Sei sulla pagina 1di 210
Elementi di Calcolo | Vidays iti sono i ss niblcaione pub eaeretradot v tore p vere effetans et et 4 dco ditro pagamento alla Sisk del compenso previ “5. dalla. lege 22 aprile Il n. 633 ovvero dall'ccordo stipulato 6 18 dicembre 2000. Le chad eda male potrango 1 swvenie, per un numero dh pagine eal ie vorume, solo & 8 Prim edizione italiana Giugno 2008 1 Lignoc Editore, St 12, Element! dt CalcotoPaclo Marcellin, Carlo Sbordr Funzioni di una o pid ali 2. Iney ni itferecil 1. Titolo, V 18. - 1 INDICE PREFAZIONE pag NUM RIE LE FUNZIONI REALL Premessa Gili assiomi dei numeri re dei numeri Alcune conseguenze degli assiom reali Cenni di teoria degli insiemi Numeri natural, inter Funzioni e rappresentazione cartesiana Funzioni invertibili. Funzioni monotone Funzioni lineari. Funzione valore assolut Le funzioni potenza, esponenziale, logaritmo Le fui nometrich Luoghi geometrici Il principio di induzione Massimo, minimo, estremo superiore, estremo inferiore I numeri comple Crescita di una popolazione batterica. Decadi mento di sostanze radioattiv MATRICI E DETERMINANTI Ma Operazioni con le matrici Determinant 3 Determinante di una matrice n x n Ma 41 2 45 ts) 34 a 48. 4 SISTEMI LINEARI ni lineari di m equazioni in n incogn troduzione al metodo di Gauss netodo di eliminazione di Gauss teorema di Rouché-Capelli Autovalori sempi di utili le Kirchhoff ¢ flusso di tratfico automobilisti ELEMENT! DI GEOMETRIA ANALITICA DEL PIANO. Lo spazio vettoriale R Prodotto scalare. Ortogonalita fra vetiori, Il piano euclideo Disuguaglianza di Cauchy Schwarz. Disugua L Equazioni della rett Parallelismo e perpendicolarita tra rette del pia dinate Circonferenza, elisse, iperbole, parabola Equazione generale delle coniche LIMITI DI SUCCESSIONI Premessa Definizioni e prime propriet Operazioni con i limiti Forme indeterminate Teoremi di confronto Altre proprietA dei limiti di suo Alcuni limiti notevoli Successioni monotdne. 11 numero Ancora sul numero ¢ LIMITI DI FUNZIONI. FUNZIONI CONTI NUE Premess Definizioni Esempi e proprieta dei limiti di funzioni Funzioni continue Discontinuita Alcuni teoremi sulle funzioni continue COMPLEMENT! AI LIMITI Legame tra limiti di funzioni © limiti di sue Metodo di bisezione per il caleolo delle radici di una equazione TI teorema sulle succession’ monotone Successioni estratte, Il teorema di Bolzano- Weierstrass Il teorema di Weierstrass Continuita delle funzioni monotone e delle CALCOLO DELLE PROBABILITA Calcolo « Ul binomio di Newton Introduzione al concetto di probabilita Eventi e probabilita Distribuzione binomiale Probabilita condizionata Variabili aleatorie Distribuzione di probablith e funzione ibuzione Valor medio ¢ varianza La legge dei grandi numeri 1 44 a 150 152 161 164 7 179 182 185 189 ry 194 195 197 200 Capitolo 9 16. 80, 81 Capit Capito 93, 94, DERIVATE Tasso di accrescimento. Significato meccanico della derivata Definizione di derivata Operazio Derivate delle funzioni composte e delle fun ni con le derivate Derivate delle funzioni elementari gnificato geometrico della derivata. Retta tangente Le funzioni trigonometriche inverse APPLICAZIONI DELLE DERIVATE. STUDIO DI FUNZIONI Massimi e minimi relativi, Teorema di Fermat I teoremi di Rolle ¢ di Lagrange Funzioni crescenti e decrescenti Funzioni convesse e concave 11 teorema di L'Hopital Studio del grafico di una funzione La formula di Taylor FUNZIONI DI PIU VARIABILI Funzioni di due variabili: dominio; rappre Limiti e continu Derivate parziali. Gradiente Derivate successive. Teorema di Schwarz Massimi e minimi relativi Funzioni di tre o pitt variabili reali INTEGRALI DI pINITL Liintegrale definit Prime proprieta. Il teorema della media Definizioni e notazioni 203 208 207 209 1 100. 101 1 106. 107, 08, 109, Proprieta degli tegrali definiti Uniforme continuitS. Teorema di Cantor Integrabilita delle funzioni continue T teoremi della media INTEGRALI INDEFINITI Tl teorema fondamentale del calcolo integrale Primitive. Formula fondamentale det calcolo integrale Liintegrale indefinito Integrazione per decomposizione in somma Integrazione delle funzioni razionali Integrazione per parti Integrazione per sostituzione Caleolo di aree di figure piane Calcolo di yolumi Integral impropri La funzione gaussiana SERIE Serie numeriche Serie a termini non negativi Criteri di convergenza Serie alternate Convergenza assoluta Proprieta commutativa delle Serie di Taylor Cenni sulle serie di Fourier EQUAZIONI DIFFERENZIALL Premessa. Crescita esponenziale Equazioni lineari Teorema di Cauchy pet le equazioni lineari del Equazioni di Bernoulli 290 291 293 204 331 333 341 343 345 348 38 40, 41 . 364 MODELLI MATEMATICI IN DINAMICA DI POPOLAZIONI Crescita di una popolazione isolata Integrazione grafica Diffusione di una infezione 7 Un modello di creseita della popolazione mon diale 78 ELABORAZIONE STATISTICA DI DATI SPERIMENTALI Regressione lineare Media aritmetica, varianza, deviazione standard 386 Il metodo dei minimi quadrati Il coefficiente di correlazione Modelii riconducibili al caso linear Elaborazione di dati di una distribuzione cireo- la 396 Valutazione del volume idrico di un acquifero 396 PREFAZIONE Questo libro trae origine da una precedente esperienza degli autoti Matematica. L’esperienza plu concretizzatasi in un volume ‘i Istituzioni riennale di insegnamento sul testo di Istituzioni e su altri test, nonché le pervenuti dai colleghi che in questi ultimi anni segnalazioni ed i commen hanno sperimentato nei corsi da loro tenuti il volume di Istiuzioni, hanno guidato il progetto del presente testo di Elementi di Calcolo. di ua libro di testo rigoroso nei contenuti ¢, allo stesso tempo, snello € di i dovrebbe facilitare lo studio della facile lettura; cid infa nagi fenti che si avvicinano ai corsi universitari di Matematica con il oncetto) di non essere @ priori in grado di jovalutato quegli s more (0, forse, con il pre indere a fondo l'argomento, Nel contempo, non 2 stato s chi, che desiderano approfon (e talvolta ina I desider di quegli studenti, e non son: dire argomenti appresi a lezione e risultati particolarmente spettatamente) interessanti, Di seguito @ proposto uno schema di collegamento dei principali teo remi (in genere, di esistenza) trattati nel testo; tale sche dare un‘idea al lettore del contenuto culturale di un corso di Mate na dovrebbe contri matica, basato non su di un elenco di formule o affermazioni fini a sé stesse ma su di una serie di argomentazioni logiche tra loro coerenti © conse suenti. Lo schema dovrebbe rivelarsi utile allo studente, anche per la prepa di completezza, Vintero sistema di assiomi dei numeri eali 2 presuppost Altre implicazioni impo nello schema, sono quelle del teorema di Bolzano-Weierst ), che implica il eriterio di conver- genza di Cauchy medi (§ 56), che implica l funzioni inverse (§ 63), che a su volta implica la derivabilita delle funzioni el limite delle suecessioni monotone (§ 60) & utilizzata per lo studio del ca mn negativi (§ 115). In importanti applicaz iotonia (§ 84) di convessita (§ 85 teorema di Sch sione dellordine d CAPITOLO 1 I NUMERI E LE FUNZIONI REALI 1) Premessa IL metodo comunemente usato in Matematica consiste nel_precisare senza ambiguith i presuppos ¢ durante Telaborazione d dato della teoria, e nel dedurre da tali presupposti, in_modo.logico-e gior numero dj informazionipassbili. In altre parole, i da non cambia presupposti sono le regole del gioco, che potrebbero essere state ancl diverse, ma che, una volta iniziato il gioco, non vengono pit. cambiate. In Matematica tali presupposti vengono chiamati pastulati-o.assiomi. Da ¢ dimostrazioni, si deducono i risultatio.teoremi. Sinonimo di la pit spesso usata per indicare un risultato intermedio, le soprattutto per dimostrare un altro teorema; altri sinonimi sono coro: lario © propos 1 nostrofg sista iL sistema det numeri reali, Cic numeri reali € che indichiamo con R, si.cui sia ¢ esista un insieme. di numeri, che chiamian possibile, ad esempi Ie ¢ ), oppure sia possibile stablire qual € ir maggiore tra due.nu- jono queste pagine. Infatti stiamo assumendo come epli studenti che le punto di partenza (come assioma) quell'insieme di regole per operare sui rumeri che il lettore ha sempre usato in modo naturale fin da quando ha imparato a far di conto, Per esempio, & per tutti naturale che 2 + 3 sia ale a3 +2, 0 che 2-3 =3- 2. Esprimiamo cid in modo generale per due icendo che valgono le proprietd commutative della somma e del prodotto: 11 lettore uuramente (provi a scriverle) anch opriet associativa, sia rispetto alla somma che al prodotto, e la proprieta distrib tiva, Nel paragrafo successivo @ riportato un elenco completo delle pro prieta che assumiamo valere per assioma. Dividiamo tali proprieta in gruppi: quelle relative alle g ¢ Fassioma di compleiez azioni, le proprieta relative sl ordinamento, Gli assiomi dei numeri reali elativ alle operazioni. Son definite le operazioni di addizione (4) e'moltiplicazione () tra coppie di numeri reali, con le seguenti propriet +a brace indicato con, tale che + (~a) =0. indicao con a" tale che a» (@") = 1 Assiomi relativi al'ordinamento. 2 definita la relazione di minore 0 tuguale (S) tra copp di quando almeno uno dei gol dei segni per il prodotto (che, dagli studenti assiomi anche quelle ad esempio il jlle scuole elementari perché incompresa) che schematica- alvotta & accettata gome imposizio per meno fa pid oppure la norma di frequente applicazione nel risolvere disequazioni: moltiplicando entrambi i membri per una quantita negativa, il verso della disequazione cambia Lassioma di completezza (2.11) a prima vista pud sembrare ovvio: «se uttii numeri dell'insieme A sono minori od uguali a tutti i numeri dell'in sieme B, allo ale ch basterdinfatti scegliere come numero ¢ il pit grande elemento di A, oppure il pid piccolo elemento di B: a esistera certamente un numero ¢ intermedio fra A e B, cio’ ase ae B) Introduciamo aleune notazioni e definizion! ratte dalla teoria de isiemi. Sia S un insieme di natura qualsiasi. Per indicare che x @ un Il simbol lo se» ed il simbolo => sile elemento di S implica S (x appartiene a S) Per indicare, invece, che y non & un elemento di S, seriverem¢ Se A 2 un insieme i cui elementi sono anche elementi di S, diremo ch Tra i sottoinsiemi di $ si suole considerare anche 'insieme vuoto, cio Vinsieme privo di elementi, che si indica con l : Se A € B sono due sottoinsiemi di, lintersezione Ao B di Ae B Fe Vinsiem menti di $ che sono comuni ad A e B (figura 1.2 Se A eB sono due sottoinsiemi dellinsieme §, i A-Bdi (1) AQB=(keS:xeA xe B) B sispetto.ad_A é 'insieme degli elementi di A che non appartengono a B (Gigura 1.4) 44) A-B=[xe S:xe Aexe Bh ion B di Ae B 2 Pinsieme costituito dagli elementi di S Liinsieme di tutti i sottoinsiemi di $ si suole indicare con P(S) si S\N interi, razionali Abbiamo visto come tra gli assiomi dei numeri reali ci sia Mesistenza degli elementi neutri 0 ¢ 1. Quindi apparterranno ad R (come gia dett indichiamo con R linsieme dei numeri reali) anche i risultati delle opera ioni eseguite a partire da 0 e 1. In particolare sono numeri reali: 1 + 1 = 2 (1 +1) +1=3,... Tale sottoinsieme di R, che si chiama insieme deisumeri shaturali, si indica con (5.1) N¥ (1, 2,3, ow Analogamente indichiamo con Z il sottoinsieme di R costituito d lementi di N, dai loro oppo Jmertrelasiv) si indica con allo 0. Ciot V'insieme dei nuamerzinter (62) 2 10, 2, u(t azne Nh, I risultati della divisione m/n (che, con la terminol significa m-n") con m, n € Z,n #0, si chiamano ume si indicano con = 53) @ mne Zn+0) Risulta Nc Zc. cR. Naturalmente, essendo N, Z, Q sottoinsiemi di R, su di essi sono define le operazioni.di addizione ¢-di-moliipicazione ¢ ‘ordinamient6 indotti da R. Perd essi non soddisfano tut gli_assiomi de auumeri reali. Ad esempio, N non soddisfa (2.5): nell'ambito di soli numer naturali non esiste Mopposto di alcun numero. Z. non soddisfa (2.6): tutt numeri interi, escluso 1, hanno per inverso un numero reale che nc Si pud verificare che invece Q soddisfa tutte Je proprieta algebriche lative alle operazioni e allordine, L’unico assioma non soddisfatto da Q¢ assioma di completezza (2.11). Mostriamo cid con un esempio: consid rlamo i due sottoinsiemi A e B di Q 5.4) A=(seQats2}, B= (be Q:b22,b>0) Tutti i numeri di A sono minori di tutti i numeri di B. In base all'assioma di completezza esiste un numero reale ¢ con la proprieta che a <¢ B, oppure y f(@), intendendo che ad ogni elemento x € A corrisponde, tramite la fun ione f, elemento y = f(x) € B. Si dice che A 2 il dominio o insi me.di definizione di f. It simbolo f( ) indica un complesso di operazioni che devono effettuarsi su x (argomento di f) per ottenere y (valore di f), come negli esempi seguent 61) (x) = 2x41 corre moltiplicare x per 2 e sommare 1 (62) f(x) = tx occorre caleolare Vinverso dix (63) {=k si deve calcolare la radice dix [OsexeZ corre riconoscere se x 2 intero oppui (64) (x) no, e di conseguenza assegnare ad f(x) il alirimenti_ _valore 0 oppure La funzione (6.1) & definita per ogni x reale; in altre parole il suc dominio @ tutto R. La funzione (6.2) 8 definita per x # 0, quindi il suo dominio & A = {x R: x #0}. Il dominio della (6.3) 8A = (x € R: x mentre la (644) ® definita su tutto R Ricordiamo brevemente come effettuare la r di una funzione. Riferendoci alla i ura 1.5, consideriamo due rette perpen: dicolari che si intersecano in un punto 0, origine de assi. Fissiamo sulle due rette una direzione positiva ed una unita di misura. Chiamiamo asse delle ascisse, 0 asse x, una delle due rette, asse delle ordinate, 0 asse y Ad ogni numero reale x cd delt'asse delle x, scelto in mod uguale ad x. Analogamente ad ogni numero reale y corrisponde un punto P, mento OP, abbia ssanti rispettivamente per P, e P;. Il punto P isponde in modo biunivoco un punto P, che il segmento OP, abbia lunghezza junghezza uguale a y, Tracciamo due rette parallcle agi ass ep 4 incontro delle due rette corrisponde in modo biunivoco alla coppia di " Se & assegnata una funzione f, in corrispondenda alle coppie di numeri reali (x, (x)) abbiamo un insieme di punti del piano, ottenuti con la rappre sentazione cartesiana sopraindicata, che costituisce il grafico della funzione In figura 1.6 abbiamo riportato i grafici delle quattro funzioni conside rate fin dall'inizio del paragrafo; il lettore verifichi i disegni proposti per punti, cio? assegnando alla variabile indipendente x dei valori su cui calco lare semplicemente la funzi 7, Funzioni invertibili. Fu Supponiamo che la corrispondenza tramite la funzione f tra due insiemi A olo faccia corrispondere ad eBsia rca. Cioe supponiamo che f non gni xe A uno ed uno solo valore y € B, ma anche che per ogni y € B esista unsoloxe At (x) =y. In talicondizioni diciamo che f& invertible. L Punico x A pe one da B ad A che ad ogn a corrispondere lunic | lillies adel + Bec alae iy La funsione (63) & setamente crescent. 1 rr ie PEN peg Seine ater 8. Funzioni lineari. Funzione valore assoluto mettere in luce che la variable indipendente & quella 1 grafic 6 (in ato a sinistra) della funrione y = (x) definita In figura 1.7 afico di una funzione fA day = 2x tla della sua invers A Cid cea Te Je tip icolare il parametro m & detto coe 1 R, anzi, sirettamente monotona se m_¢ f(s) = mx.+-q,da.cui he la tunzion positivo, allora, essendo x, < x; risulta anche Diremo che.una funzione_{2-m nun insieme A fi ea tuna delle condizioni seguenti (V x), x: € A): [ linea tretta. 3) <3 Kx) 0,3acAm : B utile introdurre i simbok er descrivere gli insiemi non TEOREMA DI ESISTENZA DELL'ESTREMO SUPERIORE imitat, Precisamente sia A um insieme non yuoto. Lestremo superiore di insome d anti di'A A non & limitato inferiormente. In simboi He, Allora esste il n 1) nf A a Nelle relazioni sopra sertte ci si pud limitare a co £0. Facendo uso dei simboli +0 e pud quindi af che inferiore. Se Vinsieme & | men Vestremo superi inito; se Vinsieme & lin mente allora l'estremo inferiore Concludiamo con alcuni esempi; se A = (x € R: x> 0), allora (13.12) sup A fA=0 cd il massimo © minimo di A non esistono, Se B = {(n ~ L)/n:ne N} (tin sieme B & schematizzato in figura 1.25), risulta (133) sup B inf B= min B 8 wal ap ‘ rv Se infine C = {(n + 1)/n: ne N}) (si veda Ia figura 1,26), si trov (13.14) 4 max ( inf ¢ + + Snel i 38 Captolo 1 (qualungue sia k € Z. Oteniamo quind: 1421) C=: 1H (42m, kee In partcolore il modulo di una radice nsima 2 uguale alla radice n-sima del modulo. Si riconosce anche che la (1421) forise n vali distin def argomento . Quin se x # 0, cxntono n radici nesime ditinte del numero complesto 2 [Ad esempio, alolamo le radii quadrate del numero compleso 2 = i. tn forma trigono- marin {ha modulo uguale ad I, ed argorentouguale& 2/2. Quid in base alla (142), le ‘ue radii quadrate diz = 1 hanno modulo uguale ad 1 ed argomento uguale a (1422) oem In comispondenza si otiene: uz) Het (cn sien (Quindl le de radii quadrate dij sono: way 15. Crescita di una popolazione batterica. Decadimento di sostanze radioattive In questo paragrafo esponiamo due applicazioni delle funzioni esponen- ziale © logaritmo. Cominciamo con la descrizione della crescita di una popolazione, ad esempio di batter Supponiamo che una popolazione batterca sia costiuta, in un certo istane, di No bates In un certo intervalio di tempo, ciascun membro della popolazione si divide in due, coscché a popolazionedivene di 2 Ny batter. In un secondo itera di tempo, agule sh Precedent, a popoarione dviene did No batter: Dopo k interval d tempo, ena diene di 2 No bate. Tndichiamo con N() i} numero di batter! della popolzione allstante di tempo t, € supponiamo che T sia il empo di iprodusione. In precedenzaabbiam calla Ia fusion [N() pert puae ad un mulplo iT infat, pert = KT con ke, abbmo trovato che NO) '= Np, Cid in queso caso N() una funzione del rapporo k'= UT. ‘Anche in generale il mmero N(t) d batter i na popolazione allstante ¢ dipende dal sapporto VT. Esso ¢ dato sperimentalmente (a condzioal ideal ed entro cert it) dala leaae say Nw) = N27 muerte efunsion reali 39 Poniamo cob A = (UT) log 2 Oteniamo Ia epee teresa as2) N() = Nye ‘Questa formula permette i valutare i! numero di batter di una popolazioe, not | numeri ped A: cob not il aumero inal di batter, ed il tempo di riprduzione T- Le funzione (42) perme anche di sable i tempo di ripreduzione , una volta iano not i numero di batteri due ist di temp stint t,t sult: 33) Nu=Meet®, Mu) =Net® Per scavare A si considera il rapportoN( t YN( t,) © i caeola i logaritmo in base e i entrambi i membi: (4) os og MY") = Aly 1) Ricordando i! legume wa A e T si otiene: (h~h)log 2 Tost YC) 1 (35) Tot log 2 La formula precedente xi appli in patcolare pert = 0 i ul rita N(t,) = N() N Come seconds applicazione consderiamo una sostanza contenente atom radioatv ied atom che vannoIncontro ad na peritaspontanes di particle dal nucleo. Tale peda ¥ denominata decadimeno radioativo, perch ssa implea una diminuzione della massa Aellatomo e tasforma sucemsvamente ua stomo di un elemento nelaomo di un alto tlemento, fino #raggiongere un atomo sabi, ‘Sia Noa quantth diatom radioatv,presnte nella sostanza allstanteiniiale t=O, ed NC queta presente alistante« Le esperienze dimostrano che il decadimento radiottivo segue la legge esponenzile: 56) Ney Nem dove Bt una costnte che inde dal natura dela sostanza raion © prede ome cosine dt decadiment 3 dice some doa sctncs la unghezzadlatervalo di tempo T nou a meth deel atraioatn eexdonn que interalo di tempo sempre o seo pe wn dat tater ndpendentemete daa masta prevent lease isa dala prentonee dal "E ineresantecolegare T con B. Consideriamo, die tant tempo te (+7). 1 sumer stom radoatvt present al doe ent ono petivamente as7) Ni) = No e™ NET = Nem Dividendo membro a membro, si otiene a B CAPITOLO (59) Beit MATRICI E DETERMINANTI bi % T6. Matrici Soli analogia a questa formula sdimento raat stituita da m - n numer i in m righe orizzontalied in n tn df on ne cali, racchiusi tra due par 7 (16.1) . {numeri sono indicati mediante una lettera con due indici, il primo dei vali indica la riga, il secondo la colonna a cui il numero appartiene Nella matric m righ numero ay prende il nome di elem 7 trova allincrocio della riga i-sima con la colonna j-sima, Ad esempio, l'ele Se A= (ay) & una matrice mx, e.€ R, il prodotio di per A, indicato mento ai; si trova all'incrocio della prima riga con la seconda colonna con kA, & la matrice m Xn, il cui elemento di posto i, j 2 Un'aitra operazione importante che si introduce tra matric il prodott ; os att ae righe per colon ge ae c AE x‘iale scopo, premettiamo che il prodotto A - B di un vettore riga A, (164) . come in (16.6, per un yettore colonna B, aay a a; by + mb; a,b, Nel caso particolare che sia m= n, la matrice si dice quadrata, di ordine m =n. Ad esempio, la matrice by (165) Cs si 2) 0.0.3) 2+0-443-C7=2-a1--19, una matrice quadrata di ordine 3. Una miatrice TX n ha Ta forma Per definire il prodotto onne, cominciamo con il caso particolare di due (166 A= (a an ay) = rn pa &) e prende il nome di vettore riga. Una matrice m x 1 ha Ia forma tt ba 11 loro prodotto righe per colonne AB & la matrice 2 x 2 as B aay aB = (< ba) ove, per i 8 il prod vettore riga (ay, aa) peril vettore « prende il nome di vetore colanua % Nel seguito indicheremo brevemente con (a4) la matrice (16.1), il cui colonna |)» ciot elemento di posto i,j & a 5) Gy = (a+ aa) (p= ay & 17. Operazioni con le matrici Se A = (ay) eB = (by) sono duc m xn, sichi : : eee indica con C= A +B, la matrice m x. il cui clemer In generale sian due matrici, di eui la prima m xr e l Formiamo il prodotto di ognuna B. Ad esempio il prod. Be la matr », quello della i-sima tiga di A. per la j-sim: La matrice m xn il cui elemer 18, Determi ante di una matrice 2 atrice quadrata A dnante di A iL-mus det A= a nate della matrice (18.1 Liuso dei determinanti & frequente nella risoluzione di sistemi di due equazioni lineari in due incognite x, y del tips + soluzione di tale sistema si intende una coppia ordinata (x, y) di numeri reali che verifca simultaneamente le due equazioni in (18.5). Volendo risolvere tale sistema, moltiplichiamo Ia prima equazione per an € la seconda per — ay. In tal modo otteniamo le equazioni Addizionando membro a membro tali relazioni, si ha as tsp ~ Big My) X= by a Indicando con A la matrce fficienti del sistem: 02 po (188) A= supposto det A ai2 a) #0. da (18,7) otteniamo la formu Con analoghi passaggi formula risolutiva per y 18.10) 0 det Pertanto, la nozione di determinante si rivela utile per ottenere l'espres- sione della risoluzione (x, y) del sistema (18:5). Con simboli ancora pit compatti, per mezzo delle matrici B;, By definite da is.) B, B, le formule risolutive (18.9), (18.10) si serivono equivalentemente nella Una generalizzazione di queste formule verra data, con il teorema di Cramer, nel paragrafo 24, 19, Determ 3 Data Ja matrice 3 a } ¢ fissati due indict i, 2, 3) indichiamo con A, Ia matrice ottenuta da Nd la matrice A in (19.1 Se i, j sono due indici compresi fra 1 3, nome di mia iplement nto numero (- 1)" de | com -omplementialgebrici det. Ayy.~d Si dim dei prodotti d Mettend idenza ay, a2 € a: abbiamo I ale si pud din det-A-uguateatta le In ogni caso il determinante della ma ato, in . forma esplicita, da : det A= ay, a ay +a jeterminante det A, prende i Fer ricordare la formula (19.10) & utile lo schema in figura 2.1, dove la matrice A, mentre i inea continua sta a significare che il prodotto dei tre termini va preso con il gno +, mentre la linea tratteggiata significa ch e il prodotto dei tre termini I segn ay P i A. Ad esempio, calcoliamd det a, 20, Determinante di una matrice n x n Se A una matrice n x n, con n > 2, data A na dt Ay + 1 at A on (- 1)" det A, )' let A, ae la colonna j-esima (si veda agrafo 88 per maggiori dettagli sul simbolo 5 di sommatoria) ‘Si suole anche indicare il determinante con Ia seguente notazione 3) det A =|” a 7 definizione preced Co nozione di determ Notiamo che la definizione precedente riconduce I nante di una matrice n xn a quella di determinante delle n matrici (0-1) (01% Ans Amiens A jue indici compresi fra 1 e n, il determinante det Ay & il nentare di, mentre il num YH det Aj & il comple ny pertanto il determinante della matrice A & la somma i elementi della tiga (a a.) peti rispettivi comple: a una qualunque altra riga ( ) della matric Aed a otti de enti p : @4) FE 1) a, det A, in modo analogo a come visto nel paragrafo precedente per n = 3, si pud dimostrare che tale numer Suol dire che (20.4) & lo sviluppo del determinante di A secondo Ia riga n det A qualunque sia l'indice i, e si Un altro metodo per ottenere il determinante di A & quello di conside rare una colonna (ay, ny) della matrice A ed eseguire la somma dei prodotti dei suoi elementi per i rispettivi complementi alg ¥ C1)" ay det A, in tal caso si dice che (20.5) & lo sviluppo del determinante di A secondo la slonna j-esima. Le principali proprieta dei determin 10.6) Se la matrice A’ si ottiene da A scambiani ora det A = det A’ latrice A’ si ottiene da A scambiando fra loro due righe mine, allora det A = ~ det A’ cando 20.8) Se la matrice A’ si ottiene da A moltip 2 colonna) per una costante ).€ R, allora det A’ Rdet A (20.9) Se due righe (0 due det A = 0, Pil in gener (isp. 20.10) La somma de sti degli element di peri mplemehti algebrici degli elementi an ga (0 34 Capitolo 2 21. Matrici inverse Sia A una matrice quadrata di ordine n. Diremo che A & invertibile se esiste una matrice A” di ordine n tale che Quy) A-At=AT-A=1, wo of if In tal caso la matrice A“ si chiama inversa di A. Si pud verificare che, ji una matrice & unica. se esiste, V'inversa ‘Ad exempio, a matriceiavers dt a) 7) eu aa(e4 ed) as ao-va-( 9) in simbol rauta quindi B = A Sussiste il seguente TEOREMA. — Se A = (a) @ una mavice di ordine n con det A +# 0, allora A & inveribilee gli element by della maurice inversa A* sono dati | da det Ay |e16) bj aa ove det Aj 2 il minore complementare di ay (si veda il paragro| Matric dterminand 5 Djpiottzione: indichiamo con C = (6) la matrce prodons (ay) ty) aie ihe vistta cy » I pert =. - Oper i 4}. Dalla formula (17.9) per i prodotto dt matic soe = Em bye Sel ei (det AYE CDM ay dat Ay Ls conclusions segue dal fatto he (ny em ay det Ay = 0 se 4), causa della proprieta, (2010), mest A Ay = Ut A. ats) Tema 22, Caratteristica di una matrice Nei paragrafi precedenti ci siamo sostanzialmente dedicati allo studio di rmatrici quadrate; il motivo 2 che non si definisce il determinante di una ‘matrice m x n quando m # n. Comungue, da una matrice rettangolare ay A “2 ‘ si possono estrarre delle matrici quadrate i cui determinanti si dicono mi rnori estrati dalla matrice A. Il numero di righe (0 colonne) della matrice ordine del minore Si chiama caratteristica (0 rango) della matrice A Yordine massimo dei ‘minori non tutti nulli che si possono estrarre da A. esratta si chiam Inltre parole, l'intero positivo k < min {m, n} & la caratteristica di A se: i) dalla matrice A si pud estrarre almeno un minore non nullo di ordine k ii) tut i minori di ordine maggiore di k, che si possono estrarre da A, sono null con tali notazioni il sistema linea 3.4) dove A -X 2 il prodotiorighe per (i veda il paragrafo fone della matr ). Si osservi che per un © A per edo con I Tl problema che affrontiamo nei paragrafi seguen ti affinché esistano de Jelle condizioni sui coeff reali delle incognite x, , x) 5» % per i quali tutte le equazioni det sfatte. In breve Nel paragrafo che segue comincia 24. Il teorema di Cramer In questo paragrafo proponiat lis n equazioni in n inco In modo analogo a quant con A, B, X le matrci 50 X & dett un metodo di ris che di Indichiamo inoltre con B,, per i= 1, 2,8, la matrice quadrata ottenuta sostituendo la colonna i-esima della matrice dei coefficienti A con la co Jonna B dei termini noti; cio a a b) ¥ a b, B, B, =| | \ a mt 8a by Traendo spunto dal caso particolare n = 2, gid studiato nel paragrafo 18 si veda in particolare 18.12)), la soluzione X del sistema si pud rappre re utilizzando le matriei sopra intra jote, nella forma: ‘ det B, Jet B, Jet B, (4a) x x . A det A det A uurché il determinante di A non sia nullo, Precisamente vale il seguente TEOREMA DI CRAMER. — Se de A + 0, il sistema lineare (24.1) Jammette una ed una sola sol data dalla (24.4 Se moltiplichiamo Y per la matrice elementare E,, otteniamo una ma par per la moltiplicazione fra matricl 6. 010] ly x | 001) ly » ) COsserviamo inoltre che la matrice elementare Ey opera sulle righe di Y DIMOSTRAZIONE: la matrice inversa di E, & data da 1 0 0 es E 0 0 Vale infatti,eseguendo le moltiplicazioni fra le matrici 68) E, Bj! = Ej! E Analogamente si pud dimostrare ch delle matrici Ep, E che sono ancora m Osserviamo che la m: Siano ora A ROPOSIZIONE da A, B, C med B,Cle DIMOSTRAZIONE (26.10) rice inversa di E,, coincide con Ey stessa Per ipotesi risulta A’ = B+ Byy a By By A Bie BB) WB eB C= Ey Eyton Ey E jentari, scelte in modo opportuno fra te matrici it ‘ i tii indi P = E,E, .. Ey B Se X 2 soluzion B, moltiplicando entram! mb li o teniamo che X soluzione anche di PAX = PB, ciot di A’X = BY sa se X& soluzione di A’X = BY, cio’ di PAX = PB, moltiplicand entrambi i membri per P", cio’ per la matrice inver iam P"PAX = PPB; poiché P-P"'= I, risulta che X 2 soluzione anche di AX = E Definiamo come mari su una genetica matrice (a mpio sul nna Y di (265) ‘operazion noltiplicazione riga per una costar COsserviamo che tali opera esse che ngono moltipl DEFINIZIONE. - Una matrice m x n Védiamo un esempi z 26.11) wscisbaiah 0 20 01 affermando che | TEOREMA DI GAUSS. - Data una m ne m XX, leridurre M in forma 2 costruttivo ¢ em della matrice M: comin 1. la matrice M pub essere ba Dimostrazione per induzione sulle + ciamo con Vosservare che nel caso in cui m ralmente resa_di forma triangolare. Secondo Vipotesi di induzione sup per una matrice con m ~ I righe e dimostria riiamo che il teorema valg ‘mone la yalidita per una matrice M con m righe ‘Consideriamo la prima colonna non nulla di M. Se tute le colonne sono nulle,allora M= 0 ed & quindi di forma rriangolare. Mediante una ope jemento a # 0 nella prima tiga one elementare ai tipo (b), portiamo I faceiamo diventare 1 tale elemento, situa tramite una oj clementare di tipo (e) (ossia moltiplicandolo per Minverso di a,) e chiamiamolo pivot, successivamente rendiamo null tutt ali elementi sotto il pivot mediante operazioni elementari ci tipo (a) (ossi Sommando in modo opportuno gli elementi di ciascuna riga), Consideriamo adesso la matrice D, ottenuta da M togliendo la prima riga: D ha mL righe € per Vipotesi induttiva pub essere ridotta in forma qiangolare tramite una ‘opportuna suecessione di operazioni ari sulle m ~ 1 righe. L’ultim: passo consiste nel’annullare tutti gli elementi non mulli nella prima riga di i tipo (a). Rimane M, sopra { pivol di D, tramite operazion quindi una matrice di forma triangola Dato pertanto il sistema lineare (26.1), ¢ sempre possibile renderlo in forma triangolare tramite una opportuna stccessione di operazioni elemen ari; questo “nuovo” sistema inoltre, per quan na le stesse soluzioni del sistema (26.1. Vediamo adesso un criterio, di cui omettiamo la dimostrazione, che ci permette di stabilire 26.1) ammette 0 meno soluzioni IN SISTEMA LINEARE IN CRITERIO DI COMPATIBILITA L (ORMA TRIANGOLARE. - Sia C la ma 1 lineare AX = B, di form incognite, ch A dei coefficie minare tale soluzione tramite il metodo di eliminazione di come abbiamo visto, trasformando il sistema dato in valente A’X = B’ di forma triangolare. La matrice matrice A mediante una successione di operazioni € modificano il determinante. Quindi (26.12) A= det A’ Dato che A’ una matrice riangolare superiore prodotto degli clementi della diagonal roltre diversi da zero, dato che per ipotesi det A Questa ¢ la cond he permette di iso di paragrafo 24); te sempio del paragrafo precedente 27. I teorema di Rouché-Capelli a di C Abbiamo visto, che se Jet A’ principale; tai det A’ diverso te solu sistema equi A’ ® ottenuta dalla ere il nuovo sistema A’x che abbiamo tratt ELEMENTI BI GEOMETRIA ANALITICA DEL PIANO 31. Lo spazio vettoriale R? Indichiamo con R?-Vinsieme-delle-coppie-ordinate-v-= (x, ¥)-di numeri reali, munito a vettoriale derivante dalle seguenti operazioni @ a ono due elementi di R m 7 (b) see Re v = (x,y) € R®, si definisce prodouo (detto anche p dotto estero, perché & prodotto tra un i R? ed un numero reale steno ad R°) di >. per v, indicato con hy, la coppia ordinata di numer insieme-R?, munito delle operazioni di soma to (esterno) Sev = (x, y) € R?, i numeri reali x, y si dicon: n . tt tm mmponente. Talvolta lementi di R® si chiamano anche pu rd di v = ( particolare x tre ‘econda coordinata, 0 Le definizioni introdotte hanno uni n riferimento cartesiano di origine 0 ¢ assi x, y, si rappresenta un vettore v i rientato OP, di (9), ap mpio allorigine 0, con il segme vettori i= (1,0)©}=(0y1) sono degli assicoordinati & il = ersore dell'asse delle x . delle y (Ggura 47 6 (%v>0 veR:v40, [fr Tali proprieta sono di verfica immediata in base alla de Ad esempio, per verificare la (32.4) si pone v= (X14), _¥ 3 r % | La (435) segue dal fato ch ( wyex & yer Tenendo conto delle operazioni di somma ¢ di prodotto esterno intro tals prt rn (1-9) CAE) Wop. clo x= y= 0, od sprime in uno ed in me combinazione iii Je proprieta (322) e (323) al lettore esprime in uno ¢ come combinazione lineare di i e j 0 > norma, di un vettore v = (x,y, indicato con |v, 2 il nume 32, Prodotto scalare. Ortogonalita fra vettori. Il piano euelideo Notiamo tt so simbole di un vettore e per lore assoluto di un numero reale x : gura 4.8 8 rappresentato un vettore iP + y* che, per il teorema di Pit ale alla lun tah emilee ? ' Indicando con « la misura dell'angolo tr asse positivo delle x ed i : senti propret ore v, dalla trigonometria elementa 33. Disuguaglianza di C Nelle applicazion DISUGUAGLIANZ. tori di ‘auchy-Schwarz. Disuguaglianza triangolare A DI CAUCHY-SCHW in particolare m & detto coeffciente angolara della retta. zioni di parallelismo e di slarita delle rette r ed r’ si esprimono i Come git" etto Te paragrafo 8, illegame tra le variabili x e y espresso termini di parallelismo ¢ ortogonalita dei vettori v e v a (35.6) & sotto forma di funzione, cio’ in (35.6) y & funzione di x Precisamente, si dice che le rette re sono fra loro parallele (rspettiva (rispett do la condizione (31.4) di parallelismo tra vettori d 36, Parallelismo ¢ perpendicolarita tra rette del piano Ricord: \ ‘i sulta che le rete red’ di equazione (36 aes ee solo se esiste un numero reale (non nullo) i tale che 4) a= ha, be = db, 36.1) ax + by += 0; Invece, per la condizione (32.13) di ortogonali tra vettori del piano, le ne (36.2), (363) 5 loro perpendicolari (0 ricordando la figura 4.12 (con ~a xp~b yy=¢) ci si rende subito conto che i rette r ed ¥” di equazi snogonali) se e solo s efficient a, b determinano Nelle figure 4.17 4.18 sono rappresentate le retter ed”, di equazione (5) aa’ + by : Notiamo che dalle condizioni in (364) possibile eliminare il para (62) ax + by + retro); infatti, se ad esempio il coeficiente a2 non nullo (si rcordi che a, bynon sono contemporaneamente null) allora risulta = a/a, da cui 6 aD, x fh (bya, ciod ab’ — a'b = 0. ry vettori ortogonali v e v di component rispettivamente Riassumendo, due rette r,r’ di equazione cartesiana (362), (36:3) som 6.) an’ + bb = 0. La condone opal ) ha una iteremant interpretazione nel isl . 38, Circonfere 105 Capito 4 oy, Element i geometra anata det plano 107 LLellsse il luogo dei punti-del piano per cute costante ta somma delle distanze da due punt fis, detti fuochi. CConsideriamo un sistema di ae cartesiani ortogonali Oxy tale che i fuochi Fy ed si ‘woving sulfase x, com coordinate (+ ¢, 0), con © > O, come in figura 426. pt tea Figura 425, Sviuppando i quadrats (38.1) si ssrive nella forma 22) Py-2Hx-2yyegry—P =o pertanto, se & data un'equazione con cotficenti generic det ipo 3) ay taredy ren, per rconoscore se i trata delequazione di una circonferenza (e per cleo il rags © le Coordinate del centro), st impongono le condizioni 84) -2myaa -2yHd cai 35) uo -} 36) EE eo la (86) & quind condizione necessria esufcente affinché equazione (983) rappresati tt crconferensa ‘Si noti che, se in (38.6) vale il segno di uguale, ciod sec = a? /4 + b? /4., allora la (38.3) @ Pequazione del luogo dei punti distanti r = 0 da (to » Yo) = (~ a2, ~ b2) . Cio’, in tal caso, la (383) & «l'equazione» del punto di coordinate (— a/2, — b/2); si dice anche che si tratta della circonfe renza degenere di centro (— a/2, ~ b/2) e raggio null aie ce Figura 426 Indicando con 2a (a > 0) la somma delle distanae FP e FP, abbiamo FP + EP = 20, an VOTH oy + Va y= me Se ee aes Notiamo che 2c, uguale ala stanza FF, minore di 2a, uguale alla somma deg ltr du lt de tiangolo Fy FyP. Pered & c < a. Tasferendo una delle due rade! a secondo tmenbro ed elevando al quadrato (si verlfica ehe, cos facendo, non si introducono nuove soluzion), dalla (38.7) 5 ottiene Gr oteyedte a Pep-m ee ee dex = 438 = Dex 4a Ee PP (38) WereF r= 8% mtx teeyyaat-2toree: (2-2) eee Pee CP-2), (si ricordi che a > ¢), dividendo entrambi i membri per (a? ¢) otteniamo infine 94) une et My > 0 oy det M50 96) una parabola, se det My = 0 Dallo schema CAPITOLO 5 LIMITI DI. SUCCESSIONI 40. Premessa Uno dei problemi che affronteremo nel capitolo sugli integrali sara il alcolo delle aree di figure piane. Tale calcolo fa uso in modo essenziale del concetto di limite. Per mostrare cid, consideriamo un metodo per il calcolo dett'area di un cerchio, simile al metodo che Archimede usd nel III secolo ac Si tata &t un cerchio di rag 1 (potremmo segs anche ua diverso valore pel raggio) con figure che silferiacono dk pcos dal cerchio, ed cal ia possible talclare area Nel capitolo sup integral vedremo che comodo considerate, come fire ‘pprosimant, union di rettangol. Oul, per ogni a> 3 consideriamo P,, un poligonoregaare {nt inserto a cerehio i rggio 1. Clot, pr a= 3 consderiamyo un tango equilater (2 3) Insritto al cerchio, per n= 4 un quadrato (= Pa) ¢ com via (gure 51) ‘Agi lati del poligono Py corrispondono n angol al centro uguali fa lo ‘nima parte del angolo gio ¢ che quindi misurano 2m radiant. QuindiTgolo ind cato io figura vale @'= sin radiant Dato che {ested del triangolo rettngoto in figura Iisurano sen ae cosa ln sun area vale (we a cos a). Pr ottenereParea dl poligoo P, ipcare ulna rsultato per il numero del triangol retangoi in cui & scom pesto Py. Tale numero & 2n. Quind Farea di Py che indchiamo con ay vale 1 ZF" sen a | | | (416) a=! 1, 4,9, 16 DEFINIZIONE. — Un numero reale a il limite de dice anche che a, tende o converge ad a), e si scrive (a7) lim a,=a — (oppur FE La relazione a~e < a, Ve0avla,-al 0: 0, Bv: | a, — al < ce, Va afatti dalla (41.10) si riottiene la (41.9) cambiando € con ele UUsando ls definizione,verichiamo ch ay) im 4-0, ferare il valore assoluto di a —';s rown Naturalmente non abbiamo scelio a cago i valon, a = 0.¢ a= 1 nei due esempl rece: fat. Proviamo a vedere che succede ve invece tentassino di dimotrare che fad esempo see ~ 12 allora tin > 1/2 & Ci prova che = 1 non 2 ogni ¢ N. Ma se & pid piccolo m veiica la relations data, © non acon 8 Con un argomento simile verifichiamo la UNICITA DEL LIMITE. — Una successio mit distin vere due Dimésteazione: supponiamo per dsstirdo che esistai ue Hint dist, + a, ay -» b, con a # b, Poniamo cio supponiamo che la = bla (> 0). Si ha (4115) la, - al yi Fy da,-bl wy Ponendoy = max {v, .% le relazioni sopra seritte valgono contempora: iaghianza triangolare | x; + x21 Shut + best reamente'¢ si ha (si Jel paragrato 8) 4.) + @ - Ds (4116) 0 Si da una definizione analoga nel ) li Le successioni ent Moo, imi La prova che il limite di un quoziente & ugual Simi a della relazione per il limite di un prodott guent di calcol OPERAZIONI CON I LIMIT. — Selim ae lim b,=b, at che I sucesoe acon dal ite del abe R,siha (43) im a . 7 (43.2) im a, -b, = ab. e (433) im =" (seb, b #0) Mediante le operazoni con | imi i cl pio, il seguente limite, dividendo b numeratore ¢ denominatore por 1 Dimostriatno la (43.1) eon if segno 4: per ipotesi, per ogni 0 aS 5 F 34) avila n ¥ 0 ‘orme indeterminate Poriendlo v= max [¥; »¥;} : per ogni n> v si ha me Si prova che valgono le operazioni con limiti infiniti nei casi seguenti, a, +b) - (a Kay = a) + (b, - byl we a & un numero reale 435) al +1 by ~ bl 4.1) “7 b, b La prova ¢ ato Ia definizione di limit 42) b Hla forme ( ‘con il segno Dimostrazione della (4 1 agrafo precedente I 1 4 a b, wuevessione a, & limitata, ciob esiste un numero reale M (> 0) ti ¢ a b, 43.6) M, N Dall'ipotesi (43.4), per ogni n > y = max [¥, , 3) : ) a a / by | a,b, ~ abl = | a, by —a, b+ a, bab Risultano esclusi dalla tabella che se mo ni 46. Altre proprieta dei limiti di successioni TEOREMA SUCCESSIONE IM ATA L PRC NA INI Mt l v mente la succes nin (6.10 1 limite in (46.10 perché limite del prodotto dela succetione limit P 47. Alcuni limiti notevoli oe In questo paragrafo esaminiamo alcuni esempi di rticolarment importanti. Cominciamo con (a € R fissato) an Dimostriam 88) dcr rr cae nde cr kia dicen lime pon Se4,~ per ogni N,consnmro ele faa ds che a buna ied ror ee ee mas wearer a posson messe; pe << » Pl) = Pt)» Ct At). yang 2 « £0. Nella relazione precedente p(t ) @ Vincremento della popolazione, mentre TEOREMA SULLE SUCCESSIONT MONOTONE. — Opn sine Tee cna eee aD suecessione monotona ammette limite. In particolare, ogni succesvieg dalla 48.7) ® possibile determinare p(1) in funzione di p(), Si ottengono petb det tealiad | y ne in figura 5. passa al limite per n —> + w). iota [ara A causa della sua importanza, riscriviamo la relazione di limite (48. (48a e= lim a, con a= [1 La (48.11) la definizione del numero di Nepero e. Tale definizione stificata dal fatto che, come provato nel paragrafo seguente, la successi (1 + Lin)" 2 (siretiamente) crescentee limitata; quindi esiste, ed 8 un nu ale, il mite per dia, qui riportiamo alcuni valori numerici approssimati dia, che, essendo a, una Niccewsione strettamente crescente, sono approssimazioni per difetto del Nelle applicazioni sono utili an imiti seguenti, generalizzazioni della definizione (48.10), (48.11) (48.13) . La successione in (48.11), utilizzata per definire il numero e, combina enza della base ad un limite uguale ad fra loro due tendenze opposte: Ia tend 1he la tendenza dell’esponente ad un limite infinito. It risultato & appu tun numero intermedio tra 1 ¢ 42, La forma 1” & una nuova forma indeter me ~?, 0°. Quindi al’elenco de! rminata, come pure sono indeterminate le paragrafo 44 vanno aggiunte le forme indeterm 49, Ancora sul n aragrafo precedente & stato definito il numero e come limite, per Come gid detto, la definizione & giustifiata (in base al teorema sulle Osservando che | janza I (4 I sege to di maggiore se x # 0 1 (il lettore pro ffermazione per mo pa a duping i i ne, con k azione sopra proposta mostra p aes! moire ‘amen l ne a p tima (49.12): desiderando una stima i precisa si pud uti 0 t ., n, me N, che vale perché, posto k = max (n, m}, risulta A (49.8) a >, ; Pe si ot limitazione a, < b jumentando il valo ° numerico di m si ottengon it precise; ad esempio, per m = 5 si ha (49, bale N. —" indichiamo con Pi capital iniiale © con M pronde il nome di taseo anno di intereaee prodotto da una li i capitale finale (0 montante) 9 Tuttavia vi € Vata forma di operezione, deta capltalizzasione composta, nll quale gi interes vengono agguntiperiodicamente al eaptale er esee reinvest pe Gurr, a lro volt, interes Ad esempo, se una somma dun miione di euro viene invesita a tsso i del 10% € cepitaliazata tne volta Pan, allor ssa prodoce 100000 euro a fine det primo anno e tale cif viene aggiunta a cpa 4 capital, allio del ero anno, divine 1.210.000 euro rode, a fine del tora Si noi ta iterenza con il regime di capitalizaionesemplice a 10% di P= 1 milone di per die ann. Applcando ta (503), ha, con n = 2: (04) m=e(t+2 9)a. 2 - 12000 ‘Volendo esprimere in formule la capitaizzazione composta, consideriamo dappritna i caso in cui a eapitalizacioe si verfiea una volts Yanna. Ci ehiediamo a quale valore fmmonta un capital Pimpiegsto ad intereasecomposto durante nant, al so anavo par ‘Alla fine de primo anno, il capltale P produce Pj euro dt interes, dvenendo (05) P4P. i= PCL +h) i urante 1 rime anno i! capital iiceato & PCL +i) ¢ a fine anno dviene ‘Ad esempio,spponiamo di investre P = 1 mione di euro SY p(,,1, 10 1 capitale ammonta 8 anno ® n, dopo m epoca con bs ict el md CAPITOLO 6 7 Bee LIMITI DI FUNZIONL FUNZIONI CONTINUE SL. Premessa a a per ogni x € R ~ {0}. Allo scopo di disegname il grafico, minarmente che ~ 1 $ sen x ni x € R; dividendo Nitrate, tle ell won spo avers eaptaizazione continua, ma female (tes nt poison a le eg en a mot er M4 Capiolo 6 Figura 63 Tavece in figura 63 & riportato it grafico della fanzone (sen 3); Ia funzione non & ebcita per xp = 0 (nel grafico cd 2 stato evidenziato con un “tondino” uote), per, 2 tferenza del caso precedent, la funzione ha un comportamento reglare anche nelle cinaze dp = 0 ed valor y asunt da (3) sono vii a= I quando x & vicina & x= 0. Nel paragrafo che segue formalizziamo Ia definizione di limite di fun- zine secondo le idee sopra esposte. 52, Definizioni Sidelines i imite dt una fanzine (x), per x che tee a xp € BR, nel aso inex x risult un punto di acumularone peril dominio di 1). La definizione e le propritt dei punt di aecumblazione di un insiome numerico sono propose el paragrato 57. Ad una prima lttura same tal concett pub estere invita Tafa nel prosiguo del eapitolo vengono prese in coniderazionevoltanto fanzion! i et dominio A ® contuto da un interval (o dalfusionefnta dl interval) x» panto pre secto peri calcoo delimit, appartiene ad A o& un punto di frontiers perl domino A (ad teemplo ap 2 wn extremo deiltmervallo A nel caso ln cui A &, appunto, tn intervall di tamed reali entrambi teas 2g vsuta punto di sccumazione per Vnsieme A Se a, b sono due numeri reali (con a < b), per indicare un intervallo di estremia, b si usano le notazioni: (2) [a,b] = [ke R: x sbi; (922) (@b) Limti di furciont. union! continue 14S (23) fa, b) = ke Rasx ah (52.7) Gi xs} 28) Ca x % Con X, © A € x, # X per ogni, risulta {(x,) — & Secondo questa definizione 1a relazione (47.17), come gid detto nel paragrafo precedente, diventa (2.10) lim 2° Possiamo formulare la definizione di limite direttament per i limiti di fu disugua simboli usati ¢ TEOREMA.—Siha _limf(x) = ¢se unque sia siste un numero 8 > 0 in modo ch 0) per ogni xe A Il, tale che x -80,3.8>0: M(x sat : che segue. Valgono analoghe definizioni pe ad esempio: im A(x = Vy stey, N= fi) > . Ie) = 4 eo) x, me Ane N= ils) M > 0, 3k: f(x) > M B utile considerare ar sid ro imi z fixe A inistto (x > x), quando ci si avvicin mente S010 maggiori di x, 0 solo minor rispettiva ; I de ner brevita solo i casi di limite finito (il lettore formu i Consideriamo per 52.16 i nox Aex, ne N= f(s) > ne Amy 8 0, del rapporto (1 ~¢ +.B una forma indeterminata 0/0. Moltiplicando numeratore mina un dominio A cos -on Xy punto di A o punt uguale al valore che si ottiene calcoland: funzione per x = 0. Si dice che le funzioni sen x, cos x sono continue per x 0 (ed in realt& sono continue per ogni x) € DEFINIZIONE mente alla somma, differenza, prodotto dei limiti,risulta che a somma, la differenza, il prodotto di funzioni continue & una funzione continua. Anch il quoziente di funzioni continue & una funzione continua, ma come al soli corre fare aitenzione ai punti dove i denominatore si annulla Utilizzando la proprieta relativa ai limiti di funzioni composte (si veda i paragrafo precedente) si verifica che la funzione composta mediante fun Ls contouta dela funzione fs) = sen x nel punto xp © R x expime con Ia relazione d in Senay +) = ti a0 x Iletore provi in modo analogo che, qualungue a xy € R, cos x converge a eos xy per x x La contin. dll fnzione (3) = ig x = sen aco8X, per x 372 + kx (K€ 2), re dll continith dele onaoni sea x, co x dalla formule per It mite del quo 1 coatiuith delta furione f(x) = [sl su segue dalla dsuguspisn (346) Isl = Lap Is ~ ok YxweR ta inftt pore 8 = © nella relasione dh limite (5212) se bx ~ Xo < © allor. anche 4) ~ fay = I~ I I< Mostriamo con due esempi Fimportanza del concetto di continuita per seguire caleoli di limit Usiamo la continuith dela fanzine pot seguent limite nctevole(poniana y= (bx) Usiiziamo ors la continit dla una oa im 8 tin Per comprendere I pri uguagiana, 58, Discontim La funzione (55.1) f(x) = ™ = og x fer x= 2, po tence, 0 partie dalla veda a propria (9 2 continua per x #0, ma non & continua se x = 0. II grafico di questa appunto una discontinuitd (figura 6.4) Tutto id accade qualunqu sal valore ¢sceto in (55.2) pe I dfiniione dia), che ‘e tsulta una estensione non continu (0 prolangamento non contin foie in discontinit dfx) nel punto x» = 0x dice aon climinab Vicevers, la funzione studita nel paragrafo 51 2 funsione tt); 83) (2) = ‘A causa de limite notevoe (51.4), (x) ® continua anche nel punto xo = 01 ralico i i) si tttiene “competando” i sega in figura 63 con Tulteriofe punt ai coordinate (01). Sia f(x) una funzione definita in Ae x di (x) si classi mn punto di A, Le discontinuita (a) la funzione presenta in x) una discontinuita eliminabile se esiste il limite di f(x) per x —> x e risulta 655) lim f(x) # f(x) In tal caso, posto ¢= lim f(x) , la funzione (x) se xe A- (x) risulta continua nel punto x, (b) Ia funzione f(x) presenta in x una discontinuita di prima specie s (©) La funzione f(x) presenta in x una discontinuita di seconda specie se 55.8) lim f(x), tim, {( non esiste oppure & infinito. Sia A un intervallo (0 unione finita di intervalli), xy € A, e f(x) una funzione definita in A ~ (x; se esiste il limite (559) im f(x) = ¢ allora la funzione Hx), definita in A di 2 desta prolung atinuitA di f(x) in x; (x) risulta contin Se poi f(x) ® continua in A ~ {xq}, allora fi 2 det nento per e 1a in %, x), continua su tutto Vinsieme A, F continuita di f(x) su A. prolungamento pe 56. Alcuni teoremi sulle fu ente & analogo al te za del segn (paragrafo 45) per le succession TEOREMA DELLA PERMANENZA DEL SEGNO. furzione definita in un intorno di x € sia continua in %. Se f(x) > 0, Sia f(x) una 4i{ Weierstrass ull’esistenza del massimo e d stenza degli zer lori intermedi ed il teorema TEOREMA DELL'ESISTENZA DEGLI ZERI. — Sia {(x) una in un intervallo[a, b]. Se f(a) <0, f(b) > 0, alloraesist Naturalmente la tesi vale anche se f(a) (b) < 0; ciod il teorema IWesistenza degli zeri vale supponendo che i valori f(a), f(b) siano di 1a ® riportata nel paragrafo 59 ESISTENZA DEI VALORI INTER TEOREMA DI WEL mo in [a, B} cioe es numeri x, x; sono detti rispettivamente per f(x) nell'intervall (SECONDO) TEOREMA DELL'ESISTENZA DEI VALORI INTERMED a funzione continua in un i " Dintostrazione: i valori di massimo M ¢ di minimo m sono assun ase il teorema di Weierstra ne da provare che, qualunque si m, M), esiste Xo € [a b] tale che f(x) Indichiamo con %y, xs 1 punti di minimo e di massimo di (x), clot che f(a) = m, f(x:) = M e consideriamo la funzione (56.13) (x) = 108) xe [a] ssendo {(x,) = m M = f(x) risu (56.14) (4) = fx) = yo <0 Bn) = Hl peril teorema dellesistenza degli zer esiste un numero %. appartenente a ‘atervallo aperto di estremi X, x, tale che g(x) = 0, cio’ tale che f(x Chiudiamo il paragrafo precisando un criterio, introdotto alla Fin paragrafo 7, per ere $e U a funzione & invertib CRITERIO DI INVERTIBILITA. — Una fw a a Proponiatnd ta dimostrazione nel caso in cui la fuzione f sia strett 4quindi f(a) & it minimo della Cin fa, b], mentre f(b) 2 (a) ed f(b). Cia iy € {f(a {(D)} exist iidlimto x; ©. per Tia) = f(x:) allo be risulta CAPITOLO COMPLEMENT! Al LIMIT 57. Punti di accumulazione DEFINIZIONE. — Sia A un insien Un numero almeno un nume x A tale alk - x )POSIZIONE. — U mulazione per Un R in iA i : DEFINIZIONE. — Consi me (2) definita in un = In formula, ta definizione di limite (con T'utilizzo delle succession’) si | ooo i a a — Im, HEA-[x) VneN, pe 75) lim (x) =e ¢ Utile nella definizione di limite di funzione & il seguent % des TEOREMA. — Se xy @ un punto di accumulazione per un insieme A definizione si pud formulare equivalentemente ('equivalenza & pro vata nel paragrafo che segue) in termini di disuguaglianz 0, 35: I(x) -d — -, o limiti linen (87-, Pursd, per i ne N, & penile secre ag be props infiniti, si introducono i concett di intorno di +e e intorno di’ ~ =, Precisa meate, un intorno di +e & un intervallo del tipo (M > 0) 1 1 (74) fe Rha s Viera estes . m 677) (M, + =) = fx e Rex > MI Por lo succes x, converge ad po Hl earema di ara entre un intorno di ~ ee & un intervallo del tipo Siamo ora in grado di generalizzae Ia defnizione di limite di funzione = proposta nel paragrafo 52 per funzioni definite in interval o in union finite (78) Coe es Eco M 4i interval, al caso di funzioni definite in insiemi di natura Si dice che + = (rispettivamente ~ =) 2 di accumulazione per un insieme A < R se in ogni intorno di +» (rispettivamente ~ «) cade almeno tun punto di A, DEFINIZIONE. — Sia f(x) una funzione definita in un insieme Ac R e sia xe RU [+ tun punto di accumulazione per A; §(x) ha limi ix, —e| per x che tende ad xy se, per ogni intorno U di uguale ad te R i mo V di X tale che (579) xeANV-[%} > fhe U imiti di successione rientrano nella definizione ale sopra proposta; infatti una suocessione a, ¢ una funzione da N in ssere rappresentata nella forma a, = f(n), Wn N;in tal caso 'N dei numeri naturali, con umulazione di Osserviamo che anche i R, cio’ pud EN — Re una funzione definita sull'insiem vvalori reali. Secondo le definizioni poste, I'unico punto di a a successione soltanto per Ne + «per tale motivo si caleola il limite di i di funzioni ¢ limiti di suecessio TEOREMA. — Le seguenti relazioni sono fra loro equivalenti (x,¢e Ri 581) Vm2m, mEA-flWneN = fi) 96 colo delle radici di una equazione 59, Metodo di bisezione per il Jellesistenza degli zer In questo paragrafo dimostriamo il teorema 3c il metodo di 9 nella dimostrazio costruttivo che, oltre a dimostrare data, fornisce anche un me enunciato nel paragrafo 56. Utiliz bisezione; si tatta di un procedim Vesistenza di una soluzione di una equazione todo per caleolarla (91) f) un intervallo a, bj. Risolvere Mequazione a, b] per cui f(x) = 0; tal con f(x) funzione definita significa determinare tutti i numeri reali x Se la funzion inomio, 9.1) eu quazion nde Una soluzione di un'equazione algebrica si dice anche rad ione. Per estensione, si usa il termine di radici anche per | quazioni trascendent Ricordiame le’ ipotes ema dell'esstenza degli nek fanzione continu: by 92) fay <0, 1) 90. (+ b)2. Se-(¢) = abbiamo trovato una radice. Altrimenti due casi f(c) > 0, {(¢) < 0. Se fe) > 0. Ia intervallo [a 59.3) Abibiimo cos trovato un infervalto fit, by}, dk ampiezzi mie dente [a,b], per cui tisulta f(a,) <0, {(by) etipetiamo ir Definiamo 1 sono definite, analogamente alla (59.3), da (9s) fla) <0, (by) > alori di segno 0. ble inteevallo. da (9, #8 2 che per a di ne N. (59.5) : neN et costruzione, la succession 1; & crescente a yeas limiiata, perehé contenuta nellintervallo (a, b}. Per il teorema Sulle ausces suecessione b,, espressa mediante la (39.6) 23) c tat Quindi, ricordando ta (59.5), dalla continuita tiene (5018) f(s) = Jim. fla.) 6) = lim A(by, 2 0. Percid (Xs) = 0 ed i teorema dell'esistenca degli zeri ® provato Int ergono ad x, I terial dana qualungue dll te Chiudiamo il paragrafo con un'osservazione sull'assioma di completezza 11), Abbiamo utilizzato tale assioma nella dimostrazione del teorema jellesistenza degli zeri, in particolare nelaffermazione che la successione 61. Successioni estratte. Il teorema di Botzano-Weierstrass infatti, nel?ambito dei numeri razionali Q, dove non & Sia gun suceesione di mame reali esa yn Gide essenzi verificato Passioma di completezza, non vale nemmeno il teorema delles: non ha soluzioni tenza degli zeri. Ad esempio, l'equazione f(x) = x wrionall [xe Q: 0x2}, nonostante che f(0) <0, f(2) > 0. n alti teoremi di esistenza; ad esempio nel completezza 2 essenziale anch ceoremnt di Weierstrass, 0, come gid detto, nel teorema sullesistenza d A esempio, se ny = 2k, a successions estate ay indi, cot nil par, 2 limite per le successioni monotdne 62.1 teorema di Weierstrass CAPITOLO 8 CALCOLO DELLE PROBABILITA 65. Calcolo combinatorio ‘Sia A un insieme costituito da n elementi: a) A= fay Ml one dik Sia kun numero naturale minore od uguale ad n. Una disposi cementi ra-giin dati un sottoinsieme ordinato di A che ha k element Cimsideriamo distinte due disposizioni se differiscono 0 per gli element ‘Oppure solo pet lordine di tali elementi PROPOSIZIONE. — II numero delle disposizioni di k elementi tra lin dati ® 1; (652) n(n - 1){0- 2)..(0 ~ rescenti a partire da 0. ioe & il prodotto di k numeri inter joni di 2 elementi su 3 dati & Cosi ad esempio il numero delle disposizi tutte le disposi- 3.2 6 Infatti, se consideriamo Vinsieme (2; , a) » &) tioni possibili con 2 elementi sono: (653) fey 5 ads a 5 ads fas 5 ash fay «ail (02 » asks (5 » a) Per dimostrare 1a proposizioné’ preeedenie, esaminiamo un possibile modo di formare una disposizione di k cle Siamo scegliere il primo elemento da n dati menti dalVinsieme (65.1). Pos Tvece & possisibile soegliere il Una disposizione di n elem: nti tra gli n dati (k = n) si chiama fone degli n elmenti. Ponendo k = n nella prope ottiene che il numero delle permutazioni di n element (65.4) nl =n-(a-1)- (n~2) endo conto del simb di fattoriale sopra introdotto, he il numero di disposizioni di k elementi tran dati si pud anche serivere 65.5) (0 ~ 1).(n—k +1) =_—™ a ®i Una combinazione di k ( 1) al numero delle disposizioni. ¢ che ad ‘ogni combinazione con k elementi corrispondono tutte le dispostzion che $1 ‘ottengono permutando tra loro ik element, Quindi ad ognt combinazioné ‘orrispondono k! disposizioni. I numero totale delle combinazioni t otte niuto dal numero (65.2), oppure da (65.5), che esprimi i numero di disposi ‘igni dik etementi tra n dati diviso per ke! 66. binomio di Newton Una importante applicazione (che peraltro & anche conseguenza del Principio di induzione, come mostrato nella seconda parte del paragrafo) ei risultati del paragrat FORMULA DEL BINOMIO (DI NEWTON). — Per ogni coppa di mone real a uire il seguente prodotto din fatto (66.2) G+ bY (a+b) (a 4b) (ab) il risultato del prodowto si serive come somma algebriea di molti addendi Fissiamo la nostra attenzione sull'addendo. de! tipo ab. Eseguendo la moltiplicazione indicata, si ottiene tale addendo tante volte quante & possi bile scegliere k fattori uguall a b dagli n dati, Ciot n su k La formula del binomio (66.1) in particolare fornisce dei risltati di facile verifiea per n = 2 e n = 3: infatti, per tali valori di n si ottengono le ben note relazioni (65.3) (6A) \o) 2 (2) da cui (a +b) =a? + 2ab + 0 i )0 (o) i)*\ da cui (a + bP = a 43a b+ 3a be +b? il secondo men LEMMA. — Per ogn (66.6) guente triangolo Le considerazioni che sex .ono sono utili per sviluppare esplicitamente ro della formula del binomio (66.1) per valori di n pid numeri naturali n, k vale la formula Tnfatti, dalla detinizione (65.6) otteniamo: (nat), (mt), a= 0 =) \k-1 k P= po-w! kD @-n fe 8) «> G-k Kk) 0! 8 e@- ke! Ko -w = wl Me) La propriet (665) del lemma precedente permette di srivere i se aglia (noto anche come triangolo di Pascal), dove veffciente ® uguale alla somma del co piis vicini della riga Quindi ad esempi Di seguito esponiamo un'ulteriore dimostrazione della formula del bi con il metodo di induzione imostacon pe induc dela (66.1 ernment Fenevare eh a forme de 67. Introduzione al concetto di prob: Ni calcolo delle probabiltt ha avuto origine dai giochi d'azzardo, per Stabile la giusta ripartizione delle puntate da parte dei giocatorl. Avtcgl ‘mente ilcalcolo delle probabilita® uno strumento matematico utile in molti casi, ad esempio per analizzare i risultati e per fare delle statistiche su cesperimenti che vengonc ipetuti un numero grande di volte Consideriamo, come ipotetico esempio, le rilevazioni fatte dal 1 materita di un grande osped nel corso di un anno. Sono stati registrati tra T'altro: il numero totale dei bambini nati, e, per ogni bambino gata i S880 ed il numero e il sess0 dei suoi fratelli, Si trovato che il numero dei maschi& circa Ia met del totale. Si sono poi separa i dati relatvi ad ogni famiglia in base al numero dei figi;& risultato che le fami, ™maschi ¢ 2 figlie femmine sono cirea il 37 ie noti il 37% e non il 50 ie con 2 figli di tutte le famiglie con 4 figli (si Sulla base di questo esempio introduciamo alcuni elementi di probabi lita, © mostrian © che i risultati dellesperimento sopra indicato ‘sono in aceordo n i valori teorici che si possono prevedere con il caleolo delle probabilita La nozione elementare di probabil ® il rapporto tra i wmero dei casi favorevoli ed il numero dei casi possibili (supponendo che i casi possibill siano equivalenti tra loro). Nellesempio precedente, i casi possbili sono resentati dalle famiglie con 4 fgli presen considerazion favorevoli sono rapp femmine, resentati dalle famiglie con 2 figli maschi e 2 figle Da un punto di vista statistco, nel registrar irsultati di un esperimento tipetuto molte volte, ® utile considerare la frequenza relava, cob i rapporis tra il numero dei casi favorevol ed il nume Pando il inguaggio dei limit, ci si aspet © totale dei asi osservati Antici dere al'infinito del mu. mero delle prove utile considerare prliminarmente uno degli esempi pit semplic pos: sibili; ritorneremo poi al caso di una famiglia con 4 fig. Considerisate che pud dare i due soli risultati: testa o croce, Possiamo scegliere come caso favorevole uno dei due, ad esemplo teers Facendo un solo lancio della moneta otteniamo che la probabilitt di averg testa 2 1/2, che & uguale al rapporto tra un caso favorevole ed i dus ena possibil Supponiamo ora di effettuare n lanci della moneta, Se k & un numero naturale minore od uguale adn, quant’é Ia probabil di avere k volte Stabiliamo il numero dei casi possibili. Al primo lancio ci sono solo due casi possibil; al secondo lancio ci sono quattro casi possibil ona) {testa, testa); ftesta, croce) (eroce, testa}; feroce, eroce}, ‘Ad ogni nuovo lancio i numero dei casi possibili viene moltiplicato per 2. Quindi dopo n lanci sono possbili 2* cas. 1 numero dei casi favorevoli & dato dal numero di modi con cui pos- siamo scegliere k elementi sun dati. Quindi, con il linguaggio del paragrafo precedente, & uguale alle combinazioni di k elmenti su n. Ciob n suk La Probabilita, che indichiamo con P(n, k), & data da: Invece di questo caso, con due eventi di pari probabiltd, possiamo avere due eventi, di cui quello favorevole con probabilita p(0< p'< 1). Ad ‘esempio, nel caso di lancio di un dado, la probabilita di avere un prefissato risultato & p = 1/6. Si verifica che la probabilita che evento favorevole si verifichi k volte su n prove & Pea, k) = (t) pt CL Se p = 1/2, dato che anche 1 - p = 1 (72) Si notino Je seguenti proprieti della probabilita P(n, i) si ritrova la precedente formula (675) P(n, 0) + P(o. 1) P(n, k) +. + P(n, a) Infati, a (67.5) segue dalla formula (66.1) del binomio di Newton, ponendo a= 1—p, b= p. Il secondo membro della (67.5) risulta uguale a [G-p) + pt = It = 1 Inol della somma in (67.5) deve essere minore di 1; quindi vale anche Ia (67.4, dato che P(n, k) > 0 per of Per i naturale k Sn in fissato, P(n, k)& una corrispondenza che ad. sumero reale compreso tra Oe 1. Quindi P(n, k) una funzione di k. Tale funzione prende il nome di distibuzione niniamo in questa sede. Riportiamo nella figura 8.1 il grafico 2), (673), per p= 1/2en=20. Siottiene un tipico che in una famiglia con 4 fgli ci sano k(s Troviamo ore la probabilit formula (67:2) con n = 4 abbiamo 4 figli maschi. In base all ss Pt 4) 542 (4) Aer PED = 6)" = lk) 76 ina eo i 2 3 4 Paw | 000s | 02s | oss | 02s | 00s Quindi in particolare P(4,2) =0375. Cio’ la probabilita 2 del 37,5 probabilitt del 50%? II motivo & nel Perché non abbiamo trovato un i maschi su quattro, non fatto che la proprieta di avere esattamente di corrisponde si possibili, ma @ soltanto un caso su cinque Comunque i cingue easi possibili, i pit. probabile 68. Eventi e probabilita Cerchiamo adesso di formalizzare quanto abbiamo esposto nel prece dente paragrafo. Supponiamo di considerare un esperimento i cui possibil risultati siano un numero finito di esiti @), @, .-, @y- Gli element yyy my x Fappre sentano tutti i casi possbil! e definiamo (ey 2=(o, ©, (un insieme con N elementi). a volta una moneta, V'nsieme Se Pesperimento consste nel lanciare casi possibili & costtuto da due soli possbilirisullati: testa opp (632) Q = [testa; croce] Se Vesperimento consiste nel lanciare n vo casi possibli costituito da tutti i possibili risultati che, come abt 2 f nel precedente paragrafo, sono Si definisce evento un qualungue sottoinsieme A di 2; pertanto affe nare che un rsultato w & elemento di A, ciot w € A, equivale a dite che A he « & un risultato di tale event ‘Ad esempio, se supponiamo di lanciare una moneta tre volte, Minsieme (68) A = (TTC, CTT, TCT, TTT} dove siintende T= {testa} © C = {croce} & un sottoinsieme dell'insieme dei casi possibili,costituito da 2° elementi, che indiea evento che escono al ‘meno due teste net tre lane Ricordamo che se AcO & un insiewe, indica con i simbolo A‘ insieme complemen tare di A, cio il sotoimeme di 2, definite da: A*= or Chiam amo # la famiglia degli eventi, ossia la famiglia di Q che soddisfano le seguenti proprieta ei sottoinsiemi (684) Tutto V'insieme Q & un evento, detto evento certo (Qe). (685) Se A 2 un evento, anche I'nsieme complementare A* (che consist nella non realizzazione di A) 2 un evento (se Ae A => A‘e (686) Se Ae B sono eventi, anche AUB (che rappresenta l'evento che si realizzi l'evento A 0 levento B) & un evento (se A, Bea > AUBes), ‘Come conseguenza, otteniamo Ia seguente proposizione: PROPOSIZIONE. ~ Vaigono le seguenti proprieta: (68.7) $2 un evento, deto evento impossibile ($e 4). (688) Se A e B sono eventi, anche AMB (che é Uevento che consiste nella contemporanea realizzazione di Ae B) & un evento (se A, Bea => AnBe a) imostraccine (687): picks ¢ = OF. 68 complement dwn ett a (KA Dimarasione di (6: poehé A ¢ B sono event. anche AT c som) event er fo (645). Aitizani la (640) poriamo dite che A“CH & un evento, quid in sr doce eta (68.9) anche (ANCB} tn evento ‘St pub vericae amie proprith isin che (A dee Ke dte all De Morar) Torniamo adesso sull'insieme dei casi possibili 2 e definiamo su esso cerchiamo ciot di dare un “peso” a ciascun elemento tale che p(o;) + plo) Poy) = 1 Data poi p su ciascun a, definiamo la probabilita p(A) per ogni evento A= oy, Oy = wx) come segue (68:10) PCA) = plo) + plan) +» + ploy Dalla definizione di p segue che: (6811) pd) = 0 (6812) p(@) =1 (6813) P(AUB) = p(A) + p(B) ~ p(ANB) (6814) Se ANB = ¢ = p(AUB) = p(A) + p(B) (68:15) PAS) = 1 ~ pA) (68.11) e (68.12) seguono direttamente dalla definizione di p. Dimesiirion a (13): 1a proba AJB) devi! ALI 8 pb ta lng (6s). dua dalla soem dete probabil eloment dt AUB, °crtano la soma dll proabikia deg clement delfewnto. A e ule pobubiith, degli clement de evento B. cla sims J pA} pC). conta due vole gece ment dl'sveato AB (che u inseme How). Petanto plAWB) & ‘ya al mina di pA) ¢ 8), meno pACB) Dilla (O11) (3) se Stel {68 4- dato che AAB 2 Dishoriione (61S Ewen = (AYU, dal (8.14544 ee 4) IACSAWVA) = PLGA) + (A), Dasa dato che A = Q1A xpi: che PLAS) = MAMA) & AB) Un caso importante di probabilid 2 quello della probabilta uniforme. Supponiamo di descrivere un esperimento di cui ciascun esito & ugualmente probabile, Dato che la probabilitA totale della somma di N elementi vale uno, ogni evento deve avere probabilita UN. Allora se Q = {0}, tom @y) (28.16) po)=VN i= 1,2... In questo modo ple.) + p(n.) + .. + plan) = NAIN = 1. Indichi ‘ora con N(A) il numero di elementi dell'insieme A. N(A) & detta card lia delVinsieme A. Risulta quindi, per ogni evento Ae & (68:17) Pertanto il calcolo della probabilitd del'insieme A & ricondotto a colo della cordinalitd dell’insieme A. ‘Come esempio di probabilita uniforme, il lettore potra immaginare i avere un’ura contenente N palline, ciascuna contraddistinta da un numero dalaN Supponiamo poi di estrarre dall'una n palline e che ciascuna pallina estratta venga rimpiazzata nell'urna. In questo caso i possiblesiti delle sperimento sono le m-ple (a cal a,), (cio’ un insieme di n element), dove a indica quale pallina & stata estratta all-sima estrazione, Conside riamo distinte n-ple che contengono gli stessi elementi, ma in ordine di verso; si parla quindi di n-ple ordinate e V'insieme dei casi possibili 2 dato da (18) D = for © = (4, a5 8), = 1, 2, 5 NI Possiamo verificare che N(Q) = N’ In particolare ci proponiamo di calcolare quale sia la probabilid che tutte le paline estratte abbiano numeri diversi fra loro, Formalmente ca liamo la probabilita dellevento (68.19) A= (we: © = (ay, Ay an) tale che a # seisih sotto lipotesi che ciascu estrazione « sia equiprobabile (ipotesi di proba | Avremo quindi, in base alla (68.17), che: / | (6820) P(A) = NAYN(@) i Osserviamo che N(A) = N(N -1) ... (N= + 1) ovvero N(A) 2 il numero di disposizioni di n el indicheremo con il simbolo D(N, 0). N dati (vedi paragrafo 66), che P(A) = N(AYN(Q) resi ° il compleanno nelio stesso giorn 6 r aplaeguso conto a una emp: stron. Sid ana che (6822) A= (rt raguz sono natin lor’ diferent} probebild deltevento A 8 data da: to le ipotes di probabith uniform richest, la p (82) P(A) = NCAYN(Q) =D (3S, a6" ne gi det, (365, 1) indica i mamero di dispsiion i " ‘Ma noi vlan clacolare la probabil che nella classe ci sianoalmeno de ragazao i compleanao vello sew giome, Seque che E65, 2) (6229) pe A) = 1 = plA) = 1 ee Sopreadeatementescopriamo che in una classe di 73 aluns. I probabil che c iano almeno due rapuzi cool compleanno nello ste 5 giorno & di area U2 x il secondo membro vale circa 12 69, Distribuzione binomiale Supponiamo di lanciare n-volte una moneta. Abbiamo visto che Tin sieme dei casi possibili & costituito da 2" element. Pid precisamente i poss bil esiti dell'esperimento sono dati da 71-pl = se & uscita testa e a = Oe se & uscita croce. Ita: ertanto linsieme dei casi possibill visu ) tale che a, = 0,1 (601) Q=(«0 Assegnam: (2) plo) =p dove p,q >0e p+q Dobbiamo verificare che p(«), cosi definta, sia effettivamente una pro lta, cio® che risultin (3) 0 < p(w) <1 pe PC) + ple;) co Dalla definizione di p(w) risulta p(w) > 0 e, dato che p, q <1, risulta Po) < 1 per ogni weQ; quindi Ia (693) & subito verificata: Seffermiismoct ora sulla (69.4), Consideriamo il caso possi ve in cui, nel lanciare n-volte la mo- neta, siano uscite esattamente k teste, ossia formalmente consideriamo io (21, iy ony g) tale che a + 0; +. + a, = Ci chiediamo quante siamo le possbilin-ple ordinate (yay, un a4) in cui i siano k teste; scopriamo che sono tante quanti sono i possibili modi di mettere k-volte il simbolo 1 in n cassettine differenti, ossia sono tante quante le combinazioni di k elementi tra gli n dat: il cocfficiente binomiale (2) (i veda a tal propo i pr Quindi la probabilird del caso possibile «ve Q, in cui siano uscite k teste pC) & data da: (95) Plo) Ora, poiché k @ un numero che pud andare da 0 a n, segue che Play) + ple,) +. + plo, 9 o)a + ~+(R) a+ (= @ grater (Si veda il binomio di Newton, paragrafo 66). Questo dimostra che p(o) @ effettivamente una probabiltd. Riassumiamo ora quanto detto, con i simboli di insiemi e diamo la efinizione di distribuzione binomiale. Consideriamo Vinsi (69T) Ay = (EO: w = (04, B55 my 4) tale che ay + Oy + ou + ay = ky A, rappresenta I'evento che, nel lanciare n-volte la moneta, siano uscite k teste Abbiamo visto che PtA,) = (2) pt Cl - py (693) © (As) + P(A,) + +P(A,) = 1 (poiehé k va da Se definiamo p,(k) = p(As) ¢ consideriamo V'insieme dei casi possibili = (0, 1, n}, py(k) rappresenta una probabilitd su Q che & detta distribu: zione binomiale 70, Probabilith condizionata ¢ indipendenza DEFINIZIONE. - Dat! due even A e B con (B) > 0, l probabil con cul arene A mate di A dato B; ese viene Indcata con (ANB) ¢ i cacola mel sepuente mo P 78) ilo (poiche che p(B) > 08 fondamentale nella defisizione di pro ton ome avemno uno zero al denominatore © anche il numerator src ANBCB implica p(ANB)sp(B) = 0; inal cas tratterebe dl dover determinare “Ia bry bia con ci acca un evento inpestlesapendo che ne & accaduto un slr impaaibile (analticamente ls (70.1) sarebbe una forma indetriata. CAB) 2 effetivamente una probabil; inf, analogamente& come fatto in prece dence, si dimosea che valgno le sequent propre 903) (9B) =0 (04) P(AIB) = 1 se ASB (in particolare p(Q\A) = 1) 192 Capito 8 700) (ASB) #1 = p(AIB) Vedi brevemente solo le dimortarione di (5 ava sy = MANE | WA BIAAAI) _ a a PALOB) + ACB) AOE) | pA) a A A.) «A [No eso in et a Ia prob uniforme.poché (A) = NUAYN(Q) WAC (od (6817), stn PAN) _ NCAR) Nia) NANB) 07) Aw) a A) =a)” NCQ) NIA) NAY [ESEMPIO. -Supponiamo di avere una famiglia con due fl Ct proponamno di caleo- lar la probabil che entrambi | figh sano maschi, sapendo che almeno no dei figh & mmaschio inser de cst posit suka costo da quatro clement, ower: sy 2 = (MM, MF, FM, FF) dove M = jmaschio F = femming) Rees er ie ea Sia A evento ceil filo pi grande ia maschio esi B Feveato che il igo pit piccolo sin machi. ‘Di conseguenza AUB sar Tevento che almeno uno dei fig sia maschio ¢ AB sark evento che entrambi fil sano maschi In sinboli abbiamo A= (PM, MM; B = (MP, MM; m9 Ae IMM, ME, FM); AB » (MM La probabiita che entrambi i fg sizno maschisapendo che almeno uno di esi rmaschio sah quid: data dala probabiidcondiionata del evento AM dato Tevento AB, ‘Ora, soto le ipoes di equprobabili richista, ruta ou are) «eave on goa) acme) = LAIMA) | ACB) A, 1 PIAUB) (AUB) "343 Calcolo delle probabitta 193 Si po iaotzevericare che la probabil ce ented iS sano mash sapendo che 1 pid grande & macho vale. Es info & data du ANB) uy wanna = POS Introduciamo adeso il concetto di indpendenca fe event ‘Sano A e'B due event, A livelointiivo A ¢ B 1000 indipendent fra loro se i ; erica defeveoto B non ba effet alla probabilta che si verfihi Tevento A, cot ANB) = p(A) (supponendo p(A) > 0} Per ci dala definizione di probubiitcondiionata PLACB) 54) da eal CAMB) = PCA) P¢B) are = mA) 6 ct ‘Analopaente, i eras delfevento A non he ett ula probabil che si veriichi evento Bc mx) ASB) 180A) (os) pea) = p(B) da en: (AB) = (A) OB) Dalle 7.18) e (7.14) senve DEFINIZIONE, — Due event A eB sl dicono indipendent se: | (705) ANB) = p(A) PCB) Per quanto rguarda Yindipendenza di famigio di event, vale Is | DEFINIZIONE. - Siano a © % due famigite dé event || eae sono indipendenti se ies PAYA) = (AD pA) VAAL © Aree conceto di ndipendenca tra due event tra duc famigi di event si pub etendere ad un qualunque numero fait di event e famighi. DEFINIZIONE.~ Siano Ay, Ap,» Ay event. DEFINIZIONE. - Siano 4, Ay. , fmige di even Ess i dconoindipendent se gl event An Ag sono indipendent per ogn A TL. Variabiti Fino ad ora abbiamo introdotto alcune noioni che ci hanno permesso di define funzione probabilitd e di studiarne aleune sue proprieth, ab 1 sue proprietd al biamo infatti defiito Vinsieme dei casi possibili Q e la famiglia degli event a. Chiameremo la tema (Q, , p) spazio di probabilita e da ora in poi eremo su di esso. (Considereremo solo spazi di probabiitd fin spazi su insiemi © di cardinalita finita) DEFINIZIONE. ~ Dato uno spazio di probabilita (@, &, ), la funzione » R tale che Vinsieme (we® tale che E(w) < x] €A per ogni xeR i chiama variabile aleatora. © A 8 insieme delle parti dO allora ogni fnzione defini su © a valor Osserviamo che una variabile aleatoria & definita in modo tale che Vin sieme (we tale che x} = [ca ogni xeR Quindi dire che & & una variabile aleatoria significa c! calcolare p(we®: (0) < x), cio’ I Nel caso di neta, dove I ® possibile probabilita di un evento. ‘esperimento che consiste nel lanciare due volte una mo sieme dei casi possibili ® dato da ! 2se w= TT am Bw) = {1 se w = TC, CT 0 se w = CC Un altro possibile esempio di variabile al dato dalla funzione indicatrice (0 caratteristca) di un insieme, definita da: 1 sewed m4) Lo) con A insieme 0 seweA Una distinzione importante si ha tra variabilialeatorie discrete e con: tinue; noi ei occuperemo solo di quelle che ammettono un 1 rnumerabile di valori), rete, cio’ di variabill aleatorie mero finito di valori (o pit generalmente un insieme 72. Distribuzione di probabi itt e funzione di distribuzione Sia & una variabile aleatoria discreta; consideriamo Vinsieme X costi tuito da tutti i possibili valori assunti dalla variabile aleatoria E, ossia for malmente {xe R tale 3oe@ tale che & Risulta XCR; consideriamo inoltre H = P(X) (dove P(X) indica Tin sieme delle parti di X) € definiamo una probabilth py sull'nsieme X (in particolare definiamo py su (X, 9 in modo tale che la terna (X, 9p.) risulti uuno spazio di probabilta), La probabiltd py & definita sui singoli val mere la variabile aleatoria €, ossia i XX, my Ky Cle pud assu- (722) PA(x) = p(oe® tale che E(w) = x); xeR x(X) & cio’ la probabiltd che & assuma il valore x, Diremo che & assegnata la distribuzione di ) della probabilitd (0 leg DEFINIZIONE. - Sen hs fm ‘71. Variabili aleatorie Fino ad ora abbiamo introdotto alcune nozi efinire la funzione proba ni che ci hanno permesso lira e di studiarne aleune sue proprietk; a biamo infattidefiito Yinsieme dei casi possibili Q e la famiglia degli event a. Chiameremo la tema (Q, 8 p) spazio di probabilia e da ora in poi Javoreremo su di esso. (Considereremo solo spazi di probabilitafinita, coe spazi su insiemi © di cardinalitafinita), DEFINIZIONE. ~ Dato uno spazio di probabilita (Q, A, p), la funzione EQ R tale che (ay tale che E(w) < x] €A per og si chiama variabile aleatoria funsione defn Osserviamo che una variable aleatoria 8 definita in modo tale che Vin sieme (we tale che &(«) < x} = [oe ogni xeR Quindi dire che § @ una variabile aleatoria significa che & possibile calcolare p(we®: &(o) < x), cio’ la probabiltd di un evento, Nel caso dell'esperimento che consiste nel neta, dove l'insieme dei casi ossibili® dato da 12) Q= (TT, TC, CT, CC} dove T = {testa}; C = {croce] che rappresenta il numero di teste nei due lanci, 2 una variable aleatoria Un altro possibile esempio di variabile aleatoria & dato dalla funzione indicatrice (0 caratteristca) di un insieme, definita da: 1 seweA m4) Lo) con A insieme we Una distinzione importante si ha tra variabili aleatorie discrete e con: tinue; noi ci occuperemo solo di quelle discrete, cio’ di variabili aleatorie che ammettono un numero finite di valori (0 pit) generalmente un insieme numerabile di valori). 72. Distribuzione di probabilita ¢ funzione di distribuzione Sia & una variabile aleatoria discreta; consideriamo Tinsieme X costi tuito da tutti i possibili valori assunti dalla variable aleatoria , ossia for malmente (PA) X= {xeR tale 30€Q tale che E(w) = x} = [xj Xo 5 Ml Risulta XCR; consideriamo inoltre H = P(X) (dove P(X) indica Tin sieme delle parti di X) ¢ definiamo una probabilith py sull'nsieme X (in particolare definiamo py su (X, #) in modo tale che la terna (X, 9% py) risulti uno spazio di probabiltd. La probabilad py & definita sui singoli valori x,, x3, ... x, che pud ass mere la variabile aleatoria 8, ossia (22) px(x) = p(we® tale che x(x) & cio’ la probabila che & assuma il valore x, se & assegnato I'insieme X dei possibili valori assunti variabite aleatoria da § € la probabilita con cui & assume ciascun valore; essa & data dallin Sia, ad esempio & una variabile aleatoria che assume due soli valor: 0, 1 uzione di probabilita & data da (24) p(x) = pr - p)t-* con x = 0,1 Da cui risulta px(1) = p © py(0) = 1 ~ p. pe, cosi definita & nota con rariabile aleatoria di Bernoulli. Pid generalmente @ detta variabile aleatoria di probabil ‘che assume valori nell'insieme X = (0,1, .. n} con distribuzione pats) = (") pr con x 0 Nella figura 8, babilta E possibile inoltre definire la funzione di distribuzione associata alla variabile aleatoria &, vale infati la seguente del paragrafo 67 ® rappresentata la distribuzione di pr (dove py(x) = p(a, k) e n = 20) DEFINIZIONE, - Sia xeR; la funzione 6) F(x) = p(we® tale che E(w) < x) @ deta funzione di distribuzione de data infati (P(X), P(%a)y on PaCS) distribusion pabilita,risula 21) Fy(x) = pa(xi) + pals) py(ss) con x) Sx per i= 1, 2, a k La funzione ribuzione & una funzione definita in R, a valori rvallo [0, 1] < R, e si pud dimostrare che ® inoltre una funzione mon . F ‘Con questi nuovi element, possiamo intrudunce it couvetto di ddenza, anche per le variabilialeatorie DEFINIZIONE. ~ Siano Ej, 8 = & variabili aleatorie; esse sono indipendenti se w) + P(E = %) com (detto anche valor atteso 0 speranza ori nellinsieme X= (Xi, ¥ay ms Xt Si indica con E() ed @ il numero dato da: = xpe(x) + aPC) xpi) dove (Py(si). Py(t). =» pA%)) ® Ia distribuzione di probabiltd della ncetti del capitolo 12 sugli integral il lettore pud no- Anticipand i ¢ E(G) non é altro che Vintegrale (improprio) su R tare che il valor medi Valgono PROPOSIZIONE. ~ Sia § va 733) 5 fs) ++ nae) + (3) (6(@) + 280 (5¢e)? + 2eB @) =e) BE) = cain) + cn ns nes) = E62) ~ (B45) = BCC #) — CED} Pts) + mas) + AC CER) ~ CER? = CCE ERE) 0S Hin nellinsieme X = (x3, %,.» Xe. Sia ora g: R > R una fnzione a valor reali medic E (GE) = (Ki) ule) + 6) ma) Obm PAC) var(@) = E( t Consideriamo la funzione @(x) = (x - E(x))*. Il valor medio di tale e “ ai (% - EQ? pls ( - EO? pt) funzione composta con la var storia & si dice varianza della varia Mle Di age Fee bile aleatoria &, pid precisamente Quindi var(&) = 0 se © solo se (x, ~ E(G))? = 0 per ogni i= 1,2, .. ky da cui x= E@) Vi = 1, 2, .., k, che significa che & & costante DEFINIZIONE. - La varianza di una variabile aleatoria & si indica con var(®) ed 2 data dal numerc DEFINIZIONE. - Siano § ed y due variabil aleatorie. La covarianza di (73.6) x(€) = E(G - E(@) & ed 1) si indica con cov( n) ed 2 data dal numero: (73.12 n) = BC ) (a ~ Elm) Osserviamo che E((& ~ E(@))") = E(S ~ 2 $E(S) + (E®))*) = EC) -2. (B®)? + EG} = ER) ~ (EG), quindi la (73.6) si pud anche serivere Osserviamo che E((& — B(8)) (n - E(n))) = En) - 266) E(n) + E@) ay vari) = EQ) = (@) E(n) = EGn) — E(G) E(n), quindi la (73.12) si pud anche serivere 4, 1) = En) - E@) E(n) PROPOSIZIONE valgo nt una variabile al 0 le seg PROPOSIZIONE, ~ Sian (738) var(e) = 0 ralgono le 36 1 due variabili alea rie indipendent, nfo, oftninmesubtolate nfatldistamo che $e sono indipendent sp B pda in xpi) py) ~ El@) Elm) Vediamo ora alcune relazioni sulla varianza della somma di varia aleatore; siano E, 1, variabili aleatore, all n) = EG (n — E(q)))? = var(@) + var(n E(n))) = var(&) + var(n) + 2cov (& n). ese & ed 9 Sono indipendenti, per la (73.15) cov(, n) = 0, 74, La legge dei grandi numeri Introduciamo in ambito probabilstico una differente nozione di conv wa di una successione, che abbiamo gid visto nel capitolo DEFINIZION E DEI GRANDI NUMERI) - Sia §, TEOREMA (LEG' wuccessione di variabilialeatorie indipendenti ie utile, per la dimostrazione di questo teorema la seguente PROPOSIZIONE (DISUGUAGLIANZA DI CHEBYSHEV). Ee 43) pie) veo one, = Sib = ty + SL (eda che IA funaone toaesce “ A defintain (7.4) prendiano A = bine tale che b(per revit veremno As [g > a: portant, dato che & > oelfiasiene Hig) > 0 ll sirunb i riembyi della (UA) sono variabi aleatorie: pow qui clear sl ¢ eG) > E 1 746) *) ee) e) < 0 75. Tasso di accrescimento, Significato meccanico della derivata Consiteramo un semplice proceso di crest dw wppanendo che i pe pd DDimonirgie dels det grit mri: lich th (748) aa vara ne Re re eke ee Ht hy. Gundh, nt tervall di tempo hi cambio dl peso ts W) =p) rapper 49 fade) 7s. a 4 una indcaione i quanto sa cambiato il peso per unt dl tempo. ia precsamente i Oserviamo che Ff 0, cen : apporto (51) esprime la varlarione medi per unit i tmpo del pes nelleteralo [tt = ype sme teant mrt Mt chin sacks ve made Ot coreciannns © wes mam cece oa ‘medio he ws ageism in dettgtio in questa media decrement indice, spue he va) vats + wf )o2 tie, per b> 0, el rapport (34 | (19) Abide )< 85-0 ! Si not come sia indapesabl aril inte er h—+ , dato ce, nl (751) po | derimo solo dt exerci il cso in peso Gipenda dal tempo in modo quae Luo membro dala (754) tende 21 per b+ 0. Quin il aso acrescimentg vale nica che al eesete el tempo (> 0), tom slat i peso eresce comet, ma Proprniam un esempic numerics: condo la legge p al tempo t = 10 i peo rinita eter ugune a (10) = 100 Its dh ceescnent, upuae a2 al tempo t= 10 ale mcr pi al alfnchea 120. Sino che efetivamente il vloetrovato 120 non diferice tame gt Unto che “cloned scereanento™¢snoino dl “tsa dk axesinen toed drive al fatto che una velo 8 define in modo = quant fatto sea Consideriamo ad esempo ato estrada ed indchamo cons Ghats prcone is fontone del tempo t La velacts media delTaatomobilenlintervalo di Bape fet» A] & uel al rapporto tra lo spasio percoro s(t + h)~ x0) ed il tempo Teincplo a fae it perero. La velo istantana (quell Indcata dal tachimetro sul crs ilometr tin ore), i mite, per b -> 0, della ‘Occorre calcolare il limite del rapporto incrementale anche in molte altre situazion alge s quelle det doe exrplesport Ad exemplo, ssi considera densi dun ido oto retilineo. Un at ‘od una pop rempo, a tipo geometric, studio ol Tntroduremo nel promo paragrafo la dra quando Tincremento tende a2 76. Definizione di deri ata Sia (x) defini dice che la funzi .lVintervallo aperto (a, b) € sia x un punto di (a, 6) si ne f & derivable nel punto x se existe fintio if limite rapporio increme (76.1) lim Tale limite & la derivata di f, ¢ si indica con una delle seguenti notazion, fra loro equivalenti: 16 r@ < Dis), & Dy fe =r: ea cosenie Si dice che f & derivabile nellintervallo aperto (a, b) se & derivabile in oni punto x ¢ (a, b) in alcuni casi & utile consider del limite completo per h — 0, soltanto il limite destro per h -» 0", oppure i al posto della definizione (76.1, invece Timite per h > 0°. Net primo caso si parla di derivata desir, nel secondo caso si parla di derivaca sinistra, Se f{x) & definita in {a, bl si dice che f & derivabile nell'intervallo chiuso {a,b} se & derivabile in ogni punto x ¢ (a,b) e inolre se f ammette derivata destra nel punto x = ae derivata sinistra nel punto x = b. atanie (3) =@,per ogni xe Ree CConsideriamo ale esempi nisin dalla fuazione vata & ieoticamente uli che tle funzone t derivable #4 tuto ¢ che I Confrontiamo Ja nozione di derivabilitd con quella di continuita, Ricor diamo che una funzione { 2 continua in un punto x se (riprendiamo la jefinizione (54.2) cambiando xy con x, ¢ x con x + hy: (76.7) im f(x +h) = f(x), Lesempio precedente, con {(x) = Ix, mostra che una funzione continua ud non essere derivabile. Invece, ogn! fu nx; infat 1¢ derivabile in x & continua Ja sua derivata f(x) ® una funzione defi ta su (a, b). Se questa funzione & diremo che la sua derivata (¢ a 7 et @y (69) f Diy D oF i Se a sua volta Ia derivata seconda & derivabile parleremo di derivata emo, il simbol a derivata n-sima. Pu accadere che una funzione ammetta derivate fi n ordine n € N pure che sia derivable infinite volte, ciot che ammetta derivate di qual opp ) 8 derivable, por x 0, sb cou 6) : 0+ »)- 0 nl -0 a ae lin lin Ih} = 0 portant f (0) = 0. In defiiiva f(x) & derivable per ogni x « R ¢ la derivata vale ret £ (2) = Wer Pe derivable per x=; quind non existe drivata second i 3) nel puto Peto € (x) non 8 derivable x 77. Operazioni con le derivate Per le derivate valgono le seguenti regole di calcolo: OPERAZIONI CON LE DERIVATE. — Se f | lerivabill in un punto x, allora sono der A (may fe * (72) (fay =f g fg 73) e-f } Dit ane + er opi h 0s it Pinan apport inte men ] K+) + a+ m= 18) + wt | Me $9) i) glu + 0) ~ 0 ! i ¥ | 75) FG +h) g(x + by ~ 0x) e60) | h | i i i fx h) = fla) w(x + h) + (x) BG + hy ~ 10x) wx) f(x +) =) a(x +h) ~ ex (x +h) + M(x) h h a cointonet esene pp abil nx 8 anche continu im Sopris oten a oalt Notiamo che un caso particolarmente importante di derivazione di un prodotto si ha quando una delle due funzioni & costante. Dato che la 77) ety = of? (€ = costante 78. Derivate delle fu joni composte © delle funzioni inverse Una delle pitt importanti regole di derivazione & quella relativa alle fanzioni composte. Se y & funzione di z (y = f(z)) e za sua volta ¢ funzione Gi x (@= gx)),y = f(g(x)) la funzione composta risultante. Si usa anche il simbolo f(g(x)) = (8). TEOREMA DI DERIVAZIONE DELLE FUNZIONI COMPOSTE F derivabile nel a la funzione composta f(g(x)) é derivabile in x, si ha Pex ehipcare ta ai soltanto il caso in cui risulti g(x + h) # g(x) per ogni h incrementale della funzione composta, nel punto x, vale (glx) +k) = ao) tim 00) sastminiamo oe a 4i derivazione delle funzioni inverse. Ricor amo quanto gi detto circa le funzioni strettamente monotdne: una fun zione f(x) & sirenamente crescente nell'intervallo [a, b] se (78.4) asxjo, induzione: abbiamo_ gia 164)}; quindi la (79.1) & rificato che D x Supponiamo, second no pet mezz0 d f La funzione y = log x invertible ela sua inversa 2 x =e", Dal teorem: apeerlo di derivazione delle funzioni inverse otte Dx"! = Dix" x) = Dew) x + xt Dx 793) ; 7 1 OM x4 1 a(n cr Pe" Diogx” ix * Abbiamo quindi verifiato che ta (79.1) vale anche per Findice n ar oe be face Section ere race Percid la (79.1) & provata indipendente, possiamo riserivere la formula precedente netted caleolare 2 8 un potion 08) Det=e ee ‘ ie Ricordiamo la proprietA (9.13): e** = x, che ® sempre utile quando si (3) vole caleolare la derivata di un esponenziale o di una potenza che non 2-4 (0-1) ay rientrano nei casi precedenti. Ad esempio, si pud calcolare la derivata delle jeepers funzioni esponenziali con base a > 0, a + 1, facendo uso del teorema di np, iParcolar le drives dun poinomio di grado un potinomio di grado 1 (a derivazione delle funzioni composte Proviamo che Ia derivata det logaritmo in base a (a > 0, a 1) di x vale Dists bier tenes Bs eee : D(x log a) = a log a } ‘Analogamente si calcola la derivata della funzione potenza x, con esp Utitzziamo te proprietd del logaxitmo (tra eu a sul continuity edi nente b real : ): Dx®=De™*=D em Jog, (8. +h) ~ log, x : b ins y +h D(b log x) = 2 P= bx” i z x te La formula precedente molto utile. uli ad eembio el cad b= 172 Gi quest 95) 1 og J = tog, tim (1 +! smo a rotene (786))¢ b= 1 las i" iid DWeDeateee te Risulta on 912) >({)-> x he log, ¢ = 1, Ia derivata dl logaritmo in bas pea ; : 9.13) D sen x = cos x D cos x =~ sen x La derivata della funzione tg x si calcola con la regola di derivazione del rapport D tex = (822) - Disen x) 00s x ~ sen x D(cos x) Riassumiamo in una tabella le principali formule di derivazione tn i in questo paragrat Ek fe | 80, Sinificato geometrico della derivata. Retta tangente Sis f(x) una funzione definita in un intorno di un punto x ¢ si consideri nel piano x, yil grafico della funzione, come in figura 9.3. Ci proponiamo di determinare equazione della retta r passante per il punto Py di coordinate (Go, f(%)) e tangente al grafico della funzione f. Gid che preliminarmente & pid opportuno fare, & determinare equa zione di una retta 1’ secante il g Pp mp» f1x4)) © Pm (y + by fx fafico della funzione f nei punti h)). L'equazione di una generica retta non verticale & y = mx + q; determiniamo i parametsi m, q imponendo che la retta passi per i punti da (80.1) f(x) = m x) + 4 passaggio per P,) ssaggio per P) [fx +h) = mem +h)+q — ( Abbiamo un sistema in due equazioni nelle due incognite m, q, che si pud rsolvere per sostituzione, oppure sottraendo la prima equazione dalla seconda, Si ottiene m = {f(xy + h) ~ f(%)]/h e poi si ricava q dalla prima squazione, L'equazione della retta secante risulta essere £(% + h) ~ f(x) ) y= f(x) + («-x). h Lequazione della retta tangente, quando esiste il limite per h 0 dell’e quazione della retta secante, Si pud passare al limite nella (80.2) see solo se £2 Utilizzando fra altro il significato geometric Ja continuita e la de 1, 2) definita su R la formula 8 furaione £3) & derivable (¢ qin anche eootn (as) © = tin SOB Nelle figure 95,94, sono rappresentat grafic dele unzion ef eeu al computer elle coordinate ‘0 int he tale prope non & verifies per rac nab fe la non driablih dif, cortapon gente anche al punto X= laetta tangent =O) mente praico df epost (lerettey “sy = ~ con coetisent nit df, fs el pon sponde grail “ici” al rig stngolar + 1-1, donno clazione della ret tangene fn un generico punto (x, feay.con x ce "i avin # x)= 0), Tal proprith sono evident in igure 3.7, dove sn Fappresentatiin un incorg dix = Of graf delle fnsion , eon particle ents ale i (035) <0) sinh Yee R CAPITOLO 10 APPLICAZIONI DELLE DERIVATE. STUDIO DI FUNZIONI 82, Massimi € Teorema di Fermat 1 grate di una funzione. Cominciamo col definite i punt di massimo ed i pant di minimo relativ Sie 3) una funzione definita in un intervallo (a, bl. Diremo che un panto ag’ [arb] 6 masimo (rlaivo) perf, nelintervall [,b), ! ore faa) © pid grande dei valori f(x), con x « [2 b] vicino ad Xs; pid | frecisamente, Se esste un numero d > 0 tale che ! (1) f) 21), Vee [a,b kad <8 ! Si noi che non si ichiede che Ia (82.1) valga per ogni x€ [a b], ma solo | er x ieio ad Xe Nella figura 10.1% e X sono punti di massimo; anche i / IT pb grande de valor (x) per x [a,b si chiama massimo assluto di {nett aera [ab] In figure 10.1 il massimo assoluto 8 assunto per x = e vale f(s) Natieoamente, Xo & un punto di minimo (relative) per la funzione f relVintevalo [e, 6,86 esiste 8 > 0 perc 83. I teoremi di Rolle e di Lagrange | / EOREMA DI ROLLE, — Sia f(x) una funzione continua in (a,b) | A sisci STN derivabile in Se fla) = f(b), esste un punto Xo & (a, b) per cu th ree ray ! | Proce ! Diislravione! iadichiomo, con i; ¢ x due’ punt rspettivaménie- dt bay BiH | pert Hh | wore Se ay (ex's ay 1 vce [aby fall punt di asso © di minimo assolot per fexatond, in bake Al Aeorema ui Weierstrass (paragrafi 56 € 62). Una eta & rion — edie eigen wna dei due punti x). x; & interno allotetvaio (2, b]. in m3) ela eta tangents sl grate wa funsone fs) per x ct cormaponenta li deriva si annulla (peril teoretma di Fermat) tern clam x, 244%) = b. La (3.1) diventa (a) ((x) 5 (b).per ogni x net ; a teesaito fb) Datoche per ipotesi fa) = 1b), rsuta (x)= f(a) per og x EOREMA DI FERMAT. — Sia f una funzione definita in (a, 6] ¢ PU bc qumdi (2 contantce la sus derivata ® ovunque zeto, I teorema& di va asin 0 stig ora ait (0, Bl monirato anche in quest caso. peBimostazione:consieramo i cao incu sau punt di masse tittle (gra 102), relativo): significa che esiste 8 > 0 per cui lcm il ape) on na isos re hi hl < {an ee coupangete een el patio (ira 103). St emga Studiamo separatamente i casi h > 0 ¢ h < 0: dalla (823 H rc ene i casi h > 0 € h <0; dalle ($23) si ottiene ire del coda 8 (0) tal} ~ 8) (24) Maa Be Mia) an a TEOREMA DI LAGRANGE. — Sia f(x) una funzione continua in [a ny 4 iy Je derivable in (a, b). Esste un punto X € (a, b) per cu eal limite per h 0 f(b) — f(a (4) = Hi f+) = fy e imostrizione:e si riconduce al teorema’ precedente périmézad della Xa) = im [fay +b) = (xy pV funzione Ne segue che f (x4) = 0 833) HO) = 6) — |) ¢ eee a : « K boa ! per disegnare il grafico di una funzione. Ricor di funzione monotina (ad esempio crescente) & monotonia, fondament. 83.4) / a) = (x) - MOD = Hla) ddiamo che la definizio ?. b V xe (ab) stata data nel paragrafo Por il teorema di Rolle, esiste quindi x, CRITERIO DI MONOTONIA. — Sia f una funzione continua in [a,b] Ponendo nella relizione preeedente u" (ts)« 0. st olen la tel (82), ¢ derivable in (a,b). Allora | } 5 5 (See 7] (41) ZO, Ve (ab) eo £2 crescente in [a, bh Dimostrazione: proviamo la (84.1); la (84:2) si ottiene in modo anialogo. Naltimplicazione =, supponendo f° (x) 2 0 per ogni x € (a, b). oceorre i Gridiers che wa stcenam sera (ais eee / | japan 3 Laginigs ncliousvaless sunsets «aera | | sis) Ex) = x) = Ged (sm) | dato che F (%) 2 0 ¢ dato che xy > mrt anche f(x) 2 4) ; Wiceyuao a isuton 2 cesoeth ia (aiDL: Bec Ppt Fe ec Whe Be | Otale che x +h © (a, b) risulta f(x + h) > f(x) e quindi 2) (omnia. evra in (9) com f+) 9 di Rolle © di Lagrange, certamente aussstone se sa a 84, 20 esas atone se saposano dtanente ee fa) (844) h (ilehe alc Gd) et ae pork COF nr eh Orb La continuith di) ag esremi delinervallo& comunqie unipote! indisponsai Pere Oe empio, a funcione (i cl grafico &rappresestato im figury 10 ee oe x) aretg x & crescente, su tutto R, perché D( x)= WL +x) > Fe Bee ‘La funzione x",ha derivata uguale a 2x, che positiva per x > 0, negativa per x < 0; | 8 deriva in (48) » (01), continua (a desta er x= O(n & contin per x «1, via fumzione (ix) = 2° 3x ha come derivata f= 3( — 1), che si annul soddistaVipotesi dl eorema di Rolle f(0) = {(1), ma non soddafe la tel det te posit alfesterno delMiatervallo [-1, 1} ed 8 oegativealfitterna. Quin! fun } Rolle, perehé la derivata & costantemente uguale ad 1 i (01) Pe ee Erescente perx> Lex <= 1,ed ¢ dectesconte per =1 a) | 7 Hisulla allo stesso tempo f(x) > f(a) e f(x) uiguale ad fa), 232 Capitolo 10 COwervimo che una funzione stetamentecrescente © derivable in un itervallo pub vere drivata allan quelche punto (l rte (645) eaclade ghe la deivta seal ewiamete a rv), Ad emp foe 1) = rapper 03, srttamente crescents R, perch: a, (<0) = 1a derivata (3) = 3x2 & postiva ou R — 0), ma si annlla per x = 0 85. Funzioni convesse e concave Introduciamo una nuova definizione, utile per disegnare il grafico di tuna funzione, Diciamo che una funzione ® convessa in un intervallo (a, b), se per ogni punto x € (a, bil grafico della funzione in [a, b] & al di sopra della retta tangente al grafico della funzione nel punto di coordinate (1%, f(%)). Analogamente, diciamo che una funzione & concava in (a,b, se per ‘ogni punto Xp € [2 bj il grafico della funzione @, neltintervallo (a,b), al di sotto della retta tangente in (xp, f(x,)). Ad esempio, nella figura 106 la funzione f(x) ® convessa in [a, b], ed & concava in [b,c]. II punto b & un punto di flesso, cio? un punto in cui cambia la concavita Possiamo ripetere le definizioni in modo pit preciso utilizzando I'espres sione analitica dell'equazione della retta tangente. Supponiamo che f sia una funzione derivabile nell'intervallo [a, bj; diamo le seguenti definizioni: 10) = HGx9 + £000) (= x), (251), feomena eI = 1 la, b} 5% € [a i f(x) $ flag) + £m) (x - x (652) Feoncava in fa, Bl ==> | a ‘Application! dele derivate, Sudio i funziont 233 [eqrneRIO DI CONVESSITA. — Supponiamo che {(x) sia una eee nbc. be che amet drvata second (Dl |a Cx) & convessa in, b} (bo) £ (a)2 crescent in (a, bl | (©) £ (8) 20 per ogni xe (a,b). i ‘Oserviamosubito che un analog riterio vale perl unzioni concave; in Pa nn ty dorvale u voli coneara in [bf see soltanto se (3) 50 per opm ». IWeriterio di monotonia (84.1) applicato alla derivaia prima f (x) stabi fice che f” (x) 2 Oper ogni x€ (a,b) se solo se f” (x) & erescente in fa, bh: jertanto le condizioni (b) ¢ (6) sono fra loro equivalent. La dimostrazione [el ariterio di convessita sara completa provando che (a) & equivalente a ‘b). ‘Dimostrazione che (a) = (by allo Scope di provare che f(x) & crescente infa:bl,consideriamo x, Xo€ (2, bl, on x, < xx ponendo consecutivamente X iguale & x,, oppure a x nella definizione di conyessta (85.1). si ha (853) (x) 2 f(s) +f () (=m) W xe [a, bh (854) f(x) 2 flag) + (m) (= me Vxe [bh In (853), (85:4) x & un punto generico di [a, bh: seegtiendo x = x9 in (853) ¢ x = x; in (854), sommando membro a membro e semplifieando si cttiene (633) 0 > (x) ( — ¥) + FG) Oy = 0) (85.6) Ut Ge) - (d+ Gy -%) 20. Essendo x; > x, ne segue che fm) 2 1'(x)). ‘Dimostrazione che (b) =» (a): fissati x, x) € [a, bl, com x # x. per il teorema di Lagrange esiste x, nellintervallo di estremi xo. x, per gut Distinguiamo i casi x3 % € x < wy. $e x 5 xy essendo Xj € (28h x) (Giod. in di (x) risulia {'(s,) 2 Fm che insieme alla (88.7), da luogo alla conclusione (85.8) £13) = a) 2 x) = x) Sex'& x8 procede in modo unalogo, osservando che x, ¢ (xex) & misore di 9 € quindi (x1) <9): anche in questo caso si ottiene Ja conclisione (85.8) Derché, di nuovo. £(x;) (x ~ %) 2 1%) (X ~ Xp). dato che (x =r) < 0. sx tuto, dato che lus deriva econda mcnda (=) pt. La eo og x8 oma pt 3x, consderata in prcedenza,haicome derivate successive: ¢ Le proprieth stable in quest util de pa E dll fanaion trigonometiche en iitatamentealliterallo (0, 2x], Cal os x Contideriamo ad enema l fsizione fa) = se0 f() «sen | i meat repo di ta T positive nezatvo imo, i panto x= x2 di fleso il punto x = (32x ‘dire i gratco della fnuione cot x pet x € Chiudiamo il paragra 0, ntinua in x. Per il eorema della permanenza del segno (para % (io ~ 8, % + 8) con 8 > 0; quindi f& convessa in tale intorno, Tenendo presente che f” (xq) = 0, risulta (85.10) (x) > (x) + F (RNX-%) =H), VEE [Ky 8, percid xj 8 un punto di minimo relativo per f. f(x) - £4) jim lio dimost enteeriterio, valido per u che ammette } Ha) = ab) f(x) ~ 6x) xm fy) r@ tim hi ; Rate) ee) one Ow , 86. Il teorema di L’Hépital ‘Cooideriamo sean eerpi Clelamo il lini Siano f(x), g(x) due funzioni che tendono a zero per x + xy. Abbiamo abe in visto nel paragr he il rapporto f(xY/e(x) & una forma indeterm a i oo 2k cae ipotes del torems i L'Hopita } sultato del limite del rapporto ma occorre preliminarmente trasformate i Sito una forma indterminat 0. che verti ep ete | apporto in modo da toghere Vindeterminazione. Il teorema di L'HOpita ani ves le potest che abbiamo asuno nel fret diosa serve a questo scopo. , i 86.1) tin 2a tn 2 ! ue limi noteoli che scaeotno faciente per mezzo del torema | 41 Handa con bun reps; peace ie) dae / 11 teorema di L’Hopital vale anche per forme indeterminate del tip Bo. ee / cio® supponendo, a posto della (86.1) chef, gtendano allinfinito per x > x / anzi, basta che la sola g tenda al infinito). Inolre il teorema vale per limit sn MOD =n In questa sede ci limitiamo & provae il teorema nel aso particolare, ma imi va difeenaa (0) ~ 8) ; Hip ern score i Lipital@le anche peril clo dl init ts) 9) | n tal caso, dato chef, g sono derivabili in Xo, esse sono anche continue Fa pamaie vas be Sl eri prodoto pone fg =O xy € quindi, pr la (861), risulta f(x) = g(x) = 0. Si ottiene ; ape ae v cou forma 00 Ope A ! 87. Studio del grafico di una funzione | I risultati ottenuti in questo capitolo ci permet rento di una funzione f(x) e di d secondo lo schema seguente A. — Si determina il dominio (0 insieme di f(x), B. — Si esami se £ una funzione i x, oppure periodica Qu | segno della funzione | C.—Si determinano gli eventuali asintot diamo che gli asinod orizzoniali si trovano caleol se talilimtiesistono e sono finiti. Clot Nel caso della definizione (87-1), sipa se la funzione gode di qualche simmetria; ad esempio ), ¥ x, oppure dispar periodo T: f(x + T) = f(x) ndo & semplice farlo, si caleolano le intersezion rizzontale per x | si pwd avere in modo analogo un asintoto oriz men X.', oppure x x) quando il risultato del limite & inf D. — Si determinano gli intervalli dove la funzione 2 crescente o decre scent unti di massimo © minimo relative, studiando i segno della derivata prima Si caloolano i valori di f nei punti di massimo o minimo relative E, — Si determinano gli in d 2 convessa 0 con ava wventuali punti di flesso, studiand ella 2 nda Si calcolano i valori di f nei punti di flesso, F. — Si determinano gli eventuali asintoti obliqui. Un asintoto obliquo per x 2 una retta di equazione y = mx + q con la proprieta (873) m_[f(x) ~ (mx + q)] = 0. id significa che, per x -> ++, i grafico della funzione & vicino al grafico della reita y = mx + q Supponiamo che esista un asintoto obliquo, cio’ supponiamo che valga Ja relazione (87,3), e ricaviamo i valoti di m, q. Se f(x) - mx ~ q tende a zero pet x ~> + =, a maggiore ragione dividendo lespressior niamo una quantita che tende a zero. Quindi Po On tim = @x+a _ 5, | I valore di q siricava direttamente dalla (87.3). Riassumendo, i valori di m, 4 sono dati da: Naturalmente considerazioni analoghe valgono per x ache che, se esiste un asintoto orizzontal x inutile ricercare un asintoto obliquo per x Tnfati, se f(x) allora f(x)/x — 0, e quindi m = 0, q = € Cio’ si ritrova Vasintoto di equazione y = ¢ 0 lo schema p ost, stulame la segucnte fursone 18) )=20" ‘A.—Latumaone definite per six #0. Quind il dominio di 8 =, 0) 4 (0, +=). B.— La furzione non & defiita perx = 0 enon si annua per slun valore dix ¢ R pee i graico d(x) oom intraea pl asi crtesiant fx ruta positva er x> 0 e nepativa per x <0 (dato che il fattore '* 2 positvo per ogni xe R= (0), (C_—Per determinate gl asntotorzzomal verticals calclano limit api estremi de dominio. Ne posto cas eaeolano iit di () per x—>~=,x->0",x-» Oryx» 9, Pet ro faecal, quind percid non ei sono asinot orion. Per x +0” abbiame un alo limite immedi ifat fo tal cam Ue -) m6 quind > 0 Ne segue 1 signica che perx > 0~ non en asintotoverticale. Per ealolre i imi perx 0 ‘amo il torent dt L'Hopita lim xe! = ti coy en UE a tino = + ind Ia rota verticale dl equacone x = 08 un asintoto per x + 0° D.— La derivate prima vale 1 r 710) re emf Per ogni x rsa e* > 0. Quin la derives prima posit s (1 ~ 1x) > 0, cok se x> 1 ‘oppure x <0, La derivata prima ®negatva se Ox. Ne segue che la mtione ¢cresente nel due interval (- =, 0) (I, + =)yed8 decescentenelinervallo (0,1). punto x= & di minimo relativ in coispondenza Ta funzioe astme il valore 1) = © .— La dervata seconds vale La derivate seconda &postiva per x > 0, ed & negativa per x < 0. Quind a funzione & env por > 0, ad bcnncava pet <0. Dato chefs) non € defini por x=, none sono pat di fess F. — Polché i limite (9.7) per x» = = vale Infiaito,occorre esaminare se eistono sot blige Calcio, come in (87), iit ol 88. La formula di Taylor Abbiamo gid introdotto nel paragrafo 80 un mictodo per “appross- mare” uns funzione derivabile con un polinomio di primo grado. Abbiamo infati affermato che (88.1) (8) = flag) + £(49) (% — x) (per x vicino ad x,), dove con il simbolo = intendiamo che Ia differenza tra il primo ed il se condo membro, che indichiamo con Ry(x) (resto di ordine 1), tende a zer0 id rapida R, abbiamo: mente di x ~ x Ciod, riserivendo Ia (80.5) con il re 82) f(3) = f(x) + £() (& - x) + Ry (), R, @ (683) tim 20) 9 Sapendo che una funzione & derivabile fino ad un ordine n > 1, ci si pud domandare se sia possi ottenere un miglior grado di approssimazione rispetto al caso n = 1, cio® se sia possibile decomporre f(x) in un polinon di grado n ed un resto R,(x) che tenda a La zero pitt rpidamente di (x ~ x)", formula di Taylor risponde affermativamente al quesito posto Prima di enunciare la formula di Taylor, introduciamo il simbolo d sommatoria, utile per serivere in modo compatto la somma di pitt addendi Diamo alcuni esempi; in particolare, il simbolo a primo membro della (88.4) x . ita (684) Dasa ($85) F @e+1) 21434544040), Denaesea (686) ‘ 1 2-341-2-3-4=32 Nelf'ultima sommatoria abbiamo usato il simbolo kt che si legge k le al prodotto dei primi k numeri natural rivabile n volte in FORMULA DI TAYLOR. — Sia f(x) una funzione d x Risulta 1 (%) (68.7) (8) Ge x0 +R, (2) ze R, &) (633) lim 0. Nall forma (87), per k=O otende (xy) = xg) © O!= 1. Quad ad exempio, CAPITOLO 11 FUNZIONI DI PIU) VARIABILI 89. Funzioni di due variabili: dominio; rappresentazione cartesiana Indichiamo con R? Minsieme delle coppie ordinate di numeri reali: (9.1) R?= ((x, y): xe Ruy € Rh ricordiamo (si veda il parag tuna struttura di spazio vettoriale ‘Sia D un sottoinsieme di R®. Un'applicazione f che ad ogni elemento di D fa cortispondere uno ed un solo elemento di R & detta una funzione di due variabli; come nel paragrafo 6, & denotata con il simbolo £D -> R, ‘oppure, per mettere in evidenza il fatto che D ¢ R®, con il simbolo 31) che tale insieme pud essere munito di (89.2) 2= Gs, 9), (ye D, ‘oppure semplicemente con il simbolo f(x, y) Liinsieme D si dice il dominio della funzione f, od anche Vinsieme di definizione di f Per rappresentare graficamente una funzion: di due variabili = f(x,y), spesso si utilizza un 8 considera un generico punto (x, y) € D nel piano di base x, y (figura 11.1) ed il eorrispondente punto (x, y, 2) a quota z, con z = f(x, y) (Gigura 11.2) Si ottiene cos, nello spazio iridimensionale di coordinate (x, y,2), una su perficie, che & detta grafico della funzione f(x,y). 3.) (1) rate 0) oy 2p) Gee ou tutto RE, La (8915) & defini Nello gure 11.19 © 11.20 sono rappresentgirispetivamente il gralico della furzione (8915) imitatamenie al quadraoD = (&.y)¢ Ri —1Ex<1, -1zy¢ £,edil grafico della funzione (83:16) vst da eto, cob cambando i vers alate x (ch, anaiteamente, conisponde a cambire x con 3). 90, Limiti e continuita Un intorno circolare I, di raggio & (> 0) di un punto (xo, ye) € R? 2, per \a-mF + Oy <8. Sia f(x, y) una funzione definita in un insieme D ¢ R* e sia (xo yo) un punto di R con la proprieta che in ogni intorno circolare di (xy, Ys) cada almeno un punto del dominio D distinto da (xo, yo) (come in figura 11.22); in inalogia con la definizione introdotta nel paragrafo 57 per le funzioni di una ie, si dice che (Xo, yx) & un punto di accumulazione per il dominio D di Nelle condizioni anzidette si dice che f(x, y) converge ad un numero reale & per (x, y) che tende ad (xo, ys), € si serive (903) lim f(x,y) se per ogni e > Oesiste 6 > 0 tale che lf(x, y) per ogni(%y)e Inn D ~ [Gx yo). In simboli la (90 ) si pud anche scrivere Ve>0 3>0; V(xy)e D~[G% yh (504) (emt Gy F a1) fu y= oxy fy) eR Ba) otene Ia dervatapzialerspetio ad x ms) f(x,y) = wn x fy) eR 1 el gralico ® rappresentato in figura 11.12, ammete le sequent derivate parca 1s) heyeeg, — fexeex fy) @ ® y euy f f=9, vis. 9)@ R Zz Se la funzione f ammette derivate parziali f. f, in un punto (x, y) in tale e unto si definisce il gradiente dif, indicato con grad f, oppure con Df, come i 5 store di R® (si veda il paragrafo 31) avente per componenti le derivate ziali di f; in simbol 1.12) grad f = Di = (f, f ! Si dimostra che, se non ® nullo, il vettore gradiente indica la direzione ous) fo, 9) = x+y, (9) € BE ammetedejate paz f= 1 f= 2 conan oR? Ml gradient di per definzone & it 118) gu t= 1.2) tener masimo icremento dla funtion f(a path 6 pererso nel piano. 9). Genealiza (o1 13). in figura 1124 & stato rappresentato i rao dl wna o. 2x y) = a4 + by +6 200 yl rao dl (9) diay, ge 2 rappresentato in figura 1126 da un yetoregiacente (nel plano x,y) nel cerchio D; nella Grezioue dl radiente, ie corrspondenza, fa funzione f(y) ha la masa pendenza. rial alec i 7 ne per le funzioni La furion os xy, ye ony, ny) e Se la funzione f ammette derivate parzali fy fj iw punto si definisce il gradiente dif, indicato con gred f, o il vetore di R? (si par Ja afo 31) avente per componenti le derivate grad f = Df = (f, f). Si dimostra che, se non @ nullo, il vettore gr ammett drjate pari fy = 1, fy = 2 costant au RI gradient dif per definizione i fettore dR 1 exprine Is direzione ed il vero nel piano di base x yin cul convene muovers per ftenere i massino incremento dela funnone f(a pat & perorso vel plano x, . 92, Derivate successive. Teorema di Schwarz fe intermedi meh | i Aa esemplo, la unzione Fis) | | | T G(8- 9) = hiss yal ty -yd 93, Massimi e minimi relativi 0 t 5 1, 2a dene parcial seconde, che vengono a csi la souete matics Quadraat (uu ‘ ‘ Applcando il torema di Schwacz (paragrfo 2) slVinversione del'ordine di deriv Tesclando fate le ale variabil con tru Con ie stesedeiniion’ a stesacmostrzioe dl paragrao precedents spree che pera ig pom ponents CAPTIOLO 12 INTEGRALI DEFINITI 95, 11 metodo di esaustione Con lespressione «metodo di esaustione> si fa riferimento ad un metodo per calcolare le_aree ed i, volumif-at-fTgure-eurvilinee, usato da Archimede HeYTT secolo a.C., ma risalente, secondo lo stesso Archimede, ed Eudosso di Cride;-vissuto nel IV secolo a.C Abbiamo gia descritto nel paragrafo 40 il metodo che Archimede utiliz: va per calcolare l'area di un cerchio, approssimando tale area con le arce peligoni regolari di n lati inscritti (0 circoscritt). Riferendoci a questo cesempio, con la parola «esaustione» si vuole significare che un cerchio viene riempito, 0 «esaurito», inscrivendo in esso poligoni regolari di n lati, e facendo poi tendere nalinfnit, Descriviamo in questo paragrafo il metodo di esaustione con il lin ‘guagzio moderno, facendo uso della teoria dei limit, in modo da faciltare Ta comprensione del metodo generale che introdurremo nel paragrafo sue. Calcoliamo con il metodo di esaustione Varea di un setore di parabola, io area della regione S che nel piano cartesiano x, y & compresa tra 'asse Jelle x, il grafico della funzione f(x) = x° nell'intervallo (0, b), e la retta verticale di equazione x = b (b > 0), come in figura 12.1 Dividiamo Vintervallo (0, b] in n © N interval, [%,, x, ciascuno di ampiezza b/n, ponendo: O51) %=0, mtb maAd, Calcoliamo I'area della regione tratteggiata nella figura 122. La regione tratteggiata ® unione di rettangoli Il generico rettangolo ha per base Vinter- vallo [15% di lunghezza uguale a b/n, ed ha per altezza il valore della area totale & data dalla somma delle funzione in %., cio® f(%,..) = 2» L aree dei rettangoli componenti, cio? (jl simbolo di sommatoria & stato introdotto nel paragrafo 88): LN «CO all'utimo membro & detta soran le tegrale superior Ricordando la definizione (95.1) di, valuta (956 y Xo] = 2 Sx é ve w 0 ES cans <8 Fe Si verificafacimente per mezzo del principio di induzione (958) YK =tn@+1) easy), osttuiamo questo valore nell'ultimo membro della (95.7), mentre a primo membro sostituiamo i valore della somma corrispondente, cam biando quindi n con n ~ 1. Otteniamo: ® (a -1) an ~1) b nfo +1) n+ 1) 59) 5 6 n io’, semplificande: 95.10) (a 1)(2n - 1) b (n+ 1)(2n + 1) eso) © area $< ¥ (2+ Vn e N. Si calcola facilmente il limite per n -> + « delle successioni che com. paiono nella relazione precedente (si pud ad esempio dividere numeratore € denominatore per n’). Dato che il li mite del primo membro ® uguale al limite del membro a destra, il comune valore (= b"/) & Varea della regione S. Abbiamo quindi ritrovato il risultato di Archimede: I'area del settore di rabola S, come in figura 12.1, 8 data da (95.1) area § 4 (95.12) (area 8) = ¥ ib ob, la derivata dei’area, pensata come funzione del parametro b, & uuguale al valore della funzione f(x) = x7, che ci & servita per definire la regione S, calcolata per x = b. Chiariremo nel paragrafo 101 limportanza di quests apparente curiosta Nei paragrafi seguenti introducian idee sopra esposte o Vintegrale definito sulla base delle 96. Lintegrale definito: interpret one geometrica signitxiva, sua avo, dal punto i vista della definiione un conceto matematico i dice compresione perl stadete, Per lle motivo abbiamo Ftenuto opportan posporte al paragafo 98 a deiizone di imeprale defo ce, par in wna frmulaione rigoroa, * c- rmungue presenta ia modo sempice ed estenzae: nei paragrai 98-100 iene compltaio ‘Comunque, pe faclitare it letoreche per la prima volta si avvcina al concetto di inte yale dint, ne premetiamo in questo parsgrato Titerpetaione geometia. Ad tuna Prima letura, dopo i presente paagrato 96 ed il sucesiva 97, si pot saltare al teorema fondamenale de calcio integral, proposto alViizo del capo 13 Sia {(2) una funzione continua in un interyall fa, b]..Con riferimento alla figura 124 definianio gli insiemni (96) A= (x yi asxsbosys(x)) (96.2) B= [(yy): a5 xb, (x) 4 jh liinsiemi Ac B L'rea, in linea di principio, si caleola in » paragrafo precedente per in breve cid si enuncia dicendo che ogni funzic bite in ogni intervallo chiuso¢ limitato [a,b]. In ta I simbolo a primo membro d (965) { 100) a = area A area B In partio vale zero (anal yeni x € [a, b, allora I'area dell'insieme B 0 in [a, b); quindi (956) f(x) 20, vx 96.7) (x) <0, Vx € [a,b] f(x) dx = - area B. orca del store i parabola Sin figura 12.1, dlimitato LL'INTEGRALE RISPETTO ALL'INTERVAL imostriamo i teorema della media supponendo che f(x) 2 0 {a, bf Facendo uso del! interpretazione geometrica (96.6): avy Tettore che nel paragrafo 100 & proposta na dimostrazione pur litien del teorema (detto anche secondo teorema della media). Tndichiamo coo m, Mrispettivamiente if minimo ed il massimo di f(x) in [a, bl. esistenti in base al teorema di Weierstrass (paragi In figura 12, iil rettangoloide A, relativo alla funaione f(x) nel Tintervallo [at b). edi rettangoli Ry, R,, di base Kinkervallo [a, b] e avent sitezia lunga rispettivamente m, M. Dato che Ry G Ac Rs, risulta 7a) area Ry $ area A < area R, Essondo aren Ry = m(b ~ a), area Ry = M(b ~ a), in base alla (96.6) mb —a)< [ Mhx) dx s Mb -a) dividendo per b — a (> OY ons) weeh, [toes m eaataa Quindi Vintegrale di > di f, diviso per b~ a, 8 un numero y com preso tra il minimo ed il m det salori compresi tra m ed M. In particolare {assume anche il valoe y. Perei® Triste un punto x € [a b] per cul f(x) = y, eioe la funzione {. Per il secondo teorema stenza dei valor intermedi (paragrafo 56), 1a fundione f assu 1 91.6 1%) (x) ds ) fm) =; ~~ [ 1 the equivale alla tesi (97.2) 98, Definizioni n studia in maniera pit approfondita la teoria delt'inte erat In prima lettura il Finviati ad una Nel pros grazione definita introdotta nei precedenti tre p presente paragrafo ed i suco [a b] di R, Una partizione P di [a,b] 8 un insieme ordinato cosituito din + 1 punti istinti y, Xj Xp c0 1 N, tali ch 98.1) =m 0, esiste una partizione P di [a, b) tale che (9822) S(P) - s(P) < © Liintegrale definito di una funzione ha un notevole significato geome: Winter trico, Ad esempio, se f(x) & una funzione positiva,integrabile n Thinso [ab], qualunque sia la partizione P= {x , X; v=» %) di [a bh la urirettangolo (cio® di una unione di somma s(P) rappresenta l'area di un p rettangoli) contenuto nell'insiem (9823) $= (x y)e [a b] xR OSy SiG), entre la somma $(P) rappresenta I'area di un plurirettangolo contenente S Ti veda anche la precedente figura 12.13). Liinsieme S prende il nome di tivo alla funzione f(x) ferma allora che, nelle nostre ipotesi, si pos rttangoloide di base (a, b] Tl teorema precede’ sono trovare un plurirettangolo contenente $ ed uno contenuto in S le eu wee differiscono per meno die, Dunque & ragionevole attribuire a S vevgrea uguale allelemento di separazione tra le aree dei plurirettangoli {quel dei plurrettangoli ecircoscrttis. In altre parole, pos Siamo affermare che, se ((x) ® positiva e integrabile, Varea del retangoloide adi base (a, b] 2 uguale allntegrate (98.20). mo il paragrafo con alcune notazioni e definizioni, utili per i Concludi ito, Ni me, la funzione f si dice funzione integranda, la variable x si dice varia espressione (98.20) i numeri a, b si dicono estremi di integra- Si noti che if risultato dell'integrazione non dipende da x, cio® non & tuna fonrione (non costante) di x, ma & semplicemente un numero reale i! utile considerare Vintegrale definito (98.20) anche se il primo estremo di intograzione non minore del secondo. Come gid indicato nel paragrafo f(x) dx (a > b); 99. Proprieti degli integrali definitt Dalla defin integral mente anche la seguente pr | Esaminiam mpl a dellin nto di una fun rie integrable secondo Rie intervallo chiuso e limitato. Co ee Pi siypoos CONFRONTO TRA INTEGRALI — Se f,g sonc il fatto che 'area della unione di due regioni piane prive di punt in uguale le due aree (si veda anche il paragrafo 97). atl xs) ds < { p(s) cx ADDITIVITA DELL'INTEGRALE RISPETTO ALL'INTERVAL 991) [ 1 ax= ft ax + ff) ax as w20 = [tomzo ( 0, esiste 8 = 8(%y,) > O tale che, sexe Le Ix xd <8, j isu f(x) ~ f(s] iq ale numero 8 dipende, in gener: i 22 Capote 12 Ad esi, sia) = 2% pot x 1+ R.Fato €> 0, uppniame che et 8 > 0 Aipedeste slo da €n00 da Xtal che (003) b-wicd = -ddice Posto x= np + by puro prendere Il <8, si ba (002) ome + = 28 = Bag + P< Yue R Ma O esiste 8 = &(¢) > 0, tale che, per ogni x, x’ € I, (100.4) k-x1<6 > It) -{)I0 Mere fa bh k= x 1 cans) + MO) 8) < NNegare Ia (1008) equivle ad atfermate che existe &y > 0 tale che. qualunque sia 8 > 0. Sistong in eorspondenza x, x” (dpendenti da 6) con le prprith (400.9) feet <0 Ma) 16912 6 Invegratdefinh 285 au) Bey > 00 9» 0 3k. La BE wale (1006), ‘Scelamo. = 1, on -€ Ne ndciamo con, . XS corepondent pun df.) per ‘ale la (1006 aime quind er YaeN Sux, 0 ed (way A Hy) = 12 ei torent Bolzanc~ Weierstrass (paragr(o 61) este una suceemone «esata do ‘convergent verso un panto x € [. bf inl. esendo : it When. ams) dememte ‘peril teoroma dei carbine anche W, conver ad my perk = += Dalpotes di contin di) segue omni) rt Hg) = Hap] =) = = 1, he contrast con il ato che (ou) Wie) Hehe KEN. 101. Integrabilita delle funzioni continue Dimostriamo il seguente teorema di INTEGRABILITA DELLE FUNZIONI CONTINUE. — Sia f(x) una || funzione continua in {a, b). Alora f(x) 2 integrabile secondo Riemann in| {a, bh. } Dimostrazione: per il teorema di Cantof, ((x) & uniformemente contitiua © percid, fissato e > 0, esiste d > 0 tale che (101.1) 1169) = £1 < 5 10: P Seegliendo one banale di [a,b : Hi punti a,b (P = [a by). risuta (102.3) s(P) = (b= a), $(P) = M(b = a). nes insieme alla (102.2), dak A ( iscusso nel paragrate perc SECONDO) TEOREMA DELLA MEDIA. — Se f(x) 2 continua in (a ro i ) 1 Sia b] tale ch 1024) (x) dx = fy, a eee ragrafo 98 segue Fassert Dimostrazione: per il tcorema di Weierstrass (pardgrato $6) esiatOAgiMl alore minimo m ed i valore massimo M di f(x) in fa, b). Dividendaperb =a a 0) tutti i membri della tesi (102.1) det primo teorema della, media, 102. I teoremi della media abbiamo 1 (102. m f(x) d's M )) TEOREMA DELLA MEDIA. — Sia f una fun ra " b-a oe 4 ple in [a, b). Allora pereid il valore medio y di f(x) in (a, b]- definite di 02.1 (b—a)< ffx) ax Bai 1 (105.7) | = dx = log x (as) frase (408.10 Wik» (vs) 7 ali indefiniti immediati. Tali integral di facile verifica, sono ottenuti a partie dalle tabelle per le deri immedi del tipo sopra indieto, iz 106, Integra one per decomposizione in somma In molti casi il calcolo dellintegrale indefinito di una funzione si pud ricondurre al calcolo di integrali gid noti o di tipo pid semplice. Un metodo particolarmente frequente consiste nel decomporre la funzione integra hella somma di due o pid funzioni, applicando poi la proprieta di (1054), Hlustriamo eid con alcuni esempi Colom i sepent integral indfin (008) ye [tqere [tte f(a rge~ f= nado la defincione della funzione tangent, abbiamo tog eos al + log sen x1 + € CCaleoiamo Fintegrale indi 069) seat x de icoamo i form (10.7) i dupicazion (10610) co x — se? x “ cui deduce che sen? x = (.~ coe 2x)2. Oneniamo 10611) sea? x de =} f¢ aon e+e ein passagaio a & tenuto conto che D sen 2x = 2 cos 2x. Seto si prefeie, st pa fervor i ula wtlizando Is formala i dupicas 7 sen? x dee} (x- ten x 0081) +6 } Dal risuato ftemato& facile dedure it valore delTintegra 107. Integrazione delle funzioni razionali B sempre possibile, in linea di principio, ealcolare per decomposizione he sono i polinomi f(x), g(x x) e+e bx+h, Nella (107.1) & rappresentata una funzione razionale ottenuta come spporto tra un polinomio f(x), di grado m, ed un polinomio g(x), di grado Se m 2 n, cod se il grado del numeratore & maggiore od uguale al grado del denominatore, si esegue la divisione tra i polinomi {(x) © g(x). Se ndichiamo con r(x), q(x) rispettivamente il resto ed il quoziente della divi sione, possiamo scrivere la scomposizione cio’: moltiplicando il quaziente q(x) peril divisore g(x), ed ageiungendo il resto, si ottiene il dividendo f(x). La stessa relazione si pud scrivere met tendo in luce il rapp fig nel modo seguente: re 13) (1073) a) + 20) a) Ricordiamo che il resto & un polinomio di grado inferiore al grado n del visore g(x). Per I'integrale della funzione razionale f(x) (x) si ottiene {) x) dx = { (x) ax ax rc) a@) (1074) Dato che q(x) ¢ un polinomi, il suo integrale indefinito & immediato. Gi siamo quindi ricondotti a calcolare V'integrale della funzione razionale (x)/g(x), che ha la proprieta che il grado del polinomio a inferiore al grado del polinomio a denominat ratore & rma di prosegie ad integrate (x(x), icortiamo con un esempio come sexe ‘umeri natural, secondo il soguente schet In questo caso la somporione (1073) corisponde « 078 Ritorniamo al calcolo dellintegrale della funzione razionale 1(x)/g(), dove r(x) @ un polinomio di grado inferiore al grado del polinomio g(x). Per semplicita ci limitiamo a considerare il caso in cui g(x) sia un polinomio di secondo grado. In tali condizioni, il grado di r(x) 2 minore di due. Quindi risulta (1079) ax) =a +bx+e (a0); rK)=dr+e Per calcolare Mintegrale indefinito di r(x)/g(x) & opportuno distinguere i tre casi, in cui Pequazione g(x) = 0 abbia 2 radiei reali dstinte, oppure 2 \dicicoincidenti, oppure nessuna radice reale. Consideriamo tre esempi in cui si verificano queste situazioni. 1c <0, cot 4 Fequacione g(x) = 0 non ha radc real, si procede Ind dichiamo il metodo s a) si mette in evidenza i a FORMULA DI INTEGRAZIONE PER PAR Se in un intervallo ¢ 7 08.1) (8) 8” (3) dx = f(x) g(x) x) g(x) dx (ora : x 1 Chiameremo f(x) il fatore finito, mentre g’ (x) & detto fatiore differen ale. Lipotesi che le derivate f (x), g’ (x) siano continue assicura che gli i Z ail integral in (108.1) siano ben definiti. Il lettore non confonda tale ipotesi regis ++ 1) : son le condizione, pitt debole, che f(x), g(x) siano continue 3 Per dimostrare la (108.1) partianho dalla’ forma ei derivaaiong Wal prodotto (108.2) (x) BONN = (x) B08) +10)’ (0, propreti di linearita (108.4) enominatore un polinomio di grado superiore a di urché sia possibile alcolarne esplicitamente le radici, come nellesempio che segue ‘Come in precedenza,s inci con Ia division tra poinom: (Jos, { 109) gooy dem [ £-() e6s) dx + [ £09) 9” Co) de La tes (108.1) si ottiene osservando che la funzione fg. una primitiva ella sua derivata ft poll scompone Flin integrand et Pex-1_Psr-1 AB C+Dx si tova che vale ident se A = C = 1, B= = 1,D = 0. Ovindt ' ss Wisi Mapa eck ekegestit,, ta Alege au 4 2 x(a ch, pone ()= co emo he g8) =e» ncn o> i ax- [sen x de i 108, Integrazione per parti oe ie Mentre il metodo di integrazione per decomposizione in somma si basa Piped ld aia) 2 dad sulla regola di della somma di due funzioni, il metodo di inte Re Rees fe Eten eee sazione pet part per descrivere, si basa sulla formula di der ay vazione del prc unzionl F cok de = x sen meen xe II metodo descritto si applica anche a funzioni razionali che hanno a due, purché sia possibile denominatore un polinomio di grado superi calcolarne esplicitamente le radici, come nell'esempio che seg ‘Come in precedena, si inizin con In dvsione ta polinom: i si ova che vale dead se A = C = 1, B= 1, D = 0, Quid H 10723) : x = E — tog nh = 4 — actg x + ; 108, Integrarione per part alla rogla dl dervzione dela vomma dl ve fazon, metodo dint FORMULA DI INTEGRAZIONE PER PARTI. — Se in un inter 1081) { 1x) g° (x) dx = £) g(x) x) a(x) dx Chiameremo f(x) il fatiore finito, mentre g’ (x) ® detto fattore differen che gli ntegrali in (108.1) siano ben definti. II lettore non confonda tale ipotesi con la condizione, pit debole, che f(x), a(x) siano continue Per dimostrare la (108.1) partionmo dalla’ formula di derivazicina! Bel prodatto 108.2) Lis) gO} = 1) els) + 1G) e G0. Catcoliamo gi integrals indefiniti di entrambi i membri ed utilizziamo la proprietd di linearita (105.4) 1082) { [1(s) woot d= | £ G) ats) dx + | foo g (x de La tesi (108.1) si ottene osservando che Ia funzione fg > una primitiva ella sua derivata (f- g appliciamo a formula (108.1) diatgrasione perp con (x) =xe (8) = cox quid) i integra: Tenendo conto della relazione tra gli 2 dalla formula fondamen- splicitamente la reg Chivdiamo il para ne perf integral indefinite gli integral definiti espress tale (104.4), otteniamo dalla (108. i) gf (x) dx = (06x) a) B- | £ ) at) dx 109. Integrazione per sostituzione composizione in dil metodo di Abbiamo visto che il metodo di integrazione per asa sulla regola di derivazione di una s integrazione per parti si basa sulla formula di derivazion motado di imegrazione per sostituzione, che descriviamo in questo pare Mrafo, si basa sulla formula di derivazione delle funzioni composte Sia £ FORMULA DI INTEGRAZIONE PER SOSTITUZIONE ct) gf (a (109.1) { 10) x sat che un a mpc =, che vara a LO etnine t= Cs) Notiamo peta taken nepal dino, pa na. primitiva di f(x), che (2092) { s@) dx = FO) + © f(x) dx. F(git)) + La dimostrazione della (109, lh Infatti, dato che 0oay Fiat) F (80) e’ (0) = (at) 8’ abbiamo verificato che F(g(1)) & una primitive di f(g(t))g” (0), e108 abloiamo verificato la tesi (109.3), Se x = g(t) la quantita g’ (t)- dt (che & una funzione delle due variabili della funzione derivabile x = g(t) & per defini- dx. Percid, il differenzial tale definizione motivata dalla formula (109.1) di integrazione per sostitu ione; infatti, in (109.1) x si trasforma in g(t), mentre il differenziale dx si trasforma secondo la (109.5) voleadoscivere i iultato nae in funzione di, si eottuice¢ = i, otenend Wl dt per ea Per finire, seriviamo esplicitamente la formula di integrazione per sosti tuzione per gli integrali definti. Consideriamo V'integrale di u stituzione x = g(t). Suppo: niamo che ad x = a, x = b cortispondano tramite la funzione g i valorit = ¢ funzione f esteso ad un intervallo [a,b], ed effettuiamo la s In tali condizioni deduciamo immediatamente la regola di integrazione pee Takers, dvi 112. Integrali impropri Nel paragaf precedent abbiamo stadiato integra defnito di una funzione miata 1 interval esto lmitato (a, |, Nell aplication «anag} ss Pe defini i valore de La defwsisione & ben post, perché membre; tale sop0 considera la fenzone integele FO)= {ax come al soto, F&funzine destremo di inteprzioe b. L rispetto alla variable b & nots in bese a torema fonda Dato che 20, anche F’ 20, perc F mE dungue lecito deine, come i Riprendendo il primo integrals in (112), rsuka (oende Laka Limterae impropro converge o diverge a secondo che Fesponente p sia maggiore 0 ‘minor di if og Om Dhincom so aan (iat [Non sempre & possibile ealolareexpictamente una primiiva di usa data fanzine. ta al caso pub essere ile i sepuente citerio per table sun inepale impropio 0 un interval iimtato& convergent (CRITERIO DEL. CONFRONTO. — Supponiamo che nelliervall (0, + =) ru 34 Capote 13 Dimostrizione: per a proprcth i contronto (99.11) saa ‘Cacoiamo i limite per ->-+-, Este i ite di entambi i membi Se limite © second membros iio. anch mie a peino membre deve rule Hii, Sei Tite del prime emia & into, anche mite del seeondo membro deve esse ‘Ad esempio, veichiamo che i sequnte Integrale improprio, che sarh stunt pit cstesamente tel paragrafo succestivo, 2 convergent: am [cfaces NaturalmenteFintegrale (112.10) & convergent see sotanto se & comvergentsPanalogo integral esteso allintervalo[1, + =), ioveoe che (0, +»); aft due integral diferscono {ou loo dellitogrle deinito su (0, 1] dalla frst data. Per’ (1, + =) risuta 1 x, ind amy fy) se? se? x= ato, vee +=) ‘La funzione a destra ha il vantaggio di avere una primitive fclmenteealolaile; rita de lim i222) tim _{ mt ered integrate improprio relatvg alls funzioe 3) nelinterallo[1, + =) 2 conve: gente. Peril eriterio del confronto anche Vnterae improprio dela funzione f(x) & conver ent; ob vale Ta (11210). In modo anslogo si procede per Vintgraleimproptio,esteso ad un interval [a i tua fanione che non & contin adn exremo dt inteprazion, ad esempio alfestremo a ‘Sopponismo che {sis wna funione conta enon negtvanelintervallo (a,b; defi ais [ae uo [soe Come in precedenza si verfca che Tinterale definito a secondo membro & monotono tispeto db quid esse i Kite per h-» O° Sei limite Sito, Titegrale improprio (1213) a dice consergene,altrment si ice divergent Inoegralindefnsi 725 Lasciamo a lettre ln cura di formulae un exitero di confronto per questo tipo di integral ipropri {A titolo esempio,caletiamo per ogi p 1, integral improprio (em fea sie elim Se qua) fT) Lintgrale impropio converge 0 diverge a secondo che p sia minore o maggior® di int 1) pon pet 1 sini (see[ a In particoare secondo integral dlesempio inal (121) &convergentee sf tiene ‘a conto precedente per p= V2 «aay [ten 113. La funzione gaussiana La funzione gaussiana, cost chiamata dal nome del matematico tedesco CE. Gauss, vissuto tra il 1777 e il 1855, & la funzione 3.) f(x) = € ‘Allo scopo di disegnarne il grafico, cominsiamo con Fomervare che (132) fim la funcione, cxsendopostiva per opi, sind Pas x un asinttoorizzontae, to ‘at di sopra del suo asitot, CCalcliarno la deivata: (x) =—2s &"* postive perx<0,® nepativa per x> 0; quindt 1 punto x =O di massa. Perla dervata seconda 8 ha asa) foye-26% sate =2e% Ox -D. La dervat seconds 8 nepativa neintervalio(~ 922, ¥2 2) ale interval a fun sone & concn uot ale ftervallo a farione convest. Si often il rio come in figura 137. 1 eg a a 4 1 (questa proprieta & analoga alla (67.5) per la i b ato amo calcolare T'integrale improprio: i La funzione gaussiana ha un’importanza fondamentale in calcolo delle probabilta. A tale proposito si noti che il grafico della funzione gaussiana & 1 simile al profilo «a campana> della funzione di probabilita rappresentata Jie tec S - nella figura 8.5 dl paragrafo 67. In calcolo delle probabilita una delle infor AY i ‘mazioni principali sulla funzione gaussiana @ il valore del suo integrale re. i impropro in ( ). Dimostreremo che risulta fears ne 4 nie cor iB Notiamo che, generalizzando la (113.1), & gaussiana anche la funzione generalizzando la (113.1 be I Dato che A \R/B = 1 see solo se A = Bix, con questa scelta de seguente, per ogni scelta dei parametri A, B, x, con A, B positivi anaes A: por gpl B > O ation an f(x) =A fi 3 f(x) = a . f(x) dx = 1 La funzione gaussiana in (113.5) & simmetric al punto x I che i parametri A, B agiscono come un cambio di scala rispettivamente lei simboli B, xo, spesso si utilizzano i simboli o, , con o > 0, sugli assi y, x. In figura 13.8 sono riportati i grafici corrispondenti a due onendo diverse scelte dei parametri A, B, x Nelle applicazioni al calcolo delle probabil & interessante scegliere i 3.8) er B Parametri A, B in modo che T'ntegrale improprio della funzione f(x) su Ja funzione £() bbuzione; il parametro o prende il Rimane da calcolare Vint Dato che sibile esprimere in modo elementare ui tiva della funzione ¢ occorre un met jamo dal grafico della fur il volume del sotido V a forma di campana ‘delimitato analiticamente dalle condizioni rappre 4 q a3) v oxy 1 Con il mi rafo 111, per ogni x fssato indichiamo al solido Ve al piano, di ascissa x distribus P prende anche il le) di probabilita. 11m me di deviazio flesso della funzi Figura 1310 Indichiamo con A(x) V'area di S(x); risulta te See ae aa Sante rispetio a t; quindi pud essere portata al di fuori del segno di : se Per dare un'espressione analitca alla funzione di due variabili rappre Gul'asse x delle ascisse) abbiamo associato tutti quei punti del pi 1313) a) Sees base di ate (x, 1), che sono sulla circonferenza di centro lor tagsio x, Clot, in base al teorema di Pitagora, dobbiamo sostiture ad x la ig 3) Gi cee Fbbiamo indicato con C il valore incognito dell'integrale da calcolare. In quantita ye + © . Quindi nella figura 13:9 8 rappre grafico della aang proognrie ' : base alla formula (111.2) otteniamo 113.1 x olume di ¥ A(x) dx Cet dk (ra teniamo conto del fatto che V 2 un solido di rotarione. Per appli care il metodo del paragrafo 111, occorre scambiare il ruolo degli assi x,y. Analiticamente dobbiamo pensare y come variable indipendente cio’ dob- biamo invertire la funzione y = e-* . Per x > 0 risulta: (mas) yee" ee x= Ploy («> 0), Notiamo che, essendo 0 < y <1, risulta — log y 2 0. In base alla formula (111.5), che esprime il volume di un solido di (3.16) volume di V =x { [logy P dy Liintegrale (113.16) & improprio, perché la funzione — log y tende a + e per y > 0, Ricordando l'integrale indefinito (108.8) otteniamo a3.) lim, aly — y log y }k = x ~ lim, x(h — h log h) = x. Dalle (113.14), (113.17) ricaviamo cid che volevamo dimostrare (11318) e* dx= C= volume dV = Yr CAPITOLO 14 ERIE 114, Serie numeriche Sia a, una successione di numeri reali. Ci proponiamo di definire 1a serie, o somma, dei termini della successione, cio® di definire l'espressione (sity ata tat ta, Introduciamo la somma s, dei primi n termini della suocessione (detta anche somma parziale, 0 ridotta n-sima): (142) sata a, Ricordiamo che il simbolo Z, di sommatoria, ® stato introdotto nel paragrafo 88. E naturale defini , della successione s, delle somme parziali, Ciob ponia ‘espressione (114.1) come limite, per n —> no per defini (1143) Dae lim y= lim Sy Il simbolo a primo membro si legge: somma, o serie, per k che va da 1 a +=, di a, Se il limite per n — + & dis, esiste ed & un numero finito si dice Se il limite di s, vale +e (oppure ~ =), si dice che la serie divergent. Se non esiste il limite per n—> + » di s, si dice che ja serie & indeterminata; naturalmente, Ia somma della serie a primo membro della (114.3) @ definita solo nel caso in cui Ia serie & regolare: je 2 la sua proprietd di essere convergente, 0 indeterminata. 1 caratere di una divergente opp 352 Ceptlo 14 A titolo di esempioconsdetiamo fo sere seguente, de sere i Meng asa Le sons, do primi n termini della serie dats ala formula (che i dimostrafacilmente anes) skimensan per'o-+ + my converge ad 1. Quind a sere data & convergent ¢ la somma vale 46 = im +1 aus) Zia. any ewe Pera succetsone a delle some pari oteniamo: 5 =~ Isp = O;8y = ~ 1:84 i La suceasone 90m ha ite; guint la serie (1147) & indterminat. Si noti che l'esempio (114.7) di serie indeterminata & stato dato a partire dalla successione a, = (~ 1)" che non converge a zero; questo @ un motivo per escludere a priori che la serie converga, secondo Ia seguente: allora la PROPOSIZIONE. — Se la serie J a, 2 convergente, successione a tende a zero per 0 Dimostrazioné: indichiamo con s, 1a suocessione delle somme,parziali ¢ con s la somma della serie, Essendo (aia) a= a4) with a.) Stat? 5) 2 timsy 4 "0. Serie a termini non negativi Diremo che una serie a 8 a termini non negativi se per ogni n € N a 2, 20. Diremo che una serie & a termini positivi se a, > 0 per ogni n. La succession s, delle somme parziali di una serie a termini non nega livid erescente, Infati, dato che a,,: 2 0 per ogni n,risulta anche 5; = 55 + yt 2 See Quindi, in base al teorema sulle successioni monotone (paragrafo ), s non pud essere indeterminata, ma ammette sicuramente limite (- yentualmente uguale a + =). Abbiamo cos) dimostrato il seguente: TEOREMA SULLE SERIE A TERMINI NON NEGATIVI, — Una serie a termini non negativi non pud essere indeterminata, E quindi convergente, oppure divergente ‘Ad esempio, in bse al teorems sulle ere termi non nepatv ed ala proposzione dex paragrao precedente, & pone aflermare che pik us. Pe 151) ee far, Ia sere data & a termini posits, quid pub esere divergemte a + =, oppare svergente. Ma non ® comergente, pete la successions = 1/(0+ 1), non tende a =r0, perms = ma tende #1 116, La serie geometrica Per ogni numero reale x consideriamo la serie geometrica (6) SFtetexeeewee I numero x si dice ragione della serie geometrica Se x? positvo, la serie & a termini positivi percid, se x > 0, la serie & convergente oppure divergente. Se x 2 1, la sucvessione a, = x° non tende a ‘quindi, in base alla proposizione del paragrafo 114, la serie & divergente, ioe risulta (1162) Riassumendo, la serie geometrica & convergente se |x (116.5) In accordo con la relazione di limite (47.1), per n 1, 1), mentre non ha limite se x pata se x Risulta inoltre 117. La serie armonica La serie se ai72) Calcolando (1173) integrale definito nellintervallo {k, k x" tende a In corrispondenza Consideriamo Parea della regione piana al di sotto del grafico della funzione Ux, per kx sk + 1, al di sopra dell'ase delle x. Nella relazione precedente abbiamo confroniato tale area con area del retangolo dise gnato in figura 14.1 Sommando, per k che varia da 1 ad n, otteniamo sing" v. y (ura) rh ‘A secondo membro c' la ridotta n-sima s, della serie armonica. Svlup piamo la somma a primo membro (utiliziamo la proprieta (97.1) di addit vita cellintegrale rispetto allintervallo): 5) aie Sa[ wv SE login +1) La successione log(n + 1) tende a +e per n> + =»; quindi anche la successione &, tende a + 2, Clot la serie armonica (117.1) & divergent. a6 wang 2 toa saecenione crescene.converpente al numero di Nepero e per k++ abba [DAG/ENE Wh iteione lop x2 crescent in (0, + =) rata log. logo, per Ogi K & Ni ciod s Bi stag tal de one 2 + flog 2 ~ tog 1] = fla + 1) = fog t= lpia +1). noi he, pe lira va sf @ottenta di nbovo Ia (1175). Dato éhe I succesioe lata ¢-1ydverge a t'= pet n-+ + =, anche la acetone, delle sme pari diverge & Consideriamo, per ogni valore del parametro positivo p, la seguente meralizzata 1731) 1+ Procediamo analogamente a come fatto in precedenza, Sek $xSk +1 risulta l ee ery (72) Vee [k,k + 1]. Integriamo nell'intervallo (k, k + 1] ¢ sommiamo rispetto a k oe tay) i ae dx La somma a destra é la ridotta n-sima 5; la somma a sinistra, a meno del primo termine (uguale ad 1), @ la ridotta (n + 1)-si Quindi possiamo risctivere la relazione precedente nella forma cut) poet es Serie 337 Abbiamo gi considerato il caso p =1; distinguiamo ora casi p<1ep>1 Se p< 1 otteniamo @+y (us) & ea Taye ©: quindi anche generalizzata & dato che 1 - p > 0, ultimo membro tende a + = per n—> la successione , tende a + =, Pertanto la serie armoni divergente se p< 1 Tnvece, se p > 1, dalla (117.14) otteniamo dx (a+1)'* 1 anys Sar SENT dato che 1 ~ p <0, per n > + = a successione (n + 1)** tende a zero. ‘Quindi la successione s,,, (che ha limite perché Ia serie & a ® convergente. Riassumendo, abbiamo dimostrato che la serie armonica generalizzata ® ‘convergente se p'> 1 ed 2 divergente se 0 < p< 1. Naturalmente la serie (1171) & divergente anche se p < 0, in quanto il suo termine n-simo non tende a zero. mini positivi) 118, Criteri di convergenza Non sempre & semplice caleolare esplicitamente la somma di una serie (per questo spesso si ricorre a metodi numerici). E pid facile ed & sempre interessante poterstabilire a prior il carattere di una seri, cio® stabilire se tna data serie & convergente oppure no. Considereremo sempre in questo paragrafo serie a termini non negativ CRITERIO DEL CONFRONTO. — Siano che 0-5 a $ by per ogni n. Si ha: ’, due successioni tal || a1s.t) (18.2) vi one: indichiamo ed le Fidotte'f-sime delle due se tes atte rsultas I Per ogni n. Inoltre le due ridotte s, 1, hanno limit er n> + =, dato che ativi, Perci®, se i! limite dit & finito anche il limite dis, @ finito, cio8 vale la (118.1), Analogamente, s¢ it limite dis, 2 +», anche cio® vale la (1182) CRITERIO DEGLI INFINITESIML — Sia a (1183) im (usa ee da 18s) : pF iSare es Dimostrazione: nella condizione (118.4) om il limite #tinide, per la detinizione di limite di successione (con e ~ 1), esiste un indice ¥ tale che (1186) way < C+ va>y Per tali n risulta quindi OS a‘< (¢-+ 1)/n?. Applichiamo il eriterio di confronto (118.1), con b, = (°+ I)in?, Dato che p.> 1, Ia serie armonica generalizzata relativa a b, & convergente: quindi anche la serie relativa 4d Nella condizione (118.5) con # 0, esiste un indice tale che (per semplicita consideriamo f€ R) Provedendo in modo analogo a come fatto in precedenza otteniame la (1183), ass 5 al CRITERIO DEL RAPPORTO. — Sia a, una successione a termini postivi. Supponiamo che essta il limite (118.1) lim Allora si ha (118.12) e 7 iy (11813) (ohoat Sem Dittiostrazione: sipponiaino <1 e seegliamo in numero tale che (2 1. In base alla definizione di limite di successione (con # = x ~ ), esiste un indice ¥ per cui (18.4) Mex, vn2y Per semplicitt supponiamo che [indice v sia uguale ad 1. Abbiamo allOrd a; < aX: ay < AX < A,X" in generale (8.13) aj x La serie associata alla successione b, = ayx* @ la serie geomettica ui ragione x (il fattore aj, comune @ tutti j termini, non influenza il carattere della serie geometrica), Dato che 0 1, esiste un indice ¥ per eu (118.16) _ hein Quindi la suecessione a, ¢strettamente erescente per n > v, ¢ pereid non pud convergere a zero; in base alla proposizione del paragrafo 114, la serie data @ divergente (essendo a termini positivi) alee ne por ogni x. ¢ che a sonuna ella see va Talvolta utile anche il crterio seguente, detto della radice, che i dimo- stra confrontando la serie data con la serie geometrica, analogament quanto & stato fatto per dimostrare il criterio del rapporto. CRITERIO DELLA RADICE. — Sia a, una successione a termini non (ais. ¢= tim; Aliora valgono le stesse conclusioni (118.12), (118.13) del crite Dimostravione: nellipotesi’s < 1, si definizione di limite, esiste v € N tale che {a, < (-+ € per n 2 v, owvero tale che a 2)" pern 3c, pet il eriterio del Se > Lia 1 pet ogni n > v. Poiché a Nitale che if, > 1, coe afo 114 la serie wizione del para a termini non nega non pud essere infinitesima, per la prop noa convergente e dungue & divergente (in quanto 119. Serie alternate Nei paragrafi precedenti abbiamo conside termini non negativi. Nel presente paragrafo eliminiamo tale restrzione; in particolare, consideriamo serie alternate, ciob serie del tip, con a, > 0. Proveremo, ad esempio, che la serie armonica alternata 1192) 1 en convergente ‘Vale il seguente crterio di convergenza di cui non diamo la dimostra CRITERIO DI CONVERGENZA PER LA SERIE ALTERNATE ed infinitesima, Allora ta 5 Sia a, 2 0 w ssione decre 19.1) convergente. Inoltre, deta s la somma, 5 la dotta n-sima, si ha a, ne N. Ivolta la (119.3) viene deseritta in maniera espressiva affermando che mma della serie la somma eto VAG i aie pce, vga deeadonr a in modo che k= n)s 1100 A te (124) per x ae 120. Convergenza assoluta a t (ta $ ni) i 5 ohieeened seers 121. Propsieth conmmutativa delle série 1204) y a, a, - e ei: vel ina enraged pub iaverite, a em ce, ung 122. Serie di Taylor Consideriamo una funzione f(x) definita in un intorno di un punto %. ‘Supponiamo che in x, f(x) ammetta infinite derivate f (xo), f(a) sf"), Traendo spunto dalla formula di Taylor (paragrafo 88), & naturale conside 122.1) La (1221) detta serie di Taylor della funzione f(x) con centro punto x. La funzione f(x) sviluppabile in serie di Taylor (con centro Xo) se per ogni x in un intorno di xy la serie (122.1) & convergente e Ia somm: della serie vale f(x); cioe, se exit F 16 Cop i i Sussste il seguente teorema di cui, per semplicita, omettiamo la dimo- TEOREMA. — Sia (x) una funzione che ammette infinite derivate nelU'ntervallo |x» ~ 8, x) + 8}, con 8 > 0. Supponiamo che esista un rumero M per cui (1223) @IsM, Vx € [xy - 8% +3), Ynen. Allora f(x) 2 sviluppabile in serie di Taylor di centro Xo, Infatt, ndicando con fx) una dtl funaion, st vedesubito che J (a <1 per ogni ne Ne er ogni x R. Quindi le funzion se x cox sono wiuppsbil in serie di Tels, ad esempin on centro in 0. Ricordando la formula dt Taylor (8.17, (88.18) dali ucaton,softengomo ilu seri azn seaxer-Z 42 _ 1228) exet- 24% scape, rae oo te si applica anche alla funzione esponensile fa) ¢*. Risa oa %) 109 (l= et seh =m, Vee b8.a) ‘Quind ie ipotes dl teorema precedente sono sddsfatte anche per a funzion expo nenzale, Peri a funzioneesponensiale 8 sihppatile in sele di Taylor concent O¢ tale = orale 24 endive lakadeton 2.11) Sacteegedeae CConsderiamo altri esemgi di funzion! situps in serie di Taylor. Abbiamo it veriicato con la (116) che, ge x € (~ 1,1), usec geometric &comverpene © ta som ® possibile scivere epictamente i resto R(x); inf, in bas alla relazione (12.7), ab 1214) Ro Ze vee (1,0) om tale espresione del resto, inteprando tra 0 © x entrambi i membri della (12213), cas) wt-- EP" fame a funioe 11 =) 8 crescent und et $a At = 1) Ut = 2). Com tando ger semplh £2 0, oteiamo osf nwa f “as eee ee Tx" Takara iim Rlcodlamo che 2°"? 0 von» +, perehé x < I; quid, porn + +, Patera tra 0 © ai Ry tende zero, Pasando al iite nella (12215) oteaiamo (iz) wot 9 FG Se sella formula precedente si cambiax con ~ x, x tiene lo sviuppoin sere di Taylor della fusion lg(t + ) (3 confront con la formula di Tylor (8816) (imam) peropixe cet “naan se 33) comers a CAPITOLO 15 / ee 1 Pum ts) + tn) EQUAZIONI DIFFERENZIALL See 124, Premessa. Crescita espon | Introduciamo un esempio di equazione differenziale studiando un mo- dello di crescita della massa di una cellula posta in un ambiente ideale Supponiamo che P'accrescimento sia determinato solo dalla velocitd del metabolismo all'interno della cellula stessa. Ind funzione del tempo t. Se la crescita non @ influenzata da fattori esterni, 2 ragionevole pensare che, in in piccolo intervallo di tempo, 'acerescimento della cellu sia proporzio hale al tempo trascorso ed al peso stesso della cellula. Indicando con t, +h (#0), due successivi istanti di tempo, supponiamo quindi che esista una costante a per cui (az4ay pit +h) — p(t) = ahp(t) Si noti che a secondo membro della (124.1) abbiamo caleolato arbitra siamente il peso p(t) nel punto t; invece di p(t), avremmo p(t + h), oppure un qualunque altro valore di t nel intervallo di estremi t, fh. Questa indeterminazione rende imprecisa la (124.1); tale relazione & invece tanto pit precisa, quanto pit Nel paragrafo 75 h & piccolo, introducendo le derivate, abbiamo definito acerescimento, o velocita di acerescimento, come limite del rapporto incre di ‘cerescimento & Ia derivata della funzione p(t). Dividendo per h entrambi i mentale della funzione p quando Tincremento tende a zero; cio il tas membri della relazione precedente e facendo il limite per h -» 0, segue chi (1242) p(t) = a ptt Abbiamo ottenuto una delle pit semplici equazioni differenziali che si fe ). L’equazione differenziale (124.2) esprime un legame tra la nsiderare, La fun p(t) & una soluzione dell'equazione d ‘numero reale (o pit) numeri reali), come ace: semplo per le equa me accade ad esempio per le equa. cor deseritoaleun eigdordlitivo per le equacon diferent, i limitiamo a verifcare che fugzione pt) =e” una solzione de'equacione (1242) Inf intl exo cata p (1) = acs « quid Tequaione (1242) & soda por ogni FL ) {ol)=dectaae Perc il peso della cetulaerece secondo la legs p(t) = cx L leterminata conoscendo il pevo py all'stant ai Le considerazioni proposte per descrivere aumento del peso di una lazione, into. dotto nel paragrafo 48. Infati la legge (124.1) & simile alla legge (48.7) (nel Pparagrafo 48 la costante a era stata assunta uguale ad 1). Possiamo quindi interpretare Ia formula (124.1) come un modello per la furzione popola- cellula si applicano anche al modello di crescita di una pop zione p(t); essa soddisfa Nequazione differenziale (124.2). Se la condizio niziale ® p(0) = po» troviam nuovo Ia soluzione (detta, brevemente Quindi la popolazione 2 completamente determinata, nota la costante a e nota la popolazione py ( > 0) a Wistante = 0, Se a > 0 Ia popolazione cresce rispetto al tempo; se a = 0 la popolazione rimane costante: p(t) = p se a < 0 la popolazione decresce e tende a zero per t > Nei paragrafi seguenti prenderemo in considerazione, oltre all'equ zione differenziale (1242), aleune ge alizzazioni, utili nelle applicazioni In questo capitolo studieremo le equazioni del primo ordine, ciob eq zioni differenziali che esprimono un legame tra una funzione incognita e la sua derivata prima; considereremo le equazioni lineari, le equazioni di Bernoulli, le equazioni a variabili separabili. Nel capitolo seguente studie remo alcune equazioni del secondo ordine, cio’ equazioni differenziali che cesprimono un legame tra una funzione incognita e le sue derivate prim se are le equazioni lineati ¢ coefficient primo ordine in due equazioni e due incognite 125, Equazioni lineari Usequazione diffe lineare det primo ordine & del tipo: (125.1) ¥ = a(x) y + B69), dove a(x), b(x) sono funzioni continue in un intervallo fissato. La funzione y(s) 2 T'ineognita delequazione differenziale (125.1). Una funzione y(x) si chiama soluzione dell’quazione data se 2 derivabile e se y(x), ¥' (x) soddisfano Pequazione (125.1) per ogni x dellintervallo fssato Sella funzione b(x)& identicamente nulla, Pequazione si dice omogenea, altrimenti si dice non omogenea, Se a, b sono costanti, con b = 0, si ritrova l'equazione omogenea (1242) considerata nel paragrafo precedente, che ha come soluzioni le funzioni in 1245). E percid naturale aspettarsi che, anche in generale, V'equazione 1 1) abbia un insieme di soluzioni dipendenti da una costante scelta le soluzioni dellequazione differenz TEOREMA. — Ti 125.) (1252) v(x) A bx) dx, dove A(x) 2 una primitiva della funzione a(x). Diriostritione: sia A(x) tina prititiva della unio a(x): 08/A"(R) = (x) por ogni x dell'intervallo considerato. La funzione e-*”& positiva per ‘ogni »; moliplichiamo entrambi i membri dell'equazione differenaiale (125.1) per tale funzion. (0253) AO 9" (x) = eM al) y(x) 4+ €°A0” ba), Si ticonosce che Tequazione precedente contiene gli addendi della se guente derivata A’ (0) ¥08) 125.4) (3) y(n): da tale osse wione si deduce che Mequazione (125.3) equivalente a y(a)] =) box) Integrando entrambi i membri otteniamo (125.6) eA y(n) = [eM bx) ax «, moltiplicando ambo i membri per e*’, otteniamo la (125.2). Infine no: tiamo che tutti passaggi fatti sono invertbil; quindi con i passagei indicat si verifica che le funzioni y(x) in (1252) sono effettivamente soluzioni dell'equazione differenziale (125.1). Cid completa la prova Per le equazioni differenziali lineari del primo ordine omogenee, cio’ con (x) = 0, le soluzioni (125.2) divengono pit semplicement (2 y(x) = ¢ eM dove A(x) & una primitiva della funzione a(x), ¢ dove ¢ & una costante arbitearia Come primo esempo,spplichiamo fl eorems slPequaione (1242) che, con i simboti i Siserveequvalentementey = ay, Emndo a cortante, poniamo A(x) = x In accordo con quanto detto nel prsgrafo precedente, dalla (1257) oteniams ce le solu Come wea expe, dtermino per x> tte le soln del equsoe dit 10, poniamo A(t) = lopr qin i Datla formals rsclutiva (1252) s otene ba 1 L 12510 ys) = d-x ets 126, Teorema di C; In questo paragrafo mettiamo in luce la dipendenza delle soluzioni y(x) delequazione differenziale lineare del primo ordine (125.1) dal dato ini ale. Precisamente, mostriamo che, per ogni dato iniziale yy € per ogni punto xy possibile scegliere Ia costante che deriva dall'integrazione indef ita in (1252), in modo da soddisfare la condizione iniziale y(Xq) = Yo Risolviamo il seguente problema differenziale, che viene chiamato pro: | lema di Cauchy eari del primo ordine y’ = alsy + b() yo) = y TEOREMA DI CAUCHY (PER LE EQUAZIONI LINEARI DEL PRIMO ORDINE sono continue. Per ogni numero reale yy esisteed ® unica la soluzione del problema di Cauchy (126.1) Sia xq un punto di un intervallo dove a(x), b(x) Dimostacone:sppiamo gi Gh equtione sire ha infinite Solin. Oct provate che va ques ne sist una, ed una sla, con la propret che yx) = 30. A er HANS HLH # LL 127. Equazioni di Bernoulli Si dicono di Bernoulli le equazioni differenziali del primo ordine con a(x), b(x) funzioni continue in uno stesso intervallo. L’esponente a ® un numero reale che supporremo diverso da 0 da 1, per nom rieadere nel caso delle equazioni lineari, considerato nel paragrafo precedente Notiamo che, se a > 0, la funzione y(x) identicamente nulla & soluzione delt'equazione data. Se a'> 0 e y(x) non si anaulla per alcun valore dix, oppure se «<0, @ opportuno dividere entrambi i membri dell’equazione per y a(x) y"* + (9). # ora naturale effettuare la sostituzione 2(x) = [y(x)]"% per la regola di erivazione delle funzioni composte risulta az v=(1-a)y sostittiamo il valore trovato nell’equazione (127.2) (174) 2 = (1a) alxye + (1 - a) (x), Questa 2 un’equazione lineare del primo ordine che si risolve con il soluzione 2(x) di (127.4) cori ‘metodo indicato nel paragrafo 125. Ad ogt ina soluzione y(x), dell'equazione iniziale (127.1), data da spon: (27s) y(s) = [a(x] purché sia definito il secondo membro, Rivolvamo i sequente problem di Cauchy y= axe wy Gxncx< md) 90) =1 [equation diterenaiale i Bernoul con exponente a = V2. La funzioe y= 0 non 2 soluzione (infat on verific Ia condone inal), Dividiamo Fequazione per 1 7 atest effettuismo ta sonttuione xx) = WG ; per Ia condizione inizse (0) = 1, dove anche Hula 20) = 1. Inolte,esendo 2’ = y(2 yp ),otteniamo il problema di Cauchy nella lego) = 1 equations differeniale near; una pimiiva dla funzionea(x)= 1g AGH) = —10 ls per, dato che nlntervalo(~ 2/2, x72) la fazione cos x8 poi in tale interval ‘AG =. log cos x & una pimiiva dela fonione tg x. Riula Imponendo Ia condizioeinizialez(0) = 1s determina I costntec, che ruta ugesle ad 1 Parla solusione de problema di Cauchy (1278) a fonzone defintanellinterallo Ly 1 amy 1) = Goo? = (Lx 2) Come secondo esmpio,detrminiamo tute le solusioni delPequazione liffereni 17732) vexy-9. f unvequazion di Bernoulli coy exponent @ = 3. St not che la fu 08 une cluione. Se ¢ 0, dividendo per y otenia qa: Yaxyton can.) vets {Una primiiva della furaione ~ 2x 2 A(x) = ~ x; quid le solzion dela (12714) ono Tutte le sluzontexpesse dala (127.16) so di segno costante, ci postive oppure negnive per opi x La soluione y = 0, rovataalfinizi, non s ottiene dalla (127.16) per sian valor dela costaniee Si ower che, per ¢ = 0, # otlengono le solazioni y= = 1 ‘Valutame i egno deli deiata (3) tale spo spud ealolareexpliciamente la decivata diy) oppure, pit semplicements, st pub stable Hl segno delay” dal equarion (i712). Rss ye ayCh yl stablince quanto > On base al segn de te ftor xy 1 OF Lakamos ae urge! y3) positive Se <7 << 1, Alora y'>Operx> mentee y' 1 (che onisponde analitcamente «