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CARL EDWARD SAGAN

1980

COSMOS

Edizione italiana a cura di Antonio Schiavone, agosto 1990


Pubblicazione a cura di

Bruno Moretti Turri IKZWQA, SETI ITALIA G. Cocconi

Adattamento in PDF per il sito fondocarlabentamini.org


Bentamini
Pictures: Lynette Ren Cook courtesy

ad opera di Andrea

"We are all lying in the gutter, but some of us are looking at the stars."
"Giaciamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle."
Oscar Wilde

Indice
COSMOS..............................................................................................................................................1
1. Inizia il viaggio attraverso il cosmo.................................................................................................4
2. La vita nello spazio.........................................................................................................................13
3. L'informazione................................................................................................................................22
4. Il futuro dell'umanit......................................................................................................................30
5. L'astronomia e l'astrologia..............................................................................................................38
6. L'esplorazione spaziale...................................................................................................................48
7. Nascita, vita e morte delle stelle.....................................................................................................56
8. La nascita e il tipo di universo in cui viviamo................................................................................66
9. La ricerca di civilt extraterrestri....................................................................................................75
10. I viaggi interstellari.......................................................................................................................84
11. Le catastrofi cosmiche..................................................................................................................93
12. Marte, il pianeta rosso................................................................................................................101

1. Inizia il viaggio attraverso il cosmo


Il cosmo tutto ci che esiste, che sia mai esistito e che esister sempre. La
consultazione del cosmo ci emoziona. Un brivido ci percorre, la paragoniamo a
quella vaga emozione come un ricordo remoto di precipitare da una grande altezza, ci
rendiamo conto di inoltrarci nel pi grande dei misteri.
Le dimensioni e l'et del cosmo sono al di l della comune comprensione umana,
sperduta in un luogo compreso tra l'immensit e l'eternit c' il nostro minuscolo
pianeta la Terra. Per la prima volta, l'umanit ha il potere di decidere il destino del
suo pianeta e di se stessa; la nostra un'era di grandi pericoli, per la nostra specie
giovane, curiosa, intraprendente, piena di buone promesse. Negli ultimi millenni
siamo stati capaci di portare a compimento le scoperte pi sorprendenti ed inattese,
sia riguardo al cosmo che al pianeta nel quale viviamo. Sono convinto che il nostro
futuro dipenda, soprattutto, da quanto saremo capaci di capire questo cosmo, nel
quale galleggiamo cos come un granello di pulviscolo viene gi dal cielo.
Adesso comincia per noi un viaggio attraverso il cosmo, correremo incontro a
galassie, a soli, a pianeti, vedremo varie forme di vita cominciare il nuovo ciclo,
evolversi e perire; mondi di ghiaccio e stelle simili al diamanto, Atomi grandi come il
sistema solare, interi universi pi piccoli di un Atomi, ma sar anche la storia del
nostro pianeta, delle piante e degli animali che lo dividono con noi. Inoltre, sar la
storia dell'umanit, di come essa riuscita ad arrivare all'attuale conoscenza del
cosmo, di come il cosmo ha plasmato la sua evoluzione, la sua cultura e di quale
potr essere il suo destino. Noi vogliamo seguire la verit ovunque essa ci conduca,
ma per trovare la verit occorrono sia fantasia che settarismo. Non avremo paura di
azzardare ipotesi, ma staremo molto attenti a distinguere le ipotesi dai fatti.
Il cosmo sovrabbonda di entit affascinanti, di rapporti squisitamente intrecciati tra
loro che hanno per sfondo il grandioso meccanismo della natura. La superficie della
Terra la spiaggia dell'oceano cosmico, su questa spiaggia abbiamo imparato quasi
tutto quello che sappiamo, per di recente ci siamo spinti un po nel'acqua, diciamo
fino alle caviglie, e l'acqua ci sembra invitante.
Qualche parte in noi ci ricorda che di l che proveniamo e agognamo di tornarci, e
possiamo perch il cosmo anche dentro di noi; noi siamo fatti della stessa materia
delle stelle, noi siamo un mezzo per il cosmo di conoscere se stesso.
Ci accingiamo ad esplorare il cosmo su un astronave della fantasia, non vincolati dai

comuni limiti di dimensioni e di velocit, guidati dalla musica unica delle armonie
cosmiche. Arriveremo dovunque nello spazio e nel tempo. Perfetta come un fiocco di
neve, organica come un seme di dente di leone, la nostra astronave ci porter in un
sonno di sogni, fatti di realt.
Comincia il viaggio. Davanti a noi c' il cosmo nelle sue immense proporzioni.
Ormai siamo lontani dalle spiagge della Terra, siamo nelle piaghe dell'oceano
cosmico, non segnate su alcuna carta. Sparse sulle onde dello spazio come spume di
mare, vi sono innumerevoli striature di fucine, alcune delle quali composte da
centinaia di miliardi di soli; sono le galassie che vagano senza fine nel grande buio
cosmico. Su questa astronave della fantasia, ci troviamo a met strada dal limite
dell'universo conosciuto.
Nel nostro primo viaggio attraverso il cosmo, cominciamo l'esplorazione del'universo
scoperto fino ad ora dalla scienza. Dalle profondit dello spazio non possibile
neanche individuare il gruppo delle galassie del quale fa parte la nostra Via Lattea, e
tanto meno individuare il Sole e la Terra.
Siamo nel regno delle galassie, a otto miliardi di anni luce da casa. Ma dovunque
arriviamo, i modelli della natura sono sempre gli stessi, come la forma a spirale delle
galassie. Le leggi fisiche sono le stesse dappertutto, da un capo all'altro del cosmo.
Noi siamo appena all'inizio della comprensione di queste leggi, perch l'universo ci
nasconde ancora molti misteri. Vicino al centro di un gruppo di galassie, si trova,
talvolta, una galassia ellittica vagante composta da migliaia di miliardi di soli.
Nel regno delle galassie, le nostre normali unit di misura della distanza non ci
bastano pi, ci occorre un'unit di misura molto pi grande, l'anno luce. Equivale alla
distanza percorsa dalla luce in un anno, circa diecimila miliardi di chilometri. Non
una misura di tempo, ma di distanze enormi.
Nell'ammasso di Ercole, ogni galassia dista dall'altra milioni di anni luce, vale a dire
che per andare da una galassia all'altra la luce impiega milioni di anni. Come le stelle,
i pianeti e le creature viventi, le galassie nascono, vivono e muoiono. Hanno tutto una
loro storia molto movimentata. Il loro nucleo pu esplodere generando luce ed onde
radio, enormi getti di energia e un fragore terribile in tutto il cosmo. Qualunque astro
che si trovasse nelle vicinanze sarebbe incenerito. C' da chiedersi, quanti pianeti e
quante civilt siano state distrutti in questo modo.
Nell'ammasso di Pegaso, c' una galassia a forma di anello, ci che rimane della
collusione tra altre due galassie, uno splash nell'immenso stagno cosmico. Ogni

galassia pu esplodere e scontrarsi con un'altra, cos come possono esplodere le


singole stelle che la costituiscono. Nell'esplosione di una supernova, c' una stella che
supera in splendore il resto della propria galassia.
Ora, vedremo ci che i nostri astronomi chiamano il Gruppo Locale. Su un estensione
di tre milioni di anni luce comprende qualcosa come venti galassie, un arcipelago
poco denso e tipico nell'immensit dell'oceano cosmico. Siamo solo a due milioni di
anni luce dalla Terra. Incontriamo una grande galassia in Andromeda, un ciclone fatto
di stelle, gas e pulviscolo. Appena lo superiamo, vediamo una delle sue piccole
galassie satellite. Il nucleo in una galassia e le stelle che la compongono, sono tenuti
insieme dalla forza di gravit. M31 circondata da centinaia di ammassi di stelle
globulari, ci avviciniamo ad una di esse. Ogni ammasso orbita intorno alla massa
centrale della galassia, e pu essere composta anche da un milione di singole stelle.
Ogni ammasso globulare come uno sciame di api, tenute insieme dalla gravit, e
ogni ape un sole.
Per andare dall'ammasso di Pegaso al Gruppo Locale, dominato da due grandi
galassie a spirale, abbiamo impiegato duecento milioni di anni. Superata la M31,
troviamo un'altra galassia molto simile, con due braccia a spirale che compiono un
giro completo ogni duecentocinquanta milioni di anni.
Ed ecco la nostra Via Lattea. E' la galassia familiare per noi della razza terrestre. Tra
le braccia a spirale della costellazione del Cigno, noi esseri umani abbiamo
sviluppato la nostra consapevolezza e, fino a una certa misura, la nostra
comprensione. Concentrati nello splendore del suo nucleo e sparsi lungo le sue
spirali, vi sono quattrocento miliardi di soli. Per andare da una sua estremit ad
un'altra, la luce impiega centomila anni. In questa galassia, vi sono stelle, mondi e,
forse, un enorme variet di forme di vita, di esseri intelligenti e di civilt orbitanti
nello spazio.
Sparsi tra le stelle della Via Lattea ci sono i resti di una supernova, quanto rimane di
una colossale esplosione stellare. I filamenti di gas luminoso sono gli strati esterni,
che si vedono, di una stella che si autodistrutta. Il gas si diffonde, restituendo allo
spazio materia stellare. Nel cuore della massa gassosa ci sono i resti della stella
originaria, costituiti da un frammento denso e concentrato di materia chiamato pulsar,
un faro naturale, un sole che compie un giro completo due volte al secondo.
Le pulsar hanno un ritmo cos regolare, che la prima che fu scoperta venne scambiata
per un segnale di intelligenza extraterrestre. Enormi fari per astronavi che viaggiano

per anni luce attraverso le stelle. Forse, queste intelligenze extraterrestri e queste
astronavi esisteranno, ma le pulsar non sono state create dall'uomo. Anzi, le pulsar ci
ricordano tristemente che niente dura in eterno e che anche le stelle muoiono.
Continuiamo ad avanzare nello spazio, inoltrandoci per migliaia di anni luce verso il
fondo della galassia. Miliardi di fornaci nucleari trasformano la materia in luce
stellare; alcune stelle sono inconsistenti come bolle di sapone, altre sono centinaia di
miliardi di volte pi dense del piombo. Le stelle pi calde sono destinate a morire
giovani, le grandi stelle rosse sono tra le pi vecchie e si pu escludere che facciano
parte di sistemi con pianeti abitati. Invece, le stelle nane e gialle, come il nostro Sole,
sono di mezza et e sono di gran lunga le pi comuni. Normalmente, fanno parte di
un sistema planetario e, su pianeti di questo tipo, incontriamo per la prima volta,
durante il nostro viaggio, insolite forme di materia, ghiaccio, roccia, aria e acqua.
Nella galassia della Via Lattea possono esserci molti mondi, nei quali la materia si
evoluta. Viene spontanea una domanda: gli esseri di questi mondi saranno molto
diversi da noi? che aspetto avranno? che tipo di politica, di tecnologia, di musica, di
religione avranno? oppure, la loro cultura sar tale che noi non riusciamo a
immaginarla ? sono esseri pericolosi o no? Tra le molti nubi di gas interstellare c'
una che si chiama la nebulosa di Orione, che dista solo 1500 anni luce dalla Terra. Tre
stelle molto lucenti formano la cosiddetta cintura di Orione. La nebulosa, vista dalla
Terra, appare come una macchia di luce, la stella al centro della spada di Orione. In
realt, non si tratta di una stella ma di un qualcosa, completamente, diverso, una
nube che nasconde uno dei tanti segreti della natura.
Ed ecco arrivare ad una incubatrice stellare, un posto dove nascono le stelle. Il gas e
il pulviscolo si condensano per gravit finch la loro temperatura arriva a un punto
tale che cominciano a brillare, nubi di questo tipo indicano la nascita di stelle, cos
come altre testimoniano la loro morte.
E, cosa avviene delle stelle dopo che si sono condensate all'interno delle nubi
interstellari? L'ammasso delle Pleiadi un gruppo di stelle molto giovani, pensate che
hanno solo 50 milioni di anni. Queste stelle sono ancora circondate da ciuffi nebulosi,
costituiti dal gas da cui si sono formate.
Esistono delle nubi sospese tra le stelle che sembrano macchie di inchiostro, sono
formate da fine polveri di roccia, materia organica e ghiaccio. Al loro interno, alcune
stelle ruotano su se stessa, nei pressi un mondo di ghiaccio che evapora e che forma
come delle lunghe code di comete spinte indietro dai venti stellari. Nere nubi distanti

anni e anni luce vagano tra le stelle, sono piene di molecole organiche; i materiali da
costruzione per la vita sono dovunque, si producono facilmente. Quanti sono i mondi
su cui queste complesse molecole si sono unite, formando le premesse di quello che
noi chiamiamo la vita. Molti astri fanno parte di sistemi con due, tre o pi soli tenuti
insieme dalla gravit. Ogni sistema separato da quelli vicini da anni luce.
Adesso, ci avviciniamo ad una comune stella nana, gialla circondata da un sistema di
nove pianeti, di dozzine di lune, migliaia di asteroidi e miliardi di comete, la
famiglia del nostro Sole. A sole 4 ore luce dalla Terra, c' il pianeta Nettuno con
Tritone, il suo satellite gigante. Ambedue, sono tuttora avvolti dal pi profondo
mistero. Anche, nella immediata periferia del nostro Sistema Solare noi esseri umani
siamo ai primi passi nell'esplorazione cosmica.
Appena un secolo fa, ignoravamo perfino l'esistenza del pianeta Plutone, e la sua
luna, Caronte, stata scoperta solo nel 1978.
Gli anelli di Urano sono stati individuati nel 1977; ci sono ancora dei nuovi mondi
ancora da scoprire perfino cos vicino a casa nostra.
Saturno un gigantesco nonno allo stato gassoso, se esiste una superficie solida deve
trovarsi al di sotto delle nubi che vediamo; Saturno, con i suoi anelli formati da
miliardi di polveri orbitanti. A questo punto, siamo distanti dalla Terra solo 80 minuti
luce, una sciocchezza come mezzo miliardo di chilometri.
Il pianeta pi grande del nostro Sistema Solare Giove, sulla sua faccia nascosta
enormi lampi di luce illuminano le nubi. E, questo fenomeno fu rivelato, per la prima
volta, dalla sonda Voyager nel 1979. All'interno dell'orbita di Giove, c' un'infinit di
frammenti di mondi che si sono frantumati, sono gli asteroidi. I banchi le secche
formate dagli asteroidi segnano i confini del regno dei pianeti pi grandi. Ora, stiamo
entrando nei bassi fondali del nostro Sistema Solare, qui troviamo mondi
dall'atmosfera rarefatta e dalle superfici solide, pianeti in tutto simili alla Terra con
zone e paesaggi che aspettano solo di essere esplorate.
Ecco Marte. Nel 1976, dopo un viaggio di un anno, due sonde automatiche lanciate
dalla Terra scesero su queste lande extraterrestri. Su Marte c' un vulcano grande
quanto l'Arizona ed alto quasi tre volte l'Everest, lo abbiamo chiamato il monte
Olimpo. Marte un mondo pieno di cose meravigliose e sorprendenti. Vi sono valli
anticamente percorse da fiumi e violente tempeste di sabbia, provocate da venti che
soffiano alla met della velocit del suono, circa 600 Km/h. La superficie del pianeta
solcata da un immenso canyon lungo 5000 Km., stato chiamato Valles Marineris,

le Valli dei Mariner, dal nome delle sonde che vennero ad esplorare Marte dalla Terra.
In questo nostro primo viaggio cosmico, l'esplorazione di Marte, degli altri pianeti,
stelle e delle galassie stata rapida e superficiale.
Ci sono centinaia di miliardi di galassie e miliardi di miliardi di astri, perch
dovremmo pensare che questo piccolo pianeta (Terra) sia l'unico a essere abitato. A
me sembra molto pi probabile che il cosmo sia pieno, in ogni sua parte, di vita
intelligente. Ma fino ad oggi, ogni forma di vita, ogni essere cosciente, ogni civilt
della quale siamo a conoscenza, sono quaggi sulla Terra.
Siamo arrivati sul pianeta Terra, con i suoi cieli di azoto azzurro, con i suoi mari e i
suoi oceani, le sue buie foreste, i suoi morbidi prati, un mondo indubbiamente
straripante di vita. E, per quel che sappiamo sul cosmo , almeno per il momento,
unico, l'unico sul quale ci risulta, con certezza, che la materia del cosmo diventata
viva e cosciente. Ce ne sono parecchi di mondi cos sparsi nello spazio, ma il nostro
studio su di essi inizia da questo con l'esame delle conquiste che l'intelligenza degli
uomini e delle donne della nostra specie ha raggiunto a caro prezzo attraverso milioni
di anni.
Un tempo, il nostro piccolo pianeta ci sembrava immenso ed era l'unico mondo che
potevamo esplorare. Le sue dimensioni reali furono ricavate, per la prima volta, in un
modo molto semplice ed ingegnoso da un uomo che visse in Egitto nel III sec. A.C.
Ad Alessandria di Egitto, nei suoi tempi d'oro, visse un uomo eccezionale che si
chiamava Eratostene. Uno dei suoi contemporanei lo soprannomin beta, la seconda
lettera dell'alfabeto greco, perch lui diceva "Eratostene era il secondo uomo al
mondo in ogni campo". Ma oggi, appare chiaro che per le sue qualit, Eratostene
dovesse chiamarsi alfa, si occup di astronomia, di storia, di geografia, di filosofia,
poesia, critica teatrale e di matematica. Inoltre, fu il bibliotecario della grande
biblioteca alessandrina e un giorno, mentre, nella sua biblioteca, consultava una
raccolta di papiri, fece una scoperta curiosa e fondamentale. Lesse che molto a sud, al
posto di frontiera di Siene, l'attuale Assuan, nel giorno pi lungo dell'anno si notava
un fenomeno unico. Il 21 giugno l'ombra delle colonne o di qualunque oggetto
verticale si accorciava sempre pi con l'avvicinarsi del mezzogiorno. Inoltre, i raggi
del Sole riuscivano a colpire ed illuminare le pareti interne di un profondo pozzo, che
negli altri giorni dell'anno rimanevano in ombra. Infine, a mezzogiorno preciso le
colonne non facevano pi ombra e il Sole si rifletteva direttamente nell'acqua del
pozzo. In quel momento, il Sole era sulla verticale esatta del posto, allo zenit. Si
trattava di un fenomeno che, forse altri, avrebbero, facilmente, ignorato; colonne,

ombre, sole riflesso nel pozzo, la posizione del Sole, sono fenomeni che abbiamo
sotto gli occhi tutti i giorni, quale importanza particolare potevano avere. Per,
Eratostene era uno scienziato e la sua osservazione di questi fatti quotidiani cambi il
mondo, in un senso rifece il mondo perch Eratostene ebbe l'intuito geniale di voler
compiere un esperimento, di voler provare nei fatti se anche vicino ad Alessandria, un
palo non aveva la sua ombra quando il Sole era a mezzogiorno del 21 giugno. E, il
risultato fu che faceva l'ombra. Una persona pi superficiale avrebbe detto che le
osservazioni a Siene erano sbagliate, ma sarebbe stata una conclusione quantomeno
semplicistica, che ragioni c'erano di inventarsi fenomeni del genere. Perci,
Eratostene si chiese come poteva accadere che, nello stesso momento, un palo a Siene
non produceva ombra e un palo ad Alessandria, 800 Km. pi a nord, produceva
un'ombra molto definita.
Prendiamo una mappa dell'antico Egitto (ripetiamo l'esperimento di Eratostene) e
sistemiamo due modellini di obelischi, uno ad Alessandria e l'altro a Siene. Ora, se in
una certa posizione, nessuno dei due obelischi produce ombra, niente del tutto, il
motivo perfettamente evidente, considerando che la mappa piatta. E, anche,
quando l'ombra a Siene ha una certa lunghezza e l'ombra ad Alessandria ha la stessa
lunghezza perfettamente logico, sempre perch la mappa piatta. Ma, allora come
pu essere, si chiese Eratostene, che nello stesso istante a Siene l'ombra non c',
mentre ad Alessandria cos allungata ed evidente. L'unica risposta possibile fu che
la superficie della Terra era curva, inoltre scopr che pi la superficie era curva pi
grande era la differenza tra la lunghezza delle ombre. Il Sole talmente lontano dalla
Terra che i suoi raggi quando la colpiscono sono paralleli, e gli obelischi, che hanno
angoli diversi rispetto ad essi, creeranno ombre di lunghezza diversa e, in base a
questa differenza nella lunghezza delle ombre, stabil che la distanza tra Alessandria e
Siene era pressapoco di 7 gradi lungo la superficie terrestre. In altre parole, se
immaginiamo che questi obelischi si estendano direttamente gi fino al centro della
Terra, nel punto di intersezione formerebbero un angolo di 7 gradi. Noi sappiamo che
7 gradi sono circa 1/50 della circonferenza terrestre che di 360 gradi. Eratostene
conosceva la distanza che divideva Alessandria da Siene, sapeva che era di 800 Km.
Come? perch aveva ingaggiato apposta un uomo per misurare la distanza ed aver
modo cos di sviluppare i calcoli dei quali stiamo parlando. Ora, 800 Km.
moltiplicato 50 fa esattamente 40.000 Km., e perci questa doveva essere la
circonferenza della Terra, la distanza da percorrere per fare un giro della Terra. E, la
scoperta era giusta. Gli unici strumenti di Eratostene erano pali, occhi, piedi e la luce,
pi un grande interesse per la sperimentazione. Con quei soli strumenti, egli riusc a

calcolare la circonferenza della Terra con grande precisione, con un errore


percentuale minimo. E' un ottimo risultato considerando che fu ottenuto 2200 anni fa.
Gli scienziati dell'antichit compirono i primi importantissimi passi verso la
comprensione dei rapporti dell'umanit con il cosmo, prima che le loro grandi civilt
tramontassero. Ma, dopo l'era dell'oscurantismo, inizi ovunque lentamente la
riscoperta delle opere di questi studiosi. Si ebbe cos il Rinascimento. Quando nel XV
sec., l'Europa cominci finalmente a risvegliarsi dal suo lungo letargo durato tanto
tempo, si dedic alla scoperta di strumenti, di libri e, anche, del pensiero. Nel 1600, la
teoria, a lungo dimenticata, di Aristarco fu riscoperta. Giovanni Keplero costru un
modello del Sistema Solare, per capire il movimento dei pianeti e il senso di
rotazione del cielo. E, di notte sognava di poter andare sulla Luna. I suoi principali
mezzi di studio erano i calcoli matematici della biblioteca alessandrina e un
irremovibile rispetto per i fatti concreti, per quanto inquietanti essi potessero essere.
La storia di Keplero e degli scienziati che vennero dopo di lui fanno anche esse parte
del nostro viaggio. Settant'anni pi tardi, la teoria di Aristarco e di Copernico sul
Sole, come centro dell'Universo, veniva accettata in quasi tutta l'Europa. Si diffuse la
convinzione che i pianeti erano dei mondi governati dalle leggi della natura, e quindi
la speculazione scientifica si rivolse al movimento degli astri. Il senso rotatorio del
cielo fu imitato dai fabbricanti di orologi sulla Terra; la possibilit di sapere e
mantenere l'ora precisa permise lunghi viaggi per mare, a scopo di esplorazione e
scoperte di nuove terre. Questa l'epoca in cui la cultura e l'informazione
riacquistano il loro valore.
Duecentocinquanta anni pi tardi, la Terra era stata esplorata tutta; l'interesse si
rivolge, ora, ai pianeti e alle stelle. Si scopre che le galassie sono enormi aggregati di
astri, isole nell'Universo, distanti milioni di anni luce. Nel 1920, gli astronomi
cominciano a calcolare la velocit di movimento delle galassie pi lontane. Ci si
accorge che le galassie si allontanano velocemente l'una dall'altra. Quello che lascia
pi attoniti che l'Universo continua ad estendersi. Si comincia a dare una
dimensione vera alle misure del tempo e dello spazio. Il lungo sforzo collettivo della
scienza ci ha rivelato che l'Universo ha un'et di 15 miliardi di anni, calcolando come
data di nascita il Big Bang, l'enorme esplosione che diede vita al cosmo.
Il calendario cosmico comprime la storia locale dell'Universo in un unico anno.
Quindi, se l'Universo nato il primo gennaio, la Via Lattea si formata nel primo di
maggio, gli altri sistemi planetari possono essersi formati in giugno, luglio e agosto.
Il nostro Sole e la Terra verso la met di settembre, la vita nasce subito dopo. Tutto

quello che l'uomo ha fatto da quando esiste compreso nel giorno 31 dicembre. Il
Big Bang compreso nel primo decimo di secondo del primo dell'anno, 15 miliardi
di anni dopo siamo nel tempo presente, l'ultimo decimo di secondo del 31 dicembre.
Ogni mese cosmico dura 1250 milioni di anni e ogni giorno rappresenta 40 milioni di
anni, ogni secondo sta per 500 secondi circa della nostra storia. La nostra nascita
cos recente che gli eventi conosciuti della storia umana occupano solamente gli
ultimissimi secondi dell'ultimo minuto del 31 dicembre cosmico. Tuttavia, alcuni
eventi vitali per la razza umana sono cominciati alcuni minuti prima.
I primi umanoidi fecero la loro apparizione verso le 22.30 del 31 dicembre; e col
passare dei minuti cosmici, ognuno dei quali durava 30.000 dei nostri anni, noi
iniziavamo il difficile viaggio verso la comprensione del nostro ambiente e di noi
stessi. Alle 23.32 l'uomo ha scoperto il fuoco; 23.59 e 20 secondi siamo alla fine
dell'ultimo giorno dell'anno cosmico, undicesima ora, cinquantanovesimo minuto,
ventesimo secondo, comincia la familiarit con piante e animali; 23.59 e 35, le
comunit agricole gi organizzate si trasformano nelle prime citt.
Noi esseri umani siamo apparsi sul calendario cosmico cos di recente che tutta la
nostra storia, come ho gi detto, occupa solo gli ultimissimi secondi dell'ultimo
minuto del 31 dicembre. Noi terrestri ci siamo appena affacciati sul grande oceano
dello spazio e del tempo dal quale siamo nati. Siamo l'eredit di 15 miliardi di anni di
evoluzione cosmica; possiamo scegliere, progredire ed arrivare a conoscere l'universo
che ci ha creati, o gettare via il retaggio di 15 miliardi di anni avviandoci
all'autodistruzione.
Quello che accadr nel primo decimo di secondo del prossimo anno cosmico
dipender dall'uso che faremo, fin da adesso, della nostra intelligenza e della nostra
conoscenza del cosmo.

2. La vita nello spazio


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Una domanda che molti si pongono che al di fuori dalla Terra esista la vita. Ci sar
vita su quegli innumerevoli pianeti che orbitano intorno ad altri soli simili al nostro?
Eventuali esseri di altri mondi potrebbero somigliarci? Potrebbero essere diversi
addirittura in modo sorprendente. Di che materia sarebbero fatti? La natura della vita
sulla nostra Terra e l'interrogativo circa la vita al di fuori di essa sono due aspetti della
stessa domanda. La domanda : cosa rappresentiamo nel cosmo?
Sulla Terra, qualsiasi materia vivente formata da molecole organiche, una
complessa costruzione microscopica incentrata su atomi di carbonio. Anche nel

grande buio tra una stella e l'altra ci sono molecole organiche, racchiuse in immense
nubi di gas e polveri. All'interno di queste nubi ci sono gruppi di mondi in via di
formazione. Le loro superfici sono, con molta probabilit, ricoperte da molecole
organiche. Queste molecole quasi certamente non sono materia vivente, anche se
sono l'essenza della vita. Nell'ambiente adatto, potrebbero sfociare in forme di vita.
La materia organica abbonda in tutto il cosmo, perch prodotta dovunque dagli
stessi processi chimici. Forse, dandole il tempo necessario la vita nascerebbe e si
evolverebbe, inevitabilmente, su ogni mondo dall'ambiente adatto.
Ci saranno, certamente, dei pianeti troppo ostili alla nascita della vita; su altri, invece,
pu darsi che essa nasca o che non riesca mai ad evolversi oltre le sue forme pi
semplici. Altre ancora potrebbero, addirittura, essersi evolute in forme di intelligenza
o civilt pi progredite della nostra. Sul nostro pianeta tutte le forme di vita sono
strettamente collegate tra loro. Hanno in comune la stessa chimica organica e
materiale ereditario. Di conseguenza, i nostri biologi hanno dei limiti ben precisi,
come tappa di studio hanno un'unica biologia, un unico tema nella musica della vita.
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Come sono nate la prima volta le molecole organiche? Come ha fatto la vita ad
evolversi sino a produrre esseri sofisticati e complessi come noi, capaci di indagare
nel mistero del nostro stesso intimo? Voglio raccontarvi una storia, una piccola frase
musicale nel grande concerto della vita sulla Terra.
Nel corso della sua storia, il Giappone fu governato, nel XII sec., da un clan di
guerrieri chiamati Eiti. Il capo simbolico degli Eiti, che anche imperatore del
Giappone, era un bambino di sette anni di nome Ant, la sua tutrice era la nonna. I
guerrieri Eiti si impegnarono in una lunga e sanguinosa guerra contro un altro clan.
Tutti e due i clan rivendicavano un maggiore diritto ereditario al trono imperiale. Lo
scontro decisivo avvenne a Katmur nel mar del Giappone il 24 aprile del 1185. Gli
Eiti, inferiori per numero e capacit guerriere furono decimati; sconfitti senza
possibilit di rivincita, gli Eiti sopravvissuti si gettarono in mare e morirono
annegati. La nonna dell'imperatore disse che n il nipote e n lei si sarebbero fatti
catturare, quello che avvenne dopo descritto nel libro "La storia degli Eiti". Il
piccolo imperatore chiese alla nonna "ora dove mi porti", lei si volt verso il rebambino e gli disse "il nostro regno nelle profondit dell'oceano", mentre le lacrime
le scorrevano gi per le guance e lo consol. Accecato dalle lacrime, il re-bambino
un le sue piccole splendide manine in segno di preghiera. Prima si volse a oriente per
salutare un dio e poi a occidente per recitare una preghiera. La nonna, dopo averlo

preso tra le braccia, si lanci in mare con il nipotino e tutti e due scomparvero sotto le
onde. La distruzione dei guerrieri Eiti segn, anche, la fine del clan dopo 30 anni di
dominio e la sua completa scomparsa dalla storia.
Solo 43 componenti del clan sopravvissero alla sconfitta, tutte donne. Queste ex
cortigiane e dame di compagnia della corte imperiale furono ridotte a vendere fiori e
favori, anche di altro tipo, ai pescatori che vivevano nella zona dove si era svolta la
battaglia. Queste donne, con figli che avevano avuti dai pescatori, istituirono una
cerimonia annuale per ricordare la battaglia. E, ancora oggi, il 24 aprile di ogni anno i
loro discendenti si recano in processione al tempio di Atama, all'interno del quale c'
il mausoleo dedicato ad Ant, l'imperatore di sette anni morto annegato. L si svolge,
anche, una cerimonia commemorativa della vita e della morte dei guerrieri Eiti.
Ma, questa storia ha uno strano seguito. Oggi, i pescatori del luogo sostengono che i
guerrieri Eit vagano sul fondo del mare sotto forma di granchi. Infatti, si trovano dei
granchi che hanno strani pinne sul dorso, impronte che fanno pensare a un viso
umano con l'espressione aggressiva. I granchi quando vengono pescati, poi vengono
rimessi in mare, in ricordo dei tragici avvenimenti e la battaglia tra i due clan.
Questa leggenda solleva un problema affascinante, come pu accadere che il viso di
un guerriero sia scolpito sul guscio di un granchio giapponese? La risposta potrebbe
essere che questa faccia opera degli uomini; ma come? Insieme ad altre
caratteristiche, l'immagine che appare come il viso di un uomo scolpito sul dorso di
questi granchi, ereditata. Ma, anche, tra i granchi come tra gli uomini ci sono linee
ereditarie. Ora, supponiamo che, per un caso qualsiasi, tra i pi lontani antenati di
questi granchi, ce ne fosse uno che assomigliava appena un pochino a un viso umano.
Cos, molto prima della battaglia, ai pescatori potrebbe aver fatto impressione
mangiare un granchio che somigliava a un uomo. Ed ecco, che con il passare degli
anni, si cre un processo di selezione, cio se c'era un granchio con un guscio
dall'aspetto normale gli uomini lo mangiavano; per, se ricordava vagamente l'aspetto
umano allora veniva buttato in mare. Con il passare delle generazioni, i granchi con
una immagine sul dorso che somigliava alla faccia di un samurai potevano
sopravvivere pi degli altri. Finch, dopo secoli, il dorso non somigliava pi a una
faccia normale, neanche a una faccia giapponese, ma alla faccia di un guerriero
samurai. Tutto questo non ha niente a che fare con quello che i granchi possono
volere, la selezione un fenomeno indotto dall'esterno.
Questo processo si chiama selezione naturale. Gli uomini per migliaia di anni hanno
deliberatamente selezionato i tipi di piante e animali che dovevano vivere. Siamo

circondati da animali domestici, prodotti vegetali. Da dove provengono questi


animali? Vivevano gi nel loro attuale aspetto allo stato selvaggio, e un po' alla volta
hanno preferito una vita meno libera, ma meno dura nelle fattorie? No. Essi sono, per
una buona parte, un prodotto dell'uomo. L'essenza della selezione artificiale per un
cavallo o una mucca o qualsiasi altra cosa, questa: l'ereditariet di molte
caratteristiche che portano a una specie unica. Gli uomini incoraggiano la
riproduzione di alcune specie, e scoraggiano la riproduzione di altre. La specie
selezionata a favore finisce con l'aumentare, la specie selezionata a sfavore
diminuisce e pu anche estinguersi. Ma, se la selezione artificiale provoca simili
mutamenti solo in poche migliaia di anni, cosa produce la selezione naturale che
lavora da miliardi di anni?
La risposta in tutta la bellezza e la diversificazione del mondo biologico. Che la vita
si sia evoluta attraverso i millenni evidente. L'analisi dei fossili ci indica, senza
ombra di dubbio, che le creature, un tempo presenti, enormi, ora sono scomparse
completamente. Oggi, sono molto pi le specie che si sono estinte di quelle che
esistono. Esse sono degli esperimenti completati dell'evoluzione.
I primi ominidi che apparvero sulla Terra seicento milioni di anni fa, ci restarono per
200 milioni di anni, e ora sono spariti tutti. Che il meccanismo dell'evoluzione sia
nella selezione naturale fu la grande scoperta di Charles Darwin. Ecco come
funziona. La natura prolifica, nascono molte pi creature di quante non abbiano la
possibilit di sopravvivere. Cos, quelle specie che sono, per un capriccio, meno
adatte a vivere non sopravvivono o quanto meno sono poco prolifiche. Ora, le
mutazioni, gli improvvisi cambiamenti nell'ereditariet diventano stabili, si
trasmettono, l'ambiente seleziona quei mutamenti occasionali che favoriscono la
sopravvivenza e la conseguente serie di cambiamenti nella struttura degli esseri
viventi l'origine delle nuove specie. Per comprendere il passaggio delle ere
cosmiche, abbiamo compresso tutto il tempo in un anno cosmico, che ha per inizio il
primo gennaio, la grande esplosione o Big Bang. Nel calendario cosmico ogni mese
corrisponde a poco pi di un miliardo di anni, la Terra si formata quando l'anno
cosmico era arrivato a 2/3; la nostra conoscenza della storia della vita molto
recente, ed compresa solo negli ultimi secondi del 31 dicembre.
Nei suoi dettagli, la storia della vita sulla Terra , probabilmente, unica in tutta la
Galassia della Via Lattea. La vita sulla Terra nata nel settembre dell'anno cosmico,
quando il nostro mondo, ancora turbato e sconvolto dalla sua violenta origine,
somigliava un po' alla nostra Luna. La Terra ha un'et di circa 4 miliardi e mezzo di

anni, per il calendario cosmico essa si formata da condensazioni di gas interstellare


e pulviscolo, intorno al 14 settembre. Noi sappiamo dall'analisi dei fossili, che la vita
si originata dopo questo tempo, diciamo verso il 25 settembre, probabilmente
nell'aria o negli oceani dell'era primordiale.
Le prime forme di vita non avevano niente di cos complesso come gli organismi
unicellulari che sono gi forme di vita molto sofisticate. I primi embrioni di vita sulla
Terra erano estremamente pi semplici e si produssero a livello molecolare. In
quell'era primordiale i fulmini e i raggi ultravioletti del Sole scomposero e
frantumarono le molecole semplici sature di idrogeno, che erano nell'atmosfera, e i
frammenti di queste molecole cominciarono a ricomporsi spontaneamente formando,
in questo modo, altre molecole molto pi complesse.
I prodotti di questa chimica primordiale si dissolsero negli oceani formando una sorta
di liquido organico di complessit gradualmente crescente. Finch, un giorno,
unicamente per caso, venne fuori una molecola capace di riprodurre copie di se stessa
utilizzando come materiale le altre molecole presenti nel liquido. Questa molecola fu
l'antenata del DNA. Il DNA la molecola principale della vita sulla Terra, formata
da 4 diverse parti molecolari chiamate nucleotidi, i quali costituiscono le quattro
lettere del codice genetico, il linguaggio dell'ereditariet. Ognuno di questi nucleotidi,
che sono i pioli della scala del DNA, hanno colore diverso. Le istruzioni che essi
diramano variano per ogni organismo, ecco perch gli organismi sono diversi tra loro.
Le mutazioni sono dei cambiamenti dei nucleotidi, una specie di disobbedienza delle
leggi genetiche, molte mutazioni comportano delle assurdit genetiche, come c' da
aspettarsi perch avvengono senza ordine e non influiscono sulla generazione
successiva. Ma, alcune anche se poche, sia pure per caso, hanno molto pi senso delle
istruzioni originarie.
Quattro miliardi di anni fa, gli antenati del DNA si contendevano i materiali
molecolari da costruzione, che abbandonavano le copie grezze di se stesse. Non
esistevano predatori, la materia vitale era ovunque, cos gli oceani e i laghi erano per
quelle molecole un giardino dell'Eden; con la riproduzione, le mutazioni e la
selezione naturale l'evoluzione delle molecole viventi era gi in fase avanzata. Alcune
variet di molecole, con funzioni specifiche, finirono con l'unirsi formando un
agglomerato, la prima cellula.
Nel frattempo, l'evoluzione delle piante aveva progredito, perch esse erano in grado
di utilizzare la luce del Sole per creare il proprio materiale. Alcune piante unicellulari
si unirono formando i primi organismi multicellulari.

Altrettanto importante, fu l'invenzione, realizzata ai primi di novembre, del sesso. Il


primo dicembre, le piante verdi avevano liberato nell'atmosfera grosse quantit di
ossigeno e di azoto. Poi, improvvisamente, il 15 dicembre ci fu un enorme
proliferazione di nuove forme di vita. Sappiamo dall'esame dei fossili, che la vita
nacque subito dopo la formazione della Terra, il che fa pensare che l'origine della vita
potrebbe essere un inevitabile processo chimico su infiniti pianeti simili alla Terra
sparsi per il cosmo.
Ma, sulla Terra, in circa 4 miliardi di anni, la vita non ha progredito oltre le alghe,
quindi pu darsi che le forme di vita pi complicate siano, anche, pi difficili ad
evolversi. Se, questo vero, i pianeti della Galassia potrebbero essere pieni di
microorganismi, mentre i vegetali, gli esseri pensanti potrebbero essere pi rari.
Il 18 dicembre c'erano grandi quantit di trilobiti, che si nutrivano sul fondo degli
oceani. I primi vertebrati apparvero il 19 dicembre, le piante cominciarono a
diffondersi il 20 dicembre; i primi insetti alati cominciarono a svolazzare il 22
dicembre. E, in questa stessa data, apparvero i primi anfibi, creature capaci di vivere
sia sulla terra che nell'acqua.
I diretti progenitori dell'uomo cominciavano a lasciarsi alle spalle gli oceani. I primi
alberi e i primi rettili nacquero il 23 dicembre, erano due sorprendenti forme di
evoluzione. Noi uomini discendiamo da alcuni di questi rettili. I dinosauri fecero la
loro apparizione la vigilia di Natale (24 dicembre); ce ne erano diversi tipi, la terra
era soltanto loro. Molti dinosauri camminavano eretti ed erano dotati di una certa
intelligenza. Ignorati dai dinosauri, fecero la loro prima comparsa delle nuove
creature, i cui figli nascevano gi formati e indifesi, erano i primi mammiferi, che
apparvero il 26 dicembre. Il giorno seguente, nacquero i primi uccelli. Ma, la Terra
era ancora dominio incontrastato dei dinosauri, poi, all'improvviso su tutto il pianeta,
i dinosauri si estinsero. Le cause sono rimaste ignote. I dinosauri si estinsero nel
periodo in cui apparve il primo fiore.
Il 30 dicembre, comparvero le prime creature che avevano un aspetto vagamente
umano, caratterizzate da un ben visibile aumento della grandezza del cervello. Infine,
la sera del 31 dicembre nacquero le prime vere creature umane. Tutta la storia umana
documentata occupa soltanto gli ultimi 10 secondi dell'anno cosmico.
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Diamo un'occhiata pi da vicino ai nostri antenati. Un semplice fenomeno chimico
port ad uno dei momenti pi grandi della storia del nostro pianeta. In quel liquido

organico primordiale c'erano molti tipi di molecole, alcune di esse erano, da un lato,
attratte dall'acqua e invece respinte, dall'altro. Questo fatto le port ad unirsi, e a
formare un sottile guscio sferico, come una bolla di sapone. Dentro questa bolla, gli
antenati del DNA trovarono una sede e nacque la prima cellula. Ci sono volute
centinaia di milioni di anni perch le piante pi piccole si evolvessero e
sprigionassero ossigeno.
Batteri in grado di respirare ossigeno impiegarono pi di un altro miliardo di anni per
completare l'evoluzione. Da un nucleo vuoto, si svilupp una cellula con un nucleo
all'interno. Alcune di queste forme simili all'ameba, produssero a un certo punto le
piante. Altre, produssero delle colonie che avevano all'interno e all'esterno cellule che
espletarono funzioni diverse. Il tutto divenne un polipo, che filtrava il proprio cibo
dall'acqua e che sviluppava dei piccoli tentacoli per incanalare il cibo in una specie di
bocca primordiale. Da questo nostro umile antenato derivarono altri animali dalla
pelle spinosa e corazzata, dotati di organi interni, compresa una nostra cugina la stella
marina. Ma, noi non deriviamo dalla stella marina.
Circa 550 milioni di anni fa, gli organi che filtravano il cibo svilupparono delle
fessure branchiali; un ramo evolutivo produsse alcuni rettili marini, un altro ramo
produsse delle creature che, allo stato di larve, nuotavano liberamente. Ma, una volta
cresciute rimanevano ancorate saldamente al punto della terra. Al cune presero una
forma cilindrica, ma altre mantennero la forma di larve per tutto il ciclo vitale,
mantenendo la libert di nuotare anche da adulti sviluppando una specie di spina
dorsale.
I nostri antenati, 500 milioni di anni fa, erano pesci senza mandibole che filtravano il
nutrimento dall'acqua. Naturalmente, questi pesciolini svilupparono gli occhi e le
mandibole. I pesci cominciarono a mangiare altri pesci, sopravviveva chi era pi
veloce a nuotare. Avendo, ora, delle mandibole per mangiare, i pesci cominciarono a
usare le branchie per respirare l'ossigeno dall'acqua. E, cos si arrivati ai pesci
attuali. In estate, laghi e paludi si prosciugavano, cos alcuni pesci svilupparono una
sorta di polmone primitivo per respirare aria fino all'arrivo delle piogge. Il loro
cervello aumentava di grandezza. Se le piogge non arrivavano, diventava necessario
trascinarsi fino alla palude pi vicina. Fu un momento molto importante
dell'evoluzione. Nacquero i primi anfibi con la coda, ancora, da pesce. Gli anfibi,
come i pesci, depositavano le uova in acqua, dove erano facile preda. Ma, si comincia
allora una nuova splendida innovazione: l'uovo dal guscio duro che veniva depositato
a terra, dove non c'erano ancora predatori. I rettili e le tartarughe risalgono a quei

giorni.
Molti rettili che nascevano sulla terra, non tornarono mai pi in acqua; alcuni di essi
divennero dinosauri. Un ramo dei dinosauri svilupp peli e piume, adatto a voli brevi;
oggigiorno, gli unici discendenti dei dinosauri sono gli uccelli. I grandi dinosauri si
evolvettero lungo un altro ramo, alcuni divennero i pi grandi carnivori mai vissuti.
Ma, 65 milioni di anni fa morirono tutti misteriosamente.
Nel frattempo, i predecessori dei dinosauri si stavano anch'essi evolvendo in un'altra
direzione: animali pi piccoli e feroci, con i piccoli che crescevano nel corpo della
madre. Dopo la scomparsa dei dinosauri, si svilupparono molte forme derivate
diverse. I piccoli nati dei marsupiali e dei mammiferi, in genere, erano molto
immaturi al momento della nascita. Bisognava insegnargli a sopravvivere. Il cervello
aument ancora di grandezza. L'antenato di tutti i mammiferi fu una specie di toporagno. Un gruppo prese a vivere sugli alberi, sviluppando doti come l'agilit, la
visione stereoscopica, cervello ancora pi grande e interesse per l'ambiente
circostante. Alcuni divennero gli attuali babbuini, ma non era la linea che port
all'uomo. Le grandi scimmie e l'uomo hanno degli antenati in comune abbastanza
recenti, non si trovano grandi differenze tra di loro. Al contrario dello scimpanz, gli
antenati dell'uomo camminano eretti con le mani libere per difendersi, lavorare,
conoscere. Poi, progredirono ancora. Cominciarono a parlare. Molti rami collaterali
della famigli umana si sono estinti negli ultimi milioni di anni, noi, invece, siamo
sopravvissuti.
C' un filo ininterrotto che parte dalle prime cellule, di cui parlavamo, e arriva a noi.
Possiamo rappresentare, graficamente, l'evoluzione come una perenne ramificazione
di un tronco originale, dove ogni ramo viene potato e sfrondato dalla selezione
naturale. L'uomo deriva da un solo ramo del tronco, ma ora influenza tutti i rami
dell'albero, vecchi di 4 miliardi di anni. La razza umana si evoluta sugli alberi e
attorno a essi, l'uomo ha un'affinit naturale con gli alberi. Gli alberi producono la
fotosintesi, assorbono la luce del sole. Ci sono talmente tante piante sulla terra, che
uno pericolosamente indotto a considerarle come cose banali o a perdere di vista la
complessit dell'efficienza della loro struttura.
Le piante si servono dei carboidrati, che producono, come fonte di energia per
continuare il loro ciclo vegetale. E, gli animali, compreso l'uomo sono dei parassiti
delle piante. Mangiando le piante e i loro frutti, noi combiniamo i carboidrati con
l'ossigeno, che dissolviamo nel sangue attraverso la respirazione. Da questa reazione
chimica, noi ricaviamo l'energia che ci fa muovere. In questo processo, noi espiriamo

biossido di carbonio o anidride carbonica, che le piante poi usano per produrre altri
carboidrati. Tutto il ciclo viene reso attivo dalla luce del Sole. Ma, l'anidride
carbonica sarebbe presente nell'aria anche senza gli animali, noi abbiamo bisogno
delle piante molto pi di quanto esse non ne abbiano di noi.
Tra gli organismi che vivono sulla Terra, ci sono molte affinit di tipo familiare,
alcune sono molto evidenti, come ad esempio il ritorno periodico del numero 5. Gli
uomini hanno 5 espressioni principali del corpo: una testa, due braccia, due gambe. E,
cos le anatre, anche se le funzioni delle loro estensioni non sono proprio le stesse.
Invece, un polipo o un centopiedi hanno una struttura diversa, una creatura di un altro
pianeta potrebbe essere addirittura ancora pi diversa. Queste affinit familiari
continuano su un piano molto pi profondo, quando arriviamo alle basi molecolari
della vita.
Esistono decine di miliardi di specie differenti di molecole organiche e tuttavia,
soltanto, una cinquantina di esse vengono usate per i meccanismi essenziali della vita.
Se esaminiamo la vera essenza della vita sulla Terra, cio le proteine che controllano
la chimica delle cellule, la spirale o elica degli acidi nucleici portatori
dell'informazione ereditaria, vediamo che queste molecole sono assolutamente
identiche in tutte le piante e gli animali del nostro pianeta.
Ma, come mai c' una somiglianza cos sorprendente, a livello molecolare, tra noi
esseri umani e tutti gli altri esseri viventi sulla Terra? La spiegazione pi consueta
che noi tutti sulla Terra siamo discendenti di una unica comune causa, che ha dato
origine alla vita 4 miliardi di anni fa. Ora, come ha fatto la molecola della vita a
nascere?
In un laboratorio dell'Universit di Cornell, misceliamo gas e acqua uguali a quelli
della Terra primordiale, aggiungiamo energia e vediamo se riusciamo a far nascere la
vita. Ma, com'era fatta l'atmosfera primordiale? Se facciamo l'esperimento con l'aria
come oggi, l'esperimento destinato a fallire. perch l'esperimento con l'aria di oggi
non riesce? perch, l'aria di oggi contiene ossigeno molecolare, ma l'ossigeno
prodotto dalle piante ed ovvio che prima che nascesse la vita le piante non
esistevano. Quindi, non dobbiamo usare ossigeno nell'esperimento perch
nell'atmosfera primordiale non ce ne era. Questo fatto assolutamente logico, perch
il cosmo composto soprattutto da idrogeno che divora l'ossigeno. La bassa gravit
della Terra ha fatto s che la maggior parte del nostro idrogeno, qual'era alle origini, si
sia volatilizzato nel cosmo. Ma, 4 miliardi di anni fa, la nostra atmosfera era satura di
gas ricchi di idrogeno, metano, ammoniaca, vapor di acqua. E, sono questi i gas da

usare per l'esperimento. Questo esperimento fu compiuto per la prima volta da


Stanley Miller nel 1950. Dopo, aver compiuto l'esperimento, l'interno della provetta
si ricopre di striature di uno strano pigmento marrone, un ricco campionario di
molecole organiche complesse, tra cui il materiale da costruzione delle proteine e
degli acidi nucleici. Questi acidi nucleici sono in grado di creare copie identiche di se
stesse.
Per, c' ancora una grande quantit di cose da capire circa l'origine della vita,
compresa l'origine del codice genetico. L'uomo lavora a questo esperimento solo da
30 anni, la natura ha cominciato 4 miliardi di anni fa. C' da dire che i gas di cui ci
siamo serviti per l'esperimento e le fonti di energia usate sono assolutamente comune
a tutto il cosmo. Quindi, sono reazioni chimiche simili a queste che devono aver dato
vita alla materia organica nello spazio interstellare e agli amminoacidi nei meteoriti.
Reazioni chimiche come queste devono esserci state su miliardi di altri mondi nella
Galassia della Via Lattea. Le molecole della vita riempiono il cosmo. Ora, quali
caratteristiche pu avere la vita altrove? Anche, se la sua chimica molecolare fosse
identica a quella della vita sulla Terra, il che molto improbabile, essa non potrebbe
essere uguale o molto simile nella forma agli organismi pi comuni sulla Terra. La
casualit, che una caratteristica del processo di evoluzione, deve creare altrove delle
creature completamente diverse da quelle che noi conosciamo.
La biologia pi simile alla storia che non alla fisica. Per capire il presente bisogna
conoscere il passato. Nella biologia, non esistono teorie profetiche cos come non ne
esistono nella storia, e il motivo lo stesso. Tutte e due le materie sono ancora troppo
difficili per noi, per riusciremo a capire molto meglio noi stessi se riusciremo a
capire quello che ci circonda. Lo studio di un solo elemento della vita extraterrestre,
per quanto minimo, d alla biologia orizzonti meno limitati.

3. L'informazione
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La vita sulla terrestre molto pi bella e molto pi complessa di qualunque mondo
senza vita. Il nostro pianeta ingentilito dalla vita, e una delle qualit che
contraddistingue la vita la sua complessit sviluppatasi lentamente in 4 miliardi di
anni di selezione naturale. Si pu descrivere in un solo paragrafo e in modo

dettagliato come si forma una roccia, ma per descrivere la struttura base di un albero
o di un filo d'erba o di un animale monocellulare occorrono volumi e volumi.
Costruire una cosa vivente e semplicemente descriverla richiede una quantit enorme
di informazioni.
L'unit di misura dell'informazione un qualcosa chiamato bit, una risposta precisa,
si o no, a una sola interrogazione altrettanto precisa. Cos, per precisare se
l'interruttore della luce acceso o spento basta un solo bit, per precisare qualcosa di
pi complesso ci vogliono pi bit. C' un gioco molto noto, detto delle venti
domande, che dimostrano come bastino 20 bit per definire un concetto anche grande.
Per esempio, ho in mano qualcosa, cosa sar. una cosa viva? Si, e gi siamo a un
bit. un animale? No, siamo a due bit. una cosa che si vede? Si. Cresce nella terra?
Si. una pianta coltivata? No. Bene, con solo cinque bit abbiamo fatto dei progressi
sostanziali per capire di che si tratti, un dente di leone.
Nella nostra esplorazione del cosmo, il primo passo da fare quello di porre le
domande giuste. Poi, non con venti domande, ma con miliardi, ricaveremo
lentamente dalla complessit dell'universo l'ordine su cui esso poggia. Nel grande
buio cosmico ci sono innumerevoli stelle e pianeti, alcuni dei quali nei pressi del
nostro Sistema Solare. Sebbene, non ne abbiamo ancora la certezza, gli stessi processi
evolutivi che sulla Terra hanno portato all'origine della vita e dell'intelligenza
potrebbero essersi sviluppati in tutto il cosmo. Potrebbero esserci milioni di mondi
solo nella Galassia della Via Lattea, in questo momento potrebbero essere gi abitati
da esseri intelligenti. Sarebbe una meraviglia sapere qualcosa sulla intelligenza non
umana. Che possiamo saperne?
Vediamo come possiamo descrivere le forme di vita che ci sono sulla Terra, come se
fossimo degli osservatori esterni. un mondo coperto, per la maggior parte da un
liquido, un mare profondo chilometri e chilometri e che brulica di forme di vita. Vi
sono intere comunit di esseri trasparenti, vi sono gruppi di creature che comunicano
tra di loro cambiando la forma del corpo; vi sono esseri che emettono luce propria; vi
sono fiori famelici che divorano chi passa vicino; vi sono alberi che gesticolano.
Questi sono solo alcuni di quegli esseri che abitano la Terra. Sono esseri saturi di
informazioni, ognuno ha il proprio repertorio di comportamenti necessari ad
assicurargli la sopravvivenza.
Le creature pi grandi della Terra sono le grandi balene. Sono gli animali pi grossi
sul nostro pianeta, di gran lunga pi grossi anche dei dinosauri. I loro antenati erano
carnivori, mammiferi, che 70 milioni di anni fa migrarono dalla terra verso le acque.

Abbiamo in comune molte cose con loro, tutte le caratteristiche dei mammiferi. Le
balene hanno sviluppato, nel tempo, una capacit di comunicare con il suono. Alcuni
suoni delle balene vengono definiti canti, ma in realt noi ignoriamo il loro
significato. Essi coprono, per frequenza, una banda molto vasta di suoni gi fino a
frequenze ben al di sotto dei suoni pi bassi percepiti dall'uomo.
Un canto tipico di balena pu durare, forse, un quarto d'ora e il pi lungo pi o meno
una mezz'ora. Di tanto in tanto, gruppi di balene lasciano il mare invernale nel mezzo
di un canto, torneranno sei mesi dopo e riprenderanno il canto, esattamente, dal punto
dove lo avevano interrotto, con ritmo identico. Le balene hanno un'ottima memoria.
Ci sono delle volte, che le balene tornano dopo un'assenza di tre mesi e la musica non
pi la stessa, si sente un canto diverso. Molto spesso, i compagni del gruppo
emettono lo stesso canto insieme, per una sorta di mutuo consenso la musica cambia
un po' alla volta e in modo prevedibile. L'andamento molto complesso dei canti delle
balene talvolta viene ripetuto con esattezza. Se immaginiamo che i canti delle balene
siano eseguiti in un linguaggio tonale, allora il numero dei bit di informazioni in un
solo canto circa lo stesso dei bit di informazione dell'Iliade o dell'Odissea.
Cosa possono avere da dire o da cantare balene e delfini? Non hanno organi con cui
manipolare, non possono realizzare grandi opere di ingegneria, come noi. Il grande
pericolo per le balene l'uomo. Per il 99.99% della storia delle balene, negli oceani
non sono esistiti esseri umani. In quel lungo periodo, le balene svilupparono il loro
straordinario sistema di comunicazione. Alcune balene emettono suoni molto forti a
una frequenza di 20 hertz, un hertz l'unit di frequenza del suono e rappresenta
un'onda sonora che penetra nell'orecchio ogni secondo. Il biologo americano Roger
Pein ha calcolato che a queste frequenze, c' nelle zone profonde dell'oceano un
canale sonoro attraverso il quale le balene possono comunicare da qualunque parte
del mondo. Durante la loro storia, le balene hanno creato una rete di comunicazione
attraverso tutto il globo. Il calcolo sul raggio delle comunicazioni tra le balene
presuppone che gli oceani siano calmi.
Le balene che comunicano tra loro attraverso gli oceani devono aver incontrato
difficolt sempre maggiori, perch sono state inventate navi, velieri che emettono, per
diversi motivi, anche loro frequenze di 20 hertz, quindi la distanza con cui un tempo
potevano comunicare deve essersi ridotta sempre pi. Duecento anni orsono, una
distanza tipo a cui certe balene potevano comunicare era pressapoco di 10000
chilometri, oggi nelle stesse condizioni la distanza corrispondente forse di qualche
centinaio di chilometri. Abbiamo isolato tra loro le balene, e abbiamo fatto di peggio

perch continua ad esistere, ancora oggi, il traffico di corpi delle balene morte. Ci
sono uomini che cacciano e massacrano indiscriminatamente le balene, e sfruttano i
prodotti per farne altri (per esempio, cibo per cane o rossetto per labbra). Molte
nazioni hanno capito che uccidere le balene mostruoso, ma il traffico continua,
specialmente da parte del Giappone, della Norvegia e dell'Unione Sovietica.
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Noi usiamo il termine mostro per definire un animale diverso da noi, un animale
terrificante. Ma, chi in questo caso? Le balene che vogliono solo cantare o l'uomo,
che si organizza per cacciarle, per distruggerle. Per sopravvivere una balena deve
conoscere certi comportamenti, questa conoscenza conservata in due modi
principali, nei suoi geni e nel suo cervello enorme. Possiamo immaginare i geni e il
cervello di una balena come una specie di biblioteca addetta al suo corpo.
L'informazione genetica, quella contenuta nel DNA, riguarda come allevare un figlio,
ecc.; l'informazione contenuta nel cervello, cio l'informazione acquisita, riguarda
cose come, chi mia madre, ecc.
La biblioteca genetica di tutti gli esseri viventi sulla Terra costituita dal DNA.
L'unica funzione di questa molecola, molto complessa, quella di riprodurre
l'informazione genetica. Se voi arrivaste da un mondo diverso dal nostro, non sareste
in grado di identificare una balena o una persona con il gioco delle venti domande,
con venti bit soltanto, ci servirebbe un gioco dei dieci miliardi di domande. Sulla
Terra, ogni organismo contiene come sua eredit una biblioteca portatile e pi
informazioni avete, pi cose potete fare.
L'organismo pi semplice, un virus, ha bisogno soltanto di tutte e diecimila bit,
equivalenti alla quantit di informazioni che sono in una pagina di un libro medio.
Sono tutte le istruzioni che il virus ha bisogno per infettare altri organismi e per
riprodursi. Il batterio si serve, grosso modo, di milioni di bit di informazioni, perch
lavorano molto pi dei virus, perch non sono dei parassiti. E, che dire di un'ameba
monocellulare? Sono anch'esse microscopiche, ma nel regno degli esseri moncellulari
sono dei giganti, sono le balene del mondo dei microbi. Ognuna contiene, nel proprio
DNA, circa 40 milioni di bit, l'equivalente di circa otto volumi, composto ognuno di
500 pagine. Questo il numero di informazioni necessari a fare un'ameba.
E che dire di una balena o di un essere umano? La risposta che, in questo caso, i bit
sono qualcosa come 5 miliardi, e tutte queste informazioni, contenute nel nucleo delle
nostre cellule, riempirebbero un migliaio di volumi. Pensate un po', in ciascuna delle

centinaia di miliardi di cellule del nostro corpo c' contenuta un'intera biblioteca di
istruzioni su come costruire ogni parte di noi. Immaginiamo di trovarci in una grande
biblioteca, tutti i volumi dovrebbero contenere tutto ci che il mio corpo sa fare,
senza che nessuno glielo abbia insegnato. Le informazioni pi antiche sono scritte in
modo dettagliato, esauriente, attento, accurato; come si ride, come si starnuta, come si
cammina, come si riconoscono delle forme, come ci si riproduce, come si digerisce
una mela.
Se fossero scritte nel linguaggio della chimica, come si presenterebbero le istruzioni
per digerire lo zucchero di una mela? Vediamo. Il processo chimico interessato
veicoli enzima anaerobica. Mangiare una mela pu sembrare una cosa molto
semplice, ma non lo . Infatti, se io dovessi ricordarmi ed elaborare consapevolmente
tutti i processi chimici necessari per ricavare energia dal cibo, probabilmente morirei
di fame. Anche un batterio sa fare gli stessi processi chimici. I batteri, noi, e altri
esseri viventi, possediamo parecchie istruzioni genetiche simili. Le nostre biblioteche
genetiche separate hanno molte cose in comune.
La nostra presente tecnologia di uomini pu riprodurre, solo, una minuscola frazione
di quella comunit radio-chimica, che il nostro corpo sembra elaborare cos
agevolmente, ne questo perch il DNA molto esperto. Ora, cosa accadrebbe, se il
compito che dovete svolgere fosse talmente complicato, che neanche diversi miliardi
di bit di informazioni sarebbero sufficienti? Allora, neanche una biblioteca genetica di
1000 volumi potrebbe essere sufficiente, ecco perch noi abbiamo il cervello.
Come tutti gli altri organi, il cervello ha subto un'evoluzione aumentando, in milioni
di anni, la sua complessit e il contenuto di informazioni. La sua struttura rispecchia
tutti gli stadi, attraverso i quali esso passato. Il cervello si sviluppato dall'interno
all'esterno, nel profondo interno c' la parte pi antica, detta tronco cerebrale che
tiene l le funzioni biologiche fondamentali, le quali comprendono certi ritmi vitali,
come il battito cardiaco e la respirazione. Le funzioni superiori del cervello si sono
evolute in tre stati successivi, almeno secondo una indagine di un biologo americano.
Sopra il tronco cerebrale, c' il cosiddetto complesso "r", dove "r" sta per rettile; la
sede dell'aggressivit, del senso del territorio e delle gerarchie sociali. Si svilupp
alcune centinaia milioni di anni fa, nei nostri progenitori rettili.
Intorno al complesso "r" c' il sistema limbico o cervello dei mammiferi, sviluppatosi
solo decine di milioni di anni fa in certi antenati, che erano gi dei mammiferi ma non
ancora primati, come le scimmie ad esempio. Il sistema limbico la fonte importante
dei nostri umori ed emozioni.

All'esterno del cervello c' la corteccia cerebrale, sviluppatasi solo milioni di anni fa
nei nostri antenati, che erano ormai dei primati. Nella corteccia cerebrale, la materia
viene trasformata in consapevolezza, regola la nostra vita quotidiana. Dietro la fronte,
abbiamo i lobi frontali della corteccia cerebrale, l, forse, che noi prevediamo gli
avvenimenti o immaginiamo il futuro. All'interno della corteccia cerebrale c' la
struttura microscopica del delfino. Il linguaggio del cervello non quello del DNA o
dei geni, tutto quello che sappiamo codificato in cellule dette neuroni, minuscoli
elementi codificatori, dove ogni collegamento rappresenta un bit di informazione.
Quanti neuroni ci sono in ognuno di noi? Forse un numero paragonabile alle stelle
della nostra Galassia. I neuroni hanno, anche, un loro suono. Il paesaggio della
corteccia cerebrale umana caratterizzato da solchi profondi, c' una spiegazione in
questo fatto. Questi aumentano la superficie disponibile ad immagazzinare le
informazioni, considerando lo spazio limitato all'interno del cranio.
Il mondo del pensiero diviso, grosso modo, in due emisferi: quello di destra, che
sovrintende soprattutto alla creativit, alla sensibilit, e quello di sinistra, che
presiede al pensiero razionale, analitico e critico. un dialogo continuo tra i due
emisferi del cervello, incanalato in un immenso pacco di fibre nervose, chiamato
corpo calloso.
Il contenuto di informazioni del cervello umano, espresso in bit, paragonabile al
numero dei collegamenti tra i neuroni della corteccia cerebrale, vale a dire circa
100000 miliardi di bit, cio 10 alla quattordicesima potenza (10^14). Dentro la testa
di ognuno di noi c' una quantit di informazioni corrispondente a 20 milioni di
volumi.
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Ma, all'incirca qualche decina di migliaia di anni fa, cominciammo a conoscere pi
cose di quante il cervello potesse contenere. Cos, imparammo ad accumulare enormi
quantit di informazioni al di fuori del nostro corpo. Per quanto ne sappiamo, siamo
l'unica specie esistente su questo pianeta ad aver inventato una memoria in comune
fra tutti. Il magazzino di questa memoria si chiama biblioteca.
Anche le biblioteche hanno avuto una loro evoluzione. La grande biblioteca di
Assurbanipal, antico re di Assuria, era composta di migliaia di tavolette di argilla; la
famosa biblioteca di Alessandria d'Egitto consisteva di quasi un milione di rotoli di
papiro. Le grandi biblioteche moderne, come quella pubblica di New York,
contengono qualcosa come 10 milioni di libri. Il che pi di 10 alla quattordicesima

di bit di informazioni in parole, pi di 100000 miliardi di bit, qualcosa come di 10


alla quindicesima bit di informazioni. Ci vuol dire pi di 10000 volte il numero
totale dei bit di informazioni dei nostri geni, qualcosa come 10 volte il totale delle
informazioni che sono nel nostro cervello.
Ad esempio, anche se leggessi un libro alla settimana per tutta la durata della mia vita
da adulto, vivendo una vita dalla durata media, arrivato alla fine, avrei letto appena
qualche migliaio di libri. Ci d un ulteriore idea di quanto sia grande il numero di
informazioni detto prima. A pensarci bene, un libro una cosa sorprendente. O lo si
considera un prodotto degli alberi. Ma, basta dargli un'occhiata e uno si trova nella
mente di un'altra persona, magari di qualcuno che morto da diverse centinaia di
anni. Un autore ci parla attraverso i millenni in modo chiaro e silenzioso, parla alla
nostra mente, direttamente a noi.
La scrittura , forse, la pi grande delle invenzioni dell'uomo, perch collega tra loro
persone che non si conosceranno mai. Alcuni dei primi autori scrivevano su roccia e
sulle pietre, la scrittura cuneiforme la progenitrice del moderno alfabeto
occidentale. Fu inventata nel vicino Oriente pi o meno 5000 anni or sono. A che
scopo? Registrare i fatti, fatti riguardanti qualsiasi cosa. Per migliaia di anni, la
scrittura stata incisa, scolpita sulla pietra oppure graffita sulla cera o sulla corteccia
o sul cuoio, ecc., comunque sempre in una sola copia alla volta. E, tranne per le
iscrizioni sui monumenti, era destinata a una cerchia ristretta di lettori.
Ma, poi, in Cina, tra il II e III sec. furono inventati la carta, l'inchiostro e la stampa,
tutte invenzioni avvenute pi o meno insieme, che permisero la stampa e la
distribuzione di molte copie della stessa opera. Ci vollero migliaia di anni perch
l'importanza delle invenzioni cinesi fosse recepita nella lontana e retrograda Europa.
Subito prima dell'invenzione dei caratteri mobili, avvenuta intorno al 1450, in tutto
l'Europa c'erano poche decine di migliaia di libri, ognuno dei quali manoscritto.
Cinquant'anni pi tardi, in Europa, c'erano gi dieci milioni di libri stampati.
All'improvviso, si cominciarono a stampare libri in tutto il mondo. Sono passati 23
secoli dalla fondazione della biblioteca Alessandrina, e da allora sono vissute e sono
morte un centinaio di generazioni. Se la cultura fosse stata tramandata solo
verbalmente, quanto sapremmo poco del nostro passato e come sarebbe lento, oggi, il
nostro progredire. I libri ci consentono di viaggiare attraverso il tempo, di attingere
alla saggezza dei nostri antenati. Una biblioteca ci collega direttamente con le
intuizioni e le conoscenze delle menti e dei maestri pi grandi, che su tutta la Terra e
in tutta la storia dell'uomo. I libri sono i depositari del sapere della nostra specie e del

nostro lungo viaggio attraverso l'evoluzione. Nell'antico Egitto, le biblioteche


portavano sulle pareti queste parole "nutrimento dell'anima".
Perfino di notte, la citt, come il cervello, impegnata ad assimilare e distribuire
informazioni; le informazioni la mantengono viva e le forniscono gli strumenti per
adattarsi al mutare delle condizioni. Anche l'informazione di per se stessa si evolve,
nutrita dalla libert di comunicazioni. Le unit dell'evoluzione biologica sono i geni,
le unit dell'evoluzione strutturale sono le idee. Le idee vengono trasportate per tutta
la Terra, mediante le comunicazioni, vengono selezionate da un analisi.
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Negli ultimi millenni, si andato verificando, sul pianeta Terra, un fenomeno
straordinario, l'abbondanza di informazioni divenuto un fatto a portata di mano,
quotidianamente. Il numero di bit a nostra disposizione aumentato in modo
impressionante. Oggi, i computer sono in grado di immagazzinare ed elaborare una
quantit enorme di informazioni in un tempo estremamente rapido. La comunicazione
diretta tra miliardi di esseri umani, oggi possibile grazie ai computer e ai satelliti
artificiali. Sta sorgendo la possibilit di una intelligenza globale che colleghi tutti i
cervelli della Terra in una consapevolezza a livello planetario. In altri mondi pu
darsi che esistano dei cervelli, perfino dei cervelli planetari, ma non esattamente
simili ai nostri. Le mutazioni e la selezione naturale sono processi,
fondamentalmente, casuali. Se la Terra ricominciasse daccapo la propria evoluzione,
l'intelligenza, probabilmente, rinascerebbe, ma la rinascita di un qualcosa che
somigliasse da vicino a un essere umano sarebbe improbabile.
Su altri pianeti, con una diversa sequenza di processi casuali atti a diversificare le
varie eredit e con l'ambiente diverso, atto a selezionare combinazioni particolari di
geni, le possibilit di trovare esseri molto simili a noi devono essere quasi zero. Ma,
la possibilit di trovare altre forme di intelligenza non quasi zero. Altri cervelli
potrebbero essersi sviluppati dall'interno, come il nostro, potrebbero avere elementi di
comunicazioni analoghi ai nostri neuroni, ma con neuroni molto diversi. Potrebbero
essere superconduttori, che lavorano a temperature molto basse, nel qual caso la
velocit del loro pensiero potrebbe essere dieci milioni di volte superiore alla nostra.
Oppure, i loro neuroni potrebbero non essere in contatto chimico diretto uno con
l'altro, potrebbero essere in comunicazione radio. Potrebbero esserci esseri con 10
alla ventesima neuroni. C' da chiedersi, quante cose possono sapere. Se riuscissimo
a contattarli, troveremmo molto, nei loro cervelli, che sarebbe di enorme interesse per
i nostri e viceversa.

Penso che un'intelligenza extraterrestre, sia pure sorprendentemente pi sviluppata


della nostra, avrebbe molta curiosit per noi, per quello che sappiamo, per come la
pensiamo, per la storia della nostra evoluzione, per le prospettive del nostro futuro.
Dentro a ogni cervello umano vanno, continuamente, formandosi e dissolvendosi
modelli di impulsi elettrochimici, che rispecchiano le nostre emozioni, le nostre idee,
i nostri ricordi.
Nell'agosto e nel settembre del 1977, vennero lanciate due sonde Voyager, per un
viaggio storico nel Sistema Solare. La loro missione scientifica consiste nello studio
dei grandi pianeti, prima Giove con i suoi satelliti e poi Saturno con il suo sistema di
lune. Gli incontri ravvicinati con questi mondi enormi hanno accelerato la spinta delle
sonde verso l'esterno del Sistema Solare, nel regno delle stelle, dove andranno
vagando per sempre, dureranno per un miliardo di anni. Forse, in un futuro remoto,
esseri di una civilt aliena intercetteranno le nostre navicelle e capiranno molte cose
della nostra specie.
Ma, una macchina da sola non pu raccontare tanto, per questo abbiamo messo su
ognuna di essa un disco, che ha inciso non solo le onde cerebrali di una donna della
Terra, ma anche una antologia di musiche, di immagini e di suoni del nostro pianeta,
compresi i saluti in 60 lingue umane e il linguaggio delle balene. Il disco d le
istruzioni su come ascoltare i suoni e di vedere le immagini registrate, che
comprendono anche delle istantanee. Coloro che riceveranno, se ci avverr, il
messaggio delle sonde Voyager, capiranno in modo incompleto, nel migliore dei casi
immagini e suoni. Tra le tante possibili interpretazioni il messaggio, fornir un dato
certo, che noi siamo una specie dotata di speranza e perseveranza.

4. Il futuro dell'umanit
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Tutte le generazioni umane si sono sempre interrogate sulle origini e sul destino del
cosmo. La nostra la prima generazione che abbia la possibilit concreta di trovare
qualcuna delle risposte. In un modo o nell'altro, noi siamo collocati sull'orlo
dell'eterno.
"Chiamo a testimoni il cielo e la terra contro di te, e prima di te Io ho creato la vita e
la morte, la benedizione e la maledizione. Perci, scegli la vita che vuoi vivere e
prosegui". Circa 200 anni fa, in una localit del Golfo dell'Alaska, due civilt, che
non si erano mai conosciute, fecero il loro primo incontro. Da una parte il popolo dei

Kinkit, che vivevano pi o meno come erano vissuti i loro antenati per migliaia di
anni. Una popolazione nomade, che si spostava, spesso, su canoe da un
accampamento all'altro, catturando pesce, frutti di mare e vivendo di scambi con le
trib vicine. Il creatore che essi adoravano era il dio-corvo, che raffiguravano come
un uccello enorme dalle ali bianche. E, un giorno di luglio del 1786, il dio-corvo
apparve veramente. I primi che furono testimoni di questo fatto rimasero terrorizzati,
per loro chi osava guardare il dio veniva tramutato in pietra. La realt era che
dall'altro capo della Terra era arrivata una spedizione guidata dall'esploratore francese
La Perousse. Si trattava del primo grande viaggio scientifico programmato del XVIII
secolo, il suo scopo era di raccogliere, attorno al mondo, nuove conoscenze di
geografia, di storia naturale e sulle popolazioni delle terre pi lontane. Ebbene, i
Kinkit credettero di vedere nel veliero dell'esploratore francese il dio-corvo. Per, tra
di loro ci fu chi os indagare pi a fondo, era un vecchio guerriero quasi cieco. Disse
che la sua vita era ormai alla fine e, per il bene di tutti, avrebbe avvicinato il grande
corvo per chiedergli se aveva, veramente, intenzione di trasformare la sua gente in
pietra. Il vecchio guerriero si mise a guardare, a lungo, il grande corvo, e alla fine si
accorse che non era un grande uccello inviato dal cielo, ma un prodotto del lavoro di
altri uomini uguali a lui. Questo primo incontro si svolse in modo pacifico, gli uomini
della spedizione di La Perousse avevano ricevuto ordini drastici di trattare con
rispetto le popolazioni che avessero, eventualmente, incontrato. Una politica
eccezionalmente civile per quei tempi e anche per quelli successivi. La Perousse e il
guerriero Kinkit si scambiarono dei doni, poi la nave straniera salp e non torn pi.
Non tutti gli incontri tra nazioni sono stati e sono cos pacifici. Prima del 1519, gli
Aztechi del Messico non avevano mai visto un'arma da fuoco e, anche essi all'inizio,
credettero che gli stranieri arrivati sulla loro terra provenissero dal cielo. Ma gli
spagnoli agli ordini di Fernando Corts non erano vincolati dall'ordine di non usare la
violenza. I conquistadores erano in cerca non di nuove conoscenze, ma di oro.
Usarono la superiorit delle loro armi per saccheggiare ed uccidere. Nella loro follia,
cancellarono dalla faccia della terra una civilt. In nome della devozione, facendosi
scudo della loro fede, gli spagnoli distrussero, completamente, una societ, che per
arte, astronomia e architettura non aveva uguali in Europa.
Noi condanniamo i conquistadores, per la loro crudelt e cecit, per aver scelto la
morte, e rendiamo onore a La Perousse e ai Kinkit per il loro coraggio e saggezza, per
aver scelto la vita. una scelta che oggi si ripropone, solo che la societ attualmente
in pericolo tutto il genere umano. Come i fabbricanti di miti ben sapevano, noi
siamo tanto figli della terra che del cielo, da quando abitiamo questo pianeta abbiamo

accumulato un bagaglio evolutivo pericoloso: la professione all'aggressivit, la


sottomissione ai capi, l'ostilit verso i nuovi venuti, tutte cose che mettono a rischio la
nostra sopravvivenza. Ma, abbiamo anche acquisito la comprensione per gli altri,
l'amore per i figli, il desiderio di imparare dalla storia e dall'esperienza una grande
sublime appassionata intelligenza, sono elementi che ci consentono a continuare a
sopravvivere e a prosperare.
Quale sar il lato della nostra natura a prevalere? Non si pu dire. Ma, nell'universo
ci attende una prospettiva alla quale non si pu sfuggire. Ogni essere pensante teme la
guerra nucleare, ma tutte le nazioni a tecnologia progredita la progettano. In
Germania stavano studiando la bomba all'inizio della seconda guerra mondiale, e
quindi gli americani dovevano arrivare prima. Se gli americani l'avevano, dovevano
averla anche i russi, poi gli inglesi, i francesi, i cinesi, gli indiani, i pakistani, sono
molte le nazioni, ormai, a possedere armi atomiche. Sono di facile fabbricazione, il
materiale fissile pu essere sottratto dai reattori nucleari, le armi nucleari sono
diventate quasi un'attivit artigianale. Le bombe della seconda guerra mondiale erano
chiamate abbatti edifici, caricate con 20 tonnellate di tritolo distruggevano un isolato.
Tutte le bombe, sganciate sulle citt nella seconda guerra mondiale, ammontano a
circa 2 milioni di tonnellate di tritolo, 2 megatoni. Oggi, 2 megatoni sono la potenza
di una sola bomba termonucleare. Ma, ne esistono decine di migliaia di armi nucleari,
i missili e i bombardieri della Russia e degli Stati Uniti hanno le testate nucleari
puntate su pi di 15000 obiettivi gi designati.
Sul pianeta non c' pi un luogo sicuro. L'energia contenuta in queste armi nucleari
assomma a parecchie di pi di 10000 megatoni, un'altra guerra mondiale ogni
secondo per la durata di un pomeriggio. La bomba lanciata su Hiroshima uccise
70000 persone, in una guerra nucleare totale, nel parossismo di una morte planetaria
sulla terra verrebbero lanciate l'equivalente di un milione di bombe come quella di
Hiroshima. Ma, in questa follia, non tutti resterebbero uccisi dall'esplosione, dalla
tempesta di fuoco e dalle radiazioni immediate, ci sarebbero altre agonie: la perdita di
persone care, schiere di persone ustionate, private della vista, mutilate, mancanza di
assistenza medica, malanni, epidemie, radiazioni a lungo termine che
avvelenerebbero il suolo e le acque, aumento dei tumori, arresto delle nascite,
malformazioni nei bambini. l'impressione sconfortante di una civilt distrutta per
niente, la coscienza che avremmo potuto evitarlo.
Il cosiddetto equilibrio del terrore, patrocinato dagli Stati Uniti e dalla Russia, tiene
come ostaggi tutti gli abitanti della Terra. Ogni contendente mette alla prova il limite

di tolleranza dell'altro, come nel caso dei missili diretti a Cuba. L'equilibrio del
terrore un equilibrio delicato, con margini molto piccoli per gli errori di calcolo. E,
il mondo continua ad impoverirsi spendendo mezzo miliardo di miliardi di dollari
all'anno per prepararsi ad una guerra. Come faremmo a spiegare tutto questo ad un
osservatore extraterrestre? Quali impressioni daremmo del nostro modo di gestire il
pianeta Terra?
Da una prospettiva extraterrestre, tutta la nostra civilt chiaramente sul punto di
fallire nel punto pi importante della sua storia, preservare la vita e il benessere dei
suoi cittadini e la futura abitabilit del pianeta. Ma, se riusciamo a vivere con la
probabilit crescente di una guerra nucleare, non dovremmo anche riuscire a cercare
ad esplorare con convinzione ogni possibile mezzo per evitarla questa guerra? Non
dovremmo considerare in ogni nazione la possibilit di grandi cambiamenti nei
metodi tradizionali, una ristrutturazione dalle fondamenta delle istituzioni
economiche, politiche, sociali e religiose?
________________________________________
Siamo arrivati a un punto in cui non ci possono pi esserci interessi particolari, le
armi nucleari minacciano singolarmente tutti sulla Terra. I cambiamenti radicali della
societ vengono qualche volta etichettati come poco pratici o contrari alla natura
dell'uomo. Ma, evidente che i cambiamenti radicali possono essere fatti, siamo
circondati da esempi. Negli ultimi due secoli, la schiavit, che veniva praticata da
migliaia di anni, stata quasi completamente eliminata con un processo che ha visto
impegnato tutto il mondo. Le donne, sistematicamente emarginate per dei millenni,
stanno conquistando quei poteri politici ed economici tradizionalmente negati; e
alcune guerre di aggressione sono state fermate o abbreviate in conseguenza di un
rifiuto opposto dalla popolazione del paese aggressore.
I soliti appelli ai princpi razziali, religiosi e di sesso e a un rabbioso fervore
nazionalistico cominciano a non funzionare. Si sta sviluppando una nuova coscienza
che guarda la Terra come a un'entit unica e che si rende conto che un'entit in guerra
con se stessa condannata.
Una delle grandi rivelazioni dell'era dell'esplorazione spaziale l'immagine della
Terra delimitata e solitaria. Ma si tratta di una percezione antica. Nel III sec. A.C.,
uno scienziato greco di nome Eratostene, che viveva in Egitto, calcol con molta
precisione le dimensioni del nostro pianeta e ne tracci una mappa. Aristotele aveva
sostenuto che l'umanit andava divisa in greci e tutti gli altri, che egli aveva definito

barbari. E, aveva affermato che i greci dovevano mantenersi razza pura, la sua idea
era che fosse opportuno che i greci rendessero schiavi gli altri popoli. Ma, Eratostene
critic Aristotele per il suo razionalismo esasperato o cieco. Era convinto che in tutto
i paesi ci fosse il buono e il cattivo. I conquistatori greci inventarono per gli egiziani
un nuovo dio, che per aveva un'aria decisamente greca. Alessandro Magno fu ritratto
nelle vesti di faraone per simboleggiare la parit degli egiziani, ma in realt i greci
erano sicuri della propria superiorit. La critica di Eratostene non costitu, quindi, una
sfida pericolosa ai pregiudizi imperanti; il mondo greco era imperfetto come il nostro.
Ma, i Tolomei, i re greci d'Egitto che succedettero ad Alessandro Magno, ebbero
almeno il grande merito di incoraggiare la diffusione della conoscenza. Le idee
predominanti sulla natura del cosmo furono messe in discussione e alcune di esse
messe da parte. Furono avanzate idee nuove, e si scopr che si accordavano meglio
con i fatti.
Nacquero teorie immaginose, accesi dibattiti, conclusioni brillanti, e il tesoro che
deriv dalla ricerca umana fu raccolto e conservato per secoli. I Tolomei non si
limitarono a collezionare l'antico sapere, essi incoraggiarono la ricerca scientifica
dando cos vita a nuove conoscenze, i risultati furono eccezionali. Eratostene calcol
con precisione le dimensioni della Terra, ne fece una mappa e lanci l'idea che poteva
essere circumnavigata. Ipparco anticip la teoria che le stelle hanno anch'esse una
nascita, si muovono molto lentamente nel corso dei secoli e alla fine si estinguono.
Fu lui il primo a classificare la posizione e la magnitudine delle stelle, allo scopo di
stabilire se c'erano questi cambiamenti. Euclide fu autore di un libro di testo sulla
geometria, sul quale gli esseri umani hanno studiato per ben 23 secoli. Galeno scrisse
opere fondamentali sulla terapia e sull'anatomia, che dominarono la medicina fino al
Rinascimento. Sono soltanto alcuni esempi. Ci furono decine di grandi studiosi e si
ebbero centinaia scoperte fondamentali. Alcune di queste scoperte continuano a
essere attuali. Apollonio di Perge studi la parabola e l'ellisse, due curve che, oggi,
sappiamo essere descritte da corpi che cadono in campi gravitazionali e da veicoli
spaziali che viaggiano fra i pianeti. Erone di Alessandria invent la macchina a
vapore e molti dispositivi meccanici, e fu autore del primo testo mai scritto sui robot.
Immaginate come sarebbe diverso il mondo se queste scoperte fossero state rese di
pubblico dominio e sfruttate a beneficio di tutti. Alessandria era la citt pi grandiosa
che il mondo occidentale abbia mai vista. La gente andava l per viverci, per
commerciare, studiare; in certi giorni, il porto era, letteralmente, brulicante di
mercanti, studiosi. Probabilmente l, la parola cosmopolita acquist il suo vero
significato, ossia di cittadino non solo di una nazione bens del cosmo.

Pensate, essere cittadini del cosmo. Senza dubbio, ad Alessandria, vennero gettati i
semi del nostro mondo moderno. Ma perch non misero radici, non fiorirono, perch,
invece, l'occidente si addorment in un sonno durato secoli oscuri, finch Colombo,
Copernico e loro contemporanei riscoprirono il mondo della vita? Non c' una
risposta semplice. Ma una cosa certa, non c' alcun documento in tutta la storia
della biblioteca di Alessandria, che dimostri che qualcuno degli scienziati, che
studiavano l, abbia seriamente messo in discussione un solo principio economico,
religioso o politico della societ in cui essi vivevano. L'immobilit delle stelle fu
messa in dubbio, l'ingiustizia della schiavit non lo fu mai. Scienza e studio, in
generale, erano privilegi riservati a pochi eletti. La numerosa popolazione della citt
di Alessandria non aveva la pi vaga nozione delle grandi scoperte che venivano
fatte. Come potevano? Le nuove conquiste non venivano ne' spiegate e ne', tanto
meno, diffuse. Il progresso andava a beneficio di pochi, la scienza non apparteneva
agli altri.
Le scoperte di meccanica, ad esempio nella tecnologia del vapore, venivano sfruttate,
soprattutto, per perfezionare le armi o per incoraggiare le superstizioni. Non risulta
che gli scienziati abbiano mai capito le enormi possibilit delle macchine, di liberare
le persone da un lavoro ripetitivo e faticoso. Nell'antichit, le grandi conquiste
dell'intelletto ebbero molto poche applicazioni pratiche. La scienza non riusc mai a
catturare l'immaginazione delle moltitudini.
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Abbiamo parlato della distruzione di mondi e della fine di civilt, ma c' anche un
altro punto di vista dal quale valutare i comportamenti umani.
Qualcosa come 15 miliardi di anni fa, il nostro universo nacque dall'esplosione pi
immane di tutti i tempi. Poi, l'universo si espanse, si raffredd e si oscur. L'energia
si condens in materia, prevalentemente atomi di idrogeno. Questi atomi formarono
delle nubi immense, in allontanamento l'una dall'altra, che in seguito diventarono le
galassie. All'interno di queste galassie, nacque la prima generazione di stelle,
bruciando l'energia nascosta nella materia e inondando il cosmo di luce. Gli atomi di
idrogeno avevano creato i soli e la luce delle stelle. In quel tempo, non esistevano ne'
i pianeti per ricevere la luce delle stelle ne' creature viventi per ammirare lo splendore
del cielo. Ma, nel profondo delle fornaci stellari, la fusione nucleare stava dando vita
ad atomi pi pesanti, carbonio, ossigeno, silicio e ferro. Questi elementi, cenere
lasciata dall'idrogeno, costituivano la materia primordiale da cui pi tardi sarebbero
nati i pianeti e la vita.

All'inizio, gli elementi pesanti erano prigionieri nel nucleo centrale delle stelle, ma le
stelle di grande massa esaurirono presto il carburante, e nel loro ultimo sussulto
restituirono allo spazio la maggior parte della loro materia. Cos, il gas interstellare si
arricch di elementi pesanti. Nella nostra Galassia, la Via Lattea, la materia cosmica
fu riciclata in nuove generazioni di stelle, ora ricche di atomi pesanti.
E, nel gelo del spazio interstellare, grandi nubi turbolente vennero ammassate dalla
gravit e agitate dalla luce delle stelle. Nel loro interno pi profondo, gli atomi
pesanti si condensarono in grani di polvere di rocce e di ghiaccio, e in molecole
complesse a base di carbonio. Gli atomi di idrogeno avevano elaborato la materia
della vita. In altre nubi, masse ancora pi grandi di gas e di polvere formarono
successive generazioni di stelle. Appena nasceva una nuova stella, accanto ad essa si
formavano piccoli condensati di materia, minuscole particelle di roccia e di metallo,
di ghiaccio e di gas, che poi sarebbero diventati pianeti. E, su questi mondi, come
nelle nubi interstellari, si formarono le molecole organiche.
In molti mondi, queste molecole venivano distrutte dalla luce del Sole e ricombinate
dai processi chimici. Finch un giorno, nacque una molecola, che, per puro caso,
riusc a duplicare se stessa. Via via che il tempo passava, l'auto-riproduzione
diventava sempre pi perfetta; le molecole che si duplicavano meglio delle altre
producevano pi copie, la selezione naturale era iniziata. Si svilupparono meccanismi
molecolari sempre pi complessi, era incominciata la vita.
Gruppi di molecole organiche si svilupparono in organismi monocellulari, questi a
loro volta produssero colonie multicellulari. Alcune parti si trasformarono in organi
specifici, alcune colonie si stabilirono sui fondali marini, altre vagarono liberamente
nelle acque. Si svilupparono gli occhi. Esseri viventi si trasferirono sulla terra ferma.
Per un certo periodo, dominarono i rettili, ma poi cedettero il passo ad altre creature
pi piccole, dal sangue caldo e dal cervello pi grande, che svilupparono agilit e
curiosit sull'ambiente che li circondava. Impararono a servirsi del fuoco e del
linguaggio. La materia stellare si era trasformata in consapevolezza.
Noi siamo un modo, per il cosmo, di conoscere se stesso. Siamo creature del cosmo,
assetate, da sempre, di conoscere le nostre origini, di capire i nostri legami con
l'universo. Come nato il tutto? Ogni civilt della terra ha elaborato una propria
risposta all'enigma posto dall'universo. Ogni civilt celebra a modo suo i frutti della
vita e della natura. Ci sono molti modi diversi di essere creatura umana. Ma, un
visitatore extraterrestre osservando le differenze esistenti tra le societ umane, le
troverebbe insignificanti in confronto alle somiglianze. Noi siamo una sola specie. La

nostra vita, il nostro passato, il nostro futuro dipendono dal Sole, dalla Luna e dalle
stelle.
I nostri antenati sapevano che la loro sopravvivenza dipendeva dalla loro capacit di
comprendere il cielo. Costruirono osservatori e calcolatori per prevedere il mutare
delle stagioni attraverso il moto dei cieli. La scoperta che nell'universo c' un ordine,
che in natura esistono delle leggi, il fondamento su cui poggia la scienza moderna.
La nostra concezione del cosmo, tutta la scienza e la tecnologia moderna ci riportano
agli interrogativi che le stelle pongono da sempre. Eppure, appena 400 anni fa, non
avevamo idea di quale fosse il nostro posto nell'universo. La lunga strada che ha
portato alla comprensione di questo fatto ha richiesto sia un irriducibile rispetto per la
realt sia un grande amore per la matematica.
Scrive Johannes Kepler:
"Noi ci chiediamo qual lo scopo pratico del canto degli uccelli, perch il canto la
loro gioia, visto che sono stati creati per cantare".
Allo stesso modo, noi dovremmo chiederci come mai la mente umana si affatica a
sondare il segreto degli uccelli. La variet dei fenomeni naturali talmente vasta
proprio per fare in modo che alla mente umana non manchi mai di nutrimento sempre
fresco. Ogni bambino di qualunque civilt e di qualunque et ha il diritto del fatto di
essere nato, di riscoprire il cosmo partendo da zero. Quando questo accade, troviamo
un profondo senso di stupore. I pi fortunati di noi trovano i maestri che indirizzano
le nostre tendenze. Studiamo per imparare a distinguere i preconcetti dalla verit. Poi,
quando riusciamo a decifrare i misteri del cosmo, scopriamo mondi nuovi.
La scienza un'impresa collettiva che abbraccia molte civilt e crea un ponte tra le
generazioni. In ogni epoca e talvolta nei luoghi pi impensati, emerge chi, animato da
una grande passione vuol capire il mondo. Non c' modo di sapere prima da dove
verr la prossima scoperta. Ci sono sogni che, all'inizio, sembrano irrealizzabili. Un
tempo, anche, osservare un pianeta con un telescopio era un fatto meraviglioso. Ma,
poi abbiamo studiato i pianeti, abbiamo capito come si muovono nelle loro orbite e
subito abbiamo progettato viaggi di esplorazione lontano dalla Terra e abbiamo
mandato sonde automatiche a osservare pianeti e stelle.
Noi, esseri umani, desideriamo ardentemente ricollegarci con le nostre origini. Cos,
abbiamo creato i miti. La scienza un altro modo per esprimere questo desiderio,
anch'essa ci collega con le nostre origini e anch'essa ha i suoi miti e i suoi
comandamenti. La sua unica verit sacra che non esistono verit sacre. Qualunque

asserzione deve essere esaminata con spirito critico. Gli argomenti forniti da chi ha il
potere non hanno valore, tutto ci che inconciliabile con la realt, anche se si tratta
di una convinzione che ci appassiona, deve essere scartata o quantomeno riesaminata.
La scienza non perfetta, spesso usata a sproposito, solo uno strumento. Ma lo
strumento migliore che abbiamo, si corregge da sola, non immutabile, si pu
applicare a tutto. Grazie ai metodi scientifici abbiamo incominciato a esplorare il
cosmo. Per la prima volta, le scoperte della scienza sono aperte a tutti.
Noi esseri umani abbiamo posato i piedi su un altro mondo, in un luogo chiamato
Mare della Tranquillit (Luna); una conquista sorprendente per delle creature, le cui
prime impronte risalenti a 3.5 milioni di anni fa sono conservate nelle ceneri di un
vulcano dell'Africa Orientale. Abbiamo fatto molta strada. Tutto ci che abbiamo
visto pu sembrare la celebrazione di un mito, ma la descrizione dell'evoluzione del
cosmo, cos come ce l'ha rivelata la scienza della nostra epoca. Mentre, noi abbiamo
cominciato, finalmente, a interrogarci sulle nostre origini.

5. L'astronomia e l'astrologia
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L'ammasso delle Pleiadi un insieme di giovani stelle, che secondo gli astronomi, sta
uscendo ora dalla sua culla fatta di gas e di polveri. La nebulosa del Granchio un
cimitero di stelle, dal quale i gas e le polveri vengono mandati nello spazio
interstellare dove si disperdono. Al suo interno c' una pulsar che sta morendo. Tanto
le Pleiadi che la nebulosa del Granchio fanno parte di una costellazione, che tanto
tempo fa gli astrologi chiamarono Taurus, il Toro. Ad essa attribuirono la capacit di
influire sulla nostra vita quotidiana.
Gli astronomi affermano che il pianeta Saturno un globo immenso fatto di idrogeno
e di elio, e circondato da un anello largo 50000 Km. Dicono, anche, che l'immensa
macchia rossa sul pianeta Giove sia una tempesta gigantesca che infuria da un
milione di anni. Ma, gli astrologi affermano che i pianeti influenzano il carattere e il
destino dell'uomo; Giove conferisce un tono regale e un animo gentile, Saturno
ispirerebbe la diffidenza, il sospetto e la malvagit. Per gli astronomi Marte un
mondo che aspetta di essere esplorato; invece, gli astrologi vedono Marte come un
guerriero, istigatore di discordie, violenza e distruzione.

L'astronomia e l'astrologia non sono state, sempre, cos distinte tra loro; per gran
parte della storia dell'umanit, l'una comprendeva anche l'altra. Ma, arriv il
momento in cui l'astronomia si liber dai vincoli dell'astrologia. Fu Kepler a
ridimensionare il mito del cielo, scoprendo che il movimento del pianeta originato
da una forza di natura fisica. Fu il primo astrofisico e l'ultimo astrologo in senso
scientifico.
Le motivazioni artificiose dell'astrologia furono scartate 300 anni fa, e nonostante
questo l'astrologia viene presa sul serio ancora oggi da una gran quantit di persone.
Infatti, sono diffuse parecchie riviste di astrologia, in America, ogni giornale ha la sua
rubrica di astrologia e quasi tutti pubblicano, almeno, un articolo alla settimana
sull'argomento. La gente porta medaglie e pendagli astrologici, prima di uscire
controlla il proprio oroscopo del giorno. Persino il linguaggio conserva del significato
astrologico, per esempio la parola disastro deriva dal greco, ed composta dal
prefisso dis e dalla parola astro. Una delle malattie pi comuni, l'influenza, prende il
nome dall'influsso che veniva attribuito alle stelle sulla salute.
Alcune migliaia di anni fa, nacque la convinzione che il movimento dei pianeti
determinasse il destino di re, dinastie, imperi, etc. Gli astrologi studiavano il
movimento dei pianeti e poi si domandavano cosa era successo l'ultima volta che, ad
esempio, Venere stava entrando nella costellazione del Capricorno. Forse, stavolta
sarebbe successo qualcosa di simile, era matematico. Gli astrologi furono benvisti dai
loro governi, molti Paesi consideravano reato capitale per coloro che non fossero,
veramente, astrologi a leggere i fenomeni del cielo. Perch? perch il modo migliore
per far crollare un regime era predirne la caduta. In Cina, gli astrologi di corte che
facevano previsioni poco gradite erano giustiziati, altri si limitavano a manipolare i
fatti passati in modo da farli coincidere con quelli previsti da loro.
L'astrologia si svilupp in una strana disciplina, un miscuglio di osservazioni molto
attente, di matematica, di catalogazione, condite con idee confuse. Ma, nonostante
tutto, l'astrologia sopravvisse e prosper. Come mai? perch l'astrologia finge di
soddisfare la nostra brama di sentirci, personalmente, collegati con l'universo.
L'astrologia induce a un fatalismo pericoloso, perch se la nostra vita regolata da
una serie di semafori celesti, a che serve tentare qualunque cambiamento.
Il fatto interessante delle previsioni astrologiche che non dicono cosa bisogna fare e
che cosa succeder. Sono consapevolmente studiate per essere cos vaghe da potersi
adattare a chiunque e oltretutto non vanno d'accordo tra loro. La validit
dell'astrologia messa a dura prova nel caso di fratelli gemelli. Supponiamo che ci

sono due gemelli nati nello stesso posto con una differenza di pochi minuti e al
momento della nascita c'erano gli stessi pianeti, e uno dei due muore. Se l'astrologia
avesse una validit come potremmo avere destini cos profondamente diversi. Si d il
caso, che gli astrologi non riescano, neanche, a mettersi d'accordo sul significato di
uno stesso oroscopo. Da attenti esami, risultano incapaci di indovinare il carattere e il
futuro delle persone, delle quali conoscono solo il luogo e la data di nascita.
Ma, come pu un pianeta influire sulla vita di un essere umano all'atto della nascita?
Forse, l'influenza gravitazionale del pianeta influisce? Ma, nemmeno questa pu
essere perch pi forte quella delle persone che sono vicine. Il desiderio di essere
collegati al cosmo il riflesso di una profonda realt. Noi siamo collegati ad esso, ma
non nel modo banale di cui l'astrologia ci assicura. Lo siamo nel pi profondo dei
modi. Il nostro piccolo pianeta realmente sotto l'influenza di un astro, il Sole; ci
riscalda, alimenta la vita ovunque essa si trovi. Ma, il nostro Sole non che uno dei
miliardi e miliardi di astri compresi nell'universo. E, tutti quelli innumerevoli Soli
obbediscono alle leggi naturali. Ma, come fu scoperta l'esistenza di tali leggi?
Se vivessimo su un pianeta dove niente mai cambia, non avremmo mai niente da fare,
non ci sarebbe niente di nuovo da scoprire, non ci sarebbero stimoli per la scienza.
Se, invece, vivessimo in un mondo imprevedibile, dove le cose cambiano in modo
casuale e complicato, non saremmo capace di fare scoperte e anche qui non avremmo
stimoli per la scienza. Ma, noi viviamo in un universo, che una via di mezzo, dove
le cose si cambiano, ma a secondo delle regole, dei modelli o come noi le chiamiamo,
leggi della natura.
Se lancio un pezzo di legno in aria, so che deve cadere a terra per forza; il Sole
tramonta a ovest e sorge la mattina ad est, etc.; in questo modo possibile fare delle
scoperte, possiamo fare della scienza e con essa migliorare la nostra vita. L'uomo
molto portato alla comprensione del mondo, lo sempre stato. Abbiamo imparato,
presto, ad andare a caccia o ad accendere il fuoco, solo perch eravamo portati a
scoprire le cose. C' stato un lungo periodo prima delle invenzioni attuali (la
televisione, la radio, etc.), e gran parte dell'esistenza umana stata vissuta in quel
periodo. E, una volta, raccolti attorno a un fuoco, in una notte senza luna, l'uomo ha
guardato il cielo.
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Di notte il cielo molto bello. Una delle costellazioni pi facili da riconoscere
nell'emisfero nord, l'Orsa Maggiore. Gli americani la chiamano The Big Ladle, il

Grande Mestolo, i francesi hanno avuto un'idea simile, la chiamano la Casseruola.


Nel Medioevo, la forma dell'Orsa Maggiore aveva suggerito l'idea di un aratro di
legno. Gli antichi Cinesi avevano trovato una versione pi sofisticata, per loro quelle
stelle trasportavano il burocrate celeste. I popoli europei videro in quel disegno
un'altra figura, lo chiamarono il Gran Carro, una carrozza medievale. Ma, altri popoli
videro queste sette stelle come parte di una figura pi grande, la coda di un Orso
enorme (i Greci e i primi americani). Ma, indubbiamente, l'interpretazione pi
fantasiosa per il disegno creato da questo gruppo di stelle, fu quella data dagli antichi
Egiziani. Essi immaginarono una lunga processione formata da un toro e da un uomo
in posizione orizzontale, seguiti da un ippopotamo che portava un coccodrillo sulla
schiena. C' una meravigliosa variet nelle figure che i vari popoli videro in questa
costellazione, ma lo stesso vale anche per tutte le altre costellazioni.
C' gente che pensa che queste cose esistano davvero in cielo, ma quelle figure siamo
stati noi stesse a crearle. L'uomo era cacciatore, cos in cielo ha immaginato
cacciatori, cani, giovani donne e belve varie. Tutti gli aspetti della vita. Quando nel
'700, i naviganti europei varcarono per la prima volta l'equatore immaginarono nei
cieli del Sud tutte le cose legate al loro secolo, microscopi, telescopi, compassi, etc.
Ma, le stelle sono qualcosa di pi di semplici figure, per esempio le stelle sorgono
sempre a est e tramontano sempre a ovest. Impiegano tutta la notte ad attraversare il
cielo quando passano allo zenit. In ogni stagione ci sono costellazioni diverse, ma la
stessa costellazione sorge sempre quando sorta l'anno precedente, non pu essere
che sorge una costellazione diversa. C' regolarit, immutabilit e prevedibilit per
quanto riguarda le stelle e questo, in un certo senso, rassicurante.
Il ritorno del Sole dopo un'eclissi totale, il suo sorgere al mattino dopo la sua
inquietante assenza notturna, la riapparizione della Luna che va crescendo dopo la
Luna Nuova, tutti questi fenomeni suggerirono ai nostri progenitori che la vita
durasse al di l della notte.
Lass, nel cielo c'era la metafora dell'immortalit. Circa un migliaio di anni fa, nel
Sud-Ovest dell'America, il popolo Anazaki costru un osservatorio astronomico di
pietre per individuare il giorno pi lungo dell'anno (solstizio d'estate). L'alba di quel
giorno era, certamente, un motivo di gioia, di festeggiamento della generosit del
Sole. Questo osservatorio fu costruito in modo tale che i raggi del Sole penetrassero
da una finestra e colpissero una particolare nicchia solo in quel giorno. Oggi, un
luogo abbandonato, il popolo Anazaki non esiste pi. Esso ha imparato a prevedere i
cambiamenti di stagione, ma non i cambiamenti climatici e le siccit. I popoli antichi

prestavano molto attenzione al Sole, alla Luna e alle stelle. Altre costruzioni, simili a
quella degli Anazaki, si trovano in Cambogia, a Stonehenge (Inghilterra), in Egitto, in
Messico e nelle grandi pianure del nord America.
Allora, come mai dei popoli di tutto il mondo si prendono questo grande disturbo per
imparare cos'era l'astronomia? perch prevedere le stagioni era, letteralmente, un
problema di vita o di morte. L'uomo cacciava l'antilope o il bufalo per cui le
migrazioni rifluivano e fluivano con le stagioni; i prodotti della terra erano maturi per
essere colti in certi periodi e non in altri. Quando inventammo l'agricoltura dovemmo
fare attenzione ad arare, seminare e mietere il raccolto solo nella stagione giusta. Le
riunioni annuali di popoli nomadi, fatte a grande distanza tra loro, avvenivano in
giorni prestabiliti.
Certo, alcune scoperte relative al calendario possono essere state casuali. Ma, ci sono
altre scoperte stupendamente volute. Oggi, delle grandiose citt Anazaki restano solo
dei ruderi che hanno resistito al tempo. Non lontano da queste antiche citt, in un
luogo pressoch inaccessibile, c' un altro strumento che serve a segnalare il solstizio.
Si tratta di tre lastroni di pietra volutamente disposti in un certo modo permettono a
un sottile raggio di Sole, di colpire il centro di una spirale, scolpita su una pietra, solo
a mezzogiorno del giorno pi lungo dell'anno.
Quando i nostri antenati preistorici cominciarono a studiare il cielo dopo il tramonto,
notarono che alcune stelle non avevano una posizione fissa rispetto al disegno
costante formato dalle costellazioni. Cinque di esse si muovevano lentamente nel
cielo in un senso, poi nel senso contrario e nuovamente nel senso di prima, furono
chiamate pianeti, dal greco planete che significa errante. Subito, i pianeti
rappresentarono un profondo mistero. La prima spiegazione fu che si trattava di esseri
viventi. Ma, la vera spiegazione che i pianeti sono dei mondi e la Terra uno di essi
e che girano attorno al Sole secondo delle leggi matematiche. Questa scoperta ha
portato direttamente alla nostra civilt attuale. La fusione della fantasia e
dell'osservazione astronomica ha dato come risultato la descrizione esatta del nostro
Sistema Solare.
Solo allora, divenuta possibile la risposta alla domanda fondamentale, che sta alla
radice della scienza moderna: cos' che fa muovere tutto? Migliaia di anni fa, una
domanda simile non si sarebbe neanche posta, la teoria dominante allora era quella
formulata da Tolomeo, un astronomo di Alessandria d'Egitto, era anche il pi
eminente astrologo del suo tempo. Tolomeo sosteneva che la Terra era al centro
dell'universo, e che il Sole, la Luna e i pianeti ruotassero intorno alla Terra. l'idea

che viene pi spontanea, la Terra appare ferma, immobile, mentre vediamo gli altri
corpi celesti sorgere e tramontare ogni giorno. Ma, allora come si spiega il
movimento continuamente rotatorio dei pianeti. Questa teoria consentiva previsioni
abbastanza precise sul moto planetario e sulla posizione di un certo pianeta ad un
dato giorno. La teoria di Tolomeo, in realt, imped il progresso dell'astronomia per
ben 1500 anni.
Finalmente, nel 1543, una spiegazione completamente diversa del moto apparente dei
pianeti fu gridata da un ecclesiastico, di nome Niccol Copernico. L'aspetto pi ardito
della sua teoria era che il Sole fosse al centro dell'universo, la Terra era un pianeta. La
teoria copernicana convinceva quanto quella di Tolomeo, ma dava fastidio a troppa
gente. La Chiesa Cattolica, poco dopo, inser l'opera di Copernico nella sua lista dei
libri proibiti, e Martin Lutero descrisse Copernico con queste parole: "Qui la gente d
ascolto ad un astrologo dell'ultimo momento, questo folle vorrebbe rivoluzionare
tutta la scienza astronomica".
Il conseguente confronto tra le due visioni del cosmo, geocentrica ed eliocentrica,
raggiunse il suo apice con le idee di un uomo che, come Tolomeo, era sia astronomo
che astrologo. Questo uomo visse in un periodo, in cui lo spirito e la mente umana
erano soggiogati e incatenati, in un periodo in cui si immaginava il cielo popolato di
anime e di demoni e mosso da sfere di cristallo. La lotta maggiore e solitaria di
questo uomo consistette nel far scoccare la scintilla della rivoluzione scientifica
moderna, il suo nome era Johannes Kepler.
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Johannes Kepler nacque in Germania nel 1571. Fu mandato al seminario protestante
della cittadina di Maunbrown perch entrasse nella carriera ecclesiastica. Nel 1589,
Kepler lasci il seminario per continuare gli studi presso la grande universit di
Tubinga. Fu per lui una liberazione trovarsi in mezzo alle correnti intellettuali pi
vive del suo tempo. Uno dei suoi insegnanti gli rivel le idee rivoluzionarie di
Copernico; in questa comunit dotta e civile, Kepler si trov subito a suo agio. Dopo
Tubinga, Kepler non ricevette pi gli ordini religiosi, invece con sua grande sorpresa
fu convocato a Graz in Austria, e nominato professore di matematica alla Scuola
Superiore, ma non aveva la stoffa dell'insegnante.
A Graz al primo anno, i suoi studenti si contavano sulle dita di una mano, il secondo
anno non ne aveva affatto. Nel 1598, ci fu a Graz un'ondata di repressione provocata
dall'arciduca, il quale voleva ristabilire la fede cattolica nella sua provincia e, secondo

le sue stesse parole, "ridurre tutto il paese in un deserto piuttosto che avere per sudditi
degli eretici". La scuola di Kepler fu chiusa, furono proibiti tutti quei libri considerati
eretici. Chi rifiutava di abbracciare la religione cattolica veniva multato del 10%
(dieci per cento) di tutti i suoi averi ed esiliato fino alla morte. Kepler scelse l'esilio.
"L'ipocrisia non l'ho mai imparata, sono onesto quando si tratta di fede, per me non
un gioco".
Fu cos che si decise ad accettare l'invito di Tycho Brahe. Brahe, un nobile danese
molto ricco, viveva sfarzosamente ed era stato, da poco, nominato matematico alla
corte imperiale di Praga. Kepler part da Graz con la moglie e la figliastra, ed affornt
il lungo e faticoso viaggio. Tycho manteneva uno stuolo di assistenti, parenti lontani e
parassiti di ogni sorta. Kepler mal tollerava quell'eterna baldoria. Era impaziente di
conoscere i dati di Tycho, ma questi glieli portava con il contagocce. Tycho diceva a
Kepler "non ho dato modo di partecipare ai suoi studi", si limitava durante un
banchetto, e parlando anche di altre cose, a menzionare cos il passaggio, oggi i dati
relativi all'apogeo del terzo pianeta, domani quelli di un altro.
Kepler era totalmente inadatto a questi giochi. Disse: "La mia opinione su Tycho
questa: un uomo estremamente ricco, ma non sa fare buon uso delle sue ricchezze.
Tycho in grado di fare le migliori osservazioni astronomiche, ha tanti collaboratori,
gli manca solo l'architetto che metta tutto questo a profitto". Effettivamente, Tycho
era incapace di tradurre le sue osservazioni in una teoria coerente sul Sistema Solare.
Tycho Brahe era il pi grande genio del suo tempo nell'osservazione astronomica, e
Kepler era il pi grande teorico. Nessuno dei due poteva raggiungere da solo la
sintesi che ora sentivano vicina.
La nascita della scienza moderna, che la fusione dell'osservazione e della teoria,
tardava a causa della loro reciproca diffidenza; i due non facevano altro che litigare
per poi riconciliarsi. Finch qualche mese dopo, Tycho mor per la sua facilit ad
eccedere nel mangiare e nel bere. Kepler scrisse ad un amico: "L'ultima notte del suo
pacato periodo, Tycho non ha fatto che ripetere continuamente queste parole come se
stesse componendo dei versi. 'Fa che io non sia vissuto invano, fa che io non sia
vissuto invano'." E non vissuto invano.
Finalmente, dopo la morte di Tycho, Kepler riusc ad ottenere i dati delle osservazioni
astronomiche vincendo le resistenze della famiglia. Osservazioni riguardanti il moto
apparente di Marte tra le costellazioni, ottenute attraverso un periodo di osservazioni
di molti anni. I dati, ricavati negli ultimi decenni prima dell'invenzione del telescopio,
erano di gran lunga i pi precisi mai ottenuti fino a quel momento. Kepler si mise al

lavoro con appassionata intensit per riuscire a interpretare le osservazioni di Tycho.


Quanti erano, realmente, i movimenti della Terra e di Marte intorno al Sole per
spiegare il moto apparente, cos come visto dalla Terra, del pianeta Marte? E,
perch proprio Marte? perch Tycho Brahe aveva detto a Kepler che il moto
apparente di Marte era il pi difficile da conciliare con un'orbita circolare.
Dopo anni e anni di calcoli, Kepler rifer di aver trovato i valori esatti di un'orbita
circolare di Marte, che combaciava con dieci delle osservazioni di Tycho Brahe entro
solo 2'(due primi) di arco. Ora, sappiamo che ci sono 60 primi in ogni grado di
angolo e che ci sono 90 gradi dalla linea dell'orizzonte allo zenit. Perci, due primi di
arco sono un valore molto piccolo da misurare, specialmente senza un telescopio. Ma
la gioia di Kepler, per la sua scoperta, si trasform presto in un avvenimento, perch
due ulteriori osservazioni di Tycho non collimavano con la sua orbita per ben 8 primi
di arco. Kepler scrive: "Se non fossi convinto di poter ignorare questi 8 minuti, avrei
corretto la mia teoria adeguandola. Ma poich era inconcepibile ignorarli, quegli 8
minuti mi indicarono la strada per una completa rivoluzione dell'astronomia".
La differenza esistente tra un'orbita circolare e una vera orbita di Marte poteva essere
stabilita solo da misurazioni molto precise e da una coraggiosa accettazione della
realt. Kepler era molto deluso al pensiero di dover abbandonare l'idea di un'orbita
circolare. Tent di utilizzare orbite di tipo ovale, fece una quantit di calcoli, comp
alcuni errori di aritmetica. E, mesi dopo, in preda alla disperazione, tent per la prima
volta la formula di un'orbita ellittica, che combaci perfettamente con le osservazioni
compiute da Tycho.
In un'orbita ellittica, il Sole non al centro ma spostato, si trova in uno dei fuochi
dell'ellisse. Quando un certo pianeta , nel punto della sua orbita, pi lontano dal
Sole, si muove lentamente, avvicinandosi al punto pi vicino aumenta di velocit.
Questo movimento spiega perch i pianeti sembrano, sempre, precipitare verso il Sole
senza mai raggiungerlo.
La prima legge di Kepler sul moto dei pianeti molto semplice: "Le orbite descritte
dai pianeti sono ellissi, di cui il Sole occupa uno dei fuochi".
Muovendosi lungo la sua orbita il pianeta proietta in un dato periodo di tempo un'area
immaginaria. Quando il pianeta lontano dal Sole quest'area lunga e sottile, quando
vicino al Sole l'area corta e larga. Kepler scopr che, nonostante la diversit di
forma, queste aree sono perfettamente equivalenti. Questo dato forn l'indicazione
matematicamente esatta di come un pianeta cambia la sua velocit in rapporto alla

sua distanza dal Sole. Ora, per la prima volta, gli astronomi erano in grado di
prevedere con precisione la posizione di un pianeta in base a una legge molto
semplice ed invariabile.
La seconda legge di Kepler la seguente: "La retta ideale che unisce il pianeta al
Sole descrive aree uguali in tempi uguali".
Le prime due leggi di Kepler sul movimento dei pianeti possono sembrare un po'
astratte. D'accordo, i pianeti si muovono lungo un ellisse e muovendosi descrivono
aree uguali in tempi uguali, e allora? Non sono cose facili da capire come il moto
circolare, possiamo essere tentati di minimizzare, ma queste sono le leggi alle quali
obbedisce anche il nostro pianeta. Noi ci muoviamo in armonia con le leggi della
natura, e Kepler fu il primo a scoprirlo. Molti anni dopo, Kepler elabor la sua terza e
ultima legge sul moto dei pianeti. Una legge per stabilire una relazione tra i
movimenti dei vari pianeti. Kepler scopr un rapporto matematico semplice tra la
misura dell'orbita di un pianeta e la velocit media a cui esso viaggia attorno al Sole.
Questa scoperta conferm la sua vecchia convinzione, che doveva esserci nel Sole
una forza che guidava i pianeti. Una forza con pi effetto sui pianeti interni e veloci, e
con meno effetto sui pianeti esterni e lenti. In seguito, Isacco Newton stabil che
quella era la forza di gravit rispondendo cos alla domanda fondamentale: cos' che
fa muovere i pianeti?
La terza legge di Kepler dice: "I quadrati dei tempi di rivoluzione siderale dei pianeti
sono proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori delle loro orbite".
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che quanto pi un pianeta lontano dal Sole tanto
pi lentamente si muove. Kepler fu la prima persona nella storia della specie umana a
capire correttamente e quantitativamente come avviene il moto dei pianeti e come
funziona il Sistema Solare. L'uomo che aveva scoperto l'armonia del cosmo era stato
destinato a vivere in tempi di grande discordia sulla Terra.
Esattamente, otto giorni dopo che Kepler aveva enunciato la sua terza legge si
verific a Praga un incidente che diede inizio alla rovinosa guerra dei trent'anni.
Kepler perse, durante questa guerra, la moglie e il figlio a causa di un'epidemia
diffusa dalla soldataglia. Il suo protettore fu deposto ed egli stesso fu scomunicato
dalla Chiesa Luterana e per Kepler fu un'altra volta l'esilio.
Il conflitto, sbandierato da tutti e due i contendenti come una guerra santa, era in
realt la strumentalizzazione della bigotteria religiosa da parte di chi era avido di
conflitti e di potere. Fu questa guerra a introdurre il saccheggio autorizzato per

indurre i soldati a non disertare. Le popolazioni europee dovevano subire inermi ; i


loro aratri e le loro falci venivano letteralmente forgiati in spade e lance. La
devastazione e la follia imperversavano per il paese, sopraffacendo soprattutto i
deboli.
Tra i tanti capri espiatori c'erano donne anziane e sole, che venivano accusate di
stregoneria. La madre di Kepler fu portata via in piena notte in un cesto per
biancheria. Kepler dovette lottare ininterrottamente per 6 anni per salvarle la vita.
Nella cittadina dove viveva Kepler, dal 1615 al 1629, vennero arrestate, torturate e
uccise come streghe, ogni anno, una media di 3 donne e sempre con la stessa accusa.
Inoltre, la madre di Kepler era una donna stizzosa, si lasciava andare a dispute che
indispettivano i notabili locali, e prendeva droghe. Il povero Kepler era convinto di
avere egli stesso contribuito, involontariamente, all'arresto di sua madre. E, lo
pensava, perch poco prima aveva scritto una delle prime opere di fantascienza,
l'aveva intitolata Sognum, che vuol dire sogno. In questo libro, immaginava un
viaggio sulla Luna con degli areatori spaziali, che dalla superficie lunare, guardavano
su per vedere ruotare lentamente sopra le loro teste il bel pianeta Terra. Uno degli
argomenti per l'accusa di stregoneria era che nel suo libro, Kepler si serviva delle arti
magiche della madre per staccarsi dalla Terra.
Formul delle ipotesi sulle montagne, sulle valli, sui crateri, sul clima e sui possibili
abitanti della Luna. Prima di Kepler, l'astronomia aveva pochi legami con la realt
fisica. Con Kepler si afferm l'idea che a muovere i pianeti, nelle loro orbite, una
forza fisica. Fu il primo a conciliare una fervida fantasia con dei calcoli precisi, e
questo consent all'uomo di inoltrarsi nel cosmo. Con Kepler cambi tutto. Questa
fusione di realt e sogni apr la via verso le stelle. Sin da ragazzo, Kepler era stato
affascinato dalla visione dello splendore dell'universo, dall'armonia dei mondi, allo
studio della quale dedic instancabilmente tutta la sua vita. In questo mondo Kepler
non trov armonia, le sue tre leggi sul moto dei pianeti rappresentano un'autentica
armonia dei mondi, ma per lui furono solamente un fatto casuale rispetto alla sua
ricerca di un sistema cosmico basato sui solidi perfetti. Un sistema che, come risult
in seguito, esisteva solo nella sua mente.
L'opera di Kepler ci insegna che le leggi della scienza riguardano tutto in natura e che
valgono tanto sulla Terra che nello spazio. E, infine, ci ha insegnato che pu esserci
una rispondenza, un'armonia tra il nostro modo di vedere il mondo e il modo in cui
esso va avanti. Quando Kepler si accorse che le sue convinzioni, a lungo accarezzate,
non si accordavano con osservazioni e calcoli precisi accett la realt. Prefer la

durezza della verit alle sue pi care illusioni, e questa la base della scienza.

6. L'esplorazione spaziale
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Immaginiamo di essere dei viaggiatori provenienti dalle stelle e diretti al Sole. Ci
troveremmo circondati da quattro immensi mondi gassosi e nuvolosi: Nettuno, il
pianeta blu con Tritone la sua luna di ghiaccio, Urano con i suoi anelli scuri, fatti di
materia organica, Saturno, il gioiello del Sistema Solare all'interno dei suoi anelli
concentrici composti da un miliardo di piccole lune di ghiaccio e, infine, Giove, il
pianeta pi grande con le sue nubi multicolori. Oltre, ancora pi vicino al Sole, non si
trova pi pianeti giganti ma corpi minori, fatti di roccia e metalli, e alcuni avvolti da
un leggero strato di aria. Uno di essi la Terra.
I viaggi dell'uomo per l'esplorazione all'esterno del Sistema Solare si svolgono,
almeno fino ad oggi, sotto il controllo di un solo centro, in tutta la terra, il Jet
Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California. Fu qui che, domenica 8
luglio 1979 iniziarono le operazioni per il passaggio ravvicinato della sonda Voyager
II a Giove e alle sue lune. Il veicolo spaziale era stato istruito per l'esplorazione del
sistema di Giove da una sequenza di istruzioni radiotrasmesse in precedenza ai suoi
computer di bordo.
I veicoli spaziali moderni, che partono verso i pianeti, non hanno uomini a bordo,
sono dei robot semi-intelligenti. Gli occhi del Voyager sono due telecamere progettate
di riprendere decine di migliaia di immagini all'esterno del Sistema Solare. Sono
sistemate assieme ad altri strumenti su una apposita piattaforma, che si orienta sui
pianeti al loro passaggio. Il cervello del Voyager costituito da due computer
integrati posti al centro della navicella. Comunica con la Terra mediante una grande
antenna. Il Voyager porta con se' un messaggio diretto a tutte le civilt extraterrestri
che dovesse incontrare negli spazi interstellari. I Voyager, siccome viaggiano troppo
lontani dal Sole, non possono basarsi sui suoi effetti, perci sono forniti di un piccolo
impianto nucleare ben isolato dal resto della navicella.
In queste missioni di tipo pionieristico molte cose possono andare storte, quindi nella
sala di controllo della missione Voyager il personale era un poco nervoso. Giove
circondato da uno strato di particelle cariche di energia molto potente, pericolose. Se

il Voyager si avvicinasse troppo, le sue apparecchiature elettroniche si brucerebbero


oppure lo scontro con un masso, anche piccolo tra gli anelli del pianeta, farebbe
perdere alla navicella il controllo del suo assetto e l'antenna non capterebbe pi la
Terra e i dati raccolti andrebbero perduti per sempre.
Il Voyager I e il Voyager II furono lanciati nella tarda estate del 1977, a distanza di un
mese l'uno dall'altro. Dopo molti allarmi e incertezze, essi arrivarono con successo a
distanza di tempo al sistema di Giove, dove eseguirono un ottimo lavoro, fornendo le
prime immagini ravvicinate del grande pianeta e delle sue quattro lune: Io, la pi
interna, poi Europa, poi, allontanandosi da Giove, Ganimede e, infine, Callisto, la pi
grande e la pi lontana. Quella missione costata all'umanit pochi spiccioli a testa.
Il passaggio del Voyager nei pressi di Giove accelera il moto della navicella
avvicinandola al pianeta Saturno, e la gravit di Saturno la spinger, a sua volta,
verso Urano e oltrepasser anche Nettuno, abbandonando il Sistema Solare
diventando un veicolo spaziale interstellare destinato, in futuro, a vagare per sempre
tra le stelle. E se, in questo futuro prossimo o un lontano futuro, il Voyager dovesse
incontrare degli esseri appartenenti a qualche altra civilt spaziale ha con se' un
messaggio, un disco in oro con le istruzioni per l'uso. Su questo disco c' inciso un
campionario di immagini, suoni, saluti della Terra. Il disco porta inciso in inglese un
breve saluto che dice: "Ai creatori di musica di tutti i mondi e di tutti i tempi, questi
viaggi di esplorazioni e di scoperte sono i pi recenti di una lunga serie che ha
caratterizzato e contraddistinto la specie umana".
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Nel XV e XVI secolo per andare dalla Spagna alle Azzorre si impiegavano pi giorni,
oggi con lo stesso tempo si attraversa quel piccolo canale che divide la Terra dalla
Luna. Occorsero alcuni mesi per attraversare l'Oceano Atlantico per raggiungere
quello che viene chiamato il Nuovo Mondo, le tre Americhe. Oggi, con lo stesso
tempo si attraversa il Sistema Solare interno e si raggiungono Marte e Venere. Nel
XVII e XVIII secolo per andare dall'Olanda alla Cina, per esempio, ci volevano un
anno o due, lo stesso tempo che, oggi, impiega la sonda Voyager per andare dalla
Terra a Giove. In rapporto alle risorse di allora e di adesso, alla societ costava pi
allora a mandare una nave in Estremo Oriente che mandare oggi una nave spaziale
sui pianeti.
La passione per l'esplorazione alla radice dell'essere umano. Quest'impulso ad
andare, scoprire, conoscere, ha trovato il modo di esprimersi in qualunque cultura.

Nel VII secolo A.C., il continente africano fu circumnavigato dai Fenici su mandato
del faraone d'Egitto. Le isole del Pacifico furono rese abitabili da esperti e coraggiosi
navigatori provenienti dall'Indonesia; grandi flotte di navi salparono dai porti della
Cina, durante la dinastia Ming, dirette all'esplorazione dell'India e dell'Africa. Nel
secolo pi tardi, tre caravelle al comando di un navigatore italiano (Cristoforo
Colombo) partirono dalla Spagna verso la scoperta delle Americhe. Successivamente,
una spedizione portoghese conduceva al termine con successo il periplo completo del
nostro globo. Questi viaggiatori provenienti da culture diverse furono i primi
esploratori planetari, hanno fatto di questo pianeta un unico punto nelle nostre
esplorazioni di altri mondi. Noi seguiamo le loro orme, i nostri attuali veicoli spaziali
sono i precursori, l'avanguardia nelle future spedizioni umane sui pianeti. L'uomo ha
viaggiato in tutta la sua storia, noi abbiamo ancora molto da imparare dallo studio di
quei grandi esploratori dell'ultimo secolo scorso.
Nel XVII secolo, i cittadini della nuova Repubblica olandese intrapresero un'intensa
attivit di esplorazione. Il problema chiave della navigazione era quello di
determinare la longitudine, la latitudine era facile da stabilire, perch pi si andava a
Sud pi le costellazioni del Sud si riuscivano a vedere. Ma, la longitudine richiede il
calcolo del tempo molto preciso, a bordo un orologio molto esatto viene mantenuto
sull'ora del luogo di partenza, mentre il sorgere e il tramontare delle stelle danno l'ora
locale e la differenza tra i due tempi dice quanto segna a Est o a Ovest.
Il progresso tecnologico richiedeva il maggiore ampliamento possibile di cognizioni e
cos l'Olanda divenne la prima nazione europea in materia di pubblicazione e di
vendita di libri, di traduzioni di opere straniere e di pubblicazioni di scritti, che allora
erano stati censurati. Le avventure in terre esotiche e l'incontro con nuove culture
fecero vacillare alcune certezze, divennero una sfida ai regnanti dominanti,
dimostrarono che concezioni accettate per migliaia di anni potevano essere
totalmente errate. In quell'epoca, la Repubblica olandese era governata dal suo stesso
popolo. Gli olandesi apprezzavano un certo benessere materiale, ma negli interni
delle loro case i ritratti di una generazione intera di pittori indicavano sobriet e
discrezione. I naviganti che facevano questi viaggi di esplorazione o di commercio,
una volta tornati, facevano conoscere a chi era restato le loro esperienze vissute.
L'Olanda prosperava nella sua libert di pensieri.
In Italia, Galileo aveva annunciato l'esistenza di altri mondi e aveva avanzato l'ipotesi
di vita intelligente al di fuori della Terra, ma fu costretto dalla Chiesa a rinnegare le
sue idee. In Olanda, invece, l'astronomo Christian Huygens che sosteneva tutte e due

le teorie fu ricoperto di onori. In Olanda vennero inventati i microscopi, l'inventore


era un amico di Huygens (intorno al 1590). I primi microscopi nacquero da una
rielaborazione delle lenti di ingrandimento usate dai mercanti di tessuti per esaminare
le stoffe. Christian Huygens e il suo amico inventore del microscopio sono
considerati i progenitori di gran parte della medicina moderna. Infatti, con grande
meraviglia l'amico di Huygens scopr che una goccia d'acqua racchiudeva un
universo, quello dei microbi, che egli descrisse come "animaletti". I due furono tra i
primi ad individuare gli spermatozoi umani, fino allora mai visti. Huygens aveva
dedotto dalle sue osservazioni al telescopio che Marte era un mondo anch'esso
fondamentalmente abitato. "Che pianeta spercato" diceva "se Marte fosse deserto".
Il telescopio e il microscopio consentono all'osservazione dell'uomo di estendersi al
regno del molto grande e del molto piccolo. Dal fatto che la luce passando attraverso
una lente subiva una deviazione, Huygens anticip la teoria che la luce fosse un'onda.
Costruiva delle lenti che montava, continuamente, su telescopi sempre pi grandi che
andava costruendo, anche se ci mise parecchio prima di capire qual'era il loro giusto
impiego.
Huygens fu il primo a distinguere delle scanalature sulla superficie di Marte, fu anche
il primo ad avanzare l'ipotesi che Venere era completamente ricoperto di nubi. Fu il
primo a comprendere la struttura degli anelli di Saturno. Le scoperte da lui fatte con il
telescopio basterebbero da sole ad assicurargli un posto nella storia delle conquiste
dell'uomo. Fu Huygens a scoprire Titano, la luna pi grande di Saturno e a quanto
sappiamo di tutto il Sistema Solare. Huygens rest affascinato dalle dimensioni
enormi delle nubi di Giove.
Gli astronomi hanno bisogno di orologi molto precisi per calcolare il moto della sfera
celeste, e Huygens invent una quantit di elementi per aumentare la precisione, da
qui il nascere dell'orologio. Per meglio illustrare l'universo eliocentrico di Copernico
costru degli apparecchi che riproducessero il movimento del Sistema Solare, da
Mercurio a Saturno. Gli strumenti che costruiva li firmava Christian Huygens
l'inventore.
C' chi dice che in Olanda la teoria copernicana fosse accettata anche nella vita
quotidiana e riconosciuta da tutti gli astronomi, eccetto "quelli" egli scrisse "che non
riuscivano a capire ...". Attraverso l'oceano dello spazio, le stelle sono altri soli. Una
congettura che Huygens condivideva senza riserve. Egli concluse che se il nostro
sistema planetario costituito da un sole e da pianeti che gli girano intorno, anche gli
altri soli dovevano avere dei pianeti che gli girassero intorno e che molti di questi

pianeti potevano essere abitati.


Gli olandesi chiamavano le loro navi vascelli volanti, le navicelle spaziali sono le
loro dirette discendenti, sono vascelli spaziali in viaggio verso qualche stella e che
lungo la strada esplorano qualcuno dei pianeti. Uno dei prodotti principali che
arrivavano con quei velieri partiti per l'esplorazione e per il commercio, erano i
racconti, racconti di terre sconosciute. Essi evocavano il senso del fantastico e
stimolavano ad altre esplorazioni.
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I moderni viaggiatori nello spazio tornano anch'essi con dei racconti, racconti sui vari
pianeti del nostro Sistema Solare. Racconti su Giove, che potrebbe contenere mille
pianeti Terra, sul quale non esistono montagne, valli, vulcani o fiumi, solo un
immenso oceano fatto di nubi di gas. Ma, ci sono altre cose affascinanti riguardo a
Giove. Giove formato soprattutto da idrogeno ed elio, esattamente come il Sole.
Giove sarebbe potuto essere una stella, se fosse diventata una stella noi oggi
vivremmo in un sistema stellare doppio con due soli.
Parecchio al di sotto delle nubi di Giove, il peso degli strati stagnanti dell'atmosfera
che sono in eccesso provocano una pressione molto superiore a qualunque altra
riscontrata sulla Terra. La pressione cos forte che dagli atomi di idrogeno
scaturiscono elementi di idrogeno metallico. Ma, proprio nel nucleo centrale di Giove
potrebbe esserci una massa di roccia di ferro. Con l'invio della sonda Voyager verso
Giove, il pianeta gigante ha cambiato aspetto, si sa di pi.
Adesso seguono le impressioni di alcuni scienziati dei JPL del team Voyager. "Vedere
le immagini ravvicinate di un mondo fino ad allora ignoto, ecco una delle sensazioni
pi grandi nella vita di uno studioso. Le prime ore del mattino del 9 luglio 1979 sui
monitor televisivi a tempo reale dei JPL cominciammo a sapere qualcosa di pi sulla
luna di Giove, Europa...".
Non si pu osservare la superficie di un pianeta cos diverso dal nostro senza
chiedersi come nacque. Pi si impara sugli altri mondi, meglio si conosce il nostro. I
velieri olandesi portavano mercanzie rare e pregiate dai mondi da loro esplorati. Le
nostre sonde spaziali Voyager ci forniscono informazioni rare e pregiate che vengono
elaborate dai computer. Le informazioni vengono raccolte, catalogate, analizzate e
sviluppate. Da esse ricaviamo mappe di mondi extraterrestri. Come fa un immagine
ad arrivare dell'esterno del Sistema Solare fino a noi? La luce solare che colpisce la
luna Europa viene riflessa nello spazio, e una parte di essa investe le telecamere del

Voyager creando cos l'immagine, questa immagine viene trasmessa via radio
attraverso un enorme distanza di miliardi di chilometri ad un radiotelescopio sulla
Terra, in Australia diciamo. Il radiotelescopio comunica via satellite le informazioni
ottenute ad una stazione nella California meridionale, da qui esse vengono
ritrasmesse attraverso una serie di antenne a microonde a un computer del JPL, dove
infine vengono sviluppate. La fotografia fatta, sostanzialmente, come un clich,
ovverosia composta da migliaia di gradazioni che poi insieme formano il disegno. Le
informazioni che arrivano al centro spaziale, una volta sviluppate, vengono
memorizzate su dischi magnetici. Il prodotto finale di tutti questi collegamenti una
mappa ricca di informazioni.
Il Voyager I prese delle fotografie buone degli altri tre satelliti galileiani di Giove, ma
non di Europa. Fu deciso di lasciare al Voyager II l'incarico di prendere delle foto
ravvicinate di Europa. A prima vista essa somiglia stranamente alla superficie di
Marte con una rete di canali, che Percival Lowell aveva immaginato egli stesso sul
pianeta Marte. Un incredibile intricata ragnatela di linee diritte e curve che si
incontrano. Le linee diritte sono dei solchi? sono dei rilievi? c' un rapporto di
qualche genere con la presenza terrestre? in che modo Europa illumina gli altri
satelliti del sistema di Giove ? Sono domande difficili, alle quali non siamo ancora in
grado di dare una risposta.
Adesso seguono delle spiegazioni di alcuni scienziati del team Voyager.
"Che ne dite dell'idea di Jim, che siano geysers nelle depressioni?"
"Geysers nelle depressioni? Beh, ci vorrebbe un meccanismo per generarli".
(Quest'ultimo scienziato J. Soderblom addetto all'interpretazione delle immagini).
"...sopra una crosta impenetrabile e sotto del liquido a pressione"
"S, ma allora c' da chiedersi se esistono le condizioni per un' effervescenza..."
(Quest'ultimo scienziato delegato al progetto).
"Queste foto sono abbastanza ravvicinate per poter stabilire che non c' niente che si
espande lateralmente".
"Dov' l'immagine fortemente ravvicinata".
"Era qui".
"Ah eccola qui".
Dopo le prime settimane da quando abbiamo ricevuto le immagini di Europa stavamo

ancora discutendo.
"Siamo quasi riusciti ad ottenere il massimo dell'ingrandimento per vedere i crateri".
"A parte le altre ipotesi qui c' una serie di puntini molto piccoli...Tu credi che si
tratti di fuoriuscita di gas, di soffioni, di solfatare, ..."
"Non lo so. Ma ti mostro una cosa che ho appena scoperto. Guarda, qui."
"Si vede una piccola apertura".
"Esattamente. Per me soltanto un cratere da impatto".
"Non c' nessun cratere da impatto".
"Ne abbiamo appena scoperto uno".
L'elaborazione delle immagini effettuata dai computer ha rivelato su Europa diverse
segni che sembrano crateri da impatto, ma i grandi crateri sono stati cancellati da
qualcosa. L'elaborazione dei computer ha svolto un ruolo molto importante, anche, in
una delle scoperte pi sorprendenti. Ha rivelato delle novit sul conto di un'altra luna
accanto ad Europa, che si chiama Io. Anche dalla Terra si notava lo strano colore di
Io. Poi, il Voyager I si avvicin ad Io, si pensava che ci potessero dei vulcani ma non
si poteva essere sicuri. Poi, Linda Morabito, del settore navigazione della missione
Voyager, ingrand con un computer una fotografia di Io per mettere in evidenza le
stelle che si vedevano.
L. Morabito: "Quattro giorni dopo che il Voyager I aveva completato l'avvicinamento
ad Io, stavo osservando una strana immagine. Si vedeva una strana protuberanza
anonima che fuoriusciva dalla superficie di Io".
Di che si trattava? Si pensava che si trattasse di un vulcano. L. Morabito: "Quindi,
arrivammo alla conclusione che quello che stavamo osservando era il segno di un
vulcano, provocato da un eruzione".
Il Voyager aveva scoperto il primo vulcano attivo al di fuori della Terra, poi
scoprimmo che su Io ci sono molti vulcani, esistono almeno 9 fumate attive a
intermittenza e decine di centinaia di vulcani spenti. Le fumate potrebbero lanciare
zolfo ed altre sostanze lontano da Io e questo spiegherebbe le nubi di zolfo che
circondano Giove. Lungo i fianchi dei vulcani scorrono veri fiumi di zolfo,
probabilmente sono essi a dare ad Io quel colore particolare, forse i vulcani attingono
da un enorme mare sotterraneo il zolfo liquido.
Fino ad oggi nei nostri viaggi all'esterno del Sistema Solare, noi uomini siamo stati

sulla Terra e abbiamo inviato dei computer in esplorazione al posto nostro. Forse, un
giorno andremo noi. Supponiamo per un momento, che come quei comandanti
olandesi del XVII secolo, anche i computer a bordo dei Voyager tengano un giornale
di bordo. Su quel giornale, una sintesi di quanto accaduto sia sul Voyager I che sul
Voyager II, si vedrebbe una cosa del genere.

1 giorno. Dopo molte incertezze riguardo alle provviste e strumenti, siamo


decollati bene da Cape Canaveral per il nostro unico viaggio verso pianeti e stelle.

13 giorno. Abbiamo scattato la prima fotografia della Terra e della Luna


insieme nello spazio, una bella coppia.

160 giorno. Difficolt nell'apertura del braccio che sostiene la piattaforma


della sonda scientifica. Se non risolviamo il problema, non potremo scattare molte
delle fotografie in programma.

207 giorno. Risolto il problema del braccio. Ma ora c' un'avaria alla
radiotrasmittente principale, se si guasta anche la radio di riserva sulla Terra non si
sapr mai pi niente di noi.

215 giorno. Stiamo attraversando l'orbita di Marte, ed entriamo nella fascia


dei grandi asteroidi.

570 giorno. Riusciamo ad ottenere molti dettagli di Giove, cosa che neanche i
pi potenti telescopi sulla Terra sono mai riusciti a fare.

640 giorno. Ora, i disegni formati dalle nubi di Giove sono ben distinguibili e
stupendi. Nessun pittore, intrappolato sulla Terra, ha mai immaginato un mondo cos
strano e affascinante. Le nuvole bianche alte, fredde sono cristalli di ammoniaca. Non
conosciamo la natura delle nubi rosso scuro. Forse, si tratta di macchie di fosforo o di
zolfo, o di molecole organiche complesse del tipo di quelle che quattro miliardi di
anni fa originarono la vita sulla Terra. Che cos' quella Macchia Rossa?
un'immensa colonna vorticosa di gas che si innalza al di sopra delle nubi, talmente
grande che potrebbe contenere una mezza dozzina di pianeti come la Terra. Alcuni
pensano che si tratti di un enorme ciclone cominciato un milione di anni fa.

650 giorno. L'incontro, un giorno di meraviglia. La navicella manovra in


modo da permetterci di fotografare Callisto. Immagini della sorprendente superficie a
reticolo di Ganimede. Un passaggio ravvicinato ad Europa. Una veduta ad Io con il
suo vulcano. Superiamo senza danni le pericolose fasce di radiazioni e completiamo
l'attraversamento nel piano dell'anello di Giove. Ora, la nostra missione prevede

l'esplorazione all'esterno del Sistema Solare.


Fra 10000 anni il Voyager sar immerso nell'oceano delle stelle pi lontane.
Oltrepassiamo Giove a 750 milioni di chilometri dal Solo, Saturno a un miliardo e
mezzo, Urano a tre miliardi e Nettuno a quattro miliardi e mezzo di chilometri dal
Sole. Saturno il primo pianeta ad essere intravisto nel telescopio da Galileo. Ma
solo adesso cominciamo a penetrare nei suoi misteri pi profondi. Saturno il
secondo pianeta per grandezza del Sistema Solare come Giove ricoperto di nubi e
compie una rotazione ogni 10 ore, ha un campo magnetico e una fascia di radiazioni
molto deboli. Ha un sistema di anelli eccezionale e stupendo. Gli anelli sono formati
da miliardi di piccole lune che girano intorno al pianeta, con una propria orbita. La
grande zona scura che divide gli anelli si chiama la Divisione di Cassini, dal nome
del collega di Huygens che la scopr. Appena al di sotto del piano degli anelli,
vediamo un cielo tempestato di minuscole lune. Al di sopra degli anelli le lune si
distinguono singolarmente. Sono corpi orbitanti di ghiaccio, taluni del diametro di un
metro. Nelle zone pi recenti del sistema degli anelli, non c' stato ancora il tempo
sufficiente perch gli urti e le collisioni arrotondassero gli orli di questi frammenti, di
queste palle di neve.
Poi, incontriamo Titano, enorme luna di Saturno ricoperta di nubi. Fu scoperta da
Christian Huygens ed la luna pi grande del Sistema Solare. Ha un'atmosfera pi
densa di quella di Marte e uno spesso strato di nubi rosse, prodotte probabilmente da
molecole organiche complesse, prodotte dai raggi ultravioletti del Sole e da altre fonti
di energia esistenti nell'aria ricca di metano. Nessun veicolo spaziale terrestre mai
penetrato tra queste nubi, e ha mai potuto vedere da vicino la superficie di questo
mondo affascinante. Potrebbero esserci vulcani, valli di ghiaccio e, solo un ipotesi,
nascoste forme di vita molto diverse tra loro. Poi, allontanandoci da Titano, vediamo
Saturno, una stupenda visione, che potr essere ammirata anche fra secoli dai nostri
discendenti.

7. Nascita, vita e morte delle stelle


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Se volete preparare una torta di mele senza l'occorrente dovete prima inventare
l'universo. Supponiamo che tagli una fetta della torta, e adesso supponiamo di tagliare

a met la fetta ottenuta, ora tagliamo ancora a met la fetta ottenuta e cos via. Quanto
ancora dovremo proseguire a tagliare per ottenere il singolo atomo. La risposta ,
dovremo tagliare ancora circa 90 volte. Nel nostro caso il coltello non abbastanza
affilato e la torta si sbriciola tutta. In ogni caso, un atomo troppo piccolo per essere
visibile, per esiste un modo per riuscirci.

All'universit di Cambridge, in Inghilterra, la natura dell'atomo fu capita per la prima


volta. Fu fatto un sistema per sparare particelle di atomi addosso ad altri e si
osservava come essi rimbalzavano. Un atomo circondato come da una specie di
nube di elettroni. Gli elettroni sono caricati elettricamente e determinano le propriet
chimiche dell'atomo. Ma, nel profondo dell'interno dell'atomo, nascosto molto al di
sotto della nube esterna di elettroni, c' il nucleo, composto principalmente di protoni
e di neutroni. Gli atomi sono molto piccoli. Il pi della massa di un atomo nel
nucleo, gli elettroni sono, per fare un paragone, solo pezzettini in movimento.
Gli atomi sono pi che altro spazio vuoto, la materia composta principalmente del
nulla. Se noi immaginiamo di tagliare la torta di mele a fondo, oltre il singolo atomo,
ci troviamo di fronte all'infinito del piccolissimo, e se guardiamo in alto, al cielo
notturno, ci troviamo di fronte all'infinito dell'immenso. Questi infiniti sono due tra le
pi sconvolgenti delle idee umane, essi rappresentano una sequenza senza fine che
continua ad andare non solo molto lontano, ma per sempre.
Quando parliamo di un numero infinito, ci riferiamo ad una misura che pi grande
di qualunque numero, cio qualsiasi numero voi abbiate in mente l'infinito pi
grande. Sin dal tempo di Democrito, nel V sec. A.C., l'uomo non ha fatto che
interrogarsi sull'esistenza dell'atomo. E, negli ultimi 500 anni, sono state portate
argomentazioni persuasive, anche se indirette, sulla teoria che tutta la materia
formata da atomi. Ma solo nella nostra epoca siamo riusciti a vederli veramente. Noi
diamo per scontato che gli atomi esistono. Per, ne esistono molte specie diverse.
Sulla Terra, ci sono 92 specie di atomi allo stato naturale distinti chimicamente. Si
chiamano gli elementi chimici. In pratica, tutto quello che vediamo e conosciamo,
tutte le bellezze della natura, sono costituiti da queste poche specie di atomi, collegati
tra loro in armoniose combinazioni chimiche. Alla temperatura ambiente, molti
elementi chimici sono allo stato solido, alcuni allo stato gassoso e altri allo stato
liquido, come il bromo e il mercurio. Sono sistemati per ordine di complessit, per
esempio, l'idrogeno, il pi semplice, l'elemento numero uno e l'uranio, il pi
complesso, l'elemento numero 92. Alcuni di questi elementi ci sono molto familiari,
per esempio il silicio, l'ossigeno, il magnesio, l'alluminio, il ferro, elementi che
costituiscono la terra. Ma ci sono anche l'idrogeno, il carbonio, l'azoto, l'ossigeno, il
fosforo, lo zolfo, elementi che sono essenziali per la vita. Altri elementi ci sono
assolutamente sconosciuti, per esempio l'erbio, il disprosio, ecc., elementi che non
capita di incontrare tutti i giorni. Per grandi linee, possiamo dire che gli elementi pi
conosciuti sono anche gli elementi pi abbondanti; sulla Terra c' una gran quantit di

ferro.
Il fatto che l'atomo sia composto solo da tre tipi di particelle elementari, protoni,
neutroni ed elettroni, una scoperta relativamente recente. Il neutrone fu scoperto
solo nel 1932 all'universit di Cambridge, come l'elettrone e il protone. La chimica e
la fisica moderna hanno ridotto la complessit del mondo impercettibile ad una
semplicit sorprendente; 3 entit (elettrone, protone e neutrone) messe insieme
formano essenzialmente tutte le cose. Il neutrone elettricamente neutro. Il protone
ha una carica elettrica positiva e l'elettrone ha una carica elettrica negativa, e dato che
gli atomi sono tutti elettricamente neutri il numero di protoni che sono nel nucleo
deve essere identico a quello degli elettroni che sono fuori. I protoni e i neutroni
insieme mantengono compatto il nucleo.
Ora, la chimica di un atomo, la natura di un elemento chimico dipendono solo dal
numero degli elettroni, che uguale al numero dei protoni, e che si chiama numero
atomico. La chimica soltanto numero, un'idea che sarebbe piaciuta molto a
Pitagora. Se siete un atomo ed avete soltanto un protone siete idrogeno, con due
protoni siete elio, con tre litio, con quattro berillio, con cinque boro, con sei carbonio,
con sette azoto, con otto ossigeno, e cos via fino ad arrivare ai 92 protoni, in tal caso
si ha l'uranio.
I protoni hanno una carica elettrica positiva ed essendo lo stesso segno si respingono.
Allora, come mai il nucleo si mantiene? come mai le forze repulsive elettriche dei
protoni non fanno esplodere il nucleo in frammenti? La risposta che in natura esiste
un'altra forza che non elettricit n la gravit, la forza nucleare. Possiamo
immaginarla come dei granchi con un braccio molto corto, che entrano in azione
quando i protoni e i neutroni si avvicinano troppo tra di loro. La forza nucleare riesce
ad avere la meglio sulla repulsione elettrica dei protoni. L'atomo dell'elio formato
da due protoni e da due elettroni ed molto stabile. Tre nuclei di elio tenuti insieme
dalla forza nucleare formano il carbonio, quattro nuclei di elio formano l'ossigeno, e
cos via. Ogni volta che aggiungiamo o sottraiamo un protone e abbastanza neutroni,
per tenere insieme il nucleo, noi formiamo un nuovo elemento chimico.
Consideriamo il mercurio. Se proviamo a togliere un protone, tre neutroni dal
mercurio lo trasformiamo in oro; il sogno degli antichi alchimisti.
Al di l dell'elemento numero 92, l'uranio, esistono altri elementi che sulla Terra non
si trovano allo stato naturale, ma che vengono ottenuti per sintesi dall'uomo e poi si
disintegrano molto rapidamente. Uno di essi, l'elemento 94 stato chiamato plutonio
ed una delle sostanze pi tossiche che si conoscano. Da dove vengono? qual' la

provenienza degli elementi chimici naturali? c', forse, un origine separata per
ognuno di essi?
Per, tutti gli elementi sono fatti delle stesse particelle semplici, l'universo fatto per
il 99,9% di idrogeno ed elio, i due elementi pi semplici. In realt, l'elio individuato
sul Sole prima di essere trovato sulla Terra. Potrebbero gli altri elementi chimici
essersi in qualche modo sviluppati dall'idrogeno e dall'elio? Allo scopo di evitare la
repulsione elettrica, i protoni e i neutroni devono essere molto vicini tra loro in modo
che le forze nucleari entrino in azione. Questo accade solo alle temperature molto
alte, alle quali le particelle si muovono cos veloci da non dar tempo alla repulsione
elettrica di agire, temperature di decine di milioni di gradi. Temperature cos alte sono
comuni in natura. Dove? All'interno delle stelle.
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Gli atomi si formano all'interno delle stelle. Nella maggior parte delle stelle visibili, i
nuclei di idrogeno si ammassano e formano nuclei di elio. Ogni volta che si forma un
nucleo di elio, viene generato un fotone di luce. Questo il motivo per cui le stelle
brillano.
Le stelle nascono in immense nubi di gas di polvere, come la nebulosa di Orione,
distante da noi 1500 anni luce, parti della quale sono soggetti a collasso
gravitazionale. Gli scontri tra gli atomi fanno salire la temperatura della nube finch
all'interno di essa l'idrogeno comincia a fondersi in elio e la stella si accende. Le
stelle nascono a gruppi, successivamente esse escono dal nucleo di infanzia per
seguire il loro destino nella Via Lattea.
Le stelle giovani, come le Pleiadi, sono tuttora circondate da gas e da polveri. Ma,
alla fine, anch'esse andranno molto lontano dal luogo di nascita. Altrove, ci sono
stelle che si sono formate dalla stessa nube dalla quale si formato il Sole 5 miliardi
di anni fa. Ma, noi non sappiamo quali siano queste stelle. Le sorelle del Sole
potrebbero trovarsi, per quello che ne sappiamo, all'altro capo della Galassia.
Il Sole una stella molto vicina, una sfera incandescente fatta di gas, che brilla per
il suo calore. La superficie ha una temperatura di 6000 gradi centigradi, all'interno la
temperatura di 20 milioni di gradi. Ai raggi X, riusciamo a vedere una parte del
Sole che normalmente non visibile, la corona solare. Alla luce normale, vediamo
alcune zone pi fredde e pi scure, che sono le macchie solari. Sono associate a
grandi ondate di gas, enormi nubi di fuoco, sono determinate dal campo magnetico
del Sole. Le zone scure del Sole, ai raggi X, sono varchi della corona solare

attraverso i quali spuntano elettroni e protoni che vanno a far parte del vento solare.
Tutta questa potenza in ebollizione guidata dall'interno del Sole, che trasforma ogni
secondo 900 milioni di tonnellate di idrogeno in elio, come se fosse un enorme
reattore nucleare a fusione.
Le stelle nascono e muoiono per contrazione. Delle migliaia di stelle che vedete
quando la sera guardate il cielo, ognuna indistintamente vive in un intervallo
compreso tra due contrazioni, la contrazione iniziale di una nube interstellare fatta di
gas come una stella e una contrazione finale della stella luminosa, sulla via del suo
ultimo respiro. L'auto-gravit spinge le stelle a contrarsi, a meno che non
intervengano altre forze. Il Sole un'immensa palla di idrogeno irradiante, i gas caldi
al suo interno tendono a far gonfiare il Sole e l'auto-gravit, invece, tende a farlo
contrarre. E, lo stato attuale del Sole il punto di equilibrio tra queste due forze, tra
l'auto-gravit e la fornace nucleare.
Durante il lungo periodo compreso tra le due contrazioni le stelle brillano
costantemente. Ma, quando il carburante nucleare si esaurisce, l'interno si raffredda,
la pressione non pi sufficiente a sostenere gli strati esterni e la contrazione
originale si ripete. Le stelle muoiono in tre modi diversi. La loro sorte predestinata,
tutto dipende dalla loro massa iniziale.
Una stella tipica con una massa come quella del Sole comincer, ogni giorno, la sua
contrazione finch la sua densit diventer molto alta, allora la contrazione verr
fermata dalla reciproca repulsione degli elettroni superaffollati all'interno della stella.
Una stella con una massa doppia di quella del Sole non si fermer per la pressione
degli elettroni, ma continuer a comprimersi e a contrarsi finch entreranno in gioco
delle forze nucleari che fermeranno il processo di contrazione della stella.
Ma, in una stella con una massa tripla di quella del Sole neanche le forze nucleari
fermano la contrazione, e queste stelle hanno un destino sorprendente. Continuano a
contrarsi fino a svanire del tutto.
Quindi, ogni stella viene caratterizzata dalla quantit di forza che essa oppone
all'auto-gravit. Una stella, che sostenuta dalla pressione del gas, una comune
stella di tipo normale come il Sole. Una stella in contrazione, che sostenuta dalla
forza degli elettroni, si chiama nana bianca, , per esempio, il Sole ridotto alla
grandezza della Terra. Una stella in contrazione, che sostenuta dalle forze nucleari,
chiamata stella di neutroni, , per esempio, il Sole ridotto alla grandezza di una
citt. E, una stella di una massa tale che nella contrazione finale svanisce

completamente viene chiamata buco nero, , per esempio, il Sole che non ha alcuna
dimensione.
Ma, lungo la via dei loro destini seppure diversi, tutte le stelle passano attraverso una
specie di presagio di morte. Prima del suo collasso gravitazionale definitivo, la stella
ha come un tremito, nel suo ultimo anelito di vita si tramuta in una gigante rossa. Fra
5 miliardi di anni o di pi, sulla Terra ci sar un ultimo giorno. Poi, il Sole comincer
lentamente a cambiare e la Terra morir. Nel Sole c' una quantit di idrogeno
determinata, quando esso si sar trasformato quasi tutto in elio, l'interno del Sole
riprender la sua contrazione originaria, le altissime temperature del suo nucleo
centrale faranno espandere la superficie esterna e la Terra diventer pian piano pi
calda. Alla fine la vita si estinguer, i mari evaporeranno per ebollizione e la nostra
atmosfera si dissolver nello spazio. Il Sole diventer una stella gigante rossa che
riempir il cielo avviluppando e divorando i pianeti Mercurio e Venere e, molto
probabilmente, anche la Terra. Il Sistema Solare interno verr a trovarsi all'interno del
Sole stesso. Ma, forse per quell'epoca i nostri discendenti si saranno trasferiti su
qualche altro mondo. Nella sua agonia il Sole tenter a pulsare lentamente, a quel
punto il suo nucleo centrale sar diventato talmente caldo da trasformare
momentaneamente l'elio in carbonio. La cenere prodotta dalla fusione nucleare di
oggi diventer il carburante che alimenter il Sole prossimo alla sua fine, durante lo
stato di gigante rossa. Poi, il Sole disperder nello spazio grandi quantit della sua
atmosfera esterna. Visto da un altro punto dello spazio, il nostro Sistema Solare
somiglier ad una bolla di sapone che si espande, nel cui centro sar una nana bianca,
cio il nucleo incandescente del Sole ormai in vista, avendo il Sole esaurito il suo
carburante nucleare ed avviandosi a diventare lentamente una stella morta.
La vita di una comune stella questa: nasce in una nube di gas, si sviluppa in un sole
giallo, invecchia come gigante rossa e muore come nana bianca.
Supponiamo di poter esaminare un campione del gas freddo e rarefatto proveniente
dalle stelle. Vedremo che contiene, in grande preponderanza, idrogeno, un elemento
vecchio quanto l'universo. Troveremmo anche carbonio, ossigeno e silicio, sono
atomi che abbondano di pi nel cosmo, a parte l'idrogeno, e si formano pi facilmente
nelle stelle. Ma, troveremmo delle piccole quantit di elementi rari. Una stella con
una massa superiore pi di 1.5 quella del Sole non pu diventare una nana bianca,
essa, invece, porr fine alla propria vita facendosi esplodere in una gigantesca
esplosione stellare, chiamata supernova.
Nella zona della Galassia dove siamo noi non ci sono state esplosioni di supernove,

almeno alla rivelazione del telescopio, e il nostro Sole non diventer una supernova.
La maggior parte dell'evoluzione di una stella richiede milioni di miliardi di anni, ma
il processo di contrazione interna che fa scattare l'esplosione di una supernova
richiede solo pochi secondi. All'improvviso, la stella diventa pi luminosa di tutte le
altre stelle della galassia messe insieme. I frammenti fuoriusciti dall'esplosione
viaggiano a grandi velocit. Singoli nuclei atomici, spinti ad altissime velocit
dall'esplosione, diventano raggi cosmici. Questo un altro modo col quale le stelle
restituiscono allo spazio che esse stesse hanno sintetizzato. L'onda d'urto dei gas
dell'esplosione arroventa il gas interstellare dando l'avvio alla formazione di un'altra
generazione di stelle. Anche sotto questo aspetto le stelle sono come l'Araba Fenice
rinascono dalle proprie ceneri.
In origine, gli elementi pi pesanti si formavano nelle giganti rosse e supernove, e
venivano proiettati nello spazio dove restavano disponibili per successive generazioni
di stelle e pianeti. Il nostro Sole probabilmente una stella della terza generazione.
Tutti gli elementi si formarono lontano migliaia di anni luce e miliardi di anni fa. Il
nostro pianeta, la nostra societ e noi stessi siamo costruiti con materia stellare.
Facciamo un esperimento. Andiamo in un tunnel di lava, una caverna scavata nella
terra da un fiume di roccia liquefatta (lava magmatica), e portiamo un contatore
geyger, ed abbiamo un pezzo di uranio allo stato grezzo. Ora, il contatore geyger
sensibile alle particelle ad alta carica elettrica, protoni, nuclei di elio, raggi gamma.
Se lo avviciniamo al pezzo di uranio grezzo la quantit dei segnali indicanti la
presenza di queste particelle aumenta moltissimo. Se mettiamo il pezzo di uranio in
un contenitore di piombo, la quantit di segnali diminuisce notevolmente, ma non
cessano del tutto. Qual' la fonte di questi segnali residui? Ebbene, alcuni di essi
provengono dalla radioattivit propria delle pareti della caverna, ma non si tratta solo
di questa. Alcuni dei segnali che ci arrivano sono dovuti alle particelle ad alta energia
che penetrano dalla volta della caverna (nel nostro caso), cio i raggi cosmici.
Ogni secondo, essi penetrano dappertutto, ma non fanno danni, per sono causa di
alcune mutazioni e influenzano fortemente la vita sulla Terra. I raggi cosmici,
specialmente i protoni, riescono a penetrare attraverso metri di roccia, quindi devono
avere un'altissima energia e infatti essi viaggiano quasi alla velocit della luce. I raggi
cosmici vengono prodotti duranti le esplosioni stellari e cominciano a viaggiare nello
spazio. Nella galassia ci sono delle zone, dove una stella di neutroni o una gigante
rossa sono prigioniere di un reciproco abbraccio gravitazionale. La nube di materia
della gigante rossa si avviluppa nel disco di materia che circonda il centro della stella

di neutroni.
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Tutte le stelle vivono in uno stato di tensione tra la forza che la sostiene e la gravit,
la forza che tende a farla cadere. Se dovesse prevalere la gravit, ne conseguirebbe
una sorta di follia stellare.
Sulla Terra l'attrazione gravitazionale 1g, dove la g sta per gravit terrestre. Cosa
succederebbe se aumentassimo o diminuissimo questa forza? Con gravit minore le
cose diventano pi leggere, vicino a 0g il minimo movimento fa galleggiare e rotolare
tutte le cose nell'aria. Se aumentiamo la gravit, tutto ripiomba sulla Terra. A gravit
di 2 o 3g il caso di dire che ci si sente inchiodati a terra, si pesanti come il
piombo. Alla gravit di migliaia di g, gli alberi diventano orizzontali, e a centinaia di
migliaia di g le rocce si sgretolano sotto il loro stesso peso.
Fino a questi valori di gravit un raggio di luce non subirebbe alcun effetto e
continuerebbe a irradiarsi in linea retta. Ma, a un milione di g anche un raggio di luce
subirebbe la gravit e comincerebbe a ripiegarsi su se stesso. Un luogo cos, dove la
gravit talmente alta che neanche la luce pu irradiarsi si chiama buco nero, una
stella che tiene prigioniera la sua stessa luce.
I buchi neri furono concepiti come formulazioni teoriche intorno al 1783 (dallo
scienziato francese Pierre Simon de Laplace). Oggi, forse, c' una probabile candidata
per buco nero, si tratta della stella Cygnus I, che ha una compagna invisibile dalla
massa notevole. Si scoperto che la compagna una sorgente molto intensa di raggi
X, ed stata chiamata Cygnus X-I. Si pensa che i raggi X siano generati dall'attrito
del disco di materia che circonda e sta cadendo sul buco nero. La materia del disco
sparisce lentamente nel buco nero.
I buchi neri di grande massa, frutto della contrazione di miliardi di soli, potrebbero
anche trovarsi al centro di altre galassie e produrre enormi fasci di radiazioni che si
perdono nello spazio. Ad una certa densit piuttosto alta, la stella brilla ad
intermittenza e svanisce dal nostro universo. Scivola via attraverso un'apertura da
essa stessa prodotta verso la continuit spazio-tempo, un buco nero il posto dove
una volta c'era una stella.
Consideriamo una superficie piana a due dimensioni, con un reticolato, una specie di
carta millimetrata. Immaginiamo di prendere una massa non molto grande, di farla
cadere su questa superficie e di osservare come la superficie si distorce o fa delle
pieghe formando la terza dimensione fisica. La gravit causa la curvatura dello

spazio. Se una sfera si avvicina ad una distorsione stabile, le gira intorno come il
pianeta gira intorno al suo sole. Secondo questa interpretazione, dovuta ad Einstein,
la gravit produce una piega nel tessuto dello spazio. Lo spazio viene piegato dalla
massa creando un ulteriore dimensione fisica. Maggiore la massa locale e maggiore
risulta la gravit locale, pi rilevante diventa la distorsione e la piega della curvatura
dello spazio. Quindi, in base a questa analogia un buco nero una specie di pozzo
senza fondo.
Cosa accadrebbe a caderci dentro?
Ammesso che si riuscisse a sopravvivere alle correnti gravitazionali e all'intenso
flusso di radiazioni, si pu ammettere solo come ipotesi che, dopo essere precipitati
in un buco nero, si potrebbe riemergere in un'altra parte dello spazio e del tempo. In
questa visione, lo spazio sarebbe un intreccio, un reticolato molto piccolo di tunnel,
come quelli scavati dai vermi dentro una mela, d'obbligo aggiungere che questa
un ipotesi mai dimostrata, si tratta soltanto di una speculazione affascinante. Se fosse
vera, allora potrebbero anche esistere dei tunnel a gravit, una sorta di metropolitana
interstellare o intergalattica che ci permetterebbe di andare da un capo all'altro dello
spazio in un tempo molto minore del solito.
Noi non possiamo creare dei buchi neri, la nostra tecnologia ancora troppo indietro.
Ma, forse un giorno sar possibile viaggiare per centinaia di anni luce fino a tuffarci
in un buco nero per poi riemergere in uno spazio e tempo diversi. Forse il cosmo
infestato da buchi neri, ognuno dei quali ci conduce in un posto, forse esistono altre
civilt con tecnologia enormemente pi avanzata della nostra. Un buco nero , forse,
la porta che si apre su un altro universo completamente diverso dal nostro.
La lenta metamorfosi delle stelle ci sembra un fenomeno molto distante
dall'esperienza umana, eppure noi siamo legati molto intimamente ai loro cicli vitali.
La materia che compone noi uomini venne a a formarsi molto tempo fa, in qualche
gigante rossa. "Un filo d'erba il frutto della dura giornata delle stelle". La
formazione del Sistema Solare potrebbe essere stata avviata dall'esplosione di una
supernova. I raggi ultravioletti del Sole penetrarono nell'atmosfera generarono i
fulmini, quest'energia fu la scintilla che diede origine alla vita. Le piante raccolgono
la luce solare trasformandola in energia chimica. Noi uomini, come tutti gli altri
animali, siamo parassiti delle piante. L'evoluzione della vita regolata dalle
mutazioni, che sono causate in parte dalla radioattivit naturale e dai raggi cosmici.
I nostri antenati adoravano il Sole e in questo erano tutt'altro che stupidi, pi che

naturale adorare il Sole e le stelle, perch noi siamo i loro figli. Tutto intorno alla Via
Lattea c' un alone di materia che comprende gli ammassi globulari, ognuno dei quali
contiene fino a un milione di stelle. Al centro degli ammassi globulari e nel nucleo
centrale della galassia potrebbero esserci buchi neri dalla massa enorme.
Sulla Terra noi ammiriamo, e giustamente, il ritorno quotidiano del nostro unico Sole.
Ma, da un pianeta orbitante intorno a una stella facente parte di un ammasso
globulare si assisterebbe ad un'alba ben pi grandiosa, non il sorgere di un sole, ma il
sorgere di un'intera galassia, un'aurora creata da 400 miliardi di soli. Il sorgere della
Via Lattea. Noi siamo fatti di atomi e di stelle, la nostra materia e la nostra forma
sono determinati dal cosmo, di cui siamo fatti.

8. La nascita e il tipo di universo in cui viviamo


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C' un'esperienza comune a tutti gli esseri umani, l'esperienza della nascita. Il ricordo
che noi abbiamo della nostra nascita nel migliore dei casi misterioso e vago. Evoca
il mistero di altre origini, per esempio quelle del cosmo. Che cosa c'era prima del
nostro universo? esistono confini al cosmo?
Secondo la scienza attuale, la storia dell'origine dell'universo comincia con un
esplosione che provoc l'espansione dello spazio. Circa 15 miliardi di anni fa, tutta la
materia e l'energia che oggi formano l'universo visibile erano concentrati in uno
spazio pi piccolo della testa di uno spillo. Il cosmo esplose in una deflagrazione di
dimensioni inimmaginabili, il Big Bang. E, la materia dell'universo assieme al tessuto
dello spazio stesso cominciarono ad espandersi in tutte le direzioni, cos come fanno
oggi.
Man mano che il tempo passava, il cosmo si raffreddava finch alla normale luce
visibile lo spazio divenne scuro, com' attualmente. Ma, a quel punto cominciarono a
formarsi piccole sacche di gas, che diedero origine a strutture molto grosse, le
galassie, di cui vediamo vari tipi, per esempio ci sono le galassie ellittiche, spirali,
ecc. Studiare le loro origini, la loro evoluzione ci aiuta ad allargare la nostra
comprensione fino ai confini pi remoti dell'universo. Le stelle sono disposte nelle

galassie in molti modi diversi tra loro. Quando, per esempio, la faccia di una galassia
a spirale rivolta verso di noi possiamo vedere i bracci lunghi con miliardi di stelle.
Quando, in altri casi, la galassia si presenta lateralmente possiamo vedere le bande di
polveri e gas, dove, probabilmente, si stanno formando altre stelle. Nelle galassie
spirali sbarrate, il fiume di materia stellare passa per il centro della galassia
collegandosi ai bracci a spirale. Le galassie ellittiche possono essere giganti oppure
nane. Ci sono molte galassie, dove si verificano esplosioni, collisioni e dove esistono
nubi di gas e di stelle, veri ponti tra le galassie.
Una galassia fatta di miliardi di soli tenuti insieme dalla gravit. L'evoluzione delle
galassie regolata ovunque dalle stesse leggi fisiche. In alcuni casi, i bracci a spirale
si formano da soli. In altri casi, l'incontro gravitazionale ravvicinato tra due galassie
provocher la formazione dei bracci a spirale. Ma, quando una galassia incontra
un'altra, attraversandola, difficile prevedere quello che ne uscir fuori. Ma, la forma
delle galassie pu modificarsi rapidamente. Lo scontro diretto di due galassie pu
durare centinaia di milioni di anni. Quando una galassia piccola e densa scontra
un'altra molto pi grande, pu risultare una delle galassie pi belle tra quelle
irregolari, una galassia ad anello.
A volte le galassie esplodono. Le quasar, distanti, probabilmente, miliardi di anni luce
potrebbero essere un esplosione colossale di galassie. Ma, non si sa precisamente. Le
quasar sono ancora un mistero. Le galassie sono la dimostrazione dell'ordine che
alla base dell'universo. Alcuni astronomi ritengono che le quasar siano l'effetto della
caduta di milioni di stelle in un immenso buco nero nel nucleo della galassia.
Qualcosa di simile ad un buco nero, qualcosa dotato di grande massa, di grande
densit e molto piccolo.
Le stelle della Via Lattea si muovono con grande irregolarit, il Sole impiega 350
milioni di anni per fare un giro intorno al nucleo della Galassia. Le fasce periferiche
della Galassia hanno un moto di rivoluzione pi lento di quelle interne. Nelle zone di
maggiore densit si formano le stelle giovani, calde e lucenti, cio quelle stelle che
compongono i bracci a spirale. Queste stelle calde brillano solo per dieci milioni di
anni, pi o meno, e poi esplodono. Ma, appena una stella che compone la spirale
esplode, dai suoi detriti si formano nuove stelle e la spirale mantiene la sua forma.
Il Sole rientrato e uscito dai bracci a spirale durante le rivoluzioni che ha compiuto
intorno alla Via Lattea; in questo periodo noi terrestri viviamo sull'orlo di un braccio
a spirale.

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La chiave della cosmologia, dello studio di tutto l'universo finisce con il rivelarsi con
un'esperienza di vita quotidiana. Immaginate un oggetto in movimento, per esempio
anche un'onda di luce o un'onda sonora. Quando, l'oggetto ci passa vicini il suono che
sentiamo cambia di tono, questo cambiamento di tonalit si chiama effetto Doppler.
Per il guidatore della locomotiva, se stiamo considerando una locomotiva di treno, la
tonalit risulter sempre uguale. Le cause di questo effetto saranno pi facili da capire
idealizzando le onde sonore. La locomotiva ferma emette onde sonore a cerchi
perfetti come quelli provocati da un sasso in uno stagno. Facciamo partire il treno.
Durante la marcia, le onde che si propagano in avanti si comprimono l'una addosso
all'altra, mentre quelle che si propagano all'indietro si distanziano. Le onde pi
compresse hanno una frequenza e una tonalit pi alta delle onde distanziate.
La stessa cosa vale per le onde di luce. I colori stanno alla luce esattamente come le
tonalit stanno al suono. Le onde di luce compresse tendono al blu, quelle pi distanti
da loro tendono al rosso. La velocit del treno ci consente di avvertire il cambiamento
del suono ma non quello della luce. Il treno dovrebbe andare ad una velocit
maggiore. Ne consegue che l'effetto Doppler delle onde luminose la chiave del
cosmo.
La prova di questo fu fornita incredibilmente da una persona che non era andata oltre
la terza media. Tra il 1910 e il 1920, era il costruttore, sul monte Wilson, del pi
grande telescopio del mondo destinato ad osservare il cielo sopra Los Angeles. I
pezzi pi grandi del telescopio dovettero essere portati a dorso di mulo in cima al
monte per poi essere montati. C'era l un giovanotto di nome M.L. Humason , figlio
un po' scapestrato di un banchiere californiano, per era un ragazzo intelligente.
Quando, nel 1917, l'Osservatorio fu completato, egli fece in modo di restare lass
come guardiano ed elettricista. Una sera, cos si racconta, l'assistente di notte
dell'Osservatorio si ammal, e Humason fu invitato a sostituirlo. Era un giocatore
d'azzardo, noto per la sua avidit a poker e al tavolo dei dadi, ma qui scopr di avere
un talento naturale nel maneggiare gli strumenti astronomici, divenne cos l'esperto
del telescopio. Alla fine degli anni '20, Humason era in grado da solo le osservazioni.
Gli venne assegnato a sua volta un assistente.
Un telescopio deve essere in grado di puntare con estrema precisione su una
determinata regione del cielo e di mantenere quell'orientamento. Quello di monte
Wilson uno strumento che pesa circa 65 tonnellate, ma deve muoversi con una
precisione maggiore del pi preciso orologio da polso. Il generatore di elettricit deve

funzionare senza variazioni. La cupola viene aperta alcune ore prima delle
osservazioni per consentire alla temperatura esterna di livellarsi con quella interna.
Quella sera, Humason prepar, come sempre, le lastre fotografiche. Quelle
osservazioni facevano parte di un programma che Humason, con il suo maestro
l'astronomo Edwin Hubble, stavano svolgendo per calcolare l'effetto Doppler
proveniente dalle galassie pi lontane allora conosciute. Ma, le galassie pi lontane
hanno una luce molto debole e quindi fotografarle, anche con i telescopi pi grandi
del mondo, richiedeva tempi di esposizione molto lunghi, per questo le fotografie
duravano tutta la notte e talvolta dovevano essere prolungate alle notti successive.
Humason consegn all'assistente di notte le coordinate celesti della galassia prescelta.
Durante la notte, lunga e fredda, provvedette alle opportune correzioni del telescopio,
in modo che seguisse con estrema precisione i movimenti della galassia.
La luce della galassia era troppo debole per essere vista in diretta con il telescopio,
per riusc a impressionare la lastra fotografica ricorrendo a tempi di esposizione
molto lunghi. Per poter puntare il telescopio sulla galassia, si puntava sulla stella pi
vicina alla galassia e poi si spostava il telescopio su una zona di cielo apparentemente
vuota, nella quale durante tutta la notte la luce della galassia non visibile si
accumuler impressionando la lastra fotografica. Il telescopio concentra la luce della
galassia nello spettrometro, dal quale verr scomposta nell'arcobaleno di colori che la
costituiscono. Lo spettro verr poi impresso sulla piccola lastra di vetro.
Il telescopio anche se grande riesce a inquadrare solo una minuscola zona di cielo,
poich la Terra gira, l'immagine della galassia esce dal campo visivo del telescopio in
qualche minuto. Humason dovette restare sveglio per seguire la galassia con
meccanismi delicati del telescopio che lo muovevano lentamente nella direzione
opposta per conquistare la rotazione della Terra. Si trattava di un lavoro molto
difficile, di routine, noioso, ma, anche se non lo sapevano ancora, Hubble e Humason
stavano meticolosamente costruendo la prova del Big Bang.
Quella notte, scoprirono che pi distante una galassia pi lo spettro di colori tende
al rosso. E, fu per questa tendenza al rosso dovuta all'effetto Doppler che le galassie
pi lontane dovevano allontanarsi da noi. Al termine dell'osservazione, Humason
estrasse la lastra, e facendo molto attenzione la port gi per svilupparla. Humason
trov una tendenza al rosso in quasi tutte le galassie pi lontane, fenomeno
paragonabile al cambio di tonalit in una locomotiva che si allontana. E, pi
distante da noi e pi rapidamente si allontana.
Fu una scoperta grandiosa, ci provava la stessa espansione dell'universo. Humason e

Hubble avevano scoperto il Big Bang. Le galassie pi vicine mostrano un effetto


Doppler molto scarso, ma quando Humason fotograf lo spettro di galassie pi
lontane trov che lo spettro era spostato verso il rosso; e, quando prese in esame una
galassia lontanissima, distante quattro miliardi di anni luce, trov che lo spettro era
ancora pi spostato verso il rosso. Le accurate osservazioni di Humason rivelarono
l'espansione dell'universo.
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Quando discutono sulla possibile vastit della struttura del cosmo, gli astronomi,
qualche volta, dicono che lo spazio curvo oppure che l'universo limitato e senza
confini. Di cosa parleranno mai?
Immaginiamo di essere perfettamente piatti. In questo modo, siamo fatti in larghezza
e in lunghezza, ma in altezza zero assoluto. In questa situazione, noi abitanti del
mondo piatto, conosciamo la destra e la sinistra, l'avanti e l'indietro, ma non
sappiamo cosa siano l'alto e il basso. Ora, immaginiamo che nel nostro mondo piatto,
volandoci sopra la testa, arrivi una strana creatura tridimensionale.
Questa creatura a tre dimensioni, per esempio una mela, vede l'essere piatto, per
esempio un quadrato, dall'aspetto attraente e simpatico, lo osserva mentre entra in
casa e, in uno slancio di amicizia, decide di presentarsi. "Buongiorno" dice la creatura
tridimensionale, "come va? Io sono un turista che viene dalla terza dimensione". Il
povero quadrato si guarda intorno, per tutta la casa, ma non vede nessuno, e per di pi
ha come sentito un "buongiorno" dal suo interno, una voce dal di dentro. Allora,
comincia a preoccuparsi un po' del proprio stato mentale. La creatura tridimensionale
non contenta di essere considerata un'aberrazione psicologica e quindi decide di
scendere per entrare realmente nel mondo piatto. Un essere tridimensionale nel
mondo piatto esiste solo parzialmente, di lui visibile solo una sezione piana che lo
attraversa, un suo spaccato. Come?
Quando un essere tridimensionale tocca il suolo del mondo piatto, di lui si vede
solamente il punto di contatto con il terreno. Via via che la mela scivola sul piano si
vedono apparire continuamente dal nulla delle figure, allora il quadrato conclude che
diventato matto. Per, la mela non appare molto soddisfatta di questa conclusione e,
quindi, con un gesto non molto amichevole prende contatto con il quadrato dal di
sotto e lo solleva senza tanti complimenti facendolo fluttuare al di sopra del paese
piatto. All'inizio, il quadrato non si rende conto di quello che succede. Ma, dopo un
po', finisce con l'accorgersi che sta vedendo l'interno delle case, e quindi il paese

piatto, soltanto che sta vedendo il paese piatto in una prospettiva fino a quel momento
sconosciuta.
Ora, il nostro essere piatto ridiscende lentamente verso il suolo e gli amici gli corrono
intorno per parlargli. Dal loro punto di vista, egli misteriosamente apparso dal nulla,
non arrivato camminando. E, gli chiedono: "Ma, insomma, che cosa ti successo?"
Il povero quadrato risponde: "Sono stato in un'altra misteriosa dimensione che si
chiama sopra."
Allora, gli amici gli danno delle pacche sulle spalle e gli chiedono: "Allora, dov'
questa terza dimensione? Indicacela."
Ma, il povero quadrato non pu soddisfare la richiesta.
Il fatto pi interessante in tutto questo l'altra dimensione, e nasce lo spazio a tre
dimensioni. Vogliamo parlare della quarta dimensione? Per cominciare, prendiamo in
esame un cubo. Possiamo immaginare di formarlo nel modo seguente: prendiamo un
segmento di retta e lo eleviamo perpendicolarmente per una lunghezza pari a lui, e si
forma un quadrato. Muoviamo il quadrato perpendicolarmente per la stessa lunghezza
e avremo un cubo. Ora, questo cubo, come naturale, forma un'ombra, che una
figura piatta, a due dimensioni. Ci accorgiamo subito che nell'ombra di un oggetto
tridimensionale la terza dimensione non raffigurata totalmente nella sua proiezione
a due dimensioni, ma parte del prezzo che si paga per la perdita di una dimensione.
Adesso, prendiamo il cubo, che un oggetto della terza dimensione, e trasportiamolo
in una quarta dimensione fisica, cio ad angolo retto rispetto alle tre dimensioni. Non
posso dirvi quale sia la direzione, ma immaginate che esista una quarta dimensione
fisica. In questo caso, potremmo generare un ipercubo a quattro dimensioni, chiamato
anche tesseratto.
Non possiamo vedere il tesseratto perch siamo prigionieri di tre dimensioni, per
possiamo vedere l'ombra in tre dimensioni di un ipercubo a quattro dimensioni.
L'ombra formata da due cubi concentrici con tutti i vertici uniti da linee. C' da dire
che il vero tesseratto a quattro dimensioni avrebbe tutti i lati di uguale lunghezza e gli
angoli tutti retti. Anche, se non possiamo immaginare un mondo a quattro dimensioni,
possiamo pensare che esiste senza difficolt.
Ora, immaginate l'universo esattamente come il paese piatto, a due sole dimensioni.
assolutamente piatto in qualunque direzione. E, all'insaputa dei suoi abitanti questo
universo bidimensionale curvato in una terza dimensione fisica, forse in una sfera.
Ma, comunque un qualcosa totalmente al di fuori della loro conoscenza.

Localmente, questo universo appare piatto, senza dubbio, ma se uno dei suoi abitanti
piatti si fa una bella passeggiata lungo quella che gli sembra una linea retta finir con
lo scoprire un grande mistero. Supponiamo di fissare un suo punto di partenza, e che
a questo punto si muova all'esplorazione del suo universo. Non torna mai indietro, e
non incontra mai un limite; egli non sa che il suo universo apparentemente piatto, in
realt, curvo. Perch potrebbe essere curvo? perch in questo universo c' talmente
tanta materia da curvare lo spazio chiudendolo su se stesso, ma sono cose che il
nostro essere piatto non sa. Dopo aver camminato a lungo, scoprir di essere tornato
al punto di partenza; deve esistere una terza dimensione. Il nostro essere piatto non
riesce a concepire un terza dimensione, ma pu arrivarci per deduzione. Adesso,
aumentate di una tutte le dimensioni di questa storia e avrete la situazione simile a
quella che molti cosmologi sostengono che possa essere applicata a noi. Noi siamo
esseri tridimensionali e vediamo il nostro universo come appiattito in tre dimensioni,
ma pu darsi che sia curvato in una quarta.
Possiamo parlare di una quarta dimensione fisica, ma non possiamo sperimentarla,
nessuno pu indicarci la quarta dimensione. Ora, immaginiamo che questo universo
si vada espandendo. Cosa succede? Diventiamo come un pallone a quattro
dimensioni. Gli astronomi, in una sola galassia, considereranno che tutte le altre
galassie si stanno allontanando dalla sua, pi lontane sono le altre galassie e pi
velocemente sembrano muoversi.
La scoperta di Humason e Hubble consiste proprio in questo. Sulla superficie di
questo universo curvo non esistono ne' confini, ne' centro, l'universo pu essere punto
e al tempo stesso sconfinato. La tendenza al rosso delle galassie pi lontane indusse
alcuni studiosi contemporanei di Humason a ritenere che noi eravamo al centro
dell'universo in espansione e che il nostro posto nello spazio era in qualche modo
privilegiato.
Ma gli osservatori di qualunque galassia vedranno praticamente la stessa cosa, cio
che tutte le galassie si stanno allontanando da loro. Se c' abbastanza materia per
chiudere l'universo a causa della gravit, vuol dire che esso avvolto su se stesso
come una sfera. Se non c' abbastanza materia per rinchiudere il cosmo, vuol dire che
il nostro universo ha una forma aperta che si estende per sempre in tutte le direzioni.
Questa, dell'universo a sella, sola una delle infinite ipotesi sulle specie possibili
degli universi aperti. A differenza degli universi chiusi, come una sfera, gli universi
aperti hanno per se' una quantit infinita di spazio. Infatti, se il nostro universo
realmente finito moriremo all'interno di un buco nero. Tuttavia, esiste una possibile

via di fuga, un ipotetico tunnel attraverso la quarta dimensione. Possiamo trovarlo un


tunnel del genere? sopravviveremmo al viaggio? Potremmo riemergere in un altro
spazio e in un altro tempo, forse in un altro universo.
Ma, noi non sappiamo ancora se l'universo aperto o chiuso, per di pi ci sono alcuni
astronomi che dicono che la tendenza al rosso delle galassie lontane sia dovuto
all'effetto Doppler e che non credono molto alla teoria dell'universo in espansione, dal
Big Bang.
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Il moderno mito scientifico sulla creazione il Big Bang, la grande esplosione.
Anticamente, molte civilt ritenevano che il mondo fosse vecchio solo di qualche
generazione umana. Quasi nessuno aveva capito che il cosmo era ancora pi vecchio.
Gli unici a capire furono gli Indi. Pi di qualunque altra divinit, essi annotavano e
valutavano i cicli della natura, il sorgere e il tramontare del Sole e delle stelle, le fasi
della Luna, il trascorrere delle stagioni.
Nel mese di gennaio si svolge in tutta l'India meridionale un'antichissima cerimonia,
il festeggiamento della generosit della natura in occasione del raccolto annuale delle
messi. Anche gli animali al lavoro hanno un giorno di festa. Per terra, vengono
composti disegni a colori vivaci per propiziarsi l'armonia e la buona sorte del nuovo
anno. Per, non solo una festa del raccolto, legata a una tradizione cosmologica
molto pi profonda. una dimostrazione di gioia per il fatto che esistono i cicli della
natura; ma, come potrebbero verificarsi questi cicli se non ci fossero degli dei a
volerli? La religione ind l'unica tra le grandi fedi del mondo a professare la
credenza che il cosmo, nella sua totalit, passi attraverso un immenso numero di sue
morti e di sue rinascite.
Se vero che l'universo oscilla, che la moderna versione scientifica della cosmologia
ind valida, allora sorgono interrogativi ancora pi strani. Alcuni scienziati si
chiedono, considerando un universo che oscilla, cosa mai pu accadere durante il
passaggio dalla contrazione ad espansione. Alcuni pensano che le leggi della natura a
quel punto vengono rimescolate a caso, che il tipo di fisica e di chimica che abbiamo
in questo universo rappresenta solo una delle infinite variet delle possibili leggi
naturali. facile constatare che solo una variet, molto ristretta, delle leggi della
natura va d'accordo con galassie, stelle, pianeti, vita e intelligenza.
Se vero che le leggi di natura sono rimescolate cos a caso, allora solo per la pi
straordinaria delle coincidenze che questa grossa slot machine cosmica abbia

combinato, stavolta, un universo che sembra fatto per noi. Dunque, viviamo in un
universo che si espande per l'eternit oppure in uno dove c' materia concatenata di
cicli senza fine? C' un modo di rispondere a questa domanda, non in modo mistico,
ma un modo scientifico, facendo un accurato calcolo di tutta la materia che c'
nell'universo oppure dirigendo l'osservazione all'estremo confine del cosmo stesso.
I nostri telescopi sono in grado di captare le quasar pi lontane, distanti miliardi di
anni luce e che si espandono assieme allo spazio. I nostri telescopi hanno individuato,
anche, le radiazioni cosmiche del passato, ai tempi del Big Bang, raffreddatisi e
tendenti al rosso.
I radiotelescopi sono dotati di una sensibilit eccezionale, per esempio captano una
quasar molto lontana e quindi molto debole, le cui radiazioni captate dai
radiotelescopi hanno una potenza di circa un milionesimo di miliardesimo di watt. La
quantit totale di energia ricevuta da tutti i radiotelescopi del pianeta Terra inferiore
all'energia di un singolo fiocco di neve che tocchi il terreno. Quando captano le
radiazioni cosmiche del passato, quando puntano le quasar, ecc., i radioastronomi
hanno a che fare con delle quantit di energia quasi vicino allo zero. I nostri
radiotelescopi sono un monumento all'ingegno umano. Essi raccolgono le deboli
onde radio, le mettono a fuoco, le amplificano, e poi le trasformano in immagini di
nebulose, di galassie, di quasar.
Se avessimo degli occhi che funzionino alla luce delle onde radio, sarebbero pi
grandi delle ruote di una carrozza. Ogni volta che noi usiamo un nuovo tipo di luce
per osservare il cosmo, apriamo una nuova porta alla nostra percezione. una
costante indagine dell'uomo dentro i grandi interrogativi del cosmo.
Un'altra importante scoperta stata fatta da alcuni satelliti lanciati in orbita per
studiare il cielo ai raggi X. A quanto pare c' un'immensa nube di idrogeno
estremamente caldo nello spazio tra alcune galassie. Ora, se questa materia
intergalattica fosse sufficiente a chiudere il cosmo, vivremmo in un cosmo chiuso e
oscillante.
Ma, c' un'altra ipotesi ancora pi ardita e affascinante, una delle pi ardite nel campo
scientifico che religioso. Non assolutamente dimostrata, forse non lo sar mai. Il
nostro universo, fino alla pi remota galassia, sarebbe un elettrone racchiuso in un
universo di dimensioni tali, che non lo potremo mai vedere. E, questo secondo
universo sarebbe solo una particella semplice di un universo ancora pi grande, e cos
via.

9. La ricerca di civilt extraterrestri


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Nell'immensit del cosmo devono esistere altre civilt molto pi antiche e progredite
della nostra. Non pu darsi, quindi, che noi abbiamo ricevuto qualche visita? Non
pu darsi che, ogni tanto, nei nostri cieli appaia qualche astronave extraterrestre? Non
c' nulla di assurdo in questa ipotesi, nessuno sarebbe pi felice di me se arrivasse
qualche visita; ma, nella realt, successo?
Quello che conta non ci che appare plausibile o ci a cui vogliamo credere, ne'
quello che possono sostenere un paio di testimoni oculari, ma solo ci che sostenuto
da prove inoppugnabili, valutate con rigore ed i fatti. La denuncia di fatti eccezionali
esige prove eccezionali.
dal 1947 che si susseguono centinaia di segnalazioni dei cosiddetti UFO, oggetti
volanti non identificati; un argomento che, a mio parere, ha a che fare pi con la
religione e la superstizione che non con la scienza.
Esaminiamo uno dei racconti pi noti su un presunto incontro con esseri
extraterrestri. Il 19 settembre 1961, due americani, marito e moglie, attraversavano in
macchina il New Jersey diretti a casa. Tornavano da una vacanza in Canada e
percorrevano una strada solitaria di notte tardi. (Ripeto, sull'accaduto abbiamo solo la
loro versione dei fatti). Avevano visto, cos dichiararono, una strana luce che si
muoveva nel cielo, quello che si definisce, appunto, un oggetto volante non
identificato. Dopo un po', l'effetto di luce dell'UFO cambi, a un certo punto sembr
che atterr. Si pos al centro della strada, impedendo ai due di proseguire. Essi
dichiararono di aver visto avvicinarsi degli esseri privi di bocca e dall'aspetto non
precisamente umano. A questo punto, il racconto divenne ancora pi strano. I due
dissero di non ricordare, assolutamente, nulla di quello che accadde nelle ore
successive. Due anni e due mesi pi tardi, i due dichiararono, sotto ipnosi, che
avevano visto atterrare un UFO. Poi, erano stati catturati e portati a bordo
dell'astronave.
Questo il racconto di Betty e Barney Hill, praticamente, tutti gli scienziati che lo
hanno studiato si dimostrano scettici. Ma, gli appassionati di UFO ritengono che il
caso dei coniugi Hill sia un esempio classico di un incontro ravvicinato del terzo tipo.

perch? Cos' che rende questo racconto tanto speciale? Sull'astronave, Betty disse di
aver notato un numero scritto con caratteri geroglifici sconosciuti e una strana vetrina
dietro la quale, pot vedere un insieme di punti luminosi uniti da linee; era, cos le
dissero, una carta delle stelle, che indicava le rotte per i commerci interstellari. Poi, i
due furono liberati e poterono tornarsene a casa. Questo secondo il loro racconto.
Quelli che ci credono trovano il racconto convincente o quantomeno plausibile,
soprattutto a causa della carta stellare. Come mai, c' qualcuno che la prende sul
serio? perch, gli assertori degli UFO hanno una vera carta stellare che riguarda
quindici stelle, vicine tra loro, compreso il nostro Sole, viste da un punto ben preciso
e favorevole dello spazio. una carta che comprende alcune stelle catalogate, per la
prima volta, molti anni dopo che Betty Hill si era ricordata di quello che aveva visto
su quella astronave. Perci, la carta descritta da lei esigeva la conoscenza di nozioni
non ancora disponibili.
C', indubbiamente, una somiglianza tra le due carte, ma questo dovuto al fatto che
le linee indicanti le rotte di navigazione sono state riportate dalla carta descritta da
Betty Hill su quella vera. Se decidessimo di sostituire con un'altra serie di linee le
linee di Betty, ci accorgeremmo che, da un momento all'altro, non esisterebbe pi
alcuna somiglianza tra le due carte. Comunque, per fare una prova pi obiettiva, se
togliamo tutte le linee, le due carte non si somigliano pi. Per, c' da dire che le
stelle sono state scelte apposta in un lungo elenco, e anche il punto di osservazione
dallo spazio stato deciso in modo che corrispondesse il pi possibile a quello
descritto da Betty Hill. Quando si ha la possibilit di scegliere tra un gran numero di
stelle viste da un qualunque punto dello spazio che si voglia, si pu sempre trovare un
disegno che assomigli a quello che state cercando, anzi, mi sorprende che nessuno
abbia trovato un gruppo di stelle che assomigliasse di pi a quello di Betty Hill.
Lo psichiatra personale degli Hill ha definito il loro racconto come una specie di
sogno, non c' nessuna prova a sostegno, l'argomento "carta stellare" non ha valore, e
tuttavia questo uno dei casi pi attendibili di incontri ravvicinati con gli UFO. Per
quanto ne so, noi potremmo ricevere visite di civilt extraterrestri anche una ogni
quindici giorni. Ma, niente fa da supporto a questa splendida idea, le ipotesi
eccezionali non sono mai sostenute da prove eccezionali.
Esistono foto di UFO scattate, anche, di giorno. Alcune ricordano, in modo sospetto,
cappelli o borchie di automobili lanciate in aria. Le fotografie si possono truccare
facilmente. Le pi comuni sono di luci notturne non identificate, spesso si tratta di
aerei. Molti oggetti volanti non identificati risultano essere, poi, un'altra cosa, come la

luce riflessa di qualche pianeta o il rientro a terra di un satellite artificiale. A volte


sono suggestioni psicologiche, a volte burle. Mai, si sono avute prove fisiche
indiscutibili con fotografie dettagliate in primo piano di un astronave extraterrestre o
qualche piccolo congegno sconosciuto qui sulla Terra, mai niente. Ci sono racconti su
queste cose, ma le cose in se' concretamente mai.
Tuttavia la ricerca di civilt extraterrestri rimane un fatto importante, malgrado la
mancanza di prove sull'esistenza degli UFO. La maggior parte degli astronomi, ad
esempio, considera la vita extraterrestre un argomento degno della massima
attenzione, anche se con cautela. Personalmente, trovo affascinante l'idea di scoprire
un segno qualunque, anche una semplice scritta, capace di fornirci la chiave per
capire una civilt extraterrestre a noi estranea. un richiamo che l'uomo ha sentito,
anche, nel passato.
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Nel 1801, il governatore di una provincia francese era, anche, un famoso fisico,
Joseph Fourier. Durante un'ispezione alle scuole della sua provincia fu lui a scoprire
un ragazzo eccezionale di quindici anni, Jean Francois Champollion. L'intelligenza
precoce del ragazzo e la sua predisposizione alle lingue gli avevano gi fruttato
l'attenzione ammirata degli studiosi d'Europa, anche Fourier ne rimase impressionato.
La prima cosa che Champollion ebbe modo di notare in casa di Fourier determin il
corso della sua vita. E consent di svelare i misteri di una civilt fino ad allora
sconosciuta. Fourier, come molti altri scienziati, aveva preso parte da poco alla
spedizione di Napoleone in Medio Oriente, era stato incaricato di catalogare i
monumenti astronomici egiziani.
Il ragazzo rimase affascinato dalla collezione di Fourier, gli antichi oggetti d'arte
egiziana. In quel periodo, la Francia era invasa da oggetti di quel genere, trafugati da
Napoleone, e che suscitavano molto interesse tra gli studiosi e, anche, tra la gente
comune.
L'attenzione del ragazzo fu attirata, in particolare, da un reperto di geroglifici
egiziani. "Cosa significano?", chiese. "Nessuno lo sa" fu la risposta di Fourier. In
quello stesso istante, Champollion decise che egli sarebbe riuscito a capire quei segni,
che nessuno sapeva leggere. Infatti, egli divent un grande esperto di lingue e si
dedic allo studio dei geroglifici. Quando Fourier pubblic una narrazione illustrata
della spedizione napoleonica in Egitto, il giovane Champollion si mise a studiarla
vivamente. Agli occhi degli europei, quelle immagini esotiche rivelavano una civilt

totalmente estranea, un mondo di monumenti torreggianti e di nomi dal suono


magico, Luxor, etc.
Ogni illustrazione era un enigma che il passato poneva al presente. Tra le altre, c'era
un'immagine di un qualcosa chiamato la stele di Rosetta. L'Egitto divenne la terra dei
sogni di Champollion. Ma, fu solo nel 1828, ventisette anni dopo la sua visita
decisiva a casa di Fourier, che riusc ad approdare per la prima volta in Egitto.
Come compagni di viaggio, Champollion noleggi al Cairo dei battelli e inizi una
lenta inversione controcorrente risalendo il Nilo. Il viaggio dur molte settimane, e
Champollion annotava ogni particolare con estrema precisione. Champollion, da
grande, era gi riuscito a decifrare alcuni geroglifici. Si trattava di una parola il cui
significato era "ventagli sacri". Ora, Champollion compiva un pellegrinaggio verso lo
scenario di quegli antichi misteri, che egli era stato il primo a capire.
Champollion annota:
"La sera del 16 siamo finalmente arrivati a Tebe. Eravamo solo a un'ora di viaggio
dal tempio. Potevamo resistere alla tentazione di proseguire? Lo chiedo al pi
indifferente di voi mortali. Abbiamo deciso di cenare e di ripartire immediatamente.
Abbiamo attraversato la zona da soli senza aiuti. Pensando che i templi fossero in
linea retta dal nostro drappello, abbiamo camminato per un'ora e mezza senza
trovare niente. Alla fine, abbiamo incontrato un uomo che ci ha indicato la direzione
giusta. E, poi ha deciso di unirsi a noi, per grazia di Dio. Finalmente, uno dei templi
ci apparso davanti. Non tenter neanche di descrivere le sensazioni che il portico
e, soprattutto, il colonnato hanno suscitato in noi. Siamo rimasti l due ore in estasi,
correndo da uno all'altro di quegli enormi locali e cercando di leggere le iscrizioni
esterne, alla luce della luna".
Fu certo in preda ad una grande emozione che Champollion entr nei posti pi segreti
del tempio e pos gli occhi su quelle parole, che avevano atteso pazientemente per
mezzo milioni di notti qualcuno che le decifrasse. Al fratello, Champollion scrisse per
comunicargli la sua gioia nell'aver constatato che era vicino a leggere le iscrizioni su
quelle pareti. Dopo aver seguito il corso del Nilo fino alla seconda cascata, disse:
"Posso affermare con orgoglio che nella nostra lettera sull'alfabeto dei geroglifici
non c' niente da modificare. Il nostro alfabeto giusto, si pu applicare con gli
stessi risultati positivi, prima di tutto ai commenti egiziani dell'epoca romana e,
anche, fatto questo pi interessante, alle iscrizioni di tutti i templi, i palazzi e le
tombe dell'epoca faraonica".

Champollion era sopraffatto dalla grandiosit che lo circondava. In Europa, siamo


solo dei nani, nessuna nazione, antica o moderna, ha mai concepito l'arte e
l'architettura in uno stile sublime, meraviglioso ed imponente come quello degli
antichi egizi. La costruzione del grande tempio di Kasna, nell'alto Egitto, continu
ininterrottamente per un periodo di oltre 2000 anni fino alla dinastia dei Tolomei. Fu
in quel posto che Champollion scrisse: "La magnificenza faraonica mi apparsa in
tutta la sua grandezza. Quello che ho visto fino ad oggi mi sembra piccolo e misero
se paragonato alle creazioni colossali che mi circondano".
Dovunque in Egitto, Champollion si rese conto che era in grado di leggere le scritture
sui muri e sulle colonne, e che la sua decifrazione di qualche anno prima era esatta.
Ma come arrivato ad essa? Avevano tentato in molti di decifrare i geroglifici ed
avevano fallito. Un gruppo di studiosi riteneva che si trattasse di immagini in codice,
fatte soprattutto di uccelli in particolar modo. C'erano altri che avevano dedotto dai
geroglifici che gli Egiziani erano dei colonizzatori venuti dalla Cina. C'era, anche, un
tale che sosteneva di avere capito il significato della stele di Rosetta dopo una
semplice occhiata, disse che la rapidit della sua decifrazione gli aveva consentito di
evitare gli errori sistematici che immancabilmente nascono da una riflessione troppo
prolungata. Come accade, oggi, nella ricerca di intelligenze extraterrestri le
incontrollate congetture di certi dilettanti finiscono per allontanare molti veri studiosi
dal campo delle ricerche.
Ma, Champollion non si fece impressionare, non si fece neanche distrarre dalla teoria
dei geroglifici come metafore illustrate. Seguendo le intuizioni di un brillante fisico
inglese, Thomas Young procedette con questo metodo. L'originale della stele di
Rosetta fu scoperto per caso nel 1799 da un soldato francese, che lavorava alle
fortificazioni di Rashi, una citt a sud-est del Nilo. La stele faceva parte di un antico
tempio che era stato distrutto. Nella stele, si vede chiaramente uno stesso identico
testo in tre lingue diverse. In alto, ci sono antichi geroglifici egizi; in mezzo, una
scrittura geroglifica detta demotico e in basso il testo greco. Champollion,
ovviamente, sapeva leggere il greco antico, era un ottimo linguista, cos scopr che le
iscrizioni su questa pietra erano state incise per confermare l'incoronazione di
Tolomeo V nella primavera dell'anno 196 a.C. Il testo greco contiene molti
riferimenti a Tolomeo. Pi o meno nella stessa posizione, nel testo in geroglifici, si
vedono dei caratteri racchiusi in ovali. E, Champollion pens che se significavano
Tolomeo, allora i simboli geroglifici difficilmente erano ideogrammi o metafore, ma
pi probabilmente si trattava di lettere o quantomeno di sillabe. Inoltre, Champollion
cont il numero di parole greche e il numero di geroglifici in quei, che riteneva, testi

equivalenti e scopr che il numero dei simboli geroglifici era molto maggiore del
numero delle parole greche. Fu un ulteriore conferma che i geroglifici sono
soprattutto lettere e sillabe. Ma, a quale geroglifico corrispondeva ciascuna lettera?
Per fortuna, Champollion aveva a disposizione una specie di seconda stele di Rosetta.
Un obelisco trovato negli scavi del tempio di Pira, che recava incisa un iscrizione in
geroglifici che corrispondeva a un altro nome greco, cio Cleopatra. Mettendo a
confronto i due geroglifici recanti l'uno il nome di Tolomeo e l'altro il nome di
Cleopatra, si scopre che ci sono alcuni geroglifici uguali, per esempio un quadrato
che significa la lettera t, il geroglifico rassomigliante a un leone la lettera l, il
geroglifico rassomigliante a un capestro la lettera o, il geroglifico rassomigliante a
un'aquila la lettera a, e procedendo cos, Champollion riusc ad abbinare ogni lettera
a un geroglifico. Da notare che per la lettera t ci sono due simboli diversi, ma anche
in inglese, per esempio, la lettera f si scrive f o ph.
Champollion scopr che i geroglifici sono, sostanzialmente, delle semplici cifre
sostitutive. Ma, nel testo c'era tanta altra roba. E, leggendo tutta l'iscrizione abbiamo:
"Tolomeo che vivr in eterno molto amato dal dio Ta". E, alla fine del nome
Cleopatra c' un abbreviazione che vuol dire figlia di Iside. Ne risulta che gli
oppositori di Champollion non avevano torto del tutto, alcuni dei geroglifici, ad
esempio il simbolo ank che significa vita, sono realmente ideogrammi o crittografie.
Ma, il successo di Champollion rimane, i geroglifici sono essenzialmente lettere e
sillabe.
Vista da oggi, sembra una scoperta facile, ma ci sono volute centinaia di anni affinch
qualcuno ci arrivasse. Per Champollion dovette essere una grande felicit aprire
questo canale di comunicazione, a senso unico, con un'altra civilt. Consentire a una
cultura, che era rimasta muta per millenni, di parlarci della sua storia.
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Anche noi, oggi, siamo alla ricerca di messaggi da parte di qualche civilt antiche e
sconosciute. Qualche civilt che ci viene tenuta nascosta, non dal tempo, ma dallo
spazio. Oggi, siamo alla ricerca di messaggi provenienti dalle stelle, finora non
abbiamo trovato niente, ma siamo appena all'inizio.
Ma questi extraterrestri avranno una biologia diversa dalla nostra, e diverse saranno
la cultura e la lingua. Come faremo a capire i loro messaggi? Esiste una stele di
Rosetta cosmica? Io credo di si. Tutte le possibili civilt tecnologiche del cosmo, per
quanto diverse possano essere, devono avere in comune almeno una lingua, la lingua

che si chiama scienza. Le leggi della natura sono le stesse dovunque. Tutti gli
elementi chimici hanno delle caratteristiche uniche nel proprio spettro che sono
identiche qui sulla Terra come su qualunque galassia. Gli spettri non ci indicano solo
che in tutto l'universo esistono gli stessi elementi chimici, ma anche le leggi della
meccanica quantistica governano gli atomi, dovunque. Gli esseri nati e cresciuti su
qualunque mondo devono avere in comune le stesse leggi di natura. Galassie, lontane
miliardi di anni luce, si sviluppano in forma a spirale proprio come la nostra Via
Lattea perch le forze gravitazionali che lavorano sono le stesse. Questo vale anche
per i pianeti. Su Giove ci sono sistemi di tempeste a spirale esattamente come avviene
sulla Terra.
Gli esseri intelligenti di qualunque mondo devono, prima o poi, capire le leggi della
natura. Un giorno, forse prossimo, potrebbe arrivare sul nostro piccolo mondo un
messaggio dalle profondit dello spazio, se vorremo essere in grado di capire
dovremo capire prima la scienza.
Sugli altri pianeti del nostro Sistema Solare sembra ormai accertato che non esistano
civilt intelligenti e progredite. Infatti, se fossero arretrate rispetto a noi, anche di
poco, diecimila anni diciamo, non potrebbero disporre di tecnologia avanzata. E, se
fossero, anche di poco, avanti a noi, che stiamo gi esplorando il Sistema Solare,
sarebbero gi venute sulla Terra.
Per prendere contatto con altre civilt, la nostra tecnologia deve farsi sentire non
solamente attraverso distanze interplanetarie, ma attraverso distanze interstellari.
L'ideale sarebbe un metodo poco costoso, in modo da inviare e ricevere a basso costo
una grande quantit di informazioni. Dovrebbe essere rapido per rendere possibile un
dialogo interstellare, dovrebbe essere semplice in modo da poter essere capito da
qualunque civilt tecnica a qualunque grado di sviluppo.
Un metodo simile esiste e si chiama radioastronomia. Il pi grande radiotelescopio
della Terra si trova ad Arecibo, situato in una valle isolata dell'isola di Portorico.
Invia e riceve segnali radio, talmente grande e potente che potrebbe comunicare con
un radiotelescopio uguale distante fino a 15 anni luce, cio met della distanza tra di
noi e il centro della Via Lattea. L'osservatorio di Arecibo stato impiegato, sia pure
saltuariamente, per la ricerca nello spazio di segnali da altri civilt e, solo una volta,
per inviare un messaggio a un ammasso stellare molto lontano, M13.
Ma, ci sar, poi, qualcuno nello spazio col quale parlare? Con quattrocento miliardi di
soli soltanto nella Via Lattea, mai possibile che il nostro Sole sia l'unico ad avere un

pianeta abitato? Molti sorgenti radio del cosmo, non hanno niente a che fare con la
vita intelligente. Perci, come faremo a sapere che quello che ri ceviamo un
messaggio?
La civilt che lo trasmettesse potrebbe renderci il problema molto facile, se volesse.
Immaginiamo di essere nel pieno di una ricerca sistematica e di radioosservazioni di
tipo convenzionale e supponiamo che ogni giorno captiamo un segnale molto forte
che va aumentando. Non un normale sibilo di fondo, ma una serie metodica di
impulsi ben precisi. Per esempio, 1,2,3,5,7,11,13 un segnale composto di numeri
primi, divisibili solo per uno e per se stessi. Non esistono fenomeni naturali astrofisici
che generano numeri primi, quindi dovremo concludere che qualcuno, appassionato
di matematica elementare, ci stia dando il buongiorno.
Sarebbe solo il primo espediente per attirare la nostra attenzione, il messaggio vero
sar pi misterioso e pi complicato. Potremmo essere costretti a lavorare parecchio
per decifrarlo. Ma, anche il segnale pilota da solo avrebbe gi un grande significato.
Vorrebbe dire che qualcuno ha imparato che l'autodistruzione non inevitabile e
anche noi terrestri potremmo avere un futuro. Pensate al momento storico della
ricezione sui grandi radiotelescopi della Terra di una civilt extraterrestre molto pi
progredita di noi. Forse, ci renderebbe partecipe del sapere di milioni di mondi
abitati.
La ricezione di un messaggio interstellare costituirebbe uno degli avvenimenti pi
importanti nella storia dell'umanit e segnerebbe l'inizio della sprovincializzazione
del nostro pianeta. Forse, una seria e sistematica radio-ricerca di civilt extraterrestri
comincer presto.
Alcune fasi preliminari sono gi avviate sia negli Stati Uniti che nell'Unione
Sovietica. Il costo relativamente modesto, un programma decennale di ricerca
costerebbe una cifra inferiore alle somme di bilancio per l'armamento di una piccola
nazione in un solo anno. La nostra tecnologia pienamente all'altezza di questa sfida
grandiosa. Ma, nessuna nazione sulla Terra ha mai approvato un programma di
ricerche sistematiche.
Ma, o che le civilt galattiche progredite siano poche o che siano milioni, non
avrebbero gi dovuto intraprendere, almeno alcune, il viaggio verso la Terra? Da un
lato, abbiamo visto che anche se una piccola frazione delle civilt tecnologiche
avesse imparato a convivere col proprio potenziale capace di autodistruzione, nella
galassia dovrebbe esistere un numero enorme di queste civilt. Da un altro lato,

malgrado le testimonianze sugli UFO e su antichi astronauti, non esistono prove


valide che la Terra sia stata visitata ne' ora e ne' in passato.
Ma, in questo non c' una contraddizione? Se la civilt pi vicina a noi , diciamo,
duecento anni luce, occorrerebbero duecento anni per venire da l a qui alla velocit
della luce. Ma, anche viaggiando a una velocit mille volte inferiore, questi esseri di
una civilt vicina, sarebbero potuti venire durante tutta la permanenza dell'uomo sulla
Terra. Allora, come mai non sono qui? Le risposte possibili sono tante e una che,
forse, noi siamo i primi. Deve pure esserci nella storia della galassia, una civilt
tecnologica che emerge per prima oppure, pu darsi, che tutte le civilt tecnologiche
si siano autodistrutte. Ma, questo appare molto improbabile o pu darsi che i
problemi dei voli interstellari siano tali che noi non riusciamo a capirli. Oppure, pu
darsi che loro siano qui, ma si tengono nascosti per qualche motivo etico di non
interferenza con un'altra civilt allo stato nascente.
Ma, c', anche, un'altra spiegazione che compatibile con tutte le cose che sappiamo,
e cio che il cosmo veramente immenso. Ammesso che ci sia una civilt
interstellare distante duecento anni luce in grado di esplorare lo spazio, perch
dovrebbe venire da noi. Non avrebbero motivo di pensare che la Terra
particolarmente interessante, non esistono segni di tecnologie, neanche le trasmissioni
radio che abbiano avuto il tempo di viaggiare per duecento anni luce. Al loro punto di
vista, tutti i sistemi planetari vicini possono presentare lo stesso interesse per un
esplorazione.
Ma, anche le civilt pi vicine a noi potrebbero impiegare milioni di anni vagando tra
le stelle senza mai inciampare nel nostro sistema solare. Invece di conoscere civilt
assai progredite, conoscerebbero molti mondi alcuni abitati e altri deserti. Forse, si
comunicherebbero le scoperte creando un immenso deposito della conoscenza di
innumerevoli mondi. Potrebbero redigere un'enciclopedia galattica.
Noi abbiamo sempre osservato le stelle, e ci siamo sempre chiesti se esistono altri
esseri che pensano e si pongono degli interrogativi. La ricerca di intelligenze
extraterrestri , nel suo significato pi profondo, la ricerca di quello che siamo noi
stessi.

10. I viaggi interstellari


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Aristarco si era trastullato con l'idea, molto audace, che le stelle fossero dei soli molto
distanti, quindi, se una stella fosse stata vicina come il Sole sarebbe dovuta apparire
anche grande e lucente come il Sole. Infatti, tutti sappiamo che un oggetto pi
lontano pi ci appare piccolo. Questa inversione di proporzioni tra grandezza
apparente e distanza la base della prospettiva in arte e in fotografia. Quindi, ne
consegue che pi siamo lontano dal Sole e pi esso ci appare piccolo e debole. Allora,
quanto dovrebbe essere lontano il Sole per apparirci piccolo e debole come una stella,
o viceversa quanto dovrebbe essere piccolo, l dove sta, per assumere l'aspetto di una
stella.
Il primo esperimento per rispondere a questa domanda fu svolto nel 1600
dall'olandese Christian Huygens. Huygens pratic una serie di forellini in un disco di
ottone e lo osserv contro il Sole. Poi, cerc quale dei forellini avesse la stessa
lucentezza della stella Sirio, che egli aveva osservato la sera precedente. Stabil che il
forellino che corrispondeva era uno solo equivalente a 28 millesimi della grandezza
apparente del Sole. Quindi, Sirio, disse Huygens, deve essere 28000 volte pi lontana
del Sole dalla Terra, il che equivale a circa mezzo anno luce. Non facile ricordarsi
della lucentezza di una stella dopo ore che l'avete osservata, ma Huygens se lo
ricord molto bene. Infatti, se avesse saputo che Sirio intrinsecamente pi lucente
del Sole, col suo sistema avrebbe avuto la risposta giusta. La distanza esatta di Sirio
dalla Terra di 8.8 anni luce.
Nel periodo tra Aristarco e Huygens, l'uomo aveva gi trovato la risposta alla
domanda, che mi aveva tanto affascinata quando ero ragazzo a Brooklyn, la
domanda: cosa sono le stelle? La risposta che le stelle sono dei soli molto potenti,
distanti anni luce, immersi nello spazio interstellare. E, intorno a quei soli, ci saranno
dei pianeti? E, su quei pianeti, ci saranno degli esseri che si pongono le nostre stesse
domande?
Mah. Consideriamo una stella e, accanto ad essa un pianeta molto difficile a vedersi a
causa della forte luminosit (della stella). Normalmente, sarebbe molto difficile
riuscire a vedere il pianeta perch la forte luce della stella lo fa scomparire. Per, se
riusciamo a mettere un corpo opaco tra noi e la stella, in modo da creare un'eclissi
artificiale, allora il pianeta diventa visibile. Questo il sistema per vedere i pianeti
che sono molto vicini a una stella.

un metodo che verr applicato alle sonde spaziali, che dotate di un disco
esploreranno il cielo per consentire a un telescopio di vedere se ci sono pianeti.
Questo uno dei metodi. Si prevede che, fra qualche anno, ci saranno delle sonde
spaziali in grado di compiere le missioni del genere. C' anche un altro metodo, che
gi stato sperimentato dalla Terra.
Immaginiamo che ci sia una stella vicino a noi, visibile per la sua luminosit, accanto
essa ha un pianeta, la cui luce riflessa cos debole che non si riesce a vedere. E,
immaginiamo che il pianeta e la sua stella si giri intorno a vicenda. Il metodo consiste
nel vedere se il moto della stella perturbato, infatti se irregolare, allora significa
che c' un pianeta. Ecco, tutti e due i metodi vengono usati.
Le stelle pi vicine, quelle che si vedono anche a occhio nudo, sono quelle che
vengono chiamate i vicini del Sole, il termine usato dagli astronomi, si tratta di una
zona molto limitata della Via Lattea. La Via Lattea quella striscia luminosa che si
vede attraverso cielo nelle notti chiare. Si tratta di cento miliardi di stelle tutte visibili
insieme, lateralmente. Se potessimo osservare la Via Lattea dall'alto, dove sarebbero
il Sole e le stelle pi vicine a noi? Al centro, dove sembrano esserci i corpi pi
importanti o quantomeno pi luminosi? No. Noi ci troviamo pi o meno nella
periferia della Galassia, non siamo in un posto importante. Il fatto che noi abitiamo
nella periferia della Galassia fu scoperto verso la fine della prima guerra mondiale da
un certo Harlow Shapley, mentre stabiliva le coordinate di certi ammassi di stelle.
Ognuno degli ammassi stellari composto da diecimila stelle circa. Si chiamano
ammassi globulari e, come si pu vedere, sono disposti a cerchio intorno al nucleo
centrale della Galassia. Un tempo si pensava che al centro della Galassia ci fosse il
Sole, attribuendo alla nostra posizione un posto importante. Ma, noi viviamo nella
periferia, negli ammassi globulari. In seguito, si scopr che questa non la sola
galassia esistente. Noi facciamo parte di questa Galassia, ma ci sono tante altre
galassie. Ci sono molti tipi di galassie diversi tra loro. Esistono cento miliardi di altre
galassie, ognuna delle quali formata da qual- cosa come cento miliardi di stelle.
Quindi, pensate a quante stelle e pianeti e forme di vita possono esserci in questo
universo meraviglioso e immenso.
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L'uomo, da quando esiste ha sempre cercato di scoprire che posto occupa
nell'universo, dove siamo, chi siamo. Abbiamo scoperto di vivere su un pianeta
insignificante, attorno a un sole sperduto in una sperduta galassia in un angolino

dell'universo. Ma, possiamo dare noi un significato al nostro mondo, col coraggio dei
nostri interrogativi e con la profondit delle risposte che diamo ad essi.
L'esplorazione fa parte della nostra natura, iniziammo da nomadi e siamo tuttora dei
nomadi. Stiamo vagando nell'immenso mare dello spazio e del tempo. In questo
mare, gli eventi che plasmano il futuro danno vita a se stessi. Trasportati dal nostro
pianeta, noi giriamo intorno al Sole. Da quando esiste, la Terra ha compiuto pi di
quattro miliardi di giri intorno alla sua stella, a sua volta il Sole gira attorno al nucleo
della Via Lattea, la nostra Galassia.
Da sempre, noi siamo viaggiatori nello spazio e nel tempo. Ma, intrappolati, come
siamo sulla Terra, possiamo dire ben poco su dove siamo diretti nel tempo e nello
spazio e a che velocit. Una manciata di sabbia pu contenere 10000 granelli, pi del
numero totale delle stelle che riusciamo a vedere a occhio nudo in una notte chiara,
ma il numero totale delle stelle che riusciamo a vedere non che una minima frazione
del numero stelle esistenti; quello che vediamo di notte non che un'idea molto
pallida di esso, che ci viene data dalle stelle pi vicine e dalle stelle pi lontane pi
brillanti, oltre le quali il nostro occhio non va. Ma, il cosmo ricco oltre ogni misura
concepibile dall'uomo. Il numero totale di stelle nell'universo superiore a quello di
tutti i granelli di sabbia di tutte le spiagge della Terra messe insieme.
Nel passato, prima di scoprire che le stelle sono dei soli molto lontani, ci sembrava
che esse formassero delle figure. La costellazione che oggi chiamiamo Orsa
Maggiore ha avuto molti altri nomi. Ogni cultura antica e moderna ha posto tra le
stelle i suoi feticci e i suoi problemi, dal burocrate celeste dei Cinesi al Carro dei
tedeschi. Ma, le popolazioni molto antiche vedevano costellazioni diverse dalle
attuali, perch le stelle sono in continuo movimento. Se mettiamo in un computer le
posizioni e i movimenti nello spazio delle stelle pi vicine, e possiamo risalire nel
tempo per vedere quali figure si formano. Ogni costellazione come un singolo
fotogramma di un film cosmico, ma data la lentezza del movimento delle stelle,
relativamente alla nostra breve vita, non possiamo accorgerci di questo movimento.
Un milione di anni fa, l'Orsa Maggiore non esisteva. I nostri antenati, quando
guardavano le stelle dell'emisfero Nord, vedevano altre figure su nel cielo. Possiamo,
anche considerare una costellazione, per esempio quella del Leone, e proiettarla nel
futuro per vedere quale figura sar formata dalle sue stelle. Fra un milione di anni,
quella del Leone potrebbe essere ribattezzata la costellazione del Radiotelescopio,
anche se ho il sospetto che i radiotelescopi saranno superati. Fra alcuni milioni di
anni, le immagini saranno molto diverse.

Nella costellazione del cacciatore Orione, le cose cambiano non solo perch le stelle
si spostano ma anche perch subiscono una loro evoluzione. Molte delle stelle di
Orione sono calde, giovani e di vita breve. Nascono, vivono e muoiono nel breve
periodo di qualche milione di anni. Se proiettiamo Orione nel futuro, vediamo decine
di stelle nascere e morire in modo esplosivo, lampeggiando. Se ci inoltriamo nello
spazio, vediamo che, man mano, gli schemi formati dalle stelle cambiano. Le
costellazioni a due dimensioni sono solo l'aspetto apparente di stelle distribuite su tre
dimensioni.
Un viaggiatore nello spazio potrebbe realmente vedere le costellazioni cambiare
forma? Per vederle, dovrebbe viaggiare con una distanza confrontabile con quella per
osservare dalla costellazione. Gli abitanti dei pianeti che girano intorno alle altre
stelle, vedrebbero delle costellazioni diverse dalle nostre perch il loro punto di
osservazione diverso dal nostro.
Vicino alla costellazione di Perseo c' quella di Andromeda. Andromeda, nella
mitologia greca, era una vergine che fu salvata da Perseo da un mostro marino.
Consideriamo la stella beta di Andromeda, la seconda della costellazione per
lucentezza, a 75 anni luce dalla Terra. La luce che ci arriva ora dalla stella impiega 75
anni reali per attraversare lo spazio interstellare e arrivare alla Terra. Nel caso
improbabile che beta di Andromeda sia esplosa una settimana fa estinguendosi, noi
non sapremmo niente per altri 75 anni.
Come si vede, lo spazio e il tempo sono strettamente intrecciati. Non possiamo
guardare fuori nello spazio senza guardare indietro, nel tempo. La luce va ad una
velocit altissima, ma lo spazio incommensurabile e tra le stelle ci sono distanze
enormi. In realt, le distanze di cui abbiamo parlato finora sono molto piccole in
relazione ai normali standard astronomici. Infatti, la distanza dalla Terra al centro
della Galassia della Via Lattea di 30000 anni luce. Dalla nostra Galassia alla pi
vicina galassia a spirale, come la nostra, che si chiama M31 e che si trova dietro la
costellazione di Andromeda, di due milioni di anni luce. Quando la luce, che
vediamo oggi, di M31 part per il suo viaggio verso la Terra, gli esseri umani non
esistevano. In astronomia ci sono distanze molto pi grandi. La distanza dalla Terra
alle pi lontane delle quasar di 8 o 10 miliardi di anni luce. I pi veloci veicoli
spaziali, mai lanciati dalla specie umana, sono le sonde automatiche Voyager. La loro
velocit talmente alta che solo 10000 volte pi lenta della velocit della luce. Esse
impiegherebbero 40000 anni reali per arrivare fino alla stella pi vicina a noi.
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Ma, esiste un modo che ci consente di arrivare in un tempo pi breve alle stelle?
Potremmo mai avvicinarci alla velocit della luce? Potremmo anche superarla? In
realt, c' un qualcosa di molto strano nella velocit della luce, un qualcosa che ci
fornisce la chiave per capire il tempo e lo spazio.
La storia di come fu scoperta questa chiave ci porta in Italia e precisamente in
Toscana. Se avessimo percorso le strade toscane nell'estate del 1895, avremmo potuto
incontrare uno studente liceale tedesco di sedici anni che aveva lasciato la scuola. Il
suo professore gli aveva detto che non avrebbe mai concluso niente, che la sua
condotta era un danno per la disciplina della classe e che, perci, doveva andarsene.
Cos, il ragazzo venne in Toscana dove passava il tempo per le strade e lasciava libera
la mente di indagare nelle materie pi disparate. Un giorno cominci a riflettere sulla
luce e sulla velocit a cui viaggia. Normalmente, noi calcoliamo la velocit di oggetti
in movimento rapportandolo a qualche altra cosa.
Per esempio, io mi muovo a 10 chilometri all'ora relativamente al suolo. Ma, il suolo
non fermo, la Terra gira su stessa pi di 1600 chilometri all'ora e inoltre si muove su
di un'orbita intorno al Sole, e il Sole a sua volta si muove tra le stelle che viaggiano
anch'esse e cos via. Era difficile per il ragazzo immaginare un qualche riferimento
assoluto per calcolare tutti questi moti relativi. Egli sapeva che le onde sonore sono
vibrazioni dell'aria e che la loro velocit si pu calcolare in rapporto all'aria stessa.
Ma, quando la luce viaggia negli spazi, dove c' assenza di aria, le onde di luce si
muovono in rapporto a qualcos'altro? E, se cos, egli si disse, in rapporto a cosa si
muovono?
Quel ragazzo era Albert Einstein e le sue elucubrazioni cambiarono il mondo. Era
rimasto affascinato dal libro popolare di scienze naturali di Berstein, pubblicato nel
1869. Il libro, proprio alla prima pagina, descrive l'incredibile velocit dell'elettricit
attraverso i fili e della luce attraverso lo spazio. E, fu proprio in Toscana, che Einstein
si chiese, forse per la prima volta, come sarebbe il mondo visto viaggiando alla
velocit della luce. Se uno viaggiasse su un'onda di luce non se ne renderebbe conto
assolutamente. Alla velocit della luce accadono dei fatti molto strani. Pi Einstein
rifletteva su questi problemi, pi complicati essi diventavano. L'ipotesi di viaggiare
alla velocit della luce creava un paradosso dopo l'altro. Certe teorie erano state
accettate fino allora come assolute, senza un sufficiente approfondimento.
Una di queste teorie riguardava la luce proveniente da un oggetto in movimento. Le
immagini, grazie alle quali vediamo il mondo, sono fatte di luce e sono trasportate
alla velocit della luce, 300000 chilometri al secondo. Si potrebbe quindi pensare che

la mia immagine potrebbe precedermi alla velocit della luce pi la velocit della
bicicletta (supponendo che vada in bicicletta). Se io mi muovo verso di voi su una
bicicletta pi velocemente di un calesse trainato da un cavallo, la mia immagine
dovrebbe raggiungervi con un anticipo pari alla differenza delle due velocit, cio io
dovrei arrivare prima. Ma, nella realt voi non noterete alcun scarto di tempo. Se, per
esempio, stessimo per scontrarci, voi vedreste accadere tutto nello stesso momento.
Ma, cosa vedreste se fosse giusto sommare le velocit? poich, io vengo verso di voi,
voi sommereste la mia velocit a quella della luce, quindi, la mia immagine dovrebbe
raggiungervi prima dell'immagine del cavallo e del calesse. Supponiamo che io venga
verso di voi a velocit normale, a un certo punto io mi accorgerei che sto per
scontrarmi e reagirei di conseguenza. Ma, voi mi vedreste sbandare senza alcuna
causa apparente. Il calesse, invece, non viene verso di voi, quindi la sua immagine vi
arriva solo alla velocit della luce. mai possibile che a me sembra di aver evitato
uno scontro, mentre per voi non esistevano neanche le condizioni?
Neanche gli scienziati nei loro accurati esperimenti di laboratorio hanno mai
osservato un fenomeno del genere. Se vogliamo capire il mondo, se vogliamo evitare
questi paradossi della logica quando viaggiamo alle alte velocit, allora dobbiamo
obbedire ad alcune regole.
Einstein chiam queste regole la Teoria Speciale della Relativit. La luce proveniente
da oggetti in movimento viaggia sempre alla stessa velocit, sia che l'oggetto sia
fermo o in movimento. Non aggiungerai la tua velocit alla velocit della luce.
Inoltre, nessuno oggetto pu andare alla stessa velocit o superiore della luce. In
fisica, nessuna legge impedisce di avvicinarsi anche molto alla velocit della luce,
fino al 99.9 per cento di essa va tutto bene, ma per quanto uno possa tentare o fare
non riuscir mai a scavalcare questo valore. perch il mondo abbia una coerenza
logica deve per forza esserci un limite alla velocit cosmica. perch la velocit della
luce non si pu superare come quella del suono?
La risposta non solo che la luce va a una velocit superiore un milione di volte a
quella del suono. Einstein scopr il suo schema assoluto per il mondo. La luce si
muove a quella velocit indipendentemente dalla velocit della sua fonte, la velocit
della luce costante relativamente a tutto il resto. Niente pu mai raggiungere la luce.
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La Toscana non solo il luogo dove Einstein pass molto tempo a riflettere, ma la
patria, anche, di un altro genio, che visse 400 anni fa, Leonardo da Vinci. Einstein

aveva un gran rispetto di Leonardo. Oltre alle sue straordinarie e molteplici capacit
in architettura, pittura, scultura, storia naturale, anatomia, geologia, ingegneria civile
e militare, Leonardo aveva una passione, voleva costruire una macchina che potesse
volare. Disegn vari schizzi di una macchina del genere e ne fece dei modelli in
miniatura e ne costru, anche, dei prototipi a grandezza naturale. Ma, nessuno di essi
funzion. E, la ragione principale che a quei tempi non esisteva la tecnologia adatta.
Leonardo rimase molto deluso per l'impossibilit di realizzare i suoi progetti. Ma,
questo avvenne non per colpa sua, lui era troppo in anticipo rispetto al suo secolo.
Qualcosa di simile accadde nel 1939, quando un gruppo di tecnici, autodefinitosi
Societ Interplanetaria Britannica decise di progettare una nave spaziale per
trasportare le persone sulla Luna. Non aveva assolutamente niente in comune col
progetto che, alcuni anni dopo, doveva effettivamente portare l'astronave Apollo sulla
Luna. Ma, quell'iniziativa ebbe, comunque, il merito di suggerire che arrivare sulla
Luna era prima o poi tecnicamente possibile.
Oggi, noi abbiamo alcuni progetti preliminari di navi spaziali che dovranno portare
l'uomo fino alle stelle. Verranno montate nello spazio in un'orbita terrestre e da l esse
partiranno verso i loro grandi viaggi interstellari. Uno di questi progetti si chiama
Orione. Orione utilizza armi nucleari, cio l'esplosione di bombe all'idrogeno contro
una lastra inerte. Ogni esplosione deve provocare una spinta enorme. Il progetto
Orione appare di estrema praticit e negli Stati Uniti era in fase di studio avanzato
finch non venne firmato il trattato internazionale, che vieta ogni forma di esplosione
nucleare nello spazio. Personalmente, considero l'astronave Orione come il miglior
modo per usar le armi nucleari.
Il progetto Dedalus un'iniziativa della Societ Interplanetaria Britannica. Esso
presume l'impiego di un reattore nucleare a fusione, che molto pi sicuro ed
efficiente degli impianti a fissione nucleare oggi esistenti. Non abbiamo ancora
reattori a fusione, ma in un futuro molto prossimo li avremo. Le astronavi Orione e
Dedalo potrebbero viaggiare al 10 per cento della velocit della luce. Quindi, un
viaggio fino ad Alpha Centauri, distante 4 anni luce, durerebbe 45 anni, meno della
vita umana. Queste astronavi non viaggerebbero abbastanza vicino alla velocit della
luce, per dar importanza al fenomeno della dilatazione del tempo previsto dalla
Teoria della Relativit Speciale.
improbabile che astronavi del genere possano essere costruite per la met del
prossimo secolo, tuttavia potremmo costruire delle astronavi del tipo Orione anche
ora. Per i viaggi oltre le stelle pi vicine, dovremmo potenziarle e forse potrebbero

diventare le astronavi di molte generazioni, considerato che quelli che arriverebbero


alle stelle pi lontane sarebbero i pronipoti di quelli partiti dalla Terra alcuni secoli
prima. Oppure, bisognerebbe scoprire un sistema di ibernazione umana assolutamente
sicuro, in modo da ibernare i viaggiatori spaziali per poi chiamarli alla vita una volta
che fossero arrivati a destinazione secoli dopo.
Ma, i viaggi interstellari ad alta velocit, prossimi alla velocit della luce, sono molto
pi difficili. Non un obiettivo raggiungibile in un centinaio di anni, ma forse in un
migliaio, magari 10000. Tuttavia anche essi sono possibili. stato progettato una
specie di stato-reattore interstellare che raccoglie gli atomi di idrogeno, diffusi nello
spazio interstellare. Li convoglia accelerandoli e li espelle dal retro. Ma, nello spazio
profondo c' un solo atomo per ogni 10 centimetri cubici di spazio, e lo stato-reattore
per poter funzionare deve avere un imbuto frontale largo centinaia di chilometri.
Quando l'astronave raggiunge velocit relativistiche, gli atomi di idrogeno si mettono
in movimento a una velocit vicino a quella della luce rispetto all'astronave stessa. E,
se non sono state prese le opportune precauzioni, i viaggiatori verranno arrostiti da
questi raggi cosmici prodotti. stata proposta una soluzione, l'impiego di un laser per
strappare gli elettroni dagli atomi e caricarli elettricamente, quando sono ancora a una
certa distanza, e poi, servendosi di un campo magnetico di grandissima potenza,
deviare questi atomi carichi nell'imbuto frontale allontanandoli dal corpo
dell'astronave. Si tratta di un'ingegneria di dimensioni che non hanno precedenti sulla
Terra. Stiamo parlando di motori grandi come tutto il mondo.
Supponiamo che l'astronave sia progettata per accelerazioni di 1g, quindi non
subiremo alcun disturbo. Ci avviciniamo sempre di pi alla velocit della luce fino a
met del nostro percorso. Arrivata qui, l'astronave fa un dietro front e continua
accelerando di 1g fino a destinazione. Per la maggior parte del percorso, viaggeremo
molto vicino alla velocit della luce e il tempo rallenterebbe enormemente. Ma, di
quanto? La stella di Barnard, per esempio, potrebbe essere raggiunta in 8 anni tempo
di bordo. Il centro della Galassia della Via Lattea pu essere raggiunto in 21 anni, la
galassia di Andromeda in 28 anni circa. ovvio che le persone rimaste sulla Terra
vedrebbero le cose ben diverse. Dopo i 21 anni per arrivare al centro della Galassia,
sulla Terra ci sarebbero solo i discendenti delle persone che abbiamo lasciato alla
partenza. In linea di principio, un tale viaggio aumentando la velocit verso quella
della luce, potrebbe consentirci di circumnavigare l'universo in soli 56 anni, tempo di
bordo. Ci inoltreremo per decine di miliardi di anni nel futuro pi remoto, mentre la
Terra sarebbe gi cenere e il Sole spento. I voli spaziali relativistici rendono
l'universo accessibile alle civilt avanzate e progredite, ma soltanto per coloro che

viaggeranno non per quelli che restano a casa.


Questi progetti sono, molto probabilmente, pi lontani delle vere astronavi
interstellari del futuro di quanto i grandi modelli di Leonardo lo fossero dagli aerei
supersonici del presente. Ma, se noi riusciremo a non distruggerci, io sono convinto
che un giorno potremo arrivare alle stelle. I viaggi nello spazio e quelli nel tempo
sono collegati tra loro, viaggiare velocemente nello spazio equivale a viaggiare nel
futuro. Noi viaggiamo nel futuro continuamente, anche se lentamente.
E che dire del passato? Potremo viaggiare nel nostro ieri? Molti fisici sostengono che
fondamentalmente impossibile, che non esiste alcun modo di costruire un congegno
capace di trasportarci all'indietro nel tempo. Qualcuno dice che se anche
inventassimo un congegno del genere, non trarremmo comunque dei vantaggi perch
non potremo modificare il passato. Per esempio, supponiamo che voi viaggiate nel
passato e che in qualche modo riuscite ad impedire che i vostri genitori si conoscano.
In questo caso, voi, probabilmente, non sareste potuti nascere, il che in evidente
contraddizione visto che ora siete l. Altri ancora pensano che le due vicende di vita
alternativa possano coesistere, che siano due trame parallele che si intrecciano nel
tempo, che possono cio esistere fianco a fianco, sia la storia nella quale voi non siete
mai nati sia la storia di cui siete protagonisti.
Forse il tempo stesso ammette dimensioni potenziali, nonostante il fatto che noi
siamo condannati a sperimentare solo una di queste dimensioni. Ora, supponiamo di
poter tornare indietro nel passato e cambiamo veramente con un intervento, per
esempio, di convincere la regina Isabella a non finanziare l'impresa di Cristoforo
Colombo. Quindi, mettereste in moto una sequenza di avvenimenti storici differenti,
che tutte le persone che avete lasciato nella nostra epoca non avrebbero mai modo di
conoscerci. Se fosse davvero possibile viaggiare indietro nel tempo, ogni sequenza
immaginabile di avvenimenti o di storia alternativa potrebbe esistere nella realt.
Se disponessimo della macchina del tempo di H.G.Wells, forse, potremo capire il
vero meccanismo della storia. Se un personaggio della storia come Paolo l'apostolo o
Pietro il Grande o Pitagora non fosse mai esistito, quanto sarebbe diverso in realt
l'uomo? Cosa sarebbe accaduto se il metodo scientifico e sperimentale avesse avuto
una spinta rigorosa nei primi anni della rivoluzione industriale o se l'importanza di
questo nuovo indirizzo di pensiero, il metodo scientifico, fosse stato universalmente
accettato? Io credo che avremmo guadagnato 10 o 20 secoli, forse, l'invenzione di
Leonardo da Vinci sarebbero state fatte con un migliaio di anni in anticipo e le
scoperte di Albert Einstein 500 anni fa, forse, non sarebbero state, certo, le stesse

persone a portare questo contributo alla scienza, perch esse sono vissute nella nostra
fetta di tempo.

11. Le catastrofi cosmiche


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La Terra un luogo piacevole e relativamente tranquillo. Le cose cambiano, ma
lentamente. Pu capitare di condurre un'intera esistenza a dir poco catastrofica, ma
alla fine, in alcuni casi, ci sentiamo ugualmente soddisfatti e tranquilli. Ma, nella
storia del Sistema Solare, e anche nella storia dell'uomo, ci sono tracce inequivocabili
di catastrofi e disastri di portata spaventosa. Infatti, sulla Terra ci sono state diverse
catastrofi naturali nel passato, alcune delle quali ricoperte da un alone di leggenda.
Infatti, molti anni fa, in Siberia centrale, nacque la leggenda di un immenso globo di
fuoco, che aveva portato il cielo, e aveva fatto tremare la terra. La gente raccontava di
una tempesta di vento infuocato, che aveva ucciso molte persone. Il fatto si era
verificato il mattino d'estate del 1908. Verso la fine degli anni venti, uno scienziato
sovietico di nome Kulic organizz una spedizione per tentare di risolvere il mistero.
Egli costru una barca adatta per entrare in quel territorio inesplorato, coperto di neve,
d'inverno, e trasformato in palude, d'estate. Testimoni oculari confermarono il
racconto del globo di fuoco pi grande del Sole, che aveva solcato tutto il cielo. Kulic
arriv alla conclusione che un meteorite gigantesco doveva essere caduto sulla Terra,
e si aspettava, quindi, di trovare un enorme cratere e frammenti di meteorite sparsi,
provenienti da qualche asteroide lontano. Kulic non trov nessuna traccia n di
meteorite e n di un cratere dovuto all'impatto sulla terra. Era un fatto inspiegabile.
A Tunguska si verificata questa grande esplosione, la grande onda d'urto spazz via
gli alberi e si incendi l'intera foresta e tuttavia nessun cratere nel luogo. Ci voleva
una spiegazione che conciliava tutti i fatti. Nel 1908, un frammento di una cometa
caduto a Tunguska. Nessuno vide avvicinarsi quel puntino luminoso (il frammento di
cometa) confuso nella luce solare del mattino. Erano secoli che andava e veniva
all'interno del nostro Sistema Solare, vagante nello spazio interplanetario. Ma, quel
giorno, per un caso, trov il nostro pianeta sul suo percorso.
In base all'epoca e alla traiettoria di provenienza, il corpo che cadde sulla Terra fu
probabilmente il frammento di una cometa chiamata Encke, che viaggiava oltre i

centomila chilometri all'ora. Una montagna di ghiaccio grande come un campo di


football e per peso milioni di tonnellate. Un esplosione simile era paragonabile
all'esplosione di un ordigno nucleare. Gli effetti della caduta sulla Terra di un
meteorite del genere sono, quindi, attribuibili all'esplosione di una bomba nucleare da
15 megatoni. C' una sola differenza, il meteorite non produce radiazioni; quindi, c',
anche da chiedersi come un fenomeno, sia pure raro e naturale come la caduta di una
cometa sulla terra, potrebbe dare il via ad una guerra atomica. Sarebbe una vicenda
ben strana; una piccola cometa cade sulla Terra, come altre milioni di volte nella
storia del nostro pianeta, e la risposta della nostra civilt una pronta e immediata
autodistruzione. Sar un ipotesi poco probabile, ma, forse, una migliore conoscenza
delle comete, delle collisioni fra pianeti, e delle catastrofi planetarie potrebbe ridurre i
rischi.
Ora, una cometa, almeno a quanto ne sappiamo finora, fatta soprattutto di ghiaccio,
di ammoniaca, etc. Quindi, entrando nell'atmosfera terrestre, un modesto frammento
di cometa pu trasformarsi in un grande globo di fuoco, che genera una potente onda
d'urto e che incendia intere foreste e provoca un boato enorme. Non affatto detto
che formi un cratere; come mai? perch i ghiacci che formano la cometa si
scioglieranno all'impatto e sul terreno resteranno solo minuscoli frammenti della
cometa, difficilmente riconoscibili.
Noi uomini, quando pensiamo al cielo, amiamo pensarlo sereno e immutabile. Ma,
improvvisamente appaiono delle comete che restano, minacciosamente, sospese nello
spazio per notti e notti. Quindi, nacque nell'uomo l'idea che le comete apparissero per
qualche ragione; e, la ragione stessa fu che esse dovevano annunciare delle catastrofi,
che dovevano preannunciare la morte di principi e la caduta di regni, etc. Nel 1073,
per esempio, i Normanni assistettero all'apparizione della cometa di Halley. E,
siccome una cometa doveva predire, per forza, la caduta di qualche regno, pensarono
bene di invadere l'Inghilterra. L'invasione venne raffigurata su un giornale del tempo;
poi, all'inizio del XIII secolo Johnson, uno dei precursori della pittura realistica
moderna, assistette ad un'altra apparizione della cometa di Halley e la raffigur in
un'attivit che stava dipingendo. ell'anno 1577 apparve un'altra grande cometa, e
questa volta avvistata in Messico. L'imperatore azteco Montezuma licenzi
immediatamente i suoi astrologi perch non avevano previsto la cometa. Montezuma
era convinto che la cometa annunciasse un'orribile catastrofe.
In molti casi, una presenza superstiziosa sulle comete ci porta a cogliere una profezia
favorevole. Nel 1705 Edmund Halley stabil che la grande cometa, che appariva in

modo cos spettacolare nei nostri cieli ogni 76 anni, era conosciuta a tutti e cominci
a studiarla in modo scientifico. Questa cometa fu chiamata la cometa di Halley. A
questo punto le comete cominciarono a perdere qualcosa del loro fardello di
superstizione, ma la paura della gente continu a sussistere.
Nel 1910 la cometa di Halley riapparve nei nostri cieli, ma questa volta gli astronomi
usando un nuovo strumento, lo spettroscopio, scoprirono del gas cianogeno nella
coda della cometa. Il gas cianogeno tossico, e la Terra sarebbe passata in mezzo a
questa scia contaminata. Il fatto che la scia fosse molto sottile non serv a
tranquillizzare nessuno. Per esempio, diamo un'occhiata ai titoli del "Los Angeles
Examiner" del giorno 9 maggio 1910: "... tutta l'umanit far un ballo gratis nel gas
tossico. Sono previste grandi baldorie."
Ecco dei titoli del "San Francisco Chronical" del 16 maggio: "Arriva la cometa e i
mariti si ravvedono." "...New York in cometa-party".
Immaginate che cosa incredibile, nel 1910 c'erano i cometa-party, non tanto per
celebrare la fine del mondo quanto per godersi la vita prima che arrivasse. I
commercianti inventarono delle pillole anti-cometa. C'era, anche, chi vendeva delle
maschere speciali per proteggersi dal gas cianogeno. La paura collettiva della cometa
non fin nel 1910.
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Lo stupore dell'uomo per le comete risale a molto prima del 1076, ma la nostra
generazione ha cominciato ora a capire di che si tratta. Le comete nascono da un
luogo oltre i pianeti, a met strada dalla stella pi vicina. Di tanto in tanto, una
cometa entra nel nostro Sistema Solare, attirata dalla gravit del Sole e siccome
fatta. principalmente, di gas comincia ad evaporare man mano che si avvicina al Sole.
Il vapore spinto all'indietro dal vento solare forma la coda della cometa. Poi, la
cometa torna nello spazio esterno. La sua orbita talmente vasta che per milioni di
anni non torner. Queste sono le comete a lungo periodo.
Ogni tanto una cometa a lungo periodo viene catturata all'interno del nostro Sistema
Solare e diventa una cometa a corto periodo. Accade che questa passi vicino a un
pianeta gigante, per esempio Saturno. Il pianeta esercita sulla cometa una forza
gravitazionale che riduce la sua orbita. Le comete che subiscono questa sorte
diventano famose, perch sono destinate a riapparire ad intervalli diversi. Un secondo
incontro con Saturno riduce ulteriormente il periodo orbitale della cometa da secoli a
decenni. Supponiamo, ancora, che la cometa abbia un terzo incontro, questa volta con

Giove e riduce ancora il periodo orbitale della cometa. Da questo momento la cometa
si avviciner al Sole con intervalli di pochi anni e ne spunter la coda. Dato che il
pulviscolo e i gas della coda si perdono per sempre nello spazio, la cometa subir una
lenta erosione. Cominciano a staccarsi dei frammenti, che talvolta cadono sulla Terra.
In qualche migliaio di anni, tutta la cometa a corto periodo non cadr su qualche
pianeta, si estinguer quasi del tutto per evaporazione. Perder frammenti che
diventeranno meteoriti e, infine, il nucleo che, probabilmente, si trasformer in un
asteroide.
Ora, prima o poi, le comete con queste traiettorie lunghe ed ellittiche intorno al Sole
devono scontrarsi coi pianeti. La Terra e la Luna devono essere state bombardate da
comete ed asteroidi. Nello spazio interplanetario ci sono molti pi corpi piccoli che
grandi, il che si verificano sulla superficie di un dato pianeta molte pi cadute di
piccoli corpi che di grandi corpi. Quindi, un caso come quello di Tunguska avviene
sulla Terra diciamo ogni 1000 anni, mentre lo scontro con una cometa di diametro
come quello della Halley, per fare un esempio, pu ogni miliardo di anni.
C' la prova che in passato dei corpi siano caduti sulla Terra? Quando una cometa o
un grande asteroide di roccia colpiscono un pianeta formano un cratere. Ma, dove
l'atmosfera rarefatta e dove c' l'assenza, quasi, di acqua gli antichi crateri si
conservano; il caso della Luna, di Mercurio e di Marte. Tutti si radunano attorno al
Sole, loro fonte di calore e luce. Hanno tutti un'et di circa quattro miliardi e mezzo e
tutti recano le tracce di antichissime cadute di corpi, di collisioni spaventose.
Se noi ci spostiamo oltre i pianeti del sistema al di l di Marte, ci accorgiamo di
entrare in un'altra dimensione del Sistema Solare; siamo nel regno di Giove e degli
altri pianeti giganti. Questi immensi mondi sono composti di gas di idrogeno ed elio
ed altre sostanze. Se osserviamo la superficie di Giove, noi non vediamo una
superficie solida ma solo occasionali masse di atmosfera. Sono pianeti giganti, infatti
nell'enorme volume di Giove la Terra entrerebbe almeno un migliaio di volte. Se una
cometa o un asteroide cadessero accidentalmente sulla superficie di Giove, molto
improbabile che formerebbero un cratere, ma solo un buco momentaneo nelle nubi;
ma tutto qui. Ci nonostante, noi sappiamo che il Sistema Solare esterno stato
soggetto per molti miliardi di anni della sua storia a collisioni. Callisto, ad esempio,
uno dei satelliti di Giove, tappezzato di crateri. Sulla nostra Luna, la maggior parte
di crateri furono provocati miliardi di anni fa.
La storia conosciuta ce ne d qualche testimonianza? C' una probabilit positiva
contro mille negative. Eppure, una possibile testimonianza oculare di un avvenimento

del genere c'. Era la domenica che precede la festa di S. Giovanni Battista nell'estate
del 1178. I monaci della cattedrale di Canterbury a Londra avevano terminato da
poco le preghiere serali, e proseguivano a ritirarsi per la notte. Fratello Gervaso si
avviava leggendo verso la sua cella, mentre altri monaci si godevano la dolce festa
serale di giugno. Nel mezzo di questa loro ricreazione, il fato volle renderli testimoni
di un fenomeno sorprendente, una violenta esplosione sulla Luna. C'era il tempo in
cui il cielo veniva considerato immutabile, e la Luna, le stelle e i pianeti erano ritenuti
puri. Da essi ci si aspettava un comportamento privo di contraddizioni, proprio come
quello dei monaci in un monastero. Era lecito discutere sul fenomeno appena visto?
N il tempo e n la cultura sono forze che piegano gli uomini ad un dato
conformismo, ma in ogni luogo ed epoca ci sono anche coloro che privilegiano la
verit e che registrano fedelmente i fatti.
Si tratter di un prodigio portatore di disgrazie? Sar il caso di informare lo storico
del monastero? Sar stata un'apparizione del maligno? Lo storico di Canterbury,
fratello Gervaso, considerato oggi un cronista molto attendibile negli avvenimenti
politico e culturali del suo tempo. Ecco il resoconto della sua testimonianza oculare:
"La Luna crescente splendeva e, come normale in questa fase, aveva la gobba a
ponente. Improvvisamente, la parte superiore si stacc in due e dal centro della
frattura scatur una fiammata immensa, lanciando tutt'intorno a notevole distanza
vampate di materia infuocata. Dopo questo fenomeno, lo spicchio assunse un colore
nerastro da un capo all'altro per tutta la sua lunghezza."
Gervaso raccolse i racconti di tutti i testimoni oculari, nessuno escluso, e se li annot.
Questa lettera di Gervaso consent agli astronomi, otto secoli dopo, di tentare una
ricostruzione del fenomeno. Pu darsi che duecento anni prima che ci descrivesse i
racconti di Canterbury, cinque monaci abbiano assistito ad un avvenimento ancora
pi straordinario di quello descritto nei racconti.
Se un corpo oscuro vagante nello spazio colpisse la Luna, questa subirebbe un forte
sussulto con conseguenti vibrazioni, lentamente le vibrazioni cesserebbero, ma
ottocento anni non sarebbero certo sufficienti. Per esempio, sta tremando ancora oggi
per la collisione di allora? Gli astronauti delle missioni Apollo hanno piazzato sulla
Luna alcune serie di specchi focali. Specchi di altro tipo, ideati da scienziati francesi,
sono stati messi in opera dalle sonde sovietiche Lunakhod. Con questo sistema si pu
misurare il tempo che impiega un raggio laser, proiettato dalla Terra, a raggiungere la
Luna e tornare indietro. All'Osservatorio Mc Donald, dell'Universit del Texas,
stanno approntando un raggio laser che verr diretto sugli specchi che sono sulla

Luna a una distanza di 380000 chilometri. Moltiplicando il tempo impiegato a


compiere il percorso per la velocit della luce si ottiene la distanza dalla Terra del
punto colpito sulla Luna con una approssimazione che va dai 7 ai 10 centimetri.
Eseguendo queste misurazioni per alcuni anni, si pu stabilire anche la minima
oscillazione nel moto lunare. Le possibilit di errore sono una su un milione. Il
risultato che, effettivamente, la Luna ha una leggera oscillazione, come se fosse
stata colpita meno di mille anni fa da un asteroide. Quindi, nell'era dei voli spaziali, la
tecnica potrebbe avere confermato fisicamente il resoconto lasciato nel XII secolo da
un monaco di Canterbury.
Se ottocento anni fa, un grande asteroide colp la Luna, oggi il cratere dovrebbe
essere ancora evidente, circondato da formazioni radiali luminose e dovrebbe, tuttora,
sollevare polvere a causa della collisione. Sulla Luna le formazioni radiali vengono
erose in miliardi di anni non in centinaia e un cratere a raggiera luminosa,
relativamente recente, c' veramente e si chiama Giordano Bruno. Si trova
esattamente nella regione lunare dove, nel 1178 fu registrata l'esplosione di cui si
detto.
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Tutta l'evoluzione della Luna una storia di catastrofi. Quattro miliardi e mezzo di
anni fa, essa inizi a formarsi dall'aggregazione di corpi interplanetari e su tutta la sua
superficie si andavano creando dei crateri. L'energia che si liberava favor la fusione
della crosta. Quando la maggior parte dei detriti interplanetari ebbe finito di
agglomerarsi, la superficie della Luna si raffredd. Ma, circa tre miliardi e novecento
milioni di anni fa, la Luna fu colpita da un grande asteroide. L'impatto provoc
un'onda d'urto che tolse nuovamente una parte della superficie, il terreno che ne
risult diede origine ad uno dei mari asciutti della Luna.
Collisioni pi recenti hanno provocato crateri a formazione radiale minore, che sono
stati chiamati Eratostene e Copernico. i lineamenti della Luna cos familiari sono la
testimonianza di antiche collisioni.
La maggior parte degli asteroidi originari sparirono nell'accorparsi per formare la
Luna e i pianeti, molti orbitano ancora attorno al Sole nella cosiddetta fascia degli
asteroidi. Altri, quasi frantumati dalle correnti gravitazionali e da collisioni con altri
asteroidi, sono stati catturati da pianeti, come nel caso di Phobos, uno dei satelliti di
Marte, o di Amaltea, satellite di Giove.
Subito dopo la fascia degli asteroidi ci sono gli anelli di Saturno, formati da milioni

di piccole lune orbitanti. Pu anche darsi che gli anelli di Saturno siano una luna, la
cui formazione fu impedita dall'attrazione del pianeta stessa, potrebbero anche essere
i resti di una luna che vagava troppo vicina a Saturno e fu frantumata dalla sua forza
di attrazione. In ogni caso un fenomeno affascinante. Anche Giove ha un sistema di
anelli scoperto da poco e che dalla Terra non si vede.
Esiste una teoria secondo la quale, recentemente, ci sarebbero state delle grandi
collisioni nel Sistema Solare. La teoria fu avanzata da uno psichiatra di nome Manuel
Valikoski nel 1950. Egli sostiene che un corpo, una massa planetaria, da lui chiamata
cometa, si sarebbe, in qualche modo, creata nel sistema di Giove; ma, non ci dice
esattamente come si sia creata. In ogni caso, comunque sia nata, egli ipotizza che
3500 anni fa si siano registrati, ripetutamente, incontri ravvicinati con Marte e col
sistema Terra-Luna. Il tutto concilierebbe con spettacolari conseguenze bibliche,
come l'apertura del Mar Rosso, che permise a Mos e agli ebrei di fuggire all'esercito
del faraone che li inseguiva, o come l'arresto della rotazione della Terra, quando
Giosu ordin al Sole di fermarsi durante la battaglia di Sabalom. Nello stesso
periodo, Valikoski immagin vaste eruzioni e inondazioni vulcaniche su tutta la Terra.
Dopo, ha ipotizzato che questa cometa sia entrata in un'orbita stabile e quasi
perfettamente circolare, interessando il pianeta Venere.
Ebbene, queste idee sono, quasi sicuramente, sbagliate. Nessuno contesta che nel
sistema planetario esistano delle collisioni, abbiamo visto delle prove, dei frammenti
causati da collisioni attraverso tutto il Sistema Solare, il problema un altro. Se
riproduciamo in scala ridotta il Sistema Solare, impossibile avere allo stesso tempo
la grandezza dei pianeti e la grandezza delle loro orbite sulla stessa scala, i pianeti
sarebbero troppo piccoli e non si vedrebbero. Se i pianeti fossero in scala con le
orbite sarebbero come granelli di polvere, e allora sarebbe pi facile capire che una
cometa, che entrasse nel Sistema Solare interno, avrebbe ben poche probabilit di
collisione con un pianeta durante poche migliaia di anni. Anche se la cometa entrasse
nel Sistema Solare non potrebbe in alcun modo fermare la rotazione della Terra.
Inoltre, non ci sono tracce geologiche di eruzione vulcanica, avvenuta 3500 anni fa, e
oltretutto gli astronomi babilonesi osservarono Venere nella sua attuale orbita stabile,
molto prima che Valikoski avanzasse la sua teoria. Ci sono molte ipotesi nella scienza
che si svelano sbagliate, il che perfettamente normale perch la strada per arrivare
a quelle giuste.
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A lunga distanza, Venere ha un aspetto tranquillo. Le sue nubi sono la sede di un

grande oceano di aria, dello spessore di circa 100 chilometri, e composto


prevalentemente di anidride carbonica. Si scoperto che le nubi non sono formate di
acqua, ma da una soluzione concentrata di acido solforico. Le nubi hanno un colore
giallastro per via dello zolfo. Man mano che si scende nelle nubi, aumenta la quantit
di solfuro di zolfo, un gas molto tossico. La pressione cos forte che le prime sonde
Venera sono state schiacciate come barattoli dal peso dell'atmosfera.
Al di sotto delle nubi, in un'aria densa e chiara, c' una luce come sulla Terra in un
giorno di cielo coperto, ma l'atmosfera cos spessa che il terreno sottostante appare
tremante come se fosse visto attraverso l'acqua. Qui sotto la pressione atmosferica
90 volte superiore a quella sulla Terra. La temperatura di 300 gradi centigradi. un
mondo caratterizzato da un calore terribile, da una pressione che schiaccia, da gas
sulfurei e da un desolato paesaggio rossastro.
Lungi dall'essere quel paradiso che in passato si pensava, Venere il pianeta del
nostro Sistema Solare che pi somiglia all'inferno. Venera 9 stato il primo veicolo
spaziale nella storia dell'umanit a inviarci delle fotografie di Venere. Ha scoperto
delle rocce erose in modo strano, probabilmente dai gas corrosivi o forse perch la
temperatura talmente alta che le ha parzialmente fuse facendole fluire liberamente.
Le sonde spaziali della serie Venera, con i loro circuiti elettronici bruciati da tempo, si
stanno lentamente corrodendo sulla superficie del pianeta. Sono i primi veicoli
spaziali che, inviati dalla Terra, sono rimasti su un altro pianeta.
soggetto all'effetto serra. La sua spessa atmosfera lascia passare i raggi visibili del
Sole, ma non lascia uscire i raggi infrarossi irradiati dalla superficie del pianeta,
cosicch la temperatura del pianeta aumenta finch la luce infrarossa riesce a farsi
strada verso lo spazio. In una fornace del genere molto improbabile che esistano
forme di vita, sia pure di creature diversissime da noi. L'inferno di Venere in molto
contrasto con l'ambiente relativamente paradisiaco del suo vicino, il nostro piccolo
pianeta Terra. Qui, l'atmosfera 90 volte pi rarefatta, l'anidride carbonica e il vapor
acqueo creano un effetto serra molto modesto, che riscalda il suolo al di sopra del
punto di congelamento dell'acqua.
La Terra ai nostri occhi il posto pi bello che conosciamo, ma questa bellezza
soggetta a cambiamenti, a volte cambiamenti lenti e quasi impercettibili, a volte
cambiamenti improvvisi e violenti.
Nel cosmo non si pu sfuggire ai cambiamenti. La sfinge, dalla testa umana e dal
corpo di leone, si costruita pi di 550 anni fa. La sua faccia, un tempo, era

espressiva, vispa e perfetta; ma, ora la faccia rovinata, deturpata dalle tempeste di
sabbia di millenni, dalle piogge. A New York city c' un obelisco chiamato l'ago di
Cleopatra, venuto dall'Egitto. In poco pi di un secolo di permanenza nel Central
Park di New York, le scritte scolpite sull'obelisco sono state cancellate quasi
completamente, e non dalla sabbia o dall'acqua, bens dallo smog e dall'inquinamento
industriale. Sulla Terra, l'erosione pu distruggere catene di montagne nel giro di
milioni di anni, i piccoli crateri provocati dai meteoriti nel giro di un centinaio di
migliaia di anni, le opere costruite dall'uomo nel giro di migliaia o decine di migliaia
di anni.
A questi processi lenti si aggiungono le catastrofi, rare. Tutti questi processi lenti
possono, con il passare del tempo, rimodellare completamente il paesaggio. Ma,
anche le catastrofi possono essere causate dall'uomo. La indiscriminata distruzione
della vegetazione pu alterare le caratteristiche climatiche di un'intera regione. La
Terra ha bisogno di meccanismi per neutralizzare le sostanze tossiche nel suo sistema,
ma questi meccanismi possono funzionare fino a un certo tempo, oltre il quale essi si
arrestano. E, allora il disastro diventa irreversibile.
La nostra generazione deve scegliere a cosa mantenere veramente, o ai profitti
immediati o alla possibilit futura di continuare a vivere su questa nostra casa
planetaria. Il nostro non un mondo che possiamo perdere, non siamo ancora
abbastanza bravi da progettarci un altro pianeta. Se da un altro mondo arrivasse un
visitatore cosa ne penserebbe del nostro modo di gestire il nostro pianeta Terra?

12. Marte, il pianeta rosso


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Un marziano. Perch si fanno tante ipotesi e ci si arrovella la fantasia proprio su un
marziano? Il fatto che Marte, a prima vista, molto simile alla Terra ed essendo il
pianeta pi vicino a noi possiamo vederne la superficie. Marte ha le calotte polari
ghiacciate, nubi in movimento, mutamenti di stagione e perfino il giorno di 24 ore,
facile la tentazione di pensare che sia abitato.
Ma i nostri pensieri pi illusori su Marte si sono dimostrati errati, e cos alcuni sono

passati all'estremo opposto concludendo che Marte sia privo del tutto di interesse.
Ma, la realt che Marte un pianeta stupefacente, e le prospettive che ci fa
intravedere sono pi avvincenti dell'apprensione che ha provocato in noi nel passato.
La visione pi impressionante di Marte l'ha data H.G. Wells nel 1897 nel suo libro
"La guerra dei mondi". Descrisse:
"Nessuno, alla fine del XIX secolo, avrebbe creduto che il nostro mondo fosse
osservato con attenzione e da vicino da intelligenze superiore a quella dell'uomo e,
tuttavia, altrettanto mortali. Mentre l'umanit era impegnata nelle sue svariate
occupazioni, c'era chi la osservava e la studiava con la stessa attenzione con cui un
nostro scienziato al microscopio studia le creature che brulicano e si moltiplicano in
una goccia d'acqua. Con fede e compiacimento gli uomini andavano e venivano per
tutto il globo immersi nei loro piccoli problemi, e veramente certi del loro dominio
sulla materia. Nessuno pensava agli altri mondi nello spazio, pi antichi del nostro,
come fonte di pericolo per l'umanit, alcuni prendevano in considerazione solo per
rifiutare l'idea che la vita su di essi fosse impossibile o improbabile."
curioso ripensare a certi modi di pensare di quei tempi ormai finiti, al massimo i
terrestri vi riuscivano a immaginare che su Marte ci fossero altri uomini non inferiori
a loro e pronti a dare il benvenuto a qualunque spedizione arrivata l.
Il romanzo di Wells fece presa con la fantasia popolare, in quella tarda epoca
vittoriana. Era il tempo in cui l'automobile era una novit e il ritmo della vita veniva
stabilito, in larga parte, dalla velocit del cavallo. E, Wells diede sfogo alla sua
fantasia interplanetaria con navi spaziali, pistole a raggi mortali, ecc. Era una visione
originale e certamente inquietante. I marziani di Wells non erano solo variazioni in
tono minore del tema umano, ma piuttosto il prodotto evolutivo di un ambiente
completamente estraneo al nostro.
Quarant'anni dopo, questo racconto fantastico riusc ancora a terrorizzare milioni di
persone in un'America, che temeva l'imminente seconda guerra mondiale, quando fu
trasmesso in una edizione radiofonica da Orson Wells.
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Qualche anno prima della pubblicazione della "Guerra dei Mondi" un ricco signore di
Boston di nome Percival Lowell aveva costruito una visione totalmente diversa dei
marziani. I marziani di Wells erano stati, per l'autore, un mezzo per analizzare la
societ a lui contemporanea attraverso occhi extraterrestri. Ma i marziani di Percival
Lowell erano, secondo lui, assolutamente realistici.

Lowell si era occupato di astronomia quando era giovane, poi frequent l'Universit
di Harvard, ebbe un incarico semiufficiale di carattere diplomatico in Corea e, per il
resto, si impegn nei soliti compiti comuni ai benestanti del suo tempo. Ma, la grande
passione della sua vita era il pianeta Marte. Lowell fu letteralmente entusiasmato
dall'annuncio dato nel 1877 dall'astronomo italiano Giovanni Schiapparelli
sull'esistenza di canali sulla superficie di Marte.
Durante un passaggio ravvicinato di Marte alla Terra, Schiapparelli aveva osservato
una rete assai intricata di linee singole e doppie che si intrecciavano sulle zone
brillanti del pianeta. Ora, i canali possono essere sia artificiali che naturali, ma poich
questa parola fu tradotta in inglese con un termine preciso, canal, ci diede alla
parola stessa un significato diverso, implicante l'intervento di un'intelligenza. Nel
1892, poich la vista gli andava calando, Schiapparelli annot che doveva
abbandonare le osservazioni di Marte.
Allora, Lowell decise di continuare lui il lavoro. Cerc un punto di osservazione
ottimale, non disturbato dalle nuvole o dalle luci di una citt e caratterizzato da un
buon seeing. Seeing il termine che usano gli astronomi per indicare un'atmosfera
stabile, attraverso la quale il tremolio di un immagine vista al telescopio ridotta a
poco. Lowell costru il suo Osservatorio molto lontano da casa sua, sulla Mars Hill,
Collina di Marte, a Flagstaff, nell'Arizona. Lowell disegn alcuni schizzi dei tratti
superficiali di Marte e, in particolare, dei canali, che lo appassionavano moltissimo.
Le osservazioni di questo genere non sono facili, comportano lunghe ore al
telescopio, nel freddo pungente del primo mattino. Il pi delle volte il seeing
pessimo e quando cos, l'immagine di Marte appare confusa, distorta. Ma, ogni
tanto l'immagine netta, allora che bisogna guardare con attenzione e schizzare
sulla carta.
Lowell era convinto che quella che vedeva era un enorme rete a forma di globo
formata da grandi canali di irrigazione, che portavano le acque prodotte dallo
scioglimento delle calotte polari agli assetati abitanti delle citt equatoriali. Quindi,
pensava che il pianeta fosse abitato da una razza pi antica e pi saggia della nostra e,
forse, anche molto diversa. Era convinto che il mutare delle stagioni nelle zone scure
fosse dovuto alla crescita e all'appassire della vegetazione; insomma, era convinto
che Marte fosse uguale alla Terra.
I marziani di Lowell erano una razza in estinzione, le loro citt, un tempo grandiose,
erano ridotte a rovine. Lowell pensava che il clima di Marte stesse cambiando e la
sua acqua, cos preziosa, si stesse disperdendo nello spazio e il pianeta si stesse

trasformando in un deserto. I canali, egli, quindi, pens, erano l'ultimo disperato


espediente per conservare le poche acque rimaste. Ma, le loro tecniche anche se
molto pi avanzate delle nostre, erano inadeguate ad arrestare la catastrofe planetaria.
La pi seria confutazione contemporanea alle teorie di Lowell giunse da una fonte
inaspettata, il biologo Alfred Russell Wallace, scopritore insieme a Darwin
dell'evoluzione per selezione naturale. Wallace invoc con ragione che su Marte l'aria
era troppo fredda e rarefatta per consentire la presenza di acqua. Scrisse: "E solo una
razza di esseri folli avrebbe costruito dei canali in condizioni simili."
I marziani di Lowell erano benevoli ed ottimisti, molto diversi da quelli malvagi e
minacciosi descritti da H.G.Wells e da Orson Wells nella "Guerra dei Mondi". Se su
Marte esistesse veramente una rete di canali indicata da Lowell, la conclusione che su
quel pianeta c' vita intelligente potrebbe diventare inconfutabile. Ma, su Marte non
esiste una rete di canali, le nostre sonde spaziali, automatiche hanno studiato Marte in
modo mille volte pi dettagliato delle osservazioni fatte da Lowell col suo telescopio.
La domanda non era se i canali di Marte fossero il prodotto di una intelligenza,
l'unica domanda era, da quale parte del telescopio si trovasse l'intelligenza. Di fronte
a delle forti emozioni, siamo incrini a ingannare noi stessi.
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Eppure, anche senza i canali, l'esplorazione di Marte evoca in noi un grande interesse.
Si vedono sulla sua superficie molti crateri, provocati da collisioni, valli, vari strati
geologici, complessi di nubi, ma niente canali. Molti ipotizzano la presenza di acqua,
valli percorse anticamente da fiumi si aprono la strada fra i crateri. C' una valle
lunga mille chilometri e un'et di un miliardo di anni. C' da chiedersi se la vita sia
mai potuto nascere nelle acque di questi grandi fiumi. Su Marte ci deve essere stata
un'epoca in cui la vita sia esistita. Altrettanto antica la Valle del Mariner, se si
trovasse sulla Terra andrebbe da New York a Los Angeles. Frane e smottamenti
cadono nel fondo valle, qui i venti sollevano le particelle creando immense nubi di
sabbia, ovunque su Marte ci sono forti venti. Spesso i crateri presentano lunghe
strisce di materiale chiaro o scuro create dai venti. I venti devono essere molto forti,
rasentano talvolta la met della velocit del suono. Altre figure curiose sono le
piramidi, forse si tratta solo di montagne create dalla forza dei venti, ma potrebbe
anche trattarsi di qualcos'altro. Il vulcano pi grande, finora conosciuto, del Sistema
Solare il monte Olimpo. La superficie di Marte ha la stessa grandezza di tutta la
terraferma del nostro pianeta, quindi l'esplorazione di questo pianeta richieder molto
tempo.

L'unico canale di Lowell che ha in qualche modo riscontro reale la Valle del
Mariner, lunga 5000 chilometri. Comunque, abbiamo inviato sul pianeta delle
nostre sonde automatiche, Viking I e Viking II. Il problema era dove farle scendere.
Sapevamo che i vulcani della regione di Tarsis erano troppo alti e che l'atmosfera
troppo rarefatta avrebbe reso inutile l'azione dei paracadute. La grande Valle del
Mariner era troppo accidentata, le calotte polari erano troppo fredde perch l'impianto
a energia nucleare si mantenesse abbastanza caldo.
Insomma, i posti pi indicati erano o troppo alti o troppo morbidi o troppo
accidentati. La nostra preoccupazione era la sicurezza del luogo di atterraggio. Alla
fine furono scelti due posti, uno chiamato Utopia per il Viking II, e l'altro, distante dal
primo 8000 chilometri non lontano dalla confluenza di quattro grandi canali per il
Viking I, chiamato Crise. Cos, il 20 giugno 1976, Viking I si pos nella pianura di
Crise. Dopo un letargo di un anno, il tempo del suo viaggio interplanetario, il Viking I
si pos su un altro mondo, Marte. La prima cosa che fece chiam casa per avvertire
che era arrivato bene. Poi, cominci a darsi da fare. Sond i venti di Marte, l'aria, il
terreno e, infine, diede un'occhiata all'ambiente nuovo e sconosciuto.
Il primo compito fotografico di Viking I era di riprendere il proprio piede, nel caso
che fosse stato investito dalle sabbie mobili volevamo delle informazioni. Il Viking
invi la sua fotografia in una successione di linee verticali. Il paesaggio ripreso dalle
telecamere presenti sul Viking rivelavano un paesaggio non estraneo desolato di
pietre, cose familiari anche qui sulla Terra. Scoprimmo che su Marte, l'aria ha una
densit inferiore all'uno per cento rispetto alla nostra ed composta, prevalentemente,
di anidride carbonica. Ci sono anche piccole quantit di azoto, argon, acqua e
ossigeno, inoltre l'ozono quasi assente cosicch la superficie non protetta dai raggi
ultravioletti del Sole, come sulla Terra. Di notte, la temperatura arriva ai 100 gradi
sotto lo zero, nell'inverno la superficie ricoperta da un sottile strato di ghiaccio.
Le scoperte del Viking hanno rivoluzionato le nostre nozioni su questo mondo.
Studiavamo con attenzione ogni fotografia che la sonda ci inviava, ma non c'era
nessuna traccia dei canali e nessuna forma di vita. Per la maggior parte della sua
storia, la nostra Terra stata popolata da microbi e non da esseri abbastanza grandi da
essere visti. probabile che per Marte accada la stessa cosa.
Le sonde Viking sono delle macchine progettate e attrezzate in modo superbo. In tutti
e due i punti di atterraggio delle sonde, Crise e Utopia, abbiamo cominciato a scavare
le sabbie di Marte. Il braccio automatico delle sonde preleva del terreno e lo setaccia
depositandolo in vari recipienti. Poi, i campioni vengono sottoposti a cinque analisi,

due sulla composizione chimica del terreno e tre per la ricerca di forme di vita.
Gli esperimenti biologici dei Viking rappresentano il primo tentativo pionieristico alla
ricerca della vita su un altro pianeta. I risultati sono allettanti, inquietanti,
provocatori, stimolanti. Due dei tre esperimenti di microbiologia dei Viking sembrano
avere approdato a risultati positivi. Nel primo accade che mischiando campioni del
terreno di Marte con un miscuglio di rancio terrestre, qualcosa che nel terreno
scompone le sostanze del miscuglio, come se nel terreno di Marte ci fossero piccoli
microbi, i quali metabolizzano il miscuglio terrestre. Nel secondo quando alcuni gas
terrestri vengono mescolati con il terreno di Marte, sembra che intervenga un
qualcosa che combina chimicamente il gas con il terreno, come se esistessero dei
microbi marziani capaci di sintetizzare la terra organica dai gas dell'atmosfera. Ma, la
situazione complessa, Marte non la Terra. Come l'esperienza di Percival Lowell ci
ha insegnato, siamo soggetti a commettere errori. Pu essere che i raggi ultravioletti
del Sole colpiscano la superficie di Marte e provochino una reazione chimica che
dissipa i cibi. Pu essere che nel suolo marziano esista qualche catalizzatore che
riesce a combinare i gas atmosferici col suolo stesso trasformandoli in molecole
organiche. Le sabbie rosse di Marte sono state prelevate sette volte nei due punti di
atterraggio, distanti tra di loro come Boston e Baghdad. Questo faceva pensare che le
analisi potevano essere valide per tutto il pianeta. Ma, si tratta di vita o solo di
processo chimico del suolo?
Studi recenti hanno fatto pensare che una specie di creta presente su Marte funzioni
da catalizzatore per accelerare, in assenza di vita, delle reazioni chimiche, che
sovvengono tra le manifestazioni della vita. Pu darsi che nella storia primordiale
della Terra, prima della vita, ci fossero dei piccoli cicli chimici, che avvengono nel
suolo. Qualcosa come la fotosintesi e la respirazione, che si sarebbero poi incorporate
nella biologia una volta comparsa la vita.
Su tutta la Terra, la vita fatta della stessa mescolanza di atomi, in qualche altro
pianeta pu darsi che eventuali esseri viventi siano molto diversi da noi. Ma, io penso
che le eventuali forme di vita siano costituite per lo pi dagli stessi atomi
preponderanti qui da noi e, forse, dalle stesse grandi molecole.
Talvolta, si sente parlare di possibili forme di vita, nelle quali il silicio sostituisce il
carbonio o l'ammoniaca liquida sostituisce l'acqua. Ma, con la temperatura che c' su
Marte non appare possibile l'esistenza di molecole a base di silicio, capaci di portare
il codice genetico. Inoltre, l'ammoniaca allo stato liquido solo sotto forti pressioni e
a basse temperature.

Ma, c' un altro modo per ricercare la vita su Marte. Una delle cose che il Viking non
pu fare quella di muoversi. Quello che ci servirebbe un veicolo di tipo
fuoristrada attrezzato per esperimenti di biologia e di chimica organica, capace di
scegliere un posto sicuro, ma insignificante, e poi raggiungere posti interessanti.
Questo veicolo fuoristrada stato progettato dall'Istituto Politecnico Lessinger, ed ha
una lunga lista di cose stupide che non deve fare. Il fuoristrada marziano non ha il
tempo di chiedere se pu affrontare una scarpata troppo ripida, le onde radio
viaggiano alla velocit della luce e impiegano circa 20 minuti per raggiungere la
Terra e tornare, in attesa della risposta il veicolo avrebbe avuto il tempo di cadere in
fondo a un burrone. Insomma, deve essere un fuoristrada intelligente e
attrezzatissimo, che potrebbe fornirci tante scoperte nuove.
Solo 80 anni fa, tutto quello che riuscivamo a fare era di vedere la piccola immagine
tremolante di Marte brillare attraverso un telescopio in Arizona. Ora, i nostri
strumenti si sono realmente posati sul pianeta. I Viking sono eredit di H. Durrell,
Percival Lowell, Robert Goddard. La scienza un'attivit basata sulla collaborazione
e abbraccia tutte le generazioni. Quando essa ci consente di intravedere il lontano
confine di qualche nuovo orizzonte, ci ricordiamo di quelli che hanno aperto la strada
e lavoriamo anche in loro nome. Su ogni Viking c' un puntino microscopico, sul
quale sono scritti i nomi di quelle persone, uomini e donne, alle quali va il merito
degli splendidi successi delle sonde.
Uno di questi nomi appartiene ad un amico, un microbiologo che si chiama Walter
Fischner, che stato il primo ad ideare uno strumento per l'osservazione dei microbi
in un altro mondo. I suoi amici l'hanno chiamata la trappola di Walter, conteneva un
liquido nutritivo che andava poi mescolato con un po' del terreno di Marte, cos se i
microbi avessero gradito il miscuglio si sarebbero sviluppati in quel liquido
intorbidendolo. La trappola di Walter fu scelta per andare su Marte coi Viking, ma la
NASA, a causa di tagli al bilancio, fu costretta a rinunciare allo strumento per motivi
di economicit. Per Fischner fu un colpo terribile, perch aveva lavorato su quel
progetto per 12 anni, altri si sarebbero dimessi dal progetto, ma Fischner amava il suo
lavoro. Decise, cos, di studiare varie zone della Terra che hanno caratteristiche pi
simili a Marte, le aride valli dell'Antartide, per lungo tempo ritenute prive di forme di
vita. Fischner era convinto che fosse riuscito a scoprire la presenza di microbi in
queste aride distese polari, l'ipotesi della vita su Marte si sarebbe rafforzata.
Alla fine del novembre del 1973, Fischner and in una valle remota tra i monti Artat,
nell'Antartico. Prepar una serie di contenitori biologici nella versione semplificat

degli esperimenti microbiologici effettuati dai Viking. Il due di dicembre part dal
campo base per andare a prendere alcuni contenitori e non fece pi ritorno. Si era
inoltrato in una certa zona, probabilmente scivol sul ghiaccio precipitando per pi di
cento metri. Forse, qualcosa aveva attirato la sua attenzione. L'ultima annotazione del
suo quaderno stata: "Ritirata la stazione n.2.0.2, ore 22.30; temperatura al suolo -10
gradi; temperatura dell'aria -16 gradi."
In seguito, alcuni di quei campioni furono recuperati e due colleghi di Fischner
scoprirono che in quella valle dell'Antartico la vita effettivamente esiste, una vita
molto pi tenace di quanto potessi immaginare. Questo fatto potrebbe rivelarsi molto
importante per la futura esplorazione di Marte. Arriver un giorno in cui Marte sar
esplorato completamente, e noi come dovremo comportarci.
Se c' effettivamente vita una cosa non dovremo fare di sicuro: disturbarla, perch in
quel caso Marte apparterrebbe ai marziani anche se fossero solo microbi. Ma,
supponiamo, invece, che vita non ce ne sia. Saremmo in qualche modo capaci di
viverci, di rendere Marte abitabile come la Terra?
Ma ci sono dei problemi non semplici da risolvere. C' troppo poco ossigeno, manca
del tutto l'acqua. Ma, potremmo ovviare a questi inconvenienti se riuscissimo a
produrre pi aria. Con una maggiore pressione atmosferica si potrebbe avere
dell'acqua, con pi ossigeno renderemo l'atmosfera respirabile e si formerebbe
dell'ozono che proteggerebbe la superficie dall'effetto di raggi ultravioletti. Le prove
di una passata presenza dell'acqua fa pensare che un tempo Marte avesse
un'atmosfera pi densa, e questa non pu essersi dispersa nello spazio, da qualche
parte deve trovarsi. Sicuramente, ce n' sotto la superficie ghiacciata e in quantit
maggiori nelle calotte polari. Per fare evaporare le calotte polari dovremmo
riscaldarle, preferibilmente coprendole con qualcosa di scuro per assorbire pi luce
solare. Questo qualcosa dovrebbe costare anche poco e capace di riprodursi, ebbene
questo qualcosa esiste e si chiama pianta. Dovremmo creare delle piante scure capaci
di sopravvivere nell'ambiente di Marte. Queste piante potrebbero essere seminate
nelle vastissime calotte polari di Marte e darebbero inizio al processo di
trasformazione di Marte. Poi, potremmo decidere di trasportare l'acqua ottenuta dallo
scioglimento delle calotte polari in regioni equatoriali pi calde costruendo dei canali.
Gli uomini potranno rendere abitabile Marte: i marziani saremo noi.