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Testi di Carmelo Sambugar rivisti e aggiornati da Marta Sambugar e Gabriella Sal.

2004 RCS Libri S.p.A., Milano


1a edizione: gennaio 2004
Coordinamento editoriale: Paolo M. Mazzoni
Redazione: Maria Luisa Crussi studio redazionale
Progetto grafico: Marco Capaccioli, CD&V, Firenze
Copertina: Media Studio, Firenze
Fotocomposizione: Lino2, Citt di Castello (PG)
Stampa: Rotolito Lombarda, Pioltello (MI)
ISBN 88-221-5337-5
In copertina: Beato Angelico, Il giudizio universale (part. dellInferno)
Il materiale illustrativo proviene dallarchivio iconografico della Nuova Italia.
Leditore a disposizione degli eventuali aventi causa.
Fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume dietro
pagamento alla SIAE del compenso previsto dallart. 68, comma 4, della legge 22 aprile 1941 n. 633 ovvero
dallaccordo stipulato tra SIAE, AIE, SNS, e CNA, CONFARTIGIANATO, CASA, CLAAI, CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI il 18 dicembre 2000.
Le riproduzioni per uso differente da quello personale potranno avvenire, per un numero di pagine non superiore al 15% del presente volume, solo a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, via delle Erbe 2,
20121 Milano, tel. e fax 02 809506, e-mail aidro@iol.it
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La Nuova Italia

generi autoriopere temi

Antologia della
Divina Commedia

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INDICE GENERALE
La Divina Commedia
Studiare la Divina Commedia
La poetica della Divina Commedia
I sensi della Divina Commedia
Struttura dellopera di Dante

Inferno

2
3
4
8

11

Struttura e ordinamento morale dellInferno


I percorsi tematici dellInferno
CANTO I
LA CRITICA La visione delloltremondo
CANTO II
CANTO III
LA STRUTTURA SINTATTICA
LA STRUTTURA METRICA, RITMICA E FONICA

CANTO IV
CANTO V
LA STRUTTURA SINTATTICA E METRICA

LA CRITICA Il canto di Francesca


CANTO VI
LA CRITICA Dante e la corruzione del suo tempo
CANTO VII
CANTO VIII
LA CRITICA La tecnica narrativa di Dante
CANTO IX
CANTO X
LA STRUTTURA SINTATTICA

Sintesi della prima parte


CANTO XI
CANTO XII
CANTO XIII
LA CRITICA Un linguaggio nuovo
CANTO XIV
CANTO XV
CANTO XVI
CANTO XVII
CANTO XVIII
CANTO XIX
CANTO XX
CANTO XXI
CANTO XXII
LA STRUTTURA SINTATTICA

CANTO XXIII
CANTO XXIV
CANTO XXV
CANTO XXVI
LA CRITICA Il folle volo di Ulisse
Indice generale

12
13
15
23
24
32
39
40
44
45
52
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55
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63
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68
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81
82
89
90
91
92
93
94
95
96
97
103
111
113
114
115
116
123

Guida per un lavoro intertestuale. La figura di Ulisse


CANTO XXVII
CANTO XXVIII
CANTO XXIX
CANTO XXX
CANTO XXXI
CANTO XXXII
CANTO XXXIII
Il racconto di Ugolino
LA CRITICA La storia di Ugolino: odio e amore
Sintesi del Basso Inferno
CANTO XXXIV

Purgatorio
Struttura e ordinamento morale del Purgatorio
I percorsi tematici del Purgatorio
CANTO I
LA CRITICA Allegoria e lirismo nel canto proemiale
La scelta di Catone come custode del Purgatorio
Il suicidio di Catone
CANTO II
LA CRITICA Il coro sacro e il coro profano
CANTO III
LA CRITICA Regalit e cortesia di Manfredi
La memoria di Manfredi
CANTO IV
CANTO V
LA CRITICA Il rimprovero di Virgilio
I protagonisti del canto
CANTO VI
LA CRITICA La simmetria del dolore
CANTO VII
CANTO VIII
CANTO IX
Antipurgatorio: il cammino percorso dai due poeti
CANTO X
CANTO XI
CANTO XII
CANTO XIII
CANTO XIV
CANTO XV
CANTO XVI
CANTO XVII
CANTO XVIII
CANTO XIX
CANTO XX
CANTO XXI
CANTO XXII
CANTO XXIII
LA CRITICA Il tema del pentimento

125
137
138
139
140
141
142
143
149
150
154
156
157
158
159
161
169
170
170
172
180
182
190
190
192
193
199
200
201
208
210
210
211
212
212
214
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217
218
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220
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Pagina VI

Le sfacciate donne fiorentine


231
CANTO XXIV
234
CANTO XXV
234
CANTO XXVI
235
CANTO XXVII
236
CANTO XXVIII
237
LA CRITICA La foresta dellEden
244
La lezione di Matelda
245
CANTO XXIX
246
CANTO XXX
247
Analogia di temi: lEneide di Virgilio
254
LA CRITICA Il peccatore a cospetto
della sua coscienza
258
Levoluzione della coscienza: dallautobiografia ai valori
universali
258
I beni celesti sopra a ogni cosa
259
CANTO XXXI
260
CANTO XXXII
261
CANTO XXXIII
262
Purgatorio: il cammino percorso dai due poeti
263

Paradiso
Visione sintetica del Paradiso
I percorsi tematici del Paradiso
CANTO I
LA CRITICA Luce e musica come trascrizioni
dellineffabile
CANTO II
CANTO III
LA CRITICA La figura di Piccarda Donati
CANTO IV
CANTO V
CANTO VI
LA CRITICA Il discorso di Giustiniano
CANTO VII
CANTO VIII

VI

Indice generale

265
266
267
269
277
278
280
287
289
290
292
300
301
301

CANTO IX
Sintesi dei Cieli della Luna, di Mercurio e di Venere
CANTO X
CANTO XI
LA CRITICA Lo stile di Dante nel canto XI
CANTO XII
Due canti a confronto
LA CRITICA La degenerazione dellOrdine
francescano
CANTO XIII
CANTO XIV
CANTO XV
LA CRITICA I canti di Cacciaguida
CANTO XVI
CANTO XVII
LA CRITICA La profezia di Cacciaguida
CANTO XVIII
CANTO XIX
CANTO XX
Sintesi dei Cieli del Sole, di Marte e di Giove
CANTO XXI
CANTO XXII
CANTO XXIII
CANTO XXIV
CANTO XXV
CANTO XXVI
CANTO XXVII
CANTO XXVIII
CANTO XXIX
CANTO XXX
CANTO XXXI
CANTO XXXII
CANTO XXXIII
Sintesi degli ultimi tre Cieli

302
303
304
307
315
317
324

La Divina Commedia illustrata

366

Glossario dei termini retorici, linguistici e metrici

374

325
326
327
328
335
337
338
345
347
348
349
349
350
351
352
353
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DANTE
ALIGHIERI
La Divina
Commedia

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Studiare la Divina Commedia

Presentiamo una linea orientativa di studio dei canti pi noti della Divina Commedia come esempio per analizzarne altri.
La poetica di Dante, cos ricca di tematiche, ci permette di:
fare unanalisi della Divina Commedia per percorsi tematici (Il mondo classico, Lamore, La politica e Lumorismo), vedi p. 13, 159, 267;
spaziare attraverso la storia, la letteratura e la cultura del Medioevo;
fare riferimenti e confronti con prosatori, poeti e artisti europei anteriori al secolo XIV;
trovare accostamenti con personaggi e fatti storici, usi e costumi medievali.
Il lavoro risulter cos organizzato:
IL TESTO

Canti e passi dei canti pi significativi di ogni cantica con collegamenti in modo da dare una visione di tutta lopera
Introduzione ai testi
Note esplicative
Individuazione dei temi, dei punti chiave e dei percorsi tematici.
Cartine e grafici di sintesi del viaggio immaginario di Dante attraverso i tre regni;
Scheda di lavoro

Per i passi pi interessanti, oltre a facili pagine di critica, si propongono unanalisi testuale, agganci al contesto e il commento, come viene specificato negli schemi seguenti.
ANALISI TESTUALE

IL CONTESTO

RIFLESSIONE O COMMENTO

Lanalisi dei testi sotto


laspetto:
semantico
lessicale
morfosintattico
metrico, ritmico e fonico
allegorico
stilistico.

Richiamo a eventi storico-sociali del Medioevo


Riferimento a fatti della
vita del poeta
La cultura medievale
Confronto con altri poeti (Virgilio, Omero)
Agganci interdisciplinari (letteratura, architettura, scultura, pittura,
musica, mentalit medievali).

Vi sono tre modi per fare un commento:


1. Commento globale:
si sottolineano sul testo i punti essenziali o che si
ritengono pi importanti;
si sviluppa il tema dominante e i punti che si ritengono degni di essere messi in luce.
2. Commento mirato:
si sceglie un punto basilare del testo (di solito il tema trattato) e si sviluppa a piacere corredandolo di notizie raccolte dal contesto per meglio inquadrarlo: vita dellautore, periodo in cui visse, la cultura, la societ dellepoca.
3. Commento personale o soggettivo:
il testo il riflesso di una determinata civilt; ha qualche punto di contatto con la realt del presente? Si
stabilisce un confronto e si esprimono alla fine le proprie idee in proposito.

La Divina Commedia

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I temi e la poetica della Divina Commedia


LA RELIGIONE

LA STORIA E LA SOCIET

Tutto il poema ha unimpostazione religiosa e teologica (san FRANCESCO, Par.,


XI; san BERNARDO, Par., XXXI). Il poeta
condanna il peccato in tutte le sue manifestazioni: fisiche (lussuria, gola,
violenza) e morali (eresia, avarizia,
simonia, baratteria, tradimento).

Dante condanna i papi del suo tempo e gli imperatori venuti meno alla
loro funzione storica (tteoria dei due
Soli, espressa nel De Monarchia, vedi
M. 4, p. 172 ). Mette allInferno i papi
simoniaci, NICCOL III e BONIFACIO VIII.

LAMORE

Inf., V, FRANCESCA: lamore si accende


ratto nei cuori gentili. Ma pu portare alla perdizione (la passione sensuale) o al bene (lamore cortese di
Beatrice avvi Dante alla salvezza, al
bene supremo).

I TEMI DANTESCHI

LA POLITICA

IL PAESAGGIO

Inf., VI, CIACCO parla delle lotte in Firenze tra Bianchi e Neri.
Inf., X, FARINATA esalta la vittoria ghibellina sui Guelfi.
Inf., XXXIII, UGOLINO: lotte di potere.
Purg., VI, SORDELLO: lIItalia sserva.
Par., VI, GIUSTINIANO parla dellIImpero.

ASPETTO METRICO E FONICO

I DIVERSI LIVELLI DI SENSO

Spesso le parole dantesche hanno


senso simbolico e allegorico (vedi pp.
4-5, 9), per es.:
la LUPA senso

letterale:
belva

simbolico: voracit famelica,


ingordigia

morale: simboleggia
lavarizia, la cupidigia

Tetro, caliginoso, con riverberi di


fiamma, lande infocate, ghiacciaia
immensa quello dellInferno; sereno e inondato dal sole, quello del
Purgatorio; fulgore di luce, quello del
Paradiso.

METRICA: Terzine a rima incatenata


(ABA-BCB).
Versi: endecasillabi con variazioni di
accenti ritmici (da tre a cinque).
Pause ritmiche che spesso coincidono con quelle sintattiche di fine terzina.
Variazioni foniche di accenti, di ritmi,
di sillabe, di vocali aperte e chiuse

allegorico: raffigura la Curia pontificia


avida di ricchezze e di potere

LESSICO

SINTASSI

La lingua fiorentina e gli apporti letterari della Scuola siciliana e stilnovistica


Voci dialettali toscane e di altre regioni
Latinismi medievali e classici
Arditi neologismi.

Dante sa piegare la lingua volgare


a strutture sintattiche varie legate
da nessi o congiunzioni paratattiche e ipotattiche
Periodi e frasi con costruzione diretta e inversa
Vivaci battute dialogate.

Introduzione

LE FIGURE MITOLOGICHE

Sono figure spaventose, ispirate ai


poemi classici (Eneide, Metamorfosi,
Tebaide); hanno la funzione di custodi dei vari cerchi infernali: CARONTE,
MINOSSE, CERBERO, PLUTO, FLEGIAS, le FURIE, le ARPIE

STILE

Dante fa uso di tipi diversi di linguaggio (vedi p. 4):


sublime, o intonato a personaggi di
alto valore
medio, in cui si alterna il serio, il
drammatico, il comico
basso o dimesso (era tipico dellelegia).
Uno stile vario, dunque, con tocchi di
realismo, di comicit, di solennit.
IL LINGUAGGIO

A volte basso, triviale, perfino comico, plebeo, grottesco, soprattutto nellInferno; ma spesso elevato,
sublime, con parole elette o termini
scientifici e rapidi trapassi dal solenne al volgare anche nel Paradiso
(XVII: grattar rogna). Sono note
stilistiche fiorite dallimpegno morale e polemico
Ricchezza di similitudini attinte dalla realt.

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Il titolo dellopera
INCIPIT COMOEDIA DANTIS ALAGHERII FLORENTINI NATIONE NON MORIBUS
(incomincia la commedia di Dante Alighieri, fiorentino di nazione non di costumi)
Il titolo Commedia suo- IL GENERE POEMA
na un po strano alle nostre orecchie perch ci fa Il poema unopera poetica di carattere narrativo o didascalico. Secondo la materia trattata, prende il nome di:
pensare a qualcosa di di poema epico o eroico (lIliade, lOdissea e lEneide);
vertente, di leggero, men- poema storico (la Farsaglia di Lucano);
tre non si pu certo giudi- poema cavalleresco (lOrlando furioso dellAriosto e la Gerusalemme licare cos lopera di Dante. berata del Tasso);
Bisogna legare il titolo al- poema eroicomico: una parodia del poema epico-cavalleresco; falo stile letterario in cui lo- mosa La secchia rapita del Tassoni;
pera scritta. Secondo le poema satirico-didascalico (notissimo Il Giorno del Parini);
poema didascalico-dottrinale (la Divina Commedia).
regole di Aristotele, ancora valide nel Medioevo, tre
erano da considerarsi gli stili della poetica: tragico (o alto o sublime), comico (o medio), elegiaco (o basso).
Il primo, il tragico, era usato per le opere di grande importanza (la tragedia appunto che
presso gli antichi era considerata la forma perfetta di letteratura) o per i grandi poemi
come lEneide. Il terzo, lelegiaco, era lo stile usato nelle composizioni in cui prevaleva il
sentimento, come la poesia damore e la lirica in genere. Quindi lo stile che pi saddiceva ad unopera cos complessa come quella immaginata da Dante, con momenti da tragedia ed altri da lirica, con note veementi ed altre pacate, non poteva essere che quello comico o medio (vedi anche lepistola a Cangrande).

Dante Alighieri

i sensi della divina commedia


(dalle EPISTOLE)

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Perch
commedia

A Cangrande
Questa lettera importante per capire i vari
sensi della Divina Com-

media. Scritta in latino,


divisa in 33 paragrafi.
Incomincia con un elo-

gio a Cangrande e allamicizia e si conclude con


la dedica della terza can-

tica, il Paradiso, allamico per ricambiare lospitalit generosa.

Punti chiave
La Commedia va letta secondo 4 sensi: letterale, allegorico, morale, anagogico
Il titolo si addice allopera perch inizia male e finisce bene
Lo stile umile
Al magnifico e vittorioso signore, messer Can Grande della Scala, Vicario
generale del santissimo Principato imperiale nella citt di Verona e nella
citt di Vicenza, il devotissimo suo Dante Alighieri, fiorentino di nascita non
di costumi, augura vita sempre felice e perpetuo accrescimento del suo glorioso nome. [...]
6. Volendo dunque fornire unintroduzione su parte di unopera, occorre dare notizia del tutto di cui quella parte. Perci anchio, volendo offrire a mo dintroduzione qualcosa della parte suddetta dellintera Commedia,
4

La Divina Commedia

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Il versetto della Scrittura che dice in exitu Israel


de Aegypto ha il suo primo significato in quanto
denota un evento storico
reale e ha il suo secondo
significato perch quello
stesso evento storico,
essendone Dio lAutore,
pu significare un altro
evento ancora: la nostra
Redenzione per Cristo. Il
primo un significato in
verbis (nelle parole): il
secondo un significato
in facto (nella realt)
contenuto nellevento
stesso. Le parole hanno
un significato reale in
quanto indicano un evento reale; levento ha a
sua volta significato perch gli eventi (che sono
opera di Dio) danno anchessi, come le parole,
un significato, un senso
superiore e spirituale.
(C.S. Singleton, La poesia della Divina Commedia, Bologna, Il Mulino,
1978)

1. letterale... anagogico: vedi


M. 4, p. 174.

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Pagina 5

ho creduto necessario premettere qualcosa sullintera opera affinch la comprensione della parte fosse pi facile e completa. Sei sono dunque le cose
che bisogna indagare allinizio di ogni opera dottrinale, e cio: il soggetto,
lautore, la forma, il fine, il titolo del libro e il genere di filosofia cui esso appartiene. Fra queste ve ne sono tre per le quali questa parte che ho stabilito
di dedicarvi differisce dal tutto, e cio il soggetto, la forma e il titolo. [...]
7. Pertanto, perch risulti chiaro ci che sto per dire, bisogna sapere che
il senso di questopera, non unico, anzi lo si pu dire polisemico, cio dotato di pi sensi; infatti il primo senso quello che risulta dalla lettera, il secondo quello che risulta da ci che significato attraverso la lettera. E il
primo si dice letterale, mentre il secondo allegorico, o morale o anagogico1. Questo modo di trattare, perch risulti pi chiaro, si pu osservare in
questi versi: Quando Israele usc dallEgitto, e la casa di Giacobbe da un popolo straniero, la Giudea divenne il suo santuario, Israele il suo possesso.
Infatti, se guardiamo alla sola lettera, ci viene significata luscita dei figli
dIsraele dallEgitto, al tempo di Mos; se allallegoria, ci significata la nostra redenzione compiuta da Cristo; se al senso morale, ci significata la
conversione dellanima dal lutto e dalla miseria del peccato allo stato di grazia; se al senso anagogico significata luscita dellanima santa dalla servit di questa corruzione alla libert delleterna gloria. E bench questi sensi mistici siano chiamati con nomi diversi, generalmente possono dirsi tutti allegorici dal momento che sono diversi dal senso letterale o storico. Infatti si dice allegorica dal greco allon, in latino alienum, cio diverso.
8. Viste queste cose, chiaro che il soggetto, intorno a cui potranno correre significati alterni, deve essere duplice. E pertanto bisogna prima considerare il soggetto di questopera per ci che riguarda la lettera, poi per
ci che riguarda lallegoria. Il soggetto dunque dellintera opera, presa soltanto dal punto di vista letterale, lo stato delle anime dopo la morte,
considerato in assoluto; infatti su quello e intorno a quello che si svolge il
corso di tutta lopera. Ma se si prende lopera dal punto di vista allegorico,
il soggetto luomo secondo che ben meritando o demeritando, essendo dotato di libero arbitrio, soggetto alla Giustizia del premio e del castigo. [...]
10. Il titolo del libro : Comincia la Commedia di Dante Alighieri, fiorentino di nascita, non di costumi. Alla cui comprensione necessario sapere che si dice commedia da comos casa di campagna, e oda, cio canto, per cui commedia equivale quasi a canto campagnolo. E la commedia un genere di narrazione poetica differente da tutti gli altri. Differisce
dunque dalla tragedia nella materia, poich la tragedia al principio meravigliosa e quieta, alla fine o conclusione aspra e orribile; ed chiamata
per questo da tragos cio capro e oda, quasi canto caprino, cio aspro
al modo dei capri; come appare da Seneca nelle sue tragedie. La commedia al contrario comincia con qualche difficolt ma termina largomento felicemente, come appare da Terenzio nelle sue commedie. E da qui alcuni
scrittori presero labitudine di dire nelle loro salutazioni, invece del saluto:
inizio tragico e fine comica. Esse differiscono ugualmente nel modo di
esprimersi: in modo elevato e sublime la tragedia, in modo familiare e
umile la commedia. [...] E da ci chiaro che la presente opera ben si intitola Comedia. Infatti se guardiamo alla materia, allinizio orribile e aspra,
poich Inferno; alla fine, felice, desiderabile e grata, perch Paradiso. Se
guardiamo al linguaggio, piano e umile perch il volgare in cui discorrono anche le donnette. [...]
da La poesia del Duecento e Dante, di A. Asor Rosa, Firenze, La Nuova Italia

Introduzione

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Perch
divina

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Laggettivo divina (forse per il contenuto dottrinale ed erudito) pare labbia aggiunto
Giovanni Boccaccio quando, nel 1373, fu chiamato dal Comune di Firenze a leggere e a
commentare lopera di Dante pubblicamente nella Chiesa di Badia.

Viaggio attraverso loltretomba dantesco


La
cosmologia
dantesca

Loltretomba

Il tempo
del viaggio

Secondo il sistema tolemaico seguito da Dante (vedi la figura nella pagina a fianco) la
Terra era immobile al centro delluniverso e, intorno, le giravano nove cieli (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Cielo stellato, Primo Mobile) racchiusi tutti entro limmensa sfera dellEmpireo, il cielo immobile, sede di Dio e dei beati.
Dante pensava che la Terra fosse divisa in due emisferi: uno, il boreale, con a nord Gerusalemme, formato solo di terra; laltro, laustrale, coperto tutto dallacqua.
Ma quando Lucifero si ribell a Dio, precipit dallEmpireo e cadde sulla Terra; una
massa di questa, inorridita dal suo contatto, sinabiss ed emerse dalla parte opposta,
dando origine alla montagna del Purgatorio. Cos nella Terra si form un gran vuoto,
una voragine a forma di imbuto, lInferno, nel cui profondo Lucifero si ferm.
Il viaggio immaginario di Dante nelloltretomba dura una settimana: dal venerd santo, 8 aprile 1300, fino al gioved dopo Pasqua, 14 aprile. Dante ha scelto la settimana
di Pasqua del 1300 per tre ragioni:
1) per la sua condizione di peccatore in cerca di redenzione (simbologia della Pasqua);
2) perch la Pasqua cade in primavera che segna il rinnovarsi della stagione e della vita;
3) perch il 1300 fu lAnno Santo dedicato particolarmente al ripensamento spirituale.
Recenti studi, tuttavia, hanno fatto emergere lipotesi che il viaggio dantesco sia stato collocato da Dante non nel 1300 ma nel 1301, anno del Giubileo secondo la cronologia seguita dal calendario fiorentino, e quindi coerentemente in contrasto col papa, Bonifacio VIII. Lipotesi avrebbe trovato riscontro nellanalisi delle coordinate astronomiche e
astrologiche (nel Medioevo astronomia e astrologia erano ununica disciplina) di cui Dante ha disseminato la sua opera; un orologio naturale che permette di collocare cronologicamente gli eventi al di l delle differenze politiche di qualsiasi calendario convenzionale.

Il viaggio di Dante

ATTRAVERSO
LINFERNO

SALENDO LA MONTAGNA DEL PURGATORIO

ASCENDENDO
AL CIELO

Dante, guidato da VIRGILIO (= la ragione),


inizia il suo viaggio
nella notte dell8
aprile e, alle ore 18
del 9 aprile, giunge
nel profondo dellInferno dove Lucifero.

Domenica di Pasqua. lalba.


Dante e Virgilio, usciti dallInferno, sono giunti sulla spiaggia
del Purgatorio, una montagna che sinnalza dal mare a perdita docchio.
La salita faticosa e dura tre giorni e mezzo: infatti arrivano
sulla cima, dove il Paradiso Terrestre, a mezzogiorno del 13
aprile.
Virgilio ha terminato il suo compito e scompare (non bastano la ragione e la scienza umana per salire nellEmpireo).
Accanto a Dante ora BEATRICE, la donna da lui amata, che lo guider in Paradiso.
Essa simboleggia la Grazia senza la quale luomo non pu
ascendere al Cielo.

Dante, guidato da
Beatrice, impiega un
giorno e mezzo per
ascendere di Cielo in
Cielo fino alla visione
beatificante di Dio.
Il viaggio inizia e termina il 14 aprile, gioved dopo Pasqua.

La Divina Commedia

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Introduzione

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Struttura dellopera di Dante


Divina
Commedia

INFERNO

PURGATORIO

PARADISO

I Cantica

II Cantica

III Cantica

33 Canti + 1

33 Canti

33 Canti

La Divina Commedia composta di tre Cantiche di 33 canti luna, pi un canto di introduzione a tutta lopera: 33 + 33 + 33 + 1 = 100.

Dante viandante e protagonista, e Dante autore


Dante nel suo poema appare in duplice veste:
come viandante che, per volont di
DANTE AUTORE
DANTE VIANDANTE
Dio, intraprende ancora vivo un viagDante usa il tempo presente o
Dante usa il tempo passato re gio nei regni delloltretomba. il profuturo perch in funzione di
moto perch in funzione di
tagonista delle vicende drammatiche
narratore e autore; lio nar viandante che racconta in prima
rante che rivive la vicenda e
persona il fatto, la vicenda da
dellInferno, di quelle purificanti del
ce la proietta davanti sullo
tempo trascorsa.
Purgatorio e di quelle gioiose del Paschermo della vita.
radiso;
come autore, lio narrante, il poeta
che non solo rivive il viaggio nella sua memoria e ce lo fa scorrere davanti come un grande affresco o un film fantastico, ma, nello stesso tempo, fa
Il poeta autore
considerazioni di carattere etico, storico e politico sulle visioni che descrive,
Nella seconda e terza
sui fatti che ode o racconta ( questo il valore didascalico e morale della
terzina troviamo anDivina Commedia).
che i seguenti verbi:
IL VIANDANTE E LAUTORE: DUE DIVERSI TEMPI VERBALI

cosa dura..., rinova... amara...


pi..., dir.... Come vedi, sono tempi
presenti e futuri: essi ci indicano il poeta
autore che rivive il
viaggio, lo descrive,
racconta le vicende
alle quali aveva assistito in sogno e fa riflessioni: qui Dante-poeta, il narratore che rivive il dramma della selva oscura in cui si era smarrito; lanima che,
memore dello smarrimento peccaminoso, ritrova la via della
saggezza e della redenzione.

Nel mezzo del cammin di nostra vita


mi ritrovai per una selva oscura,
ch la diritta via era smarrita.

I terzina

Ahi quanto a dir qual era cosa dura II terzina


esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant amara che poco pi morte;
ma per trattar del ben chi vi trovai ,
dir de laltre cose chi vho scorte.

III terzina

Io non so ben ridir com i vintrai ,


tantera pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai .

IV terzina

La Divina Commedia

Il poeta viandante
Alcuni verbi della
prima, terza e quarta terzina sono al
passato remoto, prima persona singolare: mi ritrovai...,
trovai..., intrai...,
abbandonai.... Si
capisce subito che
Dante a raccontare
la vicenda vissuta
come viaggiatore:
il poeta viandante, il protagonista
del dramma.

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Simbolo e allegoria
Certe parole della Divina Commedia, oltre al significato letterale, ne hanno anche uno simbolico e uno allegorico,
se ci richiama subito alla mente una sua ca- come possiamo rilevare dalla lettura del
ratteristica tipica: in questo caso, i due si- canto I. Come abbiamo visto (vedi schesenso simbolico
gnificati (letterale e simbolico) sono tra loro
ma a p. 3), la lupa dantesca, in senso
legati
letterale, un animale; ma la parola
lupa ci richiama subito alla mente
se
il
significato
letterale
si
trasforma
in
un
unidea ad essa legata: la voracit, lavisenso allegorico
traslato, cio in una trasposizione di senso
dit, la cupidigia... Ecco che la lupa diventa un simbolo, il simbolo dellavarizia o dellavaro: tra il senso letterale e quello simbolico c dunque un legame immediato, un filo diretto che allaccia i due significati della parola, quello letterale e quello
simbolico.
Per Dante, sul piano politico, poi, la lupa rappresenta la Curia pontificia e, specificatamente, il papa Bonifacio VIII, avido di ricchezze. Ma per chi non conosce la storia medievale e ignora in particolare il dissidio Dante/Bonifacio VIII, non appare subito chiara
lallusione politica: in questo caso, lupa = Curia papale assume valore di un traslato, di
unallegoria (infatti le due parole non sono legate direttamente, ma da un significato indiretto, dalla storia). Lallegoria dunque un traslato metaforico, cio una trasposizione di senso.
Facciamo anche altri esempi sui sensi da dare alle altre due fiere che compaiono nel primo canto:
SENSO SIMBOLICO E SENSO ALLEGORICO

LONZA

senso letterale: fiera dal mantello screziato


senso simbolico: la lussuria
senso allegorico-politico: Firenze divisa in Bianchi e Neri

LEONE

senso letterale: fiera nota per la sua forza (da qui il simbolo)
senso simbolico: la superbia
senso allegorico-politico: il regno di Francia

NOTA AL TESTO: Il testo del poema segue ledizione critica della vulgata curata da Giorgio
Petrocchi. Nel commento, le parole sottolineate rimandano al Glossario dei termini retorici, linguistici e metrici in fondo al volume.
Introduzione

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Domenico di Michelino, Dante e il suo poema (1465), Firenze, Museo dellOpera del Duomo.

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La Divina Commedia

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Inferno

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Struttura e ordinamento
morale dellInferno

LANTINFERNO E IL GIUDIZIO DI MINOSSE

LINFERNO

LInferno fu creato da Dio dopo la ribellione di Lucifero e degli Angeli


suoi seguaci, come luogo in cui furono precipitati per espiare la loro superbia. Ancora non erano state create cose corruttibili e tanto meno luomo. LInferno durer eternamente
perch luogo di condanna definitiva, riservata a coloro che hanno peccato di proposito (deliberata volont)
e senza mai pentirsi, anzi mantenendo larroganza del peccato, come
Dante ci mostra pi volte.

I PERSONAGGI

Durante il cammino Dante incontra


moltissimi personaggi che stanno a
testimoniare via via il progredire del
poeta nel regno del peccato, della redenzione e della beatitudine. Questi
personaggi, che ormai vivono in una
dimensione eterna, sono ancora legati alla terra dai ricordi della loro vita mortale di cui parlano con il poeta
che li interroga e che risponde alle loro domande. Sono figure mitiche o
personaggi realmente vissuti, che
Dante ha conosciuto di persona o di
cui conosce la storia, che presenta
con simpatia o con profonda antipatia, che condanna o giustifica, che
esalta o biasima: sono essenzialmente un pretesto del poeta per esaminare lindole umana con i suoi difetti e i suoi pregi e anche, secondo i
maligni, per mandare allInferno, almeno simbolicamente, molti di coloro che gli avevano fatto del male e ricompensare chi, invece, lo aveva aiutato nel suo esilio.

12

Inferno

Superato lAntinferno, dove sono puniti gli IGNAVI, e il Limbo (I cerchio), dove sono le anime dei NON BATTEZZATI, si entra nel vero e proprio Inferno. Lanima si presenta a MINOSSE, giudice infernale, confessa i suoi peccati e precipita nel cerchio a lei assegnato in rapporto alla colpa commessa.
LInferno vero e proprio strutturato in 4 sezioni.

ALTO INFERNO
ERETICI

I SEZIONE

Vi sono puniti gli incontinenti, cio quelli


che non seppero contenere nella giusta
misura le proprie passioni (Alto Inferno).
Sono cos distribuiti dal II al V cerchio:
Dannati
Lussuriosi
Golosi
Avari e prodighi
Iracondi e accidiosi

Cerchio
II
III
IV
V

Nel VI cerchio vi sono gli eretici racchiusi dentro le mura roventi della citt di Dite (= dei diavoli). Quella degli eretici una
categoria a s, fuori dello schema infernale: infatti in vita vollero restare fuori delle leggi e dei dogmi del Cristianesimo,
cio fuori della Grazia di Dio.

BASSO INFERNO
II SEZIONE

Qui sono puniti coloro che usarono la violenza (inizia qui il Basso Inferno). Vi sono
tre forme di violenza e perci il VII cerchio
diviso in 3 gironi.

Dannati
Violenti contro il prossimo
Violenti con s stessi
Violenti contro Dio

Girone
I
II
III

PECCATO E PENA

Il contrappasso. Deriva dal latino medievale contra, il contrario, e pati, patire


= patire il contrario.
Secondo la legge del contrappasso, quella che regna nellInferno e nel
Purgatorio, la giustizia divina assegna una pena fisica in rapporto al peccato
commesso: per esempio, i golosi che nel mondo hanno gustato i profumi e le
delizie di manicaretti appetitosi, nellInferno devono stare sdraiati nel fango
puzzolente ed essere straziati dalla gelida pioggia e dai latrati di Cerbero.
Il contrappasso pu consistere nellobbligo di un comportamento opposto a
quello tenuto in vita dal dannato (ccontrappasso per contrapposizione), oppure analogo (ccontrappasso per analogia).

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III SEZIONE

IV SEZIONE

Nella terza sezione sono puniti coloro che usarono la frode; e


siccome si pu nuocere al prossimo in vari modi, lVIII cerchio ripartito, secondo la gravit della colpa, in 10 bolge.

Nella parte pi profonda dellInferno, immersi nel ghiaccio, sono puniti


i traditori e, siccome si possono tradire i parenti, la patria, gli amici e i
propri familiari, il IX cerchio, lultimo, ripartito in 4 zone, nellordine:

Dannati
Seduttori
Adulatori
Simoniaci
Indovini
Barattieri
Ipocriti
Ladri
Cattivi consiglieri
Seminatori di discordie
Falsari

Dannati
Traditori dei parenti (immersi
nel ghiaccio fino alle spalle)

Zona del IX cerchio


CAINA (da Caino che ha tradito
il fratello)

Traditori della patria (immersi


nel ghiaccio fino al mento)

ANTENRA (da Antnore,


traditore della patria)

Traditori degli amici


e dei commensali
(supini sotto il ghiaccio
e con la faccia rivolta in alto)

TOLOMEA (da Tolomeo


che ha tradito lamico Pompeo)

Traditori dei benefattori (immersi GIUDECCA (prende il nome


completamente nel ghiaccio)
da Giuda, traditore di Cristo)

LUCIFERO

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Bolgia
I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X

Ed ecco, nel punto pi basso dellInferno, lo spaventoso Lucifero, lo imperador del doloroso regno. Ha sei ali, tre facce con tre bocche in cui maciulla tre traditori: Giuda, il traditore di Dio, Bruto e Cassio, i traditori di Cesare (che per Dante impersona lImpero).
I due poeti si aggrappano ai peli di Lucifero e scendono lungo il suo corpo gigantesco fino alla natural burella, una specie di stretto canale che dal centro della terra porta alla montagna del Purgatorio, dove escono a riveder le stelle.

I percorsi tematici dellInferno


PERCORSI TEMATICI
IL MONDO CLASSICO

Virgilio (canto I)
Enea (canto II)
Caronte (canto III)
I grandi dellantichit (canto IV)*
Minosse e Didone (canto V)
Cerbero (canto VI)
Ulisse e Diomede (canto XXVI)

LAMORE

Spirituale di Beatrice (canto II)


Lussurioso nel tempo antico (canto V)
Lussurioso di Paolo e Francesca (canto V)

LA POLITICA

Ciacco (canto VI)


Farinata (canto X)
Pier delle Vigne (canto XIII)
Brunetto Latini (canto XV)*
Vanni Fucci (canto XXIV)*
Il conte Ugolino (canto XXXIII)

LUMORISMO

I diavoli (canto XVIII)*


I diavoli (canto XXI)
I diavoli; Ciamplo (canto XXII)

ANALOGIA DI TEMI
Loltretomba in Omero e in Virgilio

La figura di Ulisse: Guida per un lavoro intertestuale


e interdisciplinare

* Canti non riportati.

Introduzione

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Inferno

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Canto I
ARGOMENTO

PERSONAGGI
E DANNATI

PENA
E CONTRAPPASSO

Smarrimento di Dan- Dante, Virgilio e tre animali ferote nella selva del pecci: una lonza, un leone, una lupa
cato.
Virgilio lo invita a seguirlo in un viaggio
ultraterreno, nellAldil

Luogo: una selva oscura

IL FILO DEL RACCONTO


Il canto I dellInferno il proemio della Divina Commedia e del viaggio che Dante compir attraverso lInferno, il Purgatorio e il Paradiso. la notte del venerd
santo del 1300, anno del Giubileo. Dante, immerso
in un sonno profondo, si trova sperduto in una selva
oscura (allegoricamente essa rappresenta il peccato
in cui si smarrisce facilmente lanima umana). cos intricata che egli non riesce a trovare la via della
salvezza. Si sente perci invadere da un senso di grande smarrimento. Sconvolto dallangoscia e dalla paura, arriva ai piedi di un colle illuminato dal sole. A
quella vista, si sente rincuorato e incomincia a salire
il pendo quando, allimprovviso, si vede sbarrato il
cammino da tre fiere: una lonza, un leone e una lupa
(simboleggiano tre grossi vizi dai quali non facile liberarsi: la lussuria, la superbia e lavarizia) che lo fanno retrocedere verso il basso. Ma in suo soccorso, ecco apparire lombra di un uomo: Virgilio, il poeta latino che gli era tanto caro (allegoricamente Virgilio
raffigura la ragione che guida le azioni delluomo e
lo conduce a superare il peccato). Dante lo prega di
salvarlo dicendogli: Tu se lo mio maestro e l mio
autore; / tu se solo colui da cu io tolsi / lo bello stilo
che mha fatto onore.
Il grande poeta latino, per evitare la lupa famelica, lavarizia, peccato che ha corrotto la societ intera, lo
esorta a tenere altro viaggio. Non basta lintenzione

1-2. Nel mezzo del cammin... oscura:


Dante dice che allet di trentacinque anni (nel mezzo del cammin) si ritrov allimprovviso sperduto in una selva oscura (ai tempi del poeta si pensava che la
durata media della vita fosse di settanta

Canto I

di liberarsi dal peccato: per salvarsi, occorre conoscere pi a fondo le radici del bene e del male. Perci, in
attesa che arrivi il veltro a uccidere la lupa, sar bene che lo segua: gli far da guida e gli mostrer le pene dellInferno e le gioiose espiazioni delle anime del
Purgatorio destinate a salire in Paradiso. Se poi vorr
vedere i beati, gli far da guida unanima santa poich
Dio non vuole che egli, pagano, varchi la porta del
Cielo. Rinfrancato da queste parole di Virgilio, Dante
dice che pronto a seguirlo: Allor si mosse, e io li
tenni dietro. Dante incomincia cos quella peregrinazione che lo condurr alla salvezza, alla catarsi del
suo traviamento intellettuale e morale. Questo viaggio
nel regno dei morti sar un monito a tutta la societ
sviata e corrotta, uno strumento di azione e di redenzione individuale e sociale, morale e politica (N.
Sapegno).
I PUNTI CHIAVE DEL CANTO

1 Il valore del canto I della Divina Commedia


2 Il suo significato letterale e quello allegorico e simbolico
3 Virgilio in chiave allegorica
4 Il mondo classico nel canto I dellInferno
Ad essi allacceremo il contesto storico, sociale e culturale
del poema dantesco.

Nel mezzo del cammin di nostra vita


mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.

anni). Selva: nel significato letterale indica bosco con tanti alberi e cespugli; nel
significato simbolico morale significa
traviamento morale e intellettuale in
cui si trov Dante dopo la morte di Beatrice; in senso generale, la selva simbo-

leggia lo stato di ignoranza e di corruzione del genere umano.


3. che la diritta via: perch era stata
smarrita la giusta (diritta) via, la strada che conduce alla salvezza, al bene.

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Ahi quanto a dir qual era cosa dura


esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant amara che poco pi morte;


ma per trattar del ben chi vi trovai,
dir de laltre cose chi vho scorte.

12

Io non so ben ridir comi ventrai,


tantera pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

15

Ma poi chi fui al pi dun colle giunto,


l dove terminava quella valle
che mavea di paura il cor compunto,

18

guardai in alto, e vidi le sue spalle


vestite gi de raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

21

Allor fu la paura un poco queta


che nel lago del cor mera durata
la notte chi passai con tanta pita.

24

E come quei che con lena affannata


uscito fuor del pelago a la riva
si volge a lacqua perigliosa e guata,
cos lanimo mio, chancor fuggiva,

4-6. Ahi quanto... paura!: Ah, quanto difficile e doloroso (cosa dura) descrivere
(dir) come era questa (esta: deriva dal
latino ista) selva intricata (selvaggia) e
piena di sterpi (aspra) e difficile da uscirne (forte), che solo a ripensare ad essa
sento rinnovarsi in me lorrore spaventoso
(paura).
7. Tant amara... morte: tanto angosciosa e spaventosa (amara) che solo la
morte lo un po di pi. un verso lapidario: nella sua brevit esprime tutta langosciosa paura di Dante che si accorge allimprovviso di essersi smarrito nellorrida
selva del peccato.
8. del ben: di aver preso coscienza della
mia condizione di peccatore.
9. de laltre cose: delle tre fiere di cui parler pi avanti.
11-12. pien di sonno: con la mente ottenebrata dallerrore del peccato. una metafora (il sonno che addormenta la coscienza del
peccatore). a quel punto... abbandonai:
nel momento in cui (punto), morta Beatrice, abbandonai la via della verit (verace), del bene, della salvezza.
13-16. Ma poi... alto: Ma dopo che arrivai
ai piedi di un colle dove terminava la selva (valle) che mi aveva riempito il cuo-

16

Inferno

re di sgomento e di paura (compunto),


guardai in alto. La selva (= groviglio di
peccati) qui detta valle per denotare
labbassarsi dellanima al male, a unesistenza peccaminosa, in contrapposizione
al colle, la diritta via illuminata di luce.
16. vidi le sue spalle: vidi la sommit e i
pendii (spalle) illuminati dai raggi del sole (pianeta) che guida a tutti gli uomini (altrui: pronome indefinito) per ogni
cammino (calle = via: ricorda le calli di
Venezia).
Secondo la cosmologia di Tolomeo, vissuto a cavallo del I secolo dopo Cristo, il Sole
era un pianeta (come la Luna, Mercurio,
Venere, ecc. vedi il disegno a p. 7) che girava intorno alla Terra, immobile al centro
dellUniverso. Il Sole, in senso allegorico,
luce che guida al bene (dritto), a Dio:
una metafora..
19-21. Allor... pita: Alla vista del Sole, la
paura che mi aveva attanagliato il cuore
(lago del cor) durante la notte trascorsa con tanta angoscia (pita) si affievol (fu un poco queta). Il lago del
cor (= cavit interna al cuore), unaltra metafora (vedi schema Figure retoriche). Secondo il Boccaccio, la cavit in-

FIGURE RETORICHE

una figura retorica quella che, sotto il senso letterale delle parole, cela
una verit o un pensiero profondo.
Sono figure retoriche, per esempio,
la similitudine, la metafora, la sinestesia, lallitterazione, ecc.
La similitudine: un confronto o
paragone.
Es.: E come quei che con lena affannata / uscito fuor del pelago a la
riva / si volge allacqua perigliosa e
guata / cos lanimo mio, chancor
fuggiva, / si volse a retro a rimirar lo
passo / che non lasci giammai persona viva (Inf., I, 22-27).
La metfora (= trasporto di senso)
pu essere una similitudine abbreviata o una trasposizione di senso
come in questa espressione di Dante: Nel mezzo del cammin di nostra
vita.... Il nome cammin significa
qui vita umana: una metafora.
Anche la diritta via una trasposizione di senso (infatti sta per la via
della salvezza): unaltra metafora.
Es.: lago del cor (Inf., I, 20).

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terna del cuore ricettacolo dogni nostra passione. Pita deriva dal latino
petas che, in origine, significava devozione, affetto; qui in Dante angoscia,
affanno.
22-27. E come quei... viva: E come colui
che, con il respiro affannoso (lena affannata) riuscito a uscire dal mare (del pelago, dal latino pelagus), che lo stava per
travolgere, e a toccare la riva, si volge verso lacqua (a retro = indietro) insidiosa
(perigliosa) e guarda (guata), cos lanimo mio, che ancor fuggiva, si volse a riguardare verso la selva paurosa (lo passo) che non lasci uscire nessuno (persona) senza peccato (viva). Dante lascia sottintendere che solo con volont si
pu uscire dal peccato e raggiungere la purificazione spirituale.
In questa bella similitudine il pelago
paragonato alla selva, al peccato, il
naufrago allanimo del poeta (dal latino animus = mente, pensiero, volont, da
non confondere con anima, la nostra
parte immortale), cio alla sua volont di
redimersi.
la prima similitudine che incontriamo nel
poema (ce ne sono circa seicento e alcune
veramente indimenticabili).

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si volse a retro a rimirar lo passo


che non lasci gi mai persona viva.

30

Poi chi posato un poco il corpo lasso,


ripresi via per la piaggia diserta,
s che l pi fermo sempre era l pi basso.

33

Ed ecco, quasi al cominciar de lerta,


una lonza leggiera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;

36

e non mi si parta dinanzi al volto,


anzi mpediva tanto il mio cammino,
chi fui per ritornar pi volte vlto.

39

Tempera dal principio del mattino,


e l sol montava n s con quelle stelle
cheran con lui quando lamor divino

42

mosse di prima quelle cose belle;


s cha bene sperar mera cagione
di quella fera a la gaetta pelle

45

lora del tempo e la dolce stagione;


ma non s che paura non mi desse
la vista che mapparve dun leone.

48

Questi parea che contra me venesse


con la testalta e con rabbiosa fame,
s che parea che laere ne tremesse.

51

Ed una lupa, che di tutte brame


sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fe gi viver grame,

28-30. Poi chi... basso: Dopo che ebbi


(i) riposato (posato) per un po il
corpo stanco (lasso dal latino lassus),
ripresi il cammino avviandomi su per il
pendo del colle solitario (piaggia diserta) con passo ancora incerto (chi sinerpica su un forte pendo fa s che il pi
fermo, che deve sorreggere il corpo, si
trovi sempre pi in basso dellaltro
piede sollevato a cercar nuovo appoggio).
31. Ed ecco: Ed ecco, quasi allinizio della
salita (erta), apparire una lonza agile
(leggiera), molto veloce e scattante
(presta) la quale era coperta di pelo a
macchie, simile a quello del leopardo.
La lonza simboleggia la LUSSURIA, il peccato
che allett Dante e seduce il mondo con le
sue lusinghe. Sotto laspetto politico simboleggia Firenze divisa tra Bianchi e Neri.
34-36. e non mi si parta... vlto: e non si
allontanava dalla mia persona (volto),
anzi mi sbarrava talmente il cammino chio

Canto I

fui pi volte in procinto di ritornare indietro (volte vlto).


37. Tempera: Era lalba e il sole sorgeva in
congiunzione con la costellazione dellAriete (con quelle stelle), cio era lequinozio di primavera che segna linizio della
bella stagione in cui la natura torna a rifiorire e ad accendere nei cuori speranze di
rinnovamento spirituale ed anche il tempo
in cui si avvicina la Pasqua.
39-40. quando lamor divino... belle: quando Dio (lamor divino) cre (mosse) gli
astri (quelle cose belle) (Genesi, 1,16).
Lequinozio di primavera cade il 21 marzo,
ma, come vedremo pi avanti, il poeta inizi il suo viaggio immaginario nelloltretomba il venerd santo che, nel 1300, cadde
l8 aprile.
41. s cha bene sperar: s che avevo motivo
(cagione) di sperar bene di quella fiera
dalla pelle maculata (gaetta) perch era
lalba (lora del tempo) ed era primavera (la dolce stagione).

FIGURE RETORICHE

La
allitterazione: ripetizione di uno
stesso suono in parole vicine.
Es.: volte vlto (Inf., I, 36).

44-45. ma non s... dun leone: ma la speranza di salvarmi svan subito allapparizione di un leone. Questo animale, dotato
di grande forza, simboleggia la SUPERBIA e
la VIOLENZA. Sotto laspetto politico simboleggia la Francia, molto potente nel basso
Medioevo.
46-48. Questi parea... tremesse: Sembrava che il leone (questi) mi venisse incontro a testa alta, spinto da una fame cos rabbiosa che pareva ne avesse paura laria stessa.
49-51. Ed una lupa... grame: E dietro al leone, ecco una lupa talmente magra che sembrava carica (carca) di tutte le bramosie
(brame) s da far vivere nel dolore (grame) molte genti. La lupa, magra e affamata, simboleggia la CUPIDIGIA e lAVARIZIA, passioni peccaminose che in ogni tempo tormentano la societ e la spingono inesorabilmente verso il disordine morale e politico. Il riferimento qui a Bonifacio VIII, avido
e avaro.

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questa mi porse tanto di gravezza


con la paura chusca di sua vista,
chio perdei la speranza de laltezza.

57

E qual quei che volontieri acquista,


e giugne l tempo che perder lo face,
che n tutti suoi pensier piange e sattrista;

60

tal mi fece la bestia sanza pace,


che, venendomi ncontro, a poco a poco
mi ripigneva l dove l sol tace.

63

Mentre chi rovinava in basso loco,


dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco.

66

Quando vidi costui nel gran diserto,


Miserere di me gridai a lui,
qual che tu sii, od ombra od omo certo!.

69

Rispuosemi: Non omo, omo gi fui,


e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patria ambedui.

72

Nacqui sub Julio, ancor che fosse tardi,


e vissi a Roma sotto l buono Augusto
nel tempo de li dei falsi e bugiardi.

75

Poeta fui, e cantai di quel giusto


figliuol dAnchise che venne di Troia,
poi che l superbo Ilin fu combusto.

FIGURE RETORICHE

La sinestesia: associa termini che


si riferiscono a sensazioni diverse (vista, udito, tatto...).
Es.: l dove l sol tace (Inf., I, 60);
loco dogne luce muto (Inf., V, 28).

PERCORSI TEMATICI
IL MONDO CLASSICO
LAMORE
LA POLITICA
LUMORISMO

Virgilio

Ma tu perch ritorni a tanta noia?


52. questa mi porse: questa mi suscit
in cuore un senso di oppressione talmente angoscioso (gravezza) e una
paura cos tremenda chio perdei la speranza di poter raggiungere la sommit
del colle (laltezza) e di salvarmi.
55-57. E qual quei... sattrista: E come
lavaro (quei che volontieri acquista)
si adopera con tutta la sua volont per
procurarsi ricchezze e beni di valore,
quando giunge il momento che ogni suo
avere si dissolve (perder lo face), egli
si tormenta di continuo (n tutti suoi
pensier), piange e si addolora (sattrista).
58. tal mi fece: la lupa irrequieta, la bestia sanza pace perch tormentata da
una cupidigia insaziabile, mi rese disperato come lavaro che ha perduto tutto;
essa mi veniva incontro facendomi retrocedere verso la selva (l dove l sol tace: una figura retorica chiamata sinestesia).
Ancora una similitudine.

18

Inferno

61-63. Mentre chi rovinava... fioco: Mentre io stavo precipitando verso la selva
(in basso loco), cio ricadendo nel peccato, mi apparve improvvisa unombra in
figura umana che, per la lunga abitudine
al silenzio, pareva aver perduto la forza
di parlare (parea fioco). questa la
spiegazione letterale, ma preferibile
una interpretazione pi poetica: nella penombra della selva mi apparve indistinta
ed evanescente (fioco) una figura umana (vedremo tra poco che Virgilio, il
grande poeta latino; egli simboleggia la
RAGIONE che permette a Dante di capire la
gravit del peccato in cui si stava dibattendo la sua anima). Nota unaltra sinestesia: chi per lungo silenzio parea fioco.
65. Miserere: Abbi piet.
66. omo certo: uomo vero, in carne e ossa.
67. Rispuosemi: Mi rispose (il pronome
mi aggiunto alla fine del verbo in funzione enclitica).

68. parenti: genitori ( un latinismo).


70. Nacqui sub Julio: Nacqui al tempo di
Giulio Cesare (questi nacque nel 100 a.C.,
Virgilio nel 70). ancor che fosse tardi:
quando, dopo aver conquistato la Gallia
e vinto Pompeo in una guerra civile, Cesare fu ucciso (44 a.C.), Virgilio aveva
ventisei anni: perci era troppo giovane
perch Cesare avesse avuto la possibilit
di apprezzarlo come poeta.
71. buono: valente.
72. nel tempo de li dei: Virgilio mor diciannove anni prima che nascesse Cristo, quindi visse al tempo del paganesimo, degli di menzogneri (falsi e bugiardi).
73. cantai: composi lEneide in cui narrai le
peregrinazioni di Enea, figlio di Anchise,
nel Mediterraneo, dopo che Troia (Ilin)
fu conquistata dai Greci e bruciata (combusto).
76-78. Ma tu... gioia?: Ma tu perch stai ritornando nella selva, nellangoscia del peccato, e non ascendi al dilettoso monte che

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perch non sali il dilettoso monte


ch principio e cagion di tutta gioia?

81

Or se tu quel Virgilio e quella fonte


che spandi di parlar s largo fiume?
rispuosio lui con vergognosa fronte.

84

O de li altri poeti onore e lume


vagliami l lungo studio e l grande amore
che mha fatto cercar lo tuo volume.

87

Tu se lo mio maestro e l mio autore;


tu se solo colui da cu io tolsi
lo bello stilo che mha fatto onore.

90

Vedi la bestia per cu io mi volsi:


aiutami da lei, famoso saggio,
chella mi fa tremar le vene e i polsi.

93

A te convien tenere altro viaggio


rispuose poi che lagrimar mi vide,
se vuo campar desto loco selvaggio:

96

ch questa bestia, per la qual tu gride,


non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo mpedisce che luccide;

99

e ha natura s malvagia e ria,


che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo l pasto ha pi fame che pria.
Molti son li animali a cui sammoglia,
e pi saranno ancora, infin che l veltro

principio e causa di gioia perfetta (tutta)? Il colle illuminato dal sole simbolo
della felicit e della vita rivolta al bene.
79-80. Or se tu... fiume?: Sei tu quel famoso Virgilio, sorgente di cultura e fiume
di eloquenza da cui appresi lo bello stilo
che mha fatto onore? Questo veramente un atto di umilt da parte di Dante. Qui
fonte e fiume sono metafore.
81. vergognosa: umile e riverente.
82-84. O de li altri poeti... volume: Tu sei
onore e guida illuminante (lume) di tutti
gli altri poeti; mi giovi presso di te (vagliami) lo studio intenso delle tue opere e
lamore grande che mi ha spinto a cercare
la tua Eneide (volume). Bella questa testimonianza damore per il poeta latino
che Dante considera suo maestro e autore
preferito.
85-87. Tu se... onore: Tu sei il mio maestro
e il mio autore preferito dal quale attinsi
leleganza retorica e lo stile tragico, solenne (lo bello stilo) adatto a trattare gli argomenti pi elevati della poesia. Nel De

Canto I

vulgari eloquentia Dante distingue tre forme di stile: TRAGICO o illustre, COMICO o medio, ELEGIACO o umile.
89. saggio: maestro di sapienza. Ecco lo
schema classico usato da Dante per ottenere laiuto di Virgilio: prima ne ha esaltato le opere; poi ha messo in luce il suo
amore per lEneide, il grande poema da lui
studiato assiduamente; infine la richiesta
di aiuto.
90. polsi: arterie.
91-93. A te... selvaggio: Se vuoi uscire da
questa situazione, rispose Virgilio dopo
che mi vide lagrimar, devi imboccare
unaltra via (viaggio). Senza laiuto della ragione Dante non riuscir a liberarsi
dalla tentazione peccaminosa dei sensi e
dello spirito.
94. tu gride: invochi aiuto. Lavarizia
(questa bestia, la lupa) cos radicata
nei cuori umani che nessuno riesce a salvarsi. un monito rivolto anche alla societ corrotta del tempo: agli ecclesiastici, allimperatore, ai politicanti, al popo-

VIRGILIO GUIDA: PERCH?

Perch Dante ha scelto come guida


nel suo viaggio nelloltretomba Virgilio, un poeta pagano? Sono vari i
motivi che lo hanno spinto, sia di carattere morale che politico.
1) Virgilio nel Medioevo era considerato come un profeta del Cristianesimo (in una sua Egloga o Bucolica,
la IV, esalta la nascita di un bambino, il figlio del console Asino Pollione, come inizio di un ordine nuovo
di pace e di bont, come profezia
della nascita di Cristo).
2) NellEneide Virgilio aveva celebrato lIImpero di Roma (e Dante era
assertore fervido dellImpero: ricorda la sua teoria dei due Soli espressa nella Monarchia).
3) NellEneide Virgilio aveva saputo
trasfondere unonda di dolcezza e di
umanit rivelando unanima assai
vicina a quella cristiana.
4) Per Dante, Virgilio era stato poeta
grandissimo e maestro di retorica.
5) Virgilio, nel VI libro dellEneide,
racconta di Enea che scende agli Inferi, guidato dalla Sibilla Cumana,
per chiedere consigli allombra di
suo padre Anchise (molte figure
dantesche della Divina Commedia
sono ispirate a quelle delloltretomba virgiliano).

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lo. Il TEMA DOMINANTE del poema dantesco


etico e sociale: un monito che Dante
fa a s stesso per la sua deviazione intellettuale e morale, e alla traviata societ
del Trecento, in gran parte dedita ai piaceri e ai guadagni mercantili (anche il papato con Bonifacio VIII, papa nepotista e
avido di denaro, stava attraversando un
momento difficile; contro il papa Bonifacio si era scagliato con veemenza il frate
Jacopone da Todi).
97. e ha natura... ria: lavarizia, o sete di
beni, cos malvagia ed empia (ria) da
rendere lanimo insaziabile.
100. Molti son... sammoglia: Molti sono gli
uomini (animali) avari. Fuori di metafora
vuol dire che lavarizia si accompagna ad
altri vizi: violenza, frode e inganni dogni
genere.
101. infin che l veltro: per vincere la cupidigia, lebbra del mondo, occorre lintervento divino, il veltro che ristabilir lordine, la pace e la giustizia nel mondo. veltro: cane da caccia, levriero.

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102

verr, che la far morir con doglia.

105

Questi non ciber terra n peltro,


ma sapienza, amore e virtute,
e sua nazion sar tra feltro e feltro.

108

Di quella umile Italia fia salute


per cui mor la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.

111

Questi la caccer per ogne villa,


fin che lavr rimessa ne lo nferno,
l onde nvidia prima dipartilla.

114

Ondio per lo tuo me penso e discerno


che tu mi segui, e io sar tua guida,
e trarrotti di qui per luogo etterno,

117

ove udirai le disperate strida,


vedrai li antichi spiriti dolenti,
che la seconda morte ciascun grida;

120

e vederai color che son contenti


nel foco, perch speran di venire
quando che sia a le beate genti.

123

A le qua poi se tu vorrai salire,


anima fia a ci pi di me degna:
con lei ti lascer nel mio partire;

126

ch quello imperador che l s regna,


perchio fu ribellante a la sua legge,
non vuol che n sua citt per me si vegna.
In tutte parti impera e quivi regge;

un verso ermetico: i vari commentatori si


sono sbizzarriti a identificare il veltro,
ma, pi che riferirsi a persona determinata, lanimale ha valore simbolico, indeterminato come le profezie classiche, oscure
e ambigue (ricorda certi responsi della Sibilla Cumana).
103-104. Questi...: Questi non sar avido n
di dominio (terra) n di ricchezze (peltro = lega di rame, stagno e argento), ma
solo dellaiuto di Dio (sapienza, amore e
virtute: sono gli attributi della Trinit).
105. e sua nazion: la sua nascita (nazion)
sar di umile origine, appartenente a un
ordine francescano (il feltro un panno di
scarso valore come quello del saio francescano).
106. fia salute: il veltro sar la salvezza
(fia salute) di quella umile Italia per la quale diedero la vita alcuni eroi celebrati da Virgilio nellEneide: i due inseparabili amici
troiani Eurialo e Niso, la vergine guerriera Ca-

20

Inferno

milla, figlia del re dei Volsci, e Turno, re dei


Rutuli, vinto in duello da Enea, padre di Julo,
considerato capostipite della gens Julia cui
appartenevano Cesare e Augusto imperatore. Lumile Italia quella che nascer dallunione dei vinti Latini con i Troiani vincitori.
109. per ogne villa: di citt in citt (villa),
di luogo in luogo.
110. fin che...: finch il veltro non lavr
ricacciata nellInferno da dove linvidia del
demonio fece uscire la cupidigia (dipartilla) al fine di corrompere il mondo.
112-117. Ondio... grida: Perci per il tuo
meglio (me) penso e giudico (discerno) che tu mi segua e io ti trarr (trarrotti) di qui e ti guider attraverso lInferno
(per luogo etterno) dove udrai le strida
senza speranza e vedrai le anime dolenti di
antichi personaggi, ciascuno dei quali invoca con grida la sua dannazione eterna
(la seconda morte) dopo il giudizio universale.

118. e vederai: e vedrai le genti del Purgatorio che sono contente di espiare la loro
colpa nel fuoco perch sperano, quando
lespiazione sar completa, di salire in Cielo (beate genti).
121-123. A le qua... partire: Se tu vorrai salire tra le beati genti (a le qua), ti far da
guida unanima pi degna di me (Beatrice).
Virgilio simboleggia la RAGIONE che pu guidare luomo sulla via del bene e della perfezione, ma solo la GRAZIA, simboleggiata da
Beatrice, potr condurlo a capire le verit
eterne.
124. imperador: Dio.
125. perchio fu ribellante: Dio, poich non
fui sottomesso alla sua legge (ribellante), cio non potei essere cristiano (Virgilio mor diciannove anni prima che nascesse Cristo), non vuole che entri in Cielo.
127. In tutte parti... regge: Dio imperatore del creato, ma governa il Paradiso (quivi) come re.

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quivi la sua citt e lalto seggio:


oh felice colui cu ivi elegge!

132

E io a lui: Poeta, io ti richeggio


per quello Dio che tu non conoscesti,
a ci chio fugga questo male e peggio,

135

che tu mi meni l dove or dicesti,


s chio veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti.
Allor si mosse, e io li tenni dietro.

132. a ci chio... peggio: affinch io possa


evitare la lupa, la schiavit del peccato
(questo male) e la dannazione eterna
(peggio), ti prego di condurmi dove di-

cesti s chio veda (veggia) la porta di


san Pietro e i dannati dellInferno (color...
cotanto mesti).
Dante con questo viaggio nelloltretomba

intende arrivare alla sua perfezione morale, stimolando contemporaneamente la societ del suo tempo a diventare modello
trascendente della citt di Dio.

I punti chiave del canto


1. IL VALORE DEL CANTO I DELLA DIVINA COMMEDIA
Il canto I dellInferno fa da introduzione a tutto il poema (sappiamo che composto di
cento canti, trentatr per cantica: lInferno ne ha uno in pi per spiegare la ragione del
viaggio immaginario di Dante nelloltretomba; vedi grafico a p. 8). In questo canto ci sono squarci poetici e stilistici notevoli.

2. IL SUO SIGNIFICATO LETTERALE E QUELLO ALLEGORICO E SIMBOLICO


Lo smarrimento di Dante nella selva oscura, le tre belve che gli sbarrano il cammino, il
colle illuminato dal sole che gli suscita la speranza di poter uscire dallintrico della selalba, la primavera, lombra di Virgilio che gli appare come una salvezza proprio nel
va, la
momento in cui sta per precipitare in basso loco.

Significato letterale

La selva oscura simboleggia il peccato che ottenebra la mente.

Le tre fiere, la lonza, il leone e la lupa, raffigurano i tre peccati che maggiormente avavarizia.
vincono lumanit: la lussuria, la superbia e la

Il colle illuminato dal sole rappresenta la luce di speranza che si accende nel cuore angosciato di Dante, una speranza di salvezza accentuata dallora del tempo, il mattino,
e dalla dolce stagione, la primavera, la stagione del risveglio della natura e della risurrezione pasquale di Cristo.

Significato allegorico
e simbolico

La figura di Virgilio che viene in soccorso di Dante, spaurito, che dubita ormai della salvezza la ragione che lo aiuta a uscire dallintrico dei peccati per avviarlo sul sentiero
della rettitudine spirituale e morale.
Il veltro, di cui Virgilio annuncia la venuta, raffigura colui che giunger per redimere il genere umano e riportarlo ai valori eterni del bene e della giustizia sociale.

Canto I

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3. VIRGILIO IN CHIAVE ALLEGORICA


Abbiamo detto che Virgilio in chiave allegorica raffigura la ragione, quella ragione che in
Dante, allettato dai piaceri, si era assopita per lasciar libero limpulso dei sensi; e solo ora
che egli giunto sulla soglia della maturit, essa si ridesta per guidarlo a uscire dal suo traviamento morale e spirituale.
La catarsi di Dante sar preludio di quella dellumanit intera, ora ottenebrata dal male e
sulla via della perdizione.

4. IL MONDO CLASSICO NEL CANTO I DELLINFERNO

Il contesto storico, sociale e culturale del poema dantesco


Laspetto
storico

Laspetto
sociale

Laspetto
culturale

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Dante aveva una stima immensa di Virgilio e ne aveva studiato a fondo lEneide, lopera
maggiore del grande mantovano, che egli stimava il poeta classico latino pi grande di
tutti sia per lo stile elegante ed elevato, sia per lequilibrio proprio del savio, sia, infine,
per il messaggio di pace e di amore lanciato al mondo nella sua famosa IV Bucolica. E
spesso, come vedremo, nel poema dantesco riaffiorano personaggi (qui Camilla, Eurialo,
Niso, Turno...) e ricordi dellEneide, opera composta per celebrare lImpero Romano di
Augusto il quale, secondo la teoria cara a Dante, aveva dato pace al mondo e, secondo il
disegno della Divina Provvidenza, aveva reso splendida Roma perch divenisse un giorno
sede del vicario di Cristo in terra.

La Divina Commedia sotto laspetto storico riflette il conflitto tra Papato e Impero,
dissidio profondo che ha influito grandemente sulla concezione politica di Dante (ricorda
la sua teoria dei due Soli espressa con passione nella Monarchia). Tale dissidio ha portato la divisione politica nel mondo e tra le citt della stessa regione e ha condotto la societ alla corruzione e allo sfascio morale.
Sotto laspetto sociale la lotta per il predominio nel mondo port lImpero a estraniarsi
dalle condizioni dellItalia, giardino de lo Imperio, ed ecco le lotte civili insanguinare le
citt, tra cui Firenze dilaniata dai partiti (Guelfi e Ghibellini prima, Bianchi e Neri dopo)
sempre in lotta tra loro, e la decadenza sociale e morale con il conseguente esilio di cittadini onesti, vittime innocenti della violenza e della corruzione (rileggi la vita di Dante,
vol. I, M. 4, pp. 164-166).

Sotto laspetto culturale la Divina Commedia riflette il sapere medievale e la filosofia


Scolastica che si allaccia ad Aristotele e ha i suoi pi grandi rappresentanti in Tommaso
dAquino e nei Padri della Chiesa (la struttura morale del poema dantesco si fonda soprattutto sulla Summa theologica e sulla Summa contra gentiles di san Tommaso).
Infatti, medievali sono le idee del poeta sulla religione, sulla filosofia e sulla cultura della
societ del suo tempo, medievale la sua concezione stilnovistica dellamore per Beatrice, amore che eleva lo spirito al Sommo Bene (del tutto personale invece la sua
passione politica e il suo attaccamento incondizionato per Firenze).
Solo in questa proiezione possibile capire tutto il valore e il grande insegnamento morale
che il sommo poeta ha voluto dare a noi e al mondo con il suo divino poema.

Inferno

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la critica
La visione delloltremondo
Questo primo canto serve
di proemio a tutto il poema e, come tale, ha una
funzione importantissima.
Imposta la situazione poetica e la presenza in nuce
(in sintesi) di tutta la complessit degli elementi che
concorrono a costituirne
lidea primordiale: visione
di un viaggio oltremondano; significato allegorico
che tale visione assume in
rapporto al fine morale e
politico che lo scrittore si

propone; tecnica narrativa


e drammatica che deve
corrispondere alla novit e
allampiezza del tutto inconsueta dellimpianto e
della trama fantastica.
Poesia, struttura, tecnica
nascono ad un parto, inscindibili, e prendono impulso dallenergia del proposito etico e polemico a
cui obbedisce, fin dallinizio, lispirazione del poeta.
E tutti questi elementi sono gi presenti qui, con un

vigore che acquista tutto il


suo rilievo e la sua forza
[...]. C gi latmosfera solenne e drammatica delloltremondo [...]. C, infatti, nelle allegorie delle
tre fiere e nella profezia
del Veltro, lannunzio e il
presentimento della ragione morale e politica dellopera, ma indeterminata
ancora, lontana da quella
concretezza di passioni polemiche e da quella chiarezza di soluzioni pratiche

S C H E D A

L A V O R O

D I

che nasceranno soltanto


in seguito da una pi ricca
e tragica esperienza e da
uno sforzo continuato di
sistemazione dottrinale.
Per ora il viaggio si presenta piuttosto come una
visione, che non come un
dramma o un racconto:
lallegoria si sovrappone,
meglio che non sinnesti e
si fonda con la trama fantastica.
(N. Sapegno)

rie e simboli non sono fredde astrazioni, ma hanno


in Dante un tono realistico che affascina e suscita
interesse.

COMPRENSIONE

Qual il significato allegorico della sselva oscura?

Che cosa significa in senso allegorico il colle illu minato dal sole?
a) il peccato
b) la fatica del cammino spirituale
c) la speranza di salvezza
d) la luce della grazia divina

10

Osserva con attenzione i cambiamenti dei tempi


verbali e spiega la differenza che c tra luso del
tempo passato e quello del tempo presente (max
20 righe).

Tre sono le fiere che sbarrano a Dante il cammino:


quali sono? Ognuna ha un valore allegorico-politico e uno simbolico-morale: quale?

11

Come spieghi il verso 30 s che l pi fermo sempre era l pi basso?

Al verso 55 presente una similitudine: quali sono


i due termini di paragone che il poeta mette a confronto?

Le allegorie dilatano il valore di una parola, dal particolare alluniversale; prendiamo, per esempio, la
lonza: in senso simbolico-morale indica il peccato
di lussuria che ostacola a Dante-uomo la via verso la salvezza. Individua nel testo altri esempi di
parole usate in senso simbolico e morale.

12

Spiega in un testo di max 30 righe le ragioni per le


quali Dante ha scelto come guida nelloltretomba
cristiano Virgilio, un poeta romano vissuto al tempo degli di falsi e bugiardi.

Al verso 63 presente la sinestesia: chi per lungo silenzio parea fioco: la sai spiegare?

Anche la figura di Virgilio ha un valore allegorico:


quale?
a) la poesia
b) la ragione
c) la grazia
d) la lussuria

Ai versi 79-80 sono presenti le due metafore fonte e fiume: le sai spiegare?

Spiega la profezia del veltro. Ricorda che allego-

Canto I

RIFLESSIONE

PRODUZIONE

13

Sviluppa in quattro testi diversi (max 10 righe per


testo) i punti chiave del canto.

14

Sono sette secoli che Dante pronostic la venuta


del veltro a salvare dalla rovina la societ traviata e corrotta; ma oggi il mondo ancora pi turbato dalla violenza, dallingiustizia, dallavidit di potere e di denaro. Fa un confronto tra la societ medievale e quella di oggi (max 30 righe).

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Canto II
ARGOMENTO
La missione di Enea,
di san Paolo e di
Dante voluta da Dio
Beatrice scende dallEmpireo per poter
salvare Dante tormentato da dubbi
tremendi

PERSONAGGI
E DANNATI

PENA
E CONTRAPPASSO

Maria, mediatrice tra Dio e la


povera umanit = la Grazia preveniente
Lucia, la santa protettrice della
vista = la Grazia illuminante
Beatrice = la Grazia cooperante,
la teologia
Rachele, la moglie biblica di Giacobbe = la vita contemplativa
Luogo: lentrata dellInferno

IL FILO DEL RACCONTO


Tutti i grandi poemi iniziano con una protasi o
invocazione alle Muse (Iliade e Odissea di
Omero, Eneide di Virgilio, Orlando furioso
dellAriosto); nel canto I del Purgatorio Dante
invocher Calliope, la Musa della poesia epica, e in
quello del Paradiso chieder laiuto del dio stesso
della poesia, Apollo.
Dopo una breve pennellata poetica sul mondo
avvolto dalle prime ombre, Dante invoca le Muse
affinch lo aiutino ad intraprendere un viaggio che
fa tremar le vene e i polsi e a fissarlo nella
memoria per narrarlo poi ai vivi. sera. Tutti gli
esseri viventi cercano riposo per rifarsi dalle fatiche
del giorno. Solo Dante si prepara ad affrontare un
viaggio difficile nel tenebroso regno dei morti. A
questo pensiero, egli assalito dal dubbio di non
riuscire in unimpresa cos ardua e prega Virgilio
di riflettere se le sue doti siano tali da permettergli
un siffatto viaggio. Egli nel VI libro dellEneide ha
descritto la discesa di Enea nei Campi Elisi per
incontrare il padre Anchise e avere da lui notizie
sul suo futuro. Ma Dio aveva permesso tale viaggio perch sapeva che i successori delleroe troiano
avrebbero fondato Roma, destinata a diventare
capitale dellImpero Romano e poi sede del papato,
il che avrebbe facilitato la diffusione del Cristianesimo. Anche san Paolo, ancora in vita, fu rapito
fino al terzo Cielo affinch da quella visione potesse trarre vigore e slancio a diffondere la fede cristiana. Ma io, dice Dante, non sono n Enea n
san Paolo e non ho n meriti n prospettive sicure

I PUNTI CHIAVE DEL CANTO

1
2
3
4

Invocazione alle Muse


La missione di Dante e quella di Enea
Perplessit e dubbi di Dante
Lamore o caritas che spinge Beatrice a scendere
dallEmpireo al Limbo. Virgilio dissolve i dubbi di
Dante

Lo giorno se nandava, e laere bruno


toglieva li animai che sono in terra
da le fatiche loro; e io sol uno

1. bruno: le ombre della sera.


2. toglieva: dava riposo a tutti gli esseri
viventi affaticati dal lavoro diurno.
una reminiscenza virgiliana (Eneide,

24

per intraprendere un viaggio nellaldil. Se accettassi di seguirti, temo che sarebbe giudicata una
follia. Tu sei saggio e comprendi pi di quanto io
sappia dire.
Virgilio comprende lo stato danimo di Dante e, per
fargli superare questo momento di debolezza e
disperdere ogni suo dubbio, gli rivela la ragione che
lo spinse a venire in suo aiuto: il viaggio voluto
in Cielo dove tre donne beate hanno a cuore la sua
salvezza, la Vergine Maria, Lucia e Beatrice. E
proprio Beatrice, scesa nel Limbo, la sede a lui
assegnata da Dio, laveva pregato di andare in soccorso di Dante in procinto di ricadere nella perdizione. Perci, via ogni dubbio, dato che tre donne
benedette hanno in Cielo cura di lui: prenda
coraggio e lo segua. Dante, udite le parole di
Virgilio, ritrova la sua forza danimo e si dichiara
pronto a seguirlo per lo cammino alto e silvestro
che conduce allentrata dellInferno.

Inferno

VIII, 26: nox erat sopor altus habebat:


era notte e un sonno profondo teneva
tutti gli esseri viventi).
3. io sol uno: io solo (nota la forza di quel

sol uno) fra tutti mi apprestavo ad


affrontare quel travaglio immenso.

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mapparecchiava a sostener la guerra


s del cammino e s de la pietate,
che ritrarr la mente che non erra.

O muse, o alto ingegno, or maiutate;


o mente che scrivesti ci chio vidi,
qui si parr la tua nobilitate.

12

Io cominciai: Poeta che mi guidi,


guarda la mia virt sell possente,
prima cha lalto passo tu mi fidi.

15

Tu dici che di Silvio il parente,


corruttibile ancora, ad immortale
secolo and, e fu sensibilmente.

18

Per, se lavversario dogne male


cortese i fu, pensando lalto effetto
chuscir dovea di lui e l chi e l quale,

21

non pare indegno ad omo dintelletto;


che fu de lalma Roma e di suo impero
ne lempireo ciel per padre eletto:

24

la quale e l quale, a voler dir lo vero,


fu stabilita per lo loco santo
u siede il successor del maggior Piero.

27

Per questa andata onde li dai tu vanto,


intese cose che furon cagione
di sua vittoria e del papale ammanto.

4. la guerra: le difficolt del viaggio e dellangoscia interna.


6. la mente: la memoria.
7-8. O muse vidi: Dante invoca laiuto
delle Muse, quello dellingegno suo
alto (egli ha coscienza del compito che
si assunto e ha fiducia di poterlo adempiere con laiuto di Dio) e della memoria
tenace, affinch lo assistano a ritrarre con
aderenza ci che vide.
9. qui si parr: qui apparir leccellenza
della tua bravura (nobilitate).
10. Io cominciai: dopo linvocazione alle
Muse, allingegno e alla memoria, la fiducia di Dante si appanna e affiorano i
dubbi.
11. guarda: sono veramente in grado, cio
allaltezza di affrontare ancora vivo un
viaggio nelloltretomba (alto passo)?
13-15. Tu dici sensibilmente: Tu nel VI
libro dellEneide racconti che Enea, padre
(parente: deriva dal latino parens =
genitore) di Silvio, era sceso nel mondo
degli Inferi o ultraterreno (immortale

Canto II

secolo) ancora vivo (corruttibile).


Silvio gli era nato da Lavinia, figlia di
Latino, re del Lazio, mentre Ascanio o Julo
gli era nato a Troia dallunione con
Creusa, scomparsa per volont del Fato
durante la fuga da Troia.
Abbiamo gi accennato che Enea, guidato dalla Sibilla Cumana, si era incontrato
nei Campi Elisi con il padre Anchise che
gli aveva predetto le lotte dei Troiani nel
Lazio e il destino di gloria dei suoi discendenti che avrebbero fondato Roma e dato
origine a un grande impero.
16. Per: Per, se Dio (lavversario dogne male) fu cortese con Enea, ci non
pu apparire sconveniente (indegno) a
una persona di cultura (omo dintelletto) se pensa che da lui dovevano aver
origine grandi eventi (lalto effetto),
cio Roma (l chi) e lImpero Romano
(l quale). In altre parole: Che Dio abbia
permesso a un eroe pagano di scendere
ancora vivo negli Inferi, non pu meravigliare un uomo saggio e clto se pensa

PERCORSI TEMATICI
IL MONDO CLASSICO
LAMORE
LA POLITICA
LUMORISMO

Enea

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che i discendenti di Enea avrebbero dato


origine a Roma (la futura sede del papa) e
allImpero Romano (che facilit la diffusione del Cristianesimo).
22-24. la quale e l quale Piero: la fondazione di Roma (la quale) e dellImpero (l quale) fu prestabilita da Dio
come santa sede (loco santo) dove
(u) risiede il pontefice, successore del
sommo Pietro (maggior Piero), primo
papa. Dante pensava che lImpero Romano fosse stato voluto dalla divina
Provvidenza per dare alluomo la piena
felicit in terra (compito della Chiesa era
di prepararlo per la felicit in Cielo).
25. Per questa andata: Per questo viaggio
negli Inferi, di cui tu parli diffusamente
(dai vanto) nel VI libro dellEneide,
Enea ud dal padre Anchise notizie profetiche della sua vittoria sui Latini e sui
Rtuli guidati da Turno, loro re, e della
fondazione di Roma, la futura sede della
dignit (ammanto) papale.

25

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Pagina 26

30

Andovvi poi lo Vas delezione,


per recarne conforto a quella fede
ch principio a la via di salvazione.

33

Ma io perch venirvi? o chi l concede?


Io non Enea, io non Paulo sono:
me degno a ci n io n altri l crede.

36

Per che, se del venire io mabbandono,


temo che la venuta non sia folle:
se savio; intendi me chi non ragiono.

39

E qual quel che disvuol ci che volle


e per novi pensier cangia proposta,
s che dal cominciar tutto si tolle,

42

tal mi fecio n quella oscura costa,


perch, pensando, consumai la mpresa
che fu nel cominciar cotanto tosta.

45

Si ho ben la parola tua intesa


rispuose del magnanimo quellombra;
lanima tua da viltade offesa;

48

la qual molte fiate lomo ingombra


s che donrata impresa lo rivolve,
come falso veder bestia quandombra.

51

Da questa tema a ci che tu ti solve,


dirotti perchio venni e quel chio ntesi
nel primo punto che di te mi dolve.

54

Io era tra color che son sospesi,


e donna mi chiam beata e bella,
tal che di comandare io la richiesi.

28. Andovvi poi: Anche san Paolo, il (Vas


delezione), ascese fino al terzo cielo per
attingere slancio e dare forza (conforto) alla fede cristiana che premessa
(principio) alla via di salvezza.
31. Ma io: Ma io non ho meriti a sostegno
di un viaggio nellaldil, n ho ragioni pari
a quelle che hanno spinto la Divina
Provvidenza a favore di Enea e di Paolo.
Nota la triplice ripetizione del pronome
(io) su cui Dante insiste per rafforzare
la sua titubanza a intraprendere un tale
viaggio.
34. Per che: Perci, se io mi lascio indurre
a venire, temo che la mia venuta sia un
folle ardimento; tu sei saggio e intendi
meglio (me) di quanto io sappia dire.
37. E qual: E come colui che rifiuta ci che
prima aveva desiderato e, a causa di
nuovi ripensamenti, muta il proposito
(proposta) s da abbandonare comple-

26

Inferno

tamente quanto prima voleva fare, cos


feci anchio in quella piaggia (costa),
perch meditandoci su, esaurii (consumai) quel viaggio che, dopo lesortazione di Virgilio (I, 112-135), avevo intrapreso
con tanto ardore (tosta = rapida).
questa la terza similitudine: le prime
due (canto I) avevano per tema la paura
di Dante nel vedersi sbarrato il cammino
della salvezza dalle tre fiere: questa
esprime la sua incertezza piena di dubbi.
44. magnanimo: animo grande (in contrasto con quello pusillanime di Dante).
45. lanima tua: il tuo animo indebolito
(offesa) dalla vilt, dalla pusillanimit.
46. la qual: la quale molte volte (fiate) ostacola (ingombra) luomo s che
lo allontana, lo distoglie (rivolve) da
unimportante impresa degna di onore
(onrata) come quando una falsa apparizione (falso veder) fa fare uno scarto

PERCORSI TEMATICI
IL MONDO CLASSICO
LAMORE SPIRITUALE
LA POLITICA
LUMORISMO

Beatrice

(quandombra) a un animale (di solito a


un cavallo). una similitudine.
49. Da questa tema: Affinch (a ci) tu
ti liberi (ti solve, dal latino solvere) da
questo timore (tema), ti dir perch ti
sono venuto in aiuto e quello che ho
appreso nel primo momento (punto) in
cui ho provato dolore (mi dolve) per te.
52-54. Io era richiesi: Io me ne stavo tra
le anime che non sono n tristi n liete
perch desiderano veder Dio ma non possono (tra color che son sospesi), cio
nel Limbo, quando mi sentii chiamare da
una signora (donna) di bellezza celeste
(beata e bella) tale che le chiesi subito
di esprimermi il suo desiderio.
Nota il lessico tipico dello stilnovismo,
(donna beata e bella), e il ritmo del
verso fluido e dolce proprio del Dolce stil
novo e adatto a esprimere con efficacia
lapparizione di Beatrice.

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57

Lucevan li occhi suoi pi che la stella;


e cominciommi a dir soave e piana,
con angelica voce, in sua favella:

60

O anima cortese mantoana,


di cui la fama ancor nel mondo dura,
e durer quanto l mondo lontana,

63

lamico mio, e non de la ventura,


ne la diserta piaggia impedito
s nel cammin, che volt per paura;

66

e temo che non sia gi s smarrito,


chio mi sia tardi al soccorso levata,
per quel chi ho di lui nel cielo udito.

69

Or movi, e con la tua parola ornata


e con ci chha mestieri al suo campare
laiuta, s chi ne sia consolata.

72

I son Beatrice che ti faccio andare;


vegno del loco ove tornar disio;
amor mi mosse, che mi fa parlare.

75

Quando sar dinanzi al signor mio,


di te mi loder sovente a lui.
Tacette allora, e poi cominciaio:

78

O donna di virt, sola per cui


lumana spezie eccede ogni contento
di quel ciel cha minor li cerchi sui,

81

tanto maggrada il tuo comandamento,


che lubidir, se gi fosse, m tardi;
pi non t uopo aprirmi il tuo talento.

LO STILE

Nota le fasi del discorso di Beatrice


a Virgilio ( impostato sulla retorica
stilnovistica):
Beatrice incomincia con parole di
cortesia e di lode in onore del poeta
mantovano;
poi, trepidante, espone la situazione drammatica in cui si trova
Dante che sta per ricadere nel suo
traviamento morale, a causa della
sfortuna che lo perseguita;
infine lo sollecita a soccorrerlo.
Per questa tua solerzia, far spesso le tue lodi davanti a Dio ( una
formula di cortesia con la quale
Beatrice chiude la sua richiesta).
E Virgilio, commosso, le risponde
con parole altrettanto gentili e cortesi.

Ma dimmi la cagion che non ti guardi


55. Lucevan stella: I suoi occhi splendevano pi di una stella. Anche questo
verso ha unintonazione stilnovistica e
ben si adatta a Beatrice, qui donna del
Cielo e creatura damore (non ancora
figura simbolica, dunque, come sar invece nel Paradiso dove raffigura la GRAZIA
BEATIFICANTE).
57. in sua favella: nel suo modo di parlare.
58. cortese: nobile e gentile.
60. e durer: la tua fama durer fino alla
fine del mondo.
61. ventura: fortuna (si allude qui allesilio di Dante).
62. ne la diserta piaggia: quella dello
smarrimento di Dante a causa delle belve
che gli impedivano di procedere sulla via
della salvezza (vedi canto I).
64. e temo: e temo, da quanto ho udito in
Cielo, di essermi mossa in suo soccorso

Canto II

troppo tardi (lo spiegher pi avanti, dal


v. 100 in poi).
67. ornata: convincente, suasiva.
68. e con ci: e aiutalo con tutto ci che
necessario (mestieri) per la sua salvezza.
71. del loco: dal Cielo.
72. amor mi mosse: fu lamore a spingermi a venire e a ispirarmi le parole. La
parola (amor) ha qui significato ambiguo: pu esprimere sentimento damore
per Dante o, meglio, in senso cristiano e
religioso, di amore verso il prossimo o
carit di cui parla il Vangelo.
73. Quando sar: Quando sar alla presenza di Dio (al signor mio), far spesso davanti a Lui le tue lodi.
76. O donna di virt: O signora piena di
virt, grazie alla quale (virt) il genere
umano (lumana spezie) supera (eccede) ogni cosa contenuta (ogni conten-

to) sotto il cielo pi piccolo (ciel cha


minor li cerchi sui), cio la Luna (anche
nella Vita nuova Dante aveva esaltato
Beatrice come (regina delle virtudi).
In altre parole: la specie umana, grazie
alle virt, di cui Beatrice fu regina, supera
ogni altro essere vivente sulla Terra. una
iperbole.
79. Tanto maggrada: il tuo comando
(comandamento) mi cos gradito
(maggrada) che, se gi mi fossi mosso
per eseguirlo (se gi fosse), mi sembrerebbe di essere in ritardo (m tardi).
81. pi non t: non necessario che tu mi
esprima il tuo desiderio (aprirmi il tuo
talento).
82-84. Ma dimmi ardi: Ma dimmi la
causa per la quale non temi (ti guardi)
di scendere dallEmpireo, dove desideri
(ardi) tornare, a questo centro (lInferno al centro della Terra).

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84

de lo scender qua giuso in questo centro


de lampio loco ove tornar tu ardi.

87

Da che tu vuo saver cotanto a dentro,


dirotti brievemente mi rispuose,
perchio non temo di venir qua entro.

90

Temer si dee di sole quelle cose


channo potenza di fare altrui male;
de laltre no, ch non son paurose.

93

I son fatta da Dio, sua merc, tale,


che la vostra miseria non mi tange,
n fiamma desto incendio non massale.

96

Donna gentil nel ciel che si compiange


di questo mpedimento ovio ti mando,
s che duro giudicio l s frange.

99

Questa chiese Lucia in suo dimando


e disse: Or ha bisogno il tuo fedele
di te, e io a te lo raccomando .

102

Lucia, nimica di ciascun crudele,


si mosse, e venne al loco dovi era,
che mi sedea con lantica Rachele.

105

Disse: Beatrice, loda di Dio vera,


ch non soccorri quei che tam tanto,
chusc per te de la volgare schiera?

108

non odi tu la pita del suo pianto?


non vedi tu la morte che l combatte
su la fiumana ove l mar non ha vanto?

111

Al mondo non fur mai persone ratte


a far lor pro o a fuggir lor danno,
comio, dopo cotai parole fatte,

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venni qua gi del mio beato scanno,


fidandomi del tuo parlare onesto,
85. Da che: Poich tu vuoi capire a fondo
(a dentro), ti dir in breve la ragione per
la quale non ho timore di venire qua dentro.
88. Temer si dee: Si deve temere solo di
quelle cose che possono far male a qualcuno (altrui).
91. sua merc: per sua bont e grazia
(merc).
92. che la vostra: che la vostra sofferenza (miseria) non mi tocca (tange).
Beatrice, essendo beata (tale) non pu
essere toccata dalle pene dellInferno n
pu essere assalita dal fuoco.
94-96. Donna gentil frange: In cielo c

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Inferno

una signora gentile che ha piet di Dante


ostacolato dalle fiere (mpedimento) in
soccorso del quale io ti mando.
97. Questa: Questa chiam (chiese in suo
dimando) Lucia e le disse che Dante, il suo
fedele, aveva bisogno di lei. Lucia: Lucia,
nemica di ogni violenza e di ogni crudelt
(di ciascun crudele) venne nel luogo
dove io stavo in compagnia di Rachele.
103-105. D i s s e : B e a t r i c e s c h i e r a :
Disse: Beatrice, vera gloria (loda) di
Dio, perch non vai in soccorso di colui
che tanto ti am e per te riusc a elevarsi
sopra la schiera del volgo?

106-108. non odi vanto?: non senti langoscia (la pita) del suo pianto? Non
vedi la violenza tempestosa del male (la
morte: simboleggia il peccato che spegne lanima) il quale minaccia di trascinarlo alla perdizione (mar)?
109. Al mondo: Al mondo non ci furono
(fur) mai persone cos rapide (ratte)
a fare il loro vantaggio (lor pro) o a fuggire il loro danno come feci io dopo che
Lucia mi ebbe detto tali parole.
112. beato scanno: seggio celeste.
113. fidandomi: fiduciosa nel tuo nobile
(onesto) parlare che fa onore a te e a

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chonora te e quei chudito lhanno.

117

Poscia che mebbe ragionato questo,


li occhi lucenti lagrimando volse;
per che mi fece del venir pi presto;

120

e venni a te cos comella volse;


dinanzi a quella fiera ti levai
che del bel monte il corto andar ti tolse.

123

Dunque che ? perch, perch restai?


perch tanta vilt nel core allette?
perch ardire e franchezza non hai?

126

poscia che tai tre donne benedette


curan di te ne la corte del cielo,
e l mio parlar tanto ben ti promette?

129

Quali fioretti, dal notturno gelo


chinati e chiusi, poi che l sol li mbianca
si drizzan tutti aperti in loro stelo,

132

tal mi fecio di mia virtude stanca,


e tanto buono ardire al cor mi corse,
chi cominciai come persona franca:

135

Oh pietosa colei che mi soccorse!


e te cortese chubidisti tosto
a le vere parole che ti porse!

138

Tu mhai con disiderio il cor disposto


s al venir con le parole tue,
chi son tornato nel primo proposto.

141

Or va, chun sol volere dambedue:


tu duca, tu segnore, e tu maestro.
Cos li dissi; e poi che mosso fue,
intrai per lo cammino alto e silvestro.

quelli che lhanno udito. Questo nuovo


elogio rivolto a Virgilio chiude la lunga
perorazione di Beatrice.
115. Poscia: Dopo questo ragionamento,
rivolse verso di me i suoi occhi splendenti
di lagrime.
Questo pianto di Beatrice esprime la sua
profonda preoccupazione per Dante che
stava ricadendo nel peccato. Il traviamento di Dante era stato soprattutto di natura
religiosa: gli studi di filosofia lavevano
portato a un punto tale da fargli vacillare
la fede cristiana, i cui misteri non si possono svelare con la ragione.
117. per che: e quelle lagrime mi resero
pi rapido (pi presto) a venire in tuo
soccorso. Virgilio, colpito dalla bellezza
celeste di Beatrice accentuata dai suoi
occhi lagrimosi, arde dal desiderio di servirla e accorre subito in aiuto di Dante.
118. volse: volle.

Canto II

119. quella fiera: la lupa che ti ostacol la


via pi breve (il corto andar) per salire
il monte della salvezza (il monte contrapposto alla selva, simbolo del peccato).
121. restai?: indugi, ti fermi?
122. perch tanta vilt allette?: perch
accogli (allette) tanta pusillanimit?
123. ardire e franchezza: ardimento e fiducia in te stesso.
124-126. poscia che ti promette?: dal
momento che tre donne benedette hanno
a cuore la tua salvezza, cio hanno cura di
te in Paradiso davanti alla corte di Dio
(ne la corte del cielo), e le mie parole ti
promettono tanta gioia (tanto ben).
Lintervento delle tre donne del Cielo ha lo
scopo di mettere in evidenza il valore che
il viaggio di Dante assume: importante
non solo per la sua salvezza spirituale, ma
anche per quella dellumanit tutta.

127. Quali fioretti: Come i fiori con corolla


reclinata e con i petali chiusi per il freddo
della notte, appena il sole li illumina con i
suoi caldi raggi (li mbianca) si aprono
drizzandosi sul loro stelo, tale mi feci io
dopo essermi ripreso dalla condizione di
vacillante fiducia (virtude stanca). La
similitudine esprime bene il coraggio ritrovato da Dante. Il nome (fioretti) non
diminutivo: usata anche nelle Rime (C,
CI) e nel Purgatorio (canto XXVIII).
131-135. e tanto buono ardire porse!: e
sentii dentro di me tanto ardire da cominciare come una persona liberata da ogni
dubbio (franca): Pietosa la donna che
mi venne in aiuto e veramente gentile te
che ti sei affrettato a obbedire alle sue
parole veritiere (vere).
138. proposto: proposito. Caduto ogni
dubbio, ora Dante disposto a seguirlo.
142. alto e silvestro: arduo e selvaggio.

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I punti chiave del canto


1. LA MISSIONE DI ENEA
Dante interpreta il viaggio compiuto da Enea nel mondo dei morti, descritto minuziosamente da Virgilio nel VI libro dellEneide, come una missione voluta da Dio che, nei
suoi imperscrutabili disegni, preparava la via alla diffusione del Cristianesimo. Infatti,
dai discendenti dei Troiani, fusi insieme con le genti dellumile Italia laziale, sarebbe
nato un popolo che avrebbe fondato Roma, la sede destinata al papato, e lImpero
Romano la cui vastit avrebbe facilitato la diffusione della fede cristiana.
Anche la IV egloga di Virgilio, con il suo accenno alluniversale palingenesi, doveva rappresentare agli occhi di Dante una decisiva conferma del carattere profetico dellEneide,
una riprova che Dio aveva scelto il Mantovano a profeta di eventi provvidenziali e che
quindi largomento del poema virgiliano andava considerato come una delle tappe fondamentali nel cammino dellumana salvazione, a disdoro e vergogna degli ecclesiastici che
pretendevano di svuotare lImpero della sua preminente autorit. Ci aiuta a comprendere perch Dante anche sotto la suggestione dellambiente ravennate di Giovanni del
Virgilio abbia intrapreso a comporre egloghe in latino nello stile di Virgilio, bench normalmente (e la Vita nuova, il Convivio e la Commedia stanno a dimostrarlo) egli preferisse comporre in volgare le sue opere di pi integrale impegno, proprio perch il volgare era
lunico idioma accessibile anche alle folle (E. Paratore).
Un altro grande studioso di Dante, il critico Bruno Nardi, nel suo volume Dal Convivio
alla Commedia, arrivato alla lettura del terzo libro della Monarchia scrive: Fu senza
dubbio a questo momento, che egli scopr che lo spirito dellEneide saccordava a meraviglia con lo spirito del Vangelo, lumanesimo virgiliano col profetismo biblico. Questa
scoperta lo commosse a tal segno da ritenerla una rivelazione soprannaturale. Gli
parve di udire una voce interiore che lo incitasse a svelare agli uomini la cagion che l
mondo ha fatto reo e che la grazia di Dio fosse scesa su lui come un tempo sui profeti dIsraele. La Divina commedia germogli dallintima e perfetta concordia dellumanesimo virgiliano con la rivelazione evangelica, nella forma di una visione poetica e
profetica, nella quale il viaggio dEnea [] si compie col ratto di Paolo al terzo cielo.

2. PERPLESSIT E DUBBI DI DANTE


Dante, alla fine del canto I, per evitare la dannazione, si era dichiarato pronto a seguire
Virgilio attraverso il regno dellInferno e quello del Purgatorio per salire poi al Cielo guidato da una donna beata; ora, perplesso e timoroso, si chiede se veramente degno e in
grado di affrontare questo viaggio ultraterreno. Non tracotanza fidare troppo nelle proprie forze? Dante, infatti, pensando agli unici due mortali, Enea e san Paolo, che erano
andati nel regno doltretomba ancora in vita, e riflettendo sulle proprie condizioni, sente
il peso e le difficolt di un tal viaggio e perci disvuole ci che prima aveva intrapreso
con tanto slancio. In sostanza, ecco il dubbio di Dante: potr un poeta, per quanto grande possa essere, testificare al mondo lesistenza di un aldil strutturato da Dio secondo i meriti o demeriti che ciascun uomo ha acquistato con il suo comportamento buono
o cattivo? Chi gli avrebbe creduto? Quali le reazioni in Firenze e nel mondo?
Traspare qui uno dei temi pi importanti della Divina Commedia: il dissidio tra lardore
delluomo e il freno soprannaturale, tra filosofia e teologia, tra ragione e fede, tema che
verr affrontato a fondo nel viaggio drammatico di Ulisse (vedi canto XXVI, vv. 119-120):
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza.

Luomo, se vuol distinguersi dagli animali, deve puntare con tutte le forze della sua
volont a seguir virtute e canoscenza, ad elevarsi intellettualmente e spiritualmente,
ad affrontare con serenit e coscienza ogni ostacolo. Per, ci ammonisce il poeta, deve
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essere consapevole dei limiti imposti da Dio: varcarli significa temeraria follia, peccare di superbia (ricorda Lucifero precipitato dal Cielo).

3. LAMORE O CARITAS CHE SPINGE BEATRICE A SCENDERE DALLEMPIREO AL LIMBO

S C H E D A

D I

COMPRENSIONE

Dante si prepara a sostenere la guerra / s del cammino e s de la pietate: sai spiegare questo verso?
(max 5 righe).

Chi il parente di Silvio?


a) Ascanio
b) Enea
c) Anchise
d) Virgilio

Lavversario dogne male fu cortese verso Enea


pensando lalto effetto / chuscir dovea di lui e l
chi e l quale: cerca di spiegare queste parole di
Dante (max 10 righe).

Chi il Vas delezione? Che cosa ha fatto per recar


conforto alla fede cristiana?

Perch il poeta teme che la sua venuta nel regno della morta gente sia folle? (max 5 righe)

La vilt molte fiate lomo ingombra: spiega questa


espressione (max 10 righe).
Canto II

L A V O R O

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Abbiamo visto nella prima parte di questo canto II che Dante, come quei che disvuol
ci che volle, stava per rinunciare al suo viaggio nelloltretomba. Virgilio, per infondergli coraggio e rassicurarlo, gli espone la ragione che lo spinse ad accorrere in suo
aiuto: il viaggio voluto nel Cielo ( una specie di sanzione celeste e uno sprone a
comporre il poema che dar insegnamenti morali e religiosi ai viventi).
Sotto laspetto poetico e letterario questa parte del canto, che ha per tema lamore spirituale di Beatrice e si allaccia alla Vita nuova e alle Rime, appare veramente suggestiva. senzaltro quella pi poetica e lirica del canto II.
Qui la figura di Beatrice non ancora simbolo di GRAZIA BEATIFICANTE e GUIDA SPIRITUALE
E TEOLOGICA come sar nel Paradiso, ma la donna amata dal poeta, accesa per dallardore celeste della caritas che illumina lo spirito e lo eleva a Dio, una donna che trepida per la salvezza del suo amico perseguitato dalla Fortuna. Una figura beata e bella
dunque, ma viva, perch in lei vibra ancora il ricordo affettuoso del suo gentile poeta.
Di tono stilnovistico la descrizione: i suoi occhi sono splendenti come stella, langelica
voce soave e piana, li occhi lucenti lagrimando volse: una creatura celeste che
piange, fatto, questo, che suscita la commozione di Virgilio.
Lamore di Beatrice slancio di unanima piena di Dio, che vuole salvare il suo poeta
affinch possa un giorno godere in eterno larmonia del Cielo inondato dalla luce divina, luce che amore e bont infinita per tutte le creature. La sua perorazione in favore
di Dante, espressa con commossa ma contenuta sapienza, riflette lo stile della Vita
nuova e quello dei poeti stilnovisti (Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni,
Gianni Alfani); anche il lessico lo stesso, e la struttura sintattica, sempre varia e
sapiente, ben sintona alle movenze ritmiche del verso che scorre fluido diffondendo
quel senso di soave armonia e musicalit che si pu rilevare anche nel celebre sonetto
Tanto gentile e tanto onesta pare. La narrazione scorrevole e in accordo con la forma
dialogica che la rende movimentata e vivace.

Al verso 76 presente una iperbole: la sai spiegare?

Chi sono le tre donne benedette che hanno a cuore


la salvezza di Dante?
a) Beatrice, Rachele, la Vergine Maria
b) Beatrice, Lucia, la Vergine Maria
c) Beatrice, Lucia, Rachele
d) Le Muse

RIFLESSIONE

Qual in particolare il dubbio che tormenta il nostro poeta? (max 10 righe)

10

Come interpreti lamoroso interessamento di Beatrice che lascia il suo beato scanno dellEmpireo
e scende nel Limbo? (max 20 righe)

PRODUZIONE

11

Traccia unanalisi sintetica del discorso di Beatrice


per convincere Virgilio a correre in aiuto di Dante
(max 20 righe).

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Canto III
ARGOMENTO

PERSONAGGI
E DANNATI

PENA
E CONTRAPPASSO

La scritta sulla porta Caronte


dellInferno
Gli ignavi:
Gli ignavi
Papa Celestino V
Caron dimonio

Punte da vespe e da mosconi, le


anime degli ignavi devono inseguire uninsegna
In vita non ebbero nessun ideale e ora inseguono uninsegna
senza senso; non sentirono
nessuno stimolo allazione, e
ora sono stimolate dalle punture di vespe
Luogo: Antinferno. La riva del fiume Acheronte

IL FILO DEL RACCONTO


Il canto inizia con una nota drammatica: una
scritta sopra la porta che immette nellInferno
avverte che di l si entra nella citt del dolore eterno e delle anime condannate a soffrire per sempre.
Dante spaventato, ma Virgilio lo esorta a seguirlo senza timore. Comincia ora il viaggio vero e proprio del poeta nellaldil.
Superata la porta dellInferno, Dante avvolto
dalle tenebre nelle quali risuonano sospiri, pianti,
alti lamenti, accenti dira mescolati a bestemmie
pronunciate in varie lingue, e battito di mani,
tanto che a udirli in quellorrido buio il poeta ne
resta sconvolto e non sa trattenere le lacrime: il
suo primo impatto con lInferno. Chiede spiegazioni al maestro e questi gli risponde che quel tumulto opera degli ignavi, i vili, che visser sanza
nfamia e sanza lodo, cio coloro che nella vita
non seppero mai operare n il bene n il male, non
avendo mai avuto un ideale per il quale battersi.
Una vita, dunque, di inerzia; e ora, per la legge del
contrappasso, sono condannati a inseguire per leternit una specie di bandiera anonima, senza un
simbolo, senza uno scopo. Con loro sono anche gli
angeli cacciati dal Cielo, perch nella lotta tra Dio
e Lucifero non ebbero il coraggio di schierarsi n
da una parte n dallaltra: perci, respinti anche
dallInferno, sono costretti a rimanere in eterno nel
vestibolo. Tra questi sciaurati che mai non fur
vivi, perch ricusarono sempre ogni minima
responsabilit, c anche il papa Celestino V che
fece per viltade il gran rifiuto, cio rinunci,
dopo soli cinque mesi, al pontificato. Punti da
mosconi e da vespe, hanno il volto rigato di sangue, che, mescolato alle lacrime, viene raccolto ai
PER

loro piedi da vermi schifosi. una visione cos


ripugnante che Dante distoglie lo sguardo e lo
rivolge verso la riva di un fiume, lAcheronte, dove
vede addensarsi una folla di anime che attendono impazienti di essere traghettate al di l. Ed ecco apparire la barca di Caronte, dimonio con occhi di bragia, che da lontano grida minaccioso:
Guai a voi, anime prave!.
i vegno per menarvi a laltra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e n gelo.
(vv. 86-87)
Poi si accorge che Dante vivo e lo invita a prendere unaltra via per arrivare al Purgatorio, quella
del mare, alle foci del Tevere, dove la leggera imbarcazione di un angelo lo condurr alla mta. Virgilio
gli risponde che il viaggio voluto da Dio, perci
ogni opposizione inutile.
Le anime, terrorizzate dalle parole di Caronte,
cangiar colore e dibattero i denti abbandonandosi a bestemmie orrende. Caronte le fa salire sulla
barca che lenta scompare su per londa bruna.
Allimprovviso la buia campagna trema s forte,
che Dante, perduti i sensi, cade a terra come
luom cui sonno piglia.
I PUNTI CHIAVE DEL CANTO

La scritta sulla porta e lingresso di Dante


nellInferno
2 Le anime
3 Caronte nocchiero
4 Caronte e le anime dannate

ME SI VA NE LA CITT DOLENTE

PER ME SI VA NE LETTERNO DOLORE,

PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.

1-3. Per me gente: Attraverso me (per


me) si va nella citt del dolore, nel dolore che dura eterno, fra la gente dannata in

32

Inferno

eterno (perduta). Questa prima terzina,


con il per me che si ripete martellante e
lugubre, d subito unimpressione di sgo-

mento. Quel per me ripetuto allinizio


dei tre versi una figura retorica detta
anafora.