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Capitolo 5

Materiali Polimerici

I polimeri sono costituiti da molecole di grandi dimensioni (macromolecole) formate dalle


ripetizioni di unit uguali o diverse dette monomeri. I polimeri costituiscono il 45 % dei
biomateriali.
I polimeri possono essere naturali o sintetici

Esempi di Polimeri naturali


Vegetale

Cellulosa

Animale

Acido Ialuronico

Origine

Polimeri sintetici
Essi sono, generalmente, composti organici derivanti dallunione di due o pi molecole semplici
dette unit monomeriche ottenuti mediante una reazione di polimerizzazione controllata.
Esistono due meccanismi di polimerizzazione:

Poliaddizione
Policondensazione
Poliaddizione .
A+A
A+B

A-A
A-B

I polimeri di addizione si ottengono per addizione di monomeri insaturi (il monomero contiene
legami doppi o tripli) attraverso un meccanismo radicalico o ionico (cationico oanionico). La

Capitolo 5 Materiali Polimerici

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polimerizzazione radicalica avviene in tre diversi stadi: iniziazione (apertura di catena), un numero
generalmente molto alto di reazioni di propagazione e una o pi reazioni di terminazione (chiusura
di catena).
La reazione pu iniziare per mezzo di:
-

Calore
Luce
Iniziatore:
1. Radicale libero:polimerizzazione radicalica
2. Carbocatione :polimerizzazione cationica
3. Carboanione :polimerizzazione anionica

Le caratteristiche principali della poliaddizione sono:


-

lassenza di altri prodotti di reazione (a differenza della policondensazione)


crescita veloce del peso molecolare
presenza di monomero residuo

Policondensazione (con meccanismo a stadi)

Aa + Ab
Aa + Bb

A-A + ab
A-B + ab

La polimerizzazione per policondensazione avviene quando durante la reazione si ottengono


prodotti secondari come H2O,metanolo,acido acetico,etc.
La policondensazione di solito una reazione a stadi in cui le macromolecole si accrescono
collettivamente mediante reazioni tra coppie di gruppi funzionali. Si pu dunque immaginare che in
uno stadio della reazione un certo numero di molecole bi- o polifunzionali reagiscano con altrettante
molecole bi- o polifunzionali a dare molecole somma pi eventuali molecole di sottoprodotto.
A differenza delle reazioni di poliaddizioni, dove le molecole si formano individualmente ed in
tempi brevissimi rispetto al tempo complessivo della reazione di polimerizzazione, in quelle di
policondensazione le molecole crescono tutte insieme istante per istante ed i pesi molecolari elevati
si raggiungono solo negli stadi finali della reazione.

Capitolo 5 Materiali Polimerici

Figura 1 Schema ed esempi di poliaddizione

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Capitolo 5 Materiali Polimerici

Figura 2 Schema ed esempi di policondensazione

Capitolo 5 Materiali Polimerici

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PESO MOLECOLARE
Il peso molecolare definito come la somma dei pesi atomici degli elementi costituenti la molecola.
Nel caso dei polimeri il peso molecolare di una molecola (M) uguale al peso molecolare del
monomero moltiplicato per il Grado di polimerizzazione (n)
n = numero di unit monomeriche che costituiscono la molecola
Le catene polimeriche ottenute da una reazione di sintesi non hanno tutte esattamente lo stesso
grado di polimerizzazione, per questo motivo per i polimeri viene definito un peso molecolare
medio. Dal peso molecolare dipendono tutte le caratteristiche chimico-fisiche dei polimeri.

Frazione in
peso

Mn
Mw

Peso molecolare
Figura 3 Distribuzione a campana dei pesi molecolari di un generico polimero. Mn e MW sono il
peso molecolare medio numerale e il peso molecolare medio ponderale, rispettivamente

possibile definire un peso molecolare medio numerale ed un peso molecolare medio ponderale:
Peso molecolare medio numerale:
n

Mn

NM
i

i 1

N
i 1

Dove Ni il numero di molecole di peso molecolare Mi.

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Peso molecolare medio ponderale:


n

MW

Wi M i
i 1
n

W
i 1

N M

2
i

N M

i 1
n

i 1

Dove Wi il peso delle molecole di peso molecolare Mi.


A seconda del monomero che li compone i polimeri possono avere differenti propriet:
Propriet di alcuni polimeri comuni
Carico di
rottura
[MPa]

Allungam
ento a
rottura
[%]

Modulo di
elasticit
[MPa]

Densit
[kg/m3]

Polietilene a bassa
densit (LDPE)

8 21

50 800

0.10
0.28

925

Polietilene ad alta
densit (HDPE)

21 38

15 - 130

0.4 1.2

960

Polivinilcloruro
(PVC)

34 62

2 100

2.0 4.1

1400

Polipropilene (PP)

28 - 41

10 - 200

1.1 1.5

900

Polistirene
(PS)

22 55

4 - 60

2.6 3.1

1050

62

3-4

3.5 4.0

1150

Polimetilmetacrilato
(PMMA)

41 82

2-5

2.4 3.3

1220

Politetrafluoroetilene
(PTFE)

14 - 48

100 400

0.41-0.55

2120

Polimero

Poliacrilonitrile
(PAN)

Struttura

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Propriet di alcuni polimeri comuni


Carico di
rottura
[MPa]

Allungam
ento a
rottura
[%]

Modulo di
elasticit
[MPa]

Densit
[kg/m3]

Poliammide
(PA)

76 - 83

60 - 300

2.8 3.4

1140

Polietilentereftalato
(PET)

55 - 72

50 - 300

2.8 4.1

1360

Policarbonato
(PC)

62 - 76

110 -130

2.1 2.8

1200

Polimero

Struttura

Le propriet di un polimero variano anche in base al suo peso molecolare. A titolo di esempio si
riporta la variazione delle propriet del polietilene in funzione del grado di polimerizzazione:
Propriet del polietilene al variare del grado di polimerizzazione
Grado di
Peso molecolare
Aspetto fisico
Temperatura di Viscosit a 130C
polimerizzazione
rammollimento
[Poise]
[n]
[C]
70
1000
Oleoso
37.5
0.4
280
4000
Oleoso
93
5.2
500
7000
Solido malleabile
98
120
850
12000
Solido rigido
104
3000
1500
21000
Solido rigido
110
106
27000
38000
Solido rigido
112
3 108

COPOLIMERI
I polimeri formati da monomeri tutti uguali, sono detti omopolimeri. Mentre quelli formati da
monomeri di due o pi specie differenti vengono detti copolimeri.
I copolimeri possono essere distinti in base allorganizzazione delle differenti unit ripetitive
allinterno della catena. Distinguiamo quindi in:
Copolimeri random in cui le unit monomeriche A e B sono distribuite in modo casuale lungo la
catena:
AAAAAABBBBAAAAAABBBABBBAAABBBBABBABBBBBABAAABA
Copolimeri alternati in cui le due unit monomeriche si alternano lungo la catena:
ABABABABABABABABABABABABABABABABABABABABABAABAB
Copolimeri a segmenti o a blocchi in cui le unit sono alternate in forma di lunghi segmenti:
AAAAAAAAAAABBBBBBBBBBBAAAAAAAAAAABBBBBBBBAAAAAA

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Copolimeri a innesto in cui ramificazioni di un solo tipo di monomero sono innestate sulla catena
principale, interamente costituita dallaltro tipo di monomero:
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B
B

STRUTTURA DEI POLIMERI


I polimeri si possono dividere in termoplastici, termoindurenti ed elastomeri. Le gomme, pur
avendo chimicamente e tecnologicamente molti aspetti in comune con le materie plastiche, non
sono normalmente considerate tali.

Termoplastici: sono detti termoplastici quei polimeri che acquistano malleabilit, cio
rammolliscono, sotto l'azione del calore.

In questa fase possono essere modellate o formate in oggetti finiti e quindi per raffreddamento
tornano ad essere rigide. I polimeri termoplastici sono formati da catene libere, non legate l'una con
l'altra; sufficiente quindi aumentare la temperatura per portarli ad uno stato viscoso e poterli
quindi formare. Possono essere amorfi o semicristallini, i primi sono trasparenti, gli altri sono
invece opachi. Polimeri allo stato amorfo sono caratterizzati da una disposizione casuale delle
macromolecole. Lo stato cristallino invece caratterizzato da un ordine tridimensionale nelle catene
macromolecolari che, in questo stato assumono conformazioni a zig zag planare o a elica. Queste
catene sono allineate parallelamente tra di loro e formano una struttura compatta che genera lordine
tridimensionale. I polimeri amorfi, a bassa temperatura, quando si trovano allo stato vetroso, hanno
catene intrecciate e attorcigliate e presentano una certa resistenza ed elasticit e se non sono caricati
mantengono la loro forma. Questo dipende dal fatto che, alla temperatura di transizione vetrosa, T g,
i movimenti delle catene si riducono a tal punto che il materiale diviene compatto e rigido, vi un
salto di circa tre ordini di grandezza del modulo elastico. Questa temperatura non fissa e costante
in ogni ordine ma dipende dal peso medio ponderale e inoltre dal modo di raffreddare il polimero.

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Figura 4 Zone cristalline e zone amorfe in un polimero semicristallino

Termoindurenti: quei polimeri che, dopo una fase iniziale di rammollimento dovuto al
riscaldamento, induriscono per effetto di reticolazione tridimensionale; nella fase di
rammollimento per effetto combinato di calore e pressione risultano formabili.

Se questi materiali vengono riscaldati dopo l'indurimento non ritornano pi a rammollire, ma si


decompongono carbonizzandosi.
Un polimero viene detto "reticolato" se esistono almeno due cammini diversi per collegare due
punti qualsiasi della sua molecola; in caso contrario viene detto "lineare" o "ramificato", a seconda
che sulla catena principale siano innestate o meno catene laterali.

Figura 5 Tipi di catene polimeriche

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DEGRADAZIONE DEI POLIMERI


La degradazione di un polimero consiste nella rottura dei legami chimici sia nella catena principale
che nei gruppi laterali, ma anche in successivi differenti arrangiamenti delle molecole
Degradazione --------> Riduzione P.M.----------> Riduzione propriet meccaniche

EFFETTI CHIMICI
-

rottura casuale delle catene


formazione di nuovi legami (cross-linking)
modifica dei legami chimici con ottenimenti di prodotti secondari

EFFETTI MECCANO-CHIMICI
-

degradazione sotto leffetto di carichi statici e ciclici in ambiente

DEGRADAZIONE DA STERILIZZAZIONE
EFFETTI BIOLOGICI
-

degradazione per presenza di perossidi e ioni OH


degradazione per via enzimatica

Figura 6 Degradazione del Polivinilcloruro

aggressivo(infezione)

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PROCESSI DI PRODUZIONE DI MANUFATTI POLIMERICI

Figura 7 Processi di produzione

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Lo stampaggio ad iniezione un processo di produzione industriale in cui il polimero fuso viene


immesso in una forma permanente detta stampo, aiutato da una forza di "iniezione". Generalmente,
l'iniezione avviene a pressioni elevate ed a temperature che consentono lo scorrimento del materiale
plastificato. Gli stampi vengono tenuti chiusi idraulicamente o meccanicamente in macchine dette
presse per lo stampaggio. Le pressioni sono dell'ordine di qualche centinaio di bar.

Figura 8 Stampaggio a Iniezione

Nello stampaggio a compressione, il materiale, sotto forma di polvere, inserito in uno stampo
aperto, costituito da una matrice ed un punzone.
Quando lo stampo riscaldato si chiude, la compressione del punzone fa scorrere lentamente la resina
e la costringe ad assumere la forma voluta.

Figura 9 Stampaggio a compressione

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L'estrusione consiste essenzialmente nel forzare per compressione il materiale a passare attraverso
una sagoma (matrice) che riproduce la forma esterna del pezzo che si vuole ottenere. All'uscita dalla
matrice il materiale viene raffreddato La compressione del materiale a monte della matrice
ottenuta da apparecchiature a semplice o doppia vite senza fine, che spingono il materiale verso la
testa di estrusione. Il materiale viene introdotto in granuli e il calore prodotto dall'attrito e da
resistenze elettriche ne causa la fusione. Nel caso delle fibre tessili la testa di estrusione chiamata
filiera.

Figura 10 -Estrusione

Figura 11 Filiera di estrusione

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Lo stampaggio per soffiatura consta di due fasi principali. La prima genera un semilavorato
polimerico ad alta temperatura di forma tubolare. La seconda fa in modo che un gas ad alta
pressione si espanda allinterno del polimero quando questo contenuto allinterno di uno stampo.
La pressione viene mantenuta finche il polimero non si raffredda e diventa in grado di mantenere la
forma acquisita.

Figura 12 Stampaggio per soffiatura

La termoformatura una tecnica di stampaggio materie plastiche a caldo, a partire da lastre o film,
sotto pressione o sotto vuoto.

Sotto vuoto.
La lastra di materiale plastico preriscaldata si adagia sullo stampo per aspirazione,
copiando tutte le sinuosit dello stampo stesso
Sotto pressione.
Il film plastico viene spinto sullo stampo grazie ad una alta pressione esercitata
dall'esterno dall'aria, che ne facilita anche il raffreddamento. un metodo molto
diffuso, ad esempio, per sottosquadri molto dettagliati come i gancetti di chiusura dei
blister.

Figura 13 Termoformatura sotto vuoto

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POLIMERI UTILIZZATI IN APPLICAZIONI CLINICHE

Figura 14 Tipi di polimeri usati in applicazioni cliniche comuni

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Polietilene (PE)
--[ CH2CH2-]nIn genere utilizzato il PE ad alta densit, perch a bassa densit non sopporta le temperature di
sterilizzazione.
USI
Tubi per drenaggi e cateteri.
Componente acetabolare nelle protessi dellanca.
Vantaggi:
Il PE tenace, basso costo, propriet antiattrito, buona biocompatibilit, resistenza alla fatica
meccanica e alle forze impulsive.
Svantaggi:
Cattivo comportamento allusura, modesta stabilit allossidazione, elevata deformazione al creep.
Negli impianti ortopedici viene impiegato un polietilene ad alta densit HDPE con M compresso
tra 2*106 e 10*106 e comunemente noto come Ultra High Molecular Weight PE (UHMWPE.)
LUHMWPE viene sterilizzato con raggi gamma.

Polipropilene (PP)

--[- CH2CH -]n


CH3
Il PP ha elevata rigidit, buona resistenza chimica, buona resistenza a trazione.
Esso utilizzato in applicazioni simili a quelle del polietilene.
- Semicristallino.
-si ottengono copolimeri con il PE.
Minore densit del polietilene, pi alta resistenza meccanica, maggiore durezza superficiale e
superiore resistenza al calore.

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Polivinilcloruro (PVC)

--[- CH2CH-]n
Cl
Il PVC amorfo; rigido, fragile ma con laggiunta di plasticizzanti diviene flessibile e soffice.
Utilizzato per:
Tubi per trasfusioni del sangue.
- Tubi per alimentazione
- Tubi per dialisi
A causa dei plasticizzanti ci possono essere problemi per le applicazioni a lungo termine.

Politetrafluoroetilene (PTFE)

--[- CF2CF2-]n--

TEFLON.

Il PTFE molto stabile sia termicamente che chimicamente.


Idrofobico, altamente cristallino; 5*105< P.M.< 5*106.
Tf 600 K
Difficile da stampare o estendere ed generalmente prodotto per sinterizzazione pressando la
polvere a circa 50 Mpa.
-

Propriet antiattrito, modeste pro. Meccaniche per aumentarle si usano riempitivi


ottenendo composti a matrice di PTFE.
Il PTFE espanso o microporoso (nome commerciale GORETEX) consiste di microfibrille
orientate di PTFE tenute insieme da nodi solidi anchessi di PTFE.

Usi:
protesi vascolari, protesi di legamenti.

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Polisilossani
R1

--[- Si O-]n-R2
Eccellenti propriet di biocompatibilit.
Possono essere: elastomeri, gel, fluidi lubrificanti, antischiumanti, adesivi.
Sono Chimicamente
PDMS poli( dimetilsilossano)
CH3
--[- Si O -]-CH3
Ha una bassa tg, gommoso.
Usi: Cateteri, tubi drenaggio, isolamento per pace-maker, graft vascolari. Esso usato nelle
membrane degli ossigenatori per la sua elevata permeabilit allossigeno. A causa della sua
eccellente flessibilit e stabilit usato in una serie di protesi quali articolazioni delle dita, vene,
valvole cardiache, impianti mammari, orecchio esterno e interno e impianti nel naso.

Polimetilmetacrilato (PMMA)

CH3
--[- CH2 -- C -]-COO CH3

Il PMMA idrofobico, un polimero a catena lineare, vetroso a temperatura ambiente.


LUCITE, PLEXIGLAS.
Trasmette la luce, tenace e stabile.
Usi:
-

Contenitori
Filtri
Ossigenatori
Lenti intraoculari e lenti a contatto rigide.
Cemento per ossa.

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Polidrossietilmetacrilato (PHEMA)

CH3
--[- CH2 CH -]n
COO CH2CH2OH
Il PHEMA pi idrofilico del PMMA viene utilizzato nelle lentine a contatto morbide.
Il poliHEMA viene reticolato con un monomero bivalente letilenglicoledimetacrilato in modo che
il polimero non dissolve quando viene idratato. Assorbe fino al 40 % di H 2O.

Poliuretani ( PU)
H

--[- N C O -]GRUPPO URETANO


O
R1N =C = O + R2 HO -[- R1 N C O R2 --]
Isocianato
alcol
H O

--[- O C N R1 N C O R2--]n
O H
H O

.
Per ottenere una catena polimerica occorrono molecole di partenza con due o pi gruppi isocianato
e due o pi gruppi ossidrile.
R1 in genere un oligomero, tipicamente un poliestere o un poliestere dal peso molecolare
compresso tra 200 e 4500 , R2 pu essere sia alifatico che aromatico.
I Pu sono in genere copolimeri a blocchi, o a segmenti, costituiti da due fasi. Fase rigida (hard
segment) e fase soffice (soft segment) . Per le applicazioni biomediche .
In funzione dalla struttura, i poliuretani possono essere rigidi, elastici, adesivi, schiumosi in
funzione di R1 e R2
In genere per applicazioni biomediche I poliuretani hanno propriet di elastomeri (Biomer,
Pellethane, Corethane, Cardiothane, Tecoflex, Cronoflex).
Sono emocompatibili e trovano applicazioni nel campo cardiovascolare, nelle superfici interne delle
camere di pompaggio dei cuori artificiali e dei ventricoli di assistenza cardiocircolatorio inclusi i
diaframmi mobili. Protesi vascolari di piccolo calibro, protesi valvolari cardiache biomorfe.

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Capitolo 5 Materiali Polimerici

Figura 15 Copolimeri usati in medicina

Capitolo 5 Materiali Polimerici

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Poliesteri
Polietilen-tereftalato (PET)(DACRON)
O
-[-- C --

O
-- C O CH2CH2-O]x

Il PET un polimero termoplastico. Ha ottima durezza superficiale, buona resistenza chimica e


stabilit dimensionale, ottima trasparenza, resistenza allusura e buone propriet antifrizione, basso
creep.
USI:
-

Suture non riassorbibili ( fibre ad alto modulo, alta resistenza meccanica, a basso ritiro
volumetrico, stabili al calore alla luce e agli agenti chimici.
Cardiovascolare: DACRON per fabbricare protesi vascolari e anelli di sutura per protesi
valvolari cardiache . Il DACRON viene fabbricato in fibre e successivamente tessuto per
realizzare le protesi o i loro componenti.
Ortopedia: fibre nei compositi per tendini e legamenti.
Chirurgia: i tessuti di DACRON vengono utilizzati per rinforzare tessuti danneggiati come
nel caso di ernie addominali o inguinali. Quando i tessuti danneggiati vanno incontro a
processi riparativi fisiologici si possono usare poliesteri riassorbibili.

Poliesteri biodegradabili
Acido poli-glicolico : --[--O - CH2C -]x-- ( PGA)
O
Acido poli-lattico :

--[ O- CH C -]x-- (PLA)


CH3 O

Vengono degradati in ambienti quali il corpo umano e non danno luogo a prodotti di degradazione
tossici. La cinetica di degradazione nellorganismo dipende dal grado di cristallinit.
USI:
-

Suture biodegradabili
Mezzi di osteosintesi: viti, placche e chiodi intramidollari, che invece di essere rimossi
quando hanno esaurito la funzione stabilizzante delle ossa fratturate vengono riassorbiti.

Il PGA cristallino ha un alto punto di fusione, bassa solubilit in solventi organici. DEXON,
BIOFIX.
Il PLA pi idrofobico del PGA, assorbe il 2 % di H 2O.
POLICAPROLATTONE: Semicristallino, low melting point, degrada pi lentamente del PLA.
O
--[- C (CH2)5O -]n

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Capitolo 5 Materiali Polimerici

Figura 16 Struttura chimica di polimeri biodegradabili

Capitolo 5 Materiali Polimerici

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Poliammidi
--NH C
O
Si ottengono per polimerizzazione a stadi.
NYLON, polimeri lineari ad alto contenuto di legami idrogeno. Generalmente altamente cristallini e
con ottime propriet meccaniche.
NYLON66 viene ottenuto da esantilendiamminne (6 atomi di C) e acido adipico (6 atomi di C).
USI:
-

Suture non riassorbibili. Luce ed UV degradazione.


Radiazioni

Poliaramidi
-

-- O

O
-- NH C -- O

--

Sono poliammidi
Che abbiano l 85 % di legami ammidici direttamente attaccati a due anelli aromatici.
Fibre dotate di eccezionale resistenza al calore e alle fiamme, elevata resistenza a trazione,
resistente al creep. KEVLAR, NOMEX.
Punto di fusione > 500 C e si sottopone a fenomeni degradativi per questo si ottengono per filatura
da soluzione.
USI:
-

Rinforzo di materiali compositi.

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VISCOELASTICIT DEI POLIMERI


La deformazione elastica perfetta e il flusso viscoso perfetto sono casi ideali che si realizzano
approssimativamente solo in alcune condizioni. La distinzione tra liquido e solido non una
distinzione assoluta tra differenti classi di materiali. Va evidenziato che la distinzione tra solido e
liquido solitamente basta su un confronto soggettivo tra il tempo in cui avviene un evento e il
tempo di osservazione. In generale i materiali hanno un comportamento viscoelastico e la capacit
di individuare il comportamento elastico o viscoso dipende, in molti casi, dalla scala temporale
dellesperimento. Solitamente il carattere solido o liquido di un materiale espresso dal numero di
Deborah (ND) definito come:

ND

exp

Dove lordine di grandezza del tempo di rilassamento caratteristico del materiale e exp il
tempo di osservazione dellesperimento. Per i Liquidi e ND 0 mentre per i solidi e
ND Per i sistemi viscoelastici e exp sono dello stesso ordine di grandezza e ND dellordine
dellunit.
I polimeri sono i pi importanti sistemi viscoelastici. Al di sotto della T g la risposta di questi
materiali ad una sollecitazione meccanica coinvolge numerosi tipi di moti molecolari estremamente
complessi. Ad esempio, il ri-arrangiamento delle catene polimeriche conseguente una sollecitazione
esterna pu essere estremamente rapido se osservato sulla scala dimensionale dellunit ripetente.
Su scale temporali maggiori invece possibile osservare una variazione nella distribuzione spaziale
delle macromolecole che hanno il tempo di separarsi e di scorrere luna sullaltra. Per tali motivi, i
polimeri, mostrano una risposta di tipo elastica a tempi brevi mentre, per tempi lunghi, la loro
risposta risulta essere di tipo viscoso.

Capitolo 5 Materiali Polimerici

Causa
A)

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Effetti

Sollecitazione costante
nel tempo

Effetti

Caso viscoelastico

Caso elastico

Deformazione

Deformazione

/E
t

B) Deformazione costante

Sollecitazione

0
E0
t

1
1
1
t

Figura P.20
Risposta
a sollecitazioni
elasticoe viscoelastico
e viscoelastico
Figura
17 - Risposta
a sollecitazioniinincaso
caso elastico

Capitolo 5 Materiali Polimerici

110

Un materiale ha un comportamento viscoelastico quando la relazione che lega lo sforzo alla


deformazione dipendente dal tempo.
Tipi di materiali viscoelastici sono quelli biologici.
Su tali materiali possiamo fare diverse prove per identificarne le caratteristiche:
Prove di CREEP
Rilassamento dello sforzo
Prove dinamiche

0 -

t0

ts

(t1)
1

to

t1

ts

Figura 18 Risposta a sollecitazione costante nel caso Viscoelastico

Capitolo 5 Materiali Polimerici

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COMPORTAMENTO MECCANICO DEI POLIMERI

Figura 19 Tipiche curve sforzo deformazione per un polimero

Altri test che si effettuano sui materiali polimerici sono:

Test di durezza : test di Vickers in cui una punta di diamante impressa sulla superficie del
materiale sotto un carico costante. La durezza espressa come rapporto
carico su area impressa.

Test di tenacit: la misura dellenergia necessaria per produrre una frattura.


Si misura attraverso dei test ad impatto in cui lenergia necessaria per
rompere il provino ottenuta misurando lenergia persa da un pendolo
usato per la rottura stessa.

Comportamento a fatica
Resistenza di un materiale a sollecitazioni applicate ciclicamente:
Protesi danca
Valvole cardiache
Cuore artificiale
Legamenti e tendini
Applicazioni di un carico inferiore a quello di rottura in funzione del numero di cicli.
r : sforzo di rottura
h : sforzo applicativo
l : sforzo massimo al quale pu resistere il materiale sottoposto a cicli.

Capitolo 5 Materiali Polimerici

112

Usura
Per usura si intende quel processo attraverso il quale il materiale viene rimosso da una superficie
per azione di un'altra superficie a contato. Il materiale rimosso pu essere trasportato in un altra
parte del corpo o ridepositarsi sulla superficie.
Vengono riconosciuti diversi tipi di usura:

Usura adesiva: in questo meccanismo il materiale si stacca da una superficie per aderire a
quella vicina. Si formano detriti metallici
Usura corrosiva: combinazione tra usura meccanica e corrosione. Attraverso lusura
meccanica si rimuove continuamente la superficie protettiva cosicch la superficie metallica
reattiva che viene scoperta prende parte a reazioni di corrosione
Usura a fatica: si presenta quando il materiale soggetto a continuati cicli di carico. La
conseguente diminuzione della densit comporta la formazione di cracks.

Possiamo distinguere i vari meccanismi in base ad unanalisi sui detriti formatisi in seguito
allusura. Anche la natura dei detriti rilasciati un importante aspetto per la scelta di un buon
materiale.

Frizione
La frizione o fattore di attrito fra due superfici in movimento definito come:

minima forza per produrre moto

=
forza normale agente

Valori tipici di sono:


= 0,009
= 0,38

anca umana
lega cobalto cromo
N

P
F