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Il saggio della storica Anna Tonelli ricostruisce la cacciata

dello scrittore dal partito in Friuli e la sua fuga a Roma

Ma lui continu a dichiarare: "Io voto comunista"


FILIPPO CECO

poto comunista perch ricordo la primavera del 1945, e


poi anche quella del 1946 e
del 1947. Giusto quarant'anni orsono, al cinema Jolly di Roma, Pier Paolo Pasolini sal sul palco di
una manifestazione pre-elettorale e li
con quella voce da eterno adolescente
lesse la sua dichiarazione di voto al Pci:
Voto comunista perch al momento del
voto, come in quello della lotta, non voglio ricordare altro.
Questo "altro' su cui almeno in quel
momento preferiva stendere un velo di
oblio, avvenne forse circa due anni dopo
quelle memorabili primavere, nell'estate del 1949, ma oggi lo racconta con degno scrupolo documentario la storica Anna Tonelli in questo Per indegnit morale, sottotitolo Il caso Pasolini nell'Italia
del buon costume (Laterza), in uscita il
5 novembre. Non ancora trentenne, egli
fu infatti espulso dal Pci, anche piuttosto
frettolosamente: senza potersi discolpare dinanzi agli organi dirigenti del Friuli;
e senza che il processo conclusosi con la
radiazione per "indegnit morale' lasciasse troppe tracce nei pur ricchi archivi delle federazioni (Udine e Pordenone) cui Pasolini faceva capo; circostanza
tale da giustificare l'ipotesi di una possibile "ripulitura", magari effettuata quando Pasolini era divenuto uno dei pi importanti personaggi della cultura italiana.
Al momento dei fatti - avvenuti in
un luogo dal poetico nome di Ramuscello - Pasolini insegnava alle scuole medie, ma rivestiva gli incarichi di segretario di sezione, ispettore regionale di
un'organizzazione giovanile, e soprattutto era uno dei pi promettenti intellettuali del partito. Che forse ignorava, o
forse no, come nel vissuto di quel giovane professore l'ardente militanza gi
conviveva conun'impetuosa omosessualit. Di quell'esito resta solo un trafiletto
dell'Unit. Riletto oggi, spicca per sommaria ristrettezza di vedute, ma anche
per l'incapacit di comprendere il senso
politico della vicenda e cio che cosa si
nascondeva dietro quello `scandolo" in tal modo definito nei resoconti dei carabinieri - che a scoppio del tutto ritardato si volle far brillare intorno ai fatti di
Ramuscello.
Qui in campagna, durante una sagra
di paese (vino, rumba, fisarmonica), il
27enne Pasolini si era portato quattro ragazzetti (due di 15 e due di 16 anni), tutti un po' brilli: per fare sesso, come si di-

ce oggi. Erano allora i partiti, entit che


si ritenevano non solo in grado, ma pure
in diritto di forgiare gli individui, la loro
mentalit, il loro stile di vita e i loro comportamenti. In un'Italia nella quale il privato- scrive bene Tonelli - faceva corpo con la politica.
Sennonch, nell'asprezza della lotta,
era proprio l'accusa morale, l'arma privata e personale, quella a suo modo ritenuta risolutiva tanto dai comunisti quanto dalla Dc. Per screditare i reciproci partiti, additandoli come fonti di abiezione,
portatori di dissolutezza, mali assoluti.
Per farla breve, diversi ma non troppi
giorni dopo la notte brava i ragazzi con
cui Pasolini si era divertito litigarono fra
loro; qualcosa si venne a sapere in paese;
e i dc colsero il destro per vendicarsi del
trattamento che i comunisti avevano riservato a uno di loro, omosessuale. E cos, pur mancando qualsiasi denuncia, attraverso la classica combinazione di forze di polizia e organi di informazione, fin
da allora alla base di qualsiasi manovra
di discredito, Pasolini fu fatto per la prima volta carne da macello giudiziario e
mediatico; e il partito prese le distanze
mollandolo nella trappola.
Alla fine verr anche assolto, ma troppo tardi: sopraffatto dall'ingiustizia e
dalla vergogna, era dovuto scappare con
la famiglia a Roma. Comunque non prima di aver scritto ai dirigenti: Io resto e
rester comunista.

Adesione lacerante, anch'essa a suo


modo figlia di quel tempo di terribili passioni. Nel 1960 il Pci lo "recupera" facendolo collaborare in piena libert a Vie
nuove - e anche qui Tonelli ricostruisce, come pure ai tempi de Il Vangelo secondo Matteo, un rapporto nel quale, rispetto allo spessore poetico e perfino profetico del personaggio, quel grande partito appare ora pi piccolo, e i suoi orizzonti pi poveri, per certi aspetti forse
gi segnati. Quattro mesi prima di morire, cos continua la dichiarazione di voto
al Jolly: La natura ci ha dato la facolt di
ricordare (o sapere) e di dimenticare (o
non sapere) ci che vogliamo. Un'altra
volta vi dir - dir a voi giovani, soprattutto a quelli di 18 anni - che cosa al momento del voto, come in quello della lotta, non voglio ricordare o sapere. Non
ce ne fu il tempo, ma forse riguardava
proprio quell'indegnit morale a cui,
con Ia mitezza di un animo unico, aveva

cercato di far fronte scrivendo: Mi meraviglio della vostra disumanit.


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