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Politecnico di Milano

Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Ambientale e del Rilevamento (DIIAR)


sezione Idraulica

Note degli insegnamenti di:

Idraulica 1
Corso di studi in Ingegneria Ambientale I Facolt di Ingegneria
Parte A :

Propriet dei fluidi


A cura di : F. Ballio, G. Guadagnini, E. Larcan, S. Malavasi, E. Orsi, M. Riva

Propriet dei fluidi

I fluidi come sistemi continui

Sforzi nei sistemi continui

Densit, peso specifico

Comprimibilit

Legame sforzi - deformazioni

Viscosit

Nella Meccanica dei Fluidi, coerentemente al classico approccio della Meccanica del Continuo, il sistema in
oggetto considerato assimilabile ad un continuo, cui sono associabili propriet caratteristiche variabili con
continuit da punto a punto.
In effetti la materia (solidi, liquidi, aeriformi) composta da particelle distinte situate a distanze reciproche
grandi rispetto alle loro dimensioni: alla scala delle molecole lo schema di continuo matematico non affatto
significativo, visto che il valore di ogni grandezza pi o meno definito e varia bruscamente da punto a punto
e da istante a istante, a seconda della presenza o meno di una molecola nel punto considerato.
E peraltro vero che, per la maggior parte dei problemi pratici, la minima scala di osservazione enormemente
maggiore di quella molecolare, sicch ogni (piccolo) volume di interesse contiene un grandissimo numero di
molecole; associando a tale volume opportune caratteristiche medie della materia contenuta, le propriet
(medie) cos definite variano con continuit nello spazio e al variare delle dimensioni del volume medesimo;
pertanto possibile considerare la materia come sistema continuo e descriverne il comportamento con gli
strumenti della matematica del continuo.
In seguito, pertanto, il concetto di particella fluida far riferimento ad un volume di fluido, per quanto piccolo,
contenente un elevato numero di molecole, da considerarsi come unit puntuale di un sistema continuo, cui
sono univocamente associate le grandezze fisiche (densit, velocit, temperatura, pressione, ).
Tra le diverse possibili grandezze che caratterizzano un sistema fluidodinamico saranno considerate, in questa
sezione, le propriet intrinseche dei materiali di interesse gli argomenti successivamente trattati. Sar inoltre
presentato un breve richiamo al concetto di sforzo per un sistema fisico.

sforzi nei sistemi continui


sistema in equilibrio statico:

F + F
w

sforzo:

=0

dA

= lim
dA A 0 A

Per mantenere il sistema in equilibrio. bisogna


trasmettere alla superficie di separazione un
complesso di forze tale per cui lequilibrio sia
ancora verificato.
Su ogni areola di superficie dA agisce una
forza d

= f (spazio, tempo, n ) = n ( r , t )
r = vettore posizione

componente
normale

componente
dA

n
spinta su dA:

= dA
A

N
F
2 2 = [Pa ]
L
m

sforzo unitario:

tangenziale
n versore normale
alla superficie

Sullintera superficie di
separazione agisce la forza:

d = dA

d ( F ) [N ]

Nello studio dellequilibrio (statico o dinamico) di un sistema si devono considerare due tipi di forze:
- forze di volume FW (tipicamente la forza di gravit)
- forze di superficie FS (le forze che vengono esercitate su una qualsiasi parte del sistema attraverso la sua
superficie di contorno).
Tipiche forze di superficie sono le azioni interne al sistema continuo. Se si considera, ad esempio, un volume
di fluido in equilibrio statico, per cui vale la condizione di equilibrio: FW + FS = 0 (analogo discorso per
un sistema in movimento) e si rimuove una parte del sistema, risulta intuitivo che necessario aggiungere
delle forze sulla nuova superficie creatasi affinch lequilibrio permanga. Tali forze, distribuite sulla
superficie, sono le azioni interne che tengono conto delleffetto della porzione eliminata di fluido sul resto del
sistema.
Detta d la forza che agisce sullareola infinitesima dA si definisce lo sforzo:
n = d / dA
La forza complessiva sulla superficie evidentemente data dallintegrale degli sforzi sulla superficie
medesima.
Uno sforzo ha dimensione (Forza/Superficie); la sua unit di misura conseguentemente [N/m2]=[Pa]
(Pascal).
Si noti che gli sforzi interni, oltre a dipendere dal tempo e dalla posizione nello spazio del punto considerato,
dipendono dalla giacitura della superficie, individuata dalla sua normale n.
Uno sforzo una grandezza vettoriale, genericamente orientato rispetto alla superficie dA. In particolare si
distinguono la componente normale ( pressione) e la componente tangenziale. Si noti che in generale la
componente normale pu essere di compressione o di trazione; la maggior parte dei fluidi non sopporta sforzi
normali di trazione sicch, di norma, in meccanica dei fluidi si fa sempre riferimento a sforzi normali di
compressione che, per convenzione, hanno segno positivo.

densit, peso specifico

= peso specifico = peso nella


unit di volume

L3

3
N /m

= g

densit dell'acqua
1010
3

M
3
3 kg / m
L

densit [kg/m ]

= densit = massa nellunit


di volume

+4 C densit max

1000
990

p = 5 atm
p = 1000 atm

980
970
960
950
-10 0

Equazione di stato di un fluido:

= ( p , )

10 20 30 40 50 60 70 80 90 10
0
temperatura [C]
densit dell'aria

() cost
acqua 1000 [kg/m3]

gas:

= (p, )

gas perfetti:

= R T

liquidi:

densit [kg/m ]

7
5

p = 5 atm

4
3
2
1

p
=
g R T

p = 1 atm

0
0

20

40
60
temperatura [C]

80

100

(p = pressione assoluta, R = costante del gas, T = temperatura in gradi Kelvin)

La densit misura la massa contenuta nellunit di volume. La sua unit di misura [kg/m3]. Il
peso specifico misura il peso contenuto nellunit di volume. La sua unit di misura [N/m3]. La
densit costituisce una propriet intrinseca della materia, laddove il peso specifico dipende anche dal
valore dellaccelerazione di gravit, essendo = g.
La densit risulta, in generale, funzione della pressione e della temperatura. Tale relazione detta
equazione di stato per la sostanza.
Per i liquidi, cos come per i solidi, la densit dipende debolmente dalla temperatura e in modo
pressoch trascurabile dalla pressione. Risulta pertanto accettabile, nella maggior parte delle
applicazioni, lapprossimazione = costante.
Negli aeriformi, al contrario, la densit risulta fortemente variabile con la pressione e la temperatura
(cfr. per esempio la legge dei gas perfetti). I valori di densit per i gas sono comunque molto
inferiori a quelli caratteristici dei liquidi e dei solidi: laria a pressione e temperatura atmosferica ha
una densit pari a circa 1/800 di quella dellacqua.
Dallequazione di stato (p, ) possibile dedurre il modulo elastico della sostanza e il
coefficiente di dilatazione termica; tali propriet sono legate alla variabilit del volume a variazioni
rispettivamente di pressione e di temperatura.

comprimibilit
dallesperienza : dW W dp

definizione modulo elastico : dW = W


W

dp

modulo di elasticit a
compressione cubica
[N/m2] = [Pa]

Per la conservazione della massa:

W = cos t
dW + W d = 0
liquidi (solidi):

cost

gas:

p
g R T

elevato

dp

dW
d
=
W

acqua(=10C) = 2.03109 [N/m2]


p = 100 bar / = 0.5 %

dipende dalle variazioni di temperatura associate alle


variazioni di pressione (trasformaz. isoterma, adiabatica, )

gas = np (n = 11.7)

a pressione atmosferica e temperatura costante


(trasformazione isoterma n=1) 1 bar = 105 [N/m2]

La comprimibilit la propriet di una sostanza di modificare il proprio volume (e quindi la propria densit) al
variare della pressione alla quale esso assoggettato. Il legame fra variazioni di densit e di volume deriva in
modo ovvio dalla conservazione della massa di un sistema: massa = W = costante.
Lesperienza mostra che la variazione di volume di un corpo soggetto ad una variazione di pressione
proporzionale a questultima e al volume del corpo medesimo. Si definisce pertanto il modulo di elasticit a
compressione cubica come linverso del coefficiente di proporzionalit nella suddetta relazione.
Associando la definizione di modulo elastico con la conservazione della massa si ottiene:
= / (d/dp)
che mostra il legame fra e lequazione di stato della sostanza.
Nei liquidi e nei solidi la comprimibilit molto ridotta (elevati valori di ), il che giustifica
lapprossimazione, precedentemente discussa, di considerare la densit come indipendente dalla pressione
(elevate variazioni di pressione inducono trascurabili variazioni di densit).
Viceversa gli aeriformi mostrano notevoli variazioni di densit al variare della pressione, come si pu
facilmente dedurre dallequazione di stato dei gas perfetti, rappresentativa, in prima approssimazione, del
comportamento di molti gas (tra cui laria). Poich la densit di un gas dipende in modo significativo anche
dalla temperatura, nel valutare la derivata d/dp per il calcolo di necessario tenere conto della variazione
di temperatura contemporanea a quella di pressione, dipendente dal tipo di trasformazione (isoterma,
adiabatica, ). In generale si pu dimostrare che, per i gas, risulta = np, dove n un coefficiente compreso
fra 1 e 1.7 in funzione del tipo di trasformazione.
I valori di per un aeriforme risultano pertanto molto inferiori a quelli per i liquidi e i solidi (il che significa
che la sostanza molto pi comprimibile). Ci nonostante, la fluidodinamica degli aeriformi pu essere
studiata sotto lapprossimazione =cost ogniqualvolta non si abbiano elevate variazioni di pressione e
temperatura, e quindi di densit.

legame sforzi deformazioni


solidi

fluidi
liquidi

sforzi (forze)
normali

variazione
di volume

piccole deformazioni
( grande)

grandi deformazioni
( piccolo)

volume proprio

volume del
recipiente

sforzi (forze)
tangenziali

variazione
di forma

gas

piccole
deformazioni

deformazioni infinite

forma propria

forma del recipiente

legame sforzi (forze) tangenziali


velocit di deformazione

Il volume e la forma di un elmento solido o fluido variano al variare dei valori degli sforzi (forze)
cui esso soggetto.
La dipendenza della densit dai valori di pressione, ovverosia il concetto di comprimibilit (e di
modulo elastico) mettono in luce la dipendenza fra sforzi (forze) normali e le deformazioni
volumetriche: un sistema continuo si allunga o si accorcia al variare delle sollecitazioni normali.
Come si precedentemente detto, solidi e liquidi, a causa degli elevati valori di modulo elastico loro
associati, vedono piccole variazioni di volume a fronte di variazioni notevoli delle sollecitazioni; si
sintetizza tale comportamento dicendo che essi hanno volume proprio, indipendente dalle
sollecitazioni e dai vincoli imposti. Gli aeriformi, al contrario, subiscono variazioni volumetriche
notevolissime (a fronte di variazioni di pressione), riempiendo tutto il volume del recipiente che li
contiene.
E importante analizzare anche il comportamento dei sistemi materiali a sollecitazioni tangenziali:
esse tendono a deformare un sistema senza variare il volume. Senza entrare nel dettaglio del legame
fra sforzi (forze) tangenziali e deformazioni, si pu comunque affermare che nei solidi le
deformazioni sono di piccola entit, e inversamente proporzionali al modulo elastico del materiale.
La maggior parte dei fluidi, invece, reagisce a sollecitazioni tangenziali con deformazioni infinite,
ovverosia il fluido viene messo in movimento.
Per i fluidi, pertanto, gli sforzi tangenziali non sono collegati a deformazioni, bens a velocit di
deformazione: sollecitazioni maggiori determinano velocit maggiori.

viscosit (legame sforzi tangenziali velocit di deformazione)

superficie in movimento con velocit V

F
V
=
A
x

superficie ferma (V=0)

F V

A x

V
F

A x

esperimento ideale

esperimento reale

F
V
=
A
n

= viscosit
[Ns / m2 ]
propriet
del fluido

10.00000
glicerina

viscosit [Ns/m ]

1.00000

cilindri coassiali in
rotazione relativa

0.10000
olio

0.01000

acqua

0.00100
0.00010

aria

0.00001
-20

20

40
60
temperatura [C]

80

100

120

Il legame fra sforzi e velocit di deformazione per i fluidi pu essere evidenziato tramite un esperimento (ideale): uno
strato di fluido di spessore x posto fra due piastre piane indefinite, tra loro parallele. Una piastra ferma, laltra trasla
con velocit costante V, in conseguenza dellazione di una forza F necessaria a vincere le dissipazioni dovute allattrito
interno al fluido. Levidenza sperimentale mostra che gli strati fluidi immediatamente adiacenti alle piastre aderiscono ad
esse e ne assumono quindi la velocit, sicch si osserva allinterno del fluido una variazione progressiva di velocit fra il
valore nullo e il valore V.
Levidenza sperimentale mostra che la forza F, rapportata allunit di superficie bagnata (A), proporzionale alla
velocit e inversamente proporzionale allo spessore di fluido. Nel caso pi generale di entrambe le piastre in movimento,
con velocit differenti, la forza risulta proporzionale alla differenza delle velocit.
Portando lesperimento al limite per x0, F/A risulta proporzionale alla derivata della velocit nella direzione
perpendicolare al moto. Il coefficiente di proporzionalit detto viscosit del fluido. Poich la forza per unit di
superficie altro non che lo sforzo tangenziale , risulta in sintesi:
= V / n
essendo n la direzione perpendicolare alla superficie su cui si calcola lo sforzo.
In pratica lesperimento descritto viene realizzato tramite due cilindri coassiali posti in rotazione relativa.
La viscosit varia da fluido a fluido; nella maggior parte dei casi (fluidi newtoniani) il suo valore non dipende dallo stato
di sforzo, risultando pertanto una propriet intrinseca del fluido medesimo. I valori di possono variare di parecchi
ordini di grandezza al variare del fluido, e sono in generale significativamente correlati con la temperatura.
Per alcuni fluidi (vernici, sostanze alimentari, materiali bituminosi, ) gli sforzi tangenziali sono legati al campo di
moto da leggi pi complesse; in tal caso (fluidi non newtoniani) sono necessarie valutazioni specifiche.

esempi
Perch i laghi ghiacciano solo in superficie?
I laghi gelano prima di tutto in superficie perch in inverno lo strato d'acqua superficiale
si raffredda e, diventando pi denso dello strato inferiore, scende sul fondo.
Questo processo continua finch la temperatura dell'intera massa d'acqua non ha
raggiunto la temperatura di 4C : oltre questo punto il raffreddamento dello strato
superficiale rende quest'ultimo meno denso di quelli inferiori ( appunto perch tra 0 e 4
C la densit dell'acqua diminuisce ), perci lo strato superficiale rimane fermo
galleggiando sulla sommit del lago.
Questo strato superficiale finisce per congelare diventando una lastra solida di ghiaccio
mentre il resto dell'acqua del lago rimane a 4 C. Il ghiaccio formatosi impedisce la
perdita di calore del lago ed ogni altra perdita di calore causa soltanto un ispessimento
della lastra senza perturbare gli strati pi profondi che rimangono alla temperatura
costante di 4 C : le forme di vita che popolano il fondo del lago possono quindi
sopravvivere.
Un olio lubrificante posto tra due piatti piani e paralleli. Un piatto fisso, laltro si muove con velocit v = 3 m/s.
Nota la distanza tra i due piatti h = 2 cm , determinare lo sforzo di taglio nel lubrificante. olio= 0.26 [kg/(m s)]
= dv/dn Hp. sforzo costante = v/h = 0.26 [kg/(m s)] *3 [m/s] / 0.02 [m] = 39 [kg/(m s2)] =39 [N/m2] = 39 [Pa]
nota: anche se si tratta di olio a viscosit elevata, lo sforzo di taglio piuttosto modesto: circa 2600 volte pi piccolo della
pressione atmosferica (101.325 [Pa]).