.4.1 - Promessa Nel calcolo delle strutture in c.a., .a.p. ed a struttura mista accialo-calcestruzzo si fa sempre lipotesi che le sezioni rimangano piane, cio’ che le ¢ al contatto tra i due material, acciaio e calcestruzzo, siano eguali Poiché le deformazioni del calcestruzzo variano nel tempo, per effeto del Titiro e della viscosita, devono necessariamente variare anche quelle dell'acciaio per il quale possiamo ritenere del tutto (0 quasi) nulli questi fenomeni. Ne deriva una distribuzione di a variabile nel tempo con la tendenza ad ave- re, per carichi di lunga durata, sollecitazioni minori nel calcestruzzo a scapito dell’acciaio. casi possibili sono molto numerosi avendo influenza il tipo di sollecitazio~ ne esterna, la quantita e disposizione delle armature, il fatto che la sezione sia fessurata 0 no ece. Nel seguito si tratteranno due casi semplici al fine di mostrare quali sono gli approcci possibili per questo tipo di problemi. 3.4.2 - Sezione simmetrica caricata assialmento Si consideri dapprima il caso di un carico costante applicato al tempo ta In ogni istante, per lequilibro, il carico P dovra essere pari alla rsultante delle tension nell'acciaio e nel calcéstruzzo (figura 3.11) II calcolo pud essere condotto con uno dei metodi visti al paragrafo prece- dente, come richiamato qui appresso. I | genet =P Fig. 3.11 I COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI NEL TEMPO ” 3.4.2.1 - Analisi con il MMR La deformazione del calcestruzzo al tempo t vale (considerando anche il ritito) ee tet Sella tt = FETE 6.25) e quella dell’acciaio 2, (ta) & (it) = (3.26) Per V’equilibrio: dco oy Ay=P 3.27 da cul si trae con semplicipassaggiricordando che deve essere «(0 = lt: atti P __ atte) so RTT eat a 14 NGtoe 628) ove ltt) Ea dE 6.29) en AVA 30) 3.4.2.2 - Analisi con il MMRM_ ‘Ad ogni istante tla tensione nel cls sara pari a quella iniziale bile nel tempo dovuta alla viscosita una parte varia- Oe (hto) =e (to) +A oe (titel B.31) Dalla (2.8) ed utlizando le definiziont (3.11) e 3.12) si pud serivere: CS 632) Ex (tte) Ex (tod mentre per Vacclalo vale sempre la (3.27) ove per 0; s1 ponga la (3.31). Imponendo equilibrio e congruenza e poi risolvendo rispetto a Ao si giunge tg) (1+) ~5; Ea 8.33) dove an? — Rin 3.34) mentre ne @ sono definiti nelle (3.29) e (3.30) 3.4.2.3 - Analisi con il MD Uanalisi-con questo metodo segue gli stessi passi dell’analisi elastica descritta, nel paragrafo 3.4.2.1. 78 GU EFFETTI DEL RITRO E DELLA VISCOSITA Poiché, per®, in questo caso la legge costitutiva del materiale, eq. 3.15, 2 espressa in forma differenziale, si preferisce esprimere in questa forma anche le equazioni di equilibrio e congruenza. Differenziando la (3.27) rispetto al tempo: Geo Aet y Aga 0 (3.35) uguale a zero poiché, nel caso qui trattato, il carico & costante nel tempo. Per la congruenza le derivate delle deformazioni dell'acciaio e del cls sono identiche: tents (3.36) Le equazioni di Dischinger per i due materiali sono: fe 4 [24 elated ane [ EF @ (@,t) | (3.37a) en GEy (3.37b) Nella (3.37a) si @ assunto che le curve di ritiro e viscosita siano affini, per cui vale la: 4 bt- GES. 4 019 0.38) Dalle equazioni 3.35 e 3.37 si perviene con semplici passaggi alla 639) dove 3.40) Integrando entrambi i termini della (3.39) rispetto al tempo, nell‘intervallo tra to @ t (con ¢ generico >t), si arriva con pochi passaggi alla’ oitte) fot) +5) Te 5 a1) che fornisce la tensione nel cls al tempo t, mentre per la tensione nell’acciaio, al solito, si impiega l’equazione di equilibrio (3.27). 2.4.2.4 - Analisi con il MDM Uanalisi differisce da quella appena vista (MD) per V’impiego () del modulo ri dotto €” e della funzione di viscositafitizia ©'(tta), definiti al paragrafo 3.3.4. (On Wuogo di Ee di #1089) I COMPORTAMENTO DELLE SEZION! NEL TEMPO cy La 3.41) percid diventa: cltto)=[oclte) +5] eT egy G.42) dove _ (cot) Ez sD 6.43) Con E’ € p’ definiti dalle (3.21) e (3.23) rispettivamente. La 3.38 si riscrive ne, (cot) itd) 6 Mi 6 (0) - Sry os) 3.4.2.5 - Confronto tra i metodi Nella tabella 3.3 e nella figura 3.12 sono riepilogati i rsultati di un esempio svol- to utiizzando i metodi di analisi nel tempo esposti nel precedente capitolo. ‘Tutti i metodi evidenziano una forte migrazione nel tempo di tensioni dal cls all'acciaio, con incrementi di tensione nell’armatura che superano il 300%. Cio suggerisce ’impiego di sutficiente staffatura, anche per i soli carichi di servi- io, ad evitare il carico di punta delle armature compresse. In particolare si osserva che il MMR sottostima gli effetti della viscosita, in Tebela 3.3 Dorata | Tang. | Tous meget (PaaS |e a earico | ot) | oti tatisl | (giorm) | (Pa) | (hPa) Tole 0 | 958 | 766 Madde | oS | Fat | is done | 100 | aa | 28 tina | ro0oo | $31 | 350 Vetodo 0 | 358 | 766 nodtidore | 2 | 778 |ier® | fs | BY | aod | aod Medco | 100 | S28 [2 | vaer | 31 | Se | ito tawny | voooo_| 05 | 0 | tare | fee |e | 280 Mado 9 | 258 | 766 | 209 | a0o 2 ° ‘ 2 | 770 |io° | ase | 308 | of | 200 Dietinger | 100 | Sor [22 J a | ae | He | it iMof™ | roooo | 48 | 32 | tein | ies | ote | 200 ado 9 | 25 | 76 | 36a | 209 9 ° aoek | 2s | aap fds | 3 | 38 | at | ase Modesto | 100 | £49 [221 | woe | ee | lp | Gam” | sooo | 855 [3% | st | dee | dee | ate Matodo 9 | 958 | 768 | ae | ae ° 9 % 770 |in® | de | S| od | 200 rose | 100 | G04 |293 | ames | by | fee | 280 roooo | 435 [525 | isis | at | aoe | oa (Ps B88 8s é 8 80 GU EFFETT! DEL RITIRO E DELLA VISCOSITA 000 KN Piatra ne 0 lors ° 3010960000 Fig, 3.12 ‘quanto prevede una migrazione pit piccola: cid @ dovuto, nel caso di tensioni decrescenti,allincapacita del metodo a porta in conto invecchiamento del cls. II MMRM (praticamente esatto in questo caso) e il MDM danno previsioni lia lungo termine; nei primi 100 giomi, invece, il MDM presenta una sotto- stima della deformazione, sia della componente per fluage che di quella per riti- 1. Il MD sovrastima la viscosita per questa storia decrescente delle tensioni (nel cls) in quanto non considera una componente recuperabile. II metodo al passo dipende sensibilmente dal numero di intervalli considera- ti e dalla forma delle funzioni di viscosita adottate per il calcolo; in questo caso i risutati sono simili a quelli del MD. 3.4.3 - Sezione presso-inflessa In questi casi analisi & resa pit! complessa dal fatto che la posizione dell'asse neutro, e quindi tutte le caratteristiche meccaniche della sezione, variano nel tempo’a causa della viscosta Per questo motivo risulta convenienteriferie tutte le carateristiche della se- Zone ad un rferimento stable ne! tempo, quale ad esempio un lembo della se- ione, anziché all‘asse baricentrico. I COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI NEL TEMPO 81 = ke} 2] e\, a » rhe ©) ae Fig, 3.13 Sezione in CAP. a cavi posttesi Si seguira il MMRM che meglio si presta a tratare questi problemi in forma cchiusa. A titolo esemplificativo consideriamo il caso di una sezione in c.2.p. con ‘cavo post-tes0 alla quale sia applicato un momento fletente M costante nel tem po (figura 3.13a). La sezione & supposta sempre tutta compressa. Analisi a tempo 0 Con la simbologia di figura 3.14, detta él deformazione della fibra di riferi- mento (in questo caso i! lembo supetiore) e K; la curvatura elastica iniziale della 82 GU EFFETTI DEL RITIRO E DELLA VISCOSITA sezione si ha: a W)-ei-y ky 5 W=E GW) Bs) Imponendo T'equilibrio alla traslazione ed alla rotazione, cio: fo; (y)- bly) dy=N, Jo; (y)-y- bly) dy=M— si ottengono i parametri di deformazione della sezione Sqe(M=Np-dl +o N, E, (alo $8) Ry-dp 3.46) 47) Ko BLM Np aN Ee Ado 58) avendo indicato con Ag, Sp € Jo le caratteristiche della sezione omogeneizzata con n=EJE.. momento statico ed il momento di inerzia sono rifertiall'estradosso della sezione. Dalle 3.45 si traggono poi le tensioni iniziali nel calcestruzzo e quindi nel- Vacciaio. ‘Analisi a lungo termine Si suppone dapprima che la sezione, dopo la deformazione elastica iniziale, venga bloccata, cio’ che siai Aen Aec(t)=0 8.48) IL. COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI NEL TEMPO B Poiché il calcestruzzo, soggetto alle tensioni iniziali, tenderebbe per visco- sit& ad aumentare la propria deformazione, per soddisfare le (3.48) i vinccli ideali con cui 2 stata bloccata la sezione devono fornire un sistema di forze AN() e AM( tali da annullare ad ogni istante la deformazione viscosa, Se indichiamo con Ac, Ye € Je le caratteristiche della sola sezione di cal- cestruzzo riferite al proprio baricentro deve risultare: ano Fa (tte) Ac = (€01-Yeki) © Itito) 48) AM (0) Bee (8) © quindi: ANC Ex (0) 886) Ace Sek) (3.50) AM(t) Ep (tte) (tte) Ge ei JeK) In questa fase non si ha incremento di sollecitazione nell’acciaio mentre nel calcestruzzo si hanno sollecitazioni di trazione pari a: Aodly) = ~Eg (6o1- ¥Ki) - Bit to) B59 Se ora si tolgono i vincoli provvisori che abbiamo immaginato in preceden- 2a, si devono applicare le forze AN e AM cambiate di segno alla sezione com- pleta di armature. Gli effetti di queste forze, che sono variabili nel tempo in quanto causate dal- la viscosita, possono esprimersi con le (3.47): S(t) AM(O +(VAN(O » ASF =A —S0T ax-AW-AM(0 +SVAN() Ex 1A] = S07 ove At), Sit) € It) sono le caratteristiche della sezione omogeneizzata con i) - EERtt) sempre calcolate rispetto alla fibra di riferimento (nel nostro caso l'estradossol. In questa fase si hanno sollecitazioni sia nel calcestruzzo, da sommare alle (3.51), che nell'acciaio: 8.52) Aot’ (y) =Ex(dey—y AK) G53) o,=E(Seo—d, AK) Nella trattazione appena vista si pud, senza eccessive difficolta, tener conto sia degli effetti del ritiro che di quelli dovuti alle perdite di precompressione, ioé ad una variazione di N, nel tempo. Per maggiori chiarimenti si veda (71 a4 GU EFFETTI DEL RITRO E DELLA VisCOSITA Esempio: Sezione rettangolare precompressa con armatura ordinaria (doppia simmetrica) Si analizza la sezione riportata nella figura 3.15 con le caratteristiche geome- ‘riche e meccaniche di seguito riportat: ‘As1=350 mm? Agz=350 mm?; Ay= 750 mm?; AJA =3 F,=30000 MPa; E,=£,=2-10° MPa; & (s0,t))=1,8 x(o0,4)=0,8 La tensione nel cavo di precompressione, al tio in 99 1333,33 Mpa ale, vale: €ed il momento esterno & M=45 KN-m Analisi a breve termine Per calcolare le caratteristiche di deformazione al tempo zero bisogna applicare le (3.47) nelle quali compaiono le caratteristiche meccaniche della sezione omo- sgeneizzata trascurando il cavo di precompressione, che in questa fase non & iniettato, per ct Aga 1517- 10 mm? So =5,644-107 mm? Jo =2,836- 101° mm con Sp € Jo calcolatirispetto lestradosso della sezione, Ni=Np=1 +108 N 5 105-108. 575 =~ 530 KN-m Fig. 3.15, IL COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI NEL TEMPO 85 8,644: 107 -(—530-109+2,836-10- 10" ggg aos “= 30000{1,517- 10°-2,636- 10 (5,644. 107] 04°10 Kea li517-105 -(~530- 105) +5,644-107-10° as ager soba S17 10" 2.886. TON Is eae TOT 77" tensioni nel cls: 5,644. 107 -(—530- 10°) +2,836- 109. 108 T,517 + 10° 2,836 + 10° = (5,644 107 9750) =(5.644: 10” — 750-1,517-108 + (2,836-10 — 750.5 644-1 " TSI7- 105 2,836: 106,644 10°) tensioni nel’acciaio. a4) -2-105(—4,64- 10-5) + 50- 7,15 10-7 2,13 Némm?, 2+ 10%(=4,64- 10°54 700- 7,15 -10-7)=—90,88 N/mm? 108/750 =1333,3 Nimm? (0) = = =1,39 Nimm? =14,7 Nim? Analisi a lungo termine Le caratteristiche meccaniche della sezione omogenelzzata usand. dotto modificato modulo ri- 30000 “7 F08-18 = 12300 Nimm? valgono At =1,721-105 mm? S* = 6,684.10” mm? J =3,454- 109 mm4 incrementi di sollecitazione: AN =12300-1,8:(—147- 108-4,64-10"5 + 5,469: 107-7,15-10-7=714795 N AM=12300- 1,8:(+5,469:107-4,64-10-5—2,721-1019.7,15-10-7= = =3,746-108 N-mm avendo usato i valori delle caratteristiche meccaniche della sezione di solo cal- cestruzzo: Ag=1,47 105 mm? Se~5,469: 107 mm? Je =2,721- 1018 mmt incrementi di deformazione: (_ = 5,684: 107 -3,746- 108+ 3,454-10" 714795 4 91 49-5 Aeo~T3300[T,721 105: 3454-10" ,684- 107] ~~ 91°10 86 GUI E'FETTI DEL RITIRO E DELLA VISCOSITA a TaiDaT TAT TE AST TO eaT TT 9 TO increment di tensione nel cls: Ao(o) = + 12300[— 1,8 -(—4,64 - 10-5) +(—1,91 - 10-5)]=0,792 Nimm? Gx(0)= — 1,390 +0,792= —0,598 Nimm? ‘Ao(750)= ~ 12300{1,8(— 4,64 105) +750-7,15- 10-7} + 12300[- 1,91 - 10-5 + +750-9,19-1077]= ~2,60 N/mm? a(750)=14,7 -2,6= 12,1 Nimm? incrementi di tensione nell’acciaio: ‘Bog ~2 + 105(= 1,91 - 1075+ 50-9,19- 10-7) = —5,37 Nimm2 ‘9g(60)=2,13~5,37 = ~3,24 Nim? ‘Aog.= —2+ 101,91 -10-5+-700-9,19: 10-7) =~ 124,8 Nimm? (00) = ~90,9-124,8= ~215,7 Nim? =2-105(=1,91 10-5 +575-9,19-10-7)=—101,9 Nim? 4,2) =1333,33 ~ 101,9= 1231,5 Nimm? 3.5 - IL COMPORTAMENTO DELLE STRUTTURE NEL TEMPO 3.5.1 - Generalité Nelle strutture in calcestruzzo isostatiche la viscosita porta ad un‘evoluzione nel tempo dello stato di deformazione, senza variare la distribuzione delle sollecita- Zioni al suo interno. Se la struttura éiperstatica, oltre all’aumento delle deformazion, si ha anche tuna leggera varlazione nella distribuzione delle solecitazioni. Cid & conseguen- za delle modifiche che la viscosita apporta alle caratteristiche delle sezioni, viste in precedenza, ed @ in genere di modesta entité per cui @ lecito non teneme conto. Quando perd, per qualche motivo, impediamo lo svilupparsi di alcuni spo- stamenti viscosi conseguenti a spostamentielastciiniziali consentiti allora si ha anche una evoluzione temporale dello stato di sollecitazione della struttura che ud essere rilevante. id accade ad esempio, nelle strutture costruiteinizialmente con uno sche- ‘ma isostatico, al fine di agevolame la prefabbricazione, e poi rese iperstatiche per migliorarne le prestazioni in esercizio. Tipico@ il caso delle travate costruite ‘come semplicemente appoggiate e poi rese continue in opera o quello dei pont costruti a sbalzo con uno schema a doppia mensola e poi trasformati in trave continua con il getto del concio di mezzeria (figura 3.16) 1 COMPORTAMENTO DELLE STRUTTURE NEL TEMPO a7 —— =— = = S—,T= @ —_—_ ® Fig, 3.16 a) Schema inziale; b) Schema iperstaico defiitvo. Nelle sezioni in cui si operano le connessioni nascono delle forze, variatili nel tempo, che modificano tutto lo stato di sollecitazione nella struttura dovuto ai carichi permanenti.. Questo stato evolve dalla situazione iniziale, che corr sponde allo schema statico con cui @ stata costruita la struttura, ad una situazione intermedia tra la precedente e quella che si avrebbe se i carichi permanenti agis- sero sullo schema statico vatiato, cioe quello finale. E come se la struttura tendesse a “dimenticare” di essere stata costruita con tuna configurazione diversa da quella secondo cui & conformata per tutto il resto della sua vita. 3.5.2 - Strutture ac ne variate lo schema statico 9.5.2.1 ~ Sezioni prive di armature SI considera dapprima questo caso ideale, a cui possono ricondursi quelle strt- ture con una percentuale di armatura molto debole, per capire meglio l'essenza dei fenomeni Infatti le caratteristiche geometriche ed inerziali di queste sezioni, suppoite ‘omogenee, non variano nel tempo e quindi non sono necessarie le Complesse analisi esposte nel paragrafo 3.4 In generale possiamo dire che quando si effettua una variazione di schema statico, nelle sezioni ove intervene la variazione, vengono impeciti gli sposta- rmenti relativi viscosi. Questi, in mancanza di interventi, avrebbero raggiunto a tempo iinfinito il valore {uulto,20)] =(Uo} & (to,20) (3.54) in cul ty I’eta dela struttura quando si opera il cambiamento; [ug sono gli spo- stamenti relativi elastici che sono avvenutiliberamente all’atto della costruzione 38 GU EFFETTI DEL RITRO E DELLA VISCOSITA e che sarebbero stati nulli qualora avessimo costruito opera, fin dallinizio, con lo schema statico definitivo, Per impedire quest spostamenti viscosi debbono nascere delle forze (ft, variabili nel tempo, tali che a tempo infinito rsult: {el0))—fua} Sto)2) (Fe) -[u’]1 + xfto0)Hltoeo)) 8.55) ‘ove [u’] rappresenta lo spostamentorelativo elastico provocato dalla forza unita- ria (matrice di flessibilita. Se inizialmente avessimo costruito Vopera con il suo schema finale, come i8 detto, (ug sarebbe stato nullo, mentre sarebbero nate delle forze tali che [u'1 fo} {uo} (3.56) Da questa e dalla (3.55) si trae: Plte,00) feel coF FST Le forze che si sviluppano nelle sezioni in cui viene variato lo schema statico sono quindi una frazione non trascurable (il 77% nel caso di x=0,8 e ®=2) di quelle che si sarebbero avute se Voperafosse “nata” con la sua configurazione fina e. 57) <20—$_S——— ravi a tipo 0 ST ic esa tom) IL COMPORTAMENTO DELLE STRUTTURE NEL TEMPO 89 La nascita di queste forze altera lo stato di sollecitazione della struttura nel tempo; cid comporia, in particolare, una ulteriore fase di verfica a t= 20 oltre uel n fase costutiva ead opera ultimata, generalmente con un agravio de costi dell’opera Gli effet di questa ridistribuzione delle sollecitazioni possono essere ridott se si aspetta un certo tempo prima di variare lo schema statio (t grande e quin- di Blt) piccolo). | due esempi che seguono chiariscono meglio i concett fin qui esposti. caso, a) sequenza indefinita di travi appoggiate rese continue in opera. Eil caso esemplificato nella figura 3.17. Si assume come parametro di spo- stamento caratetstico la rotazione delle trav all‘appogaio. Se supponiamo i ca- richi permanenti (peso proprio pid eventuale precompressione) uniformemente ripantit, la forza necessaria ad annullare questa rotazione sarebbe, come & noto, tun momento pari a Mp~1/12 pF Qualora la continuita venga realizzata 6 mesi (ta) dopo la nascita delle tra- Vi, si pud supporre che la viscositaresidua sia ¥(180,20)=0,7 -.=1,4 avendo assunto #.=2. I momento di continuita che si svilupperebbe (") a tempo c per effetto del- la viscosita varrebbe quindi per la 3.57. (0)=Mg- ta _ Me) =Mol 1408-14 ere Nelle verifiche si fara riferimento a tty per le sezioni di mezzeria ed a tee per quelle di continuita caso b) coppia di stampelle, rese solidali in opera. Nella figura 3.18 2 riportato il caso di due “telai a stampella” che si suppone realizzati, per semplicta, allo stesso tempo. Terminata la costruzione delle due struture Simmetriche, esse vengono solidarizzate con il getto di un concio di mezzeria che impedisce la rotazione relativa viscosa associata a quella (Uo,) elastica inizale, Alle alte estremita la realizzazione deali appoggi impedisce ul- teriori abbassamenti oltre a quelli elastci iniziali (ug) ed a quelli viscosi awe- nuti prima dellistante di solidarizzazione. In questo caso si hanno dunque due spostamenti di le evoluzioni lente nel tempo. Cid comporta la nascita di due forze iperstatiche: tuna coppia, X;, in mezzeria e due reazioni vertical identiche, Xz, alle estremita esterne, () Nella reat le cose sono molto pit complesse in quanto, in genere, le ravi hanno et di- verse e le forze di precompressione variano nel tempo per effeto delle cadute lente. Questo lesempio va perc visto come semplice ausilio didatico, 90 (GU EFFETT! EL RITIRO E DELLA VISCOSITA | i Diagramma fletenti per vincosita impedita ~ fla contrat com lo schema statco male Fig. 3.18, Alla determinazione di queste due iperstatiche si perviene risolvendo il se- guente sistema Uo}. dttg,co) =| Yi U2]. [Xt 2) (ty0) {ue} a2) Fy ve (Jo + xl, 20) 1) Nella figura 3.18 sono riportat i diagrammi, massimi e minimi di sollecita Zione per flessione dovuti ad un carico uniforme p (peso proprio pid eventuale precompressione}, da usare nelle verfiche. Supponendo che al tempo to, aua- do viene variato lo schema statico, la viscosité residua sia dello 80% si ha, con owio significato dei simboli: P(to,00) Txt) avendo assunto $=2,5, tox) =80% x 2,5~2,0 Xd =0,77 {Xo} IL COMPORTAMENTO DELLE STRUTTURE NEL TEMPO. a 349 Nei casi reali le stampelle vengono realizzate con procedimento a sbalzo per conci successivi, per cul ciascun concio ha una propria viscosita; inoltre le stampelle possono venire completate in tempi diversi il che fa nascere delle ul- terior iperstatiche: un taglio differenziale in mezzeria (nodo 1); e reazioni diver- se nelle estremita esterne dei telai (nodi 2). 3.5.2.2 » Sezioni armate Nei casi reali le sezioni hanno armature (di precompressione e lente) aderenti al calcestruzzo e quindi le loro caratteristiche geometriche ed inerziali variano nel tempo come esposto in 3.4. Cid complica il calcolo delle sollecitazioni dovute alla variazione dello schema statico in quanto non si pud parlare pitt di una rigidezza (0 flessibilta) della struttura costante nel tempo. Normalmente in questi casi vengono utilizzati programmi di calcolo auto- matico che operano al passo (8) ln alcuni casi semplici possono anche utilizzarsi proficuamente i concetti vi sti nei paragraft precedent 3.5.3 - Strutture soggette a spostamenti impressi Una problematica simile a quella vista nel precedente paragrafo si ha nel c2so di distorsioni impresse alla struttura, sia intenzionalmente che per cause non vo- lute; un esempio @ i] cedimento accidentale 0 provocato dei vincoli.. ‘ia up la distorsione impressa ad un certo istante to. A questa distorsione cortisponde una forza caratteristica fo che si pud porre come 1 forty (3.58) essendo u’ Io spostamento dovuto ad una forza unitaria (figura 3.20). 2 GU EFFETT! DEL RITIRO E DELLA VISCOSITA Fig 3.20 Se il materiale presenta fenomeni di viscosita ¢ nel caso che fo rimanesse costante(!) si dovrebbe avere un incremento della distorsione, a tempo infinito, pari a: walt) = Up Ott) 6.59) Poiché cid non & possibile deve nascere e svilupparsi, nel tempo, una forza Aft, di segno opposto ad fo, tale che in ogni istante sia rispettata la congruenza. In particolare a tempo infinito si deve avere: Af: UT + ito, 50)4(te,22)] = Uolto,®) (3.60) (to,20) T xi, 20) (0,25) per cui a tempo infinito la forza provocata dal cedimento iniziale up si riduce al valore final: fet G61) _ Site T¥ xl 29) Diverso @ il caso in cut il cedimento avvenga lentamente nel tempo, con va- lore crescente da zero fino al valore finale Ue. ‘elo spostamento evolve nel tempo con una legge simile a quella del coetti- iente di viscosita, (0, e raggiunge un valore finale U.,= Up (cedimento istanta- «neo del caso precedente) si pud scrivere, con la consueta simbologia: fa fo~ Aff | 1 3.62) Ua fay“ UT + xt, 0) te 21] 3.63) ed anche: epee ering T$xite,o)b, 2) avendo indicato con fy la forza teorica elastica che avremmo se lo spostamento, ‘come nel caso precedente, avvenisse in maniera istantanea. fom fo 3.64) ( Clo sarebbe vero per sezion! prive di armatura IL COMPORTAMENTO DELLE STRUTTURE NEL TEMPO 93 Esempio Trave continua a due campate simmetriche con cedimento istantaneo dell’ap- poggio:in mezzeria (figura 3.21). Se il cedimento ug ¢ istantaneo all'istante t in cui viene applicato nasce un momento nel nado 2 di continuita, pari a Tale momento rimane costante nel tempo se non vi & viscosita, come ad cesempio accade nel caso di impalcati interamente in acciaio. Nel caso del calce- st1uzz0, invece, Mzo varia nel tempo, raggiungendo, a viscosita esaurita, il va- lore (3.62). ‘Assumendo #_=2 ¢ x=0,8, si vede che a tempo infinito il momento dovu- to al cedimento di vincolo istantaneo si riduce ad appena il 23% del suo valore iniziale. Cid mostra come la viscosita riduce di molto | vantaggi che si possono trarre da un cedimento degli appoggi causato artificialmente per ridurre i mo- ‘menti negativi nelle travi continue. Qualora invece lo stesso cedimento avvenisse nel tempo seguendo una leg ge all’incirca simile a quella della viscosita del calcestuzzo, varrebbe la (3.64). ‘Se si usano gli stessi parametri di viscosita appena vist, risulta a tempo infini to.un momento di continuita pari al 38,5% di quello iniziale che si avrebbe per cedimento istantaneo. Fig. 21 94 GU EFFETTI DEL RITIRO E DELLA VISCOSITA E chiaro che questo caso pit favorevole del precedente poich¢ le verfiche ‘anno fatte solo per Max, risultando nullo il momento, Mzo, al tempo ty di ini- Zio del cedimento. Nel caso di cedimenti rapid, invece, bisognera verificare la struttura sia a t=to, quando sono pi sollecitae le sezioni con momenti postivi, sia at=<9, quando sono in condizioni pegaiori le sezioni con momenti negativi BIBLIOGRAFIA [1] CEB-Bulletin d'information No 199, “Evalutetion of the time dependent be- hoviour of concrete”, Losanna, Agosto 1999 [2] DM 27 FEBBRAIO 1992, “Norme tecniche per I’esecuzione delle opere in ce- mento armato normale e precompresso e per le strutture metalliche’ [3] Neve A.M., DILGEN W.H., BROOKS J.J., "Creep of Plain and Structural Concrete’, Cosrucion Press (Langman Group ), 1983 i CEB-FIP Model Code 1990 - Bulletin D'Information' 195 (4 Watney 2S. “Pain ond Reinforced Concrete Arches”, ACI Journal, 28, 1932, pp 479519 DischinGen F, “Untersuchungen uber dle Keicksicherhe, die elastiche Ver- formung und’ das Kriechen des Betons bei Bogenorucken”. Der Bavinge- nieut, 1B, No. 33/34, 1937, pp 487-520, No, 38/36, 1997, pp 539-552, No. 39146, 1937, pp 595-621 GiuseFt RI. “Time effects in concrete structures” Eleavier 1988 8] Caw V., VEsTRON! F.. “Un elemento finio di trave per Yonalisielasto- viscosa a sufture a sezione composta” Convegno AIMETA - Ottobre 1976 | LINEE E SUPERFICI DI INFLUENZA 4.1 ~ LINE DI INFLUENZA ~ DEFINIZIONE Alcune strutture, ed in particolare i ponti, sono sollecitate da carichi accidental ‘mobili che possono assumere una qualsiasi posizione, per cui & necessario indi- vViduare quella situazione che rende massima una data caratterstica di sollecita- zione o di deformazione nella sezione in cui si stanno eseguendo le verifche. Per definire una linea di influenza (.d.) si consideri una generica strutura comungue vincolata e si supponga che su di essa agisca un carico P in una se- zione di ascissa x qualunque (figura 4.1). Si ammette che il carico si sposti man- tenendosi parallelo ad una data direzione che per brevita nel seguito si suppone verticale (caso della forza peso). Se ora si considera una generica sezione S, in- dividuata dall/ascissa x,, una qualsiasi grandezza G, sia essa una caratteristica di sollecitazione (momento, sforzo normale, di taglio, ¢, 7, ecc.) 0 di spostamento {ebbassamento, rotazione, ecc.) sara descritta da una funzione del tipo: GHG bxP) ‘Mantenendo fissi alcuni parametri e facendo variare i rimanenti si hanno i seguenti casi P variabile __- Nelambito della teoria del 1° ordine, che si riene valida poiché altrimenti non si ha convenienza ad impiegare le |. ‘questo caso @ privo di interesse, avendosi proporzionalit2 di- rena ta Ge P. Sara sufficiente, quindi, trattare il caso di P = 1 % variabile Si hanno in questo caso i noti diagrammi “di stato” (diagram- ma dei momenti, del taglio, ecc.) che descrivono, per unada- ta posizione del carico, lo stato di sollecitazione o di deforma- zione nella struttura. x variabile Bil caso della Ld.i., cioe di un diagramma che, per una data sezione, indica con la sua ordinata generica p(x) il valore che la grandezza in esame assume in $ quando il carico P ~ 1 si trova nella sezione di ascissa x. x, ed x variabili - In questo caso si ottiene la funzione di influenza della gran- dezza in esame G, che descrive come varia la Idi. di G al va- riare della posizione di S. 96 LINEE € SUPERFICI OI INFLUENZA Fig. 4.1 Per come sono state definite, le I.i. hanno le dimensioni della grandezza che descrivono diviso una forza. Quindi: Lid. dei momenti iy fi ld. di N, T 42. num. puro 1d. deg abbassamenti LAL © cosi via, 4.2 - CENNI DI TEORIA SULLE L.D.I. Abbiamo detto, nel precedente paragrafo, che la funzione che si ottiene facendo vatiare la posizione x del carico unitario e quella x, della sezione S in cui si va luta la grandezza G @ la funzione di influenza della grandezza stessa Quando la grandezza G considerata é la componente dello spostamento nel- la direzione di P’, cio® Vabbassamento w, la funzione di influenza W 644%) ® anche la funzione di Green del problema. Derivando questa rispetto x, si ot- [USO OELLE LINE D1 INFLUENZA 7 tiene la funzione di influenza della rotazione ¢: é bar Ew Oy) an Derivando ancora e fissando x, immediato ricavare le linee di influenza delle caratteristiche di sollecitazione. Bw Ma-e1 em 6.22) Te -e1 BY (4.2.0) Si potrebbe altresi dimostrare che le derivate risgetto x della funzione di Green consentono di risalire alle Idi. relative a momenti e a distorsioni im- presse. In realta il calcolo delle Idi. con questo metodo non & cos) semplice in quanto sottointende la ricerca della funzione di Green per la struttura in esame, problema di non immediata soluzione. Per ulteriori approfondimenti vedi (1) 4,3 - USO DELLE LINEE DI INFLUENZA Mediante le Idi. possibile valutare 'effeto prodotto in una sezione da carichi mobili di vari tipo ed individuare le posizioni dei carichi per le quali si hanno i massimi ed i minimi valori della grandezza cercata Si prendono in esame i seguenti cas 4.3.1 - Carico concentrate isolato La grandezza G-~P-» & proporzionale allintensita de carico e la posizione del carico P per cui sia il massimo (minimo) valore della grandezza G @ unica ed 2 quella della verticale corrispondente all‘ordinata massima (minima) della linea di influenza (figura 4.2). 4.3.2 - Treno di carichi concentrati carichi concentrati a distanze fisse I'uno dall’altro) E possibile applicare il principio di sovrapposizione degli effetti, per cui se ZMevin “Imax Fig. 42 98 LINEE € SUPERFIC DI INFLUENZA Fig. 43 ‘ty 213 ~- Sono le ordinate rispettivamente sotto i carichi P, Pz, Ps «la gran- dezza G @ uguale a: GHZ} Pa (43) la posizione del treno di carichi (figura 4.3) che produce il massimo o il mini- mo valore della grandezza G viene di solito, salvo casi particolar, ricavata per tentativi calcolando ogni volta la (4.3). Nel caso di l.d.. che presentano una cuspide @ invece sufficiente esaminare le disposizioni che presentano uno dei carichi in corrispondenza della cuspide stessa, in quanto si pud dimostrare che la situazione di massimo & compresa in uno di questi casi. i Risulta evidente da quanto detto che Vimpiego delle .d.. presuppone la va- lidita del principio di sovrapposizione degli effetti cio’ della teoria del 1° or- dine. 4.8.3 - Carico ripartito Nel caso generale di carico variabile q(x) si ha (figura 4.4): abe 9 d x 44) Se il carico & uniforme, clot q = cost, la 4.4 diviene: Gan 45) avendo indicato con @ area della I.d.i. sottostante la zona caricata. Nel caso di carico uniformemente ripartito risulta poi immediata l’individua- zione della posizione per cui G @ massimo. Se infatti si sposta di dx il carico da questa posizione, si ha: d Qe (Ky) -d x= Oo) dx {USO DELLE LINE DI INFLUENZA 99 Fig. 44 Dovendosi avere un massimo dovra risultare {2-0 cine n ba)—1 6a) io® la posizione cercata @ quella per cui le ordinate della I. allfestremita del carico sono eguali Un caso frequente di carico uniforme & quello del carico “comunque seg- mentabile”, cio® di valore p (per unita di lunghezza) fissato, ma d’estensione ar- bitraria ed eventualmente a tratti, che quindi dovra essere disposto opportura- mente in sede di veriica. La disposizione del carico risultera evidente dall'esame delle linee di in- fluenza, dovendosi caricare tutte le zone dello stesso segno, In figura 4.5, per esempio, sono indicate le due condizioni di carico (per ca- rico comunque segmentabile) che rendono massimo e minimo lo sforzo di taglio. nella sezione $ indicata cortispondenti uw Fig. 45 100 LUNEE € SUPERFICI DI INFLUENZA 4.4 - TRACCIAMENTO DELLE LINEE DI INFLUENZA. Per il tracciamento delle [.d.i. si pud eseguire il calcolo con il metodo diretto © con il metodo indiretto. 4.4.1 - Metodo diretto Consiste nel costruire'la I.d.i. per punti, calcolando cio G per diverse posizioni del carico. Piu vicini sono i punti in cui si pone il carico e pit! approssimato sara Vandamento della l.d. Nel caso delle sollecitazioni ® conveniente determinare, dapprima, le | delle reazioni vincolari, essendo possibile da queste dedurre per una qualsiasi serione le grandezze M, T, N. ‘A titolo di esempio Si riportano qui di seguito alcune linee di influenza di strutture semplici. 4.4.1.1 - Trave semplicemente oppoggiata Li. delle reazioni vincolar figura 4.6) Risulta TyoRyo tw 46 =Te=Ro=xl Facendo variare x si ottengono le L.d.i. cercate, L.di. dello sforzo di taglio nella sezione S (figura 4.7) Per carico a sinistra di S si ha T,=Rg ed analogamente per carico a destra di S TRACCIAMENTO DELLE LINEE DI INFLUENZA, 101 tit A 1am as? Fie a8 Fig. 49 risulta T,=Ra. In definitiva la I.d.i. cercata & quella di Porat i'segni secondo le convenzioni usuali L.di. del momento flettente nella sezione S (figura 4.8) Lespressione analitica del momento in S & data da: igura 4.7 in cui sono ri- =U 9d] a7 ‘ove il tormine tra parontesi quadra si ha solo per x < x Vandamento della Idi. cercata @ quello di figura 4.8 in cui @ riportata an- cche, come caso particolare, la I.d.i. del momento flettente in mezzeria. 4.4.1.2 - Monsola (igura 43) in una generica sezione § si ha: T-M-0 perx x 4.4.1.3 - Trave incastrota ad un estromo @ semplicomente appoggiata all‘altro (a sezione costante) ‘Anche in alcuni casi semplici mente le Lh strutture iperstatiche é possibile tracciare diretta- 102 LINEE € SUPERFICI 01 INFLUENZA al Nel caso in esame, per esempio, si ha: Fig. 4.10 iS Re ae (ied = ) 49) ed ancora: Ran Re- My= Rg 4.10) {In definitiva le Idi. delle reazioni vincolari sono quelle riportate in figura 4.10 Da esse & possibile ricavare facilmente le .d.. delle caratteristiche di solleci tazione per una sezione generica. 4.4.2 - Metodo indiretto Tutte le linee di influenza possono sempre ottenersi come particolari deformate della struttura immaginata caricata da un sistema di forze fittizie scelte opportu- namente. Uimportanza di questo metodo consiste nel fatto che esso permette facil- ‘mente d’intuire qualitativamente I’andamento della Ld.i. cercata e quindi di co- “TRACCIAMENTO DELLE LINEE DI INFLUENZA 103 noscere subito le zone da caricare. Inoltre, questo metodo permette un efficace ontrollo dei risultatiottenibili con il calcolo automatico: per quanto detto infati ova risultare che Vandamento delle linee di influenza sia tale da rispettare sempre i vincoli esterni della struttura, a meno, eventualmente, dei vincoli in cui si cercano le reazi Distinguiamo, pit in dettaglio, le Ii. delle caratteristiche delle sollecitazio- ni da quelle degli spostamenti. 4.4.2.1 - Lids. delle coratteristiche di sollecitazione (teorema di Land-Colonnetti) Questo teorema, che deriva direttamente dal principio dei lavori virtuali, dice che le Idi. di M, Ne T in una generica sezione $ di una struttura si ottengono dalla deformata che risultatagliando la strutura in § ed applicando alle due facce del taglio due sistemi di forzefitizie eguali e contrarie. Queste vanno scelte in modo da produrre una distorsione unitaria corrispondente alla caratterstica di sollecitazione cercata e spostamenti relativi nullirispetto alle altre due. (') i ogni spostamento 7 va considerata la componente nella direzione della {forza mobile; nel caso det ponti quindi, in cui la forza mobile @ supposta vertica- le, le dui. saranno i diagrammi delle componenti verticali degli spostamenti( gura 4.11) nelle deformate sopradette. Nel caso frequente di struture con asse orizzontale si ha la coincidenza del diagramma degli spostamenti verticali con la deformata. ‘Cosi per esempio, in figura 4.12 sono riportate le ii. di Me T per una ge- nerica sezione di una trave incastrata, mentre in figura 4.15 si hanno quelle per la trave continua. Una conseguenza diretta del teorema di Land & che nelle strutture isosta che le nee di influenza delle carateristche di sollecitazione sono sempre reti- linee. (0) Weorema di Lond & un applicacione del tcoreme di Bet, che oi bese aullpotes di spo" stamento e rotazione piccoissimi. Con tale ipotes! gli angoll ge 9 si possono confondere con le loro tangent, cioe con le notazioni di figura 4.13 possiamo scrivee: ‘ef gfebold elnabld pertanto rislta: ee Questo angolo unitari, cost inteso, non ha quind un unico valore: @ minimo quando una delle due tangent orizzontale(v. figura 4.10) ed & massimo quando le due tangent! sono Uugualmente inclinate sullorizzontale (tg e= —te e205); “nat 1=45° Yoo? aTclg 0,5 = 53° Per ulterior chiarimentl si veda (2) 108 LUNGE € SUPEREICI OI INFLUENZA ‘TRACCIAMENTO DELLE LINEE Dt INFLUENZA 105 2 s 4 33 ae 4 a £ af Hz uP ie che pr ymponent veriall Fig 4.13, Fig. 14 o Infatti una volta effettuato iltaglio nella generica sezione § la struttura divie- ne labile e quindi la distorsione voluta si pud sempre ottenere con moti rigidi delle parti che risultano dal taglio. (v. figure 4.6 - 4.9). lnvece le I.d.. delle strutture iperstatiche, come gia visto in figura 4.5, risul tano sempre curve anche laddove l'applicazione del teorema di Land ne renda labili alcune parti ‘Ad esempio nel caso di figura 4.14 il tratto AS, dopo il taglio, & labile. E faci- le vedere, pero, che per avere la distorsione voluta bisogna deformare anche la parte sinistra; questa, essendo la struttura inizialmente iperstatica,@isostatica op- pure ancora iperstatica. Bisogna quindi applicare ad essa delle forze che, rer quanto detto, devono ‘essere imposte eguali e contrarie anche al tronco labile AS che quindi si defor- mera re fitizie eps rama de tam Fig. 4.11, (a Sistema di for (©) @ tipo 3 106 LUNEE € SUPERFICI DI INFLUENZA, an: y tet N eae, ES Fig, 4.16 II procedimento visto ¢ applicabile anche al calcolo delle reazioni vincolat Bastera, nel caso dell’incastro, immaginare di ‘agliare una sezione immediata- mente prossima a quella di vincolo (figure 4.16. e 4.16 b), mentre nel caso del- appoggio la ld. della reazione pud immaginarsi come I.i. dello sforzo nor- male in un’asta fittizia posta tra struttura e vincolo (figura 4.16 c). TRACCIAMENTO DELLE LINEE DI INFLUENZA 07 4.4.2.2 - L.d.i. degli spostamenti Per il primo principio di recipracita V'abbassamento Wap della sezione S per un carico verticale posto in P, & eguale all‘abbassamento wy. della sezione P per il Carico posto in § (figura 4.17) Bastera quindi, invece di far variare x, € calcolare ogni volta Ws, porre il carico unitario in Se determinare la deformata della struttura: questa coincidera, per quanto detto, con la Ld.i. degli abbassamenti di, ——_— Fig, 417 Fig, 4.18 108 LUNEE E SUPERFIC OF INFLUENZA, UI principio visto, come & noto, si applica anche alle altre componenti dello spostamento, ed in particolare alle rotazioni ‘Cos! la Iii. delle rotazioni (') in una sezione S coincidera con la deformata della struttura provocata da una copia unitaria in $ (figura 4.18), Per come sono state ottenute, le Idi. delle componenti di spostamento sa- ranno in genere sempre curvilinee, anche per le strutture isostaiche, salvo tratti rettlinei nel caso di parti di struture che, per le condizioni di carico dette, risuti- ro scariche, 4.4.3 - Caleolo automatico delle Id. Esistono numerosi programmi che forniscono la soluzione elastica di telai qual- siasi (e quindi in particolare delle ravi continue) per condizioni di carico qualun- que; essi sono di grande utilita per il calcolo di tutte quelle strutture che, o per la complessita dello schema statico o per la variabilita delle sezioni delle aste, non si trovano gia risolte sui vari manuali. Poiché tutti questi programmi forniscono anche la deformata della struttura per ogni condizione di carico, & possibile utilizzarli peril calcolo delle Ld.i. con il metodo indiretto. In particolare, nel caso si cerchino le I.d.i. delle caratterst che di sollecitazione in una data sezione S, bastera introdurre ivi uno dei vincoli riportati in figura 4.19 con la relativa sollecitazione indicata: per il teorema di Land la deformata calcolata coincidera, a meno di una costante, con la di. cer- cata. Lesempio riportato in figura 4.20 tratta il caso delle .d.i. in una sezione ge- netica $ di una trave continua, ed é svolto secondo il procedimento suddetto con tun programma ad elementi finiti per personal computer, Se poi si vuole la I.d.. di una reazione verticale, bastera fomnire all’elaborato- re una istruzione, presente nei programmi citat, di cedimenti di vincoli (unita- rio). La deformata che si ottiene @ la Ld.i. cercata (v. figura 4.21) " t tet [N= bait lain (0) Le di. delle rotazioni possono ad esempio rsulare util nel dimensionamento degli ap- parecchi d’appoggio. “RACCIAMENTO DELLE LINEE DI INFLUENZA 109 dofermata del sistema a) 14. T ottenuta dalla defor dividendone le ordinate per 31 deformata del sistema b) 1Ld3, M ottenutg dalla deformata divdendone le ordinate per 6.58 LD.L. con Pelaboratore Fig, 4.20 110 LINEE SUPEREIC! DI INFLUENZA cedimento appoggio Fig. 421 4.5 ~ CARICHI INDIRETT Si hanno casi in cu‘ il carico non agisce direttamente sulla struttura cul appartie- ne la sezione per la quale si ricercano le |.d.i., bensi su strutture secondarie che riportano il carico accidentale in punti fissi dela struttura principale. Quando, come accade spesso, queste strutture secondarie sono costituite da travi semplicemente appoggiate, la I.d.i. cercata si otterra da quella della struttu- ra principale supposta ditettamente caricata congiungendo con tratti rettlinei tutte le ordinate di detta linea posti sulla verticale per i punti di applicazione del carico. Infatti si ha (figura 4.2: Ramat Reon struttura secoudania a] 5 stratura principale Lat. per earico indivetto 14. struttura principale Fig, 4.22 1 DIAGRAMMI DE} MASSIM! E MINIM mM Poiché Ra ed Rg variano linearmente con x, anche n seguira la stessa legge, ‘essendo una combinazione lineare dei primi due. La situazione di carico indiretto si ha, per esempio, nei casi dei ponti ad arco ‘delle travireticolar in cui il carico viene riportato ai nodi da strutture seconda- fie (si vedano anche i capitoli relativi a questi tipi di struttre) 4,6 - | DIAGRAMMI DEI MASSIMI E MINIMI S51 @ visto come una volta tracciata la linea d’influenza di una data grandezza G tuna sezione S sia possibile, mediante sommatorie od integrazioni, calcolare il valore massimo 0 minimo di G che si ha in § per effeto di un carico accidenta- le noto che percorra il ponte. Ripetendo l'operazione per un certo numero di sezioni ¢ riportando in cort- spondenza di ciascuna di esse la coppia di valoritrovati, si ha il diagramma dei massimi e minimi di G relativi a quel certo carico accidentale. ‘Se a questi diagrammi si sommano quelli provocati dai carichi permanent sihanno i diagrammi dei massimi e minimi assoluti di G che descrivono in modo sintetico lo stato di sollecitazione pit gravoso per la struttura e che sono alla base delle verifiche da eseguirsi. ‘titolo di esempio si riporta il diagramma del taglio massimo e minimo rela- tivo ad un carico accidentale uniformemente ripartito comunque segmentabile per una trave semplicemente appoggiata (figura 4.23). Per la generica sezione $ si ha: Trane P-¥9/21 Ton —P-x4/21 aay quindi i diagrammi cercati sono due parabole. PK eatico per Trin 112 LUNEE E SUPERFIC DI INFLUENZA max per le serion! dle campate Ie 3 tin pore sein! dalla compte 2 sax perl selon dll earpata 2 ‘min pr Ie eit deli eampats Ie 3 I smn pr la elone di sppoggio B imax perla seine dl appagsio B gram del moment man © ‘ainind meno dig Jmcon al Winer Fig. 4.24 Nella figura 4.24 infine @ riportato il diagramma dei momenti massimi e mi- nimi, provocati sempre da un carico comunque segmentabile, in una trave conti ‘nua a tre campate a momento di inerzia costante. Le condizioni di carico da prendere in esame sono quelle riportate in figura 4.7 ~ SUPERFICI DI INFLUENZA. DEFINIZIONE E MODALITA DI IMPIEGO Le superfici di influenza sono un‘estensione al bidimensionale del concetto di linea di influenza visto per le travi. trata di iporare,n corispondenza del carico P~ 1 posto nel punto ge- nerico di coordinate (xy), I valore che una data grandezza T(x, ys Xo, Yo) ha nel punto di coordinate (xo, yo) in cui si eseguono le verifiche. SUPERFICI DI INFLUENZA. DEFINIZIONE € MODALITA DI IMPIEGO 113 1 Facendo variare la posizione del carico, cio’ le coordinate (x,y) si otterra tna superficie che potra essere descritia mediante tabelle o mediante curve di livello, del tipo indicato nelle figure 4.27 e 4.2 Per ogni punto della piastra potranno definisi superfici di influenza di carat- teristiche di deformazione (abbassamento, rotazione intomo ad x, rotazione in- tomo ad y) e di sollecitazione (momento parallelo ad x, ad y, ecc.), Essendo valido il principio di sovrapposizione degli effetti una grandezza G, reel punto in esame, varra: a) per pitt carichi concentrati P; posti nei punti di coordinate x, y: G (50, y= Bi Pr bs, eT Oa, Yor; ¥) (4.12) b) per carico p(s) ripartito su una linea: G two yol=5, PS) Povo, yor x, yids (4.13) Nel caso di carico uniformemente ripartito su s (figura 4.25) si potra scriver Gb yol=p-@ (aaa) cessendo @ ’area che si ottiene intercettando la superficie di influenza con un pia- no verticale per S; © per un carico ptx, y) ripartito su di un‘area A: G bo, Yol=§ fa P GY) -Tixo,¥os X y) ds (4.15) in get 0) la diffusione & pil favorevole cche nel caso ipotizzato nelle (5.1). (r=0,65 S anziché r0,5 S per diffusione a 45°), Questa formula non tiene conto della pavimentazione da considerare a parte. 5.2.2 - Modelli ‘Come detto in premessa si cerca di ridure la struttura di impalcato, di fatto tridi- mensionale, ad un modello di calcolo piano. Cid pud essere fatto sostanzialmen- te in due modi: caleolo a) modello a piastra In questo caso si “estrae” dall/impaleato la soletta dircttamente caricatae si tiene conto della presenza del resto della struttura con una scelta opportuna del vinco- Ii della piastra di calcolo. Poiché ciascun campo di soletta risulta vincolato elasticamente ai campi Fis. 5.6 130 ‘CALCOLO DEGU EFFETTI LOCALI ee anime delle travisnelle (acciaio) ‘av sigide a torsione ¢ trasversi distanti > appogzio semplice fe tramersi ravvicinati ~ incastro perfetto Fig. 5.7 adiacenti oltre che alle travi ed ai trasversi, ne deriva una notevole incertezza nel definire questi vincoli Nei casi pit frequenti si adotta 'ipotesi del semincastro che prevede I'inca- stro perfetto all'attacco con le trav, ai fini del calcolo det momenti negativi, ed tuna situazione intermedia tra 'incastro perfetto e l’appoggio semplice per la va- lutazione dei momenti positivi figura 5.6). La magaiore cautela in genere adotata nel valutare i momenti negativi & do- ‘vuta al fatto che la perdita di forma della sezione trasversale vista in 5.1 finisce con lagaravare le sollecitazioni in prossimita delle travi. Esistono comunque casi in cui & possibile definire con maggiore precisione i vincoli della soletta, come indicato in figura 5. ‘Una volta decisi in qualche modo i vincoli il problema si riduce a quello, roto, del calcolo di una piastra rettangolare ed a questo fine risultano motto util le supertici di influenza di cui si & parlato nel capitolo 4. i hanno inoltre molt testi che forniscono d rettamente le sollecitazioni nel- le piastre per carichi parziali, gi citai nella bibl ografia del capitolo precedente, In sede di predimensionamento, poiché in molti impalcati la distanza tra i trasversi é molto maggiore di quella tra le travi (l/l, > 2.0 figura 5.8), @ lecito risi a piastre di lunghezza infinita, cio® ly = 's- Bisogna allora distinguere il caso di carico uniformemente ripartto su tutta la piastra, per cul si ha deformata cilindrica cio’ con curvature nulle lungo l'asse y, Gal caso di carico parziale, per il quale si ha una deformata a doppia curvatura (figura 5.9). LE PIASTRE IN CA, Bt . Wome” 6 % carico uniforme carisaparcinle Fi. 5 Nel primo caso i momenti lunge y saranno dovuti alla sol anno dovuti alla sola cont rale impedita, e cioé: . Balas -_». aw ts My, ey con D= 5 ay 63) Nel caso di calcestruzzo si assume spesso »=0 e pertanto M, fue che ogni stisciaelementare sopporta i carico che sava su Ticevere alcun sostegno dalle strisce adiacenti; spesso si dice, impropri che la soleta ha un comporamento “a rave". * impropramene, Nel secondo caso invece si hanno co ° : munque moment anche lungo y, pur eit minore rispetto a quelli che si hanno lungo x. Cid porta ad una colla- borazione tra la striscia direttamente caricata e quelle adiacenti. Di questa colla- borazione, cio® in pratica delleffetio piastra, si pud tener conto, in primissima approssimazione, conducendo un calcolo a trave, ma supponendo reagente una larghezza convenzionale pari a (figura 5.9): Bab+l/2 (54) encom me awe Fig. 5.10 132 ‘CALCOLO EGU EFFETT LOCAL Naturalmente in questo modo non si ha la possibilita di valutare i momenti lungo y, per cui @ buona norma considerare momenti positivi e negativi longitu- dinali pari ad almeno il 25% di quello massimo calcolato lungo x. CCriteri analoghi si possono seguire per valutare in modo approssimato le sol- lecitazioni in una lastra a sbalzo, in cui si ammette una diffusione degli sforzi a 45° (figura 5.10). In questo caso, qualora il carico P sia concentrato 0 ripartito su un‘impronta a xb piccola rispetto alla luce | dello sbalzo, si pud ammettere a favore della sicurezza che il momento all'incastro per unita di lunghezza valga semplice- mente: my=PI2 6.) la larghezza collaborante risulti: B=2x, 6.6) Questo qualora la soletta abbia spessore costante poiché se S cresce verso Frincastro anche il momento eresce. Cosi ad esempio per lo spessore all’incastro 5; pari rispettivamente a 2 0 3 volte quello dell’estremo libero, un carico ivi ‘concentrato origina un momento di incastro pari a: my=0,576-P (per $)=2 S) 1m,=0,631 -P (per S)=3 5) LEPIASTRE IN CA, 133 Alle estremita degli sbalzi i hanno in genere cordoli per delimitare i marcia- piedi_o per alloggiare i sicurvia Qualora questi cordoli siano continui, essi migliorano la ripartizione del ca- rico sulla soleta a sbalzo. Poiché perd non vengono quasi mai adeguatamente armati, & consigliabile rnon tenemne conto nei calcoli. Particolare attenzione va posta nelle zone prossime ai giunti quando, per ra- gioni costruttive, il trasverso di estremita non @ solidale alla soletta che quindi risulta avere un lato libero (figura 5.11) —SRSRRIKES SRK SKK Nee Zona da rinforzare = Fig. 5.11 | setione yy siottiene molt plleande itipervo oct ‘ent pe qigove gearco 1020} yao | sniforme | 1500) 0064 ee a -— 5 4 ——1—4 Appoagio Sempice Fig. 5.12 Incastro Perfetto 134 CALCOLO DEGL EFFETTI LOCAL Cio awiene per esempio quando la soletta ® gettata su casseforme mot ‘che devono poter scorrere sui trasversi. In questo caso la diffusione del carico in prossimita del giunto @ limitata ed inoltre si ha un’esaltazione dei fenomeni dinamici provocati dall'urto delle ruote sul giunto stesso. E necessarioallora rinforzare la parte terminale della soletta per tuna larghezza opportuna che pud essere indicata pari ad l,/2 per i campi interni pati a I, per gli sbalzi (comunque non inferiore a m 1,00). Per tener conto anche degli effetti d’urto nella zona in esame sara bene pren- dere in conto caratteristiche di sollecitazioni pari a 3 volte quelle calcolate per i campi correnti Nel caso pit favorevole in cui i trasversi siaro solidali con la soletta, questa si comporta come una lastra semindefinita vincolata su tre lat. I tipo di vincolo da assumere sul lato corto sara funzione della rigidezza torsionale del trasverso che offre il vincolo alla soletta. In via preliminare si pub considerare che V’effetio bordo dovuto al trasverso sia apprezzabile per una larghezza para circa ly A titolo di esempio si riportano i momenti my dovuti ad un carico uniforme nei due casi limiti di appoggio semplice e incastro perfetto (figura 5.12). Da essa si vede che i momenti m, sono comunque molto pid piccoli di quelli che si han- ‘no lungo x. b) Modello a telaio Con questo modello si cerca di valutare meglio lnterazione tra la soletta direta- mente caricata€ le altre piastre che compongoro I'impalcato (solette adiacenti ed anime delle travi Per far cid si pud schematizzare la sezione trasversale del ponte come un telaio, nel qual caso si ha la diffcolta di definie la larghezza B da considerare. In primissima approssimazione si pud assumere ancora Vespressione (5.4) con i simboli di figura 5.13, che si riferisce ad un ponte a cassone con due anime. Una migliore approssimazione si pud ottenere operando per fasi come se- gue (figura 5.14). LEPIASTRE INCA, 135 Fase 1: plane pertamete Inert eno delle Boat asso pet Fae 2: sul lao arghezza uniaia ee) vengono applic le reazint alco: Vet nela fase camblate ol sepno =a =a (FA Dapprima si considera la piastra caricata come perfettamente incastrata lun- 0 i lati lunghi e se ne determinano le sollecitazioni utilizzando uno dei metodi Visti in a), (fase 1). Le reazioni trovate (che ricordiamo, trattandosi di piastre, sono calcolate per metro lineare) vengono poi applicate, cambiate di segno, ad un telaio di larghez- za unitaria che riproduce la sezione trasversale del ponte (fase 2). Le sollecitazioni effettive saranno la somma di quelle trovate nelle due fei Esempio Si considera qui il ponte scatolare in c.a.p., la cui geometria trasversale @ desci ta in figura 5.15. 136 ‘CALCOLO DEGLI EFFETTI LOCAL 2000 6100 4000 Fig, 5.15 Di tale strutura si vogliono calcolare gli effet locali operando in due fas successive come descrito al punto b). La sezione del ponte é la stessa dell’esempio di applicazione delle tavole di Pucher svolto nel capitolo 4, per cu si rimanda ad esso per quanto riguarda il tipo di carico scelto, Vimpronta che esso ha sul piano medio della soleta, ed il rapport di similitudine con cui va riportato sulla “carta” di Pucher. Per comodi- {8 nella figura 5.16 si riportano le due disposizioni del earico qya che consento- 10 il calcolo dei momenti di incasto perietto per la lastra di lunghezza infinita ced incastrata a lat Per quanto riguarda il momento nel nodo 1, si era trovato nell’esempio sud detto m,,)=—73,4 KN- mim Procedendo in maniera analoga a quanto fatto peril nodo 1, si ha peril nodo. m,2= —29,6 KN- mim | momenti appena calcolati vanno applicati, cambiati di segno, sul telaio di larghezza unitaria; il risultato, in termini di sollecitazioni flettenti & riportato in figura 5.17. Per quanto riguarda la soletta superiore, alle sollecitazioni di telaio vanno aggiunte quelle della soletta periettamente incastrata; in particolare la sollecita- zione nei nodi 1 e 2 vale: mgr=—73,44214= ~ 52,0 KN- mim m2 29,6 10,6= ~40,2 KN mim LE PASTRE IN CA, 137 138 CCALCOLO DEGU EFFETT LOCAL Tat308 Nm 296408 Nm 2 4 ont ei 2 927.10! Fig. 5.17 © Modello ad elementi finiti In questo caso viene a cessare la distinzione tra effeti “local” e “globali” e I'im- paleato viene modellato come strutura tridimensionale, In genere 'onere computazionale @ tale da non gi: se non in casi particolar. Nel capitolo relativo ai ponti a cassone verra esposto un metodo, il calcolo a strisce, che in alcuni casi pud portare agli stessirisultati ma con oneri molto minori. icare questo metodo 5.3 - LE PIASTRE ORTOTROPE 5.3.1 - Generalit La necessita di ridurre i carichi permanenti nei ponti metallici di grande luce ha portato, dopo l'ultima guerra mondiale, al perfezionamento di impalcatiintere- ‘mente metallici in cul il piano viario @ costtuto da una lastra di acciaio che sop- porta una pavimentazione in genere molto sottle (3-+5 cm) Sié arrvati cos! ad un peso, per la sola piastra, di 0,8 1,20 KN/m® (contro 1.5 KNim? di una soletta in c.a. di 20 cm di spessore) e cid pud glustificare a volte impiego di queste struture che di per sé sono molto costose, richiedendo tecnologie e mano d‘opera specializzate ‘Va infine ricordato che queste piastre nei ponti modern fungono anche da corrente (superiore od inferiore) dela strutura principale contribuendo a ridurre Ulteriormente il peso complessivo dellimpalcato. LE PASTRE ORTOTROPE 139 5.8.2 = Princi piastra ortotropa attualmente in uso per i ponti metallici Un impalcato a piastra ortotropa di tipo tradizionale @ formato da una lami piana superiore irrigiita da costole longitudinale da travi trasversali (0 trasve~ si) ad essa saldate (figura 5.18). Liinsieme che si ottiene & carattérizzato dall/avere rigidezze diverse secondo due direzioni ortogonali tra loro; da cid & derivato il nome di piastre ortogonali = anisotrope, pol contraito in piastre ortotrope (nel seguito indicate con p.o.) Tale denominazione comune & da ritenersi peraltro impropria poiché una p.o. @ una piastra continua formata da materiale anisotropo, mentre nel caso in questione si tratta di una lamiera 0 piastra isotropa, solidale ad un grigliato di- scontinuo di travi. Questa distinzione, come si vedra nel seguito, @ importante ai fini di una corretia schematizzazione di calcolo. La differenziazione principale nel campo delle p.o. atuali & costituita dalla forma degli irigidimentilongitudinali. Precisameente si possono distinguere due categorie (figura 5.19): a) po. con costole del tipo “aperto”, ) p.o. con costole del tipo “chiuso”. Nel tipo a) le costole longitudinali sono praticamente prive di rigidezza to-- sionale. Inizialmente esse erano dei semplici piati, poi si sono cercate forme con una migliore distribuzione del materiale, quale T inverso, L, 0 recentemente i piatti con bulbo, Le costole del tipo chiuso sono caraterizzate dall‘avere una elevata rigider- za torsionale e possono avere forma trapezoidale, a V, a U, a Y, ec. a WH > lamiora superiors Fig. 5.18 140 ‘CALCOLO DEGLI EFFETT LOCAL saldature saldature 20am, 300m, wv oO costole "chiuse, Fig, 5.19 | trasversi hanno in ogni caso forma di T inverso, e vengono posti ad un inte- rasse di 1,50+2,00 m nel caso di costole aperte; circa il doppio nel caso delle ccostole chiuse, la cui rigidezza torsionale permette una migliore ripartizione dei carichi tra le costole stesse. La lastra superiore ha spessori variabili in relazione alle esigenze di calcolo; normalmente, comunque, non si scende al di sotto di 10 mm per evitare eccess ve deformazioni locali che potrebbero danneggiare la pavimentazione. Le DIN 1079 preserivono uno spessore minimo di mm 12 con interasse delle costole di mm 300; mm 14 con interasse di mm 350. Un confronto tra i due tipi di p.o. & oltremodo difficile non risultando, da tuna analisi comparativa di vari ponti eseguiti con caratteristiche simili tra loro, tuna sostanziale diversita di pesi a m? di impalcato a seconda della forma delle costole. La Scelta va quindi fatta su considerazioni relative alla fabbricazione ed al montaggio, quali: 1) le quantita di saldature richieste per una p.o. a costole chiuse sono circa la ‘meta di quelle che si hanno nel caso di costole aperte, sia per il minor numero dei trasversi, sia perché sono necessari due cordoni di saldatura per ogni costola mentre interasse di quelle chiuse & circa il doppio di quelle aperte; b) nel caso di costole chiuse si ha un minor numero di intersezioni costole - tra sversi che richiedono lavorazioni costose e delicate, come indicato nel seguito; ©) giunti di montaggio, specie se realizzati con bulloni, sono molto pit! com- plessi nel caso delle costole chiu 4) la superficie da pitturare & inferiore nel caso delle costole chiuse. Per queste, d'altro canto, ® necessario garantire la perfetta stagnazione, anche in corrispon- denza dei giunti di montaggio; una eventuale corrosione dell’interno sarebbe dannosissima in quanto non contrllabile. Le PASTRE ORTOTROPE 1 5.20 Viadotto sul flume Leo. Volendo esaminare i ponti costruiti in Europa con impalcati a piastra ortotro- 1a, si trovano in egual misura esempi d'impiego di costole chiuse ed aperte. In Italia in particolare, sia realizzazioni di qualche anno fa, come il ponte sul Lao {figura 5.20) lungo l’autostrada Salemo-Reggio Calabria. che opere recenti, come il ponte sull’Oglio lungo l’autostrada Milano-Venezia (figura 5.21), parrebbero indicare una preferenza per il tipo aperto. Nel campo delle p.o., anche se con funzioni affatte diverse, vanno infine ci- tate le pareti ed il fondo’ dei ponti a cassone metallic In questo caso le costole non hanno funzioni portanti per carichi locali ma semplicemente di irrigidimento per le anime oppure, insieme alla lamiera piana inferiore, di corrente della travata principale. Mancando in questo caso Vazione diretta dei carichi si impiegano generalmente costole di tipo aperto, pur avendo- si esempi di impiego di costole chiuse. 5.3.3 - Cenni di caleolo 5.3.3.1 - Definizione del problema {I calcolo rigoroso di questestrutture @ molto complesso e tale comunque da non potersi applicare nella pratica corrente. Si ricorre allora a metodi approssimati nella scela dei quali occorre tener ben presente le schematizzazioni che esi introducono, ‘A questo scopo distinguiamo idealmente nella p.o. tre stati di sollecitazione come segue: 142 CALCOLO DEGH EFFETTI LOCAL, wm 19502 sa8 iso abel Fig. 5.21 Ponte sul’Oglio. Costruzioni Metalliche 11990. Stato I: sono le sollecitazioni di flessione che si hanno nella lastra piana superio- re supposta continua su appoggifissi. Questi sono costituiti dalle costole longitu- dinali (figura 5.22 2). ‘Queste soliecitazioni si hanno solo nella zona immediatamente prossima al la ruota, e risentono molto del tipo di pavimentazione adottata. Il loro calcolo in generale privo di interesse in quanto intervengono fenomeni di plasticizza- Zzione locali ed un comportamento a membrana che aumentano di molto la resi- stenza teorica flessionale della lamiera. Inoltre @ necessario limitare la deforma- bilita della lamiera per impedire Il distacco della pavimentazione, e quindi il suo Le PIASTRE ORTOTROPE 143 @ sTATOI STATON. i Fig. 5.22 spessore minimo @ fissato da ragioni costruttive (12+14 mm nel caso delle giz citate norme DIN). Stato I sono le sollecitazioni di flessione che si hanno nell'insieme costituite dalla lamiera superiore e dalle costole longitudinali e trasversali, cio® nella co- siddetta piastra ortotropa. Queste sollecitazioni sono le corrispondenti di quelle viste nel calcolo a piastra delle solette in cemento armato, e sono le pit difici da valuta. Si avranno diagrammi delle o incrociate nelle sezioni a doppio T in cui Vale Superiore @ la lamiera piana (figura 5.22 Stato Il: sono le sollecitazioni prevalentemente di compressione o di trazione che si hanno nell'insieme lamiera - costole longitudinali considerato quale cor Fente superiore (o inferiore) della struttura principale (figura 5.23). Poiché in genere le luci dei ponti metallici sono molto grandi rispetto alle 144 ‘CALCOLO DEGLI EFFETT| LOCAL amis cosole struttura principale res STATO ML loro larghezza, tutta la piastra pud considerarsi collaborante, e quindi il calcolo non offre particolari difficolta. Va detto che, essendo statisticamente poco probabile che si abbiano con- temporaneamente le massime sollecitazioni per tre stati, le verifiche si condu- ccono in genere prendendo in conto solo una parte delle au; si pone cio®: 1 Oy ONS Fay i ponte sulla Sava e ponte Europa). con @ = 0,50 (ve 5.3.3.2 - Le sollectazioni nella piastra ortotropa (stato I!) Per comprendere i limiti delle ipotesi che si fanno nel calcolo della lamiera ner- vata é utile dapprima fare dei richiami sul calcolo delle piastre ortotrope propria- mente dette e delle lamiere irrigidite simmetricamente su entrambe le superfici. a) Caso di p.o. ideale E il caso di una piastra a spessore costante costituita da un materiale che abbia ‘caratteristiche elastiche diverse secondo due direzioni ortogonali tra di loro. (Un materiale con queste caratteristiche & ad esempio il legno) Se si mantengono le ipotesi usualmente accettaté nella teoria delle piastre, © cloe: - il materiale ha elasticita perfetta lineare (legge di Hooke); un segmento ortogonale al piano medio della piastra rimane, nella deformata, rettilineo © sempre ortogonale a detto piano ipotesi di Kirchoff); - gli spostamenti sono piccoli rispetto allo spessore; le tensioni normali al piano medio sono trascurabil si pud ricavare l'equazione della superficie elastica della piastra procedendo co- me per quella isotropa (vedi ad esempio (2). L’equazione cui si arriva, per una piastra di spessore t, & quella detta di Huber [3] tw atw Btw Be 12H Braye tv aye Dy oy) 6.7) ove D=E, 8/12 (1% ») 6.8) Dy=E, 8/12 (1 2m) Lf PIASTRE ORTOTROPE 45 plano medio Gi riferimento z Fig, 5.24 sono le rigidezze flessionali della piastra lungo le direzioni x e y (figura 5.24) caratterizzate dai moduli di elasticita E, ed E, e dai coeficienti di Poisson »,, H é la rigidezza torsionale apparente definita come: " 2 Havy-Dytry Dy AC 69) 8 con Coa 6.10) Molto spesso, nei problemi reali la rigidezza torsiorale viene data come fra- zione della rigidezza flessionale media ponendo Hea (D,-Dy* 6.10) con ex compreso tra 0 (piastra totalmente priva di igidezza tors stra isotropa per cui D,=P, =H). Note le costanti che caratterizzano la piastra e fissato il carico pix, yl, si pud procedere come per le piastre isotope. In particolare si possono utilizare le superici di influenza forite, ad esem- pio, in (4] e (5). ale) ed 1 (pia~ b) Caso di lamiera irrigidita simmerricamente In questo caso si pud ancora ricondurre la struttura ad una p.o. purché le nervatu- re siano sufficientemente ravvicinate da poter considerare la loro rigidezza “spal- mata” sul loro interasse. Si tratterebbe quindi di un materiale isotropo ma organizzato in modo diver- 30 secondo due direzioni ortogonali tra loro (figura 5.25). Vequazione di Huber (5.7) é ancora valida con buona approssimazione pur- cché si ponga: 146 ‘CALCOLO DEGLI EFFETTI LOCALL + Dyw ESM Dy=EJyly Fig, 5.25 6.12) H=12 (Coy Cu) con Cy © Cy tigidezze torsionali, per unita di larghezza, dei due ordini di co- stole. ©) Caso di lamiera irrigidita da un sol lato In questo caso, e cio’ negli impalcati dei ponti metallci, il piano-medio di fles- sione in direzione x @ diverso da quello in direzione y e 'equazione della super- ficie elastica diviene un’equazione differenziale dell’8° ordine di difficile solu- La non coincidenza dei piani di flessione porta ad un aumento apparente della rigidezza torsionale della piastra talché alcuni Autori [6] suggeriscono di assumere nella (5.11) «=0,3 anche nel caso di costole aperte, di per sé prive di rigidezza torsionale. Con questa precisazione, e purché le nervature siano molto ravvicinate tra loto, la lamiera irrigidita pud ancora assimilarsi ad una p.o. e quindi si possono utilizzare i criteri di caleolo esposti in precedenza. 4) Metodo di Pelikan-Essliger Nella realt® I’ipotesi di nervature molto ravvicinate pud essere accettata per le costole longitudinali, ma non per i trasversi che hanno in genere interasse com- preso tra 2e 4m. Il metodo in questione propone di considerare una piastra ortotropa “secon daria” costituita dalla lamiera e dalle sole costole longitudinali, continua sui tra- sversi supposti dapprima infinitamente rigidi. Nel caso. di costole longitudinali “aperte” cioe prive di rigidezza torsionale, questo calcolo & particolarmente Le PIASTRE ORTOTROPE 147 piastra ortotropa “Seconda trasversi indeformabili igidezza flessionale D, : , Fig. 5:26 Se Pt >500 1<180 cm ogni costola si comportaindipendentemente dalle alte Fig, 5.27 148 CCALCOLO DEGLI EFFETT LOCAL semplice perché in pratica ogni costola sopporta il carico che su di essa grava (figura 5.26). Nel caso di costole “chiuse” invece il carico siripartisce anche tra le costole adiacenti a quelle caricate. I! calcolo pud essere condotto come indicato in b). Calcolate le reazioni della p.o. secondaria sui trasversi, queste, cambiate di segno, vengono applicate ai trasversistessi, considerati ora elasticie le sollecita- zioni che nascono vengono sommate a quelle precedentemente calcolate. ln genere I'elastcita dei trasversi comporta una ridistribuzione delle tensio- ni, con aumento dei momenti positivi e diminuzione di quelli negativi nelle co- stole, ed un intervento dei trasversi non direitamente caricat. , In questa fase & in genere conveniente scomporre il carico in serie di Fourier, rmentre la piastra di calcolo & quella primaria, cio® costituita da costole etrasversi (figura 5.27) ‘Maggiori dettagli su questo metodo possono trovarsi in [7] BIBLIOGRAFIA {] Public Roads, vol 11, No 1, 1930 12} Appuns deli lesion’ di Coxruzione a Pet svlenele.c, 1959160 do G. [3] Huser M.T., “ Probleme der Statik Technisch Wiciger Orthotroper Plat fen”, Warsaw 1929 (a) Kits sie “Einlusfelder orthogonal onisotroper Platten”, Springer Ver- 15] Hasyn srenvatr, “Theorie und Berechnung derstablbrucken”, Spr er Verlag [6] CORNEWUS W., “Die Berechnung der ebenen Flichentragawerke mit Hilfe der Theorie der orthogenal-anisotropen Platte”, Der Stahlbon Vol. 21 - 1952 7] “Design Manual for orthotropic steel plate deck bridges”, American Insitute of Steel Costruction IMPALCATI A GRATICCIO 6.1 - GENERALITA L’impalcato dei ponti a graticcio @ formato da pid elementi longitudinal retili- nei, le travi propriamente dette, collegate tra loro dalla soletta e, in molti casi, dd element trasversali comunemente indicati come “irasversi”. Le travi longitudinali possono essere sia isostatiche (ravi semplicemente ap- possiate, travi Gerber) sia iperstatiche (travi continue) ele sollecitazioni in esse presenti sono sostanzialmente di flessione e taglio, diversamente da quello che si ha nei ponti ad arco in cui sono prevalent gli sforzi as ‘Questo tipo di ponte ha avuto una rapidissima difusione negli ultimi anni grazie alla prefabbricazione che, in alcuni casi, pud essere totale; per questo mo- tivo i ponti a travata hanno praticamente sostituito i ponti ad arco che richiedono in genere costose opere provvisionali per la loro costtuzione. II campo di impiego dei ponti a graticcio & quello delle luci piccolo-medie, fino a circa 40-50 m, preferendosi in genere per luci meggiori le sezioni a casso- ne. Lo schema statico pid usato & quello della trave semplicemente appoggiata peerché consente operazioni semplici di montaggio nel caso della prefabbricazio- ne, spesso con la soletta continua sugli appoggi Nel seguito si danno alcuni criteri di calcolo prescindendo dal materiale con cui 8 fato il graticcio, essendo questo schema ampiamente usato sia nel caso di cemento armato ordinario e precompresso, sia nel caso di strutture miste acciaio- calcestruzzo. 6.2 - SCHEMATIZZAZIONE DI CALCOLO Per come sono stati definiti, i ponti a graticcio risultano formati da uno o due ordini di travi solidali ad una piastra piana superiore, la soletta. Si trata quindi di una struttura spaziale alquanto complessa che viene usual- mente schematizzata come un sistema piano costituito da sole travi, pensando i effettuare dei tagli ideali nella soletta parallelamente alle nervature (figura 6.0. 150 IMPALCATI A GRATICCIO trasversi tagi nella aby soletta Fig, 6.1 travi prineipali in questo modo si tiene conto della soleta, oltre che negli effetti “locali” vi- sti nel capitolo 5, anche nel funzionamento della struttura principale in quanto tessa funge da corrente superiore delle travi e del trasversi ("). 'A questo proposito s icorda che non tuto I’interasse b, pud essere sempre considerato nei calcoli, ma solo una parte di esso bo sb; detta “larghezza colla- orante”. Quest ultima pud essere definita come la larghezza di una flangiaidea- Te che trasmette la stess forza complessiva di compressione 0 di trazione della soletaeffetiva, ma con una distibuzione uniforme di a par al valore massimo che si ha nella reat’ (figura 6.2). II valore della larghezza collaborante dipende dalla deformabilita per taglio nel proprio piano della soletta, la qual cosa & legata al rapporto by/l ed al tipo Gi carico, Nel caso delle lastre metalliche questa larghezza pud essere condizio- hata da fenomeni di instabilita che possono ridume sensibilmente il valore. Notmalmente | vari Regolamenti forniscono criteri semplificati per valutare b, che dovra comunque essere inferiore od uguale allinterasse by delle travi evidente la grossolanita dell'approssimazione fatta, che porta ad ammette- re lungo i tagl fitizi discontinuita nelle tensioni a della soletta; 'ipotesi & pe faltro comunemente accettata in quanto conduce a metodi di calcolo semplici ‘che danno risultati in buono accordo con i dati sperimentali. a 1) Qualora quest ulmi manchino, & la soleta stessa che, in proporzione alla propria righ dezza flessionale, astalve alle funzioni dei trasvess SCHEMATIZZAZIONE DI CALCOLO 1st distribuvione —istribusione ideale effettiva delle i . i LLL pL i V i ' 1 a Una volta riportato lo schema statico a quello di un graticcio il le di calcolo automatico finalizzati (') all’analisi di queste strutture. Nel passato, invece, la necessita di svolgere i calcoli manualmente ha porta- toa fare ulteriori ipotesi semplificative che hanno condotto a sistemi di calcolo Questi sistemi, specie i pid semplici, hanno ancora oggi una loro validita sia per i calcoli di massima necessari nella fase preliminare di un progetto, sia per far capire il ruolo che giuocano le varie rigidezze nel ripartire il carico. Le vie che si possono seguire sono due: a) ridurre ulteriormente il grado di complessita del rado di complessita del problema, trasformandolo da Piano (graticcio) a monodimensionale (travel: sono questi i metodi che si basaro sulla ripartizione trasversale det carichiy by riportare il graticcio ad una struttura e i tuna struttura equivalente continua (piastra ortotrops) di cui si conosce la soluzione in forma chiusa, e quindi facilmente tabellabile Si ritiene utile, per i motivi detti, esporre brevemente questi metodi. 2) un io spade si hanno a geveale 6 posament Troop - _posament Incogi per Gavan node Neleao del rate quest sposament sono slo no sposamento w vertical, ago Alana del gti e due rari! & ey a eascarano qin i sporament nel pan _dlmannrncoeinoo atari: Neen de pone in genere scun di quest spstrent sono nt ari ed ardrano spect dal progetsa Sula base dlp d appaecchiod appogpo preset Wed anche ieaptol 10. 152 IMPALCATI A GRATICCIO 6.3 - LA RIPARTIZIONE TRASVERSALE DE! CARICHI 6.3.1 - Definizione del problema CConsideriamo dapprima il caso elementare di un graticcio formato dan travi ed tun solo trasverso ed immnaginiamo il catico P (supposto per semplicita unitario in quanto si ammette valido il principio di sovrapposizione degli effet) agente su un nodo (figura 6.3). Definiamo come coefficiente di ripartizione trasversale 1); la quota parte del carico che grava sulla nervatura j quando P=1 si trova sulla nervatura i | coefficienti r,, quindi coincidono con le reazioni mutue verticali che si scambiano le travi ed il trasverso nella situazione di figura 6.. Dalla definizione deriva che Enj=1 per Vequilibrio alla traslazione del trasverso (6.1) Py=ny-P)_seP # 1, peril principio di sovrapposizione degli 6.2) effet \ Qualora il carico si ripartisse in egual misura tra tutte le travi saremmo nella con‘lizione ideale per cul ry-Fetn (j qualunque) 63) ‘Tenuto conto di cid in alcuni casi si preferisce calcolare il coefficiente di maggiorazione del valore medio definito come: KyatyfFon ty 4) evidentemente proporzionale al precedente. a teas Fig. 63 LA RIPARTIZIONE TRASVERSALE DEI CARICH! 153 6.3.2 - Fattori che Per comprendere I’influenza delle rigidezze dei vari elementi costituenti il gra- ticcio sulla ripartizione trasversale si esaminano i casi limitiriportati in figura 6.4 cche mostrano la sezione trasversale di un ponte, sempre nel caso di un unico trasverso. Poiché l'abbassamento di ciascuna trave é i relazione al carico da es- 52 portato, la deformata del trasverso sara proporzionale, a meno delle rigidezze delle travi, al diagramma dei coefficienti di ripartizione trasversale. Nel caso a) il trasverso & supposto privo di rigidezza flessionale. Tutto il cari co & sopportato dalla trave su cui agisce, cio’: luenzano la ripartizione trasversale tint ty per ix) Nel caso b) il trasverso & supposto avere rigidezza flessionale infinita. La de- formata trasversale del ponte deve quindi essere rettilinea, mentre le travi ruota- no dell'angolo ¢, II carico interessa, in misura diversa tutte le trai, Se questa rotazione non @ possibile, cio’ se si suppone anche la rigidezza torsionale delle traviinfinita (caso limite c) la deformata della sezione trasversale le ‘ravi longitudins —- PETTY ~~ trasverso privo di rigidensa flesionale ® trasversoinfinitamente ido flessiine © Fig. 64 154 IMPALCATI A GRATICCIO del ponte non pud che consistere in un abbassamento uniforme; siamo nel caso ideale di ripartizione uniforme del carico, qualunque sia la sta posizione, cioe nyeWn Da quanto visto risulta chiaro come la rigidezza flessionale dei trasversi e {quella torsionale delle travi siano | fattori che incidono maggiormente sulla ripar- tizione del carico. In realta, nel caso di pitt trasversi, anche le rigidezze torsionali di questi in- fluenzano il comportamento del gfaticcio, come si pud vedere nello schema di figura 6.5 ove il trasverso k scarico, dovendo uotare, influenza la ripartizione del carico operata dal trasverso h direttamente caricato. Peraltro, per ragioni costruttive, i trasversi hanno sempre rigidezze torsionali modeste per cui questo parametro ha scarsa influenza. 6.3.3 - Gratieci con trasversi infi 6.8.3.1 - Validita dellipotest Si consideri ancora un graticcio costituito da n travi ed un unico trasverso e si supponga trascurabile la rigidezza torsionale delle travi, ipotesi questa sufficien- mente rigid bs by 7 Jongitudinali ~~ Fig. 6.5 1A RIPARTIZIONE TRASVERSALE OE! CARICHI 155 Fig, 67 temente valida per tut i ponti con nervature ad anima sotile, quali le travi in cap. od in acciaio. * In questa ipotesi si pudisolare il trasverso e trattarlo come trave continua su appoggi elastici. Quest! ulmi rappresentano le travi longitudinal (figura 6.6) La "cedevolezza” di queste molle (abbassamento provocato da una forza unitaria) sara del tipo (figura 6.7): wee PE, 65) essendo c una costante che dipende da dove é posizionato il trasverso, cioé da |}, € da come & vincolata la trave. (Ad esempio per la trave appoggiata e trasver- 0 in mezzeria della stessa si ha c= 1/48). La risoluzione della trave continua su appoggielastici [1] mostra come la di stribuzione degli sforzi sia legata al parametro adimensionale (parametro di Homberg): Z~6 Ej,-wyb} (6.8) che nel caso in esame, tenuto conto della (6.5), diviene: Z=clVoy)>- J. 67) La (6.7) mostra chiaramente come per avvicinarsiallipotesi di trasverso ini- nitamente rigido, cio Z~ <9, sia pid importante il rapporto Wby, che compare al cubo, che la effettva rigidezza flessionale del trasverso, cio® il rapporto J) influenza di Z sulla ripartizione trasversale si ileva dalla figura 6.8 seguen- te che mostra la deformata del trasverso per Z=0—1~25—2 in un ponte a cin- que travi e per due diverse posizioni del carico. Da essa si rileva come gia per i valori di Z superiori a 25 le differenze con il caso limite Z=2o siano modeste. Tali differenze si riducono ulteriormente, a parit di Z, al ridursi del numero di travi, cio® della larghezza 2b dell'impalcato. Nel caso di 3 sole travie Z = 20 e differenze rispetto all’ipotesi di trasverso Figido sono inferiori al 5%. Se si osserva che per }/J)~1, Vb; ~ 10 (travata di 30 m di luce con travi a3 im di interasse, trasverso in mezzeria) risulta Z~ 20, si capisce come lipotesi di trasversi rigid sia senz’altro accettabile per molti pont a travata. 156 IMPALCATI A GRATICCIO Fig, 6.8 Come gia detto, a meno delle costanti delle molle, gli abbassamenti sono proporzionali alle reazioni che nascono nelle molle stesse. Dal 1° principio di reciprocita deriva poi che la deformata trasversale del ponte ¢ proporzionale alla linea di influenza del coefficiente di ripartizione della trave carica. Nel caso di molle di eguale rigidezza (travi tutte eguali) la deformata trasver- sale coincide anche, a meno della costante delle molle, con il diagramma dei coefficienti di ripartizione. 6.8.3.2 - Il caleolo dei coefficient II problema iperstatico della trave continua su appoggi elastici si semplifica note- volmente se si ammette la trave rigida. Infatti per individuare la configurazione deformata del sistema sono sufficienti due parametri che si possono determinare ‘cunt seimplici equazioni di equilibrio (metodo degli spostamenti). Nel caso di molle diverse tra loro (travi longitudinali di diverso momento di inerzia o diversa luce), ® necessario individuare preliminarmente il baricentro G delle rigidezze delle molle. Si possono assumere poi come incognite I'abbassa- mento 6 e la rotazione ¢g di figura 6.9. igidezza della generica molla i e r; la reazione che essa esplica fone: nak +e yd (6.8) Dalle equazioni di equilibria si trae: EneteEkS | S-VEK, 69) Enyiel-yprE Key? (6.10) enyWE Ky? LA RIPARTIZIONE TRASVERSALE DEI CARICHI 137 Fig. 6.9 Si ha quindi il valore del coefficiente di ripartizicne cercato: wy. Tet tee kK (a Nel caso frequente di travi longitudinal tutte eguali fra loro ed egualmente vincolate si ha K.=K e lespressione di r diviene: Uin+yi-yyE yP (6.12) h 2 ts 1 di 1 owero diagramma degli r peril earico sulla trave 1 + per il earico sulla trave 2 1. di i.di ry ovvero diagramma deglt + per il earico sulla trave 3 f i i Fig. 6.10 158 IMPALCATI A GRATICCIO In questo caso particolare vale inoltre Veguaglianza: inti (6.13) Gi faccia attenzione a prendere le y con il proprio segno). Se nelle espressioni viste si tiene fisso yp facendo variare y si otiene il dia- sgramma dei coefficient di ripartizione per la posizione fisata del carico; se inve- e si fissa y,, cio® la posizione di una trave, es fa variare , si ottiene la linea ai influenza di 5. A titolo di esempio in figura 6.10 si riportano i valori degli r per un ponte a 5 travi eguali ta lov. , 6.3.3.3 - Influenza reciproca di pid trasversi Grazie alle ipotesi fate (trasversi con rigidezza flessionale infinita e torsionale nulla) non si ha influenza mutua dei trasversi nella ripartizione trasversale del catico. Consideriamo infatti un graticcio con due traversi,he k, e poniamo il cariéo unitario su un nodo del primo (figura 6.11). Qualsiasi sia la trave i risultera: Winhwig= cost (6.14) Ne consegue che, poiché le wi, sono allineate su una retta che rappresenta la deformata del trasverso h, anche le wi si disporranno automaticamente lun- 0 una reta. II trasverso posto in k quindi segue la deformata del graticcio senza intervenite, cio® ogni trasverso @ indipendente dagli altri. Questa non sarebbe vero se si rimuovesse Ipotesi di trasversiinfinitamente Figidi. La deformata di h sarebbe infatti curvilinea e quindi per la (6.14) anche quella di k. Un trasverso posto in k, dovendo assumere delle curvature diverse da zero, verrebbe sollecitato operando cosl una ridistribuzione degli sforzi nel graticcio: - ‘Questa considerazione ha dato origine a due metodi di calcolo approssima- ti: entrambi riducono il calcolo del graticcio a quello di una o pid travi Fig. 6.11 LA RIPARTIZIONE TRASVERSALE DEI CARICH! 159 6.3.3.4 - Il metodo deglt infiniti trasversiinfinitamente rigid E detto anche comunemente metodo di Courbon o dell’Albenga (4). Consiste semplicemente nel supporre la presenza di un trasverso sotto una qualungue po- sizione del carico. Con questa ipotesi un carico distribuito con una legge qualsia- sisu una trave si ripartisce tra le altretravi mantenendo inalterata la propria for- ma ma con una intensita proporzionale al coefficiente di ripartizione. Infatti sotto ogni carico elemeritare pdx immaginiamo un trasverso che lo ri- partisce fra le varie travi secondo i coefficient ¢ vist In particolare un carico uniformemente ripartito applicato ad una trave sara tale anche per le travi non direttamente caricate (figura 6.12). Uapparente grossolanita di questa ipotesi trova giustificazione nel buon ac- cordo con i dati sperimentali. Cid si pub spiegare in parte con la presenza della soletta che agisce trasversalmente come una serie di trasversi accostati, se pur di rigidezza limitata, ed in parte con Vesiguita delle correzioni da apportae, in- dicate nel seguito 6.3.3.5 - Il metodo di Engesser In questo caso si rimuove lipotesi del numero infinito di trasversi, ferme restan- do le altre rigidezze torsionali nulle e rigidezza flessionale del trasversi infinia) Bh II metodo si basa sul principio di sovrapposizione degli effet, immaginanco dapprima dei sostegni provvisori in corrispondenza dei nodi. In questa fase cia- scuna trave si comporta indipendentemente dalle altre quale trave continua su appoggi fissi. Calcolate le reazioni su questi appoggi si tolgono i sostegni, cice si applicano le reazioni trovate cambiate di segno. Poiché ora le forze esteme agiscono in corrispondenza dei trasversi, exe verranno ripartite tra le varie travi secondo i coefficienti di ripartizione visti Lo stato di sollecitazione effetivo nel graticcio sara la sommma di quelli trova- ti nella 1? e 2* fase. A titolo di esempio si riportano i diagrammi dei momenti flettenti nelle travi per lo stesso caso visto in figura 6.12 qualora si abbiano due soli trasversi (figura 6.13), oe Maa 7 mumero infinito di trasversi Fig. 6.12 160 IMPALCATI A GRATICCIO Fae 1*=sollectazion! (MI Fage 2" ~tollecazion|(M) Sollectanon! pel aticoo con purtell el atic ean cach aunt prowiso rods In questo caso, come appare logico, i diagrammi dei momenti hanno una forma diversa a secondo che si consider la trave direttamente cariata o le alte. ‘Comunque gia con 3 trasversi intermedi le sollecitazioni di flessione calcola- te nella fase 1* sono trascurbilirispetto a quelle calcolate nella fase 2*, cosic- ché & lecito tomar allipotesi di infiniti trasve Cid non é altrettanto vero nel caso degli sforzitaglianti peri quali pud essere necessario seguire il metodo ora descrito. 6.3.8.6 - Le sollecitazioni nei trasversi Noti i coefficienti di ripartizione trasversale & facile determinare le sollecitazioni provocate dal carico accidentale in una data sezione di un trasverso. 'A titolo di erempia si determina la superficie di influenza del momento flet- tente nella sezione § di figura 6.14. Si supponga dapprima che il carico si muova sul trasverso h contenente S. Per una generica posizione del carico unitario si ‘alcolano i coeficienti di ripartizione e quindi il momento in § del tipo: ME nym Tp | valori numeri si ricavano facilmente e nel caso di quattro travi sono quelli Fiporat in figura Si noti la rettlineita dei tratticostituenti il diagramma: cid era prevedibile pensando di applicare il teorema di Land al trasverso infinitamente rigido. ‘Se invece Il carico si muove sulla generica trae i si pub procedere come visto nel metodo di Engesser, cio® immaginando dapprima i nodi impediti di Spostarsi verticalmente, Nascera allo nel generico nodo ih una reazione vert Gale Ry che dipende dalla posizione del carico sulla trave i. In questa fase non nascono sollecitazioni in S. LA RIPARTIZIONE TRASVERSALE DEI CARICH! 161 Fig. 6.15 Tolti i vincoli prowisor, cio® applicate le R; cambiate di segno, in $ nasce- +r un momento pari a: Ma=in: Rin vendo indicato con 1s il valore della linea di influenza del momento in S per P = 1 agente sul nodo ih (v. figura 6.14). Bastera quindi definire 'andamento di Rj» per diverse posizioni del carico,, cio’ in pratica costrure la linea di influenza della reazione di una trave continua su appoggi fissi, e poi moltiplicarne tutte le ordinate per la costante m,n (—0,25 by nell’esempio in figura). ° La vista assonometrica di figura 6.15 riporta qualitativamente la superficie di influenza per il momento in S, nel caso del gratccio di figura 6.14. Si noti come le ordinate siano nulle in corrispondenza degli altri trasversi che, come detto, non si influenzano a vicenda. 162, IMPALCATI A GRATICCIO .4 - IL METODO Di GUYON - MASSONNET - BARES 6.4.1 - Ipotesi In questo caso si segue la via opposta di quella vista al paragrafo precedente: Vimpalcato viene assimilato ad una piastra equivalente, quindi ad una struttura continua anziché disereta. Questo metodo fu proposto da Guyon nel 1946 per un griliato di travi prive di rigidezza torsionale, ripreso da Massonnet nel 1950 per tener conto della tor- sione, ed infine esteso da Bares; questi ultimi Autori hanno sistemato in modo definitivo la materia in un libro [2], che fornisce un gran numero di tabelle diret- tamente utilizzabili dal progettisa Il metodo non fa nessuna ipotesi sulle rigidezze flessionali e torsionali delle travi e dei trasversi e quindi & utile nel caso di sonti molto larghi rispetto alla luce, oppure quando si hanno nervature dotate di una certa rigidezza torsionale; tutti casi questi in cui non 2 lecito applicare il metodo di Courbon, Le ipotesi che si fanno sono due: = il graticcio effettivo pud essere sostituito con uno a maglie infinitesime avente le stesse rigidezze medie flessionali e torsional ~& possibile effettuare l'analisi armonica (') della struttura in direzione x (longi- tudinale), la qual cosa presuppone che il graticcio sia semplicemente appoggia- to alle estremita (v. figura 6.16), La prima ipotesi porta ad approssimazioni accettabili se il numero dei tra- sversi@sufficientemente elevato (maggiore od eguale a 3) ed il carico ériparito. Volendo una maggiore accuratezza si possono calcolare le sollecitazioni locali cche nascono nella trave direttamente caricata, supposta dapprima su appoggi fis- si, e poi applicare i carichi nodali al graticcio. 1 Perna wave vinclata in marin genera e entopanta ad wn caren pis) qualia la defor. mata w0e) @ una funzione incognita la cui forma & sempre diversa da quella del carico. Cid ‘wo dire anche che il rapporto band varia da punto a punto della trave. Solo nel caso di trave semplicemente appossiata,soggeta ad un carico sinusoidale, la forma el carico coincide con quella della deformata ed il rarporto DEK iy gen DED Taser p, sen = Daly @ indipendente da x In questo caso sifa'analis| armonica della strutura es! hanno notevalt semplificazioni di cal- colon quanto non cera pi ura furzone incognita a ws), ma una singel incognita (ed I METODO DI GUYON - MASSONNET - BARES 163 igraticio effetivo igaticcio a mage infinitesime equivalente Fig. 6.16 La seconda ipotesi é vera per ponti a semplice travata. Nel caso di travi con- tinue il metodo pud essere ancora utilizzato con sufficiente approssimazione considerando una luce ideale pari a ~ 0,7 lesetna (stanza dei punti di flesso in una trave continua con carico uniforme). Se indichiamo con 41, Jei momenti di inerzia delle travi e dei trasversi Ki, ky le costanti di torsione alla St. Venant delle travi e dei trasversi ("- le'caratteristiche del graticcio equivalente varranno: (0) Siarmenta che [a cortante di torsione nel caro di esione retangolare di bare b ed alt= aahvale K = 3b RIO +h) 616) che nel caso di retangolo molto snello (h>5b) vale k= nov 7) Nel caso di sezioni di tipo “aperto”, quali doppio To simil,K si pub ottenere come somna delle costant di torsione relative ai rettangolielementar in cul si pud scomporre la sezione data [Nel caso infine di sezioni chiuse con paretisuficientemente sot vale la teora di Bredt per cui figura 6.17): 4a | 18) 164 IMPALCATI A GRATICCIO te aA ‘n Gs Fig. 617 Dy=Elyby Cy GKy/by (6.15) D,-Eldh Coy=GKih Gli Autori consigliano di considerare una larghezza convenzionale 2b=n by (n = numero delle travi) che peraltro in molti casi & prossima a quella effettiva essendo in genere lo sbalzo della soletta circa la meta dell’interasse delle travi. 6.4.2 - Cenni di tos Una volta ridotto il grigliato ad un sistema continuo, il procedimento di calco- lo identico a quello che si segue per le piastre ortotrope e I'equazione della de- formata cui si perviene @ formalmente identica a quella di Huber vista nel capi- tolo 5. Nel caso di grigliato a maglie infinitesime per®, non avendosi la continuita fisica del materiale, non vale il principio di reciprocita delle r. ‘Cid significa in generale che i momenti torcenti agenti in un punto secondo due ditezioni ortogonali tra loro non sono necessariamente eguali, cioe My HM ‘Sempre per lo stesso motivo risulta inoltre anny La risoluzione del’equazione della piastra, ci la determinazione della fun- zione w(x,y) @ in generale complessa; I'avere potizzato il graticcio semplice- mente appoggiato alle estremita consente pero Vanalisi armonica in direzione x. Gi significa che la funzione incognita w( » del carico » e=0 Dalle tabelle u per # = 0,40 (primo termine dello sviluppo in serie del cari- 0}, si trae (tabella 6.2): bo = 0,237 = 0,156 © quindi 4.=0,237 — (0,237~0,156)-VO07 ~ 0,126 | momento in mezzeria di un trasverso ideale, posto alla distanza di 11,0 m dall'appoggio, provocato dal 1° termine dello sviluppo in serie del carico’p 4 IMPALCATI A GRATICCIO Tabella 6.2 IN] 2 | swe | -o2 | we | oo [oe | we | ae ] 8 9=040 py 10" © |-2291.58|-1160.92) - 19.991 150.91] + 2371.2) «115091)~_19.99| ~1160.92| -2201 5 ‘r4}-15aarda|aap.ag| 199.03 | s33.8i| + 12951] +2106 14| 46558] —114273| 279.37 $2] 882 20| — 49936| — 14240 [+ Tee ie) > 58645] + 956.81] 13883] 45473] 2687 57 l= nate] an] —"aias |S sha] tad © 4556+ sedas| > odin iar i el 4 o oe el et eet oe 08 9 |-lar648 + 546.21) +1583.39 as | 2 gail a * aaa a supposto uniformemente ripartto sulla luce, vale 4 m0 KN-m oat-(£:5)tsen S116» [ANim) Tenuto conto dell’interasse effetivo dei trasversi pari am 10,50 applicando la formula approssimata (6.29), si ha il momento per le verifiche: WH = 1,368-p-10,50 = 14,4-piKN-m) Volendo una maggiore precisione si dovrebbero considerare anche alti ter- ‘mini dello sviluppo in serie del carico. Per esempio per il 3° termine (il 2° man- ca trattandosi di un carico uniformemente ripartito e quindi simmetrico) si do- vrebbe ripetere il calcolo per: 03=30, 20 tata i vt p to, cercando i nuovvalot! Kae Ki per le tav do ep taser b) Risoluzione col metodo di Courbon Calcolo dei carichi equivalenti sulle travi. Trave 1: eccentricita del carico Yo = 3,50 m eccentricita della nervatura: y= 3,76m IL METODO DI GUYON - MASSONNET - BARES 5 coefficiente di ripantizione (6.12): hy gype 1/3 + 3:50:3.76 1,359 13+ SPO FES = 0,799 P= rp = 0,799-p Trove 2: p= 350m ce 2,350 = V3 = 0,333 a= p= 0333: Trae 3 Yp - 3,50 m n= - 376m tyaso = Va = 259:226.— 9.132 bs = 0132p ©) Risoluzione col metodo di Engesser Fase 1? Si ricavano i carichi nodali da applicare sul graticcio. MLL Ld LLL Pp 1.2935 p tt Fig. 6.26 176 IMPALCAT! A GRATICCIO Il carico p di figura 6.24 viene ripartto tra le travi 1 € 2 nellipotesi di infiniti trasversi semplicemente appoggiati su queste due trav Pertanto il carico su cia- scuna trave vale: 3,50 Pin? 376 3,76~3,50 376 0,93085 KN/m Pr=P -0,06915 KN/m Risolvendo la trave continua di figura 6.26, con gli appoggi prowisori h e k, si trovano i carichi nodali Ri, € Ry Run = Rik = 10,722-P; Ray=Ray=0,796 p Fase 24 | carichi nodali Ry e Ry vengono ripartiti tra le tre travi, nellipotesi di trasversi rigid Calcolo coefficienti di ripa jone per Ryy © Ry 3,762 Fars — U3 + GBS = W8+102 - 2435/6 ~ 5/6 fa.376 - WB = 0 = 0,333 ta,a7 = V3 ~ GBPS = 3-112 = 2-3/6 = ~116 = -0,1667 Per Ray @ Rix $i ha ry =r2=1=0,333 trave ‘hes a ie “mM 142" fase Fig. 627 { t ~ IL METODO DI GUYON - MASSONNET - BARES w7 Fig. 628, Nella figura 6.27 sono riportate, per la trav 1, le sollecitazioni di flessione risultanti, dovute alle due fas 'carichi ripartiti equivalenti che provocano sulle tavi 1, 2, ¢ 3, nella confi- gurazione di trave appoggiata, Io stesso momento max ottenuto con Engesser, valgono: pi = 0,776 p pF = 0,354 p Pf - -0,130p I massimo momento positivo in essi si ha per carico sulla trave centrale (fi gura 6.28). Nella 1* fase le reazioni nei nodi provvisori h e k valgono: Ry = Ry = 11,51879-p Ry, ed R, cambiate di segno vengono disposte sui trasversirigidi. In questa fase nasce un momento flettente che, nelle sezioni pit scllecitate, vale: Myax = V3 +Ry+3,76 = 14,437 p 4d) Risoluzione con il metodo agli element finiti Il graticcio viene risolto con un programma per P.C. che utilizza elementi finiti di trave. Le caratteristiche inerziali e meccaniche adottate sono quelle fornite nei dati dell’esempio. 178 IMPaLcan A GRATICAIO. Calcolo dei carichi equivalenti sulle travi (si procede come visto in C). Dal calcolo automatico otteniamo i massimi momentiflettenti lungo le travi Mpaxt = 90,2994-p tm max = 40,9458 -p tm Mqae3 = 3,24530-p tm da questi, procedendo come nel caso 0, si risale ai carichi equivalenti per cia- scuna trave: 90,2994 -p-8 = rps 8M? = 20:2994-p-8 PL = nae * a 0,705 p P2 ~ 0,320 p Ps = 0,025 p Calcolo delle sollecitazioni max nei trasversi Disponendo il carico lungo la trave 2 (figura 6.25) si trova la massima sollecita- Zione flettente nei due trasversi di campata Mpax = 13/3536+9 tm ©) Quadro riassuntivo Si riportano a confronto in forma tabellare (tabella 6.3) tre metodi stati ottenuti con i Tabella 6.3 Geren Mevvonnet Courbon EF. pile 0,667 0,752 0759 0776 (0705 pile 0,324 0.323 0,388 0.354 0,320 pale 0,008 = 0,077 0132 =0,130 MaedlP 14 158 = 144 134 6.5 - | GRATICC! OBLIQUI Le accresciute esigenze delle vie servite hanno reso sempre pit frequenti gli im- palcati a pianta obliqua, potendosi arrivare a valori dell’obliquita, definita in f- ura 6.29, anche superiori a 45°. Icalcolo dei graticci in questi casi va sempre eseguito con metodi automat!