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Questa è la mia storia

brandon o’keefe

Questa è la mia storia. È una storia di sacrificio, una storia che


rappresenta la passione di una donna italiana attraverso il suo
sacrificio per noi, per me. La vita mia è cominciata negli stati
uniti nell’anno ottantotto. Sono nato migliaia di kilometri dal
bel paese, una debolezza che non mi sono accorto nel corso
della mia gioventù. Tanti anni prima della mia nascita, la piccola
Antonietta Caroprese è nata nel comune di Carpino nella
provincia di Foggia, comune di Carpino. La bellezza di Carpino,
città dell’olio, è veramente mozzafiato. Antonietta è vissuta nel
piccolo comune con tutti i suoi cugini e parenti, molto vicino al
mare. La giovane è cresciuta in una grande famiglia, fratelli e
sorelle, mamma e pappa, tutti carpinese e tutti con un cuore
d’oro. Mozzafiato dico io, è vero.

Posso dire che questa zona meridionale è piena di passione,


dove la musica penetra la terra. Sì, meridionale. Tutti i
meridionali come i carpinesi sono orgogliosi d’essere dal sud.
Nessun parla l’italiano, ma i cittadini proferiscono parlare il loro
dialetto, lingua così profonda, e una lingua che colma il mio cuor.
“Se ma capi! Com’gi’gam? Fin’a’mo?” Queste sono le parole che
mi fanno ricordare lo splendore della lingua di nostra terra.

Io non posso raccontare loro vita quotidiana, perché questo


non lo so. Quello che lo so, è il sacrificio. Nell’anno
cinquantasei, Antonietta andava via, fuori da quel piccolo
comune, senza l’abilità comunicare con gli esteri, senza i soldi, e
senza la sua famiglia. Era rincuorata dalle parole di libertà e
d’amore. Per cosa cercava chiedi tu? Antonietta e tanti altri
italiani cercavano di una vita migliore, il cosiddetto “Sogno
Americano”. Gli italiani sfortunatamente credevano che
l’America avesse ottenuto fiori che rifiorire ogn’anno senza fine,
lavori che pagano bene, immaginavano un vero paradiso, loro
destino. La realtà d’America non è stata così. Il viaggio era
pesante, pericoloso, e per molti italiani, il viaggio ha preso le
loro vite.
Antonietta è arrivata per la nave, senza amici e ancor senza
soldi. “Guarda, ch’bell!” hanno detto gli italiani quando sono
arrivati ad Ellis Island e appariva la statua di libertà in fondo la
nebbia. Si sono innamorati della visione di una vita senza dolore,
in attesa di libertà. La statua rappresentava l’uscita da povertà.
Con gioia discorrevano, augurandosi che la bellezza
benedirebbe la loro nuova vita americana. Purtroppo la terra
dietro la statua non era esattamente liberata. Non è stata
sviluppata come la immaginavano. Non c’erano né fiori né amici
per niente.

Antonietta è andata avanti nella notte. Per lei, non era possibile
arrendersi alla vuota terra perché in Italia tutto finisce “a
tarraluci e vino”. Nel corso dei prossimi vent’anni, Antonietta
lavorava nelle fabbriche. Le fabbriche, senz’aria, senz’acqua e
senza libertà, recavano più dolore che mai prima.

Ora, nell’anno 2010, posso dire che vivo io quella vita


meravigliosa, quel sogno americano. Libertà per chi? Libertà per
noi. Antonietta, la donna più coraggiosa che perdeva la sua
forza nella lotta per un sogno, è mia nonna, mia nonna italiana.
Tentava di trovare un dolce sogno in libertà per se stessa,
eppure l’ha trovato per noi. Per questo, devo ringraziare mia
nonna, la giovane Antonietta. Lei sacrificava la sua vita a
Carpino nella visione di felicità che non ha mai realizzato nel suo
viaggio. Grazie al suo sacrificio che ha fatto per noi, ogni giorno
è un giorno in più per amare, per sognare, per vivere. Un bacione.

Brandon Caroprese