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DE LOS GRACOS A LA MUERTE DE SILA

(133 - 78 a.C.)

264 - 241
1 guerra Pnica

218 - 201
2 guerra Pnica

149-146
133 - 121
3 guerra Pnica los Gracos

107
78
Mario y Sila

168
146
133
derrota de Perseo toma de Corinto Numancia

105
91-88
Yugurta guerra social
102-1
87
teutones
Mitrdates
y cimbros
80

Pro Roscio

Nacen:
116
Varrn

c. 280 A N D R O N I C O p. 207
c. 270

c. 255

I
A
E

239
234

O
U
N

c. 201

184

106
Cicern

100
Csar
Nepote
98?
Lucrecio

169

149

86
Salustio
84?
Catulo

c.230 CECILIO ESTACIO 168


220

O 130

c. 184TERENCIO 159
180

L
170

U
A

I
C

I
C

O 102
I

86

Il periodo che va dalle agitazioni graccane alla dominazione di Silla segna linizio della crisi che, quasi un
secolo dopo, porter al tracollo definitivo la repubblica aristocratica. Nel 133, lanno della presa di Numanzia
ad opera di Scipione Emiliano, un suo cognato, Tiberio Gracco, present una nuova legge agraria. Gli intenti
di Tiberio erano sostanzialmente conservatori: impressionato dalla penuria di uomini che aveva notato in
varie parti dItalia, dalla povert di molti e convinto che in queste condizioni sarebbe stato impossibile
mantenere lordinamento sociale che era lossatura dellesercito, egli proponeva, mediante nuove
distribuzioni di terre, di ricostituire un ceto di piccoli propietari agricoli. Laristocrazia senatoria, che vedeva
nel mantenimento di grandi propiet terriere una delle basi del proprio potere, arroccandosi in una miope
difesa del propri interessi particolari, ostacol Tiberio fino a provocarne la morte. La vicenda si repet nel
123, quando il fratello di Tiberio, Gaio, anchegli eletto al tribunato, ne ripropose il programma nel quadro di
un disegno pi ampio. Nonostante il fallimento dei Gracchi, la questione agraria era destinata a restare al
centro della vicenda politica e sociale della tarda repubblica; ma il programma graccano si era rivelato
impotente di fronte alle difficilt politiche ed economiche: dora in poi, la soluzione sarebbe stata imposta
dai grandi capi militari, alla testa di milizie di proletari, per i quali lassegnazione di terre rappresentava la
ricompensa di lunghe campagne di guerra.
Limportanza di eserciti ormai divenuti quasi personali emerse nei conflitti fra mariani e sillani, che
seguirono di poco la disastrosa vicenda della guerra sociale, innescata dalla ostinata resistenza della classe
dirigente alla pressione dei membri pi influenti dellaristocrazia della penisola per partecipare al governo di
Roma. Dopo il duplice bagno di sangue della guerra sociale e dei conflitti civili, Silla assumeva la dittatura
costituente alla fine dell82 per deporla nel 79; nel frattempo aveva varato una efficace riforma
costituzionale che mirava a eliminare le cause istituzionali della debolezza dellaristocrazia, e che almeno in
parte si sarebbe mantenuta in vita fino a Cesare; senza tuttavia eliminare le cause profonde della crisi
politica e sociale che scuoteva la repubblica.
In unepoca segnata da cos aspri conflitti, loratoria era per forza di cose destinata a una rigogliosa
fioritura. Purtroppo laffermazione di Cicerone come massimo oratore della romanit ha determinato la
perdita (a parte alcuni frammenti) degli oratori precedenti; eppure proprio a Cicerone (soprattutto al suo
Brutus) si deve un felice tentativo di delineare levoluzione della eloquenza romana.
(G.B. CONTE [1987], pp. 103-104)

LA ORATORIA
Nel
Brutus (certamente la migliore storia
delleloquenza romana che sia mai stata scritta)
Cicerone sottolinea pi di una volta il legame che
intercorre fra oratoria e vita politica.
(G.B. CONTE [1987], p. 52)

Gli antichi erano consapevoli del fatto che il tribunato di Tiberio Gracco fu un momento di svolta nella storia
della repubblica. Dopo il 133 niente rest pi come prima; ma, soprattutto, il colpo inferto con la gamba di una
panca che spezz la vita di Tiberio fu linizio di un secolo di lotte fratricide, alle quali pose fine linstaurazione di
un dispotismo militare detto convenzionalmente impero. (A. ZIOLKOWSKI, o.c., p. 229)
133 a.C.: L. Calpurnio Pisn Frugi y P. Mucio
Escvola, cnsules. El Emiliano conquista Numancia.
talo III, ltimo rey de Prgamo, lega a su muerte
el reino a Roma. Tiberio Graco, tribuno de la plebe,
tras presentar su proyecto de ley agraria, muere
asesinado en los disturbios del Capitolio.
130 a.C.: en torno de este ao se sita la muerte de
Pacuvio, la publicacin del libro I de Stiras de
Lucilio y el auge de Afranio.

129 a.C.: el Emiliano aparece muerto en su cama en


extraas circunstancias.
122-121 a.C.: Gayo Graco, tribuno de la plebe
propone medidas revolucionarias, que son
rechazadas por el Senado.
121 a.C.: El Senado promulga un senatus consultum
ultimum, otorgando plenos poderes al cnsul L.
Opimio; los partidarios de Graco toman el Aventino,
entre ellos el excnsul Fulvio, que es asesinado junto
con sus hijos (segn Plutarco, bajo la represin de
Opimio caen 3.000 ciudadanos romanos). Gayo
Graco huye con unos pocos leales al Janculo, donde
se suicida.

Los Gracos [Tiberio (163-133 a.C.) y Gayo (154-121 a.C.)]


Eugne Guillaume, 1853. Pars, Museo dOrsay

CICERN, Orator
[136-138] Sed sententiarum ornamenta maiora sunt; (...)

Tantum modo notetur locus. Sic igitur dicet ille, quem


expetimus, (...) ut declinet a proposito deflectatque
sententiam; (...) ut utatur exemplis; ...
Pero las figuras de pensamiento tienen ms importancia; (...)
Baste con indicar su esencia. El orador que buscamos hablar
de manera que (...) se apartar de su propsito y desviar el
pensamiento; (...) utilizar ejemplos; ...
(Trad. de E. Snchez Salor, Madrid: Alianza, 1991)

CICERN, Cat. I 3
An vero vir amplissimus, P. Scipio, pontifex
maximus, Ti. Gracchum mediocriter labefactantem
statum rei publicae privatus interfecit: Catilinam
orbem terrae caede atque incendiis vastare
cupientem, nos consules perferemus? Nam illa
nimis antiqua prtereo, quod C. Servilius Ahala
Sp. Maelium novis rebus studentem manu sua
occidit. Fuit, fuit ista quondam in hac re publica
virtus ut viri fortes acrioribus suppliciis civem
perniciosum
quam
acerbissimum
hostem
coercerent. Habemus senatus consultum in te,
Catilina, vehemens et grave, non deest rei
publicae consilium neque auctoritas huius ordinis:
nos, nos, dico aperte, consules desumus.
Cicerone denuncia Catilina (detalle)
Cesare Maccari, 1882 -1888
Roma, Palazzo Madama, Sala Maccari

Decrevit quondam senatus uti L. Opimius consul videret ne quid res publica detrimenti caperet: nox nulla
intercessit: interfectus est propter quasdam seditionum suspiciones C. Gracchus, clarissimo patre, avo,
maioribus, occisus est cum liberis M. Fulvius consularis.

La mort de Caius Gracchus. Franois Jean-Baptiste Topino-Lebrun, 1798


Museo de Bellas Artes de Marsella

() dal punto di vista politico, la resistenza ai progetti graccani fu uno dei tratti determinanti dellazione di
Scipione Emiliano e della sua cerchia: loratoria di Scipione e del suo amico Gaio Lelio (che Cicerone
celebrer nel De amicitia) non pu essere trattata separatamente da quella dei Gracchi.
Alloratoria dellEmiliano Cicerone riconosceva una gravitas (solennit) che contrapponeva alla lenitas, lo
stile garbatamente pacato, di Lelio; eppure questultimo dava nel complesso unimpressione pi antiquata
ed austera del suo amico Scipione.
Accenti veramente nuovi alleloquenza
romana dov tuttavia conferire la
misericordia sociale dei Gracchi. Niente ci
resta dei discorsi di Tiberio, mentre
meglio informati siamo su Gaio, il primo
classico delloratoria romana. Entrambi
i fratelli avevano ricevuto una solida
educazione da ottimi maestri greci nella
casa della madre Cornelia, figlia
dellAfricano Maggiore. Di Gaio, Cicerone
ricorda la ubertas, la florida esuberanza
dello stile, forse influenzata dalla moda
asiana, accanto allirruenza della actio,
caratterizzata da una vis dicendi quasi
demostenica Ecco le sue parole (Brutus
125 seg.) (...)
(G.B. CONTE [1987], p. 104)

CICERN, Brutus 210-211


Sed magni interest quos quisque audiat cotidie domi,
quibuscum loquatur a puero, quem ad modum patres,
paedagogi, matres etiam loquantur. Legimus epistulas
Corneliae matris Gracchorum: apparet filios non tam
in gremio educatos quam in sermone matris...

Pero influye mucho a quines se oye hablar cada da en casa, con


quines se conversa desde la infancia, cmo hablan los padres, los
pedagogos e incluso las madres. Al leer las cartas de Cornelia, la madre
de los Gracos, se hace evidente que aquellos hijos fueron educados no
tanto en el regazo de la madre, como en su conversacin cotidiana...
(trad. de M. Maas, Madrid: Alianza, 2000)

Cornelia mother of the Gracchi. Angelica Kauffman, 1785


Richmond, Virginia, Museum of Fine Arts

Auditus est nobis Laeliae C. f. saepe sermo: ergo


illam patris elegantia tinctam vidimus et filias eius
Mucias ambas, quarum sermo mihi fuit notus, et
neptes Licinias, quas nos quidem ambas, hanc vero
Scipionis etiam tu, Brute, credo, aliquando audisti
loquentem. Ego vero ac libenter quidem, inquit
Brutus; et eo libentius, quod L. Crassi erat filia.

Cornlie mre des Gracques


Nel Hall, 1779
Museo Fabre-Montpellier

He odo frecuentemente la lengua de Lelia, la hija de Gayo


Lelio, y he podido comprobar que estaba empapada de la
elegancia de su padre; lo mismo ocurra con sus dos hijas
Mucia, cuya forma de hablar conoc personalmente, y con sus
nietas Licinia, a las que tambin yo llegu a escuchar, si bien
creo que t, Bruto, slo oste hablar a una de ellas, la mujer
de Escipin. Y Bruto contest: S la o y con mucho gusto,
tanto ms cuanto que era hija de Lucio Craso.
(trad. de M. Maas, 2000)

QUINTILIANO, Institutio oratoria I 1.6


In parentibus vero quam plurimum esse eruditionis
optaverim. Nec de patribus tantum loquor: nam
Gracchorum eloquentiae multum contulisse accepimus
Corneliam matrem, cuius doctissimus sermo in posteros
quoque est epistulis traditus, et Laelia C. filia reddidisse
in loquendo paternam elegantiam dicitur, et Hortensiae
Q. filiae oratio apud triumviros habita legitur non
tantum in sexus honorem.
Ed. y trad. de D. A. RUSSEL,
Cambridge, Massachusetts - Londres:
Harvard University Press (Loeb
Classical Library), 2001
N.T.: Appian, Civil Wars 4.32-33, gives a
Greek version of this speech (delivered
in 42 BC) in which she objected to the
triumvirs demand for wealthy women to
give up their valuables for war
expenses. See also Valerius Maximus
8.3.3.

As to the parents, I should wish them to be as highly educated


as possible. (I do not mean only the fathers. We are told that
the eloquence of the Gracchi owed much to their mother
Cornelia, whose highly cultivated style is known also to posterity
from her letters; Laelia, Gaius Laelius daughter, is said to have
echoed her fathers elegance in her own conversation; and the
speech delivered before the triumvirs by Hortensia, the daughter
of Quintus Hortensius, is still readand not just because it is by
a woman.)

Partes conservadas de una carta de Cornelia a


su hijo Gayo (codd. CORN. NEP. ad finem.59)
1
Dices pulchrum esse inimicos ulcisci. id neque maius
neque pulchrius cuiquam atque mihi esse uidetur, sed si
liceat re publica salua ea persequi. sed quatenus id fieri
non potest, multo tempore multisque partibus inimici
nostri non peribunt atque, uti nunc sunt, erunt potius
quam res publica profligetur atque pereat.

Cornelia, madre de los Gracos


J. Cavelier, 1861. Pars, Museo dOrsay

2
Verbis conceptis deierare ausim, praeterquam qui
Tiberium Gracchum necarunt, neminem inimicum
tantum molestiae tantumque laboris, quantum te ob
has res, mihi tradidisse; quem oportebat omnium
eorum, quos antehac habui liberos, partis eorum
tolerare atque curare, ut quam minimum sollicitudinis in
senecta haberem, utique quaecumque ageres, ea uelles
maxime mihi placere, atque uti nefas haberes rerum
maiorum aduersum meam sententiam quicquam
facere, praesertim mihi, cui parua pars uitae restat. ne
id quidem tam breue spatium potest opitulari, quin et
mihi aduersere et rem publicam profliges? denique
quae pausa erit? ecquando desinet familia nostra
insanire? ecquando modus ei rei haberi poterit?
ecquando desinemus et habentes et praebentes
molestiis desistere? ecquando perpudescet miscenda
atque perturbanda re publica? sed si omnino id fieri
non potest, ubi ego mortua ero, petito tribunatum; per
me facito quod lubebit, cum ego non sentiam. ubi
mortua ero, petito tribunatum; per me facito quod
lubebit, cum ego non sentiam. ubi mortua ero,
parentabis mihi et inuocabis deum parentem. in eo
tempore non pudebit te eorum deum preces expetere,
quos uiuos atque praesentes relictos atque desertos
habueris? ne ille sirit Iuppiter te ea perseuerare, nec
tibi tantam dementiam uenire in animum. et si
perseueras, uereor ne in omnem uitam tantum laboris
culpa tua recipias, uti in nullo tempore tute tibi placere
possis.

The mother of the Gracchi


Gilbert Abbott Beckett - John Leech

C. MARIO

L. CORNELIO SILA

7 veces cnsul: 107, del 104 al 100, 86

cnsul en el 88 y dictador del 81 al 79

(157 86 a.C.)

(138 78 a.C.)

COLLEEN McCULLOUGH,

El primer hombre de Roma, 1990


La corona de hierba, 1991
Favoritos de la Fortuna, 1993
Las mujeres de Csar, 1996
Csar, 1997
El caballo de Csar, 2002

Barcelona: Planeta Booket, 1994-; Barcelona: Zeta bolsillo (2006)

La generazione successiva ebbe i pi grandi oratori in Marco Antonio e Lucio Licinio Craso; Cicerone, che
li ud ambedue in giovent, ne fece i protagonisti del De oratore, giudicando che con essi leloquenza
romana avese raggiunto la maturit. Antonio e Crasso appartevano al partito aristocratico (...): il primo
cade vittima dei mariani nell87; il secondo era morto di morte naturale alla vigilia del divampare alla guerra
sociale.
(G.B. CONTE [1987], p. 105)

L. Licinio Craso (cos. 95, 91, repentinamente)


M. Antonio (cos. 99, 87, asesinado)

El comitium y restos de la tribuna nueva de los Rostra en el Foro

Nel 92 Crasso esercit la censura insieme a Gneo Domizio Enobardo; per quanto fra loro non corresse
buon sangue, i due censori furono concordi nellemanare un editto che ordinava la chiusura della scuola di
retorica aperta in Roma da Plozio Gallo, un cliente di Mario. (...) Linsegnamento della scuola di Plozio Gallo
pare riflettersi nella Rhetorica ad Herennium, un manuale composto da autore ignoto probabilmente negli
anni ottanta (e attribuito nel Medioevo a Cicerone).
(G.B. CONTE [1987], p. 105)

Nella generazione che precede quella di Cicerone incomincia a delinearsi, nelleloquenza romana, il conflitto
di gusti e di stile fra asiani e atticisti. (...) Tendenze lievemente asiane si sono volute ravvisare, come
abbiamo visto, nelloratoria di Gaio Gracco. Pi marcate erano in Publio Sulpicio Rufo (morto nell88 a.C.), che
Cicerone introduce fra i personaggi minore del De oratore.
Ma lasianesimo romano venne sviluppato soprattutto da Quinto Ortensio Ortalo, che aveva solo diciannove
anni al tempo della sua prima esibizione e mor nel 50 a.C., dopo unintera vita dedicata alloratoria. Ortensio
fu rivale e poi amico di Cicerone, del quale influenz profondamente lo stilo giovanile.
(G.B. CONTE [1987], p. 105)

P. Sulpicio Rufo (88, suicidio)

Q. Lutacio Ctulo (cos. 102, 87, suicidio)


Q. Hortensio Hrtalo (114 50 a.C.)

CICERN, Brutus 1-9:


Cum e Cilicia decedens Rhodum venissem et eo mihi de
Q. Hortensi morte esset adlatum, opinione omnium
maiorem animo cepi dolorem. Nam et amico amisso cum
consuetudine iucunda tum multorum officiorum
coniunctione me privatum videbam et interitu talis
auguris dignitatem nostri conlegi deminutam dolebam;
qua in cogitatione et cooptatum me ab eo in conlegium
recordabar, in quo iuratus iudicium dignitatis meae
fecerat, et inauguratum ab eodem, ex quo augurum
institutis in parentis eum loco colere debebam. Augebat
etiam molestiam quod magna sapientium civium
bonorumque penuria vir egregius coniunctissimusque
mecum consiliorum omnium societate alienissimo rei
publicae tempore exstinctus et auctoritatis et prudentiae
suae triste nobis desiderium reliquerat, dolebamque quod
non,
ut
plerique
putabant,
adversarium
aut
obtrectatorem laudum mearum sed socium potius et
consortem gloriosi laboris amiseram. Etenim si in
leviorum artium studio memoriae proditum est poetas
nobilis poetarum aequalium morte doluisse, quo tandem
animo eius interitum ferre debui, cum quo certare erat
gloriosius quam omnino adversarium non habere? cum
praesertim non modo numquam sit aut illius a me cursus
impeditus aut ab illo meus, sed contra semper alter ab
altero adiutus et communicando et monendo et favendo.

Sed quoniam perpetua quadam felicitate usus ille


excessit e vita suo magis quam suorum civium tempore
et tum occidit cum lugere facilius rem publicam posset, si
viveret, quam iuvare, vixitque tam diu quam licuit in
civitate bene beateque vivere: nostro incommodo
detrimentoque, si est ita necesse, doleamus, illius vero
mortis opportunitatem benevolentia potius quam
misericordia prosequamur, ut, quotienscumque de
clarissumo et beatissimo viro cogitemus, illum potius
quam nosmet ipsos diligere videamur. Nam si id dolemus,
quod eo iam frui nobis non licet, nostrum est id malum
quod modice feramus, ne id non ad amicitiam sed ad
domesticam utilitatem referre videamur; sin tamquam illi
ipsi acerbitatis aliquid acciderit angimur, summam eius
felicitatem non satis grato animo interpretamur.
Etenim si viveret Q. Hortensius, cetera fortasse
desideraret una cum reliquis bonis et fortibus civibus,
hunc autem aut praeter ceteros aut cum paucis
sustineret dolorem, cum forum populi Romani, quod
fuisset quasi theatrum illius ingeni, voce erudita et
Romanis Graecisque auribus digna spoliatum atque
orbatum videret. Equidem angor animo non consili, non
ingeni, non auctoritatis armis egere rem publicam, quae
didiceram tractare quibusque me assuefeceram quaeque
erant propria cum praestantis in re publica viri tum bene
moratae et bene constitutae civitatis.

Quod si fuit in re publica tempus ullum, cum


extorquere arma posset e manibus iratorum civium
boni civis auctoritas et oratio, tum profecto fuit cum
patrocinium pacis exclusum est aut errore hominum
aut timore. Ita nobismet ipsis accidit ut, quamquam
essent multo magis alia lugenda, tamen hoc
doleremus quod, quo tempore aetas nostra perfuncta
rebus amplissimis tamquam in portum confugere
deberet non inertiae neque desidiae, sed oti moderati
atque honesti, cumque ipsa oratio iam nostra
canesceret haberetque suam quandam maturitatem et
quasi senectutem, tum arma sunt ea sumpta, quibus
illi ipsi, qui didicerant eis uti gloriose, quem ad modum
salutariter uterentur, non reperiebant. Itaque ei mihi
videntur fortunate beateque vixisse cum in ceteris
civitatibus tum maxime in nostra, quibus cum
auctoritate rerumque gestarum gloria tum etiam
sapientiae laude perfrui licuit. Quorum memoria et
recordatio in maximis nostris gravissimisque curis
iucunda sane fuit, cum in eam nuper ex sermone
quodam incidissemus.

Pi tarda laffermazione a Roma della corrente atticistica, reazione di un grupo di giovani che si
schierano contro Cicerone, allora oratore principe, accusandolo, non troppo giustificatamente, di
asianesimo. (...) Fra gli atticisti, oltre a Marco Bruto, il futuro tirannicida, emerse in modo particolare Gaio
Licinio Calvo (82-47 a.C.), amico di Catullo, che fu per un certo periodo il pi pericoloso rivale di Cicerone
nel foro.
(G.B. CONTE [1987], p. 105)

LA HISTORIOGRAFA
SEMPRONIO ASELIN (ca. 160-90 a.C.): Res gestae o Historiae (del 146 al 91)
L. CELIO ANTPATRO: la monografa histrica (la 2 guerra pnica)
L. CORNELIO SISENNA (ca. 120, praet. 78, 67): Historiae (la historiografa trgica)
[Las Fabulae Milesiae < Arstides de Mileto, s. II a.C.]

La analstica en latn:
L. CASIO HMINA (contemporneo de Catn)
L. CALPURNIO PISN FRUGI (cos. en 133)
C. SEMPRONIO TUDITANO (cos. en 129)
Q. CLAUDIO QUADRIGARIO
VALERIO ANTIAS
C. LICINIO MACRO (tr.pl. en 73, praet. en 68, 66)
(L.?) ELIO TUBERN

La autobiografa (commentarii ):
M. Emilio Scauro (cos. en 115 y princeps senatus); P. Rutilio Rufo (cos. en 105);
Q. Lutacio Ctulo (cos. en 102, 87); Sila

Los estudios anticuarios, lingsticos y filolgicos


La polmica entre ANALOGA y ANOMALA
L. ELIO ESTILN PRECONINO (Lanuvium, ca. 150)

EL TEATRO
TRAGEDIA

COMEDIA

de ambiente y modelos griegos

de ambiente y modelos griegos

cothurnata/crepidata

palliata

SUBGNEROS
TEATRALES

atelana

mimo

ANDRONICO, NEVIO, ENNIO


PACUVIO
ACCIO

PLAUTO
CECILIO ESTACIO
TERENCIO
TURPILIO ( 103)

(principios del I a.C.)

POMPONIO
NOVIO

(poca cesariana)

DCIMO LABERIO
PUBLILIO SIRO

de ambiente y tema romanos

praetexta(-ta)

de ambiente y tema romanos

togata

ANDRONICO, NEVIO, ENNIO


PACUVIO
ACCIO

(finales del II-principios del I a.C.)

TITINIO, AFRANIO, ATA

La NUEVA POESA: los pre- neotricos


el lusus literario
El crculo de Q. Lutacio Ctulo
(c. 150-87; cos. 102)

VOLCACIO SEDGITO
VALERIO EDTUO
PORCIO LCINO
Poenico bello secundo Musa pinnato gradu
intulit se bellicosam in Romuli gentem fera

C. LEVIO

(ppios. S. I a.C.)

Erotopaegnia

lasciviterque ludunt
(apud Charisium, GLK I, 204, 5)

AULO GELIO, N.A. XIX 9:


Adulescens e terra Asia de equestri loco laetae
indolis moribusque et fortuna bene ornatus et ad
rem musicam facili ingenio ac lubenti cenam dabat
amicis ac magistris sub urbe in rusculo
celebrandae lucis annuae, quam principem sibi
uitae habuerat. Venerat tum nobiscum ad eandem
cenam Antonius Iulianus rhetor, docendis publice
iuuenibus magister, Hispano ore florentisque homo
facundiae et rerum litterarumque ueterum peritus.
Is, ubi eduliis finis et poculis mox sermonibusque
tempus fuit, desiderauit exhiberi, quos habere
eum adulescentem sciebat, scitissimos utriusque
sexus, qui canerent uoce et qui psallerent. Ac
posteaquam introducti pueri puellaeque sunt,
iucundum in modum jAnakreovnteia pleraque et
Sapphica et poetarum quoque recentium ejlegeia
quaedam erotica dulcia et uenusta cecinerunt.
Oblectati autem sumus praeter multa alia uersiculis
lepidissimis Anacreontis senis, quos equidem
scripsi, ut interea labor hic uigiliarum et inquies
suauitate paulisper uocum atque modulorum
adquiesceret:

Trad. de M.A. MARCOS CASQUERO-A. DOMNGUEZ, Len 2006

to;n ajrv guron toreuvsa


Hfaistev moi poivhson
panopliva me;n oujciv,
tiv ga;r mavcaisi kajmoiv_
pothvrion de; koilon,
oJvson duvnh, bavqunon.
kai; mh; poivei kat aujto;
mhvt ajs
v tra mht ajmaxa:
tiv Pleiavdwn mevlei moi,
tiv d ajstevro Bowvtew_
poivhson ajmpevlou moi
kai; bovtrua kat aujtwn
kai; crusevou patounta
oJmou kalw Luaivw
Erwta kai; Bavqullon:
Tum Graeci plusculi, qui in eo conuiuio erant,
homines amoeni et nostras quoque litteras haut
incuriose
docti,
Iulianum
rhetorem
lacessere
insectarique adorti sunt tamquam prorsus barbarum et
agrestem, qui ortus terra Hispania foret clamatorque
tantum et facundia rabida iurgiosaque esset eiusque
linguae exercitationes doceret, quae nullas uoluptates
nullamque mulcedinem Veneris atque Musae haberet;
saepeque eum percontabantur, quid de Anacreonte
ceterisque id genus poetis sentiret et ecquis nostrorum
poetarum tam fluentes carminum delicias fecisset, nisi
Catullus, inquiunt, forte pauca et Caluus itidem pauca.
Nam Laeuius inplicata et Hortensius inuenusta et Cinna
inlepida et Memmius dura ac deinceps omnes rudia
fecerunt atque absona.

Tum ille pro lingua patria tamquam pro aris et


focis animo inritato indignabundus: Cedere
equidem, inquit, uobis debui, ut in tali asotia atque
nequitia Alcinoum uinceretis et sicut in uoluptatibus
cultus atque uictus, ita in cantilenarum quoque
mollitiis anteiretis. Sed ne nos, id est nomen
Latinum, tamquam profecto uastos quosdam et
insubidos ajnafrodisiva condemnetis, permittite
mihi, quaeso, operire pallio caput, quod in quadam
parum pudica oratione Socraten fecisse aiunt, et
audite ac discite nostros quoque antiquiores ante
eos, quos nominastis, poetas amasios ac uenerios
fuisse.
Tum resupinus capite conuelato uoce admodum
quam suaui uersus cecinit Valerii Aeditui, ueteris
poetae, item Porcii Licini et Q. Catuli, quibus
mundius, uenustius, limatius, pressius Graecum
Latinumue nihil quicquam reperiri puto.
Aeditui uersus:
Dicere cum conor curam tibi, Pamphila, cordis,
quid mi abs te quaeram, uerba labris abeunt,
per pectus manat subito <subido> mihi sudor:
sic tacitus, subidus, dum pudeo, pereo.
Atque item alios uersus eiusdem addidit, non hercle
minus dulces quam priores:

Quid faculam praefers, Phileros, qua est nil opus nobis?


ibimus sic, lucet pectore flamma satis.
istam nam potis est uis saeua extinguere uenti
aut imber caelo candidus praecipitans;
at contra hunc ignem Veneris, nisi si Venus ipsa,
nullast quae possit uis alia opprimere.
Item dixit uersus Porcii Licini hosce:
Custodes ouium tenerae propaginis, agnum,
quaeritis ignem? ite huc; quaeritis? ignis homost.
si digito attigero, incendam siluam simul omnem,
omne pecus flammast, omnia qua uideo.
Quinti Catuli uersus illi fuerunt:
Aufugit mi animus; credo, ut solet, ad Theotimum
deuenit. sic est: perfugium illud habet.
quid, si non interdixem, ne illunc fugitiuum
mitteret ad se intro, sed magis eiceret?
ibimus quaesitum. uerum, ne ipsi teneamur,
formido. quid ago? da, Venus, consilium.
Y CICERN, en el De natura deorum (I 79), nos transmite un segundo epigrama de Lutacio Ctulo:
Constiteram exorientem Auroram forte salutans,
cum subito a laeva Roscius exoritur.
pace mihi liceat caelestes dicere vestra:
mortalis visus pulchrior esse deo.

Algunos ecos neotricos en la poesa epigrfica de Pompeya:


CIL IV (g) = CLE 44 (senarios): in peristylii pariete anteriore, inter andronem et tablinum, in tectorio rubro eleganter
scripta optimeque conservata; nunc Neapoli in museo.

Amoris ignes si sentires, mulio,


magi(s) properares, ut uideres Venerem.
Diligo puerum (corr. iuuenem) uenustum; rogo punge iamus.
Bibisti, iamus, prende lora et excute,
Pompeios defer, ubi dulcis est amor.
Meus es

CATULO, 100.7: cum uesana meas torreret flamma medullas.


VIRGILIO, Ecl. 2.1: Formosum pastor Corydon ardebat Alexin, y 2.68: me tamen urit amor: quis enim modus
adsit amori?; Geor. 3.258-9: quid iuuenis, magnum cui uersat in ossibus ignem / durus amor ?...; Aen.
1.688: occultum inspires ignem fallasque ueneno, o 4.1-2: At regina graui iamdudum saucia cura / uulnus
alit uenis et caeco carpitur igni.
Servio, comm. Aen. 1.688: Definitio amoris est ignis occultus.
HORACIO, ep. 14.13: ureris ipse miser: quodsi non pulchrior ignis / accendit obsessam Ilion, / gaude sorte
tua; me libertina neque uno / contenta Phryne macerat).
Porfirin, comm.: Nec inmerito dicitur, quia ipse amor ignis solet dici.

CIL = CORPUS INSCRIPTIONUM LATINARUM, consilio et auctoritate Academiae litterarum Borussiae editum, Berln
1863-.
CLE = Carmina Latina epigraphica : F. BCHELER, I-II, Leipzig 1895.; III. Supplementum , E. LOMMATZSCH,
Leipzig 1926 (Amsterdam 1964).

En una pared del Oden de Pompeya (= CIL IV 4966-4973):


(en diapositiva siguiente)
V. Tandoi, Gli Epigrammi di Tiburtino dopo unautopsia del graffito, Quaderni dellA.I.C.C. di
Foggia, II-III (1982-1983), pp. 3-31.
M.F. del Barrio, Ibi multa iocosa fiebant: El lusus potico en CLE, en Dulces Camenae:
Potica y Poesa latinas (Actas del VI Congreso Internacional de la Sociedad de Estudios
Latinos, Baeza, 27-30 mayo de 2009), Jan-Granada 2010, pp. 469-492.

(4966)

(= CLE 934)

Quid fi]t? ui me oculei pos(t)quam deducxstis in ignem,


no]n ob uim uestreis largificatis geneis.
qkk] non possunt lacrumae restinguere flamam:
hae]c os incendunt tabificantque animum.
(4967)
qkkq] ueicinei incendia participantur,
qkkq] flammam tradere utei liceat
(4968)
]bus per uic[ . . a]morem
]detur dei[
]ocios[ . . ]n in istost(?)
]huc . . . . t
(4969)
]n ore ap(?)[
]sumat aut ea ua.[
]sumpti opus est a[
] udam aut ei(?)[ . . ]udai
(4970)
]habere aiunt eum[ . . . ]que locare
]ui . um deo condere uti liceat

TIBURTINVS EPOESE

(= CLE 935)

(4971)
sei quid amor ualeat nostei, sei te hominem scis,
commiseresce mei, da ueniam ut ueniam.
flos Veneris mihi de

(4972) (ad d. 4971)


Caesia, sei n[
sei paruom p[
es bibe lude[
nec semper[
(4973) infra 4972
solus amare u[
multa opus sunt s[
quod nesceire dare[

CIL IV 4966 = CLE 934 (dsticos elegacos):


Quid fi]t? ui me oculei pos(t)quam deducxstis in ignem,
TIBURTINVS EPOESE
no]n ad uim uestreis largificatis geneis.
qkk] non possunt lacrumae restinguere flam(m)am:
hae]c os incendunt tabificantque animum.
CIL IV 4967 = CLE 935
qkkq] ueicinei incendia participantur,
qkkq] flammam tradere utei liceat.

CIL IV 4091 (g) = CLE 945:

CIL IV 6892 (g): litteris cursivis magnis et pulchris


quisquis amat nigra nigris carbonibus ardet.
nigra cum video mora libenter aedeo
CIL IV 1898 (g) = CLE 948:
quisquis amat, calidis non debet fontibus uti,
nam nemo flammas ustus amare potest.

= (quis)quis amat, valeat, pereat qui | nescit amare,


bis tanto pereat | quisquis amare vetat.

CIL IV 1520 = CLE 354: inter duos limites quibus rubrum tectorium distinctum est. Pompeis in atrio aedium

quarundam SCRIPSIT VENVS FISICA POMPEIANA subsignans pro altercatore.


1 Propertius I 1.5 de Amore donec me docuit castas odisse puellas 2 restituit Ovidique versum esse amor. III 11. 35
intellexit Zangemeister. se pro si utrobique ut videtur:

Candida me docuit nigras | odisse puellas.


Odero si potero, si non, inuitus | amabo.
OVIDIO, Amores, 11b
Luctantur pectusque leue in contraria tendunt
hac amor, hac odium; sed, puto, uincit amor.
[odero, si potero; si non, inuitus amabo:
nec iuga taurus amat; quae tamen odit, habet.]

PROPERCIO, I 1-6
Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis,
contactum nullis ante cupidinibus.
Tum mihi constantis deiecit lumina fastus
et caput impositis pressit Amor pedibus,
donec me docuit castas odisse puellas
improbus, et nullo uiuere consilio.

CIL IV 1837 = CLE 949 (dsticos elegacos): Pompeis in basilica. carmen una manu scriptum totum uisum est
Zangemeistero, uersus 4 et 5 alterius manu Mommseno.
expediit carmen expleuitque Zangemeister, idem contulit
Tibulliana 2.6.17 ss. spes fouet et fore cras semper ait melius et Vergiliana ecl. 2.7 mori me denique coges 1
post
uis
addere scriptor debebat uelut fallax aut in principio Nunc dare aut ut Ouidius am. III 6, 87 quid mutua differs gaudia? hic
saepius in exitu uersus gaudia differt
3 inuertendum erat te sine aut sine te quem. sed Ouidius her. III 140 quam sine te
cogis uiuere, coge mori 4 mors mihi munus erit (ita Ou. tr. I 2, 52)

Si potes et non uis, cur gaudia |differs


spemque foues et |cras usque redire iubes ?
er]|go coge mori quem |sine te uiuere coges:
munus erit, certe non |cruciasse boni.
quod spes |eripuit, spes certe redd[e]t amanti.
Qui hoc leget numquam postea | ali(u)d legat.
Numquam sit salvos qui supra scripsit.
Vere dicis | Hedysto | feliciter.

M. Fernndez-Galiano, Antologa Palatina I. Epigramas helensticos , Madrid: B.C.G. (7), 1978

Asclepades de Samos (ss. IV-III a.C.)


194 (V 85)
Pretendes seguir siendo virgen. Por qu, si en el Hades
no encontrars, nia, nadie que te quiera?
Goza en la vida de Cipris, pues no somos nada
en el Aqueronte, sino ceniza y huesos.

197 (V 210)
La flor, ay!, me sedujo de Ddima, y yo me derrito,
viendo su hermosura, cual la cera en la llama.
Es morena, y qu importa? Tambin los carbones son negros
y encendidos lucen cual clices de rosas.

228 (V 209)
Vio a Nico baarse Cleandro en las olas azules
de tus playas, oh, Pafia Citerea!,
y la nia, an mojada, con secos carbones el alma
del enamorado mozo prendi fuego.
Y as zozobr en tierra firme y las playas a ella,
que arrostraba el mar, acogieron clementes.
Ahora hay en ambos amor, porque no fueron vanos
los votos que en aquellas orillas hizo el mozo.

Meleagro de Gdara (ca. 140/130 70/60 a.C.)


791 (A.P. XII 48)
Heme aqu; salta ya a mi garganta, demonio salvaje;
yo sabr resistirte por muy fiero que seas.
Conozco tambin esos gneos dardos que lanzas,
mas no me incendiars, pues ya todo es ceniza.
793 (A.P. XII 86)
Cipris me incendia con llamas de amor femenino
y las bridas de Eros a los hombres me llevan.
A quin sigo? A la madre o al hijo? Ella misma lo dice:
Este nio atrevido se sale con la suya.

792 (A.P. XII 80)


Infeliz corazn, por qu vuelves a abrir en tu entraa
las heridas de Eros que ya iban a cerrarse?
No, no! No, por Zeus, insensato, no avives
ese rescoldo ardiente cubierto de ceniza!
Si de Eros en manos cayeres tu mal olvidando,
como siervo escapado te castigar luego.

834 (A.P. V 96)


Como liga es tu beso y son fuego, Timarion, tus ojos;
incendias cuando miras; si tocas, encadenas.
842 (A.P. XII 82)
A Eros quise escapar y, prendida una mnima antorcha
en mi propia ceniza, descubri el escondite
y, sin arco ni flechas, usando de dos dedos solos,
tom una chispa al fuego para que en l yo ardiera.
Y as me consumen las llamas, oh, Fanion, que, siendo
pequea, en mi espritu tan gran hoguera enciendes!

843 (A.P. XII 83)


Eros a herirme con dardos no vino ni mi alma
a incendiar como antao con lmpara encendida,
mas trajo una antorcha olorosa a Pasiones y a Cipris
y toc levemente mis ojos con su llama;
y derritime su luz y se vio a la pequea
Fanion como un gran fuego que en mi corazn arde.
Noche sagrada y candil, como solos testigos
de nuestros juramentos los dos os tomamos;
l quererme jur, yo que nunca dejarle podra;
vosotros custodiis el comn testimonio.
Pero ahora sostiene que todo fue escrito en el agua,
oh, candil!, y le ves en los brazos de otras.

836 (A.P. XII 109)


En la llama del tierno Diodoro prendanse todos
y ahora le han cazado Timarion la amorosa
y de Eros el dardo agridulce. Es un nuevo prodigio
el que veo: fuego por fuego devorado.
847 (A.P. V 184)
No me invoques ya ms a los dioses; no, no, no me
[engaas;
nada de juramentos, ya lo s, lo s todo.
Y t en vano jurabas mil veces que sola dormas?
Oh, impdica, que aun sigues hoy diciendo que
[sola!
Y el famoso Clen? Y aunque no Para qu te
[amenazo?
Vete, vete en seguida, pobre animal lascivo!
Pero no, no he de darte ese gusto, que t lo que
[quieres
es volver a su lado; queda, pues, prisionera.

861 (A.P. XII 81)


Tristes almas que, vctimas de Eros, ardis en el fuego
que encienden los efebos y sus mieles acerbas,
agua fra, os imploro, de prisa, agua fra, de nieve
recin derretida verted sobre mi alma.
Pues os contemplar a Dionisio. Apagad, compaeros
de esclavitud, las llamas que mis entraas lamen!

116: nace M. Terencio Varrn.


115: Emilio Escauro, cnsul; entre este ao y el 105 se sita la actividad literaria de los poetas del circulo
de Lutacio Ctulo.
111: comienza la guerra contra el nmida Yugurta.
110: en torno a este ao, el analista Celio Antpatro escribe su obra histrica.
109: en este ao o el anterior nace Tito Pomponio tico, el gran amigo de Cicern.
107: primer consulado de Mario.

106: el 3 de enero nace Cicern en Arpino; en septiembre nace Pompeyo Magno; este mismo ao nace
tambin el mimgrafo Laberio. Sila, como cuestor de Mario, interviene decisivamente en la guerra contra
Yugurta.
105: Rutilio Rufo, cnsul. Fin de la guerra con Yugurta, que es llevado a Roma como prisionero y ejecutado.
104-103: 2 y 3 consulados de Mario; comienza la primera guerra servil, en Sicilia. El 103 muere el
comedigrafo Turpilio, ya viejo.

102: Lutacio Ctulo y Mario, cnsules; Mario derrota a los teutones en Aquae Sextiae; fin de la segunda
guerra servil. Muere Lucilio; nace el hermano de Cicern, Quinto; llega a Roma el poeta Arquias (Antioqua,
ca. 120 a.C.).
101: Mario, cnsul por 5 vez, derrota, a junto a Lutacio Ctulo, a los cimbros. En estos aos Arstides de
Mileto escribe sus Historias Milesias, que sern traducidas al latn por el historiador Cornelio Sisenna.
100: 6 consulado de Mario; es asesinado en el foro el tribuno de la plebe radical Saturnino. Nacen Gayo
Julio Csar (el 13 de julio) y Cornelio Nepote (ca.). Elio Estiln acompaa al exilio a su amigo Metelo
Numdico (vencedor de Yugurta).
99: el orador Marco Antonio, cnsul.
98: en este ao nace, probablemente, Lucrecio.

97: en este ao probablemente nace Clodia II (la Lesbia de Catulo); floruit el preneotrico Levio.
95: consulado del orador L. Licinio Craso y el jurista Q. Mucio Escvola; en este ao o en los
inmediatamente siguientes, nace el poeta y fillogo P. Valerio Catn. Hortensio comienza su carrera forense.
92: los censores Licinio Craso y Gneo Domicio Enobardo cierran la escuela de retrica de Plocio Galo.

91: muere repentinamente L. Licinio Craso; el tribuno de la plebe M. Livio Druso, en la lnea de Gayo
Graco, propone una serie de medidas radicales a favor de los derechos de los itlicos (la familia de este
Livio Druso es muy interesante: fue to de Catn el Joven el de tica- y de Servilia, hermanastros, y ella la
amante de Csar y madre de Bruto: podis ver el rbol genealgico en wikipedia). En este ao arranca la
narracin en las Historiae de Sempronio Aselin. Cicern toma la toga viril y su padre lo lleva a estudiar a
Roma, junto a Q. Mucio Escvola el Augur; en Roma escucha a los ms importantes oradores del momento:
Marco Antonio, P. Sulpicio Rufo, C. Aurelio Cota, Q. Lutacio Ctulo, los dos Escvolas, y el joven Hortensio;
tambin entonces frecuenta la casa de Elio Estiln, que muere poco tiempo despus.
90: es asesinado Livio Druso y comienza la guerra social. Cicern se alista (?) en el ejrcito del cnsul Cn.
Pompeyo Estrabn, el padre de Pompeyo Magno.
89: auge de Pomponio y Novio, autores de atelanas.
88: Sila, cnsul, pone fin a la guerra social con la conquista de la ciudad campana de Nola. La primera
guerra civil: la lucha por el poder entre Mario y Sila, que se planta con su ejrcito a las puertas de Roma;
Mario huye de la ciudad y Sila parte con su ejrcito a Oriente a luchar contra Mitrdates, rey del Ponto. El
orador P. Sulpicio Rufo es asesinado durante su tribunado.
87: consulado de Cn. Octavio Rufo y L. Cornelio Cinna; Sila es enviado a Oriente contra Mitrdates, rey del
Ponto; Cinna, tras obligar a su colega a huir de la ciudad, entra con su ejrcito en Roma. La represin
poltica: el orador M. Antonio es asesinado; son asesinados Gayo Julio Csar Estrabn y su hermano Lucio
Julio Csar (cos. en el 90). Q. Lutacio Ctulo se suicida.
86: 2 consulado de Cinna y 7 de Mario, que muere ese ao, quedando Cinna como nico dueo de Roma.
En este ao o en los inmediatamente siguientes muere Accio. Nace Salustio.