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Le sorelle Materassi

Dopo aver volontariamente ignorato tre chiamate e due sms, la prospettiva che inizi un periodo in
stile guerra fredda mi ha indotta a telefonare a mia sorella, se volete chiamatela Maria. L'ho fatto in
un orario in cui solitamente risponde la sua segreteria, sperando potesse bastare. Invece risponde al
secondo squillo, con il suo tono squillante, allegro e ottimista di sempre.
[Anche fisicamente siamo diametralmente opposte, così diverse al primo impatto che poi, a
guardarci bene, siamo assai somiglianti. Per impedire di ascoltare questo genere di commenti, da
quando abbiamo finito di frequentare la stessa scuola media (lei in terza, io in prima), ho tentato di
evitare di frequentarla in pubblico. Non è stato difficile seminarla: pur condividendo i geni,
abbiamo gusti, religioni e interessi talmente diversi da non considerare possibile mettere l'altra a
parte delle proprie scelte e abitudini.]

− Ah, sei tu! Finalmente!


− Sì, scusa, avevo dimenticato il telefono in macchina.
− Sì, lo immaginavo: come tre e cinque settimane fa.
− Davvero? Lo avevo dimenticato.
− Io non dimentico mai nulla.
− Questo lo so bene. Tra l'altro hai sempre la premura di mettere al corrente in maggior
numero di persone che conosci – e delle quali io spesso ignoro l'esistenza – di ogni dettaglio
che mi riguarda.
− Beh, comunque ti ho cercata per dirti cose importanti.

Sì, sì, come no. Allora posso evitare di ascoltare e accendere il pc. Tra dieci minuti la ritroverò
ancora lì.

− … e poi ho saputo che zio Nicola, nonostante fosse stato invitato personalmente da zia Rosa,
alla fine non è andato al pranzo per le nozze d'oro dei cugini di Ferrara...

Ah, interessante questo articolo, ora lo segnalo a Sara, potrebbe servirci per la conferenza stampa
di aprile. Ho dimenticato di dare un'occhiata a Spinoza, rimedio subito.

− Mi ascolti?
− Sì, certo. Come potrei non farlo se sono al telefono con te?
− Ma allora sforzati, almeno, di annuire. Simpatica sei sempre stata simpatica, ma, insomma, a
volte è più divertente parlare da soli...
− Allora, sei hai finito...
− Finito? No, no. Devo dirti quello che mi è successo con il Preside. Roba da non credere...

Ed ecco che parte il valzer delle problematiche vissute intensamente ogni docente di scuola
superiore che si rispetti. A questo punto posso rispondere alle mail di lavoro, almeno alle FAQ.

− … e poi la Gelmini non si rende conto dei tempi. Dimmi tu, se puoi, come posso finire il
programma di quinto con le vacanze di Pasqua e le elezioni...

Ok, come non detto. Ho anche il tempo di rispondere ai pvt e di abbozzare il post per la prossima
settimana.

− … per non parlare poi delle riunioni, proprio adesso che i bambini fanno a turno con la
tosse...
− … ah... già... davvero?
Questa non ci voleva: ora arrivano anche i consigli della pediatra messi a confronto con quelli
delle amiche... Perfetto, potrei passare alla gestione password. Periodicamente, si sa, vanno
modificate. Inserisci nuova password. Fatto. Ripetere. Fatto. Confermi? Uffa, certo che a volte
pure il pc...

− Coooosa?
− Mi sembri sorpresa. Eppure te ne ho già accennato nella nostra ultima telefonata.
− Vuoi dire che mamma ha dato a te quel bellissimo bracciale di oro rosa, già di sua nonna, da
me amato più di ogni cosa al mondo?
− Esatto. Se vuoi, però, posso darti il piatto con il cacciatore della nostra trisavola.
− Mio Dio! Cosa avevo scritto?
− Erba, cosa vuoi dire?
− …
− Erba?
− Scusa devo andare. Ho lasciato le luci dell'auto accese.

Buio assoluto. Non ricordo - che tutto l'oro rosa del mondo sia maledetto per sempre –
assolutamente le associazioni, alla base di ogni nuova scelta, che mi hanno portata alla nuova
password. E una volta cambiata, è difficile aspettarsi che, come dire, per simpatia il vostro pc
accetti la vecchia.
Mi sforzo, caro il mio computer di m****, di mantenere la calma, di non fracassarti al suolo, di non
affogarti nella vaschetta con le paperelle e il mouse, di non farti tornare alle gioie di Vista, ma tu, e
per ora te lo dico con gentilezza, devi farmi accedere alla mia fottuta posta del c****.
Dico, ma non ti era familiare? Direi di sì, l'ho digitata correttamente almeno tre volte al giorno per
un anno. Forza, è anche carina, ammettilo. Letteraria, evocativa, simmetrica. Se fai il bravo la
prossima volta ti trovo un bel palindromo tutto per te. Della lunghezza che preferisci.
E quanto sei fiscale!
Deve essere uomo, il pc deve essere uomo. Non riconosce più la propria donna solo perché ha un
profumo nuovo, un nuovo taglio di capelli. Nonostante l'odore.