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La trappola della servit volontaria

- Paolo Ercolani, 29.10.2015


Saggi. Liberi servi. Il Grande Inquisitore e lenigma del potere, un denso e avvincente saggio di
Gustavo Zagrebelsky per Einaudi
Il pi inquietante ed oscuro giallo della vicenda umana ha come trama fondamentale il potere. Un
giallo che per troppo tempo, e forse ancora oggi, ci si illusi di svelare concentrando lattenzione
principalmente (quando non soltanto) su quelli che Tacito chiamava i misteri del potere (arcana
imperii). Come se questi disegni misteriosi dovessero provenire, ipso facto, da una realt gi costituita che si avvale di quella sua forza per sottomettere delle vittime ignare e impotenti.
Eppure il vero meccanismo segreto che costituisce il potere e lo rende sovrano, avviene quando esso
non ancora tale (almeno non in forma compiuta), grazie a una sorprendente alleanza con quello
che si rivela il complice pi formidabile, impensabile ed efficace del potere stesso. Quello che, in un
giallo perfetto, si rivela essere il vero colpevole che abbiamo avuto sempre sotto gli occhi senza riuscire a scorgerlo mai. Perch come sapevano bene gli antichi, a partire da Omero e dal suo Tiresia,
coloro che sanno vedere oltre e lontano, in un mondo oscurato dai bagliori del potere e dei suoi corifei, sono proprio i ciechi. Mentre invece i nostri occhi sono abbacinati da fin troppe luci fastose
e spettacolari, ed in questa orgia di immagini velanti che, lo dimentichiamo volentieri, gli occhi
diventano orbi anche per la troppa luce, oltre che per il buio (Platone, mito della caverna).

In nome della sicurezza


in quella felice dimenticanza che un esperto lettore di gialli individuerebbe lindizio fondamentale
per scorgere il misterioso colpevole. Gi, ma allora chi questo segreto, impensabile, controverso
complice del Potere, che lo aiuta a costituirsi a guisa di un idolo i cui dogmi diventano indiscutibili
e impenetrabili? La vittima. Noi stessi. Lessere umano, che stando allinsegnamento di Freud rinuncia presto e volentieri a quella che una delle cause maggiori della sua angustia ed inquietudine. La
libert. A cui luomo rinuncia in cambio della sicurezza. Di una tutela superiore che gli pu essere
fornita da un potere vissuto come onnisciente e onnipotente proprio perch siamo stati noi a concedergli le chiavi tanto della nostra anima quanto del nostro corpo. Una vicenda che affonda le sue
radici nella notte dei tempi, quella del potere a cui luomo si sottomette per scelta consapevole
e agognata. Ma che raggiunge la sua apoteosi concettuale e letteraria nella Leggenda del Grande
Inquisitore, narrata da Dostoevskij in un capitolo memorabile e controverso del suo I fratelli Karamazov.
A ricostruire tale vicenda della miseria umana di fronte al potere, incentrandola sul dialogo
dellInquisitore con Ges, declinato al tempo stesso a guisa di costante termine di paragone e apoteosi della vicenda stessa, Gustavo Zagrebelsky in un sapiente e denso volume come Liberi servi. Il
Grande Inquisitore e lenigma del potere (Einaudi, pp. 292, euro 30). Volume, sia detto per inciso, il
cui difetto pi grande e forse unico attribuibile alleditore, che lo ha stampato senza indice tematico n dei nomi, spoglio di quella cura editoriale che sarebbe necessaria (e anche redditizia) per un
testo cos importante.
Che luomo si sia sempre sottomesso al potere in seguito a una scelta ragionata, un fatto che
lautore ricostruisce con innegabile maestria. Ma a sorprendere linquietante salto qualitativo che
avvertiamo tra le pagine del grande scrittore russo. S, perch in lui non leggiamo pi di un uomo la
cui aspirazione massima la libert, di cui pure disposto a sacrificarne una parte in favore di un
potere che gli garantisca anche protezione. Bens la storia, inenarrabile, inconcepibile, perfet-

tamente capace di negare integralmente limmagine illuministica che vogliamo avere dellessere
umano, quella di un uomo che per natura portato a rifuggire la libert. Il suo un vero e proprio
anelito alladdomesticamento, alla servit volontaria e dispensatrice di ogni insidiosa e disagevole
responsabilit.

Il palazzo di cristallo
Da queste fondamenta sotterranee e per troppo tempo tenute alloscuro, si erge il grande palazzo
di cristallo del vero potere. Quello che togliendo agli uomini la libert si mostra loro (e viene da essi
rispettato) a guisa di un benefattore che esegue i dettami della natura. A differenza di quel Cristo
che invece, col suo lottare per la libert delluomo e in generale per affermare i valori dellumanit,
si rivela il vero nemico del genere umano, colui che lo grava del peso pi tragico e insostenibile.
Quella di Dostoevskij si rivela a tutti gli effetti come una potente e oscena tras-valutazione di tutti
i valori in forma letteraria (su fondamenti molto simili rispetto a quella che Nietzsche stava compiendo in forma filosofica).
Al Cristo che si presentava come la Verit (ego sum veritas) il Pilato ammirato da Nietzsche
rispondeva in maniera beffarda: Quid est veritas? (che cosa verit?). Al Cristo silente di Dostoevskij, invece, lInquisitore tormentato (perch lui a farsi carico della tragica verit del genere
umano) imputa una colpa originaria e inemendabile: aver condannato lumanit a quella libert da
cui lui, per il bene dellumanit stessa, si dato il compito di liberarla.
In questo modo, secondo Zagrebelsky, Dostoevskij mette in scena il momento fondativo e originario
del potere come lo conosciamo oggi. Ossia un potere (che Michel Foucault avrebbe definito governamentale) tecno-finanziario, che si fa amare dalle sue stesse vittime perch regala loro il grande
spettacolo della finzione illusoria ma rassicurante. Perch non governa contro la libert, ma per
mezzo di quella stessa libert che gli uomini non vogliono e che quindi li spinge a conformarsi autonomamente a determinate norme.
In cui essi, alla stregua di negri bianchi, si sottomettono totalmente ai dogmi del potere pastorale
in cambio della carit organizzata, cio della possibilit di consumare i frutti del proprio lavoro nei
grandi palazzi di cristallo che oggi sono i centri commerciali. Oppure di divertirsi tra le maglie isolanti e massificanti al tempo stesso della grande Rete virtuale.
Quello di Zagrebelsky un libro che, con densit di riferimenti, sapienza e chiarezza di linguaggio,
racconta lo scandalo indicibile del mondo umano. Segretamente desideroso di vendere al Diavolo la
propria figlia primogenita. Libert.
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