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PITAGORA E LA CASA DEI MISTERI

La casa di Metaponto dove il grande filosofo visse i suoi ultimi


anni divenne un tempio dopo la sua morte. Quali riti segreti vi
si celebravano? E quali rapporti avevano con antichi culti
sciamanici?

E quasi banale dire che Pitagora sia una delle personalit pi influenti e al tempo stesso
pi misteriose della storia. Filosofo, scienziato, educatore, uomo carismatico, leader
politico e religioso, guru e sciamano, tutte queste categorie interpretative sono state
utilizzate, pi o meno a proposito, per decifrare questa complessa figura. I resoconti
biografici che ci restano si mescolano a narrazioni cosiddette leggendarie. In questa sede,
fra gli strati di storie e rielaborazioni che si sono accumulati, vogliamo sezionare quelli che
accostano il filosofo e la comunit da lui fondata a pratiche di tipo misterico e definizione
da usare con cautela - sciamanico.
Cominceremo dalla fine. Se la vita del filosofo di Samo intessuta di elementi favolistici,
non meno lo la morte. Dopo aver vissuto in Magna Grecia, a Crotone, citt a cui leg le
proprie vicende personali e la sua attivit di maestro filosofo, fu costretto a lasciare la
polis in seguito a una ribellione capeggiata dallaristocratico Cilone, divenuto avversario di
Pitagora dopo il rifiuto del filosofo ad accoglierlo come discepolo (ma le motivazioni
storiche delle ribellioni antipitagoriche sono ovviamente pi complesse). Le fonti antiche
non concordano, ma sembra verosimile che Pitagora si sia rifugiato in unaltra colonia
greca, Metaponto. Qui, secondo alcune versioni, si sarebbe lasciato morire, dopo essersi
rifugiato nel santuario delle Muse, e aver trascorso quaranta giorni senza toccare cibo. In
altre narrazioni, invece, si fa cenno a una fine meno tragica: a Metaponto Pitagora
avrebbe invece vissuto gli ultimi anni della sua esistenza. Qui il filosofo samio divenne
oggetto di culto e venerazione anche dopo la sua morte. Cos ci dicono Giamblico e
Diogene Laerzio, che scrivono nel III secolo d.C:
E i Metapontini, che serbarono memoria di Pitagora ancora dopo la sua morte, fecero
della sua casa un santuario di Demetra e del vicolo in cui abitava un santuario delle
Muse. La menzione di unabitazione di Pitagora lascia dunque supporre che il nostro
ebbe modo di trascorrere un po della sua vita nella nuova residenza, prima di morire.
Perch la casa di Pitagora divenne proprio un tempio di Demetra? O meglio, perch i
Metapontini mettevano in relazione lo hieron di Demetra con la residenza di Pitagora nella
loro citt?
Il collegamento con le Muse ben attestato, nel pitagorismo: Mnemosyne e le sue figlie
erano divinit guida di Pitagora e incarnavano le varie declinazioni dellingegno, di cui la
Memoria era la facolt principale. Memoria parafrasando il filosofo Empedocle - come
capacit di estendere le forze della mente oltre il limite fisico della vita umana e, nella
teoria della reincarnazione a lui attribuita, come processo di ri-memorazione delle proprie
origini e delle vite precedenti. Mnemosyne guidava anche gli iniziati nel loro viaggio
oltremondano, come ci attestano le lamine auree rinvenute in varie sepolture antiche (vedi
Fenix n.): la Memoria garantiva la consapevolezza delle origini divine dellanima dei
mystai assicurando uno status privilegiato nellAde.
Ma Demetra, in apparenza, non sembra aver svolto un ruolo di rilievo nella tradizione
filosofica relativa al pitagorismo. Eppure le fonti che istituiscono questo collegamento,
riportando quasi meccanicamente il ricordo di una tradizione, fanno forse affiorare uno
strato originario delle dottrine pitagoriche, travisato o mal compreso gi dagli autori antichi.

La discesa nellAde
Questi racconti riguardano una singolare discesa nellAde, spiegata come un inganno
perpetrato da Pitagora.
Ermippo (citato da Diogene Laerzio): (Pitagora) come giunse in Italia si costru una sorta
di piccola camera sotterranea e ordin alla madre di scrivere su una tavoletta gli
avvenimenti, non senza le opportune indicazioni temporali, e poi di inviargliela gi fin
quando non avesse fatto ritorno; cosa che la madre fece. Dopo qualche tempo Pitagora
ritorn alla luce, smagrito e ridotto pelle e ossa; recatosi allassemblea pubblica, afferm
di essere tornato dallAde e per di pi lesse loro lelenco degli avvenimenti verificatisi nel
frattempo. Allora i cittadini, colpiti dalle sue parole, davano in pianti e lamenti, credendo
che Pitagora fosse una divinit, tanto che gli affidarono le donne affinch apprendessero
qualcosa dai suoi insegnamenti. E queste furono chiamate Pitagoriche
Ancora Diogene Laerzio scrive: Ieronimo dice che Pitagora sarebbe disceso nellAde e
avrebbe visto lanima di Esiodo legata a una colonna di bronzo e urlante, e quella di
Omero appesa a un albero e circondata di serpenti, come punizione per ci che entrambi
avevano detto riguardo gli dei; avrebbe anche visto puniti coloro che erano restii a unirsi
alle proprie mogli.
Anche se questa storia risente probabilmente di influssi platonici (nella svalutazione dei
poeti Esiodo e Omero come educatori e teologhi), va rimarcato un particolare interessante:
Pitagora avrebbe fondato la sua dottrina etica e pedagogica su insegnamenti trasmessi
(ricevuti) dopo una catabasi, la discesa nellAde. In altri termini, un viaggio iniziatico viene
posto come principio dellinsegnamento e dellautorit del filosofo. Un viaggio iniziatico
anche allinizio del poema di Parmenide, che riceve da una dea innominata i principi della
sua filosofia.
Dietro i particolari bizzarri del racconto di Ermippo qualche studioso (Burkert) ha ipotizzato
gi in passato il ricordo deformato di rituali iniziatici. Nella figura della madre di Pitagora
pu essere adombrata una madre divina, una divinit femminile affine alla madre degli
dei o proprio a Demetra, la madre legata con la figlia Persefone al principale culto
misterico del mondo greco, ben radicato in Italia meridionale.
Meno rilievo, a quanto mi risulta, stato dato a un altro particolare di questo ipotetico rito
iniziatico/misterico: la scrittura su una tavoletta. In un precedente articolo (Fenix n. ) ho
illustrato come si possano rinvenire tracce di culti oracolari/misterici legati alla scrittura:
nella colonia greca di Olbia, nellattuale Ucraina, i membri di una comunit orfica del V
secolo a.C. praticavano riti di immortalizzazione utilizzando tavolette ossee incise con
formule mistiche.
Nella colonia magnogreca di Thurii gli iniziati di una setta che si autodefinivano katharoi
(i puri), furono sepolti insieme a lamine auree inscritte che descrivono il loro viaggio
nellAde. Nel sepolcro principale, tra i materiali del corredo funerario, fu rinvenuto una
specie di stilo da scrittura. Demetra e Persefone (insieme a Dioniso) sono le divinit sotto
il cui segno si svolge il percorso iniziatico dellanima dei defunti di Thurii. Il criptico testo
inciso su una delle lamine un vero e proprio puzzle, probabilmente decifrabile solo da chi
conosceva il codice, ma una vecchia e suggestiva ipotesi lo legge come una preghiera di
Persefone, rapita nellAde, alla madre Demetra.
Torniamo agli elementi essenziali di questi scenari iniziatici: il viaggio sotterraneo
(dellanima), lincontro con una divinit, la trasmissione e trascrizione di conoscenze
superiori, la morte e la rinascita di un individuo che diventa un eroe (in senso mistico).
Euforbo, la Madre e le incarnazioni
I biografi di Pitagora come Giamblico ci dicono anche che, sotto il segno di Demetra
Pitagora condusse la sua opera di paideia, di educazione delle donne, che erano
ammesse al suo insegnamento.
La Demetra che si intravede in filigrana, nei misteriosi riti a cui si sarebbe sottoposto

Pitagora, sembra essere la Demetra ctonia, in binomio con la figlia Persefone. Una
Demetra identificata, in alcune teogonie (ad esempio, quella del teologo Ferecide di Siro,
vissuto nel VI secolo a.C.) con Ge, la terra madre.
Esistono altri indizi che fanno pensare ad un legame stretto del filosofo con il culto di una
dea madre, indizi che affiorano nel racconto di Eraclide Pontico, citato da Diogene Laerzio,
autore, nel III secolo d.C., di una monumentale opera sulle vite dei filosofi illustri.
Pitagora riguardo a s raccontava che un tempo era stato Etalide, figlio di Hermes [...],
tempo dopo la sua anima pass in Euforbo [...], quando Euforbo mor, la sua anima
trasmigr in Ermotimo[...[, quando Ermotimo mor, divenne Pirro, pescatore di Delo [...], e
quando Pirro mor, divenne Pitagora e si ricordava di tutte le cose prima dette (n.d.a: di
tutte le sue precedenti vite).
Si tratta di un passo famosissimo, che inaugura la leggenda delle varie reincarnazioni di
Pitagora, secondo la dottrina, a lui attribuita, della metempsicosi (o trasmigrazione delle
anime). Senza soffermarsi sulla natura di questa dottrina (spesso travisata, e su cui
torneremo in un prossimo articolo), centriamo l'attenzione su una delle incarnazioni:
Euforbo. Conosciuto come il figlio del troiano Panthoos, sacerdote di Apollo, compare
nell'Iliade, e fu un protagonista della guerra di Troia, durante la quale inferse la prima ferita
mortale a Patroclo, il sodale di Achille. La presenza di questa figura nel ciclo delle
reincarnazioni di Pitagora non facilmente spiegabile, a differenza delle altre. Etalide,
figlio di Hermes, ricevette dal padre il privilegio di conservare memoria sa della sua
esperienza terrena che di quella nell'Aldil. Ermotimo, personaggio forse realmente
esistito, condivide con Pitagora (e altre figure come Aristea di Proconneso) alcuni tratti
sciamanici: la sua anima abbandonava il corpo esanime per una serie di peregrinazioni
in luoghi remoti. Etalide e Ermotimo, dunque, sono avatar congruenti con le caratteristiche
di Pitagora. Euforbo, a prima vista, no (e cos Pirro, il pescatore). C' per una tradizione
alternativa a quella omerica. Un poemetto, di epoca tarda, chiamato Lithik, incentrato
sulle qualit delle pietre, e attribuito a Orfeo, ci descrive un Euforbo differente: giovane di
straordinaria bellezza, cacciatore che vive sul monte Ida, intrattiene rapporti con l'indovino
Eleno dal quale riceve una pietra magica, l'orite, che gli permette di scacciare i serpenti.
Nello stesso tempo, Euforbo rivela a Eleno gli insegnamenti della madre Abarbarea,
conoscitrice dell'arte medica. Abbiamo dunque un Euforbo legato a figure manticosapienziali come la ninfa Abarbarea, e a dimensioni precivilizzate come gli ambienti
selvatici. Si tratta di una figura accostabile al paradigma del divine child frigio, come Attis,
figlio di Cibele: un paredros (compagno) di una dea madre, soggetto a un ciclo di morte e
rinascita. Una memoria dell'originario Euforbo, giovane dio che muore e risorge, potrebbe
essere conservata nella tradizione (Diogene Laerzio) che parla di una frase incisa sullo
scudo dell'Euforbo omerico: Io prima vissi. Lo scudo di Euforbo era conservato nel
tempio di Apollo Didimeo a Mileto. E dunque, un culto locale, di area anatolico-frigia,
sarebbe passato in area ionica, nelle colonie greche dell'Asia Minore, come Samo, la citt
d'origine di Pitgora (Eduardo Federico, Euforbo/Pitagora genealogo dell'anima, in Tra
Orfeo e Pitagora, Atti dei seminari napoletani 1996-1998, Napoli, 2000). Pitagora avrebbe
avuto accesso qui a riti iatromantici articolati sulla figura di un giovane sapiente frigio, figlio
di una Grande Madre, depositario, grazie a questa, di insegnamenti iniziatici sulla vita e
sulla morte.
Camere sotterranee e sciamanesimo
La leggenda della camera sotterranea di Pitagora ha strette analogie con vicende attribuite
a figure liminari del mondo greco, dalle forti connotazioni sciamaniche