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Fascismo e giusnaturalismo

MAAT CONOSCERE LA STORIA PER CREARE IL FUTURO - MAAT

Alfredo Rocco
Fascismo e giusnaturalismo

Alfredo Rocco

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Fascismo e giusnaturalismo

INDICE

Quadro di riferimento
Dal liberalismo al socialismo secondo Alfredo Rocco
La dottrina fascista secondo Alfredo Rocco
Alfredo Rocco La dottrina politica del Fascismo (estratti)

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Fascismo e giusnaturalismo

QUADRO DI RIFERIMENTO

Introduzione
Le moderne dottrine politiche trovano il loro inizio nella concezione giusnaturalistica.
Per quattro secoli il diritto dell'individuo stato posto al centro della riflessione politica e filosofica.
Nel Novecento la dottrina fascista ha completamente cambiato lo scenario affrontando il problema del
diritto dello Stato e dei doveri dei cittadini.
Il pensiero fascista in tale ottica stato elaborato in particolare da un giurista, Alfredo Rocco, e da un
filosofo, Giovanni Gentile.
Nella presente esposizione si seguito principalmente lo scritto di Alfredo Rocco intitolato "La dottrina
politica del Fascismo", conferenza tenuta a Perugia il 30 agosto 1925.
"Per il fascismo la societ fine e l'individuo mezzo, e tutta la vita della societ consiste nell'assumere
l'individuo come strumento dei fini sociali" (Alfredo Rocco)
Nascita del fascismo
Il 23 marzo 1919 Benito Mussolini, romagnolo, 36 anni, giornalista, ex direttore dell'Avanti, organo del
Partito Socialista, fonda a Milano i Fasci Italiani di Combattimento.
Il 28 ottobre 1922 il re Vittorio Emanuele III affida a Mussolini l'incarico di formare il governo.
In tre anni il fascismo aveva raggiunto il vertice del potere politico.
Dall'azione al pensiero
Il fascismo inizialmente azione e sentimento. Un filosofo, Giovanni Gentile, ed un giurista, Alfredo Rocco,
contribuiranno decisamente alla evoluzione del movimento fascista, che si trasformer rapidamente in
movimento di pensiero superando i limiti dell'evenemenziale politico e locale.
Alfredo Rocco
Il giurista Alfredo Rocco, di origine napoletana, all'avvento del fascismo aveva 47 anni. Esponente del
movimento nazionalista, fu propugnatore della fusione dei due movimenti. Fu Presidente della Camera dei
Deputati (1924-1925) e Ministro di Grazia e Giustizia (1925-1932). Ebbe notevole influenza nella
legislazione fascista: legge del 24-12-1925 sulle attribuzioni del capo del governo e legge del 31-1-1926 sulla
facolt del potere esecutivo di emanare norme giuridiche. Nel 1930 firm il Codice Penale e il Codice di
Procedura Penale, noti come "codice Rocco". Mor nel 1935. Il "codice Rocco" rimasto in vigore per molti
anni dopo la caduta del fascismo.

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DAL LIBERALISMO AL SOCIALISMO


secondo Alfredo Rocco
Origine delle dottrine politiche moderne
Le dottrine politiche moderne traggono la loro origine dalla riforma protestante (secolo XVI).
Il giusnaturalismo (secoli XVII e XVIII) alla base di tali dottrine.
La rivoluzione inglese (1625-1689) stato il primo evento politico connesso con le nuove dottrine.
Seguirono la rivoluzione americana (1776) e la rivoluzione francese (1789).
Ultima stata la rivoluzione russa (1917).
Giusnaturalismo
Il giusnaturalismo nasce nel XVII con Ugo Grozio (De jure belli ac pacis, 1625), Hobbes (Elementi di legge
naturale e politica, 1640; Leviatano, 1651), Locke (Saggio sulla legge di natura, 1664), Pufendorf (De iure
naturae et gentium, 1672).
Continua nel XVII con Rousseau (Contratto sociale, 1762), Kant (Metafisica dei costumi, 1794) e Fichte
(Fondamenti del diritto, 1796).
Secondo la concezione giusnaturalistica esistono norme di diritto naturale, anteriori ad ogni norma di
diritto positivo. Gli uomini escono dallo stato di natura mediante un patto capace di garantire una
convivenza accettabile. Con il patto nasce una qualche forma di Stato. Gli individui esistono come soggetti
di diritto naturale prima dello Stato.
Concezione atomistica della societ
La societ, secondo le moderne dottrine, una somma di individui. Gli scopi della societ sono gli scopi
degli individui.
Concezione astorica della societ
La societ vive nello spazio, non nel tempo, ossia la societ la somma di individui determinati e viventi nel
presente.
Unitariet dei movimenti politici
Una comune concezione unifica i movimenti politici liberali e socialisti, diversi nei metodi, ma
sostanzialmente affini negli scopi.
La societ ha per scopo il benessere e la felicit dei singoli della generazione vivente.
Lo Stato lo strumento dei fini individuali in un determinato momento.

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Lo Stato liberale
Il liberalismo sostiene che il modo migliore di raggiungere la felicit degli individui consiste nel lasciarli
operare con il massimo grado di libert possibile. Lo Stato ha solo il compito di coordinare le libert dei
singoli per renderne possibile la coesistenza.
In tale ottica sono stati creati sistemi costituzionali di controllo per impedire che i governanti abusassero
del loro potere.
Il primo sistema consiste nella divisione dei poteri (indebolimento dello Stato).
Il secondo sistema la partecipazione dei cittadini al potere legislativo e indirettamente al potere esecutivo
(rafforzamento del cittadino).
All'inizio il liberalismo limit l'accesso alle funzioni di controllo a determinati gruppi di cittadini. La
limitazione era illogica e contraddiceva i principi stessi dello Stato liberale.
Lo Stato democratico
Se lo scopo dello Stato il benessere dei cittadini, affermano i democratici, non si comprende la limitazione
del potere dello Stato solo relativamente alla tutela della libert. Lo Stato deve operare per migliorare le
condizioni di vita, materiali ed intellettuali, di tutti i cittadini.
Lo Stato democratico deve operare nel settore della salute, dell'istruzione, del lavoro, dell'ambiente, ecc.
Inoltre i democratici affermano che tutti gli individui debbono partecipare al governo dello Stato e non solo
alcuni gruppi selezionati. La sovranit del popolo.
La democrazia supera il liberalismo aggiungendo alla libert l'uguaglianza dei cittadini e passando dalla
funzione di controllo del governo a quella di esercizio del potere.
Ma lo Stato democratico contiene altre contraddizioni non risolte.
Lo Stato socialista
Se lo scopo dello Stato il benessere dei cittadini come possibile tollerare condizioni di miseria e di
sfruttamento?
I socialisti proclamano quindi che lo Stato deve intervenire anche nell'economia regolando o abolendo la
propriet privata, rivedendo i rapporti tra capitalisti e lavoratori, stabilendo regole di redistribuzione del
reddito.
Il socialismo un superamento logico della democrazia, come questa lo del liberalismo.

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LA DOTTRINA FASCISTA
secondo Alfredo Rocco

Fascismo contro giusnaturalismo


La dottrina fascista in antitesi con il complesso delle dottrine che hanno il loro fondamento nel
giusnaturalismo (liberalismo, democrazia, socialismo).
Societ umane come frazioni della specie umana
Secondo Aristotele l'uomo un animale politico, vive in societ.
La specie umana vive in diverse societ organizzate in vari modi.
Le varie societ sono parti, frazioni della specie umana.
L'umanit esiste come concetto biologico, non sociale, poich non esiste una unica organizzazione della
specie umana.
Le societ umane invece esistono come concetto biologico e sociale.
Dal punto di vista sociale le societ sono frazioni della specie umana, aventi una organizzazione unitaria per
il raggiungimento dei fini propri della specie.
Fini della specie umana
I fini della specie umana non sono solo materialistici, ma sono soprattutto spirituali.
Ogni societ comprende elementi spirituali: unit di cultura, di religione, di tradizioni, di costumi, di
linguaggio, di sentimenti, di volont, ecc.
Ma ogni societ non pu prescindere anche da elementi materialistici: unit di interessi economici, di
qualit della vita, di territorio, ecc.
La societ come successione di generazioni
Essendo le societ umane frazioni della specie umana, hanno le stesse caratteristiche della specie umana.
Non sono un insieme di individui, ma sono una successione di generazioni.
Questo concetto differenzia completamente il fascismo dalle dottrine giusnaturalistiche.
La specie umana la serie infinita delle generazioni passate, presenti e future.
I fini della specie umana non sono i fini dei singoli individui viventi in un momento determinato. La
conservazione e lo sviluppo della specie pu essere in contrasto con i fini dei singoli.
I fini delle societ umane non sono i fini degli individui che le compongono. In caso di guerra, ad esempio,
alcuni possono sacrificarsi per il bene della societ.
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La concezione fascista della societ pertanto una concezione storica, nel senso che include le generazioni
presenti, quelle passate e quelle future in un continuo rapporto di vita materiale e spirituale.
La societ ha scopi storici di conservazione, di espansione, di perfezionamento distinti dagli scopi dei singoli
individui che la compongono temporaneamente.
Individuo per la societ
Le concezioni giusnaturalistiche sostengono che la societ per l'individuo. Con conseguente riduzione del
valore della societ a puro strumento per il raggiungimento del benessere dell'individuo.
La dottrina fascista sostiene invece che l'individuo per la societ, di cui, come parte della generazione,
elemento. In tal senso il benessere degli individui di ogni generazione condizione per lo sviluppo del
benessere della societ.
Se la societ fine e l'individuo mezzo, la societ assume l'individuo come strumento dei fini sociali.
L'individuo deve raggiungere il suo benessere, non come interesse esclusivo del singolo, ma come
convergenza tra l'interesse del singolo e l'interesse della societ.
Il fascismo sostiene il diritto dello Stato e il dovere dell'individuo. I diritti dell'individuo sono solo un riflesso
del diritto dello Stato. E' con la convergenza tra interesse sociale e interesse individuale che l'antinomia
diritti-doveri viene superata nella unit storica del succedersi delle generazioni della societ.
La fine del Medioevo
Dopo la crisi dell'Impero Romano, travolto dalle invasioni barbariche, principalmente di origine germanica,
il Medioevo costitu essenzialmente un momento di disgregazione e anarchia sia sul piano politico che su
quello sociale. Solo la Chiesa Cattolica riusc a mantenere saldo nella propria organizzazione il principio di
autorit e sovranit di origine romana.
Nel XVII e XVIII secolo inizi la lotta di gruppi, che si ispiravano alle dottrine moderne con base
giusnaturalistica, per abbattere i nascenti Stati Nazionali che tentavano di restaurare la sovranit dello
Stato.
La rivoluzione francese non fu rivolta contro il Medioevo, ma contro il nuovo Stato unitario francese, per
continuare nell'individualismo e anarchismo medievale, non pi su base corporativa e cittadina, ma su base
borghese e popolare.
La dottrina fascista intendeva volgersi contro i continuatori del Medioevo per la restaurazione della
sovranit dello Stato Nazionale.

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ALFREDO ROCCO
LA DOTTRINA POLITICA DEL FASCISMO
(estratti)
* +
II.
ORIGINI COMUNI E COMUNE FONDAMENTO DELLE DOTTRINE
POLITICHE MODERNE: DAL LIBERALISMO AL SOCIALISMO
Il pensiero politico moderno stato, fino ad ieri, in Italia e fuori dItalia, sotto il dominio assoluto di
quelle dottrine, che trassero la loro origine prossima dalla riforma protestante, trovarono il loro
svolgimento nei giusnaturalisti dei secoli XVII e XVIII, vennero consacrate nelle istituzioni e nel costume
dalla rivoluzione inglese, da quella americana e da quella francese: e sotto forme diverse e fra di loro
talvolta contrastanti, hanno caratterizzato tutte le teorie politiche e sociali, tutti i movimenti politici e
sociali del secolo XIX e del XX fino al fascismo. Base comune di tutte dottrine, che vanno da Languet, da
Buchanan e da Altusio, fino a Marx, a Wilson e a Lenin, la concezione, che chiamer atomistica e
meccanica della societ e dello Stato.
La Societ non , secondo questa concezione, che una somma di individui, una pluralit, che solvitur
in singularitates; gli scopi della Societ non sono pertanto che gli scopi degli individui: la Societ vive per i
singoli. Questa concezione atomistica anche, necessariamente, una concezione antistorica, che considera
cio la Societ nello spazio, non nel tempo, riducendo la vita sociale alla vita di una singola generazione. La
Societ diviene infatti, cosi concepita, somma di individui determinati: quelli della generazione in ciascun
momento vivente. Dottrina dunque atomistica, antistorica, e perci, anche (malgrado i travestimenti)
materialistica, perch, isolando la generazione presente dalle passate e dalle future, nega quel patrimonio,
essenzialmente spirituale, di idee e di sentimenti che ciascuna generazione riceve dalle generazioni passate
e trasmette alle future, e distrugge lunit e la vita stessa spirituale delle societ umane, cio dei diversi
popoli.
Questa comune base spiega la intima connessione logica, che lega tutte le dottrine politiche, la
sostanziale solidariet che unisce tutti i movimenti politici, che fino ad ieri hanno dominato in Europa, dal
liberalismo al socialismo. Divise e contrastanti nei metodi, tutte queste scuole avevano comuni i fini. Tutte
assegnavano come fine della Societ il benessere e la felicit dei singoli, e nella considerazione dei singoli si
arrestavano alla generazione vivente. Tutte facevano della Societ, e della sua giuridica organizzazione, lo
Stato, il mezzo, lo strumento dei fini individuali di una singola generazione. La differenza tra le varie scuole
e i vari partiti, era, come si detto, puramente di metodo.
* +
In tal modo, liberalismo, democrazia, socialismo, ci appaiono, come sono realmente, non solo
filiazioni di una identica teoria della societ e dello Stato, ma anche come derivazioni logiche luno
dellaltro. Lo sviluppo logico del liberalismo conduce alla democrazia, lo sviluppo logico della democrazia
conduce al socialismo. vero che per lunghi anni il socialismo fu considerato il sistema economico- politico
antitetico al liberalismo: e, in un certo senso, a ragione. Ma lantitesi puramente relativa, ed tutta
racchiusa entro la comunanza delle origini e del fondamento delle due concezioni. Lantitesi, in altri termini,
di metodo, non di fine; il fine comune: il benessere dei singoli; salvo che il liberalismo crede di
conseguirlo con la libert, il socialismo con lorganizzazione collettiva della produzione. Nessuna
divergenza, dunque, e meno che mai antitesi, nella concezione della essenza e dei fini della societ e dello
Stato, e dei rapporti tra societ ed individuo, ma solo valutazione diversa dei modi di realizzazione di quei
fini e di quei rapporti; diversit che dipende, sostanzialmente, dalle diverse condizioni delleconomia
mondiale del periodo storico in cui luno e laltro sorsero e si svilupparono: il liberalismo nasce e prospera
nella fase della piccola e media industria; il socialismo in quella della grande industria e della espansione
capitalistica. Il dissenso, e sia pure lantitesi, sono pertanto limitati al punto di vista economico. Il socialismo
antiliberale solo nel campo della organizzazione della produzione e della distribuzione della ricchezza; ma
nel campo morale, intellettuale, religioso liberale, come liberale e democratico nel campo politico.
Lantiliberalismo e lantidemocrazia del bolscevismo russo sono in s pura contingenza: il bolscevismo
antiliberale e antidemocratico in quanto rivoluzionario, non in quanto socialista; ch se lantiliberalismo
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e lantidemocraticismo bolscevico dovessero conservarsi, questo significherebbe senzaltro, che il


bolscevismo cesserebbe di essere socialista. Nuova prova, questa, della identit dei contrari.
III.
LA DOTTRINA FASCISTA COME DOTTRINA INTEGRALE DELLA SOCIALIT
E LA SUA ANTITESI CON LATOMISMO LIBERALE-DEMOCR ATICO-SOCIALIST A
Quella che si trova, invece, risolutamente, in antitesi, non con questa o quella conseguenza della
concezione liberale-democratica-socialista della societ e dello Stato, ma con la stessa concezione, la
dottrina fascista. Mentre il dissenso tra liberalismo e democrazia, fra liberalismo e socialismo, dissenso di
metodo, il dissenso fra liberalismo, democrazia e socialismo da una parte, e fascismo dallaltra, dissenso
di concezione. Anzi, il fascismo non fa questione di mezzi, e questo spiega come possa, nellazione pratica,
applicare volta a volta il metodo liberale, il democratico e il socialista, prestando il fianco alla critica di
incoerenza degli avversari superficiali. Il fascismo fa questione di fini, e pertanto anche quando adopera gli
stessi mezzi, proponendosi un fine profondamente diverso, agisce con spirito diverso e con diversi risultati.
E nella concezione dellessenza della societ, e dello Stato, dei suoi scopi, dei rapporti fra societ e
individui, il fascismo rigetta in blocco la dottrina derivata pi o meno direttamente dal giusnaturalismo del
XVI, XVII, XVIII secolo, che sta a base dellideologia liberale-democratica-socialista.
Non intendo far qui una esposizione della dottrina politica del fascismo: occorrerebbe un volume. Mi
limito ad un breve riassunto dei concetti fondamentali. Luomo, animale politico, secondo la definizione
aristotelica, vive in societ. Un uomo che non vive in societ, inconcepibile, un non-uomo. Tutta
lumanit come specie, vive raggruppata in societ, che sono, ancor oggi, numerosissime e diverse, di
diversa importanza e di varia organizzazione, dalle trib del centro dellAfrica ai pi grandi imperi civili.
Le varie societ sono dunque frazioni della specie umana, aventi una organizzazione unitaria. Poich
una organizzazione unitaria di tutta la specie umana non esiste, non vi una societ umana, vi sono delle
societ umane. Lumanit pertanto esiste solo come concetto biologico, non come concetto sociale. Le
diverse societ umane invece esistono .come concetto biologico e come concetto sociale; socialmente sono
frazioni della specie umana, aventi una organizzazione unitaria per il raggiungimento dei fini propri della
specie. Con questa definizione si pongono in luce tutti gli elementi del fenomeno sociale e non solamente
quelli della conservazione e della perpetuazione della specie; luomo non solo materia, ma spirito, e i fini
della specie umana non sono soltanto quelli puramente materialistici, comuni alle altre specie animali; sono
anche e soprattutto quelli spirituali propri delluomo, che ciascuna societ umana raggiunge secondo il
grado della propria civilt. Cos lorganizzazione di ogni societ, in minore o maggiore misura, pervasa da
questi elementi spirituali: unit di cultura, di religione, di tradizioni, di costumi, di linguaggio e in genere di
sentimenti e di volont, che sono essenziali quanto gli elementi materialistici: lunit di interessi economici,
di condizioni di vita, di territorio. Ma questa definizione mette in luce altres una verit, che le dottrine
sociali e politiche degli ultimi quattro secoli, su cui si fondano i sistemi politici fin oggi dominanti, hanno
trascurato: e la verit che il concetto di societ un concetto sociale, ma anche un concetto biologico, in
quanto le societ sono frazioni della specie umana, frazioni aventi organizzazione propria, un proprio grado
di civilt, propri bisogni e propri fini, e quindi una propria vita. Ma se le societ umane non sono che
frazioni della specie umana, esse hanno le stesse fondamentali caratteristiche della specie umana e
soprattutto quella di non essere una somma di individui, ma una successione di generazioni.
dunque evidente, come la specie umana non la somma degli individui viventi nel mondo, cos le
varie societ umane, che la compongono, non sono la somma dei vari individui che, a un dato momento, vi
appartengono, ma la serie infinita delle generazioni passate, presenti e future, che ne hanno fatto, ne fanno
e ne faranno parte. E come i fini della specie umana non sono i fini dei singoli individui in un certo
momento viventi, anzi, possono essere con questi eventualmente in contrasto, cos i fini delle varie societ
umane non sono i fini degli individui che in un dato momento le compongono, ma possono essere con
questi eventualmente in contrasto. noto che la conservazione e lo sviluppo della specie pu, qualche
volta, implicare il sacrificio degli individui. Il fenomeno bellico ne il pi grande esempio.
Alla vecchia concezione atomistica e meccanica della societ e dello Stato, base della dottrina
liberale, democratica e socialista, il fascismo sostituisce una concezione organica e storica. Organica, non
nel senso che raffiguri la societ come un organismo, non perci alla maniera delle cosiddette teorie

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organiche dello Stato, ma nel senso che conferisce alle societ, come frazioni della specie, scopi e vita
oltrepassanti gli scopi e la vita degli individui e comprendenti invece
quelli della serie indefinita delle generazioni. Che nella societ, come frazione della specie, si voglia o
non si voglia vedere un organismo, diventa a questo punto perfettamente superfluo. Concezione organica,
poi, vuol dire, applicata alla societ umana, essenzialmente concezione storica in quanto essa considera la
societ nella sua vita continuativa, oltre quella degli individui.
Il rapporto pertanto fra societ ed individuo appare nella dottrina del fascismo perfettamente
rovesciato. Alla formula delle dottrine liberali, democratiche e socialistiche: la societ per lindividuo, il
fascismo sostituisce laltra: lindividuo per la societ. Ma con questa differenza, che mentre quelle dottrine
annullavano la societ nellindividuo, il fascismo non annulla lindividuo nella societ. Lo subordina, non
lannulla, perch lindividuo, come parte della sua generazione, pur sempre elemento, sia pure
infinitesimale e transeunte, della societ. Lo sviluppo e la prosperit degli individui di ciascuna generazione,
quando siano proporzionati ed armonici, diventano condizioni dello sviluppo e della prosperit di tutta
lunit sociale. Vi dunque un interesse delle societ alla prosperit degli individui. A questo punto
lantitesi tra la concezione fascista e la concezione liberale-democratica-socialista, appare - come assoluta e totale. Per il liberalismo (come per la democrazia e il socialismo) le societ umane sono la
somma degli individui viventi; per il fascismo le societ sono lunit riassuntiva della serie indefinita delle
generazioni.
Per il liberalismo (come per la democrazia e il socialismo) la societ non ha scopi distinti da quelli dei
singoli che la compongono a un dato momento. Per il fascismo la societ ha scopi suoi storici ed immanenti,
di conservazione, di espansione, di perfezionamento, distinti dagli scopi dei singoli individui che, pro
tempore, la compongono, e che possono eventualmente anche essere in contrasto con gli scopi individuali.
Di qui la possibilit, che le dottrine dominanti non concepiscono, del sacrificio anche totale dellindividuo
alla societ e la spiegazione del fatto bellico, legge eterna della specie umana, che quelle dottrine non
spiegano, se non come una assurda degenerazione o una mostruosa pazzia. Per il liberalismo (come per la
democrazia e il socialismo) la societ non ha vita distinta dalla vita degli individui, solvitur in singularitates.
Per il fascismo la vita della societ sorpassa di molto quella degli individui e si prolunga attraverso le
generazioni, per secoli e per millenni; gli individui nascono, crescono, muoiono, sono sostituiti da altri, e
lunit sociale, attraverso il tempo, resta sempre identicamente s stessa. Per il liberalismo (come per la
democrazia e il socialismo), lindividuo fine, la societ mezzo; n concepibile che lindividuo, che
fine, possa mai assumere il valore di mezzo. Per il fascismo la societ fine e lindividuo mezzo, e tutta la
vita della societ consiste nellassumere lindividuo come strumento dei fini sociali. Lindividuo bens
tutelato e favorito nel suo benessere e nel suo sviluppo, ma ci non avviene mai nellinteresse esclusivo del
singolo, ma sempre per una convergenza tra linteresse del singolo e linteresse sociale. Si spiegano cos
istituti, come la pena di morte, che il liberalismo condanna in nome della preminenza dei fini dellindividuo.
Per il liberalismo (come per la democrazia e il socialismo) il problema fondamentale della societ e
dello Stato il problema dei diritti del singolo. Sar per il liberalismo il diritto alla libert, per la democrazia
il diritto al governo della cosa pubblica, per il socialismo il diritto alla giustizia economica, ma sempre il
diritto dellindividuo o di gruppi di individui (classi), in questione. Per il fascismo il problema preminente
quello del diritto dello Stato e del dovere dellindividuo e delle classi; i diritti dellindividuo non sono che
riflesso dei diritti dello Stato, che il singolo fa valere come portatore di un interesse proprio e come organo
di un interesse sociale con quello convergente. In questa preminenza del dovere sta il pi alto valore etico
del fascismo.
IV.
I PROBLEMI DELLA LIBERT, DEL GOVERNO E DELLA GIUSTIZIA SOCIALE
NELLA DOTTRINA POLITICA DEL FASCISMO
Questo non significa, badiamo, che i problemi sollevati dalle altre ideologie siano indifferenti al
fascismo: solo esso li pone e quindi li risolve diversamente.
Cos per il problema della libert, che preoccupa il liberalismo. Vi una concezione liberale, ma vi
anche una concezione fascista della libert. Anche il fascismo crede che occorra garantire allindividuo le
condizioni necessarie per il libero sviluppo delle sue facolt; anche il fascismo crede che un annullamento e
una mortificazione della personalit individuale siano da escludersi nello Stato moderno. Ma ci non perch
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riconosca un diritto dellindividuo alla libert, superiore allo Stato, da farsi valere contro gli interessi stessi
dello Stato, ma perch crede che lo sviluppo della personalit umana sia un interesse dello Stato. Se gli
individui sono gli elementi infinitesimali e transeunti della complessa e permanente vita della societ,
chiaro che un normale sviluppo della vita individuale necessario allo sviluppo sociale. Necessario, ma
purch sia normale; un enorme e disordinato sviluppo di alcuni individui o gruppi di individui sarebbe per la
societ ci che per lorganismo animale lenorme e disordinato sviluppo di alcune cellule: una malattia
mortale. La libert, pertanto, data allindividuo e ai gruppi nellinteresse sociale ed entro i limiti
dellinteresse sociale.
E ci che si dice per la libert civile, vale per la libert economica. Il fascismo non accetta la libert
economica come dogma assoluto, perch non considera i problemi economici come problemi della vita
individuale, che interessino i singoli, da abbandonarsi pertanto allarbitrio dei singoli. Al contrario,
considera lo sviluppo economico, soprattutto per ci che concerne la produzione della ricchezza, come un
interesse eminentemente sociale, perch la ricchezza per la societ elemento essenziale di prosperit e di
potenza. Ma il fascismo crede che sia normalmente utile lasciare alliniziativa individuale lo svolgimento
del fenomeno economico, tanto nella fase della produzione, quanto in quella della distribuzione della
ricchezza, perch, nel mondo economico, nessun mezzo pi efficace vi per ottenere il massimo risultato
col minimo sforzo, che far valere la spinta dellinteresse individuale. Anche la concezione fascista della
libert economica dunque essenzialmente diversa dalla concezione liberale. Per liberalismo, la libert
un principio, per il fascismo un metodo. Per il liberalismo, la libert riconosciuta nellinteresse
dellindividuo, per il fascismo concessa nellinteresse sociale. O - in altri termini - per il fascismo
lindividuo fatto organo o strumento dellinteresse sociale; strumento che si adopera, finch serve allo
scopo e si sostituisce, quando non serve. In tal modo il fascismo risolve leterno problema della libert
economica e dellintervento statale, considerando luna e laltra come puri metodi, che possono essere
volta a volta applicati o messi in disparte.
Quello che si dice per il liberalismo politico ed economico, vale per la democrazia. La democrazia si
preoccupa soprattutto del problema della sovranit e del suo esercizio. Anche il fascismo se ne preoccupa,
ma lo pone in modo profondamente diverso. Per la democrazia, la sovranit del popolo, cio della massa
dei viventi. Per il fascismo, la sovranit della societ, in quanto si organizza giuridicamente, ossia dello
Stato. E noi sappiamo che altra cosa il popolo, altra cosa la societ. Mentre dunque la democrazia affida
il Governo dello Stato nelle mani della moltitudine dei viventi perch lo adoperi nel proprio interesse, il
fascismo vuole che il Governo sia nelle mani di uomini capaci di sollevarsi al di sopra della considerazione
dei propri interessi e di realizzare gli interessi della collettivit sociale, considerata come lunit riassuntiva
delle generazioni. Non solo dunque il fascismo respinge il dogma della sovranit popolare, per sostituirvi
quello della sovranit dello Stato, ma ritiene che, degli interessi della societ, linterprete meno adatta sia
proprio la massa popolare, perch la capacit di sollevarsi dalla considerazione dei propri interessi a quella
dei grandi interessi storici della societ, dote rarissima e privilegio di pochi. Molto pu, in questo campo,
la naturale intelligenza e la preparazione culturale; ma pi forse ancora la chiaroveggenza istintiva di alcuni
spiriti eletti, la tradizione, le qualit acquisite mediante leredit. Ci non significa che la moltitudine debba
essere esclusa da ogni influenza sulla vita dello Stato. Anzi, specialmente presso i popoli di lunga storia e di
grandi tradizioni, si forma, anche nei pi umili strati sociali, un istinto delle necessit della stirpe, che nelle
grandi ore della storia si rivela con sicurezza quasi infallibile. Dar modo a questo istinto di farsi valere,
altrettanto saggio quanto laffidare agli spiriti pi eletti il normale governo della cosa pubblica.
Quanto al socialismo, la dottrina fascista riconosce francamente che il problema che esso pone,
quello dei rapporti fra capitale e lavoro, gravissimo, forse il problema centrale del mondo moderno.
Questo non significa che il mezzo proposto dal socialismo per risolverlo, la socializzazione dei mezzi di
produzione e lorganizzazione collettivistica della produzione, sia da accettare. Il difetto capitale del
metodo socialista stato messo in luce dalla esperienza di questi ultimi anni, e consiste in ci, che esso non
tiene conto della natura umana, e, perci stesso, fuori della realt. La realt che la molla pi potente
delle azioni umane sta nella spinta dellinteresse individuale, e che eliminare dal campo economico
linteresse individuale significa introdurre in esso la paralisi. La soppressione della propriet privata del
capitale importa la soppressione del capitale, perch il capitale si forma col risparmio, e nessuno risparmia,
ma ognuno preferisce consumare, quando sa di non poter conservare e trasmettere il frutto del proprio
risparmio. Ma la dispersione e la fine del capitale, vuol dire la fine della produzione, perch il capitale, a
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chiunque sia in mano, pur sempre un elemento indispensabile della produzione. Lorganizzazione
collettiva della produzione vuol dire la paralisi della produzione perch, soppresso nel meccanismo
produttivo lo stimolo degli interessi individuali, la produzione diventa pi scarsa e pi costosa. Il socialismo,
dunque, e lesperienza lo ha confermato, conduce allaumento del consumo, alla diminuzione della
produzione, alla dispersione dei capitali, cio alla miseria. Che vale dunque costruire un meccanismo per
una migliore distribuzione della ricchezza, se la ricchezza stessa che quel meccanismo inaridisce nelle sue
fonti?
Lerrore fondamentale del socialismo quello di fare della propriet privata una questione di giustizia,
mentre essa un problema di utilit e di necessit sociale. Anche nel riconoscimento della propriet
individuale, non il punto di vista individuale, bens il punto di vista sociale, che trionfa.

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Fascismo e giusnaturalismo

Riferimenti bibliografici
Encliclopedia di Filosofia

Garzanti

De Felice Renzo

Autobiografia del fascismo - Antologia di


testi fascisti 1919-1945

Einaudi

De Felice Renzo

Mussolini

Einaudi

Gentile Giovanni

I fondamenti della filosofia del diritto

Le Lettere

Gentile Giovanni

Genesi e struttura della societ

Le Lettere

Rocco Alfredo

Scritti e discorsi di Alfredo Rocco

Giuffr

Rocco Alfredo

La trasformazione dello Stato. Dallo Stato


liberale allo Stato fascista

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