Sei sulla pagina 1di 7

Tempo libero, luoghi ritrovati.

Una citt dacqua lungo Parco Fluviale del Po1


Chiara Occelli e Riccardo Palma

[] la semplice finalit protezionistica o conservativa dei parchi non pu essere sufficiente a giustificarne
listituzione, ma occorre che essa sia integrata da una serie di finalit costruttive i cui risultati ed esperienze debbono
essere utilizzati da tutti e in tutti i territori, affinch la protezione della natura, propagandosi dai parchi stessi come
principio guida per una equilibrata politica delle risorse, giunga a orientare correttamente le attivit delluomo sino nel
cuore degli ambienti pi radicalmente antropizzati2
[] la tradizionale distinzione tra citt e campagna, tra politiche e strumenti di governo dei territori rurali e di quelli
urbani, , dunque, superata a vantaggio di strategie e azioni multisettoriali ed integrate, tese alla costruzione di forme
economiche e sociali nelle quali lo spazio della produzione dei beni materiali affiancato dalla presenza e dalla
valorizzazione di beni simbolici che producono nuove immagini dellambiente rurale3.

Il parco fluviale e la citt dacqua


Quando si percorre in bicicletta il Parco fluviale del Po lungo le piste ciclabili che seguono il fiume
e si attraversa la citt di Torino provenendo dalla cosiddetta campagna ad esempio da sud, dai
territori di Carmagnola, Carignano e Moncalieri difficile individuare veramente il punto nel
quale si entra nella cosiddetta citt poich il fiume e la sua area golenale presentano caratteri
sostanzialmente immutati lungo lintero percorso, sia esso urbano o territoriale. Anche nel
cuore della citt ci possiamo trovare allinterno di aree a verde, mentre in aperta campagna
possiamo imbatterci in ville, cascine e palazzi che definiscono veri e propri sistemi di affaccio sul
fiume.
A questa sensazione che ha un riscontro nel dibattito contemporaneo sul tema del periurbano e
sulla difficolt di impiegare ancora categorie descrittive che distinguano linsediamento accentrato
della citt da quello disperso del territorio va aggiunto il fatto che i caratteri geomorfologici
associati al fiume intrattengono strette relazioni con larchitettura degli insediamenti,
indipendentemente dallessere questi ultimi classificati come urbani o meno.
Intorno al fiume si svolge una citt dacqua (specularmente, si potrebbe dire che un fiume di pietra
attraversa la citt) che descrivibile attraverso la ricorrenza di alcuni fatti costruiti il cui disegno
pu essere riferito agli elementi geografici piuttosto che ad un interno e autonomo principio
architettonico4. Basti pensare al ruolo della sezione fluviale nellinstaurare una significativa
similitudine tra lattestamento sul ciglio di terrazzo delle cascine rurali e quello delle ville e dei
palazzi: la ricostruzione architettonica della scarpata golenale attraverso i muri delle ville di
campagna si rispecchia in quella dei fronti urbani sul fiume. Allo stesso modo larticolazione che
caratterizza il disegno del verde nella citt, tra giardino alto allitaliana, sopra il terrazzo golenale,
e giardino basso allinglese disposto in prossimit del fiume, rispecchia la contrapposizione nel
territorio fluviale tra il disegno regolare dei campi della pianura e il disegno formato dal divagare
del fiume allinterno dellarea golenale5.

I paragrafi Il parco fluviale e la citt dacqua, Il parco fluviale come forma insediativa, Abitare il Parco: tempo libero, movimento
e nuove forme per lo spazio pubblico sono stati scritti da Riccardo Palma; i paragrafi Piante di strato e piante composite, Cartografia
e progetto per la citt dacqua sono stati scritti da Chiara Occelli.
2
Giacomini V., Romani V. (1982), Uomini e parchi, Franco Angeli, Milano, p. 41.
3
Balletti F. (2010), Il dibattito sul perturbano. Un tema per la pianificazione urbanistica delle regioni urbane, in Cavaliere A.,
Ostellino I. (a cura di), Parchi metropolitani, Edizioni ETS, Pisa, pp. 31-37.
4
Il riferimento agli studi condotti da gruppo di ricerca guidato da Giancarlo Motta a Torino. Si veda in particolare: Motta G.,
Pizzigoni A. (2006), Architetture della Terra, in Motta G., Pizzigoni A., Ravagnati C. (a cura di.), Larchitettura delle acque e della
terra, Franco Angeli, Milano, pp. 9-92; Pizzigoni A. (2011), Il luogo, spazio cartografico e dispositivi di progetto, in Motta G.,
Pizzigoni A., La Nuova Griglia Politecnica, Palma R. (a cura di), Franco Angeli, Milano.
5
Su questi scambi tra costruzione della citt e figure fluviali si veda: R. Palma (2007), Fiume e architettura negli interventi per Italia
61 a Torino. La golena pietrificata, in Motta G., Ravagnati C. (a cura di), Alvei, meandri, isole e altre forme urbane. Tecniche di
rappresentazione e progetto nei territori fluviali, FrancoAngeli, Milano, pp. 248-266.

Il parco fluviale come forma insediativa


A questa citt dacqua, la cui concretezza architettonica espressa dal rapporto tra la geografia
fluviale e le costruzioni delluomo, corrisponde in qualche modo lentit giuridico-amministrativa
del Parco fluviale del Po tratto torinese. Al di l degli aspetti normativi e urbanistici, fondamentali
ma laterali ai fini questa trattazione, il Parco propone una forma di insediamento che si caratterizza
per un sistema di spazi complesso e stratificato la cui struttura pu essere letta in analogia con
quella che tradizionalmente attribuiamo allurbano. Ci vale non solo perch il Parco estende la sua
giurisdizione su territori gi pienamente insediati (caso unico in Italia esso attraversa senza
soluzione di continuit una citt capoluogo di Regione), ma specialmente perch il Parco
rappresenta il risultato concreto di un capovolgimento del punto di vista che porta a guardare alla
citt non tanto come ad un fatto unitario e in s concluso, ma come ad una porzione di un pi esteso
insediamento che si organizza intorno al fiume e che deve la sua forma allarchitettura della Terra
che il fiume costruisce in quanto fatto geografico.
Se proviamo a guardare al Parco come ad una citt dacqua possiamo interpretare i fatti che lo
circondano come architetture di un insediamento lineare il cui elemento generatore il fiume: il
ritagliarsi delle Aree di Riserva speciale allinterno dei limiti amministrativi definiti dal PTC
paragonabile alla presenza delle aree monumentali allinterno della citt; la suddivisione e la
caratterizzazione turistica del Parco in aree differenziate Il Po dei Laghi, il Po dei Re, il Po delle
Colline simile a quella permette di distinguere tra loro le diverse parti della citt della storia;
cos, il sistema dei percorsi ciclopedonali lungo il fiume con la sua struttura ad anelli successivi
ritaglia nella fitta trama dei percorsi rurali una figura che pu essere confrontata con gli schemi
della mobilit urbana. Poi, come ogni citt che si rispetti, il Parco fluviale dispone alla sua periferia
una serie di aree verdi che da esso sono distribuite: i grandi Parchi reali di Torino, se stanno insieme
in una corona come vuole un recente e importante progetto di valorizzazione e di fruizione, dal
punto di vista dellaccessibilit complessiva possono essere considerati anche come un sistema che
si dispone non pi intorno alla citt, ma specialmente lungo il fiume. Allo stesso modo i
depositi della storia che dentro il Parco, e quindi lungo il fiume, hanno lasciato ville, cascine,
fabbriche, insediamenti, rappresentano oggi i luoghi di una memoria che non ha niente da invidiare
a quella stratificazione che solitamente viene attribuita allo spazio urbano.
Ad un citt che non riesce pi a mostrare i suoi limiti, il Parco pu contrapporre perci una nuova e
pi efficace descrizione dello spazio degli insediamenti. Il territorio del Parco fluviale, al di l dello
specifico tracciamento dei suoi confini amministrativi, costituisce infatti uno spazio che sarebbe
riduttivo considerare solo per la sua valenza, seppur fondamentale, legata alla conservazione della
natura: esso potrebbe esprimere a tutti gli effetti, proprio a partire dalla sua specificit normativa e
giuridica, una forma insediativa, dotata di una propria identit architettonica e capace di accogliere
una specifica modalit dellabitare.
Abitare il Parco: tempo libero, movimento e nuove forme per lo spazio pubblico
Abitare nel Parco (anche per chi lo fa temporaneamente come turista) significa partecipare ad una
dimensione collettiva del tempo libero nella quale si mescolano la pratica sportiva, il godimento dei
valori ambientali e architettonici, il loisir senza etichette, lesperienza identitaria di un ritrovato
rapporto con gli elementi geografici come il fiume. Attraverso questa stratificazione di significati e
di usi lo spazio del Parco acquisisce quei caratteri di complessit funzionale e di commistione
sociale che sono i presupposti per la formazione dello spazio pubblico.
Nel Parco fluviale per, a differenza di ci che succede nella citt della storia, lo spazio pubblico
strettamente legato alla dimensione della mobilit. I molteplici utenti che percorrono una pista
ciclopdonale lungo un fiume turisti che visitano i territori attraversati, abitanti che usano la pista
per spostarsi, per fare sport o per trascorrere la domenica sono infatti accomunati dallessere in
movimento. Le infrastrutture per la percorrenza turistico-ricreativa e per gli sports di movimento
sono perci i veri luoghi pubblici del Parco: le aree di sosta, le passerelle, gli edifici che accolgono i
servizi del Parco, i bar e ristoranti, i bed&breakfast e gli agriturismi, rappresentano i luoghi notevoli

di un insediamento lineare che si fonda, piuttosto che sulla stanzialit, sul fluire dei suoi abitanti e
che, attraverso questo carattere, si mette in relazione con il fluire del fiume stesso.
Perci, se un tempo il fiume era una strada dacqua lungo la quale viaggiavano le merci - ma anche
le culture e le lingue che alimentavano la formazione di insiemi identitari tra gli insediamenti
rivieraschi - oggi il Parco fluviale interpreta il fiume ancora come lo spazio di un viaggio che si
svolge e si ripete con intervalli di tempo separati uno dallaltro; appunto in quel tempo che siamo
abituati a chiamare libero.
Ma cosa succede durante questo tempo e nello spazio che lo accoglie? Lipotesi che abbiamo
formulato per rispondere a questa domanda che lo spazio di una pista ciclopedonale sia oggi a tutti
gli effetti un luogo nel quale la stratificazione di usi e i valori simbolici mettono in campo una
nuova opportunit per il disegno dello spazio pubblico. Il suo valore duso non riguarda infatti
solamente la cosiddetta fitness o una generica fruizione della natura, ma nel caso in cui la pista sia
fortemente legata alla presenza degli elementi geografici, essa pu assumere un ruolo identitario nei
confronti di chi abita il territorio, proprio in virt dellesperienza del viaggio che essa permette.
Si veda come esempio tra i molti il caso della pista ciclopedonale del lago di Varese: realizzata
recentemente, essa circonda con un anello di 32 km uno specchio dacqua che era stato abbandonato
dalluso e dalla memoria degli abitanti degli 8 comuni rivieraschi. Attraverso la costruzione di
questo spazio pubblico lineare - di grande successo, sia in termini di fruizione, sia, di conseguenza,
in termini di indotto commerciale - il lago stato inventato di nuovo in quanto elemento
geografico e insediativo: devastato dallincuria e dagli scarichi industriali, il lago non era pi un
luogo, ma, dopo essere stato bonificato, esso stato ridisegnato dalla pista che ne segue la forma
come farebbe un disegnatore che ricalca una carta. Questo scambio metaforico tra un fatto
architettonico e una rappresentazione esplicitato nella manifestazione annuale Abbracciamo il
lago nella quale migliaia di persone disposte lungo la pista formano un anello intorno alle sue
sponde tenendosi per mano e realizzando cos una sovrapposizione tra corpo geografico e corpo
sociale che ha come tramite larchitettura della pista.
Altrove abbiamo chiamato architetture geografiche queste architetture in grado non solo di
accogliere gli spazi pubblici ma anche di offrirsi come rappresentazioni identitarie dello spazio
geografico6. La nostra convinzione che, in qualche modo, ogni architettura dello spazio pubblico
ha assunto e pu ancora assumere questo compito: interpretare con la sua forma la geografia dei
luoghi e, in tal modo, costituire uno spazio di rappresentazione7 il cui ruolo identitario consiste
nel produrre quella ri-conoscenza della geografia del territorio insediato che costituisce il
requisito indispensabile al raggiungimento di quel senso di appartenenza ai luoghi la cui assenza
costituisce uno degli aspetti pi critici che la dimensione contemporanea dellabitare presenta8.
Piante di strato e piante composite
Da un punto di vista teorico la ricerca indaga lipotesi che non si possa parlare di citt e territorio
come entit contrapposte, ma sia necessario invece provare a leggere la citt dal territorio e
viceversa, rendendo operativo lo slogan lanciato da Ildefonso Cerd: ruralizzate la citt,
urbanizzate la campagna: replete terram9.
Attraverso questo ribaltamento dello sguardo appare evidente come citt e territorio siano
accomunati dalla possibilit di essere letti - e quindi anche progettati - secondo una struttura fatta di
strati. Tale struttura non va per intesa come la semplice sovrapposizione di layers, ma, seguendo
Gilles Deleuze e Felix Guattari10, paragonabile al feltro, un tessuto non tessuto, senza ordito e
6
Vedi: Occelli C., Palma R. (2008), Architetture geografiche. Memoria dellantico e rappresentazione del territorio nel progetto
dellEcomuseo, in A. Marotta (a cura di), Qualit dellarchitettura, qualit della vita, Celid, Torino 2008, pp. 251-256; Occelli C.,
Palma R., La memoire architecturale du paysage culturel. Architecture gographique et projet dEcomuse, in EURAU08
Cultural Landscape, 4th European Symposium on Research in Architecture and Urban Design, Madrid. 16-19/01/2008, Ministerio de
Fomento Universidad Politcnica de Madrid, Madrid.
7
Sul concetto di spazio di rappresentazione cfr. Lefebvre H. (1974), La production de lespace, Anthropos, Paris.
8
Sul problema del rapporto tra abitare e spazio geografico vedi: La Cecla F. (2005), Perdersi. Luomo senza ambiente, Laterza, Bari.
9
Cerd I. (1985), Teoria generale dellurbanizzazione, Jaca Book, Milano, p. 69.
10
G. Deleuze, F. Guattar (1980), Mille plateaux. Capitalisme et schizophrnie, Editions de Minuit, Paris, p. 594

senza trama, fatto di filamenti, di frammenti compressi tra loro: non si pu pensare di ridurre questo
materiale in strati poich i filamenti superficiali trascinano con s frammenti pi profondi,
mostrando relazioni inaspettate. Il rapporto tra la Composizione architettonica e il Restauro che la
ricerca persegue, si basa proprio su questa consapevolezza: la conservazione degli strati gi
esistenti non si oppone affatto allinserimento di nuovi contributi, anzi, la relazione che si instaura
enfatizza lessere complesso del nostro mondo, introducendo nuove possibili relazioni tra i
frammenti compressi. Intendendo il territorio come il feltro, gli oggetti che lo compongono formano
reticoli che vanno al di l di classificazioni meramente tipologiche o storiche o di uso, ma
intrattengono un rapporto diretto con la forma della Terra. Fiumi di pietra, quindi, solcano i nostri
territori, costituendo gli spazi nei quali lesperienza del tempo libero si arricchisce attraverso quella
dellappropriazione delle identit dei luoghi.
Questo tema, quello dellidentit, che, intersecandosi con quello della memoria, costituisce la base
di partenza per qualsiasi ragionamento intorno al restauro e alla conservazione, mostra anchesso la
propria complessit, tanto da sfuggire definizioni totalizzanti, per affermare invece una doppiezza
che lo pone tra luno e il molteplice. Interessanti a tal fine sono le considerazioni che in proposito fa
Z. Bauman quando afferma che da un lato La voglia di identit nasce dal desiderio di sicurezza,
ma nello stesso tempo nella nostra epoca di modernit liquida in cui leroe popolare lindividuo
libero di fluttuare senza intralci, lessere fissati, identificati [] diventa sempre pi
impopolare11. Il progetto deve tenere conto di questa indecidibilit: unidentit/infinite identit. A
ben guardare, per, forse proprio quegli oggetti, quei luoghi cui noi annettiamo il valore di
Monumenti appartengono a questa doppiezza e mettono in massimo risalto proprio questo statuto di
instabilit: il Monumento, infatti, la cosa che ci proviene dal passato, continuamente riconfermata
nella sua presenza, riusata, ma mai cancellata, dimostra di essere proprio luno e molteplice, di
permanere nella differenza. Questa considerazione non attiene solo al modo di leggere le cose che ci
sono giunte, ma anche di ragionare rispetto al progetto, di restauro e del nuovo, dove lo statuto
monumentale deve essere riconfermato o instaurato.
Il territorio, quindi, come i manufatti, possono essere letti attraverso una doppia modalit che
quella messa in atto dallarcheologia: da un lato le piante di strato, che tentano loperazione di
semplificazione del reale tematizzando i problemi e cercando quindi di porne gli elementi su di uno
stesso piano; dallaltra le piante composite che praticano tanto limpossibile semplificazione del
reale, quanto le scelte del progetto12.
Attraverso questa doppia modalit rappresentativa si evidenziano chiaramente luoghi e oggetti che
vengono pi di altri attraversati e compresi dai reticoli considerati: sono punti in cui il sommarsi
massimo, come accade in geologia per quei punti dove il moto tellurico ha sconvolto i piani di
sedimentazione, offrendo quindi inattese conformazioni capaci di sussumere molte delle possibili
stratificazioni, oppure quei luoghi scavati dagli archeologi che mostrano stravolgimenti successivi
degli strati, che non consentono una semplice lettura dallalto al basso, dal pi recente al pi antico,
ma ingaggiano il presente sul piano dellipotesi e dellincertezza. Questi punti molteplici,
compressione di tutti i punti, sono per noi i monumenti-feltro, la massima espressione della
compresenza delle memorie dellarchitettura e della Terra, ma rappresentano anche i luoghi per il
progetto del nuovo. Sono luoghi densissimi, catastrofici. Il Restauro, quindi, gioca un ruolo
fondamentale nel tenere insieme le figure identitarie messe in atto dalle scelte progettuali.
In definitiva, il progetto dei nuovi apporti, intesi sempre come monumenti-feltro, interpreta,
attraverso larchitettura, la forma della Terra e del fiume, approntando architetture geografiche
che hanno il ruolo eminentemente civile e fondativo di rappresentare, come legende costruite, la
natura architettonica dello spazio territoriale che abitiamo; il progetto di restauro, rileggendo
11

Z. Bauman (2003), Intervista sullidentit, Vecchi B. (a cura di), Editori Laterza, Roma-Bari, p. 31.
Cfr. A. Carandini (1991), Storie dalla terra. Manuale di scavo archeologico, Einaudi, Torino; D. Manacorda (2004), Prima lezione
di Archeologia, Laterza, Roma-Bari. Questa distinzione stata riproposta nel campo dellarchitettura e degli strumenti per il
controllo del progetto in R. Palma (2010), Stratigrafie del presente. Cartografie orientate al progetto architettonico del territorio, in
Casti E., Levy J. (a cura di), Le sfide cartografiche. Movimento, partecipazione, rischio, Il lavoro editoriale/universit, Ancona, pp.
212-228.
12

lesistente, indaga e mette in luce i caratteri di legame e appartenenza degli oggetti a quella Terra su
cui si radicano, che ne costituiscono la memoria e la matrice, tanto da offrire cos anche al progetto
del nuovo figure di riferimento che non sono altro che le risposte gi date a problemi sempre uguali.
Cartografia e progetto per la citt dacqua
Da un punto di vista operativo la ricerca indaga la dimensione dellabitare applicata al Parco
Fluviale del Po torinese con lobiettivo di progettare i quartieri di una nuova citt dacqua che,
dispiegandosi lungo il fiume e attraversando Torino, contiene insediamenti residenziali, aree
naturali, opere idrauliche e un sistema produttivo agricolo in grado di sviluppare nuove e
promettenti economie locali.
Allinterno di questa ipotesi, la scelta di alcuni luoghi identitari poich stratificatisi nel tempo
attraverso la permanenza delle loro architetture mira a fornire a questa citt dacqua i propri
monumenti e spazi comunitari. Poich la prima grande architettura di questa citt proprio il fiume
con le forme che ha impresso alla Terra, la ricerca esplora, attraverso la costruzione di carte e la
definizione di progetti che da queste carte prendono le mosse, la possibilit che questi luoghi
assumano il ruolo di vere e proprie architetture geografiche in grado di ricostruire uno spazio
identitario nel quale le comunit possano riconoscere la loro appartenenza al territorio fluviale. Gli
strumenti principali della ricerca sono quelli della rappresentazione e del progetto, mentre le sue
occasioni operative sono venute da alcune tesi di laurea sviluppate presso la I Facolt di
Architettura del Politecnico di Torino.
Nel caso dellarea di Carignano, posta nella porzione di Parco a sud di Torino, denominata Po dei
Laghi a causa della presenza di numerosi laghi di cava, il tema principale e caratterizzante
costituito dalla morfologia del sito disegnata dal divagare del fiume nei secoli. Al terrazzo fluviale,
infatti, sul quale sorgono i centri abitati pi grandi, corrisponde unampia area golenale nella quale
si rintracciano chiaramente i paleo alvei abbandonati dal Po, area caratterizzata dalla presenza di
insediamenti puntuali, cascine, che, anche dal punto di vista costruttivo, sono identificabili come
vere e proprie isole quasi sempre impostate su terrapieno.
In questarea la ricerca ha portato alla realizzazione di una serie di cartografie tematiche che
isolando un singolo aspetto della geomorfologia fluviale sono paragonabili a carte di strato che
rappresentano la consistenza fisica di un singolo deposito. In particolare sono state costruite due
serie di carte: la prima riguarda la conformazione del terrazzo fluviale principale (fig. 1), la seconda
riguarda la stratificazione dei paleo alvei del Po allinterno dellarea golenale (fig. 2). Entrambe
queste serie di carte hanno permesso di studiare i piani di aggancio con gli strati dei manufatti
costruiti: sulla carta del terrazzo fluviale sono state indagate le relazioni con lo strato insediativo
costituito da cascine, borghi e ville che su di esso si attesta; sulla carta dei paleo alvei sono state
individuate le relazioni con lo strato dei percorsi. La prima carta composita cos ottenuta
interpreta il salto di quota del terrazzo golenale come la cinta bastionata di una citt immaginaria
della quale gli insediamenti esistenti costituiscono i punti maggiormente costruiti (fig. 3), mentre la
seconda descrive i paleo alvei riconducendoli alla matrice geometrica cui appartengono, quella
dellellisse, definendo cos unarea caratterizzata da percorsi tra loro intrecciati e sovrapposti, che
descrivono in forma di anfiteatri i laghi di cava esistenti (fig. 4).
Gli elaborati ottenuti, assunti per la loro capacit di fornire interpretazioni architettoniche della
forma della Terra, sono stati impiegati come carte delle regole13 a partire dalle quali sono stati
sviluppati alcuni progetti di tesi di laurea.
La cascina Fortepasso14. Il progetto per la Cascina di Fortepasso (tra Carmagnola e Villastellone, in
sponda destra del Po), prende le mosse da una carta composita che, interpretando la struttura

13

Sulla sperimentazione relativa allapprontamento di carte delle regole utili alla soluzione dei rapporti tra progetto di architettura
e caratteri del luogo, si vedano i risultati di una ricerca PRIN pubblicata in Motta G., Ravagnati C. (a cura di) (2009), Cartografia di
fiume per il progetto di citt. Ricerca sulla qualit dellarchitettura applicata allarea metropolitana torinese, Tecnograph,
Bergamo.

morfologica del terrazzo golenale un bastione naturale, permette di risolvere i principali problemi
distributivi impiegando un sistema di muri-percorso che descrivono architettonicamente proprio la
figura di una fortificazione (fig. 5). Gli edifici distribuiti riproducono, nelle sezioni, gli elementi
funzionali della cascina storica: la stalla con fienile, il portico, la casa padronale e la chiesa,
accogliendo per gli usi differenti che il progetto prevede. La cascina preesistente e i suoi nuovi
corpi, infatti, costituiscono uno dei punti principali di accesso allarea del Parco fluviale, attraverso
il recupero del ruolo di punto di passaggio verso il fiume che il sito possedeva storicamente, ma
anche il luogo dinsediamento di attivit didattiche inerenti lo scavo archeologico attraverso la
valorizzazione di alcuni resti di et romana, lapprontamento e il disegno di aree per le esercitazioni
pratiche oltre che la destinazione a campus di alcuni edifici. Il progetto per la cascina storica
prevede, attraverso un intervento attento di conservazione delle memorie stratificate, linserimento
di attivit legate al Parco: un cascina didattica e un agriturismo con vendita dei prodotti Nellarea
circostante, poi, il progetto prevede il riordino dei collegamenti ciclopedonali con il fiume e,
sfruttando la traccia geomorfologica del paleo alveo del Tanaro, il ridisegno delle partizioni agrarie
come lotti per larboricoltura.
Il percorso da Borgo Cornalese per Tetti Faule verso il Po15. Il progetto per larea di Tetti Faule
(Comune di Carignano, area golenale in destra Po) si propone lobiettivo di disegnare il sistema dei
percorsi ciclo pedonali, tanto a scala locale quanto alla scala delle piste ciclabili di lunga
percorrenza che interessano questa porzione di Parco (fig. 6). Attraverso la sovrapposizione della
cartografia geomorfologica alla cartografia dei percorsi gi esistenti, vengono individuate tre
tipologie di percorsi: i percorsi che corrono paralleli al fiume sul ciglio di terrazzo golenale, i
percorsi ponte trasversali al fiume che connettono i terrazzi da una parte allaltra del fiume stesso, i
percorsi golenali, dallandamento sinuoso, che fanno i conti con la struttura morfologica dellarea
segnata dalla presenza delle tracce dei paleo alvei, spesso trasformati in laghi di cava. Lobiettivo
quello di definire una gerarchia tra le tipologie dei percorsi, capace di rendere chiaro il loro ruolo e
caratterizzarne larchitettura attraverso il riferimento diretto alle forme del fiume. Cos, se ai
percorsi di terrazzo spetta il compito di condurre i ciclisti lungo il Po per tratti a lunga percorrenza, i
percorsi ponte costituiscono elementi di avvicinamento o di oltrepasso del fiume, veri assi di
penetrazione e distribuzione dellarea golenale, spesso soprelevati rispetto al piano di campagna e
che, nel caso del progetto, costituiscono sia unarchitettura distributiva per la rifunzionalizzazione
della piccola borgata di Tetti Faule, sia un percorso su passerella che permette di raggiungere la riva
del fiume. Ai percorsi golenali viene invece dato il significato di vere e proprie passeggiate
ciclopedonali disegnate come anelli che ricalcano le tracce dei paleo alvei del fiume e che in alcuni
tratti si solidificano in un doppio muro, sorta di frammento di anfiteatro parzialmente emergente dal
terreno, il cui compito quello di risolvere i salti di quota tra i diversi terrazzamenti interni allarea
golenale.
Larea del Meisino a Torino16. Questo ultimo esempio progettuale riguarda unarea interna alla
cosiddetta citt. Larea di progetto infatti compresa nel Parco del Meisino a Torino ed situata nel
meandro del Po che, formato dallingresso della Stura, ha come fulcro la cascina della Filanda,
struttura settecentesca oggi in avanzato stato di degrado. Per svolgere il programma funzionale,
definito attraverso linterpretazione dei documenti prodotti dai diversi attori interessati allarea
(amministrazione della citt, abitanti, Parco fluviale, ecc.), sono state costruite tre carte di strato
che fissano tre temi: la geomorfologia del meandro, i percorsi, i recinti insediativi (fig. 7).

14

Tesi di laurea di Rocca P., Cascina Fortepasso nella prospettiva del Parco Fluviale del Po Torinese. Progetto di
rifunzionalizzazione. Tesi sostenuta il 13/02/10. I Facolt di Architettura, Politecnico di Torino. Relatori: C. Occelli, R. Palma, I.
Ostellino.
15
Tesi di laurea di Gyoka A., Lantrua D., Progetto di rifunzionalizzazione del sistema dei percorsi del Parco fluviale del Po a
Carignano e della Borgata Tetti Faule. Tesi sostenuta il 17/12/2010. I Facolt di Architettura, Politecnico di Torino. Relatori: C.
Occelli, R. Palma, M. Sassone.
16
Tesi di laurea di Albis S., Ferranti M., Riqualificazione del Parco del Meisino e della cascina della Filanda. Tesi sostenuta il
13/07/09. I Facolt di Architettura, Politecnico di Torino. Relatori: C. Occelli, R. Palma.

Limpiego di questi tre elaborati ha generato una carta composita che contiene gli elementi di
progetto (fig. 8).
Cos, la carta geomorfologica ha permesso di progettare tre fasce di utilizzo del suolo: una fascia di
pi stretta pertinenza fluviale, una fascia coltivabile e la fascia delledificato della borgata. La carta
dei percorsi mostra la presenza di strade dargine che si pongono sul ciglio del terrazzamento
golenale e di strade ponte che attraversano la golena mantenendosi in quota. Il progetto ricostruisce
lantico percorso sullasse del meandro, spettacolarizzandolo con la costruzione di una passerella
ciclopedonale che distribuisce una serie di attrezzature ludico-sportive al suolo. Gli elementi di
connessione verticale ripetono la struttura muraria della cascina rifunzionalizzata in edificio di
servizio e accoglienza da cui ha origine lintero percorso. Infine, la terza carta tematica permette il
ridisegno del recinto della Filanda che viene ripartito al suo interno da una serie di sottorecinti
monofunzionali dedicati ad attivit di socializzazione.