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Mario Vultaggio

Capitolo 6
Determinazione del punto nave con rette di altezza
Circonferenze daltezza

6.0 La retta di altezza


Si possono dare differenti definizioni di retta di altezza a secondo che il
problema si affronta nella sfera o sulla carta. Comunque, in tutti i casi, la
retta di altezza sostituisce una porzione di circonferenza di altezza
abbastanza limitata sulla quale losservatore si trova.
Il tracciamento della retta possibile solo con la conoscenza del punto
stimato prossimo alla circonferenza di altezza.
Nel passato il suo tracciamento veniva fatto determinando pi punti
della circonferenza ( da qui i diversi metodi adottati) detti punti
determinativi; oppure determinando un solo punto; in questo caso si
utilizza la tangente alla curva. Questi metodi, comunque, si possono
considerate superati dato che la retta di altezza si ottiene facilmente
utilizzando il concetto di linearizzazione del luogo di posizione.

Figura 6.1 Esempio di circonferenza di altezza (c.a.) circonferenza


massima tangente (c.m.) Circonferenza osculatrice (c.o.) e retta
tangente (r. t.)

Occorre per osservare che comunque in tutti i casi il procedimento


analitico della sostituzione della circonferenza di altezza sulla sfera

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Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

porta a sostituire questa con un arco di circonferenza massima tangente


alla circonferenza nel punto determinativo; sulla carta, poi, alla
circonferenza massima si sostituisce la circonferenza osculatrice e
successivamente la retta tangente tracciata sulla carta di navigazione
appoggiandosi sul punto stimato (v. figura 6.1).
La determinazione finale delle coordinate dellosservatore potr essere
risolta sia graficamente oppure in modo analitico rispetto sempre al
punto stimato.
6.1 Metodi di tracciamento della retta di altezza
Lo studio del tracciamento della retta di altezza verr limitato alla sola
carta di Mercatore, essendo questa la carta principalmente usata in
navigazione.
6.1.1 Metodo Summer o della corda
Questo metodo consiste nel determinare due o tre punti della
circonferenza di altezza per mezzo di intersezione del parallelo con la
curva di altezza. Fissata la latitudine e supponendo note le coordinate
dellastro osservato, si determina un triangolo di posizione, la cui sola
variabile rappresentata dallangolo al polo supposto per di aver
effettuato losservazione dellaltro e corretta opportunamente laltezza.
(v. figura 6.2).

Figura 6.2 Metodo di Summer o della corda Intersezione del


cerchio di altezza con un parallelo.

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Del triangolo di posizione sono noti i lati; langolo al polo, da cui


dipende la longitudine, si determina usando la formula del Borda:
Tan

P
=
2

cos S sin (S h )
cos(S p )sin (S )

(6.1)

nella quale
S=

p + + h
p + h
p + h
+h p
, S h =
, S =
e Sp=
2
2
2
2

Con h altezza corretta dellastro osservato, p distanza polare dellastro e


la latitudine dellosservatore. Il metodo della corda consiste nel
introdurre nella (6.1) altri due valori della latitudine che differiscono di
10' . Si ottengono cos tre angoli al polo dellastro osservato, dai quali
si passa a tre valori dellangolo orario dellastro t , t ' , t ' ' . Avendo letto al
cronometro listante di osservazione, dopo lopportuna correzione, si
ricava la corrispondente ora di Greenwich di osservazione e langolo
orario dellastro rispetto a Greenwich. Per ottenere questo angolo
occorre ovviamente usare le Effemeridi per trovare il corrispondente
angolo orario. Dalla differenza fra angolo orario locale e corrispondente
angolo orario di Greenwich si ricavano le tre longitudini dei tre punti
appartenenti alla circonferenza di altezza associata allosservazione.
' = t a' Ta = t a Ta

'' = t a'' Ta

Figura 6.3 Metodo di Summer o della corda Intersezione del


cerchio di altezza con i tre paralleli.

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I tre punti che si tracciano sulla carta sono quasi sempre allineanti dato
che la circonferenza ha un raggio di curvatura molto grande; questa
caratteristica non si verifica quando laltezza osservata molto grande e
lastro prossimo allo zenit (caso di osservazione circumzenitale).
Questo metodo, comunque, cade in difetto quando lastro prossimo al
passaggio al meridiano; in questo caso pu verificarsi che il parallelo
stimato non interseca la curva di altezza. Questa situazione pu ottenersi
analiticamente differenziando la relazione:
sinh = sin sin + cos cos cos P

(6.2)

rispetto ad h e P:
cosh dh = cos cos sin PdP

(6.3)

La (6.3) esprimibile nel seguente modo: si applica il teorema dei seni


al triangolo di posizione:
dP = sec cos ecZdh

(6.4)

la (6.4) dimostra che per astri in prossimit del meridiano


dellosservatore Z 0 o Z 180 una piccola variazione nella misura
dellaltezza produce un elevato valore di dP ossia in d .
La stessa situazione si ha per la latitudine; infatti differenziando la (6.2)
rispetto a P e si ha:
dP = cot Z sec d

(6.5)

Anche la (6.5) mostra che una piccola variazione della latitudine, con
lastro in prossimit del meridiano dellosservatore Z 0 o Z 180 ,
produce un elevato valore di dP ossia in d .
Le conclusioni ottenente con le formule differenziali (6.4) e (6.5) ci
permettono di concludere che la situazione pi favorevole per usare il
metodo di Summer quando lastro in prossimit del primo verticale.
Ma occorre osservare, per, che non tutti gli astri passano al primo
verticale; condizione questa che si verifica quando > .
In conclusione si pu dire che il metodo di Summer da buoni risultati
quando si osservano astri lontani dal meridiano dellosservatore.

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6.1.2 Metodo Johnson o della longitudine


In questo metodo e in quelli successivi la retta di altezza che si traccia
sulla carta tangente alla circonferenza. Si determina un solo punto
della circonferenza considerando lintersezione del parallelo stimato con
la curva.

Figura 6.4 Metodo Johnson Intersezione del cerchio di altezza con


il parallelo stimato e tracciamento sulla carta della retta di altezza.

Dopo losservazione dellaltezza osservata dellastro e preso il tempo al


cronometro, la longitudine del punto determinativo si ricava usando di
nuovo la relazione (6.1):
Tan

P
=
2

cos S sin (S h )
cos(S p )sin (S )

Calcolato il valore dellangolo al polo si applica la stessa procedura per


il calcolo della longitudine D . Il punto determinativo avr le coordinate:
D( s , D ) ; per tracciare la retta dazimut occorre determinare langolo
azimutale dellastro osservato; si applica ancora una delle formule di
Borda applicata, questa volta, allangolo azimutale:
Tan

sin (S ) sin (S h )
Z
=
2
cos S cos(S p )

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(6.6)

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Dallangolo azimutale si passa allazimut. La retta di altezza Johnson


passa per il punto determinativo ed perpendicolare alla direzione
dellazimut.
La retta Johnson presenta le stesse difficolt ed incertezze
sullintersezione del parallelo stimato con la circonferenza di altezza
essendo valide anche per questo caso le relazioni (6.4) e (6.5);
lintersezione assicurata osservando astri lontani dal meridiano
dellosservatore.

6.1.3 Metodo della latitudine


In questo metodo, il punto determinativo D sulla circonferenza di altezza
ottenuto per intersezione del meridiano stimato con la curva di altezza.
Osservata laltezza di un astro ed assegnato listante di osservazione, si
considera il triangolo di posizione PeDA per il quale sono ben noti i lati
e langolo al polo (v. figura 6.5).
Questangolo si ricava dal tempo cronometro corretto dal suo stato
(correzione del cronometro); si passa al UTC e quindi allangolo orario
dellastro per mezzo delluso delle effemeridi. Trovato langolo orario
rispetto a Greenwich si applica la longitudine ( s ) del punto stimato; si
ottiene cos langolo orario e successivamente langolo al polo.

Figura 6.5 Metodo della latitudine Intersezione del cerchio di


altezza con il meridiano stimato e tracciamento sulla carta della retta di
altezza.

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(Si ricorda che questa procedura diretta per il Sole, la Luna ed i pianeti
mentre per una stella si passa prima al calcolo del tempo sidereo e
successivamente si applica la sua coascensione retta).
Dal triangolo di posizione, dopo averlo scomposto in due triangoli
sferici rettangoli, abbassando la circonferenza massima perpendicolare
al meridiano dellosservatore e passante per lastro, si ottengono le
seguenti relazioni:
D + M + N = 90 , N = 90 ( D + M )
TanM = cot cos P

(6.7)

Dai due triangoli sferici rettangoli si calcolano le due relazioni


sin = cos d cos M
sinh = cos d sin ( D + M )

ed uguagliando:

sin
sinh
=
cos M sin ( D + M )

infine si ricava la relazione che permette di determinale la latitudine del


punto determinativo:
sin ( D + M ) = sinh cos M cos ec

(6.8)

La (6.8) pu anche essere espressa dalla seguente relazioni:


sin ( D + M ) = sinh sec sec P sin M

(6.9)

Espressa in funzione dellangolo al polo per mezzo della (6.7). Per


tracciare la retta occorre, per, anche lazimut dellastro osservato, il cui
valore pu essere facilmente calcolato applicando il teorema dei seni al
triangolo di posizione:
sin Z = sin P sec h cos

(6.10)

Oppure si pu calcolare langolo azimutale dai due triangoli sferici


rettangoli:
cos Z = tanh cot ( D + M ) , tan Z = sin M sec( D + M ) tan P

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(6.11)

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Il metodo cade in difetto quando lastro in prossimit del primo


verticale. Questa condizione si pu facilmente ricavare differenziando
lequazione della circonferenza (6.2) (variazione di h in termini di ):
cosh dh = (cos sin sin cos cos P )d

Che pu essere ulteriormente semplificata applicando il teorema delle


proiezioni:
cosh dh = cosh cos Zd
d = dhcesZ

(6.12)

La (6.12), infatti, mostra che per piccoli errori commessi nella misura
dellaltezza si ottengono elevati errori in latitudine essendo la secante
dellangolo azimutale infinitamente grande. La condizione ottimale
quando si usa losservazione di un astro prossimo al meridiano
dellosservatore. Stesso risultato si ottiene differenziando la (6.2)
rispetto alla latitudine ed allangolo al polo:
d = tan Z cos dP

(6.13)

Il metodo in esame, comunque , pi generale del metodo Johnson ,


perch solo per alcuni astri si verifica la condizione Z=90 (astri al
passaggio del primo verticale; viceversa, qualunque sia la longitudine
tutti gli astri passano al meridiano.
6.2 Metodo Saint-Hilaire
Nei due metodi precedenti, la definizione del punto determinativo D per
il tracciamento della tangente alla circonferenza dipendeva anche dalla
posizione dellastro rispetto al meridiano dellosservatore.
Nel metodo Saint-Hilaire il punto determinativo D definito
dallintersezione del verticale dellastro con la curva dazimut; la retta di
altezza si traccia perpendicolare alla direzione dellazimut associato al
verticale e tangente alla curva (v. figura 6.6).
Essendo AZs un arco di circonferenza massima, questo incontra
perpendicolarmente il cerchio minore; ci comporta che qualunque sia la
posizione dellosservatore, esister sempre il punto di intersezione D.
Risulta evidente che questo metodo, a differenza dei precedenti, non
presenta situazioni limite. Il punto determinativo D detto anche punto
ravvicinato raccostato non solo perch fra tutti i punti determinativi

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quello pi vicino alla posizione stimata; a differenza degli altri questo


punto cade sempre nella zona di certezza.
Questo metodo, per le sue propriet, sostituisce tutti gli altri metodi. La
posizione del punto determinativo, per, non calcolata come gli altri
metodi ma si procede considerando il triangolo di posizione stimato.

Figura 6.6 Metodo Saint-Hilaire Intersezione della circonferenza di


altezza con il verticale dellastro.

Del triangolo di posizione sono noti due lati (Pe Z s = c = 90 ) e


(Pe A = p = 90 ) e langolo al polo P(t ) .
Dalla sua risoluzione si ricavano sia laltezza stimata e lazimut
dellastro con le due relazioni fondamentali:
sinh s = sin s sin + cos s cos cos P

cot Z s = cos s (tan cos ecP tan s cot P )

(6.14)

Nota hs e quindi la distanza zenitale corrispondente z s = 90 hs si pu


osservare dalla figura 6.6 che :
Z s D = AZ s AD = z s z v =
= 90 hs 90 + hv = hv hs
h = hv h

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(6.15)

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La quantit h , differenza di altezza, fornisce lo spostamento che il


punto determinativo D, ha dal punto Zs; la distanza DZs, espressa in
primi di circonferenza massima o in miglia, contata lungo il verticale
stimato ZsA che definisce la direzione dal punto astrale il punto stimato
Zs e che forma con il meridiano stimato PeZs un angolo dato dallazimut
stimato as;questultimo si ricava direttamente dallangolo azimutale Zs
calcolato con la seconda delle (6.14). Inoltre, il segno (+) di h indica
che il punto determinativo D spostato verso lastro A, il segno (-)
indica che la retta spostata nella parte opposta ad A. Infatti, se si fissa
la regola di sottrarre sempre laltezza stimata (calcolata) hs allaltezza
vera (misurata) hv , nel primo caso h positivo, nel secondo caso h
negativo (v. figura 6.7).
La retta di altezza si traccia sul punto determinativo D (punto
appartenente alla circonferenza di altezza) perpendicolarmente alla
direzione dellazimut as.

Figura 6.7 Retta di altezza Saint-Hilaire h(+ ) e h( ) .

6.3 Formule dellAlessio


Le formule trovate nel paragrafo precedente (6.14) sono delle relazioni
trigonometriche non logaritmiche e non permettono un loro controllo dei
risultati in funzione dei dati di ingresso. Ci comporta che rimane, in
caso di risultati non attesi, il dubbio della procedura adottata e del modo
di trattare i parametri di ingresso con le calcolatrici.
Le formule dellAlessio, che in questo paragrafo introduciamo, hanno la
possibilit di fornire allo studente, la verifica della propria procedura di
calcolo ed anche la validit dei risultati ottenuti. Tutto ci possibile
perch le relazioni che forniscono gli elementi calcolati sono delle

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equazioni trigonometriche che possono essere risolte anche con i


logaritmi.
Si consideri il triangolo sferico di posizione ed una c.m. passante per
lastro e perpendicolare al meridiano dellosservatore. La c.m. divide il
triangolo sferico in due triangoli sferici rettangoli AKPe e AKZ; che
hanno in comune il lato AK .
Applicando le regole di Nepero per i triangoli sferici rettangoli si ha:

Pe Z S = c , Pe K = M , KZ S = N , M + + N = 90
cos P = tan M cot p
tan M = cos P tan p
sin M = cot P tan d
tan d = sin M tan P

dal triangolo AKZs si trova il lato comune d:


cos( s + M ) = tan d cot Z

tan d = cos( s + M ) tan Z

uguagliando le due relazioni che forniscono il lato d, si ha:


sin M tan P = cos( s + M ) tan Z

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(6.16)

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tan Z = sin M tan P sec( s + M )

(6.17)

questultima equazione fornisce langolo azimutale dellastro osservato.


Successivamente dal triangolo sferico rettangolo AKZs si ricava la
relazione che fornisce laltezza calcolata:
cos Z = tan ( s + M ) tanh c
tanh c = cos Z cot ( s + M )

(6.18)

Le relazioni (6.16), (6.17) e (6.18) forniscono la trasformazione delle


coordinate da locali orarie (t , ) ad alto azimutali ( Az, h ) .
I dati di ingresso (P, p, s ) e quelli calcolati (Z , hs ) possono essere
messi in relazione applicando il teorema dei seni al triangolo sferico di
posizione:
sin p cosh
=
sin Z sin P
sin p sin P cos ecZ sec h = 1

Lultima relazione trovata permette di verificare la procedura di calcolo;


la sua applicazione con i logaritmi sia decimali che naturali(neperiani)
fornisce le seguenti relazioni alternative:
log sin p + log sin P + log coescZ + log sec h = 0
log cos ecp + log cos ecP + log sin Z + log cosh = 0

(6.19)

6.4 Linearizzazione della circonferenza di altezza e sua equazione


Il metodo Saint-Hilaire pu essere generalizzato perch la retta tangente
alla circonferenza di altezza rientra nel concetto pi generale di
linearizzazione di un luogo di posizione; la circonferenza di altezza
associabile alla circonferenza di distanza o cerchio di distanza usato in
navigazione di altura e costiera.
La conoscenza del punto stimato permette di associare alla misura di
altezza h , lequazione della circonferenza di altezza e di calcolare la
distanza hs , per mezzo delle ben note relazioni trigonometriche sferiche
applicate al triangolo stimato di posizione (vedi figura 6.8):

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Mario Vultaggio

Pn

cA
A

dA
Os

Ps

Figura 6.8 Triangoli sferici associati ai punti Z ed Zs

L
L
d +
d

sinh s = sin A sin s + cos A cos s cos( S A )


L( , ) = L( s + d , s + d ) = L( s , s ) +

cot Z s = cos s tan A cos ec( S A ) sin s cot ( S A )

per cui applicando alla prima delle (6.14)


hs = L = f ( s , s ) = sin 1 [sin s sin A + cos s cos A cos( A s )]

(6.20)

la seguente condizione di linearizzazione


l = h1 + h2

(6.21)

si ha:
l = h hs
cos A cos s sin ( A s )
f
=
h1 = =
s
1 sin 2 hs
cos A cos s sin ( A s )
=
cosh s

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(6.22)

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

sin A cos s cos A sin s cos( A s )


f
=
h2 = = +
s
1 sin 2 hs

(6.23)

sin A cos s cos A sin s cos( A s )


=
cosh s

che possono essere ulteriormente semplificate applicando il teorema dei


seni e quello delle proiezioni al triangolo sferico stimato:
sinh s cos Z s = sin A cos s cos A sin s cos( A s )
sin ( A s ) sin Z s
=
cosh s
cos A

con le quali i coefficienti h1 e h2 si semplificano nel modo seguente:


f
h1 = = cos s sin Z s
s

f
h2 = = cos Z s
s

Ricordando che = P , questi coefficienti (h1 h2) permettono di


scrivere lequazione della retta di altezza sulla sfera:
h hs = cos s sin Z s + cos Z s

(6.24)

Dalla (6.24) si possono ricavare lequazione della retta di altezza per il


piano di Mercatore e quella per il piano nautico per mezzo delle
relazioni di corrispondenza con le quali sono costruite le carte.
Per il piano nautico si ha:
h hs = h = sin Z s x + cos Z s y

(6.25)

per il piano Mercatore si ha:


h hs = h = + cos s sin Z s x + cos s cos Z s y

(6.26)

In particolare, se la (6.26) la si divide per cos s si ottiene:

(h hs )sec s

= sin Z s x + cos Z s y

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(6.27)

Mario Vultaggio

il primo membro rappresenta limporto della differenza tra la distanza


calcolata e quella misurata valutato sulla scala delle latitudini del piano
di Mercatore. Allora, tenendo presente questa ultima propriet,
lequazione (6.27) diventa:
sin Z s x + cos Z s y h = 0

(6.28)

identica alla (6.25).

Zs
OS

Figura 6.9 Retta di altezza

Il coefficiente angolare della retta di distanza r ed i valori delle


intersezioni con gli assi sono dati da:
tan = tan Z s

n1 =

h
cos Z s

n2 =

h
sin Z s

Inoltre, lazimut della perpendicolare alla retta r passante per il punto


stimato Os e la distanza dalla retta risultano (vedi figura 6.9):
= Zs

Os D = p = d

E interessante effettuare delle considerazioni fra la retta di altezza


rettificata e la sua rappresentazione sulla carta relativo al h (6.28): la
retta di altezza tracciata sul piano di Mercatore rappresenta un arco di
lossodromia rettificata tangente alla circonferenza di altezza nel punto P ,
punto di incontro della traccia del piano verticale contenente il punto
stimato e lastro osservato. Larco di circonferenza massima pu essere

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Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

considerato arco lossodromico e quindi rettificato sul piano di Mercatore;


inoltre, si pu osservare che con il punto stimato Os allesterno della
circonferenza il punto D si trova in direzione dellastro osservato A con
h = hv hs , con il punto stimato Os allinterno il punto D si trova nella
direzione opposta di A con h = hs hv per cui considerando algebrica
lespressione h = hv hs nel primo caso risulta positiva e nel secondo
negativa h = (hv hs ) .

6.5 Alcune considerazioni sul tracciamento della retta di altezza


Per tracciare la retta di altezza tangente o secante occorre in primo luogo
individuare un punto o due punti della curva di altezza. Come visto dai
metodi studiati la scelta dei due punti o di un solo punto della curva
dipende dal metodo utilizzato. Limitatamente ai metodi studiati, i
procedimenti per il tracciamento sono:
metodo della longitudine: il punto determinativo dato
dallintersezione del parallelo stimato con la curva di altezza. Le
coordinate del punto determinativo sono D( s , c ) con c
calcolata (v. figura 6.10)

Figura 6.10 Metodo di Johnson Definizione del punto determinativo

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Mario Vultaggio

Metodo di calcolo di latitudine: il punto determinativo dato


dallincontro del meridiano stimato con la circonferenza di
altezza; le coordinate del punto determinativo sono D( c , s ) con
c calcolata(v. figura 6.11).
Metodo di Saint Hilaire: il punto determinativo individuato
dallintersezione del verticale stimato dellastro con la
circonferenza di altezza (v. figura 6.12)

Figura 6.11 Metodo della latitudine Definizione del punto


determinativo

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Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

Figura 6.12 Metodo di Saint Hilaire Definizione del punto


determinativo

importante qui sottolineare che il calcolo di longitudine e quello di


latitudine eseguito risolvendo lequazione (6.2). Occorre per ricordare
che quando cade in difetto il primo (astro prossimo al meridiano) si deve
usare il secondo metodo e viceversa. Le figure 6.13 e 6.14 illustrano i
casi in cui i metodi sono inapplicabili per la determinazione del punto
determinativo.

Figura 6.13 Astro in prossimit del meridiano

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Mario Vultaggio

Figura 6.14 Astro in prossimit del primo verticale

Dalla figura 6.13 si pu notare che in un caso il parallelo non interseca


la curva di altezza; nella figura 6.14 il meridiano non interseca la curva
di altezza. Questi casi sono stati studiati precedentemente (v. relazione
6.13); la rappresentazione grafica riportata dalla figura (6.14)
giustificata anche dalla seguente relazione differenziale:
d = cot Z sec d

(6.29)

nella quale, essendo P = a , si ha dP = d ; per piccoli variazioni di


latitudine, quando lastro al passaggio del primo verticale, si hanno
notevoli variazioni in longitudine.
Questi metodi sono stati usati dai naviganti fino alla met del
diciannovesimo secolo; la navigazione astronomica veniva condotta
risolvendo il metodo di Johnson oppure quello della latitudine a secondo
delle condizioni favorevole precedentemente discusse.
Il metodo Saint-Hilaire, come visto, elimina i possibili casi di incertezza
dei due metodi precedenti. Per questi motivi, i due metodi non trovano
pi applicazione e rimangono solo per cultura generale dato che essi
permettono di valutare le variazioni degli errori e le incertezze del luogo
di posizione al variare della posizione del punto stimato rispetto alla
curva di altezza.
Nella figura 6.15, volutamente riportato larco di verticale associato
alla misura di azimut mentre la retta dazimut tracciata
perpendicolarmente alla tangente uscente dal punto stimato; infatti il h
un arco di circonferenza massima misurato sul verticale stimato che
sulla carta di Mercatore rappresentato da un arco con la curvatura
rivolta verso lequatore. La retta di altezza che si traccia (v. figura 6.15)

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Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

rappresentata dal segmento r1; la retta di altezza effettiva, tangente alla


circonferenza di altezza r2 che risulta inclina rispetto ad r1 dellangolo
di convergenza definito dalla ben nota relazione:
= sin = m sin (Z s + )sec sin = h sin Z s tan

(6.30)

Figura 6.15 retta di altezza al variare della curvatura del verticale

La (6.30) permette di valutate quantitativamente il valore della


convergenza e quindi lerrore di tracciamento della retta stessa.
Ponendosi nelle condizioni peggiori (Z s = 90, = 60, h = 50') la (6.30)
assume il valore di 1.
6.5.1 Rette di altezze successive
Quando il punto nave astronomico che si calcola capita lontano dal
punto stimato (intersezione delle rette lontane dai rispettivi punti
determinativi) allora , per le considerazioni fatte sullo scostamento della
retta tangente alla curva, non pi soddisfatta lapprossimazione che il
punto ottenuto sia vicino alle due circonferenze di altezze associate dalle
due misure di astri. Si consideri la figura 6.16 nella quale si suppone
che il punto nave N sia molto lontano dal punto determinativo D
individuato sulla curva di altezza. Il verticale passante per il punto
individua sulla circonferenza un nuovo punto determinativo D che dista
dalla punto N della quantit s e di un angolo w.

262

Mario Vultaggio

Figura 6.16 Retta di altezza successiva

Supposto di considerare lipotesi della terra sferica, allora gli elementi s


e w possono ricavarsi dal triangolo sferico DAN:
sin ND = cot w tan z

cos( z + s ) = cos ND cos z

(6.31)

nelle quale z la distanza zenitale dellastro osservato. Indicando con


d = ND , dalle (6.31) si ottengono le due seguenti relazioni:
cot w = sin d tanh
sin (h s ) = cos d sinh

(6.32)

I valori forniti dalle (6.32) permettono di individuare il nuovo punto


determinativo appartenente sempre alla stessa curva di altezza.
La figura (6.17) illustra il caso di due rette successive applicate a due
rette di altezza il cui punto risulta lontano dai punti determinativi. I punti
D1 e D2 rappresentano i punti determinativi delle rette, i punti D1' e D2' i
punti determinativi delle successive.

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Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

Figura 6.17 Punto nave con due rette successive

6.5.2 Tracciamento delle rette di altezza


Le carte che si usano per il tracciamento delle rette di altezza sono il
piano nautico ed il piano di Mercatore. Larea interessata al
tracciamento sempre molto limitata ed centrata sul punto stimato Z s .
Per il piano di mercatore occorre tener conto delle due scale :
scala delle latitudine;
scala delle longitudini.
La scala delle latitudini usata anche per misurare i h e le distanze
in miglia (da ricordarsi che 1 di latitudine dato da 1 di longitudine
moltiplicato per la sec ). Le scale, dopo aver fissato la lunghezza
del 1, si costruiscono con il triangolo delle latitudine medie (in
questo caso la latitudine quella dello Z s ).
Per il tracciamento della retta di altezza occorre procedere alle
seguenti operazioni:

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Mario Vultaggio

misurare con il sestante laltezza dellastro (hi ) e fissare al


cronometro listante dellosservazione UTC;
apportare le dovute correzioni allaltezza strumentale (hi ) per
ottenere la corrispondente altezza vera (hv ) riferita
allorizzonte vero o astronomico dellosservatore;
apportare la correzione dello stato del cronometro k per
ottenere leffettivo istante di misura dellosservazione
UTC = Tm = TC + ( k ) ;
ricavare dalle effemeridi nautiche, per listante UTC, langolo
orario dellastro Ta riferito al meridiano fondamentale di
Greenwich con la sua declinazione a ;
trasformare langolo orario Ta in t a , per mezzo della
longitudine stimata dellosservatore ( s ) ;
risolvere il triangolo sferico effettuando la trasformazione da
coordinate locali orarie (t a , a ) in coordinate altoazimutali
(Z s , hs ) rispetto al punto stimato Ps ( s , s ) ;
eseguire la differenza algebrica h = (hv hs ) ;
procedere al tracciamento della retta daltezza.
La figura (6.18) riporta lesempio di un punto astronomico ottenuto
graficamente con due rette di altezza A1 (h1 , Z 1 ) , A2 (h2 , Z 2 ) :

Figura 6.18 Punto nave con due rette di altezza tracciate su un piano
di Mercatore

265

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

Quando si usa il piano nautico su un foglio quadrettato si usa una solo


scala (quella delle latitudini e delle distanze); la longitudine, ovviamente
data dal segmento di parallelo moltiplicato per la sec .
Il tracciamento delle rette identico a quello usato per il piano di
Mercatore.
Lesempio considerato per osservazioni simultanei; quando le rette
sono intervallate occorre effettuare il trasporto: normalmente si
trasportano le osservazioni allistante dellultima osservazione. Nel caso
del trasporto, ovviamente occorre supporre che la rotta la velocit
siano costanti durante losservazione.
Il trasporto delle rette, normalmente, effettato graficamente come si fa
in navigazione costiera. E possibile,anche usare il trasporto analitico
modificando il valore di h dato dal seguente prodotto scalare:
ht = h + m cos(Rv Az )

con m il percorso effettuato nellintervallo tra le misure.


6.6 Casi particolari Osservazione meridiana
Lastro al meridiano si ha quando allistante dellosservazione,
il calcolo
)
dellangolo al polo fornisce, per lastro considerato, P = 0 . In questo
caso la relazione (6.2) si semplifica:
sinh m = sin sin + cos cos

cos(90 hm ) = cos z m = cos( ) = cos( )


z m = ( )

(6.33)

Losservazione meridiana permette di ricavare dalla misura, note le


coordinate uranografiche equatoriali A( , ) ,la latitudine allistante
dellosservazione:
= z m + ( )

(6.34)

Occorre per ricordarsi delle condizioni analitiche che regolano il


passaggio al meridiano di un astro dato che il suo azimut pu essere
(0,180) . Questa ambiguit pu essere eliminata studiando le seguenti tre
relazioni applicate al triangolo di posizione:

266

Mario Vultaggio

cos z = sin sin + cos cos cos P


sin = sin cos z + cos sin z cos Z
cos
sin P
sin Z =
sin z
Dalla prima delle (6.35) ponendo P = 0 si ha:
zm =

zm =

(6.35)

(6.36)

Dalla terza delle (6.35) per P = 0 si ricava che Z = 0 o Z = 180 ; ma


per questi valori dellangolo azimutale, dalla seconda si ricava:
= + zm

= zm

(6.37)

Si nota che la prima delle (6.37) soddisfatta dalla seconda delle (6.36);
viceversa la seconda delle (6.37) soddisfatta dalla prima delle (6.36).
Per comprendere quale relazione usare della terza delle (6.33)
consideriamo una sezione meridiana di un osservatore che si trova
nellemisfero nord. Gli astri al passaggio del meridiano superiore
possono essere nelle tre posizioni A1 , A2 , A3 indicate in figura(6.19).

Figura 6.19 Sezione meridiana per un osservatore nellemisfero nord

Per gli astri A1 e A2 langolo azimutale 180 (osservatore osserva il


passaggio al meridiano con la faccia rivolta a sud) con lastro A1 di
declinazione sud; lastro A3 ha invece langolo azimutale 0 (osservatore
con faccia rivolta a nord).

267

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

Dalla prima delle (6.36) si ricava:


= zm +

(6.38)

relazione valida per gli astri A1 e A2 purch per lastro A1 la


declinazione sia considerata di segno (-); questa considerazione porta a
scrivere la (6.38) nel seguente modo:
= zm

(6.40)

Per lastro A3 (Z=0) vale la relazione:


= zm

(6.41)

ricavata dalla seconda delle (6.37). Nella figura (6.19) la latitudine


dellosservatore nord ed il segno della latitudine , applicando le (6.38),
(6.39) e (6.40), (+). Nella (6.38) e (6.39) il segno di z m (+), nella
(6.41) il suo segno della distanza zenitale meridiana (-). Pu
concludersi perci che la latitudine , relativamente ad un astro
osservato al passaggio del suo meridiano superiore, espressa dalla
seguente relazione generale:
= zm +

( )z m = ( ) ( )

(6.42)

purch alla declinazione sia assegnato il segno (+) se la declinazione


nord, il segno (-) se sud. Per quanto detto, allora, dal segno di z m si
ricava direttamente lazimut. Valgono le seguenti condizioni:
z m (+ ) a z = 180
z m ( ) a z = 0

(6.43)

La regola trovata vale anche per un osservatore di latitudine sud (-)


come si pu facilmente ricavare dalla sezione meridiana riportata per un
osservatore nellemisfero sud (fig. 6.20).

268

Mario Vultaggio

Figura 6.20 Sezione meridiana per un osservatore nellemisfero sud

Analizziamo ora il caso del passaggio di un astro al meridiano inferiore;


questo passaggio individuato con A4 nelle rappresentazioni di figura
(6.19) e (6.20). Consideriamo il passaggio al meridiano inferiore di
figura (6.19). In questa posizione si ha (P = 180 e Z = 0) . Dovendo
essere visibile il passaggio al meridiano inferiore lastro osservato dovr
essere necessariamente un astro circumpolare. Ponendo questa
condizione nelle relazioni (6.35) si ha:
cos z m = cos( + ) = cos(180 ( + ))

e quindi
z m = 180 ( + )

(6.44)

180 = + z m

(6.45)

mentre dalla seconda per Z=0:

Sia la (6.44) che la (6.45) soddisfano la condizione:


= 180 ( z m + )

(6.46)

Losservazione di un astro circumpolare al passaggio del meridiano


inferiore avviene sempre con la faccia rivolta al polo dellosservatore.

269

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

6.7 Casi particolari Osservazione della polare


La stella polare, per sua la vicinanza al polo celeste nord (2006,
8917' N ), si presta al calcolo della latitudine, essendo sempre
prossima al meridiano dellosservatore. La sua altezza rispetto alla
latitudine differisce al massimo di 43 quando la polare si trova sul
meridiano Az 0 360 ; durante il suo moto diurno lastro passa
dallemisfero occidentale a quello orientale e la sua altezza rispetto alla
latitudine non supera mai il valore sopra indicato.
Queste considerazioni sul moto della polare attorno al polo celeste
permettono di trovare una semplice espressione che fornisce la latitudine
direttamente dallaltezza osservata della polare.
Se indichiamo con x la differenza tra latitudine ed altezza h:
=hx

(6.47)

Allora possibile sviluppare in serie lequazione (6.2):


sinh = sin (h x ) cos p + cos(h x )sin p cos t

che sviluppata in serie da:

x2
p2

+
sinh = sinh x cosh sinh 1
2
2

2
3

x
p
cos t
+ cosh + x sinh +
cosh p
2
3

nella quale alla declinazione stata sostituita la distanza


polare ( p = 90 ) .
Lo sviluppo della (6.47) fornisce la seguente relazione:
x2
p2
sinh = sinh x cosh sinh
sinh + p cosh cos t + px sinh cos t
2
2
x2
p2
x = p cos t + px tanh cos t
tanh
tanh
(6.48)
2
2

270

Mario Vultaggio

Dalla figura (6.21) si pu, in prima approssimazione, considerare il


piccolo triangolo sferico rettangolo in un triangolo piano e con il quale
applicare la relazione trigonometrica x = p cos t :.

Figura 6.21 Moto diurno della stella polare

Sostituendo lespresse di x nella precedente si ha:


p 2 cos 2 t
p2
x = p cos t + p cos t tanh
tanh
tanh
2
2
p2
p2
p2
p2
x = p cos t +
cos 2 t tanh
tanh = p cos t +
1 sin 2 t tanh
tanh
2
2
2
2
p2
x = p cos t
sin 2 t tanh
2
2

Ed esprimendo tutto in primi:


x sin 1' = p ' sin 1cos t

p' sin' p' sin 1 2


sin t tanh
2

Ovvero:
x = p cos t

p sin p 2
sin t tanh
2

(6.49)

Cosicch, la (6.47) pu esprimersi:


= h p cos t +

271

p sin p 2
sin t tanh
2

(6.50)

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

Sostituendo allangolo orario di osservazione la sua espressione in


funzione del tempo sidereo si ha la relazione finale della (6.47):
= h p cos(t s A )

p sin p 2
sin (t s A ) tanh
2

(6.51)

Nella quale, dopo aver corretto laltezza osservata delle necessarie


correzioni, si apportano le correzioni in funzione del tempo sidereo
locale per listante dellosservazione.
Lapplicazione della (6.51), per non immediata, perch essendo la
polare una stella prossima al polo celeste, le sue coordinate variano
durante lanno a causa del moto della precessione. Lapplicazione della
(6.51) pertanto si effettua introducendo le coordinate medie della polare
durante lanno e successivamente si applica il contribuito dovuto alla
posizione reale della stella allistante di osservazione. E evidente quindi
che non sufficiente listante di osservazione ma anche importante la
data dellosservazione.
Per tener conto delle osservazioni scriviamo la (6.51) per listante di
osservazione per il quale le coordinate equatoriali celesti della polare
sono ( ' , ') :
= h p' cos t '

p' sin p' 2


sin t ' tanh
2

(6.52)

nella quale t ' = t s ' . Se si considera che la (6.51) valida per le


coordinate equatoriali medie della polare, allora, dopo aver trascurato il
termine del secondo ordine della (6.52), si pu scrivere la seguente
relazione:
= h p cos t

p
sin p sin 2 t tanh + ( p cos t p ' cos t ')
2

(6.53)

nella quale, come si pu facilmente notare, le correzioni del primo e


secondo ordine sono funzioni delle coordinate celesti medie della polare
durante lanno ( p, ) mentre si tiene conto per la data di osservazione
solo del tempo sidereo e della distanza polare p effettiva.
Lesame della (6.53) mostra che i termini correttivi dellaltezza h per il
calcolo della latitudine sono tali che il primo ed il terzo termine possono
assumere a secondo del valore di t e delle differenze ( p' p ) e (t 't ) , il
segno positivo o negativo mentre che il secondo termine sempre
positivo.

272

Mario Vultaggio

Le effemeridi nautiche pubblicate dallI.I. della marina, per mantenere


sempre positivi i tre termini, forniscono tre tavole per la correzione
dellaltezza della polare:
= hv + C1 + C 2 + C 3 1
nella quale le correzioni hanno il seguente significato:
C1 = 58' p cos t +

(6.54)

1
p sin p sin 2 t tan 50
2

1
p sin p sin 2 t (tanh tan 50)
2
C 3 = 1'+( p cos t p ' cos t ')
C 2 = 1'+

(6.55)

Le stesse tre correzioni si trovano anche nelle effemeridi americane ma


con il seguente significato:
1
p sin p sin 2 t tan 50
2
c 2 = ( p cos t p' cos t ')

c1 = p cos t +

c3 =

(6.56)

1
p sin p sin 2 t (tanh tan 50)
2

Se non si vuole determinare la latitudine con laltezza della polare, allora


losservazione della stessa pu essere usata come una generica
osservazione che fornisce la retta di altezza che verr usata assieme ad
altre misure per la determinazione della posizione astronomica.

6.8 Casi particolari Riduzione al meridiano


Durante losservazione di astri al crepuscolo oppure durante il passaggio
al meridiano del Sole o della Luna pu verificarsi il caso che lastro
osservato sia prossimo al passaggio del meridiano; questa situazione
illustrata in figura 6.22: a sinistra riportato larco visibile dellastro con
le due posizioni di astro in meridiano (A) e a destra la sfera celeste
relativa a questa situazione astronomica. Losservazione in questi casi si
dice che lastro circumeridiano hcm . In questi casi ci si pu chiedere
quale correzione apportare allosservazione al fine di poter considerare
losservazione meridiana e procedere al metodo usato per il calcolo della
latitudine trattato nel paragrafo 6.6.

273

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

Figura 6.22 Sfera celeste ed arco diurno di un astro in prossimit del


meridiano

Sia P langolo al polo dellastro allistante dellosservazione prossimo al


meridiano; la sua altezza in questo caso :
sinh cm = sin sin + cos cos cos P

Essendo P molto piccolo si pu anche scrivere cos P = 1

P2
per cui la
2

precedente pu esprimersi nel seguente modo:


P2
=
sinh cm = sin sin + cos cos 1
2

P2
= cos( ) cos cos
2

(6.57)

sinh cm = sinh m cos cos

P2
2

(6.58)

sinh m = sinh cm + cos cos

P2
2

(6.59)

Dalla quale si vede che valida sempre la seguente condizione:

274

Mario Vultaggio

hm > hcm
hm = hcm + R

(6.60)

con R riduzione al meridiano; la quantit R rappresenta la correzione


sempre aggiuntiva da apportare alla altezza hcm per ottenere il valore
dellaltezza meridiana hm . Il valore di R pu essere calcolato per mezzo
della (6.59):
sinh m sin (hm R ) = cos cos

P2
2

che pu essere sviluppata in serie al primo membro essendo R molto


piccolo:
R cosh m =

1
cos cos P 2
2

(6.61)

La (6.61), espressa in primi, fornisce il valore della correzione da


sommare al valore dellaltezza osservata per ottenere il valore
dellaltezza meridiana:
R' =

P 2 cos cos
sin 1'
2 cosh m

(6.62)

con langolo al polo espresso in primi di arco.


La (6.62) suscettibile di un ulteriore sviluppo dato che normalmente
langolo orario dellastro osservato prossimo al meridiano si esprime in
minuti di tempo. Tenendo presente che P ' = 15 P m la (6.62) si trasforma:
R' =

cos cos m 2 2
P 15 sin 1'
sin ( )

( )

Questa espressione pu essere ulteriormente modificata introducendo le


seguenti relazioni:
R' =

R' ' =

R' '
60

sin 1' = 60' ' sin 1' '

cos cos m 2 15 2 60 2 sin 1' '


(P )
sin ( )
2

ovvero

275

(6.63)

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

R ' ' = 1.9635

cos cos m
P
sin ( )

( )

(6.64)

La (6.64) usata anche per calcolare, per astro in prossimit del


meridiano, la variazione in altezza per un minuto di tempo. Ponendo
P = 1m la (6.64) fornisce la variazione cercata:
' ' = 1.9635

cos cos
sin ( )

(6.65)

Con la (6.65), la riduzione al meridiano (6.63), si pu esprimere:


R ' ' = ' ' (Pm )

(6.66)

Una considerazione finale che si pu ottenere che gli astri in


prossimit del loro passaggio al meridiano variano la loro altezza con il
quadrato degli angoli orari.

6.9 Casi particolari Altezza di culminazione


Quando si osserva con il sestante un astro al suo passaggio al meridiano
occorre anche considerare se esiste un moto proprio dellastro che si sta
osservando e,come quasi sempre si verifica, se losservatore in moto.
In questo caso si parla di altezza di culminazione e non pi altezza
meridiana. Si presenta quindi lesigenza di valutare in quali condizione
per un osservatore in moto e per un astro osservato, dotato di moto
proprio, laltezza di culminazione osservata possa essere considerata
altezza meridiana per utilizzarla per il calcolo di latitudine. Per valutare
queste considerazioni basta differenziare la relazione fondamentale che
esprime laltezza in funzione di tutte le variabili appena considerate.
Queste valutazioni si possono ricavare differenziando la (6.2) qui di
seguito riportata:
sinh = sin sin + cos cos cos P
cosh dh = [cos sin sin cos cos P ]d +
+ [sin cos cos sin cos P ]d cos cos sin PdP

276

(6.67)

Mario Vultaggio

Che si riduce alla seguente relazione, dopo aver applicato il teorema


delle proiezioni e quello dei seni al triangolo di posizione:
d = cos tan ZdP + cos Zdh sec Z cos Ad

(6.68)

nella quale Z langolo azimutale ed A quello parallattico.


Per valutare quale errore si commette nellusare losservazione di
culminazione per il calcolo di latitudine basta considerare che in
prossimit dellastro in meridiano langolo azimutale
e quello
parallattico sono prossimo a 0 o 180. Applicando queste
considerazioni la (6.68) si pu riscrivere:
d = dh + d

(6.69)

espressa in valore assoluto. La (6.69) fornisce lerrore in latitudine in


termini dellerrore in altezza e quello in declinazione. Si pu notare che
normalmente lerrore in declinazione nullo dato che, a meno che si
commettano errori nellintrodurre la declinazione nei calcoli, lazione
della stessa pu considerarsi nulla. Rimane lerrore in altezza che
normalmente va introdotto quando si osserva lastro allistante in cui la
sua variazione in altezza nulla. Ma se losservatore in moto ed lastro
dotato di moto proprio allora non sempre laltezza di culminazione pu
considerarsi come meridiana per il calcolo della latitudine.
Lannullamento della velocit in altezza , controllata con il sestante, si
ha nel passaggio al meridiano nel caso di astri a coordinate equatoriali
sensibilmente fisse (moto proprio nullo) e per osservatore fisso. Infatti in
queste condizioni, la variazione in altezza si pu ottenere direttamente
dalla (6.2) derivandola rispetto al tempo, considerando per
losservatore fermo:
cosh

dh
dP
dP
= cos cos sin P
= cos sin Z
dt
dt
dt

(6.70)

come facilmente si pu notare, il moto in altezza si annulla per


Z = 0 = 180 . Successivamente, se calcoliamo la sua derivata seconda:
d 2h
dP dZ
= cos cos Z
2
dt dt
dt

277

(6.71)

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

nella quale stata considerata nulla la derivata seconda dellangolo al


polo rispetto al tempo essendo per il brevissimo intervallo il moto
uniforme. Per valutare la (6.71) occorre, allora, calcolare la derivata
dellangolo azimutale rispetto al tempo. Questa derivata si calcola per
mezzo della relazione di Vieta:
tan cos = sin cos P + sin P cot Z
0 = [ sin sin P + cos P cot Z ]

dP sin P dZ

dt sin 2 Z dt

dZ
cos cos A dP
=
dt
cosh
dt

che sostituita nella (6.71) da:


d 2 h cos cos cos A cos Z dP
=

cosh
dt 2
dt

(6.72)

Figura 6.23 Sezione meridiana

La derivata seconda (6.72) negativa per gli astri al passaggio del


meridiano superiore (v. figura 6.23) A1 , A2 , A3 e positiva per il passaggio

278

Mario Vultaggio

inferiore A4 ; questi valori si possono facilmente ricavare tenendo conto


dei valori di Z e A nelle posizione appena considerate.
Infine,consideriamo il caso in cui losservatore fermo e lastro
osservato ha un moto proprio come per il Sole, la Luna ed i Pianeti.
Si fa osservare che la variazione in ascensione retta degli astri
considerati non produce variazione nella velocit in altezza dato che il
moto in ascensione retta produce un anticipo o un ritardo del passaggio a
causa del moto diretto o indiretto dellastro considerato. La variazione in
declinazione produce invece leffetto di fare raggiungere la
culminazione fuori del piano meridiano dato che il suo movimento verso
lo zenit o il suo allontanamento produce un ritardo o un anticipo
dellannullamento della velocit in altezza dellastro. La culminazione si
ha solo quando la velocit in altezza annulla quella in declinazione;
questa condizione sicuramente avviene con lastro non al passaggio del
meridiano. In entrambi i casi comunque, laltezza di culminazione
sempre diversa di quella meridiana.

279

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

Appendice A Capitolo 6
6.A.0 - Risoluzione numerica del triangolo di posizione
La retta di altezza legata alla risoluzione del triangolo sferico relativo
allosservatore stimato. Fissato listante di osservazione si fissa la curva
di altezza per la posizione stimata dellosservatore relativa allastro
osservatore di coordinate locali note.
Esistono numerose relazioni che permettono di calcolare le coordinate
alto azimutali; queste relazioni si possono dividere in due classi:
relazioni trigonometriche non logaritmiche
relazioni trigonometriche logaritmiche.
6.A.1 - Risoluzione non logaritmica
Questa soluzione frequentemente usata ed utilizza le due ben note
relazioni trigonometriche (6.14):
sinh s = sin s sin + cos s cos cos P

cot Z s = cos s (tan cos ecP tan s cot P )

Per la loro risoluzione si consiglia il seguente schema di calcolo:


A = sin sin , B = cos cos cos P , sinh = A + B

Schema di calcolo per laltezza con osservatore e declinazione nello


stesso emisfero:
Lati ed Angoli

altezza calcolata
Seno
Coseno
Latitudine(gg,pp.d)
4050.2 N
Sin(0,65390)
Cos(0,75658)
Declinazione (gg,pp.d) 14 15.2 N
Sin(0,24621
Cos(0,96922)
Angolo al polo(gg,pp.d) 2050.7 E
Cos(0,93455)
0,16100(+)
A
0,68530(+)
B
Sin(0,84630)
A+B
Arcsin(A+B)
Altezza calcolata
5748,7
NB:A(+) se latitudine e declinazione dello stesso emisfero; A(-) se di
emisferi opposti; B(+) se angolo al polo minore di 90, B(-) se maggiore
di 90

280

Mario Vultaggio

Calcolo di Azimut:
A = tan cos ecP , B = - tan cot P , cotZ = cos (( A + B )

Lati ed Angoli

Azimut calcolato
Seno
Coseno
Cos(0,75658)
Tan(0,86429)
Tan(0,25668)
Cosec(2,81204) cot(2,62632)
0,72179(+)
2,26990(-)
1.54811(-)
1,17127(-)
arcotg

Latitudine(gg,pp.d)
4050.2 N
Declinazione (gg,pp.d) 14 15.2 N
Angolo al polo(gg,pp.d) 2050.7 E
A
B
A+B
C=cos(A+B)=cotZ
Z= S 4029,4 E
Az=139,6
NB:A(+) se latitudine e declinazione dello stesso emisfero; A(-) se di
emisferi opposti; B(-) se angolo al polo minore di 90, B(+) se maggiore
di 90

Schema di calcolo per laltezza con osservatore e declinazione in


emisferi opposti:
Lati ed Angoli

Lato calcolato
Seno
Coseno
Latitudine(gg,pp.d)
4050.2 N
Sin(0,65390)
Cos(0,75658)
Declinazione (gg,pp.d) 14 15.2 S
Sin(0,24621)
Cos(0,96922)
Angolo al polo(gg,pp.d) 2050.7 W
Cos(0,93455)
0,16100(-)
A
0,68530(+)
B
Sin(0,52430)
A+B
Arcsin(A+B)
Altezza calcolata
3137,3
NB:A(+) se latitudine e declinazione dello stesso emisfero; A(-) se di
emisferi opposti; B(+) se angolo al polo minore di 90, B(-) se maggiore
di 90

281

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

Schema di calcolo di Azimut per osservatore e astro in emisferi opposti


Lati ed Angoli

Angolo calcolato
Seno
Coseno
Latitudine(gg,pp.d)
4050.2 N
Cos(0,75658)
Tan(0,86429)
Declinazione (gg,pp.d) 14 15.2 S
Tan(0,25403)
Angolo al polo(gg,pp.d) 2050.7 W Cosec(2,81025) cot(2,62632)
0,72388(-)
A
2,26990(-)
B
2,99378(-)
A+B
2,26503(-)
C=cos(A+B)=cotZ
Arcotg
Z=S 23,8 W
220,5
Az=203,8
NB:A(+) se latitudine e declinazione dello stesso emisfero; A(-) se di
emisferi opposti; B(-) se angolo al polo minore di 90, B(+) se maggiore
di 90
Schema di calcolo per laltezza con osservatore e declinazione nello
stesso emisfero con angolo al polo maggiore di 90:
Lati ed Angoli

Lato calcolato
Seno
Coseno
Latitudine(gg,pp.d)
4050.2 N
Sin(0,65390) Cos(0,75658)
Declinazione (gg,pp.d) 14 15.2 N
Sin(0,24621) Cos(0,96922)
Angolo al polo(gg,pp.d) 9550.7 W
Cos(0.10184)
0,16100(+)
A
0,07468(-)
B
Sin(0,08632)
A+B
Arcsin(A+B)
Altezza calcolata
457.1
NB:A(+) se latitudine e declinazione dello stesso emisfero; A(-) se di
emisferi opposti; B(+) se angolo al polo minore di 90, B(-) se maggiore
di 90

282

Mario Vultaggio

Schema di calcolo di Azimut per osservatore e astro nello stesso


emisfero con angolo al polo maggiore di 90
Lati ed Angoli

Angolo calcolato
Seno
Coseno
Latitudine(gg,pp.d)
4050.2 N
Tan(0,86429)
Cos(0,75658)
Declinazione (gg,pp.d) 14 15.2 N Tan(0,25403)
Angolo al polo(gg,pp.d) 9550,7 W Cosec(1,00523) cot(0,10237)
0,25536(+)
A
0,07745(+)
B
0,33281(+)
A+B
0,25180(+)
C=cos(A+B)=cotZ
Z=N 75,9 W
Arcotg
Az=284,1
284,1
NB:A(+) se latitudine e declinazione dello stesso emisfero; A(-) se di
emisferi opposti. B(-) se angolo al polo minore di 90, B(+) se maggiore
di 90

283

Capitolo 6 Determinazione del punto nave con rette di altezza - Circonferenze daltezza

6.A.2 - Risoluzione logaritmica


Calcole delle coordinate altoazimutali con le formule dellAlessio
Dati

tan M = cos P tan p

tan Z = sin M

tan P sec(s + M )

coth c = sec Z
cot (s + M )

1 = cos ecP cos ecp sin Z cosh

=4050.2 N
=1415.2 S
P=2050.7 W
M=10510,5
+M=14600,7
Z=S 23 54,3W
hc=3139,5
Az=203,9

3,93656(-)
0,93665(+)
3,68718(-)

0,38076)+)
0,96513(+)
1.20621(-)
0,44326(-)

1,03176
2,81024
1.48267(-)
1,09383(-)
1,62179

0,40552
0,85119
1,00008

Dati

tan M = cos P tan p

tan Z = sin M
tan P sec(s + M )

coth c = sec Z

1 = cos ecP cos ecp sin Z cosh

cot (s + M )

=4050.2 N
p=7544.8
P=2050.7 W
M=7447,6
+M=11537,80
Z= S 4020,7 W
hc=5748,6
Az=220,3

3,93655(+)
0,93455(+)
3,67891(+)

0,38076)+)
0,96499(+)
2,31183(-)
0,84943(-)

1,03176
2,81024
0,47976(-)
1,31208(-)
0,62948(+)

0,64739
0,53273
0,99999

284