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Madri della Nazione

Facolt di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali


Corso di laurea in Lingue Orientali
Cattedra di Letterature Moderne del Subcontinente Indiano

Candidato
Sara Galli
1461710

A/A 2013/2014

Indice

1. Introduzione

2. Il nazionalismo della Madre India

3. Stanadayini come Durga

4. Radha e Jashoda

5. Conclusione

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6. Bibliografia

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In un villaggio del Bengala degli Anni '60, la moglie del brahmino


Kangali, Jashoda, costretta a diventare una balia per i figli della Padrona Haldar,
la famiglia dominante nel suo villaggio, al fine di mantenere la sua famiglia dopo
che suo marito perde i piedi in seguito ad un incidente. Dopo aver allattato e
partorito bambini per venticinque anni, Jashoda viene colpita da un tumore al seno
destro e muore nell'indifferenza generale.
Questa , in breve, la premessa di Stanadayini Colei che d il seno, uno
dei racconti de La Trilogia del Seno, una raccolta di tre storie scritte in varie date
dalla bengalese Mahasweta Devi. Nel corso della storia, Jashoda acquista
un'immagine semi-divina, quella di una dea madre, anzi, della Madre del mondo,
in virt della sua capacit di far nascere e nutrire un'intera generazione del suo
villaggio. Ma il suo carattere divino non la salva dal cancro, che anzi allontana
proprio quella famiglia per la quale aveva dato cos tanto. L'autrice non nasconde
che questa storia sia in effetti un'allegoria dell'India, che si immedesima nel
personaggio di Jashoda stessa. Anzi, la Devi prende a piene mani da quel pozzo di
riferimenti che l'iconografia induista, sia quella tradizionale che quella
'moderna', creata dal nazionalismo e dai forti toni politici.
Nella prima parte di questa tesi viene illustrata proprio la creazione di
queste nuove icone da parte del movimento nazionalista al fine di costruire un
nuovo immaginario basato sul culto della madrepatria e di come Jashoda rientri in
questo contesto; nella seconda parte tratter della forma divina di Jashoda e delle
sue somiglianze con alcune delle maggiori divinit femminili dell'induismo;
infine, la terza parte dedicata al confronto fra la storia di Colei che d il seno e
quella del film di Mehboob Khan, Mother India.

Il nazionalismo della Madre India


Stanadayini , per volere esplicito dell'autrice, una parabola della societ
indiana all'indomani della Partizione1, una societ che era da tempo venuta in
contatto con l'idea originariamente europea e illuminista di madrepatria, ma
che l'aveva rielaborata per farne un concetto tutto indiano e induista. La
madrepatria nel contesto indiano viene costruita attentamente per farne qualcosa
di concreto, quasi tangibile, presente nell'immaginario comune pan-indiano, ed
un'interpretazione letterale del termine2.
Il nazionalismo indiano stato l'artefice principale della costruzione
dell'immagine dell'India come Madre, dell'India come Dea, e soprattutto dell'India
come donna, in un periodo in cui la colonizzazione metteva l'accento sul presunto
carattere effeminato del popolo indiano. La risposta del nazionalismo alle accuse
degli inglesi fu appunto di rivoltare quell'immagine, facendo dell'India una donna
(madre, moglie, sorella) stretta fra le grinfie europee, e di s stessi gli uomini che
avevano il dovere morale di salvarla e liberarla. Tuttavia, tutto ci non aveva nulla
a che fare con la donna come essere umano, ma anzi, contribu alla sua
oppressione, poich questa immagine ideale presto si trasform nello standard a
cui le donne si dovevano attenere in modo quasi capillare nel subcontinente.
tale il potere del suolo indiano che tutte le donne qui si trasformano in madri e
tutti gli uomini rimangono immersi nello spirito della santa fanciullezza. Ogni
uomo il Santo Bambino e ogni donna la Divina Madre scrive la Devi mentre
spiega l'amore infinito che Jashoda prova sia nei confronti dei suoi figli che di suo
marito.
Nel tentativo di riscattare l'immagine dell'India agli occhi dei
colonizzatori, il movimento nazionalista fece della condizione delle donne il suo
cavallo di battaglia, ma ci non comport affatto un'apertura di vedute. Per quanto
1 Spivak, Gayatri Chakravorty, Colei che d il seno: per chi scrive, per chi legge, per
chi insegna, per la subalterna, per la storica... La Trilogia del Seno. Napoli: Filema,
2005.
2 Mi riferisco all'inglese motherland, per evitare l'evidente ossimoro proprio del termine
italiano, che nel contesto indiano non ha assolutamente luogo.

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Gandhi sia stato fondamentale nella lotta per l'indipendenza, la sua visione del
mondo ruotava attorno a ci che chiamava Ram Rajya, il regno di Rma, in cui lo
status dell'uomo rimaneva sempre in posizione privilegiata, e la donna veniva
relegata al ruolo della docile e fedele St, un modello a cui di conseguenza ogni
donna indiana doveva attenersi.3 Nulla di estremamente innovativo, dunque.
Ci che invece degno di nota nell'operato di Gandhi rispetto ad entrambi
gli ambiti della questione femminile e della costruzione della nazione l'aver
inaugurato diversi templi dedicati al culto di Bhrata Mt, Madre India, templi in
cui i devoti celebrano la grandezza della dea-nazione, o meglio, della madre-che-la-nazione (Zutshi, 1993: 94). Questa identificazione della donna con il
territorio, con la terra, non affatto nuova. Del resto, Vande Mtaram era gi stata
scritta da pi di mezzo secolo, e le immagini di fertilit, divinit e maternit in
essa descritte si erano gi consolidate a livello nazionale (Mahendra cried, 'But
that's our land, not a mother!' / Bhabananda replied, 'We recognise no other
mother. [...] our birthland is our mother.'4), ed anche Nehru si rende artefice della
costruzione dell'ideale India, una madre benevola e onnicomprensiva5. Tuttavia,
con l'influenza di Gandhi che la dea-nazione prende un significato del tutto
particolare: l'icona di Bhrata Mt sempre pi spesso arriva a coincidere con la
mappa del territorio indiano, che nel tempio di Varanasi, inaugurato da Gandhi
nel 1936, scavata nel marmo e posta come oggetto di culto. In un certo senso, la
mappa stessa trascende la figura di Bhrata Mt, una sorta di entit femminile a
s, strettamente legata alla figura materna nell'immaginario dei devoti.
Il corpo della dea quindi estraniato dalla dea stessa, poich appartiene
alla nazione, al popolo, ai devoti; ed essendo Madre India paradigma e sintesi di
ogni donna indiana, il salto associativo relativamente breve: ogni donna deve
sforzarsi di assomigliare alla Madre, pur rimanendo oggetto passivo, e non
soggetto, del proprio corpo e delle proprie azioni, che appartengono invece alla
3 Stephen, Cynthia. India, the idea of nation and the subaltern indian woman.
countercurrents.org, 17 agosto 2011. 15 luglio 2014.
4 Chattopadhyay, Bankim Chandra, nandamah, or, the Sacred Brotherhood. New
York: Oxford University Press. 2005.
5 Nehru, Jawaharlal. Bharat Mata. The Discovery of India. Penguin Books India,
2005.

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nazione, ai padri e ai mariti e ai figli.
Su questa prospettiva si concentra la critica affatto velata che Mahasweta
Devi fa in Colei che d il seno. Jashoda, a partire dal momento in cui suo marito
viene investito, acquista valore solo in relazione a ci che ci si aspetta da una
buona madre e una brava moglie, e come tale, Jashoda d il suo seno, la sua vita,
per sostenere la sua famiglia. qui che la critica si fa pi spietata, poich quando
Jashoda sul letto di morte, n i padroni Haldar, n la sua stessa famiglia si
presentano per prendersene cura. Qui l'analogia non affatto subdola: la Devi
conferma il ruolo fondamentale che il popolo soprattutto l'lite ha avuto nello
sfruttamento della Madre fintantoch poteva permettersi di sfruttarla. Nel
momento in cui nella casa tira un vento nuovo, quando la sua utilit viene
meno, ecco che Jashoda viene abbandonata alla sua sorte, senza mezzi per
sopravvivere: [a]desso il tempo dello sfacelo per Jashoda, la moglie fedele e
piena di latte che era oggetto di riverenza nelle case del luogo devote alla Santa
Madre. La Devi non nasconde il fatto che Jashoda sia effettivamente la metafora
dell'India all'indomani dell'Indipendenza.
interessante anche notare come, a ruoli invertiti in cui la donna a
portare a casa il cibo per la famiglia, Kangali 'possiede' ancora il corpo di Jashoda,
che da moglie fedele, una dea, gli ricorda, [t]u sei marito, tu sei guru. Se me ne
dimentico e dico di no, correggimi. Da un punto di vista femminista, questa
negazione della capacit di consenso potrebbe sembrare a dir poco inquietante,
ma nel contesto in cui Jashoda portata a credere di essere porzione della
Madre, di avere valore solo in virt della sua capacit di procreare e produrre
latte per i figli della Padrona Haldar, nel contesto della Madre India definita
solamente dalle sue relazioni (positive e negative) con il patriarcato,
l'affermazione di Jashoda non pu che avere perfettamente senso. Dopotutto, nello
stesso incipit della storia, Jashoda riconosce di non ricordare di un tempo in cui
non era la moglie di Kangalicharan e in cui non aveva figli. In breve, il
condizionamento da parte della societ riguardo il suo ruolo nella famiglia porta
Jashoda ad assorbire dei concetti che, a lungo andare, si riveleranno essere la sua
rovina.

Stanadayini come Durga


Durante tutto il racconto, le citazioni religiose, esplicite o meno, alla Dea
Madre sono innumerevoli, ed ognuna di esse contribuisce alla formazione
dell'immagine di Jashoda come madre e come Dea. Non a caso Jashoda (o meglio,
Yaod) il nome della madre adottiva di Ka, spesso ritratta mentre allatta al
seno il dio nella forma di un infante di nome Gpla6.
Ma ci che viene messo in risalto pi e pi volte nel corso della storia il
ruolo che Jashoda ricopre come Durga, la Dea Madre, la divinit suprema che
deriva dalla sintesi di diversi culti locali confluiti poi nell'induismo brahmanico.
Proprio per la sua presenza capillare sul territorio indiano, Durga presto
diventata il simbolo della fede induista, soprattutto nel contesto ivaita, in cui
rappresenta una delle manifestazioni della controparte femminile di iva, e
soprattutto nell'ambito del movimento nazionalista. Di conseguenza, l'immagine
sopra descritta di Bhrata Mt deve molto all'iconografia propria di Durga, in
particolare nella figura del leone, simbolo di regalit, che accompagna entrambe
le divinit. Il Leoneseduto7 della narrazione di Mahasweta Devi altri non che
Durga nella forma in cui era venerata dagli Haldar e dai pellegrini del tempio di
Nadin. Con il progredire della storia, Jashoda stessa viene identificata con il
Leoneseduto, poich lei che ha riportato in auge il culto della Dea nella zona:
Ogni volta che [Nadin] vedeva Jashoda la proclamava, Madre! Madre! Cara
Madre! La fede nella grandezza del Leoneseduto si era riaccesa nell'area e
nell'aria del vicinato soffiava l'influenza elettrizzante della gloria della dea.
Allo stesso modo in cui Jashoda diventa un'incarnazione della Dea, cos i
suoi figli, siano essi biologici o figli-di-latte, diventano a loro volta
incarnazioni di Brahma. La forma stessa in cui il Leoneseduto appare in sogno
per la prima volta a Jashoda, e cio come una levatrice, le d la conferma che la
6 Di nuovo, non a caso il figlio maggiore di Jashoda e Kangalicharan si chiama Gopal.
7 Lionseated nella traduzione in inglese della Spivak. L'immagine quindi quella di
Durga seduta su un leone (il veicolo animale della dea), e non quella di un generico
leone seduto.

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sua professione destinata ad essere la maternit: Jashoda era una madre per
professione, una madre professionista. La sua fede nel volere della Madre non
viene mai messa in discussione durante il periodo delle innumerevoli gravidanze e
allattamenti, cos come la sua appartenenza alla famiglia o la sua santit. Ma
mentre le prime due passano in secondo piano o addirittura svaniscono con
l'avanzare del cancro, Jashoda tende ad identificarsi sempre di pi con la divinit
e a distaccarsi dalla realt al punto da non saper distinguere fra i suoi figli
biologici, i suoi figli adottivi, e completi estranei (Il dottore dice, Vede figli-dilatte ovunque nel mondo). cos che, sul letto di morte, pensa a s stessa come a
Jashoda/Yaod, mentre il certificato di morte riporta il nome Jashoda Devi,
rendendo quindi quasi ufficiale il suo status di semi-divinit.
Questo particolare piuttosto rilevante in una storia in cui i personaggi
non si riconoscono attraverso i nomi o i cognomi, ma attraverso i loro gradi di
parentela all'interno della famiglia degli Haldar, di cui, appunto ci viene fornito
solo il cognome. Kangalicharan l'unico il cui cognome viene citato, e della
stessa Jashoda non si sa nulla al di l del suo nome, quasi a voler sottolineare il
suo collegamento con la divinit: come lei stessa afferma, la sua vita prima della
maternit, prima della 'santificazione', non mai esistita. Quel Devi allo stesso
tempo cognome e descrittore: dopotutto, Jashoda era Dio manifesto. Tuttavia, la
sua apparente divinit non significa nulla sul letto di morte, poich [q]uando in
terra una mortale fa la parte di Dio, viene abbandonata da tutti e deve sempre
morire sola.

Radha e Jashoda
raro che un film eserciti una tale influenza da plasmare l'immaginario
collettivo di un intero paese decenni dopo la sua uscita, eppure questa stata la
sorte di Mother India, il blockbuster bollywoodiano che nel 1957 ha scosso il
subcontinente con il suo successo dirompente. Il regista e sceneggiatore Mehboob
Khan non pot scegliere un periodo pi adatto per l'uscita del suo film: a soli dieci
anni dall'Indipendenza, l'India era ancora alla ricerca di un'identit unita, forte,

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che era stata attaccata pi e pi volte dal potere coloniale. Uno di questi attacchi
fu la pubblicazione, nel 1927 negli USA, di Mother India, un libro dalle
fortissime tinte imperialistiche in cui l'autrice, Katherine Mayo, si scaglia con
veemenza contro la societ indiana, criticandone aspetti come l'intoccabilit, la
condizione femminile, i rapporti di purit e impurit, arrivando fino ad attribuire
casi di stupro, omosessualit, prostituzione o diffusione di malattie veneree alla
presunta perversione sessuale maschile8. Le accuse della Mayo vanno anche a
toccare l'ambito della famiglia, in cui ritrae delle madri violente che non possono
che crescere figli violenti e figlie sempre pi sottomesse 9. La reazione indiana alla
pubblicazione del libro stata ovviamente negativa, e la controversia si protrasse
per anni.
La scelta del titolo da parte di Mehboob Khan quindi totalmente
consapevole. Gi nel 1940 aveva scritto e girato Aurat in risposta al Mother India
della Mayo, ed proprio da quel film che nasce il remake del 1957, che tuttavia,
dopo l'Indipendenza, acquista un tono diverso di confronto e sfida al testo
statunitense. Mother India la storia di Radha e della sua capacit di farsi carico
della famiglia per sopravvivere alla povert e al dolore che ha attraversato la sua
vita. Per molti Radha rappresenta il simbolo della nuova donna indiana: leale,
casta, disposta a mettere da parte s stessa per soddisfare i bisogni della famiglia e
del villaggio.
Per molti versi, Radha e Jashoda sono estremamente simili: le ferite di
entrambi i loro mariti le hanno spronate a farsi carico delle loro famiglie,
entrambe sacrificano s stesse per il bene dei loro figli, e fatto meno rilevante
ma interessante da notare entrambe portano il nome di dee legate a Ka.
La prima scena del film ritrae una vecchia Radha che bacia quasi con
affetto un pugno di terra mentre siede in un campo, circondata da trattori e gru per
8 Sempre all'interno della retorica coloniale del contrasto fra Oriente effeminato e
debole ed Occidente virile e forte, il cui dovere primario quello di salvare i popoli
sottomessi da s stessi. Queste apparenti giustificazioni servivano tanto a convincere i
colonizzati della loro inferiorit quanto a, appunto, giustificare agli occhi della
madrepatria europea ci che accadeva nelle colonie.
9 Sinha, Mrinalini. Specters of Mother India: the global restructuring of an Empire.
Durham: Duke University Press, 2006.

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la costruzione di un ponte. Il simbolismo della scena lega inevitabilmente la sua
figura a quella della terra come 'madre terra' e del territorio indiano come Bhrata
Mt; pi avanti suo figlio Ramu si riferisce a lei come madre di tutto il
villaggio. Ma a differenza di Jashoda, Radha non ha pretese materiali sulla
maternit villaggio o sulla terra dei campi; la maternit di Jashoda nei confronti
degli abitanti del suo villaggio sancita dall'aver allattato cos tanti bambini,
mentre quella di Radha deriva dalla sua forza nell'aver spronato il suo villaggio
verso la rinascita dopo l'alluvione che l'aveva distrutto, e nell'aver negato ogni
tipo di legame con suo figlio Birju per la salvezza del villaggio stesso.
In ogni caso, entrambe le donne, come modello e sintesi di una nazione,
sono poste in condizioni estreme e ad entrambe vengono richiesti gesti estremi
che da una parte, nel caso di Jashoda, portano allo sfruttamento e all'indifferenza,
dall'altra alla riverenza e alla prosperit. Ma mentre Radha rappresenta l'India
pronta a fare il necessario per salvaguardare il suo popolo, Jashoda la
personificazione della critica a quello stesso popolo indiano che nulla ha restituito
alla Madre India.

Conclusione
Il processo di costruzione della nazione indiana ha fin dall'inizio sfruttato
l'immagine della donna, arrivando perfino ad immaginare e a realizzare l'idea di
nazione nella forma di una Dea Madre, una donna disposta a dare tutto ci che
possiede pur di salvaguardare i figli, la famiglia, il popolo. Il racconto di
Mahasweta Devi, pur mantenendo questi tratti, capovolge la situazione
trasformandola in una critica, rivolta proprio verso quel popolo che troppo
richiede dalla Madre e rimane indifferente alla sua sofferenza.

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Bibliografia
Birch, David, Tony Schirato, e Sanjay Srivastava. Asia: Cultural Politics in
the Global Age. Singapore: Palgrave, 2001. Stampa.
Chattopadhyay, Bankim Chandra, nandamah, or, the Sacred Brotherhood.
New York: Oxford University Press. 2005.
Devi, Mahasweta. Stanadayini - Colei che d il seno. La Trilogia del Seno.
Trad. Ambra Pirri. Napoli: Filema, 2005. Stampa.
Gupta, Charu. The Icon of Mother in Late Colonial North India: Bharat
Mata, Matri Bhasha, Gau Mata. Economic and Political Weekly XXXVI.45
(2001).
Khan, Mehboob. Mother India. British Film Institute, 1957. Film.
Nehru, Jawaharlal. The Discovery of India. New Delhi: Penguin Books India,
2004. E-book.
Sinha, Mrinalini. Specters of Mother India: the global restructuring of an
Empire. Durham: Duke University Press, 2006. E-book.
Spivak, Gayatri Chakravorty. Colei che d il seno: per chi scrive, per chi
legge, per chi insegna, per la subalterna, per la storica... La Trilogia del Seno.
Napoli: Filema, 2005. Stampa.
Stephen, Cynthia. India, the idea of nation and the subaltern indian woman.
countercurrents.org, 17 agosto 2011. Web. 15 luglio 2014.
<http://countercurrents.org/cynthia150811.htm>