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Papa Francesco e la "cultura dello scarto"

di Guido Viale 06 Novembre 2015


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Una limpida sintesi del principale filo conduttore (secondo uno sguardo laico) d
ell'enciclica Laudato s: il perverso dominio esercitato dalla "cultura dello scar
to" sull'uomo, la societ, il pianeta Terra e gli altri suoi abitanti
Il testo costituito dall'ampia scaletta dell'intervento dell'autore al convegno
sull'enciclica Laudato s promosso dalla Casa della Carit di Milano e altre organi
zzazioni e svolto a Milano, nella sede dell'Umanitaria, il 4 novembre 2015
Scarto e cultura dello scarto sono concetti che attraversano tutta lenciclica e a
cui Francesco attribuisce grande rilievo come strumenti di analisi dello stato
di cose presente, cio del contesto allorigine tanto del degrado dellambiente che de
lla diseguaglianza e dellingiustizia di cui sono vittime i poveri del mondo. Cons
idera anzi la denuncia della cultura dello scarto e la lotta contro di essa uno
degli assi portanti della sua enciclica:
Questo riguarda specialmente alcuni assi portanti che attraversano tutta lEnciclic
a. Per esempio: lintima relazione tra i poveri e la fragilit del pianeta; la convi
nzione che tutto nel mondo intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e
alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; linvito a cercare altri modi
di intendere leconomia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il se
nso umano dellecologia; la necessit di dibattiti sinceri e onesti; la grave respon
sabilit della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la prop
osta di un nuovo stile di vita (16). Perch?
Lo scarto e soprattutto la cultura dello scarto, cio la sua accettazione e legitt
imazione, evidenziano innanzitutto il modo di funzionare del sistema economico i
n cui siamo immersi: un sistema produttivo lineare che aggredisce le risorse del
la Terra senza curarsi degli equilibri dellambiente da cui vengono prelevate, per
trasformarle il pi rapidamente possibile in rifiuti, cio in cose di cui societ e s
istema produttivo non sanno pi che fare, e che per questo vengono restituite allam
biente con modalit che contribuiscono al suo degrado, cio sotto forma di rifiuti o
di inquinanti (e, tra questi, i gas serra, che stanno alterando in modo irrever
sibile gli equilibri climatici del pianeta).
Alleconomia lineare Francesco contrappone, sulle tracce di ci che Vandana Shiva (m
ai citata in questa enciclica) e altri con lei chiamano legge del ritorno, lurgen
za di rendere circolari i processi produttivi, in modo da impiegare in nuovi mod
i e sotto nuove forme ci che non pu pi essere utilizzato in quelli dismessi; oppure
in modo da restituirlo allambiente in forme compatibili con il rinnovarsi dei su
oi cicli biologici, idrici e metereologici.
Francesco indica esplicitamente come alternativa un modello circolare di produzio
ne che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di
limitare al massimo luso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, mas
simizzare lefficienza dello sfruttamento [delle risorse], riutilizzare e riciclar
e. Ma la cultura dello scarto non riguarda solo il nostro rapporto con lambiente: L
a cultura dello scarto finisce per danneggiare il pianeta interoe colpisce tanto g
li esseri umani quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Ci fi
nisce per trasformare la terra, che la nostra casa comune, in un immenso deposito
di spazzatura (22).
Da quello con le cose questo approccio lineare, caratterizzato da un prelievo ir
responsabile di risorse e da unaltrettanta irresponsabile produzione di rifiuti,
si trasferisce alla societ e investe il anche nostro rapporto con gli esseri uman
i, con il nostro prossimo. Perch scrive Francesco anche lessere umano una creatura
di questo mondo (43).

Unaffermazione come questa evidenzia il completo abbandono di una concezione antr


opocentrica. Lessere umano ha s una sua peculiare dignit ogni vivente ha la sua - m
a ce lha in quanto parte del creato, in quanto legato alla terra a cui lo unisce
una fitta e inestricabile rete di rapporti di reciproca dipendenza.
Proprio per questo lessere umano ridotto a risorsa, che vale solo perch e fino a q
uando ci serve, condannato a un destino di scarto non appena non serve pi: di qui
lesclusione di una parte crescente dellumanit, ma anche il suo sfruttamento fintan
to che pu servire, che pu essere usato, cio avere un ruolo nellalimentare i cicli de
lla produzione e del consumo.
Quel sistema iniquo aveva detto Francesco il 28 ottobre dellanno scorso a Roma, r
ivolgendosi ai rappresentanti dei movimenti popolari il prodotto di una cultura d
ello scarto che considera lessere umano come un bene di consumo, che si pu usare e
poi buttare. Alle forme tradizionali di sfruttamento e di oppressione se ne aggi
unta infatti unaltra, quella di rendere gli esseri umani superflui: quelli che non
si possono integrare, gli esclusi, sono scarti, eccedenzeQuesto succede quando a
l centro di un sistema economico c il dio denaro e non la persona umana.
E evidente in questo approccio linfluenza di un altro autore molto presente in que
sta enciclica, anche se anchesso mai citato: Zigmunt Bauman, che della trasformaz
ione degli uomini e delle loro vite in scarti, a partire dallanalisi del rapporto
tra modernit e olocausto, ha fatto uno dei temi portanti del suo lavoro di ricer
ca.
Il mondo contemporaneo, per Bauman, non presenta pi spazi vuoti, dove allontanare
dalla nostra presenza i materiali che non ci servono pi, come accadeva in molte
civilt preindustriali. Ma non presenta pi neanche spazi sociali vuoti, verso cui s
ospingere lumanit che eccede il fabbisogno del sistema produttivo; quellumanit che i
n passato era stata mandata a popolare le colonie (a partire dalle Americhe), co
nsiderate spazi socialmente vuoti, perch i popoli che le abitavano non venivano c
onsiderati membri dellumanit.
Oggi quegli spazi sociali non ci sono pi e le vite di scarto, le persone di cui non
si sa pi che fare, cio non si ha un interesse diretto a mettere al lavoro (come o
ggi succede soprattutto con i profughi e i migranti di troppo) finiscono per cos
tituire una delle principali contraddizioni con cui si confronta la societ contem
poranea. Come i residui inquinanti e i gas climalteranti prodotti o emessi come
scarti dal sistema produttivo costituiscono la principale minaccia per la vivibi
lit futura del nostro pianeta, cos gli esseri umani di troppo, che il sistema produt
tivo condanna a una vita di scarto, rappresentano una delle principali contraddi
zioni che minacciano lequilibrio degli attuali, iniqui, assetti sociali.
C dunque un rapporto diretto tra degrado dellambiente ed esclusione sociale: non ci
sono due crisi, una ambientale e laltra sociale (139); sono due risvolti di un pro
cesso unico. E non si pu contrastare e combattere lenorme mole di ingiustizia che
contraddistingue il mondo di oggi senza porre rimedio anche a un atteggiamento v
erso la terra e le sue risorse che non si ispira alle regole della cura della ca
sa comune, e che non fa dellessere umano il loro custode.
Le manifestazioni principali di questo squilibrio, di questo oblio della cura ch
e dovrebbe improntare di s tutti i nostri rapporti, sia con lambiente che con luman
it, si possono vedere nel ruolo assunto dal denaro come unico metro di misura di
ci che vale e merita di essere perseguito e nel potere crescente della finanza, c
he, nella sua corsa allaccumulazione, non rispetta n lessere umano n lambiente.
Alla cultura dello scarto, equiparata tout court al modello di sviluppo in auge
- non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, del
lattuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle person
e (43) - Francesco contrappone il progetto della conversione ecologica; un altro

concetto, questo, ripreso da un autore molto presente in tutto lo sviluppo dellen


ciclica, anche se mai citato: Alex Langer.
Se la cultura dello scarto descrive e denuncia le criticit del presente, dello st
ato di cose in essere, la conversione ecologica prospetta e delinea il futuro, l
a strada da seguire per riportare la terra, la convivenza umana, e la convivenza
dellessere umano con lambiente, entro i limiti della sostenibilit.
Come gi Langer, anche Francesco evidenzia i due aspetti fondamentali della conver
sione ecologica: da un lato c quello oggettivo, costituito da un sistema economico,
O modello di sviluppo, in cui la produzione sia al servizio degli esseri umani e
non viceversa. In questa dimensione fondamentale risulta essere laspetto tempora
le, cio labbandono del paradigma della velocit: dobbiamo convincerci che rallentare
un determinato ritmo di produzione e di consumo pu dare luogo a unaltra modalit di
progresso e di sviluppo (191).
Ma Francesco entra anche nel merito delle cose da fare: in ambito nazionale e loc
ale c sempre molto da fare, ad esempio promuovere forme di risparmio energetico. C
i implica favorire modalit di produzione industriale con massima efficienza energe
tica e minor utilizzo di materie prime, togliendo dal mercato i prodotti poco ef
ficaci dal punto di vista energetico o pi inquinanti. Possiamo anche menzionare u
na buona gestione dei trasporti o tecniche di costruzione e di ristrutturazione
di edifici che ne riducano il consumo energetico e il livello di inquinamento. Da
ltra parte, lazione politica locale pu orientarsi alla modifica dei consumi, allo
sviluppo di uneconomia dei rifiuti e del riciclaggio, alla protezione di determin
ate specie e alla programmazione di unagricoltura diversificata con la rotazione
delle colture. possibile favorire il miglioramento agricolo delle regioni povere
mediante investimenti nelle infrastrutture rurali, nellorganizzazione del mercat
o locale o nazionale, nei sistemi di irrigazione, nello sviluppo di tecniche agr
icole sostenibili. Si possono facilitare forme di cooperazione o di organizzazio
ne comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino g
li ecosistemi locali dalla depredazione. molto quello che si pu fare! (139).
Niente a che fare con la negazione del ruolo dellinnovazione: la diversificazione
di una produzione pi innovativa e con minore impatto ambientale pu essere molto re
dditizia. Si tratta di aprire la strada a opportunit differenti, che non implican
o di fermare la creativit umana e il suo sogno di progresso, ma piuttosto di inca
nalare tale energia in modo nuovo (191).
Poi c laspetto soggettivo della conversione ecologica, che risiede in un diverso mode
llo di consumo, improntato alla sobriet e al consumo critico, a un altro stile di
vita, a un impegno responsabile in direzione della sostenibilit.
In entrambi questi risvolti la conversione ecologica non pu tuttavia essere una s
celta solo individuale: sempre, anche ricorda Francesco una conversione comunitar
ia (219): unazione collettiva che richiede partecipazione e impegna al conflitto.
Questa parte dellenciclica che promuove e legittima la lotta dei poveri e degli e
sclusi contro lingiustizia, le diseguaglianze e il degrado della vita rimanda dir
ettamente alle parole, a quellinvito a lottare per i propri diritti, che Francesc
o aveva rivolto ai rappresentanti dei movimenti popolari nellincontro citato del
28 ottobre dellanno scorso.
Ma rispetto allelaborazione di Langer, che risale a oltre ventanni fa, nello svilu
ppare il tema della conversione ecologica Francesco aggiunge, o evidenzia maggio
rmente, due aspetti. Da un lato il nesso stretto tra un sistema produttivo compa
tibile con i limiti fisici del pianeta e la giustizia sociale, come sua componen
te intrinseca; perch le vittime principali del dissesto ambientale sono i poveri
della terra. Sono i diritti della terra a dover essere salvaguardati, perch senza
di loro lingiustizia destinata a trionfare anche nei rapporti reciproci tra gli

esseri umani.
Dallaltro, Francesco sottolinea LA dimensione spirituale della conversione ecolog
ica, certo non assente in Langer, che era anche lui un cristiano. A questa dimen
sione spirituale Francesco attribuisce un connotato preciso: la capacit di entrar
e in consonanza con tutto il vivente. In questa enciclica IL rapporto tra lessere
umano e dio non mai affrontato in modo diretto, ma sempre mediato dallatteggiame
nto e dal comportamento del genere umano verso il creato, come nel Cantico di Sa
n Francesco a cui si ispira lenciclica.
Se, come scriveva Alex, la conversione ecologica potr affermarsi solo se sar social
mente accettabile, ora Francesco cerca di esplicitare, dal punto di vista spiritu
ale, che cos che pu promuovere quellaccettabilit sociale che ne condiziona laffermazio
ne: la capacit di entrare in sintonia con tutto il vivente; anche lessere pi infimo
e apparentemente insignificante, a cui lenciclica dedica unattenzione non minore
di quella accordata ai grandi problemi della terra.
E un tema che non si pu pi evitare di introdurre e far valere in tutti i nostri dis
corsi, le nostre elaborazioni e le nostre pratiche: sia quelle di lavoro o di or
dinario svolgimento della nostra vita quotidiana, sia quelle di partecipazione a
lla lotta politica, al confronto culturale e al conflitto sociale.