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QUANTO REALISMO MAGICO NELLE PAROLE DEI BAMBINI

MASSIMO RECALCATI
IL MISTERO DEL LINGUAGGIO INFANTILE CI INTERROGA DA SEMPRE.
PERCHE' PER I PIU' PICCOLI PARLARE NON E' UNO STRUMENTO MA UN
INCONTRO CHE "CREA" IL MONDO CHE APRE ALL'ALTRO

I bambini non sono minorati che necessitano di un padrone che li guidi, ma


soggetti di parola, inventori di teorie, sognatori, incarnazioni viventi della
speranza. questo il ritratto che di loro ci offre il bel libro di Angela Maria
Borello, direttrice didattica di una Scuola dinfanzia di Torino. Il lettore che lo
incontrer far una esperienza nuova.
Non dovr sorbirsi le dottrine psicopedagogiche pi paludate o pi in voga,
spesso anni luce distanti dallesistenza singolare dei bambini e destinate
fatalmente a morire esangui in qualche scaffale di una biblioteca universitaria.
Il lettore far lesperienza dellincontro con le parole viventi dei bambini.
DOPO LA NASCITA LA PRIMA ESPRESSIONE E' IL GRIDO CON CUI SI
ATTRIBUISCE LA L'ESISTENZA AI GENITORI
La parola dei bambini trova la sua matrice prima nel grido.
Lo sappiamo: la vita viene alla vita attraverso il grido. Il piccolo delluomo
sempre, allinizio della
vita, un grido, solo un grido, un grido perduto nella notte. Questo grido una
invocazione rivolta allAltro affinch lAltro risponda.
questa la prima responsabilit (il cui etimo deriva appunto da risposta) che
lesistenza di un bambino attribuisce alla vita di coloro che si occupano di lui.
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questa, se volete, una definizione primaria della genitorialit ma, pi in generale,


della funzione di chi deve promuovere lumanizzazione della vita: non lasciare la
vita sola, persa, non abbandonarla alla notte, rispondere al
grido.
Laccesso alla lingua sposta i bambini dalluniverso chiuso della famiglia a quello
aperto del mondo. La lingua per loro non solo uno strumento che devono
imparare ad usare, ma un incontro generativo che apre a mondi sconosciuti
prima; la lingua dei bambini sa essere incantevole perch fa risorgere ogni volta
latto mitico della prima nominazione quando fu la parola a fare esistere le cose.
cos: le parole dei bambini aprono e ci aprono al mistero del mondo.
la pioggia la prima pioggia, la lumaca schiacciata sotto la pietra la prima
lumaca schiacciata sotto la pietra, la scoperta del proprio corpo la prima
scoperta del proprio corpo.
Manca in queste parole linterrogazione inquieta, forsennata, acida e assetata,
delladolescenza;
manca il pensiero critico che vuole ribaltare le convenzioni, manca la necessit
spasmodica della contestazione dellAltro.
Il mondo appare al loro sguardo come un puro fenomeno ancora sottratto alle
griglie corrosive della teoria critica. Il loro sguardo non teoretico. Si posa
semplicemente sulle cose del mondo con meraviglia.
Per questo le parole dei bambini assomigliano a quelle dei grandi mistici. Si
adagiano sulle cose trasformando le cose in parole.
Facendo esistere le cose come cose; la rosa come la rosa, la pietra come la
pietra. Non c ancora lansia che irromper con ladolescenza di cambiare
il mondo, di trasformarlo, ma la visione del mondo come un miracolo che si
ripete sempre nuovo: Maestra lo sa che oggi la scuola proprio bella? Grazie
ma proprio come ieri. S ma io ieri non lavevo capito, dice una bimba stupita.
Le parole non servono solo a comunicare.
I bambini ci insegnano che le parole servono innanzitutto a fare esistere le cose.
In bagno Mi passi il phon? Quale phon? Inventalo no! Non vedi che
stiamo giocando!.
Maestra, vogliono sempre farmi fare il cane... dice Paolo Ma tu sei un
cane... risponde Giacomo e ride . No! Io non sono un cane e mi sono stufato
di fare il cane, anzi adesso il cane lo devono fare un po anche loro, se non non
valido, vero maestra?.
Maestra, lo sai che mi venuta unape sul mio prosciutto ma io gli ho detto che
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se ne voleva ne poteva mangiare un po e lei ha mangiato e poi mi ha fatto zzzz


che era un grazie e poi volata via?
Che bello!
Eh s, adesso quella una mia amica. Anche la morte non ha uno statuto
separato dalla parola, ma innanzitutto una parola:
Maestra, lo sai che io avevo un nonno che prima era vivo e poi morto e da
quando morto non lha pi visto nessuno?.
I bambini trasfigurano costantemente la realt perch hanno una necessit
vitale dellillusione.
Non solo di pane vive, infatti, lessere umano, ma di parole, segni, gesti,
desideri.
Lillusione come un secondo pane, un altro alimento, un lievito che separa
la vita umana da quella meramente animale. Il bambino si nutre di fantasia per
non restare ustionato dal carattere osceno del reale.
La scoperta del mondo, della vita e della morte, del reale del sesso, della
violenza e dellamore, deve poter avvenire attraverso il velo dellillusione.
Altrimenti la luce senza schermi del reale potrebbe bruciare le fragili pupille dei
bambini.
NELLE LORO CONVERSAZIONI MANCA DEL TUTTO IL PENSIERO CRITICO
TIPICO DELL'ADOLOSCENZA

Ce ne ha dato una immagine indimenticabile Roberto Benigni ne -La vita


bella : lorrore del campo di sterminio filtrato dalla parola di un padre capace
di inventare, raccontare, generare una storia dentro la quale il proprio figlio pu
trovare riparo dal trauma violento e illegittimo del reale.
Per questo il fondamento del mondo per loro resta sempre lamore dei genitori.
Laffidabilit dellAltro il suo amore rende affidabile il mondo. La vita riceve
sempre un senso dallAltro.
Nessuno pu farsi da s il suo nome.
Io so che non sono nato dalla pancia di mia madre, per sono nato nel suo
cuore, lho seguito e lei mi ha trovato.
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Anche linterrogazione sul mistero del mondo non


assume mai le forme critiche che ritroveremo con lo
sviluppo adolescenziale del potere acuminato del
ragionamento astratto. Non c astio verso il mondo,
non c odio verso lessere, non c rivendicazione
risentita.
Il pensiero di Dio non mai un pensiero fanatico. Dio
forte come Star Trek? chiede un bimbo alla sua
maestra. Lumano non in competizione con Dio, non
lo combatte, non lo sfida ancora.
Il sapere dei bambini mostra che c un limite al sapere, che non si pu sapere
tutto il sapere.
il mistero stesso della loro esistenza fa risuonare questo limite.
C un impossibile da sapere che i bambini sanno custodire con cura perch
sanno di essere figli, cio di non poter bastare a se stessi.
Loro sanno che senza lAltro sprofonderebbero nella notte pi fredda.
Sanno bene che solo lamore dellAltro pu dare fondamento al carattere
infondato del mondo. Per questo la parola evangelica affida proprio a loro il
destino del Regno.
Tratto dalla Repubblica pagina cultura 5 novembre 2015

Ecco che cosa pensano i bambini


Un tuffo dentro pensieri che attendono di essere liberati
di Riccardo Ruggeri

Angela Maria Borello, fondatrice, con altre sue colleghe, della Scuola Saint
Denise di Torino, ha pubblicato il libro Maestra, che ne sar di me (Grantorino
libri, pagg. 224, 20 euro, rintracciabile su Amazon) che una raccolta di pensieri
dei bambini dai 2 ai sei anni.
Questi pensieri sono stati trascritti come sono stati detti.
Solo i nomi sono stati confusi perch tutto ci che dice un bambino come se lo
dicessero tutti
Domanda. Maestra, perch ha scritto Maestra, ma che ne sar di me?
Risposta. Da molti anni annoto sul mio taccuino frasi, battute e domande che i
bambini mi rivolgono e le trovo particolarmente interessanti e significative.
Rileggendole dopo un po' di tempo le ho trovate belle e significative.
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Pensavo che, se sorprendevano me, avrebbero sicuramente impressionato ed


entusiasmato anche gli altri.
Sono convinta che le espressioni dei bambini meraviglieranno soprattutto quei
genitori che rimanevano increduli e perplessi quando raccontavo loro le frasi dei
figli, sottovalutando, a volte l'importanz, di questi messaggi.
L'idea di scrivere questo libro, raccogliendo le note sparse, nasce proprio dalla
volont di mettere nero su bianco le parole dei bambini, per restituire ad esse la
giusta importanza: verba volant, scripta manent.
D. Mi ha colpito che nel testo sono presenti linguaggi da adulto acculturato,
com' possibile?
R. Nonostante io abbia trascritto esattamente quanto i bambini dicevano, senza
omettere le loro espressioni ed i loro errori, evidente l'utilizzo di un linguaggio
accurato da parte loro.
Il motivo da ricercarsi nella condizione sociale di chi frequenta questa scuola:
una fascia medio- alta di certo dal punto di vista culturale.
Su questi bambini viene investito molto in materia di educazione: la padronanza
di un lessico ricercato da ricondurre proprio a questa attenzione delle famiglie.
D. Dietro a ogni libro ci sono storie, idee, filosofie, sentimenti, emozioni. Qual
la chiave di lettura corretta?
R. Mi sono accorta, negli anni, che i bambini rispondevano solo ad un certo
modo di fare domande: avevano bisogno della domanda giusta per replicare in
modo esaustivo.
La domanda giusta implica, spesso, un'altra domanda. Quando un bambino
chiede qualcosa, non sta cercando una risposta dall'adulto.
La soluzione la vuole trovare da solo: ha bisogno che ai suoi quesiti venga
attribuita importanza e dignit. A quel punto, sar capace di darsi da s una
risposta.
Nel progetto didattico promosso dalla scuola, gli educatori tendono ad
incentivare il bambino a problematizzare i suoi interrogativi, pi che offrire una
possibile risoluzione.
D. Qual l'errore che pu compiere l'adulto?
R. quello di fornire risposte ai bambini e, nei casi pi gravi, di non aspettare
nemmeno le loro domande.
Il bambino, nel suo percorso di crescita personale, deve dubitare per mettere
alla prova le sue conoscenze e costruire le sue certezze. Da queste pagine
traspare, inoltre, la notevole capacit dei bambini di parlare delle proprie
emozioni.
Gli educatori, nella nostra scuola, aiutano i bambini a riconoscere, nominare ed
accettare ogni sentimento che provano: questo percorso li guida a rapportarsi
con la propria emotivit in modo sereno e naturale e condividerla con i propri
coetanei.
D. Quindi dietro al libro c' un pensiero pedagogico o addirittura un progetto?
R. Dietro questo libro c' un preciso progetto pedagogico: esso parte dal
presupposto che educare significa, come indica l'etimologia latina del termine,
tirare fuori.
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Il bambino ha gi tutto dentro. Ed ecco che torno al punto di prima: le risposte


non devo darle io al bambino.
Il mio compito, come educatrice, semmai quello di spronarlo ed
accompagnarlo a cercarle da solo.
Educare ascoltare, osservare, permettere, rispettare, risvegliare, aiutare,
lasciare spazio. Il bambino cresce credendo in s stesso perch seguito da un
adulto fiducioso nelle sue capacit e riesce a trovare le risposte di cui ha
bisogno. In molti passi del libro si ritrovano critiche mosse dai piccoli al mondo
degli adulti.
Attenzione: queste non sono parole di bambini poco accuditi.
Solo un bambino amato, infatti, pu parlare cos perch solo chi ha fatto
esperienza e conosce una condizione in grado di parlare della sua assenza.
Un bambino che non ha mai ricevuto un certo amore non pu contestarlo perch
non lo conosce.
D. un libro umanissimo, lo si pu leggere in tanti modi, ricordando che stato
scritto da bambini che non sanno ancora scrivere, lo hanno dettato alla loro
Maestra, che si fatta spugna e amanuense. La possiamo considerare una
storytelling ante litteram? Penso di s, Sono curioso delle reazioni dei miei
nipotini quando lo leggeranno.
R. Un ricordo adolescenziale, nei tre mesi estivi facevo l'aiuto pastore di mio zio
nell'Alta Garfagnana, in pratica facevo ci che il cane pastore rifiutava.
Lo zio sosteneva che gli agnelli erano terrorizzati dai lupi, si aggrappavano al
pastore senza sapere che lui, un giorno, li avrebbe portati al macello.
Potrebbe essere una metafora della scuola? No, perch nella storia garfagnina il
personaggio pi umano il cane pastore, l'unico buono con gli agnellini,
non va oltre il mantenere la disciplina, oltretutto abbaiando raramente.
E il pastore?
Probabilmente, lui, rappresenta la societ.

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nsano%20i%20bambini

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