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Alla Direzione Generale della Concorrenza

della Commissione Europea

1. Autore della denuncia

Nome: Danilo
Cognome: Ballanti
Indirizzo: Via del Mare, 95
Località/Città: Pavona
Provincia: Roma
Codice postale: 00040
Paese: ITALIA
Cellulare: 335-5441129
Indirizzo e-mail: danilo.ballanti@gmail.com

2. Sto presentando questa denuncia a nome di un'impresa o di un'altra persona.

No

3. Informazioni sullo Stato membro che ha concesso l'aiuto

a) Paese: ITALIA

b) Livello al quale è stato concesso il presunto aiuto di Stato illegale. Governo centrale

4. Informazioni relative alle presunte misure di aiuto

a) Per quel che consta al mittente, quando è stato erogato o deciso il presunto aiuto?

L’Italia è l’unico Paese europeo che finanzia con ingenti fondi pubblici il settore dei
“termovalorizzatori” attraverso i fondi cosiddetti “CIP6”.
Il finanziamento pubblico italiano al settore dei “termovalorizzatori” rappresenta
una palese distorsione della concorrenza all’interno dell’Unione Europea, che rende
inefficienti i mercati e lede alla competitività dell’economia italiana ed europea.
I CIP6 inizialmente ideati per finanziare le fonti energetiche alternative ma, solo in
Italia attraverso l’inserimento nella normativa nazionale della semplice locuzione “e
assimilate”, vengono oggi prevalentemente utilizzati per sostenere la politica dei
“termovalorizzatori”.
Ciò in quanto tali impianti di incenerimento producono anche energia elettrica,
sebbene il costo specifico sia ampiamente svantaggioso rispetto a qualsiasi altro
sistema di produzione di energia e soprattutto producano ceneri ed emissioni
altamente inquinanti con dei costi altissimi per la collettività in termini economici,
ambientali e sanitari.
Ciò costituisce una violazione delle direttive europee in materia, secondo le quali
dovrebbe essere considerata assimilata a quella rinnovabile esclusivamente l'energia
prodotta dalla parte organica dei rifiuti (ovvero gli scarti vegetali).
In conseguenza di detta violazione la Commissione Europea, in data 20 novembre
2003, in merito alla distorsione della normativa comunitaria in Italia in riferimento
all'inclusione della parte non biodegradabile dei rifiuti quale fonte di energia
rinnovabile, si è così espressa:
« La Commissione conferma che, ai sensi della definizione dell'articolo 2,
lettera b) della direttiva 2001/77/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 27 settembre 2001, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da
fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità (1), la
frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di
energia rinnovabile.
La direttiva intende principalmente promuovere un maggiore uso di fonti
energetiche rinnovabili nella produzione di elettricità ma non istituisce un
regime di sostegno finanziario al riguardo. Entro il mese di ottobre 2005 la
Commissione presenterà una relazione sui vari regimi di sostegno vigenti
negli Stati membri e, se del caso, correderà tale relazione di una proposta di
quadro comunitario per l'elaborazione di regimi di incentivazione per
l'energia prodotta da fonti rinnovabili, come ad esempio i «certificati
verdi».Per quanto riguarda l'ammissibilità agli incentivi previsti per le fonti
di energia rinnovabili, le disposizioni della direttiva 2001/77/CE si limitano a
stabilire che il regime di sostegno deve esplicarsi «nel rispetto degli articoli 87
e 88 del trattato». La normativa nazionale che annovera i rifiuti non
biodegradabili tra le fonti di energia rinnovabili deve pertanto essere
conforme alle norme della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la
tutela dell'ambiente.
Risulta chiaro che le disposizioni specifiche della disciplina comunitaria
relative agli aiuti destinati alle fonti energetiche rinnovabili (punti E.1.3 e
E.3.3) sono applicabili soltanto alle fonti rinnovabili che rispondono alla
definizione dell'articolo 2 della direttiva 2001/77/CE (cfr. punto 6 e nota a piè
di pagina 7 della disciplina comunitaria). Le suddette disposizioni non si
applicano pertanto agli aiuti per la produzione di energia da rifiuti non
biodegradabili. Tali aiuti possono tuttavia essere conformi alle disposizioni
relative agli aiuti al funzionamento concessi per la gestione dei rifiuti (punto
E.3.1 della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela
dell'ambiente).
Gli obiettivi della direttiva 2001/77/CE vanno considerati congiuntamente ai
principi stabiliti dalla strategia comunitaria in materia di gestione dei rifiuti.
Le disposizioni nazionali che prevedono aiuti non differenziati (riguardanti
quindi anche la frazione non biodegradabile) per l'incenerimento dei rifiuti
devono dimostrare che sono compatibili con il principio della prevenzione
della produzione di rifiuti e che non costituiscono un ostacolo al reimpiego e
al riciclaggio dei rifiuti stessi.
La Commissione esaminerà attentamente le disposizioni legislative,
regolamentari ed amministrative messe in applicazione dagli Stati membri
per conformarsi alla direttiva 2001/77/CE. »
b) Qual è l'ammontare del presunto aiuto? In quale forma è stato concesso (prestiti,
sovvenzioni, garanzie, incentivi o esenzioni fiscali ecc.)?

Secondo l’Autorità per l’Energia e il Gas sulla bolletta elettrica gravano un 8% di


oneri impropri.

L’Authority stessa ha sollecitato il Governo e il Parlamento Italiano a intervenire


per ridurre gli oneri impropri che gravano sulla bolletta elettrica delle famiglie e
delle imprese italiane.

Nel 2002 sono stati prodotti 49,7 TWh da impianti incentivati per mezzo del
provvedimento Cip n.6/92 di cui l’82% da fonti assimilate e il 18% da fonti
rinnovabili. Il costo di ritiro dell’energia incentivata con il provvedimento di Cip n.
6/92 è risultato pari a 4.322 milioni di euro, il ricavo della cessione pari a 2.712
milioni di euro. Pertanto il costo del meccanismo di incentivazione è risultato pari a
circa 2.216 milioni di cui solo 570 milioni, il 25%, imputabili al finanziamento di
impianti rinnovabili.

c) Chi sono i beneficiari del presunto aiuto? Si prega di fornire il maggior numero possibile
di informazioni, inclusa la descrizione delle principali attività dei beneficiari.

Tutte le famiglie italiane, le piccole e medie imprese devono pagare sulla bolletta
elettrica un “tassa occulta”, un “pizzo” che viene destinato al mantenimento dei
privilegi dei pochi proprietari dei “termovalorizzatori”, attraverso il finanziamento
a fondo perduto di gran parte degli impianti stessi progettati, realizzati e gestiti in
proprio dagli stessi soggetti privati che ne conseguono il profitto senza alcun
confronto con la popolazione coinvolta.

d) Qual è, se noto, l'obiettivo del presunto aiuto?

Sperpero di fondi pubblici.


Finanziamento di grandi gruppi industriali italiani.

5. Motivi della denuncia


Illustrare in modo dettagliato i motivi della denuncia. Indicare, possibilmente, quali norme del
diritto comunitario sarebbero state violate con la concessione del presunto aiuto.

Con la presente si richiede l’abolizione del finanziamento pubblico, denominato


CIP6, che l’Italia riserva al settore dei “termovalorizzatori” per i seguenti motivi:
A) Il finanziamento pubblico italiano al settore dei “termovalorizzatori”
rappresenta una palese distorsione della concorrenza all’interno
dell’Unione Europea, che rende inefficienti i mercati e lede alla
competitività dell’economia italiana ed europea;
B) l’Autorità per l’Energia e il Gas ha sollecitato il Governo e il Parlamento
Italiano a intervenire per ridurre gli oneri impropri che gravano sulla
bolletta elettrica delle famiglie e delle imprese italiane;
C) i finanziamenti pubblici al settore dei “termovalorizzatori” costituiscono un
freno alla competitività dell’intera economia italiana sui mercati
internazionali;
D) i finanziamenti pubblici al settore dei “termovalorizzatori” costituiscono
una palese violazione della concorrenza all’interno del comparto dello
smaltimento rifiuti.

6. Spiegare brevemente come la concessione del presunto aiuto incida negativamente

a) sugli interessi dell'autore della denuncia o su quelli dell'impresa/della persona che


rappresenta

Evitare di partecipare al finanziamento delle politiche folli e pericolose di


incenerimento dei rifiuti.

b) sul mercato o sui mercati nei quali operano i beneficiari del presunto aiuto.

Le nostre imprese sono oberate dal costo aggiuntivo dei cosiddetti CIP6, un costo
che le altre imprese in Europa e nel mondo non hanno.

L’energia in Italia costa di più a causa della politica di finanziamento pubblico dei
“termovalorizzatori” e il paese è meno competitivo.

La dott.ssa Marcegaglia, Presidente della Confindustria, ha dichiarato che è


importante sostenere per l’Italia “l’apertura alla concorrenza e all’integrazione
internazionale, che devono essere affrontate a viso aperto, rinunciando alle
protezioni”.

Sempre la dott.ssa Marcegaglia auspica che “un paese maturo può crescere a ritmi
interessanti se riesce a liberare le sue energie e mettere a frutto le sue capacità”.

L’Italia è purtroppo condannata alla bassa crescita, a causa di evidenti cause


strutturali, tra cui l’elevato costo dell’energia elettrica.

I finanziamenti pubblici al settore dei “termovalorizzatori” costituiscono un freno


alla competitività dell’intera economia italiana sui mercati internazionali.

La politica di finanziamenti pubblici, tramite i CIP6, al settore dei


“termovalorizzatori” determina, inoltre, una distorsione della concorrenza
nell’ambito del settore dello smaltimento dei rifiuti.

Il caso dello smaltimento dei rifiuti, provenienti dalla Regione Campania, in


Germania ne è un esempio: “il settimanale tedesco “Der Spiegel”, in una sua
indagine, afferma che i rifiuti della Campania sono smaltiti in Germania in due i siti
di destinazione: da una parte l'inceneritore di Bremerhaven (nord), gestito dalla
società Remondis; dall'altro lato, l'impianto per il trattamento meccanico-biologico
dei rifiuti di Croebern, nei pressi di Lipsia (in Sassonia), controllato dalla società
WEV”.

In Germania, paese europeo in cui non esistono finanziamenti pubblici per


inceneritori e/o “termovalorizzatori”, si assiste ad una sana competizione tra diverse
società e diverse tipologie di smaltimento dei rifiuti che garantisce i seguenti
vantaggi:
• Maggiore efficienza;
• Maggiore competitività;
• Maggiori investimenti in innovazione.

In Italia, invece, la politica dei finanziamenti pubblici al settore dei


“termovalorizzatori” ha determinato una situazione di grave inefficienza, che trova
il suo apice nella situazione drammatica della Campania. Il finanziamento pubblico
al settore determina le seguenti situazioni:
• Minore efficienza;
• Minore competitività;
• Minori investimenti in innovazione.

In particolare, gli impianti che utilizzano soluzioni alternative alla politica di


incenerimento dei rifiuti, ad esempio gli impianti di trattamento meccanico-
biologico dei rifiuti detti T.M.B., risultano particolarmente penalizzati da questa
politica di finanziamento pubblico degli impianti di “termovalorizzazione”.

Infatti sebbene questi impianti di T.M.B. contribuiscano al recupero sino all’80%


delle materie prime, non abbiano nessun effetto in termini di emissioni in atmosfera
di pericolosi composti cancerogeni e producano un indifferenziato finale non
soggetto a discarica speciale come le ceneri degli inceneritori, non sono al momento
appetibili non essendo oggetto di massicci flussi di denaro pubblico.

I finanziamenti pubblici al settore dei “termovalorizzatori” costituiscono pertanto


una palese violazione della concorrenza all’interno del comparto dello smaltimento
rifiuti in quanto la minima quota di energia prodotta è letteralmente annullata da
quella spesa per avviare e sostenere il ciclo produttivo e da quella necessaria per
depurare le acque reflue ed i suoli inquinati.

Se poi vengono conteggiati i danni ambientali in termine di costi per la realizzazione


di discariche speciali per le ceneri, per le falde idriche irrimediabilmente inquinate,
e soprattutto il costo umano in termine di salute pubblica e di patologie a carico
della sanità nazionale, se ne deduce l’assoluta inconsistenza economica della relativa
“produzione di energia alternativa”.

Sulla base di queste considerazioni si richiede un intervento della Direzione


Generale della Concorrenza della Commissione Europea per l’abolizione del
finanziamento pubblico, denominato CIP6, che l’Italia riserva in pratica solo al
settore dei “termovalorizzatori”.

L’abolizione dei CIP6 sulle bollette elettriche darebbe una spinta ai consumi delle
famiglie, maggiore competitività alle nostre imprese, un taglio allo sperpero di
denaro pubblico.

7. Informazioni relative ad altri procedimenti

a) Il mittente si è già rivolto ai servizi della Commissione europea o ad un'altra autorità europea o
nazionale per denunciare questo stesso caso?

No

b) Lo stesso caso è già stato segnalato alle autorità nazionali o è già stato oggetto di azioni legali
o di altre procedure a livello nazionale?

No

8. Prendo atto che, per un sollecito trattamento della denuncia, le informazioni fornite
sopra ai punti 3, 4 e 5 sono considerate d'ufficio come non riservate e potranno essere
comunicate allo Stato membro interessato.

9. Documentazione

Legge 9 gennaio 1991, numero 9 (la legge che istituisce il finanziamento degli inceneritori).

Roma, 22/11/2008 Danilo Ballanti