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Societ e politica Temi e principi generalia

Una lettura critica ambientalista e libertaria della enciclica Laudato s di Papa


Francesco
di Paolo Cacciari 23 Giugno 2015
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I molti meriti di un documento di eccezionale rilievo che non arriva per a condivi
dere lecologia profonda teorizzata dagli ecofilosofi - per primo da Arne Naess - po
rtatori di una critica radicale allutilitarismo antropocentrico, oltre che al prag
matismo utilitaristico. Inviato a Comune.info e a eddyburg
Dopo mezzo secolo dalla Primavera silenziosa della Carson (1964), dai Limiti del
la crescita del Club di Roma (1968), dalle teorie sulla dinamica dei sistemi com
plessi di Bateson, di Capra e di Commoner, per non ricordare gli scafali ricolmi
di studi delle agenzie scientifiche internazionali sul collasso dei principali
cicli bio-geo-chimici del pianeta, le scienze ecologiche varcano i sacri sogli d
ella Chiesa romana. Lenciclica di Bergoglio innanzitutto un omaggio esplicito in
molti passaggi alle scienze naturali e ai movimenti sociali che le hanno sorrett
e. La parte centrale un meticoloso compendio di tutte le battaglie ecologiste in
corso: Il movimento ecologico mondiale ha gi percorso un lungo e ricco cammino e
ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa d
i coscienza ( 13, 166). Il popolo ambientalista, quindi, non pu che rallegrarsi ed
entusiasmarsi nel constatare che un papa si preoccupa dei corridoi ecologici, del
traffico automobilistico privato nelle citt, della rotazione delle colture solo pe
r ricordare alcuni degli esempi tra i tanti trattati nellenciclica Laudato s. Irri
si come catastrofisti retrogradi, romantiche anime belle e via dicendo, venuto i
l momento della rivincita per tutte quelle persone, quei comitati, quelle associ
azioni che hanno fatto della difesa della qualit dellambiente naturale e della sal
ute la ragione principale del loro impegno civile. Il saccheggio della natura ( 192
) ha inghiottito lumanit in una spirale di autodistruzione ( 163). Le previsioni catas
trofiche ormai non si possono pi guardare con disprezzo e ironia ( 161). Lumanit del p
eriodo post-industriale sar forse ricordata come una delle pi irresponsabili della
storia ( 165). Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli u
ltimi due secoli ( 53). E potremmo continuare citando giudizi che non ammettono sc
use sui crimini contro la natura ( 8) commessi dagli umani contemporanei.
Ma c di pi. Bergoglio va molto oltre il tradizionale ambientalismo in auge nei paes
i ricchi e lo stesso movimento politico verde troppo spesso portatori di una visio
ne della questione ecologica separata da quella sociale. Crisi ambientale e soff
erenza degli esclusi, dei poveri, degli scarti umani sono visti dalla enciclica in
intima relazione ( 16). Ambiente umano e ambiente naturale si degradano o si salva
no assieme.
Bergoglio sente la necessit di accostare sempre al sostantivo ecologia laggettivo int
egrale, nel doppio senso di ecologia integrata alle dimensioni umane e sociali e
di ecologia opposta a quella superficiale ( 59) di facciata, evasiva, che non incid
e sulle cause del degrado ambientale e che non tiene conto delle connessioni fun
zionali tra tutte le forme di vita del pianeta: Il nostro stesso corpo costituito
dagli elementi del pianeta ( 2). Biologia e Libro della Genesi sono in sintonia: N
oi stessi siamo terra. Da qui la constatazione che: Linterdipendenza ci obbliga a p
ensare a un solo mondo, ad un progetto comune ( 164). Niente di meno che una conver
sione ecologica globale( 5) e una conversione comunitaria ( 219) capaci di eliminare l
e cause strutturali del degrado ambientale che si trovano nelle relazioni sociali
, nei comportamenti individuali, nel sistema normativo, nelle forme del potere de
rivate dal paradigma tecno-economico ( 53) dominate e performante la cultura delle
persone. Insomma, Bergoglio pensa che: Ci che sta accadendo ci pone di fronte allu
rgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale ( 114) che investe tut
ti i campi dellagire umano e prima ancora della capacit del genere umano di pensar
si su questa terra, di dare un senso alla vita di ogni essere umano. Semplicement
e si tratta di ridefinire il progresso (194).

Non sono richiesti piccoli aggiustamenti. Con buona pace dei sostenitori della g
reen economy, delle smart cities e degli altri business verdi, Bergoglio sferra
una spallata definitiva allambigua parola dordine della crescita sostenibilit che tie
ne banco nelle agenzie dello sviluppo economico da decenni: La crescita sostenibi
le diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori
del discorso ecologista allinterno della logica della finanza e della tecnocrazia
, e la responsabilit sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo pi a una
serie di azioni di marketing e di immagine ( 194). Quando si parla di uso sostenibil
e bisogna sempre introdurre una considerazione sulla capacit di rigenerazione di o
gni ecosistema nei suoi diversi settori e aspetti ( 140). La valutazione degli imp
atti ambientali va svolta seriamente. Il principio di precauzione va applicato r
igorosamente. Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura co
n la rendita finanziaria, o la conservazione dellambiente con il progresso. Su qu
esto tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro ( 194). Non ci
pu essere compromesso tra i valori intrinseci degli esseri viventi (tutti: piant
e e animali non umani compresi) e loro valorizzazione economica, monetaria. Il d
ilemma tra salute e denaro a cui quotidianamente il sistema industriale costring
e ognuno di noi come produttore o come consumatore o come abitante respinto al m
ittente e risolto senza tentennamenti a favore della preservazione della vita.
Le forti e inedite parole del Papa sicuramente serviranno a scuotere molte centi
naia di migliaia di persone in tutto il mondo, non solo tra i credenti cristiani
, portandole a rafforzare le fila di quanti si battono per la giustizia ambienta
le e sociale, a partire dalle mobilitazioni in vista della Conferenza delle part
i prevista a Parigi in dicembre per riscrivere il protocollo di Kioto. Ma - mi c
hiedo - riusciranno a far breccia anche nelle menti e nei cuori dei potenti dell
a terra?
I repubblicani di Washington hanno gi fatto sapere che lo stile di vita degli sta
tunitensi non cambier certo per le suggestioni che provocano le Laudi a Dio di un
santo vissuto qualche secolo fa da questa parte dellAtlantico ad Assisi. E temo
che non si faranno commuovere nemmeno le plutocrazie finanziarie che tengono i f
ili dei governi nazionali attraverso il debito, il ricatto occupazionale, i medi
a e quantaltro in loro possesso. Non solo per la loro insensibilit etica e morale,
ma perch penso che le tesi della enciclica, nonostante la loro novit e forza, sia
no ancora al di sotto del bisogno.
I punti di attacco che papa Bergoglio indica per avviare la necessaria rivoluzion
e culturale sono due: il superamento del paradigma tecno-economico, pi e pi volte nom
inato ( 53), e la fuoriuscita dal paradigma utilitaristico ( 215) dalla ragione strum
entale (individualismo, progresso indefinito, concorrenza, consumismo, mercato s
enza regole) ( 210). Il primo riguarda lorganizzazione politico-economica della soc
iet mondializzata, il secondo lantropologia sociale. In tutti e due i casi il capo
della Chiesa sembra non volere arrivare al nocciolo della questione e giungere
a nominare la bestia che scatena lapocalisse: la logica economica del capitalismo
e il suo presupposto antropologico: lindividualismo possessivo dellhomo oeconomic
us. Ho limpressione che in alcuni discorsi precedenti e nella esortazione Evangel
ii Gaudium dello scorso anno (vedi Tornielli e Galeazzi, Papa Francesco. Questa
economia uccide, Piemme, 2015), papa Bergoglio fosse andato pi in l. Nella nuova e
nciclica vengono evidenziate le aporie fondamentali del mercato e delle tecno-sc
ienze, ma non mi pare che se ne colga la loro origine nel sistema di relazioni s
ociali e umane che il capitalismo (mai nominato nellenciclica, in nessuna delle s
ue forme pi o meno liberiste) determina. E certo importantissimo affermare che: Lamb
iente uno di quei beni che i meccanismi di mercato non sono in grado di difender
e o di promuovere adeguatamente. E che: occorre evitare una concezione magica del
mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita de
i profitti delle imprese o degli individui. ( 190). Ma la debolezza del ragionamen
to di Bergoglio sta nel non chiedere esplicitamente il superamento dei meccanism
i di dominio che la concentrazione del potere economico determina sul genere uma
no. Bergoglio sembra molto pi preoccupato dellattivit di una generica e impersonale

tecnocrazia che non della plutocrazia che domina il mondo ai vertici di poche cen
tinaia di multinazionali che controllano l80% della produzione di ricchezza del p
ianeta. Non sono solo la rendita finanziaria che soffoca leconomia reale ( 109), nem
meno il profitto economico rapido ( 54) e il consumismo compulsivo ( 203) che impedisc
ono di transitare verso una societ responsabile, pi equa e armoniosa, ma i princip
i e le logiche stesse che reggono leconomia di mercato capitalistico: la mercific
azione delle risorse naturali e lalienazione del lavoro umano, laccumulazione mone
taria e la privatizzazione dei profitti, la concentrazione dei poteri. Senza que
ste precisazioni, senza nominare quali sono i gruppi ai vertici delle istituzion
i economiche e finanziarie, private e pubbliche, che formano la minoranza che det
iene il potere ( 203), il sacrosanto bisogno di costruire unaltra modalit di progress
o e di sviluppo ( 191) rischia di rimanere una perorazione astratta.

Cos come, sul versante pi culturale, Bergoglio sembra volersi collocare a met strad
a: oltre lambientalismo main stream, ma senza arrivare a condividere lecologia prof
onda teorizzata dagli ecofilosofi - per primo da Arne Naess - portatori di una cr
itica radicale allutilitarismo antropocentrico, oltre che al pragmatismo utilitari
stico ( 215). Bergoglio afferma che siamo in presenza di un antropocentrismo deviat
o ( 119) e dispotico ( 68), derivante da una cattiva interpretazione del Libro della
Genesi. Una interpretazione inadeguata dellantropologia cristiana ha finito per pr
omuovere una concezione errata della relazione dellessere umano con il mondo. Mol
te volte stato trasmesso un sogno prometeico di dominio sul mondo (). Invece linte
rpretazione corretta del concetto dellessere umano come signore delluniverso quell
a di intenderlo come amministratore responsabile (116). Una espressione molto vici
na a quella che Gandhi usava per definire leconomia fiduciaria: trustee ship. Oggi
la Chiesa non dice in maniera semplicistica che le altre creature sono completa
mente subordinate al bene dellessere umano, come se non avessero un valore in s st
esse e noi potessimo disporne a piacimento ( 68). Ma, aggiunge Bergoglio: Questo no
n significa equiparare tutti gli esseri viventi e togliere allessere umano quel v
alore peculiare che implica allo stesso tempo una tremenda responsabilit. Pi avanti
nella Laudato s si chiarisce il concetto ancora pi esplicitamente: il pensiero cri
stiano rivendica per lessere umano un peculiare valore al di sopra della altre cr
eature ( 119). La preoccupazione della Chiesa romana continua ad essere quella di
non cedere il passo a un biocentrismo ( 118) e ad una divinizzazione della terra ( 90)
, come fu gi con Ratzinger che, nella Caritas in vertate, si scagliava contro gli
atteggiamenti neo pagani di chi pensa che la natura sia un tab intoccabile. Non si
tratta, ovviamente, di adorare lo frate sole, sora luna e le stelle, soraqua e frate
cu, ma di riconoscere come fa la bioeconomia che il sistema economico e sociale u
mano un sottosistema dipendente da quello naturale. Trattare la biosfera con una
certa sacralit non nuocerebbe affatto alla causa della sua conservazione.
La critica che Bergoglio muove allantropocentrismo non arriva al superamento dell
a visione gerarchica specista del creato. Quelledificio a piramide ben descritto
da Max Horkheimer (Crepuscolo, 1933) la cui cantina un mattatoio e il cui tetto u
na cattedrale. Nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa, del Pontificio
Consiglio della giustizia e della pace, c ancora scritto: Credenti e non credenti s
ono generalmente daccordo nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra deve e
ssere riferito alluomo, come suo centro e a suo vertice.

Nonostante notevolissimi passi avanti anche lessicali (il modo tradizionale di s


crivere uomo in rappresentanza di tutta lumanit stato abolito a favore della locuzio
ne essere umano, pi rispettosa delle donne) e nonostante gli influssi di Francesco
dAssisi, letica ecologica e la spiritualit ecologica ( 216) di Bergoglio, non si avvi
ano ancora alletica della terra auspicata da Aldo Leopol (Almanacco di un mondo sem
plice) e nemmeno al bio-umanesimo dei movimenti latinoamericani che hanno ispira
to la costituzione dellEcuador e dotato Pacha Mama di diritti inviolabili.
La transizione dallattuale economia predatoria alla auspicata cultura della cura ( 2
31) dei beni comuni del creato e il superamento dei paradigmi tecno-economici og
gi prevalenti (la crescita per la crescita, il consumismo come compensazione all

a perdita di senso del lavoro) potranno avvenire solo se si abbatteranno le rela


zioni di potere asimmetriche che si determinano nei rapporti tra le persone: tra
le ricche e le povere, tra quelle incluse ed quelle escluse, tra quelle libere
e quelle subordinate. Democrazia unaltra parola che non compare nellenciclica. Epp
ure difficile pensare ad un percorso di liberazione umana che non abbia la centr
o le istanze dellautogoverno e dellautodeterminazione, secondo lincontenibile desid
erio di libert che vi in ognuno essere umano. Un conflitto permanente in corso. V
a riconosciuto e aiutato, perch, ha ragione Bergoglio: mentre lordine mondiale esis
tente si mostra impotente ad assumere responsabilit, listanza locale pu fare la dif
ferenza (179).
Le buone pratiche di sostenibilit individuali e familiari sono prese in grande co
nsiderazione dalla enciclica. Per due motivi: primo, La felice sobriet () vissuta c
on libert e consapevolezza, liberante ( 223, 224), aiuta a diminuire le ansie compe
titive e a trovare il tempo per realizzare i propri autentici bisogni; secondo,
creano reti comunitarie ( 219) che aiutano a formare le trame di relazioni della nu
ova societ. In questo contesto Bergoglio giunge anche a sperare che sia arrivata lo
ra di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risors
e perch si possa crescere in modo sano in altre parti del mondo ( 193). Una decresc
ita vista solo in termini meramente redistributivi, anche se viene auspicato che
possano sorgere nuovi modelli di progresso () la qual cosa implica riflettere res
ponsabilmente sul senso delleconomia e sulla sua finalit ( 194).
In definitiva, lirruzione della questione ambientale nella Chiesa mette a nudo le
contraddizioni di un sistema economico naturalmente insostenibile e umanamente
insopportabile, per il carico di sofferenze e ingiustizie che comporta. Chiama c
attolici e non ad attivarsi per superare le cause strutturali e culturali che de
terminano questo pericoloso stato di cose. Lascia aperte le porte per sperimenta
re le vie di uscita possibili. E non si potrebbe chiedere di pi.

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